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CHIARA MAZZOCCHI – BODY PERFORMANCE DEL SUBCONSCIO

"White-Metamorphosis" di Chiara Mazzocchi

“White-Metamorphosis” di Chiara Mazzocchi




Certamente buona parte dell’indagine artistica dagli anni Novanta sino ai giorni odierni riguarda il corpo umano, sì come luogo misterioso, ma anche, paradossalmente, come veicolo di autoconoscenza.


Questo trend si colloca nella storia dell’arte come corollario della liberazione del corpo dai vincoli imposti da un’etica molto rigida, per poi arrivare in Occidente a una sua liberazione ed emancipazione, fino al culto della sua celebrazione nei consumisti anni Ottanta fino ad oggi.


In abbigliamento questo ha significato per la donna l’abbandono dei rigidi busti, passando attraverso la rivoluzione di stile voluta dalla lungimirante stilista francese Coco Chanel, che ha liberato il corpo femminile prendendo in prestito le silhouette dal guardaroba maschile, come in molti di noi sappiamo.


Tornando all’arte, sicuramente il processo di liberazione del corpo ha avuto un punto di svolta quando, nei tardi anni Settanta, alcuni artisti hanno iniziato ad usare il corpo stesso come unico strumento espressivo. Stiamo parlando della body art e della performance.


La performance è il campo indagato anche dalla ligure Chiara Mazzocchi, classe 1978, la quale, con la video art e la fotografia, ha fatto della propria alienazione il fil-rouge della sua produzione, nonché il suo sostentamento principale.
L’avvicinamento all’espressione artistica è un bisogno viscerale: “L’Arte – dichiara Mazzocchi – è per me una necessità fisica e mentale. È più forte della mia voglia di vivere”.


La sua ricerca artistica esplora la fotografia, la videoarte e la performance tramite processi interiori consapevoli, motivo per il quale Chiara lavora su sè stessa utilizzando la tecnica dell’autoscatto fotografico e dell’autoripresa video con una reflex in modalità manuale e premendo il telecomando durante la fase del processo da lei definito come “lettura di se stessa”.
Mazzocchi non vede sé stessa né durante lo scatto, né durante l’autoripresa: questa metodologia viene da lei usata come auto-terapia di ascolto che le permette di connettersi con la sua immagine interna, eliminando aspettative, trasgredendo quando capita le regole fotografiche.


Autodefinisce i suoi scatti “listening” (l’atto di ascoltare,ndr), ovvero proiezioni, visioni, vibrazioni, manifestazioni dell’ascolto guidati dall’emisfero destro del cervello.


L’artista, che vive a Berlino, subisce da sempre la forte attrazione del mistero del corpo. Ex ballerina, ha studiato diversi tipi di danza: contemporanea, jazz, moderna, africana e caraibica.
Per l’artista il corpo è il mezzo più efficace sia simbolico sia psicofisico, quindi veicolo di comunicazione, per parlare con sé stessa, il mondo, il tempo e lo spazio.


Fotografa, regista, performer, maestra d’arte, diplomata in Fotografia e Regia. L’arte per Chiara non è un intrattenimento: è una sfida nel far pensare, è una provocazione, spesso un disturbo, una costante ricerca di verità, un mezzo per scuotere le coscienze.
Motivo per il quale la sua ricerca artistica-concettuale che nasce da un bisogno fisico, in ascolto con il corpo, è basata nell’autoscatto fotografico e nell’auto ripresa video fusa nella performance, nel quale il corpo si dona liberamente come mezzo simbolico e psicofisico di scambio con se stessa in connessione con lo spazio attorno.
Nei suoi autoscatti e nei suoi video descrive l’incoerenza e il disagio che la coscienza universale ci ha messo in condizione di vivere.


L’intento è attivare la stimolazione del fruitore attraverso l’autoanalisi, ovvero il “sentirsi” coinvolti in un processo di “lettura interiore”.


"Wannsee" di Chiara Mazzocchi

“Wannsee” di Chiara Mazzocchi

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