DAVID BAILEY TRA LA SWINGING LONDON E BLOW UP

La Swinging London è stata una stagione folle e speciale.


Siamo a Londra a metà degli anni sessanta, il clima è assolutamente pop, si assiste al dominio e all’ esaltazione dell’immagine in tutte le sue declinazioni ma soprattutto dell’immagine fotografica nel suo carattere più autentico e cioè di celebrazione dell’io .


DAVID BAILEY TRA LA SWINGING LONDON E BLOW UP


Ai suoi albori, infatti, la fotografia nasce prima di tutto come ritrattistica .



All’interno di questo clima il fotografo David Bailey ha segnato la stagione più intensa di quegli anni londinesi.


Il suo lavoro ha apportato lustro e nuova linfa alla già prolifica cultura dell’immagine degli anni sessanta .


Un’esempio emblematico di questa rivoluzione dell’immagine è, per esempio, la minigonna di Mary Quant che stravolge e trasforma l’immagine della donna .


DAVID BAILEY TRA LA SWINGING LONDON E BLOW UP


In generale è il momento dell’esplosione dei Beatles, dell’efebica e sempre attuale modella Twiggy, dei Rolling Stones e degli Who.


In questa nuova rivoluzione creativa il 1967 è l’anno del trionfo a Cannes di Blow-Up di Michelangelo Antonioni .


DAVID BAILEY TRA LA SWINGING LONDON E BLOW UP


Il film è un manifesto di quegli anni intensi solo apparentemente frivoli.


Michelangelo Antonioni per il suo capolavoro senza tempo s’ispira nel costruire il personaggio del fotografo protagonista del suo film al fotografo David Bailey.


Il film certamente si spinge oltre la semplice delineazione di ciò che potremmo banalmente definire l’esaltazione dell’immagine perché è anzi una meditazione profonda sul vuoto profondo che sostiene ogni immagine.


DAVID BAILEY TRA LA SWINGING LONDON E BLOW UP


L’ultima scena del film è la sintesi estetica del valore dell’immagine .


Ciò che sostiene il vedere, l’apparire delle cose è una finzione fondamentale che ci aiuta a credere che ciò che vediamo sia la verità .



Un film straordinario sul valore dell’immagine e la sua essenza autentica.


La sequenza dei mimi racchiude in sé il significato ultimo dell’immagine e il suo fluttuare cioè tra apparenza, verità e nullificazione.


Girata magistralmente da Michelangelo Antonioni, la palla inesistente lanciata nel vuoto ci indica quel nulla a cui tutto è destinato.


Dopo aver lanciato la palla il fotografo , colui che di immagine vive, continua a seguirne il movimento fittizio, alla fine abbassa lo sguardo, intendiamo in quell’attimo una presa di coscienza ultima, l’ angoscia di aver compreso il vuoto dell’immagine , il suo nulla fondamentale.


DAVID BAILEY TRA LA SWINGING LONDON E BLOW UP


Antonioni sta su un piano totale, la macchina da presa è immobile , il fotografo prende la sua macchina fotografica , sta per andar via ma anche lui fa parte del gioco della visione , anche lui è la finzione filmica, quindi, con una dissolvenza, scompare all’interno del prato verde che resta vuoto, un vuoto che interroga lo spettatore che non ritrova più nulla a cui aggrapparsi . L’immagine dunque esplode appunto, Blow Up e la verità appare come nulla.


Di questo carico di verità e finzione è pregna la fotografia di David Bailey che nel 1965 pubblica Box of pin-ups , una scatola che racchiude trentasei scatti in bianco e nero di personaggi pop dell’epoca fotografati davanti ad un fondale bianco illuminati da una luce dura e drammatica.




E’ possibile tuffarsi nei magici anni sessanta della Swinging London e ammirare i grandi ritratti di David Bailey al PAC di Milano fino al 2 giugno del 2015.


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