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Intervista a Paolo Barretta: Ho sempre una grande esigenza di raccontare

Paolo Barretta è un giovanissimo fotografo italiano, che nonostante l’età, si caratterizza per l’eleganza delle immagini dove lo spazio assume un carattere dominante. Servendosi dei soggetti ritratti e della geometria, riproduce un mondo altamente intimista ricchissimo di immagini potenti, richiami musicali e cinematografici. Ha inoltre partecipato al famoso talent di Sky “Master Of Photography” per l’edizione del 2018.


Fotografia e cinema: come s’incontrano nelle sue immagini?


La fotografia ed il cinema sono due mondi che viaggiano parallelamente nel mio immaginario artistico. Basti pensare che uno dei miei punti di riferimento in giovanissima età è sempre stato Gregory Crewdson, che reputo esser stato un pioniere della fotografia cinematografica e scenica. Personalmente, nonostante non mi piacciano le etichette, mi definisco un fotografo ritrattista, e fondamentalmente ciò che inseguo è un ideale intimo della stage photography. Cerco di unire la mia visione ritrattista ad un’impronta cinematografica, e ciò a cui aspiro è l’idea di riuscire a creare un nuovo modo, diverso, di vedere la moda.


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Può parlarci del suo ultimo progetto?


Il mio ultimo progetto, ormai di qualche mese fa, riguarda un viaggio in crociera trascorso intorno il Mediterraneo. Ho parlato della solitudine dell’essere umano catapultato in mezzo al nulla più assoluto, come riferimento esterno al mare che porto dentro di me.
Ultimamente, per lavoro e per mio diletto personale, mi sto dedicando meno alla realizzazione di progetti e più al fotografare le modelle con cui solitamente lavoro.


Reputa la fotografia una forma di terapia personale?


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Beh, assolutamente sì, in caso contrario non sarebbe mai arrivata fino a questo punto ben radicato della mia vita. In primis esiste la musica, ma subito dopo la fotografia.
La vera terapia però risiede nella prima, tramite cui riesco a creare immagini. E’ la base, l’ispirazione madre.


Come l’avvento dei social ha influenzato la fotografia?


Ha cambiato tutto radicalmente. La frenesia di caricare tutto sui social ha fatto sì che, specialmente nei giovanissimi, non ci sia più un senso critico e di selezione, ma essenzialmente la brama di pubblicare qualunque tipo di contenuto.
Chiaramente mi riferisco solo ed esclusivamente alla fotografia, in quanto altrimenti dovremmo affrontare un discorso gigantesco. Tutto è diventato troppo fast, nessuno ha intenzione di dedicare più di qualche secondo nella valutazione di un contenuto che gli si palesa davanti, e questa dinamica, a mio avviso, è molto pericolosa.


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Come concilia la ricerca estetica all’esigenza di raccontare?


Ho sempre una grande esigenza di raccontare. Ho sempre anche una ricerca estetica. Queste due peculiarità viaggiano insieme, motivo per cui non mi risulta complesso conciliarle perché già intrinseche in me. La mia ricerca estetica è sempre condizionata da ciò che voglio comunicare, e viceversa.


Come nasce la sua passione per la fotografia?


La grande passione, odi et amo, per la fotografia nasce una manciata di anni fa, in tenerissima età, durante un periodo di grande bisogno espressivo già iniziato qualche anno prima con la musica. Mi sono avvicinato alla fotografia per creare qualcosa di diverso e alla fine è diventata, spero ancora per molto, il mio lavoro.


Quali sono i fotografi o i registi che crede abbiano potuto influenzare la sua fotografia?


Crewdson come già accennato, Nolan, Laura Makabresku, ed Edward Hopper, che mi ha davvero illuminato.


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I soggetti fotografati sono sempre giovanissimi. Racconta qualcosa di loro o si serve di essi per dar voce a suoi sentimenti o pensieri?


I soggetti che fotografo non sono sempre giovanissimi, ma capisco la domanda. Tendo a non comunicare mai nulla della persona che ho davanti, ma la utilizzo per far sì che lei/lui comunichi ciò che è dentro di me. Dinamica a cui mi rifacevo molto di più qualche tempo fa, ora le cose stanno leggermente evolvendosi.


Qual è l’aspetto a cui presta maggiore attenzione mentre fotografa?


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I dettagli, la geometria, lo spazio, davvero tantissimo. Se sto scattando ritrattistica, ovviamente l’intensità di ciò che sto per creare, anche se tendo quasi sempre a considerare prima lo spazio che ho intorno a me.


C’è qualcosa che vorrebbe non trasmettere mai tramite le sue immagini?


Non vorrei mai comunicare estetica fine a se stessa. O che io mi occupi di moda. Credo sia errata. Non mi interessa la bellezza statica, non ho mai saputo cosa farmene. Non vorrei che le mie foto arrivino nella maniera sbagliata, ma credo fino ad ora, di essere stato su una buona strada.


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