GRANDI MOSTRE. LO STUDIOLO DEL DUCA, GLI UOMINI ILLUSTRI RITORNANO AD URBINO

Con la mostra: «Lo Studiolo del Duca: il ritorno degli Uomini illustri alla Corte di Urbino», dal 7 marzo al 5 luglio 2015 a Palazzo Ducale di Urbino, è riportato al suo antico splendore uno dei luoghi simbolo del Rinascimento Italiano.

Lo studio e la pacata solitudine che necessita erano nell’antichità un segno distintivo degli uomini di valore, apparteneva a questa categoria certamente Federico da Montefeltro, Duca di Urbino dal 1474 fino alla morte , grande mecenate del rinascimento italiano. Uomo di grande valore seppe dosare il culto della sua persona con la gestione del potere con giudizio e consapevolezza. Dalla sua biografia si può dedurre che a parte il potere, tra le grandi passioni della sua vita vi furono l’arte e le donne; ebbe quattordici figli alcuni fuori dal matrimonio ma tutti legittimati. Aneddoto poco noto vuole che si facesse ritrarre sempre esponendo solo il profilo sinistro perché il Duca fu reso cieco da un occhio durante una giostra a cavallo e quindi i quadri dovevano rappresentare soltanto il suo lato buono. Narcisismo che concediamo amabilmente a un uomo di potere dalla mente illuminata.

 

GRANDI MOSTRE. LO STUDIOLO DEL DUCA, GLI UOMINI ILLUSTRI RITORNANO AD URBINO

 

Federico da Montefeltro impiegò gli enormi guadagni derivati dalle condotte militari per mantenere una splendida corte, ma soprattutto per edificare il Palazzo ducale di Urbino e quello di Gubbio, per rafforzare le difese militari dello stato con la costruzione e la ristrutturazione di rocche e castelli e per allestire una delle più celebri biblioteche dell’epoca. Oltre la celebre biblioteca all’interno di Palazzo Ducale, si fece costruire lo Studiolo, uno spazio ristretto, tutto in legno, un luogo magico e raccolto dove poter studiare e pensare.

 

GRANDI MOSTRE. LO STUDIOLO DEL DUCA, GLI UOMINI ILLUSTRI RITORNANO AD URBINO

 

Dopo quattro secoli, lo Studiolo di Palazzo Ducale di Urbino torna eccezionalmente all’aspetto originario grazie al prestito da parte del Louvre dei 14 ritratti di Uomini illustri acquistati nel 1863 da Napoleone III. Si tratta di tavole che componevano la parte sovrastante lo Studiolo e che ritraevano quelle che al tempo erano considerate le menti più illustri . “Fece dipingere i filosofi e i poeti e tutti i dottori della Chiesa così greca come latina, fatti con meraviglioso artificio; ritrassevi la sua Signoria al naturale, che non gli mancava nulla se non lo spirito.”. Vespasiano da Bisticci descrive così lo Studiolo del Duca. Federico da Montefeltro era un mito già per i contemporanei, nel piccolo spazio privato del Palazzo di Urbino Federico si ritirava a meditare ispirandosi ai grandi del passato e non solo: da Mosè ad Aristotele, da Cicerone a Sant’Agostino, fino a Dante, Petrarca e altri personaggi ritenuti funzionali al suo disegno intellettuale e politico.

 

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I loro ritratti erano una presenza che in qualche maniera accompagnava la lettura come fossero tutti lì in cerchio a benedire le riflessioni e l’operato del Duca. Le analisi sulle opere hanno permesso di attribuirle al fiammingo Giusto di Gand, di cui Federico non fu però del tutto soddisfatto, e probabilmente a Pedro Berruguete, l’artista spagnolo che nel 1477 risultava residente presso il Palazzo Ducale. La prima spoliazione dello Studiolo era avvenuta già nel 1633, quando il Ducato dei Montefeltro passò sotto lo Stato pontificio, dal cardinale Antonio Barberini. La seconda fu opera di Napoleone III i cui eredi le cedettero al Louvre. Le tavole del Louvre ricompaiono a fianco delle altre 14 riacquistate dallo Stato italiano nel 1934 e insieme ricompongono quello che era lo stato originario dello Studiolo. A completare la mostra anche un apparato multimediale che consente di ricostruire il contesto storico-artistico e il clima che si respirava a corte negli ultimi dieci anni di vita di Federico.

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