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IL SONNO E IL SOGNO NEL LIBRO LE POTENZE DEL SONNO DI JACQUELINE RISSET

Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui è l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: è la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti. (William Shakespeare)



Jacqueline Risset non c’è più , il sonno più lungo che si possa immaginare l’ha portata via.
Nata a Besançon nel 1936 è scomparsa nel 2014, è stata una critica letteraria , una poetessa ed una grande traduttrice che ha tradotto in francese , tra le tante opere, anche la Divina Commedia.
E’ stata allieva dell’École normale supérieure, docente di letteratura francese all’Università degli Studi Roma Tre dove ha diretto il Centro di Studi italo-francesi.
Tra i suoi tanti saggi e libri di poesia nel 2008 scrisse Le potenze del sonno, un libro dedicato al potere del sonno come fonte di continuo rimescolamento del desiderio umano.
L’oblio e l’abbandono dell’essere nel sonno, che è un segno nella vita della morte, è il tema del libro di Jacqueline Risset .

Il suo modo di scrivere è morbido e seducente, molto femminile.
Si tratta di un libro delicato e potente perché attraversa il tema del sonno e del suo potere rifacendosi al tema affascinante dell’abbandono .
Non dell’abbandono in senso transitivo cioè abbandono come essere abbandonati da qualcuno o abbandono come abbandonare qualcosa, ma abbandono nel senso assoluto , dell’essere in uno stato di abbandono , in uno stato di assoluta ricezione del proprio essere fuori dalle dinamiche possibili dell’essere con.
Scrive Risset:
L’umano, forse, è anche ciò che in un volto o in un corpo fa immaginare una possibile tendenza all’abbandono, alla seduzione. Amore e sonno: si può amare un insonne? Ciò che si ama in un volto, in un corpo, nei modi d’essere di un corpo, non è altro, forse, che quell’inclinazione visibile rivelata da minimi dettagli che, da un momento all’altro, condurrà al sonno-sensualità segreta, promessa d’abbandono.


IL SONNO E IL SOGNO NEL LIBRO LE POTENZE DEL SONNO DI JACQUELINE RISSET


L’essenza del sonno, l’abbandono dell’essere nell’oblio e nella dimenticanza di sé è la dimensione autentica dell’uomo.
Insomma al sonno e al suo presunto potere è dedicata l’indagine delicata e romanzata di Jacqueline Risset che scrive in una forma che somiglia a quella del diario personale .
Ma cos’è l’abbandono? molto vicino all’ex-istere, termine coniato da Jacques Lacan nel seminario Ancora, l’abbandono è un modo d’essere del femminile.
Di solito si pensa che ci si abbandona sempre a qualcosa o a qualcuno, infatti il termine implica un referente, abbandonare qualcuno, abbandonare un pensiero o abbandonarsi nella braccia di, abbandonarsi ai pensieri.
Jacques Lacan nel seminario Ancora insegna che vi è un abbandono che alcuni uomini, ma soprattutto donne sperimentano come estasi mistica.
L’abbandono al grande Altro e il godimento che ne deriva, sperimentato da alcuni mistici, è profondamente antisociale, assolutamente da non prescrivere come ricetta per il buon funzionamento degli assetti simbolici di una comunità.
Immaginiamo una vita di eterno abbandono, anche le favole non lo tollerano: la bella addormentata nel bosco, Aurora, attenderà il bacio del suo principe per ridestarsi alla vita e all’amore che nella favola pare essere l’unica ragione per la quale valga la pena svegliarsi.
Il libro della Risset induce a pensare l’impensabile, quella zona oscura che è il sonno .
Il sonno inebria e produce la dimenticanza come il vino che dà la possibilità di creare l’oblio , l’ abbandono , la dimenticanza .


IL SONNO E IL SOGNO NEL LIBRO LE POTENZE DEL SONNO DI JACQUELINE RISSET


L’ubriachezza come il sonno porta lontano , libera; in vino veritas recita l’adagio e, potremmo dire, complice Jacqueline Risset, in sonno veritas .
Non è infatti il sonno una fucina indicibile di verità ?
Pensate ai sogni , all’inconscio che finalmente nell’abbandono emerge riportandoci in un nuova dimensione, facendo risorgere fantasmi, memorie passate, rimescolando il passato il presente e annunciando, magicamente anche il futuro , perché i sogni , la via maestra per raggiungere l’inconscio, come diceva Freud, molto spesso ci indicano la strada, ci invitano a cambiare rotta o quantomeno a farci intendere che c’ è qualcosa che ci chiama da un’altra parte.
Indicano la via del desiderio.
Parla anche di quel particolare potere anticipatore del sogno nell’esistenza e si domanda se ciò sia conforme o no alla teoria freudiana. Conclude con la bellissima annotazione per cui: i veri paradisi sono i paradisi perduti e il nuovo è fabbricato con pezzi di passato che, all’improvviso, riprendono vita .


Racconta della prima volta in cui sogna di avere un rapporto sessuale, era adolescente, si trattava di un amico di suo fratello, più piccolo di lei “allora non avevo che un’idea molto vaga, del tutto libresca di questo argomento. A differenza di quanto accadeva nei libri , il sogno però era preciso ed esatto , come verificai più tardi .
Alle dinamiche sonno veglia e al richiamo al reale Lacan dedica pagine indimenticabili quando mostra come il risveglio richiamandoci al reale è un modo per far continuare il sogno e il suo fantasma , avvertendoci che si va nella vita carichi del proprio sogno , vale a dire carichi della croce del proprio inconscio e del proprio fantasma :


“Il risveglio ci mostra il destarsi della coscienza del soggetto nella rappresentazione di quanto è avvenuto, lo spiacevole incidente della realtà a cui non resta altro che far fronte! Ma che cos’era quest’incidente? quando tutti dormono, al tempo stesso colui che ha voluto riposarsi un po’, colui che non ha potuto sostenere la veglia e colui del quale, forse davanti al suo letto, un benintenzionato direbbe “Sembra che dorma”, allorché sappiamo solo una cosa, che in questo mondo, completamene assopito, si è fatta sentire solo una voce “Padre, non vedi che brucio?”. Frase che è in se stessa un tizzone, che da sola appicca il fuoco laddove cade, anche se non si vede che cosa brucia, perché la fiamma ci acceca sul fatto che il fuoco verte sul unterlegt, sul reale .”


Il sogno prolunga il sonno , ma dove comincia la carne dell’ uno, dove la carne dell’altro?ed in effetti il cuore del sonno è proprio il sonno con la sua prolifica immaginazione poetica di immagini.
E’ tutta una riflessione sulla temporalità il libro della Risset che cerca di cogliere la dimensione del non tempo del sonno , del tempo sottratto al tempo proprio del sonno .
E poi poeticamente scrive:
Durante la colazione, lotto ancora con un ingombrante pezzo di memoria, sorta di pesante croissant che si lascia masticare con difficoltà.
E sembra essere in piena sintonia con il passo sopra citato di Lacan quando dice che il risveglio corrisponde spesso alla nascita di un’idea.
La Risset fa inoltre notare come su molti vasi greci conservati a Olimpia , Hypnos e Thanatos sono gemelli e stanno in braccio alla Notte, loro madre .Uno è nero e l’altro è bianco.Chi è l’uno e chi è l’altro ?La morte è bianca il sonno nero .
Il sonno ci rende aspiranti acefali e Risset spiega quest’affermazione con un’immagine di un quadro di André Masson dove un teschio prende il posto dei genitali .
Dormendo non siamo altro che timidi acefali che mostrano lo spettacolo della rinuncia e della sottomissione .


Ma badate Risset mette in guardia da chi pensasse che,kantianamente, il sonno della ragione genera mostri, perché anzi , il sonno crea i mostri che la ragione dovrà far vivere .
E di sonni certo ne esistono tanti e pure di questa varietà ci parla Jacqueline Risset: dei sonni pesanti, di quelli leggeri, di quelli impercettibili, quelli interrotti o quelli estivi sotto il sole .
Vi è poi l’escursus letterario intorno alla mitologia del sonno e come non citare il famoso: “e tanto era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai” o l’esaltazione del sonno ne L’azzurro del Cielo di Bataille . Cita Pessoa :“ Dopo una notte di cattivo sonno , nessuno ci ama. Il sonno ha portato via con sé qualcosa che ci rendeva umani”, la Risset si fa una strana domanda : “Si può amare un insonne?”
Il libro nella sua straordinaria esaltazione del sonno e del sogno è anche una grande dichiarazione a favore della libertà, il sapore della quale può essere intuito solo da chi sa che essere sommersi dall’altro del sogno è un modo per concedersi all’unica libertà possibile : quella di desiderare.
Non conoscevo e non amo che la libertà infinita, popolata di piaceri che nascono e svaniscono liberamente.
La mia vita , a differenza della vostra , si inventa e comincia a ogni istante . Occupata incessantemente a nascere come potrei prendere sul serio le vostre monotone abitudini?

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