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Intervista a Marta Bevacqua: dai primi passi ai nuovi progetti

Marta Bevacqua è una fotografa ormai ben affermata nel panorama fotografico e artistico internazionale. Originaria di Roma, attualmente vive a Parigi: una scelta coraggiosa per una fotografa che, dalle sue parole ma anche dalle sue immagini, appare come una donna tenace ed estremamente curiosa.


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Qual è stato il suo primo approccio alla fotografia? Ci racconta un aneddoto?


Cercavo una fotografia o un disegno per il mio personaggio su un gioco di ruolo fantasy online. Avevo 17 anni ed ero patita per questo tipo di giochi e tutto ciò che riguardasse il fantasy. Così passai molto tempo a navigare su siti come DeviantArt, Flickr e altri. Una volta trovata l’immagine che cercavo, ho semplicemente continuato a spulciare altre immagini, ogni giorno, solo per il gusto di osservare belle fotografie. Da lì il passo è stato breve, mi sono detta che avrei potuto provarci anche io. Ho preso una vecchia macchina compatta (e rotta) in casa, ho scattato le prime foto e da lì non ho mai più smesso.


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Ci sono dei fotografi che hanno segnato particolarmente il suo cammino artistico?


Ci sono senz’altro molti fotografi a cui mi sono ispirata nel tempo (e tuttora), e altri ancora che ho scoperto da poco. Non si smette mai di imparare dagli altri e di ispirarsi ad altri artisti. Posso però dire che c’è stato un fotografo di Roma che mi ha veramente aiutato a muovere i primi passi. A livello fotografico siamo in due mondi opposti, ma mi ha insegnato tanto per tutto ciò che è la fotografia in generale. Si tratta di Daniele Fiore, e potrebbe essere considerato in qualche modo il mio “mentore”. Altrimenti c’è un fotografo che mi ha colpito dal primo momento, e che ha condizionato anche le mie scelte (come quella di spostarmi a Parigi), Paolo Roversi. Non l’ho mai conosciuto (ammetto di aver provato appena arrivata in Francia, ma senza successo), ma, seppur indirettamente, mi ha insegnato comunque molto, semplicemente osservando le sue opere.


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C’è qualche cineasta che adora particolarmente?


Ce ne sono molti e ammetto che non ho mai seguito più di tanto i cineasti, nonostante mi piaccia molto andare al cinema e guardare film (di quasi tutti i tipi). Sicuramente Guillermo del Toro è uno dei miei preferiti.


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Come riesce a conciliare al meglio la libertà creativa con le commissioni commerciali?


Spesso è molto difficile e alcune volte impossibile. Diciamo che ho imparato a separare le due cose, quando sono inconciliabili. Nessuno fa sempre ciò che ama, pur amando il proprio lavoro. Sicuramente è importante riuscire a imporre la propria creatività seguendo però i bisogni del cliente. E’ un processo lungo ed è fondamentale farlo durante la preparazione prima dello shooting fotografico. La riuscita dipende da molte cose, in primis il cliente e il lavoro commissionato. Anche se alcune volte scatto delle fotografie che sento non mi rappresentino al meglio, riesco a sfogare la mie creatività nei molti progetti personali su cui lavoro costantemente. Arrivare a lavorare per grandi clienti mantenendo intatto il proprio stile. Beh, diciamo che è lo scopo della mia carriera e spero di arrivarci un giorno.


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Le è mai successo di non riconoscersi in una delle sue foto o in un progetto?


Purtroppo . E’ capitato per qualche lavoro commissionato ma anche in alcuni progetti personali. Alcune volte ho un bisogno estremo di sperimentare, e mi capita di allontanarmi un po’ troppo da me stessa. Allo stesso tempo, però, mi è molto utile per ritrovarmi e per imparare ed evolvermi.


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Le donne da lei ritratte sono sempre molto giovani. Quale aspetto femminile adora cogliere nelle sue donne?


La particolarità, la gestualità e la possibile stranezza che può esserci nelle espressioni.


Come si pone di fronte l’errore?


Non mi abbatto, cerco di capirlo e farlo mio. Imparo.


C’è qualcosa che preferirebbe non fotografare mai?


Forse automobili.


C’è qualcosa che, invece, adorerebbe fotografare?


Gli animali.


Ha in cantiere qualche progetto in particolare?


Ho appena fatto un viaggio e ho provato a scattare alcune fotografie di paesaggio, in pellicola e digitale. Mi sta venendo voglia di sperimentare in questo senso, cogliere altro oltre le espressioni e le gestualità. O forse, chissà, mettere tutto insieme.


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La fotografia di Marta Bevacqua è un mosaico di gestualità ed espressioni. Le sue donne non risultano mai artefatte o dalle espressioni forzate. La sua creatività e l’incessante voglia di sperimentare l’hanno resa un punto di riferimento per i giovani fotografi italiani e non.


https://www.martabevacquaphotography.com/

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