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Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura

Liana Ghukasyan nata in Germania nel 1986, ha vissuto la sua adolescenza in Armenia. Vive e lavora a Milano dal 2008.
Ha esposto in moltissime prestigiose gallerie , da Progetto Arte-Elm, alla The Format Gallery di Milano e alla galleria Moitre di Torino, a Palazzo Ducale di Genova, all’Armenian center for contemporary experimental art – ACCEA, in numerose altre gallerie e musei.
La giovane età di Liana Ghukasyan potrebbe trarre in inganno, perché al contrario il suo lavoro è di una forza matura disarmante.
Si muove su un terreno difficile la sua pittura cercando di cogliere l’inquietante e il tragico dell’esistere, a tratti però compare anche un’ironia blasfema che rende quest’artista unica e molto legata alle sua origini e la sua terra.


Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura


Parlami delle tue origini e di come hanno condizionato la tua pittura.


Vengo dall’est dell’Armenia, al confine con l’Azerbaigian, da un villaggio dove abitano neanche 300 abitanti, sono nata in Germania dove ho vissuto solo 2 anni, la mia infanzia l’ho passata in un villaggio che all’ epoca ancora si chiamava Orjonokidze, adesso Vahan dalla regione Gegharkunik.
Nel mio lavoro si rappresenta con un modo molto diretto e forte l’Armenia, il Dramma, la Storia, la Croce con la marmellata, la Nostalgia del vento, Mio Padre, la nostra casa …
Scrivo spesso sulle mie opere in armeno, come forse un timbro per avvisare che sono armena, un timbro non molto grande ma delicato e di gusto.
Sono armena e per me è molto importante quello che io porto con me, perché credo nella mia patria, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre armene, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana, credo che l’Ararat è una Regina con un vestito Orgoglioso bianco lungo che è là per sussurrare “saremo per sempre”.
Come artista non voglio usare come una medaglia la mia nazionalità .
Voglio crescere, sviluppare, voglio conoscere nuove emozioni, voglio assaggiare nuovi sentimenti, voglio conoscere nuovi luoghi, nuove fermate delle metropolitane e con la forza e la drammaticità profonda delle mie tradizioni accompagnare il mio percorso.


Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura


Quando hai capito che l’arte sarebbe stata il tuo destino?


Da quando i miei genitori si sono divorziati nel 1993. Ero molto legata a mio padre, era un ex militare dell’esercito russo, passavo tanto tempo nell’esercito con lui e con i soldati russi, dopo non ho mai smesso. Mi sembrava che mi avessero tolto lo stomaco quando mi ha lasciato, ma io dovevo essere forte e dovevo respirare, probabilmente la mia pittura è il mio messaggio come figlia.


Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura


Cos’ è l’arte per te?


È il mio sentimento più sincero e il mio amore, la mia forza.


Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura


C’è intensità e tragedia nel tuo lavoro, me ne parli?


Si, trascino con me la tragedia, per me la bellezza ha un’altra forma, altre mani, altri abbracci e risate, che trasferisco sulla tela con un cinismo assoluto, altre labbra che baciano e succhiano, altri scarafaggi che sono vincitori in ogni storia, in ogni angolo nelle mie tele.
Una forza concreta, pulita, acida, tragica ma non triste, anzi viva, questi sono gli elementi che io vorrei mostrare con il mio lavoro.
Sono un’armena, la tragedia del mio popolo è molto presente nel mio lavoro che si mischia con la biografia intima, le azioni e i gesti che io non ho mai potuto o voluto dare, una forma come parola, ma ho dipinto, senza alcun filtro.
A volte mi vergogno dell’intimità che rappresento in alcuni miei lavori ma esigo un’ assoluta sincerità e coraggio, un dramma che è vincitore, lo definirei cosi…


Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura


Il tuo inconscio si rivela nelle tue opere?


No, all’inizio non la conoscevo neanche come parola, o meglio non mi serviva, ero un piccolo animaletto che senza rendersi conto aveva solo un canale per esprimersi, la pittura.
Avere solo una pancia molto grande, una mano e un cuore, era tutto quello di cui avevo bisogno.
Adesso invece conosco la parola inconscio, che ha una forma e un colore, perché ho potuto guardarmi dentro come una donna e vedere che cosa ho dentro, quante scatole ho dentro di me, alcune erano impolverate da anni, alcune erano chiuse.
Adesso ho tutti i canali aperti, l’inconscio è accanto ma riposa, perché il mio lavoro per me non è una terapia, adesso ho una testa, so di avere una testa, un cuore, gli organi, un odore, ma uso la mia mano la mia pancia e il cuore. Cerco con la saggezza e il coraggio di affrontare ogni pennellata.


Liana Ghukasyan, l’Armenia nel cuore e la forza della pittura


Quali sono i lavori a cui sei più affezionata?


Sono i lavori con i quali ho una connessione profonda, come “Mother I love you”, “Lussuria”, “Pillole della mia saggezza”, si tratta lavori che sono nati da sentimenti intimi diversi, il cuore poi ricorda quelle emozioni attraverso questi lavori. Altri invece hanno “profumi” e atmosfere diverse, che sono importanti con altri colori.

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