Andrea Turchi e Ange Biamba: le stelle di domani del New Pop

Un metissage musicale: l’urban francese Francia incontra il cantautorato italiano, e immediatamente dopo si è proiettati nelle sonorità dell’Africa. Sono queste le sensazioni che trasmette la musica dei giovani e promettenti musicisti selezionati da D-Art per voi: Andrea Turchi e Ange Biamba, che si raccontano per la prima volta in esclusiva senza filtri alla stampa italiana. Andrea è toscano, Ange francese: si incontrano ad Amiens e da lì nasce una grande amicizia, una fratellanza. All’epoca stanno entrambi esplorando diversi generi musicali: di lì a poco la volontà di suonare insieme. Siamo rimasti colpiti dalla profondità dei testi di canzoni come “Il marinaio” che riflettono su temi d’attualità scottanti come la condizione degli immigrati clandestini del Mediterraneo, oppure dal romanticismo del singolo “Le Chat de Gouttière” in cui Andrea Turchi parla della sua esperienza francese.

“Panda No Bamba” è il prossimo singolo del duo musicale, un inno alla gioventù animato da sonorità raggae/funk. Due artisti figli dell’Europa che piace a noi, quella unita e multirazziale.

Andrea Turchi.

Come il tuo luogo d’origine (la Maremma toscana) influenza la tua musica?

La Maremma e la Toscana influenzano sicuramente il mio modo di scrivere e altrettanto il mio modo di parlare e vedere il mondo. Lo stile di vita che si conduce qua ti permette di avere lo spazio e il tempo per avvicinarti a te stesso e ritrovarti. È un luogo mistico da cui traggo sempre ispirazione. C’è una mia canzone, “La Strada”, composta  sul Monte Amiata (una località di montagna in provincia di Grosseto, Toscana, ndr) in occasione del compleanno di un mio amico, che rispecchia il nostro stile di vita… Suonare nel bosco, dormire sotto le stelle, stare a contatto con la natura, ma soprattutto vivere con semplicità. 

Esiste qualche altro luogo che la influenza? 

Sicuramente! Un altro luogo centrale per capire il mio universo è l’Africa. L’ho scoperta grazie a mio padre, grande viaggiatore e avventuriero che ha esplorato l’Africa tramite la sua passione : la motocicletta. Già dai miei sette anni mi ha fatto scoprire questo incredibile continente, un mondo nuovo e fantastico, dove lo spazio e il tempo si disegnano in un modo totalmente diverso da quello occidentale. Ho fatto miei i suoi ritmi, i cibi, i paesaggi, le persone, le diverse culture, le difficoltà e le emozioni che hanno profondamente marcato la mia vita e la mia musica.

Nel repertorio infatti c’è una canzone, “L’Africa”, che esprime la mia inquietudine sulle opinioni attuali rispetto alle persone che ci abitano. Per conoscere l’Africa bisogna toccare con mano la sua terra e la sua gente, ma gli innumerevoli pregiudizi sulla questione, ahimè, creano paura nel cuore delle persone.

In merito c’è un progetto in cantiere : fare una traversata fino a Dakar per registrare una inedita versione della canzone “L’Africa” con dei musicisti locali.

Inoltre la Francia ha influenzato ugualmente il mio universo musicale, grazie ai grandi cantautori come Brassens, Barbara, Brel (originario del confinante Belgio), che mi sono serviti come grandi  punti di riferimento.

Il mio repertorio si spartisce fra la lingua italiana e francese (ormai la mia seconda lingua), e questa apertura mi ha permesso di sviluppare nuovi temi, come l’amore che ho scoperto proprio in Francia. E anche nuovi modi di cantare e giocare con la lingua.

Inoltre grazie ai miei due anni di conservatorio ad Amiens ho scoperto il Jazz e ho avuto l’occasione di cantare e suonare la chitarra elettrica insieme ad un’orchestra.

Sempre al conservatorio ho letteralmente scoperto la chitarra elettrica (prima mi accompagnavo con la chitarra classica) e i sound più Rock e Funky che mi hanno fatto uscire dalla mia condizione di “menestrello”, aprendomi a nuovi orizzonti.

La tua formazione?

La mia formazione comincia a 14 anni con due anni di corsi di batteria e varie esperienze in gruppi locali qui a Grosseto : il ritmo rappresenta da sempre la mia predilezione nella musica e si ripercuote sul mio modo di suonare ogni strumento come nel canto.

La chitarra l’ho imparata con gli amici musicisti, alle jam, in strada spinto dalla mia solita voglia di superare i miei limiti.

Il canto è uscito fuori insieme al mio primo testo, come un bisogno impellente di tirare fuori  le mie emozioni al resto del mondo.

Le percussioni sono il mio strumento di predilezione, il più basico e intuitivo dove posso esprimere a pieno le mie vibrazioni e la mia comunione profonda con il ritmo.

Mi capita di suonare anche il piano ma resta un gioco per me.

Per quanto concerne la mia formazione in senso umano e accademico ho fatto esperienza all’università di Sociologia. Questo credo abbia accentuato le mie capacità a maneggiare idee e concetti astratti, ad acuire lo sguardo critico sulla realtà che mi circonda e la possibilità di esprimerli con un vocabolario chiaro, diciamo scientifico. Tutto ciò ha fatto ordine nei miei pensieri e mi ha permesso di sviluppare la faccetta più letteraria del cantautorato, con dei testi che hanno una ricerca ben precisa sia nella complessità, che nella semplicità. La sociologia mi ha dato coscienza e un occhio critico sulle informazioni, la politica, la condizione femminile, la storia della nostra civiltà, le dinamiche costruite intorno al potere, la colonizzazione etc. Mi ha dato una minima base culturale che ha forgiato e nutre i miei testi.

Insieme alla laurea in Sociologia iniziata a Padova, e ottenuta in Francia, un’esperienza fondamentale nel mio percorso artistico sono stati i due anni di formazione professionale a l’École du Cirque Jules Verne (scuola di circo). Dopo aver passato le audizioni (che mi sono costate tanto sudore), il planning prevedeva trentacinque ore a settimana fra acrobazie, danza Jazz, teatro, pesi, equilibri sulle mani, clown, trampolino etc.

Questa esperienza mi ha permesso di solcare diversi palchi in tutta la Francia e di capire cos’è realmente il mestiere d’artista, con i suoi obblighi, il suo linguaggio e le sue gioie.

Un evento marcante in questo percorso è stata la richiesta, da parte del direttore della scuola, di mettere su una fanfara con i musicisti della scuola per accompagnare un incontro regionale nel grande Circo in muratura ad Amiens : avevamo violino, clarinetto, fisarmonica, sax, chitarra, percussioni, cori, e io ero al rullante nelle vesti di chef d’orchestra. Questo evento ha messo alla prova e rivelato le mie doti nel campo degli arrangiamenti e della direzione artistica di un’équipe : era il mio ruolo di predilezione, dove potevo esistere nella mia forma più integrale. Quindi lasciandomi alle spalle il mio passato di acrobata e clown ho deciso di mettere in luce le mie doti, mettendo da parte la paura di sbagliare e di non averne abbastanza, per lanciare il mio progetto musicale. Del Circo mi è rimasto il corpo, la disciplina, il metodo, la capacità di ballare e recitare davanti ai riflettori, tanta voglia di mangiarmi più palco possibile, come di partecipare a set cinematografici o fotografici : ho assaporato il senso e le sfaccettature della vita da artista. Adesso sento di avere le basi per cogliere le diverse proposte che offrirà questo percorso, avendo la cognizione di causa che serve per addentrarsi nella giungla del mondo dello spettacolo.

Quindi concludendo, la mia formazione è largamente autodidatta, solo in Francia, grazie ai due anni di conservatorio ho fatto il salto di qualità alla voce e alla chitarra.

Progetti in cantiere?

In cantiere c’è un nuovo singolo: “Panda No Bamba”, una canzone irriverente che serve a smorzare la profondità di altri temi che tratto.

Il singolo come i miei due precedenti prevede la realizzazione di un clip.

Inoltre qui in maremma, Ange e io abbiamo la situazione ottimale per arrangiare e registrare le bozze di altri pezzi, in una sala dedicata direttamente a casa nostra. Viste le vicissitudini attuali legate  al mondo dello spettacolo, dedicheremo i prossimi mesi all’arrangiamento a quattro mani del nostro primo disco, affiancati da musicisti local alla batteria ed alla seconda chitarra. Avremo materiale da presentare alle etichette, perché si, cerchiamo il supporto giusto per poter sviluppare il progetto nel modo più professionale possibile. Infatti questa settimana torniamo in studio a registrare “Ne Parlo Io”, pezzo che presenteremo insieme ad altri, alle preselezioni del Rock Contest nazionale organizzato da Controradio ( una delle più celebri radio underground di Firenze, ndr). 

Per quanto riguarda il 2021, c’è il progetto di Dakar e quello – che sta già prendendo forma intorno alla realizzazione del disco – di unirmi ad altri musicisti come Ange per una tournée Italiana (per il momento), europea in futuro e perché no, anche africana.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccolo ascoltavo tanta musica classica con mia madre, poi alle elementari ho ascoltato tanto i Police che sono ancora oggi uno dei miei gruppi modello. Anche i LimpBizkit, Articolo 31, e tutto ciò che passavano all’epoca su MTV.

Ho avuto il mio periodo Hip-Hop alle medie con Notorius BIG, Snoop Dogg, Dr.Dre, Eminem, ma soprattutto Fabri Fibra, Neffa etc.

E da quando ho cominciato a suonare la batteria ascolto Rock: Led Zeppelin, Who, il reggae, musica rock-elettronica come i Prodigy, che insieme ai Police sono i miei modelli.

Mi rimane molto difficile rispondere a questa domanda perché ho la  tendenza ad assimilare tutto ciò che mi stupisce a livello ritmico e melodico, senza distinzione di genere o epoca.

Comunque le mie influenze musicali sono un grande calderone di tutto ciò che mi ha fatto “tendere” le orecchie nel corso della mia vita.

Regista, attore e attrice preferiti?

Per il regista dico Hitchcock, una passione che mi ha passato mia sorella Martina, grande cinefila, al contrario di me.

Trovo la sua sottilità d’espressione molto ammaliante, mi piace quando un regista fa questo sforzo, esprimendo con leggerezza anche le cose più pesanti ed intrigate.

Attore? Sicuramente Totò, è comunque l’attore che conosco di più: mia Mamma si è guardata tutti i suoi film mente mi aveva in grembo. Forse ho assorbito un po’ di quelle risate! É l’ultima maschera della commedia dell’arte, rappresenta la tradizione teatrale italiana, basica, fondata sulla ripetizione e l’esagerazione di un gesto, una frase, che poi è la stessa tecnica usata dai Clown. Con irriverenza e leggerezza, affronta le difficoltà imposte dai copioni dell’epoca sempre usciti dalla tradizione teatrale della commedia italiana, in cui le difficoltà si accumulano, si moltiplicano, si intrecciano per poi sbrigliasti in modi sorprendenti. Un attore all’antica che ha saputo innovare e incarnare le difficoltà sociali della sua epoca con semplicità, Totò è un pezzo di cuore e di storia italiana.

Come attrice direi Audrey Hepburn, innocente, leggiadra ed estremamente affascinante. Un suo poster mi ha tenuto compagnia per i 5 anni passati in Francia, anche lei la considero come un piccolo mito, capace di rappresentare la figura della donna con carattere e senza volgarità.

Pittore, scultore, architetto preferito?

Pittore sicuramente Amedeo Modigliani, figura misteriosa, anche lui trovò nella Francia il suo terreno di esordio.

Trovo il suo stile onirico, quasi improbabile : riesce a trasformare la semplicità di un viso, o di un corpo in un viaggio sensoriale.

Riguardo la scultura dico Auguste Rodin, da quando andai a vedere le Musée Rodin a Parigi, rimasi stupito dal legame che c’era fra la sua scultura e la riflessione filosofica, emblematicamente rappresentata dal Pensatore.

Come architetto Frank Lloyd Wright, con il suo concetto di architettura organica, mi corrisponde in modo particolare.

La sua riflessione sul rapporto fra uomo e natura va al di là della mera ricerca estetica e rispecchia il mio spirito pragmatico, dove ciò che si crea deve avere un senso pratico, dando strumenti concreti all’essere umano per poter far evolvere la propria concezione della realtà.

Descrivi il tuo sound.

Molto Afro, Reggae/Rock, mi piacciono i suoni asciutti e i ritmi incalzanti, dove il contro tempo fa da padrone e il groove è una costante quasi obbligatoria. La mia evoluzione comincia dall’arrangiamento dei miei singoli, in cui ho potuto dare forma a canzoni nate dal connubio di canto e chitarra classica.

L’obiettivo è di dare forma al calderone di influenze che sento ribollire (passatemi il termine) dentro di me, sintetizzandole in modo diverso per ogni pezzo. L’idea è di esplorare e mescolare, non avrò mai un sound puro, sarà sempre ‘sporcato’ da ritmiche e strumenti usciti da tradizioni musicali diverse. La mia forza sta lì, nel maneggiare generi diversi e farli esistere nello stesso pezzo, trovando i ponti, i punti d’incontro che offre da sempre la musica. La mia musica è un melting pot.

Perché fai musica?

La musica è il mezzo per potermi sentire un tutt’uno con gli altri, un modo per rompere le barriere tra i cuori della gente, per costruire ponti, anche solo il tempo di una canzone.

La musica ti entra dentro, ti invade e punta dritta al cuore, viene a te con la leggerezza e il potere di una magia. Questa cosa mi ha sempre affascinato e mi ha permesso di trasmettere ciò che nella vita di tutti i giorni non ci insegnano a trasmettere.

Riguardo al messaggio che voglio trasmettere con i miei testi, voglio lasciarlo in sospeso e anche lasciare al mio pubblico la libertà di interpretarlo, ma c’è tanta voglia di andare al di là dei luoghi comuni, voglia di far riflettere e scuotere gli animi delle persone.

Un artista con cui sogni di collaborare?

Mi piacerebbe tanto lavorare con Jovanotti, la sua energia mi piace molto, e mi sembra una persona molto alla mano.

Senza contare che ha saputo segnare la musica italiana dagli anni 90 ad oggi, reinventandosi con estrema leggerezza. 

Mi inspira simpatia, credo potremo farci delle belle risate insieme, prima e dopo aver fatto musica.

Dedica un tuo verso ai nostri lettori.

« Dall’Egitto, dalla Libia e dal Marocco,

Bevo vino e vendo pesce, in ogni porto, 

Sono amico di pirati e marinai,

Gioco a carte, amo donne,

Che non rivedrò mai…»  

Ange Biamba.

Come il tuo luogo di origine (la provincia parigina) influenza la tua musica? 

Sono cresciuto dove la multiculturalità è all’ordine del giorno, sin da piccolo ho ascoltato generi musicali diversissimi tra loro. Insomma sì, sono cresciuto a pane e musica e per me è stata una scelta alquanto naturale intraprendere questo percorso anche dal punto di vista professionale.

Da dove vengo io, vicino Parigi, si è nel nido della musica urbana. La musica è ovunque. E non posso prescindere da questo: da qua nasce l’interesse per diversi generi musicali.

Esiste qualche altro luogo che la influenza? 

Sicuramente Amiens, la città dove ho iniziato a suonare la musica più hardcore (metal, punk  e tanti altri generi). Ho sempre vissuto in Francia, prima a Parigi e dopo il liceo ad Amiens appunto. Adesso vivo in Italia, in Toscana, per spingere il progetto qua con Andrea. E certamente questa regione mi sta influenzando in qualche modo.

La tua formazione?

Sono uscito dal liceo artistico a 15 anni, dopo ho fatto 2 anni di formazione sportiva di alto livello nel football americano e nel frattempo frequentavo l’Università di arte e spettacolo (cinema e teatro).

Ho suonato con un gruppo di punk-hardcore (Bill The Dog) per 2 anni come bassista e cantautore, abbiamo fatto due album, due EP e concerti nel nord della Francia e a Parigi.

Con i due ragazzi del gruppo abbiamo creato un podcast radiofonico(Gueule de Metal) per presentare gruppi della scena locale e parlare della storia dei differenti sottogeneri del metal. 

Ho creato un progetto di musica esperimental/noise che si chiama Billy Records per sviluppare le mie attività parallele alla band. 

Progetti in cantiere?

Abbiamo registrato con Andrea il pezzo «Panda no Bamba » ad agosto, adesso stiamo lavorando alla realizzazione del videoclip.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Ho sempre ascoltato molta musica diversa: già a casa quando ero piccolo con i miei genitori c’era sempre musica… Le canzoni francesi, il soul, la  musica dei Caraibi, reggae, rock. 

Da sempre il rap mi ha accompagnato  crescendo insieme alla musica più estrema,il rock alternativo e tanti altri sottogeneri che sento più affini a me.

Regista, attore preferiti?

Mi piace il lavoro di Benoit Porlvoorde (attore belga) e Tim Burton soprattutto come animatore.

Pittore, scultore, architetto preferito?

Amo le sculture di Niels Hansen Jacobsen (scultore danese) sono incredibili; ma anche i quadri di Kandinsky,

Marcel Duchamp, gli artisti dell’avant-garde francese mi hanno fatto capire tante cose sull’arte (tra le passioni del musicista Ange anche la pittura, ndr).

Descrivi il tuo sound. La sua Evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Ho iniziato a suonare dal vivo il punk, quindi io cerco prima il ritmo ragionando come bassista. Adesso con Andrea siamo anche nella ricerca di un groove con sonorità reggae e rock alternativo. 

Perché fai musica?

Io faccio musica perché è il medium di espressione artistica che mi permette di viaggiare e di esprimere me stesso nella maniera più intensa. 

Un artista con cui sogni di collaborare?

Collaborare con Michel Polnareff sarebbe un sogno.

Ho composto questo verso per Bill The Dog, la canzone parla del movimento punk in Francia ma anche nel mondo. Prima c’erano molte più persone che aderivano a questo stile di vita, musicale e politico.

“Que sont devenu ces punks dont on m’a tant parlé

Que je n’ai jamais connu que je n’ai jamais rencontré

Toujours prêt à se battre pour leur liberté

Ces rebelles dans l’âme, prêt à se révolter, d’une injustice faisaient un drame le poing en l’air et criaient”

Photo: Edoardo Lenzi (www.edoardolenzi.com)

Location: Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Gr)

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