Pink Floyd, le origini del mito

The Piper at the Gates of Dawn

Siamo nel 1967, la guerra del Vietnam entra nella sua fase più cupa e il mondo è in ebollizione: da un lato all’altro dell’oceano gruppi sempre più numerosi di giovani studenti emancipati stanno gettando le basi per una delle rivoluzioni culturali più significative del novecento, che non vedrà la luce prima del ’68. Gli Stati Uniti sono in fermento, e il clima di trasformismo costituisce terreno fertile per lo sviluppo di nuovi paradigmi nel mondo dell’arte. La musica Rock ricerca orizzonti inesplorati nelle esperienze extrasensoriali dei trip allucinogeni e diventa controcultura: in Texas, i Red Crayola di Mayo Thompson prendono la musica lisergica dei13th Floor Elevators e la trasformano in un collage di sinfonie d’avanguardia; a 1500 miglia di distanza, nelle calde terre californiane, i Grateful Dead mutano il Rock strumentale in un poliedrico meltin pot di improvvisazioni. E poi ci sono i Velvet Underground, protetti dal genio camaleontico di Andy Warhol, che rivoltano le istanze della musica popolare e gettano i semi di una rivoluzione senza eguali nella storia del Rock.

 

Dall’altra parte dell’atlantico sta avvenendo qualcosa di analogo: i Beatles pubblicano il loro disco più celebrato, Sgt. Peppers, assimilando alla pop music il vento d’innovazione proveniente dall’altro lato dell’oceano; nel frattempo i Pretty Things registrano il loro capolavoro immortale, SF Sorrow, e gli Who intraprendono un nuovo percorso musicale che si tradurrà, due anni più tardi, nel meraviglioso concept Tommy. Ma è a Londra che accade l’evento più straordinario di quel periodo: nel 1965, due anni prima dei fatti raccontati in questa premessa, uno studente d’arte folle e visionario, Roger Keith “Syd” Barrett, riunisce un nucleo di giovani musicisti per plasmare un concetto di musica che non ha precedenti nel vecchio continente: nascono i Pink Floyd. Nell’agosto del ’67, dopo ventiquattro mesi di concerti in piccoli pub e chilometri di jam suonate su palchi illuminati da luci lisergiche, la trasfigurazione immaginata da Barrett è pronta per essere messa in scena: esce “The Piper at the Gates of Dawn”, nasce la psichedelia inglese. Siamo in piena estate e il caldo e l’umidità soffocano la città di Londra sotto una cappa che porta il peso di una società in disfacimento. Ma nel sottosuolo, spinti da una nuova musica, i giovani gettano le basi per costruire l’Inghilterra del futuro.

 

Ancor prima che un disco, il Pifferaio magico dei Pink Floyd è un orizzonte da cui nasce e su cui cresce la controcultura giovanile. La musica dei Pink Floyd è pura psichedelia che riassume le intuizioni di Red CrayolaGrateful Dead e Velvet Underground e le mescola all’acid rock dei Jefferson Airplane di White Rabbit. Il segnale radio che accompagna i primi trenta secondi di Astronomy Domine, incipit del disco, è una delle più grandi invenzioni del rock inglese di quegli anni e rappresenta una limpida e audace dichiarazione d’intenti. The Piper at the Gates of Dawn si presenta fin dalle sue prime battute come opera anticonvenzionale, fantasiosa, creativa, molto distante dalle ingenue contaminazioni lisergiche del raffinato pop beatlesiano. Costantemente in bilico tra un anima fiabesca (Matilda Mother, The Gnome) e una verve sperimentale (Pow R. Toc H., Take Up Thy Stethoscope and Walk) con richiami più o meno impliciti al Vaudeville (Flaming, the Bike), questo primo disco dei Pink Floyd ha come filo conduttore la personalità di Barrett, autore di tutti i testi e ispiratore di gran parte delle musiche. Durante l’ascolto la sensazione è quella di vivere un flusso di coscienza sotto forma di trip lisergico, un viaggio che ha come minimo comune denominatore il superamento delle barriere imposte dai sensi. La natura della psichedelia dopotutto consiste proprio in questo, ovvero nell’esplorazione di nuovi orizzonti attraverso la lente distortiva delle droghe psicotrope, e Piper è un chiaro esempio di come la musica possa costituire un’esperienza totale, oltre che squisitamente uditiva.

 

Si arriva dunque ad Interstellar Overdrive, apice del disco e forse dell’intera produzione floydiana. Syd Barrett la compose durante uno dei suoi viaggi oltre le porte della percezione: aperta da uno dei riff di chitarra più terrificanti della storia della musica popolare, la traccia si snoda lungo nove minuti di selvaggia improvvisazione free-form, ponendosi fin da subito come pietra angolare del neonato rock psichedelico. Interstellar Overdrive è la cronaca di un viaggio verso i lontani e inesplorati orizzonti del cosmo, raccontato per mezzo della sola musica. Il pensiero corre subito a Jim Morrison, la cui filosofia contiene in nuce tutti i paradigmi che contribuiranno a rendere i Pink Floyd, insieme ai Doors, i principali alfieri della psichedelia dei sixties: se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe agli uomini come realmente è: infinita.

 

Ma i Pink Floyd non sono solo Barrett. Ecco allora Roger Waters, con la sua Take Up thy Stethoscope and Walk, a ricordarci che la psichedelia è un esperienza collettiva e universale, mai individuale: nessun uomo può oltrepassare da solo le porte della percezione, sarebbe un viaggio senza ritorno. E’ proprio ciò che accadrà a Syd Barrett appena un anno più tardi: consumato dall’abuso di droghe psicotrope, il folletto di Cambridge abbandonerà per sempre i Pink Floyd per rifugiarsi in un mondo parallelo, insondabile, dove solo le menti audaci e irrimediabilmente folli possono addentrarsi. Quel che rimane oggi, nel 2015, è uno dei testamenti in musica più straordinari di tutti i tempi, la testimonianza dell’incredibile viaggio di una mente che ha attraversato la sottile linea che separa la realtà dalla fantasia e non ha più fatto ritorno.

 

“Non penso che quando parlo sia facile comprendermi. Ho qualcosa che non va in testa. E comunque non sono nulla di ciò che pensate io sia.” – Syd Barrett

 

The Piper at the Gates of Dawn


THE PIPER AT THE GATES OF DAWN – TRACKLIST

 

Lato uno

  1. Astronomy Domine – 4:12 (Barrett)Voci di Barrett e Wright
  2. Lucifer Sam – 3:07 (Barrett)Voce di Barrett
  3. Matilda Mother – 3:08 (Barrett)Voci di Barrett e Wright
  4. Flaming – 2:46 (Barrett)Voci di Barrett e Wright
  5. Pow R. Toc H. – 4:26 (Barrett, Waters, Wright, Mason)Strumentale, suoni vocali di Barrett e Waters
  6. Take Up Thy Stethoscope and Walk – 3:05 (Waters)Voce di Waters

 

Lato due

  1. Interstellar Overdrive – 9:41 (Barrett, Waters, Wright, Mason)Strumentale
  2. The Gnome – 2:13 (Barrett)Voce di Barrett
  3. Chapter 24 – 3:42 (Barrett)Voce di Barrett
  4. The Scarecrow – 2:11 (Barrett)Voce di Barrett
  5. Bike – 3:21 (Barrett)Voce di Barrett
  6. See Emily Play (Solo nell’edizione giapponese del vinile) – 2:54 (Barrett)Voce di Barrett

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