Natura in evidenza

Una wunderkammer in mostra nel centro di Milano

La Natura, nella sua magnificenza, è la protagonista della mostra tematica ospitata a Palazzo Reale di Milano.

Dal 13 marzo al 14 luglio 2019, infatti, nella Sala delle Cariatidi e in quelle contigue, di Palazzo Reale, è allestita la mostra Il meraviglioso mondo della Natura. Una favola tra Arte, Mito e Scienza, curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, professori all’Università degli Studi di Milano. La mostra è promossa da Comune di Milano, Palazzo Reale e 24Ore Cultura. Si tratta di un’occasione unica, in quanto, per l’evento, è stata allestita una vera e propria wunderkammer, ovvero uno di quei gabinetti delle meraviglie, con pietre rare, oreficerie, oggetti rari e animali imbalsamati, che caratterizzavano, nel Cinquecento, alcune dimore della nobiltà austriaca e del Nord Italia. Un’ulteriore occasione è fornita dalle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, che, più di ogni altro, seppe analizzare, da scienziato, e rappresentare, sia da artista che da ingegnere, la Natura, adattandola all’uomo e alle sue esigenze.

La mostra è esattamente una panoramica sulla rappresentazione della Natura dal XV al XVII secolo, con particolare attenzione a Milano e al suo scenario, famoso già all’epoca per la perfetta sintonia tra Arte e Scienza, tramite l’analisi della Natura. Punto di partenza sono due opere grafiche: la prima è un foglio di un codice tardogotico lombardo, l’Historia plantarum, custodito a Roma, in cui è rappresentato un gatto, associato, quasi come in un bestiario medievale, a superstizioni legate a varie parti del suo corpo. Il foglio del codice è affiancato da un disegno di Leonardo da Vinci, della Biblioteca Ambrosiana, di analogo soggetto, ma frutto di un’analisi scientifica sul corpo dell’animale. Quindi, Medioevo contro Rinascimento significa Superstizione contro Scienza ed Esperienza diretta.

Bottega di Giovannino de’ Grassi, Gatto arraffa una fetta di cacio, 1395-1400 circa, Roma, Biblioteca Casanatense

Bottega di Giovannino de’ Grassi, Gatto arraffa una fetta di cacio, 1395-1400 circa, Roma, Biblioteca Casanatense



 

Leonardo da Vinci, Studio sull'equivalenza di superfici e disegno di un gatto, 1513-15, Milano, Biblioteca Ambrosiana © Veneranda Biblioteca Ambrosiana / Mondadori Portfolio

Leonardo da Vinci, Studio sull’equivalenza di superfici e disegno di un gatto, 1513-15, Milano, Biblioteca Ambrosiana © Veneranda Biblioteca Ambrosiana / Mondadori Portfolio



Segue un altro bellissimo confronto, tra due dipinti celeberrimi rappresentanti una Natura morta, eseguiti alla fine del ‘500: la Natura morta con pesche di Giovanni Ambrogio Figino e la Canestra di frutta di Caravaggio. La prima, del 1594-95, in collezione privata, è un’opera estremamente realistica, che pare quasi in 3D, se la si guarda da vicino, ma che risente ancora dell’espressività idealizzata del Manierismo, di cui Figino fu uno dei massimi rappresentanti milanesi. La versione di Caravaggio, dell’Ambrosiana, opera giovanile eseguita dal Merisi mentre era ancora allievo di Simone Peterzano, è frutto di un’osservazione diretta, e scientifica, della canestra, condotta tramite una perfetta resa al dettaglio e con l’uso di un fondale chiaro che simula un intonaco, a dare un effetto illusionistico. Sembra vera, nonostante sia un quadro!

Giovanni Ambrogio Figino, Natura morta con pesche, 1594-96, Milano, Collezione Privata

Giovanni Ambrogio Figino, Natura morta con pesche, 1594-96, Milano, Collezione Privata



 

Leonardo da Vinci, Studio sull'equivalenza di superfici e disegno di un gatto, 1513-15, Milano, Biblioteca Ambrosiana © Veneranda Biblioteca Ambrosiana / Mondadori Portfolio

Leonardo da Vinci, Studio sull’equivalenza di superfici e disegno di un gatto, 1513-15, Milano, Biblioteca Ambrosiana © Veneranda Biblioteca Ambrosiana / Mondadori Portfolio



Queste opere sono il prologo al vero fulcro della mostra, ovvero il cosiddetto Ciclo di Orfeo, allestito nella Sala delle Cariatidi. Si tratta di uno dei più riusciti cicli pittorici del ‘600 italiano, che si trovava all’interno di un palazzo, oggi non più esistente, all’angolo tra le vie Monte Napoleone e Pietro Verri. Tra il 1623 e il ’24, tale palazzo venne acquistato da un ramo dei Visconti, a cui apparteneva anche Alessandro, in contatto con i duchi di Toscana e dalla cui corte fece chiamare due pittori, il polacco Pandolfo Reschi e il fiammingo Livio Mehus, per realizzare, nel salone, un ciclo dipinto raffigurante la Natura e il mondo animale, inquadrato nelle vicende mitologiche di Orfeo e di Dioniso. Intorno al 1670, il ciclo, stando ai documenti, doveva essere terminato. Nel Settecento, il palazzo passò dai Visconti ai Lunati e, poi, ai Verri, la famiglia a cui appartennero, tra gli altri, gli illuministi Pietro e Alessandro. Un Verri, Carlo, cercò di restaurare, a un secolo di distanza, le tele di Reschi e Mehus, ma con esiti disastrosi. In questi anni, iniziò a circolare l’errata attribuzione delle tele al genovese Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto, e, per tale motivo, la sala iniziò a essere chiamata in questo modo e, nell’800, venne usata dagli allievi di Brera per studiare composizioni naturalistiche e relative al mondo animale. Nel 1877, i Verri vendettero il palazzo e il ciclo venne smembrato. Nei primi anni del ‘900, le tele vennero rimontate e riallestite in Palazzo Sormani, l’attuale sede dell’omonima biblioteca, da Achille Majnoni d’Intignano che, per sistemarle in un ambiente più piccolo e stretto, le tagliò per poi risistemarle sovvertendo l’ordine narrativo. Nacque, così, quella che, ancora oggi, è la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, dove il ciclo è attualmente ospitato. Il palazzo, nel 1935, passò al Comune, mentre le tele, sfuggite ai bombardamenti del 1943, negli anni ’50, vennero ripristinate nel loro assetto d’anteguerra. L’effetto è scenografico, anche frutto dell’allestimento, delle luci e della pittura illusionistica mirante a ricostruire l’ambiente di Palazzo Verri. Le 23 tele che costituiscono il grandioso ciclo troneggiano per magnificenza nella loro mirabile rappresentazione della Natura e del Mondo animale, del quale sono raffigurati circa duecento esemplari. Tra questi, compaiono anche animali fantastici, come l’unicorno, accanto a esemplari esotici conosciuti dai pittori solo tramite testi illustrati consultati nel Nord Europa e a Firenze. Si tratta di un autentico capolavoro, unico nella Storia dell’Arte lombarda, per varietà tematica e grandiosità, che, grazie a una sapiente ricostruzione, ora si può ammirare quanto più possibile nella sua verosimiglianza all’originario assetto di palazzo Verri.

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati



 

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati



 

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati



 

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati



 

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati



 

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati

Anonimo olandese, Pandolfo Reschi (16401696), Livio Mehus (1627-1691) Ciclo di Orfeo (dettaglio) 1675-1680 circa olio su tela Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco (in deposito a Palazzo Sormani, sala del Grechetto e sala dei Putti) © Comune di Milano-Tutti i diritti riservati



A concludere la mostra, un’appendice con una piccola esposizione di animali imbalsamati, circa 160, provenienti dal Museo di Storia Naturale e dall’Acquario di Milano, oltre che dal MUSE di Trento: si tratta degli stessi animali rappresentati da Reschi e Mehus, che paiono prendere vita tramite un sortilegio e che fanno, della rappresentazione della Sala delle Cariatidi, una sorta di wunderkammer contemporanea.

Il meraviglioso mondo della Natura. Una favola tra Arte, Mito e Scienza
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano

Orari: Lunedì 14,30 – 19,30;
           Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9,30 – 19,30
           Giovedì e sabato 9,30 – 22,30
Biglietti: Intero € 14,00, Ridotto € 12,00
Info: www.mostramondonatura.it

TODAY

16 Oct

Wednesday

Le Rubriche

Photo Gallery