Archive for aprile, 2016

Issey Miyake omaggia Ikko Tanaka con una capsule collection

Issey Miyake unisce il suo estro creativo alla visione estetica del genio del design Ikko Tanaka, creando una capsule collection che dimostra la sempre più stretta connessione tra design e fashion.

Il Giappone ripercorre un viaggio a ritroso e si rivela in tutto il suo splendore, nel presente.

 

Giacca Kimono ispirata dalle opere di Ikko Tanaka

Giacca Kimono ispirata dalle opere di Ikko Tanaka (fonte justemagazine.com)

 

La capsule collection coniuga design e fashion

La capsule collection coniuga fashion e design (fonte justemagazine.com)

 

 

Tanaka e Miyake rappresentano l’anima colorata e attiva di un’isola baciata dal sole, dove l’arte è frutto di un’ immaginazione eccelsa. Quello dello stilista, appare un omaggio ad un grande artista conosciuto negli anni sessanta, nato nel 1930 e scomparso nel 2002. Ikko Tanaka, non lasciò che le influenze di varie correnti artistiche, attecchissero la sua personale visione dell’arte.

 

Nihon Buyo (1981) è un manifesto per uno spettacolo di danza giapponese

Nihon Buyo (1981) è un manifesto per uno spettacolo di danza giapponese

 

 

Colore, luce e sintetismo puro, nascono come conseguenza di una vita radicata nel rapporto con la natura e che si riproduce, nelle opere, in funzione a valori estetici universali.

 

Grafica e colori, predominano la collezione di Issey Mikake in omaggio a Ikko Tanaka

Grafica e colori, predominano la collezione di Issey Mikake in omaggio a Ikko Tanaka (fonte justemagazine.com)

 

 

Seguendo l’estro creativo del grande maestro, Issey Miyake crea una collezione di pezzi unici, mantenendo vivida la sua concezione artistica. Nihon Buyo (1981), The 200th anniversary of Sharaku (1995), e Variation of Bold Symbols (1992) sono le stampe di Ikko Tanaka utilizzate dal fashion designer che, con un effetto tridimensionale, prendono vita su abiti con maniche a kimono, borse, top e hakama: tipico pantalone giapponese dalla linea abbondante.

 

 

Fonte cover plainmagazine.com

Bonnie Cashin: in uscita un libro sulla designer americana

Il nome di Bonnie Cashin probabilmente ai più dirà poco. Ma non agli amanti del vintage, che ne venerano l’incommensurabile talento. Secondo gli storici della moda è stata la designer più innovativa d’America. Un talento senza precedenti, innumerevoli riconoscimenti, Bonnie Cashin vestì icone del calibro di Marlene Dietrich e il suo stile lasciò un’impronta indelebile nella storia del costume. Finalmente un libro edito da Rizzoli ne celebra la grandezza.

Bonnie Cashin: Chic Is Where You Find It è il titolo del volume, scritto dalla storica Stephanie Lake, una delle voci più autorevoli nella storia della moda, nonché intima amica della stilista statunitense, scomparsa nel 2000. Dalla sua morte, Stephanie Lake ha trascorso i successivi 15 anni a studiarne lo smisurato archivio cartaceo e fotografico, cercando di ricostruirne la vita. Un libro concepito nel corso delle conversazioni quotidiane che lei e la designer, ormai anziana, erano solite intrattenere. Innovatrice, futurista, proiettata nel futuro, Bonnie Cashin viene dipinta con tutta la sua carica vitale e le sue idee sulla vita e la moda, alquanto progressiste.

Una voce fuori dal coro, in tempi in cui la ribellione non era concepibile, Bonnie Cashin spiccava per il suo individualismo. Pragmatica e realista, aveva il piglio della capitalista e da sola riuscì a mettere in piedi un impero. Le sue idee erano antitetiche a certa frivolezza tipica degli anni Cinquanta, decennio che consacrò la sua fama a livello mondiale. Pochi sanno che Bonnie Cashin è forse la designer più copiata in assoluto: il suo stile ha influenzato nomi del calibro di Phoebe Philo per Céline, Tom Ford, Chloé, Nicolas Ghesquière per Balenciaga, solo per citarne alcuni.

bonnie

Bonnie Cashin nacque il 28 settembre 1908 a Oakland, California



Dorian Leigh con una cappa Bonnie Cashin

Dorian Leigh con una cappa Bonnie Cashin



bonnieeee

La sua carriera iniziò negli anni Trenta e si concluse negli anni Ottanta



Nata il 28 settembre 1908 a Oakland, California, figlia di Eunice, sarta, e Carl, fotografo. La giovane Bonnie studiò alla Hollywood High School, alla Chouinard School of Art di Pasadena e alla Art Students’ League di Manhattan, ma non riuscì a conseguire alcun attestato. Considerata pioniera del ready-to-wear e madre dello sportswear, il suo approccio alla moda era di tipo intellettuale: per lei la moda era un’arte cinetica. Il comfort era quindi la parola chiave per i suoi capi: dal poncho alle tuniche fino ai cappotti e ai kimono di chiara ispirazione cinese. Innovativa anche la scelta dei materiali usati, tra cui pelle, mohair, tweed, cashmere, lana e jersey. La sua carriera iniziò a Manhattan, dove si trasferì nel 1933. Qui iniziò a lavorare come costumista al Roxy Theatre. La mole di lavoro era enorme e Bonnie da sola creava migliaia di costumi. Ad appena 19 anni fece già parlare di sé, e venne proclamata la più giovane designer ad avere lasciato un segno a Broadway.

Nella primavera del 1937 i suoi abiti apparvero su Harper’s Bazaar. Nel 1940 Bonnie Cashin fu protagonista indiscussa del primo numero della rivista che non prevedeva capi provenienti da Parigi, a causa della guerra. Carmel Snow, all’epoca direttrice della prestigiosa rivista, famosa per essere una talent scout ante litteram, restò fortemente colpita da quei capi che anticipavano lo sportswear. Fu lei a credere per prima nelle capacità di Bonnie, che non aveva credenziali né titoli di studio. Carmel Snow la mise in contatto con Louis Adler, che aveva una linea di capi e capispalla prestigiosi. Da lì nacque la collaborazione tra i due: dal 1937 al 1942 Bonnie disegnò cappotti e abiti per Adler & Adler.


SFOGLIA LA GALLERY:




Nel 1943, tornata in California, disegnò i costumi di oltre 60 film della Twentieth Century-Fox, tra cui Laura, con la splendida Gene Tierney (1944). Nel 1949 tornò a New York. L’anno seguente, nel 1950, fu insignita del Neiman Marcus Fashion Award e del Coty Fashion Critic’s Award. I prezzi dei suoi capi andavano dai 14.95 dollari per un impermeabile in plastica fino ai 2,000 dollari per un kimono di pelliccia. Nel 1953 creò una società con Philip Sills, che importava pellami. Bonnie Cashin fu pioniera nell’uso della pelle per l’alta moda. Il suo stile di vita globetrotter la indirizzò nella creazione di un guardaroba flessibile, all’insegna della praticità, per moderne nomadi. Spirito gipsy, al centro delle sue ispirazioni vi era l’Oriente. Nel 1962 la designer lanciò Coach, un brand di borse e accessori femminili, insieme a Miles e Lillian Cahn, che creavano portafogli maschili. Disegnò inoltre per American Airlines, Samsonite, Bergdorf Goodman, White Stag e Hermès. Fu la prima designer americana ad avere una boutique da Liberty, a Londra.

Nel corso della sua lunga carriera si cimentò con successo nella maglieria, nella creazione di guanti, biancheria per la casa, ombrelli, impermeabili, cappelli e pellicce. Fu premiata con il Coty Award (precursore del CFDA Award) per ben cinque volte, entrando nella loro Hall of Fame nel 1972. Adorata tra gli altri da Diana Vreeland, che ne ammirava l’audacia, Bonnie Cashin creò un’azienda da sola, la cui unica dipendente fu la madre. Animata da grande integrità morale e da un carattere granitico; femminista anche litteram, era felicemente single, in un’epoca in cui chi non era sposata veniva guardata con sospetto.

bonnie har

(Foto Harper’s Bazaar)



Cappa Bonnie Cashin, foto di Francesco Scavullo, 1966

Cappa Bonnie Cashin, foto di Francesco Scavullo, 1966



31712336_1_l

Bonnie Cashin fu scoperta da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, che per prima ne intuì il talento



Dopo una lunga attività, iniziata negli anni Trenta, nel 1985 arrivò il ritiro, per dedicarsi alla pittura e alla filantropia. La stilista morì a New York il 3 febbraio 2000 per complicanze durante un intervento chirurgico al cuore. Una Fondazione ne conserva lo smisurato archivio: ed è proprio Stephanie Lake la persona designata per preservarne l’eredità. I capi di Bonnie Cashin sono conservati anche in alcuni musei, come il FIT, il Metropolitan Museum of Art e lo Smithsonian.

Bonnie Cashin: Chic Is Where You Find It è la prima monografia dedicata alla designer. Stephanie Lake ci accompagna in un viaggio attraverso la mente della stilista. Diretta, onesta, outsider nel fashion biz, iconoclasta. Attraverso materiale inedito ne riscopriamo l’immenso talento. 300 pagine ricche di aneddoti di vita vissuta tracciano un adorabile ritratto di una donna dalla personalità scoppiettante. “La moda è adesso. La moda è accettazione. La moda è popolarità. Buona parte del mio lavoro è anti-fashion. È il futuro. Non è stato ancora accettato”: così la stessa Cashin definiva il suo lavoro. Aspettiamo con ansia che il volume esca anche in Italia.

bonnie tweesd

Tweed, lana, mohair, jersey tra i materiali usati dalla stilista statunitense



bonnie w

Femminista ante litteram, outsider nel fashion biz, Bonnie Cashin rivive nella monografia di Stephanie Lake



(Foto Harper's Bazaar)

(Foto Harper’s Bazaar)



bonnie a

Bonnie Cashin è scomparsa nel 2000




Potrebbe interessarti anche:
Florence Welch: ecco chi è il nuovo volto di Gucci

Che cos’è il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale

Di SPID avevo già parlato ad agosto dell’anno scorso. È l’acronimo di “Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale”. È sostanzialmente una creatura immaginata dall’AGID – l’agenzia per l’Italia digitale, delle cui vicende abbiamo abbondantemente parlato – che lo inserisce sul suo sito tra le “architetture e infrastrutture” digitali del paese
Si tratta di una “password personale unica” che da accesso ai servizi online della P.A, dal fisco alla sanità alla previdenza.


L’Agid aveva fissato i criteri per cui un provider poteva richiedere di diventare “gestore” di Spid.
E a meno di dieci giorni dal lancio ufficiale effettuato il 15 marzo scorso dal Ministro per la semplificazione Marianna Madia la quarta sezione del Consiglio di Stato presieduta da Sergio Santoro, pronunciando definitivamente il 24 Marzo sullo SPID, ha confermato la sentenza del Tar Lazio del luglio 2015, mettendo una pietra tombale sul modello privato prefigurato dalla Presidenza del Consiglio ed incentrato sulla presenza di pochissimi fornitori di grandi proporzioni economiche.
Il Consiglio di Stato chiarisce che SPID è un sistema essenzialmente basato su password e non può dunque essere equiparato alle modalità di identificazione forte quali la carta nazionale dei servizi e la firma digitale , conseguentemente non può richiedersi per la prestazione dei servizi di identificazione, criteri economici sproporzionati.


In sintesi per il Consiglio di Stato lo SPID è una password, e non si possono richiedere 5 milioni di capitale sociale.
Il Consiglio di Stato chiarisce che Spid è un sistema essenzialmente basato su password e non può dunque essere equiparato alle modalità di identificazione forte quali la carta nazionale dei servizi e la firma digitale: di conseguenza non possono richiedersi, per la prestazione dei servizi di identificazione, criteri economici sproporzionati.


“La Sezione, nel condividere gli argomenti della sentenza impugnata, ritiene che l’appello debba essere rigettato si legge nella sentenza – Non può condividersi infatti l’argomento invocato dall’appellante Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo cui l’elevato capitale sociale minimo di 5 mln di euro della società di capitali, alla cui costituzione debbono procedere i gestori dell’identità digitale nel sistema SPID, sarebbe indispensabile per dimostrare la loro affidabilità organizzativa, tecnica e finanziaria, e ciò solo perché l’attività di cui trattasi richiede un rilevante apporto di elevata tecnologia, la cui validità non può ritenersi direttamente proporzionale al capitale sociale versato. In questi termini, si evidenzia altresì l’illegittimità per irragionevolezza dell’impedimento all’accesso al mercato di riferimento, dovuto all’elevato importo del capitale sociale minimo richiesto con l’atto impugnato, trattandosi di scelta rivolta a privilegiare una finalità di incerta efficacia, a fronte della sicura conseguenza negativa di vedere escluse dal mercato stesso tutte le imprese del settore di piccole e medie dimensioni, quali appunto quelle rappresentate dalle associazioni ricorrenti”.
Restano sul tavolo tutte le solite questioni.


I servizi di PA digitale devono aumentare? assolutamente si.
Devono essere accessibili (economicamente e strutturalmente e infrastrutturalmente e “sintatticamente” – percorso e linguaggio)? assolutamente si.
La PA si deve semplificare e avvicinare al cittadino? Ovviamente si.
Nessuno, sano di mente, sosterrebbe il contrario.
Ora, si può discutere il come? perché non è sicuro e quando parli di dati sensibili “non sicuro” significa “pericoloso”.
E o hanno dimostrato molti casi simili e precedenti in altri Paesi.
Da noi il rischio è anche duplice, perché oltre a restare sul tavolo la questione della tutela della riservatezza di dati utili ad accedere ad atti ed informazioni personali, c’è anche il tema della concentrazione “in mano a pochi soggetti privati” di tutte le password di accesso di tutti i cittadini. 
Ed a parte il criterio patrimoniale (che il Consiglio di Stato ha rilevato non utile e insufficiente ed ha cassato) non esiste alcun criterio tecnico, parafrasando la sentenza “per dimostrare la loro affidabilità organizzativa, tecnica e finanziaria, e ciò solo perché l’attività di cui trattasi richiede un rilevante apporto di elevata tecnologia, la cui validità non può ritenersi direttamente proporzionale al capitale sociale versato.”

Alcune note da non trascurare:


1) il provider deve soddisfare caratteristiche di sicurezza non banali, per le fasi di identificazione, per il suo processo interno di gestione e per la consegna delle credenziali

2) la parte puramente tecnologica di affidabilità e sicurezza nella identificazione informatica

3) deve essere ed apparire “credibile” ovvero non deve accadere che si possa neanche pensare che qualcuno conceda l’accesso a terzi

. L’unico provider di identità di qualsiasi tipo per definizione non può che essere lo Stato.
 Pensiamoci. È tecnicamente come delegare a società private la redazione e consegna delle carte di identità o di passaporti… che lo Stato non delega nemmeno per la parte tecnica di stampa (che non a caso sono realizzati su carte e con inchiostri speciali dalla Zecca).


E allora dato che per simmetria parliamo della stessa cosa, e anzi proprio l’immaterialità dello strumento digitale rende anche più delicata la verifica, perché non applichiamo lo stesso principio?
Consideriamo poi il dettaglio che non esiste un modello di business per coprire investimenti e costi di questa azione da parte dei provider privati. Quindi: chi pagherà per tutto questo? Alla fine essendo un “servizio pubblico” avrà o un costo di gestione in termini di contratto di servizio (e nessuno ci ha detto a quanto e con quale gara) o avrà un costo per il cittadino richiedente, e non è chiaro chi stabilisca e secondo quali criteri e principi questo importo, e non è chiaro perché – se così fosse – non se ne parli prima dei decreti e degli affidamenti.
C’è poi un tema delicatissimo, che riguarda il riconoscimento della persona.
E su questo rinvio integralmente a quanto ha scritto su Linkiesta Paolino Madotto.

Daniel: il bimbo transgender che a tre anni ha deciso di diventare donna

È un gran vociferare. Un tabù. Un argomento ancora troppo caldo che insinua, molto spesso, insidie e giudizi velenosi.

Il mondo transgender è sempre più spesso sotto accusa perché il  “diverso”, spesso fa paura per chi è poco incline ad aprire la mente al mondo esterno.

La storia di Daniel, un bambino nato sette anni fa, a Strathspey, in Scozia, potrebbe essere da monito a tutti coloro che sono lontani dal coming out per paura di non essere compresi o, peggio ancora, giudicati ed emarginati dalla società.

Daniel, ha deciso per la sua vita. Daniel ha capito a soli tre anni, che il corpo in cui era costretto a vivere non gli apparteneva.

 

Daniel McFayden oggi si fa chiamare Danni ed è felice del suo cambiamento

Il piccolo Daniel oggi ha sette anni ed ha scelto di chiamarsi Danni

 

 

Appoggiato dalla madre Kerry McFadyen ha intrapreso un percorso tutto in ascesa, divenendo il primo bambino transgender che l’opinione pubblica europea sia mai venuta a conoscenza.

Tutto ebbe inizio un giorno, in un bagno qualunque di una cittadina qualsiasi. Daniel, gioca con il suo pene, prende un paio di forbici e cerca di reciderlo. La madre, preoccupata, analizza il comportamento del figlio e comprende che il gesto è legato ad un malessere interiore.

Quando uno specialista conferma che Daniel soffre di disforia di genere, i genitori assecondano la natura del figlio ed intraprendono una serie di cure mediche, a base di ormoni e farmaci che gli permetteranno di posticipare la sua pubertà  e che gli consentiranno, raggiunti i diciotto anni, di poter finalmente sottoporsi all’intervento chirurgico che lo renderà una donna.

Intanto, anche la scuola si è mobilitata in suo favore installando, nell’edificio, bagni completamente unisex per rendere il suo cambiamento, il meno traumatico possibile.

 

 

 

Fonte cover ilmessaggero.it

 

 

Italian Internet Day: 30 anni fa il primo collegamento via web

Matteo Renzi lo aveva annunciato un mese fa: oggi si celebra l’Italian Internet Day, a 30 anni di distanza dal primo click italiano sul web. Era il 30 aprile 1986 e dal Centro universitario per il calcolo elettronico del Cnr di Pisa (Cnuce) partiva il segnale che avrebbe raggiunto la stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. L’Italia fu il quarto paese al mondo a collegarsi ad internet. Chissà cosa hanno provato quegli studiosi entusiasti a sentirsi i pionieri di un nuovo mondo. Chissà come immaginavano quel futuro che in qualche modo stavano toccando con mano, e quanto è lontana la realtà di oggi da quelle fantasie.  Certo da quel giorno all’ingresso ufficiale di internet nelle case degli italiani sono passati anni. All’inizio tutto sembrava complicato: i collegamenti erano lentissimi e molto costosi. Basti pensare al fatto che bisognava scegliere se navigare o parlare al telefono, aspettare a lungo per scaricare un’immagine e ricordare di spegnere il modem per evitare bollette salate.


Oggi non si riesce a immaginare la vita in Italia senza il web. Ma la strada per una educazione digitale completa e profonda è ancora lunga. Ne ha parlato oggi il premier Matteo Renzi, in collegamento video durante i festeggiamenti dell’Italian Internet Day al Cnr di Pisa. «Trent’anni fa quel primo collegamento fu pioneristico, il quarto al mondo – ha dichiarato – Oggi dobbiamo recuperare quel posizionamento in Champions League». Parole considerate vuote da alcuni manifestanti – circa 500 – che hanno invaso la cerimonia contestando il premier. «Hanno diminuito i fondi alla ricercaaccusano i manifestanti, tra i quali si scorgono sigle e striscioni riconducibili a sindacati di base, centri sociali, collettivi e universitari e anche “vittime” del salvabanche – Le riforme che vengono fatte sono tutte contro di noi, lavoratori dipendenti e precari. Siamo qui all’esterno del Cnr per dire no alle politiche di questo governo». Alle contestazioni si è aggiunta la delusione per la promessa di Renzi sulla banda larga. Il Presidente del Consiglio aveva infatti annunciato che oggi sarebbe partita l’assegnazione dei contributi pubblici, ma la questione è ancora in sospeso. «Il bando sarà oggi al consiglio dei Ministri, anche se non c’è bisogno» ha spiegato il premier. 



In tutta Italia intanto si sono susseguiti festeggiamenti per l’Italian Internet Day. Una Vita da Social è il nome del progetto sviluppato dalla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni insieme al Miur, presente nelle scuole di oltre 100 province con l’obiettivo di consentire agli utenti della Rete di navigare in piena sicurezza. «Oggi l´enorme portata tecnologica, storica e sociale di quell’evento appare evidente a tutti – ha spiegato Roberto Di Legami, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni in merito al primo collegamento italiano – come altrettanto lo è che le opportunità di Internet siano accompagnate da rischi anche seri. Con la diffusione della cultura della sicurezza, la Polizia Postale e delle Comunicazioni è divenuta nel tempo un punto di riferimento per tutti gli utilizzatori della Rete». Per Save The Children nell’anniversario di questo importante traguardo un pensiero va a chi è ancora “offline”. L’ong ha diffuso i dati sulla diffusione del web tra gli adolescenti: ben l’11,5% dei ragazzi italiani tra gli 11 e i 17 anni non ha mai usato internet. Numeri pesanti per quella che viene definita una generazione iperconnessa. Molti di questi ragazzi provengono da famiglie economicamente disagiate. «Spesso i ragazzi disconnessi da Internet sono tagliati fuori da altre opportunità educative e culturali, che li allontanano ancora di più dai loro coetanei, in una spirale che non fa altro che aumentare la povertà educativa» commenta Raffaela Milano di Save the Children.

Beetle House. Apre a NY il bar dedicato a Tim Burton

La scenografia è degna del nome di chi lo ha ispirato. Volti in tumefazione, teschi in bella vista, luce soffusa color purple e rose nere:  l’ambientazione gotica di Beetle House rende totalmente omaggio al geniale maestro Tim Burton.

 

Beetle House è un bar dedicato al regista Tim Burton

Beetle House è un bar dedicato al regista Tim Burton (fonte beetlehousenyc)

 

 

308 east 6th street  New York, NY: questo è l’indirizzo dove potreste degustare ottimi drink e mangiare piatti squisiti in una cornice degna delle migliori pellicole del regista come: “La Fabbrica di Cioccolato” o “Beetlejuice”, fatica cinematografica che ha dato il nome al locale.

Il menu è completamente dedicato ai film di Burton con riferimento, per quanto concerne le proposte, ai titoli o  alle citazioni dalle pellicole da lui create.

 

La scenografia del locale è degna dell'eclettico regista Tim Burton (fonte beetlehousenyc)

La scenografia del locale è degna dell’eclettico regista Tim Burton (fonte beetlehousenyc)

 

 

Un esempio? Il drink Alice’s cup of tea, si ispira al film Alice in Wonderland (2010) diretto dal regista, con protagonista Johnny Deep.

Beetlejuice, cocktail che prevede un mix di Tequila, mirtillo e lime, prende il nome dalla celeberrima pellicola del 1988 che si aggiudicò l’Oscar al miglior trucco del 1989 e che ispirò la serie televisiva animata “In che mondo stai Beetlejuice?”

Dal sito, inoltre, potrete dare un’occhiata all’intero menu e prenotare il vostro tavolo.

Rai: scorte di make-up in esaurimento

Allarme in casa Rai: le scorte di cosmetici sarebbero in esaurimento. Le forniture di trucco e make up sarebbero infatti bloccate, e gli ordini fermi da tre mesi. A denunciare la situazione il sindacato autonomo Snater, attraverso il segretario nazionale Piero Pellegrino. “Se non si trova subito una soluzione il risultato sarà che ospiti di fama mondiale, giornalisti e politici di turno andranno in onda senza un velo di cerone, proprio come mamma li ha fatti. Chi invece ci rimetterà davvero la faccia saranno i professionisti del trucco Rai”: queste le dichiarazioni rilasciate da Pellegrino a Repubblica.

Il make up non è un dettaglio di poco conto, tantomeno in un’azienda che da anni porta nelle case degli italiani personaggi famosi, ma anche giornalisti e professionisti, che certamente traggono benefici di natura estetica dalla professionalità dei truccatori e visagisti Rai. Ma ora tutto questo sarebbe divenuto incerto. Pare infatti che le ultime scorte di fondotinta, cipria, mascara e make up sarebbero quasi finite.

Alla base dell’incresciosa situazione vi sarebbero i tagli imposti dalla nuova dirigenza Rai. Si sarebbe infatti cercato di risparmiare a scapito però della qualità dei prodotti. La situazione è tale che i truccatori dell’azienda sono stati costretti a correre ai ripari acquistando i cosmetici di tasca propria, esponendosi in questo modo anche ad eventuali rischi. Viale Mazzini conferma: pare che il blocco sia dovuto alle nuove norme sulla trasparenza degli appalti sulle forniture. Intanto arrivano rassicurazioni: si sta infatti cercando una soluzione d’emergenza per garantire lo svolgimento dei palinsesti almeno fino all’estate. Successivamente si cercherà di trovare dei rimedi definitivi.


Potrebbe interessarti anche:
Florence Welch: ecco chi è il nuovo volto di Gucci

Florence Welch: ecco chi è il nuovo volto di Gucci

È Florence Welch, frontwoman dei Florence and the Machine, la nuova testimonial Gucci per la linea di gioielli e orologi. Capelli rossi, anima dark e romantica, la cantautrice britannica è la nuova ambasciatrice scelta da Alessandro Michele per la campagna pubblicitaria Primavera/Estate 2016: l’annuncio della collaborazione è stato dato da Alexa Chung, preannunciato da un evento esclusivo che ha avuto luogo a Los Angeles.

Più che testimonial, vera e propria musa: tra Florence Welch e il direttore creativo di Gucci Alessandro Michele è stato amore a prima vista: la cantante ha raccontato che nel corso del loro primo incontro hanno discusso per ore del Rinascimento e della gioielleria definita “memento mori”, raffigurante teschi. Una vera affinità elettiva, in nome dello stile. “Un principe shakespeariano”: è così che la cantante ha definito Alessandro Michele.

Uno stile barocco e psichedelico caratterizza l’artista inglese; una passione per stelle, cuori, croci e serpenti, Florence Welch non ha mai nascosto la sua predilezione per il vintage, altro elemento che la rende l’ambasciatrice perfetta per il brand italiano. La liaison tra lei e Gucci nacque già diversi anni fa: era il 2011 quando Frida Giannini creò in esclusiva per Florence i capi per il tour in America del Nord. Anche l’anno successivo la bella cantautrice scelse di vestire Gucci per il tour in USA, Messico ed Europa. Perfetta incarnazione dello spirito della maison, l’abbiamo vista splendida in un completo maschile in broccato dalle suggestioni Seventies firmato Alessandro Michele per Gucci. Inoltre la cantante ha anche calcato il red carpet ai Grammy Awards 2016, in lungo e romantico abito rosa baby impreziosito da fiocchi glitter e stelline.

(Foto Tom Beard)

Capelli rossi e anima dark e romantica per Florence Welch (Foto Tom Beard)

 

(Foto Vanity Fair)

La frontwoman dei Florence and the Machine è il nuovo volto di Gucci (Foto Vanity Fair)

 

A Los Angeles ha avuto inoltre luogo la presentazione del nuovo orologio G-Timeless e di alcuni pezzi di gioielleria della nuova collezione: Icon, Marché des Merveilles e Flora. Inoltre Florence Welch ha annunciato che vestirà Gucci nel suo nuovo tour “How Beautiful”, partito lo scorso 11 marzo da Bogotá.

(Foto Vogue)

Stile iconico e vintage per la bella cantautrice britannica (Foto Vogue)

 

gucciiii

Uno scatto della campagna pubblicitaria Gucci

 

All’anagrafe Florence Leontine Mary Welch, la cantante è nata a Londra il 28 agosto 1986. La madre Evelyn Welch è professoressa di Storia Rinascimentale alla Queen Mary, University of London, il padre Nick Welch è un dirigente pubblicitario; il nonno di Florence era il satirista Craig Brown. Sarebbe stato proprio il padre della ragazza a contribuire in modo determinante alla sua formazione rock. Fin da piccola infatti la bella Florence era solita ascoltare il blues, il rock, il grunge e l’elettronica. Gruppi come i Nirvana e i Green Day alla base della formazione musicale della giovane cantautrice, che ha dichiarato la sua passione anche per Etta James, Billie Holiday, The Velvet Underground e gli Eurythmics.

 

SFOGLIA LA GALLERY:

 

 

WWD

Florence Welch in completo maschile Gucci (Foto WWD)

 

Vogue

La cantante inglese in uno scatto per Vogue

 

Dopo gli studi alla Thomas’s London Day School Florence si è trasferita alla Alleyn’s School, nel Sud-Est di Londra. La cantante conseguì ottimi risultati negli studi nonostante le furono diagnosticate dislessia e disprassia. Dopo aver lasciato la scuola, ha studiato presso il Camberwell College of Arts, prima di ritirarsi per concentrarsi sulla musica. I Florence and the Machine cantano pezzi indie rock: i temi trattati nelle loro canzoni sono spesso malinconici e autbiografici. La rossa Florence ha anche ammesso pubblicamente di aver scritto alcuni pezzi dopo una sbornia. Spesso paragonata ad artiste femminili del calibro di Kate Bush, Patti Smith e Bjork, lo stile dei Florence and the Machine è stato definito dark e drammatico. Florence ha dichiarato di trarre ispirazione dagli artisti rinascimentali per trattare temi come l’amore, la morte, il tempo e la sofferenza, ma anche il paradiso e l’inferno. Un’estetica variegata ed affascinante che si riflette anche sul suo stile.

 

Potrebbe interessarti anche:
COACHELLA 2016: I LOOK MIGLIORI

Andrea Pompilio lascia Canali

La notizia circolava oramai da qualche giorno ed ora è ufficiale: Andrea Pompilio, direttore creativo di Canali, ha detto addio al marchio.

Questa decisione, presa di comune accordo da Canali e dal designer, coincide con la naturale scadenza del contratto. Dopo due anni e quattro collezioni, entrambe le parti concordano che sia arrivato il momento per intraprendere una nuova fase della propria storia”, si legge in un comunicato stampa atto diramare dall’azienda, per spiegare la decisione di non proseguire la collaborazione con Pompilio.

 

Canali collezione SS 16 by Andrea Pompilio (fonte thewild-swans.com)

Canali collezione SS 16 by Andrea Pompilio (fonte thewild-swans.com)

 

 

Per il momento, la maison ha fatto sapere che, durante la prossima settimana della moda uomo a Milano, prevista per giugno 2016, sarà presentata la collezione P/E 2017 disegnata dal team interno.

Pompilio, giovane e stimato designer italiano, sedeva sulla poltrona del marchio Canali dal 2015, dopo essersi affermato come designer  per le collezioni menswear da lui disegnate per il suo omonimo brand fondato nel 2010.

 

Andrea Pompilio durante la presentazione della collezione A-I 13-14 a Pitti Uomo 83 (fonte Pitti Immagine Uomo)

Andrea Pompilio durante la presentazione della collezione A-I 13-14 a Pitti Uomo 83 (fonte Pitti Immagine Uomo)

 

 

Nel 2013, fu chiamato da Giorgio Armani a sfilare nel suo Teatro, facendo il suo debutto nella settimana della moda milanese.

Il suo, è uno stile contemporaneo e 100% italiano, che coniuga influenze urban ai canoni estetici sartoriali.

 

 

 

Fonte cover canali.it

Federica Pellegrini portabandiera alle olimpiadi di Rio 2016

A Londra, nel 2012, la sera della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Valentina Vezzali si prepara a portare la bandiera tricolore e rappresentare gli sportivi italiani. Federica Pellegrini si sta preparando per la gara del mattino successivo, la vede di sfuggita, si chiede come ci si senta ad avere una responsabilità e un onore così grande. Lo ha raccontato la stessa Pellegrini in un’intervista, e presto lo scoprirà. Ieri l’annuncio ufficiale: è lei l’atleta azzurra che rappresenterà l’Italia come portabandiera alle Olimpiadi di Rio 2016. Un’altra donna, un’altra bionda, un’altra sportiva dalla faccia pulita e dalla determinazione incrollabile. La Pellegrini, che ha vinto due medaglie olimpiche (argento ad Atene 2004 e oro a Pechino 2008) sarà la quinta donna portabandiera della storia italiana.


Emozionatissima, Federica vive questa possibilità come un onore immenso. Che arriverà, tra l’altro, il giorno del suo compleanno: la cerimonia di apertura delle olimpiadi di Rio 2016 è prevista per il 5 agosto, quando la bionda nuotatrice compirà 28 anni. Che la scelta del portabandiera alle olimpiadi 2016 sarebbe ricaduta su di lei era nell’aria da tempo. “E’ stata una scelta a furor di popolo e mi scuso se ci siamo attardati fino all’ultimo per questa decisione ma volevo essere all’infinito sicuro che non poteva essere che lei ad avere l’onore di essere portabandiera – ha dichiarato il presidente del Coni, Giovanni Malagò – Sono molto felice perché anche se ci sono quasi 30 anni di differenza, Federica ha l’età delle mie figlie, siamo cresciuti insieme“. Lei invece in conferenza stampa ha commentato “Il mio nome è comparso tante volte fra le papabili ma per scaramanzia non ci ho mai fatto caso. Fino a ieri non ho voluto credere a niente. E’ un’emozione forte. La mia carriera è stata fatta di alti e bassi, non solo sportivi. Ho perso la strada, l’ho ritrovata, ho perso persone importanti ed altre ne ho trovate. A Rio porto la voglia di combattere sempre. Qualsiasi cosa succeda nella vita e nello sport“. Concetti ribaditi dall’atleta veneta anche sui social, che ha utilizzato come canale per festeggiare con i fan la grande notizia.

Il grande amore supera la morte: lo conferma la scienza

L’amore supera tutto, anche la morte: una di quelle frasi che si possono trovare in  un romanzo rosa, in una fiaba per bambini o nel bigliettino di un amante un po’ banale. Invece è il risultato di una ricerca scientifica appena pubblicata sulla rivista Psychological Science, condotta tra gli altri da Kyle Bourassa, ricercatrice in psicologia alla University of Arizona. Lo studio dimostra che l’influenza di un coniuge continua ad avere effetti positivi sulla vita dell’altro, anche dopo la propria morte. “Le persone che ci sono state vicino nel corso della nostra vita –  spiega Kyle Bourassa – continuano a influenzare la nostra qualità della vita anche dopo la loro morte. Abbiamo scoperto che la qualità della vita di un vedovo o di una vedova risente dell’influenza del coniuge deceduto proprio come se questi fosse ancora in vita“.


Lo studio è partito dall’osservazione dei dati forniti dallo Study of Health, Ageing, and Retirement in Europe (Share) analizzando 80 anziani di 18 Paesi europei. Ricerche precedenti avevano sottolineato come la qualità della vita di uno dei due partner influisca positivamente su quella dell’altro e sull’affinità di coppia. Il benessere fisico e psicologico di due persone che si amano sembra essere quindi interdipendente. In particolare uno studio della Routgers University pubblicato nel 2014 aveva dimostrato come il benessere della donna sia fondamentale nella vita del partner e nella stabilità della coppia, mentre non è stato dimostrato il contrario. Questa nuova analisi si è spinta più in là, scoprendo che anche dopo la morte di uno dei due il vedovo o la vedova ottiene un’influenza positiva dal grande amore del partner deceduto. I dati riguardano 546 coppie in cui uno dei partner era morto durante il periodo dello studio e 2566 coppie in cui entrambi i partner erano viventi. Il risultato è che l’affinità di coppia dopo la dipartita di uno dei due coniugi è scientificamente indistinguibile da quella tra due innamorati entrambi viventi, indipendentemente da età, stato di salute o anni di matrimonio.


Ciò che conta, a quanto pare, è solo un legame intimo, forte e indissolubile tra due persone: quello che, al di fuori delle ricerche scientifiche, chiamiamo semplicemente “amore“.

Léa Seydoux posa per Louis Vuitton

Pareti grezze tinteggiate di rosa. Cavalli eleganti in posa naturale davanti l’obiettivo del fotografo e una vegetazione ricca sullo sfondo: bastavano questi tre ingredienti per rendere avvincente la campagna Travel di Louis Vuitton  ma, invece, gli addetti ai lavori hanno voluto arricchire cotanta bellezza con il viso delicato e perfetto di Léa Seydoux rendendo tutto incantevole.

 

La campagna Travel di Louis Vuitton è stata scattata in Messico

La campagna Travel di Louis Vuitton è stata scattata in Messico

 

La campagna è ambientata nel Ranch progettato dall'architetto messicano  Luis Barragan

La campagna è ambientata nel Ranch progettato dall’architetto messicano Luis Barragan

 

 

Gli scatti, siglati dal fotografo Patrick Demarchelier vedono al centro della scena la nuova musa della maison, l’attrice francese Seydoux (che per l’occasione ha indossato gli abiti della collezione Pre – Fall 2016 n.d.r.) che stringe tra le mani le borse Capucines e City Steamer declinate in diverse tonalità, meravigliose nelle variante color block.

 

In questi scatti Léa Seydoux presenta la collezione Capucines

In questi scatti Léa Seydoux presenta la collezione Capucines

 

L'attrice francese, stringe tra le mani il modello City Steamer

L’attrice francese, stringe tra le mani il modello City Steamer

 

 

L’iconica City Steamer,  nacque nel 1901 e venne utilizzata come borsa da viaggio dalle donne dell’ alta borghesia. Oggi, rivisitata la sua veste, la City Steamer è una perfetta borsa da città, adatta ad essere abbinata a qualsiasi look.

Il modello Capucines, prende il nome dalla via parigina dove Gaston -Louis Vuitton volle aprire la sua prima boutique, nel 1854. Dal design essenziale, la borsa racconta tutta l’eleganza che il marchio coltiva da sempre.

La campagna pubblicitaria Travel di Louis Vuitton, sarà pubblicata sulle riviste di settore a partire da giugno.

I rischi per la sicurezza dell’Internet of Things

La gamma e il numero di “cose” connesse a internet è davvero stupefacente, tra queste telecamere di sicurezza, forni, sistemi di allarme, baby monitor e le auto. Ogni cosa sta andando on-line, in modo che possa essere monitorata e controllata in remoto su Internet.
I dispositivi IoT (Internet of Things) incorporano sensori, interruttori e funzionalità di registrazione che raccolgono e trasmettono i dati attraverso la rete internet.
Alcuni dispositivi possono essere utilizzati per il monitoraggio, l’utilizzo di Internet per fornire aggiornamenti di stato in tempo reale. Dispositivi come condizionatori o serrature consentono di interagire e controllare in remoto.
Mentre i dispositivi IoT promettono benefici, introducono anche rischi rispetto alla nostra privacy e sicurezza.


La maggior parte delle persone ha una comprensione limitata delle implicazioni di sicurezza e privacy dei dispositivi IoT. I produttori che sono “primi sul mercato” (prime to market) sono premiati per lo sviluppo di dispositivi a basso costo e nuove funzionalità con poco riguardo per la sicurezza o la privacy.
Al centro di tutti i dispositivi di internet degli oggetti è il incorporato un firmware che è il sistema operativo che fornisce i comandi e le funzioni del dispositivo.
Anche i più grandi produttori di router a banda larga spesso utilizzati componenti firmware insicuri e vulnerabili.
I rischi collegati agli “oggetti in rete” sono aggravati per la loro natura altamente accessibile, così, oltre a soffrire di problemi simili a quelli router a banda larga, i dispositivi IoT devono essere protetti contro una vasta gamma di minacce attive e passive.


Tra le minacce attive dobbiamo considerare che i dispositivi IoT sono spesso collegati alla rete e sono collocati in luoghi da cui possono accedere e controllare altre apparecchiature di rete.
Questa connettività potrebbe consentire agli “aggressori” di utilizzare un dispositivo IoT compromesso per bypassare le impostazioni di sicurezza della rete e lanciare attacchi contro altre apparecchiature di rete come se fosse “dall’interno”.
Molti dispositivi collegati in rete utilizzano password di default e hanno limitati controlli di sicurezza, così chi riesce a trovare un dispositivo non sicuro on-line può accedervi. Recentemente, un gruppo di ricercatori di sicurezza informatica sono anche riusciti a “penetrare” un’autovettura, il cui sistema si basava come unica misura di sicurezza sui numeri di identificazione del veicolo (VIN) facilmente accessibili (e prevedibili).
A differenza di minacce attive, le minacce passivi riguardano la raccolta e la conservazione dei dati degli utenti privati da parte dei produttori. Questo perché i dispositivi IoT sono “sensori di rete” e si basano sui server del produttore per fare l’elaborazione e l’analisi.
Quindi, gli utenti finali possono liberamente condividere tutto, da informazioni di credito a dati personali.


I dispositivi IoT possono “conoscere” un numero enorme di informazioni sul”utente.
Dispositivi come il Fitbit (che monitora lo stato di salute e i dati biologici e agonistici) può anche raccogliere dati da utilizzare per valutare il merito assicurativo della persona.
L’indefinita memorizzazione dei dati da parte di terzi è una preoccupazione significativa. L’entità dei problemi connessi con la raccolta dei dati è appena venuta alla luce.
Così come la concentrazione dei dati di un utente privato sul server di rete diventa anche un bersaglio particolarmente appetibile per i criminali informatici. 
Compromettendo solo i dispositivi di un singolo produttore, un hacker potrebbe ottenere l’accesso a milioni di dettagli delle singole persone in un attacco.


Il vero problema non sono i dispositivi in sé – anche utili, e qualche volta necessari – né la loro programmazione, ma il fatto che in definitiva, come utenti, siamo in balia di produttori. La storia dimostra che i loro interessi non sono sempre allineati con i nostri. 
Il loro ruolo è quello di ottenere nuovi strumenti e prodotti appetibili dal mercato nel modo più economico e più rapidamente possibile.
La maggior parte dei dispositivi possono essere utilizzati solo con il software del produttore.Tuttavia poche informazioni sono fornite su quali dati vengono raccolti o quale sia la modalità di conservazione, con quali tempi, per quale durata e con che scopo.
Quindi, se davvero vogliamo l’ultimo dispositivo uscito sul mercato, e riteniamo che ci serva e ci sia utile, almeno, prima, poniamoci qualche domanda, questa si certamente utile (meglio se preventivamente) a noi stessi ed a tutela della nostra privacy.


-Chiediamoci se i benefici superano i rischi per la privacy e la sicurezza.
-Chi ci fornisce il dispositivo? Sono conosciuti e forniscono un supporto adeguato?
-Hanno una informativa sulla privacy facile da comprendere e chiara?
-Come usano e proteggono i nostri dati?
-Se possibile, cercare un dispositivo con una piattaforma aperta, non limitata ad un solo servizio. Che sia in grado di caricare i dati su un server di nostra scelta.
Alle volte una semplice e banale ricerca su Google del tipo “[il tuo nome del dispositivo] è sicuro?” Perché cerchiamo sempre colori, caratteristiche, prezzo. Ma quasi mai ci occupiamo di verificare se – per caso – i ricercatori di sicurezza e gli utenti hanno già sperimentato quel dispositivo e rinvenuto problemi (spesso gravi) proprio in materia di dati.

Louis Vuitton. Atelier d’Asnières riapre le sue porte

L’anima di maison Louis Vuitton, aprirà le sue porte al pubblico con l’intento di far ammirare agli estimatori del marchio, tutto il savoir-faire che la casa di lusso parigina ha impiegato nel corso della sua storia.

Dal 1859 l’atelier d’Asnières, situato a qualche chilometro a nord-est di Parigi, rappresenta una leggenda per Louis Vuitton. Un luogo dove la creatività ha preso forma in magnificenze che oggi vengono apprezzate in tutto il mondo a distanza di anni dalla loro creazioni.

 

Gli interni della mostra curata da Judith Clark (fonte lvmh.fr)

Gli interni della mostra curata da Judith Clark (fonte lvmh.fr)

 

 

Le icone della casa, come il bauletto Speedy o i bauli da viaggio monogrammati, hanno transitato nei meandri di questo grande atelier, prima di avventurarsi in nuove storie.

La mostra, curata da Judith Clark, è suddivisa in gruppi tematici: relazione con i clienti, il Monogram, globalizzazione, natura, l’avanguardia etc…

 

L'atelier d’Asnières riapre le sue porte con una mostra che omaggia il savoir-faire della maison (fonte myluxury.it)

L’atelier d’Asnières riapre le sue porte con una mostra che omaggia il savoir-faire della maison (fonte myluxury.it)

 

 

L’esposizione, aprirà i battenti dal 23 aprile al 15 maggio 2016 per poi riaprire in un secondo momento dal 28 al 29 maggio 2016.

Per prenotare la visita clicca qui

 

 

Fonte cover louisvuitton.it

Scarpe Primavera/Estate 2016: tutte le tendenze moda

Tra le tendenze moda per la Primavera/Estate 2016 non potevano mancare le scarpe. Importantissime nel guardaroba di ogni donna, tantissime sono le proposte che hanno sfilato sulle passerelle. Tra i fashion trends per la bella stagione troviamo sandali con tacco grosso, scarpe flat con lacci e sandali da gladiatore.

Suggestive, iconografiche, le scarpe proposte nelle collezioni P/E 2016 si distinguono per forme e modelli: ce n’è per tutti i gusti, dalle platform con tacco vertiginoso alle ballerine fino a sandali extra piatti. Ironiche, come le pantofole da indossare rigorosamente con calzino bianco, e sensuali, tanti sono i modelli must have per scarpe originali e glamour.

Suggestioni futuriste sono state protagoniste delle scarpe proposte da Chanel, mentre un mood orientale e vagamente Nineties ha sfilato da Louis Vuitton, in un défilé dedicato ai manga: qui occhi puntati sui sandali con suola a carrarmato. Tacco impreziosito da ricami e stampe barocche per Dolce & Gabbana, in una collezione interamente pensata per omaggiare le bellezze italiane. Tacco platform e decorazioni viste da Giambattista Valli, mentre la delicata eleganza di modelli flat ha sfilato da Salvatore Ferragamo.

scarpe gucci dda

Gucci



Christian Dior

Christian Dior




SFOGLIA LA GALLERY:



La scarpa bassa riscopre una carica seduttiva forse spesso sottovalutata: suggestioni etniche e tribal hanno caratterizzato le collezioni di Alberta Ferretti, Trussardi, Etro, Valentino e molti altri. I sandali bassi con lacci diventano un nuovo passepartout nonché must have incontrastato di stagione. I sandali a listini e tacco alto continuano ad ottenere consensi: largo a lacci che salgono fino alla caviglia e oltre, modello gladiatore. Li abbiamo visti in passerella praticamente ovunque, da Balmain ad Angelo Marani, da Roberto Cavalli a Julien MacDonald, solo per citarne alcuni. Alessandro Michele da Gucci riscopre il monogramma della maison e propone dei modelli dal fascino vagamente retrò: ma il mocassino lascia i talloni scoperti, trasformandosi in un irriverente sabot. Espadrillas di lusso viste da Oscar de la Renta, mentre la pantofola viene declinata in chiave fashion da Tommy Hilfiger, Lacoste e molti altri.

Salvatore Ferragamo

Salvatore Ferragamo



(Tutte le foto sono tratte da Marie Claire)

(Foto cover Harper’s Bazaar)


Potrebbe interessarti anche:
Borse Primavera/Estate 2016: tutte le tendenze moda

Cosa serve per trasformare la propria casa in una smart home?

Le smart home stanno diventando sempre più intelligenti e sempre più integrate. La domotica è un mercato in continua espansione e gli avanzamenti sono velocissimi. Secondo le proiezioni di Transparency Market Research il mercato della domotica varrà 21.6 miliardi di dollari a livello globale per il 2020.
Le offerte di prodotti per la domotica sono sempre più variegate ed è difficile capire quando un prodotto è di qualità o meno. Questi sono tra i migliori prodotti sul mercato in diverse categorie.


Nest Learning Thermostat


Il meglio per una smart home


Questo nuovo e innovativo termostato permette di impostare in modo perfetto la temperatura della propria casa. Per una settimana bisogna regolarlo manualmente per permettergli di apprendere la nostra routine poi il software inizierà a prevedere le nostre necessità.
Nest capisce quando c’è qualcuno in casa e usa anche la posizione del vostro telefono per spegnersi o accendersi a seconda delle vostre necessità. Il termostato può essere impostato da una semplicissima app disponibile su tutti gli smartphone. Nest oltre ad essere comodissimo vi farà risparmiare energia e potrete visualizzare il vostro risparmio sulla vostra app.


Bose Soundtouch 520


Il meglio per una smart home


Bose è una delle marche migliori da anni per i soundsystem e i suoi prodotti sono sempre eccellenti. Il Bose Soundtouch 520 non è solo eccellente ma anche intelligente. Il sistema di hometheater capisce l’acustica della vostra stanza e regola il proprio sistema di conseguenza. Non importa se avete tappeti o pavimento in legno il vostro suono sarà solido in qualunque caso senza nessuno sforzo. Come se non bastasse potrete trasmettere in wireless la vostra musica da qualunque dispositivo o stazione radio internet. Il dispositivo, inoltre, può essere collegato ad altri dispositivi per avere la stessa musica in ogni stanza della vostra casa o una musica differente in ogni stanza.


Sculture d’acqua in titanio e acciaio di Giacomini Design


Il meglio per una smart home


La linea di sculture d’acqua in titanio e acciaio di Giacomini Design ha rivoluzionato il concetto di rubinetto. Innanzitutto ogni singolo rubinetto è un’opera d’arte così come un concentrato di tecnologia.
La tecnologia mira a creare una “esperienza emozionale”: ogni scultura potrà essere governata tramite comandi Wi-Fi, touch o vocali.
L’apertura di un rubinetto avviene tramite un semplice tocco, la temperatura può essere regolata o tramite Wi-Fi, ad esempio con una app dal proprio telefono, o direttamente dalla maniglia della scultura dove una ghiera illuminata cambierà colore a seconda della temperatura. Tutto è regolabile e programmabile in ogni minimo dettaglio.

Ilariusss. Il lusso di un copricapo ironico e surreale

“Il cappello è come un punto alla fine di una frase “. Non potrebbe utilizzare definizione migliore, Ilaria Soncini, per definire il suo brand.

I suoi cappelli sono vere opere d’arte che toccano l’ingegno teatrale. Cuori, labbra e pon pon: il copricapo Ilariusss non conosce banalità.

100% Made in Italy, le sue creazioni sono confezionate artigianalmente da mani esperte che  esaltano la naturale bellezza dei suoi cappelli.

 

Ilariusss collezione FW 16-17

Ilariusss collezione FW 16-17

 

 

Ilaria, cosa dovremmo sapere di te?

Sono una sognatrice romantica ed una eterna bambina. Amo sorprendermi e sorprendere. Non sopporto la noia e le cose scontate. Mi hanno detto che sono stata un pirata nella scorsa vita, vivendo senza un vero scopo. In questa  vita, sento di dover dedicare tutto il mio tempo alla mia più grande passione che è creare cappelli, per poter lasciare un segno creativo concreto.

 

Ilariusss: come ha inizio la storia del tuo brand?

Ilariusss nasce a Berlino con la mia carissima amica Sofia, tra immaginazioni e travestimenti. Ci divertivamo a creare cappelli che potessero vestire il corpo. Ci ispiravamo al teatro di Victoria Chaplin e al mondo surreale dell’impossibile. Ilariusss è nato sognando un mondo assurdo.

 

Cappelli teatrali per la designer Ilaria Soncino

Cappelli teatrali per la designer Ilaria Soncini

 

 

Tre aggettivi per definirti.

Leale, creativa e appassionata.

 

Tre aggettivi per definire Ilariusss.

Ironico, elegante e surreale.

 

La tua fonte d’ispirazione.

Il teatro, le favole dei bambini e i miei amici.

 

La corrente surrealista ispira le collezioni di Ilaria Soncino

La corrente surrealista ispira le collezioni di Ilaria Soncini

 

 

La tua personale definizione di cappello.

“Il cappello è come un punto alla fine di una frase “.

 

 

Il tuo presente.

So finalmente chi sono e cosa voglio.

 

Ilariusss collezione FW 16-17

Ilariusss collezione FW 16-17

 

 

Il tuo futuro.

So esattamente cosa vorrò, me lo sono prefissata lo scorso anno a Roma grazie ad una persona speciale che mi ha aiutato a capirlo. Voglio un Atelier dove si possano realizzare cappelli per spettacolo, teatro, vetrine, moda e dove lavorino un team di persone appassionate. Sto lavorando per raggiungere questo obiettivo, so che riuscirò in un modo che non mi è ancora stato svelato, ad arrivarci.

 

 

Per maggiori informazioni www.ilariusss.com

 

 

Photo courtesy Ilaria Soncini

 

 

“Urban Seventies” la collezione autunno inverno 2016-2017 di Antonio Grimaldi

Antonio Grimaldi PAP FW  16

Antonio Grimaldi PAP FW 16




« New York è riuscita a produrre la cultura della congestione e, inoltre, è riuscita a esprimere la tecnologia del fantastico, un ideale che forse ha poco a che vedere con le regole della composizione architettonica ma che, in effetti, riesce a produrre manufatti edilizi certamente non meno interessanti di quelli che escono dalle accademie, vecchie o nuove, delle nostre scuole di architettura »

 

Rem Koolhaas, architetto olandese, scrive così parlando della Grande Mela nel suo saggio-manifesto “Delirious New York”.

Nonostante non sia il frutto di una pianificazione ponderata la metropoli statunitense , con la sua congestione di forme e stili, ha dato comunque origine alla contemporaneità.
 

Sintetizzando il suo pensiero con termini semplici, possiamo affermare che Koolhaas è un grande sostenitore dell’architettura di rottura: il suo forte messaggio è “fanculo contesto!”. Paradossale è che il distacco dal contesto architettonico preesistente alle sue creazioni sia frutto di un’attenta analisi della composizione architettonica, della tradizione, della trasparenza e dell’etica.


Antonio Grimaldi PAP FW 16

Antonio Grimaldi PAP FW 16




 

Nascono da questo contesto complesso le creazioni del designer Antonio Grimaldi, che prende spunto dalle forme di Koolhaas per la sua collezione ready-to-wear autunno inverno 2016-2017: abiti che seguono e accompagnano il corpo, tubini sotto il ginocchio, linee fascianti in cady tecnico che ricordano lo sportswear, reinterpretato con una nuova sensualità. Lasciando intravedere la schiena grazie ai tagli misurati ad incastro e ad un mix di texture come il neoprene e reti metalliche, per un effetto tromp l’oeil sperimentale.

 

Minidress in velluto dalla forma svasata, in damasco o in organza lavorata con la lana. Lo stilista propone capi dall’effetto urban design con inserti in plissé soleil.

Realizza cappe con tessuti tinti e sfumati, stampate o dall’effetto macchiato.

 

Nei longdress, must della collezione, prevalgono i colori metallici, il lamé, l’oro sfumato sul verde turchese, o ancora le stampe che evocano i giardini pensili tipici delle architetture urbane dei grattacieli di Koolhaas. Nella palette cromatica non mancano il bianco e il nero assoluti, il rosso rubino e il green musk, fino al giallo ocra.

Evocazioni seventies per i pantaloni a zampa in velluto, in tweed di lana o in bouclé black and white, come nel chiodo, e paillettes metalliche smoke grey color ,si accostano a velvet jacket lavorate.

 

Texture e colori dei paesaggi urbani e tagli ispirati all’architettura: questi i tratti salienti della donna Antonio Grimaldi autunno inverno 2016.

 

 

 

 

 

 

Beyoncé lancia “Lemonade”: un visual album inatteso e autobiografico

Inaspettato e autobiografico. Intriso di rabbia e rancore. Un racconto in rima (che parla di tradimenti e bugie) confidato a milioni e milioni di fans in tutto il mondo.

Lemonade” di Beyoncé è una trappola per traditori. È un visual album che sbatte in faccia la dura realtà dei rapporti malati. La regina dell’ R&B, pare non abbia digerito il tradimento del marito Jay-Z e usa la musica, il suo regno, per spiattellare in faccia il suo risentimento e sbugiardare in anteprima il suo consorte.

 

QueenB indossa un abito in chiffon di Roberto Cavalli (fonte themarysue.com)

QueenB indossa un abito in chiffon di Roberto Cavalli (fonte themarysue.com)

 

 

Lemonade è stato pubblicato poche ore prima del sorgere del sole, il 24 aprile scorso ed è stato accompagnato da uno speciale dalla durata di 60 minuti, andato in onda su HBO. In sole 48 ore dalla pubblicazione sulle piattaforme digitali, l’album ha fatto registrare vendite per  milioni di copie worldwide.

Lemonade, non è solo musica, ma anche glamour. Si, glamour allo stato puro. QueenB non sorprende: sbalordisce!  La moda incontra un’icona della musica mondiale e il risultato è sorprendente.

Messaggi inequivocabili e scenografia a parte, il successo di Lemonade passa anche attraverso  i look griffatissimi. Dall’abito in chiffon giallo di Peter Dundas per Roberto Cavalli al tuxedo broccato abbinato a sandali platform di Alessandro Michele per Gucci.

 

Lunghe trecce e gioielli tribali per Beyoncé (fonte independent.co.uk)

Lunghe trecce e gioielli tribali per Beyoncé (fonte independent.co.uk)

 

 

E poi ancora, da  vera gangstar, indossa una maxi fur Hood By Hair e leggings e top crop della linea Yeezy Season 1 del collega ed amico Kanye West.

L’album, vede anche la partecipazione di un cast stellare. In Sorry la pluripremiata Serena Williams indossa un abito di Brandon Maxwell mentre l’attrice e cantante Zendaya Coleman nel brano Redemption, veste un look di Phelan di Amanda Phelan, l’ex designer della linea knitwear di Alexander Wang.

Tra le griffe scelte dalle stylist Bea Åkerlund e Marni Senofonte meritano di essere citate anche Marc Jacobs e Givenchy Haute Couture.

 

 

 

 

 

 

Fonte cover  awesomelyluvvie.com

Uno dei sequestratori di Abu Omar sarà estradato

Sabrina De Sousa, una ex dipendente della CIA, sarà estradata in Italia per il caso Abu Omar, il predicatore musulmano, terrorista, rapito e torturato dagli americani.


Abu Omar, al secolo Hassan Mustafa Osama Nasr, è stato prelevato per strada a Milano da degli agenti della CIA il 17 febbraio 2003 mentre andava in moschea, il prigioniero è stato portato prima in Germania poi in Egitto su di un aereo privato. A Il Cairo è stato torturato per quasi 7 mesi e poi liberato.


Il rapimento faceva parte del programma denominato “extraordinary rendition” grazie al quale gli americani catturavano sospetti terroristi in tutto il globo per portarli in paesi compiacenti che permettevano la tortura, non permessa in USA. Gli stati compiacenti erano la Siria di Bashar al-Assad, l’Egitto di Hosni Mubarak e la Libia di Muammar Gheddafi tra gli altri.


Il programma è iniziato sotto Clinton ma è stato dopo l’11 settembre, quindi sotto la presidenza Bush che i rapimenti sono diventati sistematici. Il rapimento di Abu Omar, ad esempio, ha avuto luogo una settimana prima dell’invasione americana dell’Iraq in un momento in cui gli americani cercavano disperatamente un qualsiasi collegamento tra gli attentati dell’11 settembre e Saddam Hussein.


La CIA e i servizi italiani credevano che Abu Omar finanziasse Abu Musab al-Zarqawi, che operava nel nord dell’Iraq e che successivamente fondò al-Qaeda in Iraq che si trasformò successivamente in Daesh. Abu Omar era sospettato sia dal SISMI che dalla CIA stesso organizzando un attentato su un autobus pieno di studenti americani che frequentavano uno scuola internazionale a Milano.


Il team della CIA fece moltissimi errori. La CIA credeva di essere coperta dal SISMI su indicazione di Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio ma le cose andarono male: uno donna vide il rapimento e lo denunciò alla polizia e come se non bastasse quando Abu Omar fu liberato telefonò alla moglie e gli raccontò tutto, non sapendo che il telefono era sotto controllo. Ora i magistrati avevano tutto quello di cui avevano bisogno per istruire un processo.


A causa della stretta collaborazione tra CIA e SISMI inizialmente furono incriminati anche due agenti italiani prima che le loro azioni vennero dichiarate segreto di stato.
Il team della CIA, poi, si mosse in modo tragicomico lasciando una serie infinita di telefonate. Dopo il rapimento si intrattennero nei migliori hotel di Milano, organizzarono una festa in un hotel al mare per una delle componenti del team poi tornarono a visitare hotel a 5 stelle come il Danieli di Venezia.


Tutti gli spostamenti furono scoperti ma gli agenti non usarono i loro nomi per cui i membri del team sono rimasti sconosciuti tranne i militari che gestirono il volo e i responsabili degli uffici di Roma e Milano: Jeffrey Castelli, Robert Seldon Lady e Sabrina De Sousa.
La protezione però data ad un agente operativo della CIA con una copertura diplomatica non è la stessa data a un diplomatico vero e proprio, quindi non esiste immunità dalla giustizia ordinaria.


Lady è stato condannato in contumacia, la sua casa è stata sequestrata e si è rifugiato a Panama dove è stato brevemente detenuto a seguito di un mandato d’arresto internazionale.
De Sousa, nonostante non fosse in Italia al momento del rapimento, è stata condannata per aver finalizzato gli accordi con gli egiziani per la tortura di Abu Omar.


Nessuna delle persone implicate ha passato un solo giorno nelle patrie galere né, tantomeno, nessuno ha pagato un milione di euro ad Abu Omar come imposta dai giudici.
Un risarcimento ironico considerando che Abu Omar è stato condannato in Italia per terrorismo.


Il governo italiano ha sempre cercato di far passare il caso in secondo piano, Mattarella ha recentemente graziato due degli operativi, Castelli e il comandante dell’aviazione che ha trasportato Abu Omar fuori dall’Italia e gli agenti italiani coinvolti oltre ad aver accorciato la sentenza di Lady.


Nessuno nel governo, inoltre, ha mai spinto per l’estradizione sperando che il caso si risolvesse in un nulla a breve ma De Sousa ha rotto le uova nel paniere.
La De Sousa, infatti, ha deciso di visitare i suoi parenti in Portogallo nonostante sapesse che la sua libertà era a rischio qualora avesse deciso di viaggiare in Europa. Puntualmente all’aeroporto di Lisbona è stata fermata e i suoi passaporti (USA e Portogallo) sono stati sequestrati.


Il Portogallo ha agito in base al mandato d’arresto inoltrato dalle autorità italiane all’Europol e ora l’Italia non ha ha altra scelta se non quella di continuare con le procedure per l’estradizione. L’unica sua possibilità è quella di essere graziata dal presidente Mattarella.

New York celebra la cucina italiana

Ci sono cose alle quali non si può rinunciare facilmente, neanche in vacanza: tra queste, al primo posto si trova la cucina italiana. Ci si adatta al letto un po’ scomodo in albergo, a uno spostamento più lungo del previsto, alla calca, al clima così diverso da casa propria, ma a un cattivo abbinamento cibo vino proprio no. E così l’italiano in vacanza all’estero, magari dopo aver provato e anche apprezzato la cucina locale, finisce inevitabilmente per entrare in un ristorante italiano. Ma come trovare quello giusto? A New York ci pensa l’Italy-America Chamber of Commerce (Iacc) che stila la lista dei migliori ristoranti italiani nella Grande Mela. I parametri da valutare sono diversi: l’uso di prodotti genuini DOP o IGP, un ottimo abbinamento cibo vino con bottiglie italiane, l’uso di olio extravergine di oliva 100% made in Italy. Infine, la cortesia e la buona conversazione con i clienti sono un ottimo lasciapassare per ottenere la prestigiosa certificazione “Ospitalità Italiana“.


Quest’anno sono 25 i ristoranti selezionati dall’Italy-America Chamber of Commerce per ottenere il marchio di qualità in una cerimonia ufficiale al Metropolitan Pavillion a Manhattan. “Gli obiettivi del progetto sono quelli di supportare e valorizzare i ristoranti italiani nel mondo, creare un network che consenta la realizzazione di eventi per valorizzare i territori di provenienza dei prodotti tipici, utilizzare la rete RIM per garantire l’autenticità dei marchi DOP e IGP, promuovendo le nostre eccellenze“, ha spiegato il segretario generale Iacc, Federico Tozzi. “Noi come Italy America Chamber of Commerce – ha aggiunto – siamo impegnati 360 giorni all’anno per monitorare e verificare che gli standard ‘Ospitalita’ Italiana’ siano rispettati“.


I ristoranti certificati “Ospitalità Italiana” negli Usa sono oltre 300, portabandiera della cucina italiana nel Paese a stelle e strisce. Come educatori del gusto, proprietari e cuochi di questi ristoranti italiani sentono una vera responsabilità verso i preziosi prodotti e le centenarie ricette che utilizzano e che reinventano in versione contemporanea, senza mai snaturarle. “L’importanza di queste sentinelle del made in Italy in territorio americano e’ notevolissima – ha sottolineato il presidente di Iacc Alberto Milani – poiché svolgono una continua educazione del consumatore Usa al cibo e vino tricolore“.

La comunicazione politica in Italia

Rimaniamo spesso affascinati dalla politica anglosassone, e in particolar modo da quella made-in-usa. Primarie, competizione, serie tv che ci mostrano storie e professioni che possiamo solo immaginare. E ci facciamo un’idea – anche della società americana – che in realtà è molto diversa dalla realtà.
Da West Wing a House of Cards a Scandal, il cittadino spettatore “beve” quasi acriticamente quella realtà e finisce con il ritenere che “quella sia la politica”, così dovrebbe essere, o peggio che davvero anche in America la politica sia fatta in quel modo.
Torniamo a parlare della politica americana per vari motivi, e cogliendo almeno due occasioni.
La prima è la “lunga corsa” delle primarie che si esaurirà in estate, con le convention, e con la definizione di chi saranno i due candidati accreditati (in realtà sono molti di più, ma parliamo di quelli che hanno chance concrete di essere eletti) alla presidenza.


La seconda è un episodio passato un po’ in sordina e che ci riguarda direttamente: Matteo Renzi ha assunto come “stratega” per la campagna referendaria sulle riforme istituzionali Jim Messina.
Andiamo con ordine. Le primarie americane sono il long-show della politica americana. Cominciano con le elezioni di medio termine (in realtà in sordina ben prima, ed anche gli accordi per le mid-term sono da leggersi in questa proiezione) – due anni prima delle presidenziali – e tendono a definire prima tutte le possibili candidature, per poi assottigliare la schiera dei candidati, accorpare e mettere insieme le forze (e le risorse) in vista della sfida vera e finale, che tecnicamente dura tre mesi, da settembre al 4 novembre.


Ogni giorno arrivano da oltreoceano notizie, informazioni, spigolature, che fanno di quella campagna una vera e propria campagna elettorale globale.
Il sistema e il meccanismo sono anche voluti, dal momento che il presidente degli Stati Uniti è anche definito – più che altro giornalisticamente – “il capo del mondo libero”. Affermazione che nasce durante la guerra fredda, in contrapposizione con il blocco sovietico, e che oggi assume una dimensione se possibile anche più planetaria, con i nuovi e trasversali regimi, totalitarismi minori, e le numerose minacce terroristiche. Senza entrare nel merito, questa accezione si riferisce a questa visione del mondo.


La politica americana è costosissima, proprio perché professionale e fatta da professionisti.
Il grande non-protagonista della politica americana sono le lobby, che non sono quello che vediamo e quello che ci rappresentano. Nella realtà sono semplici “associazioni di interessi”. Tra le prime dieci della politica americana vi sono quelle ambientaliste, quelle delle energie alternative, quelle degli insegnanti. Che normalmente raccolgono fondi e spostano voti anche maggiori rispetto ai lobbisti del petrolio o del “trio morte” (armi, alcool, tabacco). Esistono leggi severissime sui finanziamenti elettorali, per una tangente anche piccola si va in galera davvero, mentre da noi non si approva una legge sul lobbismo – anche se basterebbe estendere il codice etico presso il Parlamento Europeo – lì le lobby dichiarano in maniera trasparente chi finanziano e con quanto.



Questo professionismo crea professionisti. Che si specializzano in quello che fanno.
Nella campagna per la rielezione del presidente Barack Obama, Stephanie Cutter, Jen O’Malley Dillon, e Teddy Goff hanno sperimentato nuovi sistemi e policy di costruzione del consenso che hanno consentito la costruzione e conduzione di una campagna senza precedenti per capire, raggiungere e collegarsi con il maggiorn numero di Americani mai raggiunto da una campagna.


Conclusa quell’esperienza hanno costruito una start-up del valore di 1,2 miliardi di dollari in 19 mesi e hanno creato creato nuovi strumenti di data-driven per raggiungere il pubblico giusto con i giusti messaggi: sono oggi la più efficace società di strategia e analisi di metadati sociali.
Stephany Cutter nasce come assistente del senatore Kennedy, per poi ricoprire vai incarichi sempre nel settore comunicazione sino a tutta la presidenza Clinton e la campagna Kerry, trasferendosi nel settore della comunicazione politica privata durante l’amministrazione Bush, e rientrare nell’amministrazione pubblica con Obama di cui è stata vice capo campagna.


Jean O’Malley Dillon ha lavorato come Vice Campaign Manager per la campagna di rielezione del presidente Obama, supervisionando la più grande organizzazione nella storia delle campagne presidenziali.
Teddy Goff era il direttore digitale per la campagna di rielezione del presidente Obama, ed era il coordinatore della squadra nazionale di 250 persone che si occupavano di social media, e-mail, web, pubblicità online, organizzazione on-line. Sotto la guida di Teddy, Obama per l’America ha raccolto più di 690 milioni di dollari e registrato più di un milione di elettori on linea, ha costruito un’identità digitale tra Facebook e Twitter seguita da circa 100milioni di persone, ha generato oltre 133 milioni di visualizzazioni video, e con oltre 100 milioni di dollari spesi in pubblicità online ha gestito il più grande programma del genere nella storia politica.



Perché raccontare queste storie. Perché quel grado di professionalizzazione nasce da due fattori.
Il primo, è dedicarsi a tempo pieno a questo tipo di attività, e il secondo, è farlo in un quadro normativo chiaro e trasparente.
Da noi invece va sempre più di moda la “collaborazione gratuita” o collaterale, che significa “tu fai la campagna a me e io ti faccio vincere quella gara e avere quel contratto”.
Questo approccio parte da un errore di fondo: non aver compreso – da parte di chi fa politica – in che era geologica della comunicazione siamo. Perché significa esportare quel modello che funzionava negli anni sessanta, settanta e ottanta per cui facevi l’addetto stampa gratis, e poi venivi assunto in Rai o in un determinato giornale. O altre volte eri giornalista formalmente presso una testata (spesso di partito) ma in realtà facevi il portavoce o il collaboratore di questo o quello.
Sono fatti noti, è inutile nascondersi dietro un dito.


Questo retaggio di metodo, che la politica si porta dietro, non tiene appunto conto del modo in cui è cambiato il mondo. E che in un certo professionalismo richiede specializzazione. E questa specializzazione richiede una dedizione specifica e full time alla conoscenza della nuova comunicazione politica che è fatta di analisi dei flussi e dei metadati.
E così avviene che quando hai poi bisogno di queste professionalità, da Monti a Renzi ti rivolgi a presunti onniscienti guru americani, “garanzia di successo” su un modello in cui loro hanno potuto specializzarsi, e che si ritiene che nessuno “da noi” sia altrettanto bravo.
E tuttavia non è così. Ciascuno è figlio della cultura sociale e politica del proprio paese.
Importare un sedicente guru – il caso Monti lo dimostra ampiamente – non solo non è garanzia di successo, ma anzi… perché non puoi importare una politica ed un approccio di comunicazione se di quella comunità e sintassi politica non fai parte in prima persona.


E ci sono tante realtà, piccole, medie, poco conosciute, che al di là e ben oltre la fuffa che spesso naviga in rete, sono veramente qualificate a fare comunicazione politica. Professionale e non improvvisata, e i metadati li sanno leggere sul serio.
Peccato poi si trovino sempre più spesso a lavorare ed essere valorizzati all’estero.
Anche questa è fuga di cervelli.

Flaminia Barosini: un brand ispirato dalla natura

Flaminia Barosini nasce a Roma nel 1987. Dopo il diploma in Design del Gioiello allo IED, si trasferisce a Londra per qualche mese dove frequenta  il prestigioso Central Saint Martins College of Arts & Design.

Nello stesso anno lancia sul mercato il suo omonimo brand con la collezione Irregular. Seguiranno, successivamente, Second Skin e Creepers: la collezione 2015 ispirata completamente al mondo della natura e dei rampicanti.

La collezione 2016, Synapses, racconta la maturità stilistica che Flaminia ha acquisito negli anni, con linee pure ed un linguaggio fluido.

In questi giorni, la designer romana sta lanciando la sua quinta collezione Origins.

 

DSC_6054p

 

 

 

Flaminia, raccontaci la tua passione per i gioielli.

Ho sempre avuto un debole per gli accessori, fin da piccola.

Quindi qualche anno fa mi sono iscritta all’Istituto Europeo di Design al corso di Design del Gioiello per intraprendere un percorso di studi che ha poi segnato la mia esistenza facendomi avvicinare sempre di più a quello che oggi definirei il mio mondo.

 

Descrivici il tuo estro creativo in tre aggettivi.

Femminile, originale ed elegante.

 

Cerchietto con nastro della linea Origins

Coroncina con nastro della linea Origins

 

 

 

Da cosa trai ispirazione?

La natura mi fornisce costanti spunti per dar vita ad oggetti che non abbiano una forma riconoscibile ma che la assumono una volta indossati.

 

Il tuo mentore.

Trovo moto interessanti le sculture di Arnaldo Pomodoro, ma non ho un vero e proprio mentore.

 

DSC_6014p

 

La tua giornata tipo.

Purtroppo o per fortuna non ho una giornata tipo.

Il mio è un lavoro in costante movimento e credo sia questo il valore aggiunto che condisce con un pizzico di pepe le mie giornate.

Mi occupo di tutto ciò che concerne la parte creativa del mio brand.

In ordine sparso mi occupo della prototipia, fase creativa durante la quale do vita alla collezione sotto forma di sculture in cera.

E ancora: produzione e fase di riproduzione seriale dei pezzi in metallo in seguito alla fusione a cera persa. Lavoro i gioielli a mano uno per uno.

Seguo il sito e le foto, con un team di grafici  e fotografi che mi affiancano.

Il tutto alternato da fiere ed eventi che ci vedono protagonisti.

 

Orecchini della linea Origins by Flaminia Barosini

Orecchini della linea Origins by Flaminia Barosini

 

 

Il tuo gioiello cult.

Lo chevalier, l’anello da mignolo per eccellenza.

 

L’accessorio che non indosseresti  mai.

Il mio detto preferito è mai dire mai. Molto spesso, con il tempo, mi sono dovuta ricredere sui miei gusti.

 

DSC_6060p

 

La tua sfida.

Il mio lavoro è una continua sfida, quando si parla di creatività non si sa mai che riscontro potrà avere una collezione sul pubblico.

Quindi ci sono sempre stimoli nuovi che mi aiutano a sfidare i miei limiti.

 

Il tuo presente.

Oggi siamo in fase di lancio della mia quinta collezione “Origins” quindi incrociamo le dita.

 

Il tuo futuro.

Speriamo di  riuscire ad ampliare il nostro mercato. Passo dopo passo, stiamo facendo tutto ciò che crediamo sia necessario per raggiungere il nostro obbiettivo.

 

 

Per maggiori informazioni www.flaminiabarosini.com

 

 

 

Photo courtesy Ufficio Stampa

 

 

 

 

Borse Primavera/Estate 2016: tutte le tendenze moda

Tante sono le tendenze moda per la Primavera/Estate 2016, direttamente dalle passerelle. Mai come ora gli accessori sono stati tanto importanti: largo quindi a borse e scarpe coloratissime, declinate nelle forme e nei modelli più bizzarri. La moda per la stagione primaverile predilige borse di varia forma: ce n’è davvero per tutti i gusti, dalle proporzioni maxi alle clutch fino ai modelli più originali.

E se Jeremy Scott ha portato sulla passerella di Moschino inedite borse a forma di segnali stradali, Au Jour Le Jour hanno fatto un tuffo al supermarket, facendo sfilare borse a forma di fustino del detersivo. Originali, bizzarre, strane: le borse vengono incontro a qualsiasi esigenza e abbracciano il gusto anche di chi ha voglia di osare.

Kate Spade ci fa sognare con nuance vitaminiche e suggestioni Pop, per clutch declinate nei modelli e nelle forme più incredibili. Olympia Le Tan omaggia l’Oriente, mentre da Betsey Johnson sfila un inedito cubo di Rubik. Classicità in passerella da Prada e Giorgio Armani, mentre Tommy Hilfiger propone una collezione che trae ispirazione, anche negli accessori, dalla Giamaica e da stampe floreali e colori fluo.

Prada

Prada



Emporio Armani

Emporio Armani



Torna la logo-mania: se una volta il logo veniva guardato con diffidenza, ora diventa uno dei fashion trend di stagione. L’abbiamo visto in passerella da Lanvin e Gucci: Alessandro Michele riporta in auge la cifra stilistica della celebre maison italiana, proponendo diversi modelli in coccodrillo con il classico logo. Dolce & Gabbana omaggiano le bellezze italiane portando sulla passerella borse impreziosite da ricami floreali e modelli che omaggiano nelle stampe le ceramiche di Caltagirone e Santo Stefano di Camastra.

SFOGLIA LA GALLERY:



Le tendenze prevedono colori vitaminici e forme che coniughino creatività e comfort. Frange e suede si alternano a pelle e coccodrillo; i modelli altamente scenografici cedono il passo al rigore ma senza perdere di vista la stagione primaverile, che pretende cromie vivaci. Righe e quadretti, stelle e stampe si alternano nelle sfilate, per una Primavera/Estate piena di fantasia.


Kate Spade

Kate Spade



Gucci (Photo by Venturelli/Getty Images)

Gucci (Photo by Venturelli/Getty Images)



(Tutte le foto sono tratte da Marie Claire)


Potrebbe interessarti anche:
Fashion trends Primavera/Estate 2016: il tè nel deserto

SS Ayrfield: la nave-relitto trasformata in una foresta di mangrovie

Una vecchia imbarcazione di 105 anni ed arrugginita, ospita una giovane foresta di mangrovie.

La bellezza della natura incontra una costruzione di ferro ossidato divenendo un’opera d’arte a cielo aperto. Come nella migliore tradizione dadaista, la nave, un tempo utilizzata come rifornimento per le truppe statunitense di stanza nell’Oceano Pacifico, oggi accoglie a sé una piccola foresta galleggiante come un contenitore di vita dopo anni di disuso.

 

La foresta di mangrovie galleggiante nella baia di Homebush, Sidney (fonte siviaggia.it)

La foresta galleggiante di mangrovie nella baia di Homebush, Sidney (fonte siviaggia.it)

 

 

La SS Ayrfield (questo è il nome dell’imbarcazione) fu costruita nel 1911 nel Regno Unito e registrata in Australia, precisamente a Sidney, l’anno successivo.

L’imponente stazza di 1.140 tonnellate, risente oramai dell’usura del tempo ma non per questo, oggi, risulta meno splendente che mai.

 

Una vecchia nave si trasforma in una bellissima foresta di mangrovie (fonte siviaggia.it)

Una vecchia nave si trasforma in una bellissima foresta di mangrovie (fonte siviaggia.it)

 

 

La baia di Homebush, nella parte ovest di Sidney, ospita un’eccellente e sorprendente opera della natura che supera l’ingegno umano. Dal 1972, Homebush Bay è un cantiere adibito alla rottamazione di navi inutilizzate e risulta sorprendente come la natura riesca con immane bellezza, a riprendersi i luoghi che le appartengono.

 

 

Fonte cover coolturehunter.it

Tough Boy – Fashion Editorial

TOUGH BOY – FASHION EDITORIAL



Photographer: Miriam De Nicolo’


Model: Federico Tripoli

Stylist: Valentina Pavani


Grooming: Manuel Montanari


Hair: Mattia Flora


Location: Arona, Lago Maggiore

Backstage: Nasario Giuberga


Maglione Mitchum Industries – pantalone Shirt Studio – trench e cintura Lariulà – Occhiali Eye Love





A sinistra giacca Stella Jean – bretelle Mitchum Industries – t-shirt Zara Man – occhiali David Marc





Pantalone Alessandro Dell’Acqua – camicia Shirt Studio – giacca Stella Jean – Luca Pagni eyewear





Sx completo Obvious Basic – camicia Plùs que ma Vìè – occhiali Eye Love – dx maglione Mitchum Industries – trench Lariulà 





T-shirt Zara Man – Luca Pagni eyewear





A sx Occhiali David Marc – giacca Stella Jean – sx maglione Mitchum Industries – pantalone Shirt Studio – Occhiali Eye Love





Occhiali David Marc – t-shirt Zara Man- giacca Stella Jean





Sx dolcevita Angelo Frentzos – pantalone bretelle Tela Genova – stivaletto Lariulà – dx camicia Shirt Studio – giacca Stella Jean 





Sx Eyewear Angelo Frentzos – pantalone bretelle Tela Genova – dx  completo Obvious Basic – camicia Plùs que ma Vìè –









Giacca Stella Jean – t-shirt Zara Man – occhiali David Marc – bretelle Mitchum Industries  – dx Giacca Stella Jean – camicia Shirt Studio – Luca Pagni eyewear





Camicia Giampiero Colombo – scarpe A.Testoni- Luca Pagni eyewear 

Victoria’s Secret dice addio alla linea beachwear

Aria di crisi in casa Victoria’s Secret? Sembrerebbe proprio di si.

Gli “angeli” del marchio più hot d’America, dovranno rinunciare (si spera per il momento), alla linea beachwear.

In attesa dell’annuncio ufficiale che si attende per il prossimo mese, si inizia a delineare la causa principale di tale decisione da ricondurre al calo di vendite che il marchio subisce oramai da tempo.

È la fine di un’era?

 

Candice Swanepoel posa per la collezione mare 2015 di Victoria's Secret

Candice Swanepoel posa per la collezione mare 2015 di Victoria’s Secret (fonte fashiontimes.it)

 

 

L’addio alla linea mare, ha prodotto come conseguenza il taglio dei posti di lavoro che, secondo il Daily Mail, toccherebbe circa 200 dipendenti.

Alla luce dei fatti, il brand vedrebbe così il ridimensionamento delle linee, prevalendo quelle che producono maggiori introiti e cioè: Victoria ‘s Secret Lingerie, PINK e Victoria’s Secret Beauty.

Solo l’anno scorso, l’azienda americana annunciò  con orgoglio il giro d’affari prodotto dalla linea beachwear con  500 milioni di euro d’incassi pari al 6,5% delle vendite totali.

Secondo i beneinformati  la linea mare potrebbe essere sostituita dalla linea VS Sport,  garantendo così  i posti di lavoro, scongiurando l’ipotesi di licenziamento.

Ventidue anni di successi sottolineati da fisici statuari. Victoria’s Secret ha sicuramente il merito di aver lanciato: Candice Swanepoel, Heidi Klum, Gisele Bündchen, Adriana Lima, Alessandra Ambrosio e Tyra Banks.

 

 

 

Fonte cover fashiontimes.it

 

LOOK OF THE DAY- COACHELLA STYLE

È l’evento più glamour in assoluto degli ultimi anni: il Coachella Festival monopolizza l’attenzione dei media e dei fashionisti di tutto il mondo. Chi conta non può assolutamente mancare: ecco quindi volti noti, celebrities di tutto il mondo, modelle e icone fashion, in primis fashion blogger.

Largo a look di ispirazione hippie e suggestioni folk: il trend prevede boho-chic d’ordinanza per capi rigorosamente stile Seventies. Largo al Bohemian Style, rivisitato in chiave contemporanea: frange, pizzo e crochet, stampe paisley o cachemire, pantaloni a zampa d’elefante, stivali da cowboy e kimono. Ma largo anche a gonnellone in stile hippie e caftani che sembrano direttamente presi in prestito da una comune anni Settanta. Queste sono alcune delle chiavi di ispirazione per un look festival, perfetto per copiare gli outfit sfoggiati nel festival californiano.

E se non manca chi da sempre adora elementi grunge o di ispirazione Nineties, come Katy Perry, le top model del momento hanno invece sfoggiato crochet vedo non vedo in chiave super sexy, come Kendall Jenner, o kimono a stampa paisley, da indossare anche sopra hot pants. Qui un pezzo sui look esibiti durante il primo weekend dell’edizione 2016 della manifestazione.



Tra i look boho-chic e la musica indie, ecco le protagoniste assolute di quest’edizione del Festival più trendy al mondo: ancora una volta sono le fashion blogger, che hanno monopolizzato l’attenzione, dettando ancora una volte le regole in fatto di stile. Dalla sempreverde Chiara Ferragni, che ha sfoggiato una coroncina insieme alla sorella Valentina, alla bellissima Kristina Bazan fino a Chiara Biasi. Protagonista d’eccezione anche la sempre splendida Cindy Crawford.

(Immagini tratte da Trendfortrend)


Potrebbe interessarti anche:
Lo stile di Gala Gonzalez

Jennifer Aniston è la donna più bella del mondo secondo People

A 47 anni, l’ ”amica” d’America Jennifer Aniston è stata incoronata dalla rivista People, la donna più bella del 2016; questo riconoscimento, peraltro, le è stato riconosciuto 12 anni fa, quando la bella attrice aveva solo 35 anni e vantava una vita amorosa un po’ turbolenta.

La sua, è una bellezza naturale. Il suo sorriso è contagioso ed è raggelante per chi è sempre un passo dietro di lei.

La Rachel della fortunatissima serie TV Friends ne ha fatta di strada durante il suo cammino professionale. La sua storia lavorativa include commedie cinematografiche molto apprezzate: “Una settimana da Dio” (2003), “E alla fine arriva Polly” (2004), “Ti odio, ti lascio, ti…” (2006), “Io & Marley” (2008), “La verità è che non gli piaci abbastanza” (2009), “Mia moglie per finta”(2011), “Come ammazzare il capo e vivere felici”(2011), “Come ti spaccio la famiglia” (2013) e Mother’s Day (2016) solo per citarne alcune.

 

Jennifer Aniston interpretava Rachel nella serie TV americana "Friends" (fonte independent.co.uk)

Jennifer Aniston interpretava Rachel nella serie TV americana “Friends” (fonte independent.co.uk)

 

 

La Aniston è attualmente una delle attrici hollywoodiane più pagate, introiti assicurati da magistrali interpretazioni. Grazie alla pellicola “The Good Girl “ è stata candidata per un Independent Spirit Award come migliore attrice protagonista e nel dramma “Cake” (2014), ha ricevuto una nomination per il Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico.

Nel  2007, la rivista Forbes l’ha inserita nella top ten delle donne più ricche dello spettacolo, posizionandola al decimo posto con un patrimonio di 110 milioni di dollari.

 

Jennifer Aniston al suo primo ruolo drammatico atico in CaKe (fonte jenniferaniston.altervista.org)

Jennifer Aniston al suo primo ruolo drammatico in “CaKe” (fonte jenniferaniston.altervista.org)

 

 

Con la proclamazione di “Donna più bella del mondo”, la Aniston onora tutte le bellezze over. Il suo fascino, di certo “colorato” dalle sue origini elleniche, è disarmante. La frizzante attrice e produttrice americana (è co-fondatrice dal 2008 della società di produzione Echo Films) può vantare una bellezza naturale: una chioma liscia e lucente, occhi azzurri e pelle levigata che non lascia trasparire alcun segno del tempo.

 

Jennifer Aniston ha smentito le voci del presunto tradimento del marito Justin Theroux

Jennifer Aniston ha smentito le voci del presunto tradimento del marito Justin Theroux

 

 

Archiviata oramai da tempo, la relazione (e i bisticci mediatici) con l’ex Brad Pitt che la tradì dopo solo cinque anni di matrimonio l’attrice con Angelina Jolie, oggi la Aniston è legata sentimentalmente a Justin Theroux, sposato in gran segreto il 5 agosto 2015 nella sua villa privata a Beverly Hills.

 

 

Fonte cover cyber-breeze

Lo stile di Gala Gonzalez

Fascino spagnolo, bellezza acqua e sapone e stile inconfondibile: Gala Gonzalez è oggi una delle icone di stile più famose e influenti del fashion biz. Dj, modella, designer e socialite, ha raggiunto la fama internazionale grazie al suo blog, amlul.com. Trendsetter ante litteram dall’eleganza effortlessy-chic, la bella Gala ha uno stile invidiabile.

Ora residente a Londra, la blogger ha posato anche come modella per numerose campagne pubblicitarie di brand del calibro di Loewe, H&M e Mango, per cui è stata anche designer di una esclusiva linea di accessori. Regina incontrastata dello street style, presenza fissa nei front row delle sfilate più importanti, i suoi look incantano ad ogni fashion week. Sempre impeccabile, ogni suo outfit è copiatissimo.

Fascino europeo e grinta da vendere, l’icona di stile è nata il 16 marzo 1986 a Coruña, in Galizia. Gala Gonzalez è considerata la capostipite delle fashion blogger spagnole. La moda le scorre nel DNA, essendo nipote del designer spagnolo Adolfo Domínguez. La fama a livello internazionale arriva nel 2007, quando Gala fonda amlul.com, il suo blog in cui condivide quotidianamente consigli di stile, pillole di eleganza e un diario fotografico dall’appeal intrigante.

(Foto Elle Spain)

Gala Gonzalez è nata il 16 marzo 1986 a Coruña, in Galizia (Foto Elle Spain)



(Foto Amlul)

Blogger, socialite, dj e modella, Gala Gonzalez è una icona di stile (Foto Amlul)



Gala a Roma (Foto Amlul)

Gala Gonzalez in uno scatto che la ritrae a Roma (Foto Amlul)



(Amlul)

Gala Gonzalez ha raggiunto la fama internazionale con il suo blog, amlul.com (Foto Amlul)



Dal 2003 la bella blogger risiede a Londra, dove studia Moda alla University of the Arts London. Gala Gonzalez vanta numerose collaborazioni alle spalle: dal 2007 lavora come creative director della Linea U di Adolfo Domínguez. Nel settembre 2009 lancia la sua prima collezione Music Collection sempre per Adolfo Domínguez. Nel giugno 2010 diviene il volto di Loewe, insieme ad icone del calibro di Louis Simonon, Peaches Geldof, Tricia Ronane e Ben Cobb. Posa inoltre come modella per H&M, Mango, Corello, Guerreiro e AG in Brasile. Comparsa su oltre 20 pubblicazioni internazionali del calibro di Vogue, Elle, Marie Claire, Harper’s Bazaar, collabora attivamente con Vogue Spain, che nel 2009 l’ha incoronata it girl nazionale. Nel marzo 2012 diventa testimonial Veet in Spagna.

Amlul

La it girl ha posato come modella per diversi brand, da H&M a Mango (Foto Amlul)



a New York

Regina dello street style e presenza fissa nei front row, Gala Gonzalez incanta ad ogni fashion week



Gala per Superga (Foto Amlul)

Gala per Superga (Foto Amlul)



Gala ad Art Basel Miami 2014 (Foto Amlul)

Gala ad Art Basel Miami 2014 (Foto Amlul)



Gala (Foto Harper's Bazaar Spagna)

Gala è nipote dello stilista spagnolo Adolfo Domínguez (Foto Harper’s Bazaar Spagna)



Naturalmente chic e aggraziata, il suo stile spazia dal minimalismo ad elementi che mettono in risalto la femminilità. Largo a total white, pumps e impalpabili abiti in chiffon dalle spalline sottili, ma anche tanto colore, che la it girl predilige sia nei look da giorno che sul red carpet. Tra i suoi designer preferiti Christian Dior, Roberto Cavalli, Calvin Klein Collection, Gucci, Hugo Boss. Il suo è uno stile fortemente europeo e sofisticato, incentrato su un minimalismo moderno, cosmopolita, versatile, contemporaneo. Grande ricercatezza, per le borse l’icona di stile ha mostrato più volte una predilezione per Louis Vuitton.

Gala per le vie di Madrid (Foto Amlul)

Gala per le vie di Madrid (Foto Amlul)



Gala alla Paris Fashion Week A/I 2015 (Foto Trendycrew)

Gala alla Paris Fashion Week A/I 2015 (Foto Trendycrew)



(Vogue Spain)

Gala Gonzalez nel 2009 è stata incoronata it girl nazionale da Vogue Spain



Amlul

La it girl è apparsa sui magazine più famosi, tra cui Vogue, Elle, Marie Claire, Harper’s Bazaar



Amlul

Uno stile europeo, versatile e minimale per l’icona di stile (Foto Amlul)



(Foto cover alixdebeer.com)


Potrebbe interessarti anche:
Lo stile di Iris Apfel

Rosa Castelbarco presenta Globe Collection: una collezione ispirata dal cielo

L’asse Milano – New York, si è dimostrato un crocevia formativo molto importante per Rosa  Castelbarco che, dopo una laurea alla Cattolica di Milano e un’esperienza alla N.Y Film Accademy, ha fondato il suo omonimo brand.

Globe Collection, la sua ultima collezione, è ispirata dal cielo. Eleganti e leggeri, i suoi bijoux prendono forma attraverso globi e catene sottili.

Ad aprile la collezione, il modello SOLE, creato da un unico cerchio, ampio e ben definito, protagonista del gioiello. La collana è composta da una lunga catena dorata alla quale viene sospesa la sfera, abbinata ad orecchini e bracciale.

Con LOU si raddoppiano i globi, concatenandosi l’uno dentro l’altro, con un intreccio perfetto, in contempo ricco e light.

Le sfere si moltiplicano nel numero magico, e diventano 3 nel modello ZOE, due piccole, ed una grande, con il materiale satinato dando un tocco più luminoso.

Con LALLA cerchi e sfere si alternano, dando un tocco giocoso e molto light ai suoi pezzi, mentre in  ADA la linea si alterna tra  ovali lisci e satinati, creando specchi di luce dorati.

 

Globe Collection by Rosa Castelbarco

Globe Collection by Rosa Castelbarco

 

 

 

Chi è Rosa Castelbarco?

Designer di gioielli milanese, 29 anni, che nel gennaio 2014 ha fondato il proprio marchio a suo nome.  Lo stile del marchio rispetta lo stile della designer: essenziale, semplice e contemporaneo: less  is more!

 

 

Un ricordo che ti lega al tuo omonimo brand.

Sicuramente il fatto che la rosa del logo è uno schizzo che aveva fatto Guttuso per mia zia. Quindi è una storia di famiglia che si tramanda. Così come la passione per il mondo del bijoux che ho ereditato dalla mia nonna.

 

Globe Collection modello Ada

Globe Collection linea Ada

 

 

Tre aggettivi per definire il tuo marchio.

Essenziale, geometrico, leggero.

 

 

La tua musa ispiratrice.

Mia nonna che era una donna molto elegante, sapeva mixare gioielli di famiglia ad oggetti più informali con un gusto fantastico. Non sovraccaricava mai i suoi outfit con troppi sfarzi, ma sapeva essere al tempo stesso ricercata ed essenziale.

 

Globe collection modello Lalla

Globe collection linea Lalla

 

 

Il tuo mentore.

Mia mamma, mi ha trasmesso il senso del dovere, a non arrendermi mai e ad impegnarmi.

 

 

Mai senza…

Un mio gioiello, ovviamente!

 

 

Il tuo ieri.

Ho avuto un’infanzia bellissima. Sono cresciuta in una casa in campagna coi miei genitori, mio fratello e i miei nonni. Tanta natura e tanti animali.

 

Globe Collection linea Sole

Globe Collection linea Sole

 

 

Il tuo presente.

Vivo a Milano, dove lavoro al mio marchio accompagnata in quest’avventura da validi professionisti, artigiani, addetti stampa.

 

 

Il tuo futuro.

Mi piacerebbe continuare a svolgere il lavoro che amo, ingrandire il marchio all’estero, e tornare a vivere in campagna. Fare avanti indietro per la città e… avere dei figli!

 

 

Per maggiori dettagli www.rosacastelbarco.com 

 

 

 

Photo courtesy Press office

 

Marc-Antoine Coulon: lo charme dell’illustrazione di moda

A volte un tratto elegante di matita riesce a compiere una vera magia, trasmettendoci tutto lo charme che da sempre appartiene al patinato mondo della moda. Ecco che l’allure di donne bellissime, che ammiccano con sguardo sicuro, ci trasporta in una dimensione quasi onirica, che profuma di veli e abiti da gran soirée, gioielli preziosi e ciprie: pochi riescono a trasmettere tutto ciò con la maestria di Marc-Antoine Coulon.

In principio era René Gruau, celebre illustratore di moda che entrò nei libri di storia. Coulon, giovane ricco di fascino e personalità, ne è l’erede legittimo. Classe 1974, origine italiana, Marc-Antoine è nato praticamente con la matita in mano, e già all’età di due anni disegnava. Il suo tratto e la sua anima rappresentano con delicata eleganza la bellezza sofisticata di icone della moda e del cinema, da Catherine Deneuve a Inès de la Fressange, sua musa amatissima, a China Machado. Nomi celebri del fashion biz e stilisti del calibro di Gianni Versace, Karl Lagerfeld e Jean-Paul Gaultier -solo per citarne alcuni- vengono immortalati con impressionante dovizia di particolari. Ma ciò che trasborda la mera illustrazione è la capacità innata in Coulon di rappresentare l’anima dei personaggi che ritrae.

Una carriera in inarrestabile ascesa, Marc-Antoine Coulon vanta innumerevoli pubblicazioni su magazine prestigiosi, tra cui Madame Figaro, Vanity Fair, Vogue Spain, Vogue Paris, Lui Magazine, L’Officiel de la Mode e Amica, solo per citarne alcuni. Essere ritratti da lui è un privilegio: se una volta vi erano i ritrattisti di corte, oggi celebrities e vip sgomitano per essere immortalati dalla sua matita.

marc

Marc-Antoine Coulon è nato nel 1974



marc Catherine Deneuve in Palace Costes n55  Marc-Antoine Coulon

Catherine Deneuve in Palace Costes n55 © Marc-Antoine Coulon



marc china

China Machado © Marc-Antoine Coulon



Una carriera che inizia per affinità elettiva: Coulon si accostò al mondo del disegno grazie alla figura di Gruau. Ossessionato dai lavori di quest’ultimo, che vide per la prima volta in uno dei primi numeri di Madame Figaro, rimase affascinato da quel mondo, e lo scelse come sua professione futura. Influenzato dalla prima fase artistica di Andy Warhol, ma anche da Antonio Lopez, Costance Wibaut, Just Jaeckin e Mauro Balletti, all’inizio della sua sfavillante carriera Marc-Antoine lavorava con il fratello per conto di alcuni cantanti francesi e realizzava dei poster. Ritrasse anche una bellissima Mina.

Un’estetica che spazia dalla musica al cinema alla moda, la sua peculiarità è una minuziosa ricerca e attenzione certosina per i dettagli. Nessuno riesce ad omaggiare la femminilità come lui, attraverso i colori, le forme e uno stile fluido ed elegante. Magia e sentimento pervadono i suoi ritratti. Coulon ha alle spalle collaborazioni con maison del calibro di Gucci, Dolce e Gabbana, Hermès e molte altre. Ora che il mondo si è accorto del suo talento, l’artista è stato meritatamente catapultato nell’olimpo del fashion biz.


SFOGLIA LA GALLERY:




E saranno le origini italiane, di cui l’illustratore è assai fiero, ma pochi come lui oggi riescono a far rivivere attraverso i suoi schizzi il glamour imperituro della Dolce Vita, con ritratti di attori come l’intramontabile Mastroianni. Fascino ribelle, a Marc-Antoine Coulon non manca le physique du rôle: con quel fascino francese ricorda il bel Jean-Paul Belmondo. Appassionato e stakanovista nel suo lavoro, dietro le sue meravigliose illustrazioni vi è un rituale ben preciso: la sua creatività parte da un semplice cartoncino bianco rigido, inchiostro o acquerello. La creazione dei suoi bozzetti vede fasi iniziali alquanto complicate, semplificate successivamente attraverso un sapiente gioco di mano. Dinamiche, ricche di pathos eppure semplici, con le sue illustrazioni Coulon cerca di raccontare una storia, senza usare le parole. E ci riesce benissimo: i suoi disegni immortalano l’anima dei soggetti, riuscendo ad arrivare dritto al cuore.

marc Marcello Mastroianni © Marc-Antoine Coulon

Marcello Mastroianni © Marc-Antoine Coulon



Marc-Antoine-Coulon-4

Marc-Antoine Coulon può essere considerato l’erede legittimo di René Gruau



marc an

Coulon ha origini italiane, evidenti nella sua capacità di rappresentare la Dolce Vita



marc antoine

Il glamour della moda rivive in schizzi pieni di fascino



(Foto cover Complot Magazine)


Potrebbe interessarti anche:
LOOK OF THE DAY: TALITHA GETTY

Viktor & Rolf in mostra a Melbourne

“Non è una retrospettiva, ma un’esibizione contemporanea che caratterizza le opere di Viktor & Rolf”, ha dichiarato Thierry-Maxime Loriot curatore della mostra “Viktor & Rolf: Fashion Artists” in mostra a Melbourne dal 21 ottobre prossimo a fine febbraio 2017.

 

Viktor &Rolf SS16 (fonte artribune.com)

Viktor &Rolf SS16 (fonte artribune.com)

 

 

La mostra vedrà in esposizione 35 capi couture fra cui alcuni abiti creati per l’occasione e una selezione di bozzetti originali dei designer, che per l’occasione vestiranno anche alcune bambole antiche, con abiti da collezione.

 

Ispirata da Vincent Van gogh. Collezione SS15 (fonte stylecurated.blogspot)

Ispirata da Vincent Van Gogh. Collezione SS15 (fonte stylecurated.blogspot)

 

 

Il progetto artistico è legato strettamente al progetto “Dolls” molto sentito dal duo di stilisti olandesi che già nel 2009 avevano progettato una gigante casa di bambole, la Dolls House,  nella quale erano esposte 50 diverse bambole vestite con capi iconici della maison.

 

Viktor & Rolf "Dolls House" (fonte popsugar.com)

Viktor & Rolf “Dolls House” (fonte popsugar.com)

 

 

La mostra si dimostra, pertanto, un riassunto del percorso creativo di Viktor Horsting e Rolf Snoeren, padri fondatori del marchio Viktor & Rolf nato nel 1993.

 

 

 

Fonte cover popsugar.com

Il meglio del design per la casa

Il design per la casa è in un periodo di grande ispirazione, abbiamo raccolto 4 delle novità più interessanti del panorama internazionale.


The Pierced Light di Castor Design





La società canadese è nata per sperimentare con il vetro soffiato con un occhio nei confronti delle forme organiche. Il corpo arrotondato in vetro è rifinito con un led interno e un inserto in rame, oro o cromo.
La lampada è creata con vetro soffiato e il vetro è sabbiato per rendere la luce più soffice.
Il tutto è fatto a mano e la lampada sembra una scultura minimale.


Barber & Osgerby per Mutina





I due designer Edward Barber e Jay Osgerby hanno creato due nuove linee di piastrelle per interno ed esterno dal design veramente unico.
La prima collezione, Puzzle, permette un numero altissimo di combinazione per un pavimento veramente unico.
A seconda di come sono posate o dei colori usati l’effetto può essere un semplice tono su tono o più drammatico.
Nella collezione ci sono otto famiglie cromatiche, quelle dai colori più neutri sono dedicate alle isole del nord: FarOer, Gotland, Aland, Anglesey o Skye mentre quelle dai colori più caldi alle isole mediterranee di Creta, Milo e Murano.
In ognuna di questa famiglie c’è una composizione di sei pattern in tre colori, un set di due pattern simmetrici in due colori chiamati Edge e tre variazioni di colori “solidi”.
La seconda collezione si chiama Mistral ed è creata pensando ai vecchi granai italiani dove le piastrelle di terracotta venivano messe sui bordi per aiutare la ventilazione. Queste piastrelle creano degli effetti di luce unici dando una tridimensionalità quasi scultorea.


Patricia Urquiola e Federico Pepe per Spazio Pontaccio





I due designer Patricia Urquiola e Federico Pepe hanno presentato al Milano Design Week Credenza, uno nuova collezione che unisce il senso del design moderno dellaUrquiola e le capacità grafiche di Pepe.
Ispirata alle vetrate delle chiese come il Duomo di Milano o la cattedrale di Cologna i due designer hanno creato dei mobili con vetro colorato disposto secondo pattern moderni. Una fusione di antico e moderno fatta a mano da artigiani italiani con una tecnica millenaria.


Sculture d’acqua in titanio e acciaio di Giacomini Design





Massimo Marzorati ha creato per Giacomini Design una linea di rubinetti unici ed esclusivi che vogliono emozionare attraverso le forme e non solo.
La tecnologia, infatti, è parte dell’esperienza emozionale: ogni scultura potrà essere governata tramite comandi Wi-Fi, touch o vocali.
L’apertura di un rubinetto avviene tramite un semplice tocco, la temperatura può essere regolata o tramite Wi-Fi, ad esempio con una app dal proprio telefono, o direttamente dalla maniglia della scultura dove una ghiera illuminata cambierà colore a seconda della temperatura.

Nina Yashar, il fascino del design

Il nome di Nina Yashar è molto noto nel panorama del design milanese. Fascino esotico e stile eclettico, la vita della dealer profuma di atmosfere bohémien e pregne di fascino. Il mercante, figura antica e quasi scomparsa oggi, rivive con Nina Yashar in chiave contemporanea.

Lei, definita la sacerdotessa del design, vanta una carriera dal respiro internazionale. Proverbiale il suo senso innato per lo stile, come anche la capacità di fiutare il bello in tutte le sue forme, aiutando anche nuovi talenti ad affermarsi nel panorama dell’arte contemporanea.

In bilico tra arte e design, ma anche tra diverse culture che si intersecano per dar vita ad un nuovo concetto di stile, Nina Yashar, considerata la Miuccia Prada del design, ha reso celebri le vetrine della galleria Nilufar, in via della Spiga. Nata a Teheran negli anni Cinquanta, nel 1963 Nina si trasferisce a Milano con la sua famiglia. Studia Storia dell’Arte all’Università Ca’ Foscari di Venezia e collabora fin da giovanissima col padre, grossista di tappeti antichi e moderni. Nina vanta numerose collaborazioni con designer e artisti, ma anche amicizie illustri, del calibro di Donna Karan, Stefano Gabbana e Domenico Dolce, Miuccia Prada e Marc Jacobs, tutti collezionisti delle opere da lei esposte.

NINA YASHAR

Nina Yashar, definita la Miuccia Prada del design, è nata a Teheran



NINA YASHAR NILUFAR

Nilufar è la galleria creata da Nina Yashar, situata in via della Spiga a Milano



(Foto The New York Times)

(Foto The New York Times)



Nilufar è la sua creatura: nata nel 1979, la galleria si distingue inizialmente per la ricerca di antichi e preziosi tappeti di area Persiana, Cinese, Indiana e Tibetana. Crogiolo di idee e vetrina per un nuovo concetto di lusso, caratterizzato da un occhio di riguardo per il multiculturalismo, Nilufar dagli anni Novanta si impone come un insostituibile punto di riferimento per chi ama il design: un ponte tra antico e moderno e una full immersion nell’arte contemporanea, per una visione innovativa e multiculturale del design, scevra da ogni etichetta e ricca di contrasti culturali, temporali e geografici.

Nilufar, Milano (Foto di Ruy Teixtera)

Nilufar, Milano (Foto di Ruy Teixtera)



nina nilufar

Uno spazio in cui arte, design e multiculturalismo si fondono



Nilufar (Foto di Ruy Teixtera)

Nilufar (Foto di Ruy Teixtera)



Notevole il fermento culturale attorno alla galleria, che organizza periodicamente mostre, pubblicazioni, progetti, offrendo anche uno spazio ai nuovi talenti. La gallerista è stata un’innovatrice: nel lontano 1980 Nilufar espose per la prima volta in Italia, nello spazio di via Bigli, i tappeti Kilim. Cinque anni più tardi fu la volta dei Gabbeh, i tappeti tessuti dalle tribù nomadi della Persia Meridionale. Nel 1989 la galleria si trasferì nella sede attuale di via della Spiga. Una tappa imperdibile per amanti del design e dello stile in genere.

(Foto cover Klat Magazine)


Potrebbe interessarti anche:
H&M Home sbarca in Italia

Balenciaga. A giugno la prima sfilata uomo

Balenciaga ha appena annunciato un’importante novità: il 22 giugno 2016, durante la settimana della moda parigina, presenterà per la prima volta la collezione uomo sulle passerelle.
Demna Gvasalia, lo stilista di origine georgiana che ha preso il posto di Alexander Wang dopo l’addio al marchio lo scorso ottobre, sembra voler sovvertire le regole della moda che vedono, negli ultimi tempi, l’unificazione delle sfilate a favore dello stile oramai molto osannato “gender-neutral” o, utilizzando una terminologia più arcaica, unisex.

 

balenciaga-uomo-pe-2016

Balenciaga. Collezione uomo P/E 2016 by Demna Gvasalia (fonte verycool.it)

 

 
La scelta di sfilare per la prima volta con la collezione menswear, segna un traguardo epocale per la maison francese che, dopo novantanove anni, concederà ai suoi estimatori di poter ammirare in anteprima la collezione, possibilità data in tutti questi anni solo a buyer e giornalisti su appuntamento.
Demna Gvasalia, finalista del fashion concorso ITS di Trieste nell’edizione ITS3 e laureato alla Royal Academy di Anversa con esperienze da Maison Margiela e Louis Vuitton, è anche il padre fondatore di Vêtements, un marchio estremamente contemporaneo che trae ispirazione dallo street style con contaminazioni stilistiche che unificano capi sportwears e sartoriali.

 

 

Fonte cover esquirehk.com

Salute femminile: da domani visite gratuite negli “ospedali in rosa”

Una giornata dedicata alla salute della donna: il 22 aprile, data di nascita di Rita Levi Montalcini, diventa un’occasione per informarsi, conoscere, prevenire le malattie e i problemi di salute delle donne. La Giornata nazionale dedicata alla salute della donna, istituita dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, è promossa da Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) e segue il motto “Chiedi, conosci e previeni“. Tantissimi ospedali in Italia, contrassegnati dal bollino rosa (l’elenco è consultabile sul sito ufficiale di Onda) offriranno visite mediche ed esami strumentali gratuiti, consulti e risposte a domande sulla salute femminile, sulla gravidanza, sulla cura dei neonati.


Le aree specialistiche coinvolte sono sono: diabetologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia, ginecologia e ostetricia, malattie cardiovascolari, malattie metaboliche dell’osso, neurologia, oncologia, reumatologia, senologia e sostegno alle donne vittime di violenza. “Migliorare l’accesso delle donne al Servizio Sanitario Nazionale, promuovere l’informazione sulle diverse patologie femminili per garantire un progresso nella Medicina di genere, sono tra gli obbiettivi dei 248 ospedali con i Bollini Rosa“, spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda. L’iniziativa andrà avanti fino al 28 aprile, coprendo un’intera settimana detta (H)Open Week. La giornata inaugurale si aprirà con il Laboratorio Gestazionale, un evento a Roma in cui si discuteranno le azioni da realizzare nei prossimi anni per tutelare la salute delle donne. Articolato in 10 tavoli su temi diversi, il laboratorio coinvolgerà associazioni di settore, esperti del Ssn, professionisti del mondo dei media, associazioni di cittadini.


Tante le associazioni di settore che si sono schierate a favore di iniziative come questa, tra cui Federfarma che domani offrirà a tutte le donne una misurazione gratuita della pressione arteriosa e che ha inaugurato lo spazio informativo virtuale “Lo sai mamma?“. Sul sito di Federfarma si potranno infatti consultare le schede informative relative a problemi e malattie del neonato e del bambino, in collaborazione con l’Istituto Irccs di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e l’Associazione culturale pediatri. “La farmacia è molto sensibile al tema della salute femminile – afferma la presidente della federazione titolari, Annarosa Racca – perché ogni giorno vi entrano con fiducia oltre 2 milioni di donne, che cercano consigli e risposte per soddisfare le proprie esigenze di salute, ma anche e soprattutto quelle dei loro familiari. Dalla nostra esperienza quotidiana risulta infatti che sulle donne pesa la responsabilità della salute della famiglia e che le donne pensano più alla salute dei propri cari che alla loro. Ben venga, quindi, una giornata per sensibilizzare le donne sui loro diritti di cura e sui doveri di prevenzione“.

Donne e tecnologia: Microsoft incentiva la formazione con il progetto Nuvola Rosa

Si chiama Nuvola Rosa il progetto di Microsoft dedicato alle donne che vogliono lavorare nell’ambiente digitale, presentato oggi a Roma. Giunto alla quarta edizione, Nuvola Rosa si dedicherà quest’anno al sud Italia, e in particolare a tre città: Bari, Napoli e Cagliari. Nelle giornate tra il 9 e il 13 maggio, mille ragazze italiane e straniere tra i 17 e 24 anni potranno seguire dei seminari gratuiti a tema donne e tecnologia. Dai social media al personal branding, dal marketing allo storytelling, i corsi offriranno una panoramica completa delle competenze da sviluppare per poter lavorare efficacemente sul web.


Dopo Firenze, Roma e Milano, protagoniste delle passate edizioni, Nuvola Rosa si dedica quest’anno alle grandi città meridionali per permettere alle loro donne di aprirsi al mondo digitale e cercare lavoro nel web. Durante i seminari, infatti, laureande e neolaureate potranno partecipare ai colloqui con le aziende partner e ottenere concrete offerte di lavoro. In Italia la presenza femminile nelle aziende informatiche raggiunge appena il 28-30% del totale, e va peggio nelle startup. Nelle aziende di nuova creazione le donne sono solo il 13,1%. “Tra il 2013 e il 2025 – racconta l’amministratore delegato di Microsoft Italia Carlo Purassanta – la Commissione UE stima la disponibilità di 2,3 milioni di posti di lavoro nelle scienze e nell’ingegneria, eppure noi stessi troviamo grosse difficoltà a reperire risorse femminili con competenze in questi ambiti“.


Con progetti come Nuvola Rosa di Microsoft, o Crescere in Digitale di Google e Unioncamere (rivolto a partecipanti di entrambi i sessi) l’Italia si apre a nuovi mercati e sperimenta nuove opportunità di lavoro per i suoi giovani.

È morto Prince, genio della musica

Ad appena 57 anni si è spento Prince. A darne per primo la notizia il sito Tmz. La popstar simbolo degli anni Ottanta è stata trovata morta intorno alle 9.43 di questa mattina nella sua residenza in Minnesota, dove aveva anche sede il suo studio di registrazione. Tuttavia le cause del decesso non sono ancora chiare: pare infatti che possa essersi trattato di un incidente o di morte violenta. La polizia ha aperto un fascicolo per accertare i fatti.

All’anagrafe Prince Rogers Nelson, il cantante era nato a Minneapolis il 7 giugno 1958 da una famiglia di jazzisti. Una carriera prolifica che lo ha visto musicista, cantante, attore, regista, tante sono le hit entrate nella storia della musica, a partire da Purple Rain, oltre 100 milioni gli album venduti. Arguto sperimentatore, la sua musica era un mix di generi diversi, dal soul al pop, dal rock psichedelico al funk, con accenni di jazz.

Dal debutto, nel 1978, alle dispute con le case discografiche, in primis la Warner Bros, Prince era un genio della musica, poliedrico, irrequieto, ribelle, provocatorio. Un fisico androgino e una sottile sensualità, la popstar, che non sfiorava il metro e sessanta vantava un lungo carnet di conquiste amorose, che includevano la splendida Kim Basinger. Nel 1996 il dramma della morte del figlio avuto da Myate Garcia. Due divorzi alle spalle, la musica rimase la sua unica amante.

Prince240114

All’anagrafe Prince Rogers Nelson, il cantante era nato a Minneapolis il 7 giugno 1958



Non sono ancora chiare le dinamiche della morte del cantante. Le autorità della contea di Carver hanno riferito di aver risposto ad un’emergenza medica presso Paisley Park, dove aveva sede l’abitazione di Prince, nonché il suo studio di registrazione. Pare che la popstar avesse contratto un virus influenzale poche settimane fa: lo scorso 15 aprile il suo jet privato era stato costretto ad un atterraggio d’emergenza in Illinois. Ma le condizioni del cantante non avevano destato particolare preoccupazione dal momento che Prince era apparso in forma già il giorno seguente, tranquillizzando i fan durante un suo concerto. Anche l’agente del genio del pop aveva confermato che il cantante stava bene. Oggi ha confermato la notizia della sua prematura scomparsa. I fan del cantante, numerosissimi in tutto il mondo, testimoniano in queste ore l’incredulità e il cordoglio per la morte di quella che resterà sempre come una stella del firmamento della musica.

Karl Lagerfeld in mostra a Pitti Uomo 90

Un’imperdibile mostra vi attende durante la prossima edizione di Pitti Uomo 90. La kermesse, ospiterà una personale davvero importante che vedrà protagonista Karl Lagerfeld.

Curata da Eric Pfrunder e Gerhard Steidl, “Karl Lagerfeld – Visions of Fashion” vedrà la sua apertura il 14 giugno prossimo e raccoglierà il percorso artistico in ambito fotografico del kaiser della moda con una carrellata di scatti celebri, affiancati da immagini fotografiche del tutto inedite.

 

Heidi Mount, Vermont, 2009 Stampa a getto d'inchiostro nero e bianco su carta Arches © 2015 Karl Lagerfeld

Heidi Mount, Vermont, 2009 Stampa a getto d’inchiostro nero e bianco su carta Arches © 2015 Karl Lagerfeld

 

Jessica Stam, Harper's Bazaar, Stati Uniti, 2007 Stampa acrilica su alluminio © 2015 Karl Lagerfeld

Jessica Stam, Harper’s Bazaar, Stati Uniti, 2007 Stampa acrilica su alluminio © 2015 Karl Lagerfeld

 

 

L’evento vede la sigla di Fondazione Pitti Immagine Discovery e le Gallerie degli Uffizi con il sostegno del Centro di Firenze per la Moda Italiana e Pitti Immagine.

Karl Lagerfeld potrebbe essere definito il pioniere della fotografia odierna e i suoi scatti lo confermano. L’esposizione a lui dedicata sarà allestita per raccontare la florida carriera di Lagerfeld con una serie di scatti ispirati, ad esempio, dalla mitologia classica ma fortemente contemporanei, realizzati con  tecniche svariate  e pubblicati su riviste internazionali.

 

Moderne Mythologie, 2013 - Credits © 2013 Karl Lagerfeld

Moderne Mythologie, 2013 – Credits © 2013 Karl Lagerfeld

 

Ritratto di Dorian Gray, 2005 Stampa acrilica su tela © 2015 Karl Lagerfeld

Ritratto di Dorian Gray, 2005 Stampa acrilica su tela © 2015 Karl Lagerfeld

 

 

“Karl Lagerfeld – Visions of Fashion”, sarà un’esperienza sensoriale davvero unica. Il percorso della mostra si articola nella Galleria Palatina fino alla Sala Bianca e alle due sale degli Appartamenti degli Arazzi con lo scopo  di far dialogare le differenti opere con le diverse caratteristiche degli spazi espositivi.

 

 

 

Fonte cover © Karl Lagerfeld

Harriet Tubman sarà la faccia dei 20 dollari

Harriet Tubman sarà la nuova faccia delle banconote da 20 dollari in quello che sarà un cambio culturale storico per gli USA.


Harriet Tubman era una abolizionista afro-americana nata in schiavitù diventata leader della famosa Underground Railroad e, ironicamente, sostituirà il 7 presidente degli Stati Uniti, convinto schiavista che sarà spostato sul retro della banconota.


La Tubman sarà la prima effige afro-americana sulla carta stampata e la prima donna dopo 100 anni.
Un passo avanti storico sul fronte della parità di genere e razziale.
Anche la banconota da 10 dollari sarà cambiata in quanto sul retro della banconota che raffigura Hamilton ci sarà una rappresentazione della marcia del 1913 delle suffragette. Saranno rappresentate Lucretia Mott, Sojourner Truth, Susan B. Anthony, Elizabeth Cady Stanton e Alice Paul.


Sul retro delle banconote da 5 dollari ci saranno Martin Luther King Jr., il grande leader afro-americano, Marian Anderson, cantante d’opera anch’essa afro-americana ed Eleanor Roosevelt, la moglie di Franklin Delano Roosevelt.


Le nuove banconote saranno finite entro il 2020 e andranno il circolazione il prima possibile.
Questi cambiamenti sono i più significativi dal 1929. Le banconote sono state aggiornate più volte durante gli anni per mettere in difficoltà i falsari ma questo è stato il cambio più radicale in quasi 100 anni.


Harriet Tubman era nata in schiavitù all’inizio del diciannovesimo secolo, scappò e aiutò molti altri schiavi a farlo grazie alla famosa Underground Railroad, la rete di case sicure che servivano a trasportare gli schiavi a nord. Dopo la guerra civile la Tubman divenne una attivissima suffragetta.
Lo spostamento sul retro della banconota di Andrew Jackson è l’ultimo chiodo sulla bara della reputazione del settimo presidente. Quello che una volta era considerato come uno dei padri fondatori del partito democratico è stato più volte criticato per aver posseduto schiavi e per l’infausta “Trail of Tears” cioè lo spostamento degli indiani d’America verso riserve lontanissime dalla loro terra d’origine.


Anche rappresentanti dei nativi americani hanno applaudito allo spostamento di Jackson.
Le uniche altre donne state su cartamoneta sono state Martha Washington, la moglie di George Washington, sul certificato del dollaro d’argento dal 1891 al 1896 e Pocahontas dal 1865 al 1869. Susan B. Anthony e Sacagawea sono presenti sulle monete da un dollaro.

I novant’anni della regina Elisabetta II

Spegne oggi 90 candeline la Regina Elisabetta II. Uno dei personaggi più importanti nella storia, amata e odiata, Elisabetta II è una figura controversa, un’istituzione, un mito vivente. Con il regno più lungo della storia, è stata protagonista assoluta del Novecento.

Elisabetta II (Elizabeth Alexandra Mary) è nata a Londra il 21 aprile 1926. Figlia di Giorgio VI e della regina Elisabetta, duchessa di York, la sorella Margaret, nata nel 1930, è scomparsa nel 2002. Elisabetta è divenuta erede al trono nel 1936, quando il padre Giorgio VI divenne re, in seguito della clamorosa abdicazione dello zio Edoardo VIII, che rinunciò al trono per amore di Wallis Simpson. Elisabetta ha solo tredici anni quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1940 il suo primo struggente annuncio radiofonico, indirizzato agli altri bambini, che come lei erano stato evacuati a causa della guerra. A 21 anni in un nuovo discorso radiofonico dichiarerà il suo impegno al servizio del Commonwealth e dell’Impero.

Il 20 novembre 1947 sposa il principe Filippo di Edimburgo, da cui ha quattro figli, Carlo, Anna, Andrea ed Edoardo. Elisabetta II è salita al trono del Regno Unito il 6 febbraio 1952, alla morte del padre re Giorgio VI.

queen ritr

Elisabetta II è nata a Londra il 21 aprile 1926



Elisabetta II ritratta da Andy Warhol, 1985

Elisabetta II ritratta da Andy Warhol, 1985



queen a

Il 20 novembre 1947 Elisabetta II ha sposato il principe Filippo di Edimburgo, da cui ha quattro figli, Carlo, Anna, Andrea ed Edoardo.



queen 4

Elisabetta II è salita al trono del Regno Unito il 6 febbraio 1952, alla morte del padre re Giorgio VI.



Pacata e abitudinaria, amante degli animali e delle battute di caccia, che, secondo i rumours preferirebbe agli eventi culturali, Elisabetta nel corso degli anni ha dovuto fronteggiare situazioni estremamente delicate e forse poco consone al rigore reale, a partire dal triangolo amoroso formato dal principe ereditario Carlo, Lady D. e Camilla Parker-Bowles. In seguito il divorzio mediatico tra Diana e Carlo e le imbarazzanti dichiarazioni rese dalla principessa alla BBC, e, poi, la sua tragica prematura scomparsa.

Indimenticabile il discorso di Elisabetta per ricordare la nuora, con la quale i rapporti non furono mai idilliaci; presumibilmente spinta dall’allora premier Tony Blair, la sovrana mise da parte l’orgoglio e si fece umile, entrando così nel cuore dei sudditi, che si strinsero ancor di più intorno alla Corona.


SFOGLIA LA GALLERY:




La sua figura, odiata, temuta, che mai aveva suscitato grandi simpatie, diventava ora più umana agli occhi del popolo e del mondo intero. E così è stato anche nel corso degli ultimi anni, nel corso dei quali il Regno di Elisabetta ha visto cadere l’ultimo dei tabù, col matrimonio tra il nipote William e la borghese Kate Middleton. Elisabetta sembra aver perso quel rigore che aveva inizialmente assunto come cifra stilistica del suo Regno, e il vederla immortalata sui tabloid ironica, buffa, sorridente, nonna amorevole con i nipotini, ce la rende più umana.

(foto The Telegraph)

(foto The Telegraph)



La regina Elisabetta in Messico, 1975 (Foto NY Daily News)

La regina Elisabetta in Messico, 1975 (Foto NY Daily News)



queenbee

Elisabetta II in una foto giovanile



Famose le sue battute di caccia e il suo amore per i cani, come anche il suo stile, fatto di eccentrici cappellini rigorosamente en pendant con i tailleurini bon ton declinati in tinte pastello. Icona di stile e d’eleganza, Elisabetta II predilige colori come il verde, il giallo, il rosa, abbinati a copricapi istrionici, che hanno contribuito al successo di hatinator e fascinator dall’appeal british. Prima dell’ascesa al trono era solita indossare i capi del couturier Norman Hartnell. Autoironica, il suo humour le ha permesso di accettare di essere protagonista di un video accanto a James Bond alias Daniel Craig, andato in onda durante i Giochi Olimpici di Londra del 2012.

YOUTH CULTURE – PLACE TO BE: IN MOLISE IL CVTà STREET FEST

HITNES

HITNES


Non sarebbe meglio vivere in un mondo dove vivere l’arte anziché in un mondo decorato dall’arte?
Questo è un quesito fondamentale che si è posto niente meno che il più grande street artist mondiale Banksy.
La stessa domanda sarà ronzata nella mente dell’organizzatrice del CVTA’ Festival Alice Pasquini?

Ha coinvolto sei street artist la cui arte è sfrontata, scorretta ed iconoclasta, seppur si eprimano con tecniche ed immagini diverse, a partecipare al primo CVTA’ Festival, che avviene nel comune molisano di Civitacampomarano dal 21 al 24 aprile 2016.

Dopo avere lasciato tracce del loro passaggio in diverse città del mondo, i sei artisti sono ora coinvolti in un progetto di riqualificazione dell’antico borgo di Civitacampomarano all’insegna della street art, un progetto fortemente voluto e sostenuto dalla comunità locale e dagli abitanti del paese, che hanno scelto di mettere a disposizione di spray e pennelli i muri più belli e gli angoli più ammalianti del loro comune.


ICKS

ICKS




Non è solo l’arte l’unico ingrediente della gustosa ricetta del Festival “CVTà – Street Fest”. Il programma della manifestazione, infatti, prevede una serie di eventi collaterali dedicati alla scoperta delle bellezze storiche e paesaggistiche del territorio di Civitacampomarano, con attenzione alla gastronomia e ai sapori della tradizione, alla musica e ai temi del rispetto dell’ambiente.

Quattro giorni pieni di eventi in cui gli abitanti e i visitatori saranno parte integrante del processo di trasformazione artistica del territorio.

Gli artisti partecipanti sono Italiani che hanno lungamente lavorato all’estero e artisti stranieri alla scoperta dell’Italia.
Street artist e pittrice, ma anche illustratrice e scenografa, la romana AliCè(www.alicepasquini.com) è la direttrice artistica del Festival. Ha portato nelle più importanti città del mondo la sua arte che mescola narrazione della vitalità femminile, fruizione tridimensionale delle opere e installazioni con l’uso di materiali inconsueti. Il milanese Biancoshock (www.biancoshock.com) definisce i suoi interventi urbani temporanei, amplificati attraverso la fotografia, i video e i media, con il termine Effimerismo, da lui stesso coniato. Arriva da Montevideo in Uruguay David de la Mano (daviddelamano.blogspot.it), che approda alle pitture murali e all’arte pubblica a partire dagli studi in Spagna dedicati alla scultura e dai progetti installativi e di land-art. Il linguaggio pittorico dello spagnolo Pablo S. Herrero (lasogaalcielo.blogspot.it) è legato al codice degli alberi e delle foreste. La sua attività come muralista si concentra soprattutto fuori dai centri urbani, abitando periferie, aree marginali e zone rurali. In primis disegnatore e poi pittore su parete, con una predilezione tematica per il mondo animale e vegetale, Hitnes (www.hitnes.org) da Roma gira il mondo disseminando al suo passaggio figure di un bestiario e di un erbario in continua evoluzione. Unico artista molisano di quelli invitati alla prima edizione di “CVTà – Street Fest”, ICKS (www.facebook.com/ICKS.stencil) lavora con la tecnica dello stencil e attinge a un immaginario pop, riletto con ironia e una critica costante agli stereotipi consolidati, affrontando spesso anche tematiche sociali. Attualizzando la lezione di Warhol, di Debord e di Rotella, UNO gioca con la tecnica pubblicitaria, cambiandola di segno, attraverso la ripetizione all’infinito e l’uso di spray e pitture fluorescenti in abbinamento alle tecniche del poster, del collage, del decoupage e in generale della manipolazione della carta. Il volto simbolo della famosa pubblicità di una cioccolata viene reso da UNO un’icona della possibile rivoluzione del singolo nei confronti della società di massa.
Un weekend in un luogo dove il paradosso di Banksy sembra essersi realizzato.


UNO

Naomi Campbell e Kate Moss insieme dopo vent’anni per ricreare la campagna contro il cancro

Ancora insieme, vent’anni dopo. Tuttora splendide. Loro, regine indiscusse delle passerelle. Icone di un tempo e di oggi. Bellissime e maledette, sempre al centro del gossip e delle bufere mediatiche. Loro, Kate Moss e Naomi Campbell posano ancora una volta davanti l’obiettivo del fotografo Mario Testino per sensibilizzare le donne alla prevenzione del cancro con la campagna Fashion Targets Breast Cancer.

Nel 1996, a fotografare Kate e Naomi fu Patrick Demarchelier in onore di una campagna organizzata da Ralph Lauren dopo la prematura morte di una sua carissima amica a seguito di lunga battaglia perduta contro il cancro. Per l’occasione, lo stilista disegnò due t-shirt bianche in cotone con una stampa a bersaglio all’altezza del seno.

 

Kate Moss e Naomi Campbell in posa per la campagna “Fahion Targets Breast Cancer” firmata da Patrick Demarchelier (fonte i.d-vice.com)

Kate Moss e Naomi Campbell in posa per la campagna “Fahion Targets Breast Cancer” firmata da Patrick Demarchelier (fonte i.d-vice.com)

 

 

Con gli anni, la campagna ha ottenuto innumerevoli successi soprattutto nella raccolta dei fondi. Dopo vent’anni, nel 2014 la campagna è riuscita ad incassare ben 55 milioni di dollari devoluti in beneficenza ad enti distribuiti in tutto il mondo.

La fortuna di “Fahion Targets Breast Cancer” si deve anche alla partecipazione di diverse celebs come Kyle Minogue (ammalatasi di tumore al seno nel 2005), Claudia ShifferGeorgia May Jagger e Twiggy che hanno prestato il proprio volto appoggiando la causa.

 

La venere Nera fotografata da Mario Testino per la nuova campagna di “Fahion Targets Breast Cancer” (fonte i.d-vice.com)

La Venere Nera fotografata da Mario Testino per la nuova campagna di “Fahion Targets Breast Cancer” (fonte i.d-vice.com)

 

 

La Venere Nera ha molto a cuore  la causa, perché come da lei dichiarato, ha visto gli effetti devastanti che questo male ha causato a persone a lei care:  “Per gli ultimi vent’anni – ha dichiarato la top model– Fashion Targets Breast Cancer ha portato insieme ricercatori, modelle, stilisti, madri, fotografi, negozianti, che si sono riuniti per una causa comune: combattere contro la malattia. Stiamo parlando di due decadi in cui abbiamo sostenuto la ricerca contro il tumore al seno ed è di vitale importanza non fermarci proprio ora. Per questa campagna del 2016 sono profondamente onorata di combattere al fianco di persone provenienti da tutta la Gran Bretagna, fiduciosa del fatto che insieme riusciremo a vincere.”

 

Kate Moss immortalata da Mario Testino per la campagna 2016 di “Fahion Targets Breast Cancer” (fonte i.d-vice.com)

Kate Moss immortalata da Mario Testino per la campagna 2016 di “Fahion Targets Breast Cancer” (fonte i.d-vice.com)

 

 

Allo stesso modo, anche Kate Moss ha tenuto a precisare l’entusiasmo per aver avuto modo di partecipare per la seconda volta a questa notevole iniziativa: “È  fantastico ritrovarsi per supportare una causa come Fashion Targets Breast Cancer in questo anniversario davvero speciale. Dal suo lancio in Gran Bretagna nel 1996, la prima volta in cui sono apparsa nel poster per la campagna, Fashion Targets Brest Cancer ha avuto un impatto sulla vita di così tante persone, finanziando ricerche che hanno lo scopo di combattere la malattia terribile che è il tumore al seno.”

 

 

 

Fonte Cover Vanityfair

 

 

Libertà di stampa: l’Italia scende in classifica

L’organizzazione non governativa Reporter Senza Frontiere ha diramato la sua classifica annuale sulla libertà di stampa in 180 Paesi del mondo. Il rapporto giudica il World Press Freedom Index (la libertà di stampa) in base a diversi fattori: pluralismo, indipendenza dei media, autocensura, ambiente in cui si opera, trasparenza, infrastrutture, leggi in materia di informazione. L’Italia continua a perdere posizioni, quattro rispetto allo scorso anno, arrivando al 77° posto. Siamo uno dei Paesi europei in cui i giornalisti incontrano più ostacoli. Cipro, la Grecia e la Bulgaria sono gli unici, nell’Unione Europea, a trovarsi in classifica al di sotto del Bel Paese.


In merito alla libertà di stampa in Italia gran parte del peso è da attribuire allo scandalo Vatileaks e alle sue pesanti conseguenze. “Nel 2015 La Repubblica ha denunciato che tra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione perché sono stati minacciati – si legge nel rapporto di Repoter Senza Frontiere –  Il livello di violenza contro i giornalisti (incluse violenze verbali, intimidazioni fisiche e minacce di morte) è allarmante“. L’attenzione è soprattutto sul giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi e il conduttore di La7 Gianluigi Nuzzi: entrambi rischiano fino a 8 anni di prigione per aver scritto dei libri in cui denunciano la corruzione e gli scandali in Vaticano. L’ingerenza della Santa Sede sembra essere quindi uno dei fattori che minano la libertà di stampa in Italia, insieme al conflitto di interessi di gruppi editoriali che possiedono attività anche in altri settori.


In generale l’Europa riesce a mantenere la posizione di testa tra i cinque continenti, ma non mancano casi negativi, in cui la libertà di stampa è fortemente limitata. In Polonia una legge approvata all’inizio dell’anno permette direttamente al governo di licenziare e assumere i giornalisti della radio e della tv pubblica; in Ungheria un consiglio dell’informazione controllato dal governo attua una sorta di censura per difendere la pubblica decenza; in Bulgaria (ultimo Paese dell’Unione Europea in classifica) sono i politici a controllare gran parte dell’informazione. In aumento anche le ripercussioni fisiche sui giornalisti, soprattutto in Croazia e Serbia, e le minacce in Gran Bretagna e in Italia.

Al primo posto in classifica, ormai fissa dal 2010, la Finlandia, all’ultimo l’Eritrea. Promossa in generale l’Africa che si trova al secondo posto tra i continenti (prima dell’America quindi) grazie a una società giovane che cerca di riappropriarsi dei diritti, compresa la libertà di stampa.

Le differenze nel problem solving in giro per il mondo

Ci sono due slide che periodicamente girano sul web.





Apparentemente ironiche, in realtà messe una accanto all’altra mettono in evidenza qualcosa in più della semplice differenza di approccio ai problemi nei diversi paesi.
È qualcosa che attiene al modo con cui – come mostra la seconda immagine – è organizzata la struttura del lavoro.
L’organizzazione infatti dice qualcosa di più del semplice organigramma funzionale della catena di decisione e comando. Implica il modo con cui le società ed organizzazioni umane (come le aziende, ma anche la politica, le comunità, le associazioni) organizzano l’interazione tra le persone, e quindi l’approccio alla soluzione dei problemi.
Non esiste un modello “migliore” di un altro. Tutti i modelli rispondono in piccolo alla struttura esterna della società, e da questa vengono in qualche modo riprodotti e semplificati all’interno di organizzazioni più piccole, come appunto le aziende o altre organizzazioni.
È certamente possibile attraverso l’analisi dei processi organizzativi individuare punti deboli, limiti, “luoghi di errore” e punti di debolezza da correggere.


E tuttavia sarebbe sbagliato importare integralmente una struttura che ci sembra dia risultati più efficienti o migliori senza tener conto dell’elemento culturale delle persone chiamate a interpretare quei modelli organizzativi.
Un modello “primus inter pares” può funzionare da noi in un consiglio di amministrazione, in una rete verticistica di professionisti, ma difficilmente è esportabile nella cultura giapponese, enormemente distante – non solo geograficamente – dal modello svedese, che tuttavia difficilmente può funzionare anche nella vicina Inghilterra, dove il sistema di “leadership casuale” – che casuale non è – è più funzionale alla velocità ed al dinamismo di quella realtà socio-economica.
Il sistema “nepotistico” tipico del mondo “mediterraneo” non va solo letto nella sua accezione negativa – che pure ha in termini di limitazione dell’ascensore sociale e del ricambio professionale – ma anche in quell’accezione positiva di trapasso di nozioni ed informazioni e di mantenimento della conoscenza diretta.


Questa positività è sempre meno utile in una società globale, e quindi segno comunque di chiusura ed arretratezza: è la prima origine dell’ingessamento delle nostre società e di perdita di opportunità di crescita, espansione e allargamento. Ed è anche la causa della cd. “fuga di cervelli”.
In queste slide c’è dell’ironia, del manicheismo, ma entrambi si basano su caratteristiche su cui – oltre le semplificazioni – è il caso che tutti noi, come organizzatori e come parte di organizzazioni, ci interrogassimo. Cominciando a prendere coscienza dei limiti “dell’organizzazione che conosciamo” prendendo il buono e l’importabile di altri modelli, e ammettendo che certi limiti ormai son un fardello.

Karl Lagerfeld starebbe lasciando il mondo della moda?

È bastata una semplice e innocente rivelazione per far tremare l’intero fashion biz.

Una fonte molto vicina a Karl Lagerfeld avrebbe riferito un possibile allontanamento di Kaiser Karl dalla maison Chanel e più in generale dalla moda: ”È davvero molto stanco” avrebbe detto, “non sta molto bene ed è arrivato per lui il momento di uno stop”.

Il rumor è stato lanciato da Richard Johnson di Pagesix.com e subito la notizia è diventata virale sul web, tanto da essere ripresa da autorevoli magazine americani ed europei.

Ma se da parte del diretto interessato, il silenzio stampa regna sovrano, una portavoce della maison ha smentito categoricamente la notizia ritenendola priva di fondamento.

 

Karl Lagerfeld durante la chiusura del défilé collezione SS15 (fonte pursuitis.com)

Karl Lagerfeld durante la chiusura del défilé collezione SS15 (fonte pursuitis.com)

 

 

D’altronde, per l’eclettico artista tedesco, un po’ di riposo non guasterebbe visto le sue tante fatiche che lo vedono spartire la sua vena creativa tra Chanel e Fendi ed ancora sui set delle griffe più famose e nel suo progetto personale del suo omonimo brand.

Ma siamo certi che per Lagerfeld, non sia giunta l’ora di tirare le somme dato che in questi giorni è alle prese, come svelato dal profilo Instagram della modella Kendall Jenner , con un nuovo servizio fotografico ancora top secret.

Quando smetterò di lavorare? Se ce la farò alla mia morte!”, ha dichiarato kaiser karl in una intervista del 2012 e noi vogliamo credere sia vero.

 

 

 

Fonte macitynet.it

 

Francisco Costa e Italo Zucchelli lasciano Calvin Klein

Un nuovo ed inaspettato divorzio, colpisce il mondo della moda. Questa volta l’addio clamoroso tocca la maison Calvin Klein che ha allontanato Francisco Costa e Italo Zucchelli ormai ex direttori creativi rispettivamente della linea donna e uomo.

 

Collezione uomo Calvin Klein AI 2014-15 by Italio Zucchelli (fonte styleandfashion.blogosfere.it)

Collezione uomo Calvin Klein AI 2014-15 by Italo Zucchelli (fonte styleandfashion.blogosfere.it)

 

 

La scelta di licenziare i due stilisti va ricondotta alla volontà dei dirigenti del marchio di procedere con una nuova strategia creativa, che ingloberebbe tutte le collezioni Calvin Klein al fine di potenziare il mercato e creare una visione creativa unica sia nelle linee prêt-à-porter  che in quelle intimo e jeans.

Steve Shiffman, CEO di Calvin Klein, Inc., ha rilasciato le prime dichiarazioni circa il nuovo capitolo che la maison americana si appresta a vivere: “Questa strategia creativa segna l’inizio di un altro capitolo significativo nella storia del marchio Calvin Klein da quando Klein è andato in pensione. Vorrei ringraziare Francisco e Italo per il loro costante impegno verso il marchio Calvin Klein e per i loro successi negli ultimi dieci anni. Entrambi hanno contributo immensamente nel rendere Calvin Klein un leader globale nel mondo della moda, dimostrando dedizione, concentrazione e creatività.

 

Collezione donna Calvin Klein AI 15 by Francisco Costa (fonte i-d.vice.com)

Collezione donna Calvin Klein AI 15 by Francisco Costa (fonte i-d.vice.com)

 

 

Il nome del successore designato che potrebbe essere l’iniziatore di questa nuova avventura ancora non è stato svelato. I rumors  vorrebbero alla guida di Calvin Klein, il designer Raf Simons ancora in cerca di una maison che voglia accogliere il suo estro creativo; il marchio tende a tenere il massimo riserbo sulla nomina.

 

 

 

Fonte cover blogtaniamuller.com.br

 

Nasceva oggi Edie Sedgwick, musa di Andy Warhol

Nasceva oggi Edie Sedgwick, musa storica di Andy Warhol e incarnazione più emblematica dello stile Swinging Sixties. Una vita dai risvolti tragici, segnata da un’infanzia traumatica e dall’abuso di sostanze stupefacenti, l’ereditiera Edie Sedgwick è stata una socialite, modella e attrice statunitense, icona della Pop Art. Viso angelico e bellezza da copertina, grandi occhi da cerbiatto spaurito e fisico esile, Edie Sedgwick era per tutti la It Girl per antonomasia. Diana Vreeland, celebre direttrice di Vogue, coniò per lei il termine “Youthquaker”: e la socialite era effettivamente molto simile ad un terremoto giovanile. Il suo stile, così originale e lontano da ogni schema, ma anche la cifra della sua intera esistenza, vissuta all’insegna dell’edonismo, entrarono profondamente nell’immaginario collettivo di un’epoca.

All’anagrafe Edith Minturn Sedgwick, detta Edie, la giovane nacque a Santa Barbara il 20 aprile 1943 da una famiglia ricchissima. Settima di otto figli, suo padre era Francis Minturn Sedgwick, filantropo e scultore, e sua madre Alice Delano De Forest. Alla piccola venne dato il nome della zia del padre, Lady Edith Minturn, ritratta col marito Isaac Newton Phelps-Stokes in numerosi quadri di John Singer Sargent.

La sua famiglia vantava un impressionante albero genealogico: originari del Massachusetts, uno dei suoi avi era l’anglosassone Robert Sedgwick, primo Generale Maggiore della Massachusetts Bay Colony. Uno dei bisnonni era William Ellery, tra i firmatari della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. La madre di Edie era figlia di Henry Wheeler de Forest, Presidente del consiglio di amministrazione della Southern Pacific Railroad e diretta discendente di Jessé de Forest, della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali. Il nonno paterno di Edie era lo storico Henry Dwight Sedgwick III; sua bisnonna era Susanna Shaw, sorella di Robert Gould Shaw, colonnello della Guerra Civile Americana. Inoltre Edie era cugina prima dell’attrice Kyra Sedgwick.

Edie Sedgwick in una foto di Jerry Schatzberg, 1966

Edie Sedgwick in una foto di Jerry Schatzberg, 1966



Edie Sedgwick nel film postumo Ciao! Manhattan, diretto da John Palmer e David Weisman, 1972

Edie Sedgwick nel film postumo “Ciao! Manhattan”, diretto da John Palmer e David Weisman, 1972



Edie Sedgwick immortalata da Fred Eberstadt per Life, 1965

Edie Sedgwick immortalata da Fred Eberstadt per Life, 1965



Nonostante l’agiatezza della famiglia, i figli dei Sedgwick erano profondamente infelici. Allevati nei numerosi ranch che la famiglia possedeva in California, i ragazzi vennero istruiti privatamente e costretti a vivere sotto il rigido controllo dei genitori, isolati dal resto del mondo. La giovane Edie già durante l’adolescenza sviluppò dei disturbi del comportamento alimentare, tra anoressia e fame nervosa. All’età di 13 anni iniziò a frequentare la Branson School di San Francisco, ma ben presto fu costretta a lasciare la scuola a causa del suo disturbo alimentare. I piccoli di casa Sedgwick avevano rapporti conflittuali con la figura paterna. Il padre era un narcisista maniaco-depressivo ed era solito intrattenere numerose relazioni extraconiugali. Pare che Edie lo abbia anche colto in fragrante, trovandolo a letto con una delle sue amanti. Per tutta risposta lui le disse che doveva aver immaginato tutto e chiamò un medico affinché le somministrasse dei tranquillanti. Secondo diverse fonti la giovane venne anche molestata sessualmente dal padre, come lei stessa ammise nell’ultimo degli undici film che la vedono protagonista, l’autobiografico Ciao! Manhattan. Nel 1958 Edie si iscrisse alla St. Timothy’s School, nel Maryland, ma ben presto dovette lasciare l’istituto a causa dell’anoressia.
Nell’autunno 1962, su insistenza del padre, venne ricoverata nell’ospedale psichiatrico Silver Hill Hospital di New Canaan, Connecticut. Nonostante il ricovero, il suo peso corporeo continuava a scendere drammaticamente. Fu mandata quindi a Bloomingdale, New York, dove la sua anoressia diede finalmente segni di miglioramento. Dimessa dall’ospedale, ebbe una breve relazione con uno studente di Harvard: rimasta incinta, abortì, aiutata dalla madre, motivando il gesto con i problemi psicologici che da tempo la attanagliavano. Nell’autunno 1963 si trasferì a Cambridge, Massachusetts, per studiare scultura, insieme alla cugina, l’artista Lily Saarinen, che disse di lei: “Era molto insicura con gli uomini, sebbene tutti la amassero”. In questo periodo divenne amica di un gruppo di bohémien della scena politica di Harvard, che includeva molti gay.


SFOGLIA LA GALLERY:




Edie conobbe presto la sofferenza, con la prematura scomparsa dei suoi due fratelli maggiori, Francis Jr., detto Minty, e Robert, detto Bobby, che morirono nel giro di 18 mesi l’uno dall’altro. Il primo, alcolizzato già a quindici anni, nel 1964 si suicidò impiccandosi mentre era ricoverato al Silver Hill Hospital. Bobby, anche lui sofferente di problemi di natura psichica, nel 1965 si schiantò contro un autobus con la sua moto, a New York. Ma secondo Edie anche in questo caso dovette trattarsi di suicidio. Poco prima della morte di Francis la ragazza si trasferì nella Grande Mela per tentare la carriera di modella. Iniziò in questo periodo ad assumere sostanze stupefacenti, tra cui LSD. Nel marzo 1965 l’incontro che segnò la sua vita, con l’artista Andy Warhol, che conobbe ad una cena nell’appartamento di Lester Persky. Warhol, rimasto affascinato dallo charme della giovane socialite, la invita nel suo studio, The Factory. In quel periodo l’artista stava girando Vinyl, basato sul romanzo Arancia Meccanica. Sebbene tutto il cast fosse maschile Warhol volle assolutamente inserirvi Edie, che fece un cameo anche in Horse. In breve la ragazza divenne musa di Wahrol e presenza fissa alla Factory e comparve in molti dei suoi film d’avanguardia, a partire da Poor Little Rich Girl, originariamente concepito come una saga di cui Edie doveva essere protagonista. Le riprese iniziarono nel marzo del 1965 nel suo appartamento. Tra le altre pellicole girate che vedevano protagonista la ragazza troviamo Kitchen, del 1965, scritto da Ronald Tavel, Beauty No.2, Outer and Inner Space, Prison, Lupe e Chelsea Girls. I film di Warhol non erano prodotti commerciali e raramente venivano proiettati fuori dalla Factory ma nonostante tutto la fama di Edie crebbe in modo esponenziale, e il suo senso innato per lo stile le permise di imporsi come una delle più grandi icone degli anni Sessanta.

Edie Sedgwick in body e calze Givenchy, foto di Gianni Penati per Vogue, 1966

Edie Sedgwick in body e calze Givenchy, foto di Gianni Penati per Vogue, 1966



1965

Edie Sedgwick nacque a Santa Barbara il 20 aprile 1943



Edie Sedgwick immortalata da Fred Eberstadt per Life, 1965

Edie Sedgwick immortalata da Fred Eberstadt per Life, 1965



Calzamaglia nera, mini abiti a righe, orecchini chandelier, pellicce animalier: questo era uno degli outfit più caratteristici della it girl. Capelli sbarazzini, il bianco e nero optical, il suo stile ha segnato un’epoca. Foto iconiche la immortalano su LIFE nel settembre 1965 e su Vogue nel marzo 1966. Divenuta la Superstar di Warhol, è la Girl of the Year nel 1965. Dal 1965 al 1967 il sodalizio artistico e l’amicizia che la lega a Warhol appaiono inossidabili. I due si assomigliano, l’affinità elettiva che li lega trascende qualsiasi confine, al punto che Warhol sembra essere la controparte maschile di Edie. Tantissime sono le foto che li ritraggono insieme: pose plastiche, tanta ironia, mise eccentriche, sguardi complici e arte allo stato puro. Ma alla fine del 1967 qualcosa si spezzò nel loro rapporto. Edie si trasferì al Chelsea Hotel, dove divenne amica di Bob Dylan. La ragazza prese una sbandata per il cantautore, convinta che si trattasse di un sentimento reciproco, e visse nell’illusione che una meravigliosa storia d’amore stesse per iniziare. Ma Dylan nel novembre 1965 sposò segretamente Sara Lownds. Secondo i rumours la povera Edie venne informata dell’accaduto da Warhol nel febbraio 1966. Per il già precario equilibrio della giovane, questo fu il colpo di grazia. Provò a consolarsi gettandosi in una relazione con Bob Neuwirth, amico di Dylan, e in questo periodo iniziò la sua dipendenza da barbiturici. All’inizio del 1967, incapace di gestire la dipendenza della ragazza, Neuwirth interruppe la relazione.

Figura controversa nel panorama artistico, amata e odiata in egual misura, l’ex stella della Factory ancora giovanissima stava già suo malgrado per avviarsi sul viale del tramonto: tanto per cominciare non riuscì mai a diventare la lead singer dei Velvet Underground, che le preferirono Nico, bellissima cantante di origine tedesca dalla voce roca. Nico spodestò Edie non solo nel mondo musicale, ma anche nel cuore di Warhol. Intanto parlavano di lei personaggi del calibro di John Cage, Truman Capote, Patti Smith, Lou Reed, Allen Ginsberg, Roy Lichtenstein, Gore Vidal.

Successivamente Edie tentò con altrettanta sfortuna la carriera di attrice, facendo dei provini anche per Norman Mailer. Nel marzo 1967 iniziò le riprese di Ciao! Manhattan, un film semi-autobiografico diretto da John Palmer e David Weisman. In questo periodo, presumibilmente in uno stato di coscienza alterato dalla droga, diede accidentalmente fuoco alla sua camera al Chelsea Hotel con una sigaretta e finì in ospedale per le ustioni riportate nel rogo. A causa del peggioramento delle sue condizioni fisiche, dovuto all’abuso di sostanze stupefacenti, le riprese del film furono sospese. Dopo frequenti ricoveri per droga e disturbi psichici, tra il 1968 e il 1969, Edie fece ritorno in California per trascorrere un periodo di riposo con la sua famiglia. Nell’agosto 1969 tuttavia venne nuovamente ricoverata dopo essere stata arrestata per possesso di droga. La vita di Edie Sedgwick, così straordinariamente fuori le righe, vide allora un nuovo colpo di scena: proprio nel nosocomio la bella attrice ebbe un colpo di fulmine per un paziente, Michael Breet Post. Con lui convolerà a nozze il 24 luglio 1971.

Seguì un nuovo ricovero nell’estate del 1970. Dimessa, la giovane era tenuta sotto controllo da uno psichiatra e dalle amorevoli cure del regista John Palmer e di sua moglie Janet. Determinata a finire le riprese di Ciao! Manhattan, in cui racconta se stessa e la sua storia, Edie si spostò a Santa Barbara. Il film venne finalmente terminato all’inizio del 1971 ma non sarà distribuito fino al febbraio dell’anno seguente. Dopo le nozze con Michael Post la ragazza limitò l’abuso di alcol e di droghe. Ma nell’ottobre 1971 cadde nuovamente nella dipendenza da alcol e barbiturici. La notte del 15 novembre 1971 Edie era invitata ad una sfilata di moda al museo di Santa Barbara. Dopo la sfilata seguì un party in cui la ragazza consumò diversi alcolici. Poi telefonò al marito perché la venisse a prendere. La mattina seguente quest’ultimo la trovò senza vita. Il medico legale stabilì che la morte era dovuta a causa indeterminata/incidente/suicidio. Il certificato di morte parla di probabile intossicazione acuta da barbiturici dovuta al mix con l’alcol. La giovane venne sepolta al cimitero di Oak Hill, a Ballard, California. Sua madre Alice fu sepolta accanto a lei nel 1988.

Edie Sedgwick nel film Horse diretto da Andy Warhol, 1965

Edie Sedgwick nel film “Horse” diretto da Andy Warhol, 1965



Edie Sedgwick nel film postumo Ciao! Manhattan, diretto da John Palmer e David Weisman, 1972

Edie Sedgwick nel film postumo “Ciao! Manhattan”, diretto da John Palmer e David Weisman, 1972



Edie Sedgwick in uno scatto di Bob Adelman, 1965

Edie Sedgwick in uno scatto di Bob Adelman, 1965



Edie Sedgwick in uno scatto di Nat Finkelstein

Edie Sedgwick in uno scatto di Nat Finkelstein



Edie Sedgwick continua ad ispirare intere generazioni che in tutte le arti, dal cinema alla musica alla moda, celebrano il suo stile e la sua vita. Il film Factory Girl di George Hickenlooper del 2006 si ispira a lei: nei panni della giovane icona una bravissima Sienna Miller. La pellicola ha destato scalpore a causa delle dichiarazioni rilasciate poco prima dell’uscita del film dal fratello maggiore di Edie Sedgwick, Jonathan, il quale ha affermato che la sorella gli avrebbe confidato di aver abortito un figlio che aspettava da Dylan. Il cantautore dopo la morte della ragazza aveva smentito più volte di aver mai intrattenuto una relazione di tipo sentimentale con lei. Ma secondo i rumours proprio all’eccentrica socialite sarebbero dedicate alcune delle sue canzoni più belle, da “Like a Rolling Stone” a “Just like a woman”. I Velvet Underground scrissero in sua memoria “Femme fatale”. Edie Sedgwick si aggiunge alla lista di giovani belli e dannati, scomparsi troppo presto, da Marilyn Monroe a James Dean, da Jim Morrison a Janis Joplin. Di lei restano le numerosissime foto, che immortalano una ragazza bellissima e fragile.

(Foto cover di Jerry Schatzberg, 1966)


Potrebbe interessarti anche:
Ossie Clark, il vintage che incanta

Moschino. A giugno la prima sfilata a Los Angeles

Meta sempre più ambita dal fashion biz, Los Angeles si fa spazio nella moda attirando a sé una schiera sempre più attiva di stilisti che scelgono la Città degli Angeli per presentare le loro collezioni.

Già nel 2015, Louis Vuitton, Tom Ford e Burberry, avevano organizzato eventi ad hoc per esibire i loro  défilés  sulla costa ovest degli Stati Uniti.

 

Jeremy Scott in compagnia di Katy Perry e Anna Dello Russo (fonte vogue.it)

Jeremy Scott in compagnia di Katy Perry e Anna Dello Russo (fonte vogue.it)

 

 

A dimostrare la forza promotrice di una metropoli che tutto offre e nulla nega, è stata la maison di lusso Saint Laurent che ha sfilato lo scorso febbraio in occasione dell’award season.

Notizia di poche ore fa, vede protagonista la casa di moda italiana Moschino che ha deciso di presentare la collezione uomo primavera/estate 2017 a  Los Angeles il prossimo 20 giugno, all’interno della piattaforma di eventi internazionali Made, abbandonando al momento la passerella londinese.

Made, nata all’interno della New York Fashion Week, è un vero concentrato di divertimento  con eventi di musica, arte, moda e spettacoli creati con l’intento di intrattenere tutti i suoi avventori, con un tocco di glamour che non guasta mai.

 

Look Moschino sfilata AI 16-17 (fonte gqitalia.it)

Look Moschino sfilata AI 16-17 (fonte gqitalia.it)

 

 

Molto probabilmente, Jeremy Scott, attuale direttore creativo del marchio, presenterà un’anteprima della pre-collezione donna spring summer 2017 dove  farà seguito un after party che vedrà la partecipazione di numerose celebrity, vicine allo stilista americano.

Vivo a Los Angeles da oramai più di dieci anni, e l’idea di far sfilare Moschino nella West Coast è sempre stata nei miei pensieri da quando sono stato nominato direttore creativo del brand”, ha dichiarato lo stilista con enfasi in un comunicato ufficiale.

 

 

 

Fonte cover i-d.vive.com

 

 

 

I prezzi del petrolio scenderanno ancora di più

L’OPEC non è riuscita a trovare un accordo riguardo il blocco della produzione ai livelli attuali e questa è una buona notizia per i consumatori di petrolio e una pessima notizia per i paesi produttori.


L’Arabia Saudita è il più grande produttore tra i paesi OPEC e tutti gli altri stati dell’organizzazione hanno passato mesi cercando di convincere i sauditi, prima di questo meeting di Doha, a bloccare la propria produzione ma non c’è stato verso: i sauditi hanno ribadito a tutti che non avrebbero firmato nessun blocco della produzione a livelli attuali a meno che anche gli Iraniani avessero bloccato la loro produzione. L’Iran non ha neppure mandato i suoi rappresentanti al meeting. Gli iraniani hanno appena riconquistato la possibilità di riprendersi il proprio posto tra i paesi produttori dopo anni di embargo e non hanno nessuna intenzione di bloccare la propria produzione.


Appena i mercati hanno capito che non si sarebbe giunti a un accordo i prezzi sono crollati e sarebbero andati ancora più giù se non fosse stato per uno sciopero dei lavoratori del campo petrolifero del Kuwait che ha dimezzato la produzione dello stato.


La decisione dell’Arabia Saudita ha sorpreso gli analisti i quali hanno sempre sostenuto che le decisioni saudite hanno sempre avuto una motivazione puramente economica, questa scelta, però, ha un sapore geopolitico ed è un nuovo atto della inimicizia storica tra Iran e Arabia Saudita.


Iraniani e sauditi sono da lungo tempo in lotta per la supremazia territoriale e la loro rivalità è acuita dalle differenze religiose: entrambi gli stati si sentono alfieri dello loro rispettive correnti.
La rivalità è esplosa di nuovo con grande virulenza dopo l’accordo nucleare tra USA e Iran che ha tolto l’embargo che bloccava decine di miliardi e l’accesso al mercato petrolifero ai persiani. Il risultato sono le guerre per procura che stanno combattendo i due stati in Siria, Iraq, Libano e Yemen oltre che il crollo del prezzo del petrolio.


L’Arabia Saudita ha ulteriormente peggiorato la situazione quando ha giustiziato un predicatore sciita saudita molto amato in Iran provocando la sospensione delle relazioni diplomatiche tra gli stati.


I grandi produttori OPEC e la Russia sembravano aver raggiunto un accordo per il blocco della produzione ai livelli attuali, con gioia da parte degli iraniani, ma il rifiuto da parte dell’Iran di bloccare a sua volta la produzione ha fatto si che l’Arabia Saudita si ritirasse.


L’Arabia Saudita ha tasche molto profonde e più di qualsiasi altro stato ha la possibilità di sopportare gli attuali costi del petrolio ma nonostante questo i mancati introiti stanno creando dei problemi anche a loro: le riserve monetarie sono scese da 730 miliardi di dollari del 2014 agli attuali 582. Questo è il risultato di mancati incassi da parte del settore petrolifero e dell’aumento del 20% delle spese nel settore difesa deciso dopo la Primavera araba.

Lowell, il suo telescopio e internet

Lowell, l’astronomo, fu categorico: “È certo che Marte sia abitato da esseri viventi, ma sicuramente non sappiamo che tipo di esseri siano”. 
Era il 1896 ed aveva usato uno speciale telescopio modificato – come faceva anche Galileo del resto – ed aveva individuato una serie di canali, costruiti sicuramente da esseri viventi, probabilmente per portare acqua verso l’equatore del pianeta, ricavandola dai poli, ricchi di ghiaccio. Questa la sua tesi e la sua spiegazione.
Un’analisi approfondita dopo anni ha rivelato che la modifica che ha realizzato Lowell al suo telescopio ha reso lo strumento un gigantesco oftalmoscopio: i “canali” avvistati su Marte erano i vasi sanguigni dell’occhio di Percival Lowell. 



Lowell, il suo telescopio e internet


Questa storia ci insegna molte cose non solo sul web, ma sul nostro approccio al mondo. Specie in un tempo in cui le fonti di informazione non hanno più quel manto di autorevolezza che viene dall’Accademia o dai “giornali accreditati della stampa tradizionale” (entrambe categorie che non sono sempre state garanzia di autenticità, come del resto anche questo aneddoto ricorda).
Come è avvenuto per i canali su Marte, c’è il rischio di proiettare un’immagine di se stessi sull’oggetto osservato. E anche peggio interpretare ciò che vediamo secondo i parametri che conosciamo. Chi lo ha detto ad esempio che Marte funzioni come la Terra e abbia ghiaccio ai poli?
Molte volte “il nostro occhio” deforma la percezione e l’immagine di quello che osserva.
Come ho cercato di descrivere ne “La stanza stupida” , accade fin troppo spesso ad esempio che leggendo sempre e solo gli stessi siti, gli stessi blogger, frequentando i soliti gruppi su Facebook, e commentando sempre le sole 150 persone della nostra stretta cerchia (che restano al massimo 150 anche se abbiamo 5000 amici! – provate a verificare), riteniamo che “tutto il mondo” sia così.
Riteniamo che quello che pensano e come la pensano quei 4000 iscritti ad un gruppo che frequentiamo anche più volte al giorno sia “come la pensano tutti” e la società nel suo complesso.


È un po’ come credere ai sondaggi – che sono più scientifici anche se spesso fallibili – e poi ritrovarsi fuori dalle urne con risultati profondamente differenti. Errore molto comune proprio per la straordinaria capacità del web di creare micromondi sociali.
Un esempio duplice è quello delle elezioni politiche, in cui nessuno sino al giorno dopo il voto aveva avuto la percezione di quanto diffuso fosse il sentimento di protesta politica, tale da far schizzare il M5S al 25%.
Altrettanto, nello stesso equivoco è caduto Beppe Grillo, quando alle elezioni europee si era autoconvinto di quel #vinciamonoi e che avrebbe battuto il Pd, prima di risvegliarsi il giorno dopo doppiato: 20% contro 40%. 
Nessun broglio, nessun astensionismo fuori misura, nessun complotto: semplicemente in entrambe le occasioni il web aveva generato una percezione deformata della realtà.
Un rischio che è sempre dietro l’angolo, e che dovrebbe spingerci spesso, quasi come un esercizio periodico, a guardare fuori dai nostri soliti ambienti sociali. Sempre che ci interessi davvero capire come stanno le cose e come “gira il mondo”, e non accontentarci di vedere – come Lowell – ciò che vogliamo che sia.

Jean Paul Goude in mostra al PAC di Milano

Visionario, raffinato e brillante.  La sua arte è meravigliosamente straordinaria e la sua fotografia potrebbe essere intesa come il nuovo manifesto della rivoluzione estetica in ambito fotografico  di metà anni sessanta.

 

Grace Jones fotografata da Jean Paul Goude

Grace Jones fotografata da Jean Paul Goude

 

Goude prediliggeva le donne esotiche (vmagazine.com)

Grace Jones. Goude ama immortalare le donne esotiche (vmagazine.com)

 

 

Jean Paul Goude è sicuramente un virtuoso, capace di adeguarsi ai modelli estetici dettati dalla moda e dalla pubblicità, creando sempre un prodotto finale eccelso.

Ed è proprio a lui, che viene dedicata una mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura in collaborazione con il marchio TOD’S, dal nome  “So Far So Goude. Jean Paul Goude ”.

 

Kim Kardashian fotografata da Jean Paul Goude per la rivista Paper (fonte enginehd.net)

Kim Kardashian fotografata da Jean Paul Goude per la rivista Paper (fonte enginehd.net)

 

Farida Khelfa immortalata dal fotografo Goude (fonte blacknyx.tumblr.com)

Farida Khelfa immortalata dal fotografo Goude (fonte blacknyx.tumblr.com)

 

 

Dal 16 Aprile al 19 Giugno 2016 presso il PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano n.d.r.) il pubblico potrà immergersi nel mondo onirico dell’artista, visionando ben 230 scatti che rappresentano il lungo cammino lavorativo di Goude, “percorso” raffigurando per lo più donne esotiche e superbe come la cantante e modella giamaicana Grace Jones  e l’attrice nonché ex top model  Farida Khelfa.

DakotJohnson Harper' sBazaar settembre 2015. By Jean Paul Goude (fonte gotceleb.com)

DakotJohnson su Harper’ sBazaar settembre 2015. By Jean Paul Goude (fonte gotceleb.com)

 

Mariah Carey by Jean Paul Goude for Harper's Bazaar settembre 2015 (fonte gotceleb.com)

Mariah Carey by Jean Paul Goude for Harper’s Bazaar settembre 2015 (fonte gotceleb.com)

 

 

Il suo è un linguaggio potente, manovrato attraverso tecniche sviluppate dopo anni di esperienza maturate in ambito artistico. Il suo ruolo di fotografo, regista, designer e disegnatore, gli ha permesso di restare sempre sulla cresta dell’onda permettendogli di siglare le copertine di alcune riviste prestigiose come  Esquire fino a giungere alla direzione artistica dell’eclatante sfilata sugli Champs Élysées per il Bicentenario della Rivoluzione Francese a Parigi nel 1989.

 

 

 

Fonte cover vmagazine.com

Tutto il meglio sulla Milano Design Week

TUTTO IL MEGLIO DALLA MILANO DESIGN WEEK

Una Milano che non dorme mai ha aperto le porte all’evento del design più atteso dell’anno: la Milano Design Week tra Salone del Mobile e Fuorisalone.

Le grandi aziende dell’arredamento hanno esposto le novità in fatto di design e i talenti emergenti hanno mostrato le loro idee tra il pubblico curioso e quello addetto al settore.

Il Salone Internazionale del Mobile, che si è svolto nei padiglioni della Fiera di Rho è l’appuntamento fisso per produttori e addetti al settore, un luogo dove stringere rapporti commerciali e lasciarsi ispirare dalle nuove proposte.

Qui il meglio dal Salone del Mobile:

iDogi: gruppo veneziano che mette in scena la pomposità quasi barocca di chandelier in vetro di murano, vasche in bronzo, preziosi dettagli in ametista lapislazzuli e malachite.
Per chi ama le atmosfere esclusive, iDogi creano pezzi unici e personalizzati per uno stile luxury a cinque stelle.

iDogi



Armani DADA:

Design, comfort, eleganza e funzionalità sono le parole chiave della linea Armani DADA.

Ampi spazi eleganti ma soprattutto pratici, dove spessi blocchi di marmo donano non solo classe, ma un senso di pulizia e rigore alla casa, coprendo fornelli e piani cottura e trasformandosi in preziosi tavoli da lavoro.

Armani Dada



Park Avenue: il nome inganna perché il marchio è fiorentino, ma lo stile è decisamente metropolitano.

Vincente il design nella proposta “Junior Bathroom” che vede vasche da bagno a forma di cupcake e lavandini come tazze di cioccolata, un regno incantato dove coccolare i propri figli.

Per gli adulti bagni con vasche piedini di leone e docce nascoste da porte specchiate, ideali per nascondere l’amante!

Retrò il “Barber Shop” che incanta tutti con il suo stile vintage legato ai Roaring Twenties.

Junior Bathroom



la proposta Park Avenue al Salone del Mobile



IMG_2224

Park Avenue



IMG_2225

Secret Bathroom



IMG_2221

Barber Shop



GRAFF: 

Art of Bath Gallery è un percorso non solo legato al mondo del design ma anche a quello dell’arte – ed è presentato dall’azienda americana in collaborazione con DCube, una galleria d’arte.

Da oggi è possibile avere una Ophelia nel proprio bagno e sorprendere una Venere del Botticelli bagnata sotto la nostra doccia! Vincent Calmel ha riprodotto così le opere classiche in chiave moderna, attraverso fotografie dall’indubbia originalità.

Il gusto è moderno, le linee essenziali e libere da orpelli.

GRAFF e la foto di una Ophelia in chiave moderna



IMG_2219

GRAFF al Salone del Mobile



IMG_2218

opere classiche reinterpretate in chiave moderna – nelle stanze da bagno GRAFF



GRAFF



 

Al Fuorisalone il brand Quattrocento presenta degli occhiali dalla linea innovativa e dalla realizzazione 100% italiana. Prendono il nome infatti dal florido periodo storico del ‘400, in cui gli artigiani rappresentavano una fetta dei nobili mestieri e gli artisti venivano osannati.

Qui storia e passione si portano sul viso, a incorniciare gli occhi !

Forza e Coraggio per LIQ magazine, che approda a Milano direttamente dalla Calabria per promuovere gli artisti del proprio territorio. Un progetto a chilometro zero trainato dall’amore e della passione per l’arte. Autarchici!

Gusto e ricercatezza per Antonella Galasso e la sua visione femminile di accessori, dagli orecchini ai bracciali, fino alle custodie per accendini. I prodotti sono lavorati a mano da esperti e artisti della gioielleria e mantengono alta la bandiera del made in Italy.

GIACOMINI DESIGN è sinonimo di lusso ed eccellenza. Le sculture d’acqua in titanio e acciaio ne sono l’esempio, disegnate da Massimo Marzorati e presentate in teche olografiche dello Studio Tangram.

All’evento di presentazione, la sinergia ha visto altre due eccellenze: Hodara, leader dell’arredamento e Bougeotte, con le preziose borse dal design accattivante.

Giacomini Design

 

Nasceva oggi Jayne Mansfield, bella e sfortunata

Nasceva oggi Jane Mansfield, conturbante attrice hollywoodiana, simbolo di un’epoca e storica rivale di Marilyn Monroe. Curve da capogiro e capelli biondo platino, l’attrice è stata a lungo considerata un sex symbol. Autentica bombshell, sublime incarnazione della bellezza anni Cinquanta, si fece strada dalle pagine di Playboy fino alla celebrità.

All’anagrafe Vera Jayne Palmer, nacque a Bryn Mawr il 19 aprile 1933. Figlia unica di Herbert William Palmer e Vera Jeffrey, i suoi antenati erano immigrati dall’Inghilterra, mentre dal ramo paterno aveva origini tedesche. Il padre, avvocato, muore a causa di un infarto quando la piccola ha appena tre anni. Dopo la sua morte, è la madre a dover provvedere alla famiglia, iniziando a lavorare come maestra, fino al secondo matrimonio con Harry Lawrence Peers e al trasferimento dal New Jersey al Texas. Jayne a sette anni suona il violino e si esibisce per strada per raccimolare qualcosa. Ben presto sorge in lei il sogno di divenire un’attrice.

Nel 1950, ad appena 16 anni, convola a nozze con Paul Mansfield e mette alla luce la sua prima figlia, Jayne Marie Mansfield, nata l’8 novembre 1950. Dopo il trasferimento ad Austin Jayne studia con successo teatro e fisica all’Università del Texas. A Dallas avviene l’incontro che la introduce nel mondo del cinema, con Baruch Lumet, padre del regista Sidney Lumet, di cui Jayne segue le lezioni al Dallas Institute of the Performing Arts, da lui fondata. La prima apparizione sul palcoscenico è del 22 ottobre 1953, nella piece Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller.

jay

All’anagrafe Vera Jayne Palmer, Jayne Mansfield nacque a Bryn Mawr il 19 aprile 1933



jay5

Jayne Mansfield fu un sex symbol di rara bellezza



jay1

L’attrice era considerata rivale storica di Marilyn Monroe



jayne-mansfielda

Jayne Mansfield aveva un quoziente intellettivo superiore a quello di Albert Einstein




SFOGLIA LA GALLERY:




Sempre in Texas Jayne diviene una reginetta dei concorsi di bellezza. Ma la grande avvenenza fisica ne ha a lungo oscurato la personalità. Pochi sanno che la bionda esplosiva -dal titolo di uno dei suoi film- vantava un quoziente intellettivo superiore al genio della fisica Albert Einstein (162 contro 160); inoltre l’attrice parlava correttamente cinque lingue e suonava il violino e il pianoforte. Nel 1954 l’attrice si trasferisce col marito e la figlia a Los Angeles; qui studiò teatro all’Università della California. La sua carriera cinematografica iniziò nel modo più inaspettato: venne infatti scritturata dalla 20th Century Fox come sostituta di Marilyn. Female Jungle (1954) è una delle pellicole iniziali girate dalla Mansfield, che diviene playmate del mese sulla rivista Playboy nel febbraio 1955. L’anno seguente venne premiata col Theatre World Award per la sua interpretazione nella commedia di George Axelrod Will Success Spoil Rock Hunter?

La prorompente bellezza di Jayne Mansfield continuava ad oscurarne la capacità interpretativa e ben presto l’attrice si ritrovò a fare i conti con l’immagine di oca giuliva che il pubblico le aveva ormai cucito addosso: quasi paradossale, per una donna tanto intelligente, dover sottostare a questo cliché. Ma la grandezza spesso sottovalutata della bellissima Mansfield sta anche nell’essere riuscita nell’ingrato compito di gestire la fama e l’immagine che i media le avevano appioppato sfruttandola a suo favore: ben presto Jayne inizia a rendersi protagonista di piccoli incidenti che ne sottolineano la procace bellezza. Celebre è lo scatto che la ritrae accanto a Sophia Loren in una cena in onore di quest’ultima, nel 1957. Qui Jayne perde una spallina, e l’incidente entra nel mito. Ma non tutti apprezzarono questi atteggiamenti, a partire da Richard Blackwell, che curava il suo guardaroba, che la eliminò dalla sua clientela.

Jayne-Mansfield pool

Una foto della procace attrice ritratta a bordo piscina



Mansfield02

Jayne Mansfield ebbe tre mariti e tre figli



Jayne Mansfield e il secondo marito Mickey Hargitay

Jayne Mansfield e il secondo marito Mickey Hargitay



Vanitosa e sopra le righe, l’attrice non era una patita del less is more: famoso è il suo Palazzo Rosa, l’enorme villa di quaranta stanze che l’attrice acquistò nel 1957 sul Sunset Boulevard, a Beverly Hills. L’arredamento prevedeva rosa all over, una vasca da bagno a forma di cuore e piccoli Cupido alle pareti. Nel 1959 il secondo matrimonio con il culturista Mickey Hargitay. Sebbene furono costantemente messe a confronto, Jayne Mansfield fu molto più sfortunata della rivale Monroe. E neanche dopo la morte di quest’ultima, avvenuta nel 1962, riuscì a prenderne il posto. Nel 1964 convolò in terze nozze con Matt Cimber, dal quale ebbe Antonio Raphael Ottaviano. Inoltre lungo è il carnet di amanti che le vennero attribuiti, da Robert Kennedy a Tony Curtis, da Dean Martin a Burt Reynolds. I rumours non perdevano occasione di descriverne l’insaziabile appetito sessuale. Nonostante alcune pellicole importanti, Jayne Mansfield non riuscì mai ad affermarsi a Hollywood e finì per comparire in melodrammi indipendenti a basso costo e commedie, fino alla parabola discendente, che la vide protagonista di esibizioni nei nightclub.

jayne animal

Le forme burrose di Jayne Mansfield



mansfield loren

Il celebre scatto che ritrae Jayne Mansfield accanto a Sophia Loren ad una cena in onore di quest’ultima (1957)



Jayne Mansfield nella sua casa ad Hollywood, 1959

Jayne Mansfield nella sua casa ad Hollywood, 1959



Jayne Mansfield, foto di Peter Basch, 1955

Jayne Mansfield, foto di Peter Basch, 1955



“The one and only” furono le ultime parole pronunciate dalla procace attrice a Biloxi, New Orleans, poche ore prima della sua terribile fine. Lei, che aveva sognato Hollywood sfiorandone il bagliore, ora per vivere doveva accontentarsi di squallide esibizioni nei locali notturni. Ancora una volta quel suo fisico statuario si rivelava croce e delizia per una donna consapevole e colta; dopo aver rinunciato ad una carriera cinematografica, quel corpo burroso era l’unico strumento che le restava per mantenersi. Lei, che aveva combattuto una vita intera contro il cliché di donna oggetto, si ritrovava ancora una volta ad ammettere che il fisico non l’avrebbe mai tradita, anche a costo di vedersi osservata con lascivia da decine di uomini. Dopo la separazione dal terzo marito iniziò a frequentare Sam Brody, l’avvocato che seguiva la sua pratica di divorzio. Quella sera era in compagnia di quest’ultimo. Nella Buick Electra del 1966 presa a noleggio viaggiavano l’autista appena ventenne, Ronnie Harrison, l’attrice, con i tre figli Miklos, Zoltan e Mariska, i due inseparabili chihuahua Popeicle e Monaicle e l’avvocato Brody. All’una e un quarto della notte il tragico scontro che vide come unici superstiti i tre ragazzi, che dormivano nel sedile posteriore. L’auto ridotta ad un ammasso di lamiere e l’orrore che dilaniò il corpo della diva, la cui testa venne sbalzata fuori strappandone i capelli, che restavano sull’asfalto, quasi come una macabra parrucca. Bella fino alla fine. Una tragica processione di voyers accompagnò la diva anche nei momenti successivi alla sua prematura scomparsa. I funerali si svolsero il 3 luglio 1967 a Pen Argyl, Pennsylvania. Sulla sua tomba un epitaffio che recita “Viviamo per amarti ogni giorno di più”.

Jane Mansfield, coi suoi abiti animalier, le sue curve e la sua bellezza, ha continuato ad ispirare intere generazioni: incredibile la somiglianza della diva hollywoodiana con Anne Nicole Smith, altrettanto sfortunata, mentre una celebre campagna di Guess Jeans ne ha omaggiato solo pochi anni fa lo stile, con una giunonica Kate Upton nei panni di Jayne Mansfield.


Potrebbe interessarti anche:
Maxime de la Falaise, icona bohémien

Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design è stato un successo

Giacomini Design e i suoi compagni d’avventura Hodara Art Designer e Bougeotte hanno dato vita ad uno degli eventi più di successo del Fuorisalone del Salone del mobile 2016: Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design che si è tenuto presso lo showroom Hodara Art Designer, in via Gerolamo Morone 8, in pieno centro di Milano.


Giacomini Design ha messo in mostra per la prima volta la prima delle sue sculture d’acqua in titanio e acciaio disegnate da Massimo Marzorati nelle stupende teche olografiche dello Studio Tangram.
Ogni pezzo della collezione Giacomini Design è è unico ed esclusivo e vuole emozionare attraverso le sue forme e non solo.





La tecnologia, infatti, è parte dell’esperienza emozionale: ogni scultura potrà essere governata tramite comandi Wi-Fi, touch o vocali.
L’apertura di un rubinetto avviene tramite un semplice tocco, la temperatura può essere regolata o tramite Wi-Fi, ad esempio con una app dal proprio telefono, o direttamente dalla maniglia della scultura dove una ghiera illuminata cambierà colore a seconda della temperatura.





Hodara Art Designer ha contribuito con la splendida location e la sua nuovissima collezione: LOVALE. Divano, poltrona, pouf e poltroncina da tavolo che richiamano l’ovale, antico simbolo di perfezione e rinascita. Vittorio Hodara smussa gli angoli e semplifica le forme per dare ad ogni singolo pezzo della collezione una eleganza naturale.
La ricerca dell’ellissi si ripete in ogni seduta della collezione e da ogni punto di vista, ogni seduta da qualsiasi punto la si guardi sembra un ovale. Ogni pezzo della collezione LOVALE è leggera alla vista ma solida e compatta una volta che la si tocca. La cura artigianale della creazione è altissima: lo scafo sembra essere fatto da dei maestri d’ascia, la gommatura smerigliata e le cuciture sono sartoriali. Pelle primo fiore, tessuti tecnici, pelliccia, ecopelle e una amplissima gamma di legni naturali offrono una incredibile possibilità di personalizzazione per ogni singolo dettaglio di una qualsiasi seduta.





Bougeotte ha portato all’evento i suoi esclusivi accessori. Il simbolo di Bougeotte è una industriosa ape che esemplifica l’incessante attitudine alla trasformazione di linee e materiali preziosi.
Rigore, qualità assoluta, materiali esclusivi e una vena ironica e Dada sono le caratteristiche che Fayna Fridman, la fondatrice e direttore creativo del marchio, ha impresso nella collezione Bougeotte.
La collezione Bougeotte è una commistione di design e creatività come nella poltrona abbraccio, fatta di pregiatissimo Astrakan total black e plexiglass o nella panca Sella in zibellino: le sedute più povere e i materiali più pregiati.
L’evento ha attirato un pubblico eterogeneo di addetti ai lavori: grandi designer, giornalisti e amanti del bello, i pezzi in mostra erano un compendio di originalità e gusto. Sembrava di essere in una galleria d’arte.

“Forte Fragile”: Hermès omaggia i felini e Robert Dallet alla GAM di Milano

Eleganza e gran carattere. Bellezza e forza. Il felino, fin dalla notte dei tempi, affascina e seduce chiunque. Questa sua innata raffinatezza è stato motivo di omaggio da parte della maison Hermès che da sempre ha raffigurato l’animale nei suoi carrés potenziando il lusso che il marchio da sempre esporta in tutto il mondo.

 

Hermès omaggia i felini al GAM di Milano (fonte style.corriere.it)

Hermès omaggia i felini al GAM di Milano (fonte style.corriere.it)

 

I felini hanno sempre attratto il pittore e naturalista Robert Dallet (fonte style.corriere.it)

I felini hanno sempre attratto il pittore e naturalista Robert Dallet (fonte style.corriere.it)

 

 

Ed è proprio al felino ed al pittore Robert Dallet che la casa di moda parigina presenta la mostra “Forte Fragile” presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano dal 23 all’8 maggio 2016.

Robert Dallet, dagli inizi degli anni sessanta fino allo scadere degli anni novanta, dimostrò un forte interesse per i felini tanto da spingerlo, quasi ossessionato, a studiarne minuziosamente l’anatomia e disegnarli su ogni dove.

 

Con "Forte Fragile", Hermès omaggia Robert Dallet ed i felini

Con “Forte Fragile”, Hermès omaggia Robert Dallet ed i felini

 

La mostra aprirà i battenti il 23 aprile e terminerà l'8 maggio 2016

La mostra aprirà i battenti il 23 aprile e terminerà l’8 maggio 2016

 

 

Nel 1984, quando il pittore e naturalista francese  incontra l’Ad di Hermès  Jean-Louis Dumas, nascono i primi due foulards stampati: Équateur e Kenya che consolideranno un importante sodalizio che durò fino alla morte dell’artista avvenuta dieci anni fa.

La mostra, inaugurata a gennaio 2016 al Bruce Museum di Greenwich (Usa), dopo Milano sarà presentata a  Monaco di Baviera, Hong Kong, Taiwan e Bombay.

 

 

ALEX BELLI UNCENSORED

ALEX BELLI UNCENSORED


Ciao ragazzi,

è con piacere che vi presento il mio nuovo spazio virtuale, una collaborazione con D-ART in cui racconterò tutti i retroscena della mia vita e del mio lavoro. La rubrica si chiama “ALEX BELLI UNCENSORED” e pubblicherò i backstage dei miei servizi, vi svelerò alcuni piccoli segreti e vivrete con me passo passo la nascita di servizi e campagne.

Oggi vi racconto della CAPSULE COLLECTION  WAIKIKI Beachwear per le sorelle Ludovica e Beatrice Valli  – una capsule da loro disegnata che rappresenta i modelli molto in voga del bikiki. 

L’AXBstudio, data la particolarità del prodotto, ha deciso di creare un’immagine non ordinaria e di stravolgere quindi l’atmosfera in cui uno shooting di BeachWear (spiaggia, mare…) dovrebbe svolgersi. E’ per questo motivo che la campagna social è stata scattata in un Eliporto! Una location perfetta che rappresenta libertà, con una vastità di campo e che ci ha regalato una luce perfetta.

Voi cosa ne pensate?

FOTO AXBPRODUCTION Alex Belli

Production WAIKIKI beachwear Capsule Collection
Starring: Beatrice e Ludovica Valli
Make-up &hair:  Alessandro Filippi
Stylist:  Emiliano Conte’
Location: HELIPORT SVIZZERA LUGANO


Qui le foto di backstage:

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

Qui delle foto anteprima della campagna social WAIKIKI Beachwear Capsule Collection:

IMG_2773

IMG_2712

BLACK SWAN VALLI AXB

BLACK SWAN VALLI AXB 01

Chi è la mente diabolica di Daesh?

Tutti sanno che il califfo di Daesh è al-Baghdadi, una figura quasi mitica sfuggita ad innumerevoli tentativi di omicidio ma pochissimi conoscono Haji Imam, l’eminenza grigia di Daesh.


L’uomo misterioso di Daesh è conosciuto con molti nomi: Abu Ali al-Anbari, Abu Alaa al-Afri, Hajji Iman o Hajji che è il termine arabo per pellegrino ma che è usato nel linguaggio colloquiale per indicare una persona ascoltata o una eminenza grigia.
La confusione sui suoi noms de guerre ha mandato in confusione i servizi occidentali per anni. I servizi americani lo hanno identificato con due leader differenti dello Stato Islamico.
Il suo vero nome è Abd al-Rahman Mustafa al-Shakhilar al-Qaduli.


Al-Qaduli, che coordina l’intelligence di Daesh secondo gli americani è stato ucciso in un bombardamento a Deir Ezzor, nella Siria orientale, il 25 marzo.
Certo la sua morte era stata proclamata almeno altre quattro volte ma questa volta sembra essere reale. Alcuni simpatizzanti dei terroristi hanno scritto commenti commossi sul web e gli americani stanno rilasciando informazioni sul personaggio che prima tenevano segrete.


Al-Qaduli era stato identificato per sbaglio come un ex generale dell’esercito di Saddam Hussein, l’ufficiale più alto in comando passato nelle file di Daesh. In realtà è un insegnante di fisica che è tra le file dei jihadisti dal 1980 prima come predicatore poi come attivista in esilio. Maltrattato da Saddam lasciò l’Iraq per l’Afghanistan dove rimase dal 1990 al 2000; in quell’anno si stabilì a Sulaymaniyah nell’Iraq nord-orientale per unirsi ad Ansar al-Islam.


Nel 2003 al-Anbari fondò un gruppo islamista a Tal Afar per combattere le forze americane. Nel 2004 si unì ad al-Qaeda in Iraq allora guidata da Abu Musab al-Zarqawi. Per il gruppo divenne un predicatore e un giudice della sharia, posizione che formalmente ha tenuto fino alla sua morte.


Le sue informazioni biografiche rimangono oscure: alcuni sostengono che sia di Tal Afar, da qui il nome al-Afri che significa di Tal Afar; altri sostengono che sia della provincia di Anbar, da qui al-Anbari; secondo uno dei più famosi giornalisti iracheni, invece, è originario di Hadhr, nella meridionale provincia di Ninive.


Non c’è confusione riguardo alla sua ideologia dato che esistono 20 ore di registrazioni di sue prediche fatte girare tra i predicatori islamici di Daesh. I punti più evidenti dei sermoni di al-Qaduli coincidono quasi perfettamente con l’ideologia di Daesh: odio patologico per gli Yazidi; disprezzo per i sunniti che accettano di lavorare con qualsiasi infedele o per istituzioni statali democratiche o per eserciti che attaccano il califfato.


In alcune di queste registrazioni è identificato anche come al-Dar Islami (che risiede nella casa dell’Islam).
Al Qaduli disprezza e denuncia la costituzione irachena perché non permette di demolire i luoghi di culto yazidi per cui chi lavora in un tale stato non può dichiararsi musulmano.
Al-Qaduli è un nemico giurato, anche, della fratellanza musulmana che lui giudica colpevole di apostasia a causa del loro obiettivo di raggiungere una società musulmana tramite le leggi “dell’uomo”.


Con la morte di al-Qaduli, di Haji Bakr, al-Sweidawi e al-Bilawi Daesh ha visto ridotti a solo due persone su sei i “fondatori” del califfato. Rimangono in vita Abu Mohammed al-Adnani il “portavoce” e il califfo stesso, Abu Bakr al-Baghdadi che a sua volta sta recuperando dalle ferite sofferte durante un attacco aereo della coalizione che non lo aveva nemmeno come obiettivo
Certo, nonostante le perdite, Daesh non sembra sul punto di implodere ma sicuramente sarà costretto a cambiare, ad esempio aumentando gli attacchi al di fuori del proprio territorio.

H&M: il riciclo è di moda

Inizia oggi la settimana del riciclo e H&M si rende protagonista di una lodevole iniziativa: dal 18 al 24 aprile 2016 la parola d’ordine è una, non buttare via nulla. Abiti usati, di qualsiasi marca e in qualsiasi condizione, potranno infatti essere riutilizzati. Questa la filosofia alla base della H&M World Recycle Week: per aderire all’iniziativa basterà portare i vostri abiti usati in uno dei punti vendita della catena low cost svedese. L’azienda raccoglierà infatti 1.000 tonnellate d’indumenti usati che i clienti di tutto il mondo porteranno negli oltre 3.600 store. Un’occasione unica per aiutare il prossimo in modo intelligente.

H&M sceglie M.I.A. come testimonial dell’iniziativa: la cantante britannica è la protagonista di un video musicale girato in esclusiva per l’occasione. La canzone scelta per promuovere la settimana del riciclo si intitola, non a caso, “Rewear it”, per sottolineare l’impatto ambientale dei vestiti nelle discariche. Una voce forte e un video a tema per sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento spesso sottovalutato: la promozione del riciclo di abiti usati diviene fondamentale anche nella creazione di fibre tessili riciclate per la produzione di nuovi capi. Il video è da oggi online sul sito del brand svedese.

H&M è da anni in prima linea nel sostenere l’importanza del riciclo: con la Garment Collecting già da tempo i clienti potevano portare in negozio indumenti usati ricevendo in cambio buoni sconto. L’iniziativa, lanciata nel 2013, ha permesso di raccogliere oltre 25mila tonnellate di indumenti. Due anni più tardi, nel 2015, l’azienda ha messo a punto i primi abiti in fibre tessili riciclate, ponendosi anche in questo caso come uno dei brand più all’avanguardia per quanto concerne la filosofia eco-friendly.





Potrebbe interessarti anche:
Bianca Balti: guardaroba in vendita per beneficenza

COACHELLA 2016: I LOOK MIGLIORI

Si è appena concluso il primo dei due weekend del Coachella Festival 2016. L’evento più cool della California non smette come di consueto di attrarre celebrities provenienti da ogni parte del mondo: look rigorosamente boho-chic e musica indie sono gli ingredienti base del Coachella Festival. Ma non solo: quest’anno in programma anche l’esibizione di Calvin Harris.

Protagonisti del fashion biz, icone della musica, attori hollywoodiani e top model internazionali non si sono fatti attendere in quella che è ormai da qualche anno a questa parte una delle maggiori vetrine. Presenti nel primo weekend del festival l’onnipresente Katy Perry, che ha sfoggiato tra le altre mise, una jumpsuit firmata Mara Hoffman, la top model brasiliana Alessandra Ambrosio, in due mise boho-chic, Taylor Swift, Emma Roberts, Miranda Kerr, solo per citarne alcuni nomi. Occhi puntati sulla bellissima Kendall Jenner, che ha sfoggiato un lungo abito crochet e gioielli etnici.

A monopolizzare l’attenzione dei media e a dettare tendenza sono ancora una volta loro, le fashion blogger. Il made in Italy fa sentire la sua voce con Chiara Ferragni, accompagnata dalla sorella Valentina, e Chiara Biasi. La Ferragni perfettamente a suo agio nello stile boho-chic sfoggia un abito in pizzo nero crochet con un audace nude look e coroncina in testa e un secondo outfit in denim. Bellissima la blogger svizzera Kristina Bazan, che ha sfoggiato outfit floreali dal mood Seventies.

Kristina Bazan

Kristina Bazan al Coachella Festival 2016



Chiara e Valentina Ferragni

Chiara e Valentina Ferragni (Foto The Blonde Salad)




SFOGLIA LA GALLERY:




Esplosione di total white, ma anche fiori all over per kimono di varie dimensioni, da abbinare a hot pants e stivali alla texana, o lunghi abiti in crochet da indossare con sandali rasoterra, o, ancora, jumpsuit e playsuit da indossare con coroncine di fiori e maxi gioielli dal sapore etnico, fino a caftani stampati. Paisley protagonista assoluto per outfit dal sapore gipsy che ci riportano indietro nel passato, fino a Woodstock e agli anni Settanta. Le possibilità di scelta sono davvero infinite e tanti sono gli outfit sfoggiati dalle celebrities e dai partecipanti all’edizione di quest’anno del Festival più fashion in assoluto. Presenti nomi d’eccezione, tra cui anche la supermodella Cindy Crawford, che è apparsa raggiante al fianco del marito.

coachella chiara fff

Ancora Chiara Ferragni al Coachella Festival 2016 (Foto The Blonde Salad)




Potrebbe interessarti anche:
Bianca Balti: guardaroba in vendita per beneficenza

“La moda aiuta il Duomo”: l’asta benefica per restaurare il Duomo di Milano

La moda aiuta il Duomo” è l’iniziativa che vede la partnership di Tiffany & Co., Veneranda Fabbrica del Duomo, la casa d’arte Christie’s e Camera Nazionale della Moda Italiana, al fine di conservare lo splendore del Duomo di Milano.

L’appuntamento è per martedì 19 aprile 2016, alle ore 19.30, presso la Sala delle Colonne del Grande Museo del Duomo, a Palazzo Reale di Milano.

 

Abito Vivienne Westwood per La moda aiuta il Duomo (fonte luukmagazine)

Abito Vivienne Westwood per La moda aiuta il Duomo (fonte luukmagazine)

 

Abito Genny (fonte iodonna.it)

Abito Genny (fonte iodonna.it)

 

 

Tra le Maison che aderiscono al progetto: Giorgio Armani, Brunello Cucinelli, Cividini, Corneliani, Costume National, Diesel, Etro, Salvatore Ferragamo, Genny, Gucci, Isaia, Krizia, Loriblu, Martino Midali, Missoni, Moncler, Moreschi, Prada, Emilio Pucci, Roberto Cavalli, Tod’s, Trussardi, Vicini, Vivienne Westwood.

Tiffany & Co. donerà un gioiello in sua rappresentaza.

Il Cavalier Mario Boselli, Presidente Onorario di Camera della Moda Italiana, così ha commentato l’iniziativa: ”I nostri stilisti hanno risposto numerosi all’iniziativa e ora spero che la collaborazione possa proseguire anche fuori dai confini nazionali e raggiungere nuovi sostenitori. A tal fine ho proposto a Diane von Furstenberg di promuovere un’iniziativa simile a New York”.

 

La moda aiuta l'arte. Un'asta benefica aiuterà a restaurare le guglie del Duomo di Milano (fonte crisalidepress)

La moda aiuta l’arte. Un’asta benefica aiuterà a restaurare le guglie del Duomo di Milano (fonte crisalidepress)

 

Abito Etro in asta il 19 aprile presso Sala delle Colonne del Grande Museo del Duomo, a Palazzo Reale di Milano (font iodonna.it)

Abito Etro in asta il 19 aprile presso la Sala delle Colonne del Grande Museo del Duomo, a Palazzo Reale di Milano (fonteiodonna.it)

 

 

I fondi raccolti verranno devoluti a favore del progetto “Adotta una guglia. Scolpisci il tuo nome nella Storia”, lanciato da Veneranda Fabbrica del Duomo nell’ottobre del 2012 per sostenere i restauri del complesso monumentale del Duomo di Milano.

Per  chi non potrà essere presente il 19 aprile, gli abiti devoluti dalle maison potranno essere acquistati sulla piattaforma di aste online CharityStars.

 

 

 

Fonte cover Museo del Duomo

H&M Home sbarca in Italia

Se fino ad oggi dominava il mercato dell’abbigliamento low cost, H&M si accinge a conquistare anche il mondo del design. Ha appena aperto in Italia, ad Arese, il primo punto vendita della linea H&M Home. Una home-couture esclusiva a prezzi competitivi, per collezioni ricche di fascino.

Il colosso svedese, leader nell’abbigliamento low cost, fa tremare l’avversario Ikea, da sempre leader indiscusso nel design nordico: ora oltre alle già apprezzate linee di abbigliamento, è online anche una collezione di arredo in chiave low cost per impreziosire la casa. Cuscini e federe, trapunte e tovaglie, ma anche vasi e pezzi di arredamento, a prezzi modici.

Il punto vendita di H&M di Arese sta già facendo parlare di sé: con un super corner dedicato all’arredamento e al decor, H&M trova nel centro commerciale lo store più d’Italia. “Superare le aspettative dei clienti”: questo sembra essere l’obiettivo che il brand si è prefissato, secondo Dan Nordstrom, country manager di H&M Italia.

hmprod

Lo stile shabby chic viene sdoganato in chiave easy grazie al brand svedese. Ma H&M non è il primo ad offrire una linea dedicata alla casa: Zara Home aveva infatti già registrato un grande successo aprendo a Milano uno dei punto vendita più grandi al mondo. Inoltre chi non potesse visitare l’Arese Shopping Center può comunque acquistare la linea casa di H&M: basta collegarsi al sito web del brand.


Potrebbe interessarti anche:
Ambra Medda: il volto più bello del design

Bianca Balti: guardaroba in vendita per beneficenza

La top model Bianca Balti ha annunciato una sua personale iniziativa a favore dei rifugiati siriani in Giordania: appuntamento il 27 aprile a Milano, dove si terrà un’asta di beneficenza in cui la bellissima modella metterà in vendita il suo guardaroba personale. La raccolta fondi sarà devoluta all’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHRC).

Gli antichi Greci la chiamavano kalè kai agathè: che la bellezza esteriore non sia che un riflesso di quella interiore è teoria sostenuta da molti. E Bianca Balti, lodigiana, classe 1984, di bellezza ne ha da vendere: una carriera sfolgorante alle spalle, due figlie e innumerevoli contratti con le maison più famose al mondo, la modella è uno dei volti più noti del fashion biz. Occhi azzurri, labbra carnose e zigomi pronunciati, la supermodella ha un passato da punk.

Scoperta da Dolce & Gabbana nel 2005, è stata nel corso degli anni il volto di brand del calibro di Missoni, Guess, Donna Karan, Roberto Cavalli, Armani Jeans, Antonio Berardi, Mango, Intimissimi, L’Oréal. Numerosissime le cover ottenute sui magazine più prestigiosi al mondo, da Elle a Vogue, da Numèro a Marie Claire. Unica italiana a calcare la passerella di Victoria’s Secret, Bianca Balti ha sfilato praticamente per tutti i nomi più grandi della moda internazionale.

Bianca-Balti-20

Bianca Balti è nata a Lodi il 19 marzo 1984



Vogue Italia

Bianca Balti su Vogue Italia, marzo 2013



Bianca Balti in dolce attesa sulla passerella di Dolce & Gabbana

Bianca Balti in dolce attesa sulla passerella di Dolce & Gabbana



Capi dai 5 ai 500 euro ma dal valore nettamente superiore: questo il guardaroba della modella, raccolto in 11 anni di carriera, che sarà messo in vendita il prossimo 27 aprile. L’evento, aperto a chiunque, avrà luogo al Superstudio13 di via Forcella, a partire dalle ore 15. Ad un certo punto della serata i restanti capi che non saranno ancora stati venduti verranno inoltre scontati del 50%, per venire incontro ai ritardatari. Obiettivo: vendere tutto.

L’iniziativa, che sta particolarmente a cuore di Bianca Balti, vede una collaborazione tra la modella e l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR). In particolare, la top model sostiene Lifeline Jordan, programma di assistenza economica diretta alle famiglie di rifugiati siriani che hanno trovato asilo in Giordania.

Cosa ci dicono i big data di questo referendum?

Quello che pensavo su questo Referendum l’ho scritto qui.


Ma proviamo adesso a leggere il dato politico che emerge da questo referendum.
Il suo significato in termini di numeri e di strategie.
Matteo Renzi ha sterilizzato cinque dei sei quesiti referendari – quelli davvero sostanziali – ma ha lasciato l’ultimo punto, quasi volendo che il referendum si facesse.
Perché?


Facciamo un passo avanti, alla riforma costituzionale.
Su questa il segretario premier è stato chiaro: se perdo lascio.
Come a dire che quello è “il voto su di lui”, sul suo governo e sulla sua politica.
Ma lo si celebrerà a ottobre, garantendosi comunque non meno di ulteriori sei mesi di governo prima della tornata elettorale (che per consuetudine è tra aprile e giugno), per avere ampi margini di campagna – elettorale e congressuale.
E adesso facciamo un passo indietro, a quando Matteo Renzi ha affidato a Jim Messina il coordinamento della campagna di ottobre.


Jim Messina, ex capo staff di Obama, è stato il coordinatore della campagna 2012.
La sua strategia elettorale è basata sull’elaborazione dei cd. big data per decifrare comportamenti e tendenze, georeferenziate e geolocalizzate, delle persone, collegio per collegio, paese per paese, quartiere per quartiere.
L’ultima sua vittoria è stato lo scontro diretto con il suo ex capo David Axelrod. Messina supportava Cameron, Axelrod i laburisti. E la rimonta di Cameron, che molti davano per perdente, è stata proprio sul filo di lana di tutti i collegi in bilico.


La strategia di Messina presuppone da una parte una mappatura politica e socio culturale del territorio, dall’altra una “elezione simile recente”(in Usa non è difficile con le midterm ogni due anni).
Ed ecco spiegato questo Referendum.
Un grande test su scala nazionale, senza amministrative, senza accorpamenti, puntando su una campagna manicheamente esasperata: da una parte tutti i “pro premier” verso il non voto, dall’altra semplicemente “tutti gli altri”.
Un quesito tecnico, non impegnativo politicamente: una semplice prova generale per raccogliere i dati sui comportamenti dei flussi elettorali, capaci almeno di garantire una proiezione credibile.


Ecco che se lo leggiamo in questa ottica, il dato che emerge non è certamente positivo per Renzi.
Anche perché i dati vanno appunto proiettati e interpretati.
Come ha spiegato Alessandro De Angelis sull’Huffington qualche giorno fa “domenica si manifesterà un pezzo del popolo anti-Renzi, che ci sarà anche a ottobre. Con l’aggiunta di tutto il centrodestra che, su questo quesito, è fermo.”
Il dato su cui ragionano gli analisti sono sostanzialmente questi: i votanti alle scorse politiche (2013) furono 36.452.084 mentre alle europee (2014) 28.991.358, rispettivamente il 72,2 per cento e il 57,2 per cento degli aventi diritto. Il Pd alle politiche raccolse 8.646.034 voti (il 25% di Bersani) mentre alle europee 11.172.861 (il 40% di Renzi)


Gli scenari del giorno prima.
Alta affluenza: 40% di votanti sono circa 20.320.000; media affluenza: 33% pari a 16.764.000.
A urne chiuse quel 31% circa racconta di 16milioni di elettori, di cui oltre l’80% (come da previsioni) ha votato si.
Elettori che si recano alle urne “contro Renzi”, che faranno lo stesso ad ottobre al referendum sulle riforme, quanto “tutte le opposizioni” si coalizzeranno, quando non ci saranno richiami all’astensione, quando sarà una scelta politica quasi quanto un voto (anche se più semplice) e quando tutti, ma proprio tutti, avranno un interesse a dare indicazioni di voto. Ma soprattutto quando non ci sarà quorum. Vince cioè chi prende più voti.


La sfida.
Renzi deve prendere sulle riforme più voti di quella che ha chiamato la grande alleanza per il no con un Pd (tutto quanto e tutto intero, che voti compatto e senza differenze tra maggioranza e minoranza) che oggi sta attorno ai 10milioni di voti.
E la sfida è proprio questa. Certo c’è da dire che gli italiani sono “sensibili” alle riforme, e in molti sono pronti a non seguire strettamente le indicazioni dei propri partiti o leader. Lo abbiamo visto in casi importanti come divorzio, aborto, finanziamento dei partiti.


E tuttavia l’errore di fondo sta proprio nella comunicazione del premier.
Se la campagna sarà sul testo referendario, Matteo Renzi può sperare di mobilitare quei 6 milioni di votanti che non votano Pd e che vogliono comunque le riforme.
Ma se la campagna referendaria – come invece chiaramente faranno i suoi avversari – non sarà sul tema del referendum, ma su un voto pro o contro Renzi, è molto probabile che la somma delle varie minoranze tra Sel, Sinistra Italiana, FdI a tutto il frammentato centrodestra, alla Lega di Salvini al Movimento Cinque Stelle e quanti altri, nonché la minoranza interna del suo stesso partito – sarebbero, matematicamente, ben più di quei 10 milioni.
Perchè, è bene ricordarlo, il Pd che si attesta al 33-35% è ben lontano da quel partito della nazione capace di vincere da solo. E “fuori” da quel Pd c’è una maggioranza eterogenea incapace di mettere insieme una maggioranza parlamentare, ma che comunque assomma al 65% dei voti reali.


Ma il vero problema è che sinora Renzi sembra incapace di fare una campagna non-manichea, che non polarizzi tra “con me o contro di me”, che non sia “assoluta” e che non veda “ottimisti contro gufi”.
E quindi il vero rischio – numeri alla mano – su un referendum che lo stesso Renzi potrebbe davvero vincere, è che invece lo perda, per colpa dei suoi stessi limiti comunicativi (che invece in altre occasioni sono stati il suo punto di forza).
Saper cambiare comunicazione è una dote, una capacità, una risorsa.
Renzi ne ha molte, ma ad oggi, almeno per quello che abbiamo visto negli ultimi cinque anni, questa proprio non gli appartiene.
Ma anche se non ha risparmiato – senza citarlo – molte sferzate ai Presidenti di Regione del suo stesso partito (Emiliano su tutti), almeno come sintassi generale nel suo discorso post-voto ha provato con quel “tutti insieme” a cercare di evitare quantomeno la spaccatura interna.
La strada per ottobre è più che in salita.
In uno scenario in cui è possibile che andranno a votare circa 30milioni di italiani, da oggi stesso l’obiettivo è convincerne circa 16milioni. Il 50% in più di un teorico Pd unito.

Dopo il bambino autistico, gita negata a un’altra ragazzina disabile

La scuola è il primo luogo di socializzazione, dove si impara il rispetto reciproco, la collaborazione, la lealtà, la vita insieme a una comunità di individui tutti diversi. Stupisce allora aver scoperto, in questi giorni, casi di gravi discriminazioni avvenute all’interno della scuola e a volte, sembra, anche giustificate dalla stessa. Pochi giorni fa la storia di Giulio ha scosso e turbato tutta Italia. Al bambino autistico la gita è stata preclusa prima ancora di parlarne: né Giulio né la sua famiglia sono stati avvisati della gita organizzata per la sua classe, una terza media di Livorno. Così il ragazzino è arrivato a scuola e ha trovato l’aula vuota. Niente compagni e niente professori: tutti in gita, tranne lui. L’amarezza dei genitori e il dispiacere di Giulio, espressi in un post su facebook, hanno fatto scoppiare un caso. Uomini, donne, ragazzi si sono fatti ritrarre con in mano il cartello “Io sono Giulio” per protestare contro l’ingiusta esclusione. L’istituto si difende, sostenendo che si sia trattato di un equivoco, «E’ stato sempre fatto tutto in accordo con la famiglia del bimbo». Ma la mamma si dice indignata. «La scuola ha deciso per me e per mio figlio ed è inammissibile – ha dichiarato – Mi hanno detto la mattina stessa che Giulio sarebbe stato da solo in classe perché i suoi compagni erano in gita».


Matteo Renzi ha espresso la sua solidarietà a Giulio e alla sua famiglia in un tweet, ma purtroppo non sembra trattarsi di un caso isolato. Sull’onda dell’indignazione, il papà di Luigi da Isernia ha raccontato la sua storia: un altro ragazzino autistico a cui è stata negata la gita. «Ieri – ha detto – mia moglie ha portato Luigi a scuola trovando in classe solo l’insegnante di sostegno. Ha chiesto spiegazioni e ha appreso che gli altri erano in gita nella vicinissima Venafro per visitare alcuni luoghi di interesse storico e che noi, la famiglia di Luigi, non eravamo stati avvisati. Questo fa molto male. Parlo da genitore, da uomo e a nome di mio figlio che, purtroppo, non può esprimere le sue emozioni. Se ho deciso di raccontarlo è perché voglio che non accada più in futuro, né a mio figlio né agli altri».


Episodio simile per certi versi quello che ha colpito una ragazzina in una scuola media di Legnano, in provincia di Milano. Disabile ma autonoma (è negli scout e partecipa regolarmente alle gite in tenda), i compagni di classe hanno deciso per lei che non avrebbe partecipato alla gita in Austria. Nessuno voleva dormire con lei. Sarebbe stata «una responsabilità troppo grande», hanno letto i genitori sul gruppo di classe di whatsapp. Disperata, la mamma della ragazzina ha parlato con gli insegnanti e, non ottenendo risposta, si è rivolta anche al Miur. «Ancora non abbiamo avuto il coraggio di dare la notizia a nostra figlia» ha dichiarato la mamma. Questi casi hanno un elemento in comune: il concetto di disabilità come ostacolo insormontabile, per il ragazzo stesso e per chi lo circonda. Così è preferibile ferirne i sentimenti che parlare con i genitori, cercare insieme una soluzione, integrare il ragazzo e permettergli di vivere un’esperienza importante ed esaltante come quella della gita con i compagni di classe. Un comportamento che non è giustificabile o accettabile dall’istituzione che dovrebbe educare gli uomini di domani.

Fuorisalone 2016: 15 mila tulipani addolciscono Palazzo Turati

La bellezza e lo sfarzo di Palazzo Turati a Milano, si addolcisce dei colori delicati e del profumo inebriante dei tulipani.

Nell’ultimo giorno del Fuorisalone, la sede della Camera di Commercio in via Meravigli 7, incanta gli avventori della kermesse con 15 mila tulipani provenienti direttamente dall’Olanda, Paese di origine della collettiva “Masterly, The Dutch” a cura di Nicole Uniquole, che mette insieme i lavori di 125 designers, produttori e artigiani olandesi, accostati ad opere di arte fiamminga risalenti al XVII secolo.

 

il circuito 5Vie ospita la collettiva Masterly, The Dutch amm'interno di Palazzo Turati (fonte gucki.it)

Il circuito 5Vie ospita la collettiva “Masterly, The Dutch” all’interno di Palazzo Turati (fonte gucki.it)

 

 

Il passato incontra il futuro e lo fa in grande stile.

La selezione dei dipinti antichi rappresenta il fil rouge dei pezzi di design contemporaneo che sono stati esposti a Milano, al fine  di far apprezzare la creatività dei talenti olandesi, figli di una storia artistica che non trova precedenti.

 

Cascate di fiori all'interno di Palazzo Turati (fonte gucki.it)

Cascate di fiori all’interno di Palazzo Turati (fonte gucki.it)

 

 

Il Palazzo in stile neorinascimentale costruito tra il 1873 e il 1876 da Francesco Turati, rimarrà aperto fino alle ore 20.00 di oggi, consentendo ai milanesi e non solo, di visitare l’esposizione ed ammirare le sue stanze da poco restaurate.

Un motivo in più per recarsi a Palazzo Turati ve lo diamo noi: i tulipani che decorano il cortile saranno regalati ai visitatori.

Bottega Veneta. Eleganza superba al Salone del Mobile 2016

Un’eleganza discreta e classica che coniuga design e lusso, raffinatezza e artigianalità. Bottega Veneta  regala ai suoi clienti l’eccellenza del Made in Italy nella sua home collection.

Durante il Salone del Mobile 2016, ha presentato una collezione realizzata in suede e pellami raffinati, abbinati eccellentemente ad una fine porcellana, al rovere, al bronzo al marmo e all’argento.

Comode poltrone dalla linea essenziale ultimano complementi d’arredo altrettanto minimalisti.

 

salone1

 

 

Tavoli bassi dalle gambe ad arco ed esemplari e raffinati cassettiere in suede e pelle intrecciata (motivo caro alla maison, sempre presente nelle It bag del marchio), completano la Home Collection disegnata dallo stilista Tomas Maier.

La collezione presentata nel Palazzo Gallarati Scotti, sede della home boutique del marchio è composta anche da delicate scatole in argento martellato ricoperto da pietre semipreziose e un servizio tavola in porcellana dipinta a mano e rifinitura platino.

 

salone3

 

La suggestiva sala dell’esposizione, è stata curata dallo stesso designer che per l’occasione ha scelto di esporre i dipinti della Galleria Robilant + Voena.

 

 

Fonte cover bottegaveneta.it

 

 

Fiat 500 Pepsi “Live for Now”personalizzata da Lapo Elkann

Garage Italia Customs, Fiat e Pepsi, presentano in occasione del Fuorisalone 2016, la Fiat 500 “Live for Now” che sarà esposta durante tutta la durata dell’evento, all’interno del Superstudio 13 in zona Tortona, nello spazio Mix it Up di Pepsi Cola. Inoltre, sarà protagonista, con il concludersi della Milano Design Week, di una tournée in Europa e negli Stati Uniti.

Garage Italia Customs, società fondata da Lapo Elkann, ha customizzato gli interni e la carrozzeria della nuova Fiat 500, rispettando lo stile della famosa bevanda analcolica, evidenziando i colori prediletti da Pepsi: il blu, il rosso e il bianco.

 

Interni Fiat 500 Pepsi "Live for Now" (fonte autoblog.it)

Interni Fiat 500 Pepsi “Live for Now” (fonte autoblog.it)

 

 

Fiat 500 “Live for Now”, si veste di una illustrazione del tutto inedita in stile “street art”: in un agglomerato urbano degno delle migliori città metropolitane, cuori pulsanti, lattine di Pepsi, palloni di calcio e skateboard si animano creando un intruglio di messaggi chiaramente decifrabili.

Anche l’interno dell’abitacolo è comprensibilmente legato a Pepsi-Cola: la verniciatura del pomello del cambio riprende le tonalità dell’azienda e i sedili, attraverso una lavorazione ad hoc, hanno ottenuto l’effetto delle bollicine in 3D, tipiche della bevanda.

Una vettura iconica, amata dai giovani e perfettamente in sintonia con il mood “Fizzy” di Pepsi.

Quella tra il colosso delle bibite Pepsi-Cola e la società di Elkann è stata una collaborazione concretizzatasi attraverso un’installazione artistica che sintetizza l’essenza dei due brand che poggia le sue basi sul divertimento e sulle emozioni, con un risultato davvero sorprendente.

Ambra Medda: il volto più bello del design

Nel mondo del design il suo è uno dei nomi più famosi. Nonostante la giovane età Ambra Medda vanta già una carriera di tutto rispetto. Professionista affermata nel design, curatrice, esperta di stile, icona, la giovane ha respirato arte e design fin da piccolissima. La sua è una vita vissuta all’insegna del cosmopolitismo, perennemente in bilico tra culture diverse.

Nata a Rodi da madre italiana e padre austriaco, cresciuta tra Londra e Milano, Ambra impara il mestiere da sua madre, Giuliana Medda, gallerista che esponeva opere realizzate col prestigioso vetro di Murano e creazioni di architetti italiani degli anni Quaranta e Cinquanta e che contribuì al successo internazionale di Pietro Fornasetti. Non è esagerato dire che il design sia componente fondamentale del DNA di Ambra Medda. Laureata in lingue orientali e specializzata in archeologia cinese ed estetica giapponese medioevale, per lei arte e design sono due facce della stessa medaglia.

La giovane, dopo essersi trasferita a New York per lavoro, ottiene la fama mondiale nel 2004, quando, a soli 23 anni, fonda insieme a Craig Robins la Design Miami, con sedi a Miami e Basilea, cui seguì, nel 2005, l’istituzione del premio Design Miami/Designer of the year. La Design Miami si impose in breve come punto di riferimento a livello mondiale per il design. Dopo aver diretto la fiera per sei anni, la designer torna nella Grande Mela, dove apre il suo studio, AMO-Ambra Medda Design.

(Foto tratta da Cultured Magazine)

Ambra Medda è nata a Rodi da padre austriaco e madre italiana (Foto tratta da Cultured Magazine)



(Foto tratta da Dwell.com)

Ambra Medda è laureata in lingue orientali e specializzata in archeologia cinese (Foto tratta da Dwell.com)



L'OFFICIEL

Nel 2004, a soli 23 anni, Ambra Medda fonda la Design Miami (Foto tratta da L’Officiel)



Foto Living Corriere.it

Dopo aver diretto per sei anni la Design Miami, fonda L’Arcobaleno (Foto tratta da Living Corriere.it)



Dopo tre anni fonda il sito L’Arcobaleno (www.larcobaleno.com), una community sul design, punto di riferimento per professionisti e appassionati del settore, per un nuovo collezionismo. Il sito è concepito come un magazine online, vetrina per talenti emergenti provenienti da ogni parte del mondo; inoltre sono presenti interviste a nomi affermati del design. Ma la vera novità è la sezione di shop online in cui è possibile acquistare opere d’arte e oggetti di design per collezionisti.

Un amore per le ceste, i cappelli e le sedie, Ambra Medda è grande amante del vintage e cittadina del mondo nel senso più autentico del termine. Attualmente residente a New York, la giovane ha collaborato anche con nomi eccellenti della moda, come Roger Vivier, che la scelse nel 2014 come testimonial per l’iconica bag Miss Viv’. Inoltre l’anno precedente Ambra Medda aveva anche firmato una capsule collection per Sportmax.

Ambra Medda per Sportmax

Ambra Medda per Sportmax



Ambra Medda per Roger Vivier

Ambra Medda per Roger Vivier



W Magazine

La designer in uno scatto per W Magazine



Bella, fotogenica e di un’eleganza innata, la giovane designer è stata immortalata sui magazine patinati più famosi, da Vogue a L’Officiel a W Magazine. Seguitissima sui social network, il suo nome brilla nell’Olimpo del design.

(Foto cover Living Corriere.it)


Potrebbe interessarti anche:
Dolce & Gabbana per Smeg al Salone del Mobile 2016

Arese. Inaugurato il primo mega store di Primark

Siamo elettrizzati per l’apertura del nostro primo negozio in Italia. — ha dichiarato Paul Marchant, chief executive della catena irlandese — Questo nuovo store offrirà ai nostri clienti italiani “amazing fashion at amazing prices”, per tutta la famiglia.”

Parole di fermento e non solo. Si avverte eccitazione e voglia di marcare la primazia sul mercato del low cost, del colosso irlandese Primark che giunge in Italia per la prima volta all’interno  di “Centro”: un mega store che si estende per ben 120.000 mq.

Scene da black friday per l’inaugurazione del grande centro commerciale, dopotutto, c’era d’aspettarselo.

Curiosità o la sana voglia di shopping, ha fatto si che ieri 14 aprile 2016, nel primo giorno di apertura, si registrassero numeri da record in fatto di visite e vendite.

Il multi store più grande di Europa, che prende il posto dell’ex stabilimento Alfa Romeo di Arese (ben conosciuto anche come Cattedrale dei Metalmeccanici n.d.r.) ha attratto a sé diverse decina di migliaia di visitatori.

La grande attesa era riservata per il marchio Primark, per la prima volta al suo debutto in Italia. Fondato a Dublino nel 1969, oggi è presente in  più di 300 punti vendita nel mondo. Lo store inaugurato ad Arese, si estende per ben 5000 mq nella quale sono stati riservati 63 camerini per le prove e 46 casse.

 

Lo store di Primark si estende per ben 5000 mq (fonte il ponente.it)

Lo store di Primark si estende per ben 5000 mq (fonte il ponente.it)

 

 

Il team creativo che si compone di 15 stilisti emergenti dovrà elaborare diverse collezioni: capi stile coachella, romantici o basici, scarpe,  accessori  e prodotti beauty per completare il look.

Primark ha come punto di forza, la capacità di vestire tutta la famiglia, a prezzi super competitivi.

Il centro commerciale, ospita, peraltro, il Lego Store dove si potranno comprare in anteprima i prodotti della linea Creator Expert.

Tra i negozi cult troviamo: H&M e H&M Home, Zara, Tommy Hilfiger, Harmont & Blaine, Tezenis, Levi’s, Bershka, Calvin Klein, Calzedonia, Mango, Geox, Foot Loker e Foot Loker Kids, Intimissimi, Yamamay, Stroili Oro, Disney Store, Locman, O Bag Store, Pandora, Sephora, Victoria Secret’s, Limoni, Mac etc…

Sono stati previsti, inoltre, punti ristoro e servizi.

L’obbiettivo è convogliare nel multi store almeno 15 milioni di clienti l’anno.

 

 

 

Fonte Cover milanotoday.it

 

 

 

LOOK OF THE DAY- TALITHA GETTY

La primavera è finalmente arrivata e la voglia di colore si fa sentire. Le proposte moda viste sulle passerelle mostrano un tripudio di caftani, dalle suggestioni Seventies. E quando parliamo del caftano, capo che vanta un’antichissima storia, ci viene subito in mente lei: Talitha Getty.

La bellissima icona di stile, incarnazione degli anni Settanta, era infatti una grande amante del caftano, che abbinava a sandali da gladiatore, a turbanti, ma che indossava praticamente su tutto. Icona del boho-chic, rappresentante del flower power, Talitha Dina Pol -questo il nome completo- era donna di rara bellezza. Qui un pezzo a lei dedicato.

Copiare lo stile boho-chic è molto semplice: tantissime sono le proposte per la Primavera/Estate 2016, direttamente dalle fashion weeks. Caftani coloratissimi, impreziositi da stampe preziose e suggestive, da abbinare a sandali da gladiatore o zeppe vertiginose. Completano il look gioielli dal mood etnico ed accessori tribal.



Il caftano, capo antichissimo sdoganato come fashion trend da Diana Vreeland, negli anni Sessanta, e amatissimo da star del calibro di Elizabeth Taylor, conferisce immediatamente uno charme senza tempo a chi lo indossa: per il giorno e per la sera, si rivela capo passepartout per la stagione Primavera/Estate. Qui un po’ di storia sul caftano. L’abbronzatura, un make up leggero e il sole completano un look facile da copiare e sempre vincente.


Potrebbe interessarti anche:
Marisa Berenson: icona di stile e bellezza

San Paolo – The True Colors

Hello guys!

Per chi non la conoscesse, San Paolo è la capitale dello stato omonimo, la città più grande dell’ America Latina, una città che potrebbe sembrare grigia, con i suoi grattacieli e la mancanza di significato apparente, quasi senza vita, ed un immenso via vai di persone che quasi non si vedono.

Ma esiste un arcobaleno non così lontano, in un affascinante intreccio di stradine, piazzette con un movimento sinuoso di persone, un mondo colorato e più easy dove le persone provengono da tutto il mondo, tanti gli accenti e gli incontri.

Mentre facevo degli scatti davanti ad un graffito degli “Stones” un gruppo di Americani che cantavano ad alta voce, ho vistodue donne bionde e alte che parlavano tedesco. Ho visto anche molti italiani, cinesi e stranamente, molti Paulistas (nativi nello stato di San Paolo) e Paulistani ( nati nella città di San Paolo).

Per chi non conoscesse la zona, consiglio di visitare: Vila Madalena / Beco do Batman, il luogo è famoso per i suoi graffiti disegnati ovunque, contornata da un incredibile ecosistema, bar, foodtrucks, negozi di abbigliamento vintage, saponerie artigianali, molti colori e un’infinita gioia. Qui i veri colori di San Paolo sono presentati al completo, la sua diversità e la gioia innegabile e l’ospitalità dei brasiliani.

Il look total è di Zara ed è stato creato pensando a questa gioia e a questo scambio, questo mix tra una San Paolo più austera, centro nevralgico dell’economia, con la sua Avenida Paulista piena di uomini alla moda e quest’altra San paolo più colorata e spogliata.

Photos by: Devair Pierazzo

SP_True_Colors_01

SP_True_Colors_02

SP_True_Colors_DT_01SP_True_Colors_DT_02

SP_True_Colors_03

SP_True_Colors_04

ENGLISH VERSION

For those are not familiar, São Paulo, capital of the homonymous state, is the largest city in Latin America and is only a gray city, just another caught skyscraper with apparent meaninglessness, almost lifeless, just a mad stampede people always in a rush time, walking without see anybody around.

But there is a “Over the Rainbow” not so far away, in a charming village of narrow streets, small squares and a lot of movement, a colorful world and less fast. Stop and take pictures whit no time, a lot of people from many places, where the accents of the locals mingle with the national and international tourists, here people see each other and bump each other too, but without getting nervous, full of pleasure and smiles.

While taking a picture in front of a Stone graffiti a group of Nort Americans went laughing out loud, going toward the next graffiti two women, blonde and tall, talking in his expressive German, Italians, Chinese and a lot of “paulistas” (born in the state of São Paulo) and “paulistanos” (Those born in the city of São Paulo).

For those who don’t know I’m talking about, get the tip: Vila Madalena / Beco do Batman, the place very famous for the graffiti that you can see everywhere, around this tight streets there is an amazing things ecosystem, bars, food trucks, cool clothes business, mugs, handmade soaps, lots of color and joy. Here the true colors of São Paulo are presented to the full, its diversity and the undeniable joy and Brazilians hospitality.

This outfit was created thinking about this joy and this exchange, this mix between that São Paulo more austere, nerve center of the economy of Brazil, like the Paulista Avenue full of fashionable men in a tailoring suits and international brands in the composed look, and in the other site “Sampa” that São Paulo more colorful and stripped, enjoyable and full of life color.

Un po’ di chiarezza sul referendum

In questi giorni stiamo veramente sentendo di tutto sulla questione referendaria.
Di tutto, soprattutto quello che non c’entra, che non informa, che non si dice.
E allora provo a fare un po’ di ordine.


Questo è il primo referendum proposto dalle regioni contro una misura del governo nazionale.
Come ha spiegato l’Espresso “i quesiti referendari proposti dalle Regioni erano sei. Ora ne è rimasto solo uno, visto che nel frattempo il governo ha sterilizzato gli altri con delle modifiche all’ultima legge di stabilità. I cinque quesiti saltati puntavano a restituire agli enti locali un ruolo rilevante nelle decisioni sullo sfruttamento di gas e petrolio. Ruolo ridimensionato con la legge Sblocca Italia, voluta da Renzi con l’obiettivo di velocizzare i processi autorizzativi nel settore, fra i più lenti d’Europa. Con le modifiche alla legge di Stabilità, insomma, il governo è tornato sui suoi passi restituendo alle Regioni il potere originario.”


Quindi la prima cosa che c’è da sapere è che spenderemo 300milioni di euro per un referendum su un solo quesito, che anche per le regioni, in origine, era di marginale interesse.
Ed anche se poteva essere accorpato alla votazione per le amministrative in molti comuni, si è scelto di non farlo (non è vero che non si poteva) per una ragione che vedremo poi.


Noi elettori saremo chiamati a votare su una questione piuttosto tecnica.
Non che siamo analfabeti, ma il principio referendario è differente: esprimere il voto su una questione chiara, su cui i cittadini devono essere ben informati, e non certo su una materia estremamente tecnica. Un esempio chiarissimo è il primo referendum repubblicano tra monarchia o repubblica.


Cosa ci viene chiesto?
Dovremo decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, possano durare fino all’esaurimento del giacimento, oppure fino al termine della concessione.


Vanno chiariti due punti.
Il primo è che già oggi è prassi che la concessione venga “estesa in deroga” in tutti i casi in cui viene richiesto dalla compagnia petrolifera. Sarebbe quasi insensato il contrario.
Il secondo riguarda l’inserimento del termine nella concessione: quel termine serve a due scopi.
Il primo è evitare l’accaparramento di concessioni. Se non ci fosse un termine io potrei acquisire un certo numero di concessioni “senza scadenza”, non estrarre, e rivenderle quando e come voglio, in sub-concessione. E potrei “occupare” tutte le concessioni possibili, anche senza estrarre, evitando che altri possano farlo.
Il secondo è che inserendo un termine le compagnie hanno “interesse ad estrarre” sempre, mentre non avendo una scadenza, potrebbero decidere di estrarre solo quando i prezzi sono alti. E mantenere estrazioni minime o nulle in altri momenti.
Il termine – che esiste in tutto il mondo e in tutti i paesi – tende ad evitare questi accaparramenti e queste speculazioni.


Alcune cose che “ci dicono” e che non sono del tutto vere.


Ci dicono che se il referendum dovesse passare le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali.
Non è vero. Intanto perché l’estensione della concessione, o il rinnovo con altro termine è sempre possibile, poi sarebbe sempre possibile una nuova concessione. Nessuno è così malato di mente da lasciare un giacimento, perforato, ancora utile.


Ci dicono che si perderebbero migliaia di posti di lavoro.
Anche questo non è vero. Perché sono pochissime le concessioni di cui parliamo, e perché parliamo comunque di giacimenti teoricamente già ampiamente sfruttati e che occupano pochissimo personale diretto (mentre l’indotto è comunque garantito dalle quasi 150 piattaforme comunque esistenti).


Alcune cose che non c’entrano affatto, ma che ci sono entrate di prepotenza.


Ci dicono che sia un referendum tra “idrocarburi e rinnovabili”.
Non è così. La scelta delle forme di approvvigionamento energetico è in altra sede (anche normativa) e semmai lì andrebbe fatta questa – giusta – battaglia. Consapevolmente.
E tuttavia non ho visto nessuno, nemmeno di quelli che ne parlano, aver presentato proposte di legge concrete, ad esempio, per ampliare e rinnovare incentivi in questo senso. Ma forse mi è sfuggito.


Ci dicono che “c’entra Tempa Rossa”.
Non è così e comunque non avrebbe niente a che farci, dal momento che si tratta di un giacimento estrattivo terrestre.
Il caso tuttavia merita un chiarimento: da un lato il governo ha fatto un giusto provvedimento perchè non si può pensare di bloccare un investimento da complessivi tre miliardi di euro perchè “devi passare” dal placet (e quindi dall’accordo, anche degli interessi economici) di ogni singolo comune, anche il più piccolo. Dall’altro però non si può pensare dopo tanti scandali ecologici, che in quello stesso provvedimento – di fatto e di diritto – le compagnie petrolifere siano “esentate” da qualsivoglia responsabilità ambientale e danno e risarcimento, solo per sveltire. Se dunque in qualche modo Tempa Rossa ce la vogliamo fare entrare, è proprio come esempio semmai di un eccesso di confusione all’interno del quale, con cose giuste, finiscono dentro anche tante cose sbagliate. Un po’ come in questo caso referendario.


Ci dicono che la quantità energetica prodotta da questi giacimenti sia irrilevante.
Non tanto. Parliamo del 3% del nostro fabbisogno di metano e dell’1% di petrolio. E dato che siamo – ancora – tra i sette paesi più industrializzati, quell’1% e quel 3% sono soldi. Parecchi. Non tanto e solo per fare cassa, quanto come scorte e per calmierare, almeno qualche volta, il mercato. Oltre che fruttano circa 1 miliardo di euro all’anno come imposte a vari gradi di enti (dallo Stato ai comuni).


Ci dicono che le trivelle inquinano.
Intanto il referendum non chiede l’abolizione di ogni forma di installazione marina. Quindi non si comprenderebbe il nesso. Se poi è vero che – come tutti possiamo intuire – fare un buco in mezzo al mare, piantare componenti in cemento armato, ferro, acciaio e quant’altro non è proprio il massimo dell’ecologia, è anche vero che – in questo caso – la tecnologia italiana e l’attenzione sono elevatissime. Anzi, proprio gli elevati controlli spesso assicurano un elevato grado di informazione e sicurezza, in un raro caso in cui l’interesse ambientale è anche interesse del soggetto titolare della trivella.


Le famose cozze attorno ai piloni: da una parte è normale che ci siano, dall’altra semmai “puliscono” e di certo sono un indicatore ambientale.
Morirebbero in caso di avvelenamento da idrocarburi o similari e altrettanto non risulta che nessuna analisi effettuata vi abbia trovato patologie che le rendano addirittura tossiche.


Che poi, come detto prima, le trivelle, in sé non sono “naturali” è un fatto. Come un fatto che questo referendum non le abolisce. Come un fatto che – purtroppo – da nessuna parte vengono richiesti (e presentate proposte di legge in tal senso) per aumentare i controlli e la sicurezza. Da nessuna delle parti referendarie.


Il nodo politico di questo referendum.


Come successo spesso in passato, anche questa volta questo referendum si è connotato da uno scontro politico tra maggioranza e opposizione.
Come se fosse un referendum sul governo, e già sappiamo che qualsiasi sarà il risultato in questa direzione andrà il dibattito, non certo su ecologia, trivelle ed energia.


La “nuova politica” rispolvera quel Craxi della prima repubblica che invitò i cittadini ad andare al mare. E così assistiamo al triste invito del Presidente del Consiglio (e tacitamente governo tutto) a non andare a votare, in quella strana accezione per cui “coloro che non votano appoggiano l’operato del governo”.
Tristezza che cresce se su questa posizione si schiera anche l’ex Presidente della Repubblica, perché un Presidente Emerito che invita al non voto, davvero, non lo si era ancora mai visto.
E che non si arrivi al quorum è abbastanza probabile, visto il clima, l’interesse, il tema sin troppo specifico.
Che questa possa essere considerata una vittoria per qualcuno non credo affatto. E lo dico prima.
Di certo, come detto all’inizio, spenderemo 300milioni che potevamo risparmiare.
E li spenderemo perché interesse politico di una parte è che non si vada a votare.


Se dovesse passare il Si (ovvero l’abolizione di questa norma) tutti griderebbero “Renzi a casa”.
E cosa c’entra questo con un popolo che ogni volta che ha potuto si è sempre espresso – talvolta anche masochisticamente – per scelte quanto più ecologiste possibili?
Ma in questo caso se passasse il Si, a guardare la norma, cambierebbe poco, o nulla.
Se dovesse passare il No (ovvero la norma rimarrebbe com’è) anche in questo caso cambierebbe ben poco rispetto anche a prima che la norma entrasse in vigore.


Certo era un referendum evitabile. Così come lo scontro politico che ne è scaturito.
Ma è solo uno “scaldare i motori” in vista del Referendum Costituzionale di Ottobre.
Ed anche in quel caso, la comunicazione politica vuole che si trasformi in un muro contro muro, pro o contro il governo, e non certo in un’analisi ponderata di cosa dice quella riforma.
E questo sarà un male, perché si può anche essere a favore del governo, ed essere critici verso questa o quella misura.

Fuorisalone 2016: Marni presenta la nuova collezione home a ritmo di Cumbia

Marni vi invita a scoprire la Cumbia, l’antica danza di coppia colombiana nata durante la conquista spagnola e, per l’occasione, crea ampie gonne a ruota coloratissime, indossate dalle donne durante i balli.

Ieri, durante la Milano Design Week 2016, Marni ha di fatto trasformato il suo spazio di Viale Umbria 42, in una balera: la Marni Ballhaus.

Fulcro della collezione home, pensata dalla maison italiana, è la Columbia che ha dato i nativi a questa particolare danza folkloristica. Lo spettacolo coreografico, ideato per l’occasione, si è rivelato la perfetta cornice per gli avventori della serata e per gli estimatori del brand: sedie a dondolo, tavolini, lampade, poltroncine e chaise lounge, in fili di PVC e legno, sono stati prodotti dalle mani laboriose delle donne colombiane che si sono servite dell’evento, per esprimere la loro voglia di emancipazione e il loro desiderio di libertà.

 

Complementi d'arredo Marni presentati durante la Milano Design Week ©Marni

Complementi d’arredo Marni presentati durante la Milano Design Week ©Marni

 

 

Con Marni Ballhaus, il marchio intende promulgare il suo impegno per il charity: parte della vendita verrà devoluta in beneficienza all’Associazione Vimala che si prodiga a sostegno dell’infanzia.

Dal 14 al 16 aprile 2016, ai visitatori verrà data la possibilità di imparare i passi tipici di questa danza grazie alla presenza di maestri di ballo che si esibiranno durante tutta la kermesse.

La giornata di oggi, 15 aprile 2016 sarà dedicata in particolar modo alle classi terze e quarte delle scuole elementari.

Per chi fosse interessato ad acquistare i capi creati per l’evento, il brand italiano ha messo a disposizione il suo shop online.

 

 

Fonte cover ©Marni

 

Stella McCartney lancia la Rainbow Pop Falabella al Salone del Mobile

È la settimana in cui Milano diviene crocevia internazionale del design e fucina di talenti: il Salone del Mobile è da sempre vetrina di eventi esclusivi, meta privilegiata di designer e cultori dello stile. E così anche Stella McCartney si adegua: la stilista ha scelto di presentare la nuova Rainbow Pop Falabella proprio durante il Salone del Mobile 2016.

La nuova mini tote Falabella farà il suo ingresso trionfale in una nuova veste: 7 colori vitaminici per un’estate ricca di stile. La it bag lanciata sul mercato nel 2010 viene ora declinata in una palette cromatica che abbraccia i colori dell’arcobaleno: 7 tonalità, dal viola all’azzurro, dal rosa shocking fino al giallo, per una collezione estiva e fresca.

Stile ed eleganza ma anche un occhio di riguardo per la natura: la collezione Rainbow Pop Falabella è infatti interamente realizzata in shaggy deer, una pregiata varietà di ecopelle brevettata da Stella McCartney, prodotta da risorse rinnovabili.

Natalia Vodianova è il volto della nuova collezione Rainbow Pop Falabella

Natalia Vodianova è il volto della nuova collezione Rainbow Pop Falabella



stella1

Colori vitaminici per le borse firmate Stella McCartney



Stella McCartney, Rainbow Pop Falabella viola (645 euro)

Il modello di Rainbow Pop Falabella viola (645 euro)



Stella McCartney, Rainbow Pop Falabella rosa (645 euro)

Stella McCartney, Rainbow Pop Falabella rosa (645 euro)



Fino al 17 aprile sarà possibile acquistare in anteprima mondiale i pezzi esclusivi della collezione nello store milanese di Stella McCartney in via Santo Spirito 3 e nel corner alla Rinascente. Inoltre nella boutique di via Santo Spirito per tutta la settimana del Salone del Mobile verranno offerti dei centifrugati nei gusti che si ispirano ai colori della collezione: un’iniziativa che strizza l’occhio alla fitness e ad una filosofia healthy, realizzata in collaborazione con VitaminChic: direttamente da Los Angeles viene offerta una vasta gamma di prodotti bio per il benessere del corpo e una linea di detox personalizzabile. Quale migliore modo per una remise en forme che anticipa l’estate?

Stella McCartney, Rainbow Pop Falabella gialla (645 euro)

Stella McCartney, Rainbow Pop Falabella gialla (645 euro)



Stella McCartney, Rainbow Pop Falabella portafogli (290 euro)

Portafogli della collezione Rainbow Pop Falabella di Stella McCartney (290 euro)



Intanto le immagini in esclusiva della campagna pubblicitaria della nuova collezione Rainbow Pop Falabella sono state presentate a Londra: protagonista degli scatti una splendida Natalia Vodianova immortalata dalla fotografa Harley Weir. Intensa e gioiosa, nel video che accompagna le immagini della campagna la top model russa gioca con le coloratissime borse. Inoltre sono disponibili anche portafogli, porta carte e cover per l’iPhone6, declinati nelle nuance dell’arcobaleno. Per una primavera vitaminica.


Potrebbe interessarti anche:
Adriana Lima nuovo volto di Calzedonia

Eleventy veste Arrital a Eurocucina 2016 e presenta la capsule Home Collection

Eleventy veste Arrital a Eurocucina 2016 e presenta la capsule Home Collection

Raffinatezza ed eleganza pervadono lo stand Arrital ad Eurocucina 2016, la grande fiera internazionale biennale in programma a Milano dal 12 al 17 aprile 2016 alla quale l’azienda friulana parteciperà con uno stand al PAD 09- stand E12. A vestire le modelle dello staff Arrital Cucine sarà Eleventy che presenterà così una selezione di capi uomo e donna della collezione autunno-inverno 2016-17.
Inoltre verrà presentata all’interno dell’area lounge la nuova Capsule Eleventy Home Collection, composta da preziosi plaid in cashmere fantasia, nei toni melange naturali/grigi insieme alle nuove fragranze Platinum per ambienti.

La partnership con Eleventy – afferma Christian Dal Bo, General Manager Arrital – non fa che confermare Arrital come un brand di cucine di alto livello, capace di proporre soluzioni di design per un’area di gusto elevata ma con un’estrema possibilità di personalizzazione“.

Marco Baldassari – Ceo Fondatore Eleventy aggiunge: “Ho sempre pensato che Fashion Design Food, settori d’eccellenza che hanno reso l’Italia famosa nel mondo, abbiano legami forti e possano dare vita a sinergie importanti. Questa nostra collaborazione con Arrital è la testimonianza di un dialogo tra due imprese che, se pur attive nel settore del Fashion e del Design, hanno un percorso comune mosso dalla tradizione ma volto alla ricerca di una sperimentazione creativa“.

Eleventy plaid 2

Eleventy Plaid

“ALAS DE ANGEL” le sculture di luce di Patricio Parada alla Milan Design Week

“ALAS DE ANGEL”
Le sculture di luce di Patricio Parada illuminano la Design Week con una speciale esposizione ospitata da LeA Boutique


“Alas de angel que sabes tu del vuelo celestial con tu emplumada ala de bronce y con tu color de metal Con tus bellos agujeros que hasta la mirada puede atravezar
Angel de alas dime cuando puedo iluminar con tus alas de bronce y tu alma de metal”
“Ali d’Angelo cosa sapete voi del volo celestiale con le vostre ali piumate di bronzo color metallo Con le tue belle aperture che anche l’immaginazione può attraversare
Angelo alato confidami quando risplenderai con le tue ali di bronzo e la tua anima di metallo”

Patricio Parada

Patricio Parada incide le lastre che daranno forma e vita alle sue lampade come se fossero ritagli di pensieri sfuggiti. Il metallo così lavorato acquista una leggerezza che non è solo materica.

Le lampade, vere e proprie sculture di luce, nascono dall’evoluzione della tecnica personale elaborata dall’artista che gli consente di disegnare a mano libera sul metallo, dando vita a veri e propri ricami.
Con le lampade l’opera di Patricio Parada si avvicina sempre più al concetto di scultura e va alla ricerca di linee capaci di fluttuare nell’aria e vivere attraverso la propria ombra. Realizzate in bronzo, alluminio e ottone queste sculture di luce presentano finiture galvaniche appositamente studiate per creare giochi di luce e inaspettati effetti cromatici.
In occasione della Design Week, LeA Boutique, che già propone alle sue clienti i gioielli di Patricio Parada, offre all’artista una prestigiosa vetrina in una delle zone più eleganti e ricercate di Milano dove presentare la nuova collezione di sculture luminose.

PATRICIO PARADA

PATRICIO PARADA



Patricio Parada

Patricio Parada nasce a Valparaiso, in Cile. Studia all’Accademia di Belle Arti di Viña del Mar e nel 1992 inizia a studiare tecniche orafe tradizionali e sperimentali presso il laboratorio Experimental 410 di Valparaiso. Nel 2004 l’arrivo in Italia grazie a una borsa di studio del Politecnico del Commercio (CAPAC) di Milano che gli consente di approfondire le tecniche di oreficeria e argenteria. Nel 2006 apre il suo laboratorio e inizia a realizzare pezzi unici su ordinazione e a collaborare con gallerie di gioielli contemporanei. Dal 2009 avvia anche la produzione di oggetti di design, decorazioni per la tavola e lampade, raccolte nella linea “sculture di luce”. Ha esposto a Vicenza Oro, al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, a By Hand di Torino, alla Galeria Orfebres di Valparaiso, durante la Vogue Fashion Night di Milano e a Il Salotto Italiano di Shanghai.

POLLINI E BISAZZA AL SALONE DEL MOBILE 2016

POLLINI E BISAZZA AL SALONE DEL MOBILE 2016

Pollini partecipa alla prossima Design Week ospitando nei suoi spazi due opere di Marcel Wanders per Bisazza Home.

Gli iconici coffee tables Alice e Cecilia, firmati dal designer olandese e realizzati con tessere in mosaico di vetro e oro tagliate a mano, saranno esposti nelle vetrine della boutique di Via della Spiga per tutta la durata del Salone del Mobile, che si terrà dal 12 al 17 aprile a Milano.

Il progetto rappresenta la preziosa sinergia tra due aziende, simbolo della sapienza ed eccellenza artigianale Made in Italy, tradotte in un sofisticato gioco di texture e cromie in cui i toni gold dei coffee tables Bisazza incontrano gli effetti metallici dei pellami di Pollini.

senza titolo-11

senza titolo-2

AL FUORI SALONE IL PERU’ PROMUOVE IL SOCIAL DESIGN

AL FUORI SALONE IL PERU’ PROMUOVE IL SOCIAL DESIGN

Grazie a due designer e al MINCETUR, ventitré artigiani presentano una collezione di creazioni in tessuto realizzate a mano con le tecniche antiche per rinnovare e non spegnere la tradizione. Social design e internazionalizzazione alla base del progetto “INCONTRO sotto il sole degli dei”.

In Ventura Lambrate il Ministero del Commercio Estero e del Turismo del Perù (MINCETUR) presenta “INCONTRO sotto il sole degli dei”, una collezione tessile artigianale composta da sessantacinque pezzi realizzati con le tecniche tramandate di generazione in generazione dai migliori artigiani, uomini e donne, delle regioni peruviane di Ayacucho e Lambayeque. Un progetto supervisionato dal designer peruviano Ricardo Geldres e dal designer brasiliano Marcelo Rosenbaum che, nell’arco di tre mesi, hanno lavorato con un gruppo di artigiani specializzati esplorando nuove forme, tecniche e molteplici possibilità di sviluppo dei prodotti. Grazie all’intervento del MINCETUR che, attraverso i suoi Centri per l’Innovazione Tecnologica dell’Artigianato e del Turismo (CITE), mette a disposizione l’assistenza tecnica necessaria.

Ayacucho_3730

“INCONTRO sotto il sole degli dei” è un progetto di social design che cerca di recuperare il significato originario della parola inglese design ovvero progetto, che si è diluita e ha sconfinato verso una deriva estetica perdendo talvolta il suo scopo. Il progetto mira quindi a ridare dignità e notorietà internazionale alle tecniche orginarie di lavorazione del cotone della regione di Lambayeque e della lana di pecora della regione di Ayacucho per riconquistare il comfort e il piacere dei prodotti naturali. La collezione recupera poi quelle tecniche ancestrali e tradizionali, come il telaio a quattro pedali, largamente utilizzato in passato ad Ayacucho, che è molto complesso da utilizzare, ma offre risultati incomparabili: i tessuti non hanno un dritto e un rovescio, ma mostrano il disegno su entrambi i lati.

Rompendo gli schemi tradizionali, la collezione tessile “INCONTRO sotto il sole degli dei” rappresenta una nuova espressione dell’artigianato peruviano da mostrare al mondo preservando l’identità culturale locale anche attraverso la sperimentazione di nuovi disegni e colori che danno vita a pezzi artigianali che possono essere facilmente inseriti nel contesto contemporaneo e internazionale.

“INCONTRO sotto il sole degli dei” è il riflesso del talento che portano nelle loro mani gli uomini e le donne artigiani di Ayacucho e Lambayeque perché realizzata con tecniche antiche e una nuova ispirazione che viene dal cuore.

“INCONTRO sotto il sole degli dei”
MINCETUR
Ventura Projects – Via Ventura 15, Milano (4° piano, stanza 5)
dal 12 al 17 aprile 2016
martedì, giovedì, venerdì, sabato h. 10 – 20 / mercoledì h. 10 – 22 / domenica h. 10 – 18

Lusso ed eccellenza artigianale da Hodara Art Designer

Giacomini Design, Hodara Art Designer e Bougeotte hanno dato vita a: Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design nell’ambito del Fuorisalone del Salone del mobile di Milano.


Lusso ed eccellenza artigianale da Hodara Art Designer


Giacomini Design ha presentato le sue scultura d’acqua in titanio e acciaio disegnate da Massimo Marzorati nelle stupende teche olografiche dello Studio Tangram.
Ogni pezzo della collezione Giacomini Design è è unico ed esclusivo e vuole emozionare attraverso le sue forme e non solo.
La tecnologia, infatti, è parte dell’esperienza emozionale: ogni scultura potrà essere governata tramite comandi Wi-Fi, touch o vocali.
L’apertura di un rubinetto avviene tramite un semplice tocco, la temperatura può essere regolata o tramite Wi-Fi, ad esempio con una app dal proprio telefono, o direttamente dalla maniglia della scultura dove una ghiera illuminata cambierà colore a seconda della temperatura.


Lusso ed eccellenza artigianale da Hodara Art Designer


HODARA Art Designer ha invece presentato la sua nuova collezione, LOVALE. Divano, poltrona, pouf e poltroncina da tavolo che richiamano l’ovale, antico simbolo di perfezione e rinascita. Vittorio Hodara smussa gli angoli e semplifica le forme per dare ad ogni singolo pezzo della collezione una eleganza naturale.
La ricerca dell’ellissi si ripete in ogni seduta della collezione e da ogni punto di vista, ogni seduta da qualsiasi punto la si guardi sembra un ovale. Ogni pezzo della collezione LOVALE è leggera alla vista ma solida e compatta una volta che la si tocca. La cura artigianale della creazione è altissima: lo scafo sembra essere fatto da dei maestri d’ascia, la gommatura smerigliata e le cuciture sono sartoriali. Pelle primo fiore, tessuti tecnici, pelliccia, ecopelle e una amplissima gamma di legni naturali offrono una incredibile possibilità di personalizzazione per ogni singolo dettaglio di una qualsiasi seduta.


Lusso ed eccellenza artigianale da Hodara Art Designer


Bougeotte, invece, è un brand che crea ready-to-wear e accessori esclusivi. Il simbolo è una industriosa ape che esemplifica l’incessante attitudine alla trasformazione di linee e materiali preziosi.
Rigore, qualità assoluta, materiali esclusivi e una vena ironica e Dada sono le caratteristiche che Fayna Fridman, la fondatrice e direttore creativo del marchio, ha impresso nella collezione Bougeotte.
La collezione Bougeotte è una commistione di design e creatività come nella poltrona abbraccio, fatta di pregiatissimo Astrakan total black e plexiglass o nella panca Sella in zibellino: le sedute più povere e i materiali più pregiati.
Un evento all’insegna della esclusività e dell’eccellenza in cui i veri protagonisti sono stati il lusso, l’originalità e il buon gusto.

Adriana Lima nuovo volto di Calzedonia

Adriana Lima è stata scelta da Calzedonia come nuova testimonial della collezione Summer 2016. La top model brasiliana si aggiunge al carnet di modelle già ingaggiate dal brand leader del beachwear nelle precedenti collezioni, da Sara Sampaio a Gisele Bündchen. La campagna pubblicitaria che vede protagonista Adriana Lima è stata realizzata dal fotografo Russell James a New York. Scatti ad alto tasso di sex appeal che immortalano il fisico scultoreo della splendida top model.

Brasiliana, classe 1981, Adriana Francesca Lima è nata a Salvador da Maria Graça Lima e Nelson Torres, che ha abbandonato lei e la madre quando la piccola aveva solo 6 mesi. Nelle sue vene scorre sangue francese, svizzero, portoghese, indios e asiatico. Occhi da gatta, labbra carnose, lunghi capelli scuri e curve mozzafiato, la carriera di Adriana Lima è iniziata un po’ per caso, quando accompagnò un’amica ad un concorso per modelle. A soli 15 anni vinse il prestigioso concorso “Ford Supermodel” del Brasile. A 18 anni si trasferì a New York, dove la sua carriera decollò definitivamente. Dopo aver firmato un contratto con l’agenzia Elite Model Management, apparve sulle cover dei magazine più famosi, da Vogue a Marie Claire, da Elle ad Harper’s Bazaar, da Esquire a GQ.

Dal debutto sulle passerelle, avvenuto nel 1997, Adriana Lima ha sfilato per le maison più importanti, da Dior a Versace, da Giorgio Armani a Christian Lacroix, da Prada a Ralph Lauren fino a Louis Vuitton e Givenchy, solo per citarne alcuni. Immortalata da fotografi del calibro di Mario Testino, Russell James, Steve McCurry, Giampaolo Sgura, Steven Meisel e Vincent Peters, Adriana Lima è stata uno dei volti storici di Guess e Maybelline.

adrianalimaweb2-1024x547

Uno degli scatti della campagna pubblicitaria Summer 2016 di Calzedonia



xadriana-lima-posing-for-calzedonia-campaign-6005fd3de45aee2c_jpg_pagespeed_ic_Ey5lCU5sw4

Adriana Lima immortalata per Calzedonia da Russell James



Tre edizioni del Calendario Pirelli alle spalle, la top model è apparsa per la prima volta nel calendario più patinato del mondo nel 2005, fotografata da Patrick Demarchelier; la seconda volta nel 2013, quando era in dolce attesa; e la terza volta nel 2015, ritratta da Steven Meisel.

Divenuta famosa in Italia nel 2004, quando la TIM la scelse come testimonial, Adriana Lima è onnipresente nelle classifiche delle donne più belle del mondo. Quattro lingue parlate e due figlie, avute dall’ex star dell’NBA Marko Jarić, dal 2000 la bellissima top model è uno degli angeli di Victoria’s Secret.
Inserita da Forbes nella classifica delle modelle più pagate al mondo, la top model ha dichiarato di essere cattolica praticante e si è più volte schierata contro il sesso prematrimoniale.

(Foto tratte da Vanity Fair)


Potrebbe interessarti anche:
Kenzo: una capsule collection per omaggiare Disney

Kenzo: una capsule collection per omaggiare Disney

Chi non ha visto Il libro della giungla, restando affascinato dalle avventure di Mowgli e dei suoi amici? Forse la favola più amata da intere generazioni rivive ora in un’esclusiva capsule collection lanciata da Kenzo. Una limited edition dedicata al celebre film della Disney, che oggi esce nelle sale in una versione nuova di zecca. Trattasi di un remake in chiave 3D della pellicola animata uscita nel 1967, con cui Walt Disney Pictures riporta in auge una delle storie più famose in assoluto.

Ora Carol Him e Humberto Leon, direttori creativi di Kenzo, traggono ispirazione proprio dai lussureggianti scenari della giungla descritti dall’originario romanzo di Rudyard Kipling e poi tradotti in cartoon da Disney, per una collezione in limited edition pensata per lui e per lei.

Motivi floreali, suggestioni tropicali, e, ancora, iconiche stampe che coniugano lo spirito della maison francese al mood jungle: da Bagheera la pantera all’orso Baloo fino alla temuta tigre Shere Khan, tutti i personaggi del film rivivono su una linea di maglieria che prevede felpe, t-shirt e bluse, per una capsule collection ricca di colore e brio. Giacche, abiti, top e camicie per lei, in cotone e seta stampate con i motivi che omaggiano la pellicola Disney; camicie hawaiane, pantaloni e giacche compongono invece la collezione pensata per lui. Anche qui stampe all over, in un tripudio di colori vitaminici e suggestioni naturalistiche.

kenzo2

kenzo 1

kenzo

kenzo 3

kenzo4

Scritto da Rudyard Kipling alla fine del XIX secolo, Il libro della giungla è forse una delle favole più amate in assoluto. Oggi, 14 aprile, esce nelle sale cinematografiche italiane la nuova versione 3D del film, prodotta da Walt Disney Pictures. Un appuntamento imperdibile per giovani e meno giovani.

La capsule collection di Kenzo dedicata alla celebre pellicola è disponibile dallo scorso 8 aprile sullo shop online del sito della maison francese, kenzo.com, in tutte le boutique Kenzo e negli store che trattano il marchio, come Colette a Parigi, Bergdorf Goodman a New York, Opening Ceremony a New York e Los Angeles, Selfridges a Londra, Excelsior a Milano e The Corner a Berlino.

(Foto tratte da Grazia.it)


Potrebbe interessarti anche:
Valentino presenta “Wonder Woman Valentino”

Il ritorno di Raf Simons a Pitti Uomo 90

Dopo l’addio come direttore creativo di maison Dior, di Raf Simons si erano perdute le tracce.

Massimo riserbo sul suo futuro, fino alla notizia che è trapelata qualche ora fa: lo stilista belga parteciperà alla prossima edizione di Pitti Immagine presentando “FLORENCE CALLING: RAF SIMONS”: un evento che celebra  la città toscana che ha avuto l’onore di lanciare Simons a livello internazionale.

Quello di Raf è insomma un ritorno al passato. Un rilancio a ritroso della sua carriera che vale come la rinascita della sua attività.

 

Campagna pubblicitaria SS 16 Raf Simons (fonte ralfsimons.com)

Campagna pubblicitaria SS 16 Raf Simons (fonte ralfsimons.com)

 

 

“Firenze ha un posto speciale nel mio cuore – ha dichiarato Raf Simons – nel corso degli anni sono tornato regolarmente per presentare il mio lavoro, o per collaborare a progetti che rispecchiassero la mia visione personale. Sono entusiasta di essere di nuovo a Firenze questa stagione, per presentare la mia collezione P/E 2017 e un progetto speciale che realizzerò proprio per Pitti”.

 

Raf Simons per Dior. Collezione AI 16-17 (fonte delfi.lv)

Raf Simons per Dior. Collezione AI 12-13 (fonte delfi.lv)

 

 

La notizia è stata accolta con fervore dagli organizzatori dell’evento più glamour che Firenze possa ospitare.

Lapo Cianchi, direttore comunicazione ed eventi di Pitti Immagine, ha commentato positivamente il ritorno in passerella dello stilista, ricordando alcuni progetti che videro protagonista Raf Simons: la mostra “il quarto sesso. Il territorio estremo dell’adolescenza” nel 2003 e ancora la videoinstallazione e il libro presentati per festeggiare il primo decennio dalla nascita del suo omonimo brand e, infine, la sfilata di Jil Sander quando ricopriva il ruolo di direttore creativo per la maison.

La prossima edizione di Pitti Uomo 90, in programma dal 14 al 17 giugno 2016 vedrà anche la partecipazione di Lucio Vanotti con il progetto Pitti Italics, Fausto Puglisi protagonista di Pitti Italics Special Event, Visvim, special guest del Designer Project e Gosha Rubchinskiy.

 

 

Cover fonte i-d.vice.com

Il crowdfunding all’italiana

Il crowdfunding o finanziamento collettivo, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.
Esistono molte piattaforme utili per un’attività di questo genere. 
Alcune sono italiane, e tra queste le più note e diffuse sono:


Kapipal fondata da Alberto Falossi nel 2009 e si definisce un sito per raccogliere soldi online. Si tratta di una piattaforma generalista che permette di finanziare qualsiasi progetto e non impone alcuna commissione sui progetti.


Eppela una piattaforma di reward-based crowdfunding fondata nella seconda metà del 2011 da Nicola Lencioni. Permette di finanziarie progetti innovativi e creativi nei campi di arte, tecnologia, cinema, design, musica, fumetto, innovazione sociale, scrittura, moda, no profit.


Starteed è stata fondata a fine 2011 da Claudio Bedino. Aiuta le persone a finanziare le proprie idee grazie al supporto finanziario e sociale della Community di Starteed. La piattaforma integra la campagna di crowdfunding con tutte le fasi successive dello sviluppo e vendita del prodotto, offrendo al creatore la possibilità di vendere il proprio prodotto sulla piattaforma stessa.

Produzioni dal Basso PdB è ritenuta la prima piattaforma di crowdfunding in Italia, fondata nel 2005 da Angelo Rindone. Lo scopo è “offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso.” Produzioni dal basso è gratuita e ogni proposta viene gestita in modo autonomo e senza alcuna intermediazione.


Crowdfunding-Italia è una piattaforma di crowdfunding generalista, nata a ottobre 2012. La registrazione a Crowdfunding-Italia è gratuita e non viene imposta alcuna commissione sui fondi raccolti.


De Revolutione DeRev “consente di trasformare le tue migliori idee in Rivoluzioni allo scopo di migliorare concretamente il mondo in cui viviamo”. Sulla piattaforma vengono ospitate sia campagne di crowdfunding che petizioni e raccolta firme per progetti e iniziative di interesse comune. Fondata da Roberto Esposito, la piattaforma è stata lanciata a novembre 2012.


Com-Unity è un portale Web di proprietà di Banca Interprovinciale Spa lanciato a marzo 2013. Si tratta di una piattaforma generalista di crowdfunding che ospita progetti di qualsiasi tipo con particolare riferimento ad ambiti umanitari, sociali, culturali e scientifici. È composta di tre entità indipendenti: un Comitato Etico, i Tutor e la Banca. Il Comitato Etico valuta i progetti verificandone la liceità, la non contrarietà all’ordine pubblico ed il pieno rispetto delle disposizioni di legge. Il Tutor assiste i progettisti nell’iter relativo alla pubblicazione del progetto e nella raccolta fondi, dopo aver espresso un parere vincolante sulla valenza del progetto e sulla sua fattibilità. La Banca gestisce le somme donate ai singoli progetti a garanzia dei donatori e dei proponenti.


Musicraiser è una piattaforma di crowdfunding reward-based esclusivamente dedicata alla musica. Fondata dal cantante dei Marta Sui Tubi, Giovanni Gulino, e dalla compagna dj e producer Tania Varuni, è stata lanciata a ottobre 2012 e accetta progetti di raccolta fondi per dischi, tour promozionali, videoclip, concerti, festival e tutto ciò che ha a che fare con la musica.


Cineama è una piattaforma (e una community) dedicata al cinema aperta ai professionisti, ai creativi e agli appassionati di cinema e dintorni. La piattaforma – fondata nel 2011 da Tania Innamorati, Federico Bo, Antonio Badalamenti, Fabrizio Mosca e Savina Neirotti – unisce crowdsourcing e crowdfunding, coinvolgendo direttamente i cineamatori nelle fasi di creazione, produzione, promozione e distribuzione di film, documentari, cortometraggi, web serie.


ShinyNote nasce nel 2009 da un’idea di Roberto Basso e Fabrizio Trentin, con il proposito di“soddisfare il bisogno degli individui di trovare uno spazio condiviso di espressione affettiva ed emotiva”. La piattaforma rappresenta uno spazio condiviso tra organizzazioni non profit e semplici cittadini-utenti, nel quale narrare storie più o meno positive di persone comuni e finanziare progetti di solidarietà.


BuonaCausa è un “ethic network dedicato alle buone cause e ai progetti che richiedono sostegno.” La piattaforma consente ad associazioni, testimonial, aziende, donatori e attivisti di collaborare su iniziative e progetti di valore sociale.


Retedeldono è una piattaforma per la raccolta di donazioni a favore di progetti d’utilità sociale ideati e gestiti da organizzazioni non profit. Nata nel 2011 da un’idea di Anna Maria Siccardi e Valeria Vitali, ha l’obiettivo di diffondere in Italia la cultura e la pratica del personal fundraising.


Fund For Culture è un sistema di raccolta fondi per la cultura, che vuole “favorire l’incontro tra chi vuole fare cultura in Italia e chi vuole sostenerla a partire da piccole donazioni.” Il progetto nasce a Napoli a ottobre 2010 da un’idea di Adriana Scuotto e Antonio Scarpati. La piattaforma serve “per finanziare iniziative culturali – come ad esempio mostre, restauri, archivi, pubblicazioni, spettacoli e film – promosse da artisti, associazioni no profit, fondazioni culturali, istituzioni pubbliche.”


Pubblico Bene è un progetto sperimentale di giornalismo d’inchiesta finanziato dai lettori e basato sulla partecipazione di lettori e giornalisti e promuove “un nuovo modello di informazione indipendente, su base locale, ispirato al modello del community funded reporting”.


SiamoSoci è “motore di ricerca che permette agli investitori di trovare aziende di cui comprendono il business”. Le aziende non quotate possono raccogliere capitali da investitori privati per finanziare la crescita, facilitando anche la creazione di “club deals” (investimenti di gruppo) tra investitori con diverse professionalità.


Prestiamoci nasce nel 2010, fondata da Mariano Carozzi, Paolo Galvani e Giovanni Tarditi, e si pone l’obiettivo di promuovere il più possibile lo scambio di denaro tra privati, senza l’intermediazione di banche o altri istituti di credito.


Non vanno dimenticate alcune regole auree per chi si approccia a questo sistema di autofinanziamento in rete.
Ciascuna piattaforma ha una sua tipicità: è essenziale tenerne conto quando si sceglie quale piattaforma utilizzare.
Generalmente a ciascuna piattaforma corrisponde una community: prima di presentare un progetto è bene “ascoltare e osservare”, entrare in punta di piedi e comprendere come funziona e quali sono le idee prima di invitare altri a finanziarci.
Avere le idee chiare non solo di “quanto pensiamo occorra” ma davvero di quanto denaro serva per la nostra idea: raggiungere l’obiettivo e poi non realizzarla è un boomerang imperdonabile.
Esistono molti siti e forum di discussione, spesso linkati all’interno dei siti di funding stesso: leggerli, navigare, studiare non è mai tempo sprecato, anzi spesso è un grande investimento.

Fuorisalone 2016: La Fille Bertha crea le “Toppe d’autore”per If Bags

Le sue opere prendono forma ovunque: su murales, su tela, su abiti e perfino sulla pelle. La sua, è una creatura multitasking, spesso sognatrice, certamente vanitosa. I tratti della sua creatività sono ben riconoscibili mai sporcati da nuove contaminazioni stilistiche: sarà questa la chiave del successo di Alessandra Pulixi in arte La Fille Bertha?

 

Scimmia IF. "Toppe D'autore" per If Bags (fonte Alessandra Pulixi)

Scimmia. “Toppe D’autore” per If Bags (fonte Alessandra Pulixi)

 

Leaves Amazionan. "Toppe d'autore" per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

Leaves Amazzonian. “Toppe d’autore” per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

 

Amazzonian Boy"Toppe d'autore" per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

Amazzonian Boy”Toppe d’autore” per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

 

 

Illustratrice e street artist molto apprezzata,  richiesta in Italia come nel resto d’Europa, Alessandra ha di recente siglato una collaborazione con If Bags il giovane brand di accessori Made in Italy che ha realizzato, in occasione della Milano Design Week, le “Toppe d’autore”in tessuto denim, da applicare sulle borse con una pressa a caldo, sulla nuova If Bags in jeans da personalizzare nel temporary concept store in via Tortona 16, nell’ambito del Fuorisalone 2016.

 

Amazon Flowered. "Toppe d'autore" per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

Amazon Flowered. “Toppe d’autore” per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

 

Amazzonian Girl. "Toppe d'autore" per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

Amazzonian Girl. “Toppe d’autore” per If bag by La Fille Bertha (Fonte Alessandra Pulixi)

 

 

Alessandra Pulixi, verrà fiancheggiata da Ale Giorgini, Johnny Cobalto, NAKI, Vaps Graphic e Yle Vinil, in una serie di performances che stupiranno gli avventori del Fuorisalone 2016.

Ad aprire la kermesse sarà proprio La Fille Bertha che oggi, 14 aprile 2016 alle ore 16:00, realizzerà un’opera di live painting su muro.

 

T-shirt serigrafate by La Fille Bertha

T-shirt serigrafate by La Fille Bertha

 

La nuova collezione di t-shirt firmata da La Fille Bertha

La nuova collezione di t-shirt firmata da La Fille Bertha

 

"Arlequin Magique": la nuova collezione di La Fille Bertha per lui e per lei

“Arlequin Magique”: la nuova collezione di La Fille Bertha per lui e per lei

 

 

Durante la “Design Week Tortona District” Alessandra presenterà anche la sua linea di t-shirt prodotte con la tecnica della serigrafia dal titolo “Arlequin Magique” ispirata da Arlecchino e dalla sua magia.

Per conoscere le opere di Alessandra Pulixi alias La fille Bertha, clicca qui.

 

Inizia l’indagine su Mossack Fonseca

Un mese dopo lo scoppio dello scandalo Panama Papers gli investigatori della polizia panamense hanno iniziato le perquisizioni all’interno della sede di Mossack Fonseca, lo studio legale al centro dello scandalo.


Gli investigatori panamensi hanno deciso di controllare la sede in cerca di prove sul riciclaggio di denaro e altre eventuali attività criminali dello studio specializzato nella creazione di società offshore. Il procuratore generale panamense ha dichiarato che il raid è stato organizzato per ottenere documentazione legata alle informazioni che sono uscite sui giornali di tutto il mondo e che collegavano lo studio legale ad attività illecite.


All’inizio di questo mese il Suddeutsche Zeitung, un giornale bavarese e molti altri giornali, in Italia L’Espresso, hanno iniziato a parlare di milioni di documenti rubati allo studio panamense Mossack Fonseca. Documenti che partono, addirittura, dal 1970. Gli articoli hanno rivelato quello che era un segreto di Pulcinella, cioè che moltissimi leader politici, imprenditori, personaggi pubblici e criminali hanno moltissimi soldi in paradisi fiscali in giro per tutto il mondo.


Il leak ha condotto a grandi proteste di cittadini, critiche feroci nei confronti di molti grandi leader mondiali e, addirittura, le dimissioni del primo ministro islandese.
Le pratiche dedotte dal leak non sono necessariamente illegali ma hanno mostrato al mondo come molte persone riescono a evitare di pagare le tasse che la gente comune è costretta a pagare.


Mossack Fonseca ha negato qualsiasi pratica illegale e che tutte le operazioni da loro condotte sono pienamente legali. Mossack Fonseca ha puntualizzato che non è coinvolta nel modo in cui sono usate le società offshore che apre per i propri clienti. Ramon Fonseca, uno dei due soci fondatori dello studio ha dichiarato che questo è come una tempesta tropicale, quando passerà tornerà tutto come prima, che loro non sono colpevoli di nessun atto illecito.


Il raid negli uffici segue quello a San Salvador, la capitale di El Salvador, dove le autorità hanno sequestrato 20 computer e alcuni documenti dagli uffici salvadoregni della società panamense. Il procuratore generale salvadoregno ha detto che il raid era stato deciso dopo che la società aveva deciso di togliere l’insegna dal suo ufficio di San Salvador e dopo aver scoperto che l’ufficio salvadoregno non è tra quelli riconosciuti dallo studio legale sul suo sito.


In Brasile 5 dipendenti di Mossack Fonseca sono stati arrestati in relazione allo scandalo Car Wash per riciclaggio di denaro e corruzione ma la sede centrale se ne è lavata le mani dicendo che la sede brasiliana era completamente indipendente, aveva la propria amministrazione, fondi e staff.
Anche la sede alle Isole Vergini Britanniche è finita nell’occhio delle autorità locali che stanno considerando se depositare una denuncia per evasione fiscale.


Il presidente panamense Juan Carlos Varela ha dichiarato che sarà creato un panel internazionale per migliorare la trasparenza nella florida industria finanziaria del piccolo stato centroamericano.
Industria redditizia dato che Panama è il terzo stato al mondo per compagnie registrate dopo Hong Kong e le Isole Vergini Britanniche.

Valentino presenta “Wonder Woman Valentino”

Cos’hanno in comune Valentino, maison storica della moda italiana, la street art e i supereroi dei fumetti? Ce lo spiegano Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, che hanno appena sfornato un’inedita collaborazione con lo street artist romano SOLO. Nasce così un’esclusiva capsule collection dal nome altamente evocativo: Wonder Woman Valentino. Ispirazione principale è la celebre eroina della DC Comics, Wonder Woman.

Lunghi capelli scuri e fisico scultoreo, forse non tutti sanno che l’impavida Wonder Woman nacque nel 1941 dalla mente dello psicologo William Moulton Marston come stimolo per le donne, affinché si affermassero nella vita con le proprie idee e la propria personalità. Con la collezione a lei dedicata, i due direttori creativi di Valentino intendono celebrare l’universo femminile in toto, con le sue innumerevoli sfaccettature, in una collezione che si preannuncia già come un evento.

È durante il Salone del Mobile 2016 che verrà presentata a Milano l’installazione con cui si inaugura la nuova collezione del brand. Stelle impreziosiscono lunghi abiti dal mood etereo, sapientemente abbinati a giacche biker in pelle e micro borchie e bustier recanti la figura della celebre eroina: la capsule collection mantiene lo stile Valentino in un riuscito esperimento dalle suggestioni Pop Art. Il contributo di SOLO non tarderà a coinvolgere i clienti: classe 1982, l’artista romano inizia la sua produzione di street art nella seconda metà degli anni Novanta. Protagonisti delle sue opere i supereroi dei fumetti. Dopo varie mostre nelle maggiori gallerie europee ed americane, e dopo aver firmato collaborazioni eccellenti con brand del calibro di Nike, ora SOLO sarà protagonista dell’installazione firmata Valentino. L’artista saluterà i clienti delle boutique di Milano, Roma e New York con un’opera di street art.

valentino_reference2

La Wonder Woman Valentino (Foto Elle.it)

valentino_reference

Stelle e bustier omaggiano la celebre eroina dei fumetti (Foto Elle.it)

valentino_reference1

La nuova capsule collection verrà presentata con un’installazione dell’artista SOLO (Foto Elle.it)



La live perfomance prevederà dei murales all’interno degli store che vedranno la versione di Wonder Woman firmata SOLO: una live painting unica, che vedrà murales diversi per ognuna delle boutique del celebre marchio di moda famoso in tutto il mondo. Dopo il successo riscontrato a Milano, lo scorso 10 aprile 2016, dal 14 al 16 aprile 2016 sarà la volta di Roma, che ospiterà l’evento e la live perfomance di SOLO nell’esclusiva boutique di Piazza di Spagna; infine, dal 20 al 22 aprile 2016, appuntamento a New York, sulla celebre Fifth Avenue.

(Foto cover Elle.it)

Fuorisalone 2016: Tessuti Mimma Gini ospita Normali Meraviglie

In un angolo di Milano, dove l’atmosfera accogliente si unisce a colori inaspettati e coinvolgenti, Tessuti Mimma Gini, in via Gian Giacomo Mora 11, offre all’interno della sua boutique, tessuti in fibra naturale e prodotti con cura artigianale. L’interior designer Barbara Frua, cura le collezioni casa che abbracciano i gusti di una sempre più vasta clientela.

 

Sedia Fioc. Normali Meraviglie

Sedia Fioc. Normali Meraviglie

 

 

Tessuti Mimma Gini, inoltre,  deve il suo successo anche all’operosità di Marzio Rusconi Clerici, che realizza complementi d’arredo personalizzabili e a Stefania Sordillo e Francesca Rusconi Clerici a cui è affidata la direzione creativa della linea di abbigliamento ed accessori e la ricerca di piccoli brand a cui viene data la possibilità di promuovere il loro prodotto artigianale e di design all’interno del negozio.

In occasione dell’edizione Fuorisalone 2016, accostandosi alle 5Vie, Tessuti Mimma Gini ospita Normali Meraviglie: un progetto curato da Alessandro Guerrieri per la fondazione Sacra Famiglia che si prende cura dei disabili, fornendo loro la possibilità di integrarsi nel sociale attraverso laboratori studiati ad hoc.

 

Poltrona più pouf in tessuto e legno. Sahara Design

Poltrona più pouf in tessuto e legno. Sahara Design

 

Vaso Tulipieri limited edition. Gaetano Di Gregorio

Vaso Tulipieri limited edition. Gaetano Di Gregorio

 

 

Quattro sono gli artigiani/artisti che parteciperanno all’evento che ha già preso il via l’11 aprile e che terminerà il 16 c.m.

Gaetano Di Gregorio presenta il vaso Tulipiere, realizzato in terraglia bianca in colaggio (la versione scura è composta da una limited edition di 30 pezzi ed è stata acquisita da collezioni italiane e straniere tra cui l’Art Institute of Chicago) ed è  alto 22 cm. La creazione di Gaetano, che si ispira ai vasi di tulipani di tradizione olandese, si caratterizza per un trattamento ruvido all’esterno e per una rifinitura a smalto con delicate decorazioni di ispirazione cinese in bianco e blu all’interno.

 

Cuscino in fibra naturale. Les-Ottomans Home Design

Cuscino in fibra naturale. Les-Ottomans Home Design

 

Lampada Jellyfish Wall in metacrilato trasparente e opalino. Marzio Rusconi Clerici

Lampada Jellyfish Wall in metacrilato trasparente e opalino. Marzio Rusconi Clerici

 

 

Sahara Design Gabriele Sagramoso, rivisita la sedia da campo del British Army, creata con l’assemblaggio  di parti in tessuto e parti in legno. La collezione di Gabriele Sagramoso, si incrementa di sedie a sgabello alto e pouf.

Marzio Rusconi Clerici presenta Jellyfish Wall: la lampada in metacrilato trasparente e opalino termo formato con corpo luminante LED altezza cm 150 e diametro di 25 cm.

LES-HOTTOMANS Home Design è un brand nato ad Istanbul, dal design inconfondibile. Per la stagione primavera/estate 2016 presenta la collezione “Art de la Table” composta da piatti in ceramica con disegno ikat e piatti in ferro smaltato realizzato a mano, seguendo la tradizionale ed antica tecnica ottomana denominata Ebru.

 

 

 

Photo courtesy Press Office

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ripa & Ripa lancia la collezione P/E16

Ripa & Ripa lancia la collezione P/E16

Nato nell’aprile 2015, Ripa & Ripa rivisita il classico costume da bagno da uomo e crea un disegno dal taglio elegante con fantasie ispirate ai colori vivaci del Mediterraneo, la disinvolta raffinatezza delle isole Eolie e il fascino delle barche a vela d’epoca.
Ogni costume è realizzato in una bottega artigianale piemontese, nel rispetto della tradizione sartoriale italiana e con un’accurata attenzione al dettaglio.
L’obiettivo è di creare un costume da bagno che trae le sue radici dall’eleganza mediterranea, in combinazione con la tradizione sartoriale italiana e il design milanese.
Dopo il successo della prima collezione, Ripa & Ripa lancia la seconda linea di costumi da bagno, ispirata ai colori della Sicilia.
L’estetica ruota interamente attorno alla decorazione geometrica delle mattonelle siciliane, gli ornamenti arabescati lasciati dall’influenza moresca, i colori accesi del giallo limone, blu oltremare e il rosso scuro della roccia vulcanica del Monte Etna.
La collezione sarà disponibile online sul www.riparipa.com dal 6 Aprile.

Feniglia Compo 2 Levante Compo 3 Panarea Compo 3 Pantelleria Compo 3

La Storia

Ripa & Ripa è stato creato da due amici, Oliviero e Anna Laura, nella primavera del 2015 sul canale Ripa di Porta Ticinese a Milano.
Entrambi pensavano fosse difficile trovare costumi da bagno da uomo eleganti. C’erano quelli troppo stretti, troppo larghi, troppo lunghi, o dal tessuto troppo sintetico al tatto.
Così, con una valigia piena di costumi diversi hanno girato l’Italia per cercare un produttore che potesse realizzare la loro visione di costumi da bagno per uomo belli ed eleganti.
In Piemonte hanno trovato un piccolo atelier con esperienza decennale nella produzione di capi di lusso, e con l’aiuto di sarti esperti hanno lavorato a ridisegnare il classico costume per ottenere un taglio più dritto e asciutto. Poi, con un produttore specializzato hanno creato un tessuto smerigliato di rapida asciugatura che ha una mano molto simile al cotone. Il cordoncino è stato realizzato da un produttore di corda nautica per richiamare l’estetica delle barche a vela d’epoca.
Ispirato dai colori vivaci e fantasie del Mediterraneo, Ripa e Ripa raffigura l’essenza dell’estate italiana.

Papa Francesco e l’apertura verso i matrimoni omosessuali

“Altre volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario.”


Questo momento di umiltà sotterrato nella nuova esortazione apostolica Amoris laetitia è il risultato di più di un anno e mezzo di discussioni tra i vescovi per la preparazione di questo documento da 200 pagine che servirà da guida per questioni come il divorzio, i matrimoni omosessuali e il sesso pre-matrimoniale.
Le questioni importanti in discussione erano la comunione per i divorziati, la facilitazione del processo di annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota e se la Chiesa debba affrontare le questioni del matrimonio omosessuale e dei cattolici LGBT.


Amoris laetitia è una esortazione apostolica, meno importante quindi rispetto a una enciclica dato che non funge da guida per la dottrina della Chiesa ma comunque un documento ufficiale in cui si stabilisce una guida al ministero cattolico.
Non ci sono cambi nella definizione cattolica del matrimonio o su chi può o non può prendere la comunione. Francesco ha ribadito che non ci sono, neanche lontanamente, le basi per considerare le unioni omosessuali allo stesso modo del matrimonio.


L’anno scorso però la Chiesa rese più facile annullare un matrimonio attraverso le leggi canoniche e questo cambiamento può far intuire che a breve potrebbe esserci un cambiamento per quanto riguarda il divorzio e i secondi matrimoni. Francesco ha enfatizzato che questi cattolici non si devono sentire “scomunicati” e ha suggerito ai preti di essere comprensivi.


La differenza principale è nel tono che il Papa ha usato, pur considerando la famiglia tradizionale e la sua indissolubilità una delle basi della Chiesa Bergoglio ha riconosciuto che ci possano essere dei problemi e degli ostacoli sulla strada della perfezione. Ostacoli che i papi precedenti, come Giovanni Paolo II non riconoscevano: “I fedeli sarebbero indotti in errore e confusione riguardo gli insegnamenti della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.


Francesco pensa che la povertà sia uno dei principali ostacoli alla perfezione del matrimonio. Troppe ore di lavoro, mancanza di una casa o del lavoro stesso e una sanità inadeguata sono cose che mettono in difficoltà sia i genitori che i bambini. La stabilità del matrimonio è difficile per chi ha una vita non stabile, particolarmente nei casi dell’immigrazione forzata o di una guerra. La Chiesa secondo Francesco ha il dovere di riconoscere queste difficoltà così come gli stati hanno la responsabilità di creare lavoro per assicurare un futuro ai giovani in modo che siano incoraggiati a creare una famiglia. La famiglia per la Chiesa è il nucleo centrale per un ambiente politico e sociale sano e i governi hanno la responsabilità di promuoverla.


Il Papa, quindi, riconosce e fa in modo che anche i suoi preti lo facciano, che sposarsi e rimanere sposati e supportare la propria famiglia non è semplice come sembrerebbe dagli insegnamenti della chiesa. “Un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone”. Il compito della Chiesa è di includere e non di escludere per Bergoglio.


Sembra che il processo di riforma di Bergoglio abbia avuto inizio e ad ascoltare le voci che provengono dalla Curia sembra che il Papa abbia un obiettivo ben definito e che lo persegua con una determinazione e una spietatezza senza precedenti in Vaticano. Si parla anche di minacce di azioni clamorose nei confronti dei cardinali che firmarono la famosa lettera anti-innovazione di pochi mesi fa. Qualcuno arriva a descrivere il papa come autoritario e a parlare di un clima di terrore che si è instaurato nella città stato

La comunicazione manichea

Una delle caratteristiche della comunicazione di massa è che funziona se è efficace. 
Molto spesso questa efficacia viene confusa con semplicità, e altrettanto spesso la semplicità (in sé positiva) viene confusa con semplificazione (che non è sempre positiva).
Il processo di semplificazione può portare alla banalizzazione, alla non argomentazione, e a quale processo fin troppo comune di manicheismo ed etichettamento che la rete ha amplificato.
In realtà questa caratteristica della comunicazione di massa ha origini lontane; è diventata fenomeno comune con i giornali, ed è mutuata da un modello specifico di comunicazione di massa che è quello della propaganda bellica.


Se ne consideriamo le origini e ci fermiamo qualche minuto a rifletterci, abbiamo già la spiegazione a molti fenomeni collaterali: la litigiosità dei dibattiti, la violenza lessicale, la struttura di “scontro” tipica dei luoghi del moderno dibattito, che sono oltre le piazze – i talk-show e i dibattiti, specie quando questi diventano televisivi e massmediali (come certi dibattiti parlamentari).
Quando parliamo di comunicazione bellica non dobbiamo considerare solo il nostro “vicino” novecento e l’età contemporanea, ma cercare di fare un lungo percorso ricco di costanti dai tempi dei romani passando per le crociate, alle prime guerre “tra stati” sino a Napoleone, al Congresso di Vienna (congresso di guerra, più che conferenza di pace) sino alle guerre mondiali e a tutti i conflitti del ‘900, guerra fredda inclusa.


Il principio base della comunicazione legata alla propaganda bellica è il manicheismo. 
Un processo di estrema semplificazione dei rapporti e delle ragioni spesso conditi di vere e proprie menzogne: la controparte deve essere il brutto, il cattivo, la causa della nostra rovina e responsabile dei nostrui mali. Ciò che in definitiva ci legittima ad attaccarlo, un attacco che in realtà è vendetta, giustizia per un torto, finanche legittima difesa, o la neo difesa preventiva.
L’espansione dell’Impero romano nasceva per: difendersi da possibili invasori, difendere le navi dai pirati, proteggere le frontiere, difendersi dalla minaccia al proprio stile di vita, sino a “portare la civiltà” ai popoli barbari.
Le crociate era necessarie per liberare i luoghi santi dagli apostati e infedeli.


La colonizzazione delle americhe era atto di evangelizzazione e civilizzazione.
Le campagne napoleoniche, guerre di liberazione ed esportazione dei valori della rivoluzione francese, libertà, uguaglianza e fratellanza.
La questione si fa più sottile e la comunicazione si perfeziona con la diffusione della stampa come fenomeno di massa – almeno tra la popolazione scolarizzata (parliamo di una media del 4% della popolazione europea ad esempio e del 2% di quella americana) – che corrispondeva alla classe dirigente che “prendeva le decisioni”.
In Europa la prima guerra mondiale è stata infarcita di revanscismo su tutte le vere o presunte disattese dei popoli in ordine a confini e abbattimento delle monarchie.


La seconda guerra mondiale figlia della prima, con una anche maggiore sofisticazione del messaggio.

La Germania nazista ha creato il mito del “complotto giudaico” con il famoso falso dei saggi di Sion: il popolo ebreo era sostanzialmente la causa di tutti i mali tedeschi. Ma anche polacchi, slavi, nomadi, rom, disabili, neri, omosessuali non scherzavano. Il diverso – genericamente il “non ariano” – era il male, il cattivo, andava eliminato: letteralmente.
Il regime fascista non è stato da meno. In una società tuttavia molto più aperta di quella tedesca l’elemento razziale funzionava meno, meglio un generico “complotto dei poteri forti e delle nazioni plutocratiche” che negavano all’Italia il suo posto nella storia, e i suoi “posti al sole”.
Il regime sovietico – nelle varie vicende tra le interne fazioni che si alternarono in Russia – aleggiò lo spettro dei “padroni”, dello zar, dei capitalisti: ed ogni dissidente (di qualsiasi natura, forma, grado, genere, tipo) in sé era un servo del nemico e una minaccia per l’intero popolo.
La simbologia del “nemico” assume spesso la caratteristica razziale, sostanzialmente perché l’etnicità è un facile elemento di immediata identificazione del soggetto di cui si parla.


Il nero, ma anche l’albanese per la Lega Nord nel 1990. Poi divenne un generico “rom”. Seguì una fase “cinese”, dalla cui economia sregolata e dai prezzi bassi dovevamo difenderci: sono loro i colpevoli della perdita di posti di lavoro al nord. Col tempo un messaggio evolutosi in un generico extracomunitario, meglio se identificato da una caratteristica propria: lingua, colore della pelle, e oggi religione.
Con il web e la diffusione di massa dei social network – e soprattutto con la diffusione di pagine tematiche pubbliche e non e di gruppi aperti, semi aperti e segreti – si è diffuso un nuovo strumento per la diffusione del messaggio manicheo, che a sua volta viene amplificato perché sviluppato all’interno di comunità (irrilevante quando più o meno piccole) di soggetti che la pensano tutti allo steso modo.


Attraverso la mancanza di apertura e di confronto il messaggio, così costruito, è come se si trovasse in una sorta di “camera di implosione”, dove l’onda d’urto rimbalzando tra i membri che ne costituiscono “le pareti”, accelera ed aumenta di intensità.
Ecco che quando “esce all’esterno” i toni di un generico massimalismo, che potrebbero essere facilmente smontati da una corretta argomentazione, sfociano invece in eccessi, anche violenti, di dimensioni spropositate.
Per fortuna ciò è spesso solo limitato a una violenza digitale e verbale, attraverso parole scritte, commenti, cui difficilmente seguono azioni concrete. Ciò tuttavia non elimina il problema e la gravità del fenomeno.


Nel macro, anche il messaggio della comunicazione politica globale non aiuta.
Definizioni come “capo del mondo libero” piuttosto che “stato canaglia” o “alleanza del bene” hanno una origine coesiva di identificazione delle parti. E tuttavia generano le proprie antitesi anche nei luoghi più impensati seguendo lo stesso assioma.
Se il Presidente degli Stati Uniti è il “capo del mondo libero” e io sono un immigrato di terza generazione, ai margini del mondo e senza possibilità di “ascensore sociale” destinato a vivere in un futuro sempre peggiore, e quindi a me quel “mondo libero fa schifo”, allora è chiaro che il mio nemico sono gli Stati Uniti. Anche se vivo fuori Parigi. E se il nemico assoluto degli USA è l’ISIS, allora tendenzialmente ne vado a fare parte.


Certo, anche questo assioma è un manicheismo, e subisce l’effetto di questo eccesso di semplificazione, ma in definitiva nel mondo della comunicazione globalizzata ciò che avviene nella realtà non è molto distante da questo passaggio diretto.
La comunicazione tossica manichea, per quanto efficace, genera efficacia e consenso immediato, ma in definitiva rischia di creare consenso e di generare la sua stessa antitesi. Se da un lato è il colante di chi sta da una parte – che a noi sembra “dei buoni” – contribuisce a creare i luoghi di coesione della sua antitesi, “i cattivi”, anche laddove questi non erano stati altrettanto bravi ed efficaci da creare un proprio luogo di consenso specifico.

Obiettori di coscienza e abusi in sala parto: basta tacere

Si intitola #bastatacere la campagna lanciata appena pochi giorni fa da Elena Skoko e Alessandra Battisti del network internazionale Human rights in childbirth e che sui social sta diventando virale. Sulla linea della campagna internazionale #breakthesilence, l’obiettivo è quello di portare alla luce i maltrattamenti fisici e psicologici che alcune donne sono costrette a sopportare quando danno alla luce un bambino. Skoko e Battisti hanno chiesto alle mamme d’Italia di raccontare, in forma anonima e senza fare nomi di medici e ospedali, le disavventure più o meno drammatiche che hanno vissuto in sala parto.


Tantissime donne hanno aderito alla campagna, e il risultato già dopo pochi giorni è allarmante: costrette a un parto cesareo anche quando non è necessario, a manovre dolorose e con pesanti conseguenze come l’episiotomia e la manovra di Kristeller, allontanate a forza dal bambino appena nato e dal partner. Nei messaggi anonimi c’è chi racconta di essere stata insultata, definita “incapace di partorire“, sbeffeggiata per aver chiesto di allattare o di non allattare. Anche ostetriche e infermiere raccontano abusi in sala parto e violenze fisiche e psicologiche alle quali hanno dovuto assistere. “Ho visto bambini separati senza motivo dalle loro mamme, trattati come bambolotti senza rispetto – ha scritto un’ostetrica –  Ho visto donne subire ripetute Kristeller e finire con distacchi di placenta, inversioni uterine, costole rotte. Ho visto donne subire il taglio cesareo anche quando l’anestesia non aveva ancora avuto effetto“. La campagna è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione e a chiedere una legge contro il reato di violenza ostetrica.


#Bastatacere arriva in contemporanea con le accuse del Consiglio d’Europa in merito alla legge sull’aborto. Un ricorso presentato dalla Cgil ha portato l’Europa ad analizzare la situazione dell’aborto in Italia, rivelando anche in questo caso un quadro desolante. A quasi 40 anni dalla legge 194, le donne incontrano ancora notevoli difficoltà a trovare le strutture ospedaliere e il personale medico che le aiuti ad abortire. Le convinzioni morali del singolo non possono impedire il rispetto di una legge: l’altissimo numero di obiettori di coscienza e il mancato rispetto della legge sull’aborto sono, per il Consiglio d’Europa, violazioni del diritto alla salute.


Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato “Sono molto stupita perché dalle prime cose che ho letto mi sembra si rifacciano a dati vecchi che risalgono al 2013. Il dato di oggi è diverso. Non c’è alcuna violazione del diritto alla salute“.

Marco Bartoletti: l’imprenditore coraggioso che assume ammalati

Ci sono percorsi nella vita molto spesso difficile da intraprendere: in salita e tortuosi, in discesa e su terreni sdrucciolevoli.

Se è vero che in Italia molto spesso siamo inghiottiti dal menefreghismo, azioni compiute a favore del prossimo come una finestra aperta sul mondo, ci fanno credere che ancora qualcosa di buono siamo in grado di produrre.

Il fiorentino Marco Bartoletti, di questa storia intrisa di altruismo ne è il protagonista.

Ex operaio, oggi grande imprenditore dal cuore nobile. Potremmo definirlo anche l’uomo dei record, dato che in sedici anni di attività, è stato in grado di portare un umile laboratorio manifatturiero da 2 a 250 dipendenti riuscendo a far decollare il fatturato da settecento milioni di lire a ben 40 milioni di euro.

Potremmo anche definirlo l’industriale dal cuore d’oro che fa del lusso un tramite per aiutare il prossimo.

Bartoletti, infatti, si è dimostrato sempre  attento alle tematiche sociali ed è sua premura assumere personale affetto da deficit sia mentali che fisici e malati di cancro, dando loro la possibilità di inserirsi nella società.

Accogliere anziché discriminare. Aprire le porti a chiunque non tenendo conto dell’età, dell’esperienza e della cittadinanza. Questa è la missione dell’ex operaio che ha costruito un impero investendo i risparmi di una vita (circa sette milioni del vecchio conio), dando speranza a chi l’aveva perduta.

La BB Holding, l’azienda che si occupa di produrre accessori per Bulgari, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Gucci, Cartier, Prada, Louis Vuitton, Hérmes, Balenciaga, Céline e Tom Ford, è una vera “isola paradisiaca in un mare che presenta sempre più atolli alla mercé dei pirati”.

 

 

Cover fonte youtube.com

Philosophy di Lorenzo Serafini – la forza del romanticismo

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI – COLLEZIONE AUTUNNO/INVERNO 16/17


Un tocco romantico che lo contraddistingue e quella venatura rock che lo rende moderno: Philosophy by Lorenzo Serafini sfila alla Milano Moda Donna F/W 16/17 con una collezione che non si fa dimenticare.

Dettagli dell’aristocrazia femminile e maschile del XVII secolo, come la gorgiera su camicie ed abiti in pizzo a incorniciare il volto, e perle a impreziosire cinture e polsini – le perle che nel periodo elisabettiano significavano verginità, purezza e venivano utilizzate su spille, collane e anche tra i capelli.

sx gorgiera 1620 - dx Philosophy F/W 16/17

sx gorgiera 1620 – dx Philosophy F/W 16/17



La donna Philosophy è al passo coi tempi ma rimane ancorata ad un passato nostalgico, dove eleganza, grazia, storia e ambizione sono ingredienti preponderanti.

Gracious come una “virgin suicide” e sicura di sé come una donna ritratta da Henri de Toulouse-Lautrec, la protagonista Philosophy indossa pizzi e candidi merletti, ma anche tessuti damascati e velluti importanti. Alterna tra rettitudine e passione, sottovesti di mussola leggera ad abiti strizzati con corsetti per segnare il punto vita, colletti inamidati e rigidi.

Le ruches sono la firma ridondante, vezzo di vanità, nei colori pastello o in total black per le mercoledine. Tra bottines in pelle nera con fiocchi e fibbie e stivali alti e morbidi, il tocco rock Philosophy urla il suo carattere e la sua forza.

Philosophy 16/17 - scene dal film "The Virgin Suicides"

Philosophy 16/17 – scene dal film “The Virgin Suicides”



al centro un dipinto di Henri de Toulouse-Lautrec – ai lati sfilata Philosophy



Day and Night si mescolano nella collezione autunno/inverno 16/17 Philosophy dando vita a chemisier femminili con dettagli in pizzo chantilly.

Fiocchi, plissettature, volumi, piume di cigno si alternano al velluto, allo shearling, alla nappa laccata, al cady, in un gioco di contrasti e opposti che si attraggono, come una Colette âgée ma ancora bellissima che cade in amore per Chéri.

Philophy – dx una scena tratta dal film Chéri



Credo che oggi il coraggio di essere romantici sia davvero un punto di forza. Ho pensato alla volontà che bisogna avere per mantenere un approccio dolce alla vita. Partendo da questo ho esplorato diverse sfumature della spirito romantico che mi appartiene scoprendo una femminilità più forte con una più consapevole innocenza seduttiva” – così racconta Lorenzo Serafini il suo viaggio nella collezione Philosophy F/W 16/17. 

E’ questa la visione della donna del direttore creativo, una donna che sa amare e sa ancora dimostrarlo, una donna forte ma dall’animo gentile e garbato, capace di emozionarsi e recuperare la forza delle tradizioni.

dal film "Legends of the fall" - dx Philosophy

dal film “Legends of the fall” – dx Philosophy



Guarda qui tutta la collezione Philosophy di Lorenzo Serafini:



Potrebbe interessarti anche:

ALBERTA FERRETTI, IL MATRIMONIO TRA ARTE E MODA

MOSCHINO METTE IN SCENA IL SURREALISMO – IN UN MONDO DECADENTE DI DONNE BRUCIATE

Skatò Design: le borse della designer palermitana Mariella Di Gregorio

 

Mariella di Gregorio è una designer siciliana che ha tramutato la sua passione per il design nel brand Skatò, fondato nel 2007.

Mariella, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo crea collezioni uniche, di forte impatto visivo.

La Wave bag, modello di punta del brand, nasce “benedetta” dalle onde del mare della sua Palermo, con riccioli superbi che “increspano” le forme rigide della borsa.

Mariella, inoltre, crea gioielli unici, deliberatamente glamour.

 

 

 

 Mariella, quando nasce la tua passione per il design?

Non c’è un giorno, un mese, oppure un anno. C’è sempre stata. Scopri di avere un’attitudine particolare verso questa disciplina alle elementari quando la maestra ti elogia davanti ad altri compagni e consiglia tua mamma a farti seguire l’indirizzo artistico. Con il tempo poi, capisci che è il tuo mondo e non puoi farne a meno, il disegno banale si perfeziona e si delinea un nuovo percorso.

 

 

Perché Skatò?

Skatò è un intercalare tipico del nostro linguaggio palermitano per definire un qualcuno o un qualcosa di bassa qualità, di poco valore. Mi piaceva l’idea di giocare sulla parola e ironizzarla al limite anche perché scelgo sempre materiali di alta qualità con un design unico ed inconfondibile.

 

Wave Bag modello di pinta di Skatò Design

Wave Bag modello di pinta di Skatò Design

 

 

 

Tu e il mare

Con il mare ho un rapporto normale, lo amo fondamentalmente nei periodi che precedono le giornate troppo calde e nelle giornate uggiose, quando la calma fa da padrona. Mai quando è troppo impetuoso, provo paura.

 

 

Tu e Palermo.

Beh, effettivamente non la vivo appieno, forse perché ha perso la sua lucentezza. Si è spenta pian piano e ha poco da offrire.

 

 

Il tuo mentore

Vorrei ci fosse, per poter chiedere consigli e linee da seguire, ma non c’è, purtroppo. Ho alcune preferenze di designer che seguo, per quel poco che posso.

 

Pezzi unici e di design creati da Mariella di Gregorio

Pezzi unici e di design creati da Mariella di Gregorio

 

 

 

La tua ispirazione

Tutto quello che cattura la nostra immaginazione è fonte d’ispirazione.

 

 

La tua maggiore soddisfazione

A parte mio figlio, che rimane il numero uno, le mie creazioni.

 

 

Mai senza?

Libertà, creatività e valigia, se si può!

 

 

La tua massima ispirazione

Non c’è nulla che scavalca nulla, da tutto si può trarre ispirazione. Basta solo concentrarsi e interpretarlo con i propri occhi e la propria mente

 

 

I tuoi progetti futuri

Continuare a realizzare le mie creazioni.

 

 

 

 

Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design

Giacomini Design, Hodara Art Designer e Bougeotte hanno un minimo comune denominatore: il design d’alta qualità su misura. Questo è il motivo che sta dietro a Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design l’esposizione che si terrà 12 al 17 aprile dalle 10 alle 19 allo showroom Hodara in via G. Morone 8 a Milano.


Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design


La collezione di Giacomini Design è composta da sculture d’acqua in titanio e acciaio. Rubinetti che non sono solo rubinetti ma, allo stesso tempo, opere d’arte, concentrati di tecnologia e manufatti creati con know how dei migliori artigiani italiani.
Ogni pezzo è unico ed esclusivo e vuole emozionare attraverso le sue forme e non solo.
La tecnologia, infatti, è parte dell’esperienza emozionale: ogni scultura potrà essere governata tramite comandi Wi-Fi, touch o vocali.
L’apertura di un rubinetto avviene tramite un semplice tocco, la temperatura può essere regolata o tramite Wi-Fi, ad esempio con una app dal proprio telefono, o direttamente dalla maniglia della scultura dove una ghiera illuminata cambierà colore a seconda della temperatura.


Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design


Hodara Art Designer presenterà la sua nuova collezione LOVALE. Divano, poltrona, pouf e poltroncina da tavolo che richiamano l’ovale, antico simbolo di perfezione e rinascita. Vittorio Hodara smussa gli angoli e semplifica le forme per dare ad ogni singolo pezzo della collezione una eleganza naturale.
La ricerca dell’ellissi si ripete in ogni seduta della collezione e da ogni punto di vista, ogni seduta da qualsiasi punto la si guardi sembra un ovale. Ogni pezzo della collezione LOVALE è leggera alla vista ma solida e compatta una volta che la si tocca. La cura artigianale della creazione è altissima: lo scafo sembra essere fatto da dei maestri d’ascia, la gommatura smerigliata e le cuciture sono sartoriali. Pelle primo fiore, tessuti tecnici, pelliccia, ecopelle e una amplissima gamma di legni naturali offrono una incredibile possibilità di personalizzazione per ogni singolo dettaglio di una qualsiasi seduta.


Linea, forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, HODARA Art Designer e Giacomini Design


Bougeotte è un nuovo brand di ready-to-wear e accessori esclusivi. Il simbolo è una industriosa ape che esemplifica l’incessante attitudine alla trasformazione di linee e materiali preziosi.
Rigore, qualità assoluta, materiali esclusivi e una vena ironica e Dada sono le caratteristiche che Fayna Fridman, la fondatrice e direttore creativo del marchio, ha impresso nella collezione Bougeotte.
La collezione Bougeotte è una commistione di design e creatività come nella poltrona abbraccio, fatta di pregiatissimo Astrakan total black e plexiglass o nella panca Sella in zibellino: le sedute più povere e i materiali più pregiati.

Fendi festeggia i suoi 90 anni con una sfilata Haute Fourrure a Roma

L’appuntamento è per il 7 luglio 2016 in occasione del 90° anniversario dalla nascita della maison romana Fendi.

La sfilata Haute Fourrure che si terrà nella città capitolina, sarà un omaggio ai successi della maison che aprì il suo primo atelier di pellicceria e un laboratorio di pelletteria, in via del Plebiscito a Roma, nel 1926.

 

Fendi AI 2016-17 (fonte elle.it)

Fendi AI 2016-17 (fonte elle.it)

 

 

Grandi successi coronati da un design italiano riconoscibile in tutto il mondo. Il lusso che si manifesta attraverso la sartorialità dei capi e l’uso della pelliccia: l’icona assoluta della maison.

Fendi rappresenta un colosso del fashion system e questo lo si deve anche al grande apporto creativo di kaiser Karl Lagerfeld che, da più di mezzo secolo, mette a disposizione tutto il suo eclettismo per il marchio romano. Virtuosismo portato ai massimi livelli da Lagerfeld che, servendosi delle mani laboriose degli artigiani, crea capi in pelliccia difficili da imitare.

 

Pelliccia Fendi collezione FW 2015-16 (fonte thestyleofthecase.wordpress.com)

Pelliccia Fendi collezione FW 2015-16 (fonte thestyleofthecase.wordpress.com)

 

 

“Questo evento rappresenta l’occasione unica per esprimere le nostre radici, l’audace creatività e la più elevata artigianalità che da sempre ci contraddistinguono nella pellicceria”, ha dichiarato Pietro Beccari, Presidente e amministratore delegato di Fendi. “Roma è un luogo magico e rappresenta perfettamente i valori di Fendi, la sua tradizione e la sua storia, con uno sguardo rivolto sempre al futuro”.

 

 

Per la cover  fonte forums.thefashionspot.com

Dolce & Gabbana per Smeg al Salone del Mobile 2016

Non solo moda per Dolce & Gabbana, freschi di una nuova avventura, questa volta nel mondo del design. Il duo di stilisti ha infatti firmato un’esclusiva linea di frigoriferi in collaborazione con Smeg. Una limited edition di 100 pezzi deluxe che sarà presentata in esclusiva domani, al Salone del Mobile 2016 di Milano.

La Trinacria con i suoi simboli più noti diviene protagonista assoluta del nuovo frigorifero firmato Smeg, in un inedito sodalizio tra moda e design. Il Barocco, i pupi siciliani e la magia delle ceramiche di Santo Stefano di Camastra e Caltagirone sono i motivi che decorano i nuovi frigoriferi. Design altamente competitivo ma anche tecnologia avanzata, per modelli che coniugano estetica e funzionalità.

E chi meglio di Dolce 6 Gabbana avrebbe mai potuto immortalare con tanta perfezione la Sicilia? Inutile ricordare che Domenico Dolce è originario di Polizzi Generosa (provincia di Palermo); ma basterebbe solo andare indietro nell’archivio della maison e citare le celebri campagne pubblicitarie, che da oltre vent’anni celebrano ad ogni scatto la Sicilia. Ora quella terra ricca di storia e contraddizioni diviene protagonista dell’esclusivo e sofisticato design creato in collaborazione con l’azienda italiana, leader nella produzione di elettrodomestici.

00f2c7f9899814871cc9460fba7e3964

Uno dei modelli firmati Dolce & Gabbana per Smeg (Foto Pinterest)

(Foto tratta da Marie Claire)

La Trinacria e i pupi tra le decorazioni dei nuovi frigoriferi Smeg (Foto tratta da Marie Claire)



Iper tecnologici ed esteticamente impeccabili, gli esclusivi frigoriferi non sono molto economici: 33,000$ sembra essere il prezzo del nuovo oggetto di culto. I modelli saranno presentati nell’ambito del Salone del Mobile 2016, dal 12 al 17 aprile 2016.


Potrebbe interessarti anche:
Alessandra Branca: design tra passato e presente

Ari Seth Cohen: stile per signore

Se finora avete sempre pensato che la moda fosse ad esclusivo appannaggio di giovanissime e rampanti it girl, preparatevi ad essere clamorosamente smentiti: un blog vi dimostrerà che lo street style non è più un fenomeno riservato alle nuove generazioni. C’era una volta un giovane ragazzo nato sotto il sole californiano, che amava i vecchi film della Hollywood patinata e le camicie a stampa hawaiana d’ispirazione Fifties.

L’avventura di Ari Seth Cohen è iniziata come un romanzo, a metà tra The Great Gatsby e Pygmalion: molto più di un semplice blogger, il giovane fotografo ha saputo intuire per primo le immense potenzialità della terza età, fino a quel momento dimenticata dalla moda. È lui ad aver ridato dignità e nuova linfa vitale allo stile delle più âgée: un vero e proprio esperimento antropologico che indaga lo stile delle over sixties, finalmente sdoganate come nuove icone fashion.

Consapevolezza, capacità innata di mixare elementi appartenenti a stili e periodi storici eterogenei e tanta autoironia sono gli elementi vincenti delle nuove it girls. Tra loro nomi eccellenti, da Carmen Dell’Orefice, classe 1931, storica mannequin che ancora oggi calca le passerelle di tutto il mondo, a Linda Rodin, stylist di successo, fino alla famosissima Iris Apfel (qui un pezzo sul suo stile, ormai famoso in tutto il mondo).

Un’anima vintage ed uno stile aplomb caratterizzano Ari Seth Cohen. La passione del giovane blogger per lo stile retrò ha origine nella sua infanzia vissuta a San Diego, in California. Il suo senso estetico fu modellato dalle sue due nonne, che lo iniziarono ai vecchi fasti e al glamour evergreen della Hollywood di un tempo. Ari lasciò San Diego all’età di 18 anni per studiare Storia dell’arte a Seattle. Seguì poi il trasferimento nella Grande Mela.

advanced ù

advst JoyceCarpati

advs

adv style man

Il blog che ha reso il giovane famoso in tutto il mondo è nato un po’ in sordina, nell’agosto 2008, tre mesi dopo il trasferimento di Ari a New York. All’epoca usava una macchina fotografica molto economica che gli era stata prestata; inoltre non aveva ancora alcuna dimestichezza con la fotografia. Il titolo scelto per il blog recava già in sé il segreto del futuro successo: Advanced Style, ovvero come essere stilose anche in età avanzata. Restìo ad abbracciare il crescente fenomeno dello street style, il giovane scelse fin da subito di rivolgersi ad un target più maturo ma non meno esperto in fatto di moda. Le donne e i (pochi) uomini immortalati da Ari sono sicuri di sé, non si vestono per gli altri e non seguono le tendenze. Fino ad allora invisibili e dimenticati dallo star system, è grazie al giovane blogger che ora godono di nuova visibilità. Quasi una seconda giovinezza, per grintose e attempate icone che vivono la moda non solo come mera apparenza ma carpendone l’aspetto ludico. E, tra chi lo invita a bere un tè e chi lo venera come l’iniziatore di un nuovo fashion trend, Ari Seth Cohen si è imposto come uno dei nomi più famosi del fashion biz.

AS2_p228

AS2_p114

AS2_206

AS2_p98

Nel corso degli ultimi anni Advanced Style è cresciuto in modo esponenziale, al punto da includere scritti e video, ma anche consigli di bellezza, oltre alle foto di street style, che immortalano arzille signore in mise eccentriche e raffinate. Oggi è uno dei blog più seguiti al mondo, ai vertici delle classifiche mondiali. Dall’idea brillante del suo fondatore sono inoltre nati due libri (Advanced Style e Advanced Style: Older & Wiser, entrambi disponibili su Amazon) e un documentario girato in collaborazione con Lina Plioplyte, dal titolo Advanced Style-Le signore dello stile. Protagoniste sono sette donne newyorkesi di età compresa tra i 62 e i 95 anni, unite nel mettere in discussione gli stereotipi tipici della cultura occidentale, che impongono determinati standard estetici ed anagrafici, oggi assolutamente anacronistici e limitanti. L’età avanzata non è mai stata tanto chic.


Potrebbe interessarti anche:
Carmen Dell’Orefice: la regina delle passerelle

Alessandra Branca: design tra passato e presente

Stampe floreali si mixano al paisley e al cachemire, per pattern sofisticati e unici: le vestigia di un glorioso passato rivivono in ambienti colorati e ricchi di charme, rivisitate in chiave contemporanea. Lei è una delle eccellenze italiane, un nome che, da Roma, sua città natale, è divenuto sinonimo e garanzia di stile anche oltreoceano.

Alessandra Branca ha imparato presto gli intrinsechi legami tra la bellezza classica e la vita di tutti i giorni, in una incessante ricerca estetica e stilistica che l’ha portata, nel 1981, a fondare la sua azienda di design. Oggi è una delle firme più apprezzate in Europa e America: con uffici a Chicago, New York e Roma, la sua clientela attraversa il globo.

Il suo stile è unico, caratterizzato da un’impronta facilmente riconoscibile e da un’eleganza senza tempo. Personalità e charme si uniscono in uno stile mirabile, che non lesina in elementi classici e suggestioni imperiali, sapientemente smitizzati attraverso una palette cromatica fresca e giovane. Tripudio di rosa e rosso, stampe e tessuti che formano arabeschi, in un inedito patchwork dal grande impatto visivo, che contribuisce alla creazione di ambienti dal fascino intramontabile.

branca1

branca6

brancawow

Designer di fama mondiale, Alessandra Branca è stata curatrice di progetti per residenze private ed edifici pubblici e ha firmato anche collezioni esclusive di raffinati tessuti, elementi e corredi per la casa, pezzi di arredamento e accessori moda. I suoi lavori sono apparsi su riviste del calibro di Architectural Digest, Departures, Town and Country, il New York Times, Elle Décor. Vincitrice di numerosi riconoscimenti, dal 2011 il suo nome è una costante nella lista annuale dei migliori interior designer del mondo stilata da Elle Décor. Inoltre è autrice del libro New Classic Interiors (edito da Stewart Tabori & Chang, 2009, ora alla sua quinta ristampa).

branca9

branca11

branca12

branca16

Tra i maggiori ispiratori di Alessandra Branca spiccano nomi del calibro di Renzo Mongiardino, Parish-Hadley, Henri Samuel, Billy Baldwin e John Fowler. Versatile e ironica, la designer riesce a coniugare stili diversi senza mai perdere di vista la propria personalità. L’Italia, con il suo incredibile patrimonio artistico e culturale, è nel suo DNA ma anche nella sua estetica: è dal passato e dalla tradizione italiana che la designer attinge spesso per creare i suoi ambienti. “Nessuno cerca la perfezione, cercano semplicemente te”, sostiene Alessandra Branca. “Le tradizioni fungono da basi. Ma una volta che le hai acquisite puoi mischiarle con elementi diversi”, ha più volte dichiarato la designer, il cui stile tradisce una naturale inclinazione per ambienti dal gusto classico, mixati con ironia e grande consapevolezza ad elementi dal design moderno e contemporaneo.

brancaaa

brancapagoda

branca14

branca17

Prada e Gucci tra i suoi stilisti preferiti, Alessandra Branca adora il paisley e tutte le tonalità di rosso. Attualmente la designer vive tra Chicago, New York, Roma e Harbour Island. I suoi pezzi di arredamento e le collezioni da lei firmate si possono acquistare sul sito web branca.com. Inoltre una selezione di esclusivi pezzi di arredamento vintage direttamente dalla boutique Branca di Chicago è disponibile su 1stdibs.com.

(Tutte le foto sono tratte da branca.com)


Potrebbe interessarti anche:
Madeline Weinrib: quando il design si tinge di etnico

DassùYAmoroso: il tartan che si appropria del prêt-à-porter

Il tartan come punto di partenza di un brand giovane e contemporaneo, capace di unificare diversi stili, dal glamour allo street style.

Tutto ha inizio grazie all’ingegno di due menti creative, quelle di Stefano Dassù e Pasquale Amoroso che lanciano sul mercato la linea DassùYAmoroso: una collezione prêt-à-porter composta da capi iper femminili e facile da interpretare.

 

Collezione DassùYAmoroso A/I 16-17

Collezione DassùYAmoroso A/I 16-17

 

Il tartan tridimensionale di DassùYAmoroso. Collezione A/I 16-17

Il tartan tridimensionale di DassùYAmoroso. Collezione A/I 16-17

 

 

Forti della loro preparazione accademica, che li ha visti destreggiarsi nei laboratori teatrali creando abiti da scena anche nell’ambito cinematografico, il duo di giovani designer ora incontra un mercato più attivo, facendo della loro creatura, un punto di riferimento per chi ama trasmettere un’immagine di sé audace e misteriosa.

 

DassùYAmoroso: una linea di capi giovane e contemporanea

DassùYAmoroso: una linea di capi giovane e contemporanea

 

DassùYAmoroso collezione A/I 16-17

DassùYAmoroso collezione A/I 16-17

 

 

Il tartan, viene elaborato per creare un effetto visivo 3D; ciò è possibile solo grazie all’abilità di Stefano e Pasquale di creare una stampa capace di realizzare tale effetto avvalendosi anche di un  lavoro certosino di accostamento del colore.

Per maggiori informazioni visitate il sito www.dassuyamoroso.com

Come Vittorio Hodara ha reinventato la nostra casa

Una visione armonica e sinuosa quella di Vittorio Hodara. Un modo di vivere, un modo di pensare, la volontà e la ricerca del bello in ogni singolo aspetto della casa.
Living, camera da letto, workspace, ognuno degli arredi o dei complementi di arredo disegnati da Vittorio Hodara è curato fin nei più piccoli dettagli dalla forma alla qualità dei materiali.


Come Vittorio Hodara ha reinventato la nostra casa


Novità 2016: la collezione LOVALE, sedute di ellittica eleganza,
e lo strappo alla regola nel colori di Mondrian per la libreria Accanto.
In alcuni casi non esiste differenza tra l’arte, il design e l’artigianato d’eccellenza, a volte la visione creativa dell’artista è organica all’eccellenza della realizzazione che in tutto il mondo è identificata con le parole Made in Italy.
A volte il bello non è solo bello ma anche ben fatto.
Con queste idee in mente Vittorio Hodara ha creato Hodara Art Designer, con la volontà di rendere reali e ben fatte le sue ispirazioni.
Ogni oggetto che nasce dalla mente di Vittorio Hodara passa dalle mani di capaci artigiani della Brianza, territorio noto in tutto il mondo per la bravura dei suoi mobilieri.
Il cliente, nel caso lo voglia, ha un ruolo centrale nel processo creativo: può intervenire nel progetto e personalizzare il proprio oggetto.
Ogni cliente ha la possibilità di possedere un pezzo unico.
Dalle sedute ai sofà fino alle scrivanie ogni prodotto è finito a mano, dalle sapienti mani di maestri artigiani. Che siano cuciture, lucidature, laccature, gommature o altre lavorazioni tutto è eseguito da mani esperte che rendono il pezzo irripetibile.
Per fare solo un esempio, la finitura “maculata a fuoco”, ottenuta grazie all’utilizzo di un cannello da saldatore a ossigeno: le bruciature – dal marrone al blu fino al viola, secondo il grado di surriscaldamento del metallo – vengono ossidate e lucidate manualmente, pezzo per pezzo, fino a creare una superficie di sfumature di colore irripetibili e mai uguali, che forse non è esagerato definire “opera d’arte”.


Come Vittorio Hodara ha reinventato la nostra casa


A tutto questo si somma la ricerca dei migliori materiali – pelle pieno fiore, essenze lignee, tessuti, pietre, metalli, vetri. Materiali che sono poi uniti attraverso abbinamenti anche arditi o sorprendenti che ne esaltano forma e sostanza.
Ogni oggetto porta l’unicità della sua creazione negli ambienti in cui è destinato, che sia una abitazione o una hall di un boutique hotel. Ogni oggetto conquista lo spazio a cui è destinato con le sue linee morbide e armoniose.
Questa è difatti la cifra stilistica di Vittorio Hodara: nel mondo immaginato dal designer non esistono forme spigolose o appuntite ma solo sinuose e armoniche.
Un mondo che è rispecchiato nello showroom di via Morone 8 a Milano. Uno spazio dove le opere d’arte si mescolano all’arte di Vittorio Hodara.
E proprio alla sinuosità s’ispira la nuova collezione di Hodara Art Designer presentata in occasione del Salone del Mobile 2016, LOVALE, nel segno della forma da sempre simbolo di rinascita, perfezione e magia, se è vero che la creazione del paradiso e della terra venivano rappresentate da un uovo diviso a metà.


Come Vittorio Hodara ha reinventato la nostra casa


La forme si riducono alla naturale eleganza dell’ovale
e si ripete nei quattro elementi – sofà, poltrona, poltroncina e pouf, ovali da qualsiasi punto li si guardi.
Ogni dettaglio di questa collezione è raffinato: lo scafo
in legno riporta all’opera dei maestri d’ascia, la gommatura è smerigliata a mano, i rivestimenti sartoriali, i dettagli preziosi, come le cuciture a sella di cavallo a doppio passo ravvicinato.
I materiali sono anch’essi pregiati: pelle, tessuti tecnici, cotone, lino, velluto, pelliccia o ecopelle della migliore qualità, tutti personalizzabili.
In contrasto al mondo ellittico e curvy de LOVALE è ACCANTO: nato dalla stilizzazione dell’acca di Hodara in un comodino e side table, l’elemento sovrapposto in più moduli diventa libreria, divisorio, mobile living.
Per il 2016 Accanto vuole ricordare i colori delle tele di Mondrian e si presenta in rovere laccato nei colori primari del rosso, blu e giallo da alternare a piacere con il bianco e il nero.
In ogni caso, oggetti unici, pensati e costruiti in Italia, alla ricerca della qualità assoluta e dell’esclusività di un design senza tempo.
Milano, 12- 17 aprile – Showroom Hodara Art Designer, via G.Morone 8 Milano
Linea, forma, materia: le affinità elettive di Bougeotte, Hodara Art Designer e Giacomini Design
In occasione del Salone del Mobile la sinuosità della collezione di sedute LOVALE di Hodara Art Designer incontra il rigore dei complementi d’arredo del luxury brand Bougeotte e il mistero prezioso delle sculture d’acqua e titanio di Giacomini Design.


Come Vittorio Hodara ha reinventato la nostra casa


I pezzi di Hodara Art Designer saranno anche in città presso:
• Andrea Maffei Architects – via Brera, 9
• Nella Longari Home – via Bigli, 12
• Punto Ottico – piazza F. Meda, 3 • Secret du Luxe – Roya – via della Spiga, 17
• Studio Bolzani – Galleria di via Durini

Modella troppo magra. Campagna Gucci vietata in Gran Bretagna

La modella è magra in modo non sano”. Con queste parole la Gran Bretagna declassa la campagna pubblicitaria Gucci Cruise 2016, vietandola nel suo territorio.

La polemica nasce dopo la diffusione del video girato dal fotografo Glen Luchford in una villa fiorentina, diffuso nel Regno Unito solo nel dicembre 2015, che mostra una top model dal fisico sbilenco.

L’Asa, (acronimo di Advertising Standards Authority n.d.r.), l’autorità inglese che controlla lo stato delle campagne  pubblicitarie promosse sul territorio, si scaglia contro il brand fiorentino, reo di aver ingaggiato una modella magrissima, ritenendo sia stata una scelta “irresponsabile”.

 

Campagna Cruise 2016 Gucci firmata dal fotografo Glen Luchford

Campagna Cruise 2016 Gucci firmata dal fotografo Glen Luchford

 

 

Una stoccata ai danni del marchio che, dal “reclutamento” del giovane Alessandro Michele alla direzione creativa, non aveva subìto alcune critiche o, quantomeno, degne di nota.

La modella in questione è la statunitense  Avery Blanchard, 16 anni, volto noto della IMG Models e già ingaggiata da case di moda blasonate come Prada, Fendi, Jil Sander, Tommy Hilfiger, Coach e Cristopher Kane.

Il polverone viene inasprito da accuse mirate, che vedrebbero la maison italiana, invitare i propri clienti a seguire stili di vita non proprio salutari.

 

A destra dell'immagine, Avery Blanchard: la modella "incriminata" dall'Asa

A destra dell’immagine, Avery Blanchard: la modella “incriminata” dall’Asa

 

 

L’Asa, ha inoltre rincarato la dose: “La posa allungata del busto accentua il punto vita, che sembra essere molto piccolo. Abbiamo anche notato che l’espressione del viso è cupa e il trucco scuro, in particolare attorno agli occhi, facendo sembrare il volto scarno.

Dura e secca, la risposta di Gucci che ha assicurato di rispettare tutte le regole imposte dal sistema: “In Gucci prestiamo la massima attenzione alle modalità di selezione delle modelle e a come vengono raffigurate nelle nostre campagne pubblicitarie. Prendiamo atto, pur non condividendola, della sentenza di Asa, che è un’istituzione indipendente, in riferimento ad una modella apparsa in un’immagine della nostra campagna Cruise 2016.”

Gucci non è l’unica maison ad essere stata bersaglio di critiche mosse dall’Asa. L’anno scorso, la pubblicità di Miu Miu fu bloccata a causa di un immagine “inappropriatamente sessualizzata” che vedeva ritratta una modella dalle fattezze maschili.

 

 

 

 

Agalma Medusae: Giovanna Micali lancia la collezione uomo

Gioielli nati dall’estro di una donna sensibile all’atto creativo e realizzati dalle mani esperte degli artigiani catanesi.

Nelle creazioni di Giovanna Micali, designer e fondatrice del brand Agalma Medusae si avverte tutto il meglio della Sicilia. La pietra lavica dell’Etna, modella preziosi monili finemente lavorati a mano e incastonati nell’argento brunito e rodiato, spesso inciso a mano per creare effetti decorativi differenti e, ad ogni modo, bagnato nell’oro.

Gemelli in argento e pietra lavica

Gemelli in argento e pietra lavica

 

La mitologia greca rivive nella medusa

La mitologia greca rivive nella medusa

 

 

Le differenti collezioni di Agalma Medusae nascono da un’attenta ricerca delle fonti iconografiche presenti sul territorio, di una Sicilia distinta e benedetta da molteplici fonti di ispirazioni, legate alla letteratura, al mondo mitologico e incantevolmente, alla sua terra.

In occasione del Dopo Salone 2016, il 6 aprile scorso è stata presentata la collezione uomo che si affianca alla già fortunatissima collezione donna.

Anello Chevalier in argento con rifinitura dorata

Anello Chevalier in argento con rifinitura dorata

 

 

La designer Giovanna Micali durante la presentazione della collezione uomo

La designer Giovanna Micali durante la presentazione della collezione uomo

 

 

Gemelli componibili, facili da comporre e ricomporre e l’immancabile Chevalier in argento con finitura rosata, si fregiano di segni grafici importanti: il sacro cuore, i cammei, e ancora coralli, conchiglie e fossili desunti dal magico mondo del Wunderkammer, si posano dolcemente sulla pietra lavica e sull’argento.

Per ulteriori informazioni visitate il sito www.agalmamedusae.it

Come gli hacker hanno rubato i dati di Mossack Fonseca

Il caso Mossack Fonseca ha riportato sotto i riflettori molti temi, oltre alla opacità finanziaria del mondo globale, con la facilità con cui è possibile “trasferire e nascondere” anche ingenti capitali.
Il primo tema è quello dei wistleblower, le cd. “gole profonde”, generalmente persone “interne” ad un’azienda o istituzione, che per ragioni di coscienza rivelano “all’esterno” atti illeciti o pratiche illegali dell’organizzazione in cui lavorano. 
In questo caso siamo ben lontani da Snowden, che rivelò le pratiche di intercettazione illegale da parte di società private per conto di Cia e Nsa, o da Manning, condannato a 35 anni di carcere per aver reso noti video e documenti sui casi di “danni collaterali”, ovvero l’uccisione di civili disarmati e innocenti da parte di militari americani in Iraq.
Il secondo tema riguarda la sicurezza informatica, ed il modo con cui effettivamente questi documenti sono stati prima sottratti e poi “resi pubblici”.


Mossack Fonseca sul suo sito dichiara di essere “il primo fornitore globale (di servizi legali) ad offrire un portale online di tecnologia avanzata per i suoi clienti, permettendo l’amministrazione quotidiana delle proprie società in tempo reale, da qualsiasi città nel mondo.”

A quanto pare questa tecnologia non è poi così avanzata.
Lungi dall’avere server dedicati, separati, in sicurezza, con una adeguata crittografia, i clienti potevano accedere al backoffice semplicemente “autenticandosi con il proprio profilo social”.
Il sito “di avanzata tecnologia” è sviluppato per metà in Drupal e per metà in WordPress.
E sempre per la “levata tecnologia” aveva sullo stesso server sia il sito, sia il database, sia i documenti, sia i server di posta elettronica, e relative credenziali.


A rivelare come probabilmente un hacker esterno – e quindi non una “gola profonda interna” – abbia penetrato il sito e “prelevato” i documenti (4,8 milioni di mail, 3 milioni di dati dal database, 2,1 milioni di pdf e 1,1 milioni di immagini e 320mila documenti testuali) è stato WordFence, azienda americana specializzata in sicurezza di siti Worpress e blog.
In un video e numerosi screenshot a poche ore di distanza dalla rivelazione di quella che è stata definita “la più grande violazione e consegna di dati ai giornalisti nella storia, per un peso di 2,6 terabyte e 11,5 milioni di documenti” WordFence ha spiegato sia come è stato probabilmente effettuato l’accesso, sia alcuni dei problemi di sicurezza riscontrati.

Secondo l’analisi di WordFence Il sito MossFon ha una versione del plugin Revolution Slider vecchia e vulnerabile agli attacchi
Guardando il loro storia IP su Netcraft si nota che il loro IP è sulla stessa rete dei loro server di posta, così come le cronologie mostrano che l’adozione di un firewall, così come l’aggiornamento del sito risalgono ad appena un mese fa.
Per riassumere finora:


• Erano (ed è tuttora) in esecuzione una delle vulnerabilità più comuni di WordPress.
• Il loro web server non era protetto da un firewall.
• Il loro web server è sulla stessa rete dei loro server di posta elettronica con sede a Panama.
• Stavano gestendo dati sensibili dei clienti dal loro sito, che include un account di accesso client per accedere a quei dati.


Sulla vulnerabilità di quel plugin era stato pubblicato il 15 ottobre 2014 e un sito web come mossfon.com che era spalancato fino a un mese fa, sarebbe stato banalmente facile da attaccare. Gli aggressori creano spesso delle botnet per colpire gli URL come http://mossfon.com/wp-content/plugins/revslider/release_log.txt
Una volta che stabiliscono che il sito è vulnerabile dall’URL sopra il robot si limiterà a sfruttare la vulnerabilità e accedere al database.
Il video seguente mostra come sia facile sfruttare questa vulnerabilità





La posta elettronica è di gran lunga il più grande blocco di dati di questa violazione. 
La scorsa settimana MossFon ha inviato una e-mail ai propri clienti dicendo di aver verificato un accesso non autorizzato ai propri server di posta elettronica, confermando che i server erano stati compromessi.
MossFon utilizza per altro il plug-in WP SMTP che dà la possibilità di inviare posta dal roprio sito web tramite un server di posta.


Una volta che un attaccante ha avuto accesso a WordPress, al file wp-config.php che contiene le credenziali del database e quindi al database di WordPress, si può vedere l’indirizzo del server di posta elettronica e un nome utente e password per accedervi e cominciare per inviare e-mail.
MossFon utilizza anche il plug-ALO EasyMail Newsletter che fornisce funzionalità di gestione delle liste. Una delle funzioni che fornisce è quello di ricevere email bounce da un server di posta e rimuoverle automaticamente.Per fare questo, il plugin ha bisogno di accedere e leggere le email dal server di posta elettronica. Questo plugin memorizza anche informazioni di login del server di posta elettronica nel database di WordPress in testo normale. In questo caso, le informazioni di login offrono la possibilità di ricevere la posta via POP o IMAP dal server di posta.
Uno dei concetti chiave della sicurezza delle informazioni è il principio del privilegio minimo. Per esempio: gli account utente dovrebbero avere solo l’accesso di cui hanno bisogno per fare il loro lavoro.


Secondo il sito “The Mossfon client Information Portal https://portal.mossfon.com è un portale online sicuro che permette di accedere alle informazioni aziendali ovunque e ovunque, con aggiornamenti in tempo reale su richiesta”.
Il portale Mossfon client Information Portal che fornisce ai clienti l’accesso ai dati è in esecuzione (e continua a funzionare) su una versione di Drupal che ha più di 23 vulnerabilità . Questa versione è stata responsabile per ” Drupageddon “, un’azione hacking di massa di siti Drupal.
Una volta che un attaccante ha compromesso il sistema di autorizzazioni di accesso client ha avuto accesso a tutti i documenti e dati dei clienti.
Ecco com’è andata, almeno secondo la ricostruzione di WordFence. Per altro in queste ore verificata e testata dai tecnici di alcune testate come Forbes e BBC, ed in sostanza confermata anche dalle dichiarazioni di alcuni dirigenti di MossFon.
Ed anche qualora il meccanismo si scosti (di poco) da questa analisi, il risultato non varia di molto.
Può sembrare disarmante, apparire “troppo semplice”, ma il rasoio di Occam è sempre valido.


Herb Ritts in mostra a Milano

Il Palazzo della Ragione Fotografia di Milano ospita i lavori del grande fotografo Herb Ritts, in una mostra imperdibile. “Herb Ritts. In Equilibrio” è la prima grande retrospettiva dedicata al fotografo nella città di Milano. Una selezione degli scatti più iconici, in mostra dal 20 febbraio fino al 5 giugno 2016.

Corpi sinuosi dalle forme plastiche, immense distese di spiagge bianche, volti velati e lunghe vesti nere mosse dal vento del deserto; quel bianco e nero così unico, capace di passare con estrema nonchalance dal reportage alla foto patinata; e, ancora, l’Africa, immortalata con i suoi profumi, le sue suggestioni e la sua essenza più primordiale. Herb Ritts è stato uno dei principali esponenti della fotografia internazionale. Definire la sua estetica entro un solo ambito è impresa difficile: sublime interprete degli anni Novanta, nessuno come lui riuscì ad immortalare le top model, contribuendo alla loro fama.

Oniriche come vestali, struggenti nella loro perfezione, le sue supermodelle indossano Versace e Ferré, in un momento storico irripetibile per il fashion biz. Protagonista della moda ma anche mirabile ritrattista della Hollywood più patinata, Herb Ritts ha immortalato personaggi del calibro di Michael Jackson, Madonna, David Bowie, Johnny Depp, Jack Nicholson.

hr Herb-Ritts-In-Full-Light

Pose plastiche e corpi scultorei rappresentano l’emblema della fotografia di Herb Ritts



HR7

Herb Ritts nacque a Los Angeles il 13 agosto 1952 da una facoltosa famiglia ebrea



Nato a Los Angeles il 13 agosto 1952 da una facoltosa famiglia ebrea, Herbert Ritts Jr. è stato fotografo e regista. Il più grande di quattro figli, Herb crebbe nel lusso di una villa di ben 27 stanze. All’età di dieci anni gli viene regalata la sua prima fotocamera, una Kodak. Dopo aver studiato Storia dell’Arte ed Economia alla prestigiosa University High School e dopo alcuni tentativi falliti di fare strada nel mondo del rock, nel 1974 conseguì la laurea al Bard College di New Tork. Tornato a Losa Angeles, fece coming out sulla propria omosessualità. Iniziò intanto a prendere lezioni di fotografia.

I primi soggetti ritratti furono i suoi amici. Se vivi ad Hollywood e nella tua cerchia di amicizie spiccano nomi del calibro di Richard Gere il successo è nel tuo destino. È il 1978 quando Herb scatta delle foto a Richard Gere durante una gita nel deserto di San Bernardino: i due giovani si fermarono in una stazione di servizio per cambiare una ruota forata e mentre Richard sostituiva la ruota Herb immortalò l’attore in scatti sensuali in jeans e canottiera. Fu così che nacque un mito: quelle foto nate in maniera del tutto improvvisata furono usate per promuovere il film American Gigolò del 1980 e comparvero come cover di riviste del calibro di Newsweek, Vogue, Esquire e Mademoiselle.

Naomi Campbell, Hollywood, 1991

Naomi Campbell, Hollywood, 1991



Helena Christensen, Malibu, 1996

Helena Christensen, Malibu, 1996



Ad Herb Ritts vennero commissionati lavori da Franco Zeffirelli, Andy Warhol e dalla rivista L’Uomo Vogue. Nel 1979 ritrasse Brooke Shields per Mademoiselle, mentre l’anno successivo ottenne la cover di Elle. Fu presentato a Bruce Weber dal modello Matt Collins, mentre Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, gli fece subito un contratto. Il resto è storia: in breve Ritts si impose come uno dei maggiori fotografi glamour, entrando di diritto nell’Olimpo della moda. La sua era un’estetica particolare, che traeva ispirazione dalla Grecia classica, per le sue celebri foto in bianco e nero. Spesso si trattava di nudi, maschili e femminili, tra pose plastiche e corpi scultorei.


SFOGLIA LA GALLERY:




“Per me, un ritratto è qualcosa attraverso il quale percepisci le persone, le loro qualità interiori, ciò che le fa essere quello che realmente sono”, diceva il grande fotografo, i cui scatti furono pubblicati sulle maggiori riviste del mondo, da Elle ad Harper’s Bazaar, da Rolling Stone a Vanity Fair. Firmò le campagne pubblicitarie di brand del calibro di Giorgio Armani, Gianni Versace, Calvin Klein, Chanel, Gianfranco Ferré e molti altri e ritrasse personalità illustri, tra cui Karl Lagerfeld, Harrison Ford, Jodie Foster, Sylvester Stallone, Kofi Annan, Arnold Schwarzenegger, Julia Roberts, Isabella Rossellini, Robert De Niro, Jennifer Aniston, John Travolta e molti, molti altri. Sua è inoltre la regia di alcuni videoclip di Madonna e Michael Jackson.

Stephanie Seymour, Cindy Crawford, Christy Turlington, Tatjana Patitz e Naomi Campbell, Hollywood 1989

Stephanie Seymour, Cindy Crawford, Christy Turlington, Tatjana Patitz e Naomi Campbell, Hollywood 1989



Laetitia Casta per il Calendario Pirelli, Malibu, 1998

Laetitia Casta per il Calendario Pirelli, Malibu, 1998



Dopo una lunga e sfolgorante carriera, il fotografo si spense a Los Angeles il 26 dicembre 2002 per complicazioni derivate da una polmonite, dopo aver contratto il virus dell’HIV all’inizio del 1989. Impegnato nella causa per combattere l’AIDS, Ritts contribuì a diverse organizzazioni di beneficenza fra le quali amfAR, Elizabeth Taylor AIDS Foundation, Project Angel Food, Focus on AIDS.


Potrebbe interessarti anche:
In mostra a Parigi Fashion Forward: uno sguardo su tre secoli di moda

Milano Vintage Week: il passato che non va mai fuori moda

Come in un lontano pomeriggio assolato, avvolti in un inebriante odore di tè verde e di biscotti appena sfornati, a Milano si rivive il tempo che fu, tra abiti vintage, cimeli in ottone dorato e borse che se potessero parlare, racconterebbero di episodi lasciati rinchiusi in un armadio come amanti diventati ormai polvere.

 

Cappelli e turbanti vintage (fonte milanovintageweek.com)

Cappelli e turbanti vintage (fonte milanovintageweek.com)

 

Cimeli e borse vintage esposte durante l'edizione di novembre di MIlano Vintage Week (fonte milanovintageweek.com)

Cimeli e borse vintage esposte durante l’edizione di novembre della Milano Vintage Week (fonte milanovintageweek.com)

 

 

Non c’è prologo più azzeccato quando da raccontare, è l’evento vintage per eccellenza che la città meneghina ospita due volte l’anno. A Milano, infatti, dal 15 al 17 aprile 2016, si terrà la Milano Vintage Week ormai giunta alla sua quinta edizione.

Un tuffo nella moda degli ultimi settant’anni, con turbanti che lasciano immaginare donne eleganti all’ombra di un bistrot a chiacchierare senza tener conto del mondo che le circonda, con in mano bocchini per sigaretta, per non macchiarsi di nicotina le dita affusolate rese brillanti da uno smalto rosso acceso e sensuale.

 

Milano Vintage Week ed. novembre 2015 (fonte milanovintageweek.com)

Milano Vintage Week ed. novembre 2015 (fonte milanovintageweek.com)

 

Milano Vintage Week prima edizione aprile 2014 (foto  Valerio Giannetti)

Milano Vintage Week prima edizione aprile 2014 (foto Valerio Giannetti)

 

 

Vistosi bijoux smaltati accompagnano crinoline, pizzi ingialliti e fantastici oggetti retrò, come un libro invecchiato o vecchi giochi desueti, che fanno da cornice ad un passato che non mostra alcuna intenzione di invecchiare.

Dischi in vinile, cappelli, stole e suppellettili: la Milano Vintage Week, è un contenitore di magnificenze che non solo possono essere ammirate, ma anche acquistate.

Durante la kermesse, per altro, sarà possibile visitare la mostra Flower Power nella quale verranno esibiti abiti presi in prestito dall’archivio A.N.G.E.L.O con l’intento di raccontare quel senso di libertà e la voglia di emancipazione che le donne vivevano negli anni settanta.

 

Milano Vintage Week: Il vintage non va mai fuori moda  (foto Valerio Giannetti)

Milano Vintage Week: Il vintage non va mai fuori moda (foto Valerio Giannetti)

 

Un tuffo nel passato per recuperare il futuro. (fonte SIIOLTRE)

Un tuffo nel passato fra bijoux e pochette (fonte SIIOLTRE)

 

 

L’evento, inoltre, strizza l’occhio alla beneficenza, con la collaborazione di Fondazione Francesca Rava – NPH Italia Onlus che devolverà tutti i proventi ricavati dai prodotti venduti all’interno del suo stand, a sostegno del programma Borse di Studio per i ragazzi delle case-orfanotrofio di Haiti.

La moda, dimostra di essere sempre più vicina alle tematiche sociali e la Milano Vintage Week ne è fortunatamente una conferma.

Lasciatevi coinvolgere da una tre giorni di shopping, workshop e coccole beauty dal sapore retrò: Milano non è mai stata così magica.

Per maggiori informazioni sull’evento, visitate il sito www.milanovintageweek.com

 

Gaetano Pollice: l’eleganza di un marchio 100% Made in Molise

Di Gaetano Pollice si avverte l’entusiasmo che aleggia in lui e che trasfigura nelle sue creazioni.

Legato alle tradizioni e alla sua famiglia, tanto che il successo del suo omonimo brand parla della sua terra (il Molise) e profuma di casa.

L’eleganza delle linee, l’essenzialità delle forme. Il romanticismo e il sogno che esplodono nelle sue creazioni 100% Made in Italy.

Firma peculiare del marchio è il Tombolo: tecnica prediletta dai suoi avi.

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res11

Gaetano Pollice FW 16-17

 

 

Gaetano, descriviti in tre aggettivi.

Nostalgico, introspettivo, allegro.

 

Descrivi il tuo marchio.

Il mio brand è un mix di tradizione, quella appunto dell’antico ricamo a Tombolo, e modernità sui volumi, i colori, i materiali. Io considero le mie borsa come accessori preziosi. Non semplici oggetti. Potrei metterle al pari di un gioiello. E le donne alle quali mi ispiro sono come le mie borse: delle donne vissute in epoche lontane, che conservano tutto il mistero di una tradizione “fatta a mano” e non si imbarazzano nel camminare tra le strade di un presente che è già futuro. Donne appassionate e gioiose.

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res3

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res4

 

Il giorno in cui hai deciso di fondare il tuo omonimo brand eri…

Ero in Molise, mia terra di nascita, nella  casa dove vive la mia famiglia e feci un sogno molto particolare, mai fatto prima. Un sogno molto reale. Sognai mio nonno, un uomo molto intuitivo e che mi ha trasmesso tante cose tra cui una fervente immaginazione. Mi spronava nel cominciare a creare qualcosa di mio, qualcosa che avesse il mio, ed anche il suo nome. E mentre mi parlava creava con le sue mani una borsa.

 

Quale genio del passato incarneresti volentieri?

Senza ombra di dubbio Walt Disney, il genio dell’animazione. Desideravo essere lui da bambino. Un mio mito dal quale prendo ispirazione  costantemente.

 

La tua playlist.

Love Will Tear Us Apart dei Joy Division, Africa dei Toto, Heroes di David Bowie, Greatest love of all di Whitney Houston e  Ain’t no way di Aretha Franklin.

Le mie preferite.

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res6

Il romanticismo di Gaetano Pollice tra cuori e stelle. Collezione AI 16-17

 

 

Il tombolo disegna magnifichi segni grafici sulle creazioni di Gaetano Pollice

Il tombolo disegna magnifici segni grafici sulle creazioni di Gaetano Pollice

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res10

 

Le tue giornate tipo.

Mi sveglio molto presto, spesso per approfittarne e andare a fare jogging. Ma subito dopo inizio a lavorare (curo come consulente designer alcune linee di pelletteria di aziende), o a preparare lezioni per le scuole di moda nelle quali lavoro come docente. E ovviamente seguo la mia linea, creando un filo diretto con il laboratorio di pellettieri che sono in Molise e producono tutti i miei modelli di borse. Senza di loro non riuscirei a fare nulla!

 

 

Quello che ami del tuo mestiere.

Sono molto curioso, dunque tutto ciò che riguarda la ricerca, la creazione, il pensare ad atmosfere nuove da far rivivere nelle nuove collezioni mi entusiasma sempre moltissimo.

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res14

 

gaetano_pollice_fw1617_still_life_high_res15

 

Quello che odi della moda.

Non sopporto soprattutto i meccanismi legati alla logistica e alle tempistiche del sistema moda,  ma la passione è talmente tanta che questi aspetti diventano invisibili.

 

A chi ti senti di dire grazie?

Non smetterò mai e poi mai di ringraziare la mia splendida famiglia, i miei primi e grandi sostenitori.

A loro devo tutto.

Sono dei fari sempre accesi nella notte.

 

 

 

Per maggiori informazioni www.gaetanopollice.it

 

 

 

Photo courtesy Press office

 

 

 

 

 

 

 

Donne e successo: quando la voglia di riscatto prevale su tutto

C’è chi si lamenta del proprio status sociale senza muovere dito e chi smuove mari e monti pur di arrivare in alto.

Se nascere sotto una buona stella è già di buon auspicio, è altrettanto vero che fissare i propri obiettivi nella bacheca delle nostre priorità è un gran passo avanti per il proprio riscatto.

Questo è quanto accaduto ad alcune “wonder women”, che, dai margini della società, sono riuscite con forza di volontà a costruire un impero.

Il caso più eclatante, arriva dal lontano Oriente e più precisamente in un villaggio sperduto della Cina. La storia di Zhou Qunfei potrebbe esserci di grande insegnamento.

 

Zhou Qunfei (fonte forbes.com)

Zhou Qunfei (fonte forbes.com)

 

 

La donna, sfruttata dal suo datore di lavoro e stremata da ore di turni disumani, è riuscita, renminbi su renminbi, a creare un vero e proprio impero. La sua società, la Lens Technology, è stata fondata in un laboratorio anonimo e oggi, adesso fornisce il vetro per lo schermo degli apparecchi telefonici più gettonati (vedi Apple e Samsung). Ora, ZHou è una delle donne più ricche della Cina.

Sono noti a tutti, i problemi economici della bella e talentuosa (nonché milionaria) Jennifer Lopez che, prima di diventare un’attrice e cantante affermata, dovette emigrare assieme alla sua famiglia da un paesino del Portorico per trovare fortuna a New York e più precisamente nel Bronx, quartiere difficile e malfamato che riuscì a sviluppare in lei quell’ardente voglia di riscatto. Ed i successi di JLO, ne sono una conferma.

 

Jennifer Lopez (fonte boomsbeat.com)

Jennifer Lopez (fonte boomsbeat.com)

 

 

Anche l’Italia, conosce le sue valorose donne. Giuliana Benetton, dall’alto dei suoi settantotto anni, potrebbe davvero insegnare il valore del riscatto.

In lei, rivive una donna caparbia, intelligente e volenterosa, capace di fondare un marchio apprezzatissimo in tutto il mondo iniziando da una vecchia macchina da cucire.

 

Giuliana Benetton (fonte diasimesistories.blogspot.com)

Giuliana Benetton (fonte diasimesistories.blogspot.com)

 

 

Dai maglioni cuciti a mano e venduti dal fratello Luciano, alla prima pietra miliare nel 1965, quando assieme ai fratelli Carlo e Gilberto, lancia la sua omonima azienda, che oggi racchiude Playlife, United Colors of Benetton, Killer Loop e Sysley.

E per chiudere in bellezza, non può che essere citata l’istrionica conduttrice americana  Oprah Winfrey, nata da una famiglia poverissima nel Missisipi e che oggi è ritenuta la regina dello show americano (conduce il The Oprah  Winfrey Show n.d.r.).

 

Oprah Winfrey (fonte emaze.com)

Oprah Winfrey (fonte emaze.com)

 

 

Non solo, durante la sua brillante carriera ha fondato Harpo Studios che le ha fruttato ben trecento milioni di dollari.

 

 

Fonte cover makers.com

 

 

 

 

Lo stile di Iris Apfel

Dimenticate la vecchia massima del “less is more”: e se a dirlo è la più grande icona di stile contemporanea c’è da crederci. Interior designer, businesswoman ed icona fashion, Iris Apfel è l’emblema di come un senso innato per lo stile possa trasformarsi in un elisir di lunga vita. Numerose collaborazioni illustri come fashion designer, una carriera in costante ascesa, la 95enne newyorkese è il nuovo guru della moda internazionale.

Classe 1921, una personalità scoppiettante e una ironia rara che la rende irresistibilmente autentica e a tratti naïf: “Penso sia meglio essere felici che ben vestiti”, saluta così dal suo profilo Instagram l’arzilla 95enne, pasionaria del “more is more”. Impossibile copiare il suo stile: eccentrico, audace, ridondante, a tratti eccessivo, fatto di sovrapposizioni e di geniali accostamenti dal forte impatto scenografico.

L’icona di stile che ha sovvertito ogni regola, facendo piazza pulita di vecchi miti e tabù, in primis quello dell’età, ha dimostrato come per diventare una it girl non sia necessario avere vent’anni. Genuina e schietta, come quando ha candidamente ammesso, nel corso di un’intervista al Guardian, di non avere mai amato particolarmente lo stile Chanel. Autoironica come poche, adora definirsi una “stellina geriatrica” e ha ribadito più volte che se non avesse avuto il suo proverbiale senso dell’umorismo sarebbe già morta.

iris wowwww

Iris Apfel è una delle più grandi icone di stile contemporanee




iris amazinf

La 95enne newyorkese ha alle spalle una carriera da interior designer e collaborazioni illustri come fashion designer




iris_afpel_4423_635x

All’anagrafe Iris Barrel, è nata nel Queens il 29 agosto 1921




iris belòòa

Uno stile eccentrico e audace e una personalità scoppiettante



Occhiali da diva dal fascino un po’ nerd e rossetto rosso lacca, immancabile vezzo che completa ogni suo look iconico: impossibile non riconoscerla. Una passione per i gioielli etnici, meglio se dalle proporzioni over, l’icona di stile è stata scelta come testimonial dello spot per il lancio della nuova Ds3 di Ds Automobiles, premium brand di Peugeot Citroën.

All’anagrafe Iris Barrel, la più agée delle personalità del fashion biz è nata il 29 agosto 1921 nel Queens da padre americano e madre russa. Figlia unica, suo padre Samuel Barrel era un negoziante di vetro, mentre la madre Sadye era proprietaria di una boutique di moda. Iris ha studiato Storia dell’arte alla New York University e alla University of Wisconsin: nel corso dei suoi tantissimi viaggi ha sviluppato la sua personalissima estetica, attingendo da culture e popoli lontani. Nel 1948 ha fondato insieme al marito Carl Apfel (scomparso lo scorso agosto) la Old World Weavers, azienda tessile che ha chiuso i battenti nel 1992, dopo aver arredato la Casa Bianca per i mandati di ben nove presidenti (Truman, Eisenhower, Nixon, Kennedy, Johnson, Carter, Reagan e Clinton), annoverando tra i clienti anche nomi del calibro di Estée Lauder e Greta Garbo.

iris

Iris Apfel è nata da padre americano e madre russa




iris-apfel21

Il suo stile mixa sapientemente capi haute couture a pezzi vintage acquistati nei mercatini delle pulci




Iris-wearing-Bakelite

Iris ha studiato Storia dell’arte alla New York University e alla University of Wisconsin




(Foto AD)

(Foto AD)




iris roa

Iris Apfel ha una passione per i gioielli etnici, meglio se dalle proporzioni over



Lo stile di Iris Apfel è un sapiente mix di elementi haute couture e capi acquistati nei mercatini delle pulci: un amore per i jeans e per gli accessori, passione, questa, tramandatale dalla madre. Stampe, pellicce, colori accesi sono i pilastri su cui si fonda uno stile unico, che trascende la moda per accostarsi all’arte. Segni particolari: tanta personalità. Per lei stile non è sinonimo di apparenza, ma conoscenza di sé ed introspezione profonda, un viaggio che può richiedere tanti anni.

Curiosa come una bambina, animata da entusiasmo ragazzino, Iris Apfel ha più volte dichiarato di trarre ispirazione da tutto ciò che la circonda. Allergica alle regole, perché “le infrangerebbe tutte”, riconosce le profonde connessioni che la moda ha con la realtà circostante e con il momento storico. Deliziosamente sopra le righe, in una sua frase storica su New York ha dichiarato che «per vivere da vera newyorkese le due cose più importanti per una donna sono un autista e un cappotto foderato di pelliccia».

Iris-Apfel-At-Home-c

L’icona di stile ritratta nel suo appartamento




iris casa

Nel corso dei suoi numerosi viaggi l’icona fashion ha sviluppato la sua personalissima estetica




iris home

Particolare del suo appartamento (Foto tratta da Architectural Digest)




Iris Apfel per Bajalia

Iris Apfel per Bajalia




Iris Apfel (Foto tratta dal Times)

Un ritratto di Iris Apfel (Foto tratta dal Times)



Definita “l’uccello raro della moda”, dal titolo della mostra dedicatale dal Met di New York nel 2005, nel 2011 yoox.com ha messo in vendita i gioielli da lei realizzati, ricchi di fascino esotico, mentre Mac Cosmetics le ha dedicato una capsule collection. Inoltre è stata protagonista del documentario Iris di Albert Maysles, nonché di una mostra, intitolata Iris in Paris. E proprio nella capitale francese fino al 16 aprile l’icona di stile è protagonista assoluta delle vetrine di Le Bon Marché. Musa storica di Ari Seth Cohen, il creatore del blog Advanced Style, all’icona fashion hanno dedicato persino un festival, l’Iris lovefest, in cui designer, film-maker e blogger si sono riuniti per omaggiare il suo stile.

(Foto cover tratta da wwd.com)


Potrebbe interessarti anche:
Carmen Dell’Orefice: la regina delle passerelle

Cosa sono le sculture d’acqua al titanio di Giacomini Design?

Giacomini Design è una nuova società che si occupa della progettazione e realizzazione di progetti innovativi, d’alta tecnologia e realizzati dai migliori artigiani del Made in Italy.


Il debutto sul palco del design internazionale avverrà il 12 aprile allo showroom Hodara Art Designer in via Morone 8 a Milano nell’ambito di “Linea,forma e materia: le affinità elettive di Bougeotte, Hodara Art Designer e Giacomini Design” uno degli eventi del Fuorisalone. Le opere rimarranno esposte dal 12 al 17 aprile dalle ore 10 alle 19.


Giacomini Design presenta le sue sculture d’acqua e titanio


La collezione è composta da sculture d’acqua in titanio e acciaio. Rubinetti che non sono solo rubinetti ma, allo stesso tempo, opere d’arte, concentrati di tecnologia e manufatti creati con know how dei migliori artigiani italiani.


Ogni pezzo è unico ed esclusivo e vuole emozionare attraverso le sue forme e non solo.
La tecnologia, infatti, è parte dell’esperienza emozionale: ogni scultura potrà essere governata tramite comandi Wi-Fi, touch o vocali.
L’apertura di un rubinetto avviene tramite un semplice tocco, la temperatura può essere regolata o tramite Wi-Fi, ad esempio con una app dal proprio telefono, o direttamente dalla maniglia della scultura dove una ghiera illuminata cambierà colore a seconda della temperatura.


Giacomini Design presenta le sue sculture d’acqua e titanio


I progetti di Giacomini Design, però, non si fermano ai rubinetti, comprendono tutto il bagno.
La sala da bagno nella visione della nuova società è un luogo centrale della casa, un luogo di benessere e piacere, come lo era nell’antichità classica, dove ogni oggetto è un’opera d’arte al servizio dell’uomo creato con la sapienza artigianale e la migliore tecnologia disponibile.
Una esperienza che coinvolga tutti i sensi e che conquisti ogni persona.

Il figlio di Riina intervistato a “Porta a Porta”: bufera sulla Rai

Nella puntata di ieri, 6 aprile, nel corso della trasmissione “Porta a Porta” in onda su Rai 1, Bruno Vespa ha trasmesso un’intervista in esclusiva a Salvatore Riina Junior, il figlio del capo dei capi. Già prima della messa in onda, la puntata ha scatenato una bufera sul conduttore e sui vertici Rai. «Non mi interessa se le mani di Riina accarezzavano i figli, sono le stesse macchiate di sangue innocente. Non guarderò Porta a Porta» ha scritto ieri su Twitter il Presidente del Senato Piero Grasso. «Se questa sera andrà in onda l’intervista al figlio di Totò Riina – ha annunciato ieri la Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi –  avremo la conferma che ‘Porta a Porta’ si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò all’Ufficio di Presidenza di convocare in Commissione la Presidente e il Direttore generale della Rai». L’audizione si è infatti svolta oggi pomeriggio alle 16, con la presidente della Rai, Monica maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.


Comunque sia, ieri sera i vertici Rai hanno deciso di mandare in onda ugualmente l’intervista di Bruno Vespa al figlio di Riina, sostenendo in pieno il conduttore. L’intervista parte dal libro di Salvatore Riina Junior, “Family Life”, in cui si racconta l’infanzia e la quotidianità di quella che Riina definisce una famiglia serena, nonostante il padre fosse latitante già da 8 anni alla sua nascita, e lo sarebbe stato per altri 15. Racconta che, quando capitava di andare al mare o in giro, tutti salutavano il padre con rispetto. Che la madre se ne era innamorata perché era “un uomo tutto d’un pezzo”. Racconta, incalzato da Vespa e dalla visione delle immagini della strage di Capaci, di non aver mai pensato che il padre fosse coinvolto, nonostante sui giornali e in televisione il loro cognome si ripetesse in continuazione. «Per noi era normale, questo cognome ricorreva sempre, ma era come tutte le altre cose di cui mio padre era accusato: non abbiamo mai pensato che fosse colpevole».


Nel libro non c’è una parola, nessun accenno che faccia pensare a un rifiuto o a una condanna di tutte le azioni criminose e gli assassinii per cui Totò Riina è stato condannato.  «Amo mio padre – ha detto il figlio a Porta a Portanon sono io a doverlo giudicare. Amo mio padre, mia madre, e i valori che mi hanno insegnato»Alla scottante domanda di Bruno Vespa «Cos’è la mafia?», Riina Junior risponde: «Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto della mafia». Vespa ha accolto accuse e critiche con stoicismo, pienamente convinto della necessità di mandare in onda l’intervista al figlio di Riina. «Un ritratto sconcertante, certo – ha commentato – ma per combattere la mafia bisogna conoscerla. E per conoscerla meglio c’è bisogno a nostro avviso anche di interviste come questa».

 

Francesca Liberatore: una missiva per la collezione A/I 16-17

È una missiva che unifica tutte le bandiere del mondo. È Un messaggio che si differenzia da luogo e popolo e ancora da pensiero in pensiero. E tanto vale che l’unione venga esemplificata attraverso un progetto creativo che nasce da linee parallele e livelli vari.

 

Francesca-Liberatore_F16_rb10606

 

Francesca-Liberatore_F16_rb10696

 

Francesca-Liberatore_F16_rb10734

 

 

Francesca Liberatore per il prossimo autunno/inverno 16-17 riflette e lascia manifestare un concetto basilare nella vita odierna di ognuno di noi: la riflessione che ci spinge a decidere tra il bene e il male.

Esponente di maggiore spicco in questa missione, è il nero, che prevale su tonalità più tenui come il nude.

 

Francesca-Liberatore_F16_rb10759

 

Francesca-Liberatore_F16_rb10992

 

Francesca-Liberatore_F16_rb11112

 

 

I capi sono morbidi, fascianti. Si adeguano gradevolmente alla silhouette della donna. I look sono garbati, ma superano in alcune occasioni, l’eccesso di sensualità, con tessuti che lasciano trasparire le grazie della donna.

Gonne asimmetriche e tagli obliqui. Fuseaux in pelle trapuntata e parka multi tasche per un look contemporaneo e in linea con il mood metropolitano proposto dalla designer.

 

Francesca-Liberatore_F16_rb11138

 

Francesca-Liberatore_F16_rb11462

 

Francesca-Liberatore_F16_rb11563

 

 

Francesca Liberatore, la giovane stilista romana che incanta New York, si appresta a conquistare l’olimpo della moda ponendo l’attenzione su valori intrisi e pochi esplorati che quest’ultima dimentica molto spesso di esplorare.

 

 

Photo  Courtesy Press office

Perché Panama è un paradiso fiscale?

I Panama Papers hanno messo in luce un mondo oscuro ai più, un mondo dove moltissimi soldi sono nascosti anonimamente, senza polveroni e formalmente legalmente in stati minuscoli e sconosciuti ai più.


Gli 11.5 milioni di documenti del leak arrivano tutti da Mossack Fonseca, un grandissimo studio legale panamense che si occupa principalmente della creazione di società fittizie, le shell company.
I documenti che il consorzio internazionale di giornali che si è occupato di studiare il leak sono solo una parte infinitesimale di quelli che sono in loro possesso.
La creazione di una società offshore per sé non è necessariamente illegale sono i motivi per cui si aprono le società offshore che fanno preoccupare i governi mondiali. Non si nascondono i soldi solo per evitare le tasse.


Panama è un paradiso fiscale cioè una nazione con tasse sugli individui o le compagnie praticamente inesistenti. Nei paradisi fiscali le compagni possono operare al di fuori della giurisdizione legale dei propri stati di appartenenza per cui godono di privilegi fiscali e non solo. Meno leggi e più privacy.
Panama non chiede tasse sulle transazioni, le vendite o altre operazioni ma solo una tassa da 300 dollari annui per compagnia.


Nel paese centro americano le compagnie possono operare anonimamente. I nomi dei proprietari e le loro informazioni personali non sono registrati in nessun archivio governativo e quindi sono segreti. Molte compagnie sono gestite da studi legali come Mossack Fonseca e questi ultimi non sono obbligati a tenere a registro le transazioni per cui, anche se un registro esiste, possono non fornirlo agli stati esteri che lo richiedono.


Panama ha anche leggi molto severe per quanto riguarda la privacy dei clienti delle sue banche. a Panama è illegale per le banche dare qualsiasi informazione sui suoi clienti a meno che non gli sia ordinato da una corte panamense e le corti panamensi danno questo ordine solo per quanto riguarda i casi di terrorismo o traffico internazionale di droga. In ogni altro caso la privacy è garantita.


Panama è uno dei primi paradisi fiscali nella storia. Già nel 1919, quando Panama esisteva da 16 anni, lo stato permetteva alle navi estere di registrarsi sotto la sua bandiera, una pratica nata per aiutare la Standard Oil dei Rockfeller a evitare le regolazioni e le tasse americane. Durante il periodo del proibizionismo le navi americane che navigavano sotto bandiera panamense potevano servire alcol.


Nel 1927 i banchieri di Wall Street aiutarono Panama a introdurre leggi molto permissive per quanto riguardava la creazione di società. Il boom delle società offshore, tuttavia, si ebbe nel 1970 quando lo stato stabilì delle leggi molto rigide riguardo la privacy.
Panama divenne immediatamente il paradiso in terra per tutti i narcos sudamericani oltre che per le compagnie americane.


Oggi Panama è il terzo stato del mondo per società, 350.000, internazionali dopo Hong Kong e le Isole Vergini Britanniche.
Negli ultimi anni Panama ha fatto significanti progressi per quanto riguarda le leggi anti-riciclaggio, è uscita dalla “grey list” ma questo non ha impedito a studi come Mossack Fonseca di continuare a fare grandi affari, a quanto pare.

Raffaele Sollecito opinionista su TgCom24: ed subito polemica

Ha fatto subito discutere la novità in casa TgCom24: Raffaele Sollecito opinionista per un nuovo programma, “Il Giallo della Settimana”. Il 32enne di Bisceglie, condannato in primo grado per l’omicidio di Meredith Kercher e poi definitivamente assolto, sceglie di tornare sotto i riflettori. Dopo il processo mediatico subito in parallelo con quello giudiziario, adesso Sollecito commenta i delitti che fanno discutere l’Italia intera davanti a una telecamera. La scelta ha subito destato polemiche e indignazione da parte dei tanti che non lo ritengono del tutto innocente o che, comunque, avrebbero preferito l’oblio mediatico per il giovane.


All’interno del programma “Il Giallo della Settimana”, ogni sabato sera su TgCom24, Raffaele Sollecito ha debuttato parlando dell’omicidio di Sarah Scazzi. La prima puntata, andata in onda sabato scorso e condotta da Remo Croci, ha suscitato scalpore. Sollecito si è infatti dichiarato contrario al cosiddetto “gossip giudiziario”. «Troppo spesso gli investigatori e i media si concentrano su particolari morbosi che però non hanno nulla a che fare con le indagini o con la ricerca della verità: analizzano le personalità, le psicologie, ricercano gli aspetti più sensazionalistici, in una corsa al massacro dell’accusato» ha detto, riferendosi a Ivano Russo, l’amico di Sabrina Misseri che ha visto la propria vita privata in pasto ai media. Difende anche Massimo Bossetti, la cui vita privata e familiare è stata scandagliata quando ancora non c’è certezza della sua colpevolezza nell’omicidio di Yara Gambirasio. Un discorso intelligente e costruttivo, se non fosse che lui stesso abbia scelto volontariamente di rimettersi sotto i riflettori.


Lo scorso febbraio Raffaele Sollecito aveva già attirato discussioni e opinioni contrastanti lanciando una start up: un’applicazione per ricordare i defunti che permette – tra le altre cose – di ordinare fiori e pulizie delle lapidi online. Un’impresa giudicata macabra e di cattivo gusto. Ma Sollecito non si ferma, e intende affrontare la sua nuova vita con slancio: «Avessi ammazzato qualcuno, forse ci sarebbe qualcosa da eccepire – si difende – ma io sono innocente. La mia testimonianza può essere di aiuto a molti. Mi batto perché nessuno riviva quello che è successo a me. Posso portare nei dibattiti giudiziari un punto di vista originale: quello dell’imputato». Anche Paolo Liguori, direttore di TgCom24, difende apertamente la propria scelta di inserire Sollecito come opinionista de “Il Giallo della Settimana”. «Sollecito è stato definitivamente assolto anche dalla Cassazione, è stato in carcere, ha affrontato tutti i gradi del processo: conosce la macchina della Giustizia meglio di tutti noi e ci racconterà anche il suo calvario» ha dichiarato. Per concludere con una bella stoccata, criticando (senza fare nomi ma con una descrizione accurata) la criminologa Roberta Bruzzone:  «A volte in tv vedo delle belle ragazze che si spacciano per criminologhe. Ma dove si prende il diploma di criminologa?»

In mostra a Parigi Fashion Forward: uno sguardo su tre secoli di moda

Apre oggi a Parigi al Musée des Arts Décoratifs la mostra Fashion Forward, 3 siècles de mode (1715-2016): in occasione del trentesimo anniversario dall’apertura del Musée des Arts de la Mode, fondato nel 1986 su iniziativa di Pierre Bergé e dell’industria tessile francese, col supporto di Jack Lang, allora Ministro della cultura, viene lanciata una straordinaria esposizione di capi storici che hanno lasciato un’impronta forte sulla storia del costume degli ultimi tre secoli.

Un’opportunità unica per fashion victim di tutto il mondo e studiosi della moda: saranno infatti esposti 300 pezzi di moda maschile e femminile, dal Diciassettesimo secolo fino ai nostri giorni. Abiti e accesssori haute couture dal valore inestimabile, in una mostra che si preannuncia come uno degli eventi fashion più importanti dell’anno: dal 7 aprile fino al 14 agosto 2016 è possibile visitare l’imperdibile esposizione presso il Musée des Arts Décoratifs di Rue de Rivoli.

La collezione del museo ora comprende più di 150.000 opere, da capi haute couture a ready-to-wear, inclusi accessori, ma anche bozzetti, fotografie e pezzi di archivio di maison storiche, del calibro di Elsa Schiaparelli, Madeleine Vionnet e Cristóbal Balenciaga, solo per citarne alcuni.

André Courrèges, Haute Couture Primavera/Estate 1965 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

André Courrèges, Haute Couture Primavera/Estate 1965 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Karl Lagerfeld per Chanel Haute Couture, abito da sera in tulle ed organza, collezione Primavera/Estate 1996 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Karl Lagerfeld per Chanel Haute Couture, abito da sera in tulle ed organza, collezione Primavera/Estate 1996 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Abito di corte, circa 1778 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Abito di corte, circa 1778 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Azzedine Alaïa, Autunno/Inverno 1986 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Azzedine Alaïa, Autunno/Inverno 1986 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance



La collezione è la più ricca di tutta la Francia, risultato dell’unione di due collezioni, quella del Musée des Arts Décoratifs, a partire dalla sua creazione, avvenuta nel 1864, e quella dell’Union Française des Arts du Costume (UFAC). I tre secoli di moda esposti sono il risultato di un’attenta selezione dell’immensa collezione del museo, arricchita da donazioni e acquisizioni. In mostra creazioni di nomi come Charles-Frederick Worth, Jacques Doucet, Paul Poiret, Jeanne Lanvin, Madeleine Vionnet, Gabrielle Chanel, Christian Dior e Yves Saint Laurent, per un viaggio attraverso la storia del costume, dal 17esimo secolo ad oggi.

Ma l’esposizione non offre solo un’ampia prospettiva sull’evoluzione della moda e del costume nel corso dei secoli; particolare attenzione viene infatti riservata al contesto umano, artistico e sociale, nel tentativo di celebrare le affinità elettive che da sempre la moda ha con le arti decorative.

Jeanne Lanvin, Haute Couture, Estate 1923 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Jeanne Lanvin, Haute Couture, Estate 1923 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Abito da sera Madeleine Vionnet, Haute Couture, Inverno 1935 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Abito da sera Madeleine Vionnet, Haute Couture, Inverno 1935 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Abito Cristóbal Balenciaga, Haute Couture, Autunno/Inverno 1961 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

Abito Cristóbal Balenciaga, Haute Couture, Autunno/Inverno 1961 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

John Galliano per Maison Margiela, Haute Couture, Primavera/Estate 2015 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance

John Galliano per Maison Margiela, Haute Couture, Primavera/Estate 2015 © Les Arts Décoratifs, Paris/photo: Jean Tholance



La direzione artistica della mostra è curata dal ballerino e coreografo inglese Christopher Wheeldon, star del New York City Ballet e vincitore di un Tony Award per il suo adattamento per il palcoscenico di “Un americano a Parigi”, basato sul film di Vincente Minelli. In collaborazione con lo scenografo Jérôme Kaplan, assistito da Isabelle Vartan, Wheeldon ha saputo conferire all’esposizione una dimensione sensuale e un’aura poetica. Completa il quadro il corpo di ballo dell’Opéra di Parigi, con una coreografia che pone in evidenza la grazia della silhouette, gettando un occhio anche all’evoluzione artistica e stilistica del corpo e dei modelli di bellezza che si sono avvicendati nel corso dei secoli.

INVICTA: leggerezza e comfort per la collezione primavera/estate 2016

Leggerezza e comfort sono le parole chiave della collezione primavera/estate 2016 di INVICTA, noto brand italiano apprezzato da chi ama vestire con stile senza rinunciare alla qualità.

Fulcro della collezione è il capospalla che in questa stagione abbandona il contrasto, prediligendo il ton sur ton. La linea, pensata per soddisfare le esigenze di tutta la famiglia, si sviluppa con capi sfoderati, imbottiti e in tinto capo. Inoltre, l’ovatta compressa, conferisce ai capi leggerezza e morbidezza.

 

Giubbino antivento reversibile. Linea uomo

Giubbino antivento reversibile. Linea uomo

 

Giacca con imbottitura fake down. Linea donna

Giacca con imbottitura fake down. Linea donna

 

 

In più, sia nell’uomo che nella donna, è stato inserito un nylon stretch che permette una vestibilità over ai capispalla e che consente alla collezione di esser al passo con le tendenze del momento.

Invicta, peraltro, strizza l’occhio alla moda donna con una serie di capi pensati per modulare la scelta dei trapuntati che vengono mixati con parti lisce.

 

Cappa manica tre quarti. Linea bimba

Cappa manica tre quarti. Linea bimba

 

Giubbotto senza cappuccio. Linea bimbo

Giubbotto senza cappuccio. Linea bimbo

 

 

Ed è proprio nel 2016 che INVICTA  compie 110 anni e per l’occasione ha deciso di rinnovare la propria immagine grafica con una veste del tutto nuova che spazia dalla Pop Art alle Stripes.

La linea di abbigliamento per uomo, donna e bambina/o INVICTA è acquistabile anche online all’indirizzo http://www.invicta.it/it/apparel-accessories

 

Photo courtesy Press office

 

 

 

Per la cover fonte piaceridellavita.com

Alberta Ferretti, il matrimonio tra arte e moda

ALBERTA FERRETTI COLLEZIONE AUTUNNO/INVERNO 2016/17

 

Arte e Moda vivono da sempre un legame indissolubile; ed è all’arte che la collezione moda donna di Alberta Ferretti Autunno/Inverno 16/17 si ispira.

Dai ruscelli del pittore John Everett Millais, dove si svolge il dramma della povera Ophelia, ai romantici paesaggi della pittura nipponica, dove fiori e uccelli creano una perfetta armonia di colori e forme.

 – C’è un salice che cresce storto sul ruscello e specchia le sue foglie canute nella vitrea corrente; laggiù lei [Ofelia] intrecciava ghirlande fantastiche di ranuncoli, di ortiche, di margherite, e lunghi fiori color porpora cui i pastori sboccati danno un nome più indecente, ma che le nostre illibate fanciulle chiamano dita di morto.
Lì, sui rami pendenti mentre s’arrampicava per appendere le sue coroncine, un ramoscello maligno si spezzò, e giù caddero i suoi verdi trofei e lei stessa nel piangente ruscello.
Le sue vesti si gonfiarono, e come una sirena per un poco la sorressero, mentre cantava brani di canzoni antiche, come una ignara del suo stesso rischio, o come una creatura nata e formata per quell’elemento. Ma non poté durare a lungo, finché le sue vesti, pesanti dal loro imbeversi, trassero la povera infelice dalle sue melodie alla morte fangosa. – 
(Amleto, Atto IV, scena VII)

sx Alberta Ferretti – dx Ophelia 1851 di John Everett Millais



Untitled-1

Alberta Ferretti – dipinto giapponese



Chiave di lettura di questa collezione sono il romanticismo e la sensibilità, presentate da indumenti riassunti con tessuti leggeri, che non stringono e non costringono la donna nei movimenti quotidiani.
Gli abiti in crêpe-satin sono modellati dal taglio a sbieco e impreziositi da pizzi, così come i completi in casacca-pantalone.

Gli chemisier in chiffon stampato a fiori sovrapposti da ricami tridimensionali, le jumpsuits in satin bordate con piping a contrasto, gli abiti bustier di lana o cashmere con ricami, creano una moda di carattere, sensuale, che racconta una donna e il suo background creativo.

E’ la libertà di indossare giacche maschili e tailleur, mischiando diverse lunghezze e tessuti e dimenticando in quale ora del giorno ci si trova, come presi da un incantesimo, non riconoscendo più il giorno e la notte. La donna Alberta Ferretti è sicura nel suo prezioso completo pijama, così come negli abiti sottoveste in pizzo.

nature giapponesi – abito bustier Alberta Ferretti con pelliccia



gli abiti di Alberta Ferretti rimandano alle nature nipponiche



Velluti, pizzi e crêpe-satin tra i tessuti della collezione Alberta Ferretti F/W 16/17



Dalle atmosfere preraffaellite al purismo, la collezione F/W 16/17 di Alberta Ferretti dipinge una donna boldiniana, avvolta in abiti in velluto e satin e in cappotti in tweed bouclé lavorato con inserti di pelliccia. Scevra da ogni strutturazione e libera di stupire, con quel tocco di magia, sfilando su mules e stivaletti di velluto, liscio o ricamato, o con totale nonchalance sul tacco a spillo.

sx Alberta Ferretti – dx dipinto di Giovanni Boldini, La dame de Biarritz, 1912



quadro di Giovanni Boldini, Ritratto di Betty Wertheimer – dx Alberta Ferretti



Con uno sfondo in movimento che richiama una natura incontaminata e ovattata, la collezione Alberta Ferretti Autunno/Inverno 2016/17 sfila trionfante alla Milano Moda Donna.
E’ un défilé dove si incontrano i grandi autori della pittura, da Dante Gabriel RossettiJohn Everett Millais, il sigillo di quanto cultura e arte  siano fondamentali per scrivere nel dizionario della moda il nome, in eterno, di una grande rappresentante del genere: Alberta Ferretti.

sx Alberta Ferretti – dx Venus Verticordia di Dante Gabriel Rossetti 1864-8



Alberta Ferretti – dipinto giapponese



Guarda qui tutta la collezione Autunno/Inverno 16/17 Alberta Ferretti: 

 

 



Potrebbe interessarti anche:

MOSCHINO METTE IN SCENA IL SURREALISMO – IN UN MONDO DECADENTE DI DONNE BRUCIATE

WhatsApp e la crittografia End-to-End

WhatsApp ha attivato la crittografia end-to-end per un miliardo di utenti e per tutte le comunicazioni possibili attraverso la propria piattaforma: messaggi, foto, video, messaggi vocali, documenti e chiamate. Questo passaggio – almeno in teoria – permetterà agli utilizzatori di mantenere la massima riservatezza sule proprie comunicazioni personali.
In estrema sintesi i messaggi sono protetti con una chiave univoca, differente per ogni messaggio o contenuto inviato, che sempre e solo mittente e destinatario sono in grado di decifrare. E tutto questo avviene automaticamente: non c’è bisogno di attivare alcuna impostazione o creare speciali chat segrete per proteggere i messaggi.


Una chiave che codifica e decodifica le singole conversazioni, ed è diversa per tutte le conversazioni (quindi avere la chiave di una non consente comunque di leggere le altre).
La versione ufficiale di questo cambiamento è che WhatsApp, come altre grandi aziende che sono in possesso dei dati più intimi dei propri clienti, hanno il dovere di tutelare la privacy di questi a prescindere da chi chieda l’accesso ai contenuti, anche “sui propri dati personali evitando la raccolta di informazioni sensibili riguardanti l’utente o l’utilizzo che fa del servizio”. E il recente caso che ha visto contrapporsi Apple e FBI lo dimostra.
In realtà si tratta di un’operazione di marketing, per rispondere alla concorrenza di altri servizi, come SnapChat e Telegram in rapida crescita. Offrire un servizio in più in un momento in cui il tema sensibile è lo spionaggio, la violazione governativa della privacy e le intercettazioni, balzati agli onori della cronaca da Snowden in poi.


Quello che permette di fare la nuova applicazione è rendere illeggibile una chat a chi ha accesso al nostro telefonino. Potrebbe non capitare più che una moglie scopra la chat con l’amante del marito (in Italia ad esempio nelle prove del 40% dei divorzi rientrano i messaggi di WhatsApp ), che un collega o un dirigente non legga “accidentalmente” i pessimi commenti che gli altri fanno su di lui chattando tra loro amabilmente, che un genitore non legga le effusioni dei figli con i fidanzatini del momento.
Ma anche se affermano il contrario, non è vero che WhatsApp non avrà accesso alle nostre conversazioni, che pure devono arrivare sui server, essere mandate al destinatario e crittate e decrittate. E deve esserci un luogo dove queste chiavi “si incontrano” altrimenti il sistema non funzionerebbe. E tuttavia – questo si – resta sempre più complesso che qualcuno possa intercettare quelle conversazioni “abusivamente” o illegalmente, o richiedere copia di quelle conversazioni.


Le app di messaggistica sono solo apparentemente gratuite, e restano una macchina per fare soldi, a patto che si riesca a seguire un modello di business scalabile. Più servizi per gli utenti è positivo, ma non dimentichiamo che i nostri dati hanno un certo valore. La questione privacy in WhatsApp è quindi del tutto simile a quella su Facebook: in sostanza barattiamo un servizio gratuito per i nostri dati personali. E se significa che le corrispondenze tra gli utenti possono essere utilizzate da terzi, se intercettati, o da istituzioni, contro di noi.
Già, come Facebook, tanto che una seconda opzione che è stata attivata è “invia automaticamente informazioni da WhatsApp al proprio account Facebook” per, si legge, “migliorare l’esperienza di Facebook”.
A proposito di gratuità, prima di affermare che noi “non paghiamo” – né Facebook né WhatsApp – consideriamo quanto noi valiamo per loro.


Secondo Statista.com – sito specializzato nella valutazione dei valori aziendali – il valore per utente reale e attivo dei social network a partire dal febbraio 2014, sulla base della capitalizzazione di mercato o del prezzo di acquisizione (in dollari USA) è, per esempio, di 141,32 dollari per Facebook, 84,95 dollari per Linkedin, 83,53 per Twitter, 42,22 per WhatsApp.
Significa in altre parole che tra azioni nostre dirette, informazioni dirette e indirette che forniamo (e che vengono vendute sul mercato) pubblicità diretta e targettizzata che vediamo e riceviamo, ciascuno di noi, semplicemente con i nostri dati, se avesse un profilo su queste quattro piattaforme (abbastanza probabile) pagherebbe in dati un valore di mercato pari a 352,02 dollari.
 Ma non va molto meglio per chi avesse “solo” Facebook e WhatsApp, che verserebbe un controvalore nelle tasche di Zuckerberg di 183,54 dollari.


La domanda da porci – prima di accettare il regalo della crittografia per tutelare la nostra privacy – è se per noi – davvero – i servizi che riceviamo apparentemente gratis valgono la cifra reale che spendiamo. E la spendiamo anche se non vediamo addebiti sul nostro conto corrente o sulla carta di credito.
I nostri dati sono oltre 140 miliardi di dollari di valore per Facebook e 42 miliardi per WhatsApp e nessuno ci farà mai il regalo di perderli. Anzi, l’interesse è proprio aumentare utenti e dati, per accrescere quel valore.
Se non avete amanti e non usate chat per sparlare del collega o del vostro capo, la crittografia serve a ben poco – e basta una cara vecchia password per non far accedere “accidentalmente” al vostro cellulare altri che non siate voi.


Il rischio vero, però, è che questa “iniziativa promozionale” e di marketing finisca in ultima analisi a fare un gran bel regalo a coloro che utilizzano questi servizi per scopi illegali.
Potranno crittare accordi per consegna di droga, di armi, di merce rubata, di trasferimento di denaro per evasione fiscale, e nessuno potrà accedere a queste informazioni anche con una legittima autorizzazione del tribunale per l’accesso al cellulare.

Svolta genderless in casa Gucci. Dal 2017 le collezioni saranno unificate

Per me è naturale presentare insieme, le collezioni maschili e femminili “, ha dichiarato lo stilista Alessandro Michele in una nota diramata dalla maison nelle ultime ore.

Già alla sua prima apparizione come direttore creativo del brand fiorentino, il giovane designer aveva tracciato le linee guida del suo stile, facendo intuire una svolta epocale in casa Gucci creando una collezione uomo femminea  che destò, all’epoca, alcune perplessità, ma che oggi si rivela una “trovata” vincente.

 

Gucci FW 15-16 (fonte piccolipensieridistile.wordpress.com)

Gucci FW 15-16 (fonte piccolipensieridistile.wordpress.com)

 

 

Gucci sfilata uomo SS 16 (fonte i-d vice.com)

Gucci sfilata uomo SS 16 (fonte i-d vice.com)

 

 

A partire dal 2017, il marchio italiano presenterà una sola collezione per stagione, proponendo in un’unica sfilata sia womenswear che menswear all’interno del nuovo quartier generale di Gucci, in via Mecenate a Milano.

Marco Bizzarri, Presidente e CEO di Gucci ha tenuto a precisare che le collezioni presentate, non saranno vendute in seduta stante come accade per Burberry (il marchio londinese che ha dato il via a questa evoluzione e che permette ai suoi clienti di poter acquistare i capi proposti in défilé durante le ore successive dalla sua presentazione n.d.r.) ma saranno acquistabili soltanto la stagione successiva.

 

Gucci by Alessandro Michele collezione SS 16 (fonte piccolipensieridistile.wordpress.com)

Gucci by Alessandro Michele collezione SS 16 (fonte piccolipensieridistile.wordpress.com)

 

 

L’innovazione in casa Gucci ad opera di Alessandro Michele, si concretizza mescolando una moda sofisticata   e per certi versi  unisex. Capi gender dal gusto retrò, spesso contaminati da tocchi vittoriani, ricami e fiocchi a volontà.

Si ipotizza che la scelta radicale di Gucci, possa essere adottata da altre aziende italiane, già a partire dalle prossime collezioni stabilendo, una forte coesione all’interno del sistema moda nostrano.

 

 

Fonte cover  gqitalia.it

Hostess Air France: trovato l’accordo sul velo nella tratta Parigi-Teheran

La notizia si era diffusa qualche giorno fa: le hostess Air France si sono ribellate alla richiesta della compagnia di indossare il velo una volta atterrate in Iran. La discussione è sorta in seguito all’imminente riapertura della tratta Parigi – Teheran della compagnia aerea Air France, una delle conseguenze dell’accordo sul nucleare e della soppressione delle sanzioni internazionali all’Iran. L’accordo tra lo Stato mediorientale e le Nazioni occidentali apre importanti possibilità economiche che la Francia sembra voler sfruttare: verranno ripristinati tre voli settimanali verso l’aeroporto di Teheran-Imam Khomeini. Dopo l’annuncio della riapertura della tratta (interrotta nel 2008), la compagnia ha diramato al personale una nota con le direttive. Alle hostess Air France e alle donne pilota è stato chiesto di indossare pantaloni larghi e una giacca lunga che copra i fianchi e, soprattutto, di coprire il capo con il foulard della compagnia una volta atterrate. A quel punto un gran numero di dipendenti ha opposto un fermo rifiuto, rivolgendosi ai sindacati.


Dalla rivoluzione islamica del 1979, in Iran le donne devono portare il velo per legge in tutti i luoghi pubblici. “Come per tutti i visitatori stranieri – si legge in un comunicato della compagnia – anche gli equipaggi dei nostri aerei sono tenuti a rispettare le regole in vigore nei Paesi dove si ritrovano”. Le hostess Air France hanno allora mobilitato i sindacati nella speranza di giungere ad un accordo. “Non vogliamo mettere in causa le leggi e i costumi dell’Iran – ha sottolineato Christophe Pillet, segretario generale del sindacato di categoria -. Chiediamo solo di instaurare il principio di volontariato, per salvaguardare le libertà individuali”. Una richiesta limitata all’uniforme di lavoro delle hostess Air France e non al loro abbigliamento personale per le strade di Teheran. Le due parti sembrano aver finalmente raggiunto un punto di incontro: ogni dipendente di Air France sceglierà volontariamente se rendersi disponibile per la tratta Parigi – Teheran, accettandone le norme di abbigliamento. In caso contrario, non riceverà alcuna ripercussione né sulla carriera né sullo stipendio, elemento che i sindacati hanno richiesto a gran voce.


La polemica sul velo delle hostess di Air France si inserisce in una più ampia serie di discussioni sull’abbigliamento delle donne musulmane che ha infiammato Parigi nelle ultime settimane. Diversi marchi di moda, come Marks&Spencer, Dolce&Gabbana, Uniqlo e presto anche H&M, hanno lanciato delle capsule collection dedicate alla moda araba, comprendenti il velo per coprire il capo. Prevedibilmente, la decisione ha scatenato parecchia confusione e indignazione nei confronti dell’imposizione del velo alle donne, da molti giudicata una barbara rappresentazione della sottomissione femminile.

Il minimalismo fotografico di Gabriele Rigon

Una stanza semivuota, pochi accessori e la luce naturale per illuminare la modella – questi gli elementi essenziali della fotografia di Gabriele Rigon.

La modella, Maria Rita Chiara Pantaleoni, è una ventiduenne laureata in Lettere, con una forte passione per il cinema e la moda.

In questi scatti, il bianco e nero lascia spazio alle espressioni varie e multiformi della donna.

Foto: Gabriele Rigon

Modella: Maria Rita Chiara Pantaleoni

Location: Orte, Viterbo

_DSC0840

rigon2

_DSC1862-2

_DSC9970

rigon

_DSC9579

_DSC9515-3

rigon3

_DSC0445

Saint Laurent: confermata la nomina di Anthony Vaccarello alla direzione creativa della maison

Come già vi avevamo anticipato nei giorni scorsi (potete leggere l’articolo qui) , Anthony Vaccarello, è stato chiamato a ricoprire il ruolo di direttore creativo della maison francese Saint Laurent, rimasto vagante dopo la separazione consensuale tra lo stilista francese Hedi Slimane e la maison di moda.

Vaccarello, già alle prese con una florida collaborazione con il marchio Versus Versace, ora si dedicherà totalmente al progetto di Saint Laurent che ha come obiettivo la crescita del marchio sia in fatto di visibilità che di fatturato.

 

Anthony Vaccarello F/W 2014/15  (fonte studded-hearts.com)

Anthony Vaccarello F/W 2014-15 (fonte studded-hearts.com)

 

 

Vaccalello collezione F/W 2012-13 (fonte vogue.com)

Vaccalello collezione F/W 2012-13 (fonte vogue.com)

 

 

Il 33enne stilista belga, nato a Bruxelles da genitori italiani, presenterà la prima collezione ad ottobre 2016, durante la settimana della moda parigina primavera/estate 2017.

Come dichiarato da Francesca Bellettini Presidente e CEO del brand, “La scelta è stata naturale”. Lo stile di Vaccarello, appare un continuum del progetto creativo di Hedi Slimane e, più in linea, con l’immagine forte e di spiccata sensualità che contraddistingue Saint Laurent dalle altre case di moda.

 

Collezione primavera/estate 2013 (fonte thechicsheet.blogspot.it)

Collezione primavera/estate 2013 (fonte thechicsheet.blogspot.it)

 

 

Anthony Vaccarello collezione SS16 (fonte thefashionmedley.com)

Anthony Vaccarello collezione SS16 (fonte thefashionmedley.com)

 

 

Anthony, ha tutte le carte in regola per poter ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato, in modo eccellente.

Giovane, dinamico e creativo, le sue collezioni hanno sempre una nota sensuale espressa con scollature e spacchi vertiginosi. Esplosione di toni cupi, spenti deliberatamente da un nero tenebroso e ravvivati da macchie metallizzate e colori in contrasto: questa è la  firma peculiare che lo stilista imprime nelle sue collezioni.

Come si può immaginare, Vaccarello è entusiasta di questa nomina e con enfasi ha rilasciato le prime dichiarazioni: “Monsieur Saint Laurent è una figura leggendaria per la propria creatività, stile e audacia. Sono veramente grato di avere l’opportunità di poter contribuire alla storia di questa Maison straordinaria.”

 

 

Per la cover fonte fashionista.com

 

 

 

 

YOUTH CULTURE: MUST HAVE DI STAGIONE LO ZAINO BUST DELLA COLLEZIONE MERGE DI EASTPAK

lo zaino Bust di EASTPAK

Lo  zaino Bust di EASTPAK




Un design aerodinamico che cristallizza l’esperienza degli utenti in gesti semplici, in facili movimenti:
lo zaino Bust della collezione Merge di EASTPAK è entrato prepotentemente nella lista dei desideri della nostra redazione.
In termini di caratteristiche ci sono diversi punti salienti: oltre allo scomparto principale c’è la pratica tasca interna per laptop dalle dimensioni di 43×27 cm, spallacci sagomati imbottiti, preziose rifiniture in leather ed un comodo schienale a pannelli imbottiti.
La collezione Merge di EASTPAK rappesenta l’idillio per chi ama l’autenticità dei capi vintage unita ad uno stile contemporaneo.
Materiali high-tech e look retrò: da questo cocktail di elementi nasce il successo di questo pregiato accessorio.
Prodotto in una limited edition di 500 pezzi numerati, disponibile esclusivamente in versione total black, con una stampa camouflage tono su tono che dona al tessuto tecnico un aspetto tridimensionale, mentre i dettagli in pelle e metallo lo rendono un accessorio perfetto da indossare in città.


Lo zaino Bust di EASTPAK

Lo zaino Bust di EASTPAK

I Panama Papers: da dove arrivano e chi è coinvolto

Il più grande leak di dati della storia è iniziato con un messaggio anonimo al Suddeutsche Zeitung, un giornale bavarese più di un anno fa. Il whistleblower non ha voluto nulla in cambio se non misure di sicurezza nelle comunicazioni, a detta sua per preservare la sua vita. Il novello Snowden ha dichiarato che il suo unico obiettivo è quello di rendere pubblici questi crimini.


Nel corso di mesi la fonte ha fatto recapitare 11.5 milioni di documenti, 2.6 terabyte di dati, dalla Mossack Fonseca, un grandissimo studio legale panamense. I documenti partono dal 1970 e sono composti da e-mail, PDF, fotografie e database. Una quantità di dati impossibile da controllare per un singolo team investigativo.
Per questo il giornale ha contattato l’International Consortium of Investigative Journalism, una parte del think tank di Washington D.C. Center for Public Integrity che ha coordinato molte altre inchieste transnazionali.


L’ICIJ ha creato un network di 400 giornalisti in 80 paesi che hanno passato mesi a spulciare i documenti. I gruppi più grandi coinvolti sono stati: L’Espresso per l’Italia; il Guardian e la BBC per il Regno Unito; El Confidential in Spagna; Le Monde in Francia, Falter e ORF in Austria e il Sonntagszeitung in Svizzera.
La più grande cooperazione giornalistica della storia.


Gli Italiani per ora coinvolti nello scandalo sono 4: Luca di Montezemolo; Giuseppe Donaldo Nicosia; Jarno Trulli e Oscar Rovelli.
Montezemolo è uno dei procuratori di Lenville, una delle società create dallo studio Mossack Fonseca.
Giuseppe Donaldo Nicosia è un imprenditore nella pubblicità televisiva latitante dal 2014 quando sarebbe dovuto finire in carcere per truffa all’ICA, bancarotta fraudolento e altri reati. Nicosia era socio di Dell’Utri nella spagnola Tomé Advertising SL che secondo la guardia di finanza era responsabile di una truffa da 43 milioni nei confronti dell’erario. Dell’Utri avrebbe beneficiato dalla truffa ricevendo 10.000 euro al mese da Nicosia per l’affitto (falso) di un palazzo di proprietà di Dell’Utri in via Senato a Milano.


Nicosia avrebbe reinvestito i proventi della truffa in diversi beni di lusso tra cui un doppio appartamento a New York. Per pulire i soldi Nicosia contattò la Mossack Fonseca la quale creò per lui due società: la Darion Trading con sede nelle Isole Vergini Britanniche e la Amadocia con sede nel Delaware. Nicosia avrebbe poi rivenduto l’appartamento alla Amadocia controllata dalla Darion Trading per evitare il sequestro che pendeva dalla procura di Milano.


Oscar Rovelli invece è l’erede di Nino Rovelli, ex amministratore della Sir. La famiglia Rovelli è al centro di una lunga vicenda giudiziaria che vede da anni la magistratura impegnata nel tentativo di recupero di denaro nascosto in società fittizie in giro per il mondo. La Countryside Group con sede alle Seychelles creata da Mossack Fonseca per Rovelli è solo l’ultima di queste società (finora sconosciuta).


Jarno Trulli sembra essere l’azionista della Baker Street una società registrata anch’essa alle Seychelles e creata dalla Mossack Fonseca per portare offshore il capitale dell’ex campione di Formula 1 prima depositato al Credit Foncier di Montecarlo.


Dalle carte sembra anche emergere un coinvolgimento di Finmeccanica e della società di calcio Inter.
Finmeccanica sarebbe dietro un paio di società fittizie create per nascondere tangenti andati a ufficiali indiani per forniture militari mentre il nome dell’Inter spunterebbe in non precisate società offshore.


Sul fronte banche in Italia le uniche due a sembrare coinvolte sarebbero Ubi Banca e Unicredit anche se entrambe le società smentiscono categoricamente.
Sembra si sia aperto il vaso di Pandora e nei prossimi giorni molti altri italiani potrebbero finire nel tritacarne mediatico e nelle grinfie del fisco.

Gaia Repossi: l’ultima erede dell’impero dei gioielli

È colei che ha rivoluzionato il brand di famiglia, rivelando un talento raro nel design di gioielli. Bionda, bella ed elegante come poche, Gaia Repossi è l’ultima erede dell’impero Repossi, celebre maison fondata dal suo bisnonno nel lontano 1920. È il 2007 quando la giovanissima Gaia prende le redini del marchio, divenendo direttore artistico.

Figlia di Alberto Repossi, classe 1986, una laurea in Belle Arti e due master in Archeologia e Antropologia, la giovane non aveva inizialmente alcuna intenzione di diventare una designer di gioielli. La sua è una visione creativa fortemente influenzata dall’arte, dalla pittura, dalla scultura, dall’artigianato e soprattutto dalle influenze provenienti da altre culture. Artigianalità e citazioni antiche si sposano alla giovane sensibilità di Gaia Repossi, che ha rinnegato il design convenzionale ma non l’amore per l’artigianato. Silhouettes etniche e suggestioni tribali caratterizzano gioielli dal design unico, creazioni preziose e sofisticate ma anche ieratiche come monili e amuleti.

Un’identità forte e un apporto fresco e giovane hanno contribuito al nuovo successo di Repossi, che sta vivendo una nuova felice stagione, collezionando collaborazioni illustri, da Alexander Wang a Joseph Altuzarra, da Zadig et Voltaire a Colette Paris.

gaia vogue

(Foto tratta da Vogue)

Gaia Repossi fotografata da Matthew Brookes per Vogue

Gaia Repossi fotografata da Matthew Brookes per Vogue

GAIA Repossi-diamond-rose-ring-featuring-Iselin-Steiro-by-David-Sims

Gioielli che ricordano nelle tecniche e nella lavorazione gli ornamenti tribali di certi cerimoniali; tra l’oro, l’argento, il bronzo fanno capolino pattern e forme che ricordano i monili delle popolazioni africane. Lo stile di Gaia è a tratti ripetitivo, nella scelta (sempre vincente) di riproporre le medesime forme e i medesimi volumi, scanditi dal diamante. Un minimalismo che si incontra con l’audacia di ispirazioni originali e con un design sofisticato: oro e forme androgine si sposano con tecniche di scultura ed intaglio che ripropongono antiche lavorazioni artigianali oggi rare nella gioielleria; infine l’ispirazione Art Noveau, che si appropria di pizzo e pattern quasi dipinti sulla pelle, realizzati con raffinate tecniche artigianali. Questo lo stile firmato Gaia Repossi, che si riflette in un’estetica complessa, che trae numerosi spunti dall’immenso patrimonio culturale della giovane designer: Baselitz, Twombly, Kiefer, Serra, Franz West sono alcuni dei nomi che più ispirano la giovanissime designer. Il suo stile è minimale e chic, molto francese. E la designer vive infatti tra Parigi, Montecarlo e New York. Architetto del gioiello, Gaia Repossi ha dichiarato più volte il suo amore anche per la pelle nuda.

gaia repo gio5

gaia repo gio 4

Divenuta una delle icone di stile contemporanee più apprezzate, il Financial Times l’ha inclusa nella classifica delle donne più eleganti al mondo. Perfezionista, anticonformista e ribelle, il carattere non le manca: alla base della sua formazione vi sono studio e rigore. Collaborazioni eccellenti nel suo curriculum: nel 2007 con Eugenie Niarchos, nel 2010 con Alexander Wang, nel 2012 con Colette Paris. Nel 2013 vince il premio istituito da Elle UK come miglior designer di gioielli dell’anno. Nel 2015 il brand Repossi è stato acquistato da LVMH.

(Foto cover Ezra Petronio per Self Service Magazine)


Potrebbe interessarti anche:
Le creazioni surrealiste di Delfina Delettrez

“L’AIDS è di moda”? Polemica sulla presunta campagna di Convivio

Un alone di mistero e il moltiplicarsi di polemiche, annebbiano una manifestazione davvero importante per quanto riguarda la lotta contro l’AIDS: il Convivio.

In rete, da ormai qualche ora, circola il presunto Manifesto di presentazione della mostra/mercato a favore dell’Anlaid  che permetterà di utilizzare i proventi, in favore della ricerca contro l’AIDS.

Il progetto, che vedrà il suo debutto l’8 giugno a Milano e che si protenderà fino al giorno 12 del medesimo mese, in questi giorni è oscurato da una serie di controversie mosse dagli internauti, che coinvolgerebbe lo slogan utilizzato per sponsorizzare il progetto che cita testualmente: “L’AIDS è di moda”.

Il manifesto, vede protagoniste due icone della moda italiana, il direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani (promotrice dell’evento ormai da anni n.d.r.)  e la stilista Donatella Versace che, da quanto emerge dalla locandina, inciterebbero l’acquisto dei prodotti messi in vendita proprio per incrementare le potenzialità di riuscita della causa: “In Italia, ci sono 120.000 persone sieropositive e ogni anno si registrano 4000 nuovi casi di contagio. ‘Io ci metto la faccia, a te chiedo di fare shopping, meglio Fasion VIctim che Aids Victim.”

Quello che non è piaciuto agli utenti dei maggiori social network è l’associazione della pericolosa malattia alla parola moda e, seppur Donatella Versace si dica all’oscuro di tale manifesto, a tanti questa “trovata” poco felice, pare una sgradevole caduta di “stile”.

Madeline Weinrib: quando il design si tinge di etnico

Profumo di spezie e incenso, tripudio di colori e suggestioni che vengono da lontano: nel design firmato Madeline Weinrib si respira l’atmosfera della Medina di Marrakech, tra i bazar in cui spiccano tappeti e vesti cariche di stampe e pattern.

Stoffe pregiate, patchwork di stampe che provengono da culture lontane e millenarie, tra Marocco, Nepal, India. Un design altamente contemporaneo che trae la sua linfa vitale dalle tradizioni di popoli lontani e di culture differenti dalla nostra. Madeline Weinrib è oggi una delle designer più apprezzate al mondo, che ha all’attivo collaborazioni con brand storici. I suoi showroom a New York e San Francisco contano ogni giorno migliaia di visitatori letteralmente estasiati dall’atmosfera che si respira lì dentro, mentre il suo sito web (madelineweinrib.com) si impone come una straordinaria fucina di spunti ed idee cariche di eleganza e stile.

Il design le scorre nelle vene: il bisnonno di Madeline era infatti Max Weinrib, storico fondatore di ABC Carpet & Home, tempio newyorkese del design. Una carriera iniziata come artista e pittrice, Madeline Weinrib ha anche lavorato come insegnante presso l’Università della Città di New York. Dopo un periodo di apprendistato in Venezuela, nei primi anni Novanta, la sua attività di design di tappeti inizia nel 1997.

Madeline Weinrib (foto di Buck Ennis)

Madeline Weinrib (foto di Buck Ennis)

Pattern etnici ed elementi boho-chic nello showroom di Madeline Weinrib  (foto Andrea Chu per The Observer).

Pattern etnici ed elementi boho-chic per Madeline Weinrib (foto Andrea Chu per The Observer).