Archive for giugno, 2016

Famous: il video della discordia tra Kanye West e Taylor Swift

Tutto ebbe inizio durante i Video Music Award 2009 quando, Taylor Swift, riceve il premio come Miglior Video Femminile.

La giovane cantante statunitense, viene quasi travolta da un infuriato Kanye West che, precipitandosi  sul palco, urla tutto il disappunto per la sua vittoria, sostenendo che il premio sarebbe dovuto andare all’amica Beyoncé.

Ecco spiegata la nascita di una faida che si trascina, oramai, da sette anni.

 

Momento in cui Kanye West sale sul palco del Video Musi Award 2009, aggredendo verbalmente taylor swift (fonte immagine elle.com)

Momento in cui Kanye West sale sul palco del Video Musi Award 2009, aggredendo verbalmente taylor swift (fonte immagine elle.com)

 

 

Dopo un periodo di tregua durato qualche tempo, ecco un nuovo incontro, sempre ai Video Music Award ma stavolta ad essere premiato è proprio Kanye West, che vede consegnarsi il riconoscimento proprio da Taylor.

In quell’occasione e per dirla tutta, anche furbescamente, il rapper di Atlanta ringrazia pubblicamente la Swift, dichiarando sul palco: “Prima di tutto, grazie Taylor per essere stata così carina e avermi consegnato questo premio. Sapete, domani in questo teatro succederà qualcosa di completamente diverso. Questo palco non ci sarà più, ma la gente ricorderà comunque ciò che succede qui sopra. Il problema è che io lotto per gli artisti. Ma in questa lotta a volte sono stato irrispettoso con gli artisti.

 

Taylor Swift premia Kanye West. Tra i due, un abbraccio di circostanza (fonte immagine (elle.com)

Taylor Swift premia Kanye West. Tra i due, un abbraccio di circostanza (fonte immagine (grazia.it)

 

 

Baci ed abbracci, placano le chiacchiere sui due ma solo per il momento perché una nuova bufera sta per scatenarsi e anche questa volta, il vortice viene provocato dal marito di Kim Kardashian.

Professatosi l’artefice del successo della cantante di Blank Space, West lancia una nuova frecciatina alla collega con una dichiarazione al vetriolo: “I feel like me and Taylor Swift might still have sex / Why? I made that b-tch famous” (Sento che io e Taylor potremmo fare sesso. Perché? quella p****na l’ho resa famosa io!).

Ulteriore benzina sul fuoco è stato il lancio, di recente, del video “Famous” che Kanye ha presentato durante un evento a cui erano accorse celebs del calibro di Anna Wintour, Gigi Hadid  Karlie Kloss.

Il video, sta destando un prevedibile scandalo. Ispirato dal dipinto “Sleep” di Vincent Desiderio, Kanye riposa nudo, dopo un’orgia, accanto alla moglie e, ironia della sorte, a Taylor. Nello stesso letto, appaiono anche Rihanna accanto all’ex Chris Brown, Caitlyn Jenner, George W. Bush, Amber Rose, Donald Trump, Anna Wintour, Bill Cosby e Ray J.

Le statue di cera, che riproducono fedelmente tutti i personaggi rappresentati, non sono state  gradite da tutti i presenti in sala, così come l’ultima fatica di West.

Come avrà reagito la dolce Taylor? Fonti vicine alla star, hanno riferito a hollywoodlife.com che: ” Taylor è furiosa per quel video e si è sentita aggredita. Sapeva che Kanye West è imprevedibile, ma non immaginava potesse spingersi così oltre“.

Per il momento, il video è stato rimosso per buona pace della Swift che forse, silente, starà già preparando la sua contromossa.

 

 

 

Perché Daesh non rivendica l’attentato di Istanbul?

Negli attacchi terroristici di Daesh la procedura è sempre la stessa: prima scoppia la bomba poi parte la campagna di propaganda in cui Daesh rivendica l’attentato e lo paragona a un segno della provvidenza.
Dopo l’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul, però, non è arrivata nessuna rivendicazione. I turchi hanno subito dato la colpa a Daesh ma dallo Stato Islamico non è uscito niente, come, in realtà, non è mai uscita nessuna rivendicazione per nessuno dei purtroppo numerosi attentati in Turchia, Perché?


Gli esperti di terrorismo dicono il silenzio di Daesh riguardo gli attacchi in Turchia nasce dal desiderio di conservare i favori dei simpatizzanti locali, dalla volontà di sfruttare il conflitto tra turchi e curdi e di minare la posizione di Recep Tayyip Erdogan.


Nell’ultimo periodo la coalizione internazionale è avanzata in modo significativo e i turchi hanno, finalmente, deciso di chiudere il confine tra la Siria e la Turchia. La reazione di Daesh è stata l’attacco all’Ataturk Havalimani, l’aeroporto internazionale più grande della Turchia e uno dei più grandi e trafficati dell’aerea.


La Turchia ha bloccato i principali accessi dei foreign fighters di Daesh all’area siriana così come l’uscita degli stessi dalle zone di combattimento. In aggiunta al permesso di utilizzare la sua base di Incirlik per gli attacchi della coalizione internazionale è bastato per provocare le ire del califfo.


Nonostante la mancanza di una chiara rivendicazione ci sono molti indizi che portano al califfato. I Curdi hanno quasi sempre colpito o militari o poliziotti. Le cinture esplosive sono una prerogativa di Daesh e il metodo con cui l’attacco è stato organizzato sta diventando un marchio d fabbrica del califfato: più persone che si fanno esplodere in sequenza solo dopo aver ucciso quante più persone possibili con un fucile automatico.


Tra il 2015 e oggi ci sono stati almeno 5 attentati dinamitardi in Turchia collegati a Daesh e nessuno di questi è stato rivendicato.
In Turchia lo Stato Islamico ha una certa base di simpatizzanti e fatica a dichiarare pubblicamente di aver attaccato il territorio turco. Lo Stato Islamico prende reclute in Turchia, raccoglie fondi, passa dal confine turco per far entrare e uscire i foreign fighters. Daesh non vuole che questo cambi.


Lo Stato Islamico ha ancora un punto di accesso sul confine siriano-turco, gli avanzamenti delle forze curde e siriane nelle città di Manbij e al-Bab minacciano di tagliare anche quell’ultima linea di accesso. La bomba potrebbe essere un messaggio alla Turchia: abbiamo bisogno di un punto di accesso.
Non rivendicando l’attentato, inoltre, Daesh spiana la strada ad Ankara nel caso questi ultimi vogliano incolpare i curdi. Gli stessi curdi che sono diventati l’avversario più temibile per i miliziani dello Stato Islamico.


Nessuno ad Ankara vuole che i curdi abbiano successo dal punto di vista militare e che creino un loro stato a nord della Siria e il nemico comune potrebbe avvicinarei due attori che hanno interessi diametralmente opposti in quasi tutto.


La Turchia è stata ampiamente criticata per aver chiuso più di un occhio nei confronti di Daesh e la motivazione principale è che avevano un nemico comune: Bashar al-Assad. La rilassatezza nei controlli nei confronti dei foreign fighter di Daesh ha pero reso vulnerabile la Turchia nei confronti degli attacchi di quest’ultimi e ora che Erdogan ha provato ad essere più rigido questa è la risposta. Prima del cambio di politica non vi era stato nessun attacco sul territorio dello stato che confinava con i territori controllati dallo Stato Islamico.


Ora la Turchia, grazie alle sue politiche, si trova in mezzo ai due fuochi. Nel caso l’esercito turco, uno dei più grandi ed equipaggiati al mondo, decidesse di entrare nel conflitto per Daesh la situazione diventerebbe drammatica ma i turchi sarebbero costretti ad avventurarsi in un terreno minato. In Siria i turchi si farebbero sparare dietro da: Daesh, dai Curdi e dai governativi siriani. Troppi nemici anche per Erdogan.

Roxana Nesfintu presenta la sua collezione a Milano Moda Graduate

La Camera Nazionale della Moda Italiana e Piattaforma Sistema Formativo Moda hanno presentato il 28 e 29 giugno la seconda edizione di Milano Moda Graduate.

Milano Moda Graduate è l’annuale appuntamento nato per celebrare le eccellenze delle scuole di moda italiane e il 29 giugno hanno sfilato i migliori studenti in Fashion Design dell’Accademia Belle Arti di Brera, una vetrina importantissima per dimostrare la crescita del loro percorso formativo ed un trampolino di lancio nel mondo della moda.

Dopo un lungo lavoro di ricerca, spicca tra gli studenti la designer Roxana Nesfintu che, grazie a questa occasione, ha potuto vivere l’atmosfera di una vera e propria sfilata di moda, presentando la sua collezione “Sintesi Sintetica“.

La collezione “Sintesi Sintetica” di Roxana Nesfintu:



La collezione, composta da 6 capi, nasce da un progetto di tesi incentrato sul ritorno alla couture. Una ricerca sperimentale che pone attenzione alla manualità della lavorazione, sono stati infatti utilizzati materiali dal forte “impatto tattile” e visivo, quali il silicone.



Il silicone, materiale abbastanza inconsueto per l’uso in moda, regala al capo una tridimensionalità unica; le lavorazioni a mano e il mix di tessuti leggeri e opachi, quali l’organza, lo chiffon e il tulle, donano agli abiti un’allure originale che lo rendono unico.



E’ questo l’intento della designer Roxana Nesfintu, l’eliminazione del fast fashion, per un ritorno all’esclusività, un messaggio che porta con sé il concetto di qualità e di riduzione dello spreco, in quanto alcuni capi di noti brand low cost risultano essere trendy una stagione, mentre la successiva finiscono nel dimenticatoio o addirittura nel cestino.



L’approccio di Roxana Nesfintu è artistico, le lavorazioni in silicone ricordano la consistenza delle paste o degli acquerelli su una tela, le sfumature monocrome riportano ai dripping di Pollock, all’incresparsi delle onde, le forme sono geometriche e la vestibilità femminile.

Un nuovo modo di interpretare la moda quella di Roxana Nesfintu, fatta di contrasti forti, di bianchi e neri, abiti fragili, tessuti impalpabili ma lavorazioni che ti spingono a toccare, consistente diverse, quasi s’indossasse un’opera d’arte.







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L’hotel più lussuoso dei laghi, Villa e Palazzo Aminta – un angolo di Paradiso

Quanti artisti sono alla ricerca di un posto che li ispiri? Pensiamo ai giardini di Giverny di Claude Monet, ai campi di grano di Van Gogh o  alle case di piacere di Henri de Toulouse Lautrec; ciascuno di loro ha scelto un luogo che li rappresentasse o che potesse rappresentare al meglio la loro arte.

Tra i luoghi meta di viaggio, punto di creatività e alcova per i più passionali, spicca Villa e Palazzo Aminta, gioiello che si affaccia sul Lago Maggiore.

Si dice che Hemingway scegliesse la suite dell’ultimo piano di Villa e Palazzo Aminta, in cerca di silenzio e per godere della vista delle calme acque del lago.

Liz Taylor e Richard Burton, la coppia più chiacchierata dei ’60, scelsero Villa e Palazzo Aminta per la loro fuga d’amore, tra le tante, tra litigi e rappacificazioni, tra scenate e costosissimi gioielli.

Una dimora storica che domina il Golfo Borromeo, situato nel borgo millenario di Stresa, che l’ammiraglio della regia Marina Militare Italiana Francesco Capece, fece chiamare come la sua amata moglie: Aminta.

La struttura è un hotel a 5 stelle lusso, curato in ogni minimo dettaglio, impreziosito da arabeschi e volute in stile orientale, mobili antichi, lampadari in murano, porcellane, tappezzerie di pregio. L’atmosfera che si respira è raffinata, elegante, di grande gusto e sensibilità per l’arte; tutta la villa è circondata da un grande giardino fiorito e dispone di un parco privato che si affaccia sul Lago Maggiore.

L’attenzione all’innovazione è un altro fiore all’occhiello dell’eccellenza di Villa e Palazzo Aminta; da poco sono stati svolti dei lavori di ristrutturazione di alcune suite, che dispongono delle più moderne tecnologie e di un arredamento contemporaneo e ricercato.

Motivo d’orgoglio di questa scelta, la Suite Borromea (n.900), sita al quinto ed ultimo piano dell’ala Palazzo; la suite dispone di piscina jacuzzi nel grande terrazzo che si affaccia sulle isole, attrezzato di tavolo e sedie in ferro battuto, un’ampia zona giorno con vista prevede un arredamento ricercato sui toni del silver e del rosso, con ampie poltrone in velluto e tende ricamate.
La piscina jacuzzi situata nel terrazzo è coperta e gode di ottima privacy. Uno scrittoio in stile antico è dedicato ai più solitari che, ammirando la splendida vista della camera, si concedono ancora del tempo per scrivere lettere.

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Qui vi alloggiò un tempo la bellissima attrice, stiamo parlando della Liz Taylor Suite, due disponibili situate nell’ala Palazzo, una al terzo e l’altra al quarto piano. Le suites dispongono di un’ampia vista lago e superano i 120 mq. Un luogo magico che rievoca atmosfere passate.

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Facente parte dell’esclusiva ristrutturazione, la Suite dei Fiori sita al quarto piano della Villa: è disposta su due livelli, collegati da una scala interna. Lo spazio living si trova nella parte superiore della camera, la zona notte gode della vista lago. Un piccolo gioiello sui toni del lavanda e sulle sfumature del viola, un luogo dove ricercare relax immerso in un ambiente ricco di storia.

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Ed infine, altra figlia della rimodernizzazione delle più belle camere di Villa e Palazzo Aminta, per i più esigenti, Suite Belvdere, sui toni dell’azzurro e del blu cobalto, con dettagli gold e veneziani. L’ambiente è luminoso e dispone di tutti i servizi di comfort.

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Ma il Resort ha pensato anche di regalare uno spazio per gli amanti del buon vino e per degustare i migliori prodotti della zona, tra salumi e formaggi: la Winery. Un ambiente elegante in uno spazio nuovo dell’hotel, ove possibile prenotare per una cena esclusiva, un angolo dedicato al food e alle tradizioni locali, un’ala relax dove poter conversare in tutta tranquillità.

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Dalla “Belle Epoque” ad oggi, Villa e Palazzo Aminta rimane la struttura più ambita e lussuosa dei laghi, un angolo di paradiso sotto la direzione della famiglia Zanetta.

Per un soggiorno di vacanza, la Villa dispone inoltre di Area Fitness, Area Benessere con trattamenti personalizzabili e due ristoranti con menu differenti.

Scopri qui altri dettagli delle Suites di Villa e Palazzo Aminta:



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Villa e Palazzo Aminta, Stresa

(foto @Miriam De Nicolo’)

Viktor & Rolf lancia la collezione bridal

Correva l’anno 2006 quando, la griffe Viktor & Rolf, proponeva una capsule collection di abiti da sposa per il colosso svedese H&M.

Viktor Hosting e Rolf Snoeren, il duo di stilisti padri fondatori della maison, sembra ci abbiano preso gusto e si apprestano a lanciare una collezione interamente dedicata al bridal.

 

Abito risalente alla capsule collection Viktor & Rolf SS 14 (fonte immagine vogue.co.uk)

Abito risalente alla capsule collection Viktor & Rolf SS 14 (fonte immagine vogue.co.uk)

 

 

Hosting e Snoeren, hanno infatti collaborato con Justin Alexander (celebre couturier di abiti da sposa), per il loro progetto, che sfilerà ad ottobre in occasione della New York Bridal Week ma che verrà presentato in anteprima durante le sfilate Haute Couture che si terranno a Parigi a partire dal prossimo 3 luglio 2016.

 

 

 

Fonte cover the-talks.com

 

Kering condannata a versare 13 milioni di euro a Hedi Slimane

Kering, la multinazionale del lusso fondata François Pinault dovrà versare, nelle tasche dello stilista Hedi Slimane, ben 13 milioni di euro  a fronte della clausola di non concorrenza che impegnava il designer a non siglare collaborazioni esterne durante l’impegno lavorativo in Saint Laurent.

Ma facciamo un passo indietro nella spy story.

L’ex direttore creativo della maison, aveva fatto causa al gruppo francese dopo richiesta di ripristino del patto di non concorrenza, rimossa da Kering e giustificata con la volontà del gruppo di lasciare libero il couturier.

Perché mai, uno stilista affermato come Hedi Slimane, ha chiesto la rimessa in vigore di tale clausola?

I dettagli non sono stati ancora del tutto chiariti, ma quel che è certo, è che il Tribunale ha ritenuto valida la richiesta dello stilista ed ha sanzionato Kering.

Questo disaccordo non altera il riconoscimento più che positivo per il contributo di Hedi Slimane, che, insieme al team di Saint Laurent, ha rilanciato la maison, durante i sui quattro anni di direzione creativa e artistica“, avevano dichiarato da Saint Laurent qualche giorno fa ed oggi ci chiediamo: la stima nei confronti dello stilista, è rimasta invariata dopo lo sgambetto arrecato ai danni del gruppo?

 

 

 

Fonte cover hypebeast.com

 

 

La vita dopo Brexit

I leader europei hanno tenuto il loro primo incontro in 43 anni senza rappresentanti inglesi, questo è uno dei primi effetti della Brexit.
L’incontro è avvenuto dopo la cena d’addio tra Cameron e gli altri leader in cui i convenuti hanno ribadito, gli uni agli altri, che il volere del popolo inglese deve essere rispettato.


Il messaggio che ora l’UE vuole dare al mondo è che la Brexit è stata metabolizza e ora si torna in affari. I mercati hanno bisogno di certezze, la loro mancanza sta bruciando soldi come quasi nessuna crisi recente ha mai fatto, i leader europei vogliono darne il più velocemente possibile.


Sia Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, che Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, hanno puntualizzato che il prossimo passo spetta al Regno Unito, esso deve comunicare formalmente l’intenzione di avvalersi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona e solo dopo questa comunicazione informale potranno iniziare le negoziazioni.


Tusk ha aggiunto che l’UE vuole che il Regno Unito rimanga un alleato vicino nel futuro prossimo ma il tutto all’interno delle regole. Il riferimento è all’entrata del UK nel SEE (Spazio economico europeo) alla guisa di Norvegia e Islanda come prospettato da Boris Johnson. Tusk ha ribadito che l’adesione al SEE è condizionato dall’adesione ai principi europei, per cui libera circolazione di merci e persone, ad esempio. Clausola difficile da accettare dato che la maggior parte dei votanti ha deciso di uscire dall’UE per mettere un freno al flusso migratorio.


Tutti i primi ministri che hanno partecipato all’incontro oggi hanno sottolineato come il voto britannico debba essere un monito a tutti i politici europei che “giocano” con il populismo.
Le 27 nazioni rimanenti hanno deciso di muoversi velocemente dicendo che accettano la decisione britannica con tristezza ma puntualizzano che l’uscita deve svolgersi con ordine e velocità in modo da stabilizzare i mercati internazionali.


Il meeting è stato informale perché una esclusione del Regno Unito, ancora formalmente un membro, sarebbe stato impossibile altrimenti.
I leader si sono ripromessi di tenere un altro meeting in Slovacchia in settembre, uno spostamento che potrebbe essere un messaggio verso i membri europei dell’est, quelli in cui l’euroscetticismo dovuto all’ondata migratoria si è manifestato con maggior virulenza.


L’incontro è stato anche un simbolo di solidità e solidarietà in un momento di difficolta per l’UE al di là di Brexit. Le potenze europee come Italia, Germania e Francia spingono per una maggiore integrazione mentre gli stati dell’est, quelli di più recente adesione, sono molti più cauti nel dare maggiori poteri a Bruxelles.
Ora come ora è meglio che Renzi, la Merkel e Hollande si concentrino sui lati positivi dell’Europa e non cerchino di costringere con la paura gli altri stati ad una integrazione più profonda.

Bar Refaeli in dolce attesa

Cicogna in arrivo per la bellissima top model israeliana Bar Refaeli, che sta per diventare mamma. L’annuncio della gravidanza e il pancione che cresce sono stati documentati passo passo tramite i social network, in primis su Instagram, dove la splendida Bar è seguita da milioni di follower.

Non si contano più le foto postate da lei stessa: immagini in cui la futura mamma appare semplicemente radiosa. La bellezza della modella, classe 1985, è stata, qualora possibile, ulteriormente messa in risalto dal lieto evento. E ora, come altre mamme famose prima di lei hanno già fatto, la troviamo sulla cover di Elle, dove posa in forma smagliante con il pancione in bella mostra.

Ex storica di Leonardo di Caprio, la modella ha baciato diversi rospi prima di incontrare il principe azzurro: solo pochi anni fa rilasciava interviste in cui ammetteva di sentirsi un cuore solitario, dichiarandosi infelicemente single. Che cotanta avvenenza fisica spaventasse i suoi pretendenti? Tuttavia Bar non si è persa d’animo e, statuaria come sempre, è convolata a nozze l’anno scorso con il businessman israeliano Adi Ezra, fasciata in un bellissimo abito da sposa firmato Chloé. Ora la notizia dell’imminente maternità, trasformatasi in breve in un evento mediatico.

(Foto Dailymail)

Bar Refaeli mostra orgogliosamente il pancione (Foto Dailymail)



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Uno scatto condiviso dalla top model sul suo profilo Instagram

Attacco all’aeroporto di Istanbul: si contano 41 vittime e oltre 230 feriti

Il numero delle vittime dell’attacco all’aeroporto di Istanbul continua a salire: sarebbero 41 i morti, di cui 13 stranieri, e almeno 230 i feriti. Una vera mattanza che ha sconvolto la notte della capitale turca. Tra le vittime anche i tre kamikaze, che intorno alle 22 hanno aperto il fuoco ai controlli di sicurezza, nella zona degli arrivi, per poi farsi saltare in aria. La polizia turca sospetta però che il commando fosse composto da 7 persone: tre sono morte durante l’esplosione in aeroporto, una donna è stata arrestata ieri sera e altri tre sarebbero in fuga. L’identità degli attentatori non è stata ancora resa nota, ma dalle indagini si evince che fossero tutti cittadini stranieri. E mentre prosegue la tragica identificazione delle vittime e dei feriti, cominciano a farsi strada le prime ipotesi sull’attentato in Turchia.


Il premier turco, Binali Yildirim, è stato il primo a ventilare l’ipotesi di un attentato dell’Isis. La Turchia è un Paese da tempo nel mirino dello Stato Islamico, perché è riuscita a contenere gli estremismi e ad ingaggiare una positiva lotta al terrorismo, anche normalizzando i rapporti con la Russia e con Israele. Ed ecco che lo spettro dell’Isis avanza, supportato anche dalle dinamiche dell’attacco all’aeroporto di Istanbul. Lo scalo di Atatürk rientrerebbe nella tipologia di obiettivi sensibili: luoghi molto affollati, in cui si mette in atto un proficuo incontro fra culture, così come era successo recentemente nell’attentato di Bruxelles e in quelli di Parigi. Intanto il governo turco cerca di evitare allarmismi, limitando la circolazione di immagini e informazioni sull’attacco terroristico anche grazie al rallentamento di twitter e facebook, in alcuni momenti del tutto inaccessibili.

Tendenze Primavera/Estate 2016: marinière

Tra i fashion trend per la Primavera/Estate 2016 regna lo stile marinière: preparatevi ad un’invasione di righe, declinate in tutte le versioni. Ce n’è davvero per tutti i gusti, da indossare dal giorno alla sera. Righe che hanno dominato le passerelle: onnipresenti nelle collezioni di moltissimi brand, quello che da sempre è un passepartout del guardaroba femminile (e non solo) e un evergreen estivo, si è imposto come un must have della stagione corrente.

Tanti sono stati i designer che hanno cavalcato la tendenza, da Elisabetta Franchi, che propone un patchwork di stampe rigorosamente a righe, a Ralph Lauren: quest’ultimo ha unito una full immersion di capi marinière allo stile pulito ed essenziale tipico della maison. Inoltre lo stilista statunitense è riuscito anche a sdoganare le righe come stampa che impreziosisce lunghi e sontuosi abiti da sera.

La fantasia non manca neanche in casa Max Mara: qui lo stile marinière è stato protagonista assoluto della sfilata Primavera/Estate 2016: da caban a righe a trench, da abiti interi a pantaloni, le righe erano il fil rouge di una collezione ricca di suggestioni e fascino. La donna Max Mara sembra perfetta per una regata chic, tra righe all over spesso abbinate a stampe con stelle o comunque dettagli che rimandano all’immaginario della vela: mood ideale per un’estate all’insegna dello stile.

Max Mara

Max Mara



Ralph Lauren

Ralph Lauren




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Righe hanno caratterizzato anche la sfilata Christian Dior, che esaspera i colori e la stampa marinière attraverso cromie accese e capi dalle proporzioni over. Eleganza e giochi cromatici che vedono ancora le righe protagoniste indiscusse da Erika Cavallini, in una collezione sofisticata e sorprendente. Dolce & Gabbana hanno declinato in chiave ironica la stampa classica rigata, indugiando in colori fluo per caftani e abiti dal mood Fifties, in un omaggio al Bel Paese. Cavalcano ancora la tendenza Sportmax ed Iceberg, con stampe ardite e capi funzionali e perfetti per l’estate 2016.

Eliza Cummings, foto di David Bellemere Marie Claire Italia, aprile 2016

Eliza Cummings, foto di David Bellemere per Marie Claire Italia, aprile 2016



(Foto cover Marie Claire Italia)


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Adidas. Kate Moss ancora testimonial delle Gazelle

Sono state il vezzo per molte generazioni. Indossate da adolescenti e dai non più giovani, abbinate a look casual.

Lanciate sul mercato nel lontano 1960, hanno unito appassionati di grunge, reggae e Britpop, scrivendo un capitolo importante per la storia delle calzature.

Il successo  delle Gazelle, però, arriva al culmine nel 1993 quando, una splendida e quasi inesperta Kate Moss, viene chiamata ad interpretare lo stile delle calzature, nella campagna pubblicitaria firmata da  Denzil McNeelance.

 

Anni '90. Kate Moss indossa le Gazelle di Adidas Original (fonte immagine pinterest)

Anni ’90. Kate Moss indossa le Gazelle di Adidas Original (fonte immagine pinterest)

 

 

Gazelle era la sneakers che tutti abbiamo indossato negli anni novanta. Ha quel look senza tempo, che non passa mai. Io ero, e in realtà sono sempre stata un’Adidas girl“, ha dichiarato la top model.

Sono passati più di vent’anni dalla fortunatissima ADV ed oggi, per rilanciare il modello, Adidas Original si affida all’estro creativo dell’artista Doug Abraham che ha attualizzato lo scatto del fotografo Denzil McNeelance.

 

 

 

Fonte cover Elle.com

Lo stile di Kate Middleton

Kate Middleton non è solo la borghese che è riuscita a far capitolare William d’Inghilterra, entrando nei libri di storia e divenendo protagonista indiscussa del gossip: la giovane Duchessa di Cambridge è riuscita negli anni ad imporsi anche come un’icona di stile internazionale. Sofisticata e sempre impeccabile, ha portato a Buckingham Palace una ventata di freschezza sdoganando uno stile giovane.

Borghese eppure aristocratico il suo stile: proverbiali i tailleurini dal piglio classico, come quello rosso firmato Luisa Spagnoli che Kate Middleton ha indossato diverse volte, a partire dalla prima uscita pubblica dopo il fidanzamento ufficiale con William. Eleganza classica si unisce a dettagli country, come gli stivali, che la Duchessa indossa spesso sopra i jeans ma anche su cappottini bon ton.

E la rivoluzione Kate non finisce qui: la giovane ha sfatato tabù e pregiudizi, non solo acquistando spesso e volentieri capi dichiaratamente low cost, aggiudicandosi così i favori della Regina Elisabetta, ma anche indossando più volte la stessa mise, magari rivisitata attraverso accessori diversi. Colori vivaci ma anche toni scuri, che indugiano sul viola, sul blu e sul marrone, negli outfit sfoggiati dalla bella Kate. Spesso il suo stile sembra aver tratto ispirazione dalla indimenticabile figura di Lady Diana.

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Kate Middleton in una delle sue mise più recenti



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(Foto: Glamour)



E se le scarpe a mezzo tacco che la Duchessa di Cambridge sempre prediligere lasciano alquanto a desiderare, la sua passione per i cappellini affascina sempre più: fascinator e hatinator rientrano pienamente nella tradizione british. Da sempre must have incontrastato che i membri della Royal Family indossano durante cerimonie ed eventi ufficiali, ora gli eccentrici cappellini divengono grazie a Kate Middleton un accessorio fashion, magari da indossare sopra un tailleur al posto del classico basco alla francese.


SFOGLIA LA GALLERY:




Bella e caparbia, Kate Middleton appare ancora in forma smagliante anche dopo le due gravidanze. Ultimamente il suo stile ha subito una svolta, forse su consiglio di uno stylist, o solo grazie all’occhio attento della Duchessa, che ha carpito le nuove tendenze fashion: l’abbiamo vista indossare più volte abiti stampati in pieno stile boho-chic. Lunghi chemisier dal piglio etnico accanto a tubini a stampa tapestry. Il nuovo look le dona moltissimo e aggiunge al suo stile un tocco in più che la rende ancora più iconica.

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Kate Middleton in Luisa Spagnoli



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La duchessa di Cambridge in una mise boho-chic




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Barbara Palvin nuovo volto di Acqua di Gioia

Il nuovo volto scelto da Giorgio Armani per la sua fragranza femminile Acqua di Gioia è quello di Barbara Palvin. La giovane top model è perfetta testimone del profumo: un volto dai lineamenti delicati su curve da capogiro, Barbara Palvin è protagonista della nuova campagna pubblicitaria che la immortala come una ninfa tra le acque.

Nata a Budapest l’8 ottobre 1993, occhi azzurri e capelli castani, Barbara Palvin è uno dei volti più belli della moda. Tantissime le cover ottenute nei principali magazine patinati: volto di Victoria’s Secret, la splendida modella è stata immortalata anche su Sports Illustrated.

Scoperta a soli 13 anni dalla IMG Models, ha lavorato in diverse nazioni prima di sfilare per Prada, nel febbraio 2010. Da lì la fama internazionale. Tantissimi i contratti, non ultimo quello per L’Oréal Paris. L’abbiamo vista calcare i red carpet durante il Festival del Cinema di Cannes.

Barbara Palvin nella nuova campagna pubblicitaria del profumo Acqua di Giò

Barbara Palvin nella nuova campagna pubblicitaria del profumo Acqua di Giò



Barbara Palvin in uno scatto di Karim Sadli

Barbara Palvin in uno scatto di Karim Sadli



Barbara Palvin al Festival di Cannes, 2014 (Foto Gotceleb)

Barbara Palvin al Festival di Cannes, 2014 (Foto Gotceleb)



Ora la splendida supermodella presta il volto ad Acqua di Gioia e a due nuovi profumi appena usciti: Sun di Gioia e Air di Gioia. Un’unione primordiale con gli elementi della natura per fragranze cariche di energia e bellezza, perfettamente incarnati dalla Palvin. Bellezza acqua e sapone e sorriso sbarazzino, la modella in soli pochi anni si è imposta come uno dei volti più ricercati del fashion biz.

Barbara Palvin su Elle Russia, aprile 2016

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La modella al Festival di Cannes 2016

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L’eleganza del cibo: a Manhattan va in mostra l’eccellenza Made in Italy

Fino al 4 luglio, al Chelsea Market di Manhattan, va in scena “L’eleganza del gusto. Tales about Food and Fashion“, la mostra curata da Bonizza Giordani Aragno e Stefano Dominella (Ceo della maison Gattinoni), che coniuga cibo e moda.

Giorgio Armani, Etro, Gattinoni, Laura Biagiotti, Salvatore Ferragamo, Valentino, Gucci e Moschino, hanno offerto le loro realizzazioni (in tutto 58), per incrementare il successo dell’esposizione.

 

(Fonte immagine ANSA)

(Fonte immagine ANSA)

 

 

La creazione di Armani, scelta dalla linea Armani Privé, è ispirata alla pianta di Bambù. Salvatore Ferragamo, mette a disposizione le calzature provenienti dagli archivi del marchio; Etro, propone capi con stampe che rimandano ai banchetti italiani con pietanze ricche e colorate.

Stefano Dominella, ai microfoni di ANSA, ha così  spiegato l’esibizione: “Anche il cibo stimola la creatività dei grandi stilisti, il nostro Made in Italy può trarre ispirazione da qualunque cosa . Questa e’ una mostra trasversale che parla di moda e food, due cose che rendono famoso il nostro Paese nel mondo”.

La mostra, ha lo scopo di promuovere le eccellenze del Made in Italy negli Usa ed è legata al piano speciale lanciato dal governo italiano per sostenere le maestranze italiane.

 

 

Fonte cover Paolo Belletti

In mostra a Cesena Marcello Mastroianni

Si è aperta a Cesena, in occasione del ventennale della morte di Marcello Mastroianni, la mostra fotografica intitolata Ciao Marcello!Il Comune di Cesena e la Fondazione Cineteca di Bologna omaggiano il divo italiano con una retrospettiva inaugurata il 24 giugno presso la Galleria d’Arte Comunale di Palazzo del Ridotto.

Incarnazione più emblematica del latin lover italiano, ma anche sex symbol ironico e versatile che, attraverso i mille ruoli interpretati, ha saputo imporsi come pochi nel cinema. La mostra ripercorre in sette sezioni l’intera carriera di Mastroianni, dagli esordi alla maturità, dai sodalizi storici con attrici e registi alla celebrità, durante gli anni della Dolce Vita.

Da Ettore Scola a Fellini, numerose le collaborazioni cinematografiche, come il sodalizio con la collega e amica di una vita, Sophia Loren, fino alla sua storia d’amore con la diva francese Catherine Deneuve, da cui l’attore ebbe la figlia Chiara.
La mostra, ad ingresso gratuito, rimarrà allestita fino all’11 luglio 2016.

MarcelloMastroianni

Marcello Mastroianni



la dolce vita

L’attore in una delle sue interpretazioni più celebri, ne “La Dolce Vita”

Paul Smith omaggia Bob Marley e inneggia alla pace

Ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week il fascino british firmato Paul Smith. Una Primavera/Estate 2017 all’insegna del colore: una full immersion nelle nuance caraibiche, per una collezione che non disdegna i colori fluo: dall’arancio al giallo canarino fino al verde mela per giacche dal taglio sartoriale e camicie.

Ironico e frizzante, l’uomo Paul Smith avanza sulla passerella come fosse direttamente uscito da un’ambientazione giamaicana: e proprio sulle note di Bob Marley che prende vita una sfilata ricca di suggestioni. E accanto alla stampa caleidoscopica che ricorda l’arcobaleno è onnipresente su bluse e profilata nei dettagli, ecco sbucare da ogni dove il simbolo della pace, che sembra costituire il leit motiv dell’intero défilé: lo ritroviamo nelle cinture come logo stampato all over.

Tra jeans ricamati e tute da lavoro che sembrano rubate alla working class ecco la sartorialità tipica del brand inglese, con completi classici sapientemente sdrammatizzati attraverso le nuance fluo. Torna prepotentemente alla ribalta un must have evergreen della stagione estiva: il pantalone bianco, da indossare qui coordinato a capi coloratissimi. Ai piedi dell’uomo Paul Smith ironiche espadrillas anch’esse declinate nei colori dell’arcobaleno.

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Stampe tropicali imperversano tra decorazioni floreali e denim all over. Audaci ed iconiche le nuance scelte, tra un tartan in chiave Seventies e citazioni tecno. L’uomo visto da Paul Smith è ricco di verve e personalità e affronta la stagione estiva con classe ed eleganza, in bilico tra passato e presente.

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(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)


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La Brexit ci sarà davvero, quindi?

Il fronte pro Brexit ha vinto il referendum e di conseguenza il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione europea dopo il tempo di negoziazione di 2 anni ma non tutti sembrano così certi del futuro, soprattutto i leader della campagna Leave.


La decisione del popolo britannico non è legalmente vincolante, il referendum è consultivo e sarà il governo che dovrà formalmente invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e dare il via formale al processo di uscita dalla UE.


Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra e uno dei principali sostenitori della campagna pro Brexit è uno candidati più accreditati a sostituire il primo ministro David Cameron. Nonostante questo, in una delle sue prime interviste post referendum ha sostenuto che il Regno Unito è parte dell’Europa e lo sarà sempre e qualsiasi cambio avverrà senza alcuna fretta. Johnson ha anche dichiarato che il Regno unito potrebbe rimanere nel mercato unico come come la Norvegia. I leader europei si sono subito detti contrari all’ipotesi e hanno sollecitato Londra a invocare l’articolo 50.


Johnson ha anche tentato di spiegare come il voto potrebbe essere una leva per negoziare un accordo con l’UE più favorevole del precedente.
Cameron, che prima ha proposto il referendum poi lo ha combattuto ha dato le sue dimissioni e ha detto che sarà un compito del suo successore negoziare con l’UE. Le dimissioni di Cameron sono state strategiche, prima dell’elezione del suo successore passeranno tre mesi e la polarizzazione della campagna sarà scemata mentre i primi sconquassi economici si faranno sentire sulla pelle dei votanti.


Un esempio di referendum non rispettato è stato quello con cui i Greci avevano rifiutato l’austerità imposta dall’Europa chiesta in cambio di un pacchetto da 86 miliardi di euro per risollevare l’economia. Peccato che il primo ministro Tsipras ha semplicemente utilizzato il referendum per negoziare condizioni migliori con la troika. Il piano non funzionò e la Grecia fu costretta ad accettare condizioni durissime per non andare in default.
Lo stesso successe in Irlanda dove il popolo decise di non adottare il rinnovamento del Trattato di Lisbona peccato che Dublino lo adottò neanche un anno dopo il referendum.


Il disastro post-Brexit intanto continua a infuriare sulle borse mondiali: la sterlina è ai minimi storici dal 1985, le borse mondiali sono in una condizione di stress che non si vedeva da anni e le agenzie di rating hanno abbassato le valutazione del debito pubblico dello UK. Standard & Poor’s è passato da AAA a AA, Fitch da AA+ a AA.


Ora la palla passa ai leader europei che potrebbero punire il Regno Unito ma lasciarlo rimanere nell’UE o negoziare condizioni molto favorevoli all’Europa minacciando Londra di lasciarla andare verso una rovina finanziaria praticamente certa, come è già stato fatto con la Grecia o decidere di essere inamovibili e dividersi le spoglie di una delle capitali finanziarie mondiali.


Per ora sembra prevalere la linea dura; Renzi, Hollande e la Merkel hanno ribadito che non hanno intenzione di iniziare nessun colloquio informale prima della comunicazione da parte del governo del Regno Unito della loro intenzione di avvalersi dell’articolo 50.


Gli europei sanno che perdere la Gran Bretagna sarebbe doloroso, sono la seconda economia europea dopo la Germania, ma sembra si stiano facendo la bocca alle opportunità che la Brexit porterebbe.


Nel mentre Scozia, Irlanda del Nord e Gibilterra parlano sempre più spesso di secessione. In tutti e tre i territori il remain ha vinto con largo margine e i loro collegamenti con la UE sono strettissimi. A Londra invece si parla di un altro referendum o di elezioni anticipate. Nel caso di elezioni anticipate i Labour, probabilmente, faranno campagna sulla loro volontà di rimanere in Europa e nel caso di vittoria i risultati del referendum sarebbero in parte sconfessati. Non resta che aspettare e ripararsi dalla tempesta finanziaria.

BEAUTY – Caitlyn Jenner. Una moderna Beauty Icon

BEAUTY – Nell’ultima settimana di Giugno, le grandi capitali come Milano, Londra, Istanbul e New York si tingono di arcobaleno, per ricordare che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna. Migliaglia di persone sfilano per testimoniare con orgoglio la propria diversita’ sessuale, il “Gay Pride”. Inoltre, si celebra anche il 28 Giugno, data simbolo del movimento di liberazione sessuale, nato negli anni 60′

In questo articolo vi parlero’ di Caitlyn Jenner, moderna Beauty Icon che ha acceso i riflettori sulla Teoria del Gender . Teoria che che negherebbe l’esistenza delle differenze sessuali, sostenendo che maschio e femmina altro non sono che delle “costruzioni sociali”. Se le differenze sessuali non esistono e se il sesso è irrilevante il diritto sara’ uguale per tutti.



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Bio
Caitlyn Jenner (28/Ottobre/1976), precedentemente noto come William Bruce , fu un atleta di fama internazionale: medaglia d’oro e pluri vincitore che ha stabilito un record mondiale nel decathlon alle Olimpiadi estive 1976. Dopo tre matrimoni (l’ultimo con Kris Kardashian, ndr.) e sei figli, nel 2015 Bruce Jenner annuncio’ in un noto reality televisivo di essersi sempre sentito donna: da qui inizio’ il suo doloroso ma desiderato percorso di transizione,che hanno fatto lui l’attuale Caitlyn.


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Transizione al gender
L’Olimpico ha dichiarato che l’esperienza emotiva di parlare ai suoi figli circa la transizione, e’ stato lo step piu’ difficile da affrontare. Sua madre, cosi come altri membri della famiglia, ha affermato di essere orgogliosa di Caitlyn e di quanto sia stata coraggiosa a dichiarare la verita’ sulla sua identità.


shmine shmine.com


Prima apparizione come Cait @ Pride 2015
Al Gay Pride Parade 2015, Cait ha fatto la sua prima apparizione in pubblico, in un hotel di New York, dichiarando di non essere mai stata cosi felice. L’evento si e’ svolto dopo la storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha reso legale in tutto il Paese i matrimoni tra persone dello stesso sesso, in nome dell’uguaglianza!
Dopo poco appare sulla copertina di Vanity Fair, preannunciando il lancio della serie televisiva I’am Cait, a lei dedicata.


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Reality star : I AM CAIT
Prima di essere ufficialmente Caitlyn, era noto come il patriarca Kardashian, Bruce Jenner. Per tale ragione, il suo personal make-up artist Kip, ha voluto assicurarsi che la storia della sua transizione non venisse del tutto oscurata da un drammatico make-up. Il look scelto e’ completamente flawless con labbra glossy. Il risultato? Una donna Elegante dallo stile molto Femminile.


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About her makeup:
Come Cait ha dichiarato – Tra l’altro , non ho mai avuto un make-up artist. Mi sono sempre occupata del make -up da sola, fino a quando ho iniziato a girare questo spettacolo, perché, come si sa la televisione ti impone certi canoni di bellezza, ed e’ questo che il pubblico e’ felice di guardare.
Caitlyn è chiaramente una fan dei look delle sue famose figliastre. Ha trovato ispirazione in molti capi indossati da Kim Kardashian, ed ha anche ammesso di aver fatto irruzione negli armadi sia di Kim sia dell’ex moglie Kris Jenner. Incredibile, ma divertente!!
Le guance e le labbra di Cait sono evidenziate dall’effetto glow/sbrobe: Kip ha dichiarato che la Jenner possiede degli zigomi incredibili, che non necessitano modellamento.


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Il brand di cosmetica, Mac cosmetics, le ha dedicato una collezione limitata a sostegno delle organizzazioni e dei programmi dedicati al miglioramento della vita dei transgender.


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La sua battaglia, il suo messaggio
Quando abbiamo iniziato le riprese I Am Cait , sapevo che il mondo intero sarebbe stato a guardare. Per la prima volta nella mia vita, non volevo che la gente parlasse del mio make-up, ma del mio messaggio! – ‘ spiega.
Caitlyn ha sfruttato e sfrutta la sua celebrità per inviare al mondo un messaggio di tolleranza e rispetto verso il prossimo. La sua battaglia e’ quella di abbattere le barriere della paura del diverso, del pregiudizio e dell’omofobia. Accettare le persone per quel che sono e’ il primo passo verso la liberta’ e la pace.




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Cinema: è morto Bud Spencer, aveva 86 anni

Quando il Padreterno mi chiamerà, voglio andare a vedere che cosa succede. Perché se non succede niente, m’in****o. M’hai fatto alzare ogni mattina per ottantasette anni per non andare, alla fine, da nessuna parte? Io, di fronte a tante cose enormi che non comprendiamo, mi posso attaccare solo a lui. E sperare che quando mi chiamerà, mi si chiarirà tutto. Perché oggi, mi dia retta, non si capisce proprio più niente”. Così parlava in una delle sue ultime interviste Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, il gigante buono del cinema italiano. A diffondere la notizia della sua morte è stato ieri sera il figlio Giuseppe: “Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata ‘grazie“.


L’attore era nato a Napoli il 31 ottobre del 1929, e aveva vissuto innumerevoli vite. A Napoli, poi a Roma, poi in Sudamerica seguendo gli spostamenti del padre, si appassiona al nuoto conseguendo importanti risultati. Il debutto sul grande schermo nel 1951 con una piccola parte in Quo Vadis?, poi l’abbandono delle scene e della piscina per tornare in Sudamerica. Lì si sposa con la fidanzata storica Maria e diventa padre di Giuseppe, Christiana e Diamante. Ma il suo ritorno al cinema avviene in grande stile, e lo trasforma nell’idolo di grandi e piccini: è il 1967 e sul set di Dio perdona…io no! incontra Mario Girotti. Ai due viene suggerito di adottare nomi più internazionali, così nascono Bud Spencer e Terence Hill. La coppia funziona da subito e i successivi trionfi al botteghino lo dimostrano. Nasce un genere, quello del western comico, che conquista tutti. C’è l’azione, ci sono (tante!) scazzottate ma c’è sempre una morale. Bud Spencer e Terence Hill raccolgono successi ovunque vadano, in coppia o separatamente: sono gli anni di Lo chiamavano Trinità (1970), Più forte ragazzi (1972), Altrimenti ci arrabbiamo (1974), della serie di Piedone. Ma Spencer si cimenta anche in altri generi, dal thriller alla denuncia sociale. Intanto, trova il tempo di fare un po’ di tutto. In pochi anni fonda una compagnia aerea e una linea di jeans, prende il brevetto di pilota di elicottero, scrive canzoni, pubblica una biografia (Altrimenti mi arrabbio: la mia vita), si diletta anche con la filosofia. Nella mia vita ho fatto di tutto – raccontava Bud Spencerma proprio di tutto. Solo due cose non ho potuto fare: il ballerino classico e il fantino”. Vive i suoi 86 anni al massimo, divertendosi e facendo divertire. Fino a ieri, quando ha lasciato questa terra. Adesso possiamo dire veramente che “Anche gli angeli mangiano fagioli“. 

Max Mara lancia i marchi Tresophie e Aiim

Novità in gruppo Max Mara. Nel 2017, infatti, verranno lanciati sul mercato i marchi Tresophie e Aiim (acronimo di Art is inside me), con l’obiettivo di raggiungere  nuove nicchie di mercato.

Tresophie è la linea dedicata ad una donna capace di interpretare a suo modo, l’abito. La collezione, si comporrà di 52 capi tra cui: dress, jumpsuit, gonne, copri abiti  ed una tiara, che simboleggia l’eleganza di Tresophie.

 

Collezione Tresophie (fonte immagine adnkronos)

Collezione Tresophie (fonte immagine adnkronos)

 

 

Aiim, prende ispirazione dai lavori di Alfons Mucha, pittore e scultore ceco, esponente di spicco dell’Art Nouveau. Certamente più creativa, la linea si presenterà con una selezione di capi che varieranno dal cardigan, al maglioncino fino alle gonne, agli abiti ed i pantaloni, tutti confezionati con tessuti pregiati.

 

(fonte immagine fashionmagazine.it)

(fonte immagine fashionmagazine.it)

 

 

L’arrivo negli stores multimarca d’Italia, Spagna, Russia, Regno Unito e Francia, è previsto per gennaio 2017 ma le clienti avranno la possibilità di acquistare le collezioni anche attraverso l’e-commerce ufficiale, che sarà attivato in concomitanza con i siti tresophie.com e aiimfashion.com.

Vinicio Capossela al Market Sound di Milano

FESTIVAL DEI RECORD

Musica, Street Food & Smart Entertainment
nell’area dei Mercati Generali di Milano
Dal 10 giugno al 7 agosto 2016

Dal 10 giugno al 7 agosto 2016, è ripartito Market Sound, la manifestazione dei record, sotto il cielo di Milano, giunto alla Seconda Edizione. Un fitto programma di concerti live, con grandi nomi della musica italiana e internazionale, quality food e puro divertimento per tutte le età.

Il 29 giugno sul palco del Market Sound, sarà la volta di Vinicio Capossela. La data milanese rientra tra le prime tappe confermate del tour “Polvere” a cui seguirà il tour autunnale “Ombra” nei principali teatri italiani. Venerdì 6 maggio è uscito “Canzoni della Cupa”, il nuovo disco di Vinicio Capossela. Composto da due lati, Polvere e Ombra, “Canzoni della Cupa” è un’opera originale, su cui Capossela ha lavorato per 13 anni e che arriva a 5 anni di distanza dal suo ultimo album di inediti.

E proprio come il disco, anche il nuovo tour di Capossela sarà composto di due lati, per presentare al meglio il mondo folclorico, rurale e mitico espresso in quest’album.
“Le canzoni che affondano nei solchi di questo doppio disco sono canzoni forti e contorte come le radici – ha scritto Capossela a proposito di questo nuovo tour – Il concerto che ne ricaveremo sarà un concerto radicale. Radicale nei timbri, nel repertorio e nella formazione. Doppio è il disco e doppio il concerto. All’aria aperta, nella stagione calda, il concerto denominato “Polvere”. Nel chiuso dei teatri, nell’autunno, il concerto denominato “Ombra”. La sostanza della Polvere sarà di timbri forti, marcati e netti che uniscano in forma di quadri, anzi di stasimi, come nella tragedia greca, i blocchi di cui è costituita la materia emotiva del concerto: e cioè l’ancestrale, l’arcaico, il folk, la serenata, la ballata, la frontiera, la fiesta y feria, e la mitologia.”

 

Le date: 

Vinicio Capossela va ad arricchire il cartellone del Market Sound: Bad Religion (1 luglio); Paddy’s, la festa irlandese: Modena City Ramblers (2 luglio); Slayer + Carcass + Behemoth (4 luglio); Tame Impala (5 luglio); Treves Blues Band special guest Guitar Ray & Gab d (8 luglio); Zarro Night – Schiuma Party (9 luglio); Afterhours (14 luglio); Cosplay Party (16 luglio); Neil Young & Promise Of The Real (18 luglio); Morgan Heritage (19 luglio); The Chemical Brothers + Opening Dj-Set Sigma + After Show Gramatik (22 luglio); Blue Note Sunday Music Village: Romain Collin (24 luglio); Lagwagon (27 luglio); Blue Note Sunday Music Village: Ray Mantilla (7 agosto).

Angelo Inglese, il sarto più ambito d’Inghilterra, conquista Pitti Uomo 90

Veste il principe William, primi ministri, reali e mecenati, ma le sue radici arrivano dalla piccola realtà di Ginosa.


G. Inglese, la sartoria più ambita del Regno Unito, cuce una camicia su misura per le nozze del Principe William e arriva così ad una risonanza di livello mondiale. Ma il suo attaccamento al territorio lo trattiene in quella terra tanto amata che è la Puglia. A Ginosa infatti, in provincia di Taranto, ha sede il negozio dove lavorano i componenti della famiglia Inglese, un destino segnato già nel nome.

E la tradizione è la firma con cui Angelo Inglese si contraddistingue: è nel lontano 1955 che viene fondato il marchio, dalla nonna, maestra camiciaia. Oggi Inglese porta avanti la competenza artigianale specializzata e realizza capi su misura, dalla camicia sartoriale alla cravatta a 10 pieghe.

Presenza fissa a Pitti Uomo, l’evento di moda maschile più atteso dell’anno, Angelo Inglese presenta una linea interamente creata per Karl Edwin Guerre, blogger e fotografo tra i più influenti negli Stati Uniti e non solo. Una capsule collection composta da 4 giacche e 6 camicie in tessuto denim invecchiato; sarà venduta online ad un prezzo più accessibile rispetto ai prodotti G.Inglese, un modo per far conoscere la qualità e il prodotto ad un target più ampio.

Il legame alla propria terra, il radicamento delle tradizioni e uno spirito innovativo sono le chiavi del successo G.Inglese, che rinnova puntualmente la loro storia della camiceria.

stand

lo stand G. Inglese a Piiti Uomo 90



 

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Karl Lagerfeld “veste” l’Acqualina di Miami

L’inarrestabile kaiser Karl Lagerfeld, dopo l’incessante abnegazione nei confronti della moda, è pronto a dedicarsi  all’interior design, curando le hall delle torri Acqualina di Miami.

 

Torri Acqualina a Sunny Isles Beach, Miami (fonte immagine mansionsatacqualina.com)

Torri Acqualina a Sunny Isles Beach, Miami (fonte immagine mansionsatacqualina.com)

 

 

Con i suoi 50 piani, Acqualina  resort, offre una vista da mozzare il fiato ai suoi clienti. I complessi architettonici, sovrastano Sunny Isles Beach: comune della contea di Miami-Dade,  (Florida), regalando tramonti indimenticabili.

L’apporto creativo di Lagerfeld all’interno della struttura, è ancora top secret; è certo, però, che curerà gli arredi e le rifiniture delle lobby rispettando un concept fresco e  seguendo le naturali bellezze che offre la Florida.

Il progetto lo vedrà impegnato per tutto il 2016 e segue la sua precedente avventura nel mondo immobiliare, già testata a Toronto con Art Shoppe Lofts+Condos.

 

 

Foto cover elle.co.za

 

Brexit e la moda: Asos va in tilt

Non solo conseguenze sulla politica europea ed internazionale: tra gli effetti a breve termine causati da Brexit si è riscontrato un blocco del sito ASOS. Il colosso inglese, leader dello shopping online, è andato in tilt immediatamente dopo l’annuncio del clamoroso risultato del referendum che ha avuto luogo in Gran Bretagna.

Si è subito scatenato il panico nel fashion biz: milioni sono infatti gli utenti che quotidianamente comprano sul sito. Il break è divenuto un caso internazionale che ha fatto discutere i fashion addicted di tutto il mondo, che, sotto l’hashtag #asosdown, si sono riuniti sui principali social network in cerca di risposte: numerosissimi i commenti, tra chi dichiarava che la propria vita fosse finita a chi auspicava la fine del mondo. Tra le probabili cause del momentaneo problema tecnico un’eccessiva mole di acquisti a seguito della caduta in borsa della sterlina.

Asos si è imposto negli ultimi anni come uno dei principali punti di riferimento per lo shopping online: il sito offre infatti un’ampia scelta di capi a cifre modiche in perfetta linea con i fashion trend del momento, insieme ad una sezione dedicata al vintage che permette di fare acquisti in numerose boutique specializzate, sparse per il mondo. Il tutto, unito ai tempi celeri di consegna e alla spedizione gratuita, ha permesso al colosso di superare il miliardo di ricavi nel 2015. La moda inglese trema dopo l’uscita della Gran Bretagna dell’Unione Europea.

Questo il messaggio di errore che veniva visualizzato dagli utenti dopo la notizia della Brexit (Foto: Giornalettismo)

Questo il messaggio di errore che veniva visualizzato dagli utenti dopo la notizia della Brexit (Foto tratta da: Giornalettismo)



(Foto cover tratta da Asos Magazine)


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Ann Demeulemeester: sfila il gotico romantico

Ha sfilato a Parigi la Primavera/Estate 2017 firmata Ann Demeulemeester: un défilé ricco di suggestioni, dal gotico ad un inedito romanticismo vissuto in chiave dark. Sébastien Meunier, direttore creativo della maison, sembra proprio aver lasciato il cuore in questa collezione: e proprio il cuore diviene simbolo che, attraverso un sapiente uso di immagini iconiche, va ad impreziosire bluse e top.

La frase “I am red with love” diventa motto della collezione: lo ritroviamo ovunque, stampato su cardigan come una bandiera, o appena accennato, come un dettaglio, che fa capolino tra le maniche di lunghe casacche. In nome dell’amore, si potrebbe dire. Ma l’immaginario punk-rock a cui il brand ci ha da tempo abituati non viene scalfito dai cuori.

Sfila un uomo selvaggio che si perde dentro seta e chiffon dal piglio delicato, sapientemente smorzato dai pantaloni aggressivi. Non mancano perle e foglie, indossate su collane che rendono l’uomo Ann Demeulemeester quasi efebico, un eroe romantico degno del miglior romanzo ottocentesco. Suggestioni army-chic sbucano tra le giacche militari e le cinture avvitate che esaltano il portamento.

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La camicia bianca viene declinata in chiave vittoriana, perduta dentro stratificazioni e un riuscito costruttivismo. Eleganza classica e sofisticata dal retrogusto ribelle e scanzonato, per l’uomo che calca la passerella. Meunier, alla guida della maison dal 2014, sembra in bilico tra il rispetto dei codici tipici della maison ed un’urgenza impellente di dare sfogo alla propria personalità e al proprio estro, che in questa collezione vengono fuori in mirabile equilibrio con la tradizione.

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(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)


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Game of Thrones Winds of Winter è stato un epico finale di stagione

L’ultimo episodio della sesta stagione di Game of Thrones, Winds of Winter, ci ha fatto avvicinare velocemente come non mai alla fine della lunga serie televisiva tratta dai famosissimi libri di George R.R. Martin. Winds of Winter è anche il nome del prossimo libro che verrà pubblicato della serie.


Molte persone sono morte e gli ultimi personaggi che combatteranno per il controllo del trono di spade si sono avvicinate al loro obiettivo. I Frey sono scomparsi, i Tyrell praticamente distrutti, High Sparrow e buona parte dei suoi fanatici bruciati insieme a tutti i nobili di King’s Landing.


La “regina folle” Cersei ha portato a termine il piano del re folle Aerys Targaryen e ha fatto esplodere le dozzine di barili di wildfire nascosti sotto il tempio in cui in quel momento si teneva il suo processo. In un colpo solo Cersei si è liberata di tutti i suoi nemici e di coloro che l’avevano umiliata, come la Septa Unella lasciata nelle mani della Montagna zombie.


Con sorpresa anche sua questa serie di eventi la porta a sedersi sul trono di spade dopo che il suo ultimo figlio, Tommen, si suicida distrutto dagli eventi.
Probabilmente Cersei non regnerà a lungo. La profezia della strega Maggy diceva che dopo che tutti i suoi figli saranno morti Cersei regnerà per un giorno e poi arriverà un’altra, più giovane e più bella, che la detronizzerà e le prenderà ciò che le è caro.
Sembra di sentire la descrizione di Daenerys. Dopo la sua detronizzazione la profezia continua dicendo che quando sarà annegata nelle sue lacrime il suo Valonquar (termine Valyriano per piccolo fratello) la strozzerà. Questa descrizione sembra perfetta per Tyrion , il più giovane dei Lannister e certamente piccolo che guarda caso è stato appena nominato da Dany hand of the queen.
La profezia, tuttavia, potrebbe riferirsi a Jaime, anche lui tecnicamente più giovane, seppur gemello. Jaime già aveva ammazzato un re che minacciava di fare quello che la sua sorella/amante ha poi fatto.


Nel tempio nessuno sembra accorgersi che ci sia qualcosa di strano tranne Margaery che tenta di convincere l’High Sparrow ad evacuare senza successo. Margaery è il personaggio più interessante che è morto in questa strage che è stata Winds of Winter.


Cersei ora siede sul trono di spade e ha dei nemici in più se si aggiungono le donne al comando di Dorne, Olenna e Dany che ha preso il mare in direzione di King’s Landing con tanto di draghi, dothraki e unsullied.


Nel frattempo Jon Snow è stato eletto per acclamazione re del nord dalla mitica Lyanna Mormont mentre Littlefinger tenterà di mettere Sansa contro di lui mentre spera di sposarla e di sedersi sul trono di spade.
Sansa ammette di aver sbagliato a non avvisare Jon riguardo il suo accordo con Littlefinger e che lo ha fatto perché non credeva abbastanza in lui.


Come se non bastasse Bran finalmente scopre che Jon è il figlio di Lyanna Stark, la sorella di Ned e di Rhaegar Targaryen confermando una delle teorie più in voga tra i fan, la R+L=J. Jon non è più uno Snow ma un Targaryen, Jon Targaryen, erede legittimo al trono di spade.


Arya è tornata a Westeros e subito si mette all’opera, le sue prime vittime sono i Frey. Con una punizione di shakesperiana memoria uccide i figli di Walder Frey, li cucina mettendoli in delle torte che fa mangiare al padre, e glielo rivela appena prima di tagliargli la gola come lui aveva ucciso sua madre.


Sam e Gilly sono finalmente arrivati alla cittadella e il suo periodo di studio da Maester ha inizio e ser Davos finalmente ha il suo scoppio d’ira con Melisandre. Davos la accusa di aver ucciso la piccola Shireen e la responsabile della resurrezione di Jon viene bandita.


Tantissima roba insomma che messa insieme fa di Winds of Winter uno dei migliori episodi di sempre. Guarda caso anche questo diretto da Miguel Sapochnik come Hardhome e Battle of the Bastards. Ora bisogna aspettare dieci mesi per la settima e penultima stagione.

Lo scacchiere inglese

Mai nella storia la Gran Bretagna è stata così ridicolizzata. Sarà che lo humor inglese gli europei non lo hanno sempre apprezzato molto. Sarà l’effetto web, la viralizzazione dei social network, il fatto che per una volta a stare in una condizione tra incudine e martello sia uno “stato forte” e non un piccolo o povero paese europeo del sud. Saranno tutti questi fattori, ed anche una certa supponenza che gli inglesi hanno quasi sempre avuto, almeno nella percezione collettiva.
Questa condizione di bersaglio della satira dice tuttavia qualcosa in più della condizione con cui gli inglesi si apprestano alla difficile trattativa sulla Brexit. E le “non risposte” che arrivano da Londra sono anch’esse indicative.


Sul fronte interno Londra sta cercando qualsiasi appiglio giuridico per “cancellare” l’esito referendario: il veto degli stati (Scozia e Nord Irlanda), la petizione per ripetere il referendum, per esempio, e non ultima la crisi di governo e l’attesa del nuovo premier.
Per ottenere questo risultato il governo inglese deve “prendere tempo”. 
Cameron non risponde. Nemmeno alle pesanti parole di Juncker e dei ministri europei. Prima volta che Londra non è centrale negli incontri del vecchio continente. Non c’è un solo leader pronto a concedere tempo ai britannici (ad eccezione di una linea morbida della Merkel, che ha in ballo con Londra la fusione della borsa di Francoforte con la City e forti interessi delle sue banche sulla piazza londinese).
È bene riflettere sul fatto che l’uscita dall’Unione è stata dettata sostanzialmente da tre questioni su cui i promotori del referendum hanno fatto leva. 
Intanto l’eccesso di regolamentazione: l’effetto sarà alla fine che non solo ogni prodotto esportato in Europa dovrà comunque rispettare quelle regolamentazioni, ma sarà anche soggetto a dazi e a tutte le procedure di sdoganamento che rallentano la circolazione delle merci.


La perdita di molti posti di lavoro nella “vecchia industria” britannica: l’effetto sarà tuttavia che molte aziende delocalizzeranno in continente parte dei propri settori produttivi e forse di intere aziende, e la situazione si aggraverà notevolmente. Le piccole e medie aziende che non potranno delocalizzare saranno in forte difficoltà, se non costrette a chiudere.
Infine l’immigrazione. Se il fenomeno era comunque limitato in relazione alle quote europee, la condizione complessivamente non cambierà – soprattutto per la lunga storia di colonie e dominions britannici – ma peggiorerà in termini di qualità. Sino a ieri gran parte dell’eccellenza e del PIL inglese era dovuto alla grande capacità di attrarre un’immigrazione d’eccellenza: il 30% dei ricercatori che lavorano in Inghilterra sono “di importazione”. Venendo meno tanti accordi di reciprocità, l’appeal inglese inevitabilmente scenderà. Quindi probabilmente più immigrazione da impiegare come manodopera a basso costo (a discapito dei lavoratori inglesi) e meno ricercatori e laureati.
Sul piano diplomatico è la prima volta che gli inglesi si trovano in condizione di inferiorità rispetto ai partners al tavolo delle trattative. Non hanno nulla da poter chiedere, non hanno leve per rafforzare le proprie richieste, hanno di fronte negoziatori poco inclini alle concessioni.
E la Gran Bretagna non ha una tradizione diplomatica utile in scenari simili, abituata da sempre a trovarsi in posizione di vantaggio (forse gli unici precedenti sono l’indipendenza americana e indiana, e in entrambi i casi gli inglesi non hanno brillato).


Esiste tra l’altro una “via breve” per lo scioglimento del rapporto con l’Unione Europea: la decadenza di ogni accordo e il ripristino dello status quo al 1991, previa accettazione bilaterale di ciascun singolo paese. Uno stato di cose di cui nessuno ha più memoria, e che non tiene conto di un mondo che nel frattempo è cambiato completamente, ed in cui esistono cose prima nemmeno esistevano. E questo “salto nel passato” è quello che la Gran Bretagna non può permettersi nemmeno di immaginare.
Londra non è in una posizione che le consente nemmeno di chiedere il mantenimento “di qualcosa”: eliminazione dei dazi, accordi commerciali di vantaggio con l’Unione, sburocratizzazione dei processi amministrativi, libertà di sorvolo per le sue compagnie aeree: in nessun settore vi sarebbe un interesse europeo ad andarle incontro.


La linea della “non replica” anche alle provocazioni forti, e l’attendismo britannico, si spiegano perfettamente tenendo conto di tutti questi fattori.
Se Cameron passerà alla storia come il premier del referendum, non vuole essere anche quello di negoziati così punitivi e dagli effetti così drammatici per la Gran Bretagna.
Una situazione che rischia – concretamente – anche di frammentare materialmente il paese.
Politicamente anche lo scenario che – domani – farà rivalutare la sua posizione politica per il “restare” in Europa, e l’unica chance per mettere nell’angolo quegli avversari interni che pur di prendere il suo posto hanno appoggiato il “leave”, primo tra tutti Boris Johnson, che in queste ore sta comprendendo il boomerang che gli sta per arrivare al punto da dichiarare cose impossibili “Avremo ancora libero accesso al mercato unico” perchè secondo lui ci sarà ancora un’intensa e crescente cooperazione con l’Europa.
È vero del resto che molti di coloro che hanno votato per lasciare l’Europa erano convinti che alla fine avrebbe prevalso il “restare”, e hanno votato per lanciare un segnale forte, non certo per ottenere quell’esito. Un po’ come fu per l’indipendenza scozzese un anno fa.
Di fatto oggi, tuttavia, l’Europa è più povera, non solo perché perde un paese dall’economia forte, ma perché si ritrova a ponderare qualcosa che tutti non avremmo sino a ieri messo nel conto: che un paese uscisse dall’unione. Ma è anche più forte: mai come oggi può dimostrare quell’unità politica e di interessi propri che sino a ieri avevamo considerato poco e male, e spesso fumosi.
Oggi l’Europa è chiamata – forse per la prima volta – a difendere se stessa politicamente. E questo potrebbe davvero renderci tutti più europei e più solidali, consapevoli del valore di questa casa comune che generazioni più lungimiranti della nostra (e dei nostri politici) ci hanno consegnato.

Parigi, Lucas Ossendrijver festeggia 10 anni da direttore di Lanvin Homme

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Lanvin vuol dire romanticismo” ha dichiarato Lucas Ossendrijver, da 10 anni esatti direttore creativo della moda uomo della maison. Frase che stona un po’ con una sfilata di moda tutta cinghie ed elementi metallici. Ma a ben guardare, il romanticismo c’è: rose come tatuate sulle camicie, frecce di cupido che fanno da fibbia alle cinture o da decorazione ai maglioncini,  versi di poesie d’amore attorno alla cinta dei pantaloni. Dettagli poetici in una collezione di moda uomo in cui il protagonista è l’accumulo (apparentemente casuale) di strati, capi e tessuti. Sulla t-shirt a girocollo si indossa una camicia di seta aperta, e sopra ancora un leggerissimo parka. I capispalla sono stati creati da Ossendrijver e dallo staff creativo di Lanvin con una cura maniacale, per poi essere schiacciati sotto una pressa appena prima della sfilata. Eleganza noncurante, negazione della bellezza, mortificazione di tessuti preziosi hanno reso questa sfilata di moda un po’ originale e molto destabilizzante.


La stessa maison Lanvin è di fatto un territorio destabilizzato, un campo minato il cui equilibrio è stato appena sconvolto da un tornado. Dopo il burrascoso addio dello storico direttore creativo Alber Elbaz, la nuova designer Bouchra Jarrar attende il debutto ufficiale con la sfilata di moda donna del prossimo settembre. I riflettori sono puntati sulla stilista e sulle possibili rivoluzioni che apporterà all’estetica femminile del brand, e i dubbi sul futuro della maison non potevano non coinvolgere anche la moda uomo. “Sono tempi strani per la moda, e per il mondo in generale – ha dichiarato diplomaticamente Lucas Ossendrijver commentando la sua collezione – Ho deciso semplicemente di essere creativo. Non c’era molto altro che potessi fare“. Ed eccolo allora a presentare una sfilata stratificata, in cui visioni estetiche e messaggi si accumulano e si confondono per festeggiare i suoi primi 10 anni alla guida della divisione maschile. Qualunque cosa accada a Lanvin nella prossima fashion week, questo è stato il primo traguardo di Ossendrijver e difficilmente permetterà a dubbi e polemiche di rubargli la scena.


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The Floating Seahorse: la casa galleggiante di Dubai

Arriva da Dubai, la floating Seahorse : la villa galleggiante sospesa tra mare e cielo.

Chi non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di poter esplorare il fondale marino e carpire il suo immane fascino in totale sicurezza? Se questo è il vostro desiderio, The Floating Seahorse è la dimora che fa il vostro caso.

 

Fino al 2018 le case galleggianti saranno 125

Fino al 2018 le case galleggianti saranno 125

 

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Ciascuna struttura galleggiante, si estende su circa 371 mq  e permette una visuale a 360° degli abissi marini. Eretta su tre piani e dal design moderno, la struttura si adatta alle esigenze di tutta la famiglia; può essere personalizzata a seconda dei propri bisogni ed è caratterizzata da dettagli unici, con inclusi sistemi di controllo digitali e apparati di climatizzazione di ultima generazione.

 

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Il piano superiore, inoltre, può essere inteso come un balcone sull’oceano, con la possibilità non solo di realizzare zone ricreative per un puro relax, ma anche di introdurre una piscina che permette di rigenerarsi in tutta sicurezza.

La struttura marina, ecosostenibile e totalmente autosufficiente, ha un valore commerciale di circa 2,8 milioni: una cifra non proprio alla portata di tutte le tasche.

 

 

Fonte immagini thoe.com

Paris Fashion Week. Balmain chiude la kermesse in bellezza

 

Presentata a Parigi, durante la settimana della moda dedicata all’uomo, la collezione Balmain si presenta come un esplosione di colore.

Olivier Rousteing, direttore creativo della maison ha saputo, anche in questa occasione, ricalcare fedelmente la potente verve della griffe parigina ed inoltre, ha dimostrato alla holding Mayhoola che ha appena acquistato il marchio (per maggiori info potete leggere qui), che il marchio è in ottima forma.

 

Model on the catwalk

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

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Model on the catwalk

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

 

 

Model on the catwalk

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

 

La collezione, oltre ad essere variopinta, è anche variegata; sulla passerella, sfilano capi ad alta concentrazione di design legati, quest’ultimi, ad un’incessabile ispirazione tribale.

Punto di partenza del progetto creativo del giovane designer, sono il camoscio che confeziona lussuose giacche biker in matelassé ed il tricot, che a sua volta realizza maxi pull e capispalla.

La collezione Balmain, focalizza l’attenzione non solo sui tessuti, ma anche sulle proporzioni: in essa, infatti,  si innesta un incredibile gioco di volumi con maglie e robe de chambre over e pantaloni o maglioncini attillati.

 

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

 

Model on the catwalk

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

(fonte immagine Giovanni Giannoni)

 

 

L’eleganza dell’uomo Balmain, si riflette nelle giacche doppiopetto o, in altro modo, chiuse da una fusciacca. I pantaloni sono fluidi, leggeri, quasi impalpabili.

Nella palette di colori utilizzata, spicca maggiormente il color albicocca, seguito dalle tonalità safari, dal bordeaux e dal blu, in tutte le sue varianti.

Addio a Bill Cunningham, padre dello street style

È morto ieri all’età di 87 anni Bill Cunningham: celebre fotografo di moda, fu pioniere dello street style. “La moda è l’armatura per sopravvivere alla vita di tutti i giorni”: e proprio nella quotidianità si è esplicata la parabola della sua vita. Indimenticabile e poetica la sua Manhattan, girata a bordo di una vecchia bicicletta. Garbato e sensibile esponente di una generazione che probabilmente non lascerà eredi, lo ricorderemo sorridente dietro al suo obiettivo, rigorosamente avvolto in una delle sue giacche azzurre.

Se pensavate che lo street style fosse un fenomeno relativamente recente, ebbene vi sbagliavate: è solo all’opera di Cunningham che fashion blogger ed influencer di ogni dove debbono la loro presenza sui magazine patinati, immortalati fuori dalle fucine della moda “ufficiale”. Sì, perché proprio grazie al fotografo statunitense la moda si allargò alle strade e alla gente comune, carpendo le nuove tendenze dalla vita quotidiana.

Nato a Boston, Massachusetts, il 13 marzo 1929, Cunningham frequentò la prestigiosa Harvard University prima di trasferirsi a New York all’età di 19 anni. Dopo essersi arruolato nella Guerra di Corea, rientrato negli States nel 1953 iniziò a scrivere di moda, dapprima per il Women’s Wear Daily e poi per il Chicago Tribune. In breve si impose come una delle firme più autorevoli del giornalismo di moda: fu lui a presentare al pubblico americano Azzedine Alaïa e Jean Paul Gaultier. E fu proprio durante gli anni di lavoro al Women’s Wear Daily e al Tribune che iniziò, quasi casualmente, a scattare foto per le strade della Grande Mela. Questi gli albori del fenomeno di costume che oggi imperversa sotto l’etichetta di “street style”. Tra le icone ritratte la splendida Greta Garbo. Alcuni di questi scatti furono pubblicati sul New York Times nel dicembre 1978, dando origine ad una rubrica fissa intitolata “On the street”.

Un ritratto di Bill Cunningham

Bill Cunningham



Come immediatamente notò l’editor del Times, Arthur Gelb, si trattava di una svolta epocale per il giornalismo di moda, giacché per la prima volta venivano pubblicate foto di persone famose senza il loro consenso. Inoltre per la prima volta nella storia, la moda usciva dalla torre d’avorio in cui défilé ed eventi blindati l’avevano relegata per decenni: Cunningham fotografava quotidianamente la gente per le vie di Manhattan, focalizzando la sua attenzione sui loro outfit. Gente comune ma anche socialite e personaggi influenti del fashion biz vennero tutti immortalati dal suo obiettivo. Nel 1983 il CFDA, il celebre Council of Fashion Designers of America, lo nominò miglior fotografo dell’anno. Numerosissimi i riconoscimenti alla sua arte. Nel 2010 venne realizzato anche un documentario a lui dedicato, girato da Richard Press e Philip Gefter. Il fotografo ci ha lasciato ieri, 25 giugno 2016, dopo essere stato ricoverato a seguito di un ictus.

(Foto cover tratta da Marie Claire)


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Hermès: a Parigi sfila una moda uomo chic e ricercata

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Niente rappresenta la moda francese, incrollabilmente chic, come una sfilata di moda Hermès. Nonostante la maison sia famosa in tutto il mondo per la pelletteria, i suoi capi d’abbigliamento sono sempre l’incarnazione del buongusto e della raffinatezza. Non a caso, sono immensamente costosi: chi compra Hermès appartiene a un’élite e desidera dimostrarlo in ogni occasione. Niente eccentricità, niente orpelli. Come ha scritto Vogue America appena dopo la sfilata, “Si tratta di uomini che possono appendere un quadro astratto in casa propria, ma non vogliono indossarne uno“. Véronique Nichanian, direttore creativo di Hermès per la moda uomo, sa bene fin dove può spingersi e sa dosare con equilibrio innovazione e sobrietà. Le linee sono quelle di un classico guardaroba maschile, i tessuti quelli che un gentiluomo indosserebbe nel tempo libero, gli accostamenti eleganti e misurati.


La fantasia della stilista si scatena nella palette di colori. Tonalità neutre, dai nomi evocativi, che creano immagini di un esotismo chic da gentiluomo in vacanza. Selce, baobab, porpora di Tiro, che sono in realtà particolari nuance di marrone e di viola. Ma ad attirare gli sguardi è il color limoncello, un giallo tagliente, quasi charteause, che invade giacche e t-shirt e regala un twist vitaminico agli accessori. Hermès, simbolo dell’eleganza francese, con questa collezione di moda uomo ha dimostrato di poter portare in passerella qualcosa di nuovo senza far storcere il naso ai signori di Parigi.


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Doriani Cashmere al Pitti Uomo 90

Al Pitti90 un tocco Hi-tech alle eleganti proposte Doriani Cashmere per la P/E 17

Lo stile Doriani per la primavera-estate 2017, conferma la filosofia di “cashmere appeal” che il marchio sviluppa per comunicare un concetto di qualità, abbinata ad un’ampia palette di colori per un’eleganza unica e contemporanea.

Il marchio che ha fatto del colore e dell’eccellenza produttiva una filosofia di prodotto, presenta per la P/E 17 molteplici colori e filati pregiati con un occhio alle nuove tecnologie.
Accanto ai classici toni del marchio, si nota una forte presenza del colore verde nella tonalità green bottle e del marrone medio.
Il protagonista della nuova stagione è il Denim, versatile e comodo che viene proposto anche con particolari stampe fiorate.

Doriani Cashmere

Doriani Cashmere



 

Per la stagione estiva, vengono proposte varie combinazioni di filati per ottenere un effetto light, realizzando capi in cashmere super leggeri: modelli in seta e cashmere estremamente morbidi, con effetto pettinato per il 70% cashmere e 30% seta, al contrario, per un effetto cardato.
L’abbinamento con il cotone è perfetto per i momenti di eleganza dégagé, comodo e raffinato.

Le molteplici combinazioni sono disponibili in oltre 40 colori e fino a 20 modelli di pull, dal girocollo alla felpa con cappuccio staccabile. L’expertise Doriani Cashmere nella lavorazione dei filati si tramanda da oltre 40 anni, utilizzando metodi di produzione d’avanguardia per esaltare la naturalezza del capo.

Doriani Cashmere

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Tra le nuove tecnologie inserite nella lavorazione dei capi, la wash&wear delle wind jacket, un must del brand, in nuovi materiali traspiranti ed impermeabili; la stessa tecnologia viene applicata anche sulle polo e le camicie in piquet super light dove per la stagione estiva si fanno largo fantasie liberty.

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Doriani Cashmere



 

Doriani Cashmere è ricco di proposte per un total look maschile e tra le numerose novità elencate, troviamo una nuova linea di calzature casual e sneaker, perfette per i momenti di relax, in suede e cervo che grazie ad uno speciale trattamento risultano impermeabili.

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Doriani Cashmere



 

Infine, per la stagione calda, non potevano mancare i costumi da bagno, anche questi trattati con una particolare tecnologia brevettata, che consente un’asciugatura immediata appena usciti dall’acqua, e gli occhiali da sole, totalmente Made in Italy, realizzati a mano con lenti infrangibili ed antigraffio con una montatura in resina di ultima generazione, proposti in ben 18 varianti.

Doriani Cashmere

Doriani Cashmere



Pitti Uomo 90: parlano gli esperti in fatto di stile

PITTI UOMO 90 – PARLANO GLI ESPERTI IN FATTO DI STILE

C’è chi lo definisce il “circo della moda”, chi “parte integrante” del successo di Pitti Uomo, la piazza di Fortezza da Basso è senza ombra di dubbio una sfilata degli stili più disparati.

Dal gentleman in abito e Borsalino, all’eccentrico alternativo, l’uomo che frequenta il “club” di Pitti Uomo, l’evento più atteso dell’anno a lanciare i trend in fatto di moda maschile, stupisce per il suo stile.

Noi abbiamo chiesto il parere a degli esperti del settore, tra cui spiccano Lino Ieluzzi, considerato uno dei 50 uomini più eleganti al mondo. Un imprenditore che ha fatto del suo stile e della sua personalità, la forza del successo di Al Bazar, colui che ha creato dei “trends”: i guanti nel taschino del cappotto, le scarpe con la frangia, la giacca doppiopetto declinata in carta da zucchero anche per la sera, il cappotto con la martingala.

Lino Ieluzzi si può definire il “personaggio più fotografato” di Pitti Uomo, i mass media, gli influencer, gli addetti al settore, sono tutti alla ricerca di una foto con Ieluzzi e del segreto del suo infallibile e duraturo successo, portato avanti con coerenza e stile.

Ma nel parterre di Pitti Uomo le diversità si fanno sentire, differenti i settori in cui lavorano, differente il vissuto e  il background culturale, qui il parere dagli uomini di questo Pitti Uomo 90:

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Lino Ieluzzi, Al Bazar, Milano



Lino Ieluzzi, Al Bazar – Milano 

La sua definizione di stile:

Sono convinto che ciascuno di noi abbia la capacità di creare uno stile adatto al proprio temperamento.

E stile non è solo l’abito, ma una combinazione di personalità, educazione, comportamento, portamento e savoir-faire.

Mi capita di conoscere timidi che, per paura di essere giudicati, tacciono una parte vera della loro persona; ecco, se riuscissero ad abbattere quella paura, probabilmente non rimarrebbero anonimi.

Ma l’ingrediente fondamentale per “avere stile” è senza dubbio “piacersi” !

Gennaero Santillo

Gennaro Santillo, Santillo 1970, Milano



 

Gennaro Santillo – co-fondatore di Santillo 1970 

La sua definizione di classe e gli uomini di classe a cui si ispira:

Classe per me è pertinenza ed essere appropriato in ogni circostanza.
Gli uomini che mi hanno ispirato e che nella storia hanno lasciato il segno sono a mio parere: Gianni Agnelli, Beppe Modenese, e in assoluto  il Duca di Windsor, l’uomo di stile più grande mai esistito.

 

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Massimo Pirrone, PM Eleganza Milanese, Anversa



 

Massimo Pirrone, PM Eleganza Milanese, Anversa

I 3 punti del gentleman moderno:

Il gentleman non è solo un uomo dal bell’aspetto e impeccabile nell’ abito. Essere gentleman è uno stile di vita! E soprattutto gentiluomini si nasce.
Dovessi riassumere le tre caratteristiche fondamentali di un gentleman direi:

1. leale

2. educato, nobile d’animo

3. appassionato alle cose belle della vita

 

Nsario Giubergia

Nasario Giubergia, fotografo – Torino



 

Nasario Giubergia, fotografo – vive a Torino 

Quali sono i capi che non devono mai mancare nel wardrobe maschile?

Un abito in fresco lana blu navy, due pezzi, con giacca a due bottoni, o una giacca a tre bottoni ma stirata a due ; una derby marrone, in pelle è  il must have del guardaroba maschile.

L’abito in fresco lana è ottimo perché fa traspirare il corpo e  il due bottoni slancia la figura, quindi per chi non è molto alto è un ottimo rimedio ottico.  La scarpa marrone, inglese se possibile, è sempre un tocco di eleganza moderna e attuale.

 

Alex Belli

Alex Belli, attore, modello e fotografo, Milano



Alex Belli, attore, modello e fotografo – Milano 

“L’abito non fa il monaco” – proverbio veritiero o espressione ingannevole?

In verità è il monaco che fa l’abito!
Oggi sempre di più è la personalità dell’uomo che detta le mode e costruisce e modella l’abito per esso, scegliendo colori, mood in base al proprio stile di vita, accessori.

Oggi il vero uomo è colui che l’abito e lo stile se lo cuce addosso.

(foto @Miriam De Nicolo’)

 

 

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Stella McCartney sostiene PETA e Battersea Dog & Cats Home

#StellaMcCATney: questo è l’hashtag utilizzato da Stella McCartney per lanciare l’iniziativa che la vede coinvolta a sostegno di PETA e il rifugio per animali abbandonati Battersea Dog & Cats Home.

 

Pre-Fall 2017 collezione Stella McCartney Cats (fonte stellamccartney.com)

Pre-Fall 2017 collezione Stella McCartney Cats (fonte stellamccartney.com)

 

 

Stella McCartney, da sempre incline a salvaguardare il bene degli animali (le sue collezioni sono esenti dall’utilizzo del loro vello), ha deciso di metterci la faccia e scendere in campo per combattere l’incivile pratica dell’abbandono.

I fondi raccolti, sosterranno tre centri  Battersea Dog & Cats Home presenti in Inghilterra e serviranno, inoltre, per sensibilizzare i padroni con campagne a favore della sterilizzazione.

 

(fonte educativafm.com.br)

(fonte educativafm.com.br)

 

 

Diciannove vetrine di altrettanti stores disseminati per il globo, sono state allestite con neon fluorescenti che rimandano all’iniziativa e che promuovono, peraltro, la collezione Stella Cats, composta da undici articoli ed acquistabile anche sull’e-commerce ufficiale del marchio.

Paris Fashion Week. Dior Homme esalta l’heritage British

Punk o underground? La collezione Dior Homme primavera/estate 2017 dimostra di avere verve, ma cede e forse anche ostentatamente, nella pecca del fetish.

Presentato nel Tennis club de Paris, sotto una parata di luci caleidoscopiche, il progetto creativo di Kriss Van Assche racconta di un uomo virile, ben ambientato nella giungla metropolitana.

 

(fonte immagine Vanity teen)

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(fonte immagine Vanity teen)

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Dior Homme Spring Summer 2017 Collection Fashion show in Paris

(fonte immagine Vanity teen)

 

Indossa pantaloni cargo, decorati a loro volta, da cinturini che scivolano su tutta la lunghezza del capo; allo stesso modo, le cinghie decorano le giacche degli smoking.

La linea, è prettamente affusolata ma, in netto contrasto, sono stati presentati capi over come i trench e i pantaloni culottes.

A dare particolare estro alla collezione, le cuciture zigzagate che decorano pantaloni e giacche. Tale decorazione, per altro, racchiude timidi bouquets di fiori, che restano il principale patterns del progetto creativo di Van Assche.

 

(fonte immagine Vanity teen)

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(fonte immagine Vanity teen)

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Dior Homme Spring Summer 2017 Collection Fashion show in Paris

(fonte immagine Vanity teen)

 

(fonte immagine Vanity teen)

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(fonte immagine Vanity teen)

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Il tartan, abbinato all’ abito da sera tempestato da borchie, crea uno stile british stile anni settanta, of course.

Slanci di colore ben calibrati, esaltano una collezione concentrata, soprattutto, sui toni cupi: il rosso vibrante, accende, di fatti, tonalità come il grigio ed il nero.

 

 

Fonte cover dior.com

Democrazia e ragion di Stato

Non è la prima volta che questi due pilastri della real-politik si scontrano.
La prima, soggetta spesso agli umori del momento, agli effetti della propaganda, della retorica, del populismo. Talvolta a maggioranze non sempre consapevoli della scelta che vanno a compiere, e su temi su cui non sono adeguatamente preparate. La seconda non sempre chiara ed efficace, spesso lontana dai desideri e dalle ambizioni dei popoli, tesa a raggiungere “il bene” della nazione in una logica ed una prospettiva che va oltre il momento, il ciclo elettorale, li umori.
Senza escludere le volte in cui la seconda – la cd. realpolitik – ha usato la prima – la democrazia – per raggiungere i suoi obiettivi.


Ed allora succede che sia necessario scavare nei meandri delle pieghe del diritto a che la real-politik trovi qualcosa, per il bene della nazione in una prospettiva più ampia e lungimirante – che limiti gli effetti devastanti che una democrazia, usata male, manipolata, e gestita peggio, può generare.
È il caso della GranBretagna, che certo nessuno – piaccia o meno – può tacciare di “mancanza di democrazia”.
E lo è – a ben vedere – nelle pieghe del day-after tra i tanti commenti giunti dalle “periferie del regno”. Da quella Scozia che ha votato sul filo di lana per separarsi dall’unione inglese ma che compatta ha votato per restare nell’Europa. O da quella Gibilterra che al 93% si è espressa per restare in UE. O da quell’Irlanda del Nord che non ne vuol sapere di lasciare l’UE.
Tutti ad affermare di “stare in Gran Bretagna perché sino a ieri era Europa, ma se cambiano le condizioni…”.


E allora spunta, dal cilindro della real-politik, che non considera “una cosa buona per il paese nel lungo periodo” un crollo verticale di sterlina, conti e commercio, che non considera salutare isolarsi dal mondo, nell’era del mondo globalizzato, una piccola grande legge. Che oggi assurge a monumento democratico.


Una petizione per chiedere un secondo referendum.
La petizione, sul sito parliament.uk, chiede modifiche al processo referendario e potrebbe trasformarsi in un secondo referendum sull’adesione del Regno Unito all’Unione europea.
È stata già superata la soglia delle 100 mila firme necessarie per avviare un dibattito in Parlamento, come è avvenuto in precedenza per la cannabis.
La petizione infatti ha raccolto il consenso di oltre 150mila firmatari in meno di dieci ore e il numero continua a crescere rapidamente.
In Gran Bretagna un secondo referendum può essere richiesto dai cittadini se il risultato del quesito vincente alla prima votazione è inferiore al 60% oppure se l’affluenza non ha superato il 75%. Requisiti soddisfatti in questo caso. Hanno partecipato infatti il 72% degli elettori e il “leave” ha vinto per un soffio: il 51,9% dei voti mentre il “remain” ha ottenuto il 48,1%.


Ogni volta che in questa campagna sono stati dati scenari preoccupanti, il fronte del “leave” ha risposto che era solo terrorismo mediatico e fandonie, e c’era da star certi che invece non ci sarebbero state ripercussioni negative.
In un solo giorno la GranBretagna è stata impoverita del 20% e mai come oggi, nell’ultimo secolo gli inglesi si sono sentiti “odiati” da tutti e lontani dal mondo.
Ecco, l’Europa non ha “scenari da immaginare”, ma grazie alla Brexit ha certezze su cosa può accadere in caso di uscita dall’Unione.
Siamo tutti avvisati sul cosa succede a dar credito ai populismi, e per una volta c’èra sperare che la ragion di Stato trionfi sul lato debole della forza della democrazia.

Paris Fashion Week: Kenzo si tuffa nel revival anni ’80

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Se non avete vissuto quel periodo, sicuramente avrete visto almeno un telefilm anni ’80: la doppia sfilata di Kenzo alla Paris Fashion Week sembra balzata fuori proprio da quel decennio. La maison francese ha scelto di presentare sia la moda uomo primavera estate che la resort collection 2017 nella stessa occasione. E l’occasione si è trasformata in una serata al club. Con una colonna sonora degna dei migliori party, musica anni ’80 e atmosfera festaiola, ragazze e ragazzi hanno calcato la passerella a coppie o a gruppetti. Non si va a una festa da soli!


La collezione moda uomo e la resort sono accomunate dalla stessa ispirazione: abiti e completi rubati allo sportswear e al mondo hip hop, con dettagli luxury. Per lui polo, camicie, shorts e pantaloni sportivi, tute in acetato e boxer a vita alta. Per lei abitini a stampe pop, completi a righe con maniche extra-lunghe e cappotti over in colori pastello. Ma a farla da padrone sono gli accessori: bandane e cappellini, occhiali da sole, scarpe glitter con zeppa e stivaletti in pvc multicolor. E se i riferimenti alla moda anni ’80 non bastano, ci sono il make up in toni acidi e le capigliature fluo a sottolineare la vita sregolata e divertente dei ragazzi di quegli anni. Carol Lim e Humberto Leon, i direttori artistici di Kenzo, hanno ben in mente l’obiettivo della loro sfilata: far divertire. E ci riescono, per il piacere degli ex bambini degli anni ’80 presenti alla Paris Fashion Week.


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Yohji Yamamoto. Il coraggio di un samurai alla Paris Fashion Week

Stratificazioni oversize: questa potrebbe essere la sintesi della collezione uomo primavera/estate 2017 di Yohji Yamamoto.

Un progetto creativo lontano da ogni forma di business: la proposta dello stilista giapponese, si rivolge ad un pubblico di nicchia, capace di entrare in alchimia con le sue creazioni.

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

 

L’uomo descritto da Yamamoto, possiede un look vagamente trasandato. Non ama gli eccessi e non segue le tendenze. E’ un samurai di buon animo, che sceglie di vestire comodamente. Ama i tessuti naturali come il cotone o il lino ma non disdegna il denim.

Basata sulla tinta unita, la collezione di Yohji, viene “scossa” da segni grafici stilizzati su camicie e capispalla.

 

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

Yohji Yamamoto Men's Spring 2017

 

 

I pantaloni si fanno culottes e, in diversi casi, accarezzano leggermente la caviglia.

A cingere il capo, fasce e cilindri en pendant con i capi proposti in passerella.

 

 

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La moda uomo di Givenchy by Riccardo Tisci sfila alla Paris Fashion Week

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Riccardo Tisci ci ha abituati a una moda uomo molto virile, che mescola streetwear e alta sartorialità, e con la sfilata Givenchy di ieri sera alla Paris Fashion Week non ci ha delusi. Il motivo dominante, come per molte altre collezioni di moda uomo primavera estate 2017, è il camouflage. Rivestita di un’aura esoterica, la classica stampa militare rinasce sotto forma di banconote americane e occhi della Provvidenza sparsi su t-shirt e giacche a vento. Anche la fantasia damier in bianco e nero, presente nella scenografia, si ripete su giacche e sneakers. Il verde oliva si abbina al rosso brillante, come Tisci aveva già anticipato dalla resort collection. I pantaloni morbidi con banda laterale arrivano dallo sportswear, così come molti accessori: maxi-tasche in tessuto tecnico si innestano a completi gessati e un cappello alla pescatora in versione deluxe fa capolino direttamente dagli anni ’80. E poi occhiali da sole fascianti e zip all-over, borselli e marsupi, e l’ingombrante corredo di orecchini ormai immancabile nelle sfilate Givenchy.


Riccardo Tisci ha scelto di mescolare alla moda uomo un piccolo anticipo della haute couture che a breve sarà protagonista della Paris Fashion Week. Dodici modelli in bianco, nero e verde oliva, indossati da quelle che sono ormai le muse del direttore creativo di Givenchy: Mariacarla Boscono, Kendall Jenner, Bella Hadid, Greta Varlese hanno calcato la passerella fasciate in meravigliosi abiti da sera. Ci sono un abito di seta total white con colletto e camicia un po’ mannish dal quale fa capolino una sottogonna di rete e pizzo, bustier monospalla ricchi di ruches, paillettes e frange, tute e abiti lunghi impreziositi da una lavorazione plisseé che ricorda i lavori magistrali di Mariano Fortuny.


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Sette anni senza Farrah Fawcett

Se ne andava sette anni, il 25 giugno 2009, Farrah Fawcett. Bionda bellezza texana dal fisico atletico e dall’allure inconfondibile, indimenticabile protagonista della serie cult Charlie’s Angels, ma anche icona pop e sex symbol di fama mondiale. La immortalano centinaia di foto, che testimoniano una donna splendida ed un’interprete molto apprezzata anche dalla critica. Simbolo degli anni Settanta, in quel taglio di capelli c’è un pezzo di storia: la storia di quando la bellezza non era plastificata ma si apriva in un sorriso acqua e sapone, che niente aveva dei volti ritoccati e tutti uguali che imperversano oggi.

All’anagrafe Ferrah Leni, l’attrice era nata a Corpus Christi, Texas, il 2 febbraio 1947, da James William Fawcett e Pauline Alice. Dopo il diploma alla W.B. Ray High School frequenta un corso d’arte presso la University of Texas di Austin, dove viene notata da un pubblicista di Hollywood, in occasione di un servizio giornalistico sulle “Dieci studentesse universitarie più belle” dell’Ateneo. Trasferitasi a Los Angeles, posa come modella e appare in tv in alcuni spot pubblicitari.

Il debutto in TV avviene nel telefilm Strega per amore e successivamente in Owen Marshall: Counselor at Law. Nel 1970 le viene offerto un ruolo importante nel film Il caso Myra Breckinridge, tratto da un romanzo satirico di Gore Vidal, accanto a Raquel Welch; ma il film si rivela un flop al botteghino e la sua carriera subisce un arresto.

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Farrah Fawcett nel celebre costume rosso firmato Norma Kamali, 1976



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Farrah Fawcett negli anni Ottanta (Foto © Douglas Kirkland/Corbis)



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Lo stile Seventies sfoggiato dall’attrice (Foto Harper’s Bazaar)



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Farrah Fawcett & Lee Majors in Yves Saint Laurent (Foto di Helmut Newton, 1978)



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Farrah Fawcett in Yves Saint Laurent per Vogue US, aprile 1977 (Foto di Richard Avedon)



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L’attrice ai Golden Globes, 1977



Nel 1973 grazie al neo-sposo, l’attore Lee Majors, viene contattata dal produttore Aaron Spelling, che cerca le protagoniste per una nuova serie, intitolata Charlie’s Angels. Nel 1976, la Pro Arts Inc. propone all’attrice la realizzazione di un poster e viene subito organizzato uno shooting fotografico per promuovere il lancio della nuova serie. Nel poster la bionda Farrah indossa un costume da bagno intero rosso, firmato Norma Kamali. Il resto è storia: la serie Charlie’s Angels diventa in pochi anni un vero e proprio cult televisivo. Il primo episodio viene mandato in onda il 22 settembre 1976: l’attrice interpreta l’agente Jill Munroe, accanto alle avvenenti colleghe interpretate da Jaclyn Smith e Kate Jackson.

Il suo taglio di capelli si impone come un trend internazionale. Lei intanto posa per Richard Avedon, Kirk Douglas ed Helmut Newton (solo per citarne alcuni), diviene una vera icona e compare su Vogue e sulle maggiori riviste patinate. Inoltre grazie alla sua interpretazione nel telefilm si aggiudica un People’s Choice Award. Celebre la sua dichiarazione rispetto alla serie: “Quando Charlie’s Angels incominciò ad avere un primo successo pensai che fosse grazie alla nostra bravura ma, quando ebbe un tale successo internazionale, capii che ciò era dovuto al fatto che nessuna di noi portava il reggiseno”.

Nel frattempo il marito di Farrah, Lee Majors, viene divorato dal tarlo della gelosia, motivo che spinge la Fawcett ad abbandonare lo show dopo appena una stagione. Ma Aaron Spelling non gradisce e le intenta una causa da tredici milioni di dollari, esercitando anche la sua influenza sugli studios televisivi concorrenti affinché non offrissero lavoro all’attrice. Alla fine la Fawcett prese parte ad alcuni episodi della terza e della quarta stagione apparendo in qualità di guest star, sostituita nel telefilm dall’altrettanto bionda ma meno fotogenica Cheryl Ladd, che interpretava il ruolo di Kris Munroe, sorella minore di Jill.



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Dopo aver abbandonato la serie che la rese una star, la carriera di Farrah Fawcett subisce una grave battuta d’arresto. Il riscatto avviene a Broadway, cui segue il ritorno ad Hollywood. Nel 1984 ottiene la prima di tre candidature al premio Emmy Award per il film televisivo Quando una donna (conosciuto anche con il titolo Autopsia di un delitto), cui seguì, due anni dopo, la candidatura al Golden Globe per il film Oltre ogni limite, in cui interpreta il ruolo di una donna che sequestra e tortura il suo stupratore. Nel 1986 interpreta la figura di Beate Klarsfeld nel film per la TV Il coraggio di non dimenticare , ruolo che le vale una nomination al Golden Globe. L’anno seguente interpreta la ricchissima ereditiera Barbara Hutton nella miniserie televisiva Una povera ragazza ricca-La storia di Barbara Hutton, che le vale un’altra nomination ai Golden Globe.

Nel 1989 affianca il compagno di una vita Ryan O’Neal, celebre protagonista della pellicola strappalacrime Love Story, nella miniserie Sacrificio d’amore, per cui si aggiudica nel 1990 la doppia nomination sia agli Emmy Awards che ai Golden Globe come miglior attrice. Nel 1995 posa senza veli per Playboy, esperienza che ripeterà al compimento dei cinquant’anni. Questo sarà il numero più venduto della rivista negli anni Novanta.

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Farrah Fawcett ha incarnato una bellezza atletica e naturale



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Una polaroid di Warhol, 1979



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L’attrice sul set di Charlie’s Angels



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Farrah Fawcett e Ryan O’Neil in uno scatto risalente agli anni Ottanta



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Farrah Fawcett immortalata da Richard Avedon su Vogue, 1981



Nel 2000 è accanto a Richard Gere in Il Dottor T e le donne: inoltre compare come guest star in Ally McBeal. L’ultimo ruolo nel 2004, nel film The Cookout. Nel 2006 le viene diagnosticato un cancro al colon. I suoi ultimi mesi di vita divengono un documentario da lei stessa voluto, andato in onda per la NBC il 15 maggio 2009. Il film, La storia di Farrah Fawcett, riceve la nomination agli Emmy Awards tra i migliori programmi dell’anno. In Italia fu trasmesso da Sky.
Non ce l’ha fatta Farrah, a sposare Ryan O’Neil: secondo rumours americani, la coppia, vedendo l’aggravarsi delle condizioni di salute dell’attrice, sarebbe stata sul punto di convolare a nozze, coronando così un amore lungo una vita intera. Ma la diva si spense il 25 giugno 2009 al Saint John’s Health Center di Santa Monica, prima di poter pronunciare il fatidico sì. Seguirono le polemiche sulla sua eredità. Resta di lei l’immagine di una bellezza autentica che ha incarnato al meglio lo spirito degli anni Settanta/Ottanta.


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Bianca Jagger, icona dal fascino intramontabile

Paris Fashion Week. Maison Margiela omaggia Leonard Cohen

E’ la poesia malinconica di Leonard Cohen il fulcro della collezione uomo primavera/estate 2017 presentata a Parigi da Maison Margiela.

Last Years Man“, il brando del cantautore canadese, è la fonte d’ispirazione di un defilé a tratti nostalgico e che diventa, a suo modo, allegoria del potere dell’uomo moderno.

 

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La collezione è stata costruita sulla volontà di avvicinare il modello sartoriale, ai capi più desueti.

Straordinario, il concetto di abito incompleto con profili in gesso e imbastiture a vista: appare come un’opera abbozzata che un’artista ha volutamente lasciato incompiuta.

 

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Maison Margiela, si rivolge ad un uomo sentimentale, sognatore. Lascia che le tendenze attuali, rimangano al margine del progetto creativo e presenta capi di eccezionale valore sartoriale e, sicuramente, intrisi di significato.

Strutturata su proporzioni medium, la sping/summer della maison propone anche accenni di capi over, come il cappotto e il denim. Eleganza pacata, si evince negli smoking.

 

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Le grand artiste de Maison Margiela, indossa casacche ampie e sgualcite ma tiene ad apparire sempre in ordine.

Indossa pantaloncini con disinvoltura e gli piace sottolineare il suo vestiario attraverso sovrapposizioni.

Per gli accessori, prevale il mocassino classico, ma non mancano anfibi e stivaletti.

 

 

 

Fonte immagini Madame Figaro

 

 

 

 

 

Rick Owens. Sfila a Parigi la corazza dell’evoluzione della specie

Destrutturata. “Piena”. Dinamica. La collezione uomo primavera/estate 2017 di Rick Owens, dimostra la chiara intenzione dello stilista, di non lasciarsi influenzare dalle tendenze.

Dal forte impatto visivo, la proposta creativa del designer, si sviluppa su due macro elementi: il bianco e il nero e i lembi di tessuto, quest’ultimi utilizzati per creare morbidezza e “confusione” ai capi.

 

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I modelli, sfilano come alienati tra le colonne, che restano fedeli ai look presenti in passerella.

Le proporzioni over, silenti stridono con i giubbini che cingono la vita. I tagli che drappeggiano i top, sovrastano i pantaloni, già abbondantemente ampi.

La “corazza” che mr. Owens ha disegnato per gli uomini durante la prossima primavera/estate 2017, definisce un ruolo chiave nel progetto creativo dello stilista statunitense: raccontare la volontà di cambiamento che, nei giorni nostri, appare forzato; i tagli a vivo dei tessuti, riportano altro modo, all’era primitiva.

 

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L’evoluzione o per meglio dire, l’involuzione della specie, come insegna Rick Owens, può essere raccontata attraverso lembi di stoffa ma per far questo, occorre impiegare tutta la sensibilità artistica che un’artista può avvertire ed Owens, per un certo verso, può essere il capostipite di questa tendenza.

 

 

Fonte immagini vogue.uk.co

Brexit, cosa accade ora?

La Gran Bretagna ha votato per la Brexit, cosa succede ora? Niente nell’immediato per quanto concerne i cittadini europei che vivono in Gran Bretagna e i cittadini britannici che vivono in Europa ma per quanto riguarda il campo economico le conseguenze saranno molto più veloci, già oggi la sterlina è crollata ovunque e i mercati mondiali hanno subito uno sconquasso che ricorderemo per molto tempo.


David Cameron si è già dimesso da primo ministro in modo che qualcun altro guidi le negoziazioni con l’UE. Il governatore della Bank of England e la BCE hanno dichiarato che forniranno liquidità per tamponare la crisi ma per ora non è uscito un penny da entrambe le banche.


L’UK non è automaticamente fuori dall’UE. Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha dichiarato che le leggi europee continueranno ad essere applicate in UK fino al momento in cui sarà formalizzata l’uscita, non ci sarà un momento di vuoto normativo. Le leggi del mercato unico e della libera circolazione rimarranno in vigore, quindi, ma le aziende e le istituzioni pubbliche inizieranno a regolarsi di conseguenza per cui la ricaduta reale sull’economi avverrà molto prima rispetto a quella normativa.


L’articolo 50 del Trattato di Lisbona prevede che ogni paese che decide di lasciare l’UE deve prima notificare la sua intenzione e successivamente avrà a disposizione 2 anni per negoziare le nuove relazioni bilaterali. Le dimissioni di Cameron faranno guadagnare tempo alla Gran Bretagna dato che fino a quando non ci sarà un primo ministro non ci sarà una notifica a Bruxelles. Si parla di tre mesi.


I britannici cercheranno di concludere il miglior accordo possibile, cercando di mantenere l’accesso al mercato unico pur non dovendo sottostare alle regolamentazioni di Bruxelles. L’UE non lo permetterà in nessun modo che questo accada. Se foste in un club offrireste condizioni migliori a quelli che non vi appartengono o se qualcuno tentasse di farvi fallire e immediatamente dopo chiedesse un favore cosa rispondereste?
La corrente di pensiero che va per la maggiore in queste ore nelle capitali europee è che sarà necessario fare della Gran Bretagna un esempio per tutti i movimenti anti-europeisti che stanno prendendo piede in europa.
D’altra parte anche l’Europa ha bisogno della Gran Bretagna, i produttori di automobili tedeschi, gli agricoltori francesi e molti altri hanno nel UK uno dei mercati principali.


Un altro dei problemi fondamentali che si troverà davanti la Gran Bretagna saranno le spinte indipendentiste di Irlanda del Nord e, soprattutto, Scozia. Il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha detto che il risultato del voto è democraticamente inaccettabile per la Scozia, dove il remain ha vinto con un bulgaro 62%, e che un nuovo referendum per l’indipendenza è molto probabile.
Uno dei principali punti su cui la campagna anti-indipendentista scozzese aveva fatto affidamento era la difficolta dal punto di vista economico che la Scozia si sarebbe trovata davanti se fosse uscita dall’Eurozona e i lunghi tempi per una nuova domanda di re-immissione. L’Irlanda del Nord si trova in una posizione simile dato che l’Irlanda, il suo primo partner economico, è nell’EU è la Brexit creerà uno scompenso economico devastante a Belfast, con tanto di confini chiusi per i lavoratori dei due stati.

Pitti Uomo 90: The Sartorialist e Roy Roger’s presentano la collezione P/E 2017

The Sartorialist e Roy Roger’s presentano la collezione Primavera/Estate 2017

Il brand italiano Roy Roger’s si unisce all’estro creativo del blogger Scott Schuman, alias The Sartorialist per la creazione della loro seconda capsule collection Primavera Estate 2017.

 

La passione in comune per il denim e per lo stile, li porta nell’estetica degli anni ’70, tra la sconfinata libertà delle coste balinesi e californiane; l’impronta fotografica di Scott Schuman racchiude tutte le atmosfere di quegli anni; alcune sue fotografie vengono presentate a Pitti Uomo, nello stand Roy Roger’s e raccontano le usanze del popolo balinese e la tradizione di mescolare stampe e fantasie.

 

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lo stand Roy Roger’s a Pitti Uomo 90

 

Alcune fra le più interessanti stampe originali Balinesi sono fedelmente riprodotte su una vasta gamma di tessuti: giacche, bermuda, camicie a manica lunga e corta sono prodotti in cotone altamente selezionato; costumi da bagno e una raffinata proposta di coach jacket vengono presentati in nylon stampato; un morbidissimo jersey invece rende le immancabili polo e canotte Roy Rogerʼs preziose.

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Il richiamo dei ’70 è fortissimo: i jeans tornano a zampa di elefante e il denim si fa vintage, invecchiato, i bermuda estivi a fantasia e c’è un grande rispolvero dei bomber !

Roy Roger’s, forte della sua storia nel denim e brand totalmente made in Italy, punta alla collaborazione con Scott Schuman, attento alle voci attuali nel mondo della moda.

Eccellenza, Storia, Qualità e Innovazione sono alla base del successo Roy Roger’s, che per la collezione Primavera/Estate 2017 veste un uomo libero, moderno, amante dell’avventura e …baciato dal sole californiano !

 

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bermuda Roy Roger’s SS17

 

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PITTI UOMO 90 – XACUS PRESENTA A SHIRT A STAR

IL MEGLIO DELLO STREETSTYLE A PITTI UOMO 90

Le meraviglie del paesaggio nella mostra “Still nature” all’Ostello di Magliano Sabina

Still Nature. Due artisti, Giulio Catelli e Alessandro Finocchiaro, in un’unica mostra dall’intonazione introversa e intimistica. Protagonista sarà il paesaggio, capace di rintracciare frammenti di bellezza anche in quegli aspetti della natura percepiti come consueti o insidiati dall’abitudine e dalla ripetizione. Guardare fa rima con salvare. I due artisti utilizzano strumenti sensibilmente diversi per tradurre la propria indagine formale: Catelli una tavolozza materica e cromaticamente vigorosa, Finocchiaro impasti lievi e toni smorzati. Ed ancora Catelli un periodare largo e aggettivato, Finocchiaro una sintassi sobria e minimale. Come spiega la professoressa Daniela Vasta, nella presentazione del catalogo a sua cura:


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“Atmosfere che inconsciamente rievocano il Realismo Magico. Rara la presenza umana, mentre protagonisti sono radure, angoli di bosco, campi, i parchi romani, o ancora particolari apparentemente marginali come un tronco spezzato, un ramo di fico, una casa rurale, un uccello, un vaso, un cavalletto da pittore. Istantanee del quotidiano e della campagna laziale e marchigiana sono sottratte al tempo e all’usura per diventare icona di un equilibrio interiore, di una disciplina del pensiero rigorosa, quasi ascetica. Le opere sono timidi richiami a percorsi meditativi e pensosi.


Still Nature Ostello Magliano Sabina


L’accostamento di queste due personalità artistiche così differenti produce un effetto suggestivo di un armonioso risultato corale. Come due strumenti dal timbro diverso rafforzano la propria voce nel concorrere insieme alla melodia, al di là delle diversità estetiche e poetiche, Catelli e Finocchiaro sono uniti da uno sguardo che sembra alternare incanto e disincanto, per guardare alle cose sub specie aeternitatis, quasi cercandone l’aspetto permanente e universale.
Ecco perché queste opere sembrano collocarsi in un tempo sospeso, senza che ci si attenda un dopo o che si immagini un prima. Cristallizzandosi in un eterno presente, queste opere possono divenire fragili metafore esistenziali o inni appassionati alla bellezza”. La mostra a cura di Chiara Palozza sarà visitabile fino a venerdì 8 luglio.


Still Nature Ostello Magliano Sabina

L’effetto della Brexit

Qualcuno dirà “è la democrazia bellezza”, ma per me anche no.
Ha senso chiedere ai cittadini di rispondere di pancia e per slogan a quesiti complessi, forse anche troppo onnicomprensivi?
Ha senso che votino per scelte che riguardano il futuro, anziani che di quel futuro non ne risponderanno e lo vivranno molto relativamente? È davvero democratico mentire spudoratamente ai cittadini, creare false aspettative, negare gli effetti devastanti e negativi di una scelta? Perché poi, è democratico dire “ok, non me lo aspettavo che succedesse davvero, ma avete votato voi, mica ve l’ho imposto io”?
Perché è quello che sta accadendo, e che accadrà.
Diceva il mio professore di latino e greco al liceo che la democrazia è una cosa bellissima, ma non dimenticatevi che è anche quella “cosa brutta che ha ucciso Socrate”.


Il 24 giugno 2016 siamo tutti più poveri. Innanzitutto in senso democratico.
Abbiamo scoperto che dopo 2.500 anni la democrazia, usata male, può ancora essere quella “cosa brutta che ha ucciso Socrate”, come l’intera Europa. Costruita su un patto che ci ha consegnato l’eredità pesante del più lungo periodo di pace nel continente.
La democrazia non è pericolosa in sé, ma lo diventa quando ci si gioca con scelte politiche mediocri di uomini politici mediocri.
Cameron, per esempio, che pur di venire rieletto ha offerto alla Scozia il referendum – vinto di un soffio – e alla Gran Bretagna un altro referendum, quello sulla permanenza nell’Unione Europea.
Dobbiamo imparare che ci sono valori e scelte fondanti che non possono essere barattate per un ciclo elettorale di pochi anni, e con una campagna demagogica, manichea e populista.
Ce lo dobbiamo mettere in testa e scolpire nei cuori, per evitare che un voto di pancia frantumi le esistenze delle future generazioni.


A leggere i dati demografici queste sono state le dichiarazioni di voto per età
18-24: 75% Remain
25-49: 56% Remain
50-64: 44% Remain
65+: 39% Remain
sono quindi gli “over 50”, ma soprattutto gli over 65, che hanno scelto il futuro della Gran Bretagna.


Cosa accadrà da domani? 
Gli interessi, sia politici che economici, in ballo sono molti. 
Sino a ieri Londra poteva chiedere “qualsiasi cosa” e l’Unione l’avrebbe in qualche modo accordata. Oggi Londra è di fatto con il “cappello in mano”, con un’Unione Europea che ha tutto l’interesse a misure e negoziati “puntivi”, per evitare ulteriori uscite e mandare un segnale di stabilità e solidità ai mercati.


In ballo c’è la libera circolazione dei capitali, delle merci, delle attività economiche e finanziarie.
Di fatto la Gran Bretagna è a tutti gli effetti un paese extra-europeo. Quindi stretta alle “uscite” di capitali verso l’Inghilterra.
Ripristino dei dazi doganali per le merci in entrata, ma anche per quelle in uscita. 
E questo significa che molte imprese britanniche delocalizzeranno interi rami d’azienda in Europa, e anche interi settori produttivi, con la conseguente perdita di posti di lavoro.
Tutte ripercussioni che l’UE ha tutto l’interesse a non limitare, anzi.


Problemi sul transito delle persone. Potrà essere reintrodotto il visto, ad esempio.
Per restare in tema c’è la questione dei trasporti aerei: molte compagnie hanno sede in Gran Bretagna per ragioni fiscali (EasyJet ad esempio) e beneficiano della libertà di transito e sorvolo in base agli accordi tra paesi membri dell’Unione: da domani non sarà più così.
Sempre per chi deve viaggiare – per ragioni sia di lavoro che di turismo – vengono meno gli accordi sanitari sull’assistenza pubblica gratuita, che andrà rinegoziata caso per caso paese per paese.
Per ogni società – specie finanziaria, come banche e assicurazioni – avere la sede legale in uno dei paesi europei comportava la possibilità di poter operare in modo diretto in tutti i paesi dell’Unione: da domani le società britanniche dovranno aprire società distinte in ciascuno dei paesi in cui intendono operare.
Servizi più cari per gli inglesi: web, connessione, tv, roaming e tariffe telefoniche in generale.


Al bilancio britannico mancheranno circa 40miliardi di euro di interventi e fondi europei.
Si stima inoltre che lo sbilancio commerciale comporterà un buco di ulteriori 120 miliardi in tre anni, senza considerare le più che probabili e ulteriori svalutazioni della sterlina.
Non avrà più commissari né parlamentari europei, non siederà ai tavoli dell’Unione e dovrà rinegoziare bilateralmente ogni trattato politico, economico e commerciale.
Cambia anche la posizione giuridica e personale di tutti i lavoratori e cittadini britannici nei vari paesi europei, che rientreranno nel regime di cittadini extracomunitari.


Tutta l’Europa oggi ha aperto in profondo rosso. 
Il sistema finanziario europeo ha perso circa un quarto del proprio valore.
L’Europa perde uno dei quattro paesi con l’economia maggiore e più forte, ma nel mondo globalizzato la Gran Bretagna perde la chance di sopravvivenza con il ruolo che le competerebbe.
La chiusura all’UE votata ieri porta la firma di una generazione che ha paura.
È un voto contro un mondo che cambia dove gli over 65 inglesi non si riconoscono ed in cui non sanno stare. Hanno ritenuto che rinchiudersi nella propria isola li avrebbe difesi, come nel 1940, dall’invasione di terra, non comprendendo che in questi settantacinque anni chiudersi significa rinunciare a stare al mondo.
Hanno scelto così di ipotecare il futuro dei propri figli, della generazione dei loro nipoti, con un debito – enorme – che non dovranno pagare.
Qualcuno dirà “è la democrazia bellezza”, ma per me anche no.

Louis Vuitton: una collezione uomo all’insegna del wild

La nuova collezione uomo primavera/estate 2017 di Louis Vuitton, presentata durante la Parigi Fashion Week, si ispira al continente africano.

E’ un legame solido, quello che tiene strette la griffe e l’Africa; un sentimento che prende vita di volta in colta, non solo nelle collezioni, ma anche nelle campagne pubblicitarie (indimenticabile la campagna Spirit Of Travel, girata in Sud Africa).

 

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A consolidare questa unione, ci ha pensato Kim Jones, direttore creativo della maison francese, che ha vissuto nel continente nero, durante la sua infanzia.

La collezione si concentra sui colori safari, che si adattano perfettamente ai trench proposti in passerella, rivisitati, quest’ultimi, anche nel celebre monogram.

 

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Celebrativi, non per ultimi, i patterns, che rievocano i velli degli animali africani, come la giraffa e la zebra.

«Compare sempre qualcosa di una Londra nascosta da qualche parte – ha tenuto a precisare il designer -. Questa volta è l’influenza del punk che attraversa l’Africa, come nella serie di ritratti di Frank Marshall “Renegades” che, ritraendo le gang di motociclisti intrisi di cultura heavy metal in Botswana, fonde due estetiche diverse. Aggiungetene una terza: l’eleganza francese di Louis Vuitton».

 

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L’heritage british, in effetti, si deduce non solo dal tartan utilizzato per confezionare gli smoking, ma anche da accenni punk come le cerniere decorative sul retro dei pantaloni o il gilet in pelle nero.

Infine, il lusso marchiato Louis Vuitton, esplode in tutta la sua magnificenza nel trench in pelle di coccodrillo: estremamente sofisticato.

 

 

Fonte cover Getty Images

 

 

Paris Fashion Week, la moda uomo è poesia per Dries Van Noten

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Dries Van Noten è uno dei nomi più interessanti della Paris Fashion Week, capace di portare in passerella collezioni che sono pura poesia. Colta, raffinata, la sua ricerca estetica volge lo sguardo sempre al passato, all’arte e alla libertà espressiva. Con la moda uomo primavera estate 2017, conquista definitivamente un posto nel cuore di chi ama la moda e l’arte. “Non volevo usare le palette e le applicazioni usate in passato, così ho cercato di trovare nuovi elementi nei volumi, nelle forme, nell’accostamento dei tessuti – rivela lo stilista belga – Ho studiato tantissimo l’arte e i tessuti, e quegli artisti tessili degli anni ’60 e ’70 che oggi suscitano grande interesse“.


Il risultato è una moda uomo lieve, che unisce stampe romantiche e poetiche a tessuti ariosi e finemente decorati. Silhouette del Rinascimento italiano e immagini floreali rivelano un nuovo camouflage, che abbinato a fantasie art deco crea accostamenti inusuali. Accostamenti che funzionano, come sempre sulla passerella di Dries Van Noten. Non è la prima volta, infatti, che il designer attira i riflettori della Paris Fashion Week con fantasie romantiche, spirito vintage e un gusto raffinato nel cogliere ispirazioni dall’arte. Dries Van Noten presenta anche per la prossima stagione una moda uomo colta, concettuale, il cui simbolismo si spinge oltre la mera creazione di vestiti. Sulla sua passerella della Paris Fashion Week si indossano poesie.


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Pitti Uomo 90° Compleanno

Pitti Uomo quest’anno Festeggia il suo 90° compleanno. E’ la Kermesse fiorentina completamente dedicata alle nuove tendenze per la moda uomo.

In questa edizione vediamo un uomo moderno e sempre più informale ma allo stesso tempo sofisticato.

Il tema di Pitti è stato Pitti Lucky Numbers, raccontato attraverso i numeri e la loro simbologia, la qualità estetica e grafica.

Ecco… vediamo cosa sarà e non di tendenza per la primavera / estate 2017.

In anteprima al Pitti, un nuovo brand per tradurre una filosofia in tre collezioni: Be The Bridge, Be Black! Sono tre linee destinate a lasciare il segno: B_Rec Collection, B_Hydro Collection e Be_Go Collection.

Propongono Accostamenti di materiali insoliti ma dirompenti e giovani, cuoio e pelle abbinati a tessuti naturali o mixati a materiali tecnici come il canvas spalmato o il pet riciclato, sempre nell’ottica del rispetto dell’ambiente e dell’ecosostenibilità.

Nella nuova collezione di accessori di The BridgeTotal Black”, possiamo vedere i dettagli super curati e pieni di raffinatezza che hanno la funzionalità estrema di assecondare tutte le necessità del viaggiatore urbano e frenetico.

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Se sei alla ricerca della sartoria di alta qualità non potete non apprezzare la bellissima storia di Barba, nata nel 1965 in un piccolo studio artigianale da Antonio Barba.

Con una reputazione internazionale di più di 20 anni. La camicia Barba parla su un stato che va al di là della necessità di indicare le tendenze nella moda. La sua originalità e l’autenticità senza tempo è per la qualità che si fonde ad un tessuto tagliato nella continua ricerca dell’innovazione.

Con il suo sviluppo del business per un marchio internazionale di lifestyle, Barba aggiunge il concetto di total look per la produzione di pantaloni sia in denim che in cotone, giacche, maglieria, biancheria intima, accessori, calzature, camicie e pantaloni anche per la donna.

Il loro processo di realizzazione si basa su decenni di conoscenze e competenza nella sartoria di alta qualità.

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Barba Napoli Company



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Barba Napoli Company



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Barba Napoli Company



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Barba Napoli Company



Già per gli ammanti degli accessori sofisticati come pochette da taschino, Fefè propone una collezione rivisitata in chiave moderna, rivoluzionante nello stile, nella presentazione e nell’essenza. Una collezione di qualità elevata abbinata a colori e design innovativi.

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Fefè



Con un secolo e mezzo di tradizione , passione e qualità c’é Campanile che ha iniziato il suo percorso dietro ad un piccolo laboratorio artigianale nel rione sanità.

le sue impronte sono quelle di seguire le tendenze che cambiano di continuo, però restando sempre fedeli alla tradizione.

La loro impronta è quella di entusiasmare i loro clienti con un prodotto di qualità completamente artigianale.

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Campanile

Pitti Uomo 90 Best of: il Salon of Excellence a Palazzo Capponi-Vettori

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Per la terza stagione consecutiva durante Pitti Uomo 90 a Firenze, l’evento dove si celebra quel gusto italiano che ha reso l’Italia la numero uno al mondo, ha avuto luogo Salon of Excellence– Conference & Exhibition, sostenuto da Camera Italiana Buyer Moda, lo scorso 14 giugno 2016 a Palazzo Capponi-Vettori.


Omaggiando la cultura di eccellenza attraverso una selezione dei migliori produttori, rispettando sempre la tradizione, ma con lo sguardo rivolto al futuro, l’edizione di quest’anno ha rappresentato un evento importante durante Pitti Uomo.


Non solo le collezioni: relatore principale di questa edizione è stato il presidente della Camera Italiana Buyer Moda, Mario Dell’Oglio, che ha presentato il suo libro “Gentleman without a hat” durante l’evento. Il titolo del libro nasce da una constatazione: il cappello è unico oggetto stile visibile dell’uomo, che si è perso nel tempo. Il presidente invita a non perderne l’utilizzo, in quanto rappresenta un simbolo sul miglior modo di presentare se stessi ad altre persone.


Alex Dordevic, presidente della agenzia di consulenza di lusso DeGorsi, ha organizzato durante la serata un meeting di incontro tra i maestri dell’artigianato, riunendo eccellenze da tutte le parti di Italia: la Sartoria Chiaia, sarti su misura da Napoli; Calzaturificio Ducale, calzolai su misura dalla Toscana; e il glamourous stilista Avaro Figlio come ospite speciale della manifestazione.
Bellissime le borse presentate di Lola Vitelli, l’artista che unisce la pittura agli accessori di moda, e di Mag.
Cris Egger, co-presidente della manifestazione, ha presentato l’ultima collezione della linea di gioielli di lusso turchi di Begum Khan.


Dopo la moda ecco la musica: l’atmosfera vibrante dell’evento ha raggiunto il climax con il concerto del pianista Alessandro Martire.


Una serata all’insegna della gioia di vivere, celebrando l’artigianato e il lusso, durante l’ultimo Pitti Uomo.


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Sfila a Parigi il gioco delle silhouette firmato Balenciaga

Da Balenciaga occhi puntati sul nuovo direttore creativo Demna Gvasalia, che debutta alla Paris Fashion Week con la sua prima collezione di menswear per la celebre maison. La Primavera/Estate 2017 firmata Gvasalia parte con irresistibile humour britannico: le proporzioni over conferiscono ironia e brio a capispalla e panciotti, la cui classicità viene sapientemente sdrammatizzata.

La parola d’ordine è sartorialità. E proprio dal tailoring il nuovo direttore creativo intende partire, in una sorta di continuità con l’identità primigenia della maison: «Cristobal era un sarto. E mi sembrava giusto iniziare dal tailoring», così si è espresso Gvasalia, «ma non in una percezione classica perché Balenciaga è sinonimo di sperimentazione nelle silhouette e nelle forme. E nella realizzazione, rimettendo tutto quello che deve esserci nelle giacche».

Nella location scelta, una scuola gesuita con vista sui tetti di Parigi, ecco uno spettacolo curioso destinato a non lasciare indifferenti. Largo a capi sartoriali dalle suggestioni couture esasperate però dalle dimensioni rigorosamente oversize. Antico e moderno si fondono, per un’eleganza scanzonata e ribelle. I pantaloni in principe di Galles divengono ora dei bermuda, gli stivali da equitazione e i calzini alti rivelano un’attenzione al dettaglio. Classicismo e dandismo dominano il guardaroba di un gentleman country. Tuttavia il piglio ironico e scanzonato scade in un mood schizofrenico lasciando visibilmente perplessi quando, attraverso un coup de théâtre inatteso, le proporzioni fino a quel momento over divengono improvvisamente slim.

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Nessuna via di mezzo, banditi i chiaroscuri: si alterna senza sosta sulla passerella il gioco delle silhouette. Se le spalle dei primi cappotti sono over, quasi robotiche, in un costruttivismo esagerato, ecco poco dopo l’effetto slim di completi con pantaloni skinny. Un gioco di architetture e visioni bidimensionali alterna, quasi in un caleidoscopio, volumi teatrali a capi stretch. Non entusiasmano gli accessori, occhiali da sole basic e sciarpe ricamate, mentre gli stivali zeppati sono rubati al guardaroba di lei. I pantaloni hanno la vita alta e il fondo elastico e si indossano con giacca Harrington.

La palette cromatica sembra indugiare inizialmente su nuance neutrali come il beige e il nero, salvo poi sbocciare in cromie scure e pesanti, come il rosso cardinalizio e il viola papale. Non mancano velluti e broccati, accanto a stampe jacquard e ad una certa severità quasi ecclesiale. Dalle tasche dei capi sartoriali fa capolino il biglietto da visita “Balenziaga”: ironia e serietà si rincorrono ed è difficile decretare chi avrà la meglio. Di certo non manca la personalità.

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(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)


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Balmain acquisito dal Qatar

Balmain acquisito dal Qatar

Nuovo colpo per Mayhoola: dopo Valentino, acquisito nel 2012, la holding che fa capo alla famiglia reale del Qatar mette a segno un altro successo. Stavolta è stata rilevata una delle maison che hanno fatto la storia della moda francese: Balmain. Un affare che, secondo indiscrezioni, sarebbe costato intorno ai 485 milioni di euro.

Balmain, marchio fondato nel lontano 1946 da Pierre Balmain, dopo un periodo di forte crisi sta vivendo una stagione felice grazie all’estro di Oliver Rousteing, dal 2011 alla direzione creativa del brand, il cui fatturato si aggira intorno ai 120 milioni di euro.

“Siamo certi –ha commentato Emmanuel Diemoz, CEO di Balmain– che Mayhoola, con le sue competenze e risorse, giocherà un ruolo sostanziale per uno sviluppo del brand a livello globale”. A capo della holding Sheikha Moza, la seconda moglie dell’emiro del Qatar, nonché icona di stile molto chiacchierata. Sarebbe stata proprio lei, secondo indiscrezioni, ad offrire la cifra record di 485 milioni di euro agli eredi dell’ex CEO Alain Hivelin, che detenevano il 70% delle quote.

(Foto Getty Images)

(Foto Getty Images)




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Maria Grazia Chiuri: da Valentino a Dior

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La notizia sembra già una bomba mediatica: secondo rumours insistenti che si rincorrono nelle ultime ore Maria Grazia Chiuri starebbe per lasciare la direzione creativa di Valentino per entrare da Dior. La coppia formata da lei e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi della maison italiana dallo scorso 2008, sarebbe infatti ormai sul punto di spezzarsi.

Troppo invitante sembrerebbe agli occhi della designer il posto vacante lasciato da Raf Simons in casa Dior. Inoltre Maria Grazia Chiuri sarebbe la prima donna alla direzione creativa del celebre brand francese. Si attendono ancora conferme ufficiali ma la notizia sembrerebbe avere fonti autorevoli: a diffondere la breaking news, nelle prime ore di questo pomeriggio, l’agenzia stampa Reuters.

Il proficuo sodalizio artistico tra la Chiuri e Piccioli lascerebbe un profondo vuoto: l’eredità di Valentino, brand acquisito nel 2012 dal fondo Mayhoola, facente capo alla famiglia reale del Qatar (lo stesso che proprio ieri ha rilevato un altro marchio storico quale è Balmain), resterebbe ora interamente sulle spalle di Piccioli. Ora occhi puntati su Parigi: la nomina ufficiale alla direzione creativa di Dior è attesa per il mese di luglio, successivamente alla sfilata Haute Couture del celebre brand francese.

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Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi di Valentino dal 2008



(Foto copertina Marie Claire)


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BEAUTY – Milano moda uomo ss17 : Tra brufoli e bellezza

BEAUTY – Alla settimana della moda maschile di Milano, la teoria secondo la quale i brufoli non sono eleganti, e’ stata rivalutata. Il designer malese Moto Guo ha reinterpretato la bellezza in modo del tutto stravagante ed innovativo: per la sua sfilata, il requisito fondamentale della selezione dei modelli e’ stato proprio l’acne.


Pare che il designer abbia selezionato i modelli dalla pelle arrossata, acneica ed imperfetta, inoltre non si sa se l’ acne fosse veritiero o un effetto esagerato con il trucco. Il pubblico e’ rimasto colpito e senza fiato, dato che le aspettative erano del tutto differenti, ed i feedback della critica non sono stati del tutto positivi, ma dubbiosi su cosa voglia comunicare questo look.
La WWD (women’s wear dealy, detta anche la bibbia del fashion) ha descritto l’aspetto dello show come “grooming nerd “, tendenza d’origine londinese che nasce dall’anti-grooming, ovvero il trend del no-makeup.
Il perché di questa scelta? Secondo lo stilista, la pelle imperfetta conferisce un volto adolescenziale, e mette in mostra la loro bellezza naturale.


Quindi, se ti sei svegliato con l’acne, non ti preoccupare, si può solo dire alla gente che è una dichiarazione di moda e stile!


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viktor Boyko/Getty images


Guo ha dotato modelli di camicie decorate ad arco, pantaloncini morbidi, e ricami floreali. L’accessorio che ha legato l’intera collezione insieme sono stati proprio i brufoli.


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viktor Boyko/Getty images



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viktor boyko/Getty images



Moto Guo, Menswear Collection Spring Summer 2017 in Milan

Moto Guo, Menswear Collection Spring Summer 2017 in Milan


viktor Boyko/Getty images

Guo, in realta’, ha fondametalmente dato delle precise direttive ad un’équipe di truccatori per coprire questi modelli maschili con acne cistica ed un doloroso aspetto .
Come, infatti, ci rivela la Key makeup artist Roberta Betti, sono del tutto finti. I brufoli sono stati ricreati dal team della Mac cosmetics.


Ecco dei frammenti direttamente dal backstage:
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from pictaram.com

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La sfida della governabilità

In questi giorni sono piovute le più svariate analisi sul voto, in quello stile tutto nostro per cui i CT del lunedì sono anche i politologi del post voto. Personalmente mi ha stupito, e non poco, questo silenzio a sinistra in attesa che Renzi desse l’interpretazione autentica. Dopo di che tutti a ripetere con varie declinazioni il verbo.
Anche questo è segno dei tempi: una sinistra che ci aveva abituato ad essere talvolta anche troppo prolissa e minuziosa nei distinguo e nell’analisi delle virgole maiuscole, si mostra attonita in attesa che venga indicata la via.


E comunque è vero: il voto al M5S non è solo un voto di protesta. È anche un voto di “richiesta di alternativa” e di un ricambio generazionale che non riguarda solo l’anagrafe, ma soprattutto i cognomi (più che i nomi) e la classe dirigente. E conta molto poco che il suo successo non sia “tutto suo”. Se riavvolgessimo il film ad esempio di Roma, e avessimo avuto un unico candidato del centrodestra, è probabile che la debacle per il Pd sarebbe stata più ampia, e che al ballottaggio avremmo visto (per esempio) il duo Meloni-Raggi. E forse in quel caso, non è così scontato che avrebbe vinto la Raggi, o certamente non in misura così dilagante.
Gran parte di questo risultato è stato dovuto al Pd che ha perso, ma anche alla comunicazione del Pd nel polarizzare a tutti i costi il paese in “o con noi o contro di noi”, polarizzando e unendo ciò che non si sarebbe mai unito.


Il Movimento Cinque Stelle non si è candidato tuttavia “a fare politica”. Questo è bene ricordarlo oggi, ma soprattutto tenero a mente per la valutazione di ciò che avverrà domani. Il M5S si è candidato ad amministrare grandi città. Per questo andrà valutato e su questo andrà promosso e bocciato. La campagna elettorale è finita. Anche se non tutti se ne sono accorti.
A Torino Chiara Appendino ha mandato come primo atto il preavviso di sfratto ai vertici di Compagnia di San Paolo e Iren. Adesso attendiamo dalla neo-sindaco, figlia di Domenico, vicepresidente esecutivo di Prima Industrie, i “nomi nuovi” e relativi curricula. Per questi ed i molti altri dirigenti che dovrà nominare, a cominciare dalla giunta.


A Roma è ancora più complesso. Il nuovo sindaco è Virginia Raggi, avvocato che ha fatto pratica allo studio Previti senza menzionarlo quando si è candidata, e che non ricorda bene il suo reddito, ma non cita un paio di consulenze con la Asl di Civitavecchia: ricordiamo però due dettagli, il primo è che Civitavecchia è amministrata da un sindaco Cinque stelle, e il secondo è che a concedere quella consulenza (senza “prendere” il nome dall’elenco predisposto ed in cui la Raggi non figurava) è stata la dirigente Gigliola Tassarotti, che è anche la madre della deputata M5S Marta Grande. Verrebbe da chiedersi cosa avrebbero detto “loro” se fosse successo in casa Pd. Ma è storia.


A lei toccherà nominare la giunta capitolina dopo gli scandali di Mafia Capitale e soprattutto nel quadro di sfiducia generale. Ma non solo. Il comune di Roma ha ottantotto società partecipate, cui la nuova giunta dovrà indicare altrettanti presidenti, amministratori delegati e i vari membri dei consigli di amministrazione. Poi ci sono i direttori generali, la questione olimpiadi (la Raggi ha detto no, poi vediamo, poi decide la rete, poi una consultazione popolare), poi c’è la questione strade e trasporti, una linea della metro da completare. E poi c’è un passivo di dodici miliardi.
Anche nel suo caso attendiamo questi tanti e tanti nomi “nuovi” e i relativi curricula e competenze.
Li valuteremo su questo, serenamente, ma con quel rigore e senza indulgenze che il M5S ha urlato nelle mille piazze d’Italia contro la “vecchia politica dei partiti”.


E tuttavia – a meno che il M5S non decida di “cambiare le regole ad personam” – non potremo beneficiare del voto confermativo per nessuna delle due tra cinque anni: sono entrambe al secondo mandato politico (in quanto ex consiglieri comunali) e quindi non potranno candidarsi. 
Ma siamo in Italia, e siamo anche abituati a che si facciano deroghe su tutto. Vedremo anche in questo caso quanto il M5S saprà essere “rivoluzionario”.

Pitti Uomo 90 – Xacus presenta A Shirt A Star

Una capsule collection ispirata al cinema e ai film che hanno lanciato la moda della camicia – Xacus presenta a Pitti Uomo 90 la collezione A Shirt A Star.

Il cinema come bagaglio creativo a cui attingere, le idee al brand Xacus non mancano: per questa speciale collezione sono stati realizzati sei modelli in tutto, quattro per uomo e due per donna, dedicati ai film e alle star del cinema che hanno trasformato e segnato il ruolo della camicia nel mondo fashion.

Intramontabile la camicia per i business men come ci ricorda Michael Douglas in “Wall Street”, che interpreta uno spietato e cinico finanziere il cui unico obiettivo nella vita è il denaro. Xacus la realizza in un tessuto antipiega, il Wrinkle Free, in grado di garantire un aspetto impeccabile a qualsiasi ora del giorno. Per instancabili!

Michael Douglas in Wall Street



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The business shirt – Xacus SS 2017



 

Da sempre, l’unico uomo in possesso del codice <00> a concedergli l’autorizzazione di uccidere, ha indossato la camicia bianca!
Stiamo parlando di James Bond, il raffinato agente segreto goloso di Martini Dry “shaken, not stirred”, seduttore incallito, la cui interpretazione rimane nella memoria collettiva quella dell’attore  scozzese Sean Connery.

Xacus dona omaggio al personaggio con la “white shirt” per eccellenza, quella “evening” di tessuto inglese della migliore tradizione D&J Anderson con titolo extra fine da 200/2: un pregiato satin di cotone abbinato ad un plastron tessuto su speciali telai artigianali svizzeri.

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Sean Connery in James Bond



Per chi ama lo spirito androgino della protagonista di “À bout de souffle” (Fino all’ultimo respiro)- film del 1960 scritto e diretto da Jean-Luc Godard – Xacus ha dedicato la camicia da donna rubata all’armadio maschile.  I polsi sono destrutturati e la vestibilità ampia e comoda per un look moderno e attuale; le righe sono sottili e i bottoni in madreperla naturale, il giusto tocco muliebre.

Jean Seberg in Jean-Luc Godard's BREATHLESS (1960). Courtesy Rialto Pictures/StudioCanal. Playing 5/28-6/10

Fino all’ultimo respiro



Ancora più avventuriera la donna che sceglie “The linen blouse“, la camicia Xacus ispirata al film “La mia Africa“, che a sua volta prende spunto dalla vita della scrittrice danese Karen Blixen.

Per affrontare le temperature del Kenya, la sofisticata lady interpretata da Meryl Streep indosserà una camicia in lino di Normandia, tinto in filo, collo alla coreana, polsi destrutturati e doppia tasca con pattine sul davanti, per esaltarne il carattere sahariano. Grande importanza assume il tessuto per questo capo, ottenuto dal trattamento in capo Beluga.

60 anni di podio della camiceria in Italia e nel mondo, Xacus stupisce festeggiando con classe e omaggiando il cinema e le radici del prodotto. A Shirt A Star, la capsule collection presentata a Pitti Uomo 90 farà storia.

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La mia Africa



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IL MEGLIO DELLO STREETSTYLE A PITTI UOMO 90

A Parigi sfila l’uomo Valentino

Ha sfilato ieri alla Paris Fashion Week la Primavera/Estate 2017 firmata Valentino. Non fatevi ingannare dalla sobrietà e dalla rassicurante eleganza minimal che sembra inaugurare la prossima stagione primaverile: è proprio dalla mancanza di un coup de théâtre che rinasce uno stile sofisticato ed evergreen, lo stesso che ha reso grande la maison.

L’uomo immaginato da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli è un ragazzo dal viso pulito che si districa nella vita quotidiana, assumendo quasi il ruolo di un eroe ante litteram. Poesia e delicatezza dominano la collezione, suggestioni urban nei capi che si alternano sulla passerella: l’uomo Valentino adotta una sorta di uniforme con cui affrontare la vita metropolitana. Numerosi sono i dettagli army-chic, specie nei capispalla con tanto di marsine e gradi appuntati sul bavero: e se non esistono più le mezze stagioni, in passerella sfilano quattro cappotti dalle suggestioni couture. Denim all over su tute intere da lavoro si alternano a trench, parka e bomber, fino a sahariane e caban.

Ma protagonista assoluto del défilé è il camouflage. La pantera torna a dominare su capispalla, felpe, parka ma anche sulle borse. Non un mero ricorso alle stampe mimetiche: trattasi invece di grafismi military-chic che profumano di antico. È infatti dagli archivi storici della maison che il duo di stilisti ha ripescato, quasi dall’album dei ricordi, il disegno originale della pantera, creato nel lontano 1967 e sdoganato poi da Veruschka in scatti entrati di diritto nella Storia del costume. Il mood è nostalgico, in una riscoperta dei codici più autentici della maison.

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La collezione è stata ispirata dalla mostra «Unfinished: thoughts left visible» che ha avuto luogo al Met Breuer di New York: così hanno dichiarato Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi del brand: «Volevamo raccontare la couture, elemento che ci appartiene, da un lato non glamour. Ma più legato al processo, al non finito come scelta». E la sfilata riesce pienamente nell’intento. Suggestioni couture predominano su un minimal-chic sapientemente tessuto nella tela della ricerca stilistica. Largo a ricami ed applicazioni: ma i capi appaiono quasi in allestimento, come imbastiti e lasciati lì, in un autentico effortlessy-chic che tanto ha da insegnare ai fanatici dell’overdressing. Efebico e quasi timido, l’uomo Valentino avanza indossando dettagli dall’allure femminile, come le collane di catene e i dettagli metallici che impreziosiscono anche gli accessori. Niente è lasciato al caso, in una cura quasi maniacale per il particolare.

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Spiccano tra gli accessori, le borse per lui: tote bag ma anche shopper e postina, mentre lo zaino rivive in chiave rivisitata. Tra i materiali usati il vitello traforato. Nel front row del salone dell’Hȏtel Salomon de Rotschild tante celebrities, a partire dagli attori Yang Yang e Benjamin Walker.

(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)


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Perché la Brexit non ha senso

Il referendum per la Brexit si avvicina e le due fazioni non sono mai state così vicine. In giro per l’Europa e in particolar modo a Bruxelles tutti si fanno una domanda, perché il Regno Unito si vuole suicidare?
Perché su una cosa non ci sono dubbi, una eventuale Brexit sarebbe un disastro di proporzioni epiche per l’economia del Regno Unito.


I sostenitori di Brexit dimenticano sempre tre fattori fondamentali nelle loro analisi pro-uscita:
il valore del mercato unico per la Gran Bretagna va al di là della semplice libertà di commercio. Il mercato unico rende solo ogni tariffa illegale ma anche ogni altra barriera non tariffaria è proibita.
La Commissione ha il potere di intervenire contro qualunque stato metta in atto una qualsiasi limitazione al commercio all’interno dell’UE. In questo modo ogni merce del Regno Unito ha la possibilità di accedere ad ogni singolo mercato europeo.
Il mercato unico rassicura anche le società inglesi che vogliono entrare nel mercato pubblico dei paesi comunitari, un mercato gigantesco e molto profittevole.
Le libertà di commercio nel mercato più grande al mondo (perché il mercato europeo è il mercato più grande al mondo, più di Cina o Stati Uniti), poi, sono garantite dalla costituzione europea.
Fondamenta molto più solide dei semplici accordi di commercio internazionali che sono disattesi e cambiati in continuazione.


Il secondo fattore da considerare è come il mercato unico sia molto migliore rispetto all’alternativa preferita dei sostenitori della Brexit, il WTO. Il WTO garantisce un basso regime tariffario ma non le proibisce così come non proibisce le limitazioni non tariffarie e le discriminazioni. Nella World Trade Organization nel caso di una disputa per il non rispetto dei patti i casi devono essere sostenuti dallo stato e non dalle aziende private. Tutte queste regole sono applicate solo ai beni e non ai servizi.


Questo è un punto essenziale per il mercato inglese. Circa il 40% delle esportazioni britanniche sono servizi. Nel caso di Brexit la Gran Bretagna sarà lasciata senza accordi commerciali che regolano i servizi e quindi il 40% delle proprie esportazioni. Problema che non ci sarà per il resto dei problemi europei che importano in Gran Bretagna principalmente beni e che sono regolati dal WTO. L’UE potrà quindi continuare ad importare beni in UK ma loro non potranno esportare servizi nell’UE. Nel frattempo l’UK dovrà far partire centinaia di negoziazioni commerciali in giro per il mondo ognuna delle quali può durare un decennio come è durata la negoziazione, recentemente conclusa, tra Cina e Australia. Il Regno Unito sarà costretto a crearsi ex novo tutti questi accordi commerciale per il semplice motivo che non ne ha, per i paesi membri della UE gli accordi venivano negoziati dalla UE e sono validi per i membri della UE.


Il terzo fattore fondamentale è che la UE ha fatto dell’UK il centro degli investimenti esteri in Europa. Il Regno Unito è il terzo stato per numero di investimenti esteri a livello di capitale dopo gli Stati Uniti e la Cina. Il motivo di questo numero spropositato di investimenti è che la Gran Bretagna è il punto ideale per gli investitori esteri per entrare nel mercato unico europeo. Tutti gli investitori se ne andranno, ne arriveranno altri che vorranno sfruttare l’occasione ma il grande flusso di denaro si bloccherà in modo drammatico.


Tutti questi fattori manderanno la Gran Bretagna sull’orlo del collasso economico. Una situazione insostenibile per un paese con un debito pubblico dell’80% del PIL con un deficit del budget al 4% del PiL.
Una situazione di questo tipo in un paese del G7 creerà una crisi finanziaria globale.
Una crisi che sarà nulla comparata a quella domestica. Un paese con un debito così alto, con dei deficit così alti che si preclude la possibilità di guadagnare sul mercato internazionale dovrà tagliare, nell’immediato, le spese pubbliche nella salute, nel welfare e nell’educazione.


Le società di rating, poi, hanno già annunciato che in caso di Brexit taglieranno le valutazioni sul debito da AAA ad almeno AA.
I lavoratori britannici si troveranno a vedere i loro orizzonti limitati da un mercato da 500 milioni di persone a un mercato da 65 milioni per giunta i crisi.


Anche l’argomento su cui i pro-Brexit insistono di più. l’immigrazione, non cambierà come i proponenti del referendum auspicano. Nella situazione di crisi post uscita il governo sarà forzato a cercare una entrata nell’area economica europea come la Norvegia. In questo modo l’UK avrebbe un accesso al mercato unico ma si troverebbe a contribuire al budget europeo, sarebbe costretto a sottostare alle regolamentazioni europee come quelle sulla libera circolazione ma non avrebbe voce in capitolo nel processo decisionale.

Elia Cometti: da muratore a nuovo volto della moda

«Quella di Gucci è stata solo la prima di tantissime sfilate in giro per il mondo. Ho lavorato e lavoro, tra i tanti, per Alexander McQueen, Moncler, Dolce & Gabbana e Giorgio Armani».

Si legge sicurezza, nelle parole di Elia Cometti, il giovane carpentiere di Villongo, nel Bergamasco, ora richiestissimo sulle passerelle newyorkesi.

 

Elia Cometti ph Rick Day

Elia Cometti ph Rick Day

 

 

Elia, classe 1991, ha tutte le carte in regola per interpretare le collezioni delle maison più blasonate.

Il suo fisico statuario (è alto 190 cm), gli ha permesso di essere apprezzato da Elite, l’agenzia di moda che ha, nel suo mainboard, David Gandy  e Matias Beck e che oggi, aspira a far diventare Cometti, il nuovo volto della moda maschile italiana.

Sguardo tenebroso e fisico scolpito (la sua circonferenza petto è di ben 104 cm): tanto basta per entrare negli annuali della moda.

La vita di Elia, è stata segnata dall’incontro con un booker che, rimasto impressionato da tanto carisma, ha spinto Cometti nelle mondo glamour del fashion biz.

 

Elia Cometti durante la sfilata Dolce & Gabbana

Elia Cometti durante la sfilata Dolce & Gabbana

 

 

Elia, indossa perfino la casacca dell’A.C. Gandosso, squadra di calcio che gli ha permesso di coltivare la sua grande passione per lo sport e, soprattutto, per il pallone.

Ora che è un giramondo, ciò che gli manca maggiormente è la tranquillità dei suoi vigneti, della sua Villongo ed è per questo motivo che appena può, stacca la spina e torna nella sua città natale.

 

 

 

Fonte cover Michael Del Buono

Msgm, Milano Moda Uomo come un rave anni ’90

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Non sempre una sfilata di moda si ispira a capolavori dell’arte o della letteratura, a metafore esistenziali o elaborati concetti filosofici. A volte è semplicemente un racconto, ed è tanto più potente se tocca personalmente chi lo mette in scena. Così Massimo Giorgetti parte da un ricordo della sua gioventù per creare la moda uomo primavera estate 2017 di Msgm: il ricordo dei rave party e delle serate in discoteca degli anni ’90. Quelle notti che iniziavano tra le luci psichedeliche di un locale sulla riviera romagnola e finivano aspettando l’alba sulla spiaggia in pieno hangover. «Ho pensato a me – ha raccontato Giorgetti nel backstage della sfilata – alle serate passate insieme agli amici, serate di puro divertimento e di allegria, in pieno stile Msgm».


La sfilata Msgm alla settimana della moda uomo di Milano diventa un party coloratissimo e un po’ crazy, illuminato da stampe psichedeliche e colori fluo. I ragazzi vanno al club indossando felpe, jeans acid washed e sneakers. T-shirt e camicie si sovrappongono e si indossano con impermeabili di nylon dalle tonalità sgargianti, i volumi si fanno esagerati. Gli accessori sono studiati ad arte per una moda uomo molto furba: gli occhiali maxi coprono i segni della nottata in bianco, borselli e moschettoni permettono di ritrovare le chiavi di casa anche dopo qualche drink di troppo. A Milano Moda Uomo sfila il divertimento un po’ folle dei ragazzacci degli anni ’90.

 

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Milano Moda Uomo 2016: la sfilata di Daks

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COLLEZIONE DAKS PRIMAVERA/ESTATE 2017

 

Uomo britannico in trasferta, Daks per questa collezione primavera-estate 2017 vola in India, tra i profumi speziati e le interminabili distese di sabbie bollenti.

Nella terra del fuoco l’uomo Daks sceglie i filati pregiati, il cashmere, il madras, le lane leggere, il cotone e la seta. Le tonalità ricordano le sfumature del deserto e i bagliori della notte: i grigi diventano quasi argentei, i marroni come terra bruciata e i verdi di una tonalità petrolio.

Filippo Scuffi, direttore creativo di Daks, sceglie una linea dal taglio formale, abiti completamente sfoderati, predilige la comodità e la libertà di movimento, ma è molto attento ai dettagli. L’argento dona luce all’outfit attraverso gli accessori: grandi bracciali indiani, lunghe collane, shopper e piccoli zaini ; le scarpe sono sprovviste di stringe e talvolta indossate come pantofole.

Libertà e avventura sembrano essere le parole chiave della collezione Primavera Estate 2017 Daks, per un uomo dallo spirito libero, alla ricerca di se stesso.

 

Guarda qui tutte le foto dalla sfilata Daks: 

 



Dettagli:




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Rolls-Royce 103EX: il vero lusso del futuro

5,9 metri di lunghezza per 1,6 metri di altezza e due posti a guida autonoma: queste sono le credenziali di Rolls-Royce 103EX, conosciuta anche come Rolls-Royce Vision Next 100.

Nata per celebrare il centenario di BMW Rolls-Royce, Rolls-Royce 103EX è un concentrato di lusso e design.

 

Interni Rolls-Royce 103EX (fonte immagine auto.ndtv.com)

Interni Rolls-Royce 103EX (fonte immagine auto.ndtv.com)

 

 

Seduti su un divano di pelle pregiata, i passeggeri della vettura potranno tranquillamente intrattenersi grazie ad uno schermo Oled curvo, integrato alla plancia rifinita in ebano.

Esternamente, l’automobile possiede una linea futuristica:  estremamente possenti i cerchi, che contano un diametro da 28pollici.

 

(Fonte immagibe telegraph.co.uk)

(Fonte immagibe telegraph.co.uk)

 

 

Alimentata da due motori elettrici da 250Kw, Rolls Royce 103EX rimesta assoluto silenzio ad una guida ad impatto zero.

 

 

Fonte cover bbc.com

 

 

 

Street style – le foto dalla Milano Moda Uomo 2016

Lo street style dalla Milano Moda Uomo 2016

Foto Nasario Giubergia

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Paolo Sfarra, make up artist

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Paolo Fox

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Cyprien Richiardi, blogger

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Marcell Figueiredo

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Omar Nardi, fashion designer



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Milano Moda Uomo: Vivienne Westwood a favore di Assange

A movimentare come di consueto la settimana della moda, ecco Vivienne Westwood: nessuna dietrologia per la stilista britannica, che ha rivendicato dalle passerelle della Milano Moda Uomo la sua ennesima battaglia politica. La designer si è apertamente schierata a favore di Julian Assange, padre di Wikileaks, che vive da cinque anni da rifugiato all’interno dell’ambasciata ecuadoregna di Londra.

Assange, 44 anni, vive dal 19 giugno 2012 all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador della capitale inglese per evitare di essere estradato in Svezia per reati di natura sessuale rispetto ai quali si è sempre dichiarato innocente. “Julian Assange non è mai stato condannato, perchè non c’è nessuna prova contro di lui. È tutta una montatura”: niente peli sulla lingua per la stilista, ancora una volta madrina del politically incorrect. Alla base della richiesta svedese, secondo l’hacker australiano ci sarebbero manovre da parte degli USA, dove rischierebbe di essere condannato per lo scandalo Wikileaks, ovvero la pubblicazione di migliaia di documenti riservati che minarono la diplomazia americana.

Parole forti quelle con cui si è espressa Vivienne Westwood sia per quanto concerne la vicenda che vede imputato Assange sia per il tema di Brexit, rispetto al quale si è schierata apertamente firmando una petizione perché l’Inghilterra resti in Europa. Parole di elogio anche per Angela Merkel che, a detta della stilista, sarebbe oggi una delle figure politiche più solide.

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“Je suis Assange” diviene quindi il motto del fashion show, introdotto da un videomessaggio in cui lei, l’indomita stilista, ci mette la faccia, schierandosi a favore del fondatore di Wikileaks. La stessa scritta compare sulla t-shirt che la Westwood sfoggia a fine sfilata. Assange diviene simbolo di una celebrazione a favore della libertà intesa come valore universale. Inoltre tante saranno le mobilitazioni che, in diverse parti del mondo, vedranno la partecipazione di personalità come Patti Smith, Noam Chomsky e Brian Eno. Il gatto di Assange, ribattezzato “the embassy cat”, diviene iconica mascotte della nuova collezione.

Non solo politica ma come sempre tanta moda per la collezione Primavera/Estate 2017 firmata Vivienne Westwood: molteplici le fonti di ispirazione, a partire dalle icone della musica anni Settanta, da Jimi Hendrix a Marianne Faithfull. La disco glam si unisce alle suggestioni neo vittoriane che hanno reso il brand storico. Genderless è la parola d’ordine di una collezione in cui i confini tra i sessi sono in bilico. Punk unisex e fascino ambiguo si trasferisce sui mantelli col cappuccio dal gusto gotico, che ora però è lui ad indossare. Efebico e romantico, l’uomo Vivienne Westwood sdogana l’androginia come nuovo fashion trend ed indossa lunghe tuniche che lasciano scoperto il torace. Fluidità e leggerezza divengono protagonisti di capi sofisticati ed innovativi. La gonna non è più ad esclusivo appannaggio della donna ma diviene passepartout sdoganato anche dall’uomo, che nella stagione estiva decide di svestirsi puntando a pochi pezzi dal grande impatto scenografico. Tricot e crochet impreziosiscono maglie e gonne, tra leggings glitterati e grembiuli floreali con marsine, dalle note folk. Grunge e neoromanticismo si uniscono a note zen delle tuniche, per lui e per lei.

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Torna prepotentemente alla ribalta il gessato, rivisitato in rosa antico. Trasparenze, nude look e sapienti giochi di vedo/non vedo rimarcano l’assenza di confini tra i sessi. La palette cromatica tocca i toni del sabbia, del verde mela e del vinaccia. Qua e là tocchi di viola e rosa. Estro e polemiche, come da copione, per un attivismo politico che si stampa su pull e t-shirt che inneggiano a Madre Natura, alla quale si rende omaggio attraverso scritte iconiche.

Giacche militari tagliate a vivo e red velvet inneggiano ad icone come Marianne Faithfull o i Rolling Stones. I confini tra menswear e womenswear divengono sbiaditi, mentre qua e là tocchi di una pallida estate si incontrano su timide stampe tropical e su ampi parei che l’efebico adone sfoggia sotto canotte glitterate e sovrapposizioni ardite. Giochi pirotecnici di un genio della moda che continua a stupire.

(Foto tratte da Madame Figaro. Foto copertina tratta da Styleandfashion)


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Milano Moda Uomo 2016: la sfilata Miaoran

MIAORAN SFILA ALLA SETTIMANA DELLA MODA UOMO A MILANO


 

Ichthyophobia è il tema della collezione primavera estate 2017  Miaoran –  la paura dei pesci.

La fobia dei pesci si risolve stando a contatto gradualmente con essi, così il designer aiuta il fobico vestendolo di strati, con tessuti che catturano la luce e ricordano il lento incresparsi delle onde.


In passerella un enorme telo bianco crea un’acquario umano dove i modelli sfilano come creature acquatiche – sgargianti i colori che vanno dall’azzurro schiuma di mare al denim profondo, dal grigio ardesia al corallo pallido, fino ai candidi avorio.

 

I volumi giocano un ruolo fondamentale in questa collezione Miaoran, i bomber sono corti in vita e profilati, le camicie sono lunghe oltre la vita, i top squadrati e i cappelli quasi una firma dello stilista.

Molluschi, cetacei e ctenofori compaiono sui soprabiti avorio, il tessuto macramè diventa una rete piena di pesci, l’uomo Miaoran un enigmatico uomo di mare.



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Estonia, la capitale mondiale della tecnologia

Aggirandosi per il centro di Tallinn vi imbatterete in giovani hipster vestiti all’ultima moda che bevono cappuccini mentre lavorano ai loro MacBook, musica house all’ultimo grido in sottofondo, installazioni di arte pop ovunque e camioncini di street food all’ultimo grido. Le stesse vibrazioni che si sentono in centro a San Francisco ora si sentono per le vie della capitale di questo minuscolo stato che, nella sua interezza, ha meno abitanti di Milano.


Negli ultimi vent’anni questa piccola nazione ex-sovietica è diventata una mecca per il mondo tecnologico, il paese con il più alto numero di startup pro capite, con la velocità media della banda larga più alta in assoluto e l’unico paese dove si insegna programmazione a scuola. Tutti i servizi pubblici sono online.


I venture capitalists della Silicon Valley si sono accorti della situazione e hanno iniziato a investire pesantemente in quella che viene chiamata colloquialmente #EstoniaMafia. Come è successo che uno dei paesi tecnologicamente più arretrati sia diventato il centro del mondo delle startup in vent’anni?


Nel 1930 l’Estonia aveva lo stesso PIL pro capite della vicina Finlandia, poi arrivarono i russi e tutto cambiò. Nel 1991 quando il paese riguadagnò l’indipendenza il PIL pro capite era un nono di quello finlandese e la mortalità infantile 4 volte più alta.
Gli estoni sfruttarono l’occasione e ricostruirono il paese praticamente da zero. Lo stesso paese, in un certo senso, potrebbe essere considerato una startup nata nel periodo del boom di internet degli anni ’90.


Nel 1994 l’Estonia divenne il primo stato a istituire una flat-tax, ogni complicazione burocratica venne tolta e venne reso facilissimo aprire una società. Il risultato è che oggi il 95% degli estoni fanno la dichiarazione delle tasse online, per conto proprio, e ci mettono meno di 5 minuti.
L’attuale presidente Toomas Hendrik Ilves è nato negli USA ed è un appassionato di tecnologia e ha lavorato come programmatore quando era in college.


La sua passione lo ha portato a far partire programmi rivoluzionari come quello che ha fatto si che ogni classe di ogni scuola fosse equipaggiata con computer e connessione internet. Da allora il piccolo paese baltico è esploso. Nel 2000 il governo ha dichiarato l’accesso internet un diritto umano, le firme digitali hanno lo stesso valore di quelle fisiche e tutti devono avere una carta d’identità digitale.
Dal 2005 in Estonia di vota online.


Da questo scenario è nato Skype, un successo mondiale. Quando la compagnia fu venduta a eBay per 2.6 miliardi di dollari iniziò una reazione a catena. Gli estoni si resero conto di poter diventare incredibilmente ricchi investendo il loro tempo nella tecnologia.
Una intera generazione di estoni seguì le orme dei ragazzi di Skype e ora il 15% del PIL estone deriva da industrie tecnologiche. Ci sono 350 startup, una ogni 3.700 persone. Alcune si stanno ingrandendo a dismisura.


Il successo di Skype, poi, è servito ad attirare i venture capitalists della Silicon Valley. Nel solo 2015, secondo il governo estone, le startup del piccolo stato hanno attratto capitale estero per 100 milioni di dollari.
Questo non è, tuttavia, l’unico modo per attirare i capitali esteri degli estoni. Recentemente è partito un progetto di e-Residency. Tutti hanno la possibilità di diventare cittadini virtuali estoni e quindi hanno la possibilità di aprire una società nello stato e presto anche un conto in una banca estone. Il programma è stato un successo globale.


Nonostante tutto questo l’Estonia rimane uno degli stati più poveri dell’UE con un tasso di disoccupazione che raggiunge il 20.1%. Come se non bastasse ha un vicino ingombrante come la Russia che certo non mette a proprio agio gli investitori.
Un vicino che ha un rapporto non certo idilliaco con l’ex membro dell’URSS. Nel 2007 un attacco hacker ha bloccato tutti i siti collegati al governo, alle banche, ai media e alle compagnie private. L’attacco arrivava direttamente da Mosca.


La nazione baltica è sopravvissuta e ha sviluppato uno dei sistemi di cyber sicurezza migliori al mondo ma i problemi non sono finiti qui. Uno dei problemi della scena tecnologica estone è la diversità e la recente crisi dei rifugiati ha fatto crescere i partiti di estrema destra. Non un ambiente ideale per un programmatore di talento, per esempio indiano, in cui andare a lavorare.

Salvatore Ferragamo: Nicolas De Staël ispira la sfilata di moda uomo

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Il viaggio sembra essere il tema portante per la moda uomo primavera estate 2017, almeno a giudicare da quanto abbiamo visto sulle passerelle di Milano Moda Uomo. Anche il team creativo di Salvatore Ferragamo, orfano del direttore Massimiliano Giornetti, concentra su questo concetto la propria ricerca stilistica. La figura ispiratrice è Nicolas De Staël, il pittore russo naturalizzato francese che nella prima metà del Novecento lavorò sul colore, viaggiando per tutta la sua breve vita alla ricerca della luce fino a rimanerne abbagliato. Nicolas De Staël è il personaggio perfetto per suscitare un’infinita ispirazione, non solo per la sua produzione artistica ma anche per la sua vita. Viaggiatore instancabile, dandy dal gusto decadente, aristocratico un po’ depresso, un’anima dannata perennemente in cerca di luce ma profondamente inabbissata nel buio.


L’uomo sulla passerella di Salvatore Ferragamo è meno tormentato, ma altrettanto desideroso di viaggiare, scoprire, conoscere, cercare la luce. Un esploratore sofisticato, un dandy avventuroso in giacche di seta e completi morbidi, leggeri e luminosi. Le stampe di Nicolas De Staël riempiono camice e giacche in un gioco di colori e di forme geometriche, mentre i blouson dalle fantasie astratte si ispirano al pittore e scultore Jean Harp. Anche nella collezione di Salvatore Ferragamo compaiono i grandi zaini capienti, che si confermano accessori must per la moda uomo primavera estate 2017.


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Milano Moda Uomo 2016: la sfilata di JUNLI

Interessante scoperta la collezione uomo JUNLI per la primavera estate 2017. 

Una collezione che si ispira alle installazioni di Anselm Kiefer, pittore e scultore tedesco.

Linee e geometrie, una rigorosità sobria e discreta, fatta di tonalità di grigio e neri.

Cemento e fumo, gli elementi underground che ricordano la collezione P/E 2017 JUNLI, la morbidezza dei capi in contrasto con la serietà dei colori, tagli vivi: contrapposizioni e destruttrazioni, sono le parole chiave che creano di questo brand le nuova tendenze in fatto di moda dell’uomo moderno.

 

 

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Anselm Kiefer installazione



 

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MILANO MODA UOMO: ANTONY MORATO E L’UOMO VOGUE PRESENTANO IL CORTO “BISOGNA AVER CORAGGIO”

Iris Apfel lancia il marchio Iris Meets I.N.C.

Iris Apfel si appresta a collaborare con Macy’s I.N.C., per il lancio della sua prima collezione di abbigliamento.

Iris Meets I.N.C., è il nome scelto dalla novantaquattrenne icona di stile newyorkese, che ha preferito seguire un mood retrò, ispirandosi principalmente agli anni sessanta.

 

Iris Apfel ha arredato gli interni della White House a ben 9 presidenti (fonte immagine affashionate.com)

Iris Apfel ha arredato gli interni della White House a ben 9 presidenti (fonte immagine affashionate.com)

 

 

Adatta alle donne di tutte le generazioni, Iris Meets I.N.C, presenterà pantaloni a zampa di elefante, bangles colorati, abiti dalla linea ad A, ma saranno bandite (almeno per il momento) le gonne: il capo simbolo della rivoluzione dei sixties.

Macy’s è il primo department store che ho iniziato a frequentare durante i miei shopping tour”, ha dichiarato Iris Apfel. Questa collaborazione, dunque, è nata dalla profonda stima reciproca.

Il marchio, sarà venduto a partire da settembre 2016 negli store Macy’s e online su www1.macys.com; in concomitanza con il lancio della collezione, sarà disponibile anche un’applicazioni per smartphone e dispositivi portatili, dedicata ad Iris Apfel.

 

 

Fonte cover villagecare.it

Milano Moda Uomo: Dolce & Gabbana tra jazz e mambo

Eclettica, irriverente, scanzonata la Primavera/Estate 2017 di Dolce & Gabbana: una sfilata che, pur essendo come di consueto fuori dal calendario ufficiale della Milano Moda Uomo, si riconferma come uno degli eventi più attesi dai fashion addicted.

Sullo sfondo della passerella un’orchestrina jazz che suona dal vivo: l’atmosfera è ricca di rimandi Forties, a metà tra il bar di Casablanca e il Buena Vista Social Club che animava la vita notturna dell’Avana. In questo improvvisato club dalle suggestioni caraibiche si consuma un défilé ironico e colorato. Sulle note swing degli Hot Sardines calca la passerella un giovane uomo che non teme la sua eleganza talvolta sopra le righe. Giovanile e giocosa la collezione e giovanissimi i modelli scelti, spesso famosi figli d’arte, come Presley Gerber, figlio 16enne della sempre splendida Cindy Crawford, e Rafferty Law, figlio 19enne di Jude Law e Sadie Frost.

Felpe hip-pop si alternano a lunghi caftani zebrati e stampe patchwork, con ananas e frutti tropicali che fanno capolino accanto ad animalier all over. Dettagli tribal traggono ispirazione dal filone Afroamericano, mentre suggestioni retrò rimandano alla Beat Generation e agli Hipster.

La musica diviene protagonista indiscussa della sfilata: l’uomo Dolce & Gabbana sfoggia alle orecchie le cuffie, in un mood giovane e spensierato. Eleganza scanzonata per un teenager che indossa fieramente l’ultimo modello di smoking smorzato da dettagli ironici e iridescenti. Pantaloni wide-leg e felpe animalier si alternano a caftani optical e stampe cartoon, in stile Pop Art. Lo stereo portatile diventa must have ed impreziosisce ogni mise; lo smoking è declinato in oro e righe.

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«Ci siamo immaginati di essere in Sicilia, di partecipare a un concerto, un happening sotto le palme o i banani della Favorita o del Giardino botanico», questa l’ispirazione alla base della nuova collezione, come dichiarato da Domenico Dolce e Stefano Gabbana. DGMusica è il fil rouge di un défilé che unisce l’energia della Youth Culture al groove caraibico. Un melting pot culturale che trascende i confini e si traduce in uno stile variegato e multiforme, che attinge molto dal passato: l’esistenzialismo e il jazz si mixano allo streetwear, tra pailettes e swing.

Nel front row spicca la star di Internet Cameron Dallas. Influencer e blogger occupano le prime file, a testimonianza di quanto ancora una volta il duo di stilisti che ha reso fashion la mediterraneità, sappia cavalcare le nuove tendenze. Dolce & Gabbana si riconfermano ancora una volta maestri nel carpire i fenomeni sociali e sdoganarli all’interno di sfilate che somigliano sempre più a live shows.

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(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)


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Milano Moda Uomo: la sfilata di Richmond

MILANO MODA UOMO: LA SFILATA DI RICHMOND

Partendo dal rigore del nero, Richmond per la collezione primavera estate 2017, si tuffa in un multicolor fluo che tocca il verde acido, il giallo, il fucsia.

Il fitting è comodo e dalla praticità sportiva, con qualche capo sartoriale, soprattutto le giacche.
Materiali ricercati, pelli e stampe dal forte impatto visivo, l’uomo Richmond non passa certo inosservato.

Talvolta scalzo o dimentico di qualche capo, è un uomo attento alle mode ma mai vittima; noncurante del tempo che passa, impegnato, nel suo armadio non mancano mai i capi basic del maschio ribelle, giubbino in pelle compreso.

Guarda qui tutte le foto dalla sfilata Richmond:



(foto ufficio stampa)

 

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L’estate funny dell’uomo Fendi

I colori, provengono dalla terra ma l’elemento principale, è l’acqua. Questa è la collezione uomo primavera/estate 2017 che Fendi ha presentato a Milano.

Protagoniste indiscusse, sono le righe, che irrompono su polo, pantaloni dal taglio sartoriale e sui capispalla.

 

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Il profilo dell’uomo disegnato da Silvia Venturini Fendi, che si ispira a Pablo Picasso, si lascia, talvolta, sorprendere dagli eccessi.

La piscina o meglio ancora il mare, è l’habitat naturale dell’uomo Fendi per la prossima spring/summer 2017, che obbliga ad indossare ciabatte e giubbini in spugna. L’accappatoio, diventa un capo formale, elegantemente profilato in pelle color marrone.

 

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Pantaloni leggeri e fluidi, nelle tonalità safari, regalano un allure sofisticato alla collezione mentre, gli shorts in seta, donano freschezza al defilé.

Raffinati giubbotti in pelle intarsiata, vengono accostati ad un ‘eccentrica pelliccia verde fluo creando “un perfetto equilibrio fra normalità e complessità, tra regole e trasgressione“, così come ha dichiarato Venturini Fendi.

 

 

 

Fonte immagini Facebook account ufficiale Fendi

Milano Moda Uomo: Antony Morato e l’Uomo Vogue presentano il corto “Bisogna aver coraggio”

MILANO MODA UOMO: ANTONY MORATO E L’UOMO VOGUE INSIEME PER PRESENTARE IL CORTO “BISOGNA AVER CORAGGIO”

Si è svolto durante la settimana della moda maschile l’evento esclusivo di presentazione del corto “Bisogna aver coraggio“.

Presso le sale de “La Triennale di Milano” è stato lanciato il cortometraggio “Bisogna aver coraggio”, diretto da Elisa Fuksas e interpretato da Alessandro Roja, attore divenuto famoso grazie alla serie di “Romanzo criminale”.

Il corto, della durata di 5 minuti, prende il nome dalla prima frase della 19ma scena del primo atto del Don Giovanni. Rivisto in chiave moderna, ma utilizzando le musiche mozartiane, racconta dell’uomo dissoluto, in questa fase (im)punito, che sfugge alla vendetta della donne tradite.

Bisogna aver coraggio, o cari amici miei,
e i suoi misfatti rei scoprir potremo allor.

Un groviglio di baci aprono e chiudono il cortometraggio, una manifestazione edonistica della propria personalità che non frena di fronte alla moralità rinfacciata.

“Bisogna aver coraggio” sarà in concorso al Fashion Film Festival Milano, fondato e diretto da Constanza Cavalli Etro, evento internazionale a cui parteciperanno i fashion movies di tutto il mondo, con le loro diversità stilistiche e concettuali.

Antony Morato con queste importanti collaborazioni, vuole sottolineare l’importanza che rivolge al mondo del cinema, già manifestatosi lo scorso anno con il restauro in digitale de “Il Giardino Dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica – sempre insieme a L’Uomo Vogue e Istituto Luce-Cinecittà.

Nobili iniziative quindi quelle che spingono il brand Antony Morato, fondato da Lello Cardarelli e che lo  portano  in cima alla piramide del mondo della moda, uno spazio dove l’arte ed il cinema sono gli ingredienti fondamentali di un successo fatto di codici, cultura e innovazione.



Milano Moda Uomo. Giorgio Armani e l’inchino all’eleganza

Smettetela di pensare che la provocazione diventerà stile“. Giorgio Armani, re indiscusso della moda, non usa sotterfugi per sottolineare gli eccessi, spesso ingiustificabili, che i colleghi utilizzano pur di catalizzare l’attenzione sulle loro collezioni.

 

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Se dovessimo tirare le somme di questa settimana della moda uomo milanese, capiremmo quanto il calendario sia stato scarno e le proposte, a loro volta, spesso non degne di nota.

Nell’ultimo giorno di questa kermesse un po’ sottotono, Giorgio Armani presenta la sua collezione primavera/estate 2017 e lo fa in gran stile, il suo.

 

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Armani, è sinonimo di eleganza, alta sartorialità, lusso. La sua, è una collezione depurata dagli eccessi e, soprattutto, indossabile in ogni occasione. Il focus del progetto creativo del noto stilista italiano, sono i patterns che decorano le giacche. Dalle maioliche ai motivi geometrici: lo stile, pervade le giacche doppiopetto che regalano all’uomo, sofisticatezza da vero gentleman.

La collezione è immediata, segno distintivo dello stile Armani. Se divertono le palme che raccontano viaggi paradisiaci, incantano  i pantaloni in seta con pinces.

 

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Trousers ampi e t-shirt basiche, vengono abbinate a mocassini e cappelli in paglia. L’uomo Armani è anche un globetrotter e per tale motivo, ha bisogno di ampie borse a mano per metterci dentro tutto il suo mondo.

Nella cartella colori, gioca un ruolo importante il rosso: una macchia di passione che vivacizza il “greige” e il blu intenso.

 

 

 

Fonte immagini sfilate.it

 

Milano Moda Uomo: Versace omaggia Prince

La Primavera/Estate 2017 firmata Versace si apre nel segno del comfort. L’uomo che calca la passerella non si perde in fronzoli ma punta ad un’eleganza sobria e sofisticata. Tessuti svolazzanti e leggeri, stratificazioni e suggestioni bikers completano un look all’insegna della funzionalità, declinata in chiave sporty-chic.

Energia, movimento e sprint costituiscono il fil rouge di una collezione suggestiva che riporta la maison ai suoi fasti. La sfilata si apre con la proiezione di un cortometraggio girato da Bruce Weber in esclusiva per il brand. Versace gioca con le proporzioni e i materiali usati: bluse lunghe con cappuccio si uniscono a leggings e calzoncini da ciclista, maglie in seta sono lasciate fluide sulla vita e sul torace e indossate con giacche e top.

Via libera a parka ed inediti capispalla leggeri perfetti per affrontare l’estate a bordo di una moto: il trench si porta come una vestaglia, il bomber viene arricchito da stampe all over e da zip. Jersey e nylon dominano la collezione, tra micro borchie, seta e pelle. La palette cromatica è neutrale, il verde militare domina insieme a sfumature che toccano il beige scivolando nei colori più intensi quali blu e viola.

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L’uomo Versace è un wrestler palestrato che non disdegna la giacca sartoriale, unendo ad una mascolinità classica, tanto cara alla storica maison, il piglio da gentleman contemporaneo che indugia in dettagli evergreen che strizzano l’occhio ad un dandismo quantomai interessante. Inserti sportivi impreziosiscono completi destrutturati e pantaloni sartoriali. La stessa location del défilé ricorda un’arena, mentre la musica omaggia Prince, mito del pop nonché intimo amico di Donatella Versace, scomparso lo scorso 21 aprile. Alcuni pezzi inediti di Prince hanno accompagnato le uscite dei modelli.

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(Tutte le foto sono tratte da WWD)

(Foto cover Madame Figaro)

Settimana della moda uomo, i non-modelli della sfilata Etro

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Kean Etro ha voluto sottolineare lo stile rilassato del suo marchio nella sua sfilata alla settimana della moda uomo di Milano. Un’atmosfera quasi familiare, anche grazie al fatto che sulla passerella non c’erano modelli professionisti. Pr, avvocati, padri e mariti, perfino amici a quattro zampe hanno animato la sfilata Etro di una spensieratezza inusuale. Niente espressioni serie da bad boy, ma solo tanti sorrisi aperti, sinceri, impacciati, di uomini veri, amici e parenti del marchio made in Italy votato all’hippie-style. In vacanza anche gli stylist: ogni “modello” ha scelto da sé i capi da indossare in passerella, affinché tutti si sentissero a proprio agio. «È un raduno di amici – ha spiegato Kean Etro – Abbiamo voluto mostrarli con le loro imperfezioni, e volevamo che si sentissero bene con gli abiti che indossavano».


D’altra parte, anche in questa collezione uomo primavera estate 2017, Etro è la quintessenza dell’eleganza rilassata. Materiali pregiati come la pelle scamosciata e le maglie fil-à-fil si applicano a completi-pigiama e giacche modello kimono. Le camicie eleganti, arricchite da origami sul davanti, si abbinano alle infradito e i completi giacca e pantaloni si indossano a piedi nudi. Le linee sono morbide, i tessuti ariosi, le stampe paisley e ikat ricordano un’ispirazione etnica ed hippie-chic. Nella frenesia della settimana della moda uomo di Milano, la sfilata Etro regala un momento di conviviale relax tra amici. Ne avevamo bisogno.


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Pharmacy 2. Il ristorante-farmacia di Damien Hirst

Non è forse vero che il cibo è la cura contro tutti i mali?

Sarà stato questo il pensiero di Damien Hirst, l’artista britannico noto per essere il capofila del gruppo Young British Artists e, soprattutto, per le sue opere dissacratorie (la morte, ad esempio, è al centro della sua arte).

Hirst, dopo l’inaugurazione della Newport Street Gallery (la sua personale galleria che conta circa 3000 opere esposte), ha deciso di riconfermarsi nel mondo della ristorazione. E’ a Lambhet (quartiere al centro di Londra) che sorge Pharmacy 2, il nuovo ristorante-farmacia, inaugurato qualche anno più tardi dell’apertura del primo ristorante a Notting Hill.

 

Damien Hirst e Mark Hix dietro il bancone di Pharmacy 2 (fonte businessinsider.com)

Damien Hirst e Mark Hix dietro il bancone di Pharmacy 2 (fonte businessinsider.com)

 

 

Affiancato dallo chef Mark Hix, l’artista propone cibo della tradizione inglese ed anche la cucina mediterranea e in linea generale, quella europea.

Un esempio? Zucca e radicchio di Treviso, con calamari croccanti, mandorle e peperoncini verdi.

Pharmacy 2 propone, inoltre, anche la prima colazione durante la settimana, offrendo ai clienti, il brunch durante il week-end.

All’interno del locale, è possibile ammirare le opere di Hirst come “Medicine Cabinets” (una sperimentazione in corso dal 1988) e i pannelli della serie “Kaleidoscope“, ispirati alle ali di farfalla.

Come ben comprensibile, gli arredi ricordano perfettamente quelli delle farmacie. Confezioni di medicine esposte sugli scaffali e pillole pop che decorano il bancone; non mancano le spirali di DNA che abbelliscono le pareti.

 

 

Fonte cover dezeen.com

Emporio Armani sorprende con una collezione sportiva

Riconfermare l’identità: questo è l’obiettivo che Giorgio Armani si è imposto per la prossima collezione uomo primavera/estate 2017, del marchio Emporio Armani.

 

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

 

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

 

C’è confusione nella kermesse delle collezioni maschili. E non esiste riconoscibilità. Voglio affermare la mia identità. Mai come oggi c’è bisogno di essere riconosciuti per il proprio stile. Per me è importante la non-stravaganza. Anche quando propongo il rosso, si tratta di magia più che di provocazione“, ha dichiarato il re della moda.

 

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

 

 

Depurata dagli eccessi, la collezione Emporio Armani, disegna un uomo in tutta la sua mascolinità, che veste capi garbati, non rinunciando a mettere in mostra la sua virilità.

Il rosso, diventa una macchia esplosiva sul grigio e sul blu. Pantaloni sartoriali che sfiorano la caviglia, vengono abbelliti da bretelle ed abbinati a mocassini. Le t-shirt, assecondano la fisicità dell’uomo e le camicie, accostate a giacche a pois, rinvigoriscono la naturale eleganza del maschio.

 

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

 

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

(fonte pagina ufficiale Armani FB)

 

Per Armani, dunque, nessuna svolta gender e sulla questione di unire le sfilate uomo e donna (oramai prassi consolidata da alcune maison di lusso), si dice assolutamente contrario.

 

 

Fonte cover account ufficiale Armani

 

Gucci. Un viaggio intorno al mondo come Jane Austen

Per raccontare la collezione uomo primavera/estate 2017 Alessandro Michele, dichiara: “Mi sono messo di nuovo nell’atteggiamento di racimolare le cose che mi evocano l’idea di un viaggio. E a me viaggiare non piace: prima mi piaceva poco, ora per niente. Sembra strano, ma non sento il bisogno di spostarmi per viaggiare. Per me il viaggio è un attraversamento da poco, un salto dell’immaginazione. Sto iniziando ad amare l’idea del non sapere, mi piace immaginare le cose che non so, i luoghi che non conosco. [..]Così, un’altra volta ancora, ho fatto un giro lunghissimo e brevissimo immaginando l’acqua e il mare, come fossi James Cook. E poi sono tornato a casa, al mio numero civico, ovvero da Gucci. E l’ho trovata diversa e insieme uguale, come quelle magioni nei romanzi di Jane Austen dove arrivano gli avventurieri e con le loro storie cambiano la percezione del mondo che ha chi resta seduto a immaginare.”

 

Dettagli collezione SS16 Gucci (fonte profilo ufficiale Gucci IG)

Dettagli collezione SS16 Gucci (fonte profilo ufficiale Gucci IG)

 

Paperino. Dettagli collezione SS116 (fonte profilo ufficiale IG Gucci)

Paperino. Dettagli collezione SS16 (fonte profilo ufficiale IG Gucci)

 

Dettagli collezione SS116 (fonte profilo ufficiale IG Gucci)

Dettagli collezione SS16 (fonte profilo ufficiale IG Gucci)

 

 

Ma Gucci, in realtà, sta percorrendo una strada oramai chiara a tutti: rinnovare l’estetica del vintage, adattandolo ai giorni nostri.

Capi “gender“, in cui spiccano floride e gentili corolle ricamate; Paperino, il personaggio dei fumetti apprezzato nottetempo da grandi e piccini, disegna simpatici pullover e bomber sportivi. Ecco, il viaggio di Michele, potrebbe essere inteso come un percorso a ritroso nella vita di ognuno di noi.

 

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C’è un tocco british nel defilé di Gucci; l’heritage d’oltremanica si innesta nei pull senza manica, abbinati a camicie, cravatte e trousers taglio sartoriale.

Vestaglie in seta, fungono da capispalla e, non da meno, vengono abbinate con pantofole. Qui l’ispirazione proviene dal Sol Levante a sostegno di una collezione cosmopolita e “girovaga”.

 

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Alessandro Michele, immagina anche un uomo distinto ricreando, però, il pretesto di rendere fresca la collezione con fiori colorati che decorano un severo frac e, allo stesso modo, eleganti smoking.

 

 

Per le immagini fonte thefashionspot.com

 

 

Game of Thrones – Battle of the Bastards cosa è successo?

La seconda mezz’ora di Game of Thrones Battle of the Bastards è stata una violentissima e spettacolare battaglia; una delle battaglie più lunghe ed elaborate della storia televisiva.
David Benioff, uno dei produttori esecutivi, ha dichiarato a Entertainment Weekly che: “In termini di numeri – numeri di extra, numeri di stuntmen, giorni di riprese – è la più grande che abbiamo mai fatto”.


Il risultato di questa battaglia è decisamente prevedibile: dopo una cruenta lotta quando i nostri eroi stanno per perire arrivano i cavalieri di Baelish che salvano la situazione e danno la spintarella necessaria a Jon Snow e compagnia per vincere. Littlefinger chiamato da Sansa all’insaputa del (presunto) fratellastro.
A livello visivo Battle of the Bastards non ha avuto eguali in tutta la serie e la disperazione dell’armata di Jon si è sentita tutta.


I morti sono stati tantissimi ma nessuno tra i protagonisti dalla parte degli Stark.
Nonostante questo uno Stark è morto, si tratta di Rickon Stark, il più giovane della casata e sicuramente il meno rapppresentato. Ramsay libera Rickon e lo fa correre verso il fratello sul campo di battaglia poi inizia a scagliare frecce fino a quando lo colpisce. Rickon è l’ultimo della incredibile serie di morti della famiglia Stark.
Molti fan avevano speculato che Martin avesse tenuto in vita Rickon per fargli ereditare Winterfell ma pare che questa teoria sia stata sconfessata.


Altra morte che intristisce è quella di Wun Wun, l’ultimo gigante.
Wun Wun è stato uno dei migliori combattenti della battaglia e senza di lui l’armata di Jon non sarebbe riuscita a entrare a Winterfell.
Il gigante viene colpito da una serie infinita di frecce ma Ramsay riesce a colpirlo in faccia e alla fine muore. Westeros sembra sia ormai senza giganti.


Ramsay finalmente muore per gioia di tutti!
Molti sostengono che Ramsay fosse la cosa peggiore di Game of Thrones. Il bastardo di Roose Bolton non ha mai avuto una vera profondità, gli autori lo hanno usato solamente come intermezzo sadico. Ogni qual volta Ramsay appariva sullo schermo c’era la certezza che qualcosa di terribilmente sadico stesse per succedere, senza un vero motivo.


Quando l’esercito degli Stark è riuscito a penetrare nelle mure di Winterfell per Ramsay non c’è stato niente da fare ma Jon si è trattenuto dal giustiziarlo, Sansa aveva diritto a prendersi questa rivincita.
La novella Littlefinger è una fan di Dante, a quanto pare, è decide di utilizzare il contrappasso e lo fa sbranare dai suoi cani.


Dopo la battaglia una domanda sorge spontanea nelle menti di tutti i fan: cosa farà ora Littlefinger?
Senza i suoi cavalieri quasi sicuramente l’armata di Jon e Sansa sarebbe stata sconfitta, coa vorrà in cambio?
In questa stagione Baelish ha tentato di insinuare qualche dubbio a Sansa riguardo Jon e potrebbe conoscere qualcosa che solo Howland Reed sa…
Per giunta le forze di Jon sono state decimate dalla battaglia e i cavalieri di Baelish sono sempre più importanti. Littlefinger si candida a diventare il cattivo del nord per la prossima stagione. Sicuramente sarà più divertente vederlo tramare di quanto lo era vedere Ramsay torturare.


A Meeren c’è stata un’altra battaglia e si è formata una alleanza all’insegna del GirlPower! Daenerys e Yara si sono subito piaciute e insieme combineranno sicuro qualcosa.

William Klein in mostra a Milano

Si è aperta lo scorso 17 giugno al Palazzo della Ragione di Milano la mostra “William Klein. Il mondo a modo suo”: 150 opere accompagnate da installazioni inedite, per una retrospettiva che si preannuncia già come un evento. Fotografo, artista, cineasta, designer e scrittore, William Klein è delle figure più versatili ed eclettiche della fotografia.

Moda ma non solo, nei suoi scatti iconici: immagini di strada, reportage di scorci cittadini scattati in giro tra Parigi, Roma, Tokyo, avvicinano la moda alla cronaca. Indimenticabili le sue modelle a spasso per la Città Eterna, in bilico tra futurismo e classicità. Ironia e charme senza tempo accompagnano ogni scatto.

Sarà possibile visitare la mostra fino all’11 settembre 2016: già presentata parzialmente alla Tate Modern di Londra e al FOAM di Amsterdam, l’esposizione è completata da un ricco allestimento multimediale.

Antonia tra gli specchi, Parigi. 1962

Antonia tra gli specchi, Parigi. 1962



Backstage del film "Qui êtes-vous, Polly Maggoo?", 1966

Backstage del film “Qui êtes-vous, Polly Maggoo?”, 1966



Dorothea McGowan in Capucci, Roma, 1962

Dorothea McGowan in Capucci, Roma, 1962



Nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, all’età di 14 anni William Klein si iscrive al City College di New York, dove studia sociologia. Si arruola poi nell’esercito e viene mandato prima in Germania e poi in Francia, dove si stabilisce definitivamente. Nel 1948 si iscrive alla Sorbona, dove studia scultura e pittura, con l’artista Fernand Léger. Le sue opere vengono esposte in diverse occasioni e proprio durante una di queste mostre il fotografo incontra Alexander Liberman, direttore artistico di Vogue, che gli offre una collaborazione.

Nel 1954 rientra a New York, per lavorare ad una sorta di diario fotografico che sarà pubblicato due anni più tardi sotto il titolo “New York” e che gli varrà il premio Nadar. In bilico tra fotografia ed etnografia, tratta i newyorchesi “come un esploratore avrebbe trattato uno zulu”, come spiega lui stesso. Successivamente vola a Roma, dove diviene assistente di Federico Fellini. Alla fine degli anni Cinquanta si avvicina al cinema realizzando diversi film. Intanto collabora attivamente per Vogue, realizzando alcuni degli scatti più famosi della storia della fotografia di moda. E proprio il mondo della moda diviene il soggetto del suo primo film, Who Are You, Polly Maggoo?, una satira declinata nei toni optical degli Swinging Sixties.

Simone D'Aillencourt, Roma, 1960

Simone D’Aillencourt, Roma, 1960



Simone D'Aillencourt e Nina Devos in abiti Capucci, Roma, 1960

Simone D’Aillencourt e Nina Devos in abiti Capucci, Roma, 1960



Simone D'Aillencourt in abito Fabiani, Roma, Vogue 1960

Simone D’Aillencourt in abito Fabiani, Roma, Vogue 1960



Simone D'Aillencourt in abito Fabiani, Roma, 1962

Simone D’Aillencourt in abito Fabiani, Roma, 1962



Mary McLaughlin in un abito Nina Ricci, Parigi, 1957

Mary McLaughlin in un abito Nina Ricci, Parigi, 1957



Negli anni Ottanta Klein torna ad occuparsi di fotografia e pubblica numerosi libri. Il suo è un approccio ironico ed ambivalente che non disdegna tecniche inusuali per la fotografia di moda e il fotogiornalismo. Considerato tra i padri della fotografia di strada, assieme a Robert Frank, fa ampio uso del grandangolo e del teleobiettivo, della luce naturale e della tecnica del mosso, rifiutando compromessi e regole preimpostate. È stato messo al venticinquesimo posto fra i cento fotografi più influenti dalla rivista Professional Photographer Magazine. Inoltre Klein ha diretto numerosi documentari ed ha prodotto oltre 250 spot televisivi. Nel 1999 è stato insignito della Medaglia del Centenario della Royal Photographic Society, di cui è anche socio onorario. Tra i volumi da lui pubblicati Retrospettiva (2002), Parigi+Klein (2006), Contacts (2008), Roma+Klein (2009), Brooklyn (2014).

(In copertina: Marie-Lise Grès davanti al Teatro dell’Opera, Parigi, Vogue, 1963)

La cassazione dei ballottaggi

Alle 23.01 di domenica 19 giugno molte cose sono cambiate nella politica italiana. Ben più di quelle che la cassazione dei ballottaggi ha sancito per le maggiori città italiane.
La consolazione di Milano e Bologna consola davvero poco. 
Nel capoluogo lombardo vince di misura, laddove avrebbe dovuto straripare, un Sala politicamente e culturalmente speculare a Parisi. E questo smentisce la famosa frase di Renzi “la sinistra che non cambia diventa destra”: a Milano si è scelto un candidato che di sinistra non era, ed ha vinto in un certo qual modo diventando destra.
A Bologna Merola, sindaco uscente del Pd, ha dovuto affrontare il ballottaggio, e non con un candidato alla Guazzaloca (chapeau) ma direttamente con una leghista. E questo in sé è ben oltre che un risultato storico.
Roma, Trieste e Torino mostrano un risultato che chiunque avrebbe potuto e dovuto prevedere, se non fosse stato annebbiato da una percezione del tutto personale e autoreferenziale di invincibilità, che come sempre in politica diventa essenzialmente nudo e crudo autolesionismo.


Il Pd si conferma il primo partito, ma è solo. La comunicazione elettorale pre referendaria del “o con noi o contro di noi”, di un’Italia divisa tra buoni e cattivi e tra riformatori e gufi ha inesorabilmente polarizzato il tutti contro uno. Era prevedibile e si è materializzato.
Alleanze improbabili e talvolta imbarazzanti hanno visto qualunque destra – da Casa Pound ai centristi ai liberali alla Lega a Fratelli d’Italia ai Cinque stelle – fare fronte comune praticamente ovunque. Roma e Torino prima che altrove. E così accade che se pure è vero che il Pd a livello nazionale è presente ovunque e tutto sommato resta il primo partito, non basta a se stesso, e la somma di tutti i suoi avversari lo supera ampiamente e talvolta lo doppia.


Consola poco che è tecnicamente impossibile un governo che metta insieme Salvini e Meloni con Grillo e un defilato Berlusconi. Ma ciò che resta sul terreno è la fine dell’idea di quel partito della nazione capace da solo di vincere ovunque e di prendere quel premio di maggioranza che lo farà governare da solo.
Va peggio in chiave referendaria, perché la stessa somma di tutte le opposizioni Renzi se la ritroverà a ottobre, compatta, a chiedere di mantenere quella promessa “se perdo vado a casa”, richiesta che nessuno gli ha fatto, e che è stata la lapide sulla polarizzazione avviata nella sua comunicazione politica proprio dal premier.


Se seguissimo la logica napoletana dei commissariamenti, sarebbe oggi tutto il Pd a dover essere commissariato, e in qualche modo è quello che la minoranza interna si appresta a chiedere giovedì e che troverà necessariamente una risposta nella direzione di venerdì.


Nel 1981, in un’intervista a Eugenio Scalfari, Berlinguer accusò la classe politica italiana di corruzione, sollevando la famosa questione morale. Denunciò l’occupazione da parte dei partiti delle strutture dello Stato, delle istituzioni, dei centri di cultura, delle Università, della Rai, e sottolineò il rischio che la rabbia dei cittadini si potesse trasformare in rifiuto della politica.
Quella profezia che ci sembrava avverata nel 1992 con Tangentopoli si è avverata oggi, a distanza di trentacinque anni. Anni che come sono andati persi per le riforme che tutti hanno dichiarato necessarie, si sono dimostrati persi soprattutto per la vita dei partiti, che sono andati progressivamente perdendo la propria autorevolezza e definitivamente il proprio ruolo nella società.
È questa la sentenza di Napoli con De Magistris cinque anni fa, e ripetuta senza appelli oggi, dove un Pd che non è arrivato nemmeno al ballottaggio ha dato il peggio di sé nelle indicazioni di voto.


Alle 23.01 di domenica 19 giugno 2016, in un’epoca che tutti definiscono post-ideologica, per parlare del Pd potremmo parafrasare un celebre discorso di Giorgio Almirante. Il Pd o saprà essere meno arrogante, più pluralista, più aperto e rinuncerà all’idea di partito unico, o non sarà. O sarà capace di dimostrare una qualità ed una trasparenza di amministrazione superiore alla media, o non sarà. O sarà capace di affrontare con il massimo rigore e senza attenuanti e distinguo la questione morale al proprio interno, o non sarà. O si doterà di una classe dirigente degna di questo nome e metterà ai margini i renzi-boys e gli yesman o non sarà altro che un piccolo comitato elettorale di provincia utile a far eleggere persone mediocri, e destinato a prospettive mediocri.

Milano Moda Uomo 2016, il viaggio sudamericano di Missoni

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Una sfilata Missoni è sempre un racconto di famiglia. L’amore tra Ottavio e Rosita, il carattere burbero di lui e quello pratico di lei, i numerosi viaggi dai quali i due traevano ispirazione per le loro collezioni. Materiale conservato negli archivi dell’azienda e nei ricordi di Angela Missoni, che pesca a piene mani dalla tradizione familiare e svela ogni stagione una collezione dalla forte identità. Anche nell’ultima sfilata di moda uomo primavera estate 2017, presentata ieri alla Milano fashion week, la designer ha tirato fuori un aneddoto di famiglia che ispira e diverte.


Quando incontrava i giornalisti, ad Ottavio veniva fatta spesso la stessa domanda. Si chiedevano se fosse infastidito da tutte le copie, che si vedevano ovunque, chiaramente ispirate allo stile Missoni. E lui rispondeva: «Nelle Ande mi copiavano già centinaia di anni fa, quindi lo considero un omaggio carino» con il suo classico tono sarcastico. Da quella frase, e da una giacca che Angela comprò a 15 anni durante il suo viaggio nelle Ande con i genitori, nasce la collezione presentata a Milano Moda Uomo 2016. La sfilata si apre con bermuda e maglie ampie nei caleidoscopio di colori Missoni: tutte le sfumature della terra sudamericana, dal beige al rosso, dall’arancio al blu, dal verde al giallo trovano spazio nelle fantasie a onde e a zigzag che da sempre caratterizzano il marchio italiano. Pappagalli e uccelli del paradiso rinnovano il concetto di camouflage e ravvivano le maglie di cotone. I bermuda lasciano poi posto a pantaloni dal taglio asciutto, svasati e tagliati alla caviglia, abbinati a camicie con zip e giacche gettate sulle spalle. A sottolineare il legame di questa collezione di moda uomo con il luogo a cui è ispirata sono gli accessori: scarpe e cinture di cuoio, sovrapposte a fusciacche colorate. Stringate a punta e cappelli di paglia completano il ritratto di questo moderno cowboy.


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Milano Moda Uomo: sfilata e cena per il Prada Day

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Prada Day: la giornata più attesa di questa edizione di Milano Moda Uomo è stata quella di ieri, in cui la signora Miuccia ha svelato la sua collezione primavera estate 2017 e poi ha offerto una cena a tutti gli ospiti. Nomi illustri nel front row della sfilata moda uomo (e donna), da Jessica Chastain a Milla Jovovich, da Carlo Capasa a Valeria Golino. Tutti vestiti Prada dalla testa ai piedi, ça va sans dire, e pronti ad ammirare una collezione come sempre sorprendente. Dopo la sfilata autunno inverno, dedicata alla scoperta, è ancora il viaggio il tema ispiratore. «In passerella ci sono giovani alla scoperta di scambi culturali, di esperienze – ha dichiarato la stilista – Vogliono condividere il loro sapere con popoli, razze diversi. Ho pensato a loro come a viaggiatori in cerca di condivisioni». Un viaggio di scoperta, declinato in stile millennials: zaino in spalla alla ricerca dell’avventura, ma sempre connessi.


Tutti i modelli indossano un grande zaino in cui portano tutto ciò che può servire: tablet e smartphone, borracce e borsette, scarponcini e tacchi a spillo. Non si sa mai. «C’è in effetti un senso di preparazione all’emergenza, un’urgenza di portare con sé tutto il necessario», ha dichiarato la signora Prada raccontando la collezione. L’unico vero must è la praticità. Tessuti leggerissimi, impermeabili, resistenti come il nylon, vero protagonista della collezione. Colori neutri e stampe coloratissime, per questa moda uomo e donna che coniuga comodità e stile. Le stampe classiche come il tartan e il quadrettato si applicano a pantaloni sportivi con banda fluo, le tute si arricchiscono di cinture in vita e le gonne sono stampate a fantasie grafiche o cartoon. Ai piedi, ciabatte di gomma con applicazioni colorate e calzini di spugna, perché gli esploratori camminano tanto. Ancora una volta, Miuccia Prada è capace di catalizzare l’attenzione della Milano Fashion Week, anche quando disegna tute per ragazzi avventurosi.


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“The Floating Piers”. Boom di visitatori sul lago d’Iseo

Più di 80mila persone, giunte da tutta Italia e dal resto del mondo, hanno calcato in soli due giorni la passerella/opera dell’artista Christo, registrando un boom di visite sul lago d’Iseo.

The Floating Piers“, la piattaforma galleggiante ideata del maestro bulgaro, sarà percorribile dal 18 giugno  al 3 luglio 2016

Con un’estensione di  4,5 km, l’installazione creata da Christo, può essere giudicata una tra le opere su grande scala di Land Art, che la storia abbia mai registrato.

 

Christo (Vladimirov Yavachev) è ritenuto uno fra i maggiori rappresentati della land Art (fonte immagine LaStampa.it)

Christo (Vladimirov Yavachev) è ritenuto uno fra i maggiori rappresentati della land Art (fonte immagine LaStampa.it)

 

 

Il pontile, formato da 200.000 cubi in polietilene ad alta densità, è stato interamente rivestito da 70.000 mq di tessuto giallo.

Ritenuta utile per far conoscere gli anfratti del lago d’Iseo, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, ha giudicato “The Floating Piers“, una mera trovata commerciale. Secondo il professor Sgarbi, “Una passerella esiste perché porta in un luogo e non perché porta a se stessa” rinunciando, così, a far conoscere le meraviglie del lago, ai visitatori.

Se “The floating Piers“non avrà il merito di far confluire gli avventori, nei principali luoghi d’interesse del lago, secondo Sgarbi sarà un insuccesso.

La passerella dovrebbe essere un ponte ideale tra l’antico ed il moderno, un passaggio che ti porta dall’idea divertente di venire a vederla  a vedere tutto quello che c’è sulle sponde del lago o dei laghi“, ha dichiarato Sgarbi alla giornalista del “Corriere della Sera“, Daniela Morandi.

 

 

Fonte cover meteoweb

 

Christian Pellizzari: Milano Moda Uomo primavera/estate 2017

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La ricerca stilistica del fashion designer Christian Pellizzari per la prossima primavera/estate 2017 ha come tema il viaggio. Un sorprendente guardaroba è il risultato del fantasioso trip immaginato da Pellizzari, che congiunge metaforicamente due Venezia: quella nostrana lagunare e quella californiana.


Paesaggi contrastanti, stili di vita simili: entrambe le località attirano milioni di turisti ogni anno e sono celebri, tra le tante cose, per la voglia di vivere e divertirsi di chi le abita.
Il risultato è un uomo viveur e gentleman, cosmopolita e fantasioso.


La sartorialità e l’animo italiano della collezione si trovano nei sontuosi broccati e nelle sete jacquard, tipicamente barocchi; invece l’animo USA si esprime nel ricercato sportswear, nelle stampe floreali stilizzate e nelle felpe in jersey.


Focus sui capi spalla, che sono una rivisitazione della divisa da gondoliere ( con ricamata la scritta VENICE) presentati nei toni del bianco, nero o in oro.


Presentata anche la pre-collection donna primavera/estate 2017: le stampe si ispirano a quelle viste per l’uomo, ovvero hibiscus contrapposti a disegni geometrici jacquard, check interrotti da righe blu e rosse; sono proposte su un sapiente mix & match di tessuti. Bluse voluminose in tessuto jackard incontrano gonne dall’animo rock. I crop top sono proposti con gonne ampie come quelle delle cortigiane e nobildonne della Venezia del Settecento. La slip-on completa il look di questa rockeuse sofisticata, come giusta evoluzione delle classiche “pantofole” indossate nel passato dalle veneziane.


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Un viaggio immaginario, dove lo stile tropical street sposa i fasti del barocco.

Stella McCartney lancia la prima collezione uomo

La nuova collezione avrà un approccio moderno, incoraggiando un guardaroba senza stagioni e sarà fedele alla filosofia sostenibile e responsabile del brand“. Con questa nota, la stilista Stella McCartney annuncia l’ingresso del suo omonimo marchio, nel menswear.

 

PARIS, FRANCE - MARCH 03:  Cara Delevigne walks the runway during the Stella McCartney show as part of the Paris Fashion Week Womenswear Fall/Winter 2014-2015 on March 3, 2014 in Paris, France.  (Photo by Francois Durand/Getty Images)

Le collezioni Stella McCartney sono dettate dal minimalismo (fonte immagine getty images)

 

 

La collezione, sarà presentata il prossimo 10 novembre 2016 a Londra e verrà accompagnata dal defilé resort donna 2017.

I capi che saranno presentati, seguiranno l’ideologia del marchio, da sempre attento a non utilizzare vello di animale nel confezionamento dei capi.

Seguendo il trend del “see now, buy now“, i look esibiti saranno venduti a dicembre nei principali wholesale accounts nel mondo, sul sito ufficiale stellamccartney.com e all’interno del nuovo showroom del quartiere parigino Saint-Germain- des Prés.

 

 

Fonte cover L’officiel Singapore

 

Buon compleanno, Isabella Rossellini

Spegne oggi 64 candeline Isabella Rossellini. Attrice, modella, musa per intere generazioni, la bellissima icona ha alle spalle una lunga carriera divisa tra moda, cinema, cultura e stile. Fascino mediterraneo sapientemente smorzato dall’allure svedese di mamma Ingrid, Isabella è figlia d’arte per eccellenza, nata dall’unione (scandalosa per l’epoca) tra la diva svedese Ingrid Bergman e il regista Roberto Rossellini. Isabella ha una sorella gemella, Isotta, e un fratello, Robertino.

Nata a Roma il 18 giugno 1952, la giovane respira fin dall’infanzia le patinate atmosfere del mondo del cinema, grazie ai suoi genitori. Ma i due si separano quando lei ha appena 5 anni. Isabella all’età di 13 anni viene sottoposta ad un delicato intervento chirurgico per la correzione di una scoliosi ed è costretta a portare il busto per oltre un anno, dopo l’operazione. Amante fin da piccola della moda e dei costumi, frequenta l’Accademia di Costume e Moda di Roma e collabora con Marcella de Marchis, prima moglie del padre nonché celebre costumista.

A 19 anni il trasferimento a New York, dove Isabella inizia a lavorare come giornalista per la RAI. L’impressionante fotogenia e la grande espressività la lanciano nel mondo della moda: a 28 anni comincia a lavorare come modella, posando per Bruce Weber, che pubblica le sue foto sull’edizione inglese di Vogue, e per Bill King, che la introduce nell’edizione statunitense dell’omonima testata. Volto perfetto e charme sofisticato, per la giovane non si contano le collaborazioni: Isabella Rossellini ha posato per Richard Avedon, Helmut Newton, Steven Meisel, Herb Ritts, Norman Parkinson, Peter Lindbergh, Francesco Scavullo, Annie Leibovitz e Robert Mapplethorpe, solo per citarne alcuni. Immortalata sulle cover delle maggiori riviste patinate, da Marie Claire ad Harper’s Bazaar, da Vanity Fair ad ELLE, è stata volto storico di Lancôme.

Isabella Rossellini, foto di Terry O’Neill, 1984

Isabella Rossellini, foto di Terry O’Neill, 1984



Isabella Rossellini by Norman Parkinson, 1982

Isabella Rossellini in uno scatto di Norman Parkinson, 1982



Isabella Rossellini e David Lynch immortalati da Helmut Newton, 1988

Isabella Rossellini e David Lynch immortalati in un celebre scatto di Helmut Newton, 1988



Nel 1976 l’esordio al cinema, con un piccolo ruolo accanto alla madre. Nel 1979 il debutto vero e proprio, nel film Il prato. Ma tutti la ricordiamo per la sua apparizione da femme fatale in Velluto blu di David Lynch, che fu anche suo compagno di vita. Nel 1979 l’attrice ha sposato il regista Martin Scorsese, con il quale si è stabilita definitivamente a New York. Nel 1982 è seguito il divorzio e, un anno dopo, le nozze con il modello Jon Wiedemann, dal quale nel 1983 nasce Elettra, oggi affermata modella. Inoltre Isabella Rossellini ha anche adottato un bambimo, di nome Roberto (nato nel 1993).


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Charme innato e personalità da vendere contraddistinguono da sempre Isabella Rossellini, che appare ancora oggi radiosa: piglio intellettuale e volto naturale, l’attrice rivendica con orgoglio i segni del tempo, che non ne scalfiscono in alcun modo la bellezza. Sarà anche per questo che, a distanza di 30 anni, l’attrice è tornata a prestare il volto a Lancôme, firmando un contratto nuovo di zecca come modella, alla veneranda età di 63 anni compiuti.

Isabella Rossellini in uno scatto di Horst P. Horst, 1980

Isabella Rossellini in uno scatto di Horst P. Horst, 1980



Isabella Rossellini per Dolce & Gabbana, foto di Steven Meisel, 1989

Isabella Rossellini per Dolce & Gabbana, foto di Steven Meisel, 1989



Isabella Rossellini a Los Angeles nel 1985, foto di Michael Tweed/AP/dapd

Isabella Rossellini a Los Angeles nel 1985, foto di Michael Tweed/AP/dapd



Isabella Rossellini in uno scatto di Herb Ritts, 1994

Isabella Rossellini in uno scatto di Herb Ritts, 1994



Nel 1987 l’attrice è stata premiata con l’Independent Spirit Awards come migliore attrice protagonista per la sua interpretazione in Velluto blu. La Rossellini è anche autrice di tre libri: nel 1997 è uscita la sua autobiografia, Some of me, nel 2002 Looking at Me, con una raccolta delle sue foto più celebri. Nel 2006 è uscito In the name of the Father, the Daughter and the Holy Spirits: Remembering Roberto Rossellini, tradotto in italiano come Nel nome del padre, della figlia e degli spiriti santi , volume che è stato accompagnato dal cortometraggio di Guy Maddin Mio padre ha 100 anni, in omaggio alla figura del padre. Versatile, curiosa e sperimentatrice, nel 2006 la Rossellini ha iniziato una nuova avventura in televisione, con alcuni documentari dall’eloquente titolo “Green Porno”: qui l’attrice indagava con elegante ironia le dinamiche dell’accoppiamento nel mondo animale.

(Foto copertina: Irving Penn, New York, 1997)


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Milano Moda Uomo. Dsquared2 contro l’omofobia

E’ a David Bowie che il duo di stilisti canadesi Dean e Dan Catten, dedicano la collezione primavera/estate 2017 presentata durante la prima giornata di Milano moda uomo.

L’evento si è svolto nel cortile del quartier generale della maison, in via Ceresio a Milano ed ha riconfermato la forza dirompente dei gemelli Catten, nel comunicare il loro linguaggio.

 

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La collezione, è very strong! Ciò che attira l’attenzione, sono indubbiamente gli ankle boots con platform, ricoperti completamente da effetti sparkling, che ricordano l’artista inglese a cui va l’omaggio del progetto creativo di Dsquared2.

Se è vero che il fil rouge del defilé, rimane il jeans (in questa occasione aderente che sfiora la caviglia, strappato o con effetto délavé ), gli effetti luce sui top e sui capospalla sono i protagonisti della collezione.

 

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Dean e Dan, rivestono i giubbotti in pelle con applicazioni pop e le t-shirt, con croci ricavate dalle spille di balia; confezionano, inoltre, pantaloni sartoriali leggermente scampanati, che sfiorano la caviglia.

Quanto era giusto David! – dichiarano Dean e Dan alla chiusura della sfilata – Quanto era avanti! Questo show è fatto per stupire, per dare una scossa, la collezione di vendita è tutta un’altra cosa. Per il defilè però abbiamo deciso di spingere sulle atmosfere clubbing che ricordano la Londra degli anni Settanta, con ragazzi dall’identità molto strong“.

 

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La passerella è tutta per loro, quando irrompono dal backstage con nastri arcobaleno al collo e cuissards tacco 16: Dean e Dan, lanciano un messaggio ben chiaro, lasciando al pubblico libertà di interpretazione.

 

 

 

Fonte immagini milanofashiontrends

Pitti Uomo. Il grande ritorno di Raf Simons

Stazione Leopolda, Firenze. Trecento manichini, uno differente dall’altro, invadano gli spazi della struttura rappresentando i fasti professionali dello stilista belga.

Raf Simons presenta la collezione primavera/estate 2017: un viaggio retrospettivo lungo la sua florida carriera. Il suo, è stato un ritorno atteso da tutti, dopo il clamoroso addio alla direzione creativa di Dior, nell’ottobre del 2015.

 

(Fonte Ansa)

(Fonte Ansa)

 

(Fonte Ansa)

(Fonte Ansa)

 

 

Il designer, presenta un defilé paradigmatico del suo estro. La passerella è libera da sedie: il front row è una mischia di un pubblico pronto ad applaudire il lavoro dello stilista.

Camicie bianche, chiuse da una stringa nera al collo. La collezione parte proprio da questo  indumento, arricchito da stampe che immortalano, in alcuni casi, i nudi del celebre fotografo americano Robert Mapplethorpe.

 

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(Fonte Ansa)

 

 

(Fonte gq italia)

(Fonte gq italia)

 

 

Ampiezze over, quelle disegnate da Raf Simons. Gilet, trench: ogni capospalla è comodo ed abbinato a capi più slim come i pantaloni svasati leggermente sul fondo, confezionati con tessuti tecnici o pelle.

Predominano il nero ed il bianco, ma la palette di colori non storce il naso al rosso acceso e al verde.

 

 

Fonte cover GQ Italia

Daesh sta perdendo terreno ma si sta indebolendo?

Lo stato islamico sta perdendo militarmente su tutti i fronti ma sembra che il suo appeal internazionale non ne stia risentendo, anzi.


L’attentato di Orlando al club gay Pulse ne è l’esempio. L’attentatore ha giurato fedeltà al califfato appena prima di commettere l’attentato nonostante tutti pensino che lo Stato Islamico sia in grandissima difficoltà.
Per la prima volta da quando la coalizione internazionale è intervenuta tutte le principali città controllate da Daesh sono in pericolo imminente. Sirte in Libia, Mosul in Iraq e Raqqa in Siria, addirittura il portavoce di Daesh abu Muhammad al-Adnani ha dichiarato che bisognerà prepararsi a delle perdita, da Sirte a Mosul.


Il direttore della CIA ha dichiarato che: “Nonostante tutti gli sforzi contro Daesh sul campo di battaglia i nostri sforzi non hanno diminuito le capacità terroristiche del gruppo e la sua portata globale” e che ”man mano che la pressione su Daesh aumenterà loro intensificheranno la loro campagna di terrorismo globale per mantenere la predominanza nell’agenda terroristica globale”.


Brennan nella stessa occasione ha confermato che non era stato trovato nessun collegamento tra Omar Mateen, l’attentatore di Orlando, e Daesh. Non che ce lo si aspettasse, il ragazzo non era certo un modello classico di membro di Daesh. Il suo profilo assomiglia di più a quello del simpatizzante solo superficialmente influenzato dall’ideologia dell’organizzazione. Negli ultimi tre anni ha supportato Hezbollah, al-Qaeda e Daesh.


Questo tipo di simpatizzanti non sono attirati dai successi militari del califfato ma dall’idea base del gruppo, cioè la narrativa sulla vittimizzazione dei fedeli sunniti. Una idea che circola nell’area mediorientale da prima di Daesh e che ha guadagnato vigore nel momento di stagnazione politica.


Sia a Fallujah che a a Raqqa che a Manbij, tre città che sono sul punto di essere riconquistate, e che sono a maggioranza sunnite. Nonostante quanto sostenuto dagli americani la maggior parte delle milizie che stanno materialmente riconquistando la città sono sciite o curde e questo genera malcontento all’interno della popolazione che di per sé non supporta Daesh.
Questo è quello che sta succedendo a Raqqa mentre la riconquista di Fallujah è stata bollata dai media arabi come una guerra settaria portata avanti dalla super spia iraniana Qassem Suleimani.


I sunniti si sentono abbandonati dalla coalizione internazionale e consegnati nelle mani di Teheran e dei loro alleati russi. Mateen era un uomo particolarmente confuso, caso unico al mondo di sunnita che supporta Hezbollah, ma sicuramente era stato affascinato da questo vittimismo sunnita.


La strategia USA di supportare indirettamente la coalizione composta da Siria, Russia e Iran potrebbe far si che i Sunniti si sentano traditi e si avvicinino allo Stato Islamico come male minore.
Oltre a questo molti sunniti in giro per il mondo potrebbero voler vendicare questo tradimento.
Togliere terreno a Daesh è essenziale ma non è l’unica cosa che conta.

Emergono nuovi particolari sull’omicidio di Jo Cox, la deputata inglese anti Brexit

Ad uccidere la deputata laburista inglese Jo Cox sarebbe stato un sostenitore di associazioni neonaziste. Thomas Mair l’avrebbe raggiunta a Bristall, alle porte di Leeds, ieri nel primo pomeriggio davanti a una biblioteca in cui la donna avrebbe dovuto incontrare gli elettori. Qui il 52enne avrebbe inferto diverse coltellate sul corpo della deputata, per poi finirla con tre colpi di pistola. Secondo i testimoni, l’agguato è stato preceduto dal grido “Britain First” (cioè “prima la Grand Bretagna”). Joe Cox era una 42enne madre di due figli piccoli, attivista di organizzazioni umanitarie come Oxfam e Save the Children e deputata emergente del partito laburista. Per la sua posizione anti Brexit e l’impegno per i diritti dei migranti, riceveva minacce da circa tre mesi. Nonostante le denunce e l’arresto di un uomo, la polizia inglese stava ancora valutando eventuali misure a protezione della donna. Immediatamente dopo l’arresto, la polizia ha rivisto le misure di sicurezza per i deputati che in questi giorni incontrano gli elettori in vista del referendum del 23 giugno sulla Brexit.

Emergono intanto dettagli inquietanti sul killer Thomas Mair. L’urlo “Britain First” ha fatto subito pensare all’omonimo movimento parafascista, islamofobo e anti-immigrazione, che ha però preso le distanze dall’accaduto. Mair è tra i sostenitori di National Alliance, un movimento statunitense razzista e antisemita che risulta aver cessato le attività nel 2013. Il Southern Poverty Law Centre, un’associazione per i diritti civili, ha ricostruito i legami dell’uomo con diverse associazioni neonaziste. Oltre alla National Alliance, l‘assassino di Jo Cox era iscritto da dieci anni al gruppo razzista inglese dello Springbok Club che difende la storia dell’apartheid in Sudafrica. L’ultimo numero della rivista del club è interamente dedicato alla Brexit, in favore dell’uscita dallEuropa, e sembra che l’omicidio di Jo Cox sia legato proprio alla sua propaganda in senso contrario. L’assassinio potrebbe aver effettivamente scoraggiato il fronte anti Brexit favorendo la vittoria del polo opposto. Intanto tutti i lavori per il referendum sono stati interrotti da entrambi i fronti, e molti colleghi e avversari politici hanno assistito a veglie spontanee per la donna.

Da tutto il mondo arrivano in Gran Bretagna messaggi di cordoglio e di sdegno per l’efferato omicidio. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha scritto in un messaggio per Elisabetta II: “Quest’ennesima azione, di inaudita ferocia, ci rafforzerà nella comune lotta contro ogni forma di odio e di violenza affinché il dibattito politico possa rimanere sempre libero e aperto“. Anche il presidente del Senato Piero Grasso ha espresso la sua indignazione, mentre la presidentessa della Camera Laura Boldrini ammonisce tutti sulla necessità di abbassare i toni e non favorire l’esasperazione del dibattito politico.

Pitti Uomo. Gosha Rubchinskiy omaggia Pier Paolo Pasolini

L’ eclettico Gosha Rubchinskiy, giovane designer russo che si diletta anche nella professione di fotografo e videomaker, ha presentato durante Pitti Uomo 90, una collezione fresca e giovanile, ispirata alle generazioni nate dopo il 1991.

Improntato sullo sportwear, il defilé di Gosha è un susseguirsi di sweatshirts, accompagnati da shorts ginnici e canotte en pendant.

 

(fonte theindustrylondon)

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La ricerca di Gosha Rubchinskiy coniuga un’estetica dura e struggente delle culture giovanili della Russia post sovietica – ha sostenuto Lapo Cianchi, direttore comunicazione & eventi di Pitti Immagine – con eleganti inflessioni sportswear e suggestioni artistiche provenienti dalla fotografia e dal cinema, autentiche passioni culturali e imprescindibili riferimenti nel suo processo di formazione. Il tutto filtrato dall’utilizzo consapevole e quasi ossessivo delle tecnologie multimediali. Ed è questo vivo sistema di riferimenti e di linguaggi che gli consente di esprimere una non banale riflessione sociale”.

 

(fonte theindustrylondon)

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Lo stilista russo, ha concepito una primavera/estate 2017 all’insegna dello sport, coniugando comodità alla cura dei dettagli.Tutte le sue collezioni, prendono ispirazione dal passato, quello oscuro della sua patria. Potremmo definirlo il visionario di un codice estetico basato sullo streetstyle che incontra la storia ma che stride, giustappunto, con il mondo easy del fashion biz.

 

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(fonte theindustrylondon)

 

 

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(fonte theindustrylondon)

 

 

Lo stilista Gosha Rubchinskiy (fonte theindustrylondon)

Lo stilista Gosha Rubchinskiy (fonte theindustrylondon)

 

 

La sua collezione non sarà forse banale? Probabilmente si! Esteticamente, infatti, nulla fa presagire la volontà di rinnovare l’estetica della moda. L’imput comunicativo, che si lega alla figura di Pier Paolo Pasolini viene “rattoppato” da accordi commerciali con Fila, Sergio Tacchini e Robe di Kappa, brand di sportwear che compaiono sulle felpe e che pare abbiano ricevuto un compenso da capogiro per vedere il loro marchio cucito sulle creazioni di Gosha Rubchinskiy.

 

Otranto. Steve McCurry in mostra con “Icons”

E’ famoso soprattutto per la fotografia “Ragazza afgana” incontrata nel 1984 nel campo profughi di Peshawar, ma Steve McCurry è forse uno dei fotoreporter statunitensi più apprezzati al mondo.

McCurry ha vissuto parte della sua lunga e florida carriera, ignaro del pericolo che le zone di guerra potevano, suo malgrado, offrirgli.

 

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Weligama, Sri Lanka, 1995. Steve McCurry

 

 

Sharbat Gula "La ragazza afgana". Steve McCurry

Sharbat Gula “La ragazza afgana”. Steve McCurry

 

 

Ha fotografato conflitti internazionali come la guerra in Iran, Beirut, Cambogia ed ancora Afghanistan e la Guerra del Golfo, offrendo a testate giornalistiche di rilevanza internazionale come il National Geographic Magazine, reportage che si concentrano, soprattutto, sulla natura distruttiva che un conflitto determina prima nell’individuo e, successivamente, sui territori colpiti.

 

Vietnam 2013. Steve McCurry

Vietnam 2013. Steve McCurry

 

 

E’ stato insignito di alcuni premi come Magazine Photographer of the Year, assegnato dalla National Press Photographers’ Association e, per quattro anni consecutivi, il primo premio al concorso World Press Photo Contest. Ha vinto, inoltre. l’Olivier Rebbot Memorial Award per ben due volte.

La forza comunicatrice di Steve McCurry, è ora ad Otranto, con la mostra “Icons“che sarà possibile visitare dal 19 Giugno al 2 Ottobre 2016 presso il Castello Aragonese della città salentina.

 

Sanaa Yemen 1997. Steve McCurry

 

 

In esposizione, 100 scatti della produzione del fotografo americano che mostrano la sensibilità acuta dell’autore delle immagini. Paesaggi devastati dall’odio e volti segnati dal terrore e dalla fame.

La mostra è arricchita da una audioguida in cui McCurry illustra la sua esposizione e racconta il ritrovamento, dopo diciassette anni di Sharbat Gula, la “Ragazza Afgana”, che ritrovò ormai matura: “La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa“, disse dopo l’incontro.

 

India. Steve McCurry

India. Steve McCurry

 

 

La mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con SudEst57.

Il catalogo dell’esposizione è stato curato da Biba Giacchetti.

Per maggiori dettagli su “Icons” visitate il sito www.stevemccurryicons.it

 

Bloomsday, oggi si festeggia l’Ulisse di Joyce

Oggi, 16 giugno, in diverse parti del mondo si festeggia il Bloomsday: il giorno in cui si svolgono le vicende dell’Ulisse di Joyce. Il romanzo, pietra miliare della letteratura del Novecento, narra una giornata nella vita del protagonista Leopold Bloom, appunto il 16 giugno 1904. Il Bloomsday si festeggia a Dublino ogni anno con letture pubbliche, spettacoli, rappresentazioni teatrali. Gli appassionati indossano abiti dell’epoca e per un giorno si immergono nella vita dei primi del ‘900 e fanno colazione “alla Joyce”, cioè con salsicce, pudding e pancetta. Ma i festeggiamenti si sono presto diffusi in tante altre città del mondo: a Trieste, città che Joyce definì la sua seconda patria, ogni anno si sceglie un capitolo dell’Ulisse a cui dedicare la giornata. Il Bloomsday 2016 si concentra sull’episodio delle “sirene”, cioè due giovani bariste.


La storia di Leopold Bloom, della moglie Molly e del giovane Stephen Dedalus si snoda tra le vie della città di Dublino, città natale di James Joyce, e nel giorno in cui l’autore incontrò la sua futura moglie Nora Barnacle. Il romanzo fu pubblicato il 2 febbraio 1922 a Parigi, dopo che alcuni brani erano stati pubblicati sulla rivista letteraria americana The Little Review. Per diversi anni l’Ulisse di Joyce fu vietato nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma oggi è considerato un vero capolavoro, non solo per i complessi parallelismi con l’Odissea di Omero. Si tratta infatti di uno dei migliori romanzi scritti con la tecnica dello stream of conciousness o flusso di coscienza. Le vicende non sono narrate oggettivamente, ma attraverso i pensieri che esse provocano nei protagonisti, pensieri che si intrecciano, si confondono, si interrompono. La lettura dell’Ulisse di Joyce è estremamente complessa, e lo stesso autore dovette disegnare degli schemi destinati agli amici Carlo Linati e Stuart Gilbert per facilitarli nella lettura. Commentando il suo capolavoro, lo scrittore disse di aver «inserito nella trama così tanti enigmi e puzzle che avrebbero tenuto gli studiosi impegnati per secoli a discutere su quello che volevo dire». E chissà cosa penserebbe se sapesse che, dopo quasi un secolo dalla sua pubblicazione, ancora il 16 maggio viene ricordato dagli appassionati di letteratura come il giorno di Leopold Bloom.

YOUTH CULTURE: PLACE TO BE – IL PARTY DI VAR/CITY E L’OFFICIEL HOMMES

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Il prossimo 18 giugno, nello splendido spot di via privata Scalarini, a due passi da Porta Romana a Milano, avverrà un party esclusivo organizzato dal brand cult Var/City e il magazine L’Officiel Hommes.


Il party rappresenta uno degli highlights della prossima settimana moda uomo meneghina.
Sarà proiettato un video realizzato da un rampollo di una famiglia influente del cinema italiano celebre in tutto il mondo, mentre suonerà la musica di due dj d’eccezione.


Il primo è Clarian, che volerà nel pomeriggio subito dopo la sua performance al Sonar di Barcelona verso Milano; il secondo, Pascal Moscheni, ha legato la sua figura da sempre alla moda ( ha suonato, tra i tanti, per Neil Barrett e N21).


Marta Bonometti, mente creativa del progetto Var/City, si conferma come una grande aggregatrice di talenti dalla forte visione imprenditoriale.


Oltre al party, rimane la moda: la collezione SS17 Var/City è ricca di contaminazioni provenienti dal Dadaismo, che si accostando ad un camouflage caratterizzato da virtuosismi grafici, a cavallo tra highend streetwear e classical tailoring, ovvero quel contrasto stridente di stile che ha reso Var/City celebre nel mondo.


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L’UE pensa che Erdogan stia bluffando sui rifugiati

Il consigliere più fidato di Angela Merkel ha giudicato le continue minacce di Recep Tayyp Erdogan di non rispettare l’accordo sui migranti con l’UE un bluff.
Erdogan ha più volte detto che se l’UE non garantirà la libera circolazione dei cittadini turchi nell’UE non rispetterà il patto sui rifugiati ma secondo Uwe Corsepius il “sultano” ha più interesse nel rispettare il patto piuttosto che a farlo cadere.


Le parole di Corsepius sono state riferite da un diplomatico inglese: “Uwe Corsepius mi ha detto oggi che l’UE dovrebbe rimanere calma. Se è vero che Erdogan ha la possibilità, in teoria, di generare una crescita nel flusso di rifugiati è altrettanto vero che le sue minacce sono un bluff. E’ nell’interesse strategico di Erdogan mantenere delle relazioni funzionanti con l’UE”.
Il cablogramma con queste parole era firmato WOOD, il nome dell’ambasciatore britannico a Berlino.


L’accordo raggiunto a marzo con Ankara stabiliva che oltre a un sostanziosissimo contributo monetario l’UE avrebbe dovuto garantire la libera circolazione dei cittadini turchi in Europa in cambio dell’impegno turco a controllare il flusso di migranti. La Turchia, però. ha dichiarato successivamente che non avrebbe accettato di uniformarsi alle norme europee per quanto riguarda la legge turca anti-terrorismo.


Corsepius è un diplomatico molto conosciuto dagli addetti ai lavori ed è uno dei consiglieri più ascoltati da Angela Merkel per quanto riguarda la politica estera ed è una delle persone che ha negoziato l’accordo con la Turchia.
Il cablogramma è stato scritto prima delle recenti tensioni tra Berlino e Ankara riguardo il riconoscimento da parte del parlamento tedesco del genocidio degli armeni.


Il documento però aiuta a capire il motivo delle risposte relativamente ferme della Merkel alle minacce turche: Erdogan ha bisogno dell’UE tanto quanto l’UE ha bisogno della Turchia.
L’accesso all’UE e la liberalizzazione della circolazione dei cittadini è un obiettivo strategico molto importante per i turchi.


La Turchia, infatti, sta continuando a trattenere i migranti all’interno dei suoi confini nonostante la retorica incendiaria. In risposta Berlino sta cercando di convincere i suoi alleati europei a fare qualche concessione in extremis ai turchi sulla legge anti-terrorismo. Alcune voci nel mondo diplomatico parlano della concessione della libertà di circolazione per i turchi che hanno un “passaporto speciale” che è dato a chi è un ufficiale pubblico, insegnante e alle loro famiglie. Si parla di 1.5 milioni di persone.

Pitti Uomo. I gladiatori di Fausto Puglisi

L’uomo che rappresento a Pitti ha una sua dimensione e un’umanità speciale, che rivela quanto in realtà non ci siano differenze ma un solo desiderio di riscatto e di bellezza assoluta: è, ripeto, Umanità.” –  dichiara Fausto Puglisi  per raccontare la collezione che ha presentato durante Pitti Immagine – “Gli uomini che ho scelto hanno condiviso con me storie molto diverse e speciali lasciandomi un segno emotivo profondo e ispirandomi nell’evoluzione di questo progetto.”

 

(fonte Ansa)

(fonte Ansa)

 

 

Uomini, appunto, che hanno avuto un passato travagliato alle spalle (sei di loro sono detenuti nel carcere di Sollicciano, a Firenze) oppure che si dilettano nel calcio come i giocatori (dodici in tutto) del Calcio Storico Fiorentino.

 

(fonte fashionblog.it)

(fonte fashionblog.it)

 

(fonte firenze.repubblica.it)

(fonte firenze.repubblica.it)

 

 

La collezione presentata da Puglisi, è la rappresentazione massima dell’estro creativo dello stilista che ci ha abituati, ormai da tempo, a capi dall’allure forte e che riecheggiano i fasti dell’antica Grecia o i costumi dell’impero romano.

Gladiatori 2.0, insomma, che nascondono però un animo dolce e mansueto. La collezione che ha sfilato alla Stazione Leopolda, alterna chiodi in pelle con borchie e stemmi e pantaloni o camicie floreali, in netta opposizione tra loro.

 

(fonte NewPressPhoto)

(fonte NewPressPhoto)

 

 

I capi si sovrappongono. Gli shorts, coprono i pantaloni vissuti, strappati; le camicie, sono lasciate sbottonate e lasciano intravedere tatuaggi che rivelano vita vissuta.

Lo stilista siciliano, riporta la cruda realtà della vita quotidiana, in passerella. Coraggio ed ancora forza: l’uomo di Fausto Puglisi, è un combattente puro, impavido. “Detesto gli ypster e tutti questi perfettini che passeggiano per strada, pettinati e con la giacchina giusta. Meglio, molto meglio,  i miei gladiatori“, ha dichiarato il designer a fine sfilata.

 

 

 

Fonte cover gq italia

Pitti Uomo. 2W2M presenta “Le cirque du denim”

2W2M, il marchio prodotto da Compagnia del Denim, presenta durante l’edizione Pitti Uomo 90, la collezione primavera/estate 2017 composta interamente da jeans “couture”.

Il brand, che si ispira al denim Made in Japan, propone una collezione di capi che hanno, come tema, il circo.

L’arte circense, effimera  ma divertente e coinvolgente, si staglia prepotentemente sul jeans con superlativi ricami che rappresentano la donna con il serpente e ancora: la tigre, l’elefante e la foca che gioca con la palla.

 

La collezione P/E 2017 2W2M presentata a Pitti Uomo 90 (fonte 2W2M

La collezione P/E 2017 2W2M presentata a Pitti Uomo 90 (fonte 2W2M

 

 

La presenza del marchio 2W2M a Pitti Uomo, ha raggiunto picchi di spettacolarità, grazie  alle opere dell’artista africano Afran, che hanno fatto da cornice alle creazioni del direttore creativo Alessandro Marchesi e della stilista Chantal Tirelli.

Francis Nathan Abiamba, artista camerunense classe 1987, ha realizzato un’opera in denim dedicata a uno dei più famosi numeri del circo: la tigre che salta nel cerchio infuocato, interamente realizzata in denim.

La peculiarità del brand, è lavorare il jeans come fosse una tela. Diverse sfumature di indaco, vengono ottenute mediante speciali trattamenti che regalano ai capi 2W2M un allure vintage.

I processi produttivi, avvengono esclusivamente nelle Marche (regione che qualche hanno fa, si fregiò dell’appellativo di “Jeans Valley“) rendendo 2W2M, un marchio 100% Made in Italy.

 

 

Fonte cover 2w2m

 

Il meglio dello streetstyle a Pitti Uomo 90

Tutte le tendenze direttamente dall’edizione estiva di Pitti Uomo.

Pitti Uomo 90 fa parlare di sé non solo quale evento portatore di tutte le tendenze in fatto di moda maschile, ma anche per la sfilata di outfit di buyers, giornalisti e addetti al settore.

Andiamo a vedere nel dettaglio, il meglio dello style a Pitti Uomo 90:

 

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Lino Ieluzzi – Al Bazar, Milano

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Saverio Santillo, Gennaro Santillo, Filippo Matera, Nasario Giubergia, Giorgio Donà, Niccolo’ Zaffarano

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Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90

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pink hair -Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90 –

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Pitti Uomo 90

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Coke addicted – Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90

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fotografi a Pitti Uomo

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Pitti Uomo 90

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Pitti Uomo 90

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Giorgio Donà

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Pitti Uomo 90

5

Nasario Giubergia

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Pitti Uomo 90





(Ph. @ Miriam De Nicolo’)

 

 

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Gerardo Sacco presenta il suo libro al Taormina Film Fest 2016

Ha avuto luogo oggi nell’ambito del 62° Taormina Film Festival la presentazione del libro di Gerardo Sacco. “Sono nessuno! Il mio lungo viaggio tra arte e vita”, questo il titolo del volume scritto dal maestro orafo. Un libro intervista scritto a quattro mani con il giornalista Francesco Kostner per i tipi di Rubbettino. Al dibattito hanno preso parte, oltre all’autore, Anthony Barbagallo, assessore Regione Siciliana Turismo Sport e Spettacolo, Maria Grazia Cucinotta, che ha prestato spesso il volto alla maison, Ninni Panzera, Segretario Generale di Taormina Arte, e Tiziana Rocca, General Manager di Taormina Film Festival.

Un libro intervista per raccontare le tappe di una lunga carriera coronata da numerosi successi: tante le dive che, nel corso degli anni, hanno indossato le creazioni di Gerardo Sacco, dalla già citata Maria Grazia Cucinotta, emblema della bellezza mediterranea, a Brooke Shields. Monili preziosi ricchi di fascino realizzati interamente a mano secondo le più raffinate tecniche artigianali dell’alta gioielleria Made in Italy: Gerardo Sacco non ha certo bisogno di presentazioni. Una lunga carriera, la sua, iniziata nel 1963.

L’orafo e imprenditore, nato a Crotone nel 1940, vanta in curriculum collaborazioni eccellenti: nel 1986 Franco Zeffirelli gli affida la creazione dei gioielli per il suo Otello; nel 1988 la collaborazione tra i due prosegue con il film “Il Giovane Toscanini”, con Liz Taylor. Successivamente firma i gioielli per l’Amleto, con Glenn Close e Mel Gibson. Si prosegue con “Immortal beloved”, in cui ad indossare le preziose creazioni del maestro è la splendida Isabella Rossellini. Nel 2007 in “N” Io e Napoleon, Gerardo Sacco impreziosisce i costumi indossati da Monica Bellucci. Numerose anche le produzioni televisive in cui Sacco ha portato il proprio contributo, come “Piccolo mondo antico” di Cinzia TH Torrini ed “Orgoglio”, interpretato da Elena Sofia Ricci.

Maria Grazia Cucinotta indossa gioielli Gerardo Sacco

Maria Grazia Cucinotta indossa gioielli Gerardo Sacco



Brooke Shields con gioielli Gerardo Sacco

Brooke Shields con gioielli Gerardo Sacco

Pitti Uomo. Cartier presenta Drive de Cartier

In occasione di Pitti Uomo, Cartier presenta il nuovo orologio maschile Drive de Cartier, un segnatempo di estrema eleganza in pelle di alligatore e i classici numeri romani. Come ha spiegato  Pierre Rainero, direttore dell’immagine e dello stile della maison:“Questo orologio ci è sembrato l’oggetto giusto per esprimere il nostro punto di vista sull’universo maschile“.

Maison Cartier, sceglie Palazzo Gondi  (edificio storico risalente al XV secolo) per presentare la sua nuova creatura. Alla sua prima volta a Pitti Uomo, la griffe di lusso francese  ha prediletto la raffinata dimora appartenuta a Giuliano Gondi il Vecchio (peraltro ospitava anche lo studio notarile di Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo n.d.r.) per esibire il nuovo orologio da polso maschile, dinanzi ad un parterre di gran classe e per ben tre serate consecutive (l’ultima si terrà domani).

Le tre serate organizzate nella magnifica cornice di Palazzo Gondi, che sovrasta Firenze, hanno reso orgoglioso Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine che, con entusiasmo, ha così commentato la scelta della maison, di presentare Drive de Cartier: “Siamo felici e onorati che Cartier , una delle Maison che rappresentano l’eccellenza francese, abbia scelto Firenze e Pitti Uomo per presentare il suo universo maschile e il nuovo orologio Drive de Cartier. È un’importante testimonianza di quanto Pitti Immagine Uomo sia riconosciuto come il contesto internazionale autorevole per il lancio di speciali progetti lifestyle, dentro e oltre la moda.

Un luogo ideale per le anteprime delle migliori aziende del mondo, per il suo pubblico straordinario e un’atmosfera unica, stimolante e coinvolgente“.

 

 

 

Fonte cover puccipapaleo

L’importanza di Napoli in queste amministrative

In queste elezioni amministrative ci si sofferma molto sull’analisi del voto di Roma e Milano.
Il tema è corretto sotto sue punti di vista. Intanto perché sono le due maggiori città italiane. 
Poi perché presentano due caratteristiche che “piace” commentare. 

A Milano si fronteggiano socialmente alla pari due candidati speculari nel classico centrodestra-centrosinistra. Ciò avviene per altri due motivi. Il primo che Milano è sostanzialmente una città amministrata bene e che funziona, e quando c’è la politica non c’è spazio per l’antipolitica.
Del resto dove c’è, a Milano l’antipolitica è già rappresentata dal duo Salvini-Meloni integrati nel centrodestra. Il secondo che la popolazione milanese è sufficientemente matura dal votare anche con un voto di protesta, ma di non cedere la propria città all’improvvisazione. Avrebbe, semplicemente e scientemente, troppo da perdere.


A Roma si fronteggiano il Pd – rappresentato da Roberto Giachetti, che è un profondo conoscitore della politica romana dai tempi dei Radicali, e della macchina comunale dai tempi di Rutelli – e Virginia Raggi, di un Movimento Cinque Stelle che a Roma è forte della maggioranza dei volti noti grillini dalla Taverna, a Di Battista alla Lombardi, e che trionfa grazie ad un – finanche dichiarato – voto di protesta di centrodestra. Una sfida che vede per la prima volta un candidato M5S al ballottaggio in testa, e di parecchio. Una sfida che qualcuno malignamente vorrebbe la Raggi vincesse per far capire quanto non siano poi capaci di governare. Ma questo è un altro pezzo del politichese.


La sfida torinese appassiona poco, e male. La Appendino va al ballottaggio con un Piero Fassino che dovrebbe vincere, e di molto. E lei rappresenta il volto pulito dell’impopolare centrodestra torinese (basterebbe leggere il suo curriculum personale e la sua biografia), che non a caso si presenta frastagliatissimo in almeno cinque candidature dichiarate, alla conta di quanto conta ciascuno individualmente, nell’incapacità di presentare un progetto comune.


A me invece – e non per campanilismo e provenienza – ha appassionato e interessato molto più la sfida di Napoli. Che tutti danno per scontata, che tutti analizzano con gli errori in casa Pd, ma che – come spessissimo è accaduto – in pochi analizzano nel profondo e comprendono sul serio.
Perché Napoli – e in questo la scarsa memoria nazionale non aiuta – da sempre è stata uno straordinario laboratorio politico che ha anticipato di anni le vicende nazionali. E la sua vicenda amministrativa ha molto da illustrare e far comprendere per avere un vantaggio su quanto sta avvenendo e avverrà altrove.
In parte per le brevi considerazioni fatte su Roma, Milano e Torino. In parte per sue connotazioni di originalità che sarebbe il caso affrontare seriamente, e con meno superficialità.


Mentre nella stagione ’91-’92 in piena tangentopoli nasceva la stagione dei sindaci “civici”, a Napoli Antonio Bassolino faceva nascere “i progressisti”, compattando ed allargando l’idea del centrosinistra. E mentre i progressisti si presentarono alle prime elezioni politiche nei collegi uninominali, a Napoli nasceva la prima idea di Ulivo. E mentre l’Ulivo di Prodi mostrava tutti i segni delle sue fragilità, è stato a Napoli che si è sfaldato ed è crollato. E quando Berlusconi vinse la seconda volta, fu propio a Napoli (ed in Sicilia) che prese quel pieno di voti insperato che lo fece tornare a Palazzo Chigi. Esattamente come fu a Napoli – simbolicamente – che dovette abdicare con quell’avviso di garanzia consegnato durante il G8.
A Napoli si vince e si perde. Con segnali ampi in politica nazionale con qualche anno di anticipo. E le amministrative anche in questo caso, a leggerle bene, hanno mostrato una modernità – e un banco di esame mancato da tutta la politica – con cinque anni di anticipo.


Nel 2011 crollavano a Napoli e in Campania i grandi nomi del centrodestra, che prima qui e poi in tutta Italia mostrarono la fragilità del progetto del PDL senza primarie e forme di ricambio generazionale. E il 2013 lo ha stabilito elettoralmente senza incertezze.
Nel 2011 la politica ha ceduto il passo al mondo eterogeneo dell’antipolitica, con un ballottaggio tra De Magistris e Lettieri che appariva – sino al giorno prima – fantascienza.
Cos’era accaduto? Un centrodestra sfasciato aveva trovato in Lettieri un candidato apparentemente civico dietro cui potevano stare tutti i colonnelli privi di esercito.
Il centrosinistra nella presunzione di vincere comunque – dopo vent’anni di governo regionale, provinciale e cittadino – non curante dell’esempio Guazzaloca, alla bagarre interna ha dato come risposta Morcone. Accede al ballottaggio insperatamente e per pochi punti percentuali Luigi De Magistris. Con una campagna anti-casta, anti partiti, detta “rivoluzione arancione”. In modi e forme ben diverse da un Pisapia a Milano e un Marino poi a Roma passati da primarie e regole interne.


Si è pensato – in modo miope e cinico – che fosse un fenomeno che sarebbe passato da solo, che si sarebbe spento, che sarebbe confluito nei ranghi di questo o quel partito, con un invito al voto, e tutto riconnesso nel solito vecchio inciucio di palazzo.
Potevano essere cinque anni utili a capire, ad analizzare, a cercare soluzioni alternative.
Ma proprio la via scelta qui, a Napoli, anche quella ha anticipato i tempi di cinque anni.
Invece di costruire leadership forti attorno cui costruire un nuovo consenso ed una progettualità comune, i partiti “strutturati” hanno scelto di trasformarsi in comitati elettorali, divisi in fazioni, spesso in componenti decise a fronteggiarsi in ogni campagna elettorale per consolidare e spartirsi e ricollocare ciò che restava del potere ormai personale e individuale di qualcuno.
Ed ancora una volta, dopo cinque anni, si è dato per scontato che un consenso nazionale avrebbe ribaltato una percezione ed una situazione locale.

Fare questa analisi su Napoli non serve dunque solo a commentare l’esito elettorale di ciò che avviene ed è avvenuto nella terza città italiana, ma va ben oltre, se ci togliamo tutti i paraocchi.
È l’esempio concreto di ciò che può avvenire a Roma, a Milano, a Torino, in tutti i partiti e in ogni città se si seguirà – ancora – questa strada.
Se si considererà ancora una volta la vicenda napoletana come un’anomalia, un unicum, da lasciare a se stessa, e non come invece la storia ha dimostrato essere quello che è. Uno straordinario laboratorio politico in cui tentare, costruire, sperimentare, soluzioni politiche e sociali ed economiche utili al paese, e quindi anche alla salute della politica.


Napoli oggi più che mai è un monito nazionale che dice con chiarezza che se i partiti immaginano di continuare la guerriglia interna a caccia di potere allora abdicheranno al proprio ruolo e trionferà – e giustamente – l’antipolitica, con tutte le conseguenti derive del caso.
Napoli mostra con chiarezza che se i partiti non diventano luogo centrale di incontro, unificante, di progettazione e tra i cittadini, ma resteranno piccoli comitati elettorali personali, per altro frammentati e in guerra tra loro, a trionfare sarà l’antipolitica, non più localistica e localizzata, ma generale e nazionale.
Così come Napoli mostra che serve un centrodestra credibile, che però lo si costruisce aprendo, lasciandosi alle spalle un partito padronale, e immettendo nel dibattito politico energie nuove e un forte ricambio generazionale.
Poi si, si possono fare tutte le alchimie delle leggi elettorali del caso, ma più che elemento e momento di innovazione e governabilità, queste si mostreranno per ciò che sono: l’ultima carta per l’auto-conservazione di un ceto politico a difesa di se stesso ed autoreferenziale. Avviandoci tutti ad una lenta eutanasia che non fa bene al paese.

Euro 2016, ancora scontri fra tifosi russi, inglesi e gallesi

Euro 2016 sembra non essere iniziato sotto una buona stella: dopo i disordini del giorno di apertura e gli scontri fra tifosi russi e tifosi inglesi di sabato, continuano le risse tra hooligans che paralizzano le città francesi. Ieri è stata la volta di Lille, nel nord della Francia, dove alcuni tifosi russi hanno attaccato gruppi di inglesi e gallesi in un bar. I russi avrebbero provocato gli altri e la serata sarebbe finita in una rissa a colpi di sedie, tavoli, bottiglie. L’allerta hooligans era già molto alta, vista la vicinanza delle prossime partite Russia – Slovacchia (oggi a Lille) e Inghilterra – Galles (domani a Lens). I russi, che indossavano maglie con la scritta “Fuck Euro 2016” sono entrati nel locale, vicino alla stazione centrale di Lille, e avrebbero attaccato.


A niente sembra essere servito l’appello del ct Roy Hodgson e del capitano Wayne Rooney, che lunedì hanno diffuso in video in cui invitavano i tifosi inglesi a “restare fuori dai guai” e non rispondere a nessuna provocazione. Né pare aver fatto effetto la minaccia della Uefa di espellere la nazionale russa da Euro 2016 se gli hooligans russi avessero provocato altri disordini. I principali rimproveri, però, toccano in queste ore al servizio di sicurezza francese che sembrerebbe impreparato a contenere gli scontri fra tifosi. Il procuratore distrettuale della città di Marsiglia, messa a ferro e fuoco sabato 11 giugno poco prima della partita Inghilterra – Russia, difende le forze dell’ordine parlando di hooligans particolarmente feroci. “Ci sono 150 tifosi russi che in realtà sono hooligan. Queste persone sono ben preparate ad azioni ultra-rapide e ultra-violente. Sono persone estremamente ben addestrate” ha dichiarato il procuratore Brice Robin. Dalla città portuale sono stati già espulsi due tifosi russi, mentre sei cittadini inglesi, un australiano e un francese sono stati ascoltati da un giudice. Tutti sono accusati da foto e video di aver preso parte agli scontri di sabato sera, terminati con 35 hooligan rimasti feriti e un tifoso inglese cinquantenne in gravissime condizioni, ricoverato all’ospedale di Marsiglia per lesioni cerebrali. In seguito ai numerosi scontri e alla morte di un tifoso nord-irlandese precipitato da un parapetto sotto effetti dell’alcool, il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve ha chiesto ai prefetti misure di prevenzione stringenti nelle “aree altamente sensibili”. A Lione, per esempio, in occasione della partita Belgio – Italia di lunedì sera, il prefetto Michel Delpuech ha vietato la vendita di alcoolici da asporto. Rimane l’attesa per le due partite “calde” di Euro 2016, tra oggi e domani. 

Carlo Volpi vincitore dell’ottava edizione Di Who is on next?

Who is on next? Uomo, progetto di scouting dedicato ai giovani talenti del fashion designer, realizzato da Fondazione Pitti Immagine Discovery  e promosso da Pitti Uomo in collaborazione con Altaroma e L’Uomo Vogue, ha proclamato Carlo Volpi, vincitore dell’ottava edizione dell’iniziativa.

Carlo Volpi, brand fondato nel 2014 dall’omonimo designer, ha convinto la giuria per l’energia e la creatività che sprigiona la griffe. Il lavoro di Volpi è stato valutato positivamente perché in esso è vivida la tradizione manifatturiera italiana oltre che una ottima abilità tecnica e una spiccata propensione alla sperimentazione.

Con questa proclamazione, Carlo Volpi avrà la possibilità i presentare la propria collezione in occasione della prossima edizione di Pitti Uomo e usufruirà di un servizio di tutoraggio gratuito per un anno, fornito dalla nuova Direzione Pitti TUTORSHIP.

 

Look collezione Carlo Volpi (fonte pittimmagine)

Look collezione Carlo Volpi (fonte pittimmagine)

 

 

Il concept store Sugar, darà l’opportunità a Carlo Volpi di vendere la sua collezione all’interno dello showroom e grazie alla menzione speciale di yoox.com, il brand entrerà a far parte  del progetto THE NEXT TALENTS 2017 concepito da Vogue Italia e yoox.com per sostenere i giovani talenti della moda, durante la prossima fashion week che si terrà a Milano il prossimo febbraio 2017.

 

Alexia Aubert (fonte aufeminin)

Alexia Aubert (fonte aufeminin)

 

 

Una menzione speciale della giuria, presieduta dal direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani e dall’amministratore delegato di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone, ha premiato il brand di calzature Soloviere, fondato dalla designer Alexia Aubert, perché: “la sua proposta completa e originale. Un progetto interessante, con un focus su materiali di pregio e sulla funzionalità dell’accessorio. Molto apprezzati la manifattura di qualità, l’attitudine decisa del marchio e la personalità, con risultati di indiscutibile contemporaneità.”

 

Collezione uomo Soloviere (fonte grazia.it)

Collezione uomo Soloviere (fonte grazia.it)

 

 

Ad Alexia Aubert, inoltre, è stato assegnato il premio del Partner TOMORROW LIMITED, che le concederà, alla designer, la possibilità di vendere le sue creazione all’interno dello store parigino.

 

 

Fonte cover Vogue.it

 

 

Zara e Pepsi siglano una capsule collection

Il mix è perfetto. Due colossi (uno della moda e l’altro delle bibite) s’incontrano e nasce una mini capsule collection composta da due capi: un crop top e una t-shirt.

Zara e Pepsi, insieme per creare capi  giovanili, divertenti e dall’allure pop.

 

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(Fonte cover europrosem.com)

 

(Fonte cover europrosem.com)

(Fonte cover europrosem.com)

 

Ispirati allo stile anni 60/70, il top e la t-shirt, sono stati creati accontentando i gusti  delle giovanissime che potranno abbinarli con jeans delavé (come dettano le tendenze attuali), chiodi in pelle (come suggerisce la campagna pubblicitaria di presentazione) o con salopette per un mood anni ’90.

La collezione, sarà disponibile nei punti vendita Zara e sull’e-commerce del marchio spagnolo.

 

 

 

 

Fonte cover  europrosem.com

Mumati: il gioiello che interpreta storie d’altri tempi

Brevi ma fantastiche storie, raccontate con maestria dai fratelli Tiziana e Massimiliano Musardo: questa è la sintesi di Mumati, brand di gioielleria di successo, nato a Lecce, 15 anni fa.

Tiziana e Massimiliano, formatesi dapprima da autodidatti, apprendono le basilari nozioni in campo della gioielleria attraverso la bottega di orologiaio del padre che, usufruendo di molle, viti e bracciali, è stata fonte primaria di ispirazione.

 

Collezione "Ricami e merletti"

Collezione “Ricami e merletti”

 

Collezione Fico d'India Sognando Uluzzo

Collezione Fico d’India Sognando Uluzzo

 

 

Forti di una passione viscerale per il gioiello, si spingono oltre la naturale predisposizione al design e intraprendono corsi di formazioni specifici; Tiziana, nel 1997 si diploma presso la scuola Le Arti Orafe di Firenze in incassatura, gemmologia, progettazione tecnica in oreficeria e storia dell’arte del gioiello e sempre nello stesso anno, segue lo stage in Jewellery Studies al Manchester City Collage.

Massimiliano, a suo modo, segue un lungo apprendistato presso laboratori di oreficeria pugliesi e toscani e si diploma, nel ’97, in Incassatura presso la scuola Perseo di Firenze.

 

Collezione "Prendiamo un tè a... Lecce

Collezione “Prendiamo un tè a… Lecce

 

Uno stile unico, quello d Mumati Gioielli che evoca l’elemento reale attraverso simboli e citazioni iconografiche. Così la collezione “Meduse” è risolta in sfere perfette, battute a mano, dove le perle coltivate o le pietre naturali citano le iridescenze e le trasparenze dei tentacoli. E se la collezione di anelli “Ricami e Merletti” suggerisce l’antica forma del pizzo a tombolo, gli arabeschi proiettano nell’assoluta modernità del 3D.

 

Collezione "Meduse"

Collezione “Meduse”

 

 

I fichi d’India di “Sognando Uluzzo” trasfigurano la natura rigogliosa e caotica del sud Italia; il calore della pelle si raffredda in “Skin” e le forme materne e naïf di teiere, tazze e piattini di “Prendiamo un tè… a Lecce”, si tramutano in asettici esoscheletri.

 

Collezione "Skin"

Collezione “Skin”

 

 

A maggio 2016, grazie alla collezione “Skin“, Mumati Gioielli è tra i 10 finalisti del Time Award 2016, il prestigioso concorso internazionale dedicato ai nuovi talenti del design e della moda, organizzato da White Trade Show in collaborazione con Camera Italiana Buyer Moda – The Best Shop e con il patrocinio di Comune di Milano.

 

Per maggiori informazioni sul brand www.mumatigioielli.it

 

 

 

 

Photo courtesy Press Office

 

 

Cosa gli americani non capiscono riguardo le armi da fuoco

Gli omicidi di massa negli Stati Uniti stanno diventando una costante, decine di migliaia di persone muoiono ogni anno a causa delle armi da fuoco ma gli americani, incredibilmente, ancora non capiscono una costante nota in tutto il mondo: più armi da fuoco in circolazione significa più morti per armi da fuoco.


Nessun altro paese sviluppato al mondo ha un numero di morti per arma da fuoco anche solo lontanamente simile a quello degli Stati Uniti. In Australia per ogni milione di persone ci sono 1.4 persone morte a causa delle armi da fuoco, in Germania 1.9, in Svizzera, un paese con moltissime armi da fuoco 7.7 mentre in america 29.7.


Questo numero va a braccetto con un altro: gli USA sono lo stato con la più alta percentuale di armi da fuoco possedute da privati, 88.8 per 100 persone, al secondo posto di questa classifica c’è lo Yemen, uno stato in guerra civile da anni, con 54.8. Gli americani, per dire, sono il 4.43% della popolazione mondiale eppure possiedono il 42% delle armi globali.


Un altro numero incontrovertibile è che più armi da fuoco sono in mano ai privati più morti per armi da fuoco ci saranno. Negli USA lo stato con più armi da fuoco pro capite è il Wyoming e lo stato con più uccisioni per armi da fuoco, in proporzione, è proprio il Wyoming. Lo stato americano con meno armi da fuoco sono le Hawaii che, difatti, è lo stato con meno morti per armi da fuoco. Lo stesso vale per le altre nazioni.
Le percentuali inoltre non cambiano per quanto riguarda i suicidi, più armi significa più suicidi portati a termine con armi.


Un paio di esempi sono il Giappone, uno dei paesi con meno armi pro capite e una legge molto restrittiva è il paese con meno omicidi con armi da fuoco al mondo e l’Australia, un paese che dopo una strage ha deciso di togliere i permessi per quanto riguarda i fucili automatici e semi-automatici e che ha visto i propri livelli di omicidi calare drasticamente (42%).


Uno dei motivi per cui ci sono così tante armi in America è che c’è una fortissima lobby a favore delle armi. La NRA sostiene che qualsiasi legislazione che sia volta a controllare la vendita di armi da fuoco in USA è un passo verso la violazione del secondo emendamento della Costituzione, quello che dà diritto ai cittadini americani di possedere armi da fuoco.
In USA le famiglie in cui esiste almeno un’arma da fuoco sono tra il 34% al 43% a seconda delle ricerche e l’NRA riesce a far sollevare questa minoranza ogni volta che si parla di controllo delle armi da fuoco. Nessun politico vuole avere tutte queste persone, così attive per giunta, contro.


Negli Stati Uniti si comincia sempre a parlare di controllo delle armi dopo gli omicidi di massa ma questi sono una piccola, anche se significativa, parte del problema. Nel 2013 ci sono stati circa 500 americani morti in omicidi di massa ma gli omicidi hanno ucciso 11.200 statunitensi.

Gucci alza i premi ai dipendenti

Gucci si appresta a riscrive la storia della moda italiana. Con Alessandro Michele, infatti, la griffe fiorentina sta rivivendo una nuova e florida stagione che ha visto prima un restyling di immagine del brand ed ora una nuova ed entusiasmante missione: premiare i dipendenti meritevoli con un incremento di quasi il 50% medio del premio variabile.

I dipendenti italiani coinvolti (tutti, ad esclusione delle figure manageriali), sono stati in tutto mille; i 1.900 euro lordi, spettanti per il raggiungimento dei risultati del 2015, sono lievitati a 2.900 euro lordi.

Prima di Gucci, nel 2009, anche l’imprenditore italiano Diego della Valle, amministratore delegato e azionista di maggioranza di Tod’s, lanciò il bonus di 1.400 euro lordi per i dipendenti delle unità produttive, per ringraziarli del  lavoro svolto.

Due anni più tardi, il gruppo Salvatore Ferragamo decise di dimostrare gratitudine a ben 3000 dipendenti ricorrendo al successo ottenuto a Piazza Affari, per premiarli. Brunello Cuccinelli, nel 2012, dimostrò un lodevole impegno nei confronti di 783 dipendenti, dividendo 5 milioni di utili; quest’anno, invece, il bonus cultura ha permesso loro di potersi dedicare alle attività culturali a carico dell’azienda.

 

 

 

Fonte immagine geniusloci-arch.it

La moda sbarca al Taormina Film Fest 2016

Che il Taormina Film Fest fosse l’evento cinematografico più glamour dell’estate italiana era già fatto certo: ora anche la moda si trasferisce in Sicilia. Taormina in questi giorni è letteralmente presa d’assalto da celebrities e volti noti del fashion biz: alcuni dei nomi più influenti della moda internazionale sono infatti protagonisti assoluti del 62° Taormina Film Fest.

La kermesse cinematografica che si svolge nella suggestiva location del Teatro Antico ha visto infatti quest’anno come madrina d’eccezione la top model Bianca Balti. Musa prediletta di Dolce & Gabbana, tante erano le campagne pubblicitarie che la avevano già immortalata tra carretti siculi e scorci mozzafiato: ora la bellissima modella sfila sul red carpet siciliano fasciata in un lungo abito a sirena a stampa floreale (firmato Dolce & Gabbana, ça va sans dire). Raggiante, la Balti ha voluto accanto a sé il compagno Matthew McRae, padre della sua secondogenita Mia. La coppia ha incantato fotografi e addetti stampa: affiatati e innamoratissimi, la modella e l’americano sono apparsi in splendida forma.

Protagonisti assoluti della giornata di ieri sono stati invece i gemelli canadesi Dean e Dan Caten, designer del celebre brand DSquared2. Il duo di stilisti è stato insignito del Taormina Fashion Award, conferitogli dall’attrice Premio Oscar Susan Sarandon, protagonista del Taormina Film Fest 2016. Inoltre i designer sono stati paparazzati all’interno del Grand Hotel Timeo, dove hanno brindato insieme alla loro nuova musa, la splendida modella olandese Rianne Ten Haken.

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Susan Sarandon tra i gemelli Dean e Dan Caten, designer di DSquared2



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Dean e Dan Caten con la top model Rianne Ten Haken



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Ancora i due stilisti a spasso per Taormina con Rianne Ten Haken



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Bianca Balti al Taormina Film Fest in Dolce & Gabbana



“Siamo davvero onorati di aver ricevuto questo prestigioso Award e di poter essere ospiti di questo Festival che da sempre seguiamo con grande attenzione”, hanno commentato i fratelli Caten. “La passione è stata sempre dalla nostra parte. Il cinema e la moda hanno da sempre un legame forte, speciale e creano assieme stili di vita, fenomeni di costume e magia. Speriamo con il nostro lavoro e la nostra creatività di poter contribuire a valorizzare questa connessione”. La Perla dello Ionio non è mai stata tanto glamour.

(Tutte le foto sono tratte da Instagram)


(Foto cover: Getty Images)


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Parco dei Paduli. Un “nido” tra gli alberi d’ulivo del Salento

C’è un posto incantato nel Salento, che sprigiona magia e che lascia un alone di mistero, misto alla voglia di riviverlo ancora.

Parco dei Paduli, non può che essere definito il “luogo dell’anima“, dove ogni visione, ogni passo, genera riflessione e serenità.

 

Rifugio LOVO (foto parcopaduli.it)

Rifugio LOVO (foto parcopaduli.it)

 

Rifugio "Le Nziddhe"

Rifugio “Le Nziddhe” (fonte parcopaduli.it)

 

 

Il Parco Agricolo Multifunzionale dei Paduli, che si estende per circa 5500 ettari, sorge tra i comuni di San Cassiano, Botrugno, Giuggianello, Scorrano, Nociglia, Muro Leccese, Supersano, Surano, Sanarica e Maglie ed offre una vacanza ecosostenbile.

L’uliveto del parco, è uno scrigno di magnificenza. L’albergo diffuso biodegradabile dei Paduli, nasce tra le installazioni di Land Art e accoglie i visitatori nel “nido” di madre terra, attraverso un accurato lavoro degli organizzatori.

Nei meandri della macchia mediterranea salentina, “La Tana” accoglie gli avventori tra le radici dell’ulivo e le canne camuni ed, oltremodo, con materie prime recuperate in natura.

Suggestive, “Le Nziddhe“: un rifugio per due, sospeso a qualche centimetro da terra, che cullerà le lunghe e afose estati salentine dei visitatori.

 

Il Parco agricolo multifunzionale dei Paduli, offre una vacanza 100% ecosostenibile (fonte parcopaduli.it)

Il Parco agricolo multifunzionale dei Paduli, offre una vacanza 100% ecosostenibile (fonte parcopaduli.it)

 

 

Infine, “Lovo“, avvolge il tronco dell’albero di ulivo con una membrana che, come il guscio di un uovo, protegge gli ospiti con reti in nylon utilizzati durante la raccolta delle olive, sacchi di juta e lampade ad olio per rischiarare le tenebre.

Parco dei Paduli, offre la possibilità di condividere questa magnifica esperienza, con i propri amici a quattro zampe.

Per maggiori dettagli, visitate il sito www.parcopaduli.it

 

 

Fonte cover parcopaduli.it

Parata di stelle al Taormina Film Fest

È iniziata pochi giorni fa la 62esima edizione del Taormina Film Fest. Grande successo di pubblico e critica per le prime giornate del festival, che ha già visto sfilare numerosi volti noti del piccolo e del grande schermo e si riconferma come uno degli eventi più glamour.

E Tiziana Rocca, General Manager di Taormina Film Fest dal 2012, di successi ne ha collezionati parecchi, a partire, lo scorso anno, dalla presenza di Ellen Pompeo, la celebre protagonista di “Grey’s Anatomy”, a conferire un respiro internazionale alla manifestazione cinematografica che ha sede nella splendida cornice del Teatro Antico di Taormina. L’edizione di quest’anno non è da meno: tantissimi i divi presenti nella Perla dello Ionio, in primis Richard Gere. L’attore hollywoodiano, presidente onorario del Taormina Film Fest 2016, ha presentato il suo nuovo film “Gli Invisibili”, in cui veste gli inediti panni dell’homeless.

Il divo si è presentato bello come il sole dall’alto dei suoi 66 anni: occhi puntati su di lui e sulla sua compagna, la 32enne spagnola Alejandra Silva. L’attore ha monopolizzato l’attenzione di tutti i presenti alla cena di gala, che ha avuto luogo nella prestigiosa cornice dell’Hotel San Domenico.

Richard Gere accanto a Tiziana Rocca (Fonte: Corriere.it)

Richard Gere accanto a Tiziana Rocca (Foto: Corriere.it)



Susan Sarandon a Taormina (Fonte: Siciliaedonna.it)

Susan Sarandon a Taormina (Foto: Siciliaedonna.it)



Altra grande stella hollywoodiana che ha brillato al Taormina Film Fest è stata Susan Sarandon: l’attrice Premio Oscar ha presentato il film “The Meddler” di Lorene Scarafia ed è stata premiata con l’Humanitarian Taormina Award per l’impegno a favore della popolazione di Haiti, riconoscimento conferitole da David Bell, membro del board of directors di APJ Artist for Peace and Justice, organizzazione no-profit fondata da Paul Haggis nel 2009 per promuovere pace e giustizia sociale nel mondo attraverso l’emancipazione di comunità povere.

Altra presenza femminile internazionale è stata Rebecca Hall. L’attrice londinese, classe 1982, è stata protagonista di pellicole come “Frost/Nixon”, “Dorian Gray” e “Iron Man 3”. Figlia d’arte (suo padre è Sir Peter Hall, fondatore della Royal Shakespeare Company), la giovane interprete è stata insignita del Promesse Award ed è stata protagonista di una Tao Class.

Ma non sono mancate le dive nostrane, come la sempre splendida Monica Guerritore e Violante Placido, alla quale è stato consegnato il “Premio Città di Taormina”. Sabrina Impacciatore e Stefania Rocca sono state invece insignite del “Premio Cariddi”.

(Foto cover: Richard Gere immortalato da Myrna Suarez)


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Game of Thrones No One, la resurrezione di Arya Stark

Game of Thrones si avvicina al finale di questa settima stagione con l’ottavo episodio “No One”. Un episodio pieno di frasi ad effetto e reunion ma con qualche fallacia logica di troppo.
Lo stesso tipo di ferite che ha ucciso Robb e sua moglie ha fatto si che Arya non potesse muoversi per un giorno mentre era curata a zuppa calda dall’attrice che non aveva ucciso, Lady Crane. Varys non si vede, Cersei ha cambiato drammaticamente piano e Meereen è assediata.


Non c’è stata nessuna spiegazione sul motivo per cui Arya abbia annunciato ai quattro venti la sua partenza per Westeros settimana scorsa, la sua, a quanto pare, è stata solo stupidità funzionale alla trama. Un comportamento sicuramente stonato per la furba Arya.
La stessa Arya si riscatta attirando la sua nemica in una stanza buia illuminata solo da una candela che prontamente spegne. Dopo settimane di addestramento da cieca per lei non è un problema sbarazzarsi di lei e tornare da Jaqen con la faccia della Waif, lui soddisfatto le dice che finalmente è diventata “No One” e lei risponde: “A girl is Arya Stark of Winterfell and I’m going home” e lui, incredibilmente, la lascia andare.


A Riverrun Jaime e Brienne si ritrovano e iniziano a discutere un piano per far spostare Blackfish da Riverrun e portarlo a nord ad aiutare Jon Snow e Sansa Stark. I nemici amici sono sul lato opposto del campo di battaglia ancora una volta con Jaime che combatte per Cersei e Brienne per Sansa. La loro relazione è partita dall’odio ed è finita per diventare un mutuo rispetto che ha pochi eguali a Westeros.
La prima volta si erano incontrati quando Brienne era al fianco di Lady Catelyn e Jaime metteva in dubbio la fedeltà di Ned. Nel lungo viaggio verso King’s Landing si avvicinano sempre di più fino al momento in cui Jaime confessa, in una vasca da bagno, perché ha ucciso il re folle.
Hanno salvato a vicenda le proprie viete e tuttora Brienne usa l’armatura e la spada che Jaime le ha dato.
Questi sono i motivi per cui è commovente vedere Jaime chiamarla Lady Brienne e dirle di tenere la spada in acciaio di Valyria che le ha donato perché sarà sempre sua.
Blackfish nel frattempo decide di morire in modo romantico, così come è romantica la visione di Brienne e Jaime che si guardano da lontano mentre la guerriera torna da Sansa e lui rinuncia a inseguirla.


A King’s Landing le cose vanno sempre peggio per Cersei quando Tommen decide di abolire il processo per combattimento, l’unica possibilità per Cersei.
Cersei e Qyburn, il Frankenstein di Westeros devono studiare un nuovo piano e questo sembra sarà il Wildfire nascosto dal re folle sotto il tempio.


A Meereen Tyrion vede il suo piano di controllare gli schiavisti andare in frantumi proprio come pronosticato da Missandei e Verme Grigio.
In questa puntata, inoltre, sembra si sia preparato il terreno per la comparsa di un personaggio molto importante: Lady Stoneheart. La versione zombie e cattivissima di Lady Catelyn che comparirà probabilmente nel prossimo episodio, quello dove ci sarà finalmente la battaglia tra Jon Snow e Ramasay Bolton.

STOKTON FW 2016: AUDACIA E STILE MADE IN TUSCANY

STOKTON FW 2016: AUDACIA E STILE MADE IN TUSCANY

STOKTON interpreta con carattere la stagione fredda grazie a una tavolozza cromatica cupa con qualche interferenza cromatica nei toni del blu e del porpora.

L’uso degli elastici e del neoprene è una chiara dichiarazione di identità per un prodotto urban che è sempre più riconoscibile e allineato con le tendenze più avanguardiste. Le suole a cassetta, sempre presenti, lasciano via via  spazio a fondi strutturati e lavorati; la suola ruba la scena alla tomaia, diventando ancora una volta protagonista, anche se non più a contrasto ma in tono con la scarpa.

La running si evolve e si traduce nella scelta stilistica di tendenza del prossimo inverno, gioca col colore e gli accostamenti insoliti, sia di materiali che di lavorazioni.

Anche le basket più classiche in pelle bianca abbandonano la lineare pulizia della passata stagione e sposano accessori eccentrici come frange e maxi inserti in pelliccia mohair e shearling; il crackle invernale è a tinte fredde con pennellate metallizzate per un risultato camouflage cangiante.

Focus su materiali sempre più sportivi e underground, nelle varianti bottalate, e più sobri, radical chic, nelle varianti opache e perlate dei pitoni stampati.

Persistono le stampe 3D, come quella a rete, sia per lei che per lui e ritornano i pellami caldi e avvolgenti come i montoni shearling.

La modelleria di STOKTONBlack si amplia con nuove strutture. Gli stivali e stivaletti texani sono una novità assoluta: sia con le frange laterali che con le borchie e gli inserti metallizzati, rappresentano l’evoluzione naturale dei beatles frangiati con fondo a cassetta già presenti in collezione. Ritornano biker e francesine e, questa volta, anche mocassini con nappine che si sviluppano non solo su suole a carroarmato ma anche su fondi lisci, d’impatto più cittadino. Estremamente innovativoil fondo micro extra light che rende biker e anfibi estremamente più leggeri, confortevoli e pratici

La proposta STOKTON FW 2016 appare dunque un concentrato di creatività e artigianalità per un prodotto street dalle forti radici toscane.

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Giovanna Battaglia: nozze glamour a Capri

Si sono celebrate pochi giorni fa le nozze vip di Giovanna Battaglia. La celebre fashion editor si è unita in matrimonio (blindato) ad Oscar Engelbert, magnate svedese. Una location da sogno ed oltre trecento invitati famosi hanno fatto da cornice all’evento dell’anno: il Faro di Punta Carena ha illuminato la cerimonia, conferendole quel tocco di magia degno dei due sposi.

Ex modella, musa storica di Dolce & Gabbana e fashion editor di fama mondiale, Giovanna Battaglia vive dal 2011 a New York e collabora da anni a W Magazine e Vogue Japan (qui un pezzo sul suo stile): irriverente ed ironica come sempre, la bella stylist ha sposato Oscar Engelbert, milionario nato in Svezia, titolare della Oscar Properties Holding AB, che si occupa di ristrutturare dimore di pregio.

Tra gli invitati l’immancabile collega Anna Dello Russo, Dolce & Gabbana, Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi. La sposa ha scelto un abito principesco dal grande impatto scenografico: corpetto aderente e maxi gonna stile meringa; il tutto firmato Sarah Burton per Alexander McQueen. Inoltre la Battaglia non ha lesinato in damigelle di rosa vestite, mentre lo sposo ha scelto un classico smoking scuro.

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Giovanna Battaglia si è sposata lo scorso venerdì a Capri (Foto Facebook)



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Il sontuoso abito da sposa firmato Sarah Burton perr Alexander McQueen (Foto: Facebook)



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Un bellissimo ritratto della sposa (Fonte: Harper’s Bazaar)



Giovanna Battaglia con lo sposo (Fonte: Instagram)

Giovanna Battaglia con lo sposo (Fonte: Instagram)



Lanterne romantiche hanno conferito un’aura suggestiva alla location, in bilico tra le rocce e il mare. Mood mediterraneo per il pre wedding, con un esclusivo dinner party organizzato nella celebre Piazzetta di Capri, dove si sono aperti i festeggiamenti. La magia dei faraglioni ha fatto da sfondo alla cerimonia blindata ed extra lusso: pare infatti che il matrimonio sia costato ben 3 milioni di euro.

Modelle, influencer e nomi di spicco del fashion biz e del jet set internazionale tra gli invitati alle nozze dell’anno. E tanti sono coloro che hanno fatto il loro ingresso in elicottero o jet privato. #oscarandgio è stato l’hashtag ufficiale dell’evento, seguitissimo su tutti i social newtwork. Ci uniamo anche noi agli auguri per gli sposi.

(Fonte cover: Habitually Chic)


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Social Reputation

Durante queste amministrative, in collaborazione con Datalytics, ho realizzato alcuni podcast focalizzandoci sui temi della campagna elettorale e cercando di seguire e monitorare cosa stesse davvero accadendo al di là della percezione personale, che è comunque soggettiva.

Spesso scordiamo infatti che “quello che vediamo” sui nostri social network è falsato dalla nostra personale cerchia di amici, fan, followers, e temi che noi stessi scegliamo di seguire.

Può quindi facilmente capitare che se una persona è attivista o “affine” a temi di centro destra, centro sinistra, cinque stelle e così via, visualizzi una percentuale di contenuti legati ai propri interessi più che ad un quadro percentuale realistico del dibattito politico e delle “opinioni circolanti”.

Di questa “falsa percezione” offerta dai socialnetwork ho parlato ampiamente, e queste analisi quali-quantitative sono nate proprio per cercare di offrire un quadro più realisticamente neutrale.

Nei vari podcast troverete – dal particolare al generale – alcune considerazioni complessive su cosa sia e come debba essere condotta una campagna di comunicazione sui social media.

Abbiamo avuto modo di definire le differenze tra contributors e influencers, abbiamo analizzato i contenuti, e cercato di definire alcune “unità di misura” generali.

Anche questo è un tema importante, perché spesso diamo un peso maggiore al numero di follower, ai retweet, alle condivisioni, a seconda di come meglio sia posizionato il nostro candidato, il nostro cantante preferito, il nostro attore, dando meno peso ad altre grandezze.

Invece l’analisi deve sempre basarsi su criteri univoci. In questo caso abbiamo parlato di campagne per le amministrative, e in questo caso i parametri di riferimento, almeno per la nostra valutazione e come criterio, sono stati il numero di persone coinvolte effettivamente, il numero di interazioni, il numero di visualizzazioni dei contenuti. In secondo piano tutti gli altri parametri (pure importanti), tra cui chi interagisce come e quanto, l’esame degli account di riferimento, e così via.

Il quadro che è emerso è quello che potete ascoltare nelle varie puntate, ma anche ben sintetizzato nelle due raccolte dati delle due puntate specifiche dedicate alle elezioni amministrative.

L’attivismo social è terreno dei cinque stelle. I partiti organizzati fanno fatica ad organizzare un’azione coordinata sui social. Sembra strano, ma i social annullano il vantaggio che dovrebbe avere un partito strutturato, forse proprio perché quell’organizzazione – ottima per le campagne elettorali tradizionali, fatte di assemblee, distribuzione di materiale elettorale e di comitati – mal si presta a dare spazio all’attivismo 2.0.

O forse anche perché nel processo di trasformazione dei partiti, anche quella macchina organizzativa mostra tutti i suoi limiti, soprattutto perché i “nuovi dirigenti” mal comprendono e poco sanno delle nuove forme di comunicazione, che vengono viste come marginali, poco centrali, non efficaci. Se non nel momento in cui i social passano dall’essere usati ad essere subiti (assumendo così più che altro una connotazione negativa).

Siamo sempre a quel punto morto di sottovalutare e di non considerare quello che non si capisce. Come un tempo fu per la radio, per la televisione e poi per i siti di informazione online.

In sintesi vincono sui social i partiti che riescono a coinvolgere i propri attivisti su un obbiettivo unico e unitario. Coinvolgere ad esempio per una lista, o meglio per la lista nel suo complesso, e per “i candidati di bandiera”.

Vengono penalizzati i partiti-comitato, che puntano su questo o quel candidato, in cui gli attivisti si frammentano in fazioni e non partecipano al dibattito collettivo.

L’esempio più marcato in questo senso sono gli account legati ai candidati del centrodestra, praticamente politicamente e sostanzialmente assenti dal dibattito.

Queste le due puntate del podcast, con i relativi link ai dati

18 maggio

8 giugno

Pitti Immagine Uomo 90 – Zerosettanta Studio


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La collezione Zerosettanta Studio per la prossima stagione diventa analitica, matematica, numerologica.

Prima di tutto, Ponderare!

Un gioco di equilibri tra sobrietà e stravaganza, tra tradizione ed innovazione regala alla collezione un’ eleganza senza eccessi.

La misura delle cose crea una proposta articolata in capi adatti in ogni momento della giornata.


Lo sguardo è all’ottimismo degli anni ’80 e alla moda che in quel periodo definiva capi icona le giacche da moto e da Safari, e nelle città i Giovani-Leoni macinavano affari nei loro carcoat o nelle giacche deostruite.

È proprio seguendo questo puzzle di costruzione e decostruzione alla Rubik, che le giacche diventano camicia e le tasche si moltiplicano o scompaiono lasciando solo la traccia delle impunture sul petto. Le lunghezze sono agili, dai numeri precisi, che terminano per 3 per 5 ritrovando quelli che erano dettami della moda del passato ma adatti anche a scandire il ritmo veloce di oggi.


Per l’inizio stagione insostituibili must saranno i giubbotti scamosciati in renna, che rievocano lo stile degli Yuppies d’antan, e i trapuntini leggeri, storica tradizione Landi, facilissimi da indossare e abbinare.

Largo a tessuti leggeri, dalle trame effetto jeans ai lini, sempre meno romantici e più moderni,
agli immancabili tessuti tecnici, sperimentati in abbinamento al jersey.


 

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LA CAPSULE DI FABIO DI NICOLA PER LA P/E 2017 A PITTI UOMO

 

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LA CAPSULE DI FABIO DI NICOLA PER LA P/E 2017 A PITTI UOMO

Dopo il ritorno con una linea a suo nome e la partecipazione a Pitti del gennaio scorso, Fabio Di Nicola sceglie ancora l’importante appuntamento fiorentino, e l’edizione di giugno 2016, per presentare una nuova capsule collection per la primavera/estate 2017.
E lo fa riscoprendo un antico amore: Thayaht.
Da sempre il creativo futurista, che aveva applicato la sua arte alla moda inventando nel 1919 la tuta e collaborando anche con Vionnet, è uno dei riferimenti ispirativi di Fabio Di Nicola, che questa volta compie un passo ulteriore, superando il semplice tributo, perché il designer ha acquisito dagli eredi di Thayaht la licenza esclusiva di utilizzo di tre disegni, che diventano protagonisti di una collezione maschile dalla chiara impronta contemporanea e internazionale.

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Elefane ThayahT



Pesce ThayahT

Pesce ThayahT



Rana ThayahT

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Vestibilità comfy e un’attitudine sportiva per una capsule che ha come protagonista un leitmotiv di Fabio Di Nicola, il suo amore per la maglieria, che trova però un twist attuale e innovativo, sposandosi alla felpa. Jacquard anni ’70 dal gusto vintage si uniscono a felpe trattate in cui sono in evidenza i disegni di Thayaht, un elefante, un pesce ed una rana, utilizzati come singole immagini o ripetuti come in un gioco di specchi e trasformati in veri e propri moduli. A sottolineare una evidente passione dello stilista per il riuso, l’utilizzo di tasconi presi da vecchi pantaloni militari che diventano elementi decorativi sulla felpa. Completano la parte della collezione dedicata al knitwear gilet e cardigan.

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Non possono mancare nel guardaroba maschile della p/e 2017 le T-shirt. I moduli di Thayaht sono presenti sulle magliette, anche solo come dettaglio, sotto forma di stampe, ma possono essere evidenziati con ricami metallici, che rendono il capo sicuramente più ‘flamboyant’. Perché la figura del dandy cara da sempre allo stilista, acquisisce in questa collezione un animo più urbano e un carattere estroso, solare.

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Altro elemento cardine attorno a cui ruota la p/e 2017 di Fabio Di Nicola è il bermuda. In felpa, trattata al silicone e tinta in color oro, con stampati gli animali di Thayaht, in sequenze ripetute. La forma del pantalone è mutuata da quella delle divise della Thai Boxe, a sottolineare ulteriormente il legame della capsule con il mondo sportivo.
Questo nuovo percorso di Fabio Di Nicola con una linea a suo nome è chiaramente all’insegna della contaminazione fra mondi diversi, come l’incontro con lo sport, ma soprattutto con l’arte. Il connubio fra moda e arte è una nota interessante, capace di regalare una connotazione grintosa, ricercata e interessante alle proposte dello stilista, senza risultare semplice esercizio di stile.

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Strage di Orlando, si indaga sul killer Omar Mateen

Cinquanta persone tra i 20 e i 50 anni sono morte nella strage di Orlando, la peggiore strage d’America compiuta a colpi di arma da fuoco. Si sospetta però che il numero delle vittime sia destinato a salire, perché dei 53 feriti molti sono in ospedale in condizioni gravi. Sul killer Omar Mateen, ucciso dalla polizia dopo aver scatenato il terrore all’interno del gay club Pulse, e sulla sua famiglia si concentrano in questo momento le indagini. Non è chiaro infatti se il 30 fosse uno squilibrato omofobo o un terrorista al servizio del Califfato. Poche ore dopo la sparatoria a Orlando, l’Isis ha rivendicato la strage tramite un comunicato del’agenzia online Amaq, confermato oggi da un bollettino radio. Omar Mateen pregava in moschea tre o quattro volte a settimana, portando con sé anche il figlio piccolo. “Finita la preghiera – afferma l’imam – se ne andava, non socializzava con nessuno. Non è mai sembrato un violento“. Eppure l’ex moglie lo dipinge diversamente: “Non era una persona stabile. Era bipolare. Mi picchiava e lo faceva anche solo perché il bucato non era pronto e cose del genere“. Il padre del killer di Orlando, Mir Seddique Mateen, sostiene che Omar avesse come unico movente l’omofobia: “Il movente religioso non c’entra nulla, ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato“. Ma secondo il Washington Post lo stesso Mir Seddique è stato, almeno in passato, un sostenitore dei talebani. Dei video di una trasmissione da lui condotta, in cui esprime questi pensieri, sono stati rintracciati su YouTube.


Quel che è certo è che  l’Fbi lo aveva interrogato due volte – nel 2013 e nel 2014 – come sospetto simpatizzante dell’Isis. Non appare chiaro, quindi, come l’uomo abbia potuto procurarsi legalmente le armi da fuoco usate per compiere la strage a Orlando. “Stabilimmo che il contatto era minimo e che non costituiva una relazione importante o una minaccia in quel momento“, ha spiegato l’agente Ron Hopper, ma il pensiero che l’intelligence americana non sia abbastanza efficace si diffonde sui media. E mentre si indaga parallelamente sulla pista del terrorismo islamico e su quella del fanatismo omofobo, un’altra notizia colpisce l’America: James Howell, 20 anni, è stato arrestato a Santa Monica in California in possesso di diverse ami, fucili e sostanze chimiche per la creazione di ordigni rudimentali. Era diretto al Gay Pride di Los Angeles, ma le prime indiscrezioni non fanno pensare a un collegamento con la strage di Orlando. Qualunque sia il movente, sono almeno 50 le vite spezzate in questa orribile notte di terrore in cui l’America si è sentita ancora una volta vulnerabile, anche grazie alla facilità con cui qualsiasi civile può acquistare un’arma. “Nessun atto di terrore o di odio cambierà chi siamo come americani – ha dichiarato il presidente Barack Obama – Il massacro mostra come è facile per gli americani essere uccisi a scuola, in chiesa, nei cinema o nei nightclub. Questa strage è un ulteriore richiamo a come sia facile per qualcuno entrare in possesso di un’arma. Dobbiamo decidere se questo è il tipo di Paese che vogliamo essere“.

Gucci collabora con Chatsworth House

Gucci sempre più british. Il team della celebre casa di moda fiorentina, pare sempre più affascinato dall’atmosfera che si respira oltremanica e per questo motivo, approda a Chatsworth House, nel Derbyshire, con una collaborazione triennale con la prestigiosa residenza reale della duchessa Deborah.

 

La lussuriosa libreria di Chatsworth House (fonte imaginearts.org.uk)

La lussuriosa libreria di Chatsworth House (fonte imaginearts.org.uk)

 

 

Il contributo di Gucci consisterà nel supportare e salvaguardare gli eventi futuri che verranno organizzati nel castello, celebre location di pellicole altrettanto famose come “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e “Wofman” , film del 2010 con protagonisti Benicio del Toro e Anthony Hopkins.

 

La dimora storica, fatta costruire nel 1500 e ristrutturata nel 1686, da anni ospita importanti mostre (fonte thousandwonders.net)

La dimora storica, fatta costruire nel 1500 e ristrutturata nel 1686, da anni ospita importanti mostre (fonte thousandwonders.net)

 

 

A breve, d’altra parte, verrà annunciata la prima mostra all’interno delle mura seicentesche in stile barocco di Chatsworth House che avrà come tema, la moda e lo stile e che potrà essere visitata dal prossimo marzo fino a settembre 2017.

 

 

Fonte cover iccdu2016.org.uk

 

Pitti Uomo preview: Kadet – il marchio serbo ispirato dalle uniformi militari

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Il manifesto del marchio serbo Kadet è: “Onore prima dello status, Eleganza prima dello stile, atemporalità prima della tendenza, virtù prima dell’affare!”.


Certamente la loro estetica militare chic è nel loro DNA: questo capi vogliono rappresentare qualcosa la cui forza duri nel tempo.
Kadet presenterà la sua collezione uomo SS17 nella sezione L’Altro Uomo a Pitti Uomo 90 a Firenze, a partire dal 14 giugno 2016.


La formula di stile che caratterizza il marchio è costituita da una fusione dell’abbigliamento storico militare e della raffinatezza aristocratica proveniente da tutta Europa.


Realizzano collezioni uomo e donna a partire dal 2013. Sin dal loro esordio tutte le collezioni sono altamente influenzate da un periodo storico: dalla cavalleria medievale europea sino alla Russia imperiale. Kadet è stato progettato da Aleksandar Protic, che si descrive come un “Imprenditore rinascimentale” (ha lavorato nella musica, nell’editoria e nella produzione di film), e Tijana Milutinovic, che ha vinto l’Elle Style Award 2014 nella categoria miglior talento emergente supportato da H&M.


La collezione SS17 presenta stampe a croci, ricami e bottoni su misura uniti ad abiti dal taglio contemporaneo per un risultato di sofisticazione urbana senza tempo.
Tra i nuovi marchi che presenteranno le loro collezioni in occasione del prossimo Pitti, Kadet è sicuramente uno di quelli che non ci si può perdere da ammirare.


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Moschino: collezione cruise 2017 all’insegna del gipsy

La città di Los Angeles ha ospitato la sfilata resort 2017 del marchio Moschino alla quale sono accorse celebs come la top model Cindy Crawford, Caitlyn Jenner e la cantante Kate Perry, pronte ad applaudire sedute nel front-row, la collezione estremamente easy dello stilista Jeremy Scott.

 

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Completamente fedele alla filosofia del brand, il designer americano ha confezionato una collezione ad hoc, giocando su un mix di fantasie, che rappresentano il focus di quest’ultimo défilé.

Il mood, dal sapore anni ’60, viene concepito attraverso ricami “Hippy” e patchwork, caratteristiche che riportano negli anni d’oro della libertà individuale del soggetto.

Le margherite multicolor si posano delicatamente sul giubbino nero e sugli smoking, l’unica “nota severa” della cruise 2017 di maison Moschino.

 

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Fiori in 3D, fanno da cornice ad un caleidoscopico abito che rappresenta, al suo centro, un Ganesh (motivo peraltro ricorrente nella collezione), simbolo di un totale equilibrio tra energia maschile (Śiva) e femminile (Shakti), ossia tra forza e dolcezza e la capacità discriminativa che permette di distinguere la verità dall’illusione.

Il maculato, rasenta il kitsch e il vedo non vedo dell’abito vestaglia disegnato da Scott, dona una velatura di sensualità ad una collezione esageratamente pop e disperatamente gipsy.

 

 

 

Fonte immagini e cover Vogue.com

Petra. Scoperto edificio monumentale di 2.150 anni

Sarebbero stati i droni, in questa occasione, gli scopritori di un edificio monumentale nascosto sotto la sabbia, presso il sito archeologico di Petra, in Giordania.

Le foto scattate prima dai satelliti  WorldView-1 e -2 e poi dai velivolo radiocomandati, rivelano un edificio risalente con molta probabilità a 2150 anni fa, con una piattaforma di circa 56 per 50 metri, una scalinata che scende verso est e alcuni ordini di colonnato.

 

Monastero a Petra (fonte immagine breathewhitus)

Monastero a Petra (fonte immagine breathewhitus)

 

 

A lanciare per primi la notizia, The American Shools of Oriental +Research, che annuncia anche il nome degli studiosi, padri  della scoperta: Sarah Parcak e Christopher A. Tuttle.

Come sostenuto da Parkac e Tuttle, si tratterebbe di rovine “nascoste in piena vista“, appartenute presumibilmente ad un edificio pubblico, decorato con ceramiche databili al II secolo a.c.

Sul sito archeologico di Petra, a circa 250 km a sud della capitale Amman, un tempo città edomita e dichiarata Patrimonio dell’Umanità il 6 dicembre 1985 dall’Unesco, da circa due secoli vengono effettuate ricerche, volte a rinvenire particolari di una città che nel 2007 è stata introdotta, per altro,  nelle sette meraviglie del mondo.

 

 

 

Fonte cover arabpress

Omaggio agli anni 80 per la cruise 2017 di Marc Jacobs

Maculato, pois e ancora camouflage e maxi fiocchi: la cruise 2017 disegnata da Marc Jacobs è  un viaggio a ritroso negli anni ’80.

Sono partito dall’ultima stagione invernale e l’ho resa kitsch… È stato un percorso a ritroso che da YouTube ci ha portato indietro fino a Mtv”, ha affermato il designer fresco della premiazione al CFDA, come miglior designer di womenswear dell’anno (qui potrete leggere la notizia).

 

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La sfilata, tenutasi nel quartier generale della maison a New York, è stata un excursus nel mondo della musica degli anni ottanta ed ha colpito tutti per la sua eccentricità, mixata a favolose stampe di ispirazione balneare con “stilosi” fenicotteri e palme paradisiache.

La contaminazione di genere, arriva con il cappotto in pelle di serpente, sfavillante nella tonalità arancione.

 

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Stampe pop, ricorrono per tutta la collezione, disegnando un effimero mondo musicale, celebrando MTV.

Gli anni ottanta rivivono, di gran lunga, nell’abuso di glitter e strass che disegnano e illuminano cuori, stelle cadenti e coppe di Martini; allo stesso modo, guanti in pizzo e crinoline, donano un allure rock, valorizzando la filosofia del brand.

Lunghi capelli cotonati con effetto frisé (ideati da Guido Palau) e un tratto scuro di eyeliner sugli occhi, accentuano la dicotomia Jacobs/’80.

 

 

 

Per le immagini fonte DireDonna

Il PD e il munaciello

Mancava solo la ciliegina finale su una torta che sempre più si mostra come un vero e proprio pasticcio, e nemmeno tanto dolce. Le accuse, i dubbi e le indagini di voto di scambio sono ciò che mancava ad una campagna brutta, demotivante, personalistica, che ha caratterizzato questa tornata elettorale in casa Pd da ben prima delle primarie. In una sorta di continuazione della lunga bagarre interna in cerca di posizionamento delle varie bande (non chiamiamole correnti) in cui si è lacerato il Pd.


Da cinque anni, da quelle primarie Cozzolino-Ranieri consumatesi nel fango e nel sangue, dall’imposizione di Morcone come candidato e dal non accesso nemmeno al ballottaggio. Cinque anni in cui non solo non si è costruita un’alternativa se non credibile almeno possibile. Una guerriglia interna per piccoli interessi di parte che si è protratta per due congressi nazionali in cui chiunque almeno una volta ha cambiato casacca. Per finire alla resa dei conti della resa dei conti in occasione delle primarie per la Regione. Al tentativo di rivincita (di chi? su chi? per fare cosa?) in queste primarie finite nel ridicolo.


“La cosa incredibile è che per la prima volta abbiamo avuto primarie corrette, con tutti i rappresentanti che hanno firmato i verbali la sera stessa. Poi è uscito un video strano dopo 24 ore” sono state le parole di Vincenzo De Luca a Lira TV. Inquietante che nessuno ha chiesto conto di questa affermazione, che implicitamente afferma che tutte le altre primarie corrette non siano state. E se lo dice uno come lui, per vent’anni sindaco, che nelle primarie nazionali e regionali è sempre stato più che determinante c’era da stare tutt’altro che sereni. Già perché a Salerno ne abbiamo viste di tutte i colori: dalla Dia che sequestra 2000 tessere false alle primarie nazionali, alle parlamentarie “tarocche” che hanno visto favorire Bonavitacola.


E un Pd attaccato a livello nazionale sulla questione morale che pensa bene di fare? Nell’ordine: non accoglie un solo ricorso, non fa una sola verifica, non annulla un solo voto, non fa rivotare in una sola sezione, e ricandida quel consigliere che distribuisce monetine visto da tutta Italia, e che ha dichiarato (anche questa notizia passata in sordina) “se vengo sanzionato dico tutto”. E nessuno che si sia nemmeno posto il problema “dice tutto cosa?”.


Poi è stata la volta di ministri in vera e propria processione partenopea, mentre contemporaneamente nessuno vedeva che non si riusciva a fare mezzo accordo nemmeno sui presidenti di municipalità, rischiando sino all’ultimo che il pd non presentasse le liste a Barra e Fuorigrotta. E poi è stata la volta di accordi con Ala e qualche nome in più in lista, che non si capisce le sia stato deciso dal Pd napoletano, regionale, nazionale, dalla candidata sindaco o da qualche alieno in visita notturna. A Napoli per tradizione parleremo della “manella del munaciello”.


Ripercorrere queste tappe è importante. Perché non vorrei si facesse l’errore di pensare che oggi si attacca una dirigenza regionale e cittadina impeccabile come capro espiatorio della sconfitta elettorale. Perché qui non si tratta né di cercare agnelli sacrificali, né di dare la caccia a munacielli in giro per i corridoi di Napoli sotterranea. 
Si tratta di dire con chiarezza che chi fa il dirigente ha responsabilità per azioni, ma anche per omissioni, mette la firma sui compromessi, ne risponde personalmente. Questo fa un partito serio. E dato che noi di commissariamenti ne sappiamo qualcosa a Napoli, corriamo il serio rischio che ci fu quando un altro esterno venne qui, e in due anni Andrea Orlando – ottima persona – ci ha messo solo la faccia, lasciando che crescesse non una nuova classe dirigente, ma un sottobosco di bande che in questi due anni hanno mostrato il meglio del peggio. Risultati e inchieste alla mano.


Siamo a Napoli, e con la tradizione del munaciello noi abbiamo secoli di storia di “conquistatori esterni” che partono con le migliori intenzioni di “cambiare tutto” per poi venire fagocitati a che “nulla cambi davvero”. È la forza di Napoli, che oggi si manifesta come la sua più grande debolezza. Se ne guardi il nuovo commissario, soprattutto da chi si circonderà, da chi lo consiglierà, e da organi di garanzia che ancora una volta non saranno efficaci, perché espressioni di componente, e non certo di persone specchiate e indipendenti capaci di un rigore morale di cui questo partito e questo momento storico hanno davvero tanto bisogno.

Silvio Berlusconi ricoverato al San Raffaele: “Mi affido ai medici”

Silvio Berlusconi, ricoverato al San Raffaele di Milano da martedì, ha rischiato la vita per un problema al cuore. Si tratterebbe di una patologia della valvola aortica e il presidente del Milan dovrà essere operato entro metà della prossima settimana. Lo ha rivelato il suo medico personale Alberto Zangrillo durante una conferenza stampa. “Berlusconi ha rischiato la vita, ha rischiato di morire – ha dichiarato il medico – Era in condizioni preoccupanti e lui ne era consapevole. Sarà operato al cuore“. L’insufficienza aortica sarebbe di grado severo e si sarebbe presentata già la sera tra sabato e domenica, ma sembra che l’ex premier abbia deciso di farsi ricoverare solo dopo aver votato per le elezioni amministrative della sua città. “Berlusconi sarà sottoposto a un intervento di sostituzione della valvola aortica – ha spiegato il medico – verosimilmente entro metà della settimana prossima. La sostituzione della valvola è un intervento di cardiochirurgia convenzionale che comporta la circolazione extracorporea e la visione diretta del cuore“. L’intervento sarà effettuato dal primario di cardiochirurgia del San Raffaele, Ottavio Alfieri.


Oggi Silvio Berlusconi ha fatto delle dichiarazioni in prima persona, diffuse tramite l’ufficio stampa di Forza Italia. “Sono sereno, e affronto questo passaggio delicato affidandomi a Dio e alla straordinaria professionalità dei medici e del personale del San Raffaele” si legge nel comunicato di Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha parlato anche di politica, assicurando che il suo partito sarà operativo e perfettamente in grado di affrontare il secondo turno delle elezioni amministrative anche in sua assenza. “Seguo da qui le vicende politiche in vista dei ballottaggi, e chiedo a tutte le donne e gli uomini di Forza Italia il massimo impegno per far prevalere i candidati del centro-destra ovunque siano in campo” aggiunge. In merito ai progetti dopo l’operazione di Ottavio Alfieri, al dottor Zangrillo è stato chiesto se è il caso che Silvio Berlusconi torni attivamente in politica “Io lo sconsiglio – ha detto il professore – ma lui tra un mese può fare quello che vuole. All’inizio, quando ha saputo la notizia dell’intervento, non ci voleva credere e in effetti è un incidente di percorso abbastanza sgradevole. Poi però l’ha presa con grande coraggio e determinazione. Dopo la fase in cui ha dovuto metabolizzare il problema, non ha avuto il minimo dubbio e si è affidato completamente alla nostra responsabilità“.

ERMANNO SCERVINO, CAMPAGNA AUTUNNO INVERNO 2016-2017

ERMANNO SCERVINO, CAMPAGNA AUTUNNO INVERNO 2016-2017


Ermanno Scervino e Peter Lindbergh di nuovo insieme per la campagna pubblicitaria della Maison.

Parigi, Arc de Triomphe, interno d’autore.
La modella Hana Jirickova interpreta il nuovo volto Ermanno Scervino, accompagnata dal modello australiano Jordan Barrett.
Sulle orme di Luchino Visconti, Scervino e Lindbergh guidano i protagonisti attraverso un racconto d’ispirazione cinematografica.
Ogni scena è un ritratto di apparente quotidianità, tra glamour e intimità.
I look preferiti della collezione vestono gli scatti di un eros accennato.
La narrazione di un utopistico dietro le quinte svela pose e sentimenti umani, distratti, riflessivi.

La personalità prima dell’abito” dichiara Ermanno Scervino, e così le creazioni couture in pizzo plissé, la maglieria ricamata, i completi di taglio maschile, la delicata lingerie, sono delle cornici non casuali dell’umana imperfezione.

Ho voluto due volti giovani e belli per raccontare una collezione forte e delicata“, prosegue Ermanno Scervino, “Solo il carisma di Peter poteva catturare l’essenza della mia visione estetica. Far parlare gli abiti in modo da valorizzare la personalità di chi li indossa, è l’obiettivo alla base di ogni mia creazione”.

La campagna Ermanno Scervino Autunno Inverno 2016-2017 sarà visibile a partire da Luglio 2016 in tutto il Mondo.

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Dietrofront di Fendi contro il Roma Pride 2016

Divieto assoluto per promuovere  il Roma Pride attraverso il Colosseo Quadrato? Fendi fa un passo indietro e spiega l’equivoco.

La casa di moda romana, solo qualche giorno fa, aveva lamentato l’utilizzo improprio di Palazzo della Civiltà (di cui è legalmente licenziataria) nella campagna “Chi non si accontenta lotta“, a sostegno della manifestazione del Roma Pride 2016 che si tiene nella capitale italiana dal 3 al 12 giugno, con una grande parata che si terrà l’ 11 giugno.

Una missiva recapitata al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli (dedicato ad uno dei fondatori del movimento omosessuale italiano), fatta pervenire dai legali della maison, invitando gli organizzatori a ritirare le locandine, in un primo momento aveva lasciato l’amaro in bocca; la reazione, però, non si era fatta attendere: ” Il Colosseo Quadrato è simbolo della città, valore del Pride riconosciuto internazionalmente: non ritireremo campagna. […] Non è possibile immaginare, che una società che opera sul mercato e che ha tra i suoi clienti anche le persone LGBTQI si senta danneggiata dall’indiretto collegamento con la nostra manifestazione organizzata da una storica associazione che fonda il suo lavoro al servizio dei diritti civili sul volontariato dei propri soci ed attivisti e che in passato ha collaborato con Fendi per la Giornata mondiale di lotta all’Aids. […] Non ritireremo la campagna del Roma Pride – avevano dichiarato increduli ma convinti della loro battaglia – ma continueremo a invitare tutti alla grande parata anche perché il Colosseo Quadrato per i romani non sarà mai privato ma un simbolo della città.

 

Sullo sfondo della locandina Roma Pride 2016, il Colosseo Quadrato (fonte mariomieli.it)

Sullo sfondo della locandina Roma Pride 2016, il Colosseo Quadrato (fonte mariomieli.it)

 

 

Di fatti, il polverone sollevato da questo accadimento, rischiava di danneggiare l’immagine della griffe e per tale motivo, la brusca frenata e una retromarcia riparatoria, è stata necessaria.

Una nota congiunta di maison Fendi circolo Mario Mieli e Roma Pride, ha spiegato la posizione del marchio nei confronti della manifestazione, per buona pace di tutti coloro che in questi giorni avevano gridato allo scandalo: “Da sempre per FENDI la valorizzazione delle diversità professionali, culturali e di genere è parte integrante della cultura della società, la quale in nessuna attività, interna o esterna, discrimina in base all’orientamento sessuale, identità di genere, razza, colore, sesso, religione, opinioni politiche, nazionalità, origini sociali, etnia, invalidità, età, stato civile o altra condizione personale. L’ambizione e la volontà di FENDI sono sempre state quelle di creare team di lavoro eterogenei che riflettano e rispettino le diversità, ritenendole un’importante fonte di arricchimento culturale”.

Insomma, tornato il sereno tra maison Fendi e circolo Mario Mieli, ora il Roma Pride 2016 può continuare nella manifestazione a favore di gay, transgender, lesbiche, queer e di tutti coloro che credono fortemente alla liberta sessuale e non, dell’individuo.

 

 

 

 

Fonte cover splashclub

 

Al via il Taormina Film Fest 2016

Parte domani la 62° edizione del Taormina Film Fest: la rassegna cinematografica ospiterà quest’anno ventuno Paesi, rappresentati nei film in programma, tra cui Finlandia, Albania, Cina e Nuova Zelanda. Tantissime le star che saranno ospiti della kermesse, in un programma ricchissimo. Sarà Richard Gere a presenziare la giuria, mentre calcheranno il palcoscenico del Teatro Antico Susan Sarandon, Bianca Balti, Monica Guerritore, Rocío Muñoz Morales, solo per citare alcuni nomi.

La kermesse cinematografica si terrà dall’11 al 18 giugno: domani sera inaugurazione con un galà esclusivo a Messina, nella suggestiva location del Monte di Pietà. Venerdì mattina si terrà inoltre una conferenza stampa nel capoluogo siciliano, a cui saranno presenti Tiziana Rocca, general manager del Festival; Filippo Romano, commissario straordinario della Città metropolitana; Renato Accorinti, sindaco di Messina; Eligio Giardina, sindaco di Taormina; Michel Curatolo, direttore relazioni esterne ed eventi speciali Taormina Arte e Maria Celeste Celi, presidente del Cirs Onlus di Messina.

Il programma di questa edizione del festival prevede oltre 100 titoli tra anteprime, cortometraggi e documentari, ma anche pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano. La produzione è firmata Agnus Dei: Tiziana Rocca supera ancora una volta se stessa, assistita da Chiara Nicoletti e Jacopo Mosca, co-direttori del comitato artistico.


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Fashion trend Estate 2016: stile surf

Le tendenze per l’Estate 2016 ci portano in paesaggi esotici, tra tavole da surf e palme. A metà strada tra Los Angeles e la Giamaica, l’ispirazione per i fashion trend della stagione estiva parla chiaro: una full immersion nel colore, per un look da spiaggia. Stampe all over raffiguranti palme e fiori ma anche caleidoscopici giochi cromatici declinati in colori vitaminici: le passerelle sono state inondate da capi coloratissimi e ricchi di brio.

Largo a bikini lavorati in crochet e dettagli fluo. La Giamaica domina la passerella di Tommy Hilfiger: tra righe e suggestioni caraibiche, veniamo proiettati in spiagge da sogno, tra le note di Bob Marley. Libertà e bellezza acqua e sapone, per una surfista che non rinuncia alla propria femminilità e allo stile.

Crop top da indossare con pantaloni a righe, bikini da portare sotto kimoni e mini caftani stampati e, ancora, mini dress con oblò: in passerella da DSquared2 queste sono le principali tendenze. Da Anna Sui sfila una surfista dalle suggestioni tropicali: attorno al collo corone di fiori hawaiane salutano un’estate ricca di charme.

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Gigi Hadid in passerella per Tommy Hilfiger




SFOGLIA LA GALLERY:




Tanti gli stilisti che hanno scelto un mood surf per le collezioni Primavera/Estate 2016, da Carven a Paco Rabanne. Il miniabito diventa quasi una muta da surf, effetto seconda pelle. Tanto colore visto anche da Custo Barcelona e Paul & Joe. Tra grunge e tropican style House of Holland fa sfilare playsuit coloratissime abbinate a calzini sporty-chic, per una donna atletica ed ironica.

Gisele Bundchen provetta surfista



Constance Jablonski per Air France Madame, giugno/luglio 2016

Constance Jablonski per Air France Madame, giugno/luglio 2016



(In copertina: sfilata Tommy Hilfiger)


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Putin sta facendo campagna a favore della Brexit?

Ci sono solo tre politici importanti che, a quanto pare, pensano che una Brexit sarebbe una buona cosa: Donald Trump; Marine Le Pen e Vladimir Putin.


Trump non ha mai nascosto il suo supporto per una Brexit e ha dichiarato che sarà nel Regno Unito il giorno in cui saranno comunicati i risultati del referendum. La Le Pen ha fatto una vera e propria campagna a favore dell’uscita del Regno Unito dall’UE nonostante la fazione a favore della Brexit inglese gli abbia detto pubblicamente di smettere.
La Russia, invece, nega ogni coinvolgimento nella campagna pro-uscita e sostiene che il presidente Putin sia totalmente neutro riguardo la questione. A riprova di ciò non esiste nessuna sua dichiarazione pubblica sul referendum.


Questo significa che Putin è molto più furbo rispetto a Trump o alla Le Pen e sa che gli elettori britannici non hanno nessuna intenzione di farsi dire da un autoritario capo di stato estero quello che devono fare nelle urne così come da un uomo d’affari di New York o da una leader d’estrema destra dello stato che più “odiano”.


Un’altra differenza tra Putin e gli altri due è che il russo ha un vero potere ed è al comando di uno stato con una delle più efficaci agenzie di intelligence al mondo. Una agenzia che è in grado di organizzare campagne di propaganda come poche altre al mondo.


Una uscita del Regno Unito dall’UE sarebbe un colpo in grado di far vacillare l’Unione che si sta ingrandendo e sta prendendo sempre più potere a discapito del vicino russo.
Quando il referendum fu indetto la maggioranza delle persone si era dichiarata a favore della permanenza ma i sondaggi più recenti mostrano che le due fazioni sono vicinissime e il Cremlino non vuole farsi sfuggire l’occasione.


Le relazioni tra i due paesi sono già ai minimi storici da quando sono stati resi pubblici i risultati dell’inchiesta ufficiale sulla morte dell’esule russo Alexander Litvinenko, assassinato con Polonio uscito da laboratori russi.
David Cameron, per migliorare la situazione, ha accusa pubblicamente, insieme al ministro degli Esteri, Putin di fare campagna a favore della Brexit.


I diplomatici russi hanno negato veementemente ma un gruppo di parlamentari inglesi che sono stati poco fa in visita ufficiale in Russia sostengono di aver avuto delle forti prese di posizione a favore della Brexit da parte degli ufficiali russi con cui sono stati in contatto. Come è logico, d’altronde, Putin preferisce avere a che fare con un singolo stato piuttosto che con un gruppo di stati che insieme sono economicamente in una posizione predominante.


I leader della campagna pro-Brexit hanno sempre negato ogni appoggio da parte di Putin e se è vero che non c’è mai stata nessuna dichiarazione ufficiale Russia Today, il canale televisivo statale in lingua inglese e Sputnik, l’equivalente online hanno una posizione difficilmente confutabile.
Nei media ufficiali russi hanno spazio praticamente solo le voci pro-Brexit, anche le più improbabili.
Gli editoriali sono addirittura più fantasiosi, in uno si parla dell’UE come una creazione della CIA in funzione anti-russa e in altri di come l’UE faccia il lavaggio del cervello ai poveri inglesi. Uno degli ospiti fissi di RT è il leader del partito inglese di estrema destra UKIP.


Il supporto russo però non si limita alla propaganda. Voice of Russia una radio di Sputnik ha cominciato a finanziare, negli scorsi anni, partiti di estrema destra anti-europei. La radio ha dato 470 mila euro a un web-tv fondata da un membro del Front National in Francia, in Italia finanzia l’associazione della Lega Nord Associazione Culturale Lombardia Russia.
Il Front National ha ricevuto recentemente un prestito da 10 milioni di dollari dalla First Czech Russian Bank, una banca molto vicina al Cremlino.
Insomma, Putin è totalmente indifferente alla Brexit.

Francesco Maria Colombo espone “Gli ori di Parma. L’industria, il cibo, il lavoro”

Sabato 11 giugno alle ore 11.00 si inaugura la mostra “Gli ori di Parma. L’industria, il cibo, il lavoro” presso Palazzo Pigorini, una monografica di Francesco Maria Colombo che racconta le eccellenze del territorio (catalogo Skira Editore).

I prodotti parmigiani sono noti in tutto il mondo: il culatello, il parmigiano, il prosciutto di Parma, ma quanti hanno saputo rappresentarli donandogli personalità? Nessuno finora. E’ la fotografia colta di Francesco Maria Colombo che restituisce a delle cose inanimate la giusta dignità.

E’ l’eleganza armoniosa e semplice di un biondo spaghetto, la croccantezza cristallina del sale, la geometria architettonica delle macchine industriali, la sinuosità levigata delle tome di formaggi, oltre ai ritratti veri degli uomini che vi lavorano, la forza della fotografia di Colombo.

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Gli Ori di Parma



Abbiamo parlato con lui del progetto e della sua ricerca fotografica:

Come nasce il progetto/mostra “Gli Ori di Parma”?

Nasce da una commissione dell’Università di Parma, che ho accolto con grande piacere. L’idea era quella di un viaggio articolato dentro una realtà che coincide con un mito (Parma come capitale italiana del cibo) e che però è molto più complessa di quanto si creda. La tradizione convive con la ricerca scientifica e con l’aggiornamento dell’industria, altrimenti l’eccellenza è impossibile. E come fotografo ho cercato di costruire una narrazione degli aspetti molteplici di questa realtà fatta di tante cose, la materia che diviene nutrimento, il gesto dell’uomo, il valore iconico della macchina.

Come rendere vivi e interessanti degli oggetti inanimati?

In realtà i soggetti non sono sempre inanimati, perché gran parte del progetto è dedicato alle persone che «producono» gli ori di Parma, e dunque ci sono parecchi ritratti, e parecchie foto in cui viene colto l’aspetto gestuale. L’oggetto inanimato ha una duplice valenza: da un lato rappresenta una forma, una struttura, rapporti di colore e di texture che hanno in sé un portato estetico; dall’altro contiene un senso espressivo che sta al fotografo di far sprigionare. Le cose parlano, bisogna solo stare attenti a capirne il linguaggio segreto.

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Gli Ori di Parma



Quanto conta la cultura fotografica per raggiungere tale scopo?

In questo progetto ha contato moltissimo. Credo che fare una narrazione per immagini della realtà industriale senza avere alcuni punti di riferimento in testa, Hein Gorny o Jakob Tuggener per esempio, sia limitativo. Questa mostra è piena di rimandi alle avanguardie informali, in alcuni casi esplicitamente citate.

Parma nei suoi ricordi

Parma è una città che amo moltissimo, è un forziere colmo di arte, figurativa e architettonica innanzitutto, ma anche musicale, poetica e cinematografica (basti pensare a Bertolucci padre e figlio, Attilio e Bernardo). E’ una città dalla quale ho scritto tante volte per il «Corriere della sera» e nella quale ho diretto concerti che ricordo con piacere. Entrare nel mondo della produzione del cibo, che non conoscevo minimamente, è stato un viaggio emozionante.

Qual è il suo genere fotografico preferito e perché?

Mi sento molto libero di seguire i miei interessi, che grazie al cielo sono plurimi (del resto la fotografia è parte della mia vita, ma ci sono anche la scrittura e la direzione d’orchestra!). Nel caso di Parma ho accettato la proposta perché venivo da un libro di ritratti a persone famose («Sguardi privati. Sessanta ritratti italiani», ed. Skira, 2015), e ho voluto cambiare genere completamente, sporcandomi le mani e divertendomi moltissimo. Ma ho già cominciato un progetto completamente diverso, dove l’essere umano sarà del tutto assente.

Copertina 'Sguardi privati'

Copertina ‘Sguardi privati’



Quanto c’è di autobiografico in quello che fotografa?

L’autobiografia del fotografo, soprattutto nel genere del ritratto, è un tema dibattutissimo. Per me la fotografia, che è entrata tardi nella mia attività professionale, dopo la scrittura e la musica, ha significato soprattutto uscire da me stesso, proiettarmi in una realtà che ha qualcosa di indipendente, di oggettivo e di affascinante proprio perché diversa dai miei giri mentali. Ma nello stesso tempo sono io che la vedo così, attraverso una modalità di rappresentazione che contiene certamente una sfumatura autobiografica.

La prima cosa a cui pensa quando sta per scattare una fotografia?

Avrò tolto il tappo dell’obiettivo?

Il tipo di elaborazione che adotta nelle sue foto?

Scatto in digitale e uso varie fotocamere (Hasselblad, Nikon e Leica, secondo i diversi generi di fotografia). Nel digitale l’elaborazione è parte essenziale nella costruzione dell’immagine, pensiamo solo alla gestione del colore o al viraggio in bianco e nero. Cerco di non abusarne, ma se una macchia di colore, in una foto non di reportage ma di fine art, stona col resto, non esito a correggerla.

La sensazione a lavoro finito, dopo una giornata di shooting

Dopo un giorno passato a fotografare cantine e centinaia di culatelli appesi, ti assicuro che ho fame.

Da cosa trae ispirazione per i suoi progetti?

La curiosità verso la vita è una cosa inesauribile dentro di me. Viaggio moltissimo, incontro molte persone, e non ho mai smesso di coltivare quel vizio irresistibile che è lo studio, lo studio della storia dell’arte, della letteratura, della musica, del cinema. E’ facile che nascano idee, quando nulla ti è estraneo.

Ritratto di Francesco Maria Colombo @Monica Silva



Esiste realmente una differenza tra still life e ritratto? O il soggetto è solo un dettaglio su cui far lavorare la luce?

La persona ritratta è autore del ritratto, quanto e forse più che il fotografo. Il ritratto nasce da un’interazione delicatissima che comprende seduzione, sfida, complicità, antagonismo, abbandono. E tutto questo il fotografo da solo non può assolutamente farlo.

Il momento più difficile di una sessione fotografica

Nel caso dei ritratti ho il mio metodo, senza del quale non saprei da che parte cominciare. Ho bisogno di silenzio assoluto, di nessuno intorno, di condividere con la persona ritratta un tempo tutto nostro, che permetta l’emersione dei pensieri segreti e delle emozioni. E ogni volta hai paura di sbagliare, o di fare una cosa ordinaria, perché non sai mai se si stabilirà «quel» contatto che è la sostanza intima di un ritratto riuscito.

Quanto del suo lavoro come direttore d’orchestra ha influenzato il lavoro in qualità di fotografo?

Sono due cose completamente separate e credo che rispondano a due zone del cervello che non si parlano molto fra di loro. Quando lavoro come musicista il fotografo non esiste più, e viceversa. Non ho mai capito perché, ma è così.

La differenza tra dirigere un’orchestra e dirigere un soggetto sul set?

L’elemento comune è semplice: senza un processo di seduzione, che è molto sottile e molto fragile, quasi impalpabile, non riesci a ottenere niente né dall’orchestra, né da chi sta davanti alla fotocamera. Ci sono le resistenze, ovviamente, ed è questione di sapere cosa dire, quando e come, e in che modo (con la parola, con lo sguardo, con un gesto). E quando le resistenze cadono, baby, it’s magic.

Copyright Paolo Dalprato 2015 - 02

Copyright Paolo Dalprato



 

“Gli ori di Parma. L’industria, il cibo, il lavoro”  di Francesco Maria Colombo  a cura di Gloria Bianchino ed organizzata dall’Università e dal Comune di Parma


Palazzo Pigorini – Str Della Repubblica 29 A PARMA

sarà aperta dall’11 giugno al 17 luglio

dal 2 al 25 settembre, con ingresso libero

Il catalogo è pubblicato da Skira, 160 pagine, euro 35,00

Kristen Stewart presenta la nuova Chanel 2.55

E’ Kristen Stewart, la musa perfetta per celebrare l’iconica borsa 2.55 di Chanel.

Una serie di video in bianco e nero, girati dall’eclettico kaiser Karl Lagerfeld, raccontano la nuova versione della storica tracolla della maison.

L’attrice americana, è stata chiamata ad interpretare la collezione Métiers d’art Paris-Rome, presentata a Roma lo scorso dicembre.

 

Kristen Stewart presenta la nuova Chanel 2.55 (fonte immagine buro24/7)

Kristen Stewart presenta la nuova Chanel 2.55 (fonte immagine buro24/7)

 

 

La celeberrima maison di rue Cambon, presenta una rivisitazione della 2.55, orfana del motivo matelassé, ora certamente più contemporanea con linee pulite, rese luxury grazie alla morbida pelle di vitello che lascia trasparire tutto il savoir-faire nell’ambito della pelletteria, della maison dalla doppia C.

L’allure chic, rimane certamente inalterato ma in questa occasione, esplode in tutta la sua anima rock (come la stessa Stewart perfetta per incarnare la nuova Chanel 2.55 ) con dettagli in gros grain e medaglioni, declinata nelle varianti blu navy, marrone, nero e bordeaux.

 

 

 

 

Fonte cover Madame Figaro

 

 

 

Buon compleanno, Sex and the City!

Diciott’anni e non sentirli: eppure Sex and the City ha festeggiato pochi giorni fa quest’importante compleanno. La serie cult per antonomasia non smette di affascinare -persino nelle infinite repliche continuamente riproposte con enorme successo di pubblico- e tante sono le donne che si identificano in Carrie Bradshaw e nelle sue amiche. Ma cosa c’è alla base di un tale successo? Forse solo il racconto senza veli della realtà.

Quattro amiche alle prese con le relazioni sentimentali, sullo sfondo della Grande Mela: geniale fu l’intuizione di Michael Patrick King e Darren Star, sceneggiatori della serie cult. Tra delusioni amorose e outfit pazzeschi, curati da Patricia Field (qui un pezzo sulla celebre costumista), si consuma l’esistenza di Carrie e co., scandita da lucidi commenti sulle dinamiche relazionali uomo/donna.

Moderna, irriverente, la donna emancipata ed in carriera promossa dalla serie ha fornito un valido esempio per intere generazioni di donne: e se prima collezionare partner era considerato esclusivo appannaggio del sesso maschile, ora per la prima volta la donna rivendicava per sé il diritto di concedersi qualche liaison in attesa del grande amore.

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Sei stagioni e due film per il grande schermo (e un terzo dovrebbe arrivare a breve): un successo senza precedenti ha reso Sex and the City un vero e proprio fenomeno di costume. E chi non si è appassionato al tira e molla tra Carrie e Mr Big e alle infinite peripezie delle quattro protagoniste, affrontate rigorosamente dall’alto di un tacco 12 Manolo Blahnik? Una serie che continua a farci sognare.


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Zlatan Ibrahimovic lancia il marchio A-Z

Che fine fanno i calciatori in fine carriera? C’è chi investe i propri “risparmi” nel campo della ristorazione e chi, invece, punta sulla moda lanciando nuovi marchi sul mercato.

Se Bobo Vieri, ha avuto una carriera poco fortunata nel fashion biz, il nuovo cammino di Zlatan Ibrahimovic si preannuncia scoppiettate.

Fino a pochi giorni fa, la stampa era certa di un suo ritorno in Italia, ma l’uomo “dorato” ha dato forfait, dichiarando le novità in campo imprenditoriale, lasciando a bocca asciutta tutti coloro che pensavano di conoscere la prossima destinazione del calciatore svedese.

 

(FOTO: Image.net © Woonko.com)

(FOTO: Image.net © Woonko.com)

 

 

Il mio futuro per ora è A-Z, la mia nuova marca di vestiti“, ha dichiarato Ibra ai media.

Di fronte ad una platea di 300 presenti e in diretta streaming con milioni di followers attaccati agli schermi, da Parigi e con la verve che lo contraddistingue da altri campioni, il calciatore ha annunciato la sua prossima carriera fatta di bozzetti e campagne pubblicitarie.

A-Z è un brand di  sportwear unisex, che riflette il carattere del giocatore. Minimalismo assoluto, eccesso di black & white e, soprattutto, linee comode. La produzione del marchio è affidata al gruppo scandinavo Varner.

La decisione di intraprendere questo nuovo cammino è stato raccontata dallo stesso Ibrahimovic: “Un paio di scarpe costose non ha mai fatto un atleta. Nessuno ha una maglia, un paio di calze o un abbonamento in una palestra con il suo nome. Nessuna squadra ce l’ha. Per coprire l’intera distanza da A a Z, ovvero dagli amatori a Zlatan, serve praticare questa strada. Questa è la mia filosofia”.

 

 

 

Fonte cover csapatcsere

 

 

 

Muhammad Alì, tra Malcom X e Donald Trump

Si ripete spesso che lo sport è formativo, che insegna regole e valori, e che forma i giovani. E che i veri campioni lo sono dentro e fuori dal campo.


Cassius, come molti afroamericani che lottavano per il riconoscimento dei diritti civili e contro la segregazione razziale si unì al movimento afroamericano Nation of Islam, quella di Malcom X, e cambiò legalmente il suo nome.
Nel 1967, tre anni dopo la conquista del campionato mondiale, Alì si rifiutò di combattere nella Guerra del Vietnam e per questo, fu arrestato e accusato di renitenza alla leva e privato del titolo iridato. L’appello di Alì fece strada sino alla Corte suprema degli Stati Uniti d’America, che annullò la sua condanna nel 1971. La sua battaglia come obiettore di coscienza lo rese un’icona nella controcultura degli anni sessanta.


Prima dello storico incontro con Foreman, Mohamed Alì incontrò degli studenti che gli fecero alcune domande.
Tra questi, uno studente gli chiese se lui fosse davvero “il più veloce”, e se questa velocità riguardasse solo il pugilato. Alì rispose di si e che la velocità è una forza che hai dentro.
Allora, incalzando, lo stesso gli chiese avesse potuto “battere” la poesia più corta mai pubblicata che era di sole quattro parole. Alì guardò i ragazzi e disse “la mia poesia ha solo due lettere”: “we” (noi).


Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi pochi di noi possono scordare l’emozione di quella fiamma olimpica accesa da Muhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay Jr.: l’ultima sua battaglia, quella mano che a fatica era tenuta ferma, con braccio immobile, combattendo contro i tremori dell’alzheimer. 
E ci saremo augurati, per quel grande combattente che ha insegnato agli ultimi, ai diseredati, agli afroamericani come ai sudafricani a combattere per i propri diritti dentro e fuori dal ring, rispettando le regole, che quella fosse l’ultima sua battaglia. 
Gli avevamo augurato, in cuor nostro, di trascorrere l’ultima parte della sua vita “riposandosi”.
Ma sarebbe stato innaturale per lui.


L’ultimo suo atto pubblico è stato scrivere di suo pugno un messaggio di risposta a quel Donald Trump che ha proposto – da candidato presidente – di chiudere le frontiere ai musulmani.
Anche per Alì è stato troppo.


“Io sono un musulmano e non c’è niente di islamico nell’uccidere persone innocenti a Parigi, San Bernardino, o in qualsiasi altra parte del mondo. I veri musulmani sanno che la violenza spietata dei cosiddetti jihadisti islamici va contro gli stessi principi della nostra religione.
Noi come musulmani dobbiamo resistere a coloro che usano l’Islam per portare avanti i propri programmi personali. Essi hanno alienato molti dall’imparare a conoscere l’Islam. I veri musulmani sanno o dovrebbero sapere che va contro la nostra religione provare a costringere qualcuno a convertirsi all’Islam.
Credo che i nostri leader politici devono usare la loro posizione per sensibilizzare alla comprensione dell’Islam e chiarire che questi assassini hanno influenzato negativamente le opinioni dei cittadini su ciò che l’Islam è veramente.”


Ecco. Quando diciamo genericamente che si deve essere campioni nello sport e nella vita, ai giovani basterà ricordare questo grande pugile, capace di combattere senza risparmiarsi, e di un’infinita tenerezza.
E dovremmo semplicemente sapergli dire grazie. E scusa per il male che ti abbiamo fatto.

Youth Culture – debutta il brand di t-shirt che si ispira alle top model

“Nothing tastes as good as skinny feels.”, ovvero “Non c’è niente di più bello dell’essere magrissimi.”, dichiarò la bad girl della moda Kate Moss.
Le top model all’ultimo festival del cinema di Cannes sono state paparazzate tanto quanto le attrici, se non di più.
Stiamo parlando di un brand che racconta le top model, dipingendo un mondo per ragazze vagamente “mean”, che sanno di piacere, condito da un pizzico di autoironia: tutto questo è 11eleven.
Il marchio di t-shirt celebra le top più in voga del momento e debutta mercoledi 8 giugno 2016 durante un cocktail party presso il Le Village Store, in via Baracchini a Milano, in cui farà una performance il dj The Perseverance.
Dalla preview delle tee’s trapelata sul profilo instagram ufficiale di 11eleven sappiamo solo che non mancheranno di essere menzionate la rampolla del clan Kardashian, Kendall Jenner, e la statuaria Gigi Hadid.




KENDALLGIGI

Elezioni Usa, Hillary Clinton è la prima donna in corsa per la Casa Bianca

Con l’inattesa vittoria alle primarie Usa in California, lo stato più popoloso e influente, Hillary Clinton conquista la “nomination” per la corsa alla Casa Bianca, la prima di una donna nei 240 anni della storia degli Stati Uniti. Ieri si è aggiudicata la vittoria in California, New Jersey, New Mexico e South Dakota contro l’avversario di partito Bernie Sanders e avendo superato la soglia di 2.383 delegati è ormai la candidata del Partito Democratico per le elezioni presidenziali di novembre. «Grazie a tutti, abbiamo raggiunto una pietra miliare, e’ la prima volta nella storia della nostra nazione che una donna sara’ la candidata di un partito importante – ha dichiarato alla folla riunita al Brooklyn Navy Yard di New York per festeggiare – Questa vittoria non riguarda una persona. Appartiene a generazioni di donne e uomini che hanno combattuto, si sono sacrificate, e hanno reso questo momento possibile».


Hillary Clinton ha fatto pacate congratulazioni «per la straordinaria campagna che ha condotto» a Bernie Sanders, che pure dichiara di non arrendersi e di sperare ancora che la convention di luglio possa ribaltare il risultato delle primarie Usa. L’attuale Presidente Barack Obama ha già chiamato ieri sera i due candidati del partito democratico, invitandoli ad unire le forze per battere il repubblicano Donald Trump, e a questo scopo vedrà Sanders domani pomeriggio per convincerlo ad appoggiare Hillary. Dal canto suo, anche il magnate ha festeggiato ieri un importante traguardo, cioè un numero record di votanti alle primarie repubblicane. Festeggiamenti che si sono dimostrati l’ennesima occasione per lanciarsi a testa bassa in una serie di invettive contro Obama e i Clinton, accusati di fallimenti ed errori di varia natura e di aver «trasformato la politica dell’arricchimento personale in una forma d’arte per se stessi». Nonostante gli apparenti successi, il suo stesso partito fatica a perdonare il discorso decisamente razzista di lunedì in cui Trump ha messo in dubbio l’attendibilità dei giudici ispanici.


Le spaccature che attraversano sia il partito democratico che quello repubblicano rendono quindi sempre più incerto l’esito delle elezioni Usa del prossimo novembre. La maggioranza degli uomini bianchi dichiara di votare Donald Trump, ma Hillary ha dalla sua sicuramente le minoranze e molti dei cittadini americani più giovani sono stati avvicinati all’ala democratica da Sanders. C’è da dire che la Clinton, considerata per 20 anni consecutivi la donna più ammirata d’America (secondo i sondaggi Gallupp) oggi non gode in toto delle simpatie femminili. Nonostante la portata storica della sua candidatura alle elezioni presidenziali, è infatti accusata di essere “un prodotto della cultura maschilista” e di essersi fatta strada nel mondo della politica grazie alle influenze del marito Bill.

Douuod Woman: una borsa contro la violenza sulle donne

A volte si possono sposare grandi cause anche attraverso l’acquisto di capi di moda: la borsa di paglia è da sempre must have incontrastato della stagione estiva. Oggi grazie a Douuod Woman basterà acquistare un accessorio come questo per combattere la violenza contro le donne.

Il brand, nato a Ravenna, propone un abbigliamento easy-chic rigorosamente made in Italy: classe d’altri tempi e materiali di pregio per una donna elegante e sempre alla moda. Inoltre, da oltre dieci anni a questa parte, Douood Woman sostiene il progetto “Basta poco per amare”: tante le cause sposate fino ad oggi.

Quest’anno si è scelto di sostenere Linea Rosa, centro antiviolenza nato nel 1991 in provincia di Ravenna e attivo in territorio nazionale. Obiettivo: sensibilizzare contro la violenza domestica, tema che domina tristemente la cronaca nera.

La borsa in paglia personalizzabile proposta da Douuod Woman per la P/E 2016

La borsa in paglia personalizzabile proposta da Douuod Woman per la P/E 2016



Per aiutare Linea Rosa basterà acquistare la borsa in paglia realizzata per l’estate 2016: suggestioni vintage e dettagli personalizzabili con l’iniziale del proprio nome. È possibile acquistare la borsa nel flagship store di viale Giacomo Matteotti, a Milano Marittima. Il ricavato della vendita sarà interamente devoluto a Linea Rosa.


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Missoni Baia: il progetto residenziale di Missoni a Miami

Missoni Baia, è il nuovo progetto residenziale dell’omonima maison italiana che approda a Miami, lungo il litorale della Biscayne Bay.

Il lussuoso edificio che si sviluppa su 57 piani, sorgerà  lungo un tratto di circa 60 metri del litorale della baia di Biscayne, sulla costa atlantica della Florida meridionale.

 

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Missoni Baia è il primo complesso residenziale della maison italiana (fonte missonibaia.com)

 

 

Missoni Baia, è il primo complesso residenziale siglato da Missoni e promette di mantenere inalterato lo stile e l’eleganza della casa di moda, fondata nel 1953  da Ottavio Missoni e dalla moglie Rosita Jelmini.

Il DNA del nostro design affonda le radici nell’innovazione estetica e tecnica. E questa è soltanto una delle ragioni per cui siamo entusiasti di collaborare con numerose personalità innovative e creative nell’ambito di questo progetto. L’idea di inserire non soltanto la vision, ma anche il lifestyle Missoni in un progetto residenziale è per me fonte di grande ispirazione. Quando siamo giunti a conoscenza del concept, questa collaborazione è sembrata perfetta. Sono molto lieta di potere presto presentare la prima collaborazione al mondo di Missoni in ambito residenziale e di rendere omaggio alla briosità e al fascino del vivere in riva all’oceano”, ha dichiarato entusiasta Angela Missoni, direttore creativo della griffe.

 

Missoni baia sarà inaugurato a fine 2016 (fonte missonibaia.com)

Missoni baia sarà inaugurato a fine 2016 (fonte missonibaia.com)

 

 

Le 146 residenze, sono frutto della visione creativa di Asymptote Architecture, società newyorkese, fondata nel 1989 da Lise Anne Couture ed Hani Rashid, della società di architettura del paesaggio Enzo Enea e dell’interior designer Paris Forino.

Missoni building nasce, dunque, da menti creative eccelse che sono state in grado di partorire un complesso  innovativo pur restando fedele alla filosofia della maison.

 

Lo skyline di Biscayne Bay è di incantevole bellezza (fonte missonibaia.com)

Lo skyline di Biscayne Bay è di incantevole bellezza (fonte missonibaia.com)

 

 

La struttura minimalista dell’edificio, sorge a ridosso della baia, sfruttando l’affascinante panorama di Biscayne Bay, con uno tra gli skyline più attraenti al mondo.

Le dimore, che avranno da 2 a 4 camere da letto, saranno arredate con la collezione Home della maison. Due attici luxury, dispongono di piccole piscine a sfioro, che godono del panorama della baia; l’opulenta eleganza, esplode attraverso le scale scultoree.

Ampie terrazze private, inoltre, delimitano gli appartamenti (3) e si prolungano verso la riva.

La magnificenza di questo edificio, verrà inaugurata a fine 2016.

 

 

Fonte cover miamiluxuryhome

Chi è il generale Haftar e cosa sta succedendo in Libia

La situazione in Libia è sempre peggiore. I problemi del dirimpettaio dell’Italia sono sempre più radicati e questo nonostante la comunità internazionale si sia quasi unanimemente unita dietro a Fayez al-Sarraj. La rappresentazione dei problemi della Libia è il generale Khalifa Haftar e il suo esercito di reduci delle forze armate di Gheddafi conosciuto come Libyan National Army (LNA).


Haftar è la faccia di un complesso sistema di leader locali e di piccoli signori della guerra che per necessità e guadagno si sono “confederati” per un periodo di tempo probabilmente breve. Il generale di per sé gode di un supporto popolare in tutto il territorio libico e in particolar modo in Cirenaica.


Haftar ha continuamente rifiutato di riconoscere il governo di accordo nazionale o GNA (Government of National Accord) e l’esercito che lo supporta. Un suo ufficiale ha recentemente minacciato di “liberare” Tripoli. Haftar, nel frattempo, con la scusa di voler combattere l’espansione di Daesh in Libia sta allargando la sua area d’influenza e sta prendendo il controllo di alcuni pozzi petroliferi in Cirenaica. Alcuni suoi alleati si sono portati avanti nel lavoro e stanno già vendendo il petrolio di pozzi da loro controllati sul mercato internazionale e sono arrivati a creare la propria moneta con l’aiuto dei russi.


Haftar, insomma, sta cercando di creare un solco sempre più profondo tra i due territori libici della Cirenaica e della Tripolitania. Il personaggio Haftar rende la comunità internazionale nervosa dato che nei territori sotto il suo controllo stanno già scomparendo oppositori e i membri della ex polizia segreta di Gheddafi stanno conquistando sempre più posti nella macchina para-statale.


La popolarità di Haftar deriva dal modo in cui si è reinventato dopo la rivoluzione del 2011.
Dopo la rivoluzione molti gruppi islamici che erano stati duramente perseguiti da Gheddafi sfruttarono il vuoto di potere per vendicarsi nei confronti dei loro nemici. Bengasi e la Cirenaica furono teatro di un numero altissimo di assassini di ex membri del sistema politico/giudiziario del regime appena crollato. Sparatorie in moschee, autobombe e la presenza costante di cecchini trasformarono l’area in un inferno. Le autorità provvisorie non fecero nulla per migliorare la situazione e Jabhat al-Nusra, legata ad al-Qaeda, conquistò fette sempre più grandi di una popolazione disperata.


Haftar unì nel 2014, in questa situazione, tutti i soldati e gli ufficiali del vecchio esercito con le milizie anti-Gheddafi e gli islamisti moderati contro un nemico comune in una operazione chiamata “Dignità” e vinse.


Il generale è una figura controversa, accusato di crimini di guerra nell’intervento di Gheddafi nella guerra in Chad dell’80 negli anni successivi strinse contatti con l’establishment della sicurezza USA. Nonostante questo la sua operazione ha unito larghe fette della popolazioni libica che, come sempre nei momenti di caos, si è unita sotto un leader autoritario.


La sua popolarità è rimasta dato la generale stabilità dell’area da lui controllata. Dopo quasi cinque anni di instabilità generalizzata la popolazione non chiede altro e lui è l’unico leader che può dire di aver ottenuto un risultato simile in tutto il territorio libico. A supporto del generale ci sono gli egiziani e le squadre d’assalto francesi preoccupati di ritagliarsi un’area di influenza per le loro compagnie petrolifere.
L’unità delle forze di Haftar però potrebbe non essere così granitica come il generale vorrebbe far credere.


Il GNA sta cercando di mostrare le crepe all’interno della fazione di Haftar costruendo un esercito di unità nazionale e la prima mossa in questo senso è stata la nomina di Mahdi al-Barghathi a ministro della Difesa. Il nuovo ministro era uno dei vecchi comandanti di Haftar e un famoso e rispettato rappresentante del vecchio esercito di Gheddafi. Guardato con sospetto da Gheddafi stesso.
La giusta tattica potrebbe essere quella di affidarsi ancora al vecchio esercito piuttosto che tentare di organizzare le mille milizie che sono nate con la caduta del regime. Milizie che sono fedeli solamente ai signori della guerra che le comandano e non al governo centrale.


Per fare questo il GNA dovrebbe probabilmente concentrarsi di più sul territorio libico piuttosto che sul supporto internazionale. Il primo ministro al-Serraj in due mesi di potere ha speso più tempo all’estero che in Libia, non è mai stato in Cirenaica ad esempio.
Il GNA si concentra sul concludere accordi redditizi con investitori esteri e a pubblicizzare questi suoi successi ma, per ora, non è stato capace di creare una amministrazione statale funzionante o un generale clima di sicurezza. Questa sua incapacità porta la popolazione a pensare che non ci siano differenze con le precedenti amministrazioni transitorie e che forse è meglio supportare un governo sicuramente meno democratico ma pragmatico come quello di Haftar.


L’unico modo di risolvere il “problema” Haftar è fare in modo che il GNA inizi a governare davvero la Libia come gli è stato chiesto dalla comunità internazionale, ai libici in questo momento basta poco per affidarsi a un governo o a un altro. Basterebbe avere la ragionevole sicurezza di poter uscire di casa senza rischiare la vita.

Kate Moss: la prima cover della figlia Lila Grace

Uno sguardo innocente, il viso pulito tipico della sua età e lo stesso charme della madre: Lila Grace, figlia di Kate Moss, posa per la prima volta per la cover di un celebre magazine. Lo fa per l’obiettivo di Mario Sorrenti, ex storico della madre nonché firma tra le più autorevoli nella fotografia di moda.

La giovane Lila Grace è stata immortalata per la sua prima copertina accanto alla madre: ad ospitare il fashion shoot è il numero di giugno di Vogue Italia. Scatti intensi e ricchi di amore, che vedono madre e figlia posare insieme, in un bianco e nero patinato. “Love” è il titolo scelto da Sorrenti per l’editoriale di moda.

Nonostante i tredici anni, Lila Grace appare già molto consapevole: perfettamente a suo agio davanti all’obiettivo fotografico, la giovane posa con disinvolta eleganza nelle inedite vesti di cover girl della Bibbia dell’eleganza per eccellenza.

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Lila Grace accanto alla madre Kate Moss fotografate da Mario Sorrenti per Vogue Italia, giugno 2016



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Lila Grace è figlia di Kate Moss e di Jefferson Hack, editore della rivista Dazed & Confused



Classe 2002, la ragazza è nata dall’unione tra Kate Moss e Jefferson Hack, editore della rivista Dazed & Confused. Il suo è solo l’ultimo di una lunga lista di figli di top model che hanno ufficialmente debuttato nel fashion biz: da Lily-Rose Depp, figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis e neo musa di Karl Lagerfeld, a Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford.


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CFDA Award 2016: i vincitori

Il Cfda-Council of fashion designer of America, ha annunciato i vincitori degli Award 2016, durante l’evento organizzato per l’occorrenza, all’Hammerstein Ballroom di New York.

 

Alessandro Michele (fonte collezioni.info)

Alessandro Michele (fonte collezioni.info)

 

 

Per la categoria Womenswear Designer of the Year, trionfa lo stilista statunitense Marc Jacobs, figura di spicco nel fashion biz, grazie ad una gloriosa collaborazione con Louis Vuitton alle spalle ed un presente sulla cresta dell’onda, con l’omonimo marchio.

 

Imran Amed (AFP PHOTO/JUSTIN TALLIS)

Imran Amed (AFP PHOTO/JUSTIN TALLIS)

 

 

Per la categoria Menswear Designer of the Year, vince  Thom Browne, già trionfatore nel 2006 e nel 2013 per la medesima tipologia.

Gli Oscar della moda, hanno premiato, inoltre, Mansur Graviel per gli accessori e Alessandro Michele che ha ricevuto l’ambito riconoscimento International Award.

 

Beyoncé (fonte mic.com)

Beyoncé (fonte mic.com)

 

 

Tre stilisti emergenti, Brandon Maxwell, Paul Andrew e Orley, si sono aggiudicati lo Swarovski  Award, rispettivamente per le categorie: womenswear, menswear ed accessori.

Prevedibile ma super meritato, il premio assegnato alla cantante Beyoncé, ritenuta dalla giuria, icona di stile dell’anno.

 

Donna Karan (fonte richestcelebrities)

Donna Karan (fonte richestcelebrities)

 

 

A Donna Karan è stato assegnato il Founder’s Award in honor of Eleanor Lambert, premio conferito dal CFDA per “contributi unici al mondo della moda e/o meriti speciali nel settore”.

Infine, il Board of Directors’ Tribute è stato riservato a David Bowie e il Media Award in honor of Eugenia Sheppard, a Imran Amed (esperto di moda anglo-canadese di origini indiane e fondatore e direttore del sito Business of Fashion n.d.r.).

 

 

 

Fonte cover mode.newgo

 

 

Tutto il meglio dalla Montecarlo Fashion Week 2016

Anche questa Montecarlo Fashion Week 2016 è giunta al termine; nella location storica del Museo Oceanografico di Montecarlo si sono tenute le sfilate di oltre 30 designer, qui il meglio delle pre-collezioni primavera/estate 2017:

Lolita Shonìdi:

Le origini greche della designer hanno ispirato la collezione Lolita Shonìdi, unita ad un tocco orientale dove i kimono diventano protagonisti. Trasparenze e pizzi, pompons sui cappelli e frange sulle pochette in paglia; la seta è il tessuto prezioso che adorna il viso con orecchini pendenti e scivola sul corpo in un pijama adatto sia per il giorno che per la sera.
Blu elettrico, fucsia, cipria e bianco candido i colori preponderanti, per una donna legata alla sua terra ma attenta alle nuove tendenze.





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Eliana Riccio: 

Leggerezza e grazia nella donna di Eliana Riccio per questa MCFW 2016.

La natura e i suoi fiori sono elementi di ispirazione della designer italiana, che punta tutto sulla sartorialità e sui giochi di volume: ruches, applicazioni, giacche dal taglio basic.
I materiali utilizzati richiamano il messaggio di un’atmosfera eterea e impalpabile: tulle ricamato, organza, georgette e crêpe.
La palette colori è evanescente e si compone di bianco, glicine, azzurro, rosa, nero.



 

Elisabeth Wessel:

E’ Tamara de Lempicka la musa della designer Elisabeth Wessel, una moda che ci riporta ai roaring twenties, dove l’eleganza non è mai scontata, dove ogni gesto è adornato dal dettaglio: lunghi guanti come seconda pelle, maxi occhiali da diva, cappelli a falda larga e ampi colli da regina.

Applaudita dal pubblico monegasco e dagli addetti al settore, Elisabeth Wessel ha fatto sognare le donne presenti ricordandoci che il passato è l’ottima base da cui partire per un progetto futuro.





Iuliana Mihai:

Una nuova geisha veste la capsule collection di Iuliana Mihai, intitolata “Hanakotoba”, linguaggio dei fiori.

I capi couture sono realizzati con pizzi ricamati, taffetà e paillettes; le linee seguono le sinuosità del corpo femminile, esaltandone la bellezza e sono impreziositi da applicazioni Swarovski.

Il colore predominante è il nero, che torna anche nei dettagli, a sottolineare lo stile nippo-gotico a cui la designer si ispira.



Christian Luongo: 

Innovativo l’approccio stilistico di Christian Luongo che propone alla Montecarlo Fashion Week 2016 una collezione sperimentale e creativa.

La capsule tra ispirazione dai colori utilizzati dall’artista venezuelano Carlos Cruz-Diez, dove le tinte forti sono l’intensificazione delle luci dell’alba: freddi i blu e i verde acqua sfumati dai bianco candido.

I capi si alternano in tessuti leggeri e fascianti, tra pizzi, cristalli, pelli iridescenti e ricchi plissé.

Giovane e dinamico, il designer si propone di portare in scena una moda alternativa, fresca e luminosa.



Sartorialità, maestria ed eleganza, le parole chiave dei couturiers Alessandro Angelozzi e Rhea Costa.

Alessandro Angelozzi presenta una collezione sposa, per una donna moderna che osa il giorno del matrimonio. Lontana dagli abiti ingombranti della tradizione, si veste di sete e pizzi dalle forme morbide e dall’allure sexy – per festeggiare il giorno più bello della vita, anche in riva al mare.

Alessandro Angelozzi



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Alessandro Angelozzi



Rhea Costa



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(Foto di Paolo De Novi)

BEAUTY – Apre a Milano un nuovo make-up store: 3INA

BEAUTY– Nella centralissima Corso Buenos Aires apre un nuovo attesissimo make-up counter: 3ina, giovanissimo brand, dopo Londra ed Atene ha scelto Milano come suo terzo store.


 
3INA (Mina): il nuovo brand di make-up giovane ed originale nato da Pablo Rivera e Mark Eve, esperti di fashion e retail noti nel panorama internazionale, si propone soprattutto alle giovani donne con una vastissima gamma di colori e nuove collezioni in arrivo tutti i mesi. Ciò che differenzia 3ina dagli altri brand sul mercato è l’offerta di una linea principalmente made in Italy, packaging compreso, di grande qualità e senza parabeni. Inoltre le sue formule ricercate, ricche di pigmenti all’interno, conferiscono ai prodotti una forza e una brillantezza senza eguali e ad un prezzo contenuto.

professionalbeauty.com

L’obiettivo proposto da 3ina è ricreare un photo make-up capace di far risplendere la bellezza naturale di ognuno, di aumentare l’autostima, e di poter valorizzare la propria individualità permettendo di condividerla sul network. Essendo 3ina nato nell’epoca della condivisione e dei social network, ha creato la community #3INAMAKERS: artisti, make-up artist, blogger e consumatori da tutto il mondo partecipano alla costruzione di questo brand unico, dando loro l’opportunità di poter condividere i propri lavori, nuovi stimoli, immagini, idee e nuove modalita’ di utilizzo dei prodotti. 3INA presenta la sua collezione Primavera #LETSPAINT: un invito a giocare, osare e divertirsi con il colore, approfittando di una vastissima scelta di nuances e tonalità vibranti per accendere e risvegliare la bellezza con vivacità e intensità.

Sito ufficiale 3ina: http://3ina.com/

Ecco un’anteprima di tre prodotti che non potete assolutamente perdervi! Un must have per l’estate 2016:

The colour mascara, €8,95

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The long wear lipstick, €7,95

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The pencil eyeshadow, €6,95

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Loro Piana, anche il lusso made in Italy sente la crisi

C’è una cosa della quale l’Italia può andare fiera: il know-how e l’esperienza nel creare beni di lusso nel settore della moda e della pelletteria. Il made in Italy rimane un’icona di buongusto e ottima qualità, grazie alle tante aziende italiane che ne hanno fatto un vanto per il nostro Paese. Ma cosa succede quando anche il settore del lusso comincia a sentire la crisi? Sarà possibile mediare tra il desiderio di mantenere intatta la qualità e quello di assecondare le logiche di mercato? È un dilemma che Loro Piana, l’azienda piemontese specializzata nella lavorazione del cashmere, sta afforontando. La famiglia Loro Piana commercia tessuti e filati dall’inizio del XIX secolo e nel 1924 fonda l’omonima azienda. In Valsesia, provincia di Vercelli, l’azienda lavora la lana di capre cashmere, pecore merino e vigogne delle Ande, preziosa materia prima si trasforma in soffici completi, maglioncini e mantelli. Dal 2013 Loro Piana appartiene al gruppo del lusso LVMH ed è una rarità nel mondo della moda. Controlla infatti ogni fase della produzione a partire dall’allevamento delle vigogne in una riserva naturale in Perù fino ad arrivare al prodotto finito, che sfiora cifre da capogiro. Se un maglioncino semplice di cashmere costa circa 800 euro, i completi su misura si aggirano intorno a decine di migliaia di euro. Ma cosa succede quando la crisi economica, la paura per gli attentati, la sempre crescente insicurezza colpiscono anche i clienti del lusso?


Bisogna studiare da capo la segmentazione del mercato, proporre nuove strategie di comunicazione e di rapporto con il cliente. Mai abbassare la qualità per abbassare i prezzi, però. «La qualità salverà la nostra azienda», ha detto Pier Luigi Loro Piana, che nella riorganizzazione dei vertici da parte di LVMH è rimasto come vice presidente. «Il vero obiettivo dev’essere questo». La Deutsche Bank assicura che il 2016 sarà il più incerto degli ultimi 10 anni per il mercato dell’abbigliamento e dei beni di lusso. Non a caso, Loro Piana ha già chiuso due negozi, uno in Italia e uno in Corea del Sud, e altre aziende del made in Italy stanno riprogrammando prezzi e prodotti per far fronte alla crisi del settore. Un’eccellenza dell’abbigliamento di lusso, icona storica dell’artigianalità italiana, non può e non deve rinunciare alla qualità unica dei propri prodotti per adattarsi al mercato: così dichiara l’amministratore delegato di Loro Piana Matthieu Brisset: Bernard Arnault, presidente e amministratore delegato di LVMH, non ha intenzione di cambiare i metodi di lavorazione e produzione del cashmere. Loro Piana «porta il meglio che la natura ha da offrire per il proprio stile di vita in termini di lusso» ha dichiarato Brisset, che sta per lasciare l’incarico e e da settembre sarà sostituito da Fabio d’Angelantonio, attualmente in Luxottica.

Trans Model: la prima agenzia di moda “transgender”

Si chiama “Trans Model” ed è la prima agenzia di moda dedicata a modelle e modelli trans.

Fondata un anno fa a  New York, dalla modella thailandese Peche Di, oggi annovera ben 19  modelli: 10 uomini e 9 donne.

Peche Di, è una bellissima modella trans dalla carnagione olivastra e dai lunghi capelli lucenti. Per anni, ha dovuto faticare duramente pur di essere ingaggiata per qualche campagna pubblicitaria, anche la meno influente. Il percorso di Peche è stato duro e i ricordi, di certo, sono non poco dolorosi: “In passato mi ricordo di essere stata assunta da una azienda di bevande, ma dopo un foto-shooting, quando scoprirono che ero transgender, mi licenziarono su due piedi. Mi pagarono, ma rifiutarono la mia identità“.

 

Peche Di by Adriel Gonzalez

Peche Di by Adriel Gonzalez

 

 

Includere i modelli trans nella moda, ora è la sua missione. la volontà di combattere per i propri diritti e di debellare la parola “diverso” dal fashion biz, l’ha resa un porto sicuro per le giovani leve della moda, allontanate perché non in linea con le richieste del mercato.

Brand commerciali come Budweiser (comunemente conosciuta come Bud) e Smirnoff, si sono rivolte all’agenzia per assoldare nuovi volti da impiegare nelle loro campagne pubblicitarie.

Ci assumono proprio perché possiamo offrire un nuovo elemento alla loro marca, alla loro immagine. Perché siamo autentiche e autentici“, ha dichiarato Peche Di.

Il mondo della moda, pare si stia aprendo al mondo gender. Tra i modelli più quotati del momento non possono non essere citati il bellissimo Laith Ashley De La Cruz, che ha appena conquistato la copertina di Attitude, Lea T (musa di Riccardo Tisci) e Andrej Pejic.

 

 

 

Fonte cover Hadriel Gonzalez

 

BEAUTY – Il Contouring , un trend destinato a morire. Ecco perche’.

BEAUTY– La parola contouring ormai e’ una delle piu’ ricercate su Google, Youtube ed sui vari social network. Le nostre bacheche di Facebook sono state completamente intasate da video o immagini virali che ritraggono questa tecnica. La domanda che moltissime donne si sono poste e’ proprio come fare a ricreare questo look in maniera semplice per chi non e’ professionista. La risposta sono stati i tanti fallimenti e al ritorno ad un amore per i look semplici e naturali. Kim Kardashian, la cui influenza può essere vista sui volti straziati delle varie Stelle dei reality, oltre che su quelli della gente comune, ha dichiarato la morte del contouring, poiche’ deformano e alterano la naturale bellezza del viso.

dailymail.co.uk dailymail.co.uk

Quali sono le origini del countouring?

Il contouring rappresenta il culto della trasformazione nato durante i primi anni ’90 nei backstage degli spettacoli Drag. Il famoso taglio, che enfatizza lo zigomo, era ed e’ tutt’ora una pratica basilare adottata da ogni Drag Queen, che le permette di trasformare il proprio viso e renderlo piu’ femminile.

queerty.com

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Se siete ancora preoccupate per il corretto utilizzo del bronzer / illuminante / correttore di routine, ci sono altri modi per accentuare i propri zigomi, le ossa della fronte e quelle del naso. Basta iniziare un regime di idratazione adeguato, iniziando con sieri e oli, accompagnati da esfolianti utilizzati regolarmente, così da ottenere quel bagliore naturale.

La tecnica che ha sostituito il contouring, e’ chiamata strobing, dall’inglese ”strobe” che significa luce, argomento a cui sara’ dedicato il prossimo articolo.

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Tulipan Collection: la collezione Dolce & Gabbana per Net-a-porter

Si chiama Tulipan Collection, la collezione estiva realizzata dalla griffe italiana Dolce & Gabbana per il noto sito di moda Net-a Porter.

 

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(fonte grazia.it)

 

(fonte grazia.it)

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Dopo la fortunata collaborazione tra il supermarket del fashion e Gucci, è arrivato il turno del brand fondato da Stefano Gabbana e Domenico Dolce.

 

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(fonte grazia.it)

 

(fonte grazia.it)

(fonte grazia.it)

 

 

Come suggerito dallo stesso nome, i 14 capi di cui è firmata la collezione si rivestono di un delicato pattern ispirato ai tulipani, intervallato da righe in stile marinaro e broccati, che celebrano l’opulenta eleganza del marchio.

 

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(fonte grazia.it)

 

fonte (net-a-porter.com)

fonte (net-a-porter.com)

 

 

Abiti midi, t-shirt, long skirts e bluse, formano una collezione resa ricca da accessori come l’iconica Sicily Bag e le espadrillas flat ed i sandali con zeppa.

 

 

 

Fonte cover buro24/7

Philipp Plein premiato dalla principessa Charlene alla Montecarlo Fashion Week

Nella location d’eccezione del Principato di Monaco, la Montecarlo Fashion Week 2016 è giunta al termine, tra gloriose premiazioni, sfilate e presentazioni dei brand emergenti.

Dal 2 al 4 giugno 2016 presso le centenarie sale del Museo Oceanografico di Montecarlo, hanno sfilato oltre 30 designer provenienti da tutto il mondo, una vetrina per chi è già affermato nel mondo del lusso e della moda, ma anche un trampolino di lancio per chi cerca di farsi strada in un ambiente di grande competitività.

La Chambre Monégasque de la mode, di cui Federica Nardoni Spinetta è Presidente, ha proposto tra i nomi: Chapurin, Elisabeth Wessel, Grinko, Alessandro Angelozzi Couture, Lolita Shonìdi, Rhea Costa, Christian Luongo, Iuliana Mihai, Eliana Riccio.

Tra gli ospiti d’eccezione lo stilista Philipp Plein , insignito del titolo MCFW International Award come designer creativo che ha saputo affermarsi nel mondo del lusso, non è un caso che a Montecarlo aprì la sua prima boutique, è stato premiato dalla principessa Charlene. La stilista haitiana Stella Jean, che rievoca nelle collezioni la sua eredità unendo vecchio e nuovo e ponendo sempre l’attenzione alla terra d’origine e Giovanni Gastel, presenza molto attesa, fotografo di fama internazionale premiato dall’ambasciatrice della Cambre Monégasque de la mode Irina Goudkova.

A presentare la prima giornata di sfilate, la bellissima Victoria Silvstedt, ironica nelle sue improvvisazioni in passerella; presenza costante tra le poltrone, la supermodella bielorussa Tanya Dzjahileva, l’esempio di una rapida ascesa nel mondo della moda tra le passerelle di Chanel, Prada, Dior  e Valentino.

A chiudere la prima giornata di défilé, il party di Philipp Plein presso il locale più rinomato di Montecarlo, il Jimmy’z, dove pare Philipp sia di casa…

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Il PD e il disastro di Napoli

“Il bug è la città di Napoli. Non esiste un problema Campania. Esiste un problema Napoli. Il Pd a Napoli non riesce a vincere. Nella prossima direzione del Pd dopo i ballottaggi, farò una proposta commissariale molto forte per Napoli”. 
È questo il commento di Matteo Renzi, premier e segretario del Pd.
Verrebbe da chiedersi tuttavia dove sia la novità, visto che il dato era ampiamente previsto. Da molti, ma non da tutti. Ancora una volta non da quei dirigenti che vedono Napoli da Roma, con i filtri delle proprie percezioni, troppo spesso confuse con i propri desiderata.
E infatti negli ultimi giorni si era rincorsa la voce del sorpasso, dell’accesso di Valeria Valente al ballottaggio, e finanche di un calo di De Magistris.


La realtà, quella vera, racconta invece una classe dirigente in balia della guerra tra bande tra fazioni e capibastone che ha faticato non poco a sciogliere il nodo delle candidature nelle municipalità e che per un soffio ha evitato la debacle di non presentare liste in quartieri come Barra e Fuorigrotta, roccaforti democratiche, se ha ancora un senso dirlo.


Oggi si parla di voto di opinione, senza ammettere che si è tentato quello che è riuscito a De Luca: mettere insieme tutto, anche quello che insieme non sta, pur di strappare quel guizzo di voti per arraffare un ballottaggio. Quel De Luca – che Cozzolino avrebbe dovuto battere sino a due giorni prima alle primarie – che ha vinto non di quei millantati otto punti percentuali, ma di circa 40mila voti. Come a dire grazie alla lista personale di Michele Pisacane, per esempio.


Operazione non replicata in una città in cui il Pd è sempre stato tra il 16 e il 20% e che anche stavolta è riuscito a frammentare in tante civiche parte del proprio patrimonio elettorale, scivolando all’11%. Più che partito della nazione siamo ai livelli una lista civica qualsiasi.
”Il PD a Napoli mostra di essere un corpo del tutto estraneo alla città. Fatto di dirigenti semi sconosciuti, politici seguiti solo dai loro fedelissimi ed un nugolo di candidati arruolati nella speranza di una impossibile affermazione. Un Partito dopo cinque anni di inerzia totale, tenuto insieme a forza e senza alcun progetto.” questa l’analisi, tanto impietosa quanto lucida di Enrico Pennella. E non si può non condividere l’idea che non possono pensare di candidarsi a ricostruire il Pd napoletano quanti sono stati i responsabili di questo disastro. 
E tuttavia andrebbe anche chiarito, definitivamente, che questo Pd, così com’è, più che ricostruito va rifondato dalle basi, perché si connota sempre più come un contenitore di piccoli interessi localistici e bacini di voti di basso cabotaggio in balia di interessi particolari di pochi soggetti, che francamente ormai contano pochissimo. Meno di trentamila preferenze. Avere ancora un inutile timore reverenziale a “tenerli dentro” senza censure è masochismo più che scelta politica.


Ed è un Pd che non è nemmeno utile alla città, perché conta poco, rappresenta pochissimo, elegge chi ha dato un contributo irrisorio, e spesso non qualificante, anche se lo valutiamo nel semplice ruolo di consigliere. Critiche che spesso muoviamo ai cinque stelle e che quando accade andrebbero mosse nello stesso senso a tutti.


Il colpo di grazia lo darà la scelta tra le tre possibili, e tutte tombali, indicazioni: appoggiare De Magistris dopo e nonostante le tante cose dette; appoggiare Lettieri, altrettanto dopo le tante scelte politiche dichiarate, o peggio di tutte il “non dare indicazioni”, abdicando definitivamente qualsiasi idea di possibile leadership. Un cul-de-sac in cui il Pd ci si è messo da solo, e che l’attuale dirigenza non può esimersi da assumere su di sé.


I miracoli sono altrove. In quel Lettieri che riesce a non perdere nonostante tutto e nonostante se stesso e lo sfascio nazionale del centrodestra. In quel De Magistris che riesce a tenere insieme voto di protesta (rubandolo anche ai cinque stelle) voto a sinistra, i vari delusi dalla scarsa offerta politica altrui, e voto di governo. Chapeau.

Un altro personaggio molto importante di Game of Thrones è tornato

Questa stagione di Game of Thrones è stata piena di sorprese, molti personaggi scomparsi dai radar o creduti morti sono tornati a girare liberi per Westeros. Il ritorno più sconvolgente e allo stesso tempo pronosticato è stato quello di Jon Snow seguito da Benjen Stark fino a quello di questa puntata: The Hound. Il segugio Sandor Clegane è stato il protagonista di The Broken Man.


Il ritorno di The Hound non è stato l’unico dato che in questa puntata si è rivisto anche Blackfish ma è stato l’ex compagno di viaggio di Arya Stark il protagonista. Il suo ritorno è stato preparato all’interno della puntata. Il tutto inizia con una scena poco familiare in Game of Thrones, un posto dove tutti sorridono e in questo paesaggio idilliaco c’è una scena a prima vista poco importante, alcuni uomini trasportano a spalla tronchi per una costruzione, 3 o 4 persone per tronco, per ultimo arriva un uomo che ne trasporta uno da solo. Ecco l’entrata in scena dell’inconfondibile Sandor.


Il ritorno del segugio non era del tutto inaspettato. Tra i lettori dei libri c’era una teoria che voleva che un monaco visto da lontano mentre scavava una tomba fosse Sandor Clegane. Martin aveva fatto l’occhiolino ai suoi lettori ma nella serie non si era vista una scena simile anche se non lo si era mai visto morire davvero (abbiamo scoperto pure che questo non basta).


La puntata si è concentrata sulla ritrovata incertezza di molti personaggi. Jaime pensa di essere superiore ai Frey ma ha fallito pure lui nell’intimidire Brynden Tully aka Blackfish. Sansa ha cercato di imporre la lealtà ai Glover e ha fallito. Arya dopo essersi dedicata anima e corpo al dio dalle molte facce è quasi morta. Così il povero segugio. Il suo idillio è stato distrutto in un istante quando è tornato nella comune dove viveva per trovare tutti morti.


Ora The Hound è tornato in gioco come suggerisce il fatto che raccolga un’ascia andandosene. Dove vada però rimane un mistero. Potrebbe dirigersi a sud e diventare il campione di High Sparrow nel processo per combattimento contro il campione di Cersei, Gregor “La montagna” Clegane, suo fratello dando luogo a una delle teorie più diffuse, quella del Cleganebowl. La vendetta di Sandor nei confronti del fratello però ci costringerebbe a sorbirci l’Alto passero ancora a lungo e nessuno vuole questo.
Forse Sandor sta andando a cercare i probabili responsabili del massacro, la Brotherhood without Banners, con cui il segugio aveva già della ruggine.


Menzione d’onore per Lady Lyanna Mormont, la nipote dell’ex lord comandante del Night’s Watch e di Jorah che ora è al comando di Bear Island. I Mormont da sempre fedeli alleati degli Stark.
La bambina di dieci anni mette in riga tutti i presenti, Jon Snow e Sansa Stark compresi e se non fosse per Ser Davos, che evidentemente ha un dono quando si tratta di bambine, non avrebbe mandato neppure quei miseri 62 soldati che la casa Mormont può mandare. La trama diventa sempre più avvicente.

Morto Gianluca Buonanno, sindaco ed europarlamentare della Lega

Io amo tutti: alcuni amo averli attorno. Altri amo evitarli. Qualcuno amerei prenderlo a calci nel culo. Praticamente vivo di amore“. Questo è stato l’ultimo messaggio su facebook di  Gianluca Buonanno, paladino della Lega Nord e sindaco di Borgosesia (Novara), che si è spento ieri in un incidente d’auto nel Varesotto. Irriverente come è sempre stato. Da sindaco e da deputato della Lega (dal 2008 al 2014) era infatti noto per le sue provocazioni a Montecitorio o in tv, sempre in grado di suscitare polemiche. Secondo le ricostruzioni dell’incidente, intorno alle 17 la macchina su cui viaggiavano Buonanno e la moglie avrebbe tamponato un’altra vettura all’altezza di Gorla Maggiore (Varese). Il sindaco ed europarlamentare sarebbe morto in seguito a gravi ferite riportate nell’impatto, mentre gli altri passeggeri delle due auto sono feriti ma fuori pericolo.


Subito sui social si è scatenato un tamtam di battute sulla morte di Buonanno, un politico dalle provocazioni sempre politicamente scorrette. Impossibile dimenticare la sua invettiva contro la gestione della crisi dei migranti nel 2014, brandendo una spigola in aula o le proteste con tanto di manette a Montecitorio. L’ultima provocazione di Buonanno, con una pistola in mano durante un’intervista in tv per parlare di legittima difesa aveva provocato indignazione anche tra i suoi compagni di partito. Ma accuse e sberleffi dopo la sua scomparsa sono comunque un insulto che valica il doveroso rispetto per i morti, e vanno strenuamente condannati. Di tutt’altro tenore sono stati i messaggi di cordoglio sui social dei suoi colleghi. “Una preghiera. Buon viaggio a una persona leale, coraggiosa, concreta, onesta, generosa, sempre fra la sua gente da Sindaco e parlamentare – ha scritto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini dopo aver annunciato la morte di BuonannoUn pensiero ai suoi famigliari e alla gente della sua valle. Un impegno: non molleremo mai, anche per Te. Ciao Gianluca, mancherai“. Il Senatore del Carroccio Roberto Calderoli, lo ricorda come un “sindaco di cuore, un sindaco innamorato della sua gente, del suo comune, dell’incarico che i cittadini gli avevano affidato. Ma anche un sindaco ‘di testa’, che lavorava bene per davvero. Era un leghista verace, uno che le pensava, che le diceva e le faceva, uno che sapeva ascoltare la gente e soprattutto che sapeva lavorare per la gente, anche se a volte questo gli provocava critiche ingiuste“.

Montecarlo Fashion Week 2016 – tutto sui trend P/E 2017

La Montecarlo Fashion Week è l’evento di moda organizzato dalla Chambre Monégasque de la Mode con a capo il Presidente Federica Nardone Spinetta e la direzione artistica di Rosanna Trinchese, in partenariato con il Governo Monegasco, la Mairie di Monaco e l’Ufficio del Turismo del Principato di Monaco.

Quest’anno si è tenuto nelle date 2-3-4 giugno 2016 e si è suddiviso in conferenze, presentazioni, sfilate e cocktail party presso le location del Principato di Monaco.

Il primo giorno della MCFW 16 gli accessori del fashion world sono stati i protagonisti, le esposizioni si sono tenute presso il Cafè de Paris dove è stato allestito uno show-room con: JF London, scarpe dello stilista Joshua Fenu – un mondo rock con richiami fetish, oltre ai marchi Nando Muzi, Abibù Bigiù, Deglupta, Ig Jewels & Mello gioielli, Nebu Milano e Tadini Monte-Carlo.

JFLONDON



sfilata di Isabell Kristensen all’Eliporto di Monaco



Un cocktail party alla presenza del Principe Alberto ha inaugurato ufficialmente le sfilate iniziate con Isabell Kristensen presso l’Eliporto di Montecarlo.

Il giorno 2 della moda monegasca trasforma il Museo Oceanografico nel centro dei défilé, aperti dallo stilista russo Sergei Grinko, Chapurin, gli abiti couture di Alessandro Angelozzi, che propone una sposa moderna, sexy, non necessariamente legata alla tradizione di un abito ingombrante, ma leggero, fatto di tessuti preziosi che aderiscono al corpo senza fasciarlo.

Alessandro Angelozzi



In calendario di MCFW 16 Didimara, Beach & Cashmere Monaco, A’Biddikkia e le proposte di Elisabeth Wessel, con una donna elegante e senza tempo; durante la manifestazione sono stati premiati gli stilisti Stella Jean e Philipp Plein e il fotografo Giovanni Gastel.

Philipp Plein, premiato dalla Principessa Charlene riceve il MCFW International Award, riconoscimento quale designer creativo che ha saputo imporsi nel panorama internazionale del lusso.

Molto attesa la presenza del fotografo Giovanni Gastel che lavora nel panorama fotografico internazionale della moda e ha saputo raccontare con il suo stile elegante e classy un background culturale raro e prezioso.

Giovanni Gastel premiato alla MCFW 16



Philipp Plein premiato dalla Principessa Charlene



Stella Jean premiata da Victoria Silvesrtedt e dalla Presidente Federica Nardoni Spinetta




 

Ogni edizione della MCFW fa da trampolino di lancio a designer emergenti che sfilano con le pre-collezioni o collezioni resort; applauditi in passerella al terzo giorno Eliana Riccio, con abiti bon ton dallo stile romantico, Dress mee, con capi dal taglio fifty e Lolita Shonidi con preziosi kimono e il nuovo must di stagione: il pijama da indossare anche la sera impreziosito da accessori e scarpe col tacco.

Lolita Shonidi



Il pijama proposto da Lolita Shonidi



Lolita Shonidi



Buyers e giornalisti hanno presenziato alle sfilate al Museo Oceanografico per questa edizione della Montecarlo Fashion Week, un progetto in crescita sullo sfondo della città del lusso per eccellenza.

Numerosi i professionisti impegnati nella maratona, tra cui la Renè Olivier Productions e Gabriele Rigon sempre sul set con le modelle per backstage e ritratti.

 

Le similitudini tra Giovanni Guareschi e Pasquale Clemente

26 maggio 1954: Giovannino Guareschi entra in carcere per scontare 409 giorni di carcere per diffamazione aggravata a mezzo stampa. «Mi hanno negato ogni prova che potesse servire a dimostrare che io non avevo agito con premeditazione, con dolo. Non è per la condanna, ma per il modo con cui sono stato condannato» scriveva il giornalista sul Candido del 25 aprile. 
«Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione», affermò alla vigilia del suo ingresso in carcere, dove si presentò con la sacca che lo aveva accompagnato durante la prigionia nei campi tedeschi.
Ai dodici mesi di condanna si aggiunsero gli arretrati: già nel 1950 era stato condannato per diffamazione in seguito alla pubblicazione di una vignetta del collega Carlo Manzoni dove figuravano due file di bottiglie che facevano “da corazzieri” al presidente della Repubblica Einaudi: assolti in prima istanza, i due in appello furono condannati a 8 mesi di reclusione per vilipendio al Capo dello Stato e non scontarono la pena l’applicazione della libertà condizionale, ma il conto gli fu presentato alla prima occasione giusta.


Istituito il processo, il 13 e il 14 aprile ebbero luogo la seconda e la terza udienza e il 15 giunse la condanna a dodici mesi di carcere per diffamazione.
Nel caso di Pasquale Clemente – certamente meno noto del padre della saga di Don Camillo e Peppone – è bastata una “fuori consuetudine” unica udienza, senza nemmeno ascoltare l’unico teste della difesa, l’autore stesso dell’articolo, e senza nemmeno contro interrogare il teste di accusa (il querelante), per emettere la sentenza. Due anni, 730 giorni.


La seconda repubblica, in cui i politici sono nominati, scelti dalle segreterie di partito, con leggi elettorali prive di preferenze e di campagne elettorali vere, ci regala politici che considerano troppo spesso la critica, l’inchiesta, la notizia non ammaestrata, il mestiere di raccontare i fatti senza limitarsi pedissequamente a copincollare comunicati stampa e dichiarazioni, come atti di lesa maestà inconcepibili. Perché in assenza di una valutazione politica dell’elettore, la stampa si presenta sempre più come l’unico momento di vera informazione capace di dire chi sono e cosa fanno i politici.
Sarà per questo che “la querela strumento dei potenti contro i deboli” – come la definì Beppe Grillo – diventa sempre più strumento dei “nuovi politici” e di chi “gli sta attorno” per cassare ogni forma di critica. E del resto, se sai che rischi carcere e patrimonio semplicemente per fare il tuo lavoro senza dolo o colpa grave, certa e manifesta, prima di scrivere – specie contro un politico – ci pensi bene due volte. Specie se sei reo di avere un appartamento di proprietà, semmai perché di famiglia, o se non fai – come d’obbligo di questi tempi – la scelta della divisione dei beni con il coniuge.


E sarà anche per questo che la politica pensa bene di inasprire le pene per questa straordinaria fattispecie di reato: la diffamazione. Estesa a blogger e siti online, indipendentemente dalla dimensione, dai lettori, dalla diffusione. Si sa mai. Pene che superano quelle per l’estorsione, per l’omicidio colposo. E tempi di prescrizione decisamente più lunghi (sarà un caso?) rispetto a reati come corruzione e concussione. Per non parlare della assoluta mancanza di sanzioni in caso di irregolarità in elezioni primarie, o nei percorsi di scelta dei candidati, o della blindatura tutta interna nei casi in cui è prevista la decadenza. Perché il garantismo va bene, ma senza esagerare, e per chi fa informazione sembra quasi che questo garantismo sia meglio evitarlo.


Verrebbe da chiedere all’ex senatore Pasquale Giuliano, come si sentiva ad essere – lui così ligio su questa materia – compagno di partito di quel Renato Farina che ha ammesso di essere stato pagato per pubblicare – scientemente e consapevolmente – notizie assolutamente false. E perché, in quei casi, lui, da ex magistrato, senatore e sottosegretario, non ha provato nemmeno a proporla una norma che queste cose le sanzionasse.


Quello che mostra questa sentenza non è altro, se ce ne fosse ancora bisogno, che la prova che una certa politica, oggi anche più che in altri tempi, non ha pudore, non teme l’elettorato, ma l’unica cosa che teme è il reato di opinione. Che va sotto la troppo spesso labile dizione di “diffamazione a mezzo stampa”. Peggio se valutata senza discussioni e in un’unica udienza.
Un certo uso dei poteri dello Stato per qualcosa che, nel profondo e in via trasversale, suona sempre più, visti i tempi, come un’intimidazione implicita e generale, quasi un colpirne uno per educarne cento. E a leggere tra le righe queste riflessioni, sembra di tornare a tempi che pensavamo di aver tutti lasciato alle spalle del nostro paese settant’anni fa.


Perché almeno le intimidazioni della criminalità organizzata le riconosci, le vedi, le senti, e si presentano per quello che sono, e lo Stato te lo ritrovi al tuo fianco, se non altro perché le qualifica come reati. In questi casi assumono quel sapore amaro della beffa per cui ti senti un criminale, anche se hai la consapevolezza che forse sia lo Stato a stare dalla parte sbagliata.
Ma questa è solo la mia opinione, o forse ho diffamato qualcuno?

Monte-Carlo Fashion Week 2016

Si è appena conclusa la  Monte-Carlo Fashion Week 2016

La Monte-Carlo Fashion Week, apertasi giovedì 2 giugno con la conferenza “The evolution of global fashion Retailing” ha visto l’ incontro, in partnership con Gruppo Giovani Sistema Moda Italia, tra buyer e giornalisti, per analizzare insieme l’evoluzione del fashion retail, dei nuovi comportamenti dei consumatori e per valutare nuove sfide ed opportunità per i brand fashion.

Nella splendida location Café de Paris,  è stato allestito lo showroom dedicato al mondo accessori, dove Nando Muzzi ha presentato la resort collection SS17  con i suoi modelli alla schiava impreziositi da piume, insieme alle splendide creazioni fetish -rock di JF London dello stilista Joshua Menu; Abibù Bigiù, il brand di bijoux di Annarosa Dell’Osso con pezzi unici, realizzati a mano in argento, bronzo giallo e rosso, Deglupta che ha debuttato con il modello Fresia e che consolida il dialogo con l’astrattismo e l’action painting, Ig Jewels & Mello gioielli, Nebu Milano e Tadini Monte-Carlo.

Il programma della seconda giornata ha visto le sfilate di Grinko, Chapurin, Alessandro Angelozzi, Beach&Cashmere Monaco, Didimara, A’Biddikkia, Artramus, Mayra Khachatryan, Elizabeth Wessel e Isituto Marangoni Paris.

Importante momento della giornata è stata  la consegna degli MCFW Awards agli stilisti Philipp Plein, Stella Jean e al fotografo italiano Giovanni Gastel.

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JF London

 

Deglupta

Nando Muzi

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IG jewels

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Mello Gioielli

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Tadini Monte-Carlo

 

 

Jacques Cavallier crea il profumo di Louis Vuitton

È previsto a settembre, il debutto di Louis Vuitton nel mondo della profumeria.

Dopo ottantanove anni, la griffe ci riprova nuovamente. Il primo profumo, “Heures d’Absence” è stato lanciato nel 1927; un anno più tardi, tocca a “Je, Tu, Il: Réminiscences”. L’ultimo tentativo arriva nel 1946, quando Louis Vuitton immette sul mercato “Eau de Voyage”.

 

Eau de Voyage, 1946 (fonte  brasblog.info)

Eau de Voyage, 1946 (fonte brasblog.info)

 

 

La rivoluzione in casa Vuitton porta il nome di Jacques Cavallier (creatore di celebri fragranze come Jean Paul Gaultier classique di Jean Paul Gaultier, l’Eau d’Issey di Issey Miyake, Opium pour homme di Yves Saint Laurent), nominato Maître Parfumeur di Louis Vuitton nel 2012; dopo diversi anni di ricerche, pare sia riuscito ad ottenere una fragranza in grado di raccontare la filosofia della maison costruita sul viaggio e sul glamour.

Sconosciute, attualmente, le note olfattive che potrebbero comporre il profumo.

La fragranza, inoltre, potrà essere acquistata esclusivamente nelle boutique di Louis Vuitton.

 

 

 

 

Fonte cover extrait.it

Morto Muhammad Alì, addio al campione di pugilato

Vola come una farfalla, pungi come un’ape” è una delle frasi di Muhammad Alì che si rincorrono sui social da questa mattina. Questa mattina che è stata sconvolta dall’annuncio della scomparsa del campione. Nato Cassius Clay, la leggenda del pugilato Muhammad Alì è morto stanotte all’età di 74 anni in un ospedale di Phoenix in Arizona, dove era stato ricoverato giovedì 2 giugno. Le sue condizioni di salute non sembravano così gravi, ma l’età del campione unita al morbo di Parkinson che lo affliggeva da trent’anni hanno fatto sì che la situazione degenerasse.


Campione del mondo di pesi massimi, oro olimpico a Roma nel 1960, Alì non era solo un grande sportivo ma anche un simbolo del movimento di liberazione dei neri negli Stati Uniti. Nel 1964, dopo la conversione all’Islam, ha cambiato il proprio nome dicendo “Cassius Clay è un nome da schiavo. Io non l’ho scelto e non lo voglio. Io sono Muhammad Ali, un nome libero. Vuol dire amato da Dio. Voglio che la gente lo usi quando mi parla e parla di me“. Da allora si è sempre battuto, dentro e fuori dal ring, sfidando anche il governo americano quando ha rifiutato l’arruolamento nell’esercito per motivi religiosi. Un lottatore su tutti i fronti, che ha combattuto strenuamente anche la battaglia contro la sua malattia. La sua mano tremante nell’accendere la torcia olimpica nel 1996 ha reso noto al mondo che soffrisse del morbo di Parkinson, ma per molti anni ha continuato a mostrarsi in pubblico per combattere le sue battaglie. Solo negli ultimi anni Muhammad Alì si era ritirato a vita privata, e nelle rare apparizioni pubbliche sembrava sempre più debole e sofferente. A ricordarlo con affetto la sua famiglia (è stato sposato quattro volte e ha nove figli). La figlia Laila gli ha dedicato un commovente ultimo saluto su twitter, pubblicando una foto del campione con la nipotina e scrivendo “Adoro questa foto di mio padre e mia figlia Sidney da piccola! Grazie per tutto il tuo amore e tutte le tue attenzioni. Sento il tuo amore e lo apprezzo“. Seguita a ruota da celebrities e giornalisti, fan e avversari storici che hanno espresso il loro cordoglio per la morte di Muhammad Alì.

Fiori d’arancio per Eleonora Carisi

Si sono celebrate pochi giorni fa le nozze più glamour del 2016: la bellissima it girl torinese Eleonora Carisi, fondatrice del blog Jou Jou Villeroy, si è sposata. Il fortunato è Paolo Soffiatti, hair stylist italiano residente a Londra molto apprezzato nel fashion biz internazionale.

Ha scelto Elie Saab, la bella influencer, per il giorno più importante della vita di ogni donna: suggestioni romantiche nel principesco abito da sposa in pizzo con strascico a ruota e profonda scollatura sulla schiena. Il velo corto completa un outfit da sogno. Grinta e allure nei tatuaggi a forma di stella che fanno capolino sotto il pizzo bianco sul décolléte di Eleonora, sposa sofisticata e irriverente.

Rose e peonie, lanterne shabby-chic ed eleganza sontuosa nella location scelta: le splendide sale di Villa Ponti, dimora settecentesca alle porte di Varese, si sono aperte per ospitare l’evento. Tra giardini fioriti ed eleganza rococò si è celebrato un garden party, tra poesie e lettere d’amore scritte di proprio pugno dagli sposi. Un’atmosfera delicata e poetica, in cui nulla era lasciato al caso: dai segnaposto alle decorazioni, tripudio di bon ton ed estetica, per il matrimonio più atteso dai fashion addicted d’Italia (e non solo).

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Eleonora Carisi ha scelto Elie Saab per il principesco abito da sposa con strascico a ruota



Eleonora Carisi con il neo sposo Paolo Soffiatti

Eleonora Carisi con il neo sposo Paolo Soffiatti



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Il bacio tra gli sposi nella cornice settecentesca di Villa Ponti



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Il taglio della torta



L’hashtag #mrandmrssoffiatti ha permesso ai numerosissimi followers di Eleonora di seguire l’evento sui principali social, in primis Instagram e Snapchat. Tra gli invitati influencer, socialite e nomi di spicco della moda contemporanea, da Linda Tol a Tamu McPherson.

Eleonora Carisi non smette di dettare tendenza neanche nel giorno delle sue nozze: la bella blogger (qui un articolo dedicato al suo stile) si riconferma sapiente arbiter elegantiae nel forgiare un’immagine della sposa ideale: l’abito da sposa firmato Elie Saab unisce l’eleganza classica di inizio secolo ad un piglio contemporaneo perfetto per una giovane sposa. Le facciamo tanti auguri.

(Tutte le foto sono tratte da Cosmopolitan)


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Luisa Casati: vivere come un’opera d’arte

Prada si ispira ai robot

A volte ritornano. Si, perché in casa Prada, gli archivi sono una primaria fonte d’ispirazione.

Se nel lontano 2004, la maison lanciava una collezione di portachiavi ispirati al mondo cyber oggi, è giunto il momento di catapultare il mondo cibernetico in una capsule collection irriverente e divertente.

 

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Inaspettata, la collezione ha colto tutti di sorpresa: plauso al team del marchio milanese che ha saputo mantenere il massimo riserbo sui lavori in corso.

Borse tracolla, portachiavi, portamonete, borse a mano, zainetti, shopping bag e “pattine” realizzate in Glace Calf on in pelle saffiano: i robots invadono la griffe.

Dettagli metallici ed omini bizzarri, conferiscono alla collezione quell’allure esuberante che già ha colpito le fashion victims.

 

Alberta Ferretti debutta nell’Alta Moda parigina

La scelta di sfilare per la prima volta durante i giorni della Haute Couture rappresenta un’evoluzione naturale della mia moda. Pur non essendo una collezione di pezzi unici, rispecchia il desiderio e la necessità di creare abiti sempre più esclusivi per soddisfare le necessità delle mie clienti più esigenti”.

 

Alberta Ferretti si ispira al  XVIII secolo per la collezione presentata nel luglio 2015 nell'atelier di Parigi

Alberta Ferretti si ispira al XVIII secolo per la collezione presentata nel luglio 2015 nell’atelier di Parigi (fonte Vogue.it)

 

 

Parola di Alberta Ferretti, entusiasta per la nuova avventura che si appresta a vivere la maison.

La sfilata è prevista per il prossimo 3 luglio nella sede parigina di Alberta Ferretti, al 43 Rue du Faubourg Saint-Honoré.

 

Alberta Ferretti collezione limited edition 2016 (fonte lesfacons)

Alberta Ferretti collezione limited edition 2016 (fonte lesfacons)

 

 

La collezione Alberta Ferretti Limited Edition, nata solamente cinque anni fa e presentata per la prima volta durante Pitti Immagine, risulta più ricca nei dettagli ponendo l’attenzione sulla fusione tra prêt-à-porter e Haute Couture: l’onnipresente animalier, impronta della maison italiana, viene affiancato da sovrapposizioni, tagli laser, laminature in platino e pizzo. Ispirata alla marchesa Luisa Casati, la collezione si veste di un’area estremamente raffinata ed elegante, basata sull’attenzione sartoriale che la maison ha sempre affidato alle creazioni.

 

 

 

Fonte cover glamouriablog.blogspot.com

Femminicidio: un drappo rosso per Sara e ancora casi di violenza sulle donne

Non si è ancora placato il dolore per la sorte di Sara di Pietrantonio, la ragazza di 22 anni bruciata dall’ex fidanzato a Roma sabato scorso, e già si affacciano alla cronaca nuovi casi di violenza sulle donne. Martedì a Bologna una donna incinta ha subito un tentativo di avvelenamento da parte del fidanzato. 34 anni, incinta al settimo mese, si sarebbe sentita male dopo aver ingerito un sorso di una bibita gassata che conteneva soda caustica. Dopo le iniziali ipotesi di incidente, il fidanzato ha ammesso di aver versato nella bottiglia una sostanza irritante che ha provocato alla compagna lesioni all’esofago e allo stomaco. Non si conosce ancora il movente, ma l’ipotesi più plausibile sembra quella di aver voluto provocare un aborto. Risale anch’esso a martedì il caso di un sospetto suicidio a Milano. Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata all’alba impiccata a un albero tramite una sciarpa. La famiglia però non crede all’ipotesi del