Archive for settembre, 2016

I migliori backstage di Milano Moda Donna: Leitmotiv

La mascotte dei Leitmotiv, il cervo, simbolo dell’amicizia e dell’amore, nella prossima stagione decide di viaggiare nel centro America.

Tutto cio’che e’folk si muove nelle corde del brand integrandosi con i segni ancestrali, il muralismo e le ispirazioni artistiche che giungono da Ligabue e Chagall.

L’immaginario Leitmotiv va, altresì, ad arricchirsi dell’architettura geometrica variopinta dei villaggi del Messico, dove il cervo incontra nuove specie animali mentre gli Apache giocano con le teste di cavalli, tigri e aquile.

I dictat della Primavera/ Estate suggeriscono l’utilizzo di nastri, cordoni e nappine e anche il duo di designer non li disdegna rendendo la propria donna una perfetta dama del ballo.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Andrea Bertolotti

Loewe: una grande riconferma a Parigi

Voci insistenti vorrebbero J.W. Anderson prossimo all’addio da maison Loewe per sedere alla poltrona di Louis Vuitton ma intanto il giovane designer a capo della direzione creativa del marchio spagnolo ha presentato una collezione primavera/estate 2017 degna del suo estro.

Un’impianto progettuale che basa le sue radici su forme usuali impreziosite da dettagli luxury come la cintura performante in vita.

Sulla passerella sfilano capi dalle volumetrie miste: abiti over e slim regalano agli spettatori seduti nel front row una donna giovane e dinamica.

Il punto forte di questa collezione sono gli accessori. La borsa over in morbida pelle si porta a mano, gli ankle boots vittoriani si avvicendano a  mocassini a punta e a sandali rasoterra.

 

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Carven: l’urban chic sfila a Parigi

Adrien Caillaudaud e Alexis Martial, duo di stilisti di maison Carven, per la collezione primavera/estate 2017 appena proposta a Parigi hanno disegnato una donna che ama vestire con capi comodi e femminili.

Il pattern diventa l’inizio di un défilé garbato. Le rose decorano bomber in neoprene richiamando la moda anni ’60.

Il rosa shocking caratterizza la palette di colore che rimane, comunque, accesa e vibrante.

Il PVC confeziona pantaloni, capispalla essenziali ed urbani, in contrapposizione con il pizzo che invece conferisce un carattere romantico alla collezione.

I dettagli in fibbia su gonne e cappotti, sono i motivi ricorrenti di una collezione giovane e frizzante.

 

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Fonte cover madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

 

Quanto è grande il web

La percezione che abbiamo del web, della sua grandezza, dei siti “che contano”, della rilevanza dei contenuti, è basata essenzialmente su “ciò che noi vediamo”.
Quando parliamo di web, in altre parole, è come se facessimo una sineddoche della rete: riteniamo che “quella parte” che noi osserviamo, su cui navighiamo, che ci interessa, sia anche “il tutto”, ovvero non solo quello che riteniamo noi, i nostri concittadini, i nostri co-linguisti, i nostri “simili occidentali”, riteniamo rilevante.
Siamo finanche portati a pensare che il web sia un fenomeno prettamente occidentale, riservato a noi “che abbiamo la libertà”, e che in fondo – per quanto potenzialmente numerosi – “gli altri” abbiano poco a che fare con la rete. Se non (semmai) in quei casi in i cui colossi cinesi delle vendite online “stanno in rete”, e anche in questo caso, secondo noi, in una chiave tutta rivolta a consumatori e cittadini occidentali.
Infine – e on è di poco conto – consideriamo la nostra rete più libera, trasparente, finanche sicura, e a prova di privacy.
Questa percezione però, è vera?


Intanto in termini quantitativi assolutamente no.
Tra i primi 25 siti internet visitati al mondo, ben 8 sono cinesi e 2 russi. Tra i primi 50, 20 non sono occidentali.
Mentre tuttavia quasi un 30% dei navigatori dei primi 15 siti occidentali (per esempio Google, Youtube, Bing) sono russi, cinesi, indiani, gli utenti degli otto siti cinesi e due russi sono praticamente solo locali.
Questo significa che mentre “loro conoscono noi”, noi sappiamo ben poco on solo di loro, ma anche delle sintassi, della rilevanza, dell’informazione e dell’interazione “made in Asia”. Anche se quello per noi è il mercato più grande, ed anche se noi siamo “il loro mercato di riferimento”, ed anche se rappresentano la metà della popolazione mondiale.


Il web russo e cinese, in particolare, è certamente “molto controllato”, esistono filtri e software di mappatura che lasciano molto poco spazio alla privacy. Se questo è vero va anche ricordato che mentre quello è un controllo “governativo” – che spesso da risultati anche nella lotta alla corruzione, alla criminalità, al terrorismo – quello che viviamo noi, silente, e nella nostra inconsapevole corresponsabilità, è una appropriazione, archiviazione, manipolazione, gestione e rivendita sistematica dei nostri dati da parte di aziende private, e non solo per fare business e scegliere per noi le inserzioni che vediamo e le notizie che dobbiamo leggere.


Tra le convinzioni da sfatare per esempio c’è quella secondo cui “i siti delle nostre aziende sono più sicuri per i consumatori”.
Da noi eventuali condanne per condotta scorretta da parte di un’azienda sarebbero coperte da privacy, accordi di riservatezza, sepolti da azioni di comunicazione… e informazioni negative sulle nostre aziende sarebbero difficili da trovare, in quella che consideriamo “una rete trasparente e publica”.
In Cina ogni sito internet si chiude con molti link “istituzionali”.


Questo è il footer di sohu.com – 24° sito per traffico al mondo, ottavo in Cina.


Quanto è grande il web


Questo è il footer di sina.com.com – 18° sito mondiale e quinto in Cina.


Quanto è grande il web


Infine questo è QQ.com – 8° sito mondiale e secondo in Cina.


Quanto è grande il web


Francamente non so quanti siti occidentali sarebbero disposti a mettere in così chiara evidenza tanti link “di trasparenza” sul proprio operato. Tra questi addirittura uno diretto alla “polizia postale” per denunciare eventuali frodi o contenuti illeciti.


Tra i vari link è interessante “monitoring di rete”.
Cliccando su quel link si accede a tutta una serie di informazioni immediate, tra cui tutti i dati sul titolare del sito, l’amministrazione, la capitalizzazione, i contatti, un form per reclami e segnalazioni ad un’autorità terza.
Ma c’è un link ancora più sorprendente – anche perché si raggiunge con estrema facilità – ed è questo
dove nelle “informazioni finanziarie”, oltre a nomi e cognomi degli azionisti con le rispettive quote di partecipazione, controvalore in Yuan, incarichi aziendali, seguono tutte le sanzioni e multe e cause legali intentate da consumatori e aziende (nel caso specifico per violazioni sulle norme di pubblicità e concorrenza).


Ci sono profonde differenze nel web, e qualche volta potrebbe essere davvero utile “fare un giro” fuori da quello che – secondo la nostra percezione – è tutto il web.
Certo, non tutto ci piacerà, dalla grafica a una certa aggressività di notizie e pubblicità, e certamente molte cose non incontrano il nostro “gusto occidentale”.
Però potrebbe anche accadere che potremmo farci venire qualche buona idea, ad esempio in termini di pubblicità e trasparenza, anche made in Cina.
Non so quante aziende avrebbero piacere a vedere online immediatamente raggiungibile una scheda come quella su QQ.com, ma credo che per i consumatori si, sarebbe utile e davvero trasparente. Forse molte delle nostre scelte cambierebbero.

Cars and Coffee – L’Eleganza e la Bellezza scendono in pista

Cars and Coffee è un evento dal format unico, non un semplice ritrovo di auto. E’ il luogo di incontro della passione di numerosi possessori di supercars, supersportive ed auto storiche di prestigio, realizzato su misura “sartoriale”, affinché costoro possano condividere le emozioni trasmesse dal boato di un propulsore ed ammirare una moltitudine di vetture mozzafiato, stringendo nuove amicizie. Una manifestazione “multimarca” e “multiepoca”, un’esposizione speciale sul modello dei concorsi d’eleganza, nel corso della quale è possibile rivivere l’intera storia dell’automobilismo, in un suggestivo susseguirsi di fascino, ricercatezza di design e progresso tecnologico.


Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee nasce negli Stati Uniti nel 2006 e in breve tempo diventa un fenomeno mondiale. Eventi sparsi in tutto il mondo, dalla natia Los Angeles percorrendo idealmente tutta la Route 66 fino a Chicago e poi New York, in Europa, Arabia Saudita e Oceania, hanno permesso lo sviluppo di un network internazionale.
Due ragazzi Francesco Canta e Gabriele Morosini, in viaggio in California hanno raccolto la sfida. Perché non trasferire questo evento anche nella patria dei marchi più sportivi, ambiziosi e ricercati al mondo? Così è stato fatto, aggiungendo quell’estro italiano, quella caratteristica unica che rende tutto più speciale. Importato in Italia nel 2012, in poco tempo si è rivelato un successo nazionale per la sua semplicità, ma anche per un’organizzazione sempre meticolosa in cui si mette al centro l’attenzione al partecipante.


Francesco Canta

Francesco Canta




Francesco com’è nato il movimento CarsandCoffee?


“Il movimento è nato per riunire persone che hanno la stessa passione, in questo caso la passione per le supercar. E’ nato negli States e poi via via si è diffuso in tutto il mondo, perché è stato uno dei primi fenomeni a riunire auto multibrand e multiepoca, cosa che prima non esisteva perché vi erano solamente raduni monomarca, questa è stata la chiave che ha decretato il successo. Qui in Italia abbiamo riadattato il format, ovvero una giornata intera con evento privato al mattino, riservato ai driver, stampa ed altri personaggi importanti, mentre al pomeriggio dopo un giro tutti assieme con le macchine, si arriva in una location aperta al pubblico, in modo che sostanzialmente intorno a CarsandCoffee girano tutte le persone che hanno la passione per le automobili, da chi la possiede a chi l’ammira e quindi può vedere l’auto dei suoi sogni.”


Tu giovanissimo, ti sei preso l’incarico di gestire questo movimento qui in Italia.


“Si, noi abbiamo iniziato in Italia, abbiamo registrato il marchio sia in Italia che in tutto il mondo. Ora abbiamo appena lanciato un progetto internazionale, che consiste nel riunire tutti i CarsandCoffee che ci sono in giro per il mondo sotto un unico cappello, quindi creare un vero e proprio movimento globale ed unificato.”



Oggi la giornata come si sviluppa?


“Beh ora come vedi, qui siamo in questa stupenda cornice, location davvero bellissima, dove sono presenti solo i possessori, gli addetti stampa e qualche personaggio illustre. Dopo il pranzo privato, ci dirigeremo all’aeroporto di Biella, dove i driver potranno scatenare i cavalli delle loro supercar sul rettilineo della pista; a differenza degli anni passati dove l’evento al pomeriggio era statico, oggi è la prima volta che abbiamo voluto introdurre questa novità, una cosa di grande attrattiva anche per il pubblico.”


Il prossimo step di CarsandCoffee?


“Sicuramente saranno i primi due eventi internazionali, il primo che sarà il 23 Ottobre a Montecarlo ed infine il secondo ad inizio Dicembre che sarà a Miami. Due eventi che lanceranno il nuovo branding ed il nuovo progetto.”


Nasario Giubergia, Maurizio De Luca, Andrea Levy

Nasario Giubergia, Maurizio De Luca, Andrea Levy




Non solo Supercar ma anche moda e fashion in questo evento suggestivo.
Nizza32, negozio d’abbigliamento di Torino di Maurizio De Luca, ha offerto shoppers particolari, ai presenti.


Maurizio anche tu appassionato di supercar.


“E’ nata una profonda amicizia con Francesco, praticamente siamo nati con un anno di distanza e ci siamo portati fortuna a vicenda. Nelle shoppers ci sono sorprese interessanti. Come sai, il mio negozio è un multibrand, capi di altissima qualità sartoriale, Kiton, Isaia, De Petrillo… La mia presenza qui come Nizza32, mi rende molto orgoglioso, ma in primis è l’amicizia che mi lega con Francesco e Gabriele.”


Tesla "Mole Valentino"

Tesla “Mole Valentino”




Questo incredibile progetto, questa supercar, si chiama “Mole Valentino”, è la Tesla del presidente del comitato Parco Valentino e del Salone dell’Auto di Torino, Mr. Andrea Levy. Imprenditore di successo in un terziario avanzato fatto di turismo, eventi e comunicazione e vero motore dell’iniziativa perché alimentata dalla sua immensa passione per i motori e dalla grande esperienza che ha maturato in questo ambiente.


Andrea parlami della tua splendida Tesla.


“Questa è una Tesla P90D, quindi 770 cv di potenza, 0-100 in circa 3 secondi, davvero molto sportiva.
Questo è un progetto speciale, fatto con tutti i fornitori italiani, il design è stato curato dal designer Umberto Palermo che ha dato anche il nome alla macchina: “Mole Valentino”, perché è stata presentata in anteprima mondiale al Salone dell’Auto – Parco Valentino a Torino nel 2016. La parte esterna dell’auto deve ancora essere ultimata, mentre gli interni sono stati completamente rifatti e sono definitivi, con tutte pelli italiane di Foglizzo, unendo stile e made in italy siamo riusciti a scaldare l’interno della vettura con questo particolare bianco e biscotto. Carbonio ovunque, elemento che dà sportività alla macchina sia negli interni, sia negli esterni abbinato ad una colorazione speciale, un silver metallizzato a triplo strato.”



Quindi si può dire che Andrea Levy, ha unito in sostanza Territorio e Passione.


“Sì, territorio e passione, hanno lavorato diverse aziende italiane, Brembo sta studiando una nuova pinza frenante proprio dedicata a questa macchina, Fonmetal ha curato i cerchi in lega da 22”, le pelli appunto Foglizzo, l’assemblatore ARAS, le componenti in carbonio sono state fatte da Skorpion engineering altra azienda di eccellenza italiana; un progetto tutto italiano per rendere la Tesla, che è già una macchina Hi-Tech, una supercar dal design un po’ più caratteristico, sia negli esterni sia soprattutto nello stile all’ interno.”


Tesla "Mole Valentino"

Tesla “Mole Valentino”




Supercar, Moda, Luxury. Elementi che caratterizzano questo movimento, grazie a tutte queste peculiarità Cars and Coffee oggi è diventato il più grande network di appassionati, possessori e collezionisti in Italia.


Qualche fotografia di questa giornata all’insegna delle quattro ruote:


Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee




Cars and Coffee

Cars and Coffee










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Lo StreetStyle alla Milano Fashion Week 2016

Zara colpisce ancora, ecco il cappotto che fa impazzire tutte

Zara sembra sfornare per ogni stagione dei capi di tendenza.
Il colosso del fast fashion non sbaglia un colpo: dopo la biker jacket gialla, si fa strada un cappotto che piace davvero a tutte, è il “that coat“.


“That coat” possiede anche un profilo Instagram che raccoglie al momento solo 200 foto, un piccolo numero, simbolico, eppure emblema della condivisione, della viralità.
Un sistema forse, e sarebbe davvero geniale, per far conoscere e far circolare il cappotto.
Ricercando attraverso l’hashtag #thatcoat, si susseguono milioni e milioni di foto da parte di utenti di tutto il mondo, con prevalenza su Londra.


L’ho visto anche io“, “ero in un supermercato e l’ho visto almeno tre volte in un’ora soltanto“, “mi chiedevo se avessi le allucinazioni, ma #thatcoat è davvero ovunque!“, questi i commenti degli utenti Instagram, tra reazioni incredule e sorprese.


Così, questo cappotto dalla trama bon ton che ricorda vagamente lo stile e l’allure di Chanel, si presenta bianco e blu, senza alcun bottone e alcuna zip.
Semplice ed elegante, ha conquistato presto il cuore delle donne.


Zara non possiede rivali, permette di indossare in maniera economica alcuni capi visti sulle ultime passerelle facendone un copia e incolla perfetto.
Copia e incolla che necessita essenzialmente di un sistema di velocità, infatti è il primo fast fashion a subire il fascino dell’immediatezza.
Negli store sono già presenti, quasi da qualche giorno dopo la loro visione, i capi più cool della stagione attuando la formula dell’imminenza, quasi come quella del “see-now-buy-now” tipica delle ultime passerelle allestite durante le Fashion Weeks.


I risultati della condivisione, riconducono inevitabilmente al fenomeno dell’omologazione.
E seppur appaia semplice nell’era dell’apparenza sentirsi e mostrarsi diversi, molto meno lo è comunicando uno stesso messaggio visivo attraverso l’estetica del vestire.
Il consenso simulato per un tale oggetto o indumento qual sia attraverso i social sites, è il primo esempio di pubblicità gratuita e favorita che arriva agli utenti come sinonimo di scelta, eppure non è scelta, è accettare la massificazione.


Vestirsi non è coprirsi e non è assomigliarsi, è unicità da esprimere, mettendo da parte l’ansiogena paura del sentirsi soli.


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fonte foto: www.zara.com

fonte foto: www.zara.com

Le donne di Helmut Newton rivivono nella sfilata di Elisabetta Franchi SS17

Le donne di Helmut Newton rivivono nella sfilata di Elisabetta Franchi SS17

 

All’uomo che ha raccontato la donna come simbolo di desiderio, musa irraggiungibile e dal carattere forte, sexy oltre misura, si è ispirata Elisabetta Franchi per la collezione primavera estate 2017, a Helmut Newton va questo omaggio.

Helmut Newton, fotografo di origini tedesche, ha lasciato nell’immaginario collettivo una donna che molti oggi cercano di emulare, attraverso immagini, dipinti, fotografie, ma senza la magia di chi la donna  la vedeva realmente come essere superiore.  Si dice sia la madre di Newton la vera fonte di ispirazione, e che i quartieri a luci rosse, visitati col fratello maggiore a soli otto anni, abbiano fatto il resto.

Da lì l’occhio di Newton partorisce donne con stivali alla caviglia, guanti lunghi fino al gomito, fruste, tacchi a spillo e quell’aria altera e sprezzante che le rende spaventosamente sexy.

Erotismo che calca la passerella da Elisabetta Franchi, che ha stupito tutti con una collezione dal carattere algido e dal potere seduttivo, donne che ammiccano, donne che lasciano intravedere i seni, attraverso le trasparenze o, sfacciate, indossando body a rete.

 

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sx Elisabetta Franchi – dx foto di Helmut Newton



La donna Elisabetta Franchi conosce perfettamente le sue armi e le usa! Stringe la vita per esaltarla con cinture importanti e sandali altissimi che lasciano il piede nudo; il corpo diventa il mezzo attraverso cui esibirsi.

Ovviamente la palette colori comprende il rosso lacca, il nude e l’oro, con presenza del nero, fil rouge della collezione.

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sx Claudia Schiffer fotografata da Helmut Newton – dx abito Elisabetta Franchi



 

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sx foto di H.Newton – dx Elisabetta Franchi SS17



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sx foto di Helmut Newton – dx long dress Elisabetta Franchi



Capi scultorei e strutturati, decoltè in vista e micro top fascianti, le lunghezze sono maxi e le giacche oversize, perché la donna E.F. ha quel lato mascolino che non vuole nascondere.

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ai lati collezione Elisabetta Franchi SS17 – al centro una foto di Helmut Newton



Lo scintillìo dei dettagli laminati ricordano le serate glamourous degli anni ’80 e delle dive hollywoodiane.

Rivive in questa collezione SS17 Elisabetta Franchi la “femme fatale” newtoniana e speriamo che ci rimanga.

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sx foto di H.Newton – dx Elisabetta Franchi SS17



 

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Sarah Jessica Parker lancia il little black dress per essere proprio come Carrie Bradshaw

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita ha sognato di essere Carrie Bradshaw. Con il suo personaggio in Sex and the City, Sarah Jessica Parker ha convinto più o meno ogni ragazza sulla faccia della terra che tutto fosse possibile: vivere a New York, lavorare come giornalista, scrivere su Vogue, essere sempre alla moda, possedere abiti e scarpe di un valore di gran lunga superiore a quello di un appartamento in centro a Manhattan. E ha finito per identificarsi con lei, tanto che media e fan faticano a distinguere l’attrice dal personaggio. Perché Sarah Jessica Parker, nonostante cerchi di affrancarsi dal ruolo che l’ha resa celebre, somiglia molto a Carrie: ama la moda e ama New York, come tutte le fan della serie.


Oggi mamma di tre figli e moglie di Matthew Broderick, Sarah Jessica continua a far parlare di sé e del possibile ritorno di una settima stagione di Sex and the City. Viene avvistata, spesso in compagnia delle sue gemelline Marion e Tabitha, in look che sembrano rubati dal gigantesco armadio di Carrie Bradshaw e ha collaborato con le case di moda preferite del suo alter-ego televisivo. Per dirne una, dal 2014 è disegnatrice di una linea di scarpe in collaborazione con Manolo Blahnik, lo shoe-designer osannato in Sex and the City. Nel 2015, invece, ha disegnato una speciale Fendi baguette per la griffe italiana. Proprio la stessa borsa che veniva sottratta a Carrie Bradshaw da un ladro nella terza stagione di SatC. Oggi, Sarah Jessica Parker rilancia il suo ruolo di fashion icon creando un tubino nero per tutte le fan di Carrie, anzi un’intera linea. È stata lei stessa a rivelarlo un paio di giorni fa in un video pubblicato su instagram. La clip mostra l’attrice che svolazza tra le porte girevoli del Claridge’s Hotel di Londra in un delizioso little black dress con gonna a corolla e scollatura sulla schiena. «È il momento della rivelazione. Vi presento SJP LBD (Sarah Jessica Parker Little Black Dress) – spiega l’attrice sul social network – Una nuova collezione di little black dress disegnata da me, interamente e orgogliosamente made in USA. Il nostro primo modello (una sorpresa!) verrà lanciato a ottobre da Bloomingdale, e altri saranno rivelati in seguito, compreso questo». Non ci resta che attendere ottobre per sentirci tutte un po’ più Carrie Bradshaw.

Balmain: Olivier Rousteing si dimostra il grande creativo di Parigi

Olivier Rousteing è l’artefice di una collezione primavera/estate 2017 che brilla fra le tante proposte che si sono susseguite in passerella durante questi lunghi e frenetici giorni in cui la moda a Parigi, regna sovrana.

Balmain porta in passerella capi brillanti sia perché luccicanti e sia perché ricchi di dettagli. Un tripudio di contaminazioni che culminano inevitabile con un défilé incantato.

Le bellissime modelle (Alessandra Ambrosio, Gigi Hadid e Kristen Doutzen ad esempio) indossano ricami preziosi e texture scintillanti.

Una creatura androgina, forte di temperamento ed estremamente sensuale.

In una location che ricorda le foreste pluviali asiatiche, sfilano capi importanti, lussuosi: difficili da dimenticare.

Long dress in seta si alternano ad abiti in suede dal carattere dirompente.

Il colore è il fulcro delle collezioni Balmain e questo défilé non fa eccezione. I capi esplodono in tonalità cariche e vitaminiche: l’arancione è in accordo con la terra bruciata, i toni del camouflage dichiarano amore al nero; un rosso papavero carica di sensualità l’intero progetto creativo.

Le linee affusolate sono rese intraprendenti da scollature vertiginose. Il pitone, proposto in passerella con over coats e pantaloni e le lamine d’oro che intrecciano trame luxury, portano la collezione ad esiti sorprendenti, pronti a stupire durante tutta la prossima calda stagione.

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Fonte cover Madame Le figaro

Fonte gallery vogue.com

 

Moschino gioca con la moda e crea una collezione SS17 parodia

MOSCHINO PRIMAVERA ESTATE 2017 – LA MODA PARODIA DELLA MODA

Avete mai giocato a “Gira la moda“? Probabilmente Jeremy Scott sì, perché lo ha riproposto in passerella durante la Milano Fashion Week!

La collezione primavera estate 2017 a quanto pare è un gioco divertentissimo, dove poter vestire le modelle e cambiarle d’abito a piacimento, come si faceva con i modellini di carta. Così i vestiti sono dei disegni effetto trompe l’oeil con tanto di linguetta, i boa di struzzo vengono soppiantati da cartonati, i cappelli e i gioielli dipinti su carta e i mega fiocchi solo un’illusione.

Il fashion show di Moschino rimane sempre il più atteso e non manca mai di stupire, riprendendo lo stile ironico e irriverente del maestro Franco Moschino, che proponeva una moda, parodia della moda.

Le donne in questo show diventano dei manichini di carta e gli abiti uno scherzo non indossabile, anche se Jeremy Scott accontenta le fanatiche del brand con una capsule acquistabile subito dopo la sfilata, ispirata al libro “La valle delle bambole” di Jacqueline Susann del 1966, una collezione carica di una potente dose di pillole.

Pillole da successo, pillole da fama, pillole ostentazione del proprio stato sociale, sulle borse, stampate sulle felpe, pillole riconoscimento di una psicosi nuova malattia dei ricchi. Parodia anche questa?

Fatto sta che quando a indossarle sono Irina Shayk, Gigi Hadid, Bella Hadid e Anna Cleveland, diventano simbolo di potere e di charme, come quello che trasmette la Cleveland con il suo ingresso in passerella, eclettica, magnetica, scenografica.

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Irina Shayk



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sfilata Moschino SS17



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Bella Hadid




 

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Gigi Hadid con clutch portapillole e felpa della nuova capsule collection



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Anna Cleveland e l’abito effetto trompe l’oeil






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Lanvin: non convince il debutto di Bouchra Jarrar

Non convince del tutto il debutto del designer Bouchra Jarrar, fresco di nomina in casa Lanvin dopo l’addio alla maison di Alber Elbaz.

L’eredità lasciata dal couturier non è certo facile da fronteggiare e forse Bouchra ha agito come avrebbe dovuto fare un debuttante che ha l’obbligo di convincere una platea orfana di un grande stilista.

La collezione, difatti, appare un gradino sottotono rispetto alla passate proposte dell’azienda.

Seguendo la fisionomia della maison, Jarrar sbircia negli archivi di Lanvin proponendo sulla passerella capi minimalisti, dalla foggia maschile, abiti trasparenti e capispalla (come il chiodo) che donano un allure rock alla collezione.

Criticare l’operato di Jarrar appare dunque ancora primitivo. Il rodaggio di Bouchra sarà giustificato solo con la presentazione della prossima collezione.

 

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Fonte cover madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Kim Kardashian aggredita alla Paris Fashion Week

Dopo l’aggressione a Gigi Hadid, il giornalista ucraino Vitalii Sediuk torna a tormentare una celebrity: Kim Kardashian è stata aggredita dall’uomo mentre si recava ala sfilata di Balenciaga alla Paris Fashion Week. Subito dopo essere scesa dalla macchina, attorniata dalla stampa e dai fan, Kim è stata raggiunta dal giornalista che ha tentato di baciarle il celeberrimo lato b. Il disgustoso attacco è stato prontamente sventato dalla security, permettendo alla donna di assistere allo show senza altri incidenti.


Solo uno spavento quindi per Kim Kardashian, ma Vitalii Sediuk non è nuovo a episodi di questo tipo. L’ultima in ordine di tempo è stata l’aggressione a Gigi Hadid, durante la settimana della moda di Milano. La bella Gigi è stata “abbracciata” in maniera violenta e molto invadente dal giornalista, ma è riuscita a difendersi benissimo. In quell’occasione, infatti, Sediuk si è guadagnato una gomitata dalla modella, riuscendo poi a scappare mentre i bodyguard riportavano l’ordine. L’uomo ha spiegato l’aggressione su instagram, definendola un gesto di protesta contro il fashion system che regala celebrità alle reginette dei social come appunto Gigi Hadid, Kim Kardashian e la sorellina Kendall Jenner. In altre occasioni l’aggressore si è scagliato invece contro star della musica e del cinema. Celebre il suo tentativo di importunare Madonna alla conferenza stampa del film W.E. nel 2011. In quel caso, il giornalista ha regalato alla cantante un mazzo di ortensie, nonostante la sua allergia a questi fiori sia risaputa. Nel 2013 Vitalii Sediuk ha cercato di rovinare il discorso di ringraziamento di Adele alla cerimonia dei Grammy Awards, ma è stato prontamente fermato da Jennifer Lopez, decisa a lasciare alla collega il suo momento d’oro. Infine, anche Will Smith e Brad Pitt sono stati aggrediti dall’uomo, che però in quest’ultimo caso è finito in manette. Insomma, l’aggressione a Kim Kardashan è solo la più recente delle imprese di Sediuk. Aggressore seriale o solo personaggio in cerca di notorietà?

La decostruzione dell’essenziale di Y/Project

Sfila nell’ambito della Parigi Moda Donna la collezione primavera/estate 2017 di Y/Project. Il designer belga Glenn Martens continua la sua sagace decostruzione dell’essenziale nel suo secondo défilé. Vistosi accenni streetstyle spiccano nell’eleganza che si alterna sul catwalk. Il giovane stilista, laureato presso la Royal Academy of Antwerp, raccoglie grandi consensi dal 2013. Ad Y/Project si deve la fondazione dei canoni di un’estetica nuova, in cui i confini tra femminile e maschile sono sempre più sfocati. La creatività domina in una collezione dal fascino underground. Cut out sbucano da trench e pantaloni, ma anche da t-shirt e camicie. Giocosa ed irriverente, la collezione rielabora codici tradizionali in una chiave inedita: largo a denim e velluti, mentre sbucano qua e là incursioni kitsch come nel bomber in oro metallizzato. La camicia maschile rivive in una veste nuova, che la rende simile ad un corsetto, per una donna sexy e sicura di sé, in un istrionico gioco di ruolo.

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Lo streetwear in chiave couture di Koché

Sperimentazione e accostamenti arditi caratterizzano la collezione primavera/estate 2017 di Koché, che ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week. Christelle Kocher continua nel suo tentativo sperimentale di fondere i codici dello streetwear con quelli della couture. Il risultato è affascinante: citazioni sportswear dominano sul catwalk, tra tenute da jogging da indossare con scialle in tulle, come fa Lindsey Wixson, che apre il défilé. Largo a felpe caratterizzate da grafismi optical, pantaloni cargo e t-shirt oversize, che si uniscono a dettagli vintage e tocchi femminili, come nei gioielli dal gusto un po’ kitsch. In un patchwork di dettagli artigianali, sfila un interessante esperimento stilistico, fortemente improntato alla contemporanetà.

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(Foto: Madame Figaro)

Vionnet: il minimalismo sfila a Parigi

La collezione primavera/estate 2017 di Vionnet si presenta all’insegna delle sovrapposizioni. Il denim, tessuto principale di questo défilé, scandisce un progetto creativo basato su sovrapposizioni di svariati tessuti e sui colori tenui.

La femminilità della donna Vionnet si concentra su abiti prettamente casti e minimali. Il soprabito kimono in seta, un vezzo sulla passerella, è stato abbinato ad un top di pizzo e un abito bianco plissettato a maniche lunghe.

Il mood casual della collezione si riflette nelle giacche oversize ma un abito verde con frange,porta la collezione ad esiti estetici desunti dagli anni ’20.

Accenni di sensualità sono stati riservati alla tunica semitrasparente con dettagli gold che caricano l’intera linea di un sufficiente allure sofisticato.

Sensuali risultano i long dress da gran soiree in lussuosa seta che leggeri accarezzano le curve della donna, librando nell’aria.

 

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Diletta Leotta, fenomeno Cantone in espansione

Diletta Leotta, giornalista sportiva per Sky, ha subito il disagio e la vergogna di non possedere una vita privata.


Ennesimo caso di sextortion: le è stato hackerato il telefono con immediata diffusione e visione di alcune foto nelle quali era ritratta nuda.


Nello stesso mattino ha sporto denuncia alla Polizia di Stato chiedendo di dare avvio ad azioni penali contro chiunque avesse rubato e fatto circolare le sue foto tramite l’accesso al suo account personale Dropbox.


Questo riporta la nota diffusa dall’ufficio stampa di Diletta Leotta:


Quello che è successo oggi è estremamente grave. Il telefono portatile di Diletta è stato hackerato e alcune sue foto privatissime di alcuni anni fa, in realtà insieme ad evidenti fotomontaggi, in queste ore sono distribuite in rete da moltissime persone. Diletta ha subito sporto denuncia alla Polizia di Stato (Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano) chiedendo che si dia inizio all’azione penale contro chiunque risulti concorrente di tutti i reati perseguibili e cioè della pubblicazione e distribuzione delle foto.”.


La beniamina dei tifosi di Serie B per i quali conduce uno speciale su Sky Sport, era già protagonista di slogan e battute sessiste per il suo mostrarsi in pose provocanti e hot sui social, tanto da divenire culto e ammirazione di gran parte della tifoseria italiana.


Il fenomeno della condivisione, proprietà del web partecipativo 2.0, ha mosso gli utenti in una direzione univoca, quella del fare massa.


Se il fenomeno diviene preoccupante in un incidente fortuito come nel caso di Diletta Leotta, pericoloso lo è invece in un incidente quasi “intenzionale”. Inviare, allora, ingenuamente una foto a degli amici o al fidanzato come nel caso di Tiziana Cantone, diviene reato contro se stessi, prigione e gabbia nella quale nascondere e uccidere la propria identità.


Molti gli utenti che si sono mostrati meravigliati, sorpresi e scossi del nudo di Diletta Leotta, ma in un paese in cui la pornografia possiede livelli altissimi di fruizione, risulta soltanto l’ennesimo esempio del pregiudizio umano:  pensarsi diversi.



Vogue USA contro le fashion blogger: “state dichiarando la morte dello stile”

Vogue USA si scaglia contro le fashion blogger: “trovatevi un lavoro vero”.
Queste le accuse al termine della Milan Fashion Week da parte dei giornalisti, stanchi di recedere sulle decisioni dettate della moda.


Ne parlano chiaramente i front row agli ultimi catwalks: alle prime file i bloggers, alle ultime i giornalisti.


Un circo”, così come è stato definito dalla giornalista Alessandra Codinha.
Fuori dalle passerelle, i paparazzi ritraevano gli stili dello streetstyle, fenomeno ormai riconosciuto.


È una situazione schizofrenica, e non può essere positivo. Nota per i blogger che cambiano da testa a piedi i loro outfit sponsorizzati ogni ora: Finitela. Trovatevi un altro lavoro. State dichiarando la morte dello stile”, ha espresso Sally Singer, direttore creativo digitale del sito Vogue.
A incrementare la posizione e il ruolo dei fashion blogger, intenti a cambiare diversi looks, sono le aziende e i brand di moda che regalando intenzionalmente capi da indossare, aumentano il traffico di visualizzazioni e vendite. Un vero e proprio mercato che nasce da una sponsorizzazione oculare per trasformarsi in una vera e propria veicolazione del messaggio di “moda passepartout”.
Così da blogger, presto si diventa influencer e opinion leader pur non avendone le competenze, postando un’idea di quello che vuol essere l’outfit del giorno, rinunciando anche alla valorizzazione del proprio corpo, così come detta tal brand.


Una faida, quella tra Vogue e le fashion bloggers, che sembra non voler finire neppure durante la Paris Fashion Week ormai lontana dai riflettori di Milano.
Così oggi, chi vuole far moda, ha da affrontare chi fa del vestire “non scelto” ma “bloggato” uno stile di vita, eclissando la creatività, la capacità di pensare alla moda come materia di studio e riflessione, facendone sinonimo di apparenza e non di appartenenza.


 

Sfila a Parigi la couture future di Courrèges

Couture Future: con questo termine Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant salutano la loro quarta collezione disegnata per Courrèges. A coniare l’espressione fu proprio André Courrèges, con riferimento alla collezione prêt-à-porter del 1965, emblematica per la rivoluzione del brand. Nella cornice della Monnaie di Parigi sfila la collezione primavera/estate 2017, intrisa di elementi couture e tocchi futuristi. Aprono il défilé minidress cocoon con tasche e martingala, pantaloni a righe black and white con boleri in tinta, per silhouette grafiche e futuriste. Seguono bomber in neoprene, jumpsuit e giacche biker, tra suggestioni hi-tech e grande ricercatezza. Sperimentazione sembra essere la parola chiave di una collezione che unisce un appeal proiettato nel futuro alla tradizione della maison. Suggestioni Sixties nel pvc dei top, per una donna moderna e raffinata.

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(Foto: Madame Figaro)

Cosa c’è stato di interessante nel dibattito tra la Clinton e Trump?

Il dibattito Clinton-Trump si è appena concluso e fa ancora parlare di sé.
Un grande show televisivo – prima di tutto – che nelle passate edizioni aveva perso il suo smalto, e non solo perché i risultati erano apparsi scontati.
Negli Stati Uniti se ne è parlato nei giorni precedenti, anche ampiamente, mentre gli osservatori europei hanno dato ben poco rilievo alla prima, vera, grande novità di questa “edizione”: gli staff dei candidati per la prima volta si erano messi d’accordo “prima” solo su pochissime regole: la durata dei “blocchi” di argomenti, gli “stack” di tempo per risposte e repliche, temperatura e luci della sala (perché si, anche questo conta, e parecchio, specie se si parla al 100% degli analisti, al 30% della popolazione, e praticamente al 70% dell’elettorato).
Questa “mancanza di accordo” ha fatto sì che innanzitutto lo spettacolo fosse percepito – e in realtà lo è stato – autentico, non preconfezionato, e come “una cosa da vedere” perché ci si potevano aspettare colpi di scena.


La politica americana – definita molto spesso “politica spettacolo” – ha visto a fasi alterne ritenere che questa spettacolarizzazione in fondo “fosse a vantaggio della televisione” o altre in cui “fosse a tutto vantaggio della politica”.
In realtà ma i come in questo caso, ed in questo dibattito anche di più, il vantaggio è stato (ciascuno per la propria parte) del tutto paritetico.
La televisione ha avuto il suo show, il suo spettacolo di 90 minuti con “contendenti veri” e colpi di scena, ha promosso se stessa come “massimo media” capaci di raggiungere la popolazione, ha creato “contenuti” su cui si discute e discuterà, non ha deluso le aspettative del pubblico, ed ha creato certamente attesa per i prossimi appuntamenti (i due presidenziali e il confronto tra i vice).
La politica ha suscitato interesse ed attenzione (anche se nella sua forma di spettacolo) in un periodo storico in cui il vero problema è “stimolare la partecipazione”, che in America è ai minimi storici da quando esiste il suffragio universale perché l’offerta politica appare scontata e piatta e on innovativa, quando spesso non rispondente alle esigenze dei tempi. I candidati hanno avuto “il loro modo” per arrivare agli elettori, e semmai la chance di proporsi in modo differente.


Se i nostri analisti sono concordi nell’assegnare la vittoria a Hillary Clinton ciò è dovuto essenzialmente alla nostra sensibilità, e non certo a come sia andato davvero il dibattito.
Questo perché – e non dobbiamo dimenticarlo – Clinton e Trump non si candidano a leadership europee, ma a diventare presidenti del “popolo americano”.
Se la vediamo sotto il profilo di mercato, la loro è un’offerta politica che prima di tutto deve essere “acquistata” da quel mercato elettorale, e i due candidati lo sapevano bene, anche in tutte quelle risposte e quel modo di confrontarsi che sono ben lontane dalle nostre sensibilità ed aspettative.
In questo senso va anche chiarito che essendo il primo dei tre dibattiti obiettivo dei candidati non era solo quello di vincere ma soprattutto quello di consolidare il proprio elettorato e lanciare parole chiave per le prossime settimane di campagna elettorale e “mettere in campo argomenti” su cui fare campagna e suscitare dibattito tra una sfida televisiva e l’altra.


Se la vediamo quindi nei termini di questi obiettivi, sia la Clinton che Trump li hanno raggiunti, e in numerosi e sparsi passaggi.
Trump è stato estremamente efficace nel confermare il suo personaggio, nel comunicare energia, nel “vendere” se stesso come il cambiamento, nel collocarsi (anche visivamente) come un leader capace di “dominare” la scena.
Ha attaccato la Clinton essenzialmente su due punti: il suo passato politico, presentandola come “inconcludente”, ricordando agli americani circa trent’anni da first lady, senatrice e infine nel governo come Segretario di Stato, con due momenti di massima efficacia, quando ha chiesto un solo esempio di un accordo internazionale di cui fosse orgogliosa e quando ha cercato di far sì che la Clinton criticasse Obama; “politico tipico” quindi e “inconcludente”.
La Clinton è stata estremamente efficace nel presentare se stessa come leader politico, come “donna di Stato”, come persona di esperienza capace di assolvere al ruolo di leadership, con il momento di maggiore efficacia sul blocco relativo alla politica estera, dove è riuscita ad evidenziare tutta l’impreparazione e inadeguatezza di Trump e la “pericolosità” delle sue posizioni.
Ha attaccato Trump su punti importanti, riuscendone a scalfire alcuni suoi punti di forza, in primis “l’essere imprenditore fatto da sé”.


Il passaggio non è da poco visto come Trump presenta se stesso, è il fuoco incrociato sulla sua attività imprenditoriale, con elementi che probabilmente noi, e gli americani, abbiamo sentito per la prima volta, e che certamente faranno discutere e approfondire, e che costituiscono il vero “colpo di scena che tutti attendevano, e che tra l’altro ha mostrato una Clinton forte, battagliera ed aggressiva, un po’ fuori dal suo personaggio (e la cosa è stata gradita sia dal pubblico televisivo che dagli elettori).
1. Trump non si è fatto da sé né sul nulla, ma con 14milioni del padre
2. è stato ben cinque volte sull’orlo della bancarotta
3. si è salvato solo grazie a scappatoie legali che facilitano i ricchi
4. non mostra la dichiarazione dei redditi perché si mostrerebbe meno caritatevole di quello che vuole apparire
5. non mostra la dichiarazione dei redditi perché si mostrerebbe meno ricco di quello che vuole apparire e di avere molti debiti che non vuole far conoscere
6. non mostra la dichiarazione dei redditi perché non paga l’imposta federale sul reddito
7. ha beneficiato della e lucrato sulla crisi immobiliare in cui gli americani ha perso moltissimo
8. non paga e non ha pagato le persone che hanno lavorato per lui
ed a tutte queste accuse Trump non solo evidentemente non era preparato, ma ha replicato sostanzialmente ammettendo tutto, dicendo in sostanza che “se esistono leggi e scappatoie legali lui ne ha usufruito legittimamente” che è un imprenditore e come tale “lucra dove può” e che non ha pagato le tasse federali perché “sarebbero stati soldi gettati al vento”.
Tutte cose che mal digerisce un popolo come quello americano, anche da un politico “normale”, immaginiamo da un presidente.
Con l’affondo finale – per noi europei non così forte come suona alle orecchie USA – ovvero non aver fatto donazioni per ospedali pediatrici o per i veterani. Su cui non una parola di replica.


E tuttavia anche Trump non ha risparmiato affondi non indifferenti, sempre per le orecchie del pubblico televisivo e per quelle dell’elettore medio americano:
1. l’accordo sull’Iran
2. l’accordo commerciale con il Messico
3. l’accordo con l’Europa
4. non un’azione di contrasto alla politica commerciale cinese
5. non aver fatto nulla per compere sul fronte cyber-informatico con Russia e Cina
6. non aver fatto nulla contro l’ISIS quando questa era agli albori, anzi averla fatta crescere sino ad essere presente in 30 stati.
Tutte accuse su cui la Clinton ha replicato poco e spesso male, e su cui si fondavano due elementi centrali della campagna di Trump: l’orgoglio dell’essere di nuovo grandi, e – in politica economica interna – la riconquista dei posti di lavoro persi a favore di paesi come Messico e Cina.


In secondo piano, anche se molto appetibili dalla cornice di gossip politico, le accuse di sessismo e si disparità razziale verso Trump, così come la risposta sul tema dello scontro sociale spesso etnico-razziale nelle città americane, sul quale dalla Clinton ci si aspettava molto di più e su cui invece Trump è risultato meno fumoso.


Gli analisti ed editorialisti americani hanno tutti, o quasi, assegnato una vittoria ai punti alla Clinton, mentre per i corrispondenti e analisti esteri la sua è stata una vittoria schiacciante.
Ma quali sono i dati fondamentali della percezione politica degli americani da cui partire, e sulle cui basi si sono espressi i candidati?
Un sondaggio Reuters / Ipsos polling mostra un elettorato in uno stato d’animo depresso, con il 64 per cento degli americani che ritiene che il paese sia sulla strada sbagliata. Questo numero comprende 87 per cento dei repubblicani e il 44 per cento dei democratici.
Un sondaggio Reuters / Ipsos pubblicato lunedì ha rilevato che circa la metà di tutti gli elettori probabili negli Stati Uniti stavano attendendo il dibattito per essere aiutati a prendere una decisione definitiva.
Quando Reuters ha chiesto agli elettori di scegliere la prima parola che veniva in mente quando pensavano al loro paese, la scelta più popolare è stata “frustrazione”, seguita da “paura” e “rabbia”.
È dunque a questo elettorato – e non agli europei o agli addetti ai lavori – che era indirizzato il messaggio dei due candidati.


Se lo osserviamo su questa base di analisi Trump non solo non ha perso, ma ha anche rassicurato la “base ricca” del suo elettorato affermando che “sul solare abbiamo perso molti soldi e che il nemico non è il carbone” strizzando l’occhio a tea-party e fratelli Koch (che a gennaio avevo dichiarato che avrebbero investito quasi 900 milioni di dollari a favore dei candidati repubblicani).
Il suo messaggio di “uomo nuovo” e indipendente, forte e deciso, con un progetto in mente, è passato, così come il voler parlare alle centinaia di migliaia di persone che hanno perso il lavoro per la estero-localizzazione delle fabbriche manifatturiere.


Sempre sulla stessa base la Clinton è apparsa più battagliera e meno “secchiona” delle altre occasioni, più aggressiva sul piano personale, più decisa e determinata nel vincere – e quindi non più un fatto scontato, come invece era stato sinora il suo messaggio.
Ha mostrato più preparazione, più adeguatezza (perfetto il passaggio “voglio rivolgermi ai nostri alleati in tutto il mondo e rassicurarli…”)
Il suo è un appuntamento con la storia: prima first lady e prima donna presidente, e per la prima volta si è mostrata determinata a raggiungere con grinta questo obiettivo che molti vorrebbero nel palmares di Michelle Obama.


Sono questi i due messaggi “subliminali” che non vengono ancora registrati nei sondaggi, che dichiarano ancora un testa a testa percentuale. Ma sono anche i messaggi che vanno sedimentati e che probabilmente si scioglieranno solo nella cabina elettorale.
Quanto conterà che “la Clinton è la vecchia politica” e che Trump “non è adeguato in politica estera”? Quanto che la Clinton è corresponsabile di molti accordi commerciali che hanno fatto perdere lavoro manifatturiero? Quanto che Trump è parte di quel sistema – e punta a tutelarlo – di super ricchi che non pagano tasse e speculano anche sulle crisi finanziarie?
Un ruolo chiave per convincere l’elettorato su questi argomenti sarà come editorialisti e politici declineranno questi temi nelle prossime settimane. E l’idea che se ne faranno gli americani, che non sempre lo dichiarano nei sondaggi politici.

Putin sta per far rinascere il KGB

Appena dopo essere stato eletto primo ministro nel 1999 Putin fece una battuta in un convegno dell’intelligence russa spiegando che un gruppo di spie sotto copertura in missione per infiltrare il governo stava portando a termine il compito con un successo. Con il senno di poi abbiamo capito che non stava scherzando. Con l’avvento di Putin, negli anni, tutte le posizioni di importanza all’interno del governo russo o delle controllate statali è stato preso da ex agenti del KGB.


Ora che la missione è stata definitivamente portata a termine pare che Putin sia pronto a rendere pubblico il trionfo facendo rinascere il KGB. Secondo il giornale russo Kommersant è in dirittura d’arrivo una profonda riforma dell’intelligence russa in cui l’FSB, la principale agenzia di intelligence russa, si unirà con l’agenzia responsabile per l’intelligence estera in una nuova entità chiamata Ministero della sicurezza statale. Sia il governo che l’FSB hanno negato ma le voci sono insistenti.


La nuova agenzia prenderà il nome che aveva sotto Stalin tra il ’43 e il ’53 e sarà grande quanto il KGB con circa 250.000 persone alle sue dipendenze e sarà la dimostrazione visibile del potere del suo leader incontrastato Vladimir Putin. Lo stesso Putin che ha ricordato come “non esista un ex agente del KGB” e che non ha sempre avuto un rapporto facile con l’FSB.


Da un certo punto di vista Putin ha permesso all’FSB di assorbire molte parti del vecchio KGB smantellato e diviso da Boris Yeltsin nel tentativo di contenerne il potere.
Sotto Putin l’FSB ha ripreso controllo dei confini russi, delle truppe di confine e della branca responsabile dello spionaggio elettronico.
Nonostante questo Putin non è mai riuscito a controllare personalmente l’agenzia come fa con quasi qualsiasi altra organizzazione statale.
Nle 2007, ad esempio, Putin ha messo il suo amico Viktor Cherkesov a capo della agenzia anti-droga federale con il compito di seguire da vicini i loschi affari della leadership dell’FSB ma non ottenne nulla di incriminante. Successivamente Putin creò una agenzia ad hoc per investigare sugli omicidi più famosi come quelli di Anna Politkovskaya e Boris Nemtsov, compito che sarebbe spettato all’FSB.


Ora sembra che Putin abbia cambiato tattica: dopo la creazione della Guardia Nazionale, creata a luglio e che ha unito le truppe di sicurezza interna sotto il controllo diretto del Cremlino, la creazione del Ministero della sicurezza dello stato anche qui unirà i poteri di più agenzie in una super organizzazione sotto il controllo diretto di Putin.
Il presidente russo ora ha il controllo totale dello stato, come in un totalitarismo. Sensazione confermata dalle purghe di questa estate in cui sono cadute le teste del capo dei servizi federali dei narcotici, dei servizi di protezione federali, quello delle migrazioni, le ferrovie e così via.
I vecchi capi di queste organizzazioni avevano molta anzianità e molto potere, troppo per Putin, e sono stati tutti sostituiti da giovani e inesperti burocrati che possono garantire una lealtà assoluta.


Questo spinta accentratrice, secondo alcuni analisti, è stata pensata pronosticando l’eventuale uso del pugno di ferro che si renderà necessario nei prossimi mesi a causa delle difficoltà economiche causate dal basso prezzo del petrolio.


Il KGB non era un servizio segreto di stampo occidentale, le sue aree di interesse non erano definite. Il KGB proteggeva gli interessi del capo del Cremlino in qualsiasi campo, sia all’interno che all’estero. Supervisionava i media, lo sport, la chiesa tanto quanto si occupava di spionaggio e contro-spionaggio. Un vero e proprio strumento di perpetuazione del potere, uno strumento che a un leader totalitario fà molto comodo.
Per gli amanti della storia queste mosse assomigliano molto all’approccio al potere che ha avuto l’unico altro presidente russo che arrivava dal KGB Jurij Andropov.

La moda robotica di Anrealage

Ritorno al futuro alla Paris Fashion Week: da Anrealage è di scena un design futurista intriso di atmosfere tecnologiche. Kunihiko Morinaga ci porta nel futuro con una collezione primavera/estate 2017 dall’evocativo titolo “Silenzio”. Lo stilista fa uso della tecnologia per dare voce ai suoi capi: attraverso un meccanismo robotico, questi ultimi vengono collegati ad appositi iPad che emettono dei segnali sonori per ogni outfit. Largo a silhouette squadrate e atmosfere da space oddity, per una collezione altamente scenografica: dominano abiti a trapezio dai colori metallici, tra righe e black & white optical sbucano stampe fotografiche, anch’esse in bianco e nero, che rappresentano foreste, oceani e pattern floreali. L’era spaziale prende forma sulla passerella, tra colori statici e modelle robotiche. Sfilano pantaloni ampi, maxi gonne ed elmetti futuristi, che divengono quasi delle maschere sulle modelle, trasformate in androidi. Morinaga presenta anche una inedita collaborazione con Tom Kawada per sviluppare una app per iPhone, che sarà disponibile dal 3 ottobre. Inoltre la collezione è legata ad una linea di sneakers prodotte in collaborazione con Asics.





Note grunge in passerella da Aalto

Ha sfilato nell’ambito della settimana della moda parigina Aalto. Tuomas Merikoski, lo stilista finlandese alla direzione creativa del brand, porta sulla passerella di Parigi una collezione intrisa di note scandinave. Tuttavia per la collezione primavera/estate 2017 Aalto -che significa letteralmente “onda” in finlandese- sembra abbandonare il tradizionale cliché che associa certo minimalismo al design e alla moda scandinavi per aprirsi invece a note inedite. La collezione evoca immagini variegate, tra note futuriste e un’inquietudine di fondo. Largo a suggestioni grunge per un tuffo negli anni Novanta: tra denim all over e colori melange, troviamo maxi dress laminati e colori accesi. Ad ispirare Merikoski sarebbero stati i personaggi delle illustrazioni Moomins realizzati da Tove Jansson, celebri in Finlandia: ad aprire il défilé note di bianco iridescente tra sovrapposizioni e asimmetrie. L’intera sfilata è in bilico tra tradizione e innovazione, tra vintage e contemporaneità.

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(Foto: Madame Figaro)

Paskal: esplosione al neon alla Parigi Fashion Week

Esplosione di colori neon in passerella da Paskal. Alla Parigi Moda Donna sfila una collezione vitaminica e moderna. Julie Paskal, la stilista ucraina del brand, parte dalle linee e dai colori dell’opera “Ohne Titel” dell’artista modernista Sigmar Polke: da questo dipinto, risalente al 1979, si snoda poi un percorso ben preciso, che si nutre anche delle suggestioni della cultura rave, complice anche un recente viaggio in India che ha ispirato la designer. Così Julie Paskal crea una collezione multiforme e ricca di contrasti, per capi dal grande impatto visivo. Dominano tinte accese che illuminano il nero, tra trasparenze ardite e ruches. Largo a rosa baby, verde mela e nero, per abitini a trapezio ricchi di costruzioni asimmetriche ed istrionici dettagli. Frange e citazioni sporty illuminano capi tagliato con laser a 3D, per linee architettoniche ed elaborate.

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(Foto: WWD)

Streetstyle alla Milano Fashion Week 2016

STREETSTYLE ALLA MILANO FASHION WEEK 2016

Foto by Nasario Giubergia



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Maison Margiela. Con John Galliano gli alieni sfilano a Parigi

Se qualcuno, un giorno, diede l’appellativo di “Pirata della moda”  a John Galliano, un motivo valido ci sarà.

L’eclettico della moda, quello che tutto può e tutto ottiene ha creato una collezione primavera/estate 2017 per Maison Margiela all’altezza del suo estro.

Estremamente libero da ogni canone estetico, fatiscente nelle regole dettate dalla moda, questo défilé tocca tanti piccoli appigli di ispirazione. Una sciarpa in lana diventa magicamente un top, come nelle migliori tradizioni dadaiste, il parka di organza delinea un’avvincente codice estetico vittoriano. Se la cuffia anni ’20 diventa un bizzarro copricapo, i gioielli cuspidi ai lobi delle modelle rimandano al magico e al quanto avventuristico mondo degli alieno.

Tutto è così teatrale. I tailleur si vestono di macro cabochon e la tuta da sub viene arrotolata mostrando un pattern surrealista. Il tulle è stato aggrovigliato, rendendolo vaporoso e goffrato. Sembra quasi plastificato.

Sovrapposizioni scalmanate di tessuti completamenti distanti per consistenza, creano effetti volumetrici non ordinari.

Il tartan si avvicenda a broccati pregiati creando un diktat affascinante ed equilibrato.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Caramellosa la donna Cristiano Burani SS17 alla Milano fashion week

Caramellosa la donna Cristiano Burani SS17 alla Milano Fashion Week

Quella di Cristiano Burani è una donna che ha fatto il pieno di vitamine!

Cristiano Burani presenta per la prossima stagione primavera estate 2017 un fascio di colori da cui trarne energia positiva. Pink, fucsia, giallo e arancio, dall’arcobaleno le tonalità più accese e più vive, che ricordano le caramelle, i lecca lecca, le bonbons più divertenti.

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Sono le righe le vere protagoniste della collezione, sui long dress o sulle gonne ampie, accostate ai bomber azzurro cielo, che regalano un senso di leggerezza. Le plissettature sono architettoniche, i dettagli sportivi e i volumi over. La donna Burani è contemporanea e moderna e mixa abiti soffici come zucchero filato a ankle boots in ciniglia  e mega cinture a segnare il punto vita.

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Rochas: il grande trionfo di Alessandro Dell’Acqua

Priva di orpelli ed eccessi eclatanti, la collezione primavera/estate 2017 di maison Rochas, disegnata dal poliedrico Alessandro Dell’Acqua, nasconde un’aurea di purezza dentro le volumetrie conferite gli abiti.

Leggeri e vaporosi come fossero nuvola, gli abiti disegnati in occasione di questa edizione della Parigi Fashion Week raccontano di una donna romantica, fuori da un tempo cronologico dettato dalla contemporaneità.

Una soluzione da applaudire visto che sempre più spesso le collezioni presentati sulle passerelle toccano i vertici dell’esasperazione forzata delle linee.

Ad ispirare questa collezione è stato Erwin Blumenfeld, celeberrimo fotografo tedesco, considerato un pioniere della fotografia artistica del XX secolo.

Gli abiti fiabeschi disegnati dal tulle a pois vengono accostati al magico tocco della seta che confeziona un leggiadro abito sottoveste  decorato da balze che segnano la scollatura.

In particolare, la fluidità dei capi conferisce alla collezione un’aurea irreale di magnifico romanticismo.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

I migliori backstage di Milano Moda Donna: Byblos

Byblos decide di puntare sulla scenograficità dell’ atmosfera siderale per raccontare una collezione dall’estetica eterea. L’ispirazione giunge dall’artista Peter Gentenaar, le cui opere in carta assumono, nella loro unicità, forme inusuali e inaspettate.

Sono i decori della natura ad accompagnare la donna del brand che sceglie le micro ruches, le passamanerie colorate e le trasparenze del tulle da abbinare a varsity jacket over, culisse, bretelle e occhiali dal tocco futuristico. Come atterrata dalle nuvole, le imbragature e i fili del paracadute si sciolgono per creare movimento sulla passerella e avvolgere gli abiti in delicati intrecci.

L’etoile della galassia Byblos, con il suo voyerismo, può affermare di essere pronta per approdare alla prossima stagione nel pieno del suo stile.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Andrea Bertolotti

Il ritorno di Olivier Theyskens

Dopo due anni di ritiro dalle passerelle, torna a Parigi lo spirito romantico e ribelle di Olivier Theyskens. Lo stilista belga, che vanta collaborazioni con Rochas, Nina Ricci e Theory, presenta sulle passerelle parigine una collezione primavera/estate 2017 ricca di magistrali tocchi sartoriali e sapienti esplosioni di femminilità. Dominano asimmetrie e suggestioni inedite, in un défilé che mixa elementi duri ad inusitati sprazzi di tenerezza: la donna che calca la passerella ama la contemporaneità di un pret-à-porter che strizza l’occhio alla couture, tra dettagli che rivelano un design moderno e di grande impatto scenografico e attimi onirici. Uno stile perfetto per la quotidianità ma che non disdegna coup-de-thèatre ricchi di spunti, come l’abito in seta rossa, dalle maniche aperte, o i capi a pois. Lo stilista 39enne, adorato da Madonna, sorprende con un ritorno in grande stile. Grande attenzione anche agli accessori, per una sfilata ricca di contrasti.

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(Foto: Vogue)

Liselore Frowijn debutta alla Paris Fashion Week

La settimana della moda parigina si apre con un debutto: si tratta di Liselore Frowijn, che calca per la prima volta la passerella della Paris Fashion Week con una collezione giovane e fresca. La stilista olandese omaggia la bella stagione con grafismi arditi ed eclettici e pattern floreali. Un défilé in cui si respira la formazione nordica della designer, che mixa magistralmente le note delicate e romantiche di un cappello di paglia ai tocchi futuristi delle stampe che impreziosiscono tuniche fluttuanti e caftani dal piglio boho-chic. Largo a righe e pennellate di colore che illuminano il bianco splendente di capi sovrapposti. Moderna e irriverente, la donna che calca la passerella indossa altissime platform e gioielli etnici. Suggestivi i contrasti cromatici, per una prova riuscita ed un’interpretazione brillante dello stile declinato in chiave estiva.

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(Foto: Madame Figaro)

Il provenzale si tinge di note Eighties da Jacquemus

Suggestioni provenzali si sposano a citazioni Eighties in una delle sfilate più attese della Parigi Fashion Week. La collezione primavera/estate 2017 di Jacquemus brilla sulle passerelle parigine dando prova di una crescita stilistica da parte del direttore creativo del brand, Simon Porte Jacquemus. Lo stilista 26enne si ispira al Sud della Francia, sua terra natia, per una collezione altamente evocativa. Una prova magistrale per Jacquemus, salutato come l’enfant prodige della moda francese: la sua è un’estetica in fieri ma dal grande impatto scenografico. Tocchi rétro dominano il catwalk: ad ispirare la collezione sono in primis gli anni Ottanta, con i volumi esasperati delle camicie proposte: proprio la camicia diviene capo passepartout di iconici accostamenti che coniugano il completo maschile alla più sfrontata vanità femminile. Pantaloni a vita alta pescati dal guardaroba di lui si alternano a sovragonne in tulle a gonne di plissé a ventaglio. La palette cromatica celebra il bianco ma si lascia andare al rosso passione per capi che ricordano le divise indossate dai toreri.

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(Foto: Vogue; cover: New York Times)

Nehera: il neo brand che sta conquistando Parigi

Dopo aver lavorato per Hugo Boss, The Row ed Hermes, lo stilista Samuel Drira, nel 2014, fonda la griffe Nehera.

Il successo del brand è così rapido che presto arriva a sfilare alla  Paris Fashion Week.

Durante questa edizione propone una collezione primavera/estate 2017 divertente e ricca di volumetrie.

Un défilé scandito da sovrapposizioni e linee abbondanti. Il blazer sembra poggiare delicatamente sul corpo delle modelle come un dipinto surrealista.

Capi asimmetrici si avvicendano a gonne midi abbinate a top crop con dettaglio nodo pronto a disegnare gradevoli spalline.

L’intera linea è stata impostata su toni neutri che interagiscono con tinte intense come il blu ed il rosso, recando alla collezione un quid in più.

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Fonte immagini Madame le Figaro

Il giardino segreto di Paul Ka

Sfila alla settimana della moda di Parigi Paul Ka, con una collezione moderna e chic, tra romantici tocchi floreali e approcci futuristi. Alithia Spuri-Zampetti si rivolge a una donna minimale e femminile, che ostenta capi dalle linee essenziali. L’ispirazione prediletta è un minimal-chic che indugia in linee zen e rigore orientale per poi concedersi incursioni romantiche nelle stampe botaniche. Il mood dei primi outfit è urban, per una donna che affronta la metropoli con classe. Eterea e sofisticata, indugia poi in sete preziose sospesa in una dimensione quasi onirica, tra rose e colori tropicali. I giardini della location scelta per il défilé, il Jardin des plantes, regalano una cornice suggestiva ad una collezione ricca di spunti. Tripudio di sete preziose, fabbricate in Francia: la palette cromatica sposa il dégradé, le stampe floreali sono state realizzate a mano in Italia, a Como. Suggestioni Fifties nelle gonne a ruota in un raffinato jacquard realizzato a Venezia. Ricordano le fodere dei kimoni i lunghi abiti da sera, tra sfumature di origami e modelli fluidi.

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(Foto: Madame Figaro)

Marras sta con gli africani! Antonio Marras SS17 alla Milano Fashion Week

LA SFILATA DI ANTONIO MARRAS SS17 ALLA MILANO FASHION WEEK 

 

Come in fotografia ci sono fotografi che hanno un’ottima tecnica ma nessuna idea, e quelli che hanno qualcosa da raccontare e lo fanno senza pensare alla precisione del dettaglio, dove nascono i mossi, dove le immagini non sono a fuoco, dove i tagli sono sbagliati, e in queste sbavature nasce la forza dell’immagine, allo stesso modo esistono stilisti che raccolgono le mode del momento e ne eseguono alla perfezione un abito, ma mancano di sostanza. E designer che invece l’idea ce l’hanno eccome, che non solo hanno qualcosa da dire, ma hanno bisogno di urlarla, hanno bisogno di “sporcarsi le mani” e far uscire la creatività, hanno quel dono del raccontare perché sanno, perché conoscono la storia del loro paese, le mode, le culture, le tradizioni… Questa voce può avere un solo nome: Antonio Marras!

E commuove ancora alla presentazione della collezione primavera estate 2017 alla Milano Fashion Week.

Il tema? l’indipendenza del Mali nel 1960 dalla colonia francese, insieme ad altri 17 stati africani, un popolo che finalmente festeggia la libertà di cui ogni essere umano avrebbe diritto.

Come lo mette in scena? Con la sua singolare sensibilità, facendo sfilare bellissime donne di colore in gonne ampie e voluminose, altre in abiti fluidi e scivolati, dalle linee morbide e leggermente ondulate. Non mancano i caftani e i completi in denim, parei, tuniche e camicioni. I tessuti vanno dal cotone sangallo bianco alle stampe su duchesse e georgette, dai vichy alle stampe batik fino al lino Prince de Galles.

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sx sfilata Antonio Marras – dx uno scatto di Malick Sibidè




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sx dalla passerella Marras SS17 – dx un celebre scatto di Malick Sibidè



 

Trasparenze, sovrapposizioni, stratificazione e intrecci, la donna Marras mixa il denim con il rosa polvere, il maschile kaki con le paillettes e le applicazioni con fiori di rafia, il bianco e nero a scacchi con le fantasie floreali.

In passerella anche gli uomini indossano gli stessi tessuti delle donne, osando con stampe a roselline da tappezzeria fin de siècle, perché le contaminazioni, le diversità diventino una cosa cosa sola, diventino forza e memoria collettiva che ispira alla libertà.

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sx scatto del celebre fotografo Malick Sibidè – dx l’uomo Marras



 

Una standing ovation a fine fashion show, quando performers di colore si sono scatenati nelle danze, così come fecero i giovani di Mali immortalati dal celebre fotografo Malick Sibidè. Twist e Rock’n’roll per le strade, nelle case, alle cerimonie, in riva ai fiumi ai picnic, tutti a festeggiare la rinascita attraverso la danza, oggi qui, sulla passerella di Antonio Marras, per ricordare.

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sx scatto di Malick Sibidè – dx un momento di danza alla sfilata di Antonio Marras



 

Il finale della sfilata di Antonio Marras alla Milano Moda Donna:



 

 

Sfoglia qui la collezione primavera estate 2017 di Antonio Marras: 

 

 

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Chi era Shimon Peres?

Shimon Peres è scomparso oggi, all’età di 93 anni, per la quasi totalità passati al servizio dello Stato di Israele, di cui fu tra i grandi padri fondatori.
Uomo di Stato di assoluto primo piano mondiale, come tutti i protagonisti indiscussi della storia ha fatto e fa discutere.
Shimon Peres è nato a Višneva, o Vishnievo, un paesino bielorusso, quando questa città apparteneva ancora alla Polonia. Il padre emigrò nel 1932 in Palestina e la sua famiglia lo seguì nel 1934, insediandosi a Tel Aviv cinque anni prima dell’occupazione della Polonia da parte dei nazisti.
Peres ha trascorso diversi anni nei kibbutz e venne scelto da Levi Eshkol tra gli organizzatori del movimento giovanile laburista e nel 1943 ne venne eletto Segretario e fu delegato nel 1946 al 22º Congresso Mondiale Sionista dove incontrò David Ben-Gurion.
Nel 1947 fu arruolato nell’Haganah (nucleo delle future Forze di Difesa Israeliane) e nominato responsabile per il personale e l’acquisto delle armi. Nel 1948 divenne capo della marina durante la guerra di indipendenza del nuovo Stato israeliano. Alla fine della guerra diventò direttore della delegazione del Ministero della Difesa negli Stati Uniti dove studiò alla New York School for Social Research e ad Harvard.


Dopo che Golda Meir aveva dato le dimissioni da Primo Ministro nel 1974 a causa delle conseguenze della Guerra del Kippur, Peres ebbe la prima possibilità di candidarsi come Premier, ma si trovò di fronte come rivale Yitzhak Rabin, collega di partito, ma eterno avversario nella leadership del Partito Laburista. Peres, in questa occasione, perse per 298 voti a 254 ma ottenne la carica di Ministro della Difesa. All’inizio del 1981, Israele incominciò a soffrire di un’inflazione incontrollata a causa della guerra in Libano voluta da Ariel Sharon. Alle elezioni del 1984 Peres divenne Primo Ministro, ma, nonostante la maggioranza ricevuta dalle urne e a causa della grave situazione economica, si costituì una coalizione di governo formata dal Partito Laburista, dal partito avversario Likud di Yitzhak Shamir e da altri partiti minori. Peres dovette quindi alternarsi alla carica con il suo avversario: restò al potere fino al 1986
Nel 1986, divenne Ministro degli Esteri prima e Ministro delle Finanze poi, nel 1988. Nel 1990 lasciò col suo partito la coalizione di governo dopo aver fallito nel tentativo di formare una nuova coalizione di minore portata con il Partito Laburista, con alcuni piccoli gruppi di sinistra e col partito Haredi. Nel governo di unità nazionale (1988-1990) Peres fu Vice Premier e Ministro delle Finanze. Nel periodo 1990-1992, guidò l’opposizione nella Knesset.


Nel 1992 Peres venne sconfitto (di nuovo) alle prime elezioni primarie nella storia del Partito Laburista da Yitzhak Rabin che poi vinse le elezioni come Premier mentre Peres venne nominato Ministro degli Esteri dal 1992. Come era accaduto in passato, anche questa volta Peres sostituì il suo avversario di partito, succedendogli brevemente dopo l’assassinio nel 1995.
Nel 1994, in seguito agli Accordi di Oslo, Shimon Peres raggiunse l’apice della sua carriera politica e gli fu assegnato il Premio Nobel per la Pace con Yitzhak Rabin e Yasser Arafat. È rimasto difensore deciso degli Accordi e dell’Autorità Palestinese dopo l’inizio delle due Intifada quando sostenne la politica di Ariel Sharon di usare le forze armate israeliane per contrastare la guerriglia palestinese e per sradicarne l’infrastruttura politica e militare.
Il 13 giugno 2007 è stato eletto presidente dello Stato di Israele, con 86 voti a favore e 23 contrari al secondo scrutinio come unico candidato.


Tra le pagine “più oscure” e di certo meno edificanti alcuni ricordano che tra il 1953 e il 1965, Peres ha servito prima come direttore generale del ministero della difesa di Israele e poi come vice ministro della difesa. Proprio per queste sue responsabilità Peres è stato descritto come “l’architetto del programma di armamento nucleare israeliano” che, fino ad oggi, “rimane al di fuori del controllo dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA).”
Nel 1975 Peres ha incontrato il Ministro della Difesa sudafricano Botha e da documenti non più segretati pare abbia offerto di vendere testate nucleari al regime dell’apartheid. 
Nel 1986, Peres ha autorizzato l’operazione del Mossad che ha visto il rapimento a Roma del whistle-blower nucleare Mordechai Vanunu, colui che ha rivelato l’esistenza del progetto nucleare israeliano e il fatto che Israele avesse “la bomba”.
Peres ha avuto un ruolo chiave nel regime militare imposto ai cittadini palestinesi fino al 1966, in base al quale le autorità israeliane hanno effettuato confische massicce di terre palestinesi e il loro “spostamento” di massa.


Uno degli strumenti adottati è l’articolo 125 che ha permesso di dichiarare terre palestinesi “zona militare chiusa” e negato l’accesso ai proprietari; la terra sarebbe poi stata confiscata come “incolta”. Peres ha lodato l’articolo 125 come mezzo per “continuare direttamente la lotta per l’insediamento ebraico e l’immigrazione ebraica.”
Un altro dei compiti Peres in qualità di direttore generale del ministero della difesa è stato quello di ebraicizzare la Galilea; vale a dire perseguire politiche volte a ridurre proporzionalmente la regione dei cittadini palestinesi.
Come primo ministro nel 1996, Peres ha ordinato e supervisionato “Operation Grapes of Wrath” quando le forze armate israeliane hanno ucciso 154 civili in Libano e ferito altri 351. L’operazione, ampiamente ritenuta una dimostrazione di forza pre-elettorale, ha visto civili libanesi intenzionalmente presi di mira.
Secondo un funzionario israeliano dell’Air Force, l’operazione è stata un “massiccio bombardamento dei villaggi sciiti nel Libano meridionale, al fine di provocare un flusso di civili a nord, verso Beirut, mettendo così sotto pressione la Siria e il Libano per trattare con Hezbollah “.


L’episodio più noto della campagna è stato il massacro di Qana, quando Israele ha bombardato un compound delle Nazioni Unite e ha ucciso 106 civili che vi avevano trovato rifugio. Un rapporto delle Nazioni Unite ha ha dichiarato che, contrariamente alle smentite di Israele, è “improbabile” che il bombardamento “sia stato il risultato di errori tecnici e/o procedurali.”
Più tardi, artiglieri israeliani hanno dichiarato alla televisione israeliana che non avevano nessun rimpianto per il massacro, e che i morti erano “solo un gruppo di arabi”. Per quanto riguarda Peres, su questi fatto ha dichiarato “Tutto è stato fatto secondo una logica chiara e in modo responsabile”.
Chemi Shalev, uno dei più seri corrispondenti e opinionisti israeliani ha scritto su Haaretz: “Friedrich Nietzsche ha fornito la formula che era l’essenza della lunga e notevole vita di Shimon Peres “Una vita è proficua solo a costo di essere ricca di contraddizioni; si rimane giovani solo a condizione che l’anima non si rilassi, non molto per la pace “, come se egli fosse intimamente a conoscenza della complessità del futuro leader israeliano.”
E nel suo ricordo ha detto “Peres era Israele, dall’inizio alla fine, ma non è mai stato pienamente accettato come un israeliano. Nella sua vita è stato spesso visto come un estraneo e nella sua morte, egli è raffigurato come un’apparizione dal cielo. Peres ha vissuto in Israele per 82 dei suoi 93 anni, ma non ha mai visto le cose come un israeliano. Era un uomo di mondo in un paese che vede solo se stesso, un attore razionale in una fase in cui le emozioni fanno da padrone.” 
E ancora “Nei suoi ultimi anni, Peres era la foglia di fico di Israele. Era l’Israele che tutti volevano che fosse, piuttosto che il paese che è in realtà. Ha mostrato un innovativo, lungimirante, paese cosmopolita in cerca di pace, un Israele membro in regola nella comunità internazionale, un faro sulle nazioni piuttosto che un occupante recalcitrante dei palestinesi. E ‘stato incompreso e minato, dai politici israeliani così come dai leader ebrei americani, quando aveva bisogno di aiuto ed era in grado di fare la storia; è stato abbracciato e posto su un piedistallo solo quando non ha fatto alcuna differenza.”


Chiara Boni presenta la sua nuova fragranza

Dopo più di vent’anni dal lancio della sua prima fragranza, Chiara Boni presenta durante la Milano Fashion Week il suo nuovo ed attesissimo profumo.

Chiara Boni, questo è il suo nome, è stato ispirato dai freschi e rigogliosi giardini fiorentini, colorati e profumati da teneri boccioli di rose. Alla delicatezza di questo tono olfattivo si affiancano note legnose e muschiate per un risultato che esprime la femminilità della donna pensata dalla celebre stilista fiorentina.

 

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Un packaging estremamente raffinato, minimale. Una bottiglia rivelatrice del senso estetico della designer oramai molto apprezzata  non solo in Italia ma anche in America dove sfila con tanto clamore durante la New York Fashion Week.

La fragranza che è stata presentata durante un party esclusivo nella boutique Chiara Boni Le Petit Robe sarà acquistabile in formato 100ml proprio in via Sant’Andrea a Milano, sede del monomarca.

 

 

Fonte cover vanityfair.it

#enjoythefrontrow: ne La Rinascente sfilano le grandi griffe

Con l’hashtag #enjoythefrontrow, La Rinascente di Milano lancia un nuovo format che permetterà di avvicinare con più vigore la moda alla gente comune.

Dall’11 al 15 ottobre 2016 marchi come Francesco Scognamiglio, N°21, Antonio Marras, Diesel, Manuel Facchini, Giuseppe Zanotti Design e Paula Cademartori, presenteranno in anteprima le loro collezioni ad un pubblico più vasto, quello esente dal calendario ufficiale della moda generalmente riservato a stampa e buyer.

 

Manifesto di #enjoythefrontrow (fonteimmagine ilsole24ore)

Manifesto di #enjoythefrontrow (fonte immagine ilsole24ore)

 

 

La brillante idea porta il nome di Paola Bottelli responsabile di Moda24 e giornalista del Sole 24 ore che ha chiesto il supporto di Camera Nazionale della Moda Italiana e Unicredit, Banca della Moda.

I primi ad inaugurare questa innovativa kermesse saranno le giovani griffe San Andres Milano, Marcobologna, Alberto Zambelli e Daniele Calcaterra appartenenti al progetto Fahion Lab di Unicredit.

Per assistere alle sfilate che si terranno nello spazio Annex de La Rinascente e poter così incontrare gli stilisti delle rinomate griffe, bisognerà accreditarsi sul sito dello store. Avranno priorità le richieste di accredito ai già possessori di La Rinascente card.

 

 

Fonte cover thebeautyduckling.com

Il debutto di Anthony Vaccarello in Saint Laurent

Già con la collezione autunno/inverno 16-17, maison Saint Laurent aveva mostrato tutto il suo legame per gli anni ’80, filone che oggi è più vivido che mai nella collezione primavera/estate 2017 presentata a Parigi in occasione della Parigi Fashion Week.

Il debutto di Anthony Vaccarello nell’azienda non ha lasciato dubbio alcuno. Gli archivi della maison sono stati scandagliati mantenendo la fisionomia di Saint Laurent.

I capi proposti in passerella hanno un’anima rock, forte e dirompente. Ricordano la bellezza androgina di Grace Jones, modella per Yves Saint Laurent negli anni ’80.

La pelle è stata elaborata per creare goffrature che animano le maniche a prosciutto.

Il fil rouge che lega la collezione è lo scollo a cuore che regala estrema femminilità a top in pelle rigida o resi lucenti da un tripudio di paillettes.

Gli eighties risplendono negli abiti in lurex dorati o negli mini dress da sera costellati da maxi pois gold.

L’immancabile blazer maschile si fa sartoriale e la stampa animalier si tinge di una tonalità green che va in contrasto con il black del tulle.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Dsquared2 pronti ad unificare le collezioni uomo e donna

Dopo aver sfilato a Milano con la collezione primavera/estate 2017, i gemelli Dean e Dan Caten  di Dsquared2 hanno annunciato che nel gennaio 2017 unificheranno le collezioni uomo e donna, presentando in questo modo solo quattro eventi all’anno.

La decisione è nata dopo il successo dell’evento che i due stilisti avevano organizzato per festeggiare il ventennio della griffe, tenutosi l’anno scorso.

 

Dettaglio look collezione SS 17

Dettaglio look collezione SS 17

 

 

In sostanza, si preannunciano due pre collezione e due main per seguire l’andamento del fashion world ed accomodare, dunque, le esigenze del mercato.

I designer canadesi escludono ad oggi la possibilità di abbracciare la filosofia del see now by now ritenuta al momento controproducente per il bene del marchio.

 

 

Fonte cover the-talks.com

Marinière rivisitato sulla passerella di Arthur Arbesser

Dopo aver lasciato la direzione artistica di Iceberg, Arthur Arbesser riscopre se stesso portando sulla passerella milanese una collezione primavera/estate 2017 ricca di suggestioni. Nella location delle Cavallerizze Asburgiche, al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, rivisitato dall’architetto Luca Cipelletti, sfilano sofisticati grafismi, ironia e grande classe, tra materiali preziosi e collaborazioni illustri: gli occhiali che sfilano sono distribuiti da Silhouette, i gioielli sono di Ilenia Corti, i cristalli sono firmati da Swarovski e le calzature sono di Fabio Rusconi. Inoltre nella collezione sono presenti le stampe fotografiche di nodi marinari firmate dall’artista Sophie Sevigny. Le righe marinare dominano tra gonne pieghevoli e colli austeri: la donna Arthur Arbesser sembra quasi indossare un’uniforme, tra tocchi vintage e brio. La palette cromatica è dominata da colori vivaci mixati in modo audace. Non mancano tocchi irriverenti e sperimentazione, come il pizzo stampato effetto camouflage e richiami futuristi, come negli abitini in Crystal fabric termoadesivato.

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Milano Fashion Week 2016, la sfilata di Anteprima SS17

Milano Fashion Week 2016, la sfilata di Anteprima SS17

L’effetto ottico è quasi psichedelico, la storia del pois ha radici molto lontane e pare che Anteprima lo voglia per le strade della prossima stagione primavera estate 2017.

In passerella sfilano pois di ogni dimensione e colore, tendenzialmente in versione black & white, sembrano creati apposta per le donne che vogliono far girare la testa.

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tema Pois alla sfilata Anteprima SS17



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Polka dot



Con versioni colorate, il polka dot che nasce dall’omonimo ballo,  per l’appunto la Polka che li rese famosi, viene abbinato a bomber in raso dai colori accesi, come accesi sono i punti di giallo degli impermeabili e delle maglie dai tagli obliqui.

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Anteprima primavera estate 2017



MILAN, ITALY - SEPTEMBER 22:  A model walks the runway at the Anteprima show during Milan Fashion Week Spring/Summer 2017 on September 22, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Venturelli/Getty Images for ANTEPRIMA)

Anteprima SS17



MILAN, ITALY - SEPTEMBER 22:  A model, fashion detail, walks the runway at the Anteprima show during Milan Fashion Week Spring/Summer 2017 on September 22, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Venturelli/Getty Images for ANTEPRIMA)

Anteprima alla MFW2016



La donna Anteprima non rinuncia alla comodità e a quel tocco sportivo che la rende sicura e trendy: i bomber sono un richiamo alle divise dei giocatori di baseball e prendono le iniziali del brand sulle tasche e sulle bags.

Anche in abito da sera, il dettaglio maschile non manca, un rimarcare il periodo in cui la diversità di genere non è più diversità ma uguaglianza.

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bomber rimandi alle divise dei giocatori di baseball



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MILAN, ITALY - SEPTEMBER 22:  A model walks the runway at the Anteprima show during Milan Fashion Week Spring/Summer 2017 on September 22, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Venturelli/Getty Images for ANTEPRIMA)

bomber anche su abiti femminili



MILAN, ITALY - SEPTEMBER 22:  A model walks the runway at the Anteprima show during Milan Fashion Week Spring/Summer 2017 on September 22, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Venturelli/Getty Images for ANTEPRIMA)

dettagli maschili mixati ad abiti ultra femminili



Sfoglia qui tutta la collezione Anteprima SS17:



Qui puoi vedere il meglio dal backstage Anteprima:



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Laura Biagiotti porta il golf alla Milano Moda Donna

Citazioni sporty-chic sono protagoniste della collezione primavera/estate 2017 firmata Laura Biagiotti. La stilista romana si ispira all’estetica del golf, portando in passerella una femminilità sportiva ma sofisticata. L’inedito connubio tra sport e moda, di cui già Donatella Versace ha intuito la forza nella collezione che ha sfilato qualche giorno fa sempre nell’ambito della settimana della moda milanese, trova da sempre una portavoce autorevole in Laura Biagiotti: la stilista romana, che ha sfilato nella cornice del Piccolo Teatro di Milano, ben 25 anni apriva alle porte della Capitale il Marco Simone Golf & Country Club, impianto sportivo tra i più esclusivi, che nel 2022 ospiterà la prestigiosa Ryder Cup, il terzo evento sportivo più seguito al mondo dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi. La designer disegnerà una linea di golf per l’occasione. E il golf sfila anche in passerella a Milano, riletto in chiave chic. Largo a maxi dress con collo a polo, gonne fluttuanti e motivi Sixties. Domina l’argyle che impreziosisce abiti in maglia. Al golf si ispirano anche le stampe: tra pois, fiori, paillettes troviamo palline e prati verdi, come quello che fa da sfondo al défilé. Citazioni sportswear anche nei lacci intrecciati. Femminilità raffinata negli abiti con stampa foulard mentre torna dal passato un capo simbolo della maison, il modello bambola, declinato in denim. Chiude la sfilata un omaggio a Carla Fracci, che ad agosto ha compiuto 80 anni. L’etoile, grande amica di Laura Biagiotti, riceve commossa un mazzo di rose bianche.

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Come è andato il primo dibattito tra la Clinton e Trump?

Come era prevedibile il primo dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato spettacolare e sempre come era prevedibile la Clinton era molto preparata e Trump per niente.
Tutti quelli che hanno seguito la carriera di Hillary Clinton si sono immaginati che sarebbe arrivata molto bene preparata al suo primo dibattito con il candidato repubblicano Donald Trump. La Clinton ha messo subito al centro della discussione l’economia e come questa debba funzionare per tutti e non solo per i ricchi. Durante tutto il dibattito la candidata democratica è sembra in fiducia, precisa e a volte un po’ troppo impostata, come se stesse ripetendo delle battute preparate nei giorni precedenti. L’unico momento di difficoltà è stato sull’attacco ricevuto riguardo la sua posizione sul TPP.


Trump ha ammesso senza problemi di non essersi preparato per il dibattito e la sua spontaneità ha funzionato bene, a tratti, all’inizio del confronto ma man mano che la discussione procedeva e si scendeva nei dettagli la sua mancanza di preparazione lo ha fatto sembrare inetto.
Trump ha mancato di far riferimento ad alcuni dei suoi slogan più collaudati come il muro con il Messico e la Clinton burattino dei poteri forti mentre è stato costretto dalla Clinton a parlare dei suoi punti deboli più palesi.


Il primo vero momento di difficoltà è stato sulla sua decisione di non dare la propria dichiarazione dei redditi come è tradizione da circa quarant’anni tra i candidati alla presidenza USA.
Trump ha risposto dicendo che non può rilasciarla dato che è sotto scrutinio della Agenzia delle entrate americane (IRS), qui il conduttore è intervenuto per riportare che la IRS ha dichiarato che non esiste correlazione tra il loro controllo e la possibilità o meno di rilasciare la dichiarazione dei redditi.
Lui, incalzato, ha detto che avrebbe rilasciato la sua dichiarazione quando la Clinton avrebbe rilasciato le sue email non pubblicate.
La Clinton ha sfruttato l’occasione e ha risposto in modo intelligente dicendo: “Dovreste chiedervi perché non vuole rilasciare la sua dichiarazione dei redditi. Forse non è ricco come dice… Forse non fa tanta beneficenza come dice… Forse non vuole far sapere al popolo americano che non paga tasse federali”.
Trump qui ha perso una occasione per stare zitto e ha interrotto la Clinton (51 interruzioni per Trump contro 17 della Clinton) dicendo: “Quello mi rende furbo”.
Un attimo dopo i social network, Twitter in testa, sono esplosi con gente se si chiedeva davvero se aveva appena dichiarato in tv di non aver pagato le tasse.
Da quel momento la Clinton è andata sul velluto: “Se ha detto di aver pagato zero tasse significa zero per le truppe, zero per i veterani, zero per le scuole e la salute”. Gol su retropassaggio sconsiderato.


Clinton poi ha stupito tutti con un cambio di strategia strano a questo punto: scuse su tutti i fronti per lo scandalo email. Trump incredibilmente non ha affondato ed è ritornato sulla sua dichiarazione dei redditi dicendo che non si capisce molto da quest’ultime. Poi ha puntualizzato di essere molto ricco dimostrando che le parole della candidata democratica avevano colpito nel segno e che lo avevano irritato. Puntualizzando che è ora che gli USA abbiano un presidente che sappia gestire i soldi richiamando alla memoria di noi italiani le stesse parole di Berlusconi.


Anche queste dichiarazioni sono servite a mostrare quanto la Clinton è arrivata preparata al dibattito: “Ho incontrato molte persone poco contente di te o delle tue aziende, lavapiatti, imbianchini, architetti, vetrai, marmisti e installatori di tende come mio padre che tu non hai pagato una volta finito il lavoro. Abbiamo un architetto nel pubblico che ha disegnato una delle tue club houses in uno dei tuoi campi da golf. Una bellissima costruzione. Immediatamente operativa e te non lo vuoi pagare quello che ti ha messo in fattura e che ti eri impegnato a fare”. La Clinton ha anche ricordato che Trump è andato in bancarotta 6 volte.


Anche qui Trump al posto di cambiare soggetto e andare verso un terreno più scivoloso nei confronti dell’avversaria ha rimarcato che ha costruito una grande compagnia con proprietà in tutto il mondo e che se non ha pagato qualcuno lo ha fatto nei termini di legge e che lui prima di tutto pensa al suo benessere, a quello della sua famiglia, dei suoi dipendenti e delle sue imprese. Uno dei dibattiti più a senso unico che si ricordi. Certo in una campagna elettorale come questa non è detto che sposti molti voti ma tant’è.

Romanticismo e suggestioni Eighties da Dsquared2

Romanticismo in chiave strong sulla passerella di Dsquared2, per una collezione primavera/estate 2017 in cui a dominare sono i contrasti. I jeans oversize si abbinano ora a camicette con romantiche ruches, balze e maniche a sbuffo, in un patchwork cromatico che accosta gradazioni pastello a tartan rivisitato e animalier. Proporzioni mini nei vestiti e nei giubbini mentre i gioielli sono maxi e sanno di bigiotteria. Largo a stemmi e dettagli blasonati, per suggestioni British. Una collezione ricca di sfumature che evoca certe atmosfere Eighties intrise di richiami dance. Largo a ricami e dettagli preziosi, che sbucano tra trasparenze hot e raso traslucido. Aggressiva e spavalda, la donna Dsquared2 non nasconde tuttavia un lato romantico e dolce. Nastri e bottoni in stile army-chic imprezioscono le giacche dalle suggestioni ottocentesche impreziosite da fiocchi in grosgrain e ruches. Sfila anche la borsa DD, destinata a divenire it bag della prossima stagione estiva. I gemelli canadesi Dean e Dan Caten hanno inoltre annunciato che dal gennaio 2017 le collezioni uomo e donna sfileranno in un unico show nella cornice milanese della settimana della moda.

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Gabriele Colangelo si ispira a Dianna Molzan

Eleganza firmata Gabriele Colangelo.

La collezione primavera/estate 2017 presentata a Milano propone una serie di capi morbidi, femminili e raffinati.

L’ispirazione di Colangelo giunge dalle tele della pittrice americana Dianna Molzan e il risultato è visibile a tutti. Le fogge bon-ton della linea presentata durante la Milano Fashion Week lasciano generosamente spazio alla modernità dei capi squarciati da brandelli di stoffa tagliati ed assemblati per creare intrecci importanti.

La sartorialita’ dei capi è facile da individuare nelle applicazioni in pizzo che percorrono e decorano blazer dal taglio maschile, over coat ed abiti fluidi.

Esasperante sono le lunghezze delle maniche.

Tonalità pure, infine, sono state utilizzate per questa collezione: il bianco ottico si alterna alla carta da zucchero, al tape ed al blu intenso.

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Fonte immagini vogue.com

Cosa dice la riforma dell’editoria e dell’informazione?

Questo è il quadro del mondo dell’informazione in cui ci troviamo. [Il nuovo mondo dell’informazione]
E in questo quadro si inserisce il progetto di riforma del governo, che riguarda l’intero settore.


Rampi (relatore della legge delega) concorda con la necessità di « arrivare in fretta all’approvazione perché è una legge che il settore, fortemente provato dalla crisi, aspetta da anni. Crediamo di aver svolto un bel lavoro, arrivando a un testo che riguarda tutto il sistema: dalle agenzie ai piccoli e grandi editori, oltre alle tv e al sistema di distribuzione».
Anche in considerazione del fatto che ci sono alcune scadenze, in particolare per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti, oggetto di una nuova disciplina e per promulgare i decreti attuativi in materia di assegnazione dei contributi: «Il governo ha otto mesi di tempo per i decreti attuativi, ma – avverte Rampi – bisognerebbe fare in fretta e tentare di approvarli entro la fine dell’anno».


L’art. 1 istituisce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, con le risorse statali già destinate all’editoria e all’emittenza locale, con un contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria e per una parte, fino a un massimo di cento milioni, dalle maggiori entrate del canone Rai. Sono ammesse al finanziamento le cooperative di giornalisti, gli enti senza fini di lucro, le imprese editrici espressione delle minoranze linguistiche, i periodici per non vedenti, le associazioni per i consumatori, i giornali in lingua italiana diffusi all’estero.


In sostanza – sempre tenendo conto del quadro descritto – la legge di riforma dell’editoria periodica non mette un euro in più per finanziare né l’editoria in sé (poco male) né per traghettare un settore fondamentale come quello dell’informazione verso “innovazione e pluralismo”.
Quello che fa semmai è spostare risorse in un unico fondo, cogestito per competenze tra MEF e Presidenza del Consiglio.
Questo fondo avrà meno risorse provenienti dalla fiscalità generale e più risorse dirette, ad esempio tramite “maggiori entrate del canone Rai”.
Intanto, come aveva già chiarito Festuccia su La Stampa, chi pensava che con la riforma del sistema di pagamento del canone (tendenzialmente verso l’evasione zero) sarebbero arrivate più risorse al servizio pubblico si sbaglia di grosso. Ma va anche ricordato che quelle risorse sono tecnicamente già impegnate.
“La legge di stabilità, infatti, “consegnata” dal governo ai senatori di Palazzo Madama sancisce che del gettito recuperato dall’evasione del canone Rai nelle casse di viale Mazzini non entrerà nemmeno un euro. Neanche un soldo degli oltre 450milioni stimati dal recupero dell’imposta nelle bolletta elettrica. La manovra finanziaria per il 2016 prevede, infatti, (articolo 10, comma 8) che le eventuali maggiori entrate rispetto alle previsioni di bilancio (circa un miliardo 730milioni) andranno in un apposito fondo dello Stato per la riduzione della pressione fiscale.”


In relazione sempre al canone va citato anche quanto ha ricordato Beppe Lopez sul Fatto “il ricavato del canone va sì, in effetti, alla Rai ma solo in base a una ripartizione del monte-risorse complessive del settore – determinata dalle normative ad personam, a cominciare dalla Gasparri – che consente a Mediaset di incassare tutta la pubblicità che vuole e può, e alla Rai appunto di incassare il canone e, con un tetto, la pubblicità. In sostanza, il canone va così al ‘sistema’ e, indirettamente, anche agli altri soggetti del sistema, a cominciare da Mediaset, che non a caso ha sempre registrato ricavi (con la pubblicità) complessivamente equivalenti quando più alti di quelli complessivi della Rai (canone più pubblicità). Anche nel 2012 Mediaset si è così accaparrato il 63% dell’intero mercato pubblicitario televisivo, vale a dire miliardi 2,048 e la Rai solo il 21%, vale a dire 680 milioni. Situazione che prevede, appunto, che ad essa vada in compenso il miliardo e mezzo annuale del canone. Con tutto questo non si vuol dire che il canone sia bello e giusto. O che la Rai sia il migliore dei servizi pubblici radiotelevisivi. Ma più semplicemente, perché si sappia e si tenga presente, che con quel canone non paghiamo solo per la ricezione dei programmi Rai ma ci abboniamo ‘alla televisione’ nel suo complesso, e che di esso ha beneficiato in tutti questi anni e continua a beneficiare di fatto la Tv di Berlusconi.”
Va anche ricordato che il canone non è un fondo che la Rai può utilizzare come liberamente crede; tra gli obblighi di legge deve finanziare prodotti audiovisivi e cinematografia nazionale, e negli anni ha creato quell’infrastruttura di ponti e ripetitori che – in quanto servizio pubblico – deve offrire sul mercato anche ai suoi concorrenti.
Decisamente un bel risparmio per loro: pagare a RaiWay un piccolo canone invece di dover sostenere ex novo un enorme investimento infrastrutturale e doverne anche pagare i costi di manutenzione e aggiornamento.


Quindi, da una “epocale legge di riforma” dell’editoria e dell’informazione, forse la prima cosa che manca davvero è una riforma radicale di un sistema che non sta in piedi, ed in cui la Rai viene penalizzata non potendo essere “libera di operare sul mercato” e in cui non potrà beneficiare di un solo euro dell’evasione recuperata.
E forse in questo senso va anche il tetto massimo degli stipendi ai dirigenti. Se la Rai deve competere con Mediaset e Sky verrebbe da chiedersi i loro dirigenti, omologhi per ruolo, quanto guadagnino, perché mettere un tetto è un sistema “grazioso” per allontanare chi produce e vale di più verso il sistema privato. Semmai ben altro sarebbe stato chiedere ai dirigenti “altrettanta produttività”, esattamente secondo i parametri delle concorrenti private.


Va infine menzionato un punto presente nella delega, ovvero che il finanziamento non potrà essere superiore al 50% dei ricavi. Premesso che parliamo di un settore in crisi, e che i finanziamenti dovrebbero andare a cooperative e soggetti no-profit, se consideriamo che sino al 2015 il parametro erano i costi, tecnicamente si tratta di dimezzare il contributo. Il che può anche essere una scelta politica ed economica – basta dichiararlo – ma mal si concilia con il concetto di “fondo per l’innovazione”, che invece dovrebbe prevedere un contributo specifico a questo scopo, e non parametrato secondo criteri “non di scopo”.
Peggio se parliamo di fondo “per il pluralismo”. Dimezzare il contributo ai piccoli giornali di fatto significa avvantaggiare i grandi gruppi, che nella peggiore delle ipotesi potranno acquisire testate locali a prezzi di saldo, nella migliore faranno fuori gratis ogni possibile concorrenza sul territorio.


Tutto questo sul solo articolo 1. 
Perché di fatto i restanti articoli sono deleghe al Governo – nello specifico Luca Lotti che ha la delega per materia – a presentare un disegno di legge “per ridefinire la disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria e dell’emittenza locale, per riordinare la disciplina pensionistica dei giornalisti, che dovrà allinearsi con la disciplina generale, e per razionalizzare composizione e competenze del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti.” (art 2).
L’art. 3, detta disposizioni per il riordino dei contributi alle imprese editrici; l’art. 4 introduce un riferimento all’equo compenso dei giornalisti; l’art.5 punisce l’esercizio abusivo della professione di giornalista; l’art. 6 detta nuove disposizioni per la vendita dei giornali, prevedendo la liberalizzazione degli orari e dei punti vendita.


In pratica ridefinire la disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria e dell’emittenza locale, significa una nuova regolamentazione del fondo di cui all’art.1. Semmai prevedendo un contributo a scalare nel tempo e finanziando la digitalizzazione. Quindi più fondi al web di cooperative di giornalisti ed enti senza fini di lucro.
In pratica riordinare la disciplina pensionistica dei giornalisti, che dovra’ allinearsi con la disciplina generale, significa un’insieme di norme che – di fatto – dovrebbe portare non solo a uniformare le età di pensionamento ma anche i modi e le forme e l’entità delle pensioni, sino all’incorporazione dell’INPGI in INPS. Almeno, questo potrebbe essere, e dipenderà dal disegno di legge.
Infine razionalizzare composizione e competenze del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti.
E qui non si comprende bene in che modo un Governo possa entrare nel merito di “quanti” (e quindi quali) e in che modo, forma e percentuali debbano essere i membri del consiglio di un ordine professionale autonomo. Né si comprende se sia prevista o in previsione un’attribuzione di poteri sanzionatori “veri” nei confronti delle violazioni – ad esempio – del codice deontologico, nè quali ripercussioni e valenza giuridica queste sanzioni possano avere.
E mentre l’articolo 6 sostanzialmente parla delle edicole, ma niente dice su realtà in cui di fatto la distribuzione intermedia (tra distributore nazione ed edicole) è in regime di monopolio. Peggio, non interviene nemmeno per riordinare tutte le “clausole transitorie” e le sperimentazioni diffusionali che si sono accumulate in quarant’anni.
Questo significa che si, l’edicolante può avere orari più flessibili, ma continuerà ad essere obbligato a “acquistare comunque” un tot di copie dei grandi giornali (anche se non le vende), dovrà comunque – se vuole gli allegati – pagarli tutti senza reso, dovrà accettare localmente che il distributore unico gli imponga di fatto fatturati minimi sugli editori “che dice lui”, eccetera.
E questo a discapito del pluralismo, dell’informazione, e della condizione per cui tutti dovrebbero essere messi nelle stesse condizioni di competere.


Il migliore articolo resta il 5.
Art. 5.(Esercizio della professione di giornalista)
1. L’articolo 45 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, è sostituito dal seguente:
«Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. La violazione della disposizione del primo periodo è punita a norma degli articoli 348 e 498 del codice penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave».
Ora, passi “l’attribuirsi il titolo”, ma nel 2016, nell’era del web, in questo tempo in cui tutti di fatto sono “creatori di contenuti” e le piattaforme social sono di fatto “strumenti di pubblicazione e diffusione di contenuti”, e in un tempo in cui puoi aprire un blog e aggiornarlo tutti i giorni, gratis e in pochi click (e qualche volta anche nel più completo anonimato) esattamente la legge cosa intende per “esercitare la professione di giornalista”.
Significa che se scrivo su un giornale, se pubblico su un sito che è registrato come testata periodica online, ove mai venissi pagato, starei esercitando abusivamente la professione di giornalista, per il solo fatto di non essere iscritto all’Ordine?
Vorrei capirlo, e saperlo, perché questa è praticamente l’unica norma in approvazione definitiva, che non attende la legge delega, e non attende regolamenti attuativi.

Milano Fashion Week. Sfila l’utility wear di Marni

Volumi estremi che confutano un’assoluta leggerezza. Studi di proporzioni e di sovrapposizioni. Una collezione che lascia il segno, quella di Marni.

Tutto l’eclettismo della designer Consuelo Castiglioni culmina in un’esasperazione delle ampiezze; con abiti che fanno trapelare un certosino studio di forme e proporzioni per sfidare la forza di gravità.

La primavera/estate 2017 dell’azienda gioca su colori tenui ora intervallati da papaveri stilizzati o pattern astratti.

Non c’è spazio per la femminilità: tutto è uno scorrere di metri di tessuti imbastiti e cuciti per creare vere opere d’arte.

La confusione delle sovrapposizioni viene accentuata da ampie tasche esterne che fuoriescono dai capi che spesso diventano vere e proprie borse da stringere in vita.

La modernità di questa collezione viene mitigata da plissettature generose che conferisco al défilé una vaga reminiscenza rétro.

Accenni di femminilità  vengono trascritti nelle calzature che, con i cristalli che le illuminano, rappresentano l’unico nodo femminile di una collezione prettamente utility wear.

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Fonte immagini vogue.com

Milano Fashion Week 2016, la collezione Wunderkind SS17

Milano Fashion Week 2016, la collezione Wunderkind SS17

Le mode tornano, anche quelle lontane 3 secoli! A riportare in auge il guardinfante ci pensa Wunderkind, brand tedesco fondato da Wolfgang Joop, con degli abiti-omaggio all’infante di Velázquez.

Il guardinfante è quella struttura metallica che permette alla gonna di gonfiarsi e di assumere quella forma bombata, e fa riferimento alle donne in attesa che, grazie a questo oggetto, potevano proteggere l’addome e quindi il bambino.

Wunderkind lo modernizza sotto gonne in plastica o abiti dalle lavorazioni con cuciture a fagotto.

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la collezione Wunderkind SS17 prende ispirazione dall’infante di Velazquez





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gonna con struttura metallica (guardinfante) in uso già nel 1600



L’elemento regale si mischia quindi al taglio moderno, alla scelta di tessuti a contrasto, alle lunghezze dei giorni nostri. Un mix and match dove si vedono contaminazioni folk miste alle più lontane tradizioni bavaresi dei ricami heart ruche.

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Wunderkind SS17



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Wunderkind SS17



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Wunderkind SS17



La vita è strettissima e legata da grosse cinture. Le bluse sono leggere e femminili e si alternano tra seta e popeline, anche se fanno ingresso in passerelle delle fantasie orientali accese da dettagli silver, come i boots a tacco largo.

Impertinente e coraggioso Wunderkind nel mixare la ricchezza delle curve barocche spagnole alla freddezza della plastica ultramoderna e fantasie bavaresi.

Rimane un esempio di come il presente si nutra perennemente del passato.

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bluse dalle fantasie orientali mixate a dettagli silver



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la vita è strettissima e legata da grosse cinture



Sfoglia qui tutta la collezione Primavera Estate 2017 di Wunderkind:

Salvatore Ferragamo: spazio alle sperimentazioni

Salvatore Ferragamo presenta a Milano una collezione nuova, inusuale, sperimentale.

La primavera/estate 2017 del brand italiano gioca le sue carte migliori attraverso silhouette eleganti e tessuti come il caucciù stampa pitone con  rifiniture di coccodrillo, per un effetto luxury sorprendente.

Fulvio Rigoni, direttore creativo della maison ha frugato negli archivi Ferragamo creando un défilé che rispecchia la filosofia del brand. Il gancio (dettaglio simbolo dell’azienda) è stato riproposto in passerella come semplice accessorio o funzionale.

Grazie alle stampe, la collezione si veste di un’ aurea super glam.

La fluidità di alcuni capi si contrappone alla rigidità di tessuti tecnici rubati dallo sportwear.

In questa nuova visione dell’azienda, Rigoni ha rivisitato l’iconica Sofia bag, adattandola al mood sporty-glam presentato durante questa edizione della Milano Fashion Week.

Sofia bag si veste di pizzo Sangallo tecnico o di una lussureggiante  pelle di coccodrillo.

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Fonte immagini vogue.com

I migliori backstage di Milano Moda Donna: Vivetta

La designer umbra Vivetta, che da circa un decennio ci trasporta nel suo fantastico mondo fatto di reminescenze vintage, fa vivere la sua nuova collezione, ancora una volta, negli anni ’20.
E’la cineasta tedesca Lottie Reiniger , deus ex machina delle più belle favole per bambini sul grande schermo, l’ispirazione di questa stagione.

E così che, attraverso un viaggio temporale, si vola nelle stanze ottocentesche ricche di tappezzerie orientaleggianti, conducendo nell’epoca in cui le favole venivano scritte e, talvolta, ambientate.
I personaggi fantastici incontrano i broccati e si posano, grazie ai ricami delicati e alle stampe tromp l’oeil, sulle camicie e sulle bluse dagli iconici colletti.
I tessuti dell’altissima artigianalità sono scelti ancora una volta da Vivetta per celebrare la tradizione e l’eccellenza: pizzo sangallo, merletti dal sapore vittoriano e tessuti naturali, ricamati sapientemente a tombolo, rivivono negli abiti bon ton ispirati a quelli delle viziate e viziose aristocratiche dell’epoca.

E per le ferie estive non possono mancare le idee see-sucker, fine tessuto rigato, caratterizzate sulle orme della designer che, per abbellire le sue proposte, ha collaborato anche con Swarovski, Adidas e Super Duper.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Matteo Di Pippo

I migliori backstage di Milano Moda Donna: Anteprima

Il fashion show di Anteprima stupisce per le sue note glam rock in netto contrasto con lo storytelling delle precedenti collezioni.

E’ una collegiale che abbandona lo stereotipo di brava ragazza pronta a lasciarsi andare con bomber e maxi cardigan abbinati a abiti e gonne longuette, e a divertirsi con giacche dal taglio maschile, senza disdegnare orecchini maxi e stringate.
E’ una delicata ribelle che ama il giallo, pantone di punta della prossima primavera estate, e i maxi pois.

La forza del carattere conduce fino alla fine dello show che può definitivamente segnare una svolta del brand dallo stile italo giapponese.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Matteo Di Pippo

Milano Fashion Week. Blumarine si ispira a Tina Modotti

Come un bocciolo di rosa, questa collezione primavera/estate 2017 di Blumarine mostra tutta la sua vena romantica.

Anna Molinari disegna una collezione all’insegna del viaggio: un’avventura vissuta attraverso cenni bucolici ed un’innato senso dell’avventura.

Ispirato dalla fotografa, attivista e attrice italiana Tina Modotti, questo défilé ha messo in scena un’esplosione di pizzo Sangallo, abiti romantici ed eterei in un tripudio di ricami e stampe floreali.

 

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Il rosa, colore tanto amato dalla griffe italiana, viene intervallato da toni come il bianco ed il nero (quest’ultima tonalità giustificata dall’icona Modotti che amava vestirsi in total back per onorare il ricordo dei suoi defunti amanti).

Le balze, dettagli onnipresenti nelle collezioni Blumarine, vengono associate a camicia ed a gonne a ruota.

La firma di Anna Molinari si legge sugli abiti in chiffon tinteggiati da eleganti corolle che creano un’aurea sentimentalista alla donna Blumarine.

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Fonte cover vogue.com _umb6701-1

Cena di lusso in strada per Dolce & Gabbana

Una lunga tavolata apparecchiata in via Monte Napoleone, per 400 selezionatissimi invitati: così Dolce & Gabbana hanno festeggiato l’inaugurazione della nuova boutique nella via più celebre dello shopping milanese. Domenica fashion per Milano, che, dopo la sfilata del duo di stilisti, presentata al Metropol (qui un pezzo al riguardo), si è conclusa in via Monte Napoleone, trasformata per l’occasione in un ristorante all’aperto. Tovaglie in pizzo immacolato, candele, fiori e sottopiatti in argento: questa la scenografia per una serata evento che ha visto sfilare ospiti esclusivi, da Miroslava Duma ad Anna Dello Russo, da Frida Giannini a Marpessa fino ai Millennials Cameron Dallas, Lucky Blue Smith, Sophia Richie e Brandon Thomas Lee. L’inaugurazione del nuovo maxi store del brand, che si erge su tre piani, è stata salutata dai due designer come il coronamento di un sogno. «Non posso ancora crederci, sono emozionato come un bambino», così Domenico Dolce ha commentato l’evento. Per i commensali cena a base di patatine fritte, cotoletta e risotto alla milanese e dolci siciliani. Ma come antipasto viene servita una borsetta come souvenir per le invitate.

L'immensa tavolata imbandita in via Monte Napoleone

L’immensa tavolata imbandita in via Monte Napoleone



(Foto cover: Instagram)

Milano Fashion Week. Minimalismo sfrontato da Jil Sander

Rigore estetico: è questo il fulcro della collezione primavera/estate 2017 della griffe Jil Sander disegnata dallo stilista Rodolfo Paglialunga.

Spalle pronunciate disegnano i blazer di mascolinità. Questa tendenza viene smorzata da drappeggi sensuali che creano movimento e un accennato erotismo.

L’essenzialità di questa linea viene interrotta da disegni trompe-l’oeil e da gessati sartoriali.

Fitte plissettature rompono l’eccessivo minimalismo creando favolosi ed inusuali ventagli sul corpetto degli abiti.

La palette di colore è variopinta e viene scandita da toni accesi come la pesca e la zucca e da tonalità smorte come il grigio chiaro e il bianco.

I bagliori metallici dell’argento e del rame ravvivano i capi.

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Fonte foto vogue.com

IL TROPICO ITALIANO DI DOLCE & GABBANA

Trionfo di italianità in passerella da Dolce & Gabbana. La collezione primavera/estate 2017, ribattezzata «Tropico italiano», è una dichiarazione d’amore al Bel Paese. Il duo di stilisti ripropone fedelmente i codici tradizionali dell’estetica della maison, per un défilé ricco di ironia. La sfilata si apre e si chiude con il catwalk invaso da ballerini di strada, mentre nell’immaginario tropico italiano le strade sono invase da carretti che vendono latte di cocco. Al ritmo di una tarantella napoletana sfila la donna Dolce & Gabbana, tra pizzo nero e tripudio di spaghetti.

La cucina italiana diventa protagonista dello show: non poteva mancare la pasta, che decora molti degli outfit che si alternano sulla passerella. Mazzi di spaghetti e farfalle sbucano da abiti da cocktail in impalpabile chiffon, insieme a crostacei, coni gelato, piatti ed utensili da cucina. La dieta mediterranea domina la collezione, anche declinata in chiave irriverente, come nell’abitino in juta dalle linee a trapezio, che reca l’etichetta di una passata di pomodoro. Largo anche a vetri di Murano, mixati all’iconografia religiosa d’ordinanza. E stavolta le Madonne fanno capolino su felpe dal piglio sporty-chic che si alternano a t-shirt con logo e scritta ricordo dell’evento, “Io c’ero”, tradotta in tutte le lingue del mondo.

Il kitsch diviene glamour, tra rose all over e mantelli interamente ricoperti di paillettes. More is more sembra essere la massima imperante, mentre sfilano i capi passepartout del brand, come i bolerini e gli abiti di pizzo nero. Citazioni Fifties nelle gonne a ruota, mentre si torna agli Eighties nei pois e nei pantaloni oversize, come nelle spalle importanti di certe giacche. Con la splendida Sara Sampaio a guidare le modelle sul catwalk, sfila la bellezza e la femminilità mediterranea. Coroncine di fiori in testa e prendisole stile bardot omaggiano la stagione estiva. Parata di stelle nel front-row, dove applaudono entusiasti influencer, socialite e modelli, da Lucky Blue Smith con le tre sorelle a Cameron Dallas, da Sistine Rose Stallone a Sofia Ben Ammar fino a Dylan Jagger Lee (figlio di Pamela Anderson).

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Trussardi: la modernità borghese sfila a Milano

Moderna ma borghese: questa è la collezione primavera/estate 2017 di Trussardi.

Gaia Trussardi, designer della maison, manda in passerella un défilé pop con colori vitaminici e appariscenti.

Leggings in lurex e pattern rompono il minimalismo degli anni ’70, decennio che diventa fulcro della linea.

I Giubbotti oversize vengono abbinati a gonne fascianti o a denim a vita alta. Il jeans si fa estremamente glamour attraverso lamine argentate che lo decorano.

Il mood sporty-glam della collezione si sviluppa attraverso la maglia crochet dei pullover abbinati a pantaloni extra-large. Il lusso di questa collezione si evince dalla pelle di pitone che esalta la classicità dei capi.

Tra gli accessori cult, una splendida Lovy Bag si veste di simpatici pois, pelli specchiate e loghi della maison.

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Fonte immagini vogue.com

L’eclettismo di Stella Jean incanta a Milano

Mix and match per la primavera/estate 2017 della stilista Stella Jean.

A Milano sfila una collezione esotica, un incrocio di culture che ancora una volta diventa firma incontrovertibile della stilista italo-haitiana.

La sua terra di origine, tanto selvaggia quanto affascinante, rivive nelle camicie abbinate a lunghe vesti in cotone; con polo che assieme a gonne plissé creano un look sporty-glam.

Il verde, il rosa e il bianco colorano tessuti come il PVC, il cotone e la rafia: stoffe che disegnano una linea che si contraddistingue per la varietà di fogge utilizzate: midi, mini, affusolate o comode.

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SPORTY-CHIC LA DONNA MSGM

Tinte al neon e stampe caleidoscopiche in passerella da MSGM. Citazioni sporty-chic si uniscono ad un appeal ladylike, per una collezione futurista e glamour. La primavera/estate 2017 di MSGM trae ispirazione dallo sport: ultra moderna e romantica, la donna che calca la passerella stretta in capi in tessuto scuba e midi dress in rete, tra cromie fluo perfette per la stagione estiva. Crochet double-face e nylon impreziosiscono top e abiti, mentre trionfano i materiali tecno. Uno spettro di colori accessi, dal lime all’arancione fino al turchese e all’argento che illumina gonne plissettate. Le stampe floreali si uniscono alle righe, tra acquarelli e pattern audaci. Ma protagoniste indiscusse del défilé sono loro: le originalissime balze rimovibili, che impreziosiscono t-shirt e camicie: macro-ruches dal piglio romantico capaci di conferire suggestioni nuove ad ogni capo. Massimo Giorgetti si conferma geniale nel giocare con la moda e la sartorialità, puntando anche all’aspetto ludico del fashion show.

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Sfila a Milano la savana di Maurizio Pecoraro

La primavera/estate 2017 di Maurizio Pecoraro ci porta nella savana. Tra animalier all over e stampe jungle, veniamo proiettati in un’atmosfera quasi fiabesca, sulle orme dei bestiari disegnati dal pittore francese Henri Rousseau. Ad aprire il défilé dello stilista palermitano un pigiama palazzo maculato. Largo poi a lussureggianti patchwork di stampe floreali da cui fanno capolino giraffe, scimmie, uccelli, pantere, pappagalli, serpenti, leoni e tigri, decorati su maxi dress, tuniche e pantaloni. Coloratissime le decorazioni dal piglio cartoon, per una collezione ironica e fantasiosa. Sofisticata e glamour ma anche un po’ bambina la donna che calca la passerella, tra suggestioni oniriche e ricami preziosi. Largo a flock e jacquard, broccati e sete damascate, tulle di lino grezzo, pizzo sangallo, canotte a rete e in neoprene, sofisticate vestaglie di seta. Asimmetrie e trasparenze, dettagli sporty-chic nelle felpe e nei capi in spugna, romanticismo nelle gonna a corolla. Nelle stampe domina il verde salvia unito alle cromie tipiche della giungla: avorio, arancio, giallo, cammello, ebano. La vegetazione della savana impreziosisce i bikini, mentre piume e frange sbucano dalle calzature.

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Il nuovo mondo dell’informazione

Quella cui stiamo assistendo, non sempre consapevolmente e spesso in modo frammentato, è una vera e propria trasformazione strutturale del giornalismo e del mondo dell’informazione nel nostro Paese. Ma in pochi – anche tra gli addetti ai lavori – se ne sono accorti.
Partiamo da alcune notizie frammentate, apparentemente senza alcun legame diretto.


Il gruppo Repubblica-Espresso si fonde con La Stampa- Secolo XIX. Nasce il più grande gruppo editoriale italiano con radio, siti web e vere e proprie tv online i cui contenuti, nel tempo, spesso superano le audience televisive.
Il Corriere della Sera passa di mano. Dallo storico gruppo di controllo del mondo industriale milanese ad un “editore puro” del mondo dei periodici, a forte vocazione pubblicitaria, proprietario anche di una rete televisiva, La7, che compete ormai alla pari sui contenuti con Rai e Mediaset.
Qualche anno fa la prima grande ristrutturazione della carta stampata aveva visto mettere insieme in QN testate storiche Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno sono ora identici, cambiando solo la testata. L’edizione locale è in un fascicolo interno. Il rapporto tra edizione locale ed edizione nazionale è ribaltato.
Sin qui le concentrazioni, che parlano di riorganizzazione. Ma che parlano anche di un’editoria consapevole di non poter essere più “strumento di potere e di pressione” di qualche gruppo industriale. Che parlano di un’editoria alla ricerca di una strada industriale autonoma, quasi come nel resto del mondo. Concentrazioni che in fin dei conti ci raccontano che quel mondo frastagliato di piccole testate auto-referenti, in un’area linguistica piccola come l’Italia e in cui si legge pochissimo, non avevano ragion d’essere. Tutto questo ha pro, ma anche moltissimi contro in termini di libertà di stampa, di pluralismo dell’informazione, di informazione locale, e di “sbocchi e alternative” professionali.


Nello stesso tempo in cui avvenivano queste forti ristrutturazioni, con qualche anno di ritardo il mondo dell’informazione del nostro paese scopriva il web. Prima come “archivio”. Poi come “vetrina” per metterci dentro i contenuti delle edizioni cartacee. Poi sempre più come contenitore in cui mettere “quello che non c’entrava” fisicamente nell’edizione “nobile”.
Finalmente qualcuno si è accorto che potevano nascere testate “solo web”, nate per il web, che potevano essere più forti e competitive dei “cari vecchi giornali”. Non sul blasone, né sulla riconoscibilità, ma certamente sulla “quantità dell’offerta” di contenuti (non sempre informazione vera e propria).
I giornali di questo paese non si sono fermati un momento a riflettere, ed a scegliere una propria via, autonoma e originale, semmai puntando su un patrimonio immenso fatto di archivi, storia, contenuti unici e autorevoli. Hanno scelto la via decisamente inflazionata di “seguire”.
E questo ha fatto si che oggi non ci sia sostanzialmente differenza tra i siti di un giornale e un qualsiasi sito di contenuti generici, di “raccoglitori di blogger” e quant’altro. Non che ci sia niente di male in sé. Ma quello che manca è la risposta alla domanda “qual è la differenza tra l’informazione professionale e professionista?”. Quella per intenderci per cui un utente dovrebbe essere disposto a pagare dei soldi, dal momento che – in molti casi – è davvero difficile trovare le righe di notizia tra link, pubblicità, adv, pop-up, inserti e cornici e “…continua a leggere” e quando un video di 20 secondi ne ha 30 di pubblicità prima e un banner (quando non due) sopra.


Mentre si inseguiva il web, accadeva che la rete andava più veloce dei giornali.
Nel bene e nel male le aziende dell’informazione native digitali erano liberi da pesi e costi industriali del passato. La loro non era una innovazione o uno sviluppo, ma era “il prodotto”. E questo le ha rese libere anche di sbagliare ma prima di tutto di scegliere vie e modelli alternativi, che spesso hanno incontrato più immediatamente i gusti e le esigenze dei lettori.
Tutto questo fa si che oggi sempre più spesso i gruppi editoriali classici, più che immaginare un percorso proprio, tendano ad acquisire realtà della rete per “farle proprie”.
Qualche volta costa meno, ma molto spesso il rischio è di acquisire qualcosa che “appare vincente” ma che in realtà la rete considera quasi decotto.
E accade sempre più spesso anche che invece realtà native digitali attraggano redattori dalle testate tradizionali, offrendo anche a parità di retribuzione (ma fosse anche meno non è questa la discriminante) più spazi, autonomia, e possibile creatività.
Del resto l’elemento centrale resta il pubblico, che è anche visibilità personale, e se al netto di bounce, click-baiting, pagine-fantasma, click acquistati e sistemi vai ed eventuali, comunque, alla fine, quel contenuto online raggiunge nel tempo cinque volte i lettori della carta stampata, la riflessione, anche professionale, è più che aperta.


Il quadro va completato con qualche nota sulla stampa locale. Quella stampa fatta di piccoli quotidiani e settimanali che hanno un potenziale immenso: la notizia del e dal territorio. 
Essere cioè non solo vetrina reportistica, ma vero e proprio punto di riferimento per ciò che avviene in un’area specifica. Proprio quella “geolocalizzazione” di contenuti (e quindi inevitabilmente anche di lettori) che è la merce più cara oggi sul web.
Per loro il web sarebbe una risorsa immensa. Raccolta di pubblicità locale, mirata e geolocalizzata, visibilità dei contenuti, gestione dell’archivio storico e tematico.
E tuttavia questa rivoluzione digitale, per loro salvifica, è impedita da almeno due limiti.
Mancanza di risorse umane, perchè spesso parliamo di testate con organici ridotti all’osso, e soprattutto mancanza di risorse da investire in un vero progetto industriale di informazione locale online, perché parliamo di testate già in difficoltà sul fronte del bilancio ordinario.


È in questo quadro generale – fatto di concentrazioni ai limiti della legalità sia sul fronte della distribuzione che sul fronte della raccolta pubblicitaria – che si inserisce la proposta di riforma dell’editoria, in agenda in questi mesi.

L’Oriente ispira Alberto Zambelli

Eclettico minimalismo e tripudio di sartorialità in passerella da Alberto Zambelli. Lo stilista bresciano porta alla Milano Moda Donna una ventata di oriente per suggestioni pop. Righe ed asimmetrie ma anche pulizia e linee essenziali sfilano tra trench coat e iconografie. Cura certosina per i materiali usati, come il tecno chiffon e il tulle con nastrature. La maglieria torna protagonista, in una collezione primavera/estate 2017 che strizza l’occhio all’Estremo Oriente. Sofisticata ed essenziale la donna che calca la passerella. Non mancano ricami e dettagli preziosi, come perle, cristalli e decorazioni. Le maglie con collo alla coreana e ricami orientali si alternano a bodycon dress rigorosi che rivelano il piglio tailor dell’intera collezione. Il black & white optical domina la palette cromatica, con striature di rosso. Pantaloni multistripes si abbinano ora a tuniche arricchite da pattern floreali da cui sbucano occhi e dettagli pop. Le proporzioni dei trench sono over, mentre certe stampe ricordano i giardini orientali.

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(Foto: Madame Figaro)

Lottie Moss nuovo volto di Bulgari

Bulgari sceglie Lottie Moss come nuova testimonial della linea di accessori. Bellezza bionda ed eterea, la modella diciottenne è la sorella della più famosa Kate. Nessuna somiglianza tra le due: una bellezza classica quella di Lottie, labbra carnose e viso dai lineamenti dolci. Sofisticata eppure fresca, Lottie Moss è tra le modelle più richieste della nuova generazione ed è molto seguita su Instagram e sui social network.

La presentazione della collezione 2016-2017 di Bulgari ha avuto luogo all’Hotel Bulgari di Milano. Le foto della campagna pubblicitaria sono state realizzate da Michael Avedon, nipote di Richard. Ad ispirare la collezione a cui la modella presterà il volto l’Eden Mediterraneo e le collezioni iconiche del brand, Serpenti e Bvlgari Bvlgari. Un design moderno e accattivante che si mixa a suggestioni classiche.

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Lottie Moss (Foto: Corriere.it)

IL DEBUTTO DI RICH ALLA MILAN FASHION WEEK

Dopo la querelle giudiziaria legata all’utilizzo da parte di Saverio Moschillo del marchio John Richmond, debutta alla Milano Moda Donna il brand Rich, con una primavera/estate 2017 suggestiva ed affascinante. Una collezione che trae ispirazione dall’era giurassica, tra dinosauri e rimandi alla preistoria. Un ponte col passato, fino a toccare le origini stesse dell’universo, per un défilé che evoca il mistero della creazione. Le forze primordiali e gli elementi della natura confluiscono sul catwalk, in sfilata in cui il fil rouge è l’evoluzione e la rinascita. E’ un nuovo inizio per Saverio Moschillo: come un’araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri, la donna che calca la passerella appare sicura di sé e aggressiva. In un panta rei stilistico, la musa ideale di Moschillo percorre il catwalk con una falcata sensuale strizzata in giacche biker, pantaloni borchiati e tripudio di pelle. Il jersey domina nei lunghi abiti iper femminili. Tra spacchi audaci e trasparenze ecco far capolino un’iconografia di Madonna. Largo a grafismi in colori fluo e tessuti a retina, per due pezzi top bolero e pantalone e giacche da motociclista. La seconda parte del défilé cede il posto a una maggiore dolcezza indugiando in una femminilità nuova, fino agli abiti da sera, anch’essi in pelle, con cut out e profili borchiati. Ai piedi di questa valchiria sandali a listini e tacchi vertiginosi.

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ERMANNO SCERVINO: LA CASTITA’ DELLA TRASPARENZA

Opulenza, femminilità barocca ed eterea bellezza in passerella da Ermanno Scervino. Il défilé dello stilista toscano presenta sofisticati giochi di trasparenze per una donna che non ha bisogno di scoprirsi troppo per sedurre. Suggestioni ladylike per un’ammaliante femme fatale dalle note romantiche, stretta in abiti di pizzo ed organza. Largo a raffinati arabeschi nelle ricche lavorazioni in pizzo; neoromanticismo nei ricami preziosi in astrakan; sublime delicatezza nelle cascate di fiori di tessuto e pizzi sottilissimi, in un tripudio di balze, sete plissé, macramè e nude look casti ma sensuali, in un magistrale gioco di vedo-non vedo. Come una ninfa, la donna Scervino sfila in impalpabili vestiti di pizzo plissettato e organza acquamarina, per ammaliare senza mai esibire troppo. “Ho creato la castità della trasparenza”, commenta lo stilista. Il pudore sembra finalmente tornare in auge, in tempi in cui farfalline e scollature hot regnano sovrane. Le trasparenze sono sensuali ma mai volgari, per un’eleganza assoluta. Largo anche a giacche da uniforme dalle note army-chic, intrise di suggestivi dettagli napoleonici. Bellezza allo stato puro e sfarzo, per una principessa contemporanea. Chic evergreen nei dettagli, come i bottoni di madreperla e le borse lavorate con cristalli. La palette cromatica abbraccia nuance delicate, come il cipria, per nude look dall’allure sofisticato. Lo stilista più amato dalla First Lady Agnese Landini ammalia con una collezione primavera/estate 2017 che inneggia alla sartorialità e al made in Italy. In passerella Sara Sampaio e la svedese Elsa Hosk. Nel front-row Carolina Crescentini, Dalila Di Lazzaro, Maria Grazia Cucinotta sono solo alcuni dei nomi presenti ad applaudire una sfilata salutata come un evento.

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(Foto: Madame Figaro)

ISPIRAZIONI NAVAJO PER SIMONETTA RAVIZZA

Sfila nell’ambito della Milano Moda Donna Simonetta Ravizza. Una sfilata che ripropone i codici dell’estetica della maison, per una primavera/estate 2017 all’insegna della femminilità. Pelliccia all over per linee raffinate, tra sensualità e morbidezza. Tripudio di camoscio nei tanti completi arricchiti da giacca o gilet. Le pellicce si arricchiscono di stampe Navajo mentre dai capi scende una cascata di frange: per la prossima stagione estiva si respira un’aria etnica, tra suggestioni amerindie ed inediti costumi arricchiti di pelo. Torna il giubbotto jeans doppiato di pelo, pezzo cult della maison dagli anni Novanta ad oggi. La palette cromatica abbraccia il blu e i toni caldi della terra. Ad animare il post défilé una protesta contro l’uso di pellicce vere al posto di quelle ecologiche.

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(Foto: Madame Figaro)

SUGGESTIONI AFRICANE IN PASSERELLA DA UMA WANG

Un viaggio nel continente africano, tra i villaggi e le ampie distese del deserto; fotografie e ricordi, souvenir di un resoconto etnografico alla scoperta dell’Africa: è da qui che parte Uma Wang per la sua collezione primavera/estate 2017. La designer cinese sceglie un mood etnico per definire i codici stilistici di una sfilata suggestiva e ricca di pathos. Il reportage si unisce al glamour per capi fluidi e minimali. Bandito ogni eccesso: regna un’eleganza fatta di linee ampie e stampe che raffigurano i colori della terra. Una tavolozza di impronta naturalistica che predilige il nero, il blu, il tabacco e il marrone. Non mancano tocchi gold e grafismi suggestivi. La donna che calca la passerella ricorda una dea tribale immersa in un paesaggio urban, tra sari, caftani, sahariane e pigiami palazzo. Comfort e raffinatezza si intersecano

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(Foto: Madame Figaro; cover: Sterlizie)

DA VERSACE LO SPORTSWEAR È LUXURY

Proiettata nel futuro la collezione Versace per la prossima primavera/estate: un’intuizione, forse un presentimento, ad ispirare a Donatella Versace una collezione in cui lo sportswear si tinge di couture. “Sono pronta a fare il salto”, queste le parole della stilista, “e ho sete di futuro. In questo momento sento che lo stile sportivo sarà l’eleganza di domani. Il problema è trattare l’argomento con autorevolezza, con lusso. Ecco il compito che mi sono prefissa”. Ecco sfilare sul catwalk divise degli atleti che si intersecano agli abiti da sera. Da sempre temeraria, Donatella Versace raccoglie la sfida: non c’è tempo per guardarsi indietro, tantomeno nel fashion system, da sempre avvezzo a vorticose trasformazioni e ancor più rapidi colpi di testa. Ecco quindi la messa a punto di un nuovo manifesto estetico che, pur mantenendo i codici stilistici che da sempre appartengono alla maison della Medusa, pone le basi di una donna del futuro, che non teme le contaminazioni, nemmeno le più ardite, e accosta con deliziosa nonchalance l’abito da sera allo stile sportivo. Arditi accostamenti di colore accoppiano celeste e rosso, viola e verde, per tute e giacche biker. Forte e impavida la donna che calca la passerella, tra tute da motociclista, gonne da paracadutista, parka di nylon e seta, abiti in nylon con coulisse sportiva e vorticosi drappeggi. Largo alle stampe, dalla scacchiera al pop. Pizzo intagliato su felpe sporty-chic e decorazioni di cristalli su anorak in nylon. I contrasti dominano, tra bomber e gonne plissé. Inserti di plastica e materiali techno per un’eleganza pratica e futurista. Certosina attenzione per i dettagli e gli accessori, come le borse e le scarpe: tra sandali infradito, stivali stringati dal tacco vertiginoso e tracolle. Parata di star sulla passerella: sfilano per Donatella Versace le top model più famose di oggi e di ieri, da una biondissima Doutzen Kroes alle sorelle Gigi e Bella Hadid; da Carmen Kass a Mariacarla Boscono, da Adriana Lima a Naomi Campbell, che chiude il défilé. Lo sportswear non è mai stato tanto glamour.

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(Foto: Madame Figaro)

GEOMETRIE ONIRICHE IN PASSERELLA DA MARCO DE VINCENZO

Caleidoscopiche geometrie e giochi iperbolici in passerella da Marco De Vincenzo. Lo stilista messinese, genio assoluto tra i designer di nuova generazione, sforna una collezione ricca di pattern onirici e grafismi accattivanti che impreziosiscono capi dalle tinte vivaci. Novità assoluta: per la prima volta sfilano capi maschili. De Vincenzo interpreta con maestria una storia che trae ispirazione dal colore: è così che lo stilista riesce ad esprimere se stesso, partendo dai ricordi di una cartolina sbiadita risalente agli anni Cinquanta e raffigurante una villa sul mare. Silenzioso portavoce di emozioni, è il colore ad imprimere un mood ad ogni momento vissuto. Tra rotture e patchwork ritmici si snoda una collezione dal piglio surrealista. Femminilità nuova nei capi con paillettes, ruches, balze e jacquard. Frange all over su capispalla mentre le camicette sono accollate e rimandano ad una collegiale. Sperimentazione ed innovazione negli abiti dal design nuovo, nelle t-shirt e nelle gonne. Strati multicolor si alternano a linee essenziali, per un design moderno e futurista. In passerella sfilano per la prima volta sette look maschili, in attesa di una linea di menswear. La maglieria è protagonista, tra capi in lurex e cromie ardite.

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ETRO: ELEGANZA GIPSY ALLA MILANO MODA DONNA

Il topos del viaggio funge da ispirazione per la collezione primavera/estate 2017 di Etro. Una viaggiatrice dalle suggestioni luxury calca la passerella alla Milano Moda Donna. Preziosa e affascinante, la collezione disegnata da Veronica Etro per la prossima stagione estiva reinterpreta un capo passepartout dalla storia antichissima, il caftano, che viene declinato in versione mini e maxi. Sovrapposizioni e suggestioni esotiche creano un’atmosfera ricca di pathos: la donna che calca la passerella indossa il poncho e lunghe mantelle perfette per affrontare una avventurosa traversata del deserto. Non mancano suggestioni Navajo e riferimenti alle popolazioni berbere e beduine, per una sfilata che tanto attinge al loro guardaroba. Ad aprire il défilé un pigiama palazzo con iconica stampa cachemire. Poi tripudio di abiti a stampa foulard, sulle note di Led Zeppelin. Libera ed eclettica, la viaggiatrice di Etro affronta l’estate in caftano e pashmine: enormi sciarpe in stampa patchwork impreziosiscono molti degli outfit. Suggestioni military-chic si alternano allo stile gipsy e al boho-chic, da sempre cifra stilistica del brand. La palette cromatica alterna tinte autunnali alle tinte fluo di un paisley rivisitato in chiave psichedelica: i colori sono vitaminici, in un’esplosione di fucsia, giallo, verde mela. I caftani hanno nappine su polsi e scollature, per interessanti rimandi alla cultura andina, in una collezione in cui regna lo stile etnico. Motivi tribali accompagnano i lunghi abiti in impalpabile chiffon. Citazioni hippie negli accessori, come i sandali in cuoio che rivelano però un inaspettato tacco 12. I gioielli ricordano certi monili sfoggiati dalle popolazioni africane; le borse con grandi tasche sono perfette per contenere appunti di viaggio, matite, fiaschette. Per una viaggiatrice di lusso.

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(Foto: Madame Figaro)

Bottega Veneta: la splendida Lauren Hutton in passerella

Cinquant’anni di storia. Mezzo secolo glorioso che conferma, lungo tutto questo arco temporale, il savoir-faire di una maison che mai ha deluso le aspettative del fashion word.

Per festeggiare un traguardo così impegnativo, Bottega Veneta ha deciso di puntare sull’icona della moda Lauren Hutton che ha risposto positivamente alla chiamata dell’azienda italiana sfilando accanto alla top model Gigi Hadid con una leggiadrìa che le appartiene.

Tomas Meier propone una primavera/estate 2017 all’insegna della tradizione borghese dove a trionfare è l’eleganza.

Un’immagine forte e dirompente è quella che la griffe vuole proporre alla donna Bottega Veneta con abiti dall’allure super sexy e sofisticati.

Fascino senza tempo che si tramuta in abiti in cotone, capispalla in pelle e gonne ampie a vita alta.

Settantasei look si sono avvicendati sulla lunga passerella allestita nell’Accademia delle Belle Arti di Brera con una combinazione di giacche dal taglio sartoriale in pelle di alligatore abbinate a top crop.

Tra le borse che accompagnano la collezione, la clutch rossa portata dalla Hutton nella celebre pellicola American Gigolò.

 

 

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Fonte cover Madame le Figaro

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KRIZIA: INIZIA L’ERA ZHU CHONGYUN

Prima sfilata di Krizia sotto la direzione creativa di Zhu Chongyun: nell’ambito della Milano Moda Donna si apre un’era nuova per lo storico brand di Mariuccia Mandelli. L’eredità lasciata dalla stilista, scomparsa nel dicembre 2015, viene raccolta dall’imprenditrice cinese. Zhu Chongyun, 52 anni molti dei quali passati nel fashion business, ha acquisito il marchio nel febbraio 2014 per una cifra che secondo i rumours ammonterebbe a 35 milioni di dollari. Il rilancio del brand, avvenuto gradualmente, viene ora coronato dalla prima sfilata. Il défilé coniuga suggestioni orientali al glorioso passato della maison italiana. Romantici volant sbucano da maglie in imprevisti giochi stilistici. La tigre, simbolo per antonomasia di Krizia, torna a ruggire sbucando da felpe e stampe in jacquard multicolor e pelle lavorata al laser. Camouflage all over sui tessuti, tra romantiche balze e sete plissettate che impreziosiscono giacche maschili: sembrano ventagli e nastri che si posano lateralmente al bavero di una giacca o che, come una spilla, fanno capolino da un capo in maglia. Proporzioni oversize per i capispalla, mentre gli abiti da sera enfatizzano la silhouette femminile. Asimmetrie dominano il catwalk tra ruches che ricordano i petali di un fiore e riuscite citazioni artistiche. Blu, black and white e oro nuance predilette, mentre tra i materiali usati spiccano seta, mohair ed organza.

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(Foto: Madame Figaro)

ROMANTICISMO ROCK DA DIESEL BLACK GOLD

Ribelle ma con un’anima romantica la donna Diesel Black Gold. Non manca il consueto spirito rock ma intriso stavolta di suggestioni romantiche per silhouette pulite e delicate. Tripudio di rosa e khaki per capi dall’appeal urban che si sposano con suggestioni militari, addolcite però dai riferimenti all’estetica del fotografo David Hamilton. Eterea come una ninfa la donna immaginata da Andreas Melbostad, che rielabora i codici femminili del brand attraverso una luce nuova. Tripudio di rosa antico per un’eleganza iperfemminile, tra corsetti, decorazioni preziose e volants. Mini dress in pizzo sangallo ricordano la lingerie; il denim si arricchisce di pizzo e dettagli in sangallo; le giacche in pelle scamosciata rivelano un’appeal grintoso, come le scarpe: anfibi di tela, snearkers e sandali da gladiatore. Largo a pantaloni cargo da indossare sotto corsetti; shorts con cinghie boudoir svelano il dualismo della primavera/estate 2017 di Diesel Black Gold.

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(Foto: Madame Figaro)

MILAN FASHION WEEK: IL PAST FORWARD DI PRADA

Inversione di marcia da Prada, che riafferma con forza il manifesto estetico da sempre congeniale al brand: è un’eleganza semplice e saldamente radicata nella contemporaneità e nelle sue contraddizioni quella che sfila in passerella. Largo a pigiami dal piglio orientale, tailleur e capispalla profilati di piume di marabù, grafismi ed iperbolici déjà-vu. Introspettiva e nostalgica, in linea con lo spirito della maison ma proiettata al futuro, la collezione disegnata da Miuccia Prada per la prossima stagione estiva può essere riassunta in quel Past forward che dà il titolo al cortometraggio realizzato da David O. Russell in collaborazione con la stilista, che sarà presentato il prossimo novembre a Los Angeles.

Patchwork di tartan e pattern floreali si incrociano tra velcro che strizza le silhouette e classicità. Ricami e dettagli preziosi all over si intersecano ad accenni sporty-chic, mentre costumi profilati di piume con culottes dalle linee Fifties si indossano sopra camicette classiche, per un’eleganza che non segue alcun diktat e che non teme di osare. Un po’ collegiale la donna che sfila in grembiulini e chemisier, per un ritorno al passato: tripudio di tartan e piume di marabù per un nuovo concetto di semplicità che guardi al lato umano.

“Questa mia eleganza è tutta sbagliata e per questo mi piace -così Miuccia Prada ha descritto la collezione-. Se no la parola stessa fa vecchio, anche se fa sempre bene guardare al classico di certi cardigan cammello o grigi e di certi chemisier”. “Stavolta ho voluto cambiare tutto, purificare, togliere il troppo -ha aggiunto la stilista- per una semplicità chic, molto umana, passionale, sensibile. Cose belle e brutte mixate insieme senza troppe contaminazioni di stylist. Adesso no, è l’ora della semplicità alla mia maniera, con la piuma messa su una camicetta e sui polsi, all’orlo dei pantaloni o sui sandali, a volte di dubbio gusto”. Miuccia Prada pesca dal passato per farsi strada nella giungla contemporanea, dove spesso l’eleganza diviene un’incognita. Accostamenti arditi eppure mirabili, per un vecchio che non invecchia mai, iconici evergreen magistralmente riproposti in una collezione che riafferma l’identità primigenia di un marchio da sempre sinonimo di stile.

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(Foto: Madame Figaro)

Tod’s: il minimalismo wild sfila a Milano

Il lusso di Tod’s per la collezione primavera/estate 2017 viene espresso attraverso magnifiche pelli che diventano fulcro del progetto disegnato dal team interno.

Capi iconici come il trench, vengono esibiti accanto ad abiti finemente minimali.

La passerella viene scandita da capi fortemente essenziali, resi ricchi dall’utilizzo di pelli esotiche come il pitone.

Il safari urbano di Tod’s viene caratterizzato da pantaloncini, sahariane e abiti mood anni ’60. A rafforzare questa tesi, i colori caldi della terra bruciata, il verde militare e il sabbia.

Il camoscio confeziona maxi coats e biker jackets.  Nell’intensificarsi della sfilata, sulla passerella giunge un magnifico spolverino in pelle laserata: la ricchezza di questa collezione viene dettagliatamente esplicitata da questo capo.

Maxi bags in pelle di pitone e di alligatore concludono una collezione dal sapore wild.

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Glamour esotico per Giamba

E’ il deserto con la sua estesa infinita di mistero, ad aver ispirato la collezione primavera/estate 2017 di Giamba: la griffe del talentuoso Giambattista Valli.

Ricco di particolari, questo défilé punta sui pattern che sono il vero fiore all’occhiello di questo progetto creativo. Come una tela dipinta, il leopardo impreziosisce fuseaux e abiti mini. Tra giochi di trasparenze, magnifici pizzi creano un allure sofisticato alla collezione.

I colori pastello, associati alla plissettatura, creano abiti sottana romantici e graziosi. Le frange, dall’animo rock, movimentano le camicie e i long dresses.

Scintillano le paillettes su jumpsuit striminzite in mood anni ’80. Gli effetti luce persistono anche sugli stivaletti glitterati dai colori scintillanti.

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Il lontano Oriente sfila da Sportmax

La collezione primavera/estate 2017 di Sportmax guarda al Giappone.

L’ispirazione giunge, infatti, dal book fotografico “Shima no Ama” del celebre fotografo Kusukazu Uraguchi pubblicato più di trent’anni fa.

Il roningasa (tipico copricapo giapponese) è il filo conduttore di questa linea che annuncia una serie di capi dal tipico sapore giapponese.

Lontano dagli eccessi, questo défilé viene scandito da oblò arricciati e ruches. La coulisse, motivo ricorrente nella sfilata, segna la vita dei capi.

Grafismi astratti disegnano onde stilizzate che rimandano, necessariamente, alla cultura orientale fatta da segni minimali e astratti.

Linee ampie si alternano a quelle affusolate:  la collezione di Sportmax amalgama diverse vestibilità pur mantenendo un allure fresco e sofisticato.

Le nuances del bianco e del blu creano contrasti sorprendenti.

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Fonte immagini vogue.com

Lo charme seducente di Armani

 

Viviamo in questo mondo e dobbiamo tenercelo stretto. Per me è uno strazio non poter più andare in Paesi come la Libia. Il mondo che viviamo è però questo e  dobbiamo preservarlo” (fonte Ansa).

Il foulard annodato come un turbante, associato al commento di fine sfilata di Re Giorgio Armani rivela la volontà dello stilista di legare il suo progetto creativo all’universo etnico.

È sofisticata ed eterea la collezione primavera/estate 2017 presentata a Milano all’interno di Armani Teatro.

Tessuti leggeri ed impalpabili descrivono tutta la maestria di Armani di rendere anche i più semplici dei capi, qualcosa di stupefacente. La trasparenza dell’organza che lascia intravedere il seno delle modelle è un particolare lezioso che lascia spazio a capi di indescrivibile fascino.

Il filo conduttore di questo progetto creativo è il bermuda declinato in diverse tonalità, spesso decorato da fitte corolle.

Rigorose sono le giacche in seta che scivolano, accarezzando il corpo.

Una femminilità contemporanea tinteggiata da colori sofisticati come il blu ed il greige che macchiano di colore i pantaloni fluidi, gli abiti bustier,  le micro giacche in pelle intrecciata,  gli abiti fluidi che librano armoniosamente nell’aria  e tailleur luxury decorati da strass.

 

 

Fonte cover Madame Le Figaro

Fonte Gallery vogue.com

MILAN FASHION WEEK: LE ATMOSFERE COLONIALI DI LES COPAINS

Atmosfere coloniali in passerella da Les Copains: la collezione per la prossima primavera/estate sembra ispirata a un viaggio nel deserto. Mood esotico per la viaggiatrice che calca il catwalk: il deserto rivive nella palette cromatica dei capi. Largo a sahariane e a toni neutri, bianco splendente interrotto da sprazzi di verde e azzurro.

Un viaggio ideale tra Tangeri e Marrakech funge da ispirazione della sfilata, che si pone come una full immersion in suggestioni nomadi. Trasparenze e sofisticati ricami evocano i giardini, i mercati, la brulicante vita di una città lontana. Tessuti leggeri e preziosi si addolciscono con dettagli sartoriali: righe e maglieria illuminano pantaloni ampi, tute e caftani. Sapienti virtuosismi nel tricot jacquard con fili invisibili, per un effetto pizzo. L’uncinetto diventa protagonista di capi iconici.

Maxi dress si alternano sulla passerella per silhouette sensuali e contaminazioni inusuali tra stili e culture. Cuoio all over negli accessori, come le cinture, i sandali e le borse. Come un’esploratrice, la donna Les Copains sfoggia sahariane e filati preziosi. Il jacquard ricorda certi pattern tipicamente nordafricani.

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Matteo Renzi sulla cover di Vogue America

Vogue America sceglie Matteo Renzi per la copertina del numero di ottobre: la rivista patinata immortala il Primo Ministro italiano in scatti realizzati da Annie Leibovitz. Non più top model né divi di Hollywood: stavolta è dalla politica che la Bibbia della moda trae ispirazione per un servizio fotografico che vede il Premier a fianco della moglie, Agnese Landini, e dei loro tre figli.

Insolitamente glamour, la coppia posa per scatti iconici per l’obiettivo della Leibovitz, che ha recentemente immortalato anche la regina Elisabetta II. Le foto corredano una lunga intervista a Renzi, realizzata dal giornalista Jason Horowitz, che inizia con testuali parole: “Il primo ministro italiano Matteo Renzi farà ciò che serve per riformare il governo”. Renzi, salutato come “l’uomo giusto al momento giusto”, posa in capi Armani. Gli scatti di Annie Leibovitz immortalano la quotidianità della famiglia del premier, tra scene di vita domestica e aneddoti inediti.

Si ripercorre quindi il primo incontro tra Renzi e la moglie, e il loro matrimonio, celebrato nel 1999. Infine, nell’articolo firmato da Horowitz, si guarda al lato umano e paterno del premier, focalizzando l’attenzione sul suo rapporto con i tre figli: Francesco, quindici anni, Emanuele, tredici, ed Ester, dieci anni.

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Il premier Renzi con la moglie Agnese Landini e i tre figli (Foto: Vogue.com)

MILAN FASHION WEEK: VOLUMI OVERSIZE DA PORTS 1961

Spensierata e sbarazzina la collezione primavera/estate 2017 Ports 1961, che ha sfilato nell’ambito della Milano Fashion Week. Ottimismo è la parola d’ordine di una collezione dall’eleganza disinvolta. La stilista Natasa Cagalj crea silhouette comode e oversize, che strizzano l’occhio al guardaroba maschile.

Si comincia con due pezzi dai volumi teatrali che lasciano talvolta il posto a morbidi capi che enfatizzano invece il fisico femminile.
Righe all over si alternano con deliziosa nonchalance a pattern floreali in un tripudio di colore. Sofisticata e sicura di sé, la donna che calca la passerella non teme di celare la propria femminilità dietro un pezzo passepartout quale è la camicia maschile.

Pigiami a righe si alternano a maxi dress, in un gioco cromatico di righe: ce n’è per tutti i gusti, tra nuance fluo e pattern irriverenti. Largo a una palette cromatica vitaminica per capi all’insegna dell’effortlessy-chic.

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(Foto: Madame Figaro)

Papa Francesco, i media e il gossip

Papa Francesco non è certamente una persona frivola e permissiva. Da quando è al comando di Sacra romana Chiesa ha sgridato preti, suore, fedeli e, innumerevoli volte, i giornalisti. “Il gossip è velenoso” aveva detto nel 2014, all’inizio del suo papato “all’inizio sembra qualcosa di divertente e godibile, come una caramella ma alla fine riempie il cuore con amarezza e ci avvelena”.


All’inizio di settembre Bergoglio ha ricordato ai vescovi missionari che spargere voci nella comunità clericale potrebbe distruggere la chiesa. “La divisione è l’arma che il diavolo usa per distruggere la Chiesa dall’interno. Egli ha due armi ma la principale è la divisione, l’altra sono i soldi. Il diavolo entra attraverso le nostre tasche e distrugge con la parola, il pettegolezzo che divide e l’abitudine al pettegolezzo è un’abitudine al “terrorismo”. Il pettegolezzo è un terrorista che lancia una granata, la chiacchiera, con l’intento di distruggere”.


Bergoglio ha paragonato di nuovo il gossip e il terrorismo durante l’incontro con l’Ordine dei giornalisti italiani. “Certo la critica è legittima, e dirò di più, necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’“arma di distruzione” di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame.”


Papa Francesco è di gran lunga il Papa che gestisce meglio i propri rapporti con i media nonostante dica di non guardare la televisione dal ’90. Bergoglio legge i giornali e la rassegna stampa giornaliera.
Sicuramente è una delle persone che fanno più notizia al mondo e le sue conferenze stampa in aereo, ad esempio, sono diventate famose. Dal “Chi sono io per giudicare” riguardo i sacerdoti omosessuali alla dichiarazione sulla non cristianità di Donald Trump.


Papa Francesco ha trenta milioni di followers su Twitter sui suoi diversi account @pontifex e il suo account Instagram @Franciscus ne ha tre milioni. Il suo addetto stampa è un giornalista americano che ha lavorato per la Fox News.


Bergoglio ha dato più interviste che qualsiasi altro Papa oltre ad aver dato un accesso ai giornalisti mai visto alla sua persona, ha incontrato Zuckerberg e i vertici di Google, tiene video conferenze con una infinità di personaggi, è un personaggio che non può non piacere ai giornalisti.


Il suo rimprovero ai giornalisti italiani è stato consapevole delle necessità di quest’ultimi e delle scadenze continue e rigidissime a cui sono sottoposti dal ciclo continuo di notizie che si è venuto a creare in questi anni ma li ha spronati a impegnarsi al massimo data l’importanza del loro mestiere al giorno d’oggi.
“Ci sono poche professioni che hanno tanta influenza sulla società come quella del giornalismo. Il giornalista riveste un ruolo di grande importanza e al tempo stesso di grande responsabilità. In qualche modo voi scrivete la “prima bozza della storia”, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le persone all’interpretazione degli eventi. E questo è tanto importante. I tempi cambiano e cambia anche il modo di fare il giornalista. Sia la carta stampata sia la televisione perdono rilevanza rispetto ai nuovi media del mondo digitale – specialmente fra i giovani – ma i giornalisti, quando hanno professionalità, rimangono una colonna portante, un elemento fondamentale per la vitalità di una società libera e pluralista.”

MILAN FASHION WEEK: GRAFISMI VITAMINICI DA EMILIO PUCCI

Stampe vitaminiche in passerella da Emilio Pucci. Grafismi arditi e colori al neon caratterizzano una collezione primavera/estate 2017 che riscopre il passato della maison pur non perdendo di vista la sperimentazione e la contemporaneità. Tute e abiti in jersey per drappeggi eclettici e motivi d’archivio rivisitati in chiave tribal, per un’estate grintosa ed energetica.

Giallo lime, black and white optical, rosso, turchese e rosa nella palette cromatica. Lo stile creato dal marchese Emilio Pucci viene rivisitato dall’estro di Massimo Giorgetti, che resta però fedele all’anima della maison toscana, facente parte del gruppo Lvmh. Vibrazioni fresche e giovani nei look che si alternano sul catwalk.

Mirabili giochi cromatici anche nei costumi in maglia, nei crop top e nelle gonne a ruota, tra intarsi e glam. Raffinata e giocosa, la donna che calca la passerella incarna perfettamente l’estate, con la sua freschezza e la sua leggera e disinvolta eleganza.

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(Foto: Madame Figaro)

MILAN FASHION WEEK: ETEREA E ROMANTICA LA DONNA GENNY

Romantica ed eterea la donna che calca la passerella di Genny, alla Milano Moda Donna. Pulizia e linee essenziali caratterizzano una collezione primavera/estate 2017 femminile e sofisticata. Ricorda quasi un fiore la donna che sboccia sotto petali di sete ed organze, tra contrasti e raffinatezza.

Si ispira agli scatti del celebre fotografo Robert Mapplethorpe Sara Cavazza Facchini, alla direzione creativa del brand: le calle immortalate da Mapplethorpe ispirano una collezione all’insegna della delicatezza. Ruches, ricami e trasparenze impreziosiscono camicette e gilet. Largo a tessuti operati e perle, per jumpsuit con collo gioiello e volant all over.

Cut out e trasparenze decorano mini dress in cui grinta e sensualità si mixano perfettamente. Oblò ed asimmetrie, ma anche sovrapposizioni e giochi vedo-non vedo per i petali multistrati plissettati che si aprono su candidi abiti dai colori iridescenti, in una palette cromatica velata di tinte nostalgiche e dolci.

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(Foto: Madame Figaro)

MILAN FASHION WEEK: PHILIPP PLEIN CIRCENSE E SPETTACOLARE

Un enorme luna park tra nani da giardino giganti ed eccessi di ogni sorta per la sfilata Philipp Plein. Lo stilista tedesco celebra il suo commiato dalla Milano Fashion Week con una collezione primavera/estate 2017 ricca di lusso ed aggressività. A fine sfilata arriva l’annuncio ufficiale: dalla prossima fashion week sarà infatti New York la location voluta dal designer tedesco per presentare le proprie collezioni.

Parata di star sul catwalk e nel front-wor, con Paris Hilton protagonista assoluta, insieme alle top model del momento. Ad aprire il défilé la modella brasiliana Izabel Goulart, strizzata in hot pants e sandali da gladiatore, tra catene d’oro che impreziosiscono un giubbotto. Tripudio di borchie e cristalli, stivali inguinali per Fergie, che si è esibita durante la sfilata.

Spettacolare, quasi circense la collezione, intitolata #aliceinghettoland, che vede denim protagonista assoluto, tra minigonne e giubbotti. Catene d’oro all over e dettagli preziosi si sposano con un mood punk tra borchie e aggressività. Alla fine del défilé lo stilista saluta il pubblico a bordo di una Cadillac.

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(Foto: Madame Figaro)

MILAN FASHION WEEK: MELTING POT CULTURALE DA ROBERTO CAVALLI

Full immersion nello stile rodeo per Roberto Cavalli, che sfila alla Milan Fashion Week con una collezione primavera/estate 2017 dalle ispirazioni eterogenee. Lo stile cowboy domina, in un viaggio immaginario nel continente americano, sulle orme dei nativi americani. Non mancano riferimenti esotici, nella scelta di stampe che ricordano l’India, l’Egitto, il Marocco.

Largo a caftani preziosi, balze e ruches, ricami tipici indiani, pantaloni a zampa d’elefante direttamente tratti dai Seventies. Molteplici i riferimenti ai figli dei fiori e alla cultura hippie, in una suggestiva collezione che si distingue come un melting pot culturale. Largo a stampe Navajo ed egiziane, fino all’animalier d’ordinanza, per una viaggiatrice globetrotter dallo spirito impavido e dalla femminilità esplosiva, strizzata in corsetti e bustier, orli e frange, tra kimono e stampe patchwork. Si respira libertà e leggerezza, in una sfilata che trae spunto da culture e tradizioni di popoli lontani.

Seta e chiffon dominano per camicette e lunghi abiti impalpabili; le giacche sono impreziosite da cristalli e ricami ton-sur-ton; il poncho rivive in inediti contrasti. Mix & match di ispirazioni per una sfilata che affianca la donna all’uomo, che sfila come un cowboy. Monili tribali e gioielli dal piglio vittoriano si alternano, mentre l’animalier ed altri pattern iconici celebrano un tripudio gipsy.

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(Foto: Madame Figaro)

MILAN FASHION WEEK: SACRO E PROFANO DA FAUSTO PUGLISI

Sacro e profano in passerella da Fausto Puglisi: un altare fa da sfondo alla sfilata, suggestiva come una performance teatrale. Quasi una rappresentazione sacra quella dello stilista messinese, che trae spunto dall’estetica del cattolicesimo mixando mirabilmente ispirazioni prese in prestito dalla classicità.

Un’inedita collaborazione tra il designer e Armando Punzo, direttore artistico della Compagnia del carcere di Volterra, alla base del défilé presentato nell’ambito della Milano Moda Donna. I fasti tipici della tradizione siciliana e gli eccessi creati da stampe caleidoscopiche e preziosi ricami di paillettes e cristalli realizzati a mano si sposano a suggestioni bizantine ed ispirazioni settecentesche.

Croci all over dominano la collezione, insieme a simboli religiosi come i cuori ex voto, che sbucano tra borchie punk. Ancora croci sulle stampe di iconiche t-shirt, tra abiti impalpabili, kimono, camicie e pantaloni. Una moda teatrale ed iconoclastica, che sfila tra Madonne e altari. Il piglio aggressive del chiodo iconico con tanto di borchie è bilanciato da un’esplosione di femminilità nelle gonne a tubo, tra cuissard audaci e gambaletti. Non mancano abiti in patchwork di colori fluo, per un tocco di contemporaneità che strizza l’occhio alla Florida ed evoca spiagge e palme esotiche.

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(Foto: Madame Figaro)

I migliori backstage di Milano Moda Donna: Luisa Beccaria

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, è stata la location scelta da Luisa Beccaria per creare una connessione tra il futuribile e il suo personale mondo onirico.

Fluttuanti ninfe contemporanee hanno calcato la scena omaggiando “le mille sfumature dell’acqua” e l’iconografia impressionistica.
Il lino effetto denim e il cotone arricchito di sangallo i tessuti presenti negli abiti da giorno, di ispirazione Seventies, mentre l’ organza e lo chiffon hanno dato vita ai look serali, fatti di pepli e di tuniche con ampie maniche a mantella.

Varie le lunghezze da indossare con la scelta di calzature: dai tacchi bassi leggermente alla schiava, fino a quelli squadrati e a stiletto in suede, in vernice o realizzati con gli iconici pattern ricamati della Primavera-Estate 2017.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Matteo Di Pippo

Il controverso editoriale del Washington Post su Snowden spiegato

Ha destato reazioni contrastanti l’editoriale del Washington Post che – in forma abbastanza diretta – ha in qualche modo “scaricato” Snowden. Nonostante proprio le rivelazioni della gola profonda di Prism siano state la fonte di quel fiume di articoli noti come Datagate che sono valsi al quotidiano il premio Pulitzer.


Cosa dice la “colonna editoriale” in sostanza? Le rivelazioni di Snowden hanno permesso ai cittadini americani di conoscere per la prima volta le attività illecite della NSA, come per esempio la raccolta di metadati relativi alle telefonate compiute nel territorio nazionale e realizzata senza l’autorizzazione di alcun tribunale. Il Congresso e il governo, messi di fronte alle rivelazioni di Snowden, hanno risposto cambiando la legislazione per poter esercitare un controllo maggiore sulle attività di sorveglianza della NSA: «È giusto dire che dobbiamo queste necessarie riforme al signor Snowden». Egli ha però diffuso anche diverso materiale mettendo a rischio la sicurezza nazionale: per esempio il programma Prism– quello riguardante le attività di sorveglianza della NSA fuori dai confini nazionali – che «era legale e non minacciava in alcun modo la privacy» dei cittadini americani. Secondo il Washington Post, Snowden avrebbe fatto ancora peggio rivelando i dettagli di alcune operazioni di intelligence molto importanti, come la cooperazione dei servizi segreti scandinavi contro la Russia, la sorveglianza sulla moglie di un collaboratore di Osama bin Laden e certe operazioni cybernetiche in Cina. E quello che gli americani meno di tutto perdonano a Snowden è di aver accettato – non si sa sino a che punto a “titolo gratuito” e senza contropartite – il temporaneo asilo di Putin.


L’editoriale dal titolo secco “No pardon for Edward Snowden” va però inquadrato in almeno tre cornici.
La prima è la fortissima campagna pro-grazia che soprattutto dal 16 settembre (data di uscita in Usa del film “Snowden” di Oliver Stone) sta animando il dibattito intellettuale americano, quasi totalmente a favore quanto meno di un “forte atto di clemenza”.
La seconda è innegabilmente la campagna per le presidenziali – siamo a circa quaranta giorni dal voto – e in questa chiave non sono state poche le posizioni “repubblicane” negli editoriali del Washington Post, soprattutto in politica estera, dalla Siria agli accordi sul nucleare in Iran alla soluzione del blocco su Cuba.
La terza – che però è più rilevante e centrale delle altre – è puramente giornalistica e va inquadrata sia nella tipicità del giornalismo americano, sia – soprattutto – nella struttura giornalistica di quotidiani come il Post e il New York Times.


Nel giornalismo americano i fatti – che sono quelli su cui lavora la redazione giornalistica – sono “separati” dalle opinioni. Questa separazione è netta, anche a livello di organigramma. Ciascuna redazione risponde al capo-redattore e la riunione dei capi-redattore “organizza” il giornale, alla presenza del direttore. Gli editorialisti rispondono invece all'”editorial board”, anche fisicamente staccato dalla redazione, e rispondono alla direzione, e in qualche modo anche all’editore. Ed è l’editorial bard che valuta anche i “pezzi di opinione contraria” da pubblicare.
Questa separazione – spesso anche troppo netta, e certamente per noi poco comprensibile – va nella direzione di evitare che gli editorialisti siano influenzati nell’opinione da offrire al lettore dai giornalisti, e che i giornalisti non vengano influenzati nella redazione del giornale dagli editoriali di commento e approfondimento.


Questo fa si – nelle intenzioni e molto spesso anche in concreto – che il lettore trovi le notizie, e editoriali anche di opinione molto diversa. Lo scopo è triplice: dare informazione, contestualizzare i fatti con approfondimenti ed opinioni, rendere il lettore un cittadino consapevole offrendo punti di vista differenti sui fatti più rilevanti.
Dal punto di vista del Washington Post, in sostanza, ai lettori vanno riferite le notizie, e compete al giornale, se la maggior parte delle altre testate si schiera in una direzione (qualsiasi), offrire un editoriale “contro corrente”, per dare una chiave di lettura differente, su cui, anche sulla base dei fatti, il lettore si costruirà la propria convinzione.
Che l’editoriale del Post faccia così tanto discutere è un buon segno. A cos’altro dovrebbero servire gli editoriali, di opinione e di approfondimento?

Da Fay sfila un military-grunge

Un inedito military-chic illumina la passerella di Fay: il marchio appartenente al gruppo Tod’s rinnova la sua immagine tradizionale grazie all’estro creativo del duo Aquilano Rimondi. Una femminilità nuova, quella pensata per la primavera/estate 2017, che mixa suggestioni army-chic con il grunge anni Novanta. Ma non solo: suggestioni cartoon nei fiori applicati ed elementi Seventies nelle linee.

Non mancano i capi passepartout del marchio, tra la filed jacket e la sahariana d’ordinanza, reinterpretata in chiave contemporanea. Il prevalente mood sporty si arricchisce di dettagli che inneggiano alla femminilità, come ricami e paillettes applicate.

I pattern floreali profumano di psichedelico. Ai piedi sandali da gladiatore, mentre la borsa in stile anni Settanta si preannuncia già la it bag della prossima stagione estiva.

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“Crafting the Future”: la mostra dedicata all’artigianato italiano

Crafting the Future è una mostra di Camera Nazionale della Moda Italiana con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e ICE Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionaliz­zazione delle imprese italiane.

Il progetto, curato dal direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani con l’ausilio di Sara Maino e diretto da Luca Stoppini con il coordinamento di Federico Poletti, intende mettere in mostra tutta l’eccellenza dell’artigianato italiano.

Una serie di progetti sono stati affidati a professionisti del settore che hanno elaborato creazioni in grado di dialogare tra loro.

Per l’esposizione che si tiene a Milano al MUDEC dal 21 settembre al 13 ottobre 2016 sono stati interpellati: Lineapiù (per le capacità di lavorare la maglia con effetti 3D sorprendenti), Candiani e Canepa (per i tessuti sostenibili), Bonotto Editions (intervenuti con installazioni di tessuti artistici), Bottonificio Padano e Fondazione Arte della Seta Bisio.

Ad incrementare il parterre di eccellenze sono intervenuti, peraltro: Aurora Pettinari (celebre per l’arte del ricamo), Rosso Venezia, Mazzanti Piume, Sciarada e figure artigianali come la talentuosa Benedetta Bruzziches e Claudio Cutuli, il virtuoso delle stampe e della tintoria di genere.

Per maggiori informazioni visitate il sit www.mudec.it

 

 

Fonte cover mudec.it

Daizy Shely. Esplosione di colore alla Milano Fashion Week

Una collezione primavera/estate 2017 bucolica è quella presentata dalla stilista israeliana Daizy Shely.

E’ frizzante, diverte e colorata: tutto ciò che vorremmo indossare durante la bella stagione.

Le paillettes scintillano sugli abiti e i fiori decorano delicatamente i capi come una tela di un dipinto. I papaveri, in tutta la loro eleganza, adornano magnificamente i dress dalla lunghezza totale.

Gli effetti 3D delle corolle animano le skirt e lo stesso compito è stato affidato alle ruches, motivo ricorrente nel défilé. Sono micro sul davantino delle camicie e maxi sugli abiti in satin di seta.

 

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La delicatezza di questa collezione, la grazia dei long dress leggeri come nuvole, esplode nella scelta cromatica dei colori: vitaminici, forti e vivaci.

La sensualità delle trasparenze viene accostata a capi più casti come il midi dress anni ’60 per un esito davvero sorprendente.

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Fonte immagini Madame le Figaro

Fendi: il trionfo del rococò

Trionfa il rococò nella collezione primavera/estate 2017 di Fendi.

Kaiser Karl Lagerfeld non limita il suo estro creativo e crea una linea di impareggiabile bellezza.

La sua generosità artistica, sempre vivida e incontrovertibile, affina le sua concretezza nel rococò con abiti lussureggianti e ricchi di dettagli.

Decori opulenti, note bucoliche, righe: lo sfarzo sfila in passerella grazie alla maison romana. Fiocchi leziosi e allusioni alla ricchezza dell’epoca con tonalità gold che colorano long dress e capispalla.

Leggerezza assoluta ed  eterea per gli abiti romantici declinati nelle nuances pastello come la carta da zucchero  e il cipria. Corolle sofisticate disegnano tutta la lunghezza dei capi: spolverini, gonne ed abiti: tutto è assolutamente prezioso come una tela.

Il buon gusto di kaiser Karl gioca su proporzioni, pattern e fastosità: una sensualità nascosta per fanciulle romantiche, pure.

Giocano un ruolo decisivo, gli accessori. Le It bag della griffe si vestono di perfetti e leziosi petali, di giocosi pompon e  incantevoli charms.

 

Fonte immagini vogue.com

Lina Bo Bardi ispira la collezione di Max Mara

È alla celebre architetto italiana Lina Bo Bardi che si ispira la collezione primavera/estate 2017 di Max Mara.

Tutto il modernismo architettonico sviluppato da Bo Bardi, si desume dal progetto appena presentato dalla maison italiana durante la Milano Fashion Week.

Le sue opere, il suo amato Brasile, emergono man mano che sfilano le modelle sulla passerella. Un tripudio di linee nette e di pattern desunti dalla natura. La fauna dell’equatore, i pappagalli, vengono evidenziate su pantaloni, gonne e completi.

La natura rigogliosa di Max Mara si arrampicano sui tessuti disegnando una nuova giungla metropolitana.

L’iconico cappotto 101801 mostra un nuovo volto, inaspettato e hi tech.

Zoccoli in legno con tomaia in pelle e il parasole, accompagnano la nuova hit bag della maison, la Bobag: ispirata dall’architetto Lina Bo Bardi, la sua linea è essenziale. Disponibile in due versioni, in morbida pelle e con tracolla amovibile, la Bobag è già pronta per essere acquistata sullo shop online di Max Mara.

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Fonte cover Madame Figaro

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Futurismo in chiave hentai da Grinko

Ad aprire la Milano Moda Donna la collezione Primavera/Estate 2017 di Grinko. Rivisitazioni e patchwork di ispirazioni nella collezione di Sergei Grinko: il designer anglo-russo mixa mirabilmente stili ed epoche diverse, partendo dalla trasgressione della New York anni Sessanta passando per gli eccessi della Milano da bere anni Ottanta fino al minimalismo della Londra anni Novanta. La sfilata, che si intitola “Hard-core Revolution”, parte da una riuscita contaminazione di culture avanguardistiche.

Ad animare la collezione è una surreale coccinella che anima l’underground, realizzata dall’artista grafica Irina Matyuschenko, che ha tratto ispirazione dallo stile dei cartoon Hentai, in cui il soft porno dei manga giapponesi si sposa con elementi bondage. Il mood prevalente del dèfilé è sporty-chic, per tute, felpe con cappuccio e materiali techno: crogiolo di stili e tessuti diversi, tra cotone, seta, lino, viscosa e denim. Sbucano abiti in jacquard mentre delicate rouches impreziosiscono giacche in denim. Suggestioni streetwear e tocchi classici nei broccati.

Piglio spaziale e futurista nei tessuti iridescenti, che proiettano riflessi quasi fatati, come dentro un cartoon, mentre i marsupi anni Novanta e le borse in pelle con frange omaggiano lo stile sporty. Grande attenzione ai dettagli, come gli stivali da cowboy, che rivelano un inedito tacco. Eclettica e irriverente, la donna Grinko sposa una filosofia globetrotter, tra riflessi argentei e atmosfere bohemienne. Mood da space oddity nei bomber hi-tech, mentre la silhouette è enfatizzata da hot pants e gonne trasparenti, per non rinunciare mai alla femminilità.

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Esplosione di femminilità in passerella da N°21

Tripudio di femminilità in passerella da N°21. La Primavera/Estate 2017 disegnata da Alessandro Dell’Acqua è ricca di contaminazioni e contrasti, per una donna che riscopre la propria essenza. Rouches e volant divengono protagonisti, in un gioco di caleidoscopiche sovrapposizioni; disinvolta e spensierata, la donna che calca la passerella riscopre la propria essenza tra gonne plissettate ricoperte da una cascata di paillettes, dettagli piumati e iper-femminili.

Largo a maglie con decorazioni pon pon da indossare con gonne ricamate e sottogonne in rete; si prosegue tra frange, paillettes, dettagli in tulle, macramé e duchesse. Raffinate suggestioni folk nelle gonne a stampa patchwork, che profumano di Est, tra ricami delicati e dolci trasparenze. Romanticismo nei pizzi, per una femminilità nuova, declinata in chiave contemporanea. Non mancano suggestioni glam nelle paillettes e nelle decorazioni laminate che impreziosiscono molti degli outfit, mentre un mood sporty-chic è presente negli accessori e nei dettagli, come gli zaini in macramè e le platform con suola running, o ancora nelle decolleté con lacci da trekking.

Una bambola, la donna immaginata da Dell’Acqua indossa sandali con fiocco che rimandano ad immagini di un’infanzia lontana, tra balze e rouches ecco spuntare macro fiocchi. Intorno è un’esplosione di chiffon, organza, popeline e crepe de Chine per abiti fluttuanti e stratificati, che parlano di culture lontane. Un melting pot culturale per un riuscito esperimento stilistico.

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Backstage sfilata Blugirl Milano Fashion Week 2016

Il backstage della sfilata Blugirl alla Milano Fashion Week by Claudio Vignola


Antonio Berardi in bilico tra sartorialità e sperimentazione

In passerella da Antonio Berardi un work in progress che rivela il sapiente processo creativo di una collezione accattivante. Una Primavera/Estate 2017 all’insegna della fusione tra elementi femminili e pezzi presi in prestito dal guardaroba maschile.

Sperimentazione è la parola chiave, in un gioco di contrasti in cui costruzioni unfinished si sposano ad una femminilità strong. Elementi boudoir, come nel corsetto, si fondono con tagli sartoriali e pantaloni da smoking, per uno stile sospeso tra due stati. Tagli sartoriali contraddistinguono una collezione raffinata e dinamica, in cui abbondano dettagli chic e preziosi, come piume di marabù e sete delicate.

Largo a broccati in stampa paisley, pelle e decorazioni che impreziosiscono abiti da cocktail dalle linee a trapezio. Splendidi i lunghi abiti da sera che chiudono il défilé. La palette cromatica indugia sulle varie sfumature del blu, del lillà, tra bianco splendente che illumina capi dal taglio sartoriale.

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(Foto: Madame Figaro)

Tutto il meglio dello Street style alla Milano Fashion Week 2016

Il meglio dello Street style della Milano Fashion Week 2016 by Nasario Giubergia


Temperley London: boho-chic in chiave Art déco

Romanticismo in chiave estiva in passerella da Temperley London. La collezione Primavera/Estate 2017 disegnata da Alice Temperley conquista la London Fashion Week con una parata di iconici caftani, lunghi abiti dal piglio boho-chic, pantaloni palazzo e sandali platform. Un look che sembra pensato per un party sulla spiaggia, tra vene nostalgiche e tocchi hippie.

Come di consueto si alternano sulla passerella colori vivaci, per un caleidoscopio di stampe. Sciarpe e gilet impreziosiscono lunghi abiti bohemien dalle suggestioni Seventies. Tripudio di femminilità nei lunghi abiti svolazzanti, con balze e ricami. I pattern cromatici ricordano l’art-déco, per inedite combinazioni e mirabili giochi cromatici.

I caftani profumano di Marocco e di destinazioni esotiche: largo a jumpsuit declinate nei colori dell’arcobaleno, impreziosite da dettagli in paillettes, maxi gonne dal sapore gipsy, giacchine e lunghi abiti impalpabili. Raggi di sole illuminano la palette cromatica: largo a giallo, arancio, porpora e toni audaci che via via diventano pastello.

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(Foto: Madame Figaro)

Romanticismo e note rétro da Erdem

Romantica e altamente evocativa la collezione Primavera/Estate 2017 di Erdem. Trame storiche per un’elegia di ricordi sbiaditi, che ci portano in un’atmosfera antica velata da nostalgici rimandi ad epoche lontane. La donna che calca la passerella ricorda certe fanciulle degli anni Venti immortalate nelle foto di Gustave Gain in una spiaggia della Normandia. Ad ispirare Erdem Moralioglu è un evento storico documentato, che viene trasfigurato dal suo estro creativo in fantasiose speculazioni.

Galeotto fu il ritrovamento, annunciato lo scorso aprile, di un abito risalente al XVII secolo, che era rimasto sepolto sui fondali del Mare dei Wadden, in Danimarca, per ben 400 anni: trattasi di un capo del 1642, che pare facesse del guardaroba della contessa di Roxburghe, Jean Kerr, dama di compagnia di Henrietta Maria, consorte di Carlo I. All’inizio della guerra civile inglese, che portò alla decapitazione di Carlo I e all’instaurazione del regime di Oliver Cromwell, Henrietta Maria salpò verso l’Olanda con una flotta di 12 navi per portare la figlia Maria, di appena dieci anni, dallo sposo, Guglielmo II d’Orange. Questa era la motivazione ufficiale di quel viaggio per mare: ma in realtà la regina voleva vendere i gioielli della Corona inglese per finanziare l’arruolamento di un esercito di mercenari e difendere il regno. E fu proprio durante una di queste traversate per mare che avvenne un naufragio, nel corso del quale il guardaroba della sovrana e quello di Jean Kerr finirono in mare. Come in un romanzo storico, veniamo trasportati nel paesaggio desolato che segue il naufragio.

Il designer canadese immagina una suggestiva armata di donne sbucate dal passato, che fanno ritorno dopo 300 anni: quasi un déjavù dal fascino apocalittico, per una donna che sfila in abiti destrutturati, ricchi di riferimenti anni Trenta, come nei fiocchi, nella vita impero, nelle giacchette in jacquard. Romanticismo e note rétro abbondano, come negli orecchini con cammei, nei nastri e merletti che ricordano certi abiti delle nonne, nelle ruches dal sapore vittoriano. Largo a nostalgici prendisole dall’aria vintage, abiti in pizzo lavorato, mousseline perfette per un picnic, balze all over, sete lavorate e pattern orientali.

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Dominano sfumature di azzurro che ricordano l’oceano, grigio argentato, bianco e nero e colori sfumati che sembrano omaggiare le tele di Van Dyck, tra tocchi porpora e giallo limone. Fascino vintage nei broccati preziosi e nei fiocchi di velluto, mentre i pantaloni sono in stile edoardiano e le gonne ricche di balze e volant toccano la caviglia. Appeal teatrale nella vita alta e nelle ruches sulle maniche, per tocchi in raffinato stile napoleonico. Ai piedi platform dal tacco svettante, forse solo tocco moderno di una collezione suggestiva come poche.

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Sfila a Milano il folklore di Blugirl

La collezione primavera/estate 2017 di Blugirl disegnata da Anna Molinari è la perfetta congiunzione  tra folk e romanticismo scandita da tessuti leggeri e colorati.

I ricami impreziosiscono una linea giovane e garbata resa elegante da pieghe che movimentano i capi.

Gonne, pantaloni e camicie presentano volumi ampi che giocano a creare voluminosità con le ruches e le maxi balze che decorano le scollature.

Regina di questo défilé è la flora mediterranea che disegna fantastiche corolle su abiti lunghi in morbidissimo chiffon.

L’immancabile pizzo Sangallo si avvicenda al tricot dei maxi dress.

Il mood etno-chic viene definito da perline che adornano i pullover, i cappelli in feltro, le frange di rafia e nappa e i sandali in pelle.

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Fonte immagini Madame le Figaro

Lo stile neoromantico di Francesco Scognamiglio

Fresco di un esordio sfavillante nell’haute couture, Francesco Scognamiglio presenta a Milano una collezione primavera/estate 2017 fresca e femminile.

Trentuno capi che scandiscono la purezza leggiadra che lo stilista partenopeo intende donare alla donna. Capi minimali che in alcuni casi vengono ornati da pizzi lussuosi e cristalli luccicanti.

Un défilé che evidenzia le grazie della donna con capi leggeri ed impuri.

Se il comun denominatore di questa collezione prêt-àporter è il calzino, i colori tenui accentuano l’essenzialità dei capi proposti in passerella. Un timido carta da zucchero colora righe e timidi fiorellini. La totalità del white viene spezzata da pullover noir e sweatshirt grigie.

Il nero accentua l’eleganza degli abiti sottana ed il broccato multicolor crea effervescenti esiti coloristici.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Gucci: il lusso vittoriano secondo Alessandro Michele

E’ un iconoclasta, Alessandro Michele. Ha trasgredito l’immagine di Gucci e nella collezione primavera/estate 2017 presentata durante la Milano Fashion Week, mostra tutta la sua generosità artistica.

Un défilé che ha portato in scena abiti magici, meravigliosi: un’ incantata iperbole della vena creativa dello stilista, tramutata in una rilettura delle fogge settecentesche in chiave moderna.

La sua immaginazione è stata pervasa da generi letterari colti che si fondono con la moda creando un ponte tra i due filoni artistici.

L’organza scende sul volto e disegna un copricapo teatrale. Il broccato assume valore su un abito di chiara ispirazione vittoriana.

E’ opulenta, esplosiva ed ammaliante. Questa collezione rappresenta tutto ciò che la moda generosamente può suscitare.

Il cardigan oversize, il cappotto arancione con le zebre rampanti, le paillettes anni ’70, l’abito da sera con un cruore trafitto da uno spadino, le robe de chambre: cosa manca in questa collezione? Nulla!

La genialità del designer romano è un fiume in piena difficile da controllare. Carichi di significato sono le parole manifesto “Future” che troviamo sui capispalla e sulle tracolle e le scritte rossicce che si stagliano su una pelliccia candida. Il vello accoglie a se diverse culture, soprattutto quella greca. Serapide, si legge. E sappiamo tutti, quanto Alessandro Michele sia scaramantico.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

London Fashion Week. Mary Katrantzou omaggia la Grecia

La collezione primavera/estate 2017 di Mary Katrantzou è un omaggio alla sua terra, la Grecia: un luogo magico dove il folklore è l’anima di una nazione.

Colori psichedelici colorano una variegata ed eclettica collezione composta da capi comodi e femminili.

Il mito incontra la Pop Art ed il risultato è stupefacente. Abiti fascianti tromp-l’oleil, tuniche e giacche coloratissime.

“Non so perché ma ho sentito che volevo creare una collezione che fosse fedele alle mie radici e che esprimesse tutto quello che ho costruito nella mia carriera lavorando con le stampe e i disegni” ha commentato la stilista greca a fine sfilata.

Illusioni ottiche sorprendenti che strizzano l’occhio alla civiltà minoica. Splendide colombe inducono a credere che la pace nel mondo sia ancora possibile.

Silhouette sexy ed eleganti come un tempo erano i costumi dell’Antica Grecia riadattate alla disco music anni ’70: il défilé di Mary Katrantzou non è passato inosservato durante la London fashion Week.

 

 

Fonte cover Madame Le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Charlotte Olympia omaggia Carmen Miranda

In passerella da Charlotte Olympia sfilano atmosfere carnevalesche che omaggiano Rio: Carmen Miranda, coi suoi copricapi lussureggianti, sembra rivivere sul catwalk di una collezione ricca di colore e allegria. La sala da ballo del Grand Hotel Sheraton di Londra è stata trasformata per l’occasione in un club anni Quaranta, dove si esibisce dal vivo la cantante brasiliana Bebel Gilberto.

Tripudio di frutta tropicale per la sfilata che illumina la settimana della moda londinese con un caleidoscopio di suggestioni esotiche. Dopo capi che inneggiano ad una Primavera/Estate 2017 sofisticata, tra colori neutri e turbanti, le modelle chiudono il défilé abbigliate come frutti: ecco sfilare a ritmo di samba, in un’iconica masquerade, ananas, banane, angurie e fragole.

Le calzature più amate da socialite e icone di stile -da Kate Moss a Sarah Jessica Parker- sfilano come di consueto tra grande ironia e grande classe. Il brand lanciato nel 2008 presenta tacchi laminati, stiletto, sandali flat, platform altissime e glamour all over, mentre le borse profumano di vintage, tra pappagalli, tucani e uccelli del paradiso. Una full immersion nel colore per atmosfere carioca: tra coriandoli e dettagli floreali ecco una parata di ballerine danzare in costumi paillettati con enormi banane in mano, in una coreografia irriverente e rétro.

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(Foto: Madame Figaro)

I 5 bar alla fine del mondo

L’uomo è un animale ammirevole, è riuscito a colonizzare quasi ogni angolo del globo terraqueo, dall’equatore ai poli e in ogni luogo dove è arrivato ha sentito il bisogno di creare un luogo dove trovarsi, stare in compagnia e ubriacarsi all’occorrenza.
Forse in luoghi remoti questa necessità di pura sopravvivenza per gli uomini, un animale sociale.
Per esempio gli ammutinati del Bounty, dopo aver cacciato gli ufficiali e rubato delle donne da Tahiti si sono stabiliti su un’isoletta nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, Pitcairn. Gli ammutinati dopo un primo periodo pieno di omicidi e faide vissero in pace per anni fino a quando uno degli ultimi 4 rimanenti, il quale aveva lavorato in una distilleria, riuscì a distillare le radici di una pianta locale e a creare un potente liquore. Questione di giorni e l’ubriachezza divenne una costante e rimasero solo due uomini sull’isola.


Christian Cafe, Pitcairn Island


I 5 bar alla fine del mondo


L’isola di Pitcairn è tuttora decisamente isolata. C’è solo una barca che collega l’isola alla più remota delle isole Gambier, Mangareva, a loro volta la parte più remota della Polinesia Francese e il viaggio è lungo. Pitcairn è considerato uno dei luoghi più remoti al mondo e vi abitano solamente una cinquantina di persone, i servizi più essenziali sono limitatissimi, come l’elettricità e l’acqua corrente, ma esiste un bar, il Christian Cafe.
Il bar ha recentemente cominciato a servire alcolici dopo secoli di divieto.
Il bar è aperto solamente il venerdì, dalle 6:30 fino a “tardi”.


Albatross Bar, Tristan da Cunha


I 5 bar alla fine del mondo


Un luogo simile a Pitcairn è sicuramente Tristan da Cuhna, una piccola isola a metà strada tra il Sudafrica e l’Argentina nell’Oceano Atlantico.Nell’unico gruppo di abitazioni, Edinburgh of the Seven Seas, c’è un angolo della casa comune che è adibito a bar.
Per raggiungere l’isola è necessario imbarcarsi in Sudafrica su una delle navi che, irregolarmente, fa la spola con l’isola per portare beni di prima necessità e per prendere le aragoste pescate nei dintorni dell’isola vulcanica e farsi il viaggio da 7/8 giorni in pieno oceano. Un lungo viaggio per godersi una birra alle pendici del vulcano emerso che è Tristan da Cunha.


The Bar, Vernadsky Research Base,


I 5 bar alla fine del mondo


Questo bar ha il primato di essere il bar più a sud del mondo trovandosi a Galindez Island, in Antartide.
Questo piccolo bar è una stanza in mezzo agli altri edifici della base di ricerca. Il materiale usato per la costruzione era stato portato alla base per creare un molo ma i ricercatori hanno pensato fosse più necessario un bar.

Il bar è confortevole e ricorda un pub e da quando, nel 1996, è diventato proprietà del governo ucraino serve un’ottima vodka fatta con le acque dei ghiacciai perenni che circondano la base. Il costo di un drink è tre dollari o un pezzo di intimo femminile che poi verrà esposto nel bar.


Irish Pub, Namche Bazaar, Nepal


I 5 bar alla fine del mondo


Namche Bazaar è un piccola comunità da poco sorta sulle pendici del monte Everest. Il piccolo villaggio è nato a causa dell’aumento di visitatori avuto in questi ultimi anni sulle pendici del monte più alto del mondo. Come è naturale che sia, dove nasce una comunità nasce un bar. L’Irish Pub di Namche Bazaar è il bar più alto del mondo ed è un ritrovo obbligato per i locali e gli escursionisti. Il bar è piuttosto grande e ci sono un biliardo, un calcio balilla e una grande televisione. Il bar di per sé è piuttosto fornito tra whisky di tutti i tipi e molte birre oltre che i liquori tradizionali degli Sherpa.
Per raggiungere il bar bisogna prendere un aereo per l’unico, pericolosissimo, aeroporto della zona e fare una camminata da un giorno verso la sommità della montagna anche se molti consigliano di dividerla in due tranche per evitare il mal di montagna.


The Old Forge, Knoydart, Scozia


I 5 bar alla fine del mondo


The Old Forge è il bar che il Guinness dei primati stabilisce essere il più remoto. Il pub era una vecchia fonderia sulle rive di Loch Nevis, sulla costa scozzese ed è un pub dal 1981.
Il pub è molto confortevole e i muri sono pieni di strumenti musicali che, in caso lo si sappia fare, sono lì per essere suonati. Il posto offre diverse birre distillate in zona e anche dell’ottimo cibo.

Fino a poco tempo fa il pub era raggiungibile solo con la propria barca o a piedi dopo una “passeggiata” da 20 Km ma ora c’è un traghetto che si ferma vicino a questa istituzione scozzese e la clientela è aumentata. La bellezza del paesaggio e del pub però non è diminuita così come la bontà delle sue birre e del suo cibo.

Il picnic in chiave folk di Pringle of Scotland

Destrutturazioni, frange ed asimmetrie hanno caratterizzato la collezione Primavera/Estate 2017 di Pringle of Scotland: la maglieria diviene protagonista di una sfilata in cui il comfort si unisce ad inedite suggestioni luxury. Fran Stringer, alla direzione creativa delle linee di womenswear del brand, rielabora il tartan d’ordinanza tipico del brand, accanto ad inedite stampe vichy, perfette per un picnic nel verde delle Highlands.

Ecco maxi dress in gingham, per suggestioni iperfemminili con una vena nostalgica. In passerella sfila una donna dal piglio romantico e a tratti folk. La maglieria diventa protagonista indiscussa del brand, che la reinterpreta in chiave contemporanea, pur senza perdere di vista l’heritage del brand. Largo anche a knitwear e frange che si uniscono ad inedite stampe patchwork, per grafismi arditi che impreziosiscono i capi in maglia.

Il twin-set riacquista nuova vita grazie a sapienti destrutturazioni. La palette cromatica spazia dal giallo al blu ai quadretti vichy viola, rossi e bianchi fino ad un tartan neutro. Linee fluide e morbide conferiscono un tocco di eleganza evergreen ai lunghi abiti impalpabili.

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(Foto: Madame Figaro)

London Fashion Week: la donna guerriera di Versus Versace

Chi è la donna del XXI secolo? Ha sicuramente un forte temperamento, è mascolina ma non dimentica di far elogio della sua sensualità.

La collezione primavera/estate 2017 di Versus, disegnata dalla stilista Donatella Versace è l’emblema della donna, oggi.

E’ una guerriera. E’ audace. Ha forza da vendere: potremmo definirla la nuova  Lara Croft.

Veste abiti succinti in pelle nera. Micro skirt e crop top di un nero impenetrabile. Il suo coraggio è una corazza indistruttibile, vigoroso come gli anfibi che indossa ai piedi.

Il verde militare si adopera a colorare mini dress, bomber e pantaloni attillati come  seconda pelle.

Squarci di colore si insinuano in una palette cupa ed intensa . Il giallo vitaminico rinfresca una collezione abbastanza tenebrosa, in linea con il modello di donna che la stilista Donatella Versace ha voluto presentare durante le sfilate donna della London Fashion Week.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte galleria vogue.com

Angelina Jolie divorzia da Brad Pitt: addio ai Brangelina

E’ per “differenze inconciliabili” che l’unione dei Brangelina si dissolve.

L’amara decisione sarebbe stata presa dalla bellissima Angelina Jolie che avrebbe depositato  il 19 settembre scorso, i documenti per il divorzio.

A lanciare la notizia che ha portato allo sconforto i milioni di fans della coppia è stato il sito statunitense TMZ seguito, successivamente, da una dichiarazione alla rivista People dello stesso Brad Pitt che ha dichiarato: “Sono molto triste, ma quello che conta adesso è il bene dei bambini. Chiedo gentilmente alla stampa la riservatezza che meritano in questo momento difficile“.

 

Brad Pitt tradì la collega Jennifer Aniston con Angelina Jolie (fonte immagine radioone.fm)

Brad Pitt tradì la collega Jennifer Aniston con Angelina Jolie (fonte immagine radioone.fm)

 

I Brangelina in una scena di "Mr e Mrs Smith" (fonte nydailynews.com)

I Brangelina in una scena di “Mr e Mrs Smith” (fonte nydailynews.com)

 

 

A confermare la notizia è stato Robert Offer, legale della Jolie, aggiungendo che  la decisione è stata presa”per la salute della famiglia“.

Le cause che avrebbero spinto la Jolie a divorziare dal marito sono svariate e circolerebbero tutte attorno al nucleo famigliare. Fonti vicine alla coppia (sempre secondo TMZ) avrebbero dichiarato che l’attrice non sarebbe d’accordo con il modo in cui Pitt fa da genitore ai figli lamentando, inoltre, l’uso eccessivo di marijuana che l’attore hollywoodiano farebbe da tempo. Non ci sarebbero (ed in questo caso il condizionale è d’obbligo) tradimenti dietro la decisione di Angelina.

 

Uno degli sfottò  di Jennifer Aniston inventato dagli internauti dopo la rottura l'addio di Jolie a Pitt (fonte immagine mic.com)

Uno degli sfottò di Jennifer Aniston inventato dagli internauti dopo la rottura l’addio di Jolie a Pitt (fonte immagine mic.com)

 

 

La scintilla tra i due scoppiò sul set del film Mr. e Mrs. Smith quando lui era ancora legato alla collega Jennifer Aniston. Dopo dieci anni di frequentazione, i due nel 2014 decisero di suggellare il loro amore con un matrimonio blindato in una piccola cappella a Chateau Miraval, in Francia: un legame forte che portò alla nascita di Shiloh Nouvel, dei gemelli Knox e Vivienne e delle adozioni di Pax, Mad e Zahara.

Oggi il web si chiede quali possano essere le possibili reazioni della Aniston, abbandonata per l’ “uragano” Jolie.

Se ad ora, nessun commento è stato lasciato dalla dolce Jennifer, sui maggiori Social Network imperversano gif che la ritraggono esultante per la fine dell’unione dei Brangelina.

Sulla fine della storia d’amore più patinata del momento, siamo certi ci sarà ancora tanto da scrivere.

 

Fonte cover  grazia.it

Alla London Fashion Week sfila la vestale dark di Gareth Pugh

Teatrale, suggestiva e maestosa la sfilata Gareth Pugh, che ha monopolizzato l’attenzione della London Fashion Week. Ad ispirare la collezione Primavera/Estate 2017 dello stilista inglese sono i fasti della Roma imperiale.

In passerella sfila una dark lady ieratica che indossa copricapi istrionici e misteriosi: quasi una vestale, silenziosa depositaria di verità segrete, rende omaggio al sole, in un suggestivo gioco di rimandi. Strizzata in mantelli e tailleur ricamati con decorazioni che omaggiano al sacro fuoco tanto caro a Vesta, la donna di Gareth Pugh ricorda una dea o un’amazzone, con le lunghe gambe lasciate scoperte sotto a capi dagli spacchi hot.

Largo a righe optical su capi e accessori, mentre la palette cromatica è dominata da tinte scure, per una femminilità algida, mai rivelata. Il sole domina il défilé, decorato sui copricapi e sugli outfit: fiamme sembrano inneggiare a scenari bellici, tra mosaici dal piglio regale e suggestivi giochi cromatici. Forse più simile a un dramma che a un fashion show, la sfilata evoca immagini tragiche e suggestive. Nero all over e porpora lasciano il posto a trench bianchi decorati con motivi che ricordano i raggi solari: mood orientale per i trench, mentre i tailleur hanno spalle oversize. Ai piedi stivali aggressivi completano il look.

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(Foto: Madame Figaro)

L’elegante passato di Burberry sfila durante la London Fashion Week

Nel cuore di Soho (più precisamente nella Marke House) è andata in scena la spettacolare collezione autunno/inverno 16-17 di Burberry.

Seguendo il concetto del see now by now, la celeberrima casa di moda londinese ha deciso di proporre, contrariamente alla maggior parte dei marchi presenti durante la kermesse londinese, la stagione corrente e di venderla subito dopo il défilé nelle boutiques monomarca della griffe e online.

Ispirata dal celebre romanzo “Orlando” della scrittrice Virginia Woolf, questa collezione rappresenta un ponte tra il vecchio ed il nuovo, “una lettera d’amore per il passato e la storia inglese” come l’ha definita lo stilista Cristopher Bailey subito dopo la sfilata.

Tessuti preziosi come il cachemire e la seta confezionano abiti di alta sartoria: dalle “vecchie” robe de chambre agli abiti sottana, dai caban ai pantaloni.

Le proposte per lei e per lui sono accomunate dalla stessa intenzione della maison di portare per strada tutto l’heritage british in chiave glamour.

Come la trama del romanzo “Orlando”, i capi proposti in passerella hanno tutto il fascino dell’epoca vittoriana.

Si acutizzano i colori; sono cupi come i celebri ritratti di Sir Joshua Reynoids. Una palette di tonalità variopinta che spazia dal blu intenso al bordeaux fino ai colori terra ed i delicati rosa pastello e azzurro.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte immagini gallery vogue.com

Paul Smith: botanico contemporaneo in chiave astratta

Grande attesa alla London Fashion Week per la sfilata Primavera/Estate 2017 di Paul Smith. Lo stilista torna alle origini, rispolverando gli archivi del glorioso passato della maison e riportando in auge le stampe floreali. Suggestivo il contrasto tra la location scelta per il défilé -un capannone industriale dietro la stazione di Kings Cross- e i pattern naturalistici che caratterizzano la collezione. Semplice, eterea e raffinata la donna che calca la passerella.

Non manca un appeal maschile ai capi dal piglio sartoriale: funzionale e casual, sfila un’eleganza fluida, funzionale e casual. Espadrillas ai piedi per un’eleganza effortlessy-chic, in una riuscita interpretazione impressionistica. Tra wild e modernismo ecco far capolino un nuovo concetto di artigianalità, sapientemente declinato in stampe disegnate a mano e frammenti di fiori che sbucano all over dai capi dalle suggestioni tailor. I pattern si ispirano all’opera di Hilma Af Klint, esposta fino a pochi mesi fa alla Serpentine Gallery di Londra.

Botanico contemporaneo declinato in una palette cromatica che indugia in verde acido, giallo zafferano e stampe jacquard. Texture accattivanti sfociano in cromatismi audaci per una nuova arte astratta. Dettagli urban nella morbidezza delle giacche, negli ampi trench e nelle coulisse che impreziosiscono i pantaloni ma anche certi abiti. Largo a seta e capi fluidi, per una femminilità che predilige il comfort.

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(Foto: Madame Figaro)

I contrasti stilistici di J.W.Anderson

Tagli asimmetrici e tocchi futuristi in passerella da J.W.Anderson: alla London Fashion Week sfila una donna forte e moderna per una collezione Primavera/Estate 2017 all’insegna dei contrasti. Inediti bomber oversize dal piglio strong vengono declinati in chiave femminile con ruches e merletti, che ne smorzano l’aggressività. Le proporzioni sono over e cocoon: i bomber ricordano da vicino certe giacche indossate dai motociclisti, da cui fanno capolino maniche scomposte, che sembrano uscite da un’armatura medievale.

La donna che calca la passerella è una combattente in chiave contemporanea: tra elementi vittoriani e dettagli minimal-chic largo a gonne asimmetriche in stampe degradé che creano silhouette insolite. La parola chiave sembra essere contrasto, per connubi inaspettati che creano uno stile originale e nuovo. Appeal androgino nelle scarpe, che mixano stivali stringati dal piglio western a ballerine con lacci dal mood iperfemminile.

Protagonisti della sfilata i colori pastello declinati in chiave sfumata, come le stampe sperimentali che strizzano l’occhio alla pop art. Largo anche a tuniche fluide e giacche con dettagli borchiati, mentre i bordi della maglieria sono asimmetrici. Concettuale e ricca di suggestioni, la collezione di Anderson è un potpourri di elementi eterogenei che si uniscono in un sincretismo accattivante.

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(Foto: Madame Figaro)

Stasera a Milano torna la Vogue Fashion’s Night Out

Evento imperdibile stasera a Milano, dove torna la Vogue Fashion’s Night Out. La capitale della moda italiana è teatro dell’ottava edizione della VFNO. Non solo shopping ed eventi ma un obiettivo solidale al centro della notte bianca della moda di quest’anno: il ricavato della serata sarà infatti devoluto alle popolazioni di Amatrice, colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto.
Feste e dj set imperdibili illumineranno Milano, tra musica dal vivo, workshop ed eventi, esclusivi cocktail party e capsule collection create appositamente per l’occasione.

Dalle 19 alle 22,30 il quadrilatero della moda sarà location di eventi da non perdere: negozi aperti in via Montenapoleone, via Manzoni, via della Spiga, Corso Venezia, Corso Vittorio Emanuele, Corso Genova, Corso Como, Piazza Gae Aulenti, Porta Nuova fino all’intero quartiere di Brera. Si comincia alle 21 con l’esibizione live di Alvaro Soler da OVS in via Torino. Musica live anche da 10 Corso Como, che festeggia il venticinquesimo anniversario in un’atmosfera chic: qui sarà possibile sorseggiare un drink tra le note di un pianoforte. Da Anna Ravazzoli, in corso Genova, sarà possibile farsi truccare con prodotti Givenchy. Saranno inoltre presenti Eleonoire Casalegno, Giulia Valentina e Chiara, direttamente dall’ultima edizione di Amici. Uno spettacolo di live painting sarà organizzato da Biffi B Contemporary, sempre in corso Genova: i primi 50 clienti che porteranno in negozio un capo vintage del loro guardaroba, con un contributo di 50 euro (che saranno devoluti in beneficenza) potranno personalizzare il loro outfit. Inaugurazione della mostra “Collage” presso la Pasticceria Cucchi: protagonisti gli eroi dei fumetti con le opere dell’artista Alessia Graziani. La mostra resterà aperta fino al 30 ottobre 2016.

Se volete posare come modelle, stasera sarà possibile da Seghezzi: qui ogni ragazza potrà scegliere un outfit ed essere fotografata. Le foto saranno poi postate online sui principali social network e saranno votate per una settimana: la vincitrice riceverà un buono d’acquisto del valore di 150 euro da spendere nello store. Evento imperdibile anche da Luisa Spagnoli, dove sarà messa in vendita una limited edition di t-shirt con stampa iconica vintage. Inoltre nella boutique sarà presente il mâitre chocolatier della Perugina.
La fashion blogger Alice Campello sarà protagonista del dj set promosso da Alfieri & St. John, in corso Venezia. In via Montenapoleone sarà proiettata un’installazione a cielo aperto, con il progetto Through My Eyes: Vogue Italia e Fashion Film Festival sponsorizzano 10 registi che hanno girato altrettanti fashion film dedicati a 10 brand emergenti. Partner dell’evento sarà Huawei.

Gli anni ’40 di Cristopher Kane alla London Fashion Week

La collezione primavera/estate 2017 di Cristopher Kane è un’accozzaglia di ispirazioni e il risultato di molteplici fonti ha prodotto una linea quasi confusionaria.

Lo stile rétro pare abbia contagiato diverse maison e lo stilista londinese non è rimasto immune da questa tendenza.

Sulla passerella sfilano abiti sottana leggeri e audaci, accostati a pellicce lussureggianti che conferiscono al look, un mood anni ’40.

Le stampe animalier sono il fil rouge di questo défilé. Il leopardato, infatti, vince perfino sui macro fiori che decorano soprabiti e gonne longuette.

Effetti marmorei si confondono con fili di lana aggrovigliati che creano astrattismo ai capi.

La geometria elaborata disegna gli abiti di forme nuove con il tulle che si confonde con il lurex per un risultato da grand soirée.

Coup de théâtre con la gonna metallica tempestata da pietre colorate abbinata ad un capospalla decorato di borchie e l’immagine di una madonna.

Ai piedi delle modelle, le poco apprezzate Crocs.  Nate in collaborazione con il celebre marchio di calzature, in questa collezione sono proposte con pietre cabochon per un effetto luxury.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Il revival anni ’90 di MM6 Maison Margiela

Sembra un capannone industriale in disuso eppure è la location che ha fatto da cornice per la presentazione della collezione primavera/estate 2017 di MM6 Maison Margiela.

Gli archivi del marchio sono stati rovistati nei dettagli: nulla è stato tralasciato. La moda anni ’90 è lì, forte e più competitiva di prima.

Il jeans è il capo che regna in questo show. Declinato in tutte le sue fogge e proposto in svariate tonalità. L’ispirazione deriva giustappunto dallo street style: il taglio a vivo degli orli e gli strappi sulle altezze.

Revival anni ’90 anche nei famosi cinque tasche che diventano una micro skirt o una longuette svasata con cuciture che imitano il cavallo dei pantaloni.

Le modelle, come manichini, vestono pullover con spalline imbottite, capi destrutturati, PVC, pullover con stampe animali in stile cartoon e l’immancabile motivo camouflage che dona alla collezione uno style grunge.

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Fonte immagini vogue.com

Sfila a Londra la cowgirl di House of Holland

In passerella da House Of Holland esplosione di ironia e colore, per una collezione Primavera/Estate 2017 irriverente che omaggia il passato della maison. Lo stilista Henry Holland celebra il decimo anniversario del brand con una collezione super iconica e ironicamente autoreferenziale.

Le modelle sfilano con t-shirt impreziosite da emoticon e slogan irriverenti dedicati alle dive contemporanee del fashion system. Tra volant e tagli audaci sfila un tartan rivisitato in colori fluo, per uno stile country-pop e suggestioni Seventies. Largo a camicie vichy e abiti svolazzanti, tra applicazioni floreali e mood sparkling.

Si prosegue con felpe con cappuccio a stampa floreale e patchwork di cromie, tra dettagli sporty-chic. Le modelle indossano scarpe con lacci e cinture a vita alta: sfila una cowgirl femminile e grintosa.

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(Foto: Madame Figaro. Cover: NIKLAS HALLE’N/AFP/Getty Images)

Come bisogna negoziare con Putin o con i russi in genere?

James Stavridis ha scritto per Foreign Policy un interessantissimo pezzo, dettato dall’esperienza, su come contrattare con Putin e in generale con i russi.
Stavridis è un ex generale a 4 stelle della marina USA ed ex comandante della NATO che ora è rettore della Fletcher School of Law and Diplomacy alla Tufts University.


Forse il comando di palco più famoso nella letteratura occidentale è nel terzo atto de Il racconto d’inverno di Shakespeare “uscire inseguiti da un orso”. Ci sono molte ragioni per cui pensare che essere inseguiti da un orso, l’immagine più iconica della Russia nelle relazioni internazionali, è precisamente come si sentono gli Stati Uniti in questo momento. Sembra che in ogni direzione guardiamo la Russia sia lì a inseguire le nostre scelte politiche nel teatro mondiale. Nonostante i coraggiosi sforzi per negoziare con la Russia in Ucraina, Crimea, Siria, Iran, la difesa anti-missilistica in Europa, la NATO e la cybersecurity, per nominarne qualcuno, Mosca e Washington hanno un forte disaccordo.


E’ invitante pensare che alla base di questo disaccordo ci sia la difficile personalità e il curriculum di Vladimir Putin che manifesta una genuina antipatia nei confronti sia degli USA che del presidente Obama così come per la NATO. Molto nel DNA politico di Putin è orientato nei confronti di un conflitto con l’Ovest ma anche durante la reggenza dell’ex colonnello del KGB gli Stati Uniti hanno trovato forme di cooperazione con la Russia come per quanto riguarda i narcotici e il terrorismo tra gli altri. Il segretario di Stato John Kerry ha fatto un lavoro eroico con la sua controparte nell’arrangiare un traballante ma necessario cessate il fuoco in Siria negoziando con la sua controparte Sergej Lavrov.


Chiaramente è possibile per gli esperti diplomatici americani stabilire una relazione produttiva con la Russia. Questo non per dire che sia facile o che i risultati siano totalmente nelle mani di Washington ma alcuni approcci nelle negoziazioni con la Russia funzionano meglio di altri. Ecco alcuni consigli, molti tratti dalla mia dura esperienza nelle negoziazioni con i russi mentre ero comandante della NATO.


Bisogna iniziare capendo la visione del mondo russa. I russi si vedono come un impero potente dall’enorme territorio con una cultura distinta, una nazione in ogni senso della parola. I russi sono decisamente orgogliosi del loro linguaggio, della loro letteratura e dei loro progressi scientifici. Capiscono di aver perso la guerra fredda ma credono fermamente anche che le mosse dell’Ovest dopo la caduta del muro di Berlino, a partire dall’espansione verso Est della NATO, siano una violazione fondamentale di un accordo non scritto. Lasciando da parte la veridicità dell’ultimo punto, per negoziare con un orso dobbiamo capire come lui si vede.


Bisogna accettare la supremazia di Putin. In russia si è sempre cercato l’approccio dell’uomo forte alla leadership. Alcuni leader sono meglio di altri, basti pensare a Pietro il grande messo a confronto con Ivan il terribile o Mikhail Gorbaciov messo a confronto con Joseph Stalin ma in ogni caso la psicologia russa è gerarchica. Oggi il leader dello stato è Putin e le decisioni sono prese da lui. Non avranno successo le negoziazioni ad un livello più basso e bisognerà mostrare un minimo di rispetto a Putin e riconoscere la sua influenza insindacabile su tutte le decisioni.


Bisogna prepararsi per un processo lungo e difficoltoso. Non importa il livello di importanza della questione su cui si negozierà, i russi la renderanno dura. Sono molto sospettosi eni confronti di partner non fidati e gli Stati Uniti sono in cima alla lista dei partner non di fiducia. (Come comandante supremo della NATO non ero un partner di negoziazione che molti russi accoglievano a braccia aperte). Il mood delle conversazioni sarà pieno di dubbiosità, scoppi d’ira e maleducazione, minacce di affossare la negoziazione e frequenti accuse. Sapendo questo delle loro tecniche classiche di negoziazione può aiutare a evitare le provocazioni. Ricordate che i russi non entrano in una negoziazione con l’intenzione di creare una situazione favorevole per entrambi le parti, lo fanno per sconfiggere la parte avversa.


Allenate la vostra logica. I russi considerano molto il valore della logica e degli scambi diretti e si infastidiscono e diventano irrispettosi quando vedono un approccio emozionale alla negoziazione. Non si tirano indietro dal costruire piani complicati e pieni di inganni e manovre involute più o meno come una partita a scacchi. Non è un caso che i russi siano eccellenti giocatori di scacchi avendo prodotto il doppio del numero di gran maestri rispetto agli Stati Uniti nonostante abbiano la metà della popolazione.


Aspettate. I russi spesso pensano in silenzio prima di rispondere o formulare un pensiero. E’ maleducato interrompere un pensiero e interrompere il silenzio dopo aver formulato una domanda e bisogna evitare la tendenza occidentale ad accelerare la discussione. Sembra un consiglio secondario ma ho visto produttive discussioni diventare improduttive per questo motivo.


Non siate impersonali. Nonostante tutto le relazioni personali sono importanti per i russi. Sono stato in grado di creare delle aperture grazie a incontri memorabili sia nei miei uffici che in Russia. La Vodka aiuta anche se il luogo comune di dover riuscire a resistere ai ritmi russi e di bere più vodka del vostro interlocutore è esagerata. D’altro canto fare brindisi poetici e intelligenti è apprezzato e ricordato. C’è una frase in Russia – bratskiye otnosheniya – che è difficile da tradurre ma significa più o meno fidarsi l’uno dell’altro tanto da scambiarsi informazioni e pareri significativi. Serve tempo per svilupparla e non si può creare otnosheniya per una crisi: bisogna coltivarla nel tempo.


Infine dobbiamo ricordare le famose e ambigue dichiarazioni di Putin nel dicembre 2014 sulla Russia come un orso metaforico. Disse: “Cercheranno sempre di metterlo in catene e quando ci riusciranno gli fananno spuntare le zanne e gli artigli”. Un orso messo all’angolo è una cosa pericolosa. Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti devono pensare con cautela non solo alle politiche ma anche al loro approccio alle negoziazioni.

Il minimalismo-chic di Barbara Casasola

Quasi un inno al minimalismo la collezione presentata da Barbara Casasola nell’ambito della London Fashion Week: la designer italo-brasiliana sforna una collezione Primavera/Estate 2017 all’insegna dell’effortlessy-chic, tra linee pulite, tagli sartoriali e grande rigore.

Un défilé affascinante, che vede alternarsi sulla passerella lunghi abiti dal piglio quasi monacale. Spalline sottili e tagli che attingono agli anni Novanta, mentre le linee sono minimali. Midi dress bianchi con gonna plissettata aprono la sfilata, per poi alternarsi a jumpsuit in cotone, sahariane e capi con cintura e tasche, che ricordano quasi abiti da lavoro.

La palette cromatica indugia in bianco, cammello, ruggine, khaki e blu. Tocchi romantici enfatizzano una femminilità raffinata e delicata, per una donna naturalmente chic. Una magistrale lezione di stile.

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(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)

Sensualità esplosiva in passerella da Julien MacDonald

Da sempre uno dei nomi di punta della London Fashion Week, Julien MacDonald ha presentato sabato scorso la collezione Primavera/Estate 2017. Frange, audaci scollature, tripudio di sensualità in passerella, per una valchiria in paillettes. Il défilé, che ha avuto luogo al Seymour Leisure Centre di Marylebone, indugiava su una femminilità esplosiva.

Quasi una sirena, la donna avvolta da intricati drappeggi e reticoli, tra cut out e suggestioni Nineties. Apre la sfilata la bionda Hailey Baldwin, figlia di Stephen Baldwin e adorata da uno stuolo di follower che la seguono su Instagram: la bellezza mozzafiato della modella era evidenziata da un mini abito. È sempre lei a chiudere la sfilata.

Largo a materiali traslucidi e bagliori lunari, per una donna sinuosa e sexy. L’uomo Julien MacDonald sembra uscito da un film western, tra cappelli da cowboy e virilità da vendere. Nel front row spiccano Abbey Clancy, Rosie Fortescue, Fearne Cotton e Tom Daley.

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(Foto: Madame Figaro. Cover: Giannoni/WWD/REX/Shutterstock)

DAKS porta lo stile etnico sulle passerelle londinesi

Nella suggestiva cornice della Central Hall di Westminster, proprio di fronte all’abbazia, ha sfilato la collezione Primavera/Estate 2017 di DAKS. Il brand inglese, alla cui direzione creativa siede l’italianissimo Filippo Scuffi, porta in passerella una collezione altamente evocativa, che profuma di terre lontane.

Mood da via della seta per una indomita viaggiatrice che ostenta lunghi abiti dal piglio etnico impreziositi da monili. Atmosfera da cronaca di viaggio per colori caldi e trionfo di suggestioni esotiche: apre il défilé un lungo abito bianco, indossato con collane lunghissime e pendenti. Lo stile indian-chic domina la passerella, tra sandali flat e pashmine che sembrano uscite da una traversata del deserto.

Stoffe preziose e finemente decorate si arricchiscono di un tocco tribal nelle stampe, tra sovrapposizioni e dettagli effortlessy-chic. La palette cromatica va dal bianco splendente al grigio elefante fino ai toni del fucsia. Largo anche al crochet e al pizzo lavorato, per capi ricchi di fascino.

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(Tutte le foto sono tratte da Madame Figaro)

Turbante Vita. Grande evento a “La Tenda” di Milano

Vita è il turbante solidale creato per aiutare il progetto Salute allo Specchio, nato dall’idea delle dottoresse Valentina di Mattei e Giorgia Mangili dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Salute allo Specchio si preoccupa di accompagnare la donna nel viaggio terribile della chemioterapia e di tutte le vicissitudini che pregiudicano la stabilità psicologica di che è affetto di questa spaventosa malattia.

Vita è un turbante speciale, creato da Mantero. Con semplicissimi gesti, il twill di seta con la quale è stato confezionato questo elegante copricapo, prende forma. Le cromie sono calde ed esotiche, con tocchi di indago e fucsia che illuminano il viso.

Il 20 settembre 2016, in concomitanza con la Milano Fashion Week, presso la boutique La Tenda in via Solferino 10 (Milano), verranno presentati al pubblico i turbanti in Limited Edition di Mantero che potranno essere acquistati alla cifra di 80 euro; parte del ricavato andrà in favore del progetto del San Raffaele.

 

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Inoltre, dal 20 al 23 settembre 2016, La Tenda diventerà una vera e propria galleria ospitando la mostra “Donne ConTurbanti”  del fotografo Guido Taroni: un progetto fotografico di 16 ritratti, intenso e poetico, volto  a dimostrare la totalità dell’universo femminile pronto ad affrontare un ciclo della vita infelice con un tocco di glamour.

Il 20 settembre alle ore 18:30, una performance di live painting  mostrerà grazie ad una textile designer di Mantero, come prendono vita le fantasie che ritroviamo sul turbante Vita.

L’evento proseguirà alle 19.30 con Lisa La Pietra, giovane soprano e ideatrice di ARGIA, progetto che prevede l’utilizzo della vocalità come tramite di emozioni. Dalla letteratura operistica verranno prescelti brani che raccontano la grande forza insita in ogni donna.

Per maggiori informazioni sul progetto e per acquistare il turbante online visitate il sito deedivita.org

 

 

Fonte immagini Press Office

 

 

Austerità per Mulberry alla London Fashion Week

E’ austera la collezione primavera/estate 2017 appena presentata dalla griffe Mulberry durante la London Fashion Week.

E’ severa e dannatamente garbata. Nulla che possa prefiggere alla perdizione della carne, all’ostentazione del lusso e agli eccessi della vita odierna.

A tratti military-chic, in altri scolaresca: una linea fondata su linee essenziali spesso movimentata da macro ruches che percorrono gli abiti dall’allure anni ’50.

Johnny Coca, designer della celebre casa di moda inglese, ha creato un défilé rétro, dal lusinghiero sapore vintage.

Colori esplosivi come il giallo vitaminico e il blu sono stati associati ad una variopinta palette di colori che si estende ai toni laminati, al bordeaux, al taupe, all’azzurro e al verde militare.

Giocano un ruolo importante le stampe: un mix perfetto di fiorellini selvatici, Principe di Galles e linee verticali.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Londra Fashion Week. La donna romantica di Simone Rocha

Le ragazze perbene di Simone Rocha sfilano nella cattedrale di Southwark a Londra.

Una collezione primavera/estate 2017 romantica, pudica e allo stesso tempo poetica e moderna: la donna disegnata dalla stilista incontra la religione riadattandola ad un nuovo ed inesplorato stile di vita, del tutto contemporaneo e con guizzi di fatiscenti incontri con una religiosità perduta.

E’ il bianco il protagonista assoluto di questo progetto creativo: puro e morale. Poi viene profanato dalle velature del tulle che creano un effetto vedo non vedo vizioso.

E’ una collezione complessa che sopravviene dalla volontà di Simone Rocha di creare un continuum con le passate stagioni, fondate su una predisposizione per la cura nei dettagli e dagli immancabili elementi luxury (come i fiori in 3D) che sono la sua firma in ogni défilé.

Le maniche balloon sono il filo conduttore di questa linea che si sviluppa attraverso tagli asimmetrici, fiori ricamati, ruches e romantici pizzi.

L’estro creativo della stilista irlandese supera ogni aspettativa con capispalla abbozzati, denaturati, che creano una cifra stilistica al passo con l’haute couture.

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Francesca Liberatore: la designer romana che ha incantato New York

Elevation and Celebration of the Feminine” è la collezione che celebra la grande maturità creativa della designer Francesca Liberatore.

La collezione  prêt-àporter appena presentata a New York è la sintesi di un grande equilibrio estetico raggiunto dalla stilista romana dopo anni di duro lavoro.

E’ la donna al centro della collezione primavera/estate 2017 con una linea di gran classe, intervallata da pattern pittorici e colori intensi come il fuxia, mandarino, turchese e viola e supportata da tonalità neutre come il nero ed il bianco.

Abiti garbati e sensuali allo stesso tempo, ripercorrono l’eterea visione della donna negli anni ’50. Leggeri in alcune proposte, “increspati”per altri, i capi presentati in passerella sono figli di una generosità incontrollata di Francesca che per questo défilé unisce amore e libertà.

La linea balloon (è proprio al palloncino che si erge in aria l’ispirazione di questa collezione) è stata accostata alle fluidità di abiti in seta che leggeri, fluttuano nell’aria.

Interessante la fusciacca in vita, chiusa da maxi fiocchi, pronta a creare movimento ai look.

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Fonte immagine Press Office

 

 

 

Il Far West di Ralph Lauren incanta New York

E’ al Madison Avenue che lo spettacolo di Ralph Lauren ha avuto inizio.

Ispirata al Far West, la collezione primavera/estate 2017 conserva tutti gli elementi urbani, declinati in salsa folkloristica.

I nativi del Nord America hanno ispirato questo défilé; grandi orecchini e maestose collane, frange, fiori e pizzo macramè.

La coperta messicana Serape diventa uno splendido over coat  color avorio. La cappa reversibile in montone  intrecciato diviene l’emblema del lusso (il suo valore sul mercato è 5.900 dollari). Questa è l’opera compiuta di Ralph Lauren, lo stilista da 7.4 miliardi di dollari di fatturato all’anno.

Spazio alla femminilità con abiti in lurex che accarezzano sensualmente le forme delle modelle.

 

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Gli accessori ricalcano pienamente il mood della linea: le cinture vengono decorate da blocchetti d’argento mentre la nuova Tiffin Bag è caratterizzata da borchie vintage e ricami Beacon.

Non poteva mancare, infine, l’intramontabile cappello da cowboy che in questa collezione si veste di effetti sparkling.

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Fonte cover lastampa.it

Fonte gallery elle.com

Il rave party di Marc Jacobs alla New York Fashion Week

Teatrale e curiosamente anticonformista: il rave party di Marc Jacobs per la collezione primavera/estate 2017 viene scandito da capi in voga negli anni ’80, riletti in chiave moderna.

E’ un evento a tutti gli effetti, il défilé di Jacobs che ha chiuso questa lunga kermesse con un parterre di top model come Irina Shayk, Kendall Jenner, Adriana Lima, Karlie Kloss e Gigi Hadid  costrette, sfidando la forza di gravità, ad ancheggiare sulla passerella su stivali con maxi platform.

Un avvicendarsi di capi midi, che paiono usciti dai miglior cartoon manga: balze, sketch paesaggistici che disegnano sweatshirt e patchwork; la collezione è variopinta.

Immancabile il camouflage nelle collezioni dello stilista americano che come una firma indelebile, viene proposto in ogni collezione.

Dreadlock multicolor, realizzate da DreadlockbyJena ed ispirati da “Lana Wachowski, dalla cultura raver, dagli anni ’80 da Boy George e dalle Harajuku girls di Tokyo” (come sostenuto dall’hairstylist Guido Palau), hanno però provocato uno strascico di polemiche sul web visto che in passerella la maison ha prediletto modelle dalle pelle diafana trascurando top model di colore, come la cultura impone.

Lo stesso Marc Jacobs ha difeso l’operato del suo team, lasciando un commento su Instagram in risposta alle critiche mosse dagli internauti: “A tutti quelli che parlano di “appropriazione culturale” o di qualsiasi altra cosa senza senso riguardante il colore della pelle legato al modo in cui si portano i propri capelli dico: è divertente che non critichiate ugualmente le donne di colore che lisciano i loro capelli. Io rispetto e sono ispirato dalle persone e dal loro modo di apparire. Non vedo razze né colori, vedo le persone. Sono molto dispiaciuto nel leggere che così tanta gente sia di così strette vedute. La risposta è l’amore. È bello poter apprezzare ed essere ispirati da così tante cose con provenienze diverse. Pensateci“.

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Fonte cover madame Le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Allure rétro in passerella da Chiara Boni-La Petite Robe

Classe rétro in passerella da Chiara Boni-La Petite Robe. Chic, raffinata ed impeccabile, la donna che ispira la collezione Primavera/Estate 2017 sembra uscita dall’Upper East Side. Suggestioni rétro e tripudio di femminilità per una sfilata all’insegna del bon ton. Appeal ladylike per la donna che calca la passerella, tra nostalgici rimandi ai Fifties e glamour allo stato puro.

Protagonista assoluta, nella suggestiva cornice dello Skylight at Moynihan Station, è un’eleganza evergreen, con nostalgici ma quantomai riusciti déjà-vu che rimandano al buon gusto mai dimenticato degli anni Cinquanta, per una signora della high society, che sotto alla chioma cotonata sfoggia classe da vendere.

La designer fiorentina, molto amata dal mercato americano, propone una collezione delicata e ricca di fascino: aprono il défilé sofisticati abiti da cocktail. Jersey d’ordinanza per la stilista, la cui firma è nel sapiente uso del materiale stretch, capace di enfatizzare la silhouette, per grande vestibilità e comfort. Apre la sfilata un video diretto dal regista e musicista Stefano Poletti. Debutto assoluto per le linee di beachwear e accessori, tra cui borse e scarpe.

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La palette cromatica indugia in un candido rosa e in un delicato azzurro; grande attenzione è riservata ai dettagli, come gli inserti di tulle e i drappeggi. Tocchi di stile nelle margherite che sbucano dai LBD, applicate come decorazioni ton-sur-ton, con petali intagliati e corolle impresse a rilievo.

«La mia ispirazione sono sempre le donne. Nella mia visione di moda è importante realizzare capi che facciano star bene, che le mie clienti possano indossare per sentirsi ancor più belle. Mantenendo comunque un concetto di modernità e funzionalità attraverso il nostro pratico tessuto», così la stilista ha commentato la sua collezione. La donna Chiara Boni-La Petite Robe incanta con la sua grazia fatta di piccoli gesti, come quando sfila con borsetta sottobraccio en pendant con il colore del vestito. La quintessenza della femminilità.

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(Le foto del pezzo sono tratte da WWD. Foto cover Matteo Prandoni/BFA)

È morto Carlo Azaglio Ciampi, Presidente della riservatezza e dell’orgoglio nazionale

È morto stamattina in una clinica romana Carlo Azeglio Ciampi, ex Presidente della Repubblica Italiana e senatore a vita. «Ho avuto una botta di vecchiaia» ripeteva ultimamente. Aveva 95 e, agli acciacchi dell’età, si era aggiunto da tempo l’invalidante morbo di Parkinson. Nonostante ciò, quest’uomo severo e riservato continuava a recarsi nel suo studio di senatore a vita, a lavorare e ricevere finché ha potuto. Al suo fianco fino all’ultimo Franca, moglie di Ciampi famosa per le sua sua presenza costante e i suoi interventi “fuori dal protocollo” durante il settennato di Presidenza.


Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, ha battuto un record assoluto: è stato eletto in sole 2 ore e 40 minuti. Un uomo capace di unire, di placare gli animi e di guidare l’Italia in un periodo particolarmente delicato. Prima Governatore della Banca d’Italia, poi Presidente del Consiglio, ha ricoperto diversi ruoli ministeriali prima di giungere alla carica più alta dello Stato. Nel suo mandato di presidenza è stato definito il “defibrillatore istituzionale” per la sua capacità di civilizzare il confronto pubblico nel fragile periodo in cui la Repubblica ha affrontato il passaggio all’Euro. Dietro al suo aspetto quasi severo, sempre riservato, si nascondeva una serietà istituzionale o semplicemente una timidezza congenita? Non lo sapremo mai, ma tante sono state le manifestazioni di puro affetto per la sua nazione che ci hanno mostrato un uomo gentile e nostalgico. Carlo Azeglio Ciampi ha insegnato all’Italia e agli italiani l’orgoglio nazionale di cui spesso siamo privi. Grazie a lui abbiamo ricominciato a festeggiare il 2 giugno, dopo la cancellazione della Festa della Repubblica nel 1976 per ragioni di risparmio. Lui ha riportato in auge il rito, forse vetusto ma sicuramente romantico, dell’esibizione della bandiera tricolore all’esecuzione dell’inno nazionale, e ha istituito le celebrazioni dei “padri della patria”, in un costante e delicato ricordo del passato e della storia d’Italia.


Alla notizia della morte di Carlo Azeglio Ciampi, il premier Matteo Renzi ha twittato: «L’abbraccio del Governo alla signora Franca. E un pensiero grato all’uomo delle Istituzioni che ha servito con passione l’Italia».

Tiziana Cantone e il web

Come abbiamo detto ieri Tiziana è vittima di reati veri e persone vere, a mezzo web.
Almeno tre volte.
La prima volta quando il suo video è stato pubblicato e diffuso in rete. E già in quel caso nessuno ha vigilato o controllato. Perché alle grandi compagnie del web interessano i contenuti: come e da dove provengano, se se ne abbiano i diritti conta poco o nulla. Tanto (pensano) poi si cancella, e nel frattempo noi guadagniamo (si perché quegli introiti nessuno glieli tocca mai, non li devono restituire).
La seconda volta da quelle persone in carne ed ossa che “convinte dal web”, da commenti ed editoriali che la descrivevano come “operazione per lanciare una porno attrice” hanno ritenuto di poterla appellare in qualsiasi modo, dentro e fuori la rete. Tanto, il mondo è virtuale, e le offese virtuali si ha l’illusione che non contino, non pesino, come le ferite in un videogame di guerra.
La terza volta dalla sentenza vera di una magistratura nel suo formalismo decisamente un po’ tropo virtuale: condannata al risarcimento delle spese legali verso quei soggetti chiamati in giudizio “sbagliando” la sede o la specifica ragione sociale (soldi più che bilanciati dai risarcimenti che le sarebbero spettati di qui a poco).


Perché il web non lo tocchiamo, sappiamo cos’è Facebook, ma se lo devi citare in giudizio “chi e dove chiami in giudizio”? Quale sede e quale tribunale è competente caso per caso?
Perché il gioco dei giganti del web è anche questo, che siano ragioni di evasione o elusione fiscale, quanto responsabilità civili e penali del caso. Loro ti raggiungono ovunque, purché tu gli dia dati e informazioni, finanche la tua localizzazione in tempo reale e la tua carta di credito, finanche sul telefonino, ma tu non sai mai, davvero, dove siano Facebook o Paypal, e chi risponde delle loro azioni.


Il web e i social network sono strumenti, per altro molto recenti. Sono progettati per essere semplici e immediati da usare e tendenzialmente alla portata di tutti. Ma queste caratteristiche non implicano necessariamente né che tutti li sappiamo usare, né che siamo preparati agli effetti collaterali e spesso indesiderati del loro utilizzo.
Pensiamo a Facebook o Instagram come quei luoghi innocenti in cui pubblicare qualche foto o frase simpatica ed in cui bearci per sorrisini e like degli amici. Invece dovremmo cominciare a immaginare che oltre a dare l’immagine che vogliamo (e quindi non sempre aderente con la realtà), quando pubblichiamo rendiamo disponibili le nostre foto, le nostre emozioni, i nostri corpi, il luogo dove ci troviamo, le foto dei nostri figli, a tutto il mondo: ladri, pedofili e malintenzionati di ogni genere. Che esistono in rete esattamente quanto nella vita reale.
Ma mentre stiamo attenti a chiudere la nostra casa, la nostra stanza, il nostro bagno, perché quella è una sorta di privacy e tutela tangibile, ignoriamo con troppa leggerezza le implicazioni di lasciare aperta ogni sorta di nostra informazione a tutto il mondo.
E come siamo forti ed esaltati per qualche “mi piace” in più, spesso siamo fragilissimi quando il commento è negativo, quando su twitter in apparente anonimato veniamo insultati, quando le nostre foto finiscono altrove rispetto a dove pensavamo di averle lasciate noi.


Il web finisce con l’essere un enorme tritacarne che in pochi minuti ci rende pubblici oltre ogni nostro controllo, e assolutamente oltre la direzione che volevamo noi. Ci disarma, ci rende impotenti, ci stritola con la rapidità di pochi click.
La nostra forza dipende dalla nostra maturità, dalla nostra cultura e formazione, dalla solidità dei nostri valori e delle nostre relazioni sociali, dalla consapevolezza delle nostre azioni e anche da quelle dei nostri amici, familiari e conoscenti.
Il nostro cervello, le nostre emozioni, in quanto esseri umani, non sono fatti per essere “tutto pubblico”, e quando ciò accade non siamo preparati a gestire con adeguata forza e maturità gli effetti indesiderati di queste situazioni. È umano, è reale. Tutto il contrario della macchina virtuale di una dimensione da social network.
E questa disumanizzazione non può esigere la nostra disumanizzazione in termini di risorse e capacità, semplicemente perché non le abbiamo.


Ai nostri ragazzi non possiamo insegnare o imporre di essere più forti. Abbiamo tuttavia il dovere di insegnargli ad essere più consapevoli, più attenti, più riflessivi nella scelta di quale web navigare, di quale social network scegliere, di come usarlo e di come spendere la propria privacy.
Metterli di fronte non più al rischio ma alla concreta realtà di quanto non “potrebbe accadere” ma di ciò che regolarmente accade.
E li possiamo rendere forse più forti ricordando anche che la velocità del web è un’amica, e che tutto passa, e anche la gogna mediatica può durare qualche giorno solamente. Perché poi, anche dinanzi alla morte, il popolo della rete dopo poche ore tornerà a occuparsi di calcio e serie tv.

Robert Redford : nato nell’anno degli Uomini Alfa

Andiamo verso la stagione autunnale e mi sembra doveroso consigliare agli uomini che vogliono farsi ispirare dalle vere icone di stile, un capo reso celebre da un certo signore, Robert Redford.
Il capo in questione è il Caban, un classico intramontabile, il cosiddetto giaccone da marinaio, diffuso ampiamente fra la gente di mare, pescatori e marinai, fin dal Settecento, dal Nord Europa al Nord America. In panno blu abbastanza pesante (circa 800 gr), presenta questi dettagli classici:


– doppiopetto con sei grossi bottoni;


– ampi revers che si possono chiudere e allacciare con un sottogola;


– maniche a giro;


– due tasche scaldamani verticali;


– linea dritta, confortevole;


– lunghezza a metà coscia.


Robert Redford - Caban

Robert Redford – Caban




Robert Redford - Caban

Robert Redford – Caban




Il 18 agosto del 1936 nasceva Robert Redford, uno degli attori e registi più carismatici e talentuosi di sempre, aiutato anche da un fascino che non passava inosservato… occhi azzurri, capelli biondi e un viso spigoloso che ancora oggi riscuote tanto successo, malgrado qualche ruga e la chioma imbiancata.
È facile dirlo adesso, ché è arrivato a 80 anni e quindi è ovvio tirare le somme, ma i tipi alla Robert Redford sembrano nati per contraddire e per avere, alla fine, sempre ragione loro. Sarà che è nato in un anno da uomini alfa, il 1936, lo stesso di Papa Francesco e di una pletora di fondatori di imperi. Sarà che al cinema ha messo assieme un bel campionario di outsider, personaggi ben determinati a smontare il sistema (da “La stangata” a “I tre giorni del Condor”). Sarà che viene da una famiglia scozzese-irlandese, ma il punto è: in quanti, Redford a parte, sarebbero riusciti ad impiantare un festival cinematografico sotto la neve dello Utah, nella terra dei Mormoni, una cosa nata con 13 volontari e che oggi attira 50 mila spettatori?


Robert Redford

Robert Redford




Redford possiede il fascino della sua terra, la California: indomito, primordiale, ribelle. Un luogo insieme elitario e popolare, con un’atmosfera incomparabile che nasce da un tormento interiore, impetuoso come le onde marine e il vento che smuove le cime dei pini marittimi. Robert Redford è l’esponente perfetto di un’estetica senza fronzoli e orpelli, che si nutre dell’essenziale, donando una luce particolare e personale ad ogni cosa.
In gioventù visse un periodo turbolento: figlio di una casalinga e di un lattaio, quando la madre morì, all’età di 19 anni decise di sperimentare la vita bohèmienne degli artisti europei, girando per l’Italia e la Francia. La delusione scaturita da questa esperienza fu così forte che tornò negli Stati Uniti e dopo l’incontro con la prima moglie, smise di bere e si iscrisse nel 1958 al “Prat Institut” di New York per studiare arte. Nello stesso anno uno dei suoi professori gli affidò il primo ruolo a Broadway e nel 1962, dopo alcune esperienze televisive, fece il suo debutto cinematografico come protagonista in “Caccia di Guerra” per la regia di Denis Sanders.


Robert Redford

Robert Redford




Robert Redford

Robert Redford




Consapevole del suo aspetto, estremamente americano, da ragazzo della porta accanto, è riuscito con il tempo a trasformarlo in un punto di forza, con un tocco di ironia che ha permeato ogni suo personaggio, anche quelli più drammatici. Robert Redford sapeva di essere un cliché vivente, la versione a tre dimensioni del nebuloso “sogno americano”, e su questo lavorava e attraverso questo si divertiva a stravolgere stereotipi e a demolire certezze. Cominciando dallo stile, del tutto diverso da quello che ci si sarebbe aspettati da un uomo con la sua fisicità e la sua presenza: un po’ British, un po’ reporter d’assalto, composto da giacche e berretti di tweed abbinati a jeans leggermente scampanati, completi sartoriali con camicie sportive, occhiali da aviatore con lenti fumé.


Robert Redford

Robert Redford




Robert Redford

Robert Redford




Robert Redford

Robert Redford




Nei suoi film, dava il meglio di sé nelle vesti di gentiluomo rampante, un po’ sprezzante, come il personaggio che interpretò ne “Il Grande Gatsby” nel 1974, vestito interamente da Ralph Lauren con abiti su misura e come non ricordarlo nei panni di John Gage in “Proposta Indecente” con la stupenda Demi Moore.


Robert Redford - The Great Gatsby

Robert Redford – The Great Gatsby




Robert Redford e Demi Moore - "Proposta Indecente"

Robert Redford e Demi Moore – “Proposta Indecente”




Non si può far finta di non vedere.
La moda maschile di questi tempi è zeppa di citazioni prese dal passato. Il lascito è evidente come un tratto genetico. Dal peacoat stile Robert Redford nei “Tre giorni del condor”, al giubbotto di James Dean in “Gioventù bruciata”. E poi il cappotto cammello di Richard Gere in “American Gigolò”, al berretto sempre di Redford nella “Stangata”. Uno stile cha fa venir voglia di aprire i bauli e tirare fuori pezzi d’epoca. Vintage va bene, anche perché potrebbe dare quel quid in più di personale allo stile, che stuzzica la sensibilità (modaiola) femminile, ma non bisogna esagerare. Altrimenti si rischia di sembrare un simpatico signore agé in gita a Las Vegas.
Banditi gentiluomini, miliardari libertini, giornalisti, cacciatori: Robert Redford ha dato volto e stile alle icone maschili di tre generazioni.


Robert Redford - "Proposta Indecente"

Robert Redford – “Proposta Indecente”




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ELEVENTY UOMO SS 2017

 

8 donne e un mistero

Una villa della Francia bene anni ’50, 8 donne, una più bella dell’altra, un uomo morto, un assassino da trovare. François Ozon racconta i misteri, le sfumature, le bugie e i caratteri di otto donne diverse tra loro attraverso un film che non ha genere. Perché potrebbe essere teatro, un giallo, un thriller, un poliziesco, che il regista ha deciso di far recitare a delle “statue” del cinema francese.

Farà storia l’azzuffata a terra della Deneuve e di Fanny Ardant, mentre si dimenano e si intrecciano come due serpenti finendo per baciarsi safficamente; impossibile dimenticare l’erotismo di Emmanuelle Béart – la cameriera perversa il cui unico divertimento è irretire e rovinare i padroni; in scena anche un’acerba Ludivine Seigner, la biondina dal sopracciglio alzato che Chabrol farà crescere tra i bordelli, in compagnia di anziani scrittori.

Le protagoniste sono le donne, l’uomo si intravede solo di spalle – ed è già morto. Ozon, dopo Truffaut, è il regista che ama le donne e le racconta attraverso i loro stessi occhi, dando voce a invidie, gelosie, battibecchi, frasi avvelenate, piccoli momenti di solidarietà. È Truffaut che omaggia: “Averti accanto a me è una gioia e una sofferenza”, e attraverso una Ardant munita di pistola nella borsetta, in memoria di “La femme d’à cote”.

(8 femmes, di François Ozon – 2002)

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Catherine Deneuve e di Fanny Ardant nella famosa lotta finita con un bacio saffico



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Emmanuelle Beart nel ruolo della cameriera



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Le geometrie newyorkesi di Akris

Dopo essere stato selezionato solo pochi mesi fa dal Couture Council ed incluso per la prima volta nel calendario della New York Fashion Week, Albert Kriemler saluta Parigi per inaugurare la sua nuova stagione nella Grande Mela. E proprio da qui lo stilista svizzero trae linfa vitale per la sua collezione primavera/estate 2017: Kriemler si nutre del fermento culturale e artistico di Manhattan ed in particolare delle opere dell’artista newyorkese Carmen Herrera.

Fu amore a prima vista tra il designer e le opere della Herrera, che catturarono il suo sguardo durante la sua prima visita al Whitney Museum, nel 2015. Il quadro “Blanco y Verde” del 1959, con le sue geometrie ardite e colorate, funge da tavolozza ispiratrice di una collezione colorata, fresca, elegante. Atmosfera rilassata ma sofisticata in passerella. A sfilare è una donna dall’appeal contemporaneo per capi fluidi e linee pulite.

Movimento è la parola chiave per maxi dress svolazzanti declinati in colori intensi: arancio, blu cobalto, rosso, rosa, marrone, bianco e nero. Giacche, tuniche, jumpsuit, t-shirt come abiti. I grafismi ricchi di colore delle tavolozze dell’artista impreziosiscono ogni outfit in un mirabile gioco cromatico. E poi New York, con la sua libertà: Kriemler dichiara il suo amore incondizionato per la Grande Mela, dove ammette di sentirsi già a casa.

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(Le foto del pezzo sono tratte da WWD. Foto cover: The Fashion Spot)

Il Far West sfila da Anna Sui

Citazioni pop e omaggi al continente americano nella collezione Anna Sui dall’evocativo titolo “American Pie”. Giocosa, irriverente, emblematica la collezione Primavera/Estate 2017 trae ispirazione da elementi eterogenei alla base della cultura americana. C’è un po’ di tutto, in un patchwork di suggestioni, dal Far West al romanticismo del Sud degli Stati Uniti, sulla scia di Rossella O’Hara.

Apre il défilé la bellissima Gigi Hadid, in un tripudio di americanismo: la top model indossa un abito floreale in jacquard abbinato ad un giubbotto di pelle stile cowboy con tanto di frange. Le stampe floreali dominano la collezione, per nostalgici déjà-vu che omaggiano lo stile hippie-chic e i figli dei fiori. Tra cappelli da cowboy texano e stivali camperos, il Vecchio West rivive nella donna aggressiva che calca la passerella tra frange e guizzi western. Evidente anche l’influenza dei Nativi americani.

Qua e là ecco suggestivi lampi di quell’American Beauty che non smette di affascinare: ecco sbucare la dolcezza di una cheerleader che indossa la tipica uniforme, con felpa con logo con le iniziali della designer. Delicatezza e trasparenze nei maxi e mini dress floreali. Largo anche a minigonne audaci e frange all over.

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(Foto tratte da WWD)

Il caso di Tiziana Cantone e l’informazione

La tragica morte di Tiziana Cantone non è un caso isolato. Aveva 15 anni Rehtaeh Parsons quando venne stuprata da quattro ragazzi e 17 quando, nel 2013, si suicidò a causa delle foto che il gruppo aveva diffuso su internet. Era il 3 gennaio 2015 quando una donna 40enne di Castelfranco Veneto, madre di due figli, si è tolta la vita per la vergogna. Era entrata in contatto con un 35enne che, spacciandosi per un giovane aitante e inviandole foto non sue, era riuscito a trascinarla in una relazione virtuale. La donna aveva fatto l’errore di inviare all’amico una sua foto in biancheria intima. Nulla di particolarmente vergognoso. Ma l’uomo l’aveva minacciata di metterle in rete, chiedendole una contropartita. A un rifiuto della donna, le foto erano effettivamente finite su internet. Lei, per la paura che qualcuno potesse riconoscerla, compreso il marito, si era uccisa. Il 30 aprile dell’anno scorso una ragazza di 14 anni di Stains, nell’hinterland parigino, si è uccisa gettandosi dal balcone: era finita nel solito tritacarne dopo che il suo ex ragazzo aveva pubblicato un video che era stato girato a sua insaputa. Poco tempo prima era toccato a una ragazza ligure di 25 anni. Anche lei si era buttata da un palazzo, per fortuna senza perdere la vita.


Al dramma di queste vicende, si unisce il silenzio delle decine di casi simili finiti nel dimenticatoio, anche della rete, che si è scatenata scrivendo di tutto sul caso di Tiziana Cantone prima, il giorno dopo la sua morte, e nel giro di poche ore il suo nome, che era entrato tra i trend di twitter (le parole più discusse) ne è uscito, in silenzio.
E questo silenzio ci deve far riflettere molto più delle mille parole spese sul caso di Tiziana.
Da quelle banali e sessiste del “se l’è cercata” a quelle qualunquiste del “siamo tutti colpevoli” a quelle tecno-ostili del “è colpa di internet e dei social network”, fino a quelle paternalistiche del “poveri ragazzi”.


Come in altre occasioni qualcuno dei cd. “media tradizionali” ha anche ritenuto di fare un parziale mea culpa. Peter Gomez ha scritto “Ilfattoquotidiano.it, al pari di molte altre testate e siti online, si è comportato in maniera gravemente negligente sul caso di Tiziana Cantone. Sbagliando avevamo trattato la cosa come una sorta di fenomeno di costume e avevamo come altri ipotizzato che la vicenda potesse essere un’operazione di marketing in vista del lancio di una nuova attrice.
L’errore commesso è evidente e innegabile. Non eravamo davanti a un caso di costume, ma un caso di cronaca … in altre parole non ci saremmo dovuti accontentare del fatto che la povera Tiziana fosse introvabile, ma avremmo dovuto chiedere ai nostri collaboratori di cercare i suoi amici e familiari per capire cosa era realmente accaduto… È giusto e doloroso dire però che anche noi abbiamo avuto una parte, sia pur piccola, in questo misfatto compiuto dal web.”
E continua “Quanto accaduto impone una riflessione su quello che possiamo fare anche davanti a storie e vicende già pubblicate da altri o già conosciute tramite i social da milioni di persone: il nostro giornale online deve riflettere dieci minuti di più prima di commentare o raccontare. Non per dare lezioni a nessuno ma per poter dire a noi stessi che abbiamo fatto fino in fondo, con correttezza, il nostro dovere. Ogni giorno pubblichiamo più di 120 contenuti. A ciascuno di essi dobbiamo dare la medesima cura. E se non siamo in grado di farlo, a causa del super-lavoro, dobbiamo non pubblicare… oggi è il caso che qui si parli di noi, delle nostre responsabilità e delle nostre manchevolezze.”


Frasi di buon senso, di cui sarebbe il caso non ricordarsi il giorno dopo tutti quanti e tutti insieme. Perché il “giorno dopo Tiziana” viene drammaticamente dopo molti giorni dopo Rehtaeh Parsons, la madre di Castelfranco Veneto, la quattordicenne di Stains o della ragazza ligure. E il giorno dopo ripetiamo le stesse cose, per scordarcene la mattina successiva.
Abbiamo speso fiumi di parole in post, commenti, articoli, status su Facebook e tweet, e poi ce ne siamo semplicemente scordati. La discussione è finita. È ricominciata con i commenti, i commenti ai commenti, sulla gara a chi era il più becero e chi commentava in modo “più intelligente”. E quando anche questa discussione sulla discussione è finita, come niente fosse, siamo tornati a parlare di calcio e X-factor. Semplicemente, come fosse tutto la stessa cosa.


” riflettere dieci minuti di più prima di commentare o raccontare” è un buon consiglio. Ma non lo si può fare nell’epoca in cui – in primis i quotidiani online – guadagnano condivisioni, accessi, e click pubblicitari se danno la notizia pochi minuti prima degli altri.
Chiedere la riflessione e di aspettare all’epoca del web, ai nuovi media – oggi, dopo che questo stile lo hanno imposto proprio i nuovi media e la televisione spettacolo – significa correre il rischio di essere etichettati come quelli che hanno provato a fare loro “il commento più figo” per essere “i più letti”: un po’ come continuare a speculare anche su una morte (se ci riflettiamo bene quei famosi dieci minuti in più).


Da subito andrebbero chiariti alcuni punti: che ad esempio la testa diretta da Gomez è una delle due condannate proprio nella sentenza di Tiziana, o che nessun giornale cartaceo tradizionale ha “trattato la vicenda”, ma solo ilFatto e Fanpage. Segno forse che si, una seria riflessione non ha tratto in inganno i media tradizionali, ma anche che invece questo “caso di costume” è stato visto come occasione ghiotta per qualche facile click sul sito.
Va anche chiarito che questo “misfatto” non è stato “compiuto dal web”. Il web, il popolo della rete, in sé, non esistono. La rete internet, come i social network, sono strumenti, e quelli che commettono reati, che “fanno del male” sono persone fisiche, quelle che incontriamo tutti i giorni per strada.
Esattamente come le vittime. Esseri umani in carne ed ossa. Solo che per usare un’arma serve acquistarla, il porto d’armi, saperla usare, avere anche una certa dose di coraggio e forza. Commentare su Facebook, fare un tweet, pubblicare una foto o un video per vendetta è apparentemente gratis, ci fa sentire forti, mentre restiamo vigliacchi nell’apparente anonimato del divano di casa dove giochiamo a fare i bravi ragazzi, i professionisti seri, i giornalisti impegnati, i commentatori “fighi”.


Tiziana è vittima di reati veri e persone vere, a mezzo web. Almeno tre volte.
La prima volta quando il suo video è stato pubblicato e diffuso in rete. E già in quel caso nessuno ha vigilato o controllato. Perché alle grandi compagnie del web interessano i contenuti: come e da dove provengano, se se ne abbiano i diritti conta poco o nulla. Tanto (pensano) poi si cancella, e nel frattempo noi guadagniamo (si perché quegli introiti nessuno glieli tocca mai, non li devono restituire).
La seconda volta da quelle persone in carne ed ossa che “convinte dal web”, da commenti ed editoriali che la descrivevano come “operazione per lanciare una porno attrice” hanno ritenuto di poterla appellare in qualsiasi modo, dentro e fuori la rete. Tanto, il mondo è virtuale, e le offese virtuali si ha l’illusione che non contino, non pesino, come le ferite in un videogame di guerra.
La terza volta dalla sentenza vera di una magistratura nel suo formalismo decisamente un po’ tropo virtuale: condannata al risarcimento delle spese legali verso quei soggetti chiamati in giudizio “sbagliando” la sede o la specifica ragione sociale (soldi più che bilanciati dai risarcimenti che le sarebbero spettati di qui a poco).

Narciso Rodríguez: minimalismo chic tra guizzi futuristi

Minimalismo chic in passerella da Narciso Rodríguez: lo stilista, da quasi vent’anni alla guida del marchio che porta il suo nome, rivisita con maestria lo stile più autentico della maison, riuscendo a proporre suggestioni sempre nuove ed inedite.

Atmosfere intimiste nella collezione Primavera/Estate 2017, che si apre con la pulizia di capi semplici ma chic. Nessun coup de théâtre, non c’è spazio per il superfluo: in passerella sfila solo la celebrazione dello stile nelle sue forme più autentiche. Mood sporty-chic per pantaloni e giacche dal taglio sartoriale; tra tocchi futuristi di argento vivo nei coat laminati, nero all over e arancio a dominare la palette cromatica.

Elementare l’eleganza di tuniche essenziali e pulite, tra knitwear di classe e maglieria pregiata. Seta laminata e satin illuminano il défilé, che presenta trench e cardigan, abitini metallici e nessun artificio. La sublime eleganza dell’essenziale.

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(Foto tratte da WWD)

Tripudio boho-chic in passerella da Tory Burch

Atmosfere esotiche in passerella da Tory Burch: si ispira all’Oriente la collezione Primavera/Estate 2017, tra tocchi bohémien e un velo di nostalgia per certa eleganza evergreen. Tra maxi gonne dal piglio etnico e crop top dalle suggestioni preppy, Tory Burch riporta in auge il caftano, capo simbolo dello stile boho-chic nonché pezzo passepartout per nostalgici doc: impossibile non ricordare icone di stile del calibro di Talitha Getty, Gloria Guinness ed Elizabeth Taylor, che furono grandi amanti di questo capo dalla storia antichissima.

Full immersion nel colore per pattern floreali che strizzano l’occhio a certe stampe orientali, indiane e cinesi. Si continua con tocchi bon ton nelle camicette con colletto da collegiale e nella scelta dei materiali usati, tra cui spiccano dettagli knitwear, pizzo macramè, suede. Tripudio boho-chic nei maxi dress dal mood romantico e nelle tuniche; stampe batik impreziosiscono maxi gonne gipsy e bluse che richiamano il folclore di culture lontane. Non mancano motivi aztechi e righe mariniere. Glam allo stato puro in alcune mise, perfette per un party in piscina. Citazioni sporty-chic e colori vitaminici ricordano lo stile preppy, tipicamente americano.

La collezione Tory Burch parte dall’East Coast per affermarsi oltreoceano con un’eleganza effortlessy-chic. «È una stagione rilassata… Ho cercato di raccontare quella che è la quintessenza dell’American style», ha commentato la designer, che ha sfilato al Whitney Museum di New York. «Questa collezione inizia nel panorama della East coast, tra riferimenti cool e chic. E poi si evolve con lo spirito libero della West coast», queste le parole della stilista. Il défilé conquista per il suo approccio pragmatico allo stile e per i capi, che sembrano pensati per uno spirito libero.

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(Foto tratte da WWD)

New York Fashion Week. Collezione funny per Michael Kors

Ad incalzare la sfilata primavera/estate 2017 di Michael Kors ci ha pensato la canzone “Get happy” di Judy Garland.

In effetti, il tema del brano non poteva essere più azzeccato visto che il défilé proposto dalla griffe statunitense è l’emblema della felicità.

La provocazione dello stile rétro si insinua gradevolmente sugli abiti midi con scollatura profonda.

Se il colore è l’anima di questa collezione che si anima di fogge tipicamente vintage, il pattern diventa fulcro di questo progetto creativo. Macro fiori si stagliano generosamente dal fondo rubando la scena ai capi ton sur ton.

Poca ostentazione per la linea di Michael Kors che, a orpelli e artifizi, preferisce la purezza delle linee.

Trench dalla foggia minimale ed abiti crochet aprono un evento che culmina con vesti tempestate di cristalli che illuminano la passerella.

Cintura in vita e sandali plateau sono gli accessori cult di questa collezione.

Adottando il concetto “see now by now” i capi appena presentati a New York saranno venduti in brevissimo tempo nelle boutiques della griffe.

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Fonte immagini vogue.com

Marchesa: regalità estrema alla New York Fashion Week

Regalità suprema per gli abiti presentati da Marchesa durante la New York Fashion Week dalle designer Karen Graig e Georgina Chapman.

La collezione primavera/estate 2017 del noto marchio statunitense è un omaggio all’eleganza; alla voluttuosità della raffinatezza.

Abiti da sogno, da red carpet. Leggeri e impalpabili. Di mastodontica bellezza.

La seta libra nell’aria lasciando che le sfumature dei toni che la colorano, rapiscano lo sguardo dei presenti alla sfilata. E’ incanto.

Allo stesso modo, superbi si rivelano gli abiti da sera con frange, stile Charlestone.

La lunghezza è totale per questi magnifici vestiti. Che siano decorati con dettagli in 3D o con rose ricamate. Che abbiano micro ruches a movimentare la struttura o effetti sparkling sorprendenti che impreziosiscono le vesti.

Austeri si presentano i dress noir monospalla; incantevoli e luxury appaiono gli abiti con cavalli aitanti che coprono le generosità delle modelle.

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Fonte cover Madame le Figaro

Per le immagini vogue.com

 

New York Fashion Week. Delpozo: incantevole romanticismo

Romantica, moderna e strutturata. Questi tre aggettivi potrebbero definire perfettamente la collezione primavera/estate 2017 della griffe Delpozo.

Un lavoro eccellente, quello del giovane stilista Josep Font, il primo capitolo (speriamo) di una fortunatissima (e meritata) ascesa nel mondo della moda.

Tutti gli studi accademici del designer spagnolo (ha studiato architettura presso l’Università di Barcellona) si desumono dal design dei capi da lui disegnati.

Gli abiti sfidano ogni legge gravitazionale. Sono scolpiti come il marmo. Progettati per contenere la forma sinuosa dei maxi volants, dei macro fiocchi, dello strascico e della gonna stessa.

Una collezione romantica, fiabesca. La purezza dei colori pastello prescelti, ne sono la conferma.

La leggerezza del tulle e la complessità delle frange che arguiscono, con una spirale,  una camicia minimale e garbata: questo défilé ha tanto da insegnare alle nuove generazioni del fashion system.

Un gioco di volumetrie importanti e sperimentali. Dettagli 3D che elevano l’enfasi con la quale questi capi sono stati consegnati al mondo.

Eccesso di pura creatività tenuta a bada da una garbata concezione artistica.

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Fonte cover Madame Le Figaro

Per le immagini vogue.com

Da Proenza Schouler sfila un tribalismo metropolitano

Full immersion nel tribal style in passerella da Proenza Schouler: la collezione Primavera/Estate 2017 che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda newyorkese punta su pattern tribali. Largo ad audaci geometrie ed intagli che ricordano certe stampe africane.

A calcare la passerella è una regina tribale che affronta la realtà urban strizzata in abiti guaina dalle stampe wild. Zebrato e animalier rivisitato dominano: il manto animale diventa passepartout di una collezione sofisticata e grintosa. Rosso e giallo, ma anche viola nella palette cromatica prediletta da questa novella esploratrice dal mood nomade. Dettagli piumati completano le gonne, da indossare rigorosamente con zeppe altissime. Il marchio di Jack McCollough e Lazaro Hernandez incanta con un défilé suggestivo e moderno.

Il folclore e i riti propiziatori del continente africano rivivono sulla passerella, per un tribalismo chic perfetto per affrontare il grigio della metropoli. La savana rivive in pattern cromatici arditi, in cui suggestioni arcaiche si mixano magistralmente ad elementi digitali, insieme a dettagli urban-chic. Grande attenzione agli accessori, come gli orecchini che ricordano i totem, mentre le chiome sono selvagge. Mix & match di stampe e righe, per un nuovo optical dal piglio etnico.

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(Foto tratte da WWD)

Alexander Wang firma una capsule collection per Adidas

Occhi puntati a New York sulla nuova collezione di Alexander Wang. Un’unica sfilata per molteplici eventi: ad allietare lo show Primavera/Estate 2017 anche l’esclusiva capsule collection disegnata dallo stilista per Adidas. Lo stilista trentaduenne, da sempre paladino dello sportswear, ha rivisitato anche il marchio del brand tedesco: l’iconico logo a forma di trifoglio è stato infatti ribaltato, impreziosendo ottantaquattro capi, tra tute, t-shirt e scarpe da ginnastica unisex.

La collezione Primavera/Estate 2017 si è aperta invece nel segno del grunge: numerose le suggestioni Nineties, in un défilé in cui è ancora una volta protagonista lo sportswear declinato in chiave chic. Largo a crop top e ombelico in vista, meglio se abbinati a boxer da uomo e gonne pareo. Magliette usate come abiti da giorno, perfette per affrontare le torride temperature estive. Dettagli surf all over per materiali freschi: ironia è la parola chiave, tra cromie neon, colori fluorescenti, paillettes e stampe irriverenti. Dominano le palme californiane, tra teli da spiaggia e tripudio di Youth culture.

In passerella Kendall Jenner, mentre la sorella Kylie era nel front-row. Super ospite Madonna, con i figli Lourdes Maria Leon Ciccone e Rocco Ritchie, tra i protagonisti della campagna pubblicitaria della capsule collection disegnata da Wang per Adidas; presenti anche Pamela Anderson e molti altri.

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(Foto tratte da WWD)

Jonathan Saunders rifonda Diane von Furstenberg

Aria nuova in casa Diane von Furstenberg: alla guida della celebre maison arriva Jonathan Saunders, a rifondare un marchio che ha rivoluzionato a suo tempo la storia della moda e del costume. Correva l’anno 1974 quando Diane von Furstenberg arrivava sulla scena. Il suo wrap dress divenne un must have grazie al quale la blasonata designer ottenne la fama mondiale, con la consacrazione ufficiale ottenuta sulla cover di Newsweek nel 1976.

Ora si apre una nuova era per il brand, alla cui direzione creativa è salito solo pochi mesi fa Saunders. Lo stilista scozzese raccoglie la sfida di rifondare un marchio storico, ridefinendone i canoni stilistici. La sua prima collezione è stata presentata pochi giorni fa nell’ambito della New York Fashion Week: non una sfilata ma una presentazione dei capi della collezione Primavera/Estate 2017.

Colori audaci e pattern esuberanti, da sempre emblema dello stile DVF, impreziosiscono capi destrutturati e fluidi dall’appeal sofisticato. Largo a un mix & match ricco di suggestioni, per patchwork ricchi di contrasti cromatici. A farla da padrona sono le righe e le stampe floreali, in cui si avverte l’influenza giapponese e africana. Ricordano i fiori stampati su certi kimoni le cromie che illuminano fusciacche e
lunghi abiti impalpabili.

Una silhouette nuova per capi dal taglio sartoriale. Lo stilista omaggia Diane e la sua personalità eclettica. L’eleganza effortlessy-chic, tanto cara alla designer oggi 69enne, resta uno dei principi su cui si basa ancora oggi l’estetica della maison. Sensuale, indipendente, la donna di Saunders inneggia fieramente all’American Style. I prezzi non sono saliti, in linea con una linea di marketing che non rinuncia ad essere easy. Tra i materiali prediletti seta e cotone. La palette cromatica abbraccia tonalità che spaziano dall’azzurro cielo al verde al rosso terracotta.

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(Le foto sono tratte da WWD)

Cosa dicono le prime recensioni di iPhone 7 e di iOS 10?

iPhone 7 sta per arrivare finalmente, e stiamo iniziando a vedere le prime recensioni comparire sui siti di tecnologia. Le opinioni sono variegate anche se si può dire che siano generalmente positive.
Il problema di cui tutti parlano e la famigerata mancanza del jack da 3,5, uno standard consolidato che Apple ha deciso “coraggiosamente” di abbandonare.


Altro problema messo in evidenza in quasi tutte le interviste è la delicatezza della finitura Jet Black, tutte le recensioni sono concordi, bellissima ma delicatissima. Dopo pochi giorni di uso già sono apparse quelle che Apple chiama “micro abrasioni”.


Altro punto in comune a tutte le recensioni è la scomparsa del pulsante home per un falso pulsante che dovrebbe restituire la sensazione del pulsante fisico. Non è così a quanto pare, secondo tutte le recensioni il Taptic Engine responsabile del feedback aptico fa vibrare tutta la parte inferiore di iPhone e non ha la stessa resa del trackpad del nuovo MacBook che utilizza la stessa tecnologia.


ArsTechnica non apprezza il design ma ha un parere fondamentalmente positivo anche se la perdita del jack per loro è un problema serio.


“Tutti quelli che usano un iPhone 6 o precedente dovrebbe almeno pensare all’upgrade… Per i vostri soldi avrete la resistenza all’acqua, un telefono molto più veloce con 2 o 3 volte la Ram, una migliore durata della batteria, una fotocamera decisamente migliorata e piccole altre migliorie…

La mancanza del Jack è la mosca nell’unguento che è iPhone 7. Molte persone saranno felici di togliere la mosca e di usare il resto dell’unguento. è un buon unguento! C’è solo una mosca dentro. La transizione sarà più dolorosa ora rispetto che tra uno o due anni quando tutti i produttori di accessori e dispositivi si saranno uniformati al cambiamento di Apple.



Business Insider pensa che la perdita del jack sia un problema secondario mentre il problema principale sarebbe il mancato aggiornamento del design. iPhone 7 è il miglior smartphone sul mercato ma per il recensore non ci sono abbastanza ragioni per fare l’upgrade se già si possiede un iPhone 6s.


“Non si può giudicare la mossa controversa se non dopo qualche giorno di uso. Sto usando l’iPhone 7 e l’iPhone 7 Plus dal momento in cui Apple li ha presentati. Sono sopravvissuto; penso che la mancanza del jack è un fastidio così lieve che l’ho appena notato.

Apple si vantava di portare gli standard del design sempre più avanti e che il resto delle compagnie dovevano raggiungerli. I rivali di Apple hanno perfezionato il loro design e la risposta è stata lasciare lo stesso design per 3 anni di fila.

L’iPhone 7 è il miglior smartphone che possiate comprare. Non raccomando l’upgrade se avete un iPhone 6s ma ci sono abbastanza miglioramenti qui per fare l’upgrade se avete un qualsiasi altro modello.”



BuzzFeed si concentra sul Jet Black e dice sia inutile dato la facilità con cui si graffia e con cui rimangono le impronte ma che la versione nera è piacevole e che la resistenza all’acqua è una grande novità.


“Qual’è la ragione di Jet Black? E’ un magnete per le impronte e si riga con tanta facilità che anche Apple pensa dobbiate prendere una custodia ma d’altro canto il 7 e il 7 Plus sono più a prova di imbranataggine, a prova di vita rispetto a qualsiasi altro iPhone mai prodotto e questa è una cosa molto importante per chi usa il proprio iPhone come fotocamera primaria, dispositivo per scambiarsi messaggi, e-reader ecc… tutti i giorni.

Il nuovo tasto Home non è più meccanico per cui è virtualmente impossibile da rompere. iPhone ora si comporta bene con l’acqua.

In realtà molte delle innovazioni di iPhone sono nei dettagli che uno può dire essere una cosa molto Apple”.



Il recensore di The Loop’s ama il Jet Black, ha trovato la fotocamera notevole e ha avuto qualche problema con il pulsante Home


“Mi sono innamorato del Jet Black e non ho più guardato indietro… Non mi importa dei segni e dei graffi sul dorso tanto quanto mi importa di quelli sul vetro e per ora è bellissimo.

Mi è capitato di far partire Siri spesso durante il primo giorno. Non sono sicuro del motivo ma potrebbe essere che tenessi il mio dito sul bottone troppo a lungo. Non un grande problema, basta alleviare la pressione per un secondo e tutto torna a posto.”



Mashable sostiene che la perdita del jack non è una il grande cosa e che Jet Black si graffia molto facilmente.


“Sono infastidito della mancanza del jack da 3.5? No. Sia iPhone 7 che iPhone 7 Plus sono forniti di auricolari con connettore lightning e di un adattatore da lightning a jack. Non ho lamentele.

Come avverte Apple il Jet Black si graffia facilmente, ne posso vedere dozzine ora sul mio iPhone 7 se guardo da vicino.”



TechCrunch vede dei piccoli cambi ma non insignificanti cambi nel design, parla dei graffi ma pensa che il nuovo Taptin Engine per il tasto Home funzioni bene e che prepari al cambio radicale che verrà quando sarà tolto del tutto.


“Le linee delle antenne sono quasi invisibili sui entrambi i modelli neri e si vedono comunque molto meno anche sugli altri colori. La sporgenza della fotocamera ora è considerata parte del design ed è fusa insieme al resto del dorso del telefono ed è tesa come un muscolo.

Il mio iPhone 7 da recensione sicuramente mostra piccoli graffi e abrasioni dopo una settimana di uso in cui l’ho infilato in tasca con altri oggetti come la custodia delle AirPod e il mio portafoglio e dopo averlo appoggiato su diverse superfici.
Il pulsante non dà la stessa sensazione del trackad del MacBook, non sembra di cliccare il pulsante. Immagino sia dovuto alla grandezza del pulsante (relativamente piccola rispetto a quella del trackpad) e all’orientamento del Taptic Engine. Invece sembra che si stia cliccando l’intera parte inferiore dello schermo. Non è disorientante e sembra tutto piuttosto naturale.”



Tutto questo si sposa con il nuovo iOS 10 che rende decisamente più evoluto il 3D touch dandogli molte nuove funzioni.
Le novità di iOS 10 però non si fermano qui: la nuova app messaggi ha moltissime funzioni nuove e la mette effettivamente in competizione con tutte le app di messaggistica più famose. Ora ci sono gli sticker, molto belli, si integra con altre app e ora anche gli sviluppatori potranno costruire app che interagiscono con messaggi.


La sveglia ha una funzione molto interessante in più, si può programmare il sonno e farsi svegliare da una musichetta e farsi ricordare di andare a letto con una ninnananna.
Anche CarPlay e HomeKit sono migliorate, l’app Borsa si può finalmente cancellare così come quella suggerimenti. L’app musica è completamente cambiata e ci sono emoji nuove e più grandi.
Insomma, queste più il nuovo WatchOS, sono le ultime novità del mondo Apple e per gran parte certamente soddisferanno la miriade di utenti di Cupertino.

Tricot Chic autunno inverno 2016/17

TRICOT CHIC COLLEZIONE AUTUNNO INVERNO 2016/17

La collezione Tricot Chic per questo autunno inverno 2016/17 punta su diverse tematiche, che soddisfano gusti e stili di vita diversi:
INTRECCIO, DAILY BLACK&BEIGE, LINGERIE, BRITISH VINTAGE, DANDY.

INTRECCIO punta sulle classiche lavorazioni a treccia reinterpretate con effetti tridimensionali evidenziati dall’utilizzo di tecniche innovative in un mix di filati ipertecnologici e inserti in pelliccia


DAILY BLACK&BEIGE è ispirato ai paesi ghiacciati del Nord con i suoi alberi bianchi, i muschi e licheni, in un’armonia giocata su sfumature tenui e volumi contrastanti


 

LINGERIE è dedicata al mondo dell’alta moda, propone stupefacenti intarsi di seta plissè e pizzi sui toni del rosa e del nero


 

BRITISH VINTAGE ci accompagna ai mercatini vintage londinesi con mix di maglie in lana grossa e paillettes sapientemente abbinati a inserti in pellicce multicolor

DANDY è la versione maschile del mondo femminile, carica di fascino, mistero e ambiguità


 

Tricot Chic punta sulla qualità dei tessuti, utilizza filati pregiati quali mohair e cachemire e soffici pellicce  e propone uno street style raffinato.

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Gli anni ’80 di Yoko Honda

Attici, grattacieli, motel, piscine, palme e tramonti sono i protagonisti delle illustrazioni scelti dall’artista giapponese Yoko Honda. L’artista attraverso le sue immagini ci porta nel magico mondo degli anni ’80, ispirato alle città di Miami e Los Angeles.  Avendo vissuto lei stessa gli anni ’80 e i cartoni animati di quel periodo, i suoi paesaggi ricordano molto gli scenari della Mattel (la casa di produzione di Barbie), con sfumature pink shocking, vestiti da cocktail con spalline pronunciate e decappottabili.

 

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Yoko è un’ artista autodidatta e non ha alcuna formazione artistica. Ha iniziato a caricare le sue creazioni tramite i social network Instagram, generando un crescente interesse in tutto il mondo fino ad arrivare a quasi 48 mila lettori. “Quando qualcuno esprime gli anni ‘80, pensa subito agli elementi di Miami e della California”- afferma l’artista Yoko Honda – “si potrebbe dire che sono i luoghi che hanno simboleggiato meglio gli anni ’80 con i luoghi da sogno.”

 

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Molti sono i marchi internazionali che si sono valsi di una sua collaborazione come la compagnia australiana di skate Afends, Akade Wear, Boho Vesper, American Socks, Strike Gently NY, Rage On, Topshop, Superdelux, Brixton, Pameo Pose, Diesel, Sugoi Books, Culture, Mark Greene, Lenovo, Sosh, Sandra Paris, Lazy Oaf, Airbnb, Le Galaxy, LA Sweat, Neo Legend, Kylie Minogue, Belly Kids e questa estate ha creato una capsule collection per Fenntessa Swimwear. Attualmente lavora anche con la rivista giapponese Nylon ed è rappresentata dall’agenzia californiana Hplus Creative.

 

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Ottanta delle sue illustrazioni sono raccolte nel libro Summertime Love, pubblicato dalla casa editrice Belly Kids, in cui il lettore viene catapultato in una città degli anni ’80 immaginaria.

È possibile seguire l’artista sul suo account ufficiale Instagram yokopium o nella sua pagina web yokopium.wixsite.com.

 

 

Fonte immagini Pinteres

 

 

(Beatrice Adeante)

New York fashion Week: il passato nostalgico di Carolina Herrera

La collezione primavera/estate 2017 proposta durante la New York Fashion Week da Carolina Herrera è un omaggio alla romanticismo in salsa vintage.

Smisuratamente elegante, la linea proposta dalla griffe ha in sé qualcosa di nostalgico. E’ priva di ostentazioni e lontana dal voler ricorrere le mode. “Io non credo nelle tendenze più di tanto – ha dichiarato la designer- Bisogna avere la propria originalità, le proprie idee e saper indossare i vestiti in un modo semplicissimo. Questo è quello che sto cercando di fare.

Ed è proprio con questa filosofia che sulla passerella sono stati proposti capi argentei in stile anni ’80.

Abiti monospalla con gonna a corolla voluminosa, maxi fiocchi che incorniciano il decolté e top crochet: gli elementi ci sono tutti per omaggiare il suo 35° anni di attività (la prima collezione della stilista venezuelana è stata lanciata nel 1981 n.d.r.).

Il long dress in vichy dalla linea over rende omaggio ad una collezione elegante ma easy.

Regale è la gonna in oro con rose delicate che si stagliano dal fondo.

Da gran soiree, l’abito lungo con scollatura profonda e spacco frontale.

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Fonte immagini vogue.com

New York Fashion Week: romanticismo dark per Rodarte

Una musica delicata come sottofondo delinea la collezione primavera/estate 2017 della griffe Rodarte.

Un défilé ricco di sorprese si è presentato al cospetto degli invitati e della stampa internazionale durante la New York Fashion Week.

Un tripudio di pizzi che rivelano una principessa dark, malinconica e romantica. Le sorelle Laura e Kate Mulleavy, descrivono attraverso pizzi e merletti una donna ricca di sfaccettature.

Tetra per alcuni versi ma sdolcinata per altri. La ricchezza di questo défilé prende forma attraverso accurati studi di tagli e sovrapposizioni.

Evocano la Spagna, Laura e Kate. Il flamenco e le sue tradizioni. Le balze dei lunghi abiti fascianti in pizzo che donano un fascino ineguagliabile alla donna. Un gioco di stratificazioni impalpabili ottenuti magistralmente attraverso l’assemblaggio di chiffon e pizzo.

Crop top leggeri abbinati a pantaloni decorati con spille da balia. Rose in pizzo che alleggeriscono una skirt in pelle punteggiata da stelle e borchie. E poi ancora luccichii, pois e inserti 3D.

Una varietà stilistica che termina con dress fascianti in pizzo, decorati con micro ruches pronte a formare un grande cuore sul davanti.

Laura e Kate, ancora una volta hanno toccato le corde più alte della creatività sviluppando il tema del dualismo perfetto: romanticismo e ribellione nei confronti di un amore impuro.

 

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Fonte immagini vogue.com

New York Fashion Week: il minimal chic secondo Vera Wang

Vera Wang e il minimalismo eccessivo. E’ così, ermeticamente, che potremmo commentare questa collezione primavera/estate 2017 appena presentata a New York durante la settimana della moda.

Essenzialità e sintetismo sono i comun determinatori di questo défilé composto prevalentemente da capi noir, ora intervallati da timidi squarci di bianco.

Come per DKNY, anche per Vera Wang le maniche si allungano eccessivamente, in alcuni casi pronte a sfiorare il ginocchio.

Capispalla over si alternano a linee mini come gli shorts dal taglio sartoriale, spesso decorati da una baschina; lo stesso elemento decorativo che orna abiti tempestati da macro bowls. Sono proprio queste macro perle ad essere l’unico dettaglio che impreziosisce questo progetto creativo che si sviluppa puntando su uno stile minimal-chic.

Velate trasparenze goffrate, regalano una sintetica audacia alla donna Vera Wang.

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Per le immagini vogue.com

Jeremy Scott omaggia la Grande Mela

La collezione Primavera/Estate 2017 firmata Jeremy Scott porta sulla passerella newyorkese una ventata di colore velata da un pizzico di nostalgia. Tuttavia lo stilista non cede a sentimalismi che non gli appartengono: è piuttosto una dichiarazione d’amore alla vecchia New York a prendere forma. La New York degli anni Ottanta rivive dipinta su capi iconici, nei raggi x che vengono immortalati su mini dress che omaggiano a Warhol e ai nightclub.

Disco music e note fetish sbucano da capi dai colori vitaminici ma anche da due pezzi in pelle nera, tra borchie e latex dall’appeal aggressivo. Tridimensionali le stampe: sono volti e gambe femminili. Largo a trench in pelle, lingerie a vista, occhiali anni Cinquanta, pattern grafici audaci ed irriverenti, e ancora volumi oversize e bustier con zip frontale.

Sexy e sicura di sé, la donna che calca la passerella strizzata in abiti di paillettes sembra uscita da un party, nell’atmosfera euforica della Grande Mela. I riferimenti non sono certo velati, come è consuetudine in casa dello stilista. Riusciti gli omaggi alla Pop Art che si sposano alle consuete stampe cartoon, tanto care al designer: ora sono i grattacieli ad impreziosire i capi, per una disco queen perfettamente a suo agio nella Big Apple. Chiudono il défilé capi scultorei interamente ricoperti di paillettes, per geometrie ardite ma efficaci.

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(Foto tratte da WWD)

In passerella da Lacoste suggestioni preppy

Si respira un’aria nuova da Lacoste. Lo stile più autentico della maison viene rivisitato in chiave streetwear da Felipe Oliveira Batista. Sfilano in passerella suggestioni preppy, tra tenute da tennis che strizzano l’occhio allo stile urban.

Una partita di tennis giocata sul filo dello stile, tra abiti a bustier che enfatizzano una femminilità inconsueta per la maison e cappucci che ricordano un accappatoio. Suggestioni Seventies nei maxi dress a righe mentre il coccodrillo, emblema del brand, viene proiettato in inediti graffiti che impreziosiscono i capi, in un tributo a Warhol.

Pulizia, linee essenziali e minimalismo-chic d’ordinanza si uniscono a dettagli chic in una palette cromatica vitaminica. Largo a polo per lui e per lei, gonne plissettate che ricordano le tenute da tennis. Dominano i dettagli sporty-chic e i colori accesi, perfetti per affrontare la stagione estiva.

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(Foto tratte da WWD)

Tommy Hilfiger: sfila a New York la collezione disegnata da Gigi Hadid

Cosa succede se la top model del momento si improvvisa designer e sforna una collezione per Tommy Hilfiger? Lo abbiamo visto a New York, dove ha sfilato la capsule collection disegnata dalla splendida Gigi Hadid. Un evento commerciale, più che una semplice sfilata di moda. La collezione Autunno 2016 creata dalla top model, regina dei social media, ha letteralmente invaso la rete, rimbalzando di social in social.

Lo stile mariniere, emblema del brand americano, si coniuga perfettamente con la freschezza della modella: largo quindi a una collezione pensata per le giovanissime. Il messaggio subliminale sembra essere univoco: neanche troppo occulte le strategie di marketing insite nell’ispirazione alla base della capsule collection. La sfrontata bellezza di Gigi Hadid basta da sola ad incitare all’acquisto dei capi che lei stessa predilige nel suo guardaroba. Largo a leggings in pelle, morbidi maxi pull intrecciati, mantelle, caban e trench. L’ispirazione nautica impreziosisce ogni capo con piccoli dettagli e applicazioni: largo ad ancore, reti, nodi che fanno capolino ovunque, anche nei maxi abiti d’ispirazione Seventies. Sexy, casual ma anche rock-n’-roll la donna che calca la passerella: sfilano per ogni outfit due coppie di modelle.

‘TommyXGigi’ è anche questo: giocosa, irriverente, sembra quasi di respirare l’aria spensierata della giovinezza. La stessa vissuta da Gigi Hadid. La modella, classe 1995, ci apre le porte del suo universo. Non è un caso che il set allestito per la sfilata ricordi un maxi luna park, con le giostre, la ruota panoramica e i giochi. Tra dettagli sporty-chic e suggestioni streetstyle, sfila un elogio della fanciullezza e un tripudio dell’American style. “E’ una nuova era da Tommy Hilfiger. Stiamo spezzando le regole da vecchia scuola delle passerelle, dando accesso immediato alla collezione per l’autunno 2016 e alla capsule TommyXGigi. #Tommynow è lo show che ho sempre voluto realizzare. Una vera democratizzazione della moda”: queste le parole con cui lo stilista americano ha salutato l’evento.

La filosofia del “see now buy now” viene finalmente sposata anche da Tommy Hilfiger: lo stilista americano è solo l’ultimo di una lunga lista di designer che hanno abbracciato la nuova logica del ready to buy. Non sarà più necessario attendere i fatidici sei mesi prima di acquistare la collezione negli stores: i capi saranno immediatamente disponibili online e nelle boutique. Completa il quadro l’accessibilità dei prezzi dei capi proposti.

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(Tutte le foto sono tratte da WWD)

New York Fashion Week. Il western secondo Phillip Lim

Romantica e sensuale: questa è la collezione primavera/estate 2017 proposta dallo stilista californiano Phillip Lim.

Un tripudio di fiori vestono i capi presentati durante la New York Fashion Week. Un chiaro ritorno agli anni ’50 che in questo progetto creativo si traduce in reminiscenze del vecchio western. Non a caso, la colonna sonora di questo défilé è stata Walkin After Midnihgt di Patsy Cline.

L’austerità sembra essere una nuova sensualità” ha dichiarato Phillip Lim ed in effetti la collezione appena proposta non lascia spazio anche solo ad un’accennata volgarità.

Gonne ed abiti peplo, bomber e shorts: ecco che le corolle (ricamate o stampate) si espandono floride sulla stoffa.

Gli abiti delicati sono chiusi da stringhe per un look stile vittoriano.

Ai piedi delle modelle, sandali borchiati e ankle boots con cinturino in pelle di serpente alla caviglia.

 

 

Fonte immagini vogue.com

New York Fashion WeeK: DKNY presenta la sua collezione urban chic

DKNY presenta a New York un défilé dallo stile urban chic.

La collezione primavera/estate 2017 progettata dai designer Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne, punta su capi morbidi e dalla linea over.

Quasi surrealista, questo défilé racconta la voglia di distinguersi della maison che stravolge ogni concetto di moda a favore di uno stile unico.

Le maniche si allungano quasi a deformarsi. Stessa sorte tocca alla giacca tailleur.

Le tute oversize presentano decorazioni funny come bottoni e frange che scivolano su tutta la lunghezza del capo.

Abbastanza abbondanti si presentano anche le camicie e i pullover che risentano della vestibilità eccessiva con la quale sono stati confezionati.

La collezione sporty glam di Donna Karan New York ha aggiunto ulteriore brio ad una settimana della moda newyorkese già abbondantemente contornata di estrema effervescenza.

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Fonte immagini vogue.com

La supremazia di Oscar de la Renta alla New York Fashion Week

E’ stata disegnata da un team interno ma la collezione primavera/estate 2017 di Oscar de la Renta, brilla in questa settimana della moda newyorkese.

Solo pochi giorni fa, infatti, sono stati annunciati i nomi dei prossimi direttori creativi della maison, Fernando Garcia e Laura Kim (potete leggere l’articolo qui) che presenteranno la loro prima collezione a gennaio 2017.

L’addio di Peter Copping all’azienda non ha provocato danni ingenti all’immagine della griffe, anzi, il team interno ha saputo reagire alla sua dipartita lavorativa.

Il risultato è stupefacente.

Un overdose di pizzo sangallo in bianco puro, delicati fil di cotone che intrecciati disegnano trame delicate, patterns poliedrici scanditi da stampe paisley: l’eleganza di Oscar de la Renta non è stata dimenticata.

Per la sera, poi, abiti di assoluta e rara raffinatezza. L’oro totale di pantaloni abbinati a top crop di fil dorati. Gonne plissé che fluttuano nell’aria.

Piume irriverenti e pietre scintillanti decorano abiti total black dalla linea essenziale, elargendoli  un allure sofisticato; metri e metri di tulle nero, tagliato per creare finissime balze, realizza un long dress da red carpet.

Questo è Oscar de la Renta.

 

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