Archive for ottobre, 2016

Le frasi sessiste contro le donne: “Non vuoi avere figli?”, “Hai le tue cose?”

Ogni giorno vengono utilizzate alcune parole nei confronti delle donne che risultano sessiste pur non facendoci molto caso.
L’effetto provocato non è quello dello sdegno o della vergogna, bensì di una consapevolezza taciuta: le donne sono oggetto di una sottocolutura maschilista che si è cementata all’interno della società in cui viviamo.


Il regista e fotografo Pietro Baroni e Luz hanno voluto girare un video che portasse alla luce alcune delle frasi che lasciano il ruolo della donna in un contesto di scherno, derisione e disagio nei confronti del mondo.
Non è facile tirarsi fuori da luoghi comuni, da generazioni e generazioni di cultura maschilista che ha deciso di annientare il ruolo della donna per primeggiare in un limbo sociale gerarchico.
Il progetto intitolato “Parole d’Amore – Words of love” vuole essere un invito non agli uomini affinché smettono di discriminare, offendere e deridere la femminilità, bensì alle donne affinché siano consapevoli di queste frasi sessiste e riescano a non cedere ad essere, a non sentirsi come il mondo vuol che si sentano.


Ecco #ParoleDAmore.


Inaugurato Scalo Milano, tra moda, design, cibo e arte

E’ stato inaugurato ieri a Locate Triulzi Scalo Milano, primo “Citystyle” del Made in Italy. La nuova cittadella dello shopping realizzata da Promos e Lonati Group sorge nell’area un tempo occupata da Saiwa. All’inaugurazione presenti le autorità, in primis il sindaco di Milano Beppe Sala.

Ben centotrenta negozi tra moda, design, food e arte alle porte di Milano, per il primo design district d’Italia: un’opera costata oltre 200 milioni di euro che, secondo le stime, dovrebbe creare 1.500 posti di lavoro, tra dipendenti diretti e indiretti. I primi negozi aperti, 130, si stendono su una superficie di 30mila metri quadri, e sono destinati a diventare 300 su 60mila metri quadri.

“Il valore che c’è in questo territorio, nella città metropolitana di Milano, è una valore immenso rispetto al quale abbiamo ottenuto ancora poco ma possiamo ottenere di più”, queste le parole di Sala. Presente anche uno spazio dedicato anche all’arte, con Scalo Arte, che coniuga lo Street art district, con i graffiti firmati da writer nazionali e internazionali e le immagini del fotografo Settimio Benedusi, e Scalo Art Pavillions, due spazi espositivi permanenti in cui, a cadenza semestrale, saranno ospitate le opere dei giovani artisti italiani.

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La nuova Rolls-Royce Dawn si ispira alla moda

Si ispira all’haute couture la nuova decappottabile Dawn di Rolls-Royce. Accostamenti cromatici, linee dal design accattivante e materiali raffinati per la collezione primavera/estate 2017 di Rolls-Royce, intitolata non a caso “Inspired by Fashion”.

La più blasonata casa di auto del mondo si rivolge ai suoi esclusivi clienti, arbiter elegantiae e tastemaker, come afferma Giles Taylor, responsabile del Design Rolls-Royce: “I nostri clienti sono gli arbitri stessi della moda e sono loro a creare il gusto”. Suggestioni luxury e motori potenti, ma non solo: grande ricercatezza nei pellami di pregio, nelle sete preziose e nelle radiche di legno che si uniscono alle lavorazioni artigianali per creare i nuovi modelli.

Il bianco classico domina insieme a texture ricercate ed esclusive: spiccano nuance innovative come il Rosso Mugello, il Blu Cobalto e il Mandarino. Taylor ha selezionato un team di designer provenienti dal mondo della moda, come Cherica Haye, specialista del tessile del Royal College of Art, e Michelle Lusby di Mulberry.



Tripudio di raffinatezza nei colori vitaminici che si uniscono al bianco dei sedili e della carrozzeria. L’aplomb British si unisce a dettagli strong per una cabrio esuberante e appariscente.

Massimo Dutti apre il primo flagship store a Barcellona

Nuova apertura del primo flagship store Massimo Dutti a Barcellona: il brand sceglie non una location a caso, ma la celebre Casa Ramón Casas, residenza del pittore Ramón Casas, recentemente restaurata dal Gruppo Inditex. Al numero 96 di Paseo de Gracia sorge un nuovo gioiello architettonico dal design futurista, per il primo store del brand spagnolo. Il punto vendita si snoda in oltre 2.000 metri quadri di superficie e propone le collezioni Woman, Men, Boys & Girls, Personal Tailoring e Limited Edition.

Casa Ramón Casas vanta una lunga tradizione legata al design e alla moda: dal 1950 ha ospitato l’atelier haute couture della designer catalana Asunción Bastida e successivamente lo storico negozio di design di Enrique Levi e Hugo Vinçon.

Trionfo di tecnologia e virtuosismi 3.0 per il nuovo store Massimo Dutti, a partire dai camerini interattivi, con uno schermo che proietta le immagini in alta definizione dei capi scelti dal cliente, consentendo, grazie ad un’apparecchiatura touch screen, di trovare outfit in linea con quel look e di ricevere lo stesso capo in un’altra taglia senza muoversi dal camerino. Inoltre, grazie ad una buyable window, sarà possibile acquistare i capi esposti in vetrina, tramite l’applicazione Massimo Dutti per iOS.

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Niente più file alla cassa, grazie ad una cassa veloce dotata di dispositivi di rimozione antitaccheggio e pin pad. In alternativa è possibile effettuare il mobile checkout, tramite dispositivi mobili. Uno store che punta non solo alla tecnologia ma con un occhio di riguardo per l’ambiente e alla sostenibilità: i consumi elettrici sono ridotti di circa il 30% e quelli di acqua del 40% rispetto ai punti vendita tradizionali. Il brand vanta già nel mondo oltre 770 store in 73 Paesi, tra Europa, Asia ed America.

Apple ha presentato il nuovo MacBook Pro con TouchID e Touch Bar

Apple è stata decisamente attiva in questo ultimo mese, dopo aver presentato il nuovo iPhone 7 la casa di Cupertino ha finalmente mostrato al mondo il nuovo MacBook Pro, attesissimo.


L’evento si è tenuto al quartier generale di Cupertino per l’ultima volta dato che il “disco volante”, la nuova avveniristica sede di Apple è quasi pronta e al suo interno avrà una grandissima sala adibita a queste presentazioni.
Tim Cook ha aperto le danze parlando di come Apple renda la tecnologia accessibile a tutti (tutti quelli che non hanno problemi economici almeno) e ha continuato illustrando il successo di iPhone 7 e di iOS 10.
Memories, la nuova caratteristica della app Foto, secondo Cook, ha avuto uno straordinario successo. iOS 10 è ormai stato installato dal 60% degli utenti e nell’ultimo anno le app per Apple TV sono passate da 1000 a 8000. Cook ha fatto intendere che Apple investirà sempre di più in Apple TV e che a breve vedremo un nuovo modello d’alto livello.
Apple TV ora ha una nuova app su iOS, TV, che raccoglie in una unica app tutti i contenuti delle altre app che offrono contenuti multimediali. Netflix è rimasta fuori dal pacchetto, tuttavia, per ora.


Apple ha presentato il nuovo MacBook Pro con TouchID e Touch Bar


Il vero piatto forte della serata, però, è stato il nuovo MacBook Pro. Secondo Apple il nuovo Pro è il più sottile, leggero e potente tra tutti i MacBook (e ci mancherebbe). Le sue prestazioni sono migliorate sotto tutti gli aspetti, dalla grafica allo schermo fino alla dissipazione termica.
Al di là dei soliti toni trionfalistici di Apple il nuovo MacBook Pro è bellissimo.
Il Trackpad è grande il doppio rispetto alla versione precedente e finalmente ha integrato Force Touch.
La tastiera include i nuovi tasti con meccanismo a farfalla visti nell’ultimo MacBook ma con una corsa diversa, maggiore.
Ogni lato del nuovo Pro ha 2 porte Thunderbolt (aka USB-C) e c’è una entrata Jack.


Le funzioni che però hanno rubato l’occhio sono la nuova Touch Bar e il nuovo TouchID.
La Touch Bar ha preso il posto dei vecchi tasti funzione che erano presenti nei vecchi MacBook Pro ed è un mini Retina Display che interagirà con i vari programmi che stiamo usando sul nostro Mac. Ogni programma, insomma, avrà dei tasti aggiuntivi personalizzabili. Alla fine della Touch Bar c’è un TouchID (finalmente) che permetterà di sbloccare il nostro Mac con una semplice impronta digitale senza più dover digitare la password e potrà essere usato per abilitare gli acquisti che faremo attraverso il nostro MacBook.


Apple ha presentato il nuovo MacBook Pro con TouchID e Touch Bar


I prezzi sono aumentati. La nuova versione base di MacBook Pro da 13 pollici senza TouchID e Touch Bar parte da 1.749€ mentre la versione base con Touch Bar e Touch ID costa 2.099€. Per i 15 pollici si parte da 2.799€ per arrivare, al massimo delle impostazioni disponibili a 5.099€. Una follia.
I tempi di attesa per gli ordini sono già schizzati 3/4 settimane dopo essere partiti ieri sera a 2/3 settimane.
Certo che dopo 4 anni di attesa, prezzi a parte, Apple sembra non aver deluso gli affezionati fan di MacBook Pro.

La Sartoria Tirelli firma i costumi di The Young Pope

La Sartoria Tirelli è tra i nomi che firmano i costumi di The Young Pope, serie tv diretta da Paolo Sorrentino, con un inedito Jude Law nei panni di Papa Pio XIII, primo fantomatico Papa italo-statunitense della storia.

Una lunghissima tradizione alle spalle e ben sedici Oscar per i costumi, la Sartoria Tirelli ha firmato i costumi di numerosissime produzioni, dall’ultimo film di Woody Allen, Café Society, alla serie tv I Medici, che vede come protagonisti Dustin Hoffman e Richard Madden, per cui sono stati confezionati circa cinquanta costumi.

Ma non solo cinema e tv: la lirica è da sempre protagonista principale dei costumi del magazzino di Formello, polo museale e crocevia di costumi dalla lunga e suggestiva storia. Divisi per epoche, dall’era greco-romana i nostri giorni, tanti sono gli abiti talari, come quelli indossati da Jude Law nella serie televisiva che ha debuttato su Sky Atlantic lo scorso 21 ottobre.

Jude Law in "The Young Pope" (Foto: Adnkronos)

Jude Law in “The Young Pope” (Foto: Adnkronos)



La celebre sartoria fu fondata nel 1964 da Umberto Tirelli, originario di Gualtieri, in Emilia Romagna, grande appassionato di abiti d’epoca. Dopo essersi trasferito a Milano, Umberto trovò lavoro alla sartoria Finzi: qui avvenne l’incontro con Luchino Visconti. Più tardi incontrò Franco Zeffirelli, su consiglio del quale si spostò a Roma, alla sartoria Safas. Dopo aver collaborato ai costumi per Il Gattopardo, Tirelli aprì la propria sartoria, entrata di diritto nella storia del costume italiano ed internazionale: tra i film per cui sono stati confezionati costumi Ludwig di Visconti, Medea di Pasolini e Casanova di Fellini, solo per citarne alcuni. Una lunga storia che non smette di affascinare.

Issey Miyake apre il primo store a Milano

Sbarca a Milano Issey Miyake, con il primo store monomarca: il primo flagship store del brand giapponese dovrebbe aprire in Italia nel 2017. La città scelta è Milano, precisamente la prestigiosa location di Palazzo Reina, sito in via Bagutta 12, nel quadrilatero della moda.

Lo storico Palazzo, costruito tra il 1826 e il 1831 dalla famiglia Reina e passato nelle mani del Comune di Milano nel 1921, è stato successivamente acquistato, lo scorso 2014, da una società immobiliare che si è occupata del restauro dell’immobile che diventerà la sede del primo store italiano della maison Miyake. Il progetto di interior dello store sarà curato da Tokujin Yoshioka e l’apertura è prevista per febbraio 2017.

“La vocazione internazionale e la sua reputazione indiscussa nel design hanno reso Milano una scelta naturale per il nostro primo flagship store in Italia. Siamo lieti di inaugurare questo bellissimo spazio”. Il progetto di interior sarà curato da Tokujin Yoshioka e l’apertura prevista per febbraio 2017″, così si è espresso Masakatsu Nagatani, presidente di Issey Miyake.

Un ritratto dello stilista

Un ritratto dello stilista



Lo stilista giapponese, classe 1938, ha sfilato per la prima volta nel 1971 a New York. Le sue collezioni, dalle suggestioni avanguardistiche e minimali, non smettono di raccogliere proseliti in tutto il mondo e la scelta di aprire un nuovo store monomarca nella cornice del quadrilatero della moda milanese appare quantomai importante per il ruolo da sempre svolto nel fashion biz dalla città di Milano, considerata una delle Capitali della moda.


(In copertina outfit della sfilata P/E 2017 Issey Miyake. Foto tratta da Fashionisers).

POLAR M600, il tuo personal coach a portata di polso!

Se siete il tipo di persona che rimanda a domani diete salutari e attività fisica, questo è il prodotto che fa per voi! Sto parlando di Polar M600, lo smartwatch multifunzione che fa da motivatore, medico, psicologo, amico, copilota!

Come funziona POLAR M600? Sembra un normale orologio, in realtà quello che indossate è un mini computer da polso che:

– rileva la frequenza cardiaca
– ha il GPS integrato
– rileva l’andamento del sonno
– registra chiamate e musica
– permette la navigazione sul web
– ed ha molti altri comandi gestibili vocalmente

Se siete degli sportivi è il prodotto a cui non potrete più rinunciare, Polar M600 rileva la vostra attività quotidiana, quindi passi effettuati, distanze percorse in bici, calorie bruciate durante una corsa; se tutto questo è azzerato durante l’arco della giornata, Polar M600 non si esime dal farvi un sonoro rimprovero, incitandovi ad alzarvi da quella sedia e fare due passi!

E se volete beffeggiare i vostri amici anti-sport, con Polar M600 potete condividere sui vostri social network tutti i risultati e i vostri progressi, che verranno tenuti in memoria attraverso le App collegate.

POLAR M600:



Polar M600 è solo uno tra i prodotti del brand, multinazionale leader nella produzione e commercializzazione di sport watch e tecnologie indossabili. Dotato di lettura ottica a 6 led, legge la vostra frequenza cardiaca direttamente dal polso, attraverso un algoritmo sviluppato e testato internamente per la massima precisione ed affidabilità.

E’ inoltre dotato di 4 Gb di memoria interna, dove poter sincronizzare la propria musica e ascoltarla durante l’attività fisica; è un prodotto altamente tecnologico attento alle mode – ha infatti un cinturino in morbido silicone intercambiabile, che è possibile sostituire a seconda dei gusti: nero, bianco e rosso – ed un display personalizzabile touchscreen a colori ad alta definizione in vetro Gorilla glass.

Il costo del vostro personal coach Polar M600 è di € 349,90 – è sempre con voi, parla solo se interpellato, vi consiglia di dormire se il vostro sonno non è stato riposante, è una enciclopedia vivente, vi porta ovunque. Cosa volete di più?!

Le foto della presentazione Polar M600 a Milano: 



(foto Antonio la Zazzera)

Giuseppe Zanotti Design si espande, nuove aperture a Mosca e Londra

Giuseppe Zanotti Design, stilista italiano specializzato nella creazione di calzature per donna, decide di aprire nuovi flagship store store a Londra e a Mosca.
Quello di Londra ha avuto la sua cerimonia di apertura il 26 ottobre, mentre quello di Mosca il 24 ottobre.


Sono passati sedici anni dalla prima apertura di un punto vendita a Milano, appunto nel 2000, e da allora sono seguiti altri 50 punti vendita per tutto il mondo.
Ha disegnato scarpe per marchi come Pierre Balmain, Proenza Schouler, Thakoon Panichgul, Christopher Kane, Delfina Delettrez e Vera Wang e è stato nominato Designer of the Year tre volte (2000, 2007, 2009) da Fairchild e ha vinto il Marie Claire Prix d’Excellence de la Mode per la migliore collezione di calzature nel 2010.


Lo store di Londra, situato a 46 di Conduit Street, W1, nei pressi di Bond Street, si circonda di 200 metri quadri per uno spazio di tre piani di un edificio georgiano.
I piani ospitano le collezioni uomo/donna sia per quanto riguarda le calzature, che i gioielli, le borse e il ready to wear.
Inoltre, è presente una sezione dedicata interamente al wedding style e al mondo della sposa e una sezione dedicata alla nuova linea “Giuseppe Junior”, nata a maggio 2016.
Lo store presenta degli interni candidi e puliti che richiamano i primi negozi di Giuseppe Zanotti Design, infatti comprendono una bay window e un giardinetto sul retro.


fonte foto: fashionnetwork.com

fonte foto: fashionnetwork.com




Lo store di Mosca è il quarto dopo le prime tre già esistenti.
Anche questo ospita le colleezioni uomo, donna e bambino calzature, borse, ready to wear e bijoux.
L’interno allestito come spazio espositivo, si presenta anche come un vero e proprio salotto composto da pavimenti in marmo, tappeti di color ocra e divani blu cobalto sul quale sedere a prendere un the.


Giuseppe Zanotti non si è sottratto nel commentare l’idea e l’occasione di aprire questi due nuovi store: “Sono molto soddisfatto dell’apertura di questi due nuovi flaghip store in due città che condividono la passione per la moda e per il lusso e che possono vantare una clientela dall’impeccabile senso dello stile e attenzione alla qualità. Gli store già attivi su Londra e Mosca hanno superato di gran lunga le nostre aspettative, rafforzandoci nella convinzione che il brand abbia ancora un grande potenziale da sfruttare nel Regno Unito e in Russia, mercati fondamentali per la Giuseppe Zanotti Design e pronti per un ulteriore sviluppo“.


fonte foto: fashionnetwork.com

fonte foto: fashionnetwork.com

British Fashion Awards, c’è Riccardo Tisci, Stella McCartney e Bella Hadid

Il British Fashion Council ha stilato una classifica di 1500 personalità importanti del mondo della moda, tra queste parteciperanno alla cerimonia di premiazione Riccardo Tisci, direttore creativo di Givenchy, Stella McCartney, stilista di fama internazionale e Bella Hadid, una delle top model più volute e conosciute dal mondo anche grazie al web e ai social.


Sono nove le categorie che vedono la partecipazione di talenti non solo britannici ma anche e soprattutto internazionali.
Per quanto riguarda la Gran Bretagna, compaiono le sezioni “talento emergente” tra i quali si inserisce il brand promettente di Self Portrait, “stilista per uomo”, “stilista per donna e “miglior brand”, su scala internazionale invece “miglior dirigente”, “marchio urban di lusso”, “modella”, “stilista di accessori” e “stilista di ready to wear” nella quale compaiono i nomi riconosciuti e famosi di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci e Donatella Versace.


Già nomi in perfetta sintonia con il mondo della moda furono premiati l’anno scorso, tra questi vale la pena ricordare Tom Ford nella categoria “red carpet”, Jourdan Dunn nella categoria “modella” e Karl Lagerfeld premiato alla carriera.


Qual è allora il compito del BFC?
Così come cita il sito web: “Il British Fashion Council (BFC) è un’organizzazione senza fini di lucro che propone di favorire gli interessi del settore della moda britannica e delle sue imprese di design sfruttando la condivisione collettiva della conoscenza, l’esperienza e le risorse del settore“.
Nata a Londra nel 1983, è stata finanziata da mecenati, facoltosi del settore e da personalità politiche come il sindaco di Londra.
Cinque sono i pilastri sui quali punta il British Fashion Council, ovvero gli affari, la reputazione, l’istruzione, digitale e gli investimenti.
Il BFC mette in mostra il meglio del design di moda inglese ad un pubblico internazionale, tra cui stampa e buyer e organizza ogni anno il British Fashion Awards.


Il Fashion Awards di quest’anno, in collaborazione con Swarovski, si terrà il 5 Dicembre presso il Royal Albert Hall.
L’esito dell’Awards di quest’anno sarà quello di raccogliere fondi di beneficenza per l’Education Foundation del British Fashion Council.
Serviranno all’elaborazione di diverse borse di studio di formazione per aiutare i migliori talenti a frequentare scuole leader nel settore della moda.


fonte foto: CNN.com

fonte foto: CNN.com

fonte foto: CNN.com

fonte foto: CNN.com

Lauren Hutton: icona dall’allure intramontabile

Ha incarnato lo stile degli anni Settanta, è stata una supermodella dall’allure intramontabile, uno dei volti più belli di Hollywood ma soprattutto un’icona leggendaria: Lauren Hutton, sublime rappresentante dell’American Style, ha vissuto una vita quasi romanzesca.

Anticonformista e naïf quanto basta per non lasciarsi inghiottire dai meccanismi del potere e dai diktat di Hollywood, l’attrice dall’indole ribelle e dalla bellezza acqua e sapone è sempre rimasta con i piedi per terra. Lei, che è stata una delle supermodelle più pagate della storia, non avrebbe mai intrapreso questa strada se non avesse avuto bisogno di denaro. “Se non fossi stata povera non avrei mai fatto la modella”, ha dichiarato in un’intervista a Town & Country, con la spontaneità di chi nonostante la fama e il denaro è rimasto sempre intrinsecamente estraneo al circo mediatico. Lei che al glamour e alle passerelle ha preferito la vita a stretto contatto con le tribù africane, ha dichiarato con una punta di orgoglio di avere calcato il red carpet solo una volta nel corso della sua lunga carriera.

Carnagione dorata, capelli schiariti dal sole e l’inconfondibile sorriso, Lauren Hutton è nata a Charleston, South Carolina, il 17 novembre 1943. All’anagrafe Mary Laurence Hutton, i suoi genitori si lasciano quando lei è ancora in fasce. Lauren non ha mai conosciuto suo padre e questo avrà profonde ripercussioni sul suo rapporto con gli uomini. La madre si risposa quando lei è ancora piccola e le fa assumere il cognome del patrigno, Hall, sebbene la bambina non sia mai stata formalmente adottata da quest’ultimo. Lauren è uno spirito libero e un autentico maschiaccio, che ai giochi con le bambole preferisce la vita all’aria aperta e l’amore per la natura, trasmessole dal patrigno. La giovane cresce libera da ogni cliché e, come lei stessa ha dichiarato, totalmente analfabeta fino agli 11 anni, quasi un Huckleberry Finn in gonnella. Il patrigno le insegna a correre libera per i prati e a catturare i serpenti velenosi.

Lauren Hutton nel 1974 (Photo by Archive Photos/Getty Images)

Lauren Hutton nel 1974 (Photo by Archive Photos/Getty Images)



Lauren Hutton in un caftano di chiffon firmato Halston, Vogue America, aprile 1973, foto di Richard Avedon

Lauren Hutton in un caftano di chiffon firmato Halston, Vogue America, aprile 1973, foto di Richard Avedon



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All’anagrafe Mary Laurence Hutton, l’attrice è nata a Charleston, South Carolina, il 17 novembre 1943



Lauren Hutton ritratta da Francesco Scavullo, 1975

Lauren Hutton ritratta da Francesco Scavullo, 1975



Dopo aver conseguito il diploma alla Chamberlain High School di Tampa, Florida, nel 1961, la giovane è tra i primi studenti a frequentare la University of South Florida. Di Tampa dirà che per lei era “un posto magico”. Successivamente si trasferisce a New York con il suo compagno, il dj Pat Chamburs, di 19 anni più grande di lei. Nella Grande Mela la bionda Lauren inizia a sognare l’Africa e prova l’LSD. Avvenente e bisognosa di denaro, trova lavoro come cameriera di Playboy, proprio come Gloria Steinem e Debbie Harry. Ma se queste ultime animavano la vita notturna del mitico club come conigliette, lei prestava servizio lì solo all’ora di pranzo, posizione, questa, che veniva riservata alle ragazze tra i diciotto e i vent’anni. Secondo alcuni aneddoti è grazie a Playboy che Mary Laurence cambia il proprio nome in Lauren Hutton, ispirandosi a Lauren Bacall.

In seguito lei e Chamburs si spostano a New Orleans, dove Lauren frequenta il Newcomb College, all’epoca una succursale della Tulane University. Qui nel 1964 si laurea in Lettere. Tornata a New York inizia la sua carriera nella moda. La classe innata della giovane non passa inosservata nel fashion biz, e in breve Lauren Hutton diventa la ragazza copertina più richiesta. Ma la sua carriera -come da lei stessa dichiarato- inizia in realtà in modo quasi picaresco: la giovane si imbatte in un annuncio sul New York Times in cui s cerca una modella per Christian Dior. Ma, come sempre accade, è richiesta previa esperienza nel settore. Un amico del suo fidanzato dell’epoca la esorta ad andare comunque al provino. E quando ella ribatte di non avere alcuna esperienza, lui risponde, con grande nonchalance: “Certo che ce l’hai”. È così che la diva impara la sua prima grande lezione della sua nuova vita nella Grande Mela: mentire.

Lauren ottiene immediatamente il lavoro da Christian Dior, complice anche l’avere accettato una paga inferiore a quella che veniva offerta inizialmente. È la nascita di un mito: nonostante l’altezza non svettante e il sorriso non perfetto, con il caratteristico spazio tra gli incisivi, che da più parti le viene consigliato di nascondere, Lauren Hutton conquista un numero infinito di copertine e diventa la cover girl per antonomasia. Anni dopo la modella rivendicherà orgogliosamente quel piccolo difetto ai denti, asserendo che le conferiva un’aura familiare che mancava alle altre modelle. Lauren Hutton è un riuscito mix dell’intramontabile e sofisticato stile effortlessy-chic degli Hamptons e delle eccentriche stravaganze dello Studio 54, di cui diviene protagonista assoluta.

Lauren Hutton su Vogue, 1977

Incarnazione dell’American Style e icona di stile (Lauren Hutton su Vogue, 1977)



Lauren Hutton in Calvin Klein, foto di Richard Avedon, anni Settanta

Lauren Hutton in Calvin Klein, foto di Richard Avedon, anni Settanta



Lauren Hutton in uno scatto di Terry O'Neill, anni Ottanta

Lauren Hutton in uno scatto di Terry O’Neill, anni Ottanta



L'icona in una foto di Jack Robinson, 1972

L’icona in una foto di Jack Robinson, 1972



Quando incontra Diana Vreeland, alla celebre editor di Vogue basta un solo sguardo per capire che la giovane che si trova di fronte avrebbe fatto strada: “Hai una bella presenza”, le dice. E Lauren risponde, “Si signora, anche Lei”. La sua bellezza acqua e sapone e il fisico atletico la rendono la perfetta incarnazione dell’American Style: poco trucco e abbronzatura d’ordinanza, Lauren ai capi haute couture preferisce lo sportswear. “Lei è il meglio d’America”, disse di lei la Vreeland, consacrandola ad icona di stile. Fu la Vreeland a notarne per prima la fotogenia, dopo che Richard Avedon l’aveva scartata per ben tre volte. La sua bellezza a tratti anticonvenzionale ben presto fu immortalata dai più grandi: in primis proprio Avedon, che la ritrasse in alcuni scatti in movimento, divenuti poi celebri, ma anche Irving Penn, Francesco Scavullo, Henry Clarke. La spontaneità con cui Lauren posa davanti all’obiettivo e la joie de vivre che manifesta le conferiscono di diritto lo status di supermodella. Lauren Hutton appare sulla copertina di Vogue per 25 volte, record assoluto, e ottiene innumerevoli contratti come testimonial. È la prima modella a firmare un contratto a sei cifre con un brand di cosmetici: era Revlon e correva l’anno 1973. Hutton guadagna 400.000 dollari e non ha ancora compiuto 31 anni.


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Nel 1975 ottiene la cover di People. “She’s Got It All” (Lei ha tutto), recita il titolo di quella storica copertina; un brivido corre lungo la sua schiena nel constatare che ce l’ha fatta. Non è più la ragazza povera venuta dal Sud, ma è ormai un mito. Perfetta interprete dello stile Halston e di Basile, che la vestirà in “American Gigolo”, Lauren è ricca di sfaccettature: sublime incarnazione dello stile tomboy e un attimo dopo sirena dallo sguardo enigmatico e dalla sensualità felina, è ben presto chiaro quanto la carriera di modella le stia stretta. Lei sembra nata per recitare.

Nel 1968 il debutto al cinema in “Paper Lion”, a cui segue nel 1974 “The Gambler”. Tante sono le pellicole che la vedono protagonista, ben 44: in “Permette? Rocco Papaleo” di Ettore Scola recita accanto a Mastroianni. Ma il ruolo a cui deve la fama mondiale e che la consacra ad icona di stile è quello di Michelle Stratton, ricca adultera protagonista accanto a Richard Gere di “American Gigolo”. È il 1980 e il film è un tripudio di eleganza: un ancora semisconosciuto Giorgio Armani veste Gere, mentre lei indossa capi Basile, eccezion fatta per l’iconico trench, firmato Armani, che sfoggia con clutch rossa firmata Bottega Veneta.

Lauren Hutton alla 47esima edizione degli Oscar, Los Angeles, 1975

Lauren Hutton alla 47esima edizione degli Oscar, Los Angeles, 1975



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Lauren Hutton ha iniziato la sua carriera come cameriera di Playboy



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Lauren Hutton, nel corso della sua carriera nella moda, ha posato per i fotografi più famosi, da Richard Avedon ad Irving Penn



L'icona fotografata da Milton Greene

L’icona fotografata da Milton Greene



Viaggiatrice incallita amante dell’avventura e centaura spericolata, nel 2000 l’attrice ha un grave incidente in moto, che per poco non le costa la vita. Dopo essersi unita ad un gruppo di motociclisti (tra cui spiccano Jeremy Irons e Dennis Hopper), per celebrare L’arte della motocicletta con una mostra al museo Hermitage-Guggenheim di Las Vegas, al confine tra l’Arizona e il Nevada la Hutton sbanda e perde il controllo della sua moto, mentre viaggia ad una velocità di 160 chilometri orari. La diva riporta fratture multiple ad una gamba e ad un braccio, fratture alle costole e allo sterno e un polmone perforato. Dopo quasi un anno di convalescenza si getta in una nuova avventura, creando una propria linea di cosmetici pensati per donne mature, “Lauren Hutton’s Good Stuff”, distribuita negli USA, ma anche in Europa e Sud America.

Lauren Hutton in uno scatto di Gianni Penati, 1968

Lauren Hutton in uno scatto di Gianni Penati, 1968



L'attrice in uno scatto di Irving Penn, 1968

L’attrice in uno scatto di Irving Penn, Vogue, 1968



Foto di Gianni Penati, 1968

Foto di Gianni Penati, 1968



Un celebre scatto di Richard Avedon, 1968

Un celebre scatto di Richard Avedon, 1968



Foto di Francesco Scavullo, 1975

Lauren Hutton fotografata da Francesco Scavullo, 1975



Lauren Hutton, foto di Fred Seidman, anni Settanta

La bellezza acqua e sapone di Lauren Hutton immortalata da Fred Seidman, anni Settanta



La vita sentimentale della diva è alquanto turbolenta: nonostante non si sia mai sposata e non abbia avuto figli, Lauren Hutton ha avuto una relazione durata ben 27 anni col il suo manager Bob Williamson, morto nel 1997. Williamson, reo di aver sperperato circa 13 milioni di dollari appartenenti al patrimonio dell’attrice, viene tuttavia ricordato da quest’ultima con sincero affetto. Pare infatti che l’uomo le abbia salvato la vita in cinque diverse occasioni. “Non ho avuto un padre e volevo essere protetta. Non ho mai visto uno strizzacervelli e c’era un disagio psicologico che andava certamente approfondito”, dirà successivamente l’attrice. Nel 1991 l’incontro sul set con Luca Babini, che la definì “una donna coi piedi per terra”. Femminista ante litteram, lo stile per lei coincide con l’essere se stessi. Splendida ancora oggi, ha dichiarato di aborrire il nero dal suo guardaroba. Nel 2013 ha rivelato di essere in procinto di scrivere la sua autobiografia, che secondo i rumours dovrebbe intitolarsi “Smile”, proprio come il suo sorriso, segno distintivo di uno charme senza tempo. Recentemente riportata sulla passerella di Bottega Veneta da Tomas Maier, ha sfilato in trench e clutch rossa, proprio nella mise indossata in American Gigolo, accanto ad una Gigi Hadid che la sovrastava in altezza ma non in stile.

Lauren Hutton, foto di Fred Seidman, anni Settanta

Lo stile iconico di Lauren Hutton (foto di Fred Seidman)



Lauren Hutton nel 1977

Lauren Hutton nel 1977



Lauren Hutton, foto di Richard Avedon, 1971

Lauren Hutton, foto di Richard Avedon, 1971



Lauren Hutton in American Gigolo (1980)

Lauren Hutton in American Gigolo (1980), interpretazione che le diede la fama mondiale



Lauren Hutton in passerella per Bottega Veneta, P/E 2017

Lauren Hutton in passerella per Bottega Veneta, P/E 2017




(Foto cover: Lauren Hutton in Halston, foto di Francesco Scavullo, 1975)

Versace, smentita la notizia di una mostra al Museo Archeologico di Napoli

La maison Versace smentisce una collaborazione con il Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). La smentita ufficiale arriva dall’ufficio stampa della casa di moda italiana alcuni giorni dopo la diffusione della notizia. Lo scorso venerdì Santo Versace, presidente della griffe fondata dal fratello Gianni, è stato in visita al Museo Archeologico di Napoli. L’imprenditore ha ammirato la splendida collezione Farnese, la sezione egizia e tutti i reperti archeologici custoditi all’interno del Mann, senza però avviare alcuna collaborazione tra Versace e il Museo. «Non esiste alcuna fondazione Versace e non sono stati presi accordi con il Museo per una mostra da luglio a settembre 2017» così la casa di moda ha smentito ufficialmente la notizia di una mostra sul legame tra Gianni Versace e l’iconografia classica, così presente nelle sue collezioni e in quelle di Donatella.


La dichiarazione dell’ufficio stampa all’Ansa non lascia spazio a dubbi, e ha richiesto un’immediata rettifica anche da parte dell’istituzione in causa. «Mi dispiace che ci sia stato un equivoco – ha dichiarato il direttore del Museo Archeologico di Napoli Paolo Giulierini, sempre in una comunicazione all’Ansa – la mostra che si terrà al Mann riguarda collezionisti di oggetti Versace, che li presteranno al museo per affiancarli con oggetti antichi». La prossima estate si tratterà quindi di un tributo al genio indiscusso di Gianni Versace, organizzato proprio in occasione del ventennale della sua scomparsa. La mostra si svolgerà, come già annunciato, al Museo Archeologico di Napoli da luglio a settembre 2017 ed esporrà al pubblico abiti e accessori disegnati da Gianni e Donatella Versace ma appartenenti a collezioni private. Questi saranno accostati a reperti archeologici e opere d’arte classica raffiguranti la medusa, la greca e tutti quei simboli tanto cari alla maison Versace. Viene però smentita una partecipazione attiva della casa di moda nell’organizzazione della mostra – tributo al suo fondatore.

Victoria’s Secret fashion show: ecco chi indosserà il Fantasy Bra 2016

Il Victoria’s Secret fashion show 2016 è sempre più vicino e il brand di lingerie ha iniziato a far trapelare le notizie più gustose sui social. Appena due giorni fa sulla pagina facebook di Victoria’s Secret è stata confermato quanto si vociferava da alcuni mesi: quest’anno gli angeli sfileranno a Parigi. La Ville Lumière è stata scelta per l’annuale show che coinvolge modelle dal fisico statuario, guest star illustri e ovviamente lingerie da capogiro. Come ogni anno, le bellissime ragazze in passerella indosseranno completi e guêpière, corsetti e le immancabili e coloratissime ali interpretando in maniera sexy e giocosa i vari temi scelti dal brand. Dopo la scelta della location, sul web c’è già chi scommette che uno di questi sarà Moulin Rouge.





Tra balletti, ammiccamenti e tacchi a spillo, il Victoria’s Secret fashion show è un traguardo per ogni modella. Essere ammessa nella schiera degli angeli è la consacrazione di una carriera in passerella, e lo è soprattutto per il fortunato angelo che sfila indossando il Fantasy Bra: un reggiseno dal valore inestimabile, decorato di pietre preziose e disegnato da grandi artisti per Victoria’s Secret. Chi indosserà il Fantasy Bra 2016? Anche questa notizia è stata annunciata oggi dal marchio americano e ha mandato i fan in delirio. Dopo bellezze del calibro di Gisele Bündchen, Claudia Schiffer, Tyra Banks, Adriana Lima, quest’anno a conquistare il prezioso reggiseno è Jasmine Tookes. Una sorpresa, considerando che la modella ha ottenuto le sue ali solo lo scorso anno. «È un onore per me far parte di un gruppo di donne che sono delle icone, io stessa sono cresciuta guardando a loro come modelli» ha dichiarato Jasmine. La sua emozione nell’apprendere la notizia è stata condivisa sui profili social di Victoria’s Secret in un emozionante video, così come una foto della modella con indosso il lussuoso Fantasy Bra. Quest’anno il reggiseno ha un valore di 3 milioni di dollari, è stato disegnato da Eddie Borgo e realizzato a mano con diamanti e smeraldi. «Sono una ragazza che ama i diamanti, quindi questo è perfetto per me!» ha commentato scherzosamente la Tookes.


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Sta per ricominciare Rectify, finalmente

Siamo nell’era delle serie televisive, l’offerta è infinita e i prodotti di altissima qualità si sono moltiplicati. Fino a qualche anno fa le serie con sceneggiatura e/o messa in scena di ottimo livello si contavano sulle dita di una mano: The Wire; The West Wing; The Sopranos e pochissime altre. Ora la lista è decisamente più polposa: Black Mirror; Broadchurch, House of cards; Homeland; Mad Men; Mr. Robot; Penny Dreadful; The Knick e così via, potrei continuare a lungo.
Tuttavia c’è una serie che è diversa da tutte le altre e che, secondo la mia modesta opinione torreggia nella lunga lista di ottima TV di questi anni: Rectify.


Rectify sta per concludersi, questa quarta stagione sarà l’ultima. Il protagonista, Daniel Holden, si è trasferito in una comunità per ex carcerati a Nashville e ha trovato lavoro in una ferramenta dopo essere stato esiliato dalla sua città. L’esilio era parte del patteggiamento in cui Daniel si era dichiarato colpevole dell’omicidio della sua ragazza, 20 anni prima. Il patteggiamento non ha risolto nulla, ancora non sappiamo se Daniel ha ucciso davvero Hanna Deane e, probabilmente, non lo sa neanche lui.
Potrei andare avanti a raccontare mille dettagli della trama ma non avrebbe molto senso. La trama, pur complicata e avvincente, non è la parte più importante.
Il focus di Rectify è Daniel Holden e le circostanze in cui si è trovato.


Tutta la serie si occupa principalmente di rispondere a una domanda: cosa succede a un uomo che viene rilasciato dopo 19 anni in isolamento e in attesa di una pena di morte per un crimine che potrebbe o non potrebbe aver commesso? Cosa succede alla sua famiglia quando ritorna a casa? Come reagiranno i suoi concittadini?


Rectify risponde a queste domande con tranquillità, alcune delle risposte cambiano e poi cambiano di nuovo man mano che la serie si sviluppa con la flemma tipica di una cittadina di campagna del sud degli Stati Uniti.
In Rectify l’opinione dello spettatore su di un personaggio cambia in modo radicale e, in alcuni casi, cambia radicalmente più volte nel corso delle stagioni. Io non ricordo una serie dove i personaggi non siano tratteggiati in modo manicheo. Il tipico personaggio di una serie televisiva è ben delineato e durante la serie, se è ben sceneggiata, si evolve. Qui si va oltre, il personaggio non solo si evolve ma cambia agli occhi dell’osservatore man mano che si rivela. Esattamente come capita nella realtà.


Lo show è lento e tranquillo, altra cosa assai inusuale nella TV moderna e Aden Young, nei panni di Daniel Holden, regala una interpretazione fantastica in un ruolo difficilissimo.
Durante la prima stagione, ad esempio, Daniel accompagna sua madre al supermercato. In questo posto simbolo della società di massa moderna Daniel è quasi sconvolto dalla quantità di merce e persone che vede.
Con lo stile così peculiare che questa serie ha fatto suo Daniel e la madre non parlano del malessere dell’ex carcerato che ha passato vent’anni in isolamento ma iniziano a parlare di tutt’altro nello stile glaciale e secco tipico di questa serie. In Rectify le cose non vanno sempre come uno si immaginerebbe debbano andare così come le persone non si comportano sempre come si dovrebbero comportare, come nella vita reale.


Quattro stagioni sono poche o forse sono il periodo giusto per raccontare la storia che Ray McKinnon aveva intenzione di raccontare. Nonostante il “passo lento” della serie non c’è stata una singola puntata che possa essere considerata un filler, una divagazione sul tema, messa lì con l’unico scopo di allungare il brodo. Cosa di cui l’esempio massimo è forse Lost.
Rectify non cade neppure nella trappola di molte ottime serie, come The Sopranos o Breaking Bad, dove il protagonista è indistruttibile, almeno fino a che la serie funziona. Queste serie sono vittime del loro successo.
In Rectify nessuno punterebbe un nichelino sulla sorte di ogni singolo personaggio. Nessuno ha idea di come si concluderà la serie, potrebbe succedere qualsiasi cosa e nessuno si sentirebbe tradito. Questa è la qualità eccezionale di Rectify.

Paul Smith è ospite d’onore alla 91esima edizione del Pitti Uomo

La 91esima edizione del Pitti Uomo che si terrà dal 10 al 13 Gennaio presenterà le collezioni per il 2017 e avrà come ospite d’onore l’eclettico e ironico Paul Smith.


Lo stilista ha scelto la piazza del Pitti per inaugurare la sua collezione PS by Paul Smith, una linea contemporary che vede la commistione tra il luxury design, tecno tessuti e tagli ergonomici.
Accanto a lui, verrà ricoperto il ruolo di Menswear Guest Designer da Tim Coppens, finalista al LVMH Prize 2014 e vincitore nello stesso anno del CFDA Swarovski Award, che porterà a Firenze la sua collezione uomo FW 2017/18 con stampo sartoriale e in linea d’onda con lo streetstyle e l’atletico.


Questa edizione del Pitti Uomo esclude i soliti programmi d’organizzazione per far spazio a un altro tipo di evento: un’istallazione fashion.
La moda Uomo che ha come spazio espositivo la bella Firenze fuori dal tempo, presenterà a Gennaio alcuni brand di nicchia come Golden Goose Deluxe Brand nato nel 2000 da una giovane coppia di stilisti veneziani Francesca e Alessandro Gallo.


Inoltre è già stato confermato il Designer Project del prossimo Pitti: Cottweiler for Reebok.
Cottweiler esordirà con una sua prima collezione in collaborazione con Reebok.
Il programma degli eventi speciali del prossimo Pitti Uomo rappresenta per noi un ulteriore passaggio verso il superamento del tradizionale dualismo tra fiera e fashion week e verso la ricerca di nuovi formati, che uniscano ricerca stilistica, comunicazione e concretezza per il mercato“, sostiene in un comunicato stampa Lapo Cianchi, responsabile comunicazione e eventi del Pitti Uomo.


Paul Smith, icona Brit style, saprà condurre con fermezza la moda Uomo del Pitti verso un nuovo fronte estetico e concettuale.
Un passo e uno stile che vede il fondersi del suo anticonvenzionalismo, del suo brit-pop e della sua verve londinese sul sorgere della cultura mondana italiana.

fonte foto; Gentleman's Gazette

fonte foto; Gentleman’s Gazette

fonte foto: Pitti Immagine

fonte foto: Pitti Immagine

fonte foto: Icon - Panorama

fonte foto: Icon – Panorama

Lettera agli studenti

Ieri sono stato invitato a far parte della giuria che ha avuto l’onere e l’onore di valutare i progetti di StudentsLab. Ragazzi delle scuole superiori della Campania che hanno realizzato una “mini azienda” con prodotti concreti da loro immaginati e realizzati. 
Per me non è stata una sorpresa vedere l’energia, la qualità, le idee, l’impegno dei “nostri ragazzi”, di quelli che comunque è andata si sono messi in gioco e in discussione ed hanno accolto critiche e consigli. C’erano molte buone idee e molte su cui lavorare. Ma quello che conta di più è che c’era uno spaccato di una intera generazione di ragazzi che ha mostrato di essere “pronta a entrare” con coraggio nelle sfide che si aprono davanti a loro. 
Io, lo ammetto, sono stato tra i giurati più duri, meno transigenti, ed ho cercato di dare almeno un consiglio e di valorizzare almeno un elemento positivo a tutte le squadre e per tutti progetti in competizione. Ma sono stato duro, ed è stata una scelta. 
Non c’è stato molto tempo per parlare con tutti, ma c’è qualcosa che, partendo dall’esperienza di ieri, vorrei dire a quei ragazzi, e partendo da loro a tutti gli studenti dei licei, che si apprestano a scegliere studi specialistici o ad entrare nel mondo del lavoro.


Siate esigenti. Prima di tutto da voi stessi. Vi apprestate a confrontarvi con i ragazzi di tutta Italia, non accontentatevi del luogo e del ruolo e dello stereotipo in cui qualcuno vi ha già mentalmente relegato. Chiedete alla scuola, ai vostri genitori, ai vostri insegnanti, di dirvi sempre dove migliorare, di non accontentarvi delle cose che “fate bene” e di mettervi alla prova su quelle che “ancora fate male”. Puntate all’eccellenza, esigete l’eccellenza, pretendete che vi si diano gli strumenti per essere forti davanti alle critiche, anche le più feroci. Puntate i piedi e stringete i pugni e gridate con forza che avete bisogno di vincere, e per questo dovete esigere di “saper perdere”.
Il mondo vi dirà le cose male, non sarà sempre sensibile con voi e pronto a consolarvi, vi faranno sgambetti e certamente le persone corrette che incontrerete saranno di gran lunga meno di quelle scorrette. Scegliete con tenacia e coerenza a quali di queste due categorie appartenere.
Perdere nel confronto con un’idea migliore della vostra è un onore, che deve insegnare ad avere idee sempre migliori. Perdere con un’idea “peggiore” ma presentata meglio, genera rimpianto, senso di ingiustizia e crea demotivazione. E quindi esigete l’eccellenza, pretendete di incontrare nella vita qualcuno che certe cose ve le dica con durezza e onestà, professionale e umana. Vi sta facendo un regalo, se non per oggi, certamente per domani. Perché chi vi vuole davvero bene, e crede in voi, vi darà un voto in meno di quello che meritate se sa che potete dare di più, e mai un voto in più che vi fa rallentare nella vostra crescita.


La libertà, ha scritto di recente Vasco Rossi, costa soltanto qualche rimpianto. E nell’augurarvi di essere sempre liberi, il mio augurio è che quel conto di rimpianti sia il minore possibile.
Per questo non fate sconti. Chiedete di fare un tema in più, un esercizio in più, un’interrogazione in più, di ottenere una spiegazione in più. È vostro diritto, ma è anche vostro dovere. E non per “dio e per la patria”, ma per voi stessi, per mettere da parte il capitale più prezioso da investire in ciò che più vi appartiene: il vostro futuro.


Si ripete spesso che nella vita non bisogna accettare compromessi, in una vita che è fatta di compromessi, alle volte severi. I primi cui non dovete concedere compromessi siete voi stessi, quando vi accontentate, quando “la sufficienza” (ben al di sotto delle vostre potenzialità) tutto sommato vi sta bene. Chi vi vuole mediocri vi dirà che “va bene così”. Abbiatene timore, e certamente non ditegli grazie.


Voi avete avuto più coraggio e voglia di mettervi in gioco di quanti, di altri licei spesso più blasonati, non si sono presentati: un’occasione che spesso non hanno scelto i ragazzi di non cogliere, ma che i loro insegnanti non hanno nemmeno proposto. Per questo siete stati bravi, ed avete avuto un’esperienza che a tanti vostri coetanei è mancata. Adesso, a ciascuno di voi, compete di metterla a frutto nel migliore e più produttivo dei modi. Cosa potevate fare di più e di meglio? Cosa è stato al di sotto delle vostre aspettative e potenzialità? Rispondete a queste domande ogni volta che finite un compito, che chiudete un lavoro, che finite un progetto. Vi scoprirete ogni volta migliori di quanto voi stessi pensavate. E davvero sarete liberi di fare quello che vorrete della vostra vita. Senza che nessuno vi dica di accontentarvi, qual è il posto dove dovete stare, e i sogni troppo grandi per voi. 
L’unico limite ve lo date voi. Il mondo, tutto quanto e tutto intero, è li che vi aspetta.

Gigi Hadid disegna un paio di stivaletti in limited edition per Stuart Weitzman

Gigi Hadid, modella richiestissima e instagram star, non si ferma un attimo. Dopo la sua collaborazione con Tommy Hilfiger durante la New York Fashion Week, la bella Gigi torna nei panni di designer per Stuart Weitzman, griffe americana di scarpe molto cool. Arrivano i Gigi boots, stivaletti da donna per l’inverno 2017 disegnati dalla modella. Sono tre le versioni di tronchetti tra cui scegliere: stivaletti neri in pelle stampa cocco oppure metallizzati color argento o rame, con tacco e lacci in tinta. «Ho pensato veramente a me stessa, quando corro in giro per New York per tutto il giorno e anche la sera – ha raccontato Gigi Hadid in merito al processo creativo che ha portato a questi stivaletti con taccoNella mia mente il design per la scarpa era chiaro, ma è stato più difficile da applicare nella realtà rispetto all’abbigliamento».


Per pubblicizzare la collaborazione tra Gigi Hadid e Stuart Weitzman è stato assoldato James Franco, regista dello spot in cui la modella, nei panni di una boxeuse, manda al tappeto l’avversario. Niente di difficile per Gigi Hadid, che tira di boxe tutti i giorni nella vita reale e ha dovuto solo intensificare gli allenamenti. Forse gli stivaletti con tacco disegnati per Stuart Weitzman non saranno proprio adatti alla palestra, ma Gigi vorrebbe che le donne si sentissero libere di indossarli sempre, con i pantaloni della tuta, con i jeans o con un abito da cocktail. Gli stivaletti neri, argentati e ramati sono disponibili in edizione limitata nelle boutique Stuart Weiztman e sul rispettivo sito web e costano da 565 a 598$, ma Gigi Hadid ha dichiarato di aver «compilato una piccola lista di regali». I nomi di Kendall Jenner e Taylor Swift, due delle più grandi amiche di Gigi, saranno sicuramente sulla lista: non resta che aspettare di vederle correre per New York con gli stivaletti ai piedi.

Il Lego Store più grande d’Italia aprirà a breve, ecco dove

Venerdì 11 novembre apre il Lego Store più grande d’Italia.
La data attesissima dai fans dei lego, vede la città di Milano come centro della propria espansione.
Aprirà in corso Monforte 2, s’affaccia a San Babila e copre uno spazio di 270 metri quadrati.


L’interno, progettato secondo variazioni di colore di mattoncini Lego, presenterà delle zone di intensità per far appassionare sempre più i lego-addicted allo store.
Una di queste è l‘Immersion Portal, una teca trasparente dalla quale i piccini potranno ammirare delle ambientazioni speciali interamente costruite in lego.
Inoltre, ci si potrà sottoporre al Minifigures Scanner, uno strumento che permette di realizzare la propria immagine sottoforma di omino giallo.


E mentre prosegue la mostra interamente dedicata ai Lego, The art of the brick, l’azienda danese sembra non voler arrestare il proprio moto.
Gli store Lego sono da poco giunti in Italia, il primo è stato realizzato a Varese lo scorso aprile per poi raggiungere Marcianise, Orio al Serio e Torino.
Il primo amore, come si dice, non si scorda mai, ma questo non vuol dire non cedere al desiderio d’espansione e stabilità.
Il centro di Milano è decisamente un’ottima soluzione per chiunque volesse approcciarsi al mondo dei Lego per la prima volta e per chi, invece, ne è ormai completamente assorbito.


Tra le novità anche un ricordo o un elogio: in vetrina saranno esposte delle sculture di Riccardo Zangelmi, unico scultore ufficiale della Lego in Italia.


L’inaugurazione ufficiale si terrà il giorno prima dell’apertura e potranno parteciparci solo tre fortunati finalisti del contest #BeTheLEGOStar indetto dall’azienda danese.


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Christie’s presenta in anteprima i diamanti e le borse delle aste d’autunno

«I diamanti sono i migliori amici delle donne» cantava Marylin Monroe nel 1953, ne Gli uomini preferiscono le bionde. A più di cinquant’anni di distanza qualcosa è cambiato, ma l’asta di anelli di diamanti e altre meraviglie di Christie’s affascina sempre. Se investire in diamanti non è per tutti, fantasticare su gioielli il cui prezzo supera i cinque zeri non costa nulla. La casa d’aste Christie’s ha contribuito a questi luccicanti sogni ad occhi aperti presentando in anteprima a Londra i diamanti e le borse che saranno battuti durante gli eventi delle prossime settimane. Un’anteprima inusuale per la capitale britannica, che ha ospitato gioielli grandi come candelabri e borsette dal valore inestimabile.


L’asta biennale di accessori Christie’s si svolgerà a Parigi il prossimo 9 novembre, mentre quella di pezzi unici e storici di gioielleria si terrà a Ginevra il 15 dello stesso mese. La settimana scorsa, però, la casa d’aste ha mostrato in anteprima alcuni degli esclusivi lotti che faranno girare la testa alle signore. Tra i gioielli, meritano una menzione speciale gli orecchini Miroir de l’Amour, con grossi diamanti dal taglio a goccia e la collana Le Jardin d’Isabelle (in foto), capace di attrarre e riflettere tutta la luce di qualsiasi salone. Quelli che lasciano senza fiato sono però gli anelli di diamanti Star of Sierra LeoneFancy Vivid Pink, con un diamante rosa da 9,14 carati tagliato a forma di pera. La quotazione dell’anello è tra i 16 e 18 milioni di dollari. L’asta di Christie’s, però, soddisferà anche le signore che ai diamanti preferiscono le borsette. Non borsette qualsiasi, si intende: la più preziosa è una Birkin bag di Hermès. Si chiama Shiny Bleu Marine Porosus Crocodile Diamond Birkin, è decorata con diamanti e delicate rifiniture in oro bianco e il suo valore stimato è tra i 100.000 e i 150.000 euro. Giusto in tempo per la lista dei desideri di Natale.

Raf Simons lascia Parigi: la moda uomo inverno 2017-18 sfilerà a New York

Raf Simons lascia Parigi per New York. Lo stilista belga ha annunciato che la sfilata di moda uomo inverno 2017-18 del suo brand si svolgerà il prossimo febbraio nella Grande Mela. Nonostante non sia stata dichiarata una ragione precisa per questo spostamento, la scelta sembra molto sensata considerando che Simons è stato nominato chief creative officer di Calvin Klein e trascorrerà quindi molto tempo oltreoceano.  È già la seconda volta che il designer si allontana da Parigi: la sua ultima collezione di moda uomo è stata presentata a Firenze lo scorso giugno, in occasione di Pitti Uomo 90. Nome del fashion system da un ventennio, Raf Simons è stato direttore creativo di Jil Sander e poi della maison Dior prima di approdare, lo scorso agosto, al timone della griffe statunitense. Il suo stile minimalista e all’avanguardia sembra perfetto per accostarsi all’amato e a tratti provocatorio Calvin Klein. La collezione moda inverno 2017-18 sarà la prima a segnare l’unione tra il brand e lo stilista ed è una delle più attese della prossima fashion week di New York.


Il fatto che Raf Simons abbia scelto New York per sfilare con il suo marchio omonimo, qualunque sia la ragione di questa decisione, è molto importante per il CFDA (Council of Fashion Designers of America). La Fashion Week: Men’s della Grande Mela, lanciata all’inizio del 2015, non ha ancora raggiunto il livello di pubblico e di prestigio della settimana della moda femminile, né delle rispettive fashion week europee. L’arrivo di Simons potrebbe portare una ventata di novità, insieme all’incontenibile curiosità verso la sua prima collezione per Calvin Klein. «La moda è un business globalizzato, e le differenze tra le capitali del fashion cominciano a svanire – ha spiegato Valerie Steele, direttore e capo curatore del museo al Fashion Institute of Technology di New York – ma lo stereotipo è che New York sia troppo commerciale: Raf aggiungerà il fascino e lo charme europeo alla New York Fashion Week».

Martial e Caillaudaud dicono addio a Carven

Non si ferma il ciclone che da mesi sta rivoluzionando gli schemi del fashion biz: questa volta il divorzio si consuma in casa Carven. I direttori artistici del brand francese Alexis Martial e Adrien Caillaudaud hanno appena lasciato l’incarico.

Alla direzione creativa della maison dal marzo 2015, il duo di stilisti ha presentato l’ultima collezione lo scorso 29 settembre nell’ambito della Paris Fashion Week. I designer, entrambi 31 anni, avevano lavorato precedentemente per Givenchy prima di subentrare a Guillaume Henry alla direzione creativa di Carven, maison fondata nel lontano 1945 da Carmen de Tommaso.

Un fenomeno che non sembra subire battute d’arresto: Martial e Caillaudaud sono solo gli ultimi protagonisti di una serie di addii eccellenti, come il recente divorzio di Peter Dundas da Cavalli e l’addio di Consuelo Castiglioni a Marni. La maison francese ha fatto sapere in una nota che presto sarà annunciato il nome del nuovo direttore creativo.

Il duo di stilisti (Foto AFP/Patrick KOVARIK)

Il duo di stilisti (Foto AFP/Patrick KOVARIK)

Andy Warhol in mostra a Palazzo Ducale

È stata inaugurata lo scorso 21 ottobre a Palazzo Ducale a Genova la mostra “Warhol. Pop Society”: una retrospettiva dedicata all’indimenticabile artista americano a trent’anni esatti dalla sua scomparsa. La mostra, che sarà aperta al pubblico fino al 26 febbraio 2017, è curata da Luca Beatrice e prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore.

Sono esposte circa 170 opere tra tele, disegni, polaroid, sculture e oggetti provenienti da collezioni private, musei e fondazioni pubbliche e private italiane e straniere. Un percorso tematico che si snoda attorno al disegno, alle icone di Warhol, alle sue celebri polaroid, ai ritratti e al cinema.

Nato a Pittsburgh il 6 agosto 1928 e morto a New York il 22 febbraio 1987, Warhol è stato protagonista assoluto dell’arte contemporanea. Nessuno più di lui ha saputo intuire i cambiamenti avvenuti nella società. Nella sua Factory tante le arti prodotte, dal cinema alla musica rock, in un’avanguardia mai sperimentata prima.

La locandina della mostra a Palazzo Ducale

La locandina della mostra a Palazzo Ducale



In mostra le serigrafie di Marilyn e i ritratti di personalità del calibro di Mick Jagger, Liza Minnelli, Man Ray, Gianni Agnelli, Giorgio Armani. Sono inoltre esposte oltre 90 delle celebri polaroid con cui Warhol immortalava le sue icone predilette e i suoi amici.

(Cover: Marilyn Monroe, Serigrafie di Andy Warhol, 1967)

China Machado firma una linea di womenswear

È stata la prima modella asiatica ad apparire sulla cover di Vogue, è stata la musa più amata di Richard Avedon nonché fashion editor di fama mondiale: China Machado ha alle spalle una lunga e sfavillante carriera. Ancora in forma smagliante e piena di entusiasmo alla veneranda età di 87 anni (splendidamente portati e senza alcun aiutino da parte del bisturi), l’icona di stile si lancia in una nuova avventura, aprendo un sito internet e una linea di womenswear da lei ideata.

Si dice una persona coi piedi per terra, China, indipendente e caparbia. Nata a Shanghai e vissuta a Buenos Aires, iniziò la sua carriera come mannequin a Parigi, dove la sua bellezza esotica le aprì le porte del fashion system. Sfilò per Givenchy e per i couturier più famosi del mondo e divenne in breve la modella più pagata in Europa.

Successivamente si trasferì a New York, dove incontrò Richard Avedon, di cui divenne musa storica. Amatissima da Diana Vreeland, lavorò per anni come modella e come fashion editor (qui un pezzo sulla sua biografia).

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China Machado è un’ex modella di fama mondiale, musa di Richard Avedon




SFOGLIA LA GALLERY:




Stakanovista e vulcanica, oggi l’icona crea una collezione di capispalla ispirati alla sua vita da globetrotter, ai tanti viaggi in giro per il mondo e al suo innato senso per lo stile. Comfort e linee sofisticate si uniscono, per una moda facile da indossare e pratica: la collezione, intitolata CHEENA, comprende giacche, stole e sciarpe double-face. Pregiati tessuti e stampe animalier dominano, accanto a suggestioni total black. I capi sono realizzati in lana pura, per linee pratiche e chic.

I tessuti double-face totalmente reversibili permettono di cambiare spesso look, trasformando in pochi minuti ogni outfit. Ogni capo è stato disegnato interamente dall’icona, la cui bellezza spicca anche sul logo scelto per il nuovo brand. La classicità si unisce alla qualità made in America: grande attenzione per i dettagli per un nome che è da sempre sinonimo di stile e glamour internazionale. I capi sono disponibili sul sito www.cheenawear.com. La spedizione è gratuita.

(Foto: Getty Images)

(Foto: Getty Images)

Chi è morto in The Walking Dead?

The Walking Dead è sempre stato violento, incline alla tortura e alle immagini forti ma questo The Day Will Come When You Won’t Be, la prima puntata della stagione 7, ha superato ogni precedente record in materia gore.
Questa premiere della settima stagione è stata un’ora difficile da guardare, non solo per il il gore.
Lo show è partito con lunghe perdite di tempo ma basta avere un po’ di pazienza ed ecco qui le vittime di Lucille, la mazza da baseball avvolta in filo spinato di Negan.
Si, avete capito bene, ci sono due vittime. La prima è Abraham, la seconda Glenn.


Abraham aveva appena cominciato la sua nuova storia d’amore con Sasha, la quale era andata in crisi proprio perché il suo precedente ragazzo era stato ucciso, e pensava di mettersi a posto e iniziare una vita di coppia è stata la prima vittima di Lucille.
L’ex sergente dell’esercito resiste ai primi colpi alla grande, trova la forza di prendere in giro Negan ma viene ridotto ad un ammasso informe e sanguinolento.
Sasha è sconvolta così come Rosita, la vecchia compagna di Abraham. Negan, in modo assai semplicistico fa roteare Lucille di fronte a Rosita dicendo che lo ho fatto per insegnare qualcosa al gruppo di Rick.


Chi è morto in The Walking Dead?


Non finisce qui. Glenn, sopravvissuto in modo fortuito e fastidiosamente senza senso a una caduta in mezzo a un gruppo di zombie è la seconda vittima di Lucille. Anche qui la scena è decisamente gore: Glenn, con il cranio fratturato un occhio che penzola fuori dice a Maggie che la troverà. Poi Negan continua a colpire fino a quando anche la testa di Glenn non è che un ammasso sanguinolento e informe. Il tutto accompagnato da battute tremende (copiate dal fumetto) come: “Lucille ha sete! E’ una mazza-vampiro!”.


Tutto questo succede in un flashback poi si torna al presente in cui Rick e Negan sono all’interno di un camper.
La violenza non è comunque finita qui. Negan continua a torturare Rick e compagni e, in qualche modo, noi spettatori con minacce di morte a diversi altri personaggi, torture e così via. Una sofferenza.


The Walking Dead non è mai stato uno show ottimista ma una volta funzionava come proiezione fantasiosa per gli spettatori. I personaggi erano tutte persone normali, tratteggiate a grandi linee in modo da far identificare il pubblico con uno di essi. Se ci fossimo trovati in una situazione estrema come il mondo post apocalisse zombie ci saremmo induriti e saremmo migliorati come Carol, ci saremmo dedicati agli altri come Rick, saremmo stati inetti come padre Gabriel o saremmo diventati bestie come il Governatore?
Immaginarsi in situazioni simili a quelle dei personaggi ci faceva pensare e ragionare sulla nostra personalità. Un buon risultato per una serie televisiva.
Ora questo è cambiato.


Greg Nicotero è ancora un maestro degli effetti speciale, Andrew Lincoln e Melissa McBride sono ancora degli attori dal grandissimo talento e continuano a regalarci scene memorabili ma i lati positivi finiscono, forse, qui.
Lo show sembra non avere nient’altro da offrirci se non violenza atroce e ingiustificata.
Lo schema ormai è noto: tranquillità seguita da violenza estrema per poi riconquistare la tranquillità attraverso altra violenza estrema e da capo.
Qui sta la differenza con un altro show molto violento e pessimista come Game of Thrones. In GoT la violenza è ancora strumentale all’avanzamento della trama ed è contrastata da momenti di ironia e interessantissimi complotti; qui è solo inferno che si ripete all’infinito.

Antonio Marras si racconta attraverso le sue opere alla Triennale di Milano

Lo conosciamo tutti in qualità di stilista, anche se lui stesso non ama definirsi un designer di moda, bensì “uno che fa abiti, anzi stracci, pasticci“.

E’ Antonio Marras, sardo doc, che veste questa volta i panni dell’artista, esponendo alla Triennale di Milano un lavoro di 500 opere oltre a installazioni.

Un racconto fatto di disegni, ritagli, collage, stoffe, appunti, creazioni fatte a mano, dove il lavoro umano è parte fondamentale del percorso creativo.

Antonio Marras raccoglie i suoi pensieri su carta, abbattendo la timidezza forse, come lui stesso dichiara, e aprendo i cassetti delle immagini della sua vita. Un percorso meditato a lungo, a tratti sofferto, ma che ci ha permesso di sbirciare un poco nella vita di un grande stilista, che porta in passerella non solo “abiti”, come tende a sottolineare, ma idee molto forti, linguaggi che emozionano, toccano, portano spesso a riflettere. (Qui la collezione primavera-estate 2017 alla Milano Fashion Week, che ha come tema l’indipendenza degli stati africani dalla colonia francese).

Si viene accolti da un gregge di giacche e camicie appese, passaggio obbligato per poter accedere alla mostra, tutte rigorosamente uguali con un campanaccio da bovino legato al fondo. Ci si chiede se sia il desiderio di riportare un’esperienza sensoriale che ricorda la sua amata terra, la Sardegna, e i rumori degli animali che pascolano, o semplicemente ci sta dicendo che siamo tutti dei pecoroni perché vestiamo allo stesso modo senza distinguerci.

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Delle grandi figure di pezza raggiungono il soffitto, ricordano un Giacometti di stoffa; appunti e scarabocchi più volte rielaborati, sono disposti sotto campane di vetro, dove spuntano ossessive le lunghe unghie laccate di rosso, ricorrenti nelle immagini rappresentate da Marras, uomini che urlano, squali dalle fauci spalancate.

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Frequenti le immagini che raccontano la masturbazione femminile, accompagnata da una sorprendente parete ricoperta da animali in peluche. Un feticcio? Gli stessi animali che ritroviamo morti, appesi, sgozzati in un angolo della sala, un ricordo delle abitudini contadine isolane.

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Antonio Marras disegna da sempre, da sempre da’ sfogo alla sua nevrotica creatività, un caos che deve sfociare “per evitare di pagare lo psicologo“, ironizza. Un passato da dislessico, il bambino Marras si rifugiava nelle poesie e nella fotografia, sperimentando negli ultimi anni la pittura ad olio.

La sua mania? Raccogliere oggetti vecchi per ridargli una nuova vita. E’ così che lavora nel suo studio, passando attraverso 5 lunghe tavole di legno che raccolgono i più disparati elementi recuperati per caso, nei suoi lunghi e numerosi viaggi – e nel pieno della creatività li assembla, li mischia, li colora. Ed ora hanno un nome:
Nulla dies sine linea“, il titolo della mostra, “nessun giorno senza disegnare”, frase di Apelle riportata da Plinio il Vecchio.

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La donna è musa e figura inquietante nelle opere di Marras, una donna il cui corpo si mostra senza veli, spesso sanguinante durante il periodo mestruale; sono lolite, sono adolescenti, sono adulte, tutte dalle unghie laccate di rosso. Donne a tratti fragili, donne che subiscono le violenze del marito, così come ci racconta il tema sulla paura di un bambino di pezza, nell’aula sarda del baccano, la maestra dal forte dialetto che sgrida gli alunni e i loro musi animali.

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Porte chiuse, aperte, passaggi, spiragli, è come se ad ogni passo si entrasse in una fase della vita dell’artista, un nuovo mondo, e si arriva a quello maturo e consapevole del piacere sessuale, una stanza chiusa chiamata “Le relazioni pericolose“. La stanza delle provocazioni, bocche affamate, donne e uomini che ostentano il proprio sesso, Les liaison dangereuses all’ultimo stadio, più che un Laclos, un de Sade.

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Ma le manìe di Marras non finiscono, nemmeno i più profondi timori delle malattie, e della dipendenza di dipendere da qualcun altro. Come lo racconta? Incorniciando lo schizzo che fece il neurologo sulla malattia della madre e la benda di sutura sporca di sangue relativa all’operazione della moglie Patrizia.

Un tratto erotico alla Schiele, una linearità asciutta alla Giacometti, ma una mano inconfondibile che è quella dello stilista, Antonio Marras, che non smette di stupirci, che ha raccontato – lasciando parlare le sue debolezze, le sue paure, le sue ossessioni – i colori della sua infanzia, i profumi della sua terra, le relazioni umane, senza risparmiarsi.

La Triennale di Milano – dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017
Antonio Marras – Nulla die sine linea
a cura di Francesca Alfano Miglietti

LA TRIENNALE
Viale Alemagna 6
02 724341
[email protected]
www.triennale.org

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Da Ikea i peluche prendono vita grazie all’immaginazione dei bambini

Immaginate che sorpresa sarebbe se tutti i peluche disegnati da piccoli prendessero vita e si trasformassero in veri e propri giocattoli, quasi come il cartone animato Toy Story di Disney Pixar ma inserito nella realtà in cui siamo.


Con Ikea si può.
Anche quest’anno, come da tre anni ormai, l’iniziativa del colosso svedese vede come protagonista l’immaginazione dei bambini che si dovranno occupare entro il 30 Ottobre di disegnare un peluche, consegnarlo e aspettare di essere tra i dieci finalisti del concorso per vederlo nelle sue dimensioni reali durante il periodo di Natale.


La campagna totalmente a scopo benefico prevede la vendita di peluche in tutti gli store della catena Ikea dal 20 novembre fino al 24 dicembre.
Una buona parte del ricavato della vendita sarà devoluto in beneficenza attraverso gli enti sostenuti dalla Ikea Foundation tra cui Save the Children e Medici senza Frontiere.


Ogni personaggio proveniente dalla fantasia dei bambini può avere la sua buona parte di realtà, dalle scimmie rosa a coccodrilli in rossetto, da creature ultraterrene a volatili dalla dubbia forma, da mostriciattoli a piccoli e tenerissimi omini.
Il mondo fantastico dei bambini è talmente variegato da non lasciare spazio a creature esistenti, ma ad inventarne sempre di nuove. Lo dimostra la scorsa rassegna di peluche che ha contato 52mila giocattoli disegnati dai più piccoli di età compresa tra i 5 e i 9 anni.


Un vero successo quello di questa iniziativa Ikea che ha allargato il margine d’età per accedere al concorso.
Infatti, da quest’anno, potranno partecipare tutti i bambini di età compresa tra 0 e 12 anni.
Carin Wengelin, l’information manager che si occupa del dipartimento Ikea per bambini, ha spiegato il processo di scelta dei dieci finalisti: “I disegni sono tutti straordinariamente creativi, il criterio principale attraverso cui abbiamo scelto i disegni è stato l’unicità e ovviamente la possibilità di realizzarli a costi ragionevoli“.

fonte foto: vanity fair

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Cosa è successo nel terzo dibattito tra Trump e la Clinton?

Il terzo ed ultimo dibattito tra Donald Trump e Hillary Clinton può essere annoverato come un esempio da manuale sotto tutti e tre i punti di vista.

Esempio di ottima ed equilibrata moderazione da parte del conduttore Chris Wallace, una vera icona del giornalismo americano. Figlio di Mike Wallace, reporter di “60 minuti alla CBS”. Dopo il divorzio dei genitori suo patrigno è stato Bill Leonard, presidente della CBS News, che lo ha affiancato a Walter Cronkite già nel 1964. Ha lavorato per la carta stampata (al Boston Globe, uno dei giornali più rigorosi al mondo, quando era studente ad Harvard e a Yale), ma la passione per il giornalismo politico lo ha proiettato prevalentemente in televisione, in NBS e Fox, sempre ai vertici dei programmi di approfondimento come della cronaca politica, già dal 1982 al 1989 quando fu tra i più longevi “corrispondenti anziani” dalla casa Bianca.
Un curriculum di grande rispetto con una conoscenza della politica e del giornalismo politico che abbiamo visto perfettamente applicato al terzo dibattito. Nessuna remora a interrompere i candidati, a riportarli sul punto della domanda, nessuna soggezione alla storia politica, alla reputazione ed all’atteggiamento dei suoi interlocutori, perfetta conoscenza del tema di domanda, e grandissima esperienza nella moderazione dei temi, riuscendo nel difficile compito anche di far rispettare i tempi della risposta e delle repliche.
Un giornalismo d’altri tempi che è risultato imparziale ed equilibrato ed ha consentito ai telespettatori di entrare nel merito (primo blocco in particolare) delle rispettive posizioni su temi di cronaca e attualità della politica nazionale.


Esempio da manuale di come si gestisce un dibattito da parte di un candidato. È il caso della Clinton che ha preparato a lungo le risposte per stare nei tempi e nelle giuste percentuali: 2/3 del tempo per essere precisa nell’esporre la sua posizione e la sua risposta su ogni punto, e 1/3 per attaccare l’avversario.
Lo si è visto su tutto: nomine alla Corte Suprema, aborto, controllo delle armi, immigrazione, controllo confini, mailgate, nucleare, economia interna, rispettive fondazioni benefiche, trattamento di donne e immigrati.
La Clinton ha prevalso su qualsiasi argomento, anche quelli teoricamente più congeniali ai repubblicani ed a Trump, come immigrazione, intervento militare, capacità di comando, sicurezza interna.
Il passaggio probabilmente più “potente” è stato sul cavallo di battaglia di Trump che si è sempre speso come “l’uomo contro i politicanti” che non fanno nulla, mentre lui ha costruito una grande azienda: la Clinton ha replicato ricostruendo cosa faceva Trump in parallelo al suo curriculum “mentre io ero nella stanza dei bottoni durante la cattura di Bin Laden Trump produceva miss Universo, mentre io difendevo i diritti delle minoranze Trump veniva accusato di discriminazione, mentre io mi laureavo con le mie forze Trump avviava la sua azienda con i soldi di papà, mentre io pago le tasse Trump non mostra la sua dichiarazione dei redditi e non ha versato un solo dollaro di tasse federali, e ne paga meno degli immigrati che insulta”.
Un parallelo senza concessioni. E senza diritto di replica. Fondato su semplici fatti esposti in maniera sequenziale, manichea, diretta, semplice.


Esempio infine da manuale di come non si deve affrontare un dibattito in televisione. È il caso di Trump che è apparso sconclusionato, non organizzato, violento (cosa che è maggiormente emersa in senso negativo essendo la sua avversaria una donna), irrequieto.
Non ha mai risposto nel merito, ha sempre cambiato discorso e spostato l’attenzione su altri argomenti. Non ha presentato un solo dato che avesse un minimo di fonte. 
Ha negato l’evidenza di sue stesse dichiarazioni e posizioni precedenti – cosa che ci stava due mesi fa ma non all’ultimo dibattito quando non si ha tempo per una polemica e precisazioni successive in campagna elettorale.
Il suo cedimento maggiore è stato ripetere più volte “una presidenza Clinton” rivolgendosi alla sua antagonista, il che ha reso materiale e concreto il successo della sua avversaria.
Peggio ancora il discorso libero finale con l’invito al voto: Trump non ha fatto il suo, si è limitato ad attaccare e replicare a quanto detto dalla Clinton, che altro non era che un invito all’unità nazionale ed al bisogno che tutti partecipassero al voto ed alla campagna.

La pietra tombale è stata la domanda tecnica, se avrebbe accettato il risultato: alla posizione presidenziale della Clinton “abbiamo una tradizione di elezioni libere e noi accettiamo i risultati anche se non ci piacciono, ed è questo che ci si deve aspettare da ogni candidato”, la risposta di Trump è stata “non lo so, vedrò quel giorno”, il risultato del voto è falsato “da una stampa corrotta e iniqua, e un voto a cui si registrano milioni di persone che non ne hanno diritto” e ancora “abbiamo un candidato come la Clinton che per i suoi reati non dovrebbe nemmeno poter concorrere”.
Un assist alla Clinton formidabile per replicare: “un anno di indagini mi hanno prosciolto da qualsiasi ipotesi di accusa, non sono stata accusata di niente, ogni volta che Trump pensa che le cose vadano diversamente da come vuole lui, dice che tutti ce l’hanno con lui, quando ha perso alcune primarie repubblicane lì il voto era corrotto, quando non ha avuto un Emmy per i suoi programmi, anche i Emmy erano corrotti” per chiudere “sarà anche divertente ma non è così che funziona la nostra democrazia”.


La conclusione da cronaca del conduttore “abbiamo una tradizione in cui la sera dei risultati il candidato perdente chiama il vincitore per congratularsi ed accettare il risultato, lei sta dicendo che non lo farà”.
Un messaggio di sintesi che ha colpito certamente la parte moderata degli elettori di tutti gli schieramenti, anche gli indipendenti, che di certe tradizioni democratiche fanno un fondamento dell’unità dello stato e della democrazia americana. E in questo passaggio, per molti, più che per i singoli temi e punti di vista, Trump è stato percepito come un pericolo.
Il sondaggio del giorno dopo ha visto il minimo storico di Trump nelle intenzioni di voto con un 38 a 52. Una forbice che è probabilmente destinata anche a crescere.

Cappelli Borsalino, il servizio itinerante Made To Measure

C’è stato un tempo in cui il cappello da uomo era l’accessorio più importante del guardaroba, indipendentemente da professione e classe sociale. Negli anni ’20 nessuno usciva di casa senza un cappello e l’Italia era il paese che produceva ed esportava il maggior numero di modelli. In quel periodo l’azienda italiana Borsalino, che ha fatto della manifattura made in Italy, del design classico ma creativo e dei materiali pregiati il suo punto di forza, è diventata il riferimento internazionale dello stile. I cappelli Borsalino sono famosi in tutto il mondo, tanto da aver dato un nome proprio all’intramontabile cappello da uomo e da donna in feltro che negli ultimi anni è ritornato ad essere un must have. Oggi Borsalino si rinnova, dando all’iconico accessorio da dandy la massima possibilità di personalizzazione. Nasce Itinerant Made To Measure Experience Trunk, un servizio itinerante che toccherà tutti i principali punti vendita della manifattura di Alessandria per garantire ad ogni gentiluomo il suo cappello Borsalino su misura.


Il servizio su misura, che a partire dal 2015 è una prerogativa della boutique milanese di Borsalino, va in tour. Si parte da Lodenfrey, department store di Monaco di Baviera che ha dedicato ai cappelli Borsalino una speciale vetrina celebrativa in stile surrealista, per poi toccare le principali città del mondo. Il trunk permette di scegliere la larghezza della tesa del proprio cappello in feltro e personalizzarlo nelle nuance e nei dettagli. Ben 33 varianti di colori per l’inverno 2016/17, da colori neutri quali le palette di grigi, marroni e blu ai colori caldi e freddi che saranno di tendenza la prossima stagione: giallo senape, azzurro intenso, rosso aurora, da abbinare ad altre 38 tinte per il nastro. E poi la fodera in seta, il marocchino in pelle, tutti i dettagli che fanno di un cappello il proprio cappello. Fino ad arrivare alla personalizzazione estrema: l’incisione delle proprie iniziali in lamina d’oro.

Rosamond Bernier: le mille vite di un’icona

Poche donne al mondo possono vantare una vita degna di un romanzo d’appendice: Rosamond Bernier, icona di stile tra le più longeve al mondo, ha vissuto in modo a dir poco avventuroso, forte di uno spirito indomito e di una personalità poliedrica e versatile. Donna dalla smisurata levatura culturale, l’esperta d’arte più glamour del mondo nel corso della sua rocambolesca esistenza ha pilotato aeroplani, domato animali selvatici e rivoluzionato più volte la propria vita, reinventandola secondo il proprio gusto personale, grazie ad una innata capacità di gestire in modo a lei favorevole gli eventi storici e le vicende personali. F. Scott Fitzgerald l’avrebbe adorata, per la proverbiale nonchalance con cui affrontò anche i momenti più difficili, sempre impeccabile, tra fili di perle e capi haute couture. Tra le intellettuali più amate del Dopoguerra, Rosamond Bernier, oggi centenaria, vanta una lunga e sfavillante carriera in perenne bilico tra moda e arte. Tre matrimoni alle spalle e tanti viaggi per l’icona di stile, che ha vissuto ad Acapulco, Parigi e New York.

Rosamond Margaret Rosenbaum è nata a Philadelphia il primo ottobre 1916. Suo padre, il facoltoso avvocato ed ex colonnello dell’esercito Samuel R. Rosenbaum, è figlio di immigrati ebrei ungheresi. La madre, l’inglese Rosamond May Rawlins, muore quando Rosamond ha appena 8 anni. Rosenbaum tiene molto alla formazione della figlia e assume per lei una governante francese che le insegnerà anche la lingua. Rosamond cresce di bell’aspetto, con una figura elegante e uno charme innato. Il glamour fa già parte del suo DNA quando la vediamo suonare come arpista alla Philadelphia Orchestra Association, di cui il padre è vice presidente nonché membro del consiglio di amministrazione dal 1928 al 1967. Qui Rosamond, di indole timida, si trova davanti a personalità illustri, tra cui Leopold Stokowski, Otto Klemperer, Aaron Copland e Leonard Bernstein, che resteranno suoi amici per la vita. Rosamond studia in Francia, in Inghilterra e al Sarah Lawrence College di New York. Ma abbandona ben presto il college per convolare a nozze con Lewis A. Riley Jr., con cui si trasferisce ad Acapulco, in Messico, Paese in cui vivrà per ben dieci anni.

Sono gli anni Quaranta e il Messico è ancora uno scenario incorrotto, tra le baie mozzafiato e la natura lussureggiante. Rosamond possiede uno zoo privato in cui figurano leopardi, scimmie e uccelli tropicali; si ha perfino notizia di un pinguino da lei salvato sulla costa. Numerose sono le foto che la ritraggono in costume da bagno, accanto ai suoi amati animali. Il marito Riley possiede un piccolo aeroplano che le insegna anche a pilotare. Tuttavia l’indomita curiosità di Rosamond non riesce a farle apprezzare pienamente la sua nuova vita da americana espatriata e le atmosfere esotiche non sono sufficienti a placare il suo spirito, alla costante ricerca di novità. Ben presto la giovane inizia ad organizzare mostre ed esposizioni d’arte insieme al marito. Nel suo circolo di amicizie spiccano Malcolm Lowry, Frida Kahlo e Diego Rivera, solo per citarne alcuni.

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Un ritratto di Rosamond Bernier, con collier Kenneth Jat Lane (foto di Jill Krementz)



Rosamond Bernier in caftano Zandra Rhodes a New York, durante una lezione d'arte al Metropolitan Museum of Art, 1972

Rosamond Bernier in caftano Zandra Rhodes a New York, durante una lezione d’arte al Metropolitan Museum of Art, 1972



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Rosamond Margaret Rosenbaum è nata a Philadelphia il primo ottobre 1916



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L’icona di stile predilige Chanel, Yves Saint Laurent, Balenciaga



Di Frida Kahlo dirà: “Il suo vocabolario, sia in inglese che in spagnolo, avrebbe fatto arrossire un camionista”. Fu proprio Rosamond Bernier a notare per prima la bellezza dell’artista, il suo stile iconico e, non ultima, la sofferenza derivante dalle tante infedeltà di Diego Rivera. Nelle sue memorie l’icona ricorderà che un giorno la celebre pittrice la prese da parte e le disse: “Vieni, ti sistemo io”. In pochi minuti Rosamond Bernier si ritrovò truccata e pettinata come la Kahlo, che la vestì secondo il suo stile, con le tipiche gonnellone a stampa patchwork e i gioielli in stile precolombiano.

Ricordando il periodo della sua vita trascorso in Messico, Bernier dirà: “Era un posto in cui sentivi che tutto doveva ancora essere inventato”. Lei ne amò l’architettura, l’arte popolare, i colori, la natura e il fermento culturale che proprio in quegli anni stava sbocciando.

Il matrimonio tra Rosamond e Riley giunge presto al capolinea. I due si lasciano senza serbare alcun rancore: lui si risposa con l’avvenente attrice Dolores Del Rio mentre Rosamond prende in affitto una casa di proprietà di Nada Patcevitch, moglie di uno dei capi di Condé Nast, Iva Patcevitch. Nel 1946 Rosamond si traferisce a New York. La sua formazione classica e l’interesse per le arti costituiscono quasi un unicum nel panorama intellettuale dell’epoca: Rosamond parla correntemente inglese, francese e spagnolo e possiede un amplissimo bagaglio culturale. Un nuovo prestigioso incarico non tarda ad arrivare: ad assumerla è Vogue America, la Bibbia della moda. Ed è proprio Patcevitch a notare per primo le sue qualità, insieme alla editor-in-chief Edna Chase e alla editor Allene Talmey. Dapprima Rosamond diviene fashion editor ma ben presto allarga la sua cerchia di indagine all’arte.

Nel 1947 Vogue la manda a Parigi per documentare la rinascita artistica e culturale della Capitale francese nel Dopoguerra. Qui la vita è difficile: Rosamond soffre il freddo e per la prima volta in vita sua si trova smarrita. “Non avevo idea di cosa dovessi fare”, dichiarerà anni dopo nelle sue memorie. Ma alla giovane non manca lo spirito di iniziativa: mette a punto una linea editoriale ben precisa e decide di partire da Marcel Proust, intervistando luoghi e persone associati al grande scrittore. Ad immortalare i suoi reportage il fotografo Erwin Blumenfeld. Il primo personaggio che intervista è Jean Cocteau. In breve l’editor stringe amicizia con Pablo Picasso, che ne adora l’accento messicano, Henri Matisse, Georges Braque, Fernand Léger, Joan Miró, David Hockney, Jerome Robbins, Max Ernst e Alberto Giacometti. Bernier risiede all’Hôtel de Crillon, dove può usufruire di molti privilegi, a partire dall’acqua calda. Perfettamente a proprio agio nei circoli bohémien, si diletta tra le stravaganze della baronessa Pauline de Rothschild, sua grande amica, che la ospita spesso a Château Mouton Rothschild.

Il secondo conflitto mondiale aveva lasciato cicatrici profonde in seno all’economia francese e l’haute couture stava lentamente riprendendosi. Come dichiarerà la stessa Bernier nella sua autobiografia, “Uno stipendio di Vogue all’epoca poteva nutrire un topolino ma i couturier erano straordinariamente carini con me”. Tra i suoi stilisti prediletti dell’epoca spicca Elsa Schiaparelli. Alexander Liberman, celebre art director di Vogue, si disse stupito, parlando di Rosamond Bernier, di come a volte proprio le persone più timide riescano ad osare di più. “Affascinò mia madre, il che non era impresa facile”, disse l’autrice Francine du Plessix Gray, figlia di Tatiana du Plessix Liberman e figliastra di Alexander Liberman. “Alex notò tutte le qualità che lei possedeva: carisma, intelligenza, sex appeal, preparazione artistica”. Rosamond aveva una grazia naturale ed era gentile con tutti, specie coi bambini, sebbene non divenne mai madre.


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Tanti furono gli scoop collezionati dalla giovane, come quello sull’opera di Matisse alla Chapelle du Saint-Marie du Rosaire di Vence e i dipinti di Picasso al Castello dei Grimaldi ad Antibes, oggi divenuto il Musée Picasso. Intervistò Miró nella sua nativa Barcelona, con foto realizzate da Brassaï. Tra gli altri artisti intervistati Henry Moore e Fernand Léger. Quest’ultimo, notando la predilezione della Bernier per le sue opere più controverse, le disse: “Sei una brava ragazza, hai uno stomaco forte”. Durante un’intervista ad Henri Matisse, questi le consigliò di indossare una sciarpa gialla sul suo cappotto arancione Balenciaga. Inoltre riuscì anche ad intervistare Gertrude Stein, immortalata in una celebre foto realizzata da Horst P. Horst nel salone di Pierre Balmain. Non era semplice ritagliarsi una fetta di pubblico sullo sfondo del Dopoguerra, periodo storico in cui gli intellettuali europei erano dichiaratamente anti-americani. Eppure lei ci riuscì e la sua nazionalità americana non smetteva di destare sorpresa data anche la sua perfetta padronanza delle lingue europee.

Nella capitale francese Rosamond trovò un nuovo amore nel giornalista Georges Bernier. La loro storia d’amore durerà vent’anni ma il nome di Bernier nelle sue memorie viene menzionato raramente. Resasi conto che Vogue non dava alle sue interviste lo spazio dovuto, nel 1950 maturò la decisione di lasciare il magazine. Con il nuovo marito nel 1955 diede vita a L’Œil, mensile dedicato all’arte, il cui motto era “Tous les arts, tous les pays, tous les temps.” Bernier diresse il magazine dal 1955 al 1970. La sua massima ambizione era vedere leggere la sua nuova creatura sulla metropolitana e vederne la diffusione, dato anche il prezzo, pari ai 50 centesimi di oggi. Intanto lei era diventata a tutti gli effetti un’icona di stile. Dopo la fondazione di L’OEIL, Madame Grès confezionò per lei ben nove outfit. Presenza fissa dell’International Best Dressed List, Rosamond Bernier sfoggiava abiti da diva. Tra le firme del suo leggendario guardaroba spiccano Chanel, Yves Saint Laurent, Bill Blass, Zandra Rhodes e i gioielli di Kenneth Jay Lane.

Rosamond Bernier con Fernand Léger, foto di Robert Doisneau, 1954

Rosamond Bernier con Fernand Léger, foto di Robert Doisneau, 1954



Rosamond Bernier ritratta con Henri Matisse da Clifford Coffin, 1948

Rosamond Bernier ritratta con Henri Matisse in uno scatto di Clifford Coffin, 1948



Ma ben presto anche la vita che si era creata a Parigi con tanto sudore va in frantumi e Rosamond è costretta ancora una volta a reinventarsi una nuova esistenza, quasi come un gatto dalle nove vite. Un bel giorno del 1970, dopo vent’anni di matrimonio, Georges Bernier le comunica che tra loro è tutto finito. Rosamond si ritrova improvvisamente divorziata e senza lavoro. Ma, granitica com’è, non si perde d’animo e decide di trasferirsi a New York. Qui si apre la terza fase della sua vita. La Grande Mela ha in serbo tante belle sorprese per lei: un nuovo lavoro e un nuovo amore. Rosamond diviene docente di arte al Metropolitan Museum of Art. Qui inizia a tenere lezioni su Matisse, Picasso, Léger, Max Ernst. È la nascita di un mito: le sue eccezionali doti oratorie sono chiare fin da subito e ottengono proseliti da tutto il mondo. Leonard Bernstein scrive di lei: “Madame Bernier ha il dono di una comunicazione di una spontaneità tale come raramente mi è capitato di incontrare”. Rosamond Bernier impartisce più di 250 lezioni di arte al Met dal 1971 al 2008. Inoltre tiene conferenze in numerosi musei di Parigi, come il Grand Palais, il Louvre e il Pompidou Center. Invitata a tenere lezioni di arte anche in India ed Israele, ha condotto interviste per la CBS e Canale Thirteen.

A New York Rosamond incontra anche l’amore della sua vita: è il critico d’arte John Russell, che aveva collaborato saltuariamente per L’OEil e che era da tempo innamorato di lei. Non si era perso una sua lezione al Met ed era solito mandarle fiori. Russell, pur di stare al suo fianco, lascia il suo lavoro al Sunday Times di Londra. Trasferitosi a New York, viene assunto dal New York Times. I due convolano a nozze nel 1975 con una cerimonia organizzata a casa del comune amico Philip Johnson. Tra gli invitati Pierre Matisse, Leo Castelli, John Ashbery, Virgil Thomson, Helen Frankethaler, Stephen Spender, Copland e Andy Warhol. Nel 2008 Russell muore e per lei arriva il ritiro dalle scene, dopo oltre 70 anni di carriera. Il 13 marzo 2008 tiene la sua ultima lezione al Met, dedicata alla sua vita nell’haute couture francese.

L’oratrice è anche autrice di libri di successo: numerosi sono gli aneddoti raccontati nelle sue autobiografie. In “Some of My Lives: A Scrapbook Memoir” (edito da Farrar, Straus and Giroux) ricorda Alberto Giacometti e Karl Lagerfeld. A renderla così amata sono state anche doti quali la sua umiltà e la sua eccezionale umanità, l’ironia, la disciplina e l’ottimismo. “Non mi considero in alcun modo eccezionale. Penso di avere avuto una fortuna eccezionale”, ha detto di sé.

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La visita di Gertrude Stein al salone di Pierre Balmain, documentata dalle foto di Horst P. Horst. Sullo sfondo compare Rosamond Bernier



Rosamond Bernier (in cappa Yves Saint Laurent) e il marito John Russell ritratti da Bill Cunningham al MET, 1991

Rosamond Bernier (in cappa Yves Saint Laurent) e il terzo marito John Russell immortalati da Bill Cunningham al MET, 1991



(Foto: Vogue)

Rosamond Bernier in uno scatto di Horst P. Horst (Foto: Vogue)



Numerose anche le onorificenze ricevute per il suo contributo alla cultura: nel 1999 ottiene la Legion d’Onore; nel 1980 le viene conferito il premio Chevalier de L’Ordre des Arts et des Lettres; nel 1999 il re Juan Carlos di Spagna le consegna il Cross of Order di Isabel La Catolica. Nel 1999 viene posizionata nella Hall of Fame dell’International Best Dressed List, grazie al suo stile iconico. Tra le sue pubblicazioni “Matisse, Picasso, Miró — As I Knew Them”, uno splendido volume illustrato edito da Alfred A Knopf, testo tradotto poi in francese, tedesco, spagnolo e italiano.

L’icona di stile, che ha da poco festeggiato il traguardo dei cento anni, abita ancora nell’appartamento sull’Upper East Side che ha condiviso per tanti anni con Russell, impreziosito dall’arredamento francese e dai moltissimi oggetti d’arte, come la scultura della coppia realizzata da Louise Bourgeois.

Una parte del suo guardaroba è stata inoltre da lei donata al Costume Institute del Met: trattasi di 19 outfit vintage dal valore inestimabile. Durante la sua ultima lezione, intitolata -neanche a farlo apposta- “Some of My Lives” (Alcune delle mie vite), sei mannequin indossavano alcuni dei capi a lei appartenuti. “Attraverso i vestiti”, disse l’icona in quell’occasione, “puoi raccontare la storia delle persone e dei tempi”.

Target annuncia la collaborazione con Victoria Beckham, anche nel kidswear

Target annuncia una collaborazione esclusiva con l’ex posh spice e oggi stilista Victoria Beckham. Una notizia che renderà felici le fashion addicted ma anche le loro bambine: la capsule collection primavera estate 2017 sarà composta da capi di moda donna e kidswear. La designer dall’inconfondibile stile chic e minimalista si lancia per la prima nel mondo della moda bimbi e in una collaborazione con il colosso del reatail Target. Nei circa 200 capi che saranno in vendita su Target.com e sul sito e-commerce della stilista sarà fortissima l’influenza di Victoria, Victoria Beckham, la seconda linea dai prezzi più accessibili e dallo stile più easy. «La linea Victoria, Victoria Beckham è nata quando ero incinta di Harper, nel 2011 – spiega – Ora che sia la collezione che mia figlia hanno compiuto 5 anni di vita, ho sentito che era il momento perfetto per dare una svolta al mio lavoro e creare capi dai prezzi più accessibili, celebrando queste tappe importanti con la mia prima collezione childrenswear. Lavorare con Target è stato entusiasmante: questa partnership ci permette di condividere l’essenza di Victoria, Victoria Beckham con un numero di persone mai immaginato prima»


Colori pastello, fantasie primaverili e i primi capi per piccole fashioniste: ecco le linee guida dell’attesissima capsule collection, che appena annunciata ha già scatenato la febbre dell’acquisto. Mamme e figlie saranno conquistate dagli abitini, dalle salopette e dalle maglie in perfetto stile Mommy and Me. «Essere mamma mi ha aiutata a capire ciò che è importante per questa categoria – ha dichiarato ancora Victoria Beckham parlando della sua prima esperienza con il kidswearPer me l’importante è stato trovare un equilibrio tra la funzione giocosa e quella pratica di ogni indumento». Victoria ha quattro figli, di cui Harper Beckham è solo la più piccola: nessuno meglio di lei sa cosa è meglio per vestire le piccole fashion victim.

Come non sbagliare look: l’autunno/inverno è in cuissard

Tra i trend di questo autunno/inverno, il più glamour (e anche il più comodo) è sicuramente quello dei cuissard.
Sono gli stivali Over the Knee, sopra al ginocchio, e coprono il polpaccio lasciando scoperta solo una parte della gamba.
Tendenzialmente in camoscio, sono in commercio anche in pelle o in una variante che vede camoscio nella parte posteriore e pelle nella parte anteriore, ma in linea con le tendenze di questo inverno, sono facilmente acquistabili anche in velluto.
I cuissard tradzionali posseggono una base flat, quindi sono privi di tacco e pertanto non adatti a donne basse.
In alternativa, sono altrettanto opinabili i cuissard con tacco per un tocco sexy chic.


COME INDOSSARLI SOTTO MINI DRESS O GONNE:


Addio lucidi collant color carne, benvenuti cuissard.
Prepariamo un gran sorriso a lunghe calze di lana o maglia e a stivali over the knee da appoggiare su di esse.
Per rispettare questo look, le calze dovranno comunque essere più lunghe dei cuissard.
Ci si può abbinare sopra una gonna a corolla o un mini dress anni ’80, o un abitino e maglioncino.


COME INDOSSARLI CON JEANS:


I jeans sono un capo passepartout, li si può indossare in qualsiasi occasione se abbinati nella giusta maniera e se resi utili all’evenienza.
In questo caso sarà opportuno optare per skinny jeans e cuissard su di essi, quasi fossero la stessa continuazione della gamba.
Camel coat da contorno e sotto di esso un dolcevita nude.
Questo stile è adatto a chi possiede forme e curve, così da smorzarle e dare profondità ai capi.





COME INDOSSARLI SE COPERTI:


AKA come limitare la loro creatività.
Pinko ne dà un esempio lampante mostrando gli stivali sotto una gonna plissettata senza alcuna frattura tra i due indumenti.
Quasi una stessa linea, scandita da due colori differenti, che si prolunga per tutto l’outfit.
Il mood ricavato è sicuramente raffinato ed essenziale ma non pone in rilievo le caratteristiche dei capi.
Perfetto per chi veste in maniera elegante, semplice, decisa e, in ogni caso, priva di immaginazione.


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Il web fragile

Sempre più cloud, intelligenza artificiale, dati salvati online, e le nostre vite legate ad app di acquisto, servizi e pagamenti in tempo reale.
Tutto facilmente accessibile ovunque sia locato fisicamente. Ed aziende con un valore di stima borsistica inimmaginabile per qualsiasi altra tipologia di impresa “che produca beni reali”. Questo è il web, oggi, nel 2016.
Un valore legato ai nostri consumi, ai nostri bisogni, alle nostre informazioni e transazioni. A quello che leggiamo, vediamo, desideriamo, acquistiamo, al dove siamo ed al cosa ci consigliano di fare.
Un mare di informazioni il cui peso in elettroni è stato stimato in qualcosa come meno di 40 grammi, una piccola mela o un paio di fragole.
Questa rete che unisce il mondo e ci consente di guardare televisione, chiamare chiunque da qualsiasi posto, mandare messaggi in almeno venti forme diverse, mandare e ricevere mail con allegati mentre siamo in barca o in macchina, si regge su una infrastruttura reale che conoscono in pochi, e da cui tutto dipende.
Ce ne accorgiamo quando queste reti “vanno giù” ed interrompono i servizi di cui serviamo e con loro le nostre vite. Ce ne occupiamo decisamente poco quando questo patrimonio strategico per il mondo intero oltre ogni classe di confini e interessi particolari, finisce nella mani di qualche azienda (come Verizon e Amazon) che la acquistano per pochi spiccioli mettendosi a patrimonio bande di connessione garantite per i propri beni e servizi e di fatto condizionando – domani – la capacità di accesso di chiunque.
Perché Verizon e Amazon potranno anche “chiudere” il proprio core business, ma “vivranno di rendita” rivendendo la connessione e la banda dati ai propri concorrenti (ed a noi consumatori).


Questa rete così grande è legata attraverso piccoli e grandi nodi. E qualche anno fa era già stato avviato un programma per garantire che se anche una o due dorsali fossero state interrotte, la rete comunque sarebbe rimasta in piedi.
Ieri abbiamo avuto una ulteriore prova di cosa sia il web, della sua fragilità, e di quanto forse non sia un bene che i grandi servizi restino un affare privato che i privati debbano gestire.
Perché se gli utili sono privati, gli interessi sono collettivi, e quelli strategici restano nazionali se non anche geopolitici.
Molto sinteticamente, semplicemente, un attacco massiccio sulla rete Domain Name System service (Dyn Inc), ha letteralmente abbattuto la capacità di connessione della costa est degli Stati Uniti.
L’attacco è stato “semplicemente” un DdoS, ovvero un flusso massiccio di tentativi di connessione (parliamo di decine di milioni di accessi veloci, immediati e simultanei) su uno stesso identico nodo della rete.
Il problema è che su quel nodo e da quel nodo specifico partivano (e arrivavano) gran parte dei servizi di Paypal,Netflix, Github,Twitter, Esty, Pfizer, Visa, Reddit, CNN, FinalcialTimes, NewYork Times, Soundcloud, Spotify, Amazon, Heroku, Shopify, PagerDuty, ZenDesk (la società che gestisce le varie chat automatiche di assistenza clienti su molti siti di servizi), Braintree, Fastly, Cloudflare… solo per citare le più importanti e diffuse.


Il problema pare sia stato risolto in un paio d’ore. Bloccando gli ip di provenienza degli attacchi e contemporaneamente aumentando le risorse di rete, aumentando la capacità di traffico.
Un battito d’ali di farfalla in California che è diventato uno tsunami globale per per tre, quattro ore ha reso non accessibili decine di migliaia di blog, siti, servizi, per decine di milioni di utenti e non possiamo sapere quante vulnerabilità abbia generato.


Kyle York, chief strategy officer della Dyn, ha detto che gli hacker hanno lanciato un attacco denial-of-service distribuito con “decine di milioni” di dispositivi infetti connessi a internet. 
Dave Anderson, vice presidente di dynaTrace LLC, società che monitora le prestazioni di siti web, ha dichiarato testualmente “Non ho mai visto un attacco di così vasta gravità, con un impatto su così tanti siti e di così lunga durata. Questo dimostra quanto sia vulnerabile e interconnesso il mondo, e che ormai quando succede qualcosa in una regione, ha un impatto in ogni altra regione.”
Con gli attacchi contro Internet Domain Name System, gli hacker compromettono la tecnologia di base che governa come funziona il web, rendendo l’hack di gran lunga più potente e diffuso.
Il DNS traduce i nomi di siti web in indirizzi Internet Protocol utilizzati dai computer per guardare i siti di accesso. Ma ha un difetto di progettazione: con l’invio di una richiesta di dati di routine a un server DNS da un computer, l’hacker può ingannare il sistema con l’invio di un file che mostra di nuovo gli indirizzi IP al bersaglio. Moltiplicando per decine di migliaia di volte questo processo la mole di dati di cui è inondato il computer bersaglio è enorme.
Un piccolo server può essere in grado di gestire centinaia di richieste simultanee, ma decine di migliaia in un minuto genera un sovraccarico. A quel punto la “macchina” per proteggere se stessa e i dati “si spegne”, e con lei diventano inaccessibili i siti web che ospita online.
Nel caso dell’attacco a Dyn, i computer di destinazione erano i server DNS. Senza server DNS un gran numero di siti web sono inaccessibili dagli utenti di tutto un paese o anche di tutto il mondo. In altre parole, togliendo i server DNS è come togliere tutte le indicazioni sul sistema autostradale di un paese.


William Turton ha commentato “Alcuni pensano che l’attacco sia stato frutto di una cospirazione politica, come un tentativo di abbattere internet in modo che le persone non sarebbero state in grado di leggere i messaggi di posta elettronica della Clinton trapelate su Wikileaks. O per una vendetta per aver chiuso internet ad Assange. Altri pensano che sia il solito assalto russo. Non importa chi l’ha fatto, dovremmo aspettarci incidenti come questo, e che la situazione possa peggiorare in futuro. Stiamo entrando in una nuova era. 

Bruce Scheier ha ricollegato questo attacco ad una lunga serie di attacchi “diversi”, che avrebbero tutti insieme una caratteristica comune: sondare la sicurezza della rete nel suo complesso, gli effetti di un attacco e i tempi e i modi di reazione da parte delle compagnie web.
https://www.schneier.com/blog/archives/2016/09/someone_is_lear.html
Perché – e questo è un dato che oltre ogni complottismo è più che reale – mettere offline la rete web sarebbe, oggi l’arma perfetta.
E tutto questo – certamente con un focus particolare negli Stati Uniti – non può che far tornare alla mente gli attacchi “dall’estero” al comitato nazionale democratico, alle mail della Clinton, agli attacchi cinesi di spionaggio industriale… al di là delle teorie del complotto è chiaro che – oltre le azioni degli hacktivist – la guerra geopolitica si combatte soprattutto sulle infrastrutture della comunicazione e nel mondo dell’informazione.

Il Met sceglie Rei Kawakubo e Comme des Garçons per il gala e la mostra 2017

Il Metropolitan Museum of Art di New York ha rivelato il tema del Met Gala 2017: si tratta della stilista giapponese Rei Kawakubo e del suo brand Comme des Garçons. L’annuale gala si svolgerà al Metropolitan il primo maggio, anticipando la mostra visitabile dal 4 dello stesso mese. Rei Kawakubo è la prima stilista vivente alla quale il Met dedica una mostra personale dopo quella di Yves Saint Laurent nel 1983, e la motivazione viene rivelata da Andrew Bolton in un’intervista al New York Times. “Pochissimi designer offrono creazioni adatte a un contesto artistico – ha dichiarato l’attuale curatore del Met – Rei, invece, ha cambiato la storia della moda, declinandola in nuove possibilità e significati”.


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Con la sua griffe Comme des Garçons, dal 1969 la stilista giapponese laureata in letteratura ha creato un modo nuovo di pensare la moda: i suoi sono abiti – non abiti, austeri e spesso importabili. Vere e proprie opere d’arte la cui ultima funzione di vestire il corpo è marginale. Negli anni ’70 Rei Kawakubo, insieme a Yohji Yamamoto e Issey Miyake, è stata portatrice di una rivoluzione dal Giappone che ha scardinato l’essenza stessa della moda europea e della sua comunicazione. Niente celebrities nelle campagne pubblicitarie Comme des Garçons, i cui protagonisti sono stati più spesso fiori, animali, personaggi dei fumetti. La mostra del Metropolitan Museum di New York esporrà tra i 100 e 120 look di Comme des Garçons a partire dalla sfilata d’esordio del 1982 a Parigi, la cui forza esplosiva fu tale da dare alla moda di Rei Kawakubo la definizione di Hiroshima chic. Da allora ogni stagione la stilista ha saputo sorprendere con volumi esagerati, tagli architettonici, colori cupi o abbaglianti e atmosfere a volte sinistre.


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In molti scommettono che la signora Kawakubo, allergica com’è ai party e alla fama, non si presenterà neanche al Met Gala 2017 i cui padroni di casa, insieme ad Anna Wintour, saranno Katy Perry e Pharrell Williams. L’attesa per i look sfoggiati dagli invitati, invece, è altissima.


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Muore a 39 anni Richard Nicoll

Si è spento questa mattina a Sydney lo stilista londinese Richard Nicoll. Grande cordoglio nel mondo della moda ma non solo: numerosissimi i messaggi di star che adoravano le sue creazioni, da Lily Allen all’ex Spice Girl Emma Bunton. Secondo una prima ricostruzione, il designer sarebbe stato stroncato da un attacco di cuore.

La cantante britannica Lily Allen si è detta davvero affranta dalla notizia della scomparsa del designer e ha postato sui social un toccante messaggio di cordoglio: “Sono una privilegiata ad averlo conosciuto e ad aver indossato molte delle sue meravigliose creazioni”. Emma Bunton ha definito Nicoll “un’anima bellissima”.

Emily Sheffield, deputy editor di Vogue UK nonché sorella di Samantha Cameron, si è detta su Twitter “scioccata e amareggiata dalla notizia della tragica scomparsa dello stilista”. Edwina McCann, editor-in-chief di Vogue Australia, ha scritto: “Richard era uno stilista estremamente talentuoso e una persona meravigliosa, affettuosa e generosa. I nostri pensieri sono rivolti alla sua famiglia e ai suoi cari in questo momento così difficile e Vogue celebrerà e ricorderà sempre il suo talento unico.”

Richard Nicoll (Foto: Rex Pictures)

Lo stilista londinese Richard Nicoll (Foto: Rex Pictures)



Erano circa le 11 di questa mattina quando la polizia di Sydney riceveva una chiamata che annunciava il ritrovamento del corpo senza vita del giovane designer. Nicoll era nato a Londra e cresciuto a Perth, in Australia. Poi aveva fatto ritorno nella Capitale inglese, dove aveva studiato Womenswear presso la prestigiosa Central Saint Martins College of Art and Design. Nel 2002 la sua prima collezione, apprezzata tra gli altri da Dolce & Gabbana, che contribuirono in misura determinante alla fama mondiale dello stilista. Nel 2005 il lancio del suo brand, con la presentazione delle sue collezioni nell’ambito della London Fashion Week per circa un decennio

Insignito nel 2006 del Fashion Forward Award dal British Fashion Council e giudicato Miglior giovane designer premiato con l’Elle Style Award nel 2009, Nicoll nel corso della sua carriera è stato direttore creativo di Cerruti e ha lavorato per Marc Jacobs e Louis Vuitton. Inoltre ha collaborato con il brand inglese Jack Wills, con Topshop e Fred Perry. Le sue creazioni, moderne e dalle suggestioni mannish, sono state indossate da icone del calibro di Kylie Minogue, Keira Knightley, Sienna Miller e Julianne Moore.

I Millennials sbarcano a Capri per il nuovo spot Dolce & Gabbana

La splendida Piazzetta di Capri diviene location di un set fotografico: nasce così la campagna pubblicitaria primavera/estate 2017 di Dolce & Gabbana, intitolata #DGMillennials. Il duo di stilisti torna in Campania dopo la sfilata evento di Napoli, dello scorso luglio, dedicata al mito intramontabile di Sophia Loren, simbolo per antonomasia della bellezza mediterranea.

A posare per l’obiettivo di Franco Pagetti i Millennials, tra cui Cameron Dallas, idolo delle teenager, e Presley Gerber, figlio di Cindy Crawford e Rande Gerber. Un omaggio al Bel Paese, per un tripudio di Italian Style: Dolce & Gabbana si riconfermano amanti dell’Italia, con una campagna pubblicitaria ambientata in uno dei sei naturali più suggestivi al mondo. Ed è così che prende corpo uno shooting suggestivo, tra la magia dei Faraglioni e il glamour della piazzetta. La collezione omaggia anche la cucina italiana, tra stampe di spaghetti, salsa al pomodoro e cuori ex voto.

Tra i volti della nuova campagna pubblicitaria anche Gabriel Kane Day Lewis, Luka Sabbat, Brandon Lee, Rafferty Law, Zendaya Coleman, Hailey Baldwin, Sonia Ben Ammar e Thylane Blondeau. Segni particolari: bellissimi e giovanissimi. Ma anche “figli di”, in quanto quasi tutti vantano genitori famosi.



«Stefano e Domenico sono fantastici. Sono eccitato per la mia prima volta a Capri», così Cameron Dallas commenta la sua partecipazione alla nuova campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana. La giovane web star, appena ventenne, vanta già oltre 16 milioni di follower su Instagram.

Il Milano Design Film Festival rende omaggio a Sottsass

Ettore Sottsass, architetto, designer e fotografo italiano, rivive in un documentario esclusivo che è stato proiettato nell’ambito del Milano Design Film Festival, che ha avuto luogo presso il cinema Anteo fino al 9 ottobre scorso. Due proiezioni in esclusiva omaggiano uno dei nomi più celebri del design.

“Ettore Sottsass. A private scrapbook. 1957-2007” ci descrive un inedito Sottsass che racconta in prima persona i suoi progetti più importanti. Curato da Roberta Meloni e Francesca Balena Arista, prodotto da Centro Studi Poltronova nel 2008, il documentario omaggia il designer, che è stato art director del Centro Studi Poltronova dal 1957 alla metà degli anni Settanta.

E proprio qui è avvenuto l’incontro con Francesca Balena Arista e Roberta Meloni, che dà vita alla pellicola: il documentario nasce infatti dalle conversazioni tra il designer e le due, alle quali Sottsass confidò le sue sperimentazioni radicali nella Toscana di fine anni Cinquanta. Una pellicola intensa e ricca di suggestioni, per approfondire una delle figure portanti del design italiano.

Si è conclusa la quarta edizione del Milano Design Film Festival

Si è conclusa il 9 ottobre scorso la quarta edizione del Milano Design Film Festival. Una rassegna dedicata all’architettura e alla creatività che ha visto proiettate al cinema Anteo oltre sessanta pellicole. Un palinsesto per autentici gourmet, che spazia dalle confessioni intime di Piero Fornasetti, Andrea Branzi, Eero Saarinen, Jean Nouvel e Yohji Yamamoto agli omaggi ai protagonisti del design in un ponte tra passato e presente. Tra le pellicole più attese quelle dedicate a Rem Koolhaas (Rem di Tomas Koolhaas, 2016) e ai fratelli Campana (The Campana Brothers by Fernando and Humberto di Gabriela Bernd, 2016).

In cartellone anche numerosi workshop gratuiti aperti al pubblico, che indagavano sulle numerose possibilità dell’audiovisivo, come Design through video. Tendenze, Creatività, Media. Il calendario completo (presente sul sito www.milanodesignfilmfestival.com) vede la proiezione di 82 pellicole tra corti e lungometraggi sul cinema d’artista, l’architettura, la città, i protagonisti del progetto contemporaneo e l’impatto che il progetto ha sulla società.

L’inaugurazione, che ha avuto luogo giovedì 6 Ottobre presso l’Anteo spazioCinema, ha visto la world première “The Campana Brothers by Fernando & Humberto” e, a seguire, “REM”, il biopic sul celebre architetto Pritzker Price ritratto dal figlio Tomas Koolhaas. Tantissime le pellicole in anteprima che si sono susseguite nei quattro giorni della manifestazione. L’hashtag ufficiale della manifestazione è #mdff2016.

Qui il promo della quarta edizione del Milano Design Film Festival.

Trump è crollato definitivamente, pare

Alla fine del terzo dibattito una sola opinione sembra circolare tra gli addetti ai lavori: Trump ha definitivamente perso le elezioni e la Clinton ha stravinto il dibattito.


Controllando su 538, il blog di Nate Silver, l’uomo che ha previsto tutte le recenti elezioni, si nota un trend mai visto nelle recenti elezioni presidenziali: prima del primo dibattito la Clinton aveva solo 1.5% di vantaggio (una distanza normale a quel punto della campagna); prima del secondo dibattito la distanza era salita a 5.6%, una distanza siderale; prima del terzo dibattito la differenza era di 7.1%. Dopo questo dibattito la distanza è destinata a salire e ad attestarsi in un posizione tale da cancellare anche la possibilità statistica di errore. Non era mai successo nella storia recente delle elezioni americane.


La pessima performance di Trump si è riverberata anche sul partito repubblicano e i primi sondaggi per il voto del Senato mostrano i repubblicani in caduta libera e i democratici destinati a riconquistare la maggioranza che da anni non riescono ad avere. Una situazione ancora più normale se si considera che il candidato del GOP ha sparato le sue bordate non solo sulla sua avversaria democratica alle presidenziali ma anche ai leader del “suo” partito a partire da Paul Ryan, lo speaker repubblicano, e Mike Pence, il suo candidato vice presidente.


L’opinione comune parla di una Clinton dallo scarso appeal che sta vincendo perché affronta un candidato ancora più debole. La Clinton non è certamente amata e i suoi punti deboli sono ovvi e se stesse affrontando un candidato come Marco Rubio o Paul Ryan probabilmente starebbe perdendo. Per sua fortuna sta affrontando un candidato impresentabile, odiato fortissimamente da buona parte degli elettori e che si auto sabota in un modo che non si è mai visto prima.
C’è della verità in questo ma è una visione in cui si sottovaluta la bravura della Clinton come politica. Il disastro di Trump in questo ultimo periodo non è stato un incidente ma piuttosto il risultato di una tattica geniale e calcolata dal team di Hillary Clinton.


Il team di Hillary Clinton ha saputo sfruttare quelli che sembrava punti deboli del suo personaggio: la sua cautela, il suo essere secchiona e il suo essere una professionista della politica. Allo stesso tempo Hillary Clinton è riuscita a provocare Trump in modo sempre più efficace.
La provocazione è partita dal primo dibattito in cui la Clinton ha cominciato a chiamarlo Donald, lui si è subito risentito ma lei ha continuato a chiamarlo Donald per tutta la serata.


Tutti i dibattiti hanno avuto lo stesso climax: all’inizio Trump è calmo, la Clinton lo provoca e lui diventa man mano più irritato fino a quando inizia a confondersi o a esagerare.
La candidata democratica, invece, rimane tranquilla, non interrompe quasi mai l’avversario e snocciola dati e risposte preparate a tavolino. La differenza di competenza tra i due candidati è sembrata sempre più abissale man mano che i minuti di dibattito andavano avanti. Come se non bastasse il team della Clinton ha preparato dei veri e propri trappoloni.
Alla fine del primo dibattito la Clinton ha parlato di Alicia Machado, una ex miss mondo bullizzata da Trump. Questo colpo basso, preparato nei minimi particolari con tanto di video virali già pronti, ha destabilizzato Trump e ha preparato il terreno per tutta la “questione femminile” che è stata la vera spina nel fianco della campagna del candidato repubblicano.


Da quel momento sono infatti partiti i commenti sul linguaggio che Trump usa con le donne, gli attacchi insensati nei confronti di Bill Clinton e la sciarada si è conclusa con il rilascio delle registrazioni con Billy Bush del “le palpo la figa”.
Allo stesso tempo Trump si è ridotto ad attaccare in modo personale Hillary e questo non gli ha portato certamente voti. Il suo “davvero una donna nauseante” è stato stigmatizzato da tutti, repubblicani compresi e il suo commento sull’accettazione del risultato è stata una scelta estemporanea dettata dalla rabbia dato che circa un’ora prima la sua coordinatrice di campagna aveva assicurato che le elezioni sarebbero state accettate anche in caso di sconfitta.
Trump è in piena confusione e questo è tutto merito della Clinton.

Lo stile di Agnese Renzi: i migliori look della First Lady

Negli ultimi giorni molto si è detto su di lei: Agnese Landini Renzi, First Lady italiana, è amata e odiata in egual misura. Tanti sono i detrattori che si sono apertamente scagliati contro il suo stile, soprattutto dopo la visita ufficiale alla Casa Bianca di qualche giorno fa. La professoressa si è ritrovata immortalata su tutti i giornali e molte parole sono state spese sui suoi outfit.

Nata a Firenze nel 1976, Agnese Landini Renzi non è una fashion icon ma il suo stile tradisce un amore per la sartorialità italiana e una sobrietà che non guastano. Una predilezione per Ermanno Scervino, la First Lady italiana è stata spesso paparazzata in capi firmati dallo stilista toscano.

Il suo guardaroba non lesina in capi in pizzo macramè dalle trasparenze audaci e in bodycon dresses che ne esaltano la figura sottile. Ed Ermanno Scervino è lo stilista scelto anche pochi giorni fa per la cena alla Casa Bianca: forse il modello indossato dalla Landini per l’occasione, un lungo abito iperfemminile dalle caleidoscopiche trame in pizzo, non esaltava al massimo la sua personalità. Noi la preferiamo in capi dalle linee più sobrie e contemporanee.

Alcuni dei look sfoggiati da Agnese Landini (Foto: Oggi)

Alcuni dei look sfoggiati da Agnese Landini (Foto: Oggi)





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Abitualmente la First Lady sfoggia abiti dal piglio minimal-chic, perfetti per il ruolo istituzionale da lei ricoperto ma anche idonei per esaltare il suo fisico sottile. Tra i brand prediletti anche Valentino, in un tripudio di made in Italy: ed era firmato proprio Valentino il lungo abito rosa sfoggiato pochi giorni fa durante la visita ufficiale alla Casa Bianca, con una delegazione al seguito, di cui facevano parte alcuni dei nomi che fanno grande l’Italia nel mondo, da Bebe Vio, campionessa paraolimpica, a Roberto Benigni. Gli outfit sfoggiati da Agnese Landini in più occasioni vedono una predilezione assoluta per nuance pastello e minimalismo raffinato. Per uno stile sobrio e garbato.

Agnese Renzi in Ermanno Scervino e Michelle Obama in Atelier Versace (Foto: Vanity Fair)

Agnese Renzi in Ermanno Scervino e Michelle Obama in Atelier Versace (Foto: Vanity Fair)

Collezioni Uomo e Donna riunite, ecco la scelta di Paul Smith

Sfilata mista anche per Paul Smith che riunirà le collezioni uomo e donna durante la Settimana della Moda Uomo di Parigi a gennaio 2017.


Troppo difficile non cedere al fascino di far sfilare assieme le due collezioni in un limpido fluire di look alternati.
Il 1976 segna l’inizio del brand, anno in cui Paul Smith diede avvio alle sue collezioni maschili proprio a Parigi.
Un ritorno nostalgico, quindi, rievocato dal defilé che si terrà nella capitale francese il 22 gennaio.


La fusione delle due linee è stato un percorso graduale avvenuto in base alle esigenze e a un istinto di rinnovo della maison.
Un nuovo inizio, seppure nella commistione, della collezione femminile che ha avuto il suo esordio nel 1990, esattamente 16 anni dopo quella maschile alla quale si è notevolmente ispirata.


Un comunicato stampa al quale si concede Paul Smith, lo ritrae entusiasta e sereno nella sua scelta: “Come azienda indipendente, siamo in grado di essere molto flessibili e di rispondere ai cambiamenti derivanti dalle evoluzioni del mercato in maniera molto interessante. Sono lieto di portare la sfilata femminile al fianco di quella maschile nel centro di Parigi, laddove tutto è cominciato negli anni ’70. Si profila un periodo emozionante“.


Già tempo prima aleggiava misticamente un’idea di evoluzione in una confessione dello stilista fatta a FashionNetwork: “Quando ho debuttato nell’industria della moda, non c’erano delle Fashion Week a Londra o a Milano. E la cosa naturale per me era di mostrare le mie collezioni a Parigi. All’inizio c’era solo un salone alla Porta di Versailles. Poi ho cominciato a fare delle sfilate. La mia prima presentazione fu organizzata nell’appartamento di un amico, in rue de Vaugirard. (…) Penso che per la Donna, Parigi sia ancora la città più importante“.


Se l’attesa aumenta il desiderio, non possiamo che sperare che venga colmata in maniera totale e considerevole tra le luci parigine.


fonte foto: Icon - Panorama

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L’addio di Consuelo Castiglioni, stilista del brand Marni

20 anni fa Consuelo Castiglioni fonda Marni per dirne addio oggi 21 Ottobre 2016.
La decisione di lasciare il brand ad altre mani è stata presa in carico dalla sua fondatrice per questioni personali.
Niente di grave, nulla di scontato, solo il volersi occupare dopo anni della propria vita.
Sono stai anni frenetici ed entusiasmanti, che hanno assorbito tutte le mie energie per realizzare un progetto di cui sono orgogliosa. Grazie anche al supporto costante della mia famiglia che mi ha permesso di restare fedele alla mia idea, ho costruito un marchio con un’identità precisa e riconoscibile. E’ arrivato ora il momento di dedicarmi alla mia vita privata. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel mio progetto e che mi hanno, con fedeltà e dedizione, aiutato in questo fantastico percorso“, ha esordito la stilista.


Il marchio nel 2013 è entrato a far parte del gruppo Otb, ovvero Only The Brave di Renzo Rosso, imprenditore italiano, fondatore e azionista di Diesel, azienda di abbigliamento di rilevanza mondiale.
Al 2015 è indicato da Forbes quale 11° uomo più ricco d’Italia, così come cita Wikipedia.


A prendere le redini del brand sarà Francesco Risso, giovane stilista che lavora per Prada nella collezione sfilata donna dal 2008 e vanta un passato con Anna Molinari, Alessandro Dell’Acqua e Malo.
Così Francesco Risso si occuperà e sarà interno alle decisioni del brand per quanto riguarda le collezioni della stagione Autunno/Inverno 2017.


Un saluto caloroso, quindi, quello dedicato alla fondatrice di Marni Consuelo Castiglioni, commentato da Renzo Rosso con queste parole: “Il mondo rende omaggio all’originale visione della moda di Consuelo, e a un marchio unico che siamo orgogliosi di avere con noi. Le auguro il meglio che la vita possa offrirle. Sono felice di dare il benvenuto a Francesco, il cui talento contribuirà a scrivere un nuovo importante capitolo nella storia di questa casa di moda, italiana nel cuore, ma globale nello spirito“.


fonte foto: threeforfashion

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fonte foto: El País

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fonte foto: First

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I colori di Wes Anderson nella collezione Cividini SS 2017

COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2017 CIVIDINI – RIVIVONO I COLORI SEVENTIES TANTO AMATI DA WES ANDERSON 

Avete mai visto I Tenenbaum, film del 2001 di Wes Anderson? Se la risposta è no, il consiglio è una full immersion nella filmografia di questo grande regista, che ha la capacità di disegnare personaggi dai profili dettagliati e coloratissimi, figure che è impossibile dimenticare.

Le sue pellicole sono fedeli alle cromie dei ’70, quindi abbondanza di sabbia, beige, arancioni saturi, e inquadrature simmetriche che rendono ogni scena, un piccolo quadro. E’ alla stramba famiglia dei Tenenbaum che Cividini si ispira per la collezione primavera-estate 2017.

Chi è la donna Cividini? Una piccola Margot (interpretata nel film da Gwyneth Paltrow) dall’eye-liner sporcato e marcato, introversa scrittrice di drammi teatrali, veste capi iconici come la polo affilata con pantaloni gaucho in popeline di cotone o in flessuosi cady di viscosa-seta.

sx I Tenenbaum – dx Cividini SS2017



I protagonisti, nei film di Wes Anderson, sono bambini dalle infinite capacità, talentuosi e obbligati a crescere troppo in fretta a causa di assenza di figure genitoriali di riferimento. Dei superuomini in miniatura vestiti da businessman. Anche nel wardrobe Cividini, i dettagli riportano alla confusione adolescenziale, maniche lunghe a coprire le mani, mix & match coraggiosi, e la stessa fascia da tennis che indossa Ritchie, piccolo campione sportivo, fino all’età adulta.

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dettaglio fascia per capelli alla sfilata Cividini SS2017



Tra le proposte primavera estate 2017 di Cividini, la polo è protagonista, abbinata alla gonna plissé soleil,  anche i miniabiti omaggiano questo capo iconico dall’allure sportiva, i cardigan leggeri sono in seta e i pantaloni maschili cadono morbidi.

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La palette colori sorride al regista statunitense e si riempie di sabbia bagnata, petrolio, papaya, geranio, navy e bianco ottico.

Crescere è un passaggio obbligato, fortuna che con la moda si può ancora giocare!

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sx palette colori nei film di Wes Anderson – dx Cividini



Guarda qui tutta la collezione primavera estate 2017 Cividini:




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Sfila a New York la collezione Kenzo per H&M

Ha sfilato ieri sera a New York la collezione Kenzo per H&M. Atmosfere folk e colori accesi, tra stampe Navajo e silhouette scultoree: circa cento capi si sono alternati sulla passerella del Pier 36, sul molo nord del Manhattan Bridge. Tripudio di brio ed energia vitaminica sul défilé, tra le note di «Express Yourself» di Sam Spiegel: ad allietare l’evento, un’esclusiva coreografia creata da Ryan Heffington. La regia del fashion show era invece curata da Jean-Paul Goude, nome leggendario della moda.

Carol Lim e Humberto Leon, il duo creativo alla direzione creativa di Kenzo, rispolvera gli archivi storici della maison, fondata nel 1970 da Kenzo Takada, oggi 77enne. La capsule collection creata in esclusiva per il colosso svedese dell’abbigliamento low cost H&M ripropone pezzi storici dell’archivio Kenzo, brand entrato a far parte del gruppo LVMH nel 1993. Ecco quindi l’abito lungo a balze realizzato con nastri intrecciati, pezzo storico della maison, di cui esistono solo due esemplari originali: il capo è stato reinterpretato in chiave low cost accanto a pantaloni a gamba larga e dettagli sporty-chic, come le felpe.

Dominano i patchwork di stampe, tra suggestioni andine e animalier all over. Una giungla metropolitana fa da sfondo ideale alla collezione: ed è proprio «Kenzo Jungle Paris» il logo che domina le felpe, accanto al simbolo della tigre. Torna anche il kimono, capo passepartout degli archivi Kenzo, reinterpretato per l’occasione in chiave double-face con impunture matelassé e zip. Largo a crop top e pantaloni in jersey, per un mix & match dal forte impatto scenografico, in un melting pot etnico che strizza l’occhio ad elementi gipsy. Allegria e brio sono le parole d’ordine, in un catwalk quadrato dai risolti circensi in cui si esibisce dal vivo un’inedita orchestrina. Mood Youth nella performance live dei ballerini, in un inedito ponte tra passato e presente.

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(Foto: Amica)

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Caleidoscopiche stampe impreziosiscono i capi, come i motivi floreali, una stampa a medaglioni proveniente dagli archivi storici del brand e un motivo a rete oversize. Proporzioni over e dettagli femminili nelle balze che impreziosiscono maxigonne plissé. Occhi puntati sui dettagli, come i bottoni a forma di fiore in metallo dorato e gli accessori, che si preannunciano già must have di stagione: le borse in pelle che ricordano la shopper Kenzo e gli stivaletti con gambale animalier, o ancora il berretto a stampa patchwork, i gemelli, i foulard, le calze e gli orecchini.

“Questa sera abbiamo reso omaggio a tutto quello che amiamo di Kenzo x H&M con un mix allegro, sorprendente e pieno di energia – così Carol Lim e Humberto Leon hanno commentato la sfilata evento- una fusione di vari mondi. È stata una sfilata indimenticabile”.

Una perfomance a sorpresa del rapper Ice Cube ha chiuso il défilé. Nel front row nomi celebri, tra cui la supermodella Iman, moglie del compianto David Bowie, l’attrice Chloe Sevigny, Rainey Qualley (figlia di Andie MacDowell), Rosario Dawson, Elisabeth Olsen, la cantante Soko, Joe Jonas. «La diversità è il futuro della moda», così ha esordito Iman Bowie, testimonial della campagna pubblicitaria accanto ad altre celebrities, tra cui Chloé Sevigny, Chance The Rapper, Riyuchi Sakamoto, Xiuhtezcatl Martinez, Rosario Dawson e Suboi.


SFOGLIA LA GALLERY:




“Il lancio della collezione è stato davvero spettacolare – ha commentato Ann-Sofie Johansson, Creative Advisor di H&M – La collezione ha preso vita in passerella con le incredibili stampe, i colori e l’energia che la definiscono. È stato un grande onore avere come direttore Jean-Paul Goude, che ha catturato perfettamente lo spirito della collezione”.

La collezione arriverà in 250 punti vendita selezionati e online a partire dal 3 novembre prossimo: in Italia sarà possibile acquistare i capi negli store di Milano, Roma, Firenze, Venezia, Bologna e Treviso.

Dsquared2 veste il calcio, ecco lo stile del Manchester City

La squadra calcistica del Manchester City è vestita da un nuovo Club’s Exclusive Official Fashion Partner: Dsquared2.
Inoltre il marchio vestirà la squadra durante il pre-partita della Champions League.


Introduce Damian Willoughby, il Senior vice presidente della partnership con City Football Group:
Dsquared2 e il Manchester City hanno molti valori in comune».
Continua: «Entrambi, infatti, crediamo nell’importanza dell’attenzione ai dettagli, nel fornire sempre la miglior performance e nel mettere costantemente in discussione se stessi, per essere al top in ogni momento“.
Un valore aggiunto quello di Dsquared2 che porterà in campo una stimolante commistione tra la sartorialità e il lusso del Made in Italy e lo stile britannico elegante e preciso.


I due designer canadesi Dean e Dan Caten sono dal canto loro entusiasti e positivi nel vestire i calciatori della squadra: “Siamo davvero onorati di vestire la squadra del Manchester City“, spiegano.
Per l’occasione, abbiamo realizzato un look davvero unico per i giocatori e per tutto lo staff. Mr Guardiola e il suo team rappresentano e incarnano perfettamente lo stile Dsquared2“.


Il Manchester City sta lavorando molto sull’immagine e sul nuovo look forse più in linea con un approccio più informale alla moda calcistica europea.
I fan della Premier League potranno sfruttare questa nuova collaborazione anche in merito a prodotti brandizzati in linea con l’ideale del tifoso europeo.


Non sono ancora state svelate le divise ufficiali, ma le aspettative in merito sono altissime.
Nel frattempo Guardiola mostra un’anteprima del look della squadra: un bomber jacket con prezzo di £ 670, una camicia bianca con prezzo di £ 170 ed un pullover grigio con prezzo di £ 325.
I jeans scuri, poi, a £ 325, mentre le scarpe da tennis bianche a £ 305 per un totale di £ 1.735.


Che questa Champions League dia avvio a vestire bene anche al di fuori delle solite statiche divise in campo?

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Emilio Pucci firma le nuove tazzine Illy Cities of the World

Il caffè e la moda: niente rappresenta la cultura italiana come queste due cose, che oggi si uniscono nelle nuove tazzine Illy disegnate da Emilio Pucci per la serie Illy Art Collection. L’azienda triestina leader nel settore del caffè ha lanciato le sue edizioni limitate Illy Art Collection nel 1992, collaborando di volta in volta con grandi firme dell’arte e del design: Marina Abramovich, Robert Rauschenberg, Jeff Koons, Julian Schnabel, Anish Kapoor e Daniel Buren solo per citarne alcuni. Quest’anno per la prima volta le tazzine da caffè Illy sono state disegnate dal team creativo di Emilio Pucci, che ha trasferito sulla ceramica le stampe pop e i colori brillanti rubati ai foulard di seta della serie Cities of the World.


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È la prima volta che collaboriamo con un marchio di moda – dichiara Carlo Bach, Direttore Artistico e Creativo di Illyma Emilio Pucci era in realtà un artista, dunque aveva assolutamente senso dare vita in questa collezione alla sua visione duratura e al suo stile inconfondibile“. Era il 1957 e il marchese Emilio Pucci abbozzava per la prima volta la stampa Battistero, dichiarazione d’amore alla sua Firenze in colori vivaci. Giallo limone e arancio tangerine, rosa “Emilio” e azzurro brillante. Le stesse tonalità scelte dallo stilista sono state poi recuperate dalla figlia Laudomia Pucci e dal team creativo del brand per una linea di foulard di seta chiamata Cities of the World: metropoli e località turistiche, rappresentate in nuance vivaci su seta e oggi anche su ceramica. “Mio padre era sempre lì ad abbozzare, disegnare, creare – racconta Laudomia Pucciin un modo che lo rendeva più un artista che uno stilista, così è meraviglioso vedere la sua opera tra le collaborazioni artistiche di Illy“. L’ultima Illy Art Collection riproduce lo skyline di Parigi, Londra, Milano, Roma, New York e ovviamente Firenze su tazzine da caffè, da cappuccino e mug con tanto di piattini coordinati.


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Drusilla Clothing: un’emergente realtà moda di Roma

Lucilla Ferretti,28 anne e romana, laureata al DAMS, al compimento dei 25 anni ha inseguito il sogno ricorrente che la “perseguitava” sin da bambina: fare la stilista.

Avevo collezionato ormai centinaia di bozzetti, così ho deciso di dar finalmente voce a quella parte di me che ho chiamato Drusilla – racconta Ferretti – Quell’anno, nel tempo di un’estate, ho dato vita alla mia prima collezione di abiti. L’impresa non era facile. Sentivo di dover affrontare qualcosa che percepivo più grande di me, così iniziai a pensare alle grandi donne del passato, alle loro scelte coraggiose e al modo in cui avevano influenzato la mia crescita, e in quel momento le idee hanno iniziato a fluire, la collezione ha preso vita ed è iniziato questo grande viaggio che sto ancora vivendo.”


Drusilla è il suo Alter ego, è la parte selvaggia di Lucilla, quella libera dagli schemi. Tutta la ricerca di Ferretti attinge  al suo amore per i viaggi e per le culture di altri paesi.


La donna che ama Drusilla, prosegue la stilista, “non si veste per compiacere gli altri nè per farsi accettare dal branco, si veste per piacere a se stessa. A quella donna mi ispiro e per quella io disegno”.


Attualmente il brand Drusilla ha in attivo due collezioni di abiti femminili: “Precious” e “Melting Pot“. Entrambe si compongono sia di capi da giorno che abiti da sera, costruiti mescolando stoffe africane, di origine senegalese,  con varie stoffe occidentali (taffetà, vari tipi di pizzo, tulle, velluto). L’utilizzo di stoffe africane è centrale nella sua produzione. Nella sua seconda collezione in particolare ha deciso di fondere 4 culture apparentemente molto diverse tra loro: quella africana, di cui ha impiegato le stoffe per la maggioranza degli abiti, quella cinese (rintracciabile nel taglio di alcuni abiti e dal frequente utilizzo  del colletto alto e rigido), quella giapponese che ha omaggiato dando vita ad un’abito ispirato al mondo dei samurai ma reinterpretato in chiave femminile, e infine quella occidentale con la creazione di un’abito ispirato all’Ottocento europeo.


Drusilla Clothing: un’emergente realtà capitolina ibridazione di tradizione sartoriale e haute couture.


Drusilla Clothing

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I Medici: il Quattrocento fiorentino nei costumi della serie tv

La serie tv più attesa della stagione, I Medici – Masters of Florence ha debuttato martedì sera su rai 1 suscitando, come previsto, reazioni contrastanti da parte del pubblico e della critica. Il cast internazionale ha incontrato subito il favore dei telespettatori: dal mostro sacro Dustin Hoffman alla star del Trono di Spade Richard Madden, passando per l’ex Miss Italia Miriam Leone e Alessandro Preziosi nei panni di Brunelleschi. Non sempre positivi invece i commenti sulla regia e la fotografia. Forse le aspettative in merito alla serie tv anglo-italiana che racconta il Quattrocento fiorentino erano troppo alte per essere del tutto soddisfatte. A raccogliere il maggior numero di critiche positive e negative, però, sono stati i costumi di Alessandro Lai. Tra appassionati di moda e puristi del Rinascimento, non tutti hanno apprezzato la scelta dei mantelli e delle vesti troppo dark indossate da Cosimo e Lorenzo de’ Medici.


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Il costumista Alessandro Lai, allievo della grande Gabriella Pescucci, si è imposto al pubblico italiano per i film di Ferzan Ozpetek come Allacciate le cinture e Saturno Contro, e l’attesa per il suo lavoro ne I Medici era palpabile. Ricostruire il Quattrocento delle Signorie in metri di velluto e ampi mantelli non dev’essere stato un compito facile, e le critiche che sono state mosse alle scelte del costumista lo confermano. Lai è stato accusato di aver scelto colori troppo scuri e atmosfere troppo dark che poco si intonano – secondo alcuni – al Rinascimento. Il pubblico si aspettava forse farsetti e vesti più colorate per Richard Madden/ Cosimo de’ Medici e gli altri personaggi della serie tv, senza però considerare che il periodo di ambientazione de I Medici è a cavallo fra il Trecento e il Quattrocento. Periodo di passaggio e di grande fermento nell’arte ma anche nella moda italiana e, a ben vedere, proprio grazie alla famiglia fiorentina. «La famiglia Medici è nota per avere imposto uno stile – racconta Alessandro Lai in un’intervista – Uno stile piuttosto sobrio, spoglio, non legato alla moda del momento, che rispecchiava il loro modo di essere ma anche la loro morale e la loro politica. Io penso che la rivoluzione stilistica a cui i Medici hanno contribuito sia simile a quello che ha fatto Giorgio Armani nel secolo passato: ripulire la moda dalla decorazione fine a sé stessa». Quanto appare emblematica, alla luce di queste parole, una delle prime scene della serie tv in cui Dustin Hoffman/Giovanni de’ Medici getta alle fiamme il mantello bordato di pelliccia del figlio Lorenzo:«I Medici non attirano attenzione su di loro con abiti sfarzosi»


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David Bowie amava l’arte, collezionista oltre che artista

David Bowie amava l’arte.
Non era solo la personificazione più evidente della sua arte, amava anche quella altrui.
Collezionava e sapeva collezionare quindi, lasciandoci in eredità non solo il suo genio e la sua produzione musicale, ma anche una raccolta imponente di opere britanniche moderne.


Il cantautore, morto questo 10 gennaio 2016, era protagonista assoluto del desiderio terreno di percorrere e precorrere i tempi.
Poliedrico, camaleontico, un dandy che ha fatto della sua musica un vero e proprio teatro scenico, simbolo del passaggio e della nascita di alcuni tra i più disparati generi musicali: glam-rock, punk, new wave, synth-pop, dark-gothic, neo-soul, dance.
Performer e attore della sua stessa maschera, lo si poteva amare terribilmente o odiare maniacalmente.


La sua morte ha prodotto una frattura sentita tra i suoi seguaci, nonostante sia stato il primo a spogliare i termini dello stardom, ovvero il rapporto instabile e ipocrita tra star e fan.
Questi ultimi ancora legati al suo ricordo lunatico, potranno approfittare della colonna sonora del musical Lazarus a breve in uscita.
Al suo interno tre brani inediti registrati prima di morire: When I meet you, No plan e Killing a little time.


Amava l’arte, si diceva, e ne amava soprattutto quella contemporanea africana, inglese e americana, ma non solo.
Sapeva amare anche il design italiano di Ettore Sottsass e del Gruppo Memphis.
La collezione sarà messa all’asta da Sotheby’s Londra per un valore che si aggira dalle 800 alle 2.500,000 sterline.
Tra gli artisti presenti nella collezione, compaiono diverse opere di Henry Moore, Jean-Michel Basquiat e Damien Hirst che si deduce siano stati i suoi artisti preferiti.
Matthew Collings racconta in un video l’arte di David Bowie e quella da lui raccolta e collezionata.
Un ultimo saluto, seppur carico di malinconia, al Duca Bianco.

Giornata ProGrammatica: su twitter è caccia alle parole fuori moda

Parole fuori moda: quali sono i termini desueti preferiti dagli italiani? Provando a stilare una lista, gli utenti di twitter si sono lanciati in una romantica caccia alle parole dimenticate, raccogliendole sotto l’hashtag #parolefuorimoda. Usufruire e dissapore, cincischiare e all’uopo, vagheggiare e perdindirindina, desueto e struggersi. Tra le parole fuori moda compaiono inevitabilmente anche termini inventati da Dante e altri più recenti ma velocemente destinati all’oblio quali SMS e shatush.


Oggi è la Giornata ProGrammatica, indetta dal programma Radio 3 – La lingua che batte in collaborazione con l’Accademia della Crusca, il Ministero dell’Istruzione e quello degli Esteri,  l’Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI) e la Comunità Radiotelevisiva Italofona (CRI). Una manifestazione che si inserisce nel piano della Settimana della lingua italiana nel mondo (dal 17 al 23 ottobre) e che mira a educare giovani e meno giovani sull’uso corretto della lingua di Dante. La lingua italiana possiede uno dei vocabolari più vasti del mondo tra sinonimi, sfumature di significato e occasioni d’uso di ogni singolo termine. Sono più di 160.000 i vocaboli della nostra lingua, ma quanti di questi vengono utilizzati quotidianamente? Solo una piccolissima percentuale. Eliminando i termini settoriali e quelli riferiti a concetti del passato, tantissimi pensieri vengono oggi tradotti in parole inglesi, neologismi e vocaboli gergali. Basti pensare all’abuso di inglesismi come sharare al posto del bellissimo condividere, fare network invece di instaurare connessioni, perfino l’inquietante deadline che ha sostituito scadenza. Se in alcuni ambiti (la moda, la tecnologia, gli affari) l’utilizzo della lingua inglese è comprensibile, nel quotidiano l’abbandono di bellissime parole italiane dimenticate è imperdonabile. Accanto alle parole fuori moda, la Giornata Pro Grammatica è stata scandita sui social da lezioni estemporanee sull’uso delle virgole e odi al congiuntivo (usato correttamente). La cultura torna ad essere sexy: basta scorrere le foto sotto l’hashtag #books su instagram per averne la prova.

Se le aziende del digitale investono in Italia

Gramellini ci è andato giù duro.
“Dopo la campagna pubblicitaria sul Fertility Day che avrebbe tolto la voglia di fare figli persino al ministro Delrio, la comunicazione del governo segna un altro significativo passo avanti verso il ridicolo. Nella brochure del famoso piano Industria 4.0 (credo significhi: Industria 4 – Italia 0), che dovrebbe indurre gli stranieri a investire da noi, si legge testualmente: «L’Italia offre un livello di salari competitivo che cresce meno rispetto al resto della Unione Europea e una forza-lavoro altamente qualificata». Cioè, ci si vanta del fatto che da noi quelli bravi costano poco. L’impoverimento del ceto medio non è più una catastrofe epocale, ma un’astuta strategia per invogliare gli stranieri a derubricarci alla voce «Terzo Mondo» e farci la carità di portare qui un po’ di lavoro. A mo’ di esempio attrattivo, la brochure esibisce, gonfiando il petto, la parabola esistenziale dell’ingegnere italiano medio, che guadagna 38.500 euro all’anno contro i quasi 50.000 intascati dal suo omologo europeo (e infatti emigra appena può).”


Che la moda della comunicazione porti a mettere numeri sempre più alti è ormai condizione nota.
 Ancora non ci siamo messi d’accordo su una definizione univoca di web 3.0 che già qualcuno guarda al 4,5,6.0 in qualsiasi cosa. Cosa voglia esattamente dire non è dato sapere, ma suona bene.
Così come suona benissimo dire “Apple investe a Napoli e creerà 600 nuovi posti di lavoro d’eccellenza”.
Lo slogan – perché di questo si tratta – fa il paio con Ryanair. Quella che era “brutta e cattiva” sei mesi prima quando aveva dichiarato che con queste regole pensava di ridurre le tratte nel nostro paese, e giù lo sdegno “se la compagnia low-cost vuole può anche andar via”. 
Sei mesi dopo – in concomitanza con la Brexit – la stessa compagnia annuncia un piano industriale che vedrà leasing per circa un miliardo di dollari (per nuovi aerei) e nuove tratte, tra cui anche l’Italia. Immediatamente il messaggio è diventato che “Ryanair investiva un miliardo in Italia” e di colpo da “compagnia low-cost che poteva togliere il disturbo” è diventata “giovane e hi-tech company che investe in Italia”.
È la comunicazione bellezza. (Ma verrebbe da dire “anche no”).
Tornando ad Apple – che ha un contenzioso in Europa per circa 3 miliardi e in Italia ha chiuso per 600milioni (pare), agli slogan stanno seguendo i fatti, e di questi fatti si parla ben poco.
In concreto Apple si appoggerà all’Università di Napoli ed alle sue strutture, per fare sostanzialmente un corso post laurea di formazione, per insegnare a giovani e brillanti laureati “come fare app da poi vendere sulla sua piattaforma iTunes”.
Il che in sé non è una cosa negativa, anzi. Uno stimolo ed una formazione alta e qualificata.
Ma niente a che vedere con investimenti (a stento 200 mila euro per strumenti, docenti propri e spese generali). Men che meno con posti di lavoro. A ben vedere parliamo di una quindicina di persone, semmai stabilizzate che già erano nel mondo universitario.
Parliamo di opportunità: giovani che avranno e se avranno buone idee impareranno come trasformarle in app per Apple, che guadagnerà il 50% da ogni download a pagamento. E parliamo di competenze che questi ragazzi se vorranno, sapranno, e con capitali propri, potranno trasformare in aziende che offriranno sul mercato un servizio: creare app per Apple.


Perché Napoli e il sud? Perché abbiamo menti, cervelli, giovani con poche prospettive altrove e nel settore, e perché chiediamo poco o nulla pur di avere qualche eccellenza. E poi si, siamo bravi, creativi… e come diceva Gramellini – e come afferma il Governo “un ingegnere italiano medio guadagna 38.500 euro all’anno contro i quasi 50.000 intascati dal suo omologo europeo”.
E si, siamo bravi, ma in più costiamo meno.
Magra consolazione.
Speriamo non sia questo il senso del 4.0.

La gaffe di Gigi Hadid fa il giro del mondo

A volte la fama sui social si paga a caro prezzo: ad aver provato sulla propria pelle gioie e dolori derivanti dalla potenza mediatica dei nuovi strumenti di comunicazione è stata Gigi Hadid. La giovanissima top model di fama mondiale (qui un pezzo dedicato a lei), seguitissima sui social network (solo su Instagram conta 23 milioni di follower) è incappata pochi giorni fa in una gaffe che ha fatto il giro del mondo.

Figlia di un imprenditore arabo e di un’ex modella olandese, la modella ha sollevato un polverone di tweet indignati a causa di una gaffe notevole: qualche giorno fa, parlando del fidanzato Zayn Malik, ex cantante della boy band One Direction, che ha poi lasciato per intraprendere la carriera di solista, Gigi Hadid scriveva così: “E’ bello incontrare altri arabi, c’è sempre un certo senso di famiglia. Si crea sempre una connessione, ed è bellissimo. Anche il mio ragazzo per metà è del Medio-Oriente, ed è un legame molto bello. E’ difficile da spiegare, ma è come sentirsi sempre in mezzo alla propria gente”.

Tutto perfetto, se non fosse che Malik non ha origine araba bensì pakistana. La splendida top model non sembra brillare in geografia e attira con la sua frase infelice uno stuolo di aspre critiche, in particolar modo su Twitter. Il suo epic fail viene in pochi minuti ritwittato da migliaia di utenti indignati, che si sono scatenati contro la povera Gigi.

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Universo marino alla sfilata Piccione.Piccione – primavera estate 2017

COLLEZIONE PICCIONE.PICCIONE PRIMAVERA ESTATE 2017



La domanda più gettonata che si pone ad uno stilista è “Da dove prendi ispirazione?” e molto spesso accade che la sua musa sia in realtà differente da quello che noi vediamo.
Lo spettatore osserva con i suoi occhi, con la sua memoria visiva, quello che nella realtà è la trasformazione di ciò che la sua reminiscenza sa.



Piccione.Piccione per la collezione primavera estate 2017 propone il suo bagaglio creativo, che prende riferimenti da movies e fotografia, ma nella varietà di colori che i suoi abiti abitano, le ispirazioni e i collegamenti sono sfaccettati e multiformi, a partire dalla delicatezza cromatica delle immagini di Tim Walker, grande fotografo rappresentante di una realtà onirica.



sx foto Tim Walker – dx Piccione.Piccione SS17





Piccione.Piccione sfila alla Milano Fashion Week un mondo incantato, immagini di una realtà illusoria, fiabesca e brillante. Pizzi, sangalli, ricami, ogni scelta materica è di una delicatezza esasperata e minuziosamente lavorata per stupire, ogni dettaglio femminile conferisce alla totalità dell’outfit una contemporaneità originale.



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sx foto Ekaterina Belinskaya – dx dettaglio Piccione.Piccione





Fluttuano nella leggerezza degli abiti, le donne Piccione.Piccione, come delle sirene tra le acque del mare; sono vestite con tocchi di menta e verde acqua, rosa e lilla come i fiori, e le stampe sono romantiche rappresentazioni sottomarine, che vanno a impreziosire gli chiffon, i rasi e le sete.



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sx dettaglio Piccione.Piccione SS17 – dx foto Ekaterina Belinskaya





Per la primavera estate 2017 il brand Piccione.Piccione propone un total look dove ogni accessorio completa la collezione: dalle borse con perline, alle collane con conchiglie, fino ai sandali con tacchi elaborati, tutto ricorda l’ambiente marino.



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Gli orecchini sono delle cascate di perline bianche o dalle tonalità pastello, sono onde oppure fiori, li si osserva con lo stupore infantile in un mondo adulto. C’è il desiderio, nella collezione SS2017 Piccione.Piccione, che aveva Peter Pan, quello di non crescere mai.



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sx foto Tim Walker – dx dettaglio Piccione.Piccione





Guarda l’intera collezione primavera estate 2017 di Piccione.Piccione:







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“Dreams on paper”: la mostra a Lecce che omaggia i grandi artisti del ‘900

Qualsiasi opera artistica che sia una scultura o una struttura ha bisogno di un disegno su carta.

Perché è con uno schizzo che prendono forma le opere più importanti. Quelle che nel tempo hanno lasciato la loro traccia. Quelle che hanno mosso l’emotività della gente. Suscitato emozioni inequivocabili.

Da questa visione a Lecce è stata organizzata una mostra che lascia riflettere sull’importanza dei disegni.

 

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Capogrossi

 

Salvador Dalì

Salvador Dalì

 

 

Dreams on paper” (Sogni su carta) è un’ esposizione che esplora i pensieri dei più grandi esponenti dell’arte contemporanea, impressi su carta.

Tiziano Giurin, Presidente di Art&Co Galleria Lecce, omaggia i grandi maestri del novecento. Artisti del calibro di Dalì, Mirò, Lucio Fontana, Mimmo Rotella, Ugo Nespolo, Capogrossi, Giosetta Fioroni e non solo.

“Seguendo il fil rouge del nostro progetto – ha dichiarato Giurin- abbiamo deciso di investire nel territorio e compiere, come galleria, un ulteriore sforzo imprenditoriale, con lo scopo di favorire l’apertura di Lecce all’arte contemporanea internazionale, affinché si trasformi sempre di più in un salotto culturale degno di nota. Sono un nostalgico, ispirato alla vivacità artistica delle gallerie parigine, e una mostra che richiamasse la bellezza del sogno attraverso i maestri del 900 italiano mi è sembrato il modo migliore per inaugurare questo ponte ideale tra la Puglia e l’Oltralpe. Ma “Sogni su carta” non è che l’inizio di un ricco calendario di mostre che si svolgeranno nei prossimi mesi“.

 

Fioroni Giosetta

Fioroni Giosetta

 

Lucio Fontana

Lucio Fontana

 

 

“Dreams on paper”, la mostra dedicata ai grandi artisti del novecento, verrà inaugurata il prossimo 22 ottobre alle 18:30 presso la sede di Art&Co in via Salvatore Nahi a Lecce chiudendo i battenti il prossimo 22 dicembre 2016.

 

 

 

Emporio Armani Swiss Made: la nuova collezione di orologi Emporio Armani

Emporio Armani Swiss Made è la nuova collezione di orologi dedicata all’uomo e alla donna concepita dal marchio Emporio Armani.
L’estetica minimalista e superba che da anni contraddistingue la maison italiana, incontra l’autorevolezza acquisita nel tempo dagli artigiani orologiai elvetici.
Una visione del bello che in questa collezione prende ispirazione dall’Art Déco a cavallo degli anni ’20-’30 del XX secolo.
Un prodotto raffinato che si distingue non solo per un’estetica elegante ma anche per l’alta qualità del suo meccanismo interno.
La collezione è stata suddivisa in tre linee: Classic, Esedra e Sport.

 

Linea Classic (fonte immagine Emporio Armani)

Linea Classic (fonte immagine Emporio Armani)

 
Classic. Acciaio placcato oro rosa per la cassa tonneau che evidenzia la naturale eleganza della madreperla del quadrante. Gli indici in diamante accentuano il lusso di questo orologio della versione femminile. Montano movimenti Ronda 1064 al quarzo e STP 5-15 automatico.

 

Esedra. (fonte immagini swisstime)

Esedra. (fonte immagini swisstime)

 
Esedra. E’ la linea più casual di Emporio Armani Swiss Made. La donna ha il privilegio di vedere gli indici contrassegnati da diamanti puri su un quadrante di madreperla. Un orologio da polso con cassa in acciaio placcato oro rosa.
La pelle saffiano nella variante di colore blu, sintetizza l’alto valore estetico che da sempre contraddistingue il marchio italiano nel mondo.

 

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Modello Sport

 

 

Sport. E’ la linea dedicata esclusivamente all’uomo. Due cronografi che montano movimento automatico svizzero Valjoux ed il movimento al quarzo Ronda 5050.B.
Nella prima variante, il cronografo ha una cassa in acciaio lucido o satinato placcato oro rosa, un datario ore 12 e un elegante cinturino in pelle di alligatore.
Nella seconda variante la cassa in titanio è stata abbinata ad un cinturino di caucciù. Il suo datario è ore 3.

 

 

Fonte immagine watchonista

Night Light Holiday Collection: la nuova collezione make-up Giorgio Armani Beauty

Night Light Holiday Collection è la nuova collezione make-up Giorgio Armani Beauty.

La luce è il punto focale di questa edizione che si ispira alla tecnica del light painting utilizzata dai fotografi per creare effetti chiaroscurali che bilanciano le zone d’ombra e la luce, ottimizzando la resa fotografica.

Colori caldi, vibranti. Tonalità gold che disegnano l’incarnato catturando la luminosità e donando un aspetto più sano e una pelle più giovane.

Una collezione completa che si compone di svariati prodotti, tutti in grado di lavorare sinergicamente per un risultato impeccabile.

Ecco come è stata concepita la collezione Night Light Holiday Collection:

 

Holiday Palette. Una  limited edition perfetta per creare un ottimo smokey eyes. Contiene 10 ombretti e 4 fard (prezzo consigliato 127,00 euro);

 

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Crema nuda. Una crema colorata che riflette la luce ed idrata e tonifica la pelle. Corregge il tono dell’epidermide e regala un aspetta sano e luminoso all’incarnato (prezzo consigliato 108,00 euro).

 

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Giorgio Armani Ecstasy Laquer.  E’ un piacevole lipgloss morbido, resistente e facile da applicare. Segue le tonalità dell’incarnato fino a toccare toni come il cioccolato (prezzo consigliato 34,00 euro).

La sua palette è variopinta:

 

– 202 Nude Light – iridescent beige;

– 203 Amber Night – iridescent brown;

– 204 Night Shadow – dark brown;

– 507 Night Light – dusty pink;

– 508 Night Glow – warm pink;

– 509 Bright Night – red-based pink.

 

La collezione potrà essere acquistata negli stores di Harrods, Nordstrom, Saks Fifth Avenue e nelle profumerie multimarca selezionate.

 

Bebe Vio alla Casa Bianca in Dior

Ci sono storie che riescono a commuoverti e ad entrarti dentro: è il caso di Bebe Vio, campionessa di scherma e di vita. La giovanissima atleta, classe 1997, è stata invitata alla Casa Bianca, ospite di una delegazione che è partita al seguito del Premier Renzi, che la vede accanto a Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, Giusi Nicolini (sindaco di Lampedusa), Fabiola Giannotti (direttrice del Cern) e Paola Antonelli (curatrice del dipartimento di architettura e design del Moma, Museum of Modern Art, di New York).

Disarmante semplicità e sorriso da copertina, Bebe Vio ha vissuto la notizia dell’imminente cena a fianco di Obama con la consueta autoironia: la campionessa delle Paraolimpiadi di Rio 2016 ha annunciato sui social network che il suo stupore dinanzi alla notizia era tale che inizialmente pensava di essere su Scherzi a Parte. Superato lo shock, l’atleta ha chiesto aiuto a un altro nome che ha reso il Made in Italy famoso in tutto il mondo: sarà Maria Grazia Chiuri, nuovo direttore creativo di Dior, a creare per lei l’abito da indossare alla cerimonia.

“Quando ho ricevuto l’invito per la cena di Obama alla Casa Bianca ho pensato “sono su scherzi a parte!” Una volta capito che era tutto vero il primo pensiero è stato “Oddio, cosa mi metto?!?” Allora ho chiesto aiuto a Maria Grazia Chiuri, la nuova “boss” di Dior… e questo è il risultato! Voi cosa ne dite?”: con queste parole la giovane schermitrice ha postato sul suo account Instagram la foto che la ritrae con l’abito principesco creato per l’occasione.

L'atleta indossa l'abito disegnato per lei da Maria Grazia Chiuri per Dior

L’atleta indossa l’abito disegnato per lei da Maria Grazia Chiuri per Dior



I commenti di Bebe Vio prima della partenza per gli States, al seguito della delegazione di Renzi

I commenti di Bebe Vio prima della partenza per gli States, al seguito della delegazione di Renzi



Bebe Vio, campionessa paraolimpica e mondiale in carica di fioretto individuale, è nata a Venezia il 4 marzo 1997. Grinta da vendere e grande forza interiore, la giovane atleta ha superato la meningite fulminante che l’ha colpita alla fine del 2008, a soli 11 anni: in seguito a complicazioni derivanti dalla malattia, la giovane fu costretta a vedersi amputati ambedue gli avambracci e le gambe. Dopo tre mesi e mezzo di degenza ospedaliera, riprese immediatamente la scuola e dopo appena un anno dall’insorgenza della malattia riprese l’attività sportiva, anche agonistica, grazie ad una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto. Da allora il suo è diventato un esempio e lei è divenuta testimonial di molti programmi televisivi per diffondere la conoscenza della scherma su sedia a rotelle e dello sport in generale. Un esempio per tutti noi.


(Foto cover: Repubblica)

Gigi Hadid: è lei la modella più amata

Volto perfetto, labbra a cuore e curve sinuose: Gigi Hadid è la modella del momento, amatissima da adolescenti di tutto il mondo e venerata dagli stilisti. Un fidanzato famoso, Zayn Malik, ex degli One Direction, e una famiglia in cui la moda è parte stessa del DNA: la bella Gigi Hadid è uno dei volti più famosi del fashion system.

Nata a Los Angeles, in California, il 23 aprile 1995, all’anagrafe Jelena Noura Hadid, detta Gigi, la modella è figlia dell’operatore immobiliare arabo-palestinese Mohamed Hadid e dell’ex modella olandese Yolanda Foster (nata Van den Herik). Gigi ha due fratelli più piccoli, Bella Hadid, anche lei modella di fama mondiale, e un fratello di nome Anwar. Inoltre la top model ha due sorellastre maggiori da parte di padre, Marielle e Alana.

Dopo aver conseguito il diploma nel 2012 al liceo di Malibù, la bella Gigi si è trasferita a New York. E qui è iniziata la sua carriera nella moda. Già l’anno prima, nel 2011, era arrivato il contratto con la IMG Models. Nel 2012 la splendida modella viene scelta come testimonial di Guess: curve da capogiro e bellezza da copertina, per lei inizia una carriera sfolgorante, che la porta, appena due anni dopo, a debuttare sulle passerelle di tutto il mondo. Da New York, dove sfila per Desigual, si impone in brevissimo tempo come uno dei volti più ricercati.


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Gigi Hadid è nata a Los Angeles il 23 aprile 1995



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Curve esplosive e viso da bambola, Gigi Hadid è la top model del momento



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Uno stuolo di followers sui social network per la modella statunitense



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Jeans strappati e occhiali da sole nel look della modella



Sempre nel 2014 sfila a Parigi per Jean Paul Gaultier, Somia Rykiel e Chanel. Inoltre compare nel videoclip di Surfboard, del cantante australiano Cody Simpson, e Simplethings del cantante Miguel. Nello stesso anno appare al fianco di Patrick Schwarzenegger nella nuova campagna Eyewear autunno/inverno dello stilista Tom Ford. Il suo fisico prorompente viene inoltre immortalato da Sports Illustrated Swimsuit Issue nel 2014 e 2015.


SFOGLIA LA GALLERY:




Nel 2015 debutta sul Calendario Pirelli e diventa testimonial Maybelline. Inoltre, sempre nello stesso anno, sfila per nomi del calibro di Marc Jacobs, Chanel, Jean Paul Gaultier, Tommy Hilfiger, Michael Kors, Jeremy Scott, Tom Ford, Anna Sui, Dolce & Gabbana, Moschino, Max Mara, Emilio Pucci, Balmain e H&M. Iniziano a moltiplicarsi contratti milionari e copertine: la vediamo su Vogue e in altri videoclip, come Bad Blood di Taylor Swift. Posa per Balmain, Max Mara e Topshop e disegna anche una capsule collection in esclusiva per Tommy Hilfiger. Nel mese di agosto 2015 appare nel videoclip di Calvin Harris & Disciples “How deep is your love”, mentre nel mese di novembre sfila per la prima volta all’annuale Victoria’s Secret Fashion Show.

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La modella è sorella di Bella Hadid, anche lei top model



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Gigi Hadid è tra le it girl più amate



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La madre di Gigi Hadid, Yolanda Foster, è stata una modella famosa



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La carriera di Gigi Hadid nella moda è iniziata nel 2011



Amatissima da Donatella Versace, diventa la testimonial del brand accanto a Natasha Poly e Raquel Zimmermann. Inoltre partecipa al videoclip del singolo Pillowtalk del cantante Zayn: e proprio con quest’ultimo nasce una storia d’amore che appassiona i tabloid di tutto il mondo. Nel maggio 2016 vince gli MTV Award nella categoria “Best Look” e nell’agosto dello stesso anno viene inserita dalla rivista Forbes al quarto posto fra le modelle più pagate del mondo, con un guadagno di 9 milioni di dollari, ex aequo con la modella Rosie Huntington-Whiteley.

Kate Middleton sceglie il volo di linea

Kate Middleton si riconferma regina del low profile: la duchessa di Cambridge non è nuova ad un lifestyle all’insegna della sobrietà. Ce ne danno testimonianza la sua predilezione per capi low cost, spesso anche indossati più volte, nel corso di diverse occasioni ufficiali, ma non solo: Kate è riuscita ancora una volta a stupire tutti durante il suo tour olandese, nel corso del quale ha incontrato il re Willem-Alexander. Una visita ufficiale, alla quale la duchessa ha presenziato da sola.

Kate Middleton è apparsa in splendida forma: fasciata in un tailleur lillà dal piglio bon ton, ha posato per numerose foto, sfoggiando un sorriso smagliante, dopo aver ammirato i quadri di Vermeer al museo Mauritshuis.

Ma dimenticatevi jet privati e lussi: per il viaggio di ritorno in Gran Bretagna, la duchessa di Cambridge ha optato per un viaggio in economy. Quasi come una ragazza qualunque. Immaginatevi la sorpresa dei passeggeri di un volo di linea della British Airways in partenza dai Paesi Bassi nel trovarsi come compagna di viaggio Kate Middleton. Dopo avere mostrato la propria carta d’imbarco, come qualsiasi passeggero, la duchessa ha preso posto sull’aereo. L’evento è stato salutato dai passeggeri con riprese improvvisate effettuate col cellulare.

Niente divismi per Kate Middleton, che deve la propria popolarità proprio a scelte come questa. Giunta a Londra, la duchessa è stata fatta scendere per prima ed è stata scortata da una macchina privata che l’attendeva sulla pista.

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Kate Middleton durante la sua visita ufficiale in Olanda



(Foto cover: Oggi)

Matteo Renzi e Barack Obama, friends with benefits

Barack Obama ha deciso di dedicare la sua ultima cena di stato alla Casa Bianca all’Italia e al suo premier, Matteo Renzi. Sarà una cena piena di ospiti dove a cucinare le verdure dell’orto della first lady Michelle Obama sarà lo chef italo-americano Mario Batali e a cantare dopo la cena ci sarà Gwen Stefani.


Obama ha sempre apprezzato Renzi: “Sono davvero ben impressionato dalla visione e dall’energia di Renzi e dalle riforme che sta cercando di attuare per sviluppare a fondo il potenziale dell’economia e del popolo italiano. La sua volontà di cambiare lo status quo e il suo sguardo nei confronti del futuro lo hanno reso uno dei leader carismatici dell’Europa.
Questa cena è un supporto pubblico e internazionale nei confronti del referendum su cui Renzi ha investito tanto e uno sgarbo nei confronti di Angela Merkel e Francois Hollande che ultimamente stanno duellando con il presidente del Consiglio dei ministri su migranti e austerità.


Guardando al passato però i supporti pubblici di Obama nei confronti di leader europei non hanno portato bene. L’ultimo endorsement della Casa Bianca era stato nei confronti di Cameron prima della Brexit e sappiamo tutti come è andata.
La visita di Renzi arriva in piena campagna referendaria e l’idea di cambiare la costituzione per togliere il bicameralismo perfetto è il tipo di riforme che hanno fatto di Renzi uno dei leader europei preferiti da Obama.
C’è da considerare che il successo del referendum può essere essenziale a livello europeo. Con un sistema bancario così debole una crisi politica come inevitabilmente si scatenerebbe in caso di vittoria dei no al referendum destabilizzerebbe tutta l’area euro e il mondo como conseguenza.


Come se non bastasse la campagna per il referendum è curata da Jim Messina, il consulente che aiutò Obama a essere eletto e che aiutò Cameron in entrambi le sue elezioni così come per la campagna Remain.
La stessa reputazione di Messina, amico di Obama, è in gioco in caso di perdita del referendum dopo la cocente sconfitta del Remain nel Regno Unito.


L’intervento di Obama nel referendum sulla Brexit ha sollevato molte critiche in UK e lo stesso potrebbe fare in Italia. Cosa peraltro già successa quando l’ambasciatore americano in Italia, John Phillips ha sostenuto che in caso di no al referendum molte aziende americane che stanno investendo in italia se ne sarebbero andate. Un problema piuttosto grosso dato che l’Italia è all’ottavo posto per investimenti USA in Europa quando secondo le previsioni dovrebbe essere al secondo, massimo terzo posto.


Come per il referendum negli ultimi giorni Renzi ha tentato di rendere il viaggio meno personale e ha rimarcato più volte che ad essere invitata alla Casa Bianca è tutta l’Italia. Per questo è stata messa in risalto la lista di invitati che Renzi si porterà dietro: Benigni e Sorrentino; la direttrice del CERN Fabiola Giannotti; Paola Antonelli del MoMA; il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini e la campionessa para-olimpica Bebe Vio.
Renzi e Obama terranno una conferenza stampa prima dell’inizio della cena a seguito di un incontro privato. Era dal 2008 quando George W. Bush tenne una cena di gala per Silvio Berlusconi che all’Italia non veniva concesso questo onore.


Obama si è sempre affidato alla Germania come interlocutore principale in Europa ma la politica dell’austerity è sempre stata avversata a Washington e Renzi è il veicolo perfetto per rimarcare il messaggio. Questo non è, tuttavia, l’unico punto di incontro tra i due stati nell’ultimo periodo. L’aiuto italiano in Libia è stato molto apprezzato al Pentagono e l’appoggio USA alla gestione italiana della crisi immigrati non è passato inosservato a Roma.


Tutti al di fuori dall’Italia, insomma, fanno il tifo per il si al referendum, non per Renzi in sé ma per la necessità di una stabilità italiana un po’ come tutti facevano il tifo per il Remain in UK, non resta che vedere se gli elettori italiani daranno più soddisfazioni rispetto a quelli del Regno Unito ai leader mondiali.

Sposare il gusto con la disinvoltura, Giovanni Agnelli: “L’Avvocato”

Portava il nome del nonno – Giovanni, fondatore della FIAT – ma tutti in vita lo conoscevano come Gianni, o meglio come l’Avvocato, un soprannome che si era guadagnato con la laurea in legge.
Affascinante, ricco, amante dello sport e dell’arte, è stato il rappresentante di spicco dell’economia italiana nel mondo, il re d’Italia senza corona – come amavano definirlo – e uno degli uomini più ammirati per il suo stile inconfondibile e la sua innata eleganza.
Gianni Agnelli nasce a Torino, il 12 marzo 1921, secondo di sette fratelli.


Giovanni Agnelli

Giovanni Agnelli




Ha conseguito una laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Torino e, giovanissimo, ha preso parte al secondo conflitto mondiale, arruolato nel 1° reggimento “Nizza Cavalleria”, così ora inizia a godersi la giovinezza, compiendo numerosi viaggi, frequentando i luoghi della mondanità e le personalità del jet-set internazionale: attrici, principi, uomini politici .Nel 1953 sposa la principessa Marella Caracciolo di Castagneto, cui rimarrà accanto per tutta la vita, nonostante pettegolezzi e alcune dichiarazioni rilasciate in vita dallo stesso Avvocato lascino pensare a infedeltà coniugali. La coppia ha due figli, Edoardo – morto celibe, probabilmente suicida, a 46 anni nel 2001 – e Margherita, sposata in prime nozze con Alain Elkann, dal quale ha tre figli, John Jacob detto Jaki – erede designato alla guida del gruppo – Lapo e Ginevra, e in seconde nozze con il nobile russo Serge de Pahlen, dal quale ha avuto 5 figli.


Nel 1966 Agnelli assume la guida della FIAT.


Giovanni Agnelli alla FIAT

Giovanni Agnelli alla FIAT




Negli anni ’80 si consolida sempre di più come figura di spicco dell’Italia nel mondo, di re senza corona e di uomo di stile. I suo vezzi, le sue stravaganze in fatto di stile diventano simbolo di eleganza e di raffinatezza: a cominciare dall’imitatissima “erre moscia” fino all’orologio sul polsino.


I capi che lo contraddistinguono sono:


– Piumino sopra al blazer


– Cravatte larghe sopra pullover infilati rigorosamente nei pantaloni


– Scarpe casual sotto l’abito elegante


– Blazer blu sopra ad un paio di jeans scoloriti ed invecchiati


Giovanni Agnelli

Giovanni Agnelli




Chi lo ha conosciuto da molto vicino narra che detestasse l’eleganza troppo curata. Non seguiva le mode, ma creò uno stile proprio lontano dai soliti cliché ed ancor più lontano dalle mode rigide dei nobili dell’epoca, ammirato e apprezzato nel mondo, il suo è uno stile che non portava nessuna etichetta se non quella del suo nome, Gianni Agnelli. Coronato dalla bibbia della moda Vogue come uno degli uomini più eleganti del mondo, il “Re d’Italia“, come una volta lo definì il grande regista Federico Fellini (“Mettigli un elmo in testa, mettilo a cavallo. Ha la faccia del re”) amava la praticità ed il comfort nel vestire, che trovava nei negozi di Milano, Londra, Parigi e New York, sapeva benissimo quello che voleva o non voleva indossare. Il tutto con un approccio netto e molto sincero.


Elargì delle regole rigide in fatto di stile:


Mai calzini corti


Niente occhiali da vista in pubblico


Capelli leggermente piu’ lunghi dei soliti tagli squadrati e puliti


Mai scarpe a punta


Giovanni Agnelli

Giovanni Agnelli




Giovanni Agnelli e Luca Cordero di Montezemolo allo Stadio

Giovanni Agnelli e Luca Cordero di Montezemolo allo Stadio




Icona di un’eleganza autentica che sposava il gusto con la disinvoltura, emulato per mezzo secolo da chiunque volesse darsi un tono nella vita, L’Avvocato è forse uno degli uomini che al meglio rappresenta quel concetto espresso agli inizi del ‘500 da Baldassarre Castiglione ne “Il cortigiano” e poi tornato in gran voga qualche anno fa, e che va sotto il nome di Sprezzatura.


Di cosa si tratta? Di quella sottile arte di apparire il più possibile naturali e spontanei. Un’inclinazione disinvolta, senza sforzi, garbata che conduce con nonchalance alla grazia. Uomini diversi, potenti e molto ricchi, più ricchi di lui, hanno sempre riconosciuto la supremazia dell’Avvocato, «The King of Italy», come lo chiamava il suo amico Jack Kennedy, Presidente degli Stati Uniti. Henry Ford, Stavros Niarchos, Ari Onassis dicevano che l’Avvocato gli aveva insegnato a vivere, a vestirsi, ad arredare una casa, una barca, un aereo, e perfino a corteggiare una donna. Lo stile Agnelli non fu mai considerato quello di un padrone. Gli italiani lo hanno sempre visto come un adorabile amico, simpatico, intelligente, molto chic, un po’ dandy, colto, elegante, di gran gusto, anche nel cibo e nelle frequentazioni, da Kissinger a papa Giovanni Paolo II, da Ugo La Malfa a Federico Fellini. Apprezzarono perfino lo champagne prediletto, il Philipponnat millesimato, meno caro del Dom Perignon.  L’unico suo dramma, come tutti sanno, fu la noia.


Giovanni Agnelli

Giovanni Agnelli




Fu «molto amato, tanto imitato ma mai eguagliato» come ha detto Benno Graziani. A lui si deve un aneddoto che fa capire il suo stile e la sua passione per la vita.


«In barca, alle cinque del mattino, aspettavamo l’alba. Io mi appisolavo e lui mi diceva: svegliati, goditi il bello della vita. Avrai tempo di dormire quando sarai morto».


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ELEVENTY UOMO SS 2017

Ogni riccio un capriccio – i consigli per domarli

Perché i capelli ricci sono così affascinanti? Forse perché sono sinonimo di libertà e indipendenza, forse per via della loro infinita diversità o forse perché esprimono una personalità originale?


Una cosa è certa: il riccio è tornato. Originale, sensuale, inaspettato, intrigante… Ha invaso le riviste di alta moda e le strade durante le Fashion Week. Ragazze ricce, attenzione! È ora di chiudere la piastra nel cassetto e lasciar respirare i vostri ricci!


Sì, è risaputo che il capello riccio ha bisogno di particolari cure, ma con pochi, piccoli accorgimenti anche voi riuscirete ad ottenere un riccio da togliere il fiato.
Ecco i miei consigli:


1. Shampoo e conditioner: partiamo dalle fondamenta


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Il segreto per una buona piega risiede nel lavaggio. E i ricci non fanno differenza! Kadus Professional propone un’intera linea dedicata ai ricci chiamata Curl Definer. Lo shampoo Curl Definer contiene estratto di olio d’oliva e zenzero. L’olio d’oliva è estremamente idratante, mentre lo zenzero stimola il riccio donandogli più resistenza.


Come conditioner vi consiglio di optare per la maschera della linea Deep Moisture, che apporta idratazione grazie al mango e al miele, oppure, se desiderate mantenere vivo il vostro colore, la maschera della linea Color Radiance.


2. Prodotto pre-asciugatura


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Al fine di ottenere un riccio definito e brillante, vi consiglio di applicare il Curl Definer Leave-in conditioning lotion, ovvero una lozione senza risciacquo che idrata il riccio e una buona mousse per un’ottima definizione, come la Curls In. Applicate una piccola noce di prodotto, distribuendola sui capelli con un pettine, impostate la piega con le mani e diffusore! Semplicissimo!


3. E la mattina!?


Il segreto per sistemare la vostra capigliatura l’indomani mattina è semplicissimo: acqua! Bagnate le punte delle dita con dell’acqua e donate freschezza ai vostri ricci che magicamente riprenderanno vita!


Non ci sono più scuse! Con questi piccoli trucchi anche voi otterrete un riccio ribelle e deciso, ricco di personalità!
Last tip: utilizzate la lacca Create It di Kadus Professional per ottenere maggiore tenuta del vostro riccio!


 




I AM A QUEEN CROWNED IN MY CURLS


Why is curly hair so fascinating? Maybe because it evokes freedom and independence, maybe due to its endless variety or maybe because it represents an original personality?


But one thing for sure: curls are back. Original, seductive, unexpected, intriguing… Curls are invading high-fashion magazines and the streets during Fashion Weeks. Curly girls, pay attention! It’s high time you shut your straighteners in a drawer and let your curls breathe!


Yes, there’s no need to say this: curls require particular treatments, but following these easy steps, you’ll get the perfect curly hairstyle that takes everybody’s breath away.


Here’s my tips:


1. Shampoo and conditioner: the basis


This is the secret behind a good blow-dry. And curls make no difference! Kadus Professional dedicates a whole product line to curls, called Curl Definer. Curl Definer shampoo contains olive oil extract and ginger. Olive oil is extremely hydrating, whereas the ginger stimulates your curls giving them strength.


As for conditioner, I highly recommend using the Deep Moisture Intensive Mask, which gives your hair super hydration thanks to honey and mango, or, if you want your hair color to be bright every time you wash your hair, I suggest using the Color Radiance Intensive Mask.


2. Products before blow-drying


In order to achieve well-defined and shiny curls, I recommend applying the Curl Definer Leave-in conditioning lotion, which is a lotion you don’t need to rinse off, which hydrates your hair and a mousse, like Curls-In, which gives your curls extra definition. Apply a small quantity of mousse on the palm of your hand, distribuite it evenly throughout the hair with a comb, give your hair the shape you want with your hands and blow-dry with a diffuser! Easy-peasy!


3. Bed-hair morning?!


It is so easy to bring your curls back to their definition and all you need is water! Put the tips of your fingers under the water and shape your curls. They’ll get back to life instantly!


You, therefore, have no excuse! You can get wild curls following these simple steps!


Last tip: you can use Create It hairspray by Kadus Professional for a longer hold!


 






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CAPELLI DA TOGLIERE IL FIATO – ECCO COSA SERVE

La Tenda Milano inaugura la shopping experience dell’e-commerce

La Tenda inaugura “l’e-boutique“, un modo immediato e comodo d’accedere alla shopping experience.
La nuova sezione presente all’interno del sito www.latendamilano.com sempre in linea con la qualità e l’eleganza che contraddistingue lo store, elabora linee d’abbigliamento e accessori da acquistare sin dalla loro prima visione.
Inoltre sarà possibile accedere ai trends e agli highlight stagionali sotto consiglio della boutique, una news che renderà piacevole e utile la procedura d’acquisto.


Il Made in Italy dello store è dato dalle firme inconfondibili di alcuni degli stilisti italiani di fama internazionale: Alberta Ferretti, Avant toi, Cividini, Brunello Cucinelli, Drome, Giorgio Brato, Zanellato.


L’e-commerce abbraccia una particolare concezione di shopping emozionale che tende alla visione totale del prodotto, alla scelta, alla cura nel sottoporlo a giudizi estetici e infine al suo acquisto.


Inoltre, sarà possibile seguire non solo sul territorio ma anche online i progetti presi in carico a 360 gradi dal team di La Tenda Milano: eventi, workshop, showcase, boutique in fermento.


Il coming soon è giunto al termine, e conta lo 0.00 da oggi 18 ottobre 2016.
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All’interno dell’e-shop è possibile trovare 2 tipi di sezioni generali:
ABBIGLIAMENTO – prevede i capi della stagione tra cui abiti, camicie, capispalla e giacche.
ACCESSORI – prevede borse, scarpe e sciarpe.


Ad accogliervi, oltre lo shopping online, i tre store a Milano:
Via Solferino, 10 – 20121 Milano (MI), aperto Lunedì – Sabato dalle 10:00 alle 19:00 e Domenica dalle 11:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 19:00.
Via Mario Pagano, 69/A – 20145 Milano (MI), aperto Lunedì dalle 15:00 alle 19:00, Martedì – Sabato dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 19:00 e Domenica Chiuso.
Via Plinio, 13 – 20129 Milano (MI), aperto Lunedì dalle 15:00 alle 19:30, Martedì – Sabato dalle 10:00 alle 13:15 e dalle 15:15 alle 19:30 e Domenica Chiuso.


Così come cita il sito web www.latendamilano.com: “il nostro Staff è a vostra disposizione per accompagnarvi nel tour all’interno del sito La Tenda Milano.
Saremo lieti di aiutarvi negli acquisti, dandovi indicazioni sui prodotti, sugli ordini, sui tempi e metodi di consegna e su qualsiasi altra richiesta. Il nostro servizio clienti è attivo tutti i giorni dal Mar. al Ven. dalle ore 10:00 alle ore 18.30 ed il Lun. dalle 15:30 alle 18:00, festività escluse
“.

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Vans e Toy Story, la Disney in calzature da indossare

Vans lancia una capsule collection con la Disney Pixar ispirata al cartone animato di Toy Story.
Dopo il successo della collaborazione nostalgica con Nintendo su Super Mario e i giochi anni ’80, eccone un’altra tutta da sfoggiare se si vuole tornare bambini e rivivere l’emozione dei primi cartoni animati Disney.


Presentare questo tipo di collaborazione così gioviale e inaspettata, non poteva che essere un compito da assegnare al mondo dei social, appositi per catturare la creatività e l’immediatezza della notizia.
Così, il 30 settembre, è comparso un video sul profilo Instagram di Vans nel quale un cielo ricoperto da nuvolette lasciava spazio a un paio di suole.
Una delle due, poi, mostrava il nome “Andy“.
L’esperimento non ha atteso tempo e in men che non si dica tutti i fan della Disney Pixar hanno riconosciuto la calligrafia di Andy, il famoso bambino di Toy Story.


La collezione Disney•Pixar Toy Story collection, acquistabile già dal 7 ottobre 2016, è un omaggio ai giochi preferiti di Andy (Sheriff Woody, Buzz Lightyear e molti altri) declinati in calzature, abbigliamento e accessori.


Woody ispira tre calzature: la Sk8-Hi Reissue PT interamente in pelle con collo alto simil calzatura da cowboy e cactus ricamato, la Old Skool in denim con rivestimento colorato di pelle di mucca e l’Authentic in denim con stampa all over.

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Buzz Lightyear ne ispira altre tre: l’Old Skool prevista in gomma viola e tomaia bianca con striscia laterale verde, l’Sk8-Hi Reissue con stampa del combattimento di Buzz e Woody contro gli alieni e l’Era in denim con stampa all over.

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Il Gruppo Miroglio lancia Tailoritaly, shopping online su misura

Moda e web sono sempre più legati: non solo comunicazione, marketing e shopping online, ma l’intero processo di produzione diventa sempre più digitale. Così è per il Gruppo Miroglio, che ha acquisito la start-up lucana Tailoritaly per fornire ai propri clienti il servizio di abbigliamento su misura del futuro. I capi di moda femminile completamente made in Italy proposti dal Gruppo Miroglio si potranno acquistare e personalizzare tramite la piattaforma web. Modificare le misure e la vestibilità di ogni abito, inserire dettagli unici, customizzare una camicia su misura con fiocchi, bande, bottoni: Tailoritaly rende possibile una personalizzazione fino ad ora mai realizzata a distanza, grazie alla visualizzazione dei dettagli scelti sul modello. La comodità dello shopping online incontra così l’artigianato made in Italy, punto di forza del Gruppo Miroglio.


La partnership rientra nel percorso avviato con il Miroglio Innovation Program” ha precisato Leonardo Raineri, responsabile del programma. I primi pezzi in vendita su Tailoritaly saranno quelli di una capsule collection autunno inverno composta da 13 capi e 2 accessori per più di 800 versioni in base ai dettagli scelti. Il programma del Gruppo Miroglio è dedicato attualmente solo alla moda femminile, ma il progetto è di ampliare la scelta dei capi e l’utilizzo della piattaforma. Sarà così possibile acquistare capispalla, borse, camicie su misura senza recarsi in una sartoria ma rimanendo comodamente seduti sul divano. Una versione raffinata dello shopping online che non mancherà di appassionare le fashion victim.

Lusso: Louis Vuitton percepito più caro di quanto non sia, all’opposto Brunello Cucinelli

Lusso accessibile: un’espressione che è percepita quasi come un ossimoro, perché lusso significa esclusività. Così sembra pensare la maggior parte degli intervistati per uno studio di Exane BNP Paribas sulla percezione dei grandi marchi del fashion system. La convinzione diffusa è che il rapporto tra prezzo ed esclusività del prodotto sia l’equazione vincente nel mondo della moda e del lusso. Più alto è il prezzo di un prodotto, più sarà difficile acquistarlo e di conseguenza possederlo significherà appartenere a un’élite. “Il prezzo di entrata (bottom quintile average price) è di vitale importanza per le dimensioni e la redditività dei marchi di lusso, che hanno nel contempo la loro ragion d’essere nel dare una percezione di esclusività. Un brand che appare troppo accessibile può facilmente diventare vittima del suo stesso successo e perdere desiderabilità“, spiega Exane. Ma qual è veramente la visione che i clienti hanno delle maison del lusso?


Il broker che ha condotto la ricerca ha scoperto dati interessanti: comprare una borsa Louis Vuitton è considerato un acquisto di lusso, perché la casa di moda francese è percepita come più cara di quanto non sia. Al polo opposto si trova il brand italiano Brunello Cucinelli: i pregiati maglioncini in cashmere sono più cari di quanto appaiano al potenziale cliente. Un fenomeno complesso, in cui entra in gioco il rapporto tra il prestigio del brand e il suo prezzo di entrata. “Minore è il prezzo di entrata, migliore è il rapporto di esclusività percepita rispetto al prezzo – spiega Exane – Questo fa bene ad esempio ai brand che hanno una forte presenza nel business dei cosmetici, come Chanel e Dior“. Case di moda di lusso che propongono però prodotti accessibili, come appunto quelli per make up, mantenendo un’aura di esclusività intorno al marchio. “Louis Vuitton ha il miglior rapporto esclusività percepita/prezzo di entrata” conclude lo studio di Exane BNP Paribas. Acquistare una borsa Louis Vuitton, quindi, appare come un investimento migliore di un maglioncino in cashmere di Brunello Cucinelli, indipendentemente da quale sia il prezzo reale dei due prodotti.

Il gruppo LVMH punta gli occhi su Pinarello

LVMH pronta ad acquisire Pinarello?

Parrebbe proprio di si. Il gruppo leader mondiale del lusso che ingloba marchi come Louis Vuitton, Céline, Loewe, Fendi, Givenchy, Dior, Guerlain, Acqua di Parma, Dom Pérignon, Belvedere e Moët & Chandon  (solo per citarni alcuni ) e che ha chiuso il 2015 con 35,7 miliardi di euro e che conta 125.000 dipendenti worldwide, starebbe pensando di acquisire l’azienda conosciuta anche come “Ferrari delle bici”.

Pinarello è una solida realtà del treviggiano, fondata da Giovanni Pinarello (noto ciclista professionista degli anni ’50) nel 1953. Come da tradizione è il figlio Fausto a tenere, oggi, le redini della società.

 

In foto Fausto Pinarello (fonte immagine pinarello.com)

In foto Fausto Pinarello (fonte immagine pinarello.com)

 

 

L’azienda, che immette in media sul mercato  40.000 pezzi tra bici e telai l’anno per un fatturato annuo di più di 50 milioni di euro, è specializzata in biciclette di lusso.

Il modello PRINCE carbon (investito del titolo di Best Bike of the World) e la DOGMA 60.01 (la bici più titolata al mondo che ha vinto due Tour de France, il Campionato del Mondo e la classifica UCI per TEAM), sono i modelli di punta del marchio.

Una bici firmata dall’azienda ha un costo che oscilla tra i 10mila e i 12mila euro.

A commentare la notizia, il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo: La Pinarello è un’­ec­cellenza mondiale, non sono sorpreso che abbia attirato le attenzioni di uno dei gruppi mondiali più famosi, è qualcosa che deve inorgoglire la nostra città ed essere di vanto per la famiglia Pi­narello e per quanto ha saputo creare nella sua lunga storia”.

“Chagall e Missoni “SOGNO E COLORE”, la mostra a Sesto Calende

La mostra “Chagall e Missoni “SOGNO E COLORE” è stata fortemente voluta dall’assessore alla Cultura della città di Sesto Calende, Silvia Fantino e dal sindaco della città, Marco Colombo.

Si tratta di un’importantissima raccolta delle opere più significative dei due artisti, oggi capaci di dialogare nel Museo Archeologico della cittadina del varesotto.

Così, nei meandri della struttura, i lavori dello stilista ragusano si alterano alle fatiche del celeberrimo pittore bielorusso.

Gli arazzi ed i disegni nati dalla creatività vibrante di Missoni sono così esposti in tutta la loro grandiosa unicità. L’inizio di una incontrovertibile scalata al successo per la maison italiana che porta la firma del suo fondatore.

Cosa lega Ottavio a Marc?

L’intensa ricerca del colore, capace di veicolare emozioni inequivocabili. La massima rappresentazione dell’estro creativo dei due massimi esponenti della moda e dell’arte del ‘900.

Opere oniriche che hanno descritto, col tempo, una genialità incontrastabile, d’incanto.

La mostra aprirà i battenti il 21 ottobre prossimo per poi chiudere il 31 dicembre 2016.

L’esposizione, che vede la collaborazione della Fondazione Rosita e Ottavio Missoni, è stata curata da Luca Missoni e diretta da Sara Pallavicini e Giovanni Lettini.

 

Fonte cover FashionUnited

H&M firma una nuova collaborazione con Alex Katz

H&M e Alex Katz: due mondi estremi pronti ad unirsi.

La moda come frutto d’espressione. E’ la scelta che da anni ha intrapreso il colosso svedese del comparto low cost che ha appena annunciato, per H&M man, woman e Home, una collaborazione con l’artista newyorkese Alex Katz.

La cifra stilistica di Katz è ben riconducibile ad un’arte pulita, senza contaminazioni che ne deviano il percorso artistico del celebre artista americano.

Ritratti composti da blocchi di colori tinteggiati da toni chiaroscurali eccepibili. Katz indaga la sua realtà visionaria attraverso la ritrattistica e la paesaggistica; un prodotto finale che dal 1° dicembre 2016 coinvolgerà la massa attraverso la capsule collection da lui disegnata per H&M.

 

Nel 2014 H&M firma un'importante collaborazione con Jeff Koons (fonte immagine corriere.it)

Nel 2014 H&M firma un’importante collaborazione con Jeff Koons (fonte immagine corriere.it)

 

 

“La collaborazione con H & M ha superato le mie aspettative. E ‘eccitante per me lavorare con H & M per rendere la mia arte più accessibile a più persone ” ha dichiarato il pittore lasciando che l’entusiasmo per questa iniziativa venisse colta dal pubblico.

Quello di Alex Katz non è il primissimo approccio con la moda: nel 2009 fu l’artefice dei disegni che decoravano il catalogo 2009 del marchio J. Crew.

Allo stesso modo, anche per H&M l’incontro con Katz è solo l’ultimo in ordine di tempo.

Nel 2014, infatti, il marchio collaborò con Jeff Koons per una borsa in edizione limitata che rappresentava la foto della celebre scultura Puppy Dog.

 

Fonte cover pinterest

I migliori backstage di Milano Moda Donna: San Andres

Un concerto di cristalli accompagnato sulle note dei mariachi ha segnato la fine di Milano Moda Donna ma anche l’inizio dell’ascesa di San Andres. Il riservato e appassionato designer messicano Andres Caballero, da anni di base a Milano, racconta una romantica sognatrice e rinforza la palette cromatica a cui ci ha abituati nel corso delle ultime stagioni.

I capi, dalle nette geometrie e dai tessuti corposi e preziosi, come il jacquard e la seta prodotti in esclusiva a Como, danzano con il corpo della sua donna celebrando l’altissima artigianalità.
Ad accessoriarla nel suo stile neoretrò i sandali bassi, arricchiti di gemme, e le parure Stroilli, brand che ha premiato Andres con il premio “Stroilli loves fashion” grazie al suo forte carattere porgettuale e allo story telling che lo circonda.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Andrea Bertolotti

Charlize Theron protagonista del nuovo spot J’adore

È ancora una volta Charlize Theron il volto di J’adore, la celebre fragranza firmata Dior. La splendida attrice sudafricana posa come una dea per il nuovo spot, girato da Jean Baptiste Mondino. Dal 1999 firma delle campagne pubblicitarie del profumo, Mondino non si smentisce e realizza un film suggestivo, in cui il rapporto primigenio con la natura assume una dimensione onirica, in una riscoperta dei valori più autentici.

Come una dea, in simbiosi perfetta con gli elementi della natura, l’attrice presta il volto alla campagna pubblicitaria del profumo da più di dieci anni a questa parte. Nel nuovo spot la vediamo immersa in una scenografia mozzafiato: a fare da sfondo alla bellezza della diva è una distesa sconfinata di terra vergine, illuminata dai raggi del sole e dai caldi colori del deserto. Trionfo di armonia sensoriale nella pioggia che bagna la terra e nell’oro che illumina il bouquet. Ad impreziosire la nuova fragranza è una nota floreale, insieme alla sofisticata essenza di Ylang-Ylang delle Comore e alla Rosa Damscena turca.



«Charlize è stata straordinaria. Da buona sudafricana, ha riscoperto sensazioni che le sono care. Sole, vento e deserto l’hanno riempita di gioia. Il suo impegno è stato totale, la sua emozione autentica. E tutto questo si vede; sprigiona bellezza e felicità», così Mondino ha commentato il nuovo film interpretato da Charlize Theron per Dior. «Ogni volta, la Maison Dior ha voluto far evolvere questa donna, comprendere il suo posto nel mondo, definire una relazione con il lusso. Questo film segue il precedente, che vedeva la donna innalzarsi verso nuovi orizzonti salvifici dopo aver eliminato il superfluo. È un nuovo inizio, radicalmente diverso. Non deve più fuggire, è oramai completamente libera. Immersa in una natura sovrana, quasi nuda e senza artifici. Il suo sguardo sul mondo è essenziale e rivela quella che oggi è la cosa più importante: preservare il nostro pianeta e in particolare l’acqua, il nostro nuovo oro. Lei ci dice che il lusso può avere un senso.»

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(Foto: Vanity Fair)

Grande successo a Roma per l’undicesima edizione del Premio Margutta

Grande successo a Roma per l’undicesima edizione del Premio Margutta-La Via delle ArtiLa cerimonia di premiazione, che ha avuto luogo nella location della Coffee House di Palazzo Colonna, ha visto protagonisti i nomi più prestigiosi della cultura e dello spettacolo. L’iniziativa, ideata dall’art director Antonio Falanga e organizzata in collaborazione con Grazia Marino, vicepresidente dell’Associazione Internazionale di via Margutta, è giunta alla sua undicesima edizione (www.premiomargutta.it).

Tante le personalità insignite quest’anno del prestigioso riconoscimento: per la “Sezione Arte” il Maestro Gerardo Sacco; per la “Sezione Letteratura” gli scrittori Candida Morvillo e Bruno Vespa, autori del Libro “La Signora dei Segreti”; per la “Sezione Moda” l’imprenditore del cachemire Brunello Cucinelli ; per la Sezione “Haute Couture” la stilista Giada Curti; per la “Sezione Cinema” l’attrice Valeria Solarino; per la “Sezione TV” la conduttrice Cristina Chiabotto; per la “Sezione Solidarietà” l’Avv. Giulia Bongiorno per la Fondazione Doppia Difesa Onlus; per la ”Sezione Giornalismo” il Direttore dei settimanali “Visto” e “Novella 2000” Roberto Alessi; per la “Sezione Musica” il Maestro Andrea Morricone e per la “Sezione Sport” il capo della redazione sportiva dell’Ansa Piercarlo Presutti.

La manifestazione, condotta da Beppe Covertini, si sposta per l’edizione 2016 dalla splendida cornice di via Margutta, crocevia degli artisti, alla Coffee House di Palazzo Colonna. Col patrocinio di Roma Capitale Assessorato allo Sviluppo economico Turismo e Lavoro, della Regione Lazio e dell’Associazione Internazionale di Via Margutta, la kermesse vede anche una collaborazione con scopo umanitario, con ActionAid. La scultura del Premio Margutta- La Via delle Arti 2016 è stata realizzata dalla Jewelry Designer Gaia Caramazza. L’ispirazione per la realizzazione dell’opera è nata dalla Fontana degli Artisti di Via Margutta e dal logo dell’evento. Tra gli ospiti intervenuti quest’anno anche Brunello Cucinelli: il re del cashmere è stato insignito del prestigioso riconoscimento.

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Tante le personalità premiate nell’edizione 2016 del Premio Margutta



(Foto: Lanazione.it)

Tra i premiati anche Brunello Cucinelli (Foto: Lanazione.it)

THE ONE MILANO: a Milano la fiera del prêt-à-porter di lusso

Mipap (il salone del prêt-à-porter organizzato da Fiera Milano) e Mifur (salone della pellicceria e della pelle) uniscono la loro esperienza dando vita a The One Milano: un polo fieristico dedicato al prêt-à-porter di lusso.

La Fashion Week meneghina, oltre all’Expo del bello recentemente annunciato dal Premier Renzi (per maggiori informazioni clicca qui) vedrà dunque l’inserimento di THE ONE MILANO che presenterà in anteprima le collezioni femminili autunno/inverno 2017-18.

 

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Un contenitore che conta, attualmente, l’adesione di oltre trecento aziende nazionali ed internazionali e che accoglierà buyer provenienti da: Russia, Giappone, Corea, UK, Usa, Cina, Francia e Germania.

 

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Corrado Peraboni, amministratore delegato di Fiera Milano ha dichiarato alla stampa: “Si tratta di un ottimo esempio per il sistema fieristico della moda. L’obiettivo è quello di collaborare e sostenere insieme il comparto. In un mercato fieristico sempre più competitivo e internazionale, abbiamo scelto di ottimizzare le risorse creando sinergie tra due manifestazioni fortemente caratterizzate, per dare ulteriore vantaggio allo sviluppo del business. Questo accordo si inserisce, tra l’altro, nell’ottica del percorso di razionalizzazione del sistema fiere promosso dal ministero del Sviluppo Economico“.

L’appuntamento di THE ONE MILANO è stato fissato dal 24 al 27 febbraio 2017 in concomitanza con la Fashion Week.

Per maggiori informazioni visitate il sito www.fieramilano.it 

 

 

Fonte immagini theonemilano.com

 

Aquascutum X Supreme: la limited edition

Un marchio che ha una storia consolidata alle spalle e un brand che i suoi anni li conta sulle dita di due mani: dall’incontro tra la tradizione e la modernità nasce la capsule collection Aquascutum X Supreme.

Una mini collezione dedicata esclusivamente all’uomo che segue l’heritage british.

Il guardaroba maschile viene riletto in chiave vintage riscoprendo le icone del passato.

Tra le rielaborazioni è facile individuare la stampa Club Check che decora camicie di flanella, trench e polo a maniche lunghe.

Super logata è la maxi sciarpa in cachemire e lana.

La collezione Aquascutum X Supreme è già disponibile negli store di New York, Parigi e Londra e sullo shop online delle aziende.

Sfoglia la gallery

Chiara Ferragni firma una limited edition per Levi’s

È la regina delle fashion blogger e una delle icone di stile più seguite al mondo: ora Chiara Ferragni diventa anche fashion designer per una esclusiva capsule collection per Levi’s. La partnership tra la blogger e il brand ha dato vita a due limited edition: il famoso cinque tasche Levi’s 501, passepartout indiscusso di ogni guardaroba che si rispetti, è stato reinterpretato secondo lo stile dell’influencer.

Il denim incontra il patchwork, per una inedita customizzazione che arricchisce il classico jeans cinque tasche di elementi caratteristici, come il cuore e la bandana. Il risultato è un modello fresco e giovane, da indossare in ogni occasione, caratterizzato da un patchwork con una bandana turchese e un cuore dipinto a mano: gli elementi per cui il jeans Levi’s 501 by Chiara Ferragni diventi un must have ci sono tutti. Una collaborazione salutata con gioia dalla fashion blogger, che ha dichiarato: “Sono davvero felice di questa collaborazione con Levi’s. È un brand che indosso da sempre; è la personificazione dello stile autentico e senza tempo e rappresenta il capo perfetto per creare il proprio outfit”.

E anche in casa Levi’s si guarda con entusiasmo alla nuova partnership: “Chiara Ferragni rispecchia uno stile cool, fonte di ispirazione per molti. Ci piace molto come mixa nei suoi look i pezzi denim” –queste le parole di Karyn Hillman, Levi’s Chief Product Officer. “Lavorare con lei al processo creativo è stato molto divertente, ha una versa passione per il denim e siamo stati tutti entusiasti di collaborare con lei per reinventare il nostro capo iconico, il 501. Amiamo il risultato.”

Ma per acquistare i modelli disegnati dalla blogger dovrete affrettarvi: la limited edition conta solo 5001 pezzi, disponibili presso 10 Corso Como, Colette, Selfridges, Le Bon Marché e levi.com a partire dal 14 ottobre. Prezzo consigliato 130 €.

Daniela Gregis eleganza contadina – collezione primavera estate 2017

DANIELA GREGIS SFILATA PRIMAVERA ESTATE 2017 ALLA MILANO FASHION WEEK 

Il legame con la natura della stilista Daniela Gregis è leggibile ad ogni défilé, per la stagione primavera estate 2017 ha inscenato una donna vestita di fiori, di colori pastello come il rosa tenue e il giallo canarino e di quei tessuti stropicciati e comodi tanto amati dalla designer, come il lino.

Ogni dettaglio è un richiamo ad una femminilità timida, che non ostenta, dai colletti tondi alla collegiale, alle calzette bianche in pizzo fin sotto il ginocchio, dalle ballerine pink ai maxi grembiuli in stile fifties a quadretti bianchi e rosa.

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Amante dell’arte e di quello che l’arte insegna, Daniela Gregis colora i tessuti di stampe astratte e lascia sfilare le modelle tra farfalle di carta dipinte e lo sfondo di una casa al mare; si respira aria di primavera, intorno l’allegria dei fiori.

In un completo rosso con tanto di cesto in vimini alla mano, la donna Daniela Gregis ci ricorda una Cappuccetto Rosso che passeggia tra i boschi, coperta da una mini mantella lavorata a mano, con al capo un maxi fiore in tessuto, a mo’ di cerchietto.

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Silenzio, disciplina, e grazia, traspaiono dalla leggerezza di una collezione, sempre fedele a se stessa, carica di assenza di logo e dove “il contadino, il più delle volte, è più elegante del ricco“.

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Sfoglia qui la collezione primavera estate 2017 di Daniela Gregis:



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Le donne faranno perdere Trump

Un nuovo sondaggio ha rilevato le intenzioni di voto in Usa separandole “per sesso”.
E questo dopo che nelle ultime due settimane il dibattito si è concentrato sugli atteggiamenti sessuali di Trump, sulla sua “visione” delle donne, e dopo la sua replica sul passato di Bill Clinton, ed ancora con la contro replica delle dichiarazioni di donne “molestate” da Trump negli anni.
Per noi la questione sarebbe marginale, di puro gossip e di scarsa rilevanza politica.
Ma negli Stati Uniti, ed in generale in un contesto di politica spettacolarizzata, al punto che un americano su tre (e un elettore su due) guardano il dibattito presidenziale, la questione è davvero centrale.
Sul piano politico non c’è solo lo scandalo sessuale in sé – vero o presunto – ma la capacità di replica, l’atteggiamento con cui ci si scusa e ci si difende, l’idea stessa che quando ti candidi ad una carica pubblica non esiste la tua dimensione privata e i cittadini hanno il diritto di sapere qualsiasi cosa desiderino.
È l’idea che il politico debba essere non “il rappresentante” dei cittadini (difetti inclusi), ma “l’immagine che i cittadini voglio dare di sé al mondo”, e quindi questo difetti – che potrebbero anche essere comuni e diffusi nel popolo egli elettori – non possono appartenere agli eletti.


Il dibattito e l’analisi si sono focalizzati sul voto femminile per molti motivi, e il risultato – apparentemente banale e scontato – merita qualche riflessione più approfondita, soprattutto in relazione al voto – disgiunto – degli uomini.


Che le donne siano determinanti nelle elezioni è un dato che viene spesso citato ma altrettanto spesso non analizzato.
Il voto femminile ha cominciato ad essere determinante con l’avvento della televisione, che è coinciso abbastanza spesso con l’introduzione del suffragio universale.
Secondo gli analisti ad una maggiore spettacolarizzazione della politica coincide anche una maggiore partecipazione al voto da parte femminile (che nel novecento percentualmente leggevano meno giornali degli uomini e guardavano più televisione questo anche per la differente gestione del tempo in casa tra gli anni sessanta e novanta).
Ma un’analisi di questo genere – che pure ha molti elementi reali per quanto concerne la comunicazione politica – rischia di essere riduttiva e di non far comprendere sino in fondo l’orientamento e l’incidenza delle donne impegnate in politica.
Il voto femminile è certamente stato determinante in molte elezioni in cui il candidato era telegenico, da Kennedy a Reagan a Schwarzenegger a Clinton e Obama solo per citare i casi apicali (e bipartisan). Qualcuno si è addirittura spinto a ritenere che la scelta delle donne andasse a figure “rassicuranti” riproducendo in qualche modo il processo di selezione del compagno nella vita.

La realtà di questi anni però è ben diversa e più articolata.
Le donne non scelgono solo chi votare, ma a differenza degli anni sessanta e settanta in cui erano una agguerrita minoranza impegnata in politica, oggi sono il vero motore dell’attivismo e delle campagne elettorali.
Consapevoli, attente e informate, impegnate nella carriera e contemporaneamente nella famiglia, spesso costituiscono l’asse finanziario della famiglia, laddove non come apporto diretto di reddito, certamente come gestore.
Come l’emancipazione lavorativa è stata determinata dall’impiego massiccio delle donne nelle fabbriche nel periodo bellico e nelle ricostruzioni, così oggi il ruolo finanziario manageriale a livello familiare è diventato determinante per effetto delle bolle finanziare.
Soprattutto nell’America rurale e delle periferie le famiglie che non si sono ritrovate in bancarotta lo devono alle donne, alla loro capacità di gestione della casa e della famiglia, e della loro capacità di “inventare” entrate extra e di essere un vero e proprio ammortizzatore sociale (dall’assistenza agli anziani alla collaborazione domestica tra donne per seguire i figli a scuola e dopo).


Ecco i risultati


Le donne faranno perdere Trump


Le donne faranno perdere Trump


Quello che scopriamo è che l’America degli uomini è letteralmente spaccata in due. 

Se votassero solo gli uomini vincerebbe Trump: 350 contro 188 voti presidenziali.. Vincerebbe di un voto contro due, segno che un certo maschilismo ancora non è pronto a riconoscere una donna come presidente, ma anche che, in fondo, gli uomini non vedono così male una certa visione della donna.
Ma quella di Trump sarebbe un’America spaccata in due. Trump non vincerebbe nelle due coste – la parte più viva culturalmente e più multiculturale e economicamente dinamica degli Stati Uniti, mentre stravincerebbe nell’America rurale e degli stati centrali e del sud.


Scopriamo anche che se votassero solo le donne la vittoria della Clinton sarebbe praticamente totale, con 458 voti presidenziali contro 80 di Trump. E in questo caso sarebbe un risultato omogeneo e unificante nella quasi totalità degli Stati americani.
Donne quindi unite e consapevoli, e in questa unità anche “unanimemente indignate” per le rivelazioni sessuali in campagna elettorale.


E questo divario, come anche questa omogeneità, rischiano di essere la vera pietra tombale del Tycoon Trump. 
Le donne sono le vere protagoniste dell’attivismo politico, macchina di consensi, di convincimento porta a porta ed anche di raccolta fondi. Sono quelle più “presenti” ed anche un motore di raccolta consensi: in altre parole è più facile che una donna convinca un uomo che non il contrario. Capacità anche più determinante nelle fasce più giovani, che sono anche quelle tradizionalmente più orientate a votare democratico che non repubblicano, nonché quelle da convincere a recarsi al voto.
Ed anche se i sondaggi danno ancora un sostanziale testa a testa, gli analisti stimano questa macchina umana della propaganda capace di spostare anche 12 punti percentuali in un solo mese.


Se considerassimo questi elementi come un fenomeno solo americano la nostra analisi potrebbe finire qui, ma non è così.
La comunicazione politica sta cambiando e l’attivismo sui social network e l’attenzione – anche in termini di risorse investite – sui nuovi strumenti di comunicazione e organizzazione dell’attivismo e del consenso lo dimostrano. E questa “esportazione” di una politica sempre più spettacolarizzata sta diventando un fenomeno globale.
Studiare queste tendenze negli Usa oggi è un po’ come avere un dato di quello che avverrà – come fenomeno di massa – nell’arco di 5 o 10 anni anche in Europa.
E sono dati da tenere ancora più presenti se consideriamo che le nostre politiche sono sempre più interconnesse: quello che fa Renzi in Italia può influenzare l’elezione di Hollande, e le vicende del PSOE in Spagna possono incidere sulla SPD tedesca. E così anche nel centrodestra con le sempre più forti connessioni politiche e accostamento di imagine tra Le Pen e Salvini e Farage (per fare un esempio macroscopico) o tra Sarkozy e Berlusconi.
Ed anche più se consideriamo che le elezioni europee sono sempre più qualcosa di simile ad un voto europeo globale.
In questo scenario, anche in Europa, le donne hanno una posizione molto più omogenea e attiva rispetto agli uomini, e da noi potrebbero addirittura essere ancor più determinanti, specie in quelle aree in cui la propensione al voto tende ad essere bassa.

Come non sbagliare look: in autunno è velluto mania

Se c’è qualcosa che davvero non dovrebbe mancare nell’armadio della donna autunnale, è sicuramente il velluto.
Morbido, appariscente e sensuale, copre l’autunno-inverno 2016 di total glamour diventando must-have assoluto della stagione.
Abbinato e composto in diversi modi, può donare il mood desiderato a seconda dell’occasione nella quale lo si vuole indossare.
Basti pensare alla regalità del tessuto per una grand soirée, ai colori tenui e morbidi per un aperitivo in centro e alle tonalità forti e sgargianti per una mattina all’insegna di un deciso glam-rock.
Piace tanto non solo per le sue proprietà soffici, ma anche per la sua comodità.
Infatti, cade dolcemente sulla figura non fasciandola, è ottimo quindi per chi possiede forme e curve.


Come indossarlo?


1. TOTAL LOOK


Si indossa in blocco, come completo unico.
Può essere composto da pantalone e giacca come nel completo cipria di Alberta Ferretti o con ricami sulla parte anteriore della giacca come nel completo di Giorgio Armani.
Velluto bordeaux per Haider Ackermann e mix&match di giallo e rosa per il tailleur di Creautures of Comfort.



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2. ABITI


Gli abiti in velluto si presentano solitamente lunghi, tranne in alcuni casi.
Scollatura profonda bordeaux per Valentino, trendy retrò in blu ottanio per Luisa Beccaria, ricami all over per Prada, marrone scuro scivolato per Twinset e infine sensualissimo long dress in velluto nero per Armani Privè.
Per quanto riguarda l’abito corto, eccone uno di Prada con ricami floreali.


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3. MIX&MATCH


Parola d’ordine? Osare.
Il mix&match prevede accessori in velluto e abiti in pelle, gonna in velluto e giacca in lana, body in velluto e pantaloni lavorati a maglia.


.4 CATENE LOW COST


Non solo grandi brand, il velluto viene venduto anche da catene low cost del fast fashion a prezzi decisamente modici e accessibili. Perché non dare un’occhiata, quindi?


H&M, tra i capi più belli, propone una vestaglia in blu brillante con stivali ricamati in velluto e una giacca verde smeraldo con laccio in vita.
Zara, invece, un body rosa con scollatura a V, un mini dress con ricamo centrale, larghi pantaloni marroni e un abito rosso con spalline sottili.


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5. ACCESSORI

Come ultimo punto, è doveroso trattare gli accessori, il punto debole di ogni donna.
Dolce e Gabbana propone high heels in velluto rosso con tacco largo ricoperto da una colata di pietre brillanti, ricami floreali su stivaletti marroni per Alberta Ferretti, disegni optical per la Fendi Bag in velluto e stivaletto bordeaux con tacco a rete e collarino di perle per Dries Van Noten.


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Il potere di un rossetto rosso: il mito di Elizabeth Arden

Può un rossetto rosso cambiare il mondo? Certo che sì. Lo ha sempre creduto Elizabeth Arden, al secolo Florence Nightingale Graham, che a colpi di make up ha cambiato non solo il beauty case ma anche la vita di tutte le donne. Ricorre in questi giorni l’anniversario della morte dell’imprenditrice canadese che ha mostrato per la prima volta al mondo il potere di una donna che indossa un rossetto rosso fuoco.


La sua storia comincia in Ontario, Canada, dove nasce nel 1878. A 24 anni Florence decide di lasciare la scuola per infermiere di Toronto per dedicarsi alla bellezza delle donne. A New York inizia a lavorare per un’estetista e nel 1909 fonda il marchio Elizabeth Arden. Il nome le viene suggerito da un’amica, in onore di una poesia di Alfred Tennyson: nasce così il brand che rivoluzionerà per sempre il beauty case femminile. I primi prodotti creati da Florence/Elizabeth Arden sono una crema per il viso chiamata Venetian Cream Amoretta ed una corrispondente lozione, la Arden Skin Tonic che ottengono un grande successo. Nel 1910 viene aperta per la prima volta la Red Door, logo della maison. Una porta dello stesso colore di un rossetto rosso, e allo stesso modo capace di schiudere un mondo di bellezza e femminilità. Elizabeth Arden è la prima a proporre l’idea del total look: rossetto, blush e smalto abbinati con l’eleganza che ancora distingue il brand. Ma anche fondotinta, creme, lozioni, prodotti per il make up occhi. Un intero beauty case di strumenti pensati per esaltare la naturale bellezza di ogni donna, anche in trincea. Durante la seconda guerra mondiale, è la stessa Elizabeth Arden a ideare un rossetto che si abbini alle uniformi delle donne nelle forze armate. Forse un rossetto rosso, un ottimo make up occhi e un beauty case fornito non fanno vincere una guerra, ma sono sempre ottimi alleati.

 

“The Vulgar: Fashion Redefined”: l’espozione del kitsch a Londra

E’ possibile dare una connotazione al termine volgare?

Sarebbe quasi impossibile farlo, ma per darci un’idea fattibile su cosa sia kitsch nella moda, Londra presenta una mostra che intende, per quanto sia possibile, circoscrivere il suo significato nell’ambito del fashion.

 

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Dior Haute Couture 1990 by John Galliano. Foto Guy Marineau

 

 

Collezione Elsa Schiapparelli A/I 15-16 (fonte immagine adnkronos)

Collezione Elsa Schiapparelli A/I 15-16 (fonte immagine adnkronos)

 

 

The Vulgar: Fashion Redefined è l’esposizione alla Barbican Art Gallery, aperta dal 13 ottobre al 5 febbraio 2017, che pone l’attenzione sull’evoluzione che nei secoli  ha compiuto la moda.

Per realizzare questa mostra sono state interpellate maison che hanno contribuito a segnare il corso della moda. Nomi importanti come: Elsa Schiapparelli, Christian Dior, Louis Vuitton, Jeanne Lanvin, Miuccia Prada, Christian Lacroix, Pam Hogg, Viktor & Rolf e Philip Treacy.

 

La gonna/elefante di Walter Van Beirendonck-(fonte immagine lexpress)

La gonna/elefante di Walter Van Beirendonck-(fonte immagine lexpress)

 

Moschino by Jeremy Scott (fonte immagine theguardian)

Moschino by Jeremy Scott (fonte immagine theguardian)

 

 

La garbata visione artistica di queste grandi maison (spesso deturpata da collezioni esasperate) e l’accurata indagine della storia del costume che ha permesso di recuperare capi appartenenti all’epoca rinascimentale, rileva l’impronta che il “volgare” ha lasciato negli anni, nel sistema.

Così appaiono anche l’iconica t-shirt “stampa seno” di Vivienne Westwood e la gonna elefante di Walter Van Beirendonck.

L’esposizione è curata da Judith Clark e Adam Phillips.

 

Info: “The Vulgar: Fashion Redefined”, Barbican Art Gallery dal 13 ottobre 2016 al 5 febbraio 2017.

 

 

 

Expo del bello, l’evoluzione della Milan Fashion Week

Durante la prossima Milan Fashion Week, ovvero Settembre 2017, Milano riunirà tutti gli eventi moda, gli showcase, le rassegne fieristiche e i mercati all’interno del capoluogo lombardo, dando così vita all’Expo del Bello.


Il sottosegretario Scalfarotto ha preso in carica un’analisi approfondita e ha dedotto che: “il settore moda allargato rappresenta il 14% del nostro export ed è cresciuto del 3% nel corso del 2015. L’Italia è l’unico paese al mondo ad ospitare la filiera nel suo insieme, dal filato ai tessuti, dalle confezioni all’accessorio. Un’imponente sintesi di talento creativo, eredità e memoria, innovazione e positiva contaminazione. Eccellenze e primati di cui siamo orgogliosi e che dobbiamo valorizzare, rendendo Milano il crocevia di una convergenza creativa senza eguali”.


Così, la moda milanese intesa fino ad ora convoglierà a nozze con il mercato internazionale dando vita a un solo ed unico contesto che raggrupperà tutte le novità e le tendenze del prossimo autunno.


È un passo senza precedenti per una realtà importantissima dal punto di vista economico e cruciale per l’identità italiana nel mondo“, continua Scalfarotto.


Sottoscritto il protocollo d’intesa a Roma il 12 Ottobre, Milano diventerà presto capitale della moda e unica vetrina del Made in Italy.
L’intesa prevede, inoltre, un potenziamento delle sfilate e degli eventi fieristici, ma non solo.
In programma anche numerosi eventi aperti ai quali partecipare liberamente.


Anche l’assessore al Commercio Moda e Design Cristina Tajani ha commentato: “Il protocollo conferma la vicinanza di tutte le Istituzioni nazionali e locali verso un comparto produttivo sempre più strategico per il Paese e la volontà di fare di Milano,una vetrina del Made in Italy, riconosciuta a livello internazionale. Oggi confermiamo anche un’alleanza tra operatori privati e del settore pubblico che consentirà di concentrare presenze di buyers, operatori e turisti in un’unica settimana strategica per la città“.

Con Brexit la Gran Bretagna è il paradiso dello shopping

C’è una nuova meta dello shopping. Inaspettata. Ai piedi del Big Ben.

Londra è il paradiso degli acquisti e questo grazie a Brexit.

Più perde valore la Sterlina e più una borsa di lusso o un cappotto in puro cachemire costa meno. La proporzione non permette margini di errori: la moneta inglese perdendo il suo potere d’acquisto permette a chiunque di guadagnarci in risparmio.

L’uscita dall’UE è stata una manna dal cielo per la Gran Bretagna che oggi può sfruttare questo momento a suo vantaggio.

Ad indagare su quanto stia accadendo nelle ultime settimane in Gran Bretagna è Deloitte che ha elaborato un’analisi della situazione economica attuale del Paese.

La moneta britannica, avendo perduto il suo valore del -17% rispetto al dollaro dallo scorso giugno, attirerebbe turisti stranieri pronti per il grande affare.

La Gran Bretagna è il nuovo paradiso dello shopping?

A quanto pare si.

L’azienda ha indagato sul valore di una Speedy 30: l’iconico bauletto di maison Louis Vuitton.

Parlando in moneta americana: per acquistare la stessa borsa, in Gran Bretagna si spenderemmo 820 dollari, in America 970 e in Cina 1115.

I fatti parlano chiaro: a luglio gli acquisti effettuati da stranieri pare abbiano toccato i 3,8 milioni di sterline, con una crescita del +2% rispetto il 2015.

 

 

Fonte copertina bimag.it

 

 

Fedez sempre più fashion: ora collabora con Replay

Che l’amore con Chiara Ferragni stia aprendo un nuovo mondo a Fedez?

Il tatuatissimo e talentuoso rapper starebbe affrontando una nuova sfida: quella patinata del fashion biz.

E’ notizia dell’ultima ora che Federico Leonardo Lucia (alias Fedez) ha firmato una collaborazione con il marchio Replay.

Si tratta di una capsule collection autunno/inverno 16-17 a marchio “NoGodz” composta da sette pattern che conferiscono al progetto creativo un aspetto giovanile e dinamico.

 

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La collaborazione nata con Replay mi ha permesso di essere libero nella mia creatività ed esprimere la mia personalità. E’ stata un’esperienza diversa e molto positiva”, ha dichiarato il rapper e discografico italiano.

Il lancio ufficiale della collezione è previsto per il prossimo 20 ottobre 2016 nel flagship store di Replay in Piazza Gae Aulenti di Milano.

Nel mese di dicembre, inoltre, altre grafiche verranno aggiunte al Thunderbird o “Uccello di Tuono”, il rapace emblema delle tribù native, rivisitato in chiave futuristica.

 

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A commentare l’unione lavorativa tra le due parti, Matteo Sinigaglia, CEO di Fashion Box: “La musica rappresenta da sempre un mondo di riferimento per Replay e un forte punto di contatto con i giovani ed ha accompagnato negli anni il nostro brand alimentando la nostra creatività, il nostro spirito ribelle e la nostra passione. La sinergia trovata in questa collaborazione con Fedez ci permette di continuare questo percorso“.

 

 

Fonte immagini cosmopolitan.com

 

 

 

 

I migliori backstage di Milano Moda Donna: Missoni

Nell’atmosfera industrial della zona di tendenza Ventura Lambrate, in un runaway ultra luminescente, hanno preso vita i nuovi ritmi dei colori Missoni che segnano il ritorno dell’iconico color block e le nuove proporzioni dal taglio pulito e contemporaneo.

Il gioco delle sovrapposizioni di lunghezze e materiali ha evidenziato le ispirazioni giunte dalla purezza dei minerali e dalla quieta della natura.
L’accessorio ultra Sixties ha esaltato i look che, per la prossima Primavera/Estate invitano alla semplicità e al relax in tutte le situazioni quotidiane.

Fashion editor Alessia Caliendo
Video director Andrea Bertolotti

Giuseppe Buccinnà: la sua “consapevolezza” in una collezione

E’ la natura ad ispirare totalmente la collezione primavera/estate 2017 di Giuseppe Buccinnà.

Una “ri”scoperta della piacevolezza di immergersi tra le fronde degli alberi e rimanere rapiti dall’odore inebriante della terra bagnata e della corteccia sudicia di pioggia.

Il minimalismo del progetto creativo del designer milanese, si scontra con una ben più complessa rielaborazione di un paesaggio sotto forma di geometrie  nette.

Tessuti naturali, non trattati con solventi chimici che ne possano alterare la loro organicità, si colorano di una palette che non concede spazio a toni vibranti.

Così, il bianco, il nero ed il grigio sono la naturale sintesi di una linea pura.

Di un progetto creativo che si sviluppa attraverso blazer sartoriali, culottes, gilet, pannelli asimmetrici e studiate sovrapposizioni.

Giuseppe Buccinnà mette tutto il suo sapere (ha una laurea presso il Politecnico di Milano in Ingegneria Civile ma ha poi scelto la moda, diplomandosi in modellistica presso l’Istituto Secoli) al servizio di una collezione che fonde design e rispetto per l’ambiente.

Non a caso è stata battezzata con il nome “Rigpa“(dal sanscrito “consapevolezza”).

Sfoglia la gallery

 

 

Photo courtesy Press Office

Fedez conquista Chiara Ferragni: “Chiara, limoniamo!”

Tutta l’Italia parla della nuova coppia Ferragni-Fedez, sempre pronti a concedersi a interviste e approfondimenti sulla loro storia d’amore.


Lei: bionda, altissima, alla moda.
Lui: biondo, altissimo, a XFactor.


Due mondi paradossalmente opposti eppure complementari, illuminati dalla luce dei riflettori, dei likes su Instagram, delle views sotto i loro post.
Non cerco popolarità“, esordisce Chiara su Vanity Fair, “sentendolo parlare ho pensato: oltre che figo è anche intelligente“.


I due si sarebbero conosciuti a un pranzo con amici comuni a Dicembre e lei si sarebbe invaghita del suo modo di parlare, di esprimersi, di giocare sempre un po’ con il ruolo concesso dai media al quale è costretto ad assomigliare.
Sentendosi citata nel tormentone estivo di Fedez e J-Ax, ha deciso, poi, di rispondere attraverso i social: “Ho fatto un piccolo video in cui cantavo il mio pezzo. Lui l’ha visto e ha postato un video buffo in cui diceva “Chiara limoniamo”. Abbiamo iniziato a scriverci. Mi ha invitato a cena. E io ho pensato: bello, mi piace così diretto“.


Sembrerebbe l’inizio di una meravigliosa storia d’amore, ma alcuni fan non ne sono convinti: e se fosse solo una strategia di mercato per incrementare la popolarità di entrambi?


Procedono le uscite galanti, le foto insieme, le rose recapitate alla Ferragni, gli abiti succinti postati da lei e chiaramente diretti a lui, ma Chiara non è una femme fatale e come non le interessano i likes di Fedez, non le interessa neppure il sesso, dice infatti: “è fondamentale in un rapporto di coppia. Ma non è qualcosa su cui ho mai giocato: non sono una femme fatale, non mi piace fare la misteriosa“.


Le vecchie dichiarazioni d’amore sono fuori moda e non esiste alcun principe azzurro.
Nessuna lettera, nessuna aspettativa.
Non c’è bisogno d’attendere un sì, un messaggio, una telefonata.


C’era un vecchio detto che ormai non fa che suonare così: tutto è lecito, sui social.





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Roberto Cavalli licenzia 200 lavoratori

Aria di maretta in casa Roberto Cavalli?

Dopo l’annuncio del licenziamento del direttore creativo Peter Dundas (per maggiori dettagli potete leggere la notizia cliccando qui), la griffe italiana ha annunciato il licenziamento di 200 persone su 672 in attività presso l’azienda.

La decisione non è stata presa a cuor leggero visto che la maison pare non stia passando un periodo roseo.

Roberto Cavalli ha infatti chiuso il bilancio del 2015 in rosso e ciò potrebbe riaccadere allo scadere del 2016.

 

Look dell'ultima collezione SS17 Roberto Cavalli firmata Peter Dundas

Look dell’ultima collezione SS17 Roberto Cavalli firmata Peter Dundas

 

 

In una nota fatta diramare dall’azienda si evidenzia la decisione presa dalla maison fiorentina: “L’industria della moda sta attraversando tempi difficili, dettati da una significativa contrazione dei consumi in diversi mercati chiave e da una sostanziale trasformazione delle dinamiche del settore – ha dichiarato Gian Giacomo Ferraris, AD del gruppo -. In questo contesto, solo i marchi iconici, con un modello di business coerente ed un’organizzazione efficiente saranno in grado di sopravvivere. Dopo la mia iniziale analisi del gruppo, credo che Cavalli abbia tutto ciò che serve per avere successo, ma i costi della società devono essere in linea con i ricavi e questo è l’obiettivo che intendiamo raggiungere”.

A venire sacrificati per prime saranno la sedi di piazza San Babila 3 e l’ufficio stile di Milano. Con la chiusura dei due uffici, duecento persone vedranno recapitarsi la lettera di licenziamento.

 

 

Come il web aiuta i Hillary Clinton

Qualche mese fa si parlò di una riunione tra i vertici delle big company della silicon Valley preoccupate per i successi alle primarie di Donald Trump.
 Che non sempre le web company siano state del tutto con i Democratici era cosa nota; parliamo pur sempre di aziende multimiliardarie, di dimensione globale, i cui manager e fondatori (anche loro multimiliardari) se possono non disdegnano una politica economica americana con maglie fiscali più larghe.
Ma Trump deve essere stato stretto anche a loro, visto che hanno finanziato durante le primarie il “fondo repubblicano contro Trump”. E non riuscendo nell’intendo di arrestarne quanto meno la corsa, oggi appoggiano direttamente – ma soprattutto indirettamente – la certamente più amica Hillary Clinton.


Che il web abbia contato moltissimo dalla prima vittoria alle primarie di Obama, e poi nelle due successive campagne presidenziali è cosa nota.
Nota al punto che da quelle esperienze anche la “vecchia politica europea” ha comunicato a comprendere il fenomeno ed attrezzarsi, anche quando poco e male.
Il web crea dibattito, sposta elettorato, dà visibilità quando i media mainstream la limitano, e fa da eco a notizie che possono diventare virali e di pubblico dominio.
Gaffe, dichiarazioni, foto, video che spesso non sarebbero emersi, col web finiscono con il fare notizia.


La parte nota di questa campagna è quella relativa ai finanziamenti.
Le web company non solo stanno contribuendo massicciamente alla campagna presidenziale diretta, ma fanno confluire anche notevoli somme sui comitati elettorali di senatori e congressisti in lizza. 
La parte meno nota ma che invece comincia ad essere visibile, è un impegno civico, che di fatto si traduce in un aiuto notevole alla campagna democratica.


Wordpress, ad esempio, ha sviluppato un widget di “invito a registrarsi per il voto” da inserire anche sui blog.
Il calcolo è presto fatto: tolto lo zoccolo duro di circa 170 milioni di elettori, si stima che ogni tre nuovi iscritti, ben due siano orientati sui democratici, perché ad esempio giovani, immigrati, appartenenti a minoranze, persone alla prima esperienza elettorale.
I social si stanno scatenando sia nella produzione di dirette video dei dibattiti, sia nella viralizzazione delle sintesi degli stessi.
Questo per raggiungere tutti i “non appassionati” di politica televisiva e di giornali.
Anche in questo caso una fetta di popolazione che – come indicano i big data – sarebbe orientata verso un voto democratico.


Quanto inciderà tutto questo lo scopriremo il girono dopo.
Di certo questo impegno non è marginale, nemmeno dal punto di vista economico, tanto che alcuni analisti si sono spinti a fare una stima per difetto di circa 500milioni di dollari.
Ma i candidati possono stare tranquilli: il mondo del web sa come muoversi nelle maglie della regolamentazione sui finanziamenti elettorali, e nessuno potrà dire che queste iniziative sono “un finanziamento diretto” da inserire a bilancio.
Anche questo è web.

Lucio Vanotti e l’inno alla semplicità – collezione primavera estate 2017

LUCIO VANOTTI ALLA MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2017

Subito vengono alla mente le immagini di una abitazione giapponese, la sua semplicità, la linee pulite, l’ambientazione domestica dove il bianco e le sue sfumature sono protagonisti.

La collezione primavera estate 2017 di Lucio Vanotti riconferma il suo stile del “Less in more“.

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Forme maxi, dai polsini alle felpe-mantello, dai pantaloni alle sacche, quelle bin bag o buste della spesa, dettagli che giocano sempre con la texture in vernice bianca o nera.

I materiali si alternano tra le texture pragmatiche del grill, del denim chiaro e delle stuoie fino alla fluidità dei cotoni camiceria, viscose, sete e jersey makò.

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Candidi camicioni, quasi sacrali, vengono abbinati alle ciabatte a fascia, una donna pronta per un bagno turco, una giornata in uno stabilimento termale o nella vasca di casa, ma sempre in un quell’atmosfera intima e rarefatta che si respira durante le sfilate di Lucio Vanotti.

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THE SOLOIST OF PERFORMANCE ART

Animali Fantastici e dove trovarli, J.K. Rowling: 5 film per lo spin-off di Harry Potter

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Il mondo magico di Harry Potter incontra la moda anni ’20 nell’attesissimo spin-off che arriverà nelle sale il 17 novembre, e questa notizia basta a mandare in visibilio i fan del maghetto con gli occhiali. Se poi, durante un evento in diretta mondiale, J.K. Rowling annuncia di aver moltiplicato il numero di film della nuova saga Animali Fantastici e dove trovarli, il delirio è assicurato. Ieri sera, durante un Q&A in mondovisione da Londra e Los Angeles e con collegamenti nelle maggiori città del mondo, l’autrice insieme al regista David Yates (che ha già firmato gli ultimi quattro Harry Potter) e il produttore storico David Heyman, ha spiazzato migliaia di fan accorsi e anche gli stessi attori di Animali Fantastici annunciando la grossa novità. “All’inizio è stato un po’ stressante scrivere un grande film hollywoodiano – ha raccontato J. K. Rowling, al debutto come sceneggiatrice – ma con il tempo ci ho preso gusto e oggi possiamo annunciare che la saga di Newt Scamander sarà di cinque capitoli“. Animali Fantastici e dove trovarli è ambientato nella New York degli anni ’20. Protagonista il magozoologo Newt Scamander, giunto da Londra con una valigia carica di creature magiche. Una volta scambiata la sua valigetta con quella del panettiere Jacob Kowalski dovrà affrontare mille avventure per recuperare i suoi animali. Così tante avventure da non riuscire a raccontarle in una trilogia, come previsto.


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I fan di Harry Potter hanno risposto con entusiasmo all’idea di un prolungamento della nuova saga con protagonista Eddie Redmayne, premio Oscar nel 2015 per La teoria del tutto. L’attore inglese si è detto un po’ sotto pressione per la paura di non essere all’altezza del mondo creato da J.K. Rowling, ma allo stesso tempo euforico. Gli hanno fatto eco gli altri protagonisti, tra cui Katherine Waterston, Alison Sudol, Dan Fogler, Colin Farrell, entusiasti di impugnare la bacchetta magica e trovarsi sul set tra creature fantastiche e oggetti volanti. Merito dello scenografo Stuart Craig (Il paziente inglese, Le relazioni pericolose, Gandhi) che ha reso perfettamente l’atmosfera degli anni ’20 ricostruendo New York agli studios Leavesden di Londra e con l’aiuto del green screen. Sembra però che Animali Fantastici e dove trovarli renderà felici anche i fashion addicted: la costumista Colleen Atwood (premio Oscar per Alice nel paese delle meraviglie, Memorie di una geisha e Chicago) promette cloche e abitini da flapper girl per tutte le amanti della moda anni ’20. Il cappotto blu che Eddie Redmayne indossa nella locandina del film è già leggenda.


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Modella del mese: Chiara Brogna

CHIARA BROGNA E’ LA NOSTRA MODELLA DEL MESE DI OTTOBRE 2016

Photographer: Miriam De Nicolo’
Model: Chiara Brogna @ Icon Models Milan
Make up: Manuel Montanari
Hair: Mattia Flora
Dresses: MARIANNA CIMINI, PUNTOLINEARE
Bags: Paola Bonacina
Bracelets: CHEVALIER
Thanks to: MPM fashion agency, Italian Artisan

Quando hai iniziato a lavorare come modella?

Ho iniziato a lavorare come modella circa un anno e mezzo fa. Ho sempre amato e guardato la moda e chi ne faceva parte come un qualcosa da me lontano. A 19 anni ho partecipato al casting di Elite, ho passato la prima selezione ma dopo poco ho abbandonato tutto. Dopo un anno navigando in internet, ho letto di un casting dove cercavano modelle per uno shooting sul magazine Donna Moderna. Vengo scelta e inizia la mia nuova vita: scettica all’inizio perché non mi ritenevo all’altezza, ma una volta sotto i riflettori ho provato un’emozione forte, partendo dalla possibilità di poter indossare degli abiti d’alta moda meravigliosi. Da allora mi sono chiesta: “perché smettere se mi fa sentire così bene?” .
Icon, l’agenzia che ora mi rappresenta, ha creduto in me. Ora lavoro con delle bellissime persone.

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dress Punto.lineare



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gilet e gonna a righe bianco e nero Punto.lineare



Descrivici i pro e i contro di questo mestiere:

Sicuramente molti pro altrimenti non farei questo lavoro, innanzitutto mi fa stare bene, mi diverte,conosco persone che arrivano da ogni parte del mondo, lavoro in posti stupendi, la vita è frenetica e per questo motivo non ci si annoia mai !

Di contro si ricevono molte porte in faccia, il mio consiglio è quello di non arrendersi mai!

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trench e abito Marianna Cimini – bag in pitone Paola Bonacina



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dress Punto.lineare – pochette Paola Bonacina – braccialetti Chevalier



Sognavi di fare la modella da bambina?

Assolutamente no, immaginavo tutt’altro: volevo diventare una commessa!  Ho la nonna sarta e ricordo che da bambina quando stavo da lei piegavo spesso le sue stoffe, e immaginavo di avere un negozio di abbigliamento. Più tardi negli anni ho creato dei vestiti, utilizzando amiche e cugine come manichini, giocavamo a sfilare e forse il mio sogno allora era quello della stilista. Insomma ho sempre criticato chi ha un pessimo stile. Lo faccio tuttora.

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trench Marianna Cimini – braccialetti Chevalier



In futuro come ti vedi ? 

Futuro, che parolone. Vorrei concertarmi su me stessa, sul lavoro che faccio ora, vorrei portarlo avanti il più  possibile. Ma quando sarà il momento di abbandonare, mi piacerebbe lavorare come stylist. Insomma il mondo della moda non lo abbandono mica!

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t-shirt lavorata Marianna Cimini – gonna Punto.lineare – bracciali Chevalier



Descrivici la tua giornata “tipo”:

Ogni giornata è diversa dalle altre, correndo come una trottola a Milano tra casting e servizi.

Inizio sempre con una super colazione, musica in sottofondo e quando riesco vado a trovare gli amici più cari in campagna, dove mi rilasso un po’.

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pantaloni stampati Marianna Cimini – abito nero con tasche Punto.lineare – braccialetti Chevalier



Segui una dieta particolare? 

Purtroppo sì: non mangio ogni giorno pizza o pane e Nutella, che sono i cibi che amo di più. La mia è una dieta sana ed equilibrata e in porzioni piccole. Prima ero molto più drastica: un pasto al giorno, poi mi sono accorta che il mio fisico richiedeva energia giustamente e ho dovuto cambiare tipo di alimentazione,  ma la mia fisicità non è cambiata per fortuna.

Che rapporto hai con il tuo corpo?

Amo il mio corpo, certo come tutte le ragazze anche io vorrei cambiare qualche difetto ma poi penso: sono così e devo piacermi così 🙂  Forse una cosa c’è, ecco vorrei essere più alta: dal mio 1.76 arrivare a 1.80-82, perché no?!

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trench Marianna Cimini



Descrivici il tuo stile:

Ho sempre voluto distinguermi cercando pezzi che nessuno ha, ad esempio acquistando capi nei negozi vintage. Amo il vintage, gli anni 80/90, capita che io mi senta fuori luogo perché vestita in modo diverso dalle altre, ma a mio parere la moda si crea su se stessi, sulla propria personalità; io ad esempio mi vedrei bene nel famosissimo telefilm Beverly Hills 90210!

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white dress Punto.lineare – borsa con catenella dorata Paola Bonacina – braccialetti Chevalier



Esiste una modella a cui ti ispiri?

La mia preferita è e sarà sempre Kate Moss. Mi sono ispirata a lei sin da ragazzina, Kate ha creato uno stile nei ’90 e dalle sue immagini copiavo qua e là gli outfit. Evergreen.

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dress Punto.lineare – pochette Paola Bonacina – bracciale Chevalier



Parlaci dei tuoi hobby:

Amo lo sport, la musica, la fotografia, dipingere e fare bricolage. Suonavo la chitarra, forse un giorno riprenderò.

I prodotti di bellezza a cui non puoi rinunciare?

Mai senza un’ottima crema corpo, è importante avere la pelle idratata, per il viso invece non posso rinunciare al mascara, un correttore per coprire le occhiaie ed un filo di blusa, prodotti essenziali per uscire di casa senza sembrare uno zombie!

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dress Punto.lineare – braccialetti Chevalier



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Con Tilt Brush, Google manipola “magnificamente” la realtà

Tilt Brush è uno strumento geniale. E’ un oggetto promotore di un’arte nuova.

Questo non è più disegnare entro i limiti di un foglio, è qualcosa di più simile a scolpire“, ha commentato Glen Kean, animatore di Walt Disney che ha dato i natali a celeberrime storie d’avventura come Tarzan e La Sirenetta.

 

(fonte immagine nerdist)

(fonte immagine nerdist)

 

 

Con Tilt Brush, il mondo virtuale si fonde con la pittura creando vere opere tridimensionali, visibili attraverso il visore HTC Vive: un casco che permette di interagire con lo spazio attraverso l’ausilio di due joystick.

 

(Fonte immagine View.Ge.com)

(Fonte immagine View.Ge.com)

 

 

Lanciato da Google, questo strumento ha davvero dell’eccezionale: “Il vantaggio – dichiara Keane – è che ci si può immergere nello spazio, disegnando in scala reale e muovere attorno alla propria creazione, accettando la nuova sfida di inventare nuove forme di narrazione“.

Un’esperienza sensoriale immersa in una realtà virtuale incredibile.

 

(fonte immagine dailymail.com)

(fonte immagine dailymail.com)

 

 

Sensazioni, peraltro, che si posso avvertire su virtualart.chromeexperiments.com che permette di  immergersi in una nuova dimensione e carpire i segreti di questa nuova espressione artistica.

Sei artisti di fama mondiale, Sheryo & Yok (street artist), Christoph Niemann (illustratore), Andrea Blasich (scultore), Katie Rodgers (illustratrice di moda), Harald Belker (designer di automobili) e Seung Yul Oh (creatori di installazioni artistiche), si sono cimentati in questa nuova frontiera espressiva, tastando in esclusiva  per il sito, lo strumento.

 

 

 

 

Fonte cover creativityonline.com

Tod’s: una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto nel 2017

Tod’s aprirà, nel giro di un anno, una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto.

Le dichiarazioni incoraggianti del patron della griffe, farebbero pensare ad un progetto rivolto soprattutto ai giovani del posto, in difficoltà economica.

 “L’azienda – ha spiegato l’imprenditore marchigiano – la costruiremo in tempi molto brevi. Intanto assumeremo i ragazzi del posto per iniziare a formarli. Per partire ci vorrà non più di un anno”.

 

Il Presidente del Consiglio Renzi in visita allo stabilimento Tod's di Casette d'Ete in compagnia di Diego della Valle (foto di  Zeppilli)

Il Presidente del Consiglio Renzi in visita allo stabilimento Tod’s di Casette d’Ete in compagnia di Diego della Valle (foto di Zeppilli)

 

 

La cittadina delle Marche ha recentemente subìto danni ingenti dopo il terremoto del 24 agosto scorso e questa promessa se per alcuni sembra una manna dal cielo, per altri appare una trovata studiata a tavolino dal premier Renzi, in vista del referendum sulla Costituzione in programma il prossimo 4 dicembre 2016.

È bellissimo poter dire grazie alla Tod’s perché dà un segnale forte che anche il privato può dare una mano alla ricostruzione. Un imprenditore che non dimentica la sua terra. Mi auguro che anche altri seguano questo esempio” ha commentato il premier Renzi in visita allo stabilimento Tod’s di Casette d’Ete, glissando tutte le polemiche sul caso.

Lo stabilimento in questione sarà di medie dimensioni e sorgerà in terreni che dovranno essere individuati dall’amministrazione della cittadina marchigiana.

 

 

 

 

 

Fonte cover lettera43

Bella Hadid, Gigi Hadid e Kendall Jenner sono anche delle fotografe

Ebbene sì, le tre modelle più famose del momento sono anche delle fotografe.
Proprio Bella Hadid, ha scattato di recente il suo primo editoriale con la rivista W Magazine nella sede di Chrome Hearts a Los Angeles, nel quale ritraeva alcuni suoi amici come Jesse Jo Stark e qualche componente della sua famiglia, ovvero sua mamma Laurie Lynn.


Poche settimane dopo, più o meno durante le Fashion Weeks di Settembre, anche sua sorella Gigi Hadid scattava con la polaroid per V Magazine.


In concomitanza con le due notizie, si è venuto a sapere che anche Kendall Jenner non è riuscita a resistere al fascino di diventare una fotografa.
Così, collabora oggi con Love Magazine accanto alla caporedattrice Katie Eleanor Grand alla ricerca di un volto noto per la copertina della prossima Primavera/Estate 2017.
Sì, ci chiederemo, ma cosa c’entra con la fotografia?
Jenner fotograferà a novembre i venti finalisti scelti presso Los Angeles.


Chi pratica la moda, solitamente, non pensa alla fotografia come seconda scelta di impiego.
È risaputo infatti che le modelle abbiano un occhio sempre rivolto al ruolo di fashion designer, con un’unica eccezione: Helena Christensen.


Eppure le tre sembrano avere ben chiaro il ruolo su cui investire per una futura carriera, ruolo che le vede inevitabilmente non più sotto i riflettori ma dietro.
Potrebbe essere una scelta ponderata, dettata dall’immensità del sistema di condivisione di fotografie più veloce al mondo, Instagram.
Che le tre abbiano pensato di voler incrementare i likes non soltanto attraverso gli scatti a se stesse, ma anche e soprattutto agli altri?


Opinione insindacabile che cozza però con la teoria del “tuttofare“, ovvero di coloro che possiedono la pretesa di riuscire in qualsiasi campo della vita.
Provarci non costa niente, ma il detto dice: chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non quello che trova.

Chi acquisirà Twitter?

Twitter fa gola, a molti. Ma costa troppo.
È questa la sintesi dell’ultimo anno di voci sul social network più discusso.
Se ne è parlato come “arma” occidentale per destabilizzare durante la “primavera araba”, come strumento di propaganda dell’Isis, come macchina di popolarità per le star (e non), come mezzo di comunicazione “più veloce” del mondo, battendo tv e siti web.
E forse è proprio questa popolarità unita a quest’ultima caratteristica, che rende twitter “interessante” nella battaglia senza confine dei grandi conglomerati media.


Partiamo dalla quotazione.
Tra alti e bassi Twitter ha una quotazione borsistica che oscilla tra i 18 e i 22 miliardi di dollari.
Quello che la appesantisce tuttavia sono dipendenti e manager con un ricco portafoglio di azioni e opzioni, che la appesantiscono di circa altri 4/5 miliardi.
Un po’ troppo per un’azienda che direttamente e indirettamente non ne incassa 1 all’anno di fatturato.


Il business.
Non è mai stato ben definito un modello di business per Twitter, tentando strade abbastanza complesse passando da vere e proprie pubblicità a profili aziendali con possibilità di inserzioni, analytics e statistiche a pagamento, a messe in evidenza… senza un focus sugli utenti, e forse sottovalutando la via del broadcasting, un modello consono per la diffusione di contenuti.


Tra i possibili pretendenti si è parlato di Google.
Il colosso del web ha un suo social, G+, che però fatica ad uscire dagli utenti propri e allarga poco e male. Google è abituata a far da sé, a “creare il web che vuole”, ma questo finisce con l’essere un limite nel conquistare nuovi utenti fuori da sé.
Nel caso non sarebbe un problema di soldi, ovviamente, ma di visione e management. E le due famiglie mal si conciliano. Soprattutto per la grande propensione degli utenti naturali di Twitter “alla libertà”.


La vera ipotesi era Disney, colosso media da 56 miliardi di dollari di fatturato annuo, che già disse no a Lycos (e fece bene). Ma il gigante caiforniano sarebbe in corsa per l’acquisto della tv via web Netflix replicando una tattica già messa in atto negli anni ’50 quando scommise sul potere mediatico della neonata televisione: grazie alla partnership con il network Abc, il fondatore Walt Disney mise in onda la serie Disneyland, la più lunga mai trasmessa in orario prime time nella storia della tv. La serie diede anche il nome ai parchi tematici che, dal 1954 in poi e nel corso degli ultimi 60 anni. Per Abc fu l’inizio di una lunga collaborazione che culminò con l’acquisto da parte di Disney del network televisivo. E lo stesso potrebbe capitare con Netflix, basti pensare che solo qualche mese fa è stato siglato un colossale accordo di esclusiva tra le due società. Insomma, un copione già visto con la differenza che, in 60 anni, Disney ha decuplicato la sua capacità di produrre contenuti spaziando dai cartoni animati ai film di avventura, alle serie televisive di successo.
Oggi è la seconda società media al modo dietro a Comcast (che tentò di acquistarla nel 2004) e possiede, oltre ad ABC anche il network via cavo Disney Channel, ESPN specializzata in eventi sportivi e ABC Family, attiva nel settore musicale e teatrale e nel merchandising. A corollario del tutto ci sono 14 parchi a tema gestiti direttamente, con alberghi, negozi e ristoranti.
Secondo gli analisti un’offerta per Twitter consentirebbe alla società di rafforzarsi nei social media, soprattutto sul fronte dello sport. Dove ha una forte presenza televisiva grazie a Espn, ma è assente dalla rete. «Un’acquisizione di Twitter avrebbe senso strategico per Disney», ha detto Richard Greenfield, analista di BTIG. E Jack Dorsey, il co-fondatore di Twitter, siede già nel cda Disney.


Per ora sia Google che Disney che la “sempre in lizza” Apple avrebbero però fatto un passo indietro, almeno formalmente, per questione di prezzo (principalmente) ma anche perché Twitter avrebbe dichiarato di voler chiudere entro ottobre le trattative.
Segno che Twitter ha fretta, e che quindi ci sono margini per chiudere ben al di sotto delle aspettative. E mentre Twitter perde anche il 20% in borsa, sulla scia delle notizie di mancanza di acquirenti, resta in corsa, come unica acquirente la società di software di cloud Salesforce.com. L’effetto è stato che le azioni di Twitter sono sceso fino a 20,10 dollari , valutando la società a circa 14,2 miliardi.


Mentre però per Google, Apple e Disney un’acquisizione avrebbe un senso, e il portafogli consentirebbe l’investimento, Salesforce.com perde il 4%. Gli analisti non comprendono né il senso dell’operazione né l’eccessivo indebitamento che ne deriverebbe.

A Bob Dylan il premio Nobel per la letteratura 2016

Cos’è in fondo la musica? Pensieri e parole, versi e discorsi che si intrecciano a una melodia. Cosa c’è allora di tanto strano se il premio Nobel per la letteratura 2016 è stato assegnato a un musicista? La notizia, diffusa stamattina dal Comitato dei Nobel a Stoccolma, è stata accolta da un boato d’approvazione. A vent’anni dalla sua prima candidatura, Bob Dylan ha vinto il premio più prestigioso del mondo per aver “creato una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana“. Ancora prima che il cantautore statunitense ricevesse la notizia, il mondo si era già spaccato a metà: è giusto dare il premio Nobel a Bob Dylan?


All’anagrafe Robert Allen Zimmerman, Bob Dylan ha plasmato la storia della musica americana e non solo, partendo dal folk per approdare all’elettrica. Ha cantato pensieri e parole di una generazione che voleva cambiare il mondo con la naturalezza degli hobo, i cantanti di strada folk, e i testi poetici con cui “ha liberato le nostre menti“, come disse Bruce Springsteen nel 1988 alla cerimonia per l’inclusione nella Rock and Roll Hall of Fame. Il cantautore, però, ha sempre amato giocare con le parole in varie forme: Tarantula (1971) è il suo romanzo sperimentale fatto di poesie, giochi di parole, flussi di coscienza e pensieri in libertà. Altri suoi scritti sono stati pubblicati nel 1973 in Writings and Drawings e nel 2004 è stato pubblicato Chronicles – Vol.1, prima parte di un’autobiografia in tre capitoli. Non a caso, già nel 1996 Bob Dylan aveva ricevuto la candidatura al premio Nobel su indicazione del professore di letteratura Gordon Ball e con il supporto del  poeta Allen Ginsberg, che descrisse il suo stile come “catene di immagini squillanti”. Oggi, vent’anni dopo, l’annuncio del premio Nobel per la letteratura 2016 a Bob Dylan è accolto con gioia da chi in Hurricane e in Blowin’ in the wind, in Mr. Tambourine Man e Things Have Changed ha sempre trovato poesia.

La figlia di Madonna a seno nudo: tale madre, tale figlia?

La provocazione è di casa, o forse di famiglia.
La figlia della pop star Madonna è la protagonista di uno scatto succinto su snapchat in cui mostra i seni.
Sembrerebbe uno scatto come tanti altri tra tre amiche in posa in bagno se solo Lourdes Maria Ciccone Leon non mostrasse il seno da una camicetta rosa babydoll.
Sulla testa un diadema con la scritta “bitch“.


Soli 19 anni, quasi quanti ne aveva Madonna quando posò per la prima volta senza veli a New York nel 1977.
La somiglianza di atteggiamenti tra le due è inequivocabile, sono entrambe assolutamente bellissime ma altrettanto provocanti.
La ragazza aveva già fatto parlare di lei sui social a proposito di un bacio alla sua migliore amica e a proposito di uno scatto in cui posava mostrando ascelle poco depilate.


L’utilizzo di snapchat diviene sempre più decisivo per sancire l’atteggiamento e il carattere di una star, o di sua figlia.
Grazie all’utilizzo di istantanee, la vita sembra avere il suo corso in maniera pubblica.
Così snapchat ti mostra quante volte il tuo stilista preferito va in palestra o fa allenamento (vedi il caso di Stefano Gabbana), le feste super cool dei rapper italiani (vedi Fedez e Rovazzi), cosa mangia una food blogger, cosa indossa giornalmente una fashion blogger, i live dei concerti, i live delle sfilate, ogni evento al quale avresti voluto partecipare ma non hai potuto.
La vita è in diretta, proprio come il titolo del celebre programma di canale 5.
Così, Instagram Stories ha iniziato a far la guerra a Snapchat, ma il secondo citato rimane comunque il colosso degli scoop live che i fan non possono e non devono perdersi.


Lourdes Maria Ciccone Leon compirà a breve 20 anni, tra soli due giorni, e già tutti attendono un nuovo scatto così trasgressivo da far invidia anche alla regina della trasgressione, la sua mamma Madonna.

Freeze for Frieze: le post-card artistiche di Moncler

Moncler sigla una divertente collaborazione con i giovani artisti della Royal College of Art per una serie di cartoline legate all’evento Frieze London.

Il risultato è Freeze for Frieze: una serie di post- card (in tutto quattrocento) che sono stati esposti all’interno della boutique della griffe situata in Old Bond Street.

Gli studenti del celebre college londinese si sono cimentati in diversi stili artistici esplorando anche la ritrattistica.

Tra i volti celebri della moda e non è facile “incontrare” designer come Alessandro Sartori ed Alber Elbaz o star del cinema come Jude Law.

Tra i vari lavori, inoltre, è stata proposta una Fiat 500, uno smile e l’onda del mare in burrasca.

Il progetto racchiude però un animo nobile.

Sullo shop online del marchio è possibile acquistare alcune post-card firmate, al costo di sessanta sterline.

Il ricavato della vendita aiuterà due studenti (i più meritevoli) della Royal College of Art con una borsa di studio biennale.

Sfoglia la gallery

 

 

 

Foto tratte da moncler.com

È morto Dario Fo: il premio Nobel per la letteratura aveva 90 anni

Dario Fo è morto stamattina all’ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno per problemi respiratori. Aveva 90 anni, 70 dei quali trascorsi su e giù da un palcoscenico teatrale, un premio Nobel per la letteratura conquistato nel 1997 e una lunghissima lista di successi. Si autodefiniva il giullare della cultura italiana e lo è stato fino all’ultimo: lo scorso 20 settembre aveva presentato il suo ultimo libro Darwin. «Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare» amava ripetere. Infatti scriveva, recitava, dipingeva con una smania di esprimersi forse ancora più intensa negli ultimi anni.


«Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri» diceva Dario Fo parlando della moglie, l’attrice e compagna di mille battaglie Franca Rame, scomparsa nel 2013. Insieme davvero avevano vissuto più di una vita. Tutto era iniziato nel 1952 dietro le quinte dello spettacolo Poer Nano, scritto da lui e al debutto al Teatro Piccolo di Milano. «Io non ero nessuno, ero uno spilungone tutto orecchie, intimidito dalla sua bellezza e dunque casto. Allora un giorno lei mi prese dalle spalle, mi mise contro un muro e mi baciò» così raccontava un incontro che avrebbe profondamente rivoluzionato le loro vite. Insieme sul palco, insieme dietro le quinte, insieme in turnée, insieme in tribunale perché gli anni ’60 erano caldi e la satira alle istituzioni e alla morale comune non veniva perdonata facilmente. Dario Fo e Franca Rame, allontanati dalla Rai addirittura per 15 anni a causa dei loro sketch a sfondo sociale in Canzonissima. Insieme perfino nel dolore, quando le denunce divennero violenze per Franca e Dario viene arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, nel ’73. Insieme nella gioia e nel successo, con gli spettacoli in teatro che registravano il sold-out, da Mistero Buffo (1969) a Morte accidentale di un anarchico (1970), da Guerra di Popolo in Cile (1973) a Lu santo jullare Francesco nel 1999. Fino al sommo riconoscimento del premio Nobel per la letteratura nel 1997 “perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi“. Una vita che ne vale almeno tre quella di Dario Fo insieme alla sua Franca, che negli ultimi anni sentiva ancora vicina nonostante la sua dipartita. Oggi che Dario Fo è morto, tornano in mente le sue parole sull’aldilà «Io credo nella logica. Ma una volta di là, spero di essere sorpreso».

Expo del bello: il maxi evento di settembre 2017 a Milano

Milano apre le porte all’Expo del bello.

Ad annunciarlo è proprio il premier Renzi che ha voluto sottolineare con questa novità, l’intenzione di riportare Milano ai vertici della moda.

La manifestazione dovrebbe riallacciarsi con la Milano Fashion Week che si terrà il prossimo settembre 2017 e promette di esibire, all’interno dei padiglioni, tutto ciò che riguarda il mondo della moda e delle bellezza.

Verranno esposti, dunque, accessori di lusso come borse, occhiali, calzature etc…

Il protocollo è stato formato ieri, 12 ottobre 2016, dai massimi rappresentanti di Comune di Milano, dell’Agenzia  Ice e dal Sottosegretario Ivan Scalfarotto.

Il protocollo firmato nella sede del Mise prevede tre punti cardini: il potenziamento del sistema sfilate, il coordinamento e la razionalizzazione di tutto il polo fieristico di settore ed  il coinvolgimento delle istituzioni e degli enti per la promozione della città Meneghina con un’attenzione particolare al Comune di Milano che dovrà organizzare eventi che dovranno favorire la valorizzazione della città.

Facile quindi comprendere tutto l’entusiasmo del sottosegretario Scalfarotto che alla stampa ha dichiarato: “E’ stato compiuto un passo senza precedenti per il lavoro comune di una grande e articolata realtà produttiva che è anche un potente fattore identitario dell’Italia nel mondo.”

Ha poi concluso, dichiarando: “Il settore moda allargato rappresenta il 14% del nostro export” ed è cresciuto del 3% nel corso del 2015. L’Italia è l’unico Paese al mondo ad ospitare la filiera nel suo insieme, dal filato ai tessuti, dalle confezioni all’accessorio. Un’imponente sintesi di talento creativo, eredità e memoria, innovazione e positiva contaminazione. Eccellenze e primati di cui siamo orgogliosi e che dobbiamo valorizzare, rendendo Milano il crocevia di una convergenza creativa senza eguali.

Lavoriamo, seguendo le direttrici indicate dal Governo e dal presidente Renzi, ed in stretto rapporto con gli Enti Locali e le imprese” conclude Scalfarotto “per realizzare un vero e proprio Expo del bello e ben fatto, che dal settembre 2017  avrà luogo due volte l’anno a Milano.”

 

 

 

Versace e Zayn, annunciata la collezione ZaynXVersus

Da poche ore è stata annunciata la notizia della collaborazione tra Zayn Malik e Versace.
L’ex musicista dei One Direction disegnerà l’intera collezione ormai in preda al suo percorso nel settore della moda, forse anche intrapreso grazie alla sua fidanzata Gigi Hadid.
Che la super modella gli abbia aperto gli occhi sul mondo della moda, potrebbe essere un fattore alquanto possibile, ma è anche da valutare il suo ingresso nel bell’universo dalle mille luci già con Giuseppe Zanotti nel ruolo di designer.


La collezione sarà disponibile già da Maggio 2017 in tutti gli store Versace e sul sito Versusversace.com e comprenderà capi sia maschili che femminili ideati dalla percezione “musicale” di Zayn e dall’estro artistico di Donatella Versace.
Giunge presto una bella primavera, quindi, che vedrà inoltre Zayn come volto delle due prossime campagne pubblicitarie della maison per la Primavera/Estate 2017: una presentata a Febbraio 2017, l’altra a fine 2017.


Zayn è una delle più forti personalità presenti sulla scena mondiale. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha subito detto quanto amasse la moda. Ho pensato che sarebbe stato fantastico poter lavorare insieme ad una nuova collezione per Versus Versace. Zayn ha un enorme numero di fan in tutto il mondo, sono sicura che ci seguiranno“, ha poi sostenuto Donatella Versace, fiera non solo del nuovo acquisto Malik, ma anche delle fan al suo seguito.


Dal canto suo, Zayn non può che esserne soddisfatto: “Penso che Versus Versace sia un marchio importante per me e per la mia generazione. Ho sempre sognato di disegnare abiti e non esiste nessun altro brand per cui avrei voluto disegnare più di Versus Versace. Poter lavorare con Donatella è fantastico, la ammiro molto e le voglio bene“.


Infine, una parte della collezione sarà devoluta in beneficenza.


Moda e musica si fondano alla ricerca di un abbigliamento che sprizzi energia, coraggio e freschezza.

“Campari Red Diaries 2017”: Sorrentino e Clive interpretano Campari

Campari Red Diaries 2017 è l’esclusivo progetto del celebre marchio milanese che vede coinvolto il giovane regista Ivan Oliva.

Oliva sarà l’artefice di una serie di 12 cortometraggi anticipati da Killer in Red: un noir diretto dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino e interpretato da Clive  Owen che lascerà col fiato sospeso i telespettatori.

Lo scopo di Campari Red Diares è quello di raccontare i cocktail (in tutto 12) che hanno reso famoso il marchio in tutto il mondo, servendosi del cinema: il mezzo veicolante di emozioni per eccellenza.

Ad annunciare questo nuovo ed entusiasmante lavoro è proprio Sorrentino che ha dichiarato: “Campari, icona di italianità, è amato ed acclamato in tutto il mondo grazie al suo stile deciso e al suo forte senso estetico. Con la campagna di quest’anno che si apre al settore cinematografico, mi sono riproposto di arricchire di fascino ed intensità il tema della narrazione. Lavorare con Clive è stato fantastico. Il suo entusiasmo mi ha permesso di creare un cortometraggio che spero si rivelerà, originale, suggestivo e creativo”.

 

Uno scatto del segretissimo Red Killer firmato da Sorrentino ed interpretato da Clive (fonte immagine prnesswire.com)

Uno scatto del segretissimo Red Killer firmato da Sorrentino ed interpretato da Clive (fonte immagine prnesswire.com)

 

 

Clive Owen ha aggiunto: “Essere scelto per girare Killer in Red nell’ambito della campagna Campari Red Diaries 2017 è per me un onore, soprattutto perché quest’anno il marchio ha compiuto la prima incursione nel mondo della cinematografia. Lavorare con Paolo è stato un vero piacere.”

Per ammirare i dodici cortometraggi occorrerà attendere il 24 gennaio 2017, giorno in cui il progetto verrà presentato ufficialmente alla stampa negli studios cinematografici di Cinecittà, a Roma.

 

 

Fonte cover engage.it

 

Galaxy Note 7, cellulare Samsung ritirato dal mercato anche in Italia

Samsung ritirato dal mercato: ecco la notizia che ha stravolto il colosso sudcoreano. Presentato lo scorso 19 agosto, il Galaxy Note 7 ha dato da subito problemi per i diversi casi di batterie esplose. Dopo un iniziale ritiro dei modelli considerati difettosi, la Samsung ha annunciato il blocco della produzione dello smartphone chiedendo a tutti i clienti di restituire il proprio dispositivo. Tra video diffusi in rete e kit antincendio distribuiti agli utenti, però, sembra proprio che il fattaccio avrà gravi ripercussioni sull’azienda sia in termini economici che di reputazione.


Il ritiro del Samsung Galaxy Note 7, annunciato inizialmente solo negli Usa, è stato richiesto anche in Italia dove il dispositivo non è neanche ufficialmente sul mercato. Più di 4000 clienti italiani hanno preordinato lo smartphone al suo lancio negli Usa e una metà lo avevano già ricevuto quando si sono diffuse le prime nefaste notizie sul Samsung Galaxy Note 7. Oggi l’azienda, tramite un annuncio sul sito, chiede a tutti gli utenti di restituire il proprio apparecchio, che verrà rimborsato. “Siamo un leader tecnologico responsabile e fortemente impegnato nel far sentire i nostri clienti in ogni istante sicuri, entusiasti e ispirati mantenendo alta l’eccellenza dei nostri prodotti – ha dichiarato in una nota il presidente di Samsung Electronics Italia, Carlo Barlocco – Vogliamo dimostrare di essere concretamente vicini ai nostri consumatori italiani e per questo stiamo lavorando a un programma dedicato per ringraziarli della fiducia che ci stanno dimostrando“. Negli Stati Uniti, intanto, continuano le testimonianze di batterie al litio esplose e si moltiplicano i video che mostrano un Samsung che prende fuoco. L’ultimo in ordine di tempo è il filmato di una coppia di Honolulu: la moglie mostra al marito il Galaxy Note 7 esploso e poco dopo, per i fumi o per la tensione, sviene. Immagini che sicuramente non giovano alla reputazione di Samsung, marchio che si è finora dimostrato l’unico a poter competere con Apple. Dopo le recenti notizie sul Galaxy Note 7, il titolo dell’azienda è crollato in Borsa e sui social i consumatori promettono di boicottarla a favore dell’eterna rivale.

Cosa è successo nel dibattito presidenziale più cattivo di sempre?

Questo dibattito era destinato ad essere carico di aggressività dopo la prestazione blanda di Trump nel primo incontro/scontro ma l’uscita delle conversazioni tra Trump e la personalità televisiva Billy Bush in cui si può sentire il candidato repubblicano vantarsi di poter molestare le donne impunemente da quando è famoso ha portato lo scontro a livelli che nessuno si sarebbe mai immaginato. Un terzo dei senatori repubblicani hanno pubblicamente dichiarato che non supportano Trump, il suo stesso candidato alla vice-presidenza si è distanziato da lui. Molti parlano di come poterlo costringere a rinunciare a favore del suo candidato alla vice-presidenza. Trump si è trovato messo all’angolo e ha reagito con una violenza inaudita.


Trump è stato all’offensiva sin da subito seguendo il consiglio di Karl Rove e di altri strateghi repubblicani, presentandosi come la possibilità di un cambiamento a Washington e cercando di spostare l’attenzione sul rapporto con le donne del marito di Hillary Rodham Clinton, Bill Clinton.
Per dare peso alla cosa Trump ha indetto una conferenza stampa prima del dibattito con Juanita Broaddrick, Paula Jones e Kathleen Willey, tre donne che hanno accusato di violenza sessuale l’ex presidente Clinton (accuse mai confermate in nessuno dei casi) e con Kathy Selton che è stata violentata a dodici anni e il cui violentatore è stato difeso da una giovanissima Hillary Rodham Clinton.
Trump ha poi dato un posto alle 4 donne nel pubblico, come ospiti del candidato.
Uno dei due moderatori, Anderson Cooper, non ha fatto molti giri di parole è ha subito detto: “Mr. Trump, riguardo la registrazione che è stata pubblicata venerdì… ha detto che quello che abbiamo sentito erano chiacchiere da spogliatoio. Lei parla di baciare donne senza consenso, toccare i loro genitali. Questo è violenza sessuale. Lei si è vantato di aver usato violenza sessuale nei confronti di alcune donne. Lo capisce?”.


Sul subito Trump si è contratto e ha risposto:”No, non ho detto quello per nulla, non penso che tu abbia capito quello che era, erano discorsi da spogliatoio. Non ne sono orgoglioso. Mi scuso per la mia famiglia. Mi scuso con il popolo americano. Certamente non sono orgoglioso di questo ma sono discorsi da spogliatoio.” Trump ha cercato di cambiare soggetto molto velocemente verso l’ISIS e le sue atrocità ma il giornalista lo ha interrotto tre volte chiedendo se avesse effettivamente fatto quello di cui parlava nel video. Alla terza interruzione Trump ha detto: “No, non l’ho fatto”.


Dopo questa risposta nel caso abbia mentito si aprirà una voragine che probabilmente inghiottirà definitivamente la sua campagna.
Trump, comunque, ha tentato di rifarsi subito, dicendo che nessuno si è mai comportato peggio con le donne di Bill Clinton e che Hillary ha sempre attaccato le vittime degli abusi di suo marito e che sarebbe lei quella che dovrebbe vergognarsi, che lei dovrebbe vergognarsi di questi attacchi nei suoi confronti.


La Clinton ha glissato cercando di tenersi il più possibile fuori dalla questione, saggiamente, il danno è stato fatto e non da lei e mettersi nel ring a scambiare colpi sulla questione non le avrebbe giovato. Hillary si è limitata a dire: “Penso sia chiaro a tutti quelli che hanno sentito che rappresenta pienamente chi è davvero. Lo abbiamo visto durante tutta la sua campagna. Lo abbiamo visto insultare le donne. Lo abbiamo visto classificarle su una scala da uno a dieci in base alla loro apparenza. Lo abbiamo visto imbarazzare donne in TV e su Twitter. Lo abbiamo visto dopo il primo dibattito passare quasi una settimana a denigrare la ex Miss Universo a livello personale nel peggiore dei modi. Quindi, si, questo è Donald Trump”.


Quando i moderatori hanno chiesto a Hillary di rispondere riguardo le accuse di Trump nei confronti del marito la Clinton ha detto: ” Quando sento cose come queste mi ricordo di quello che ha consigliato a tutti noi la mia amica Michelle Obama : Quando loro colpiscono basso tu vola alto”. Poi la Clinton ha preso ad attaccare Trump per la questione della famiglia Khan, per il giudice Gonzalo Curiel, il reporter disabile e il presidente Obama, tutte persone finite nel mirino delle violente critiche di Trump.


Questi sono stati solo i primi minuti del dibattito e da lì è stato un inevitabile climax discendente. Trump, come ormai ci ha abituato, ha detto alcune falsità acclarate e ha fatto la felicità dei fact checker. Trump ha riservato anche un’altra chicca, cioè ha sconfessato una politica propalata dal suo candidato vice presidente riguardo l’azione militare nei confronti del regime di Assad.


La Clinton, al solito, ha fatto la figura della secchiona. Preparata e ben articolata ha calcato la mano sulla tassazione progressiva, libertà religiosa e, soprattutto, sul principio dell’accesso universale al sistema sanitario.
Cooper e Martha Raddatz, però, sono stati più aggressivi nei confronti della candidata democratica rispetto a Lester Holt sulla questione mail e Hillary ha avuto un momento di difficoltà.


Uno dei momenti più riusciti della Clinton è stata la risposta alla domanda di Gorbah Hamed, una cittadina di fede musulmana che ha chiesto di aiutare le persone come lei a sopportare le conseguenza di venir identificate come minacce da parte della popolazione.
Trump ha prima detto che l’islamofobia è una vergogna peccato che appena dopo abbia detto che però i musulmani devono riportare alle autorità ogni movimento sospetto nella loro comunità.
La Clinton, invece, ha detto di essersi incontrata con molti musulmani americani come lei e ha capito quanto sia importante per loro sentire di essere benvoluti e inclusi in ogni parte della società e che questo le fa molto piacere. “Non siamo in guerra con l’Islam, è un errore che favorisce i terroristi comportarci come se lo fossimo. Per questo voglio uno stato dove cittadini come te e la tua famiglia siate i benvenuti come chiunque altro”.


Questo, insieme al momento in cui uno spettatore ha chiesto di dire qualcosa di positivo l’un l’altro e la Clinton ha lodato Trump per i suoi figli lui ha accettato e lodato la sua indole da combattente, è stato il momento migliore del peggior dibattito presidenziale di sempre, il più violento e pieno di colpi bassi, un dibattito che dovrebbe preoccupare gli americani e tutto il mondo.

Gucci 4 Rooms: il nuovo progetto della maison

Gucci sempre più in connessione con l’arte.

Con Alessandro Michele al timone, la maison italiana percorre come non mai i meandri misteriosi della letteratura, della poesia e delle arti visive.

Un’esplorazione garbata e raffinata di pensieri già scritti e di tele oramai imbrattate di segni colorati.

La coesione tra la moda e l’arte elaborata da Gucci, oggi si concentra su un progetto che tocca il Sol Levante in un crocevia di scambi intellettuali e culturali che hanno partorito il progetto Gucci 4 Rooms.

 

(Fonte immagine Ansa)

(Fonte immagine Ansa)

 

 

Quattro stanze che interagiscono tra loro. Quattro visioni stilistiche completamente diverse, capaci di creare un filo conduttore unico.

La mostra Gucci 4 Rooms inaugurata a Tokyo, vede  Chiharu Shiota, Daito Manabe e Mr. creatori di una stanza Gucci con elementi introdotti nella maison da Alessandro Michele.

Shiota ha decorato la Gucci Herbarium Room (riprendendo l’omonimo motivo), Daito Manabe la Gucci Words Room e Mr. la Gucci Garden Room che reinterpreta i motivi faunistici e vegetali tanto cari a Michele.

 

(Fonte immagine Ansa)

(Fonte immagine Ansa)

 

 

La stanza di Trouble Andrew, rimane completamente segreta.

Per scoprirla occorre trovare elementi nascosti nelle altre stanze, utili per scovarla.

Come fare?

I quattro artisti contemporanei,  Chiharu Shiota, Daito Manabe, Mr. e Trouble Andrew si sono cimentati, peraltro,  nella rielaborazione delle stanze digitali della griffe, visibili su gucci4rooms.gucci.com.

Qui, come in un videogioco, gli utenti sono chiamati ad esplorare le stanze in maniera interattiva e trovare gli elementi che li condurranno nella stanza segreta.

Ogni room, ospita capi della collezione autunno/inverno 16-17 e gioielli appartenenti alla collezione Cruise 2017.

Siete pronti a giocare?

 

 

 

Fonte cover gucci4rooms.gucci.com

 

 

 

 

Peter Dundas lascia Cavalli

Dopo appena un anno e mezzo al timone della griffe fiorentina, Peter Dundas lascia Cavalli. Lo ha annunciato poche ore fa Giangiacomo Ferraris, amministratore delegato del marchio. «A nome di Roberto Cavalli e dei nostri azionisti, ringraziamo Peter Dundas per il suo contributo e gli auguriamo ogni bene per il suo futuro – ha dichiarato Ferraris – Mentre Roberto Cavalli attraversa questo periodo di cambiamento, sarà il team creativo a portare avanti il lavoro e un nuovo direttore artistico verrà nominato a tempo debito». Lo stilista norvegese si è dichiarato «particolarmente grato all’atelier e al team che ha partecipato a quest’avventura» e augura ogni bene per il futuro alla casa di moda italiana.


Peter Dundas aveva già lavorato per il brand, al fianco dello stesso Roberto Cavalli e della moglie Eva, dal 2002 al 2005. Dopo diverse avventure come direttore artistico di Emanuel Ungaro, consulente per Dolce e Gabbana e infine responsabile creativo anche per Emilio Pucci, era tornato alla casa fiorentina nel marzo 2015. Con le sue stampe graffianti, lo stile rock e sexy e gli opulenti abiti da red carpet, sembrava che il designer si fosse inserito perfettamente nello stile di Roberto Cavalli e anche nel suo lifestyle, sempre presente a ogni party e circondato da bellissime modelle. La sua unione con la griffe italiana, però, è giunta al capolinea.

Andrea Insua: superba interpretazione del lusso

Dalla fusione di due culture, una italiana e l’altra guatemalteca, nasce Andrea Insua, il brand dell’omonima designer che focalizza l’attenzione su linee contemporanee rielaborate da studi certosini sulle origini dei due Paesi.

Vere opere d’arte, le borse Andrea Insua sono realizzate con pelle ed accessori italiani e prodotti artigianali della cultura antichissima dei maya di altissima qualità.

Il laborioso lavoro degli artigiani italiani, fa di Andrea Insua un marchio ricercato e di lusso.

 

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Chi è Andrea Insua?

Sono una designer, amante del proprio Paese e della sua cultura. Sono appassionata dei tessuti e prodotti fatti a mano da artigiani guatemaltechi, della loro storia e della loro identità; per questo mi piace creare articoli che hanno un gran valore artigianale e culturale. La moda italiana mi ha influenzato tantissimo ed è per questo che metto tanta attenzione a ogni minimo particolare dei pezzi che disegno. Cerco di eccellere nel mondo della moda per far eccellere insieme a me il mio Paese, Guatemala.

 

Perché sei diventata una bag designer?

La moda mi è sempre piaciuta, ma la mia passione è cresciuta dal momento in cui nel corso di laurea in disegno industriale ho scelto l’orientamento in fashion design. Ho avuto l’opportunità di fare una tesi sui tessuti degli indigeni del Guatemala in cui ho studiato tutto quanto su questi tessuti: la loro storia, i simbolismi, materiali e metodi di realizzazione, ecc.

Ho anche creato una collezione ispirata agli abiti tipici del Guatemala e alle collezioni dello stilista francese, Paul Poiret. Dopo la mia laurea ho ottenuto un Master in Comunicazione di Moda all’Accademia di Costume e Moda di Roma. Grazie alla mia passione per i tessuti del Guatemala e per gli accessori ho deciso di creare il mio marchio. Ho voluto diventare un’esperta di quello che facevo, per questo ho frequentato un corso di prototipazione di borse, dove ho imparato tantissimo e ho iniziato ad apprezzare il lavoro degli artigiani italiani

 

Tre aggettivi per descrivere te stessa.

Determinata, costante, creativa.

 

Tre aggettivi per descrivere il tuo marchio.

Esclusivo, handmade, affascinante.

 

Tre aggettivi per descrivere la collezione SS 17.

Divertente, vivace , pezzi unici.

 

Qual è la sua fonte di ispirazione?

Grazie alle mie origini e alla mia esperienza con entrambe le culture ho creato il mio concept che è la fusione delle eccellenze della cultura guatemalteca e la cultura italiana. La mia ispirazione nasce dal Guatemala, le mie borse raccontano le storie dei popoli maya, le loro tradizioni, i loro colori, il loro linguaggio.

 

Qual è il suo punto di forza?

Le mie borse sono pezzi d’arte unici. Sono realizzate interamente a mano da artigiani italiani qualificati, con pelle selezionata. I tessuti fatti a mano da talentuose tessitrici guatemalteche e i prodotti artigianali maya raccontano una storia ed ogni simbolo ha un significato. Ogni borsa è unica e irripetibile, i tessuti e i pezzi fatti a mano, non saranno mai uguali.

 

 Il tuo presente.

In questo momento mi sto preparando per presentare la collezione ss2017 nella fashion week in Guatemala e sto iniziando la mia ricerca per la prossima collezione fw2017-2018.

 

Il tuo futuro.

A breve termine intendo aprire nuovi canali di vendita negli Stati Uniti e in Europa e lavorare nelle mie prossime collezioni. A medio termine ho intenzione di creare un’associazione per aiutare agli artigiani indigeni a preservare le tradizioni maya in Guatemala.

 

Sfoglia la gallery con la collezione SS17

 

 

Photo courtesy Press Office

Maker Faire Rome 2016, lo IED indaga i misteri della luce

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I misteri della luce: ecco il punto focale del progetto che IED Roma, in collaborazione con le sedi IED Milano e IED Cagliari, presenterà all’edizione 2016 della Maker Faire Rome. Unica tappa europea nell’evento internazionale dedicato alle invenzioni, Maker Faire 2016 si svolgerà nella capitale il prossimo weekend, dal 14 al 16 ottobre. Come già nelle passate edizioni, IED – Istituto Europeo di Design, Moda e Arti Visive sarà presente con i suoi piccoli spazi di luce, pronto a illuminare con invenzioni e progetti l’evento che celebra l’innovazione.


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IED Light District è il nome del progetto che IED Roma presenta insieme alle sedi di IED Milano e IED Cagliari, tutto dedicato allo studio della luce nel senso più ampio del termine. Molte delle idee presentate riguardano infatti l’illuminazione. Lampade d’ambiente in raffinato e leggerissimo vetro di Murano, lumi da comodino che creano piccoli spazi di luce nell’intimità di una camera da letto, ma anche lanterne da esterno dalle forme bucoliche e romantiche, adatte a riprodurre morbidi cerchi di luce in giardino. Spazio anche agli accessori per chi vive davanti a uno schermo: si chiama Lumino la lampada che si collega al pc e ricorda all’utente di bere la giusta quantità d’acqua per sopportare le lunghe ore di lavoro. Tra i progetti presentati dallo IED alla Maker Faire Rome anche Mold, un sistema di piatti, bicchieri e posate personalizzati per chi ha problemi alle articolazioni o disabilità; Next to me, l’accessorio indossabile che analizza e rileva la temperatura, l’umidità, l’intensità della luce e la qualità dell’aria; un amplificatore per smartphone realizzato con gli scarti del travertino usato nell’edilizia, e tanti altre idee votate all’innovazione. Tutti i visitatori del IED Light District, infine, avranno la possibilità di giocare con la fantasia disegnando cerchi di luce attraverso la tecnica del light painting ed esplorare così insieme agli studenti IED tutti i misteri della luce.


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Photo Courtesy Ufficio stampa IED Roma

Yves Saint Laurent in mostra a Seattle

Un’importante retrospettiva a Seattle celebra il genio della moda Yves Saint Laurent.

La mostra”Yves Saint Laurent: the perfection of style” rende omaggio alla creatività sensibile del noto stilista algerino che dimostrò a partire dall’apporto creativo a maison Dior, tutta la sua maestria sartoriale.

Yves Saint Laurent era uno stilista generoso, con un senso estetico elevato.

Soffrì l’allontanamento dalla moda quando fu costretto ad arruolarsi in esercito. Non riuscendo a sopportare lo stress e la fatica sul fronte, fu ricoverato in un ospedale psichiatrico.

 

(Fonte immagine ilpost.it)

(Fonte immagine ilpost.it)

 

 

Diede la colpa a Dior per non aver rispettato i termini contrattuali e lo citò in tribunale. Vinta la causa poté finalmente ritornare in sartoria: nasce così la storia di una grande casa di moda.

Il visionario della moda, introdusse nel guardaroba femminile, capi tipici maschili: il blazer, il trench, la sahariana e lo smoking.

 

Yves Saint Laurent era un appassionato di arte. Qui replica i celebri dipinti di Mondrian (fonte immagine pinterest)

Yves Saint Laurent era un appassionato di arte. Qui replica i celebri dipinti di Mondrian (fonte immagine pinterest)

 

 

Fu il primo stilista vivente ad aver l’onore di vedersi dedicare una retrospettiva al Metropolitan Museum di New York.

Oggi tocca a Seattle dedicargli una mostra che resterà aperta fino al prossimo 8 gennaio 2017.

L’evento verrà replicato al Virginia Museum of Fine Arts di Richmond dal 6 maggio al 27 agosto 2017.

 

Fonte cover artslife.com

 

Youth Culture: Place to be – Studio LI



Nel quartiere tanto amato (dato che ci abitavano) da una celebre coppia di comici di Zelig, che sta vivendo una vera e propria rinascita sociale, tra i primi ad essere crocevia di culture ed etnie diverse tra loro, è presente dal 2015 una vera e propria officina culturale.


Stiamo parlando di Studio LI in via Davanzati 51 (il nome deriva dalla conversione in lettere della cifra del civico scritta in romano) in zona Dergano a Milano.


Si tratta di un ampio loft sotterraneo industrial su due livelli e composto da tre ambienti, in un equilibrato accostamento di tonalità white, legni e metalli, cui è stata data una seconda vita: adesso è uno spot dove avvengono mostre, workshop, performance.
E’ un luogo dove l’aggettivo “alternativo” ha ancora senso di esistere: non inteso come avversione coatta a tutto ciò che é ordinario; quanto piuttosto perché propone genuinamente cose non mainstream in un ambiente familiare e accogliente.


Attualmente è in corso allo Studio Li l’installazione “Contemporary Visions – Video Art in Loop”, patrocinata dall’Unesco e strutturata in contemporanea in diverse parti del mondo .
In ognuna di queste città, in contemporanea, in location indicate da una mappa condivisa, verranno proiettate opere selezionate di videoarte in loop, così che le persone possano accedervi in qualsiasi momento, anche incontrandole in modo casuale.
Le stesse opere, gli stessi artisti, le stesse emozioni nello stesso momento in tanti posti del mondo.
Per due settimane, dal 1 al 16 ottobre 2016 chiunque potrà godere della visione gratuita di opere di grandi artisti contemporanei ( nello specifico di: Sergio Albiac | Donato Arcella | Atotonilco Estudio | Augenblick | Federica Barcellona | Steven Briand | Silvia Camagni & Grace Zanotto | Francesco Carbone | Massimo Cappellani, Katia Di Rienzo, Emanuela Fiorelli | Pablo Caviedes | Daz Disley | DORI&GREY | Maurizio Follin | L’Appeso Videoproduzione | Kasumi | Fenia Kotsopoulou | Francesca Lolli | Ruggero Maggi | Shimrit Malul | Chiara Mazzocchi | Rasoul Moareknejad | Nadia Perrotta | Anna Pozzuoli | Punto Critico | Giordano Rizzardi | Marco Rocca | Candas Sisman | Elena Tagliapietra).


Studio Li è anche occasione attualmente di visionare le opere di tre giovani artisti.


Samantha Vichi

Samantha Vichi




Samanta Vichi, toscana, classe 1988, ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo lavoro artistico si basa principalmente sulla rivisitazione della tecnica xilografica, spogliandola del tecnicismo classico che la grafica richiede ed adattandola ad un proprio linguaggio personale, intimo, femminile e punk. 
Pittura, collage e xilografia collaborano insieme nel mondo immaginato da Vichi. L’inusuale tecnica di stampa, l’uso del collage e l’avvalersi di una resa pittorica parlano di come si possa rendere la stampa sempre differente e quindi capace di mutare, concetto base all’interno del lavoro dell’artista.


Samantha Vichi

Samantha Vichi




Giacomo Patrini

Giacomo Patrini




Giacomo Patrini, milanese, classe 1988, studia all’Accademia di Belle Arti a Bologna. Affascinato dal mondo della creta, comincia un percorso che lo porterà a realizzare opere in terracotta.
Attualmente Patrini indaga su un mondo surreale popolato da creature che sono sogni e fantasie per la scultura, e per la pittura subisce una forte fascinazione della raffigurazione espressionista del soggetto, in cui caratteri istintivi (come l’uso della tecnica dell’action painting) giocano un ruolo chiave.


Giacomo Patrini

Giacomo Patrini




Sabrina Casiroli

Sabrina Casiroli




Sabrina Casiroli, classe 1981, è una performer/fotografa che ha conseguito il diploma di fotografa professionale presso la Bauer di Milano . Uno dei focus principali della sua ricerca artistica è il corpo, che si fa catalizzatore di emozioni ed è utilizzato come veicolo per raccontare storie proprie o altrui. Il risultato degli scatti sono delle vere e proprie foto/performance che superano la bidimensionalità della carta e ci accolgono nell’intimo mondo riot e poetico dell’artista.


Sabrina Casiroli

Sabrina Casiroli





Questo è il primo di un anno di eventi che lo spazio organizzerà: Studio LI è il place to be per vedere racconti artistici non ordinari e, perché no, raccontarsi.


Come non sbagliare look se hai fianchi larghi

Molte donne hanno a che fare con i loro fianchi larghi.
Potrebbe essere un problema se lasciati vagare tra i jeans o tra indumenti che non gli danno la giusta forma, oppure potrebbe essere un modo per approfittarne e farne un vantaggio.


L’idea di accettare, da parte di chi possiede i fianchi larghi, che non tutti i capi possono essere indossati, inibisce fino a vestire sempre e soltanto con due o tre cosette che si hanno nell’armadio, di cui si è sicuri al cento per cento e per le quali si farebbero faville pur di non perderle mai.


Farne un vantaggio è difficile, richiede star delle ore a provare e riprovare gli stessi vestiti fino a sapere con certezza che andranno bene, ma alla fine della torbida salita, il panorama è eccezionale.


COSA EVITARE:


Il problema fondamentale non è nascondere le curve, ma addolcirle.
Ecco che sono quindi da evitare indumenti troppo aderenti, skinny jeans, abitini troppo corti e look androgini.
Le curve esistono per seguirne il tragitto, giocano a vostro favore se ben delineate in modo da possedere sempre un sexy mood da far invidia anche a Belen.
Se si indossano indumenti fascianti, come nel caso di alcuni skinny jeans, l’effetto sarà quello di un lato b troppo esposto, invece è utile puntare sulla sensualità di gambe flessuose e importanti.
Anche il colore gioca la sua parte: se si è delle fan del nero, si è sulla strada giusta.
Mai utilizzare il nero in total block, però se posto in alcuni punti può aiutare molto.
Evitare quindi sulla zona “curvy” colori troppo sgargianti ed intensi, meglio attenersi a colori neutri o scuri.
Per quanto riguarda gli abiti, bisognerà puntare su morbidi little black dress, dando l’addio – seppur doloroso – a tubini rigorosi.
I pantaloni a vita bassa finiranno presto nel dimenticatoio, è giusto dare il benvenuto a vite alte, se non altissime.


COSA INDOSSARE:


Dopo aver declinato le cose più importanti da lasciare a casa, ecco cosa invece è doveroso sfoggiare.
Regola principale: non aver paura di mostrarsi.
Sì a scollature profonde sulla schiena e sul décolleté, aiutano a slanciare la figura oltre a renderla intrigante e spavalda.
Sì a morbide bluse e camicette casual che rendano un effetto semplice.
Sì a pantaloni a palazzo plissettati che cadano dritti lungo la gamba.
Per quanto riguarda gli abiti e le gonne, è opportuno preferire uno stile impero e gonne a corolla stile anni ’50, sono decisamente trendy e rendono femminili ed eleganti.
I jeans sono un tasto dolente ma se non ne si può fare a meno, in questo caso sarebbe meglio adottare dei jeans morbidi, non elastici, che scendano dritti lungo la gamba.
Se proprio si vogliono nell’armadio un paio di skinny jeans, si può abbinarli a lunghi camicioni in stile hippy o a larghe felpe logate che fanno tanto streetstyle.
Se si è comode con i tacchi, è un gran punto a favore. Ovviamente non è detto che debbano essere indossati in ogni occasione, ma se si ha un evento particolare, meglio non far sconti.


L’atteggiamento giusto è quello di chi sa giocare col proprio corpo: sentirsi belle è più importante del mostrarlo agli altri.

Gigi Hadid testimonial “con i guantoni” per Reebok

La modella Gigi Hadid mostra su Instagram i primi scatti della campagna pubblicitaria di Reebok, marchio di cui lei è attualmente testimonial.

Fisico scultoreo, espressione imbronciata: la top model americana ha messo in atto tutti i suoi intensi allenamenti giornalieri in palestra negli scatti per il noto marchio di sportswear.

 

Fisico scultoreo per la bella Gigi Hadid

Fisico scultoreo per la bella Gigi Hadid

 

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Il duro allenamento le è stato d’aiuto dopo l’aggressione subìta per strada a Milano quando un uomo, fuori dalla sfilata di Max Mara, ha tentato di aggredirla: “È un mio diritto potermi difendere. Ho iniziato a tirare di boxe due anni fa e non mi sono mai trovata in una situazione che mi ha costretta a difendermi, ma è stato istintivo quando mi ha afferrata. Non è stata una scelta. Ho avvertito di essere in pericolo e avevo tutte le ragioni di reagire a quel modo. Vorrei che tutte le ragazze guardassero il video e sapessero che hanno anche loro il diritto di difendersi in una situazione del genere” ha dichiarato la Hadid alla stampa.

Per lei è stato di vitale importanza applicare quanto appreso negli ultimi due anni di boxe per difendersi da Vitalii Sediuk, lo stesso esaltato che a Parigi aveva aggredito Kim Kardashian (leggete l’articolo cliccando qui)

Allenarmi non è solo una questione fisica per me […]  È anche qualcosa di mentale e mi aiuta a fuggire dal rumore che c’è nella mia testa ha commentato la bella Gigi per sponsorizzare #PerfectNever, la campagna pubblicitaria di Reebok.

 

Fonte immagini fashiongonerouge.com

 

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno: tutte le iniziative

Con 50.000 nuovi casi stimati per il 2016, il tumore al seno è la prima causa di morte oncologica tra le donne. Un numero altissimo e spaventoso per un male che continua a fare paura, nonostante la percentuale di casi di guarigione sia in costante aumento. Come ogni anno, ottobre è il mese della prevenzione del cancro al seno, il mese rosa in cui iniziative, controlli gratuiti e raccolte fondi permettono di aumentare la consapevolezza collettiva sulla salute femminile. La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) promuove per il 24° anno consecutivo la campagna nastro rosa che percorre tutto il mese di ottobre con l’hashtag #iofaccioprevenzione.


Lo strumento migliore e più potente per aumentare i casi di guarigione dal carcinoma al seno è proprio l’educazione alla salute attraverso comportamenti che permettano una diagnosi preventiva. Fare sport, mangiare sano, diminuire il consumo di alcool sono i gesti quotidiani della prevenzione primaria, quelli che mantengono basso il rischio di cancro al seno (un’ora di corsa al giorno, per esempio, riduce del 25% le possibilità di ammalarsi). Ma il mese della prevenzione punta anche ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo e della necessità di sottoporsi a controlli periodici. Praticare l’autopalpazione una volta al mese, subito dopo il ciclo mestruale, è il primo passo per conoscere il proprio seno e cogliere immediatamente i segnali di cambiamento che possono nascondere un tumore. Anche i controlli medici regolari sono fondamentali per individuare e curare tempestivamente il carcinoma mammario: un esame ogni 2 o 3 anni dai 20 in poi, e ogni anno dopo i 40 è lo strumento di prevenzione principale. Se individuato quando è più piccolo di un centimetro, un nodulo mammario ha il 90% di possibilità di guarigione. Durante il mese della prevenzione di ottobre 2016, la LILT mette a disposizione oltre 300 ambulatori in tutta Italia per effettuare visite e controlli gratuiti (l’elenco delle strutture aderenti è disponibile sul sito web della Lega Tumori).


Le iniziative per la prevenzione del tumore al seno, però, non finiscono qui: moltissimi brand in collaborazione con LILT e con altre associazioni mediche promuovono campagne e raccolte fondi per finanziare la ricerca in tutto il mese di ottobre 2016. Da Clinians a Lines, da La Rinascente a Deborah Milano, più di 70 marchi hanno aderito all’iniziativa Pink Is Good della Fondazione Veronesi per raccogliere fondi e finanziare borse di studio e progetti di ricerca per la cura del cancro al seno. L’acquisto di un prodotto dei brand aderenti permette di aumentare i fondi destinati ai ricercatori per salvare la vita a migliaia di donne. Il marchio di moda lowcost Kiabi, invece, devolverà parte del ricavato della vendita di alcuni capi ad A.N.D.O.S. (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno). Il brand e l’associazione onlus hanno anche pensato a un reggiseno speciale per le donne che hanno combattuto il tumore al seno: si chiama EASY BRA ed è disponibile in quattro modelli per adattarsi a un seno operato e alle protesi senza schiacciarle. Infine, per il quarto anno consecutivo, Bridgestone ha realizzato un’edizione speciale di pneumatici Pink Power, con grafiche ispirate al fiocco rosa simbolo della prevenzione del cancro al seno. Non ci sono più scuse: prevenire si può.

Moschino nell’occhio del ciclone

Basta una collezione funny di Moschino per punzecchiare la sensibilità dell’opinione pubblica?

A quanto pare si.

L’azienda è finita ancora una volta nell’occhio del ciclone. D’altronde la griffe italiana ha sempre puntato su messaggi ambigui per catalizzare su di sé l’attenzione.

La griffe è stata accusata da Randy Anderson, ex tossico dipendente di Minneapolis ora consulente del settore moda di Eden House Recovery Services di Minneapoli, di spingere la sua clientela a fare uso di sostanze stupefacenti.

 

Blister e pillole sono la causa dei "mali" di Moschino

Blister e pillole sono la causa dei “mali” di Moschino

 

 

Una calunnia che ha avuto seguito su internet con la petizione #JustSayNoMoschino su Change.org.

I destinatari di questa missiva sono  Mark Metrick (ceo di Saks Fifth Avenue) e Marcello Tassinari di Moschino, coloro a cui spetta la decisione di bloccare la produzione dei capi oggetto di discussione, come richiesto da Randy Anderson.

 

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Ad essere incriminata è la collezione primavera/estate 2017 presentata recentemente a Milano. Jeremy Scott designer del marchio, ha ideato una linea ispirata da “La Valle delle bambole” della scrittrice Jacqueline Susann. Per la protagonista del libro, le bambole altro non sono che le droghe assunte per trovare pace interiore.

Capi, borse e cover per smartphone: le pillole sono dappertutto.

Per il momento la maison non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Starà preparando la sua contromossa?

 

 

Fonte immagini Moschino- The official Page

 

 

 

H&M nuovo flagship store a Milano

Non si arresta l’espansione del colosso svedese H&M che ha annunciato, per mezzo stampa, di lavorare su un progetto che vedrà l’azienda approdare con un maxi store nella centralissima Corso Buenos Aires a Milano.

La griffe che in queste ore ha reso pubblica la nuova collezione con Kenzo (potete leggere l’articolo cliccando qui) occuperà uno stabile di sei piani, al civico 8. Ciò potrà portare al  declassamento o peggio ancora alla chiusura, di due store già presenti nel medesimo corso ai civici 17, 56-58.

 

Look collezione Kenzo for H&M (fonte cover d.repubblica.it)

Look collezione Kenzo for H&M (fonte cover d.repubblica.it)

 

 

Questo nuovo spazio sarà un vero e proprio olimpo delle fashion victim, di quelle donne che seguono le tendenze senza rimanere “vittime” di spesi folli.

Sei piani nei quali sarà possibile acquistare tutto ciò che l’azienda offre: moda uomo, donna, bambino, intimo ed accessori in una shop experience davvero travolgente.

 

Lo stabile "fantasma" di Milano diventare un mega store H&M (fonte immagine fashionmagazine.it)

Lo stabile “fantasma” di Milano diventare un mega store H&M (fonte immagine fashionmagazine.it)

 

 

Solo per il momento, però, le clienti di H&M dovranno accontentarsi di questa news: l’inaugurazione del nuovo flaghship store è ancora lontana; il restauro della struttura, tuttavia, è già in corso.

 

 

Fonte cover themadbox.com

 

Woody Allen torna al cinema con Café Society, gli abiti si ispirano a Chanel

Woody Allen torna nelle sale cinematografiche con una pellicola nostalgica dedicata al bel mondo, quello dell’alta società.
Café Society” si intitola il film che colleziona i temi cardine della produzione Alleniana: fede e ateismo, ironia e nostalgia, nevrosi.


I due protagonisti ruotano attorno a una figura potente e agiata di Hollywood, il signor Phil Stern che accoglie suo nipote Bobby (Jesse Eisenberg) a Hollywood e gli consente di lavorare per lui e al quale presenta Veronica ‘Vonnie’ Sybil (Kristen Stewart), sua segretaria.
I due si innamorano ma lei nasconde un piccolo segreto che sconvolgerà le vite di entrambi riducendoli a intraprendere dei percorsi differenti, disincantati e inibiti dal rimpianto.
Un loro futuro incontro riporterà il ricordo della passata gioventù insieme, ma ormai entrambi cambiati dai rispettivi matrimoni, si concederanno il lusso di sognare una vita che non li vuol vedere vicini.
A riunirli solo la sovrapposizione del loro sguardo durante la notte di Capodanno in un vorticoso senso di inadeguatezza e tristezza che lascia spazio al susseguirsi dei titoli di coda.


Si alternano durante la narrazione filmica i due ambienti principali: Los Angeles, sempre adornata da una fioca luce crepuscolare e New York, fredda e scura.
I personaggi si muovono a ritmo di jazz costruendo passo dopo passo il racconto filmico tra un travolgente cocktail party in case di star o nei locali notturni.
Fa da cornice la storia gangster del fratello omicida di Bobby che finisce il suo percorso con una condanna a morte sulla sedia elettrica.


Gli anni ’30 sembrano cavalcare agilmente tutto il film ben rappresentati dagli abiti ispirati a Chanel.
Gli abiti sartoriali che hanno vestito la Stewart, rievocavano perfettamente i lustrini, le luci, il clamore di quegli anni soprattutto nel suo comporsi in stile prettamente bon ton, con camicette cropped e guanti in nappa.
La stylist Benzinger si è dovuta destreggiare tra gli abiti di Chanel e di Schiaparelli per fornire un look unico, inconfondibile ed eterno.

fonte foto: www.lucanianews24.it

fonte foto:
www.lucanianews24.it

Dubai Opera, la struttura “camaleontica” di Dubai

Dubai si riconferma officina di idea inverosimili.

L’ultima in ordine di tempo è stata partorita dalla creatività frizzante dell’architetto Janus Rostock di Atkins, padre della nuova Dubai Opera: una struttura multiforme che può, all’occorrenza, trasformarsi in un teatro come in una sala da concerto.

Ad ispirare la sua imponente struttura è il Sambuco, la tradizionale barca a vela araba in voga nel lembo di terra che interessa gli Emirati Arabi Uniti.

 

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Il progetto omaggia gli orizzonti marittimi della città.

Un capolavoro dell’architettura odierna che consente di accogliere più di duemila spettatori in un unico evento.

La complessità di questa struttura viene amplificata da torri che ne scandiscono lo spazio e che permettono un’ottima insonorizzazione dell’audio di un’orchestra durante i concerti.

L’eccezionale contenitore artistico di Rostock vede anche la conversione del pavimento che diventa piano a seconda delle esigenze, per una mostra d’arte ad esempio o per una sfilata.

Infine, un sontuoso ristorante situato sul tetto di Dubai Opera, sovrasta la città e immerge i clienti in una atmosfera unica tra i tramonti più affascinanti del pianeta.

 

Fonte immagini abitare.it

 

Kenzo per H&M: tutte le immagini della capsule collection

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Manca ormai meno di un mese a uno degli appuntamenti più attesi dalle fashion addicted per la moda autunno inverno 2016: il 3 novembre la capsule collection Kenzo per H&M vedrà la luce in 250 punti vendita del colosso del lowcost e sul sito ufficiale H&M. Per tutte le appassionate che non vedono l’ora di accaparrarsi un golfino o un paio di leggins, è stato svelato oggi il lookbook della collaborazione. Nonostante le prime immagini diffuse in anteprima dal brand lo scorso luglio siano state accolte tiepidamente sui social network, c’è grande attesa per questa unione tra la griffe francese e l’azienda svedese.


Il lookbook ufficiale della capsule collection non ha deluso le aspettative: i direttori creativi Carol Lim e Humberto Leon hanno infuso in ogni capo lo stile giocoso e ipercolorato di Kenzo. Il risultato è una sovrapposizione di capi dal taglio sporty, caratterizzati dalla stampa animalier e dalla tigre simbolo del brand. Rosa fluo, verde acido, azzurro saturo sono i colori dominanti in questi capi per l’autunno inverno 2016 in cui si mescolano fantasie leopardate, tigrate e prati fioriti, pois e stampe folk. Ce n’è per tutti i gusti: la collezione Kenzo per H&M è per lui e per lei e comprende jumpsuit e leggins, felpe oversize, abitini colorati e accessori. I capi must have? L’abito lungo in stile gipsy, il cappello da baseball con maxi fiocco e ovviamente la felpa con logo Kenzo. Pronte per lo shopping?


Byblos crea una collezione leggera come l’aria – primavera estate 2017

BYBLOS PRIMAVERA ESTATE 2017 ALLA MILANO FASHION WEEK 

Non esiste elemento più impalpabile e misterioso dell’aria, che può accarezzarci, distruggerci ma che non possiamo toccare.

Maestro indiscusso dell’arte di dipingere l’aria è il Perugino, Pietro di Cristoforo Vannucci, nel suo ultimo periodo di produzione artistica; Peter Lindbergh invece, pseudonimo di Peter Brodbeck e fotografo di origini polacche, ci ha lasciato e ci regala tuttora delle immagini dove l’aria sembra materializzarsi, farsi concreta, solida, materiale.

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Un’immagine di Peter Lindbergh



Chi, nella moda, ha pensato di ispirarsi a questo elemento? Byblos!

Byblos per la collezione primavera estate 2017 si ispira alle opere di Peter Gentenaar, sculture di carta che assumono eleganti forme: sono nuvole? Sono fiori? L’aria tutto crea e tutto trasforma. E così gli abiti diventano leggere nuvole mosse dal vento, colorate dall’aria, così come colorate sono le passamanerie, i fili che decorano gli abiti, i lacci e le leziose frange che creano un ipnotico gioco di movimento.

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I ricami sono eterei e leggeri, il tulle lungo fino agli orli, giallo e bianco una presenza costante; le borse ricordano cariche nuvole dai colori saturi.

Byblos primavera estate 2017 è una collezione destinata ad una donna amante dell’arte e di una eleganza che esiste, senza essere ingombrante. Come l’aria.

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Il secondo dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump

Donald Trump aveva due obiettivi per il secondo dibattito presidenziale della notte scorsa: 1) distogliere l’attenzione dalle dichiarazioni registrate del 2005 in cui si vantava della sua capacità di “assaltare” le donne e 2) doveva mantenere la sua base elettorale, e recuperare quanti, nel partito repubblicano, lo avevano abbandonato la settimana scorsa.
Per raggiungere questi obiettivi è tornato alla strategia con cui ha vinto le primarie e ottenuto al nomination, definita dai commentatori politici “carne al sangue” (per qualcuno “carne cruda”).

Prima dell’inizio del dibattito il suo team ha trasmesso un incontro tra Trump e quattro donne che hanno accusato Bill e Hillary Clinton i vari misfatti, tra cui Paula Jones , Kathleen Willey , Juanita Broaddricke Kathy Shelton. Inoltre – dopo un video in cui era apparso imbarazzato e chiedeva scusa per le sue dichiarazioni del 2005 – le ha ridimensionate durante il dibattito a “chiacchiere da spogliatoio da palestra” e “solo parole”.


A parte i primi venti minuti, in cui Trump è apparso sulla difensiva e faticava a trovare un ritmo, il dibattito si è trasformato in un match di wrestling, teatrale e retorico, favorito anche dall’impianto con i candidati in piedi, a microfono mobile e liberi di muoversi.
Trump ha attaccato a mani basse praticamente su tutto, cambiando spesso argomento, senza praticamente mai rispondere nel merito, cercando sempre e solo di svicolare, arrivare ai suoi slogan vincenti, e dimostrare di non essere stato messo all’angolo.
Ha detto che se fosse stato eletto, che avrebbe chiamato per un procuratore speciale per indagare sull’uso da parte della Clinton di mail private quando era Segretario di Stato. Una politicizzazione del Dipartimento di Giustizia che ha ricordato agli analisti più attenti l’ultima spiaggia di Richard Nixon e che ha ricordato al pubblico l’immagine di Kennet Starr che indaga sul caso Clinton-Lewinsky.


La Clinton non è stata così forte come era nel primo dibattito, né forse così determinata.
Immaginava un Trump dimesso e in svantaggio per il calo dei consensi nel suo stesso elettorato, e non ha voluto affondare il colpo in attesa della replica di Trump sugli scandali sessuali del marito Bill. Particolarmente evidente è stato il passaggio in cui ha citato Michelle Obama, “quando lui abbassa il livello, tu innalzalo”, ma che ha evidenziato sostanzialmente una non risposta dell’ex first-lady.


Quanto alla sostanza delle cose dette, anche non essendo direttamente parte della politica e della società americana, il dibattito è stato farcito davvero da tantissime balle. Opinione riscontrata anche dal titolo del resoconto di factcheck.org – sito indipendente che “verifica le affermazioni nei dibattiti pubblici americani” che ha affermato letteralmente: Abbiamo trovato una montagna di dichiarazioni false e fuorvianti.


Il Wall Street Journal ha affermato che Trump “ha trovato il suo passo”. Il New York Times ha detto affermato che Trump era migliore di quanto non fosse nel primo dibattito e che la Clinton peggiore, ma non ha dichiarato un vincitore. 
Un sondaggio della CNN ha rivelato che il 57 per cento degli intervistati ha consegnato il dibattito a Clinton e solo il 34 per cento ha dichiarato Trump vincitore. I bookmakers – vero autorevole player dei sondaggi elettorali – non sono mai stati così certi che la Clinton vincerà le elezioni, aumentando la loro previsione ad una probabilità dell’87 per cento dall’80 di pochi giorni fa.


Come tutti gli show, a quanto pare, anche la campagna per le elezioni presidenziali Usa2016 si deciderà all’ultimo dibattito, a due settimane dal voto, salvo assoluti colpi di scena.
Vanno però segnalate due curiosità.
La prima è la base elettorale: la Clinton con il suo richiamo all’essere uniti cerca – ovviamente – di espandere il suo elettorato a quei repubblicani moderati che non disdegnano una collaborazione tra i due partiti nelle scelte centrali del governo del paese.
Trump, che ha in parte perso l’appoggio repubblicano, e che ha visto lo spettro di una richiesta di ritiro – che dopo il dibattito è poco probabile che ci sarà – ha richiamato più volte l’attenzione su uno zoccolo duro personale, quei 25milioni di follower che lo seguono sui social: un patrimonio suo, personale, che sbaraglia ogni repubblicano candidabile.
La seconda è un articolo fatto davvero molto bene pubblicato dal Washington Post, una sorta di “guida al linguaggio del corpo” durante i dibattiti elettorali, che integra le molte cose scritte e valutate dagli analisti ed offre qualche elemento in più – utile anche per noi e per la politica di casa nostra, nell’osservare i politici mentre cercano di guadagnarsi il consenso attraverso lo strumento televisivo.

Donald Trump, in un video commenti sessisti anche alla figlia Ivanka

Il secondo dibattito Trump – Clinton che si è svolto stanotte non poteva cominciare sotto una luce più nefasta per il magnate della finanza. Donald Trump ha partecipato al confronto con la sua rivale alla carica presidenziale, Hillary Clinton, nel pieno della bufera scatenata da un video della Cnn di venerdì. Si tratta di un audio rubato al tycoon nel 2005, mentre si stava recando sul set di uno show insieme al conduttore televisivo Billy Bush. Ancora insulti alle donne e commenti sessisti da parte di Donald Trump, colti dal microfono acceso del conduttore. A pochi mesi dal suo terzo matrimonio con Melania Trump, l’uomo dichiarava di aver provato a portare a letto una donna sposata. «Quando sei una star le donne te lo lasciano fare» dichiara nel video, riferendosi ad apprezzamenti pesanti, palpeggiamenti e rapporti sessuali.

Ma cosa ha detto Trump nell’ennesimo video che ha indignato l’America e il mondo intero? «Ho tentato di sc*****a, era sposata. Ci ho provato come si fa con una prostituta, ma non ce l’ho fatta». Trump ha dedicato frasi sessiste anche alla compagna del conduttore, l’attrice Arianne Zucker, facendo apprezzamenti sul suo fondoschiena. Perfino Ivanka Trump, allora ventiquattrenne, ha avuto la sua dose di commenti poco lusinghieri. «Va bene se chiamano Ivanka un pezzo di f***» ha detto, aggiungendo che se non fosse stata sua figlia ci avrebbe provato e anche con lei perché non si pone limiti di età. A poche ore dal dibattito Trump – Clinton questo video, pubblicato dalla Cnn e poi diffuso da tutti i media, ha provocato un’incontenibile bufera su Donald Trump e sulla sua candidatura. I suoi stessi compagni di partito auspicano un suo ritiro, a partire dal suo vice Mike Pence che si è dichiarato offeso dai commenti sessisti in quanto marito e padre. Il Presidente uscente Obama ha commentato il video semplicemente con l’espressione «cose inquietanti» e la rivale Hillary Clinton ha chiesto in un tweet che le donne americane lo fermino. Anche un personaggio dello spettacolo come Robert de Niro ha girato un video in cui dichiara «È un cane, un maiale, a me piacerebbe prenderlo a pugni». Perfino la moglie del magnate, Melania Trump, si è vista costretta a commentare l’accaduto. «Le parole di mio marito sono inaccettabili ed offensive. Non rappresentano l’uomo che conosco – ha dichiarato la moglie di Trump, aggiungendo – Spero che la gente accetti le sue scuse, come ho fatto io».

Cosa ha detto Trump di tutto questo trambusto? «Erano chiacchere da spogliatoio. Bill Clinton mi ha detto cose molto peggiori, giocando a golf. Comunque mi scuso se qualcuno si è offeso» – ha dichiarato in un tweet. Per poi aggiungere «Vogliono farmi fuori, ma io non mi ritiro».

San Andrès, la moda che veste con il cuore – collezione SS17

Collezione Primavera Estate 2017 San Andrés alla Milano Fashion Week 

Si vede bene solo con il cuore” scriveva Antoine de Saint-Exupéry, l’autore de “Il piccolo principe“. E’ con il cuore che San Andrés crea la nuova collezione primavera estate 2017.

Cuori come ciondoli sui bracciali, cuori applicazioni sugli abiti, cuori orecchini, scollature a cuore, tutto è invaso dall’amore che il designer Andrés Caballero ha per la moda.

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Da sempre legato alla sua terra, il Messico, San Andrés sfoggia i suoi colori vivaci, una presenza fissa della firma, con ricami di cristalli Swarovski e parure Stroili create appositamente per la sfilata.

Emerald green, sky blue, bouganvillea pink, le palette di San Andrès che ricordano immense distese di prati fioriti; gli abiti sono impreziositi da delicate applicazioni a mo’ di fiore, i tessuti vanno dai jacquard in seta e traslucidi a quelli più corposi dalle cromie sature e piene.

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La donna San Andrés conserva un animo romantico, e vive la moda come un’esperienza intima: vestire è raccontare qualcosa di sé.

Nei cuori che indossa, la donna San Andrés porta, in un’epoca moderna e veloce, la tradizione culturale e la pazienza di una artigianalità mai dimenticata.

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MARRAS STA CON GLI AFRICANI! ANTONIO MARRAS SS17 ALLA MILANO FASHION WEEK

Ermenegildo Zegna e Maserati siglano una collaborazione esclusiva

Sarà disponibile a partire dal prossimo novembre, l’esclusiva collezione che lo storico marchio Ermenegildo Zegna ha siglato con Maserati: la casa italiana produttrice di automobili di lusso.

S’incontrano, dunque, i due capisaldi dell’eccellenza dell’artigianato nostrano con una serie di capi ed accessori ideati per un uomo elegante, che tiene a curare la sua immagine.

Ermenegildo Zegna Exclusively for Maserati pone l’attenzione sulle materie prime utilizzate, chiaramente di primissima qualità.

La collezione si compone di capispalla in daino, trolley performante grazie alla struttura interna in memory foam per una maggiore protezione contro gli urti, calzature in pelle pregiata, sciarpa in seta, coppola in cotone spigato, polo in cotone, scarpe in pelle, giacca sartoriale in cotone  chiusa da due bottoni con profilatura in leather e pantaloni grigi.

La palette di colore prescelta è stata declinata nei colori del testa di moro, grigio, marrone scuro e beige.

La linea, logata con lo stemma di Maserati, sarà venduta negli store e sullo shop online di Ermenegildo Zegna.

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Le immagini sono tratte da gqitalia.it

Dior apre la prima boutique di Alta Gioielleria a Parigi

Per il suo settantesimo anniversario di vita, maison Dior ha voluto “regalarsi” una boutique, concepita dall’architetto Peter Marino,  interamente dedicata all’alta gioielleria.

Questo spazio raffinato, al numero 34 di Avenue Montaigne,  espone creazioni esclusive in edizione limitata.

La collezione proposta in questi spazi estremamente eleganti, si compone di diamanti e smeraldi. Le pietre preziose, incastonate seguendo l’idea creativa della direttrice artistica di Dior Joaillerie Victoire de Castellane, brillano nella collezione  Archi Dior che si compone di gioielli recanti i nomi celebri delle creazioni di monsieur Christian Dior come l’anello Bar en Corolle in oro bianco e giallo, diamanti e smeraldi, la collana, due paia di orecchini e l’anello Milieu du Siècle in oro bianco, diamanti, smeraldi e granati tsavorite.

 

Mobili contemporanei (alcuni firmati Vincenzo De Cotiis) nei toni del grigio e del rosa.

Mobili contemporanei (alcuni firmati Vincenzo De Cotiis) nei toni del grigio e del rosa.

 

 

La collezione di Victoire de Castellane creata per la prima boutique di gioielli di Dior

La collezione di Victoire de Castellane creata per la prima boutique di gioielli di Dior

 

 

 

Pregiato è l’orologio numerato della collezione La D de Dior in cinturino in lucertola che esalta il quadrante in  crisopraso, oro giallo e diamanti; altrettanto opulento è Dior VIII Grand Bal Coquette, con cassa in oro rosa lucido, diamanti incastonati, quadrante in malachite e cinturino in alligatore verde. Zaffiri, ametiste e diamanti sono posizionati sul quadrante, rievocando il volteggiare di un abito da ballo.

 

Fonte immagini dior.com

L’età del jazz in passerella da Undercover

Sulle note di un sassofono sfila alla Paris Fashion Week la collezione primavera/estate 2017 di Undercover. L’atmosfera è intrisa di suggestioni rétro: dominano i Roarin’ Twenties, per volumi rilassati e femminilità moderna. La musica è la protagonista assoluta di un défilé altamente evocativo: Jun Takahashi si ispira ai suonatori jazz, tra modernismo e grafismi dal piglio surrealista. Le note di un pentagramma impreziosiscono cardigan, maxi gonne e baggy pants, insieme a strumenti musicali, declinati in chiave astratta con variazioni cartoon. Il mood dei capi che si alternano sulla passerella è dichiaratamente sporty, anche se non mancano citazioni erudite e sofisticate, come il tailleurino dal piglio bon ton che sarebbe piaciuto a mademoiselle Coco Chanel. Ogni outfit è accompagnato da un cappello: in primis tocca al basco alla francese, anche se ad incantare è il turbante, copricapo iconico per eccellenza a cavallo tra gli anni Venti e i Quaranta. Le modelle sfilano dentro bluse arricchite di ruches, cardigan in tweed e vibrazioni jazz. Fili di perle sbucano stampati su maglie accollate, pattern floreali illuminano vestitini che ricordano lo sportwear, a metà tra polo e prendisole. Largo a citazioni di Man Ray e deliziosa ironia in chiave glossy.

La Royal Rebel di Emanuel Ungaro

In passerella da Emanuel Ungaro full immersion nel glamour di ispirazione Eighties. Fausto Puglisi gioca con rouches e asimmetrie per una collezione che cita il filone punk, tra capi in pelle e dettagli strong. Ma questa non è l’unica fonte di ispirazione per lo stilista messinese, che reinterpreta il videoclip registrato nel 1986 dalla principessa Stephanie di Monaco per il lancio del suo disco Ouragan. In pieno stile anni Ottanta, il video con cui la ribelle di casa Ranieri si cimentava in un’inedita avventura musicale, la immortalava in fuga inseguita da un elicottero, tra abitini in pelle dal piglio aggressive e micro bikini audaci. Immancabili le giacche biker con spalline imbottite, cifra stilistica del decennio in questione. Al suo terzo anno alla direzione artistica del marchio Emanuel Ungaro, Puglisi tratteggia un encomiabile e suggestivo ritratto della «Royal Rebel» per antonomasia: in passerella è un tripudio di ruches e pois, tra black and white e colori fluo. Suggestioni couture nei tagli dei vestiti, grinta allo stato puro nei pantaloni di pelle e nelle minigonne.

Estetica pop per Olympia Le Tan

Da sempre pasionaria di sapienti suggestioni vintage, Olympia Le Tan non si è smentita neanche stavolta: la collezione primavera/estate 2017 che ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week rispecchiava pienamente l’estetica pop a cui la designer ci ha ormai abituati. Una sfilata ricca di spunti, che mixa citazioni grunge anni Novanta a riferimenti rétro tratti dagli Swinging Sixties. Largo a stampe che ricordano i manga giapponesi, tra dettagli cartoon che strizzano l’occhio al Surrealismo, come lune e stelle comete applicate, ed iconiche stampe in pieno stile pop art. Tripudio di paillettes ad illuminare maxi dress in total black dalle linee orientali; grunge anni Novanta nel denim, che la stilista usa per la prima volta. Largo a bomber e capispalla ricchi di decorazioni, per una moda che indugia fieramente nel kitsch, tra citazioni streetwear e colori vibranti. Non mancano tra i patchwork in stile Liberty anche le illustrazioni realizzate da Pierre, il padre della stilista, tra vestiti accollati e grafismi psichedelici rubati alla subcultura anni Sessanta: ecco citate le opere di Rick Griffin, Seymour Chwast, Milton Glaser, Tadanori Yokoo, Michael English, Nicole Claveloux. Evidente l’influenza di Keiichi Tanaami and Victor Moscoso nelle iconiche borse, da sempre emblema della maison.

Delicatezza vittoriana per Veronique Branquinho

Leggiadra e romantica la donna a cui si rivolge Veronique Branquinho per la primavera/estate 2017: in un tripudio di delicatezza sfilano lunghi abiti in impalpabile plissé di seta. Largo a balze e ruches per dettagli preziosi e iperfemminili: candore nel rosa, che domina la palette cromatica. Delicato tapestry floreale dal piglio rétro impreziosisce i capi che si alternano sulla passerella. La stilista ha dichiarato di essersi ispirata a certa carta da parati sbiadita risalente al 18esimo secolo: l’appeal romantico e le suggestioni vintage ci sono tutti, nel cotone e nelle gonne plissettate in pattern floreali. Delicatezza nelle bluse dégradé che sembrano rivivere dall’età Vittoriana. Largo anche a dettagli in pelle, come negli stivaletti effetto trompe l’oeil. Una collezione altamente evocativa.

Come non sbagliare look: il choker con i lacci delle scarpe

Dallo streetstyle ai trend fai-da-te, è choker necklace mania.
Gli anni ’90 tornano ruggenti in diverse varianti, dallo stile minimal e skinny, alle trecce alla francese, fino ai choker necklace, i collarini da esibire al collo di diverse forme e colori.
Reduce dalla pubblicità, ricordiamo Brenda di Beverly Hills 90210, si fa largo nelle boutique, negli store e anche nelle case.


Riconosciuto come oggetto regale ispirato al periodo vittoriano, le signore lo portavano al collo sotto forma di nastri di velluto impreziositi da gioielli luminosi per dar luce e lustro ai loro colli adornati.
Anche utilizzato come simbolo di protesta durante la Rivoluzione Francese, il nastro rosso attorcigliato attorno al collo era un evidente segno di contestazione nei confronti delle condanne a morte con la ghigliottina di Luigi XVI.


Indossato oggi dalle star di tutto il mondo, da Gigi Hadid a Kendall Jenner, è semplice ma forte, sicuro e determinato, ecco perché piace tanto.
Ma come realizzarne uno in casa senza spendere troppo e facendo comunque tendenza?
Ci ha pensato Katie Rosebrook, una ragazza americana che dopo aver postato la foto della sua nuova creazione su Twitter, ha raggiunto 150.000 like e 47.000 views in poche ore.


Ho indossato il mio choker fatto in casa a una festa ieri sera e non ho mai ricevuto così tanti complimenti“, dice soddisfatta.
Composto principalmente da un vecchio laccio di sneakers, l’ha attorcigliato al collo facendoci un fiocco all’estremità ed è stato subito tendenza.


Dagli stilisti alle ragazze DIY, tutti possono indossarlo.
In passerella lo hanno mostrato DKNY, Carven e Cristiano Burani rivisitandone l’aspetto e congiungendolo nelle sue nuance pop, Balmain e Givenchy gli hanno conferito un mood deciso e moderno e Gucci lo ha reso un accessorio unisex presentandolo nelle collezioni uomo.

Romanticismo sporty per Paul & Joe

Allure romantico per la collezione primavera/estate 2017 Paul & Joe, che ha sfilato alla Paris Fashion Week. Volumi over dalle suggestioni sporty si sposano a dettagli iperfemminili, come i pattern floreali. Fedele al suo stile, il brand francese presenta una collezione in cui il comfort regna sovrano. Sophie Méchaly mixa ispirazioni streetwear a grande vestibilità, senza rinunciare alla femminilità. Largo a capi fluidi e colori delicati, tra sovrapposizioni e sperimentazione. Spiccano bluse, pantaloni baggy, dettagli in tulle, paillettes e piume, top in popeline da indossare con camicette bianche dalle linee basic e tanto denim per patchwork caleidoscopici. Largo a righe optical e colori vitaminici, tra bretelle irriverenti e ironia. Non mancano elementi che strizzano l’occhio ad un neoromanticismo, come le decorazioni floreali e i dettagli paillettati in stile pop art/surrealista. Ai piedi delle mannequin platform in rosa e bianco. Nel front row siedono Ilona Smet ed Olivia Palermo.

Come non sbagliare look: 3 fantasie dell’Autunno ’16

Per questo autunno inverno ’16 è davvero difficile sbagliare look, se non impossibile.
Le passerelle delle Fashion Weeks non sono che il primo step per la rielaborazione di quelli che saranno i trends del momento e se le ultime si son riferite alla prossima Primavera Estate – anche se non tutte -, quelle precedenti non facevano che lasciare un barlume di speranza per adocchiare e studiare cosa indossare in questo triste e freddo Ottobre.
Ecco le 3 fantasie dell’autunno che non possono assolutamente mancare nell’armadio:


1. TARTAN


Il tartan richiede sacrificio. Non può essere abbinato a tutto e non sta su tutto, ha bisogno d’essere smorzato se troppo evidente o accentuato se appena accennato.
È il disegno dei tessuti in lana delle Highland scozzesi come il kilt nel quale blocchi di colore si intrecciano sia verticalmente che orizzontalmente creando dei quadrati e delle linee che sembrano dare dei colori diversi in base all’intreccio.
Solitamente il tessuto utilizzato per il tartan è la lana, ma lo troveremo anche in altre varianti più comode e decisamente meno calde.
Quattro modelli dai quali prendere spunto: Gucci Fall ’16 Ready-To-Wear, Delpozo Pre-Fall ’16, Chanel Fall ’16 Ready-To-Wear e Jean Paul Gaultier Fall ’16.
Nel primo caso il tartan è utilizzato su un bomberino classico con fascia in colori diversi, nel secondo caso è utilizzato come parte frontale di un cappotto con chiusura a nodo, nel terzo ha di base un grigio caldo abbinato alla borsa e nel quarto è ton sur ton.





2. OPTICAL


In ritorno clamoroso dagli anni ’60 la fantasia più gettonata: l’optical.
Vintage fa rima con optical in questo decisivo riallaccio sixties, ma fa anche rima con colore.
Tra le più in voga sicuramente il pied de poule ma non solo, anche gli scacchi, le righe orizzontali o verticali, rombi e pois.
Le geometrie sono ben accette nell’autunno che tutto copre e tutto oscura.
Ancora Gucci Fall ’16 con cubi tridimensionali di colori blu, bianco e rosso sulle borse, Issey Miyake Pre-Fall ’16 con morbido dolcevita colorato, l’Haute Couture Fall ’16 di Iris van Herpen con abito con sottilissime righe e l’optical minimale Pre-Fall ’16 di Vionnet.





3. ETNICA


La fantasia etnica è solitamente utilizzata nella stagione calda, ma questo inverno sembra non temere rivali.
Ecco che viene traslato il colore e il calore di questa fantasia su capi prevalentemente autunnali e invernali.
In primis, la pelliccia di Chloé Fall ’16 Ready-to-Wear.
A seguire la calda lana di Stella Jean Pre-Fall ’16, il mini dress in tulle di Viktor & Rolf Fall ’16 e la grinta floreale di Alberta Ferretti Fall ’16 Ready-to-Wear.


Dior, settant’anni di gloriosa storia

Settant’anni fa nasceva maison Dior.

Era l’8 ottobre del 1946, nelle mura di un appartamento collocato nell’8° arrondissement di Parigi. Qui inizia la storia di un’azienda unica, regale, che pone la donna al centro del suo universo.

Monsieur Christian Dior, dopo aver preso accordi con il magnate del tessile Marcel Boussac, costituisce giuridicamente l’omonima maison. L’apporto del ricco industriale francese era di tipo economico, Christian Dior aveva il completo comando della casa di moda.

 

L'iconica giacca Bar indossata da Marie - Thérèse (fonte immagine dior.com)

L’iconica giacca Bar indossata da Marie – Thérèse (fonte immagine dior.com)

 

 

Il couturier, affrontò la nuova sfida con destrezza, scontrandosi con le prime difficoltà da debuttante.

Raduna a sé 85 persone (sessanta erano le operarie) e inizia a lavorare sulla collezione primavera/estate che presenterà il 12 febbraio del 1947.

Delinea la silhouette dei capi; saranno due le linee che comporranno il défilé: En 8 e Corolle.

 

Il genio di YVes Saint Laurent

Il genio di YVes Saint Laurent

 

 

Nell’appartamento decorato in stile neo-Luigi XVI da Victor Grandpierre, nell’avenue Montaigne, presenta la primissima collezione dinanzi ad un pubblico ristretto. A sedere sulle poltrone c’è anche Carmel Snow, capo-redattrice di Harper’s Bazaar.

L’esclamazione pronunciata da Snow: “Mio caro Christian, i suoi abiti hanno un tale New Look“, ha decretato la nascita di un nuovo stile.

Icona del New Look è l’iconico tailleur Bar, ottenuta da monsieur Dior modellando la stoffa su un manichino che lui stesso aveva martellato per ottenere la linea desiderata. Il modello “numéro un, numbero one” indossato da Marie-Thérèse, annuncia l’inizio di un successo senza fine.

Alla sua morte, avvenuta a Montecatini Terme, il 24 ottobre 1957, fu Yves Saint Laurent, a soli 24 anni,  a prendere le redini della direzione creativa di Dior.

 

Marc Bohan (fonte immagine grsr.com)

Marc Bohan (fonte immagine grsr.com)

 

 

Debuttò con la primissima linea, chiamata Trapezio, nel 1958. Dopo solo due anni, chiamato al servizio militare, Yves cedette il suo incarico a Marc Bohan stilista per la maison per ben 26 anni.

Gli ultimi anni del suo comando sono imperversati da problemi economici. Occasione ghiotta per l’imprenditore francese Bernard Arnault che acquisisce il gruppo Boussac di cui fa parte. Al posto di Marc Bohan viene chiamato al comando Gianfranco Ferrè, il primo italiano alla direzione creativa di Dior. Restato in carica fino al 1997, riportò opulenza al marchio, andata perduta con Bohan.

 

Gianfranco Ferrè (fonte immagine fondazionegianfrancoferre.com)

Gianfranco Ferrè (fonte immagine fondazionegianfrancoferre.com)

 

 

A Ferrè fa seguito l’eclettico John Galliano.  Il “Pirata della moda” per quattro anni ha esaltato la fisionomia della maison con collezioni teatrali. La sua collaborazione in Dior viene bruscamente interrotta a causa del licenziamento del designer sopravvenuto come conseguenza di insulti antisemiti che lo stilista aveva mosso contro un gruppo di ebrei.

 

L'eclettico John Galliano (fonte immagine supertlab.com)

L’eclettico John Galliano (fonte immagine supertlab.com)

 

 

Dal 2012 al 2015, subentra Raf Simons: uno stilista garbato che ha riportato in auge le linee En 8 e Corolle  della maison, esaltando l’iconica Giacca Bar.

La sua creatività forse troppo controllata, non è stata apprezzata completamente dai vertici e dagli estimatori del marchio così nel 2015 viene allontanato da Dior.

 

Belgian fashion designer Raf Simons acknowledges applause after the presentation of Christian Dior's Spring-Summer 2016 ready-to-wear fashion collection, presented during the Paris Fashion Week, in Paris, Friday, Oct. 2, 2015. (AP Photo/Thibault Camus)

Raf Simons (fonte immagine ilpost)

 

 

Il 2016 segna un’importante novità in Dior. Per la prima volta, una donna prende le redini della maison. Lei è l’italiana Maria Grazia Chiuri che segna un nuovo ed importante passo nella storia dell’azienda.

 

Maria Grazia Chiuri, la prima donna designer di Dior (fonte immagine dior.com)

Maria Grazia Chiuri, la prima donna designer di Dior (fonte immagine dior.com)

 

 

La collezione primavera/estate 2017 appena presentata a Parigi (qui l’articolo) conferma la donna al centro dell’universo di Dior. E’ un ritorno alle origini in chiave moderna. Finalmente una donna veste le donne Dior.

 

 

Fonte cover bloor-yorkville.com

 

 

Il punk in chiave couture di Andrew GN

Sofisticata, eccentrica e affascinante la collezione primavera/estate 2017 di Andrew GN, che ha sfilato alla settimana della moda parigina. Lo stilista, nato a Singapore, non è nuovo a certe incursioni nell’alta moda: il suo è un prêt-à-porter che tanto attinge dalla couture, sia nella scelta dei materiali che nelle sapienti lavorazioni artigianali. Sul catwalk è un’esplosione di suggestioni luxury che creano funambolici contrasti con citazioni punk anni Ottanta. Largo a lunghi abiti a sirena in denim impreziositi da frange e bijoux; ancora denim all over per corsetti e passamanerie preziose, in bluse, t-shirt e redingote. Patchwork di jeans nei vestiti e nei top e nude look nelle tuniche in pizzo sangallo, per un vedo non vedo ad alto tasso erotico. Non mancano i caftani preziosi e i mini pepli; suggestioni spagnoleggianti nei maxi dress a sirena, per una femminilità enfatizzata dalle silhouette. Chiudono il défilé mini dress a stampa floreale, in un riuscito mix di dolcezza e aggressività, per un exploit punk.

Grunge e street style ispirano Lutz Huelle

Ambientazioni streetwear sulla passerella di Lutz Huelle. Lo stilista tedesco trae ispirazione da uno stile urban, tra suggestioni metropolitane e grunge anni Novanta. La sua è una donna normale, che al posto di fasti e lusso vive nella quotidianità. E’ la strada ad ispirare lo stile urban di Huelle, per una collezione primavera/estate 2017 ricca di contrasti. Decostruzioni e sovrapposizioni dominano, per un mix inedito di stili e trend. Sapiente gioco di volumi e proporzioni, per una moda che attinge allo street style: fortemente radicata nel periodo storico attuale, si nutre della contemporaneità attraverso l’osservazione delle principali tendenze. Largo a colori vibranti e patchwork di stampe, per trench, bomber e scamiciati. Il camouflage viene proposto in contrasto con altri pattern, tra denim e bluse oversize. Il brand, fondato nel 2000, si distingue per una forte personalità e un manifesto stilistico quantomai incisivo.

Hermes, la Città AEterna tra i successi dei suoi 180 anni

Alla vigilia dei suoi 180 anni, Hermes festeggia la sua presenza nella Città AEterna da ben 50 con una nuova boutique in via Bocca di Leone.
Lo spazio già occupato in via dei Condotti, sarà adibito a eventi e mostre.


Unica apertura europea del 2016 per Hermes che ha scelto 630 metri quadri all’interno del Palazzo Arconati-Negroni-Caffarelli nel quale dar lustro alle sue linee d’abbigliamento e non solo.
Infatti, sarà presente anche una limited edition di borse iconiche e palloni da football in colori giallorossi e biancocelesti.


Non un negozio, come sostiene Francesca di Carrobio, bensì un luogo per sentirsi a casa.
Con l’apertura della nostra seconda boutique romana nel 2011 in via di Campo Marzio ci siamo accorti di quante potenzialità avesse per noi questa città — e ci siamo messi in cerca di uno spazio che ci permettesse di esprimere tutto il nostro stile. Ci sono voluti due anni soltanto per ristrutturarlo con un lavoro di collaborazione tra la maison, i Beni culturali e gli architetti dello studio parigino Rdai. Adesso, in questo luogo, non mi piace chiamarlo “negozio”, riusciremo ad accogliere le persone come in una casa: ci sono infatti tende, quadri, poltrone e anche una biblioteca dove poter leggere e riposare“.

Ma come nasce Hermes?



Nel 1837 il sellaio Thierry Hermès creò una bottega per bardature e finimenti da cavallo, bottega che si trasferì presto (nel 1870) nel quartiere in rue du Faubourg-Saint-Honoré che è ancora la sede commerciale della maison.
Nel 1920 il brand iniziò a creare capi in pelle di daino ed ebbe subito una sua successione con la creazione di gioielli dedicati al mondo equestre e con la prima collezione di moda femminile disegnata da Lola Prusac.
Solo il decennio successivo però portò alla maison i riconoscimenti dovuti, come nel caso della creazione della borsa da sella poi riadattata e ridimensionata che piacque tanto a Grace Kelly e dalla quale prese il suo nome.
Il vero e proprio giro d’affari avvenne nel 1951 con la direzione di Robert Dumas e Jean Guerrand i quali aprirono diversi punti vendita e nel 1960 con il debutto coi profumi.
L’azienda oggi ha tagliato il traguardo della quinta generazione con la direzione di Patrick Thomas ma è allo stilista di punta Jean Paul Gaultier che deve la direzione creativa e l’impegno profuso attivo dal 2003 al 2011 e al suo successore Christopher Lemaire proveniente da Lacoste.

Paul Smith e Gufram, una nuova collaborazione

Quando il genio incontra la creatività, l’esito non può essere che sorprendente.

Ritornano a collaborare insieme, dopo il grande successo ottenuto con il Psychedelic Cactus presentato nell’edizione di aprile 2016 del Salone del Mobile di Milano, Paul Smith e Gufram.

Il complemento d’arredo dalle tonalità psichedeliche era stato prodotto in tiratura limitata (solo 169 esemplari). L’emblematico appendiabito di Gufram ( creato nel 1972 da Drocco e Mello) era stato disegnato rispettando la creatività dei due marchi concretizzatasi, in quell’occasione, abbracciando un mood rétro, dal sapore seventies.

 

La collezione frutto della collaborazione tra Paul Smith e Gufram (fonte immagini affaritaliani.it)

La collezione frutto della collaborazione tra Paul Smith e Gufram (fonte immagini affaritaliani.it)

 

 

Questa volta, le due aziende hanno deciso di collaborare insieme su una irriverente collezione di abiti ed accessori  che vede in primo piano proprio il Cactus che viene stampato o ricamato su cravatte, camicie, polo, calzini, sciarpe e pochette.

La collezione verrà commercializzata nelle prossime settimane negli stores del brand e sullo shop online ufficiale.

In arrivo l’activewear di J. Crew

J.Crew e New Balance hanno siglato un accordo che vedrà impegnate le due aziende nel lancio di una linea di activewear.

Il debutto della collezione è previsto per il prossimo 11 ottobre 2016 ed i modelli (in tutto 20) sono stati presentati attraverso una campagna pubblicitaria silente.

Capi stretch e performanti dai toni vibranti come l’arancio vitaminico e il blu intenso.

 

(Fonte immagine huffingtonpost.com)

(Fonte immagine huffingtonpost.com)

 

(Fonte immagine huffingtonpost.com)

(Fonte immagine huffingtonpost.com)

 

(Fonte immagine huffingtonpost.com)

(Fonte immagine huffingtonpost.com)

 

 

Sul mercato verrà lanciata per prima la linea woman seguita da quella maschile che vedrà l’introduzione negli stores a partire della prossima primavera.

La collezione verrà venduta tramite gli shop online di J. Crew e New Balance, negli Stati Uniti (in 35 negozi selezionati) e a Londra e Toronto in soli due monomarca.

Il rodaggio della distribuzione  terminerà con l’introduzione dei capi in 278 negozi  J. Crew sparsi in America.

 

Fonte cover elle.com

 

“You-The Digital Fashion Revolution”: lo mostra che racconta lo street style

Da quando ho lanciato il blog a oggi sono cambiate moltissime cose, ma sono felice dei traguardi che abbiamo raggiunto. La moda è stata protagonista di una vera rivoluzione. Il nostro lavoro ne è un esempio. Oggi The Blonde Salad conta un team di 25 persone e fattura circa 10 milioni di euro inclusa la collezione Chiara Ferragni” ha dichiarato l’influencer più seguita del fashion blogging.

Parla al plurale durante la conferenza Stampa tenuta per battezzare la mostra “You-The Digital Fashion Revolution“: l’esposizione alla Triennale di Milano organizzata in collaborazione Silvia Grilli (direttore del settimanale femminile Grazia) e sponsorizzata da Tiffany & Co..

 

La cover della copertina di Grazia per omaggiare la mostra ""You-The Digital Fashion Revolution" (Fonte immagine grazia.it)

La cover della copertina di Grazia per omaggiare la mostra “”You-The Digital Fashion Revolution” (Fonte immagine grazia.it)

 

 

Aperta al pubblico fino al prossimo 13 ottobre 2016, la mostra racconta il ruolo che le fashion blogger si sono ritagliate nel fashion biz e l’importanza che gli scatti di street style hanno al fine della sponsorizzazione dei marchi.

Un’ esposizione inaugurata in un momento di crisi fra il giornalismo e il fenomeno dei fashion blogger, diatriba innescata da alcune giornaliste di Vogue America.

 

Chiara Ferragni all'inaugurazione della mostra (fonte immagine preziosamagazine.com)

Chiara Ferragni all’inaugurazione della mostra (fonte immagine preziosamagazine.com)

 

 

Chiara Ferragni ha così preso parola dichiarando che la polemica sollevata da Vogue.com, che ha definito le fashion blogger disperate, artefici della fine dello stile invitandole a cambiar mestiere, non ha ragione d’essere per ché le influencer interpretano la moda a modo loro. Un apporto  lontano  dal ruolo che i fashion director hanno nel sistema.

Per “You-The Digital Fashion Revolution” il settimanale Grazia ha messo in copertina le influencer più seguite: Candela Novembre, Eleonora Carisi, Tina Leung, Gala González, Nicole Warne e naturalmente Chiara Ferragni.

 

 

Fonte cover Grazia.it

 

Each X Other rivoluziona i codici dello stile

Ha sfilato nella prestigiosa cornice del Museo del Louvre la collezione Primavera/estate 2017 di Each X Other. Jenny Mannerheim e Ilan Delouis presentano una collezione basata su silhouette iconoclastiche: dalla danzatrice al dandy fino a Lolita, sfila un collage di ispirazioni, per una rivoluzione basilare dei codici stilistici. Ispirata ai costumi che si vedono al cinema o a teatro, la collezione si indirizza a una donna che usa la moda per esprimere se stessa, ma che non ha bisogno di seguire i trend del momento per affermare la propria eleganza.

Intenti rivoluzionari alla base del défilé: il duo di stilisti sposa le teorie del filosofo marxista Guy Debord, in una velata critica al consumismo e al materialismo imperanti. Ecco alternarsi sul catwalk t-shirt con lo slogan “In her lips I tasted the revolution” stampato sopra un’immagine firmata dall’artista francese Alizé Meurisse. Una liberazione dai percorsi prestabiliti dell’era consumistica per una visione della moda più armonica e intelligente.

Irriverente la collaborazione con l’artista punk Robert Montgomery, che dà vita ad un enorme tabellone fiammeggiante, recante l’eloquente slogan “All Palaces Are Temporary Palaces”. L’installazione prende fuoco nel cortile del Louvre, in un inedito quanto suggestivo connubio di arte e moda. In passerella largo a gonne effetto camouflage e giacche in patchwork denim.

Il decostruttivismo avanguardistico di Moon Young Hee

Ha sfilato nell’ultima giornata della settimana della moda parigina la collezione prêt-à-porter Primavera/Estate 2017 di Moon Young Hee. La designer coreana predilige anche questa volta un sapiente decostruttivismo avanguardistico, in un défilé in cui la sperimentazione sembra essere la parola chiave. Largo a volumi over e velato romanticismo, per una collezione suggestiva ed iconica, che rispecchia lo stile a cui la stilista ci ha ormai abituati. I tagli sono lasciati visibili, come se i capi che si alternano sulla passerella fossero solo imbanditi e non completati: la sartorialità diviene protagonista, accanto ad un design accattivante che strizza l’occhio alla contemporaneità. Citazioni Eighties nei volumi esageratamente oversize, dall’appeal quasi teatrale, tra linee fluide e sapienti asimmetrie.

L’Eden contemporaneo di YDE

Ispirazioni evergreen alla base della collezione primavera/estate 2017 di YDE. Lo stilista danese delinea magistralmente i tratti di un piccolo Eden, in cui l’amore diviene la forza motrice di una nuova estetica contemporanea. Fiori, arcobaleni, le onde del mare: questi sono gli elementi della natura che fanno da collante ad una collezione grintosa e accattivante. Ne troviamo traccia nei copricapi sfoggiati dalle modelle, che rappresentano lussureggianti scenari tropicali. Il contrasto con il piglio strong di certi outfit che si alternano sulla passerella appare forte: le ruches che fanno capolino da maxi dress conferiscono un’aura di femminilità che smorza la forza di materiali come la pelle. Non mancano mini dress in candido bianco dal sapore virginale. Largo a stampe floreali ed elementi glitterati a conferire un tocco youth. Raffinata la donna di Ole Yde: pur non cedendo a facili sentimentalismi esprime con forza la propria femminilità tra riuscite suggestioni estive.

La legione straniera di Moncler Gamme Rouge

Accantonata la neve, Moncler Gamme Rouge opta per atmosfere coloniali. Per la primavera/estate 2017 Giambattista Valli ci propone una inedita traversata del deserto, intrisa di omaggi al tricolore francese. Ricordano legionari in gonnella le modelle, che sfilano con divisa e cappelli da cadette, marciando tra le dune del deserto, in un’ipotetica colonia. Tra sahariane e piumini dal mood romantico, impreziositi da lavorazioni in pizzo, sulle spalle spicca un mantello imbottito bianco, rosso e blu. Parigi è la patria da tenere nel cuore: largo quindi a decorazioni che inneggiano alla Capitale francese, come le serigrafie su trench e nel tailleur pantalone. Non manca neanche il maxi logo del galletto, tra alternanza di completi dal taglio maschile e abiti con punto vita in evidenza, ad enfatizzare la femminilità. Largo a raincoat, parka e bomber. Il défilé chiude con abiti da gran soirée in cui il candore del pizzo macramè si unisce ad una cascata di cristalli e fiori d’organza. La magia di petali tridimensionali ricamati sul pizzo crea caleidoscopiche suggestioni haute couture.

Ironia e citazioni vintage per Miu Miu

Scanzonata, irriverente ed iconica la collezione Miu Miu che ha sfilato nell’ultima giornata della settimana della moda parigina. Miuccia Prada incanta con un défilé che sdogana un’estetica nuova, capace di coniugare riuscite citazioni vintage a deliziosa ironia. È un’estate in cartapesta quella raffigurata nella scenografia: in una surreale atmosfera old fashioned si aggira una diva strappata alla Hollywood anni Cinquanta.

Ricordano Esther Williams e certo cinema hollywoodiano a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta le cuffie in gomma con fiorellini applicati: un’eleganza evergreen, degna delle dive di un tempo, per una full immersion nel glamour. Tripudio di suggestioni Fifties anche nelle linee dello swimwear che si alterna sulla passerella, tra costumi interi e accappatoi con intarsi di pelliccia. Citazioni Seventies nel tapestry floreale che impreziosisce capi e costumi da bagno, tra sovrapposizioni caleidoscopiche e stampe botaniche.

Sfilano prendisole, sottane, ciabattine e completi in spugna, per un’estetica candy, a metà tra Mad Men e The Stepford Wives: largo a bluse, trench e zeppe intagliate, tra fiori e rouches. Un’eleganza raffinata ma anche ricca di sfumature funny, per un’estate da vivere intensamente. E Miuccia Prada riesce a trasportare l’atmosfera estiva sulla passerella, intento dichiarato dalla stessa stilista. Tra le modelle che calcano il catwalk la splendida Gigi Hadid.

Tra Chiara Ferragni e Fedez è amore

E’ scattata la scintilla tra la regina del fashion blogging Chiara Ferragni e il rapper Fedez, paparazzati a scambiarsi tenere effusioni dalla rivista “Chi”.

Un amore diviso, solo per il momento, dalla distanza visto che la bella Ferragni fa spola tra Los Angeles (dove vive) e Milano.

Una romantica cena nella città meneghina consacra il gossip del momento: voci sulla coppia Ferragni/Fedez erano in rete oramai da settimane ma la coppia non aveva confermato in alcun modo la liaison.

Oro è giunto il momento per i due innamorati di non nascondere la loro unione vivendo la loro relazione alla luce del sole.

 

 

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La rivista “Chi” ha paparazzato Ferragni e Fedez in tenere effusioni)

 

 

I “Ferraz“, così è stata battezzata la coppia Chiara e Federico, erano soliti corteggiarsi sui social; proprio l’insalata bionda del fashion biz regalò qualche giorno fa un paio di scarpe al cantante e successivamente, i due hanno postato una foto su Instagram indossando la stessa felpa “Im not a rapper“: tutti indizi che hanno fatto sussultare i fans della neo coppia.

La prima uscita ufficiale dei “Ferraz” è stata inaugurata ieri, in occasione della mostra “YOU-THE DIGITAL FASHION REVOLUTION ” promossa dal settimanale  Grazia, alla Triennale.

Solo qualche ora fa, la fashion blogger ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto che ritrae una colazione per due in una suite di Palazzo Parigi di Milano mentre dal profilo Therealfedez, il rapper ha postato la prima foto ufficiale della coppia.

Costruire il perfetto Guardaroba maschile

Il Guardaroba Intelligente



Quando si costruisce una casa si deve partire dalle fondamenta, creare un guardaroba che duri nel tempo non è molto diverso.
L’uomo in generale ha bisogno di capi di abbigliamento base che lo aiutino ad apparire al meglio, che siano adeguati ai contesti che vive e che non passino mai di moda.
Bisogna entrare nell’ottica che l’abbigliamento è un investimento; in una società consumistica abituata all’usa e getta, è davvero molto facile acquistare capi cheap che dopo averli indossati un paio di volte finiranno a prendere polvere nell’armadio o peggio ancora gettati via. La cosa peggiore è che si è buttato via denaro, e che quest’ultimo verrà nuovamente investito in altri capi cheap di anno in anno.





La qualità si paga, ok. Quando dico di “investire nell’abbigliamento”, intendo acquistare capi che durino nel tempo, che possono essere riparati con una spesa inferiore del prezzo che spendereste per acquistarli nuovi. Il percorso da intraprendere è quello di acquistare quei capi che sono “intercambiabili” e che vi vestano sempre al meglio, da questi capi base potrete creare numerosi outfit senza impazzire e sentirvi sempre a vostro agio in tutte le situazioni che vi si presenteranno.
Un uomo avrà un guardaroba intelligente, semplicemente quando il suo campionario di opzioni sarà composto da capi intercambiabili, ovvero ogni suo pezzo del guardaroba si abbinerà ad un grande numero di capi complementari.





Una camicia azzurra che si abbina bene a 7 paia di pantaloni su 9, è intercambiabile; una camicia rossa che si abbina ad un solo paio di pantaloni su 9, non è un capo intercambiabile. Un abito blu che può essere indossato con 13 camicie delle vostre 15, è un abito intercambiabile; l’abito gessato grigio chiaro con righina rosa che sta bene solamente con due camicie su 15, non è intercambiabile.
Il vostro guardaroba dovrà essere costruito su capi classici intercambiabili che possono essere abbinati a circa il 60% del resto, man mano che la percentuale si alza, maggiormente sarà positivo il risultato.


Ecco spiegato il perché:


2 Paia di scarpe + 3 Giacche + 10 Camicie + 5 Pantaloni = 300 Opzioni


In questo esempio, presumiamo il 100% di compatibilità fra i capi citati, ma il numero comunque rimane molto verosimile.
Quindi da soli 20 capi di abbigliamento, possiamo ottenere 300 outfits.
Senza includere tutti gli accessori che potrebbero far innalzare questo numero, come le cravatte, le pochettes, cappotti, gilet ecc…





I tre vantaggi del guardaroba intercambiabile


Il primo: Meno capi nel vostro armadio.
Mettiamo che abbiate 28 camicie ma ne indossiate solamente 8. Ora pensate invece di possederne 15 e di utilizzarle tutte. Il 15 su 15 aumenta del 50% lo spazio in più nel vostro armadio e vi permette maggiori opzioni per indossare qualcosa di diverso ogni giorno; in sostanza, meno capi di abbigliamento, meno disordine, più opzioni: TOP


Il Secondo: Minor spesa per l’Abbigliamento.
La chiave per spendere meno nell’abbigliamento è quella di essere sicuri di acquistare un capo che indosserete. Nulla è più costoso di un capo che non metterete mai! Mi spiego, qual’è l’abito più costoso? Un abito da 300,00 euro in poliestere che non è del vostro fitting o un abito da 1000,00 euro che vi sta perfettamente ed innalza la vostra sicurezza perché vi sentite valorizzati ogni volta che lo indossate? Sono certo che indosserete il primo abito solo quando costretti, ed invece troverete 1000 buone scuse per indossare l’altro che vi fa stare meglio.
Quindi l’abito a buon mercato diventerà uno straccio dopo 3 volte che lo avrete usato e vi costerà 100,00 euro ogni volta che lo indosserete (dividete 300,00 euro x le 3 volte). L’abito di qualità superiore probabilmente si distruggerà dopo 10 anni di onorato servizio, lo avrete indossato almeno 10 volte all’anno e vi sarà costato solo 10,00 euro ad utilizzo (dividete 1000,00 euro x 100). Incredibile vero?


Il Terzo: Meno tempo per vestirvi.
Avere un guardaroba intercambiabile e quindi intelligente, significa anche perdere meno tempo a pensare che cosa mettere al mattino. Ogni combinazione funzionerà in quanto ogni capo verrà acquistato pensando ai vari abbinamenti con ciò che avete già nell’armadio; così quando avrete solo 10 minuti per prepararvi per andare al lavoro, non sprecherete un secondo di più a cercare abbinamenti vari o improbabili, vestendovi quasi ad occhi chiusi. Ehm ho detto quasi eh!





Impariamo a costruire un guardaroba intelligente in tre Step:


Selezionare


Costruire


Espandere


Ogni uomo che inizia questo percorso, probabilmente inizia con pochi capi. Due paia di scarpe, qualche camicia, qualche paio di pantaloni, 3 o 4 cravatte e forse 2 abiti.
Molti di questi capi sono stati acquistati senza averne la reale necessità, magari perché non si è riusciti a resistere ad un’occasione in saldo e sicuramente una grande percentuale di questi, non sarà ideale in quanto a intercambiabilità. Quindi il primo step sarà identificare e selezionare quei capi da cui poter iniziare a costruire un guardaroba più funzionale, individuando infine, quali capi indossate raramente e quali dovrebbero finire fuori dall’armadio.





Successivamente il secondo step sarà l’acquisto dei capi nucleo cominciando la costruzione, tenendo conto di diversi fattori: la qualità della fattura, il tessuto, il modello, la vestibilità ed il prezzo.
Sebbene il prezzo sia il fattore più importante per molti di noi, non lasciatevi influenzare troppo da questo; accontentarsi di qualcosa di meno caro non è una buona strategia, meglio acquistare il capo di qualità superiore che desiderate, piuttosto che comprare un’alternativa che ci somigli ma che non vi convince appieno solo per una questione di risparmio, inevitabilmente il contentino finirà in un angolo abbandonato del vostro armadio ed avrete buttato via il denaro.
Per la maggior parte degli uomini i capi nucleo saranno composti da un abito scuro, un blazer o una giacca sportiva scura, una derby scura, una varietà di camicie tinta unita, pantaloni in lana ed in fresco lana, un jeans nel classico lavaggio denim ed infine a seconda del luogo di residenza, capi necessari per le temperature calde o fredde.





I colori neutri, così come le tinte unite, saranno più pratici per molti tipi di carnagioni e bisogni. Classici come il blu navy, giacche nei toni del marrone e pantaloni grigi permetteranno di effettuare diversi abbinamenti e combinazioni con il piacere di creare una gradevole immagine. Quindi consiglio vivamente che le vostre prime 10 camicie siano per il 70% in tinte unite classiche o con qualche riga sottile, niente fantasie sgargianti o che risultino cheap.
Quando inizierete ad acquistare i capi nucleo che comporranno il vostro nuovo guardaroba intelligente, scegliete tessuti di medio peso; per esempio un cashmere di medio peso ( leggi il mio articolo su Doriani Cashmere: Doriani Cashmere al Pitti Uomo 90 ) sarà maggiormente intercambiabile e maggiormente sfruttabile di uno troppo pesante che non potrà essere indossato sotto ad altri capi in modo appropriato.
I modelli classici non sono da considerarsi noiosi o troppo old: classico vuol dire semplicemente utilizzare linee e forme che hanno fatto apparire l’uomo più maschio ed attraente per decenni (leggi qualche mio articolo sulle icone di stile: Marlon Brando Stile in divisa: Jeans e T-Shirt ).





Una volta che avrete il nucleo del vostro guardaroba, potrete iniziare ad aggiungere capi che rispecchino più la vostra personalità, quindi come ultimo step, espandere il vostro armadio con quei pezzi più difficili da abbinare, non intercambiabili, ma utili per qualche occasione o situazione particolare, o esclusivamente per sentirvi diversi dalla massa: mocassini con nappine, magari colorati, non necessariamente nei toni del marrone, oppure sneaker bianche da utilizzare con “sprezzatura” sotto un abito elegante (bisogna avere molto coraggio, ma l’impatto visivo non è male), calzini con fantasie molto fresche ed accese (leggi il mio articolo su Red Sox Appeal: Red Sox Appeal al Pitti90: Un Viaggio di Stile ) e chi più ne ha più ne metta.


In conclusione, costruite un guardaroba intelligente, facendo shopping in maniera metodica e ponderata, risparmiando tempo, spazio, ma sopratutto denaro.


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Caleidoscopica la sfilata Aigner SS17 alla Milano Fashion Week

AIGNER PRIMAVERA ESTATE 2017 – MILANO FASHION WEEK 

Crea un effetto ipnotico e ha più di tre secoli, il caleidoscopio è l’highlight della collezione primavera estate 2017 di Aigner.

Colori e facce multiformi, gli abiti Aigner SS17 cambiano natura a seconda della prospettiva da cui li si guarda, come brillanti camaleonti, le donne Aigner stupiscono nei verde lapis, lime, mirtillo rosso, rosa, malva e prugna.

Sono colori che arrivano dai folli e movimentati ’70, con tessuti presi direttamente dalle piste della Disco Flair e silhouette daI personaggi da Studio 54. Le forme sono grafiche con applique in metallo in chiusure ed elementi decorativi, in un mix & match mai visto prima.

I tessuti vanno dai scintillanti pantaloni disco style e paillettes ai tulle, passando per il denim evergreen, pelle e velluto devoré.

Poliedrica, policromatica, la donna Aigner primavera estate 2017 si carica dei colori vitaminici e di dettagli preziosi: gioielli opulenti con pietre Swarovski, scarpe con tacco e décolleté a punta in velluto, borse must-have come la Tiny Tin bag a forma di lattina con dettagli in oro o la Medea velvet da abbinare ad abito tono su tono, o la Pina con logo in cristallo a chiusura e tessuto glitterato.

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Joie de vivre e nuovo lusso in passerella da Sonia Rykiel

Ha sfilato nella cornice dell’École nationale des beaux-arts di Parigi la collezione primavera/estate 2017 di Sonia Rykiel. La direttrice artistica della maison Julie de Libran ha reso omaggio alla stilista, scomparsa lo scorso 25 agosto. Con la complicità di Nathalie Rykiel, ha accolto gli ospiti del défilé davanti ad una video installazione realizzata da Frédéric Sanchez, raffigurante la designer fondatrice della maison in video inediti firmati da Deborah Turbeville. Emozionante tributo ad un genio della moda. Un altro doveroso omaggio alla Rykiel ha sfilato sul catwalk, nei pull indossati dalle modelle in apertura della sfilata, recanti le lettere che compongono il nome Sonia. Una collezione ispirata ad una donna moderna e indipendente, che sdogana una nuova concezione di lusso, che fa rima con joie de vivre. Largo a pantaloni palazzo e volumi esageratamente oversize, quasi teatrali. Denim all over e suggestioni workwear nelle tute da lavoro, tra uniformi e caban dalle enormi maniche impreziositi da righe marinière d’ordinanza, che rappresentano da sempre la quintessenza dello stile Rykiel.

L’elogio della quotidianità di Céline

Nessun coup de théâtre per Phoebe Philo, che porta sulla passerella di Céline un inedito elogio della quotidianità. Lo Zeitgeist trova nuova espressione nella collezione primavera/estate 2017 del brand francese, che indaga la natura umana e l’individualismo della donna contemporanea. In perfetto bilico tra caos e grazia, veniamo proiettati in una dimensione onirica, grazie anche alla potente scenografia, realizzata dall’artista Dan Graham: una struttura di vetro trasparente dalla forma sinusoidale, che sembra bilanciare la complessità e il caos dirompente con un ritrovato equilibrio. L’estetica concettuale di Phoebe Philo trova espressione in una sfilata emozionante, tra sartorialità mannish e volumi over. Largo a capispalla cocoon, vestiti impreziositi da tocchi astratti in blu cobalto che ricordano il body painting di Yves Klein, jersey da cui sbucano cut out e crochet romantico per abitini a trapezio. Le percezioni della quotidianità dominano: l’enfasi è sulle sapienti decostruzioni, tra stampe floreali e colori accesi, come il verde e il blu. Abitini a trapezio e sensualità nel bianco all over, mentre le borse sono oversize. Romanticismo nelle finte ruches che sbucano dagli orli, mentre reggiseni decorati conferiscono un’aura di femminilità ad una collezione in cui dominano i contrasti. Il daily wear non è mai stato tanto chic.

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(Foto: Madame Figaro)

Dreamers, Torino ’17: la moda è innovazione

La moda è un oggetto culturale, non è solo mercato e marketing.
Lo afferma “Dreamers“, l’evento moda che si tiene dal 5 al 9 ottobre al Museo Ettore Fico di Torino nel quale è possibile esplorare la moda contemporanea attraverso esperienze di moda, vendita e conoscenza.
Rinnovare la moda non è un compito semplice, i protagonisti di questo progetto sono infatti coloro che possono attuare il concetto di innovazione, ovvero maestri, giovani talenti, pensatori, imprenditori e artisti.
Dreamers prevede inoltre una pluralità di contenuti che vede l’intreccio tra moda, arte, cinema e musica.


Tema di questa edizione è l’Imaginarium, cioè “quel variegato mondo visuale, formale e materico alla base di ogni linguaggio progettuale. Moodboard, archivio personale che, attraverso il montaggio di immagini e materiali eterogenei, dà vita alla creazione di una collezione, un marchio, un’opera, un racconto. Un luogo dove l’autore mette in scena un mondo speciale“, così come cita la descrizione dell’evento.


Già dalle 11:30 della mattina del 7 ottobre Stefania Ricci, direttore del Museo Salvatore Ferragamo, della Fondazione Ferragamo e ideatrice della mostra Tra Arte e Moda in scena a Firenze, pone un dialogo sui processi creativi che portano a un progetto di moda o a un’opera d’arte.
A seguire, dalle 14:30 alle 16:30, il Workshop “Piccoli sogni di carta” a cura della paper artist Caterina Crepax, con la quale si prende in considerazione il potere di riciclo della carta. Con essa, la possibilità di realizzare un gioiello o un accessorio come una borsetta o una stola.
Dalle 17:00 alle 19:00 con Silvia Bisconti, Benedetta Bruzziches, Maria De Ambrogio, designers in dialogo con Stefano Micelli, docente di Economia e gestione delle imprese – Università Ca’ Foscari di Venezia, si tiene l’incontro “La rivoluzione della moda nella moda“, con il quale esplorare la rapidissima evoluzione del modo di pensare, scegliere e acquistare che stravolge inevitabilmente i meccanismi della produzione.
Dalle 19:00 alle 21:00 si tiene, infine, l’evento “il rock è teatro: David Bowie tra scene e costumi” con lo scrittore Luca Scarlini. Si tratta di un percorso visivo che vede i look del genio della musica.


Dal mattino dell’8, 11:00 – 13:00, è possibile partecipare al workshop “Costruire atmosfere” con Serena Campelli, consulente di immagine e ricerca tessile e ideatrice del brand Diderot Maison.
Dalle 11:30 alle 13:30, quasi contemporaneamente al primo, si tiene il workshop “Esperienze tattili di Juta” con Carlotta Sadino, ideatrice del brand Atelier Carlotta Sadino.
Dalle 15:00 alle 17:00, invece, si tiene l’evento “Comunicare la moda oggi: prodotto, social media, autocelebrazione“, con Andrea Batilla, direttore di Vix e CEO di Italiana Marchi. Il percorso vede la nascita tradizionale dei brand e il loro sviluppo e crescita attraverso l’incremento e l’utilizzo dei social media.
Dalle 15:00 alle 17:30, il workshop “Unici e inimitabili Kimono” con Miroglio S.p.A. e TheColorSoup.
Dalle 15:30 alle 17:30, il workshop “Tanto di cappello” con Adriana Delfino, stilista con gli allievi del laboratorio Fashion&Design di ArtEnfant, in collaborazione con Lo Scarabeo Edizioni.
Dalle 17:00 alle 19:00, l’evento “Anna Piaggi. Lavorare con gli abiti come i pittori con tubetti di colore” con Alina Marazzi, regista, e Claudia Botta, docente di Costume per lo spettacolo – Accademia di Belle Arti di Bologna in dialogo con Salvo Bitonti, direttore Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. L’evento esplora l’anima artistica della giornalista Anna Piaggi.
Dalle 19:00 alle 21:00, l’evento rock “L’ultima rivoluzione rock” con Luca De Gennaro, manager tv, giornalista, disc jockey.
Infine, dalle 20:30 alle 22:30, ancora una celebrazione alla giornalista Anna Piaggi con la visione del film “Anna Piaggi. Una visionaria della moda di Alina Marazzi” durante il quale intervengono la regista Alina Marazzi e Stefano Piaggi, presidente Associazione Culturale Anna Piaggi.


Il 9 ottobre si apre con il workshop “Forme possibili” con Paola Cappelletti_ MILLEMODI e Alessandra Ochetti_DUEPIGRECOERRE che si tiene dalle 11:00 alle 13:00.
Dalle 11:30 alle 12:30, l’evento “Moda è/o costume?” con Antonella Giannone, docente di Storia, teoria e sociologia della moda – Weißensee Kunsthochschule di Berlino in dialogo con Giulia Crivelli, giornalista ‘Il Sole 24 Ore’.
Dalle 15:30 alle 17:30, l’evento “La nascita di un cappello” con il designer Reinhard Plank.
Dalle 15:30 – 17:30, il workshop “Visibilidee” con Area Educativa MEF – Museo Ettore Fico nell’ambito di [email protected] – Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo.
Dalle 17:30 alle 18:30, l’evento “Lettere a Yves” con Pino Ammendola, attore, adattamento scenico Roberto Piana, che rielabora le lettere a Yves Saint Laurent di Pierre Bergé.
Infine, dalle 19:00 alle 22:00, l’evento “Zero femminile: Amy Winehouse, Lady Gaga e Beyoncè” con Carolina Di Domenico, speaker e conduttrice TV in dialogo con Annarita Masullo, manager musicale, nel quale tema decisivo è la svolta femminile in fattore musicale.

L’anima bifronte di Christian Wijnants

Anima bifronte per la collezione primavera/estate 2017 di Christian Wijnants. Lo stilista belga porta alla Paris Fashion Week due storie parallele unite da un filo comune, per un mix delle sue linee primavera/estate e resort. Una sfilata multiforme che ricorda per certi versi “The Floating Piers”, l’installazione dell’artista bulgaro Christo sul Lago d’Iseo. “Mi piace l’idea del nylon e di creare una sorta di paracadute”, così il designer ha commentato la sua collezione, ispirata a volumi eccentrici effetto paracadute. La prima parte della sfilata si concentra su outfit delicati tra pois e cromie accese, come l’arancio e il blu cobalto. Non mancano capi in bianco splendente impreziositi da cascate di piume. Nella seconda parte largo invece a pattern floreali ed energetiche stampe neon. Poesia e forza si susseguono sul catwalk, tra vestiti dal piglio boho-chic ed ispirazioni tratte dal Coachella Festival. Riusciti i grafismi e l’uso della palette cromatica. La colonna sonora del défilé è affidata alle note della canzone Opus del musicista Eric Prydz. Largo a sete preziose per top e gonne; sperimentazione nei pantaloni a vita alta; appeal vitaminico nelle stampe neon.

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Kim Kardashian: scandalo alla Paris Fashion Week

Non è stata una tranquilla settimana della moda parigina per Kim Kardashian, dopo l’aggressione subìta dal giornalista ucraino Vitalii Sediuk (qui la notizia). Un brutto accadimento non di certo messo in conto anche se, involontariamente, ha focalizzato l’attenzione su di lei e su tutta la crew Kardashian.

 

(fonte immagine tomandlorenzo.com)

Kim Kardashian in abito balmain (fonte immagine tomandlorenzo.com)

 

(fonte immagine tomandlorenzo.com)

(fonte immagine tomandlorenzo.com)

 

 

Non sono passati di certo inosservati i suoi look, sempre al limite della decenza, tremendamente trash.

Purché se ne parli“, pare essere il motto della giunonica Kim. Una filosofia di vita che a dirla tutta le permette di vivere decorosamente attraverso lo sfoggio delle sue nudità. Senza alcun minimo sforzo, per essere più concreti.

La banda delle Kardashian seguita dall’onnipresente marito di Kim, Kanye West, ha così catalizzato l’attenzione dei fotografi.

Un perseverare diabolico di nude look che hanno fatto il giro del mondo grazie ai Social Network. Un paio di conteggi che portano a un risultato soddisfacente nella portata dei likes: maggiore visibilità, tanto cash.

L’abito tricot esibito per la sfilata di Balmain sentenzia la morte del gusto. La star di Instagram dimentica di indossare gli slip (o il perizoma) ma copre la vagina al flash dei fotografi (il paradosso).

 

Kim Kardashian indossa i pantalano in pizzo di Philosophy by Lorenzo Serafini (fonte immagine dailymail.com)

Kim Kardashian indossa i pantaloni in pizzo di Philosophy by Lorenzo Serafini (fonte immagine dailymail.com)

 

 

Kim Kardashian in Givenchy (fonte immagine Getty/Images

Kim Kardashian in Givenchy (fonte immagine Getty/Images

 

 

Raccapricciante è il look total black che rivela la riluttanza della donna ad indossare l’intimo. Il bustier in stile vittoriano (come gli stivaletti) è stato abbinato ad un pantalone in pizzo di Philosophy by Lorenzo Serafini.

Accanto a queste mise esasperate passa inosservato l’abito baby doll indossato per la sfilata Givenchy dell’amico Riccardo Tisci.

 

 

 

Daizy Shely collabora con Christian Louboutin

La collezione primavera/estate 2017 di Daizy Shely presentata a Milano lo scorso 22 settembre ha riconfermato la versatilità della stilista israeliana.

Un défilé scandito da abiti romantici e molto femminili e da calzature che hanno fatto brillare gli occhi a milioni di donne.

Daizy Shely rivela la collaborazione con il maestro calzaturiero Christian Louboutin: il designer capace di far girare la testa e svuotare la carta di credito all’intero universo femminile.

La collaborazione tra i due si concretizza con una collezione di calzature eclettiche, effervescenti, moderne, accattivanti e lussuose: lo stivale color block in camoscio, il tronchetto a punta tonda in pelle di pitone e la scarpe a punta con tacchi a spillo che lega alla caviglia con delicati lacci.

 

L'estro di Louboutin nelle calzature di Daizy Shely appena presentate a Milano (fonte immagine Christian Louboutin)

L’estro di Louboutin nelle calzature di Daizy Shely appena presentate a Milano (fonte immagine Christian Louboutin)

 

 

Volevo raccontare di una donna sofisticata e  mai intimorita dai cambiamenti, capace di essere tutto ciò che sogna. Da questo punto di partenza è iniziata la mia collaborazione con Louboutin, la scarpa perfetta per completare una visione reciproca di quello che è la donna di oggi” ha dichiarato Daizy Shely,  l’ex debuttante della moda italiana ed internazionale.

 

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Fonte cover Christian Louboutin

Fonte gallery Madame le Figaro

Gli amanti criminali

Due adolescenti, lei, Alice, avrebbe dovuto chiamarsi Eva, manipolatrice, avida, curiosa con tendenze sadiche, lui è il fidanzatino, accomodante, insicuro, devoto, impotente, almeno all’inizio del film, quando i due si ritrovano a fare giochetti sessuali su iniziativa della ragazza.

Alice spinge Luc ad ammazzare un loro compagno, solo perché ha mostrato un interesse sessuale nei suoi confronti. Luc trova la forza di un gesto così macabro dopo aver guardato i due in intimità, spinto forse dalla rabbia, dalla frustrazione, dall’impossibilita’ di far godere la propria amante, a differenza dell’aitante compagno di scuola, un giovane bello e virile.
I due fuggitivi si ritrovano nel bosco dove vengono rapiti da un orco, un passaggio da un inizio alla “Natural born killers” fino alla storia di “Hansel e Gretel”, con uno svolgimento nettamente diverso: è con il suo giustiziere, l’orco, che finalmente Luc prova piacere. Amplessi omosessuali rubati, a cui il ragazzino non si vieta e dove forse nasce una specie di sentimento-riconoscenza. Tutto questo tra scene morbose e voyeristiche, con un finale inaspettato: può la VITTIMA amare il proprio CARNEFICE?

Quando c’è di mezzo il SESSO, può.

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(Gli amanti criminali, 1999 di Francois Ozon)

Da Rick Owens sfilano ninfe avvolte da nuvole di tulle

Ci sono nomi che inevitabilmente monopolizzano l’attenzione delle settimane della moda: è certo il caso di Rick Owens, tra i nomi più attesi anche in quest’edizione della Paris Fashion Week. Lo stilista californiano, spirito libero e personalità ribelle, si apre ad orizzonti inesplorati: proprio lui, che si è sempre detto interessato al declino umano, stavolta non cede a facili input fatalisti ma si concede una inaspettata positività.

Ne scorgiamo traccia nell’uso del colore, tra le novità più eclatanti della collezione primavera/estate 2017. Fanatico del nero -declinato in tutte le sfumature e texture-, Rick Owens utilizza per la prima volta una palette cromatica che abbraccia diverse nuance, a partire dal porpora, dal blu al giallo acido, fino al ruggine. Un’innovazione notevole, dopo 21 anni di uso (e abuso) di monocromatico black all over. Lo stilista si è detto ispirato da Yves Saint Laurent e Christian Lacroix per quanto concerne l’uso dei colori. A dominare il défilé è la spirale, che compare anche sull’invito: un’immagine allegorica che evoca il concetto di rinascita.

Nella suggestiva cornice del Palais de Tokyo, avvolto dalla semioscurità, sfilano inedite silfidi, eteree ninfe avvolte da soffici nuvole di tulle. Quasi dei folletti, le creature evanescenti avanzano sul catwalk tra volumi scultorei e dettagli preziosi. Vaporose onde di tulle, simili a nuvole, o zucchero filato, creano caleidoscopici drappeggi attorno al corpo delle mannequin. Suggestive le impalpabili architetture dei capi che si alternano in passerella, tripudio di sartorialità nei pannelli lunghi che sbucano dalle gonne asimmetriche, mentre le decorazioni floreali sono di pelliccia.

Largo a volumi over sulle spalle, per capi sontuosi, da cui scendono mantelli interamente ricoperti di piume di marabù: cascate di seta e crine di cavallo delineano eccentrici e futuristici vortici, tra suggestioni high-tech e mirabile sfoggio di sapienza artigianale. Leggerezza è la parola d’ordine di un défilé dalle ispirazioni soavi e delicate. Le piume firmate Lemarié, direttamente prese in prestito dall’haute couture parigina, evocano suggestioni luxury. La colonna sonora del défilé, affidata alla voce suadente di Nina Simone, è la ciliegina sulla torta di una sfilata indimenticabile.

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(Foto: Madame Figaro)

Paris Fashion Week, gli squali killer di Mugler

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«Ho questa piccola ossessione per gli squali, la loro pericolosità e la loro bellezza» ha dichiarato David Koma, direttore creativo di Mugler, al termine della sfilata durante la settimana della moda di Parigi. E chi pensa che gli squali killer siano un tema poco indicato per una sfilata di moda dovrà ricredersi. Alla Paris Fashion Week, la collezione Mugler sfila su una passerella che imita il riverbero dell’acqua. Un oceano popolato da scarpe che ricordano il muso di uno squalo bianco, scintillanti abiti da sera e sexy minidress-muta da sub per esplorare le profondità degli abissi.


Al timone di Mugler dal 2013, durante l’ultima Paris Fashion Week Koma ha portato il brand in fondo all’oceano, abbastanza per ammirarne la vastità senza sprofondare. La collezione primavera estate 2017 è dominata da tessuti brillanti, in un full-paillettes che ricorda il luccichio metallico dello squalo bronzo – uno tra i più pericolosi squali killer. Una donna determinata e pericolosa, ma anche terribilmente sexy: i minidress in pelle e neoprene aderiscono come mute da sub e un lavoro strategico di cut-out scopre lembi di pelle e scollature vertiginose. Le zip distribuite sulla silhouette seguono le forme femminili con un tocco sporty, il tutto sdrammatizzato da futuristici capispalla e minigonne in pvc. Iconiche le scarpe: slip-on a punta e tronchetti che ricordano il muso di uno squalo bianco. Infine, gli abiti da sera tornano a un design sexy e scintillante. Più da sirene che da squali killer.


Valentino rinuncia alla Galleria, ecco chi è il nuovo arrivato

Valentino e Hugo Boss rinunciano al posto nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano a favore del brand spagnolo Massimo Dutti.
Il brand, facente parte del gruppo Inditex assieme a Zara, Pull&Bear, Bershka, Stradivarius, Zara Home, Oysho e Uterque, possiede già un suo posto all’interno della Galleria anche se meno prestigioso di quello che si è aggiudicato.


Il bando aperto nel 2015 aveva messo all’asta gli spazi occupati dal BarSì e dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e comprendeva, inoltre, lo spazio affidato a Mercedes, il quale però è stato già assegnato a Carlo Cracco in vista di un suo ristorante.


Gli spazi stabiliti saranno occupati da Massimo Dutti solo dopo che egli avrà lasciato quelli che possiede già, così come è stabilito dal bando, in quanto non possono essere esposte insegne già inserite in Galleria.


L’asta aveva posto una base di 977mila euro, vinta da Dutti per una somma di 100mila euro all’anno d’affitto.
Somma che comprende quasi mille metri quadri, sei livelli di sviluppo in verticale e tre vetrine con affaccio sul braccio principale della Galleria Vittorio Emanuele II.


Lo spazio dedicato a Massimo Dutti non sarà, però, solo una boutique.
Ospiterà, infatti, una sala dedicata alla “Storia del Tessuto” che comprenderà una mostra fotografica permanente e un’esposizione di alcune collezioni di capi storici ed iconici sull’evoluzione della produzione e dell’impiego dei tessuti nella storia.
Affinché la “Sala della Storia del Tessuto” non sia un progetto dedicato solo all’Italia e agli italiani, sarà anche adibita un’area dedicata alla storia del tessuto nel cinema internazionale.

fonte foto: www.museomilano.it

fonte foto: www.museomilano.it

Alber Elbaz Legion d’onore e un profumo

Prima l’addio a Lanvin poi viene insignito della Legion D’onore: la più importante onoreficenza di Francia.

Alber Elbaz commosso da questo riconoscimento consegnato da Audrey Aroulay, Ministro della Cultura francese, omaggia a suo modo i presenti all’evento con un profumo dall’essenza rarissima.

Il designer ha regalato ai presenti “Superstitions” un profumo creato con maison Frederic Malle che segnerebbe il ritorno di Elbaz sul palcoscenico della moda.

 

 

Alber Helbaz premiato dal ministro della Cultura Azoulay (fonte immagine LaPresse)

Alber Helbaz premiato dal ministro della Cultura Azoulay (fonte immagine LaPresse)

 

 

 

Lo stilista africano dinanzi ad un pubblico composto da pochi presenti (tra cui il compagno Alex XooDemi Moore e Kristen Scott Thomas) ha confidato tutta la sua amarezza per il licenziamento da maison Lanvin, stato d’animo assopito dal tributo che la Francia gli ha conferito dopo averlo fregato della nomina di Cavaliere di Legione nel 2006.

 

 

 

Fonte cover wwd.com

“MARIA SAVINO Percorsi luminosi”, la Mostra al Brasini di Roma

Luce, natura, spazio ed eleganza delle forme sono gli ingredienti dell’arte di Maria Savino.

La mostra “Percorsi luminosi”, che si tiene dal 22 settembre al 14 ottobre 2016 al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma, intende raccontare attraverso un affascinate e onirico percorso, gli aspetti più significativi dell’evoluzione stilistica e della ricerca artistica di Maria Savino.

 

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Sono esposti 23 opere dell’artista poliedrica che ha scelto la luce come medium espressivo principale del suo lavoro. Ad aprire il percorso espositivo, una sequenza dei primi lavori realizzati con lastre in acciaio di forte impatto visivo fino ad arrivare al suo fulcro con l’opera Torre di Babele. Ruota della preghiera (2012):

“Ho plasmato l’argilla creando tanti mattoni. – racconta l’artista Maria Savino – Mattone sopra mattone ho realizzato questa torre rossa, un muro, un cilindro che gira e rigira, abbatte la barriera, apre un varco. Ci sorprende. Una luce abbagliante arricchita da molteplici colori. Giallo, blu, rosso, verde, bianco. Palpita rivelando ogni sfumatura, ogni preziosa diversità (come madre natura ci insegna, la diversità è un dono da sostenere, da difendere). La luce li unisce, si anima, creando una danza di colori infiniti, come fa l’arcobaleno.”

 

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La mostra è curata, prodotta e organizzata da Maria Savino, in collaborazione con Studio Lattuada, Milano e vede come sponsor tecnico C.M.D. Paderno d’Adda. Il catalogo è edito da Gangemi Editore.

 

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Info:

“Maria Savino. Percorsi luminosi”

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini Via di San Pietro in Carcere, Roma

dal 22 settembre al 14 ottobre 2016

dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30 Venerdì e sabato 9.30 – 22.00 Domenica 9.30 – 20.30

Ingresso Gratuito

www.ilvittoriano.com


Beatrice Adeante

Settimana della moda di Parigi: kaftani, denim e motivi paisley per Acne Studios

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Il fondatore del brand svedese Acne Studios, Jonny Johansson, non è solito inserire nelle sue collezioni riferimenti alla situazione politica europea o globale. Così durante la settimana della moda di Parigi molti sono rimasti stupiti dal suo show chiaramente ispirato alla questione dei migranti, tema caldo in Europa che ha evidentemente toccato anche lui.


La collezione primavera estate 2017 di Acne Studios è fatta da strati su strati di tessuti provenienti dalla Siria, abilmente mescolati al denim e ad accessori contemporanei. I volumi sono over-size, esagerati e morbidi. Alcuni look sembrano sovrapposizioni di coperte, sciarpe e kaftani difficili da districare. La ricca tradizione tessile dei paesi Arabi è qui sfruttata pienamente con motivi paisley, leggerissimi foulard stampati e tessuti dalla forte connotazione tattile, quasi arazzi bizantini modellati in completi, giacche e cappotti-vestaglia. Nella collezione che ha sfilato alla settimana della moda di Parigi, però, Johansson non ha dimenticato l’identità del suo brand. Acne Studios (acronimo di  Ambition to Create Novel Expressions) è nato come un marchio contemporaneo e giovane, votato all’innovazione e al ready-to-wear. Ecco allora che accanto a kaftani e maxi-sciarpe, forse un po’ difficili da indossare al di fuori della passerella, ci sono pezzi molto più easy in denim: salopette e cappe, jeans sfrangiati o decorati con un maxi motivo paisley, soprabiti dalle maniche over. E se in prima fila ad applaudire alla sfilata di Parigi c’era Jane Birkin, che di accessori se ne intende, possiamo star certi che anche le pantofole arricchite di pietre, i tacchi scultura in legno e le borse stampate da figlie dei fiori avranno successo.


Vettel: A New York giunge la “torre da vivere”

Si ispira ai pozzi a gradini indiani, la torre Vessel che sorgerà nel nuovo complesso residenziale e commerciale nel parco di Hudson Yards a Manhattan.

Estremamente articolato, Il progetto Vessel che porta la firma dell’architetto Thomas Heathrwick, presenta una matrice esagonale alla base che si ripete per ben 16 piani.

Mastodontica si presenta la sua struttura: 45 metri di altezza, 154 scale collegate fra loro per un totale di 2.500 gradini. Si stima che peserà all’incirca 600 tonnellate.

La “torre da vivere” che verrà completata entro il 2018 presenta una forma ad “alveare” e non sarà provvista di copertura. Fungerà da parco verticale dove fare jogging o quant’altro.

 

L'interno della futuristica "torre da vivere" Vettel (fonte immagine corriere.it)

L’interno della futuristica “torre da vivere” Vettel (fonte immagine corriere.it)

 

 

La sua realizzazione è in parte Made in Italy: le componenti in acciaio e bronzo con la quale verrà costruita, sono stati realizzati a Monfalcone, Gorizia.

La nouvelle Tour Eiffel d’America è stata commissionata da Stephen M. Ross il miliardario presidente della Related Companies che per la realizzazione della struttura investirà ben 200 milioni di dollari.

Al mio studio è stata commissionata la progettazione di un centro per un insolito lotto a New York – ha dichiarato Heathrwick – In una città piena di strutture accattivanti, il nostro primo pensiero era che non dovesse essere solo qualcosa da guardare. Abbiamo invece voluto fare qualcosa che tutti potessero usare e toccare. Influenzato dalle immagini che avevamo visto dei pozzi a gradini indiani, l’idea è stata utilizzare rampe di scale, quali elementi costitutivi dell’architettura. Ci siamo chiesti: e se fosse costruito interamente da gradini e pianerottoli? L’idea è che agirà come un set stage gratuito per la città e formerà un nuovo luogo di ritrovo pubblico per i newyorkesi e visitatori”.

 

 

 

 

Fonte cover corriere.it

 

Ben Stiller: “Ho avuto un cancro alla prostata”

Il tumore alla prostata colpisce circa il 15% della popolazione maschile italiana. Solo nel 2015 si sono registrati ben 35.000 nuovi casi.

Il cancro che colpisce la ghiandola maschile posizionata di fronte al retto miete ogni anno, in tutto il mondo, centinaia di migliaia di vittime.

Pensate che Il totale degli statunitensi colpiti da questa grave malattia è di 2,5 milioni: un numero che supera di poco l’intera popolazione sarda.

E’ notizia di pochi giorni fa, la rivelazione dell’attore statunitense Ben Stiller che ha annunciato per mezzo stampa e in seguito attraverso Twitter, di aver sconfitto il cancro alla prostata, diagnosticatogli nel 2014.

 

L'annuncio di Ben Stiller via Twitter sulla grave malattia che l'ha colpito

L’annuncio di Ben Stiller via Twitter sulla grave malattia che l’ha colpito

 

 

Il celebre attore e regista hollywoodiano ai microfoni del sito Medium ha rilasciato un’intensa e commuovente intervista, raccontando il suo dramma vissuto a cavallo delle riprese di Zoolander2: “Spero che la mia testimonianza possa spronare tutti, e in particolare i giovani, a informarsi sui sintomi del tumore alla prostata e a fare esami frequenti – a dichiarato Ben Stiller – Mi hanno diagnosticato il cancro venerdì 13 giugno 2014 . Il 17 settembre di quell’anno un test mi ha confermato che ero cancer-free. I tre mesi in mezzo sono stati una folle corsa sulle montagne russe con cui circa 180 mila uomini all’anno in America possono identificarsi. E’ stato un test, quello del Psa, a salvarmi la vita“.

Attraverso un intervento chirurgico adeguato e le cure necessarie per fronteggiare la grave malattia, oggi Ben Stiller può raccontare apertamente il momento buio che ha dovuto attraversare in questi lunghi mesi sopravvenuti dopo la diagnosi.

Il suo messaggio accorato, vuole essere da monito a tutti gli americani (si registrano circa 180 mila nuovi casi all’anno) che trascurano il loro benessere. Perché, ad oggi, manca la cultura della prevenzione.

 

 

Fonte cover lifetimetv.co.uk

Louis Vuitton: “geometrie” punk sfilano a Place de Vendome

Nella cornice del nuovo quartier generale di Louis Vuitton presso 2 rue Place de Vendome, sfila la nuova collezione primavera/estate 2017 concentrata su dettagli punk con accenni puri di street style.

Un défilé, quello di Nicolas Ghesquière, che pone l’attenzione su linee affusolate e tagli destrutturanti. Una mistura di codici estetici che s’impongono sul sensuale completo di pizzo blu e che sconfinano nell’abito bustier in pelle dal sapore rock.

Le t-shirt, inoltre, recano i fregi  faunistici visibili sulle facciate della nuova sede dell’azienda.

Gli abiti hanno una struttura minimalista con tagli geometrici che conferisco movimento visivo al capo. Una collezione che, tuttavia, non può essere considerata tra le migliori presentate dallo stesso Ghesquière.

Tra gilet un tartan con spalla pronunciata e un pantalone profilato da passamaneria per un effetto vittoriano, la passerella viene percorsa da abiti lunghi, essenzialmente femminili e sensuali.

Ora che i riflettori sulla sfilata sono definitivamente spenti, non rimane che chiederci se lo stilista francese abbandonerà la sua poltrona come annunciavano i rumors qualche mese fa (per leggere la news cliccate qui).

Al suo post, si attenderebbe l’arrivo di Jonathan Anderson, fresco di successo con la maison spagnola Loewe che ha sfilato lo scorso venerdì 30 settembre 2016, a Parigi (qui il commento della sfilata)

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Fonte cover Madame le Figaro

Fonte gallery vogue.com

Vivienne Westwood, stilista e attivista alla PFW

La donna dalle mille sfaccettature, Vivienne Westwood, lancia a Parigi una capsule collection ideata con suo marito, Andreas Kronthaler, di cui è sua musa ispiratrice.


Tutto ciò che so l’ho appreso dalle donne“, ammette Andreas Kronthaler.
Questa collezione la dedico a loro. Rosita che produce da anni e riesce sempre a realizzare quello che voglio. Amo il mare, amo gli italiani ed è attraverso Rosita che ho potuto fare del mondo mediterraneo la mia fonte di ispirazione. Iris mi ha aiutato a sviluppare un sistema di taglio che richiama quelli di Matisse; molto del suo lavoro si focalizza sul Mediterraneo. Abbiamo applicato le sue forme corporee alla modella e cucito insieme pezzi di tessuto per creare la forma. Poi Yasmine: abbiamo lavorato insieme sui costumi da bagno; lei è parigina e disegna lingerie. Abbiamo trascorso le vacanze al mare insieme e nessuno meglio di lei sa come indossare un bikini. Amo la luce, la semplicità e le onde. Sabina, la mia amica di sempre, mi aiuta nello styling e mi riporta all’ordine. Vivienne, la donna che ammiro e amo. Abbiamo preso centinaia di decisioni insieme e imparato l’uno dall’altro. Greenpeace le ha dato un pezzo di stoffa preso dalla prima Rainbow Warrior che affondò in battaglia contro le autorità, un tessuto di un blu talmente bello che l’ho ripreso in collezione. Infine mia mamma che mi ha sempre incoraggiato e fin da bambino ha chiesto la mia opinione su qualsiasi sua scelta“.


Il defilé si svela con l’incedere delle modelle, scoprendo ciò su cui ha fatto leva: il jersey.


Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood” non è solo un elogio alla donna, è anche attivismo e amore per l’Italia.
Infatti, l’intera collezione supporta www.weareprojectzero.org per la protezione dell’Oceano.


Il lento progredire degli abiti sulla passerella, mette in scena il barocco della moda.
Le iconiche giacche sartoriali si prensentano in jacquard floreale, gli abiti fanno luce su un’attenta ispirazione greca, linee morbide e oversize tagliano il segno ai cardigan, mini abiti in duchesse nera fanno dai contrasto ai bomber jacket.


Il ricordo di una Vivienne bambina è dato dalla senza tempo t-shirt rosa con una sua foto stampata.
Infine il tema europeo della collezione raggiunge l’apice con una maxi shopper in cotone con scritta “Destination Italy”.

Contrasti evocativi per Ann Demeulemeester

Ha sfilato nella cornice della Paris Fashion Week la collezione primavera/estate 2017 di Ann Demeulemeester. Sébastien Meunier propone inedite allegorie per uno stile che attinge al guardaroba maschile: largo a camicie destrutturate e tuxedo, in una palette monocromatica. Il black & white domina, in un evocativo contrasto tra luce e buio e bene e male. Tra sofisticati manierismi che strizzano l’occhio al 18esimo secolo, la camicia in popeline diviene iconico capo passepartout, arricchita da tagli sartoriali e asimmetriche costruzioni. Cut out con avambracci in vista e colletti rotondi si alternano a stripes e cinture in vita. Il gessato maschile assume nuova consapevolezza, mentre il cappotto con effetto trompe-l’oeil si indossa su pigiami in satin. Inserti in tulle e dettagli sartoriali dominano, mentre il bianco e nero, indiscussi protagonisti del défilé, vengono osannati nelle scritte “True White” e “True Black”. Ai piedi delle modelle stivali in suede. La processione di valchirie in tuxedo viene scandita dalle note di Leonard Cohen, che canta la colonna sonora ideale di uno show basato sui contrasti cromatici, You Want it Darker.

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(Foto: Madame Figaro)

Sì e Eau de Nuite Oud: le nuove fragranze Giorgio Armani

Le note di ribes nero e del chypre sono gli accordi olfattivi che hanno fatto sognare, nell’ultimo anno, le estimatrici di Sì: il profumo di Giorgio Armani.

La fragranza che rende omaggio ad una donna libera, femminile e moderna, oggi si veste di nuove note, intense, raffinate e ambrate.

 

Maison Armani lancia l'hashtag #saysì per lanciare sul mercato il profumo (fonte immagine vogue.it)

Maison Armani lancia l’hashtag #saysì per lanciare sul mercato il profumo (fonte immagine vogue.it)

 

 

Sì Le Parfume si compone di ambra, bergamotto e cassis, note più decise e vibranti. Seguono poi l’incenso, gli accenti fruttati, la vaniglia ed il patchouli.

Per l’uomo, Marie Salamagne crea un profumo dal carattere forte: Eau de Nuit Oud (questo è il suo nome) è stato sviluppato sulla struttura olfattiva del celebre Eau de Nuit nella quale sono stati aggiunte le note dell’Oud, una tipologia di legno che cresce spontaneamente nelle lontane foreste del Laos.

Per lanciare sul mercato le nuove fragranze, Giorgio Armani ha lanciato l’hashtag #saysì: mossa che servirà all’azienda per sponsorizzare worldwide il profumo attraverso i Social Network.

 

 

Fonte cover vanityfair.it

La ricetta della felicità di Manish Arora

Sulla passerella di Manish Arora si celebra la joie de vivre, con una full immersion nel colore e ironiche citazioni cartoon. L’irriverente designer indiano per la collezione primavera/estate 2017 sceglie di omaggiare My Little Pony, il cartone animato firmato Hasbro. Tripudio di colore nelle gonne a ruota dalle suggestioni Fifties, impreziosite da motivi candy che mostrano spiagge glitterate e palloncini che si alzano al cielo, tra patchwork caramellosi e cinture arcobaleno, emblema del cartone animato. Spensierata ed ironica la donna che calca la passerella sfoggiando basco alla francese d’ordinanza, tra calzini sporty-chic e tenute marinière che strizzano l’occhio alla nautica. L’overdressing è servito, tra paillettes e denim impreziosito da ricami floreali, ma anche maxi dress con colletto da collegiale. Romanticismo nei patchwork floreali che rappresentano fiori tropicali e uccelli del paradiso, per celebrare al meglio la stagione estiva. Exploit luminosi nelle decorazioni realizzate dall’artista indiano Baharti Kher. Arora, nominato lo scorso febbraio Cavaliere della Legion d’Onore, propone la sua personale ricetta della felicità, tra citazioni vintage e contaminazioni affascinanti. Le stampe dal sapore circense vengono declinate in chiave psichedelica, per una donna a metà tra una desperate housewife e una grintosa Ziggy Stardust in gonnella.

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(Foto: Madame Figaro; cover: Reuters)

Incursioni futuriste da Paco Rabanne

Ritorno al futuro per Paco Rabanne: il direttore creativo Julien Dossena ci catapulta in scenari futuristi conditi da un’atmosfera spaziale, per la collezione primavera/estate 2017, che ha sfilato alla settimana della moda parigina. Linee nette e strutturate, grafismi caleidoscopici e tanta ironia, per un inedito mix di elementi sporty-chic, sperimentazione avanguardistica e incursioni Sixties. La minigonna spopola, per look da ciclisti, caschi ermetici, suggestioni prese a prestito dall’atletica, capi laminati e paillettes all over perfette per una serata disco. Domina il bianco, il crema, il nero, tra sprazzi turchesi e oblò che alleggeriscono abitini a trapezio che strizzano l’occhio agli Swinging Sixties. Geometriche composizioni impreziosiscono i minidress, tra bretelle e messaggi subliminali: il nuovo manifesto estetico inneggia al Futuresex, tra pizzi gommati ed effetti fluorescenti, perfetti per un’incursione nello spazio, tra galassie e costellazioni. Largo a jumpsuit e abiti sottoveste in tecno pizzo e raincoat cocoon.
Per le t-shirt con motto Dossena si avvale della preziosa collaborazione con Peter Saville, nel segno di una capsule collection firmata in esclusiva, nell’ottica ormai vigente del “see now buy now”.

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(Foto: Madame Figaro)

Sperimentazione avanguardistica sulla passerella di Guy Laroche

A sfilare sulla passerella di Guy Laroche è un minimalismo intriso di suggestioni strong. La collezione primavera/estate 2017, che ha sfilato alla settimana della moda parigina, coniuga la classicità di capi passepartout presenti nell’archivio storico della maison, ad una sperimentazione avanguardistica che basa le sue fondamenta sull’opera di Ottessa Moshfegh e sui primi film di Sofia Coppola. Largo all’uso di tessuti iridescenti e decostruzioni ardite, tra ricami concentrici e colori audaci. Adam Andrascik, alla quarta collezione alla direzione creativa del brand, pone le basi di un’estetica nuova e più attuale, cimentandosi magistralmente nell’arduo compito di coniugare l’eredità lasciata da Laroche alla propria visione della moda contemporanea. “Guardando negli archivi della maison, ho visto che i pezzi migliori sono stati creati per i suoi amici”, ha dichiarato lo stilista, riferendosi al circolo di amicizie del fondatore della maison. Andrascik si è detto affascinato dalla ribellione delle ragazze rispetto ai trend prevalenti all’epoca. Irriverente e anticonformista, la donna che attraversa il catwalk, tra mini gonne laminate, tuniche in seta iridescente simili a pepli, arricchite da dettagli in lana e cotone. Mood sporty-chic e nuance accese, come il verde acido; largo a denim e nylon pastificato. Le trasparenze abbondano, tra richiami punk e accenni ad una femminilità ribelle.

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(Foto: Madame Figaro)

BEAUTY – La NYFW detta nuovi canoni di bellezza . Ecco i testimoni della moda in rivoluzione

“Non dimenticate il tema della diversità razziale quando scegliete le modelle per le vostre sfilate”. Dichiarazione chiara e concisa della CFDA , la camera della moda americana , rivolta a tutti gli stilisti all’inizio di settembre, prima dell’avvio della recente fashion week di New York. Affermazione che ha dato sfogo al dibattito , attraverso i mezzi d’informazione e social , sulla predominanza di ragazze bianche, piuttosto omologate nell’aspetto e nell’etnia che calcano le passerelle di moda .


Winnie Harlow , rappresenta l’icona della modella inusuale per eccellenza . E’ stata una delle prime donne a sfilare senza vergogna per la sua “diversità” , che la resa idolo internazionale per il suo coraggio e testimonial del famoso brand Desigual .


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Desigual
Womenswear
Winter 2015 – 2016
Ready To Wear
New York

Generated by  IJG JPEG Library


Anche quest’anno la modella più famosa al mondo con la sindrome di down , Madeline Stuart , ha continuato ad abbattere le barriere con la sua apparizione al FTL MODA spettacolo per Hendrik Vermeulen Couture .


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ANDREW KELLY/REUTERS


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ANDREW KELLY/REUTERS


Shaholly Ayers , amputata appena sotto il gomito sul suo braccio destro , ha sfidato le probabilità , diventando una delle modelle più dinamiche d’America . Shaholly è apparsa in magazine di rilievo come GQ , US Weekly , Glamour.com e più recentemente durante la prestigiosa settimana della moda Mercedes – Benz di New York nel 2015 .


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Jude Hass è diventato il primo modello con la sindrome di down a sfilare per la New York Fashion Week.
L’adolescente texano ha avuto l’onore di aprire la presentazione della collezione della FTL Moda bambini . Il quindicenne ha cominciato a sfilare pochi anni fa , affiancato da un agente di talento specializzato nel rappresentare le persone con diverse disabilità .
“Sempre più persone con la sindrome di Down stanno sensibilizzando i Media e il grande pubblico “, ha affermato la mamma di Jude , Rachel Wolverton . ” E’ incredibile . Non ci sono parole per questo. E’ semplicemente fantastico “.


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Picture of Jude Hass @ NYFW


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Fox4news.com


Infine , uno dei casi più discussi durante la NYFW è la storia di una modella indiana sfigurata in volto dall’acido proprio in India , dove due anni fa ha subito gravi ustioni e ha perso un occhio a causa della folle gelosia del fratellastro e di altri due uomini .
Stiamo parlando della sorridente Reshma Quereshi , 19 anni , che ha aperto lo show FTL Moda accompagnata da applausi , in abito bianco con applicazioni ricamate dal designer indiano Archana Kochhar .
Quereshi non avrebbe mai pensato che sarebbe stato possibile andare all’estero , tanto meno sfilare a New York .
Ora rappresenta il volto di una campagna contro la vendita di sostanze corrosive usate per mutilare migliaia di donne e bambini ogni anno .
“Non riuscivo a credere che stava accadendo a me “, ha detto Quereshi circa il viaggio verso l’America . “In quel momento mi sono sentito estremamente felice”.


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Getty Images


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Quereshi with the actress Sunny Leone
Dailymail.co.uk



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Reuters


Aumentare la diversità in passerella è un obiettivo di FTL Moda : società di produzione che supporta i modelli con disabilità , costretti su sedie a rotelle , stampelle e amputati .
“Penso che questo è un potente strumento “, ha detto la fondatrice di FTL Moda Ilaria Niccolini . ” Penso che si possa fare un cambiamento in meglio , continuando a spingere i confini per aumentare la diversità nel settore moda e dello spettacolo . ”

Cosa sta succedendo in Colombia?

Il mondo è piuttosto confusa dalle notizie che stanno uscendo in questi giorni dalla Colombia. Il 26 settembre su tutti i giornali del mondo è uscita la notizia che il governo colombiano e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, un gruppo paramilitare che opera in modo violento in Colombia da più di 50 anni) rappresentate rispettivamente dal presidente Juan Manuel Santos e da Rodrigo Londono Echeverri hanno firmato un accordo, alla presenza di Raul Castro, che pone fine alla guerra civile che dilania la Colombia da 52 anni. Alla firma dell’accordo erano presenti potenti da tutto il mondo, da John Kerry a Juan Carlos di Spagna al segretario di stato vaticano. Peccato che in un referendum tenuto in Colombia per ratificare l’accordo la maggior parte delle persone abbia votato no scatenando una crisi politica inimmaginabile in Colombia.


L’accordo sembrava avesse una portata storica, alla cerimonia tutti erano vestiti di bianco, gruppi di donne e bambini hanno cantato canzoni di pace, Santos e Timochenko (soprannome di Rodrigo Londono Echeverri aka Timoleon Jiménez) hanno fatto entrambi discorsi epici e hanno firmato l’accordo con penne ricavate da proiettili.
Quando Timochenko ha chiesto il perdono al popolo colombiano alla fine del suo lungo discorso la gente è scoppiata a piangere, sembrava un momento di giubilio nazionale fino a quando il discorso del leader delle FARC è stato interrotto dal passaggio di tre aerei da guerra. Timochenko è sembrato sorpreso e finito il fracasso ha detto: “Almeno questa volta gli aerei non sono venuti a sganciare bombe”. La battuta ha fatto sorridere ma l’umore era cambiato.
Qualche ora dopo uomini vicini al presidente Santos hanno fatto intendere che gli aerei erano un favore alle forze armate da parte del presidente Santos ma che il tempo dell’esibizione è stato sbagliato dato che Echeverri ha parlato molto più di quanto preventivato. Probabilmente il sorvolo era intesa come una dimostrazione di forza del presidente colombiano in un momento in cui aveva ceduto in modo considerevole alle richieste delle FARC.


L’ex presidente colombiano Uribe, nel mentre teneva una manifestazione dall’altra parte della città in cui lo slogan era “Vogliamo la pace ma non questa pace”. Uribe ha governato la Colombia dal 2002 al 2010 e una volta era un grande alleato di Santos, che durante la sua presidenza ha servito come ministro della difesa in un periodo in cui una offensiva militare di grandi proporzioni, supportata dagli USA, aveva grandemente indebolito le FARC. I due, nonostante la collaborazione e le vicinanze politiche sono molti diversi. Uribe è un cattolico di destra erede di una famiglia di allevatori della provincia mentre Santos è il giovane virgulto di una delle famiglie più in vista di Bogotà.
I due si sono allontanati quando Uribe ha tentato di cambiare la costituzione per essere eletto la terza volta. Uribe non ebbe successo e Santos gli succedette, da allora Uribe se l’é legata al dito e da quando Santos ha annunciato di essere in trattative con le FARC l’ex presidente ha iniziato una campagna senza precedenti tra capi di stato accusando in presidente di essere in combutta con i guerriglieri usando una forma di populismo da era internet che a noi italiani non è sconosciuto.
Uribe passa le sue giornate a sparare bordate da Twitter commentando notizie, cercando di parlare con altri politici e più generalmente cercando di conservare il suo posto all’interno della politica colombiana.
L’obiettivo principale di Uribe è Santos che lui tante volte accomuna alle FARC e che ha accusato di essersi arreso alle FARC con i termini di questo “trattato di pace”.


Per molti sostenitori di Uribe il motivo principale di scontento nell’accordo è la clausola secondo cui i guerriglieri saranno “ricompensati” per i loro anni di violenza con dei modesti stipendi statali che li aiuteranno ad adattare la loro vita in una economia di pace.
Gli ufficiali di medio livello avranno delle sentenze bonarie in cambio di confessioni complete mentre per chi si rifiuta di collaborare ci saranno pene fino a vent’anni.
In caso di crimini di guerra saranno imputati e condannati non solo i paramilitari delle FARC ma anche i soldati e i paramilitari di destra. Questo non fa sicuro piacere a Uribe dato i suoi rapporti stretti con alcuni gruppi paramilitari di estrema destra. Uribe durante la sua presidenza ha addirittura graziato moltissimi miliziani di estrema destra colpevoli di stragi di civili in aree controllate dalle FARC.


Il voto del referendum ha cancellato tutto questo e ha messo in crisi anche il cessate il fuoco in vigore dal tardo luglio. Durante la negoziazione entrambi le parte si sono trattenute e i morti sono arrivati ai livelli più bassi da moltissimi anni a questa parte, questa è stato l’effetto migliore dei negoziati in una nazione con 7 milioni di rifugiati e almeno 500.000 morti.
Il piano parlava di circa venti punti di raccolta in cui i guerriglieri sarebbero dovuti confluire e in cui, con calma, avrebbero dovuto smobilitare, abbandonare le armi, sotto l’occhio vigile dei peacekeeper dell’ONU. Ora, con la vittoria del no, non c’è una base giuridica per tutto questo.


Dopo il voto sia Santos che Timochenko hanno rilasciato comunicati stampa in cui si impegnano a continuare i loro colloqui. Le FARC, tuttavia non intendono cedere a termini più punitivi come auspicato dai sostenitori di Uribe. La Colombia ha un orizzonte fosco al momento.

Metà sirene metà corsare le donne Philosophy by Lorenzo Serafini SS17

Chi non ha mai visto “Laguna blu“, meraviglioso film dove una Brooke Shields in tenera età ne interpreta la protagonista? Chi non ha mai sognato di perdersi in quel mare azzurro e profondo e di vivere lo stesso amore appassionato? Laguna blu è entrato nella memoria collettiva per la storia, l’ambientazione, le magnifiche location e la bellezza degli attori stessi.

Brooke Shields era perfetta per il ruolo di ragazza ingenua, della bella che non sa di essere bella, ed è a questo romantica timidezza che Philosophy by Lorenzo Serafini si ispira per la collezione primavera estate 2017.

Fedele allo stile vittoriano, così come l’epoca in cui il romanzo da cui prende spunto viene ambientato, la collezione Philosophy by Lorenzo Serafini propone una femminilità delicata; il designer immagina le sue donne sperdute in un’isola deserta, le immagina gioiose nella loro solitudine, le vede danzare vestite di maglie di cotone dalla trama vissuta, arse dal tempo, fluttuare in abiti fluidi e asimmetrici.

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Metà sirena metà corsara, la donna Philosophy prende dall’epoca vittoriana la palette colori, le ruches, le balze, i pizzi, e dagli anni ’80 i dettagli forti, le cinture oversize, gli stivali, che la fanno sembrare una sexy pirata naufragata in mare ma in gran stile.

Vicina al mare, il suo elemento naturale, la donna Philosophy indossa fantasie tropicali e abiti dalle spalline sottilissime in pizzo sfumato, come il manto delle acque, le ruches ricordano le onde spumose che regolano lo scorrere del tempo.

E’ una primavera estate 2017 da cui lasciarsi trasportare, una collezione raffinata, discreta come una dama 19mo secolo, sensibile come il gusto di Lorenzo Serafini.

 

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Guarda qui l’intera sfilata Philosophy by Lorenzo Serafini primavera estate 2017:



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L’eleganza oversize di Lemaire

Cambiamento di rotta in casa Lemaire. I designer Christophe Lemaire e Sarah-Linh Tran ci hanno riservato parecchie sorprese nella collezione che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda parigina. Non un radicale taglio col passato ma una fucina di idee nuove che spezzano con l’estetica tradizionale del brand. Una su tutte, l’uso del colore. Se finora era quasi nascosto, occultato nei meandri della sperimentazione, nella collezione primavera/estate 2017 se ne fa un uso maggiore: largo a sfumature di blu, grigio, khaki. Inoltre il duo di stilisti si apre anche alle stampe, che impreziosiscono camicie e gonne. Volumi over nei pantaloni accompagnati da cinture. Spontaneità e sperimentazione tanto nelle cromie quanto nei volumi dal piglio eccentrico; tripudio di linee asimmetriche e tagli che inneggiano ad una inedita sensualità, per un’eleganza effortlessy-chic. Dominano suggestioni mannish nei volumi esasperati di capispalla e blouson, ma anche pantaloni. Non mancano inoltre spunti streetwear.

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(Foto: Madame Figaro)

Le eroine gotiche di Aganovich

Ha sfilato alla Paris Fashion Week Aganovich, con la collezione primavera/estate 2017. Ad aprire il suggestivo défilé un reading dell’opera “Suite Vénitienne” di Sophie Calle: in passerella sfilano eteree fanciulle dal fascino gotico. Più simili a creature evanescenti, fantasmi dall’eburneo incarnato si susseguono sul catwalk, tra fascinazioni che ricordano certi romanzi alla Wuthering Heights ed elementi vittoriani. Lugubre e travolgente, la donna Aganovich ricorda un’eroina romantica persa dentro stravaganti ruches e vestiti dal piglio imperiale. Atmosfera da caccia alle streghe, per rimandi alla Controriforma; un’adultera, un’emarginata, una figura sinistra che si aggira tra noi tormentando i suoi carnefici: questo sembra essere il mood prevalente nella sfilata. La palette cromatica passa dal bianco al rosso cardinalizio fino al nero. Ogni outfit che si sussegue sulla passerella si sposa a stivali in pelle. Numerosi i riferimenti storici, dal Puritanesimo in poi. Tripudio di porpora per jacquard sontuosi che impreziosiscono giacche e lunghi abiti simili a pepli. Mirabile gioco di contrasti tra vestigia classiche e tagli asimmetrici che strizzano l’occhio alla più audace sperimentazione contemporanea nei lunghi vestiti accollati, per una tra le più riuscite collezioni di Nana Aganovich e Brooke Taylor.

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(Foto: Madame Figaro)