Archive for novembre, 2016

McLaren protagonista del Motorshow di Bologna

Occhi puntati sulla 40esima edizione del Motorshow di Bologna, dal 3 all’11 dicembre: ad aprire le danze sarà McLaren Automotive, che presenterà due modelli della gamma Sports Series. Suggestioni deluxe, tecnologie derivanti dall’esperienza su circuito e prestazioni da super car nella McLaren 570S Coupé in Ventura Orange, che sarà esposta nello stand di McLaren. Per ammirare invece la 570GT in Onyx Black sarà necessario spostarsi presso la prestigiosa sede di Palazzo Zambeccari.

“La passione ci guida”: questo, il motto di McLaren, come dichiarato da Ado Fassina, Amministratore Delegato di McLaren Milano. “Le vetture della McLaren coinvolgono il guidatore in maniera unica e i modelli della gamma della Sports Series sono perfette per il mercato italiano, attirando persone che volgiano far parte di un’innovativa ed esclusiva esperienza automobilistica.” La nuova gamma di modelli Sport Series segna l’ingresso di McLaren nel mercato delle auto sportive di lusso: nel segno della tradizione McLaren, ecco automobili dalla struttura ultra-leggera, che include l’uso di un telaio in fibra di carbonio, Monocell II, tratti stilistici ben riconoscibili e una vasta selezione di dotazioni esclusive.

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Mirabile esempio di moderna maestria artigianale, la Sports Series prevede la rifinitura a mano di ogni singolo esemplare presso l’avanzatissimo McLaren Production Centre (MPC) di Woking, in Inghilterra. Ad impreziosire gli interni una linea esclusiva di rifiniture. I prezzi non sono certo accessibili: la 570S Coupé è in vendita a partire da 191.500€, mentre la 570GT parte da 200.500€.

Naomi Campbell attrice su Fox

Non solo regina delle passerelle e supermodella dalla bellezza rara: ora Naomi Campbell diventa attrice per una serie tv. La Venere Nera è stata scritturata nel cast della nuova serie di Lee Daniels, che andrà in onda su Fox. “Star” dovrebbe essere il titolo della serie, che segna una nuova esperienza davanti alla macchina da presa, per la top model, che ha già partecipato ad Empire.

Nella nuova serie la Campbell dovrebbe interpretare il ruolo di Rose, madre londinese Alexandra, interpretata da Ryan Destiny: segni particolari, bellissima, ricchissima e colta. Un personaggio estremamente interessante, modellato ad hoc sulla modella. Star è incentrata sulle storie di tre cantanti talentuosi, che cercano di emergere e di trasformare il loro sogno in realtà.

Nel cast diverse stelle del cinema, come Queen Latifah nel ruolo di Carlotta, Benjamin Bratt nei panni di Jahil, Jude Demorest nel ruolo di Star, Ryan Destiny nel ruolo di Alexandra, Brittany O’Grady nei panni di Simone e Amiyah Scott nel ruolo di Cotton. Tra le guest star anche Lenny Kravitz.

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Un regalo prezioso: gli Holiday Set Aveda

State già pensando alla lista dei regali per il Natale 2016? Elegante, preziosa, sofisticata la limited edition creata da Aveda. I pregiati Holiday Set sono semplicemente perfetti per le festività natalizie: un sapiente mix di accordi cromatici e note profumate per dei cofanetti esclusivi dallo charme unico.

Perfetti per lui e per lei, gli Holiday Set Aveda si compongono di suggestioni delicate ed affascinanti. Un aroma nuovo inaugura il cofanetto: è Candrimā, dal Sanscrito, che letteralmente significa “chiaro di luna”. Note avvolgenti si sviluppano attorno al connubio tra zenzero e giglio rosso. I set uniscono la bellezza alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente.

Confezionati con la carta lokta, realizzata a mano in Nepal, i set regalo per il Natale firmati Aveda contribuiscono ad aiutare le popolazioni locali: grazie a questa partnership, che dura da nove anni a questa parte, è stato infatti possibile conseguire risultati eccellenti nel miglioramento delle condizioni di vita dell’intera comunità.

Al via il Napoli Design Market

A Napoli è di scena la creatività, con la seconda edizione del Napoli Design Market. Una vetrina all’avanguardia per restare aggiornati sulle ultime proposte dell’artigianato, per chi va alla ricerca di prodotti unici, che siano lontani dagli standard e dalla massificazione.

L’handmade regna incontrastato nella kermesse partenopea, tra arredo, interior, moda e design, per pezzi unici, che si discostano dalle solite regole: largo a colori, forme e materiali nuovi, per una rassegna interessante e ricca di fascino. La location scelta per l’evento è il Complesso Monumentale SS. Apostoli.

Stanchi delle logiche commerciali imperanti, gli organizzatori della manifestazione portano in scena un tripudio di creatività che strizza l’occhio all’innovazione. La kermesse avrà luogo sabato 17 e domenica 18 dicembre 2016 nella splendida e suggestiva cornice di una costruzione tipicamente napoletana del 1649, oggi sede del Liceo Artistico di Napoli S.S. Apostoli. Un evento imperdibile.

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Red carpet alternativo per Jennifer Lawrence

Si è tenuto a Parigi il primo Photocall di “Passengers”, il nuovo film che vede come protagonista la splendida Jennifer Lawrence, accanto a Chris Pratt. L’attrice si è presentata all’evento con un look originale: basta abiti da gran soirée, alla biondissima Jennifer Lawrence basta un semplice maglioncino grigio e una lunga gonna di tulle per incantare.

Un look da regina delle nevi, per il jumper in cashmere impreziosito da stelline. L’outfit, firmato Dior by Mariagrazia Chiuri (Primavera/Estate 2017), evoca suggestivi scenari incantati, tra ispirazioni knitwear e dettagli luxury. Trasparenze effetto nude look per la lunga gonna in tulle, che lasciava intravedere le lunghe gambe dell’attrice, mentre il maglioncino era perfetto per sfidare il freddo pungente di questi giorni.

Sofisticata e glamour, Jennifer Lawrence si è presentata con poco trucco, nei toni neutri, fatta eccezione per un rossetto dalle tonalità più intense, e con i capelli legati in una coda di cavallo bassa. Bando a scollature e inutili coup-de-theatre: l’attrice ha dimostrato che è possibile apparire in forma smagliante anche con una mise semplice.

Snapchat: è boom di adolescenti

Boom di adolescenti tra gli utenti italiani di Snapchat: la celebre app col fantasmino conta numeri record per la presenza di giovani tra i 13 e i 17 anni, che costituirebbero il 44% degli utenti.

Leader indiscusso tra i social network, Snapchat e le sue funzioni, come i video e le foto che si autodistruggono, sono copiatissimi dagli altri social, in primis Instagram, che sta cercando di riprodurne fedelmente le principali caratteristiche. L’applicazione gialla, creata da Evan Spiegel, conta in Europa ben 50 milioni di utenti, mentre a livello globale ha superato i 150 milioni di utenti attivi al giorno.

In Italia il 44% dei «milioni di iscritti» ha tra i 13 e i 17 anni. Il 42% ha tra i 18 e i 24 anni e il 9% tra i 25 e i 34. Solo il 6% ha più di 35 anni. Una percentuale allarmante ma che trova una contropartita efficace nel rispetto della privacy, che l’app garantisce: su Snapchat non è infatti possibile cercare i profili dei singoli utenti, a meno che non se ne conosca il nickname; non è inoltre possibile commentare in pubblico, condizione questa che attenua fenomeni inquietanti come il cyberbullismo.

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La società secondo fonti non ufficiali starebbe anche per essere quotata in Borsa, per un valore di 25 miliardi; inoltre punterebbe a raggiungere un fatturato compreso tra i 250 ed i 350 milioni di dollari.

Museum Snapchats: la storia dell’arte corre sui social

Cosa succede se si associa la storia dell’arte alla parodia? Ce lo insegna Museum Snapchats, una sorta di pinacoteca basata sull’ironia che raccoglie i commenti fatti dai visitatori dei musei di tutto il mondo. Un modo nuovo di imparare la storia dell’arte, che trova spazio sulla celebre app del fantasmino.

Sulla scia della geniale pagina Facebook Se i quadri potessero parlare, creata da Stefano Guerrera, autore anche di due libri, scritti dopo avere superato la soglia record di un milione di likes. Immediatezza e humour, per commenti che impreziosiscono capolavori storici dal valore inestimabile.

Grazie a Snapchat questa forma di parodia ha trovato massima diffusione: dietro a Museum Snapchats c’è perfino un intento di natura pedagogica, giacché si vorrebbe rendere popolare la storia dell’arte grazie alla sua capacità di “ammazzare la noia di una visita guidata”. Da oggi andare al museo non serve più: questa sembrerebbe essere la nuova filosofia, che trova molteplici esempi sul web, come il sito di intrattenimento Boredpanda, che ha creato una gigantesca pinacoteca comica virtuale.

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Resta da chiedersi come si possa coniugare la parodia all’intento pedagogico, venendo a mancare ogni riferimento all’autore e all’anno delle opere pubblicate online: una lacuna non da poco, per un’applicazione che avrebbe potuto coniugare il lato comico a quello educativo.

La moda più scandalosa in mostra a Parigi

Aprirà i battenti domani 1 dicembre 2016 al Museé des Arts Décoratifs di Parigi la mostra “Tenue correcte exigée! Quand le vêtement fait scandale”: una carrellata di affronti al comune senso del pudore, per capi che hanno cambiato il corso della storia del costume.

Dalla minigonna allo smoking per lei, dai jeans strappati alle sfrontate provocazioni che alcuni designer hanno portato sulle passerelle: fino al 23 aprile 2017 sarà possibile visitare l’esposizione che porta in scena i capi più scandalosi della moda dal XIV secolo ad oggi.

Dallo smoking femminile firmato Yves Saint Laurent alla gonna maschile, portata sulle passerella da Jean-Paul Gaultier e da Rick Owens (con tanto di pubenda in vista!); dalla minigonna di Courrèges ai capi plastificati dalle suggestioni spaziali di Pierre Cardin, una carrellata di pezzi iconici destinati a restare impressi indelebilmente nella memoria collettiva. Sono esposti oltre 400 capi e accessori, ma anche ritratti, caricature, oggettistica e piccole e grandi rivoluzioni nei codici estetici e nella morale collettiva.



L’esposizione si articola in tre tematiche: “Le vêtement et la règle“, “Est-ce une fille ou un garçon ?” e “La provocation des excès”. Largo a immagini choc e pezzi delle collezioni più discusse di designer di fama mondiale, dall’autunno/inverno 1995-96 di Alexander McQueen alle suggestioni futuriste di Yohji Yamamoto, dagli eccessi di John Galliano a pezzi classici indossati da dive del calibro di Marlene Dietrich. Esposti anche capi Chanel e Schiaparelli, solo per citarne alcuni.

Moda inverno 2016: le sneakers firmate Stokton

La moda inverno 2016 si tinge di nero, grigio e porpora per le sneakers da uomo e da donna firmate Stokton. L’azienda di calzature, dalla forte tradizione artigianale toscana, esplora tutta la palette dei toni neutri nelle scarpe da running con un tocco urban proposte in questa stagione fredda. Stokton unisce alla tradizione e alla qualità del made in Italy l’innovazione di prodotti giovani e alla moda: le sneakers si vestono infatti di neoprene e bande elasticizzate che ne accentuano lo stile sporty-chic. Comodi e stilosi, i modelli di calzature proposti per l’autunno inverno 2016-17 hanno la suola a cassetta tipica del brand e fondi micro extra light che ne alleggeriscono la struttura garantendo il massimo comfort. La suola assume un ruolo protagonista, diventando elemento di stile e non solo funzionale.


La moda inverno 2016 Stokton propone le classiche sneakers da uomo in accostamenti di lavorazioni e materiali inediti. Le scarpe running assumono un tocco chic dalla texture pitonata e più underground nella variante di pelle bottata, insieme a lavorazioni crackle metalizzate. Anche per le sneakers da donna, lo stile è nei dettagli e negli accostamenti materici: ricami di paillettes e inserti di pelliccia mohair e shearling dominano le scarpe da running della linea femminile insieme a stampe 3d come quella a rete. La novità della moda inverno 2016 di Stokton sono i modelli di stivali e stivaletti da accostare alle sneakers. Gli stivaletti texani sono un’evoluzione dei beatles boots presenti nell’ultima collezione, arricchiti da frange, borchie ed inserti metallizzati. Biker e francesine ritornano anche in questa collezione autunno inverno 2016-17 insieme ai mocassini, per la prima volta nel repertorio di Stokton. I mocassini da donna con morbide frange sono proposti con una suola carrarmato o con una struttura più sottile, ma in entrambi i casi resi estremamente leggeri e confortevoli dalla suola micro extra light.





Photo Courtesy FAYERCOMMUNICATION press office.

In mostra al MET “Masterworks: Unpacking Fashion”

Ha aperto i battenti al Costume Institute del MET di New York lo scorso 18 novembre la mostra “Masterworks: Unpacking Fashion”: un tuffo nella moda vista come arte, tra abiti scultorei acquisiti dal museo nel corso degli ultimi dieci anni e pezzi storici che hanno caratterizzato in modo determinante la moda. Fino al 5 febbraio 2017 sarà possibile visitare il percorso creato ad hoc per uno spettatore curioso ed esigente: in mostra più di 60 capolavori dall’inizio del 18esimo secolo ad oggi.

L’esposizione, curata da Jessica Regan con la collaborazione di Andrew Bolton, esplora un’estetica sublime, attraverso pezzi iconici di designer che hanno cambiato il corso della storia del costume, conferendo più volte alla moda lo status di forma artistica. “La nostra missione è presentare la moda come una forma di arte vivente che interpreta la storia, diviene essa stessa parte del processo storico ed ispira l’arte successiva”, così Bolton ha descritto lo scopo della mostra. “Nei settant’anni trascorsi da quando il Costume Institute è diventato parte del MET, nel 1946, la nostra strategia di collezionismo è passata dal creare una collezione di alta moda occidentale che fosse di respiro enciclopedico ad una che fosse invece focalizzata sull’acquisizione di un insieme di capolavori”.

“Se la moda deriva spesso dal suo essere effimera, la sua rapida risposta ai cambiamenti assicura che vi sia un’immediata espressione dello spirito del tempo, un vivido riflesso dei cambiamenti sociali, culturali e politici e delle trasformazioni subite dai canoni di bellezza”, queste le parole di Jessica Regan. “I capolavori che abbiamo scelto di evidenziare, insieme a molti altri che abbiamo collezionato nello scorso decennio, scaturiscono da forme, motivi e temi del passato, reinterpretando la storia del costume in forme che risuonano nel presente”.

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Ardite giustapposizioni ed interessanti flash-back caratterizzano l’esposizione, organizzata cronologicamente: vengono messi insieme capi delle collezioni più recenti e pezzi storici, allo scopo di illustrare la persistente influenza di alcuni couturier e di determinate silhouette iconiche. Un esempio tra tutti, un capo di recente acquisizione di John Galliano per Maison Margiela risalente al 2015 viene accoppiato ad un abito Cristobal Balenciaga del 1964.

Tra i nomi esposti Gilbert Adrian, Azzedine Alaïa, Cristóbal Balenciaga, Geoffrey Beene, Thom Browne, Sarah Burton (Alexander McQueen), Antonio del Castillo (Lanvin-Castillo), Hussein Chalayan (Hussein Chalayan and Vionnet), Christian Dior, Tom Ford, Jean Paul Gaultier, John Galliano (John Galliano e Maison Margiela), Nicolas Ghesquière (Balenciaga), Demna Gvasalia (Balenciaga), Charles James, Rei Kawakubo (Comme des Garçons), Karl Lagerfeld (Chanel), Jeanne Lanvin, Christian Louboutin, Maison Margiela, Alexander McQueen, Issey Miyake, Paul Poiret, Zandra Rhodes, Yves Saint Laurent, Elsa Schiaparelli, Raf Simons, Hedi Slimane (Saint Laurent), Viktor & Rolf, Gianni Versace, Madeleine Vionnet. L’hashtag ufficiale per seguire l’evento sui media è #FashionMasterworks.

Bottega Veneta unifica le sfilate uomo e donna

Novità in casa Bottega Veneta: come annunciato dalla maison, dal 2017 verranno presentate insieme le collezioni uomo e donna. Ci saranno quindi solo due sfilate all’anno, rispettivamente Autunno/Inverno e Primavera/Estate, durante la settimana della moda di Milano, nei mesi di febbraio e settembre.

La decisione era già stata presa lo scorso settembre, durante la sfilata-evento all’Accademia di Belle Arti di Brera: in quell’occasione si festeggiava infatti il 50° anniversario della maison vicentina e il 15° anniversario di Tomas Maier alla direzione creativa del brand e l’Accademia delle Belle Arti di Brera aveva proposto di far sfilare insieme le collezioni di menswear e womenswear.

Ora Bottega Veneta diffonde una nota in cui “conferma il suo impegno per una tempistica della presentazione e un lancio della collezione che concedano alla produzione il tempo necessario per creare dei prodotti fatti a mano”. Un’inversione di tendenza rispetto al passato, che allinea Bottega Veneta al sistema delle sfilate unificate già adottato da brand come Burberry e Gucci.

Gigi Hadid (Afp)

Gigi Hadid in passerella per Bottega Veneta (Afp)

Stella Jean e il suo messaggio “popolare” – calcio e moda

STELLA JEAN COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2017

Da sempre impegnata su una moda improntata al sociale e intenta a sensibilizzare anche le masse modaiole, Stella Jean non smette di stupire col suo linguaggio “popolare”.

E per questa collezione primavera estate 2017 utilizza come tema il calcio.
Quello che si gioca per le strade di tutto il mondo, nei cortili di scuola, quello che unisce grandi e piccini in un gioco e una passione comune, quello che non ha età, cultura, razza o religione, ma che è solo fede di socializzazione.

E’ una scelta stilistica che vede in collezione un wardrobe fatto di maglie intarsiate con la fascia da capitano e polo vintage-soccer abbinate a gonne iperfemminili.

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Non solo calcio, ma arte per la stagione primavera estate 2017 Stella Jean, un rimando ai paesaggi esotici hawaiani e alla pittura di Préfete Duffaut, un decorativismo carico di colore e contemporaneità.

Look sportivi, chemisier dalle linee fluide ma anche volumi rubati ai ’40, sperimentazione di un mix & match fatto di atmosfere esotiche e costruzioni borghesi.


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Il dettaglio maschile si sposa al gusto femminile con abiti lunghi e camicie in seta, polo sportive rigate e shorts plissettati, gonne in organza e tailleur e tute in crepe de chine.
Ironiche le stampe con ricami di galli e pannocchie, senza tralasciare mai l’importanza dell’artigianalità e della qualità dei capi Stella Jean.

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Guarda qui l’intera collezione Stella Jean SS2017:



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Referendum, tra auto sfondate e cataclismi annunciati

Avevamo avuto tutti la sensazione che questa campagna referendaria fosse – un po’ a tutti – sfuggita di mano. Se ne serviva una (ennesima) occasione, Napoli, mai parca di partecipazione a queste sfide di “campagne oltre ogni immaginazione”, ce ne ha offerta una.


Il caso dell’auto del sottosegretario Lotti viene così commentato sul web “Sfondate le auto private del sottosegretario Luca Lotti e del consigliere Madonna durante una affollatissima manifestazione sul Referendum a Napoli. I leoni da tastiera iniziano a prendere coraggio ma restano dei vigliacchi.”
Cos’è avvenuto? Che l’auto (una Audi A4 nera) era stata parcheggiata in un posto isolato alla Doganella con uno zainetto in piena vista. La cosa non giustifica l’atto in sé in alcun modo, anche in zone in cui i furti in auto sono all’ordine del giorno. Forse qualcuno degli accompagnatori del sottosegretario avrebbe potuto anche mostrargli semplicemente qualche premura in più suggerendogli un posto meno appartato e di non lasciare lo zainetto in piena vista. E non c’è alcuna ghettizzazione “di quartiere” in questo. A mia madre lo stereo in macchina lo hanno rubato sfondando il vetro a via Crispi e in pieno giorno.


Ma cosa ha a che fare questo atto, criminale e deprecato quotidianamente dai cittadini comuni tutti i giorni, con il Referendum? Assolutamente nulla. Esattamente come quel Massimiliano Fedriga, deputato della Lega Nord, che arriva a sostenere che “con il Si avremo nuovamente casi di sangue infetto” (probabilmente di origine meridionale?) a causa della sottrazione di alcune potestà in tema di sanità alle regioni. O come il “bisogna votare No contro l’immigrazione”.


Così come ovviamente niente hanno a che fare coloro che il giorno della lotta alla violenza sulle donne, prima si mettono il logo sui social network e poi insultano la Boldrini e la Boschi sulle loro pagine. Sì, anche questa è violenza. Ma qualcuno non glielo ha spiegato.


La verità è che ormai viviamo in un clima generale di comunicazione tossica in cui vince chi grida più forte, chi la spara più grossa, chi è – sostanzialmente e bipartisan – più violento.


Abbiamo catastrofi annunciate da entrambi i fronti, da decenni di futura ingovernabilità se vince il No, a derive autoritarie se vince il Si. In realtà la governabilità deriva dalla classe politica eletta, e quindi è qualcosa che attiene più alle leggi elettorali ed ai cittadini che non all’esito del referendum. In realtà la deriva autoritaria è qualcosa che attiene più alla gestione ed alla vita dei partiti ed alle leggi elettorali che non a questa riforma.
Ma qualcuno ha scelto – per semplicità e incompetenza – che i cittadini debbano essere spaventati. Eppure – come ci ricordano spesso analisi, studi, sondaggi e statistiche – il popolo italiano è fatto di una maggioranza silenziosa e moderata. Che in definitiva, col senno di poi e a mente fredda e bipartisan, comunque vada, sceglie sempre con adeguata saggezza un panorama di eletti che rappresenta, comunque, il paese reale. E che ha votato “fuori dagli input di partito” nei casi in cui contava davvero. Come per l’aborto, il divorzio e la Repubblica. Che piaccia o meno a quelli delle “derive autoritarie” o dell’ingovernabilità.


Forse sarebbe il caso di parlare – con pacatezza e moderazione – e spiegare le ragioni nel merito a quel popolo (enorme) di moderati silenziosi e indecisi. Ma pare di chiedere troppo a chi si bea, ormai, di parlare solo a se stesso ed alle proprie (sparute) folle osannanti.


Per approfondire meglio proprio il tema della comunicazione referendaria, ho intervistato Mauro Cristadoro della TWIG – azienda specializzata nell’analisi dati e nella comparazione dei risultati.


Ascolta La social reputation del #ReferendumCostituzionale” su Spreaker.


I loro dati parlano chiaro: due mondi che si contrappongono, che non si parlano, che non dialogano, in cui ciascuno ormai parla solo al proprio pubblico.

Fashion Week, il resoconto delle precedenti e le novità delle successive

Le prossime Fashion Week sono alle porte, trepidanti le amanti della moda, curiose di conoscere le novità e i trend della prossima stagione.
Come ogni anno, le due ondate di novità si tengono nel mese di settembre (Fall ’17), così da presentare le collezioni del successivo autunno/inverno e nel mese di febbraio (Spring ’18), con ciclicità, per presentare le collezioni della successiva primavera/estate.
Il motivo di questa sequenzialità risiede nel fatto che le Fashion Week posseggono il compito di “anticipare” le novità, le collezioni, i trend della stagione successiva, in modo da ottenere un largo anticipo per quanto riguarda la produzione.

Con l’avvento di Internet e con il consolidarsi del “fast fashion“, la concezione sull’anticipo è cambiata radicalmente, anche osservando le necessità del consumatore, e ha dato luogo al “see now, buy now“.
Sono tanti gli stilisti che nelle precedenti Fashion Week hanno aderito a questo nuovo sistema di vendita, degli esempi sono Tom Ford, Nicole Miller e Tommy Hilfiger, o ancora Vivienne Tam, Rebecca Minkoff, e Diane von Furstenberg.
Il “see now, buy now” può avere diversi modi di approccio, uno di questi è l’apertura della vendita online del capo appena visto in passerella.

Le date sono già state stabilite, la settimana della moda di New York avrà inizio il 9 febbraio 2017 e si concluderà il 17 gennaio 2016, la settimana della moda di Londra, invece, vedrà il suo inizio il 17 gennaio 2017 per concludersi il 21 gennaio 2017.
Il ritorno in patria, ovvero la settimana della moda di Milano, avrà luogo dal 22 febbraio 2017 al 28 febbraio 2017 per poi concludere il calendario con la settimana della moda di Parigi che avrà inizio il 1 marzo 2017 e fine l’8 marzo 2017.

Se la NYFW seguirà il modello del “see now, buy now“, ancora non ci è concesso saperlo.
Ma una novità sembra già giungere alle orecchie delle amanti della moda: Calvin Klein riunirà le collezioni uomo e donna in questa occasione.
Raf Simons rivelerà quindi i suoi primi modelli per Calvin Klein nella collezione di prêt-à-porter per l’autunno-inverno 2017/18.
Sono alte le aspettative del nuovo direttore creativo del brand, dopo aver lasciato lo scorso agosto la maison Dior.

Successiva alla NYFW, è la LFW.
La settimana della moda di Londra è ormai riconosciuta come sede di talenti, designer d’avanguardia e tra questi anche culla di volti ormai noti nella moda come Burberry o Vivienne Westwood.
Londra ha concesso per prima il live streaming delle sfilate durante la Fashion Week, ormai visibili e condivisibili da Youtube.

Ma la vera ondata rivoluzionaria della moda si tiene a Milano durante la MFW, con essa s’alternano leggendari brand come Gucci, Prada, Dolce & Gabbana e Fendi a nuovi e talentuosi designer.
Milano, la capitale della moda, ospita lussuose passerelle, eventi imperdibili, modelle internazionali.

Infine, Parigi.
Nonostante Parigi sia l’ultima delle Fashion Week, rappresenta per molti la “madre” di tutte le settimane della moda.
La PFW accoglie infatti l’haute couture, le sfilate d’alta moda e nomi altisonanti come Louis Vuitton, Commes de Garçons, YSL, Balenciaga, Balmain, Valentino, Alexander McQueen, John Galliano, Hermès, Givenchy, MiuMiu di Miuccia Prada, Dior e ancora, non per ultimo ma per intensità, Chanel guidata da Karl Lagerfeld.

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Dai mocassini da donna ai sandali con tacco: le scarpe invernali ed estive Mercante di Fiori

«Le scarpe sono i totem della libidine incorporea. Zucchero per gli occhi, poesia per i piedi. Rappresentano tutto ciò che avreste sempre desiderato». Così Mimi Pond, sceneggiatrice dei Simpson, definisce l’accessorio – feticcio per eccellenza. Scarpe con tacco alto ma non solo: ogni calzatura ha un suo perché, una sua storia e contribuisce a declinare lo stile di chi la indossa. Per questo il brand di scarpe made in Italy Mercante di Fiori propone tantissimi modelli di scarpe invernali ed estive, tra grandi classici e dettagli originali.


Tra le scarpe invernali non si può rinunciare a un paio di tronchetti neri, presentati in due versioni. Gli stivaletti con tacco bimaterici uniscono pelle di vitello e camoscio con il dettaglio glitter della fibbia, mentre quelli più basici sono interamente in pelle con tacco alto e suola carrarmato. Le scarpe nere, però, non bastano mai nel guardaroba di una donna. Nella collezione autunno inverno 2016-17 di Mercante di Fiori anche stivali alti e biker in pelle martellata. Di grande tendenza poi i mocassini da donna, con suola alta o tacco squadrato, arricchiti da dettagli animalier. E poi le scarpe blu con tacco alto per le serate invernali, le stringate di ispirazione maschile, gli stivaletti con inserti in pelliccia.





Anche per la prossima primavera estate 2017, Mercante di Fiori esaudisce i desideri delle shoes-addicted. Le scarpe da donna per la stagione calda sono un tripudio di colori, dettagli hippie e materiali che ricordano le vacanze. Il modello must have? I sandali con tacco di sughero, che insieme frange e perline crea un’atmosfera seventies. Le zeppe di corda e le tante varianti di espadrillas saranno perfette per le giornate al mare, mentre le scarpe rosse con tacco a spillo e allacciatura alla schiava sono l’ideale per una serata più chic. I sandali piatti con cinturino alla caviglia in tonalità brillanti e quelli con suola carrarmato e bagliori metal, infine, saranno i tuoi compagni d’avventura per tutta l’estate.





Photo Courtesy ufficio stampa.

Pirelli 2017: Lindbergh fotografa le dive del cinema

E’ stato presentato oggi a Parigi all’Hotel Salomon de Rothschild il nuovo calendario Pirelli. In tempi in cui prolifica una bellezza plastificata, il celebre The Cal segna un’inversione di tendenza: scatti intensi ed emozionanti che esaltano l’espressività e la naturalezza di 14 attrici di fama mondiale. “Emotional” è il titolo del calendario patinato per eccellenza e l’edizione 2017 è firmata dall’obiettivo del fotografo tedesco Peter Lindbergh.

“E’ un Calendario non sui corpi perfetti, ma sulla sensibilità e sull’emozione, spogliando l’anima dei soggetti”: Lindbergh, talent scout di modelle del calibro di Cindy Crawford e Naomi Campbell, è al suo terzo Calendario Pirelli, dopo aver firmato l’edizione del 1996 e quella del 2002. “Il sistema attuale propone un solo tipo di bellezza -ha affermato Lindbergh- collegato alla giovinezza e alla perfezione. Ma questo non ha nulla a che fare con la realtà”. Lindbergh elabora i codici di una nuova estetica, attraverso scatti che immortalano l’aspetto più autentico e naturale di alcune tra le più grandi dive di Hollywood, tra cui spiccano sette Premi Oscar. Niente sovrastrutture, nessun fotoritocco e poco make up, per portare a nudo la vera bellezza.

Potenti i 40 scatti in bianco e nero, realizzati tra maggio e giugno in cinque luoghi differenti del mondo, in studio ma anche su set a cielo aperto, a New York, Los Angeles, Londra, Berlino e sulla spiaggia francese di Le Touquet. Minimale ed intensa l’edizione di quest’anno celebra un nuovo concetto di bellezza, che esula da qualsiasi artefatto.

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“Questa edizione del calendario è qualcosa di veramente speciale”, ha detto Marco Tronchetti Provera, vicepresidente e CEO di Pirelli. “La bellezza è entrare in una stanza e pensare: eccomi, sono io così come sono”, così si è espressa Nicole Kidman, presente a Parigi insieme a Uma Thurman ed Helen Mirren, tra le protagoniste del calendario, insieme ad Alicia Vikander, attrice svedese protagonista di The Danish Girl e Léa Seydoux. Si continua con Robin Wright, Lupita Nyong’o, Kate Winslet, Rooney Mara, Jessica Chastain, Penelope Cruz, la cinese Zhang Ziyi, Julianne Moore, Helen Mirren. Chiude una splendida Charlotte Rampling.

Ad Oikos lo ‘Sbid International Design Awards 2016’

E’ l’azienda italiana Oikos ad aggiudicarsi il premio SBID International Design Awards 2016. Unico brand italiano tra i vincitori del prestigioso riconoscimento, Oikos incanta Londra con Bronzo Fuso, la nuova soluzione cromomaterica ecosostenibile che ha sbaragliato la concorrenza nella categoria ‘Innovative product design’.

“Una dimostrazione di innovazione sostenibile e artigianalità italiana”, queste le parole con cui i giurati hanno descritto l’opera, evidenziandone le superfici uniche e il design capace di esaltare gli spazi in maniera strategica, trattandosi di “un materiale morbido al tatto, antigraffio e resistente alla luce, sostenibile che permette una personalizzazione infinita della superficie”.

Alla base del successo di Oikos è il tailor made, come evidenziato da Vanessa Bradly, presidente di Sbid: “La particolare abilità di Oikos nell’interpretare il volere del progettista e nel realizzare off-site campioni su misura con il suo reparto Ricerca&Sviluppo coordinato da Vicky Syriopoulou è una caratteristica unica e la conferma che Oikos è un’eccellenza difficilmente imitabile nel suo settore”.

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Una nota diffusa dopo la premiazione sottolinea che “la maestria del team contract per assicurare e garantire la riuscita del progetto è il completamento del lavoro e di volontà nel realizzare sempre la superficie su misura. Una dimostrazione di conoscenza della materia e cura nell’applicazione che ha caratterizzato anche il rinnovamento della lobby dell’Hilton di Milano, curato dallo studio di progettazione Thdp di Londra ed eseguito proprio con la finitura Bronzo Fuso vincitrice allo Sbid”.

“Un risultato eccezionale che proietta Oikos -così si conclude- ai vertici del proprio settore nel mondo del design internazionale, raggiunto grazie alla sinergia tra aziende innovative come Oikos e i migliori studi di progettazione, come ha detto alla premiazione l’architetto Mannino”.

Artisti On Ice a Milano Marittima

Arte, design e artigianato contemporaneo al vialetto degli Artisti On Ice, che inaugurerà l’8 dicembre alle 15 a Milano Marittima. Un evento dedicato al design Made in Italy, attraverso la promozione dell’artigianato contemporaneo, del design indipendente e dell’arte emergente. La novità dell’edizione di questo inverno sarà il vialetto degli Artisti Open Area, uno spazio esterno al vialetto, dedicato interamente ad artisti con progetti originali, realizzati ad hoc per la manifestazione.

All’interno di questo nuovo contenitore, l’8 dicembre, in occasione dell’inaugurazione, verrà presentata in anteprima una nuova opera dello scultore Mavis Gardella, l’Arcangelo Gabriele (l’Angelo dell’annunciazione). Una scultura imponente che l’artista definisce “una nuova creazione scultorea, una trasformazione dell’esile materia, un filo di ferro, in qualcosa di diverso, di inatteso, di dinamico, non fossile. Una scultura, quasi viva, che si inginocchia come a riposo e poi si desta, si alza al cielo e sbatte le grandi ali come a voler prendere il volo e annunciare la buona novella”.

Il 25 dicembre occhi puntati sulla nuova opera dell’artista Giuliana Giuliani, intitolata Albero Rosso, descritta come “una speciale coniugazione dell’albero della vita che per il Santo Natale si accende e si veste di rosso; un inno all’amore e alla vita che ogni 25 dicembre si rinnova per la nascita di un re povero e bambino.”

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Una mostra unica, perfetta per chi è alla ricerca di manufatti originali e ricercati; tra installazioni, opere d’arte e una bacheca allestita per l’occasione con i personaggi del presepe, in collaborazione con l’Antica Stamperia Pascucci, bottega artigiana che dal 1826 produce pregiatissime tele stampate a mano. L’evento è stato realizzato dal Comune di Cervia insieme all’Associazione Culturale Rete Creativa.

Zagato in mostra a Basilea

Linee sinuose, colori brillanti e design evergreen: in mostra a Basilea Zagato, atelier di Terrazzano di Rho che ha firmato alcune tra le auto sportive più affascinanti di tutti i tempi. I collezionisti svizzeri hanno prestato agli organizzatori 25 vetture dell’atelier Zagato, eccellenza italiana nella carrozzeria. Occhi puntati sull’esposizione Zagato Swiss, al Pantheon di Basilea: un’occasione unica per ammirare le vetture dallo charme raro.

“La realizzazione della mostra è stata possibile soltanto grazie all’entusiasmo dei collezionisti svizzeri che hanno prestato le proprie vetture” -così si sono espressi gli organizzatori della mostra- “Lo scopo è quello di completare il Registro Storico e di offrire al pubblico una panoramica di quasi cento anni (dal 1919) di auto da collezione create dall’Atelier milanese per le case automobilistiche più prestigiose del mondo, restando sempre indipendente”.

Il brand Zagato rappresenta oggi l’unico carrozziere italiano ancora nelle mani della famiglia del fondatore: trattasi di Andrea Zagato, che rappresenta la terza generazione della “dinastia”. Ugo, il fondatore del marchio, era suo nonno, mentre Elio, suo padre. La mostra resterà aperta fino al 17 aprile e ci saranno sempre almeno 25 auto esposte. Sono esposti tra gli altri veri gioielli di design come l’Alfa Romeo 1750 GS Zagato, la Lancia Aprilia Sport, la Abarth 750 Zagato, la Porsche 356 Carrera Speedster e l’Alfa Romeo TZ3, ma anche la Porsche Carrera V10 GTZ, la Aston Martin Virage Centennial e la Mostro powered by Maserati. Il costo del biglietto d’ingresso è di 10 franchi svizzeri e la mostra è aperta da lunedì a venerdì dalla 10 alle 17.30, mentre il sabato e la domenica dalle 10 alle 16.30. La mostra di Basilea è solo la prima tappa di una serie di eventi che si concluderanno nel 2019, anno del primo centenario di Zagato.

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Veronica Maya è il volto di A Biddikkia

Il brand A Biddikkia sceglie la show girl Veronica Maya come volto per la campagna pubblicitaria inverno 2016-2017 scattata nell’isola di Lipari. Il brand, fondato da Giovanna Mandarano, realizza una suggestiva campagna scattata nel mese di novembre nell’isola di Lipari. Un inno al sole ed al colore anche nei mesi invernali, proprio come il clima e i colori che si snodano nelle suggestive stradine di Lipari, perla delle Isole Eolie. La campagna vede come protagonista la splendida Veronica Maya, conduttrice televisiva e showgirl italiana, nata a Parigi.

La collezione A Biddikkia Autunno Inverno 2016-2017 (www.abiddikkia.com) propone suggestioni iper-femminili ed audaci grafismi, per total look e capi unici, in cui l’opulenza barocca si mixa al rigore dei capi dal taglio military-chic, che conferiscono un aspetto inedito. Tessuti di pregio e manifattura curata nei minimi dettagli conferiscono alla collezione un design unico ed accattivante. Una collezione pensata per una donna elegante ed estroversa, che ama la classicità e la tradizione sartoriale, senza perdere mai di vista le proposte dell’alta moda e i fashion trend di stagione.

Una collezione ricca di colore e brio, per non passare mai inosservati. Tripudio di rosso, nero e bianco, pattern rigati e cromie decise, per codici stilistici che da sempre contraddistinguono il brand in forte ascesa. Con l’apertura di Catania salgono a sei le boutique monomarca di A Biddikkia (Panarea, Lipari, Roma, Taormina, Ortigia Siracusa). La città di Palermo sarà prossimamente la nuova meta di conquista di un brand all’insegna dello stile ed unicità.

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Red Passion firmata été Lunettes

Occhiali per le feste in un tripudio di rosso, perfetta nuance per le feste che da sempre richiama l’atmosfera natalizia. Una tinta calda e avvolgente che accende qualsiasi outfit: ed ecco che di rosso si tingono anche le montature, come quelle realizzate dal brand italiano été Lunettes, impreziosite da vere piume naturali, trattate e colorate, incastonate tra le due lastre di acetato.

L’occhiale da sole resta uno dei regali più apprezzati e questi sono tutti pezzi unici. Tantissimi modelli, dalle lenti a farfalla, seducenti e retrò, adatte per una vera diva, ai modelli tondi ed extralarge per un mood anni Settanta: tutte le proposte vengono declinate in un red intenso, a cui la piuma conferisce un sofisticato effetto sfumato.

Una esclusiva limited edition caratterizzata anche da un numero seriale e dal certificato che ne attestano l’unicità. Ogni occhiale è realizzato in Italia e proposto con un astuccio che riporta la stessa tipologia di piuma. Un accessorio speciale, declinato in chiave natalizia. Tutte le collezioni sono visibili su www.etelunettes.it. I prezzi partono da 199 euro.

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Lo stile secondo Landi Fancy

Ironia, colore e suggestioni sporty-chic nella nuova collezione Spring/Summer del brand Landi Fancy. Tripudio di bicromie optical per un caleidoscopio di colori: dal classico black&white al bianco e rosso, dalla stampa geometrica all’immagine astratta. Dualismi contrastanti per spolverini e trench dall’allure unico.

Largo a giacche light in stile marinère, arricchite da sottili rouches ton sur ton, mentre luminose stampe floreali fanno capolino da sfondi geometrici e minimal, ad impreziosire con raffinato charme uno stile casual e ricercato. Non mancano le safari jackets e i trench reversibili dalle bordature marcate, proposti su due lunghezze, con o senza collo, decorati da originali patchwork floreali. Nella collezione estiva le giacchine light vengono abbinate alla t-shirt a manica lunga in lycra. Divertenti ed ironiche le stampe animali, dai colori pastello iper femminili.

Grande cura e attenzione per i dettagli laminati che si alternano alle borchie geometriche ad evidenziare le tasche laterali. Decorazioni preziose a contrasto illuminano i capi, come i piccoli insetti ricamati. Minimalismo-chic per i tubini in cotone, che si caratterizzano per il taglio giovane ed elegante e vengono alleggeriti da sottili trasparenze e bordature che delineano una mise ampia e sempre femminile.

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Al cinema Oberdan “Anna Piaggi: una visionaria della moda”

Eccentrica e teatrale, definita l”irregolare della moda”, Anna Piaggi è stata una giornalista ed un’icona di stile indimenticabile, personalità tra le più eminenti nel fashion biz internazionale a partire dagli anni Sessanta. I suoi outfit mixavano mirabilmente arte e cultura, i suoi capelli blu, che lei stessa definiva “uno splendido errore del mio parrucchiere”, i pomelli arancioni disegnati sulle gote: Anna Piaggi ha incarnato la quintessenza del glamour patinato. Intima amica di stilisti del calibro di Gianni Versace, Manolo Blahnik e Karl Lagerfeld, che ne fece la sua musa, immortalandola anche in diverse Polaroid.

Ora l’occhio e la sensibilità della regista Alina Marazzi fanno rivivere l’icona in un film, che sarà presentato dal 5 al 10 dicembre 2016 presso Spazio Oberdan Milano, Fondazione Cineteca Italiana. “Anna Piaggi: una visionaria della moda” è un biopic dedicato all’icona. Alina Marazzi, regista milanese nota soprattutto per documentari come Un’ora sola ti vorrei e Vogliamo anche le rose, è
riuscita a raccontare la giornalista attraverso l’estetica di quest’ultima, facendo uso di un linguaggio filmico che mixa materiale d’archivio/girato ad hoc/disegno.

Tante sono le testimonianze che ricordano Anna Piaggi, raccontata attraverso le Capitali della moda, Parigi, Londra, Milano e New York: da Rosita Missoni a Manolo Blahnik, da Stephen Jones a Jean-Charles De Castelbajac fino all’amico di una vita Lagerlfeld, che nel biopic afferma, a proposito della teatralità della Piaggi: “Era un’irresistibile composizione grafica che ti veniva voglia di fissare sulla carta”.

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La celebre icona rivive attraverso una selezione di immagini d’archivio e di fotografie inedite provenienti dall’archivio di Alfa Castaldi, marito dell’icona e celebre fotografo di moda. Il film è stato presentato in anteprima all’ultimo Fashion Film Festival di Milano. Appuntamento dal 5 dicembre allo Spazio Oberdan di Milano, in viale Vittorio Veneto 2.

Le favole raccontate sulle borse di Annalisa Caricato

Sembrano appositamente create per far sorridere, le borse Annalisa Caricato sono come una giornata di sole dopo un lungo inverno.

Come dei fogli bianchi, Annalisa Caricato ci racconta, attraverso i prodotti, le sue origini e i ricordi d’infanzia, le distese dei prati fioriti e la vegetazione pugliese, gli animali con cui giocava e le farfalle colorate che ammirava da bambina.

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Ciascuna bag è un libro nuovo con una nuova fiaba da guardare, dove si sprigionano i colori e tutta la vivacità della fantasia.

La designer cuce personalmente e a mano ogni patta che verrà poi applicata e rifinita nelle botteghe artigiane italiane, grazie alle ultime tecnologie.

I paesaggi popolati da gatti e animali circensi della designer, sono frutto di una sapiente ricerca qualitativa e artistica, che fa del made in Italy la sua forza.

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Non solo borse, Annalisa Caricato vuole cucire a ciascuno una personalità che emerga senza parole, ma attraverso lo stile, come un’ombra di Peter Pan; è così che collega la t-shirt alla minibag. Una maglia con stampa serigrafica curata nei minimi dettagli, che come un filo di Arianna riconduce alla storia.

Grande novità sul mercato delle borse, in continua espansione, dove ironia, qualità, ricercatezza e creatività parlano del brand tutto italiano Annalisa Caricato.

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Salar Milano: un brand in inarrestabile ascesa

Linee ricercate e sofisticate, alta artigianalità, materiali pregiati e forte personalità stilistica: Salar Milano è un brand di lusso accessibile che è riuscito ad imporsi in pochissimi anni come uno dei nomi più amati nel panorama internazionale. Il marchio, nato nel 2010, si distingue per una estetica ben precisa che unisce suggestioni iper-femminili a dettagli rock che da subito hanno fatto breccia nel cuore degli addetti ai lavori e dei fashion addicted. Borse rigorosamente Made in Italy realizzate in pelli pulite e preziose e linee geometriche dal design accattivante.

Dietro al brand vi sono le menti creative di Salar Bicherenloo e Francesca Monaco: dal Messico e dalla Puglia, i due designer, reduci da importanti esperienze all’interno di uffici stile di maison affermate, hanno dato vita al brand, conferendogli uno stile originale intriso di audaci sperimentazioni e virtuosismi che contribuiscono alla creazione di borse dallo charme unico.

Fin da subito Salar è un successo: nominati sulla piattaforma Vogue Talents come una delle collezioni emergenti più interessanti già agli esordi, oggi il marchio è diffuso in venti Paesi, con una crescita che non si è mai arrestata: un risultato sorprendente, considerato il momento storico difficile vissuto dall’artigianato Made in Italy. Il brand conta oggi centoventi punti vendita e un fatturato annuale a sei cifre. Un successo determinato da diversi fattori, dalla presenza del brand alle principali fiere espositive, dove i due designer hanno avuto modo di indagare le tendenze e i gusti dei buyer, fino alla efficace strategia di comunicazione.



Protagonista indiscusso dello street style internazionale, tante sono le icone che hanno sfoggiato le coloratissime borse Salar Milano, da Kristina Bazan ad Olivia Palermo fino ad Emily Ratajowski, per un’impennata delle vendite online che ha contribuito a sdoganare le borse del brand come i nuovi oggetti di culto, ambiti da ogni it girl che si rispetti. Una crescita continua che ha visto il brand ampliarsi nell’ultimo anno ed espandersi sul mercato americano e nel profondo oriente, in Cina e Corea.

Per la collezione SS2017 Salar trae ispirazione dalle Hawaii: “Welcome to Paradise” è il titolo della collezione, che vede una full immersion nel colore, per un fil rouge ironico e giocoso. Gli iconici modelli di piccole dimensioni, come la Mimi e la Gaia, sono ora impreziositi da motivi tropicali perfettamente in linea con il glamour da sempre caratterizzante il brand. Suggestioni esotiche nei colori fluo e nelle tonalità sorbetto dall’allure femminile e romantico, che stemperano il mood urban-chic del nero e delle tinte più scure. Largo a preziosi intarsi floreali e suggestivi pattern di foglie, che ricordano paradisi lontani immersi in spiagge tropicali. Le frange, cifra stilistica del brand, si ispirano ora alle gonne di paglia dei ballerini di Hula hawaiani. In perfetto bilico tra eleganza contemporanea e funzionalità, la collezione coniuga il lato pop ad ispirazioni inedite, per un nuovo luxury che non smette di affascinare.

I cappelli Ilariusss SS 2017

Il brand Ilariusss propone una collezione di cappelli in cui si mescolano romanticismo e magia, attraverso tagli netti e colori decisi. Ogni cappello viene realizzato con materiali di altissima qualità, come feltri, paglie e tessuti. I tagli delle falde, i dettagli e le fodere, vengono finemente e scrupolosamente realizzati a mano, per mantenere il più possibile il sapore del lavoro “hand made” che rende ogni modello unico e prestigioso.

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La rarissima tecnica scelta da Ilaria Soncini per la realizzazione dei modelli più iconici, è la rasatura. Il feltro, dopo essere stato messo in forma, viene levigato con uno speciale macchinario, che dona luminosità al materiale e un piacevole tatto vellutato.
Indossare un cappello Ilariusss è una scelta d’avanguardia nel pieno rispetto della tradizionalità e nel rispetto delle regole sartoriali italiane. Ironia, teatralità, freschezza, abbinati ad un chiaro intento “ready to wear”, coesistono insieme per uno stile urbano contemporaneo, declinato a tratti in attitude, destinate a coprire anche le serate più eleganti.

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Libera e leggera corre all’interno di una cornice dove la scenografia vive di luna park colorati, la collezione Primavera/Estate 2017 del brand Ilariusss, alla conquista frenetica di un divertissement creativo deciso e coordinato. Ecco, quindi, che le forme iconiche del marchio, come il cuore, la bocca e l’ottagono tornano sotto forma di tessuto e si mescolano a dettagli sofisticati come l’intreccio di nastro grosgrain e la chiusura metallica di due teste di serpente, il tutto strizza l’occhio ad un uovo dalla forma imperfetta. Ed ancora, la proposta dei cappelli baseball si fa interessante non soltanto grazie alla forma delle labbra, ma anche per le visiere che puntano ironicamente verso l’alto e la presenza di lacci soavi resi vivi dalla loro funzione decorativa e strutturale. La palette colori è decisa e ricalca perfettamente il disegno creativo sorvolando cieli di lamponi, oceani, gialli vivi, abbassando, quindi, i toni su di un latte soave. La proposta dei materiali decodifica la sua struttura, con lapresenza di cotoni 100%, denim blu e neri, jacquard fantasia e trecce di paglia che ben richiamano le ceste di pane tipicamente anni’40, paglie di juta e parasisol vintage.Passione sfrenata e divertimento sensibile, quindi, quello che dà vita alla collezione del brand Ilariusss, agendo ancora una volta su corde di vita resistenti ed infinite.



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Frank Chamizo è il nuovo volto di Timonier

Frank Chamizo è il nuovo volto di Timonier. Il lottatore italo cubano, campione del mondo e, dallo scorso marzo, campione europeo di lotta libera è il testimonial della storica azienda lombarda specializzata nella produzione di underwer, nightwear e homewear maschile di qualità.

Ventiquattro anni, Chamizo ha partecipato alle Olimpiadi di Rio 2016 ed è stato protagonista di Sfide, la trasmissione sportiva di Rai Tre. Lo sportivo non è nuovo a collaborazioni con aziende di moda: è stato infatti Brand Ambassador per altri importanti brand come Noberasco e Enervit. Timonier lo ha conquistato per la morbidezza e il comfort di tutti i capi. Inoltre il campione ha indossato i capi del brand durante il soggiorno a Cuba finalizzato alla preparazione olimpica. Una sorta di affinità elettiva tra Chamizo e il brand, come sottolineato da Paola Bonizzoni, titolare dell’azienda, secondo la quale Frank incarna pienamente quelle qualità tipiche dell’uomo Timonier che predilige l’essere all’apparire, la purezza della forma agli artefatti. Un testimonial, dunque, la cui condotta privata e sportiva sposa in pieno i capi saldi della filosofia Timonier.

La collezione FW2016 propone un’ampia selezione di capi che si contraddistinguono per l’eleganza e la raffinatezza del design e la cura per ogni dettaglio. Timonier si rivolge da sempre ad una clientela esigente e selezionata che non rinuncia allo stile e al comfort, neanche nel privato. La collezione di pigiameria è all’insegna del soft touch e della morbidezza di pregiati filati 100% cotone, punto Milano e Interlock. Tripudio di delicate fantasie jacquard e tessuti monocromatici impreziositi da micro check sulle profilature e nei pantaloni in tela.



Le giacche da camera sono in pura lana o in caldo cotone trapuntato, disponibili in nuances e fantasie coordinate che ben si accompagnano ai pigiami e all’homewear, altra punta di diamante della proposta invernale: largo a morbide maglie girocollo e calde felpe con cappuccio. Infine occhi puntati sull’underwear: l’intimo firmato Timonier contempla i classici continuativi, noti per l’ottima fattura e durevolezza. Inoltre tantissimi sono i modelli di slip e boxer fantasia abbinabili agli altri capi.

Betty Catroux: la scandalosa musa di Yves Saint Laurent

Gambe chilometriche su una figura sottile, il viso scarno incorniciato da lunghi capelli biondo platino e uno charme unico: Betty Catroux, valchiria dall’allure androgina, ha incarnato alla perfezione lo Zeitgest degli anni Settanta. Figura di spicco della coterie di monsieur Yves Saint Laurent, la modella dal fascino ambiguo e dallo sguardo enigmatico è stata una it girl ante litteram.

La sua infanzia è avvolta da un’aura di mistero che sembra accrescere ulteriormente il fascino di una delle più amate icone di stile degli anni Sessanta/Settanta. All’anagrafe Elizabeth Saint, detta Betty, la giovane nasce a Rio de Janeiro il primo gennaio 1945, figlia unica di Carmen Saint, socialite di origine brasiliana, ed Elim O’Shaughnessy, diplomatico americano che lei stessa definirà “il sosia di Peter O’Toole”. Trasferitasi con la famiglia a Parigi quando ha appena 4 anni, Betty frequenterà poi la scuola in Inghilterra.

Altezza svettante e fisico esile, la giovane sembra nata per le passerelle: è la baronessa Maggie Van Zuylen ad informare la madre della ragazza che Chanel è in cerca di mannequins. Corre l’anno 1967 e Betty, appena diciassettenne, ottiene subito il lavoro per la celebre maison, salvo poi definire mademoiselle Coco “la vipera più geniale di tutti i tempi”. Ma appare ben presto evidente che sfilare -e lavorare, in generale- non fa per lei, spirito libero amante dell’ozio e dell’edonismo più sfrenato. Eccentrica e ribelle, Betty rifiuta puntualmente i diktat che le vengono imposti dall’esterno, fashion trend compresi: lei, che incarna perfettamente lo stile degli Swinging Sixties, non segue la moda ma la detta. Eppure quell’altissima e dinoccolata ragazza (sembra che superi il metro e ottantatré centimetri di altezza), sotto i cuissardes dall’aria aggressiva nasconde un’indole timida ed introversa. Amante del lusso, vive in modo bohémien e, misteriosa come un angelo azzurro, illumina le notti parigine.

Betty Catroux in uno scatto di Jeanloup Sieff per Vogue, 1969

Betty Catroux in uno scatto di Jeanloup Sieff per Vogue, 1969



Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Loulou de la Falaise all'inaugurazione della boutique londinese di Yves Saint Laurent, 1969

Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Loulou de la Falaise all’inaugurazione della boutique londinese di Yves Saint Laurent, 1969



Betty Catroux ed Yves Saint Laurent negli anni Settanta

Betty Catroux ed Yves Saint Laurent negli anni Settanta



Il 1967 è anche l’anno che cambia irrimediabilmente il suo destino: al Regine’s, fulcro della movida gay parigina, avviene l’incontro con Yves Saint Laurent. Tra i due è amore a prima vista: trattasi di una vera e propria affinità elettiva, un intimo riconoscersi per le loro anime, assolutamente complementari. Entrambi aborrono la quotidianità, entrambi ambiscono a rivoluzionare i codici estetici vigenti. Scandalosi e timidi, sono come due corpi in un’anima e si amano di un amore fraterno e puro. Lui la definisce “la sua gemella” e la considera quasi la sua incarnazione femminile. La loro amicizia durerà per tutta la vita, fino alla morte del couturier, avvenuta nel 2008.

“La prima volta che vidi Betty”- raccontò Yves Saint Laurent, “era al New Jimmy’s, la discoteca del Régine, credo fosse il 1967. Lei indossava una gonna in plastica di Prisunic. Quel che mi impressionò fu il suo stile, l’androginia, il corpo, il viso, i capelli…”
All’epoca lo stilista aveva appena lanciato Rive Gauche, la sua linea di prêt-à-porter, e Betty incarnava fedelmente il suo ideale di donna, con un tocco sulfureo e infinite contraddizioni.

Lei ricorderà quell’incontro così: “Yves era biondo platino, in total look in pelle nera. Ci assomigliavamo. Era così timido che dovette mandare qualcuno al mio tavolo. Poi mi chiede se volessi sfilare per lui. Io dissi di no. Avevo fatto delle foto di moda all’epoca ma non era per me. Era solo un guadagno facile per andare a bere e fare casino”. Betty, che sarà all’unanimità considerata l’alterego femminile di Yves Saint Laurent, lei che ne divenne la musa prediletta, si rifiuterà sempre di lavorare per lo stilista ma lo ispirerà per tutta la vita, ergendosi ad arbiter elegantiae e devota confidente.


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Tra i fumi dell’oppio e le illusioni dell’alcol, Betty e Yves si abbandonano a voli pindarici per evadere dalla mediocrità della vita, in un esistenzialismo decadente che non lesina in eccessi di ogni sorta. I due sono soliti ritrovarsi nell’appartamento di lei, sito nel VII arrondissement, e bere vino bianco; sullo sfondo gli echi di un Sessantotto ancora in fermento, tra la incalzante ribellione giovanile e un tripudio di edonismo declinato in chiave bohémien.

“Tutto il mondo ha bevuto vino bianco con Betty”, dichiarerà lo stilista. “Lei mi rende felice, il suo stile eclissa quello delle altre donne”: secondo Saint Laurent lo stile di Betty Catroux è precursore della modernità. “Nel suo modo di essere, di muoversi, di vestirsi, penso che Betty abbia inventato la modernità”.

La bionda Betty ama bere e trasuda sex appeal, come nelle foto di Jeanloup Sieff, che la ritraggono nuda sul divano, intenta a sorseggiare una coppa di champagne. Dopo la sua ascesa nell’olimpo della moda sarà immortalata dai più grandi, in primis Helmut Newton e Jean-Jacques Bugat. Non mancano gli aneddoti in cui la sua ribellione ebbe la meglio, come quando venne fischiata all’Opéra perché osò mostrare il petto di un giovane musulmano. Inoltre a Betty Catroux si deve la coniazione del termine “rotten chic”.

La venerazione che Yves Saint Laurent nutre per lei la renderà personaggio assai temuto da Pierre Bergé, storico compagno di vita dello stilista. Lei dichiarerà più volte di aver avuto con Yves una vita da favola. Lo stilista sarà anche la prima persona della sua cerchia di amicizie che Betty vedrà morire. Ad investigare il rapporto tra i due anche il film “Saint Laurent” (2014), per la regia di Bertrand Bonello: qui Betty Catroux è interpretata dalla modella Aymeline Valade.

L'icona immortalata da Jeanloup Sieff per Vogue, 1969

L’icona immortalata da Jeanloup Sieff per Vogue, 1969



Betty col marito François Catroux, foto di Horst P. Horst, 1970

Betty col marito François Catroux, foto di Horst P. Horst, 1970



Loulou de la Falaise, Yves Saint Laurent e Betty Catroux in un celebre scatto di Guy Marineau, 1978

Loulou de la Falaise, Yves Saint Laurent e Betty Catroux in un celebre scatto di Guy Marineau, 1978



Il ruolo di Betty al fianco del re della moda francese è principalmente quello di ispirarlo: sarà grazie al suo stile che lui creerà alcuni dei suoi capi più iconici. “Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone, poi la pelle. Tutti i codici maschili che ho applicato alla donna. Se Paloma Picasso e Loulou de la Falaise ispirano la mia fantasia, Betty ispira il mio fisico rigoroso”, disse Yves Saint Laurent. Betty appare semplicemente perfetta in sahariana e cuissardes, come anche nello smoking indossato sulla pelle nuda.

Grazie ad un innato senso per lo stile, Betty Catroux viene ben presto consacrata ad icona internazionale d’eleganza: ma dimenticate overdressing e coup de théâtre, Betty è un’amante sfegatata del minimal-chic. Incarnazione dello stile parisien per eccellenza, anticonformista ed eccentrica, Betty ama i jeans, i capi in pelle, il colore nero ed i capelli sporchi e ostenta una naturalezza quasi grunge. Disdegnando apertamente lo stile iperfemminile, l’icona, che si è sempre professata per niente interessata alla moda, sfoggia un’intrinseca nonchalance ed un’irresistibile personalità, dichiarando più volte di vestire allo stesso modo da quando è nata.
Fedele per tutta la vita ad un’estetica personalissima e rigorosa, Betty Catroux ha adottato una sorta di uniforme che non ha mai più abbandonato: nel suo guardaroba solo maglie a collo alto, pantaloni a sigaretta neri, blazer neri, raramente abiti da sera. Immancabili gli occhiali da sole neri. Perché per essere chic basta veramente poco, ça va sans dire. Come ammesso più volte dalla stessa Catroux, questa sorta di divisa rappresenta l’emblema del suo stile.

Nel 1968 la modella convola a nozze con l’interior designer francese François Catroux, nipote del generale Georges Catroux. L’icona di stile non si smentisce neanche il giorno delle nozze, sfoggiando per l’occasione shorts e stivali di vernice al ginocchio, sotto ad una pelliccia bianca e nera dalle suggestioni optical. La coppia ha avuto due figlie, Maxime, editor della casa editrice Flammarion, e Daphné, sposata al conte Charles-Antoine Morand.

Grande amante del jazz, oggi Betty Catroux vive tra Parigi e la Provenza. Considerata da più parti la quintessenza della passività, Betty non ha mai lavorato nella sua vita, salvo danzare ogni giorno per quindici anni di fila. “Mi ritengo straordinariamente fortunata perché sono stata regolarmente presa sotto l’ala protettrice delle persone giuste”, ha dichiarato a tal proposito. Il suo stile iconico continua ad ispirare diversi stilisti, da Marc Jacobs ad Hedi Slimane per Saint Laurent, mentre Tom Ford le dedicò la sua sfilata di debutto alla direzione creativa di YSL Rive Gauche.

Rosita Missoni compie 85 anni

Pochi giorni fa ha spento 85 candeline Rosita Missoni, signora della moda e moglie dell’indimenticabile Ottavio, scomparso il 9 maggio 2013. Una vita vissuta all’insegna dello stile ed un amore, il loro, quasi da fiaba. Rosita Jelmini è nata a Varese; la sua famiglia possedeva una fabbrica di scialli e tessuti ricamati a Golasecca, nel Varesotto.

La giovane conosce Ottavio Missoni a Londra: lei ha appena 16 anni ed è in viaggio studio, lui di anni ne ha 27 e corre la 400 ad ostacoli alle Olimpiadi. L’amore sboccia nell’estate del 1950: lui viveva a Trieste ma i due si scambiavano tre lettere alla settimana. «Mia madre mi sorprese in flagrante, a scrivere. I miei erano perplessi: lui era più grande di me e non aveva ancora un mestiere preciso». Ottavio, detto Tai, cercò di entrare nelle grazie di nonno Piero, a cui scrisse: «Mi creda, sono un gentiluomo».

Il 18 aprile 1953 le nozze. Intanto Ottavio aveva aperto un laboratorio di maglieria a Trieste, in società con un amico, il discobolo Giorgio Oberwerger. Con la moglie avvia un’attività in via Cattaneo, a Gallarate: è un capannone in affitto a vedere gli albori di quello che si imporrà come uno dei marchi più famosi al mondo, vanto mondiale del made in Italy. Successivamente la coppia sposterà l’intera produzione artigianale a Sumirago, che diventerà a tutti gli effetti il quartier generale Missoni.

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Nel 1954 la nascita di Vittorio, scomparso nel 2013; nel 1956 nacque Luca e nel 1958 Angela. Sabato 19 novembre grandi festeggiamenti hanno avuto luogo in casa Missoni, insieme ai figli Luca ed Angela, ai nove nipoti, ai due bisnipoti (con un terzo in arrivo a breve) e agli amici più cari. Lunedì 21 novembre festeggiamenti anche in azienda, nel quartier generale di Sumirago.

Lapo Elkann arrestato a New York per aver simulato il proprio rapimento

Lapo Elkann è stato arrestato e poi rilasciato a New York: le ultime notizie sul nipote di Gianni Agnelli mettono di nuovo in imbarazzo la famiglia di imprenditori. Non è la prima volta, infatti, che l’uomo finisce in prima pagina per uno scandalo, stavolta oltreoceano. Tre giornali di New York (New York Daily News, Daily Beast e Hollywood reporter) hanno diffuso la notizia dell’arresto di Lapo Elkann per aver simulato un rapimento. I giornali americani sostengono di aver ricevuto direttamente dalla polizia le informazioni sull’arresto, il rilascio e l’accusa di falsa denuncia, che verrà formalizzata davanti a una corte il prossimo 25 gennaio.


Poco prima di partire per New York, Lapo aveva pubblicato un video in cui diceva «Vado per affari e progetti creativi. Ci vedremo presto». Secondo una prima ricostruzione dei fatti, però, i progetti dell’imprenditore si sarebbero rivelati più creativi del previsto. Dopo un festino di due giorni a Manhattan in compagnia di una escort (un trasgender, sempre secondo le fonti del New York Daily News) a base di marijuana, cocaina e fiumi di alcool, finiti i soldi Lapo Elkann avrebbe simulato un rapimento per chiedere alla famiglia altro denaro. Elkann avrebbe chiamato i familiari, fingendo di essere stato trattenuto contro la sua volontà dalla escort che gli avrebbe fatto del male se la famiglia non avesse versato diecimila dollari. Sollecitata da un rappresentante della famiglia Agnelli, la polizia avrebbe indagato sul caso scoprendo che il finto rapimento organizzato dallo stesso Lapo Elkann. Assicurata la totale responsabilità dell’imprenditore, la disavventura è finita lì per la escort mentre Lapo Elkann è stato arrestato e poi rilasciato, con una una citazione a comparire in tribunale il prossimo 25 gennaio. Interrogati dall’Ansa, i familiari non hanno voluto commentare la vicenda dell’arresto di Lapo: «Non abbiamo nulla da aggiungere né da commentare» è stata l’unica dichiarazione della famiglia Agnelli davanti all’ennesimo scandalo dell’ex enfant terrible.

Prada, nuovo flagship store a Copenhagen

Nuove aperture nel campo moda, Prada apre un flagship store a Copenhagen.
Situato a Ostergade, una delle vie di massimo interesse per lo shopping cittadino, il nuovo store Prada vede la luce all’interno dello storico department store Illum, acquistato da la Rinascente nel 2013.

La spiegazione dell’apertura di tanti nuovi punti vendita è sostenuta da Patrizio Bertelli, Ceo di Prada, che commenta: “Con l’attuazione della prima fase di razionalizzazione dei vari processi operativi e gestionali e con l’avvio di una serie di nuove iniziative che consentiranno al Gruppo di rispondere più rapidamente alle esigenze di un mercato in rapida evoluzione, considero il 2016 un punto di svolta importante“.

Il 2016, quindi, si direbbe essere un anno fortunato dal punto di vista degli incassi e delle vendite, tanto da registrare un forte flusso di cassa operativo pari a 267 milioni di euro, possibile grazie ad azioni volte alla riduzione del magazzino.
Un flusso monetario di questa portata ha finanziato diversi investimenti per una somma di 108 milioni di euro.

Il nuovo store si articola su due livelli e conta 900 metri quadrati di spazio per la vendita.
Al suo interno le collezioni uomo e donna, le calzature, gli accessori e la pelletteria.
La parte frontale del punto vendita gioca con un incastro di luci tra vetrine e light-box che si rifà inevitabilmente alla volontà di unificare la contemporaneità al classico stile della maison Prada.
Questa commistione di due elementi vede le sedute in velluto di Osvaldo Borsani, riprodotte in esclusiva per il brand, e pareti in tela acquarellata sui toni del verde, scacchi bianchi e neri per il pavimento in marmo antico, ancora marmo per le mensole in verde Alpi con teche di cristallo, soffitto a travetti.

Il concept dello store è basato su un unico colore visibile in ogni ambiente, in minor o in massima parte: il verde.
Coniugato in toni e intensità differenti, il verde ricopre di stile il nuovo store Prada a Copenhagen.

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Chi ha votato Trump? E chi la Clinton?

Se scendiamo ancor più nello specifico, Trump conquista le periferie, le grandi distese agricole del centro degli Stati Uniti, i centri industriali in dismissione o in cui il lavoro – anche quando salvato dall’amministrazione Obama – appare precario, sottopagato, instabile ed il futuro incerto.
La Clinton tiene nelle città e in generale nei centri urbani, nella east e nella west coast.


Trump non vince necessariamente nelle aree “in crisi economica”: il voto verso di lui non è tanto collegato ai livelli di disoccupazione “attuale”, ma alla sensazione di poter perdere “in futuro” il proprio lavoro.
Di più, e nello specifico, Trump non guadagna consensi nelle fasce più povere, né in quelle più ricche. Per quanto paradossale i miliardari americani non si vedono tutelati dalle misure del suo piano economico, né le classi più povere puntano su di lui per le promesse di posti di lavoro né come voto di protesta verso la classe politica che ha governato negli ultimi otto anni.


La classe dirigente americana infatti è tutta dichiaratamente con la Clinton, come dimostrano i voti di New York e della California.
La classe più povera è con lei, e non tanto per il suo passato o necessariamente per il suo programma, ma perché ha visto con l’Obama Care l’estensione della copertura sanitaria – che prima non aveva – e che vede minacciata da Trump.


Quella che Trump letteralmente trascina è la “classe media”. Quella che ha un lavoro ma che lo percepisce precario. Che ha l’assistenza sanitaria, ma che ha visto aumentare enormemente i remi assicurativi per far fronte all’estensione della copertura alle classi meno abbienti.
È quella middle-class che spesso ha dovuto lasciare la propria casa in città per trasferirsi in periferia (e il voto lo dimostra anche geograficamente) a causa della crisi dei mutui subprime, e che ha visto le banche – colpevoli – essere più forti di prima, mentre loro hanno dovuto modificare a ribasso il proprio tenore di vita, cambiare quartiere, e dei venti punti percentuali di reddito persi, in otto anni ne hanno recuperati a stento sette.
Un elettorato immediatamente riconoscibile per geolocalizzazione: la cinta urbana, in quartieri periferici delle grandi città, i sobborghi popolari, le zone industriali, oltre alle zone rurali, sono la marea rossa che ha regalato la vittoria a Trump.


La mappa del voto nelle grandi città


Chi ha votato Trump? E chi la Clinton?


La mappa del voto nelle piccole città


Chi ha votato Trump? E chi la Clinton?


La mappa del voto nei centri rurali


Chi ha votato Trump? E chi la Clinton?


Basta questo spostamento sociale per garantirgli la vittoria?
Questo spostamento, come abbiamo visto nell’analisi del voto per preferenze (sia sociali che geografiche) è stato determinante per la conquista di alcuni Stati chiave e – soprattutto – per la sua scalata nel partito repubblicano alle primarie.
Il vero contributo vincente lo hanno dato a Trump gli oltre venti milioni di americani che non si sono recati alle urne rispetto a quattro anni prima. Un trend decrescente di partecipazione al voto dovuto essenzialmente alla disillusione ed alla disaffezione alla partecipazione politica.


Donald Trump ha ottenuto meno voti popolari della Clinton, ma ha anche ottenuto meno voti dei suoi predecessori Romney e McCain. Nonostante “il numero” inferiore di preferenze in termini assoluti è riuscito sostanzialmente a conservare l’appoggio della base repubblicana.
Elemento tutt’altro che scontato dal momento che il GOP non solo gli era – come struttura ed establishment – palesemente ostile, ma anche considerando l’ipotesi non remota che sino all’ultimo gli candidasse qualcuno contro.
Come molti analisti hanno evidenziato “Questo significa che l’elettorato repubblicano vota con meno “complicazioni” il candidato del proprio partito, mentre l’elettorato democratico è più esigente? Forse, ma potrebbe anche essere vero il contrario: ovvero che la candidatura di Trump fosse adatta per l’elettorato, e non “impresentabile”, “non votabile” come è stata descritta in questi mesi.”
Ma significa anche che l’elettorato repubblicano non si riconosceva più in una leadership di prime donne, di politici di carriera, che per arrivismo personale non riesco a trovare una soluzione all’empasse delle primarie.


Era evidente infatti che dopo otto anni democratici, in un sistema politico che fortemente crede nell’alternanza democratica, la propensione dell’elettorato era in direzione repubblicana.
Invece di proporre una candidatura forte e unificante, la classe dirigente del GOP si è data battaglia schierando fino a venti nomi, nessuno dei quali capace di fare un passo indietro per appoggiare una candidatura politica considerata forte e credibile.
È proprio la scena delle primarie, così logore e logoranti, che probabilmente ha convinto anche la parte più riluttante e indecisa degli elettori conservatori ad appoggiare Trump in quanto “fuori dai giochi del partito”.

Credenza di Veneta Cucine vince il German Design Award

Una idea innovativa per una cucina destrutturata: la cucina Credenza, disegnata da Michele De Lucchi per Veneta Cucine, ha ricevuto la Special Mention del German Design Award 2017. Una menzione speciale all’interno della categoria Kitchen and Household per Credenza, la cucina disegnata dall’architetto Michele De Lucchi per Veneta Cucine.

Il prestigioso riconoscimento internazionale viene attestato a progetti e personalità che si siano contraddistinte per un approccio pioneristico al design e all’architettura. La cucina destrutturata ideata da Michele De Lucchi per Veneta Cucine di certo rientra a pieno titolo nella definizione: una nuova concezione di cucina, in cui è l’individuo a ridefinire i confini e le modalità di utilizzo.

Un’idea che attinge al passato ma guardando anche al futuro per quanto riguarda la gestione degli spazi. Legno massiccio con ante rientranti e raffinate finiture cromate, per un elemento dalle spiccate connotazioni totemiche e suggestive. Ogni anta ha una sua funzione ben precisa, di contenimento, cottura e lavaggio, spazio per ospitare le stoviglie e conservare gli alimenti. Design e funzionalità si fondono in un progetto esclusivo, apprezzato anche all’estero.

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Torna Art Basel Miami Beach

Cresce l’attesa per la 15esima edizione di Art Basel Miami Beach, che si terrà dal 1 al 4 dicembre presso il Miami Beach Convention Center. La fiera più glamour a livello internazionale non si smentisce neanche per quest’edizione, la seconda curata da Noah Horowitz.

Saranno presenti oltre 269 gallerie internazionali e 4000 gli artisti che esporranno sculture, installazioni, disegni, dipinti, fotografie, stampe, film, opere in edizione limitate e arte digitale. Sono invece nove i settori in cui la manifestazione è suddivisa: Galleries, Positions, Edition, Nova, Kabinett, Public, Film, Magazines e Survey.

Largo a talk tra artisti, curatori e direttori di musei, collezionisti, scrittori e storici dell’arte. Art Basel Miami Beach e David Gryn, curatore di Artprojx and Daata Editions, presenteranno un programma serale di alcune opere in cui la musica diventa protagonista assoluta: rientrano nel progetto 28 cortometraggi con il denominatore comune “Best Dressed Chicken in Town”. E quest’anno non manca un omaggio all’Italia, con il lungometraggio dedicato a Maurizio Cattelan, Maurizio Cattelan: Be Right Back, selezionato dal curatore Marian Masone come proiezione speciale al Teatro Colony.

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La manifestazione ospiterà diverse collezioni, come “Design Miami,” “The Haitian Cultural Arts Alliance,” “The Margulies Collection at the Warehouse,” “de la Cruz Collection,” the “Rubell Family Collection”. Inoltre, come di consueto Art Basel Miami Beach si caratterizza anche quest’anno per diverse fiere satellite, in cui trovano spazio artisti emergenti, per un evento che strizza l’occhio anche al futuro del design.

Triennale Design Museum presenta “Normali Meraviglie. La mano”.

Fino al 4 dicembre è possibile visitare la mostra Normali Meraviglie. La mano, presso il Triennale Design Museum. L’iconica esposizione, a cura di Alessandro Guerriero e Alessandra Zucchi, intende reinterpretare la Mano disegnata dall’artista Mimmo Paladino. Oltre 50 artisti e designer internazionali si cimentano nella reinterpretazione dell’opera, donata da Paladino alla Fondazione Sacra Famiglia. Il disegno è stato riprodotto in 54 sculture alte 50 cm dagli ospiti del laboratorio di ceramica dell’ente, attivo nel sostegno a persone con disabilità complesse.

Alessandro Guerriero ha coinvolto, oltre allo stesso Paladino, 53 artisti e designer italiani e stranieri di fama internazionale, chiedendo loro di rielaborare queste sculture con disegni, dipinti, oggetti. Durante la Charity gala Dinner prevista per la serata del 3 dicembre, presso la sala d’Onore della Triennale di Milano, le Mani verranno assegnate con una lotteria a chi avrà acquistato i relativi biglietti numerati. Il ricavato andrà a favore della Sacra Famiglia per lo sviluppo e il sostegno dei laboratori occupazionali che la Fondazione promuove, affiancando ad attività assistenziali, sanitarie e riabilitative, interventi abilitativi e di socializzazione.

L’operazione è parte di Normali Meraviglie, iniziativa promossa dalla Fondazione per tutelare e valorizzare il concetto di “Fragilità”, in collaborazione con l’Associazione Tam Tam, scuola di eccellenza di attività visive, che ne coordina la direzione creativa.

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Matera Design Weekend: il futuro del design

Si terrà dal 9 all’ 11 dicembre la seconda edizione di Matera Design Weekend. Un evento imperdibile per tutti gli appassionati di design. In una location dal fascino unico si riuniranno i protagonisti del design contemporaneo per tre giorni. Un calendario ricco di eventi, che prevede talk, workshop e dibattiti tra professionisti del settore e non addetti ai lavori.

Un incontro esclusivo che unisce progettisti, artigiani, commercianti, aziende, in un’estetica nuova, che unisce tradizione ed innovazione, sperimentazione e classicismo. La Capitale Europea della Cultura 2019 si appresta a raccogliere la sfida, disegnando un futuro per il mondo del design, come affermato da John Thackara, ospite d’onore di questa edizione.

I progettisti provenienti da tutta Italia e Europa animeranno il festival con vari workshop ed installazioni, ognuno con il suo tipo di design, spaziando dall’open design al game design, garantendo una ventata novità agli appassionati del settore e suscitando curiosità nei non addetti ai lavori.

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Un nuovo weekend di festa, tra incontri e dibattiti sul tema del Design Immateriale. Saranno presenti all’evento designer italiani ed internazionali, realtà affermate e brand emergenti. Tra i temi trattati il design digitale, l’open source, la grafica, web 2.0, e ancora game design, open design, service design.

Fabio Novembre e Natuzzi alla Miami Design Week

Sarà la Miami Design Week 2016 l’evento scelto per la presentazione dell’installazione Intro, che segna la collaborazione tra Natuzzi e Fabio Novembre. Un allestimento inedito che vede il più grande marchio di arredo Made in Italy collaborare con l’architetto e designer Fabio Novembre per un progetto custom made.

Novembre dà vita ad un’opera dal design accattivante e pregno di simbolismi, che rivoluziona il flagship store all’interno del Design District con un’installazione che unisce l’iconica poltrona Re-vive Natuzzi ed Intro, disegnata in occasione della XXI Triennale di Milano per la mostra Stanze.

“Intro è un processo di introspezione che faccio con me stesso ma che è contemporaneamente un invito alla condivisione con gli altri. Una stanza, morbida e accogliente come un uovo, che invita a distendersi e a ritrovarsi”, queste le parole con cui il designer descrive l’opera, che si snoda in una alcova dalla forma ovoidale. Un simbolismo iconico che ricorda il grembo materno, in cui il visitatore viene accolto dalla voce di Willem Defoe. L’attore recita alcuni passi tratti dal libro Il design spiegato a mia madre, firmato da Fabio Novembre, e da 8 e 1/2 di Federico Fellini.

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Sensualità ed ispirazioni multiformi per l’opera, che sarà visibile nello store Natuzzi dal primo al sette dicembre. Pasquale Junior Natuzzi, Communication and Deputy Creative Director del brand, ha dichiarato: “Quella con Novembre è una collaborazione che nasce da una profonda affinità di idee e da un modo di vedere il mondo che ci accomuna. Intro è per noi un progetto che dimostra la voglia di Natuzzi di innovare e di sperimentare facendo leva su un know-how impareggiabile dei nostri artigiani. Con questa operazione a Miami vogliamo promuovere ancora una volta l’eccellenza del Made in Italy e la creatività tutta italiana che Novembre e Natuzzi rappresentano all’estero”.

Occhi puntati sulla Miami Design Week 2016

Si terrà dal 30 novembre al 4 dicembre la Miami Design Week 2016, forum globale per gli amanti del design da collezione e crocevia di talenti provenienti da tutto il mondo. Una rassegna che si è ormai imposta come uno degli eventi più attesi: qui si riuniscono i più rinomati galleristi, designer, critici e collezionisti.

La fiera vanta collaborazioni con le maggiori istituzioni per esporre delle opere di design avanguardistiche: largo ad installazioni, mostre e presentazioni di oggetti unici, tra sperimentazione e design. Ad impreziosire la Miami Design Week 2016 sarà Design Curio, una nuova esclusiva piattaforma espositiva che intende esplorare la storia del design attraverso un’iconica collezione di oggetti e manufatti preziosi.

Tra i temi affrontati all’interno dell’edizione 2016 della Miami Design Week il riciclo e l’uso di materiali ecosostenibili anche in ambito artistico. Inoltre grande attenzione verrà riservata ad ogni artista che esporrà, per una fiera ricca di spunti interessanti e protesa verso il futuro del design e dell’arte ed un evento imperdibile per gli appassionati.

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Fabio Mauri in mostra al Madre di Napoli

“Retrospettiva a luce solida” è il titolo della monografica che celebra l’arte di Fabio Mauri: un percorso che si snoda negli spazi del Madre di Napoli e che vedrà esposte oltre cento opere, installazioni, azioni e documenti.

Una mostra esclusiva, organizzata in stretta collaborazione con lo Studio Fabio Mauri: dal 26 novembre 2016 al 6 marzo 2017 la città partenopea renderà omaggio al genio di Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), esponente di spicco delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo.

L’esposizione, a cura di Laura Cherubini e Andrea Villani, si snoda in un interessante percorso che ospita le opere con cui l’artista esplora la comunicazione di massa non disdegnando di fare ricorso anche ad un’estetica pop. Dal terzo piano del polo museale una sezione che culmina nella serie degli Schermi (anni Cinquanta-Settanta) e in alcune proiezioni, da quelle in 16mm degli anni Settanta su corpi ed oggetti (vari esemplari di Senza e Senza ideologia, la ricostruzione di Intellettuale-Pasolini), fino alle più recenti su supporto digitale e di impianto ambientale.

Performance di Fabio Mauri, 1988. (Foto: Elisabetta Catalano)

Performance di Fabio Mauri, 1988. (Foto: Elisabetta Catalano)



La seconda sezione dell’esposizione si sviluppa al piano terra nella sala Re_PUBBLICA MADRE e presso le tre sale del mezzanino. Qui si intende celebrare la matrice performativa e teatrale della ricerca dell’artista, con una selezione delle più importanti azioni di Mauri, presentate attraverso materiali documentari e alcune componenti “sceniche”.

La terza sezione della mostra, che si sviluppa nella Sala delle Colonne, al primo piano dell’edificio museale, è incentrata sulla presentazione inedita dell’integrale corpus delle maquette architettoniche, che ricostruiscono i percorsi espositivi delle principali mostre dell’artista. La “luce solida” che dà il titolo alla mostra si riferisce alla luce proiettata dalla lampadine con i raggi solidificati, grazie alle quali Mauri riusciva a conferire una consistenza quasi fisica al raggio che congiunge proiettore e schermo cinematografico, nel tentativo di fornire una dimensione reale anche al pensiero e all’immaginario. Una mostra imperdibile per celebrare il genio di un artista indimenticabile.

Milano celebra i 90 anni di Arnaldo Pomodoro

Milano omaggia i 90 anni di Arnaldo Pomodoro con una straordinaria antologica che racconterà il percorso artistico del Maestro dal 1955 ad oggi. Cuore dell’esposizione sarà la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale ma saranno coinvolte anche numerose sedi espositive dal prestigio internazionale.

La mostra, ideata e prodotta dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro e Palazzo Reale con la collaborazione di Mondo Mostre Skira, è curata da Ada Masoero. Dal 30 novembre 2016 al 5 febbraio 2017 sarà possibile ripercorrere le tappe fondamentali della carriera del grande scultore, in un percorso di trenta opere scelte dallo stesso artista, per rivivere gli oltre sessant’anni di carriera di Pomodoro.

La Triennale di Milano e la Fondazione Arnaldo Pomodoro ospiteranno quattro progetti “visionari” che indagano il dialogo tra l’opera scultorea, l’architettura e lo spazio circostante. Opere che si sviluppano dal genio del visionario Pomodoro per farsi paesaggio urbano: dal Simposio di Minoa a Marsala al Carapace, la Cantina delle Tenute Lunelli a Bevagna, in Umbria (presentati in Triennale, con la cura di Aldo Colonetti) fino al monumento di Pietrarubbia e al progetto per il nuovo Cimitero di Urbino (in Fondazione, con la cura di Ada Masoero).

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E ad essere indagata sarà anche la grande passione del Maestro per il teatro, attraverso sedici teatrini ospitati al Museo Poldi Pezzoli nella Sala del Collezionista: un omaggio al lavoro di Pomodoro per il palcoscenico svolto tra il 1982 e il 2009. Si potrà inoltre riscoprire la Sala delle Armi, da lui progettata nel 2000. Un suggestivo itinerario artistico che collega più punti della città, a partire da Piazza Meda con il Grande disco, scelto dai milanesi come simbolo della città, fino a Largo Greppi, con Torre a spirale collocata di fronte al Piccolo Teatro.

Asta record per “Ragazze sul ponte” di Munch

Un nuovo record per Munch: il dipinto Ragazze sul Ponte del 1902, una delle opere più celebri dell’autore dell’Urlo, è stato battuto da Sotheby’s a New York per 54,5 milioni. Già protagonista dell’asta record nel 1996, quando il dipinto fu venduto per 7,7 milioni, e nel 2008, per 30,8 milioni, quello registrato poche settimane fa è secondo prezzo più alto a un’asta per l’artista.

Edvard Munch (1863-1944), celebre pittore norvegese, artista controverso e molto amato, è considerato tra i maggiori interpreti della stagione simbolista degli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, di cui anticipò il senso di esasperazione e la violenza cromatica. L’Urlo, la sua opera più famosa, aveva creato il record di sempre per un’opera d’arte all’asta già nel 2012, quando era stato battuto per il prezzo record di 119,9 milioni di dollari.

Ragazze sul Ponte, opera realizzata a olio su tela, fa parte di una serie che conta dodici dipinti, di cui dieci si trovano in collezioni pubbliche. Ad aggiudicarsi il prezioso dipinto un collezionista che ha chiesto di restare anonimo

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Urquiola firma la terrazza di Luisaviaroma

Leader dello shopping di lusso online, Luisaviaroma è una realtà ormai consolidata per gli amanti del turismo di lusso. Ora un nuovo progetto unisce lo stile del colosso online al design esclusivo firmato da Patricia Urquiola, per arredare la terrazza del flagship store di Firenze.

Un nuovo spazio verde, concepito come un’oasi all’interno del concept store di Firenze: questo il progetto che vedrà la collaborazione di Patricia Urquiola per la creazione della nuova terrazza. Un’espansione di Luisaviaroma anche nel business del design e dei grandi alberghi, per un nuovo concetto di lusso. Largo ad uno stile essenziale che celebra anche LVRHome, pregiata selezione di interiors e decor per la casa che dal 29 novembre si arricchisce di due brand del calibro di Kettal e Moroso.

“Quando progetto tendo all’empatia, non credo in un criterio estetico unico, piuttosto ad un processo creativo coerente. Una sinergia tra creativo, editore e user. Per me LUISAVIAROMA è questo”, queste le parole di Patricia Urquiola, le cui collezione outdoor costituiranno principale attrazione della nuova Oasi, con piccoli salotti creati con più pezzi, in un mix di stili e suggestioni luxury, per una nuova concezione di lifestyle.

Un ritratto di Patricia Urquiola

Un ritratto di Patricia Urquiola

Elsa Hosk: il volto nordico di Victoria’s Secret

Viso angelico, lunghi capelli biondi e curve da capogiro, Elsa Hosk è uno degli Angeli di Victoria’s Secret. Una carriera sfolgorante nel fashion system per la modella svedese, nata a Bromma nel 1988. Lanciata da Guess in un’iconica campagna pubblicitaria, le curve mozzafiato della bionda Elsa hanno contribuito a renderla uno dei nomi più richiesti sulle passerelle di tutto il mondo.

Una carriera iniziata per puro caso: cugina di Alice Herbst, modella vincitrice del programma televisivo Sweden’s Next Top Model, nonostante la bellezza da copertina Elsa non aveva alcuna intenzione di lavorare nella moda. Giocava invece nella nazionale femminile di basket svedese. Ma, dopo una partecipazione del 2005 al video musicale Who’s That Girl, del cantante Darin, è suo padre Pål ad inviare le foto della giovane e dei suoi 2 fratelli a diverse agenzie di moda svedesi.

La fotogenia di Elsa non passa certo inosservata ed in breve la giovane viene scelta per diverse case di moda, tra cui Ungaro, D&G, Alessandro Dell’Acqua, Guess, Blumarine, Carolina Herrera, Dior, Oscar de la Renta, Levi’s, Simonetta Ravizza, Guy Laroche, Thomas Tait. Inoltre tantissime sono le cover che la biondissima svedese ottiene, da Elle a Madame Figaro.


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Nell’agosto 2016 viene scelta come testimonial del brand Bioterm e dal 2011 partecipa al Fashion Show di Victoria’s Secret, di cui diviene dapprima testimonial della linea PINK e nel 2015 Angelo, comparendo sulla copertina del catalogo di swimwear della linea di moda e prendendo parte allo spot per il Super Bowl, accanto ad Adriana Lima, Alessandra Ambrosio, Taylor Hill.

Instagram: da oggi sapremo chi fa screenshot delle nostre foto

Rivoluzione in casa Instagram: dopo aver introdotto una funzione per mandare messaggi che si autodistruggono, ora il social network più amato da chi vuole condividere gli scatti della propria vita ci informa se qualche amico ne fa uno screenshot.

Una funzione che per ora riguarderà solo i messaggi a scadenza: d’ora in poi riceveremo una notifica ogni volta che un nostro contatto tenterà di salvare quel contenuto. Che si tratti di foto o video, se pubblicati nella sezione Stories, qualsiasi contenuto scompare nell’arco di 24 ore: ora se qualche male intenzionato volesse conservare quel contenuto attraverso uno screenshot, verremo prontamente avvertiti.

Un incentivo per salvaguardare la privacy di quei messaggi pensati perché si autodistruggano da soli, sulla falsariga di Snapchat, ma anche un utile strumento per valutare la lealtà dei nostri contatti: capire di chi possiamo fidarci davvero sarà certo più semplice, grazie alla nuova funzionalità introdotta dal social network. E la notizia ha messo in allarme moltissimi utenti, che si sono detti molto preoccupati per l’introduzione di questa nuova funzione e hanno persino minacciato di cancellare i propri account da Instagram.

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(Foto: Wired)

Isa Stoppi: in uscita un libro sulla carriera della mannequin italiana

Una bellezza senza tempo, lo charme da diva patinata e due occhi di un azzurro trasparente e limpido, che Richard Avedon definì “due laghi”: Isa Stoppi è stata una delle mannequin più celebri degli anni Sessanta. Musa di Gian Paolo Barbieri, che la ritrasse come una dea bionda con tanto di pitone intorno al collo, icona immortale ed incarnazione dello charme degli anni d’oro della moda, ora un volume celebra la fulgida carriera della modella.

Nata in Libia e cresciuta nel piacentino, dopo aver sfilato per Biki e Veneziani, Isa Stoppi, fisico da valchiria nordica, nel 1962 viene scelta per rappresentare l’Italia nel concorso di Miss Universo. Fu grazie a Diana Vreeland, celebre editor di Vogue, che la sua carriera ebbe inizio: dopo aver firmato un contratto per la Eileen Ford, Isa Stoppi fu immortalata sulle cover dei magazine più prestigiosi del mondo. Una carriera breve ma fulgida: è Gian Paolo Barbieri ad immortalarla negli scatti più intensi. Fu lui il primo ad intuirne l’incredibile fotogenia: dopo averle chiesto di dimagrire, per accentuare gli zigomi già pronunciati, la immortalò in scatti entrati di diritto nella storia della moda.

Volto di maison del calibro di Valentino, immortalata tra gli altri da Milton Greene, Irving Penn, Bert Stern ed Henry Clarke, Isa Stoppi apparve nel primo numero di Vogue Italia. Nel 1972, all’apice del successo, si ritirò dalle scene e si sposò. Fino all’arrivo del secondo figlio continuò a lavorare per Vogue come fashion editor. Bella, elegante e carismatica come poche, divenne un’icona di stile.



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«Isa Stoppi – The book» è una sorta di biografia fotografica in cui la celebre mannequin sceglie di raccontarsi selezionando alcuni tra gli scatti iconici che la ritraggono. “Vedendo l’armadio pieno di riviste che si sbriciolavano, ho pensato di farne una raccolta”, così la modella commenta il volume. In copertina Isa Stoppi è ritratta in un turbante, in un celebre scatto firmato ancora una volta Gian Paolo Barbieri: “Gian Paolo ha sempre fatto le donne bellissime perché ama la bellezza, ora le modelle sono tutte belle ma tutte uguali, anche grazie a botox e interventini, noi invece eravamo tutte diverse e un po’ speciali, la selezione era naturale”.

(Cover: Isa Stoppi per Vogue Italia 1968. Foto di Gian Paolo Barbieri)

Pinko firma una capsule collection con Coca-Cola

E’ dalle strade che gli stilisti di tutto il mondo prendono ispirazione per le loro collezioni, e Pinko si rifà proprio alle strade colorate di Cuba per la collezione primavera estate 2017.

La cultura urbana si mescola alla scena hip-hop internazionale e alle sue icone, una collezione che guarda agli anni ’80 e ’90 nei colori e nella visione di una femminilità rock, trasgressiva e alternativa.

Le palette colori è fredda e gioca sui fluo dei gialli, sugli accesi rossi, ingentilendoli con il rosa bon ton, e mixa fantasie tropicali con un richiamo a Cuba e alle notti folli e ballerine.

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La chiave dello streetstwear è mescolare capi di diverso stile e genere, ma sempre con quell’allure sexy che contraddistingue la donna Pinko. E allora l’animalier si abbina alle fantasie tropicali, l’abito romantico in voile ad un bomber colorato, la longuette classica ad una maxi felpa.

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Grande partnership con Coca-Cola per questa collezione primavera estate 2017 con cui Pinko crea una capsule collection di felpe, t-shirt e borse firmate da entrambi i pop-brand.

La cultura pop rivive sui prodotti di un brand che è voce delle masse, che rappresenta la sottocultura modaiola dei giovani, che è concetto, idea e opinione del womenswear.

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H&M e Wes Anderson: corto d’autore per Natale 2016

H&M ha pensato al regista Wes Anderson per firmare lo spot della campagna Holiday 2016, il suo titolo è “Come Togheter” e, differentemente dai precedenti, è un cortometraggio che s’ispira al principio stilistico del cinema d’autore.

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Così la maison svedese rinuncia al classico spot pubblicitario per affidarsi a personaggi anticonvenzionali, palette pastello, simmetrie perfette e attenta dedizione al dettaglio, punti cardine del cinema e dell’atmosfera andersiana.

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Il paesaggio invernale avvolge i passeggeri mentre sono diretti verso casa durante la notte di Natale.
L’ambiente descritto è quello di un treno nel quale i protagonisti son seduti in solitudine, ognuno di essi in singoli vagoni.
Ecco che, irrimediabilmente, s’impadronisce della scena un inconveniente: il clima invernale blocca i passeggeri in treno.
Non c’è rimedio al ritardo del treno che li riporterà a casa, eppure l’eccentrico Adrien Brody nei panni di capotreno decide di organizzare un insolito brunch a base di cioccolata calda per festeggiare il Natale.
Questa storia è più che mai attuale in questo momento, in cui tutti potremmo fare molto abbracciando uno sconosciuto“, aggiunge Brody.

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Pernilla Wohlfahrt, Head of Design e Creative Director di H&M, commenta il mood dell’intero corto: “Il viaggio in treno d’inverno, con la direzione di Wes Anderson, è lo scenario ideale per la collezione di Natale di H&M in cui si fondono capi dalla vestibilità comoda e allo stesso tempo elegante. Abbiamo mixato pezzi informali con dettagli chic, catturando il mood natalizio, che combina la voglia di vestirsi in modo raffinato, con la ricerca della comodità tipica di quando si sta in famiglia“.

Alessandro Benetton lascia il CdA dell’azienda di famiglia

Alessandro Benetton lascia l’azienda di famiglia. La rottura con il gruppo Benetton risalirebbe a circa un mese fa, ma solo ieri la notizia è trapelata ed è stata pubblicata sul giornale La Tribuna di Treviso. La storica azienda italiana, fondata da Luciano Benetton a Ponzano Veneto, si trova davanti a una svolta epocale e sembra che Alessandro non si sia trovato d’accordo con i cambiamenti voluti dallo zio Gilberto (l’uomo dei conti della famiglia Benetton, come lui stesso si definisce) in merito al prodotto e al modello di gestione. Già da qualche anno il brand italiano di maglieria si trova a fare i conti con la concorrenza sempre più spietata dei marchi lowcost: basti pensare che Zara, 15 anni fa dimensionalmente molto simile a Benetton, ha registrato nel 2015 un utile quasi doppio rispetto a quello dell’azienda di Ponzano. E se la concorrenza ha avuto effetti tragici su Stefanel, altro storico marchio di maglieria italiano, è necessario che Benetton attui un programma di cambiamento.


Qui è arrivato il contrasto fra Alessandro Benetton e il resto della famiglia. Laureato in Business Administration a Boston con un master ad Harvard, Alessandro è stato presidente esecutivo di Benetton per un anno, poi sostituito nel 2013 da  Gianni Mion, storico manager di fiducia di Gilberto, e da Marco Airoldi. Tutte le sue decisioni sono state revocate e nei successivi tre anni il gruppo Benetton non ha comunque trovato una strategia efficace per rilanciare il marchio. Così Alessandro se ne va, e decide di occuparsi a tempo pieno della sua holding di private equity 21 Investimenti. Tutto ciò ha dato una forte scossa all’equilibrio della famiglia Benetton. Il fondatore del brand, Luciano Benetton, ha infatti annunciato che non sostituirà Alessandro con nessun altro membro della famiglia: la gestione del marchio di retail era destinata a lui, e a nessun altro dei suoi figli. Una decisione forte, che inevitabilmente cambierà la struttura dell’azienda.

Tutta la trama della settima stagione di Game of Thrones è uscita su reddit

Game of Thrones sta finendo di essere girato nella location spagnola, la principale di questa settima stagione, e già sono girate mille immagini, ora sono uscite anche le trame dei singoli episodi su Reddit. Un utente che dopo aver spifferato la trama si è cancellato ha spiegato cosa succederà durante tutta la stagione con dovizia di particolari e le sue anticipazioni sono state corroborate dalle immagini che sono arrivate nelle ultime settimane dai vari set in giro per il mondo, in particolar modo in Spagna.


Il trono di spade è tratto dai libri di George R.R. Martin per cui fino alla scorsa stagione (più o meno) la trama era conosciuta ma ora, dato che Martin non ha ancora finito di scrivere il suo penultimo romanzo siamo in “terra incognita”.
Questo, almeno, fino a quando l’utente di Reddit awayforthelads ha pubblicato una lunga serie di sviluppi della trama molto dettagliati su /r/FreeFolk, un subreddit specifico per le speculazioni su Game of Thrones che già in passato era stato il veicolo di leak che poi si sono rivelati veritieri.


Il leak è passato sotto traccia perché sullo stesso subreddit un altro utente che si dice vicino a una delle attrici più importanti del cast ha detto che le informazioni erano del tutto false, speculazioni buone come qualsiasi altra speculazione.
Alcune settimane dopo, però, man mano che arrivavano notizie e foto dal set le indiscrezioni di awayforthelads sono diventate sempre più verosimili fino a diventarlo troppo per parlare di coincidenze o fortuna.


Awayforthelads ha cancellato il suo account ma ci sono screenshot dei suoi post e altri utenti hanno salvato e ri-postato gli stessi sempre su reddit. Un utente ha addirittura compilato una timeline mettendo insieme tutti le indiscrezioni uscite per ogni singolo episodio, eccole:




Episodio 1 / Jeremy Podeswa


I WhiteWalker marciano a sud verso il muro


Bran passa a sud del muro e si incontra con Dolorous Edd a Castle Black


Sansa vuole dare la terra di chi ha tradito Jon a chi lo ha supportato ma Jon (nel primo episodio) rifiuta di ritenere i figli dei Karstark e degli Umber responsabili per le colpe dei loro padri. Questo non fa piacere a Lyanna Mormont e Sansa ma Jon non cambia idea, ha diversi piani per il governo del nord rispetto al solito.


Alla fine del primo episodio Daenerys e la sua flotta approdano a Dragonstone. Nessuno dice niente. Dany inizia a salire i gradini verso il castello e la seguiamo mentre entra nel castello fino ad arrivare alla vecchia stanza “della guerra” di Stannis. Guarda fuori dalla finestra e guarda la terra che apparteneva alla sua famiglia; prende uno dei pezzi di un gioco simile agli scacchi che ci sono sul tavolo, guarda Tyrion che l’ha seguita e dice: “Iniziamo, quindi?”




Episodio 2 / Mark Mylod


Jon riceve un corvo da Dany che chiama a sé tutti i lord di Westeros. Jon e Davos decidono di andare dato che hanno bisogno del dragonglass che abbonda a Dragonstone.


Jon lascia a Sansa il comando di Winterfell


Jon lascia Ghost a Winterfell dove starà tutta la stagione




Episodio 3 / Mark Mylod


Jon e Davos arrivano a Dragonstone. Tyrion li incontra sulla spiaggia e i Dothraki prendono possesso della loro nave.


Tyrion li porta da Daenerys e incontrano Missandei e Grey Worm. La “sala del trono” è piena di Dothraki.


Dany e Jon si incontrano, Dany gli chiede di inginocchiarsi e lui si rifiuta. Jon parla dei WhiteWalker ma Dany non gli crede. Tyrion insiste che Jon non è pazzo.


Davos cerca di menzionare la risurrezione di Jon ma quest’ultimo lo ferma.


Dany prova rispetto per Jon da subito, per Jon non è lo stesso.


Bran arriva a Winterfell.




Episodio 4 / Matt Shakman


Arya arriva a Winterfell




Episodio 5 / Matt Shakman


Sam lascia Oldtown per Winterfell con Gilly e il piccolo Sam.


Jorah si riunisce con Dany a Dragonstone.


Jon riceve un corvo in cui si dice che Arya e Bran sono a Winterfell.


Jamie, Bronn, Tyrion e Davos hanno un incontro segreto in cui Tyrion tenta di persuaderli ad arrendersi a Dany ma Jamie lo ignora. Non è chiaro se questo succede prima o dopo l’imboscata che Dany tende alle truppe dei Lannister guidate da Jamie che tornavano verso King’s Landing dopo aver soggiogato Dorne e Highgarden, il castello dei Tyrell.


Gendry è a King’s Landing a fabbricare armi ed è trovato da Davos.




Episodio 6 / Alan Taylor


Il gruppo arriva a Eastwatch-by-the-Sea. Tormund è lì con The Hound, Beric e Thoros. Davos rimane qui quando Jon porta The Hound, Beric, Thoros, Tormund, Jorah e Gendry a nord per catturare un WhiteWalker.


Il gruppo è attaccato dall’armata del Night King e c’è un orso polare zombie. L’orso uccide Thoros.


Il gruppo è circondato in un’isola in mezzo ad un lago ghiacciato e stanno per perire quando Dany e i suoi draghi arrivano. Daenerys riesce a portare la maggior parte di loro in salvo ma non Jon.


Jon è quasi ucciso quando compare suo zio Benjen che lo salva, combattendo per lui mentre lui scappa sul suo cavallo. Jon guarda mentre i WhiteWalkers uccidono Benjen/Coldhands mentre galoppa mezzo morto verso la salvezza.


Viserion è ucciso e diventa il dragone del Night King che sputa una sorta di fuoco azzurro.


Jon offre a Dany di rinunciare al suo titolo di Re del Nord se lei lo aiuta a sconfiggere i WhiteWalkers. Questa scena si svolge in privato.




Episodio 7 / Jeremy Podeswa


Sansa condanna Littlefinger a morte e la sentenza è portata a termine da Arya.


C’è un incontro a Dragonpit dove sono praticamente tutti presenti. Viene dimostrata l’esistenza dei WhiteWalker e Cersei è terrorizzata. Gregor o Sandor Clegane cercano di tagliarlo in due ma lui continua a muoversi fino a quando Jon mostra loro che l’unico modo per ammazzarli è con il fuoco o con un pezzo di dragonglass. Cersei promette di mandare forze in aiuto di Jon ma ammette poco dopo a Jamie di aver mentito. Le sue intenzioni sono di permettere ai WhiteWalker di assottigliare il più possibile gli eserciti dei suoi nemici. Jamie è disgustato e inizia a cavalcare verso nord.


Tyrion parla con Cersei dopo la dimostrazione a Dragonpit.


Cersei si sveglia in un letto intriso di sangue, probabilmente ha abortito spontaneamente.


Sam e Bran capiscono chi è davvero Jon. Apparentemente il suo vero nome è Aegon Targaryen. Gilly scopre che Rhaegar ha annullato il suo primo matrimonio per cui il matrimonio tra lui e Lyanna è valido e Jon è figlio legittimo. Gilly lo scopre per caso e Sam mette insieme i pezzi molto più tardi durante la stagione. Gilly ancora non legge bene e al posto di Rhaegar legge Reggar.


Jon e Daenerys fanno sesso per la prima volta su una nave diretta a nord.


Il muro crolla alla fine dell’episodio e Night King è in groppa a Viserion che ora sputa fiamme blu.

Awayforthelads ha dato anche altre anticipazioni che, però, non sono chiare cronologicamente:


Cersei crede di essere incinta e si fa esaminare da Quyburn. Cersei lo dice subito a Jamie. Probabilmente questo succede nei primi episodi.


Arya usa la faccia di Walder Frey per tenere un banchetto e avvelenare i suoi figli. Risparmia le donne. Anche questo succederà nei primi episodi.


Dorne e High Garden saranno distrutte nei primi episodi dall’esercito Lannister guidato da Jamie.


Euron uccide almeno 2 delle Sand Snakes, imprigiona Ellaria e la fa guardare Tyene morire di una morte lenta a causa di un veleno.


La flotta di Euron distrugge quella di Yara e lui la prende prigioniera. Theon la abbandona, salta fuoribordo ed è salvato da alcuni Iron Born.


Daenerys brucia alcuni lord di Westeros che non si inchinano a lei, tra questi il padre di Sam e suo fratello.


Tyrion riesce a convincere Daenerys che attaccare King’s Landing con i draghi finirebbe per essere una strage di innocenti.


Jorah e Sam si incontrano a Oldtown e Sam cura la greyscale di Jorah.


Tyrion passa la maggior parte della stagione a dare consigli a Daenerys.


Tyrion pianifica l’attacco a Casterly Rock usando un vecchio passaggio nelle fognature che lui usava per portare di nascosto nelle sue stanze prostitute.


Arya incontra Nymeria sulla sua strada per Winterfell e anche questo capita nei primi episodi.


Tyrion cerca di convincere Jon che Daenerys è la miglior scelta per Westeros. Non è chiaro quando questo accade, se prima o dopo l’incontro tra Jon e Dany.


Jon e Theon si incontrano e Jon gli dice che se non avesse salvato Sansa lo avrebbe ucciso. Succederà o nel terzo o nel quarto episodio.


Jamie viaggia verso Highgarden e Olenna muore bevendo veleno. Olenna ammette a Jamie di aver ucciso lei Joffrey e lui le permette di bere il veleno. Jamie torna a King’s LAnding in tempo per l’incontro di Dragonpit.


I Dothraki attaccano l’esercito dei Lannister sulla loro strada del ritorno. Ci sono sia Jamie che Bronn. I Lannister avevano una grande lancia anti drago progettata da Qyburn ma vengono sconfitti ugualmente. Bronn salva Jamie da un drago e i due riescono a scappare. Questo succede probabilmente nel quarto o quinto episodio. Jon rimane a Dragonstone durante questa battaglia dato che non è ancora d’accordo con Dany.

Jon non è spaventato da Drogon e lo accarezza al ritorno dalla battaglia con Daenerys. Questo coglie di sorpresa Dany. Succede nel 4/5 episodio.


Dopo l’attacco di Dany nei confronti dei Lannister Jon capisce di dover dare prova dell’esistenza dei WhiteWalkers. Episodio 4/5.


Jorah non ha simpatia inizialmente per Jon ma divento ben presto amici. Jon, addirittura, offre Longclaw, la spada appartenuta al padre di Jorah allo stesso che rifiuta.


Sam, Gilly e il piccolo Sam lasciano Oldtown nel quinto episodio per Winterfell ma non è sicuro che ci arrivino.


Arya e Brienne si allenano insieme e questo capita durante il 4/5 episodio.


C’è un flashback del matrimonio tra Rhaegar e Lyanna.


Littlefinger cerca di mettere Arya e Sansa l’una contro l’altra usando una lettera scritta da Sansa a Robb mentre era prigioniera di Cersei e in cui cercava di convincere il fratello a giurare fedeltà a Joffrey. Sansa scopre di essere stata giocata con l’aiuto di Bran.

Golden Goose Deluxe Brand, mood Californiano per la collezione PE17

Golden Goose ci porta nell’atmosfera dell’assolata California per la collezione primavera estate 2017. Quelli pensati dal brand per la prossima stagione sono look dal mood easy ma sofisticati, in cui si avverte il sole della California, l’attenzione per un design contemporaneo e una grande artigianalità made in Italy. Stampe  a microfiori da festival musicale, giubbini di camoscio da rodeo, crop top e abitini patchwork dall’aria vintage si mescolano con leggerezza a linee sporty e colori fluo, per una primavera estate che più vivace di così non si può.


Immancabile il giubbino da biker in pelle, capo must che accompagna il passaggio dalla stagione fredda a quella calda, proteggendo dalle temperature ancora fresche della primavera con stile. Golden Goose lo propone in diverse varianti, comprese le tinte metallizzate dell’argento e i micro bouquet di fiori che ne ingentiliscono l’anima rock. Tra i capispalla per la primavera estate 2017 non può mancare anche una giacca di camoscio con zip (da abbinare ai tronchetti con frange per esaltarne lo stile rodeo girl) e un bomber sporty-chic, altro elemento ormai indispensabile del guardaroba primaverile. La chicca di stagione è un sofisticato gilet bianco ottico, di taglio maschile a doppiopetto, da indossare a pelle. La collezione Golden Goose esplora il mood sportivo con shorts, pantaloni alla caviglia con elastico in vita e crop top con logo, da abbinare in libertà anche (e soprattutto) fuori dalla palestra. Per la collezione della prossima stagione, il denim è interpretato mescolodando elementi classici e contemporanei: giubbini di jeans che richiamano gli anni ’80 e inserti patchwork in nuance chiare e scure. Infine gli accessori per la primavera estate 2017 proposti da Golden Goose Deluxe Brand spaziano dalle sneakers in tonalità acide ai tronchetti con frange da cowgirl metropolitana. Senza dimenticare postine e bustine a tracolla che testimoniano il know-how artigianale del made in Italy, punto di forza del brand veneziano.





Photo Courtesy: So Sweet PR

Spot della Rai contro la violenza sulle donne, “è offensivo”

Per celebrare (commemorare?) la giornata contro la violenza sulle donne la Rai ha mandato in onda uno spot pubblicitario che è divenuto presto oggetto di critiche.

In scena i sogni, le aspettative e le speranze dei bambini che rispondono alla fatidica domanda: “che vorresti fare da grande?“.
Qualcuno dice “l’astronauta”, qualcun altro “il soldato”, “la maestra”, “il dottore” tranne un’ultima bambina, la sua risposta è: “quando sarò grande finirò in ospedale perché mio marito mi picchia“.

Una bellissima bambina dai capelli biondo miele sembra sapere quale sarà il suo destino citandolo con una naturalezza fuori misura.
Ma la violenza è un destino?

Le associazioni femminili e gli utenti che navigano in rete non sono d’accordo.
Si fa strada alla velocità della luce la risposta dell’utente Twitter #Non una di meno: “Alle bambine insegniamo la ribellione, non la remissione!“.
La stessa ha spedito poi una lettera a Monica Maggioni, presidente della Rai: “Questo video è offensivo e dannoso. Utilizza una bambina per dire a lei e alle sue coetanee che le toccherà una delle sorti più dolorose e difficili che possa toccare a una donnaLa violenza sulle donne non è un destino, non è una condanna, non è inevitabile…Il vostro spot dà per scontato che almeno una bambina da grande sceglierà un uomo violento per marito, che non saprà mettersi in salvo per tempo né chiedere aiuto, che non potrà scegliere la sua vita e il suo destino, che sarà picchiata e finirà in ospedale. Ancora peggio, che questa sarà la sua identità: gli altri faranno l’architetto, la veterinaria, la stilista, ma lei no. Lei sarà soltanto una moglie picchiata“.

La Rai ha scelto un canale di trasmissione di massa per condurre alla sensibilizzazione, eppure il messaggio non è stato decodificato da tutti allo stesso modo.
La violenza non è un destino, nessuna donna è destinata a soffrire, a essere umiliata, derisa, o nel peggiore dei casi, uccisa.

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ANNECLAIRE COLLEZIONE SS 2017

Una collezione per una donna raffinata e consapevole, quella proposta da Anneclaire per la primavera – estate 2017.

L’attenzione alla ricercatezza e all’armonia delle trame e delle proporzioni rispecchia l’animo elegante dallo stile attuale.
Una proposta che concentra il suo focus sulla sperimentazione dei punti tridimensionali o sullo jacquard, declinato tone sur tone o contrastanti, come in un telaio dalla memoria antica.
Righe semplici o strutture complesse dai filati multitono dialogano con pizzi e facon contemporary.

Ecco che la collezione si dipana partendo da una neutra zone – minal chic, dai colori primari e naturali in block color intervallati dalla freschezza del bianco.
Tessuti di lino con fissaggi e lavorazioni artigianali o laserati lasciano dialogare sartorialità e futuro.

Il mondo del blu, declinato in molteplici tonalità, sceglie come protagonista la riga negli abbinamenti con il rosso l’azzurro cielo e il bianco.
Filati di cotone leggero e lini avvolgenti, fluidi e mescolati tra loro trovano leggerezza e tridimensionalità, viscose fresche vengono proposte nell’unito o nello jacquard.
Forme femminili esaltano la silhouette e sottolineano le lavorazioni artigianali che si scombinano o si compongono attraverso sovrapposizioni di punti e forme.

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ALYSI COLLEZIONE SPRING SUMMER 2017

Alysi e il suo filo di Arianna

Un gioco di grafismi, ricercati e sfaccettati racconta la nuova primavera –estate 2017 di Alysi.

Un fil noir che percorre la collezione come un moderno filo di Arianna capace di condurci attraverso il cammino della prossima stagione.
Il segno grafico per eccellenza, espresso e reinterpreto nero su bianco, bianco su nero, sfumato o monocolore, diventa elemento mutevole e capace di essere ridefinito assottigliandosi e raccontando una ricerca di semplicità ed essenzialità.
Grafismi che ridisegnano i profili delle silhouette dai contorni definiti e dall’appeal contemporaneo.

Linee che diventano grafiche dal tratto più definito e preciso quasi nette o disegnature imprecise, come nel disegno manuale, rimandano a chine sfumate, trasformandosi in fiori o giocando a diventare ricami esaltando l’unicità singolare nel fatto a mano.
Incroci che raccontano di moderni check dalle dimensioni mutevoli o reinterpretano gessature giocando sui diversi spessori.

Linee che definiscono volumi e silhouette arrotondate, morbide e donanti, mentre dialogano con una palette di colori che ingentilisce il guardaroba attraverso le gradazioni di pastelli leggeri, intervallati da punte di toni accesi come il blu elettrico, l’ocra, o contrastati dal bianco etereo.
Pantaloni dai volumi over abbinati a micro abitini e casacchine, morbidi tank top si alternano a camicie dalla struttura perfetta o a t-shirt dall’uso più daywear.


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Apre a Roma “Belsiana 48 Design & Fashion Cathedral”

Sarà dedicato e al design e alla moda il nuovo spazio temporaneo che aprirà i battenti a Roma sabato 26 novembre: “Belsiana 48 Design & Fashion Cathedral” si appresta a diventare punto di riferimento per moda, accessori, gioielli, home decor, profumi, fiori, candele. Il design italiano indipendente trova nuova espressione, in un luogo destinato a divenire buen retiro ideale per amanti dello shopping esclusivo, tra progetti innovativi e brand emergenti. Prodotti di nicchia che uniscono lo charme dell’artigianalità italiana al design accattivante.

Molto più di un semplice negozio: Belsiana 48 Design & Fashion Cathedral diverrà anche teatro di una serie di appuntamenti per conoscere da vicino il mondo del design e della moda, con un ciclo di incontri e dibattiti, tra cui presentazioni di libri. Ogni mercoledì pomeriggio un calendario interessante e ricco di spunti.

“L’idea è nata guardando quello che succede ad esempio a Londra o New York dove questo tipo di negozi sono una realtà da anni. Dare la possibilità ai marchi indipendenti di confrontarsi con il pubblico in uno spazio centralissimo e prestigioso è possibile soltanto se si mette insieme una squadra”, così si è espressa Cristina Spinella, designer di Belsiana 48 Design & Fashion Cathedral, “Spero che dopo questa apertura temporanea sarà possibile pensare a un progetto più a lunga scadenza, mi piacerebbe attirare a Roma anche designer e creativi da tutto il mondo”.

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Un luogo affascinante dalla storia antichissima: dapprima Oratorio nel Cinquecento, successivamente riadattato e trasformato nella prima metà del Settecento, venne utilizzato come sala da musica nell’Ottocento, frequentato tra gli altri da Gabriele d’Annunzio. Il Vate lo definì “asilo fantastico e misterioso”. Un visual accattivante dalle suggestioni Eighties, curato da Federica Dollfus di Volkensberg. Appuntamento sabato 26 novembre per il Grand Opening.

A Macerata microMACRO, festival del design fatto a mano

Dal 25 al 27 novembre Macerata diverrà crocevia di eventi legati al design: presso il DUMA di Macerata (vicolo Tornabuoni, 6) avrà luogo microMACRO, piccolo festival di design fatto a mano. L’associazione Les Friches, da anni impegnata nella promozione della creatività e della manualità attraverso la progettazione di attività formative e laboratoriali per bambini e adulti, ha dato vita ad un dialogo sull’artigianato e il design, creando una rete sul territorio impegnata anche nel riuso e nel riciclo.

Si è approdati così al lancio di un nuovo settore del design che coniuga l’aspetto pedagogico e ludico con le tematiche legate all’ambiente, in un’estetica inedita ed accattivante. microMACRO è il frutto di un’incessante sperimentazione e ricerca, insieme a Les Friches | fattoamano, etichetta di prodotti di eco-design interamente realizzati a mano. L’eco-design diviene protagonista assoluto in incursioni che coniugano le diverse arti, in un processo di contaminazione artistica.

Gli oggetti firmati Les Friches | fattoamano prediligono materiali riciclati di origine naturale, provenienti da post consumo o scarti di lavorazione, in primis legno, carta, cartone e tessuto, ridefiniti attraverso una rielaborazione giocosa delle idee ed un’audace sperimentazione. Tra le iniziative di microMACRO la mostra fotografica di Marco Biancucci e Giordano Viozzi; le esposizioni di Cioverchia, tra artigianato e arredo; infine, l’aperitivo con il DJ Agostino Maria Ticino. La mostra microMACRO rimarrà aperta negli orari 10-13 e 17-21.

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I miracolosi bra di Brooks

Vi è mai capitato di dover andare in palestra e non essere del tutto a vostro agio per via delle vostre forme prorompenti? Vi confesso che rientro in quella cerchia di ragazze under 30 che non ha mai utilizzato reggipetti sportivi: un po’ per pigrizia, un po’ per scetticismo. E’ molto importante preservare il proprio corpo da ulteriori sollecitazioni e a meno che non pensiate di fare yoga e spacciarla per l’attività più faticosa della vostra vita, vi converrebbe stare più attenti.

 

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Foto da Brooksrunning.com

 

Per le dolci fanciulle che portano dalla quarta in su, non è del tutto semplice trovare il supporto giusto per fare del sano sport; ma a tutto c’è una soluzione.

L’ha avuta Brooks , che non è il nome di uno dei protagonisti di “Beverly Hills 90210”, ma una nota azienda americana che produce calzature e abbigliamento sportivo dal 1914, creando tre categorie di reggiseni: Secure, Stabilize e Control.

 

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Secure – Foto da Brooksrunning.com

 

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Stabilize sport bra – Foto da Brooksrunning.com

 

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Stabilize sport bra – Foto da Brooksrunning.com

 

Questi offrono diversi gradi di contenimento, anche per le taglie più grandi, perché non è assolutamente detto che chi abbia la quinta debba ingabbiarsi in modelli iper-complicati e che mettono a rischio lo svolgimento dell’attività.

Ricordiamo che il seno non ha muscoli e c’è un unico legamento che lo sostiene, per questo è necessario utilizzare un bra che lo protegga al meglio.

 

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Control sport bra – Foto da Brooksrunning.com

 

 

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Control sport bra – Foto da Brooksrunning.com

 

Cosa hanno di speciale i nuovi reggiseni sportivi di Brooks? Di sicuro le spalline regolabili con il velcro, dunque abbastanza stabili e facilmente modificabili, anche nei modelli che hanno la chiusura ad incrocio sulla schiena.

Il costo di ognuno si aggira tra i 23 e i 68 dollari e li potete acquistare direttamente sul sito ufficiale del marchio.

E la modella plus-size Ashley Graham? Chissà se li ha già utilizzati visto l’amore che ha per lo sport. Sarebbe interessante scoprirlo.

 

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Ashley Graham – Foto da www.si.com

Paul Newman: Attore e Pilota, il vero volto di Hollywood

Paul Leonard Newman è stato un attore, regista e produttore cinematografico statunitense. Considerato uno dei più grandi attori della storia del cinema Hollywoodiano, nella sua lunga carriera vinse tre Oscar, sei Golden Globe e un Emmy Awards, oltre a ricevere una stella sull’Hollywood Walk of Fame e altri riconoscimenti. Assieme ad Ennio Morricone, Henry Fonda e Laurence Olivier, detiene il singolare primato di aver ricevuto prima l’Oscar alla carriera e poi come vincitore tra i candidati. Nella ripresa economica del Dopoguerra, si occupò della gestione della ditta paterna; nel 1949 sposò Jacqueline E. Witte e decise di intraprendere la carriera cinematografica: Newman somigliava in viso a Marlon Brando , altra stella di Hollywood. Dal matrimonio nacquero tre figli: Scott Allan (1950-1978), Susan Kendall (1953) e Stephanie (1954). Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d’arte drammatica della Yale University, si iscrisse all’Actor’s Studio di New York e debuttò nel 1953 in teatro a Broadway in “Picnic”, opera poco dopo resa famosa da un omonimo film.


Paul Newman sulla sua Triumph

Paul Newman sulla sua Triumph




La sua leggenda racconta di un attore in cerca di sfide con se stesso. Nel 1973 molla per lunghi periodi il set per destreggiarsi con il mondo dei bolidi in circuito, prima a livello amatoriale, poi da professionista e infine da gentleman driver, fino a correre da protagonista la 24 ore di Le Mans. 
Per non parlare del grado di sensibilità ed acume umano dell’attore, cioè della sua attività come filantropo. La sua forte passione per la cucina lo portò a creare la “Newman’s own”: salse e beneficenza. 
E ancora, non molti sanno che una delle sue fondazioni generó in Italia nel 2007 la “Dynamo Camp”, una struttura che si occupa di ragazzi con problemi gravi di salute.


Paul Newman stars in "Sweet Bird of Youth", di Tennessee Williams, 1960.

Paul Newman stars in “Sweet Bird of Youth”, di Tennessee Williams, 1960.




Di se stesso disse:


“sono stato un pessimo giocatore di softball, badminton e un pessimo pugile : vuoi vedere che sono un pilota decente?”


I capi che lo contraddistinguono sono:


– Colori neutri o per lo più scuri


– Outfit sartoriale, ma casual in pieno stile classico americano


– Impeccabili loafers


– Jeans a cinque tasche e camicia bianca, l’abbecedario del preppy Style


Paul Newman

Paul Newman




Indimenticabili le sue foto in tuta ignifuga e casco. Sport ed eleganza: Rayban Aviator e Rolex, il celebre cronografo Daytona, a lui indissolubilmente legato. Newman si poneva a cavallo tra l’uomo integerrimo degli anni ’30 e il giovane ribelle delle decadi successive.



Il suo stile seguiva questi principi: polo sbottonate nei primi bottoni sotto giacche e pantaloni a vita alta, camicie bianche e cravatta ma solo se con le maniche sbottonate e rigirate e colletti di cardigan o di cappotti rigorosamente all’insù. Un sapiente ensemble di eleganza classica, indossata in modo nuovo ed inusuale. Paul Newman incarna lo stile a cui si è ispirato in seguito anche Ralph Lauren, l’americano sportivo ma elegante, una sorta di versione a stelle e strisce del gentleman anglosassone: non si può non ricordarlo, non si può non amarlo.


Paul Newman con sua moglie Jacqueline E. Witte

Paul Newman con sua moglie Jacqueline E. Witte




Il 31 luglio 2008 è stata data ufficialmente notizia di una diagnosi di cancro ai polmoni, effettuata dallo Sloan-Kettering Cancer Center di New York, uno dei maggiori centri negli USA per la lotta ai tumori. Secondo il Sun e altre testate, l’attore sarebbe vissuto solo poche settimane, dopo l’ultimo ciclo di chemioterapia presso il Weill Cornell Medical Center di New York. Dopo aver scelto di smettere le cure, si è ritirato a vita privata per passare gli ultimi giorni di vita con la famiglia. Il 26 settembre 2008 l’attore è morto nella sua casa di Westport nel Connecticut. Aveva 83 anni.


Paul Newman con il suo Rolex Daytona

Paul Newman con il suo Rolex Daytona




Rolex Daytona - Questa referenza della maison Svizzera, viene definita dagli appassionati proprio "Paul Newman"

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Antonio Grimaldi entra nell’haute couture parigina

Torna a Parigi Antonio Grimaldi: la maison di alta moda a partire dalla prossima stagione sfilerà in qualità di Membre invité nel calendario ufficiale della Semaine de la Haute Couture Parisienne. A stabilirlo è stata la Chambre Syndicale, che ha selezionato lo stile sofisticato delle creazioni dello stilista per decretarne la partecipazione alla fashion week parigina.

Tra coloro che amano lo stile firmato Grimaldi anche nomi eccellenti, come Riccardo Tisci: il direttore creativo della maison Givenchy ha infatti concesso il suo parrainage allo stilista, invitandolo a sfilare nell’importante kermesse della Ville Lumière. “Sono felice di partecipare con le mie creazioni ad un appuntamento così prestigioso per il fashion system internazionale. Ringrazio di cuore Riccardo Tisci che sarà il mio padrino in questa avventura. In realtà non mi sono mai separato, per l’amore che nutro nei confronti della città, da Parigi. Da sempre la considero il palcoscenico ideale dove presentare le mie collezioni” -così si è espresso Grimaldi- “Non bisogna mai rinunciare ai sogni e il mio ritorno ufficiale a Parigi ne è la dimostrazione”.

Amatissimo da esponenti del jet-set internazionale e celebrities, il couturier di origine salernitana ha vestito nel corso degli anni moltissimi vip, tra cui Gwen Stefani. Ricercate e uniche le sue creazioni, in un tripudio di sete preziose e tonalità pastello.

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Vanessa Beecroft espone a Palazzo Reale in occasione del PhotoVogueFestival

In occasione della prima edizione del PHOTO VOGUE FESTIVAL, inaugura la mostra “Polaroids 1993.2016” di Vanessa Beecroft, esposta presso la prestigiosa sede di Palazzo Reale Milano dal 24 al 29 novembre 2016.


Cos’è il PHOTO VOGUE FESTIVAL?


Vogue Italia è un magazine di moda al passo coi tempi, da sempre indìce e si fa portavoce di mostre, talks ed eventi socio-culturali che promuovono la fotografia e l’arte dell’immagine. Quest’anno, sotto la direzione della Senior Photo Editor Alessia Glaviano e presieduta dal direttore Franca Sozzani, ha voluto dedicare un festival interamente improntato sulla fotografia di moda.

Tra i vari eventi che si svolgeranno a Milano dal 22 al 26 novembre, di grande spicco compare il nome dell’artista internazionale Vanessa Beecroft.

Chi è Vanessa Beecroft?

Vanessa Beecroft è un’artista e performer di fama internazionale, che espone le proprie opere nei musei più importanti del mondo; è stata inoltre selezionata dalla Biennale di Venezia dove ha presentato un giardino segreto di marmo: donne dalle diverse forme e fattezze posavano per l’occhio voyerista dello spettatore, in fila per spiare da una piccola fessura la nudità di corpi statuari. Ne parlo qui.

E proprio sui corpi femminili si posa lo sguardo indagatore dell’artista, nella sua multisfaccettata attività che ingloba scultura, performance e fotografia, indagando sulla visione del soggetto femminile in quanto “oggetto di desiderio”, sulla percezione che di esso hanno le masse, i mass media e ribaltando l’immagine da un punto di vista muliebre.

Data l’importanza di questa ricerca, che vede coinvolta Vanesse Beecroft dal ’93 ad oggi, e data la stima indubbia sull’artista, ci si chiede la “ragione” di questa mostra. Le polaroid esposte sono 36 in totale (ricordo il titolo Polaroid 1993.2016) e paiono rappresentare una sorta di backstage e di blows up delle varie performance che l’hanno vista coinvolta.

Il messaggio non è molto chiaro, il punctum inesistente, una lista di primi piani dai volti dorati, coperti da veli, sederi infangati come fossero statue, ma manca di contenuto. Non c’è una storia, non una sequenza logica, a parte la rilevanza di un nome come quello della Beecroft e di uno spazio come Palazzo Reale, pare si sia fatta un’improvvisazione vacua.

Il Photo Vogue Festival è anche altro e per gli interessati, segnaliamo qui una serie di appuntamenti:

THE FEMALE GAZE – mostra tutta al femminile, dedicata alle fotografe che rivoluzionano e hanno rivoluzionato il modo di rappresentare il corpo e la sessualità femminile.
Dove e quando poterla visitare? Presso BASE Milano (via Bergognone 34) dal 22 al 26 novembre.

PHOTOVOGUE/ inFASHION – esposizione dedicata ai fotografi selezionati da Vogue.it presi dalla sezione PhotoVogue, lo scouting per scovare i nuovi talenti, visitabile presso la stessa sede.

Alcune immagini dalla mostra Polaroid di Vanessa Beecroft:

Pronti per il Black Friday? Amazon propone il triplo delle offerte

Anche per quest’anno si è tutti in attesa del tanto citato Venerdì Nero, è il Black Friday ed è il giorno in cui è possibile sbizzarrirsi con lo shopping.
Tradizionalmente stabilito dopo il giorno del Ringraziamento, nasce negli Stati Uniti come giornata di sconti nella quale è possibile approfittare di diverse offerte con una durata massima di qualche ora.

Il suo nome deriverebbe dalla calca e dalla fila interminabile che ogni anno affolla i centri e i negozi delle catene più importanti.
La polizia di Philadelphia utilizzò “Black Friday” per esprimere il disagio provocato dal traffico e dagli ingorghi che si tengono durante il giorno dopo del giorno del Ringraziamento.
Dopo il Venerdì Nero, si tiene nel seguente lunedì il Cyber Monday, ovvero un ulteriore giornata di sconti ma solo in ambito ambito elettronico.

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In Italia questa tradizione è iniziata a spopolare pochi anni fa soprattutto nei negozi online come Amazon.it, che quest’anno ha prolungato gli sconti per un’intera settimana anticipando il Black Friday già dal 21 Novembre.
Le offerte sono previste fino a lunedì 28 Novembre, giorno del Cyber Monday.
Oltre a possedere una maggiore durata, gli sconti sono triplicati rispetto all’anno scorso aumentando, quindi, fino a 10.000 offerte.

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In poco tempo in Italia il Black Friday è diventato un appuntamento di riferimento per i clienti che hanno scoperto la comodità dello shopping online da casa o tramite smartphone, dicendo così addio alle lunghe code e alle attese. Infatti durante il Black Friday dello scorso anno abbiamo registrato una media di circa 7 ordini al secondo, segnando il giorno di maggiori vendite del 2015“, sostiene François Nuyts, Country Manager di Amazon Italia e Spagna.

Le offerte variano a seconda degli ambiti, con un’accurata ricerca è possibile trovare diversi sconti nel reparto di elettronica, informatica, giocattoli, attrezzi, cucina e cura della casa.

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Go blonde and you never go wrong: la magia dei capelli biondi

Prima o poi tutti cadiamo nella “trappola” del biondo. C’è chi ricerca un look naturale dall’effetto baciato dal sole oppure c’è chi, temerario, si spinge verso cambiamenti più radicali.
Una cosa è certa: i capelli biondi sono molto affascinanti e ci sono mille sfumature di biondo tra cui scegliere.


Si dice che le bionde si divertano di più, ma è altrettanto vero che ci vuole molta cura per avere capelli biondi sani e luminosi!


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Una domanda sorge spontanea: come scegliere la sfumatura di biondo più adatta?

Generalmente, se avete un incarnato molto chiaro, il biondo freddo è il tono che più vi si addice. Se, invece, avete una pelle più scura, optate per sfumature più calde. La soluzione migliore è recarsi da un colorista che saprà consigliarvi al meglio. Ecco alcune idee!


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Il biondo è un impegno. Dopo una prima consulenza dal vostro hair colorist, chiedetevi quanto tempo siete disposte ad investire nel vostro biondo. Ci vogliono molte cure, ma ne vale totalmente la pena.


Fortunatamente, ci sono alcuni prodotti che renderanno la vostra vita molto più semplice! Scopriamo insieme queste chicche!


1. JOICO Color Balance Purple Shampoo e Conditioner


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Nessuno vorrebbe avere un biondo ingiallito e JOICO ci propone una soluzione tra le migliori. Questo duo di shampoo e conditioner contiene dei pigmenti viola che aiutano a contrastare il tono “giallo” del vostro biondo. Applicate una piccola noce di prodotto sui vostri cappelli, massaggiatelo e lasciatelo in posa per 3-5 minuti. Vi sentirete come appena uscite dal salone!


2. Kadus Professional VELVET OIL


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Tutti noi conosciamo i molteplici benefici dell’olio di argan sui capelli: setositàcorpositàlucentezza sono le tre caratteriste principali.


Kadus Professional, dopo il grande successo del Velvet Oil, ha deciso di dedicare un’intera linea a questo magico ingrediente. La nuova linea è lussuosa dalla profumazione avvolgente che vi ruberà il cuore!

Rivitalizza sin dalla prima applicazione e ripara in profondità grazie agli estratti di olio di arganpantenolovitamina E. Vi regalerà capelli di seta!


Tocca a voi ora! Quanto siete disposte a impegnarvi per capelli biondi da favola?

 

 




GO BLONDE AND YOU NEVER GO WRONG!


Sooner or later, we all go blonde. From those who look for a sun-kissed look, to those girls who want to change completely.


One thing for sure: blonde hair is fascinating and there are so many shades to choose from. We always say that blonde girls have more fun, which is not really what happens when it comes to taking care of blonde hair!


Girls always wonder: what shade of blonde best suits me?
Generally, if you have a pale skin tone, you might want to go for cool blonde, whereas if you have a darker skin, warmer tones of blonde might be your best friends. The best solution, however, is to talk to a colorist, who can suggest what is best for you.


Blonde hair must be taken care of. After talking to your colorist, think of how much time and effort you are ready to put into taking care of your hair. It is totally worth it!


Thank God, there are a couple products, which blondes consider their life saviors!


1. JOICO Color Balance Purple Shampoo and Conditioner


Nobody wants brassy, blonde hair, right? Well, JOICO has the solution for you! This line of shampoo and conditioner is formulated with tone-correcting purple pigments which help brassiness disappear!

Massage this shampoo in your hair, letting it process for 3-5 minutes and then rinse it off. You will look like you have just had your color done at the salon!


2. Kadus Professional VELVET OIL


We all know that argan oil is extremely important for our hair. It makes your hair extra shinythicker and healthier.


After the great success of the Velvet OilKadus Professional created a new line entirely dedicated to this ingredient. This luxurious line of products will take your breath away!
It instantly revitalizes your hair, repairing it deeply thanks to argan oil, Panthenol and Vitamine E.


It’s your turn now! How far can you go for blonde, extra shiny hair?

 

 




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SPFW TRANS N42

Precedentemente chiamata San Paolo Fashion Week primavera/estate e autunno/inverno, la settimana della moda più gettonata di quest’anno in America Latina ha deciso di seguire le tendenze mondiali, è diventata SPFW TRANS N42.


La parola TRANS è stata inclusa nel nome per accentuare questo momento di transizione e trasformazione, oltre al fatto che le sfilate cominciano con il trend “vedere ora, acquista ora”, un’ altra moda delle sfilate di dare al visitatore la possibilità di acquistare allo stesso tempo alcuni dei modelli visti in passerella.


Questa edizione della SPFW TRANS N42 ha voluto anche la presenza di due mostre fotografiche, una intitolata “La costruzione dell’immagine” del designer Lino Villaventura, in collaborazione con il fotografo Miro, e la mostra “Essenza” con le fotografie di Rodrigo Bueno.


Nel 2000 la SPFW è stata la prima settimana della moda a trasmettere in diretta su internet le sue sfilate, sono 22 anni di trasformazione, è stata anche la prima settimana della moda ad adottare il modello Carbon Free, abbracciando il tema della sostenibilità.


Ora vediamo cosa hanno proposto i designers brasiliani.


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Cotton Project


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Osklen


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Osklen


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Joao Pimenta


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Joao Pimenta


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Ratier


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Ratier


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Iodice


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Iodice

Come ha vinto Trump?

Secondo il NYT, fra i maschi il 41% ha votato per Clinton, il 53% per Trump; il 54% delle donne ha scelto Clinton, il 42% Trump.
Gli elettori maschi – bianchi hanno premiato Trump, che ha guadagnato anche voti che precedentemente erano andati a Obama tra l’elettorato nero, ispanico e asiatico.
La parte di elettorato bianco che ha votato Trump è quella meno istruita e che in passato aveva sostenuto Obama
Un’altra chiave di lettura riguarda il cosiddetto fattore generazionale. 
Trump ha conquistato parte dell’elettorato giovane ed ha successo nella fascia di età 45 – 64, che testimonia come il messaggio del candidato repubblicano abbia convinto una parte di elettorato “tradizionalmente orientata” a recarsi alle urne.
Le analisi del NYTe della Cnn mostrano poi come Trump abbia sfondato fra le persone con un reddito inferiore a 50mila dollari annui (rispetto a Romney) e ha comunque ottenuto percentuali più basse di quelle di Clinton:
La differenza fra Hillary Clinton e Donald Trump tuttavia è meno ampia di quanto si possa credere.

E questo riporta alla sua unicità il sistema elettorale presidenziale americano.
In assoluto il risultato di 290 delegati per Trump contro i 232 per Clinton lascerebbe pensare ad un trionfo netto.


In realtà questo saldo è determinato dai cosiddetti “key races”, ovvero le “battaglie” negli stati incerti, che contemporaneamente assegnano un discreto numero di “grandi elettori”.
Se la Clinton vince in termini di “numero di voti” ovvero di preferenze, il divario con Trump si misura in ultima analisi in appena otto stati, e tra questi appena tre assumono una dimensione determinante.
In tutti gli otto stati la partita è stata chiusa in meno di 400mila voti.

in Florida, dove Trump vince per 120mila voti

in Arizona, dove Trump vince per 86mila voti

in Colorado, dove Clinton vince per 51mila voti

in Michigan, dove Trump vince per 12mila voti

in Nevada, dove Clinton vince per 26mila voti

in New Hampshire, dove Clinton vince per mille voti

in Pennsylvania, dove Trump vince per 78mila voti

in Wisconsin, dove Trump vince per 27mila voti

Trump vince in quegli stessi Stati che quattro anni fa avevano dato la vittoria a Obama.
E giova vederli in parallelo con il relativo apprezzamento di voti




FLORIDA



Obama 2012: 4,235,270

Romney 2012: 4,162,081
Clinton 2016: 4,485,745

Trump 2016: 4,605,515



PENNSYLVANIA



Obama 2012: 2,907,448

Romney 2012: 2,619,583

Clinton 2016: 2,844,705
Trump 2016: 2,912,941



OHIO



Obama 2012: 2,697,260

Romney 2012: 2,593,779

Clinton 2016: 2,317,001

Trump 2016: 2,771,984


Lady Gaga, con una foto su instagram la star parla per la prima volta di dolore cronico

Una foto di Lady Gaga su instagram ha preoccupato i fan della cantante: è successo qualche giorno fa, quando la star ha pubblicato sul suo profilo social una foto che la ritrae intenta a farsi applicare un massaggio. «Avere a che fare con un dolore cronico è davvero frustrante – recita la didascalia sotto la foto di Lady Gagaho avuto una pessima giornata. Per fortuna sono nelle mani di una dottoressa estremamente intelligente». Già alcuni anni fa si era diffusa la notizia che la cantante fosse risultata positiva al lupus, una malattia autoimmune caratterizzata, tra i tanti sintomi, da dolore cronico. Nel 2010 aveva suscitato grande scalpore la decisione di sottoporsi al test, poi risultato positivo, per questa malattia cronica già presente in alcuni membri della sua famiglia. Allora però Lady Gaga aveva detto di non avere alcun sintomo e di aver fatto il test solo per capire come prendersi cura di se stessa al meglio.


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Oggi, poco dopo l’uscita del nuovo album Joanne, la star si è aperta ai suoi fan su instagram ricevendo migliaia di messaggi di vicinanza ma anche tante storie dei suoi follower che soffrono di lupus o di altre malattie che provocano dolore cronico. «Sono sopraffatta dall’empatia, le confessioni e le storie personali di dolore cronico che ho ricevuto in risposta al mio post precedente e ho pensato ‘Diamine!’ – ha scritto ancora sui social – Forse dovrei semplicemente condividere alcuni rimedi personali, di quelli che ho messo a punto in questi 5 anni. Le condizioni e il corpo di ognuno di noi è differente dall’altro, quindi dovreste consultare un dottore, ma che diamine, eccoci». Così, in un secondo post su instagram, ha deciso di condividere con i suoi fan alcuni rimedi che le consentono di cantare, ballare, esibirsi, sostenere i ritmi martellanti di una professione atipica. In questa seconda foto Lady Gaga è ritratta, avvolta in una termocoperta, all’interno di una sauna ad infrarossi che consiglia come rimedio al dolore cronico seguita da un bagno ghiacciato o dall’applicazione di panni freddi sulle parti doloranti del corpo. Un consiglio che forse non tutti potranno permettersi di seguire, ma che sicuramente infonde fiducia in chi ogni giorno lotta contro una malattia cronica.


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Marella a Napoli, opening party del nuovo store con Luca Argentero

L’abbigliamento femminile di Marella, brand nato come collezione nel 1976 e come società autonoma nel 1988, si sposta in un nuovo store con sede a Napoli.

Il marchio facente parte di Max Mara Fashion Group, apre il suo nuovo flagship store in via Toledo, a Napoli, nel cuore della città.
Lo storico negozio di via Scarlatti non è più solo, è accompagnato da un nuovo punto vendita di 160 metri quadrati su due piani.

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L’idea strutturale dello store ricorda le forme, il colore, l’aspetto e il calore di una casa, di un contesto familiare e genuino. Il rosa è il protagonista della nuova immagine retail del brand assieme al grigio dei pavimenti, al rame e alle strutture in plexiglass.
Il concept store interpretato e firmato dallo studio CLS Architetti di Milano, emana un gusto e un sapore italiano glam chic.
Andrea Simonazzi, direttore Generale di Marella da aprile 2015, ha commentato: “Il retail diretto fa parte della nostra storia. Il nostro obiettivo è quello di aumentare il numero di store di proprietà nei prossimi anni, ad oggi circa 160 in tutto il mondo“.

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L’aumento dei punti vendita ha favorito l’aumento delle vendite stesse anche grazie al rinnovo del sito web che possiede una nuova e diversa impronta editoriale.
Inoltre, tra le città toccate dal brand, anche Treviso: è in corso l’apertura di un nuovo store con affaccio su Palazzo dei Signori, proprio nel cuore della città.

L’opening party esclusivo nel cuore della città di Napoli, ha visto la partecipazione di blogger, giornalisti, gente dello spettacolo e attori come Luca Argentero.
Tra uno scatto e l’altro, Marella ha presentato le sue collezioni.

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Tendenze moda autunno/inverno 2016: il bomber

Tra i capispalla per l’autunno/inverno 2016-2017 il bomber costituisce una valida alternativa al classico coat o al blazer. Ribelle e underground, il bomber unisce suggestioni urban ad ispirazioni streetwear. Amatissimo dai designer, il bomber ha dominato le sfilate autunno/inverno 2016-2017.

Reinterpretato in chiave contemporanea, il capo non smette di affascinare, offrendo sempre spunti nuovi, per una moda pratica e sporty-chic. Declinato in chiave couture e iperfemminile, stupisce nei tagli scultorei e nei volumi, ma anche nei tessuti visti sulle passerelle. Intriso di richiami metropolitani, il bomber è un capo passepartout adatto a completare qualsiasi outfit, dalla gonna a tubo al classico denim.

Direttamente uscito dai college americani, la tendenza bomber è stata sdoganata da Coach e Dries van Noten, tra toppe e volumi oversize. Emilio Pucci rispolvera stampe astratte mentre da Tommy Hilfiger lo troviamo impreziosito da paillettes. Motivi floreali dominano i modelli proposti da MSGM, mentre da Emanuel Ungaro il bomber è corto e aderente.

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Volumi teatrali da Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood, tra suggestioni tratte dal rugby e dettagli Eighties, mentre da Fausto Puglisi domina il colore, per arditi grafismi. Dettagli luxury in passerella da Cristiano Burani, mentre rose dominano la palette cromatica di Mulberry. Suggestioni sporty da Lacoste.

The Young Pope, Sorrentino e l’elogio dell’abbandono

Cast d’eccezione per The Young Pope, la serie tv scritta e diretta da Paolo Sorrentino, prodotta da Wildside, Haut et Court TV, Mediapro per Sky, HBO e Canal+.
Nelle vesti di papa Pio XIII, un giovane e attraente Jude Law.
In quelle del cardinal Voiello, una macchietta interpretata da Silvio Orlando e, dulcis in fundo, in quelle di Suor Mary, la bellissima e sempreverde Diane Keaton.

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Lenny Belardo (papa Pio XIII) è un giovane cinico eletto “per sorte” al conclave.
Le sue mire tendenzialmente assolutiste lo inquadrerebbero in una cornice oscura, mistica, a tratti incomprensibile.
Si presenta così, in maniera anticonvenzionale ma al contrario.
Chi non si aspetterebbe da un papa le buone maniere, l’affetto, la benevolenza, la comprensione?
Pio XIII non è nulla di tutto ciò.
Punisce, rimprovera, ammaestra, scandisce imperativi.
La tolleranza sfrattata, cede il posto al fanatismo, all’irriverenza, all’elogio del contrario.

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Ma prima d’essere papa, Lenny è un orfano.
Non lo è solo nella breve fase della crescita, lo è per tutta la sua vita.
Per tutta la durata della serie, Lenny è perseguitato dall’idea d’essere senza padre e senza madre, senza affetti, senza radici, idea che si rafforza con la mancanza di un credo definito al quale non può appartenere perché invisibile ad occhio nudo.
L’assenza dell’elemento genitoriale si svela nell’inquietudine dell’esistenza e nell’idealizzazione del ruolo materno che sposta il suo centro libidico sulla figura di Suor Mary.

Ma l’abbandono, espresso come un grido solitario nella notte, sembra non avere risposte.
L’amore e il dolore sono due facce della stessa medaglia, compatibili e costanti.
L’amore, così come il dolore, è mancanza, è il rifiuto della risposta materna.
Questo è il nesso del dialogo sull’aborto nel quale Lenny cita: “Nell’aborto sono tutti colpevoli, tranne la donna. E se fosse così per tutto? Se nelle cose della vita fossero tutti colpevoli tranne che la donna?“.

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Il disincanto e i limiti della razionalità spazzano via l’artificio del papa oscuro, incline al nascondimento, e danno il benvenuto a un papa amorevole, sensibile, mai esibizionista, sempre severo ma sorridente.
Lenny non può amare, Lenny vuole essere amato.
Il verbo appartenere è declinato secondo la dicotomia tra uomo e Dio, esistente e inesistente, presenza e assenza, bipartizione inconciliabile che fa dell’inadeguatezza il motore degli eventi.
Sorrentino utilizza i meccanismi del potere di un’istituzione sacra e moraleggiante per poter descrivere la tragedia dell’esistenza umana, sola, disillusa, inquieta.

“Cosa desiderava essere da bambino?
Volevo solo essere un bambino“.

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Taylor Hill: chi è la top model del momento

Volto perfetto, labbra carnose e occhi chiari, Taylor Hill è una delle top model del momento. Angelo di Victoria’s Secret, nuova ambasciatrice Lancome, la splendida modella è stata la protagonista indiscussa delle ultime fashion week.

Nata a Palatine (Illinois) il 5 marzo 1996 e cresciuta in Colorado, Taylor Hill è la classica bellezza americana. Altezza svettante (178 cm) su un fisico perfetto, la giovane è stata scoperta ad appena 14 anni da Jim Jordan, agente e fotografo. Nel 2014 diviene volto di H&M e inizia a calcare la passerella di Victoria’s Secret.

Definita da Couturesque la modella più promettente del 2015, Taylor Hill è apparsa nelle più prestigiose riviste di moda, da Amica ad Elle, da Glamour a Marie Claire, e ha sfilato per Alberta Ferretti, BCBG Max Azria, Chanel, Damir Doma, DKNY, Dolce & Gabbana, Elie Saab, Emporio Armani, Ermanno Scervino, Giorgio Armani, Kenzo, Mugler, Ralph Lauren, Versace, Viktor & Rolf e Vivienne Westwood.


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Nel 2016 la top model statunitense ha anche interpretato un piccolo ruolo nel film The Neon Demon, pellicola presentata in concorso al Festival di Cannes. Nel luglio scorso è stata inoltre scelta come ambasciatrice beauty dal marchio Lancôme. Inserita dalla rivista Forbes all’undicesimo posto fra le modelle più pagate, con un guadagno pari a 4 milioni di dollari, Taylor Hill è la modella del momento. Tante le cover che la immortalano, come quella di Vogue Paris, in cui ha posato accanto a Bella Hadid.

Tendenze moda autunno/inverno 2016-2017: paillettes

Come ogni anno si respira già aria natalizia ed immancabile torna il mood sparkling: largo quindi agli abiti di paillettes, capo iconico del guardaroba femminile.

Perfette per una festa, un cenone natalizio o per baciarsi sotto il vischio la sera di Capodanno, le paillettes illuminano come di consueto le festività, conferendo un tocco sofisticato ad ogni mise. Largo a jumpsuit e a minidress tempestati di paillettes e glitter, ma anche ad accessori, come scarpe e borse.

Che si tratti di mini o maxi dress, la parola d’ordine è una: brillare. Da indossare sotto un fur coat, con un tocco di rossetto e tacchi alti, un abito interamente ricoperto di paillettes è la scelta migliore per una serata glamour, da trascorrere in compagnia di amici o in famiglia.

Gigi Hadid in tuta ricoperta di paillettes

Gigi Hadid in tuta ricoperta di paillettes




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Un abito Missguided

Un modello Missguided



Tanti sono i brand che hanno sposato il fashion trend, in primis Dolce & Gabbana, che ha dedicato la collezione autunno/inverno 2016-2017 al mondo delle fiabe, facendo un ampio uso di glitter e paillettes, declinate in tinte pastello e rosa shocking. Largo a capi tempestati di cristalli anche in passerella da Dries van Noten. Ma i capi sparkling sono alla portata anche di chi non possiede un grande budget: è invasione di mini dress interamente ricoperti di paillettes anche nelle catene low-cost, come ASOS, Mango o Missguided, per brillare anche senza spendere grandi cifre.

Monica Bellucci posa come la Madonna

Bellezza classica e mediterranea, Monica Bellucci il viso da Madonna lo ha sempre avuto. Ora la splendida attrice 52enne viene ritratta nei panni di una Madonna con bambino tra le braccia: lo scatto, che sta facendo il giro del web, è opera del fotografo iraniano Ali Mahdavi.

Uno scopo nobile dietro l’iconica fotografia dalle suggestioni iconoclaste: il ritratto è stato infatti battuto all’asta nell’ambito della 21esima edizione dell’asta di beneficenza Les Sapins des Créateurs, associazione francese che ogni anno raduna grandi nomi della moda, del design e dell’architettura per opere di charity.

La fotografia, postata sull’account ufficiale Instagram della diva nostrana, ha subito riscontrato un successo mondiale, conquistando oltre 21mila like. L’asta si è svolta il 21 novembre e i fondi raccolti saranno destinati all’AVEC Fund Cancer Research del Professor Khayat.

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Lo scatto condiviso dalla diva su Instagram



Monica Bellucci è solo l’ultima di una lunga serie di artisti che hanno posato per il fotografo di origini iraniane: tra gli altri anche Marilyn Manson, Kylie Minogue e Dita Von Teese sono stati immortalati da Mahdavi.

Tendenze moda autunno/inverno 2016-2017: la tuta da sci

Come ogni inverno, non poteva mancare neanche quest’anno un capo evergreen del guardaroba: la tuta da sci. Intramontabile ed iconico capo dall’allure sporty-chic, la tuta da sci sta vivendo una nuova stagione felice grazie alle collezioni autunno/inverno 2016-2017, che sembrano averne riscoperto il glamour.

E se nei lontani anni Sessanta ad intuire per primo lo charme della tuta da sci era stato il marchese Emilio Pucci, che disegnò dei modelli entrati nella storia, oggi tanti sono i brand che portano in passerella il capo passepartout invernale, declinato in chiave moderna e futurista.

Per restare in casa Pucci, largo a cromie inedite che attingono però al glorioso passato della maison. Design futurista da Louis Vuitton, che sforna una collezione in cui la tuta da sci viene riportata in auge.

Veruschka in tuta da sci Emilio Pucci

Veruschka in tuta da sci Emilio Pucci







Marisa Berenson in Svizzera, foto di Arnaud de Rosnay, Vogue, 1 novembre 1968

Marisa Berenson in Svizzera, foto di Arnaud de Rosnay, Vogue, 1 novembre 1968



Design accattivante in passerella da Courrèges, che unisce stampe optical a suggestioni che guardano al futuro; rigore e glamour sportivo in casa Lacoste: il brand omaggia lo sport con modelli ricchi di fascino e perfetti per chi ama il colore e i dettagli preziosi.

(Foto cover: Slim Aarons)

Born to Read: arriva la prima subscription box italiana per amanti dei libri

Sempre al passo con gli ultimi libri da leggere, orgogliosamente nerd e romanticamente appassionati: gli amanti dei libri 2.0 sono una vera e propria tribù che su instagram mostra fiera gli ultimi acquisti e le librerie cariche di romanzi, gadget, candele profumate, veri altari votivi ai propri personaggi preferiti. Basta dare uno sguardo agli hashtag #books e #shelfie per esplorare un vasto mondo di ciondoli, pupazzi, edizioni rare di romanzi classici, libri dalle copertine sgargianti e colorate che sembrano fatte apposta per uno scatto accattivante sui social. Insomma, la cultura è tornata di moda, per fortuna.


In questo romantico mondo di parole si fa strada anche in Italia una tendenza che negli Stati Uniti è già mania: quella delle subscription boxes. Si tratta di scatole “a sorpresa”, che contengono una serie di prodotti legati a un determinato tema. Ne esistono per tutti gli hobby, dal beauty al food, dai gadget e regali per nerd agli oggettini giapponesi in stile kawaii. Grazie a Lorena, una ragazza siciliana nota su instagram come @borntoreadbox, in Italia è arrivata anche la follia collettiva delle box letterarie. Acquistando una o più box in base ai temi prescelti su Born to Read, si riceverà una scatola carica di gadget e oggetti che seguono un tema. “Magia“, “regine del fantasy” e così via, ogni mese la box percorre un tema attraverso accessori ispirati a personaggi iconici della letteratura, diari e agende con citazioni dai grandi classici, gli ultimi libri da leggere in formato cartaceo o ebook. E poi spille, specchietti, segnalibri, reading journal in cui appuntare le proprie emozioni in merito ai romanzi appena letti. Il tutto con l’emozione di scartare i regali con mani tremanti: ogni mese viene comunicato il tema dominante e magari qualche spoiler su instagram, ma i singoli gadget e libri contenuti nella box sono una sorpresa. Un regalo perfetto per topi da biblioteca, che stuzzica la curiosità e soddisfa l’inesauribile desiderio di nuovi libri da leggere.

Gigi Hadid incanta agli AMA 2016

Altissima, bellissima ed ironica, Gigi Hadid sembra averle proprio tutte: la splendida top model è apparsa raggiante sul palco degli AMA 2016, sfoggiando diversi outfit che ne esaltavano il fisico da copertina.

La modella del momento (qui un pezzo su di lei) sembra inarrestabile: non solo bellezza ma anche simpatia per Gigi Hadid, che ha improvvisato anche delle ironiche gag, come la sua imitazione della neo First Lady Melania Trump. Tante le star che si sono alternate sul palcoscenico, da Selena Gomez ad Ariana Grande, ma tutti avevano occhi solo per la valchiria statunitense, che ha sfoggiato dei lunghi abiti da sera da sogno.

Splendida in rosso Atelier Versace con spacco vertiginoso, Gigi Hadid ha poi incantato con un candido bianco lavorato in pizzo firmato Roberto Cavalli. Tra i designer che hanno firmato alcuni degli abiti sfoggiati dalla bionda top model nel corso della serata anche Julien Macdonald.

Flavia Lucini: chi è il nuovo volto di Victoria’s Secret

Cresce l’attesa per il fashion show di Victoria’s Secret, che avrà luogo a Parigi il 5 dicembre. Tra i volti rivelazione della sfilata dello scorso anno, un posto speciale merita Flavia Lucini. Un nome tutto italiano per la top model brasiliana, nata a Francisco Beltrão nel marzo 1989.

Altezza svettante (179 cm) su un fisico esile con le curve nei punti giusti e un volto dai lineamenti ben definiti per la modella, scoperta da un talent scout mentre era intenta a guidare un trattore. Dopo essersi trasferita a San Paolo, ha subito firmato un contratto con l’agenzia di moda Wired, successivamente chiusa. Il suo primo lavoro è stato uno shoot in bikini per Vogue Brasile, con gli scatti di Bob Wolfenson.

Dopo aver debuttato sulle passerelle di Jil Sander alla Milano Fashion Week nel 2006, ad appena 16 anni, dallo scorso anno la bionda Flavia è tra le top del brand americano di lingerie. Ritratta da fotografi del calibro di Patrick Demarchelier, Flavia Lucini è apparsa nell’edizione britannica, americana e cinese di Vogue e ha prestato il volto alle campagne pubblicitarie di Calvin Klein, Carolina Herrera e Missoni Sport.



La pittura e la fotografia tra i suoi hobby, la bellissima Flavia Lucini è sposata all’attore e cantante Leandro Lima, incontrato a Milano otto anni fa. La modella, volto più popolare della fashion week brasiliana, è tra le 52 top model protagoniste del Victoria’s Secret Fashion Show 2016.

Victoria’s Secret apre a Napoli

Ha aperto i battenti in via Toledo, a Napoli, il primo flagship store del brand di lingerie più amato del mondo. Una lunga fila di donne entusiaste ha accolto il taglio del nastro dello store nel cuore della città partenopea. Un grande fiocco rosa e palloncini hanno accompagnato l’evento.

Lo store del brand americano sorge al civico 294-296 di via Toledo, di fronte al Banco di Napoli. Tre vetrine per un totale di 120 mq, tra lampadari di cristallo e il seducente pizzo della lingerie più amata. Victoria’s Secret si espande fino a toccare una delle più importanti città del Sud Italia: con un fatturato annuo che supera i 5 miliardi di dollari, il brand, nato a San Francisco nel 1977, oggi è diretto da Leslie Wexner, che lo ha acquistato nel 1983. Partner italiano del brand è Antonio Percassi.

Victoria’s Secret (in omaggio alla Regina Vittoria) seduce da anni le donne: la sfilata annuale del brand è uno degli eventi più attesi di ogni anno. A calcare la passerella i volti e le curve mozzafiato delle top model più amate, i cosiddetti “Angeli di Victoria’s Secret”: negli anni si sono succedute modelle del calibro di Heidi Klum, Gisele Bundchen, Adriana Lima, Doutzen Kroes, Candice Swanepoel e Gigi Hadid, solo per citarne alcune.

Il borgogna è il colore dell’autunno/inverno 2017

Sofisticato, accattivante, sexy: il borgogna conquista tutti e si classifica al primo posto tra i colori più trend dell’autunno/Inverno 2016-2017. Una nuance che sta bene praticamente a tutte, ideale in ogni momento della giornata, dal giorno alla notte.

Perfetto per la stagione invernale, il viola borgogna piace sempre più e ha invaso le passerelle delle collezioni autunno/inverno 2016-2017. Calda e intensa, la nuance è stata protagonista della sfilata di Dolce & Gabbana e di Zuhair Murad. Suggestioni barocche e caleidoscopici giochi cromatici, per uno stile ricco di fascino.

Largo quindi a capi ed accessori declinati in questo colore dall’allure intramontabile: tanti sono i brand che propongono modelli in questa nuance, da grandi maison del calibro di Prada, Valentino, Burberry, Miu Miu, fino a brand low-cost come Zara.

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Ideale su capispalla e anche sugli abiti da sera, il bordeaux è tra i colori più amati del 2016, anche secondo Pantone. Nella palette cromatica occupa infatti un posto privilegiato, con particolare riferimento ai fashion trend. Perfetto anche per il make-up, per occhi e labbra decisi.

Collana choker mania: i gioielli in pelle e tulle di Jilavie

Dalle passerelle dell’alta moda ai colossi del fast fashion come Zara, fino alle versioni do-it-yourself: la moda autunno inverno 2016-17 è caratterizzata dalla choker mania. Feticcio degli anni ’90, la collana choker è una striscia di tessuto, spesso decorata con pietre luccicanti e dettagli originali. Questo accessorio, nato nel ‘500, torna sulle passerelle di stagione, da Dolce e Gabbana a MSGM passando per Antonio Marras e si impreziosisce di ricami dal gusto vittoriano, charms e inserti di velluto da principessa contemporanea. La collana choker, però, è anche terreno di sperimentazione per artigiani e artisti. Jilavie è il brand siciliano fondato da Jilenia Carrubba, designer eclettica che ha fatto del choker un’opera d’arte da indossare.


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Jilenia, con un passato da musicista e pittrice alle spalle, ha un gusto raffinato e un amore smodato per la pelle, materiale principe delle sue creazioni. Il fulcro creativo di Jilavie si trova a Catania, dove nel suo laboratorio Tana dei Sogni Jilenia realizza pezzi unici interamente artigianali. La pelle viene sapientemente mescolata a pizzo francese, vaporoso tulle e dettagli in ottone per collane – scultura dal fascino fortemente evocativo. I materiali sono scelti con cura dalle migliori concerie italiane e ogni accessorio è intagliato e realizzato a mano, frutto di un’artigianalità in cui l’Italia è maestra. La collezione autunno inverno 2016-17 propone collane choker ispirate alla dea egizia Matt. Protettrice dell’ordine e dell’equilibrio, Matt era raffigurata con una piuma di struzzo sulla testa che ha suggerito alla designer di unire piume e lunghe frange di tulle ai cordoncini in pelle. Altra fonte di ispirazione per i gioielli Jilavie è la trottola, che con il suo incessante ruotare è simbolo di dell’instabile equilibrio di emozioni tipico della mente femminile, come rivela la stessa Jilenia Carrubba parlando della collezione autunno inverno. A proposito di equilibrio, quello tra il maschile e il femminile è analizzato da Jilavie nella serie di collane choker con papillon o con frange di pelle che imitano un cravattino. Accessori forti, protagonisti del look, per una donna sensuale ed eccentrica


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Che cos’è l’AgID di Piacentini?

Di Agenda Digitale si parla spesso, spessissimo, quasi sempre per per qualche nulla di fatto.
E mentre assistiamo a veri e propri show di capitani d’industria marziani che mostrano – solo nelle slides – mondi futuribili e miracolosi – la realtà che abbiamo davanti è fatta spesso di bollette telefoniche da superfibra per una connessione poco più che adsl.
Eppure la vera infrastruttura che farebbe da volano per tutte le economie del nostro Paese sarebbe proprio il digitale.
Una giustizia più veloce, semplice e possibilmente più sicura. Tele istruzione e tele salute abbatterebbero moltissimi costi e avvicinerebbero i nostri 10mila comuni. Un e-commerce degno di un mondo globalizzato faciliterebbe lo sviluppo e la crescita del nostro tessuto economico fatto di piccole e medie aziende e di artigianato d’eccellenza. La nostra economia dei servizi – ormai vero motore del Paese – potrebbe decollare con una interazione e internazionalizzazione vera. Per non parlare della lotta all’evasione fiscale ed alla velocizzazione della pubblica amministrazione.
E per non parlare delle migliaia di opportunità che si aprirebbero per i nostri giovani, e che sta solo a loro immaginare e realizzare.
Il digitale entra quindi in tutti i settori, potrebbe migliorarli e velocizzarli – se fatto bene e avendo una strategia vera e complessiva. E tutto sommato costerebbe anche relativamente poco, finendo con il ripagarsi da sé in pochissimo tempo.
Ma proprio tutti questi possibili benefici sono da ostacolo. Pensiamo a quanti nella pubblica amministrazione, nella giustizia, nella sanità privata, nell’economia sommersa, nel mondo dell’impresa analogica che fatica a immaginare se stessa in una piena era digitale “remano contro”.


Per dare impulso alla digitalizzazione del Paese nacque l’AgID – agenzia per l’Italia Digitale – delle cui vicende abbiamo già ampiamente parlato e che hanno visto, alla fine, le dimissioni (prevedibili quanto sempre negate) di tutti.
Abbiamo visto nascere “il digital champion” e come speso accade nel nostro Paese questo ruoo è stato interpretato come trampolino personale “verso nuovi lidi” e nuove prospettive di carriera.
Anche di questo si è parlato spesso, e il “digitale” è stato un nuovo vessillo per quanto di peggio aveva il nostro mondo economico analogico.


Oggi come “commissario” per l’AgID arriva il 4 ottobre la pubblicazione sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri del decreto di nomina a Commissario straordinario di governo per l’attuazione dell’Agenda digitale di Diego Piacentini, super-manager di Amazon, che “lavorerà gratis”, con un budget 2016 (altri 4 mesi) di 7 milioni di euro (per il 2017 non è dato sapere) e in uno staff con parecchie caselle vuote, da riempire con bandi pubblici ma “risultano formalmente ancora aperte ma abbiamo già individuato potenziali candidati con i quali stiamo per finalizzare l’accordo di collaborazione”: altro non è dato sapere.


Andrea Lisi ha pubblicato un articolo molto corposo e documentato su questa nomina nel quale ha evidenziato non solo una serie di possibili – sempiterni e onnipresenti – conflitti di interessi del super manager, ma anche messo in evidenza come (come sempre) bastava davvero poco per evitarli.
Ma si sa che nel nostro paese nulla può essere fatto sino in fondo se non c’è almeno una piccola “clausola di salvaguardia” per la polemica – e le possibili inchieste o polemiche.


Il problema non è Piacentini, ma quale la visione – che non può che essere politica generale, ma anche di approccio nazionale – complessiva dell’infrastruttura digitale del nostro Paese. Altrimenti, ancora una volta, sarà solo “un insieme di delibere” utili a far fare qualche affaruccio di basso cabotaggio a qualche azienda – semmai in crisi – a qualche personaggio stile digital evangelist, che ci mostrerà come stiamo andando su Star-Treck a nostra insaputa, per poi ritrovarci, ancora una volta, nella parte meno moderna di un mondo globalizzato.

Youth Culture – MGNSQVAD

Con l’avvento del digitale e la “wake-up call” mondiale dopo l’elezione di Trump negli States, l’ abbigliamento rappresenta sempre più non uno status symbol, bensì l’espressione più originale della personalità di ognuno.


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Al bando i trend di stagione: stanno letteralmente scomparendo. O meglio, ad ogni stagionalità è presente una possibilità di scelta talmente ampia nel mercato, che risulta riduttivo quantificarne solo alcuni. Si possono individuare delle macrotendenze, ma veramente ce n’è a volontà secondo il gusto di ognuno. In questo contesto trovano sempre maggiore spazio realtà imprenditoriali di nicchia e che fanno leva sul guerrilla marketing, cavalcando l’onda dei social network.


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Le realtà underground esercitano il loro fascino ora più che mai: è il caso del ghetto brand lodigiano MGNSQVAD. “Noi non vogliamo essere pacchiani, né tantomeno una gang: vogliamo rappresentare dove siamo cresciuti…” sentenzia deciso Eric Folli durante la nostra conversazione telefonica. E’ lui la mente creativa del progetto assieme ad Eros Folli, suo cugino.


I due sono legati come in un vero rapporto fraterno: hanno entrambi un tatuaggio con su scritto “Like a Brother” (Come un fratello, ndr). Sono esordienti, si fanno molte domande ed hanno molte idee. Ogni giovane dell’interland milanese si sarà chiesto “Perchè andare sempre a Milano?” almeno una volta nella vita durante il weekend.


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Da questo interrogativo sono nate le serate MGN,organizzate dai due cugini e con altre persone, a Lodi dal 2014.
Così, per gioco, hanno ideato una tee nera con un pugnale, chiamandola Genesis.
Eric è un architetto, si è formato al Politecnico di Milano, mentre Eros lavora nel terziario: i due hanno deciso di puntare sul loro brand, MGNSQVAD, dal 2016.


Amo la grafica – dichiara Eric – mi ispiro ai quadri di Dalì, all’impressionismo… osservo, mixo e realizzo i disegni. L’osservazione di questi artisti è il punto di partenza per realizzare grafiche il cui fil rouge sta nella bicromia e nell’ossessiva ricerca del tratto grafico tramite cui giungere all’espressione di un concetto.”


Grafiche minimali, ad esempio composizioni di rettangoli, black and white: ecco in sintesi l’estetica tosta e senza fronzoli di MGNSQVAD.


Non producono soltanto tee: hanno realizzato un anello/sigillo in oro con su impressa la scritta MGN, ed anche in argento.
A dicembre a Lodi con un party esclusivo, la cui location rimane top secret, uscirà una nuova collezione di gioielli del brand.


MGNSQUAD: hardcore streetwear made in Italy.


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Capispalla autunno/inverno 2016-2017: mantelle e poncho

Morbido, caldo e avvolgente: il poncho o mantella è da sempre incontrastato must have della stagione invernale. Anche quest’anno tanti sono i modelli proposti dai brand e la mantella ha dominato sulle passerelle delle collezioni Autunno/Inverno 2016-2017.

Un capo dall’allure intramontabile, perfetto per ogni occasione, dal giorno alla sera. Stampe dalle suggestioni Seventies, per un mood bohémien, morbida maglia lavorata, o ancora frange e cromie accese: tanti sono i modelli per la stagione invernale.

Perfetto per ogni outfit, dai jeans all’abito lungo, il poncho è un capo passepartout dallo stile evergreen. Ispirazioni boho-chic in passerella da Chloé, che da sempre predilige il poncho tra i capispalla delle sue collezioni. Dolcezza in passerella da Gucci, che declina la mantella in chiave bon ton, per un look da collegiale svizzera.

(Foto: Elle)

(Foto: Elle)




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E se non avete a disposizione un grande budget, non preoccupatevi: tantissime sono le proposte low-cost, da Benetton, che declina il poncho in stampe azteche, a Zara, fino a Denim & Supply by Ralph Lauren e ASOS, che sforna innumerevoli modelli. L’outfit ideale con cui abbinare il poncho prevede un paio di stivali, un cappello a tesa larga e una borsa, meglio se con frange.

La moda s’ispira all’arte: i quadri più famosi diventano abiti

Cos’è la moda se non l’espressione artistica ed estetica dell’uomo?

Esiste un connubio impercettibile tra la moda e la letteratura, il cinema e l’arte figurativa, connubio che da sempre dà vita all’unicità e all’esclusività della produzione estetica.
La moda non è stata l’unica a trarre vantaggi dalle sopracitate arti, il processo è stato bidirezionale.
Torna alla mente l’idea futurista di Marinetti sulle “insostenibili leggerezze della moda” come comportamento ideale che ogni artista dovrebbe perseguire.
Ma ancora più antico è il nesso tra la moda e la letteratura.
Il vocabolo “moda” è infatti stato introdotto nella letteratura italiana nell’opera La Carrozza da nolo, datata 1648, da Agostino Lampugnani, mentre il primo vero componimento letterario interamente dedicato alla moda fu il poemetto di Giovanni Battista Roberti intitolato, appunto, La moda, la cui prima redazione risale al 1746.
Gli stessi ruoli utilizzati e riutilizzati, ma soprattutto associati a figure artistiche: il sarto? l’architetto dell’universo.

Così l’arte e la cultura teorizzano la moda traendone vantaggi, esplicandosi a partire dalla storia del costume, fino a farne un lavoro di commistione e fusione.
Ecco alcuni esempi di come l’arte ha influenzato la moda contemporanea fino a creare un gioco di somiglianza tra le due.

Gucci e De Madrazo y Garreta

Uno degli abiti della collezione Cruise 2017 sembrerebbe assomigliare al quadro “Portrait of a young girl in a pink dress”.
L’abito è composto da volant rosa e da sandali gladiatore.

fonte foto: grazia.it

fonte foto: grazia.it



Chloé e Gauguin

L’abito corto con balze per la Primavera/Estate ’17 di Chloé sembra ispirarsi al ritratto di Vaite Goupil dipinto da Gauguin.

fonte foto: grazia.it

fonte foto: grazia.it



McQueen e Botticelli

Flora di Botticelli è un continuo fiorire, così come l’abito della collezione Autunno-Inverno 2016/17 di Alexander McQueen.

fonte foto: grazia.it

fonte foto: grazia.it



Vivetta e Modigliani

Color pastello e mood bon ton: è il look della Primavera-Estate 2017 di Vivetta come del quadro di Amedeo Modigliani.

fonte foto: grazia.it

fonte foto: grazia.it



Marchesa e Egusquiza

Rouches e volant rosa per Marchesa. Ma anche per il quadro dell’artista Rogelio Egusquiza.

fonte foto: grazia.it

fonte foto: grazia.it



Phillip Lim e Dalì

Questione di denim? Sfondo streetstyle e underground completano sia la passerella di Phillip Lim che il quadro di Dalì.

fonte foto: grazia.it

fonte foto: grazia.it

Must have autunno/inverno 2016-2017: cuissard

Adorati da icone del calibro di Jane Birkin e Brigitte Bardot, i cuissard sono tra i principali fashion trend della stagione autunno/inverno 2016-2017. Tantissimi i brand che hanno proposto modelli interessanti ed originali durante le fashion week. I cuissard, stivali alti oltre il ginocchio, non smettono di raccogliere proseliti e sembrano piacere proprio a tutte.

Jane Birkin li ha sfoggiati in più di un’occasione mentre Brigitte Bardot li ha sdoganati come passepartout del guardaroba femminile nei lontani anni Sessanta. Oggi ad imporre il fashion trend ci pensa Kate Moss, che è solita indossare i cuissard con maxi pull e nient’altro.

Tantissimi i modelli per la stagione invernale, dai cuissard impreziositi da mini borchie proposti da Valentino alle versioni più originali, che abbracciano una palette cromatica più ampia, che spazia a colori come il bianco e il beige, fino al porpora e al borgogna.

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Gli stivali cuissard sono tra i trend autunno/inverno




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(Foto: Cosmopolitan)



I cuissard sono protagonisti delle passerelle per l’autunno/inverno 2016-2017: da Moschino ad Elie Saab tanti sono i brand che propongono una vasta gamma di modelli. Fendi porta in passerella una donna grintosa dalle gambe chilometriche strizzate in altissimi cuissard, mentre suggestioni boho-chic dominano la sfilata di Elie Saab, che attinge allo stile Seventies. Ironia d’ordinanza in passerella da Moschino: Jeremy Scott propone look audaci e irriverenti.

La capsule collection di Twinset per il Natale 2016

Aria di Natale per Twinset Simona Barbieri, che celebra il Natale 2016 con una esclusiva capsule collection. Si chiama Party Time ed è già un successo: a prestare il volto per la collezione la bellissima Candela Novembre, it girl con un passato da modella (qui un pezzo su di lei).

Suggestioni mannish si uniscono a linee iperfemminili, tra accessori luccicanti, immancabile dettaglio natalizio. Largo a gold all over e paillettes, per capi ed accessori unici, che uniscono dettagli rubati al guardaroba di lui con vezzi tipicamente femminili.

Party Time è caratterizzata da un’anima duplice, che mixa sapientemente femminilità e suggestioni androgine. La sensualità e le curve vengono enfatizzate da bustini e corsetti in pizzo, che smussano la sartorialità di blazer con revers in organza e tessuti in doppio crepe.

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Candela Novembre è il volto di Party Time, la capsule collection di Twinset per il Natale 2016



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Una collezione che unisce dettagli mannish a linee iperfemminili



Largo a camicie maschili, impreziosite però da chiffon d’ordinanza, mentre i pantaloni a sigaretta sono declinati in un prezioso velluto, perfetto per affrontare il freddo. Immancabili i minidress sparkling, iconico capo passepartout per le festività.

QUI IL VIDEO CON LA PRESENTAZIONE DELLA LIMITED EDITION DI TWINSET SIMONA BARBIERI:

Fashion trend autunno/inverno 2016-2017: denim

Da sempre trend indiscusso e capo passepartout per ogni stagione, il denim domina anche l’Autunno/Inverno 2016-2017. Declinato in tutte le vesti, impreziosisce capispalla, tute da lavoro e persino accessori. Back to Seventies nelle linee scampanate di molti jeans che hanno calcato le passerelle per la stagione invernale: richiami hippie-chic hanno caratterizzato la sfilata di Roberto Cavalli e Ralph Lauren.

Suggestioni working da Stella McCartney, che usa il denim per capispalla dai tagli arditi e scultorei e ripropone una tuta da lavoro in jeans. Mood sporty-chic anche nel capo must have di stagione, la salopette, che torna prepotentemente in auge dal passato.

Il denim viene sapientemente utilizzato non solo per capi ma anche per accessori, come visto da Miu Miu e da N°21, tra clutch irriverenti che uniscono suggestioni romantiche al jeans consunto e iconici tronchetti in simil jeans.

Sade in completo jeans

Sade in completo jeans



Carré Otis per Vogue Italia, dicembre 1991

Carré Otis per Vogue Italia, dicembre 1991




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Denim all over anche per la collezione autunno/inverno 2016-2017 di Miu Miu, che vede un tripudio di tessuti jeans per inediti capispalla dai volumi quasi teatrali. Sportivo e al contempo sofisticato, il denim è perfetto per il giorno e per la sera, in quanto unisce a suggestioni urban la classicità senza tempo di un capo iconico amatissimo da donne e uomini.

Valentino

Valentino



N°21

N°21

Herno, Eurojersey e Radici Group presentano la giacca da uomo sostenibile

Il sistema moda è uno dei più floridi nel nostro Paese e come altri settori produttivi si trova ad affrontare la sfida della sostenibilità ambientale. Dall’uso di energia sostenibile nella fase di produzione alla scelta di tessuti e materiali dall’impronta ecologica, tutta la filiera deve tenere conto di problematiche complesse. Oggi tre grandi aziende italiane, che da sempre hanno fatto della sostenibilità ambientale uno dei propri capisaldi, si lanciano nella sfida di realizzare una giacca da uomo sostenibile per la moda primavera estate 2017. Si tratta di Herno, Eurojersey e Radici Group, riunitesi per presentare un modello green. Il marchio Herno propone nella sua collezione di abbigliamento uomo per la prossima primavera, una giacca realizzata con i tessuti sostenibili Eurojersey e i filati Radici Group.


La giacca da uomo si chiama Made in Green, è un modello a due bottoni inserito nella collezione moda primavera estate 2017 e ogni fase della sua produzione è stata attentamente monitorata tramite la metodologia “PEF – Product Environmental Footprint”. Gli studi hanno preso in considerazione la riduzione dello strato di ozono, il consumo di energia sostenibile, l’emissione di polveri sottili, per certificare l’impronta ecologica del capo. La produzione della giacca da uomo è stata confrontata con quella di un prodotto simile realizzato in Cina. I risultati dimostrano che il capo prodotto in Cina ha un impatto ambientale superiore del 43%, il 92% in più in termini di emissioni di CO2 e un costo per l’ambiente di 5,22 euro contro 1,97 euro della giacca realizzata  in Italia. «Stiamo creando sinergie per un sistema produttivo ed economico più virtuoso – hanno dichiarato le tre aziende in occasione della presentazione della giacca – che prevede una forte capacità di innovazione, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile e che realizza prodotti disegnati in maniera efficiente, che durino nel tempo e che nella loro interezza o nelle loro singole parti possano essere riciclabili o riutilizzabili in altre forme».

Ferragni-Fedez: l’amore ai tempi dei social

E’ la coppia del momento: Chiara Ferragni, la fashion blogger più famosa al mondo, e Federico Lucia, in arte Fedez, rapper e giudice di X Factor, sono i più paparazzati in assoluto. La notizia della loro storia d’amore, iniziata la scorsa estate, in breve ha fatto il giro del mondo e non c’è testata scandalistica che non li veda in copertina, felici e innamorati.

I due sono stati avvistati nei scorsi giorni anche a Brera: il celebre quartiere milanese ha fatto da sfondo ad una giornata di relax, che Chiara Ferragni e Fedez hanno trascorso insieme ad alcuni amici. Dopo un pranzo alle Drogherie Milanesi, documentato da una foto postata su Instagram dal cantante, la coppia più chiacchierata del momento ha poi fatto tappa nel centro storico, per una passeggiata mano nella mano. I due hanno si sono successivamente spostati al ristorante Lentini’s, dove sono stati raggiunti dalla sorella di Chiara, Valentina. La bionda fashion blogger nel frattempo ha anche provveduto a cambiare outfit, ça va sans dire.

Sarà forse a causa dell’incredibile esposizione mediatica ma i maligni alla teoria del vero amore sembrano tuttora preferire l’ipotesi di una gigantesca operazione di marketing. Ad incrementare i sospetti la grande quantità di foto postate dai due su tutti i social network: entrambi seguiti da milioni di followers (7,2 milioni per Chiara e 2,7 milioni per Fedez), la coppia non lesina in foto che li ritraggono intenti a scambiarsi tenere effusioni.



Ma i più romantici sembrano adorare i due e ad alimentare il gossip ci sono le continue fughe d’amore della coppia, che cerca di ritagliarsi spazi per stare insieme, sebbene la blogger sia sempre in viaggio e Fedez sia impegnato con le dirette di X-Factor. Non manca inoltre una punta di gelosia ad alimentare il rapporto: la Ferragni solo pochi giorni fa postava su Twitter un messaggio in cui dichiarava: «Roshelle spacca, se Fedez scappa con lei posso capirlo», a proposito della concorrente del talent show.

Intanto, solo un mese fa la blogger ha colpito Fedez con un regalo unico: per il 27esimo compleanno del fidanzato, Chiara Ferragni non si è risparmiata e ha acquistato un videogame vintage da sala giochi. Intanto le foto dei due impazzano in rete e il video del loro bacio prima di salutarsi, alla partenza della blogger per gli Stati Uniti, ha raggiunto in poche ore ben due milioni di visualizzazioni. 


Breakfast d’eccezione a Milano

La speranza è buona come prima colazione, ma è una pessima cena”

Francis Bacon



La colazione è un momento fondamentale della giornata sotto vari punti di vista, nutrizionale prima di tutto. Ma questo piccolo scorcio della nostra vita quotidiana ci può aiutare ad iniziare con un sorriso l’ennesima giornata colma di impegni.

Ritrovarsi con le amiche nella solita pasticceria all’angolo per il breakfast può davvero darci una forte carica!

Ecco svelato il perché di questa classifica che racchiude i migliori luoghi per un ottimo breakfast a Milano!


1 – Pasticceria Marchesi

Via Montenapoleone, 9, Milano


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Se siete amanti della colazione con la C maiuscola, non lasciatevi scappare la Pasticceria Marchesi. Situata nel Quadrilatero della Moda, fonde da un lato lo stile inconfondibile di Miuccia Prada e, dall’altro, l’altissima qualità portata dalla famiglia Marchesi. Ecco come concedersi una coccola per il nostro amato breakfast.


2 – Pasticceria Sant’Ambroeus

Corso Matteotti, 7, Milano


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Nei pressi di via Montenapoleone, troviamo anche la storica pasticceria Sant’Ambroeus per una colazione d’eccezione.

In un periodo fecondo come la Belle Époque nasce questa pasticceria che, dal 1936, a pochi passi dal Teatro “La Scala”, ci regala prelibatezze uniche nel loro genere. Ottime sono le alzatine di mignon accompagnati da un buon tè. Da sogno.


3 – Marotin

Via Archimede, 59, Milano


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Conosciuto per cappuccini schiumosi (magari con un velo di cannella sopra, perché no?) e torte di mele, Marotin vi regalerà un breakfast dall’aria rétro.

Richiamando l’aspetto delle boulangeries parigine, offre un’atmosfera rilassante per iniziare al meglio la giornata.


4 – Dedans Bar

Piazza Wagner, 3, Milano


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Sempre con un’ambientazione francese, ma dallo stampo provenzale, Dedans è ottimo per una colazione rilassante. Dai fiori freschi sparsi per il locale sino alla veranda che dà sul giardino fiorito, questo bar offre un’esperienza magica.

Ideale per chi vuole fuggire per qualche minuto dalla caotica Milano assaporando del delizioso pain au chocolat.


5 – Pasticceria Giacomo

Via Pasquale Sottocorno, 5, Milano


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Affascinati di soffitti affrescati, una volta entrati da Giacomo, la voglia di dolci non manca. Ottima pasticceria nella quale si distingue la celeberrima bomba di Giacomo, una sfoglia ripiena di crema al mascarpone e fragole di bosco.


Una colazione d’altri tempi.

 

 




ENGLISH VERSION

“Hope is a good breakfast, but it is a bad supper

Francis Bacon

 


Breakfast is the most important meal of the day. But this little piece of our daily life is not just about food. It can literally help us start a new, busy day with a big smile on our face and a different attitude.

Meeting your best friends for breakfast at your favorite place can truly change how you feel that day!

Here is why we wrote down a list of the best places where you can have unforgettable breakfast in Milan!

 


1 – Pasticceria Marchesi

Via Montenapoleone, 9, Milano


If breakfast is your cup of tea, you need to go and try Pasticceria Marchesi. Located in the well-known “Fashion Square”, it blends together the amazing style of Miuccia Prada on the one hand, and high-quality pastries of the Marchesi family.

If you want to pamper yourself before a busy day, here is your destination.


2 – Pasticceria Sant’Ambroeus

Corso Matteotti, 7, Milano


Close to via Montenapoleone, you will be able to find the historical bakery of Milan: Sant’Ambroeus.

It was born during the Belle Époque, a few steps away from the theatre “La Scala”. Since 1936, it has been fascinating its clients with pastries that make everyone drool.


3 – Marotin

Via Archimede, 59, Milano


This place is famous for cappuccino with milk foam (and maybe a little bit of cinnamon on top, why not?) and apple pies. Also, Marotin charms its clients with its rétro style, recalling the typical taste of Parisian boulangeries.

 


4 – Dedans Bar

Piazza Wagner, 3, Milano


Always contaminated by the French style, but more on the Occitan side, Dedans is perfect for a relaxing breakfast with your bestie. Fresh flowers all over the place will enchant you, as well as the porch, which gives a nice overview of the garden. A magical atmosphere.

Are you eager to escape the chaotic Milan for a bunch of minutes savoring a good pain au chocolat? Then, this is the right place for you!

 


5 – Pasticceria Giacomo

Via Pasquale Sottocorno, 5, Milano


If you are a fresco lover, make sure to include this place in your list. As soon as you enter Pasticceria Giacomo, you cannot resist. Amazing bakery, well-known for the bomba di Giacomo (literally Giacomo’s bomb), which consists of phyllo dough with mascarpone cheese and strawberries.


We can consider this a “vintage breakfast”, can’t we?

 

 




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Moncler, la filosofia della maison: nuovo flagship store a New York

Moncler, l’azienda tessile specializzata in abbigliamento invernale, apre un flagship store a New York.
La marca di piumini conserva la stessa produzione tenendo sempre a mente l’evoluzione da semplice marchio a global trend.

Ma tra le parole chiave dell’azienda, “innovazione” e “scelta” sembrano essere quelle più utilizzate.
Renzo Ruffini, Chairman e Managing Director di Moncler, esprime queste due caratteristiche in un’ottica che fa da contrasto tra la ricerca e la tradizione: “Negli ultimi anni abbiamo lavorato moltissimo sulla tecnologia e sulla ricerca, in particolare di materiali sempre più leggeri, in grado di rendere il piumino un prodotto adatto ad ogni stagione e ogni zona geografica. La scelta più forte è stata quella di fare poche cose ma fatte bene: Moncler non ha ceduto alle lusinghe di sfruttare il brand allargando la gamma di prodotti. La segmentazione della marca è stata un boom degli anni ’80, oggi il cliente vuole unicità e qualità“.

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Allora perché continuare ad aprire nuovi flagship store?
La risposta dell’azienda risiede nell’esigenza di comunicare direttamente con il cliente consumatore che può rivolgersi a un team di professionisti Moncler per ogni occasione.

All’inizio non eravamo abbastanza vicini al consumatore, perché la necessità era di riorganizzare l’azienda. L’apertura dei negozi ci ha fatto capire l’importanza di capire a fondo il cliente per soddisfare le sue esigenze: per avere successo bisogna creare esperienze diverse in ogni città e non presentare un prodotto standardizzato o stereotipato. Moncler cerca di fare prodotti che non seguano le tendenze della moda, ma le necessità del consumatore: ad esempio prodotti adatti per chi viaggia, con modalità d’uso estremamente versatili“, continua Ruffini.

Comunicazione diretta, presenza, inutilizzo di intermediari fa di Moncler un’azienda in grado di soddisfare il consumatore locale.
Ruffini afferma: “Non credo al ‘see now, buy now’, il ciente va coinvolto in altri modi“.

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Uno di questi è dare spazio al brand in diverse città, ecco che Moncler apre il primo flagship store a New York in Madison Avenue.
In occasione di questo evento, l’azienda ha prodotto una collezione di 28 piumini in edizione limitata venduti sul sito ad essi dedicato.
Special Collection designed by Thom Browne è il nome della capsule collection che destinerà il suo ricavato alla organizzazione Roobin Hood.
Inoltre, per festeggiare ulteriormente questa nuova apertura, Moncler ha prodotto “Brave“, lo short movie girato dal regista newyorkese Spike Lee con protagonisti i ballerini Lil Buck, John Boogz e Damaris Lewis.

Date le direttive del brand, sembrerebbe essere sempre in espansione.
In linea d’onda con questa filosofia della maison, ci sarebbe da chiedersi: “E in Italia?
Ruffini risponde: “Per quanto Milano continui ad essere una piazza importante, le città d’arte, come Venezia e Firenze, stanno crescendo sempre di più“.
Che questa crescita possa essere il pretesto di nuovi punti vendita?

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De Luca e la classe dirigente del PD

Che De Luca sia un personaggio sui generis ne eravamo tutti consapevoli, anche coloro che spesso hanno confuso il pessimo gusto di certi commenti, assolutamente inappropriati al ruolo istituzionale ricoperto, con un “sagace sarcasmo” che poteva far sorridere.
Che queste battutine (come sovente sono state definite) possano aver fatto sorridere qualcuno, francamente la dice lunga su chi ha sorriso, e hanno sempre qualificato bene chi quelle “battutine” le faceva: non ironia, sarcasmo, ma chiamandola per nome altro non era, e non è, che arroganza, alterigia, e sostanziale ignoranza. Tutte caratteristiche che mal si conciliano con il ruolo che ricopre, soprattutto in questa regione, e che vorrebbe ricoprire al Sud Italia.


Ma queste sono cose che già sapevano quanti lo hanno votato e quanti si sono battuti contro di lui alle primarie, ben coscienti di qualcosa di più profondo che andava assolutamente corretto nel partito democratico. La domanda infatti andrebbe posta oggi, con senno di poi, a quanti – con l’ormai insostenibile leggerezza della buona fede – lo hanno appoggiato e sostenuto: quante ne dobbiamo ancora tollerare perché se ne abbia finalmente e definitivamente abbastanza? Perché se ci limitassimo ad una occasione, allora il beneficio del dubbio potrebbe anche starci. Ma qui la lista, già lunga, cresce e l’imbarazzo (dovrebbe) anche.


Dopo aver vissuto praticamente solo di politica tutta la vita – e lo sentiamo parlarci di “altri” che sarebbero attaccati alle poltrone – De Luca non è mai stato una sola volta in minoranza, appoggiando a seconda di come cambiava il vento questo o quell’altro segretario indistintamente (da ultimo Bersani contro Renzi per poi passare a giovane renziano rottamatore dopo otto mesi). Deve essere stato illuminato (o folgorato) sulla via delle luci d’artista, Salerno novella Damasco.


Dopo che nella sua provincia (in cui è padre padrone indiscusso e indiscutibile) è finanche entrata la DIA con inchieste pesanti sia di tessere false, sia di primarie truccate (che hanno sempre visto protagonisti sui “vicini collaboratori” lasciandolo miracolosamente immacolato), si è candidato alle primarie per la presidenza della Regione. E nonostante De Luca abbia presentato per quella candidatura 13mila firme che sarebbero dovute essere di iscritti al Pd, in una data in cui gli iscritti al Pd erano 10mila, e nonostante i ricorsi regolarmente presentati, il Pd regionale e nazionale non hanno nemmeno vagliato l’ipotesi teorica che potesse quantomeno essere inopportuno proseguire. A De Luca è stato consentito di non partecipare a dibattiti televisivi con altri candidati. A De Luca è stato concesso che fosse “normale” non rispondere ai giornalisti (in quale democrazia occidentale sarebbe stato plausibile?). Del resto De Luca parla per monologhi dalla sua TV da cui tutti poi attingiamo il verbo, da cui fornisce materiale gratuito a Crozza, che, almeno lui, fa ridere.


De Luca se la prese con la commissione antimafia presieduta dalla Bindi che lo definì impresentabile, annunciò querela e di aver presentato ricorso al collegio dei garanti del partito: nulla di tutto ciò. A De Luca è stato consentito per mesi di mantenere l’interim di ben sei assessorati (visto che lui è tuttologo e la Campania è una Regione facile da amministrare, che vuoi che sia).
Nel suo monologo periodico se l’è presa di recente con alcuni parlamentari cinquestelle, e nessuno si è scomposto quando ha affermato “li dovrebbero ammazzare tutti”. Ancora una volta la classe dirigente di questa regione e di questo partito lo ha definito “un modo di dire”, una battutina…


Poi è stata la volta della “proposta shock” offrendo dal palco “200mila posti di lavoro ai giovani nella pubblica amministrazione”, poi declinata a “vi spiego il turn-over” per poi dire “era una provocazione” (ci mancava anche qualche anima bella che dicesse che De Luca “scherzava” sulla disoccupazione giovanile al sud e il quadro era completo).


Oggi, con cotanto curriculum, ci si stupisce che De Luca – cui mai nessuno ha messo un freno – abbia detto della Bindi che “la dovrebbero ammazzare”? Ancora una volta è un modo di dire, derubricabile semmai a “forse stavolta ha esagerato”? La verità è che le presunte battutine di De Luca sono semplicemente la cifra di se stesso, della sua arroganza, presunzione, ignoranza, ciarlataneria, inadeguatezza al ruolo. Ma De Luca e il ruolo che ricopre sono in sé una cifra ben diversa: sono la misura dell’inadeguatezza della classe dirigente di questa regione, dell’incapacità di questa classe dirigente di porre un freno, di scegliere, di opporsi, di fare selezione autentica sui candidati, prona a logiche di tessere e maggioranze che cambiano a seconda del vento. A ben vedere De Luca è la cifra dell’abisso che separa la Campania dall’avere una vera classe dirigente degna di questo nome.

Dove inizierà la terza guerra mondiale?

Gli stati baltici sono sempre più sotto pressione, non è sfuggito a nessuno, e il loro destino dipenderà probabilmente dal nuovo presidente americano, Donald Trump. Quasi sicuramente non ci sarà una invasione ma sarà qualcosa di più subdolo.


Putin ha un obiettivo e una strategia chiara.
Secondo alcuni il presidente russo è guidato da una necessità che scaturisce dalla razionalità: l’espansione della NATO è una minaccia per la Russia e combattere questa espansione è una necessità difensiva. L’occidente ha allargato la sua sfera di influenza a spese della Russia e ora la Russia sta rispondendo. Questa logica è stata usata da molti accademici per spiegare l’invasione russa dell’Ucraina ma corrisponde alla realtà?


Probabilmente no. Putin, più verosimilmente, è guidato dalla sua percezione dei suoi interessi personali che sono a loro volta generati dai suoi valori, dalla sua volontà, ideologia e religione.
Putin crede che l’egemonia russa nei territori a lei adiacenti sia necessaria per questioni di sicurezza perché crede a un compito supremo della sua nazione. Putin non è semplicemente nazionalista ma è nazionalista al modo russo, per cui allo stato si affianca la religione, il destino e un certo messianismo. La Russia vede se stessa come la guardiana della cristianità ortodossa e ha la missione di proteggere ed espandere il suo credo.


Una Russia veramente razionale non vedrebbe la NATO o l’Unione europea come una minaccia ma come una opportunità di crescita. Un ordine liberale è aperto e inclusivo e migliorerebbe la sicurezza e la prosperità di uno stato minacciato da molte parti e in profonda crisi economica. I russi, non solo Putin, non riescono a considerare l’occidente sotto questa ottica perché nella loro forma di nazionalismo religioso è la culla della vita senza valori, una forza inesorabile che spinge verso l’annullamento dei valori nazionali.


In questa ottica la NATO non è il benevolo garante dell’ordine in Europa ma è un ostile agente occidentale che ha come obiettivo bloccare la missione russa che la porterà alla grandezza globale. Per questo Putin vuole distruggere la NATO, nello specifico rendendo l’articolo V del Patto Atlantico una clausola senza valore.


Putin è già riuscito a far perdere credibilità alla NATO. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina e la Georgia ad esempio. I due stati non erano membri della NATO ma erano in procinto di diventarlo e lo aveva dichiarato pubblicamente; anzi, si stavano preparando ufficialmente ad iniziare il processo di adesione.


Le invasioni russe in Georgia e Ucraina hanno portato alla creazione di territori disputati, Ossezia del Sud, Abkhazia e Crimea, occupati da soldati russi. Nessuno stato può entrare nella NATO con dei territori occupati dai russi.


La situazione per i russi non è mai stata così favorevole dalla fine della Guerra Fredda: l’Unione Europea e fratturata; membri della NATO stanno mettendo in dubbio l’alleanza e il prossimo presidente americano è favorevole alla Russia come nessun altro leader americano è mai stato.


Il prossimo punto del piano di Putin è assai pericoloso: l’invasione dei paesi baltici, tutti membri della NATO. Putin non manderà l’esercito in uniforme, in questo caso anche il membro più freddo della NATO non potrebbe fare altro che rispondere in modo aggressivo, ma inizierà ad istigare rivolte organizzate militarmente usando personaggi non direttamente collegabili al Cremlino. I Lettoni e gli Estoni hanno un quarto di russi etnici nei loro territori.
Ci saranno le prime sommosse e i leader ribelli inizieranno a lamentare persecuzioni, chiederanno protezione internazionale. Un piccola ma ben armata e addestrata armata comparirà dal nulla. Alcuni leader saranno assassinati e ci sarà qualche attentato: i paesi baltici saranno sull’orlo della guerra civile.


La Russia metterà il veto su ogni risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU ma si offrirà come peacekeeper unilaterale. A questo punto il consiglio di sicurezza della NATO si incontrerà e gli stati come la Polonia guideranno il fronte dei falchi, invocheranno l’uso dell’articolo V mentre i tedeschi e i francesi saranno i pompieri del gruppo. Tutti aspetteranno la decisione degli Stati Uniti a questo punto.


Se la NATO non invocherà l’articolo V in questa occasione diventerà totalmente inutile. Nessun membro della NATO si fiderà più del Patto Atlantico, molti stati penseranno di avvicinarsi alla Russia vedendo un cambiamento del bilanciamento globale delle forze e altri, come i polacchi, inizieranno a militarizzarsi pesantemente. L’Europa sarà definitivamente fratturata.
Allo stesso modo se la NATO deciderà di invocare l’articolo V sarà una sorta di dichiarazione di guerra alla Russia e il nuovo presidente Trump avrà intenzione di rischiare la terza guerra mondiale per degli staterelli che forse non ha nemmeno idea (lui come la maggior parte degli americani) di dove siano?

Trent’anni senza Gia Carangi

Scandalosa, tormentata e fragile, Gia Carangi ha incarnato gli eccessi del patinato mondo della moda a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. La sua prepotente bellezza e la prematura scomparsa, a seguito di complicanze dovute all’AIDS, contribuirono alla creazione di un mito. Bella e dannata, colei che è considerata la prima supermodella della storia nonché icona lesbo-chic ha vissuto all’ennesima potenza, preda delle dipendenze e perennemente alla ricerca di un affetto che non trovò mai. Trasgressiva ed anticonformista, la top model ai lustrini e ai party esclusivi preferiva i sobborghi e le periferie, dove viveva a stretto contatto con i diseredati, ai quali la accomunava un’intrinseca ribellione. E in una di quelle periferie Gia venne stuprata da uno spacciatore: preda dell’eroina, che ne deturpò presto la perfezione fisica, morì a soli 26 anni.

Gia Marie Carangi nacque a Filadelfia il 29 gennaio 1960, terzogenita di Joseph Carangi e Kathleen Adams. Il padre era il gestore di una tavola calda, nato da emigrati italiani; la madre era una casalinga di origini irlandesi e gallesi. Quando Gia ha appena undici anni, la madre abbandona il tetto coniugale, stanca dei continui episodi di violenza domestica, complice anche una relazione extraconiugale che sfocerà, solo l’anno successivo, in un matrimonio.

Gia è costretta a crescere senza la figura materna: fragile ed emotivamente instabile, ben presto la giovane cade nel tunnel della droga. Timida e insicura, fin dagli anni dell’adolescenza Gia è attratta dalle altre ragazze. Scoperta dalla madre, che le chiede spiegazioni dopo aver trovato una lettera in cui una giovane rifiutava le avances della figlia, Gia inizia a sentirsi inadeguata. Per tutto il corso della sua breve vita, la ragazza andrà ricercando l’accettazione e l’affetto materno, senza mai trovarli.

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Gia Carangi è considerata la prima supermodella



Gia Carangi, Vogue, novembre 1978

Gia Carangi, Vogue, novembre 1978



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La top model in uno scatto di Helmut Newton per Vogue Paris



Quando è ancora una studentessa della Abraham Lincoln High School, Gia entra a far parte delle “ragazze di Bowie”, un gruppo di fan ossessionate dal cantante. Ma ciò che più attrae Gia è l’ambiguità sessuale di David Bowie. Quando la ragazza ha quindici anni conosce Sharon, bionda ventunenne che sarà il suo primo amore. Ma la relazione viene osteggiata dalla madre. A diciassette anni la sua vita subisce una svolta destinata a cambiare per sempre il suo destino: in un locale la bellissima Gia viene notata da un fotografo vicino alla celebre agente Wilhelmina Cooper, la quale nonappena vede il suo portfolio la vuole subito a New York. Gia chiede a Sharon di seguirla nella Grande Mela ma i rapporti tra le due diventano tesi quando la giovane si rende conto della bisessualità della sua amata. “Quando lei mi bacia, sento tutti i quattro venti che mi soffiano in faccia (….) Il mio amore per lei non cesserà mai, perché è lei a tenere i miei occhi in vita”, così Gia scrive nel suo diario a proposito di Sharon.

Arrivata a New York, la giovane ottiene subito un contratto con la Wilhelmina Agency. Intanto convive con Sharon, che sogna di diventare make up artist. Nell’ottobre 1978 arriva la svolta nella carriera di Gia, che posa senza veli per il fotografo di moda Chris von Wangenheim insieme all’assistente truccatrice Sandy Linter. La Carangi si infatua immediatamente della Linter e inizia a corteggiarla, divenendo la sua amante. In meno di un anno la naturale bellezza e l’incredibile fotogenia di Gia Carangi le permettono una rapidissima ascesa nell’Olimpo della moda. Un metro e settantré di altezza, taglia 40, seni sodi e sguardo enigmatico, la sua sensualità felina e l’allure da bad girl la rendono ricercatissima. Tutti la amano, e i fotografi ne ammirano l’incredibile naturalezza davanti all’obiettivo: Gia posa per i più grandi, da Francesco Scavullo a Richard Avedon, da Helmut Newton ad Arthur Elgort. Tra il 1979 e il 1982 ottiene svariate copertine di riviste di moda, tra cui quattro edizioni internazionali di Vogue e molteplici numeri di Cosmopolitan. Inoltre presta il volto per le campagne pubblicitarie di Armani, Christian Dior, Versace e Yves Saint Laurent. “Ho iniziato a lavorare con gente ben conosciuta nel settore, molto rapidamente. Io non volevo fare la modella. Lo sono diventata col tempo”, dichiarerà la Carangi, ripercorrendo i suoi esordi nel fashion system.



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Francesco Scavullo scriverà così di lei nel suo libro “Women” del 1982: «Non penso mai a lei come una modella, sebbene sia una delle migliori. Il fatto è che lei non si atteggia da modella; non ti da quello sguardo hot, cool o grazioso; lei spara scintille, non pose». Scavullo era legato alla modella da una profonda e sincera amicizia: «La mia prediletta – antica, giovanile, decadente, innocente, dirompente, vulnerabile, e assai più dura di spirito di quanto non sembri… un tutt’uno di sfumature e suggestioni, tipo una serie di immagini di Bertolucci. Non ho mai conosciuto nessuna così libera e spontanea, in costante cambiamento, mutevole – fotografare lei è come fotografare un flusso di coscienza». Dopo la sua morte il fotografo racconterà: «Ero solito prepararle da mangiare, assicurarmi che mangiasse. Volevo sempre renderla felice, perché lei mi dava tanto quando lavoravamo insieme. C’era un qualcosa che lei aveva – nessun’altra ragazza lo possiede. Non avevo mai incontrato una ragazza che ce l’avesse. Ed io volevo che rimanesse soddisfatta di me, e che le piacesse lavorare al mio fianco. E penso che così sia stato. Anche quando ha iniziato a saltare gli appuntamenti con tutti gli altri, con me non lo fece mai».

Gia è fragile e fa regolarmente uso di cocaina, prima di passare all’eroina. Inizia così il declino e la parabola discendente, in un limbo di autodistruzione. Alla morte di Wilhelmima Cooper, avvenuta il primo marzo 1980, Gia perde l’unico punto di riferimento rimastole. Frequenti divengono gli scatti d’ira sul lavoro, e tanti sono i set che la modella abbandona improvvisamente: ma quelli che apparentemente non sono che capricci da diva, celano in realtà una profonda sofferenza. Assidua frequentatrice dello Studio 54 e del Mudd Club, icona ribelle, Gia vive apertamente la propria omosessualità e viene ben presto inghiottita nel tunnel della propria dipendenza da sostanze stupefacenti, che ne ostacola la carriera: durante un servizio fotografico con Scavullo ai Caraibi “Piangeva, non riusciva a trovare le sue droghe. Dovetti letteralmente sdraiarla sul suo letto finché non si addormentò”, così ricorderà il fotografo. La droga lascia tracce evidenti anche sul suo splendido corpo: durante uno dei suoi ultimi servizi fotografici esterni per American Vogue, nel novembre 1980, la modella presenta vistose piaghe rosse sulle braccia, dove iniettava l’eroina. I segni rimasero ben visibili nonostante il fotoritocco.

Gia Carangi fotografata da Chris von Wangenheim per Harper's Bazaar, giugno 1978

Gia Carangi fotografata da Chris von Wangenheim per Harper’s Bazaar, giugno 1978



Gia Carangi in uno scatto di Chris von Wangenheim, 1975

Gia Carangi in uno scatto di Chris von Wangenheim, 1975



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Gia Carangi nacque a Filadelfia il 29 gennaio 1960



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La modella è morta il 18 novembre 1986 a causa di complicanze legate all’AIDS



Nel 1980 Gia lascia la Wilhelmima Models e firma un contratto per la Ford. Ma il mondo della moda, che prima la venerava, ora sembra esserle ostile. Nel febbraio 1981 Gia torna a Filadelfia per sottoporsi ad un trattamento di disintossicazione della durata di 21 giorni. Ma, venuta a sapere della morte dell’amico Chris von Wangenheim, avvenuta a seguito di un incidente stradale, ripiomba nel tunnel della droga, come riferisce Stephen Fried nella biografia della modella, intitolata “Thing of Beauty”. La sua vita sregolata la porta ad infrangere più volte la legge e nel marzo 1981 la modella viene arrestata per guida in stato di ebbrezza. Gli ingaggi nella moda si fanno sempre più sporadici ed è solo grazie a Scavullo che Gia riesce ad ottenere un nuovo contratto, con l’Elite Model Management. Intanto cresce in lei un senso di estraneità rispetto all’ambiente patinato, a cui la modella preferisce le periferie. Nel suo diario troviamo numerose tracce di questo sentimento, come quando scrive, tornata a New York dopo un viaggio di lavoro in California: “[…] qui seduta… mi sento molto diversa dagli altri esseri umani ma sto finalmente iniziando ad apprezzare davvero il mio essere diversa. Forse sto scoprendo chi sono. O forse sono solo nuovamente fatta […]”.

Sarà nuovamente Scavullo ad immortalarla nella sua ultima copertina, per il numero di aprile del 1982 di Cosmopolitan. Sean Byrnes, assistente e compagno del fotografo, disse di lei: “Quello che stava facendo a se stessa, alla fine, divenne evidente nelle sue foto. […] Ho potuto constatare il cambiamento nella sua bellezza. C’era un vuoto nei suoi occhi.”. Da allora solo pochi set per Gia, sempre più sola e disperata. Nel 1983 la modella lascia definitivamente la Grande Mela. L’anno seguente si stabilisce ad Atlantic City con Elyssa Golden, la sua nuova compagna, che morirà di AIDS nel 1994. Nel dicembre 1984 Gia accetta di sottoporsi a trattamento farmacologico all’Eagleville Hospital. Gia è giovane e forte, e riesce inizialmente il percorso di disintossicazione. Ma nella sua breve vita tanti sono gli episodi di violenza che ha subito, come uno stupro da parte di uno spacciatore. Intanto la moda è solo un ricordo sbiadito dal tempo: Gia dopo il trattamento lavora in un negozio di abbigliamento, prima di trovare un impiego come cassiera e in una mensa in una casa di cura. Più avanti, ricaduta nuovamente nel tunnel della tossicodipendenza, fa ritorno a casa della madre. Intorno a lei molti dei suoi amici ed ex colleghi muoiono a causa dell’AIDS. Gia ha paura, è consapevole di essere a rischio, dato il suo abuso di eroina per via endovenosa. Nel giugno 1986 viene ricoverata al Warminster General Hospital di Warminster, in Pennsylvania, per una polmonite bilaterale. Pochi giorni dopo arriva la diagnosi più terribile: Gia ha contratto il virus dell’HIV. Alla morte del noto make up artist Way Bandy, anch’egli vittima dell’AIDS, la modella scrive: “Il mio amico Way è morto oggi […] era uno spasso lavorarci assieme… era formidabile, se non fosse stato gay avrei tentato di sposarlo. La morte rende la vita come fosse irreale. Irreale nel senso che non ti ci puoi aggrappare”. In poche settimane le sue condizioni peggiorano irrimediabilmente: la madre Kathleen non accetta visite durante il ricovero, e anche la compagna di Gia viene esclusa.

Anima tormentata e sensibile, Gia Carangi muore ad appena 26 anni il 18 novembre 1986, alle ore 10 del mattino, a causa di complicanze associate all’AIDS. Il suo funerale si tiene in forma privata il 23 novembre, in una piccola casa di Filadelfia. Nessuno del mondo della moda è presente, e la notizia della sua morte viene resa pubblica solo alcuni mesi dopo. Gia Carangi non ha ancora oggi eredi, sebbene Cindy Crawford agli esordi della sua carriera venne soprannominata “Baby Gia”, data la grande somiglianza con la Carangi.
Tra le prime donne a morire di AIDS, la figura di Gia Carangi è entrata nel mito e tanti sono i film e i documentari che ne hanno ripercorso la breve vita: nel 1998 è uscito sul canale HBO Gia-Una donna oltre ogni limite, con Angelina Jolie nei panni della top model. Nel 1985 la modella si riconobbe nel personaggio di Cay, protagonista del film Cuori nel deserto. Un avvincente documentario sulla sua vita è The Self-Destruction of Gia del 2003.

Alcune delle interviste più famose rilasciate dalla top model:

La Capsule Collection Superga Star Wars che vi farà andare in orbita

Chi è un grande appassionato della fantascienza e in particolare della saga di Star Wars sarà felice nell’apprende una notizia molto interessante. Si tratta di un nuovo progetto che vede protagonista il noto marchio di scarpe Superga. L’azienda ha voluto celebrare l’imminente 40esimo anniversario del fenomeno cinematografico creando una capsule collection chiamata Superga X Star Wars.

La collezione è composta da quattro esclusivi modelli di sneakers 2750 per farvi vivere un autunno/inverno 2017 stellare!

Ognuno è ispirato ai personaggi principali della saga creata da George Lucas: dal terribile Darth Vader, custode del Lato Oscuro della Forza, all’impavido Stormtroopper, combattente dell’unità d’assalto dell’Esercito Imperiale.

 

 

https://www.superga.com/it/window/Star-Wars

                                                                              foto da superga.com

 

 

Le creazioni sono composte dalla tomaia in poliuretano, la suola, come si rispetti, in gomma naturale vulcanizzata. In ogni scarpa compare il logo del film lavorato con un effetto 3D sul lato. All’interno vi è un fodera in cotone e un sottopiede personalizzato.

 

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                                                                   foto da fashionblog.it

 

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Chi ha superato da un po’ la maggiore età si starà chiedendo “chissà se ci sarà la mia misura…”; puoi tirare un sospiro di sollievo, perché la capsule collection Superga X Star Wars è stata pensata sia per i bambini per gli adulti e possono essere acquistate nello shop on-line o in selezionati punti vendita del brand. Il prezzo va dai 79 agli 89 euro in base al modello che si sceglie.

 

 

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Chi è un real addicted di questo universo le potrà indossare nell’attesa di vedere l’Episodio VIII previsto per dicembre 2017.

A te la scelta, osserveranno i tuoi piedi e sapranno per chi patteggerai.

Che la forza sia con te!!

 

“Sir” Thomas Sean Connery: l’eleganza di 007

Nasce presso Edimburgo il 25 agosto dell’anno 1930. Thomas Sean Connery è da sempre considerato uno degli attori più affascinanti ed eleganti del grande schermo internazionale. Tra sparatorie e tagli sartoriali di alta qualità, il celebre attore scozzese della Royal Navy, ha coronato la sua fama grazie al ruolo del famoso agente britannico, James Bond. Una fantasmagorica interpretazione che ha elevato la sua figura a icona di eleganza maschile, che incarna l’epitome dello stile classico inglese per eccellenza.


Sean Connery in 007

Sean Connery in 007




Da giovane compie svariati lavori, anche di tipo molto umile, ma negli anni ’50 cambia vita: Connery inizia ad ottenere delle piccole parti in ambito teatrale, televisivo e cinematografico e poco dopo partecipa al musical londinese “South Pacific“. Nel 1962 vince un concorso che gli cambia la vita in tutta la sua totalità, quello indetto dal London Express per James Bond, il celeberrimo agente segreto 007. Grazie a quella parte divenne in brevissimo tempo un famosissimo sex-simbol a livello internazionale ed un’icona di stile. Il James Bond di Connery esprimeva glamour ed eleganza britannica, caratterizzato da abiti d’alta qualità indossati con charme e fiducia, in grado di aumentare il fascino maschile e rendere un uomo irresistibile.


Sean Connery in 007

Sean Connery in 007




Sopracciglio inarcato e irresistibilmente arrogante alla guida della sua Aston Martin. Un’immancabile sigaretta e Vodka Martini agitato, non mescolato d’accompagnamento ai suoi smoking, sono solo alcuni dei tratti distintivi di quest’ affascinante uomo d’azione, un vero gentiluomo con un plotone di donne bellissime e sfacciate femme fatales.


I capi che lo contraddistinguono sono:


– Smoking


– Completi tweed marrone


– Maglioni dolce vita in flanella di lana blu scuro o panna


– Pantaloni in Twill tipicamente inglesi


Sean Connery in 007

Sean Connery in 007




Fiero delle sue origini scozzesiConnery ha sempre professato  l’amore per il proprio paese, sostenendo con vitalità la campagna per una maggior indipendenza della Scozia e supportando il Partito Nazionale Scozzese, economicamente ed attraverso numerose apparizioni pubbliche. Non sono passate inosservate le sue uscite in kilt e il tatuaggio sul braccio “Scotland Forever”.


Il guardaroba di Sean Connery come 007 rappresenta una vera pietra miliare per il menswear contemporaneo, la vittoria della pura britannicità su misura impuntata all’innovazione del presente. Eleganza proveniente da “Savile Row”. Il sarto del Conduit Cut, Anthony Sinclair definì lo stile di Sean dalla prima apparizione in “Dr. No” (1962) a i “Diamanti sono per sempre” (1971).


Mister 007 elargì preziosi spunti in fatto di stile ed abbigliamento: charme, classe e raffinatezza lo contraddistinguerranno nel corso dei decenni:


– papillon di seta e pochette piegate a regola d’arte nel taschino dello smoking


– revers importanti: dai classici a quelli a picco o a scialle per poi spaziare sui dentellati


– i lussuosi accessori: Rolex Submariner categorico e lucidi gemelli


– leggere sfumature di blue navy, per poi arrivare al panna e all’avorio, tinte classiche ed instancabili


Sean Connery in 007

Sean Connery in 007




Chi ha bussato prima al nostro cuore: James o Sean? Interrogativo capzioso, perché per noi non è esistito mai nessun Bond se non quello interpretato, lasciato, ripreso, quindi abbandonato da Connery. Tutti gli altri vengono dopo, come quelle band che si esibiscono facendo cover altrui. Un giorno del 1962 arrivò lui con «Agente 007-Licenza di uccidere», fra l’altro accompagnato dall’indimenticabile bikini di Ursula Andress e ci conquistò proprio come, quelli sono i tempi, i primi dischi e filmati dei Beatles. Ma anche la leggenda Bond-Connery non è nutrita soltanto di nostalgia generazionale: molti figli dei ragazzi di allora conoscono a menadito la musica dei Fab Four così come le trame del padre di tutti gli 007.


Sean Connery e Ursula Andress

Sean Connery e Ursula Andress




Sean Connery col suo famigerato Kilt

Sean Connery col suo famigerato Kilt




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Photo Vogue Festival, a Milano l’evento sulla fotografia di moda e non solo

La fotografia (e in particolare la fotografia di moda) elevata ad arte: questo è stato uno dei capisaldi di Vogue Italia nei suoi primi 50 anni di vita, e continua ad esserlo. Il direttore Franca Sozzani ha sempre sottolineato l’importanza dell’immagine nel raccontare storie e cambiamenti del mondo femminile e non solo. Mode, tendenze, ma anche fenomeni culturali e sociali passano attraverso le pagine di Vogue Italia, veicolati dall’occhio attento e poetico di artisti dell’obiettivo. Oggi, grazie a Franca Sozzani e ad Alessia Glaviano, senior photo editor di Vogue Italia, nasce il Photo Vogue Festival, un evento la cui protagonista assoluta è la fotografia. Suggestioni visive ed estetiche colte dallo sguardo del fotografo, professionista o emergente, che raccontano storie, ispirano, commuovono, indignano, mettono a fuoco aspetti della vita sociale del nostro tempo.


La prima edizione di Photo Vogue Festival si terrà a Milano dal 22 al 26 novembre, sarà aperta a tutti e costituita da tre mostre. Vanessa Beecroft Polaroids 1993.2016 è una monografica dedicata all’artista italiana e sarà visitabile all’interno del Palazzo Reale di Milano. The Female Gaze è invece una mostra collettiva, o meglio un viaggio che esplora immagini rivoluzionare, che hanno cambiato e stanno cambiando il modo di rappresentare la femminilità, la moda, il corpo e la sessualità femminile. Infine nella mostra PhotoVogue/inFashion i protagonisti saranno 30 fotografi emergenti, scelti tra i 120.000 partecipanti alla selezione. Un evento che avvicina tutti al mondo del bello, dell’immagine e della moda e che ha entusiasmato i suoi creatori. «Ci siamo resi conto che non esisteva un Festival del genere che fosse veramente autorevole, così abbiamo voluto crearlo – racconta Alessia Glaviano tra le pagine di VogueDevo dire che sono stati tutti entusiasti e ho avuto molto supporto, in primis da Franca Sozzani, il mio mentore. Lei è una visionaria, ha sempre privilegiato la fotografia e l’immagine come modo di raccontare il costume e la società, non solo la moda».

Paesaggio lunare per la campagna SS 2017 di Eleventy

Il successo è composto da una serie di fattori, tutti perfettamente collegati tra loro come pezzi di un puzzle. Ogni elemento compone un team, e ciascuno di essi è portatore di un pregio, un valore, che vicino all’altro si ramifica, cresce, e vince!

E questa è la stessa filosofia adottata da Eleventy, brand di abbigliamento italiano, che punta la sua forza su una moda che non è solo estetica e bellezza, ma che parla anche di cultura, responsabilità e made in Italy.

La voce culturale per la presentazione della collezione primavera estate 2017 è quella di Alessandro Cecchi Paone, giornalista e conduttore televisivo, conosciuto al grande pubblico, intervenuto alla presentazione SS 2017 presso l’hotel Four Seasons di Milano, che sottolinea quanto sia importante, per un settore in crescita come quello della moda, valorizzare le eccellenze del nostro territorio.

A questo proposito cade la scelta per girare il video della campagna primavera estate 2017: le cave di Marmo delle Cervaiole. Una location surreale, motivo di orgoglio del nostro paese, un luogo da cui si ricava  uno dei marmi più pregiati al mondo, un marmo dalle venature grigie che, non a caso, richiama gli stessi colori tanto cari al brand Eleventy
Un panorama lunare, chiaro e pulito come lo sono le linee Eleventy, da sempre creatore di un prodotto elegante ma sportivo, originale ma comodo, un mix di dettagli che lo rendono unico e riconoscibile nell’immenso mercato della moda.


Guarda le foto della collezione Eleventy SS 2017 Donna scattate da Stefano Guindani:



La scelta di Eleventy di ambientare il servizio della collezione alle Cave di marmo delle Cervaiole è legata alla volontà di promuovere luoghi e specializzazioni appartenenti a settori tradizionali del Paese, che esprimono il valore Italia all’estero.

La nostra crescita è data dall’essere una realtà che, basata su un network di microimprese artigiane, trasmette quel saper fare italiano, che ci distingue agli occhi di altri paesi. Da qui nasce il progetto di una campagna che, ogni volta, ci vedrà uniti a eccellenze di comparti diversi, apprezzati nel mondo per storia, cultura, creatività, innovazione, nell’ottica di creare relazioni tra l’insieme dei settori che rappresentano il made in Italy“, spiegano Marco Baldassari e Paolo Zuntini, fondatori del gruppo Eleventy.


Qui il video della campagna SS 2017 Eleventy, girato alla Cava Cervaiole di Henraux:




La collezione Uomo Eleventy SS 2017 – fotografo Stefano Guindani:




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PETA Fashion Awards, la moda vegana e attenta ai diritti degli animali

PETA, ovvero People for the Ethical Treatment of Animals, è un’organizzazione che comprende più di 5 milioni di soci e sostenitori.
L’obiettivo dell’organizzazione è quello di difendere i diritti degli animali nel mondo.

PETA opera attraverso l’istruzione pubblica, le indagini sulla crudeltà dell’uomo nei confronti degli animali, la ricerca, le leggi statali, gli eventi speciali, il coinvolgimento di celebrità e le campagne di protesta e concentra la sua attenzione su quattro aree fondamentali accusate di provocare sofferenza agli animali per periodi molto lunghi: il settore alimentare, il settore del commercio e dell’abbigliamento, i laboratori e il settore dello spettacolo.

Al termine dei PETA Fashion Awards, il gruppo animalista ha annunciato i brand e i designer della moda animal-friendly.
Il premio di Stilista dell’Anno è stato vinto dalla designer Stella McCartney per lo spot pubblicitario “Senza pelle, piume o pelliccia” del 2014 e per il suo assiduo impegno nella gestione del benessere degli animali, mentre il Gruppo Armani, avendo rinunciato all’utilizzo delle pellicce, ha vinto il premio per il Momento Più Importante per la Moda.
La moda eco e animal friendly ha ottenuto il suo successo anche nelle calzature “sexy e sostenibili” come quelle vegane di Amélie Pichard x Pamela Anderson. Le calzature hanno vinto il premio come Migliore Collaborazione.

Mimi Bekhechi, direttore per i programmi internazionali della PETA, si è espressa così: “I vincitori hanno dimostrato che la compassione è il futuro della moda, come dimostra anche la crescita della domanda per i modelli innovativi che non usano prodotti animali. Gli stilisti di oggi stanno sperimentando materiali vegani che sono sostenibili e all’avanguardia, e offrono una vasta gamma di prodotti favolosi cruelty-free disponibili sia nei negozi low cost che nelle boutique di lusso“.

Hanno fatto seguito ancora bei momenti per la moda ecologica e solidale, uno di questi è stato successivo alla denuncia da parte della PETA sulla crudeltà del procedimento di utilizzo di animali.
A favore di ciò, alcuni tra i più noti brand come Topshop, ASOS, Dr Martens, Primark e Oasis, si sono impegnati a non utilizzare più le piume nelle loro collezioni.

Tra i vincitori, compare anche il nome di Liberty, premiato come Retailer di Lusso Più Progressista per la sua presa di posizione contro la pelliccia e le pelli esotiche, Rombaut come Miglior Stilista Esordiente per la sua linea moderna di calzature unisex,Ruby + Ed come Migliore Marchio di Pellicce Sintetiche per le giacche bomber personalizzate, risultate tra le preferite della Settimane della Moda, Denise Roobol premiata come Migliore Collezione di Pelle Esotica Vegana per la microfibra in rilievo di finti coccodrillo e struzzo, Melie Bianco per i Migliori Accessori grazie alle sue borse ecologiche ed animal-friendly, Vaute come Migliore Marchio Wool-Free (Senza Lana) per i maglioni intrecciati in cotone riciclato, Bourgeois Boheme per le Migliori Scarpe Cruelty-Free per le sue collezioni artigianali, e Flocus che ha vinto il Premio Innovazione per aver creato il kapok, un’alternativa alle piume realizzata con la fibra di semi naturali.

Jean Paul Gaultier for OVS: la capsule collection arriva negli store

Jean Paul Gaultier per Oviesse: arriva una delle capsule collection più attese dell’anno. In store selezionati da domani sarà possibile acquistare i capi disegnati dal couturier per il colosso del lowcost italiano, e già da oggi sul sito di Oviesse. La collezione è composta da circa 60 pezzi Jean Paul Gaultier per donna e per uomo, che uniscono l’estro dell’enfant terrible della moda francese con i prezzi accessibili del brand di fast fashion. Dai 29€ del reggiseno in similpelle ai 149€ del trench dal design high-low che ha già fatto impazzire le fashion addicted, indossato da Bianca Balti sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia, sarà possibile acquistare abiti Jean Paul Gaultier a prezzi contenuti. Quello che unisce stilisti d’alta moda a colossi del lowcost è un trend che va avanti già da diversi anni e a che Oviesse ha già sperimentato con capsule collection firmate da Elio Fiorucci, Costume National, Kristina Ti, giusto per citarne alcuni.


Per la capsule collection 2016-17 Oviesse si è rivolta a Jean Paul Gaultier, che ha portato nella collezione tutti i tratti distintivi della sua moda eclettica e non convenzionale. Presente il motivo a righe orizzontali che è diventato un po’ la sua firma: maglie a girocollo e t-shirt à la marinière si mescolano ai temi delle carte e degli scacchi, in una rivisitazione di Alice nel Paese delle Meraviglie che strizza un po’ l’occhio alla moda anni ’80. «Una collezione divertente, perfetta per i party di fine anno – così la definisce lo stesso Jean Paul Gaultier Ho pensato a qualcosa di giocoso ma allo stesso tempo ricercato ed è per questo che ho disegnato una stampa con carte da gioco e ho usato tanti tagli asimmetrici». L’acquisto dei capi firmati dallo stilista per Oviesse è regolamentato: ogni acquirente potrà prendere un solo pezzo per ognuno dei capi in vendita, in modo da garantire a più persone possibili questa speciale shopping experience.


Presentata a Roma la nuova collezione E-Lusso

Ecologia e Sostenibilità sono le parole chiave di E-Lusso: il brand ha presentato a Roma la sua prima collezione di borse e accessori: il ri-uso diviene protagonista assoluto di borse uniche, che coniugano glamour ed eco-sostenibilità. L’usato è di moda, con le bag della linea Be-Eco Centric di E-Lusso, che, attraverso l’usato di grandi maison, in primis Louis Vuitton, e l’aggiunta di pregiati pellami esotici recuperati dagli scarti di produzione, creano un prodotto dal fascino intramontabile.

Largo a borchie in cristallo, pietre preziose e applicazioni per accessori dalle suggestioni couture, che sdoganano un nuovo modo di concepire l’usato, in versione luxury: l’artigianalità Made in Italy diviene protagonista assoluta in una collezione in bilico tra classico ed esotico, tra lusso evergreen ed ardita sperimentazione. Fiori all over impreziosiscono borse, pur lasciando intatta l’identità originale dell’accessorio. Un inedito connubio di passato e presente, per oggetti dall’allure senza tempo.

Il brand E-Lusso, il cui Show Room ha sede a Monza, ha fatto del re-use la propria filosofia di vita, imponendo un’estetica fortemente contemporanea che attinge però al glorioso passato di maison storiche, come Louis Vuitton, Hermes, Prada, Fendi, Versace, Dior, Chanel, Miu Miu, Gucci e Valentino. La qualità, l’eleganza e il prestigio del lusso sostenibile creano borse usate reinventate attraverso un’ottica nuova, che coniuga fashion trend attuali a capi iconici. Non solo moda, ma anche una linea di Lifestyle, in cui accessori come orologi vengono creati attraverso gli scarti di produzione del legname: ecco che le cinture di sicurezza divengono borse, in un’innovativa operazione di recupero.

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Le borse di E-Lusso, tra glamour e riciclo



L’evento ha avuto come madrina l’attrice Hoara Borselli. Tra gli ospiti Sofia Bruscoli, Eleonora Albrecht, Antonella Salvucci e Luisa Nardelli. I saloni di Franco e Cristiano Russo, noto hairstylist della Capitale, sito in via Frattina, hanno ospitato l’evento: la location scelta per presentare la collezione di E-Lusso si è trasformata in una fucina di idee per i capelli. Cristiano Russo ha presentato infatti le nuove tendenze hairstyle per l’autunno/inverno, in bilico tra richiami hippie-chic e dettagli anni Settanta e chiome sciolte, naturali e ondulate. “Ultimo trend sono capelli sciolti al naturale e onde definite, stile hippie”, così l’hairstylist descrive i trend per la stagione invernale 2016-2017, “con la possibilità di definire il look aggiungendo coroncine di fiori, nastri e dettagli anni ’70. La prima collezione di borse personalizzate E-lusso ha come tema i fiori, per me di grande ispirazione, inoltre mi è piaciuta particolarmente la vision del brand che unisce l’ecosostenibilità al lusso”.

(Foto cover: Affaritaliani)

Bufera da Zara: trovato un topo morto cucito dentro un vestito

Scandalo in casa Zara: resasi conto dello strano odore proveniente dal vestito appena acquistato, una ragazza di Manhattan ha trovato nella cucitura del capo un topo morto. La brutta avventura è capitata lo scorso luglio a Cailey Fiesel, 24 anni: la ragazza era andata a fare shopping in un negozio Zara di Greenwich, in Connecticut, e aveva acquistato un vestito alla cifra di 40 dollari.

Due settimane dopo, indossato il capo, Cailey avvertiva un odore pungente e sentiva qualcosa proveniente dalla cucitura pungerla. Convinta si trattasse della targhetta antitaccheggio, la giovane ha tirato la cucitura e da lì la macabra scoperta: la zampa di un topo morto largo circa 6 centimetri, in avanzato stato di decomposizione, che faceva capolino dalla cucitura della scollatura.

Dopo aver documentato la scoperta con tanto di foto, la giovane ha citato in giudizio presso la Supreme Court di Manhattan la multinazionale di moda, che dal canto suo si difende, assicurando verifiche e indagini interne. A dare per primo la notizia il New York Post, seguito da diversi quotidiani americani. Dato lo choc causatole dall’accaduto, la giovane americana ha subito deciso di fare causa al colosso di abbigliamento spagnolo. I suoi legali parlano di “danni non specificati” e la giovane avrebbe manifestato una eruzione cutanea riconducibile al contatto col roditore.

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La foto che documenta la scoperta choc fatta da una ragazza americana



Zara ha rilasciato una nota in cui spiega la sua posizione in merito all’incresciosa vicenda: Zara è a conoscenza delle accuse mosse da una cliente negli Stati Uniti e sta indagando ulteriormente la questione. Il brand opera in base a severi controlli di qualità e standard di salute e sicurezza comuni in tutto il mondo che vengono seguiti in tutte le fasi della produzione, incluse la cucitura e la stiratura. Siamo impegnati a garantire che tutti i nostri prodotti soddisfano questi requisiti rigorosi”.

BookCity Milano, il fascino della cultura e del sistema editoriale

La lettura e i lettori sono i protagonisti del progetto BookCity Milano, voluto dal Comune di Milano e dall’Associazione BookCity Milano – Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Maur -, sostenuta inoltre da l’AIE – Associazione Italiana Editori – e da l’ALI – Associazione Librai Italiani-.

Il quarto anno dell’iniziativa milanese che verte sulla cultura e sulla diffusione del libro è fortemente voluto da editori italiani e protagonisti del sistema editoriale.
La manifestazione si srotola in tre giorni per tutta la città e ne conserva un quarto dedicato alle scuole.

Quali sono, quindi, gli obiettivi di BookCity Milano?
BookCity si prodiga per ottenere una dimensione metropolitana capace di aprirsi a una fruizione nazionale e internazionale, dare visibilità a Milano come centro della produzione editoriale, proporre la lettura come esperienza di valore, coniugare innovazione e tradizione, accompagnando la trasformazione sia delle filiere produttive sia dei comportamenti e delle forme di lettura, nella direzione dello sviluppo di prodotti e servizi realmente innovativi, capaci di fornire occasioni di lavoro e di crescita.

BookCity si espande per diversi temi: scienze naturali, fisica, chimica, matematica, filosofia, psicologia, religione, spiritualità, sport, viaggi, cibo, cucina, narrativa e poesia dall’Italia e dal mondo, arte, fumetto, illustrazione, fotografia, editoria, digitale, premi letterari, traduzione, eventi speciali, società, economia, attualità, lavoro, cinema, radio, teatro, televisione, musica, eventi nelle università e per bambini.

La kermesse del libro si terrà dal 17 al 20 novembre e vedrà progetti come quello di 18 novembre ore 20:00: “In ricordo di Dario Fo. L’universo impossibile: l’origine della specie umana e Darwin secondo Fo“.
Parteciperanno Jacopo Fo e Gianni Barbacetto con letture e interventi di Michela Casiere, Mario Pirovano, Jacopo Zerbo.
L’evento si terrà al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, Auditorium, Via San Vittore 21, Milano.

O ancora “Fotografia e giornalismo: il ruolo dell’immagine nell’informazione oggi“, 18 novembre ore 15:30.
Parteciperanno Isabella Balena, Monika Bulaj, Andrea Cancellato, Gianluigi Colin, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Piergaetano Marchetti, Arturo Carlo Quintavalle, Ferdinando Scianna, Vincenzo Trione, Antonio Troiano.
L’evento a cura di Fondazione Corriere della Sera e la Lettura, si terrà alla Triennale di Milano, Teatro dell’Arte, viale Alemagna 6, Milano.

E così anche 20 novembre ore 15:00 con l’evento “La “svergolata” città dell’Ingegnere. Milano secondo Gadda” che cita: “Milano è città, per Gadda, di nascita e non di elezione, d’amore viscerale e di odio, criticata, spesso dissacrata, e insieme celebrata.
Questo itinerario, attraverso i luoghi e le parole dell’autore stesso, ci condurrà alla scoperta di vari aspetti della sua vita e della sua opera e si concluderà con la presentazione del libro La svergolata Milano di Carlo Emilio Gadda, di Lucia Lo Marco, edito da Perrone Editore
“.
Francesca Calorio, del giovane collettivo milanese, spiega:”Lo abbiamo scelto perché è un autore dall’ironia raffinatissima, che descrive Milano con uno sguardo davvero originale. Nei suoi brani i ricordi di infanzia e gioventù si mischiano a un giudizio caustico sulla città nel suo aspetto architettonico e sul carattere dei suoi abitanti. È anche un’occasione anche per mostrare la Milano di un tempo, così diversa da quella che conosciamo oggi e per certi aspetti ancora così vicina“.

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Beth Ditto diventa designer per una linea plus-size

Beth Ditto, frontwoman dei Gossip e icona plus-size, diventa designer: è imminente l’uscita della sua prima collezione di capi dedicati alle curvy. Beth Ditto non è alla sua prima esperienza nel fashion biz: la cantante vanta già numerose collaborazioni con stilisti del calibro di Jean Paul Gaultier, per cui disegnò una t-shirt iconica con un bustier stampato, e Marc Jacobs. Per quest’ultimo la rocker ha persino calcato la passerella improvvisandosi modella.

Beth Ditto (all’anagrafe Mary Beth Patterson) è nata in Arkansans il 19 febbraio 1981, quarta di sette figli. Nel 1999 inizia a collaborare, in qualità di frontwoman, con il gruppo indie rock Gossip. Dichiaratamente lesbica e sostenitrice della causa femminista, nel luglio 2013 la cantante è convolata a nozze. Da sempre fiera delle sue curve generose e per nulla complessata dai chili di troppo, nel 2009 è apparsa senza veli per il primo numero del magazine inglese Love. Numerosi sono stati inoltre i brand per cui ha posato come testimonial.

L’artista nel 2009 e 2010 aveva già creato per l’azienda britannica Evans una linea plus-size. Ora il debutto della sua prima collezione, interamente made in Usa: la linea è pensata per una vasta gamma di pubblico, da chi veste una taglia 50/52 a chi indossa una 62/64. Gonne, pantaloni, vestiti e maglie per enfatizzare le curve senza nascondersi. Interessante la scelta di usare anche delle stampe, da sempre evitate da chi ha qualche chilo di troppo.

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La campagna pubblicitaria della collezione firmata dalla rocker è stata scattata da Hanna Moon con la direzione creativa di Charles Jeffrey: al posto di modelle professioniste sono state scelte ragazze scovate su Instagram, per incentivare la promozione di una nuova estetica, che travalichi gli standard finora accettati e condivisi.

Pd, tra scissione e democrazia interna

È difficile comprendere le dinamiche del dibattito interno e delle divisioni tra minoranze e maggioranze se non partiamo dall’inizio, e ne comprendiamo le ragioni “antiche” e più recenti.
Il Pd nasce dalla fusione di più partiti dopo l’esperienza dell’Ulivo. 
Questa fusione non è stata “indolore”, e tuttavia era necessaria. Lo volevano i tempi, lo esigevano gli elettori, lo imponeva il sistema elettorale, che se ci ricordiamo era per collegi uninominali.


È stato il primo vero momento di modernizzazione della politica italiana e veniva dopo gli scandali di tangentopoli che aveva spazzato via in un anno partiti politici “vecchi” di sessant’anni.
Un momento di modernità che ha stimolato “la stessa cosa dall’altra parte”, la nascita del Pdl e il superamento della frammentazione proporzionale. Se venuto meno il collante Berlusconi il Pdl si è disunito nuovamente, il Pd è restato unito, anche se non in modo indolore, restando “soggetto unico” per coalizzare gli avversari, M5S in testa, e per polarizzare le leadership di centro destra, Lega su tutti.


La classe dirigente del Pd, all’epoca, era sostanzialmente rappresentativa in termini quasi proporzionali delle rappresentanze dei vari partiti confluiti nell’unico soggetto. Ed anche se “erede dei due grandi partiti di massa” spesso l’ago della bilancia finiva con il pendere a seconda degli orientamenti delle componenti più piccole, e spesso meno rappresentative in termini di voti e consensi.
Il Pd è stato anche il primo partito a introdurre il sistema delle primarie, e queste hanno garantito nel tempo l’elezione di un’assemblea nazionale e la composizione di una direzione che in qualche maniera, spesso imperfetta, offriva comunque rappresentanza proporzionale a tutte le idee della galassia dem.


Questo equilibrio è saltato nel 2014, in maniera improvvisa, non voluta, e non pesata sino in fondo, sull’onda di una deroga che non è stata compresa sino in fondo nelle sue implicazioni nemmeno da chi l’ha accettata.


Quando Bersani era segretario infatti accettò non solo la candidatura “in deroga” di Matteo Renzi, anche due modifiche al processo delle primarie nazionali. La prima, che al secondo turno potesse votare chiunque. La seconda, che la direzione nazionale fosse composta in modo proporzionale in base non al voto degli iscritti (primo turno) ma a quello aperto a tutti (secondo turno).


Matteo Renzi, che nel Pd aveva il 44% dei voti, si è ritrovato a superare il 68% nel secondo turno dele primarie. Poco male per il suo consenso personale, ma molto male per il Pd.
Di fatto avrebbe dovuto avere una direzione con il 44% dei membri, il che avrebbe consentito un dibattito autentico, democratico, e molte posizioni sarebbero state se on discusse almeno discutibili autenticamente. 
Oggi, con una direzione composta al 70% da renziani, diventa davvero difficile sostenere che “ha votato la direzione” e “si sta a quello che decide la maggioranza” dal momento che, prima di tutto, quella direzione non rappresenta affatto in termini proporzionali le anime e i sentimenti della base del PD.


Ecco che se partiamo da questa considerazione, e riesaminiamo la questione per quello che è, ovvero una sostanziale finzione ogni qual volta segue un voto ad una discussione in direzione, il dibattito interno, delle varie minoranze e delle opportunistiche maggioranze, assume un significato forse più chiaro.


Forzare sempre la mano su un presunto voto a maggioranza è una strategia che alla lunga logora, e per il momento ripaga Renzi in termini di apparente leadership, fondata sull’assunto che alla fine ogni volta la direzione a larghissima maggioranza “vota si alle sue proposte”.
Lo ripaga anche sul piano della comunicazione interna, perché tutte queste forzature fanno apparire le minoranze interne come cavillose, non costruttive, e sempre pronte alla scissione e all’abbandono.
Una realtà che fa gola – e anche molto – ad un giornalismo politico sempre più gossipparo e meno analitico.


E tuttavia questa apparenza è anche molto fragile. Puoi dire al mondo che in fin dei conti la minoranza conta poco, ma quando sei sotto referendum e ogni voto è indispensabile, può essere che quel poco pesi parecchio. Specie se sai bene che invece quel poco tanto poco all’interno della base del Pd non è.
Puoi dire al mondo che #bastaunsi e che è lo scontro finali tra gufi ed ottimisti, tra vecchio e nuovo, ma alla fine ciò che resta sul campo è che quelle minoranze rischiano di essere determinati, e questo peso glielo ha dato proprio questa gestione interna del partito fatta di forzature e di inviti ad adeguarsi o andarsene.


Forse, col senno di poi, più dialogo, morbidezza, cedere qualcosa in più in termini di rappresentanza, dialogare meglio sui contenuti delle riforme e sulla legge elettorale, non sarebbe stata una cattiva idea. Indipendentemente dalla conta dei numeri in direzione.
Perché quelli li vuoi drogare con un vizio di due anni fa, ma la politica che conta è fatta di voti veri.
Ed anche se Renzi vorrebbe tanto che le minoranze attuassero la scissione (mentre afferma il contrario), la sua peggior iattura – anche da un punto di vista della comunicazione esterna – è che questa scissione non ci sarà, e che la conta vera si farà su un terreno meno consono al premier: i voti reali.

Fifty Shades of Grey – I segreti dei capelli grigi

“Voglio farmi i capelli grigi” è una frase che gli hairstylists conoscono molto bene oggigiorno. I cosiddetti granny hair (capelli da nonna, appunto) hanno letteralmente invaso il web, spopolando anche tra le celebrità. Nessuno riesce a resistere a questo trend!


Da Kylie Jenner a Lady Gaga, i capelli grigi non hanno risparmiato nessuno.


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Non basta, però, riferirsi a questo colore solo come “grigio”, perché ci sono innumerevoli sfumature! Dal grigio-bianco, al grigio perla fino al grigio dal sottotono blu, abbiamo l’imbarazzo della scelta.


COME OTTENERLO


Riuscire a raggiungere questa particolare nuance non è affatto semplice. Come prima cosa, si parte dalla decolorazione, con cui si cerca di raggiungere il biondo platino, base per un grigio perfetto.


Successivamente, attraverso colori diretti o semi-permanenti, si ottiene il grigio che più ci piace. Eccone alcuni esempi.


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COME MANTENERLO


Fondamentale l’utilizzo di prodotti di ottima qualità che aiutino a mantenere questo colore, oltre a maschere che ristrutturino il capello dopo la decolorazione. I capelli, infatti, tenderanno ad essere più “ribelli” ma, con qualche piccola accortezza, anche voi riuscirete a mantenerli in salute!


A questo proposito, JOICO ha quello che vi serve! Una linea chiamata K-PAK Color Therapy interamente dedicata a mantenere il colore da un lato e a ristrutturare il capello dall’altro.


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I capelli grigi sono senza dubbio molto affascinanti e, nonostante la maggior cura che dobbiamo avere, ne vale la pena! C’è solo l’imbarazzo della scelta: base più scura e lunghezze grigie, grigio quasi bianco, base grigia e lunghezze rosate.


Consiglio dell’hairstylist: ciò che fa la differenza è la capacità tecnica del professionista. Dunque, è importante affidarsi a chi conosce il capello e le ultime tecniche di colorazione per un risultato da togliere il fiato!

 

 






SECRETS BEHIND GREY HAIR


“I want grey hair” is something that all hairstylists always hear. The so-called granny hair is everywhere on the web and celebrities cannot resist either!


From Kylie Jenner to Lady Gaga, grey hair is a must-have.
It is not enough, though, to talk about “grey hair”, because there are so many kinds of it! White, pearl-grey, bluish-grey and so on, we have a wide range to choose from.


HOW TO GET GREY HAIR


Achieving this particular color is kind of difficult. First of all, you need to bleach the hair and turn it platinum, which is the perfect base for grey hair.


Then, making use of direct or demi-permanent color depending on the hair colorist’s choice, you will get the perfect grey hue.


HOW TO MAINTAIN GREY HAIR


It is highly important to use good quality products that prevent your hair color from fading too fast and masks, which can repair your hair after bleaching it.


Here is what you need: JOICO has a line called K-PAK Color Therapy, whose ingredients work in synergy to prevent hair color from fading on the one hand, and repair you hair on the other, keeping it healthy.


There is no doubt: grey hair is so fascinating and it is totally worth it, even though we need to take extra care of it! We only need to choose: darker roots and grey ends, almost white hair, grey roots and pale pink ends.


Hairstylist’s tip: your hairstylist makes the difference. Therefore, you need to go to a salon where they know the latest techniques about hair coloring.
You want grey hair to die for, don’t you?






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Apre a Milano il primo store Acne Studios

Cresce l’attesa a Milano per l’inaugurazione del primo store italiano di Acne Studios. Nel ventesimo anniversario dalla nascita del brand svedese, aprirà entro novembre il primo punto vendita italiano a Milano, in Piazza del Carmine.

Un brand particolarmente amato per la qualità dell’abbigliamento e degli accessori, Acne Studios nasce nel 1997 dalla mente di Jonny Johansson. Le collezioni, che sfilano nell’ambito della Paris Fashion Week, vedono menswear, womenswear, footwear, denim e accessori.

Futurista e avanguardistico, il brand pubblica anche un magazine biennale, Acne Paper, dedicato al mondo dell’arte, della moda, del design, della fotografia e dell’architettura. Tra i contributors più illustri che hanno partecipato al progetto spiccano Carine Roitfeld, Noam Chomsky, David Lynch, Lord Snowdon, Azzedine Alaïa, Mario Testino, Sarah Moon, Tilda Swinton e Paolo Roversi.

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Lo spazio che ospiterà lo store fino allo scorso anno ospitava Marc by Marc Jacobs. Sito nel cuore di Brera, il nuovo store, che vedrà la luce entro la fine del 2016, è solo l’ultimo tassello di un progetto di espansione retail che ha visto, nell’arco dell’anno corrente, l’apertura di ben quattro store.

Party esclusivo a Dubai per Dolce & Gabbana

Festeggiamenti in grande stile in casa Dolce & Gabbana dopo l’inaugurazione del primo flagship store del brand al Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo. Il duo di stilisti ha celebrato l’evento con un party esclusivo che ha avuto sede all’Arabian Courtyard.

Mood all’italiana per la location, trasformata per l’occasione in una tipica piazza italiana, con i tavolini all’aperto, le luci al neon sopra i bar, i forni per la pizza. Dopo aver iniziato i festeggiamenti con un pranzo per ospiti selezionatissimi al Cipriani presso il Dubai International Financial Centre, dove tra le pietanze spiccavano cuori di carciofi alla romana e tiramusù fatto in casa, i due stilisti sono cimentati in una festa all’italiana che ha tenuto banco per giorni sui social networks.

Tra gli invitati al party la socialite libanese Serene Assad, la presentatrice Renee Farah e le blogger Reem e Natalya Kanj di fivefivefabulous.com (tutti rigorosamente vestiti Dolce & Gabbana, ça va sans dire. Ospite d’eccezione la fashion editor più amata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, Anna Dello Russo, che si è rivelata mattatrice della serata. E proprio a lei è stata dedicata l’iconica trattoria Anna, omaggio all’ultima collezione presentata dal duo di stilisti.


SFOGLIA LA GALLERY:




La fashion editor di Vogue Japan si è presentata vestita con un capo caratterizzato dal logo raffigurante una pizza. Insieme ad alcuni danzatori vestiti da camerieri, la stylist ha anche improvvisato un balletto al tavolo. Sfarzo e opulenza hanno caratterizzato l’evento, tra incursioni kitsch e citazioni italiane. I due stilisti hanno anche preso parte ad una cena privata con clienti e ospiti tra cui l’editor-in-chief di Vogue Arabia Deena Aljuhani Abdulaziz, nella location del The One and Only Royal Mirage.

Ralph Lauren: stop al progetto Denim & Supply

Sarà stato a causa del calo registrato nel secondo trimestre, ma Ralph Lauren ha deciso di sospendere il progetto Denim & Supply. Una scelta obbligata per riportare il brand al cuore della sua attività, come dichiarato da Stefan Larsson, CEO del brand americano.

Nata per un target giovane e amante di uno stile casual, la linea Denim & Supply univa lo stile classico, da sempre caratterizzante il brand, a modelli comodi dalle suggestioni grunge. Largo a denim declinato in tutte le salse, tra dettagli wild che sembravano usciti direttamente da film come “Into the Wild” o “The lodge”.

Ma un brusco calo dei profitti (si è passati da 160 a 45 milioni di dollari, con ricavi in flessione del 7,6% a 1,82 miliardi), ha reso necessaria l’adozione di una nuova politica economica in seno al brand. Sebbene le vendite abbiano comunque battuto le aspettative del consensus Thomson Reuters, ferme a 1,81 miliardi, la redditività si è confermata in calo anche nel semestre. Urgente quindi adottare un cambio di rotta all’interno di quella che è da sempre una delle maison più amate in USA e in Europa.

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Alcuni modelli della linea Denim & Supply di Ralph Lauren



Correva l’anno 1967 quando Ralph Lauren, classe 1939, fondava il brand, col nome di Polo Ralph Lauren, ispirandosi al mondo dello sport. Il suo stile iconico raccoglie proseliti fin dagli esordi e nel 1969 lo stilista è il primo ad aprire una boutique per uomo all’interno di Bloomingdale’s, a New York. Nel 1971 la creazione della prima linea donna con il celebre logo raffigurante il giocatore di polo, da sempre emblema del brand.

La giacca biker, must have autunno/inverno 2016-2017

La giacca da motociclista è da sempre considerato uno tra i capi più iconici del guardaroba maschile e femminile. Come rinunciare all’irresistibile fascino esercitato dalla biker jacket in pelle, tra suggestioni vagamente fetish e un piglio aggressivo che conferisce ad ogni outfit una marcia in più?

Tante sono state, nel corso dei decenni, le icone che hanno sdoganato la giacca biker, rendendolo must have, dall’algida Marlene Dietrich a Madonna: l’intramontabile fashion trend ha attraversato indenne un secolo per arrivare ai nostri giorni, col suo fascino ancora intatto.

Protagonista assoluta della stagione autunno/inverno 2016-2017, la giacca biker ha invaso le passerelle, riconfermandosi come una delle tendenze più in voga di questa stagione invernale. Tanti sono i brand che hanno proposto modelli di giacche biker, da Gucci a Courrèges, che declina l’iconico capo in diversi colori, fino a Louis Vuitton.

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La giacca biker è da sempre must have del guardaroba femminile



Anna Selezneva per Vogue Paris 2012

Anna Selezneva per Vogue Paris 2012




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E chi ha sempre pensato che la biker jacket vada bene solo sui pantaloni o su outfit sportivi sarà costretto a ricredersi: anche un abito lungo può rivelarsi la scelta vincente. Largo quindi a voluminose gonne dal piglio romantico che si sposano mirabilmente al mood aggressivo della giacca da motociclista. L’interessante accostamento è stato proposto da Valentino e da Saint Laurent, che propone la giacca biker con minigonne dalle suggestioni Eighties.

Tantissimi sono i brand low cost che anche per questa stagione propongono numerosi modelli di giacche da motociclista. Da ASOS a River Island, anche chi deve accontentarsi di un budget limitato può comunque sfoggiare tanti modelli, dalla pelle al camoscio. Tra le celebrities che amano la giacca biker l’icona di stile per eccellenza Kate Moss e la splendida top model Gigi Hadid.

Kate Moss

Kate Moss



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Gigi Hadid

Pitti Uomo ’17: la dedica a Ciro Paone, fondatore di Kiton

Dal 10 al 13 gennaio 2017 si terrà il Pitti Immagine Uomo 91, la rassegna tutta al maschile delle ormai consolidate Fashion Week.
In questa occasione, verrà reso un tributo speciale a Ciro Paone, fondatore della sartoria industriale e casa di moda napoletana Kiton.

La maison Kiton procede per unicità dagli anni della sua nascita, produce infatti abiti esclusivi ed artigianali che variano il loro prezzo dai 5.000 ai 15.000 dollari.
Ogni abito – ne vengon prodotti solo 18.000 l’anno – è cucito e curato da un team di 45 sarti.
Uno dei modelli più celebri di casa Kiton è quello del K-50 che richiede 50 ore di lavoro e possiede un prezzo di 50.000 dollari.

L’evento all’interno del Pitti dedicato a Ciro Paone s’intitolerà “Due o tre cose che so di Ciro“, ad opera di Angelo Flaccavento che ne ha curato il progetto espositivo.
L’evento verterà sul simbolo della moda italiana cucita sulla figura di Ciro Paone e sulla sua passione per il buon vestire.

Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, sostiene: “Per noi di Pitti Immagine, Ciro Paone è sempre stato un riferimento di simpatia, eleganza, visione e coraggio e il suo lavoro un esempio di ricerca e al tempo stesso di salvaguardia della tradizione. Rappresenta il meglio della sartoria contemporanea, e al tempo stesso uno degli imprenditori più illuminati della moda italiana: una storia che parte da Napoli e da qui va alla conquista del mondo. Due o tre cose che so di Ciro sarà un’immersione nel gusto, nella passione e nell’indefessa dedizione alla causa del bello, che attraversano la vita e la carriera di Ciro Paone. Un ringraziamento dovuto a lui e alle persone che con lui condividono questa storia aziendale, per quanto hanno fatto e faranno in futuro“.

Aggiunge Antonio De Matteis, Ceo di Kiton:”Da parte mia e di tutta la famiglia Paone confermo che questa mostra dedicata a mio zio è un onore immenso, perché Ciro Paone è la persona che più di ogni altra ha influito sulla nostra vita, sul nostro modo di pensare e ci ha insegnato con dedizione e passione il suo credo. Ringraziamo Pitti Immagine, tra le manifestazioni internazionali leader per la moda Uomo, per aver creduto in Kiton dagli esordi e per averci offerto uno scenario così prestigioso. Il modo in cui Pitti ha saputo rinnovarsi negli ultimi anni conferma che chi la gestisce ha fatto un lavoro davvero eccezionale“.
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fonte foto: YouReporter.it

fonte foto: YouReporter.it



fonte foto: Kiton

fonte foto: Kiton

Palazzo Versace a Dubai, inaugurato ieri il resort di lusso

È stato inaugurato ieri Palazzo Versace a Dubai, un resort di lusso in cui tutto, dalle camere agli arredi, richiama lo stile inconfondibile della maison italiana. Una grande festa ha accompagnato l’opening del resort che si inserisce nel Cultural Village, nuovo cuore pulsante del Dubai lifestyle. Presenti le top preferite da Donatella Versace: Helena Christensen, Natasha Poly, Alessandra Ambrosio sono state le regine della serata, avvolte in splendidi abiti da sera della collezione Atelier Versace autunno inverno 2016-17. Per la prima volta in occasione dell’apertura dell’hotel a Dubai, la collezione haute couture del brand della Medusa è arrivata negli Emirati Arabi. Le clienti potranno ammirarla in una serie di appuntamenti privati nei prossimi giorni, con l’aiuto e l’assistenza dei couturiers della maison. Parte del ricavato di queste vendite sarà poi devoluto alla charity Dubai Cares, un’organizzazione filantropica creata da sua Altezza Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum per il sostentamento dei bambini dei paesi meno abbienti alle scuole primarie.


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Il Palazzo Versace a Dubai è il secondo dalla maison italiana dopo quello aperto nel 2000 in Australia. Realizzate ispirandosi all’architettura neoclassica di un palazzo italiano del XVI secolo, le 215 camere riflettono il lusso e lo stile Versace tra stucchi e statue, tessuti broccati e materiali preziosi. La più lussuosa? È l’Imperial Suite: 1200 metri quadri di sfarzo con tanto di piscina, terrazza privata e vista mozzafiato sul panorama di Dubai. È stata la stessa Donatella Versace a scegliere arredi e complementi del resort. «Sono entusiasta di partecipare all’inaugurazione di Palazzo Versace Dubai – ha detto la stilista – Ho visitato l’hotel prima dell’apertura e sono rimasta stupita dalla sua bellezza: è davvero una luxury destination, come nessun’altra al mondo. Sono contenta di aver portato a Dubai per la prima volta la nostra collezione di alta moda e di aver realizzato una vera e propria Versace Experience».


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Photo Courtesy Adnkronos.com

Gian Paolo Barbieri in mostra a Milano

Attraverso il suo obiettivo ha raccontato oltre cinquant’anni di moda e costume: ora una mostra celebra il genio di Gian Paolo Barbieri, firma tra le più illustri della fotografia italiana. “Occhio, cuore e mente: cinquant’anni di bellezza nella fotografia di moda” aprirà i battenti il 23 novembre presso la galleria 29 Arts in Progress di Milano.

Un’esposizione imperdibile per amanti della moda e della fotografia: testimone dell’evoluzione della storia del costume, dagli Swinging Sixties agli anni Novanta, autore di scatti iconici entrati di diritto sui libri di storia della moda, la lunga e prolifica carriera di Gian Paolo Barbieri inizia nel cinema e nel teatro.

Autodidatta, classe 1938, il maestro ha iniziato a lavorare nell’ambito della fotografia di moda con una collaborazione con Harper’s Bazaar e Vogue Italia, nel corso degli anni Sessanta. Tantissime le top model che hanno posato per lui, da Veruschka a Marisa Berenson, da Audrey Hepburn a Monica Bellucci. Futurista e innovativo nella scelta dei set e dei colori, celebri le sue foto per Valentino, Giorgio Armani, Gianfranco Ferré e Dolce & Gabbana. Teatrali e suggestivi i suoi set, sensuali le sue muse, in bilico tra passato e presente, per scatti sospesi in una dimensione onirica che riporta in auge un mondo patinato che pochi hanno saputo immortalare con la stessa classe del fotografo milanese. Sensuale ma rigoroso, le sue foto includono anche ritratti di popolazioni indigene, di cui Barbieri ha immortalato non solo usi e costumi ma attimi di rara poesia.


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La mostra milanese intende celebrare la grandezza di Gian Paolo Barbieri attraverso un percorso che si snoda in quaranta immagini, alcune delle quali inedite: tra polaroid e stampe vintage si passa in rassegna la carriera di uno dei fotografi di moda più famosi a livello internazionale. La mostra, curata da Nikolaos Velissiotis, rientra tra gli eventi in programma nell’ambito del Photo Vogue Festival. L’esposizione resterà aperta fino al 20 dicembre 2016.

Elena Iachi, la collezione per la primavera/estate 2017

Elena Iachi, brand nato nel 2011 dalla storica azienda marchigiana Strategia, ha dato avvio alla sua nuova collezione per la primavera/estate 2017 questo 8 novembre 2016.
La filosofia del brand consiste nel comporre calzature uniche coniugate alla moda del momento.
Inoltre, è possibile approfittare della vasta produzione di tronchetti, sneakers e sandali per poter scegliere tra questi quello più incline al proprio stile.


La collezione per la primavera/estate si articola in un ampio numero di capi, sviluppando sia diversi nuovi temi che arricchendo filoni già seguiti in passato.
In particolare si nota un richiamo agli anni ’70 attraverso l’introduzione di diversi dettagli e passamanerie che si rifanno ad uno stile gipsy-chic.
Il denim compone diverse calzature, viene infatti largamente utilizzato sia in sneakers che in sandali e tronchetti declinati sia nella versione classica che in quella grigia o nera.
I broccati vengono impiegati con stampe intense e colorate o in maniera più semplice.
Patches dal gusto divertente arricchiscono sneakers e sandali, i quali vengono proposti anche in fini pellami intagliati.


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Perché nessuno ha previsto la vittoria di Trump?

Il voto nell’era della decostruzione dei partiti politici come organizzazioni sociali non è più un atto razionale e collettivo (ed in questa accezione militante), ma una scelta emotiva e individuale, che tiene conto della propria condizione e risponde alle proprie esigenze.
Se la comunicazione verticale creava uno storytelling unico, in cui la rappresentazione della realtà era monoliticamente unidirezionale, le nuove forme di comunicazione orizzontale creano differenti narrazioni del tempo e delle condizioni sociali.
Non si attende cioè che la televisione o i giornali raccontino la realtà e presentino gli scenari: le persone si informano “per vie laterali” e collateralmente contribuiscono a raccontare la propria realtà.
Questo genera gruppi eterogenei socialmente, molto più difficili da individuare e quindi da considerare con i normali strumenti dei sondaggi e delle metriche politiche.
Al contempo questi gruppi – che possono esistere anche solo per il periodo di una elezione o di un avvenimento sociale – diventano “motore elettorale” capace di spostare opinione sulla base di un “movimento di pancia”, di uno slogan, di un fatto, che se questo sulla scena globale può apparire irrilevante o secondario.
Ecco che un episodio locale di cronaca, una parola “sbagliata” in un comizio, a seconda di come vengano giocati e usati dai candidati, finiscono con il spostare quelle poche migliaia di persone che, in un sistema elettorale come quello americano, determinano la vittoria dell’uno o dell’altro in un intero stato, senza alcuna proporzionalità.


Ancora una volta non ha pagato un certo atteggiamento elitario della classe dirigente di entrambi i partiti politici. Eppure sarebbe bastato seguire i social network per rendersi conto di cosa, ed anche del come, le persone parlavano e commentavano la politica.
Questa scarsa attenzione alle tecnologie non è nuova.
Nixon che sottovaluta la portata della televisione e non si fa truccare e appare sudato (e quindi teso) al pubblico è fatto noto. Meno noto è che la sua vittoria contro Kennedy era scontata secondo i sondaggisti, che però fecero il rilevamento solo telefonico, dimenticando che un’intera fascia di popolazione che votava per la prima volta non era così abbiente da avere un telefono in casa.
Se volessimo trasporre questo caso ad oggi, il telefono del 1960 sono i Facebook e i twitter del 2016.


BigData sfuggiti ai “grandi analisti star” che pure avrebbero dovuto supportare (sulla carta) i Dem.
E invece proprio in queste elezioni, tutti i protagonisti che con le loro analisi hanno fatto vincere Obama, non sono stati assunti dalla Clinton, che ha confuso “uso dei social” con “spendere più soldi in pubblicità web”, e come tutti sanno questo “non è la stessa cosa” che saperli usare.
Dippiù, oltre che generare spesso l’effetto contrario (perché le pubblicità si vedono, si sa che costano, generano visibilità ma poco attivismo, e molto spesso un eccesso di presenza adv genera l’effetto repulsivo opposto) in questo caso specifico il suo avversario aveva decisamente contezza non solo del sentiment generale e ambientale, ma sapeva anche come “parlare al suo popolo”.
E quando certi toni sono sembrati “eccessivamente eccessivi” lo stesso staff di Trump ne ha preso le distanze non potendo “impedire l’uso di twitter a un adulto maggiorenne” (testuale).


È tuttavia troppo semplicistico racchiudere tutto nel semplice assioma – seppure veritiero – per cui tutti gli analisti e sondaggisti ed editorialisti “non avevano capito niente”.
In realtà il quadro è molto più semplice ed al contempo rivoluzionario e complesso.
Quello che è saltato è il quadro complessivo dell’elettorato e degli insiemi in cui viene suddiviso per essere analizzato e compreso. Insiemi sociali, economici, etnico-razziali, culturali, cui si fa riferimento nelle indagini dei comportamenti elettorali quanto di consumo e di atteggiamento sociale che sono stati completamente stravolti: segno quest’ultimo che complessivamente l’America è un subcontinente molto più unito ed omogeneo di quanto non era dato immaginare, ma anche più trasversale e declinabile solo attraverso nuove categorie socio-economiche. 
Per altro in questo caso molto più semplici, figlie della crisi economica di dieci anni fa, e che proprio questa tornata elettorale ha mostrato con la massima chiarezza.

I più bei 10 choker della collezione di Zara 16/17

La choker mania ha contagiato tutti senza dimenticare nessuno, neppure il colosso spagnolo Zara.
Così questo oggettino da legare al collo rappresenta una rinascita, in parole più semplici un nuovo modo di riappropriarsi di ciò che è vecchio, ritornando in voga dagli anni ’90.


Quando una nuova moda sgomita per le strade, è difficile farne a meno.
Infatti tutte le donne, o quasi, di qualsiasi età lo indossano con disinvoltura su ogni tipo d’abito possibile ed immaginabile.
Eppure, questo collarino così amato possiede un dress code da non sottovalutare.


L’unica certezza risiede però nel fatto che sia un oggetto tanto praticato quanto desiderato.
Zara propone un abbinamento composto da un choker e da un ulteriore accessorio coordinati in diversi “chocker pack“, ecco i 10 più belli.


1. Il primo choker pack è composto da un laccetto molto lungo con copertura color oro in estremità e da un collarino lunghezza collo con catenelle.
Il suo prezzo è 15,95 euro.


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2. Il secondo choker pack è composto da un primo choker in velluto rosa antico con luminosi inserti floreali e da due collanine gioiello.
Il suo prezzo è 17,95 euro.


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3. Il terzo choker pack è composto da due choker in pizzo e da un altro choker che è declinato sottoforma di una serie di brillantini.
Il suo prezzo è 12,95 euro.


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4. Il quarto choker pack è composto da un primo choker di tessuto nero, un secondo choker in color oro e da una collana lunga con pendente.
Il suo prezzo è 15,95 euro.


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5. Il quinto choker pack è composto da un choker di tessuto nero e da una collana lunga con pendente a forma di stella.
Il suo prezzo è 15,95 euro.


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6. Il sesto choker pack è composto da un primo choker laminato e da un secondo choker multicolor con sfere.
Il suo prezzo è 15,95 euro.


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7. Il settimo choker pack è composto da un choker in strass con pendenti a forma di stelle e da un laccetto in velluto.
Il suo prezzo è 15,95 euro.


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8. L’ottavo choker pack è composto da un choker molto lungo in velluto rosso con piccoli inserti luminosi a forma di cuore o stella e un choker corto con unico inserto a forma di cuore sempre in velluto rosso.


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9. Il nono choker pack è composto da un choker in tessuto nero con anello che congiunge i due lembi del collarino e un choker sottoforma di laccio.
Il suo prezzo è 15,95 euro.


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10. Il decimo choker pack è composto da due lembi di choker in tessuto nero congiunti da un laccio a forma di fiocco. Le due estremità del choker posseggono inserti luminosi a forma di fiore.
Il suo prezzo è 17,95 euro.


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Il lavoro secondo De Luca

De Luca ci aveva abituati a scoop sensazionali. All’indomani della sua elezione affermò “nominerò un vicepresidente che vi farà sognare”. Dal sogno ci siamo risvegliati con la nomina di Fulvio Bonavitacola (suo fedelissimo e di cui la procura di Salerno ha ipotizzato anche che le primarie che lo hanno portato a diventare parlamentare siano state truccate). Stavolta ha promesso “una proposta choch per il lavoro, venite e saprete”. E in effetti è stato scioccante tornare alle soluzioni degli anni settanta: “La mia proposta per il lavoro: è un piano per 200 mila giovani nella pubblica amministrazione per il Sud”. Lo ha detto, testuale, in occasione dell’assemblea nazionale per il Mezzogiorno, organizzata dalla Regione con il Governo e Unioncamere alla mostra d’Oltremare.


Meno male che gli replica Carlo Calenda (non un nobel per l’economia ma almeno Ministro dello Sviluppo Economico) “Non si possono promettere 200 mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Sono invece d’accordo sulla necessità di interventi pubblici nel Mezzogiorno. Al Sud serve lavoro vero, non misure sociali di questo tipo”.


Il nodo della questione è sin troppo serio per liquidarlo come “la solita battuta provocazione” di De Luca, che va ricordato alla giovane età di 67 anni si riscopre renziano della prima ora all’ultimo congresso, ha sempre fatto politica senza svolgere alcun altro mestiere, e certamente economia se si è preso la briga di studiarla l’ha fatto poco e certamente male. A meno di non essere rimasto col cuore ai favolosi anni settanta, a quelle scelte economiche suicide da cui ereditiamo lo stratosferico debito pubblico che ci ritroviamo, uno sviluppo delle regioni del sud pari a zero, e la disoccupazione giovanile che De Luca vuole risolvere con le cure di Gava e compagnia bella.


Paul Samuelson durante un viaggio di studio nella Cina di Mao venne invitato a vedere una grande opera, migliaia di persone con le pale a rifare argini di fiumi di irrigazione; chiese come mai non adoperassero bulldozer e scavatrici e gli venne spiegato che non era un’opera pensata per l’agricoltura, ma per creare lavoro. Samuelson non si scompose e replicò “allora on dovevate dargli le pale, ma i cucchiaini”. Ecco che più o meno tutto torna, se non fosse che non siamo nella Cina di Mao, non siamo negli anni cinquanta, e se un presidente come Kennedy ebbe la saggezza di affidarsi – capendone poco di economia – alle lezioni di Samuelson (che vinse il Nobel) altrettanta saggezza non l’ha avuta né il governatore della Campania né i suoi consiglieri.


Andrebbe spiegato a De Luca che – soprattutto al sud – abbiamo un problema di sproporzione nel numero di persone impiegate nella pubblica amministrazione. Che dopo l’abolizione delle province e l’accorpamento delle funzioni da noi questo eccesso è diventato complicato anche da gestire. Che il personale pubblico viene pagato con la fiscalità generale, e che se non crei impresa (e quindi sviluppo e lavoro) quel costo diventa debito pubblico. Che in Italia quelli della generazione di De Luca sono abituati che quel debito “è solo sulla carta” e che non lo pagherà nessuno. Andrebbe spiegato che viviamo in città in cui ormai non si produce niente, e questo genera scarsa capacità di spesa, bassa propensione marginale di spesa e di risparmio, percezione di instabilità e precarietà, tutti elementi che accrescono la fragilità economica di un territorio, e ne diminuiscono la propensione all’investimento, e quindi allo sviluppo.
Andrebbe spiegato a De Luca – che pure ha conosciuto sia l’epoca di Mao sia l’ambiente agricolo – che quei tempi non esistono più. In questo poi bisognerebbe spiegargli che con i nuovi processi di organizzazione aziendale e con l’informatizzazione dei servizi, 200mila impiegati di oggi fanno quello che negli anni settanta facevano 2milioni di impiegati.


Ora, a meno che De Luca non ci spieghi esattamente “assunti a fare che cosa”, questi 200mila posti pubblici appaiono come un mercimonio elettorale, sono una promessa che on verrà mantenuta, sono un’illusione che i nostri giovani non meritano, sono un peso per la nostra economia, non creano alcuno sviluppo né crescita. Sono però la boutade che dimostra che chi l’ha sparata da un palco non ha la più pallida idea di che cosa stesse parlando. Al sud, e ai giovani del sud, serve una crescita vera, che passa anche da investimenti pubblici, ma in un sistema trasparente di gare e di appalti che non vadano sempre ai soliti noti. Servono servizi e infrastrutture per attrarre e creare impresa. Serve “tornare a produrre”. E con il gettito fiscale che se ne genera pagare anche – non a debito – gli stipendi pubblici. Anche quello dei De Luca, ormai da tanti anni. Sarebbe il caso andassero in pensione (con i contributi sempre versati dalle pubbliche casse, e col sistema retributivo di quella generazione, mentre a questi giovani tocca il ben diverso sistema contributivo).

La ville lumière – Fashion Editorial

La ville lumière – Fashion Editorial



Photography & Styling: Miriam De Nicolò
Make up: Manuel Montanari
Hair: Mattia Flora
Model: Helena Eeckeleers
Agency: Karin Models Agency, Paris
Location: Paris

Thanks to: Guitar press office, Studiore Public Relations, S2BPRESS

sx hat Doria 1905, 20 52 Intarsia turtle neck jumper, skirt Domenico Cioffi – dx fur Ita-kli



fur Ita-kli,embroidered chiffon and stretch knit Uel Camilo



black dress Domenico Cioffi – shoes JF London



sx dress Domenico Cioffi – dx jacket COITE



black dress Domenico Cioffi – shoes JF London



hat Doria 1905, 20 52 Intarsia turtle neck jumper, skirt Domenico Cioffi



jacket 20 52 , pochette Paola Bonacina

jacket 20 52 , pochette Paola Bonacina



Diva Matt lipstick MAC Cosmetics, Cork-embark-kid-blanc type eyeshadows MAC



long dress Uel Camilo Atelier



jacket 20 52



fur Ita-kli, jacket 20 52, skirt Domenico Cioffi, bag Hibourama



embroidered chiffon and stretch knit Uel Camilo, fur Ita-kli, In extreme dimension mascara MAC



long dress Uel Camilo Atelier

Sting al Bataclan, un anno dopo gli attentati di Parigi

13 novembre 2015, Parigi veniva sconvolta da una notte di terrore che non dimenticheremo. Un anno dopo l’attentato al Bataclan, allo Stade de France e in alcuni bistrot tra il IX e il X arrondissement che è costato la vita a oltre 130 innocenti, la città prova a rinascere. E sceglie di farlo riaprendo il locale in cui tutto ebbe inizio. Il Bataclan è stato riaperto lo scorso 12 novembre con un concerto di Sting. Proprio là, dove oltre 90 giovani riuniti per ascoltare la musica degli Eagles of Death Metal hanno perso la vita, altri giovani, altri cittadini di Parigi, insieme ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime della strage del Bataclan sono tornati a cantare e ballare. «Stasera abbiamo due compiti: onorare i morti e ricominciare a vivere. Non li dimenticheremo» con queste parole è iniziato il concerto di Sting al Bataclan. Un minuto di silenzio carico di commozione e poi la musica, capace più di qualsiasi discorso di esprimere il dolore e la voglia di ricominciare di una città che alza la testa.


Il concerto di Sting al Bataclan ha aperto le commemorazioni per quella notte di terrore del 13 novembre 2015 a Parigi. Il giorno successivo è stato il giorno del cordoglio, del ricordo commosso e doloroso. La commemorazione è iniziata alle 21 allo Stade de France, dove un anno fa tre kamikaze si fecero esplodere durante la partita amichevole Francia – Germania. Davanti al Presidente Hollande e al primo ministro Manuel Valls, ha parlato il figlio di una delle vittime. Poi Hollande si è spostato insieme al sindaco di Parigi Anne Hidalgo verso i bistrot delle stragi di un anno fa e lì ha scoperto delle lapidi, per poi arrivare davanti al Bataclan. Nessun discorso qui, solo l’elenco delle vittime tra cui l’italiana Valeria Solesin. «Forse questo ultimo atto era destinato a ribadire una fondamentale verità: – recita il testo di Fragile di Sting – Che nulla viene e potrà mai venire dalla violenza».

Come non sbagliare look: le borse ricamate dell’inverno 16’17

Ricamare è un’arte antichissima proveniente dai più talentuosi e creativi sarti e poi tramandata di casa in casa, di atelier in atelier, attraverso le mani e la creatività delle donne.
Pertanto, tempo fa, saper cucire dimostrava possedere di saper svolgere una pratica essenziale, scontata e prevedibile che faceva del ricamo una componente di sorpresa, di cura e originalità.


Così, riunite in cerchio in casa di chi poteva insegnare, ogni donna imparava ad avere dimestichezza con ago e filo dando vita al prodotto artigianale, unico, esclusivo, ovvero tutte le caratteristiche ancora bramate ma che difficilmente compongono oggi un capo.


Anche Dior scriveva in una sua biografia quanto fosse complicata, unica e sensazionale l’arte del ricamo inserendola nelle sue antiche radici storiche:” Riusciamo a ricamare un abito con migliaia di paillettes o perline, tutte infilate da meravigliose mani di fata, perché il ricamo nel nostro atelier è ancora fatto a mano, come nel XVIII secolo“.


Attualmente ancora utilizzata, l’arte del ricamo viene elaborata per completare abiti vintage e retrò lasciando che posseggano un gusto nostalgico.
Ma non solo.
Viene utilizzata per adornare capi e accessori contemporanei per dar loro un tocco di classico romanticismo coniugato in hit bag mozzafiato.


Un esempio sono le borse Miu Miu con fantasia floreale. Il ricamo cede a tonalità neutre come il rosa antico.


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La proposta di Valentino è decisamente più sfiziosa.
L’hit bag totalmente in denim presenta dei ricami di farfalle colorate. Il modello seguente è quello della borsa a spalla ricamata Red Valentino.


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Diesel rielabora il patchwork ricamato sul tondo.


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Fendi opta per un ricamo floreale, in questo caso un fiore su pelle nera.


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Anche Zara propone il ricamo però su secchiello etnico e luminoso.


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Paillettes per Alexander Mcqueen che colora la clutch di rosso, azzurro e giallo con teschio in color oro.


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I più bei cappotti ’16 di Zara sotto i 100 euro

Ultimamente Zara sorprende con prezzi che sembrano salire sempre più dimenticando il vero motivo che spinge le donne a comprare: il rapporto qualità/prezzo.
Eppure non tutti i capi sono untouchable per il portafoglio, molti altri sembrano perfetti per completare un armadio in linea con la moda del momento, ma economico.
Così, scovando nella collezione Autunno Inverno 2016 del colosso spagnolo, si sono resi visibili alcuni indumenti sui quali la qualità/prezzo sembrerebbe ancora governare.
Tra questi, i cappotti.


I trend del momento affermano:” Sì al cappotto, ma che sia lunghissimo“.
Zara non si fa cogliere impreparata e aggiunge nella sua collezione un cappotto nero molto lungo, così lungo da coprire le caviglie.
Si presenta con classico colletto e abbottonatura a sei bottoni.
Il suo prezzo è 89, 95 euro.


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cosmpolitan.it




Per le amanti delle fantasie, immancabile nell’armadio dell’autunno inverno 2016 è il tartan.
Zara propone un cappotto con tartan nero su una base in grigio chiaro.
Anche questo abbastanza lungo ma meno del primo, scivola infatti sulle ginocchia.
Classico colletto e tasche laterali lo completano.
Il suo prezzo è 69,95 euro.


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Dalla commistione tra il primo e il secondo, ne viene un terzo lungo sino a nascondere le caviglie (proprio come il primo) ma con un particolare che richiama il secondo: le tasche laterali.
Un solo bottone centrale congiunge il classico colletto.
Nella versione in colore rosso, questo cappotto richiama il calore delle feste natalizie e del fuoco dei caminetti accesi durante il periodo invernale.
Il suo prezzo è 99,95 euro.


fonte foto: cosmpolitan.it

fonte foto: cosmpolitan.it




Ancora tartan per il cappotto dalle linee morbide, meno rigide delle precedenti.
Il capotto si presenta su base neutra con tartan rosso e verde mascherando così una rivisitazione della classica fantasia.
Lunghezza fino alle caviglie, classico colletto, bottone unico centrale e tasche a sacco laterali lo completano.
Il suo prezzo è 69,95 euro.


fonte foto: cosmopolitan.it

fonte foto: cosmopolitan.it

Grotta Giusti: tempio del benessere di lusso

La vita in città è caotica. Tutti i giorni la stessa storia: mi faccio strada tra le persone con il mio cappuccino in una mano mentre cerco di raggiungere l’ufficio, sognando del meritato relax in una SPA. Concedersi del tempo per se stessi è fondamentale e il rimedio in questione ha un nome: Grotta Giusti, ottava meraviglia del mondo secondo Giuseppe Verdi.


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Situata a Monsummano Terme, in Toscana, questa grotta termale vi farà sognare ad occhi aperti. Un vero e proprio elogio alla natura.

Circondato dal verde, questo resort nasce in una maestosa villa ottocentesca, che fu residenza di campagna del poeta toscano Giuseppe Giusti.


Fu scoperta nel 1849, mentre il padre del poeta conduceva dei lavori in quella zona e negli anni successivi si sparse velocemente la notizia delle molteplici virtù curative della cava.

Questo vero e proprio paradiso naturale viene suddiviso in tre zone denominate Paradiso, Purgatorio e Inferno, con temperature che oscillano tra i 28°C ai 34°C durante tutto l’anno.
La Grotta si estende per oltre duecento metri nel sottosuolo, creando incantevoli labirinti che regalano intense emozioni.


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Per un’esperienza ancora più surreale, Grotta Giusti è l’unica location al mondo ad offrire la possibilità di fare vere e proprie immersioni in grotta termale, al fine di scoprire lo splendore di una cavità millenaria rimasta celata per secoli e secoli.


Attualmente comprende anche uno spazio esterno e una grande varietà di stanze e suites per i più romantici, oltre ad una distesa d’acqua termale esterna dotata delle tecnologie più avanzate e di una zona per dei trattamenti estetici da sogno.


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A questo proposito, all’interno della prestigiosa SPA vengono utilizzate principalmente due linee: [comfort zone], una linea di prodotti high-tech i cui ingredienti lavorano in sinergia al fine di rassodare e rivitalizzare la pelle del corpo e del viso, ed Eteria, linea ricca di fito-oli e celeberrima per i suoi preziosi principi attivi, tra cui elastina, collagene, acido jaluronico e cellule staminali dell’uva.


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A conferma dell’eccellenza di questo locus amoenus vi sono i due prestigiosi premi vinti dalla Grotta Giusti e dal suo team: il primo riguarda l’innovativo programma Longevity, ideato dal team medico di Grotta Giusti, che si è aggiudicato il premio ESPA Innovation Awards 2015; successivamente Grotta Giusti è stato designato come “World’s Best Thermal Grotto”, ovvero la migliore Grotta Termale Naturale al mondo ai prestigiosi World Spa Awards 2015.

 

 






GROTTA GIUSTI – TEMPLE OF LUXURY WELLNESS


City life is chaotic. Everyday the same routine: making my way through the crowd, holding my cappuccino while heading to my office, daydreaming of a relaxing weekend of wellness. Taking time for ourselves is really important and here is how to: Grotta Giusti, which Giuseppe Verdi refers to as the “Eight Wonder of the World”.


This grotto is located in Monsummano Terme, in Tuscany, and will doubtlessly enchant you. It does praise nature.
Surrounded by the typical Tuscan landscape, this resort was formerly a luxurious villa from the nineteenth century, inhabited by Giuseppe Giusti, a famous Tuscan poet.
It was discovered in 1849, as they were digging in that area. In a bunch of years, everyone knew that cave had really good influences on their health.


This natural heaven is divided into three parts called Paradiso (Heaven), Purgatorio (Purgatory) and Inferno (Hell), with temperatures ranging from 28°C and 34°C throughout the whole year.
The grotto is full of natural, enchanting labyrinths throughout its two-thousand meters of extent.


If you are brave enough to live one of the most amazing experiences of your life, Grotta Giusti is the only thermal grotto offering the unique possibility of diving into its waters and discover its deepest world, which has been unknown for centuries.


Nowadays, you can also find a huge outdoor pool filled with thermal water and a luxurious SPA.
According to this, in this SPA there are two luxury brands, which are mainly used: [comfort zone], providing a wide range of high-tech products, whose ingredients work in synergy to achieve incredible revitalization of your face and body, and Eteria, a luxury brand well-known for its fito-oils and precious ingredients, such as elastin, collagen, hyaluronic acid and stem cells.


As a proof of the grotto’s excellence, we have two major prizes won by Grotta Giusti and its team: the former concerning the innovative program Longevity, created by the medical team, which won the ESPA Innovation Awards 2015; then Grotta Giusti has been labeled “World’s Best Thermal Grotto” at World Spa Awards 2015.

 






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Corte Costituzionale: cognome materno ai figli, una sentenza storica

Dare il cognome materno ai propri figli? Da oggi è possibile anche in Italia, grazie a una storica sentenza della Corte Costituzionale. Ancora una volta, come in altre questioni legate alla famiglia e all’uguaglianza dei diritti , è la Magistratura ad aprire un varco per le richieste concrete della società mentre la politica arranca e si perde in ritardi di anni. La legge che affronterebbe il problema del cognome materno ai figli è sepolta da due anni al Senato, ma la recente sentenza della Corte Costituzionale sul caso di una coppia italo-brasiliana cambia le carte in tavola. I due, residenti a Genova, hanno visto finalmente accolta la richiesta di dare il doppio cognome al bambino in modo che i suoi dati anagrafici siano gli stessi in Brasile e in Italia. La coppia, assistita dal’avvocato Susanna Schivo, ha dovuto lottare contro quella norma implicita – e mai regolamentata da una legge – che prevede per i figli nati all’interno del matrimonio l’attribuzione automatica del cognome del padre.

Per secoli il cognome materno è andato perduto senza lasciare alcuna traccia all’anagrafe. Aggiungerlo a quello del padre era possibile, finora, solo facendo richiesta al Prefetto che aveva poi la facoltà di decidere caso per caso. La sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Genova apre così a possibilità completamente nuove e fortemente volute anche dall’Europa, che ha più volte puntualizzato l’urgenza di risolvere la questione anche in Italia. Tuttavia, all’indomani della sentenza, sono pochissime le famiglie che sceglierebbero di dare ai figli il doppio cognome. Questione di tradizione, di un retaggio patriarcale troppo ben radicato, o più meramente di lunghezza della firma. In ogni caso si tratta di una svolta storica seppure non completa. «Finalmente si inizia a applicare il principio fondamentale della parità di uomo e donna davanti alla legge sulla questione dei cognomi – commenta in un’intervista Rosa Oliva, una donna che ha lottato strenuamente contro le discriminazioni di genere – Come sono state cancellate d’ufficio le leggi razziali, avrebbero dovuto essere eliminate anche le discriminazioni nei confronti delle donne. Invece nessuno ci ha mai pensato e sono rimasti ancora pienamente operativi alcuni retaggi della cultura patriarcale che dava ai padri ogni potere nei confronti dei figli».

Addio reggiseno, è il ritorno del seno piccolo

Le donne poco prosperose hanno sempre dovuto combattere con un problema definito “estetico”: il seno piccolo.
Così la chirurgia estetica è intervenuta presto con la sua bacchetta magica, quasi fosse una fatina, e in men che non si dica ha dato luogo a coppe più tonde e voluminose.


La corsa irrefrenabile al corpo più sinuoso e provocante, ha ammorbidito anche i costi di esecuzione tanto da divenire economici e accessibili alla maggior parte delle donne.
Ma non è stato sempre un bene.
L’angosciosa speranza d’ottenere più curve, ha sottoposto il mondo femminile a continui interventi chirurgici che, invece di eliminare il problema dalla matrice primaria, hanno sottolineato ulteriori difetti fisici.


Contemporaneamente si è evoluto il commercio di reggiseni push-up, contenitivi e imbottiti per possedere sempre un’alternativa e mascherare un’abbondanza inesistente.
Il mito della donna mediterranea, calorosa e di forme generose, è cresciuto con l’avvento delle star, felici e serene di mostrare la propria sensualità attraverso un décolleté ridondante.


Sempre in linea col modello estetico imposto dalla società, le pubblicità, il cinema, la moda, si sono adeguati all’immagine prestabilita necessitando sempre più di modelle curvy, di corpi a clessidra e forme armoniose.
Ma raggiunto lo scopo, ecco il ritorno al naturalissimo seno piccolo.


Il ritorno ideologico a ciò che non è artificiale, non è da sottovalutare.
Dagli anni ’70 tornano ruggenti e aggressivi i corpi snelli e geometrici, privi di eccessi, naturali e spigolosi.
Così, oggi, piccolo fa rima con eleganza, senza mezzi termini.
Via l’abbondanza, benvenuto minimal.
Dimenticate il “melius est abundare quam deficere” e ricordate la massima di Coco Chanel: “prima di uscire guardati allo specchio e togli qualcosa“, in questo caso due taglie di seno.


Chi possiede un seno così piccolo non necessita di un suo contenitore, pertanto si fa strada il trend del momento: a seno libero.
Si chiama “braless trend” e si accompagna facilmente ad abiti sottoveste.
Sono moltissime le star che mostrano i capezzoli sotto gli indumenti e per coloro che non apprezzassero questo particolare, potrebbero subentrare in ausilio i copri-capezzoli adesivi così da essere comunque a seno scoperto senza eccessivamente mostrarlo del tutto.


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Le colpe della Clinton e dei democratici

L’intelligentia americana ha guardato agli scandali sessuali, alle accuse di molestie, ai toni verso immigrati e donne, ed ha parlato delle mail di Hillary. Ha considerato il risultato scontato e spesso “per non uniformarsi alla massa, per fare un dispettuccio alla Clinton (tanto vince lo stesso)” hanno votato Jill Stein, ha disprezzato, offeso, umiliato e deriso – spesso con gli stessi toni razzisti e classisti di cui lo accusavano – sia Trump che, peggio, i suoi elettori.
Questo atteggiamento di superiorità morale e intellettuale è costato Michigan, Pennsylvania e Florida (ben il 4% in una battaglia che si è chiusa in meno di due punti percentuali).


Eppure se si fossero aperti gli occhi bastava ricordarsi che solo il 25% degli Stati Uniti sono le “grandi città” (dove ha vinto la Clinton) mentre il resto del Paese è un’enorme distesa di campi agricoli e distretti industriali, fatta di una popolazione operaia che se non ha perso casa e lavoro ha visto un calo del suo potere di acquisto di oltre il 20% in 12 anni e ne ha recuperato appena il 5%. 
È fatto di una popolazione agricola fortemente minacciata dalle importazioni a basso costo, che ha visto diminuire i sussidi all’agricoltura, che ha perso gran parte della propria ricchezza.
È un paese che ha visto crescere le spese militari e impoverire le proprie case di figli mandati in guerra in luoghi che non conosce, mentre ha percepito crescere l’insicurezza in patria.


Questo paese lo si poteva conoscere uscendo dalle strade del centro di New York, di Washington, di Chicago, e lo si sarebbe potuto vedere nelle piazze. Ed anche questo era un indice riconoscibile.
Da un lato le centinaia di persone “portate” ai comizi della Clinton dai candidati democratici locali.
Dall’altro le migliaia che spontaneamente accorrevano ai discussi e discutibili comizi di Trump.


L’America di Trump non è un altro paese. Era semplicemente il paese che la classe dirigente non ha visto. E se non lo vedi non lo puoi capire, ascoltare e quindi nemmeno interpretare e rappresentare.
Trump ha semplicemente colto quel malcontento. E gli ha dato voce, sin dalla scelta dello slogan.
Riportare al centro l’America e gli americani, renderla di nuovo “grande”. Ha individuato e indicato agli americani l’origine del loro problema (irrilevante che non sia vero) nell’immigrazione di massa (che abbassa i salari) e nelle aziende americane che delocalizzano (facendo perdere posti di lavoro interni).
La ricetta a tutto questo sarebbe la sua politica. E poco importa che in fondo, nemmeno gli americani ne siano convinti. Se sappiano che non è così facile come sbandierarlo da un palco della provincia dell’Ohio.


I democratici gli hanno anteposto una ex first lady con trent’anni di politica attiva alle spalle, che ha guadagnato 200 milioni di dollari dalle lobby e che ha siglato e sostenuto quei trattati commerciali che – per il popolo americano della periferia – sono stati la causa di quei posti di lavoro persi e di quei salari ribassati.
È la donna delle banche che hanno generato la crisi, e che ora sono più ricche di prima e che a loro hanno tolto la casa.
Ed è colei le cui mail maldestramente cancellate hanno dimostrato senza scrupoli nel far fuori i suoi avversari interni ed imporsi al suo stesso partito. Pronta a fare favori (anche laddove legittimi) in cambio di fondi (circa un miliardo di dollari) per la fondazione che porta il suo nome.
Era questo il nome ed il profilo democratico che avrebbe dovuto contrastare Trump?


Trump non ha diviso il popolo americano. Il popolo americano lo era già. E nessuno se ne era accorto. O meglio, nessuno della classe dirigente americana era pronto a riconoscere e vedere che otto anni di amministrazione democratica avevano fatto molti miracoli, ma avevano fallito nell’impresa di unire.
Era più semplice attaccare la lobby delle armi (che è la stessa che arma le guerre fatte anche dai democratici) e parlare di conflitto razziale, per non vedere quella trasversale frattura sociale che non ha come segno distintivo il colore della pelle.


Gli americani sapevano del giudizio di Trump sulle donne, senza che i democratici lo ricordassero con superiorità e arrogante sufficienza (come se i Clinton fossero puritani). Lo sapevano le donne, che in un assioma tutto elitario avrebbero dovuto in massa votare una donna. E invece oltre il 46% ha scelto Trump. Forse perché le donne sono anche pronte a votare una donna, ma non solo perché donna, e certamente non si riconoscevano in quella donna in particolare.
Gli americani sapevano dei rapporti con le lobby della famiglia Clinton, e Sanders senza i grandi elettori della Clinton se la sarebbe giocata davvero sino in fondo. Ma con tutti i mal di pancia di questa candidatura forzosa e forzata, quelle mail semmai hanno fatto finire di perdere entusiasmo, in un paese e in un tipo di elezioni, in cui l’entusiasmo dei volontari e degli attivisti è tutto, Obama docet.


Tutto questo, l’erotomania di Trump e le mail della Clinton, che hanno pesato negli editoriali e nei corridoi della politica, non hanno toccato le persone comuni, che hanno scelto di andare contro un sistema ed un modo di fare politica.
Hanno frantumato il partito repubblicano distruggendo le dinastie politiche e le carriere blindate.
Hanno disertato il partito democratico che ha registrato le primarie con la più bassa affluenza della storia.


Ed anche su questo c’erano indicatori precisi. Se solo si fosse usciti dalle stanze dorate delle grandi città. Due anni fa, per le elezioni di medio termine, sono andati a votare meno del 36% degli aventi diritto, confermando e accrescendo la maggioranza repubblicana. 
Anche questo avrebbe dovuto raccontare qualcosa.
Se l’America stava meglio, perché questo segnale negli ultimi due anni di amministrazione Obama?
A queste elezioni sono andati a votare meno del 56% dei cittadini. E quelle “impennate” nelle registrazioni al voto delle ultime ore di campagna elettorale non hanno minimamente bilanciato il sentimento di un paese che non si sentiva più rappresentato dalla sua classe politica.

NITO, design ed ecosostenibilità

NITO, Nuova Industria TOrinese, è la creatura di Cesar Mendoza, direttore dello IED di Torino per più di 12 anni e designer cosmopolita che insieme ad altri 3 imprenditori ha creato una startup di smart mobility molto promettente.


NITO, design ed ecosostenibilità


NITO è nata con l’obiettivo di ottimizzare e rendere piacevole qualcosa che la quasi totalità delle persone considera noiosa e una perdita di tempo: la mobilità all’interno delle città.
Torino è famosa per le sue industrie automobilistiche e un tempo lo era anche per i costruttori di moto. Nel 1925 erano 120, 1950 si erano ridotti a 12, 1970 a 2 e nel 2015 invece 0. Ora Torino è tornata ad avere un suo produttore di moto.


NITO, design ed ecosostenibilità


NITO ha calcolato i tempi di percorrenza in città è ha scoperto che sulle distanze ridotte i mezzi più veloci in assoluto con cui spostarsi sono moto e bicicletta/monopattino per questo ha deciso di creare un monopattino, una bicicletta e due moto elettriche: N1; N2; N3 e NES.


NITO, design ed ecosostenibilità


Il beneficio di usare una moto elettrica rispetto a un’auto o a una moto tradizionale, tuttavia, non si limita al risparmio di tempo passato in coda o cercando parcheggio ma diventa anche economico.


NITO, design ed ecosostenibilità


Il costo per una ricarica completa, la quale dura 60 Km, è di 0,50€ per cui ipotizzando di fare circa 500 Km al mese il costo totale, mensile, in “carburante” sarebbe di soli 4.2€, meno di dieci volte il consumo di un’auto e circa 6 volte meno quello di una moto tradizionale.


NITO, design ed ecosostenibilità


NITO punterà sulla vendita online ma nelle grandi città sarà presente anche un punto vendita e un punto assistenza. I prodotti NITO saranno ufficialmente presentati all’ EICMA 2016, dall’8 al 13 novembre.


NITO, design ed ecosostenibilità

CHIARA MAZZOCCHI – BODY PERFORMANCE DEL SUBCONSCIO

"White-Metamorphosis" di Chiara Mazzocchi

“White-Metamorphosis” di Chiara Mazzocchi




Certamente buona parte dell’indagine artistica dagli anni Novanta sino ai giorni odierni riguarda il corpo umano, sì come luogo misterioso, ma anche, paradossalmente, come veicolo di autoconoscenza.


Questo trend si colloca nella storia dell’arte come corollario della liberazione del corpo dai vincoli imposti da un’etica molto rigida, per poi arrivare in Occidente a una sua liberazione ed emancipazione, fino al culto della sua celebrazione nei consumisti anni Ottanta fino ad oggi.


In abbigliamento questo ha significato per la donna l’abbandono dei rigidi busti, passando attraverso la rivoluzione di stile voluta dalla lungimirante stilista francese Coco Chanel, che ha liberato il corpo femminile prendendo in prestito le silhouette dal guardaroba maschile, come in molti di noi sappiamo.


Tornando all’arte, sicuramente il processo di liberazione del corpo ha avuto un punto di svolta quando, nei tardi anni Settanta, alcuni artisti hanno iniziato ad usare il corpo stesso come unico strumento espressivo. Stiamo parlando della body art e della performance.


La performance è il campo indagato anche dalla ligure Chiara Mazzocchi, classe 1978, la quale, con la video art e la fotografia, ha fatto della propria alienazione il fil-rouge della sua produzione, nonché il suo sostentamento principale.
L’avvicinamento all’espressione artistica è un bisogno viscerale: “L’Arte – dichiara Mazzocchi – è per me una necessità fisica e mentale. È più forte della mia voglia di vivere”.


La sua ricerca artistica esplora la fotografia, la videoarte e la performance tramite processi interiori consapevoli, motivo per il quale Chiara lavora su sè stessa utilizzando la tecnica dell’autoscatto fotografico e dell’autoripresa video con una reflex in modalità manuale e premendo il telecomando durante la fase del processo da lei definito come “lettura di se stessa”.
Mazzocchi non vede sé stessa né durante lo scatto, né durante l’autoripresa: questa metodologia viene da lei usata come auto-terapia di ascolto che le permette di connettersi con la sua immagine interna, eliminando aspettative, trasgredendo quando capita le regole fotografiche.


Autodefinisce i suoi scatti “listening” (l’atto di ascoltare,ndr), ovvero proiezioni, visioni, vibrazioni, manifestazioni dell’ascolto guidati dall’emisfero destro del cervello.


L’artista, che vive a Berlino, subisce da sempre la forte attrazione del mistero del corpo. Ex ballerina, ha studiato diversi tipi di danza: contemporanea, jazz, moderna, africana e caraibica.
Per l’artista il corpo è il mezzo più efficace sia simbolico sia psicofisico, quindi veicolo di comunicazione, per parlare con sé stessa, il mondo, il tempo e lo spazio.


Fotografa, regista, performer, maestra d’arte, diplomata in Fotografia e Regia. L’arte per Chiara non è un intrattenimento: è una sfida nel far pensare, è una provocazione, spesso un disturbo, una costante ricerca di verità, un mezzo per scuotere le coscienze.
Motivo per il quale la sua ricerca artistica-concettuale che nasce da un bisogno fisico, in ascolto con il corpo, è basata nell’autoscatto fotografico e nell’auto ripresa video fusa nella performance, nel quale il corpo si dona liberamente come mezzo simbolico e psicofisico di scambio con se stessa in connessione con lo spazio attorno.
Nei suoi autoscatti e nei suoi video descrive l’incoerenza e il disagio che la coscienza universale ci ha messo in condizione di vivere.


L’intento è attivare la stimolazione del fruitore attraverso l’autoanalisi, ovvero il “sentirsi” coinvolti in un processo di “lettura interiore”.


"Wannsee" di Chiara Mazzocchi

“Wannsee” di Chiara Mazzocchi

Le SEDUZIONI di INVIDEO a Milano

Quando si parla di “seduzioni” la nostra mente elabora una serie di nozioni che fanno parte dell’archivio della nostra memoria; hanno a che fare con i corpi, i gusti, i nostri interessi

Sono tante le storie della nostra vita che hanno come tema “la seduzione”: la fascinazione del genitore sul proprio figlio, la seduzione esercitata dal cinema che amiamo, dal nostro autore preferito, la pericolosa seduzione della morte, l’adrenalinico fascino che esercita la vita!

Seduzioni” è anche il tema scelto quest’anno da INVIDEO per la 26ima edizione della Mostra Internazionale di Cinema e video oltre diretta da Romano Fattorossi e Sandra Lischi e organizzata da Aiace Milano.

Un appuntamento importantissimo che sottolinea ancora quanto la città di Milano sia aperta alle attività culturali e quanto la cultura sia parte fondamentale della vita della città, dove giovani e professionisti si uniscono per raccontare realtà e sogni.

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DOVE E QUANDO SI SVOLGE SEDUZIONI DI INVIDEO

Lo Spazio Oberdan (V.le Vittorio Veneto 2) e lo IED (Istituto Europeo di Design di via Sciesa 4) ospiteranno il Festival dal 17 al 20 novembre 2016 con proiezioni e incontri con ospiti di respiro internazionale.

QUANTE LE OPERE PROPOSTE

La selezione vede la partecipazione di 38 opere in totale, metà delle quali realizzate da UNDER35, e 10 sono i titoli italiani, in aumento rispetto alle edizioni precedenti.

COSA VEDREMO

L’iniziativa è parte del “Mese della sperimentazione sull’immagine“, e in anteprima italiana potremmo vedere “Final Gathering“, nuovo lavoro di Alain Escalle e “Love is all” come prima milanese di Francesco Andreotti e Livia Giunti, un toccante ritratto di Piergiorgio Welby.

Homage to Maya” dei Karmachina è un grande omaggio al cinema indipendente e ad una delle sue più grandi protagoniste, Maya Deren, la regista di origini ucraine creatrice di “Meshes of the afternoon” una delle opere cinematografiche più influenti degli Stati Uniti. L’esempio di quanto tecnica e attrezzature contino ben poco, quando si ha una fortissima idea a monte, la pellicola infatti fu realizzata con una cinepresa Bolex 16mm.

Il progetto INVIDEO ci porta in un mondo nobile, che avvicina tutti, ma proprio tutti, all’universo del cinema, quello dove si può rappresentare la realtà per quella che è, o per come la vorremmo vedere.

IL VINCITORE

Il vincitore del Premio UNDER35 entrerà a far parte dell’archivio permanente c/o della Fabbrica del Vapore, tra i più importanti in Italia per le opere di videoarte.
Il catalogo del festival sarà disponibile su www.mostrainvideo.com

COME VEDERE LE PROIEZIONI

Tutti gli eventi e le proiezioni sono a ingresso con Tessera Aiace (euro 5) Cineteca oppure Milano Film Network.

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Morto Leonard Cohen, il poeta di “Halleluja” e “Suzanne”

«E anche se è andato tutto storto, mi ergerò davanti al Dio della canzone e dalle mia labbra altro non uscirà che Alleluja». Così recita il testo originale di Halleluja, una delle canzoni più conosciute di Leonard Cohen che dalla sua pubblicazione nel 1984 ad oggi ha subito innumerevoli cover e variazioni (anche ad opera dello stesso cantautore). Non si possono immaginare parole migliori per reagire alla notizia della morte di Leonard Cohen, annunciata stanotte dalla sua casa discografica sulla pagina facebook ufficiale. «È con un profondo dolore che annunciamo che il leggendario poeta, cantautore ed artista Leonard Cohen è venuto a mancare. Abbiamo perso uno dei più venerati e prolifici visionari della musica», questo il messaggio della Sony Music Canada. Davanti la sua casa a Montreal i fan si sono riuniti per accendere candele, intonare quell’Halleluja e dire addio al musicista.


Nato in Canada da una famiglia ebraica nel 1934, Leonard Cohen ha iniziato a scrivere poesie tra i banchi dell’università, pubblicando la sua prima raccolta di componimenti nel 1956. Della sua vena poetica disse «Vorrei dire tutto ciò che c’è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l’inizio e la fine di una frase». Nel 1967 alle parole ha iniziato a mescolare i suoni nel suo album d’esordio Songs of Leonard Cohen, intriso di malinconia e ispirato alle sonorità della musica popolare europea. Ha sempre trattato temi forti, dalla religione alla depressione (di cui soffriva), dalla sessualità all’aborto, con la delicatezza di un poeta e la ruvidità della sua voce baritonale. «Ho un’immaginazione molto scarsa – disse in un’intervista –  motivo per cui ho sempre pensato a me stesso come a una specie di giornalista intento a riportare ciò che osservo nel modo più accurato possibile». Tra i suoi numerosi successi, Suzanne, Dance me to the end of love e il suo testamento musicale pubblicato in autunno, l’album You want it darker.

Perché ha vinto Trump

Le ultime elezioni americane hanno molto da dirci. Molto più di quanto una prima analisi di soddisfazione o sconcerto per il risultato possano mostrare.


La prima considerazione riguarda la mania di esportare per forza quell’esperienza in altri continenti. Quella è e resta un’elezione americana, in cui hanno votato gli americani, tenendo conto dei temi a loro cari. E soprattutto tenendo conto del loro sistema elettorale. Esportare quel dato e quell’esperienza politica da noi – un gioco che ripetiamo sempre – è e resta un esercizio di stile senza alcun fondamento.


La seconda considerazione è che quell’esperienza si fonda su alcune regole che restano un unicum anche quando – poco e male – abbiamo cercato di esportarle. 
La prima è un sistema bipolare secco, in cui terze vie sono sempre, in ultima analisi, dannose per il sistema, nel suo complesso, perché per pochissimi voti, spostano spesso l’ago della bilancia in stati chiave. E dovremmo essere tutti concordi sul fatto che un 2% in un paio di stati non dovrebbero modificare un’elezione presidenziale.
La seconda è che sistema americano si fonda sulle primarie. E le primarie le fanno entrambi i partiti. Questo garantisce che vi siano anche trenta candidati potenziali, che però il sistema in qualche modo esige che poi vengano ricondotti fondamentalmente a due. Questo percorso può avvenire per via “politica”, nel senso che progressivamente i candidati si accordano tra loro e convergono su quello a loro più vicino e più forte. O può avvenire per “annientamento” o per “scalata”. Ed è questo il caso che è avvenuto con Trump: da una parte almeno sette possibili alternative interne ai repubblicani non si sono “accordati” per un’alternativa credibile al tycoon di New York, dall’altra Trump – soggetto esterno ai canoni di partito, primo caso di Presidente che non ha servito nelle forze armate e che non ha mai ricoperto cariche pubbliche politiche, ha letteralmente scalato il GOP.
In questo senso Trump non si è assolutamente improvvisato nella sua decisione, come invece in molti hanno pensato sino a qualche mese fa (facilitando così la sua crescita), e non ha commesso l’errore dei vari Ross Perot che hanno tentato la via politica “dall’esterno del sistema”: un sistema che agli americani piace, e cui non sono disposti a rinunciare.


La terza considerazione è che ormai – con la velocità del sistema di comunicazione cui non siamo del tutto abituati per quanto ne parliamo – sono saltate le vecchie liturgie di partito, e i partiti in quanto tali sono diventati soggetti scalabili. E dove non lo dovessero essere per farraginose regole interne, sono destinati a perdere consensi se non a sparire del tutto.
Trump si è semplicemente proposto come uomo forte e determinato, un pezzo concreto del sogno americano, fuori dalle logiche dei partiti e lontano dalle dinamiche di Washington. Che sia vero oppure no non è determinante. Quello che è risultato vincente è che è riuscito a vendersi come tale. E questo perché – altro tema che non va sottovalutato – ha mostrato che lui, questa nuova comunicazione veloce, cruda, politically-uncorrect, diretta e disintermediata, la conosce (certamente meglio dei suoi avversari) e la sa gestire.


La quarta considerazione riguarda il sistema nel suo complesso, fatto di opinionisti, sondaggisti, consulenti politici. Un intero mondo abituato a pensare stando “in un solo luogo” e ritenendo che “quel luogo” sia il tutto. Un vizio complessivo che non riguarda gli Stati Uniti ma un pò tutti i paesi, e che questa volta è diventato macroscopico.
A furia di vivere un certo ambiente hanno considerato non credibile che la realtà vera fosse differente, e qualsiasi dato è stato letto come “deviazione” dalla direzione standard. Va detto che questa tendenza ha riguardato anche i consulenti di Trump, basti pensare che ha cambiato ben tre campaign manager in 5 mesi, e che lo stesso staff, prima che cominciassero ad arrivare i dati, aveva commentato “per vincere ci servirebbe un miracolo”.
È evidente che invece “il candidato Trump” aveva un polso della situazione e della società americana ben diverso da quello dei “politici di professione” e del suo stesso staff.
Donald Trump ha parlato all’America bianca, ha usato una retorica della divisione e spesso della contrapposizione. Ma il suo messaggio è stato recepito perché l’America era già divisa.
Ben più che in colori della pelle, in donne e uomini, in minoranze e maggioranze, la divisione era – e forse Trump è l’unico candidato che se ne è accorto – sociale e trasversale.
Tra un’America che dopo la crisi si era ripresa, ed una – la vasta classe media – che aveva perso casa, lavoro, potere d’acquisto, e rappresentanza politica.
Nessun candidato rappresentava questa maggioranza apparentemente invisibile che spesso non è andata a votare, ma almeno Trump ha usato le loro parole, le loro ansie, espresso i loro bisogni.

“The Radical Eye”, inaugurata oggi la mostra di foto di Elton John alla Tate Modern

Si inaugura oggi alla Tate Modern gallery di Londra The Radical Eye: Modernist photography from the Sir Elton John Collection“, che permetterà al pubblico di “entrare” nella casa del cantante inglese e osservare la sua immensa collezione di fotografie artistiche. Si potranno ammirare più di 150 stampe rare della collezione privata d Elton John, appassionato di fotografia dagli anni ’90. Le foto appartengono a 70 artisti e sono state scattate tra gli anni ’20 e gli anni ’50, il periodo d’oro del modernismo. Periodo in cui, tra l’altro, la fotografia cominciò ad essere considerata una vera e propria forma d’arte. La collezione di Sir Elton John è considerata una delle più vaste al mondo fin dal 1991, quando il musicista uscì da un periodo di rehab e si immerse in questa nuova passione. «Comprare fotografie è una dipendenza molto più sana, così ho iniziato a farlo» ha dichiarato.


"Noire et Blanche positive" e "Noire et Blanche negative", Man Ray

“Noire et Blanche positive” e “Noire et Blanche negative”, Man Ray




La mostra alla Tate Modern di Londra sarà visitabile da oggi al 7 maggio 2017 e permetterà di entrare in contatto con stampe solitamente appese nell’appartamento di Elton John ad Atlanta. «È un grande onore per me e mio marito David prestare parte della nostra collezione alla Tate Modern per una mostra che si preannuncia tra le più importanti – ha dichiarato il cantante a proposito dell’imminente inaugurazione – L’era moderna in fotografia è stato uno dei momenti chiave del mio lavoro di collezionista e mi ha regalato tanta gioia nel corso degli ultimi 25 anni. Ognuna di queste foto è stata un’ispirazione per la mia vita, queste immagini ornano le pareti delle mie case e le considero come gemme preziose». Tra gli scatti che saranno mostrati al pubblico c’è Lacrime di Vetro di Man Ray, uno dei fotografi più influenti del periodo dadaista e surrealista. La foto divenne famosa proprio per l’acquisto da parte di Elton John, che per averla pagò la cifra record di £125.000. Il cantante è particolarmente legato alle opere di Ray, molte delle quali saranno esposte alla Tate Modern insieme a quelle di Dorothea Lange, Irving Penn, Berenice Abbott e altre grandi firme della fotografia.


"Glass Tears", Man Ray

“Glass Tears”, Man Ray




"Migrant mother", Dorothea Lange

“Migrant mother”, Dorothea Lange




Ph. Ansa.it

La Perla lingerie, la campagna femminista con Kendall Jenner

Può il femminismo passare attraverso le foto di un brand di sexy lingerie? Julia Haart pensa di sì. Il nuovo direttore creativo di La Perla ha fortemente voluto una campagna che esprimesse «la liberazione di ogni donna dalla necessità di sacrificarsi per la bellezza». Protagonista degli scatti è Kendall Jenner, membro del clan Kardashian, star di instagram e modella tra le più gettonate, accanto alle colleghe Isabeli Fontana e Liu Wen. Dietro l’obiettivo invece c’è il famoso fotografo di moda Steven Klein. Le immagini diffuse dalla campagna primavera estate 2017 mostrano quanto la scelta della Haart sia stata effettivamente vincente.


Le collezioni La Perla lingerie, beachwear e ready-to-wear sono presentate attraverso immagini forti: vetri in frantumi, pareti in fiamme, un corsetto d’ispirazione vittoriana sono i dettagli che Klein ha scelto per la campagna d’impronta femminista di La Perla. Le tre modelle, di cui solo Kendall Jenner è ai suoi esordi come testimonial del brand, indossano babydoll in pizzo, vestaglie di seta e lunghe sottovesti e sono ritratte in pose plastiche, le loro curve scolpite dai giochi di luci e ombre di cui Steven Klein è maestro. Julia Haart ha posto particolare attenzione al messaggio femminista che sta alla base della campagna, ma ha voluto anche che ogni dettaglio di babydoll, corsetti e capi di lingerie fosse messo in risalto per mostrare il nuovo percorso creativo del brand che dirige da pochi mesi. La collezione primavera estate 2017 di La Perla, con cui la designer ha esordito dopo anni di collaborazione nel reparto accessori, sottolinea la necessità che comfort e sensualità vadano di pari passo nell’intimo femminile. Tessuti preziosi e dettagli di stile si sposano con linee morbide o stretch che accarezzano ed esaltano le curve. Chi ha detto che chi bella vuol apparire un po’ deve soffrire? La rivoluzione femminista parte (anche) da qui.


Come ha vinto Trump?

Trump ha vinto le elezioni in USA, nessuno o quasi lo avrebbe predetto anche se dopo la Brexit e i leader di destra estrema xenofoba dell’Europa dell’Est è innegabile che ci sia un trend globale pro-populismo.


I periodi di crisi economica hanno sempre portato, storicamente, all’elezioni di leader estremisti/populisti che a loro volta hanno storicamente portato all’insorgenza di periodi di instabilità internazionale sfociati, in alcuni casi, in lunghe e sanguinose guerre.


Gli USA si sono accodati alla situazione internazionale e hanno eletto un leader che ha insultato popolazioni intere, ha minacciato deportazioni di massa, ha speso parole d’elogio per dittatori e “uomini forti” in giro per il mondo e ha preannunciato durante le elezioni l’arresto della sua avversaria.


Si direbbe pure che Trump ce l’ha messa tutta per non essere eletto: non paga, orgogliosamente, le tasse da decenni; ha confessato di essere un predatore sessuale; non ha mai nascosto la sua simpatia al leader, autoritario, della potenza storicamente avversaria degli USA. Solo qualche anno fa una sola di queste posizioni avrebbe relegato Trump ad una corsa da indipendente con un risultato dello zero virgola ma ora la corrente è cambiata.


Guardando nel dettaglio le mappe elettorali si scopre che rispetto alle elezioni del 2012, tra Mitt Romney e Barack Obama finite con la rielezione di Obama, il voto nelle aree rurali degli Stati Uniti, il vero cuore dell’America, si è spostato in modo massiccio verso Trump rispetto alle percentuali ottenute da Romney, anch’egli repubblicano ma rappresentante di quei repubblicani business friendly che sono ormai mal visti da parte della base del partito.


I guadagni in assoluto più sorprendenti ci sono stati nel Midwest, la cosiddetta Rust Belt, l’area che ha sofferto di più dalla grandissima crisi industriale americana di questi anni, dove la maggioranza assoluta è costituita da bianchi senza un diploma (75%). La Clinton ha guadagnato nelle grandi città, anche rispetto ad Obama ma ha perso in modo significativo voti nelle piccole città rurali, specialmente nelle zone industriali.


Trump ha vinto conquistando la maggioranza in diversi stati dove Obama era riuscito ad ottenere una maggioranza, anche risicata nel 2008 e nel 2012, come Iowa, Florida, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Le differenze principali sono state nel Midwest, lì si sono decise le elezioni USA e con loro le sorti di tutti quegli stati che vivono, volenti o nolenti, nell’ecosistema americano come l’Italia.
Ora non resta che aspettare e vedere come Trump si comporterà una volta assunta la presidenza.
Per ora i mercati mondiali crollano.

Morto l’oncologo Umberto Veronesi, aveva 91 anni

Si è spento ieri sera nella sua casa di Milano Umberto Veronesi, circondato dalla moglie e dai figli. L’oncologo e uomo politico avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 28 novembre e da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano aggravate. Per decenni ha lavorato alla ricerca per la prevenzione e la cura dei tumori, con particolare attenzione per il carcinoma mammario che è la prima causa di morte per tumore nelle donne. Da chirurgo quale era, ha saputo estirpare la medicina dal controllo della religione, portando avanti campagne con il suo lavoro di oncologo e con le battaglie per l’eutanasia, per la cultura scientifica, per la visione laica ed empirista della malattia. Umberto Veronesi non ha soltanto dato un grandissimo input all’oncologia in Italia, formando i suoi studenti all’Istituto Nazionale dei Tumori, ma ha introdotto per primo il concetto di medicina integrata, è stato il primo a suggerire che la malattia, soprattutto nel caso di un male così complesso come il cancro, va affrontata in equipe.


La notizia della morte di Umberto Veronesi ha scosso la comunità scientifica, il mondo della politica (Veronesi è stato Ministro della Sanità per un breve periodo dal 2000 al 2001) e tutte le persone che ha curato o alle quali ha contribuito a donare una nuova speranza. «Anche grazie a lui non parliamo più di male incurabile. Umberto Veronesi ha saputo dare a tanti uomini e donne nuove speranze di vita» ha scritto su twitter la presidente della Camera Laura Boldrini. «Tutti i malati oncologici, e Airc in particolare, devono molto alla sua lungimiranza di medico e scienziato – così lo ricorda il presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, Pier Giuseppe Torrani – e alla sua instancabile tenacia nel perseguire l’obiettivo di terapie più umane, efficaci e accessibili a tutti». Una perdita dolorosa per tutti coloro che, grazie alle cure e dalle ricerche di Umberto Veronesi, possono parlare della propria malattia senza associarla alla parola incurabile.

Pellicce colorate per l’autunno/inverno 2016-2017

Tra le tendenze moda per la stagione invernale 2016-2017 non potevano mancare loro, le pellicce. Che siano ecologiche o vere, non mancano proposte adatte a soddisfare qualunque esigenza.

I fashion trend impongono una full immersion nel colore, per fur coat ricchi di pattern iconici: si va dall’animalier più classico rivisitato in chiave contemporanea a grafismi arditi mai scontati. Largo a colori vitaminici e nuance fluo per proporzioni cocoon dal grande impatto scenografico.

Non mancano i modelli più classici e più lunghi, ad esaltare le mise più sofisticate, meglio se da sera. Largo a stampe patchwork da Antonio Marras, che assembla blocchi monocolore al tradizionale maculato. Versace sceglie le linee a vestaglia, per una donna sexy e chic. Ironia e grafismi inediti da Marco de Vincenzo, che interpreta l’iconico fur coat in chiave irriverente, rendendolo perfetto anche al guardaroba delle under 30.



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Righe orizzontali e rombi da Salvatore Ferragamo, mentre Fendi coniuga il blocco monocromatico a dettagli contraddistinti da nuance vitaminiche ed iperbolici virtuosismi cromatici. Ribelle, grintosa e affascinante, la donna in pelliccia evoca suggestioni intramontabili, che si tratti di maxi fur coat o gilet. Pattern fluo illuminano la passerella di Versace mentre Mary Katrantzou punta a stampe barocche ricche di colori. Un capo evergreen che piace a tutte e che da sempre rappresenta uno dei must have incontrastati della stagione invernale.

Michelle Obama: i migliori look della First Lady

La presidenza Obama è ormai agli sgoccioli e sappiamo già che ci mancherà la simpatia e l’eleganza della First Lady Michelle Obama: spontanea, naturale, mai costruita, Michelle Obama è entrata nel cuore degli americani e non solo. Una bellezza e uno charme naturale che l’hanno eletta anche icona di stile.

E tante sono state nel corso degli ultimi otto anni le mise sfoggiate dalla First Lady: braccia toniche e fianchi sinuosi, Michelle Obama è apparsa sempre raggiante. Perfetta interprete di quell’American Style che unisce naturalezza a mise dal piglio sofisticato, la First Lady si è sempre distinta per bellezza e classe.

Colori vitaminici, proporzioni Fifties e bodycon dress ad esaltare la sua linea perfetta: questi i capisaldi del suo stile, che ha fatto tendenza. Largo a gonne a ruota e tubini, punto vita strizzato e braccia in evidenza, ad esaltare un fisico tonico come pochi. Non sono mancate in questi anni mise dalle stampe patchwork dalle nuance accese, ma anche abiti da gran soirée, degni del ruolo istituzionale ricoperto.

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Tra i brand prediletti da quella che sarà presto la ex First Lady Atelier Versace, Giambattista Valli, Narciso Rodriguez ma anche nomi come Naheem Khan, Altuzarra e Cristian Siriano: uno stile semplice il suo, senza troppi fronzoli. Ma non per questo privo di sfarzo ed opulenza: tante sono le serate di gala che l’hanno vista radiosa. Un carisma che ci mancherà.

In mostra a Roma David Bowie visto da Masayoshi Sukita

Ha aperto i battenti a Roma lo scorso 24 ottobre la mostra “David Bowie & Masayoshi Sukita: Heroes”. Dopo il grande successo ottenuto a Bologna, Alba e La Spezia, anche nella Capitale viene celebrato il genio del fotografo giapponese Masayoshi Sukita, maggiore ispiratore e ritrattista del Duca Bianco.

Alla The Sign Gallery fino al 19 novembre sarà possibile ammirare le immagini più iconiche che hanno caratterizzato il lungo sodalizio artistico tra David Bowie e il maestro Sukita: pochi sono riusciti a cogliere l’essenza dell’icona del glam rock in scatti unici ed emozionanti, come Sukita ha fatto per anni. In esposizione le più famose immagini tratte dagli archivi londinesi: trattasi soprattutto di ritratti, realizzati tra Londra, New York e il Giappone tra il 1972 e il 1973.

Un sodalizio artistico e una grande amicizia ha legato i due. Correva l’anno 1972 quando Sukita, vicino alla Factory di Andy Warhol, arriva a Londra. Rimasto folgorato dal carisma di Bowie, restò legato per tutta la vita all’artista. Tanti gli scatti iconici che hanno immortalato le diverse fasi della produzione artistica del Duca Bianco: dal servizio di Heroes, del 1977, ai resoconti di viaggio in Giappone, durante gli anni Ottanta, fino agli scatti più recenti, realizzati tra il 1989 e il 2022 per la promozione dell’album Heathen.

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La bellezza efebica e l’espressività di Bowie sono state catturate in scatti dall’intensità rara dal grande fotografo giapponese. La mostra è aperta fino al 19 novembre nella location di Thesign Gallery di via Piemonte 125/a, a Roma. L’ingresso è libero.

Missoni e Converse All Star: sneakers in limited edition dedicate alla moda anni ’70

Giusto in tempo per i regali di Natale, arrivano le nuove Converse All Star in collaborazione con Missoni. Non è la prima volta che la casa di moda italiana e il brand di sneakers più famoso al mondo collaborano a una limited edition. Per quest’inverno 2016-17, le sneakers alte Converse ritrovano i coloratissimi tessuti Missoni, con quella stampa a zigzag così cara a Ottavio e Rosita. Questo nuovo modello di sneakers da donna si chiama Converse Chuck Taylor All Star x Missoni “Hiker. Si tratta del classico design All Star Chuck Taylor mescolato a dettagli di una scarpa da trekking, con un tocco proveniente dalla moda anni ’70.


Le due varianti di colore delle Converse invernali 2017 in limited edition sono verde oliva e blu brillante con la caratteristica stampa a zigzag dei tessuti Missoni in contrasto color oro. Con la suola nera e i lacci intrecciati, la sneakers alta sembra perfetta per una sessione di trekking in montagna ma il design vagamente anni ’70 la rende adatta anche a un look casual da città. Il modello è stato presentato per la prima volta in passerella a Milano Moda Uomo lo scorso gennaio, durante la sfilata Missoni 2016 e si prepara a invadere i negozi e le letterine a Babbo Natale. La scarpa è disponibile al prezzo di 200$ sul sito Converse, in alcuni store del brand e in selezionate boutique Missoni. Già nel 2009 le Converse All Star si erano vestite dei tessuti Missoni a zigzag, in una collaborazione che ha avuto grande successo. I due brand si aspettano lo stesso risultato per questa nuova versione di All Star Chuck Taylor per nostalgici degli anni ’70. Sui social network è già partita la caccia all’acquisto delle classiche scarpe da ginnastica con quel tocco giocoso e spensierato che Ottavio Missoni è stato capace di infondere alla maison. Si attendono coloratissimi feet-selfie a zigzag.

Eike Schmidt annuncia cambiamenti agli Uffizi di Firenze: basta sfilate di moda

Eike Schmidt, direttore della galleria degli Uffizi da un anno, comunica una serie di cambiamenti per il museo fiorentino in un’intervista all’Ansa. Molti sono i provvedimenti che modificheranno la fruizione delle gallerie: dalla creazione di un piano interamente dedicato al Rinascimento fiorentino alla divisione della galleria degli Uffizi in aree tematiche con biglietti separati, allo stop a sfilate di moda ed eventi privati nelle sale del museo. “Non solo le sale, che è più che ovvio, ma nemmeno i corridoi sono a mio parere luoghi adatti per la presenza di statue – ha dichiarato Eike Schmidt – Per principio dirotterei un’eventuale richiesta di questo genere su Palazzo Pitti e il giardino di Boboli, che hanno moda e costume tra le loro vocazioni“. Non si tratta di un divieto assoluto, precisa il direttore degli Uffizi. “Cene e iniziative speciali continueranno è così dal 1994 con la legge Ronchey. L’importante è che abbiano una componente culturale e includa una visita nelle gallerie“. Anche Palazzo Pitti vedrà ridursi il numero delle sale adibite a sfilate di moda ed eventi mondani. Escluse, per esempio, le sale di San Giovanni, per preservarne i fragili e delicati affreschi.


La decisione di limitare gli spazi disponibili per le sfilate di moda che animano la città in occasione di Pitti si inserisce in un quadro generale di rivoluzione degli Uffizi di Firenze attuata da Eike Schmidt. Il direttore del museo fiorentino ha già diffuso una lista di opere d’arte inamovibili, tra cui l’Annunciazione di Leonardo da Vinci e il Tondo Doni di Michelangelo, e sta lavorando a un’altra lista di “quasi inamovibili”, pezzi conservati a Palazzo Pitti e alla galleria degli Uffizi i cui spostamenti e prestiti saranno strettamente limitati. Schmidt sta inoltre lavorando alla creazione di un intero piano dedicato solo al Rinascimento italiano, in cui saranno riunite le opere di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Botticelli e Raffaello, con biglietto e ingresso separato dal resto del museo degli Uffizi. L’idea è quella di creare diverse zone tematiche visitabili separatamente, così che il singolo visitatore possa costruire la propria esperienza agli Uffizi in base a gusti e interessi personali. Sono previste inoltre, a partire dal prossimo 8 marzo, delle mostre personali dedicate ogni anno a una diversa artista in occasione della Festa della Donna. “Per il 2017 abbiamo scelto Plautilla Nelli, religiosa e artista fiorentina del ‘500, ha spiegato SchmidtEd ogni anno, per questa ricorrenza, allestiremo una mostra su una differente protagonista dell’arte nel corso dei secoli, a testimonianza dell’importanza fondamentale che hanno rivestito e rivestono le donne in questo campo”.

Cappotti Autunno/Inverno 2016-2017

E’ appena iniziata la stagione invernale e tantissimi sono i modelli di capispalla proposti sulle passerelle: largo a cappotti originali e proposte sempre nuove, per un autunno/inverno 2016-2017 ricco di brio e fantasia. Non mancano modelli oversize, per proporzioni cocoon, perfetti per affrontare il grande freddo.

Full immersion nel colore, per nuance fluo, dal giallo canarino al verde e al rosa. Protagonisti delle sfilate, i cappotti uniscono grande femminilità a estro e brio. Tra le tendenze più eclatanti lo stile militare, per capispalla dai tagli rigorosi e dalle suggestioni mannish: a proporcelo è Mulberry, seguito da Prada, Burberry, Marni, mentre Max Mara rispolvera gli anni Trenta, per una donna dallo charme unico.

Capo passepartout per eccellenza, torna anche quest’anno la mantella. L’abbiamo vista da Salvatore Ferragamo, Chloé e Pascal Millet. Sobrietà e suggestioni minimal-chic nel cappotto vestaglia, dalle linee fluide e dall’ampio scollo, col punto vita strizzato in una cintura. Tanti i modelli proposti, a partire da Pascal Millet e Barbara Casasola.



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Tra colori vitaminici e l’eleganza del black and white, torna il tartan, rivisitato in chiave contemporanea. Largo a motivi check, per outfit ricchi di colore e stile. Moltissimi sono i brand che hanno sposato questo trend, da Burberry a Jacquemus a N.21. In un caleidoscopio di idee e proposte, non resta altro che scegliere quale modello fa per voi.

(Foto cover: Elle)

Youth Culture: White Mouths, la moda dei segni

La semiotica è la disciplina che analizza ogni elemento di significazione e di comunicazione: essa ha come oggetto di analisi qualcosa di più complesso del semplice oggetto teorico inteso come “segno“, vale a dire il testo. Il concetto di testo (dal latino textum, “tessuto“, quindi metaforicamente “trama del discorso“).


"Opus": la capsule collection di White Mouths

“Opus”: la capsule collection di White Mouths




La fashion designer maremmana Irene Silvestri ha ottenuto la Laurea presso il corso di Scienze della moda e del costume e semiotica della moda (La Sapienza, Roma), e successivamente ha studiato presso le più prestigiose scuole di design d’Europa, come un grand-tour Ottocentesco, in cui ha avuto modo di dialogare, accogliere suggestioni e percepire differenze e similitudini tra moda italiana ed internazionale, ma soprattutto divenendo essa stessa una sorta di incarnazione dell’oggetto di studio del suo primo corso universitario.


Quel “textum” che si studia nella semiotica classica Silvestri lo ha indagato nel senso etimologico del termine, essendo una fashion designer e maneggiando tessuti; ma anche metaforico: infatti il fulcro della sua indagine di stile sta nella vivida conversazione con giovani e promettenti performers, fotografi e videomakers, che per primi indagano le mille simbologie della società contemporanea.


Il nome del brand che ha fondato nel 2013, White Mouths, è un’anagramma fonetico di Without Seam (che significa “senza cucitura”).
Silvestri ha codificato nei tre anni di attività del brand uno streetwear no-gender riconoscibile ed assai minuzioso nelle lavorazioni che rendono i suoi capi modulari e scomponibili, dal profilo altamente tecnologico.


La capsule 2016 di White Mouths si chiama Opus: outerwear fatto di armature in lana per gli interni, doppiate esternamente con superfici ermetiche, le quali risuonano nei tessuti double caratterizzati da stampe allover dalle sfumature bitonali e complementari.
La ricerca di Silvestri volge sempre lo sguardo oltre le apparenze, e si colloca in una dimensione sospesa tra lo zen orientale, la concettualità belga e la maestria sartoriale nostrana.


"Opus": la capsule collection di White Mouths

“Opus”: la capsule collection di White Mouths

Natale ’16: Pandora, i più bei gioielli della collezione invernale

Manca poco più di un mese a Natale, ma scegliere cosa regalare o farsi regalare è un bisogno femminile che deve e può essere colmato.
Tra le proposte più invitanti, sicuramente è da annoverare la collezione di Natale 2016 di Pandora, produttore e distributore danese di gioielleria fondato nel 1982 da Per Enevoldsen.
L’intero mood della collezione è in blu, oro e rosso in tutte le sfumature e conta 28 charms e 2 braccialetti, 4 anelli e 9 orecchini e pendenti da scoprire.


CHARMS E BRACCIALI:


Il primo charm è di una magnificenza opulenta senza paragoni, piace a primo occhio.
Una serie di 36 cuori openwork splendidamente intrecciati, abbinati al cristallo blu e alle pietre di zirconia cubica, creano un look che colpisce da ogni angolazione.
Fino a 35 artigiani esperti e qualificati lavorano con passione alla realizzazione di ogni gioiello.
50 pietre sono state incastonate a mano per questo nuovo gioiello. Il suo costo è di 79,00 euro.


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Il bracciale Pandora in Argento Sterling 925 si veste d’inverno con un’incisione a forma di fiocco di neve, è una limited edition e quindi è disponibile solo per un certo periodo di tempo. Il suo costo è di 69,00 euro.


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Questo charm ornamentale è ispirato allo splendore del cielo notturno. La luna luminosa e le stelle iridescenti di smalto blu notte racchiudono l’essenza della notte stellata in un sontuoso charm a bottone. Il suo costo è di 49,00 euro.


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Con la sua intensa sfumatura blu e la decorazione a nastro, questo charm in Argento Sterling 925 è semplicemente sontuoso. Il suo costo è di 59,00 euro.


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Il classico charm a cuore PANDORA in Argento Sterling 925 si rinnova con questo design curvo decorato da un motivo ispirato al ghiaccio. Il suo costo è di 39,00 euro.


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Simbolo di bellezza e purezza, questo charm in Argento Sterling 925 è impreziosito da una finitura texturizzata e incantevoli pietre blu intenso valorizzate da tagli innovativi. Questa sofisticata combinazione conferisce lucentezza e mistero al design, creando un effetto che ricorda la superficie delle gocce d’acqua ghiacciate. Il suo costo è di 65,00 euro.


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Questo innovativo charm a bottone ha un design luminoso e decorato sontuosamente, ispirato ai boccioli coperti di brina. Elegante e sofisticato, porterà una nota di novità nella tua collezione. Il suo costo è di 65,00 euro.


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Chi non ha mai sognato da piccolo di aprire un regalo di Natale e trovarci dentro un gattino? Ora quel sogno può diventare realtà con questo grazioso charm in Argento Sterling 925 e smalto rosso, completo di accessori natalizi. Il suo costo è di 39,00 euro.


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Con il suo allegro “Ho ho ho” e la slitta piena di doni per tutti i bravi bambini e bambine, questo charm PANDORA dedicato a Babbo Natale riempirà il mondo di auguri. Il suo costo è di 45,00 euro.


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Questo magnifico charm in Oro 14k decorato da un tenero cuore e da dettagli openwork proteggerà il bracciale con dignità, grazia e amorevolezza. Il suo costo è di 399,00 euro.


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Un regalo perfetto per un membro della famiglia: un pendente con cuore in Argento Sterling 925 con scritta “Family” in un elegante script corsivo, incorniciato da un cuore di grani in Oro 14k. Il suo costo è di 69,00 euro.


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ANELLI:


Questo charm ispirato ai cimeli di famiglia possiede un design a corona. Decorato da una grande zirconia cubica taglio Danubio circondata da pietre scintillanti, questo fastoso anello in Oro 14k reinterpreta lo stile vintage in chiave moderna ed è perfetto per ogni occasione. Il suo costo è di 399,00 euro.


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Gli anelli in stile vintage sono tornati alla ribalta e questo elegante anello con pietra taglio ovale ne è un esempio perfetto. Un anello romantico e particolare, che grazie alla sua forma curva e regale farà sembrare più lungo il dito su cui si indossa. Il suo costo è di 69,00 euro.


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ORECCHINI E PENDENTI:


Con la loro bellezza fresca e cristallina, questi squisiti orecchini a lobo in Argento Sterling 925 completeranno qualsiasi look. Il delicato design impreziosito da pietre preziose è ispirato ai fiori invernali che scintillano di cristalli di ghiaccio. Il loro costo è di 69,00 euro.


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Questi fantastici orecchini a lobo in Oro 14k sono decorati con una corona di pietre che circonda la pietra centrale taglio danubio. Con la loro bellezza classica e intramontabile, renderanno seducente anche l’outfit più basic. Il loro costo è di 299,00 euro.


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Questo pendente per collana dal design contemporaneo e originale è composto da un mix estroso di pietre sfaccettate. Le sue intense sfumature di blu e le “schegge” scintillanti incorniceranno il tuo collo in modo seducente. Il suo costo è di 59,00 euro.


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“The tale of Thomas Burberry”: i 160 anni del trench in un corto con Domhnall Gleeson

La casa di moda inglese Burberry festeggia i 160 anni del suo più grande successo, il trench, e lo fa con un film intitolato The Tale of Thomas Burberry. Il cast stellare include Domhnall Gleeson nei panni dello stesso Thomas Burberry e Sienna Miller che interpreta il suo grande amore, diretti dal premio Oscar per il documentario Amy Asif Kapadia. Il corto è stato presentato a Londra, durante l’inaugurazione della campagna natalizia 2016. Ospiti d’eccezione hanno festeggiato l’evento nel flagship store di Regent Street, tra gli intramontabili trench Burberry e le nuove collezioni della maison inglese.


The tale of Thomas Burberry dura tre minuti e ha raccolto un vasto numero di attori dello star system britannico. Il racconto del fondatore di uno dei marchi british più amati al mondo parte dal 1856, anno leggendario in cui Burberry cominciò a lavorare all’idea del trench. I suoi studi sul gabardine, tessuto impermeabile e molto fitto, lo portarono alla creazione di un soprabito da uomo, prima usato in ambienti militari e poi trasferito nel guardaroba casual, che sarebbe diventato leggenda. Attorno alla storia personale dello stilista si snoda la storia collettiva, scandita da guerre e scoperte, e gli uomini e le donne che ne hanno fatto parte avvolti nei loro trench Burberry. Insieme a Domhnall Gleeson e Sienna Miller, Dominic West presta il volto a Sir Ernest Shackleton che ha indossato il soprabito in gabardine nelle sue tre avventurose spedizioni antartiche, e Lily James nei panni di Betty Kirby-Green, eroina dell’aviazione britannica che nel 1937 volò dall’Inghilterra a Città del Capo, ovviamente vestita Burberry. «Questo Natale festeggiamo il nostro 160esimo anniversario e volevamo raccontare a modo nostro la storia di Thomas Burberry, pioniere, inventore, innovatore, l’uomo che ha creato il celebre trench – ha detto Christian Bailey, chief creative e chief executive della maison – Lo spirito e la vision di Thomas sono ancora al centro di tutto quello che facciamo oggi».

Corea: il futuro del lusso è qui

Occhi puntati su Seoul: la Corea si conferma crocevia di talenti e avamposto prediletto per la nuova corrente dello stile. Moda, arte, design, tecnologia, il lusso passa da qui. A carpire la tendenza non poteva essere che Vogue America: nel paese asiatico ha infatti avuto luogo l’ultima International Luxury Conference di Condé Nast, intitolata “Future Luxury”. A presentare la manifestazione la celebre firma del giornalismo di moda Suzy Menkes, che ha accolto sul palco i principali esponenti della moda e dei social network.

Una due giorni di talk ininterrotti, per definire il futuro della piazza virtuale e del luxury. Sul palco si sono alternati Olivier Rousteing, direttore creativo di Balmain (seguito su Instagram da circa 4 milioni di followers), Eva Chen, incaricata alla fashion partnership del social network in questione: con i due si è discusso del ruolo dei nuovi media nella trasformazione del lusso e dei mercati, grazie alla nuova possibilità offerta dai nuovi strumenti di comunicazione di mettere al centro il consumatore.

All’orizzonte si starebbe quindi profilando un nuovo concetto di moda, sempre più democratico, che punta ai social per incrementare le vendite invitando da vicino il cliente attraverso sapienti strategie di marketing neanche troppo velato: non c’è più la classica distanza che intercorreva dal fashion show al consumatore, che ora può vivere in diretta i backstage, le sfilate, i party. Complice anche l’avvento della filosofia see-now-buy-now, il mondo oggi gira ad un ritmo frenetico e la velocità di acquisto dei capi presentati in sfilata è centuplicata. Nasce quindi la necessità di meccanismi di produzione nuovi, che rendano i capi immediatamente disponibili all’acquisto.

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Sul palco della conferenza si è trattato anche il tema dell’eco-sostenibilità: in particolare si è posto l’accento sull’acqua, con un’opera di sensibilizzazione globale ad opera della famiglia Swarowski, che, partendo da India, Brasile, Cina e Uganda, punta all’eduzione affinché vengano evitati gli sprechi. Presente anche Nicola Formichetti, direttore creativo di Diesel, che ha sottolineato l’importanza della moda che travalichi i confini di gender: particolarmente sentita in Asia l’esigenza di creare una moda che sia aperta e fluida, per una condivisione tra ragazzi e ragazze. Ora l’appuntamento è in Oman nel 2017.

Giulia Maenza: chi è la baby modella che ha incantato la fashion week

Viso angelico, labbra turgide e lineamenti perfetti: viene dalla Sicilia la nuova top model in erba che ha rubato la scena a tutte durante l’ultima fashion week. Giulia Maenza, 16 anni, nata a Camporeale, piccolo centro di 4000 anime in provincia di Palermo, non era mai stata a Milano. Non prima di aver calcato le passerelle della Milan Fashion Week, dove è stata catapultata grazie ad una fotogenia senza pari.

Giulia, 1 metro e ottanta di statura e lunghi capelli biondi, si è ritrovata accanto alle top model del momento, da Gigi e Bella Hadid ad Adriana Lima, da Stella Maxwell a Sara Sampao fino a Naomi Campbell. Un debutto in grande stile per la “new face” siciliana, che sembra già destinata ad una fulgida carriera nel fashion biz. Lei, bellezza acqua e sapone che nella moda pare essere entrata per puro caso, ha sfilato per brand del calibro di Versace e Dolce & Gabbana.

Ultima di tre fratelli, Marco e Davide, Giulia frequenta il liceo scientifico a Palermo. La sua carriera pare sia iniziata quando, durante una corsa al parco, la giovane è stata notata da una ragazza, che le ha fatto notare che il suo fisico è perfetto per la moda. Da quell’incontro accidentato le prime foto con Guido Palau e il primo contatto vero con il mondo della moda, con la booker della prestigiosa agenzia Why Not Models, che le ha subito fatto un contratto. La favola della baby modella sembra appena all’inizio.

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Addio alle scollature vertiginose

Se fino ad oggi avete sempre puntato su una scollatura mozzafiato, ebbene sappiate che questa tendenza è stata ufficialmente dichiarata fuori moda. Out of vogue, potremmo dire: e proprio dalle illustri fila di Vogue America parte l’inversione di tendenza.
Bandita ogni scollatura, ritenuta volgare e appariscente: in un inedito panegirico alla sobrietà, uno scollo vertiginoso non è più considerato attuale. Meglio quindi puntare sulla classe, per mise sofisticate che indugiano piuttosto in un sapiente gioco di trasparenze e di vedo-non vedo.

Talvolta lasciare la fantasia a briglia sciolta, facendo solo immaginare le linee sinuose del fisico, può essere anche più sensuale della continua ostentazione. Ma come non ripensare a scollature celebri che hanno sdoganato l’immagine della femme fatale, dalle curve generose spesso evidenziate da bustini o sapienti scolli: correva l’anno 1957 e uno scatto rubato immortalava una esplosiva Jayne Mansfield mentre tratteneva a stento le forme burrose entro la generosa scollatura del suo vestito, sotto agli occhi di una imbarazzatissima Sophia Loren, anche lei degna rappresentante delle maggiorate che andavano tanto in voga in quegli anni.

Da Marilyn Monroe a Liz Taylor fino a Bettie Page, tante sono le dive che hanno puntato anche sulla scollatura. In tempi più recenti anche la splendida Eva Herzigova, che negli anni Novanta iniziava la sua carriera ammiccando dai cartelloni pubblicitari: nello slogan annesso, passato alla storia, la top model esortava gli uomini a sforzarsi di guardarla negli occhi, anziché lasciar cadere lo sguardo più giù.


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Che la bellezza mediterranea esca sacrificata dal nuovo trend imperante è fuor di dubbio: e chi alle curve aveva sempre affiancato uno stile sofisticato dovrà decidere se abbracciare la nuova tendenza o restare piuttosto fedele alla propria personalità. Una tendenza che intende sostenere le donne puntando anche sul comfort: sarebbe questa la motivazione alla base del nuovo trend che abolisce definitivamente lo scollo hot. Meno push up e ferretti per una maggiore libertà: basta costrizioni, quindi, godiamoci una rinnovata comodità.

La Lady Dior reinterpretata da 7 artisti

Oggetto di culto e accessorio tra i più iconici in assoluto, la Lady Dior si tinge ora di inedite stampe, grazie ad un progetto che vede la celebre maison di moda francese collaborare con l’artista inglese Marc Quinn: il risultato è una limited edition che vede la celebre it bag interpretata da sette diversi artisti. Stampe ardite, cromie accese, trompe d’oeil e nuance fluo per un colpo d’occhio sensazionale: non saranno disponibili più di 100 modelli di ogni versione.

Largo a stampe floreali, tessuti iridescenti, petali, orchidee, stampe optical e veri e propri quadri d’autore: la Lady Dior vieen reinterpretata dall’occhio di sette artisti, provenienti da Gran Bretagna e Stati Uniti: si va dal fotografo Matther Porter, che si ispira al design automobilistico, con grafiche in bianco e nero, al creativo britannico Mat Collishaw, che ripropone pattern naturalistici tra ali di farfalle e suggestioni pastello.

Non manca l’estro creativo di Jason Martin, che declina la celebre it bag in un’inedita versione 3D. Ian Davenport fa dell’iconica borsa culto la propria tela su cui dipinge magistralmente col suo tocco unico. Chris Martin si ispira alla sua opera Frog 1.




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Il progetto, che ha visto la luce solo pochi mesi fa, è gia divenuto virale su internet, dove spopolano le foto delle borsette con l’hashtag di riferimento #DiorLadyArt. L’idea, partorita dalla mente dell’eclettico Marc Quinn, è nata in concomitanza con l’inaugurazione della boutique Dior a Londra. Le borse dipinte dai sette artisti saranno in vendita nelle boutiqye di Miami, a Los Angeles, in Corea, in Cina, a Londra, Dubai, Parigi. Inoltre l’iconico accessorio sarà esposto in un’installazione durante la Art Basel di Miami, dal prossimo 29 novembre.

(Foto cover Harper’s Bazaar)

La gonna a ruota, intramontabile must have

Da sempre passepartout del guardaroba femminile, la gonna a ruota è un capo iconico che vanta una lunga storia: dagli anni Cinquanta ad oggi rappresenta la quintessenza della femminilità. Anche l’Autunno/Inverno 2016-2017 vede tanti modelli per un must have irrinunciabile.

Proporzioni over e versatilità, la gonna a ruota non passa mai di moda ed è perfetta per ogni occasione: da sfoggiare in ogni stagione, è un capo che ben si adatta sia al giorno che alla sera. Declinata in tutti i colori e in tutti i tessuti, dal cotone al jacquard di seta, l’iconico capo dalle suggestioni vintage piace sempre più anche perché riesce a valorizzare ogni tipo di fisico.

Dalle curvy alle più esili, la full skirt sta bene a tutte: tante le proposte per questa stagione invernale, non solo sulle passerelle ma anche nei principali portali di e-commerce. Da ASOS a Missguided, innumerevoli sono i modelli di gonne a ruota, declinati in chiave casual e gran soirée.

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(Foto: Pinterest)




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Correvano i mitici Fifties e la gonna a ruota vantava già una lunga lista di star che non perdevano occasione di sfoggiare il fashion trend, da Lauren Bacall alla splendida Audrey Hepburn in “Vacanze romane”, celebre pellicola in cui la diva sdogana la gonna a ruota girando per le vie della Capitale a bordo di una Vespa in compagnia di Gregory Peck. Tra le attrici che più volte hanno indossato l’iconico capo anche Sophia Loren e Grace Kelly. Indimenticabili le mise create per quest’ultima dalla celebre costumista premio Oscar Edith Head, che esaltò la bellezza della diva con sapienti cuciture e tessuti preziosi, vestendola in pellicole che hanno fatto storia, da “Caccia al ladro” a “La finestra sul cortile”.

Audrey Hepburn e Gregory Peck in Vacanze Romane

Audrey Hepburn e Gregory Peck in Vacanze Romane (1953)



Grace Kelly e Lauren Bacall (Foto: Shoeplay)

Grace Kelly e Lauren Bacall (Foto: Shoeplay)



Due modelli di gonna a ruota, 1959 (Photo by Chaloner Woods/Getty Images)

Due modelli di gonna a ruota, 1959 (Photo by Chaloner Woods/Getty Images)



Se volete fare scorta di gonne a ruota ma non avete a disposizione un grande budget, tanti sono i siti che fanno al caso vostro, dal delizioso ModCloth, che vanta uno stile vintage estremamente accattivante, ad ASOS, che propone un’ampia gamma di modelli, dal cotone alla seta plissettata fino al jacquard. Tante proposte anche sull’inglese Missguided. Cosa aspettate?

(Foto cover: Getty Images)

Trainspotting 2, la controcultura di una nuova dipendenza

27 Gennaio in Gran Bretagna, 3 Febbraio in America.
Queste le date di uscita dell’attesissimo sequel di Trainspotting, film del 1996 diretto da Danny Boyle e tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh.


Il sequel, la cui uscita in Italia è prevista per 2 marzo 2017, è prodotto da TriStar Pictures e diretto nuovamente da Danny Boyle.
Lo stesso cast del film originale torna in scena con una nuova dipendenza: la pornografia.
Il secondo film è un adattamento del romanzo “Porno” di Irvine Welsh, autore del romanzo che ha ispirato Trainspotting.
Così il monologo critico di Mark cambia e si adatta ai consumi di oggi:
Scegli la vita. Scegli Facebook, Twitter, Instagram e spera che, da qualche parte, esista qualcuno cui tutto questo interessi. Scegli di contattare una vecchia fiamma e di trovarti a pensare che avresti dovuto comportarti diversamente. Scegli di guardare la storia ripetersi“.





Ma Trainspotting è un’altra storia.
Erano gli anni di una forte critica cinematografica costruita attraverso le pellicole di Pulp Fiction, poco prima di Traispotting, e Fight Club, poco dopo.
La ribellione, l’angoscia, la paura, la forza, la violenza, la critica feroce tra i temi più disparati, erano il simbolo di una controcultura che aveva come obiettivo la fine del cinema di massa.


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C’è di meglio dell’ago Renton, scegli la vita” (Sick Boy)
Mark Renton, assieme all’amico Spud del quale si dice subito sia un amante di Sean Connery, è in fuga da poliziotti che lo inseguono.
La voce fuori campo slitta tra la corsa di Mark e la sua posizione sulla vita alla quale ha scelto di rinunciare, lo esplica attraverso un discorso ambiguo su quello al quale tenderebbe una vita medio-borghese e al quale difficilmente si vorrebbe assomigliare, almeno elencato così:


Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?“.


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La tensione all’autodistruzione, al pericolo che crea piacere come sottile pulsione alla morte che genera godimento, è il frutto di una sottile linea di contatto tra i due film, attesissimo ormai nelle sale.
Impossibile dimenticare Mark Renton nel suo iniettarsi con sottofondo “Perfect Day” di Lou Reed, in un’armonia dei sensi e del tempo impassibile, quasi fosse fermo in un momento in cui è davvero un “giorno perfetto”.


fonte foto: SheKnows

fonte foto: SheKnows




La gente pensa che si tratti di miseria, disperazione, morte, merdate del genere, che pure non vanno ignorate. Ma, quello che la gente dimentica è quanto sia piacevole, sennò noi non lo faremmo. In fondo non siamo mica stupidi! Almeno non fino a questo punto, e che cazzo! Prendete l’orgasmo più forte che avete mai provato. Moltiplicatelo per mille. Neanche allora ci siete vicini“. (Mark)


fonte foto: CineCaverna

fonte foto: CineCaverna

La moda è a fumetti, si parla di casual wear

Perché è così difficile diventare grandi? Ma soprattutto, perché si deve per forza?
La domanda Peter Pan-iana si svela nell’animo di ogni uomo/donna che si appresti a diventare adulto.
Eppure esiste un modo per non cadere del tutto nel dilemma esistenziale e per abbandonarsi ancora un po’ all’autoironia e al senso di “meraviglia“, proprio come i più piccoli.
Facile a dirsi come: attraverso la moda.


È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi“, scriveva Pascoli.
Muovendo verso un parallelismo accennato e quasi forzato, si potrebbe dedurre che Pascoli conoscesse – in maniera del tutto futuristica – l’idea di casual wear del 2016 che in altri modi non potrebbe esprimersi se non con la necessità di ogni essere umano di mostrare la propria piccola voce interiore ancora carica di meraviglia, ancora lontana dai sistemi della società dei consumi, del guadagno, della fatica, del dovere.


Così la collezione maschile di Gucci dell’autunno-inverno 16/17, realizzata sotto la guida del direttore creativo Alessandro Michele, è un omaggio ai Peanuts.


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Gap avvia una nuova collaborazione con Disney dando il benvenuto alla collezione Gap Holiday 2016.
I prodotti co-firmati Disney saranno venduti a partire da queste vacanze 2016 e avranno Minnie e Topolino come prima stampa.
Un comunicato stampa ha affermato che l’accordo rappresenta “la prima partnership diretta” tra Disney e Gap, ma non il primo approccio.
Infatti è risaputo che Paul Pressler, presidente e amministratore delegato di Gap Inc., avesse un titolo imponente all’inizio della sua carriera, ovvero quello di alto dirigente della Disney e proprietatio del titolo di Presidente di alcuni parchi e resort.


Ma non solo abbigliamento, anche calzature.
Per questo settore interviene l’azienda MOA Masters of Art che propone per l’autunno-inverno 16/17 una collezione di sneakers con soggetto stampato.
Quale se non l’intramontabile Mickey Mouse?


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Il blu denim sarà il colore del 2017

Se avete sempre bisfrattato i jeans, è ora di ricredervi: il blu denim sembra infatti essere il colore del 2017. La palette cromatica jeans in tutte le sue sfumature si preannuncia già colore dominante dell’anno prossimo.

A rivelare i risultati di questa ricerca il Global Aesthetics Center di AkzoNobel, multinazionale olandese nel settore delle vernici che vanta oltre 50.000 dipendenti in 80 Paesi: le ultime ricerche in materia di colore sono state appena presentate a Torino nell’ambito di Paratissima, mostra sulla creatività giovanile mondiale.

Questa la location scelta per presentare in anteprima nazionale il Colour Futures International Colour Trends 2017. E proprio il Global Aestethetic Center di AkzoNobel ogni anno riunisce un gruppo di esperti internazionali e di professionisti provenienti dal mondo del design, dell’architettura, della moda, dell’arte e della fotografia al fine di analizzare una serie di tendenze, da cui poi estrapolare il colore dell’anno.

(Foto: TorinoToday)

(Foto: TorinoToday)



(Foto: Ansa)

Fiocco rosa per Blake Lively e Ryan Reynolds

Fiocco rosa per Blake Lively: la bionda attrice e il marito Ryan Reynolds hanno avuto un’altra bambina. Sul sesso del nuovo nato regnava il massimo riserbo, dal momento che mamma Blake ha sempre affermato di voler tenere i suoi figli lontani dai riflettori.

Ma a tradirsi è stato proprio Reynolds: l’attore di Deadopool durante un’intervista ha ammesso che si tratta ancora una volta di una bimba. Due anni fa la coppia aveva avuto James, la prima figlia. Sul secondogenito, nato lo scorso settembre, non era trapelata alcuna indiscrezione fino all’intervista dell’attore nel programma televisivo Conan.

Chiamato ad esprimersi sul ruolo di genitore, Reynolds ha detto: “Avere due bambini sotto i due anni è dura. Ci sono molti estrogeni in casa mia. È come se una bambola American Girl si prendesse la mia vita”. Poche parole ma sufficienti per trarre le dovute conclusioni sul sesso del nuovo nato. L’attore si era tradito anche in un tweet, in cui faceva riferimento alla “giostrina sulla carrozzina di mia figlia”. Successivamente è arrivata la conferma ufficiale.

Blake Lively e Ryan Reynolds (Foto: PopSugar)

Blake Lively e Ryan Reynolds (Foto: PopSugar)



L'attrice durante la gravidanza

L’attrice durante la gravidanza



Belli, ricchi e innamoratissimi, Blake Lively Ryan Reynolds sembrano il ritratto della felicità. La bellissima attrice ha recentemente postato su Instagram una foto con un hashtag che inneggia al più smielato romanticismo: #SeTuSeiUnUccelloLoSonoAncheIo, scriveva Blake Lively, facendo probabilmente riferimento ad una battuta del film “Le pagine della nostra vita”.

Taylor Swift è la cantante più pagata secondo Forbes

E’ Taylor Swift la cantante più ricca del 2016 secondo Forbes: la pop star americana avrebbe infatti chiuso il 2016 con un guadagno pari a 170 milioni di dollari. Taylor Swift avrebbe infatti guadagnato tale somma tra giugno 2015 e giugno 2016, durante il suo “1989 World Tour”.

Regina assoluta della classifica stilata da Forbes, la ventisettenne americana batte colleghe del calibro di Madonna, Adele e Katy Perry. Seconda nella classifica Adele, che nello stesso periodo ha guadagnato 80,5 milioni di dollari. Terza Madonna, con 76,5 milioni di dollari. Al quarto posto Rihanna con 75 milioni di dollari mentre Beyoncé è quinta con la “modica” cifra di 54 milioni di dollari. La reginetta del pop batte Katy Perry, che dominava la classifica lo scorso anno: la cantante californiana quest’anno è solo sesta, con 41 milioni di dollari. La classifica prosegue con Jennifer Lopez, Britney Spears, Shania Twain. Chiude Celine Dion con 27 milioni di dollari.

Taylor Swift, appena 27 anni e alle spalle 10 anni di carriera, ha superato anche il suo ex Calvin Harris, nominato pochi mesi fa dj dell’anno. Donna da record, la cantante ha infranto anche il record stabilito dal tour nordamericano dei Rolling Stones, guadagnando più di 200 milioni di dollari grazie alla parte nordamericana del suo tour mondiale “1989 World Tour”.

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Louis Vuitton presenta i libri di fotografie “Fashion Eye”

Louis Vuitton presenta la nuova collezione di libri Fashion Eye, una raccolta di volumi firmati da fotografi affermati o emergenti, con un punto di vista personale e molto chic sul mondo. Dopo City Guides, arriva un’altra collezione delle edizioni Louis Vuitton pronta a mostrare scatti e immagini che ispirano e conquistano al primo sguardo. Se i travel books presentavano luoghi insoliti e angoli pittoreschi delle città più belle del mondo, questi nuovi volumi li mostrano attraverso immagini suggestive. Si tratta di cinque album di foto di viaggio, scattate da grandi firme della fotografia nei luoghi più belli del pianeta. Ogni tomo è dedicato a una città, una regione o un luogo visto attraverso lo sguardo di un artista. I volumi sono in vendita da questo mese nei negozi Louis Vuitton e sull’e-shop del brand, anche in un cofanetto in limited edition.


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Il primo volume che la maison Louis Vuitton ha presentato al pubblico è quello dedicato a Los Angeles e San Francisco, ricco di immagini uniche scattate dalla fotografa canadese Kourtney Roy durante un affascinante viaggio in California. In queste foto, raccontano dalle edizioni