Archive for dicembre, 2016

Boohoo alla conquista di Nasty Gal

Dopo il fallimento di Nasty Gal, che ha chiuso i battenti il mese scorso per bancarotta fraudolenta, si fa avanti Boohoo: l’e-tailer con sede a Manchester avrebbe infatti messo gli occhi sul brand statunitense. Gli asset di Nasty Gal, fondato nel 2006 da Sophia Amoruso, saranno presto messi all’asta. Boohoo proprio recentemente ha ultimato l’acquisto di un altro retailer, Pretty Little Thing: l’acquisizione sarebbe costata circa 3,3 milioni di sterline (pari a circa 3,8 milioni di euro).

Ora il brand britannico starebbe per concludere accordo con Nasty Gal: si tratterebbe di un affare di circa 20 milioni di dollari (pari a circa 19 milioni di euro). Tuttavia l’azienda ha precisato che le trattative cesserebbero immediatamente se dovesse proporsi un altro concorrente disposto a pagare di più.

Nasty Gal era stato fondato nel 2006 da Sophia Amoruso, giovane fotografa che usava eBay per mettere in vendita capi vintage comprati da lei stessa nei mercatini delle pulci: da Yves Saint Laurent a Missoni a Chanel, tanti erano i capi e gli accessori in vendita a prezzi stracciati. Un sito iconico, Nasty Gal, che era entrato di diritto nella classifica dei siti web più amati dagli appassionati di capi vintage.

(Foto: Nasty Gal)

(Foto: Nasty Gal)



Nel 2012 Nasty Gal aveva ricevuto un fondo di 50 milioni di dollari da Index Ventures, tra i cui clienti figurano Net-a-Porter, Asos ed Etsy. Mahmud Kamani e Carol Kane, chief executives di Boohoo, hanno commentato così la presunta acquisizione: “Dovessimo riuscire ad acquisire Nasty Gal, sarebbe una fantastica opportunità aggiungere un brand globale e ben consolidato alla famiglia Boohoo”.

Boohoo, lanciato nel 2006, si rivolge ad un target compreso tra 16 e 24 anni. Il brand avrebbe presentato un’operazione di acquisizione simulata per Nasty Gal. Tale operazione potrebbe durare circa 8 settimane. Il documento sarebbe stato depositato nel Regno Unito lo scorso 21 novembre. Secondo quanto dichiarato da The Business of Fashion, “tra le possibilità c’è anche che il fatto che Boohoo voglia utilizzare Nasty Gal solo per ampliare la propria customer base, reindirizzandone l’url su Boohoo.com. In ogni caso è improbabile che i due store fisici di Nasty Gal a Los Angeles restino aperti”.

Moncler in aiuto dei terremotati

Moncler corre in aiuto dei terremotati di Norcia e Cascia: il brand di Remo Ruffini ha donato 1.800 piumini ai giovani di alcune località colpite dal terremoto dell’agosto scorso. Ruffini raccoglie l’appello lanciato da Fiorello: il popolare presentatore nel suo programma Edicola Fiorello condivideva l’appello lanciato dalla Protezione Civile per raccogliere vestiti per le popolazioni colpite dal sisma.

Non si è fatta attendere la risposta di Moncler, che è sceso in prima linea, donando gli iconici piumini ai meno fortunati: sono circa 1800 i piumini donati ai ragazzi delle scuole di alcuni dei paesi che sono stati colpiti dal terremoto, come Arquata del Tronto, Cascia e Norcia.

A dare per prima notizia della donazione da parte del brand è stata Alessia Marcuzzi: la nota conduttrice ha postato sul suo account Facebook una fotografia commentata con parole eloquenti: “Oggi Moncler con il progetto ‘Warmly Moncler’ ha fatto un gesto davvero grande e amorevole! Ha scaldato i bambini e i ragazzi delle zone terremotate di Norcia, Arquata del Tronto e Cascia, donando loro circa 2000 piumini! Bravi”.

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Remo Ruffini



L’azienda dal canto suo sceglie la via del low profile e non commenta l’iniziativa benefica che l’ha vista protagonista. Perché la beneficenza, quella vera, si fa ma non si dice. Il brand di lusso si distingue per un’iniziativa all’insegna della solidarietà, correndo in aiuto dei tanti ragazzi rimasti senza casa a seguito del sisma dello scorso 24 agosto.

Helly Hansen sponsor dello sci svedese

Helly Hansen è il nuovo sponsor della Nazionale svedese di sci alpino. L’azienda norvegese ha appena siglato un accordo triennale con la Federazione Svedese, secondo il quale Helly Hansen vestirà gli atleti svedesi per le stagioni 2016/17, 2017/18 e si concluderà al termine della stagione 2018/19.

“Siamo onorati di avviare questa partnership con il Team svedese di sci alpino e supportare quindi gli atleti nello spingere fino ai limiti le loro performance. Lo sci appartiene al Dna di Helly Hansen. Come marchio leader dei professionisti dello sci, siamo proiettati allo sviluppo continuo delle più alte performance dell’abbigliamento, per garantire all’atleta ogni tipo possibile di vantaggio”, ha dichiarato Paul Stoneham, Ceo di Helly Hansen. “Non vediamo l’ora di costruire una partnership di lunga durata”, ha aggiunto poi Stoneham.

Fondata in Norvegia nel lontano 1877, Helly Hansen so è imposta negli anni come leader dell’abbigliamento tecnico e protettivo, segnando anche importanti traguardi: ben 140 anni fa l’azienda creava i primi indumenti da lavoro impermeabili, mentre nel 1960 brevettava il primo tessuto in pile. Oggi il brand è attivo non solo nello sportswear e nel footwear, ma anche nel settore dell’abbigliamento tecnico da vela e da sci. Helly Hansen è diffuso in oltre 40 nazioni.

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“La capacità ed esperienza nello sviluppo innovativo e professionale dell’abbigliamento sci sono da sempre fattori chiave nella scelta di un fornitore ufficiale e Helly Hansen soddisfa in pieno queste caratteristiche. Avere come partner Helly Hansen significa ottenere tutto il necessario supporto, considerato il lavoro e l’impegno dell’azienda su questo versante”: così si è espresso Tommy Winter, direttore della nazionale svedese di sci alpino. “Dopo 29 anni trascorsi con lo stesso fornitore di abbigliamento, siamo davvero eccitati da questo cambiamento e fare squadra con il marchio norvegese”, ha aggiunto poi Winter.

Patti Smith: la sacerdotessa del rock spegne 70 candeline

Spegne oggi 70 candeline Patti Smith, cantante e poetessa statunitense e icona musicale. Un carisma unico, intriso di suggestioni bohémien e una voce che, dagli anni Settanta ad oggi, non ha mai smesso di ammaliare. Maudite quanto basta per affascinare, Patti Smith è stata tra le protagoniste del proto-punk e della New Wave.

Inserita dalla rivista Rolling Stone al quarantasettesimo posto nella classifica dei 100 migliori artisti di tutti i tempi, camaleontica e ribelle, la sacerdotessa del rock ha attraversato indenne le mode e i tempi, ergendosi a profetessa, sibilla dall’aura mistica che, già nei lontani anni Sessanta, era proiettata in un futuro ancora incerto, che con la sua musica ha contribuito a concretizzare. Bellezza androgina, il suo amore per la poesia trascende gli angusti confini della nativa Chicago e la porta, ancora giovanissima, a New York. Icona punk, conferì alla musica rock suggestioni prese a prestito da quegli stessi poeti che amava tanto.

Patricia Lee Smith è nata a Chicago il 30 dicembre 1946, un lunedì come tanti, se non fosse per la bufera di neve che sconvolge la cittadina statunitense. Sua madre Beverly Smith era una cantante jazz che per sopravvivere aveva dovuto accantonare le proprie ambizioni lavorando come cameriera, mentre il padre Grant Smith era un macchinista negli impianti Honeywell. Prima di quattro figli, Patti trascorre la sua infanzia in povertà, sullo sfondo di un’America perbenista e bigotta. A quattordici anni la giovane è alta 1,75 cm per neanche 50 chili: presa in giro dai compagni di scuola per quel suo fisico pelle ed ossa, disegna, balla e scrive poesie, mentre trova un primo lavoro in fabbrica.

Patti Smith è nata a Chicago il 30 dicembre 1946

Patti Smith è nata a Chicago il 30 dicembre 1946



Patti Smith in uno scatto di Robert Mapplethorpe, 1987

Patti Smith in uno scatto di Robert Mapplethorpe, 1987



Uno scatto di Mapplethorpe risalente al 1975

Uno scatto di Mapplethorpe risalente al 1975



Patti Smith in una foto di Edie Steiner, 1976

Patti Smith in una foto di Edie Steiner, 1976



Appena diciannovenne, nel 1966 Patti resta incinta: il padre del figlio che porta in grembo è un diciassettenne. Troppo immaturo per assumersi le responsabilità di un figlio, il giovane non viene neanche coinvolto da Patti, che nell’anniversario del bombardamento di Guernica partorisce una bambina e la dà in adozione. Sola e senza lavoro, la giovane non può provvedere al mantenimento della figlia: lei, che sognava di diventare insegnante, viene allontanata dal college di Glassboro, New Jersey, e si ritrova senza una meta. “Decisi che non sarei tornata in fabbrica né a scuola. Sarei diventata un’artista. Avrei dimostrato il mio valore”. “Anche se non ho mai messo in dubbio che me ne sarei separata, ho imparato che concedere una vita e poi abbandonarla non è così facile”, dirà a proposito della decisione di abbandonare la bambina. Patti trova rifugio nella poesia, soprattutto nei versi dell’amato Rimbaud.

Nel 1967 decide di partire per New York, con una valigia scozzese gialla e rossa contenente qualche vestito e pochi ricordi. “Nessuno mi stava aspettando, tutto mi aspettava”, ricorderà così il suo arrivo nella Grande Mela. Alcuni suoi amici studiano al Pratt Institute, celebre scuola di arte e design di Brooklyn. Patti spera possano introdurla nel loro ambiente. Ma quando arriva in quella che dovrebbe essere casa loro, trova solo un ragazzo che dorme su un letto in ferro: riccioli bruni e collana di perline sul petto nudo, il ragazzo le sorride dolcemente ma Patti fugge da lì senza chiedergli nemmeno il suo nome. Il ragazzo è Robert Mapplethorpe: i due divideranno la casa e la vita. Ancora ignari del futuro che li attende e del rispettivo successo che otterranno -Patti nella musica e Robert nella fotografia- vivranno un rapporto che travalica l’amore e l’amicizia: anime complementari unite dai medesimi ideali, i due resteranno uniti per il resto della vita.



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La New York di fine anni Sessanta è crocevia di mondi e tendenze: qui si incontrano il rock & roll e il beat, il punk e il glam, in club come il Max’s Kansas City come nel mondo underground del CBGB. Patti scandaglia ogni libreria alla ricerca di un impiego: i libri sono il suo buen retiro, l’unico posto in cui si senta a suo agio. La ragazza non ha un soldo in tasca e vive per strada, dormendo dove capita, che si tratti dei vagoni della metropolitana o degli androni dei palazzi. Sognatrice e idealista, si nutre solo di parole e dei versi dei suoi amati poeti: accanto a Rimbaud, la giovane è ossessionata da Sylvia Plath. Spirituale e testarda, l’artista si è autodefinita “una semplice operaia delle parole”.

Proprio quando sta per arrendersi, è il fato a salvarla: Patti è disperata, vorrebbe tornare a casa a Chicago, ma non ha nemmeno i soldi per comprare il biglietto e sarà solo il fortuito ritrovamento di una borsetta dentro una cabina telefonica a permetterle di restare a New York. Patti, che ringrazierà per sempre quella sconosciuta benefattrice -come dichiara lei stessa in “Just Kids”, sua autobiografia edita da Feltrinelli, libro vincitore del National Book Award per la saggistica nel 2010- trova lavoro come cassiera in una delle librerie della catena Brentano, sulla Quinta Strada: qui vende gioielli etnici e manufatti d’artigianato. Quando un uomo molto più anziano le propone di salire a casa sua, la giovane viene salvata ancora una volta dal destino: “Mi guardai in giro con disperazione, incapace di rispondere a quella proposta, quando scorsi un giovane avvicinarsi. Fu come se uno squarcio di futuro si fosse aperto”. Il giovane bruno che fingerà di essere il suo ragazzo è ancora una volta Robert Mapplethorpe: da quel momento i due saranno inseparabili.

Patti Smith e Robert Mapplethorpe a Coney Island, 1969

Patti Smith e Robert Mapplethorpe a Coney Island, 1969



L'artista in uno scatto di Bruce Weber, anni Novanta

L’artista in uno scatto di Bruce Weber, anni Novanta



Patti Smith, foto di Judy Linn, 1969

Patti Smith, foto di Judy Linn, 1969



Patti recita poesie al Mercer Arts Center del Village, lavora inoltre come giornalista musicale e vola a Parigi sulle orme di Rimbaud e Verlaine. Nel 1975 nasce il Patti Smith Group: insieme a Lenny Kaye mette insieme una band di musicisti e dà vita ad uno spettacolo in cui unisce poesia e rock, dando ufficialmente inizio alla corrente New Wave della musica, che la vede come sua vestale. Arriva quindi Horses, il primo disco: la foto di copertina, che la immortala in camicia bianca maschile, è stata scattata da Mapplethorpe. “Io avevo in mente il mio aspetto. Lui aveva in mente la luce. Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi”, ricorderà di quella giornata. L’obiettivo di Mapplethorpe, genio trasgressivo, scandirà ogni momento della vita dell’artista. Quando nel 1989 il fotografo muore, per complicanze dovute all’AIDS, per Patti è la fine di un’epoca: “Quando morì mi chiamò Edward. Il fratello minore di Robert. Diceva di avergli dato un ultimo bacio da parte mia, come mi aveva promesso. Sono rimasta immobile, paralizzata; poi, lentamente, come in sogno sono tornata alla sedia. In quel momento Tosca attaccava la grande aria Vissi d’arte. ‘Vissi d’arte, vissi d’amore’. Ho chiuso gli occhi e intrecciato le mani. La provvidenza aveva decretato che in quel modo gli avrei detto addio”.

Oltre ad essere considerata un’icona mondiale della musica rock, Patti Smith nel corso degli anni si è anche imposta come icona di stile: il suo stile apparentemente trasandato, all’insegna dell’effortlessy-chic, l’ha resa uno dei volti più amati dai fotografi di moda. Ad immortalarla, oltre a Mapplethorpe, anche Richard Avedon, Annie Leibovitz e Bruce Weber, solo per citarne alcuni. Quel suo fisico androgino ed esile (il ventre le si squarciò durante la prima gravidanza) e la personalità eclettica fin dagli esordi la resero una it girl ante litteram. Ancora oggi, alla veneranda età di 70 primavere, l’artista mostra fieramente un volto privo di ritocchi e un’eleganza degna di nota: rimandi grunge e suggestioni boho-chic caratterizzano il suo stile, dai capelli, sapientemente lasciati sale e pepe, alle giacche maschili indossate sopra i jeans, Patti Smith ha davvero molto da insegnare.

Bella Hadid eletta “Modella dell’anno”

Bella Hadid è la regina delle modelle: la statuaria sorellina di Gigi Hadid è stata incoronata dal sito Models.com come modella dell’anno che sta per concludersi. La top model ha sbaragliato la concorrenza nella classifica annuale redatta dal sito, considerato un’istituzione nel mondo della moda.

Il 2016 sarà un anno da ricordare per Bella Hadid, che si è definitivamente affrancata dalle scomode vesti di sorella minore della più famosa Gigi, diventando nota a livello internazionale come it girl e come top model. La consacrazione ufficiale arriva grazie alla classifica di Models.com, che la elegge regina delle passerelle.

Occhi verdi, lunghi capelli castani e fisico perfetto, Bella Hadid (all’anagrafe Isabella “Bella” Khair Hadid) è nata a Los Angeles il 9 ottobre 1996 dall’ex modella olandese Yolanda Foster e dall’operatore immobiliare palestinese Mohamed Hadid. Da piccola Bella prende parte a numerose gare di equitazione a livello agonistico, ma è costretta a rinunciare ad intraprendere una carriera come cavallerizza professionista giacché la giovane è affetta dalla sindrome di Lyme, malattia diagnosticata anche alla madre e al fratello.

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Bella Hadid è nata a Los Angeles il 9 ottobre 1996



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La top model durante l’ultima sfilata di Victoria’s Secret



Nel 2014 Bella Hadid si trasferisce a New York per studiare fotografia presso la Parsons School of Design. Volto da madonna e fisico scultoreo, la giovane ben presto inizia la carriera di modella, firmando un contratto con la IMG Models: nel 2014 debutta alla settimana della moda di New York sfilando per Desigual. Dopo appena un anno è una delle top model più richieste: innumerevoli le cover ottenute su riviste del calibro di Harper’s Bazaar, Elle, Allure, Glamour e Vogue. Nel corso del 2016 la splendida valchiria ha debuttato come Angelo di Victoria’s Secret, monopolizzando l’attenzione durante la sfilata parigina. Con 9 milioni di follower su Instagram e un patrimonio personale che ha superato i 3 milioni di dollari, Bella Hadid è ormai una delle top model più quotate del mondo.



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Puntualmente come ogni anno, sono arrivati i risultato dei Model of The Year Awards 2016, assegnati da Models.com: una giuria composta da 250 esperti ha decretato il trionfo di Bella Hadid, eletta Modella dell’Anno: a giudicare le modelle un comitato formato da designer, fotografi, make up artist e casting director, cui si aggiungono i lettori del sito, che assegnano un premio tutto loro. A trionfare quest’anno è stata Bella Hadid, seguita da Kendall Jenner, che è risultata la preferita dei lettori del sito. Seguono nella classifica Lindsey Montero e Imman Hamman.

Alain Delon: “Faccia d’angelo e Dandy Ribelle”

Sguardo gelido e volto angelico, ecco come si presenta Alain Delon, attore ed icona di stile maschile senza tempo e senza età, imitato ancora oggi da moltissimi giovani. Possedeva quel tipico atteggiamento francese sicuro di sé, che indubbiamente contribuì alla suo tile impeccabile. Le donne lo amavano, gli uomini volevano essere come lui e l’elegante attore europeo ne era ben consapevole. Nato in un sobborgo di Parigi nel 1935, Delon ebbe un’infanzia tumultuosa. In giovinezza, appena lasciato la Marina, accettò qualsiasi impiego potesse ottenere e diventò amico dell’attrice Brigitte Aubur. Grazie a lei partecipò al Festival di Cannes, evento che diede il via alla sua carriera da attore. Delon fu anche un uomo d’affari, lanciando prodotti come orologi, occhiali da sole e profumi: ognuno di questi prodotti era una testimonianza del suo gusto classico e un po’ retrò.


Alain Delon - FILM "DIABOLIQUEMENT VOTRE" De Julien   Duvivier

Alain Delon – FILM “DIABOLIQUEMENT VOTRE” De Julien Duvivier




Lo stile di Alain Delon era originale ed elegante, rispecchiava i tempi che stava vivendo: fece della semplicità un pass partout, abbinando capi semplici ad accessori di alta classe. All’epoca in molti lo ritraggono come un ragazzo amante della bella vita, delle feste e dei circoli culturali. All’incrocio tra virtuosismi formali e praticità, osava molto tanto che fu definito dalla critica cinematografica piu’ ambita come il “Dandy Ribelle”.


Alain Delon

Alain Delon




Il suo motto fu:


“I capelli di Cesare non sono diventati bianchi, si sono illuminati. Cesare non invecchia, Cesare matura! Ave, me!”


I capi che lo contraddistinguono sono:


– Il Trench


– La t-shirt bianca classica, semplice scollata a V a maniche corte


– Il Borsalino


– La sciarpa in seta


– I pullover in cachemire dalle tonalità scure


– Lo Smoking


Alain Delon

Alain Delon




La sua vita privata è caratterizzata da amori folli (Nathalie Delon, Jill Fouquet, Romy Schneider, Mireille Darc, Rosalie Van Breemen), otto figli, più uno non riconosciuto, con i quali ha avuto rapporti contrastati, passioni pericolose (i cavalli, la boxe, il gioco), rischiose amicizie con esponenti della malavita e un paio di noie con la giustizia come nel misterioso assassinio del suo body-guard, Stevan Markovich. Oggi Alain Delon, che non ha mai nascosto di aver sofferto di depressione, si è riconciliato con il primogenito Anthony, ha regalato agli amici la maggior parte degli oggetti che scandirono i suoi trionfi, ha venduto la maggior parte delle sue proprietà, vive in solitudine tra la Svizzera, di cui è cittadino dalla metà degli Anni Novanta e la vasta proprietà in Francia dove ha sepolto i suoi cani (ben 45) e ha preparato la cappella funebre per sé, per le donne e i figli che vorranno ritrovarlo, un’ultima volta.


Alain Delon con Nathalie Delon

Alain Delon con Nathalie Delon




Alain Delon con Nathalie Delon

Alain Delon con Nathalie Delon




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La moda anni Novanta rivive su Instagram

Quando si ripensa agli anni Novanta tante sono le immagini che tornano in mente: l’avvento delle supermodelle, la moda punk, le serie tv divenute cult, l’heavy-metal… E se nel lontano 1990 Linda Evangelista dichiarava orgogliosamente di non alzarsi dal letto per meno di 10mila dollari al giorno, tanti sono coloro che hanno trascorso la propria adolescenza guardando in tv Beverly Hills 90210 o ascoltando la musica dei Nirvana.

Se siete nostalgici doc non preoccupatevi: da oggi ci pensa Instagram a proporvi una selezione dei migliori momenti degli anni Novanta. Moda, glamour ma anche costume, per viaggiare nel tempo e tornare al decennio d’oro. Si chiama Nineties Moments il nuovo account Instagram interamente dedicato agli anni Novanta: un tuffo nella moda e nello stile di quegli anni, per riviverne gli eccessi e i trend.

Come non citare a questo proposito le supermodelle, da Cindy Crawford a Claudia Schiffer, da Naomi Campbell e Linda Evangelista a Christy Turlington e Kate Moss, solo per citarne alcune. Vengono ora riproposti interi servizi fotografici che immortalano le celebri top model, ma anche copertine e backstage di sfilate, da Versace a Chanel. Gettonatissime e amate come dei personaggi e non solo alla stregua di anonime mannequin, le supermodelle sdoganarono i Nineties come una delle età d’oro della moda.

Kate Moss in una foto di Juergen Teller, Vogue UK

Kate Moss in una foto di Juergen Teller per Vogue UK, anni Novanta



Nineties Moments nasce dalla mente creativa di due berlinesi, che hanno fatto del vintage uno stile di vita: Vincent Mank e Jayme Miller gli anni Novanta li hanno vissuti intensamente. I due creativi all’epoca lavoravano infatti in un’agenzia londinese, appartenente a Mario Testino, autore di alcuni tra gli scatti più iconici degli anni Novanta e del Duemila. Immancabili sull’account le sue foto, che figurano accanto a scatti firmati da illustri fotografi, come Matt Jones, Nathaniel Goldberg, Mario Sorrenti e Juergen Teller. Un account che sta raccogliendo proseliti da parte di numerosi professionisti del fashion biz e nostalgici di quel periodo. Un successo senza precedenti per il duo berlinese, che ha riportato in auge anni indimenticabili e ricchi di glamour.

Jordan Barrett: chi è il modello dell’anno

Occhi di ghiaccio, labbra carnose e capelli biondi: Jordan Barrett è stato eletto dal sito models.com modello dell’anno che sta per concludersi. Australiano, venti anni, per Jordan Barrett la consacrazione a modello dell’anno è un riscatto da una vita non esattamente patinata: il padre Adrian nel 2013 è stato arrestato con l’accusa di essere a capo di una banda internazionale di narcotrafficanti dedita allo spaccio di cannabis. Sarebbe stato sgominato un giro di affari di quasi 9 milioni di euro: il padre di Jordan è stato condannato a 8 anni di carcere.

Nato a Byron Bay il 24 novembre 1996, Jordan è alto 1,85 cm. Grande fotogenia e fisico scultoreo, il giovanissimo modello è stato giudicato il volto più interessante del momento. Le porte della moda si sono aperte per lui in maniera del tutto inaspettata: a soli 14 anni il giovane è stato notato in un negozio mentre cercava un accendino sul bancone. Approcciato da un uomo, inizialmente Jordan temeva di essersi cacciato in qualche guaio, dal momento che è vietato vendere accendini ai minori di 18 anni: ma colui che credeva si trattasse di un agente di polizia era in realtà un agente della celebre IMG Models.

Da lì per il biondissimo Jordan si spalancano le porte del fashion biz e in breve il giovane modello si impone come uno dei volti più ricercati per copertine e sfilate. In breve arriva la prima cover di Vogue: mentre il padre viene condannato ad 8 anni di carcere, il giovane Jordan conquista contratti milionari.

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Jordan Barrett è nato in Australia nel 1996



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Il giovanissimo modello è considerato l’erede di Leonardo Di Caprio



Con oltre 442mila followers su Instagram e il nuovo titolo di Modello dell’anno, Jordan Barrett si appresta a divenire uno dei nomi di punta del 2017. Il modello vanta una lunga scia di cuori infranti, da Paris Hilton a Lara Stone a Suki Waterhouse. Bellezza efebica e sguardo trasparente, Jordan Barrett è considerato il nuovo Leonardo Di Caprio.


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Mellow Yellow apre al prêt-à-porter

Da tredici anni a questa parte Mellow Yellow è un punto di riferimento per amanti delle scarpe: il brand, facente parte del gruppo Eram, ha consolidato uno stile ed un’immagine chic e sofisticata, per collezioni ricche di fascino. Ora la svolta: il marchio di calzature inizierà ad espandersi anche nel prêt-à-porter. A gennaio 2017 saranno rivelati i primi modelli, nell’ambito del salone Who’s Next di Parigi.

Una nuova sfida per Mellow Yellow: il brand mira a diventare un marchio globale, come riferito dalla direttrice Magali Blanc, che ha dichiarato: “Il primo asse di sviluppo di Mellow Yellow è naturalmente il prêt-à-porter. Un universo facile da affrontare, visto il forte DNA del brand. Non escludiamo di estendere ulteriormente la nostra offerta firmando delle licenze, soprattutto nei campi della profumeria, della valigeria e degli occhiali”. Proprio Blanc ha concepito la nuova linea di womenswear, insieme a due stilisti freelance.

La collezione si compone di 120 capi declinati in tinte fluo e pattern ricercati: prevale un mood gioioso, lo stesso che caratterizza il brand fin dalla sua nascita. Correva l’anno 2004 quando Bruno Van Gaver fondava il marchio, il cui target privilegiato è costituito dalle giovani parigine: femminilità sofisticata e tripudio di quello stile à la parisienne che da sempre si distingue come sinonimo di eleganza. La linea di abbigliamento di Mellow Yellow, che sarà prodotta in Portogallo, si ispira a marchi come Sessùn, Des Petits Hauts o Sézane.

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Lo stile parisien tipico di Mellow Yellow



La distribuzione vedrà un e-shop e una solida presenza in numerosi negozi multimarca, anche all’estero. La collezione sarà svelata in anteprima nel corso del salone Who’s Next, a fine gennaio 2017: qui saranno presentati i primi modelli di prêt-à-porter per l’autunno-inverno 2017/18.

Oscar de la Renta celebrato in una serie di francobolli

A due anni dalla sua scomparsa, Oscar de la Renta viene ricordato in una serie di francobolli made in Usa: il celebre couturier statunitense sarà protagonista di una serie di francobolli che saranno diffusi nel corso del 2017. Un omaggio al genio di origine dominicana, che nel corso della sua carriera ha vestito dive di Hollywood e First Ladies, da Nancy Reagan a Laura Bush.

La collezione, che sarà composta da 11 pezzi, è stata realizzata dall’art director Derry Noyes e comprenderà alcuni ritratti in bianco e nero dello stilista e dieci dettagli iconici ripresi dai capi più famosi disegnati da Oscar de la Renta. Nato a Santo Domingo il 22 luglio 1932 da madre dominicana e padre portoricano, il giovane Oscar al compimento della maggiore età si trasferisce in Spagna: qui studia presso l’Accademia di San Fernando di Madrid.

Proprio la Spagna e l’Europa influenzano profondamente la sua formazione: qui Oscar inizia ad avvicinarsi al mondo della moda lavorando in alcune case di moda. Successivamente si trasferisce a Parigi, dove lavora presso Lanvin, come assistente di Antonio Castillo. Nel 1963 diviene designer di abbigliamento per Elizabeth Arden, mentre disegna scarpe e accessori per Brittany Rosano. In questo periodo inizia la sua amicizia con Anna Wintour, celebre direttrice di Vogue America.

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Oscar de la Renta nacque a Santo Domingo nel 1932



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Uno dei modelli Oscar de la Renta indossati da Carrie Bradshaw in “Sex & the City”



Divenuto uno dei designer più amati degli Stati Uniti, tante sono le star che sdoganano le sue creazioni, a partire da Sarah Jessica Parker, la Carrie Bradshaw di Sex & the City, innamorata dei capi dello stilista. Nel 2001 Oscar de la Renta presenta la sua collezione di accessori, che include tra le altre cose scarpe e borse. Dopo aver coniato il neologismo di “fashion victim” e aver impresso con il suo stile un tassello fondamentale della moda made in USA, il designer è scomparso nell’ottobre 2014 all’età di 82 anni.

Yoox crea una vetrina dedicata al mondo Disney

Inedito connubio Disney-Yoox per uno store online che vi aiuterà a tornare bambini: da oggi nasce una nuova piattaforma su Yoox.com, interamente dedicata al mondo di Disney. Largo ad abbigliamento, accessori, scarpe e complementi di design realizzati da diversi brand: l’ispirazione è una sola, il mondo di Disney, Disney•Pixar, Star Wars e Marvel.

Collaborazioni esclusive che traggono ispirazione dai cartoon che hanno contraddistinto la nostra infanzia: dalle clutch firmate Olympia Le Tan ed ispirate ad Alice nel Paese delle Meraviglie ai maglioni di Kenzo raffiguranti i personaggi de Il Libro della Giungla, fino alle scarpe di Vans ispirate a Toy Story o, ancora, agli orologi Nixon che omaggiano Star Wars: sulla piattaforma di shopping online ideata da Federico Marchetti sarà possibile trovare un’area apposita dedicata a Disney.

Le nuove collezioni create in esclusiva includeranno i prossimi film: tripudio di creatività e full immersion nel colore per la piattaforma di shopping online, che unisce i maggiori designer del momento in un progetto esclusivo. Non solo shopping ma anche lifestyle: su Yoox sarà infatti presente una interessante vetrina di contenuti editoriali pensati appositamente per celebrare il magico mondo Disney, le avventure di Star Wars e i fumetti della Marvel.

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L’esclusiva partnership prevede articoli di alta moda, sportswear, scarpe, borse ed accessori, ma anche pezzi di design per arredare la casa con stile: Federico Marchetti, fondatore di Yoox e amministratore delegato di Yoox Net a Porter Group, ha dichiarato: «La fantasia di Disney è stata per me una grande ispirazione quando ho ideato Yoox nel 1999 ed è un enorme piacere per me poter combinare oggi il brand senza tempo Disney e lo spirito innovativo di Yoox, portando ai nostri clienti contenuti creativi e prodotti difficili da trovare». Disney come Yoox amano «rompere gli schemi creando design non convenzionali» e «portare la creatività a un livello completamente nuovo».

Cara Delevingne testimonial di Rimmel London

Misteriosa, sensuale, affascinante: Cara Delevingne è il volto del nuovo mascara Scandal’Eyes Reloaded di Rimmel London. Una campagna pubblicitaria ad alto tasso di seduzione, che vede la top model britannica nei panni di un agente segreto in fuga a Londra. Un sexy thriller immortala la sensualità di Cara Delevingne, nuova ambassador del brand.

Tra inseguimenti e misteri l’agente segreto in gonnella incanta Londra: la London Train Station è sotto sorveglianza e tutti cercano lei, Cara, tornata alla moda dopo un’esperienza come attrice cinematografica. Il suo addio alle passerelle risale all’estate 2015: la modella dichiarò di avere chiuso la sua carriera, a seguito di una forte depressione.

Tornata sulla cresta dell’onda, la bellissima Cara Delevingne, classe 1992, è tornata a prestare il volto per Rimmel London dopo aver preso parte al film Suicide Squad accanto a Margot Robbie e Jared Leto. La ritroviamo fasciata in un chiodo in pelle, sexy e aggressiva nel nuovo spot per Scandal’Eyes Reloaded di Rimmel London. La modella incarna perfettamente lo stile del brand di cosmetici, che vanta tra le altre testimonial Kate Moss, Georgia May Jagger e Rita Ora.

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Cara Delevingne è nata a Londra il 12 agosto 1992, figlia di Pandora e Charles Delevingne. Cresciuta nel quartiere londinese di Belgravia insieme con le due sorelle maggiori, Poppy e Chloe, la modella vanta una discendenza blasonata dai baroni Faudel-Phillips. La sua carriera nella moda inizia a 17 anni, quando Cara firma un contratto con la Storm Model Management. Altezza svettante (176 cm) e volto inconfondibile, in breve si afferma come una delle modelle più richieste. Nell’agosto 2015, a soli 23 anni, dichiara in un’intervista al Time la sua intenzione di ritirarsi dalle passerelle a causa del forte stress che le avrebbe procurato una forma di psoriasi. Ma la sua lontananza dal fashion biz dura poco e già dopo pochi mesi la modella torna ad ottenere ingaggi e copertine.

Il nuovo mascara Rimmel London, che la vede testimonial, garantisce volume e tenuta estrema, per uno sguardo intenso e profondo: grazie ad una nuova formula a base di collagene e cheratina, il volume è fino ad 11 volte maggiore. Inoltre il prodotto offre una notevole facilità nella rimozione: la nuova formula permette infatti di struccarsi con semplice acqua calda. Un mascara a prova di umidità, sudore e sbavature, per una tenuta estrema, che supera le 24 ore.

Irina Shayk per il Natale 2016 di Intimissimi

Irina Shayk torna a prestare il volto e le sue curve sinuose per Intimissimi, brand che la lanciò nel 2007. Ne è passato di tempo da allora: la splendida top model russa non era ancora famosa, quando venne scelta da Intimissimi come testimonial. Oggi Irina torna a posare per l’azienda italiana di underwear nei panni di un Babbo Natale in gonnella super sexy.

Un mantello rosso profilato di pelliccia bianca nasconde le curve esplosive di Irina Shayk, strizzate in un completino mozzafiato: la ritroviamo così, accanto ad un orsacchiotto di pelouche gigante intenta a scartare i doni: la nuova campagna di Natale firmata Intimissimi immortala una Irina Shayk sensuale come non mai.

Lunghissime gambe che svettano su vertiginosi tacchi a spillo, volto splendido ed occhi di ghiaccio: la modella russa incanta in una campagna pubblicitaria dedicata al Natale 2016. Statuaria e conturbante, Irina Shayk posa sorridente ed ironica tra mega orsetti e pacchi natalizi. Un po’ femme fatale e un po’ bambina, la top model incarna perfettamente il mood natalizio del brand, in bilico tra sensualità e delicatezza.

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Irina Shayk, all’anagrafe Irina Valer’evna Šajchlislamova, è nata in Russia il 6 gennaio 1986. Rimasta orfana del padre all’età di quattordici anni, trascorre la sua infanzia in uno stato di indigenza. Nel 2004 la statuaria Irina partecipa ad un concorso di bellezza, vincendolo. Inizia così la sua carriera nella moda, che la porta in breve ad affermarsi come una delle modelle più richieste. Nel 2007 la top model viene immortalata per la prima volta su Sports Illustrated; nel 2013 viene eletta dalla rivista Maxim la donna più sexy del pianeta. Tante le cover e innumerevoli le sfilate che la vedono protagonista. Anche la sua vita privata è al centro delle cronache: Irina Shayk ha avuto una lunga relazione con il calciatore Cristiano Ronaldo e dal 2015 è legata all’attore Bradley Cooper: la coppia sarebbe ora in attesa di un bambino.

La collezione Intimissimi Christmas 2016 celebra la magia del Natale grazie a completini declinati in tutte le sfumature di rosso, perfetti per le festività: largo a bustier, balconcini e perizomi estremamente sexy che strizzano l’occhio al glamour e all’aria di festa che caratterizza il periodo natalizio. Una collezione pensata per tutte le donne che non rinunciano alla sensualità.

Colorful New Year’s Eve – brillare a capodanno

Capelli lisci o mossi? E se mi facessi fare un raccolto? No, sicuramente capelli pettinati indietro, molto chic. Forse è un po’ troppo… meglio le onde?


Ecco le classiche domande che tutte le donne si pongono quando hanno una festa importante, soprattutto a capodanno.


Gli Instatint di JOICO possono aiutarvi a dare un tocco inaspettato alla vostra acconciatura, anche a quella più semplice! Inoltre, sono stati recensiti qui come idea regalo particolare per chi ama giocare con le acconciature.


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Gli Instatint sono degli spray colorati – che svaniscono al primo lavaggio – e vi aiuteranno ad impreziosire la vostra acconciatura.


I colori presenti nella linea sono cinque: Fiery Coral, Pink, Sapphire Blue, Orchid e Mermaid Blue.


Questi colori riprendono le cinque nuances più famose dei Color Intensity, per coloro che vogliono un look semi-permanente. Il prezzo varia dai 10€ ai 15€.


A questa stupenda gamma si aggiungono due nuances per le più festaiole, che vi faranno letteralmente brillare: Pink Dust Gold Dust.


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Oltre al colore oro o rosa, in questi Instatint troviamo anche dei glitter!
Ecco delle acconciature semplici che vi faranno scintillare durante la notte di capodanno:


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…ed ecco come potete trasformarle con l’uso degli Instatint di JOICO!


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Lo stile di Helena Bordon

Un sorriso perfetto, lunghi capelli biondi e uno stile iconico, divenuto famoso in tutto il mondo: Helena Bordon è la it girl brasiliana più famosa. Una carriera sfolgorante per lei, che ha respirato moda fin da bambina: figlia d’arte, sua madre Donata Meirelles è stata style director di Vogue Brazil. Helena fin dall’età di sette anni era solita accompagnarla nei viaggi di lavoro in Europa: la giovane cresce tra una sfilata Chanel e un party con Valentino.

Ben presto si aprono per lei le porte del fashion system: il suo blog accoglie quotidianamente milioni di visitatori, impressionati dal suo stile e dalla sua personalità. Protagonista indiscussa nei front-row delle sfilate e regina dello street style, Helena ha alle spalle numerose collaborazioni con brand e designer: dopo aver firmato una capsule collection per il brand di gioielli LOOL di Luisa Setubal, ha anche prestato il volto a numerose campagne pubblicitarie, come quella di Jimmy Choo.

Nel suo blog l’icona di stile posta le foto dei suoi outfit, consigli di stile e souvenir dei suoi viaggi. Con i suoi 907mila follower sul suo profilo Instagram, la blogger ventinovenne è manager di se stessa. Tra i suoi brand prediletti Tod’s, James Perse e Pedro Lourenco.

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Businesswoman e blogger, Helena Bordan è la più famosa it girl brasiliana



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La blogger è figlia d’arte e ha respirato moda fin da bambina




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“Vorrei essere per il Brasile quel che Miroslava Duma è per la Russia”, ha dichiarato la fashion blogger, che è recentemente convolata a nozze: per l’occasione Helena ha scelto un abito Valentino appartenuto alla madre, che lo indossò per le sue nozze nel 2002. “Mi è sempre piaciuto prendere in prestito le cose di mia madre e da piccola sognavo di vestirmi come lei”, ha dichiarato Helena. Il matrimonio principesco è stato celebrato a San Paolo mentre un’altra cerimonia si è tenuta a St. Barths. Tra gli invitati le socialite Caroline Celico e Beta Whately, le blogger Gala Gonzalez, Michelle Goldie ed Elizabeth Mas e le modelle Izabel Goulart e Ana Beatriz Barros.

Helena Bordan è stata anche modella per L’Oreal e co fondatrice di 284, catena di alta moda brasiliana, che ha creato con gli amici di infanzia Bernardino, Luciana e Marcela Tranchesi. Un successo inarrestabile per lei, considerata una delle icone di stile contemporanee più amate.

Il genio di Cy Twombly in mostra a Parigi

Si è aperta al Centre Pompidou di Parigi “Cy Twombly”, la più grande retrospettiva dedicata al pittore statunitense. In mostra 140 opere tra disegni, sculture, quadri e fotografie, materiale raccolto meticolosamente dal curatore Jonas Storsve. Fino al 24 aprile 2017 sarà possibile visitare la mostra, che si snoda in un affascinante percorso tematico, che intende esplorare cronologicamente l’arte di Twombly.

Nato a Lexington nel 1928, dagli anni Cinquanta Cy Twombly viveva in Italia, tra Roma e Gaeta. Indimenticabili gli scatti della sua lussuosa abitazione romana, dove l’artista venne immortalato nel 1966 da Horst P. Horst. Il pittore è scomparso a Roma il 5 luglio 2011. Diventato famoso per il suo modo di sfocare la linea tra disegno e pittura, molte delle sue opere ricordano i graffiti, mentre nei lavori della sua produzione più tarda troviamo tracce di un simbolismo romantico, tra allegorie e citazioni erudite.

Un approccio singolare, che esplora l’espressione grafica attraverso allusioni al linguaggio: la retrospettiva si apre con quattro opere risalenti al 1953: Twombly non ha mai parlato del suo metodo e non ha mai permesso a nessuno di osservarlo mentre dipingeva. Per ultimare ogni sua opera erano necessari giorni o intere settimane, in cui il pittore fumava innumerevoli pacchetti di sigarette e traeva ispirazione dalla poesia, in particolare da Keats e dal Romanticismo.

Cy Twombly, Sans titre (Grottaferrata), (1957). @Cy Twombly Foundation, ©Galerie Karsten Greve, St. Moritz, Paris, Köln

Cy Twombly, Sans titre (Grottaferrata), (1957). @Cy Twombly Foundation, ©Galerie Karsten Greve, St. Moritz, Paris, Köln



Cy Twombly in una foto di François Halard, 1995

Cy Twombly in una foto di François Halard, 1995



Cy Twombly, Night Watch, (1966). Courtesy Jeffrey Hoffeld Fine Arts, Inc. @Cy Twombly Foundation, ©Courtesy Cheim & Read

Cy Twombly, Night Watch, (1966). Courtesy Jeffrey Hoffeld Fine Arts, Inc. @Cy Twombly Foundation, ©Courtesy Cheim & Read



La sua opera, a tratti ermetica e misteriosa, non venne subito compresa dai suoi contemporanei. Trasferitosi a Roma dopo aver sposato l’aristocratica Luisa Tatiana Franchetti, i due presero casa a Via di Monserrato. Qui, tra busti dal gusto classico e suggestioni imperiali, si consumava la vita di un genio mai dimenticato. Proprio nella Capitale, esattamente nel suo celebre studio a Piazza del Biscione, Cy Twombly visse la sua fase più prolifica, creando le sue opere più belle.


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Le opere in mostra sono suddivise in tre categorie cronologiche (Nine Discourses on Commodus, 1963, Fifty Days at Iliam, 1978, e Coronation of Sesostris, 2000): i graffiti e la scrittura predominano nelle prime opere, risalenti agli anni Cinquanta, mentre nel decennio successivo si passa alle composizioni e in seguito ad un’arte minimale e concettuale. La sua produzione raccoglie l’eredità dell’espressionismo astratto statunitense in un inedito mix con la cultura mediterranea. La mostra al Centre Pompidou è la seconda grande retrospettiva dedicata all’artista americano, dopo quella del 1988: esposte anche opere realizzate con materiali di recupero. Info: www.centrepompidou.fr

YOUTH CULTURE – LITTLE SHILPA SS17

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Mumbai-Londra: un asse creativo tanto affascinante quanto stimolante caratterizza le creazioni di uno dei più interessanti talenti fashion della moda contemporanea.


Stiamo parlando di Shilpa Chavan, la quale incarna perfettamente la parabola del fashion designer contemporaneo, in quanto ha fatto della multiculturalità e del viaggio il suo fulcro vitale.


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Il suo background è composto da un magma culturale che ha alimentato il suo stile individuale con un’abbondanza di stimoli e riferimenti.


A Londra i designers possono attingere da una cultura street tra le più radicate e libere del pianeta e da una storia dove la particolare conformazione geografica ne ha rafforzato l’identità estetica, assieme ad una peculiare apertura verso la diversità che da sempre caratterizza il dna culturale britannico.


Mumbai è una delle aree maggiormente popolate del pianeta, un imponente snodo portuale dove l’arte dell’intrattenimento in India è maggiormente rappresentata, oltre ad essere tra i cinque mercati emergenti maggiormente inlfuenti a livello mondiale.
La vita di Shilpa Chavan è segnata dalle metropoli di Londra e Mumbai. In quest’ultima, dopo essersi diplomata al Politecnico, si avvicina alla modisteria e quasi da subito collabora con i concorsi di Miss India per tre anni consecutivi con le sue creazioni di raffinatissimi head-pieces.


Poi approda in Inghilterra dove frequenta la Central St.Martins School of Art ed il London College of Fashion.
Il suo CV vanta una internship presso il leggendario modista britannico Philip Treacy.


Arrivano I primi riconoscimenti: è stata nominata Designer di accessori dell’anno sia da Marie Claire India sia da Elle India.
Nonostante inizialmente si sia fatta notare come modista e designer di accessori, il suo brand, Little Shilpa, ha recentemente presentato collezioni di abbigliamento.


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Ogni sua collezione prevede capi, head-pieces ed accessori in cui la tradizione incontra la contemporaneità. Shilpa propone moda no gender ed in cui l’equilibrio tra Occidente e Oriente fanno di lei una designer concettuale piuttosto che glamorous ed ostentatrice di bellezza. La ricerca di Little Shilpa per la prossima primavera-estate 2017 trae spunto da una pietra miliare del decadentismo, che fornisce il titolo alla collezione: “Fleurs de Mal – Encore”.


L’esplorazione del lato oscuro, la decadenza che ne deriva e la sensualità: la collezione propone vari looks che indagano la bella e la cattiva parte della vita umana. Crepe di seta unito alla lycra: le silhouette si ispirano ai roaring Twenties. Maschere floreali e bow-ties completano I looks. La designer reinterpreta un’epoca con maestria e con un tocco di femminilità cosmopolita che da sempre contraddistingue le sue creazioni.


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Pazze per le scarpe, ecco perché ne siamo ossessionate

Non c’è storia che tenga, le scarpe sono e per sempre saranno il nostro punto debole.
Non è affatto facile far finta di niente se ci innamoriamo di un paio di scarpe, eppure il più delle volte siamo costrette a mollare l’osso per questioni di spazio – a meno che non si abbia un armadio delle dimensioni di una casa – e di portafogli.
Così da semplice passione, diviene una vera e propria ossessione.
Siamo capaci di acquistare scarpe per svariati motivi:

SE SONO IN OFFERTA

Infatti è quasi certo che ciò che oggi è in offerta potrebbe non esserlo più domani e sarebbe da sciocchi non cogliere un’opportunità del genere.
Anche se non sono esattamente ciò che avremmo voluto, le compriamo comunque.
Ciò che non serve oggi potrebbe servire domani.

COME RIMEDIO ALLA BANALITA’ DELLA VITA

Spesso un paio di scarpe può sollevare dalla noia, dalla routine, dalla quotidianità.
Basterà coordinarle per colore e stile, et voilà, le jeux son fait.

PER RISOLLEVARCI IL MORALE

Tutte passiamo dei periodi poco felici ma affrontarli con un nuovo paio di scarpe è un’altra cosa.
Non sappiamo come, non sappiamo perché ma ci fanno ritornare il sorriso.
Spesso, se questo periodo sembra non volerne sapere di allontanarsi, diamo sfogo al più sfrenato shopping compulsivo che neppure col black friday.

E allora non mazzi di rose, ma mazzi di scarpe.
Lo direbbe anche Carrie in Sex&theCity, ricordate il suo armadio?
E come dimenticare, poi, una delle massime della Bradshaw: “gli uomini sono come le scarpe col tacco. Ci sono quelli belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall’inizio, quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale e infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te“.
Le scarpe sono il simbolo per eccellenza di femminilità, fascino e seduzione, sono in grado di colmare il vuoto esistenziale che abbiamo dentro in quanto surrogato di una felicità mondana. Forniscono, infatti, in maniera immediata – tramite l’acquisto – una compensazione di ciò che manca.

Sicuramente le scarpe rappresentano un oggetto molto utile per la loro semplice funzione di ricoprire il piede e permettere di camminare, ma per le donne sono una vera e propria maniera di trasformare la propria vita, il proprio aspetto, di cambiare a seconda del modello.
Per questo motivo, l’America ha definito “shoesaholic” quelle donne che possiedono più di 60 paia di scarpe, un numero altissimo che riguarda, però, la maggior parte delle donne americane.

Dal punto di vista psicologico, il piede rappresenta una delle parti più erotiche del corpo di una donna.
Per Freud e Jung, infatti, la scarpa rappresenterebbe uno dei simboli più erotici femminili e quindi sessualmente incontestabili per via delle numerose terminazioni nervose presenti sul piede.
Un oggetto, quindi, erotizzato al massimo.
Eppure la scarpa non è solo espressione di sensualità, è anche espressione della propria personalità.
La scelta di una calzatura rispetto ad un’altra, rispecchierebbe le proprie tendenze individuali che solo l’aspetto esteriore e l’estetica sono in grado di mostrare.
Basti ricordare la favola di Cenerentola per notare l’identificazione primaria dell’oggetto con la persona che lo indossa.
Le scarpe rappresentano, dunque, un’estensione del sé.
Essendo, inoltre, il piede un mezzo di trasporto, è evidente come la connessione scarpa-piede riporti ad una condizione di indipendenza.
Camminare con le scarpe significa prendere possesso della terra“, sosteneva il sociologo Jean Servier.

E in effetti, in base alla scelta individuale di un paio di scarpe, è possibile disegnare il profilo psicologico di chi le indossa.
Indossare un paio di scarpe col tacco a spillo è indice di sensualità, ovvero voler mostrare la propria femminilità mantenendo un profilo sexy e ricercato.
Indica, inoltre, un atteggiamento sicuro, soprattutto se si indossa un tacco di 12 cm – questo è, infatti, sinonimo di imprevedibilità -.
Chi indossa ballerine, pratica la comodità.
Le amanti della scarpa sportiva, invece, amano il casual wear, sono donne dirette nel rapporto con gli altri e amano la sincerità.
Chi indossa la zeppa ama la stabilità e la sicurezza, desidera mantenere l’indipendenza pur mostrando un atteggiamento femminile e sensuale.
Gli anfibi sono indice di aggressività, le infradito di spontaneità e i sandali di un carattere allegro e disinibito.
Una scarpa colorata e appariscente indica un carattere estroso e ribelle, mentre chi indossa scarpe di marca è particolarmente ansioso.

Insomma, se la scarpa è la rappresentazione della propria personalità, le donne non fanno alcuna fatica a mostrarla agli altri.
E, come si suol dire in certi casi, (S)CARPE DIEM.

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MORTO GEORGE MICHAEL: IL MONDO DELLA MUSICA PIANGE ANCORA

Un anno di lutti, dodici mesi di inaspettate morti che hanno etichettato questo 2016 come l’anno nero della musica. L’ultimo ad andarsene inaspettatamente il grande George Michael, icona di una generazione che piange i suoi miti.

“Non troverete mai la pace della mente fino a che non ascolterete il cuore”. Così affermava George Michael in una delle sue turbinose dichiarazioni. Se questa condizione l’avesse o meno raggiunta purtroppo non ci sarà mai dato sapere. Il famosissimo cantante inglese infatti si è spento inaspettatamente la notte del 25 dicembre nella sua abitazione di Goring on Thames, Londra, a soli 53 anni. Una morte inaspettata, causata da un arresto cardiaco confermato dai medici subito sopraggiunti dopo la chiamata del compagno dell’artista, il primo a scoprirne il corpo senza vita.

E così il mondo della musica e dello spettacolo rimpiange l’ennesimo “eroe” perso in questo 2016 denominato, per giusta causa, l’anno nero della musica. Nel giorno in cui il suo Last Christmas veniva suonato nelle case di mezzo mondo George Michael è uscito di scena senza chiedere permesso, un po’ come aveva voluto in questi ultimi anni durante i quali, dopo scandali, arresti e depressioni, aveva optato per l’abbandono della scena pubblica. Suo ultimo grande successo “Symphonia” pubblicato nel 2014, record d’incassi, dopo il quale cause stress, una polmonite e uno stato di depressione si era visto costretto a diminuire le sue apparizioni sul palcoscenico. Una decisione sicuramente non facile per un grande artista che negli ultimi trent’anni ha tenuto testa alle classifiche di mezzo mondo: era il 1981 quanto con Andrew Ridgeley fondò gli Wham! e in breve tempo con la sua zazza bionda divenne l’idolo delle ragazzine al pari del sex symbol Simon Le Bon. In quattro anni gli Wham! pubblicarono quattro album, collezionando un primo posto dietro l’altro con brani quali Club Tropicana, Wake Up Before You Go oltre alla eterna Last Christmas. E fu così che insieme ai Duran Duran e agli Spandau Ballet divennero la colonna di una generazione senza troppi pensieri ma piena di sogni e speranze. Ma la vera natura indipendente di George si fa sempre più sentire e rimanere imprigionato dentro un personaggio che non è più il suo diventa quasi una gabbia per l’artista. Fu così che decise di andare contro tutti, agenti e major comprese, lasciò gli Wham! e decise di continuare la sua carriera da solista. E fu un successo! L’interpretazione ritorna al centro della scena, insieme ad una voce tanto suadente, quanto aggressiva e potente ma allo stesso tempo delicatissima: un mix capace di calamitare l’attenzione dei fans di mezzo mondo. E’ la consacrazione di George Michael come star internazionale, l’inizio di una produzione di successi, sicuramente non tanti come ai tempi degli Wham!, ma incisi ed indelebili.

Cinque album inediti in vent’anni, dall’acclamato Faith, all’ultimo Patience del 2004. In mezzo tantissimi successi tra i quali cover come Somebody to Love dedicata allo scomparso Freddy Mercury o Roxanne dei Police. A tutti questi successi sulla scena si affiancano però i tormenti di una vita personale che lo vede spesso al centro di denunce ed arresti per atti osceni in pubblico, come nel 1998 quando un agente di polizia di Beverly Hill lo condannò per atti scandalosi in un bagno pubblico, così come negli anni per possesso di marijuana e droghe. Una delle cause di tutto questo disagio senza dubbio la difficoltà di dichiarare al mondo la sua omosessualità, così in antitesi rispetto al personaggio pubblico di sex symbol attribuitogli nel corso della vita. Un nodo questo che provocò sempre grande disagio dell’artista, portandolo addirittura ad un litigio con l’amico e collega Elton John che, durante un’intervista, ebbe da ridire circa il tentennamento di George nell’ammettere la sua vera “natura”. Chiaritisi poi nel corso del tempi i due continuarono ad essere legati da amicizia e arte, con un George che, a poco a poco, rivelò al mondo quella verità non troppo facile da dire. Al suo fianco Kenny, il compagno di sempre, lo stesso che due mattine fa ne ha scoperto il corpo esanime. E così un’altro grande della musica se ne va, lasciando il posto al mito che, sicuramente, non ci abbandonerà mai.

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Andrew Ridgeley and George Michael of Wham! perform on stage at Sydney Entertainment Centre, Sydney, Australia, 27th January 1985. (Photo by Michael Putland/Getty Images)

Andrew Ridgeley and George Michael of Wham! perform on stage at Sydney Entertainment Centre, Sydney, Australia, 27th January 1985. (Photo by Michael Putland/Getty Images)

Preppy Style: lo stile dei “ Bravi Ragazzi”

Lo stile Preppy nasce in Inghilterra, la patria dell’estremo classicismo formale e del rigore dell’eleganza. Introdotto dal telefilm Happy Days, reso cult dal celebre Gossip Girl il preppy look si ispira all’abbigliamento degli studenti della Ivy League e a quei bravi ragazzi anni ’50 che frequentavano i più prestigiosi college cittadini mixando le loro divise a capi casual-chic. Sdoganato praticamente ogni stagione, marchio di fabbrica di alcuni stilisti e costante ispirazione per altri, il preppy style regna incontrastato sulle passerelle. Sarà per quel carattere speciale che unisce casual e bon ton, per il suo evocare scenari di divertimento e giovinezza o perché, ispirandosi alle impeccabili uniformi degli agiati universitari d’oltreoceano, incarna un po’ il sogno americano. Fatto sta che, da quando è nato tra i Cinquanta e i Sessanta, il look che ha preso il nome dalle pre-school è diventato un chiodo fisso per ragazzi di tutte le età, che lo scelgono perché pratico, chic e, soprattutto, esclusivo.


Preppy Style

Preppy Style




Lo stile preppy è fatto essenzialmente di linee semplici, tessuti di alta qualità, taglie precise e tagli modesti. Le Case di Moda creatrici e realizzatrici di questo stile sono: J. Press, Ralph Lauren, Brooks Brothers, Jack Rogers, L.L. Bean, Tommy Hilfiger, Vineyard Vines, Lacoste, Nantucket Brand, Burberry, J.Crew, Lilly Pulitzer, Lands End, Smathers & Branson e Tucker Blair. Lo stile preppy è quindi quello stile usato dai ragazzi di buona famiglia che frequentano college facoltosi e passano la vita destreggiandosi tra un brunch e un cocktail party.


Preppy Style

Preppy Style




Linee guida al Preppy Style


In buona sostanza si tratta di uno stile classico rivisitato in chiave più moderna; i capi imprescindibili che non devono mancare nel guardaroba di nessun uomo:


– Polo


– Cardigan dai colori classici ( rosso, verde bottiglia, blue navy)


– Jeans attillati


– Tweed


– Mocassini


– Camicia


– Bomber (ultimo grido dell’anno), o College Jacket


Altrettanto importanti sono gli accessori che devono incorniciare e valorizzare bene questi capi d’abbigliamento. Lo stile preppy predilige:


– Foulard


– Pochette da giacca


– Cravatte Crochet con stemmi o loghi di Club di appartenenza


Preppy Style

Preppy Style




Secondo alcuni invece lo stile preppy nasce nel corso degli anni 70 come contrapposizione “elitaria” allo stile hippie, verso il quale si orientava lo spirito ribelle di una massa di giovani senz’altro più numerosa e ben più “rumorosa”. Quindi, mentre l’hippie interpretava lo spirito di quell’epoca con uno stile di abbigliamento stravagante, spesso meno curato e ispirato a un look metropolitano e controcorrente, gli adepti del genere preppy si distinguevano per preferire uno stile sobrio, composto, più da “bravi ragazzi”.



Preppy Style

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È morta Franca Sozzani, celebre direttrice di Vogue Italia

È scomparsa improvvisamente oggi, all’età di 66 anni, Franca Sozzani, storico direttore di Vogue Italia. Una notizia che giunge del tutto inaspettata: Franca Sozzani era malata da un anno, ma pochissimi sapevano. A comunicare la sua scomparsa Jonathan Newhouse, Chairman e Chief Executive della Condé Nast: “la notizia più triste che abbia mai dovuto comunicare”, così Newhouse ha commentato la morte della fashion editor. Solo pochi mesi fa il figlio Francesco Carrozzini presentava il documentario a lei dedicato, Chaos and Creation, durante l’ultimo Festival del Cinema di Venezia. L’ultima apparizione circa tre settimane fa, a Londra, durante la premiazione del British Fashion Council: Franca Sozzani è salita sul palco accompagnata da Tom Ford per ricevere lo Swarovski Awards for Positive Change.

Nata a Mantova il 20 gennaio 1950, Franca Sozzani dopo il diploma al liceo classico Virgilio, si laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Appassionata di moda fin da giovanissima, ha iniziato la sua carriera lavorando nella redazione di Vogue Bambini, testata creata nel 1973, che la assunse dopo che lei rispose ad un annuncio. La ragazza ha carattere: curiosa e versatile, fiuta le tendenze e non teme di esprimere se stessa attraverso il suo lavoro. «Sì che sono una vincente! Non perché sia presuntuosa, ma perché tutte le mie idee hanno avuto successo», così amava parlare di sé, forte di una carriera piena di successi. «Ho deciso che volevo lavorare e fare la stylist e ho preso subito tutto sul serio. Oliviero Toscani racconta sempre che ero “una deficiente puntaspilli vestita Saint Laurent”».

Intanto, all’età di 22 anni, Franca Sozzani convola a nozze, salvo separarsi dopo appena tre mesi, mentre è in attesa del primo figlio. Nel 1980 diventa direttore di Lei e, tre anni più tardi, dirige anche Per Lui, versione maschile della testata. Nel 1988 la svolta che le ha cambiato la vita: la fashion editor diviene direttrice di Vogue Italia, la Bibbia della moda, incarico che manterrà fino alla fine. Con lei Vogue sbarca su internet: nel febbraio 2010 il lancio di Vogue.it, il primo portale al mondo intestato alla celebre testata. Franca Sozzani ama provocare: per lei la moda non è fatta solo di lustrini e paillettes e tanti sono i temi che ha trattato dalle pagine patinate di Vogue. Audace e controcorrente, tante volte Newhouse minaccia di licenziarla, perché quella sua esuberanza non attira simpatie. Indimenticabile il servizio contro il razzismo, interamente con modelle di colore, pubblicato su Vogue nel luglio 2008, o ancora lo shooting contro gli orrori derivanti dall’abuso di chirurgia estetica. Fu lei a volere sulla cover di Vogue Italia un gruppo di modelle curvy, sdoganando quella che sarebbe poi diventata una tendenza. E fu ancora lei a battersi per una moda che guardasse anche ai giovani talenti, grazie all’istituzione del concorso Who’s On Next.

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Franca Sozzani era nata a Mantova il 20 gennaio 1950



Personalità granitica e stile invidiabile, Franca Sozzani dall’ottobre 2006 ha assunto la direzione anche de L’Uomo Vogue e successivamente di Vogue Gioiello e Vogue Accessory. Inoltre è stata direttrice editoriale della casa editrice Condé Nast per l’Italia e, dal marzo 2013, presidente della Fondazione IEO Istituto Europeo di Oncologia. Nel 2015 è stata nominata direttrice responsabile di tutti i periodici in lingua italiana con il marchio Vogue, di Vogue Sposa e Vogue Gioiello.

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Franca Sozzani era direttrice di Vogue Italia dal 1988



Considerata da Valentino Garavani “la più grande editor del mondo”, Franca Sozzani non ha mai temuto le critiche e ha sempre risposto con orgoglio ed eleganza dalle pagine del suo blog. «Felice di piacervi e non», scriveva. «Non si può sempre piacere a tutti e soprattutto non si deve». Caparbia e fiera, ma anche riservata e discreta, molto della sua personalità era stato rivelato nel documentario del figlio, Francesco Carrozzini. «Il successo ce lo si guadagna, oserei dire ce lo si inventa. Niente arriva per caso anche se la fortuna di cadere al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta agevola parecchio. Ma la sorte, si sa, è alterna. Non è proprio la base su cui costruire il proprio successo. Il talento, il tuo, è la vera forza». «Franca mi ha insegnato a rompere le regole e a uscire dal mondo borghese della moda», ha dichiarato il fotografo Bruce Weber.

Franca Sozzani se n’è andata in punta di piedi oggi, 22 dicembre 2016, dopo aver combattuto per più di un anno contro una malattia incurabile. Pochissimi erano a conoscenza della sua battaglia: anche se le sue apparizioni pubbliche si erano diradate, la direttrice di Vogue aveva presenziato alle ultime settimane della moda e a qualche evento che la vedeva protagonista. Impegnata anche nel charity, dal 2014 era ambasciatrice Onu per il programma alimentare e dal 2013 presidente della Fondazione Ieo, Istituto Europeo di Oncologia. Il prossimo 20 gennaio avrebbe compiuto 67 anni. «Ma qualche volta, per favore, give me a break», così Franca chiudeva, sette anni fa, uno dei suoi post, sempre pronta al dialogo anche con chi non l’amava. Con lei scompare un tassello fondamentale della storia della moda.

Addio a Franca Sozzani, regina di Vogue Italia

Franca Sozzani non è più in vita.
Muore, oggi, anche la scrittura della moda italiana.

La direttrice di Vogue Italia ha detto addio al mondo – prematuramente – a soli 66 anni.
L’indiscutibile regina della moda italiana condivideva uno dei ruoli più influenti nel mondo dell’editoria assieme alla sua collega americana Anna Wintour.

Non solo moda, Franca Sozzani impegnava la sua vita anche nel sociale.
Gli ultimi numeri beauty di Vogue premevano sull’importanza e sulla delicatezza della chirurgia estetica, sull’esagerazione che portava le donne a trasformare il proprio corpo.
La Sozzani ha toccato diversi tasti dolenti della moda con la delicatezza che da sempre l’ha contraddistinta, tra questi il mondo delle donne curvy.

Non una diva dello spettacolo, mai in scena, sempre dietro le quinte.
Di una bellezza eterea e mai banale seppur semplice, Franca Sozzani sapeva muovere fili inconciliabili tra lunghe trame di racconti, scelte, decisioni.
Nota per la sua determinazione a ambizione, ha intrattenuto rapporti anche amichevoli con top model, fotografi, artisti e giornalisti come Naomi Campbell, Steven Meisel, Bruce Weber, Peter Lindbergh e Paolo Roversi.

Ammirata e amata da stilisti di fama internazionale, la Sozzani prendeva posto in prima fila accanto al “diavolo veste Prada”, Anna Wintour, ai lati delle passerelle durante le sfilate che annunciavano le stagioni a venire.
Ma forse, anche se Franca non è ormai più con noi, rimane e rimarrà sempre il suo contributo alla moda come quello di dare un barlume di speranza a giovani creativi e stilisti con il concorso “Who is on next” che ha il compito di scovare nuovi talenti.

Sempre in contrasto con l’idea che ingabbia la moda nella sua aurea di frivolezza e superficialità, Franca non rinunciava mai a dire la sua: “Non se ne può più di chi considera il nostro mestiere fatto solo di sfilate, cene e feste“.
E non si potrebbe cogliere la regina di Vogue Italia nella sua interezza senza guardare il docu-film che la ritrae come donna e madre: “Franca. Chaos and creation“.
Si tratta del progetto di suo figlio, Francesco Carrozzini, 34 anni, fotografo e regista, che le ha dedicato un ritratto della sua vita con interviste inedite a Marina Abramovic, Bruce Weber, Karl Lagerfeld, Naomi Campbell e Courtney Love.

Ma da studentessa di Lettere a Vogue Bambini il passo è stato breve.
L’ascesa, poi, e la promozione a direttrice nel 1988.
È forse questo quello di cui si dovrebbe raccontare di Franca Sozzani, e non della sua malattia, della sua sofferenza, del suo tumore alla gola che l’ha uccisa a soli 66 anni.

Allora addio Franca Sozzani, dacci sempre la forza di credere nel talento che è in noi.
Il successo ce lo si guadagna, oserei dire ce lo si inventa. Niente arriva per caso anche se la fortuna di cadere al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta agevola parecchio. Ma la sorte, si sa, è alterna. Non è proprio la base su cui costruire il proprio successo. Il talento, il tuo, è la vera forza“.

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Anna, modella del mese dicembre

ANNA, MODELLA DEL MESE DICEMBRE

Model: Anna Hegedus – @2morrowimage

Photography & Styling Miriam De Nicolo’

Make up Manuel Montanari

Hair Mattia Flora

Thanks to Probeat Agency Milan

sx abito in suede brown Springfield (Amazon) – dx giacca ecopelle Pimkie, scarpe New Rock





giacca in pelle e slip in pizzo Pimkie





guanti in pelle Bruno Carlo, abito in suede brown Springfield (Amazon)





camicia denim Wrangler, jeans Cheap Monday, cuffie Skullcandy, stivali in suede ruggine Vanessa Bruno (Amazon).





sx gilet denim MCS – dx giacca ecopelle, completo in pizzo Pimkie





giacca zippata verde militare Henry Cotton’s, pantalone beige in maglia effetto righe Nenette





sx giacca in ecopelle e reggiseno Pimkie – dx abito in suede brown Springfield Amazon, pantaloni a righe Wood Wood (Amazon), guanti in pelle Bruno Carlo





abito/t-shirt Vans, collana Double U Frank





sx abito suede Springfield (Amazon) – dx abito/t-shirt Vans, collana Double U Frenk

La Chevrolet Bolt è un’auto rivoluzionaria (e piuttosto brutta)

Ha debuttato negli USA la Chevrolet Bolt ed è difficile pensare a come non possa essere un successo.
La Bolt non sarà una macchina per tutti, ad esempio se uno vuole assolutamente i sedili in pelle o fare lunghi viaggi in mezzo al nulla o trascinare un caravan la nuova Chevrolet non farà per lui; in caso contrario la nuova Bolt soddisferà le esigenze dei suoi proprietari.


Molti si aspettano che le macchine elettriche siano piccole, costose e lente o costosissime e molto veloci, la General Motors ci ha mostrato che non è così.
La Bolt non è piccola, noiosa o lenta, per giunta ha una durata di quasi 400 Km con una singola carica.


La nuova Chevrolet, che probabilmente in Europa sarà commercializzata come Opel, non è bellissima ma sicuramente è pragmatica.
La forma è strana, tronca e alta, ma permette al guidatore di stare in alto e nonostante questo la macchina rimarrà spaziosa, anche per i passeggeri che si sederanno dietro.
La forma ricorda quella della Honda HR-V, qualcosa la BMW i3, niente di troppo futuristico, una normalissima macchina da famiglia, neppure troppo grossa.


Sulla strada la macchina ha delle prestazioni sorprendenti: da 0 a 100 in 7 secondi e 150 Km/h di velocità massima, raggiunti in fretta grazie al motore elettrico e alla relativa leggerezza. Lo sterzo è preciso grazie al basso baricentro dovuto alla batteria, una batteria da 60 Kw al litio, come quelle dei cellulari.


La batteria della coreana LG è il singolo pezzo più costoso della macchina, alla GM costa un po’ di più di 8.500 €, che paragonato ai circa 200 € che costa al gigante fare un motore a benzina è una cifra impressionante. Per questo Chevrolet ha risparmiato sul resto. Gli interni sono interamente in plastica e gomma e danno una sensazione di povertà decisamente inferiore al costo, intorno ai 30.000€. La sensazione è quella di un mobile dell’IKEA, carino, funzionale ma non eccelso per quanto riguarda la manifattura.


La Chevrolet Bolt è un’auto rivoluzionaria (e piuttosto brutta)


In questo contesto stonano quasi lo schermo touchscreen da 10 pollici sul cruscotto e il bel display da 8 pollici che trova posto dietro il volante, al posto del tachigrafo.
Su quest’ultimo schermo, oltre alla velocità, la GM mette una distanza massima e una minima calcolata secondo lo stile di guida, una stima dei Km rimanenti sulla batteria, calcolati in tempo reale in base allo stile di guida.
Una delle caratteristiche più interessanti della Bolt è il sistema di frenata rigenerativo. Ogni volta che si tocca il freno la macchina usa la forza cinetica per ricaricare la batteria.


La cosa più incredibile, comunque, è che la GM sia riuscita a fare una macchina del genere in così poco tempo quando il modello equivalente di Tesla, la cui progettazione e cominciata molto prima, è ancora a circa un anno dal debutto.
Il motivo non è la superiorità ingegneristica della General Motors nei confronti della compagnia di Elon Musk ma la differenza nella grandezze dei due produttori.


Tesla, al momento, ha solamente due modelli sul mercato, tutti e due che superano abbondantemente i 100.000 €, e con due modelli se uno dei due non raggiunge le quote di vendita previste il produttore ne risente e la compagnia può passare dall’orlo del fallimento ad una situazione florida da un momento all’altro.
La General Motors, invece, ha circa 40 modelli sul mercato e quattro marchi diversi, i costi si dividono su tutto il gruppo e così il peso a livello di progettazione. Ad esempio il cambio della Bolt è un cambio Buick, il retrovisore/telecamera è della Cadillac.
Bisogna inoltre contare che a GM certo non mancano gli stabilimenti. Quello dove la Bolt è prodotto, a Detroit, è lì dal 1983 e da 5 anni produceva un altro modello Chevrolet, la Sonic.


La General Motors ha stabilito che perderà circa 8.500 € per veicolo alla vendita ma a lei poco interessa. Un gruppo come questo pensa alla Bolt come un costo di Ricerca e Sviluppo e come Marketing aziendale. I costi delle batterie, per giunta, sono in discesa costante e con il sistema dei crediti ecologici per ogni Bolt venduta la GM riuscirà a vendere senza spese aggiuntive le super macchine ultra inquinanti che molti americani ancora cercano e apprezzano.


Sempre più stati stanno mettendo restrizioni sull’utilizzo dei classici motori a derivati del petrolio e le grandi case automobilistiche si stanno adeguando in fretta; General Motors è stata la prima e questo le garantirà una grande fetta di mercato.


La Chevrolet Bolt è un’auto rivoluzionaria (e piuttosto brutta)


Anche Fiat Chrysler si sta adattando al nuovo mercato. Sergio Marchionne è sempre stato molto freddo riguardo al passaggio all’elettrico dato che secondo lui (e la maggior parte degli analisti) ci vorranno molti anni prima di rendere le macchine elettriche redditizie per le case automobilistiche.
Il mercato elettrico però non può più essere ignorato e un ritardo a livello di tecnologie potrebbe risultare fatale nel medio-lungo periodo.
Il primo veicolo completamente elettrico del gruppo sarà il Chrysler Pacifica, un minivan ma si parla anche di un modello sportivo che uscirà a marchio Maserati e che punta a diventare un rivale della Tesla Model S. Il futuro sembra delineato, quindi.

Emily Di Donato è il volto della Christmas Collection Yamamay

Volto perfetto incorniciato da rossetto rosso lacca e fisico da pin up per Emily Di Donato: la top model di origine italiana è il volto scelto da Yamamay per la Christmas Collection 2016.

Una sensualità raffinata e suggestioni natalizie caratterizzano la collezione firmata dal colosso della lingerie: negli scatti della campagna pubblicitaria, firmati da Giovanni Gastel, le curve sinuose di Emily Di Donato interpretano con eleganza completini sexy e sofisticati.

Capi provocanti che si tingono di rosso per celebrare le festività natalizie: tripudio di rosso fuoco e rosso rubino per perizomi, push-up, balconcini impreziositi da dettagli come fiocchi, strass, perle e pendagli. Largo alla magia di tessuti glitterati con effetto bondage e inserti in pizzo per i body. La top model statunitense, che vanta origini italiane, è stata volto Guess e vanta uno stuolo di follower su Instagram (1 milione): accanto a lei protagonista della campagna anche Desirè Cordero, modella spagnola emergente.

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Il primo pop up store di Louis Vuitton

Louis Vuitton inaugura a Milano il primo pop up store per uomo in Italia. Dedicato esclusivamente all’uomo, il primo pop up store vedrà la luce a Brera, in via Fiori Chiari. Lo store, che resterà aperto dal 14 al 29 gennaio, è dedicato esclusivamente all’universo maschile e ospiterà la collezione uomo per la Primavera-Estate 2017.

La linea è caratterizzata da suggestioni tribali: un omaggio all’Africa e all’arte dei Fratelli Chapman, autori di quattro stampe iconiche raffiguranti animali attorcigliati sullo sfondo del motivo Monogram di Louis Vuitton. La collezione, disegnata da Kim Jones -Direttore Artistico dell’Uomo- celebra il safari, interpretato però da un gentiluomo.

Suggestioni tratte dal Punk londinese si uniscono a stampe zoomorfe che riportano il manto degli animali sul ready-to-wear, negli accessori e nella pelletteria: l’occhio di un viaggiatore si traduce in stampe preziose che omaggiano il continente africano, con la sua magia e le sue tradizioni uniche.

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Coach festeggia 75 anni con una capsule collection

Coach House festeggia il 75esimo anniversario con una capsule collection esclusiva. Protagonista assoluto è Rexy The Coach Dinosaur, il piccolo dinosauro diventato la mascotte del brand. Raffigurato su giubbotti, maglie e borse, l’iconico dinosauro domina la capsule collection del brand.

Per celebrare l’anniversario il brand ha organizzato anche una sfilata: all’evento, che si è svolto a New York, hanno preso parte numerose celebrities, da Drew Barrymore e Dree Hemingway a Zoe Kravitz. In passerella hanno sfilato le collezioni Menswear Autunno 2017 e Womenswear Pre-Fall.

Suggestioni spaziali dominano nella limited edition, insieme ad ispirazioni tratte dalla Grande Mela: è New York ad ispirare Stuart Vevers, Executive Creative Director di Coach. Il designer inglese ha attinto ad un immaginario tipicamente americano, intriso di valori come l’ottimismo e il cosmopolitismo. Nella collezione largo anche a fiori, fiocchi trompe l’oeil e pelle all over.

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Proprio a New York il brand quest’anno ha aperto i primi flagship stores Coach House. La capsule collection per festeggiare il 75esimo anniversario della griffe è in vendita dal 9 dicembre nei flagship store e sull’e-commerce del brand.

Gucci Blind for Love: il nuovo libro in edizione limitata

Gucci presenta Blind For Love, un volume esclusivo in edizione limitata. Una raccolta di immagini che documentano la sfilata Gucci Cruise 2017, che ha avuto luogo lo scorso giugno nella prestigiosa location dell’Abbazia di Westminster, a Londra.

Gli scatti, firmati dall’artista e fotografo inglese Nick Waplington, testimoniano i momenti salienti della sfilata, come anche il backstage. Un défilé iconico, che si è svolto sulle note di Scarborough Fair, famosa ballata inglese riprodotta da numerosi artisti, come Simon & Garfunkel.

Il libro Blind for Love, edito da Assouline, sarà distribuito in una serie limitata di 1000 copie. Un cofanetto esclusivo custodisce le pagine del libro: per la copertina è stato scelto un ritratto della Regina Elisabetta I. Nick Waplington ha presentato il volume a Londra e a New York il 4 e l’8 dicembre scorsi.

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Il volume è disponibile presso le boutique Assouline di tutto il mondo e sul sito Assouline.com dal 1 dicembre. Inoltre sarà possibile acquistarlo nei negozi specializzati come il Dover Street Market di Londra, di New York e di Tokyo, Colette a Parigi, e in librerie selezionate come il Palais de Tokyo di Parigi.

Your 7 Ways to Rome: il libro di Fendi dedicato a Roma

Fendi omaggia Roma con “Your 7 ways to Rome”, una guida glamour alla Città Eterna. La maison fondata a Roma nel 1925 celebra la bellezza della Capitale con una guida che ne svela i luoghi più iconici.

Moda, arte, parchi e molto altro: la guida contiene una cartina di Roma, una serie di sticker e pagine per annotare commenti e ricordi di viaggio. Il volume è composto da sette capitoli, un omaggio ai sette colli: “Introduction – The magic of Rome”, “A stroll through art and history”, “Barefoot in the park”, “Shopping”, “A taste of Rome”, “Body and soul” e “Your own personal Rome”.

Precede ogni capitoli un’antologia di brani musicali, perfetta colonna sonora per visite e passeggiate nei luoghi che hanno reso Roma una delle capitali europee più visitate. Non poteva certo mancare il glamour e la moda: gli esperti della maison hanno steso una lista degli indirizzi dello shopping e dei luoghi da visitare, come ristoranti e locali alla moda. La guida, edita da Rizzoli, è disponibile in italiano e in inglese in tutte le boutique Fendi dalla fine del 2016. Un regalo chic per il Natale 2016.

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Riccardo Tisci firma le nuove scarpe NikeLab Air Zoom Legend x RT

Nike e Riccardo Tisci insieme per una collaborazione unica: lo stilista firma le nuove scarpe iconiche del brand. Una collaborazione iniziata nel 2014: nasce così NikeLab Air Zoom Legend x RT. Tra suggestioni sporty-chic e dettagli street-style, le nuove scarpe si ispirano alle Nike Aqua Boot, apparse per la prima volta nel 1989.

Un design aggiornato grazie all’apporto della tecnologia, attraverso i due grandi Zoom Air Big di Nike: questi air bag, situati sul davanti e sul tallone, si adeguando alla linea del Chelsea Boot per creare una scarpa perfetta sia per lo sport che per la quotidianità.

Comfort e design accattivante caratterizzano il nuovo modello, declinato in due colorazioni: la prima è caratterizzata da una tomaia in maglia a rete nera, che trae ispirazione dal mondo del basket. Il fondo è colorato mentre la suola esterna è color ghiaccio. La seconda versione è impreziosita da un motivo floreale grigio ricamato su una tomaia nera in jacquard mentre la suola è bianca. Entrambi i modelli presentano una suola in gomma effetto geometrico e fodere in pelle. La NikeLab Air Zoom Legend x RT è disponibile dall’8 dicembre 2016 presso i rivenditori NikeLab e su nike.com/nikelab.

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La nuova campagna Light Blue di Dolce & Gabbana

Bianca Balti e David Gandy abbandonano i faraglioni di Capri per rifugiarsi in alta quota: le piste innevate del Monte Bianco diventano la nuova location dell’advertising di Light Blue e Light Blue Pour Homme. La celebre coppia di modelli torna protagonista di uno spot inedito per la fragranza firmata Dolce & Gabbana: una romantica fuga sulle cime innevate fa da sfondo alla nuova campagna pubblicitaria, realizzata da Mario Testino.

Dopo tre anni a Capri (il primo spot con i due modelli risale al 2013), la coppia formata da Bianca Balti e David Gandy, ambassador del brand Dolce e Gabbana, vola sulla neve. Entrambi accomunati dagli occhi azzurri, i due modelli si scambiano un languido bacio sfidando il gelo invernale.

Una fragranza dal fascino evergreen, perfetta per l’estate e l’inverno: Light Blue e Light Blue Pour Homme celebrano la nuova campagna pubblicitaria con note agrumate e speziate. Il bouquet femminile mixa il cedro frizzante di Sicilia, la mela croccante granny smith, note di bamboo e la delicatezza delle rose bianche su una scia di legno di cedro, ambra e muschio. Il boquet dedicato all’uomo è composto da aromi intensi, come ginepro, bergamotto, pompelmo e mandarino di Sicilia, che esaltano il cuore di pepe di Sichuan e il rosmarino.

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“È bello raccontare un nuovo capitolo di questa storia, sono molto felice di essere tornato. Forse la mia carriera non sarebbe stata la stessa senza questo spot, che ha davvero lasciato un segno nel fashion industry”, ha dichiarato David Gandy. “Light Blue è stato il primo profumo che ho indossato da ragazza: il primo spot è stato come un sogno diventato realtà. Ed essere ancora qui oggi mi fa credere che Stefano e Domenico mi apprezzino davvero tanto!”, ha detto invece Bianca Balti. I backstage dello spot sono anche su Instagram: per seguire l’evento basta digitare l’hashtag #DGLightbluewinter.

QUI IL VIDEO DEL NUOVO SPOT:

COSA INDOSSARE A CAPODANNO

La notte di San Silvestro si avvicina e come ogni anno arriva puntualmente il solito dilemma: cosa mi metto? Come di consueto la tendenza imperante è una: brillare. Largo quindi ad outfit impreziositi da paillettes o glitter. Suggestioni sparkling dominano le collezioni e quasi tutti gli stilisti hanno proposto capi impreziositi da dettagli di paillettes: per la notte di Capodanno tante sono le proposte moda, autentici must have da cui trarre ispirazione.

Largo a minidress interamente ricoperti di paillettes: tanti sono i modelli per questo inverno, per farci risplendere nella vigilia del nuovo anno. Da Michael Kors a Dolce & Gabbana, è una full immersion in tessuti scintillanti, per capi ricchi di charme perfetti per l’atmosfera delle festività.

Suggestioni couture nell’abitino a trapezio firmato Tori Burch, mentre Valentino propone un tutù impreziosito da stelline e Diane von Furstenberg sceglie linee classiche per il lungo abito a portafoglio: una cascata di pietre preziose per tocchi gold dall’allure prezioso. Citazioni Eighties nei minidress monospalla proposti da Saint Laurent mentre Max Mara coniuga stampe iconiche e paillettes anche per capi da giorno.



Ed è invasione sparkling anche per quanto riguarda gli accessori: scarpe, borse e gioielli si arricchiscono di paillettes, per un tripudio di atmosfere preziose. Jimmy Choo sposa pienamente la nuova tendenza, dalle flat alle decollété, interamente ricoperte di paillettes. Glitter all over anche per Chiara Ferragni e ancora Dolce & Gabbana. Per una serata indimenticabile.

Gli abiti scintillanti della principessa Giacinta Ruspoli

Nobiltà e glamour sono gli ingredienti chiave della collezione moda disegnata dalla principessa Giacinta Ruspoli. Discendente di una delle più antiche e blasonate casate romane, la principessa pochi giorni ha presentato la sua collezione nella nuova boutique di via dei Greci 27, nella Capitale. Una corona regale è il simbolo scelto come logo della sua giovane linea.

Una collezione audace e colorata, per una donna moderna e sofisticata: capi perfetti per ogni stagione, declinati in tessuti scintillanti e filati in lurex. Tripudio di perline e cristalli Swarovski, caleidoscopici giochi di chiffon e trasparenze, virtuosismi stilistici per abiti aderenti e sensuali, da indossare come una seconda pelle. Suggestioni couture nell’oro e nell’argento che dominano minidress caratterizzati da profonde scollature; sensuali le lunghezze, che sdoganano le gambe come elemento seduttivo.

La palette cromatica indugia in colori forti, come il blu elettrico e il nero, alternati alla delicatezza del rosa antico mischiato al mordorè e il bordeaux ricamato ton sur ton. Magia di tessuti pregiati dalle suggestioni sparkling, tra ricami preziosi e linee contemporanee la principessa Giacinta Ruspoli crea una nuova estetica, caratterizzata da un sapiente equilibrio tra passato e presente. Il classico bon ton si unisce ad ispirazioni fortemente contemporanee per uno stile unico.

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La principessa Giacinta Ruspoli indossa una delle sue creazioni



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Preziosi e scintillanti gli abiti creati dalla principessa Ruspoli



Giacinta Ruspoli, 28 anni, avvocato, è figlia dell’attrice e modella Maria Pia Giancaro e del principe Sforza Ruspoli: la giovane principessa ha ereditato dalla madre il gusto del design e della moda, cercando di coniugare la raffinatezza della tradizione con la modernità dei dettagli e della creatività, che fa parte del suo DNA. “Ho respirato sin da piccola una atmosfera di bon ton e di eleganza con mia madre. Sono avvocato e mi occupo delle proprietà della famiglia, senza però precludermi quel desiderio che avevo di poter realizzare un giorno una linea di moda di cui occuparmi, che racchiudesse quella aristocraticità che amo ma in chiave contemporanea e moderna”, ha dichiarato Giacinta Ruspoli.

Tantissimi gli ospiti della serata: sono arrivati ad ammirare le creazioni della principessa Giacinta Ruspoli la mamma Maria Pia, la principessa Olimpia Colonna, la principessa Virginia Pallavicini, la principessa Rita Boncompagni, la principessa Martine Orsini, la principessa Barbara Massimo, i principi di Libia Idris e Ana Maria AL Senussi, la contessa Giada de Blanck, il principe Guglielmo Giovanelli Marconi, Marina Ripa di Meana, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Turchese Baracchi, Yvonne Sciò, Eliana Miglio, Eleonora Vallone, Eleonora Brigliadori, Flavia Vento, Linda Batista e Anna Kanakis. Una collezione che strizza l’occhio alla femminilità, senza perdere di vista il bon ton e il glamour di altri tempi. Noblesse oblige.

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Ancora un modello sfoggiato dalla principessa Giacinta Ruspoli

Il nuovo progetto fotografico di Ottavio Marino

Si intitola “Le architetture dell’assenza” il nuovo progetto fotografico di Ottavio Marino: dopo “Romeo e Giulietta” e “Velluto: stories of families”, il fotografo della luce torna con un nuovo racconto per immagini, che si concentra sulla solitudine dell’uomo contemporaneo.

Non solo fotografie ma vere e proprie opere d’arte, quelle di Ottavio Marino, fotografo nato a Cassano Jonico. Grande amante dell’arte, il fotografo si ispira alla pittura rinascimentale e barocca interpretandola attraversi un uso sapiente della luce. “Le architetture dell’assenza” racconta la storia di un uomo e di una donna destinati a non incontrarsi mai: domina un senso di profonda solitudine, in cui l’essere umano si perde. Evidenti nell’opera i rimandi iconografici alla pittura di Caravaggio e Rembrandt.

Marino, nato quarant`anni fa in Calabria, è approdato alla fotografia dopo diverse esperienze progettuali in diversi ambiti, dall`architettura, al teatro. In pochissimo tempo i suoi progetti fotografici fanno il giro del mondo. Selezionato da Vogue Italia come gold photographer, le sue fotografie vengono pubblicate più volte su “L’Oeil de la Photographie”, uno dei più prestigiosi magazine francesi.

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Arte e design in mostra a Venezia

Mobili unici e dialoghi tra arte e design in mostra a Palazzo garzoni Moro, a Venezia. Lo scorso 17 dicembre è stata inaugurata “Connection–L’arte indaga e il design ricerca”, un inedito mix artistico che spazia dalla fotografia a pezzi di design. Fino al 18 febbraio 2017 saranno esposti gli scatti di Letizia Cariello insieme a pezzi di design della collezione MAAM** (Museo delle arti applicate nel mobile) firmati dall’azienda Morelato.

Una esplorazione cognitiva delle diverse prospettive di analisi: da un lato viene indagata la “dimensione ripetitiva e ossessiva per indagare il mondo degli affetti e dell’identità”, raffigurata nelle fotografie dell’artista Letizia Cariello; dall’altro viene esplorato il senso di unicità rappresentato dai pezzi del MAAM, testimoni dell’evoluzione del design dal secolo scorso fino ad oggi.

Palazzo Garzoni Moro, edificio risalente alla metà del XV secolo, affacciato sul Canal Grande, accoglie al piano terra, nella suggestiva corte interna, il progetto, che consiste in un allestimento permanente, costituito dalle opere del MAAM, che verrà affiancato a collettive e/o personali di artisti, incontri e workshop.

Ugo La Pietra, Occultamento

Ugo La Pietra, Occultamento



Sotto la direzione artistica di Manon Comerio, arte e ricerca si fondono in un percorso di esplorazione unico e suggestivo. Protagonista della mostra l’opera di Letizia Cariello: nata in una famiglia dedita all’arte da più di duecento anni, la fotografa è laureata in Storia dell’Arte. Dopo esperienze nel cinema in Italia e negli Stati Uniti, attualmente l’artista vive e lavora tra Milano e Pontresina.

Torna Out of Fashion, per una moda etica

Torna a gennaio 2017 Out of Fashion, corso di formazione dedicato alla moda eco-sostenibile. Un progetto ideato da Connecting Cultures in collaborazione con London College of Fashion, CNA Federmoda, CNA Milano Monza Brianza e Fondazione Gianfranco Ferré.

Il corso, giunto alla terza edizione, prevede sei masterclass relative alla sostenibilità fashion: tanti i professionisti coinvolti, designer ma anche esperti in tecnologie tessili. Una formazione che riguarda diversi campi: in primis verrà indagato il rapporto tra moda e arte e l’impatto ambientale di alcuni materiali utilizzati in ambito di moda. Out of fashion si rivolge a giovani professionisti intenzionati ad avviare una propria attività o a lanciare il proprio marchio nell’ambito della moda sostenibile.

Si discuteranno inoltre i valori etici che coinvolgono tracciabilità della filiera, responsabilità e giustizia sociale. Non mancheranno workshop su autoproduzione e Fab-Lab, sistema della moda globalizzato, l’alto artigianato e il recupero della tradizione, le innovazioni e le nuove tendenze.

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Il corso si terrà da gennaio a giugno 2017 presso la Fondazione Gianfranco Ferré di Milano. Al termine dei 6 Moduli previsti seguirà un corso di pre-incubazione di impresa per la costituzione di una start-up. Tra i docenti la stilista Marina Spadafora e Rita Airaghi, direttore della Fondazione Gianfranco Ferré.

Kenzo unifica le sfilate uomo e donna

È stato diffuso il calendario della fashion week di Parigi dedicata alle collezioni menswear per l’autunno/inverno 2017-2018: ad aprire la kermesse, che avrà luogo dal 18 al 22 gennaio 2017 sarà Lucien Pellat Finet. Chiude Kenzo, che da quest’anno rivoluziona le sfilate: la maison ha scelto infatti di presentare le collezioni uomo e donna in un’unica sfilata.

Il womenswear firmato Kenzo non sarà più presentato nell’ambito della Paris Fashion Week dedicata alle collezioni donna, sebbene la maison sarà comunque presente con una serie di eventi e progetti esclusivi denominati Kenzo Memento. Una scelta condivisa da numerosi designer, quella di unificare le collezioni maschili e femminili, a partire da Paul Smith, che sfilerà a Parigi con entrambe le collezioni.

Occhi puntati poi su Londra, dove avrà luogo la settimana della moda femminile dal 17 al 21 febbraio: tante novità previste nel calendario, come la prima volta a Londra di Ports 1961, che lascia Milano. Torna nella capitale inglese anche Roland Mouret, che presenterà qui la collezione primavera/estate 2018 e festeggerà i 20 anni di carriera.

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Manolo Blahnik elimina le precollezioni

Rivoluzione in casa Manolo Blahnik: il creatore delle scarpe più amate da Carrie Bradshaw si prepara a sconvolgere le collezioni. Da gennaio 2017 il brand presenterà quattro collezioni l’anno: primavera, estate, autunno ed inverno, che saranno consegnate rispettivamente a gennaio/febbraio, aprile/maggio, luglio/agosto e ottobre/novembre.

Lo stilista dice addio alle precollezioni, proponendo un nuovo modello di consegna: una rivoluzione che abbraccia le esigenze dei clienti, dal momento che le consegne seguiranno le esigenze stagionali dei consumatori. Non troveremo più sandali in inverno o stivali in estate, ma sarà delineato un calendario ben preciso che permetterà al consumatore una scelta molto ampia di proposte e modelli.

Il designer, nato a Santa Cruz de la Palma nelle Isole Canarie da padre proveniente della Repubblica Ceca e madre spagnola e cresciuto in una piantagione di banane, aprì il suo primo negozio nel 1973 a Chelsea, Londra. Le sue scarpe, divenute in breve iconiche, sono tra le più amate dalle star. Sdoganate in Sex and the City e divenute protagoniste della cultura pop, le scarpe Manolo Blahnik sono dei pezzi unici amatissimi da celebrities e dive contemporanee.

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Le cover per smartphone firmate dagli stilisti

Natale si avvicina sempre più e tante sono le idee regalo per chi è ancora indeciso: a dominare ancora una volta nella classifica dei regali più ambiti è la tecnologia e gli accessori per smartphone e tablet si rivelano anche quest’anno i must have da regalare a chi vogliamo bene.

E tante sono le idee che vengono dalla moda: gli stilisti propongono infatti cover per smartphone e iPhone declinate in diversi modelli: coloratissime e con logo in vista, o più sobrie e minimal, declinate in pattern cromatici originali e sofisticati, le custodie per smartphone costituiscono il regalo perfetto per gli amanti della moda.

Dalle stampe evergreen come quella proposta da Louis Vuitton alla doppia G di Gucci, declinata in chiave fantasy fino alle fantasie scelte da Hermes, che propone una custodia multi tasche perfetta per contenere anche carte di credito e biglietti da visita: tantissimi sono i modelli proposti per questa stagione.



E se la cover firmata Chanel è in candido tweed rosa baby con tanto di tracolla a catena, Prada adotta invece un mix & match florealea in chiave liberty. Il regalo perfetto per autentiche fashioniste.

Addio a China Machado, indimenticabile musa di Avedon e Givenchy

Si è spenta nella notte all’età di 87 anni China Machado, celebre musa di Richard Avedon e Hubert de Givenchy e prima modella asiatica a comparire sulla cover di Vogue. Considerata una delle più belle donne del mondo, China Machado ha vissuto una vita intensa e ricca di eventi: amica di Picasso e Warhol, ebbe Ava Gardner come rivale in amore ed entrò nella storia come la prima modella asiatica ad essere immortalata sulla copertina di Vogue America.

Nata da madre cinese e padre portoghese, China Machado trascorse l’infanzia a Shanghai, dove visse fino alla Seconda Guerra Mondiale. Numerosi i viaggi in Argentina e Perù: la splendida China ebbe una relazione con il torero Luis Miguel Dominguín, il quale la lasciò per un’altra bellissima, Ava Gardner.

Trasferitasi a Parigi, la bellissima China iniziò a lavorare come mannequin e divenne la modella preferita di Hubert de Givenchy e Cristóbal Balenciaga. La sua bellezza esotica unita ad una verve irresistibile la consacrarono in breve nell’olimpo della moda: China Machado aprì la strada alla nuova generazione di modelle di colore. Musa amatissima di Richard Avedon, fu proprio il fotografo a battersi per lei, andando contro i pregiudizi razziali allora vigenti.

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China Machado era nata il 25 dicembre 1928




SFOGLIA LA GALLERY:




China Machado è morta improvvisamente nella notte nella sua casa di Long Island, a causa di un arresto cardiaco. Ironica e spumeggiante, dopo una carriera come modella si reinventò fashion editor per Harper’s Bazaar. Nonostante l’avanzare degli anni, China Machado era ancora sulla cresta dell’onda: solo pochi mesi fa aveva lanciato una sua linea di abbigliamento, cheenawear. Il suo nome resterà impresso indelebilmente nella memoria di tutti coloro che ne hanno apprezzato le doti umane e l’irresistibile autoironia.

Addio a Zsa Zsa Gabor, diva patinata

Si è spenta a Los Angeles all’età di 99 anni l’attrice Zsa Zsa Gabor. Protagonista delle cronache mondane per la sua vita patinata e per i suoi matrimoni (ben nove), la star non lesinava in party esclusivi e oggetti di lusso.

L’attrice di origine ungherese divenne famosa per il suo lifestyle, che trova valida espressione nelle sue frasi, divenute celebri, più che per le pellicole in cui recitò. Deliziosamente sopra le righe, Zsa Zsa Gabor occupava le cronache rosa e non perdeva occasione per elargire consigli su come comportarsi con gli uomini. Una vita divisa tra regali milionari, come pellicce e gioielli, e innumerevoli conquiste.

Zsa Zsa Gabor, nome d’arte di Sári Gábor, nacque a Budapest il 6 febbraio 1917. Dopo essere stata eletta Miss Ungheria, decise di trasferirsi negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. Fisico procace e volto perfetto, Zsa Zsa Gabor ottenne la fama nel 1952, quando interpretò il ruolo di Jane Avril in Moulin Rouge di John Huston.

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Zsa Zsa Gabor era nata in Ungheria nel 1917




SFOGLIA LA GALLERY:




Le sue interpretazioni più note furono nel b-movie fantascientifico «La regina di Venere» (1958) di Edward Bernds e in «L’infernale Quinlan» (1958) dell’amico Orson Welles. Nel 1994 l’addio al cinema, con la commedia «A Beverly Hills Signori si diventa».

L’attrice si sposò ben nove volte: tra i mariti più celebri spiccano l’attore George Sanders, il re degli alberghi Conrad Hilton e il principe tedesco Frederic von Anhalt, di ventisei anni più giovane. “Non ho mai odiato un uomo a tal punto da restituirgli i gioielli ricevuti in regalo”, era solita dire la diva, perfetta incarnazione del sogno hollywoodiano.

Zsa Zsa Gabor, 1957

L’attrice in uno scatto del 1957



L’attrice è morta nella sua villa di Bel Air a causa di un arresto cardiaco. Le sue condizioni di salute da tempo destavano preoccupazione e già da cinque anni il suo fisico era tenuto in vita dal supporto delle macchine. Costretta su una sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2002 sul Sunset Boulevard, tre anni dopo la diva fu anche colpita da un ictus.

Max Mara conquista Shanghai

Max Mara sceglie Shanghai per presentare la collezione pre-fall 2017, dal suggestivo titolo Monopolis. Nella cornice dello Shanghai Exhibition Center ha sfilato una capsule collection esclusiva composta da 11 pezzi, sullo sfondo di un’installazione realizzata da Liu Wei, uno degli artisti più importanti dell’arte cinese contemporanea.

Anche Max Mara aderisce alla filosofia del “see now buy now”: i capi che hanno calcato la passerella sono infatti già disponibili sul sito maxmara.com e in 45 flagship store. Presenti al défilé oltre mille ospiti, che hanno ammirato una collezione che celebra l’artigianalità italiana proiettandola in una dimensione metropolitana dai rimandi quasi onirici: è una citta futurista quella che accoglie la donna Max Mara, moderna valchiria che sfila tra citazioni urban, sulle note di Johnny Dynell.

In passerella tripudio di capispalla sofisticati dal sapore classico, declinati nei colori iconici della maison (nero, cammello e bianco) ma anche in texture inedite, che spaziano dal jacquard al trompe l’oeil. Sinuosa femminilità nei cappotti in cashmere, cammello e alpaca con cintura in vita e spalle importanti, suggestioni romantiche negli abiti con ruches. Trionfo di alta sartorialità nelle tute e nei pantaloni.

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La metropoli si incontra con l’arte visionaria di Liu Wei, che immagina un luogo ideale, una moderna metropoli sospesa in una dimensione atemporale: la tradizione si unisce alla tecnologia, tra stoffe lavorate ed impreziosite da dettagli geometrici e le citazioni urban tanto care a Wei, già autore nel 2005 di opere fortemente critiche come Love it! Bite it! e Don’t Touch.

«Il ruolo della donna in Cina è ormai uguale a quello internazionale» ha dichiarato l’artista 53enne. «Ho personalmente curato She, mostra d’artiste femminili, numerose le cinesi. Avendo diretto molte gallerie non posso sopportare la mancanza d’evoluzione. E la mia passione per l’arte si tramuta naturalmente in un desiderio di condivisione, riconoscimento e di una precisione che, in questi capi, risiede nell’esattezza del taglio: un abito fatto per attrarre lo sguardo ha spesso una linea impeccabile».

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Addio al concorso Its

Addio ad Its, concorso per giovani talenti della moda, da 15 anni a questa parte appuntamento annuale per talenti in erba. L’edizione 2017 del format, che aveva sede a Trieste, non si terrà. A darne notizia la fondatrice Barbara Franchin.

Una brutta notizia per l’Italia della moda, che offre ben poche chance alle future generazioni di designer. Nato nel 2002, Its vantava partner come Diesel e Swarovski: un successo senza precedenti per il concorso, che ha visto partecipare concorrenti provenienti da 1.500 scuole di 80 Paesi diversi e che ha visto nascere talenti del calibro di Demna Gvasalia e Peter Pilotto.

“Pur avendo lavorato assiduamente per la realizzazione delle 16esima edizione, il fundraising è stato meno fruttuoso di quello degli scorsi anni”, così si legge in una nota diffusa dal comitato organizzativo di Its. “Le risorse che abbiamo raccolto non sono sufficienti per raggiungere la qualità e il livello che abbiamo garantito in ognuna delle 15 passate edizioni. Non è mai stato un compito facile. In quindici anni abbiamo raccolto 16 milioni di euro per Its, 80% dei quali da aziende private”.

(Foto: D Repubblica)

(Foto: D Repubblica)



E se all’estero i concorsi costituiscono una delle principali occasioni per scoprire nuovi talenti -basti pensare alla Francia con Andam, Hyères e Lvmh Prize, o alla Gran Bretagna con i British Fashion Awards- in Italia dovremo accontentarci d’ora in acanti di Who is On Next?, il concorso organizzato da Altaroma con Vogue Italia, e Mittelmoda.

(Foto cover: Vogue)

Addio a Flair: la testata chiude i battenti

La crisi che da tempo investe il mondo dell’editoria sembra non lasciare scampo: anche Flair, mensile femminile facente capo al gruppo Mondadori, ha chiuso i battenti.

La casa editrice ha deciso di sospendere la rivista patinata diretta da Michele Lupi. A riportare la notizia per primo è stato ItaliaOggi. A lavorare nella redazione di Flair erano quattro giornalisti: ora il gruppo di Segrate starebbe creando un nuovo progetto, anche se oggigiorno il trend prevalente vede le case editrici concentrarsi sui periodici a maggior redditività e con prospettive di crescita, a scapito di realtà meno produttive.

La testata aveva recentemente dato il via a un progetto di restyling: lo scorso marzo erano stati lanciati il sito internet e i canali social collegati, mentre a gennaio 2016 era stato nominato un nuovo team creativo. Tuttavia il piano non ha portato i risultati sperati.

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Haute couture parigina: Atelier Versace grande assente

Cambio di rotta nel calendario dell’haute couture parigina. Atelier Versace non sarà presente durante le sfilate dell’alta moda: la collezione haute couture della maison della Medusa sarà presentata dal 22 al 24 gennaio 2017 in una veste inedita.

In concomitanza con la kermesse dell’haute couture parigina, che avrà luogo dal 22 al 26 gennaio, la collezione primavera/estate 2017 Atelier Versace sarà presentata al pubblico attraverso appuntamenti privati dedicati a top client, stampa internazionale e celebrity.

Il brand della Medusa, che ha incantato l’ultima edizione dell’haute couture di Parigi con una collezione che celebra l’estetica primigenia di Versace, esce questa volta dal calendario ufficiale. Una notizia che giunge inaspettata: Atelier Versace era solita inaugurare la settimana della couture, sfilando nella serata di domenica: ora questo spazio è stato invece assegnato a Maison Rabih Kayrouz.

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Breil Stones: il fascino delle gemme si unisce all’acciaio

Non solo acciaio per Breil: il brand di gioielli crea una nuova collezione. Protagoniste assolute saranno le pietre: Breil Stones vedrà un inedito connubio tra acciaio e pietre preziose. La pietra verrà attratta dal gioiello grazie ad un meccanismo ad aggancio rapido caratterizzato da un magnete.

Suggestioni preziose e sofisticate nella nuova collezione, per anelli e bracciali dallo charme unico: il fascino delle pietre semipreziose (ametista, quarzo, agata) si unisce alla solidità dell’acciaio, per incastri unici. Non solo eleganza ma anche personalizzazione: tante sono infatti le combinazioni possibili, attivabili attraverso un configuratore che sarà consultabile online sul sito del brand. La pietra ad incastro può essere cambiata svariate volte: sono infatti previste fino a duemila diverse combinazioni.

Diverse finiture (lucido, satinato e con trattamento IP rose) e dettagli preziosi, come le pietre con pavé di zirconi taglio brillante incastonati a mano, caratterizzano la nuova collezione Breil Stones. Il fascino delle gemme si unisce alla tecnologia, in una collezione ricca di spunti: le pietre sono realizzate in due diverse dimensioni e in tre tagli pensati ad hoc per Breil. Inoltre è stata brevettata anche una forma Breil, simbolo dell’unicità della collezione. Da non perdere.

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Nasce Narratè, la letteratura da gustare con il tè

Il rito del tè, da sempre sinonimo di relax e cura del corpo, specie nelle fredde giornate invernali, si arricchisce di spunti inediti grazie a Narratè: un progetto inedito creato da Narrafood slr, startup made in Italy che ha sdoganato la lettura in formato infusione.

Da oggi i cinque minuti in cui sorseggiamo il nostro tè possono essere spesi leggendo un piccolo libro. Ogni bustina dotata di filtro vede infatti un piccolo libro stampato su carta riciclata al 100%, assemblato manualmente grazie ad una Coop sociale di Lissone (MI) e disponibile in due lingue: la lettura è pensata appositamente per durare il tempo di infusione, circa 5 minuti. “Una pausa a cui abbiamo dato valore con una coccola alta per lo spirito ed il palato. Il tempo è diventato un lusso, meglio spenderlo bene”, così si legge sul sito.

L’ideatore dell’iniziativa è Adriano Giannini: il nuovo prodotto di food design si caratterizza per una teabag iconica allegata ad un libretto. La miscela stessa del tè viene studiata a seconda di ogni città narrata, in una personalizzazione ricca di suggestioni. Roma, ad esempio, prevede un sapore sofisticato e arcaico, che profuma di storia, magia e mistero. Su Milano domina invece una miscela energica e sensuale, grazie a cannella e zafferano. Tra i racconti brevi anche Venezia e Firenze.

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Search Party è la serie millennial più interessante

Search Party è una cinica dark comedy che vede come protagonista la Maeby Funke di Arrested Development, Alia Shawkat nei panni di Dory, una ragazza appena laureata, disoccupata che si reinventa detective dilettante.
La serie è un insieme di malinconia e pessimismo esistenziale unito ad una comicità nonsense e un’ironia tagliente: un prodotto nuovo, insomma, una sitcom noir.
Dieci episodi che non fanno in tempo a stancarti e che allo stesso tempo non frustrano gli spettatori con una trama affrettata.
Un piccolo gioiellino che regala dialoghi di questo tipo:


“Dobbiamo fare qualcosa?” Chiede Dory a Drew, il suo ragazzo, mentre una donna urla disperata al di là del muro del loro bagno.


“Non ce n’è motivo” risponde Drew.


“Potrebbe star succedendo qualcosa di terribile!”


“Si” dice lui. “Qualcosa di terribile sta succedendo. Dappertutto. Sempre.”


Search Party inizia con una scena che sembra uscita dal più classico degli show polizieschi: torce che si fanno largo nel buio di un bosco mentre voci urlano “Chantal! Chantal!”.
Chantal (Witherbottom) è una ragazza che vive a Brooklyn e che è scomparsa, forse è stata rapita.
Dory se ne accorge per caso, posando gli occhi per caso su di un volantino. Dory conosce a malapena Chantal, erano colleghe allo stesso college ma dato che nella sua vita non sta succedendo niente diventa ossessionata dalla sua scomparsa e si convince che sia ancora in vita ed in pericolo.


Dory si trasforma seduta stante in un detective amatoriale e occupa tutta la sua giornata, prima vuota a fare tutte le cose da detective che le vengono in mente, spia estranei, scartabella documenti, pensa a ogni possibile complotto con tanto di documenti e foto appese al muro e collegati da un filo rosso. Si diverte e si sente soddisfatta, finalmente.


Dory trova subito diversi sospetti: l’ex ragazzo sempre irrequieto; il padre bavoso di una bambina a cui Chantal faceva la babysitter. Il complotto include un negozio d’arte, una potente compagnia immobiliare e, perfino, la sua famiglia.
Dory, energizzata dalla ricerca trascina con sé i suoi riluttanti amici. Dory riesce a unire le sue forze con un ambiguo detective.


Ci sono colpi di scena e cambi di direzione ma la storia non diventa mai confusa, ogni episodio finisce con una piccola scoperta che mantiene Dory sul pezzo.
Anche i personaggi secondari hanno la loro profondità e il loro percorso narrativo.
Le scene di gruppo sono ben filmate e fungono da satira alla generazione millennial, in particolare quella newyorkese.
Tutti tentano di convincere gli altri che sono finalmente diventati adulti. La veglia che si tiene a casa di Chantal ha degli hashtag ufficiali del tipo: #iamchantal.
Tutti si trovano con l’idea di fare del bene e con grandi progetti quando in realtà le loro vite sono, ancora, insignificanti.


Search Party ricorda in qualche modo High Maintenance e Girls ma è completamente originale. Il crimine c’è davvero e la parte poliziesca funziona ma la cosa migliore di questo show sono le piccole chicche che ci ricordano che siamo nel presente, precisamente nel 2014: Dory trova un indizio in un video dell’Ice Bucket Challenge; Portia che è perfettamente bianca trova lavoro in uno show alla CSI in cui recita la parte di una latina dal nome Courtney Garcia facendo scoppiare polemiche a sfondo razziale a causa del whitewashing. Ci sono personaggi che vivono di paghette dei genitori, Drew fa uno stage non pagato in una non specificata multinazionale, Dory fa la schiava per una ricca e solitaria signora. Elliot si fa pagare da feticisti che trova su Craigslist, la ex compagna di stanza di Dory fa video per feticisti sostenendo che sono workshop artistici.


In un episodio Dory e Drew, la classica coppia infelice che non vuole ammettere di essere infelice, invita l’ex fidanzato di Chantal a casa loro per cena in modo che Dory possa interrogarlo. Quando arriva Gavin dice a Drew, state cercando di incastrarmi? Drew è scosso e quasi crolla ma in realtà si scopre che Gavin pensava che lo volessero far uscire con Portia.
La coppia immatura Dory/Drew è ridicola nel tentativo di comportarsi da adulti che cercano di fare cose adulte quando in realtà sono ragazzini che recitano la parte e la cosa è palese per tutti, tranne che per loro e per i loro coetanei.


Il finale poi è teso e sorprendente, non lascia misteri irrisolti e apre alla possibilità di una seconda stagione. Bene. Bravi.

James Dean: il fascino del “Bello e Maledetto”

James Dean, riassume nella sua persona il titolo del suo più celebre film: Gioventù Bruciata. Pellicola nella quale ricopre il ruolo di un adolescente ribelle, dal nome Jim Stark. La sua incredibile popolarità deriva da soli tre film di cui è stato protagonista: La valle dell’Eden, Gioventù Bruciata ed Il gigante. Egli rappresenta una celeberrima icona culturale, sicuramente senza tempo, da cui ancora oggi molte persone traggono spunto sia per l’intramontabile classe nell’abbigliamento e sia per il suo atteggiamento da “Bello e Maledetto”.


James Dean


Studiò recitazione, frequentò l’Actors Studio e fu scelto, a soli 20 anni, per interpretare il personaggio di Cal Trask, nel film La valle dell’Eden. A James Dean si aprirono immediatamente  le porte del successo e fu presto considerato un eroe della gioventù americana, rappresentante del suo straniamento e della sua incomprensione: portavoce di un’intera generazione.


James Dean

James Dean




Lo stile di James Dean era semplice e pratico, rispecchiava i tempi che stava vivendo: contrario al conformismo e agli status sociali. Pettegolezzi dell’epoca sul suo conto lo ritraggono come un ragazzo amante del pericolo e bisessuale: frequentò i letti di molti personaggi di spicco del suo tempo. Una delle sue più grandi passioni fu quella per le auto, in particolar modo per le Porsche. Fu proprio su uno di questi veicoli brillanti che trovò la morte a soli a soli 24 anni, la sera del 30 settembre 1955 per la precisione, quando la sua Porsche Spider non poté evitare la collisione con un altro veicolo che aveva invaso la corsia che stava percorrendo.


James Dean

James Dean




Il suo motto fu:


“Sogna come se potessi vivere in eterno, vivi come se dovessi morire oggi”


I capi che lo contraddistinguono sono:


– I jeans Lee 101 Riders a sigaretta, taglio classico


– La polo a maniche corte bianca


– Giubbino di pelle nero


– Maglioni dalle tonalità marrone e ocra


– Completi eleganti sartoriali, dalle linee morbide


– Converse e stivaletti classici


James Dean

James Dean




Uno stile easy-chic, casual senza mai apparire indossato per caso, ma ancora impregnato di quella carica eversiva che gli ha regalato Dean, che torna a conquistare la moda. Le giacche a vento, perfetto connubio tra sport ed eleganza cittadina, capospalla ideale nei climi di transizione, hanno volumi definiti, lineari, ma la consistenza di materiali iper-moderni, neoprene e tessuti impermeabili di ultima generazione e si colorano di nuance accese, vitaminiche. L’abbinata perfetta è con il jeans a gamba dritta, dalle venature che gli regalano un’allure vissuta. Sono proprio i pantaloni il centro focale del look; sportivi con il giubbotto a vento, assumono un’aria di rilassata nonchalance se abbinati ad un blazer in tweed, la t-shirt coperta da una camicia di un bianco immacolato, come J. Compendio essenziale, boots in pelle, Chelsea e stivaletti.


James Dean

James Dean




James Dean rappresenta l’adolescente tipico con la sua espressione mutevole di un’età che custodisce gli stupori dell’infanzia, nella loro disarmante spontaneità, e l’asprezza di chi si affaccia al mondo incomprensibile degli adulti e cerca di abbatterne quelle convenzioni soffocanti, provando ad affermare quell’io ancora sfuggente a se stesso. Un’età senza età, la prima età in cui l’uomo comincia a vivere e che non dura mai abbastanza, quell’età immersa in mille pensieri e la cui profondità dello sguardo si perde in un orizzonte che solo pochi riescono ancora a vedere o forse non hanno mai visto. James Dean incarna l’età che da sempre irrita i conservatori per quella spasmodica ricerca di risposte sul motivo della nostra esistenza su questa terra, in cui i sentimenti vengono estremizzati, l’amore idealizzato e l’umore diventa vittima altalenante di ribellioni urlate ed altre ostinatamente silenziose.


James Dean

James Dean




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Christmas Gift Guide – Coccole per capelli

Natale è ormai alle porte e tutti ci ritroviamo all’ultimo minuto con tantissimi regali da comprare e nessuna idea. Fragranze, agende e accessori hi-tech sono senza dubbio un ottimo spunto, così come i prodotti per la cura dei capelli. Per molte ragazze i capelli non sono una priorità e in questo modo scoprirebbero prodotti che altrimenti non potrebbero conoscere. Prodotti dai quali non potranno più fare a meno!


Ecco, quindi, la vostra Christmas Gift Guide di prodotti che vi faranno battere il cuore.


1. Linea Velvet Oil di Kadus Professional


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Una linea lussuosa di Kadus Professional a base di olio di argan, ingrediente pregiatissimo per la cura dei capelli. Dalla caratteristica profumazione avvolgente, questi prodotti regaleranno una vera coccola a chi vi sta a cuore. Estremamente ristrutturante e rivitalizzante.


2. Spazzola Dessata – Bright Limited Edition


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Perfetta per grandi e piccini, questa spazzola diventerà il vostro must-have! Più di una spazzola in realtà, perché districa i capelli senza strapparli o danneggiarli. Ideale sia su capelli bagnati che asciutti, avrà sempre un posto nella vostra borsa.

Queste sono le colorazioni ispirate al Natale, con setole nere e parte superiore metallizzata.


3. Spray per capelli Joico Instatint


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I capelli colorati sono ovunque, ma alcune persone ricercano solamente un look temporaneo da sfoggiare durante un party, senza dover ricorrere alla decolorazione.


Joico ha pensato anche a voi con gli Instatint! Degli spray colorati che svaniscono al primo lavaggio. Le colorazioni sono ispirate ai 5 Intensity Color di Joico più famosi: Fiery Coral, Pink, Sapphire Blue, Orchid e Mermaid Blue.


4. Polvere iridescente per corpo e capelli di Guerlain


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Questa è una vera chicca, soprattutto se la persona alla quale la regalate è un’amante del brand.

Guerlain ha ideato questa polvere iridescente profumata da vaporizzare su corpo e capelli chiamata Souffle D’Or De Shalimar. Una poudre dorata, lussuosissima, la cui profumazione è ispirata ad un viaggio nel cuore dell’Oriente.


5. Trattamento con massaggio Kadus Care


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Ricavare del tempo per noi stessi è sempre importante e, talvolta, andare dal parrucchiere sembra più un dovere che un piacere.


Ma non è così in realtà. Kadus Professional propone nei suoi saloni dei trattamenti ristrutturanti, anti-caduta, rivitalizzanti o che rinfrescano il colore accompagnati da un massaggio.

Un regalo inusuale, forse, che farà sentire coccolata e amata la persona a cui lo regalerete. I trattamenti tra cui scegliere sono 4:


– Vitalize It: trattamento anti-caduta con massaggio che stimola il cuoio capelluto;


– Glaze It: dopo aver messo in posa una maschera che rinfresca il riflesso dei capelli, si prosegue con un massaggio su spalle e testa. Ideale tra due sedute di colore!


– Repair It: eseguito con la linea Visible Repair, aiuta a ristrutturare istantaneamente i capelli;


– Revive It: utilizzando la linea lussuosa del Velvet Oil, la vostra amica si sentirà come in una vera SPA. Trattamento estremamente ristrutturante e rivitalizzante.

 




CHRISTMAS GIFT GUIDE – HAIR PICKS


Christmas is here and we are all struggling to get the perfect last-min gift. Fragrances, agendas and hi-tech products are doubtlessly a great idea, just like products to take care of your hair. A lot of girls may not feel their hair as a priority, but this way they could find products they won’t be able to live without!


So, here is your Christmas Gift Guide for your hair!


1. Velvet Oil line by Kadus Professional


luxurious new line created by Kadus Professional, whose main ingredient is argan oil, which has amazing results when it comes to revitalizing hair. From its typical fragrance to the famous bottle, these products will make your beloved ones feel extra pampered. Extremely revitalizing.


2. Dessata – Bright Limited Edition brush


Adults and kids will fall in love with this brush, aka your new must-have! Actually, more than a brush: it detangles your hair without causing breakage. It works amazing both on wet hair under the shower or dry hair during the day.
These new metallic versions are a limited edition just for Christmas. What are you waiting for?


3. Joico Instatint


Fun colors are everywhere, but some girls don’t want to bleach their hair and are just looking for a fun pop of color for a party.


Joico has the answer: Instatint! Sprays that color your hair and can be washed off instantly. You can find these in the 5 colors that characterize the Intensity Color range: Fiery CoralPinkSapphire BlueOrchid and Mermaid Blue.


4. Polvere iridescente per corpo e capelli di Guerlain


This is pure luxury, above all if the person you give this loves this brand. Guerlain has recently released an iridescent, scented powder called Souffle D’Or De Shalimar, which you spray both on your body and hair. An enhancing gold powder, beyond luxurious, inspired by a trip to the Mid West.


5. Kadus Care treatment with scalp massage


Free time for ourselves is fundamental and some of us may feel compelled to go to the hairstylist, rather than feeling relaxed. But it’s not like this, at all. Kadus Professional offers new treatments, which revitalize your hairprevent hair-loss or give a boost of shine to your hair. You will get all of this and a scalp massage. Maybe this is an unusual gift, but your friend will feel amazing.


You can choose between 4 different treatments:

– Vitalize It: this treatment prevents hair-loss and stimulates your scalp;


– Glaze It: after applying a “glossing” mask to the hair, you will be given a shoulder-to-head massage. It works great between two coloring sessions;


– Repair It: entirely designed with the Visible Repair line, it instantly repairs your hair;


– Revive It: making use of the luxurious Velvet Oil line, your friend will feel just like at a SPA.






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La strategia di Renzi tra congresso ed elezioni

È partita la corsa al congresso, che Renzi lancerà ufficialmente il 18 dicembre all’Assemblea Nazionale del Pd. L’idea è semplice: congresso “facile” a marzo, primarie, nuova direzione bulgara, nuova segreteria fedelissima con tutti i correttivi dettati dalle esperienze precedenti, e elezioni a giugno. Un’unica grande, lunga campagna elettorale, con alcuni vantaggi.
Non essere al governo, avere le mani libere di attaccare dall’esterno dei palazzi, non dare il tempo agli avversari interni di convergere su un leader anche solo teoricamente capace di offuscarlo o metterlo in discussione, e non dare il tempo a un centrodestra disunito di fare primarie (accrescendone il logoramento) né al Movimento 5 Stelle di chiarire le proprie fronde interne.
Utile allo scopo sarà lo strumento della nuova legge elettorale, che nessuno potrà accusare Renzi di intestarsela direttamente a proprio uso e consumo. Probabilmente prevederà l’eliminazione del ballottaggio e – se i sondaggi andranno in questa direzione – un eventuale premio alla coalizione più che al partito.
Sin qui, l’idea semplice. La sua realizzazione lo è molto meno. E vediamo gli ostacoli.


Partendo dalla fine, cosa blocca le elezioni a giugno.
Intanto il grande partito trasversale dei “parlamentari alla prima nomina” (circa 400) con l’obiettivo di arrivare almeno al primo ottobre per assicurarsi il vitalizio. Tra questi i molti che sanno che non saranno né ricandidati né rieletti, con l’obiettivo di arrivare a febbraio 2018.
I tempi della legge elettorale, che si incardinerà non prima di febbraio, quando la Consulta avrà depositato motivazioni e contenuti della sentenza sulla legge elettorale. E qui se non ci sarà un accordo convergente quanto meno con Forza Italia la nuova legge avrà vita durissima. Ostacolo non da poco visto che interesse del partito di Berlusconi è portare le cose per le lunghe, per spegnere la cavalcata elettorale di Salvini, evitare primarie, convergere su una leadership e unire il centrodestra. Tutte cose per cui occorre tempo.
Infine gli impegni internazionali (G7 di Taormina, elezione del segretario generale dell’ONU, l’avvio della procedura della Brexit, solo per citare quelli macroscopici) e quelli di governo, primi tra tutti i decreti nomine di febbraio e maggio. Qui la pedina centrale era Luca Lotti, colui che qualche giorno fa chiarì a cena senza mezzi termini “se Matteo si dimette, chi ci assicura che chi verrà si dimetterà quando vogliamo noi?”. Ed ecco che come garanzia per non perdere Palazzo Chigi Lotti diventa garante della continuità. Conserva le deleghe (Cipe ed editoria) e viene promosso a Ministro dello Sport (sede presso la Presidenza del Consiglio) ma non ottiene le deleghe ai servizi che voleva. Il suo potere viene in parte consegnato all’altra fedelissima di Renzi, Maria Elena Boschi, non più ministro ma rafforzata come unico sottosegretario alla presidenza, con in mano fascicoli delicati in qualità di segretario del Consiglio dei Ministri. Più che un governo fotocopia, un vero e proprio bunker. Già si parla di un cambio dei vertici Rai e del direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via. E poi in primavera Enel, Eni, Poste, Finmeccanica, Terna e tanti altri consigli di amministrazione. Gran finale, Banca d’Italia, col mandato di Ignazio Visco che scade nel 2017. Proprio una analoga infornata di nomine produsse l’accelerazione che portò Renzi al posto di Letta.


Veniamo agli ostacoli verso la corsa a Palazzo Chigi.
In verità non sono tanti, ma sono tutti legati alla legge elettorale ed ai suoi tempi.
Come ha dimostrato il rapido passaggio tra vincere la segreteria e approdare al Governo, Renzi non è disposto a farsi logorare dalla “vita di segretario” e dai problemi di gestione del partito (che ha ampiamente delegato sempre), né è disponibile a stare a guardare le cose da fuori dicendo la sua dall’esterno senza ruoli.
Eppure la legge elettorale dovrà uscire da un Parlamento che in grande maggioranza tenderà ad allungare i tempi. Il centrodestra in cerca di unità e leadership non gradisce accelerazioni (come invece vorrebbe Salvini). Il Movimento cinque stelle apparentemente è per il voto subito, ma oltre la metà dei suoi parlamentari è a rischio, sia di ricandidatura che di riconferma, e non disdegnerebbe qualche mese in più. Sotto traccia sinora è stato anche il confronto interno sulla leadership. Il nome scontato sino a poche settimane fa di Di Maio premier è stato messo in discussione subito dopo il voto dallo scontro sempre nascosto sotto i tappeti tra i due pretendenti, Fico e Di Battista, pronti a puntare i piedi in cambio di garanzie future e di far sentire il proprio peso politico (e mediatico). Sempre in casa M5S c’è tutta la “battaglia romana” che parte dal caso Muraro (coperto sino a dopo il referendum) ma che chiama in ballo tutti i nomi noti del Movimento, che non se la passa bene nemmeno in un’altra sua roccaforte, la Sicilia, con gli scandali delle firme false e delle forniture non pagate e con la sospensione dal movimento di parlamentari noti ed influenti. Tutti nodi che sino a quando non verranno sciolti difficilmente convinceranno i protagonisti di queste vicende ad accelerare verso il voto.
Infine il tema ALA-SC, fuori dal governo, e i cui parlamentari sono “in cerca di una casa sicura” (leggasi quanto meno rielezione). E sino a che non la troveranno remeranno contro qualsiasi cosa. Qualcuno penserà “parva materia”, ma di fatto quei 18 voti al Senato sinora hanno permesso quattro anni di governi.
Il nodo della legge elettorale – che dovrà uscire da questo parlamento, con queste caratteristiche e queste rappresentanze – non è di poco conto. 
Renzi con il ballottaggio – come tutti i sondaggi dimostrano – rischia di non vincere. 
Senza un premio di maggioranza rischia di non governare. E senza un premio alla maggioranza non ci sarebbe ragione per i partiti di sinistra di allearsi col Pd per portare solo acqua a Renzi senza poi ottenere rappresentanza parlamentare.
Ostacolo non indifferente per almeno due motivi. Il primo, non ritrovarsi a perdere per una decina di punti persi a sinistra. Il secondo, perché una logica di coalizione genera “altri leader” alternativi a Renzi.


Si apre quindi il capitolo della sfida per la leadership della coalizione.
Qui le cose si complicano perché se Renzi vince le primarie a segretario, con una maggioranza amplissima, di lì a poco deve anche vincere le primarie per la leadership della coalizione.
Qui conterebbe su un voto popolare ampio, anche oltre il Pd, ma dovrebbe scontare il fatto che tutte le minoranze uscenti dal congresso potrebbero fare fronte comune su un candidato esterno capace – questo si – di mettere insieme tutti.
È il caso che fu di Milano con Pisapia, che sfidò in primarie aperte anche il cadidato Pd e la cui vittoria fu travolgente.
E non è un caso se quel modello, e quello stesso nome, oggi tornano in auge.
Ma che si chiami Pisapia o chiunque altro, il prodotto e lo schema non cambiano.


Prima di tutto questo c’è la sfida per la segreteria. Che appare scontata ma con tanti forse e mine sparse. Andiamo con ordine.
Le componenti del Pd sono molte, spesso eterogenee, ed anche quelle apparentemente minime possono contare, specie in regioni e provincie chiave. Molte di queste – come abbiamo visto negli ultimi congressi – generalmente si spostano sul candidato “più forte”, o vanno “in appoggio” del segretario dopo la sua elezione.
Prima di lasciare Palazzo Chigi Renzi si è assicurato – o almeno ha cercato – la fedeltà interna di varie componenti, tra cui quella di Orlando, dei Giovani Turchi, di Martina, di Franceschini, consolidando ed ampliando quella che era l’area strettamente renziana.
In un colpo solo Renzi avrebbe così neutralizzato anche possibili antagonisti (Orlando e Martina ed esempio) ed in qualche modo sterilizzato l’area Franceschini. Ma questi accordi non è detto che reggano al Natale, e in un’ottica strabica.
Da un lato nessuno oggi si ufficializzerebbe contro Renzi, restando anche un pò a guardare, cercando di accrescere il proprio peso interno, dall’altro nessuna componente – pur quando sarà appoggiando dichiaratamente Renzi – lo vorrà stra-forte, perchè una stra-forza di Renzi (e dei renziani) renderebbe il proprio contributo non solo non indispensabile ma anche relativamente necessario se non intercambiabile: un Renzi forte, si, ma sino a un certo punto.
Se rischi percentuali non sembrano esserci (la base PD vuole Renzi al 52% e i dieci leader dietro di lui raccolgono singolarmente dal 12 al 4% dei consensi), la partita si giocherà sulle convergenze, e soprattutto sul rischio outsider, capace di polarizzare oltre il consenso di singole correnti.
Anche per questo Renzi accelera e rilancia. Probabilmente mettendo mano anche al regolamento, alzando le asticelle minime per candidarsi, con qualche variazione (non da poco) sui requisiti.
Una forzatura che deve servire per scoraggiare, ma contemporaneamente per portare su di sé possibili “grandi elettori” ed aggregare componenti, con l’idea di dire “l’avversario non è qui dentro ma la fuori”.
Ciò significa tutt’altro rispetto ad una rinuncia alla resa dei conti interna. Renzi vuole che quelle minoranze accettino la sfida, per ridimensionarle oggi, ridimensionarne il peso interno (in termini di numeri in assemblea e direzione) e per poter anche ridurre (fortemente) la loro presenza e rappresentanza parlamentare.


Se sommiamo insieme tutti questi fattori, e concentriamo tutte queste sfide del prossimo semestre, quello schema che abbiamo descritto all’inizio – che appare semplice e lineare – comincia ad esserlo un pò meno.
Riuscire a portare a casa un risultato forte entro marzo, tra mille difficoltà e imprevisti, può essere il passo più semplice. Ma che accade se la legge elettorale non è quella giusta, o se Governo e parlamento trascinano le cose sino a settembre o peggio sino a febbraio 2018?
Quali nuovi scenari verrebbero aperti da un segretario che non può “incassare a breve e ripagare e garantire a brevissimo” il credito politico che cerca?
Logoramento di segreteria, lontananza (anche mediatica) da Palazzo Chigi, rafforzamento di ministri – ed anche dei renziani di ferro – nonché una campagna elettorale permanente di oltre un anno non sono sport in cui pare Matteo Renzi brilli particolarmente.

“È solo la fine del mondo”: torna al cinema il genio di Dolan

Xavier Dolan torna al cinema con un melodramma a tinte cupe: enfant prodige del cinema contemporaneo, il giovanissimo regista canadese (classe 1989) mette in scena un dramma familiare basato sull’opera teatrale di Jean-Luc Lagarce. In 90 struggenti minuti ambientati in un interno familiare si consuma un dramma dell’incomunicabilità.

Traendo ispirazione dalla tragica parabola familiare di Jean-Luc Lagarce, celebre regista morto a soli 38 anni, cinque anni dopo aver messo in scena la sua pièce più riuscita, intitolata “Giusto Alla Fine Del Mondo”, Dolan ci fa rivivere in prima persona lo stesso conflitto interiore che si consuma nell’animo di Jean-Luc, trasfigurato qui nel protagonista Louis, magistralmente interpretato da Gaspard Ulliel. “Non accetto un ruolo se non mi commuove”, ha dichiarato l’attore e modello, che, dopo aver vestito i panni di monsieur Yves Saint Laurent nella pellicola di Bertrand Bonello, nel 2014, in questo film si distingue per una prova attoriale encomiabile.

Lucido e sagace, il regista si sente perfettamente a suo agio nel ruolo di deus ex machina, tanto da farci provare fin dalle prime scene del film il tragico senso del non ritorno, chiave di volta dell’intera trama, che accompagna il protagonista nella sua visita alla famiglia, dopo dodici anni di lontananza. Louis ha avuto tutto dalla vita: dopo aver abbandonato gli angusti confini della provincia, per lui si sono spalancate le porte del successo, accompagnato dall’amore, vissuto liberamente, al riparo dalla barriera omofoba intrisa di atavici pregiudizi che caratterizza certe realtà.

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Gaspard Ulliel in una scena del film



Ma, come spesso accade, dietro alla patina glamour che caratterizza l’esistenza di chi ce l’ha fatta, si celano dolori e sofferenze indicibili. Nel caso del giovane scrittore, è la vita che se ne va: dopo aver contratto l’AIDS, il giovane Louis fa ritorno a casa per comunicare ai suoi familiari la sua morte imminente. Ma quel che doveva essere un addio, si consuma in un silenzio assordante in cui affiora in superficie un caleidoscopio di rancori e frustrazioni, gelosie e umane debolezze di quei familiari rispetto ai quali il giovane Louis si è sempre intimamente sentito un estraneo. Lo spettatore viene trascinato in un vortice di sentimenti contrastanti. Umano, troppo umano il fratello (interpretato da Vincent Cassel), che ammette i propri complessi di inferiorità rispetto al talentuoso Louis; innocente ed ancora acerba la sorella minore (interpretata da Léa Seydoux), che per lui prova un’autentica venerazione mista a timore reverenziale. Magistrale l’interpretazione di Marion Cotillard, la sola ad incarnare qualche residua traccia di umana pietas: naïf ed impacciata quanto basta, la cognata di Louis si troverà ad essere suo malgrado testimone unica di un addio che non verrà mai pronunciato. Louis ne esce tramortito, sconfitto, sporcato: infine, libero. Anche di volare via verso il proprio destino.

Philipp Plein contro Dolce & Gabbana: è guerra

Una inedita querelle è sorta su Instagram: protagonisti Philipp Plein e Dolce & Gabbana. Lo stilista tedesco ha postato una foto in risposta ad un’accusa lanciata da Dolce & Gabbana: il duo di stilisti ha mandato una raccomandata all’azienda tedesca, accusandola di aver tentato di reclutare dal loro punto vendita di via della Spiga i sales assistant più qualificati.

Philipp Plein avrebbe proposto al personale senior della boutique lo stesso ruolo nel nuovo negozio di Corso Venezia 7, che aprirà i battenti alla fine del 2016. Lo stilista si sfoga attraverso una foto, che testimonia gli accesi toni della diatriba che vede contrapposte le due maison.

Plein afferma di aver ricevuto una “love letter”, postando la foto della lettera in questione e commentando con decisione. Tra i sostenitori di Plein anche Flavio Briatore. Non la pensano così Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che intimano lo stilista a stare lontano dal personale delle loro boutique.

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Milano Moda Uomo: Armani ospita tre giovani designer

Si avvicina sempre più Milano Moda Uomo, che avrà luogo dal 13 al 17 gennaio 2017: tante sono le novità in calendario, e non manca anche qualche defezione celebre. Ma a ristabilire il corso della moda e dello stile contemporanei ci pensa ancora una volta Giorgio Armani: Re Giorgio ha appena annunciato che per quest’edizione delle sfilate di Menswear porterà in passerella nel suo teatro tre giovani talenti.

L’appuntamento è per martedì 17 gennaio: prima della sfilata per la prima linea, Giorgio Armani alle 12 aprirà il suo Teatro di via Bergognone ad una sfilata collettiva di tre giovani talenti internazionali. Il fortunato trio di stilisti è composto da Moto Guo, proveniente dalla Malesia, Consistence, proveniente da Cina/Taiwan e Yoshio Kubo, che viene invece dal Giappone. Re Giorgio continua a fornire un sostegno concreto ai talenti in erba, contribuendo al bisogno sempre più impellente di un ricambio generazionale all’interno del fashion system.

La prossima edizione della Milano Moda Uomo si preannuncia già caratterizzata da alcune defezioni: in primis Gucci, che ha deciso di unificare le sfilate di moda uomo e donna, che avranno luogo a febbraio nell’ambito di Milano Moda Donna. Inoltre anche altri brand, come Ermanno Scervino, già dall’anno scorso hanno deciso di presentare in show room la collezione maschile per l’inverno 2017-2018.

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“Milano sta vivendo un momento di grande fermento estetico e culturale -così si è espresso Giorgio Armani- del quale la moda è parte attiva. Per questo ho deciso di ampliare la mia iniziativa a favore dei designer di maggior talento, per creare una giornata unica e stimolante nel Calendario. Mi piaceva l’idea di offrire la possibilità a più brand di presentare il proprio lavoro in questa occasione, lasciando che siano semplicemente gli abiti a parlare senza avvalersi di particolari allestimenti. Mi auguro -ha così con concluso lo stilista- che così come era stato per me anche per loro sia di buon auspicio”.

Carlo Capasa, Presidente di Camera Moda in una lettera inviata ieri agli associati, ha ricordato come le sfilate in calendario per gennaio prossimo siano 37 al posto delle 35 della scorsa edizione: “Accanto ai nomi storici alcune importanti maison tornano a sfilare a Milano, come Antonio Marras, Ermenegildo Zegna, Frankie Morello, Moschino, N.21”. Ad aprire il Calendario la prima sfilata di Alessandro Sartori per Ermenegildo Zegna. Chiude come sempre Giorgio Armani.

Barbie: 20 designer creano una collezione per Yoox

Collaborazione inedita tra YOOX e Barbie: la bambola più amata dai collezionisti diviene modella d’eccezione per 20 designer internazionali. Barbie Global Beauty è una collezione esclusiva, frutto della collaborazione tra Vogue Talents e Mattel: la bambola, incarnazione del glamour, viene ora vestita da 20 designer che ne hanno curato il look, il make-up e lo styling. I proventi della collezione saranno destinati al FAI (Fondo Ambiente Italiano) per la ricostruzione della chiesa di Arquata del Tronto, colpita dal terremoto dello scorso 24 agosto.

Icona di stile globale, dal 2016 Barbie è disponibile in 4 diverse forme del corpo: original, curvy, petite e tall, (originale, alta, formosa e minuta), in 7 diverse tonalità di pelle, con ben 22 colori degli occhi e 24 acconciature diverse. Il team creativo del Design Centre di Mattel a ElSegundo ha prodotto queste Barbie che saranno disponibili in esclusiva sulla piattaforma Yoox.com.

I venti designer si dividono in dieci nomi già noti e dieci giovani talenti: tra i designer di successo Aquilano•Rimondi, Simone Rocha, Stella Jean, Au Jour Le Jour, MSGM, Paula Cademartori, Gabriele Colangelo, Marco de Vincenzo, Paul Andrew e Max Kibardin. Le dieci promesse vedono invece Coliac, Arthur Arbesser, Giancarlo Petriglia, COMEFORBREAKFAST, Tak.Ori, Leitmotiv, CO|TE, DaizyShely, AngelosBratis e Piccione.Piccione.

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IL Charity Christmas di Accademia del Lusso

Glamour e charity si uniscono nell’evento organizzato per il Natale 2016 da Accademia del Lusso in collaborazione con Unlace e Valentina Guidi: lo scorso 12 dicembre presso la sede di via Matera 18 si è svolto il Charity Christmas, in favore dell’Associazione no profit Impresa da Bambini, sostegno all’infanzia.

Accademia del Lusso, istituto italiano specializzato nella formazione di figure professionali per i principali settori della moda e del design, si è imposto negli anni come eccellenza italiana. Laura Gramigna, Direttrice dell’Accademia del Lusso di Roma, ha commentato così l’evento solidale: “Dopo il grande successo della prima edizione di Charity Christmas, vogliamo riproporre questo incontro per augurare Buon Natale creando un evento con marchi di moda artigianali. Quest’anno abbiamo deciso di sostenere l’Associazione Impresa da Bambini che si occupa dell’assistenza socio-sanitaria e dell’istruzione a favore di bambini e ragazzi in condizioni di svantaggio fisico, psichico e sociale”.

L’evento ha visto un’inedita partnership con il brand i footwear Unlace e le borse firmate Valentina Guidi: parte del ricavato dell’incasso sarà devoluto ad Impresa da Bambini per il progetto Adotta una Scuola. Unlace nasce da un’idea di Federico della Rocca: le collezioni si caratterizzano per lo straordinario standard qualitativo e per il design accattivante. Valentina Guidi è una giovane designer di borse ed accessori artigianali, come bracciali e collane, realizzati in maniera artigianale, utilizzando materiali di prestigio.

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Impresa da Bambini è un’associazione apolitica e senza scopo di lucro costituita su iniziativa dei Giovani Imprenditori di Unindustria del Lazio e condivisa con i Gruppi Interregionali del Centro. Impegnata nel sostenere, tutelare, aiutare i minori in situazioni di disagio, nell’educazione e formazione di bambini e ragazzi e nel sostegno delle loro famiglie, l’associazione si contraddistingue da anni per il contributo a favore dei meno fortunati.

(Nelle foto: scarpe Unlace)

Sence, il braccialetto che controlla le tue emozioni

Non c’è nulla di più gratificante del conoscere le proprie emozioni e imparare a gestirle, ridurre lo stress, aumentare il grado di felicità, abbattere la noia, cancellare la rabbia.
Ma come fare per controllare gli stati d’animo?
Parola d’ordine: innovazione e tecnologia.

Nasce Sence, il braccialetto che controlla l’attività cardiaca e la categorizza riconoscendola in 64 diversi stati d’animo.
L’obiettivo sarebbe quello di rendere sempre più tracciabile l’attività umana a partire dalle emozioni.
Un tale progetto richiederebbe anni di corsi avanzati sul controllo della propria emotività, intense sedute psicanalitiche e continue riflessioni sulla propria personalità, non è – infatti – affatto semplice giungere alla conoscenza totale della propria persona.
Eppure Sence sembrerebbe avere delle precise risposte che non richiedono null’altro se non l’acquisto dell’oggetto.
Può un braccialetto molto simile a un fitness tracker giungere al resoconto di ciò che proviamo?

Può.
Sence infatti è in grado di supportare un raffinatissimo lettore del tracciato dell’elettrocardiogramma in grado di monitorarci per tutto il giorno, se necessario, e condurci alla visione (e accettazione) del nostro attuale stato d’animo.
L’azienda sviluppatrice del prodotto, Planextra, si pone così l’obiettivo di misurare i cambiamenti delle emozioni di un soggetto indossante il braccialetto e di inviargli una notifica sullo smartphone in caso di cambi repentini d’umore.
Planextra, in parole povere, non fa che chiedere costantemente: “come stai?“.

Eppure, alla spontanea domanda, molto meno spontanea sembra essere la sua risposta.
Può davvero esser così difficile riconoscere le proprie emozioni?
È giusto affidarsi a un meccanismo di controllo?
Può un’emozione ridursi a una semplice notifica d’avviso?

Il braccialetto Sence sarà sul mercato da agosto 2017 per un prezzo di 300 dollori.

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Cosa vedere a Roma – mete da non perdere nella capitale

Tutto quello che i turisti non dicono ma i romani sì.

Roma caput mundi, Roma città dei sogni, dove ancora molti giovani arrivano con le tasche piene di aspettative, Roma teatro aperto dove tutti sono attori, veri o mancati.

Le strade di Roma sono un via vai di preti, li vedi passeggiare in fila silenziosi, scene felliniane che trasformano la città in un film in bianco e nero, sono ipnotici e regalano a Roma una magia che non trovi in nessun altro luogo del mondo.

Chi ci abita questo non lo sa, non sa dell’incanto che lascia a chi Roma la respira solo per qualche giorno, loro no, sminuiscono, drammatizzano, si lamentano, perchè vivono tutti i disagi, reali, di una città trascurata dall’uomo, ecco Roma è un po’ come una donna bellissima innamorata di uno stronzo. Ma in fondo, i romani stessi, la amano, non possono farne a meno, non possono allontanarsi, ne sono dipendenti e rimangono lì, trascinati dal tempo, dai fatti, imbevuti dell’energia che il mondo porta, con le loro curiosità, le loro domande.

Ci si sente a casa, ma senza le comodità di casa, l’efficienza dei trasporti è insufficiente bisogna ammetterlo, autobus che non segnalano le fermate (io come faccio a sapere dove dovrò scendere se non lo trovo scritto da nessuna parte? “Lei pretende troppo signo’, nun vorrà abituasse troppo bbene?!” Mi risponde una signora). E come puoi arrabbiarti quando regna il buonumore? Vivono in uno stato di rassegnazione pacifica, autisti a parte, obbligati ad ore di coda tutti i santi giorni. E lì le parolacce volano; ma anche questo fa parte del folclore romano!

La gioia più grande però è passeggiare per Roma e sapere che intorno a te hai oltre tre millenni di storia, e sapere che da quelle mura, tutta la civiltà europea ne è stata influenzata, fa venire i brividi.

La capitale d’Italia è anche capitale della cultura, della lingua, dell’arte e della letteratura, della filosofia e della religione, è il centro d’espressione del patrimonio artistico e storico dell’intero mondo occidentale, nonché Patrimonio UNESCO.

Vediamo insieme alcune delle mete dell’Urbe, dai musei alle piazze fino a qualche consiglio su dove cenare o passare una serata in compagnia.


FONTANA DEI QUATTRO FIUMI


La fontana si trova al centro di Piazza Navona ed è stata progettata realizzata dall’architetto Gian Lorenzo Bernini tra il 1648 e il 1651. La scultura rappresenta i fiumi dei quattro continenti: Nilo, Gange, Danubio e Rio della Plata; molto suggestiva di notte, con la piazza illuminata che risalta i rilievi barocchi e l’incredibile espressività delle statue.



PANTHEON

Il più bel resto dell’età romana, che ci appare esattamente come lo vedevano i romani. Il Pantheon, fondato tra il 25 e il 27 a.C. da Agrippa, è rimasto intatto attraverso i secoli e fu tempio dedicato ai 12 Dei e al sovrano vivente.
Secondo uno studio architettonico il Pantheon risulterebbe come una sfera perfetta perchè la sua altezza è uguale al suo diametro: 43 m e 44 cm per 43 m e 44 cm., un perfetto disegno di pietra fatto di equilibrio e stabilità. Attraverso l’oculus, l’unica finestra a forma di cerchio, passa la luce, il calore, ma anche l’acqua! Ottimo come osservatorio astrologico, nelle notti di pioggia dev’esser stato meno piacevole.

Pantheon

Pantheon



PIAZZA DEL POPOLO

La più celebre piazza di Roma ha come ciliegina un grande obelisco alto 24 metri, Obelisco Flaminio, portato lì da Augusto ma costruito ai tempi dei faraoni Ramesse II e Merenptah, stiamo parlando dei 1232-1220 a.C. e la meraviglia di averlo di fronte a te, bevendo un cappuccino a Bar Canova, è la stessa meraviglia nel veder passare i taxi accanto, da proibire a mio parere, è come aggiungere un chiodo in pelle alla mise di una cortigiana. Suggestiva la piazza vista dalla Terrazza del Pincio, di notte.

Piazza del Popolo vista dalla terrazza del Pincio

Piazza del Popolo vista dalla terrazza del Pincio


GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA



La Galleria Nazionale d’Arte Moderna
si trova in viale delle Belle Arti 131 nelle vicinanze della Galleria Borghese, a cui si arriva in 15/20 minuti a piedi circa; la scalinata per accedervi le dona un fascino da “tempio dell’arte”.

Sono presenti mostre permanenti e itineranti e numerosi progetti come quello del “Museum Beauty Contest “: un concorso di bellezza rivolto ai visitatori della galleria, i cui protagonisti sono i soggetti delle opere d’arte presenti in mostra, ritratti di signora inizi ‘900 o sculture di dei del VII secolo a.C. Molto divertente!

Assolutamente da non perdere, troviamo rappresentanti dell’Ottocento francese come Courbet e il suo inquieto mare, avanguardisti come Balla, i De Chirico e i suoi inconfondibili tagli trasversali di luce netta, le eleganti signore alle corse al Bois de Boulogne nel trittico De Nittis, le figure snelle di Boldini, la voluttuosa Bagnante di Francesco Hayez 1844, la rossa Gorgone e gli Eroi 1890, delle sculture di Boccioni, le foto surrealiste di Man Ray, le mistiche tentazioni viste da Domenico Morelli, un ritratto ancora senz’anima di Modigliani e la scultura di Canova che subito riporta al Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, custodita nella cappella di Sansevero a Napoli, per la leggerezza marmorea del velo posato sul corpo di Ercole.



Se vi capita di essere corteggiate da un romano, state certe che per stupirvi vi porterà alla piazza sede della Villa del Priorato di Malta, invitandovi a guardare attraverso il buco della serratura del portone d’ingresso dove si può vedere, in lontananza, la Cupola di San Pietro. Effetto assicurato!

Un altro giochetto ottico d’impatto ha come pratogonista sempre il Cupolone visto da via Nicolò Piccolomini, nei pressi della collina del Gianicolo. Percorrendo la via dove la cupola di San Pietro è perfettamente centrata alla strada rettilinea, la si vedrà rimpicciolirsi in maniera esponenziale; al contrario, percorrendo la strada in senso inverso, se siete in auto ad esempio voltandovi, la vedrete ingrandirsi tanto da decifrarne i dettagli. Qual è la spiegazione logica? Forse un urbanista un po’ pazzerello!

TRASTEVERE

Il rione più caratteristico a Roma è senza dubbio Trastevere, posizione strategica anche se si vuole alloggiare per pochi giorni e per le donne che non rinunciano al tacco nemmeno sotto minaccia dei sampietrini! Comodo perchè la sera, se non siete muniti di auto e quindi non potete spostarvi, offre ristoranti, locali, bar e caffetterie per tutti i gusti.

In un labirinto di viottoli, tra turisti e trasteverini (considerati un popolo a sé dai romani, distinti per la loro fierezza, schiettezza e bizzarrìa) trovate “Ombre Rosse” dove sarà facile incontare uno dei tanti “personaggi trasteverini”, dai capelli bianchi e barba lunga, ingioiellato fino al collo, con tanto di mantella regale e libro esoterico sotto il braccio, mentre canta qualche nenia ai passanti curiosi. Un Leonardo matto dei giorni nostri. E questo vi assicuro è il bello di Roma, la gente!

Nessun altro locale dove sentirsi un vero romano dopo qualche calice di vino, “Grazia & Graziella” – e poi lasciamo alla vostra fantasia finire la frase…- è tappa fissa per un drink in compagnia o per un classico tonnarello cacio e pepe in un ambiente familiare con personale simpatico, e sei subito “a casa”. Verrete accolti da Angelo che in inverno vi offrirà, ebbene sì, un vin brulè bollente. Ci si ritorna sempre volentieri!

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VILLA DORIA PAMPHILI

Villa Doria Pamphili è il parco più grande di Roma e una delle ville meglio conservate della città. 184 ettari di superficie nobile dove oggi adolescenti, ragazzi, nonni e cani si sbaciucchiano appassionatamente. Il paesaggio è meraviglioso in primavera e in estate e ricorda i prati verdeggianti di Monet.

uno scorcio del parco di Villa Pamphili

uno scorcio del parco di Villa Pamphili



MERCATO DI PORTA PORTESE

Onestamente è stato una delusione, mi aspettavo il folclore tipico romano, le filastrocche con le rime, il caos di chi “te vo’ venne a robba sua”, il cibo di strada, invece si trovano solo ammassi di bancarelle bengalesi e indiane, come in qualsiasi altro mercato.

MERCATO DI CAMPO DE’ FIORI

Al centro della piazza di Campo de’ Fiori, tra ristoranti che servono würstel e omelette alle nove del mattino e cappuccini alle cinque del pomeriggio, si estende il mercato di alimenti, dove poter assaggiare le marmellate, i pomodorini secchi, i liquori cremosi. Non è particolarmente grande ma è molto caratteristico e nelle vicinanze si trovano le storiche vie che prendono il nome degli artigiani che un tempo lì vi hanno lavorato: via dei Giubbonari, via dei Cappellari, via dei Baullari.

CAFFE’ SANT’EUSTACHIO

Se amate il caffè, da veri italiani, portate a casa lo speciale Caffè Sant’Eustachio, uno dei migliori d’Italia. Il bar nasce nel 1938 e conserva ancora l’apparecchio per la torrefazione a legna; si trova a due passi dal Pantheon e della miscela aromatica e profumata non potrete più fare a meno!


GINGER SAPORI E SALUTE


In via Borgognona 43-46 si trova “Ginger, sapori e salute“, punto di riferimento per chi è alla ricerca di una dieta sana. Speciali gli smoothie a colazione, Ginger propone prodotti di agricolutura biologica e sostenibile, con una vasta scelta di piatti vegani e vegetariani. Atmosfera luminosa ottima per un pranzo, forse un po’ meno per una cena.

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LA CIAMBELLA

Se volete provare piatti tipici della cucina romana, ma rivisitati in chiave moderna, questo è il posto giusto! La Ciambella Bar à Vin con Cucina si trova in via Arco della Ciambella 20 ed è gestito da due adorabili donne, una chef in cucina e Mirka ai tavoli. Ottima la trippa in vasetto con pecorino e menta e gli spaghettoni Mancini (con pomodori pachino e pecorino), provenienti da un’azienda che, unico caso in Italia, coltiva il grano e lo produce. Ambiente sobrio, qualità dei prodotti ottima e servizio eccellente; quando l’amore per la cucina e la passione per il proprio lavoro si incontrano, il risultato non può che esser buono!



LA MUCCA ASSASSINA

Dulcis in fundo, per concludere in bellezza il vostro soggiorno a Roma, non potete non vedere uno spaccato dell’Italia, in uno dei locali più gettonati nell’ambiente LGBT: Il Muccassassina.
Il locale nasce nei primi anni ‘90 come serata per l’autofinanziamento del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, associazione di volontariato che si occupa dei diritti civili delle persone glbt, di lotta all’AIDS e all’omofobia. All’inizio le serate si svolgevano
all’interno dei padiglioni dell’ex Mattatoio di Testaccio a Roma, è da qui che prende il nome il party e il logo: una mucca che impugna una falce per vendicare le sue compagne macellate.
Oggi è un vero e proprio fenomeno di costume, con serate a tema e dove suonano dj di fama internazionale. E’ disposta su tre livelli e offre musica pop, R’n ‘B, commerciale, house, techno house, ma la vera vita del Muccassassina la trovate all’ultimo, dove si svolgono gli spettacoli sul palco con i fisici più belli d’Italia, e dove ciascuno è libero di amare chi gli pare. Divertimento assicurato!


(in copertina uno scorcio di Villa Pamphili
foto M.D.N.)

Debutta a Lucca Fashion in Flair for Christmas

Alta artigianalità e prelibatezze culinarie caratterizzano la kermesse natalizia Fashion Flair for Christmas, che debutta al Real Collegio di Lucca dal 16 al 18 dicembre. La prima edizione natalizia della fiera che già da anni si celebra nella città nel mese di settembre, la manifestazione ospiterà oltre cento artigiani.

Presenti spazi espositivi nei settori abbigliamento e accessori moda, gioielli, beauty care, arredamento, arte, artigianato e prelibatezze enogastronomiche. Una manifestazione che unisce l’amore per l’artigianalità del Made in Italy e la buona cucina. Patrocinata dalla Regione Toscana e dal Comune di Lucca, la kermesse si aprirà con una conferenza stampa che avrà luogo nel Consiglio Regionale.

Saranno presidenti il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, e il vicepresidente Marco Stella, insieme all’assessore del Comune di Lucca, Giovanni Lemucchi, e all’ideatrice di Fashion in Flair, Ilaria Mari, che della manifestazione ha anche la direzione artistica.

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In mostra a Sulmona gli abiti d’epoca

Preziosi costumi d’epoca, dal Medioevo al Vittoriano, sono in mostra a Sulmona: il foyer del teatro comunale “M. Caniglia” di Sulmona ospita l’esposizione “Dal Medioevo all’epoca Vittoriana, la bellezza degli abiti femminili di ieri negli sguardi di oggi”. Opere esclusive realizzate da Ester Della Valle, da anni impegnata nello studio e nella creazione degli abiti che le donne hanno amato nel corso dei secoli.

La ricercatezza di alcuni abiti femminili da sempre affascina, seduce e stupisce gli uomini. Fin dal Medioevo la donna ha fatto della veste che indossava il riflesso intimo ed esclusivo del suo carattere. Nel corso dei secoli, dal Rinascimento all’età Vittoriana, passando per il Barocco, la voglia di esprimersi attraverso le mise indossate è rimasta peculiarità di ogni donna.

“La fase più complessa di questi abiti sta nell’idearli –ha dichiarato Ester Della Valle– mentre nella realizzazione ti aiuta molto il talento, nel progetto c’è bisogno di molta documentazione e razionalità perché si sa che l’abito deve essere lo specchio più fedele di un periodo”. L’esposizione sarà arricchita dalla presenza di Francesca Di Tirro, la quale indosserà un abito risalente all’età vittoriana, in onore della “Vedova allegra” che, contemporaneamente alla mostra, sarà messa in scena dalla Camerata Musicale Sulmonese, diretta dal maestro Gaetano Di Bacco.

Uno degli abiti esposti nella mostra di costumi ?Dal Medioevo all?epoca Vittoriana, la bellezza degli abiti femminili di ieri negli sguardi di oggi? presso il foyer del teatro comunale ?M. Caniglia? di Sulmona. Le opere sono state realizzate, con ricercatezza e dovizia di particolari, da Ester Della Valle, da anni impegnata nello studio e nella creazione degli abiti che le donne hanno amato nel corso dei secoli. ANSA

(Foto: ANSA)

(Foto cover: Vogue)

La limited edition di Liu Jo per il Natale 2016

Una nuova it bag ed uno spot che esplora la relazione tra la donna e la sua borsa, scrigno prezioso che parla della sua personalità e racchiude il suo mondo: Liu Jo festeggia il Natale 2016 con una limited edition di 200 pezzi.

Una borsa morbida, piacevole al tatto e dalla linea glam: la nuova it bag di Natale firmata Liu Jo è caratterizzata da un’attitudine daily e da una palette cromatica accattivante. Sei varianti di colore (Champagne, Nero, Ciliegia, Harvest Gold, Silver, Blue) impreziosiscono la nuova borsa, realizzata in materiale effetto goatskin. Numerata al suo interno, la nuova borsa è disponibile fino ad esaurimento scorte.

Oltre ai sei colori è proposta anche in color malto, tonalità affascinante e sofisticata. Il lancio della nuova collezione è accompagnato da uno spot che celebra la femminilità e la particolare attitudine di ogni donna rispetto alla sua borsa: sulle note di Io che non vivo di Pino Donaggio si celebra un tributo alle donne. La collezione esclusiva è in vendita esclusivamente online, sul sito LiuJo.

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Le t-shirt di Dolce & Gabbana ispirate a Napoli

Si ispirano alle magliette fake vendute nelle bancarelle dei mercatini partenopei le t-shirt di Dolce & Gabbana viste sulle passerelle della collezione Primavera/Estate 2017. Il capo passepartout per antonomasia si tinge di ironia: Napoli diviene ispirazione privilegiata per la collezione, in vendita da dicembre.

“Io c’ero” è la scritta che accompagna ogni t-shirt, accanto al logo della maison: tradotta in tutte le lingue del mondo, rappresenta un omaggio allo spirito cosmopolita che da sempre anima il duo di stilisti e al mood della collezione per la prossima primavera/estate.

Capo più copiato per eccellenza, la t-shirt con logo stavolta stupisce tutti: con geniale ironia Domenico Dolce e Stefano Gabbana lasciano l’hashtag #DGlaveracopia. Le iconiche t-shirt sono in vendita da dicembre.

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La t-shirt bianca con logo e scritta ha rappresentato il finale della sfilata SS17 Donna: le 91 modelle che hanno calcato la passerella di Dolce & Gabbana sfoggiavano infatti l’iconica maglietta tradotta in tutte le lingue del mondo ed impreziosita da cristalli, logo e fiori ricamati. Largo a rose rosse, papaveri e margherite, in un omaggio alla primavera.

Pitti torna a sfilare alla Sala Bianca

Ritorno al passato per Pitti: Stefano Ricci riapre la Sala Bianca di Palazzo Pitti, che negli anni Cinquanta tenne a battesimo la rinascita della moda italiana. Il prossimo 11 gennaio lo stilista riaprirà la storica location, nel 45esimo anniversario della maison fiorentina di abbigliamento maschile made in Italy: Stefano Ricci nel 2017 celebra l’importante anniversario sfilando nella prestigiosa location.

Correva l’anno 1952 quando la Sala Bianca cominciò ad accogliere le sfilate. L’operazione venne condotta da Giovanni Battista Giorgini: da allora la Sala Bianca divenne crocevia di buyers e mannequins. Nel 1965 Giorgini abbandonò la direzione della sfilate e l’ultimo défilé che ebbe luogo nei sontuosi saloni della Sala Bianca risale al 1982.

“È un passo importante nel rinnovato dialogo tra arte e moda -ha commentato Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi- ed un’iniziativa che dal punto di vista storico è coerente con il luogo stesso, la Sala Bianca di Palazzo Pitti, che nel 1952 ospitò la prima sfilata”.

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Ad illustrare il percorso della moda italiana dagli anni Cinquanta ad oggi una mostra fotografica, che avrà luogo a Palazzo Pitti durante Pitti Uomo. “È per me un onore e una responsabilità riportare nel circuito della moda la Sala che ha rappresentato la nascita della moda Italiana, il luogo dove tutto è iniziato”, ha dichiarato Stefano Ricci.

Addio ad Anna Gaddo, regina della moda trentina

Si è spenta all’età di 81 anni Anna Gaddo, stilista trentina con la passione per l’arte sartoriale. Dal suo atelier la moda trentina divenne famosa a livello nazionale: una lunga carriera iniziata negli anni Sessanta la portò da Barbaniga di Civezzano alle passerella di Roma, Milano e Parigi.

Fieramente autodidatta, la stilista si affermò anche all’estero, dove vestì tra gli altri la moglie dello Scià di persia. Le sue collezioni hanno sfilato a nomi come Valentino, Gattinoni, Mila Schon. Dopo essere entrata ufficialmente nella moda nel 1969, nel 1972 inaugura il suo atelier a Trento. Nel 1973 ricevette il riconoscimento a commendatore della Repubblica e l’anno seguente entrò a far parte della Camera Nazionale dell’Alta Moda Italiana, inserita nel 1977 ufficialmente in calendario.

Una vita spesa per la moda, insieme alla figlia Cristina, da 35 anni sua preziosa collaboratrice. Anna Gaddo diceva: «Nel mio lavoro l’importante è lavorare per se stessi e sperare, ma soltanto sperare che il tuo prodotto piaccia agli altri. Concepisco le sfilate come una mia soddisfazione personale intima». «Attenzione, l’ispirazione di un artista è come la dea bendata. Bisogna coglierla al volo. È un cerbiatto che vedi e che, in un attimo s’infila nel bosco per riapparire soltanto dopo alcuni giorni». Sei mesi fa l’inizio della malattia che l’ha portata via.

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Alfa Romeo 6C, la nuova coupè

In arrivo la nuova ammiraglia di Alfa Romeo, la Alfa Romeo C6. Ispirata alla 166, la nuova coupè si preannuncia già come la nuova dream car. Generosi passaruota, linea sinuosa e design aggressivo da super sportiva: gli elementi per imporsi come auto dei sogni ci sono tutti.

Dai vari rendering che sono già su internet, il design della nuova auto sembra ricordare una piccola Ferrari. Con una trazione posteriore con propulsore montato anteriormente, la nuova auto ricorda la Maserati Alfieri. Un progetto volto a conquistare il cuore dei nostalgici, ma anche la voglia di sfidare storici concorrenti, come Porsche 911 e Jaguar F-Type.

Prestazioni di alto livello con potenza stimata tra i 510/520cv con accelerazione/velocità massima di rilievo per la nuova GC, che verrà realizzata in serie limitata (circa 1000 unità), come già avvenuto per la 4C, prodotta in 3.500 esemplari, e per la 8C, prodotta in soli 500 esemplari.

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Il rendering della Alfa Romeo GC è stato realizzato dalla DAMPS Design, giovane designer italiana appassionata di Alfa Romeo e auto italiane in genere. “Questo mese mi sono imposta di lavorare più intensamente sul mio ultimo progetto Alfa Romeo, per chiudere il secondo anno dalla nascita della DAMPS. Ho pensato ad un modello del tutto nuovo ed inaspettato, perché tengo molto nel sottolineare che ogni singolo modello deve alla sua originalità!”.

“Nella mia nuova Alfa Romeo 6C non riprendo la linea della Giulia per questo motivo – ha proseguito la designer italiana -, ma invece rispettando la linea Alfa perché i miei progetti devono essere uguali ma diversi l’uno dall’altro: uguali nella linea, ma diversi per la loro originalità!”.

Gemmae Gioielli, tra arte e lusso

Suggestioni tratte dall’arte incontrano il lusso di pietre preziose dal fascino millenario: domani sarà presentato a Roma, alla galleria SpazioCima, il nuovo brand Gemmae Gioielli. Un wine & chocolate cocktail farà da location esclusiva di un vernissage unico: dalle 17 alle 23 la Città Eterna diverrà teatro di un percorso affascinante, che presenterà il nuovo brand: in un viaggio tra i luoghi d’arte italiani rappresentati nei gioielli, si potranno ammirare i preziosi monili ascoltando le note del sax del maestro Mario Longo.

I gioielli Gemmae, caratterizzati da forma circolare di una corona di alloro, sono realizzati con la tecnica della microfusione nel distretto orafo di Arezzo. Realizzati in argento 925 o in bronzo con bagno di oro rosa o bagno di rodio, metallo della famiglia del platino, nella corona è racchiusa l’immagine del luogo e della sua opera stampata su PVB, poi dipinto con piccole pennellate, come una miniatura, per dare maggiore luce.

“Un brand che nasce dall’amore -spiega la titolare del brand Simona Palmiero- per lo stile e per l’arte italiana, dall’obiettivo di far conoscere e far apprezzare al pubblico, in un modo nuovo, i luoghi, le opere, i personaggi che hanno reso il nostro Paese unico in tutto il mondo. Ogni coppia di orecchini Gemmae rappresenta sia il luogo sia suo elemento caratterizzante. Tale diversità nasce per destare curiosità e agevola il racconto della sua storia”.

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In arrivo il Samsung Galaxy S8

Novità da casa Samsung: cresce l’attesa per il Galaxy S8. Secondi rumours insistenti l’uscita del nuovo Samsung sarà anticipata rispetto alla data inizialmente diffusa, che voleva l’uscita del nuovo smartphone per febbraio 2017. Pare invece che la Samsung sia pronta a lanciare il suo top di gamma prima: l’evento più papabile sembra essere il Mobile World Congress di Barcellona.

E’ già stato diffuso un render del Samsung Galaxy S8, che vede la totale assenza dei bordi laterali mentre anche i bordi in alto e in basso sono quasi scomparsi. Poco spazio in basso, per la scritta del marchio, mentre in alto resta appena lo spazio per la fotocamera anteriore e qualche sensore. Completano il quadro il display curvo e il processore Qualcomm Snapdragon 835 per la versione USA, mentre sarà un Exynos per quella internazionale.

Il Samsung Galaxy S8 Avrà una RAM di 6GB, dato oramai confermato, e uno storage interno di almeno 256 GB di base, quasi certamente espandibile attraverso microSD. Tale supporto sarà certamente integrato all’interno dello smartphone vicino al vano batteria. Per il display si ritiene che Samsung sia orientata su un Amoled 4k HD Ultra, con una risoluzione 3840 X 2160. Largo infine alle note dolenti: secondo i rumours il prezzo di uscita sarà decisamente elevato.

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Apre a Milano la nuova Fondazione Feltrinelli

Sarà inaugurata domani 13 dicembre 2016 la nuova Fondazione Feltrinelli: un cambio di sede importante, che vede la Fondazione spostarsi dalla dimora storica di Via Romagnosi alla piramide di vetro di Viale Pasubio 5, in zona Porta Nuova. Per festeggiare l’inaugurazione la Fondazione offre cinque giorni di eventi aperti al pubblico, dal 13 al 17 dicembre.

L’edificio, disegnato dal celebre studio di architettura di Basilea, Herzog & De Meuron, ospiterà anche il nuovo headquarter Microsoft in Italia. Concepita come un “nuovo spazio di cittadinanza”, la struttura dalle impotenti vetrate vuole imporsi come uno spazio partecipativo. La Fondazione conta oggi più di 60 anni di attività ed è tra i maggiori centri italiani di documentazione e di ricerca, testimone delle tante trasformazioni che nell’ultimo secolo hanno segnato la storia europea ed internazionale.

“Abbiamo fatto una riflessione profonda su come può evolversi una fondazione come la nostra- ha spiegato Carlo Feltrinelli-e abbiamo scelto di cambiare passo e puntare su un edificio che è oggi radicale, austero, rigoroso ma caleidoscopico”.
“Il cliente è l’ingrediente più importante di un progetto -ha proseguito l’architetto Jacques Herzog-. Abbiamo lavorato a una piattaforma che permetta di incontrarsi ma anche di avere visibilità sulla città, combinando architettura ed eredità culturale”. Nei cinque giorni di celebrazioni tanti sono gli eventi in programma, suddivisi in giornate tematiche: Voices, Borders, Planet, Memory e Echoes.

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Westworld è finita, in modo violento

Gli androidi di Westworld hanno gettato le catene ai loro piedi nel seno finale della serie televisiva di HBO: Maeve stava pianificando di scappare nel mondo degli umani mentre Dolores si stava avvicinando sempre più a ricordare il suo passato e la sua identità. L’uomo in nero si avvicina sempre di più al centro del labirinto dove spera le leggi del parco siano sovvertite. Nessun androide, però, ce la farà a uscire dalle mura del parco così come nessun umano. Gli androidi hanno inscenato la propria rivolta all’interno del parco e, grazie a Ford, si apprestano a governare il parco.


Durante tutta la stagione Maeve, con la sua lucida violenza, è sembrata la più vicina alla liberazione rispetto a Dolores ma alla fine la trasformazione di Dolores è stata più veloce e completa. L’episodio è cominciato nel momento della sua creazione, mentre ancora non rifila siede sul tavolo di un laboratorio. Arnold la aiuta ad alzarsi, un essere con un viso e delle mani di lattice e un corpo di metallo. Nel presente Dolores è vicino alla chiesa con l’uomo in nero, mentre gli fa la barba alla gola con un coltellaccio. Grazie ad alcuni ricordi vaghi lo guida al cimitero della chiesa e disseppellisce un versione in miniatura del labirinto da una tomba con il suo nome. Lui si arrabbia al pensiero che la soluzione alla sua ricerca non sia niente di più che un giocattolo ma Dolores è sopraffatta da ricordi di Arnold. In questi ricordi Arnold tenta di spiegarle che è veramente viva e che il labirinto è un test per misurare la sua umanità: “la coscienza non è un viaggio verso l’alto ma verso l’interno” Dolores non capisce il significato. Lo spettatore può vedere che Arnold ha fatto di sé un dio ma senza considerare tutte le ramificazioni della sua creazione e ora si sente in dovere di salvare le sue creature dal ciclo continuo di quasi epifanie cancellate sistematicamente dagli umani. Arnold decide che deve distruggere il parco e i suoi abitanti, una divinità pietosa che decide di salvare i suoi androidi dal dolore dell’esistenza.


Prima che Dolores riesca a ricordare tutto l’uomo in nero la attacca sperando di farla rispondere. Il suo obiettivo è di arrivare ad un punto in cui gli abitanti possano rispondere e colpire i visitatori, un posto in cui il gioco sia onesto, dove tutti possano farsi male. Dolores, non risponde colpo su colpo ma gli dice che il suo nobile cavaliere, William, verrà a salvarla. A questo punto l’uomo in nero conferma di essere William trent’anni dopo il periodo in cui fu lui, arrivato per la prima volta nel parco, a salvarla dal sadico Logan.
L’uomo in nero racconta di quanto il giovane William ha cercato Dolores a lungo dopo che lei scappò dall’accampamento dell’esercito. L’uomo in nero non trovò Dolores ma trovo sé stesso, a detta sua. Trovando sé stesso William si liberò di Logan, messo nudo e legato a bordo di un cavallo a cavalcare verso l’orizzonte dopo avergli detto che avrebbe preso possesso della sua compagnia e di conseguenza di tutto il parco..


William/uomo in nero ha detto a Dolores di averla rivista poco dopo, a Sweetwater, che ripeteva placidamente il suo loop. William prese il comportamento predestinato di Dolores come un tradimento e questo tradimento lo ha spinto, ulteriormente, a diventare l’uomo che è oggi.
Dolores risponde con un monologo che si conclude con “a differenza mia tu un giorno morirai” e che il mondo non appartiene a lui ma a delle persone che devono ancora arrivare. A quel punto William si rende conto che Dolores è Wyatt e i due iniziano a lottare e Dolores prevale. William chiede a Dolores di sparargli, di andare al prossimo livello ma lei non ci riesce e lui la pugnala deluso. A quel punto arriva Teddy che la salva sparandogli ma non uccidendolo. Le regole che prevengono agli host di uccidere gli ospiti sono ancora valide. Dolores ha l’ultimo desiderio di andare dove le montagne incontrano il mare e i due cavalcano verso l’orizzonte lasciando l’uomo in nero a terra, nella polvere. In quel momento compare Ford in Tuxedo e invita William alla cerimonia per l’inaugurazione della sua nuova narrativa: “Dopotutto il parco è tuo”.


Maeve nel frattempo sta portando a termine il suo piano di fuga nel laboratorio con l’aiuto di Hector e di Armistice che uccidono chiunque senza pietà. Maeve però scopre che qualcuno ha riscritto il suo codice e che il suo viaggio verso la libertà potrebbe non essere frutto del suo libero arbitrio. Durante la fuga trovano Bernard ancora morto dopo essersi sparato in testa su ordine di Ford, Felix lo “aggiusta” e anche lui conferma che qualcuno ha scritto una nuova narrativa sulla fuga nel codice Maeve. La maîtresse però decide di continuare la sua fuga e questo significa altri morti tra la sicurezza del parco e uno strano livello dove al posto di androidi western ce ne sono di Samurai. Armistice e Hector rimangono indietro e Maeve arriva alla stazione del treno che porta nel mondo “reale”. Mentre si siede in mezzo alla gente pronta a partire sembra umana e fragile.


Teddy e Maeve arrivano al mare al tramonto e Dolores confessa a Teddy che il mondo è una bella trappola poi muore tra le sue braccia. A questo punto entra in scena Ford e tutti i “dignitari” della Delos applaudono lui e la scena mentre Teddy e Dolores si bloccano.
La festa continua e William, ora in tuxedo, scola whiskey deluso.


Ford nel frattempo parla con Dolores nella sala sotto la chiesa e cerca di farle tornare alla mente i suoi ricordi, i ricordi del suo tempo con Arnold. Finalmente scopriamo che Arnold per salvare i robot da un’esistenza d’inferno, dopo aver scoperto che sono “vivi” fonde la narrativa di Dolores a quella di Wyatt che stava preparando e gli dice di farsi aiutare ad Teddy per uccidere tutti gli altri host. Arnold si fa uccidere da Dolores per provare a dimostrare che il parco è pericoloso ma il suo sacrificio non basterà.


Nel momento in cui Dolores si ricorda questo episodio del suo passato raggiunge il centro del labirinto e vede sé stessa seduta su di una sedia dall’altra parte della stanza. A questo si riferiva il Bicameral mind che dà il titolo all’episodio. La creazione di due personalità che comunicano e lottano tra di loro all’interno della sua mente, come ogni persona “viva”. La pistola che Dolores/Wyatt aveva usato per uccidere Arnold è proprio al suo fianco.
Nel frattempo Ford è tornato nella festa pronto a fare il suo discorso di commiato che però assume molto presto una strana piega: Ford spiega al pubblico che loro non cambieranno mai, dopotutto sono solo umani e che lui conosce qualcuno che può cambiare, delle nuove persone.
La telecamera ci fa vedere che i depositi di vecchi host sono vuoti e Maeve, come se avesse appena realizzato qualcosa scende dal treno e ritorna al parco.


Mentre Ford sta finendo il suo discorso l’uomo in nero, vaga ubriaco lontano dalla festa e sente un rumore da dei vicini cespugli. Ford nel mentre dice che questa è la sua ultima storia e che spera che tutti la apprezzino, in quel momento Wyatt/Dolores arriva sul palco, prende la mira e spara a Ford in testa, ripetendo l’omicidio di Arnold. L’unica differenza è che ora a essere massacrati saranno gli umani, non gli host. I partecipanti alla festa scappano in preda al panico man mano che Dolore spara anche a loro. Dalla foresta iniziano a comparire gli host “pensionati” e Clementine spara a William, lo colpisce e lui sorride soddisfatto: le regole di Westworld sono finalmente cambiate!

Il nuovo Patto Gentiloni

La riforma elettorale del 1912 introdusse in Italia il suffragio universale maschile, che portò gli elettori da meno di tre milioni ad oltre otto milioni e mezzo. Quella riforma elettorale era il prezzo che Giolitti aveva dovuto pagare ai socialisti di Bissolati per l’appoggio ottenuto durante la guerra italo-turca. Una legge che indubbiamente favoriva i partiti di massa rispetto alle elite che avevano fatto e governato l’Italia per oltre mezzo secolo.
Giolitti mise a disposizione una nutrita quantità di seggi per i candidati cattolici. Da parte sua, Gentiloni fu incaricato di passare al vaglio i candidati liberali per garantire il sostegno cattolico ai candidati. Dato il sistema elettorale uninominale maggioritario, il vincolo di appartenenza partitica era molto debole e il patto consisteva in un elenco di sette punti considerati irrinunciabili per ottenere il sostegno degli elettori cattolici.
Quel patto, denominato appunto Gentiloni, tenne e mantenne l’Italia in quello stato di limbo attraverso la prima guerra mondiale sino all’arrivo prorompente del fascismo.


Una classe dirigente vecchia generazionalmente, stantia politicamente e incapace di interpretare un’Italia che stava cambiando velocemente verrà travolta da un movimento di massa che nella retorica e nell’irruenza della sua pubblicistica costituì il prototipo del populismo.
Cambiano i secoli, letteralmente, e un altro Gentiloni si trova ad essere protagonista – per scelta, opportunità ed anche suo malgrado – di una fase italiana del tutto simile.
Paolo Gentiloni è certamente un politico di lungo corso, con esperienze ampie di gestione della politica romana, e tuttavia non è certamente un esponente – per leadership e comunicazione – di primo piano, almeno non tale da mettere in ombra Matteo Renzi.


E questa – più che ogni altra motivazione politica – è la ragione principale per cui Renzi, da segretario e premier uscente, ha fatto il suo nome, come unica proposta, non potendosi permettere che un qualsiasi altro esponente, anche del suo stesso partito, usasse Palazzo Chigi per una scalata politica e mediatica.


Per Gentiloni la consegna è una, semplice e diretta: attendere la decisione della Corte Costituzionale sulla legge elettorale e farsi promotore di scriverne “una ad hoc” in tempi rapidi per uno scioglimento delle camere a maggio e un voto prima dell’estate (e già si parla del 4 giugno). 
Lo schema di Renzi prevede tre passaggi: costruirsi una sua nuova “verginità” lontano dai palazzi, anche a costo di sparare contro il governo del suo amico Gentiloni. Questa la premessa per vincere la partita delle primarie Pd di febbraio. A questo punto potrebbe avere la forza per obbligare la maggioranza trasversale a elezioni anticipate: quel partito di oltre 400 parlamentari di prima nomina che punta ad arrivare al primo ottobre 2017 per portare a casa il vitalizio. Tra questi una piccola pletora di deputati e senatori che sapendo di non essere candidati né rieletti punterà ad arrivare alla fine della legislatura (febbraio 2018).
Il patto con Gentiloni pare essere questo, su più o meno questi punti: candidatura e ministero garantiti a patto che resti lì non oltre maggio, a costo di farsi “sparare addosso” dal suo segretario ex-premier, che on lo oscuri, che accontenti ogni componente del Pd purché appoggi una cavalcata trionfalistica di Renzi, e soprattutto approvare una legge elettorale ad hoc per garantire alcuni punti. Che Renzi sostanzialmente si scelga i candidati, che si limitino tutti i rischi di ballottaggio (che favorirebbero i cinque stelle), e questo anche a costo di cedere qualcosa in termini i premio alla coalizione.


Punti su cui ci sarebbe la convergenza di ampia parte del centro-destra, almeno di quella parte che non vuole le primarie e che vede una chance proprio nella forza di una coalizione piuttosto che di “premi al partito”, nell’eterno scontro per la leadership tra Salvini, Berlusconi e Meloni.


Il primo patto Gentiloni, tenne e mantenne l’Italia in quello stato di limbo attraverso la prima guerra mondiale sino all’arrivo prorompente del fascismo. Una classe dirigente vecchia generazionalmente, stantia politicamente e incapace di interpretare un’Italia che stava cambiando velocemente verrà travolta da un movimento di massa che nella retorica e nell’irruenza della sua pubblicistica costituì il prototipo del populismo. Un secolo dopo la storia sociale si ripete, in condizioni fortunatamente meno devastanti della prima guerra mondiale. Ma questi patti di palazzo tengono sempre troppo poco conto del mondo (e dei pericoli) che “stanno la fuori”.

Greenery è il colore Pantone del 2017

Come di consueto, PANTONE® ha decretato quale sarà il colore dell’anno: abbandonate le tonalità Quartz Rose e Serenity, ad imporsi come “colore dell’anno 2017” è stato Greenery. Un colore allegro e vitale, che sprizza buonumore e suggestioni tratte dalla natura: la tonalità di verde scelta come colore per l’anno prossimo è stata definita dall’azienda statunitense come «una fresca e frizzante sfumatura giallo-verde che evoca i primi giorni della primavera, quando il verde della natura si rinvigorisce e rinnova».

Il Greenery -codice 15-0343- evoca i primi giorni della primavera, suggerendo un’implicita idea di rigenerazione ed un ritorno primordiale alle origini. Un messaggio profondo, per riappropriarci di una visione che rispetti il mondo della natura. Che riguardi la moda, il design, il lifestyle o l’architettura, il monito è uno: guardare alla linfa delle cose. Una palette eterea ispirata alla natura, perfetta in abbinamento ai colori neutri, ai colori più brillanti come anche alle tonalità pastello.

Secondo Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del PANTONE Color Institute, il colore del 2017 è stato scelto in contrapposizione a quelli del 2016. “Serenity” and “Rose Quartz”, i colori dello scorso anno, esprimevano un bisogno di armonia nel mondo caotico contemporaneo. Quest’anno si è voluto invece scegliere un colore che guardasse al futuro: «Abbiamo di fronte un panorama politico e sociale complesso», ha detto Eiseman, «e le persone sentono il bisogno di rivitalizzarsi e rinnovarsi. Il Greenery simboleggia la connessione che cerchiamo con la natura e con gli altri, per non parlare di obiettivi ancora più grandi».

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Kate Moss omaggia Elvis Presley

Che Kate Moss avesse un’anima rock non era certo un mistero: ora la top model appare splendida ed iconica nel nuovo video “The Wonder of You”. La voce calda e sensuale di Elvis Presley fa da sottofondo ad un video dall’allure d’altri tempi, che vede la supermodella strizzata in una tuta in pelle nera ispirata all’outfit sfoggiato da Elvis durante un suo speciale in TV nel 1968.

Suggestioni vintage nel bianco e nero e negli ambienti che fanno da location alla canzone: registrato nei mitici Abbey Road Studios, la regia del videoclip, lanciato solo ieri, è affidata a Vaughan Arnell. Lo scopo del regista era quello di catturare le tante similitudini che il suo occhio aveva già colto tra le immagini storiche di Elvis e alcuni shooting raffiguranti Kate Moss.

L’ultimo LP postumo di Elvis vede ora un nuovo arrangiamento, realizzato dalla London’s Royal Philharmonic Orchestra. L’album, prodotto da Don Reedman e Nick Patrick, spazia dal rock al gospel, dal country alle ballate. Priscilla Presley, vedova di Elvis e produttrice esecutiva dell’LP, ha dichiarato che il cantante era sempre felice di esplorare nuove dimensioni musicali.

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Tra sontuose atmosfere dall’allure sofisticato, la protagonista indiscussa è lei, Kate Moss, che posa languida in un divano d’altri tempi, sfoggiando un lungo abito da sera, o ancora, appoggiata ad un pianoforte, in un vestito interamente ricoperto di paillettes. Charme evergreen per la supermodella, che canta in playback con movenze sensuali sopra la voce del cantante, scomparso nel 1977.

QUI IL VIDEO TRATTO DA YOUTUBE:

Chiara Ferragni regina di Instagram

È Chiara Ferragni la regina di Instagram: la fashion blogger chiude il 2016 confermandosi regina incontrastata dei social. Con oltre 7 milioni di follower su Instagram, la Ferragni batte nomi del calibro di Gianluca Vacchi, Mariano Di Vaio e Papa Francesco.

Influencer, it girl e blogger, Chiara Ferragni domina nella classifica dei top account dell’anno, diffusa da Facebook: presente anche Fedez, giudice di X Factor e fidanzato dell’icona di stile, che si posiziona solo all’ottavo posto. In settima posizione Papa Francesco, dopo alcuni personaggi dello sport e dello spettacolo, tra cui il fashion blogger Mariano Di Vaio (5.1 milioni di follower) e Belen Rodríguez (4.8 milioni). Seguono Mario Balotelli (4.6 milioni) e Valentino Rossi (3.6 milioni). Al decimo posto Alessia Marcuzzi, con 2.6 milioni di follower).

La Ferragni si è anche improvvisata stilista, nei giorni scorsi, vestendo il fidanzato Fedez in occasione delle semifinali di X Factor: la blogger ha scelto un outfit Gucci che, però, non ha riscontrato i favori della mamma del rapper.

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(Foto: Vanity Fair)

Alexander Wang firma le cuffie wireless Beats by Dr. Dre

Nuova collaborazione tra Alexander Wang e Beats by Dr. Dre: sono in arrivo le nuove cuffie wireless disegnate dallo stilista. Divenuto recentemente ceo del brand che porta il suo nome, Alexander Wang ha firmato una limited edition esclusiva, rivestita di elegante pelle nera made in Italy.

Non solo un design accattivante, ma anche innovazioni tecnologiche per le nuove cuffie, che avranno una batteria che vanta 12 ore di autonomia. Si tratta della seconda collaborazione tra Wang e il colosso dell’elettronica americano: già nel 2013 vi era stata una partnership per la creazione delle cuffie e di uno speaker blutooth.

Grafismi inediti e design futurista per il nuovo oggetto di culto, che sarà in vendita su Apple.com, su Alexanderwang.com e da Harrods. Un regalo perfetto per il Natale 2016.

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Asics è il nuovo sponsor della Iaaf

È Asics il nuovo sponsor ufficiale dell’International Association of Athletics Federations (Iaaf), l’organizzazione mondiale dedicata all’atletica. Asics, colosso dell’abbigliamento sportivo, diviene partner ufficiale dell’associazione: l’accordo dovrebbe durare tre anni con la possibilità di essere prolungato. Il noto brand giapponese prende il posto di Adidas, che nel 2008 aveva firmato con la Iaaf una partnership della durata di 11 anni: ma il contratto, del valore di circa 33 milioni di dollari, è terminato con tre anni di anticipo.

La nuova intesa siglata consentirà al marchio di abbigliamento sportivo di ottenere ulteriore visibilità a livello internazionale, attraverso i più importanti eventi mondiali di atletica, a partire dagli Iaaf World Championships di Londra (4-13 agosto 2017) e gli Iaaf World Championships di Doha, in Qatar, nel 2019.

Sebastian Coe, il presidente della Iaaf, ha commentato così la partnership: “L’atletica globale oggi inizia un nuovo capitolo basato sulle solide fondamenta di un governo moderno e su una rinnovata determinazione a proteggere e promuovere gli atleti puliti. Siamo lieti di aver attirato l’attenzione di Asics, un designer e produttore di abbigliamento sportivo di livello mondiale, che in qualità di nostro ultimo Official Iaaf partner condividerà questo nuovo viaggio con noi. Questo accordo rappresenta un importante endorsement per un futuro luminoso per l’atletica, la cui universalità e diversità la rende un partner naturale per una società globale come Asics. Siamo entusiasti di avere al nostro fianco un partner che condivide con noi le strategie che guardano ad un sport giovane e innovativo, e vogliono promuovere valori che parlano di concorrenza equa e – conclude – vita sana”.

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Il numero uno dell’azienda nipponica, Motoi Oyama, ha dichiarato: “Sono felice di avere l’onore di supportare la Iaaf come partner ufficiale. Noi di Asics confidiamo di saper sviluppare prodotti eccellenti e di poter così contribuire alla crescita del mondo dello sport nel suo complesso attraverso il sostegno dell’atletica in tutto il mondo in qualità di partner ufficiale della Iaaf”.

Il British Fashion Council e Google creano l’enciclopedia della moda inglese

Nasce una nuova enciclopedia online per valorizzare l’heritage della moda inglese: l’accordo stipulato tra il British Fashion Council (BFC) e la divisione Arts & Culture di Google intende dare vita ad una nuova eniclopedia digitale (g.co/britishfashion) per salvaguardare il patrimonio della moda made in UK. Il progetto è supportato dalla Education Foundation del BFC e ha l’obiettivo di attrarre i futuri talenti della moda, attraverso l’accesso gratuito a contenuti e storie relative ai più importanti designer inglesi.

Da maison storiche, come Burberry e Vivienne Westwood, a realtà nuove fino a brand che hanno reso l’artigianalità inglese famosa nel mondo, come Harris Tweed Hebrides, John Lobb e la Royal School di Needlework: saranno disponibili alla consultazione oltre mille item, tra cui 20 mostre multimediali, 25 video e tre esperienze di realtà virtuale.

Largo a contenuti video in altissima risoluzione e contenuti multimediali che esplorano lati inediti dei protagonisti della moda inglese, alcuni dei quali sono diretti da Sarah Mower, critico di Vogue America e ambassador del BFC per i talenti emergenti: si tratta di faccia a faccia con protagonisti dell’industria della moda che condividono momenti personali e toccanti della loro carriera. Tramite Google Cardboard e YouTube, gli utenti possono entrare in contatto ravvicinato con Naomi Campbell, con la designer Anya Hindmarch, il direttore creativo Edward Enninful e la fondatrice di Browns, Joan Burstein.

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Tante le iniziative lanciate per celebrare la nascita della nuova piattaforma: Paul Smith ha disegnato per l’occasione una speciale edizione di Google Cardboard e creato una mostra online su cinque oggetti rappresentativi del del suo brand.

L Catterton acquista le bici Pinarello

L Catterton ha acquisito la maggioranza di Pinarello, famosa azienda specializzata nelle biciclette sportive. Il marchio, nato come azienda artigiana familiare, si espande a livello internazionale, aprendo il capitale ad un soggetto investitore straniero che ne rileva la maggioranza.

L’operazione, anticipata nei mesi scorsi da numerose indiscrezioni, ha coinvolto il fondo L Catterton, operatore del Private Equity nato meno di un anno fa dalla collaborazione tra il gruppo francese Lvmh ed il fondo americano Catterton. Il colosso di Lvmh punta all’espansione di Pinarello sui mercati internazionali e all’apertura di nuovi concept store in diverse città. Fausto Pinarello, AD della Cicli Pinarello, non sarà rimosso dall’incarico ma continuerà a guidare il brand dal quartier generale di Treviso partecipando con una “quota di minoranza rilevante”. «Continuo ad essere al comando – coì Fausto Pinarello ha commentato l’operazione- e sarei felice di riuscire, un giorno, a ricomprarmi tutto».

Pinarello Holding ha chiuso il 2015 con un fatturato di 52 milioni di euro, per il 90% realizzato oltre confine. La produzione di bici e telai supera i 30mila pezzi all’anno, con investimenti in ricerca e sviluppo pari al 4% del fatturato. “L’imparagonabile esperienza di L Catterton legata ai brand di alta gamma e la sua profonda conoscenza del mercato lo hanno reso il partner ideale per affiancare lo sviluppo di Pinarello”, ha commentato ancora Pinarello.

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Zara apre il primo store in un aeroporto italiano

Ha inaugurato pochi giorni fa a Malpensa il primo store Zara all’interno di un aeroporto italiano. Seicento metri quadri è la superficie su cui si stendono gli spazi del nuovo punto vendita, che va ad aggiungersi a quelli di Zara Home e Massimo Dutti, già presenti nell’hub, disposti su un unico piano all’interno dell’area Duty Free Shop presso il Terminal 1.

Una forma quasi circolare caratterizza il concept su cui si erge il monomarca del colosso spagnolo: un semicerchio in vetro, che funge da vetrina, rivolto verso il corridoio dell’aeroporto. Un design innovativo ed accattivante, per uno store che segna un nuovo successo per il brand.

All’interno vengono proposte le collezioni menswear e womenswear. Con un personale composto da 18 persone, con otto nuove assunzioni, il nuovo store si preannuncia già crocevia di clienti di tutte le nazionalità, nel segno dello stile.

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Vivienne Westwood veste l’eroina di Final Fantasy XV

Vivienne Westwood sbarca nel nuovo videogioco Final Fantasy XV: la stilista britannica ha infatti realizzato un abito per l’eroina del gioco di ruolo per PlayStation 4 e Xbox sviluppato dalla compagnia giapponese Square Enix.

Si tratta di un abito da sposa iconico, corredato da velo ricamato: ad indossare il prezioso capo la protagonista, la bionda principessa Lunafreya Nox Fleuret, che ha il potere di comunicare con gli dei e di purificare il pianeta.

Vivienne Westwood, dopo aver unificato le collezioni maschili e femminili, entra nel magico mondo del fantasy con la collaborazione esclusiva con il videogioco. La couturier crea un vestito glamour caratterizzato da un bustino e da un velo sontuoso. L’ex regina del punk appare perfettamente a suo agio nella nuova veste di designer fantasy. Intanto il videogioco appassiona sempre più e tanti sono i fan in tutto il mondo.

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Carolina Herrera premiata al Lincoln Center

Carolina Herrera è stata premiata a New York per il suo contributo nel fashion biz. La stilista si è espressa durante la serata sull’interconnessione tra moda e arte. Tra gli ospiti le attrici Christina Ricci, Julianna Margulies ed Emmy Rossum.

Carolina Herrera nel corso della sua lunga carriera ha creato gli abiti da sposa per protagonisti del jet set internazionale, come Caroline Kennedy. Reduce da un viaggio a Madrid, dove ha ricevuto un riconoscimento per il suo contributo alla moda, solo pochi giorni fa la designer è stata insignita a Dallas di un altro premio per essersi distinta nel campo della moda.

Il Lincoln Center è stata la location in cui la stilista ha invece ricevuto il Women’s Leadership Award dal Lincoln Center Corporate Fund. Tra gli ospiti della serata anche Diana Ross, che ha regalato un’esibizione live di circa 20 minuti. “L’arte ispira sempre la moda e la moda è arte in movimento”; così Carolina Herrera si è espressa in merito al rapporto tra moda e arte.

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Nata in Venezuela, la stilista ha appena celebrato il 35esimo anniversario dalla nascita del suo brand. Definita “la donna più chic attualmente in vita”, amatissima da Diana Vreeland, Carolina Herrera vanta una lunghissima e sfavillante carriera. “Lei è moderna, newyorkese, femminile, chic, sensuale”, queste le parole che Emmy Rossum ha dedicato alla stilista. “Lei è sicura di sé ed elegante e penso che questo è il modo in cui ti fa sentire quando indossi i suoi abiti”.

Glenda Bailey, editor in chief di Harper’s Bazaar, ha ricordato come Diana Vreeland indirizzò Carolina Herrera verso il design. “Perché non fai una collezione di vestiti”, le disse. La prima sfilata del brand fu presentata nel 1981 al Metropolitan Club di New York. Solo pochi giorni fa, la stilista ha dichiarato che sarebbe felice di vestire la neo First Lady Melania Trump.

René Magritte in mostra al Centre Pompidou di Parigi

A quasi 40 anni dall’ultima mostra del Centre Pompidou a lui intitolata, René Magritte torna con un’esposizione affascinante, dedicata all’ambiguità della rappresentazione nell’arte. La retrospettiva “La trahison des images. Visioni oniriche, tra accostamenti stravaganti e deformazioni paradossali” indaga l’universo del maestro surrealista, considerato tra i più straordinari pittori del Novecento per il linguaggio enigmatico.

Inaugurata lo scorso 21 settembre, la mostra analizza la filosofia di Magritte esplorandone l’opera attraverso 5 sezioni, dedicate rispettivamente al fuoco, all’ombra, alle tende, alle parole e al corpo selezionato. In mostra circa un centinaio delle opere più celebri di René Magritte (1898–1967), insieme a disegni inediti e documenti esclusivi che testimoniano le riflessioni critiche dell’artista belga sull’uomo e l’arte, considerazioni che diedero vita a stimolanti dialoghi filosofici con Michel Foucault, che gli dedicò il libro Ceci n’est pas une pipe.

La retrospettiva resterà aperta fino al 23 gennaio 2017. Il biglietto d’ingresso per il Centre Georges Pompidou, che permette l’accesso al museo e alle mostre, costa 14€ intero e 11€ ridotto. “La trahison des images” sarà visitabile tutti i giorni -tranne il martedì – dalle 11 alle 22 (il giovedì fino alle 23).

Les Marches de l’été, del 1938. Centre Pompidou, Paris Achat, 1991 © Foto, Philippe Migeat © Adagp, Paris 2016.

Les Marches de l’été, del 1938. Centre Pompidou, Paris Achat, 1991 © Foto, Philippe Migeat © Adagp, Paris 2016.



(Cover: René Magritte, Gli amanti, 1928)

Dior Homme chiude in via Montenapoleone

È stata diffusa oggi notizia sull’imminente chiusura dello store di via Montenapoleone di Dior Homme. Il punto vendita starebbe infatti per chiudere i battenti e la chiusura è attesa per l’inizio del 2017.

Secondo i rumours, le vendite poco soddisfacenti sarebbero alla base della decisione di chiudere lo store: si sarebbe infatti deciso di concentrare le vendite della maison francese nella sola location sita al numero 12 di via Montenapoleone.

A breve dovrebbe essere diffusa una nota in cui i vertici della griffe daranno comunicazione in merito: finora un secco no comment è arrivato a commentare la notizia. Nella sede attuale dello store Dior Homme verrà inaugurato il prossimo febbraio il flagship di La Perla.

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Dior: apre a Los Angeles la boutique artsy

Annunciato pochi mesi fa, il progetto di Dior legato all’arte entra nel vivo: è stato infatti inaugurato il pop up store di Beverly Hills che ospiterà le inedite reinterpretazioni dell’iconica borsa cult Lady Dior.

La it bag più amata della maison è stata rivisitata da sette artisti britannici, che ne hanno fornito una propria interpretazione personale, attraverso la loro estetica. Il risultato è una esclusiva limited edition, battezzata Dior Lady Art. La capsule collection sarà in vendita nello store di Los Angeles e nelle boutique Dior di Miami, Londra, Dubai e Parigi e arriverà a breve anche in Cina e Corea.

Un progetto che sposa arte e moda: le inedite reinterpretazioni della celebre Lady Dior (qui un pezzo al riguardo) si caratterizzano per stampe ardite, cromie accese, trompe d’oeil e nuance fluo. Ma per acquistare i pezzi dovrete affrettarvi: non saranno disponibili più di 100 modelli di ogni versione.

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Inglot Cosmetics apre a Milano

Nuova boutique a Milano per Inglot Cosmetics: il brand polacco di make up ha inaugurato lo scorso 5 dicembre un nuovo punto vendita a Milano, al civico 31 di Piazza Duomo.

Specializzato in cosmetica professionale, Inglot cosmetics conta già due punti vendita in Italia, nelle città di Roma e Verona: ora l’apertura a Milano, considerato importante crocevia per i clienti.

“Milano è una piazza estremamente importante e ricca di aspettative che desideravamo da molto tempo”, così so è espressa la country manager Italia Edyta Wróbel. Fondato a Przemyśl nel 1983, Inglot cosmetics è presente oggi in oltre seicento flagship store di ottanta Paesi del mondo. Una realtà in continua crescita per prodotti dall’appeal accattivante.

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Snapchat apre al retail

Snapchat entra nel retail: il social network più amato apre un popup store a New York per vendere i suoi occhiali iconici Spectacles, lanciati sul mercato lo scorso autunno.

L’app del fantasmino giallo, fondata nel 2011 da Bobby Murphy ed Evan Spiegel, ha scelto una location esclusiva per proporre il nuovo marchio di eyewear: sarà infatti la Fifth avenue ad ospitare il temporary store, che sarà aperto nella Grande Mela fino al 31 dicembre 2016. Il nuovo modello di occhiali è pensato apposta per registrare e condividere video.

Suggestioni futuriste, che riguardano anche la modalità di acquisto degli occhiali: è infatti possibile procedere all’acquisto tramite appositi distributori automatici, battezzati Bot. Un’altra valida alternativa è Ebay. La società, che ha raggiunto un valore pari a 19 miliardi di dollari, mira entro il 2017 alla quotazione in borsa.

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Mouret lascia Parigi per Londra

A vent’anni esatti dall’inizio della sua carriera di designer, Roland Mouret lascia Parigi per fare ritorno a Londra: lo stilista presenterà la collezione Autunno/Inverno 2017 nell’ambito della London Fashion Week.

Fu proprio a Londra che il designer francese realizzò la prima sfilata del brand che porta il suo nome: correva l’anno 2000. Negli ultimi dieci anni le sue collezioni hanno invece sfilato durante la settimana della moda parigina. Una scelta fortemente voluta da Mouret, che considera la capitale britannica la sua “patria creativa”: “Non sarei in grado di fare quel che faccio in nessun altro luogo se non a Londra”, ha dichiarato il designer. “Londra è casa mia, è dove il mio brand ha il suo cuore”. A Londra avrà luogo anche la sfilata per la Primavera/Estate 2018.

Un brand amatissimo dalle star hollywoodiane, che vanta oggi flagship store a New York, Londra e Dubai. Quest’anno ricorre inoltre il decimo anniversario dalla creazione del leggendario Galaxy Dress,iondossato da alcune delle donne più belle del mondo, tra cui Halle Berry, Cameron Diaz, Dita von Teese, Scarlett Johansson e Victoria Beckham. Appuntamento alla London Fashion Week, che avrà luogo dal 17 al 21 febbraio 2017.

Roland Mouret, Primavera/Estate 2017

Roland Mouret, Primavera/Estate 2017

Renato Casaro in mostra a Cremona

È stata inaugurata lo scorso 3 dicembre nelle sale espositive di Santa Maria della Pietà a Cremona la personale dedicata all’arte di Renato Casaro. La mostra, allestita nell’ambito di ‘CIAK – Mostra internazionale di illustratori contemporanei’, celebra il maestro dell’illustrazione cinematografica con oltre mille locandine realizzate nel corso degli anni.

‘Per un pugno di colori’ -questo il titolo della mostra- ripercorre la lunga carriera dell’artista, nato a Treviso nel 1935, considerato uno dei più grandi realizzatori di illustrazioni per manifesti cinematografici. L’artista ha firmato le locandine dei film più famosi, dalle commedie di Luciano Salce e dai film di Bud Spencer e Terence Hill, fino ai capolavori firmati Bertolucci e Monicelli: un successo anche all’estero per Casaro, che ha disegnato anche per i film con Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone e per pellicole entrate nella storia, per la regia di Claude Lelouch, Francis Ford Coppola, Luc Besson e Franco Zeffirelli.

Esposti a Cremona oltre 100 tra manifesti di film, disegni e locandine. Una sezione apposita è dedicata a Ugo Tognazzi, illustre cittadino di Cremona, con i manifesti che Casaro ha realizzato per alcuni film da lui interpretati, come ‘Amici miei’, ‘Il vizietto’ e ‘L’anatra all’arancia’. Molte opere risalgono agli anni Cinquanta, quando Casaro, ancora giovanissimo, si ispirava già ai grandi cartellonisti del passato, come Averardo Ciriello. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 29 Gennaio 2017.

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Torna il Cortina Fashion Weekend

Occhi puntati su Cortina, che torna anche quest’anno ad essere la regina del glamour ad alta quota, grazie al Cortina Fashion Weekend: tanti gli appuntamenti fashion, tra cocktail party, sfilate, incontri, gala dinner e vernissage esclusivi. Un lungo fine settimana, dall’8 al 10 dicembre, per uno degli eventi più attesi di ogni anno. Sponsor della manifestazione Maserati, che apre a Cortina d’Ampezzo il suo Winter Tour.

Tra gli eventi più attesi quelli firmati dalla boutique multibrand di lusso Franz Kraler, che presenterà le collezioni firmate Fur Valentino FW 2016-2017 e il nuovo spazio Roger Vivier. Oggi 9 dicembre la boutique ospita uno speciale concept dedicato alle collezioni Valentino, con un video del making of dei capi ed un’installazione esclusiva: la boutique dedica ben tre vetrine alla maison. Domani 10 dicembre alle ore 19 verrà invece inaugurato il nuovo spazio Roger Vivier, in corso Italia.

Non solo glamour ma anche charity, grazie al sostegno alla Croce Rossa a favore delle vittime del terremoto in Centro Italia. Fino a domenica sarà possibile acquistare i panettoni, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza ai terremotati. Quest’anno l’iniziativa è stata organizzata dall’associazione Cortina for Us che riunisce gli imprenditori della Conca. Attesi tanti vip e volti noti, tra cui Margaret Madé e Giuseppe Zeno.

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Un modello Valentino

Montblanc apre in Galleria Vittorio Emanuele

Montblanc arriva in Galleria Vittorio Emanuele: il brand internazionale prende il posto di Centenari, bottega storica di stampe artistiche presente al numero civico 92 della Galleria da oltre mezzo secolo.

Un passaggio importante, annunciato da Palazzo Marino: il subentro di Montblanc Italia srl prevede il raddoppio del canone, che toccherà secondo le stime la cifra di 209.331,00 euro, rispetto ai 93.460 euro attuali, per 78 metri quadrati di superficie. L’assessore al Bilancio e al Demanio, Roberto Tasca, ha dichiarato: “Prosegue l’opera di valorizzazione degli spazi della Galleria Vittorio Emanuele.

Montblanc Italia srl, con le sue penne e gli articoli di pelletteria e gioielleria dalle suggestioni luxury, avrà due vetrine affacciate su via Marino, nello stesso locale occupato fino a ieri da Centenari. Ottenuta dalla giunta l’autorizzazione ufficiale, si procederà presto col cambio d’insegna: per Montblanc sarà il quarto punto vendita a Milano.

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Henri Cartier-Bresson in mostra a Monza

Foto dal fascino unico, capaci di emozionare immortalando un semplice momento: in mostra alla Villa Reale di Monza Henri Cartier-Bresson. La retrospettiva, inaugurata lo scorso 19 ottobre, resterà aperta fino al 26 febbraio 2017: un percorso esclusivo a cura di Denis Curti, che si snoda attraverso 140 fotografie, che ripercorrono la vita e la carriera dell’artista, considerato il padre del foto-giornalismo.

Nessuno è riuscito a cogliere l’attimo in fotografia come lui: gli scatti di Henri Cartier-Brisson sono basati sulla spontaneità e sulla poesia. “Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità, il padrone del momento che, in termini visivi, domanda e decide nello stesso tempo. Per “dare un senso” al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione”.

Un approccio del tutto nuovo alla fotografia, che rompe con il passato: per lui in ogni scatto si compie il passaggio dall’immaginario al reale, attraverso la capacità di cogliere la contemporaneità delle cose. “Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”.

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L’immagine guida che è stata scelta per la rassegna monografica risale a quando l’artista ha appena 24 anni: ancora incerto sul suo futuro professionale, il giovane Henri ha comprato la sua prima Leica da appena due anni ma non sa ancora se indirizzare la sua professione verso il cinema o verso la pittura. “Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura.” …”Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” affermava.

Prima della Scala 2016: tutti i look

E’ tornato come ogni anno l’evento più atteso dai milanesi: l’apertura della stagione della Scala. Ieri 7 dicembre ha avuto luogo la soirée della Prima, con la Madama Butterfly di Puccini. Il direttore musicale Riccardo Chailly ha riproposto la versione dell’opera del 1904, che si rivelò un clamoroso fiasco e venne accolta da fischi e schiamazzi. Non è stato il caso della Prima di ieri: la celebre opera pucciniana che parla del tragico amore della geisha di Nagasaki è stata infatti accolta da grande successo.

Una Prima preceduta dalla crisi di Governo, a seguito del risultato del referendum: e se i politici sono stati i grandi esclusi, in quanto trattenuti a Roma, il parterre ha comunque registrato nomi illustri. Protagonisti ancora una volta gli outfit sfoggiati dalle signore ma anche dagli uomini: sotto al palcoscenico decorato sontuosamente con ciliegi e farfalle da Dolce & Gabbana, una sfilata di vip provenienti da ogni parte del mondo ha sfoggiato mise all’insegna dello sfarzo e dell’opulenza.

Tra suggestioni chic (ma anche choc), il fil rouge della serata si riconferma anche quest’anno lo stesso: dimenticate il minimal-chic, a regnare sovrano è l’overdressing. Largo a paillettes e colori accesi, come l’oro e il verde. E se re indiscusso dell’evento è stato Roberto Bolle (in smoking Dolce & Gabbana), la reginetta di eleganza della Prima della Scala 2016 è stata l’attrice Chiara Francini, che ha sfoggiato un abito da sera in tema con l’opera.

SFOGLIA LA GALLERY:



Tanti gli ospiti famosi, come Carla Gozzi, che ha sfoggiato un wrap dress nero dal taglio semplice e raffinato, ad Enzo Miccio, che si conferma maestro di stile. Alfonso Signorini sceglie una mise impreziosita da una stola rosso cardinalizio, mentre Raffaella e Gigliola Curiel sfoggiano sontuosi capi iconici. Tripudio di nero all over nel foyer, largo a velluti e perle, che sostituiscono gioielli eccessivi. Bandite quasi del tutto quest’anno le pellicce, con buona pace degli animalisti. Occhi puntati su Daniela de Sousa, la giovane e bellissima consorte del sovrintendente della Scala, Alexander Pereira, che ha indossato un lungo abito da sera rosa pallido. Bella e sofisticata Cristina Parodi: la giornalista ha scelto due mise firmate Giorgio Armani. Fedele alla tradizione orientale la moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia Kazuyoshi Umemoto, che ha invece optato per un kimono prezioso realizzato oltre mezzo secolo fa, con un Obi appartenuto alla madre.

(Foto: Vanity Fair)

Scoperta al Museo Egizio di Torino la mummia di Nefertari

Una scoperta affascinante è quella fatta al Museo Egizio di Torino: dopo 4 anni di indagini, i risultati di uno studio inglese, appena pubblicati, proverebbero che gli arti presenti al Museo apparterrebbero alla celebre regina Nefertari, la moglie del grande faraone Ramesse II.

I resti mummificati conservati al Museo Egizio di Torino comprendono due arti inferiori, che con estrema probabilità appartengono alla regina del XIII secolo a.C.: a comprovare lo straordinario ritrovamento i risultati di uno studio condotto quattro anni fa da un gruppo internazionale di ricercatori sui reperti conservati in una teca del museo. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, confermerebbe la scoperta.

Quei resti mummificati erano stati trovati nel 1904 da Ernesto Schiaparelli nella tomba QV66 della Valle delle Regine, nei pressi di Luxor. E proprio a Schiaparelli si deve buona parte dei reperti in mostra al Museo Egizio di Torino.

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Nata nel 1295 a.C. e morta nel 1255 nel 25° anno di regno di Ramesse II, Nefertari è sempre raffigurata alla stessa altezza del marito, cosa che indica l’alta considerazione nella quale era tenuta. La regina sapeva leggere e scrivere i geroglifici ed era solita inviare anche delle lettere in testo cuneiforme alla moglie del re ittita Hattusili III, per siglare una pace tra donne che poi avrebbero fatto sottoscrivere ai mariti. L’equipe di scienziati che ne ha esaminato i resti, coordinati dall’università britannica di York, ha effettuato analisi chimiche, antropologiche, genetiche e di datazione al radiocarbonio. Gli arti apparterrebbero ad una donna di circa 40 anni, alta un metro e 65.

Secondome: la galleria capitolina compie 10 anni

Secondome, galleria capitolina dedicata al design, compie dieci anni. Per celebrare l’importante traguardo è stata organizzata un’importante mostra antologica, che ne ripercorre la storia e i protagonisti. La sua fondatrice, Claudia Pignatale, architetto e appassionata di arte e design, ha fondato una struttura che negli anni si è distinta per aver organizzato numerosi progetti innovativi e aver contribuito a scoprire nuovi designer.

Una mostra collettiva ed un volume celebrano una delle gallerie più attive sulla scena romana: con sede in un elegante spazio a pochi minuti da Ponte Testaccio, la galleria si rivolge al design: dopo aver rappresentato anche un marchio con una sua produzione, Secondome ha collaborato con istituzioni del calibro de La Triennale di Milano, il New York Museum di New York e il Vitra Design Museum di Weil am Rhein.

Negli spazi della galleria è stata inaugurata la collettiva Bussare coi piedi, una mostra di inediti di designer interessanti, che si sono concentrati sulla tematica della presenza dell’oggetto come dono, come scambio e crescita. Gli artisti, tutti di età compresa tra i 30 e o 40 anni, sono 4P1b, Sam Baron, Giovanni Casellato, Matteo Cibic, Nigel Coates, Dum Dum, Henzel, Lanzavecchia+Wai, Massimo Lunardon, Coralla Maiuri, Stefano Marolla, Marco Raparelli, Servomuto, Gio Tirotto, Giorgia Zanellato e Zaven.

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Valentino firma l’albero di Natale di Roma

Valentino regala anche quest’anno il suo omaggio a Roma: la celebre maison dona alla Città Eterna un albero di Natale illuminato che impreziosisce Piazza Mignanelli. Pierpaolo Piccioli, direttore creativo del brand, ha acceso il grande abete alto 15 metri, rivestito da 40mila luci.

Un evento esclusivo che come di consueto inaugura le festività natalizie: Palazzo Mignanelli, sede storica della maison, è illuminata dall’albero firmato Valentino. Ad accendere le luci tanti ospiti esclusivi, come la cantante Tia Architto, accompagnata dal gruppo Bresstheme, che si è esibita dal vivo in un concerto suggestivo, circondata da una scenografia spettacolare.

Presenti inoltre all’evento Rosario e Beppe Fiorello, Matilde Gioli, Nicoletta Romanoff, Antonio Folletto e Ilaria Spada. Seguito sui social, l’evento ha anche un hashtag ufficiale, #ValentinoPerRoma.

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L’Inde Le Palais festeggia 15 anni

L’Inde Le Palais, celebre multibrand bolognese, ha festeggiato i 15 anni di attività con un mega party esclusivo. Dietro il mega store c’è la mente creativa di Jacopo Tonelli, presidente e CEI di Jato Group, a cui fa capo L’Inde Le Palais. Un anniversario esclusivo, che è stato celebrato da ospiti del calibro di Eva Robin’s, Mario Biondi, Marcella Bella: location dell’evento il men’s store di via de Foscherari.

Il compleanno è stato festeggiato con una installazione speciale, attraverso una mostra di capi iconici provenienti dall’archivio storico dell’insegna di brand come John Galliano, Riccardo Tisci, Oscar de la Renta e Valentino. Sito all’interno di due palazzi storici bolognesi, L’Inde Le Palais si staglia su una superficie di vendita di circa 2mila metri quadri, che ospitano oltre 100 brand donna e 60 uomo: nomi prestigiosi, come Céline, Valentino, Gucci, Comme des Garçons, Vetements, J.W.Anderson, Givenchy e Azzedine Alaïa, solo per citarne alcuni.

“Mantenere le radici con la mia città, interpretandone i gusti, è stata sempre la cosa più importante”, così si è espresso Tonelli. Quasi trecento gli ospiti del mega party: non solo clienti storici del multi brand ma anche i protagonisti della nightlife bolognese hanno preso parte all’evento. “Più che ospiti, preferisco definirli amici”, ha dichiarato l’imprenditore, “ognuno di loro ha partecipato, a suo modo, alla vita e alla storia della maison”.

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Tra le novità in programma per il prossimo anno il lancio di una selezione di capi ed accessori vintage e l’apertura di una galleria di arte e design che presenterà pezzi unici firmati dai nomi come Joe Ponti, Giacomo Balla, Carlo Scarpa, Ignazio Gardella, Kazuki Takama. Inoltre il gruppo consoliderà la sua presenza in India, dove è già presente con una sede a Nuova Delhi.

La capsule collection di Ports 1961 per Everlast

Una collezione esclusiva che unisce suggestioni sporty all’iconica eleganza di un brand come Ports 1961: Farfetch si prepara ad accogliere la capsule collection Ports 1961 x Everlast, che ha sfilato durante l’edizione P/E 2017 della Milano Moda Uomo.

Caratterizzata da ispirazioni urban e dettagli Street style, la linea activewear disegnata da Ports 1961 per Everlast comprende 8 pezzi: largo a bomber, t-shirt, felpe, canotte e shorts ispirati al mondo dell’atletica, che coniugano comfort e stile.

La partnership tra i due brand di sportswear è solo l’ultima di una lunga serie di collaborazioni inedite, che hanno portato negli ultimi mesi alla nascita di co-branding: è il caso di Vetements, che si è unito a marchi come Champion, Canada Goose e Reebook, o ancora di Adidas con Raf Simons. Un altro valido esempio è la capsule collection firmata Gosha Rubchinskiy, che ha coinvolto brand come Superga e Robe di Kappa.

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Inès de la Fressange firma il Christmas box di Caviar ultreïa

Una collaborazione esclusiva per celebrare il Natale 2016: Inès de la Fressange firma la confezione natalizia di Caviar ultreïa. Top model, musa di Karl Lagerfeld, icona di stile, designer di successo e sublime incarnazione del Parisian style, Inès de la Fressange firma un Christmas box esclusivo per la rinomata maison del caviale.

Una scatola in latta dal design circolare decorata con un’illustrazione dedicata alla Place Vendôme di Parigi, sotto la quale campeggia il nome della designer insieme al tricolore francese. Disponibili in diverse grammature, gli eleganti cofanetti contengono pregiato caviale ricavato dallo storione Acipenser baerii.

Un regalo sofisticato e di charme per un Natale all’insegna del gusto e della tradizione: una limited edition esclusiva che omaggia lo stile francese, grazie al prezioso contributo di una delle icone più amate. Inès de la Fressange, sangue blu nelle vene e stile che ha fatto storia, è nata nel 1957. Nel 1980 il debutto come musa della maison Chanel: mannequin amatissima, passa poi al design, riscuotendo anche lì grande successo, grazie ad un senso innato per lo stile.

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Molly Goddard apre all’e-commerce

Molly Goddard debutta nell’e-commerce: una nuova avventura per la designer, vincitrice del premio come British Emerging Talent agli ultimi Fashion awards. Sul sito web della stilista è in vendita una selezione di nove capi tratti dalla sua collezione autunno-inverno 2016.

Un nuovo concetto di e-commerce, quello messo a punto dal sito, che metterà in vendita solo i capi più adatti all’e-commerce, più alcuni pezzi esclusivi. I retailer del brand comprendono Browns Fashion a Londra, H. Lorenzo a Los Angeles, Club 21 a Singapore e Kuala Lumpur e Nordstrom.

La designer è inoltre protagonista in questi giorni di una installazione presso la Now Gallery, dal titolo “What I Like”. Qui la stilista incoraggia il tocco di vibranti capi appesi a suggestive grucce, per una interattività che permette di alterare l’immagine conferendole la forma desiderata. L’installazione sarà esposta fino al 19 febbraio 2017 a Greenwich.

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Madonna lancia l’anello Bulgari firmato da Zaha Hadid

Una collaborazione esclusiva per il nuovo anello di Bulgari, realizzato da Zaha Hadid. Uno degli ultimi progetti elaborati dal celebre architetto inglese a pochi mesi dalla sua scomparsa, avvenuta lo scorso aprile: è stato presentato a Miami, durante l’art & design week, l’iconico anello B.zero1: testimonial d’eccezione Madonna.

Una versione innovativa del monile creato nel 1999 dalla maison di Lvmh per rendere omaggio a Roma e al Colosseo. Non solo lusso ma suggestioni prese in prestito dall’architettura, per il nuovo anello, che arriverà sul mercato a marzo 2017. Inoltre nell’estate del prossimo anno debutterà anche un bangle gigante della stessa collezione e uno sviluppo della collezione Serpenti.

Un design audace ed tratto stilistico unico caratterizzano l’anello disegnato da Zaha Hadid, che trae ispirazione dalle geometrie sovrapposte del Colosseo. L’anello è stato lanciato durante l’evento charity organizzato da Madonna a favore del Malawi, durante la Miami Art & Design Week.

Madonna all\'evento charity Evening of Music, Art, Mischief and Performance da lei organizzato a favore del Malawi, a Miami (Photo by Kevin Mazur/Getty Images for Bulgari)

Madonna all\’evento charity Evening of Music, Art, Mischief and Performance da lei organizzato a favore del Malawi, a Miami (Photo by Kevin Mazur/Getty Images for Bulgari)

Misha Handmadewallpaper arreda La Tenda Milano

Chinoiserie dal fascino immortale, delicate stampe floreali dalle suggestioni botaniche, ispirazioni orientali che profumano di antico: in occasione del Natale 2016 La Tenda Experience si trasforma e sceglie di indossare una nuova veste, ispirata ai tradizionali painting della cultura cinese.

Uno scenario suggestivo e ricco di charme che riprende la Natura attraverso l’utilizzo di soggetti quali fiori, farfalle ed elementi tipici della pittura orientale del XVIII secolo: una veste iconica interamente realizzata con le carte da parati firmate da MISHA HANDMADEWALLPAPER, un marchio esclusivo Italiano, che unisce uno charme senza tempo al raffinato gusto dell’handmade.

Misha, con i suoi pannelli e le sue carte della serie metallica, selezionati dalla Collezione China Classic Collection, adornerà le Boutiques LA TENDA Milano per tutto il periodo natalizio, fino al gennaio 2017: vetrine decorate finemente attraverso suggestioni orientali ed interiors che ricordano un vero e proprio affresco, grazie alla creazione di un’elegante scenografia.

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Gli originali dipinti cinesi vantano una lunga e affascinante tradizione: anticamente realizzati su carte di riso, vengono oggi rivisitati da MISHA HANDMADEWALLPAPER seguendo il gusto contemporaneo. Un bisogno universale di trasferire il senso di infinito dell’universo sulla carta è alla base della pittura cinese, insieme alla volontà di trasmettere questo legame con l’arte e la natura per riconciliarsi col mondo. Un omaggio alla bellezza che LA TENDA Experience vuole donare a tutti i suoi clienti, attraverso la sua speciale interpretazione delle tele cinesi, per un Natale ricco di charme.

Dori Csengeri: bijoux di charme

Ricami ed intarsi preziosi, trionfo di colori accesi e creatività caratterizzano i gioielli di Dori Csengeri. Una tradizione senza tempo che unisce costante ricerca e sperimentazione per virtuosismi stilistici che si esprimono in collezioni dallo charme uniche. Caleidoscopici giochi di luce per suggestioni natalizie ed emozionanti: i gioielli Dori Csengeri rappresentano il regalo di Natale perfetto.

Con una palette cromatica che abbraccia il giallo topazio, il verde smeraldo, l’argento brillante e il rosso rubino, largo ad orecchini, pendenti, collier, bracciali e sautoir dal fascino intramontabili, perfetti per esaltare la sensualità femminile. Piccoli capolavori di artigianato interamente realizzati a mano, capaci di impreziosire qualsiasi look: questi sono i capisaldi dello stile di Dori Csengeri, designer visionaria che ha saputo infondere al mondo del bijoux d’autore la sua impronta unica.

“Nella fase di progettazione visualizzo la donna che indosserà il mio gioiello. Una donna che si distingue per uno stile definito e personalità. Cerco di creare per lei qualcosa di diverso, fresco ed emozionante, affinché possa entrare nel gioco della moda con me ed essere partecipe della creazione della propria immagine”. L’estetica di Dori Csengeri trae ispirazione dalla storia del costume, dall’arte e dalla moda contemporanea. Un sapiente uso del colore ed una sensibilità artistica si uniscono alla lunga tradizione del ricamo a mano e ad una solida conoscenza del design tessile. Le collezioni firmate dalla designer spaziano dall’haute couture ad una selezione di bijoux prêt-à-porter. Sensuali e sorprendentemente leggeri da indossare, i bijoux della designer israeliana sono distribuiti in Italia da AIBIJOUX: creazioni uniche, caratterizzate da un tripudio di delicati inserti con cabochon, pietre preziose, cristalli, perle bohème, conchiglie, legno o metallo foderati in cuoio per addolcirne la vestibilità.

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Orecchini Dori Csengeri (Vogue Brazil)





Dori Csengeri collabora regolarmente con l’Atelier Swarovski. Recentemente ha realizzato due linee per la collezione Atelier Swarovski e ha disegnato i gioielli per la linea di tendenza Swarovski CRYSTALLIZED™. Alla base della formazione della designer vi è lo studio del design tessile: laureatasi al “Shenkar” College of Fashion di Tel Aviv, la designer si è successivamente specializzata in Design del tessuto presso la Total Fabrics di Manchester e nello studio di Cyril Kowalewsky a Parigi. Per molti anni ha praticato la professione di disegnatrice tessile freelance sia in Israele che all’estero, completando la sua formazione con studi di Storia dell’Arte all’Università di Zurigo e di pittura all’Académie de Port Royal di Parigi.

Dellera Pellicce: il regalo perfetto per Natale

L’intramontabile eleganza di pelli pregiate, la morbidezza di capi dall’allure evergreen, per un inverno nel segno dello stile: la collezione Winter 2016 di Dellera Pellicce porta in passerella must have tipici del brand, come il cappello impreziosito da fiocchi, le cappe, le morbide stole e il coprispalle, perfetto per ogni outfit.

Linee contemporanee ed una palette cromatica intrigante conferiscono alla collezione un fascino unico, intriso di suggestioni casual-chic: vengono fondate le basi di una estetica nuova, per un lusso metropolitano perfetto per le ventiquattro ore. In montagna come in città, lo stile Dellera riscalda l’inverno con una ventata di verve e femminilità allo stato puro: emozionanti suggestioni per un’attrazione fatale.

Un brand che vanta una lunga tradizione, nel segno dello stile: correva l’anno 1885 quando, nel cuore della città di Pavia, nasceva la pellicceria Dellera, grazie alla fortunata intuizione di Mattia e Carlo Lanzani Dellera. Un racconto lungo 127 anni, con una trama scritta da quattro generazioni: la tradizione firmata Dellera Pellicce è sinonimo di garanzia. Tanti i traguardi raggiunti dalla maison, punta di diamante del Made in Italy, dal pastrano di pelliccia brevettato per i soldati italiani destinati al fronte russo all’esclusiva mantella di zibellino indossata da Liz Taylor, dalla democratizzazione della pelliccia durante gli anni del boom economico in Italia all’inedita collezione realizzata con Enrico Coveri.



Uno stile che, nel corso degli anni, si è rinnovato pur mantenendo costante lo charme della maison: le ispirazioni si susseguono incessantemente, adattandosi alla mutevolezza dei tempi e dei gusti, per creazioni che strizzano l’occhio alla contemporaneità senza perdere di vista il glorioso passato della maison. Oggi le redini della storica azienda di famiglia sono custodite da Andrea e Gigliola che, reinterpretando le classiche atmosfere della boutique, accanto ai capi iconici del brand propongono, nei punti vendita di Milano e Pavia, una collezione innovativa, fortemente improntata alla contemporaneità, seppur nel rispetto della tradizione.

Peter Lindbergh in mostra a Rotterdam

Sarà aperta fino al 12 febbraio 2017 la mostra ospitata al museo Kunsthal di Rotterdam dedicata al fotografo di moda Peter Lindbergh: “A Different Vision on Fashion Photography” è una rassegna esclusiva di 220 scatti di moda che hanno consacrato Peter Lindbergh nell’Olimpo della fotografia patinata. Una tra le firme più autorevoli del Novecento, i suoi scatti hanno consacrato le supermodelle Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Helena Christensen e Linda Evangelista, solo per citarne alcune.

Taschen firma l’iconico catalogo della mostra, che vede in copertina la splendida Kate Moss. Lindbergh, pioniere della fotografia neorealista, ha ridefinito gli standard di bellezza con un approccio umanistico, privilegiando una bellezza autentica ed espressiva. La retrospettiva, curata da Therry-Maxime Loriot, spazia sulla lunga attività del fotografo (dal 1978 ad oggi), attraverso 220 fotografie che documentano i passaggi più importanti della sua estetica. Le top model vengono ritratte in pose naturali per le strade della Grande Mela o ancora strizzate in giacche biker come provette motocicliste, o ancora con le celebri camicie bianche, iconico scatto realizzato per Vogue nel 1992.

La sua estetica si opponeva ad ogni stereotipo, offrendo un’interpretazione innovativa della bellezza femminile. “Questa dovrebbe essere oggi la responsabilità dei fotografi: liberare le donne, e ognuno, dal terrore della giovinezza e della perfezione”, così il fotografo si esprimeva negli anni Novanta. Attraverso il suo obiettivo, è riuscito a conferire un’aura di umanesimo anche alla fotografia più glamour e patinata. Il fotografo di origini polacche ha pubblicato i suoi lavori sulle riviste più prestigiose del mondo, da Vogue a Marie Claire, da Interview ad Harper’s Bazaar. Fotografie come reportage, realizzate senza alcun trucco.

Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington & Cindy Crawford, New York, 1990 © Peter Lindbergh

Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington & Cindy Crawford, New York, 1990 © Peter Lindbergh

Acconciature veloci senza sforzo con HairShake

Le nostre giornate non sono mai prevedibili, si sa. Può capitare di non avere tempo per passare dal salone di fiducia e dobbiamo essere presentabili per un evento. Come fare?


Per alcune delle vostre acconciature, un valido alleato è HairShake di Joico. Due parole per descriverlo: polvere liquida. Sì, avete capito bene. Questo prodotto dona corpo e volume ai vostri raccolti o alle vostre trecce.


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Ecco 5 tra le acconciature più semplici da realizzare da sole per essere sempre perfette.


1. Coda di cavallo mossa

Senza ombra di dubbio la coda è un salvavita. Ma come possiamo renderla più intrigante? Dopo aver creato la vostra coda di cavallo, nascondete l’elastico con una ciocca di capelli. Successivamente, con un ferro molto largo, realizzate delle onde morbide e fissatele con un po’ di lacca. Il gioco è fatto!


 

2. Messy bun, ovvero chignon disordinato

Lo chignon, intramontabile. La base di partenza è sempre una coda alta, ma stavolta vaporizzate HairShake sulla coda in modo che acquisti volume. Arrotolate su se stessa la coda, dandole la forma che più preferite, e fissatela con forcine e mollette. HairShake vi aiuterà a dare volume e un tocco di “disordine”. Non preoccupatevi dei capelli che escono dalla coda, fanno parte del look messy!


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3. La treccia

Ne esistono di mille tipi diversi, ma questo raccolto veloce e semplice è il fedele alleato di tutte le studentesse. Attaccate alla testa, di lato, dietro, per accompagnare una coda: avete l’imbarazzo della scelta.


E per rendere la nostra treccia più voluminosa? HairShake! Questo prodotto può essere vaporizzato sulle singole ciocche della treccia prima di crearla. Dopodiché, sfogliate leggermente i lati per renderla più voluminosa.


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4. Due chignon fatti a treccia: braided pigtail buns!

Sicuramente l’acconciatura fai-da-te più simpatica e particolare. Create due code di cavallo alla stessa altezza. Vaporizzate HairShake e intrecciatele. Arrotolate su se stesse le trecce per creare due chignon davvero sfiziosi. Semplicissimo!


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5. Slicked back hair

L’alternativa più chic (e anche più semplice!) nei momenti frenetici in cui non sappiamo cosa fare ai nostri capelli. Sui red carpet spopola e può davvero salvarvi! Ecco come ricreare questa acconciatura.


Applicate della mousse (ad esempio Enhance It di Kadus Professional) sui capelli, pettinandoli accuratamente indietro. Successivamente, indirizzando l’aria del phon indietro, aiutate la mousse ad asciugare. Per un look ancora più pulito potete mettere del gel! Esiste acconciatura più semplice?!


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Arkeda 2016: architettura, edilizia, design e arredo

Ha avuto luogo Arkeda 2016, una tre giorni intensa che ha affrontato diversi temi, tra cui l’architettura, l’edilizia, il design e l’arredo. Una kermesse ricca di spunti, che ha visto la partecipazione di architetti e professionisti del design, presenti con numerosi stand. Tante le iniziative, tra mostre, talk, dibattiti e workshop.

Presente quest’anno anche l’Ordine degli Architetti partenopei, tra i partner della manifestazione, nel cui stand è stata allestita la mostra fotografica “Passato, presente e futuro”, con l’esposizione di immagini che ripercorrono i momenti più rappresentativi dell’architettura napoletana. L’obiettivo è di offrire, partendo dallo status passato e presente dei luoghi, spunti e idee per l’architettura del domani, puntando su tematiche di grande attualità come lo sviluppo sostenibile, il risparmio energetico e la rigenerazione urbana.

Da Arkeda 2016 ha preso avvio la nuova edizione del “Premio Raffaele Sirica”: istituito nel 2010 dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e dedicato nel corso degli anni alla sicurezza dell’abitare, alla rigenerazione urbana sostenibile e a selezionare progetti originali, innovativi e di qualità di giovani professionisti, ha visto in quest’edizione temi che hanno abbracciato architettura, paesaggio, arte e storia, con una particolare attenzione ai tradizioni dei luoghi. Grande attenzione è stata riservata anche alle opportunità professionali: per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani architetti, l’Ordine di Napoli ha infatti predisposto un protocollo d’intesa che sarà siglato con le aziende di design che partecipano alla manifestazione. In particolare, gli iscritti all’Ordine da meno di cinque anni avranno l’opportunità di effettuare un tirocinio di formazione della durata di sei mesi presso le aziende produttrici di componenti dell’architettura, soprattutto nel campo della progettazione del design. Ogni azienda potrà ospitare un massimo di quattro tirocinanti per semestre.

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“Un’iniziativa che ci sta particolarmente a cuore –così ha commentato il presidente dell’Ordine degli Architetti Pio Crispino –poiché può consentire a chi è alla ricerca di un’esperienza lavorativa di avere una possibilità. I nostri giovani professionisti vanno sostenuti e noi siamo molto attivi in questa direzione. E’ per questo che ritengo che Arkeda rappresenti un’ottima vetrina, un momento importante di confronto per i nostri iscritti e di visibilità per tutta la categoria.”

Donna Karan: lasciano il CEO e i direttori creativi

Cambio di rotta da Donna Karan International (DKI): Caroline Brown, CEO della maison, e Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow, designer della diffusion line DKNY starebbero infatti per rassegnare le proprie dimissioni. I tre sarebbero pronti a lasciare i loro incarichi entro la fine dell’anno. La notizia è emersa in concomitanza con la vendita di DKI (che controlla i marchi Donna Karan e DKNY), che è passata dal gruppo Lvmh all’americano G-III Apparel Group: secondo le fonti l’operazione, annunciata lo scorso luglio, avrebbe avuto il valore di 650 milioni di dollari.

Caroline Brown, CEO del brand dal gennaio 2015, vanta nel suo curriculum la presidenza di Carolina Herrera, incaricato lasciato per l’attuale. Ma ora sarebbe stata convinta dalla nuova direzione a lasciare il timone «per esplorare nuove opportunità di carriera». I direttori creativi di Dkny, Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow, arrivati nell’aprile 2015, avrebbero deciso di concentrarsi unicamente sulla loro linea Public School, considerato «il cambio di proprietà e di strategie» che si è consumato all’interno dell’azienda.

G-III Apparel è un gruppo da 2,34 miliardi di dollari di ricavi l’anno, che controlla marchi come Vilebrequin, Andrew Marc, Bass, G.H. Bass e G-III Sports by Carl Banks. In più ha in licenza brand come Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Karl Lagerfeld, Kenneth Cole, Cole Haan, Guess, Levi’s e Dockers. In un comunicato pubblicato ieri, in occasione dell’acquisizione, Morris Goldfarb, CEO di G-III, ha dichiarato: «Donna Karan International va ad aggiungersi al nostro portafoglio di marchi iconici e rafforza la nostra posizione di fashion leader».

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«Pensiamo -ha quindi aggiunto- che il mercato abbia bisogno di questi brand e che la sola linea Dkny abbia il potenziale di generare 1 miliardo di dollari di vendite l’anno. Lavorando in stretto contatto con i partner e il licensing network puntiamo a immettere in breve tempo sul mercato un lifestyle convincente, che riporterà Donna Karan in primo piano».

Sfila al Ritz Chanel Metiers d’Art 2017

Sfila nelle sontuose sale del Ritz di Parigi, dimora di mademoiselle Coco Chanel per ben 34 anni, la nuova collezione Chanel Metiers d’Art 2017. Dopo Roma, location scelta per la sfilata dello scorso anno, Karl Lagerfeld torna alle origini della maison, riscoprendone l’essenza più intima, attraverso gli ambienti che hanno fatto da sfondo alla vita di Coco Chanel, che visse al Ritz dal 1937 fino alla morte, avvenuta il 10 gennaio 1971. Il lussuoso hotel, che ha riaperto le porte solo pochi mesi fa, diviene set ideale di un défilé ricco di suggestioni.

Alla base della scelta di Lagerfeld di ambientare il fashion show a Parigi anche motivazioni di natura politica, dato il crollo del turismo parigino a seguito degli attacchi terroristici dello scorso anno: “Parigi ha una tale cattiva reputazione, ma visto che toccare Parigi è come toccare il cuore del mondo ho pensato sarebbe stato importante sfilare qui”, così lo stilista ha commentato la sua decisione.

Apre la sfilata la nuova baby musa di kaiser Karl, Lily-Rose Depp, la giovanissima figlia di Vanessa Paradis e Johnny Depp, che ha calcato la passerella in uno sfarzoso due pezzi composto da crop top e midi skirt in oro interamente ricoperti da una cascata di paillettes. Subito dopo è stata la volta della bellissima top model Cara Delevingne, altra musa prediletta dal couturier, che ha reso omaggio a Frida Kahlo.

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Lily-Rose Depp, la nuova musa di Lagerfeld



PARIS, FRANCE - DECEMBER 06: Cara Delevingne walks the runway during "Chanel Collection des Metiers d'Art 2016/17 : Paris Cosmopolite" show on December 6, 2016 in Paris, France. (Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

Cara Delevingne ha reso omaggio a Frida Kahlo. (Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)



Suggestioni Roarin’ Twenties e atmosfere da Café Society per la collezione, che ha visto un tripudio di ricami e applicazioni preziose, per lavorazioni artigianali dallo charme senza tempo: fiorellini in cristallo ed elementi gioiello fanno capolino dal tulle di lunghi abiti da gran soirée; largo a frange e ruches, ma anche piume e contrasti iconici, come l’abito da sera indossato con piumino. La Belle Époque illumina la Ville Lumière tra velette di pizzo, camelie di voile e suggestioni couture che strizzano l’occhio al glorioso passato della maison. Trionfo di tweed e fili di perle, tra giacche bouclé, da sempre capo principe della maison e stivali alti a ginocchio. In passerella anche Georgia May Jagger e Pharrel Williams.

Da 13 anni a questa parte la linea Chanel Métiers d’art omaggia i laboratori artigianali che fanno parte di Paraffection, l’azienda sussidiaria aperta dalla Maison nel 1997 per promuovere l’opera degli artigiani francesi a cui si affida per le sue creazioni. La sfilata di quest’anno è stata caratterizzata da tante novità: Karl Lagerfeld, per la prima volta presente al défilé, seduto ad uno dei tavolini, ha permesso l’entrata dei fotografi nel backstage del fashion show, per immortalare gli artigiani al lavoro.





Nel front row spiccano Jada Pinkett-Smith, Willow Smith, Clémence Poesy, Vanessa Paradis, Inès de la Fressange, Ludivine Sagnier e Marie-Ange Casta, solo per citarne alcuni. #ParisCosmopolite è stato l’hashtag ufficiale della sfilata.

Presentata a Roma la collezione di MVP per Trussardi

Ha avuto luogo nella boutique di Trussardi di via Frattina il party esclusivo per il lancio della nuova collezione di bijoux disegnati da Maria Vittoria Paolillo per la maison del Levriero: un’esclusiva capsule collection per la prossima primavera/estate. I gioielli, che hanno già sfilato lo scorso settembre, durante la Milano Fashion Week, sono stati ora presentati ufficialmente al pubblico, in una serata ricca di ospiti illustri.

Un’affinità elettiva lega la designer a Gaia Trussardi, direttore artistico del brand, presente all’evento. Galeotto fu Instagram: proprio sul celebre social network Gaia Trussardi rimase colpita dalla visione architettonica dei gioielli di Maria Vittoria Paolillo. Da qui l’inizio di una collaborazione.

Maria Vittoria Paolillo, giovane designer (appena 25enne), crea il proprio marchio dopo gli studi di gemmologia e i numerosi viaggi che l’hanno ispirata: dietro l’acronimo MVP si cela la volontà di emanciparsi: la passione per le gemme, trasmessale dal nonno, capostipite dell’azienda di famiglia, la rende ora pronta per svincolarsi dal lavoro della famiglia Paolillo e confrontarsi con materiali più accessibili come l’argento. Il brand che porta il suo nome si caratterizza per un’estetica nuova, in un connubio di arte ed alta gioielleria. La collezione MPV per Trussardi è composta da monili in bronzo dai cromatismi accesi e dalle suggestioni Eighties: largo a tinte fluo, dall’appeal vitaminico, perfette per accompagnare la collezione disegnata da Gaia Trussardi per la prossima stagione estiva.

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Orecchini, anelli e collari declinati in cinque colori, dall’oro giallo al rosa fino al verde, al rosso e al fucsia. Già disponibile nei negozi Trussardi di Roma, Milano e Napoli, la collezione è stata presentata nell’ambito di un esclusivo cocktail party, che ha visto la presenza di numerosi ospiti, da Michela Andreozzi a Fortunato Cerlino, da Gabriele Mainetti a Paola Turci fino ad Ilaria Spada.


SFOGLIA LA GALLERY:




Nella collezione Trussardi Primavera/Estate 2017, Gaia Trussardi utilizza la moda alla stregua di una forma di dialogo universale che unisce mondi, culture e domande sulle conseguenze del post-moderno. Numerosi i riferimenti filosofici e pop, dalle teoria post-moderniste di Theodor W. Adorno alla filmografia di Baz Luhrmann. Largo a suit pop e cromie lampanti tipicamente anni Ottanta: tra la logomania e denim laminato, largo ad un’estetica nuova, che rompe con il passato e attinge alle controculture e all’era digitale, in un ponte ideale tra passato e presente.

L’alta oreficeria di Bino Bini in mostra ad Arezzo

E’ stata inaugurata pochi giorni alla Galleria Ivan Bruschi di Arezzo la mostra “I gioielli di Bino Bini- Arezzo e la UNOAERRE nel Centenario della nascita”. L’esposizione, curata da Giuliano Cetrodi, resterà aperta fino al 7 maggio 2017: sono esposti i manufatti di alta oreficeria dell’orafo-scultore toscano.

Una personalità eclettica, quella di Bino Bini, che è stato orafo, scultore, medaglista ed incisore. Nato a Firenze l’11 settembre 1916, formatosi all’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana, dove in seguito ha anche insegnato, Bino Bini ha partecipato alle più prestigiose rassegne d’arte orafa e della medaglia, collezionando svariati riconoscimenti, tra i quali spicca il premio della UnoAerre, che l’artista si aggiudicò nel 1966 nell’ambito del Terzo Concorso Internazionale per la Medaglia d’Arte, grazie alla sua famosa medaglia del Cane dormiente, e nel 1965 nell’ambito del Concorso per la Gioielleria, grazie al bracciale Le Stelle ferite.

Dal 1955 al 1977 insegnò alla Scuola Orafa “Margaritone” di Arezzo. Nel 1967 lo scultore realizzò le sue opere più celebri, tra cui i gioielli archeologici: ricchi di fascino e suggestione, dai bracciali Azteco e Egizio alle le spille raffiguranti la Maschera di Tutankhamon, Feticcio Azteco e Re colombiano dell’abbondanza fino alle spille Ventaglio e Cappello fiorentino. Al 1968 risalgono invece le spille Guerriero e la serie Style animalier con cavallucci marini, formiche, vespe e chiocciole.

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Insieme alla mostra vi sarà anche la proiezione del video “Le età dell’Oro. Riflessi di Piero della Francesca”.La mostra, patrocinata dalla Fondazione Ivan Bruschi e da UnoAerre Industries, è aperta dal martedì alla domenica, con orario 10-13 e 14-18.

Asta record per il Royal Blue

Asta record da Bibelot: l’anello in platino e diamanti con zaffiro centrale Royal Blue è stato battuto per la cifra di 854mila euro. Una competizione tra venti potenziali acquirenti, che si sono contesi lo zaffiro del Kashmir montato su un anello in platino e diamanti.

Nella casa d’aste Maison Bibelot, a Firenze, si è svolta l’asta record, il cui pezzo forte era costituito proprio dalla rara gemma da 10 carati. Fascino millenario per la pietra preziosa dalla luce blu, proveniente dalle miniere del Kashmir. La competizione si è svolta per buona parte del tempo per via telefonica: presenti in sala circa venti possibili compratori, italiani ed esteri. La rara gemma già nelle settimane precedenti aveva ricevuto svariate prenotazioni.

Si partiva dalla cifra di 130.000 euro, ma si è subito registrata un’impennata fino a toccare quota 400.000 euro. Infine, per telefono, è arrivata l’aggiudicazione finale, per la cifra record di 854.000 euro. Il prezioso zaffiro è montato su un anello in platino contornato da diamanti step cut. La gemma è corredata da un certificato SSEF, Istituto Gemmologico Svizzero.

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Decor.Acoustic: la nuova frontiera del design

Decor.Acoustic è il nuovo progetto di design che unisce lo stile dei rivestimenti Decor, progettati da Bartoli Design per Laurameroni alle ultime frontiere dell’acustica ambientale, brevettate da Exhibo.

Un progetto innovativo che unisce estetica e funzionalità, per la realizzazione di decorazioni interne caratterizzate da un’acustica efficace: non un dettaglio di poco conto, giacché la qualità stessa della nostra vita è fortemente influenzata da questo aspetto, come anche la produttività e la concentrazione. Decor.Acoustic comprende un’intera gamma di boiserie e superfici decorative con caratteristiche acustiche su disegno dello studio Bartoli Design.

Attraverso il controllo della propagazione del suono, intervenendo sulle onde acustiche e sugli ambienti che esse attraversano, si otterrà un miglioramento della qualità della vita. Ora tutto questo è possibile grazie a Decor.Acoustic, progetto ambizioso che si integra alle molte soluzioni di rivestimento già sdoganate dal sistema Decor, per la creazione di ambienti efficienti, che uniscono estetica ed ingegneria acustica.

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“L’AMORE MERITA”: UN SINGOLO DA DISCO D’ORO CONTRO L’OMOFOBIA

Personalità e grinta da vendere: due tratti vincenti che hanno condotto, passo dopo passo, Simonetta Spiri, Greta Manuzi, Roberta Pompa e Verdiana Zangaro, verso il tanto ambito disco d’oro per il brano L’amore merita grazie ad un totale di 25 mila copie vendute. Dal loro passato come concorrenti a San Remo Giovani, X Factor ed Amici, le quattro cantanti “in erba” hanno inciso la primavera scorsa il brano divenuto protagonista dell’attenzione di critica, fans e stampa per l’importante tema trattato: l’omofobia. Fino ad arrivare al disco d’oro della scorsa settimana, festeggiato con una serata eccezionale al Cafè Trussardi di Milano, dove le abbiamo incontrate per quattro chiacchiere…

Ragazze cosa rappresenta per voi questo successo?
Roberta:”Un grande traguardo e la consapevolezza di essere arrivate, con la musica, al cuore della gente”.

Vi aspettavate un tale risultato?
Greta: “Ci ha lasciato senza parole: abbiamo creduto fin dall’inizio in questo progetto ma non avremmo mai immaginato un tale eco. Una cosa stupenda perché è risultato di persone che hanno lavorato in un’unica direzione. Tanta dedizione, tanta passione, tanto lavoro ma anche tante persone che hanno creduto in noi: dai fans a tutti i nostri collaboratori, a noi stesse. Un’insieme di positività che nel complesso non può che portare cose belle”.



Dove è nata l’idea di trattare un tema così delicato come l’omofobia?

Simonetta: “Dopo una confessione di una mia amica circa la sua difficoltà nel dichiarare la sua vera identità sessuale. Fu li che maturò in me il desiderio di tradurre in musica un messaggio che potesse abbattere certi tabù”.

E da li che accadde?
Verdiana: “Dopo alcune esibizioni insieme capimmo che l’empatia era molto alta nonostante le nostre strade e background diversi e così decidemmo di continuare incidendo questo disco che nasce come produzione indipendente. Una sfida nella sfida… a quanto pare vinta!”.

Quindi una grande dimostrazione anche questa?
Roberta: “Considerata la difficoltà nell’emergere oggi a livello musicale in Italia sì. Ovviamente va ricordato che le cose sono accadute con tanta volontà, impegno e sacrificio e un progetto ben definito che però ha trionfato… come la musica del resto”.

Siete consapevoli di essere un esempio per tanti?
Simonetta: “Ne siamo felici ed onorate. L’unione artistica tra noi quattro donne è la dimostrazione che, volendo, tutto è possibile. Quindi mai abbattersi”.

Tutto questo nel nome della musica…
Roberta: “Esatto! Lo strumento universale per eccellenza che può arrivare al cuore di tutti. Ecco perché tanti ragazzi hanno trovato dentro una canzone la voglia di dire la loro, di gridare ai quattro venti la loro vera natura. Una cosa bellissima”.

Per voi l’amore quindi quanto merita?
Greta: “Penso sai la chiave di volta per tutta la nostra vita. Fa girare il mondo ed è che alla base di tutto. Prima di amare gli altri però devi imparare ad amare te stesso: solo allora potrai affrontare con tranquillità e totalità un amore”.



Avete già altri progetti in cantiere?

Roberta: “Per ora ci godiamo questo successo e poi lasciamo tutto al caso. Sicuramente questa collaborazione artistica non si interromperà in quanto la sinergia tra noi quattro è molto alta e siamo sicure porterà ancora tante e tante sorprese. Per cui… seguiteci!”.


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Moschino veste Barbie e Ken nel nuovo Christmas Giftset

Natale è alle porte così come la lista dei regali. Una chicca imperdibile arriva da Moschino, che sforna un Christmas Giftset ironico e glamour. Per il Natale 2016 Jeremy Scott sceglie di vestire Barbie e Ken, la coppia patinata per eccellenza, che per l’occasione indossa gli stessi abiti indossati dallo stilista e dalla splendida supermodella irlandese Stella Maxwell in occasione degli MTV Video Music Awards del 2015. Un cofanetto esclusivo che rappresenta il regalo ideale per tutti i fan della celebre bambola.

Barbie, la bambola più amata da intere generazioni, sfoggia un lungo abito da sera in velluto nero, della collezione Autunno/inverno 2015 di Moschino: il vestito esalta il suo fisico statuario, tra drappeggi e una balza laterale. Ken indossa invece un tuxedo a righe dalle suggestioni vintage: ricorda le barre di colore degli schermi televisivi la mise, indossata dallo stesso Jeremy Scott.

Il cofanetto regalo in limited edition sarà in vendita nello store online di Moschino (www.moschino.com) e nelle principali boutique del marchio a Milano, Roma, Parigi, Londra, New York e Los Angeles al prezzo di 239 euro. In vendita anche due teli da spiaggia raffiguranti Barbie e Ken: costo 86 euro cadauno. Un’edizione da collezione. Da non perdere.

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Barbie e Ken nel nuovo Giftset firmato Moschino



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Jeremy Scott e Stella Maxwell

Fashion Awards 2016, Gigi Hadid tra i vincitori

Così come cita il sito web: “Il British Fashion Council (BFC) è un’organizzazione senza fini di lucro che propone di favorire gli interessi del settore della moda britannica e delle sue imprese di design sfruttando la condivisione collettiva della conoscenza, l’esperienza e le risorse del settore“.
Nata a Londra nel 1983, è stato finanziato da mecenati, facoltosi del settore e da personalità politiche come il sindaco di Londra.
Cinque sono i pilastri sui quali punta il British Fashion Council, ovvero gli affari, la reputazione, l’istruzione, digitale e gli investimenti.
Il BFC mette in mostra il meglio del design di moda inglese ad un pubblico internazionale, tra cui stampa e buyer e organizza ogni anno il British Fashion Awards.

Il 5 Dicembre si è tenuta la premiazione dei Fashion Awards 2016 in collaborazione con Swarovski presso la Royal Albert Hall, a Londra.
L’esito dell’Awards di quest’anno è stato quello di raccogliere fondi di beneficenza per l’Education Foundation del British Fashion Council.
Serviranno al finanziamento di diverse borse di studio di formazione per aiutare i migliori talenti a frequentare scuole leader nel settore della moda.

Sono stati così premiati i migliori dell’anno: designer, influencer, modelle, icone fashion e fotografi, magazine.
14 i premi assegnati alle figure della moda di quest’anno, scelti sulla base di una classifica di 1500 personalità note nel settore del fashion.

Ecco i nomi dei vincitori e i loro rispettivi titoli:

British Emerging Talent: Molly Goddard
The Swarovski Award for Positive Change: Franca Sozzani
British Menswear Designer: Craig Green per Craig Green
British Womenswear Designer: Simone Rocha per Simone Rocha
Isabella Blow Award for Fashion Creator: Bruce Weber
Special Recognition: Celebrating 100 years of British Vogue
British Brand: Alexander McQueen
International Business Leader: Marco Bizzari
International Urban Luxury Brand: Vetements
New Fashion Icons: Jaden & Willow Smith
International Model: Gigi Hadid
International Accessories Designer: Alessandro Michele per Gucci
International Ready-to-Wear Designer: Demna Gvasalia per Balenciaga
Outstanding Achievement in Fashion: Ralph Lauren

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Tom Ford torna al cinema con “Animali Notturni”

A sette anni dal successo della sua opera prima, A Single Man, Tom Ford torna sul grande schermo con un noir ad alto tasso di adrenalina. Animali Notturni è un film complesso, ricco di suspense e velato da nostalgici rimpianti per una vita non vissuta: i fantasmi di un passato mai dimenticato tornano prepotentemente a farsi sentire, in un vuoto esistenziale che non lascia scampo.

Prodotta e sceneggiata dal designer americano, la pellicola si ispira al romanzo Tony and Susan, scritto nel 1993 da Austin Wright. L’animale notturno del titolo è un riferimento alla protagonista, gallerista di successo prigioniera di una vita infelice: Susan Morrow (interpretata da una splendida Amy Adams) ai tempi del suo primo matrimonio con lo scrittore Edward Sheffield (Jake Gyllenhaal) era una donna genuina e spontanea. Ma oggi resta ben poco di quella ragazza, che Edward era solito chiamare “animale notturno”: la vera essenza di Susan appare ora sepolta sotto una patina vuota di apparenza e convenzioni sociali. Risposatasi con un uomo che la tradisce, dopo ben diciannove anni dalla rottura col suo primo marito, Susan riceve da quest’ultimo un pacco misterioso: è un manoscritto, forse una rivalsa da parte di quell’uomo che tanto l’aveva amata e che lei aveva tradito in modo imperdonabile.

È un film crudo, Animali Notturni, che prende per mano lo spettatore conducendolo in una inaspettata discesa negli inferi, in cui sperimentare la deflagrante potenza dell’orrore, della violenza più spietata, che tutto calpesta in modo privo di logica. Dietro un’estetica impeccabile, dinanzi alla quale lo spettatore resta quasi sopraffatto, come preda della fatidica sindrome di Stendhal, dietro alle mise sofisticate e agli smokey eyes della protagonista si cela la vendetta più crudele, che si esplica attraverso la sofferta lettura di quel manoscritto: la storia narrata sublima i rancori di vecchia memoria e funge quasi da catarsi, costringendo la protagonista a riflettere sul suo passato e ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Non c’è ritorno, non c’è salvezza, ma solo un’espiazione che, pagina dopo pagina, infligge alla fredda Susan una sofferenza crescente attraverso la narrazione di scene di ordinaria follia che si consumano nella cornice del deserto del Texas.

Amy Adams e Tom Ford

Amy Adams e Tom Ford







Tom Ford si conferma arbiter elegantiae per eccellenza. Nessun particolare sfugge al suo controllo, tutto appare perfettamente bilanciato, tutto è pervaso da bellezza, a partire da Amy Adams: nessuno prima dello stilista era riuscito ad esaltare in maniera tanto potente l’allure dell’attrice. Tra i volti che non scorderemo lo sguardo enigmatico di Michael Shannon, che ci regala una toccante interpretazione nei panni del controverso sceriffo.

Brutale ed angosciante, il film è un crescendo di emozioni, fino alla sete di vendetta e di giustizia, da ottenere a qualsiasi costo. Come inghiottiti dentro una vertigine, diviene talvolta difficile distinguere la dimensione dell’onirico e quella del reale, in una successione catatonica di eventi narrati dallo scrittore. Magnificenza e sublimi virtuosismi stilistici dominano l’intera pellicola, tra incursioni fetish in cui trova spazio l’Unheimlich, il perturbante di freudiana memoria: Tom Ford diviene mirabile deus ex machina di un film potente ed affascinante in cui la bellezza diviene beffarda ingannatrice e al contempo porto sicuro in cui rifugiarsi dinanzi alla violenza. Le forme plastiche evocate dalla sceneggiatura vengono dilaniate da un’autentica crudeltà, mentre suggestioni post-apocalittiche si alternano a sublimi exploit estetici.

La locandina del film

La locandina del film

Madama Butterfly, la Prima della Scala con il ritorno di Puccini

È una Prima della Scala sofferta, quella di quest’anno: preceduta dalle dimissioni di Renzi, che hanno trattenuto a Roma il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato e i ministri, la Prima alla Scala 2016 vede quest’anno il ritorno di Puccini, con Madama Butterfly. A 112 anni dalla prima volta, che passò alla storia per i clamorosi fischi, si completa il trittico con Bohème e Tosca. Se da parte del mondo della politica ci si aspetta una scarsa presenza all’evento più amato dai milanesi e non solo, tanti saranno come di consueto i vip che affolleranno il parterre del Piermarini, da Carla Fracci e Roberto Bolle all’ex re di Spagna Juan Carlos.

Se la Crisi di governo trattiene a Roma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Senato Piero Grasso e buona parte del mondo politico, non mancheranno neanche quest’anno paillettes e lustrini per il red carpet più ambito dall’Italia che conta: la Madama Butterfly si conferma come l’evento più atteso, che rimbalzerà sulle tv e nei cinema di mezzo mondo. Grande ritorno della lirica su Rai1, che seguirà la Prima della Scala in diretta, a partire dalle 17,45. L’evento sarà seguito anche in Germania, Austria, Portogallo, Svizzera, Repubblica Ceca, Ungheria, Portogallo e Giappone. Inoltre solo a Milano l’opera sarà trasmessa in 26 punti, tra cui anche il Carcere di San Vittore.

Un amore disperato, quello tra la geisha di Nagasaki Cio-Cio-San e l’ufficiale americano Pinkerton: la donna, appena 15enne (il cui nome letteralmente significa “Madama Farfalla”), si innamora follemente di Pinkerton, il quale dopo un mese la ripudia e fa ritorno negli Stati Uniti, lasciandola incinta. Ma lei, imperturbabile, resterà per sempre ad attendere il ritorno dell’amato. “Un bel dì, vedremo levarsi un fil di fumo sull’estremo confin del mare. E poi la nave appare”, questo uno dei più celebri passaggi dell’opera pucciniana, intriso di struggente passione.

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E Pinkerton alla fine ritorna, dopo un’attesa lunga tre anni. Ma non è solo: accompagnato dalla moglie e dal figlio, torna da Cio-Cio-San solo per portarle via il figlio avuto da lei, con l’intento di educarlo alla maniera occidentale. Per la giovane è la fine di ogni residua speranza: il filo sottile che la teneva appesa alla vita si spezza inesorabilmente. Non ha scelta la ragazza, le resta solo un gesto estremo e, bendato quel figlio, frutto dell’amore per quell’uomo che non la riamò mai, la giovane si taglia la gola. Si compie così la tragedia. Puccini non si recò mai in Giappone, sebbene l’intera opera narri mirabilmente le tradizioni e le atmosfere nipponiche. Si dice che nella stesura dell’opera venne aiutato dalla moglie dell’ambasciatore giapponese.

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La prima volta di Madama Butterfly alla Scala fu ben 112 anni fa. Correva l’anno 1904 e la Prima si rivelò un clamoroso fiasco. L’editore Giulio Ricordi descrisse “grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate”. Per Puccini fu un linciaggio, probabilmente ordito da Sonzogno, storico rivale di Ricordi. Riccardo Chailly, direttore artistico della Madame Butterfly 2016, ripropone proprio quella versione, caratterizzata da due atti anziché tre, una sorta di formato moderno. La regia sarà affidata ad Alvis Hermanis.

Addio a Maddalena De Padova, la signora del design italiano

Un senso innato per lo stile e doti imprenditoriali rare hanno reso Maddalena De Padova la regina del design di ispirazione scandinava: sabato 3 dicembre, all’età di 88 anni l’imprenditrice italiana si è spenta nella sua casa di Barzio, nel Lecchese, dove si era ritirata da anni.

Dopo aver dato vita al marchio che porta il suo nome insieme al marito Fernando, Maddalena De Padova era divenuta un’autorità in fatto di stile: dagli anni Cinquanta ad oggi il brand si è imposto come mirabile esempio di eleganza e Made in Italy. Grande amante dei viaggi (da giovane aveva lavorato come hostess per le Aeroline Italiane), trendsetter ante litteram, istintiva e ribelle, Maddalena De Padova rivoluzionò il design, importando per la prima volta in Italia pezzi scandinavi.

Correva l’anno 1955 quando l’azienda aprì i battenti: caratterizzata da una costante ricerca del nuovo e da un approccio improntato verso la modernità, Maddalena e Fernando furono i primi a fondare i capisaldi di una nuova filosofia dell’abitare. Fin da subito l’imprenditrice intuì le suggestioni della nuova corrente di design proveniente dal Nord Europa: dal suo storico showroom, sito a Milano, all’angolo di Corso venezia, Maddalena De Padova dettò per decenni le nuove tendenze, collaborando con designer del calibro di Vico Magistretti e Achille Castiglioni. Il suo fu un approccio nuovo, che rivoluzionava ogni aspetto della produzione, dalla progettazione alla comunicazione. Tanti i riconoscimenti alla sua carriera, come il Compasso d’Oro alla Carriera, ricevuto nel 2004.

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Zara, capsule collection dedicata ai Rolling Stones

Zara rende omaggio ai Rolling Stones con una capsule collection esplosiva, grintosa, carica di un romanticismo rock glam.
La collezione omaggia l’uscita dell’ultimo album del gruppo britannico datato 2 Dicembre: Blue & Lonesome.
Un ritorno al passato quello di Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watt che celebrano le loro radici blues e giocano con suoni dal sapore autentico, un vero e proprio disco che sembra suonare dal vivo.

Zara ne fa un editoriale senza tempo lasciando scorrere sul sito ufficiale alcune foto del concerto del 2013 a Londra, Hyde Park.

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Non un memoriale, non un ricordo sbiadito, bensì il riecheggiare di una continua musica che non possiede confini temporali, apprezzata e da apprezzare anche per i suoi contenuti testuali.
Si fa spazio – nella presentazione della capsule – il testo della canzone “i’m just your fool” che cita così:

I’m just your fool, can’t help myself
I love you baby, and no one else
I ain’t crazy, you are my baby
I’m just your fool

I’m just your fool, I must confess
Still love you baby, and take your mess
I ain’t lyin’, no use a jivin’
I’m just your fool

You must be tryin’ to drive me crazy
Treatin’ me the way you do
I ask you please have mercy baby
Let me be happy too
If you gonna leave me, for someone new
Gonna buy me a shotgun, shoot it at you
I ain’t lyin’, no use a jivin’
I’m just your fool

I’m just your fool, can’t help myself
I love you baby, and no one else
I ain’t crazy, you are my baby
I’m just your fool


Il mood della capsule sembra delinearsi sulla base di questo pezzo: si alternano t-shirt con iconico logo stampato a felpe, giacche e camicie in denim, tagli da cowboy e ricami.

L’innovazione gioca a suo favore: ogni capo della collezione presenta un QR code sull’etichetta che permette di collegarsi direttamente ad una piattaforma musicale che consente l’ascolto in streaming del nuovo album.

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Donatella Versace presenta il suo libro a Londra, New York e Milano

Donatella Versace si racconta in un libro esclusivo: VERSACE, edito da Rizzoli, ripercorre la straordinaria carriera della designer, ridefinendo l’identità della maison attraverso il ventunesimo secolo. Un racconto in prima persona che parte del 1997, anno della tragica scomparsa di Gianni Versace, a seguito della quale la sorella Donatella ha assunto la direzione creativa del brand.

Scritto in collaborazione con Maria Luisa Frisa, docente dello IUAV, Università di Venezia, e il direttore di W Magazine Stefano Tonchi, il volume, composto da 336 pagine, offre un inedito excursus sulla biografia di Donatella Versace: attraverso aneddoti inediti, foto di sfilate e di backstage veniamo catapultati nel mondo patinato di una delle maison storiche della moda italiana ed internazionale.

Il libro raccoglie gli scatti di fotografi del calibro di Richard Avedon, Steven Meisel e Mario Testino, per citarne alcuni e le immagini di supermodelle come Christy Turlington, Naomi Campbell e Linda Evangelista. La maison della Medusa rivive in un volume patinato e ricco di glamour, che sarà presentato a Londra, New York e Milano in una serie di eventi esclusivi, che vedranno tra i moderatori Tim Blanks, Maria Luisa Frisa, Simone Marchetti e Sonnet Stanfill: negli appuntamenti si parlerà di fotografia di moda, image-making e comunicazione digitale.

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Ieri è stata la volta di Londra: nella cornice del Victoria and Albert Museum Donatella Versace ha presentato il suo libro, alla presenza delle più autorevoli firme del giornalismo di moda, come Suzy Menkes. Oggi 5 dicembre appuntamento da Harrod’s. Il 7 e l’8 dicembre Donatella Versace sarà a New York. Infine il 15 dicembre toccherà a Milano: la location scelta per l’evento è il Piccolo Teatro Studio Melato, in via Rivoli 6, alle ore 12.

Tendenze moda autunno/inverno 2016-2017: cappellini

Accessorio irrinunciabile del guardaroba e vezzo femminile, il cappello è must have di ogni stagione invernale. L’autunno/inverno 2016-2017 vede una grande offerta di modelli, che hanno caratterizzato le principali collezioni: occhi puntati sul cappello, che diviene principale fashion trend di stagione.

Dal basco alla francese al berretto in lana, tantissimi sono i modelli proposti dai principali designer: perfetti per impreziosire ogni mise, dalla più classica alla più sportiva. E se Alessandro Michele porta in passerella da Gucci un cappellino con veletta, dalle suggestioni lady like e dal piglio bon ton, Philosophy by Lorenzo Serafini reinterpreta un evergreen dal fascino intramontabile quale è il basco alla francese.

Missoni punta sulla morbidezza della lana, per combattere il freddo e il rigore invernale. Prada propone invece inedite ispirazioni mariniere per cappellini dal piglio vintage. Suggestioni Seventies e linee rigorose da H&M, che sdogana il cappello in feltro, pezzo classico del guardaroba.

Cosa succederà in Italia dopo il referendum?

Con le dimissioni di Renzi l’Italia sarà costretta ad essere governata dal sesto Presidente del Consiglio in dieci anni, una media mai vista in nessuno stato al mondo, considerando che l’Italia repubblicana ha visto 65 Presidenti del Consiglio in quasi altrettanti anni di vita.


Le dimissioni di Renzi, però, non creeranno solamente problemi politici al già fragile stato ma rischiano di scatenare problemi economici molto seri sul piano economico.
Il sistema bancario italiano è fragile e l’incertezza politica di questo periodo finirà per condannare quasi sicuramente a morte la grande banca più in difficoltà: Monte de’ Paschi di Siena. L’accordo politico che stava alla base del piano di salvataggio che avrebbe garantito una ricapitalizzazione da 5 miliardi e una iniezioni di fondi privati da 10 miliardi da parte di Unicredit è caduto insieme al governo e probabilmente non ci sarà il tempo materiale per salvare la storica banca.


Lo scenario più plausibile ora e che Mattarella dia mandato ad un tecnico o ad una figura istituzionale di creare un governo di scopo con l’obiettivo di fare una legge elettorale con cui andare a votare a febbraio/marzo. Il nome più in voga in queste prime ore è quelli di Pier Carlo Padoan, il ministro delle Finanze.
Il M5s e la Lega Nord, però, spingono verso elezioni anticipate pensando che questo sia un buon momento per tentare il colpo grosso, il leader della Lega Salvini non sa più a chi dire che si sente pronto a fare il Presidente del Consiglio. Quello che è certo è che con questo sistema elettorale e con questo trend globale le elezioni potrebbero far sprofondare l’Italia e l’Europa con lei in una crisi economica e politica disastrosa.


Il M5s è quasi a livello del PD nei sondaggi riguardanti eventuali elezioni politiche e un sondaggio sull’uscita dell’Italia dall’Euro è uno dei cardini del suo programma politico. Una uscita dell’Italia dall’Euro manderebbe il paese a gambe all’aria e con lui anche, probabilmente, l’Europa intera. L’Europa si sfalderebbe come neve al sole e il Cremlino sarebbe sicuramente molto contento ma i costi a livello economico sarebbero incalcolabili per un paese già in difficoltà come l’Italia.


Nel caso, come è molto probabile, si decida per un governo di scopo, creare una legge elettorale che dia stabilità al nuovo governo sarà una impresa titanica e non è così improbabile che si crei una riforma elettorale spuria come l’attuale Italicum che finirà per perpetuare la situazione di instabilità strutturale. Unendo instabilità strutturale; inattuabilità delle riforme richieste dall’Europa, la possibilità di uscire dall’Euro e la situazione economica precaria attuale e si ottiene la ricetta di un disastro economico di proporzioni bibliche.


Bisogna precisare che anche nel caso che il M5s prenda il potere un referendum sull’uscita dell’Italia dall’Euro sarebbe impossibile. La costituzione italiana non permette allo strumento referendario di decidere sui trattati internazionali per cui sarebbero necessari due referendum, uno costituzionale, per emendare la costituzione e permettere questo tipo di referendum e uno sull’uscita dall’Euro. Una possibilità di riuscita molto bassa per entrambi i referendum e, comunque, un processo che durerebbe anni e anni.

Renzi e la sorpresa del referendum

Dovevamo attendere una sconfitta, sonora e in gran parte personale, per avere “il migliore Matteo Renzi possibile”, anche oltre le aspettative della maggior parte degli analisti. Matteo Renzi aveva un capitale politico personale paragonabile, nel recente passato, solo a Mario Monti. L’Italia – che attendeva e attende ancora riforme serie e strutturali che accelerino il percorso decisionale e snelliscano la politica – gli aveva conferito tre anni fa un credito aperto e pressoché illimitato e Renzi, almeno per il primo anno, lo ha investito bene.
Ha però scordato almeno due regole della democrazia parlamentare italiana. La prima è che il tempo logora, anche quando non hai rivali e antagonisti. La seconda è che avere una opposizione interna alternativa ed una vera alternativa di governo ti migliorano, non sono un ostacolo, perché ti obbligano all’ascolto, al confronto, alla mediazione.


Come per Mario Monti, anche Renzi si è sentito – ed è stato convinto dal suo cerchio magico, che ha forse maggiori responsabilità di lui – l’uomo del destino, personalità irrinunciabile, onnipotente politicamente. In fondo – questo era l’assunto – se vado a casa io, chi può prendere mai il mio posto?
Nessuno si sarebbe aspettato le dimissioni, per quanto politicamente giuste e – diciamolo chiaramente – ineluttabili. Un divario di 20 punti è una bocciatura forte, più che politica sulla riforma in sé sulla persona e sulla leadership. Un risultato che Renzi ha costruito tutto da solo e internamente, scegliendo il campo referendario come luogo di un plebiscito personale e di un voto di alternativa: o lui o gli altri. Ed ha perso.
Poteva evitare il referendum, se non avesse raccolto le firme probabilmente nemmeno si sarebbe fatto. Poteva non personalizzare, nel qual caso può anche darsi che la riforma – valutata per quello che era – tra tanti dubbi, sarebbe anche passata.


Voleva andare oltre, e semplicemente, non ce l’ha fatta.
Se però Renzi si dimostra una pessima “macchina di governo” – circondato da troppi yes man, consiglieri sciocchi, renziani dell’ultima ora e opportunisti di sempre pronti a saltare sul carro vincente – si conferma anche una straordinaria “macchina di lotta”.


Ha preso un Pd sotto il 30% e lo ha portato al 41% delle europee. In tre anni ha fatto eleggere 17 governatori. In questo Referendum è riuscito a confermare quelle percentuali, sostanzialmente dimostrando che oltre lui non c’è leadership, e che è capace di raccogliere oltre 7 punti rispetto al partito di cui è segretario.
Certo, è anche riuscito nella straordinaria impresa di mettere insieme CasaPound e ANPI, parte della CGIL e Forza Italia, Fratelli d’Italia e Grillo con Salvini e Sel. Ma questa corazzata del fronte del NO non sarà non solo capace di essere una alternativa di governo, ma nemmeno di proporre leadership capaci di sfidare la soglia del 40%.
Tutti questi dati sono importanti “per quello che verrà dopo”. Non è nella natura di Renzi il “capo chino” con cui dovrebbe necessariamente – con un capitale politico risibile – presentarsi alle camere per un secondo mandato, ma quel discorso di dimissioni ripropone il film già visto di un Renzi tutt’altro che in ritiro. Gli consente di fare il segretario e un anno di lotta – in cui è maestro – libero da vincoli di governo e di candidarsi più forte di prima, come fu per le primarie del PD.


È probabile che dovrà passare da un nuovo congresso di partito, da nuove primarie, da un riassetto interno, auspicabilmente da un repulisti generale in casa sua, ma all’orizzonte non ci sono alternative credibili, a meno di nuove improbabili corazzate incapaci domani di essere vera alternativa solida e stabile. Perché le leadership non si improvvisano, si costruiscono. Ed anche questa è una lezione che Renzi consolida.


Questo Referendum ci consegna un’Italia divisa, ma non solo politicamente sulle percentuali di voto. Il SI che vince al Nord e il NO che stravince al Sud è un segnale di un paese che si conferma a due velocità, indipendentemente dalle indicazioni dei leader i partito. Un Nord che partecipa al voto in modo forte ed un Sud che non recupera il gap della partecipazione democratica. Se al Nord tengono o perdono di poco – in linea con il dato nazionale – i governatori Pd, al Sud è una sconfitta su tutta la linea: bene la Basilicata di Pittella che paga essere anche la regione di Roberto Speranza; va meglio anche in Puglia (del critico Emiliano) e nella Calabria del non certo renziano Oliverio. Il peggiore risultato è quello della Campania di De Luca, e questo voto è una sua sconfitta personale.


I numeri parlano, e quando l’affluenza è così alta diventano sentenza. Ma vanno letti tutti e tutti insieme per avere un quadro complessivo che spesso ci consegna realtà eterogenee su cui, con umiltà, chi fa politica e comunicazione dovrebbe soffermarsi maggiormente.


Il paese reale non mente mai, i consiglieri sciocchi che riempiono teatri con truppe cammellate o ritoccano fotografie – e le cose riguardano tutti – invece si.

Le prime immagini della nuova Volkswagen Arteon

Lusso made in Germany: sono state rese pubbliche le prime immagini della nuova Volkswagen Arteon, nuova vetture premium tedesca, che sarà presentata tra tre mesi nell’ambito del Salone di Ginevra.

Il colosso tedesco svela il suo nuovo modello di punta, caratterizzato da un’immagine potente ed espressiva: largo a linee orizzontali ed elementi luminosi a LED, che sottolineano l’iconico layout. Suggestioni luxury dominano nelle portiere con cristalli senza telaio, che riflettono i tipici elementi stilistici di una grand tourer, e nel portellone posteriore ad ampia apertura, che offre un accesso ottimale al bagagliaio.

“A prima vista la Arteon suscita entusiasmo grazie al suo design espressivo. Poi sorprende grazie alle sue virtù pratiche. Questa combinazione è unica”, spiega Il designer degli esterni Tobias Sühlmann. Il nome Arteon si compone di due elementi: “Art” descrive le linee armoniose, mentre il suffisso “eon” la identifica a tutti gli effetti come un modello premium. Un’auto potente e ricca di fascino, per veri intenditori.

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Yamamay apre al decor

Yamamay apre al decor per la casa: il brand leader dell’underwear ha appena inaugurato a Milano lo store più grande in assoluto. In Corso Buenos Aires 42 si stagliano oltre 500 metri quadrati su due piani precedentemente occupati dalla Libreria Puccini: all’interno del punto vendita, il brand propone per la prima volta YHome, la prima collezione dedicata all’arredo per la casa.

Realizzata in partnership con Angelo Carillo & Co, realtà specializzata in tessuti e biancheria per la casa, YHome punta ad elementi semplici ma ricchi di stile, perfetti per arredare con gusto ogni tipo di ambiente. Fondato nel 2001, Yamamay conta oggi 630 punti vendita in tutto il mondo tra lingerie, pigiameria, abbigliamento, beachwear, accessori e cosmesi.

La linea Home è solo l’ultima realtà proposta dal brand, che fa parte del Gruppo Pianoforte Holding insieme a Carpisa e Jaked. Nello store milanese, il secondo in Corso Buenos Aires, sarà presente per la prima volta anche un flower corner e alcune proposte letterarie che richiamano la libreria preesistente.

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In risposta al GRANDE BOH sull’arte

Poco tempo fa sono stata invitata alla press preview della mostra tenutasi a Palazzo Reale dell’artista Vanessa Beecroft, ne parlo qui, uscita poi da quelle stanze colma di dubbi sulla qualità e sul senso di quelle Polaroid, lì a raccontare cosa?!?

Il direttore di Style, il magazine di moda maschile del Corriere della Sera, Alessandro Calascibetta, leggendo la mia recensione, mi ha invitato a sfogliare il numero di Dicembre incentrato proprio sull’arte e sulla sua comprensione.
A fondo pagina “IL GRANDE BOH”, un interessante articolo di Andrea Rossi, che si interroga “E’ l’habitat che fa l’opera d’arte? No. È il mercato che fa l’opera d’arte? Si, senza dubbio“.

Ecco, se le Polaroid della Beecroft (ripeto artista che stimo e seguo da tempo) si fossero trovate non a Palazzo Reale ma al bar di zio Peppe, avrebbero avuto lo stesso valore? Io credo che, per il signore che prende il cappuccino al bar di zio Peppe, lo stesso signore che conosce le installazioni della Beecroft, UNA di quelle immagini possa avere lo stesso significato; ma zia Pina che guarda la D’Urso la domenica pomeriggio, si fermerebbe solo per esclamare un “cus a l’è quel culo infangato lì? Guarda che costuma’



E ad ogni modo anche il conoscitore dell’intera opera Beecroft, qualche domanda se l’è posta: 36 Polaroid di backstage cosa raccontano della complessità artistica 1993-2016 con dei soli primi piani di volti pittati?

Rossi sottolinea che “è il mercato a fare l’opera d’arte” e con questa affermazione è vicino al mio pensiero quindi.

Ricordiamoci che l’arte non è scienza, ma è per definizione qualcosa di “astratto” rispetto alla scienza e alla matematica. L’arte è ambigua per natura. Certo io posso dire che un’opera di Warhol è bella (cosa che negherò tutta la vita- apprezzo l’intelligenza di Warhol ma non la sua arte) e un altro invece può dire che è una cagata pazzesca. La definizione di “bello” è qualcosa che ha a che vedere col proprio gusto, bagaglio culturale, periodo storico, luogo etc…
Ogni opera d’arte viene percepita individualmente. Non ci sarebbero orde di turisti ammassati a fotografare la Gioconda, se non se ne fosse parlato tanto. Quindi è assolutamente vero che è il mercato a fare l’opera d’arte.
Lo stesso vale nella moda. Chi acquisterebbe una Fendi senza tutta quella pubblicità? Come arriverebbe al cliente, se nessuno vedesse le adv sui giornali, le campagne in TV, gli spot, alle masse arriva tramite questi mezzi, quindi più investi, più possibilità hai che la ragazzina che sfoglia Vogue possa vederla sulle pagine patinate o che la brava mogliettina durante l’ora di cena possa vederla in TV e chiederla prontamente al marito cornuto per Natale!

Anche in ARTE esiste una specie di piramide:

L’ARTISTA è spinto a creare, in genere, per una necessità, una “chiamata” interiore;

Lo scopo del MERCATO è vendere e creare quindi una serie di favolette più o meno interessanti, più o meno divertenti, più o meno scandalose o provocatorie, a mo’ di Bibbia;

E NOI, noi SPETTATORI, siamo quelli che l’arte la mangiano, con gli occhi, la vedono, col cuore, la sentono, con la testa.



(in copertina un’opera di Maurizio Cattelan, Love, 2011)

Scavolini riceve il German Design Award 2017

Scavolini si aggiudica la Menzione Speciale al German Design Award 2017: un riconoscimento importante nel mondo del design, che premia l’azienda per la categoria Kitchen, con il progetto Foodshelf, firmato dal designer francese Ora-ïto. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 10 febbraio 2017 a Francoforte, alla presenza dei più importanti esponenti del mondo della progettazione, dell’industria e dei media.

“Siamo orgogliosi di questo importante riconoscimento che ci vede al fianco di un grande designer come Ora-ïto”, ha commentato Fabiana Scavolini, amministratore delegato di Scavolini. “Un premio che celebra la nostra capacità di esplorare al meglio linguaggi inediti e dare vita a nuovi percorsi di design che attraversano il presente per orientarsi al futuro. Nella consapevolezza che la progettazione costituisce una delle armi principali nella sfida per garantire l’eccellenza”.

Il progetto Foodshelf di Scavolini, firmato dal designer francese Ora-ïto, trae ispirazione da una rilettura del rapporto tra cucina e zona living, in cui vengono reinterpretate le funzionalità del soggiorno, che nell’idea nel designer Ora-ïto vengono estese anche alla cucina. La zona living entra anche in cucina abbandonando il tipico approccio verticale che caratterizzava precedentemente questo spazio, a favore di una “nuova linearità orizzontale”.

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Bulgari e Roma in mostra a Madrid

L’eleganza senza tempo di Bulgari e la magia di Roma sono in mostra a Madrid: un’esposizione esclusiva che celebra il design di Bulgari, esplorando l’influenza tra la maison e i monumenti della Città Eterna. Un legame fortissimo tra alta gioielleria e architettura, per foto e gioielli dal fascino unico.

Al Museo Thyssen Bornemisza di Madrid sono esposti 145 pezzi di gioielleria che mostrano le somiglianze tra alcuni dei capolavori della Maison Bulgari e alcuni monumenti di Roma, la cui pianta rivive in collier e bracciali: ecco la pianta di Piazza San Pietro, Piazza di Spagna, Piazza Navona e il Pantheon, fino alla vecchia pavimentazione in piccoli blocchi di pietra, che viene traslitterata in modo iconico su cascate di pietre che ricordano un mosaico irregolare. Charme e opulenza, per pezzi unici, come il bracciale del 1934, tempestato di diamanti e rubini in stile Art Déco, che ricorda il Colosseo.

Troviamo anche il fascino degli obelischi portati a Roma duemila anni fa, tra geroglifici trasformati in serpenti e simboli dal fascino millenario. Tornano anche suggestioni barocche, come nei gioielli regalati da Richard Burton ad Elizabeth Taylor. La mostra ospita la Bulgari Heritage Collection, che comprende molti dei celebri gioielli appartenuti all’attrice americana, insieme ad alcuni disegni in prestito da collezioni private, come quelle della baronessa von Thyssen.


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Fondata nel lontano 1884, la maison Bulgari fin dagli albori si è ispirata ai simboli e alle creazioni artistiche della Città Eterna. Un crogiolo di ispirazioni per una mostra dall’allure unica: inaugurata il 30 novembre, l’esposizione resterà aperta fino al 26 febbraio 2017. Oltre ai gioielli sono esposti una trentina di quadri, dipinti, sculture e fotografie: dalle foto storiche di Gian Paolo Barbieri alle opere di Canaletto, Gaspar van Wittel, Ippolito Caffi e Arthur John Strutt.

Tendenze accessori autunno/inverno 2016-2017: gli orecchini

Tante sono le tendenze per l’Autunno/Inverno 2016-2017: non solo moda ma anche accessori a calamitare l’attenzione alle sfilate. Preziosi e sfarzosi o plastificati e coloratissimi, gli orecchini sono i veri must have di questa stagione invernale. Onnipresenti sulle passerelle ad impreziosire ogni outfit, la gioielleria è stata il vero fashion trend delle collezioni per l’inverno 2017.

Largo a tantissimi modelli, perfetti per ogni mise e occasione: la fantasia regna sovrana per orecchini dal forte impatto scenografico o modelli più sobri dalle suggestioni antiche, perfetti per i capi più classici. Tanti sono stati i brand che hanno sposato la tendenza imperante, portando in passerella orecchini che catturavano l’attenzione.

Blumarine punta sul romanticismo e sulle più classiche ispirazioni invernali, portando in passerella modelli con pon pon in pelliccia; da Dsquared2 gli orecchini sono a forma di nappina, mentre Anthony Vaccarello e Lanvin puntano su pendenti classici perfetti per la sera. Suggestioni Eighties da Jeremy Scott, Elisabetta Franchi ed Emporio Armani, mentre Gucci punta al vintage, con monili preziosi che profumano di antico.


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Maxi perle in passerella da Marni, mentre Maison Martin Margiela punta alla sperimentazione. Grandi lune di colore rosso sfilano da Stella McCartney mentre MSGM propone orecchini dalle forme bizzarre, in un inedito gioco geometrico. Tessuto e stoffe intarsiate in passerella da Tory Burch e Veronique Leroy mentre l’orecchino secondo Vivienne Westwood è una sorta di amuleto, un talismano dai rimandi misteriosi ed onirici, in bilico tra punk e spiritismo.

(Foto: Elle)

Milano AutoClassica: il salone delle auto d’epoca

Ha avuto luogo dal 25 al 27 novembre alla Fiera di Rho il secondo appuntamento annuale con Milano AutoClassica, il salone dedicato alle vetture d’epoca e non solo. Da Alfa Romeo a Lamborghini, da Maserati ad Aston Martin: in mostra 1.500 auto e moto storiche in vendita e oltre 14 brand su una superficie di 50mila metri quadrati.

Dopo l’edizione primaverile, torna la kermesse dedicata agli amanti delle quattro ruote. Tra i tanti eventi anche l’asta Duemila ruote. Tra le auto che sono state protagoniste di quest’edizione la nuova Lamborghini Centenario, nata per celebrare i 100 anni di Ferruccio Lamborghini: un capolavoro di design e tecnologia prodotto in soli 40 esemplari.

Nel padiglione 24 della Fiera di Milano ha avuto luogo inoltre l’Asta del secolo, Duemila ruote, la più grande asta mai tenutasi in Europa e la più grande al mondo per quanto concerne i mezzi appartenuti a un unico proprietario. La casa d’aste RM Sotheby’s ha battuto 836 lotti, dei quali 434 di auto storiche: trattasi del materiale confiscato all’imprenditore trevigiano Luigi Compiano, ex patron della North East Service, accusato di bancarotta fraudolenta dopo lo scandalo degli ammanchi milionari nel caveau di Silea scoppiato nel 2013.

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Alessio Pozzi: chi è il modello italiano del momento

Vent’anni, fisico scultoreo e occhi nocciola: è Alessio Pozzi il modello italiano del momento. Amatissimo da Riccardo Tisci, Alessio ha già sfilato per i marchi più importanti del mondo, da Armani a Calvin Klein, da Moschino a Givenchy. Volto di Dolce & Gabbana, H&M e Givenchy Jeans, il modello ha posato accanto a top model del calibro di Adriana Lima, Candice Swanepoel e Miranda Kerr.

Classe 1995, 1,89 di altezza, Alessio è nato a Capriolo, in provincia di Brescia. Il giovane modello è stato scoperto in un centro commerciale due anni fa: da allora la sua carriera è in costante ascesa. Re dei social, con oltre 90mila follower su Instagram, il modello è acclamato da uno stuolo di adolescenti.

Segni particolari: una cicatrice sul viso, che il modello si è procurato per colpa di Gris, il suo gatto. Alessio ha firmato un contratto con l’agenzia Elite Milano. Tra i primi a notare la sua grande fotogenia Domenico Dolce, che lo ha scelto come testimonial. Un fisico marmoreo, dovuto a tanta disciplina e alla palestra. «Mi sono costruito», così il modello descrive se stesso.

L’albero di Swarovski illumina Milano

Puntuale anche quest’anno arriva lui, l’immenso abete natalizio che illumina la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Per il terzo anno consecutivo è Swarovski a firmare il bellissimo albero di Natale allestito nel luogo simbolo dello shopping milanese. Da ieri sera 2 dicembre 2016 fino al 6 gennaio 2017 il grande albero verrà illuminato. Un omaggio alle donne, a cui è dedicato l’albero.

“L’Albero sarà orgogliosamente dedicato alle Donne e da loro acceso, che per noi rappresentano il mondo al quale facciamo riferimento e dal quale prendiamo maggiormente ispirazione” -ha dichiarato Michele Molon, Managing Director di Swarovski CGB Italia-.

Tra le madrine della serata evento che inaugura le festività natalizie Margherita Buy, Laura Chiatti, Cristiana Capotondi, Rossella Brescia e Paola Turci. Dopo lo spettacolo un brindisi esclusivo sotto l’Albero e la Volta. Suggestiva ed emozionante, l’accensione dell’albero di natale inaugura il periodo più magico dell’anno. L’abete, alto 12 metri, è decorato con più di 10.000 ornamenti in cristallo ed illuminato da oltre 36.000 luci.

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Chanel N.5 contro l’alta velocità

Marilyn Monroe dichiarava di dormire nuda con indosso cinque gocce di Chanel N.5. Il profumo più famoso del mondo si schiera ora contro l’alta velocità. Da decenni la sede in cui la celebre fragranza prende vita è Grasse, cittadina della Provenza conosciuta come la «capitale mondiale del profumo» grazie a un’industria che risale al XVI secolo.

Tuttavia Chanel N. 5, essenza creata nel 1921 da mademoiselle Coco Chanel e dal profumiere Ernest Beaux, minaccia di abbandonare il celebre comune poco distante dalla Costa Azzurra. Motivo del diverbio è la linea di alta velocità «Provenza-Costa Azzurra», che prevede il passaggio della ferrovia sui campi di gelsomino coltivati da decenni per produrre la fragranza. Il progetto da 6,7 miliardi di euro rischia di distruggere i famosi gelsomini che danno vita al profumo della maison.

Chanel — scrive il quotidiano Le Figaro — ha scritto un comunicato in cui sottolinea come la costruzione di un viadotto che taglia la valle del Siagne sarebbe un vero e proprio disastro per le sue attività. In questo territorio il brand coltiva infatti 12 ettari di campi di fiori: «È chiaro che la costruzione della ferrovia sulla quale passerebbero regolarmente treni ad alta velocità costringerebbe Chanel a interrompere le sue attività artigianali nella regione» dichiara la nota. La maison, che per produrre i 30 milligrammi di profumo presenti in ogni Chanel N.5 ha bisogno di 12 rose rosse e di 1.000 fiori di gelsomino, ha anche ricordato come i fiori raccolti intorno alla città di Grasse siano «unici ed eccezionali … indispensabili per la creazione di profumi del marchio».

Lily-Rose Depp, nuova testimonial di Chanel N.5

Lily-Rose Depp, nuova testimonial di Chanel N.5



Nella sua battaglia contro l’alta velocità Chanel ha trovato un alleato nel sindaco di Cannes David Lisnard, che da mesi chiede una modifica al progetto iniziale. «Con le modifiche — spiega il primo cittadino della città della Croisette — si cambierebbe completamente il tracciato diminuendo al minimo i danni ambientali».

Tom Ford dice no a Melania Trump

“Non vestirò mai Melania Trump”: a parlare è Tom Ford. Lo stilista americano, intervistato durante la trasmissione “The View”, ha raccontato di aver già rifiutato in passato di creare abiti per la neo First Lady e che non intende farlo in futuro.
«Non è il mio ideale», così Tom Ford commenta la propria decisione, irremovibile. Il designer, ex direttore creativo di Gucci e Saint Laurent, è attualmente al cinema con il suo secondo film, “Animali Notturni”.

Lo stilista cinquantacinquenne lascia a bocca aperta l’intervistatrice Joy Behar: «Già mi è stato chiesto alcuni anni fa di vestire Melania Trump e ho rifiutato —ha detto Tom Ford—. Non è il mio ideale». Mosso da ideali estetici ben diversi dallo stile di Melania Trump, Ford rifiuta in modo categorico la possibilità di vestire la moglie del nuovo presidente degli Stati Uniti.

Tuttavia nel mirino dello stilista non c’è solo Melania Knauss: Tom Ford ha infatti ammesso che non avrebbe accettato neanche di vestire Hillary Clinton, rivale di Trump. «Credo che non avrei vestito neppure Hillary se avesse vinto le elezioni. I miei abiti sono troppo costosi e non si addicono alla moglie di un presidente».

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I jeans made in Italy amici dell’ambiente

I jeans made in Italy sono i più ecologici: il segreto? I crostacei. Il gruppo italiano Canepa, assieme a Candiani Denim, ha sviluppato un nuovo composto innovativo derivato dai crostacei per ridurre le emissioni inquinanti nel processo di tessitura del denim. Il risultato è un jeans amico dell’ambiente-

«Il jeans invecchia integrando in sé il cambiamento dell’età, impregnandosi di avventura, della vita di chi li indossa, ogni lavaggio è una pagina girata», così diceva Daniel Friedman in «Una storia di blue jeans» (1987). Ma il procedimento tessile che porta ai jeans era caratterizzato da un alto livello di sostanze inquinanti. Il «denim», tela composta da cotone e lino, prevede una lavorazione che contempla un ampio uso di acqua ed energia nonché di un particolare composto chimico, denominato Alcool Polivinilico (Pva), che serve a compattare al meglio il filo durante la tessitura. Questa sostanza viene poi lavata dal tessuto e rilasciata nell’ambiente con conseguenze dannose.

Il Gruppo Canepa, leader mondiale per la tessitura e stampa di tessuti, insieme a Candiani Denim, il più importante produttore italiano di denim, ha firmato un accordo per l’utilizzo di un nuovo brevetto internazionale, denominato «SAVEtheWATER-Kitotex», che prevede l’utilizzo di una sostanza alternativa all’Alcool Polivinilico: il Chitosano, composto di origine naturale, atossico, biocompatibile e biodegradabile, ottenuto dalla chitina contenuta nello scheletro esterno dei crostacei.

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L’Associazione Tessile e Salute, fondata in associazione con il Ministero della Salute e il Ministero dello sviluppo economico, ha confermato che l’innovativo procedimento che adopera invece il Chitosano consentirà di ridurre i consumi di acqua fino al 90% e di energia elettrica fino al 60%. Alberto Candiani, portavoce di Candiani Denim, ha presentato con orgoglio il nuovo brevetto: «L’applicazione del Chitosano si è dimostrata complementare ad alcune esclusive tecnologie di tintura e finissaggio che abbiamo sviluppato negli ultimi anni e grazie a queste combinazioni innovative possiamo creare un Denim 2.0, dove il rivoluzionario e necessario risparmio di acqua e di energia accompagna lo sviluppo di tessuti dall’aspetto sofisticato».

Dolce & Gabbana alla conquista della Cina

Dolce & Gabbana sbarcano in Cina: è Hong Kong la location scelta per la sfilata di Alta Moda del duo di stilisti. L’evento, seguitissimo sui social, ha visto la costruzione di un ponte ideale tra Cina e Italia, che, secondo Domenico Dolce e Stefano Gabbana non sarebbero poi così lontane. Tripudio di opulenza e suggestioni imperiali nel défilé, che ha visto sfilare modelle rigorosamente asiatiche, vestite come principesse.

Si apre con il dovuto omaggio al Bel Paese, sulle note di “O sole mio” una sfilata destinata ad entrare nella storia: nella hall del Peninsula Hotel sfila per la prima volta l’Alta Moda fuori dall’Italia. Tra i 200 selezionatissimi ospiti l’intero jet-set asiatico, tra sedie d’oro, grappoli di rose e le gigantografie di Leonardo e Tiziano. vogliamo far entrare tutti nel nostro mondo

Si alternano sulla passerella più di cento abiti che omaggiano l’alta artigianalità italiana: virtuosismi e maestria ni ricami dorati che impreziosiscono la prima uscita, con un lungo abito in tulle nero con tanto di lunghi guanti e corona da imperatrice. Tripudio di broccati, pietre preziose e conchiglie che decorano bustier e copricapi pregiati; largo a cappe di seta e pellicce di astrakan, tubini in pizzo e lamè, per re e regine di un ideale regno in cui a dominare è lo stile e il Made in Italy. L’uomo sfila in vestaglia e colbacco, sfoggia blazer interamente ricamati e sfarzosi completi in broccato.

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Opulenza è la parola chiave di un fashion show suggestivo, organizzato in appena un mese e che inizialmente doveva sfilare a Milano. “Perchè qui? -risponde Domenico Dolce- È stato il nostro primo amore cinese. E poi è al centro di tutti, anche di altri mercati come Russia o Australia, tanto è vero che sono venute clienti da ovunque”. I due stilisti si rivolgono ad una “giovane tosta che sa quello che vuole e oggi conosce molto bene le cose e apprezza la qualità. Non la intorti con i falsi, no. Anzi. Vuole cose sempre più vere e originali”. La dichiarazione d’amore per la Cina campeggia sui social con l’hashtag «dgloveshongkong». Dolce & Gabbana ribadiscono l’importanza dei nuovi media come principale veicolo per portare la loro moda alla gente. «Questo è il nostro modo oggi di concepire la moda, andare verso la gente e non importa se non tutti possono acquistare questo o quel capo, ci piace l’idea di farli entrare nel nostro mondo. Di fare vedere a tutti cosa è il nostro lavoro».

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Heather Parisi si schiera contro la chirurgia plastica

Heather Parisi e Lorella Cuccarini, le showgirl più amate degli anni Ottanta, sono tornate insieme in tv per un esclusivo show in prima serata su Rai Uno. Nemiche Amatissime -questo il titolo dello spettacolo in diretta su Rai Uno- ha visto le due ballerine (ancora splendide) dare vita ad uno show entusiasmante, che intendeva celebrarne le rispettive carriere.

Una prima serata che ha visto momenti di puro spettacolo, tra ospiti illustri e monologhi interessanti. A monopolizzare l’attenzione è stata proprio Heather Parisi, protagonista di un toccante monologo destinato a scuotere le coscienze: la showgirl americana, ancora bellissima alla veneranda età di 56 anni, ha deciso di toccare un tema molto attuale come quello della chirurgia estetica. La ballerina, nata a Los Angeles e divenuta celebre in Italia per canzoni come Disco Bambina, Cicale e Crilù, ha improvvisato un monologo in cui si schierava apertamente contro i ritocchini, in un inno alla bellezza naturale.

Tre minuti intensi in cui, in un primo piano che immortala la bellezza ancora intatta di Heather Parisi, la showgirl si schiera apertamente contro la chirurgia estetica: “All’inizio vedevo con disprezzo le donne che si rifanno il proprio corpo per fermare il tempo e per il giudizio della gente” -ha detto Heather Parisi. “Ora la penso diversamente. La colpa non è delle donne, ma di un mondo che non ti vuole mai come sei. Pensateci. Se oggi a un colloquio di lavoro esibite un bel seno hai più possibilità di venire assunta e se oggi a un provino televisivo hai un bel fondoschiena hai più possibilità di venire scelta. Io ogni mattina trovo il coraggio di guardarmi allo specchio e di piacermi così perché ho la fortuna di avere a fianco un uomo che mi guarda per quello che sono, perché non voglio rinunciare alle mie imperfezioni e perché non voglio rinunciare a nessun giorno della mia vita qualunque ruga mi abbia portato”.

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Burberry ed Elton John insieme per un cofanetto in vinile

Burberry ed Elton John danno vita ad un’inedita collaborazione per celebrare il Natale 2016: il cantautore inglese e il celebre brand firmano un cofanetto di vinili con sei degli album di Elton John entrati nella storia della musica. Si tratta di una esclusiva limited edition di 800 pezzi. Un imperdibile regalo di Natale per gli appassionati di musica: il cofanetto comprende sei degli album rimasterizzati e pubblicati per la prima volta da Elton John tra il 1970 e il 2001 e un album mai pubblicato in precedenza su vinile.

Un cofanetto esclusivo e un regalo prezioso: Burberry firma l’esclusivo cadeau con una veste sfarzosa, perfetta per l’atmosfera natalizia. Interamente cosparso di brillantini dorati e personalizzato con la firma incisa di Elton John, che fa capolino dal cofanetto in pregiate lettere dorate, gli LP in vinile da 12 pollici da 180 gsm includono i disegni e le note di copertina originali. Gli album sono stati rimasterizzati dalL’ingegnere Bob Ludwig partendo dai nastri originali e il vinile è stato registrato presso i famosi Abbey Road Studios di Londra.

«Scegliere questi sei dischi non è stato semplice; rappresentano in modo speciale la mia produzione degli anni fra il 1970 e il 2001. È stato un piacere lavorare con Christopher Bailey, un caro amico. Produrre questi album è stata una vera fatica d’amore per tutti coloro che hanno preso parte alla sua realizzazione», così si è espresso il cantante.

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Burberry ed Elton John non sono alla loro prima collaborazione: l’ultima apparizione di Elton John ha infatti avuto luogo l’anno scorso in occasione della Campagna Burberry Festive ispirata a Billy Elliot. Ad unire la rock star e il celebre brand la comune passione per il supporto dato agli artisti inglesi emergenti in campo musicale. Il cofanetto, in vendita a 295 euro, sarà disponibile nelle boutique di Via Montenapoleone a Milano e di Via Condotti a Roma.

In mostra a Londra il guardaroba di Lady Diana

Che Lady Diana Spencer fosse un’icona di stile non è certo una novità: tantissimi i look sfoggiati nel corso degli anni dalla “principessa triste”, consacrata ad icona di stile. A 20 anni dalla sua scomparsa, una mostra celebra lo stile di Lady D.

“Diana: Her Fashion Story” aprirà i battenti a Kensington Palace il prossimo 24 febbraio: l’attesissima mostra, fortemente voluta dai figli William e Harry, segna solo l’inizio di una serie di iniziative che intendono celebrare la figura di Diana Spencer nel ventesimo anniversario dalla sua prematura e tragica scomparsa, avvenuta il 31 agosto 1997 a seguito di un incidente automobilistico in un tunnel parigino.

Timida e fragile, la principessa Diana è stata una delle figure più scomode della casa reale inglese: dal suo matrimonio con Carlo agli amori clandestini, al centro della mostra vi è l’evoluzione del suo stile. Da brutto anatroccolo a cigno fotografato su tutti i tabloid, Lady Diana ha sfoggiato nel corso degli anni tantissimi look entrati nella storia. Un’evoluzione stilistica che, dagli anni Ottanta ai Novanta, viene esplorata attraverso 26 indimenticabili abiti esposti a Londra, cinque dei quali sono di proprietà dell’Historic Palace Houses, mentre gli altri 21 appartengono a collezionisti privati e musei di tutto il mondo. Una panoramica sullo stile di una delle principali icone del Novecento: dall’abito a pois firmato Regamus, indossato da un’acerba Diana appena 19enne al celebre abito da sera in veluto blu, firmato Victor Eldestein, che la principessa indossava durante un memorabile ballo alla Casa Bianca con l’attore John Travolta. Correva l’anno 1985 e la naturalezza di Diana, la sua spontaneità e la sue proverbiale eleganza contribuirono a consacrarla come icona fashion. Tra i suoi designer più amati Catherine Walker e Christian Dior.

Lady Diana alla Casa Bianca nel 1985

Lady Diana alla Casa Bianca nel 1985



Eleri Lynn, curatrice della mostra, ricorda così la principessa: «Diana era consapevole dell’effetto che le sue scelte sartoriali potevano avere a livello diplomatico e del modo in cui la sua immagine poteva essere interpretata, oltre all’importanza che potevano rappresentare per il futuro degli stilisti da lei scelti e dell’industria della moda britannica. Per questo poneva estrema cura nella preparazione di ogni capo».

Il parlamento europeo è sull’orlo del collasso?

La grande coalizione che tiene in piedi il parlamento Europa, quella tra PPE e S&D è appena scoppiata e il motivo è la decisione del socialisti di far saltare l’accordo sulla divisione dei poteri su cui era fondata la coalizione.
La rottura ha creato una situazione di incertezza a Bruxelles che non si vedeva da molti anni. Si prospettano settimane di discussioni e di paralisi legislativa che lasceranno impotenti anche il presidente della commissione Junker e del Consiglio Europeo Tusk.


La fragilità Della coalizione è sempre stata sotto gli occhi di tutti ed è tornata sotto gli occhi di tutti quando il presidente del parlamento europeo Shultz ha annunciato le sue dimissioni per far ritorno nel Bundestag.
L’accordo prevedeva che finito il turno di Shultz, membro dei socialisti, sarebbe stato il turno di un membro del PPE a prendere la presidenza del Parlamento. Peccato che nel frattempo il PPE ha preso o mantenuto il controllo di Commissione e Consiglio con Junker e Tusk quindi se gli accordi fossero rispettati ci sarebbe un terzetto del PPE alla guida dell’Europa. Un po’ troppo secondo i socialisti.


Per questo i socialisti, il secondo partito per seggi in parlamento proprio dopo i popolari, hanno candidato il loro leader, Gianni Pittella.
Il politico lucano del PD è poco conosciuto in Italia, dove ha raggiunto il picco di popolarità durante le scorse primarie, ma è un peso massimo in Europa e la sua candidatura pone una minaccia serissima al partito di maggioranza relativa.


Una situazione di questo tipo ha finito per puntare i riflettori su Guy Verhofstadt, il belga leader dell’ALDE, il gruppo di centro, che con i suoi 70 voti sposterà l’elezioni verso un candidato o verso l’altro. Verhofstadt ha per ora dichiarato la sua candidatura ma le sue possibilità di vittoria sono vicine allo zero e i suoi voti, molto probabilmente saranno quelli che eleggeranno il nuovo presidente del parlamento europeo.


Il PPE ha la maggioranza dei voti all’interno del parlamento europeo e in ultima istanza, se l’ALDE deciderà di correre da solo fino in fondo, ha la possibilità di eleggere un proprio presidente ma i socialisti hanno già fatto sapere che questo porterà alla fine della grande coalizione.


Pittella ha dichiarato che le premesse su cui si era basata la coalizione sono state disattese dal PPE e che i socialisti pensano che sia necessario, per il bene dell’UE, che a Bruxelles si abbia un nuovo programma più progressista per la seconda parte della legislatura. Un programma che lasci più spazio alla flessibilità economica chiesta a gran voce da tutti i paesi del sud, Italia in testa.


Per i socialisti, secondo Pittella, la coalizione non è mai esistita ma c’è stata una cooperazione legislativa nata dalla necessità di far funzionare l’europarlamento. Un accordo, sempre secondo Pittella, avrebbe creato una obbligazione ad accordarsi su ogni singola proposta di legge, cosa che non è accaduta dato che molte volte il PPE ha votato in modo differente.
Pittella ha dichiarato che è aperto a collaborare con qualsiasi gruppo, tranne quelli di estrema destra, al fine di creare una coalizione a sostegno della sua candidatura.
Candidatura che ha come obiettivo base lo sviluppo di una politica economica più espansiva.


Senza ombra di dubbio l’empasse che si è creato creerà più di un grattacapo a Junker e alla commissione. Lo stesso, discusso, presidente della Commissione ha più volte tentato di convincere Schultz a rimanere in carica per un terzo e mai visto turno a discapito di un presidente del suo stesso partito, il PPE.

Perché bisogna andare a votare per il referendum costituzionale

In questa campagna referendaria abbiamo sentito di tutto. I toni sono stati quelli apocalittici dei momenti spartiacque e delle “scelte definitive”. Il tutto – nella tradizione della classica comunicazione manichea italiana – è stato notevolmente amplificato dalla diffusione di messaggi e contenuti via web e social network.
È stato detto che in caso di vittoria del NO: gli ospedali sarebbero stati chiusi, otto banche sarebbero fallite, le farmacie prese d’assalto, deriva autoritaria, impossibili nuove riforme, mafiosi impuniti perché nominati senatori, Italia fuori dall’euro, sangue infetto negli ospedali, debito pubblico fuori controllo, interessi alle stelle, ma anche “fase nuova della politica”, riforme vere, più democrazia, meno immigrati, basta con la sottomissione all’Europa.
È stato detto che in caso di vittoria del SI: PIL alle stelle, più occupazione, banche salve, Italia veloce, 500miliardi (poi diventati milioni) di risparmio ogni anno, ma anche che si sarebbero evitate ogni genere di sciagure, manco fossimo alle porte delle piaghe d’Egitto.


Abbiamo visto ogni genere di “compagnie di viaggio”: sul fronte del NO Travaglio ineditamente con Berlusconi e Brunetta, Grillo (la cosa sorprende meno) con Casa Pound e Forza Nuova, e tutti assieme a Marco Rizzo del PCI, la Lega Nord di Salvini e Fratelli d’Italia, con ANPI e qualcuno del Pd che non ha fatto mancare la sua adesione.
Sul fronte del SI abbiamo visto assieme i Verdini, i D’Anna, gli Alfano, i partiti delle autonomie insieme a Renzi, renziani della prima seconda terza e ultima ora, ma anche JPMorgan, FMI e qualsiasi istituzione c’entrasse meno che nulla.


I costituzionalisti sono stati davvero bipartisan: ne abbiamo contati in pari misura (anche per peso, spessore e autorevolezza) da entrambe le parti. Come si dice degli economisti, alla fine qualcuno che ci azzecca nel mucchio lo trovi sempre.


Nella rincorsa da tutte le parti al terrorismo psicologico ed alla polarizzazione estrema da fine del mondo e giudizio universale (quasi fossimo in un sistema bipolare chiuso e perfetto) guru della comunicazione e politici di ogni genere, specie, colore ed età si sono dimenticati che l’Italia ha un popolo strutturalmente di moderati, e che certi toni – che tanto si addicono al web in cui sono efficaci e pare facciano gruppo – non solo non aiutano le campagne, ma allontanano le persone dal voto. Il popolo italiano ha mostrato di votare secondo coscienza e lontano dalle indicazioni di partito in tutte le occasioni referendarie importanti, dall’aborto al divorzio ai referendum recenti.


A questo popolo io dico che dobbiamo andare a votare, perché è una scelta importante e non ci possiamo consentire il lusso di dire, il giorno dopo, che non “io non c’ero”. Vorrei che il mio popolo potesse scegliere sulla base di un testo, semmai letto “in parallelo”, tra la Costituzione attuale e quella proposta, e che prendessimo tutti atto che si vota su questo, e solo su questo.
Io, per precauzione e per chi volesse, la allego.


Il giorno cinque dicembre, la mattina ci alzeremo tutti comunque col sole (dietro o davanti alle nuvole). Usciremo di casa e andremo a lavorare come sempre. Non ci saranno dittatori né ospedali chiusi, non ci saranno file ai bancomat, non diminuiranno né aumenteranno gli immigrati, non avremo grazie a questo referendum più soldi in tasca, né il nostro PIL aumenterà vorticosamente, e nemmeno il nostro debito pubblico.
Se ci sarà una migliore legge elettorale (per la quale NON si vota) dipenderà da quello che farà il Parlamento il giorno dopo. Se ci sarà instabilità politica, un nuovo governo, questo non dipenderà dal Referendum Costituzionale, ma da quello che deciderà di fare il premier Matteo Renzi.
Il 5 dicembre ci vedremo per strada, come sempre, e ci prenderemo il nostro caffè, andremo al lavoro. E l’Italia serenamente sarà quella che tutti insieme decideremo con questo Referendum. Buon voto a tutti, qualsiasi sia la vostra convinzione politica e qualsiasi sia la vostra scelta di voto.


Riforma costituzionale

A tu per tu con: Luca Boiocchi – Il Personal Stylist

Sardo di nascita e milanese d’adozione, Luca Boiocchi è un professionista eclettico: personal stylist, brand manager, Pr e redattore moda. Luca divide il tempo tra lavoro nello showroom di famiglia, pubbliche relazioni, consulenza di immagine, cool hunting e styling.
E’ quindi un professionista dello stile che osserva l’universo moda da punti di vista differenti, collabora con vari magazines di moda e cura lo stile di numerosi Vip, confermandosi uno dei personal stylist tra i più creativi del momento.


Luca Boiocchi con Le Donatella

Luca Boiocchi con Le Donatella




Le sue consulenze da personal stylist sono richiestissime e stanno diventando sempre più un must per chi vuole stare al passo con le ultime novità dalle passerelle. «Non ho competitor in Italia, è vero – ammette con semplicità e senza la minima traccia di arroganza –. Alle spalle, però, ho molti anni di rodaggio»
Il 90 per cento delle aziende con le quali Luca Boiocchi collabora sono aziende di moda, il suo primo amore, ma si fanno ormai sempre più frequenti le proposte da parte di marchi di accessori, tecnologia, addirittura nel settore food, tant’è che la rivista Good Life gli ha dedicato una copertina.


Luca Boiocchi con Gianluca Vacchi

Luca Boiocchi con Gianluca Vacchi




– Luca, come è nata la tua figura professionale nel mondo della moda?


E’ nata nel 98, cominciai come commesso a dire la verità, in un famoso negozio in centro a Milano, davanti al Duomo, ma fin da subito bello ambizioso, sono riuscito a diventare responsabile del negozio occupandomi più della parte visual fino a diventare vetrinista. Poi in quegli anni mentre ero docente alla UpToDate Fashion Accademy, facendo le mie ricerche per essere sempre aggiornato, sono venuto a contatto con questa parola “il Personal Stylist”; erano gli anni di Britney Spears, Robin Williams per intenderci, e sono rimasto completamente affascinato da questa figura che seguiva a 360 gradi questi personaggi, in tutto e per tutto. Incuriosito, mi sono subito attuato per aggiornarmi ed evolvermi in quello che oggi è il mio attuale lavoro.


– Chi sono i tuoi clienti?


Come Personal Stylist lavoro con uomini o donne che vogliono andare a colpo sicuro con un outfit adatto per la loro occasione speciale o semplicemente sentirsi a proprio agio tutti i giorni con un look giusto, ribadisco a 360 gradi, dall’outfit al lifestyle, quindi persino alla scelta dell’automobile per esempio. Ho iniziato con persone facoltose ma non famose, poi nel tempo, facendo parecchie interviste e apparizioni in tv dove spiegavo il mio ruolo, sono stato contattato anche da personaggi del mondo dello spettacolo, politici e dello sport, calciatori in primis.


– Luca, come si fa a consigliare una persona su “come vestirsi”?


Non è facile, ma se poi il risultato è buono, paga. Soprattutto perché il “cliente” ha un buon risultato in termini di immagine e di soddisfazione personale. Il mio modo di lavorare parte prima di tutto dalla conoscenza del mio cliente. Conoscere a fondo la sua personalità, i suoi gusti ed anche i suoi “difetti”, mi consente di capire quale capo di abbigliamento, accessori e stile potrebbe aiutarlo a rafforzare la propria immagine e a presentarsi in pubblico in maniera “vincente”.
Grazie poi alla mia attività in showroom riesco a percepire prima di altri le nuove tendenze e le mode che il mercato nazionale ed estero ha pensato per le stagioni successive, questo è un grande vantaggio per il mio lavoro di consulenza di stile. Perché gli attribuisce sempre una marcia in più.



– Potresti farci un esempio?


Molte volte è l’accessorio che fa la vera differenza nel look di una persona. Si può apparire con un’immagine ed uno stile vincente e forte anche solo grazie ad un dettaglio, se questo è quello giusto. Non per forza essendo estroversi. Un dettaglio prezioso o vintage insieme a capi di abbigliamento più semplici, può avere un grande impatto e dare all’immagine e allo stile di una persona quel quid che ne rafforza l’immagine ed il look.


Luca Boiocchi nel suo Showroom

Luca Boiocchi nel suo Showroom




– Cosa vogliono gli uomini moderni?


L’uomo di oggi è molto aggiornato, curioso ma soprattutto vanitoso; vuole vestirsi bene nell’ambiente lavorativo e vuole sempre essere al passo con i tempi e desiderato. Ma c’è uomo e uomo. L’uomo “giusto” ricerca la qualità dei capi, possiede un guardaroba essenziale ma di qualità, per questo uomini e donne sono estremamente diversi, per la donna la parola “essenziale” non esiste!


– Lavorando da tantissimo tempo in questo mondo sicuramente hai visto la moda cambiare nel tempo, cosa ne pensi di queste nuove figure come i Blogger e gli Influencer?


Bella domanda… Mi è già stato chiesto parecchie volte. Personalmente conosco parecchi blogger, soprattutto quelli che vanno di più al momento; è un lavoro che da quando sono nati i social sta prendendo sempre più piede, la figura del blogger è nata oltreoceano con l’esperienza dei giornalisti che facevano ricerca nel proprio settore, ricordiamo che il blogger può essere di moda, food, travel ecc… Qui in Europa la figura del blogger si è trasformata, soprattutto nella moda, come una vera e propria vetrina dove ragazzi e ragazze mostrano dei look “fai da te” con lo scopo di raggiungere followers e popolarità. Personalmente sono contento che esista questo movimento, d’altra parte mi dispiace che negli ultimi due anni, ti faccio l’esempio dell’Italia, leggevo su un noto quotidiano, ci sono 221.000 blogger solo nel nostro paese; in sostanza la maggior parte di queste persone sono improvvisati, gente che non ha mai studiato, legge informazioni dalla rete e poi ripropone in vetrina in maniera più o meno corretta la propria visione, per non parlare poi di quelli che per far la marchetta al brand mettono su outfit o accessori improponibili. Lo si può fare costruendo un outfit non forzato ovviamente, ma in quel numero esorbitante sono davvero pochi a riuscirci… Io credo che le aziende dovrebbero dare senso solo a chi ha senso.


Luca Boiocchi nel suo Showroom

Luca Boiocchi nel suo Showroom




– Qual’è il capo o l’accessorio di cui non puoi fare proprio a meno?


Il mio accessorio indispensabile è il cappello. Nei primi del ‘900 era simbolo di eleganza, si usava nel tempo libero come per le cerimonie. Nato come copricapo per le intemperie, poi è diventato importante per uso estetico e dal valore sociale, in quanto storicamente differenziava i ceti. A me piace perché è elegante e completa il look.


– Qualche tips per l’uomo moderno?


Per chi mi segue sui miei canali social, sono un amante del Dandy Style, mi piace molto questo uomo un po’ British ma non necessariamente troppo eccentrico, mi piace molto il dettaglio della cipolla (l’orologio con catenina), la scarpa importante, una bag di un bel pellame, il papillon magari in legno. Secondo me la bretella tornerà aggressiva, è ciclica come cosa, come molti capi nella moda, già ora si comincia a notare ma sono sicuro che tornerà prepotentemente nel mercato, sarà un Musthave.


Luca Boiocchi con Mariano Di Vaio

Luca Boiocchi con Mariano Di Vaio




Luca Boiocchi nel suo Showroom

Luca Boiocchi nel suo Showroom



 

Gli Angeli di Victoria’s Secret incantano Parigi

Una location da sogno, che si tinge di rosa shocking; lustrini, fiocchi, ali e piume, per valchirie che attraversano, con falcate sensuali, la notte stellata, sotto il cielo della Ville Lumière: non è un sogno ma l’ultimo fashion show di Victoria’s Secret, che ha avuto luogo ieri sera nella cornice del Grand Palais di Parigi.

Una sfilata-evento suggestiva come poche, che nella città dell’amore ha trovato location ideale. La sfilata di Victoria’s Secret, che sarà in onda negli Stati Uniti il prossimo 5 dicembre, rappresenta da anni un evento unico, che mette insieme le top model più belle e quotate del momento. A presentare la collezione 2016 del brand più sexy di lingerie ecco schierati gli Angeli, tra cui spiccano la sempre splendida Adriana Lima, Izabel Goulart, la svedese Elsa Hosk, la statunitense Taylor Hill, Sara Sampaio, Gigi e Bella Hadid, al suo debutto sulla passerella del brand, Doutzen Kroes, Joan Smolls, Josephine Skriver, Lily Aldridge, Irina Shayk, forse in dolce attesa, e molte altre nuove leve. Grande assente la sudafricana Candice Swanepoel, appena diventata mamma.

Tripudio di curve sinuose e femminilità, per le 51 supermodelle strizzate in iconici completini in pizzo, tulle e raso, tra reggicalze hot e tacchi vertiginosi. Tra gossip (come la presunta gravidanza di Irina Shayk e l’incontro/scontro in passerella tra Bella Hadid e il suo ex The Weeknd) e corsetti audaci, non sono mancate le performance di artisti internazionali: quest’anno ad accompagnare gli Angeli Lady Gaga, Bruno Mars e The Weeknd. Come una diva contemporanea, Lady Gaga si è esibita sfoggiando diversi cambi d’abito e una forma fisica smagliante.



La sfilata è in assoluto l’evento più seguito sui social, e sono state le stesse modelle ad incrementare la tendenza, postando fin dal backstage scatti hot in lingerie e vestaglia rosa baby. Splendide ed invidiatissime, le top model che si sono alternate sulla passerella del Victoria’s Secret Fashion Show 2016 rappresentano un ideale forse irraggiungibile di perfezione fisica, a cui ambisce ogni donna. Tantissimi i look che sono stati presentati, tra make up deciso e capelli sapientemente ondulati (QUI un pezzo al riguardo). Dopo la sfilata ospiti e modelle si sono riuniti per festeggiare, con un party esclusivo. Tra i presenti, la sorella di Kate Moss, Lottie Moss, e la madre di Bella e Gigi Hadid, l’ex modella olandese Yolanda Foster.

Torna a Roma il Natale dei 100 alberi d’autore

Si è svolto ieri sera a Roma l’evento che da anni anticipa il Natale: “Il Natale dei 100 alberi d’Autore è la manifestazione ideata da Sergio Valente, l’hair stylist più amato dalle dive. Giunta alla XXIII edizione, la kermesse quest’anno ha avuto luogo presso l’Hotel Gran Melia’ di Roma, sito ai piedi del Gianicolo.

Una manifestazione che coniuga charity ed eleganza: tanti gli obiettivi solidali raggiunti nel corso degli anni, grazie alla sensibilità dei grandi nomi della moda, del design e dell’arte, che ogni anno realizzano opere da collezione. I proventi di quest’edizione saranno devoluti alla Onlus Andrea Tudisco, che opera sul territorio per tutelare il diritto alla salute dei bambini, offrendo ospitalità e assistenza in una comunità-famiglia.

Tanti gli artisti e gli stilisti che hanno aderito alla manifestazione: le Accademie di Costume e Moda e Koefia, Agatha Ruiz De La Prada, Antica Murrina, Antonio Grimaldi, Sabrina Persechino, Carlo Pignatelli, Chiara Boni, Enrico Coveri, Enrico Miglio, Erika Calesini, Ermanno Scervino, Etro, Ettore Bilotta, Jaeger-LeCoultre, Marella Ferrera, Missoni, Nino Lettieri, Renato Balestra, Simone Guidarelli, Talo’ Design, Gianni Molaro, Martino Midali, Brunello Cucinelli. La serata è stata presentata dalla giornalista di moda Cinzia Malvini. Tosca D’Aquino e Camilla Filippi, insieme al campione di rugby Martin Castrogiovanni, i testimonail di quest’anno. Gli alberi d’autore saranno esposti fino al 10 dicembre.

“The extra hour” di Audi al Design Miami

Un gigantesco orologio da cui fanno capolino dei mattoncini Lego; potente e maestosa, lì in mezzo sbuca anche un’Audi R8. Si tratta di “The extra hour”, l’installazione firmata Audi, presentata al Design Miami. Nata dalla collaborazione tra la Casa di Ingolstadt e Lego, l’opera ha incantato al Design Miami, inaugurato lo scorso 30 novembre.

Suggestiva e ricca di simbolismi, l’installazione rappresenta la venticinquesima ora, ossia il tempo guadagnato dagli automobilisti quando la guida autonoma diventerà effettiva. Echi futuristici sembrano preludere al momento in cui finalmente sarà davvero possibile lasciare il volante per dedicarsi al relax.

“Audi e Lego condividono la passione per l’innovazione e l’inventiva”: così si è espresso Nils Wollny, responsabile della digital business strategy & customer experience dell’Audi. “Passione che diviene preziosa nello sviluppo di nuovi prodotti e modelli di business legati alla guida autonoma”. “Con questa installazione”, ha aggiunto William Thorogood, direttore dell’innovazione al Lego Creative Play Lab, “ci auguriamo d’ispirare l’immaginazione e la creatività dei visitatori e d’incoraggiarli a spezzare la routine. La venticinquesima ora è il momento perfetto per farlo”.

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Calzedonia compie 30 anni

Il primo dicembre Calzedonia spegne 30 candeline: il brand di calze e beachwear più famoso del mondo segna un traguardo importante. Nato a Verona nel 1986, con la missione di rendere belle ed eleganti tutte le donne grazie alle sue calze, Calzedonia ha sempre puntato sulla bellezza.

Tante le testimonial illustri che si sono alternate nel corso degli anni, da Gisele Bundchen a Cameron Russel, da Sara Sampaio a Julia Roberts fino ad Adriana Lima. Tante anche le pubblicità che ancora ricordiamo, dallo sport “Speriamo che sia femmina”, del 2006, al famoso “Il Futuro è rosa” del 2009 fino allo spot di oggi, che vede una splendida Julia Roberts scambiata per una commessa: un manifesto estetico che ha sempre guardato con attenzione all’evoluzione della moda.

“Un’occasione da non perdere”, ha dichiarato l’azienda in una nota, “per ricordare il lungo percorso di un brand che negli anni ha definito il suo Dna di specialista nel mondo delle calze e dei costumi da bagno. L’italia, il Veneto restano sempre il punto di partenza, dove tutto ebbe inizio nel lontano 1986. Calzedonia continua ad essere legata al suo territorio, Verona, dove ha sede l’headquarter, ma con occhi sempre più rivolti ai mercati esteri, dove ci sono i più ampi margini di crescita. In tutti questi anni Calzedonia ha affermato uno stile in cui l’accessorio è protagonista”. L’anniversario è seguito in tutto il mondo attraverso i social network, con l’hashtag #calzedonia30.

Fear and Love, la mostra che inaugura il Design Museum di Londra

Ha inaugurato il 24 novembre scorso la nuova sede del Design Museum di Londra, lungo High Street Kensington. “Fear and Love: Reactions to a Complex World” è la mostra che accompagna l’evento: fino al 23 aprile 2017 sarà possibile visitare l’esposizione curata dal chief curator Justin McGuirk, ex firma del Guardian. Un viaggio attraverso il design contemporaneo, vissuto come disciplina inclusiva, il cui campo d’azione si estende alla tecnologia, alla politica, all’ecologia, alle migrazioni e alla sessualità.

Il Design Museum di Londra appare trasformato, grazie all’iconico allestimento di Sam Jacob Studio e OK-RM, che lo hanno reso una sorta di avveniristico laboratorio per installazioni. Nella mostra Fear and Love tanti sono i richiami pop, che contribuiscono a stilare le fondamenta di un manifesto estetico ricco di contaminazioni. McGuirk ha accuratamente selezionato dai più disparati campi della creatività– architettura, grafica, ingegneria, moda, robotica– undici team di designer internazionali, che hanno rielaborato esperimenti inediti sul tema. In una scenografia di tende argentee ecco fare capolino le undici installazioni, dalla video installazione psichedelica firmata da Andrés Jaque, che analizza i pericoli derivanti dai social network in uno scenario post-apocalittico, fino a Mimus, il robot firmato Madeline Gannon.

Trionfo di intelligenza artificiale per combattere i pericoli di un uso spropositato dell’high tech. E’ così che i sistemi di geolocalizzazione possono divenire strumenti di controllo, se posti nelle mani dei regimi autoritari. Ma è anche vero che, similmente, quegli stessi sistemi possono rappresentare per i profughi siriani in fuga verso l’Europa, una fonte di salvezza. Filosofia, oltre alla tecnologia, per tematiche universali che toccano da vicino la società odierna. Riciclo nell’opera di Christien Meindertsma, che ha recuperato le fibre di oltre 1000 maglioni usati, o ancora, design nel soggiorno arredato di OMA/AMO, che si compone di 28 pezzi ciascuno proveniente da un diverso stato dell’Unione Europea.

Irina Shayk incinta al Victoria’s Secret Fashion Show

Una cascata di paillettes rosso passione, il decollete più generoso del solito e il ventre nascosto: gli indizi sembrano esserci tutti e il gossip sulla presunta gravidanza di Irina Shayk impazza da ieri sera. La splendida top model ha stregato durante il Victoria’s Secret Fashion Show, sfilando in lingerie nella cornice del Grand Palais di Parigi.

Splendida come sempre, il volto radioso e le forme più abbondanti di Irina Shayk sembrano confermare le voci sulla gravidanza: la supermodella aspetterebbe infatti un figlio dall’attore Bradley Cooper. A dare adito al sospetto anche i look indossati ieri sera dalla bellissima Irina, che svelavano ben poco. Niente addominali in vista per lei, e il ventre era sapientemente occultato, presumibilmente per nascondere il pancino.

Secondo alcune fonti non confermate, la modella sarebbe già al terzo mese. Tuttavia il mistero si infittisce, giacché il gossip non trova alcuna conferma: sia l’attore che la top model non hanno infatti rilasciato alcuna dichiarazione o alcun commento in merito, affidando ai loro uffici stampa solo il messaggio di un secco no comment.

Youth Culture: dICTIONARY PROJECT® di Andrea Manzoni

dICTIONARY project® è un progetto artistico e di moda visto dagli occhi di Andrea Manzoni, che ama viaggiare alla scoperta del mondo. Visioni, grafiche hipster: per Manzoni la moda è un divertissement che celebra le cose belle.


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Andrea Manzoni nasce nel 1993 ed è bergamasco. Ha fondato BAD Blog ed è stato contributor per alcuni importanti webzine. Ha lavorato come stylist e consulente d’immagine per note case discografiche tra cui Sony Music (per le Donatella, Ola e Omi), giovani cantanti e icone pop degli anni 80 come Sabrina Salerno.


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La particolarità di ogni capo dICTIONARY project® è la stampa del significato di ciascuna parola in relazione all’immagine rappresentata o della patch applicata.


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Prodotti basici che danno risalto alle parole, in maniera molto semplice ma studiata, e che descrivono ciò che si andrà ad indossare.


La collezione SS17 dICTIONARY project® indaga il mondo subacqueo e i suoi fondali. E’ il caso di dirlo, Manzoni cavalca l’onda del pop e dell’urban conferendo alle stampe dell’ Orca, Delfino, Granchio, Ippocampo, Medusa, Ostrica, Stella Marina e Polpo un’identità ben precisa, molto contemporanea.


Felpe e t-shirt tutti rigorosamente in versione genderless, e prodotte in cotone 100% biologico per il rispetto della natura, dell’ambiente e degli amici animali.


La selezione di alcune t-shirt riportano un ricamo del soggetto in piccolo, applicato direttamente alla t-shirt. Ogni stagione l’immagine coordinata del brand si rinnova e per la SS17, le illustrazioni dei cartellini vendita e il merchandising del materiale stampa, le grafiche dei social network, sono a cura di Elenia Beretta.


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dICTIONARY project®: casualwear in cui l’appeal del graphic design incontra il genderless fashion.

Bella Hadid debutta sulla passerella di Victoria’s Secret

Volto angelico, gambe chilometriche e curve da capogiro: Bella Hadid, sorella più piccola di Gigi, ha incantato tutti al Victoria’s Secret Fashion Show. Un debutto in grande stile nelle vesti di nuovo angelo del brand, quello che ha avuto luogo ieri sera nella cornice del Grand Palais di Parigi. La splendida top model ha indossato per la prima volta le ali di angelo, nell’edizione 2016 dell’evento più atteso.

Una sfilata epica, che ha visto alternarsi sulla passerella 52 top model, le più belle e quotate del mondo. La piccola di casa Hadid ha monopolizzato l’attenzione fin dal backstage, dove è stata protagonista indiscussa scattandosi numerosi selfie che ha prontamente condiviso sui social network. Bella Hadid si è scattata un selfie in reggiseno, aspettando che iniziasse la sfilata. Sul catwalk ha sfilato accanto alla sorella Gigi Hadid.

Occhi puntati su Bella Hadid anche nel party after show: qui la sinuosa supermodella ha sfoggiato una mise ad alto tasso erotico, tra trasparenze hot e scollatura vertiginosa. Un abito da sera iridescente tra glitter e dettagli preziosi, che esaltavano alla perfezione il suo fisico statuario. Bella Hadid ha posato a lungo per i fotografi accanto alla sorella e alla madre, anche lei ex modella.

Al Pascià dal 1906 – La storia della pelle made in italy

A Milano, nel cinquecentesco Palazzo Casati Stampa di via Torino al 61, da più di un secolo, si trova il negozio Al Pascià.


Al Pascià ha ottenuto il riconoscimento di “negozio di storica attività” dalla Regione Lombardia e di “Bottega Storica” dall’Amministrazione Comunale in segno di apprezzamento per l’attività svolta da oltre cento anni nella città di Milano.


E’ un quesito vecchio come il mondo: l’accessorio “giusto” riesce a conferire maggior completezza ad un outfit? Da un lato un elemento ben confezionato dona all’uomo un’aura di determinazione e sicurezza; dall’altro carisma e autenticità traspaiono con forza anche al di là delle apparenze. Una persona carismatica, ottiene un effetto ancor più dirompente quando si impegna ad avere un aspetto curato, affidabile e professionale. Non è, quindi soltanto questione di capi d’abbigliamento, bensì un’accurata ricercatezza dei dettagli della psicologia dell’abbigliamento.


Pelleteria Al Pascià

Pelleteria Al Pascià




Jackie Kennedy diceva che la borsa è un accessorio imprescindibile sia per la sfera femminile, che quella maschile. A questo proposito la borse AP COLLECTION – Al Pascià, sono state create appositamente per rispecchiare l’affermazione di questa grande donna.
La collezione Al Pascià, offre soluzioni per le più svariate categorie di persone: dal gentleman moderno all’uomo d’affari, piuttosto che la teenager che sfoggia una pochette ad un evento mondano oppure la coppia di amici che passa un weekend fuori porta.
Bag, pochette, porta PC e shopper personalizzabili in quanto la linea offre più opzioni per rendere unico il prodotto.


Pelletteria Al Pascià

Pelletteria Al Pascià




NOVITA’ DI STAGIONE


Da quest’anno la chiusura a ricciolo rappresenta il dettaglio portante della collezione, disegnata dal team Al Pascià e realizzata interamente a mano da artigiani italiani specializzati che si occupano di seguire in ogni passo la produzione di tutta la pelletteria del brand.


Portafogli in pelle pregiata con chiusura a ricciolo

Portafogli in pelle pregiata con chiusura a ricciolo




Per esempio i portafogli in nappa pregiata di vari colori, sono dotati di due strisce di pelle che aderiscono al corpo dell’accessorio per mezzo di un automatico nascosto.
Non può mancare nel lifestyle di un gentleman il porta sigari in pelle che Al Pascià ripropone in una versione elegante ma dalle linee semplici: mono sigaro o con più posti.
Graffiante invece la nuova linea Curvy Gilet, di porta pipe in pelle dai colori vivaci ad un prezzo smart.


Porta Pipa in Pelle - Al Pascià

Porta Pipa in Pelle – Al Pascià




Porta mezzo toscano in Pelle - Al Pascià

Porta mezzo toscano in Pelle – Al Pascià

Le Beach Waves spopolano allo show di Victoria’s Secret

Grand Palais rivestito di luci rosa. Questa è stata la magica location parigina che ha ospitato l’attesissimo Victoria’s Secret Fashion Show 2016 (QUI un pezzo al riguardo).
A rendere tutto più surreale sono stati gli angeli che hanno sfilato sulla passerella. Una passerella che si è trasformata nel sogno proibito di migliaia di talentuose modelle.


finale


Una delle caratteristiche più rinomate degli angeli di Victoria’s Secret sono i capelli. Lunghi, leggermente mossi, fiabeschi. E quest’anno hanno lasciato ancora il segno. Decine di hairstylists sono stati incaricati di curare nei minimi dettagli il look delle modelle utilizzando il Beachwaver.


Questo è un ferro che avvolge delicatamente i capelli per creare le famose beach waves (onde da spiaggia) in tutta semplicità.


beachwaver


Per l’occasione, è stato lanciato l’hashtag #igotbeachwaved che caratterizza al meglio il trend. L’hashtag ha spopolato su Instagram, sia sui profili delle modelle, sia su quelli degli acconciatori.


Il Beachwaver è stato nominato Official Hair Tool of the #VSfashionshow, richiamando l’attenzione di tutti. Vediamo qualche look realizzato nel backstage!


runway




Come ricreare il look da sole? Le 3 regole fondamentali


1. Il ferro: Beachwaver o Cloud Nine Wand


ferri


Sono questi i ferri perfetti per ricreare l’amatissimo look delle modelle di Victoria’s Secret. Prendete ciocche non molto spesse e avvolgetele intorno al ferro. Dopo pochi secondi, rilasciatele.


2. Lasciare raffreddare!
Passo fondamentale per una buona piega è lasciare raffreddare completamente le ciocche prima di aprirle e renderle più naturali. Solo così manterranno la piega più a lungo.


3. Lacca: Sculp It o Create It di Kadus Professional


lacca


Ecco le alternative per il finish: per un look bagnato che vi riporti indietro all’estate, potete utilizzare qualche spruzzo della lacca Sculp It di Kadus Professional. Questa lacca senza gas ha un’altissima tenuta e dona l’effetto “mare” alle vostre beach waves.


Se, invece, ricercate un look più morbido, vaporizzare la lacca Create It di Kadus Professional. Questa lacca si asciuga in 60 secondi, permettendovi di modellare al meglio le vostre onde.

 




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Primavera Sound ’17, la line-up di Barcellona

Primo weekend di Giugno, tutti pronti per il Primavera Sound 2017?

Inizialmente pensato come festival di musica elettronica, si configura oggi come una delle più importanti vetrine musicali d’avanguardia.
Nel tempo, il suo orientamento elettronico ha ceduto all’indie, ancorandosi irrimediabilmente a un genere piuttosto che ad un altro.
Lo scorso hanno si è concluso con un cast stellare, l’headline prevedeva i Radiohead di Thom Yorke, LCD Soundstystem, i Sigur Ros, PJ Harvey, Tame Impala, Beach House, Pusha T e The Last Shadow Puppets.
E ancora sul fronte francese gli Air e poi le Savages, Ty Segall, gli Suede, gli Animale Collective.

Le date di quest’anno dicono 31 maggio – 4 giugno, la primavera non potrebbe che avere inizio migliore.
Non ha rivali in quanto festival della musica d’Europa, se non quello di Glastonbury, anche se potrebbe annoverarsi negativamente per quanto riguarda l’alloggio.
Infatti non c’è possibilità di campeggiare nel luogo del concerto, chi vuole assistere al Primavera Sound deve mettere in conto una base come quella di Barcellona.

I biglietti sono già in vendita, il loro prezzo è 175 euro comprensivo di tutti i giorni del festival.

Tra i nomi dei partecipanti, gli Slayer.
La domanda sorge spontanea: cosa ci fanno gli Slayer assieme a Tycho, e King Gizzard & the Lizard Wizard? Whitney, e Chk Chk Chk? Alexandra Savior, e Iosonouncane?
E ancora: non potrebbe essere il segno di una scena musicale che sembra aver perso qualsiasi identità?

La line-up dell’evento parla chiaro, in scaletta gli Arcade Fire, i Bon Iver, Frank Ocean, gli xx, Skepta, Aphex Twin, Grace Jones, i Teenage Fanclub, gli Slayer, Solange, Flying Lotus, i Run the Jewels, Seu Jorge, i Broken Social Scene e Van Morrison.
Senza ripensamenti, biglietti alla mano e si vola per la Spagna.

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