Archive for gennaio, 2017

Lo stile di Leandra Medine

A volte l’ironia può diventare lasciapassare per la celebrità: è il caso di Leandra Medine, fashion blogger ed icona di stile contemporanea, che deve il successo internazionale ad una geniale intuizione. Il suo blog, Man Repeller, si distingue per la vena ironica con cui l’irriverente Leandra teorizza una verità universalmente nota ma che nessuno prima aveva avuto il coraggio di sintetizzare: ecco spiegato nero su bianco come mai certi capi amatissimi dalle donne risultino invece alquanto sgraditi agli occhi maschili. “La buona moda si basa sul soddisfare le donne, non gli uomini, per cui avviene che i trend che più amiamo sono odiati dagli uomini. E questo è fantastico”, così commentava la giovane blogger, che ha cavalcato l’onda del successo, affermandosi come una trendsetter nota a livello internazionale.

Nata e cresciuta a New York, Leandra è la figlia di Mois e Lyora Medine e vanta ascendenze turche ed iraniane. La giovane ha tre fratelli, Haim, Henry e Mark. Dopo aver frequentato la Ramaz School sull’Upper East Side, Leandra Medine nel maggio 2011 ha conseguito la laurea in giornalismo. Il primo approccio al mondo dei blog risale al 2009, quando Leandra fonda Boogers + Bagels, blog satirico, seguito nel 2010 da Man Repeller. L’idea venne durante una visita da Topshop con l’amica Rachel Strugatz, oggi firma di Women’s Wear Daily. “Ridevamo pensando a come tutto fosse repellente agli occhi di un ragazzo”. Dopo appena tre giorni dal lancio, il blog era già virale. Il pubblico che segue Leandra Medine conta oggi circa 394mila followers solo su Instagram, mentre l’account di Man Repeller è seguito da oltre un milione di persone.

Nel 2012 la blogger è stata inclusa da Forbes nella classifica dei Top 30 under 30, mentre il suo blog è stato inserito dal Time come uno dei 25 blog migliori del 2012 e ha ricevuto il Bloglovin’t Awards nello stesso anno. Nel settembre 2013 il blog si è trasformato in un libro, intitolato Man Repeller: Seeking Love. Finding Overalls, edito da Grand Central Publishing. Tante le collaborazioni nel fashion biz per la giovane Leandra: da Gryphon al brand di calzature Del Toro, da Superga a PJK, fino a Micheal Kors, Stuart Weitzman e Saks Fifth Avenue: considerata guru dello stile contemporaneo, Leandra Medine nel 2012 si è sposata con Abie Cohen.

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Leandra Medine è nata a New York il 20 dicembre 1988



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La it girl è diventata famosa grazie al suo blog, The Man Repeller




SFOGLIA LA GALLERY:




Secondo lei tra i capi più odiati dagli uomini vi sarebbero i pantaloni larghi, i cosiddetti harem pants, o anche i jeans boyfriend, le salopette, le tute intere e gli accessori esagerati. Dries van Noten, Stella McCartney, Ellery, Prabal Gurung, Christopher Kane tra i suoi designer prediletti. I suoi look iconici prediligono uno stile bon ton ma sempre intriso di ironia. Largo a capi funzionali e virtuosismi stilistici, per una moda vissuta principalmente come mezzo di espressione. Amante di capi minimali, Leandra Medine conquista per la sua personalità spumeggiante e per uno stile fortemente personale. Per lei per attirare l’attenzione di un uomo una donna deve sentirsi bene con ciò che indossa. L’influencer si è detta preoccupata per il futuro dei fashion blog: quel che prima appariva come un fenomeno di nicchia, che vedeva i blog come mezzo di espressione, appare oggi ai suoi occhi come svuotato di ogni senso, in un mondo che punta invece sempre più sull’apparenza.

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Leandra Medine è considerata una delle più autorevoli trendsetter contemporanee



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Icona fashion ed influencer, Leandra Medine è seguita da milioni di followers sui principali social media

L’arte povera di Mackintosh 0001

Kiko Kostadinov ha presentato la sua prima collezione di Mackintosh 0001: una linea che coniuga riferimenti sportswear al minimalismo di capispalla dal mood urban. Correva l’anno 1823 quando a Glasgow veniva fondato Mackintosh, brand che dal 2007 fa parte dei gruppo giapponese Yagi Tsusho, che possiede anche Barbour. Parallelamente alla linea principale, il marchio ha presentato all’ultima settimana della moda maschile di Parigi una nuova linea per l’autunno/inverno 2017-2018, affidata al designer Kiko Kostadinov. Origine bulgara, Kostadinov si è formato presso la prestigiosa Central Saint Martins, e ha successivamente fondato il suo brand eponimo. Mackintosh 0001 è il titolo scelto per la nuova collezione del label scozzese, che si snoda in 10 look unisex in total black. Largo a materiali waterproof, declinati su impermeabili e capi che uniscono il mood urban a suggestioni sporty. Una moda formale e tradizionale, che però apre contemporaneamente alla contemporaneità: largo a pregiato knitwear monocromatico, declinato su cappotti e capispalla. Kostadinov si ispira allo stile dell’Arte Povera, un movimento artistico sorto in Italia nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso al quale aderirono autori di ambito preminentemente torinese. Tra i materiali predominanti il caucciù, che impreziosisce capispalla e cinture. Inoltre lo stilista reinterpreta alcuni pezzi d’archivio del brand, come il blouson e i pantaloni oversize, il tutto realizzato in materiali pregiati, come lana, nylon e cashmere, in un inedito mix con elementi tecnologici. Il brand scozzese sotto la direzione creativa di Kostadinov assume un’identità nuova, che si esprime in capi dall’appeal fortemente moderno: è una moda apparentemente povera, quella che lo stilista bulgaro presenta alla Paris Fashion Week. Tra materiali grezzi e citazioni artistiche si delinea un nuovo concetto di luxury, che non ha bisogno di orpelli e di fasti ma si nutre delle proprie ispirazioni. Andrea Austoni, global commercial director di Mackintosh, salutava l’avvento dello stilista alla direzione creativa del brand, pochi mesi fa, con queste parole: “Kiko ha la capacità mi mischiare la sua visione moderna con le tradizioni del lusso Mackintosh. Siamo stati indirizzati verso il suo lavoro dal suo taglio innovativo e dalle sue costruzioni intricate e non vediamo l’ora di vedere la nuova direzione che darà al nostro brand”.

Il minimalismo in chiave artistica di Helbers

Presentata durante l’ultima settimana della moda parigina, la collezione AI2017-18 di Helbers si caratterizza per volumi over ed una palette cromatica che ricorda la tela di un artista. Paul Helbers, già head designer della linea uomo di Louis Vuitton, ha ora lanciato la linea che porta il suo nome, caratterizzata da tessuti pregiati e un design minimal-chic. Cappotti dal taglio sartoriale e pregiati filati in cashmere si uniscono a linee sofisticate. Helbers, che vanta un curriculum eccezionale, con esperienze anche in casa Martin Margiela, sforna una collezione dai risvolti luxury, pensata per l’uomo moderno ma decisa a reinterpretare i pezzi classici del guardaroba maschile. Si ispira alla pittura del 19esimo secolo la nuova collezione, che sembra riferirsi in particolare all’autoritratto di un giovane uomo già talmente segnato dalla vita da apparire molto più anziano della sua età anagrafica. Il dipinto, realizzato da Émile Friant, costituisce ispirazione prediletta per Helbers: gli abiti troppo grandi e l’olio su tela divengono suggestioni attorno alle quali il designer costruisce una collezione affascinante e poliedrica. Largo a pregiato knitwear bicromatico, tra capispalla cocoon e capi sartoriali. Le spalle dei cappotti e delle giacche sono morbide e arrotondate, il jersey double-faced domina insieme a cardigan in lana. I capi dalle linee morbide sono quasi un’ode al comfort: funzionalità e comodità divengono i nuovi valori in un’estetica inedita per Helbers. La collezione non si distingue per particolari coup-de-theatre ma segna la nascita di un grande talento artistico che sta muovendo i primi passi da solista nel grande palcoscenico della moda mondiale.

Pop post-apocalittico in passerella da Sankuanz

Per la sua sfilata parigina Shangguan Zhe sceglie di presentare una collezione Autunno/Inverno 2017-18 in continuità con la collezione precedente. Destroy -questo il titolo della collezione- evoca scenari post-apocalittici mixati con accenni punk e note da space-oddity. Sulla passerella di Sankuanz sfila un inedito streetwear post-apocalittico: il tema prediletto da Zhe è la sopravvivenza in un ambiente ostile. Da qui il designer parte in un’ardita sperimentazione che arricchisce lo streetwear di dettagli spaziali, a partire dai materiali usati. Teatrale e altamente scenografica, la collezione gioca con nuance fluo e materiali techno. L’uomo evocato da Shangguan Zhe è proiettato in un futuro immaginario in cui la moda è funzionale. Riferimenti alla filosofia di Wittgenstein dominano: “Qualche volta i problemi non possono essere risolti con le risposte con la scomparsa dei problemi stessi”, questo il mood che domina, in un mondo che ha perduto ogni residuo valore su cui fondare la propria identità. Il brand cinese, da sempre rappresentante di uno streetwear di lusso, si perde in divagazioni filosofiche sulle relazioni tra l’uomo e l’ambiente circostante, in un futuro dai risvolti incerti. Il mondo di domani viene esplorato su basi scientifiche, in relazione alle problematiche e alle domande che agitano la nostra epoca. Sfilano modelli strizzati in una sorta di uniforme militare dal mood spaziale: largo a colori neon, come il giallo lime, il verde metallizzato e il rosa shocking. Non mancano loghi e suggestioni da B-movie, in un tripudio di dettagli techno e suggestioni horror. Zhe, lungi dall’arrendersi alla realtà circostante, sceglie la via dell’idealismo, tracciando un’estetica ribelle dai risvolti pop. Teatrale e quasi grottesca, la collezione abbraccia numerose ispirazioni, dal Giappone dei manga al punk anni Ottanta. Sfilano outfit dalle sovrapposizioni ardite, tra colori fluo e camouflage. L’uomo che calca la passerella è in bilico tra un’estetica che sembra raffigurare un alieno o il personaggio di un fumetto. Potente e vibrante, la collezione manca tuttavia di certa raffinatezza da sempre cifra stilistica della fashion week parigina.

Suggestioni Nineties da Sandro

La collezione AI2017-18 di Sandro è stata presentata nel nuovo quartier generale del brand, sito su Boulevard Haussmann: Ilan Chetrite porta in scena alla Paris Fashion Week uno stile evergreen. Lungi dal restare confinato entro certi schemi prestabiliti, lo stilista trae suggestioni eterogenee che insieme confluiscono in una collezione ricca di spunti ed immagini. Largo a cappotti extra long che si caratterizzano per i volumi over delle spalle: completano il quadro camicie di flanella e pantaloni sotto le caviglie, in un minimalismo chic che coniuga sapientemente citazioni Nineties, in primis note grunge, a dettagli streetwear. Lo stilista ci tiene a sottolineare che lui, appena diciottenne nel 2000, è cresciuto in quell’epoca: “E’ come una melodia che mi piace”, ha commentato a proposito degli anni Novanta, principale filone di ispirazione di una collezione iconica. Un uomo che ama circondarsi di suggestioni ben definite, che lo riportano indietro nel tempo, in un’atmosfera familiare. Largo al più classico e confortevole cappotto a tre quarti in puro cashmere, accanto a pezzi basic sapientemente reinterpretati o ancora al design funzionale che si arricchisce di ispirazioni militari. Pulizia e linee essenziali caratterizzano la collezione, intrisa di elementi che strizzano l’occhio al passato. Un uomo che ama distinguersi ma sempre con stile: l’effortless-chic domina, tra note Parisien e tocchi rétro. L’archetipo di riferimento per lo stile di Chetrite è un parigino che ama la spontaneità e il suo look finto trasandato. Largo a maglioni a collo alto, pullover e tripudio di knitwear, tra spalle oversize e suggestioni luxury. La palette cromatica sdogana il giallo come colore di punta della prossima stagione invernale, come già decretato da Y/Project e Fendi: inoltre i pattern cromatici indugiano in stampe a righe bianche e blu e check rivisitato bianco e nero.

Lo charme parisien di AMI Alexandre Mattiussi

Ha sfilato nell’ambito della settimana della moda uomo parigina la collezione AI2017-18 di AMI Alexandre Mattiussi: in una stagione in cui anche le grandi griffe come Prada inseguono un senso di ritrovata normalità, Alexandre Mattiussi porta sulle passerelle parigine un’ode allo stile effortlessy-chic tipicamente francese. Tripudio di parisian style in una collezione che è stata ispirata direttamente dal guardaroba dello stesso designer e dei suoi amici: sono le loro scelte, i loro capi prediletti a mettere insieme i pezzi iconici che fanno parte della collezione. Lo stile parigino viene eletto a summa dell’eleganza: Mattiussi mette insieme elementi tratti dalla quotidianità che divengono però raffinati e avanguardistici. Una collezione che parte dallo stile parisien per aprirsi al mondo e alla contemporaneità: “Parigi, la giovinezza, l’energia, il dinamismo”- questi sono i temi prediletti dal designer, che ha dichiarato di essersi ispirato “ad una strada parigina di notte”. Un’atmosfera unica, quella che si respira nella Capitale francese, nelle notti all’insegna del multiculturalismo e di suggestioni evergreen. Colori audaci, stampe patchwork e suggestioni streetwear dominano in una collezione che unisce funzionalità e charme. Il look che apre il défilé sovrappone una palette di colori audaci, come il porpora, il giallo, il rosa e il rosso: una camicia rosa sbuca da sotto un maglione color ruggine, indossato sotto una giacca gialla. Largo poi a beige ton sur ton per capispalla e maglie in pregiato cashmere, da indossare sotto guanti in pelle. Il principe di Galles domina insieme agli accessori, come le borse firmate Eastpak. Una collezione energica che indugia in capi sartoriali dall’allure evergreen. Le silhouette sono costruite su tagli ben definiti, mentre il guardaroba sembra attingere a pezzi basic sapientemente rivisitati. Torna la giacca jeans, insieme a blouson in pelle double-faced e capispalla dallo stile intramontabile.

L’antieroe di Icosae

Impavido e teatrale l’uomo Icosae: alla Paris Fashion Week il brand porta un eroe shakespeariano interpretato in chiave contemporanea. Ispirazioni iconiche per una sfilata ricca di charme, che unisce note futuriste a scorci di una realtà angusta e tetra, presa a prestito dalla letteratura. Il giovane brand si rivolge ad un uomo che sembra uscito dalla penna di William Shakespeare: in bilico tra un disperato Amleto e un ribelle Otello, sfila una collezione AI2017 in cui dominano bicromie in rosso e nero. Mood quasi principesco negli stemmi che impreziosiscono abiti sartoriali e capispalla, direttamente ispirati ai due designer Valentin e Florentin Glémarec dagli scandali della famiglia reale inglese. Tripudio di note Eighties negli stivali da combattimento e nelle acconciature dei modelli: l’ispirazione qui guarda agli skinhead e al punk inglese. Suggestivo ed affascinante, l’uomo Icosae ripudia i dettami nobiliari e si sporca in una realtà a tratti dura ed insidiosa. Largo a silhouette strutturate che si alternano a volumi estremi, tra impermeabili slim e note sartoriali domina comunque l’oversize. Inediti slogan stampati sui capi conferiscono al mood generale un sapore fortemente contemporaneo, che strizza l’occhio allo streetwear. Su una maglia ecco sbucare un “Antieroe”, forse la miglior definizione possibile per l’uomo che calca la passerella, in lotta contro il Caos, citazione questa che rimanda al testo di una canzone del gruppo musicale Belle & Sebastian. Ardite asimmetrie che fanno capolino dal tailoring ricalcano le prime due collezioni del brand, anche se qui sembra prevalere un tono più severo e maestoso. La collezione si intitola, non a caso, “Il sangue è più denso dell’acqua”: in passerella un indomito braveheart, che sfida il caos dei tempi attuali. “La fine è il mio inizio”, sembra recitare l’eroe ribelle, proiettato in un futuro ideale, che sdogana l’avvento di un’era nuova. I fratelli Glémarec hanno fondato il brand nel 2014, dopo aver studiato arte alla Ecole du Louvre. Tripudio di note luxury nel prezioso cashmere, nella lana e nel tweed a base di metallo liquido. L’uomo Icosae sfoggia un lato dark che lo rende irresistibile.

Le contaminazioni stilistiche di Junya Watanabe

Inediti virtuosismi stilistici attraversano la passerella di Junya Watanabe: è la moda della strada ad appassionare lo stilista, in bilico tra sportswear, suggestioni hip hop e formalismo. Partendo dalla collaborazione con The North Face, Junya Watanabe esplora universi inusitati in una sfilata che mixa ispirazioni eterogenee: il mondo dell’hip hop e lo sportswear vengono uniti in una collezione dal piglio sperimentale, che sfila a ritmo di rap. Ad ospitare la sfilata AI2017 di Junya Watanabe è una location suggestiva: in una sala si erge maestosa una colonna, una sorta di totem composto da casse musicali, da cui partono le note di Hustlin Junkie. Largo a silhouette ridefinite che tracciano il profilo di un ballerino hip hop: tripudio di streetwear nel berretto, tra snearkers e cargo pants. La proporzioni sono over, a partire dalle giacche: non mancano stampe patchwork sperimentali, come il mix tra tartan e giallo, in cui spiccano note techno. «La collaborazione con The north face si presenta come le fondamenta di questa collezione», ha dichiarato Junya Watanabe, «è un brand che può essere visto come un elemento base dello street fashion. E tutta la sfilata è un’esplorazione della strada». Il designer dà vita ad ardite decostruzioni che evocano uno stile nuovo: l’uomo sfila con il volto nascosto sotto ad un cappuccio, in un mood sporty. Tornano slogan ad impreziosire le giacche, ma non solo: vengono citati altri brand, da Van a Levi’s, in un melting pot che profuma di futuro. Watanabe, iniziatore della tendenza, gioca con le maxi scritte, in un tripudio di contaminazioni: note militari si uniscono al tartan, ispirazioni Nineties si mixano allo streetwear. Gli slogan ammiccano al sincretismo stilistico ma si rivolgono al contempo anche al consumatore, come la varsity jacket che recita “Per i giovani e i giovani nello spirito”. Largo a nuance vitaminiche che vibrano su capi che spaziano tra molteplici ispirazioni: si va dalla giacca workwear a note urban nei patchwork arditi, tra denim e animalier. Una collezione ricca di sprint per una moda in fieri.

La nuova estetica di Off-White

Fin dalla sua prima collezione, presentata ad un ristretto circolo di editor qualche anno fa, Virgil Abloh si è sempre contraddistinto per un’identità ben delineata, che guarda allo streetwear e a suggestioni moderniste. Seeing Things è il nome con cui è stata ribattezzata la collezione AI2017-18 di Off-White: lo stilista sfida se stesso, nel tentativo di dimostrarci la sua capacità di spaziare da citazioni Youth culture ad uno stile più impegnato. “Lo scopo era non restare legati alla giovinezza”, ha spiegato Abloh, “Ma creare qualcosa che può indossare anche una generazione più adulta, partendo dall’idea per cui la giovinezza non ha età”. L’ispirazione da cui parte Off-White si apre a nuove vette fino ad oggi inesplorate. Virgil Abloh è ancora in evoluzione, alla ricerca di un suo posto nell’Olimpo del fashion system, accanto a nomi già noti: tanti sono i rivali con cui il designer si trova ora a competere sulla scena parigina. E se non si ritrova nelle sue collezioni una raffinatezza come quella che può vantare Dries Van Noten, per citare un nome, non passa tuttavia inosservata la capacità di Abloh di creare un ponte tra streetwear, alta moda e cultura pop contemporanea: mirabile osservatore dei tempi che corrono, lo stilista è dotato di uno spirito camaleontico che lo porta a carpire il meglio del mondo circostante e a riproporlo sulla passerella, in un tripudio di ispirazioni eterogenee. Poliedrico e versatile, Abloh si cimenta in una collezione spumeggiante, che ha visto nel front row una presenza massiccia di editor, rapper e personalità tra le più influenti e seguite sui social. Considerato più che un semplice stilista, Abloh è ormai noto come l’ambasciatore ufficiale dello streetwear. Per la collezione AI2017 lo stilista ha affittato parte dei quartier generali dell’Unesco, ricoprendo il set con un suggestivo tappeto di foglie. Largo a menswear e womenswear in un’estetica forte ed affascinante. Tripudio di denim all over, tra cinture che si preannunciano già essere l’accessorio must have della prossima stagione e ricercati pezzi di streetwear che non lesinano in dettagli fur e proporzioni over dal sapore Eighties. Una moda che si apre alla strada, ecco ciò di cui la gente ha bisogno oggi, in tempi in cui è auspicata una democratizzazione dello stile: Virgil Abloh cattura e rielabora questo trend e sforna una collezione ricca di spunti inediti. Largo a denim tagliato al laser ed impreziosito da inedite colombe, piglio surrealista nei maglioni in lana mohair, mentre foglie dorate fanno capolino dai cappotti, create dall’estro dal brand londinese di gioielli Duffy.

Svolta intellettuale per Maison Margiela

Piglio intellettuale e charme esistenzialista caratterizzano la collezione AI2017-18 di Maison Margiela, presentata nell’ambito della settimana della moda uomo parigina. Decostruzioni ardite e sapienti citazioni ad un’estetica inedita: pulizia e minimalismo chic dominano tra pezzi essenziali e ricchi di charme. L’uomo Maison Margiela è un intellettuale parigino dall’allure evergreen: suggestioni grunge emergono in una collezione dinamica ed esistenzialista.

Stretto dentro un paltò, perso nel fumo di una sigaretta, il novello filosofo si interroga sul significato ultimo dell’esistenza. La presentazione della collezione ha visto i modelli seduti in semicerchio, quasi che fossero in un’aula universitaria, tra libri e profondi dibattiti accademici. Ecco entrare in scena un uomo in un impermeabile mentre il successivo outfit vede un tripudio di Principe di Galles. Non mancano giacche di pelle dal sapore Seventies, tra stampe patchwork che profumano di antico: l’uomo Maison Margiela ricorda quasi uno studente impegnato in una manifestazione di protesta.

Culturalmente vivace ed esteticamente impeccabile, la maison si rivolge ora ad un uomo nuovo, non più interessato alla mera apparenza ma genuinamente rivolto ad una esplorazione dei diversi moti dell’esistenza umana. Bisogna fare i conti con un cambio di rotta di portata non indifferente, questo è certo ed evidente, a partire dal format scelto per presentare la collezione: non più la passerella ma una presentazione statica, che si è svolta sulle note di Nico, celebre cantante tedesca.

Tra atmosfere alla Kerouac e suggestioni rétro, i modelli aspettano in due appositi spazi, talvolta conversando tra loro. Uno di loro legge un’edizione di Henri Bergson risalente al 1958 riguardo i temi della volontà individuale e del tempo. Dominano nella palette cromatica capi in gessato, tra vortici di arancio e citazioni classiche come il Principe di Galles. Largo a giacche biker e dettagli techno, tra maglie in lana e audaci pantaloni in pelle rossa. Suggestiva ed iconica, la collezione presenta un uomo deciso ed affascinante, sicuro di sé e delle proprie idee.

Fuochi d’artificio e silhouette anni ’80 nell’alta moda di Zuhair Murad

Il Festival di fuochi d’artificio sull’isola di Miyajima, in Giappone, sono la suggestione perfetta per una sfilata haute couture. Gli spettacolari scoppi di scintille colorate che illuminano il cielo notturno si trasformano facilmente in ricami di cristallo, applicazioni tridimensionali, preziosi punti luce su splendidi abiti da sera. Per Zuhair Murad questa è stata la miccia che ha acceso la collezione d’alta moda primavera estate 2017. Una sfilata pirotecnica in cui non sono mancati i coup de théâtre di cui lo stilista libanese è maestro. Se l’ispirazione viene dal Giappone, infatti, il design della collezione sembra rubato a una puntata di Dynasty: elegantissimi abiti a sirena e minidress mozzafiato hanno larghe spalline e abbondano in ruches e glitter, come comanda la moda anni ’80 dell’iconica serie tv statunitense.


I fiocchi oversize su ampie gonne in raso duchesse, i voluminosi volant, le linee eccessive di spalle e corpetti, i glitter all over non possono che ricordare la moda anni ’80, i cui dettami sono abilmente mescolati alle luminose visioni dei fuochi d’artificio. Scintille di tulle sulle spalle di una tuta, accenti di cristallo su abiti ampi da principessa e colorate stampe sui ball gown accendono la sfilata d’alta moda firmata Zuhair Murad, per finire nello scoppiettante diadema dell’abito da sposa che conclude lo show. Lo sfarzo è protagonista della collezione ma non è eccessivo, sempre equilibrato dall’ironico riferimento alle signore dell’alta società di Dynasty. Zuhair Murad ha dichiarato, come in altre occasioni, di non essersi presentato alle sfilate di Parigi con un’haute couture pensata per il red carpet. Eppure è facile immaginare questi preziosi abiti a sirena, i fascianti minidress e gli abiti da ballo aggiungere un tocco di drammatica eleganza al tappeto rosso degli Oscar. La collezione d’alta moda Zuhair Murad 2017 riporta agli antichi fasti un decennio forse un po’ snobbato dal fashion system, illuminando gli anni ’80 con la preziosa luce dell’haute couture.


 

Valentino haute couture 2017: il fascino dell’essenzialità

«Il sogno accomuna tutti, perché è senza tempo, come la couture del resto» racconta Pierpaolo Piccioli, per la prima volta solista nella creazione dell’alta moda firmata Valentino. Lo stilista è partito proprio dall’idea del sogno, non inteso come onirica fantasia irrealizzabile ma come espressione del sentimento individuale, parte più vera e autentica del proprio io. Così è stato inevitabile guardare al mondo antico, alla Grecia dei miti, perché «lì si è cominciato a dare un nome ai sentimenti umani». Per Valentino l’haute couture abbandona le estetiche virginee e romantiche del Rinascimento a cui la coppia Chiuri – Piccioli aveva dedicato metri e metri di velluto e chiffon, per regalarci silhouette essenziali, linee pulite e architetture classiche.


Pierpaolo Piccioli fa della sfilata Valentino haute couture 2017 un inno all’essenzialità. Sfilano in passerella dee greche avvolte in abiti-colonna che lasciano scoperte le spalle, pantaloni fluidi e lunghe bluse trasparenti. Il lato onirico dell’alta moda vive di un’atemporalità terribilmente chic. Senza fronzoli né eccentricità, l’alta moda Valentino gioca con colori tenui e lavorazioni estremamente raffinate, che raccontano tutta la maestria dei sarti nell’atelier romano. La purezza degli abiti lunghi, dalle linee essenziali, nasconde intricate lavorazioni plissé di seta e jersey e intrecci di tulle, organza e chiffon. L’apparente naturalezza del pizzo rivela tre diversi ricami floreali che si avvicendano su lunghe tuniche dall’effetto tridimensionale. La semplicità delle silhouette da dea, dei sandali alla schiava, dei lunghi veli trasparenti e dei mantelli fruscianti crea una collezione Valentino haute couture che è la quintessenza della raffinatezza: ogni look sembra creato con estrema naturalezza, invece è frutto di ore e ore di complicatissimo lavoro sartoriale. «La couture è fatta di momenti speciali, di rituali che la rendono unica» continua Pierpaolo Piccioli. Gesti rituali che si svolgono nel segreto degli atelier e che creano sogni pronti per essere indossati.


30 gennaio 1945: 5 cose da sapere sul diritto di voto concesso alle donne

30 GENNAIO: la data sembrerebbe a tutti familiare. Le donne ottengono il diritto di voto.
Disuguaglianza, impari opportunità, condizione, ruolo e immagine della donna erano solo alcuni dei temi trattati all’interno della trasformazione che avveniva a favore del suffragio femminile.
La lunga via che ha condotto all’uguaglianza giuridica e alla parità dei diritti è intensamente e intrinsecamente carica di avvenimenti storici che hanno favorito, attraverso dissenso e resistenza nei confronti delle politiche sociali, l’emancipazione femminile.

1. 1800: Uomini e donne sono diversi biologicamente

Uno dei motivi per i quali le donne non potevano accedere al voto si basava sulla differenza fisica tra uomo e donna. Le donna, considerata instabile a causa dei suoi cicli, era giudicata inaffidabile dal punto di vista dell’espressione della propria preferenza elettorale.
Nel 1864 Anna Maria Mozzoni, la più coerente sostenitrice del suffragio universale nell’800, pubblicò l’opera “La donna e i rapporti sociali” nella quale chiedeva di “protestare contro la sua attuale condizione, invocare una riforma e chiedere […]” che le fosse concesso “il diritto elettorale” se non anche la possibilità di essere eletta.
Nel 1890 in una conferenza a Bologna la Mozzoni espresse il suo pensiero sulla disuguaglianza, sui pari diritti e sulla subalternità della donna considerata ancora diversa, sia sul piano fisico che psicologico, dall’uomo: “siamo rientrate in noi stesse, abbiamo esaminato i nostri pregi ed i nostri difetti e ci siamo permesse di esaminarvi anche voi, spogli del diritto divino, che è scaduto affatto nella nostra opinione ed abbiamo trovato che la nostra ragione procede al par della vostra con la forma sillogistica; che i problemi che travagliano la vostra coscienza, sono gli stessi che turbano la nostra; che la libertà che voi amate, l’amiamo anche noi; che i mezzi coi quali voi conquistaste la vostra, furono indicati dagli stessi principii che debbono rivendicare la nostra“.

2. 1900: L’appoggio clericale di Don Luigi Sturzo

Don Luigi Sturzo nel 1919, fondatore del Partito Popolare, si schierava contro Papa Pio X che nel 1905 affermava: “non elettrici, non deputatesse, perché è ancora troppa la confusione che fanno gli uomini in Parlamento. La donna non deve votare ma votarsi ad un’alta idealità di bene umano […]. Dio ci guardi dal femminismo politico”.

3. 1945: Il primo passo verso il diritto di voto alle donne

Il 30 gennaio del 1945, governo Bonomi, si discusse della concessione di diritto di voto alle donne su proposta di Palmiro Togliatti (Partito Comunista) e Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana), concessione che vedeva ancora contrari i liberali, gli azionisti e i repubblicani. Il decreto legislativo che venne emanato prevedeva tre articoli: la concessione del diritto di voto alle donne, la compilazione delle liste elettorali femminili che, però, dovevano distinguersi da quelle maschili e l’esclusione delle prostitute dal diritto di voto se esercitanti la propria professione in luoghi non autorizzati.

4. 1946: Oltre ad eleggere, anche elette

Solo un anno più tardi, col decreto n. 74 datato 10 marzo 1946, le donne ebbero la possibilità di essere elette purché avessero almeno 25 anni.

5. 2 Giugno 1946: le prime elezioni politiche, o forse no

Le elezioni politiche del 2 giugno 1946 si svolsero a favore del Referendum istituzionale monarchia-repubblica.
Ma non furono le prime. Si tennero qualche mese prima, infatti, le amministrative comunali nelle quali si registrò un’affluenza superiore all’89 per cento. Vennero, inoltre, elette le prime due donne sindaco che la storia conosca: Ada Natali (Massa Fermana) e Ninetta Bartoli (Borutta).

Vasilisa, modella del mese

MODELLA DEL MESE: VASILISA LAVRENTEVA

Model: Vasilisa Lavrenteva

Agency: The Lab Models – Milan

Photographer: Miriam De Nicolo’

Make up: Elis Ferranti

Hair: Mattia Flora

Styling: Valentina Pavani



White over t-shirt: Urban Classics disponibile su Amazon.it – Turquoise bikini: F**K WOMAN – Bracelet and ring: Design Digest





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Body: Daiquiri Lime – Ring: Nicholas K-Swarovski bib apron: Alberto Zambelli





T-shirt: Cristiano Burani – Floral dress: Vladimiro Gioia





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sx Crop top: Daiquiri Lime – Yellow leather bomber: Cristiano Burani – Long skirt: Cangiari – Shoes: Mario Valentino – dx Fringe trousers: CRISTINAEFFE – Shoes: Mario Valentino





T-shirt: Cristiano Burani – Floral dress: Vladimiro Gioia – Socks: Benedict Shoes: Mario Valentino





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Short dress: Yadira Capote, Socks: Benedict, Silver boots: Marion Ayonote, Bracelets: Design Digest





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Body: Daiquiri Lime, Swarovski bib apron: Alberto Zambelli, Ring: Nicholas K





Long red dress: Vladimiro Gioia Floral leather blazer: Vladimiro Gioia Necklace: Design Digest





Long red dress: Vladimiro Gioia, Floral leather blazer: Vladimiro Gioia, Necklace: Design Digest





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Long red dress: Vladimiro Gioia, Floral leather blazer: Vladimiro Gioia, Necklace: Design Digest





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sx White over t-shirt: Urban Classics disponibile su Amazon.it, Turquoise bikini: F**K WOMAN, Bracelet: Design Digest – dx Short dress: Yadira Capote, Silver boots: Marion Ayonote, Bracelets: Design Digest





Body: Daiquiri Lime, Swarovski bib apron: Alberto Zambelli, Ring: Nicholas K





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MODELLA DEL MESE: LUCIE

Lo stile aviator di Julien David

Un boy scout in chiave luxury calca la passerella di Julien David: la settimana della moda uomo parigina vede sfilare una collezione AI2017-18 ricca di colpi di scena. Audace ed irriverente, Julien David porta sulle passerelle un uomo che ama la vita all’aria aperta. Lo stile aviatore domina l’intera collezione, a partire dai colori e dai copricapi sfoggiati in ogni uscita: una collezione che si ispira a scenari outdoor e coniuga charme e funzionalità, privilegiando il comfort dei capi. Julien David si ispira ai boy scouts tra pantaloni cargo con maxi tasche, tenute perfette per l’escursionismo e capi che sembrano pensati per mantenere l’istinto di sopravvivenza anche in condizioni estreme. Applicazioni geometriche impreziosiscono il collo e le spalle, tra suggestioni sporty e tripudio di stile militare. Molti dettagli sembrano pensati per un’escursione alpina, mentre il mood generale sembra strizzare l’occhio a note underground. Minimale e sobria, la sfilata include capi maschili e femminili: questi ultimi sembrano inneggiare in alcune delle uscite ad un’infanzia mai dimenticata, tra colletti da collegiale e proporzioni iperfemminili. Nostalgica e intrisa di piccole citazioni rétro, la sfilata si pone come un caleidoscopio di ispirazioni eterogenee, che confluiscono nello stile aviatore. Funzionale e pratica, la moda di Julien David ostenta dettagli audaci, come le bretelle e parka e trench di netto sapore military-chic. Un guardaroba che sembra prediligere sobrietà ma anche inventiva. I codici stilistici che compongono l’essenza della griffe rivivono nella dolcezza di plissé giapponesi, nella delicatezza dei colletti bianchi, dal piglio quasi infantile, e nei riferimenti streetwear. I volumi iconici uniscono bluse vittoriane ad ispirazioni aviator. Sulle note di Bob Dylan, Premio Nobel per la letteratura, sfila una collezione ricca di spunti ed emblematica, per un’eleganza fortemente contemporanea ma che non lesina in affascinanti divagazioni dal sapore vintage.

Charme francese in passerella da Officine Générale

Ha sfilato alla settimana della moda uomo parigina la collezione AI2017-18 di Officine Générale. Pierre Maheo, direttore creativo e fondatore del brand, rivisita i pezzi più basic del guardaroba maschile conferendo loro nuova dignità. Da sempre amante dei capi funzionali e caratterizzati da grande portabilità, Maheo guarda ai pezzi intramontabili che hanno reso grande la sua griffe, come il cappotto cammello, i pantaloni cargo e i vestiti interi. La sua formula, all’insegna di uno stile altamente pratico che predilige il comfort, si ispira all’effortlessy-chic tipicamente francese. Tripudio di eleganza parisienne per capi evergreen che si pongono come autentici must have di ogni guardaroba che si rispetti. Uno stile tipicamente francese, quello che calca la passerella, tra tocchi atemporali e citazioni che si rifanno a Jacques Dutronc, Louis Garrel e Benjamin Biolay. In passerella sfila un uomo pulito e perbene, tra tocchi marsigliesi, come il fazzoletto annodato al collo, e bellezza androgina. Chic e sofisticato, l’uomo Officine Générale sfoggia maglioni in cashmere e angora, camicie rosa dal piglio preppy, tripudio di bianco all over. Il focus cade sui capispalla, come i bomber, i caban navy, i cappotti e i blouson in denim. Tra i materiali prediletti spiccano mohair e cashmere mentre la palette cromatica sdogana il total white anche per la stagione invernale. “Guardavo alle mie radici, a cosa respiravo durante la crescita e a cosa amavo. Ho guardato generazioni differenti di uomini che avevano molto carattere”, ha commentato Mahéo, focalizzando la sua attenzione su registi del calibro di Roger Vadim e François Truffaut o su attori come Benjamin Biolay. “E volevo che ciò sembrasse il più naturale possibile”. Largo a silhouette comode e disimpegnate, tra tocchi di sensualità e charme francese. Il suo uomo sfoggia quel “je ne sais quois” destinato a non passare mai di moda.

Il writer metropolitano di White Mountaineering

Ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week la collezione AI 2017-2018 di White Mountaineering. Yosuke Aizawa crea un inedito sportswear intriso di ispirazioni street style: tanti sono i riferimenti a diversi tipi di sport, dalla caccia all’escursionismo. In passerella sfila un uomo dinamico e sempre pronto a nuove sfide. Non mancano suggestioni militari, stampe patchwork e tartan rivisitato. La collezione è costellata da rimandi ad uno stile urban: l’uomo di Yousuke Aizawa si muove sicuro in uno scenario metropolitano che non lesina in citazioni youth culture. Una moda pensata per i giovani, quella proposta alle sfilate parigine di menswear da White Mountaineering: comfort e funzionalità dominano ma non manca stile e ricercatezza. Tra suggestive note grunge e dettagli urban che rimandano ad un’estetica Nineties, si fanno strada anche citazioni hip hop, tra cappucci e proporzioni over: lo stile ricorda inoltre la cultura dei graffitari. L’uomo che calca la passerella sembra far parte della comunità di Writers di Tokyo: il Sol Levante si erge prepotentemente come fil rouge prediletto in una collezione dai risvolti eterogenei. Tra tartan e check tripudio di nero all over e proporzioni oversize che rendono l’uomo di Aizawa simile a un ninja metropolitano. Originale ed altamente evocativa, la sfilata sembra rivolgersi ad un target preciso selezionato in base all’età anagrafica. Largo a parka neri con tasche cargo e cinture che sembrano destinate a nascondere munizioni: lo stile militare trova qui la sua più alta rappresentazione, tra pantaloni larghi e ribellione. Non mancano dettagli in denim e pelliccia, tra silhouette allungate e giacche cropped. Il camouflage domina tra tartan rivisitato e slogan: i volumi rimandano ad una cultura skate.

Armani Privé, nell’alta moda orange is the new black

Chissà se davvero l’arancione diventerà il nuovo nero, come Giorgio Armani ha predetto nella sua collezione d’alta moda primavera estate 2017. Il re della moda italiana ha voluto affrancarsi da quelle tonalità che troppo spesso identificano la sua griffe – grigio, beige, lilla, colori tenui – e per la sfilata del suo brand di haute couture Armani Privé ha scelto calde sfumature d’arancio. Dal mandarino al curry, dalle romantiche atmosfere dei tramonti in riva al mare alla vibrante energia degli agrumi di Sicilia, l’arancio è un colore che esprime positività e ottimismo. Ecco il motivo che ha spinto Re Giorgio a sceglierlo come tono dominante della sua sfilata d’alta moda, abbinato al nero. «Mi piace l’ottimismo che ispirano i colori arancio e mandarino che non hanno nulla a che fare con i languori del tramonto – ha spiegato Armani, senza indugiare nel sentimentalismo – Qui il colore che ho scelto per il mio total look significa energia e positività, niente di esotico però, piuttosto un sentire vitaminico profondo».


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Certo non si tratta di cromie facili da indossare, ma nella mente creativa di Giorgio Armani si sono trasformate in meravigliosi abiti e preziose decorazioni in un equilibrio perfetto con il classico nero. Giacche dalle sfumature cangianti si abbinano a pantaloni asciutti, capispalla in coccodrillo di un vivace arancione si sposano a cascate di paillettes, esotiche gonne e raffinate tute creano un gioco di temi in cui il comun denominatore è proprio il colore. La sera è illuminata da lunghi abiti scintillanti alla vecchia Hollywood, maxigonne dai ricami etnici e stravaganti boa. In prima fila ad assistere alla sfilata d’alta moda ci sono Nicole Kidman e Isabelle Huppert, Olga Kurylenko, Ben Cura, Annabelle Wallis, Lola Le Lann, Amira Casar, Lauren Santo Domingo e Paola Caovilla. Tutte alla ricerca dell’abito Armani Privé perfetto per il red carpet degli Oscar o per altri eventi di simile portata. Si convertiranno all’arancione o resteranno fedeli al nero?


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A Parigi sfila l’haute couture di Giambattista Valli, tra tagli moderni e nuvole di tulle

Giambattista Valli compie una sorta di sacrilegio nella sua sfilata alla Paris Haute Couture 2017: inserire la vita vera nel sogno dell’alta moda. Mondi separati, che non sono fatti per incontrarsi. Lo stilista immagina una donna viaggiatrice, che riempie i suoi bagagli di abiti di duchesse, pizzo, organza, faille di seta, per poi scoprire all’arrivo che i delicatissimi tessuti sono stati compromessi dal viaggio e gli abiti sono tutti spiegazzati. Una visione surreale, che però in qualche modo risulta raffinata. Abitini a trapezio e lunghe tuniche aprono la sfilata d’alta moda primavera estate 2017, con pieghe ben in vista. Già visto sulle passerelle del prêt-à-porter, questo espediente è nuovo in una collezione haute couture e stupisce senza però mettere in ombra quei meravigliosi abiti da sera che sono la firma di Giambattista Valli.


Ecco arrivare infatti, sulla passerella dell’alta moda primavera estate 2017, abiti lunghi da mozzare il fiato. Silhouette a sirena drappeggiate con maestria si alternano ad abiti corti ma dallo strascico interminabile, modelli lunghi e fluidi e grandi gonne a ruota. Si tratta di linee classiche per Giambattista Valli, che ha abituato il suo pubblico ad aspettarsi qualcosa di grandioso dalle sue collezioni haute couture, ma per la prossima stagione i tagli si fanno più decisi, giovani e ancora più sofisticati. Sempre presenti i fiori, in piccoli ricami sul tulle e preziose applicazioni sui corpetti, che devono però contendersi la passerella con vaporose piume di struzzo e scenografiche ruches. I colori scelti per la primavera estate 2017 sono i preferiti da Giambattista Valli: delicate tonalità floreali come giallo mimosa, lilla, mandarino, rosa e lime, intervallati da look bianco ghiaccio. Lo show alla Paris Haute Couture 2017 si conclude, come sempre, con abiti che sono nuvole di tulle. Gigantesche gonne che sembrano fatte di zucchero filato invadono la passerella, e la vita reale torna ad essere lontanissima dall’alta moda.


Haute Couture 2017: Francesco Scognamiglio celebra la principessa Diana e la sua Napoli

Per la seconda volta ospite della Chambre Syndicale de la Haute Couture, Francesco Scognamiglio è grato a Parigi per avergli permesso di presentare la sua collezione d’alta moda, ma non intende piegare il suo stile per adattarsi alle altre maison. La collezione haute couture primavera estate 2017 firmata dallo stilista napoletano è un inno alla sua città e una dedica alla principessa Diana, e di entrambe coglie sia la bellezza che la grinta. Le roselline e le applicazioni floreali sono quasi un obbligo nelle creazioni d’alta moda, ma Francesco Scognamiglio le inserisce su minigonne di pelle, sexy bustier e striminziti abiti sottoveste. Capi sensuali e ammiccanti come è nel dna della sua griffe, ma anche abiti scultura e preziose decorazioni che lasciano a bocca aperta.


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I fiori con cui Francesco Scognamiglio ha cosparso i suoi tailleur dal gusto rock, i lunghi abiti trasparenti e i capispalla ricamati si ispirano alle porcellane del Museo di Capodimonte, fiore all’occhiello della sua Napoli. Fragili germogli che «rappresentano la fragilità interiore di una donna», come lo stesso designer ha dichiarato dietro le quinte della sfilata d’alta moda, e che ripropone anche nel delicato abito da sposa in una tenue sfumatura di rosa. E ancora fiori di chiffon sull’abito lungo in pizzo dai riflessi cangianti che, insieme ai cristalli sparsi sul tulle, alle cinture di Swarovski e all’uso della maglia metallica, accendono la collezione haute couture primavera estate 2017 firmata Francesco Scognamiglio. Lo stilista ha poi raccontato con una certa emozione di aver dedicato lo show di Parigi alla compianta principessa Diana, che la scorsa estate avrebbe compiuto 56 anni. Scognamiglio ha raccontato di averla incontrata nel 1994, quando lavorava da Versace. E non è difficile immaginare Diana con indosso la blusa bianca dal design anni ’80, cosparsa di pietre e cristalli e irrimediabilmente chic. L’alta moda incontra la grinta della principessa e il calore della città partenopea, alla quale lo stilista è grato tanto quanto a Parigi.


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Dandismo neo romantico in passerella da Ann Demeulemeester

Suggestiva ed affascinante la sfilata Ann Demeulemeester, che ha avuto luogo durante la settimana della moda uomo parigina. Sebastien Meunier punta a silhouette allungate e a sapienti sovrapposizioni: lo stilista gioca con le forme e i volumi, che appaiono talvolta ricchi di intricati virtuosismi stilistici per poi lasciarsi andare alla semplicità di strutture elementari. Sfila un dandy in chiave contemporanea, che nasconde il volto sotto a cappelli con piume dal piglio femminile: maudit quanto basta per risultare irresistibile, l’uomo che calca la passerella è avvolto in un’aura di mistero, tra piume e tocchi in pelliccia. Tripudio di eleganza neo romantica, nel velluto all over, che si materializza anche in inediti tatoo. Largo a trasparenze, vissute come leitmotiv dell’intera collezione. Prevale uno spirito bohémien, impregnato di punk rock: largo a cappotti allungati, che riportano in auge il DNA originario del brand, accostati a giacche impreziosite di pizzo vittoriano. Le silhouette genderless si rivolgono ad un’eleganza androgina, che supera ed annienta i tradizionali confini tra i sessi. Come un eroe neo romantico, l’uomo Ann Demeulemeester sfoggia colli preziosi e slogan inediti che guardano al futuro: largo anche a sapienti asimmetrie e a knitwear. Morbidezza nella pelliccia rossa e verde, eleganza evergreen nei capispalla classici. Dalla camicia bianca affiora un elaborato colletto in pizzo, dal sapore vittoriano, da indossare con pantaloni cargo e nastro sul collo, a mò di cravatta. I cappotti doppiopetto indossati sotto al cappello ricordano quasi un moschettiere metropolitano, come il gilet da indossare su camicia e petto sapientemente lasciato in bella vista. Una sfilata ricca di charme per uno stile che non smette di affascinare. Chapeau.

L’eleganza concettuale di Lanvin

Tra arditi grafismi e suggestioni luxury sfila la nuova eleganza firmata Lanvin: Lucas Ossendrijver disegna una collezione intrisa di geometrie, giocando con i volumi e le proporzioni, in un’estetica concettuale. Lo stilista dichiara di essersi focalizzato, per la collezione AI 2017-18, “sulla forma, sulla costruzione e sui tagli”: il risultato è un tripudio di capispalla perfetti per la quotidianità. “Elevare la vita quotidiana”: questo è il mantra a cui Ossendrijver si ispira per una collezione ricca di charme, che ridefinisce i codici stilistici tradizionali della maison Lanvin. Sfila un uomo concettuale ed esistenzialista, tra camicie a quadri, parka e codici rubati ad una classicità che non smette di affascinare lo stilista. “La vita di tutti i giorni. Ma non il reale, più di quello. Fa un po’ paura questo aspetto di sembrare normali. Ma nella moda dobbiamo andare oltre, portando qualcosa di nuovo. E da questo punto abbiamo iniziato a lavorare sulle strutture, sul tailoring”, così Ossendrijver commenta il mood della collezione. Riscoprire la classicità apportando però una ventata di freschezza, a partire dalle giacche dalle silhouette smilze o ancora puntando all’essenzialità, che assume una vena provocatoria nelle sciarpe, su cui campeggia la scritta inequivocabile, “Nothing”. Nichilista ed introspettivo, l’uomo Lanvin è alla costante ricerca di nuovi stimoli. Reazionario e ribelle, l’uomo non teme di indossare il cappotto sul petto nudo, o la calza sopra il pantalone. I volumi sono over e le suggestioni predominanti sono sporty. Nulla è lasciato a caso, ma “ogni pezzo viene pensato”. Largo a parka e felpe techno, impreziosite da grafismi arditi. Asciutta eppure efficace, l’eleganza Lanvin piace per la sua scarna estetica. “Il mio lavoro è elevare ed ispirare, fare in modo che le persone vogliano acquistare i capi. Questa è la moda”, ha commentato Ossendrijver.

La natura digitalizzata di Y-3

Un mix affascinante alla base della collezione autunno/inverno 2017-2018 di Y-3, che ha sfilato nell’ambito della moda uomo parigina. Elementi digitali si uniscono a suggestioni tratte dal mondo naturale, per un ritorno al contatto primigenio con la natura. Il concept da cui trae ispirazione la nuova collezione Y-3 celebra il fascino millenario di una foresta digitalizzata, come quella proiettata sulla passerella, sfondo ideale su cui si muovono i modelli: una piattaforma in chiave 3D che evoca le ombre delle foglie mosse dal vento, o ancora delle trame intricate del fogliame, attraverso cui filtrano i raggi di un pallido sole. Il ritorno ad un contatto atavico con le forze naturali diviene leitmotiv di una sfilata altamente evocativa, che celebra la vita all’aperto e l’istinto di sopravvivenza. Largo ad una moda che sia funzionale e confortevole ma che non lesini in audaci coup-de-theatre, tra suggestioni militari e virtuosismi stilistici. Yohji Yamamoto sforna una collezione grintosa, intrisa di sapienti tocchi streetwear, gli stessi che hanno reso celebre il brand. Largo a capi dal retrogusto dark: le donne indossano cappe e boleri doppiopetti, tra dettagli techno e tripudio di jersey e nylon, per un’eleganza che punta al comfort. Le suggestioni di una foresta digitale si trasmettono ai capi attraverso la magia di stampe e pattern dal piglio futurista. La palette cromatica tra nero all over abbraccia il kaki e il verde, tra pannelli e dettagli che impreziosiscono capi sobri e minimali. Largo a pantaloni cargo e capispalla camouflage, che ripropongono suggestive stampe fotografiche raffiguranti vedute aeree del pianeta Terra. Una collezione affascinante, che muove da un intento di natura didascalica e da uno sconfinato amore per la natura: il designer ha ammesso di avere tratto molte delle ispirazioni dal dialogo con la madre, oggi centenaria, e con alcuni zii novantenni. Il suo stile trae dal passato nuova linfa vitale per proiettarsi in un futuro ricco di contraddizioni.

La sartorialità eccentrica di Thom Browne

Una sfilata concettuale e suggestiva per una collezione che omaggia la tradizione sartoriale, meglio se italiana: Thom Browne incanta Parigi con un uomo stretto in abiti dal piglio formale, ma senza perdere di vista l’ironia che da sempre contraddistingue il suo stile iconico. L’Autunno/Inverno 2017-18 disegnato dallo stilista statunitense è caratterizzato da grande solennità: l’uomo Thom Browne calca la passerella col passo drammatico di una cerimonia funebre, sullo sfondo di un tappeto grigio impreziosito da tocchi surrealisti che ricordano un giardino in pietra giapponese. L’aria è solenne: una sorta di processione si alterna sul catwalk, tra figure quasi oniriche strette in abiti formali, anch’essi declinati nei toni del grigio. Sulle note di Philip Glass sfila un uomo misterioso: il volto coperti da cappellini, le labbra tinte nei toni dark, le mani nascoste in lunghi guanti sureealisti, che ricordano quasi una camicia di forza. A metà tra suggestioni workwear ed echi di una teatralità couture, le fitte trame del pregiato tweed Harris ricalcano abiti sartoriali che ricordano un’uniforme. Tuttavia il rigore formale della camicia, cravatta e giacca viene stemperato da tocchi inediti, come i bottoni, tanti, troppi: sarebbero circa 50.000 quelli usati nella collezione. Genio visionario ed eccentrico, Browne sconsacra la classicità tailoring per sdoganare una nuova estetica che usa la sartorialità in chiave irriverente: l’uomo che sfila ricorda quasi un cartoon, tra proporzioni over e virtuosismi stilistici. “E’ una celebrazione della qualità dei capi e dalla sartoria. Avrei voglia di mostrare alla gente capi davvero ben fatti”, ha commentato lo stilista.

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Sfila a Parigi l’hardcore di Dior Homme

Aggressivo e politicamente orientato l’uomo Dior Homme: la collezione AI2017-18 che ha sfilato a Parigi è un mix di suggestioni tratte dal passato che si uniscono a tocchi streetwear. Kris Van Assche porta sulle passerelle parigine echi rivoluzionari che si rivolgono alla generazione streetwear: la protesta di centinaia di migliaia di donne che ha imperversato negli Stati Uniti all’indomani dell’insediamento alla Casa Bianca del nuovo Presidente Donald Trump funge da ispirazione per Van Assche, che rivendica l’importanza della protesta come forma di espressione. E slogan di protesta fanno capolino da maglioni, impressi sotto il ritratto di monsieur Christian Dior, morto in tempi ben lontani da quegli attuali.

L’uomo Dior Homme è un reazionario, un ribelle pronto a portare avanti battaglie per la difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, ma senza mai perdere di vista la classe che lo contraddistingue. Eccolo quindi sfilare avvolto in sontuosi abiti sartoriali: tripudio di suggestioni workwear nei gessati, di netta ispirazione Eighties. Certosina la cura per i dettagli, come le spille da balia che impreziosiscono la giacca sartoriale. In un parterre esclusivo in cui spiccano tra gli altri Bono, Boy George e Karl Lagerfeld, sfila la moda rivoluzionaria di Van Assche, che si rivolge ad una gioventù ribelle e pronta a rovesciare i diktat preconfezionati.

“L’energia della giovinezza come mezzo per affrontare il futuro”, così lo stilista ha commentato il leitmotiv della sfilata. Un mix irriverente di sartorialità e club culture, questo il segreto per mantenere alta l’identità del brand anche ai tempi di Instagram. Van Assche punta a demistificare il classico tre pezzi da uomo per adattarlo ai giovani di oggi. Ecco quindi che i pantaloni in gessato rivelano inedite tasche cargo, mentre la palette cromatica predilige nero con accenni grafici in rosso e arancio.

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L’hardcore Dior si manifesta su slogan che impreziosiscono maglie che fanno capolino sotto l’abito sartoriale. Il Grand Palais è in fermento per la nuova rivoluzione silenziosa che prende il via proprio sulla passerella. “E’ stato detto così tante sui giovani che non vogliono più indossare capi sartoriali, come se la sartorialità fosse finita e tutti creassero solo jeans, magliette e sportswear ed io sento che noi di Dior -giacché la sartorialità è parte integrante di ciò che facciamo e di ciò che sappiamo fare- dovremmo reinventare il vestito per renderlo appetibile ai giovani”, così Van Assche sintetizza lo scopo principale del fashion show. “Non è che il vestito sia finito. Forse non gli abbiamo dato il giusto vestito. Questo è il punto focale: dare loro qualcosa di bello e poi qualcosa di veramente chic. Quel mix, credo possa funzionare per le giovani generazioni”, ha aggiunto poi lo stilista.



Con le proporzioni inedite che hanno calcato la passerella si inaugura un’estetica nuova, che sembra strizzare l’occhio ai giovani: largo a giacche smilze indossare su pantaloni ampi. Tra suggestioni Nineties ed Eighties sfila uno stile fresco e giovane, che si esplica in tocchi fluo che irradiano di una luce nuova il più classico trench, o ancora gli occhiali da sole a specchio oversize, per un effetto quasi 3D.

Il romanticismo in chiave rock di Hermès

Un’eleganza rilassata e disinvolta è stata protagonista assoluta della sfilata di Hermès: l’uomo immaginato da Véronique Nichanian per la collezione AI2017-18 predilige uno stile armonico, ritmato da sapienti contrasti. L’uomo Hermès ha un’anima bifronte: al romanticismo derivante dall’heritage della maison si uniscono ora tocchi rock per un dinamismo inedito. Véronique Nichanian definisce la collezione Rockmantic: largo ad un tripudio di knitwear impreziosito da dettagli che inneggiano ad uno stile rock, come le giacche da aviatore in suède e i pantaloni dal taglio skinny. Le proporzioni seguono le linee del corpo. Tra i materiali usati spiccano la seta, la pelle, velluti preziosi e cashmere. Tartan e pied de poule spiccano in una collezione che mixa mirabilmente sobrietà e suggestioni rock: è un uomo classico ma dall’anima ribelle quello che calca la passerella, strizzato in outfit dal piglio casual.
Spicca tra gli accessori il marsupio: oggetto di culto negli anni Novanta, qui è declinato in un modello oversize. Spiccano dettagli preziosi, dalle suggestioni luxury, come il coccodrillo che impreziosisce un bomber nero. Agnello e lana classica si alternano tra pregiati maglioni in misto di seta e cashmere e pantaloni dal taglio sartoriale. L’uomo che calca la passerella non lesina in capi chic come i giacconi in pelle o principe di Galles stretti in vita e i maglioni a collo alto, dal retrogusto esistenzialista. Hermes si distingue ancora una volta per uno stile effortlessy-chic e per una tradizione immortale. Nel segno dell’eleganza più autentica.

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Paul Smith sfila tra déja vù e sartorialità

Paul Smith ritorna indietro nella sua storia, ripristinando le sue radici sartoriali in una collezione che omaggia lo stile British nella sua essenza più autentica. La collezione AI2017-18, che ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week, porta in passerella un uomo dall’eleganza classica: il vestito, capo evergreen per antonomasia, trova nuova interpretazione.

Se la classica combinazione di giacca e cravatta sembrerebbe vivere un periodo di crisi, Paul Smith riporta in auge suggestioni tailoring dal fascino intramontabile. E se l’uomo moderno preferirebbe optare per t-shirt e sneaker, l’eleganza che calca la passerella parigina conferisce nuova dignità a certe ispirazioni vintage mai dimenticate.

Sfila un giovane gentiluomo inglese che non teme di sfoggiare una classicità rivisitata prendendo a modello i nuovi divi contemporanei ammirati dalle giovani generazioni, come i Millennials. Tra nuance vitaminiche sfila un nuovo check: i capi sono impreziositi da stampe patchwork in un tripudio di mix & match che unisce un tartan verde e blu a stampe sofisticate che evocano foglie e uccelli.

“La sartorialità è ciò che conosco davvero bene ed è bello mostrare le mie capacità”, ha commentato lo stilista. I tessuti che sfilano ricordano quelli provenienti dal Nord dell’Inghilterra utilizzati dallo stilista all’inizio della sua carriera, nella metà degli anni Settanta. “Quando ho iniziato, i tessuti pesavano il doppio rispetto ad oggi”, ricorda Paul Smith. Non mancano preziosi velluti mentre il tartan affiora su lunghi cappotti ma anche su camicie, giacche, pantaloni e cravatte.

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Ma il tartan non è l’unico protagonista della sfilata: largo anche ad iconici maglioni di lana provenienti dall’isola di Fair, un altro pezzo tratto dall’archivio del brand. Inoltre piume luminose fanno capolino da camicie ed abiti per lei, in impalpabile seta e chiffon, mentre uccelli dai variopinti piumaggi vengono raffigurati su camicie in jeans e giacche: le immagini sono state riprese da un libro risalente al 18esimo secolo. Silhouette iperfemminili per lei, anche questo retaggio del passato: “Sono solo tornato al motivo per cui ho iniziato a disegnare collezioni femminili, ossia perché le supermodelle e molte donne famose compravano il mio menswear”, così ha commentato lo stilista, con la consueta ironia.

Cosa bisogna aspettarsi da Trump?

Nel suo primo giorno da presidente Trump ha deciso di firmare un primo, significativo, ordine: il ritiro degli Stati Uniti d’America dal TPP (Trans-Pacific Partnership), un accordo a lungo discusso che aveva unito una dozzina di stati pacifici tra cui l’Australia, Giappone, Malesia, Messico, Perù e Vietnam.


Il ritiro dal TPP era una mossa pronosticata da quasi tutti, l’accordo era da tempo scosso da forti critiche e Trump lo aveva fatto diventare uno dei suoi obiettivi principali nella sua campagna elettorale. Il TPP, secondo Trump, andava contro gli interessi dei lavoratori americani. Bernie Sanders era un critico della prima ora e perfino Hillary Clinton, seguendo l’onda, aveva ritirato il suo supporto all’accordo.


L’impatto economico di questo ritiro sarà minimo, quantomeno all’inizio. Gli USA hanno già rapporti commerciali stretti con tutti i firmatari dell’accordo e molte barriere commerciali sono state già tolte. Secondo le stime più ottimiste l’accordo avrebbe fatto crescere il PIL americano di solo mezzo punto entro il 2030.


Con numeri così bassi la tentazione è quella di relegare la mossa di Trump a un gesto simbolico ma i simboli, a volte, hanno la loro importanza.
Togliere gli USA dal TPP è come rinnegare il modello statunitense di globalizzazione che loro stessi hanno imposto al mondo dalla fine della seconda guerra mondiale in poi: fino ad ora erano gli altri stati che si toglievano da questi accordi, non gli USA.
Come se non bastasse questa uscita destabilizza ulteriormente le relazioni bilaterali con la Cina.


Dalla fine della Seconda Guerra mondiale gli USA hanno promosso o imposto, a seconda di chi si chiede, un approccio globalista al libero mercato promuovendo accordi commerciali tra stati nell’idea che un mercato libero sarebbe stato un bene per tutti.
Questa particolare visione del mondo era nata negli Stati Uniti dopo la Grande depressione. L’introduzione delle legge Smoot-Hawley che impose dazi su circa 20.000 beni importati si tradusse nell’inizio di una guerra commerciale che finì per allargare e rendere ancora più profonda la crisi economica portata dalla grande depressione. Questo e il fatto che l’economia americana era la più in salute al mondo dopo la fine della II Guerra mondiale porto alla creazione del mercato globale, l’ecosistema perfetto per le grandi multinazionali statunitensi.


Grandi nazioni, come Germania, Giappone e Italia, in cambio degli aiuti finanziari post guerra accettarono subito il sistema di libero scambio.
Nel 1947 a Ginevra ventitré nazioni accettarono di entrare a far parte del GATT, General Agreement on Tariff and Trade, per ridurre tutti gli impedimenti al commercio internazionale. Dal 1947 al 1990 il numero di membri del GATT salì regolarmente fino ad arrivare a più di cento e nel 1994 si trasformò in WTO, la World Trade Organization, che ora ha 164 membri tra cui la Cina, ad esempio.


L’accordo funzionò e il valore degli scambi internazionali e cresciuto sette volte da allora. Gli esportatori ne hanno beneficiato ma anche i consumatori che hanno visto crollare i costi di moltissimi prodotti.
Tuttavia moltissimi lavoratori hanno iniziato a vedere il libero commercio come il motivo per cui molti posti di lavoro finiscono per essere spostati in altri stati emergenti e come ragione per cui gli stipendi non salgono come negli anni scorsi. Tutto vero, sicuramente c’è stata una redistribuzione dei posti di lavoro e sicuramente c’è stata una decrescita dei prezzi dei beni.


Trump ha cavalcato l’onda protezionista durante la sua campagna elettorale e oltre a ritiro dal TPP anche il NAFTA potrebbe essere rinegoziato. Trump ha addirittura minacciato di mettere dei dazi sui prodotti messicani, cosa assolutamente vietata dal WTO il quale non potrebbe esimersi dal punire gli USA e Trump potrebbe arrivare ad uscire dal WTO facendo, di fatto, crollare il sistema che ha governato il mondo commerciale per settant’anni.


Trump ha detto di preferire gli accordi commerciali bilaterali e ha intenzione di inaugurare la sua nuova politica con il Regno Unito post-Brexit.
Questa tendenza però non sembra essere condivisa da molti altri stati. Appena dopo l’annuncio di Trump Australia, Nuova Zelanda e Singapore, tre alleati storici degli USA, hanno dichiarato che i negoziati andranno avanti senza gli Stati Uniti e che invitare la Cina potrebbe essere una possibilità.


La Cina probabilmente non entrerà a far parte del TPP dato che sta promuovendo un altro accordo in cui ha un ruolo centrale ma sicuramente non si tirerà indietro dal sostituire gli USA in altri frangenti. Al Word Economic Forum di Davos il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina crede fermamente nel libero commercio e nei mercati aperti e che questo sistema economico ha portato crescita in tutto il mondo e ha aiutato la scienza e la tecnologia oltre che la civilizzazione in toto. La Cina si è ufficialmente candidata a prendere il posto degli Stati Uniti a leader del mondo “libero”. Ancora più ironico che questo succeda in un momento in cui gli USA sono governati da dei “plutocrati” mentre la Cina è formalmente un paese comunista e Xi Jinping è Presidente del Partito comunista cinese.


Un’altra ironia è che Trump ha fatto campagna bastonando la Cina su tutti i fronti e proprio la sua salita al potere potrebbe essere la cosa migliore capitata alla Cina da molto tempo. Gli USA perderanno potere economico nei confronti dei cinesi grazie al presidente più vocalmente anti-cinese che si ricordi.
Proprio un repubblicano, John McCain ha dichiarato: la decisione di Trump “è un grosso sbaglio che avrà delle conseguenze a lungo termine sull’economia americana e sulla posizione strategica degli USA nella regione pacifica dell’Asia nel peggior momento in cui questo sarebbe potuto succedere”.


Quello a cui allude McCain è proprio la situazione cinese. Per quanto riguarda la questione commerciale Trump, evidentemente, vuole negoziare un nuovo patto bilaterale molto più favorevole agli USA. Cosa assai difficile da fare considerando che Xi Jinping da solo potrebbe mandare in bancarotta gli USA vendendo il loro debito pubblico. Stessa cosa che succederebbe se Trump decidesse di mettere dei dazi sui prodotti cinesi. In entrambe le situazioni il mercato globale ne sarebbe scosso come mai è successo.


Il governo Trump ha anche dichiarato di voler contrastare i cinesi nel del Mar cinese meridionale.
La Cina ha dichiarato la sua sovranità su un piccolo gruppo di scogli e atolli nel Mar cinese meridionale situati in acque internazionali.
Il portavoce di Trump, Sean Spicer, ha dichiarato che il presidente americano ha intenzione di difendere i territori internazionali che sono collocati in acque internazionali. Il ministro degli Esteri cinese ha subito risposto che gli USA farebbero bene a parlare con accortezza per conservare la pace nell’area.


In pochi giorni Trump è riuscito ad avere scontri verbali violenti con cinesi e messicani e questo unito alla sua nota avversione nei confronti delle istituzioni internazionali, ivi comprese NATO e Unione europea, certo non fa dormire sonni tranquilli agli osservatori internazionali. Non a caso gli scienziati che curano l’orologio dell’apocalisse hanno spostato le lancette a due minuti e mezzo dalla mezzanotte, il punto più vicino all’apocalisse dagli anni 53/60.

Pitti 91 – Lardini: The Digital Gentleman

Tra rigore e nonchalance. Tipiche fantasie British e dettagli ricercati ma senza eccessi.


La collezione uomo Lardini autunno-inverno 2017/2018 racconta di un gentleman dei tempi moderni il cui guardaroba, fatto di classici malleabili, definisce una nuova eleganza all’insegna di una esclusiva mondanità ma anche di una quotidianità sempre più digital. La parola d’ordine è “soft sartorial” come stile e filosofia di vita; silhouette facili ma precise e materiali confortevoli come cashmere, cashmere-seta e yak danno un aspetto di libertà e pacatezza a una collezione ricca di capi evergreen: blazer destrutturati, ampi cappotti, abiti tre pezzi, giubbotti disinvolti, giacche camicia.


Cappotto in lana chiné sui toni del marrone indossato su un pantalone in velluto a coste e dolcevita a treccia in lana mohair.

Cappotto in lana chiné sui toni del marrone indossato su un pantalone in velluto a coste e dolcevita a treccia in lana mohair.




Le fantasie rigorosamente British si orchestrano l’una con l’altra fino a diventare il link dei diversi accostamenti: Principe di Galles, gessati larghi, check, over check, pied-de-poule e jaquard riescono a convivere talvolta nello stesso outfit grazie alle medesime nuances. Il classico vestire “all’inglese” trova spunti alternativi in questa collezione che fugge la sicurezza di abbinamenti scontati.
Così nelle giacche affiora un’attitudine informale grazie all’utilizzo di tessuti dal carattere sportivo come il jersey e la ciniglia, l’abito è intelato, ma per non prendersi troppo sul serio è anche tinto in capo.


Giacca gessata doppiopetto in lana cardata, con gilet in cashmere, camicia oxford pinstripes e cravatta in maglia, indossata su pantalone in flanella.

Giacca gessata doppiopetto in lana cardata, con gilet in cashmere, camicia oxford pinstripes e cravatta in maglia, indossata su pantalone in flanella.




Elementi chiave della stagione sono i capospalla; la varietà dei tessuti e delle vestibilità, insieme alle molteplici fantasie, rendono la giacca (proposta in versione monopetto, doppiopetto, a camicia, con revers a specchio e sciallati) l’interprete per eccellenza del carattere soft tailoring di Lardini.
Le varie sfumature di marrone, cromia chiave della collezione, spaziano dal beige al senape al bordeaux e avvolgono colori puri come il blu, l’ottanio, il rosso e l’arancio.


Abito in lana finestrata, camicia denim e cravatta in lana regimental.

Abito in lana finestrata, camicia denim e cravatta in lana regimental.




Oltre il 60% dei tessuti utilizzati per la collezione autunno-inverno 2017/2018 di Lardini viene creato in esclusiva dai migliori produttori mondiali (italiani e inglesi).
La sperimentazione non si limita soltanto al mondo delle materie prime, ma anche a quello delle tinture e dei lavaggi: in particolare Lardini per la prossima stagione ha impiegato per abiti, giacche e camicie un nuovo processo di lavaggio che dona un aspetto sottilmente vissuto ai capi.


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Il nomade wild di Boris Bidjan Saberi

Trame wild e suggestioni nomadi caratterizzano la sfilata AI2017-18 di Boris Bidjan Saberi: lo stilista tedesco porta sulle passerelle della Paris Fashion Week un intrepido esploratore, che non teme di affrontare i rigori invernali tra virtuosismi stilistici e charme atavico. Il designer presenta una collezione monocromatica ed altamente evocativa: da sempre amante sfegatato dello streetwear, Boris Bidjan Saberi immagina ora per la sua collezione suggestivi scenari aridi, in cui la natura diviene padrona unica del destino dell’uomo. L’uomo che calca la passerella non teme la montagna e si appresta ad una impervia scalata fino alla cima. Funzionalità e comfort dominano tra grafismi e contrasti ton sur ton: trionfa il tricot, tra trecce e dettagli che sembrano strizzare l’occhio al primitivismo. L’uomo di Saberi è un eroe tribale che sfida la natura: è una lotta atavica in cui regna la legge del più forte, selezione naturale di darwiniana memoria per cui il fine è solo uno, sopravvivere. Lo stilista tedesco collabora per la seconda volta con Salomon per quattro modelli di calzature: largo a sovrapposizioni di tessuti ed una palette rigorosamente monocromatica, che indugia sui toni del black & white. L’uomo che sfila indossa una sorta di armatura impreziosita da dettagli in pelliccia: tra i materiali usati anche vinile e cotone. Non mancano suggestioni luxury in un tripudio di eleganza rigorosamente hand-made. Versatile e intrisa di elementi tribali, la collezione parte da ispirazioni streetwear per poi aprirsi ad una realtà sofisticata e insieme funzionale. Nato in Germania da padre persiano e madre tedesca, Boris Bidjan Saberi già nel 1996 mostra la sua innata predisposizione per la moda: lo stilista rivisitò e modificò un paio di jeans vintage, inaugurando così la propria personale estetica. Nel 2003 il designer diede vita alla prima linea di accessori fatti a mano. Nel 2006 ultimò i suoi studi in design della moda a Barcellona. L’anno seguente arrivò il lancio della linea che porta il suo nome. Nel 2008 il debutto alla settimana della moda maschile di Parigi. Largo a suggestioni militari nei parka reversibili, da indossare con gilet e pantaloni multiuso. Un mix inedito di tessuti e silhouette, da sempre cifra stilistica dello stile di Saberi, si distingue in questa collezione per sapienti note tribal, per una sfilata altamente evocativa.

La foresta digitalizzata di Issey Miyake

I colori della foresta fungono da ispirazione prevalente per la collezione AI2017-18 di Issey Miyake: tripudio di pattern sperimentali che ricordano una fitta vegetazione impreziosisce capispalla e camicie. Un’intricata trama tessuta dal genio di Miyake per una collezione in bilico tra innovazione ed eleganza classica. Pioniere dal 1980 di uno stile universalmente conosciuto e di silhouette iconiche che nel corso degli anni sono state copiate da tanti, Miyake ha sfilato per la prima volta alla Paris Fashion Week nel lontano 1985: da allora le sue linee concettuali e il suo stile unico si sono imposti all’attenzione mondiale. La sua ultima collezione, disegnata da Yusuke Takahashi, riflette una sensibilità moderna e dinamica, che predilige funzionalità e comfort per linee destrutturate e capispalla evergreen. Largo a cappotti in nylon e taffetà, che vengono ripresi dagli archivi storici della maison: in particolare è la collezione AI1983 a fungere da ispirazione alle stampe che si alternano ora sulla passerella, protagoniste assolute per la prossima stagione invernale. Sfila un uomo atletico e moderno, che predilige la scelta di capi comodi e pratici, sposando la funzionalità come cifra stilistica. Largo a cappotti abbottonati sul collo caratterizzati da spalle oversize; i pantaloni sono techno, intrisi di note sportswear. Take a walk on the wild side, sembra essere il mood prevalente nella sfilata, tra stampe in colori pop che raffigurano foreste e piante tropicali. Non manca un tocco urban nei dettagli da trekking e nelle silhouette. La palette cromatica indugia nei toni del blu, del marrone e del nero, tra nylon e jacquard in poliestere di lana. Non manca ardita sperimentazione, tra suggestioni militari e dettagli sporty. La foresta di Miyake è digitalizzata, tra caleidoscopici grafismi ed ardite geometrie veniamo proiettati in un universo parallelo in cui la natura e la metropoli sembrano fondersi indissolubilmente.

Gli echi nostalgici di Yohji Yamamoto

In un mondo in cui le mode e i trend si susseguono senza sosta, Yohji Yamamoto decide di andare controcorrente e di prendersi una pausa: la collezione AI2017-18 che ha sfilato alla settimana della moda uomo parigina si pone come una piccola grande rivoluzione che si oppone alle dinamiche del 21esimo secolo. E’ uno show intriso di poesia e suggestioni nostalgiche, quello che si consuma sulla passerella del menswear parigino: l’uomo Yohji Yamamoto indossa capi dalle ispirazioni workwear che celebrano il potere del corpo. “I tempi stanno cambiando troppo velocemente”: questo slogan campeggia sullo sfondo della sfilata, declinato nei colori della bandiera francese, rosso, bianco e blu. In passerella uomini di mezza età si alternano a giovanissimi modelli: sofisticata e minimal l’estetica Yamamoto sembra conferire un’aura nuova al corpo, attorno al quale si erge una struttura di capi sartoriali e ricchi di charme evergreen. Dominano i lunghi cappotti che profumano di antico, tra sapienti decostruzioni ed ardite sovrapposizioni. “Il denaro genera denaro. Lo odio. Torniamo ai giorni in cui il corpo procurava denaro. Questi ragazzi sono tutti combattenti e lavoratori. Li ammiro e li rispetto”, così lo stilista ha commentato la sfilata e i suoi protagonisti. L’uomo Yamamoto è un lavoratore che si muove nella giungla metropolitana stretto in capi languidi e decostruiti. Il Giappone torna prepotentemente alla ribalta con uno stile effortlessy-chic e minimale, che strizza l’occhio al rigore orientale. Tripudio di capispalla, che ridefiniscono i codici del workwear: sfila una sorta di uniforme urbana tra giacche e parka: trionfano i cappotti, declinati in velluto e nuance come il rosso e il salmone. Tutti i capispalla sono reversibili, per una maggiore funzionalità. Ad ispirare Yamamoto i piloti combattenti giapponesi. Domina il camouflage all over, tra pattern in stampa patchwork e tocchi di pelle. Una sfilata che nasce da un intento rivoluzionario: la nostalgia che si avverte non è fine a se stessa ma diviene produttiva per sdoganare un’etica nuova, che rendi il dovuto omaggio ai lavoratori e ai nuovi guerrieri contemporanei.

Addio a Bimba Bosé: la supermodella ha perso la sua battaglia contro il cancro

Non ce l’ha fatta Bimba Bosé: la top model e attrice spagnola, nipote del celebre Miguel Bosé, ha perso la sua battaglia contro il cancro e si è spenta a Madrid a soli 41 anni. L’epilogo più triste per una malattia che la splendida supermodella non aveva mai temuto, ergendosi a paladina delle donne affette da tumore al seno. Bimba Bosé postò su Instagram le foto posteriori alla mastectomia a cui si era sottoposta nel 2014: immagini molto forti, che fecero il giro del mondo. Lei, che si era sempre detta sicura di vincere la sua malattia, aveva prestato il volto a campagne per la diagnosi precoce del tumore alla mammella.

Bimba Bosé, all’anagrafe Eleora Salvatore González, era nata a Roma il primo 1 ottobre 1975, figlia di Alessandro Salvatore e Lucía González Bosé, nipote materna del torero Luis Miguel Dominguín e dell’attrice Lucia Bosé e nipote del cantante Miguel Bosé e dell’attrice Paola Dominguín. Altezza svettante e volto unico, Bimba nel 2006 era convolata a nozze con il regista e musicista Diego Postigo: dal matrimonio nacquero due figlie, Dora e June.

La carriera nella moda inizia presto: Bimba posa per Steven Meisel e Mario Testino ed ottiene le copertine di Vogue e Harper’s Bazaar; musa di David Delfín, Bimba ha sfilato a Londra, Parigi, Milano e New York. Artista poliedrica e versatile, Bimba Bosé ha lavorato anche come stilista, cantante, dj ed attrice, recitando ne El Consul De Sodoma di Sigfrid Monleon e Julieta di Pedro Almodovar.

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Bimba Bosé era nata a Roma il primo ottobre 1975



Nel 2014 arriva la diagnosi più terribile: la modella scopre di essere affetta da un tumore al seno sinistro. Fin da subito è evidente che si tratta di una forma particolarmente aggressiva di cancro: immediatamente la modella si sottopone ad un intervento di mastectomia ma la malattia non regredisce. Bimba è una guerriera e mostra fieramente sui social le cicatrici degli interventi a cui si sottopone. Lo scorso ottobre Bimba Bosé annuncia ai media spagnoli di essere affetta da metastasi alle ossa, al fegato e al cervello. “Ho le ossa distrutte ma stiamo lavorando per ricostruire tutto”, così si esprimeva la modella.


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Bimba Bosé si è spenta il 23 gennaio all’Hospital Ramón y Cajal di Madrid. Grande il cordoglio dello zio Miguel, che ha affidato ai social network l’ultimo saluto all’amatissima nipote adorata: “Buon viaggio Bimba, mia complice, mia compagna, amore mio, mia figlia amatissima”, ha scritto il cantante. Tra le voci che si sono unite al dolore della famiglia anche Laura Pausini, che ha scritto sul suo profilo Twitter: “#BimbaBosè una guerriera. Una donna che mostrava la bellezza del non essere tutti uguali”. Non sono purtroppo mancati casi di sciacallaggio mediatico a seguito della dipartita della modella: e lo zio di Bimba, Miguel Bosé, è stato protagonista nella giornata di ieri, di attacchi omofobi sui social network.

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L’attrice e modella spagnola era la nipote del celebre cantante Miguel Bosé

L’uomo Daks piace, ma con la vita più corta!

Il troppo stroppia” dice un vecchio proverbio.
Quando si è bravi e si punta l’asticella ancora più in alto, ogni tanto si casca, forse è successo anche a Daks, che nonostante abbia riconfermato eleganza e gusto nella sua collezione uomo, ha mescolato sale nel caffè al posto dello zucchero.

Il pantalone a vita alta è la pecora nera. NO assoluto a un pezzo che è e dovrebbe rimanere capo nel guardaroba femminile, soprattutto se la vita arriva fin sotto al petto, richiamo più al boxer fantozziano che al pantalone da gentleman.

Eliminato questo scivolone, la collezione è un inno alla virilità elegante e classica dell’uomo british, esattamente come ci si aspetta il worker londinese, con il tre pezzi e cappotto di lana, 24 h in pelle, guanti, ma con la sciarpa black in pelo.

Stesso rigore la scelta dell’apertura al fashion show milanese: una schiera di uomini che uno ad uno formano una colonna, dove Principe di Galles, pied de poule, spina di pesce e gessato, risaltano lo stile DAKS.

La palette colori della collezione autunno-inverno 2017/18 prevede una gamma di grigi e neri, e intense tonalità di blu per i dolcevita, da abbinare sotto la giacca.

L’identità dell’uomo DAKS si rivela anche nella scelta degli accessori: le calzature sono in lussuosa pelle di vitello spazzolato e le borse, di varie dimensioni – buste, cartelle, zaini o da portare a mano – presentano chiusure in argento. Una linea ideale per l’uomo moderno, super impegnato, che segue le tendenze ma non rinuncia all’eleganza retrò.

Guarda qui tutta la collezione DAKS autunno – inverno 2017/18:



Qui la sfilata:



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Fendi, Moschino, Chanel & il Food Fashion, le borse da esibire quando non hai fame

Accedo al mio profilo Instagram.
Scorro la home come fosse pane quotidiano e, in qualche modo, lo è.
Quante volte ci siamo trovate ad avere una fame incontrollabile e a doverla ignorare a causa di immagini di cibi deliziosi?
Facendo un calcolo approssimativo risulta che quasi il 70% del nostro capitale sociale su Instagram posti foto di interminabili tavolate.
E ancora squisiti e succulenti piatti tutti da gustare in un sol boccone, arrosto, pasta, dolci.

Food Blogger?

Tralasciando le food blogger che sembrano avere come unico scopo quello di farci salire l’acquolina in bocca, la stragrande maggioranza dei nostri amici e conoscenti pare abbia uno smisurato quantitativo di cibo da fotografare.
Da chi utilizza questo sistema come lavoro, invece, non possiamo che approfittarne per “scopiazzare” qualche ricetta innovativa.
Ben accetti sono anche gli spunti interpretativi nell’apparecchiare la tavola o – e questa ritengo sia la vera portata straordinaria di questo lavoro – conoscere qualche metodo infallibile per preparare in pochi minuti e con pochi ingredienti quelle ricette definibili “tappa-buchi”, ovvero che possano riempirci la pancia senza troppa fatica.

E le fashion blogger?

Di contrasto, le fashion blogger sembrano non possedere un’alimentazione capace di somministrarci il desiderio di aprire il frigo e ingerire tutto ciò che ne contiene.
I loro pasti sono composti da insalata, verdura in quantità, qualche spuntino giornaliero, poche calorie.
E i dolci? In quanto a dolci sono esperte di macarons e frappè ma nel caffè sono solite girare cucchiaini di zucchero di canna.

Ma siamo italiani…

E in quanto tali possediamo un amore smisurato nei confronti della buona cucina.
Anche coloro che non amano cucinare, hanno provato l’ebbrezza di passare delle ore ai fornelli in attesa della propria personalissima ricetta da servire con entusiasmo.
Inoltre sono sempre più in crescita i programmi televisivi a mo’ di sfida culinaria: vince il migliore.
Basti pensare alla cake design mania che ha assorbito completamente il panorama della cucina italiana e internazionale negli ultimi anni.

Anche la moda vuole la sua parte: è il Food Fashion

È la nuova tendenza di stagione.
Le borse di Prada, Moschino, Chanel e Fendi divengono così degli ottimi spuntini (da sbranare? no, da esibire).
Le it-bag fanno presto da fashion food, la tendenza capace di rendere digeribile – anche in termini di acquisto – la moda.
Amate i toast? Via con Prada.
Preferite le baguette? Gli zainetti di Chanel fanno al caso vostro.
Ma non solo, Chanel tratta anche pancakes con glassa e ciambelline con lo zucchero.
O ancora la bagel Philadelphia e salmone di Fendi, gli english muffin o i waffles di Moschino, e ancora toast di Louis Vuitton.

Le borse sono in mostra fino al 2 maggio alla Division Gallery di Montreal.

Kenzo, la moda uomo autunno inverno 2017-18 si ispira agli sport artici

Kenzo porta l’activewear al livello successivo in questa collezione di moda uomo autunno inverno 2017-18. Gli sport estremi sono il punto di partenza di look altrettanto estremi nei colori e nei volumi. I toni neutri scompaiono, sostituiti dal color block e da fantasie piene; i tessuti tecnici dominano la sfilata e i volumi slim e over si sovrappongono in soluzioni inedite. Lo sci artico ha ispirato Humberto Leon e Carol Lim, direttori creativi di Kenzo dal 2011, verso ossimori geografici e sportivi dal forte impatto. La stampa tigrata della Savana convive con le losanghe dei maglioni norvegesi, la fantasia checked si abbina ai fiori hawaiani, la giacca a vento si indossa sopra un lungo piumino. Proporzioni e accostamenti volutamente sbagliati movimentano la sfilata in technicolor del prossimo autunno inverno, per una moda uomo sportiva e dall’anima anticonformista.

Bellissime le sfumature dell’aurora boreale riprodotte su bomber e lunghi abiti in maglia, accostati a pantaloni in tessuti tecnici giallo carico o azzurro vivace. Anche gli accessori sono in contrasto: agli scarponcini da sci fanno da contraltare i sandali in gomma, indossati con pesanti calzini. Le giacche a vento e i cappotti si sovrappongono, così come felpe e gilet. Sembra che il mondo sia troppo confuso, troppo buio, troppo depresso per indossare completi formali e colori scuri. La moda uomo Kenzo si accende di fantasie audaci e colori brillanti per scacciare la noia e la monotonia. Che Humberto Leon e Carol Lim abbiano sempre l’intento di stupire lo hanno dimostrato ampiamente in ogni collezione uomo e donna che hanno firmato per Kenzo. Stavolta però sembra che la loro fantasia galoppi alla velocità della luce. Non è neanche finita la sfilata autunno inverno 2017-18, e Carol Lim già dichiara «Abbiamo molto lavoro da fare per i prossimi quattro anni». Altre fantasie audaci e sfilate sorprendenti ci attendono.


Miguel Vieira collezione autunno-inverno 2017/18

Un’eleganza sobria ma non severa, pulita ma non banale, Miguel Vieira è la piacevole scoperta della settimana della moda maschile a Milano.

La sartorialità è protagonista, nei completi slim fit e strutturati, nei cappotti over e sui pantaloni.

La collezione autunno-inverno 2017/18 di Miguel Vieira propone distinte gradazioni di grigi, di neri e di bianchi, con qualche accenno di colore: il rosso.

I tessuti sono pregiati: cachemire, mohair, alpaca, lana e tessuti check a righe sottili; grande attenzione anche agli accessori e ai dettagli, l’attenzione professionale di un designer che inizia la sua carriera con collezioni scarpe uomo e donna.

Piccolo feticcio della collezione, il foulard annodato al collo, rigorosamente black, che ricorda la divisa del gondoliere veneziano. Un nodo per ogni bel ricordo. E sicuramente questo nome non ce lo scorderemo: Miguel Vieira.

Guarda qui la collezione autunno-inverno 2017/18 di Miguel Vieira



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Suggestioni rock per la moda uomo firmata Balmain

La moda uomo autunno inverno 2017-18 Balmain è un caleidoscopio di suggestioni rock che incontrano le opulenti visioni di  Olivier Rousteing. Il risultato è una sfilata dalle dimensioni epiche: più di 80 look tra la moda uomo per la prossima stagione e le incursioni nella pre-collezione donna, che celebrano le tante rockstar scomparse nel 2016. Prince e George Micheal avrebbero amato le preziose decorazioni, l’iconografia ferina e l’audacia di ogni look in passerella, ma è facile immaginare anche Freddie Mercury e Slash, le cui voci hanno dato il giusto ritmo alla sfilata, indossare questi abiti Balmain.


Il rock e l’heavy metal ispirano bluse che sono corazze di pelle e borchie, vestaglie intessute d’oro, enormi giacche bordate di pelliccia che occuperebbero magnificamente il palco di un concerto. Felini letali, serpenti aggrovigliati e maestose fenici compaiono su maglie e giacche, in preziose applicazioni couture che abbagliano rivelando la maestria di Olivier Rousteing e del suo team. L’uomo Balmain si lascia trasportare in atmosfere da mille e una notte con ricche giacche-vestaglia, coglie l’eco dello stile militare adornandolo di opulente applicazioni, si avvolge in enormi capispalla e t-shirt da rock-star, indossa fluidi completi a stampa pitone che Prince avrebbe adorato per rilassarsi tra un concerto e l’altro. I look della pre-collezione donna sono altrettanto esagerati, carichi e iper-femminili. Trasparenze dal gusto rock, armature da guerriera, incrostazioni di perline ricoprono ogni abito, insieme a lunghissimi stivali di camoscio e vistosi gioielli.


La vastità dei riferimenti musicali, l’iconografia rubata al mondo metal e l’eccentricità delle stampe non mettono in ombra la precisione dei tagli, l’originalità del design e l’immenso lavoro dietro questa immensa collezione. Un tributo alle stelle del rock, ma anche l’ennesima dimostrazione che lo stile Balmain è fatto per uomini e donne dalla forte personalità, che non hanno paura di salire su un palco e brillare. Ancora una volta Olivier Rousteing fa centro, con una collezione autunno inverno 2017-18 che è tra le più memorabili di questa stagione.


 

Hair Trend – Parting Braids

Le trecce sono irresistibili, è risaputo. Per questo motivo, il trend delle cosiddette parting braids ha subito conquistato tutti. Ma… cosa sono?


Le parting braids sono delle trecce molto piccole realizzate al posto della riga. Quindi, possiamo trovarle al centro o ai lati, come più preferiamo.


fashion


Quasi un piccolo accessorio, un decoro vero e proprio per una capigliatura che potrebbe risultare semplice a prima vista. Possiamo impreziosire una semplice piega liscia o delle onde molto morbide. Beyond cute!


Tra le celebrità che hanno sperimentato questo hair trend troviamo Cara Delevingne, che le ha sfoggiate agli MTV Awards del 2016. Anche Chiara Ferragni ha optato per una piccola treccia al posto della riga nel mezzo.


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Tuttavia, se siete amanti delle trecce voluminose ed importanti, vi è una soluzione anche per voi! Ed è la stessa che hanno scelto Gigi Hadid ed Iggy Azalea! Si tratta di una treccia più spessa al centro della testa. Il suo volume è volutamente contrapposto ai lati, che sono piuttosto piatti.


iggy


Come realizzare un’acconciatura con una parting braidSemplicissimo. Iniziamo da una piega liscia o leggermente mossa, a seconda del vostro gusto. Ricordate di vaporizzare una piccola quantità di Spark Up di Kadus Professional per capelli di seta!
Una volta eseguita la piega, creiamo una piccola (o grande, a seconda di quello che preferite) divisione ed intrecciamo.


tips


Consiglio dell’hairstylist: per avere una treccia sicura, pulita e senza quei piccoli capelli che svolazzano, passate tra le dita un po’ di Polish It, una crema lucidante che vi aiuterà a realizzare la treccia al meglio.


Ed ecco fatto! Un look semplicecurato, ma allo stesso tempo ricercato trendyWhat are you waiting for?




 

ENGLISH VERSION


Braids are that thing we cannot resist trying. Therefore, this new hair trend of the so-called parting braids is everywhere. But… what are these braids?


The parting braids are tiny braids sitting on the parting of your hair, either in the middle or on one side, as you prefer.


Basically, it is a cute accessory, it is a sort of decor for your hairstyle, which might seem rather simple at first sight.  That is how we can make straight or slightly wavy hair even more specialBeyond cute!


Among the celebrities who rocked this hairstyle, we cannot help mentioning Cara Delevingne, who wore this hair look at the 2016 MTV Awards. Chiara Ferragni went for this look as well, replacing her natural parting in the middle.


However, there is an alternative for those of you who like voluminous and big braids! And this alternative is the one Gigi Hadid and Iggy Azalea opted for. It consists of a bigger, thicker braid sitting on top of your head. Its volume is meant to be in contrast with the sides, which are rather flat.


How can we recreate a hairstyle including a parting braid? Easier than ever. Let’s start by making our hair straight or slightly wavy, at your choice. Remember to spray a little bit of the Spark Up spray by Kadus Professional for silky hair.
Once you are done, section out a small (or big, as you wish) strand of hair and start braiding.


Hairstylist’s tip: in order to have a secure, neat and polished braid, make sure to put a little bit of the Polish It cream on the tip of your fingers. It is a shine cream which helps you braid your hair with no flyaways at all.


And here you are! A simplepolished yet trendy look! What are you waiting for?




 

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Volumi scultorei e fascino post apocalittico per Rick Owens

Teatrale e suggestiva la collezione AI2017-18 di Rick Owens, protagonista della settimana della moda parigina dedicata al menswear. Tra volumi esasperati e materiali techno sfila Glitter, collezione evocativa che sdogana una nuova estetica all’insegna dell’anticonformismo. «Ho scelto questo nome come reazione al mio ultimo ciclo di collezioni che trattavano più il declino fisico ed ecologico… Era il momento di andare avanti», ha dichiarato lo stilista californiano. «Glitter si riferisce a un periodo degli anni 70 che celebrava l’immoralità, la trasgressione, la liberazione sessuale e l’anticonformità con pomposità. Quasi un artificio grottesco, che rigettava le paure in momenti oppressivamente problematici». L’uomo Rick Owens sfila con voluminosi piumini legati addosso, in un intricato gioco di sovrapposizioni: quasi delle corazze o degli scudi da utilizzare per ripararsi dal gelo invernale, i piumini creano silhouette scultoree e mirabolanti virtuosismi sartoriali. Genio visionario ed amante dell’ermetismo, Owens porta in passerella figure iconografiche e misteriose, che ricordano dei guerrieri in chiave urban. I pantaloni sfiorano il pavimento mentre il viso dei modelli è tinto di bianco e i capelli sono stretti in inedite cuffie. Sulle note di Monserrat Caballé che canta l’aria di Dalila sfila al Palais de Tokyo una collezione dal fascino post apocalittico. Quasi un nomade contemporaneo, l’homeless in chiave luxury tratteggiato da Owens sfoggia sovrapposizioni ardite e volumi scultorei. Teatrale e mistica, la collezione non lesina in giacche dalle proporzioni over e dettagli preziosi. La palette cromatica indugia sul verde, sul kaki e sul nero, tra caleidoscopici giochi cromatici e charme primigenio. Owens affascina anche questa volta con il suo stile iconico e teatrale, tra guizzi futuristi e citazioni Seventies.

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La sensualità punk di Haider Ackermann

La collezione AI2017-18 di Haider Ackermann, che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda di Parigi, è intrisa di suggestioni punk, tra tripudio di pelle nera che impreziosisce gilet e giacche. “Sono sempre attratto dall’uomo elegante ma sono sempre un pasticcio”, ha dichiarato lo stilista. Una collezione interamente basata sull’istinto: “Indossi qualcosa. Sta bene. Sta male. Questo è il mio mondo”, ha commentato Ackermann, che ha anche debuttato alla direzione creativa di Berluti. Una marcia dark quella che si sussegue sulla passerella, tra teche che custodiscono minerali e gemme preziose: nella location della Galerie de Mineralogie di Parigi sfilano silhouette morbide e dettagli sportswear: lo stilista di origine colombiana si perde in virtuosismi iconici che rivisitano i completi maschili classici attraverso tartan e pelle. Androgino l’uomo Ackermann indossa leggings in stampe check e velluti preziosi che rimandano ad ispirazioni rock. Sensuale l’estetica di Ackermann, che tratteggia un nuovo dandismo in chiave parisien: un uomo ribelle ed anticonformista, che non teme gli eccessi bohémien e sfoggia cappotti dal piglio militare. Largo a parka e bomber in suede
da indossare con maglioni a collo alto. Versatile ed eclettico, lo stile Ackermann vede un’eleganza effortlessy-chic che punta a colpire lo spettatore. Non mancano sapienti tocchi glam rock, in un tripudio di nuance strong e giochi cromatici: domina il mix & match di stampe, che accosta il pied-de-poule al tartan rivisitato, tra inediti grafismi e tocchi gold. Le proporzioni slim enfatizzano le gambe. Nei cappucci e nelle sovrapposizioni predominano ispirazioni streetwear, per una collezione ricca di charme.

Il rituale apotropaico di Walter Van Beirendonck

Un rituale arcaico dalle suggestioni dark è quello che si è consumato durante la sfilata di Walter Van Beirendonck: l’Unheimlich di freudiana memoria fa il suo ingresso ufficiale alla Paris Fashion Week dedicata al menswear grazie alla collezione dello stilista belga. Un défilé dai risvolti onirici, a partire dalla location scelta per l’evento, un garage sito nell’elegante quartiere di Iéna: qui irrompe sulla passerella una banda di demoni pelosi dalle corna affilate. La colonna sonora della sfilata è affidata alle note dionisiache dei Seidä Pass, band tirolese che sconvolge l’auditorium con un crescendo di percussioni dal ritmo selvaggio. Van Beirendonck, capo del dipartimento moda alla Royal Academy di Antwerp, sforna un esorcismo intriso di sapori nordici, per una delle sfilate più suggestive in assoluto della settimana della moda uomo parigina. I modelli che si alternano sulla passerella hanno il volto coperto da una sciarpa di seta decorata dagli artisti Scooter LaForge, Gio Black Peter e Brian Kenny. Ricorda un po’ un samurai l’uomo stretto in smilze giacchine di velluto con maniche a campana: misteriosi ed inquietanti i giganteschi guanti da baseball, che pendono dai blouson. Rappresentazione onirica di inconsce paure o mero accessorio da sfoggiare il prossimo inverno? Camouflage all over predomina accanto a flanella e dettagli preziosi, come le spille in strass, i ponpon che fanno capolino dai berretti e le corazze da samurai. Tweed inglese nei pantaloni mentre il fascino apocalittico della sfilata dà vita a mirabili epifanie estetiche. Non mancano scene da guerriglia urbana tra stampe animalesche e suggestioni apotropaiche: “Un rituale molto positivo”, così lo stilista ha commentato la collezione, che ha come scopo quello di guarire il mondo e riportare indietro gli spiriti buoni, facendo invece piazza pulita degli spiriti maligni. La collezione stessa si intitola, non a caso, Zwart, parola olandese per indicare l’oscurità, il buio.
Misteriosa e arcaica, la collezione incanta mixando elementi militari a suggestioni sartoriali, evidenti nei cappotti e nei blazer, tra sapienti costruzioni e decostruttivismo ardito. La palette cromatica vede una prevalenza di arancione, grigio, verde e stampa mimetica. Un momento positivo per la moda belga.

Il moschettiere 2.0 di Y/Project

Suggestiva ed affascinante la sfilata Y/Project, che ha avuto luogo nell’ambito della settimana della moda maschile di Parigi. Gleen Martens esaspera i volumi delle maniche e dei pantaloni, dando vita ad un’estetica altamente evocativa. Lo stilista belga, nato a Bruges, fin da bambino ha sviluppato un’ossessione per la bellezza classica: tuttavia crescendo il suo lato ribelle è venuto alla ribalta e il suo occhio ha assorbito suggestioni fiamminghe come anche note underground derivanti dalle luci al neon e dai negozi, spesso caratterizzati da elementi kistsch. Ne deriva una visione del bello ricca di contraddizioni: una dicotomia che si arricchisce, per la collezione AI2017-18 di inedite suggestioni francesi. L’uomo che calca la passerella è un eroe ribelle che ostenta un lato noir e un fascino romantico: il moderno moschettiere ripristina codici ottocenteschi e cita Napoleone Bonaparte, protagonista anche dell’invito al défilé. Largo a sapienti decostruzioni e tripudio di denim all over per inedite ruches che arricchiscono pantaloni e maniche: Martens gioca con i volumi, creando silhouette dal piglio streetwear che si caratterizzano per virtuosismi couture come le maniche esasperate che sbucano da tute workwear e da cappotti e giacche in pelle. Un nuovo romanticismo si fa strada tra il velluto e i colori dark che sfilano, in primis il viola: altamente scenografici i pantaloni ampi fermati da pannelli, camaleontico il patchwork in denim, perturbante il satin rosso. Ricordano certi costumi sfoggiati nei teatri di periferia, improvvisando un Macbeth o un Otello shakespeariano, i capi che indossa l’uomo Y/Project. Non mancano inoltre suggestioni tailoring in una sfilata dal mood onirico, che cerca anche di creare una dimensione nuova ridefinendo i codici tradizionali dello stile. Il dramma sembra dominare il défilé, tra inaspettati colpi di scena come i capi monospalla e i cappotti lunghi fino al pavimento: inserti di pelliccia fanno capolino da giacche techno. Martens, maestro nelle tecniche di decostruzione, crea un’estetica nuova, pregna di antiche suggestioni che rivivono ora in chiave contemporanea.

Il minimalismo chic di Lemaire

Suggestioni workwear dominano nella collezione AI2017-18 di Lemaire, che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda maschile parigina. Una sfilata intrisa di un’aria malinconica, che porta sulla passerella parigina la solitudine degli impiegati dei call center, che si sentono in sottofondo come colonna sonora del défilé: la nuova società digitalizzata sembra aver perso ogni attenzione per l’individualità. Ispirazioni working dominano nei pantaloni cargo e nelle canottiere senza maniche. Largo anche a blouson con maniche ampie e capispalla dall’aria pulita ed elegante, che si alternano al più classico trench. Cristophe Lemaire, che ha disegnato la collezione a quattro mani con Sarah-Linh Tran, ha dichiarato di essersi ispirato ad un workwear raffinato, che non lesina in forme e volumi che guardano al Giappone underground degli anni Ottanta. Lo stilista ha aggiunto più colore alla collezione, che indugia sui toni neutrali del sabbia, verde oliva, mostarda e prugna. Tra i materiali utilizzati predomina la lana gabardine, il cotone pesante twill, cotone idrorepellente e nylon. Tripudio di knitwear tra tocchi classici ed evegreen nei pullover e dei dolcevita. I pantaloni con elastico in vita sfoggiano proporzioni cropped o si stringono sulla caviglia. L’estetica di Lemaire si evolve con questa collezione in senso più classico, tra silhouette morbide e l’uso di una palette cromatica più ricca, che offre anche dettagli in colori come il giallo, il blu e il rosso. L’uomo Lemaire sfila sfoggiando un’eleganza effortlessy-chic che non teme di fare proprio uno stile disimpegnato e casual. La semplicità diviene leitmotiv di una collezione raffinata come poche, in cui lo stesso uso della palette cromatica dà vita a virtuosismi stilistici nella composizione di piccoli capolavori cromatici ton sur ton. Un uomo naturalmente elegante che non ha bisogno di abbondare in inutili orpelli ma punta invece ad un sofisticato minimalismo.

L’attitudine urban di Facetasm

Suggestioni streetwear ed estetica ribelle caratterizzano la collezione autunno/inverno 2017-2018 di Facetasm. Eclettica e moderna, la sfilata, che ha avuto luogo nell’ambito della Paris Fashion Week dedicata al menswear, si distingue per un’attitudine urban e per ispirazioni tratte dalla musica rock. Largo a denim all over per giacche e dettagli, tra maglioni e pantaloni in nylon vince il comfort, per uno stile disimpegnato ed un’allure easy. Non manca un’attenzione certosina per il dettaglio, tra stampe floreali e accenni di pelliccia. Tra i materiali usati predominano il denim, il velluto, il cotone, la maglieria, il nylon, la pelle, e il jersey di cotone. Facetasm ripristina il total look per silhouette rilassate che ricordano i pigiami. Anticonformista e ribelle, l’uomo che calca la passerella rifiuta i diktat provenienti dal mondo esterno e rivendica la propria personale concezione di eleganza. Indagato nelle sue molteplici sfaccettature, l’uomo immaginato da Hiromichi Ochiai guarda al mondo dello sport, in primis dell’atletica, e affronta la nuova società multiculturale forte del suo spirito curioso e amante del diverso. Largo a pantaloni ampi che toccano il pavimento e a capispalla oversize dal mood ibrido, che mixano un’estetica dichiaratamente nipponica a suggestioni streetwear. Ochiai rivisita alcuni pezzi classici del guardaroba maschile, che ripropone in chiave urban, scegliendo la strada della più audace sperimentazione, evidente nella scelta di materiali techno. Non mancano ardite decostruzioni, come nelle tute e nelle giacche. Tripudio di ispirazioni che ricordano l’abbigliamento da sci, tra cappotti e giacche sportive. Il mood prevalente di ispirazione sporty viene interrotto qua e là da inaspettati virtuosismi stilistici, come il prezioso velluto borgogna indossato in contrasto con il bianco, per una sorta di kimono in versione maschile. Suggestioni primitive nei cappotti destrutturati. Ai piedi i modelli che si alternano sulla passerella indossano delle Converse, a celebrare il centesimo anniversario di Converse All Star.

La prima sfilata di Lucien Pellat-Finet alla Paris Fashion Week

Ha sfilato nella prima giornata della fashion week parigina Lucien Pellat-Finet: una prima volta assoluta per lo stilista, che passa con questa stagione dal format della presentazione al défilé. Il genio del cashmere porta in passerella uno stile urban intriso di suggestioni streetwear. Largo a bomber, short, capi sporty-chic e sandali in stile giapponese: sfila la sua moda maschile e femminile, tra ispirazioni jogging e dettagli ironici. I codici stilistici da sempre emblema del brand vengono riproposti in una chiave inedita: le maglie in cashmere tornano alla ribalta, ma questa volta impreziosite da slogan provocatori, come l’invito alla consumazione di cannabis o l’inequivocabile «Baise-Moi». Lo stilista non si preoccupa di falsi perbenismi ma cavalca sicuro l’onda emotiva di una collezione forse priva di spettacolarità ma fedele all’estetica della griffe: Lucien Pellat-Finet cita Jean Cocteau, affermando che “Il cattivo gusto di oggi è il buon gusto di domani”. Largo a velluti e lurex che impreziosiscono due pezzi dal mood trasgressivo. Il brand, nato 23 anni fa, ripropone in passerella i suoi pezzi cult. Tripudio di pot culture, tra stampe che inneggiano al consumo di erba e atmosfere rilassate: l’uomo Lucien Pellat-Finet sfila indossando occhiali da sole scuri e capi morbidi e fluidi. Nel cashmere fanno capolino intarsi ispirati ai graffiti dell’artista newyorkese Crash. La sfilata, pur non distinguendosi per guizzi stilistici che passeranno alla storia, ripristina l’estetica tipica del brand tra suggestioni Nineties e dettagli sportswear. Per un’eleganza disimpegnata.

Sgarbi – Il Volo, continua la lite sulla cerimonia di Donald Trump

Sgarbi contro Il Volo: sembra che la querelle non accenni a placarsi tra il critico d’arte e i tre giovani tenori, rei di aver (a loro dire) rifiutato l’invito alla cerimonia di insediamento di Donald Trump «perché ha basato la sua campagna su atteggiamenti xenofobi e razzisti». Le polemiche sul suddetto rifiuto hanno diviso i fan del gruppo e l’opinione pubblica, ma ad infuriarsi di più è stato proprio Sgarbi. Infastidito da un atteggiamento secondo lui presuntuoso e arrogante, il critico ha iniziato una vera e propria campagna denigratoria, prima insultando Il Volo sui social e in diverse trasmissioni e poi accusandoli di non essere mai stati invitati. «I tre, intorpediniti, hanno solo cercato pubblicità affiancandosi ai divi che, come De Niro, hanno vilipeso pretestuosamente Trump» ha attaccato, giocando con il nome dell’agente Michele Torpedine che cura gli interessi dei tre cantanti.


La replica di Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble è arrivata durante la scorsa puntata di Domenica Live, dove i tre hanno mostrato a Barbara d’Urso il documento che attesterebbe l’invito alla cerimonia di insediamento di Trump alla Casa Bianca. Vittorio Sgarbi, però, rincara la dose in un video facebook in cui parla dell’hotel Rigopiano, in cui uno dei tre ragazzi avrebbe dovuto trovarsi al momento della tragedia. Sgarbi torna a sostenere che Il Volo non sia mai stato invitato all’evento e, dichiarandosi  guidato dal desiderio di scoprire la verità, adduce prove alla sua tesi. È lo stesso Trump, sempre secondo l’interpretazione di Sgarbi, ad aver smascherato la falsa notizia de Il Volo, sostenendo che «tutte le celebrità che dicono che non verranno all’inaugurazione, non vengono perché non le abbiamo invitate». Inoltre, continua nel video su facebook, al Consolato generale Usa a Milano non risulta che nessun artista italiano sia stato invitato a cantare e neanche a presenziare alle celebrazioni dell’insediamento del Presidente. Chi dice la verità, Vittorio Sgarbi o i ragazzi de Il Volo? Non resta che aspettare la prossima stoccata social.


La moda uomo Givenchy by Riccardo Tisci conquista Parigi

Il tema comune delle sfilate di moda uomo autunno inverno 2017-18 sembra essere il completo formale, reinventato per adattarsi a un nuovo pubblico di giovani e raffinati fashion addicted. E sembra proprio che a ottenere uno dei migliori risultati sia stato Riccardo Tisci con la sua collezione per Givenchy. Tisci conquista ancora una volta Parigi, ma lo fa in maniera inedita: è la sua prima sfilata in cui non si percepisca l’aura gothic che di solito lo accompagna. «Per nove anni come stilista ho lavorato con l’oscurità, adesso ne sono uscito» racconta, dicendo di essersi lasciato trasportare da una sensazione di serenità. «Ho provato a essere positivo, a pensare positivo per il futuro guardando al West, all’America, con gli occhi di un bambino. Ho pensato a stelle, strisce, totem, ho osservato immagini meravigliose di donne del West nell’epoca Vittoriana».


La collezione di moda uomo autunno inverno 2017-18 firmata Givenchy è un’esplosione di colori e di energia. Righe e zigzag, fantasie bandana e maschere a metà strada tra i totem indiani e il teatro kabuki si stagliano su felpe e giacche, camicie e cappotti. I completi formali acquistano appeal con silhouette slim e dettagli come i grandi bottoni, che diventano spille luccicanti nei tuxedo per la sera. Riccardo Tisci non trascura i capi più urban, ma li reinventa in chiave contemporanea: geniale la sostituzione dei lacci delle felpe con sottili sciarpe di seta, così come la sovrapposizione di camicie oversize e pullover da bravo ragazzo. In chiusura, lo stilista ha invitato le sue modelle-muse, tra cui Joan Smalls, Liya Kebede, Kendall Jenner, per un’anteprima della collezione d’alta moda Givenchy. E qui tornano il vecchio West, le frange, i vestiti vittoriani. Forse non è un caso che Tisci si sia ispirato proprio all’America, visto che la sfilata di moda uomo Givenchy si è tenuta in contemporanea con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, riuscendo quasi a rubare l’attenzione al nuovo Presidente degli Stati Uniti.


Boyhood: sfilano gli uomini – ragazzini di Comme des Garçons Homme Plus

Tutti gli uomini sono, in fondo, dei ragazzini. Sulle passerelle della moda uomo sfilano modelli teenager e Rei Kawakubo ha deciso di vestirli come tali nella sfilata di Comme des Garçons Homme Plus. La collezione autunno inverno 2017-18 si chiama infatti Boyhood e comprende macchinine e dinosauri applicati sulle sneakers e sui capi d’abbigliamento. Giacche e calzoni ricordano le uniformi scolastiche e gli accenti di colori fluo sulle parrucche e sugli accessori rimandano alla dimensione del gioco e del divertimento. Denuncia sociale di un mondo di eterni Peter Pan o presa di coscienza della necessità di rimanere un po’ bambini? Non è dato saperlo, come sempre la stilista giapponese lascia spazio alla libera interpretazione delle sue collezioni.


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Se moda donna firmata da Rei Kawakubo diventa di stagione in stagione più concettuale ed estrema, la sfilata Comme des Garçons Homme Plus comprende look più portabili, seppur in un contesto di eccentricità. Le camicie da uomo perdono centimetri e imitano dei crop top, t-shirt e giacche si allungano fino ad arrivare al ginocchio e si vestono di glitter e tonalità shocking. Verde acido, giallo fluo, fucsia e azzurro cielo migrano dalle parrucche alle stampe dei completi fino a diventare giocattoli tridimensionali, applicati a scarpe e gilet come originali spille. In un’epoca estremamente delicata per la moda, che deve misurarsi con l’esigenza di vestire generi sempre più fluidi, gli stilisti si trovano davanti a una scelta: sottolineare la virilità o la fragilità o ancora dirigersi su un terreno sconosciuto in cui maschile e femminile si fondono e si confondono? Rei Kawakubo elimina la questione all’origine riportando la moda uomo autunno inverno 2017-18 alla fanciullezza, periodo spensierato in cui l’ultima delle preoccupazioni è definire la propria sessualità. È tempo di tornare a giocare, rimandando le questioni esistenziali a un’età adulta che forse non arriverà mai. Almeno non sulla passerella di Comme des Garçons Homme Plus.


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Balenciaga incanta Parigi tra workwear e note Eighties

Ha sfilato nell’ambito della settimana della moda parigina dedicata al menswear la collezione Balenciaga AI2017-2018: Demna Gvasalia rivisita il workwear più classico conferendogli un imprinting affascinante. Un’estetica che strizza l’occhio a note sporty, tra proporzioni over che rimandano agli anni Ottanta e sapienti tocchi sartoriali. Il guardaroba da lavoro non è mai stato tanto chic: in una location che ricorda un ufficio sfila un impiegato in chiave techno. Largo a silhouette squadrate e volumi oversize, per capispalla sartoriali: cappotti e trench reinterpretano lo stile più iconico della maison Balenciaga, ma il mood strizza l’occhio alla contemporaneità. Un uomo aggressivo e sicuro di sé è il protagonista della collezione: un manager rampante che sfoggia una sorta di uniforme pensata per l’ufficio. Non mancano ardite contaminazioni tra tailoring e sportswear. Le linee sono allungate, la cravatta è il nuovo must have, sapientemente smitizzata dalle sneakers. L’anima sportiva balza all’occhio nelle giacche a vento, nei cappucci che si aprono sotto i lunghi cappotti, insieme ad inaspettate parigine, per un tocco di ironia e trasgressione che non guasta mai. Largo a bomber in pelle e pantaloni stretti a vita bassa, tra glam e loghi fanno capolino riflessi metallizzati, in un’estetica estremizzata.
Linee morbide e disimpegnate fanno da contraltare al rigore dei completi dal piglio sartoriale, per una nuova eleganza. Ai piedi l’uomo Balenciaga sfoggia stivali antipioggia o sneaker in stile combat. Demna Gvasalia gioca con uno stile forte e porta sulla passerella modelli professionisti che si alternano ad uomini comuni. Non mancano felpe e bomber, tra stratificazioni che rivelano l’influenza street. Una sfilata istrionica che inaugura un nuovo menswear: diversi sono i codici stilistici che ispirano Gvasalia, in un tripudio di immagini iconiche. Lo stilista si conferma una delle voci più interessanti del fashion system contemporaneo.

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Angelina Jolie nuovo volto di Guerlain

Un profilo nascosto nell’ombra e i tatuaggi iconici che fanno capolino sulla schiena: è Angelina Jolie la nuova musa di Guerlain. Il nuovo volto della maison è stato presentato al mondo attraverso Instagram in uno scatto in bianco e nero: la straordinaria bellezza dell’attrice e la sua aura trasgressiva hanno contribuito a fare di Angelina Jolie una delle dive contemporanee più amate.

Seguitissima la fine della sua love story con Brad Pitt, che ha messo l’attrice al centro delle cronache rosa dello scorso anno, tra scandali e liti sulla custodia dei 6 figli. Ora che tutto questo è alle spalle la diva americana torna sulle scene grazie a Guerlain: la casa cosmetica francese fondata nel lontano 1828 l’ha infatti scelta come volto di Mon Guerlain, la nuova fragranza in prossima uscita.

Occhi da gatta e broncio celebre, Angelina Jolie non è nuova a campagne pubblicitarie (basti ricordare quella di Louis Vuitton del 2011) ma non è mai stata brand ambassador: la diva, impegnata nel charity, ha già dichiarato di aver devoluto interamente il compenso alla causa umanitaria. Tra i prossimi progetti dell’attrice ci sarebbe secondo rumours il seguito di Maleficent, dove la Jolie interpretava il ruolo della strega cattiva.

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Attrice, regista, ambasciatrice dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e fondatrice del Preventing Sexual Violence Initiative, Angelina Jolie sarà la testimonial del nuovo profumo di Guerlain: la partnership è stata siglata alla fine del 2015, quando l’attrice era impegnata in Cambogia con le riprese del suo film First they killed my father. Un accordo che sembra però avere radici lontane: già la madre della star era una grande amante della polvere Guerlain per il viso. La maison francese fin dagli albori ha sempre puntato a grandi donne, come dichiarato dallo stesso fondatore Jacques Guerlain. Tante le fragranze storiche, da Shalimar a L’Heure Bleue: ora si punta al carisma della bella Jolie, paladina di cause umanitarie e diva patinata.

Kate Moss firma una capsule collection per Nikkie

Dopo il grande successo della linea disegnata per Topshop, Kate Moss torna a vestire i panni della fashion designer con una esclusiva capsule collection disegnata per il brand olandese Nikkie. La linea di womenswear, che è stata battezzata Selected by Kate Moss, è stata presentata nell’ambito della settimana della moda di Berlino: la collezione comprenderà abiti, giacche, gonne, top e pantaloni. Gli articoli saranno in vendita da luglio sul sito del brand nikkie.com e negli store.

Grande intuizione da parte di Nikkie Plessen, fondatrice dell’omonimo brand di abbigliamento femminile: la creativa ha voluto a tutti i costi Kate Moss come designer della collezione. “Kate è sempre stata una grande ispirazione per me”, ha dichiarato la Plessen. La partnership è stata celebrata con un cocktail privato a Berlino, che ha visto tra gli ospiti Selena Gomez, Rihanna, Jennifer Lopez e Stefano Pilati. Uno stile iperfemminile e cool, quello che caratterizzerà la collezione: lo stesso che ha sdoganato Kate Moss come icona di stile contemporanea tra le più ammirate.

“La linea di Kate Moss è tutto quello che desidero comunicare con il mio marchio: una collezione forte, dura ma anche femmile e sexy”, ha commentato Nikkie Plessen in una nota. “Il fatto che sto per lanciare una collezione con Moss, che avrà lo stesso range di prezzo della linea Nikkie, è una follia. Lo considero una dimostrazione del fatto che lei ama il marchio Nikkie. Con Kate come nostra testimonial internazionale, il marchio accresce la sua solidità sul panorama mondiale”, ha aggiunto la stilista.

Kate Moss e Nikkie Plessen

Kate Moss e Nikkie Plessen



Correva l’anno 2011 quando Nikkie Plessen fondava il brand nella sua Olanda: l’etichetta fin dal lancio ha puntato ad una distribuzione internazionale, arrivando a contare 15 negozi e numerosi spazi all’interno di store del calibro di Galeries Lafayette, Selfridges, Takashimaya, Robinsons e Le Marais. Nato come un brand che si pone tra i marchi di alto libello di lusso e i retailer high-Street, Nikkie ora punta tutto su Kate Moss.

Ouka Leele in mostra da Loewe

Arte e moda sono indissolubilmente legate in casa Loewe: il brand spagnolo, che fa parte del gruppo Lvmh, ospiterà all’interno della sua boutique una mostra della celebre fotografa Ouka Leele. Un’esposizione affascinante che omaggia la fotografia dell’artista madrilena: la location scelta è la boutique sita al numero 8 della Gran Via di Madrid: qui saranno esposte diciannove immagini tratte dalla serie Peluqueria.

La mostra resterà aperta al piano inferiore della galleria dello store fino al 26 febbraio 2017. Un’occasione unica per scoprire il talento di Ouka Leele. All’anagrafe Bárbara Allende Gil de Biedma, più nota come Ouka Leele, la fotografa è nata a Madrid il 29 giugno 1957 in una famiglia di artisti: lo zio Jaime Gil de Biedma è un poeta famoso e la cugina Esperanza Aguirre è stata presidente di Madrid dall’ottobre 2003 al settembre 2012.

Ouka Leele sogna inizialmente di diventare una pittrice ma quando si accosta alla fotografia trova nel nuovo mezzo valida espressione per la sua arte. Figura chiave dell’intellighenzia durante il movimento della movida spagnola degli anni Ottanta, alla morte di Franco, l’artista si distingue per il suo approccio surrealista. Ricordano dei dipinti le sue foto, coloratissime ed ironiche. In bilico tra gioco e provocazione, Leele ha fondato una nuova estetica, sdoganando un nuovo concetto di bellezza.

La fotografia per lei è uno strumento per imporre il suo punto di vista sia a livello intimo che a livello universale. La fotografa ha lavorato anche come illustratrice ed ha scritto numerosi libri di poesia. Nella boutique Loewe saranno anche acquistabili in occasione della mostra una serie di oggetti decorati con le sue immagini iconiche. Una mostra imperdibile per gli amanti dell’arte.

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L’istrionico outsider di Marni

Istrionica e colorata la collezione AI2017-2018 di Marni, che segna il debutto di Francesco Risso alla direzione creativa del brand. Suggestioni infantili si mescolano a scenari onirici, in una magistrale prova stilistica: un ponte ideale tra infanzia ed età adulta, la collezione di Marni ruba al guardaroba di papà i pantaloni oversize in velluto a coste, da indossare con maglioni e pigiami: un’aria disinvolta e stropicciata, che ci porta nel calore del focolare domestico. Qui un eterno Peter Pan si aggira quasi segregato in una dimensione onirica, in cui i giochi infantili prendono forma e divengono capi di abbigliamento. Tripudio di sartorialità nei cappotti oversize, tra tailoring e maxi fur coat; ricordano quasi una masquerade gli iconici copricapi in pelouche, in bilico tra ispirazioni vittoriane e carnevalesche. Pelliccia, velluto e poliestere dominano una collezione sopra le righe, che non lesina in surreali coup de théâtre che regalano nuova vita al brand fondato da Consuelo Castiglioni nel 1994, che viene calato in una realtà distopica. Risso, direttore creativo di Marni dall’ottobre 2016, vanta nel suo curriculum l’esperienza in casa Prada e una visione ludica della moda. Tra tocchi naïf e suggestioni edipiche colpisce il primitivismo delle nuove sneaker. L’uomo Marni sembra essere un outsider, fuori posto nel suo pigiama in tessuti techno, eppure perfettamente a proprio agio nel ruolo che si trova ad interpretare. Non mancano suggestioni streetwear: lo stesso designer ha ammesso di trovare particolarmente affascinante l’universo della strada, fonte di ispirazione prediletta per la sua estetica. Una performance ironica ed affascinante, che sdogana un’estetica un po’ folle, ma con classe.

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(Foto: WWD)

L’escursionista in chiave luxury di Moncler Gamme Bleu

La sfilata AI2017-2018 di Moncler Gamme Bleu si apre su uno scenario innevato: qui scia l’uomo disegnato da Thom Browne, che mixa mirabilmente suggestioni sportswear a linee tailoring. Un escursionista in chiave luxury quello che percorre la passerella, tra tocchi sporty e tripudio di sartorialità. Il paesaggio delle Alpi diviene set ideale di una sfilata ad alta quota, dedicata ad uno sportivo dal cuore impavido, pronto ad arrampicarsi fino in cima. La corda diviene il capo principe dell’intera collezione: da strumento necessario per l’arrampicata a must have iconico, la corda strizza le tute da sci e i piumini trapuntati, capo principe della griffe. Browne gioca con il suo uomo, tra ironia e stile: la corda torna anche come pattern che impreziosisce i capi, da indossare con stivali da trekking e backpacks con sacco a pelo. Non mancano audaci virtuosismi stilistici specie nelle ardite sovrapposizioni, perfette per affrontare il rigore della montagna. Largo a peacot, trench e capispalla in iconico tweed, sapientemente mixato a citazioni techno: l’uomo Moncler Gamme Bleu indossa i pantaloni alla zuava sotto al classico piumino, cifra stilistica del brand.

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In testa campeggia l’immancabile berretto di lana mentre gli occhi sono coperti dagli occhiali firmati Marcolin e la barba è finta: il designer americano utilizza la montagna come topos di una collezione che stupisce con inaspettati guizzi luxury e ardite trovate, come le corde utilizzate alla stregua di lacci dalle esplicite connotazioni bondage. Se l’impavido atleta non teme l’arrampicata, tuttavia proprio le corde gli impediscono anche la più semplice camminata. L’uomo Moncler splende nei giacconi in nylon declinati in tinte accese, tra bermuda e scarponcini chiodati.



(Foto: WWD)

L’Oriente metropolitano di Missoni

Una fredda giornata invernale nel Giappone degli anni Settanta ed un uomo che percorre un viale stretto in un cardigan a righe: questa è l’immagine che ha ispirato Angela Missoni per la collezione autunno/inverno 2017-2018. Suggestioni sporty prese a prestito dal mondo dell’atletica si arricchiscono di dettagli luxury in una sfilata affascinante e misteriosa.

Angela Missoni, che festeggia con la collezione menswear AI2017 il 20esimo anniversario alla direzione creativa della maison, ha dichiarato di essersi ispirata alla realtà underground giapponese per l’iconico knitwear, che si tinge di righe e grafismi inediti. Caleidoscopici labirinti e reti impreziosiscono maglie, cappotti, cardigan e pantaloni, in un tripudio di stampe patchwork: pregiato mix & match che si declina in una palette cromatica dai toni caldi, che abbraccia il giallo mostarda, il rosso, il turchese e il verde.

Anche le stampe tartan sviluppate dal padre Ottavio fungono da ispirazione per una collezione che però, anziché perdersi in echi nostalgici, guarda invece al futuro, tra sofisticato tailoring e tocchi sporty-chic. Largo a cashmere preziosi e maglie in lana mohair declinate in tinte audaci: non mancano inoltre suggestioni oriental, a partire dalle trame metalliche che traggono ispirazione dallo shibori, famosa tecnica di decorazione dei tessuti inventata in Giappone.

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L’uomo Missoni nasconde un’anima bohémien sotto al basco alla marsigliese, nato in collaborazione con la maison parigina Larose. In passerella sfilano montgomery, blazer sartoriali e tripudio di eleganza made in Italy. Raffinato ed eclettico, l’uomo Missoni si perde in suggestioni metropolitane: in una sovrapposizione stilistica lo stile urban acquisisce nuova vita, tra i pullover jacquard da l piglo bon ton e i cappotti in pied-de-poule. Un’estetica evergreen che non smette mai di affascinare.



(Foto: WWD)

GiuseppexJennifer capsule collection: 5 motivi per i quali dovremmo acquistarla

Dopo mesi di attesa dal primo lancio sul web della notizia, la collezione GiuseppexJennifer ha ottenuto la sua entrata gloriosa nel cuore delle amanti delle scarpe.
Giuseppe Zanotti firma la collezione di calzature ispirata alla popstar di origine portoricana Jennifer Lopez, conosciuta anche col soprannome di J.Lo.
Cantautrice, attrice, ballerina, imprenditrice e produttrice discografica statunitense, J.Lo è la protagonista di una collezione tutta al femminile che calzerà i piedi di moltissime donne.

Perché dovremmo acquistarla?

1. QUESTIONE DI “INTESA”

Si tratta, infatti, di una collezione ricca di intesa tra Zanotti e Jennifer Lopez, quindi implicito è il collegamento ad una diretta sintonia tra stilista e consumatore.
Jennifer è da sempre per me un’importante fonte di ispirazione, adoro il modo in cui indossa le mie scarpe… lavorare insieme è stata una conseguenza del tutto naturale“, spiega lo stilista.
Che si tratti di un red carpet o della mia vita privata, le scarpe giuste completano il mio outfit e mi fanno sentire bella, sexy e sicura di me. La collezione che Giuseppe ed io abbiamo creato rispecchia esattamente tutto quello che ci si aspetterebbe da entrambi: silhouette audaci, tanto carattere e un tocco di preziosi bagliori“, continua J.Lo.

2. LE DONNE & L’AMORE UNIVERSALE PER LE SCARPE

Come tutte le donne del pianeta, anche J.Lo ama indossare e comprare scarpe e accessori.
Così questo intenso e delirante amore viene reso perfetto e magnetico se a decifrarne il contenuto è proprio una donna, in questo caso la bella e attraente cantante.
Penso sia inutile dire che, come tutte le donne, adoro le scarpe“, scherza la popstar.
Eppure, noi, l’abbiamo presa molto seriamente.

3. È UNA COLLEZIONE TEMATICA

La collezione s’ispira agli aspetti caratteriali e della personalità delle donne, in particolare a quelli di J.Lo.
La collezione è come Jennifer: sensuale, sofisticata, moderna ma anche ironica”, spiega Zanotti.
Non vi sembra di rispecchiarvi in queste caratteristiche?
Sì, J.Lo, ci piaci perché siamo simili.

4. 5 DIVERSI STILI

La capsule collection comprende 5 diversi modelli e stili.
Insomma, a ognuno il suo.

I. The Leslie

Sandalo in raso con tacco alto.
Leslie, $895, giuseppezanottidesign.com

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II. The Jen

Stivaletti a listini in suede.
Jen, $1,250, giuseppezanottidesign.com

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III. The Emme High

Sandali gladiatore con stampa rettile.
Emme High, $1,295, giuseppezanottidesign.com

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IV. The Lynda

Stivaletti gioiello open toe con tacco alto.
Lynda, $2,995, giuseppezanottidesign

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V. The Tiana

Sneakers alte in suede.

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5. GAMMA CROMATICA E ACCESSORI

La gamma cromatica della capsule, perfettamente in sintonia con i colori moda della prossima stagione Primavera/Estate, comprende morbide tinte pastello, chiare tonalità di grigio e calde variazioni di beige.
Inoltre completeranno la collezione due modelli di borse.

La collezione sarà in vendita negli Stati Uniti presso Bergdorf Goodman, Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus, Nordstrom, nelle boutique Giuseppe Zanotti Design, sul sito ufficiale della Maison giuseppezanottidesign.com e presso selezionati punti vendita in tutto il mondo.

Settimana della moda uomo: a Parigi sfila Dries Van Noten

Dries Van Noten ha abituato il suo pubblico al decorativismo che da sempre lo contraddistingue: paillettes, ricami, stampe tappezzeria e preziose applicazioni vengono di solito distribuite a piene mani nelle sue collezioni di moda uomo e donna. All’ultima settimana della moda di Parigi, invece, ha presentato una collezione uomo autunno inverno 2017-18 all’insegna della semplicità. Il designer belga dell’Antwerp Six (congrega di stilisti di talento usciti dalla Royal Academy of Fine Arts di Antwerp) ha scelto come location un tunnel trasformato in parcheggio. Stesso sfondo underground in cui le sue collezioni hanno sfilato nel 1993 e nel 1999, anni d’oro per il brand. Forse Dries Van Noten voleva sottolineare un ritorno al passato e ricordare che il suo successo non si basa solo sull’estro di stampe e applicazioni ma anche su una grande maestria sartoriale.


Sulla passerella della moda uomo autunno inverno 2017-18 le silhouette si fanno più asciutte e i tessuti più puliti. Spalle ampie e pantaloni slim per quasi tutti i look, tranne quelli ispirati al tour di David Bowie Serious Moonlight, nei primi anni ’80. Dries Van Noten firma una collezione che potrebbe appartenere alla generazione passata ed essere ancora attuale nella prossima: capi senza tempo come i cappotti cammello, i pantaloni a sigaretta, i maglioni dalle fantasie nordiche si indossano con jeans e beatle boots. Look normali per un uomo normale, di qualsiasi età e fisicità. L’estro del designer non rinuncia però ad esprimesi nella fantasia a fiori glitter su un cappotto nero, negli inserti plaid sui jeans e nelle lievi camicie di seta stampata. I patch cuciti sui capi raffigurano il logo delle aziende fornitrici di cashmere, lana, tweed e nylon, forse il dettaglio più originale di questa collezione che guarda al passato con ammirazione ma senza sentimentalismi. «Si tratta di pensare a cosa vuoi portare con te nel futuro» ha spiegato infatti Dries Van Noten dietro le quinte dello show.


Supreme per Louis Vuitton: la capsule collection protagonista della moda uomo

La moda uomo che Louis Vuitton ha presentato alla settimana della moda di Parigi è disinvolta e pervasa dallo spirito Newyorchese degli anni ’70, ’80 e ’90. Non a caso, i capi più attesi sono stati quelli della capsule collection Supreme per Louis Vuitton: l’iconico marchio fondato nel 1994 e la griffe francese hanno unito le forze per una collezione destinata ad invadere il panorama fashion della prossima stagione. Sneakers, zaini, borsoni, pantaloni, portafogli targati Supreme per Louis Vuitton sono stati presentati in studio poco prima della sfilata autunno inverno 2017-18. Rosso lacca, arancione, verde oliva e il classico marrone Vuitton sono i colori scelti per questi accessori (altre tonalità verranno rilasciate nelle prossime stagioni) che incarnano la moda sporty anni ’90 e si innestano perfettamente nella sfilata.


La collezione uomo autunno inverno 2017-18 infatti gioca con silhouette estremamente fluide, la cui caratteristica principale è il comfort. Addio alle linee dritte e ai volumi slim, largo a pantaloni baggy, maglioni oversize e morbidi cappotti. L’ispirazione viene dalle figure emblematiche della New York anni ’70, ’80 e ’90: Keith Haring, Andy Warhol, Julian Schnabel, Robert Mapplethorpe, Jean-Michel Basquiat. A quest’ultimo, per esempio, si deve la giacca di pelle e cashmere: «Mi piace il modo in cui indossava vestiti molto costosi, trattandoli molto bruscamente» racconta Kim Jones, direttore creativo di Louis Vuitton men. Grande collezionista ed esperto di cultura streetstyle, Jones ha scelto proprio la New York di «quel periodo in cui tutti uscivano e si mescolavano nei club. Il mix sociale di allora è molto importante, perché è quello che oggi abbiamo perso». Quella della moda uomo Louis Vuitton per il prossimo inverno non è una rivoluzione: le linee fluide e i volumi oversize si intravedono sulle passerelle già da qualche stagione. Ma Jones ha avuto il talento di cristallizzarli in una collezione organica che appare fresca e moderna, una soluzione estetica nuova per l’uomo Vuitton.


La parata military-chic di Moschino

Non si smentisce mai Jeremy Scott, da sempre amante del distopico e dei contrasti: anche questa volta il designer statunitense monopolizza l’attenzione della Milano Moda Uomo con una sfilata ricca di suggestioni post-apocalittiche.

Non scevra da commenti di natura politica, la sfilata Moschino autunno/inverno 2017-2018 porta in passerella cupi scenari post bellici su cui si staglia un’armata in chiave chic: Scott non perde occasione per commentare la vittoria di Trump, usando parole inequivocabili che esprimono il suo dissenso e la sua paura per le sorti dell’America.

Nella cornice di Palazzo Litta, tra sontuosi saloni d’epoca abbigliati in chiave cibernetica, tra cavi e schermi 3D, sfila la moda uomo di Moschino, intervallata qua e là da alcune uscite della pre-collezione donna. Tripudio di camouflage all over per suggestioni militari: l’uniforme diviene il nuovo capo passepartout, tra cotone e seta, bomber e gonne a ruota. Non mancano tocchi classici come il frac e le gonne a balze, indossate con anfibi e combat boots.

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I modelli sfilano con munizioni sotto braccio, tra cavi dei paracadute, che impreziosiscono come inedite decorazioni i vari outfit. La giacca a vento diviene un abito e il berretto ricorda i copricapi dell’Esercito Svizzero. Il basco è il nuovo must have: qui Jeremy Scott si affida a Judy Blame per preziosi accessori dal fascino evergreen. Inoltre sfila la nuova it bag, anch’essa in iconico camouflage, tra borchie e bottoni.

I guerrieri dell’eleganza di Jeremy Scott si alternano sulla passerella, avvolti in parka e pantaloni cargo. Il clima predominante sembra auspicare una rivoluzione o una lunga guerra di posizione. Persino le stampe cartoon si tingono di suggestioni belliche e raffigurano stavolta i Transformers.



Tripudio di stampe intergalattiche tra dettagli military-chic e sapiente overdressing. I guerrieri che calcano la passerella si ergono come paladini della giustizia e salvatori dell’umanità. Il womenswear sembra quasi ispirarsi al Settecento, tra crinoline e look che richiamano Marie Antoinette e il periodo del Terrore: tra nero all over spiccano le stampe raffiguranti scene rinascimentali, come angeli e simboli di pace, o ancora fiori. Seta e cotone dominano sui cappotti e sulle gonne, tra medaglie al valore e mostrine sapientemente appuntate sul bavero della giacca.

“Nella lotta possiamo trovare la bellezza e una parte di essa è vedere la gente motivata ed attiva, vedere le persone prendere il comando delle proprie azioni”, ha commentato Jeremy Scott. In passerella anche Anna Cleveland, figlia della celebre Pat. “Dobbiamo combattere per i nostri diritti e oggi, tra le altre cose, stiamo combattendo per il diritto di esprimerci attraverso l’arte”, ha dichiarato la modella. La moda militarizzata di Jeremy Scott incanta e sconvolge, prefigurando scene inquietanti e pericolose. Solo le pellicce in marabù a stampa arcobaleno sembrano invece inneggiare a un futuro roseo siglato da una lunga pace.

(Foto: WWD)

Prada: la ribellione all’insegna dell’understatement

Echi esistenzialisti attraversano la collezione autunno/inverno 2017-2018 di Prada. Una ribellione all’insegna dell’understatement per Miuccia Prada, che rielabora un’estetica nuova per l’eleganza maschile, all’insegna della semplicità. Naïf ed autentico, l’uomo che calca la passerella sfoggia capi dall’appeal urban e dal retrogusto beat: tra grandi occhiali da vista e l’immancabile basco alla francese, must have della collezione, rivivono gli echi di una ribellione giovanile mai sopita nelle coscienze.

Un po’ artista maledetto e un po’ nerd, l’uomo ricalca il filone già sdoganato da Alessandro Michele in casa Gucci, impreziosito qui dallo stile iconico firmato Prada. Sfilano suggestioni hippie nella pelle all over e nei volumi, dai pantaloni alle pellicce shaggy: i Seventies rivivono nel look dell’uomo Prada, che sfoggia barba incolta e capelli lunghi. In mano un album da disegno per lasciare a briglia sciolta l’immaginazione, sempre pronto a tracciare schizzi della realtà che lo circonda. Un’aura Parisien attraversa la collezione, che elogia la semplicità e l’umanità. E semplice e lineare è il guardaroba dell’uomo che sfila, eccezion fatta per qualche accessorio, come le collane fatte di conchiglie e i monili porte-bonheur.

Sullo sfondo del défilé scorci di una quotidianità nei letti con lenzuola in pelle e nelle piastrelle, che profumano di scene casalinghe. L’uomo Prada sfila in maglione e pantaloni beige: l’elogio della tranquillità, si potrebbe dire, se non dessimo ai dettagli l’attenzione che meritano, come la cintura in pelliccia. Dominano angora e velluti, tra sciarpe e berretti sfila un’estetica concettuale e ribelle. Tripudio di effortlessy-chic nei montoni e nella pelle all over, tra nappine e grafismi che rimandano al cubismo.

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Miuccia Prada lancia un messaggio di natura politica: un cambio di rotta rispetto ai fasti del passato, portatore però di una nuova estetica, ricca di messaggi subliminali e di virtuosismi stilistici. “Non aspettatevi grandi cose. Dopo sfilate grandiose e fantasiose, avverto la necessità di fare l’opposto e di parlare di umanità, di semplicità, di modestia”. Sfila la ribellione anni Settanta, tra trench in lana e colli alti.



Distopica e mai scontata la realtà rappresentata da Miuccia Prada nei dettagli, come i maglioni, che “riprendono tutto quello che un artista non dovrebbe dipingere: i panorami stereotipati, i mazzi di fiori. Li ho voluti in collezione, sotto forma di stampe, disegni e ricami non tanto per ribadire il mio interesse per il cattivo gusto, ma piuttosto per raccontare l’importanza della debolezza, il suo rispetto in un momento in cui mi sembrano tornare di moda la prepotenza e il culto di una forza, di un potere che mi preoccupano”. Snob ma democratico, l’uomo Prada si ribella ai diktat provenienti dal circo mediatico: non più relegato nella sua torre d’avorio, ma battagliero in piazza a combattere per gli ideali in cui crede, l’uomo che sfila sfoggia sciarpe fatte a mano e tocchi stilistici di ispirazione rétro.

(Foto: WWD)

Il royal techno di MSGM

Istrionica, versatile ed eclettica la collezione autunno/inverno 2017-2018 di MSGM: Massimo Giorgetti sconvolge la Milano Moda Uomo con un reuccio in chiave Eighties. In un inedito melting pot culturale veniamo proiettati nella tenuta di Sandringham, residenza di campagna della Regina Elisabetta II: qui sfila l’uomo MSGM, un baronetto che ruba alla sovrana il foulard di seta da attorcigliare in testa, con cui la vediamo spesso paparazzata nei suoi momenti di intimità, tra gli amati cani e gli scorci di campagna inglese sullo sfondo.

Il nuovo royal man però non lesina in suggestioni underground, tra tute in acetato dal mood inequivocabilmente sporty e guizzi Eighties. Sulle note di Rupert Gregson Williams sfila l’uomo MSGM, in un riuscito sincretismo stilistico che trae ispirazione dalle serie tv di Netflix, che celebrano la famiglia reale inglese e note techno nelle felpe e nei pantaloni, come anche nei bomber oversize, nei berretti da baseball e nelle divise da rugby.

Uno stile British che guarda anche alla Berlino underground, passando per gli eccessi degli anni Ottanta. Sullo sfondo della passerella campeggia una video installazione realizzata da Nico Vascellari. «Msgm racchiude sempre due elementi che collidono. Da Londra a Berlino, passando per l’estetica della Regina Elisabetta nei suoi momenti non ufficiali», così Giorgetti ha commentato la collezione.

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Largo a denim, tartan e dettagli sporty-chic, come nelle giacche Harrington e nei rombi Argyle. Pile e acetato dominano, tra calzini in spugna indossati a vista e capi rubati agli sportivi. Torna alla ribalta il logo, che campeggia su giacche bomber. Sfilano tute sportive che nascono dalla partnership tra MSGM e Diadora. Una collezione “più pensata e meno istintiva”, come lo stesso Giorgetti l’ha definita, che si rivolge alla Youth culture tra sagaci spunti elisabettiani e ironia. In un ideale castello di Windsor sfilano silhouette comode e capi destrutturati, comodi come dei pigiami, tra colori fluo ed eleganza royal. Per veri intenditori.



(Foto: WWD)

Settimana della moda di Parigi: l’uomo Valentino è un gentle-man

Per la moda uomo firmata Valentino è un momento delicato: la prima collezione maschile gestita da Pier Paolo Piccioli in solitaria. L’occasione adatta per dare un taglio al passato, al decorativismo, ai ricami, agli orpelli. Piccioli reinventa il suo gentleman, anzi il suo gentle-man. «Ho iniziato a lavorare a questa collezione tornando indietro all’idea di gentleman – racconta lo stilista pochi minuti prima dello show – Per me, oggi significa essere un uomo gentile. La gentilezza è un’espressione di libertà. Esprimere la propria fragilità è la nuova forza». L’uomo Valentino che sfila alla settimana della moda di Parigi indossa cappe, berretti da baseball e sneakers su completi dall’eleganza senza tempo – perfino sullo smoking – e dal gusto british.


Asciutti e puliti, i look si susseguono senza stravaganze, in una delicata e poetica sfilata del buongusto. Eppure, questa è una collezione dallo spirito punk. Senza spille e borchie, la moda uomo Valentino esprime quel bisogno di ribellione nella scelta dei colori: rosa, verde menta e cammello entrano nella palette maschile insieme a varianti pastello del classico tweed. Punk è anche il messaggio che, scritto a chiare lettere, percorre tutta la sfilata della settimana della moda di Parigi. Si tratta di due slogan ideati da Jamie Reid, il graphic designer famoso per le sensazionali copertine degli album dei Sex Pistols, che Pier Paolo Piccioli ha incontrato a Liverpool per chiedergli delle parole in regalo. “Beauty is a birthright, reclaim your heritage” e “It seemed to be the end, until the next beginning” sono le frasi che si ripetono sulle lunghe cappe e sui berretti, sui pullover e sui cappotti Montgomery. «Ho amato il punk come stato mentale, come anarchia della mente. Punk oggi è scegliere l’individualità come valore» ha spiegato Piccioli. Orfano da settembre della collaborazione con Maria Grazia Chiuri, lo stilista ha dimostrato di saper dare alle collezioni Valentino un’estetica visionaria e poetica senza scivolare nell’eccesso, in un delicato equilibrio tra heritage e innovazione.


Sulle cime innevate di Etro

Una ventata di aria pulita inonda la Milano Moda Uomo grazie ad Etro: la sfilata autunno/inverno 2017-2018 del brand si ispira ai paesaggi innevati delle montagne. Sulle note di Franco Battiato sfila una collezione intrisa di fascino: un racconto quasi fiabesco, quello portato in scena da Kean Etro: «La montagna è un luogo sacro… Sulle cime c’è qualcosa di mistico, che assiste nell’ascesa», così il direttore creativo della maison ha commentato l’ispirazione alla base della collezione.

I paesaggi montuosi, con la loro silenziosa poesia e il senso di struggimento rispetto alle meraviglie del creato, ispirano una sfilata che, alle consuete stampe patchwork, cifra stilistica della maison, unisce preziose ed antiche tecniche di lavorazione della maglia. Largo a morbidi capi in velluto, che si alternano a capispalla in lana. #EtroSkyIsTheLimit: il cielo è l’unico limite per l’uomo che calca la passerella, un montanaro in chiave luxury, che traccia esperto i confini di un sentiero di montagna, stretto in cappotti stampati con raffinati motivi floreali.

Dalle maglie e dalle fodere dei capi fanno capolino orsi, lupi e cervi, mentre suggestioni psichedeliche si uniscono al menswear più classico. Kean Etro afferma di essersi ispirato alla regione dell’Himalaya, per una collezione che celebra le forze della natura più selvaggia ed atavica, che però accoglie l’uomo in un abbraccio gentile.

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Barba incolta e capelli lunghi, ricorda quasi Messner l’uomo che calca la passerella. Tripudio di Chevron su giacche dal fascino evergreen, in un inedito quanto suggestivo mix di tecnologia digitale e contatto primigenio con la natura. Non mancano i bomber e giacche kimono impreziositi da dettagli 3D; trionfo di knitwear nei maglioni in lana da indossare sopra kilt scozzesi rivisitati. L’accessorio cult è il backpack, must have per scalare le vette più insidiose e perdersi nella bellezza della natura. Le giacche in velluto cachemire sono l’unica nota glam in una collezione ricca di charme, in cui prevale il lato più wild dello stile. Etro si lascia trasportare in una dimensione quasi onirica, vivendo il suo contatto più autentico con la natura. «Frequentando le nostre campagne imparo ogni giorno cose nuove. Dall’influenza della luna sulle potature, fino al rigore dello spirito», ha commentato il designer.



(Foto: WWD)

Gli echi rivoluzionari di N°21

Molteplici le immagini da cui Alessandro Dell’Acqua si lascia ispirare per la collezione autunno/inverno 2017-2018 di N°21: sullo sfondo gli echi del Sessantotto e le manifestazioni dei giovani rivoluzionari degli anni Settanta. Una moda ribelle, la sua, che ridefinisce i codici del momento culturale attuale, imprimendovi suggestioni inedite tratte dal passato.

La collezione N°21 per la prossima stagione invernale celebra non solo un’estetica forse oggi démodé ma un modus vivendi, uno spirito fieramente rivoluzionario, utile per elaborare anche oggi una nuova protesta, necessaria all’uomo per riportarlo al centro della scena culturale e politica. Tanti sono gli accenni a correnti eterogenee che ispirano al direttore creativo di N°21 una collezione ricca di spunti: tripudio di camouflage all over declinato su giacche e blouson dal piglio aggressivo, classico tartan di ispirazione British che si alterna a suggestioni biker e dettagli sportswear.

La moda di Dell’Acqua è impegnata e non lesina in riflessioni filosofiche sul presente: dimenticatevi tuttavia nostalgici déjavù, lo stilista preferisce fomentare una nuova rivoluzione, nel segno dello stile. «Sono partito dalle atmosfere delle foto delle manifestazioni e delle riunioni nei circoli degli Anni 70. Di quelle immagini, più che il modo di vestire o le scritte degli striscioni, mi ha colpito l’atmosfera, molto permeata da quello spirito di libertà che corrispondeva sia al pensiero sia alla vita degli uomini e delle donne di quegli anni. Uno spirito libero che si rifletteva anche nell’abbigliamento. Così, in questa collezione, più che ripetere i canoni della moda, mi sono lasciato trasportare proprio dalle associazioni libere dei pensieri, delle parole, delle azioni e dei modi di vivere che creavano quelle atmosfere», così Alessandro Dell’Acqua ha commentato la collezione.

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Largo a parka in nylon e montone, a caban in tartan rivisitato, a cappotti che mixano lana e neoprene, fino al tripudio di camouflage, che domina la passerella. Non mancano cappotti dal taglio sartoriale, che rivelano inediti dettagli in nylon, e bomber oversize, che si alternano a giacche in montone e nappa e pellicce a pelo lungo. L’uomo N°21 affronta il rigore invernale avvolto in candidi cardigan in mohair a righe e morbide maglie norvegesi.



Suggestioni sporty nelle scarpe con borchie e suola a carrarmato. Must have il cappuccio impreziosito da paillettes, accessorio culto perfetto per accompagnare ogni outfit. Sfilano anche giubbotti biker e pantaloni sartoriali dal piglio quasi esistenzialista, declinati in nuance calse come beige, cammello e marrone, con tocchi di giallo e rosso. L’uomo che calca la passerella ricorda un giovane studente impegnato in una delle manifestazioni di protesta che caratterizzavano gli anni di piombo. La sfilata si pone come un inno alla libertà e un monito rivolto ai giovani per esprimersi e non sottostare alle regole preconfezionate. Chapeau.

Marcelo Burlon e la revolución – collezione Fall Winter 2017/18

Nei piatti più speciali, quelli dove le note amare vengono abbinate alle note dolci, si scopre un matrimonio di sapori insolito che lascia tutti a bocca aperta! Il brand di streetwear Marcelo Burlon unisce il contrasto dei sapori per il fashion show della collezione autunno/inverno 2017/18 : la musica del tango argentino con la poesia dei violini (suonata in occasione dalla Milano Chamber Orchestra) accompagna una collezione dal carattere forte e deciso.

Firma della collezione F/W 2017/18 il cappello a tesa larga della sua terra, la Patagonia; le felpe Armageddon che incitano ad una nuova rinascita, ad una rivoluzione, a farsi sentire, a metterci la faccia, come lo stesso Marcelo Burlon recita sui social network, provocando e ottenendo milioni di visualizzazioni e condivisioni.

Un rivoluzionario della comunicazione forse, Marcelo Burlon, che propone una collezione militare, arricchita di lacci, fibbie, anfibi, gonne e pantaloni multitasche, con un tocco di colore, il rosso in total look che molto ricorda la ladra Carmen Sandiego, misterioso personaggio impegnato in intrighi investigativi.

Che fine ha fatto…Marcelo Burlon?!

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Guarda qui il fashion show Marcelo Burlon alla Milano Moda Uomo 2017:



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Giorgio Armani: comfort in chiave luxury

Nell’odierno panorama della moda internazionale, in continuo mutamento e in perenne evoluzione, uno status quo intriso di coerenza e personalità fa da sempre la differenza, specie se a detenere lo scettro è Re Giorgio Armani. Sulla passerella della Milano Moda Uomo sfila un tripudio di classicità rivisitata in chiave contemporanea: l’uomo visto da Armani per l’autunno/inverno 2017-2018 sfoggia morbidi capispalla che gli offrono un caldo riparo dal gelo invernale.

Tripudio di comfort in chiave luxury in passerella, tra capispalla dal taglio sartoriale ed audace sperimentazione nei tessuti e nelle forme che abbracciano il corpo. Tra i tradizionali capispalla si fa largo la cappa in maglia che attraversa con caleidoscopici giri a zig zag la figura, offrendo morbidezza e charme all over. Tra pregiato knitwear ed accessori come cappelli e sciarpe, sfila un uomo equipaggiato alla perfezione per affrontare i rigori invernali, senza mai perdere di vista lo stile. Non mancano sapienti tocchi sportswear, come gli stivali e le scarpe ispirate all’atletica.

Garbo e classe allo stato puro dominano il défilé, che indugia in capispalla preziosi e texture elaborate. La sfilata, che chiude la Milano Moda Uomo, intende rivoluzionare il menswear a partire dall’uso dei materiali, ridisegnando la figura maschile con lavorazioni preziose. I maglioni spesso sostituiscono la giacca, accostati a pantaloni a gamba larga declinati in una palette cromatica che abbraccia il verde e i toni del blu.

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La giacca torna alla ribalta sia per l’uomo che per la donna, caratterizzata da spalle importanti e velluti preziosi. I capispalla sono i protagonisti assoluti della collezione, tra volumi nuovi e materiali innovativi. Largo al tradizionale cappotto in mohair fino all’anorak e al bomber. Pelle e pelliccia si alternano sapientemente sulla passerella accanto ad un cappotto stile Yeti che chiude il défilé con una vena ironica.



La rivoluzione firmata Armani parte dal più classico dei capi, il completo maschile, rivisitandolo nelle proporzioni e nelle texture: largo a pantaloni morbidi e a giacche doppiopetto, sfoggiate da lui e da lei. Il must have incontrastato di questa collezione è l’inedita sciarpa/cappa che avvolge il collo e si lascia andare a caleidoscopici incroci sul petto: morbidezza in chiave ecologica nell’uso della pelliccia. I capispalla dominano la seconda parte del défilé, in bilico tra classicità ed ironia. Una magistrale interpretazione dello stile dell’uomo contemporaneo.

Lo sportswear deluxe di Versace

Una nuova svolta introspettiva domina la sfilata autunno/inverno 2017-2018 di Versace: Donatella Versace porta alla Milano Moda Uomo un cast internazionale di modelli che ricordano l’uomo comune. Dimenticatevi i fasti a cui la maison della Medusa ci ha abituati da tempo: ora si avverte l’esigenza di un’estetica nuova, che si rivolge prevalentemente all’uomo della porta accanto.

Scopo dichiarato del défilé, come dichiarato dalla stessa Versace, era vestire una varietà di uomini: “Viviamo in tempi difficili, con problemi che riguardano tutto il mondo”, ha dichiarato la stilista. “Mi piaceva l’idea di una fratellanza di uomini e credo che gli uomini insieme siano più forti”.

Il logo della Medusa risplende di una luce nuova e rielabora un nuovo codice di lusso che strizza l’occhio allo sportswear. Non mancano suggestioni sartoriali nei cappotti dal taglio impeccabile, nei trench classici e nei completi. Sfila un uomo misterioso, che nasconde il volto sotto una sorta di velo composto dai capelli bagnati, sparsi sul viso. Largo a silhouette grafiche e linee pulite, per un uomo che non teme di unire le note classiche dei suoi capispalla al piglio rock da sempre cifra stilistica della maison.

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Una sfilata coinvolgente e drammatica, che rivendica un’immagine nuova per l’uomo contemporaneo: messi da parte lustrini e paillettes, Donatella Versace sembra voler ispirarsi ad un uomo segnato dalla vita, a partire dai casting per la scelta dei modelli. La stilista ai volti patinati che oggi vanno per la maggiore ha preferito dei visi che potessero invece raccontare una storia attraverso l’espressività.

La palette cromatica all’inizio della sfilata indugia sui toni del rosso, del porpora, del marrone, del ruggine: si alternano sulla passerella abiti formali e cappotti con spalle importanti, in un riuscito mix tra sportswear e tailoring. Si passa poi ai piumini dal piglio più informale: leggerezza e volume si uniscono a stampe patchwork dal forte impatto scenografico e a grafismi inediti che inneggiano allo stile più iconico del brand.



L’uomo Versace sfila indossando una sorta di uniforme dal fascino urban: alcuni outfit sembrano presi in prestito dal guardaroba di un uomo d’affari, come il cappotto cammello, i trench e i completi dal piglio sartoriale. Nella seconda parte del défilé si passa a suggestioni streetwear, tra bomber, cappellini da baseball e pantaloni tartan. Grafismi inediti osano in caleidoscopici virtuosismi stilistici che rimandano anche a culture e religioni diverse, come il triangolo che ricorda le stampe ebraiche. Largo poi a tartan all over e a collage fotografici che raffigurano statue neoclassiche. La Medusa colpisce ancora.

Il lavoro nobilita l’uomo e chi lo veste – Ports 1961 Fall Winter 2017/18

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Da sempre chi si occupa di “vestire gli altri”, è dagli altri che prende ispirazione, più precisamente dalla “strada“. Ha preso questo esempio alla lettera il marchio Ports 1961, che dalla vita che si respira sulla “street” ha ideato la sua nuova collezione autunno/inverno 2017/18.

Cantieri, vigili del fuoco al lavoro, tralicci della corrente, strisce pedonali, ogni elemento diventa fonte d’ispirazione e così nascono camicie dalle mille righe, felpe dai colori fluo, t-shirt dai contrasti bianchi e neri che rimandano alle ombre sull’asfalto.

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Il workwear urbano è la conferma che “il lavoro nobilita” e c’è l’esigenza di urlarlo, così come succedeva nei creativi ’90 londinesi, con i bomber che oggi Ports 1961 rende reversibili, con i parka a cui si aggiungono le strisce catarifrangenti, con i maxi pull di lana e le mille fibbie sulle scarpe.

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Una collezione energica questa FW 2017/18 di Ports 1961 raccontata a ritmo della strada, vediamo l’intermittenza dei semafori, la lentezza dei cantieri, la forza dei giovani e la volontà di mettersi in gioco.

Milan Vukmirovic, designer Ports 1961, utilizza materiali solidi e dal taglio vivo; la camicia bianca, capo icona della maison, assume lunghezze varie ed è definita da inserti, fibbie e applicazioni; il nero, il grigio e il rosso sono i colori principali, le righe e le diagonali evidenti, le forme più utilizzate, così come gli spigati; la chicca il maglione con paillettes argentee applicate che ricordano una strada appena asfaltata.

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Guarda qui l’intera collezione Ports 1961 Fall/Winter 2017/18:




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LA SFILATA CHRISTIAN PELLIZZARI A/I 2017/18

Miaoran porta in passerella Charles Dickens per l’autunno inverno 2017-18

L’atmosfera cupa e British della Londra raccontata da Charles Dickens convive con il background orientale di Miaoran nella moda uomo autunno inverno 2017-18 dello stilista cinese. Spiritualità estetica: così Miaoran definisce il suo concetto di moda che mescola maschile e femminile, oriente e occidente condendo il tutto con la maestria sartoriale italiana. Questi gli ingredienti della sfilata di Milano Moda Uomo per la prossima stagione fredda, interpretati attraverso l’uso di materiali e tessuti innovativi. Quello che sfila in passerella è un orfanello alla Oliver Twist, ma i suoi abiti non sono capi dismessi da qualcun altro. Lana morbida e asciutta, innovativa carta cotone dalla texture croccante, morbido velluto accostato a ruvida lana biologica e feltro, lavorati con i tagli netti e precisi e linee a metà strada tra Milano e Shanghai. Dal concorso Who is on Next? dell’estate 2015, Miaoran ci ha abituati a collezioni fortemente ispirate e originali fusioni culturali.


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La moda uomo autunno inverno 2017-18 gioca con la grigia e fumosa Londra della Rivoluzione Industriale, in cui l’orfanello Oliver Twist va in giro con cappelli da monello e salopette, cappotti extralunghi e pantaloni tagliati alle caviglie. Punto forte della sfilata di Milano Moda Uomo è la maglieria: pesanti maglioni colorati, pull a collo alto e lunghissime sciarpe irrompono in una collezione dominata dal grigio. La maestria sartoriale di Miaoran si esprime in capispalla dai tagli netti e precisi. Montgomery rubati alla moda sporty e cappotti scivolati in velluto, lunghi gilet a motivi checked e bomber si indossano su pantaloni alla zuava e tuniche. Come in molte altre sfilate di Milano Moda Uomo, anche sulla passerella di Miaoran si intravedono anticipazioni della moda femminile per la prossima stagione. Le donne indossano gonne in denim sfilacciato e completi di velluto così come gli uomini. Gli accessori completano i look dell’autunno inverno: calze jaquard con coloratissime fantasie accese da dettagli lurex, borse a tracolla e cappelli da newsboy.


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Immagini da backstage by Red Milk Magazine

Milano Moda Uomo 2017, l’estetica anni ’80 di Neil Barrett

Per Neil Barrett la sfilata di moda uomo 2017 è un tuffo negli anni ’80. Un decennio d’oro per lo stilista, che lo ha trascorso a Londra presso la Central Saint Martin’s, circondato dalla musica dei Cure e da un’atmosfera di totale libertà creativa. Parte da questo assunto la collezione  autunno inverno 2017-18 che ha sfilato a Milano Moda Uomo, insieme ad alcuni look femminili e ai feticci fashion dai quali lo stesso Neil Barrett non si separava mai in quegli anni. «Ero così immerso in quella sottocultura – ha raccontato il designer dietro le quinte del suo show – I Cure, Siouxies and the Banshees, Echo and the Bunnymen… e avevo la mia uniforme. Acquistai una giacca con le spalle scivolate. La indossavo con un kilt o una gonna e dei leggins, ed enormi stivaloni. L’avrei indossata fino alla morte».


L’estetica degli anni ’80 e quel look finto-trasandato ispirano così la collezione autunno inverno 2017-18. Dominano infatti proprio le giacche, apparentemente enormi ed informi, in realtà frutto di un’attento lavoro di sartoria. Blazer oversize e lunghi cappotti sono pezzi unici così come le gonne, a pieghe o dalla linea più aderente, si fondono ai capispalla. Fra trench e completi doppiopetto, compaiono qua e là elementi della moda sporty tanto cara a Neil Barrett: pantaloni in acetato, maglie girocollo e felpe con zip. Il susseguirsi di look in bianco, nero e grigio è spezzato da tocchi di rosso aranciato e giallo vivo, e gli accessori fanno il resto. Beanies e zaini recuperano la moda anni ’80 di mescolare streetstyle e capi più formali. I pantaloni gessati si fermano alle caviglie con degli elastici e le tute si indossano con stivaletti da Beatles. Le suggestioni della Londra anni ’80 si riversano anche sugli outfit femminili, abiti in velluto su pantaloni sportivi e giacche maschili abbinate a miniskirt a ruota. Un nostalgico tuffo nel passato di Neil Barrett, reinterpretato in una futuristica fusione di generi.


A Milano sfilano i ninja di Diesel Black Gold

Diesel Black Gold si ispira alla moda anni ’80 e alle suggestioni del Sol Levante per la collezione uomo autunno inverno 2017-18. In particolare è stato il film Revange of the Ninja la principale fonte d’ispirazione per il direttore creativo Andreas Melbostad. La figura dei guerrieri giapponesi è ammantata nel mistero, anche per la loro peculiare capacità di fondersi con l’oscurità diventando quasi invisibili. La moda uomo Diesel Black Gold coglie sia la forza che l’istinto protettivo di questi guerrieri della notte, traducendoli in uno stile orientaleggiante e urban insieme. Le silhouette derivano chiaramente dal Giappone: i pantaloni si fanno ampi e fluidi, i capispalla sono versioni contemporanee di un kimono e diversi look presentano una cintura obi da samurai.


Per Diesel Black Gold, protagoniste della collezione autunno inverno 2017-18 sono le giacche. Si parte dal classico chiodo in pelle dalla linea asciutta per allargarsi a parka e felpe oversize fino a rilassati cappotti-kimono. I pantaloni flare si arricchiscono di fiori stilizzati, mentre quelli più aderenti con le pinces all’altezza delle caviglie rivelano l’anima sportiva della collezione insieme alle maglie con imbottitura a contrasto. La sfilata Diesel Black Gold si declina nei colori tenui dell’Oriente: bianco e nero, grigio chiaro, blu navy rimandano ad atmosfere zen e distese di bambù. Tessuti come il denim, il neoprene e il nylon attualizzano linee e volumi dalla tradizione millenaria, per una moda uomo raffinata e contemporanea. In passerella alla Milano Fashion Week, Diesel Black Gold presenta anche una capsule collection femminile, che usa lo stesso linguaggio della moda uomo per l’autunno inverno 2017-18. L’ispirazione arriva sempre dal Giappone, dai vestiti tradizionali ma anche dalle uniformi delle scolarette nei manga. I colori rimangono quelli basici, accostati a colorate fantasie floreali e motivi geometrici. Un esercito di guerrieri gentili ma letali, rilassati ma decisi è pronto a conquistare la prossima stagione.


Tra sciatori e boxeur, il debutto di Plein Sport a Milano Moda Uomo

Philipp Plein ha scelto Milano Moda Uomo per la prima sfilata della sua collezione di abbigliamento sport luxury Plein Sport. Dopo aver inaugurato le prime boutique con l’insegna Plein Sport a dicembre, lo stilista tedesco ha organizzato alla Milano Fashion Week uno dei suoi famosi show che lasciano senza fiato per dimensioni e originalità. Stavolta, però, il palco-passerella era una pista di atletica: l’ideale per mettere alla prova abiti pensati per sciatori, boxeur e fitness-maniaci. Accanto ai modelli che indossavano la moda uomo e donna di questa nuova linea, infatti, si è esibito il campione mondiale di parkour Ryan Doyle, dimostrando che tute e bomber, gilet imbottiti e felpe resistono alle evoluzioni più estreme.


«Questo progetto nasce da un sogno – ha raccontato Philipp Plein sulla passerella, appena prima che iniziasse la sfilata – Mi sono chiesto quale fosse il segreto dietro ai turnover di Nike e Adidas… E la risposta è che non c’è segreto. Semplicemente, vendono active sportswear. Nonostante ciò… Non ho trovato nessuna alternativa luxury a Nike. E quindi ho deciso di colmare questo gap nel mercato creando Plein Sport». L’activewear di lusso firmato Plein è total black con vibranti accenti di colori vivaci e tonalità fluo. Fanno capolino anche fantasie fiorate sulle tute femminili e immagini di icone dello sport. Abbondano i tessuti tecnici, i più adatti alla moda uomo e donna pensata per l’attività fisica. Gli accessori accompagnano ogni look completando l’attrezzatura del perfetto sportivo: borsoni da palestra e occhiali da sci, guantoni da boxe e ovviamente tantissime sneakers. Là dove dal punto di vista del design Philipp Plein non ha dato sfogo alla fantasia, la ricerca sui materiali è accurata e guarda al futuro. Tecnologie all’avanguardia incontrano tessuti luxury per performance sportive d’alto livello. Senza dimenticare l’aspetto social: su giubbini, borsoni e gilet ci sono tasche apposite per lo smartphone, per rimanere sempre connessi.


 

Palm Angels, un nuovo brand da tenere d’occhio da Milano Moda Uomo

La Milano Fashion Week porta sempre con sé nomi noti e grandi griffe, ma anche nuovi brand da tenere d’occhio. È il caso di Palm Angels, fondato nel 2014 dall’ex direttore artistico di Moncler Francesco Ragazzi, che ha debuttato sulle passerelle di Milano Moda Uomo con la sfilata autunno inverno 2017-18. Ragazzi ha avviato Palm Angels come un progetto fotografico: tra il 2011 e il 2013 ha scattato splendide immagini in bianco, nero e oro del sole californiano, con protagonisti i ragazzi e le ragazze che vivono la vita da skater a Los Angeles. Dopo aver pubblicato un libro con lo stesso nome, Palm Angels è diventato anche un brand che trasforma l’ispirazione dell’assolata Sunset Boulevard in un moda uomo e donna street-luxury.


La storia che fa da sfondo alla sfilata di Milano Moda Uomo è quella di un uomo che decide di lasciare il proprio lavoro a Wall Street insieme a giacca e cravatta per abbandonarsi al sogno californiano. Si rende però conto che la sua rabbia verso le istituzioni e le multinazionali non è stata cancellata dal suo nuovo pigro stile di vita. Così le due anime si fondono: quella del banchiere e quella dello skater, per una moda uomo e donna dall’aspetto ibrido. I cappotti gessati si indossano su felpe col cappuccio, le giacche a due bottoni su pantaloni sportivi e jeans flare, i pantaloni da ufficio con striminziti top mimetici. In soli due anni, Francesco Ragazzi è riuscito non solo a sfilare alla Milano Fashion Week, ma anche a rendere Palm Angels un brand di culto. La felpa Rainbow indossata dall’attore e blogger australiano Troye Sivan ha avuto un tale successo sui social che all’inizio della sfilata, in due minuti, sono state distribuite 200 felpe gratuite con il nuovo logo del brand. Sicuramente sentiremo ancora parlare di Palm Angels e dei suoi skater boys.


Milano Moda Uomo: il nuovo corso di Bikkembergs

Cambio di direzione per il brand di Dirk Bikkembergs: il nuovo direttore artistico Lee Wood ha debuttato a Milano Moda Uomo con la sua collezione autunno inverno 2017-18. «Sono felice di questa opportunità – aveva dichiarato lo stilista inglese alla sua nomina come direttore creativo delle linee uomo e donna e di tutte le licenze – Metterò in questo nuovo ruolo tutto il mio impegno e la mia passione, uniti alla consapevolezza di confrontarmi con l’heritage di un brand prestigioso». Si può sicuramente dire che abbia mantenuto le sue promesse con la sua prima collezione per il prossimo autunno inverno che ha fatto sfilare alla Milano Fashion Week.


La moda uomo firmata Bikkembergs ritorna a un’asciuttezza e a un ordine che aveva perso nelle ultime stagioni, grazie alla scelta di un maggior rigore senza dimenticare l’anima sportiva e urban del brand. Lee Wood sceglie linee asciutte, colori basici e uno stile minimale ma non rinuncia a qualche dettaglio che dia movimento e contemporaneità alla collezione. Sui cappotti classici e dritti fanno capolino tasche extralarge che ne rivelano lo spirito sporty, i giubbini perdono centimetri e le giacche slim si abbottonano in diagonale. La maglieria si concede il vezzo di una cascata di frange sulle maniche del pull. Trench in pelle, blazer asciutti, gilet e duvet sono i capispalla su cui la sfilata Bikkembergs ha puntato di più. I colori sono i più basici della moda uomo: nero, blu, verde oliva, cammello, con qualche concessione al giallo, alla fantasia checked e ai look total white. Si torna a un uomo senza fronzoli, elegante ma non troppo formale, giovane ma che non dimentica i classici. La collezione Bikkembergs che ha sfilato alla Milano Fashion Week maschile segna un taglio deciso con il passato più recente del brand, eliminando le connotazioni calcistiche delle ultime stagioni per esaltare una moda uomo up-to-date.


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Milano Fashion Week, Les Hommes presenta una moda uomo che ricorda Matrix

Alla Milano Fashion Week il brand di Tom Notte e Bart Vandebosch ha presentato una moda uomo audace e futuristica, quasi total black, le cui linee e silhouette fanno pensare agli agenti del film cult Matrix. La collezione Les Hommes autunno inverno 2017-18 parte dalla fusione di suggestioni apparentemente difficili da conciliare: la moda aviator e lo stile punk anni ’70. Il risultato però funziona. Un oceano di nero in cui vige la stratificazione, lo spirito urban la fa da padrone e piccoli tocchi di rosso e di blu accendono i look più cupi. Al termine dello show, i due designer belgi hanno dichiarato che il look più rappresentativo della loro moda uomo per il prossimo inverno è proprio quello in cui più elementi si sovrappongono: la felpa con dettagli in pelle sulla camicia bianca con cravatta da completo formale, la mezza gonna sui pantaloni aderenti. Tutto nero, ovviamente, con cinghie da paracadustista a completare l’outfit.


Lo stile Matrix potrebbe sembrare un po’ eccessivo nei look sovrabbondanti e completamente in nero che hanno calcato la passerella, eppure nell’insieme la moda uomo Les Hommes funziona, anche grazie agli accessori giusti e a tocchi di colore qua e là. Gli occhiali modello aviator, i cappelli e le cinghie di ispirazione militare arrivano dallo stile aviatore, mentre stivali borchiati ed elementi in pelle devono la loro fama alla moda punk anni ’70. Il blu e il rosso accendono di colorate geometrie completi sartoriali e giubbotti oversize, il grigio si declina in maxi maglioni lavorati. Borchie ed elementi metallici ricamano giacche e bomber. La collezione autunno inverno 2017-18 presentata alla Milano Fashion Week è pensata per un uomo intrepido, che non teme di osare e mixare lasciandosi ispirare da suggestioni diverse. «Vogliamo tirare su il morale delle persone» ha dichiarato Bart Vandebosch in un’intervista post-sfilata, subito seguito dal socio. Tom Notte ha infatti concluso «Le facciamo stare bene».


Il teatro autobiografico di Antonio Marras – collezione FW 2017/18

Cameraman, fotografi, addetti al settore, tutti pronti per la sfilata di Antonio Marras con macchine fotografiche e cavalletti alla mano ma…una volta entrati in sala, si apre il teatro Marras, con ballerini, performers e attori.

Ci si aspetta di uscire con un “wow” dalle sfilate di Antonio Marras, ammettiamolo, e anche questa volta stupisce tutti con l’effetto sorpresa. Tra le pareti della Triennale, dove è ancora esposta la sua mostra “Nulla dies sine linea”, ha inscenato uno spettacolo dove modelli e attori interpretano una collezione che ci riporta alla Russia dei primi anni ’20, dedicata al regista Sergej Iosifovic Paradzanov, di cui vide una mostra nella magica Parigi.

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Gendarmi in pelliccia e dai colli ricamati, scolaretti in divisa e severe camicie, donne che vestono i colori seri del testa di moro, dei grigio-verdi, del bronzo e dell’ottone, con tessuti mixati e rigide sovrapposizioni.

Antonio Marras, così come nelle sue opere, opera nella moda, tagliando, ricucendo, assemblando e stratificando, dando vita a contrasti e accostamenti inusuali. E’ una costruzione che tende a coprire, ma che lascia scoprire molto dell’autore. Pelle in vista solo nella sala delle “liaisons dangereuses”.
A tre.

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Ma se una foto ci parla del fotografo e non solo dell’immagine riflessa, così la collezione uomo/donna Antonio Marras FW 17/18 lascia intuire una nota autobiografica, quella della sua terra, di una Sardegna austera, dove la zia lavora alla maglia, la cugina beve in una elegante tazza da tè, dove due ragazzini amoreggiano in un pollaio infastiditi da un curioso “pizzinnu”.

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Le stesse figure oniriche, surreali e strambe dei suoi disegni, prendono vita e si fanno “carne e ossa”: sono uomini che si toccano clandestinamente, pazzi che fanno linguacce, una solitaria e melanconica donna dai lunghi capelli rossi in una camera da bagno. Le maestre sono bellissime e vestite di fiori, un piccolo disobbediente triste all’angolo indossa il cappello da somaro. Sembra di entrare in un mondo fantastico e visionario, Marras ci accompagna mano nella mano, ma ci accorgiamo subito che sono episodi di vita passata, comune, e quel pizzico di magia è dato dai suoi abiti e dal modo di raccontarli. Forse è proprio questa la sua forza.

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La donna Marras nella collezione autunno/inverno 2017/18 è sensuale e lasciva, dalla bocca e le unghie laccate di rosso, una geisha che si lascia guardare in mezzo ad un campo di fiori; si copre di organza, di pizzo macramè e sangallo, di shantung cangiante e brillanti broccati. Le balze, le rouches e i veli le donano femminilità, le lunghezza austere sono solo un intelligente invito.

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(foto Miriam De Nicolo’)

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Guarda qui l’intera collezione Antonio Marras FW 2017/18 (foto Ufficio Stampa)



Emanuele Farneti: chi è il nuovo direttore di Vogue Italia

Rivoluzione in casa Vogue Italia: dopo la prematura scomparsa di Franca Sozzani, avvenuta lo scorso dicembre, Emanuele Farneti è appena stato nominato nuovo direttore dell’edizione italiana della Bibbia della moda.

Farneti succede alla celebre Sozzani, che con il suo estro creativo ha reso Vogue Italia e L’Uomo Vogue due tra le testate più prestigiose del mondo. Il neo direttore ha appena lasciato il suo posto di editor-in-chief del magazine maschile GQ, per prendere in mano le redini di Vogue, che dal 1988 era diretto dalla compianta Sozzani.

“Come tutti sappiamo”, ha dichiarato in una nota Jonathan Newhouse, chairman della casa editrice Condé Nast, facente capo alla testata, “Emanuele succede alla straordinaria Franca Sozzani, la cui genialità ha reso Vogue Italia e L’Uomo Vogue un punto di riferimento in tutto il mondo per la moda e la fotografia. Ci può essere una sola Franca. Eppure lei stessa aveva riconosciuto che Vogue possiede una vita propria che trascende la creatività di ogni singolo individuo. Conosceva e aveva un grande rispetto per Emanuele, e credo che avrebbe approvato”.

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Emanuele Farneti è il nuovo direttore di Vogue Italia



Una carriera lunga e tanta gavetta alle spalle per Farneti, che ha iniziato in televisione: dopo alcune esperienze in reti televisive quali Sei Milano, Telelombardia e Canale5, nel 1999 arriva a Condé Nast Italia, dapprima lavorando per GQ, all’epoca diretto da Andrea Monti. Nel 2003 viene nominato caporedattore centrale di Men’s Health, testata della Mondadori; successivamente passa alla ‘Gazzetta della Sport’ e nel giugno del 2004 viene nominato direttore del suo supplemento settimanale ‘SportWeek’.

Alla fine del 2004 il ritorno in Mondadori per dirigere ‘Men’s Health, fino a marzo 2007, quando assume la direzione di ‘First’ e diventa caporedattore centrale di ‘Panorama’. Nel 2011 nasce ‘Panorama Icon’ su una sua idea e nel 2012 dirige ‘Flair’. Due anni più tardi, nel 2014, torna in Condé Nast Italia come direttore di ‘AD’, fino al febbraio 2015, quando viene eletto direttore di ‘GQ’. Ora la svolta all’apice di una carriera sfolgorante.

Descritto come una sorta di Re Mida della carta stampata, Farneti, secondo le parole di Jonathan Newhouse, è considerato un vero e proprio “magazine maker” in grado di conseguire risultati eccellenti in ogni testata. Il giornalista sarà il terzo direttore di Vogue Italia, testata nata nel lontano 1966 grazie a Samuel Irving Newhouse. Il primo direttore fu Franco Sartori, poi si aprì l’era Sozzani, durata fino alla prematura scomparsa della giornalista, venuta a mancare lo scorso 22 dicembre.

(Foto cover: Condé Nast)

Pitti 91 – RED SOX APPEAL: Il Paisley, omaggio alla Tradizione

Il Paisley, un segno antico che simboleggia l’eterno movimento e la capacità di adattarsi nel tempo.


Il brand Red Sox Appeal ha presentato durante il Pitti Uomo la prossima collezione invernale 2017/18, recuperando dai suoi archivi un mini-pattern che da secoli supera la prova del tempo: il Paisley, il nuovo disegno icona del Brand dello storico calzificio ReDepaolini.


Red Sox Appeal - Calza lunga in cotone egiziano con motivo Paisley, tacco punta in contrasto

Red Sox Appeal – Calza lunga in cotone egiziano con motivo Paisley, tacco punta in contrasto




La storia di questo motivo, detto anche cachemire o boteh, è una storia ricorrente che parla di contaminazioni di culture antiche e lontane fra loro, di moda e tradizione, di filati preziosi e artigianalità, ma anche di innovazione e nuovi modi di esprimersi. Per questo Red Sox Appeal ha deciso di dedicare a questo pattern un’attenzione particolare poiché in grado di vestire il più esigente degli uomini con un’allegra grazia e una sinfonia di colori iridescenti.


La famosa goccia allungata con punta ricurva, spesso interpretata come il simbolo del continuo cambiamento, viene scelta da Red Sox Appeal per la prossima stagione invernale, come nuovo disegno iconico: un classico sempre attuale, un decoro antico che comunica creatività, evocativo di sartoria artigianale e di suggestioni esotiche. Tra i colori base per la fantasia a goccia, in questo Autunno Inverno 17-18, ci sono sia le nuance più scure come nero e bordeaux che quelle più accese come il rosso vermiglio, l’arancione cangiante, il blu cina ed il verde smeraldo.


Red Sox Appeal - ICON Paisley

Red Sox Appeal – ICON Paisley




Il Brand sceglie di reinterpretare il paisley rendendo omaggio alla tradizione attraverso l’uso di filati di prima scelta, come il cotone egiziano, e di esaltarla grazie alla manifattura interamente italiana che da quasi 80 anni crea calze di qualità Premium.
Fra le proposte più classiche non mancano i colori tenui e neutri, come il grigio, il beige ed il deep blue.


Red Sox Appeal

Red Sox Appeal




Red Sox Appeal

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Red Sox Appeal

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photo: Nasario Giubergia


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Italia e Libia, un rapporto speciale

L’Italia è stata la prima nazione occidentale a riaprire la propria ambasciata in Libia dal 2015, anno in cui tutto il personale diplomatico è stato evaquato. Una mossa che ha come obiettivo rimarcare la situazione di predominanza italiana nello stato del maghreb e dare ulteriore riconoscimento internazionale al governo di Sarraj.


Questa mossa è stata fatta in un momento in cui il governo di Haftar, rivale di quello supportato dalle Nazioni Unite di Serraj, sta guadagnando supporto internazionale, in particolar modo in Russia, mentre quello riconosciuto sta perdendo terreno e autorità.
Questa mossa da parte del governo fa pensare che la situazione sia arrivata ad un punto di svolta e che, come storicamente è sempre stato gli italiani vogliano essere le persone con cui parlare quando si tratta di Libia.


L’Italia ha più di una regione per avere dei rapporti stretti con la Libia, forse la più importante è il controllo del flusso di migranti che dalle coste libiche si riversano sulle coste italiane.
Gli altri leader europei propongono soluzioni “forti” come addestrare la guardia costiera libica a intercettare i contrabbandieri o coordinare operazione anti contrabbando con le marine europee in territorio libico o, ancora, fare un accordo simile a quello con la Turchia per trattenere i migranti in Libia a fronte di fondi europei.
Tutte ottime idee se ci fosse un unico governo con cui trattare invece di un insieme di piccoli e grandi signori della guerra che controllano un territorio limitato in aggiunta ai due governi semi-ufficiali e al governo che le Nazioni Unite considerano ufficiale.


Alfano ha dichiarato subito via Twitter che la riapertura dell’ambasciata è un gesto d’amicizia nei confronti del governo libico e che l’obiettivo è quello di controllare meglio il flusso di migranti.
Peccato che quella di Alfano sia una speranza che molto probabilmente sarà delusa, dato che il governo di Fayez al-Sarraj, quello sostenuto da Italia e Nazioni Unite sembra sempre più traballante e che, comunque, l’area da lui controllata è assai limitata.


Da quando l’ambasciata ha riaperto c’è già stato un tentato golpe a Tripoli e il governo di Tobruk ha detto che l’atto italiano è un atto di occupazione in opposizione alla carta delle Nazioni Unite.
Una risposta del genere riguardo l’apertura di una ambasciata è indicativa della situazione estremamente confusa che c’è in questo momento nel paese del Maghreb.


L’Italia si ha un ruolo centrale nelle trattative libiche anche grazie al disinteresse che la situazione libica ha avuto negli USA, situazione che difficilmente cambierà con il nuovo presidente.
La Libia, tuttavia non è importante solamente per ridurre il traffico di migranti, droga, armi e la possibilità di infiltrazioni di terroristi ma anche perché è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e gas e uno storico “feudo” ENI.


Il governo italiano e i dirigenti ENI, tuttavia, si trovano davanti una gatta difficile da pelare; la debolezza del governo di Sarraj è palese. Nella zona da loro controllata non c’è sicurezza e mancano anche i servizi più basilari per i cittadini; rimane in piedi solo grazie ad alcune milizie di alcuni signori della guerra e questi potrebbero abbandonarlo da un momento all’altro.
D’altro canto sia l’Europa che l’Italia hanno puntato tutto Government of National Accord (GNA) di Sarraj per cui non resta che supportarlo senza se e senza ma.


Un GNA debole potrebbe aprire definitivamente la strada al generale Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army e leader del governo di Tobruk, il governo più importante in Libia dopo quello di Sarraj. Lo stesso governo che ha dichiarato che l’apertura dell’ambasciata italiana a Tripoli è un atto di occupazione contrario alla Carta delle Nazioni Unite.


Haftar si è guadagnato i favori di diverse cancellerie con la sua lotta ai miliziani ISIS, lotta spietata, ma anche molti libici vedono in lui una soluzione ai problemi della loro terra, una soluzione drastica, questo è certo, ma forse necessaria in questo momento. I libici sono terrorizzati da Daesh, hanno continui blackout elettrici, banche vuote e gli ospedali non funzionano.


Haftar cavalca questa situazione e ha dichiarato al Corriere della Sera che: “La questione sicurezza è fondamentale. La situazione non permette l’approccio lento richiesto dalla politica. Una volta sconfitti gli estremisti possiamo tornare a parlare di democrazia ed elezioni. Non ora.”


Haftar piace, chiaramente, all’altro generale/capo di stato della regione: Abdel Fatah el-Sisi e a Vladimir Putin. Se l’Egitto è uno dei principali attori dell’area e quello che probabilmente è più direttamente coinvolto nella sicurezza del suo vicino la Russia è un attore più improbabile.
Putin ha ripreso ad impegnarsi nello scacchiere politico internazionale come non succedeva da anni a Mosca e Haftar ha visitato ben due volte Mosca negli ultimi sette mesi. Il vice-ministro degli Esteri russo ha dichiarato che Haftar è una figura importante sia a livello politico che militare nonostante formalmente Mosca supporti l’ONU e di conseguenza Sarraj.


Le possibilità che la Libia diventi una nuova Siria, un paese dove due potenze e loro alleati si confrontano tramite forze locali rivali e in cui, grazie al caos, Daesh prospera. Il tutto, questa volta, a pochi Km dalle coste italiane.

Gli scatti unici di Ilaria Facci

“Non confondere la buona salute con il non essere malati. Una vita veramente sana è quella spesa per la creazione di valore. Affrontando le sfide lanciate contro di noi per tutta la vita, cercando di realizzare qualcosa di degno e significativo; espandendo continuamente le frontiere della nostra vita.”


bozza preparatoria self portrait ©Ilaria Facci d-art


Questa citazione è dell’umanista buddista giapponese Daisaku Ikeda, ed incarna alla perfezione la vita di Ilaria Facci, romana, classe1982. Il quote non è casuale: Ilaria Facci è buddista ed ha certamente reso proprio il principio buddista della “rivoluzione umana” dell’invididuo.


Essa parte dalla comprensione che tutti gli esseri umani, nessuno escluso, evita quattro avvenimenti (nascita,malattia, vecchiaia, morte) durante l’esistenza. Da questa consapevolezza deriva la massima espressione del potenziale umano, in termini di empatia e realizzazione. Un avvenimento segna la vita di Ilaria: a due anni si ammala di tumore e perde l’occhio sinistro. Sempre parafrasando il buddismo, l’artista ha “trasformato il veleno in medicina”.


Dopo l’adolescenza trascorsa in Argentina, nel 2000 Ilaria torna a Roma. Dopo aver abbandonato la facoltà di Lettere a La Sapienza, si iscrive all’Accademia di Costume e moda. Alla continua ricerca di sè, prosegue gli studi con un Master in Comunicazione, ed in seguito si iscrive al DAMS a Roma.


Dopo aver vissuto per un anno nella capitale catalana, nel 2010 approda a Milano, dove intraprende la carriera di Stylist e costumista. Ha lavorato nella redazione di Cosmopolitan ed in quel periodo ha collaborato con celebri fotografi, tra cui il pluri-premiato Mustafa Sabbagh.


Poi, proprio quando la sua carriera nel fashion system era ormai decollata, una folgorazione, avvenuta grazie al cadeau di un’amica, che le dona una macchina fotografica.


Io – dichiara Ilaria – non so quello che faccio. Non so molto della tecnica fotografica, dello studio delle luci, del ritocco. Non so molto della macchina che sto usando. Anzi ‘lei’, la macchina fotografica, è apparsa nella mia vita così, per caso, come l’amore, come quelle storie che nascono da un incontro fortuito, che so, in un parco: ‘lei’ mi è stata donata da un’amica, che non se ne faceva più nulla. E così l’ho presa ed ho iniziato a scattare, che per me ora so, significa scavare. Dentro di me.”


Dal 2013 Ilaria abbandona la carriera di stylist e si trasferisce a Londra.
Da quel preciso istante, dall’incontro fortuito con la macchina fotografica, Ilaria prosegue senza sosta a ritrarsi in autoscatti realizzati senza premeditazione.

Dante non muore©Ilaria Facci d-art


E’ questo, per Ilaria, il bello della fotografia: essa è un macchinario ed uno specchio. “E all’improvviso – dichiara – come uno schiaffo, ti mostra chi sei”.


Nace così la prima serie ‘Autoscatti sbagliati’. I media si accorgono di lei: viene pubblicata su VOGUE.IT, INSIDE ART,The Post internazionale, Vanity Fair, Wall Street International etc.
Con la sua prima serie fotografica, “Retinoblastoma” (omaggio al suo tumore, che l’ha privata di un occhio) inizia a vendere le sue opere a privati.
Nel 2015 lancia il progetto ‘Artists against cancer’ con lo scopo di coinvolgere iniziative artistiche ed artisti, per sensibilizzare e raccogliere fondi per la Ricerca contro il cancro.
Arrivano anche i premi: nel 2016 è la vincitrice della sezione “Fotografia” al XXIII International cultural Exchange of Art and XV Art Salon di Roma.


Collettive d’arte, mostre, esibizioni: attualmente Ilaria si trova a Londra dove lavora in un hotel e porta avanti la sua arte legata a battaglie importanti.
Quest’anno tornerà a Buenos Aires dove sta organizzando la sua mostra personale intitolata “Madres”.


La cosiddetta “creazione di valore”, altro principio cardine del buddismo per la creazione di una società più giusta e orientata verso valori umanitari, è uno squisito leitmotiv nella produzione dell’artista che si immortala senza preparazioni.


Ciò avviene tramite l’opposta metodologia seguita da una sua antecedente ed illustre collega: la fotografa americana Cindy Sherman, che metteva se stessa in scena nelle sue foto come fosse un’attrice, studiando pose ed allestendo il set con meticolosità. Eppure la teatralità della mise-en-scene e l’allure da interprete si evince nelle produzioni di entrambe, sebbene impieghino metodologie agli antipodi, parlando della realizzazione della foto.


L’arte di Ilaria Facci ci invita nel suo intimo mondo con uno sguardo che la rende unica, diversa da tutte.

Gli stracci di Atlante selfportrait Ilaria Facci d-art

Bob corto – come valorizzarlo

Iniziò tutto con un colpo di forbici deciso. Ora non si torna più indietro. Ecco cosa succede quando decidiamo di dare una svolta al nostro taglio e optiamo per un bob corto.


Il caschetto tagliato all’altezza del mento, per farla breve, è un altro taglio molto deciso (come il pixie cut).  È un taglio fresco, dalle molteplici sfaccettature e può essere adatto sia a capelli mossi che a capelli lisci.


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Può essere portato pettinato perfettamente alla Anna Wintour, oppure possiamo renderlo più sbarazzino spettinato.


Molte celebrities hanno ceduto alla bellezza di questo taglio. Kylie Jenner al MET Gala, Kelly Rowland, l’attrice Mia Wasikowska in versione bionda e Beyoncé.


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A CHI STA BENE?

Con un viso tondeggiante, optate per un bob più lungo, in modo tale da donare verticalità al vostro volto. Invece, per coloro che hanno un viso rettangolare, un bob corto aiuterà a spezzare i tratti troppo verticali del viso.
Se avete un viso triangolare, unite bob e frangia! Vi aiuterà a bilanciare la geometria del viso!


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STYLING

Come già accennato, questo taglio è valorizzato molto sia portato lisciospettinatomosso. Per lucidare e idratare il vostro bob, utilizzate qualche goccia del Velvet Oil di Kadus Professional prima e dopo l’asciugatura. Se, invece, il vostro problema è il crespo, scegliete la linea Sleek Smoother. L’avocado contenuto in questa linea vi aiuterà a combattere il crespo, creando un film attorno al vostro capello.


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Sleek Smoother Shampoo (prezzo €14) e Leave-In Conditioning Balm (prezzo €17)




Infine, se amate un look “sporco” e sbarazzino, definite le ciocche del vostro bob con la cera Fiber Up – Texture Gum.


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Fiber Up – Texture Gum (prezzo €14-16) Velvet Oil (prezzo €22-24)






 

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Dsquared2, la moda uomo e donna dei sexy montanari

Dsquared2 ha scelto di far sfilare per la prima volta la moda uomo e donna in un unico show alla Milano Fashion Week. Entrambe le collezioni per il prossimo autunno inverno 2017-18 hanno calcato la passerella per volere dei gemelli canadesi Dean e Dan Caten, fondatori del brand, che alla loro terra natia hanno dedicato ogni singolo look. Uomini e donne sembrano scendere dalle montagne del Canada con un’attitude glam e grunge. Sono montanari sexy quelli di Dsquared2, che a cappotti di montone e camicie check abbinano fascianti abiti con maliziose trasparenze e giacche di pelle sfrangiate con stampa mucca. Il mix di generi è il fil rouge di tutto lo show, con elementi del maschile e del femminile che si confondono e si mescolano. Così gli uomini indossano berretti in denim con fiori di paillettes, collane statement e lunghe bluse che sembrano quasi dei miniabiti. Le donne invece si lasciano sedurre dalla camicia check da montanaro, indossata come giacca o drappeggiata come una gonna midi.


Le stampe sono padrone assolute dell’autunno inverno 2017-18 firmato Dsquared2: fiori e quadretti, tartan e fantasie animalier si indossano insieme, in una continua sovrapposizione di abiti impalpabili, camicie di flanella e capispalla di pelliccia. In Canada, si sa, l’inverno può essere molto rigido. Anche il denim è usato a piene mani dai fratelli Caten per jeans da guardaboschi e originali cappelli extralarge. Negli ultimi look della sfilata, la moda uomo e donna si fa più cupa. Domina il nero e le silhouette diventano quasi puritane. Gli abiti da vedova inconsolabile hanno colletti rigorosi e lunghi mantelli, i cappotti maschili sembrano abiti talari. Ma il pudore delle ultime uscite viene spazzato dall’immenso party che infiamma gli stilisti e gli invitati alla fine dello show. C’è ancora chi dice che i canadesi non sappiano come ci si diverte.


La sfilata Christian Pellizzari A/I 2017/18

CHRISTIAN PELLIZZARI FALL WINTER 2017/18

L’ispirazione è un impulso singolare, soggettivo, che arriva all’individuo attraverso i canali che lo circondano. Ed è il tema dell’interior design a cui si ispira la collezione autunno/inverno 2017/18 di Christian Pellizzari.

Dalla sua prima collezione, che risale al 2010, Christian Pellizzari ha raccontato una moda contaminata dal romanzo, dalla musica, dallo streetwear; questa collezione parla invece di eleganza, quella dei salotti hollywoodiani anni ’30, dove l’ideale di bellezza era drammaticamente barocca.

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Via libera a decori sontuosi, toni sgargianti e fantasie eccessive, la ricchezza degli arredi era sottolineata da elementi sovradimensionati e da uno stile massimalista.

Christian Pellizzari cavalca la stessa onda Golden Age vestendo l’uomo con preziosi broccati tapestry, doppiopetto a stampe geometriche, camicie di stampe hawaiane, satin che catturano la luce e usando le tinte forti dei rossi carminio.

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L’opulenza dell’oro e dei neri della Hollywood regency, torna nell’autunno/inverno 17/18 di Christian Pellizzari, scelti per la sera su giacche della sartoria maschile, sui cappotti uniforme, sulle giacche paillettes.

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Aveva già le idee chiare Christian Pellizzari, sin da bambino, quando sapeva che avrebbe intrapreso la strada dello stilista, passando dagli studi fiorentini, dalle specializzazioni milanesi, dalla creatività tutto tondo londinese e dal rigore parigino. Oggi, la sua collezione, ci parla di questo background, portato in passerella alla Fashion Week Uomo di Milano. Forse, l’unica cosa che non poteva aspettarsi, era questo successo!



Christian Pellizzari F7W 17/18

Christian Pellizzari F7W 17/18



Guarda qui la collezione Christian Pellizzari fall/winter 2017/18



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Moda uomo 2017 Fendi: lettering e colori fluo

La moda uomo autunno inverno 2017-18 di Fendi si è rivelata una delle sfilate più colorate della Milano Fashion Week, attraversata da tonalità fluo e da un intenso ottimismo come da una scarica elettrica. Silvia Venturini Fendi riporta in auge il logo ben in vista, insieme a parole che sono inviti ma che possono diventare anche hashtag di un’eclettica comunità virtuale. Think, Try, Trust Fendi, Fantastic sono le formule magiche che aprono al mondo della gioia e dell’ottimismo griffato. Stampate o ricamate su t-shirt, headband e beanies, dominano la collezione di moda uomo per la prossima stagione. L’elettricità scorre anche attraverso i colori, vivaci e fluorescenti accostati a tonalità più neutre. L’arancio acido si sposa al verde militare, l’azzurro al rosso aranciato, mentre rosa salmone e blu elettrico convivono in stampe audaci. La grande abbondanza di materiali tecnici viene smorzata dalle immancabili pellicce Fendi: cappotti multicolore o dettagli come i colletti e il rivestimento delle borse. Una grande attenzione è dedicata anche agli accessori, che mescolano il maschile e il femminile con risultati a volte eccessivi. Pantofole di pelo e borse dalle linee girly si alternano a zainetti in tessuti tecnici e loafer con calzini incorporati.


La moda uomo che Fendi ha proposto per l’autunno inverno 2017-18 gioca con i colori, gli echi dalla moda anni ’80 e ’90 e i messaggi da lanciare a un mondo forse troppo cupo, che necessita di speranza e buone vibrazioni. L’ispirazione per questa collezione arriva dalla lettura di Ernest Heingway e delle sue strategie positive, da tentare prima di lasciarsi sopraffare dalla negatività. «Voglio essere ottimista, ho bisogno di esserlo – ha dichiarato Silvia Veturini Fendi  – Sono parole semplici, parole universali come amare, ascoltare, provare. Le stavo leggendo e pensavo che è così facile se segui queste regole universali». Altre suggestioni arrivano da un personaggio della soap opera britannica EastEnders, per una sfilata pop e caleidoscopica.


La campagna primavera estate 2017 di Micheal Kors è firmata Mario Testino

Tessuti lievi, stampe floreali, volant, colori tenui e linee rubate al guardaroba maschile: la collezione primavera estate 2017 di Micheal Kors è un inno alla leggerezza. Dominano i toni delle azalee e della noce moscata, il grigio, il sabbia, il navy, accostati al bianco ottico. A cogliere la freschezza e la modernità delle linee Micheal Kors Collection e MICHEAL Micheal Kors è stato ancora una volta Mario Testino. Il fotografo di moda peruviano ha ritratto le supermodelle Joann Smalls, Taylor Hill e Romee Strijd riproducendo le atmosfere romantiche e glamour della sfilata a New York, senza dimenticare il tratto distintivo di tutte le campagne dello stilista americano: la costante del viaggio. Auto e aerei sono sempre presenti negli scatti che ritraggono abiti e borse Micheal Kors.


Si trova infatti in un’auto decappottabile Joan Smalls, che indossa deliziosi abitini, chemisier, brassières e leggerissime gonne dalla collezione primavera estate 2017 Micheal Kors Collection. «La combinazione tra forza e femminilità era il tema della collezione e Joan Smalls è la perfetta incarnazione di quello spirito» ha dichiarato lo stilista in merito al lavoro di Mario Testino. Gli scatti per la linea MICHEAL Micheal Kors sono invece ambientati su una pista di decollo, dove le splendide Taylor Hill e Romee Strijd indossano abitini a righe, completi bianco ottico, le immancabili borse Micheal Kors e gli occhiali da sole. In merito a questi scatti, Kors ha dichiarato «Volevo catturare l’on-the-go, lo stile di vita glam di questa nuova generazione di top model, girato in un caldo clima frizzante» e sembra che Mario Testino abbia catturato la sua visione. La campagna primavera estate 2017 apparirà su Vogue Usa, Vanity Fair, Harper’s Bazaar e tantissime altre pubblicazioni fino a raggiungere 39 paesi in America, Europa e Asia e suscitare ancora una volta il desiderio di possedere l’ultimo modello di borsa Micheal Kors.


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Presentato l’orologio Pirelli e Roger Dubuis al Salone di Ginevra SIHH

Cosa hanno in comune orologi e pneumatici? A prima vista nulla, ma al SIHH (il Salone dell’Alta Orologeria di Ginevra) questi due elementi lontanissimi hanno dimostrato di potersi fondere in un oggetto di culto: l’orologio in edizione limitata nato dalla partnership tra Pirelli e Roger Dubuis. Il frutto di questa unione è l’orologio Excalibur Spider Pirelli, il cui nome rimanda a oggetti straordinari e destinati a pochissimi. Questa limited edition è stata prodotta in 8 pezzi, che il fato assegnerà a facoltosi collezionisti di orologi. Quello dell’orologeria è un settore estremamente importante per il collezionismo: chi sceglie per sé gli orologi più costosi diventa un vero e proprio cultore di ingranaggi e cinturini, sempre a caccia del pezzo più unico che raro come la spada di Re Artù.


Excalibur Spider Pirelli materializza il desiderio della maison d’alta orologeria Roger Dubuis di aderire al motto Dare to be Rare, cioè l’intrepido coraggio di osare percorsi nuovi, accostamenti di materiali inusuali e complicazioni innovative per creare pezzi rarissimi. Così nasce la collaborazione con Pirelli, che a questo speciale orologio ha donato la mescola di uno pneumatico che ha vinto una gara di motorsport. Culto per lo sport, per la velocità e per gli accessori di lusso creano un oggetto destinato a diventare il sacro graal del collezionismo, cui gli amanti degli orologi Roger Dubuis non potranno resistere. Dopo diversi anni trascorsi a perfezionarsi sviluppando e realizzando complicazioni e orologi per Patek Philippe, il talentuoso orologiaio ha aperto il suo atelier nel 1980 e in pochi decenni è riuscito a raccogliere un pubblico di estimatori sempre pronti ad accaparrarsi l’ultimo modello di orologio di lusso, sempre prodotto in appena 28 esemplari. Otto saranno invece gli Excalibur Spider Pirelli in commercio, con impresso il numero di serie degli pneumatici. Parte la caccia al pezzo unico.

Tiffany & Co. nomina Reed Krakoff direttore artistico

Tiffany & Co., l’azienda di gioielleria più iconica del mondo, cambia rotta nominando un nuovo direttore artistico: il designer americano Reed Krakoff. La notizia ufficiale è stata diffusa ieri, 17 gennaio, e l’incarico avrà inizio dal prossimo mese. L’attuale guida creativa di Tiffany, Francesca Amfitheatrof, ha scelto infatti di lasciare l’azienda newyorchese per dedicarsi ad altri progetti. Sarà quindi Krakoff a prendere in mano le redini della gioielleria diventata luogo di pellegrinaggio grazie al film Colazione da Tiffany e al mito senza tempo di Audrey Hepburn. Il nuovo direttore artistico si occuperà della creazione dei gioielli e accessori di lusso che tanto fanno sospirare alla vista della scatolina blu Tiffany, ma avrà anche la responsabilità del settore marketing e pubblicità e della gestione creativa dei negozi fisici e dell’e-commerce.


Reed Krakoff ha già conosciuto Tiffany: per la gioielleria di culto ha realizzato una collezione di accessori che sarà in vendita alla fine del 2017. Si tratta di borse, occhiali da sole, oggetti per la tavola e per l’ufficio firmati dal designer. Quello che prende in mano oggi, però, è un incarico ben più importante: quello di guidare interamente l’azienda dal punto di vista creativo. Krakoff ha lavorato per anni in Ralph Lauren e ha poi ricoperto la carica di direttore artistico per Tommy Hilfiger, prima di approdare a Coach come direttore dell’area marketing e pubblicità. All’interno del gruppo Coach nel 2013 lo stilista ha fondato un brand che porta il suo nome, salvo poi metterlo da parte per altri progetti. Quest’anno diventa anima creativa di una delle griffe più amate, grazie al contributo del cinema che l’ha resa un simbolo di glamour e di amore eterno: ricevere una scatolina azzurra con un anello Tiffany è il sogno di milioni di ragazze. Spetta a lui, adesso, mantenere vivo quel sogno e renderlo sempre attuale e contemporaneo.

Dsquared2 e Dwyane Wade disegnano una capsule collection per Saks Fifth Avenue

Dsquared2 ha reclutato il cestista Dwyane Wade per la creazione di una capsule collection in esclusiva per Saks Fifth Avenue. Tra il giocatore dei Chicago Bulls e i gemelli Dean e Dan, fondatori del brand, c’è un forte rapporto d’amicizia che si fonda anche sulla stessa idea di moda. Non a caso, l’idolo della NBA ha scelto di indossare proprio uno smoking firmato Dsquared2 nel giorno più importante della sua vita, il suo matrimonio a Miami il 30 agosto 2014. Oggi Dwyane Wade, atleta appassionato di moda, unisce il suo gusto sofisticato allo stile easy e ricco di contaminazioni dei gemelli canadesi.


Dsquared2 e Dwyane Wade hanno disegnato insieme un’esclusiva capsule collection di 9 pezzi, per look sofisticati e contemporanei. Nella collezione troveremo capi che il campione di basket indosserebbe volentieri: un giubbino di morbida pelle con chiusura anteriore in denim, pantaloni da jogging in versione luxury, bomber in nylon, una camicia di jeans e una t-shirt con il numero 3 che Wade indossa nei Chicago Bulls e il suo nome, ma anche smoking originali per la sera. Un guardaroba completo che solo pochi fortunati potranno acquistare in edizione limitata in selezionati punti vendita Saks Fift Avenue e su Saks.com. Il Vicepresidente e direttore moda del department store si dichiara «Entusiasta di collaborare con Dsquared2 e Dwyane Wade su una capsule disponibile solo presso Saks. Amiamo il fatto che lo stile audace di Dean e Dan sia stato combinato alla visione creativa di Dwyane». Anche i fratelli Caten hanno espresso la loro soddisfazione nel collaborare con il campione e amico. «Lavorare insieme a lui per questa capsule collection rappresenta l’essenza della nostra amicizia – hanno dichiarato gli stilisti – Dwyane è conosciuto per il modo in cui riesce ad abbinare un look casual con pezzi sartoriali, e la collezione che abbiamo creato insieme riflette esattamente questo stile e questo spirito così moderno».

Paris Hilton a Milano: dj dopo le sfilate

Paris Hilton a Milano non poteva certo passare inosservata. La chioma della bionda ereditiera ha illuminato il front row di diverse sfilate della Milano Fashion Week 2017 dedicata alla moda uomo, attirando i flash dei fotografi e gli sguardi dei curiosi. Dopo le sfilate però, Paris Hilton si è dedicata all’altra sua passione che da qualche anno è anche un lavoro: dalla console del Sesto Senso, rinomata discoteca di Lonato del Garda, ha fatto scatenare i fan al ritmo della sua musica. La star 36enne è arrivata in Italia in occasione delle sfilate di Milano Moda Uomo, assistendo allo show Plein Sport (linea dello stilista tedesco Philipp Plein) fasciata in un sensuale abito lungo impreziosito da pizzo nero e borchie dorate, per poi recarsi al Sesto Senso. Lì si è accomodata alla console insieme al resident dj Denis M e alla vocalist Lara Caprotti, infiammando la sala al grido di «Italia, ti amo!». Durante la serata, la discoteca ha ospitato anche il lancio del nuovo profumo firmato Paris Hilton, Gold Rush, dopo le fragranze Paris Hilton, Just MeHeiress/Heir, Can Can, Siren, Tease e la linea Passport. 


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La vacanza a base di moda e glamour di Paris Hilton a Milano, però, non si è conclusa qui: la bella ereditiera ha assistito anche alla sfilata di moda uomo Moschino, in prima fila accanto alla fashion icon Anna dello Russo e alla sorella della sua ex migliore amica Nicole Riche, Sofia. Indossando un tubino nero con stampe dall’anima pop, dall’ultima collezione femminile di Jeremy Scott per Moschino, Paris si è divertita con l’amica e lo stilista anche dietro le quinte dello show, anche in questo caso scatenando i paparazzi e il gossip. Come accade a tutto ciò che la ricca newyorkese fa, dice, produce e che al suo tocco diventa oro. Proprio come la chioma di Paris.


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I piumini Moncler scompaiono nella campagna primavera estate 2017

Una campagna pubblicitaria in cui il prodotto scompare: ecco l’idea geniale di Moncler per la collezione primavera estate 2017. Nelle fotografie scattate da Annie Leibovitz, i piumini Moncler si fondono con il paesaggio circostante insieme a Liu Bolin, artista cinese visionario. L’artista invisibile, così è chiamato questo figlio della Rivoluzione Culturale cinese, noto in tutto il mondo per le sue fotografie, sculture e performance visive in cui il soggetto si mimetizza con lo sfondo. Così i giubbotti Moncler e tutti i capi della collezione primavera estate 2017 sono stati dipinti per fondersi con il paesaggio naturale di Central Park o con la poetica malinconia dei volumi accumulati in una storica libreria di New York, per scatti che sono arte più che pubblicità.


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Annie Leibovitz è alla sua quinta campagna per Moncler e ha sempre dimostrato di saper trasportare piumini e tute da sci in un’atmosfera magica, da fiaba. Per Liu Bolin invece è il primo lavoro in collaborazione con un brand di moda, dopo una vita di opere d’arte e performance visive. La sua arte inizia come testimonianza della distruzione da parte delle autorità cinesi del villaggio di artisti indipendenti Suojia Arts Camp, dove l’artista risiedeva, nel novembre 2005. La sua più famosa serie Hiding in the City lo vede mimetizzarsi con le strade e i monumenti di Pechino come forma di protesta per la mancanza di rispetto verso il patrimonio artistico del paese. Seguiranno poi Hiding in Italy e Hiding in New York, con lo stesso scopo. Stavolta Liu Bolin si fa immortalare da Annie Leibovitz indossando piumini Moncler e look dalla collezione primavera estate 2017, creando la stessa magia ma per uno scopo diverso. L’occhio della fotografa, quello dell’artista e la poesia nascosta a New York si mettono al servizio di Moncler per una campagna pubblicitaria che fa sognare e svela angoli di magia nella quotidianità delle città moderne.


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Lo stile di Vanessa Hong

Fashion blogger di fama internazionale, influencer e icona dello street style, Vanessa Hong è una delle it girl più seguite al mondo. La trendsetter trentaduenne, creatrice di The Haute Pursuit, detta da anni tendenze e impone nuove mode dalle pagine del suo blog, divenuto uno store online. Regina dei front-row e icona di stile contemporanea, Vanessa Hong vive tra Vancouver, New York e Beijing. Il suo stile minimalista non lesina in tocchi sportswear: futurista, sperimentatrice, Vanessa Hong ha sdoganato un’eleganza iconica, proiettata in avanti.

I suoi outfit sono ricchi di reti, intarsi, suggestioni otpical ed ispirazioni tratte dall’architettura: volumi teatrali e tagli eclettici si uniscono alle linee asciutte ed essenziali del minimalismo di stampo orientale. Largo a capi strutturati e a sapienti decostruzioni, per uno stile che esula dalla mera moda fino a trasformarsi quasi in arte. Divenuta una star del web dopo aver fondato il suo blog The Haute Pursuit, nel 2010, Vanessa Hong oggi è una delle influencer più seguite al mondo.

Un’esteta ambiziosa dalla personalità esplosiva e dalle grandi capacità imprenditoriali, la Hong, che vanta nel suo curriculum collaborazioni con vari brand, tra cui Malone Souliers. La it girl si definisce direttrice creativa e CEO del suo blog, The Haute Pursuit, considerato alla stregua di una start-up in cui è lei a coordinare ogni settore, dal design al business development del suo store, THPSHOP: è lei a disegnare i capi venduti online, come anche gli accessori e i gioielli. Non solo creatività per lei, che non teme di affrontare anche i compiti manageriali che la fama le ha imposto.

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Vanessa Hong è una delle più influenti it girl contemporanee



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La blogger trentaduenne è regina dello street style e influencer



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Minimalismo e capi sportswear sono il leitmotiv dello stile di Vanessa Hong



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Vanessa Hong nel 2010 fonda The Haute Pursuit, il suo blog di moda



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Lo stile di Vanessa Hong predilige capi minimal-chic e dettagli boyish



Il suo stile iconico si pone come un inno all’anarchia: nessuna regola precisa per lei, che pure di consigli da elargire in fatto di stile ne avrebbe parecchi. “Ogni ragazza è diversa”, ha dichiarato la Hong. “Se non vede se stessa in me, si vedrà in qualcun altro e penso che sia una cosa splendida”. Il suo stile, che lei definisce pulito e monocromatico, predilige comfort e funzionalità. Lei che alle sfilate ammette di preferire lo streetwear, adora mixare capi sportivi a dettagli iperfemminili. La blogger ammette di essere affetta da shopping compulsivo ma allo stesso tempo riesce a controllarsi.

La palette cromatica da lei prediletta vede nero all over, bianco, tonalità neutre e denim. Hong predilige inoltre capi rubati al guardaroba di lui, in particolare pezzi basic, che poi adatta con savoir-faire ad ogni situazione. Laureata in Biochimica e Genetica Molecolare alla University of British Columbia, Vanessa Hong ha sempre avuto una smisurata passione per la moda e un senso innato per lo stile. Tra i suoi designer preferiti Masha Ma e Yang Lee. Nel suo guardaroba non possono mancare un cappotto oversize, scarpe flat e un capo iper colorato, a staccare dalla palette monocromatica da lei prediletta abitualmente.

Reebok x Cottweiler a Pitti Uomo 91

Collaborazione inedita tra Reebok e Cottweiler: il risultato è una capsule collection iconica presentata nell’ambito di Pitti Uomo 91. Dodici pezzi inediti dallo spirito sportwear e dal piglio futurista. Ben Cottrell e Matthew Dainty, i due designer di Cottweiler, trasformano per l’occasione il Museo Marino Marini in una sorta di spa. Ispirati da un approccio olistico allo sport, i due stilisti non lesinano in attrezzature dal piglio futurista, per presentare la collezione, caratterizzata dall’uso di tecniche e materiali che promettono effetti terapeutici sul corpo.

Dodici outfit dal mood futurista includono materiali high-tech e suggestioni sportswear: largo a capi translucidi e fluidi, perfetti per uno sportivo. L’uomo Reebok x Cottweiler sfoggia giacche a vento dal design accattivante. La palette cromatica predilige bianco e blu illuminati da lampi di grigio e rosa.

Un’estetica che strizza l’occhio all’atletica: così il direttore creativo di Reebok, Thomas Steinbrück, descrive il leitmotiv che da sempre caratterizza lo stile del brand. Gli stessi valori sono condivisi da Cottweiler: una partnership che permette ai due brand di unirsi e completarsi a vicenda, dando vita ad una capsule collection altamente evocativa.

La storia, l’eredita di Reebok, leader nell’abbigliamento sportivo, si unisce alle suggestioni streetwear di Cottweiler, che fornisce interpretazioni inedite dello stile sporty integrandole con la sua identità. Correva l’anno 1958 quando Joseph William Foster fondava Reebok: da allora l’azienda statunitense si è imposta come uno dei nomi più importanti per l’abbigliamento sportivo. Cottweiler nasce dall’estro di Ben Cottrell e Matthew Dainty: il brand è leader nel menswear.

Romanticismo in chiave streetwear per Tim Coppens

Note post apocalittiche e ribellione giovanile sono lo sfondo su cui si sviluppa la collezione Tim Coppens AI2017-18 che ha sfilato a Pitti Uomo 91. Lo stilista belga elabora un’estetica inedita che trae ispirazione da Mad Max: una sfilata ricca di contrasti tra scenari urbani, dettagli biker e note grunge.

Coppens, al suo ritorno in Europa dopo cinque anni trascorsi a New York, presenta una collezione dall’anima grunge: largo a capispalla in montone e lana merino. Non mancano suggestioni streetwear intrise però di una sartorialità sofisticata che trova espressione nelle scritte che campeggiano su maglie e bomber. Il designer belga per il suo debutto a Pitti Uomo racconta una storia d’amore moderna ambientata in uno scenario post-atomico. Un ragazzo europeo in visita per la prima volta negli States si innamora di una ragazza dall’anima ribelle, fedele solo al suo cavallo bianco.

Romanticismo in chiave 2.0 per la collezione Coppens, che trascende i confini del mero streetwear per lasciarsi andare a dettagli delicati, come gli uccelli stampati o i ricami sui capi, che aggiungono una nota dolce al mood prevalente. Influenze biker negli stivali con suola in gomma, frutto della collaborazione con Under Armour Sportswear. Gli occhiali da sole sono invece stati realizzati in partnership con il brand berlinese Mykita.



Largo a bomber, giacche in tartan e intarsi knitwear. La palette cromatica non lesina in colori fluo, dal giallo canarino al blu elettrico. Elementi sartoriali fanno capolino insieme a suggestioni Youth mentre la ragazza Coppens incarna una femminilità oggi in disuso. Non mancano inoltre i riferimenti alla cultura rave e ai Nineties, evidenti nelle mise dall’approccio futurista.

Hilfiger Edition protagonista di Pitti Uomo 91

Occhi puntati sulla nuova collezione Hilfiger Edition per l’AI 2017-2018 presentata a Pitti Uomo 91 con un evento esclusivo. La location scelta per presentare la nuova collezione sono i sontuosi saloni di Palazzo Corsini: super ospiti i Millennials Lucky Blue Smith, Rafferty Law, Gabriel Kane Lewis e Presley Gerber.

Tommy Hilfiger è il protagonista assoluto di Pitti Uomo 91: lo stilista americano sceglie lo storico Palazzo Corsini per presentare la nuova collezione AI2017, intitolata Hilfiger Edition. Il designer ha presenziato all’evento in compagnia dei Millennials, tra cui Lucky Blue Smith, Rafferty Law, Gabriel Kane Lewis, Presley Gerber, Julian Ocleppo, Johannes Huebl e Jim Chapman.

«Sono molto orgoglioso di presentare le mie collezioni in occasione di Pitti Immagine Uomo», ha commentato lo stilista. «Il menswear è sempre stato una componente centrale del marchio, sin dal lancio nel 1985. In questo momento la moda maschile è sulla cresta dell’onda. È straordinario essere presenti a Pitti, una delle principali piattaforme al mondo per i designer di abbigliamento maschile, a celebrare la crescita e i risultati ottenuti in questo settore».

La collezione Hilfiger Edition è un omaggio allo stile più iconico del brand: i classici del guardaroba da uomo vengono reinterpretati in una chiave inedita, grazie a linee nuove e tessuti esclusivi. Largo ad uno stile effortlessy-chic, tra tripudio di American style, tanto caro allo stilista.

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Disinvolta e moderna, la collezione Hilfiger Edition strizza l’occhio ai capi più iconici del brand, a partire dalla bandiera simbolo di Tommy Hilfiger, che vede nuova linfa vitale in maglioni soffici e in dettagli ricchi di charme. Il look da collegiale rivive in capispalla intramontabili insieme al logo della maison: largo a stampe patchwork in tartan rosso, bianco e blu. Tra manichini e display digitali un’installazione artistica alla Fortezza Da Basso ha celebrato il genio di Hilfiger, omaggiandone lo stile. Inoltre è stato presentato anche il nuovo digital showroom.

I migliori look di Giovanna Battaglia

Nel fashion system il suo nome è sinonimo di estro e stile: Giovanna Battaglia, fashion editor e stylist di fama mondiale, nonché influencer, è una delle personalità più influenti nel settore (qui un pezzo sulla sua biografia). Definita dal New York Times una “eroina della moda”, Giovanna Battaglia è nata a Milano nel 1979 da una famiglia di origini siciliane e calabresi.

Fisico scultoreo ed altezza da valchiria, la bella Giovanna inizia da giovanissima a lavorare come modella, dopo aver partecipato al concorso di Miss Italia. A sedici anni è già musa prediletta di Dolce & Gabbana, che ne adorano la bellezza mediterranea. All’età di 28 anni la giovane inizia a lavorare come stylist dapprima per L’Uomo Vogue e poi per le edizioni di Vogue China, Vogue Japana, Vogue Germany. Nel 2011 diviene fashion editor di W Magazine e successivamente Senior Fashion Editor di Vogue Japan.

Il resto è storia: oggi Giovanna Battaglia è uno dei nomi più famosi a livello internazionale, orgoglio italiano e figura di spicco nei front-row delle passerelle. Protagonista indiscussa del jet set internazionale, la bella stylist è recentemente convolata a nozze con il magnate svedese Oscar Engelbert. Regina dello street style, Giovanna Battaglia è diventata famosa anche per il suo stile unico e per la nonchalance con cui mixa capi dal piglio bon ton a pezzi dalle suggestioni futuriste.

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Uno dei look iconici sfoggiati da Giovanna Battaglia



Considerata una icona cyber per la sua versatilità e per certi suoi outfit, improntati alla più audace sperimentazione, la fashion editor alterna capi dall’allure classica a dettagli futuristi. Tripudio di femminilità nei tubini bon ton di ispirazione lady like, come anche nei tailleur e nel pizzo. Opulenza ed ironia nell’animalier, ispirazioni avanguardistiche nella sua predilezione per audaci virtuosismi stilistici. Tra i suoi designer preferiti oltre a Dolce & Gabbana anche Stella Jean, Comme des Garçons e Prada.

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Ex modella, la fashion editor è nata nel 1979



Nel guardaroba di Giovanna Battaglia non mancano capi che omaggiano una femminilità delicata e quasi rétro, come abiti con gonna a ruota e stampe dal retrogusto vintage. Largo poi a linee pulite ed essenziali, per capi couture che la stylist adatta a qualsiasi situazione. Dominano funzionalità e praticità in molti dei suoi outfit, anche in quelli più futuristi: tra pantaloni cargo e capispalla in nylon dalle stampe optical riusciamo persino a scorgere una vena minimalista. Non mancano sovrapposizioni audaci che si alternano al mood concettuale di alcune mise. Il fisico asciutto della fashion editor viene esaltato anche da un semplice tubino dalla vestibilità bodycon, che la bella Giovanna accosta ad una clutch disegnata dalla sorella Sara.

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(Foto cover: Grazia)

Eastpak e Paul & Joe firmano una capsule collection

Spirito d’avventura e romanticismo nella capsule collection che segna la collaborazione tra Eastpak e Paul & Joe. Complementi da viaggio esclusivi caratterizzati da stampe originali ed iconiche: borse, trolley, marsupi e zaini che saranno in vendita a partire da marzo e che vedono l’inedita partnership tra il brand francese e il colosso del lifestyle americano.

“Viaggiare è lasciarsi ispirare” è il motto di Sophie Méchaly, direttrice creativa di Paul & Joe, che per l’occasione ha creato due stampe inedite, rivisitando il più classico camouflage nei toni del verde militare, del kaki e del marrone, come anche del verde scuro impreziosito da delicate farfalle rosa.

Chic e contemporanea, la collezione è stata creata per un viaggiatore incallito dall’anima globe-trotter, che ama girare il mondo con bagagli comodi e al contempo raffinati. Un universo in cui il topos del viaggio si arricchisce di spunti nuovi, grazie all’unione dello stile Paul & Joe e della funzionalità, da sempre cifra stilistica di Eastpak.

Amore per l’avventura e il rischio ma anche romanticismo pervadono la collezione: Méchaly, grande appassionata di viaggi, imprime alla collezione un mood in cui suggestioni urban si uniscono a note romantiche ed evocative. Femminilità e brio nelle farfalle rosa che si posano con grazia sullo sfondo di camouflage all over, per uno stile militare rivisitato in chiave contemporanea. Tra i pezzi della collezione spicca il Tranzshell, un bagaglio a mano rigido, il Tranverz, una borsa pieghevole; entrambi i modelli sono declinati in diversi formati. Renana, Springer, Oval Case e Wyoming sono le altre proposte, ideate da Paul & Joe per Eastpak. La collezione sarà in vendita da marzo. I prezzi variano da 32 a 189 euro.

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Il sincretismo stilistico di Edward Crutchley

La collezione AI2017 di Edward Crutchley è stata presentata nell’ambito della London Fashion Week Men’s. Oriente e Occidente si incontrano, tra stampe patchwork e tapestry floreale, in un crogiolo di ispirazioni eterogenee in costante bilico tra passato e presente. Una collezione emblematica, che riesce a districarsi con incredibile nonchalance alternano suggestioni elisabettiane e dettagli pop, mixando mirabilmente streetwear e sportswear con virtuosismi barocchi di stampe che omaggiano la pittura rinascimentale. Tripudio di broccati di seta pregiati, di richiami alle vestigia greche che lasciano il posto al grunge di pantaloni cargo e di volumi Nineties, in bilico tra un quadro pre-raffaellita e un programma di MTV.

Chic e contemporaneo, l’uomo Crutchley ama mixare, dando vita ad un sincretismo iconico che non teme audaci accostamenti e bizzarri mix & match stilistici. Sembra di scorgere il celebre Rainbow Portrait di Elisabetta I eseguito da Isaac Oliver accanto ai tessuti preziosi di Anna Maria Garthwaite fino ai dipinti di Bruegel: un simbolismo denso che travalica i capi sporty per lasciarsi andare a suggestive epifanie stilistiche. Largo a sete jacquard in stampa tecnica e iridescente, tra nylon funzionale e cashmere: tra bomber oversize e sapienti dettagli sartoriali, veniamo proiettati in una realtà sospesa nel tempo, dai rimandi quasi onirici.

I gioielli sono firmati da Hannah Martin, mentre gli occhiali da sole sono realizzati in collaborazione con Blyszak. Volumi rilassati per capi oversize dalle sovrapposizioni audaci: non mancano tute in velluto declinate in cammello e cioccolato, come anche capi che ricordano i pigiami in seta. Eleganza disimpegnata e intarsi preziosi ispirati al Giappone dominano tra le maglie stampate.

Lo stile timeless di Chester Barrie

La collezione AI2017 di Chester Barrie è stata presentata nell’ambito della settimana londinese dedicata alla moda uomo. Un tuffo nello charme della vecchia Inghilterra, per una collezione iconica che segna il trionfo del British style. Largo a cravatte in site pura declinate in colori diversi ed indossate con una varietà di abiti stampati. Un’estetica nuova secondo cui non tutto deve sposarsi alla perfezione. La collezione vede i cappotti come capo iconico, tra morbida alpaca dalle suggestioni luxury e cashmere pregiato. Largo anche a blazer doppiopetto e maglioni a collo alto. Spicca tra i materiali prediletti anche la lana bouclé. Blu e verde dominano negli abiti sartoriali. Chester Barrie è il primo brand della celebre Savile Row ad aderire alla filosofia del see-now buy-now- Tra gli abiti da sera una giacca doppiopetto in tartan e capi in velluto, che omaggiano la Hollywood degli anni Cinquanta. Chester Barrie è sinonimo di stile e personalità: il brand incarna la quintessenza del più iconico stile British, per un’eleganza timeless, apprezzata tra gli altri dal modello David Gandy e da attori come David Harewood, Hugh Bonneville e Mark Gatiss. Tra i clienti più celebri del brand anche Sir Winston Churchill, Cary Grant e Frank Sinatra. Chester Barrie fu fondato a Londra nel 1935 da Simon Ackerman, un geniluomo inglese emigrato negli Stati Uniti d’America. Dopo aver fatto ritorno in Inghilterra, Ackerman divenne pioniere di Savile Row, dove creò la sua sartoria dando vita a collezioni di ready-to-wear dallo charme evergreen.

Blood Brother omaggia Londra

Blood Brother, il brand londinese di streetwear, presenta alla London Fashion Week Men’s una collezione di capi basic dalle linee sartoriali: texture iconiche e ricche caratterizzano capispalla e pezzi dal mood sporty-chic. I designer Nicholas Biela e James Waller rendono omaggio ai ragazzi di strada che nel 18esimo e nel 19esimo si riversavano sulle sponde del Tamigi: mercanti, spazzini, traghettatori. Una collezione ricca di charme, per un AI2017 che guarda anche alla cartografia di Londra, esplorandone scorci iconici e segreti.

Ecco sbucare tra le stampe un riferimento alla Battersea Power Station, che viene trasfigurata in una giacca nera, attraverso stampe dalle linee geometriche, da indossare con un berretto da baseball. I pantaloni sono caratterizzati da silhouette oversize da indossare con magliette blu. La mappa rivive anche in un cappotto nero impreziosito da dettagli iconici. Non mancano dettagli knitwear con logo intarsiato sulle maniche di una maglia da indossare con gilet e pantaloni arancioni. Ispirazioni astratte dominano l’intera collezione, che guarda anche agli edifici londinesi e al passato della città. Non mancano suggestioni biker nelle giacche da motociclista in nylon declinato in tinte neon. Forte e sublime, la collezione omaggia e rivisita la sartorialità, unendola ad inediti giochi stilistici, per un’anima bifronte.

Il brand Blood Brother presenta collezioni di menswear, footwear ed accessori dall’anima British. I fondatori Nicholas Biela e James Waller, entrambi diplomati presso il London College of Fashion, vantano nel loro curriculum collaborazioni con Jean Pierre Braganza, Diesel, CSM Design Lab e J. Lindeberg. L’estetica del brand è forte e ben definita e unisce un mood funzionale a costruzioni sartoriali e alla sperimentazione nell’uso di materiali innovativi.

Qasimi: la rivoluzione nel segno dello stile

Pacata e sofisticata la collezione Qasimi, presentata nell’ambito della settimana della moda uomo di Londra. Il brand, alla sua quarta stagione nel calendario della fashion week londinese, trae ispirazione dai movimenti giovanili: ma il nuovo rivoluzionario ha l’aria di un dandy. Stretto in lunghi cappotti dal piglio sartoriale e in morbidi capi in filato di lana, il giovane mette in scena una protesta dai toni eleganti e pregni di fascino.

Charme allo stato puro nel trionfo di minimalismo che caratterizza la collezione AI2017 di Qasimi. “Il punto di partenza era l’idea di buttare i ragazzi giù dal letto e catapultarli nelle strade a protestare”, ha dichiarato Khalid bin Sultan Al Qasimi durante la presentazione.

Nella sua estetica alla base della collezione vi sono John Lennon e la sua indimenticabile Bed-In, una forma di protesta non-violenta contro la guerra in Vietnam messa in atto nel 1969 dal cantante e dalla moglie Yoko Ono. Inoltre ad ispirare Qasimi anche Black Lives Matter, movimento internazionale di attivisti originario della comunità afro-americana, e le proteste del Dakota Pipeline.

“Penso che stiamo tutti protestando”, ha affermato Qasimi.”Penso che non si va più nelle strade perché non cambia nulla. Abbiamo bisogno di farlo quotidianamente”. Un giovane impegnato politicamente che tuttavia sceglie di non rinunciare a pregiate suggestioni luxury per uno stile iconico. Influenzato dai graffiti visti negli Emirati Arabi, lo stilista indugia in toni pastello, come il rosa baby, accostati a verde, kaki e mostarda. Suggestioni grunge anche nei materiali usati, per cappotti classici. Il giovane dandy non teme di apparire ieratico in velluti e sete preziose, che si alternano ad iconico knitwear, mentre lunghissime sciarpe sfiorano il pavimento.



La rivoluzione auspicata da Khalid Al’Qasimi parte da riflessioni di tipo estetico: proprio dall’estetica si parte per affermare una nuova etica e una nuova politica. Delicata e soft la collezione, che indugia in capi sartoriali e pantaloni cargo. I cappotti ricordano le vesti da camera e si accostano a ciabatte ricamate in arabo. Suggestiva ed affascinante, la collezione ristabilisce i codici di un rinnovato minimalismo, per veri intenditori.

Back to Sixties per Daniel W. Fletcher

I favolosi Swinging Sixties rivivono nella collezione di Daniel W. Fletcher, presentata durante la London Fashion Week. Un tuffo indietro nel tempo per una collezione iconica, che trae ispirazione da echi rivoluzionari sessantottini e da suggestioni in chiave Seventies. Una moda impegnata, un po’ beat e un po’ esistenzialista, quella prediletta dallo stilista, da sempre stimolato dalla realtà e dalla politica.

“Il 2016 è stato un anno turbolento per la politica”, ha commentato Fletcher, riferendosi agli eventi che hanno segnato l’anno appena conclusosi, dalla Brexit all’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America fino ai crescenti sentimenti di xenofobia e alla massiccia ondata di immigrazione. Il designer si rivolge alle giovani generazioni offrendo loro un importante monito a non arrendersi e a non accettare i diktat precostituiti, stimolandone la criticità. A proposito degli anni Settanta, che ispirano la sua collezione, Fletcher ha commentato: “Si trattava di un periodo in cui vi erano contrasti politici e la gente era infelice. Sento che ora ci troviamo in una situazione simile”.

La collezione AI2017 verte su inediti mix cromatici che sbucano da elementi sartoriali. Una collezione che lo stesso designer definisce “un po’ più elegante e più matura”. Lo stilista, che debutta alla London Fashion Week Men’s, è noto per i suoi iconici pigiami in seta e per le stampe patchwork che caratterizzano le sue creazioni.



Largo a giacche in pelle impreziosite da iconiche stampe patchwork: blocchi di colore che indugiano nei toni della terra, tra beige, marrone e rosso. Una palette cromatica dalle tinte autunnali. Inoltre su cappotti e capispalla spiccano dettagli ispirati alle Olimpiadi degli anni Settanta.

Back to Eighties in passerella da Martine Rose

Un sovvertimento generale degli archetipi maschili è quello che ha avuto luogo sulla passerella di Martine Rose: una collezione che ridefinisce i canoni di maschile e femminile, rendendo i confini tra i due sessi labili. Elegante e a tratti rétro l’uomo che calca la passerella, tra suggestioni Eighties e guizzi di American Style.

“Volevo un banchiere, quasi un American Psycho”, ha commentato la stilista. La sfilata ha avuto luogo al Seven Sisters Indoor Market, vicino lo studio della designer, sito a Tottenham: una location originale, che ha visto sfilare la collezione AI2017 di Martine Rose tra gli occhi entusiasti dei barbieri e dei commercianti che lavorano lì. “Volevo che la gente avesse un’esperienza il più vicina possibile ad un mercato vero”, ha aggiunto la designer.

In passerella modelli pettinati alla Phil Oakey indossano cravatte e abiti sartoriali: tripudio di camicie di seta e citazioni Eighties. A metà tra un banchiere e un agente immobiliare, l’uomo Martine Rose è dinamico ed eclettico: autenticità e rimandi alla realtà caratterizzano la collezione, che non lesina in tocchi vintage. La stilista 36enne sfila fuori dal calendario ufficiale della London Fashion Week Men’s e propone una collezione ricca di caleidoscopici virtuosismi stilistici, in bilico tra passato e presente.



Martine Rose gioca con la tradizionale uniforme che da sempre contraddistingue certe professioni: cravatte d’ordinanza perfette per Wall Street ma anche per l’impiegato più comune, vengono impreziosite da tocchi androgini e da suggestioni sartoriali. Volumi esagerati e teatrali specie nei pantaloni. Ispirazioni vintage negli impermeabili. Tra i materiali usati tripudio di satin e pelle ma anche lana. Una collezione che non lascia indifferente lo spettatore, colpito da una fucina di idee ricche di brio ed originalità. Sapiente uso del flashback per riportare in auge trend che spopolavano nei favolosi anni Ottanta, per un uomo dalla personalità esplosiva.

Sobrietà in chiave country per E. Tautz

Educata e sobria la collezione AI2017 E.Tautz, che ha sfilato nell’ambito della London Fashion Week dedicata al Menswear. Patrick Grant si perde in suggestioni Eighties per una collezione ricca di stimoli sempre nuovi. Proporzioni generose e giacche quadrate si alternano sul défilé: sfila un uomo educato e perbene, che non ha bisogno di eccentricità per attirare l’attenzione.

Si intitola Scarecrows, la collezione disegnata da Patrick Grant: lo stilista si ispira prevalentemente all’universo fotografico di Peter Mitchell: il fotografo, nato a Manchester nel 1943, ha immortalato per decenni la brughiera dello Yorkshire, con i suoi spaventapasseri e i suoi colori iconici. Non mancano citazioni Eighties, come i look che rimandano a Judd Nelson nel celebre film di John Hughes “The Breakfast Club” o ancora quelli che ricordano Richard E. Grant in “Withnail and I”. Tripudio di flanella, tweed, denim e velluto a coste.

Uno stile che inneggia al più iconico British style senza però perdersi in alcun eco nostalgico del passato: improntato alla contemporaneità, l’uomo Tautz sfila in abiti in tweed e tartan, tra languidi cappotti più simili ad accappatoi e quadretti vichy dalle suggestioni Eighties. Grant esplora il lato country dello stile, tra capispalla pesanti dal piglio grunge, che si uniscono alla sublime eleganza di un gentiluomo di campagna. Sofisticato e dandy, l’uomo Tautz affronta la vita dall’alto dei suoi valori, anche estetici, che si fondano su tradizioni mai passate in disuso.



La palette cromatica punta ai toni scuri, come mostarda, oliva, rosso scuro e grigio, tra tocchi di blu e indaco. Proporzioni over dominano la sfilata, specie nei pantaloni. Suggestioni workwear nel denim d’ordinanza, sapientemente alternato a tessuti e materiali pregiati. Una collezione ricca di charme, che ripropone i pezzi cult del brand, fondato ad Oxford Street nel lontano 1867 da Edward Tautz. Tautz, già sarto alla corte di Edoardo VII, inventò uno stile altamente riconoscibile che vantava tra i suoi ammiratori più illustri anche Winston Churchill.

La moda anarchica di Liam Hodges

Uno scenario post apocalittico fa da sfondo alla sfilata Liam Hodges: l’uomo che indossa la collezione AI2017 si muove in un mondo distopico in cui regna il caos. Una collezione dai risvolti anarchici: anche quando tutto sembra andare storto, può ancora esserci stile- questo sembra essere l’intento che muove Hodges nella creazione di capi istrionici.

Dominano citazioni workwear tra tocchi sporty e riferimenti military-chic. Lo stilista cita un verso del poeta Hector Aponysus, che sembra essere la summa ideale delle ispirazioni alla base della sua nuova collezione: “Cercare una vocazione nel declino della civilizzazione”, ecco come Hodges riassume il mantra della sfilata. Il designer svela una vena particolarmente critica nei confronti della società attuale: noto per la sua estetica forte e scevra da ogni appartenenza sociale, Hodges getta le fondamenta di un nuovo lusso, più democratico e aperto a suggestioni inedite.

In passerella è un tripudio di riferimenti allo stile militare, tra camouflage all over digitalizzato, su stampe iconiche che impreziosiscono gran parte dei capi: la stampa militare per eccellenza domina su cappotti e capispalla, pantaloni e dettagli, come anche sul più classico paio di jeans Levi’s 501. Hodges ha collaborato per la sua collezione con il brand inglese di cappelli Cristys’ e si è ispirato al celebre film di Stanley Kubrick “Arancia Meccanica”.



La stampa mimetica sembra essere il fil rouge dell’intera collezione: la ritroviamo su cappotti e pantaloni skinny, ma anche su dettagli che impreziosiscono giacche e pantaloni. Non mancano capi oversize dalle suggestioni Eighties con stampa patchwork e pantaloni con coulisse: sovrapposizioni ardite dal retrogusto orientale si alternano a voluminosi coat in cui torna prepotentemente alla ribalta il logo. Una collezione interessante che ancora una volta rimarca l’estro dello stilista.

Cinquanta sfumature di knitwear per John Smedley

Un’atmosfera nuova caratterizza la collezione presentata da John Smedley nell’ambito della London Fashion Week dedicata al Menswear. Il brand, leader nel knitwear, per la prima volta si cimenta nella creazione di capi mediante l’uso di materiali grezzi, come alpaca e lana di pecora nera.

Ma non aspettatevi suggestioni grunge: la collezione AI2017 di John Smedley esplora territori inusitati che intendono conferire ai materiali meno nobili tocchi di un nuovo lusso contemporaneo. “Volevamo davvero fare qualcosa che celebrasse una fibra sottovalutata dalla moda, come la lana di pecora nera”, ha dichiarato Jess McGuire-Dudley, marketing e design director del brand. La lana di pecora nera, più vicina al carbone come colore, viene utilizzata per numerosi pezzi, tra cui un maglione con scollo alla marinara e una cappa la cui lavorazione ha impiegato oltre cento ore di lavoro.

Eccellenza artigianale e tripudio di British style caratterizzano la collezione, che si sviluppa tra silhouette pulite dal piglio androgino: le collezioni di menswear e womenswear vengono presentata insieme, in una linea unisex dal grande impatto emotivo. I pezzi forte della collezione sono la tuniche arancione con collo alto e il bomber nero in lana bouclé. Suggestioni minimal-chic vestono l’uomo e la donna John Smedley: l’eleganza senza tempo di capi basic non lesina tuttavia in guizzi stilistici destinati a non passare mai di moda.



Largo al più sofisticato stile effortlessy-chic, per un’eleganza pulita e ricercata, che si esprime in capi essenziali e funzionali, perfetti per affrontare i rigori invernali senza perdere di vista lo charme. Capi perfetti per lui e per lei, che rimandano ad uno stile classico ed iconico, tra tocchi retro ed ispirazioni evergreen.

La provocazione è di moda da Christopher Shannon

Il design e l’architettura costituiscono l’ispirazione prevalente alla base della collezione AI2017 di Christopher Shannon. Lo stilista ha infatti dichiarato di essersi lasciato ispirare dagli edifici che quotidianamente catturano il suo occhio durante il suo tragitto per andare a lavoro. Altro topos prediletto per la nuova collezione sono i ciclisti che percorrono la sua stessa strada: suggestioni tratte dalla vita quotidiana, ma che l’estro del designer trasforma in caleidoscopici giochi stilistici che attraversano la passerella.

Una collezione dallo spirito intrinsecamente streetwear, che vede un tripudio di colori audaci ed iconici riferimenti al denim, cifra stilistica di Shannon. Apre il défilé un outfit in jersey giallo canarino: le tinte fluo caratterizzano l’intera sfilata, insieme allo stile ciclista, che si traduce in leggings all over. Altro colore che domina la palette cromatica è l’indaco: l’abbiamo visto in pannelli patchwork su denim, per giacche e camicie accostato al bianco e al nero: spiccano colletti e cuffie in colori al neon e jeans declinati in accese bicromie.

Largo a proporzioni over e decostruzioni ardite, per accostamenti audaci che però non pesano mai sullo stile della collezione. Teatrale ed istrionico il denim utilizzato per decorare i parka. Il nylon, cifra stilistica del designer, torna prepotentemente anche su giacche con zip da indossare con pantaloni cargo. Ironia e aggressività sono i sentimenti prevalenti nel fashion show, a partire dagli slogan che campeggiano sulle maglie, inedite rivisitazioni del logo di altri brand: ecco “Tumbleweed” al posto di Timberland, “Loss International” al posto di Hugo Boss e “CS Constant Stress” per indicare Calvin Klein. Aperta provocazione o solo reazione alla Brexit e alla vittoria di Trump negli Stati Uniti? Potente ed efficace l’estetica del designer inglese, noto per le sue performance al limite del teatrale. Dissidente e fieramente bastian contrario, lo stilista di Liverpool è un anticonformista nato, da sempre amante degli eccessi e di uno stile che fa dell’imprevedibilità la sua prerogativa.

Inedito workwear in passerella da Xander Zhou

Un’estetica forte e ricca di stimoli alla base della collezione AI2017 di Xander Zhou: suggestioni sartoriali predominano tra proporzioni Eighties e note glam. La tradizionale divisa indossata dai banchieri di ogni parte del mondo- tre pezzi e cravatta- viene ora eletta da Xander Zhou a capo iconico, passepartout su cui si sviluppa l’intera collezione. In un tripudio di note workwear non mancano omaggi al maoismo, che si esplicano nei kimono, nelle uniformi militari e persino nel porno giapponese, che viene omaggiato qua e là. Sfilano camici e riferimenti kung fu in una collezione dal mood futurista, che mixa hentai e sartorialità in un inedito sincretismo dal grande impatto scenografico. Apre il défilé un look che sembra preso in prestito da Wall Street: largo alla camicia, indossata con panciotto e cravatta: si continua con un caleidoscopio di look iconici in cui domina l’ironia. Sotto un trench argentato dal retrogusto vagamente glam si apre il nero all over di un abito sartoriale, mentre torna in auge il gessato, reinterpretato anch’esso in chiave ironica.



Largo a denim giapponese dall’aria vissuta che impreziosisce un cappotto squadrato e pantaloni a vita alta da indossare a torso nudo, ma che sarebbero altrettanto perfetti anche se accostati ad un maglione in cashmere. I cappotti kinmono in pelle si alternano a giacche oversize e colletti perfetti per l’impiegato medio, ma che trovano in Xhou nuova linfa vitale.

Lo stilista, classe 1982, fonda il brand che porta il suo nome dopo aver studiato fashion design in Olanda. Il primo designer di nazionalità cinese a sfilare alla London Fashion Week Men’s, Xhou si è fatto conoscere per il suo stile ricco di materiali e forme iconiche. Le sue collezioni sono ora disponibili a Londra, New York, Tokyo, Seoul e in molte altre nazioni. Amante della sperimentazione, lo stilista esplora i confini tra forma e funzionalità e le qualità dei materiali utilizzati. Reinterpreta forme classiche attraverso nuove suggestioni e abolisce il gender per capi androgini. Ad affascinarlo anche la Youth culture e i movimenti giovanili, da sempre portatori di nuove ispirazioni.

Il gentiluomo British in passerella da Kent & Curwen

Ispirazioni rétro si uniscono al più iconico stile British per una delle collezioni più interessanti tra quelle presentate nell’ambito della settimana della moda londinese dedicata al menswear: Kent & Curwen riportano in auge la quintessenza dello stile British. Il brand, di proprietà di David Beckham, si affida all’estro del direttore creativo Daniel Kearns: dopo il debutto, avvenuto lo scorso settembre con una collezione venduta esclusivamente sull’online retail Mr Porter, ora Kent & Curwen si impone come uno dei protagonisti assoluti della London Fashion Week. Un’eleganza senza tempo intrisa di rimandi vintage caratterizza la collezione, che tuttavia appare indirizzata ad un uomo che vive nella contemporaneità. Per la collezione AI2017 viene esplorato l’archivio del brand, con particolare attenzione alle suggestioni sporty, che tornano alla ribalta in maglioni stile cricket, maglie da rugby e righe mariniere: note sporswear si impreziosiscono ora di linee sartoriali dall’iconica eleganza, che rappresentano per antonomasia lo stile British.



Kearns riabilita il suo guardaroba più iconico, aggiungendovi numerose giacche impreziosite dal logo del brand, caratterizzato dalla rosa Tudor, emblema dello stile britannico. Lo sport domina su maglie da sci e da cricket, come su sciarpe in lana ispirate dai club universitari inglesi. L’eleganza degli atenei più esclusivi e prestigiosi del Regno Unito si esprime in una collezione perfetta per un dandy contemporaneo, che allo streetwear imperante preferisce il vintage più sofisticato. Tripudio di camicie come uniformi, con stemmi ricamati, o ancora cappotti dall’allure military-chic e blazer decostruiti, perfetti con un dolcevita.

David Beckham e Daniel Kearns sembrano avere un’idea molto chiara di ciò che vogliono: la collezione sembra essere destinata a un uomo giovane e sicuro di sé, orgoglioso del suo stile timeless, e che non lesina in richiami nostalgici. Non mancano i dettagli, come i cappelli baker boy realizzati in collaborazione con Lock & co. In passerella sfila un gentiluomo contemporaneo, che ama sfoggiare uno stile vagamente rétro, forte di una personalità ben definita e di una classe innata. Chapeau.

Arashi Yanagawa: dal ring al menswear

Evocativa ed intensa la collezione AI2017 di John Lawrence Sullivan, che ha sfilato nell’ambito della London Fashion Week Men’s. Forti richiami sartoriali si uniscono a suggestioni Weimar, in una collezione ironica che trae ispirazione dai paesaggi europei, in particolare dalla Germania.

Arashi Yanagawa indugia sulla Repubblica di Weimar come leitmotiv per una collezione che si caratterizza per una palette cromatica affascinante e variegata, che si esprime in note cioccolato, porpora, nere e verdi. Le linee sartoriali si uniscono a proporzioni over specie nelle spalle di giacche e cappotti dal taglio timeless, insieme a pantaloni ampi.

Yanagawa cita l’opera dell’artista Nancy Grossman, nota per le sue sculture di pelle che ricordano maschere iconiche. Lo stilista si ispira proprio a queste maschere nel suo uso originale delle zip, come si evince dal bomber in nylon indossato con maglione a collo alto giallo e pantaloni sportivi mostarda, come anche nelle zip parallele che attraversano un maglione verde bottiglia e pantaloni in pelle nera.



La collezione è pervasa da una vena feticista, evidente nei capispalla in pelle declinati nei toni del borgogna, del nero e del grigio. Non mancano riferimenti alla cultura dei centauri, come negli outfit da motociclista in colori neon, come giallo e argento. Note grunge si uniscono alla classicità timeless del principe di Galles che impreziosisce blazer e cappotti. Citazioni streetwear pongono la collezione nella contemporaneità, sebbene in essa siano presenti numerosi guizzi vintage, citazioni Seventies ed Eighties e rimandi ad epoche lontane.

Ex pugile professionista, Arashi Yanagawa giunge alla moda nel 2003, quando fonda il brand John Lawrence Sullivan. Lo stilista posiede un’estetica inedita, che trova espressione in collezioni affascinanti e sofisticate, perfette per un uomo forte, indipendente e che non teme le sfide.

L’estetica Mod in passerella da Ben Sherman

Echi nostalgici e suggestioni vintage caratterizzano la collezione AI2017 di Ben Sherman. Sono gli indimenticabili Swinging Sixties ad ispirare allo stilista una collezione iconica, che si distingue alla London Fashion Week Men’s. Mark Williams, il direttore creativo del brand, porta sulle passerelle londinesi un riuscito omaggio all’era Sixties, con notevoli citazioni al background del decennio in questione, dalla musica alle sub culture imperanti.

Tripudio di ispirazioni militari mixate a sportswear dal piglio futurista si intersecano mirabilmente in un continuo rimando di flashback e virtuosismi stilistici: Williams si volta indietro per guardare ai look sfoggiati dai giovani di allora. Ad ispirare lo stilista è in particolare lo stile Mod, che trova sublime incarnazione in Paul Weller, frontman dei Jam.

Il simbolo dei Mod spicca su magliette a maniche lunghe, tra stampe patchwork dalle note optical: una collezione che riesce a porsi al contempo come estremamente commerciale e pregna di significati e citazioni letterarie, per uno stile sofisticato e timeless, perfetto anche per la contemporaneità. Largo a capi sartoriali caratterizzati dalle linee skinny, da indossare sotto un parka oversize. Tripudio di camouflage all over per giacche e capispalla da indossare con un dolcevita e pantaloni sartoriali. Sfila un’eleganza classica che strizza l’occhio allo stile British dei Sixties, reinterpretandolo in chiave contemporanea.



Anche Ben Sherman si unisce ai brand che hanno sposato la filosofia del see-now buy-now: per l’occasione è stata creata una capsule collection esclusiva, acquistabile immediatamente dopo la sfilata. I capi saranno venduti nello store londinese del brand e sul sito web: non mancheranno parka in stile army-chic, bomber in satin, giacche Harrington, camicie a stampa vichy e jeans. I prezzi vanno dai 79 ai 613 dollari.

Ben Sherman, fondatore dell’omonimo brand, viene descritto come un uomo proiettato in avanti, rivoluzionario e alla perenne ricerca del bello. Imprenditore appassionato e visionario, Sherman nacque a Brighton nel 1925 e a soli vent’anni lasciò la Gran Bretagna post bellica per trasferirsi in America. Dopo aver fatto ritorno nella nativa Inghilterra per motivi familiari, Sherman nel 1963 iniziò a disegnare magliette per uomo, che in breve diverranno iconiche. Da lì il successo planetario ci mette poco ad arrivare e gli anni Settanta consacrano lo stilista, scomparso nel 1987. Uno stile che ha fatto storia e che ancora oggi si pone come baluardo di certa eleganza evergreen destinata a non passare mai di moda.

L’approccio filosofico di Ximonlee

Si intitola Shame, Vergogna, la prima collezione Ximonlee che sfila alla London Fashion Week dedicata alla moda uomo. Lo stilista cinese-coreano, al suo debutto alla settimana della moda londinese, punta su una collezione AI2017 dal piglio filosofico e dal mood intellettuale. Il designer intende esplorare la dimensione del conscio e del subconscio, con particolare riferimento alla vergogna.

Dopo aver presentato le precedenti collezioni a Parigi, Ximon Lee incanta Londra attraverso una collezione ricca di sfumature dal fascino etereo e dalle suggestioni streetwear. Altamente evocativa, l’analisi filosofica della vergogna intende anche indagare la dimensione estetica e le nuove categorie di bellezza, bruttezza e vulnerabilità. Un tema particolarmente attuale nella fugacità dei riferimenti contemporanei: “Penso che la coesistenza di bello e brutto sia davvero interessante”, ha dichiarato Lee, che si è detto molto intrigato da questo tema, scelto come leitmotiv della sfilata.

Noto per le sue silhouette estreme e per le costruzioni realizzate a mano, Lee si è sbizzarrito in questa collezione dando vita al proprio estro anche attraverso l’uso di perle e broccati di seta, per giacche preziose dai volumi oversize e dal mood delicato. Dettagli impreziositi da madreperla si stendono su maglie minimali e pantaloni.



“Mia madre era single e le piacevano molto le perle”, ha dichiarato lo stilista. “Non le ho mai lasciato indossare una collana di perle. Per me la rendevano vulnerabile e non mi piaceva quella sensazione. Come altre persone nella società che sono vestite in modo dolce. Li mette in una posizione di vulnerabilità- soprattutto la notte o in un bar”-

Presenti anche ricchi broccati di seta, creati con pittura ad olio raffigurante una donna nuda e un angelo: lunghi cappotti da indossare con pantaloni kaki e sciarpa. Nuovo approccio alla sartorialità, per il designer: le modelle indossano lunghi e languidi capispalla in linea con la sua estetica.

Ivanka Trump: addio alla moda

Cambiamenti in casa Trump: Ivanka Trump, la figlia del neo presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha deciso di lasciare la fashion house che porta il suo nome, controllata dalla Trump Organization. Una decisione che si è resa necessaria dati i crescenti impegni politici della giovane Ivanka, che è stata costretta a rinunciare alla sua carica managerial-creativa all’interno del board dell’azienda paterna, dove ricopriva dal 2005 il ruolo di executive vice president of development & acquisitions. Cessa così ogni rischio di dar vita a possibili conflitti di interesse, data la nomina del padre alla Casa Bianca.

Bionda e procace, la splendida Ivanka Trump (all’anagrafe Ivanka Marie Trump), è nata a New York il 30 ottobre 1981. Imprenditrice, modella e personaggio televisivo ma anche socialite e protagonista del jet-set internazionale, la giovane è figlia del 45º Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dell’ex-modella Ivana Trump.

Dopo aver frequentato la The Chapin School a New York, Ivanka si è diplomata al Choate Rosemary Hall a Wallingford, Connecticut. Successivamente si iscrive alla Georgetown University, che però frequenta solo per un biennio, prima di trasferirsi alla Wharton School of Business della University of Pennsylvania, dove si laurea cum laude in economia nel 2004.

IVANKAWOW

Ivanka Trump è nata a New York nel 1981



Volto splendido e curve sinuose, Ivanka viene ben presto notata dal fashion system, che la vuole come modella: già nel 1997 la giovane diviene ragazza copertina per il magazine Seventeen. Successivamente Ivanka ottiene numerosissime cover, da Forbes, Golf Magazine, Avenue Magazine, Elle Mexico, fino ad Harper’s Bazaar, Page Six e Philadelphia Style. La giovane sfila per Versace e Thierry Mugler e presta il volto alle campagne pubblicitarie di Tommy Hilfiger e Jeans Sassoon. Il suo fisico prorompente viene inoltre immortalato da Sports Illustrated.

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Prima di entrare nell’azienda di famiglia, Ivanka Trump ha lavorato per Forest City Enterprises e ha creato una linea di gioielli, fondando il brand che porta il suo nome. In seguito la sua attività ha incluso anche una linea di scarpe e borse fino all’abbigliamento. Nel 2004 l’esordio televisivo: insieme al fratello Donald jr. Ivanka partecipa come giudice al reality The Apprentice, prodotto e presentato dal padre Donald e trasmesso dalla NBC. Madre di tre bambini, nati dal matrimonio con Jared Kushner, ora la figlia del Presidente è balzata nuovamente agli onori delle cronache ed è uno dei personaggi più chiacchierati del momento.

Ni Ni, il volto asiatico di Gucci eyewear

È l’attrice cinese Ni Ni il volto scelto da Gucci per la nuova linea eyewear. La splendida attrice è ambasciatrice del brand per l’Asia e testimonial della campagna primavera/estate 2017 che verrà lanciata nel continente asiatico a partire da febbraio. Ni Ni è stata immortalata in tre immagini, scattate dall’obiettivo di Glen Luchford.

“Le collezioni di Alessandro Michele mi hanno affascinata, la sua passione per una bellezza che appartiene al passato e il modo in cui manifesta il suo linguaggio poetico attraverso creazioni che esaltano l’individualità di ognuno mi hanno conquistata. Far parte di questo nuovo capitolo di Gucci è davvero entusiasmante”, ha commentato l’attrice, nuova ambassador Gucci e musa di Alessandro Michele.

La diva cinese è stata immortalata mentre sfoggia tre modelli: il volto perfetto di Ni Ni è stato incorniciato dalle lenti tonde glitterate in acetato, dal modello oversize con silhouette cat-eye in acetato e astine decorate e da un modello da vista color havana. Eleganza timeless nei tre modelli, che recano anche il simbolo della tigre, emblema della maison Gucci, e il logo della doppia GG.

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Ni Ni è la nuova ambassador Gucci per l’Oriente



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La splendida attrice è nata l’8 agosto 1988



Ni Ni, nata l’8 agosto 1988, ha conquistato la fama per il suo ruolo nel film del 2011 The Flowers of War diretto da Xhang Yimou, dove recitava nel ruolo della protagonista. Laureata presso la Communication University of China, Ni Ni deve la fama mondiale alla pellicola di Zhang. Acclamata in Cina come una vera diva, la splendida attrice è perfetta per incarnare in Oriente l’estetica Gucci: lo stile ironico e versatile, con citazioni vintage e suggestioni rétro, tanto caro ad Alessandro Michele, trova nell’attrice asiatica sublime incarnazione.

I MODELLI GUCCI EYEWEAR INDOSSATI DA NI NI:

Enrico Mentana risponde su Facebook e ammutolisce tutti: sapreste far di meglio?

Buon compleanno, Enrico Mentana.

I suoi 62 anni seguono i 25 dalla nascita del tg5 fondato dal giovane giornalista alle prese con servizi scadenti, tecnici mancanti e cassette che non partivano.
Così il 13 gennaio del 1992 nasceva il tg5 senza troppe pretese.
Sabato sera 14 gennaio, dopo C’è posta per te, il giornalista è tornato negli studi televisivi di Palatino per uno speciale condotto da Paolo Bonolis. Negli studi anche Clemente J. Mimun e Carlo Rossella.

Ma il ricordo della fondazione non poteva passare inosservato, Mentana gli ha infatti dedicato un lungo post su Facebook.
Il ricordo della prima puntata, la spinta rivoluzionaria che giocava sul differenziarsi dal tg1, la riduzione dei servizi sulla politica, la decisione di incrementare la cronoca, il timore della concorrenza, il rifiuto alla specializzazione, Bruno Vespa e l’aperto dissenso: parla a cuore aperto su Facebook Enrico Mentana.
Ecco il post che narra l’inizio di una gloriosa, anche se difficile, carriera:

Venticinque anni fa cominciai a dirigere e condurre un tg. Bene o male è quello che faccio tuttora. Adesso mi sembra tutto più facile, ma allora era tutto da inventare. Un ricordo.
Avevo il compito di creare dal nulla un nuovo tg, il sogno di qualsiasi giornalista. Avevo il compito di idearlo, di trovargli il nome, di scegliere il logo, la grafica, la sigla. Ma anche di cercare le persone adatte a farlo con me, senza vincoli, senza imposizioni.
Si sarebbe chiamato semplicemente tg5, in sfida diretta con i concorrenti della Rai, e avrebbe mirato proprio ai difetti dei telegiornali che fino a quel momento monopolizzavano il mercato dell’informazione tv. A cominciare dalla politica. L’arroccamento dei partiti s’era fatto ancora più evidente. Meno riuscivano a perforare l’aperto disincanto dell’opinione pubblica e più intasavano i notiziari della Rai con i loro leader, le loro riunioni, i loro slogan.
Bene, il tg5 avrebbe ridotto la pagina politica al minimo, in modo da mostrare nei fatti e da subito l’assenza di sudditanze e di faziosità, e liberare intanto spazio e tempo per il resto dell’attualità. La prova finestra tra noi e gli altri, tutti ingolfati di politica, avrebbe mostrato la differenza. Ma era una piccola rivoluzione, per cui serviva identificare chiaramente le scelte da fare.
Quali erano le notizie da privilegiare? E in quale forma bisognava darle? Questioni di sintassi televisiva. Parolona che vuole dire qualcosa di molto semplice: se c’è un fatto importantissimo ci si collega con il luogo in cui è avvenuto. Se è importante gli si dedicano una serie di servizi o un servizio e un commento. Se è di media importanza merita un solo servizio, se lo è un po’ meno una notizia dal vivo, letta dal conduttore. Se non è importante per niente, allora non se ne parla e basta.
Ovvio, vero? Mica tanto, perché in Rai spesso era il contrario. Mi ricordo di un giorno in cui non era successo niente di importante. Riunione al tg1 per decidere la scaletta. Non si sapeva come aprire, e consideriamo che l’apertura di uno dei principali telegiornali condizionava spesso anche le scelte dei quotidiani della mattina dopo. Ma facendo il giro dei capiredattori non si trovava una valida notizia d’apertura. E allora – con mio sbalordimento – si decise per un bel collegamento con Montecitorio con il classico pastone politico. Un intreccio di dichiarazioni, e così si dava il “la” a tutte le altre notizie. Una sorta di chiodo a cui appendere il notiziario. L’arma totale del collegamento, la risorsa delle grandi occasioni, usata per raccontare il nulla di una bolla politica.
Ebbene, il nuovo tg sarebbe stato diverso, avrebbe recuperato una gerarchia espressiva. Il fatto più importante, l’apertura doveva poter provenire da qualsiasi versante dell’attualità. E la politica? Meritava un servizio, e non più di uno, a parte naturalmente le occasioni eccezionali. Ci sarebbero stati giorni senza nemmeno un servizio di politica, e magari al momento il pubblico non se ne sarebbe neppure accorto, ma alla lunga si sarebbe affezionato a noi, gli unici a non somministrargli la politica come una medicina serale. Gli unici a trattarla come un settore tra i tanti. Anche per dar spazio alla grande assente, o quasi: la cronaca.
I fatti di cronaca erano ampiamente snobbati nei telegiornali e anche sui giornali. Non interessavano perché non riguardavano i poteri: erano storie accadute a persone senza nome, che nessuno conosceva, e quindi i giornalisti non se ne occupavano. Ebbene il Tg5 avrebbe fatto di questa Cenerentola dell’informazione il settore più importante di tutti. Quello grazie a cui avremmo portato alla ribalta i fatti insoliti, straordinari o gravi che riguardano la gente normale, con cui il telespettatore si identifica molto più che con le vicende delle élite, dei personaggi.
Stavamo del resto solo recuperando la grande tradizione della cronaca italiana, nata soprattutto sui giornali di provincia. Allora cercavo di spiegarne il senso ai miei primi collaboratori raccontando loro una storia vera. La notte dopo la morte di un Papa, il direttore di un giornale era rimasto fino alle ore piccole in redazione, a rifare la prima pagina. Prima di rincasare, ormai al mattino, passò dal bar vicino alla redazione, dove c’era già una copia fresca di stampa, in bella mostra sopra il frigo dei gelati, con il titolone a tutta pagina «È morto il papa».
Il direttore notò che una signora era attirata dal quotidiano appena sfornato e si mise a osservarla, per vedere se avrebbe apprezzato il suo sforzo. Ma lei, preso in mano il giornale, cominciò a sfogliarlo, rivolgendo pochissimo interesse alla prima pagina. Il giornalista allora le chiese quale notizia stesse mai cercando e la risposta fu: «I necrologi». Quello che le interessava erano i morti della sua zona. I “suoi” morti. Ecco, la cronaca è questo: sono le storie con cui la gente si identifica direttamente, senza schermi. Allo stesso modo volevo che nel nuovo tg ognuno potesse trovare le “sue” notizie. Non quelle del potente di turno.
Ebbi anche la possibilità di scegliere dove sarebbe sorta la redazione centrale, e scelsi Roma. Sono milanese, ma sapevo bene due cose: che a Roma c’era molta più possibilità di intercettare notizie e ospiti; e soprattutto che potendo scegliere era sempre meglio stare lontano dal quartier generale dell’editore. Ma in questo caso l’editore non era solo una presenza ingombrante. Voleva essere informato dei lavori in corso, e dare qualche consiglio. Molti sballati, uno almeno vincente.
Discutemmo a lungo dell’orario in cui sarebbe andato in onda in nuovo tg. La proposta di Berlusconi era audace: le 20. Io non volevo: perché dovevo farmi del male partendo lancia in resta contro il Tg1, che era forte di un avviamento di trent’anni? Ma Berlusconi non si fece convincere: «Guardi, se voi vi scontrate direttamente con il tg più forte in ciascuna fascia, quindi il tg2 alle 13 e il tg1 alle 20, ve la giocate bene. Perché comunque l’alternativa è forte, così come l’attesa. Secondo me questo è un telegiornale che può raggiungere il 25%». Per me era una follia, ma alla fine cedetti. E aveva ragione lui.
Scegliere i giornalisti, mettere insieme la squadra, fu la cosa più difficile e importante. Un embrione di redazione esisteva già: c’era Emilio Carelli, che avrebbe fatto da vice direttore, c’erano Cesara Buonamici e Cristina Parodi, c’erano alcuni altri validi giornalisti che erano lì fin dai tempi di Arrigo Levi e Paolo Garimberti, pionieri dei programmi informativi del Biscione. Ma ci voleva molto altro. Portai con me colui che sarebbe stato l’altro vice, Clemente Mimun, e quello che invece sarebbe stato insieme a me il conduttore dell’edizione principale, Lamberto Sposini. Poco più tardi ci avrebbe raggiunto un formidabile uomo di macchina, Massimo Corcione. Tutti loro, e molti altri, destinati a una bella carriera.
A trentasei anni, sarei stato davvero un direttore molto giovane. Scelsi quindi parecchi giovanissimi, i più curiosi e preparati che trovai. Dovevano avere la spinta dell’entusiasmo e la capacità di adattamento che esigeva la fase di lancio del giornale. Dovevano essere disponibili a imparare ruoli e mansioni diverse, a fare collegamenti e lavoro di cucina redazionale, a stare in studio e in regia. Volevo creare professionalità eclettiche, perché saremmo stati in pochi e avremmo dovuto tutti recitare più parti. Cominciavamo la nostra avventura in cinquanta giornalisti appena, tra Roma, Milano e il resto d’Italia. Eravamo Davide contro Golia.
E dovevamo dare ai telespettatori un servizio continuo e aggiornato. Feci partire per primo il rullo di Prima Pagina, pensato per dare l’informazione fondamentale, i titoli di giornale e il meteo ogni quarto d’ora nella finestra di tempo in cui l’Italia attiva si alzava. E poi le tre edizioni essenziali, quelle dell’ora di pranzo, dell’ora di cena e della notte (più tardi sarebbe arrivata anche l’edizione del mattino). Sette giorni alla settimana, per stringere il patto tacito con il telespettatore che stava alla base del nostro lavoro: mentre lui viveva la sua vita, avrebbe potuto sempre contare sull’appuntamento fisso con la nostra informazione, nei momenti chiave della sua giornata.
E poi, tanto per cambiare, bisognava metterci la faccia, e la voce. Chi studia le materie scientifiche lo sa: i conduttori sono quei materiali in grado di trasportare una quantità di energia da un punto A a un punto B senza provocare dispersione. Il conduttore televisivo per me aveva lo stesso compito: non far disperdere l’energia della notizia nel passaggio diretto tra la sua fonte e il telespettatore. Tanto per cominciare significava rinunciare al gobbo elettronico, quell’aggeggio che uno legge facendo finta di improvvisare, con il grave difetto di parlare sempre con lo stesso tono e la stessa velocità, spesso non avendo nessuna idea di cosa sta dicendo. Proibito anche leggere, nei limiti del possibile, per non dare mai l’idea del telegiornale preconfezionato. Il conduttore doveva raccontare le notizie come le aveva in mente, senza burocratizzarle, senza renderle più involute con il gergo giornalistico. Meglio impappinarsi, conoscere qualche momento di incertezza, che raggelare notizie e pubblico con una freddezza da speaker.
Impostai il lavoro di preparazione dei redattori secondo precise linee guida. Sapete già della mia mania per il “parla come mangi”. Volevo un’esposizione più chiara possibile, periodi secchi, servizi e argomenti alla portata di ogni tipo di telespettatore. La Rai si era fatta una brutta nomea al riguardo, soprattutto al nord, dove un boato di disapprovazione accompagnava ogni occasione in cui – quotidianamente – si parlava di “borza” per il mercato azionario. In ogni apertura di anno scolastico si vedeva un istituto di Roma, a ogni elezione compariva in video un seggio della Capitale, gli esperti interpellati erano al novanta per cento di un ateneo romano. Inerzie, il maggior simbolo del distacco dal pubblico vero, tutto il Paese. Noi dovevamo essere esplicitamente alternativi.
E c’era soprattutto da dare un segno chiaro di libertà. Nessun argomento da evitare, nessun tema o personaggio capace di metterci in imbarazzo. Il tg5 poteva parlare di tutto. Non esistevano verità ufficiali e indiscutibili. Una posizione che avremmo poi sempre conservato, lungo tutti gli anni di quel lavoro comune, esercitando la nostra autonomia in mille occasioni. E che avrà poi il suo esempio più forte nove anni dopo, il 20 luglio del 2001, quando sarà il nostro telegiornale a squarciare il velo sui fatti di Genova, smentendo la versione delle autorità sulla morte del dimostrante Carlo Giuliani.
Un tg rispettoso dei suoi telespettatori doveva essere inattaccabile, al di sopra per esempio di ogni sospetto di “marchette”, insomma quei servizi o interviste che servono a lanciare un prodotto, particolarmente nei settori dell’auto e della moda, o le presentazioni di impianti o manifestazioni di aziende. Niente di niente, soprattutto per i marchi vicini alla nostra proprietà. E i nostri giornalisti non utilizzavano per i viaggi di servizio nessun passaggio aereo, nessun viaggio gratis in occasioni di grandi avvenimenti, nessuna facilitazione dagli sponsor. Un codice etico non scritto ma rigidissimo, che funzionò per tutti i tredici anni della mia direzione.
I giornalisti del neonato Tg5 avrebbero trovato altre gratificazioni: dato che erano davvero pochi: ci sarebbe stata – nelle intenzioni – gloria per tutti. Non c’erano inviati di ruolo, perchè ognuno poteva essere mandato a coprire un avvenimento. E poi consideravo le specializzazioni un male da evitare a tutti i costi. Uno spreco delle professionalità e un lusso che non potevamo permetterci, oltre che un cattivo esempio.
Avete presente? Giornalisti di cinema, che parlano solo di film, e vivono nel triangolo Oscar-Cannes-Venezia, ossessionati dal rischio di saltare una prima. Redattori di calcio, che per tutta la settimana discutono solo di partite e allenatori. Cronisti politici, che piombano nel lutto se non hanno l’accredito a Montecitorio. Giornaliste di moda, coccolate di regali, viaggi premio, cene e feste. Tutti questi, e altri come loro, vivono perennemente impaniati in una rete di addetti stampa. Ne dovevamo e ne potevamo fare a meno.
Queste e altre decisioni, la preparazione della nostra avventura, costellò quattro mesi intensissimi. A settembre avevo preso servizio, con l’anno nuovo partì il Tg5. Era il 13 gennaio 1992: avevamo studiato ogni cosa meticolosamente, gli spot promozionali pensati dal direttore di Canale 5 Giorgio Gori, che oggi fa il sindaco a Bergamo, avevano creato una forte attesa tra il pubblico della rete, i giornali avevano ampiamente trattato la nuova sfida giornalistica attirandoci ulteriori attenzioni, noi eravamo caricati a mille… E come da tradizione andò tutto storto.
Un minuto prima delle otto di sera i titoli. Poi la sigla. Iniziai sciolto e tranquillo, lanciando il primo servizio da Genova, che non partì, poi il secondo da Firenze, che non partì. Non era pronto niente. Mi scusai, alzai la fatidica cornetta, e dissi “Davvero una simpatica situazione”. Si erano emozionati in regia, dove non riuscivano a mettere in onda nessuna registrazione, e si era emozionato anche Sposini, che stava accanto a loro e non mi aveva avvertito di nulla.
Mentre i disguidi si scioglievano, e il giornale cominciava a ingranare, mi immaginai le risate del direttore del Tg1, che sicuramente stava sbirciando i nuovi concorrenti. Rise di certo molto meno la mattina dopo, quando scoprì che per la prima volta nella piccola storia della tv italiana un altro tg aveva avuto più spettatori del suo. A proposito, quel direttore era Bruno Vespa
“.

Ancor più note sono le sue risposte pungenti ed esilaranti agli utenti di Facebook, il giornalista non fa sconti se si tratta delle sue opinioni contraddette.
Ecco una serie di risposte virali – secondo l’huffingtonpost – ai suoi follower.

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L’eccentrico decostruttivismo di Alex Mullins

Eccentrico decostruttivismo domina la collezione AI2017 di Alex Mullins, protagonista della settimana della moda uomo londinese. Lo stilista offre una panoramica eclettica ed originale che coniuga suggestioni workwear e citazioni artistiche. Un crogiolo di ispirazioni per una collezione ricca di spunti. Largo a sovrapposizioni e contrasti, per capi istrionici ed originali.

Tra tartan rivisitato e declinato in un inedito blu elettrico ed iconici sprazzi di blu, l’uomo che calca la passerella è audace e ribelle. Tocchi underground caratterizzano i volumi e le proporzioni, mentre suggestioni sportswear trovano riscontro nelle felpe e nei cappelli. Youth culture ed arte si uniscono dando vita ad un inedito sincretismo che non lascia certo indifferenti: il denim domina l’intera collezione, tra capi che sembrano ispirarsi all’interior design. Mostarda, blu e beige tra i colori predominanti del défilé.

Alex Mullins, formatosi alla Central Saint Martins e specializzatosi successivamente al Royal College of Art, è tra i designer più audaci della nuova generazione. Insignito di numerosi premi, come quello promosso da Dazed and Confused/Casio G-Shock, che lo ha incoronato ‘Spirit of Toughness’, il giovane stilista ha lavorato per Alexander McQueen, Diane von Furstenberg, Jeremy Scott, Kanye West e Dirk Bikkembergs, prima di creare il brand che porta il suo nome, nella primavera 2013.



Una sfilata che non lesina certo in virtuosismi tecnici e stilistici, tra capi effetto 3D e ardita sperimentazione. Brio, allegria ed estro sfilano sulla passerella, dando vita ad una prova magistrale. Mullins gioca ed osa, come nelle maschere che coprono l’intero viso dei modelli: affascinante e a tratti ermetico, lo stilista dimostra grande coerenza ed un’estetica ricca di contrasti.

Il misantropo chic di Songzio

Alla sua seconda apparizione sul calendario della London Fashion Week dedicata al menswear, Songzio punta tutto su un approccio classico ed evergreen. Il brand sud coreano conferma la sua estetica, intrisa di suggestioni romantiche e teatrali. Lo stilista Zio Song intitola la sfilata Misanthrope: in passerella sfila uno stile elegante e curato, in cui domina una pulizia formale e un certo rigore.

I confini tra arte e moda non sono più così netti e i rimandi all’arte astratta e moderna divengono cifra stilistica del brand. Dagli abiti sartoriali ai volumi dal mood teatrale, la collezione Songzio tratteggia la storia di un giovane uomo: lo immaginiamo così, intento a passeggiare in una strada solitaria, al chiaro di luna. Un dandy contemporaneo, perso in una solitaria contemplazione quasi ascetica del paesaggio circostante: le luci della notte e il gelo invernale sembrano affascinare il suo animo poetico e condurlo attraverso misteriose epifanie.

Dominano la collezione AI2017 di Songzio contrasti sia nei volumi che nei tessuti e nei materiali utilizzati: dai pantaloni voluminosi ai cappotti cocoon e alle cappe quasi Vittoriane, il giovane misantropo veste con cura e metodo, quasi che il buon gusto si ergesse per lui a regola di vita come anche a corazza per meglio affrontare la sua ascesi spirituale. Riservato e schivo, l’eroe romantico fugge dalla società, aborrendone gli usi e i costumi, che osserva quasi con malcelato disprezzo dalla torre d’avorio in cui la sua estetica lo ha confinato. Solo e disilluso, l’esteta delicato mixa sapienti sovrapposizioni a capispalla avvolgenti e altamente scenografici.



Largo a nero all over da cui sbucano qua e là stampe iconiche e patchwork, che impreziosiscono giacche in pelle, bomber ma anche capi sartoriali. Non mancano cravatte in velluto insieme al più classico tre pezzi, tra colletti bianchi dal piglio clericale e suggestioni luxury, che impreziosiscono un riuscito esperimento stilistico.

L’estetica multiforme di KTZ

Un crogiolo di ispirazioni eterogenee costituiscono l’estetica di KTZ. Il brand di Marjan Pejoski sfila alla fashion week londinese dedicata al menswear con una collezione eclettica e variegata, ricca di spunti e contrasti iconici.

Perfettamente capace di far coesistere nella stessa sfilata spiritualità ed allusioni sessuali, suggestioni tratte dal motocross e kilt scozzesi, fino a richiami all’Antica Grecia, lo stilista sorprende e diverte. Un mix & match di ispirazioni affascinanti, condite da citazioni streetwear che strizzano invece l’occhio al mondo di oggi.

Marjan Pejoski ci conduce attraverso il suo mondo interiore, spaziando tra epoche e stili diversi e spesso in antitesi tra loro. Largo a corsetti da cui fanno capolino giochi di colore optical in black and White: la femminilità viene enfatizzata attraverso sapienti cuciture che esaltano le forme. Le stesse bicromie caratterizzano anche i capi per lui.



Giacche biker si alternano a dettagli che ricordano da vicino le uniformi dei soldati dell’Antica Grecia, tra motivi iconici che impreziosiscono le silhouette e le giacche, le felpe ed ogni outfit, fino ai capispalla. La donna KTZ è aggressiva e si muove sulla passerella come una valchiria metropolitana; l’uomo non lesina in capi dal mood sporty, come le felpe con cappuccio, anch’esse impreziosite da cromie otpical e contrasti.

Non mancano ispirazioni streetwear, come i leggings. Largo a capi genderless: ora è lui ad indossare la gonna, portata con un bomber, mentre sia l’uomo che la donna sfilano strizzati in capi dalle stampe black and White che ricordano la struttura ossea. Ironia ed effetti ottici 3d negli scheletri che sbucano dai vari pezzi, grazie a sapienti virtuosismi cromatici.

Lo stilista macedone, noto per il suo stile trasgressivo ed originale, ci propone una delle sue collezioni migliori: sfrontata, provocante, la sfilata alterna con gusto tocchi fetish e dettagli sadomaso al rigore di un’estetica underground. Largo a maglie e pantaloni skinny da cui fanno capolino piercing metallici con il logo del brand. Per un nuovo lusso.

Astrattismo e suggestioni sportswear in passerella da Christopher Raeburn

Sperimentazione e omaggi all’arte moderna in passerella da Christopher Raeburn. Prendendo spunto dall’opera dell’artista Ellsworth Kelly, lo stilista mixa camouflage e astrattismo: il risultato è una collezione originale e forte, perfetta per l’uomo contemporaneo.
Largo a suggestioni streetwear e ardita sperimentazione, tra tocchi minimal e omaggi all’arte astratta.

La collezione AI2017 di Raeburn è ispirata alle ultime opere di Ellsworth Kelly e al suo coinvolgimento nell’Esercito Fantasma, una divisione che radunava artisti e nomi illustri del mondo dell’arte e del design, dallo stilista Bill Blass al pittore Ellsworth Kelly al fumettista Bill Mauldin. Raeburn reinterpreta il camouflage strizzando l’occhio alla contemporaneità: tra tocchi di giallo fluorescente e sovrapposizioni ardite troviamo un patchwork di stampe che omaggia l’astrattismo.

Lo stilista fornisce diverse interpretazioni iconiche della stampa camouflage, dai capispalla alle maglie, che si arricchiscono di particolari astratti e dettagli streetwear. Il grigio e il giallo predominano nella palette cromatica. Raeburn guarda anche allo sportswear in una collezione ricca di spunti eterogenei e ispirazioni multiformi: il designer propone tute per uomini e donne in materiali che ricordano i paracadute. Largo anche a parka in kaki, arricchito da cinture a strappo e accessori che sembrano perfetti per affrontare un conflitto bellico: le tasche divengono pertugi ove nascondere bombe a mano e munizioni, in una ideale guerra di trincea.



Tripudio di capi basic ed essenziali, dalle felpe con cappuccio alle tute. Comfort e funzionalità dominano l’intera sfilata, come anche l’ultima collaborazione che vede Raeburn lavorare per Eastpak. Lo stilista, considerato uno dei designer emergenti più interessanti sulla scena inglese, ha ridefinito i codici del lusso contemporaneo, a cui ha conferito nuove ed inedite suggestioni. Una moda etica, la sua, che difende la natura senza perdere di vista lo charme.

Raf Simons e The Woolmark Company insieme per l’autunno inverno 2017-18

Sarà soffice e calda la collezione autunno inverno 2017-18 di Raf Simons. Il designer belga, direttore creativo di Calvin Klein e già guida di Jil Sander e Dior, ha avviato una speciale collaborazione per la prossima stagione. L’autorità globale sulla lana Merino The Woolmark Company sarà infatti partner del suo brand omonimo. La morbida e pregiata lana Merino è spesso usata nelle collezioni di moda uomo firmate Raf Simons. Il designer la mescola abilmente ad altri tessuti giocando con le proporzioni in linee moderne e giovani, ma scegliendo materiali della grande tradizione sartoriale. «Mi rendo conto che The Woolmark Company incoraggia i marchi a lavorare la lana Merino in modo innovativo – un materiale che amo e che uso spesso nelle mie collezioni – ha raccontato Raf Simons parlando di questa inedita partnership – Collaborare con The Woolmark Company, per creare qualcosa di speciale utilizzando la lana più fine al mondo, è stato del tutto naturale per me».


Anche l’azienda che da anni è riconosciuta in tutto il mondo come garanzia di lane e filati di alta qualità, ha voluto diffondere una nota ufficiale sulla collaborazione con lo stilista per la prossima stagione. «Essendo l’autorità globale della lana, una delle fibre naturali più fini al mondo, The Woolmark Company è orgogliosa di collaborare con designer che si spingono oltre i confini della moda contemporanea – si legge nella nota – Grazie alla partnership con Raf Simons, uno dei visionari più creativi nell’industria, possiamo dimostrare le versatilità della lana Merino, che vanno ben oltre al posizionamento tradizionale nel mercato del formale maschile. Attraverso il suo iconico lavoro, Raf Simons porterà una nuova interpretazione del mondo della lana». Per la collezione autunno inverno 2017-18 di Raf Simons sono stati scelti jersey di Fine Merino e i tessuti e filati più prestigiosi del mondo, tra cui quelli di Manifattura Sesia e Olimpais group.

Sfila a Londra il nuovo workwear di Kiko Kostadinov

Minimalista ed essenziale la collezione Kiko Kostadinov, che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda maschile londinese. In passerella un uomo che non teme di riappropriarsi di codici estetici che puntano ad una sobrietà spesso dimenticata: indossa una moderna uniforme l’uomo Kostadinov per l’AI2017.

Largo a tute da chimico e suggestioni working per una collezione che indugia in capi essenziali dalle linee pulite e dal mood minimalista. Largo a cappucci e cargo pants, da indossare con il più sobrio dei dolcevita. La palette cromatica abbraccia il blu, il nero, il grigio e il marrone.

Lo stilista bulgaro manda un messaggio forte e chiaro: la sua è una collezione dal piglio concettuale e dai rimandi futuristi. Le silhouette sono minimali, mentre i colpi di testa sono ridotti al minimo. Prevale uno stile sobrio e pulito, per un tripudio di essenzialità.



Largo a t-shirt lunghe, cappotti, giacche e pantaloni dalle linee essenziali. Non mancano asimmetrie e intarsi per una moda che non lesina in sperimentazione. I pantaloni giocano con le tasche, mentre le proporzioni strizzano l’occhio a volumi over e dettagli futuristi.

Dopo aver ultimato la sua formazione presso la prestigiosa Central Saint Martins nel 2016, Kostadinov ha iniziato subito una carriera promettente: le sue collaborazioni con Stüssy sold out sia in Inghilterra che a New York, hanno contribuito ad imporre il suo stile nel mondo. Numerose sono state le collaborazioni con altri brand. L’interesse del designer nel creare un prodotto capace di stimolare un sentimento nel consumatore ha contribuito al design di capi iconici.

Non mancano nelle sue collezioni ispirazioni nipponiche: la pulizia e il minimalismo orientale si uniscono in Kostadinov ad un impegno culturale e politico, velatamente presente in ogni collezione. Ad ispirare il giovane stilista anche le sue vicende personali, in primis l’emigrazione della sua famiglia, oggi residente a Londra. Abbondano tocchi oriental come le sciarpe e i grembiuli, mentre i dettagli military-chic si accostano ad una nuova interpretazione del workwear. La sua collezione AI2017 riflette perfettamente il suo approccio anti decorativo al design, scevro da inutili virtuosismi e da vuote considerazioni, per il ritorno ad uno stile minimale e pulito.

Karl Lagerfeld annuncia la sua prima linea di bijoux in collaborazione con Swarovski

Karl Lagerfeld annuncia la sua prima linea di bijoux: bracciali, anelli, collane e orecchini realizzati in collaborazione con l’azienda leader della cristalleria Swarovski, che debutteranno a settembre 2017. Che il Kaiser della moda sia un amante dei gioielli e dei luccichii si può intuire dal suo look iconico. Spille vistose, molteplici anelli e lunghe collane non possono mai mancare negli eccentrici outfit dello stilista tedesco, in passerella e non. Così, dopo aver stretto un accordo di durata pluriennale con il gruppo austriaco Swarovski, anche la bigiotteria entrerà a far parte dell’universo Karl Lagerfeld. Sono previste due collezioni l’anno, con monili stravaganti in vendita in tutti gli store del marchio, nei punti vendita Swarovski, in alcuni key retailers globali e sull’e-commerce karl.com. Questa nuova avventura nella bigiotteria permetterà di acquistare un pezzo griffato dallo stilista per cifre che andranno dai 50 ai 250 euro.


La prima collezione di bijoux Karl Lagerfeld in collaborazione con Swarovski sarà presentata in anteprima a Baselworld, la fiera internazionale della gioielleria e dell’orologeria, ma conoscendo il Kaiser Karl possiamo già immaginare che si tratterà di una linea stravagante e cool, come tutto ciò che lo riguarda. Dalla moda uomo e donna ready-to-wear agli accessori, dai profumi alle borse, dai gioielli alle linee bimbi, l’intero mondo Karl Lagerfeld è amato dalle fashion addicted e dalle fan del mitico direttore creativo di Chanel. «Karl è un uomo che rappresenta l’accessorio e la bigiotteria, e dunque per noi si è trattato di una evoluzione logica l’estendere la produzione a una collezione di fashion jewellery – ha dichiarato il CEO di Karl Lagerfeld, Pier Paolo Righi – Swarovski, con la sua grande esperienza, è il partner ideale per questo, e non vediamo l’ora di lanciare la prima collezione in autunno». La collaborazione tra il designer e l’azienda austriaca di cristalli d’alta qualità promette di sorprendere.

I contrasti sartoriali di Markus Lupfer

Un sapiente gioco di contrasti sembra essere il fil rouge della collezione AI2017 presentata da Markus Lupfer nell’ambito della London Fashion Week Men’s. Tripudio di alta sartoria tra inediti virtuosismi stilistici da cui fanno capolino suggestioni streetwear: classico e moderno si intersecano in un gioco stilistico che strizza l’occhio alla più ardita sperimentazione.

Un’estetica ricca di stimoli e ispirazioni, quella di Markus Lupfer: lo stilista trae ispirazione per la sua collezione AI2017 da un viaggio a Berlino, compiuto nel lontano 1989, dopo la caduta del muro. Lupfer intende enfatizzare l’impatto culturale e la portata storica della caduta del muro di Berlino, focalizzandosi sulla funzionalità dello stile militare, che nelle sue mani si arricchisce di tagli sartoriali dallo charme evergreen.

Lana tartan e nylon dominano per capispalla e cappotti dal gusto classico, accostati ad abiti sartoriali: contrasti anche nella scelta di accostare cargo pants a maglioni a collo alto dall’allure esistenzialista, per un mix & match iconico ed affascinante. Lo stile militare domina nelle giacche con tasche oversize, mentre ispirazioni sporty-chic si trovano nei bomber stampa camouflage. Largo a pezzi che sembrano presi a prestito dallo Street stle, come il cappotto sartoriale oversize con maniche imbottite. Lupfer si concentra anche sui tessuti, affidandosi ad un’azienda scozzese per il suo iconico tartan, declinato su cappotti e pantaloni skinny. La palette cromatica indugia su nuance scure, dal cioccolato al cammello al blu, per uno stile minimale e sofisticato.



Laureatosi cum laude nel 1997 presso l’Università di Westminster, Markus Lupfer ha ridefinito col suo stile ironico molti dei capi più classici. La sua prima collezione fu un successo storico e venne immediatamente messa in vendita nella boutique londinese Koh Samui. Successivamente lo stilista fu insignito nel 2001 dal British Fashion Council del New Generation Award. Dopo essere divenuto direttore creativo del brand spagnolo Armand Basi, nel 2006, lo stilista due anni più tardi venne insignito del Prix de la Mode Awards come ‘Best Designer of the Year’. Tante le collaborazioni nel suo curriculum, come Ruffo, Cacharel, Mulberry. Tra i suoi fan spiccano Madonna, Beyoncé, Rhianna, Katy Perry, Jennifer Lopez, Cara Delevigne, Olivia Palermo, Anna Kendrick e Nina Dobrev.

L’eleganza disimpegnata dell’uomo Phoebe English

Ironica ed anticonformista, Phoebe English ha presentato la collezione autunno/inverno 2017-2018 nell’ambito della fashion week londinese dedicata al menswear. Suggestioni femministe caratterizzano la collezione, che viene presentata attraverso un’installazione iconica in cui i modelli sono impegnati nei lavori domestici tipici di una casalinga: passare l’aspirapolvere, spazzare i pavimenti e pulire non era mai stato tanto trendy.

Pezzi basic di facile portabilità compongono la collezione: gli otto modelli indossano i capi mentre stirano, puliscono ed affrontano le quotidiane incombenze della vita di una desperate housewife. Una realtà surreale quella rappresentata nella performance, che ribadisce una parità di genere talvolta dimenticata.

Londra, baluardo del Sessantotto e patria di Mary Quant, torna a difendere il femminismo e lo fa attraverso una collezione dedicata all’uomo contemporaneo: Phoebe English decreta la scomparsa del macho a favore di un nuovo prototipo di virilità, che non disdegna di farsi carico di quelle che la tradizione di stampo maschilista ha sempre considerato come prerogativa assoluta della donna.



La collezione si caratterizza per un piglio fortemente pratico, che unisce funzionalità e minimalismo in chiave ultra chic. L’uomo veste con capi dalle linee pulite ed essenziali: ispirazioni orientali nel cappotto vestaglia, che ricorda un kimono. Tripudio di fibre naturali per capi basic, tra cotone e velluto. La palette cromatica predilige tinte neutrali, come il blu, il verde militare e il grigio.

Suggestioni military-chic anche nelle scarpe, come gli stivali in pelle, o ancora nelle tinte in cui vengono declinati i capispalla. Una collezione che strizza l’occhio anche a suggestioni sporty sapientemente alternate ad un sofisticato tocco businesswear. “Una collezione radicata nella realtà ed ispirata dagli uomini creativi”, così la designer ha commentato la collezione AI2017.

Pitti Uomo 91, la mostra sensoriale che omaggia Ciro Paone

Dal 10 al 13 gennaio 2017 si tiene il Pitti Immagine Uomo 91, la rassegna tutta al maschile delle ormai consolidate Fashion Week.
In questa occasione, un tributo speciale è reso a Ciro Paone, fondatore della sartoria industriale e casa di moda napoletana Kiton.

La maison Kiton procede per unicità dagli anni della sua nascita, produce infatti abiti esclusivi ed artigianali che variano il loro prezzo dai 5.000 ai 15.000 dollari.
Ogni abito – ne vengon prodotti solo 18.000 l’anno – è cucito e curato da un team di 45 sarti.
Uno dei modelli più celebri di casa Kiton è quello del K-50 che richiede 50 ore di lavoro e possiede un prezzo di 50.000 dollari.

La mostra all’interno del Pitti dedicata a Ciro Paone s’intitola “Due o tre cose che so di Ciro“, ad opera di Angelo Flaccavento che ne ha curato il progetto espositivo.
La mostra tocca diversi simboli della moda italiana cuciti sulla figura di Ciro Paone e sulla sua passione per il buon vestire, si tratta infatti di un percorso sensoriale condotto attraverso sei stanze dedicate a sei temi differenti: Famiglia, +1, Napoli, Sartoria, Indossaggio, Qualità.
Installazioni, citazioni, suggestioni e ironici giochi di opposti, tra tradizione e contemporaneità, la mostra è un percorso tra i valori e le motivazioni senza tempo che muovono il marchio.
L’idea è quella di avvicinare e coinvolgere fisicamente gli spettatori, offrendo a ciascuno l’occasione di un click personale e irripetibile.
Si trasferisce in una esperienza spaziale ed emozionale la sensazione di leggerezza e di perfezione che si potrebbe avere indossando una giacca Kiton, la cui unicità non è mai visibile a occhio nudo, ma si rivela nell’uso.

Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, sostiene: “Per noi di Pitti Immagine, Ciro Paone è sempre stato un riferimento di simpatia, eleganza, visione e coraggio e il suo lavoro un esempio di ricerca e al tempo stesso di salvaguardia della tradizione. Rappresenta il meglio della sartoria contemporanea, e al tempo stesso uno degli imprenditori più illuminati della moda italiana: una storia che parte da Napoli e da qui va alla conquista del mondo. Due o tre cose che so di Ciro sarà un’immersione nel gusto, nella passione e nell’indefessa dedizione alla causa del bello, che attraversano la vita e la carriera di Ciro Paone. Un ringraziamento dovuto a lui e alle persone che con lui condividono questa storia aziendale, per quanto hanno fatto e faranno in futuro“.

Aggiunge Antonio De Matteis, Ceo di Kiton:”Da parte mia e di tutta la famiglia Paone confermo che questa mostra dedicata a mio zio è un onore immenso, perché Ciro Paone è la persona che più di ogni altra ha influito sulla nostra vita, sul nostro modo di pensare e ci ha insegnato con dedizione e passione il suo credo. Ringraziamo Pitti Immagine, tra le manifestazioni internazionali leader per la moda Uomo, per aver creduto in Kiton dagli esordi e per averci offerto uno scenario così prestigioso. Il modo in cui Pitti ha saputo rinnovarsi negli ultimi anni conferma che chi la gestisce ha fatto un lavoro davvero eccezionale“.

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La mostra, inaugurata il 10 Gennaio 2017, è aperta al pubblico l’11 e il 12 Gennaio dalle 11:00 alle 19:00.

Il meglio dello StreetStyle del Pitti Uomo 91

Il salone di moda maschile fiorentino diventa sempre di più punto di riferimento internazionale per tutto ciò che riguarda l’abbigliamento maschile, dall’abito agli accessori perfino alla profumeria. Dal classico contemporaneo all’avanguardia, allo street style con particolare attenzione non solo alle glorie collaudate ma anche alla nuova generazione della moda.


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Foto di Nasario Giubergia


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Pitti Uomo 90: parlano gli esperti in fatto di stile

Addio a Manlio Rocchetti : un truccatore da Oscar di fama mondiale

Beauty – Manlio Rocchetti , 73 anni , orgoglio italiano del trucco cinematografico, uomo talentuoso dall’animo nobile, ci ha lasciati tre giorni fa durante la sua permanenza in Florida.
Lo chiamavano il truccatore delle star: alle spalle aveva una gloriosa carriera ricca di successi.


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Nato a Roma nel 1943 da una famiglia d’arte che si è sempre occupata di fornire parrucche al mondo dello spettacolo, Rocchetti è il rappresentante di una delle più famose famiglie italiane della storia del cinema, ma è anche il nostro unico connazionale italiano che sia mai stato premiato con un Academy Award per il miglior make-up.

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Suo zio ebbe ruolo fondamentale nella sua vita in quanto lo indirizzo’ alla carriera del truccatore debuttando poi nella pellicola di Renato Castellani sulla vita di Giuseppe Verdi.
La sua carriera ebbe così inizio nei primi anni sessanta.
Il 1989 è stato il turno dell’Oscar al miglior trucco per A spasso con Daisy, il film con Morgan Freeman e Jessica Tandy.

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Nel 1989 conquista un Emmy Award per il film Lonesome Dove, ha raccolto un sacco di nomination agli Emmy Awards e premi BAFTA. Con una carriera di oltre 60 film (La nuit de Varennes, C’era una volta in America, Il principe delle maree, Ricordando Hemingway, Il Libro, L’avvocato del diavolo, Brokeback Mountain, ecc), Manlio Rocchetti è stato make-up artist di scelta per Martin Scorsese, con il quale ha collaborato a l’ultima tentazione di Cristo, l’età dell’innocenza,Gangs of New York e Shutter Island.

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Tutti i diritti riservati Rocchetti&Rocchetti



Negli ultimi anni Manlio non ha mai smesso di dedicarsi al suo mestiere con passione , lavorando costantemente a Roma nella sua boutique storica di parrucai e a Bologna trasmettendo ai ragazzi sua metodologia come docente di trucco cinematografico all’accademia nazionale del cinema.



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Rocchetti ha lavorato per i più grandi registi del cinema italiano e internazionale, come Sergio Leone, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Ettore Scola, Martin Scorsese, Brian De Palma.
Tra gli attori al quale ha curato il make-up, le seguenti persone si distinguono: Al Pacino, Robert De Niro, Sean Connery, George Clooney, Leonardo Di Caprio, Jack Nicholson, Robert Duvall, Kevin Costner, Matt Damon, Charlize Theron, Morgan Freeman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Liza Minnelli, Keanu Reeves, Michael Caine..


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Un persona umile , che ha sempre elogiato la fatica , il sudore , la determinazione , un maestro nel lavoro e nella vita.
“Non bisogna credere di essere il più bravo, bisogna dimostrarlo. Il complimento deve arrivare dagli altri e non da se stessi, non bisogna autoincensarsi”, citava.




Qui delle interessanti interviste dove Rocchetti si racconta.
Rocchetti & Rocchetti
interview with Manlio

Pitti Uomo: con la sfilata di Stefano Ricci rinasce la Sala Bianca a Palazzo Pitti

La moda italiana torna alle origini, nel vero senso della parola. La Sala Bianca, il luogo magico nel cuore di Palazzo Pitti in cui tutto è iniziato nell’estate del 1952, ha riaperto i battenti in occasione di Pitti Uomo 2017, riportando il mondo della moda agli albori del made in Italy grazie alla sfilata di Stefano Ricci. Era il 22 luglio 1952 quando Giovanni Battista Giorgini fece sfilare le sue creazioni nella lussuosa sala candida di stucchi e lampadari di Boemia, presentando per la prima volta una moda interamente made in Italy e segnando la nascita delle sfilate di moda come le conosciamo oggi e del mito del buongusto italiano. Per 35 anni quel luogo mitico è “morto”, come l’ha definito il nuovo direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, e l’11 gennaio è stato riaperto allo sfavillante mondo della moda.


La sfilata di moda uomo di Stefano Ricci ha rianimato il candore della Sala Bianca, facendola rinascere a luogo di eleganza e tradizione. Quello di Stefano Ricci è un uomo alla moda ma legato alla tradizione sartoriale italiana, di cui Firenze è maestra soprattutto nella moda maschile. Sfilano 55 modelli di tutte le età, dal bambino di 5 anni che apre la sfilata a uomini più maturi, indossando tutti completi sartoriali degni della maison italiana. In passerella anche Andrea Bocelli, elegantissimo in frac e accompagnato dai figli Amos e Matteo, e lo stesso Stefano Ricci con il figlio Filippo che è il direttore creativo del brand. La moda uomo esplora la palette tanto cara alla casa di moda italiana, dal bordeaux al grigio scuro fino al midnight blue, la tonalità più amata dalla famiglia Ricci. Così la Sala Bianca, fortemente voluta dal Granduca Pietro Leopoldo a Palazzo Pitti come simbolo della ricchezza fiorentina nella seconda metà del Settecento, torna a brillare di un’eleganza e maestria tutta italiana.





Ph. courtesy La Repubblica Firenze

Pitti Uomo 91 – Il Best of della prossima Stagione Invernale

La danza è il tema dell’edizione invernale della kermesse fiorentina per le anteprime delle collezioni maschili A/I 2016-17.


“Dimmi come balli e ti dirò come vesti.”


Pitti Dance Off è il tema guida della 91° edizione di Pitti Immagine Uomo di Firenze; i nuovi gesti della danza, Dance Off, sono la metafora di questo Pitti dove i brand, tra vecchi nomi e brand emergenti, si incontrano e scontrano ballando insieme, perché alla Fortezza da Basso del capoluogo toscano si è ballato a ritmo della street dance con scenografie e un allestimento speciali, per questa edizione curati dall’architetto e designer Oliviero Baldini.


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Hanno sfilato i buyer provenienti da tutto il mondo, personaggi iconici della piazza del Pitti, alcuni con look più sobri ed altri con outfit decisamente più azzardati.
Un’altissima percentuale di cappotti dai colori panna, cammello e grigi neutri, senza dimenticare il classico 7/8 nei toni del blu. L’uomo della prossima stagione sarà un uomo sempre più attento al dettaglio, curato dalla testa ai piedi.


Il Must per il gentleman moderno è ovviamente il cappello, in feltro di Borsalino, elemento che da solo, esalta il gusto e l’eleganza della figura.


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Il cappotto, sarà con grandi rever, a quadri o a righe, sempre rigorosamente nelle tonalità più neutre, dai marroni, ai panna o l’evergreen Blue Navy.
Stesso pattern anche per gli abiti, molto usati il quadro ed il gessato, tonalità neutre anche qui con la scelta che può variare dal monopetto al doppiopetto, il super DoubleBreasted, capo davvero di gran gusto, per chi vive la sprezzatura ogni giorno.


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Match d’obbligo con le camicie, molto utilizzate anche per questo musthave del guardaroba maschile, le righe, con la possibilità di giocare sui colli, quello alla francese, ha sempre quel quid in più per far risaltare la cravatta, che assieme alla calza in questa edizione sono stati gli elementi più giocosi, tantissime le fantasie ed i colori.


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Infine, arrivando ai piedi dell’uomo della prossima stagione invernale, le protagoniste sono state le classiche scarpe da gentleman, i vari doppia fibia, alti o bassi, rigorosamente in pellame pregiato, senza dimenticare frange e nappine per l’uomo più aggressivo. Divertenti, i mocassini trattati con particolari tecniche, che rendono la pelle molto lucida e dai colori accesi, per chi vuole davvero uscire fuori dagli schemi.


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Photo © Nasario Giubergia


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Pitti Uomo, 10 nuove tendenze dallo street style

La 91esima edizione del Pitti Uomo investe in tendenze dal gusto bon ton, intellettuale, aristocratico.
Vediamo insieme le novità dello street style più in voga nel panorama moda uomo.

1. L’ABITO

Celebrato come capo cerimoniale o d’occasione, l’abito padroneggia le strade fiorentine in una rivisitazione glamour che vede l’uomo protagonista della sua lussureggiante vita.
L’immagine più condivisa rappresenta la figura del dandy, dell’uomo di successo.
La galanteria è il mood della 91esima edizione promossa da alcune eccezioni nell’indossare l’abito, simbolo d’eleganza maschile.
Monotema blu con risvolto sui pantaloni, camicia rigorosamente bianca, cravatta a fantasia e pochette colorata.

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2. LA SCIARPA A FANTASIA

Lasciata cadere morbida sulla giacca, annodata al collo o appesa alla borsa, la sciarpa a fantasia è un must al Pitti Uomo.
Di diversi colori, con trame sovrapposte, la sciarpa è declinata secondo fantasie floreali, optical e geometriche.

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3. I GUANTI NEL TASCHINO DELLA POCHETTE

Non il fazzoletto da taschino ma i guanti.
Per combattere il freddo, basterà portare con sé un paio di guanti neutri da infilare nel taschino superiore della giacca.

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4. IL CAPPELLO BORSALINO, TRILBY

Il trilby prevede una tesa corta leggermente incurvata verso l’alto che percorre l’intera circonferenza della testa puntando leggermente verso il basso nella parte anteriore del cappello.
Al Pitti un vero gentiluomo indossa il cappello.

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5. IL COLORE POTTER’S CLAY

Pantone ha stilato la classifica dei colori dell’autunno/inverno 2016, tra questi il potter’s clay.
Simile al colore “terra di Siena”, si presenta al pitti in color block.

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6. IL TOTAL DENIM

Mai dimenticato, torna in auge il total denim: il tessuto di jeans.
Fa da colore nel caso del cappello e della camicia, ma è utilizzato per la giacca e per la lunga pashmina ricavata da pezzi differenti di tessuto di jeans cuciti tra loro.

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7. PALETTE PASTELLO

Nessun indugio per la palette pastello in stile Wes Anderson.
Il Pitti Uomo è anche colore, estro, creatività e armonia.

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8. COAT

Tra i modelli visti al Pitti Uomo, emerge il chesterfield coat: lungo fin sotto al ginocchio, è spesso e largo. Si presenta in due versioni: doppiopetto e monopetto.
Popolare anche il montgomery e il polo coat.

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9. LA CARTELLA DA UOMO

Fa tanto school life ma è un utile accessorio.
Al Pitti la cartella da uomo si presenta in bianco candido, puro, elemento di ghiaccio in contrasto col total black.
Abbinato alle calzature anch’esse bianche.

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10. LE CALZATURE SIGLATE

Non solo sulle Louis Vuitton, anche le scarpe posseggono – se si vuole – la sigla del proprio nome o, addirittura, il nome per intero.

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Suggestioni grunge in passerella da Tourne de Transmission

Il grunge anni Novanta torna prepotentemente alla ribalta alla London Fashion Week, grazie alla sfilata di Tourne de Transmission. Echi di una ribellione giovanile mai dimenticata ma solo sopita nei meandri della memoria ritornano in auge uniti ad una personalità esplosiva.

Graeme Gaughan rievoca l’estetica caratterizzante gli anni Novanta: largo a camicie tartan oversize da indossare con il cappello in feltro, tra iconiche t-shirt da cui fa capolino il logo indicante il nome della collezione, Nowhere, o ancora i pantaloni da skater, che rimandano all’adolescenza del direttore creativo del brand.

La palette cromatica abbraccia i toni del nero, del grigio, del bianco, tra sprizzi inaspettati di giallo e tartan rosso a stemperare il mood prevalente. Non mancano virtuosismi stilistici che rimandano allo stile di Gaughan, come la giacca in denim ton-sur-ton, che aveva già caratterizzato l’ultima collezione di Tourne de Transmission, da indossare questa volta su pantaloni cargo e una maglia grigio.



Dettagli dal mood sporty-chic caratterizzano l’intero défilé, a partire dalla cerniera lampo in plastica brillante che impreziosisce outfit come il parka con cappuccio a stampa camouflage. Non mancano outfit total white: prevale il nylon trasparente, per look oversize che ricordano le tute da sci. Una collezione forse priva di eccessivi coup de théâtre ma che punta sulla vestibilità e sul comfort, tra suggestioni streetwear e citazioni grunge. Inoltre il brand ha recentemente presentato una capsule collection disegnata in esclusiva per River Island, colosso del retail online.

L’estetica pop di Bobby Abley

Colori fluo, ironia e brio caratterizzano la collezione AI2017 di Bobby Abley, che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda londinese dedicata al menswear. L’uomo vestito Bobby Abley non corre certo il rischio di passare inosservato: pellicce in iconici blocchi di colore che ricordano il cubo di Rubik, maxi felpe a stampa cartoon e maglioni con dettagli eccentrici dominano sul catwalk.

Uno stile a metà tra suggestioni pop e arti marziali: se enormi orsacchiotti campeggiano sulle felpe e sui maglioni, inneggiando ad uno spirito romantico e a suggestioni infantili, le silhouette recuperano invece virilità e sembrano ispirate dalle arti marziali.

Non nuovo ad ispirazioni prepotentemente pop per le sue collezioni, Abley è solito mixare i cartoon della Disney ai Muppet: la sua ironia e il consueto garbo gli permettono persino di usare il logo in stile Louis Vuitton rivisitandolo in un esperimento fashion. Ora lo stilista mixa faux fur in stampa patchwork a shorts in pelo: audace sperimentatore, Abley gioca con la palette cromatica, che alterna giallo canarino a verde.

In un maglione ecco fare capolino gli indimenticabili Power Rangers, che hanno allietato l’infanzia di tutti coloro che sono nati alla fine degli anni Ottanta. Ecco dunque sbucare seducenti fotomodelle, o ancora il logo della maison. Noto per il suo charme unico come anche per il suo sense of humour tipicamente British, Bobby Abley si lascia andare a nostalgici richiami ai Nineties e ad immagini giocose che mixa con grande nonchalance al design contemporaneo. La sua linea, lanciata solo pochi anni fa, nel 2012, si è imposta all’attenzione del fashion biz nel giro di pochi anni.



In questa stagione lo stilista testa anche la filosofia del see now buy now, mettendo subito in vendita alcuni dei capi che sono stati presentati durante la sfilata: alcune maglie e alcune giacche della collezione AI2017 sono già disponibili sul sito di Selfridges (selfridges.com) e nei diversi store: i prezzi variano da 65 a 200 sterline.

Lo stile British trionfa sulla passerella di Oliver Spencer

La collezione AI2017 di Oliver Spencer, che ha sfilato nell’ambito della London Fashion Week Men’s, tradisce un’ispirazione risolutamente maschile. L’uomo torna in primo piano, protagonista assoluto di una sfilata ricca di charme, alla riscoperta di un’eleganza senza tempo.

Lo stilista attinge anche ad una miscellanea di immagini che ispirano la collezione, come richiami musicali. “Volevo solo creare dei capi più tosti, molto più interessanti e lineari- capi per ragazzi”, ha commentato lo stilista nel backstage. La sfilata, che ha avuto luogo lo scorso 8 gennaio, ha visto alternarsi sulla passerella silhouette classiche e tessuti naturali e preziosi. Tripudio di tartan all over, in omaggio al più autentico British style. Calcano la passerella anche modelli agée, a dimostrazione del fatto che la moda e lo stile non hanno confini di età, razza o cultura.

Largo al più classico Principe di Galles, a tweed di lana e suggestioni vintage nei cappotti dal piglio rilassato, nei pantaloni dal taglio sartoriale e nelle giacche bomber. La palette cromatica abbraccia toni autunnali e caldi, come le sfumature di verde e marrone. La musica -in particolare lo ska punk- da sempre parte dell’estetica di Spencer, non smette di influenzare anche questa collezione. Largo a maglioni oversize dalle suggestioni punk, mixati al velluto di giacche declinate in oro e rosso.



Designer fieramente autodidatta, Oliver Spencer si è formato a Portobello, lavorando come sarto. Nel 2002 fonda il brand che porta il suo nome. I suoi capi iconici sono caratterizzati da tagli sartoriali: bando al formalismo, lo stilista predilige virtuosismi stilistici che seguono le sue ispirazioni predilette. Non teme mai di osare, Spencer, forte di un’estetica ricca di immagini. Oggi i suoi store sono decine e decine in tutto il mondo e i suoi capi sono venduti Selfridges, da Liberty of London e da Mr Porter.

Sfila alla Londra Fashion Week l’uomo Casely-Hayford

Ha sfilato nell’ambito della settimana della moda londinese dedicata al Menswear la collezione Autunno/inverno 2017-2018 di Casely-Hayford. Alla direzione creativa del brand vi è un team composto da padre e figlio: trattasi rispettivamente di Joe e Charlie Casely-Hayford. Il duo creativo ha portato sulla passerella londinese una collezione ricca e variegata.

Non mancano i dettagli iconici, per uno stile che oscilla vorticosamente tra echi nostalgici per un passato remoto e suggestioni che rimandano ad un futuro non meglio identificato. Per la prima volta si alternano sul défilé capi di menswear e capi di womenswear, che attingono all’archivio del brand e alla sua storia lunga 30 anni.

Charlie ha definito la collezione come “un dialogo tra padre e figlio, tra due generazioni”: non mancano capi fatti su misura e dettagli realizzati a mano. Ciò si traduce in una collezione elegante e sofisticata, curata nei minimi particolari. Attenzione certosina per i dettagli e amore per il glorioso passato della maison, per uno stile classico ma fortemente improntato alla contemporaneità.



Le silhouette predominanti sono squadrate ed angolari, come nella giacca indossata con pantaloni al polpaccio a righe. I capispalla sono impreziositi da frange e dettagli preziosi, tra pois e fantasie patchwork. Presenti anche dettagli knitwear, come i cardigan, perfetti sia per lui che per lei. Per le donne sfilano pantaloni a gamba ampia con stampe in 3D.

Già all’inizio della sua carriera, Joe Casely-Hayford -classe 1956- vestiva i Clash e gli U2, mentre lavorava alla creazione del suo brand e sfilava a Parigi, Tokyo e Londra. Il figlio Charlie, diplomatosi presso la prestigiosa Central Saint Martin, ha seguito un periodo di apprendistato nello studio del padre: qui ha appreso le nozioni di storia del costume e le principali competenze tecniche. Il giovane ha iniziato a lavorare all’età di 21 anni. Tra gli amanti del brand attori come Robert Downey Jnr e Michael Fassbender.

Gli echi nazionalisti di Matthew Miller

Una collezione sofisticata e politicamente impegnata, quella presentata da Matthew Miller nell’ambito della London Fashion Week Men’s. L’autunno/inverno 2017-2018 dipinto da Miller vede echi nazionalisti e bandiere che inneggiano ad Albion: in uno scenario post-apocalittico l’uomo che calca la passerella col viso dipinto sembra uscito da guerriglie urbane e da guerre per l’indipendenza.

Suggestioni belliche attraversano l’interno défilé, intitolato non a caso “Fear Itself”. Ispirato da agitazioni militari e politiche che hanno caratterizzato la storia recente, lo stilista concentra la sua attenzione nei dettagli. Ecco sfilare una giacca da pilota combattente risalente al 1941: le tasche diventano inserti per l’artiglieria, perfette per nascondere munizioni e bombe a mano. In attacco o in difesa, gli uomini e le donne che si alternano sul catwalk sembrano usciti da una guerra di trincea, guerriglieri solitari di una battaglia in nome dello stile.

Vesti da combattente in nylon si alternano a giacche biker in pelle dal mood aggressivo, prontamente stemperato da lunghi cardigan fluidi indossati sotto. C’è un senso di poesia e struggente dedizione ad alti ideali di giustizia, che prevale nell’intero défilé: la causa universale viene sposata dai modelli, che sembrano sfilare tra le barricate. Non mancano le sovrapposizioni, come le due maglie indossate l’una sopra l’altra. Largo anche a tagli sartoriali, che rivelano la maestria di Miller nel destreggiarsi con classe tra ispirazioni eterogenee pur mantenendo il British style d’ordinanza.



“Non ho mai visto la bellezza come un oggetto fisico. Vedo fondamentalmente la bellezza come un momento, un sentimento fugace, una cicatrice, un ricordo, un’esperienza, il senso di libertà”, con queste parole lo stilista saluta dal suo sito internet. Ricca e versatile la sua estetica, che coniuga ribellione e poesia.

(Foto: WWD)

Sanremo 2017: Maria de Filippi ci sarà (a titolo gratuito e vestita da Riccardo Tisci)

Finalmente svelato chi presenterà il Festival di Sanremo 2017: Maria de Filippi sarà co-conduttrice al fianco di Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della kermesse per la terza volta. L’annuncio ufficiale è arrivato ieri alla conferenza stampa, dopo mesi di gossip e smentite. Maria “la sanguinaria” della tv ha finalmente ceduto alla corte del Festival della Canzone Italiana, dopo aver ottenuto l’ok da parte di Pier Silvio Berlusconi e del marito Maurizio Costanzo che non è «mai stato contrario». E lo fa a titolo gratuito, stroncando sul nascere le polemiche sui cachet da capogiro che si innescano ogni anno alla vigilia della manifestazione.


Il Festival di Sanremo si terrà dal 7 all’11 febbraio e si preannuncia come un’edizione poco tradizionale: al posto della formula presentatore, valletta bionda, valletta mora (già scardinata nelle edizioni precedenti), saranno solo Carlo Conti e Maria de Filippi a presentare la kermesse. «Bastiamo noi due», ha spiegato il conduttore scherzando sul fatto che «il moro sono io, la bionda è lei». Alla conferenza stampa di Sanremo 2017 sono stati annunciati anche i primi nomi degli ospiti: Tiziano Ferro, Giorgia, Mika, Ricky Martin, Rag’n’Bone Man. Sembrerebbe confermata anche la presentatrice e attrice comica Paola Cortellesi, mentre su Maurizio Crozza il commento di Conti è stato «Crozza? Magari!».


Il Festival di Sanremo, però, non è solo una manifestazione musicale: ogni anno a farla da padrona sui giornali e sui social sono i commenti sugli abiti da sera sfoggiati dalle conduttrici e i look proposti dai cantanti in gara. Allora la domanda è: chi vestirà chi? Confermato per Carlo Conti il total look Salvatore Ferragamo, un’intesa che dura da anni, mentre a vestire Maria de Filippi sarà Riccardo Tisci. «Firma Givenchy da dodici anni – ha spiegato la conduttrice – è un’eccellenza uscita dall’Italia per poter riuscire a fare quello che voleva fare ed è un peccato. Riccardo Tisci è un uomo intelligente, viene da una famiglia umile, pugliese, è vissuto a Como ed è andato all’estero a 17 anni. Si è mantenuto grazie alle borse di studio ed è diventato quello che è diventato».

Made in Italy: il governo italiano stanzia 35 milioni per sostenere il sistema moda

Pitti Uomo 91 è iniziato, inaugurato dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda come tutte le edizioni degli ultimi tre anni. Il ministro ha ribadito l’appoggio che il governo intende fornire al sistema moda, nell’ambito del piano straordinario per il made in Italy. Un settore che sta vivendo un periodo difficile a causa della crisi dei consumi, delle tensioni geopolitiche e di una preoccupante tendenza internazionale verso il protezionismo. L’abbigliamento made in Italy però è una delle voci più importanti dell’economia del Paese. «L’Italia rappresenta il 35% dell’intero settore moda in Europa» ha dichiarato Claudio Marenzi, presidente di Smi – Sistema Moda Italia. È importante allora che anche il governo Gentiloni sia di sostegno all’intera filiera.


«Abbiamo compreso la necessità di investire in maniera massiccia in un settore così strategico per il sistema paese – ha dichiarato il ministro Calenda – imparando a selezionare, a dire dei no per scommettere su manifestazioni e realtà di successo come Pitti». Il governo ha deciso quindi di stanziare 35 milioni di euro per l’internazionalizzazione, gli investimenti, l’innovazione delle fabbriche di abbigliamento made in Italy. Si tratta del 45% in più rispetto allo scorso anno, il che testimonia l’importanza che il sistema moda riveste nell’intero tessuto economico italiano. «I soldi non sono un problema, il problema sono i progetti» continua Calenda, che sottolinea l’importanza di promuovere manifestazioni come Pitti Uomo, punta di diamante della moda maschile in Italia e in Europa. Pitti 91 sta portando a Firenze 1.220 marchi e 25mila compratori, numeri da capogiro. Il piano che il governo intende attuare, con i 35 milioni di euro stanziati all’Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane è «potenziare fiere come Pitti immagine uomo e mettere in atto azioni di vario tipo, anche non propriamente tradizionali, come la comunicazione e il commercio digitale o il sostegno della distribuzione multicanale all’estero per i giovani brand», sostiene il presidente dell’Agenzia, Michele Scannavini.

Pixie Cut – How To Style It

Grintosoromanticotrendy. Tre tra i tanti aggettivi con cui possiamo identificare il pixie cut. Il taglio pixie veniva sfoggiato già da Audrey Hepburn negli anni ’50 e da Twiggy negli anni ’60. A loro si aggiunsero Liza MinnelliMadonna e infine Rihanna. Senza ombra di dubbio, questo è un taglio per le più coraggiose. Anche se, bisogna ammetterlo, una volta provato, è difficile da abbandonare.


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Il pixie cut ha conquistato tutti, sottolineando il carattere forte deciso di chi lo porta.


La svolta con Sassoon. Nel 1968 Mia Farrow recitò nel film Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York e si affidò a Vidal Sassoon per il suo taglio. Ma ancora non sapeva che avrebbe segnato la storia. Ne risultò un pixie molto, molto corto. Una vera e propria prova di coraggio.


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Attraverso gli anni, il pixie è stato rivisto più e più volte, reinterpretato e personalizzato a seconda di chi lo porta. Personalizzato nella lunghezza e, ovviamente, nel colore. Non è detto che non si possa giocare col colore anche sui capelli corti!


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Kadus Professional – Wella Professional




Consiglio dell’hairstylist: per modellare al meglio il vostro pixie cut usate la cera Shift It – Matt Clay di Kadus Professional per un look asciutto. Se, invece, amate un look più wet ma non siete delle fans del gel, provate la cera Spin Off, che dona texture e brillantezza. Prezzo 14-16€.

 

 


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Spin Off Classic Wax – Shift It Matt Clay




Dunque, siete pronte a dimostrare il vostro coraggio con un intramontabile pixie cut? Give yourself a go!

 




ENGLISH VERSION


Fierceromantictrendy. These are just three of the adjectives we can use to identify the pixie cutAudrey Hepburn in the 50s used to have this haircut, as well as Twiggy in the 60s. They were soon followed by Liza MinnelliMadonna and Rihanna, just to name a few. There’s no doubt: this haircut is only for the bravest ones. Even though once you go for it, you never go back.


Everybody loves a good pixie cut, which highlights the strong and determined character of the person wearing it.


The turning point with Sassoon. In 1968 Mia Farrow had to play in the movie Rosemary’s Baby and wanted Vidal Sassoon to take care of her haircut. But she did not know she would leave everlasting footprints in history. The actress ended up wearing a really, really short pixie cut. She definitely demonstrated courage.


Throughout the years, the pixie cut was customized depending on who had to wear it. It was personalized also in terms of hair color! Who says you cannot play with color if you have short hair!


Hairstylist’s tip: do you want to shape your cute pixie cut the best way possible? Well, if you like a matte look, go for the Shift It – Matt Clay by Kadus Professional. But if you prefer a more wet look, you should make use of the Spin Off – Classic Wax, which gives texture and brightness. Price 14-16€.


So, are you ready to show how brave you are with an everlasting pixie cut? Give yourself a go!

 




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Lo stile military-chic di Nigel Cabourn

Ancora una volta la storia militare dell’Inghiterra funge da ispirazione per la collezione AI17 di Nigel Cabourn: lo stilista attinge a pieni mani dallo stile della Royal Air Force e dalla Women’s Auxiliary Air Force, che pattugliavano i cieli durante la Seconda Guerra Mondiale.

La presentazione della collezione AI2017 di Nigel Cabourn, che ha avuto luogo nell’ambito della settimana della moda londinese dedicata al menswear, ha incluso per la prima volta modelli dedicati al womenswear: capo principe della collezione la tuta militare, declinata in varie tonalità e in varie versioni.

Dominano la collezione bomber che ricordano quelli indossati dalle milizie aeree. Capi androgini e genderless, perfetti per lui ma anche per lei, dominano la collezione, pensata per uno spirito indomito e temerario. Largo anche ad ardite sovrapposizioni, che determinano virtuosismi stilistici inediti: ne troviamo traccia nel cappotto bianco indossato sopra una gonna color kaki e pantaloni neri. Suggestioni boyish nei capispalla dalle proporzioni over. Eleganza senza tempo nei dettagli. Non mancano suggestioni knitwear dal sapore rustico.



La palette cromatica indugia in tonalità come il blu, il kaki, il beige, il nero. Camouflage all over nelle tute che richiamano le uniformi dei piloti britannici. Una collezione perfetta per un look a metà tra Top Gun e Ufficiale gentiluomo. Acclamato come uno dei designer più amati d’Inghilterra, Nigel Cabourn lavora nel fashion system da oltre quarant’anni. Le sue collezioni non risentono dell’influenza dei fashion trend stagionali ma sono piuttosto improntate ad un’eleganza evergreen: suggestioni belliche predominano in ognuna delle sue collezioni iconiche. “Non mi considero uno stilista, in quanto non seguo la moda”, ha dichiarato Cabourn.

All’asta ventuno opere di Giacometti possedute da Hubert de Givenchy

Hubert de Givenchy metterà all’asta ventuno opere realizzate dallo scultore e designer Diego Giacometti ed una realizzata dal fratello Alberto, celebre pittore e scultore. Il couturier ha annunciato dalle colonne di Le Figaro la sua intenzione di organizzare un’asta per vendere la sua esclusiva collezione comprendente diversi oggetti realizzati su misura per il suo castello della Loira.

Un valore totale stimato intorno ai 6 milioni di franchi. L’asta, che avrà luogo il 6 marzo da Christie’s, non riguarderà tuttavia tutte le opere create dai due artisti per lo stilista: Givenchy infatti ha annunciato la sua decisione di non separarsi da alcuni oggetti che ritiene utili per la vita quotidiana.

Il couturier francese, classe 1927, il prossimo 21 febbraio spegnerà 90 candeline: alla vigilia dall’importante compleanno, Hubert de Givenchy ha dichiarato di sentire il bisogno di “fare ordine nella sua vita”. Da qui la decisione di vendere alcuni dei suoi oggetti personali. All’asta andranno alcuni complementi d’arredo pregiati, come lampade, tavoli e mobili, monili preziosi dal valore immenso, che hanno circondato il couturier nel corso della sua vita. L’asta si svolgerà nella rinomata casa d’aste Christie’s di Parigi il prossimo 6 marzo.

HUBERT DE GIVENCHY PRESENTS HIS FIRST RETROSPECTIVE IN MADRID

Il couturier Hubert de Givenchy



Alberto Giacometti nacque a Borgonovo di Stampa, nel Canton Grigioni (Svizzera), il 10 ottobre 1901. Ancora giovanissimo iniziò a lavorare come scultore e a dipingere. Dopo aver frequentato la Scuola di arti e di mestieri di Ginevra, nel 1919 si iscrisse a Parigi ai corsi di scultura di Émile-Antoine Bourdelle e, nel 1922, iniziò a frequentare l’Accademia della Grande Chaumière. Nel 1928 entrò a far parte del gruppo surrealista (con cui romperà nel 1935). Nascono in questo periodo opere entrate nella storia, come Uomo e donna, (Parigi), e Boule pendu (Sfera sospesa, del 1930, Kunsthaus di Zurigo). Diego Giacometti, dopo gli studi commerciali a Basilea e a San Gallo, all’età di 25 anni si trasferì a Parigi dove si riunì con il fratello Alberto. I due aprirono qui uno studio di scultura in rue Hippolyte-Maindron 46 ed eseguirono insieme lavori su commissione. Durante la Seconda guerra mondiale Diego iniziò a creare le sue sculture: gli animali costituiscono il tema principale delle sue opere. L’artista è morto a Parigi nel 1985 all’età di 82 anni.

What We Wear: il brand di Tinie Tempah debutta a Londra

Cantante, autore e rapper, Tinie Tempah è stato per anni ospite dei front row della settimana della moda uomo di Londra. In questa edizione della kermesse l’artista debutta col suo brand, What We Wear.

Un mood pragmatico ed attraente quello della collezione, caratterizzata dal logo con l’iconica doppia w a zigzag. Suggestioni prevalentemente sportswear dominano sul catwalk tra minimalismo e concettualismo. La linea, interamente realizzata a Londra, si compone di capi in jersey: largo a camicie e shorts, capispalla opachi, giacche senza collo.

Tinie Tempah presenta così i frutti di due anni di studio- questo il tempo in cui ha concepito la collezione. Una nuova avventura per il cantante, che ha dichiarato di essersi sempre considerato un creativo. “Quando sei un musicista sei definito da ciò che fai. Io odio l’idea di essere definiti da qualcosa”.

La collezione, considerata un esercizio stilistico, serviva all’artista quasi come una prova di abilità per testare le sue reali capacità nel fashion system. “Volevo vedere se potevo farcela”, così Tempah ha commentato il suo debutto. L’artista ha avuto modo di sviluppare una personale estetica anche grazie alle sfilate a cui ha assistito come invitato, nel corso della sua carriera musicale. Grazie anche ai consigli di alcuni amici stilisti si è quindi gettato a capofitto nella nuova avventura.



Nella collezione prevalgono il bianco e il blu, per capi dalle linee fluide e dal piglio essenziale. Largo a camicie aperte sul petto e pantaloni dritti, per un look dalle ispirazioni esotiche; suggestioni sporty-chic prevalgono invece nei pantaloni con riga centrale da indossare sotto t shirt con logo del brand o ancora nelle sneakers sfoggiate dai modelli che si alternano sulla passerella.

Mugler celebra i 25 anni di Angel

Mugler celebra il 25esimo anniversario di Angel, la fragranza iconica della maison. Fino al 19 febbraio sarà possibile visitare il Jardin étoliée, l’installazione luminosa allestita all’interno del nuovo Grand musée du parfum di Parigi. Un’opera monumentale, per la creazione della quale sono stati utilizzati oltre 8mila cristalli Swarovski.

L’installazione, inaugurata lo scorso 5 gennaio, celebra la celebre fragranza reinterpretandone lo stile angelico. Un’esposizione temporanea che consacra lo storico profumo creato da Olivier Cresp. Correva l’anno 1991 quando Mugler lanciava la sua fragranza dal mood celestiale: tante sono state negli anni le testimonial del profumo, da Estelle Lefébure a Jerry Hall, da Eva Mendes a Naomi Watts fino a Bianca Balti e Georgia May Jagger.

Nella serata dello scorso 5 gennaio sono accorsi numerosi ospiti, da Miss Francia Alicia Aylies ad Iris Mittenaere, da Sylvie Tellier a Julie Depardieu. In mezzo ai cocktail scintillavano le boccette della celebre fragranza, rappresentata da un’iconica stella. L’installazione, a metà tra un museo sensoriale e un’opera d’arte futurista, omaggia il profumo nel suo 25esimo anniversario.



Angel, considerata la prima essenza gourmet nella storia della profumeria, si è imposta come una fragranza cult: non solo l’olfatto ma anche la vista sono i sensi stimolati dal celebre profumo, grazie anche alle campagne pubblicitarie che, dagli anni Novanta ad oggi, hanno consacrato Angel, tra modelle d’eccezione e foto entrate di diritto nella storia del costume.

Eterea e suggestiva l’installazione che omaggia la fragranza feticcio di Mugler: tra candelabri sospesi nel vuoto e insegne luminose, sono stati utilizzati 8.850 cristalli per circa 150 ore di lavoro. Angel si ispira a ricordi infantili di Thierry Mugler: tra le nore di bergamotto e mandarino, troviamo un cuore di vaniglia, caramello, cioccolato e patchouli. Nel corso degli anni tante sono state le varianti della fragranza, compresi “Angel Aqua Chic”, “Angel Eau Sucrée”, “Angel Sunessence” o ancora “Angel Liqueur de Parfum”.

L’eroe impavido di Cottweiler

Spirito indomito per l’avventuriero che sfila da Cottweiler: un eroe 2.0 che non teme le calamità naturali e le avversità, dominando lo Zeitgeist con uno stile unico. Ben Cottrell e Matthew Dainty sfornano una collezione accattivante e ricca di suggestioni.

Nella cornice di Regent Street, all’interno di un ex shopping center ora in ristrutturazione sfila una natura in chiave futurista che accoglie l’uomo Cottweiler. Il duo di stilisti getta le badi una «Cultural geography», tra gigantesche piante sempreverdi e ghiaia. Una natura artificiale, emblema della modernità, che ha assorbito e distrutto la bellezza di paesaggi incontaminati e terre vergini.

L’uomo che calca la passerella tenta di ristabilire un contatto primordiale con Madre Natura, attraverso attività quali il camping o il birtdwatching. Uno stile perfetto per affrontare ogni avversità climatica: largo a parka imbottiti, sneaker da trekking e zaini da arrampicata. Dominano ad ogni outfit suggestioni high-tech per tessuti dal piglio futurista: il capospalla ora è una sorta di sacco a pelo da indossare, tra colori cangianti e dettagli futuristi.



Ardite giustapposizioni si alternano alla più audace sperimentazione, per una sfilata ricca di spunti inediti: un concettualismo che strizza l’occhio agli sport estremi si unisce ad una palette cromatica che indugia in nuance come il viola e il verde brillante. Tripudio di stile nelle suggestioni sportswear che si arricchiscono di dettagli couture, tra luce psichedelica e musica elettronica.

Un défilé interessante, che anticipa la presentazione della prima capsule collection realizzata dal duo creativo in collaborazione con Reebok, che sarà presentata domani nell’ambito di Pitti Uomo 91.

I samurai cyborg di Michiko Koshino

Cosa succede quando lo streetwear si arricchisce di suggestioni spaziali, condite da citazioni manga e rimandi futuristi? Ce lo mostra Michiko Koshino. La designer giapponese si rivela genio visionario, profeta dell’avvento di una nuova era della moda. In uno scenario post-apocalittico in cui a dominare sono i cyborg, l’uomo di Koshino si veste di capi scultorei che omaggiano lo street style in versione futurista.

Ricordano certi guerrieri samurai gli uomini che indossano la collezione AI2017 di Michiko Koshino. Statica e a tratti inquietante la presentazione, che ha monopolizzato l’attenzione della London Fashion Week: nella location dell’Institute of Contemporary Arts si sono alternati modelli maschili e femminili strizzati dentro capi scultura dai rimandi grunge, a metà tra le linee tipiche dei Nineties ed echi avveniristici e post-atomici.

“Ho cercato di creare qualcosa di buffo ma indossabile”, ha dichiarato Koshino durante la presentazione. La designer ha anche ammesso la sua intenzione di riprodurre silhouette che evocassero gli animali interpretati però in chiave cartoon. Suggestiva e colorata, la collezione vede tessuti in colori istrionici, parka oversize e buffi cappucci.



Quasi una corazza indossata sul corpo, i capispalla dalle proporzioni esagerate non lesinano in suggestioni teatrali, ad alto impatto scenografico. La stilista giapponese ha tratto ispirazione dall’origine guerriera della sua famiglia, che vanta antenati samurai. La stilista, classe 1943, dimostra ancora una volta il suo estro e la sua capacità di interpretare i tempi attraverso il suo occhio sagace.

I classici rivisitati di Maison Mihara Yasuhiro

L’eleganza senza tempo di un basco alla francese, suggestioni mariniere e linee sartoriali dominano nella collezione di Maison Mihara Yasuhiro, che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda londinese.

La semplicità sembra essere il fil rouge della sfilata: lo stilista giapponese rivisita alcuni degli intramontabili classici, capi passepartout del guardaroba, reinterpretandoli attraverso guizzi stilistici. Dettagli inediti trasformano ora gli stessi capi in qualcosa di nuovo. Il designer ha dichiarato di ispirarsi alla semplicità più autentica come antidoto al caos del mondo contemporaneo.

“La semplicità è spesso vista come basic ma io penso che sia forte, che abbia un grande impatto”, ha affermato Mihara Yasuhiro.
Si alternano sul défilé capi maschili e femminili che condividono il medesimo stile, all’insegna dell’effortlessy-chic. Eleganza senza tempo nei capispalla: solo qua e là l’estro dello stilista si lascia andare a dettagli deformanti, che modificano l’allure originaria di certe creazioni.



Largo a giacche di nylon in kaki dalle proporzioni cocoon, che si alternano a cappotti in lana navy anch’essi oversize. Per la donna linee classiche e rimandi vintage, come nella gonna a vita alta. Tocchi di una sartorialità destinata a non passare mai di moda impreziosiscono gli outfit che sfilano in passerella. Non mancano pantaloni skinny che esaltano le linee del corpo.

Prevale un senso di ribellione, per una Youth culture dal mood rivoluzionario: sembrano quasi ribellarsi ai codici stilistici imperanti, i modelli che si danno il cambio in passerella. Alcuni sfoggiano ai piedi snearker Converse, altri si rifugiano in un passato glorioso. Non mancano i parka impreziositi da faux fur, tra berretti e charme d’ordinanza. Una collezione iconica, che sembra riaffermare il panta rei di eraclitiana memoria. Tutto passa, tutto si trasforma per poi tornare indietro: questa sembra essere la formula che ispira lo stilista giapponese, nostalgico di uno stile oggi forse dimenticato.

I guerrieri urbani di Grace Wales Bonner

Suggestioni esotiche e neocolonialismo in passerella da Grace Wales Bonner, che ha presentato la sua ultima collezione nell’ambito della settimana di moda uomo alla London Fashion Week. Sfila una parata di guerrieri urbani: indossano una sorta di uniforme dalle linee sobrie e pulite, mentre in testa sfoggiano turbanti perfetti per affrontare il caldo del deserto.

Uno stile fortemente urban che si esprime in giacche e capispalla sobri dalle linee minimaliste. I look maschili e femminili che si alternano sulla passerella strizzano l’occhio ad un multiculturalismo che sembra porsi come leitmotiv dell’intero défilé. La designer si è espressa sulla necessità di “dare a culture diverse valori comuni” come anche sul bisogno impellente di “arricchire il linguaggio dello streetwear”.

Tante le collaborazioni illustri alla base della collezione: ad affiancare la stilista Stephen Jones e Manolo Blahnik per gli accessori. L’artista Lynette Yiadom-Boakye ha interpretato il mood della sfilata con il suo personale contributo. Politicamente schierata, Grace Wales Bonner fonda anche la propria estetica in determinati valori, che inneggiano ad una nuova democrazia. La sfilata è pervasa da una spiritualità inedita nel fashion biz, che evoca eroi contemporanei ponendosi come uno dei momenti più intensi della fashion week londinese.



Si alternano sulla passerella codici stilistici eterogenei, che traggono ispirazione da culture ed epoche diverse. La palette cromatica include grigi per cappotti e spolverini in tweed, tra pantaloni in pelle e abiti dalle linee sartoriali. Gli outfit femminili mostrano ispirazioni Forties e linee pulite ed essenziali. Una sfilata altamente evocativa, che coniuga impegno sociale e charme gettando le basi di una nuova era della moda, che si rivolga alle diverse culture promuovendo un dialogo costante e produttivo.

Bianca Brandolini d’Adda ed Eugenie Niarchos designer per Azzaro

Due tra le socialite più ammirate ed una maison che vanta una lunga storia si uniscono nel segno dello stile: Azzaro festeggia il suo 50esimo anniversario con una esclusiva couture collection, che vedrà cimentarsi nella veste inedita di designer Bianca Brandolini d’Adda ed Eugenie Niarchos.

Una capsule collection che celebra lo stile iconico della maison, interpretato dall’occhio delle due it girl. Belle e blasonate, Bianca Brandolini ed Eugenie Niarchos non hanno certo bisogno di presentazioni: protagoniste indiscusse del jet set internazionale e regine dello street style, le due icone sono onnipresenti nei front row delle sfilate e nei party più esclusivi. Ora le due socialite firmano una partnership esclusiva per una collezione haute couture pensata per la primavera/estate 2017.

La nuova linea sarà presentata in esclusiva il prossimo 25 gennaio negli atelier di place Vendôme, durante la settimana dell’alta moda di Parigi, che avrà luogo dal 22 al 26 gennaio 2017. Dopo l’addio dei due direttori creativi Arnaud Maillard e Alvaro Castejón, la maison lo scorso settembre ha scelto come chief executive officer Gabriel de Linage, che ha preso il posto di Javier Abaroa, ad della griffe dal 2012.

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Bianca Brandolini d’Adda ed Eugenie Niarchos sono le creatrici di una capsule collection Azzaro



Ora Azzaro punta alla nuova couture collection, reclutando le due creative. Ammirate ed imitate da uno stuolo di ragazze per il loro stile e i loro outfit, le due icone sembrano essere a proprio agio nella veste di designer: le due socialite infatti non sono nuove ad esperienze nel fashion system. Bianca, già volto di Dolce & Gabbana e musa di numerosi designer, vanta nel proprio curriculum collaborazioni con Sergio Rossi e Cartier.

Altezza da valchiria e lunghi capelli biondi, la socialite è nata nel 1987. Nelle sue vene scorre il sangue dei conti di Valmareno e degli Agnelli. Dopo alcune esperienze come attrice, Bianca si è imposta come influencer ed icona di stile contemporanea grazie alla sua eleganza effortlessy-chic. “Sono felice di aver preso parte a questa nuova avventura”, ha dichiarato la socialite a proposito della nuova capsule collection disegnata per Azzaro. “Mi sono ispirata alle creazioni che mi facevano sognare quando ero una bambina”.



Eugenie Niarchos, considerata alla stregua di una Paris Hilton blasonata, è nipote del ricchissimo armatore greco Stavros Niarchos. La bionda ereditiera, classe 1986, è creatrice del marchio di gioielleria Venyx. Ammiratissima per il suo stile, la it girl è tra le icone contemporanee più seguite del mondo. Bionda e sofisticata, per Eugenie Niarchos questa è la seconda collaborazione con la maison Azzaro: già nel 2008 l’ereditiera aveva creato per il brand una capsule collection dedicata ai bijoux. “Avendo collaborato più volte con Azzaro, mi sento davvero vicina a questa casa di moda e al suo universo flamboyant”, ha dichiarato Eugenie. “È un piacere ogni volta ritrovare il team e lavorare con loro”.

Sfila a Londra il minimalismo sporty di Berthold

Si intitola Asylum la collezione autunno/inverno 2017 di Berthold, presentata durante la London Fashion Week dedicata alla moda uomo. Linee pulite e trionfo di minimalismo, intervallato qua e là da suggestioni sporty-chic e dettagli streetwear. Lo stilista austriaco punta alla pulizia e al comfort, per capi morbidi e funzionali: capo principe della collezione è la felpa in pile con cappuccio.

Linee fluttuanti e proporzioni over definiscono uno stile facile da indossare, dal mood dinamico e pratico. “Si gioca tutto sulla bellezza e sulla spensieratezza”, ha dichiarato Raimund Berthold. Il designer ha portato sulla passerella alcune uscite iconiche: ecco sfilare sulla passerella l’uomo bendato, metafora dello Zeitgeist o coup-de-theatre funzionale all’estetica del brand. L’uomo si benda per affrontare la vita con uno spirito nuovo, forse con rinnovato ottimismo, necessario per resistere agli inganni della contemporaneità.

Il défilé si apre con una serie di cappotti in candida lana bianca: largo a proporzioni oversize e dettagli casual, come le sciarpe indossato su giacche più smilze. I modelli sfilano quasi come dei manichini: volutamente inespressivi li vediamo aggirarsi quasi senza meta attraverso i corridoi, su uno sfondo decorato con i medesimi colori dei capi che si alternano in passerella. Tripudio di mohair, feltro di lana e pelle tra i materiali usati: le bende indossate sia nei look maschili che in quelli femminili superano l’identità di genere.



Pantaloni ampi e maniche aperte caratterizzano molte delle uscite, in una palette cromatica che predilige tonalità neutrali come il nero, il bianco e il rosso. Domina un minimalismo chic di raffinata impronta sartoriale. Non mancano ispirazioni knitwear per lunghi ed avvolgenti cardigan e maglioni a collo alto, en pendant con i pantaloni. I materiali e le lavorazioni definiscono un’estetica nuova, che gioca molto sulla reale portabilità dei capi, per una moda che si pone finalmente come interprete della realtà.

“Mettersi i vestiti del partner salverà il mondo”, Vivienne Westwood alla LFWMen’s

Co-ed anche per l’istrionica Vivienne Westwood che torna sulle passerelle londinesi con una collezione unificata.
Come molti suoi colleghi, anche la stilista si è lasciata trasportare dall’esigenza di dar vita all’unisex mantenendo quello stile stravagante ed eccentrico che da sempre la contraddistingue.

Mettersi i vestiti del partner salverà il mondo“, sostiene Westwood.
Scambiatevi i vestiti con i vostri partner: unisex vuol dire questo, vuol dire acquistare di meno, vuol dire scegliere bene vestiti che dureranno di più“.
La provocazione mira a un progetto più grande: una moda ecosolidale che stia bene a tutti, che non abbia differenze di genere e che migliori la vestibilità col passare del tempo (che tu sia uomo o donna poco importa).
Nasce in quest’ottica Ecotricity, la collezione che chiude la London Fashion Week Men’s e che sancisce il ritorno in patria dell’elettrica stilista.

In passerella uomo e donna indossano le stesse cose e lanciano un messaggio politico ben preciso: è giunto il momento di porsi contro il cambiamento climatico.
Corone di carta, t-shirt che comunicano il punto di vista della stilista, tute stampate, tutto declinato secondo un vintage mood che fa tanto ‘passato’.
Ecotricity racconta la storia di una/un intellettuale, figlia della borghesia, che riunisce in sé il senso della bellezza, della poesia, del far bene per un mondo migliore.
E non ha paura di mostrarsi e mostrare i propri ideali, le proprie virtù e le proprie debolezze.

Il termine “ecotricity” si rifà al nome di una società di energia britannica con sede a Gloucestershire specializzata in emissioni di energia verde.
Per tutta la collezione aleggia “IOU” che sta per Investor-Owned Utility e indica un tipo di business che fornisce prodotti di utilità gestiti da privati.
Così, la stilista non fa che rimarcare la sua idea: ciò che è un bene per il pianeta è un bene per l’economia.

I sempre costanti messaggi politici lanciati in passerella sono l’esempio di un utilizzo di un medium di massa come la moda che sappia toccare i suoi fruitori su una scala universale.
Buy less, choose well, make it last“, è così che parla anche questa volta l’irriverente Vivienne Westwood.

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Maison Margiela: una retrospettiva sullo stilista invisibile al Palais Galliera nel 2018

Maison Margiela è sicuramente la più misteriosa tra le maison del lusso. Il suo fondatore, Martin Margiela, è conosciuto come lo stilista invisibile perché si è sempre rifiutato di farsi fotografare, apparire in pubblico o concedere interviste. Circolano solo pochissime immagini del designer belga, scattate molti anni fa, nonostante sia uno dei più influenti sulla moda degli ultimi decenni. Il prossimo anno, però, una piccola finestra sul mondo di Martin Margiela si aprirà al Palais Galliera, il museo della moda di Parigi. La notizia è stata diffusa da WWD: lo stilista starebbe collaborando con Olivier Saillard, direttore del museo, per una retrospettiva sul proprio lavoro prevista a marzo 2018. Saillard si è proclamato grande estimatore di Margiela in occasione di un’intervista al quotidiano francese Le Figaro. «Martin Margiela occupa lo stesso posto di Cristobal Balenciaga nella storia della moda – ha dichiarato quest’estate – Molti stilisti hanno rivelato di essere stati influenzati dal suo lavoro e hanno indossato i suoi capi, da Marc Jacobs ad Alexander McQueen». Un importante attestato di stima, che deve aver convinto il designer a svelare un po’ del suo mondo.


Martin Margiela inizia a lavorare nel 1980 come assistente di Jean Paul Gaultier, per poi fondare la sua maison nel 1984 con la prima sfilata. Da allora ha sempre stupito, con collezioni originali nei volumi e nelle proporzioni e un’idea di moda decostruita, rivoluzionando le strutture degli abiti e ricostruendoli in soluzioni estetiche completamente nuove. Nel 2009, l’addio alla sua griffe, allora conosciuta come Maison Martin Margiela e da anni appartenente al gruppo OTB e a Renzo Rosso. Lo stilista vive adesso nel più totale anonimato a Parigi, mentre il marchio è stato rinominato Maison Margiela ed è diretto da John Galliano dal 2014. Nonostante la sua lontananza dai riflettori, Martin Margiela è ancora d’ispirazione per i giovani stilisti, primo fra tutti Demna Gvasalia, fondatore di Vetements e nuovo direttore creativo di Balenciaga. Quest’anno inizierà a mostrarsi al pubblico nella mostra Margiela: Hermes Years, da fine marzo a fine agosto 2017 al museo MoMu di Anversa, per poi essere protagonista della retrospettiva al Palais Galliera di Parigi a partire da marzo 2018.

Gucci presenta una capsule collection per Dover Street Market

Arriverà negli store il 14 gennaio ed è già caccia al griffatissimo acquisto: la capsule collection di Gucci per Dover Street Market è l’ultimo feticcio delle fashion addicted. Il luxury brand italiano, risorto a nuova vita grazie alla direzione artistica di Alessandro Michele, presenta due pezzi in edizione limitata per il concept store fondato da Rei Kawakubo. Come tutte le collezioni Gucci by Alessandro Michele, la capsule è estrosa, vibrante e carica di quell’iconografia che ha riportato in auge la griffe. Si tratta di un maglione a girocollo e un giubbotto di jeans ricamati, omaggio a due dei capi Gucci più venduti negli anni ’70.


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All’inizio incompreso e poi adorato dal pubblico e dalla critica, Alessandro Michele ha regalato un nuovo corso al brand di lusso made in Italy. Ricami estrosi, colori sgargianti e un raffinato gusto per il mix and match hanno fatto di Gucci il brand cult degli ultimi due anni, e la capsule collection per Dover Street Market non è da meno. Il maglioncino girocollo e il giubbotto di jeans sono ricoperti da ricami di animali (cani, gatti e api), fiori, stelle e il numero romano XXV, che la leggenda vuole sia il numero fortunato dello stilista romano. I capi presentano una targhetta rossa che ne indica la natura limited edition e li differenzia dai rispettivi originali degli anni ’70. Il concept store della fondatrice di Comme des Garçons, Rei Kawakubo, seleziona accuratamente pezzi unici, più opere d’arte che capi d’abbigliamento, e per la terza volta collabora con Michele. Una prima edizione limitata lo scorso luglio, poi il libro Blind for Love che racconta i retroscena della sfilata Gucci Cruise 2017 e adesso una nuova capsule collection che sarà acquistabile negli store Dover Street Market di Londra, Tokyo, New York e Pechino dal 14 gennaio. Tutte le fashion addicted sono già pronte a correre per accaparrarsi l’ultimo feticcio Gucci by Alessandro Michele.


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Lo spot girato da uno studente e rifiutato dall’Adidas diventa virale

Un giovane di talento e grandi speranze, un progetto realizzato con un piccolo budget e tanta passione e una storia coinvolgente e dal forte impatto: gli ingredienti per una favola moderna ci sono tutti. Peccato che il sogno di Eugene Mehrer, studente della Filmacademy Baden-Wuerttemberg, non sia diventato realtà. O forse sì. Perché in questa storia dello spot girato dal giovane creativo tedesco e rifiutato da Adidas non tutto è come sembra.


Partiamo dall’antefatto: Eugene studia per diventare regista, ha un gran talento e una rara sensibilità. Un suo lontano parente, un anziano maratoneta dallo spirito giovane scomparso lo scorso anno, gli fornisce l’ispirazione per girare un video. In un minuto e 39 secondi, il giovane racconta una storia commovente, delicata e a tratti dolorosa. Ci troviamo in una casa di riposo, dove uno degli ospiti è un ex maratoneta. La vita scorre lenta, scandita da ritmi sempre uguali, silenzio e solitudine. Osservando un ragazzo che corre sotto la sua finestra, l’uomo ritrova la sua passione per la corsa, ma viene ostacolato dagli infermieri che lo rimettono a letto. Finché la passione, la determinazione e la voglia di vivere non hanno la meglio, su di lui e su tutti gli altri ospiti: incitato dagli amici della casa di riposo, l’uomo indossa ancora le sue scarpe Adidas e corre verso la vita, lontano dalla morte esistenziale dell’ospizio. Alla fine, la scritta break free chiude la parabola emozionale del video. Liberarsi. Ecco cosa significa correre e fare sport per Eugene Mehrer, come racconta in un’intervista ad AdWeek. Sembrerebbe un concetto perfettamente in linea con la comunicazione Adidas eppure, quando lo studente invia il suo lavoro al colosso dello sportswear, riceve in risposta una mail standard. Riceviamo troppe proposte, abbiamo già la nostra agenzia pubblicitaria, non ci interessa grazie.


È la fine di un sogno? No, perché nel mondo della comunicazione virtuale, storie forti e lievi come questa rispondono al nostro bisogno di emozioni reali. Il video, pubblicato su YouTube a metà dicembre, sfiora già i dieci milioni di visualizzazioni. Forse Eugene non ha centrato il target o le esigenze di Adidas, ma ha toccato molti cuori e nel suo orizzonte sembra esserci il futuro da regista che ha sempre sognato.