Archive for aprile, 2017

AZZARO WANTED: Il Profumo della seduzione

Il brand AZZARO rivela oggi l’edonismo dei valori originari, personificati da un uomo audace, generoso, seducente e seduttore, libero nelle proprie scelte di vita: Loris Azzaro.


Con il motto “osa e vivi intensamente per ottenere successo” ha seguito l’istinto e sfidato il destino. I suoi abiti, indossati dalle donne più belle del mondo, hanno segnato un’epoca.


AZZARO WANTED

AZZARO WANTED




Comincia così, una nuova era per il brand, con un progetto che eredita il temperamento carismatico di Loris Azzaro. Si chiama WANTED, ovvero “richiesto”, “ricercato”, “desiderato”.
Proprio come il nuovo uomo Azzaro, bramato dalle donne ed invidiato dagli uomini.
WANTED non è solo un oggetto da possedere, con un tocco di provocazione che evoca il gioco, la libertà, l’essere confidence. E’ anche un profumo solare, speziato, che suscita il desiderio nell’altro giocando la carta del mistero.


AZZARO WANTED

AZZARO WANTED




“Cucito” con materiali nobili e di tendenza che gli assicurano un taglio moderno e una linea impeccabile, come un abito sartoriale, AZZARO WANTED si iscrive nella famiglia olfattiva dei boiséesperidatispeziati. Curiosando nella formula, come in un guardaroba maschile, si scoprono i “capi” più belli della collezione, che conferiscono un tocco di stile… Alla pelle.
Un mix di zenzero, fava tonka, vetiver, ginepro pirogenato, cardamomo, duo di limone.


AZZARO WANTED

AZZARO WANTED




Chi è veramente l’uomo Azzaro WANTED? Semplicemente lo si può sintetizzare in sei ingredienti:


15% Seduttore – Con un semplice sguardo rivoluziona le leggi dell’attrazione


20% Solare – Carisma naturale, ipnotizza laddove gli altri si accontentano, banalmente di sedurre


5% Fuorilegge – Vive la vita come vuole, noncurante dello sguardo e dei giudizi altrui


20% Edonista – Sempre disinvolto, alla guida di una fuoriserie o ad un party


10% Amico Sincero – L’amicizia per lui, conta almeno quanto l’amore


30% Giocatore – Irriducibile ottimista, raggiunge ciò che si prefigge, ottiene ciò che desidera


Insomma 100% WANTED


AZZARO WANTED

AZZARO WANTED




Il flacone colpisce all’istante. Flacone tecno-chic che richiama i meccanismi dell’orologeria e i pistoni del motore di un’auto sportiva. E’ sfaccettato da forme geometriche rotonde, simbolo evocativo del brand come l’abito a tre anelli, emblema della Haute Couture Azzaro.
Il design maschile, solido e minimale, segna il trionfo assoluto della virilità.
Infine la moneta dorata AZZARO, ricorda decisamente una fiche da gioco, eco al destino e alla fortuna che sorride a colui che la cerca caparbiamente.


AZZARO WANTED

AZZARO WANTED




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Come difendersi dalle fake news

Se riteniamo sino a ieri ritenevamo la questione fake-news come un tema di cittadinanza, di informazione, di democrazia, talvolta di comunicazione politica, o che potesse essere argomento di interesse di smanettoni del web e addetti ai lavori, arriva dalla borsa una forte smentita.
E per comprendere la rilevanza – e le implicazioni di bilancio – di questo tema, ci aiuta una “notizina al margine” dell’assemblea soci di una delle più “grosse” aziende quotate a Wall Street.


Gli azionisti hanno proposto che Facebook predisponga una relazione sulla minaccia per la democrazia e la libertà di parola dalla cosiddetta diffusione di fake-news attraverso il social network e sui pericoli che possono rappresentare per l’azienda stessa.
La proposta, partita dalla considerazione secondo cui di fatto Facebook aveva fornito “un meccanismo finanziario di sostegno ai contenuti fabbricati” su internet, suggerisce all’azienda rivedere la questione in generale, compresa la misura con cui si bloccano i messaggi falsi, così come le sue strategie che impattano sulla libertà di parola e su come vengono valutate e validate le informazioni pubblicate nei post.


Come difendersi dalle fake news


Si legge testualmente nel paper “Facebook è molto vulnerabile agli attacchi di coloro che promuovono anche attraverso lo spam notizie palesemente false giocando con gli algoritmi del social network usandolo per la diffusione dei propri contenuti” e aggiungono gli azionisti “Alla luce della crisi sociale generata dalla esplosione di notizie false e le relative espressioni di odio, l’incapacità di gestire in modo efficace questo problema crea rischi di ordine pubblico”.


La questione delle fake-news è venuta alla ribalta durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti lo scorso anno, quando molti messaggi imprecisi sono stati ampiamente condivisi su Facebook e altri servizi di social media. 
Facebook ha genericamente affermato che sta affrontando il problema.
Ha già un programma in Francia di usare dei fact-checker esterni per combattere le notizie false ed ha sospeso 30.000 account in Francia in vista delle elezioni presidenziali del Paese.


Come difendersi dalle fake news


La notizia di questa iniziativa degli azionisti è rilevante, se consideriamo che nello stesso paper si affronta il tema della revisione della parità di genere nei contratti di lavoro e nella distribuzione degli incarichi dirigenziali.
Questo fa comprendere come la preoccupazione degli azionisti sia di più ampia portata e tende a prevenire che l’azienda possa essere danneggiata finanziariamente dall’essere ritenuta responsabile – e quindi ciamata in giudizio e debba risponderne con condanne pecuniarie – per condotte se non attive quantomeno passive, nel non aver fatto tutto quanto possibile (umanamente e tecnologicamente) per non ostacolare (se non addirittura facilitare) la diffusione di fake news.


In attesa di sviluppi concreti in questo che resta un tema caldo, ma che è solo all’inizio della ricerca delle possibili soluzioni concrete (sempre in equilibrio tra la non arbritarietà del giudizio, libertà di espressione e diritto all’informazione) Facebook e varie organizzazioni stanno pubblicando alcuni “vademecum” per aiutare gli utenti a districarsi nell’arcipelago di link quotidiani.

Petra Von Kant rivive nella collezione Alberto Zambelli FW 17/18

COLLEZIONE AUTUNNO-INVERNO 2017/18 ALBERTO ZAMBELLI

Ispirata al capolavoro di Fassbinder “Le lacrime amare di Petra Von Kant“, la collezione autunno-inverno 2017/18 di Alberto Zambelli disegna una donna austera, dalla pelle diafana, la cui estetica è un mix di bizzarrie e raffinatezze.

Petra è una stilista che si infatua di una modella dalle umili origini, che vorrebbe farsi strada nel mondo della moda, è colpita dalla sua bellezza e sfrontatezza, dall’assenza di pudore; vive con una segretaria tuttofare innamorata di lei, un rapporto sado-masochistico che si spezzerà nel finale.

Tutte le scene del film sono permeate da una magnifica fotografia e, centro delle immagini, sono i costumi che Petra e le sue donne indossano. Alberto Zambelli ha voluto rendere omaggio a queste donne, dai tratti diversi e originali, in una serie di outfit che presentano una Petra tra Fassbinder e il futuro. Silver per corpetti e dettagli, pvc e chiffon mixati, camicie in popeline bianco, neoprene e collari multicolor in pelliccia, cuissard alti al ginocchio che ricordano la dialettica servo/padrone, argomento centrale della pellicola.

E poi il trionfo del nude, dall’abito da camera alla maglia over size, velluto per le scarpe e stampe di polaroid con collage su trench e cappotti, lo smistamento multifacce delle personalità VonKantiane.

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Guarda qui l’intera collezione Alberto Zambelli FALL WINTER 17/18:



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Le borse di Paola Bonacina, una collezione di segreti e tanta passione!

Per l’uomo l’accessorio di riconoscimento è la scarpa, per la donna resterà sempre la borsa!

Mary Poppins, dalla sua in Gobelin oversize, aveva la capacità di tirarne fuori specchi dalle cornici dorate, piante e attaccapanni, lampadari e scarpe e il metro da sarta che misurava la personalità dei bambini esterrefatti da tanta magia.

Mago Merlino, nel cartone animato della Walt Disney, prima di un lungo viaggio, riponeva nella sua borsa tutti i mobili della sua casetta, partendo dai libri e finendo con la dimora del buffo gufo Anacleto, sulle note di una filastrocca cantata.

Da sempre la borsa può custodire tutto quello che ci serve, segreti compresi; nell’800 le signore ci nascondevano piccole pistole dai manici in avorio, un oggetto di difesa per sentirsi più sicure mentre passeggiavano sole per le stradine buie nella notte; altre riponevano delle scatolette contenenti alcune pillole recuperate da un amico medico. Sonniferi o veleno?

Hermès dedicò la sua Kelly, una borsa capiente dai manici rigidi, alla Principessa Grace che la “sfruttava” per coprire la gravidanza, l’attesa della primogenita Carolina. Insomma ogni donna ne possiede una, a cui ci si lega come ad un oggetto portafortuna, come ad una compagna di avventure, perché senza di lei non potremmo avere rossetto per ritocchi, specchietto per incipriarci il naso, telefono cellulare, agenda, mini spazzola, cioccolatini per i cali di pressione, codino per cambio look, crema mani, fazzoletti di carta, libro per ingannare le lunghe attese in posta.

Paola Bonacina ha pensato alle donne, ai loro gusti, alla loro età, al loro umore, ed ha creato delle collezioni in grado di soddisfarle tutte. Paola Bonacina è la designer dell’omonimo brand che ha fatto della borsa, uno stile di vita!

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Quando è nata la tua passione per la moda?


I miei zii erano del settore, ricordo che da bambina passeggiavo tra loro mentre stavano al lavoro, sento ancora l’odore del cuoio, il rumore dei martelli sulle pelli, vedo le loro mani trasformare dei pezzi di stoffa in oggetti unici e pieni di vita. Avevo compreso che un giorno, avrei creato anch’io.

Perché hai scelto di trattare l’accessorio borsa?

Perché rappresenta la femminilità. La borsa ci identifica, racconta qualcosa di noi, viene prima del biglietto da visita, prima del nostro nome, e non servono parole di presentazione.

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Cosa contiene la tua borsa?

I miei effetti personali, i portafortuna da cui non mi separo mai, chiavi, scontrini, post it,
altri contenitori e beauty case, ecco la borsa è come una scatola cinese, non trovi mai quello che cerchi al primo colpo!

Quanta importanza ha il materiale con cui vengono create?

È fondamentale, essendo un accessorio nato per durare nel tempo dovranno essere utilizzate ottime pelli; le mie borse sono totalmente made in Italy, la produzione viene fatta in un laboratorio artigianale e interamente a mano.

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Da cosa trai ispirazione?

Dalle donne che incontro per caso sul mio cammino, dalle donne della mia vita: madre e figlie…
dalle grandi donne della storia, dalle donne che mi regalano emozioni grazie alle loro canzoni, ecco ad esempio la collezione primavera estate 2017 è dedicata alle cantanti, tra cui compaiono Sade, Kylie, Liza

Come non deve assolutamente essere una borsa?

Anonima. Deve saper trasmettere un messaggio: “Io esisto”.




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Tutto il meglio dal Fuorisalone – Milano Design Week

E’ un ritorno all’innocenza quello che vuole annunciarci la Milano Design Week? Perché con il bianco ci riporta alla purezza delle cose, dai mobili che arredano la nostra casa, la nostra alcova, alle pareti che sono la nostra culla, fino agli oggetti, e all’abbigliamento che diventa design.

Il bianco nelle sue infinite sfumature è il protagonista assoluto, il foglio sopra cui poter scrivere le pagine della nostra vita, i nostri diari, i nostri appunti, i nostri duties e pure i nostri sogni, da tirar fuori dal cassetto.

Durante la manifestazione “White in the city“, nella prestigiosa sala della Passione della Pinacoteca di Brera, l’installazione di Marco Piva in partnership con Marieclaire Maison.

In esposizione presso la sala, tra affreschi e colonne in stile troviamo le novità Samsung, Fuda, Corà…e Giacomini Design, il brand italiano del luxury interior design.

Le sculture d’acqua di Giacomini Design sono pensate appositamente per l’ambiente relax della casa, l’oasi dove il tempo si dimentica e ci si dedica totalmente alla cura e al benessere del proprio corpo.

Le sculture d’acqua rimandano ad elementi della natura, dalla maestosità delle rocce alla sinuosità del serpente, fino all’eleganza del cavallo. Ogni prodotto è personalizzabile, nei materiali (acciaio e titanio), nei comandi (manopole doppie, singole e di varie fogge) e nella forma stessa, per raccontare nel dettaglio la personalità della propria casa.

Giacomini Design è un brand made in Italy che approda anche a Londra, dopo il successo espositivo alla Triennale di Milano e con un’impronta internazionale per  una clientela esigente e desiderosa di customizzare la propria dimora, per chi vuol lasciare la parola all’heimat.

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Nella tonalità più luminosa, quella che regala più luce, cattura anche il progetto Playa Living firmato Laghetto.

Playa Living è la stravagante mini piscina che trasforma la zona giorno in un momento di relax conviviale, che ci permette di condividere un aperitivo con amici, una piscina componibile e funzionale che si riempie in due ore.

Chi non desidererebbe passare dal letto ad un tuffo in piscina, in acque riscaldate, lasciandosi massaggiare dolcemente? Playa Living è l’ideale per chi ama viziarsi.
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Moralità, incorruttibilità, virtu’, vengono declinati nei più svariati campi artistici attraverso il bianco.

E’ la spinta che influisce sull’estro creativo, il motore di slancio, come racconta il progetto Social White dell’architetto Emanuele Svetti. Un’installazione stratificata di bianchi diversi, dalle pareti ai soffitti, fino alla social island, fatta di divani e sedie dove poter lavorare e co-creare in simbiosi.

La social wall – una parete di texture e nuances OIKOS, è l’immensa tela dove poter lasciare la propria firma, pensieri, parole, disegni, trame. Tutto è pensato per essere condiviso, “perché la felicità non è reale se non è condivisa” diceva Chris McCandless. Anche la postazione hi-tech è pensata per lo sharing: un grande schermo a specchio dove fotografarsi e pubblicare immediatamente il selfie su Facebook, Instagram e Twitter.

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L’incertezza a poche ore dal voto in Francia

Domenica 23 aprile si vota per il primo turno ed è già certo che nessuno degli 11 candidati raggiungerà il 50 per cento più 1 dei voti validi. Partita solo parzialmente rinviata quindi al prossimo 7 maggio quando si terrà un secondo turno tra i due contendenti più votati.
La lunga campagna elettorale segnata dalle primarie dei socialisti e dei repubblicani, è stata movimentata e caratterizzata da un sali-scendi di percentuali, di sondaggi altalenanti, di colpi di scena, e soprattutto molti scandali.
E questo è il primo dato che sta caratterizzando le campagne elettorali dell’era digitale in occidente, che sembrano delineare almeno tre caratteristiche comuni nella comunicazione e propaganda politica.


La prima, una forte connotazione sull’immagine personale più che sui contenuti propositivi.
La seconda, consequenziale, più che uno scontro e un confronto sui programmi e le alleanze politiche, le campagne si connotano sempre più – anche grazie al web – come una “propensione a scavare nel torbido” e abbattere l’immagine positiva del candidato (con veri o falsi o relativi scandali, sempre più personali e non necessariamente politici).
La terza, la rincorsa su parole chiave comuni e di interesse diffuso, più che su slogan e temi propri e caratterizzanti.


Queste tre caratteristiche allontanano i temi della politica e riconducono le competizioni elettorali su un appiattimento anche lessicale condizionato fortemente dai fatti di cronaca.
Fatta eccezione per la seconda guerra mondiale – e negli Stati Uniti durante la guerra in Vietnam – mai prima d’ora le questioni sovranazionali (dall’Europa al rapporto con la Russia di Putin alle questioni legate al terrorismo internazionale e all’interventismo).


I maggiori candidati i campo sono cinque.



Il socialista Benoit Hamon, il vincitore (a sorpresa) delle primarie dello scorso novembre. Il Psf, al governo dal 2012, rischia oggi di ottenere uno dei risultati peggiori di sempre, al di sotto addirittura del 10% al primo turno. Da una parte il peso dell’eredità di uno dei governi con il più basso gradimento politico mai registrato, dall’altra l’incapacità di Hamon, sono considerate le cause principali della crisi dei socialisti. Tanto che l’ala moderata del partito (tra cui Manuel Valls, lo sconfitto illustre delle primarie) si è gradualmente spostata verso Macron e molti elettori di sinistra si sono avvicinati al più radicale Mélenchon.


La vera sorpresa di questa campagna elettorale sembra essere proprio Jean-Luc Mélenchon, “campione” dell’estrema sinistra con un passato nelle fila del Psf, abbandonato nel 2008 per divergenze con Ségolène Royal. E’ proprio nel 2008 che fonda il nuovo Partito della Sinistra e nel 2009 viene eletto all’Europarlamento.
Nelle ultime settimane le sue quotazioni hanno subito un’improvvisa accelerata – complici le buone performance televisive, i comizi super-affollati e una proposta politica decisamente radicale sia in materia economiche che sociali – tanto che diverse rilevazioni lo danno ormai stabilmente intorno al 20%, a giocarsi la sua France insoumise la terza piazza.


Un favorito c’è ed è Emmanuel Macron. Ex ministro dell’Economia tra il 2014 e il 2016 con il governo Valls, 39 anni, Macron ha lasciato il Partito socialista per fondare En Marche! (In cammino!) il suo movimento che viene considerato “di centro” perché pesca sia dalla tradizione di sinistra in termini di diritti e da quella liberale di destra in termini di politiche economiche. Strenuo sostenitore dell’Unione Europea, è il candidato che ha giovato maggiormente degli scandali che hanno colpito il candidato gollista Fillon.


Il vero “deluso” di questa campagna elettorale è sicuramente François Fillon, candidato del principale partito di centrodestra che alle primarie ha sbaragliato la concorrenza, tra gli altri, di Alain Juppé e dell’ex presidente Nicolas Sarkozy. Esponente dell’ala destra dei Républicains, veniva considerato il migliore antidoto all’avanza dell’estrema droit di Marine Le Pen.
A segnare negativamente la sua campagna elettorale è stato lo scandalo legato al compenso che per anni ha garantito alla moglie Pénélope per il ruolo di assistente parlamentare da lei di fatto mai svolto. Il fatto ha avuto una presa enorme sull’opinione pubblica, tanto che in molti hanno chiesto (inutilmente) a Fillon di fare un passo indietro a favore di Juppé.


Infine Marine Le Pen. La leader del movimento anti-sistema, anti-euro e anti-immigrazione ha concrete possibilità di raggiungere il ballottaggio, quattordici anni dopo il padre Jean-Marie, largamente sconfitto poi da Jacques Chirac. La figlia del fondatore del Front National è l’unica a cui i sondaggi hanno sempre attribuito una delle prime due posizioni necessarie per accedere al secondo turno.


Il vero dato di queste elezioni è che ci sono ben cinque candidati chiusi tra il 23% e il 18% del gradimento degli elettori. 
Questo determina una forte incertezza perché gli indecisi sono tanti anche a poche ore dal voto.
Questa indeterminazione è dovuta proprio a quei fattori che ho richiamato prima: appiattimento delle posizioni, una forte campagna personale e spesso a ribasso giocata sugli scandali altrui, e sulla non originalità dei programmi.
Sono tutti “nello stesso posto” a declinare le stesse parole e i medesimi temi programmatici.
L’unico dato che appare certo è che la Le Pen è chiusa nel suo “massimo risultato possibile” e che non si discosterà molto da quel 23/25%. difficilmente arrivando al ballottaggio potrà far convergere su di sé i voti e le preferenze di elettori di qualsiasi degli altri 4 candidati, che invece è abbastanza certo confluiranno sullo sfidante.


Quello che resta però sul tappeto è che sembra intravvedersi una tendenza – anche nella politica consolidata francese – a campagne elettorali che non consentano una espressione di candidature così forti o autorevoli da reggere l’impatto di governo e poi ripresentarsi per un secondo mandato.
E questo è un chiaro segnale della debolezza della politica nell’era dei populismi.

Pourquoi me: La camicia Gioiello di Elena Montagano

“Ogni volta che qualcuno mi domanda che cosa caratterizza le mie creazioni, qual è, se esiste, l’elemento decisivo che le rende uniche e preziose, rispondo immancabilmente: i dettagli.”


Elena Montagano


Pourquoi me

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L’idea di una camicia gioiello nasce dall’idea di rendere ‘prezioso’ ogni istante della giornata di una donna, che deve indossare capi che ne esaltino la bellezza e la cura di sé, distinguendola senza mai renderla inadeguata. “Gioiello” perché ogni singolo elemento che compone la camicia nasce dall’amore per il dettaglio: è percepibile la cura che viene messa dalle piccole aziende italiane che artigianalmente creano i tessuti, generati da filati naturali e con motivi esclusivi. Ogni singolo bottone, ricamo e accessorio sono frutto di ricerca del bello, generati singolarmente da mani esperte italiane.


Pourquoi me

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Basti pensare, ad esempio, che alcune frange in vetro utilizzate su preziose camicie in seta sono create con minuscole perline, che sapientemente infilate a mano, creano disegni luminosi e unici; ancora, i ricami sono realizzati a mano su ciascun capo e le inevitabili diversità che presentano, riescono ad esaltarlo e valorizzarlo.
Il 2017 sarà proprio l’anno della camicia gioiello anche perchè in un momento di estrema globalizzazione, di conformismo e di appiattimento commerciale, l’eleganza si manifesta con la ricerca di ciò che è sobriamente esclusivo, privo di ostentazione ma estremamente curato.


Pourquoi me

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La donna a cui si è ispirata è una donna dinamica, impegnata, indipendente ma sempre, estremamente e rigorosamente curata. Di solito la donna non ha tempo per i cambi d’abito e la sua giornata è un tour de force in cui le è richiesto di essere  sempre impeccabile, in qualunque circostanza e ad ogni genere di incontro.


“L’ho immaginata molte ore al lavoro, poi mentre corre in auto a fare la spesa o a partecipare alla lezione di yoga, mentre accompagna i figli ad equitazione e viene invitata ad un aperitivo con le amiche. Sarà sempre impeccabile, sorridente, profumata, nella sua camicia in tessuto naturale che non la tradisce mai e poi ad una festa tra amici, elegantissima, con un capo gioiello esclusivo in edizione limitata,  indossato solo da lei, ammirata e…perché no, invidiata!”Elena Montagano


Pourquoi me

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Per molti, la praticità spesso non si sposa con la femminilità; la camicia pensata da Pourquoi me, invece, riesce a rendere il capo comodo per antonomasia, la camicia, la giusta cornice per un corpo seducente e femminile, poiché la sartorialità dei modelli rende la vestibilità di ciascun capo adatta alle sinuosità del corpo di una donna.


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“Tutto questo e molto altro ancora, perché nulla mai è casuale ed ogni cosa è sempre il risultato straordinario di un cammino denso di momenti, persone, sguardi, sentimenti, pensieri, emozioni, sorrisi, risate, pianti, grida, fatica, gioie, ricompense, regali, frammenti piccoli e grandi di una storia che è già importante e che però è appena cominciata.”


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“Questo cercare la rappresentazione dei miei sogni, e allo stesso tempo incontrare i desideri delle donne e degli uomini che personalizzeranno con il loro stile il mio, rendendolo ancor più unico, è una soddisfazione immensa.”Elena Montagano


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Gli abiti scultura Calcaterra – collezione autunno inverno 17/18

COLLEZIONE CALCATERRA FALL WINTER 2017/18

Sono forme, strutture, cubi, spirali, gli abiti della collezione Calcaterra per la stagione autunno/inverno 2017/18.

Troviamo il rigore nelle linee e negli angoli retti, la musicalità nelle onde dei tessuti e nelle ruches, il senso dello spazio sulle superfici scomposte e sovrapposte.

Calcaterra si ispira per la collezione FW 17/18 alle opere di Richard Serra, artista statunitense in cui il prodotto materico diventa di fondamentale importanze nelle sue opere.



Sono cappotti over come pezzi di cemento, blazer come metalli lavorati, maxi martingale come acciai ossidati.

Daniele Calcaterra, designer della maison, firma una collezione geometrica, dove i crêpe si fanno pesanti e fluidi, gli accoppiati giapponesi rivisitano il fresco di lana creando nuove sonorità materiche e voluttuose. I mikado, in seta pesante e cruda, si dettagliano di nuovi ricami in angora e mohair tracciando proporzioni nuove tra forma e ricerca materica, che da sempre caratterizza il personale codice interpretativo CALCATERRA.




Grandi i contrasti, dalla giacche maschili voluminose e le vite strizzate, dalla delicatezza delle palette sabbia al blu scurissimo fino al bordeaux che ricorda i “muri” tanto criticati di Serra.



Guarda la collezione Calcaterra FW 17/18:



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Google Fact Check

L’etichetta Fact Check è da qualche settimana disponibile in tutti i paesi nella ricerca Google e in Google News
Cosa sia e come sia stata sviluppata lo spiega la stessa Google.
“Google è stata creata con l’obiettivo di aiutare gli utenti a trovare informazioni utili, offrendo visibilità ai contenuti che gli editori creano.


Tuttavia, con migliaia di nuovi articoli pubblicati online ogni minuto di ogni giorno, la quantità di contenuti con cui si confrontano gli utenti può risultare eccessiva. E purtroppo, non tutti questi contenuti sono aderenti ai fatti o veri, rendendo così difficile per i lettori distinguere i fatti da ciò che è falso.
L’etichetta “Fact Check” in Google News consente di identificare in modo più immediato gli articoli di verifica dei fatti, ed è ora disponibile ovunque ed estesa al motore di ricerca, a livello globale e in tutte le lingue.


Quando viene effettuata una ricerca su Google che restituisce un risultato che contiene la verifica dei fatti di uno o più affermazioni pubbliche, questa informazione verrà chiaramente visualizzata nella pagina dei risultati di ricerca. Lo snippet mostrerà informazioni sulla dichiarazione verificata, da chi è stata fatta e se una fonte ha verificato quella particolare dichiarazione.


Queste informazioni non sono disponibili per qualsiasi risultato e potrebbero esserci pagine di risultati di ricerca in cui diverse fonti hanno verificato la stessa affermazione raggiungendo però conclusioni diverse.
Queste verifiche dei fatti naturalmente non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro, tuttavia Google ritiene che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano.


Per poter usufruire di questa etichetta, gli editori devono utilizzare il markup ClaimReview di Schema.org sulle pagine nelle quali effettuano il fact checking di dichiarazioni pubbliche o usare il widget Share the Facts sviluppato dal Duke University Reporters Lab e Jigsaw.
Solo gli editori che sono algoritmicamente determinati come fonte autorevole di informazioni si qualificheranno per essere inclusi. Infine, i contenuti dovranno rispettare le norme generali che si applicano a tutti i tag di dati strutturati e ai criteri di Google News Publisher per il fact checking.


Tutto questo può essere a prima vista molto positivo, proprio se si pensa a quante fake news quotidianamente vengono pubblicate, con un grave pregiudizio per l’informazione individuale e collettiva.
Ma quella messa in campo da Google non è un’iniziativa squisitamente etica e filantropica.
Le fake-news sono uno strumento per attrarre traffico e utenti su siti tecnicamente e contenutisticamente irrilevanti. Questo “devisa” anche la webreputation, distorce il mercato pubblicitario, sposta inserzionisti che invece dovrebbero essere premiati (sempre dagli algoritmi) in base alla qualità dei contenuti, alla loro autenticità ed originalità.


Per questo Google – e gli altri big del web – si sono mossi con altrettanti algoritmi per evitare (o cercare i limitare) distorsioni di mercato che possano mettere il discussione le leadership dei colossi della pubblicità online, su cui si reggono i loro fatturati ma anche quelli degli editori online.
Tempo fa accadde che Umberto Eco volle correggere alcune informazioni sulla sua bio apparsa su wikipedia. Gli venne risposto che le modifiche proposte erano “con fonti irrilevanti” e che lui come utente ed editor “non era abbastanza autorevole” per modificare quella voce.


A nulla valse il far rilevare che si trattava di se stesso e della propria biografia.
Ecco, il rischio di questo sistema di “verifica della notizia” è in qualche modo quello di creare un “oligopolio” che imporrà “chi e cosa” è rilevante, autorevole, affidabile.
È probabile che sulla singola notizia non saremo d’accordo, ma è anche probabile che la “rilevanza” del sito sia anche dettata da quanto rilevante è quell’editore come inserzionista o come contenitore di pubblicità.

Google diventa personal stylist: in arrivo la funzione Idee di Stile

Sui motori di ricerca sempre più spesso le query riguardano abiti, accessori, scarpe e borse, cercate da fan dello shopping online per comparare i prezzi e scegliere il capo perfetto per il proprio guardaroba. Google ha colto questa tendenza e ha deciso di introdurre una nuova funzione: Idee di Stile. La feature, disponibile sull’app Android e iOS, mostra una serie di look in cui sia presente quel capo, per ispirare l’utente e alimentare la sua voglia di shopping. Per esempio, inserendo come parola chiave nella casella di ricerca un capo di un determinato stile, colore o brand (come abito giallo, borsa Louis Vuitton, stivaletti bassi), insieme ai risultati della ricerca apparirà una serie di fotografie di modelle, blogger, adv che inseriscono quel capo in un outfit.


Per Idee di Stile, Google si è ispirato al funzionamento di Pinterest: inserendo una parola chiave, una serie di immagini indica eventuali abbinamenti, look vincenti e capi simili di altri marchi. «Sfogliando le immagini di articoli d’abbigliamento, Google mostra una griglia di outfit e immagini ispiratrici che fanno vedere come un prodotto può essere indossato nella vita reale» spiega la società in un post con cui lancia questa nuova funzione. Il motore di ricerca, capace di cogliere le caratteristiche del capo ricercato e contestualizzarlo nelle immagini di outfit in cui compare, diventa una sorta di personal stylist virtuale. La feature, infatti, alimenta la diffusione di stili e tendenze, convogliando l’attenzione dell’utente verso altri capi e accessori da abbinare e accrescendo così le potenzialità dello shopping online. Non solo: Google Idee di Stile permette anche di visualizzare pezzi simili a quello ricercato, comparando prezzi e brand perché l’utente possa scegliere quello che preferisce tra le tante proposte degli e-commerce. La nuova funzione di Google è stata lanciata il 13 aprile con un post ufficiale, ed è oggi disponibile su iOS e Adroid.


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Yeezy, arrivano i gioielli d’ispirazione religiosa di Kanye West

Kanye West si lancia (anche) nell’alta gioielleria. Il rapper americano, metà di una delle coppie più famose e chiacchierate dello showbiz, presenta una linea di gioielli d’ispirazione religiosa. Il progetto è in cantiere da almeno un anno, infatti già dallo scorso agosto la moglie famosa-per-essere-famosa Kim Kardashian indossa i gioielli, disegnati insieme al marito, agli eventi e sul red carpet. Gli scatti di Kim con indosso i gioielli del marchio Yeezy alla sfilata di Givenchy a Parigi, per esempio, hanno fatto il giro del mondo. Dopo uno stop dovuto alla rapina che la regina dei reality ha subito proprio a Parigi, oggi finalmente i gioielli firmati da Kanye West sono pronti per invadere il mercato.


La linea di gioielli si ispira all’arte religiosa italiana, soprattutto a quella fiorentina del XIV secolo. Sembra che a colpire particolarmente Kim e Kanye sia stato il bassorilievo di Donatello. Kanye West non ha mai nascosto una certa propensione alla riflessione religiosa (si dice che il nome Yeezy sia ispirato a Gesù Cristo) e, come ha raccontato lo stesso rapper e designer in un’intervista a Vogue, ha voluto «creare qualcosa che rappresentasse l’amore senza tempo», perfettamente incarnato dall’arte religiosa. La linea di gioielli è composta da dodici pezzi tra cui collane, anelli e bracciali in oro 18 carati, realizzati insieme al designer Jacob Arabo, leggenda dell’hip hop conosciuto come “Jacob the Jeweler”. Si va dalla collana che riproduce un bassorilievo di Donatello all’anello con scritte in ebraico, dal bracciale intrecciato alle fedi con la scritta “A God dream“. In vendita su yeezysupply.com e Jacob & Co., i gioielli hanno ovviamente un costo proibitivo. Il più economico è un anello da 1400 euro, mentre il pezzo clou è una collana del valore di 12.300 euro. Tutto ciò che riguarda Kanye West e Kim Kardashian diventa oro, ma i loro fan potranno permettersi questi gioielli di lusso?


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Vogue Arabia, Manuel Arnaut nominato direttore

Un altro uomo nominato direttore di un’edizione di Vogue: dopo Emanuele Farneti a Vogue Italia e Edward Enninful a British Vogue, il terzo editor-in-chief di sesso maschile approda a Vogue Arabia. Dopo la controversa questione con la principessa Deena Aljuhani Abdulaziz, licenziata dopo soli due numeri, oggi è stato svelato il nome del nuovo direttore di Vogue Arabia. Si tratta del portoghese Manuel Arnaut, ex direttore di Architectural Digest Middle East e editor di Vogue Portugal e di Vogue e GQ Brazil. «Manuel Arnaut porta con sé più di un decennio di esperienza editoriale in Condé Nast – ha spiegato Shashi Menon, CEO e Publisher di Nervora e Vogue Arabiacombinata con solidi successi nella regione. Non vediamo l’ora di vederlo porre le basi di Vogue Arabia».


Manuel Arnaut si è dichiarato entusiasta di intraprendere questa nuova avventura. «Dopo aver iniziato la mia vita professionale a Vogue, ed essere cresciuto divorando ogni pagina delle sue edizioni internazionali, sono profondamente onorato di aver l’opportunità di ‘tornare a casa’ come guida di Vogue Arabia – ha commentato in un comunicato stampa – Con le ricche tradizioni del Medio Oriente come punto di partenza, e il suo sguardo sul futuro, Vogue Arabia celebra la cultura e la moda della regione, presentandole al mondo con uno stile contemporaneo e di lusso. In un eccitante clima di modernità e creatività, io e il mio team ci impegneremo per far sì che Vogue Arabia diventi con orgoglio la ‘voce’ di questa regione, rappresentando la forza e l’allure delle donne arabe». Condé Nast International ha nominato per la prima volta un uomo a capo della sua rivista femminile di punta lo scorso gennaio, scegliendo Emanuele Farneti come successore della compianta Franca Sozzani a Vogue Italia. È arrivata invece la scorsa settimana la notizia che a guidare British Vogue sarà Edward Enninful.

Coachella 2017: look, esibizioni e celeb protagoniste del primo weekend

Il primo weekend di Coachella 2017 è alle spalle, il secondo sta per arrivare. Il festival musicale più atteso dell’anno, a Indio in California, fa come sempre parlare di sé. Protagoniste le star che si sono esibite sul palco, ma anche le celebrities che si sono mescolate ai centomila fan presenti e i look più stravaganti e stilosi di questo Coachella festival. La manifestazione, che si tiene in California dal 1999, si svolge durante due weekend in cui star di ogni genere musicale si avvicendano su vari palchi e migliaia di fan si assiepano al di sotto, sfoggiando i look più improbabili o più trendy. Questo primo weekend del Coachella 2017 ha visto, tra i protagonisti degli show, i Radiohead, Kendrick Lamar e Lady Gaga (annunciata a sorpresa dopo che Beyoncé, che aspetta due gemelli, ha rinunciato ad esibirsi sul palco).


Tra le star più attese anche Lorde, che si è presentata sul palco del Coachella strizzata in un bustier e pantaloni palazzo gritterati, mentre Lady Gaga ha scelto un total look in pelle nera, da poliziotta sexy. A far esplodere la Valle di Indio, a 200 km da Los Angeles, è stato Kendrick Lamar, raggiunto sul palco dai colleghi  Schoolboy Q (con cui ha duettato su That Part) , Future (con cui ha duettato su Mask Off)e Travis Scott (che ha accompagnato Lamar sul brano Goosebumps dello stesso Scott). Il Coachella Festival, però, fa parlare di sé soprattutto per le celebrities sotto il palco: in questo primo weekend, i riflettori sono rimasti puntati sulla coppia del momento, Selena Gomez e The Weeknd (che si è anche esibito). L’assenza dell’ex fidanzata di lui, Bella Hadid, lontanissima dal festival, ha fatto discutere. Tra look hippie da figli dei fiori, trasparenze sensuali, completini sporty, sono state avvistate la blogger Chiara Ferragni (in compagnia delle sorelle e non di Fedez), gli angeli di Victoria’s Secret Sara Sampaio, Josephine Skriver e Romee Strijd con i rispettivi fidanzati, Katy Perry insieme all’amico stilista Jeremy Scott e la top model Alessandra Ambrosio, accompagnata dalla figlia di 8 anni Anja Louise.


Alessandra Ambrosio con la figlia Anja Louise

Alessandra Ambrosio con la figlia Anja Louise




Lady Gaga sul palco del Coachella

Lady Gaga sul palco del Coachella




INDIO, CA - APRIL 16: Singer Lorde performs on the Coachella Stage during day 3 of the Coachella Valley Music And Arts Festival (Weekend 1) at the Empire Polo Club on April 16, 2017 in Indio, California. (Photo by Kevin Winter/Getty Images for Coachella)

Lorde sul palco del Coachella




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Kendrick Lamar sul palco del Coachella




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Katy Perry e Jeremy Scott




52378911 Celebrities attend day 3 of the first weekend of Coachella 2017, in Indio, California on April 16, 2017. Celebrities attend day 3 of the first weekend of Coachella 2017, in Indio, California on April 16, 2017. Pictured: Sara Sampaio, Oliver Ripley FameFlynet, Inc - Beverly Hills, CA, USA - +1 (310) 505-9876

Sara Sampaio con il fidanzato Oliver Ripley




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Selena Gomez e The Weeknd




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Chiara Ferragni con le sorelle Francesca e Valentina

Star Wars Celebration 2017, tutte le novità sulla saga che compie 40 anni

Si è conclusa pochi giorni fa la Star Wars Celebration, la settimana dedicata alla saga di Guerre Stellari che è riuscita a mettere d’accordo grandi e piccini e che quest’anno compie il suo quarantesimo compleanno. Era il 1977, infatti, quando Star Wars Episodio IV: Una nuova speranza arrivava nei cinema a rivoluzionare il concetto di fantascienza. Da allora, la Galassia lontana lontana ideata da George Lucas è diventata sempre più grande con serie tv, giocattoli, spin-off, oltre alle amatissime pellicole cinematografiche. La Star Wars Celebration 2017, tenutasi ad Orlando in Florida, è stata un’occasione di incontro per i fan di tutte le generazioni, ma anche un modo per ricordare Carrie Fisher, la principessa Leila recentemente scomparsa, e per presentare tutte le novità sul futuro di Guerre Stellari.


Il momento più atteso dai fan della saga è stato il lancio del primo trailer del prossimo episodio Star Wars Episode VIII: The last Jedi. Appena poche ore dopo la prima visione del trailer, le polemiche si sono abbattute sulle traduzioni del titolo. In molti paesi (tra cui l’Italia), l’ottavo capitolo di Star Wars è stato intitolato Gli ultimi Jedi, ma durante un Q&A su twitter il regista Rian Johnson, a cui è stato affidato questo episodio, ha dichiarato «Ho detto che nella mia mente “Jedi” è singolare. Non mi occupo delle traduzioni». Il misunderstanding è dovuto al fatto che in inglese la parola “Jedi” è sia singolare che plurale. La Disney, proprietaria della Lucasfilm, deciderà di modificare la traduzione o manterrà quella scorretta? Durante la Star Wars Celebration è stato annunciato anche Star Wars: Battlefront II, nuovo videogioco del colosso americano Electronic Arts ispirato alla saga. La CEO di Lucasfilm, Kathleen Kennedy, ha rivelato inoltre che il team starebbe lavorando a un nuovo spin-off della serie. Dopo Rogue One: a Star Wars Story, e il futuro Han Solo: a Star Wars Story, attualmente in fase di riprese, il prossimo film sarebbe dedicato a Obi-Wan Kenobi, uno dei personaggi più amati della saga. Dopo il commosso ricordo di Carrie Fisher, infine, la Lucasfilm ha smentito la presenza della principessa Leila nell’episodio IX. 


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Gianni Boncompagni, la camera ardente nella sede Rai per l’ultimo saluto

Se n’è andato il giorno di Pasqua, a 84 anni, Gianni Boncompagni. Grande innovatore della radio e della televisione, ha rivoluzionato il modo di fare spettacolo in Italia. A salutarlo oggi, nella camera ardente allestita per lui nella sede Rai, parenti e amici, colleghi e personaggi famosi che con lui hanno condiviso un pezzetto di vita. Dalla radio negli anni ’60 – ’70 al debutto in tv con Discoring, e poi Carramba che sorpresa, Non è la Rai, giusto per citare alcuni dei grandi successi dell’autore televisivo. L’annuncio della morte di Gianni Boncompagni è arrivato all’Ansa dalle figlie: «Dopo una lunga vita fortunata, circondato dalla famiglia e dagli amici se n’è andato papà, uomo dai molti talenti e padre indimenticabile». Così ne parlano le figlie Paola, anche lei autrice televisiva, Claudia e Barbara.


A ricordarlo con affetto oggi sono accorsi in tantissimi, nella sede Rai di via Asiago. «Allestire qui la camera ardente è un segno di riconoscimento per quello che Boncompagni ha fatto per la radio – ha detto il direttore di Radio Tre, Marino Sinibaldi – qualcosa di unico e inimitabile, ha usato la radio con libertà e leggerezza». Commossi gli amici e i colleghi che hanno voluto ricordarlo. «Il sodalizio artistico va bene, sono contenta dei complimenti che gli hanno fatto, ma io mi porterò dietro l’uomo. Gianni se n’è andato piano piano, ha avuto un coraggio da leone, è stato molto sereno» ha raccontato, in lacrime, Raffaella Carrà, entrando alla camera ardente con un cuore di garofani rossi per Gianni Boncompagni. Anche Renzo Arbore ha onorato la dipartita del collega e amico: «Abbiamo passato una vita a ridere con Gianni – ha raccontato – non abbiamo mai parlato di cose serie. Ci accomunavano le origini provinciali: abbiamo dovuto inventare stupidaggini per superare la noia è non abbiamo mai smesso». Intorno alle 14, con una cerimonia laica, amici e parenti hanno salutato Boncompagni per l’ultima volta.

Fenty Puma by Rihanna: l’azienda perde il primo round nella causa contro Forever 21

Puma ha perso il primo grado di giudizio nella causa contro Forever 21. Il colosso dello sportswear ha citato la catena di fast fashion per aver violato diritti di copyright, copiando tre modelli della limited edition Fenty Puma by Rihanna. Le calzature disegnate dalla popstar, che si è rivelata ancora una volta un talento poliedrico capace di trasformare tutto ciò che tocca in oro, hanno avuto immediato successo e Forever 21 ha messo in vendita dei modelli praticamente identici a prezzi molto bassi. Si tratta dei modelli di ciabattine luxury Bow Slide e Fur Slide, caratterizzati rispettivamente da un grande fiocco e da un rivestimento di pelliccia, e delle sneakers Creeper, riedizione della classica stringata Puma Suede con la suola alta a carrarmato. Le scarpe, vendute da Puma per 80-100 dollari, sono arrivate sugli scaffali di Forever 21, praticamente identiche se non per piccoli particolari, a meno di 25 dollari.


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«Puma produce intenzionalmente una quantità limitata di ogni scarpa Fenty by Rihanna al fine di garantire che mantengano una reputazione di scarpa esclusiva, prodotta da un marchio di lusso – ha sostenuto un legale di Puma – Se le scarpe Fenty vengono associate ad un prodotto a buon mercato, in vendita in store di massa, non sono più considerate come un bene di lusso e perdono il loro fascino, danneggiando il marchio Puma nel suo complesso». Il giudice però, almeno per il momento, ha respinto la richiesta dell’azienda. Puma, che aveva chiesto una percentuale dei guadagni di Forever 21 e il ritiro immediato delle calzature dai negozi del brand, avrebbe agito con un considerevole ritardo e non avrebbe «presentato prove sufficienti per giustificare il provvedimento richiesto». Questa la motivazione del rifiuto. La querelle andrà comunque avanti: questo era solo il primo grado di giudizio e sarà il processo vero e proprio a stabilire se Forever 21 debba pagare i danni a Puma.


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Arriva la collezione Swarovski 2017 dedicata a La Bella e la Bestia

Swarovski ha lanciato una collezione 2017 di creazioni in cristallo ispirate a La Bella e la Bestia, il film campione d’incassi che porta in vita la fiaba della Disney. Lanciato il 16 marzo scorso, La Bella e la Bestia ha festeggiato il primo miliardo di incassi durante il weekend di Pasqua. Una bella soddisfazione per la Disney, che ha investito tantissimo nel live action con Dan Stevens ed Emma Watson. Un cast stellare (composto, tra gli altri, da Luke Evans, Kevin Kline, Ewan McGregor, Ian McKellen, Emma Thompson) e una grande attenzione alle scenografie, alla musica e alle coreografie, sono stati gli ingredienti dell’ennesimo successo Disneyano che si piazza nella classifica dei film miliardari. Quale maniera migliore per festeggiare, se non con la collezione Swarovski 2017 dedicata proprio alla favola?


Swarovski ha presentato infatti una collezione in edizione limitata di preziosi oggetti di cristallo, vere opere d’arte dalle mille sfaccettature che colgono la magia della favola de La Bella e la Bestia. La più esclusiva è una riproduzione dei protagonisti realizzata con la tecnica del pointiage: 57.355 cristalli sono stati posizionati a mano sulle statuine della bella e coraggiosa Belle e del principe trasformato in Bestia. La coppia è in vendita in soli 250 esemplari in tutto il mondo. Una statuina di Belle, invece, cattura la luminosa magia tutta terrena della principessa Disney. Una ragazza intelligente, generosa, coraggiosa e pronta a tutto per coloro che ama, resa scintillante dai cristalli Jonquil, Light Topaz e Clear utilizzati per la collezione Swarovski 2017 in edizione limitata. Infine, immancabile una preziosa riproduzione della rosa, simbolo iconico della fiaba e dell’incantesimo che ha reso il principe Adam una bestia. In cristalli colorati composti da ben 407 faccette, la rosa è racchiusa in una campana di cristallo finemente inciso. Una collezione Swaroski capace di far innamorare tutti gli appassionati dei film Disney e della favola che ci insegna a guardare oltre le apparenze.


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Il ritorno al classico di Lucio Vanotti – collezione fall winter 17/18

COLLEZIONE AUTUNNO/INVERNO LUCIO VANOTTI 2017/18

E’ un ritorno al classicismo quello di Lucio Vanotti, rappresentato nella collezione autunno/inverno 2017/18.
Una ricerca estetica pulita, essenziale, dove il rigore e la semplicità si mescolano, nessuna sovrastruttura, nessun orpello, solo l’indispensabile, il drappo che i greci usavano per coprire il corpo e non per “agghindarsi”.

Comodità è la parola chiave della collezione Lucio Vanotti FW 17/18, una donna talmente a proprio agio “nei suoi panni” da permettersi di uscire di casa esattamente com’era nel suo letto. Nuda? Lucio Vanotti la veste di trasparenze, di veli, di reti, che tutto lasciano intravedere. Le borse sono in realtà dei cuscini, i cappotti sono delle calde coperte, i blazer avvolgono come accappatoi. L’intimità non è più di casa, si sfoggia, ci si lascia scoprire, è l’epoca in cui la vita privata diventa pubblica anche per il “non famoso”.

Le donne camminano scalze, sono delle statute di immutevole bellezza, tutto nel loro outfit è ricerca di equilibrio ed armonia; le donne Lucio Vanotti non si lasciano intaccare né contagiare dai caotici colori delle strade, sono fredde come i grandi pensatori.

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GUARDA LA COLLEZIONE FALL WINTER 2017/18 DI LUCIO VANOTTI:


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Delilah Belle Hamlin: chi è la nuova baby modella che spopola su Instagram

Occhi da cerbiatta, lunghissimi capelli biondi ed una bellezza che ricorda Lolita, la celebre protagonista del romanzo di Nabokov: Delilah Belle Hamlin sembra avere tutte le carte in regola per diventare la prossima stella della moda. Figlia d’arte, la baby modella ha appena firmato un contratto con la prestigiosa agenzia IMG. Diciott’anni appena compiuti, la baby modella è figlia dell’attrice Lisa Rinna, celebre protagonista di soap opera anni Novanta, e dell’attore Harry Hamlin, protagonista di Mad Men. Uno stuolo di follower che la seguono adoranti su Instagram (265.000), e una carriera già in ascesa per la bionda Delilah, che ha già calcato la passerella di Tommy Hilfiger accanto a Gigi Hadid. Negli scatti postati dalla giovane su Instagram viene immortalata la sua bellezza da copertina, accanto ad una malizia prettamente adolescenziale: le foto indugiano sul lato b e sulle lunghissime gambe nervose della bella Delilah, che sfoggia un broncio alla BB ed un fisico sinuoso, malgrado la giovanissima età. Già perfettamente consapevole davanti all’obiettivo, la ragazza posa con sicurezza e sensualità per scatti ad alto tasso erotico che la immortalano in bikini su spiagge paradisiache o in studio, dove Delilah posa come una diva consumata. E se le sorelle Hadid sono ormai delle dive del fashion system, tante sono le giovanissime colleghe pronte a rubare loro lo scettro, a partire dalla sedicenne Thylane Blondeau, bellezza francese appena diventata Ambassador L’Oréal Paris. Segni particolari: giovani, bellissime ed agguerrite, le baby modelle uniscono la sensualità adolescenziale ad un corpo ancora acerbo. Un mix che conquista fotografi e stilisti: come non pensare a Brooke Shields, celebre baby modella ed attrice, che non perdonò mai alla madre di averle rubato l’infanzia, scarrozzandola da un set all’altro, o ancora all’italo-americana Vanessa Hessler, che fece scandalo quando calcò la passerella ancora minorenne. Un’armata di valchirie in miniatura, destinate ad una carriera sfavillante.

Charli Howard: quando la cellulite fa tendenza

Se fino ad oggi vi siete sempre vergognate della vostra cellulite, considerata uno degli inestetismi più odiosi da combattere, preparatevi a cambiare idea. A sdoganare la cellulite è stata una top model britannica di rara bellezza, Charli Howard. Come non pensare con un sorriso alle innumerevoli battaglie ordite dal genere femminile contro l’odiosa buccia d’arancia?

Ora la modella curvy rivendica il diritto a mostrare le forme con uno scatto postato su Instagram che sta facendo il giro del mondo: ad essere immortalato è il lato b della statuaria top model curvy, solcato da una pelle a buccia d’arancia che certo farà piacere alle tante donne che soffrono per questo complesso.

Viso perfetto, bellezza sofisticata e curve da capogiro, Charli Howard è una delle paladine della bellezza curvilinea: stanca di dover rispondere a certi diktat imposti dal fashion system, la modella si è unita ad una fitta schiera di sue illustri colleghe che rivendicano con orgoglio la loro bellezza abbondante: da Tara Lynn ad Ashley Graham, tanti sono i nomi di top model che stanno contribuendo a sdoganare un nuovo modello estetico, lontano da inarrivabili cliché ma vicino alla donna comune.

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La splendida top model inglese Charli Howard



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Lo scatto postato dalla modella sul suo account Instagram, dove mostra la buccia d’arancia



Volti perfetti e fisici curvy, la nuova armata di modelle vive i chili in più come una benedizione per distinguersi dalla massa ed accettarsi così come si è. Un valore non da poco, in un’epoca in cui l’anoressia e i disturbi del comportamento alimentare sono in costante aumento, specie tra le giovanissime.

Nella foto postata dalla splendida Charli la ragazza sottolinea quanto sia importante accettare se stessi con i propri pregi e difetti. Una liberazione da schemi e modelli preconfezionati, che affranca la donna contemporanea da modelli estetici imposti dall’esterno non più corrispondenti alla realtà. La modella vuole sottolineare come anche avendo qualche difetto estetico sia comunque possibile perseguire una vita di successo. Di certo lei ne è esempio vivente, dall’alto dei suoi 55mila followers su Instagram e di una bellezza da copertina.

Preziosa 2017: il gioiello in mostra a Firenze

Sarà inaugurata il 24 maggio la nuova edizione di Preziosa, la Florence Jewellery Week: a Firenze avrà luogo una settimana interamente dedicata al mondo del gioiello. Tanti gli eventi in programma, tra mostre, conferenze, workshop, incontri e dibattiti sul design del gioiello. In mostra manufatti preziosi, monili affascinanti in un suggestivo excursus attraverso l’arte del gioiello: tante le firme attese alla kermesse, tra brand provenienti da tutto il mondo e giovani talenti. Ospite d’onore di Preziosa 2017 sarà Petra Hölscher, Senior Curator della Neue Sammlung: trattasi di uno dei più prestigiosi musei dedicati al design e alle arti applicate, fondato a Monaco di Baviera nel lontano 1907 ed articolato –con i suoi 100mila pezzi– in varie sezioni tematiche. Tra gli altri ospiti figurano grandi nomi dell’oreficeria contemporanea, tra cui Robert Baines, Sibylle Umlauf, Fuchi Arata, Tasso Mattar e Danni Schwaag, e curatori, galleristi e critici, come Inger Wästberg, Martina Dempf, Maria Cristina Bergesio, Roberta Bernabei, Maria Laura La Mantia. Fitto il calendario di eventi, dalla mostra New Iranian & Persian jewelry, con una selezione di lavori di giovani artisti provenienti dal Mahe Mehr Institute di Teheran, a cura di Kevin Murray, all’esposizione delle opere dei quattro vincitori del concorso Preziosa Young 2017, pensato per i nuovi talenti: Fang Jin Yeh, Qian Wang, Shachar Cohen e Xiaodai Huang. Tanti i professionisti internazionali presenti alla kermesse, accanto a creativi emergenti, in un’affascinante esplorazione del legame tra design e nuove tecnologie: in bilico tra tradizione artigianale e sperimentazione, lo storico quartiere d’Oltrarno di Firenze diviene location di uno degli eventi più attesi di ogni anno. Tanti i seminari d’approfondimento previsti nel programma, che omaggia l’arte orafa in un excursus ricco di fascino.

Tendenze moda PE2017: il kimono

Tra i principali fashion trend per la primavera/estate 2017 vi è uno dei capi più affascinanti del guardaroba, il kimono. In una stagione in cui dominano le suggestioni orientali, il Sol Levante diviene principale fonte di ispirazione di uno stile iconico, tutto da copiare. Ebbene sì, la moda per la primavera che è appena iniziata ci vuole un po’ geishe: il kimono, capo principe della cultura orientale, viene eletto must have assoluto di stagione. In un tripudio di sete preziose e raso, tra tapestry floreale che omaggia i ciliegi in fiore e jacquard pregiati, lo stile oriental è il protagonista indiscusso, per una moda che attinge a culture lontane, cimentandosi in un suggestivo esperimento stilistico. Ecco che tanti sono i brand che hanno abbracciato la nuova tendenza, proponendo nelle loro collezioni kimono direttamente ispirati al Giappone: da Marc Jacobs a Krizia, tanti sono i nomi che si sono lasciati ispirare dal Sol Levante. E tanti sono i brand che propongono nelle collezioni il capo iconico, divenuto autentico passepartout: perché il kimono alla fine sta bene proprio a tutte, minimizza difetti fisici ed alimenta lo charme di ogni mise. Dal giorno alla sera, tanti sono i modelli e le proposte moda: si va dal modello lungo, vero e proprio costume tradizionale giapponese, alla versione corta, meglio se con frange di ispirazione Seventies, ad incarnare uno stile boho-chic che strizza l’occhio agli hippie. Il kimono corto si può indossare davvero su tutto, dal top agli shorts fino ai jeans lunghi: un capo perfetto dal giorno alla sera, per uno stile grunge e folk che conquista tutte senza rinunciare alla comodità.

Katie Grand: chi è la regina delle stylist

E’ in assoluto la stylist più famosa e amata, con una carriera sfavillante alle spalle e un gusto unico: Katie Grand è nata nel 1971 a Leeds da un ricercatore e da un’insegnante. I genitori si separano quando lei ha solo sette anni e da allora abita col padre; cresciuta a Birmingham, la piccola Katie scopre il mondo della moda a dodici anni. Intanto a scuola è bravissima in matematica, storia ed inglese. “Verso i quindici anni decisi che volevo fare qualcosa attinente all’arte o alla moda”, afferma la stylist, che iniziò a prendere lezioni di scultura, disegno e ceramica. Il primo lavoro risale all’adolescenza: “Quando avevo diciassette anni ottenni un internship presso la stilista inglese Katharine Hamnett. Frequentavo il college a Birmingham e andai a Londra per una settimana. Kate Moss era sulla cover di The Face. Pensai che non avevo mai avuto idea di cosa fosse uno stylist prima ma sembrava qualcosa di molto interessante”, così Katie Grand ricorda i suoi primi passi nella moda. “Volevo essere alla moda”, ricorda Katie. Considerata una secchiona, studia alla prestigiosa Central Saint Martins, che abbandona però quando il fotografo Rankin le chiede di aiutarlo con il lancio di Dazed and Confused, magazine dove Katie Grand lavora come fashion director per tutto il corso degli anni Novanta. Nel 2000 lancia Pop, fashion magazine che vede nel quarto numero Madonna in copertina. Il successo è mondiale: vengono vendute 80.000 copie della rivista, che include come cover girl nomi come Beyoncé e Victoria Beckham. Tra le icone di stile predilette dalla stylist la celebre fashion editor Isabella Blow, Lauren Hutton, Carlyne Cerf, Sofia Coppola. La sua carriera fu in costante ascesa fino alla direzione di Love; tante le collaborazioni illustri, da Louis Vuitton a Prada, per cui ha curato numerose sfilate, fino alla linea disegnata per Hogan. Considerata dal Daily Telegraph “una delle stylist più potenti del mondo”, Katie Grand vanta tra le sue amicizie Madonna, Stella McCartney, Luella Bartley, Miuccia Prada e Giles Deacon. Celebre il servizio fotografico in cui riuscì a convincere Elizabeth Hurley a posare nuda sulla cover di Pop a sole sei settimane dal parto. Sposata al bassista Steve Mackey, il suo stile iconico è ancora apprezzatissimo dai fashionisti di ogni parte del mondo.

Maki Oh: quando la moda profuma d’Africa

Un’estetica che arriva da lontano e ci viene tramandata attraverso suggestioni tribali ed atmosfere esotiche: Maki Oh è un brand di womenswear che nasce in Nigeria ed unisce le tradizionali tecniche africane ad un design fortemente contemporaneo. Fondato nel 2010 da Maki Osakwe, il brand esplora le culture tribali in un suggestivo sincretismo con la moda occidentale. Caratterizzato da un forte senso di identità, Maki Oh esplora pattern tridimensionali, in una dimensione ecosostenibile che punta a preservare la cultura d’origine. Una donna innamorata, in attesa del suo uomo, sotto il cielo stellato di Lagos: questo il mood che ispira la collezione autunno/inverno 2017-2018 del brand. Una storia affascinante, che si perde in sentieri inesplorati tra le luci notturne della città. Non mancano pattern iconici, che ricordano i graffiti che impreziosiscono i mezzi pubblici, accanto a slogan come “No Condition Is Permanent”: la palette cromatica abbraccia stampe optical e nuance fluo, tra tocchi metallici dal sapore glam e sparkling che conferiscono ad alcuni outfit uno charme che ben si adatta alle sere invernali. Maxi dress stampati si alternano a capi glitterati, pensati per una donna giovane e seducente. Non mancano suggestioni che strizzano l’occhio alla lingerie, tra colori vibranti e mix & match dal sapore boho-chic. Maki Oh vanta tra le sue fan personalità del calibro di Michelle Obama, Lupita N’yongo, Solange Knowles, Leelee Sobieski, Alek Wek, Thandie Newton ed Azaelia Banks, che ne hanno più volte indossato le creazioni. Le creazioni del brand sono apparse su magazine come Forbes, Elle Magazine, Interview Magazine, The Fader, Glamour, Paper Magazine, Nylon. Suggestioni luxury caratterizzano gli outfit impreziositi da texture metallizzate, che si alternano alle stampe iconiche dei capi da giorno. Nel 2014 la Casa Bianca ha formalmente invitato Maki Oh come designer prediletto dalla First Lady dell’epoca, Michelle Obama, accanto a Diane von Furstenberg e Jason Wu: primo ed unico brand africano ad essere invitato alla Casa Bianca, Maki Oh è stato finalista al primo LVMH Prize per giovani fashion designer.

Lo stile di Sofia Sanchez de Betak

Sguardo penetrante, volto affilato e charme da vendere, Sofia Sanchez de Betak è uno dei volti più amati del fashion system. Icona di stile contemporaneo, regina dello street style con un passato da art director e fashion consultant, ora la it girl è anche il volto di Roger Vivier.

Nata a Buenos Aires, all’anagrafe Sofia Barrenechea (il suo cognome da nubile), l’icona fashion abita a New York. La sua carriera nella moda inizia duranti gli studi universitari in Argentina: dapprima Sofia diviene Junior Art Director per lo studio fotografico di Urko Suaya. Successivamente la giovane lavora per Time Out Magazine, concentrandosi sulle tematiche di viaggio.

Dopo la laurea viene assunta da Lloyd & Co e si trasferisce a New York. La prestigiosa agenzia le commissiona lavori per brand di lusso, da Estée Lauder a Derek Lam, da Marni a Just Cavalli, fino a Chloé, Tiffany & Co, Jimmy Choo, Belstaff, Ermenegildo Zegna, Swarovski, Tamara Mellon, solo per citarne alcuni. Tante le campagne pubblicitarie che l’hanno immortalata; inoltre grazie al suo stile iconico, Sofia è apparsa su Vogue, Marie Claire, Flair, Tatler, Town & Country, Harper’s Bazaar, Vanity Fair e molti altri magazine.

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Sofia Sanchez de Betak è nata in Argentina



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L’icona di stile è influencer e protagonista dello street style



Presenza fissa negli eventi più esclusivi del mondo, è stata inclusa diverse volte da Vogue tra le donne meglio vestite del mondo. Dopo aver lavorato molti anni nel fashion biz, Sofia ha lanciato il proprio shop, sul sito www.chufy.world: da qui l’icona vende le sue creazioni, ispirate dai suoi viaggi in giro per il mondo. Considerata una delle dieci donne più influenti dell’Argentina, il suo gusto unico per la moda l’ha resa brand Ambassador di numerosi brand, tra cui Chanel, Valentino, Rodarte, Chloe, Mary Katrantzou, Peter Pilotto, Michael Kors, Zara, Jason Wu.

Sposata ad Alexandre de Betak, famoso organizzatore di eventi, si è imposta negli anni come una delle it girl più copiate del mondo: protagonista indiscussa dello Street style, l’icona è presenza fissa nei front row delle sfilate e musa di numerosi designer, a partire da Roger Vivier, per cui è la testimonial della collezione Primavera/Estate 2017. Influencer seguitissima su Instagram, grazie al suo stile sofisticato ed eclettico è diventata una icona apprezzatissima dalle fashioniste di ogni parte del mondo.

Immortalata da Quentin Jones per la campagna primavera/estate 2017 di Roger Vivier, la musa interpreta per l’occasione una viaggiatrice indomita, dallo spirito globetrotter. «È bella e intraprendente, iperattiva e calma, argentina e cosmopolita, raffinata e cool. Ed è per questo che è così amata: lei è unica, affascinante, oltre le mode», così ha descritto Sofia Ines de la Frassange, ambassador di Roger Vivier.


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Josephine Skriver: chi è la supermodella nata in provetta

Se la bellezza è genetica, di certo Josephine Skriver ne è l’esempio più illustre. La splendida modella danese, angelo di Victoria’s Secret e paladina dei diritti LGBTQ, è nata in provetta: correvano gli anni Novanta, e la madre, dichiaratamente lesbica, per trovare un donatore pubblicò un annuncio in una newsletter. Fu così che la donna conobbe il futuro padre dei suoi figli: segni particolari, gay. Dai due nacquero due splendidi figli, Josephine ed Oliver, entrambi concepiti con fecondazione assistita e cresciuti tutti insieme. La splendida supermodella, oggi 24enne, è sempre stata molto legata alla famiglia, presente in molti dei suoi post su Instagram.

Josephine Skriver è nata a Copenhagen il 14 aprile 1993. Un metro e ottanta centimetri e un fisico perfetto, la bella Josephine viene scoperta all’età di 15 anni, mentre era a New York in trasferta con la squadra di calcio nella quale gioca: qui viene avvicinata da un model scout, ma la giovane decide comunque di finire gli studi prima di dedicarsi alla carriera di modella. Nel 2010 entra a far parte della Marilyn Agency sfilando nel febbraio 2011 per nomi come Calvin Klein, Prada e Gucci; nello stesso anno posa per diverse edizioni di Vogue.

Tanti i brand che se la contendono sulle passerelle e come testimonial: Josephine ha sfilato per Chanel, Balenciaga, Yves Saint Laurent, Givenchy, Max Mara, solo per citarne alcuni. Nel gennaio 2017 è la cover girl dell’edizione spagnola di Vogue. Dal 2013 la modella sfila per Victoria’s Secret, di cui nel febbraio 2016 è diventata un Angelo.

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Josephine Skriver è nata a Copenhagen nel 1993



La supermodella inoltre è impegnata a favore dei diritti LGBTQ, per cui si batte in veste di ambasciatrice del Family Equality Council. «Sono da sempre in qualche modo un’attivista per la comunità LGBTQ. Fin da piccola ero felice di rispondere a domande sulla mia famiglia. La Danimarca è un paese privilegiato: ricordo quando ho letto per la prima volta che eravamo considerati “sbagliati” da alcuni e addirittura un problema in certe parti del mondo. Le famiglie esistono in molte forme diverse, ma sono tutte unite dall’amore», così la top model si è espressa a questo proposito.

«La mia mamma mi ha sostenuta da subito. Spero di diventare anche solo la metà della splendida donna che è lei. La ammiro molto perché è una donna forte, che mi ha sempre insegnato a difendere quello in cui credo. Oggi ho una piattaforma che mi permette di far sentire la mia voce a molte più persone». Josephine Skriver è una delle influencer più seguite: la modella vanta più di 3 milioni di follower su Instagram e ben 230mila follower su Twitter.

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Yaz Bukey: il lato pop della moda

Suggestioni trompe l’oeil si uniscono ad un’estetica pop, in cui note surrealiste si alternano a colori audaci e tanta ironia: lo stile di Yaz Bukey è diventato iconico. La stilista, protagonista della moda parigina, vanta nelle sue vene sangue blu ed una visione playful della moda, che non smette di affascinare. Pochi sanno che la designer discende da una famiglia ottomana, che vanta tra i suoi avi Mehmet Ali Pasha, principe di Egitto, colui che regalò il celebre obelisco a Napoleone Bonaparte.

Moderna, irriverente ed ironica, la stilista attinge ad ispirazioni eterogenee, che spaziano dalla mitologia greca agli anni Ottanta: ecco che icone glam rock come Prince si alternano a scatole di sigarette e labbra rosse, in un tripudio di colori e suggestioni cartoon. Tra i suoi fan spiccano nomi del calibro di Boy George e Björk.

Iconiche le sue collezioni, con sfilate evento simili a masquerade con perfomance live. Colori audaci e riferimenti pop dominano dai capi d’abbigliamento agli accessori: in un tripudio di plexiglass si alternano riferimenti artistici e alta artigianalità negli accessori rigorosamente handmade. Un mondo ricco di idee e brio, quello di Yaz Bukey: la designer ha fondato un impero e oggi le sue creazioni vanno a ruba in boutique come Colette, Luisaviaroma, Corso Como 10.

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Un ritratto di Yaz Bukey



Tante le collaborazioni con nomi importanti, da Diane Von Furstenberg a Linda Farrow. Yazbukey, il nome del suo brand eponimo, vanta uno stuolo di fan, che ne adorano lo spirito pop e i colori fluo. Gioielli come spille, orecchini e collane, ma anche clutch e pochette, oltre che capi di abbigliamento: le collezioni Yazbukey sono un caleidoscopio di colori e stampe divertenti, che conferiscono un’allure irriverente ad ogni outfit.

Elle: il ritorno di Isabelle Huppert

Isabelle Huppert torna al cinema con un film controverso, che celebra il sex appeal di una delle dive più amate del cinema francese. Una pellicola forte, che inizia come un pugno nello stomaco, con lo stupro subito dalla protagonista davanti agli occhi del gatto: in un piano sequenza che si concentra sullo sguardo del felino, assistiamo impotenti ad un dramma che si consuma nell’abitazione della protagonista.

Paul Verhoeven firma un film destinato ad essere ricordato: quel che è certo, è che se n’è parlato davvero tanto e lo scopo di impressionare lo spettatore è stato certamente raggiunto. Trasgressione, ironia, emozioni estreme dominano nella pellicola, in cui la magistrale interpretazione di Isabelle Huppert cattura ed affascina lo spettatore fin dalla prima sequenza.

Sessantaquattro anni compiuti lo scorso marzo, sguardo tagliente, fisico minuto e fascino francese, Isabelle Huppert incarna da sempre la donna più enigmatica del cinema d’autore europeo: nella pellicola di Verhoeven l’attrice appare sofisticata e volitiva, nel rendersi protagonista ed artefice del proprio destino. E’ un film strano Elle, in perenne bilico tra dramma e commedia: protagonista assoluta è l’interpretazione della Huppert, tagliente ed amorale nei panni di Michelle Leblanche, donna in carriera che si trova suo malgrado negli scomodi panni di vittima di uno stupro.

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Tuttavia la donna sceglie di non denunciare l’accaduto e di continuare la propria vita, imperturbabile: per non turbare la propria quotidianità, Michelle sceglie di fare un bagno caldo e di attendere il figlio per cena come se nulla fosse successo. Ma ben presto il suo stupratore torna a farsi vivo ed inizia con la sua vittima un gioco al massacro, che si svolge in bilico tra una sottile ed inconscia attrazione per il male ed un post-femminismo inedito, che traccia ruoli del tutto nuovi riequilibrando i poteri tra i due sessi. Cinica oltre ogni limite, Michelle è una donna estrema, come sono da sempre le eroine predilette da Isabelle Huppert: indimenticabile la sua interpretazione del controverso film “La pianiste” o ancora “Une affaire de femmes” di Claude Chabrol, dove recitava nei panni di un’ostetrica clandestina.

Definita dal Guardian “la regina di ghiaccio”, l’attrice interpreta mirabilmente Michelle: più ancora della violenza fisica, a distruggere la donna è l’anaffettività che contraddistingue da sempre la sua vita, impendendole di vivere i sentimenti, fino a renderla prigioniera di se stessa, in un viaggio nei meandri più oscuri dell’animo umano. Il film, tratto dal romanzo «Oh…» di Philippe Djian, è una delle rivelazioni assolute del 2017. Da non perdere.

Moda mare 2017: il costume è intero

Se fino ad oggi avete sempre prediletto il bikini, preparatevi a cambiare idea: la moda per l’estate 2017 vede un tripudio di costumi interi. Il caro vecchio due pezzi sembra proprio destinato a restare in panchina, in una stagione in cui il costume intero torna ad essere prepotentemente alla ribalta. La parola d’ordine è una, one piece: tanti sono gli stili visti sulle passerelle, che alternano note rétro a suggestioni sporty, fino allo charme timeless di costumi classici. Il costume intero è must have assoluto dell’estate che sta per arrivare, e tanti sono gli stilisti che hanno abbracciato questa tendenza, da Miuccia Prada ad Anya Hindmarch, da Moschino a Fendi. Ce n’è davvero per tutti i gusti, per un trend destinato a raccogliere infiniti proseliti: perché, diciamocelo, se il bikini è perfetto per l’abbronzatura, il fascino di un costume intero ci riporta immediatamente alla mente dive del passato, da Esther Williams a Marilyn. Tanti i brand che hanno proposto nelle loro collezioni numerosi modelli di costume intero, a partire da Calzedonia, che propone un modello classico accanto ad uno ironico, in cui un maxi slogan impreziosisce il decollete. Effetti trompe-l’oeil sfilano da Moschino, mentre balze romantiche caratterizzano il modello firmato Asos. Largo a stampe floreali, come quelle scelte da Fendi e Tory Burch, che punta alla raffinatezza passepartout dei pattern stile maiolica, per un modello chic. A dominare la palette cromatica è il millennial pink, nuance prediletta da gran parte dei brand, accanto al bianco e al nero d’ordinanza. Tra i modelli più in voga il monospalla, accanto a note sporty-chic che strizzano l’occhio agli Eighties. Un esempio è il modello tuta in stile surf, declinata in tessuto scuba con zip frontale: correvano gli anni Ottanta quando la splendida Farrah Fawcett sfoggiò un modello simile in un film. Non mancano inoltre righe in stile mariniere, come nel modello Dolce & Gabbana, e suggestioni vintage, direttamente prese a prestito dagli anni Cinquanta, come nel modello doppiato in tulle, con scollo all’americana e arricciature, proposto da Norma Kamali. Per dive contemporanee.

Tendenze moda PE2017: strati

Se tra i consigli della nonna vestirsi a cipolla era il numero uno, per evitare malanni di stagione ed affrontare le temperature incerte di periodi come la primavera, sappiate che ora è diventato un fashion trend: tra le principali tendenze moda per la primavera/estate 2017 vestirsi a strati è un autentico must have. Una moda all’insegna del costruttivismo e della stratificazione, per capi che strizzano l’occhio alla sperimentazione più ardita. Ecco che top e camicie si indossano ora sopra casacche, le gonne si portano insieme ai pantaloni, in un interessante esperimento stilistico: il comfort sembra essere il valore prediletto, per uno stile che inneggia ad un grunge contemporaneo. Nessuna regola vige in materia, gli strati vengono lasciati al caso e al mood della giornata, ma la comodità sembra essere il fil rouge di questo trend. Da Aalto l’abito lungo si indossa sopra i pantaloni insieme ad un blazer: l’effetto è chic e minimalista, meglio ancora se si sceglie di declinare il tutto in un suggestivo giallo. Femminilità da saloon e strati sono stati protagonisti assoluti sulla passerella di Alberta Ferretti, in una collezione che inneggia ad uno stile gaucho e ad atmosfere coloniali. Grafismi optical e strati su strati anche da Arthur Arbesser e Céline, mentre Carven punta alla sperimentazione, in un tripudio di black all over. Stratificazioni in chiave esotica da Daks, mentre Givenchy by Riccardo Tisci mixa silhouette iper femminili a strati declinati in chiave futurista. Strati in chiave sporty da Gucci e Lacoste, mentre Lanvin punta al classico, in una collezione dall’allure timeless. Stratificazioni e note glam da Mary Katrantzou, mentre Missoni punta al colore e ad inedite suggestioni orientali: mood simile anche da Roksanda, Vionnet e Sportmax, mentre Sonia Rykiel punta alla femminilità, tra giochi di balze e rouches e strati inediti.

Tendenze moda PE2017: camicie

La primavera è finalmente arrivata e tante sono le tendenze moda per questa stagione: protagonista assoluta sulle passerelle per la primavera/estate 2017 è la camicia. Il capo più basic del guardaroba di ogni donna, autentico passepartout, da indossare dal mattino fino a sera, rivive oggi come must have indiscusso, reinterpretato dall’estro dei designer. Tanti sono gli stilisti che hanno abbracciato questa tendenza, rivisitando la camicia in chiave contemporanea ed eleggendola a capo principe della stagione corrente. Colletto ben abbottonato e blocchi bicromatici sfilano da Arthur Arbesser, dove la camicia viene interpretata alla stregua di un’uniforme contemporanea, meglio se indossata con gonne, in un suggestivo gioco di sovrapposizioni e stratificazioni. Bon ton timeless da Balenciaga, che porta in passerella la più classica camicia con fiocco, dal piglio ladylike, declinata a righe: un look vincente per gli amanti dello stile classico. Da Céline trionfa la sperimentazione e il minimalismo: la camicia assume proporzioni maxi, fino a divenire un maxi dress, perfetto dal giorno alla sera. Tartan d’ordinanza ma tanta femminilità sulla passerella di Dries Van Noten: qui la camicia si indossa con maxi gonne preziose, in un suggestivo mix & match all’insegna dello streetswear. Suggestioni sporty in passerella da Esteban Cortazar, che fa sfilare camicie lasciate aperte, indossare sopra strati di gonne e pantaloni. Righe e dolcezza per Francesco Scognamiglio: qui la camicia si indossa con mini shorts, lasciando scoperte le gambe. Minimalismo in chiave visionaria da Gabriele Colangelo, che reinterpreta la camicia in chiave basic ma futurista, in una collezione proiettata in un futuro affascinante. Asimmetrie, rouches e sperimentazione ardita per Junya Watanabe, che sdogana la camicia come nuovo dress, protagonista assoluta di una collezione eclettica. Costruttivismo ed estro in passerella da Marni, dove la camicia diviene nuovo capospalla, in un suggestivo sincretismo tra capi diversi. Volumi oversize sfilano da Marques’Almeida, mentre tagli audaci impreziosiscono la camicia vista da Milly. Suggestioni tropicali sfilano da Stella Jean, mentre la camicia diviene un minidress da Sportmax e Sacai.

Romee Strijd: chi è la modella del momento

Volto perfetto, fisico statuario e bellezza disarmante: Romee Strijd è la top model del momento. Protagonista assoluta dell’ultima fashion week, la splendida modella olandese ha calcato le passerelle di moltissimi designer. Tanti i brand che se la contendono come testimonial, grazie ad una fotogenia rara e ad una bellezza che rasenta la perfezione.

Nata a Zoetermeer il 19 luglio 1995, Romee Van Strijd ha lunghi capelli biondi, occhi azzurri e labbra carnose: il suo fisico sottile la rende perfetta per il mondo della moda, dove la giovane fa il suo esordio nel 2011, a soli sedici anni, firmando un contratto con la prestigiosa DNA Model Management. Nel 2014 la sua carriera subisce una svolta, quando viene selezionata per sfilare al Victoria’s Secret Fashion Show. L’anno seguente diviene un Angelo del colosso dell’underwear, imponendosi come uno dei volti di punta del brand. Così la modella ottiene la fama internazionale.

Tante i brand per cui sfila, da Alexander McQueen a Balmain, da Céline a Louis Vuitton, da Michael Kors a Prada: Romee Strijd ha prestato il volto per le campagne pubblicitarie di Alexander McQueen, Donna Karan, Giuseppe Zanotti ed H&M ed apparsa sulle riviste Elle, Harper’s Bazaar, Madame Figaro, e su diverse edizioni di Vogue.

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Romee Strijd all’ultima Milano Fashion Week in passerella per Max Mara (collezione autunno/inverno 2017-18)



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La modella nel backstage della sfilata primavera/estate di Tommy Hilfiger



Un metro e ottanta centimetri di altezza e misure perfette (81,61,87), la splendida Romee è stata protagonista assoluta delle ultime settimane della moda: tanti i brand che l’hanno vista sfilare sulle passerelle di Milano, Parigi, New York e Londra. La supermodella olandese ha attirato gli sguardi di tutti alla sfilata di Tommy Hilfiger, dove ha calcato la passerella strizzata in un costume intero sgambatissimo; inoltre tra gli altri brand che l’hanno scelta Max Mara e Moschino, solo per citarne alcuni. Nel marzo 2017 la modella ha annunciato di essere ora rappresentata dalla IMG Models. Inoltre nel 2015 Romee Strijd è stata insignita del premio Model of the Year.


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Pelliccia e disco music per la collezione FW 17/18 Simonetta Ravizza

Erano gli anni ’80 quando la disco music prendeva il sopravvento, le ragazze uscivano tutte le sere avvolte da tute di paillettes e abiti multicolor, le luci stroboscopiche creavano effetti psichedelici che le trasportavano in un altro mondo.

E sopra le paillettes? La pelliccia! Il capo must have della stagione autunno/inverno 2017/18 di Simonetta Ravizza.

La pelliccia si reinventa, si presta a donne dai diversi stili, moderna sui jeans, classica su di un long dress.

Simonetta Ravizza, brand dell’eccellenza della pellicceria, rende il capo un elemento pop, lo colora di rosa shocking, giallo acceso, verde bosco, blu indaco e albicocca. Lo mixa al maculato e ai velluti liquidi, lo esalta con voluminosi colli, onnipresenti anche sui cappotti maschili in Principe di Galles.

La collezione Simonetta Ravizza FW 17/18 propone giacche oversize in mongolia, maxi gilet di patchwork di visone colorato, attillati cappottini di visone cacao con inserti albicocca o rosa chewing-gum.

Senza tralasciare l’importanza dell’accessorio, anche la borsa diventa fur. Furrissima più precisamente, la bag icon Simonetta Ravizza, una divertente shopper in visone, capiente, comoda, colorata e alla moda.

Guarda qui la collezione Simonetta Ravizza FW 17/18:



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Closer by WWAKE: i gioielli scultura in bilico tra arte e moda

Le forme scultoree si uniscono a suggestioni futuriste, in un inedito connubio che mixa sapientemente arte e moda: la collezione Closer by WWAKE segna il ritorno di Wing Yau alle origini. Prima di approdare alla gioielleria, la designer studiava infatti scultura alla Rhode Island School of Design: da lì vengono i tagli arditi e la sperimentazione, che ha stravolto l’estetica di WWAKE. Dimenticate la delicatezza dei monili in opale: la collezione WWAKE disegnata da Wing Yau segna un tassello nuovo nella storia del brand. “Sono come piccole sculture per le orecchie,” così la designer ha commentato i suoi gioielli. Pezzi unici realizzati a mano partendo da fogli in argento riciclato: la collezione sovrappone elementi eterogenei, in un suggestivo percorso che riprende il minimalismo caro alla designer e la sua innata propensione per la scultura. “Cercavamo un tipo di foglio in argento che sembrasse aver ‘catturato’ l’energia nella parte centrale, riversandola poi sui bordi ,” così ha commentato la stilista. “Quindi la posizione delle pieghe era davvero molto importante”. Una collezione che strizza l’occhio all’arte, catturando un impulso e dandovi nuova forma: Wing Yau si ispira in particolare al processo creativo esplorato nelle opere di Richard Serra, Eva Hesse, Robert Morris. Il risultato è inaspettato ma magnetico: un tripudio di forme geometriche che decorano oggetti dal design unico. Sperimentazione e suggestioni tattili si uniscono in una sapiente manipolazione dei materiali usati. Una collezione che strizza l’occhio anche alla sostenibilità, dal momento che tutti i gioielli sono realizzati in argento puro riciclato presso una delle prime aziende che si sono occupate di oro riciclato in America, dove i monili vengono prodotti. Teatrale e suggestiva, la collezione si caratterizza per il forte impatto scenografico di ogni creazione.

Vetements x Levi’s: i jeans dello scandalo

Se credevate di aver visto tutto nel mondo della moda, preparatevi ad essere clamorosamente smentiti: un nuovo modello di jeans firmato Vetements x Levi’s vi porterà in una nuova dimensione, in cui lo scandalo è servito. Ora i jeans hanno una zip sul retro, strategica invenzione per osare di tanto in tanto, e decidere di svelare il lato b. Il brand francese si unisce alla tradizione di Levi’s disegnando il nuovo modello: ma il jeans dello scandalo piace e la risposta sui social è più che positiva, a partire da Instagram, dove stanno già conquistando una grande fetta di pubblico. E proprio su Instagram è stata annunciata la collaborazione tra i due brand: Vetements ha postato in esclusiva il primo scatto della collezione, che ritrae due modelli con zip posteriore lasciata aperta, a scoprire il fondoschiena. E se Brooke Shields nei lontani anni Ottanta dichiarava fieramente che tra il suo jeans (firmato Calvin Klein) e la pelle non vi era alcuna barriera, oggi lo scandalo sta tutto in una zip: pantaloni e shorts vengono ora sapientemente abbelliti con la zip sul fondoschiena. Moda o provocazione? Entrambe, purché se ne parli. E se mostrare il più possibile è considerata la nuova tendenza, Vetements si rivela abile a cavalcare il trend, con una collezione esclusiva. La vera pecca del jeans è forse il prezzo, che sfiora i 1.800 euro. Non certo una cifra modica, ma i due brand puntano sulla provocazione insita nel nuovo jeans scandaloso, che si prepara ad essere must have: immaginiamo già uno stuolo di agguerrite fashion blogger e modelle pronte ad indossare il nuovo modello e a postare, condicio sine qua non, le foto su Instagram. La collezione Vetements x Levi’s è già in vendita su mytheresa.com.

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Dolce & Gabbana: sfila a Tokyo l’alta artigianalità

Dolce & Gabbana scelgono Tokyo per la loro sfilata dedicata alle Alte Artigianalità: un evento esclusivo, che unisce Italia e Giappone in un affascinante sincretismo culturale, che celebra le rispettive culture e tradizioni. Irriverenti e geniali come sempre, i due stilisti scelgono la futuristica location giapponese per ambientare la sfilata dedicata alle collezioni d’alta moda e alta sartoria: il Giappone diviene set di una serata-evento che ha avuto luogo nella cornice del Tokyo National Museum.

La facciata decorata in un rosa che richiama i ciliegi in fiore, impreziosisce l’evento: in passerella sfilano modelli giapponesi, a celebrare la bellezza del Sol Levante. Domenico Dolce e Stefano Gabbana tornano in Giappone dopo 25 anni di assenza: una tappa obbligata per loro, protagonisti di un tour internazionale che li vedrà presto a Pechino, dove sfilerà una collezione couture creata per l’occasione. In Giappone si celebra la natura, che impreziosisce i capi attraverso ricami, dipinti e fiori veri, indossati nei capelli. Largo ad abiti fluttuanti, sapientemente decorati con cristalli e drappeggi: suggestivo e prezioso il tapestry floreale dal piglio rétro, che si alterna al pizzo evergreen di capi stretti in vita da cinture obi. Pellicce all over si alternano a suggestioni tailoring nella moda uomo: lui indossa gioielli preziosi e stampe botaniche, accanto a capi dalle note sporty-chic.

La collezione, definita dal duo di stilisti “un tributo alla cultura nipponica e alla tradizione italiana”, sfila sulle note di O sole mio, interpretato dalla voce di Luciano Pavarotti. In un tripudio di mandorli in fiore si alternano sul catwalk rimandi alla pittura rinascimentale ed incisioni orientali, opulenza barocca e leggerezza orientale, in un ponte ideale tra Italia e Giappone. “Siamo qui per celebrare la cultura giapponese. Non ci muoviamo da coloni, non dobbiamo insegnare niente a nessuno. Ciò che ci appassiona è mettere la nostra creatività e la nostra fantasia dentro i mondi che scopriamo. È come gettare un ponte che unisce bellezze diverse e lontane. Un dialogo che ci arricchisce a ogni capitolo”, queste le parole dei due designer.

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“Stiamo vivendo un momento molto particolare nel nostro mestiere e forse, più in generale, nel mondo della moda”, hanno continuato i due. “Ci sembra di essere tornati indietro, all’inizio della nostra carriera, all’epoca della nascita del prêt-à-porter italiano. In un momento di grande accelerazione e di rivoluzione come quello che stiamo vivendo, però, occorre fermarsi e considerare due fatti. Il primo è che dopo decenni di marketing e finanza, finalmente ci si rende conto che la moda è soprattutto creatività e invenzione. Per questo oggi noi stiamo tornando a investire tutto sul rischio, sulla creatività, sulla nostra autenticità. Sono le conditio sine qua non senza le quali non si va da nessuna parte. La seconda considerazione riguarda la chimera del fenomeno della globalità. Oggi, al contrario, bisogna pensare in modo locale, non globale. Lo scorso anno abbiamo iniziato un cambiamento delle nostre boutique trasformandole in luoghi unici che uniscano l’estetica e la cultura della città dove nascono con le caratteristiche, le storie e le suggestioni del nostro marchio. La standardizzazione, i format tutti uguali non funzionano più. Sta davvero iniziando una nuova fase per la moda e, più in generale, per il mondo intero.”.

TropicOOz: la capsule collection Marella firmata da Olimpia Zagnoli

Colori accesi, stampe vitaminiche e suggestioni tropicali caratterizzano la collezione Tropicooz, disegnata in esclusiva per Marella da Olimpia Zagnoli. Una capsule collection suggestiva che mixa diversi stili e tendenze, in un tripudio di brio e stampe mix & match: il mood tropicale, tra i principali fashion trend della primavera/estate 2017, si arricchisce di note inedite, che ci portano in un viaggio ideale che passa dal deserto della California ai paesaggi del Messico. Stampe floreali si mixano alle righe, tra colori pop e suggestioni che rimandano alla foresta: sono quattro i disegni realizzati dalla stilista per l’occasione, in un caleidoscopio di nuance in cui spiccano colori come il verde smeraldo, l’azzurro, il rosso, il giallo, il rosa e il navy. Classe 1984, Olimpia Zagnoli nasce a Reggio Emilia; all’età di sei anni si trasferisce a Milano, dove frequenta il Liceo Classico; successivamente si diploma presso l’Istituto Europeo di Design. La sua carriera inizia nel 2008, con la pubblicazione delle prima illustrazioni su testate italiane ed internazionali, tra cui Il Sole 24 Ore e il New Yorker. Un’estetica concettuale, quella della stilista, che attinge dal Futurismo e dalle stampe optical degli Swinging Sixties, come anche dai viaggi tropicali. Tropicooz nasce così, ripercorrendo l’album dei ricordi: come un souvenir o una fotografia, la capsule collection disegnata per Marella ricorda l’estate, in una dimensione onirica, in cui il verde rigoglioso della giungla si anima di suggestioni nuove, tra scenari lussureggianti abitati da animali esotici. Una giungla metropolitana è pronta ad accogliere la donna Marella, per capi che spaziano da maxi dress, gonne a tubo, camicie, impreziosite da pattern vibranti che strizzano l’occhio all’estate. Una collezione da gustare insieme ad una fetta di anguria, per una full immersion vitaminica.

OVS Arts of Italy, la seconda capsule collection arriva negli store

Arriverà nei negozi il prossimo 20 aprile la capsule collection OVS Arts of Italy, seconda avventura del brand di fast fashion italiano nel mondo della moda e dell’arte. Per l’edizione 2017, OVS ha focalizzato la propria attenzione sulle arti decorative e, insieme al curatore del progetto Davide Rampello, ha scelto dieci opere tra le più belle e meno conosciute del ricchissimo patrimonio italiano. Opere preziose che testimoniano il gusto, l’incredibile maestria e il talento dei maestri artigiani che hanno abitato il nostro paese. Armature intarsiate e tavoli decorati, arabeschi e fili di perle, arazzi e pagine miniate hanno ispirato la capsule collection che arriverà tra pochi giorni nei punti vendita OVS.


Il progetto, che l’anno scorso ha avuto grande successo, ha dei testimonial d’eccezione: la cantante Emma Marrone, le attrici Valeria Solarino e Ambra Angiolini, lo chef Davide Oldani, lo scrittore Luca Bianchini e infine il regista Giovanni Veronesi, che realizzerà un corto sulla collezione e sulle opere d’arte a cui si ispira. Legni, metalli, ceramiche, tessuti, pietre si sono trasferiti dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, dal Museo degli Argenti di Firenze e dal Museo Poldi Pezzoli di Milano, per diventare stampe e applicazioni sui capi d’abbigliamento OVS. La capsule collection OVS Arts of Italy comprende abitini stampati, felpe, giacche di pelle e t-shirt resi unici e preziosi dalle esclusive decorazioni. Ispirati ai motivi iconografici di alcune opere del Seicento e Settecento, i pattern che dominano la collezione provengono da capolavori dell’arte italiana tanto prestigiosi quanto poco conosciuti, aprendo lo scrigno delle meraviglie nascoste disseminate nel nostro paese. OVS prende ispirazione dall’arte e le regala un contributo prezioso: il ricavato della vendita di questi capi, insieme a una raccolta fondi che si svolgerà contemporaneamente nei punti vendita, sarà utilizzato per sostenere Norcia. I fondi contribuiranno infatti al restauro del dipinto “Madonna col Bambino in gloria, Santa Scolastica e altri Santi del XVII sec.”, della Basilica di San Benedetto da Norcia, simbolo della rinascita del paese dopo il gravissimo sisma che ha sconvolto il centro Italia.


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Firenze come Royal Ascot: arriva la gara di cappelli per beneficenza

Piume, fiori, nastri e velette: Firenze si prepara all’invasione di cappelli da signora come Royal Ascot. Esattamente come il famoso ippodromo inglese, in cui dal 1711 si sfoggiano copricapo esagerati durante le corse dei cavalli, anche nel capoluogo toscano la Corsa dell’Arno vedrà sfilare signore e ragazze in sgargianti ed eccentrici cappellini. Il concorso “Il cappello più bello per Corri la Vita” è un’iniziativa benefica organizzata dal consorzio Il Cappello di Firenze, che invita tutti i fiorentini a presentarsi alla storica corsa di cavalli del 25 aprile con un copricapo degno della Famiglia Reale inglese. Le signore che accetteranno la sfida potranno recarsi in un atelier dedicato presso un’azienda associata al consorzio, la Memar. Qui dal 17 al 24 aprile potranno scegliere forme, colori, nastri e decorazioni per creare un cappello personalizzato che stupisca tutti. In alternativa, durante la gara all’Ippodromo del Visarno alle Cascine, un chiosco allestito dal consorzio fornirà altri cappelli da acquistare sul momento.


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Le signore dotate di copricapo sfileranno durante la Corsa dell’Arno e una giuria le osserverà attentamente per decretare il più bel cappello in tre categorie: eleganza, creatività e promising designer. Quest’ultima categoria sarà dedicata alle proposte dei giovani studenti delle scuole di moda. Le vincitrici del concorso riceveranno dei viaggi in varie città d’Italia, ma tutti i partecipanti avranno la gioia di aver contribuito a un’iniziativa a fin di bene. Il consorzio Il Cappello, infatti, donerà parte del ricavato dell’evento all’Associazione Corri la Vita Onlus. Si tratta di un’organizzazione no-profit che realizza progetti specializzati nella cura, nell’assistenza e nella riabilitazione psico-fisica di donne malate di tumore al seno. Un’iniziativa divertente, che trasformerà l’ippodromo del Visarno alle Cascine in un’elegante e stravagante succursale del Royal Ascot e che permetterà alle signore di sfoggiare le creazioni più fantasiose, con la certezza di aver fatto del bene ad altre donne.


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NewGen 2017: i giovani stilisti supportati dal British Fashion Council

Il British Fashion Council ha annunciato i nomi di quindici stilisti che godranno del supporto economico e manageriale NewGen 2017. Si tratta di giovani talenti britannici, che saranno guidati e finanziati nel complesso cammino per raggiungere il successo nel fashion system. Il programma di supporto degli stilisti emergenti subisce una modifica sostanziale: i nomi scelti per NewGen 2017 riceveranno sostegno finanziario, tutoraggio e formazione al business per l’intero anno e non più stagionalmente, come è accaduto negli anni passati. Il British Fashion Council decide quindi di puntare su 15 astri nascenti della moda britannica per un periodo più lungo, che comprenderà sia London Fashion Week Men’s che la London Fashion Week dedicata alla moda femminile.


A-Cold-Wall*, Charles Jeffrey Loverboy, Halpern, Nicholas Daley eRichard Malone sono i brand che riceveranno per la prima volta il sostegno NewGen, mentre Cottweiler, Kiko Kostadinov, Liam Hodges, Phoebe English MAN, Marta Jakubowski, Molly Goddard, Paula Knorr, Sadie Williams e Wales Bonner, che già beneficiavano del programma, continueranno a farne parte. I quindici stilisti presenteranno le loro collezioni tra il 9 e il 12 giugno per la London Fashion Week Men’s e a metà settembre per la prossima settimana della moda donna di Londra. «Essere capaci di selezionare ‘NewGen’ sia per il womenswear che per il menswear fianco a fianco, quest’anno ha dato allo schema una visione panoramica della forza di Londra come punto di riferimento centrale della giovane innovazione – dichiara Sarah Mower, Ambassador per i talenti emergenti di BFC, Responsabile Critico di VogueRunway.com e presidente della commissione di ‘NewGen’ – Eravamo tutti pieni di energia nell’essere ispirati da un tale aumento di talenti diversi provenienti da altrettanti background». Le fa eco la Chief Executive del BFC, Caroline Rush: «Il nuovo format della nostra iniziativa ‘NewGen’ consente al BFC di essere flessibile nel supporto che offre ai designer emergenti, e riconosce la natura mutevole del fashion business. Vogliamo rafforzare questi designer perché possano costruire e potenziare il proprio brand in totale allineamento con la loro visione creativa».

COLORELUCE: la quarta edizione del Festival della Luce di Como

Si terrà dal 28 aprile al 14 maggio la quarta edizione di Coloreluce, il Festival della Luce di Como: la manifestazione organizzata dalla Fondazione Alessandro Volta in collaborazione con l’Associazione Città della Luce, attraverso incontri, conferenze, mostre e spettacoli a ingresso gratuito, regala al grande pubblico l’opportunità di avvicinarsi al mondo della scienza. La luce è infatti intesa come metafora della conoscenza e dell’intuizione: la kermesse vedrà la partecipazione di personalità di spicco del mondo della scienza e della cultura, che tratteranno il rapporto tra luce e colore in un interessante dibattito. Un legame indissolubile che passa dall’esperienza visiva, dove avviene la percezione della luce e del colore. Il tema del colore viene esplorato attraverso diverse aree tematiche, dalla fisica alla fisiologia, dalla psicologia alla filosofia, fino alla storia dell’arte, al design e alla moda. La presentazione della kermesse ha avuto luogo nella mirabile location di Villa del Grumello: protagonisti sono stati la direttrice della Fondazione Alessandro Volta, Claudia Striano, l’Assessore alla Cultura di Como Luigi Cavadini e i membri del comitato scientifico del festival. La kermesse sarà occasione di incontro per il grande pubblico con personalità d’eccellenza della ricerca scientifica, della cultura e dell’arte: quest’anno il festival vedrà la presenza, tra gli altri, del biofisico tedesco Erwin Neher, Premio Nobel per la Medicina, dell’architetto urbanista Stefano Boeri, del filosofo Giulio Giorello, del critico d’arte Philippe Daverio, dello scrittore e architetto Gianni Biondillo, dei fisici ottici Karel Lemr e Alessandro Farini, della color designer Francesca Valan e dello scrittore, giornalista e autore televisivo Luca Novelli. Dal 2015 il festival è patrocinato dalla Fondazione Alessandro Volta. La sua attività è resa possibile inoltre dai contributi del Comune di Como, che sostiene l’evento fin dalla prima edizione, che ha avuto luogo nel 2013. Anche quest’anno gli incontri del Festival si concentreranno in sedi storiche e significative per la città, come il Palazzo del Broletto, il Teatro Sociale e il Collegio Gallio, ma anche negli spazi aperti di Piazza Grimoldi, di Villa del Grumello, di Villa Olmo, di Palazzo Saibene –La Gallietta, e in alcune zone del territorio limitrofo, come il Giardino della Valle di Cernobbio.

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Halima Aden: il nuovo volto della moda indossa il velo

Occhi da gatta, labbra carnose e volto perfetto: Halima Aden è balzata agli onori della cronaca lo scorso febbraio, durante la Milano Fashion Week, che l’ha vista protagonista di un evento di portata storica per la moda internazionale: la splendida modella somala è stata infatti la prima indossatrice a sfilare con il velo.

L’apertura della moda occidentale all’hijab si è consumata dapprima sulla passerella di Yeezy (il brand di Kanye West), a New York, e poi a Milano, dove la bella modella ha sfilato con il velo da Max Mara e Alberta Ferretti per le collezioni per l’autunno/inverno 2017-2018.

Nata diciannove anni fa in un campo profughi del Kenya, Halima vive a New York da quando aveva sei anni e frequenta la facoltà di Storia alla Saint Cloud State University, nel Minnesota. La modella è musulmana osservante, e porta regolarmente l’hijab. Dopo aver partecipato a Miss Minnesota sfoggiando un burkini, Halima infrange l’ultimo dei tabù, sdoganando il velo come nuovo accessorio fashion: “Voglio trasmettere un messaggio positivo che ha come tema la bellezza e la diversità. Voglio mostrare alle giovani donne musulmane che c’è spazio anche per loro -così la modella ha commentato la sua partecipazione al défilé di Alberta Ferretti- Ho scelto l’amore, perché le nazioni che non sono solidali, sono destinate a crollare. Sfilare oggi per Alberta Ferretti, una delle grandi designer della moda durante la fashion week di Milano, è senza dubbio un momento decisivo della mia carriera di modella”.

Halima Aden in passerella per Max Mara nella sfilata Autunno/Inverno 2017-2018

Halima Aden in passerella per Max Mara nella sfilata Autunno/Inverno 2017-2018



La modella posa insieme a Gigi Hadid nel backstage di Alberta Ferretti

La modella posa insieme a Gigi Hadid nel backstage di Alberta Ferretti



Dal canto suo, la stilista ha dichiarato tramite l’account ufficiale Instagram della maison, di volere “Abbracciare la cultura e la differenza per infrangere le regole e cambiare il modo di pensare della moda attuale”. “Sono molto orgogliosa che Halima sia una delle protagoniste della mia sfilata -ha commentato la stilista- Per me rappresenta una delle tante personalità femminili del nostro presente, dove vorrei che ci fosse sempre più spazio per la convivenza delle diversità. Scegliere lei per la mia passerella è stato del tutto naturale: il mondo non deve avere più barriere culturali e mentali. Ho molte clienti internazionali e molte vivono nei Paesi del Medio Oriente, dove non c’è alcuna contraddizione tra il portare l’hijab e il concetto del lusso”.

Un segnale forte per il fashion system occidentale, che si apre alla fede islamica in un’accettazione del diverso all’insegna di valori come il cosmopolitismo e il rispetto delle differenze culturali. Lo scorso febbraio Halima è entrata a far parte della prestigiosa agenzia IMG Model di New York, che rappresenta Gigi e Bella Hadid, Elsa Hosk e Sasha Luss. Inoltre la modella ha ottenuto la sua prima copertina per il semestrale ideato da Carine Roitfeld, CR Fashion Book Issue 10.

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Il ritorno del Tamagotchi

Simbolo degli anni Novanta, oggetto cult di un’intera generazione, il Tamagotchi è tornato: il celebre pulcino virtuale è stato riportato in vita dalla Bandai (ora Namco Bandai) nella sua versione originale. Chi non ricorda i pigolii del pulcino più amato? Correva l’anno 1996 quando la Bandai lanciava il Tamagotchi, al prezzo di 24mila lire. L’invenzione di Aki Maita si trasformò in un vero e proprio fenomeno di costume, vendendo in tutto il mondo ben 76 milioni di copie. Una versione del pulcino identica all’originale è stata appena lanciata in Giappone a circa 16 euro. Il Tamagotchi è un pulcino virtuale da accudire: se non lo si fa lo vedremo morire. Tante le polemiche scaturite all’epoca nel nostro Paese per l’impatto emotivo che il decesso del pulcino poteva avere sulle persone. Il dibattito interessò persino esponenti politici, come Angelo Bonelli, all’epoca capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, che ne chiese il sequestro. L’invenzione venne ad Aki Maita dalla voglia di avere un animale domestico: nonostante il successo planetario della sua invenzione, Maita non venne mai promossa né ricevette alcun bonus, e pare addirittura che neanche il marito si complimentò con lei per il successo ottenuto. Tanti i prodotti che portavano il marchio, da videogame ad app. La nuova versione del pulcino ha dimensioni molto più piccole rispetto all’originale, di circa la metà. Ne deriva che lo schermo è più piccolo e di forma quadrata, non più rettangolare. Il ritorno del pulcino è da molti attesa come la novità del 2017, sebbene il pericolo di cadere in echi nostalgici rispetto ad un passato mai del tutto dimenticato è dietro l’angolo.

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Hugo Boss: la collezione primavera/estate 2017

Colori audaci, grafismi arditi e lo stile senza tempo di un brand iconico: si apre nel segno della sartorialità la collezione primavera/estate 2017 di Hugo Boss. In bilico tra tradizione ed innovazione, la collezione comprende capi ed accessori declinati in tinte vivaci e materiali di pregio, in un riuscito mix di suggestioni sporstwear e femminilità. Jason Wu, direttore creativo del brand, alla sua sesta collezione, indugia in silhouette e dettagli che strizzano l’occhio alla femminilità più classica, accanto a note fortemente contemporanee, che traggono ispirazione da uno stile sporty-chic. Ecco dunque maxi dress con coulisse in vita e cordoncini alle maniche, tra drappeggi di stampo classico che conferiscono a capi come jumpsuit una femminilità inedita. Silhouette moderne e capi comodi, come il gilet, ora declinato in chiave urban, senza maniche e con ampio colletto. Largo anche a tubini con inserti trasparenti, sandali con cinturini incrociati e materiali come la pelle e il satin lucido, in linea con il mood della collezione, che unisce uno stile sofisticato al comfort. Non mancano asimmetrie e cuciture strategiche, per capi dai tagli contemporanei, declinati in una palette cromatica che predilige il blu elettrico, il rosso scarlatto e il verde brillante, accanto a motivi floreali e stampe jacquard: tra i materiali usati largo a chiffon, organza trasparente e crêpe plissettato. Un occhio di riguardo meritano gli accessori, come la nuova it bag in verde acceso: la borsa, autentico must have di stagione, può essere usata sia come shopper che come pochette, abbinata ad un abito dai sofisticati drappeggi, che sottolineano il punto vita e la femminilità timeless del brand. La borsa BOSS Bespoke Soft è ora presentata in una silhouette pià morbida e rilassata e si tinge di colori accesi. Disponibile in tutte le colorazioni di tendenza della stagione, la morbida borsa BOSS Bespoke Soft è già disponibile in alcuni negozi selezionati e sul sito del brand.

Metamorfosi: la scultura contemporanea in mostra al Museo d’arte Mendrisio

È stata inaugurata lo scorso 9 aprile al Museo d’arte Mendrisio la mostra “Metamorfosi. Uno sguardo alla scultura contemporanea”: un suggestivo percorso alla scoperta della scultura contemporanea, nel segno di una forma complessa. La mostra, che inaugura la stagione espositiva 2017 del Museo d’arte Mendrisio, esplora la scultura contemporanea in una dimensione che recupera la struttura organica e l’origine naturale attraverso l’uso di materiali tradizionali, quali il legno, il ferro, il gesso e la ceramica, e attraverso composti tipici della produzione contemporanea, che spaziano dal bronzo al marmo, dalla plastica all’alluminio. Un percorso espositivo che si pone come un viaggio in una dimensione onirica in cui il mondo organico assume forme nuove ed inedite. Attraverso le opere di una ventina di artisti provenienti da diverse parti del mondo, vengono esplorate le infinite forme della materia, in bilico tra naturalia ed artificialia: tanti gli artisti esposti, in un percorso disegnato appositamente per il Museo, attraverso installazioni spettacolari che lasciano il visitatore a bocca aperta. Tra gli esponenti della scena artistica contemporanea troviamo le opere di Ai Weiwei, John Armleder, Jean Arp, Selina Baumann, Mirko Baselgia, Alan Bogana, Carlo Borer, Lupo Borgonovo, Serge Brignoni, Lorenzo Cambin, Loris Cecchini, Julian Charrière, Tony Cragg, Matteo Emery, Luisa Figini & Rolando Raggenbass, Christian Gonzenbach, Christiane Löhr, Claudia Losi, Margaret Penelope Mackworth-Praed, Benedetta Mori Ubaldini, Meret Oppenheim, Julia Steiner, Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger, Teres Wydler: nomi molto diversi tra loro per formazione ed età anagrafica, uniti però dal comune denominatore della spettacolarità: opere accomunate da forme complesse ed eccentriche, non diverse dalle celebri Wunderkammerm i piccoli gabinetti delle meraviglie di principi e reali in cui venivano osservati e raccolti oggetti bizzarri, che attraevano la curiosità già alla fine del XVI secolo. Un affascinante viaggio nella forma labirintica e molecolare, ingigantita da una dimensione interiorizzata. La mostra, allestita negli spazi dell’ex Concento dei Serviti, resterà aperta fino al 25 giugno 2017.



(Cover: Ai Weiwei, Ruyi 2012)

Il costume da bagno must have dell’estate 2017

Dimenticatevi bikini che scoprono il corpo: il costume da bagno del momento ha le maniche lunghe. Il modello, andato letteralmente a ruba in Australia, sta per sbarcare anche in Europa: si chiama Original Sexy Rashie ed è prodotto dal brand di swimwear Une Piece, il costume da bagno più ambito dell’estate 2017. Il modello, molto sofisticato, è intero, con le maniche lunghe ed una cerniera anteriore, a regolare la profondità della scollatura. Il costume da bagno, sold out in una settimana in Australia, si adatta a qualsiasi taglia senza sacrificare la sensualità. Un successo senza precedenti per Carly Brown, imprenditrice australiana e fondatrice, insieme al marito, di Une Piece. Dopo anni trascorsi in Europa, dove ha lavorato come marketing manager di brand come Revlon, Coca-Cola e Uber, Carly Brown è tornata nel Queensland: qui la creazione della linea di costumi da bagno, con una collezione corredata dalle illustrazioni di Kerrie Hess. I costumi di Une Piece, realizzati con pregiati tessuti italiani, sono caratterizzati dalle maniche lunghe e sono pensati per tutte le donne, a prescindere dall’età e dalla forma fisica. “Una rinascita dell’eleganza”, così Carly Brown ha commentato l’uso della manica lunga, strategico per proteggere la pelle dal sole. #unepiecewomen è la campagna con cui Une Piece invita le donne a raccontarsi, infrangendo i tabù riguardanti il peso. I costumi sono disponibili in cinque colori (nero, bianco, blu, rosso e azzurro) e sono in vendita online al prezzo di 195 dollari. Il modello denominato Original Sexy Rashie è un vero e proprio must have: una settimana prima che il costume entrasse in commercio sul web la lista di attesa contava già 500 donne, mentre solo nel primo giorno di vendite il portale superava i 20mila accessi.

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La principessa Deena licenziata da Vogue Arabia dopo appena due numeri

La Principessa Deena Aljuhani Abdulaziz non è più il direttore di Vogue Arabia dopo l’uscita dei primi due numeri, ma precisa «Non ho lasciato, sono stata licenziata!». Condé Nast non ha ancora rilasciato un comunicato ufficiale in merito a quanto accaduto, ma sembrerebbe che la neonata edizione araba del mensile patinato stia già vivendo una crisi. Lanciato online a settembre e in forma cartacea a marzo, con una splendida copertina che ritraeva Gigi Hadid ricoperta da un velo di pizzo e cristalli, il progetto di Vogue Arabia era stato fortemente voluto proprio da Deena Aljuhani Abdulaziz. La sua avventura nella moda è iniziata dieci anni fa, quando la donna, moglie di un membro della famiglia reale dell’Arabia Saudita, ha fondato la sua boutique di lusso online D’Na.


«Questo progetto improbabile è diventato realtà. Voglio ringraziare Condé Nast per aver fatto sì che ciò accadesse!» dichiarava la principessa appena un paio di sere fa, al party per il lancio di Vogue Arabia al Museo d’Arte Contemporanea di Doha. Presenti duecento invitati tra cui membri di famiglie reali, stilisti di fama mondiale e celebrities come Naomi Campbell, Lauryn Hill, Peter Dundas, Marco de Vincenzo, Delfina Delettrez Fendi, Suzy Menkes. In quell’occasione Jonathan Newhouse, Presidente di Condé Nast International, diceva «È un grande onore e una gioia essere qui questa sera. Era un sogno lanciare Vogue Arabia, questo magazine meraviglioso…e voglio sottolineare le capacità e il glamour del nostro incredibile caporedattore, la Principessa Deena. Voglio congratularmi con lei e con il suo team, che hanno realizzato tutto ciò. Grazie per aver condiviso questa bellissima serata con noi». Il licenziamento della direttrice è arrivato, quanto mai inatteso, stamattina. La Principessa avrebbe dato l’annuncio a Business of Fashion, dichiarando «Mi sono rifiutata di scendere a compromessi quando ho sentito l’approccio della casa editrice in conflitto con i valori che sono fondamentali per i nostri lettori e con il ruolo del direttore nel soddisfare quei valori in un maniera autentica».


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Gal Gadot: chi è la nuova Wonder Woman

Occhi scuri, volto perfetto e fisico atletico: Gal Gadot è la nuova Wonder Woman nel film che uscirà il 2 giugno 2017, con la regia di Patty Jenkins. La modella israeliana è stata scelta nel ruolo che fu affidato a Lynda Carter nella celebre serie televisiva andata in onda negli anni Settanta. Gal Gadot è nata a Rosh HaAyin il 30 aprile 1985 in una famiglia che vanta discendenze europee: nelle sue vene scorre infatti sangue polacco, austriaco, tedesco e ceco. L’attrice è stata educata nel rispetto della religione ebraica e i suoi nonni erano superstiti della Shoah. Sportiva e dinamica, fin da bambina la bella Gal pratica diversi sport a livello agonistico, come pallavolo, pallacanestro, tennis e karate. Dopo essersi aggiudicata nel 2004 la fascia di Miss Israele, rappresentando nello stesso anno il suo Paese a Miss Universo nello stesso anno, la splendida Gal presta servizio per due anni come soldatessa delle Forze di Difesa Israeliane, diventando istruttrice di combattimento. Intanto si iscrive all’università alla facoltà di legge, che lascia però per dedicarsi a tempo pieno alla carriera di modella e successivamente al cinema. Nel 2007 viene immortalata da Maxim e successivamente ottiene diverse campagne pubblicitarie e copertine, diventando nel 2013 una delle modelle israeliane più pagate. Il primo ruolo importante al cinema è in Fast & Furious. Grazie ai suoi trascorsi militari, con lei non servono mai stuntman o controfigure per le scene d’azione. Inserita nel 2012 dalla rivista Shalom Life al quinto posto nella classifica delle “50 più talentuose, intelligenti, divertenti ed attraenti donne ebree nel mondo”, dietro a Bar Rafaeli, Gal Gadot nel 2008 ha sposato l’imprenditore israeliano Yaron Versano, da cui ha avuto due figlie. L’attrice è ora protagonista nel ruolo di Wonder Woman nel film in uscita il 2 giugno. nel cast anche Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen, Ewen Bremner, Saïd Taghmaoui, Elena Anaya e Lucy Davis. Lo script è firmato da Allan Heinberg e da Geoff Johns, su una storia di Zack Snyder e Allan Heinberg. Il film è prodotto da Charles Roven, Zack Snyder, Deborah Snyder e Richard Suckle, mentre la produzione esecutiva è stata affidata a Rebecca Roven, Stephen Jones, Wesley Coller e Geoff Johns. Prima di essere Wonder Woman, Diana era la principessa delle Amazzoni, addestrata per diventare una guerriera invincibile e cresciuta su un’isola paradisiaca protetta. Quando un pilota americano si schianta sulla costa e avverte di un enorme conflitto che infuria nel mondo esterno, Diana decide di abbandonare la sua casa, convinta di poter fermare la catastrofe. Combattendo assieme all’uomo in una guerra per porre fine a tutte le guerre, Diana scoprirà i suoi poteri e il suo vero destino.

Il genio “Futurista” di Giacomo Balla in mostra a Londra

Sono 116 le opere scelte tra bozzetti e capi di moda che fanno parte della grande collezione di Laura Biagiotti e del marito Gianni Cigna (appassionato collezionista), e che saranno in esposizione dal 5 Aprile al 25 Giugno presso l’Estorick Collection of Modern Italian Art (MIA) con la mostra intitolata “Giacomo Balla: Designing the Future”.
Una scelta desiderata e voluta quella dei coniugi, di portare a Londra le opere più significative del grande artista.


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Curata da Fabio Lenzi, direttore scientifico della Fondazione “Biagiotti – Cigna”, la mostra è la prima del millennio del grande maestro a Londra.
Il percorso di Giacomo Balla si snoda tra divisionismo, dipinti dedicati ai paesaggi, alle famose opere futuristiche e alla moda.
Già nel 2015 la stilista dedicò a Balla il progetto “Tombini Art”; “Modello di prendisole per mare” del 1930 fu l’opera scelta dalla designer, che con il nome di Futurballa” fu impressa anche su una shopping bag in limited edition.
Laura Biagiotti da sempre amante dell’arte, dedicò alle opere di Balla la passerella del 2015, e fece inoltre in modo che in occasione dell’Expo milanese (sempre dello stesso anno), il dipinto “Genio Futurista” (già presente alla grande Esposizone di Parigi del 1925 e ritenuta opera cardine per lo sviluppo dell’Art Decò), fosse presente nelle sale di rappresentanza di Palazzo Italia.


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Tra alcune delle opere in mostra, è presente una scelta di 36 dipinti a olio, tempera e pastello: Autospalla (1903), Inverno (1905), La siepe di Villa Borghese e Donna a Villa Borghese (1906), i ritratti di Egle Casarini e di Grethel Löwenstein (1911), il noto Ritratto di Tolstoij, Compenetrazioni Iridescenti e Vortice+Paesaggio.
Giacomo Balla si dedicò anche alla moda, realizzando una collezione di opere che costituiscono la più importante fusione tra arte e moda futurista: studi per giacche e completi maschili e femminili, cravatte, scarpe, borsette, foulard, ventagli, gilet, ma anche studio dei tessuti futuristici e dei bozzetti sulla figura.
Di grande interesse è anche lo studio e la realizzazione delle arti applicate futuristiche inerenti al design: paralumi, arazzi, mobili, tappeti, lumi, ceramiche, progetti per l’arredamento; questo suo studio è da attribuire all’attività di Balla con la redazione del “Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo” (1915), il primo segno d’avanguardia nell’applicazione dell’estetica e delle opere d’arte nella vita quotidiana.





“Giacomo Balla: Designing the Future” – dal 5 al 25 Giugno – Estorick Collection of Modern Italian Art (MIA)
Photo credit: La Stampa, Pinterest, Thants all trends, Arts Life,Mazzoleni art

Il meglio della Toronto Fashion Week

Si è conclusa da poco la Toronto Fashion Week: a sfilare nella kermesse della città canadese le collezioni dedicate al womenswear e al menswear: sarà un autunno/inverno 2017-18 all’insegna dell’estro, come visto sulle passerelle della manifestazione. La Toronto Women’s Fashion Week, alla sua prima stagione, ha avuto luogo nello storico edificio Waterworks. La manifestazione, della durata di quattro giorni, è stata fondata da Jeff Rustia, già creatore della Toronto Men’s Fashion Week. A collaborare all’evento anche numerose organizzazioni locali, come il Toronto Fashion Incubator e la Toronto Film School, o ancora la Eco Fashion Week di Vancouver e il Canadian International Fashion Film Festival di Calgary. Tanti i brand canadesi e i giovani designer che hanno presentato le loro collezioni A/I 17-18. Romantica ed eterea la collezione “Redécouvert” di Shelli Oh: la designer di Toronto porta sulle passerelle della fashion week una collezione ambientata in un mondo ideale, in cui la femminilità più leziosa si unisce alla grinta di dettagli metal. Largo a pizzo e dettagli handmade, che si alternano a note dal piglio aggressivo. A calcare la passerella della Toronto Fashion Week anche David Dixon, uno dei nomi più noti nel fashion system canadese: lo stilista ha sfilato con la collezione ready-to-wear di Picadilly. Tra silhouette nostalgiche sfila una collezione raffinata. Roch Matuszek è l’unico nome internazionale della kermesse: lo stilista berlinese, alla sua prima esperienza a Toronto, si ispira ad una valchiria contemporanea: tra note streetswear sfila una collezione in bilico tra presente e passato. L’amore del designer per la musica si unisce ad una visione in cui la donna assume il potere. Tripudio di colore sulla passerella di Joseph Tassoni, che rielabora i più classici capi invernali in una palette cromatica playful: il caban, il gilet in pelliccia e le suggestioni knitwear vengono reinterpretate in un mood ironico ed irresistibile. Iperfemminile e strong la collezione di Stephan Caras: il duo creativo composto da padre e figlio presenta abiti formali e da sera impreziositi da perline e cristalli. La magia dei Roarin’ Twenties sfila sulla passerella di Mikael D: in un vortice di gold, paillettes e ricami intricati ritorna il glamour delll’età del jazz, tra frange e femminilità irriverente. La Toronto Men’s Fashion Week ha avuto luogo nella mirabile cornice di Waterworks, edificio industriale che si è rivelato location perfetta per ospitare le sfilate: tanti i nomi noti, accanto a talenti emergenti. Ad aprire la kermesse Helmer, con una collezione intrisa di classicità reinterpretata però in chiave contemporanea. Suggestioni orientali in passerella da Curtis Oland, tra giacche kimono, tute con spacchi sulle maniche, pantaloni con coulisse. Black all over da Xian, che si ispira ad uno stile urban. Sofisticato il gentleman contemporaneo protagonista della collezione di Zane Barläs: il brand canadese è noto per il taglio impeccabile degli abiti da uomo e dei capi formali confezionati con tessuti italiani di primissima qualità. Note rock sfilano da Hendrixroe: sulla passerella rivive il mito di Jimi Hendrix, in un tripudio di stampe animalier e pelle metallizzata, che rende omaggio anche a Marilyn Monroe, storica musa prediletta dallo stilista.

Shopping online, Gucci e Farfetch presentano la consegna in 90 minuti

Lo shopping online non è mai stato così veloce: Gucci e Farfetch si uniscono per il progetto Store-to-Door in 90 minutes, letteralmente dal negozio a casa tua in 90 minuti. Il vero lusso è il tempo, e la sfida dello shopping online è quella di ridurlo al minimo. Ci ha pensato l’e-commerce Farfetch in collaborazione con la griffe fiorentina. Da oggi sarà infatti possibile acquistare alcuni capi delle collezioni Gucci, tra cui borse, occhiali da sole, abiti, sul sito Farfetch.com e riceverli a casa in un’ora e mezza. La consegna super veloce sarà attiva in dieci città:  Londra, New York, Dubai, Los Angeles, Madrid, Miami, Milano, Parigi, San Paolo e Tokyo e permetterà di fare shopping online al mattino e indossare un abito griffato la sera stessa.


L’e-commerce che tratta grandi firme della moda internazionale, e che punta all’inserimento in Borsa entro il prossimo anno, ha in serbo altre novità per gli amanti dello shopping. Farfetch sta infatti lavorando allo Store of the future che, unendo shopping online e negozi fisici, promette di rendere l’esperienza d’acquisto sempre più semplice e personale per ogni cliente. «I retail fisici totalizzano il 93% delle vendite e, sebbene l’online stia crescendo molto velocemente, manterranno un peso pari all’80% del totale nel 2025 – ha raccontato José Neves, CEO dell’e-commerce, durante la conferenza FarfetchOS di ieri – I retailer hanno bisogno di raccogliere informazioni riguardanti i loro clienti proprio come accade nell’online. Lo ‘Store of the future’ sarà quindi l’anello di congiunzione tra un’ottima presenza online e una completa offerta omnichannel, con al proprio interno la tecnologia che migliora l’esperienza del consumatore in loco e permette di dare al retailer piena visibilità di ciò che accade in negozio. Il prossimo passo nell’evoluzione dell’industria fashion è il negozio connesso, che usa la tecnologia per enfatizzare l’esperienza di lusso retail per diventare ancor più cliente-centrica». Il lancio dello Store of the Future avverrà nel luxury store Browns a Londra e nel negozio Thom Browne di New York.


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Primavera estate 2017, una sfilata di moda segna il nuovo corso di Pimkie

La catena di moda francese Pimkie si apre a un nuovo corso. Il brand ha voluto segnare la propria svolta con una sfilata di moda a Parigi lo scorso 12 aprile. Camicie e gonne sono state il focus del defilé primavera estate 2017 che ha mescolato stili e tendenze per rivolgersi alla clientela più giovane e attrarre nuove fan. Pimkie ha invitato la stampa, i clienti, gli influencer a prendere parte alla sfilata di moda al Lycée Henri IV, trasmessa live sui social network e commentata da 1.300 fan del marchio. «Oggi arriviamo a una vera svolta dopo la ricostruzione degli ultimi anni – ha raccontato la direttrice marketing di Pimkie, Dorotheé Braure – vogliamo far sapere che ci siamo, ora che tutto è coerente!». Il brand è arrivato a un punto di svolta: il direttore creativo Sidney Rhule, che guida lo stile di Pimkie dallo scorso autunno, ha creato una collezione primavera estate 2017 trendy e trasversale, adatta ad accontentare la clientela più fedele, quella della fascia tra i 18 e i 24 anni, ma anche ad attrarre le trentenni.


«Il nostro obiettivo è far crescere il nostro modo di esprimerci nella moda – spiega Rhule dietro le quinte del defiléScegliamo dei giudizi reali, che corrispondono ai desideri del cliente; per esempio per questa stagione le gonne e le camicie». Minigonne di jeans anni ’90, abitini stampati, giacche di pelle e accessori metallizzati per una collezione che segue tutti i trend della moda primavera estate 2017. C’è la stampa Vichy, ci sono ruches e volant, sandali in suede e cappelli di paglia nella prima sfilata di moda Pimkie. E c’è anche un nuovo modo di comunicare l’essenza del brand. «La particolarità di questo evento è che abbiamo mischiato le nostre tre comunità – precisa ancora la direttrice marketing – un centinaio di influencer e giornalisti, ma anche cento collaboratori e infine anche un centinaio di clienti».


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Tendenze moda PE2017: stampe vichy

Tra le tendenze moda per la primavera/estate 2017 dominano le stampe: ne abbiamo viste di ogni sorta, dal floreale ai grafismi, ma protagonisti indiscussi sulle passerelle sono stati i quadretti vichy. La moda guarda al passato, riportando in auge una stampa di ispirazione vintage: correvano gli anni Cinquanta, quando i quadretti vichy (gingham in inglese) imperversavano come stampa iconica che impreziosiva corpetti e gonne a ruota. Un mood delicato, dalle suggestioni provenzali e dalle note bon ton, per un trend che imperversò fino agli anni Sessanta, quando a sdoganare i quadretti vichy fu la splendida Brigitte Bardot: indimenticabile la mise sfoggiata dal broncio più sexy del cinema, che indossava una gonna a ruota con la stampa vichy in una delle sue pellicole più celebri. Dolcezza ed un tocco di femminilità infantile caratterizzano la stampa, che torna prepotentemente alla ribalta nelle collezioni PE2017: i quadretti vichy, considerati vero e proprio must have di stagione, conferiscono a qualsiasi mise un’allure fresca e una bellezza sofisticata. Indimenticabili gli scenari della Costa Azzurra, dove negli anni Sessanta i vichy impreziosivano shorts e pantaloni a vita alta, indossati dalle icone del jet set internazionale. Oggi i quadretti vichy tornano di moda, declinati su abiti, camicette, bluse, pantaloni, ma anche su accessori, come borse e scarpe. Tanti sono i designer che hanno abbracciato il fashion trend, da Miuccia Prada a Creatures of Comfort, da House of Holland a Blumarine fino a Peter Pilotto, Carolina Herrera ed Antonio Marras. Una tendenza che conquista perché sta bene a tutte e regala un aspetto fresco, qualsiasi capo si indossi.

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Brigitte Bardot sdoganò i quadretti vichy come must have già nei lontani anni Sessanta



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Adidas: tutte pazze per le nuove sneakers EQT

Suggestioni street style si uniscono a note urban, in una scarpa che è già diventata un must have di stagione: le nuove sneakers Adidas hanno davvero conquistato tutti. EQT, sigla di Equipment, è il nome della scarpa cult, sdoganata da blogger e celebrities di ogni parte del mondo e cliccatissima su Instagram. Ma se pensate che si tratti di un modello nuovo, sarete costretti a smentirvi: le sneakers nascono infatti negli anni Novanta. Adidas ha scelto di recuperare il modello quest’anno, per sposare una tendenza imperante qual è la scarpa running usata. Ecco che note grunge dal piglio squisitamente Nineties si uniscono al mood urban tipico dello stile streetswear, che oggi va tanto di moda. Ed ecco che, ai piedi di it girl e blogger di ogni parte del mondo, fanno capolino le sneakers: le EQT stanno bene praticamente su tutto, dalla mise sportiva all’outfit più sofisticato, che viene smitizzato dalla scarpa sportiva in un affascinante mix & match. Tante le blogger che sfoggiano sneaker da jogging anche con mise classiche: una tendenza imperante, che vede il successo anche di linee come Yeezy, disegnata da Kanye West. Adidas sceglie di guardare al proprio archivio storico, ripescando il modello risalente agli anni Novanta: la collezione sta davvero ossessionando tutti. La prima collezione è ora disponibile anche in versione Millennial Pink, nuance iconica ed iperfemminile. Il successo della scarpa passa dai social network, in particolare da Instagram, dove le foto del modello stanno letteralmente spopolando, al punto che è stato creato anche un hashtag apposito, #eqtgirls, dove le fashioniste di ogni parte del mondo possono condividere le foto che le immortalano mentre indossano il modello cult firmato Adidas.

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Tutto pronto per il Coachella 2017

In passato fu Woodstock: e se i festival musicali hanno da sempre giocato un ruolo importante nell’immaginario collettivo, unendo musica, lifestyle e moda, il Coachella Music festival è oggi uno degli eventi più attesi in assoluto. Parte domani, 14 aprile, il primo dei due weekend in cui si divide l’edizione 2017 del festival più glamour.

Dal 14 al 16 aprile e dal 21 al 23 il deserto californiano ospiterà la 18esima edizione della kermesse: a soli 200 km da Los Angeles sono previste 12 ore di concerti che si svolgeranno nella Coachella Valley. I biglietti dell’edizione di quest’anno, in vendita dallo scorso gennaio, sono andati letteralmente a ruba in solo poche ore: considerato ormai uno status symbol, il Coachella attira celebrities, top model e fashion blogger da ogni parte del mondo.

La kermesse nacque nel 1999, tre mesi dopo i festeggiamenti per l’anniversario di Woodstock. Il festival, dopo un anno di pausa, tornò nel 2001 con un calendario che prevedeva una sola giornata: dal 2002 le giornate divennero due. Nel 2007 il festival contava tre giornate di festeggiamenti, mentre nel 2012 l’evento assunse la formula odierna, che prevede due weekend consecutivi.

Il calendario di quest’anno, dopo la defezione di Beyoncé, dovuta alla gravidanza, vede la presenza di nomi come Lady Gaga, i Radiohead, in programma per i venerdì 14 e 21, Kendrick Lamar, Daft Punk, Bon Iver, the xx e Lorde.

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Dal 14 al 16 aprile parte la nuova edizione del Coachella Festival, giunto quest’anno alla 18esima edizione



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La prima edizione del Coachella Festival ebbe luogo nel 1999



Protagoniste indiscusse del Coachella sono ogni anno le modelle e le celebrities, che per l’occasione sfoggiano mise dal sapore folk e dalle suggestioni boho-chic, come frange, kimono, caftani, shorts, gilet e capi in crochet. L’evento si caratterizza per il sapore dichiaratamente hippy, che strizza l’occhio a Woodstock e agli anni Settanta. E se un brand come H&M firma una capsule collection dedicata all’evento, denominata H&M Loves Coachella 2017, la moda è davvero in primo piano: tra dress in pizzo, capi impreziositi da stampe floreali e shorts, il festival si preannuncia già come uno degli eventi fashion per antonomasia. Protagonista è ovviamente la musica, che spazia dal rock all’indie all’elettronica.

Per i fortunati che prenderanno parte all’evento, per arrivare al Coachella è attivo un servizio di bus navetta che partono quotidianamente da Palm Springs a Los Angeles. La musica però, resta la protagonista con generi che variano dalla musica rock, indie, alternative alla elettronica. E’ possibile soggiornare nei camper e nelle tende in stile hippie messe a disposizione, per una full immersion nell’anima bohémien che contraddistingue il Coachella.

Mellerio: i gioielli più amati dalle regine

Gioielli dallo charme senza tempo, che uniscono storia e tradizioni millenarie: Mellerio è uno dei nomi più antichi nella gioielleria. Mellerio dits Meller è una maison di gioielli fondata nel lontano 1613 dalla famiglia Mellerio: una famiglia che vanta oltre 12 generazioni di gioiellieri. Principesse, teste coronate e rampolli di famiglie blasonate costituiscono da 400 anni a questa parte la clientela prediletta dalla maison: ad innamorarsi dei monili creati da Mellerio figurano nomi come Maria de’ Medici, Maria Antonietta, Giuseppina Bonaparte. Una storia iniziata al confine tra Piemonte e Svizzera: la famiglia Mellerio è infatti originaria di Craveggia, un piccolo villaggio nei pressi del Lago Maggiore. Da qui i discendenti decisero poi di emigrare in Francia, dove fondarono la maison che li ha resi celebri. Già alla fine del XIX secolo la corona olandese incaricò Mellerio della realizzazione di gioielli, che furono poi donati da Guglielmo III alla moglie Emma: tra questi gioielli spicca la Tiara di Rubini. “Mellerio dits Meller” (che letteralmente significa ‘Mellerio detto Meller’) è il nome scelto per la maison, che ha la sede al numero 9 du Rue de la Paix, a Parigi. Tra i membri illustri della famiglia Mellerio anche François, che fu nominato cavaliere dall’Imperatore d’Austria. Tra le sue clienti anche la regina del Belgio, la regina di Svezia, la regina di Gran Bretagna, Charles Maurice de Talleyrand e molti esponenti dell’aristocrazia russa, tedesca e italiana. Fu proprio François, insieme al fratello Jean-Jacques, ad attraversare indenne eventi come la Rivoluzione francese, lasciando ai figli Jean-François ed Antoine un impero, che ben presto si espanse in altri Paesi. Nel 1850 la casa aprì la prima filiale a Madrid. Tanti i gioielli creati per la corona spagnola, come anche per i Savoia: è di Mellerio il diadema indossato dalla Regina Margherita quando sposò il Principe Umberto. Oggi la maison è seguita anche su Instragram, dove vengono postate quotidianamente le foto che raffigurano le grandi icone del passato che hanno indossato i gioielli Mellerio. Una storia che dura da ben 400 anni.

Queer: in mostra alla Tate Gallery 50 anni di amore omosessuale

Si è aperta lo scorso 5 aprile alla Tate Gallery la mostra Queer, prima retrospettiva che celebra l’arte LGBT: una suggestiva selezione di opere datate dal 1861 al 1967 che celebrano l’identità gay e lesbo e il mondo trans e queer. La mostra celebra il 50esimo anniversario dalla depenalizzazione parziale dell’omosessualità in Inghilterra e Galles. Un affascinante excursus dell’arte in cui veniamo proiettati nell’estetica di artisti appartenenti ad ogni orientamento sessuale: accanto ad opere intimiste ecco lavori destinati invece al grande pubblico. Opere importanti per il loro contributo nel forgiare un’identità gay e nel conseguente riconoscimento della comunità omosessuale da parte della società inglese. Fondamentale appare in tal senso l’utilizzo del termine “Queer”, come evidenziato dalla stessa Tate Gallery: “Gli storici della sessualità hanno sostenuto che il termine Queer è preferibile ad altri termini per indicare la sessualità in quanto riesce a mappare al meglio le identità sessuali moderne. La mostra è stata pensata e ideata grazie anche alla consulenza che abbiamo svolto con Stonewall e diversi enti di beneficenza LGBT insieme ai focus gruop con persone LGBT”. Saranno esposti dipinti, disegni, fotografie e film di artisti come John Singer Sargent, Dora Carrington, Duncan Grant, Frances Bacon, Cecil Beaton e David Hockney. Tra le opere in mostra anche un ritratto di Oscar Wilde: come dimenticare la condanna ai lavori forzati a cui il celebre scrittore fu sottoposto, solo in virtù della sua omosessualità? Correva l’anno 1895 e Wilde venne imprigionato a Reading, dove venne condannato a due anni di lavori forzati. La mostra intende esplorare tematiche varie, dal piacere alla trasgressione, in un percorso che abbraccia la sfera pubblica e privata. Sarà possibile visitare Queer fino al primo ottobre. Una mostra imperdibile, che coniuga tematiche fortemente attuali alla bellezza senza tempo di opere entrate nel patrimonio culturale ed artistico mondiale.

Head Prop: un libro celebra l’arte di Tomihiro Kono

È stato presentato a New York lo scorso 7 aprile Head Prop, il primo libro di Tomihiro Kono, visionario Hair e Head Prop Artist che firma da anni i cappelli scultura di Junya Watanabe. Il volume, edito da konomad, raccoglie le idee realizzate da Kono tra il 2013 e il 2016: una raccolta esclusiva che, in 232 pagine, include foto, schizzi e testi che esplorano il processo creativo mediante cui Tomihiro Kono realizza i suoi celebri cappelli scultura.

Kono, nato in Giappone ma residente a New York, si è affermato nel fashion biz grazie ad un estro unico nel panorama mondiale della moda: la sua estetica si basa su un approccio inedito, in cui l’influenza nipponica si unisce a suggestioni surrealiste. Appena adolescente Kono scoprì la musica punk e la moda; finite le scuole si trasferì a Tokyo, dove iniziò a lavorare come hair stylist.

Tante le collaborazioni illustri, da Jil Sander a Proenza Schouler, fino al sodalizio storico con Junya Watanabe: proprio Kono firma infatti i cappelli scultura delle collezioni di Watanabe. Nel 2007 l’artista si trasferì a Londra, dove i suoi lavori attirarono l’attenzione di riviste del calibro di Dazed e i-D. Da allora il suo stile è diventato iconico e Kono è acclamato come uno degli artisti più eclettici della nuova generazione.

Il volume Head Prop è stato presentato a New York lo scorso 7 aprile

Il volume Head Prop è stato presentato a New York lo scorso 7 aprile



“Creare qualcosa di originale richiede un duro lavoro”, così l’hair stylist commenta la propria estetica, all’insegna di una costante ricerca e sperimentazione, in cui la forma abbraccia la materia. Nel volume tante sono le foto che documentano i pezzi iconici realizzati da Kono utilizzando forme 3D. Sono raccolti anche prototipi inediti mai visti prima, realizzati dall’artista nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016. Kono il prossimo agosto sarò celebrato anche in Giappone, suo Paese d’origine, dove sarà allestita una mostra dedicata a Head Prop, che avrà luogo presso la Gallery Place by Method di Tokyo.

Cruise collection 2018: le location scelte dalle griffe

Il periodo delle sfilate Cruise 2018 sta per arrivare: le più grandi maison presenteranno le loro collezioni crociera in luoghi incantevoli, scelti perché legati alla storia del marchio o al fil rouge della collezione. Le Cruise Collection, nate per proporre un perfetto guardaroba da vacanza a chi soggiornava nei paesi caldi, sono diventate ottime vetrine dello stile delle maison. Lontane dai ritmi serrati delle fashion week, temporalmente e spesso anche geograficamente, permettono di focalizzare l’attenzione sui capi proposti, sulle spettacolari location e su linee, volumi e colori che influenzeranno la successiva collezione principale. Dove sfileranno il mese prossimo le griffe più importanti del fashion system? Alcune hanno scelto di tornare alle origini, nella città dove tutto è cominciato, altri prediligono mete esotiche, dal fascino unico e legate ai mercati emergenti.


Dopo Gucci alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, a Firenze, anche Prada sceglie di rimanere in Italia. Miuccia Prada rimane là dove la storica maison è nata, è diventata una firma internazionale e rimane uno dei simboli del made in Italy: a Milano. La location designata è l’Osservatorio della Galleria Vittorio Emanuele II, architettura ottocentesca e vista sul Duomo per presentare la Cruise Collection 2018. Anche Chanel ha scelto il magico luogo in cui la storia di Rue Cambon ha avuto inizio: Parigi ospiterà di nuovo la sfilata della maison il 3 maggio, dopo la collezione Metiers d’Arts dello scorso dicembre. Louis Vuitton sfilerà invece in Giappone, Paese con cui il brand francese ha un rapporto d’amore da molti anni. A Tokyo, infatti, Louis Vuitton è presente con un monomarca dal 1978 e artisti nipponici sono stati invitati negli anni a collaborare con il brand, da Takashi Murakami a Yayoi Kusama, fino a Rei Kawakubo. Dior, infine, porterà la Cruise Collection 2018 firmata da Maria Grazia Chiuri a Los Angeles. Il luogo della sfilata, che si svolgerà l’11 maggio, è ancora segretissimo.

Diesel Black Gold unifica le sfilate uomo e donna: saranno presentate a Milano Moda Uomo

Sulla scia di molti brand che stanno rivoluzionando il modo di intendere la settimana della moda e le sfilate al suo interno, il brand Diesel Black Gold annuncia che unificherà le collezioni di moda uomo e moda donna in un unico show. Lo hanno annunciato in un’intervista a Business of Fashion Renzo Rosso, patron del gruppo Otb cui fa capo Diesel Black Gold, e il direttore creativo del marchio Andreas Melbostad. La collezione primavera estate 2018, che sfilerà il prossimo giugno in occasione di Milano Moda Uomo, sarà presentata accanto alle proposte di womenswear. La moda donna, inoltre, viene dimezzata in casa Diesel: il marchio sceglie di concentrarsi sulle main collection (primavera estate e autunno inverno) ed eliminare le pre-collezioni. La moda uomo, invece, rimarrà invariata: accanto alle collezioni principali, saranno prodotte anche la pre-fall e la resort.


Una rivoluzione nel calendario delle sfilate è in atto già da qualche stagione, promossa tra gli altri dal brand DSquared2 proprio in occasione della settimana della moda di Milano. Per Diesel Black Gold si tratta, in realtà, di un ritorno al passato: la sfilata d’esordio a New York nel 2008 vedeva proposte di moda uomo e moda donna insieme in passerella. «Con l’evoluzione della cultura contemporanea che si sta spostando verso una minore conformità dei generi, e con due collezioni strettamente associate, l’unificazione delle sfilate Uomo e Donna rappresenta per noi un naturale sviluppo – spiega il direttore creativo di Diesel durante l’intervista – Questa nuova strategia ci permetterà di comunicare meglio la nostra vision creativa e di introdurre contemporaneamente sul mercato le collezioni». La scelta è stata presa con l’approvazione di Renzo Rosso, che dichiara «Sono da sempre un grande sostenitore delle sfilate ‘miste’. Diesel Black Gold è oggi un punto di riferimento per il mercato attuale ed è diventato fondamentale comunicare un messaggio forte, coesivo e in linea con i tempi».

Jude Law sarà Silente in Animali Fantastici 2

Jude Law interpreterà Albus Silente nel sequel di Animali Fantastici e dove trovarli, e i fan sono in delirio. Il film, che narra le vicende precedenti alla saga di Harry Potter, è stato campione d’incassi lo scorso anno (con più di 800 milioni di dollari in tutto il mondo e un Oscar ai migliori costumi) e il seguito, che uscirà nelle sale a novembre 2018, è già attesissimo. Pochi giorni dopo l’uscita in dvd e blu ray di Animali Fantastici e dove trovarli, primo di cinque film che narrano la storia del mondo magico dal 1926 al 1945, i fan di Harry Potter sono stati colpiti dalle prime indiscrezioni sul secondo capitolo. Animali Fantastici 2 (che non ha ancora un titolo definitivo) sarà girato la prossima estate tra Parigi e Londra, e finalmente ieri è stato annunciato il nome di uno dei protagonisti. Per interpretare Albus Silente, uno dei personaggi più amati nella saga di Harry Potter, negli anni della sua giovinezza, è stato scelto Jude Law. L’attore, nominato agli Oscar nel 1999 (per Il talento di Mr. Ripley) e nel 2003 per Ritorno a Cold Mountain, è reduce dal recente successo della serie tv The Young Pope di Paolo Sorrentino.


Albus Silente, interpretato da Richard Harris e poi da Micheal Gambon, è uno dei personaggi più amati della saga di Harry Potter, ma le ombre sulla sua giovinezza accennate in Harry Potter e i doni della morte stanno per essere rivelate. In Animali Fantastici il mago sarà un semplice insegnante di Trasfigurazione, ex migliore amico di Gellert Grindelwald (interpretato da Johnny Depp), per il quale prova una forte attrazione e con cui si scontrerà alla fine della saga. «Jude Law è un attore con un talento fenomenale, e ammiro il suo lavoro da tanto tempo – ha dichiarato David Yates, regista degli ultimi quattro film della saga di Harry Potter e dell’intera saga di Animali Fantastici Non vedo l’ora di poter lavorare con lui. So che catturerà con brillantezza tutte le inaspettate sfumature di Silente in questo periodo molto differente della sua vita che J.K. Rowling ci rivelerà».


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David Bowie: in vendita la casa di New York

L’agenzia immobiliare Corcoran ha messo in vendita l’appartamento di New York in cui David Bowie ha vissuto insieme alla moglie Iman: la dimora (principesca), sita davanti Central Park, nella rinomata Billionaires Row, considerata la via dei miliardari, è stata residenza del Duca Bianco dal 1991 al 2002. L’appartamento, che rientra nel condominio della Essex House, al numero 160 di Central Park South, è stato messo sul mercato per la cifra record di sei milioni e mezzo di dollari. Bowie, icona del rock prematuramente scomparso nel gennaio 2016, era solito comporre i suoi brani, passati alla storia, col suo pianoforte Yamaha, anch’esso in vendita. La dimora, che si estende per 175 metri quadrati, è composta da tre stanze da letto, un soggiorno, cucina in granito e due bagni in marmo, con una vista mozzafiato su Central Park. L’agenzia immobiliare Cocoran, nel prezzo di 6 milioni e 495mila dollari, pari a 6 milioni e 50mila euro, comprende anche le pulizie e il servizio in stanza: il fortunato acquirente del prestigioso immobile si aggiudicherà quindi un pacchetto completo, oltre ad un pezzo di storia, per gli appassionati di musica. David Bowie, all’anagrafe David Robert Jones, era nato a Londra l’8 gennaio 1947. Icona trasformista, incarnazione del glam-rock ed autore di hit indimenticabili, come Life on Mars, Starman ed Heroes, solo per citarne alcune, è scomparso il 10 gennaio 2016, dopo aver combattuto una battaglia contro il cancro. La rockstar convolò a nozze con la modella Iman nel 1992. La coppia ha avuto una figlia, Alexandria Zahra “Lexi” Jones, nata il 15 agosto 2000, ed ha adottato Duncan Jones, figlio di Bowie avuto dal primo matrimonio, con Mary Angela Barnett.

Jungle: l’animalier in mostra alla Reggia di Venaria

È stata inaugurata oggi la mostra “Jungle. L’immaginario animale nella moda”, un suggestivo percorso espositivo che esplora l’evoluzione dell’animalier nella moda. Attraverso un centinaio di capi ed accessori viene raccontata l’ispirazione prediletta da molti dei nomi più importanti della storia del costume e della moda, che hanno interpretato secondo la propria ottica e la propria estetica pattern iconici presi a prestito dal mondo animale: in un tripudio di colori si alternano stampe tigrate, zebrate e leopardate, accanto a motivi che ricordano le ali delle farfalle o ancora le pelli mutanti di rettili. Fino al 3 settembre le Sale delle Arti della Reggia di Venaria ospitano la mostra, che celebra la sensualità delle stampe animalier, in un affascinante excurcus storico che parte da Christian Dior fino ad arrivare a Gianfranco Ferré ed Azzedine Alaïa. Ludovica Gallo Orsi, ideatrice della mostra, ha posto l’accento sull’importanza dell’immaginario wild evocato dalle stampe che imitano i mantelli degli animali insieme a forme geometriche astratti che rispecchiano le forme infinite della natura, degli alberi e dei fiori. Tanti i foulard stampati esposti, da Hermes a Valentino, da Salvatore Ferragamo a Thierry Mugler fino a Jean Paul Gaultier e Roberto Cavalli. L’allestimento è curato dallo scenografo Pietro Ruffo. “Non è la prima volta che la Reggia ospita la moda -hanno sottolineato il direttore e il presidente della Reggia di Venaria, Mario Turetta e Paola Zini -Basta pensare alle mostre ‘Made in Italy’ di Franca Sozzani, di Capucci e dell’Alta Moda. La residenza sabauda si tinge per l’occasione di pattern suggestivi, in un iconico bestiario. “E’ una mostra trasversale, capace di attirare il pubblico più diverso e a cui pensavamo da tempo -ha commentato l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi -anche quello meno avvezzo alle mostre d’arte. E questo è importante sotto un profilo culturale e anche imprenditoriale. I privati ci stanno contattando per progetti diversi”. Tra i capi esposti il celebre modello Jungle, un capo haute couture presentato da monsieur Christian Dior nel lontano 1947, accanto a creazioni firmate da Maurizio Galante, Fausto Puglisi, Givenchy, Krizia, Iris Van Herpen e Stella McCartney, solo per citarne alcuni.

“Jungle. L’immaginario animale nella moda” si tiene alla Reggia di Venaria, Sale delle Arti, I piano -tel. +39 011 4992333 – www.lavenaria.it

La mostra è stata inaugurata oggi 12 aprile 2017 e resterà aperta fino al 3 settembre 2017.

Il costo intero del biglietto ammonta a 12 euro -Ridotto (gruppi di min. 12 persone, maggiori di 65 anni e quanti previsti da Ridotti) costa invece 10 euro Ridotto over 6 under 21 (ragazzi dai 6 ai 20 anni) -Per gli studenti universitari under 26 6 euro. La mostra è inoltre compresa nel biglietto “Tutto in una Reggia”.

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Tyler Clinton: il nipote di Bill e Hillary è il modello del momento

Sorriso perfetto, fisico atletico ed un cognome importante: Tyler Clinton è il modello più quotato del momento. Il giovane nipote di Bill e Hillary ha appena firmato un contratto con la rinomata IMG Models, agenzia che rappresenta Gigi e Bella Hadid. Tyler, 22 anni, è il figlio di Roger, fratello cantante e attore dell’ex presidente degli Stati Uniti e nipote dell’ex candidata democratica alla presidenza US Hillary. La popolarità del giovane passa ancora una volta dai social network, in particolare da Instagram, dove Tyler vanta un numero incredibile di follower. Il giovane è sotto i riflettori fin dall’infanzia: tanti gli eventi ufficiali che l’hanno visto in prima linea fin da piccolissimo. Secondo i rumours lo zio sarebbe stato per lui come un secondo padre: considerato una testa calda, Tyler venne anche accusato di aggressione durante una rissa e fu proprio Bill Clinton ad intervenire in suo soccorso in quell’occasione. Sempre lo zio tenne inoltre un discorso all’università in occasione della laurea del nipote. Il bel Tyler dal canto suo aveva partecipato alla campagna elettorale della zia prendendo parte alla Convention di Filadelfia, nel luglio scorso, quando il Partito Democratico formalizzò la candidatura di Hillary. Ora il giovane si è trasferito a New York per dedicarsi a tempo pieno all’attività di modello. Tanti i brand che se lo contendono sulle passerelle e sui set: Tyler ha esordito nelle campagne pubblicitarie di J.Crew e Abercrombie & Fitch. Il ragazzo non è il primo nipote di Presidenti a sfondare nella moda: un precedente illustre è Lauren Bush, la splendida nipote di George W. Bush e George Bush, che è stata a lungo una delle modelle predilette dello stilista Tommy Hilfiger.

Kaia e Presley Gerber: quando la bellezza è di famiglia

Se è vero che la bellezza si tramanda con i geni, di certo Kaia e Presley Gerber partono privilegiati: i due figli della splendida supermodella Cindy Crawford e di Rande Gerber sono stati protagonisti assoluti alla serata dedicata agli LA Fashion Awards, monopolizzando l’attenzione dei media.

Belli ed eleganti, gli occhi di tutti erano puntati sui due adolescenti, protagonisti di un red carpet da sogno, in cui hanno oscurato ospiti del calibro di Kim Kardashian, Bianca Balti, Stella Maxwell ed Hailey Baldwin.

Occhi da cerbiatta e stessa bellezza della madre per Kaia Gerber, 15 anni appena e già una carriera in ascesa come baby modella, seguendo le orme di Cindy Crawford: la giovane ricorda davvero tanto la supermodella ed è contesa dai più importanti brand di moda e beauty. Lo stesso vale per il fratello Presley, 17 anni: capelli biondi e sguardo di ghiaccio, il giovane ha già calcato la passerella di numerosi stilisti.

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Kaia e Presley Gerber accanto ai genitori, nel loro red carpet alla serata dedicata agli LA Fashion Awards



I due fratelli sono stati protagonisti ad Hollywood alla serata di gala degli LA Fashion Awards, che premia ogni anno le personalità più talentuose del mondo della moda. Seguiti da uno stuolo di follower su Instagram, i due hanno già le idee chiare sul futuro: Kaia, che ha appena sfiorato la quota record di 1,2 milioni di seguaci, durante una recente intervista a Teen Vogue, ha dichiarato: «Più crescevo e più mi rendevo conto di voler entrare in questo mondo…».

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Il fratello Presley segue le sue orme: lo abbiamo visto recentemente calcare la passerella di Dolce & Gabbana, che lo hanno incluso nel loro team di Millennials. I due hanno sfilato indossando rispettivamente un lungo abito con spacco per la bella Kaia e una mise firmata Tommy Hilfiger per il fratello. Belli e chic, i piccoli di casa Gerber sembrano aver ereditato la fotogenia della mamma.

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Lo stile di Aimee Song

Occhi a mandorla e stile eclettico per Aimee Song, fashion blogger ed it girl tra le più apprezzate del mondo. Inserita da Forbes nella classifica dei giovani under 30 più influenti nel mondo della moda e dell’arte, la fashion blogger, nata e cresciuta a Los Angeles, dispensa pillole di stile dalle pagine del suo blog, songofstyle.com. Correva l’anno 2008 quando la giovane Aimee Jenny Song, 29 anni, creava il suo blog di moda, confermandosi trendsetter ante litteram, in un’epoca in cui il blog non era ancora un fenomeno di costume ma una realtà isolata. Sorriso pulito e stile unico, la bella Aimee oggi è seguita da più di 4,5 milioni di follower su Instagram e sui principali social. Una laurea in Architettura d’interni conseguita presso l’Università delle Arti di San Francisco, per la giovane, che considerava inizialmente la moda un’inesauribile fonte di ispirazione. Su Facebook la giovane iniziò a postare le prime foto dei suoi outfit, riscuotendo un successo inimmaginabile, che fece da apripista alla fondazione del blog. Aimee, che ha dichiarato di postare le foto per rivedersi quando sarà anziana, predilige uno stile sofisticato e sobrio. Le spalle sono in primo piano in quasi tutti i suoi look iconici; nella sua borsa non manca mai una crema idratante per il viso e per le labbra. Inserita dal sito fashionista.com al secondo posto nella classifica dei fashion blogger più influenti del 2016, seconda solo all’italianissima Chiara Ferragni, di cui Aimee dichiara di essere molto amica, la giovane ritiene che aprirsi ai nuovi media sia un modo per essere sempre più vicini alle persone. “Non essere mai banali ma restando fedeli al proprio stile, quello che ti contraddistingue tra i seguaci” costituirebbe secondo lei il segreto per un blog di successo. Dietro il suo blog, Song of Style, c’è anche la mente creativa della sorella. Lo stile di Aimee predilige il denim, di cui la blogger si dice fieramente una collezionista, accanto a look coloratissimi all’insegna dello stile boho-chic. Non mancano kimono e capi impreziositi da stampe dal sapore Seventies, accanto a look che mettono in risalto la femminilità. Uno stile tutto da copiare, per autentiche fashioniste.

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Aimee Song vanta quasi 5 milioni di follower solo su Instagram



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Toms & Other Stories collaborano per una co-lab esclusiva

Suggestioni etniche incontrano lo charme di atmosfere coloniali, in una collezione iconica che segna una collaborazione inedita tra Toms & Other Stories. Una co-lab esclusiva, che reinterpreta alcuni modelli cult del brand di calzature, oltre a sfornare una linea nuova di zecca di ready-to-wear, ispirata al lifestyle californiano.

A prestare il volto alla campagna pubblicitaria della collezione la splendida Erin Wasson, immortalata da Natalie Joos in scatti all’insegna del colore, in bilico tra note folk e dettagli boho-chic. Venice Beach la location scelta per le foto, patria del brand Toms. Uno scopo charity alla base del progetto: con la vendita dei capi d’abbigliamento & Other Stories si sosterrà il Magic Bus Women’s Scholarship Fund, mentre TOMS per ogni paio di scarpe acquistate donerà un nuovo paio di scarpe ad un bambino in difficoltà, grazie al progetto “One for One”.

“TOMS e & Other Stories sono un perfetto match nel paradiso della moda”, così ha commentato Natalie Joos, fotografa della campagna pubblicitaria. “Questa co-lab sprigiona un allure di comfort naturale e pace che è perfetto per Venice Beach. E in questi giorni, con tutto il dramma del mondo, è fondamentale preoccuparsi per il prossimo. Contribuire alla felicità di qualcuno attraverso un semplice acquisto, è la cosa più gratificante che c’è. Sono sicura che questa collezione avrà una grandissima risonanza”.

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Il backstage della campagna pubblicitaria, realizzata da Natalie Joos con la modella Erin Wasson



“L’aspetto benefico di questa co-lab dà una dimensione supplementare”, ha commentato Georgine Le Toqueux, designer di & Other Stories. “Ispirati dall’idea TOMS che due sconosciuti, su i lati opposti del pianeta, possano arricchire le vite di ciascuno, abbiamo creato questa collezione. L’obiettivo era quello di combinare forme moderne e cura nei dettagli, mettendoci anche tanto amore”.

Naturalezza e sprint sono i valori estetici su cui si fonda l’estetica della co-lab: Natalie Joos e l’amica Erin Wasson, volto della collezione, hanno interpretato la campagna pubblicitaria con scatti iconici. Erin Wasson, classe 1982 e sangue texano nelle vene, è il volto acqua e sapone della co-lab. Accanto a tuniche e caftani, quattro modelli classici di calzature Toms vengono reinterpretati con i colori e le stampe di & Other Stories.

Jeff Koons per Louis Vuitton, le borse iconiche si rivestono d’arte

Louis Vuitton ha scelto Jeff Koons per una collezione speciale di borse e accessori che arriverà nei negozi il prossimo 28 aprile. L’artista statunitense, famoso per le sue opere neo-pop, è solo l’ultimo dei collaboratori illustri della maison: Stephen Sprouse, Takashi Murakami, Richard Prince, Yayoi Kusama, Cindy Sherman, James Turrell, Olafur Eliasson e Daniel Buren, hanno posto la loro firma su speciali edizioni delle iconiche borse Vuitton. Stavolta tocca a Koons reinventare grandi classici come la Louis Vuitton neverfull, il bauletto Speedy e gli accessori in pelle che hanno fatto la storia della griffe. L’artista ha scelto di reinterpretare opere d’arte immortali in una serie di opere chiamata Gazing Ball e utilizzata come stampa delle borse Vuitton. Koons è stato inoltre il primo a ricreare la famosa stampa monogram con le proprie iniziali.


Le originali «copie» dei lavori di Leonardo da Vinci, Tiziano, Rubens, Fragonard e Van Gogh firmate da Jeff Koons sono diventate coloratissime stampe che uniscono moda e arte. La Giocanda si trasferisce su un bauletto Louis Vuitton, i paesaggi di Van Gogh diventano custodie per Ipad, i dinamici dipinti di Rubens decorano il portafogli. Il tutto accostato a colori primaverili come l’azzurro, il verde acqua, il rosa fragola. La collezione, denominata Vuitton Masters, è stata presentata in un evento blindato al Louvre di Parigi, nella Salle des États, vicino alla Mona Lisa. Bernard Arnault, presidente e chief executive officer di LVMH, e Jean-Luc Martinez, presidente e direttore del museo, hanno collaborato per creare un evento unico, che ha permesso agli ospiti di ammirare le borse Louis Vuitton realizzate da Jeff Koons proprio accanto alle tele originali che lo hanno ispirato. Presenti all’evento tantissime celebrities fedeli alla griffe francese: Cate Blanchett, Jennifer Aniston, Justin Theroux, Michelle Williams, Jennifer Connelly, Catherine Deneuve, Léa Seydoux, Miranda Kerr e Adèle Exarchopoulos hanno potuto godere della magia del Louvre e del nuovo connubio tra moda e arte.


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Cecenia, omosessuali nei campi di concentramento: sottoposti a torture e ricatti

In Cecenia alcune ex caserme militari sarebbero state riconvertite in veri e propri campi di concentramento in cui almeno un centinaio di omosessuali sarebbero stati rinchiusi, torturati e ricattati. A raccontarlo è stato il giornale  Novaya Gazeta, che lo scorso 1 aprile ha pubblicato un’inchiesta sulla vicenda. Nella repubblica russa della Cecenia, controllata dal 2007 dalla dittatura di Ramzan Kadyrov, l’omofobia è diffusa a livelli allarmanti, tanto che diverse ONG documentano da anni sequestri, arresti e abusi contro cittadini omosessuali. La nuova ondata di agghiaccianti torture sembra essere iniziata quando un gruppo di attivisti che fa riferimento al sito GayRussia.ru ha chiesto alcuni permessi per organizzare delle parate dell’orgoglio LGBT in quattro città. L’obiettivo dell’associazione, sicura di non ottenere i permessi, era proprio quello di denunciare il rifiuto alla Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo. Il solo fatto di aver inviato le richieste, però, ha scatenato una controffensiva durissima: Vladimir Putin avrebbe chiesto ai leader locali di inasprire la discriminazione nei confronti degli omosessuali.


La situazione più drammatica è proprio quella della Cecenia, in cui sono stati creati veri e propri campi di concentramento. Un centinaio uomini tra i 16 e i 50 anni sarebbero stati arrestati per «il loro – presunto o accertato – orientamento sessuale non tradizionale», racconta l’inchiesta di Novaya Gazeta, sequestrati e sottoposti a torture e umiliazioni. Il portavoce del presidente Ramzan Kadyrov ha liquidato l’inchiesta come un pesce d’aprile, dichiarando «Non puoi arrestare o reprimere persone che semplicemente non esistono nella repubblica. Se queste persone esistessero in Cecenia, le forze dell’ordine non dovrebbero preoccuparsi perché le loro stesse famiglie li manderebbero in luoghi da cui non potrebbero più tornare». Human Rights Watch ha però raccolto diverse testimonianze di uomini sequestrati e torturati, pubblicate nei giorni scorsi in un nuovo articolo su Novaya Gazeta e poi su tutti i maggiori quotidiani del mondo, dal New York Times al Guardian. «Diverse volte al giorno ci portavano fuori e ci picchiavano – ha raccontato un uomo che è riuscito a scappare – Ci colpivano sempre sotto la vita, sulle cosce, le natiche e i genitali. Ci dicevano che eravamo peggio degli animali e che non avevamo più diritti». Altre testimonianze raccontano di torture e percosse nei campi di concentramento, di uomini umiliati davanti alle proprie famiglie e poi rilasciati perché i parenti li uccidessero. «Suo zio lo ha ucciso – racconta un uomo che è scappato all’estero a proposito di un amico – Lo so per certo. Aveva 20 o 21 anni»

Tutto il meglio dal Salone del Mobile 2017

TUTTO IL MEGLIO DAL SALONE DEL MOBILE 2017

PHELLEM COLLECTION di ALCAROL

Se pensiamo che il legno, con le sue infinite sfumature e i suoipoliformi strati e venature siano interessanti, non abbiamo mai guardato da vicino una corteccia.

Phellem è esattamente lo strato più esterno della corteccia di un albero; un’infinita gamma di colori, texture nuove e forme impensabili, concave, profonde, zigrinate. Viene poi ricoperta da una particolare e innovativa resina trasparente di origine biologica che, a differenza delle altre resine, non si ingiallisce nel tempo, ma conserva la sua brillantezza; in questo modo possiamo apprezzare la varietà botanica intatta della materia organica, “congelata” come appare nel suo habitat originale. Un’idea davvero poetica.

www.alcarol.com

alcarol-Phellem Console

Alcarol-Phellem Console



EO Acoustic di AOTTA 

Il vostro film preferito è “Into the wild“? Vorreste vivere nel bel mezzo di una foresta ma il mutuo, la casa, moglie e bambini non ve lo permettono? Con questi pannelli acustici vi sembrerà di vivere in un bosco, potrete tappezzare le pareti di casa e lasciare tutto il mondo fuori, il caos, il traffico della città e godervi addirittura il profumo che questi oggetti sprigionano. Sono dei panetti fonoassorbenti fatti di pino, larice, aghi di abete rosso, aghi di conifere, sono biodegradabili e rispettano l’ambiente.

www.aotta.com

Aotta



LIGHT STUDIO – Arte Architettura Scenotecnica 

Sir Francis Bacon diceva che la prima creatura di Dio fu la luce, non a torto visto che senza luce non ci sarebbe “ombra di vita”.
Alla luce, c’è ancora chi dedica il proprio amore: Light Studio, che dal 1994 approfondisce la scienza dell’illuminotecnica per dare ancora più risalto ed importanza ad oggetti, opere d’arte, luoghi di culto. Non solo un quadro, una scultura, uno spazio espositivo viene studiato nei minimi dettagli per acuirne forme e preziosità, ma anche il privato, nel suo angolo di casa poco illuminato, può dare luce a giochi di colore e chiaro scuri che altrimenti vedrebbe abbandonato.

www.lightstudio.it

Mostra “Hiroshima. Il maestro della natura” – Museo di Roma



Music Lamp – Didj-Star

Da sempre le arti posseggono una calamita che le attrae vicendevolmente; design e musica si sposano in questo progetto che ha come figlio una “lampada musicale“. Conoscete lo strumento Didgeridoo? Si pensa possa avere addirittura quindicimila anni e veniva suonato dagli aborigeni australiani, a fiato, pronunciando anche parole, suoni rumori o alternando piccole percussioni sullo strumento con boomerang o clap stick. Produce suoni affascinanti e profondi, dalle infinite sfumature; Marcello Ballardini, da questa sua grande passione, ne ha ricavato un oggetto unico e originalissimo: la music lamp, una lampada che potete suonare; si illumina con un telecomando touch per cambiare colori e intensità della luce a seconda la preferiate calda o fredda e le diverse forme dello strumento regalano melodie differenti, ce n’è per tutti i gusti. Buon divertimento!

www.aboriginaltrip.com

Music Lamp – Didj-Star



Eccentric Garden di JIWONXKIM

Al tatto sono morbidi come dei peluches, alla vista sono licheni, muschi, funghi e fiori del deserto; le creazioni di JIWONXKIM sembrano uscire da una foresta incantata.

La designer nata a Busan, in Corea del Sud, studia a Parigi per poi trasferirsi in Corea, utilizza principalmente materiali tessili e colori sgargianti per rappresentare oggetti che in natura sembrano poco interessanti, come i licheni che diventano sgabelli e funghi morbidissimi su cui sentir parlare il Brucaliffo di “Alice nel paese delle meraviglie”.

www.jiwonxkim.com

LICHENS in lana vergine



The subtract collection di Federico Pellegrini

Federico Pellegrini, architetto argentino, ha come obiettivo principale del suo lavoro quello di inventare e innovare riducendo al minimo lo spazio.
Sempre più frequenti sono le costruzioni di abitazioni di piccole dimensioni, nasce quindi l’esigenza di ridurre ai minimi termini l’utilizzo di “accessori” quali mobili, tavoli, sedie. Pellegrini crea pezzi semplici e funzionali che, piegati, limitano a zero lo spazio. Utile.

www.tenmuebles.com

Sedute pieghevoli di Federico Pellegrini



BE FAIR whazzupp – Design Customs

Customizzare casa? Oggi si può. Con Design Customs puoi “wrappare” la tua vecchia sedia, il banale tavolo in legno, tappezzare le pareti di casa e passare addirittura alla tua auto.

Cos’è il design wrapping? Una tecnica applicativa di altissima complessità che permette di cambiare pelle a differenti complementi d’arredo. La resa di stampa è perfetta, il foglio su cui viene riportata deve semplicemente essere “incollato” all’oggetto; questo procedimento ovviamente richiede capacità tecniche ed esperienza, garantita da GR Group, a cui poter chiedere supporto.

www.silvacoronel.it

Design Customs



Home Jungle di Massimo Cappella 

Ci siamo mai fermati a pensare ai “miracoli” della natura? Quante volte per strada camminiamo e vediamo spuntare quel ciuffetto verde dal cemento? Contro ogni agevolazione di ambiente e terreno, la natura fa il suo corso, più forte, con una voce più potente della mano dell’uomo che cementifica tutto; quel fiorellino, quell’erbetta innocente esce e ci regala un sorriso. Massimo Cappella ha riflettuto su questo “regalo” di Madre Terra e ha trasformato il “miracolo” in un oggetto di design: un vaso di marmo di Carrara, sopra cui viene intagliata la crepa da cui spunta il fiore. Una bella poesia.

www.massimocappella.com

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Home Jungle – Massimo Cappella



Where Athena lives di Olivia Lee

Sempre più narcise, sempre più indipendenti e allo stesso tempo dipendenti dalla tecnologia, la donna moderna necessita di giusti attrezzi per la propria bellezza.
Ispirato alla dea greca della conoscenza e della guerra, Athena, la collezione di Olivia Lee è un altare dove farsi belle con una perfetta illuminazione, utile anche per un photoshoot, perché no, un selfie, una video chiamata – tutti gli accessori sono creati per agevolare i passaggi social che oramai fanno parte del nostro quotidiano. E se siete delle vere nostalgiche e volete fare due chiacchiere reali con la vostra amica, c’è anche un utile tavolino dove prendere un tè.

www.olivia-lee.com

Where Athena Lives – Olivia Lee





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TUTTO IL MEGLIO SULLA MILANO DESIGN WEEK

La Miss in pigiama: la mia vita con il morbo di Crohn

La Miss in pigiama è il nome di una pagina facebook, di un libro che uscirà prossimamente e di una supereroina della quotidianità: è Elena Zulato, trentasettenne di Rovigo che ha deciso di raccontare la sua malattia. «Tutti nella mia città mi vedevano passare per strada e mi chiamavano la miss – racconta – In pochi sapevano che, in realtà, nella mia esistenza il vestito che ho indossato di più è il pigiama». Elena Zulato è una bellissima donna che nel 2002 ha partecipato a Miss Italia. Bellezza, moda, passerelle, chiunque la guardasse pensava che la sua vita fosse fatta di questo. In pochi sapevano che Elena soffre del morbo di Crohn, una complessa malattia cronica che comporta innumerevoli problemi nella vita di ogni giorno, da quando aveva 10 anni. Oggi ha deciso di raccontarsi al mondo, prima con una pagina facebook e poi con il libro che sta scrivendo, come La Miss in pigiama. Una donna che lotta ogni giorno, da sempre, contro una malattia invalidante per la quale non esiste ancora una cura, ma che riesce a vivere nonostante tutto una vita felice e soddisfacente.


Il morbo di Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino, che causa forti dolori addominali, perdita di peso e tutta una serie di sintomi collaterali come dolori muscolari, stanchezza cronica, coliche. Il problema principale, per chi ne soffre, è quello di non potersi cibare normalmente. Elena Zulato non può mangiare quasi nessun cibo, il che le provoca non pochi problemi nell’andare al ristorante, a una festa, a cena da amici, privandola di una parte importante della convivialità. «Sogno una pizza e uno spritz all’ora dell’aperitivo!» scherza. L’avventura della Miss in pigiama è iniziata a 10 anni quando, in seguito a fortissimi crampi allo stomaco, ha passato due mesi in ospedale per poi avere finalmente la diagnosi: convive con il morbo di Crohn e con la necessità di nutrirsi tramite sondino da allora. «Non mi ricordo neanche come si sta bene – racconta, come moltissime persone affette da una malattia cronica – ero piccola e sentivo molto la stanchezza fisica che porta la malattia, con i suoi dolori articolari, manifestazioni extraintestinali, coliche e molto altro». Ciò non le ha impedito, però, di vivere una vita il più possibile soddisfacente, di partecipare al celebre concorso di bellezza, di avere un marito e una famiglia al suo fianco e un lavoro che ama. «Oggi, dopo parecchi anni, ho deciso di raccontare la mia storia in un libro. Per questo sto cercando un editore, qualcuno che abbia voglia di dare voce a quello che noi malati invisibili viviamo ogni giorno. Vorrei aiutare così le centinaia di persone che lottano contro questa malattia».


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L’ex moglie di Prince racconta il loro amore in un libro

Quasi un anno fa, il 21 aprile 2016, moriva Prince. Il cantautore di Minneapolis, trovato morto per un’overdose di farmaci oppiacei, ha lasciato un profondo vuoto nel cuore dei suoi fan sparsi in tutto il mondo, che per giorni hanno indossato capi viola e cantato Purple Rain per omaggiare la sua memoria. Oggi, l’anniversario della sua dipartita viene celebrato dalla donna che lo ha amato e che lo ha raccontato in un libro: è Mayte Garcia, ex moglie di Prince, che ha deciso di rivelare la vita intima del cantante. L’amicizia, l’amore, il matrimonio, il dramma della perdita di un figlio. Dettagli che raccontano l’uomo dietro la star, raccolti nel libro di memorie “The Most Beautiful: My Life with Prince“.


Il titolo è un chiaro omaggio al successo di PrinceThe most beautiful girl in the world” del 1994. Nel libro, Mayte Garcia racconta di aver conosciuto il cantante quando aveva appena 16 anni, quando Prince la notò in un video in cui ballava la danza del ventre, con lo zampino di sua madre che l’aveva fatta intrufolare a un concerto. Affascinato dalla giovane danzatrice, Prince la invita sul palco e scatta la scintilla. Un rapporto delicato, prima d’amicizia e poi d’amore, tra la star e la ragazza più giovane di lui di 15 anni. La differenza d’età non è un ostacolo: i due si sposano quando Mayte ha 22 anni e poco dopo nasce Amiir, il cui nome arabo ha il significato di “Principe“. La morte del piccolo per una malformazione genetica, ad appena 6 giorni di vita, sarà il dolore più straziante. «Non penso che l’abbia mai superata – ha rivelato la donna in un’intervista al magazine People – Non credo che nessuno possa riuscirci. Io stessa non ci sono riuscita». Oggi Mayte Garcia, 43 anni, ha il coraggio di rivelare quella profonda ferita, l’amore e il dolore di una star che era anche e soprattutto un uomo.

Steno Vanzina, una mostra a Roma per celebrare i 100 anni dalla nascita del regista

Steno Vanzina compie 100 anni, o meglio li compirebbe se fosse ancora in vita. A celebrarlo, una mostra che percorre la sua carriera e le opere che hanno reso immortale il padre della commedia all’italiana. Nato nel 1917, StefanoSteno” Vanzina viene omaggiato dalla mostra “Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che sarà inaugurata domani e chiuderà il prossimo 4 giugno. L’esposizione ruota intorno al Diario Futile, una sorta di Zibaldone pop in cui il regista annotava pensieri e ispirazioni, incollava ritagli di giornale e foto dei suoi collaboratori. Allo stesso modo la Galleria sarà invasa da fotografie e filmati, copioni e cimeli del maestro della commedia all’italiana.


A fornire il materiale per la mostra sono stati i fratelli Vanzina, Enrico e Carlo, che dichiara: «Questa mostra è un po’ come papà, non è pretenziosa ma racconta molto». Racconta, infatti, la storia di un’Italia prima, durante e dopo il boom economico. Attraverso lo sguardo di Steno Vanzina, il cinema italiano racconta la società dei suoi tempi con risate genuine e talvolta amare, portate in scena da attori che hanno fatto la storia come Totò e Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e Vittorio De Sica, Gigi Proietti e la coppia Franchi-Ingrassia. Insieme alla sua vita privata, alla famiglia Vanzina, ai rapporti con i suoi collaboratori, la mostra dedicata a Steno esplorerà anche il tema della censura, abbattutasi sulla commedia Le avventure di Giacomo Casanova. Una mostra che racconta la storia del cinema e quella della nostra società dagli anni ’50 agli anni ’80, attraverso capolavori della commedia all’italiana come Un americano a Roma e Febbre da cavallo. «Per tanti anni si è snobbato un certo tipo di film – dice ancora Carlo Vanzinaè la maledizione del cinema popolare. Papà oggi sarebbe entusiasta, una celebrazione qua dentro è un sogno».


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Royal family: Meghan Markle le nozze di Pippa Middleton e i gossip sulla famiglia reale

Tempi duri per la Royal Family: le new entry della famiglia Windsor non fanno che scatenare gossip e pettegolezzi poco lusinghieri, che di certo non fanno piacere alla famiglia reale inglese. L’ultima arrivata, Meghan Markle, è continuamente presente sui giornali di gossip. L’attrice fidanzata con il principe Harry Windsor sarebbe un’arrampicatrice sociale, completamente inadatta alla vita di palazzo cui dovrebbe abituarsi se entrasse a far parte della Royal Family. A dirlo, stavolta, non sono malelingue qualsiasi, ma la sorella della Futura Principessa Pushy. Questo sarebbe il titolo del libro che Samantha Grant, ex attrice e modella di 52 anni e sorellastra di Meghan Markle ha intenzione di pubblicare a breve. Lo ha rivelato al Daily Mail, lamentandosi del fatto che«più il suo profilo acquista prestigio, meno menziona la sua famiglia di origine. Da quando è diventata popolare non ci ha dato nessun tipo di sostegno, né emotivo né finanziario. La Royal Family rimarrebbe inorridita se sapesse». Il titolo del libro che la Grant vorrebbe pubblicare definisce Meghan Markle “la futura principessa ambiziosa”. La sorellastra rincara la dose: «è cambiata radicalmente da quando frequenta Hollywood. La sua ambizione sfrenata l’ha portata fino a lì, e ora vuole diventare una principessa». Roslyn Markle, madre di Samantha Grant e moglie del padre di Meghan, ha ribaltato la versione dei fatti, sostenendo che la figlia abbia inventato questi pettegolezzi sulla fidanzata di Harry perché «è sempre stata gelosissima di lei e del suo successo».


Una cosa è certa: Meghan Markle non sarà presente all’evento più atteso dalla stampa inglese, il matrimonio di Pippa Middleton con il finanziere milionario James Matthews. Le nozze, che si svolgeranno il mese prossimo, sono già al centro dei gossip. La lista degli invitati è ristrettissima, e comprende ovviamente la Royal Family e personalità illustri del jet set britannico. Assenti per volere di Pippa Middleton sia la fidanzata di Harry, Meghan Markle, che la fidanzata del fratello dello sposo. La modella, dj e star dei reality Vogue Williams, fidanzata da poco con Spencer Matthews, non ha ricevuto l’invito al matrimonio. «La relazione è alle battute iniziali, per questo [Pippa] non si è sentita di farle prendere parte a un evento così importante per la famiglia», ha rivelato un insider delle nozze al The Sun. Il sospetto, però, è che la Middleton abbia escluso le due belle e chiacchieratissime fidanzate dei suoi cognati per evitare che le rubassero la scena. Come ha fatto lei al matrimonio reale della sorella.

Edward Enninful: chi è il nuovo direttore di Vogue UK

La notizia ha fatto il giro del mondo in pochissime ore: Edward Enninful è il nuovo direttore di Vogue UK. Considerato uno dei fashion editor più talentuosi al mondo, Enninful è creative and fashion director di W Magazine dal 2011. Inoltre il giornalista è stato anche direttore moda di I-D per ben 25 anni.

Una lunga carriera la sua, che lo ha visto anche in casa Vogue Italia, dove Enninful ha firmato lo styling di servizi entrati di diritto nella storia della moda: tanti gli shoot iconici, come The Makeover Madness, The Black Issue e The Curvy Issue, che hanno visto il talento di Enninful lavorare gomito a gomito con Steven Meisel e Franca Sozzani. Inoltre il fashion editor inglese ha anche collaborato con l’edizione americana di Vogue.

Nato in Ghana 45 anni fa e cresciuto in Inghilterra, Edward si è diplomato alla prestigiosa Goldsmiths, University of London. Fin da giovanissimo la moda è per lui naturale sbocco lavorativo: a 18 anni è già redattore, poi viene promosso a direttore della rivista di moda i-D. Considerato una delle figure più influenti nel campo della moda e della musica, nel 2014 è stato insignito con il prestigioso Isabella Blow Award da parte del British Fashion Council e nel 2016 con l’ OBE, Officer of the Most Excellent Order of the British Empire, direttamente da sua Maestà la Regina Elisabetta II.

Edward Enninful subentra ad Alexandra Shulmann, storico direttore di Vogue UK, che è stata alla guida del magazine per 25 anni e ha rassegnato le dimissioni lo scorso gennaio. Un’eredità importante, quella che il fashion editor raccoglie: Enninful, che sarà anche il primo direttore uomo della testata inglese, che quest’anno compie 100 anni, subentrerà alla Shulman ad agosto. A divulgare per primo la notizia Jonathan Newhouse, presidente e AD di Condé Nast.

Edward Enninful nella campagna Swarovski autunno/inverno 2016

Edward Enninful immortalato nella campagna Swarovski autunno/inverno 2016

My Home Collection al Salone del Mobile 2017

Creatività, colore e dinamismo costituiscono il filrouge di My Home Collection, che in occasione del Salone del Mobile 2017 sforna un design funzionale in cui il buon vivere diviene fondamentale: un ecosistema confortevole, ideato per vivere i piccoli piaceri della vita, che trasformano “la routine del quotidiano in poetica del quotidiano”. A cimentarsi nella filosofia del brand sono stati quest’anno quattro talenti della nuova generazione –Serena Confalonieri, Ilaria Innocenti, Vito Nesta ed Elena Salmistraro– che, sotto la direzione artistica dello studio Angeletti Ruzza design, hanno espresso la propria visione attraverso progetti che interpretano con sensibilità la filosofia dell’azienda. Colore e brio ma anche funzionalità e design avanguardistico caratterizzano le poltroncine Ulu & Baba ideate da Serena Confalonieri, che si ispirano alle cromie degli abiti e degli accessori delle tribù africane. Giochi di contrasti nei rivestimenti in contrapposizione alla struttura in tubolare creano un mix divertente di volumi che rispecchiano l’anima del progetto: non sono semplici sedute ma “modelle da valorizzare con abiti colorati”. In bilico tra note rétro e suggestioni contemporanee Chemise, la poltroncina dalle forme delicate disegnata da Ilaria Innocenti è morbida al tatto e cattura l’occhio con brio e charme timeless. Proposta in tre varianti cromatiche, invita al relax assoluto con una classe moderna nell’abbondanza voluta della stoffa che ricopre l’anima strutturale in tubolare di metallo. Progettato seguendo le dinamiche più contemporanee, Freely è il letto disegnato dallo studio Angeletti Ruzza, tripudio di design funzionale che non perde di vista l’eleganza e lo stile. Rivestito con tessuto bicolore, è stato pensato anche nella versione con contenitore per chi ama le soluzioni salva spazio ma non vuole rinunciare al design.

Ulu & Baba di Serena Confalonieri

Ulu & Baba di Serena Confalonieri



Chemise di Ilaria Innocenti

Chemise di Ilaria Innocenti




(Foto cover: Freely di Angeletti Ruzza – myhomecollection.it)

Material Immaterial: la mostra evento del Fuorisalone compie 20 anni

Material Immaterial –la mostra-evento organizzata nell’ambito del Fuorisalone da Interni- ha compiuto vent’anni. Una manifestazione che non smette di ottenere proseliti, che ha festeggiato il ventesimo compleanno con il tema Material-Immaterial: l’immateriale, l’idea diviene protagonista assoluta di installazioni sperimentali di architettura e design. Il focus è ora sul processo di creazione, che trasforma le idee astratte in nozioni concrete e materiali. La manifestazione, nata nel 1997, anno dopo anno si è allargata fino a toccare diversi punti nevralgici della città: l’Università degli Studi di Milano è la sede istituzionale dell’evento, che per il quarto anno consecutivo si presenta anche all’Orto botanico di Brera (fino al 15 aprile) e per la prima volta sceglie come location la suggestiva cornice del palazzo secentesco dell’ex Seminario arcivescovile, in corso Venezia 11. Tanti i quartieri milanesi coinvolti, in un appuntamento considerato ormai tappa obbligata durante il Salone del Mobile. Cortili segreti, appartamenti privati, palazzi abitualmente chiusi e loft allestiti divengono location in cui trionfa il design contemporaneo. La manifestazione ha anche il merito di mettere in contatto creatori e produttori, in un dialogo prolifico, che pone l’accento sui grandi nomi del design e dell’architettura accanto a realtà emergenti, concretizzando le loro visioni. I luoghi prescelti assumono nuova personalità, in una trasformazione inedita che conferisce loro nuova vita. Tantissimi gli incontri organizzati in un programma ricchissimo: dai concerti ai dibattiti fino alle performance, tante sono state le occasioni di dialogo, in uno degli eventi più attesi del Fuorisalone.

A dx “Intrecci di luce” di Caterina Tosoni, a sx “La finestra” di Ermenegildo Pannocchia – Orto botanico di Brera . (Foto di Laura Tasso)

A dx “Intrecci di luce” di Caterina Tosoni, a sx “La finestra” di Ermenegildo Pannocchia – Orto botanico di Brera . (Foto di Laura Tasso)



To Good To Waste” di Benedetta Tagliabue (EMBT), AHEC (American Hardwood Export Council) e Benchmark – Università degli studi di Milano

To Good To Waste” di Benedetta Tagliabue (EMBT), AHEC (American Hardwood Export Council) e Benchmark – Università degli studi di Milano



L'nstallazione sonora “Sonic Pendulum” by Yuri Suzuki – ex Seminario Arcivescovile di Milano. (Foto di Marco Mancini)

L’installazione sonora “Sonic Pendulum” by Yuri Suzuki – ex Seminario Arcivescovile di Milano. (Foto di Marco Mancini)

Irina Shayk e Bradley Cooper genitori: è nato il primo figlio della coppia

È nato due settimane fa il primo figlio di Bradley Cooper e Irina Shayk. L’attore e la modella sono diventati genitori nel massimo rispetto della loro privacy: infatti la notizia è trapelata solo poche ore fa, confermata dal magazine People. Sul sesso del nascituro vige il massimo riserbo, così come sul nome che la coppia ha deciso di dare al loro primo figlio. Ma non finisce qui: anche il luogo della nascita del primo erede della coppia più fotografata dello star biz è top secret. La privacy è sempre stata perseguita strenuamente dai due, che sono riusciti a tenere nascosta la gravidanza fino al dicembre scorso. Irina Shayk e Bradley Cooper fanno coppia fissa dal novembre 2015, sebbene siano stati visti insieme pochissime volte. Dimenticate red carpet ed eventi mondani: la coppia ha sempre preferito adottare un low profile, cercando di non alimentare il gossip che li riguarda. La notizia della gravidanza della splendida top model russa era giunta lo scorso dicembre, quando Irina aveva calcato la passerella del Victoria’s Secret Fashion Show sfoggiando rotondità sospette. Ma anche allora nessuna conferma era arrivata, eccezion fatta per alcuni scatti che immortalavano un anello di fidanzamento al dito della modella ed alcune immagini che ritraevano la coppia felice durante un picnic. Bradley Cooper è nato a Filadelfia il 5 gennaio 1975: nel suo sangue scorre sangue irlandese ed italiano. Tanti i successi cinematografici messi a segno dall’attore, che annovera tra le sue ex la collega Renèe Zellweger. Irina Shayk, classe 1986, ha iniziato la sua carriera nella moda nel 2004, vincendo un concorso di bellezza. Dal 2010 al 2015 la modella è stata legata sentimentalmente al calciatore portoghese Cristiano Ronaldo.

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Milano Design Week 2017: l’opening di Bruno Bordese

Tra i tanti opening legati alla Milano Design Week 2017, occhi puntati su Bruno Bordese, che ha riaperto il flagship store sito in via Maroncelli 2, a Milano. Un progetto avanguardistico per un design accattivante: il progetto, seguito dallo Studio Storage, si basa su suggestioni di stampo minimalista-razionalista. Nello spazio è presente uno studio materico, caratterizzato da dettagli in ferro, ottone e legno laccati opachi, che si sviluppa accanto a geometrie ardite, che impreziosiscono lo stesso spazio. Inoltre per l’occasione sono stati realizzati due armadi espositivi in ferro naturale verniciato trasparente con ante a battente ed un volume soppalcato rivestito in ferro ed ottone illuminato da gole luminose a led. Uno spazio che riflette da vicino l’identità del designer, che nella sua carriera ventennale vanta collaborazioni con rinomati stilisti ed aziende internazionali del calibro di Vivienne Westwood, Yohji Yamamoto e Testoni. L’avventura di Bruno Bordese nasce molti anni fa: Bruno Bordese inizia la sua carriera come designer e direttore creativo della maison Paciotti. Correva l’anno 1994 quando lo stilista diede vita alla linea di calzature che porta il suo nome: la prima linea, denominata Clone, inaugura un percorso sfavillante, che ha reso il brand uno dei nomi di punta, prediletto da buyers e trendsetter. Nel 1995 lo stilista si stabilisce nello studio milanese di Corso Venezia 37. Nel 1998 inaugura il primo monomarca a Milano, seguito da Parigi e Tokyo. Tante le collaborazioni con prestigiosi nomi della moda internazionale, da Cavalli a Guardiani, da Casadei a Levi’s, che hanno reso la sua estetica fortemente riconoscibile. Tante le celebrities che amano le scarpe firmate Bruno Bordese, a partire dalla splendida showgirl Paola Barale. Calzature come status symbol, autentici must have per trendsetter e fashionisti di tutto il mondo, pezzi unici che coniugano elementi classici e fashion trend, attraverso un percorso che predilige una costante sperimentazione di materiali diversi. Bordese, che adora definirsi una “spugna”, per le sue collezioni iconiche trae ispirazione dalla streetart, dai mercatini dell’antiquariato e dal lifestyle delle nuove generazioni.

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Fuorisalone 2017: Linking Minds, la mostra organizzata a Palazzo Litta

Ha avuto luogo a Palazzo Litta, nel distretto 5VIE, la terza edizione di “A Matter of Perception”, progetto collettivo organizzato da DAMN° Magazine e Mosca Partners, che quest’anno ha avuto come tema “Linking Minds”. Un’affascinante esplorazione del processo creativo tra due o più persone e la genesi di un progetto, questa la tematica scelta nell’ambito del Fuorisalone 2017. Ad accogliere i visitatori nel cortile di Palazzo Litta un’installazione iconica, caratterizzata da una struttura a griglia realizzata con 300 paia di jeans collegati tra loro: l’opera, realizzata da Diller Scofidio + Renfro, è il primo progetto in Italia dello studio newyorchese. Qui si sono tenute interessanti interviste che hanno visto come protagonisti le più autorevoli voci del design internazionale contemporaneo. Due stanze del primo piano hanno ospitato Belgitude, una selezione di dieci opere realizzate in collaborazione tra noti designer e aziende. Ciascun designer ha scelto l’azienda e ha avuto a disposizione sei mesi per realizzare il progetto. Mobili, oggetti in legno, cristallo e cuoio, capolavori di design tessile e ceramica: queste le creazioni esposte, tripudi di creatività made in Italy. L’allestimento, a cura dello studio di architettura V+, prevede che ogni oggetto sia disposto su superfici bianche di vari materiali. In mostra, e nel catalogo, anche le foto di Laetitia Bica per svelare l’essenza di queste collaborazioni. Inoltre per la prima volta si sono aperti al design il Cortile dell’Orologio e il teatro di Palazzo Litta. Proprio in teatro Michele De Lucchi, Andrea Branzi e Francesca Balena Arista hanno esplorato il tema dell’estetica nel mondo contemporaneo attraverso dibattiti.

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Hands on Design al Fuorisalone 2017

Protagonista assoluto del Fuorisalone 2017 è Hands on Design: artigianato e design si uniscono in un sincretismo inedito tra culture diverse e tradizioni antiche. Nata dalla coppia Kaori Shiina e Riccardo Nardi, Hands on Design si è contraddistinta nell’ambito della Milano Design Week: proprio nell’ambito dell’edizione 2017 del Fuorisalone sono state presentate le collezioni nello showroom di via Rossini 3 a Milano. In bilico tra tradizioni millenarie e antichi saperi tramandati di generazione in generazione, è stato celebrato l’incontro tra le antiche maestranze italiane e giapponesi con una ventina di designer, autorevoli protagonisti di collezioni affascinanti, che spaziano su diversi campi, dall’illuminazione al tableware. Tradizione ed innovazione, passato e design avanguardistico si uniscono in un progetto affascinante, che celebra un incontro tra culture diverse. Largo ad oggetti dal design futurista che riprendono suggestioni orientali, come le scenografiche sculture in alabastro illuminato, frutto dell’incontro tra l’artigiano Luppichini e i designer Setsu&Shinobu Ito che firmano inoltre, insieme a Massimo Barbierato, Roberto Sironi e Terence Coton, anche una linea di vasi in legno tornito scaturiti dall’abilità al tornio di Lorenzo Franceschinis. Charme millenario nella collezione di coltelli Kintoki, prodotti nelle officine di Banshu Hamano, nella regione giapponese di Banshu, su disegno di Giulio Iacchetti. Una vera e propria chicca è il coltellino da tasca al femminile, progettato da Studio Irvine e prodotto con tecniche di lavorazione vecchie di generazioni. Hands on Design si è svolta dal 4 al 9 aprile.

Lampada Fuwas, designer Setsu&Shinobu Ito, artigiano Luppichini

Lampada Fuwas, designer Setsu&Shinobu Ito, artigiano Luppichini



Collezione Anni, designer Massimo Barbierato, artigiano Lorenzo Franceschinis

Collezione Anni, designer Massimo Barbierato, artigiano Lorenzo Franceschinis



Kintoki Knives, design Giulio Iacchetti, artigiano Banshu Hamono

Kintoki Knives, design Giulio Iacchetti, artigiano Banshu Hamono




(Foto Copertina: Dondolino set, design Setsu&Shinobu Ito, artigiano Maruyoshi Kosaka)

Mindcraft17: l’artigianato danese in mostra al Fuorisalone 2017

Si è conclusa ieri Mindcraft17, mostra organizzata nell’ambito della Milano Design Week 2017, che intende celebrare l’artigianato danese. Un percorso suggestivo che offre spunti inediti sulla produzione danese, incentrando il percorso tematico sul tempo. L’esposizione, organizzata dalla Danish Arts Foundation, illustra i diversi momenti della giornata, esplorandone i rituali e le reciproche influenze sul processo creativo. Il design scandinavo diviene protagonista assoluto nella suggestiva location scelta per l’esposizione, la Basilica di San Simpliciano: qui sono state esposte le opere e le installazioni di diciotto designer danesi coinvolti nel progetto.

“La Danish Arts Foundation conta molto sull’impatto della mostra durante la Milan Design Week. MINDCRAFT rappresenta il meglio del Design danese ed è una grande opportunità di visibilità per tutti i partecipanti. Henrik Vibskov ha selezionato alcuni tra i migliori artigiani e designer danesi dal grande potenziale”, così ha commentato Astrid Krogh, presidente del Danish Arts Foundation’s Committee for Crafts and Design Project Funding.

Lo scorrere del tempo, silenzioso testimone delle nostre giornate e protagonista immemore dei nostri ricordi, dalla quotidianità alle occasioni speciali, diviene protagonista assoluto ed ispiratore di un progetto sperimentale che celebra la creatività danese: tante le ispirazioni alla base delle singole installazioni presentate, dal living alla cucina, fino al decor e agli arredi. Mindcraft17 si conferma una autentica fucina di talenti, crocevia di artisti che condividono la medesima estetica, pur presentando un’ampia varietà di progetti, ciascuno caratterizzato dalla forte valenza artistica e poetica.

Tante le discipline toccate, dalla grafica alla ceramica, dall’arredamento alla moda, fino ai tessuti e al vetro. L’artigianato scandinavo viene celebrato con tutta la sua progettualità avanguardistica in uno degli eventi più interessanti del Fuorisalone 2017.

Spinning Time Machine di Isabel Berglund

Spinning Time Machine di Isabel Berglund

Starting All Over Again di Marianne Eriksen Scott Hansen

Starting All Over Again di Marianne Eriksen Scott Hansen



Lunch Recipes di Christina Schou Christensen

Lunch Recipes di Christina Schou Christensen




Foto cover: Five Part Black Twill Collection di Tobias Møhl
Photo credit per le immagini: MINDCRAFT /jeppegudmundsen.com

Tempo di libri 2017: in arrivo la fiera dell’editoria di Milano

Tempo di libri è ormai alle porte: la nuova fiera dell’editoria di Milano debutterà quest’anno, dal 19 al 23 aprile, e promette un calendario ricco di eventi, incontri con gli autori e appuntamenti per gli appassionati di letteratura. Poco prima del Salone di Torino, che si presenterà quest’anno in una versione del tutto nuova, Tempo di libri è pronta ad aprire le porte a tutti coloro che amano i libri. Il programma degli eventi è fitto di appuntamenti divisi per le 27 lettere dell’alfabeto (compresa la @). Dalla A di Avventura alla Z di Zaha Hadid, passando per Immaginazione, Sangue, Fumetto, Luce: per ogni lettera decine di eventi, convegni, laboratori che animeranno gli spazi di Fiera Milano a Rho. Tantissimi gli ospiti attesi: la scrittrice turca Asli Erdogan sarà protagonista della lettera D come Dissidente; Irvine Welsh condurrà i lettori in un viaggio nel tempo, con destinazione Trainspotting; Carlo Lucarelli racconterà come si scrive un libro sugli intrighi italiani. E poi Roberto Saviano, Margaret Mazzantini, David Grossman, Edna O’Brien.


Si parlerà del passaggio dalla carta al digitale, di storie d’amore, di libri di ricette, di saghe fantasy e di fumetti, di giornalismo e di religione. Gli eventi sono rivolti a tutti: editori, scrittori, traduttori, bibliotecari, insegnanti e soprattutto lettori. Il primo obiettivo di Tempo di libri 2017 è quello di avvicinare tutti alla lettura, soprattutto chi non ne è appassionato. Missione difficile ma non impossibile, in un paese come l’Italia in cui si legge sempre meno. Secondo goal che la neonata fiera di Milano si prefigge è quello di diffondere sempre di più la letteratura italiana, classica e contemporanea, all’estero. Le premesse sono buone, e per assicurarsi un immediato successo Tempo di libri ha dalla sua parte degli alleati illustri. Nel corso della fiera, infatti, verranno annunciati i 12 candidati al Premio Strega, grazie a un’importante partnership con il prestigioso award della letteratura contemporanea. Tempo di Libri si avvale anche della collaborazione di Trenitalia, che offre tratte speciali e sconti per raggiungere Rho e la fiera.

Cartoons on the bay: Rai Fiction annuncia una serie animata con Bebe Vio

Bebe Vio diventa un personaggio dei cartoon. Lo ha annunciato Luca Milano, vicedirettore di Rai Fiction, a Cartoons on the bay, la fiera dell’animazione crossmediale e della tv per ragazzi che si è appena conclusa a Torino. Acclamata atleta paralimpica, medaglia d’oro per il fioretto, la veneziana è diventata ormai un personaggio pubblico amato da grandi e piccini per la sua determinazione e la sua autoironia. Dopo la partecipazione al programma Le Iene e la pubblicità di Emigratis, è ormai chiaro a tutti che l’arma preferita di Bebe Vio, oltre al fioretto, è una sana risata. Così l’atleta ha accettato di diventare un cartoon all’interno della serie tv animata Spike Team.


Spike Team è una serie sulla pallavolo e in generale sullo sport e l’integrazione, nata dall’idea dell’ex pallavolista azzurro Andrea Lucchetta e prodotta da Rai Fiction. Dopo l’atleta paralimpica Giusy Versace, tocca a Bebe Vio entrare nel mondo dei cartoon. Sarà protagonista, infatti, della terza stagione di Spike Team. «In questa serie c’è da sempre un’attenzione particolare anche allo sport paralimpico e stavolta si materializza attraverso la versione animata di Bebe Vio, che ci ha dato l’autorizzazione a farlo – ha raccontato Lucchetta a Cartoons on the bay e che poi aiuterà anche in sede di promozione a parlare del tema dell’integrazione degli atleti paralimpici all’interno dei vari sport». Durante la manifestazione dedicata all’animazione, Rai Fiction ha presentato anche La stella di Andrea e Taty che racconterà la storia delle sorelle Bucci, sopravvissute ad Auschwitz,  e La biciletta di Bartali in cui, oltre ai successi del ciclista, sarà messa in luce la sua determinazione nel trasportare documenti falsi per salvare la vita a centinaia di ebrei. Rai Fiction ha deciso di concentrarsi su serie animate che parlano di integrazione e di salvezza proprio nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali contro gli ebrei, pagina nera della storia italiana.


Bebe vio versione cartoon

Bebe vio versione cartoon

A Sanremo apre il primo Museo dei Fiori

È stato inaugurato sabato il primo Museo dei Fiori d’Italia, e non poteva che trovarsi a Sanremo. La cittadina ligure in provincia di Imperia, famosa per il Festival della Canzone Italiana, viene definita anche la città dei fiori. Non poteva esserci, quindi, luogo più adatto per la creazione di un museo interamente dedicato alla floricoltura. Nella Palazzina Winter, padiglione rinnovato di Villa Oberdan, si possono ammirare fotografie storiche e attrezzi tradizionali, manuali di floricoltura e, ovviamente, splendide aiuole fiorite. Oltre cento anni di storia della floricoltura sono raccontati in un percorso che coinvolge tutti i sensi e che guida alla scoperta di un’arte secolare, che mescola poesia e natura, scienza e storia.


Dai primi brevetti in Italia agli utensili tradizionali, dai manuali storici a fotografie della vita nei campi, il nuovo Museo dei Fiori di Sanremo racconta la storia italiana e ligure di un amore viscerale per la natura e per i suoi colori. «Dopo tredici anni coroniamo un sogno partito nel 2004, quand’ero ancora assessore della Giunta Borea – ha dichiarato il sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri, presente all’inaugurazione – Il nostro intento era semplicemente quello di spiegare ai cittadini, ma soprattutto ai turisti, perché Sanremo è conosciuta nel mondo come città dei Fiori». All’esterno del museo, profumate aiuole mostrano fiori coloratissimi, con una dedica speciale a Libereso Guglielmi, noto come il giardiniere di Calvino. All’interno, un percorso alla scoperta di reperti antichi e tecniche innovative. «Ci sono migliaia di reperti – ha affermato il responsabile dei Giardini del Comune di Sanremo, Claudio Littardi, anche presidente del Centro studi e ricerche delle palme – Abbiamo oltre cento foto legate alla vecchia vita nei campi, con immagini di scena quotidiana. E poi dalle pompe a spalle, agli utensili impiegati in campagna passando agli attrezzi per ibridare, ma soprattutto i primi brevetti originai della famiglia Ester e Ermanno Moro, riguardanti le prime varietà di fiori». Il Museo dei Fiori sarà guidato dal gruppo di lavoro Floriseum, costituito da importanti personalità e ricercatori universitari nel campo della floricoltura.

Amanda Lepore a Roma: party al Muccassasina aspettando la sua autobiografia

Molto prima di Caitlyn Jenner c’era Amanda Lepore: icona trans della moda e musa pop prediletta da artisti del calibro di David LaChapelle, definita “il corpo più costoso sulla faccia della Terra”, considerato il numero di interventi estetici che ne hanno modellato il corpo e il volto, Amanda Lepore è arrivata a Roma.

L’icona pop è stata protagonista di un party al Muccassasina, che ha avuto luogo lo scorso 7 aprile. Icon Party è il nome scelto dal celebre locale romano per accogliere la modella: una vera diva, Amanda Lepore, eccentrica incarnazione del pop e paladina in chiave glamour dei diritti delle persone trans. Tante le battaglie che la bionda Amanda ha sposato nel corso degli anni, prendendo parte ai gay pride di mezzo mondo. Guest star della serata del Muccassassina, la femme fatale si è esibita in alcuni dei suoi successi, come Champagne, My Hair Looks Fierce, My Pussy (is Famous), Cotton Candy e Turn Me Over.

Il suo viaggio a Roma è un’occasione anche per presentare alla stampa la sua biografia, intitolata Doll Parts e scritta a quattro mani con Thomas Flannery Jr.: nel volume, edito da Regan Arts, Amanda Lepore racconta, attraverso una raccolta di testi e di fotografie, di come divenne famosa nel 2000, quando si presentò nuda alla mostra di Azzedine Alaïa organizzata da Stephanie Seymour. Il volume, che uscirà il 18 aprile, racconta anche dell’adolescenza di Amanda, trascorsa nel New Jersey con una madre sofferente di schizofrenia paranoide; dei suoi primi anni in cui lavorava come dominatrice e delle sue performance. Il libro sarà presentato alla presenza del suo fido collaboratore, il fotografo internazionale Marco Ovando.

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Amanda Lepore è un’icona trans e modella, musa del fotografo David LaChapelle



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La diva transgender è nata nel New Jersey



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La copertina della biografia di Amanda Lepore



Amanda Lepore è nata a Cedar Grove (New Jersey) con il nome di Armand: il padre era un ingegnere chimico di origini sarde, la madre, di origini tedesche, soffriva di una grave forma di schizofrenia. A soli 11 anni Armand esprime il desiderio di sottoporsi ad un’operazione per il cambio di sesso. All’età di 15 anni inizia la trasformazione del suo corpo grazie agli ormoni, avuti da una transessuale minorenne di sua conoscenza. Con i primi cambiamenti del suo corpo, tra cui la crescita del seno, Armand viene sottoposto a visita psichiatrica: qui gli viene confermata la sua natura transessuale. E’ l’inizio di un percorso per la famiglia: finalmente il giovane può assumere gli ormoni in modo legale.

Nello stesso periodo Armand si sottopone al primo di una lunga serie di interventi estetici, che ne modificano l’aspetto. Ancora minorenne instaura una relazione con il proprietario di una libreria, che l’aiuterà finanziando le sue costose operazioni. A 17 anni si sottopone all’intervento definitivo per il cambio di sesso e sposa il proprietario della libreria, trasferendosi a casa della sua famiglia. A causa della gelosia del marito, la sua vita coniugale dura solamente sette mesi: poi Amanda fugge a New York, dove diviene una mistress e si fa notare frequentando locali alla moda. Tra gli interventi estetici a cui Amanda si sottopone, spiccano quelli per modellare i fianchi: il suo mito Marilyn Monroe rivive nelle sue curve generose e nel suo charme rétro.

La fama arriva grazie al sodalizio artistico con il fotografo David LaChapelle: Amanda partecipa a campagne pubblicitarie per aziende come Armani e MTV, appare in tutti i lavori di LaChapelle, comparendo nel libro fotografico Artists and Prostitutes 1985-2005. È apparsa in diversi videoclip di artisti come Elton John e The Dandy Warhols. Ha pubblicato un singolo ed ha preso parte al True Colors Tour di Cyndi Lauper, accanto ad Erasure, Debbie Harry, The Gossip, Rufus Wainwright, Rosie O’Donnell, The Dresden Dolls e molti altri.

I talenti della Portugal Fashion

Si è svolta dal 22 al 25 marzo scorso la quarantesima edizione della Portugal Fashion: sulla passerella di Lisbona e Porto hanno sfilato le collezioni autunno/inverno 2017-18 di molti designer. Una manifestazione che guarda al futuro della moda portoghese e ai tanti talenti che hanno sfilato: nomi importanti si sono alternati a giovani talenti, in quella che da anni è considerata una delle più importanti kermesse della moda lusitana. Grazie al progetto Bloom dieci brand emergenti hanno avuto la possibilità di sfilare all’interno del CTT Palace di Porto: un progetto esclusivo che celebra i giovani talenti, come Ines Torcato, che ha presentato una collezione all’insegna della sartorialità, o David Catalan, con un menswear avanguardistico dalle note streetwear. La mirabile location di Alfandega Do Porto ha ospitato le sfilate dei designers affermati, per un totale di 31 brand. Tra i big: Miguel Vieira, Carlos Gil e Luis Buchinho, che con le sfilate di Porto concludono il ciclo di presentazioni già effettuate durante le Fashion Week di New York, Londra, Parigi e Milano. “Il pubblico, formato da addetti ai lavori e non, ha avuto la possibilità di assistere ad un momento vibrante nella moda portoghese, grazie ai brand che hanno presentato nuove tendenze, linee commerciali, giovani talenti e collezioni di accessori. Assistiamo ad un programma di sfilate diversificato, bilanciato ed attrente, degno del ventennale della storia di questa manifestazione”, così ha commentato Adelino Costa Matos, presidente dell’ANJE, l’ente organizzativo di Portugal Fashion.

Les Sculptures Utilitaires: Pierre Cardin in mostra alla Galleria Carla Sozzani

Ha inaugurato lo scorso 3 aprile la mostra “Pierre Cardin, Les Sculptures Utilitaires”: in occasione del Salone del Mobile 2017, la Galleria Carla Sozzani omaggia il genio di Pierre Cardin con una esposizione iconica che ne celebra le forme e gli oggetti di design che, dai lontani anni Sessanta ad oggi, hanno definito i canoni dell’estetica del couturier. Les Sculptures Utilitaires sono oggetti dal design avanguardistico: tra geometrie e grafismi arditi si sviluppa il linguaggio stilistico di Pierre Cardin, in bilico tra funzionalità e design. Una collezione iconica di complementi d’arredo ed illuminazione, che vede armadi, cassettiere e lampade declinati in forme astratte e superfici laccate. “Volevo dar forma a mobili come a sculture da poter guardare da diverse angolazioni come i corpi che vesto”, così il couturier di origine italiana ha commentato la mostra, che resterà aperta fino al 1° maggio 2017. Pierre Cardin, all’anagrafe Pietro Cardin, è nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione di San Biagio di Callalta (TV), il 2 luglio 1922. Nel 1924 i genitori, facoltosi agricoltori finiti in povertà dopo la prima guerra mondiale, si trasferirono in Francia. Nel 1936 il giovane iniziò l’apprendistato presso un sarto a Saint-Étienne e nel 1945 giunse a Parigi, dove lavorò prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli. Primo sarto della maison Christian Dior (dopo essere stato rifiutato da Cristobal Balenciaga), fu partecipe del successo del maestro che definì il New Look. Nel 1950 fondò la sua casa di moda, cimentandosi poi con l’haute couture nel 1953. Sperimentatore e futurista, Cardin è noto per le sue suggestioni spaziali. Nel 1954 introdusse il “bubble dress”, il vestito a bolle. Nel 1959 Cardin fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d’alta moda. Les Sculptures utilitaires decorano il Palais Bulles, progettato dall’architetto Lovag Antti ed acquistato dal couturier negli anni Ottanta: tutto è riempito con forme sferiche. L’interno del castello ospita i pezzi di design dall’incommensurabile valore artistico, disegnati da Cardin a partire dal 1977.

Anh Duong è il nuovo volto di Pomellato

Zigomi alti, charme senza tempo ed eleganza innata per Anh Duong: l’artista ed ex modella è stata scelta da Pomellato come ambasciatrice della nuova campagna. Gli scatti, firmati da Peter Lindbergh, immortalano la bellezza dell’artista, in una campagna che celebra le donne forti ed indipendenti. Pulizia e personalità nelle foto in bianco e nero, che immortalano le sei protagoniste della nuova campagna, seguita sui social con l’hashtag ufficiale #PomellatoForWomen. Il volto di Anh Duong celebra lo stile della maison: “La bellezza si manifesta, ma non si sa da dove provenga. Non è un’idea, ma un’esperienza”, così Anh Duong ha commentato gli scatti della nuova campagna pubblicitaria. Nata a Bordeaux il 25 ottobre 1960 da madre spagnola e padre vietnamita, Anh è sempre stata una personalità poliedrica. Dopo aver studiato architettura all’École des Beaux-Arts di Parigi, la bella Anh ha iniziato una carriera come ballerina, prima di diventare una mannequin di fama mondiale, calcando le principali passerelle dell’haute couture. Musa prediletta da Christian Lacroix negli anni Ottanta, nel 1988 la modella si trasferisce a New York, dove inizia una carriera come attrice e come artista. La ritroviamo accanto ad Andy Warhol, Keith Haring e Julian Schnabel. “Ero circondata da artisti e mi sono letteralmente innamorata di quello stile di vita”, così oggi ricorda quel periodo. Durante un’estate a Montauk la modella inizia a dipingere una serie di ritratti di se stessa: nasce così una carriera straordinaria, che la porta ad imporsi sulla scena mondiale. Tra i suoi estimatori figurano nomi del calibro di Domenico Dolce, Susan Sarandon e Natalia Vodianova, che hanno posato per l’artista. Inoltre Anh Duong si è anche cimentata con la scultura, realizzando opere molto interessanti. “La lavorazione dei gioielli della maison è una forma d’arte. C’è qualcosa di splendidamente senza tempo nel design gioielli Pomellato, ma anche di unconventional, sono come piccole sculture”, così l’artista ha commentato i gioielli della nuova collezione del brand, di cui è testimonial.

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Disneyland Paris compie 25 anni: offerte, parate e spettacoli di Star Wars per celebrare l’evento

Era il 24 marzo 1987 quando Michael Eisner, presidente della Walt Disney Company, firmava l’intesa per l’avvio dell’operazione Eurodisney con l’allora presidente francese Jaques Chirac. Disneyland Paris sarebbe nata cinque anni dopo, il 12 aprile 1992. Questo è quindi un anno importante per il parco divertimenti che ha portato a Parigi la magia delle favole Disney. Poco fuori dalla capitale francese (scelta da una rosa di città europee tra cui Roma), Disneyland Paris è la meta perfetta per grandi e piccini. Tra le vie gremite di principesse e personaggi Disney, attrazioni e spettacoli, ristoranti a tema e negozi carichi di magici souvenir sono presi d’assalto da visitatori di tutte le età. Stavolta, però, a festeggiare il proprio compleanno con una festa in grande è proprio il parco, che ha già dato il via alle celebrazioni e promette di continuarle per un anno intero.


Topolino e i suoi amici si riuniranno davanti all’iconico castello de La Bella Addormentata per cantare Tanti Auguri a Disneyland Paris, poi le principesse si esibiranno in un romantico valzer con i loro principi. Ma le novità che animeranno quest’anno di celebrazioni non finiscono qui: spettacoli classici come la parata di Topolino & friends e lo spettacolo notturno Disney Illuminations si arricchiscono di nuovi personaggi e incredibili effetti speciali e nuove attrazioni si faranno spazio all’interno del parco. Questo è l’anno di due saghe che hanno fatto tantissimi proseliti in giro per il mondo: Star Wars, che grazie all’acquisto di Lucas Film è entrata nella grande famiglia Disney, e Pirati dei Caraibi, il cui nuovo capitolo arriverà nei cinema a maggio. Ecco allora che un’area interamente dedicata a Star Wars è stata inaugurata a Discoveryland. Più di 70 avventure nello spazio, tra l’Impero e l’Alleanza Ribelle, attendono i giovani jedi. Jack Sparrow e i suoi Pirati dei Caraibi, invece, sono stati inseriti nello spettacolo notturno di Disneyland Paris. «In occasione del 25° Anniversario, siamo riusciti a inserire per la prima volta immagini tratte dai film live action nello spettacolo notturno del Parco Disneyland» racconta la regista dello show, Katy Harris.

LaDoubleJ Housewives: un pop up store per la Milano Design Week

Stampe iconiche, patchwork vibranti e caleidoscopici mix & match, in un tripudio di colore e brio: lo stile di JJ Martin continua a raccogliere proseliti. Dopo una lunga carriera nell’editoria, la giornalista americana torna al vintage, suo primo grande amore, collezionando una serie di pezzi, tra moda, accessori e gioielli: è nata così l’avventura di LaDoubleJ, e-shop aperto due anni fa, che si è trasformato poi in uno dei negozi più amati dai fashionisti di ogni parte del mondo, meta obbligata dello shopping milanese. Ora, in occasione della Milano Design Week, JJ Martin sforna un progetto nuovo di zecca, che apre al decor e all’arredamento per la casa e la tavola: si intitola LaDoubleJ Housewives il pop up store in Piazza Arcole 4 a Milano, dove la giornalista lascia libero sfogo alla sua creatività, cimentandosi in una nuova avventura, stavolta nell’interior design. Ecco che vasi di ceramica realizzati nell’Adriatico si mixano a posate del servizio Hermes, ricevuto in dono per il suo matrimonio, in uno stile eclettico che sdogana un nuovo lusso contemporaneo: il progetto LaDoubleJ Housewives si preannuncia già come un successo, un altro dei tanti messi a punto dalla vulcanica Martin. Una tavolata in cui lo stile che ha reso iconico il brand LaDoubleJ rivive, in una collezione esclusiva, composta da piatti, piattini, tovaglie, tovaglioli e tovagliette all’americana, più altri oggetti di design per apparecchiare: ogni pezzo esclusivo è realizzato in collaborazione con Bitossi Home e Mascioni. Armonia e design caratterizzano lo stile della collezione, in cui i singoli pezzi divengono complementari, in un gioco cromatico dal forte impatto visivo. Una chicca da non perdere per arredare con gusto la vostra tavola.

Cara Delevingne è il volto di Puma

Cara Delevingne è il nuovo volto della campagna Puma “Do you” per la Primavera/Estate 2017. Il noto brand di sportswear ha scelto la modella ed attrice britannica dal settembre 2016 come nuova ambassador, assieme a Rihanna e Kylie Jenner. Una campagna pensata per donne forti, quella a cui la splendida Cara presta il volto. La top model è solo l’ultima di una lista di personalità femminili, attive in diversi settori, ciascuna delle quali ha raccontato la propria storia. I nuovi scatti mostrano la supermodella mentre indossa le ultime creazioni del marchio, tra cui spicca la nuova sneaker Puma Basket Heart Denim. Cara Delevingne è tornata solo recentemente alla moda, dopo il clamoroso addio detto nell’estate del 2015. Dopo alcune esperienze al cinema, la modella ha anche esordito come scrittrice con il romanzo intitolato “Mirror, Mirror”, scritto a quattro mani con Rowan Coleman. Il romanzo, che sarà nelle librerie il prossimo 5 ottobre, è un noir in chiave moderna e racconta la storia di un gruppo di teenager, le cui vite vengono sconvolte da una morte improvvisa. L’addio di Cara Delevingne alla moda risale al 2015, quando la modella dichiarò in un’intervista al The Times: “Non lavorerò mai più nella moda. Non mi sono sentita cresciuta come essere umano, e ho dimenticato quanto fossi giovane. Mi sentivo vecchia. Sono arrivata a odiare il mio corpo, a rifiutarmi da sola. Quando sei una modella ti chiedono di posare in modo sexy, già in giovanissima età. È disgustoso. Io sono femminista e tutto ciò mi faceva male”. “Lo scopo principale di ‘DO YOU’ è quello di spingere le donne a credere sempre di più in se stesse e mostrare la forza che hanno dentro, senza paura. Questo è uno statement davvero molto forte“, ha sottolineato Cara Delevingne a proposito della nuova campagna Puma, di cui è testimonial. “Si tratta di accettare chi sei senza preoccuparti dei tuoi difetti. ‘DO YOU’ vuole motivare le donne a trovare la propria verità e a crederci. Penso che sia un messaggio diretto e nuovo, diverso per tutti.” La campagna è stata ispirata da Rihanna, che ha dichiarato: “Mi impegno da sempre con me stessa per far funzionare le cose, non faccio nulla per avere risposte o dissenso. Lo faccio solo per vivere al meglio la mia vita. La campagna ispira le donne a rimanere fedeli a se stesse, alle proprie regole e mai a prendere un ‘no’ come risposta. Questo crea un messaggio chiaro che incoraggia le donne a essere fiduciose, motivate e mai disposte a rinunciare a nulla, dalla quotidianità all’allenamento.” Proprio la popstar ha scelto il volto di Cara Delevingne, perfetta incarnazione della filosofia Puma.

Anna Cleveland, chi è la top model del momento

Volto affilato, sguardo ipnotico e charme da vendere: Anna Cleveland è la supermodella del momento. Una bellezza fuori dagli schemi, la sua, che ha incantato fotografi e designer, lanciando la giovanissima modella nell’Olimpo della moda mondiale. Figlia d’arte, Anna Cleveland ha ereditato dalla madre il fascino androgino: e se tua madre si chiama Pat Cleveland, leggendario volto degli anni Settanta, nel tuo DNA scorre eleganza da vendere.

Vedere la giovane Anna (classe 1989) sulla passerella è un’esperienza quasi onirica: la grazia e l’energia con cui incede sicura la rendono un’icona. Teatrale ogni sua entrata, maestosa come una diva dei tempi andati la giovane monopolizza l’attenzione e in breve tutti gli occhi sono puntati su di lei. Altezza svettante (178 cm) su un fisico sottilissimo, la bellezza particolare di Anna Cleveland già a 13 anni le attira i flash dei fotografi: tante le collaborazioni, a partire da quella con lo stylist Christopher Niquet, fino a Zac Posen, di cui la modella diviene musa a soli 17 anni.

Anna è nata in Olanda, patria del padre, il fotografo Paul van Ravenstein, ma è cresciuta a Stresa, sul Lago Maggiore. C’è tanto di Italia nella sua formazione: la sua era l’unica famiglia straniera a risiedere lì. La giovane, che dal 2015 si è imposta come uno dei volti più richiesti della moda, a soli 2 anni posava per il suo primo editoriale di moda, a 4 anni calcava già la passerella di Moschino, a 13 era da Chanel con la madre e il fratello. Nel 2004 il trasferimento in New Jersey con la famiglia.

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Anna Cleveland è nata il 19 marzo 1989



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Pochi sanno che la giovane è cresciuta a Stresa, sul Lago Maggiore



Naso aquilino e bellezza atipica, Anna Cleveland ha infranto tutti i tabù, ergendosi a musa iconica di stilisti del calibro di Jeremy Scott, che la vuole come protagonista dei suoi show per Moschino. La classe naturale e lo stile eclettico l’hanno resa una vera icona, prediletta da fotografi e stilisti.

SFOGLIA LA GALLERY:



“Una ragazza aperta, amichevole e una sognatrice avventurosa che vede sempre il bicchiere mezzo pieno”, così Anna viene descritta dagli amici. Una ragazza qualunque, malgrado fin dall’infanzia sia stata proiettata nel mondo patinato delle passerelle: indimenticabile la madre Pat, che negli anni Settanta sfilava per nomi del calibro di Halston e Yves Saint Laurent.

“Tutte le ragazze del paese desideravano venire a casa mia per provarsi i vestiti e truccarsi di nascosto (perché le loro madri non volevano). Il mondo della moda e quello del beauty sono sempre stati i miei rifugi e mi hanno sempre dato un forte senso di autonomia e potere”, così Anna ricorda la sua infanzia. La giovane ama Ballare, recitare, cantare, leggere, viaggiare, esplorare, dedicarsi allo styling o all’arte. Saggia e con una personalità esplosiva, Anna consiglia a tutti di “nutrirsi di pensieri positivi ogni giorno… Non importa quante porte in faccia abbiate ricevuto. Ricordate, quando una porta si chiude si apre un portone. Abbiate fiducia nel tempo e amate voi stessi.”

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Anna Cleveland è figlia della celebre modella Pat Cleveland e del fotografo Paul van Ravenstein



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La supermodella in passerella per Moschino

Constancy and Change alla Triennale di Milano

L’arte della ceramica coreana è al centro della mostra “Constancy and Change”, alla Triennale di Milano, in occasione del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2017. La mostra, inaugurata lo scorso 4 aprile, chiude oggi 9 aprile 2017. Korean Craft and Design Foundation presenta sedici artisti, considerati i padri moderni dell’antica arte della ceramica coreana: il focus della mostra è la duplice natura della ceramica coreana, nel significato della sua estetica primordiale, in bilico tra serenità e dinamismo. Una mostra suggestiva e ricca di spunti inediti, che riflettono la cultura coreana e l’antica arte della ceramica, in un panta rei in cui il passato incontra il presente. “La mostra punta a raccontare l’autenticità della ceramica coreana in tutte le sue forme e presenta soprattutto oggetti tipici della nostra tradizione. Una tradizione antica che nelle sue interpretazioni più moderne continua ancora oggi e questa in Triennale ne dà esempio. Il focus quest’anno è il contrasto tra serenità e dinamismo, espresse nella forma dell’oggetto che è spesso semplice e la decorazione delle superfici invece dinamica e più elaborata”, così ha commentato Hyeyoung Cho, curatrice della mostra. Tra i protagonisti il maestro Kwangsu Seo e i suoi grandi vasi in porcellana di luna, Kwangyul Yoo e la tradizione tramandata nei suoi celadon verde giada, il padre della ceramica coreana Sangho Shin e HunChung Lee, famoso anche per la fabbricazione di mobili in ceramica. Si preannuncia un incontro tra passato e presente per sviluppare l’artigianato del futuro, progetti contemporanei che non perdono il contatto con le origini stilistiche da cui nascono. L’antica arte della ceramica coreana diviene pretesto per un affascinante excursus su una cultura diversa e su tradizioni millenarie.

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Gea: la nuova collezione di Marta Ferri per Molteni&C

E’ stata presentata al Salone del Mobile 2017 Gea, la nuova collezione di Marta Ferri per Molteni&C. Un’esclusiva selezione di tessuti pregiati che omaggia la forza della natura, con una palette cromatica che predilige nuance calde, che evocano il calore della terra. Gea è un’ode alla bellezza della natura, che Marta Ferri sceglie di portare in casa Molteni&C con un nuovo concept, che racconta del suo amore per gli intrecci e di texture avvolgenti. Un vero e proprio inno alla vita che si risveglia, grazie all’intensità dei colori della palette cromatica e alla forza delle fibre. Largo a nuance che abbracciano sfumature calde come il legno, il tramonto, il bosco. Una collezione composta da 7 tessuti, tra cui spiccano lini, bouclé, tele, ciniglie e lavorazioni jacquard, 2 pelli e 3 coperte (in cashmere, pura lana merino e misto lana/cotone). “Gea è una collezione che mi ha emozionato fin dal principio perché mi ha dato l’opportunità di portare all’interno della casa Molteni tutti i colori e il calore della natura. È infatti una collezione estremamente materica, caratterizzata da intensi colori tinti in filo e coraggiosi intrecci che scaldano gli ambienti e danno profondità alle forme. Gea significa terra, natura e vita, e proprio questi sono gli elementi che ho voluto rappresentare attraverso le scelte materiche della collezione: l’arancio intenso della ruggine, il verde vibrante del muschio, il giallo ocra e il rosa etereo della polvere”, così ha commentato la designer.

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Vivetta alla conquista della Cina

E’ Pechino ad ospitare la collezione Autunno/Inverno 2017 di Vivetta Ponti: grazie all’impegno di Mercedes-Benz per i nuovi talenti, la stilista ha appena sfilato a Pechino, protagonista indiscussa della Mercedes-Benz China Fashion Week. Lo stile iconico di Vivetta sbarca in Oriente: è la prima volta in Cina per la designer, che è stata selezionata tra una rosa di cinque stilisti italiani per presentare la sua collezione Autunno/Inverno 2017 nell’ambito della China Fashion Week: in un tripudio di suggestioni circensi, sfila una collezione che strizza l’occhio allo stile evergreen dei Forties. Largo ad un’estetica che abbraccia iconografie circensi, in un caleidoscopio di immagini oniriche raffiguranti acrobati, pierrot e caroselli. Non mancano decorazioni raffiguranti unicorni ed allegorie simboliche, in un trionfo di passamaneria preziosa, che omaggia un mood fiabesco in bilico tra note rétro ed ispirazioni che strizzano l’occhio all’arte. Tra colori vivaci e balze romantiche, non mancano citazioni all’arte del pittore francese Jean Metzinger. “Sono lusingata di aver avuto la possibilità di presentare la mia collezione a Pechino questa stagione e di rafforzare la mia estetica italiana presso il pubblico cinese”, così ha dichiarato la stilista, che ha avuto la possibilità di sfilare alla fashion week cinese grazie al programma Mercedes-Benz, che dal 2009 promuove i talenti emergenti. Un vero e proprio scambio culturale, che ha visto sfilare alla Milano Moda Donna la collezione della stilista cinese Angel Chen. Le due designer sono state selezionate tra cinque candidati italiani e sei candidati cinesi, da una giuria di giudici composta da: Xiao Xue, Chief Content Officer di Elle China; Freda Wang, Direttrice Marketing di Mercedes-Benz China; Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana; Giusi Ferré, nota autrice e giornalista italiana e Karla Otto, fondatrice di Karla Otto Ltd.

Molteni&C alla Milano Design Week 2017

Molteni&C sceglie la Milano Design Week 2017 per l’opening del nuovo flagship store: lo spazio Molteni&C | Dada, progettato dall’architetto belga Vincent Van Duysen, si estende per 1300 metri quadrati, disposti su due livelli, con quindici vetrine che si affacciano in Corso Europa angolo Cavallotti, vicino al nuovo Durini Design District di Milano. Un’illuminazione suggestiva, realizzata in collaborazione con Flos e Artemide, si unisce ai dettagli architettonici minimali, come il pavimento di legno, le pareti di boiserie in rovere nero e i volumi realizzati in rasante in tonalità grigio caldo. L’inserimento a soffitto di travi in legno che rispecchiano la matericità del pavimento rende più morbida la divisione tra living e dining, proponendo così uno schema di interni caratterizzato dal flusso di spazi interconnessi. Inoltre in occasione dell’opening, Molteni&C ha anche presentato la collezione 2017, la Welcome Collection: una serie di tavolini firmati Rodolfo Dordoni, insieme a due riedizioni Gio Ponti, un nuovo mobile contenitorire firmato Ron Gilad, un divano componibile firmato MDT e Master Dressing ed un’evoluzione del sistema Gliss Master. Dalle vetrine del nuovo flasghip store si potrà ammirare la grande isola VVD, anch’essa disegnata da Vincent Van Duysen, con le caratteristiche ante in acciaio ferrovia, il top in pietra ceppo, le colonne pivot e il pensile Bright in vetro trasparente extrachiaro temperato. Nella zona centrale dominano due grandi isole sospese in finitura noce e top in porfido verde, con colonne con anta vetro. Infine, sempre in vetrina, troviamo Vela14, design Dante Bonuccelli, con penisola con ante in alluminio anodizzato, top in pietra naturale giallo avorio e snack in rovere grafite.

Lardini e Baumondi al Fuorisalone 2017

E’ il Salone del Mobile 2017 l’evento scelto da Lardini per ospitare James the Gentlemen’s Assistant, nuovo complemento d’arredo realizzato dalla designer tedesca Beata Baumgartner, fondatrice del brand Baumondi: durante la Milano Design Week Lardini ospiterà James nelle vetrine del suo flagship store di via Gesù. Una reinterpretazione in chiave contemporanea del “servomuto” è stata realizzata per i due brand, Lardini e Gabriele Pasini: un’estetica timeless si unisce al design avanguardistico, con una personalizzazione iconica, realizzata attraverso la scelta di materiali che rispecchiano l’identità dei due marchi di abbigliamento maschile, dando vita a “pezzi unici”. James the Gentlemen’s Assistant è un servomuto pensato per l’uomo contemporaneo. Un complemento d’arredo funzionale, disegnato per diventare oggetto di design. Accattivante e pratico, James è il fiore all’occhiello di Baumondi, azienda leader nel design. Un complemento d’arredo pensato per essere pratico, non certo per restare relegato nell’angolo buio di una cabina armadio: con un’altezza di 1,83 mt e con ripiani regolabili sull’anima di alluminio, James incarna l’eccellenza del design contemporaneo, pensato per aiutare il gentiluomo contemporaneo a vestirsi. Un omaggio alla raffinatezza senza tempo, James incarna l’epitomo dello stile. Il suo design dalle linee timeless si unisce alla scelta di materiali d’avanguardia, per un prodotto di lusso, pensato per la contemporaneità.

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Rihanna designer per Chopard

Rihanna si improvvisa designer, con una collezione di gioielli disegnati per Chopard. Tutto è ufficiale: è stata la stessa maison svizzera di gioielleria ed orologeria di lusso a dare l’annuncio della collaborazione. La collezione, che si chiamerà RIHANNA ♥ CHOPARD, propone uno stile audace e moderno, con gioielli dallo stile geometrico che strizzano l’occhio alla contemporaneità. Grinta e charme timeless caratterizzano lo stile dei gioielli disegnati dalla popstar in esclusiva per Chopard. Rihanna si è detta felicissima della collaborazione: “Sono sempre stata innamorata dei gioielli di Chopard, tanto che disegnare collezioni con loro è qualcosa che ancora non riesco a credere. E’ stato un processo davvero incredibile e ho imparato veramente tanto! Non vedo l’ora di vederli tutti”, così la popstar ha commentato. Caroline Scheufele, Ceo del brand, ha aggiunto: “Rihanna e io abbiamo lavorato fianco a fianco alle collezioni; ogni esemplare esprime la sua energia inesauribile, la sua creatività e il suo innato senso del design. Con il suo stile unico, ridefinisce il modo di vedere e indossare i gioielli”. La collezione disegnata da Rihanna sarà in edizione limitata e debutterà a maggio 2017, in occasione del 70esimo anniversario del Festival di Cannes, che coincide con il 20esimo anno di Chopard come partner della manifestazione. Linee geometriche e charme minimal-chic caratterizzano i gioielli disegnati da Rihanna, in un tripudio di linee pulite ed essenziali.

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Lady Gaga è il nuovo volto di Tiffany & Co.

E’ Lady Gaga il nuovo volto scelto da Tiffany & Co. per la campagna Legendary Style: la popstar diviene la testimonial della nuova collezione Tiffany City Hardware. La notizia è stata confermata con la proiezione del video in anteprima durante il Super Bowl: sugli schermi è stata infatti proiettata un’anteprima di 60 secondi della nuova campagna, che vede protagonista Lady Gaga. Ora le foto celebrano il nuovo volto scelto dalla maison del lusso: Lady Gaga appare sofisticata e sobria, in una campagna pubblicitaria che celebra lo stile del brand. “Amo Tiffany Hardwear perché è diverso ed elegante, ma non è quello che ci si aspetta quando si pensa all’eleganza. E’ come me, credo, Sono un pop’ diversa. Per me Tiffany è un brand iconico, eppure continua ad andare avanti e a evolversi con i tempi”, queste le parole con cui Miss Germanotta ha commentato la nuova collezione di Tiffany & Co. Con lo styling curato dalla mitica Grace Coddington, che firma anche la direzione creativa dello spot, Lady Gaga appare perfetta negli scatti realizzati per la nuova linea di gioielli Tiffany HardWear, che comprende una collana, un paio di orecchini e un braccialetto in oro 18 carati. La splendida popstar indossa un dolcevita nero, una camicetta in seta e un paio di pantaloni bianchi e neri: gli scatti, realizzati da David Sims, immortalano la cantante sofisticata come non mai. La collezione Tiffany HardWear è disponibile su ordinazione dallo scorso 5 febbraio e arriverà nei negozi il prossimo 28 aprile.

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Salone del Mobile 2017: Objets Nomades di Louis Vuitton

Si conclude oggi la mostra organizzata da Louis Vuitton a Palazzo Bocconi, Milano, meta obbligata durante il Salone del Mobile 2017. In un suggestivo percorso tematico che si snoda dal viaggio, la maison del lusso crea oggetti preziosi che parlano di nomadismo e suggestioni coloniali: si intitola Objets nomades l’esposizione, inaugurata lo scorso 4 aprile in corso Venezia 48. Un percorso iniziato nel 2011, che oggi annovera tra i designer coinvolti anche India Mahdavi e Tokujin Yoshioka, che firmano pezzi unici, riservati a clienti illustri, a partire dall’esploratore Pierre Savorgnan de Brazza, che nel lontano 1874 chiese di realizzare un baule letto. Seguirono il primo baule-armadio verticale, il baule altare, il baule doccia e quello per il servizio da tè creato nel 1926 per il maharaja Sayyaji Rao Gaekwad III. Edizioni limitate che oggi sono firmate da designer provenienti da tutto il mondo, come Atelier Oï, Maarten Baas, Barber and Osgerby, Fratelli Campana, Damien Langlois-Meurinne, Nendo, Gwenaël Nicolas, Raw Edges, Patricia Urquiola, Marcel Wanders. La collezione Objets nomades conta in tutto 25 pezzi, tra cui sedie e sofa a dondolo, sgabelli pieghevoli, divani, amache. Ogni oggetto è realizzato in materiali pregiati da mastri artigiani. “Sono una nomade”, ha dichiarato India Mahdavi, la designer irano-egiziano protagonista della mostra, sposando pienamente la filosofia del percorso tematico. “Sono cresciuta così, spostandomi da un paese all’altro”. Tanti i designer che hanno fatto parte del progetto di Louis Vuitton. “Stiamo tutti esplorando cosa significhi essere nomade”, ha commentato la designer spagnola Patricia Urquiola, altra firma illustre del progetto.

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Thylane Blondeau: chi è la nuova ambasciatrice di L’Oréal Paris

Labbra carnose, volto perfetto e lunghissimi capelli biondi: Thylane Blondeau è la nuova ambasciatrice scelta da L’Oréal Paris per la campagna skincare che accompagnerà il lancio di Hydra Genius. La giovanissima modella -che ha appena compiuto 16 anni- ha già alle spalle un ricco curriculum, che l’ha portata a posare per le più prestigiose riviste di moda, da L’Officiel a Jealouse. Icona Young seguitissima sui social, in primis Instagram, la bellissima baby modella è figlia d’arte (la madre, Véronika Loubry, è una showgirl, mentre il padre Patrick Blondeau è un ex calciatore).

Nata il 5 aprile 2001, Thylane vanta uno stuolo di followers che ne spiano la vita privata, eleggendola a volto del momento. Già lo scorso anno la bionda Thylane appariva come amica del brand sul red carpet di L’Oréal, in occasione del Festival di Cannes. Oggi la giovane è stata ufficialmente nominata ambasciatrice internazionale del brand: Thylane si unisce alla squadra di volti iconici, da Bianca Balti a Doutzen Kroes, solo per citarne alcuni. La giovane, che sarà la più piccola del gruppo, presterà il volto alla campagna skincare per il lancio di Hydra Genius. All’anagrafe Thylane Léna-Rose Blondeau, il nuovo volto di L’Oréal è stato annunciato il 5 aprile scorso, giorno in cui la giovane ha compiuto sedici anni. “E’ per me un onore entrare a far parte della famiglia L’Oréal Paris -ha commentato la modella- uno dei marchi cosmetici più straordinari al mondo, di cui ho sempre sognato di far parte. Per una ragazza di 16 anni è un regalo di compleanno pazzesco, il migliore mai ricevuto! L’Oréal Paris mi ha fatta sentire me stessa, condividendo i miei valori cardine: la fiducia in me stessa e l’autostima”.

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Thylane Blondeau è nata il 5 aprile 2001



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L’installazione di Deborah Milano al Fuorisalone 2017

Deborah Milano è protagonista del Fuorisalone 2017 con l’installazione Skin Case: in collaborazione con White In The City, Deborah Milano partecipa al FuoriSalone 2017 con l’iconica installazione “SKIN CASE. Seconda pelle. Dal Bianco al Nudo”. White In The City è un progetto che coinvolge alcune delle più prestigiose location di Milano –Accademia di Belle Arti di Brera, Pinacoteca di Brera, Palazzo Cusani, l’ex chiesa di San Carpoforo e Class Editori Space– alla scoperta di un itinerario unico che racconta il Bianco in tutte le sue sfaccettature cromatiche e simboliche. “SKIN CASE. Seconda pelle. Dal Bianco al Nudo” è l’installazione progettata dallo Studio Mamo che ospiterà Deborah Milano e sarà presente a Palazzo Cusani dal 4 al 9 aprile. All’interno dell’opera, si inserisce la linea Formula Pura di Deborah Milano, caratterizzata da prodotti altamente performanti grazie alle formule avanzate che garantiscono le stesse performance di un prodotto cosmetico tradizionale e dall’assenza di parabeni, siliconi volatili, olio minerale, petrolato e fragranze, che minimizzano il rischio di allergie rendendo questi prodotti adatti per essere ben tollerati anche dai soggetti sensibili. La texture leggera dei prodotti Formula Pura diventa protagonista all’interno di Skin Case, mettendosi a disposizione dei visitatori nella creazione di una personale interpretazione del concetto di nudo che verrà impressa su una color card posta all’interno dello spazio. L’installazione diviene una sorta di palcoscenico entro cui ricreare la propria seconda pelle. Una tenda circolare, alla stregua di un sipario, avvolge il visitatore, portandolo all’interno di una grande trousse, che contiene gli strumenti per realizzare la tavolozza di nuance. Si va dal white al nudo, che rappresenta nel linguaggio cosmetico l’assenza di colore come raggiungimento del colore naturale della propria pelle. Come un rito quotidiano, la Seconda Pelle è una sorta di cover invisibile fatta di passaggi che trasformano la materia da liquida in polvere. In un gioco ton sur ton veniamo proiettati attraverso texture iconiche, tra traslucenze, superfici matte e satin.

“Quando ci hanno chiesto cosa ci facesse venire in mente il bianco, abbiamo subito pensato da un lato al senso di leggerezza della carta di riso, dall’altro alle donne orientali, che fanno di tutto per proteggere la propria pelle perché rimanga pura e bianca”, ha dichiarato Lorena D’Ilio, Art Director e Partner di Studio Mamo. “Abbiamo immaginato la nostra stanza come un luogo privato dove prendersi del tempo per se stessi. Come noi donne quando ci rifugiamo e cominciamo a guardarci allo specchio, a vedere cosa c’è che non va e nello stesso tempo ci prepariamo a un nuovo giorno, in un rito che ogni volta è diverso. Ho pensato a Formula Pura di Deborah Milano perché è un modo innovativo e accessibile di avvicinarsi a un’idea più naturale di bellezza, mettendo in risalto un concetto che diventa un’aspirazione, un obiettivo: la ricerca della purezza”.

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Nakuna: la mostra realizzata dalla Aalto University per il Fuorisalone 2017

Suggestiva ed affascinante la mostra Nakuna, presentata alla Milano Design Week 2017 dalla Aalto University School of Arts, Design and Architecture: nell’anniversario dei 100 anni di indipendenza della Finlandia, la Aalto University onora le sue origini presentando una mostra iconica, per celebrare lo storico anniversario. La foresta, topos centrale nell’identità finlandese, diviene protagonista di Nakuna, mostra ideata dagli studenti del Dipartimento di Design della celebre università: la foresta finlandese viene esplorata in un percorso tematico che ne rivisita le connessioni ancestrali con la vita. Vissuta come un buen retiro spirituale o indagata nelle sue connotazioni legate alla vita concreta, la foresta viene celebrata in un viaggio fotografico che ne celebra la potente proprietà visiva e le infinite suggestioni. Un percorso tematico che si snoda attraverso tre installazioni: Ikkuna (dal finlandese, Finestra), Laavu (Rifugio) e Manifesto: lo spettatore viene coinvolto in un viaggio sensoriale attraverso lo sviluppo storico della Finlandia ed i suoi valori profondi che ne caratterizzano l’identità e il patrimonio culturale. La mostra espone i valori fondamentali della cosiddetta “finlandesità”, incoraggiando le persone ad assumere una mentalità aperta e ad essere onesti. Inoltre viene celebrato il contatto primigenio con la natura, e vengono al contempo esplorate tematiche estremamente attuali come il clima, l’origine, la sicurezza, il benessere, l’energia e le nuove tecnologie. Un’esperienza sensoriale affascinante che permette di pensare in senso critico anche a tematiche come l’abitare del domani.

Marni Playland al Salone del Mobile 2017

Tra gli appuntamenti imperdibili del Fuorisalone 2017 c’è senz’altro Marni Playland: il brand di moda crea uno spazio inedito in cui la dimensione estetica si unisce alla dimensione ludica, nel segno dello stile e del design che da sempre contraddistinguono Marni. Dimenticate ogni diktat precostituito e abbandonatevi alla dimensione onirica del gioco: questo il mantra di Marni Playland, vero e proprio luna park che ospita al suo interno oggetti di design e sculture d’arredo di libera interpretazione. La sede storica di Marni, sita in viale Umbria 42, diviene in occasione del Salone del Mobile 2017 una sorta di grande parco giochi: qui pezzi di design, complementi d’arredo e oggetti vengono reinterpretati in maniera del tutto originale rispetto al loro uso e alla loro funzione originari, diventando giocattoli. Ecco portaoggetti che divengono cestini da pallacanestro, mentre le sedie a sdraio hanno piccoli cestini. Tripudio di suggestioni infantili nelle altalene circolari e nelle sedie a dondolo, in un design che strizza l’occhio ad un’infanzia mai dimenticata, ma solo sopita nella memoria. Il gioco e la creatività divengono valori fondanti in un’estetica nuova, che coniuga colori vibranti a funzionalità. Gli oggetti esposti sono stati realizzati in edizione limitata da un gruppo di donne colombiane, che lavorano con tecniche tradizionali metallo, legno e fili di PVC intrecciati. L’aspetto ludico nasconde quindi un intento nobile: il ricavato dei singoli manufatti andrà infatti ad aiutare i bambini bisognosi. Parte degli incassi sarà infatti devoluta a favore dell’Associazione Piccolo Principe, che accoglie i piccoli in difficoltà di Milano e provincia.

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Zegna presenta Zegna’s Toyz

Zegna sceglie la Milano Design Week 2017 per presentare Zegna’s Toyz, un’esclusiva collezione di accessori maschili, travel games e oggetti di design. Ermenegildo Zegna ospita un evento esclusivo nella cornice del global store di Via Monte Napoleone, per lanciare Zegna’s Toyz, collezione di accessori maschili, travel games e oggetti di design realizzati in Pelle Tessuta, pregiato materiale ottenuto dalla tessitura di sottilissime strisce di nappa al posto del filato. Crafting Modernity è il nome dell’evento organizzato per presentare la collezione, caratterizzata da un innovativo metodo di produzione sviluppato dai maestri artigiani: suggestiva ed affascinante, la collezione si distingue per la capacità di coniugare magistralmente tradizione e modernità, reinterpretando in chiave iconica tessuti preziosi. Zegna’s Toyz sarà disponibile nei più importanti punti vendita Ermenegildo Zegna del mondo a partire da metà autunno con il progetto speciale Holiday Gift Collection, una serie esclusiva di prodotti per la casa, il viaggio e l’intrattenimento, tutti realizzati in Pelle Tessuta. Gli articoli sono dedicati all’uomo moderno e pensati per tre diversi momenti della giornata. “Essential” è una collezione di piccola pelletteria dedicata alla vita professionale e comprende, tra gli altri, uno svuota tasche, un porta biglietti da visita e una custodia porta occhiali. “Toys” è una selezione di giochi da viaggio, per il tempo libero e l’intrattenimento, che comprende il domino, il porta carte da gioco e il game cube. “Technological” propone una serie di accessori multimediali quali cuffie, auricolari e altoparlanti, realizzati in collaborazione con Master & Dynamic. Completa la collezione Zegna’s Toyz una lussuosa borsa realizzata e disegnata da Matteo Thun & Ermenegildo Zegna per Wallpaper Handmade, che comprende un kit completo per la cura delle scarpe e dei capi. Inoltre Ermenegildo Zegna ha scelto il Salone del Mobile per presentare un prototipo della poltrona Linea A di Poltrona Frau disegnata dall’architetto americano Peter Marino nel 2007 e, in via sperimentale, proposta per l’occasione in Pelle Tessuta.

Ronda Design protagonista del Salone del Mobile 2017

Ronda Design sceglie il Salone Mobile Milano 2017 per presentare i nuovi mobili e sistemi per il living. Design accattivante e funzionalità high-tech caratterizzano i nuovi sistemi a parete, pensati per organizzare e sfruttare al massimo lo spazio del living. Tante le soluzioni proposte per ordinare e contenere: una vasta gamma di vani aperti e chiusi, per proposte originali che permettono di integrare diversi materiali, finiture e funzioni. Si parte con la libreria Iron-ic, che si distingue per l’architettura modulare in metallo basata sull’assemblaggio ad incastro dei componenti di ogni modulo. I lati curvilinei conferiscono alla struttura un originale look ondeggiante, che dà vita ad inedite armonie a zigzag, in un percorso accattivante che stimola i sensi e si adatta ad ogni tipo di ambiente, dal classico al moderno. La libreria-mobile a giorno Iron-ic Shelter in ferro si caratterizza per il profilo ondeggiante, che offre la possibilità di aggiungere eleganti contenitori perfettamente incassati nella scocca della libreria. Fluidità e leggerezza sono i valori chiave, perseguiti attraverso la variazione filante e armonica dei piani orizzontali e verticali e l’effetto tridimensionale dei contenitori: tra suggestive note high-tech veniamo proiettati in una profondità che dà vita a scenografici effetti 3D. Le finiture della libreria e dei contenitori possono essere combinate liberamente per una personalizzazione no limits che spazia tra look materici- industriali ed atmosfere di sofisticato luxury. Un mix di materiali come acciaio, legno e metallo verniciato caratterizza la parete attrezzata Link, un sofisticato sistema d’arredo composto da capienti mobili contenitori in acciaio e cassetti dai raffinati angoli tagliati a 45°, boiserie in metallo e possibilità di retro-illuminazione a LED per ottenere affascinanti atmosfere. Infine il pannello TV Mr Hyde è uno specchio con speciale trattamento che nasconde uno schermo televisivo a parete: la televisione è visibile solo quando è accesa, una volta spenta scompare e rimane la superficie a specchio che amplifica lo spazio del living.

Le nuove proposte Riflessi al Fuorisalone 2017

Riflessi sceglie la cornice della Milano Design Week 2017 per presentare la sedia Perla e la poltroncina Carmen. Un’anteprima esclusiva che anticipa le nuove proposte del brand per il 2017: la sedia Perla e la poltroncina Carmen sono disegnate dalla matita di Stefano Sandonà e Sabrina Bettini. Tutte le sedute di Riflessi sono contraddistinte da nomi femminili: una scelta progettuale che intende evocare forme morbide, sinuose ed avvolgenti, ispirandosi a tratti peculiari del carattere femminile, quali l’empatia, la sensibilità, la versatilità, l’accoglienza e, nonultima,la fantasia. E’ su caratteristiche come queste che si basa il lavoro di Riflessi: una progettazione di sedute capaci di trasformare certi valori evocativi in altrettante caratteristiche funzionali. Ne deriva una collezione molto ricca, che offre numerose varietà di rivestimenti, colori e possibili abbinamenti. Perla si distingue per un nome che evoca suggestioni preziose e scenari pregiati: come fosse un gioiello, il design della nuova sedia Riflessi unisce un tratto semplice ad un suggestivo equilibrio di forme: un contrappunto estetico formale che coniuga la flessibilità e il comfort di schienale e seduta ad una struttura quasi in bilico ma estremamente salda e resistente. Seducente per natura, Perla è una seduta iconica, dal glamour eccentrico in grado di infondere unicità ed esclusività ad ogni ambiente. L’intrigante incrocio delle gambe posteriori si unisce ad un sinuoso schienale a goccia ed un comodo sedile soft garantisce un comfort unico e abbinato a bellezza e stile. Tanti sono i colori e materiali in cui la sedia viene proposta: dai tessuti ai velluti alle pelli ed ecopelli. Carmen è una poltroncina con una personalità forte e prorompente, nello stesso tempo raffinata ed elegante. I suoi tratti decisi e distintivi ne delineano forme e volumi, modellati per accogliere, per confortare e assecondare le forme del corpo. La struttura del telaio, integrata nella scocca, rinforza il connubio tra pulizia formale e comfort, grazie al sedile realizzato con cinghie elastiche e lo schienale flessibile. Caratteristiche che la rendono adatta per un living essenziale e ricercato.

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L’occasione persa per il PD

Ieri a Napoli Andrea Orlando ha tenuto la “conferenza programmatica” della mozione che sostiene la sua candidatura a segretario del PD. Napoli, la città, i militanti del Pd e gli elettori del centro sinistra non se ne sono accorti. All’ingresso della Mostra d’Oltremare quasi a fare da cornice satirica all’evento campeggiava “Fiera del baratto dell’usato”.
Cos’è mancato ieri? E’ mancato il Pd, la sua comunità, i suoi elettori. Quel popolo con cui il Ministro della Giustizia – e prima dell’Ambiente – ha detto di voler dialogare.


Quello stesso popolo che è stato però costretto a convivere con due anni di commissariamento, con la prima sconfitta contro De Magistris, con lo scempio delle primarie per la Regione, con l’elezione di De Luca, con le primarie per il sindaco di Napoli – quelle delle monetine e delle tante irregolarità – con la campagna di Valeria Valente che ha avuto come esito la cd. “listopoli”. La prima vera grande cosa che è mancata ieri sono state le scuse, a Napoli ed al popolo del Pd e del centro sinistra per tutte queste cose. Chiedersi quindi dove sia quel popolo e dove incontrarlo appare superfluo.
Del resto del Pd – come partito, eletti e classe dirigente – a sostegno di Andrea Orlando a Napoli non c’è praticamente nulla.


Tutti pronti a saltare sul carro del vincitore annunciato di questo congresso, quel Matteo Renzi che ha promesso il lanciafiamme, e che ha invece imbarcato praticamente tutti, anche coloro che devono la propria esistenza politica a Napoli proprio ad Andrea Orlando.
Al sud – cui tutti dicono di guardare con attenzione – questo congresso si prospetta sempre più come un’occasione persa, l’ennesima. Un’occasione persa per rinnovare, per fare scelte di reale cambiamento, apertura, ascolto ed allargamento. Nella prima regione d’Italia per numero di start-up non c’è stato un solo intervento sulla capacità rivoluzionaria dell’innovazione e delle nuove tecnologie.


Orlando ha chiesto provocatoriamente a Renzi “non ti chiedi perché i giovani hanno voltato le spalle al governo più giovane della repubblica?”. Domanda sensata, ma di giovani e di realtà “nuove” del territorio nemmeno ieri c’era traccia. E proprio a Napoli ieri c’è stato pochissimo sud, dove il Pd è ai minimi termini e ci dovrebbe chiedere davvero anche come mai visto che governa in tutte le regioni. I giovani e gli elettori del centro sinistra qui hanno preso altre vie, e non è un caso se proprio al sud crescono il M5S, DeMa, ed anche Salvini – negli stessi luoghi di Orlando – è riuscito nell’impresa di portare più gente.
Cosa c’è invece stato ieri?


L’incontro di ciò che resta della sinistra Pd dopo le scissioni e le scelte di “movimento” dall’esterno. E qui comincia il problema e lo scenario verso le “primarie aperte” dei gazebo dl 30 aprile.
Da un lato Renzi, che può solo crescere, forte di un consenso elettorale maggiore ed esterno ed allargato rispetto al suo stesso Pd (il referendum comunque docet), dall’altro Michele Emiliano, che se è al suo minimo sindacale tra i tesserati del Pd, gode – soprattutto al sud – di un discreto voto d’opinione (anche di semplice campanilismo) e che certamente intercetterà voti di Mdp (di rottura), degli elettori ex-PD del M5S e dell’appoggio praticamente esplicito di DeMa che anche su questo potrebbe cominciare a contarsi.
Entrambi, Renzi ed Emiliano, poco o molto che sia, al momento possono tecnicamente solo crescere.


Schiacciato in mezzo Andrea Orlando può contare poco e male sull’aiuto del Mdp – che ha tutto l’interesse politico a dimostrare che non c’è spazio per una componente di sinistra nel Pd – e certamente non riceverà aiuti “esterni”, avendo esplicitamente dichiarato che è strutturalmente contrario a governi di larghe intese col centro destra.
Da qui al 30 aprile si apre questa nuova partita. Una storia già scritta che Orlando potrebbe riscrivere – limitatamente e parzialmente – riscrivendo l’intera sceneggiatura, inserendo nuovi protagonisti nella sua storia, capaci di allargare ed attrarre, invece di escludere, che non siano direttamente parte della “storia del Pd sin’ora” e che mettano a sua disposizione capacità di dialogo e soprattutto la propria faccia e storia personale.


Qualcosa di veramente difficile da credere visto che entro il 10 verranno consegnate le liste per l’Assemblea Nazionale collegate ai candidati, e non si capisce perché qualcuno dovrebbe portare acqua a questi mulini. Ma la politica – quelle rare volte che sa anche essere ascolto – sa anche sorprendere.


Kartell: 50 anni di Componibili

La celebre linea I Componibili firmata Kartell compie 50 anni: creata da Anna Castelli Ferrieri, la linea viene celebrata ora con un evento speciale che coinvolge le più autorevoli firme del design e della moda. In occasione del Salone del Mobile 2017 il flagship store milanese di via Turati si trasforma in una mostra esclusiva, che celebra il pezzo più iconico di Kartell, interpretato ora dall’estro creativo di numerosi designer. Si intitola “Tribute to Componibili. 50th Anniversary” l’esposizione, che è stata inaugurata martedì 4 aprile e che proseguirà fino a domani, 9 aprile. Una narrazione lunga 50 anni, che ha caratterizzato ogni decennio con un occhio critico, attento alle principali tendenze: un’evoluzione che ha visto numerose varianti cromatiche, in un avvicendarsi di immagini iconiche. Ora sono in mostra le grafiche di archivio e i documenti che le accompagnano: un percorso espositivo accattivante, che sarà trasportato in altre sedi internazionali. Il fulcro è il prodotto stesso, indagato nella sua evoluzione, in bilico tra passato e presente. All’interno del percorso espositivo Kartell presenta 15 pezzi d’autore, un omaggio speciale con una personale rivisitazione dell’oggetto: i pezzi sono firmati da Ron Arad, Mario Bellini, Antonio Citterio, Ferruccio Laviani, Piero Lissoni, Alberto Meda, Alessandro Mendini, Nendo, Fabio Novembre, Philippe Starck, Patricia Urquiola, Tokujin Yoshioka e i brand Emilio Pucci e Missoni oltre a una special edition Disney. I Componibili si trasformano così in veri e propri oggetti d’arte, pezzi unici ed irripetibili, che omaggiano l’estetica originale del prodotto e l’estro di Anna Castelli Ferrieri. Completano l’omaggio le dediche speciali di curatori e autori che hanno accettato l’invito di Kartell a sottolineare il ricordo e la valenza dell’oggetto.

Missoni e Jannelli&Volpi al Fuorisalone 2017

Protagonista del Fuorisalone 2017 è la collaborazione tra Missoni e Jannelli&Volpi: una partnership esclusiva che ha dato vita ad un’esclusiva collezione di carte da parati e rivestimenti murali. La biancheria Missoni si incontra con il design nel progetto denominato Wallcoverings01 Missoni Home, presentato al Fuorisalone: una carta da parati esclusiva realizzata in collaborazione con Jannelli&Volpi, presentata con un’installazione speciale presso lo showroom di Missoni in via Solferino. Occhi puntati su Take it easy, scultura che vede la carta da parati riprendere l’immagine fotografica di un punto maglia, scelto ed usato esclusivamente per questa installazione e disegnato da Ottavio Missoni nell’estate del 1969. Un pezzo cult per gli amanti dello storico brand di moda, che si arricchisce ora di spunti inediti che strizzano l’occhio ad un design avanguardistico. «Si ha la sensazione di essere avvolti e catturati nel profondo della maglia. La carta da parati ha il potere di trasportarti e crea atmosfera: ti può portare altrove, anche se sei a casa», ha spiegato il direttore creativo della maison Angela Missoni. La collaborazione con Jannelli&Volpi non è tuttavia l’unico tassello dell’edizione 2017 del Fuorisalone, che vede MissoniHome collaborare anche con Richard Ginori per il vaso Bolla, che rientra in una esclusiva collezione di lampade da tavolo che sintetizzano lo stile cromatico e grafico distintivo della griffe e il design della Manifattura Ginori. Inoltre Missoni è al centro anche del 50esimo anniversario di Kartell: il brand ha scelto di festeggiare chiedendo alle firme più illustri del design e della moda, tra cui missoni, di realizzare alcuni pezzi d’autore, rielaborando l’estetica del contenitore disegnato da Anna Castelli Ferrieri. «Sono cresciuta negli anni 60 e sono sempre stata esposta al design e all’architettura. L’immagine dei Componibili Kartell è ben presente nella mia memoria: è l’unico pezzo della mia camera che mi ha seguito nei vari traslochi, dalla camera che avevo da bambina fino a quella che ho adesso, è sicuramente uno dei primi pezzi su cui si è formato il mio gusto per il design», ha commentato Angela Missoni.

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Bradley Theodore con Moleskine al Fuorisalone 2017

Cosa succede se il taccuino nero, oggetto di culto nato per raccogliere pensieri e schizzi quando siamo in viaggio, incontra lo zaino? Ce lo spiega Moleskine, protagonista del Fuorisalone 2017 con una collezione iconica: lo zaino Classic si arricchisce delle immagini dello streetartist newyorkese Bradley Theodore, in una collezione presentata alla Milano Design Week di BASE Milano dedicata al Design Nomade. Come le pagine di un taccuino, lo zaino Moleskine decorato dal writer Bradley Theodore si arricchisce di colori inediti e vibranti. Angoli arrotondati e base semirigida caratterizzano il nuovo zaino Classic, elegante ma solido, pensato per adattarsi a tutte le situazioni. Moleskine è presente negli spazi di BASE Milano con M-Box, un’installazione incentrata sul principale elemento d’innovazione delle borse Collezione Classic ideate dal designer Giulio Iacchetti: novità assoluta è la shell, una base protettiva che permette alla borsa di stare in piedi quando posata a terra, proteggendola. Suggestioni nomadi si incontrano con un design accattivante, in una performance live che, attraverso video e schizzi, racconta il processo che ha portato alla progettazione della borsa e della sua base. Altri video mostrano l’artista newyorkese Bradley Theodore all’opera nella customizzazione dello zaino. La performance di personalizzazione prosegue in digitale: in BASE, al Moleskine Café e nei Moleskine Store di Piazza Gae Aulenti, via Dante e corso Buenos Aires il pubblico può personalizzare in prima persona, seppur solo virtualmente, la borsa Moleskine Classic, disegnando un proprio pattern attraverso il nuovo Smart Writing Set Moleskine (il sistema per il trasferimento di contenuti da carta a digitale) e condividerlo sui social. Le borse personalizzate virtualmente dal pubblico diventano una GIF inviata ai partecipanti via email e scorrono su display negli spazi di BASE Milano. Negli stessi tre Moleskine Store di Via Dante, Piazza Gae Aulenti e Corso Buenos Aires vengono esposti zaini Classic personalizzati da Bradley Theodore.

L’installazione di Tokujin Yoshioka per Issey Miyake al Fuorisalone 2017

Cascate di vetro che ricordano fontane, tra bagliori iridescenti e design avanguardistico: protagonista del Fuorisalone 2017 è l’inedita partnership tra Miyake e Tokujin Yoshioka, che dà vita ad una installazione iconica, che impreziosisce il nuovo flagship del brand, sito in via Bagutta, nel cuore di Milano. Lo spazio, disegnato dallo stesso Yoshioka ed inaugurato nel marzo scorso, diviene sede della suggestiva “Fountain – Glass Table”, installazione realizzata in collaborazione con Glas Italia: tripudio di vetro, declinato in una serie di tavoli, brillanti come fontane, creati dalla sinergia tra gli artigiani dell’isola di Murano e le tecnologie industriali. Un design in bilico tra passato e presente, tra tradizione ed innovazione, per un gioiello avanguardistico, che coniuga le antiche tecniche dei mastri vetrai a suggestioni high-tech nelle forme tridimensionali assunte dal disco in vetro, che conferiscono struttura alla massa vitrea. Un processo elaborato che crea silhouette inedite, ed è espressione di prodotti artigianali, diversi l’uno dall’altro. La complessa installazione realizzata da Yoshioka racchiude in sé allegorie e simbolismi pregni di suggestioni: ad essere idealmente rappresentato è lo scorrere dell’acqua che rinasce sotto forma di fontana, assumendo connotazioni che solo la natura incontrollata può creare. Un ritorno primigenio alle origini, in un suggestivo panta rei in cui l’acqua diviene protagonista di suggestive increspature e bagliori che conferiscono infinite forme alla luce naturale, il cui scintillio viene proiettato all’interno dello spazio.

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Agnona per Giorgetti al Salone del Mobile 2017

Giorgetti sceglie la Milano Design Week 2017 per presentare l’esclusiva collaborazione con Agnona: il risultato è una collezione in cui protagoniste assolute sono le fibre tessili. Tante le proposte per la notte, per decorare con stile la casa. Continua la partnership nata nel 2016, quando Agnona scelse di affidarsi al design di Giorgetti per arredare il suo primo corner home da Harrods. L’azienda fondata a Meda nel lontano 1989 lancia la nuova collezione Giorgetti Atmosphere con un doppio evento in programma al Salone del Mobile 2017, che è andato in scena presso il Giorgetti Store di via Durini e la boutique Agnona di via Sant’Andrea: la nuova collezione si distingue per le proposte di decor, che si rivolgono ad un concept abitativo completo, elegante e funzionale.

Un design ricercato e funzionale distingue gli oggetti proposti: i tessuti pregiati di Agnona caratterizzano una collezione raffinata ed esclusiva, che si focalizza principalmente sul bed dressing e sui filati preziosi. La camera da letto acquisisce stile e charme, grazie alle tre diverse interpretazioni di bed dressing: dalla vaporosa Alpaca Double per coperte, plaid e cuscini nei colori taupe e grey, con una gradazione di kale, al finissimo Cashmere di una coperta matrimoniale con struttura tridimensionale, rifinita con punto cavallo, da abbinare a un cuscino, e un plaid realizzato con una lavorazione jacquard a spina di pesce bicolor bianco/grigio, fino al Camel delle coperte matrimoniali coordinate e dei cuscini e plaid in jacquard con motivi a quadri dégradé. Completa la serie un prezioso cuscino in montone e cashmere.

«Agnona X Giorgetti pone al centro la qualità del progetto abitativo e la passione per il dettaglio e per la trasformazione di materiali naturali che accomuna le due aziende; nasce così una collezione che si concretizza, in una fusione insolita di linguaggi tra moda e design, ma sempre coerente con la filosofia che accomuna i due brand. L’esperienza di Agnona nella selezione e nella lavorazione delle fibre nobili è garanzia di quell’eccellenza che Giorgetti promuove da oltre un secolo di storia, nonché essenza del Made in Italy», così ha commentato Giovanni del Vecchio, CEO di Giorgetti.

«La tradizione, la lunga storia di artigianalità e l’attenzione alla qualità delle materie prime e del made in Italy sono le caratteristiche comuni che uniscono il brand Agnona a Giorgetti in modo profondo. Una partnership che nasce dalla condivisione di valori comuni, dalla voglia di innovazione e dalla curiosità di contaminare il mondo del design e della moda con prodotti di eccellenza superiore. Agnona contribuisce, con le Fibre Nobili dei propri prodotti tessili, a esaltare ancor di più la qualità e il design innovativo di Giorgetti», ha dichiara invece Alessandra Carra, CEO di Agnona.

Nonconformists, la nuova adv di Prada firmata da Willy Vanderperre

Prada presenta la sua nuova campagna adv Nonconformists, firmata dal fotografo Willy Vanderperre per le collezioni autunno inverno 2017-18. Inserita all’interno del progetto artistico 365, la campagna pubblicitaria ha un che di rivoluzionario: le immagini sono state scattate lo scorso 15 gennaio, dietro le quinte della sfilata Prada uomo autunno inverno 2017-18. Per la prima volta, quindi, una collezione viene immortalata prima di sfilare davanti al pubblico e alla stampa. Le immagini acquisiscono così una spontaneità, una ruvidezza, una verità che sui set fotografici si rischia di perdere. Immediate, quasi crude, le fotografie di Vanderperre ritraggono modelle e modelli in pose quasi spontanee, cogliendo la verità della persona, del personaggio e dei capi che indossa.


Entrambe ispirate agli anni ’70 e a un certo attivismo politico che le attraversa con un’energia palpabile, le collezioni Prada uomo e donna per il prossimo autunno inverno sono fatte di linee semplici, materiali grezzi, sovrapposizioni apparentemente casuali. Lana e popeline, velluto a coste e cachemire alternano texture morbide e ruvide per una moda che esalta la semplicità e l’individualità. Nei raffinati scatti in bianco e nero e nelle immagini a colori, Willy Vanderperre esplora l’unicità dell’individuo che interpreta la collezione in maniera personale. Così gli uomini e le donne di Prada sono sé stessi ma interpretano anche un personaggio, testimonial di un manifesto che inneggia alla spontaneità. Lexi Boling, Mia Brammer, Kris Grikaite, Natalie Westling, Aiden Andrews, Clement Chabernaud, Michel de Haan, Alpha Dia, Kassian Ibrahim, Mikolaj Kajak, Adam Osborne, Kerkko Sariola, Quintin Van Konkelenberg sono i volti della campagna, in cui appaiono cappotti di pelliccia patchwork e cardigan bon ton, pullover a V e, ovviamente, le borse Prada autunno inverno 2017-18. Miuccia Prada si affida un nuovo tipo di comunicazione, che racconti la sua moda ma anche i tempi in cui viviamo e la necessità, per tutti, di esprimere la propria identità anche attraverso i vestiti.


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160 anni di cappelli Borsalino: un francobollo per festeggiare l’anniversario del brand

I cappelli Borsalino compiono 160 anni. Da piccola azienda, rilevata il 4 aprile 1857 da Giuseppe Borsalino, a icona del made in Italy, il marchio ha attraversato e testimoniato i cambiamenti della società, della moda e dello stile italiano. Nel giorno del suo centosessantesimo anniversario, le Poste Italiane hanno emesso un francobollo del valore di 95 centesimi che celebra il passato e il futuro di Borsalino. Il francobollo appartiene alla serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo ed economico“. Borsalino, infatti, non è solo un’azienda di eccellenza nella manifattura di cappelli, ma è anche un simbolo dello stile italiano: attraverso alcune pellicole cult, il cappello da uomo Borsalino è diventato talmente iconico da ottenere lo stesso nome dell’azienda.


Un riconoscimento che vale come celebrazione di 160 anni di storia della moda, ma anche come ringraziamento all’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio, che insieme ad altri dieci soci ha deciso di investire nell’azienda e salvarla dal fallimento. «È un omaggio ad un marchio protagonista del Made in Italy, che con le sue creazioni ha contribuito a diffondere lo stile italiano in tutto il mondo. Ma è soprattutto un riconoscimento a chi continua a muoversi nel solco di questa tradizione, con creatività e sapienza artigianale» ha detto Giovanni Accusani, responsabile filatelia di Poste. Nonostante le controversie ancora in corso con l’Agenzia delle Entrate, Borsalino continua a produrre e a vendere, anche grazie all’inatteso ritorno del cappello tra gli accessori must del guardaroba maschile e femminile. «Questo è un pezzo di storia, i cappelli Borsalino sono un piccolo sogno in tutto il mondo -ha dichiarato l’assessore alle attività produttive Giuseppina de Santis, presente alla presentazione ufficiale del francobollo nella sede di Spinetta Marengo – Vorrei ringraziare Philippe Camperio che ha creduto nel salvataggio, senza di lui questa giornata forse non ci sarebbe stata». Non resta che sperare in una risoluzione definitiva dell’intricato caso Borsalino

Emilio Pucci perde il suo direttore creativo: l’addio di Massimo Giorgetti

Emilio Pucci perde il suo direttore creativo e si prepara a voltare pagina: l’azienda di Firenze ha annunciato la decisione, presa di comune accordo, di interrompere la collaborazione con Massimo Giorgetti. Moderno, creativo, amante delle stampe colorate, Giorgetti si è fatto apprezzare dalla stampa e dal pubblico per il suo uso spregiudicato del colore e di tessuti innovativi che hanno dato nuova vita alla griffe fondata da Emilio Pucci. Alla guida del marchio dalla primavera del 2015, lo stilista saluta oggi la maison per dedicarsi pienamente alla sua creatura MSGM. «Collaborare con un marchio come Emilio Pucci – commenta – uno dei più rappresentativi e storici marchi nel panorama della moda, è stata un’esperienza di grande ispirazione che ha contribuito alla mia crescita professionale. Oggi il mio brand ha sempre più bisogno di tutta la mia attenzione e delle mie energie. Ringrazio Laudomia Pucci, il Gruppo Lvmh, Mauro Grimaldi e tutto il team di Pucci per avermi supportato in questa bella avventura».


L’ultima collezione di Massimo Giorgetti per Emilio Pucci è stata quella che ha sfilato alla fashion week di Milano. Una moda autunno inverno 2017-18 che ha saputo trasferire su tessuti innovativi le stampe che hanno reso Pucci una firma del Made in Italy nel mondo, per una collezione contemporanea e coloratissima. Il lavoro di Giorgetti, apprezzato dalla stampa, dal pubblico e da Laudomia Pucci in particolare, si conclude qui. Dalla casa di moda, di proprietà della famiglia Pucci e del gruppo LVMH, commentano l’addio del direttore creativo con espressioni di stima. «Abbiamo deciso consensualmente di terminare la collaborazione – ha detto Mauro Grimaldi, amministratore delegato di PucciRingrazio, personalmente e a nome dell’azienda, Massimo Giorgetti per la grande professionalità mostrata in questi due anni di collaborazione». Un nuovo giro di poltrone sembra profilarsi all’orizzonte per la moda italiana: per il successore di Massimo Giorgetti si fanno i nomi di Lorenzo Serafini, attualmente direttore creativo di Philosophy per il gruppo Ferretti, e di Josephus Thimister.

La collezione Cell di Sitland protagonista del Salone del Mobile 2017

Sitland ha presentato nell’ambito del Salone Mobile Milano 2017 Cell, la nuova collezione di poltrone e divani hi tech. Architetture avvolgenti ed atmosfere sofisticate, per una collezione equilibrata, in cui la forma si unisce al rigore ed alla funzionalità, inaugurando nuovi scenari del living. Il sistema Cell, entro cui si snoda la collezione, prevede tre diverse tipologie di imbottiti: Cell128, poltrona e divano con schienale alto, una sorta di elegante bozzolo dalla spiccata identità che permette un considerevole isolamento acustico e visivo; Cell72, rilassanti divani e poltrone imbottiti dalla forma slanciata e dinamica pensati per aree attesa, relax e incontro, ed infine Cell75, una linea di divani e poltrone con seduta più slim. Non mancano per ogni proposta rivestimenti in legno ed alluminio; inoltre, per offrire maggiore funzionalità, tutte le poltrone e i divani possono essere dotati di tavolino che può essere facilmente avvicinato o escluso dalla seduta grazie al supporto e al piano girevoli. Una collezione Cell realizzata con processi e materiali innovativi che, oltre ad esaltare il design, permettono di dare forma a prodotti confortevoli e particolarmente resistenti. Tripudio di tecnologia, dal momento che tutte le sedute sono dotabili di una serie di optional come lettore audio Bluetooth, casse acustiche per ascoltare la propria musica alla massima qualità senza cuffie e senza disturbare i vicini, caricatore USB pop-up per ricaricare uno o due dispositivi mobile contemporaneamente, aircharge surface per ricaricare via wireless gli smartphone appoggiando semplicemente il dispositivo al tavolino. La vasta gamma di finiture, rivestimenti pregiati e le diverse basi in acciaio o legno permettono scelte estremamente personalizzabili secondo esigenze estetiche e di utilizzo.

Fendi Casa protagonista del Salone del Mobile 2017

Fendi Casa ha presentato nell’ambito del Salone Mobile Milano 2017 il nuovo divano Palmer, nell’esclusiva versione Six Shades of Palmer. Un’anteprima esclusiva della nuova versione del celebre divano disegnato da Toan Nguyen, dall’evocativo nome Six Shades of Palmer. Il nuovo divano, disponibile solo su ordinazione, si caratterizza per le linee grafiche accattivanti che si sposano al rigore formale, in un tripudio di colore effetto dégradé. Sei sfumature di un caldo rosso conferiscono al divano un carattere strong: dal rosso passione al rosa cipria, si alternano le nuance ton sur ton in un caleidoscopio cromatico ad alto tasso scenografico. Il divano Palmer incarna la sintesi perfetta del Dualismo tipico della donna Fendi. Fedele all’estetica e all’heritage della maison, il divano reinterpreta in chiave contemporanea i grafismi iconici, entrati di diritto nell’archivio del brand: largo a macro-linee che impreziosiscono texture tridimensionali in un cromatismo iconico: dinamicità e profondità grazie ai cuscini disposti a contrasto, che regolano l’arredo. La Collezione Fendi Casa Contemporary si distingue per una perfetta sincronia di contrasti ed armonie, in bilico tra design classico e suggestioni timeless ed uno spirito avanguardistico che apre a scenari nuovi e percorsi inediti. Il nuovo divano Six Shades of Palmer è caratterizzato da una struttura componibile che definisce una ampia seduta angolare. Un complemento pensato per arredare il living di una residenza dal gusto contemporaneo e sofisticato in un’atmosfera intima ed avvolgente.

fendi casa

Trump ha combinato troppi disastri per contarli tutti

Da quando Donald Trump è diventato il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti a cadenza quasi giornaliera scoppia uno scandalo che avrebbe travolto senza ombra di dubbio qualsiasi amministrazione precedente.


Solo questo lunedì sono venute alla luce tre storie che sotto qualsiasi altro presidente sarebbero diventate, quantomeno, l’argomento di discussione dei prossimi anni ma sotto Trump sono diventati tre fatti minori, quasi non meritevoli di commento.


Trump ha accolto nello Studio Ovale un dittatore militare che ha ucciso migliaia di oppositori politici e pure qualche straniero (Giulio Regeni ndr) e ha detto che “ha fatto un lavoro fantastico”: Abdel Fattah al-Sisi. Una persona che ha fatto rimpiangere agli egiziani e agli italiani sia Mubarak che Morsi.
Non che gli americani non abbiamo mai supportato le varie dittature militari che si sono succedute in Egitto, solo Obama ha brevemente ritirato il supporto militare dopo il colpo di stato con cui è stato destituito Morsi e con cui al-Sisi è salito al potere, ma invitare un personaggio simile nell’Ufficio Ovale e lodarlo in questo modo equivale a mandare un segnale. Vuol dire supportare qualcuno che è salito al potere con un colpo di stato destituendo il, comunque contestato, primo presidente egiziano democraticamente eletto in quella che è stata la restaurazione meglio riuscita di quella primavera araba supportata da Obama.


Il secondo fatto di lunedì è stato la rivelazione che Sebastian Gorka, il capo consigliere del contro terrorismo di Trump una volta ha lodato pubblicamente una milizia anti-semita ungherese. Un gruppuscolo il cui capo a sua volta ha dichiarato pubblicamente che gli ebrei sono “ratti sionisti” e “locuste”. Gorka, inoltre, ha lavorato pubblicamente con altri gruppi anti-semiti e neo-nazisti.


Il terzo fatto è stato scoperto da Pro Publica e mostra come Trump possa tirare fuori soldi dalle sue aziende senza nessun pubblico annuncio. Il Trust creato per governare le finanze di Trump mentre questo è presidente è stato cambiato, nel silenzio, giorni fa. Il cambio stabilisce che le sue aziende possono trasferire soldi a Trump a sua richiesta. Una situazione di questo tipo aumenta a dismisura le possibilità di corruzione e annulla l’utilità del trust di per sé.


Prima dell’”avvento” di Trump una sola di queste notizie avrebbe scatenato un putiferio.
Immaginate Obama ospitare all’interno dell’Ufficio Ovale Hugo Chavez. Obama incontrò Chavez a un summit, gli strinse la mano, e fu attaccato dalla destra per settimane.
Provate ad immaginare ora se il capo consigliere di Obama fosse stato fotografato con una spilla con falce e martello come Gorka è stato fotografato con una spilla neo nazista. Nessuno ha dubbi sul fatto che sarebbe stato licenziato seduta stante e tra lo sconcerto degli elettori.


Per finire dovete immaginare Obama fare qualcosa di poco chiaro, di nascosto, con le sue finanze tre settimane dopo essere stato eletto ed aver firmato un accordo per la gestione delle suddette finanze. Si sarebbe parlato di Obama corrotto per anni e le radio di estrema destra avrebbero campato di questo per mesi.


Perché sarebbe successo questo? Perché tutti i commentatori di destra si sarebbero buttati a capofitto su queste notizie, a ruota si sarebbe aggiunta Fox News. Ai media di destra non sarebbe parso vero di avere delle notizie di questo tipo su cui appoggiarsi e non di dover fare affidamento sulle solite notizie inventate tipo che Obama è stato educato in una scuola islamica e così via.


La sinistra non ha neanche lontanamente un meccanismo di propaganda simile, non lo ha perché non ci sarebbe mercato per loro, non funzionerebbe.


Il risultato finale qual’è? Che Obama è finito in mille questioni poi rivelatasi completamente inventate e che lo hanno perseguitato per anni mentre Trump può permettersi di sfruttare questo fatto, parlando in continuazione di fake news, mentre nella realtà è la più grande cassa di risonanza mondiale per le notizie false. Il caso intercettazioni docet.

Ralph Lauren: “ Uno status simbol nel mondo”

La storia del brand inizia 40 anni fa con una collezione di cravatte, oggi Ralph Lauren abbraccia il mondo intero , si fa portavoce dello stile americano. Il mondo del marchio Ralph Lauren coinvolge non solo l’abbigliamento ma anche realizzazioni per la casa, accessori e profumi; qualità e innovazione sono l’immagine distintiva del marchio ed è proprio questo che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Stile unico, originale, elegante e di tendenza, poche parole per descrivere un must della moda sempre alla ricerca di innovazioni e dal design impeccabile.


Ralph Lauren

Ralph Lauren




Nel 1967 Ralph Lauren inventa l’iconica Polo ispirata ad uno sport classico ed elegante: il polo; nel 1969 viene aperta la sua prima boutique per uomo all’interno di Bloomingdale’s a New York, ma ben presto grazie al suo stile originario anche il mondo femminile verrà accontentato, infatti nel 1971 il designer creerà la sua prima collezione per donna. Camicie dalle linee maschili entrano a far parte dell’abbigliamento femminile insieme al logo caratteristico delle polo. Il suo stile è inconfondibile: la linea Polo Ralph Lauren è uno sportwear classico e aristocratico che affonda le sue radici nello stile british ed equestre seguendo le tendenze del momento.


Ralph Lauren

Ralph Lauren




Una sua frase celebre fu:


“Non sono una persona alla moda. Sono contro la moda. Non mi piace far parte di quel mondo. È troppo effimero. Non ne sono mai stato influenzato. Mi interessano la longevità, l’eternità, lo stile. Non la moda.”


I capi che lo contraddistinguono sono:


– Lo smoking


– L’abito con doublebreasted a rever giganteschi


– Camicia bianca (un suo must…)


– I completi da equitazione


– Lo spolverino nero o blu dal taglio classico e pulito


Ralph Lauren

Ralph Lauren




Mr. Ralph Lauren ha sempre perseguito un sogno di cui nel frattempo è diventato protagonista: otre ad avere una bellissima moglie e tre figli stupendi, è oggi proprietario di innumerevoli tenute tra cui ovviamente un ranch in Colorado, una villa a picco sull’oceano in Giamaica e una collezione invidiabile di auto d’epoca.


Ha accumulato una famosa collezione di automobili classiche e rare, tra cui una Count 1930 Mercedes-Benz SSK Trossi conosciuta come “Il Principe Nero”.


Count 1930 Mercedes-Benz SSK Trossi

Count 1930 Mercedes-Benz SSK Trossi




Ralph Lauren con la sua Count 1930 Mercedes-Benz SSK Trossi

Ralph Lauren con la sua Count 1930 Mercedes-Benz SSK Trossi




Ralph Lauren ha sposato Ricky Anne Low-Beer a New York City nel 1964, i due hanno avuto tre figli: Andrew, David e Dylan. David, che ha sposato Lauren Bush, nipote dell’ex presidente George W. Bush, è l’unico ad aver intrapreso una carriera all’interno del Brand. Andrew è un produttore cinematografico, mentre Dylan è il proprietario del negozio di caramelle Candy Bar a New York.


Ralph Lauren

Ralph Lauren




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Loewe protagonista della Milano Design Week 2017

In occasione della Milano Design Weel 2017, Loewe presenta il suo progetto d’arredo, in bilico tra design e artigianato deluxe. Un esperimento inedito, attraverso cui il celebre brand esplora nuovi linguaggi creativi: Loewe: This Is Home è un universo che abbraccia svariate categorie di prodotti dal design unico ed originale. «Mi piace pensare che la moda possa esplodere in una casa», ha commentato il direttore creativo Jonathan Anderson. Dopo Milano, la collezione farà tappa a Londra da Liberty, e successivamente si sposterà a Parigi e Madrid. Una linea esclusiva che comprende mobili e complementi d’arredo, lampade, coperte, ceramiche e cuscini: una selezione che si snoda attraverso un percorso artigianale esclusivo: “È un collage di vari frammenti di informazione: impagliature, motivo a stella, carpenteria inglese, murali in maglia. Mi piace pensare che la moda possa esplodere in una casa, riunendo diversi artigiani per la creazione di nuove forme inserendo l’artigianato all’interno di un’abitazione. In questo modo si manifesta il carattere di Loewe”, così Anderson descrive la collezione. Non mancano suggestioni coloniali, in un design iconico che abbraccia funzionalità e stile: largo a composizioni murarie astratte e grafismi iconici che trovano espressione in un design versatile e contemporaneo. Tripudio di charme nella serie di oggetti in legno di quercia prodotti in Yorkshire dall’azienda di Robert Mouseman Thompson, esponente di una lunga tradizione di mobilieri. Largo anche a suggestioni minimali nel set di panche che uniscono una struttura metallica a pannelli in vimini; colore e texture accattivanti nelle coperte, tripudio di pelle nei paralumi, nei pouf e negli strati multiuso di pelle taurillon. La collezione ha debuttato ieri, 4 aprile, presso Casa Loewe a Milano.

Un volume esplora gli archivi di Christie’s

Gioielli millenari, cimeli affascinanti che tramandano storie misteriose che uniscono teste coronate ed icone di stile, in un excursus attraverso i secoli: se amate i gioielli di certo il volume “Christie’s: The Jewellery Archives Revealed” fa al caso vostro. Una selezione esclusiva dei pezzi più belli e misteriosi venduti dalla celebre casa d’aste negli ultimi 250 anni: il libro esplora gli archivi di Christie’s, andando ad ispezionare i singoli pezzi e la storia delle donne leggendarie a cui sono appartenuti. Tanti i gioielli entrati nel mito, da quelli appartenuti alle regine di Francia, fino alla seconda moglie di Napoleone, l’Imperatrice Marie-Louise e all’Imperatrice Eugenie, ma non solo: alcuni pezzi sono appartenuti a dive del calibro di Elizabeth Taylor, come la celebre collana di smeraldi e diamanti di Bulgari, o a teste coronate come la Principessa Margaret. Tra i gioielli più affascinanti in assoluto di cui il libro ci tramanda spicca la perla chiamata La Regénte: venduta per tre diverse volte all’asta da Christie’s, la gemma appartiene alla nobiltà francese. “Ha girato il mondo in circostanze misteriose”, afferma l’autore del libro Vincent Meylan, specialista di pietre preziose e gioielleria di pregio. Con i suoi 302.68 grani di peso, La Regénte è stata indossata dalla moglie di Napoleone III, l’Imperatrice Eugénie, che la fece incastonare in una spilla. Il gioiello è rimasto parte della collezione della corona francese fino a che non è stato venduto dal 1887 dalla repubblica di Parigi a seguito della caduta dell’Impero Francese. Successivamente la perla è finita in Russia e, in seguito alla Rivoluzione Bolscevica e all’esilio della famiglia Youssoupov, proprietaria del gioiello, se ne sono perse le tracce per circa 70 anni, prima di essere ritrovata a New York, battuta all’asta da Christie’s nel 1988. La pietra è stata venduta a Givevra per la cifra record di 2 milioni e mezzo di dollari. Tra gli altri pezzi iconici raccontanti nel libro anche la corona nota come Cambridge Lover’s Knot, creata per la Principessa Augusta di Hesse Cassel, Duchessa di Cambridge, e il diadema di smeraldi indossato dall’Imperatrice Marie-Louise.

Trussardi al Salone del Mobile

Protagonista assoluto del Salone del Mobile 2017 è Trussardi, che presenta la sua nuova collezione iconica: si chiama Maryl la nuova poltrona di Trussardi Casa, disegnata dall’architetto Carlo Colombo, sotto la direzione creativa della stilista Gaia Trussardi. Un piccolo capolavoro di design dalle linee accoglienti e raffinate, Maryl sembra pensata per omaggiare lo stile milanese. Forme marcate e rivestimenti in pelle o tessuto, la poltrona personalizzabile di Trussardi si pone già come must have di una collezione dall’allure contemporaneo: dinamica e funzionale, la collezione Trussardi Casa presentata nell’edizione 2017 del Salone Internazionale del Mobile esprime la quintessenza dello stile iconico del brand, che coniuga da sempre valori quali un’eleganza evergreen ed una modernità, espressione di un gusto profondamente italiano. Maryl è il simbolo dell’estetica della maison del Levriero, che sceglie l’arte di Carlo Colombo per firmare una proposta destinata ad entrare nella storia del design: una seduta profonda e generosa si unisce ad un design calibrato ma mai banale, per un complemento perfetto per arredare con stile l’ambiente living e l’area lounge. Linee essenziali e tripudio di funzionalità nella proposta di Colombo, che si dimostra fedele alla tradizione della maison milanese: un progetto che si rafforza grazie ad una sobria e raffinata marcatura che delinea la silhouette di schienale e bracciolo. Proposta con rivestimento in tessuto o pelle, Maryl può essere personalizzata nella linea frontale con dettagli ton sur ton o a contrasto.

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Anwar Hadid: chi è il fratello di Gigi e Bella

Belli, fotografatissimi ed eleganti: la famiglia Hadid continua a sfornare talenti. Dopo la bionda Gigi e Bella, modella dell’anno 2016, ora è la volta di Anwar Hadid: il bel fratello delle due modelle si appresta a diventare uno dei volti più seguiti sui social e non solo. Viso perfetto, fotogenia incredibile e fisico atletico, il 17enne Anwar posa già come modello: fidanzato con l’attrice Nicola Peltz, 22 anni, protagonista di Transformers 4, Anwar ha già al suo attivo alcune campagne pubblicitarie, come quella di Hugo Boss. Con oltre un milione di followers, il giovane di casa Hadid non può certo lamentarsi: dopo il successo delle sue sorelle maggiori, ora il fashion biz sembra essersi accorto anche di lui. Occhi verdi e sguardo ribelle, il giovane ha debuttato come modello a soli 16 anni. Nato il 22 giugno 1999, 1,85 centimetri di altezza e volto perfetto, Anwar non passa certo inosservato: d’altronde buon sangue non mente. Il giovane è figlio della modella olandese Yolanda Foster. Il debutto nella moda avviene nell’ottobre 2015, sulle pagine di Nylon Magazine. Nel luglio 2016 il giovane è sula cover di Teen Vogue. Nel gennaio 2017 diviene il volto di Hugo Boss. Nel febbraio 2017 sfila per Zadig & Voltaire sulla passerella di New York, prima di firmare un contratto con la prestigiosa IMG Models, agenzia con cui lavorano anche le sue sorelle. Per il giovane di casa Hadid si prospetta già una carriera sfavillante.

Salone del Mobile 2017: al via Doppia Firma

Anche quest’anno al Salone del Mobile è di scena Doppia Firma: dopo il successo riscontrato l’anno scorso, anche nel 2017 prende il via una delle collezioni più interessanti della settimana dedicata al design. Doppia Firma è una collezione unica di 15 opere, realizzate da altrettante coppie di designer e artigiani d’eccellenza: crocevia di talenti provenienti da tutto il mondo, che esprimono la propria arte in una mostra iconica, promossa dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e Michelangelo Foundation for Creativity and Craftmanship. Saranno esposte al GAM di Milano dal 4 al 9 Aprile le 15 opere esclusive, in cui maestri artigiani italiani e designer europei si mettono a confronto sperimentando tecniche e visioni proprio in concomitanza con le Giornate Europee dei Mestieri d’Arte. Vetri e design avanguardistico si uniscono a mosaici iconici, ceramiche e virtuosismi stilistici in un tripudio di ispirazioni: fucina artistica di talenti giovani e meno giovani, Doppia Firma celebra il mondo del design contemporaneo offrendo una vasta selezione delle opere più interessanti del momento. Specchi mirabolanti, giochi siderali di argento e mosaici caleidoscopici si alternano creando suggestive alchimie e voli pindarici, per epifanie stilistiche che catturano l’occhio e la mente. Tanti i nomi esposti quest’anno, da Uros Mihic a Caterina Crepax, da Fabrizio Travisanutto a Felix Muhrhonfer, da Cristina Celestino alla sua collaborazione con Antique Mirror, fino alle opere di Dimitri Bahler e del ceramista Maurizio Tittarelli Rubboli.

Thun e Faber-Castell insieme in un’installazione iconica

La Design Week di Milano si è aperta nel segno di una collaborazione inedita, che ha visto il celebre architetto e designer Matteo Thun insieme a Faber-Castell: nasce così “Colori e Decori”, l’installazione iconica in programma fino al 7 aprile. Una collaborazione che si pone nell’ambito dell’evento “Passeggiata: an Airbnb Experience in Milan”, allestito presso Casa degli Atellani in Corso Magenta 65 a Milano, organizzato da Airbnb, a cura di Martina Mondadori Sartogo, Direttore di Cabana Magazine. Matteo Thun ricrea negli eleganti ambienti di casa degli Atellani l’atmosfera del suo studio, luogo prediletto per la creazione e l’espressione artistica. Un’estetica divenuta iconica, la sua, che unisce suggestioni e design accattivante. Nato a Bolzano nel 1952, Matteo Thun (all’anagrafe Matthäus Antonius Maria Graf von Thun und Hohenstein), si laurea nel 1975 in architettura all’Università di Firenze; nel 1980 si trasferisce a Milano iniziando la collaborazione con il gruppo Memphis ed Ettore Sottsass. Nel 1984 fonda il proprio studio e comincia l’attività lavorativa per Swatch, della quale è direttore artistico dal 1990 al 1993. Dal 1983 fino al 2000 insegna design a Vienna presso la “Universität für angewandte Kunst”. Tra i suoi lavori rientra la progettazione di ecoresidence montani e alberghi a cinque stelle, oltre a prodotti e mobili. Tra i suoi clienti spiccano Artemide, Flos, Illy, Philips, Fontana Arte, Missoni, Porsche Design, Coca Cola, Villeroy & Boch, Lavazza, AEG, Campari, ecc. Architetto pluripremiato, Matteo Thun è membro della Royal Insitute of British Architects (RIBA), ed è inserito nella Interior Hall of Fame di New York nel 2004. Insignito per ben tre volte del prestigioso Premio Compasso d’Oro, nel 2009 è stato premiato con il PIDA (Premio Ischia di Architettura) alla carriera. Nel 2010 con l’IF product design award e con altri riconoscimenti internazionali. Lunga ed affascinante è la storia delle matite acquerellabili Albrecht Dürer di Faber-Castell, predilette da molti artisti: i celebri acquerelli permettono di creare una vasta gamma di effetti, dall’ombreggiatura al chiaroscuro, dalle sfumature ad acquerello al tratteggio incrociato, dall’effetto vernice ad aree ad alta intensità di colore, per un’esperienza creativa e artistica di impareggiabile qualità.

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Gucci sceglie Firenze: a Palazzo Pitti la sfilata cruise

Dopo il no di Atene, che ha negato l’accesso al Partenone e all’Acropoli per la sfilata Gucci, la celebre maison italiana sceglie Firenze: si terrà nella mirabile location della Galleria Palatina di Palazzo Pitti la sfilata Cruise. Occhi puntati il prossimo 29 maggio sulla Galleria Palatina, che ospiterà l’evento esclusivo: l’annuncio è stato dato da Marco Bizzarri, presidente e Ceo del brand, assieme al direttore degli Uffizi Eike Schmidt e dal sindaco Dario Nardella. In cambio la maison si impegnerà a finanziare il restauro e la valorizzazione del patrimonio botanico del Giardino di Boboli, con un contributo pari a due milioni di euro. L’ultima sfilata Cruise aveva luogo a Westminster Abbey, a Londra, e l’anno prima era stata la volta dell’Art District di New York. Dopo il gran rifiuto ateniese, che ha negato al brand l’accesso all’Acropoli, rinunciando anche ad un imponente finanziamento offerto alla Grecia, Gucci torna in Italia, in una sala affascinante che potrà ospitare fino a trecento persone. “Anche la moda è parte del patrimonio culturale e della storia del nostro Paese dove il gusto, l’eleganza e l’educazione al bello fanno parte del nostro quotidiano. Il legame tra moda e arte è sempre stato molto stretto e ha spesso favorito occasioni di incontro suggestive e uniche. Come avviene oggi con un marchio prestigioso dello stile italiano che decide di investire in modo significativo su una grande istituzione culturale nel pieno rispetto della sua missione”, così ha commentato Dario Franceschini.

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Un volume esclusivo racconta Helena Rubinstein

In occasione del 115esimo anniversario dalla nascita del brand, l’impero fondato da Helena Rubinstein diviene il tema di un volume esclusivo, che celebra l’icona del make up, esplorandone l’affascinante biografia. E’ stata presentata alla stampa l’edizione italiana del libro “La donna che inventò la bellezza”, scritto da Michèle Fitoussi ed edito da Cuzzolin Editore.

Altezza non svettante, volto eburneo e lunghi capelli neri, Helena Rubinstein, di modesta origine polacca, riuscì a creare un impero. Definita da Jean Cocteau “l’imperatrice della bellezza”, tanti sono i ritratti che la immortalano, col suo gusto sempre impeccabile e il proverbiale amore per i gioielli importanti, da Man Ray a Graham Sutherland, da Picasso a Dalì: ora la biografia edita da Cuzzolin Editore ne ripercorre la lunga vita.

Nata a Cracovia il 25 dicembre 1870, Helena Rubinstein (all’anagrafe Chaja Rubinstein) era la maggiore di otto fratelli, figlia di Augusta Gitte (Gitel) Scheindel Silberfeld Rubinstein e Naftali Herz Horace Rubinstein, appartenenti entrambi a famiglia ebraica. Dopo aver abbandonato gli studi in medicina, la giovane nel 1902 si trasferisce in Australia, dove cambia il nome di battesimo in Helena: l’anno successivo apre un negozio a Coleraine, dove vende unguenti e medicamenti. Successivamente si sposta a New York, dove apre un salone di bellezza.

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La casa cosmetica che porta il suo nome si impose in brevissimo tempo e la rese ricchissima. Nel 1908 convolò a nozze con il giornalista statunitense Edward William Titus, da cui ebbe due figli, Roy Valentine Titus e Horace Titus. Una vita romanzesca, la sua: la principessa della cosmesi morirà a New York all’età di 93 anni, dopo aver coronato tutti i suoi sogni. Il volume edito da Cuzzolin Editore è in vendita negli Store Mondadori e online sul sito www.mondadoristore.it al prezzo di €22,00.

Marella Ferrera e Paola Lenti insieme alla Design Week

Torna anche quest’anno la Settimana Internazionale del Design di Milano, e si rinnova la collaborazione tra Marella Ferrera e Paola Lenti: una partnership esclusiva che unisce moda e design. Dal 3 al 9 aprile occhi puntati sulle creazioni delle due menti, unite in un percorso inedito all’insegna della contaminazione: echi di un passato lontano ed affascinante si uniscono a suggestioni contemporanee, per tappeti ricamati a mano che ricordano le stuoie del deserto, in bilico tra grafismi onirici e richiami coloniali. Profumi speziati e pattern cromatici che spaziano dall’ebano all’avorio, dal giada alla gamma di gialli, in inedite composizioni dallo charme timeless. Il Marocco, con i suoi mercati e le oasi, le architetture vibranti e il deserto, trova espressione nei ricami che decorano pouf e cuscini, in perfetto stile tribale. Non mancano inoltre inediti grafismi come quelli dipinti sulla ceramica da Antonio Forlin o ancora i dettagli intagliati su pietra lavica da NeroSicilia: è un melting pot culturale, affascinante sincretismo che funge da ponte tra culture millenarie e parallele, dando vita ad una sperimentazione che non lesina in virtuosismi stilistici ad alto impatto scenografico. Cocci d’oro ricordano lustri, lastre di mare atolli, come nelle creazioni realizzate da Nicolò Morales, che punta ad effetti ossidati e metallici. Un’esperienza multisensoriale che crea dipinti tridimensionali e giardini verticali narrati attraverso la lava. Interessanti le contaminazioni spaziali evocate dal percorso che unisce la magia dell’artigianato siciliano al mondo del design contemporaneo, in bilico tra storia millenaria e futuro avanguardistico.

Il primo ritratto ufficiale di Melania Trump

E’ stato diffuso ieri il primo ritratto ufficiale della First Lady Melania Trump: posa decisa e tuxedo Dolce & Gabbana, la prima foto che immortala in via ufficiale Melania Trump ha già diviso l’opinione pubblica. La splendida consorte del presidente Donald Trump continua a suscitare polemiche, complice forse un incarnato troppo perfetto, e il diamante da 25 carati che sfoggia al dito. Sullo sfondo della West Sitting Hall, nella residenza privata della White House, Melania Trump posa come una diva consumata: sguardo consapevole e braccia conserte, la nuova First Lady si affida allo stile italiano di Dolce & Gabbana per la giacca nera in twill di lana crepe, con tanto di sciarpina in raso profilata di paillettes: la location è la stessa che scelse a suo tempo anche Nancy Reagan, nel suo ritratto del 1982. Photoshop o no, Melania Trump appare quasi irreale nella sua perfezione, con buona pace di chi l’accusa di essere ricorsa ai miracoli del botox per spianare le rughe dei suoi 46 anni: chic e sicura di sé, la First Lady ammicca ai suoi detrattori, che in primis non perdonano alla nuova coppia presidenziale certo lusso ostentato, a partire dal brillocco che la Trump sfoggia al dito, del valore stimato di circa 3 milioni di dollari. Fredda e glaciale, Melania Trump è stata immortalata dall’obiettivo della fotografa belga Regine Mahaux. L’immagine è stata accompagnata da una dichiarazione concisa: «Sono onorata di ricoprire il ruolo di First Lady e ansiosa di lavorare in nome del popolo americano nei prossimi anni». Melania Trump non è l’unica ad aver ricevuto critiche anche per il ritratto ufficiale: nel 2009 anche Michelle Obama venne criticata per la scelta di indossare per lo scatto un abito senza maniche, firmato Michael Kors, mise giudicata troppo casual per il rigore cerimoniale.

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Pink Star: battuto all’asta il diamante rosa che ha incantato il mondo

E’ stato battuto oggi alla casa d’aste Sotheby’s di Hong Kong per la cifra record di 71,2 milioni di dollari il famigerato Pink Star, considerato il più grande e perfetto diamante rosa mai classificato. Una storia affascinante quella della pietra preziosa, considerata la più perfetta mai classificata fino ad oggi dal Gemological Institute of America. Estratto nel 1999 in un giacimento del Sudafrica, con i suoi 59,60 carati viene inizialmente valutato 60 milioni di dollari, anche se gli esperti stimano che la cifra con cui potrebbe essere venduto possa raggiungere i 100 milioni. Già venduto all’asta nel 2013, per la cifra di 83 milioni di dollari, offerti da un compratore di New York, Isaac Wolf, in realtà rimase invenduto, giacché quest’ultimo non riuscì infine a pagare l’esorbitante cifra. Oggi, dopo varie peripezie, il diamante si trova a Sotheby’s: dopo essere stato presentato nella sede di Londra, il prezioso diamante è stato nuovamente messo all’asta ad Hong Kong, per la cifra record i 71,2 milioni di dollari. La pietra preziosa, che sarebbe piaciuta a Liz Taylor, grande collezionista di gioielli, costituisce un vero e proprio record, tanto per la storia che la circonda quanto per la rarità del taglio e dei carati. David Bennet, capo della divisione Gioielli di Sotheby’s, ha parlato di “vendita storica”. La base d’asta, che si è svolta a Hong Kong, era di 56 milioni: in soli cinque minuti si è arrivati all’offerta vincente, giunta telefonicamente. Un lungo applauso si è sollevato dalla platea: il Pink Star -che misura 2,69 centimetri per 2,06 e pesa 11,92 grammi- appena estratto contava 132,5 carati. Dopo due anni si è quindi deciso come la pietra dovesse essere tagliata e lucidata.

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Molteni e Ferragamo insieme alla Design Week di Milano

Una collaborazione inedita ed un’installazione esclusiva uniscono Molteni e Ferragamo, protagonisti della Design week di Milano: “Vincent Van Duysen for Molteni&C and Salvatore Ferragamo” è il titolo della suggestiva installazione promossa in occasione della design week di Milano da Molteni&C e Salvatore Ferragamo. Van Duysen, designer dell’anno 2016 per lo stile personale di progettazione architettonica e di design del prodotto, è stato nominato dallo scorso aprile direttore creativo dei brand Molteni&C e Dada. Le vetrine di Ferragamo saranno interamente allestite con prodotti disegnati dall’architetto belga per Molteni: largo a sontuosi ambienti domestici declinati in tonalità naturali come i fondali silice. Un’atmosfera rilassante e un design iconico, che si snoda attraverso le pavimentazioni in pietra ceppo e i morbidi tendaggi in lino ecrù: un percorso affascinante, che trova espressione nelle sculture in lamiera bronzate che conferiscono un’allure irresistibile ad ogni ambiente. Gli arredi firmati dal designer per le boutique uomo e donna del brand di moda comprendono inoltre l’armadio Gliss Master, con anta e ripiani luminosi anch’essi in vetro, profili e maniglie peltro, la cassettiera Gliss Master, i tavolini Jan, le madie di contenimento Quinten e il divano Paul. Un’installazione iconica, che celebra l’artigianalità italiana e il made in Italy, con un occhio di riguardo per la moda e lo stile amato in tutto il mondo.

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Reese Witherspoon è il nuovo volto di Elizabeth Arden

Reese Witherspoon è il nuovo volto scelto da Elizabeth Arden: l’attrice statunitense incarnerà la Storyteller-in-Chief del celebre brand di cosmesi. Imprenditrice di successo ed attrice di commedie brillanti, Reese Witherspoon ha recentemente fondato Hello Sunshine, una società di produzione di contenuti, e Draper James, un brand di moda e lifestyle. Capelli biondi e sorriso sbarazzino, la bionda più amata della commedia americana ha così commentato il suo nuovo incarico: «Una delle prime cose che mi ha spinto verso il marchio è stata la sua ricca tradizione e la sua storia di sostegno alle donne. Come una delle prime donne imprenditrici, Elizabeth Arden ha lastricato la strada per donne come me. È un onore portare avanti il suo retaggio e fare parte di una società così iconica impegnata a servire le donne». L’attrice premio Oscar, che vestirà gli inediti panni di testimonial del brand, ha inoltre aggiunto: «Sono entusiasta di lavorare come partner creativa insieme al gruppo Elizabeth Arden, producendo contenuti che celebrano lo spirito del marchio, mettendo in evidenza storie che ruotano intorno alle donne e che illustrano le vere esperienze nella vita di una donna, comuni a tutte noi». «Siamo felici di lavorare con Reese. Oltre alle sue doti di attrice, è un’imprenditrice di successo che dirige le sue società di produzione, di moda e digitali», ha dichiaratp JuE Wong, Presidente del marchio Elizabeth Arden. «Reese incarna gli ideali della nostra fondatrice e ogni giorno continua a infrangere dei limiti. Come Elizabeth Arden prima di lei, Reese non accetta gli standard, ma li stabilisce, cosa che la rende la persona perfetta per rappresentare il marchio e impegnarsi con i nostri consumatori a livello globale». La prima campagna beauty è attesa a maggio negli Stati Uniti ed arriverà in Italia a settembre.

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Wrangler festeggia i suoi primi 70 anni

Wrangler festeggia il suo 70esimo anniversario con una limited edition esclusiva che celebra lo stile iconico del brand: in bilico tra tradizione ed innovazione, il brand non rinuncia alla propria estetica, rivolgendosi ancora una volta ad un target giovane che ama la moda. Un nuovo logo ed una campagna pubblicitaria nuova di zecca celebrano il “Wrangler 70 Years”, l’anniversario del brand iconico, entrato di diritto nella storia del costume. Tripudio di denim e suggestioni rétro si uniscono a pezzi tratti dall’archivio, come gli iconici jeans. le t-shirt, i cappelli, gli zaini ed i marsupi, tra echi Seventies e colori accesi. Uno stile che strizza l’occhio all’America e alla youth culture, ridefinendone i canoni per adattarli alla contemporaneità. Una storia iniziata ben 70 anni fa: correva l’anno 1947 quando a Greensboro, nel North Carolina, un sarto polacco di nome Bernard Lichtenstein, noto come Rodeo Ben, iniziava a lavorare per la Blue Bell Overall Company, che vantava tra gli altri il brand Wrangler. Bernard si occupava dei capi per i cowboy e brevettò una linea di jeans che scelse di chiamare Wrangler. Alla fine degli anni Cinquanta nasce il jeans da uomo “13MWZ”: il resto è storia. In breve il marchio si impone come protagonista dello stile western, perfetto per chi ama i rodeo e il denim in generale. La nuova collezione non lesina un jeans, toppe, felpe, t-shirt grafiche, loghi con tanto di arcobaleno. Largo a jeans stone washed con stampe grafiche, camicie a quadri e colori vivaci, come il verde prato, il giallo acido e il rosso brillante.

Compleanno con sorpresa per Doris Day

Ha spento ieri 95 candeline Doris Day, celebre attrice e cantante americana. Un compleanno a sorpresa per la diva, che è giunta alla veneranda età di 95 anni convinta di averne “solo” 93. Una vera e propria sorpresa per lei, che aveva sempre pensato di essere nata il 3 aprile del 1924: galeotto fu invece il certificato di nascita dell’attrice, ritirato dall’Associated Press, che ha invece rivelato l’arcano. Doris Day, all’anagrafe Doris Mary Ann Kappelhoff, è invece nata nel 1922, da William Joseph ed Alma Kappelhoff, una coppia di Cincinnati, Ohio. L’attrice, candidata ad un premio Oscar e vincitrice di un Golden Globe e di un Grammy Award, ha quindi potuto finalmente festeggiare l’età giusta. «Ho sempre detto che l’età è solo un numero e non ho mai prestato molta attenzione ai miei compleanni, ma è bello sapere finalmente quanti anni ho in realtà», ha dichiarato Doris Day in un comunicato. Il portavoce della diva, Charley Cullen Walters, ha così dichiarato: «Se ne è parlato per tanto tempo e ci siamo chiesti tante volte da dove fosse nato tutto. Adesso pare che finalmente sia arrivata la risposta: Doris ha 95 anni. Ci sono diverse versioni sul momento in cui è sorto l’equivoco, ma la storia che ho sentito più spesso risale a tanti anni fa: Doris si era presentata a un provino per un ruolo e sul modulo dell’audizione è stata sbagliata la data di nascita. Da quel momento per tutti ha sempre avuto due anni in meno rispetto a quelli che aveva realmente». Tanti i suoi successi cinematografici, da “L’uomo che sapeva troppo” di Hitchcock a “Merletto di mezzanotte” fino a “Tè per due”, innumerevoli sono le commedie americane di successo da lei interpretate a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta. Quattro ex mariti ed un figlio, Doris Day iniziò la sua carriera come cantante, prima di approdare al cinema e alla televisione. Sorriso perfetto e capelli biondi, la solare Doris incarnava alla perfezione l’ideale della “fidanzata d’America”. La sua è stata una carriera prolifica, che ha dato vita a 39 film ed oltre 650 brani registrati.



Arriva a Milano la Biblioteca degli alberi

Sorgerà a Porta Nuova la Biblioteca degli alberi, prossima esclusiva novità per la vita milanese. “Una sorpresa per i milanesi, che lo ameranno”, così viene annunciato il grande parco tematico con foreste circolari e percorsi ciclabili, che sorgerà ai piedi dei grattacieli di Porta Nuova. La Biblioteca degli alberi conterà ben 23 boschi circolari: largo a campi immensi, percorsi da utilizzare come mercatini e location per eventi e giochi per i più piccoli. Un progetto originale di orticultura urbana, in un suggestivo esperimento che intende radunare singole specie per creare delle “stanze vegetali” illuminate in modo diverso dal resto del verde; trattasi di vere e proprie miniforeste collegate alle fermate della metropolitana e degli autobus attraverso viali e sentieri, con percorsi ciclabili e pedonali. Una festa di primavera è stata occasione per presentare il progetto ai cittadini: a metà aprile via libera ai lavori per il secondo lotto, che si estenderà per 95mila metri quadri e verrà ultimato entro quest’estate. Un investimento complessivo pari a 14 milioni di euro, che punta alla valorizzazione del verde urbano. La biblioteca degli alberi costituirà il terzo parco pubblico più grande del centro di Milano con 8 ettari all’interno dei quali si troveranno 23 specie diverse di piante con miniforeste circolari. “I milanesi ameranno il parco come hanno amato tutto il resto dell’intervento e cambierà l’esperienza di coloro che si trovano a vedere Milano aiutandoci anche in quel racconto della città dove ogni mese c’è sempre qualcosa da vedere”, così ha commentato Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica, che ha poi aggiunto: “Il modo in cui è stato progettato credo sarà una sorpresa per i milanesi perché è un tipo di verde diverso da quello a cui siamo abituati. Questa da area dismessa e abbandonata potrà diventare uno dei nuovi centri di Milano”.

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Dolce & Gabbana e Smeg al Salone del Mobile

Colore e design dominano nella nuova collezione di piccoli elettrodomestici firmata in collaborazione con Dolce & Gabbana e Smeg: giunta al suo primo anno, la partnership esclusiva si riconferma protagonista assoluta anche dell’edizione 2017 del Salone del Mobile, con un tripudio di anima made in Italy. “Sicily Is My Love” è il titolo iconico della nuova collezione realizzata con Smeg: modelli esclusivi e coloratissimi di piccoli elettrodomestici per la casa impreziositi da pattern iconici che omaggiano i profumi e i sapori della Sicilia. Tostapane, macchine del caffè, bollitori, frullatori, spremiagrumi, impastatrici ed estrattori di succo: questa la vasta gamma di prodotti unici e vibranti, decorati finemente con l’estetica iconica del brand di moda italiana, che non lesina anche questa volta in stampe caratteristiche, raffiguranti l’Etna e i carretti siciliani, i limoni e gli agrumi di una terra unica, che continua ad ispirare uno stile entrato nel mito. Una collezione ricca di spunti eterogenei, che segna un nuovo successo per il design italiano: e se il duo di stilisti continua da anni ad affascinarci con un’estetica improntata alla riscoperta dello stile mediterraneo, fulcro di bellezza imperitura, ora anche nel design l’avventura italiana si apre a scorci inediti, che offrono spunti non meno interessanti. Deliziosi i piccoli elettrodomestici per la casa, decorati in nuance vibranti e in pattern all’insegna del brio. Colore e design si uniscono in un progetto unico, che si pone già come una delle realtà più affascinanti del Salone del Mobile di Milano.

Torna a Firenze l’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci

E’ tornato alla Galleria degli Uffizi dopo 5 anni e mezzo di lavori il celebre dipinto di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi, grande incompiuta del genio di Vinci, realizzato tra il 1481 e il 1482 per i monaci di San Donato a Scopeto, è ora al centro di un’esposizione. Dopo una complessa serie di indagini diagnostiche e un lungo restauro, realizzato nei laboratori dell’Opificio delle pietre dure, il dipinto è ora visitabile dal 28 marzo fino al 24 settembre.

L’esposizione, curata da Eike Schmidt e da Marco Ciatti e Cecilia Frosinini, è un’occasione unica per esplorare le dinamiche di una straordinaria opera di restauro, che oltre ad aver risolto problemi conservativi ha permesso un inaspettato recupero di sorprendenti tonalità cromatiche che gettano nuova luce nell’interpretazione dell’opera, accentuandone dettagli mai messi in risalto prima d’ora. “E’ un Leonardo mai visto quello che il visitatori potranno godere. Ora vediamo i colori effettivamente da lui scelti e voluti per la tavola e sono riapparse le tante figure umane e animali che erano scomparse da secoli sotto le vernici”, ha commentato Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi.

Esposta insieme alla tavola di Leonardo anche la versione dell'”Adorazione” eseguita da Filippino Lippi nel 1496, commissionata all’artista pratese dai monaci di san Donato dopo che Leonardo partì per Milano lasciando il lavoro incompiuto. Il restauro è stato eseguito da un team di cinque restauratori guidati da Roberto Bellucci e Patrizia Riitano, sotto la supervisione di Cecilia Frosinini e del responsabile dell’Opificio, Marco Ciatti.

“Grazie al lavoro che abbiamo condotto sono emersi dettagli e particolari prima impercettibili, che ci hanno consentito di comprendere molto di più delle tecniche di lavoro di Leonardo -ha commentato Ciatti-. Una delle scoperte più importanti che abbiamo potuto fare, oltre al fatto che Leonardo ha effettuato gli studi di prospettiva direttamente sull’opera con incisioni impercettibili e non su carte, è stata il fatto che in questo dipinto, che porta la data del 1481, abbia effettuato sperimentazioni che poi ritroviamo, in forma più compiuta, in altri suoi capolavori. La zuffa di cavalieri che appare sullo sfondo ricorda molto di quanto sappiamo della “Battaglia di Anghiari”; vicino alla Vergine collocata al centro troviamo la testa di un vecchio che fa pensare senz’altro ad una sorta di studio del suo “San Girolamo”. Ed anche i riflessi d’acqua, visibili, con un po’ di attenzione sotto i piedi di Maria, evocano l’effetto visivo che comparirà, con maggiore forza nella “Vergine delle Rocce””. Al termine della mostra, l’opera sarà spostata nella nuova sala di Leonardo, sita al secondo piano della Galleria, accanto al “Battesimo di Cristo” e all'”Annunciazione”.

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Calzedonia: la collezione costumi per l’estate 2017

Sarà un’estate caldissima, quella di Calzedonia: il noto brand anche quest’anno ha sfornato un catalogo ricco di sorprese e novità, per apparire sempre al meglio anche in spiaggia. Una vasta gamma di costumi da bagno pensati per tutte le esigenze, per esaltare la bellezza e proporre look sempre freschi e alla moda: la nuova linea beachwear per l’estate 2017 appare ricca di proposte, perfette per tutti i gusti.

Dal top a fascia al trikini, dal più classico bikini a triangolo fino ai sofisticati costumi interi, davvero tante sono le idee e i modelli proposti dal brand. Tra le testimonial della nuova campagna spiccano i volti e i fisici perfetti di Toni Garrn, Georgia Fowler, Ophélie Guillermand e Blanca Padilla, immortalate su spiagge paradisiache: sono loro ad incarnare la nuova filosofia del brand, che unisce un’estetica fortemente contemporanea al glamour del beachwear pensato per enfatizzare la bellezza femminile.

E se il costume a fascia sembra essere il must have da sfoggiare per il primo sole, per ottenere un’abbronzatura perfetta, tante sono le proposte anche per quanto riguarda i reggiseni: dai modelli preformati a quelli con imbottitura, fino alle scollature a cuore e alle stampe iconiche, ce n’è davvero per tutti i gusti, in un caleidoscopio di varianti. Dal reggiseno liscio a quello con ferretto, dalla coppa a conchiglia al modello con nodo al centro, per suggestioni Seventies, la varietà è ancora una volta la parola d’ordine.

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Non manca inoltre un occhio di riguardo anche per gli slip, come il modello brasiliana senza cucitura e la vita bassa, fino alla culotte. Tantissime le stampe iconiche che impreziosiscono i modelli della collezione estate 2017: tra i colori predominanti nella palette cromatica spicca il turchese, con blu, l’intramontabile nero e nuance pop, che figurano accanto a righe, stampe floreali e suggestioni etniche e tribali.

Cecilia Matteucci Lavarini: il guru del collezionismo di moda

Se il collezionismo di moda avesse un volto, sarebbe certamente il suo: il guardaroba di Cecilia Matteucci Lavarini, icona di stile contemporanea e protagonista del jet-set milanese e non solo, vanta oltre 3000 pezzi, tra haute couture e prêt-à-porter.

Donna di raro charme, nel mondo patinato della collezionista sembra quasi di trovarsi in una dimensione onirica, sospesa nel tempo, in bilico tra echi Art Déco e suggestioni barocche, nelle sete preziose dei suoi kimono o ancora nelle piume e nei copricapi istrionici spesso sfoggiati durante eventi ufficiali e gala. Nata in Toscana, ma bolognese di adozione, Donna Cecilia già da bambina mostra una naturale inclinazione per la moda, negli immensi pomeriggi trascorsi nei Grandi Magazzini Lavarini, di proprietà dei genitori. Dopo il matrimonio si trasferisce a Bologna.

Dior, Chanel, Saint Laurent sono solo alcuni dei brand che figurano nell’archivio immenso dell’iconica collezionista, sublime incarnazione di uno stile che unisce citazioni erudite, un senso spiccato per la storia del costume ed una personalità esplosiva.

Algida e sottile, eccentrica e fieramente sopra le righe, Cecilia Matteucci Lavarini predilige nel suo archivio un gusto fine e ricercato, che l’ha portata negli anni a scovare vere e proprie perle, come gli amati kimono giapponesi risalenti all’Ottocento, i capi firmati da Biki ed appartenuti a Maria Callas, accanto a tailleur Chanel, capi Dior, Balenciaga, Saint Laurent, che spaziano dagli anni Venti agli anni Novanta.

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Cecilia Matteucci Lavarini è un’icona di stile contemporanea e figura di spicco nel collezionismo di moda italiano



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Caftani giapponesi ed echi barocchi nella collezione di Cecilia Matteucci Lavarini



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Eclettica e raffinata la sua collezione, che vanta oltre 3.000 pezzi



Una collezione iniziata negli anni Ottanta, la sua, quando l’icona fashion acquistò il primo capo vintage in un mercatino di Forte dei Marmi. Il resto è storia: da allora la passione per il collezionismo di moda non è mai finita e Donna Cecilia è presenza fissa nelle aste più importanti del mondo, da Sotheby’s a Christie’s.

Lei, che asserisce che il vestirsi bene è paragonabile ad una forma di cultura, ama definirsi eclettica. Tra i capi indossati anche uno smoking maschile, appartenuto al marito: un secco no invece per quanto concerne piumini o infradito, che l’icona aborre.



Tra i designer contemporanei più amati spicca in assoluto Alessandro Michele, considerato enfant prodige della moda italiana. Inoltre la collezionista adora anche il genio di Lagerfeld e l’estro di Galliano. Il suo smisurato archivio è già destinato alla galleria del Costume di Palazzo Pitti, realtà affermata a cui la collezionista ha già ammesso di aver fatto testamento: a loro spetteranno gli spettacolari capi della sua collezione, un patrimonio unico da salvaguardare con cura.

Blanca Padilla: chi è la modella del momento

Regina indiscussa delle ultime fashion week, Blanca Padilla è la top model del momento: occhi scuri, volto da bambola e broncio irresistibile, la modella spagnola è stata protagonista di quasi tutte le collezioni che hanno sfilato il mese scorso a Milano, Londra, Parigi e New York.

Una bellezza acqua e sapone, la sua, ma che all’occorrenza sa diventare sofisticata: viso perfetto ed altezza svettante, Blanca Padilla è nata il 7 gennaio 1995 a Madrid. Centottanta centimetri di altezza e lineamenti delicati, la sua carriera nella moda inizia per caso, quando viene scoperta da Ignacio Aysha: all’epoca la giovane era una studentessa della ESIC Business & Marketing School. Subito la ragazza firma un contratto con la Next Model Management, che la porta a lavorare a Parigi, New York, Milano e Londra.

Nel febbraio 2014 Blanca viene inserita al 59esimo posto nella classifica della Female Model of the Year stilata dalla Mercedes-Benz Madrid Fashion Week. Nello stesso anno calca la passerella del Victoria’s Secret Fashion Show, dove è la quarta modella spagnola dopo Esther Cañadas, Eugenia Silva e Clara Alonso.

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Blanca Padilla è nata a Madrid nel 1995



Max Mara Ready To Wear, Fall Winter 2017 Fashion Show in Milan

La modella in passerella per Max Mara , autunno/inverno 2017.





Nel 2015 diviene il volto di Dolce & Gabbana e debutta sulla cover di Vogue España, dopo ben nove anni dall’ultima volta in cui a posare per la testata patinata era una modella spagnola. Intanto si moltiplicano gli ingaggi, che la vedono sulla passerella di nomi come Anna Sui, Dolce & Gabbana, DSquared2, Elie Saab, Giorgio Armani, Moncler, Oscar de la Renta, Valentino e Versace, solo per citarne alcuni. Nel febbraio 2017 l’abbiamo vista praticamente ovunque: lunghi capelli neri e charme europeo, la splendida Blanca ha calcato la passerella di Max Mara, Tommy Hilfiger, Elie Saab e di molti altri nomi, raccogliendo proseliti. Seguitissima sui social network, la modella incanta con una fotogenia rara e un sorriso splendido.

Dior, Couture, Spring Summer 2017 Fashion Show in Paris

Blanca Padilla per Dior Couture, Primavera/Estate 2017



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Il volto splendido di Blanca Padilla

Lo stile di Jenna Coleman

Volto da bambola e charme rétro per Jenna Coleman: l’attrice inglese, protagonista della serie tv “Doctor Who” e del film “Io prima di te”, è una delle icone giovani da tenere d’occhio. Altezza mignon (appena 1,57 cm) ma sorriso perfetto e fotogenia rara, la giovane attrice è diventata famosa per avere interpretato il ruolo di Clara Oswald, la compagna di Doctor Who, e di Treena, la sorella di Emilia Clarke in “Io prima di te”, pellicola tratta dal bestseller di Jojo Moyes. Nata a Blackpool il 27 aprile 1986, la bella Jenna ha debuttato come attrice nel 2005. A darle la fama mondiale è la serie Doctor Who, dove recitava nel ruolo della compagna del dottore. Nel 2016 arriva il primo ruolo cinematografico di rilievo, prendendo parte al film Io prima di te, dove l’abbiamo vista recitare al fianco di Emilia Clarke. Attrice del momento, la bella Jenna si sta imponendo anche come icona di stile: incarnazione di un’eleganza sofisticata che non disdegna in tocchi vintage, Jenna Coleman privilegia brand come Burberry ed Erdem, di cui ha indossato spesso le creazioni durante manifestazioni ufficiali. Ma l’attrice adora anche Alexander McQueen e Miu Miu: proprio alla sfilata di quest’ultimo brand è stata avvistata accanto ad alcune colleghe illustri, come Stacy Martin e la socialite Poppy Delevingne. Uno stile iconico, il suo, che predilige abiti impreziositi da stampe floreali e jacquard di seta, accanto a dettagli sofisticati, che la rendono simile ad una pin-up. Pochi sanno inoltre che la giovane Jenna è stata per anni al centro delle cronache mondane, dal momento che è stata sentimentalmente legata per ben 4 anni al collega scozzese Richard Madden. Oggi la bella attrice fa invece coppia fissa con Tom Hughes, suo collega nella serie Victoria.

Gli scatti di Mauro Masera in mostra a Venezia

È stata inaugurata lo scorso 21 marzo presso l’Università Iuav di Venezia la mostra dedicata a Mauro Masera, autorevole firma della fotografia del design italiano. Il fotografo, che per tutta la sua carriera ha collaborato attivamente con designer ed architetti, viene celebrato con una retrospettiva esclusiva, che resterà aperta fino al 19 maggio. Nato e vissuto a Milano, Masera ha collaborato con importanti aziende italiane, come Gavina, Kartell, Vassina, Zanotta, Alessi e Fontana Arte. Innumerevoli le collaborazioni con riviste di settore, da Abitare ad Ottagono. La mostra, intitolata “Mauro Masera, fotografo del design italiano (1957-1992)”, espone i lavori principali di una delle figure più importanti del design italiano. Nato nel 1934 e scomparso nel 1992, Masera è stato tra i testimoni più autorevoli della nascita del Made in Italy. Accanto a nomi come Oliviero Toscani, Giorgio Casali e Sergio Libis, il fotografo ha immortalato con il proprio obiettivo i primi vagiti di un’epoca destinata a restare per sempre impressa sui libri di storia. Tanti gli oggetti da lui ritratti diventati poi iconici, in bilico tra sperimentazione ed evoluzione. Curata da Alberto Bassi e Carlo Masera, la mostra riassume il suo lavoro fotografico mettendo in risalto la sua formazione nell’ambito della fotografia industriale. In esposizione non solo le sue fotografie ma anche materiale d’archivio come documenti ed interessanti spunti inediti sulla sua carriera. La mostra si tiene all’Università Iuav di Venezia ed è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 17.30. L’ingresso è libero. Un’occasione imperdibile per approfondire la vita di uno dei protagonisti del design italiano.

John Galliano si ispira allo charme della Marchesa Casati

Evocativa ed affascinante la collezione autunno/inverno 2017-18 di John Galliano, che ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week.
Tanti i riferimenti storici che costituiscono ispirazione predominante di una prova magistrale per Galliano: il designer sceglie stavolta di lasciarsi ammaliare dallo charme di una delle donne più affascinanti della storia, protagonista di alchimie misteriose e leggendaria icona di stile, la marchesa Luisa Casati Stampa di Soncino (qui un pezzo su di lei). La blasonata musa nonché amante di Gabriele D’Annunzio, sublime incarnazione della dark lady per antonomasia, tra fascino sulfureo e suggestioni oniriche, diviene protagonista assoluta del défilé di Galliano. Largo ad un tripudio di suggestioni tailoring per capi ad alto tasso scenografico, che si alternano a note rétro, a partire dagli istrionici copricapi, che ricordano da vicino lo stile iconico della marchesa, figura di spicco del jet-set internazionale. Non era raro, secondo le cronache mondane dell’epoca, incontrarla per le calli veneziane vestita solo di una pelliccia, mentre portava a spasso le sue pantere. Emblema dello stile degli anni Venti, la marchesa incarnava certo dandismo in gonnella che all’epoca appariva quantomai rivoluzionario rispetto ai diktat imperanti sulla figura femminile: potenti gli echi del passato tornano in auge in una collezione che unisce mirabilmente note mannish alla femminilità Art Déco di capi impreziositi da balze, per silhouette svolazzanti e contrasti iconici. Potenti i capispalla in jacquard di seta, che raffigurano pattern floreali con crisantemi e tapestry che profuma di antico, tra pigiama palazzo e velluti dévoré impreziositi da motivi iconici. Non mancano maglie in mohair, bluse a collo alto e capi dalle suggestioni Thirties, in un trionfo di sete plissettate.

Rachel Mortenson: chi è il nuovo volto di Guess

Labbra carnose, lunghi capelli biondi e curve bombastiche: è Rachel Mortenson il nuovo volto di Guess, che prende il posto di Belen Rodríguez. Un corpo perfetto che sta già facendo impazzire i social network, a partire da Instagram, dove la bionda modella conta oltre 109mila follower.

Tanti gli scatti sexy che la immortalano, dall’alto di una perfezione fisica che non è certo passata inosservata al brand Guess, che dagli anni Ottanta ad oggi, ha ingaggiato nel suo team bellezze del calibro di Claudia Schiffer, Eva Herzigova, Naomi Campbell, Laetitia Casta, fino a Vanessa Hessler, Kate Upton e all’argentina Rodríguez.

Curve sinuose ed occhi da gatta, Rachel Mortenson si appresta a conquistare i fan dello storico brand creato da Paul Marciano. Una ragazza della porta accanto, così la modella viene descritta dai media. Eppure sulla sua vita privata sembra regnare il mistero e davvero poche sono le informazioni sulla splendida testimonial di Guess.

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Rachel Mortenson in uno scatto della nuova campagna pubblicitaria di Guess





Nata in Arizona, Rachel Mortenson ha iniziato la sua carriera di modella relativamente tardi, rispetto alle colleghe, ma ciò non ne ha minimamente intaccato lo charme e la bellezza. Labbra a cuore, efelidi e fisico da copertina, la bellissima modella americana sembra già determinata a farci dimenticare Belen, che ha prestato il volto per Guess nelle ultime due campagne pubblicitarie.

La giornata media della bionda Rachel si divide tra estenuanti sedute di shooting in bikini, in cui posa come una diva patinata, senza perdere di vista l’autoironia. Fotogenia imbarazzante e femminilità esplosiva, la modella incarna fedelmente gli ideali di bellezza promossi da sempre da Guess.

Daniela Gregis tra disegni infantili e arte astratta – collezione F/W 17/18

Tri(ciclo), questo il filo conduttore che unisce ogni capo della collezione autunno/inverno 2017/18 di Daniela Gregis.
Tre volte il ciclo della vita di un oggetto, gira tutto intorno al numero Tre, il numero dello spirito, il numero completo che porta con sé l’Uno e il Due.
La caratteristica del numero Tre è la creatività, la stessa che spinge da sempre il concetto che sta alla base della filosofia “Daniela Gregis”, la predisposizione all’arte – che è da sempre unita alla collezione, nella tavolozza colori, nel gusto e nell’espressività dei suoi lavori.

Da sempre fedele alla semplicità e alla comoda vestibilità, Daniela Gregis propone long dress stropicciati come fogli di carta bianchi scarabocchiati, giacche over size come fossero tele astratte, colli super colorati lavorati a mano come le cinture e i cappelli in lana.

Con l’accento sui colori primari del giallo, blu e rosso, sfila una collezione che richiama i toni della terra, tra i sabbia e i beige con abbinate cloche nere, guanti e i riconoscibili cesti lavorati a mano usati come maxi bag.

Guarda qui la collezione Autunno/Inverno 2017/18 di Daniela Gregis



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Junko Shimada sfila tra pop e underground

Eclettica ed avanguardistica la collezione AI2017-18 di Junko Shimada, che ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week: lo spirito indomito dello stile Shimada trova espressione in una masquerade iconica che non lesina in istrionici coup de theatre. Nessuna nostalgia per il passato, ma uno stile in perenne trasformazione, per Junko Shimada, che non ama lasciarsi andare ad echi nostalgici preferendo un panta rei creativo proiettato nel futuro. La designer, figura indipendente ed emblematica della scena parigina, unisce da sempre il rigore e l’umiltà giapponesi con l’audacia e l’open-mindedness parisien. Nella collezione AI 2017-18 tornano i topos che hanno reso iconico il suo stile, in un crogiolo di ispirazioni che vertono su note pop e suggestioni decadenti, tra suggestioni ludiche e tuffi nell’Unheimlich di freudiana memoria. Onirica come una vestale, la donna Shimada ha il volto coperto da maschere in stile nipponico: come una geisha in chiave urban, sfoggia cappe in pelliccia declinate in nuance al neon, da indossare con capi dalle note sporty. Uno stile che attinge molto allo streetwear, in bilico tra sovrapposizioni dal piglio strong e note sportswear che ridefiniscono un’estetica classica imprimendovi un tocco basic ed active. Stivali di gomma ai piedi e tripudio di knitwear in colori fluo, per capi che omaggiano lo stile Eighties. Largo a giallo lime, rosso e rosa fucsia, in una collezione ricca di virtuosismi stilistici e note playful. Ironica e a tratti barocca, la moda di Junko Shimada coniuga note futuriste ad ispirazioni underground. Tra gessato d’ordinanza che impreziosisce cappotti sartoriali sfilano mini dress in tapestry e jacquard prezioso, tra parrucche napoleoniche e tocchi gold, come nei serpenti che decorano il black all over.

Moncler Gamme Rouge sfila a Parigi tra romanticismo folk e spirito ribelle

Romantica e suggestiva la collezione autunno/inverno 2017-18 di Moncler Gamme Rouge: su un tappeto di foglie autunnali sfila una nuova stagione firmata Giambattista Valli, in bilico tra folclore e raffinatezza. Il mood predominante prediige l’outdoor, per una moda funzionale pensata per una donna che affronta il rigore invernale tra i boschi e vallate impervie. Come un folletto, stretta in iconici mantelli decorati con stampe bohémien, la donna Moncler non rinuncia allo charme: in una passerella invasa da fogliame e muschio selvatico, viene proiettato alle pareti un video evocativo che rappresenta la foresta, in un accattivante sentiero selvaggio che ci prende per mano portandoci in una full immersion nella natura. Una natura beffarda ma amica, che ricorda nella tavolozza cromatica certi scenari del Canada. Femminilità delicata si alterna ad un mood folk, tra knitwear pregiato, come i tweed provenienti dalla Isola di Fair, e il fascino di note boho-chic che trovano espressione nelle stampe floreali, in bilico tra un tapestry dal piglio rétro ed un inedito mix & match. Non mancano accessori come i calzini, gli zaini da montagna e da campeggio. A sfilare è una borghese dallo spirito indomito e ribelle, che affronta gli scenari alpini forte di un amore primigenio per la natura. Largo a giacche in tweed e nylon stampate, da indossare con gonne e maglioni a collo alto; suggestioni folk nel pizzo bianco e in certe sciarpe che creano inedite sovrapposizioni. Non manca un tocco di romanticismo declinato in chiave wild, nei maglioni da sci da indossare con fur coat o nelle giacche dal sapore workwear in plaid.

Lo stile avanguardistico di Moon Young Hee incanta Parigi

Strutturalismo, sovrapposizioni eccentriche ma mai banali, mirabile costruttivismo e caleidoscopici giochi di proporzioni sfilano sulla passerella di Moon Young Hee. La stilista coreana, vestale di uno stile iconico ed esponente di una moda avanguardistica che non smette di affascinare, non si smentisce neanche questa volta, presentando una collezione autunno/inverno 2017-18 ricca di charme e note accattivanti. Discreta e stakanovista, Moon Young Hee incarna da decenni un’eleganza iconica, che rappresenta un ponte ideale tra la moda orientale e quella occidentale. Dal suo laboratorio creativo tanti sono i successi sfornati in una lunga e prolifica carriera: perfettamente a proprio agio tra uno stile futurista, pregno di sovrapposizioni avanguardistiche, e la poesia di un design che omaggia anche certo rigore di stampo classicista, Moon Young Hee unisce arte e funzionalità, codici stilistici da sempre prediletti nella sua estetica, che trovano degna rappresentazione anche nella collezione pensata per il prossimo inverno. Largo a tessuti ricchi e colori vivaci, che si alternano al black all over, in un tripudio di funzionalità e proporzioni scultoree: i capi basic rivivono una nuova stagione, sdoganati in chiave teatrale. Tra i materiali usati spiccano lana, cotone, jersey e tweed; volumi iconici e silhouette ad alto tasso scenografico donano un’aura di charme a capi sostanzialmente daywear. I capispalla cocoon proteggono il corpo dal rigore invernale, mentre le proporzioni audaci e suggestive conferiscono un’allure evergreen ad ogni giacca. Largo a drappeggi, cuciture strategiche e uso di materiali che esaltano con sagacia la silhouette senza mai appesantirla. Il comfort diviene protagonista assoluto, senza perdere di vista la naturale sensualità del corpo femminile, che si arricchisce qui di nuovi virtuosismi stilistici.

Agnès b. in bilico tra note rétro e activewear

Comfort e note playful si uniscono a silhouette che strizzano l’occhio a certa eleganza rétro: Agnès b. porta sulle passerelle della Paris Fashion Week una ventata di freschezza e colore, con una collezione che ha sfilato alla Galerie Turenne, all’Hôtel national des Invalides. Non mancano suggestioni prettamente contemporanee, che si uniscono mirabilmente ad un tocco vintage. Il brand resta fedele alla propria estetica: Agnès b., convinta che la moda debba ancora fondare i propri valori in funzionalità ed attrazione, sdogana materiali come lana, cotone, velluti, pelle, tweed e knitwear, per capi dalle silhouette colorate e divertenti. Largo a giacche cropped con punto vita in evidenza, che si indossano con gonne lunghe e pantaloni stile culotte. Tripudio di cappotti lunghi e maglioni, che accennano alle linee del corpo femminile, accompagnandolo dolcemente. I volumi sono basic e la palette cromatica spazia dal verde al nero, dal rosso al bianco, senza tralasciare stampe iconiche. Note bon ton e suggestioni ladylike sfilano nei tailleurini in tweed di lana, accanto a pezzi iconici come blouson, top e maglioni. Divertenti ed accattivanti gli accostamenti, in uno styling che esalta i colori e conferisce alla donna che calca la passerella un irresistibile charme rétro. Non mancano note sportswear, che sfilano alla fine del défilé, conferendo un tocco active ai capi più femminili, in un mix bilanciato di grazia e funzionalità: tra i capi in questione cardigan in neoprene pensati per chi ama dedicarsi ad attività come corsa e jogging. Sfilano inoltre cappotti neri, blu e cammello, per uno stile che privilegia il comfort e certa eleganza timeless.

Sfila a Parigi il workwear di Valentin Yudashkin

Suggestioni workwear dominano nella collezione autunno/inverno 2017-18 di Valentin Yudashkin, che ha sfilato nell’ambito della Paris Fashion Week. Lo stilista russo sforna una collezione creata a quattro mani con la figlia Gala, in bilico tra note daywear e glamour. Eleganza aplomb si unisce a comfort e portabilità estrema di capi che strizzano l’occhio ad uno stile effortlessy-chic, mirabile espressione della contemporaneità. Yudashkin, famoso per le sue stravaganze, stavolta resta fermo su una sobrietà che convince ed affascina: presentando la figlia Gala come nuovo direttore artistico del brand, lo stilista inaugura un’epoca nuova, in cui un tocco ed una prospettiva femminili fanno il propro ingresso trionfale nell’estetica della griffe. Una moda pratica e funzionale, quella che ha sfilato alla settimana della moda parigina, che non disdegna però capi pensati per le grandi occasioni. A trionfare il black all over, declinato su capispalla scultorei e giacche doppiopetto da indossare con minigonne: tra gli accessori tripudio di stivali e borse che attraversano la silhouette. Le silhouette variano, il corto e il lungo si intervallano, in sapienti giochi di proporzioni e contrapposizioni. Largo a giacche dal piglio sporty e cappotti lunghi, mentre la pelle domina nelle gonne, come materiale passepartout pensato per il daywear. Non mancano suggestioni tailoring nei cappotti, specie nei gessati, che conferiscono un’allure chic anche agli abiti corti, ed accenni di tulle e passamaneria, che inaugurano il glamour di sette capi che elogiano la femminilità. Gambe in primo piano, velate da chiffon e segnate da drappeggi, inaugurano la nuova estetica di Yudashkin, che si apre ad una visione più delicata della donna.

Absidem, il chocker più trendy del momento

ABSIDEM

Disegnata per incorniciare il corpo, ABSIDEM è la nuova frontiera dell’accessorio fashion che trae ispirazione dalla cultura bondage. Collezione elegante che mantiene linee pulite, realizzata con i migliori pellami e valorizzata dall’arte manifatturiera Italiana.  
L’idea del gioco è alla base della filosofia ABSIDEM, portando in superficie la sensualità della vita quotidiana. L’obiettivo è la realizzazione di oggetti belli, che esaltano il nuovo concetto di moderno: forme ben delineate, sfaccettate secondo i crismi della più pura geometria: bustier collari e bracciali disegnati per enfatizzare le forme mantenendo aderenza.

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Un immaginario forte ma anche divertente che viene a tratti illuminato con dettagli Swarovski, o impreziosito con modanature in puro argento, diventando gioiello. 
La collezione ricorda il forte potere seduttivo, che si avvia a diventare l’incontrastato padrone delle tendenze. Cattura lo sguardo affascinando, e le sue lavorazioni sono uniche ed inimitabili.
Sensuale ma nel contempo solenne, la collezione ABSIDEM si presenta in bilico tra trasgressione e modernità, in un alternarsi sofisticato di glamour e sensualità.

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Museo Salvatore Ferragamo: una mostra celebra il ritorno dello stilista in Italia

Era il 1927 quando Salvatore Ferragamo, designer di calzature osannato a Hollywood, tornava in Italia, nella sua Firenze. Era un periodo delicato per l’Italia, stretta tra il boom economico del primo dopoguerra e il ventennio fascista. Un periodo, però, molto produttivo per l’arte e per la moda. Il Museo Salvatore Ferragamo celebra l’anniversario del rientro in patria del “calzolaio delle stelle”, in una mostra che aprirà i battenti il 19 maggio. Si chiamerà “1927 Il ritorno in Italia“, il percorso che promette di immergere nel fervore artistico e nelle suggestioni estetiche degli anni ’20. Curata da Carlo Sisi e allestita da Maurizio Balò, la mostra accosterà dipinti, costumi e stoffe d’epoca, manifesti pubblicitari, insieme ovviamente alle creazioni di Salvatore Ferragamo al rientro dagli Stati Uniti.


Nel 1914, il giovane Salvatore Ferragamo parte dalla Campania alla volta degli Stati Uniti per cercare fortuna. L’ex bambino prodigio, che a soli 9 anni aveva realizzato il suo primo paio di scarpe, si fa amare da attrici e teste coronate, personaggi politici e donne comuni, fino a diventare il designer di scarpe più apprezzato dalle star di Hollywood. Rientrato in Italia nel 1927, viene inevitabilmente travolto dai codici estetici e dalle suggestioni artistiche degli anni ’20, trasferendole in modelli senza tempo, calzature che hanno fatto la storia della moda. Oggi al Museo Ferragamo quelle scarpe saranno accostate a opere d’arte di Maccari, Martini, Thayaht, Gio Ponti, Rosai, Balla e Depero, ai costumi del periodo, alle stoffe più pregiate, alle fotografie e ai manifesti che hanno contribuito a creare la cultura visiva di quegli anni a cavallo tra le due Guerre Mondiali. Inaugurato nel 1955 nello storico Palazzo Spini Feroni di Firenze, il Museo Ferragamo è stato fortemente voluto dalla famiglia del designer, per preservare e tramandare l’immenso archivio della maison legandolo indissolubilmente all’arte e alla società, sempre fonte d’ispirazione primaria per Salvatore Ferragamo.

Borse Chanel: la nuova bag di culto si chiama Gabrielle

Le borse Chanel sono sinonimo di praticità, classe e stile senza tempo fin dal febbraio 1955, quando la leggendaria stilista creò la prima borsa a tracolla, con l’intento di liberare le mani delle donne durante le loro attività quotidiane. Da allora mito e storia, tradizione e avanguardia si intrecciano nelle borse Chanel, oggetti di culto per le donne di tutto il mondo. La nuova arrivata è Gabrielle, che omaggia il vero nome della designer nota come Coco Chanel. Si tratta di un anno importante per la maison, in cui l’eclettico Karl Lagerfeld ha deciso di rendere omaggio alla fondatrice in tutti i modi possibili. La borsa Gabrielle, apparsa per la prima volta sulla passerella di Chanel primavera estate 2017, sarà infatti seguita da un profumo (Gabrielle Chanel), che arriverà nei negozi il prossimo autunno, mentre sul sito Inside Chanel, nel corso dell’anno, appariranno quattro capitoli legati alla storia della stilista e ai capi da lei inventati.


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Gabrielle è la perfetta sintesi della personalità più intima di Coco Chanel: moderna ma legata ai suoi iconici codici estetici, ispirata alla moda maschile, leggera e pratica. Il nuovo modello di borsa firmato Chanel riprende infatti una delle peculiarità della stilista, cioè la sua abitudine di ispirarsi al mondo maschile. Karl Lagerfeld ha colto la forma e il design della borsa cult per la primavera estate 2017 dalle custodie per binocoli che gli uomini erano soliti portare alle corse dei cavalli. La pelle matelassé e la fodera color granata si inseriscono nell’iconico stile Chanel e, come Coco avrebbe voluto, la borsa è pratica, leggera e femminile. Nonostante la base rigida, infatti, il corpo della borsa Gabrielle è morbidissimo e leggero, in pelle invecchiata di vitello. La doppia catena intrecciata in pelle e metallo consente poi di indossarla in tre modi diversi: a spalla, a tracolla, o entrambe, garantendo la massima comodità e libertà di movimento. La borsa sarà disponibile negli store Chanel a partire da oggi, nelle varianti messanger, secchiello o shopper, nei classici colori bianco e nero e in versione bicolor.


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Cannes Film Festival: Claudia Cardinale risponde alle polemiche sulla locandina ritoccata

Il Cannes Film Festival si prepara ad aprire i battenti: manca un mese e mezzo a una delle manifestazioni più prestigiose e più attese del mondo del cinema. In questo momento però, a farla da padrona non sono i film in gara né i nomi illustri in giuria (Pedro Almodovar sarà il presidente), ma la chiacchieratissima foto di Claudia Cardinale scelta per la locandina del Festival di Cannes 2017. Pochi giorni fa, infatti, è stato diffuso il poster della settantesima edizione della kermesse, che raffigura una raggiante Claudia Cardinale mentre balla sui tetti di Roma. «Sono onorata e orgogliosa di “svolazzare sulla bandiera” della settantesima edizione del Festival di Cannes e letteralmente deliziata dalla foto scelta – aveva dichiarato l’attrice italiana, quando le prime immagini sono state diffuse – Quel ballo sui tetti di Roma risale al 1959. Nessuno si ricorda il nome del fotografo che l’ha scattata. Io stessa l’ho dimenticato. Ma questo scatto mi ricorda le mie origini, quei periodo in cui non riuscivo neanche a sognare che un giorno avrei salito i gradini della sala cinematografica più famosa del mondo».


Poco dopo, però, la foto di Claudia Cardinale scelta per il poster del Cannes Film Festival è stata sommersa di critiche. Il motivo? L’immagine della splendida attrice, oggi quasi ottantenne, sarebbe stata ritoccata dall’agenzia Bronx di Parigi sul punto vita e sulle gambe, per farla apparire più snella. Dal Festival di Cannes obiettano che si tratti di un effetto ottico dovuto al passaggio dal bianco e nero della foto originale al rosso e oro del poster, ma i media e l’opinione pubblica hanno dimostrato e sottolineato che il ritocchino, in effetti, c’è. Oggi Claudia Cardinale ha deciso di mettere fine alle polemiche dicendo la sua. «Non ho alcuna critica da fare circa il lavoro artistico effettuato sull’artwork – ha dichiarato in una comunicazione ufficiale – L’immagine è stata ritoccata per accentuare l’effetto di grazia atta a trasformarmi in una sorta di sogno. È una sublimazione. Le preoccupazioni riguardanti il realismo non hanno proprio ragion d’essere qui e, da femminista convinta, non vedo alcuna mancanza di rispetto verso il corpo delle donne». L’attrice ha concluso scrivendo «Si tratta solo di cinema, non dimentichiamolo».


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I trend della L.A. Fashion Week

Si è da poco conclusa la settimana della moda di Los Angeles: tra le atmosfere californiane hanno sfilato nomi famosi e talenti emergenti, in bilico tra uno stile timeless e suggestioni avanguardistiche. Sarà un autunno/inverno 2017-18 all’insegna di un’eleganza che non lesina in ispirazioni eterogenee. Glamour allo stato puro nella collezione di Malan Breton, che ha proposto una vera e propria full immersion nei fasti della vecchia Hollywood: in passerella largo ad abiti da gran soirée, pensati per una diva ante litteram, femme fatale che sfoggia capi teatrali e preziosi, perfetti per un red carpet. Lo stilista si impone per la sua estetica definita, che tratteggia una femminilità evergreen che non smette di affascinare. In bilico tra lusso ed eclettismo non privo di connotazioni politiche, Rachel Comey propone sulla passerella 36 look in una collezione all’insegna del cosmopolitismo e del multiculturalismo. Tra tulle, latex, pelle all over sfila un interessante mix di materiali e tagli avanguardistici, tra dress monospalla e tute dalle note workwear. Rachel Zoe celebra le donne glamour, tra abiti da cocktail e da sera ricchi di charme e femminilità esplosiva: in 22 look veniamo proiettati nell’estetica della designer più amata dalle celebrities. Tripudio di suggestioni Seventies, tra maxi dress impreziositi da frange, paillettes e charme patinato. Tra le fan della stilista si annoverano nomi come Eva Longoria, Nicole Richie, Jaime King, Poppy Delevingne, Michelle Alves. Infine, nella collezione di Raquel Allegra veniamo proiettati tra paesaggi esotici e manga giapponesi: sfilano maxi dress declinati in colori caldi e pensati per atmosfere esotiche, in una collezione che inneggia alla vita. Largo a sete preziose e decostruzioni, per abiti fluidi, maglioni, frange e stampe azteche: omaggio allo stile boho-chic perfetto per Coachella. Tripudio di tessuti tie-dye e charme declinato in chiave hippie.

Paris Fashion Week 2017/18: eleganza e sensualità da Giambattista Valli

Il mood di Giambattista Valli per il prossimo A/I 2017/18 è un tributo allo stile parigino.
Una collezione ricca di pizzo, organza, velluto, chiffon e metallo; tubini con ruches e abiti con larghe balze tracciano una femminilità forte e decisa, che però non tradisce lo spirito e la tradizione che da sempre contraddistingue la maison.
Gli outfit sono un susseguirsi di eleganza, leggerezza, glamour, cappotti bianchi come nuvole, gonne strette, corsetti, gilet di lana lavorati a uncinetto, stampe floreali, a pois e ricami con frutti rossi.


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La passerella è stata calcata da modelle con ai piedi stivaletti alti con lacci in pizzo.
Giambattista Valli non ha tralasciato il lato forte della figura femminile, e in passerella è stata evidenziata da donne avvolte in leggins Nike, in tessuto tecnico, portati elegantemente con top in taffetà o box jacket sartoriale con borchie piatte in rilievo, mixando un look perfetto tra sportswear e sensualità.
Colori predominanti: rosso, rosa, bianco e nero.
Anche questa volta il designer non ha sbagliato un colpo!





Photo Credit: Vogue

APC festeggia sulle passerelle parigine il suo trentesimo anniversario

Nel trentesimo anniversario dalla nascita del womenswear del brand, APC porta sulle passerelle parigine una ventata fresca ed irriverente, che non lesina in echi nostalgici ed una velata malinconia. La sfilata si apre con un discorso di Jean Touitou, fondatore del brand, che ha espresso i suoi sentimenti e le sue idee sulla contemporaneità, ripercorrendo idealmente la storia del marchio, senza dimenticare di citare il prezioso lavoro di Kenzo Takada, designer storico del brand, tra i primi ad infondervi uno stile iconico che ancora oggi caratterizza APC. “All’epoca i vestiti erano fatti per essere prodotti e venduti. Il ready-to-wear non è più pronto per essere indossato”, ha dichiarato Touitou, con una nota ironica e dissacrante riferita al contesto attuale, in bilico tra social network eletti ad arbiter elegantiae contemporanei e filosofia del see-now-buy-now, che esige tempi rapidissimi nella fruibilità del prodotto visto in sfilata. Per la prima volta dalla nascita del brand, APC viene incluso nel calendario ufficiale della kermesse per celebrare il suo importante anniversario. “Creatività forte, serenità, realismo ed integrità”, questi i valori fondanti di APC, come riassunto da Pascal Morand, presidente esecutivo della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, che ha sottolineato lo spirito indipendente del brand, rimasto sempre incorrotto, a partire da quel dicembre 87, anno della sua fondazione. Ed ecco che “Hiver 87” diviene lo slogan iconico che firma la collezione autunno/inverno 2017-18: decorato come logo su sciarpe e capispalla dal piglio sporty-chic, lo slogan impreziosisce una collezione che omaggia la moda contemporanea, interpretandola in modo del tutto personale. Largo a giacche denim e jeans declinati in vari tagli e lunghezze, tra dress femminili e knitwear. Tra le amanti del brand anche la splendida Catherine Deneuve, che ha dichiarato che proprio una giacca in denim fu il primo capo di APC da lei indossato, che ancora oggi l’attrice custodisce gelosamente. Estro e virtuosismi stilistici attraversano il catwalk, tra giacche che si trasformano in cappe e minigonne con cinture e pantaloni che rielaborano pezzi d’archivio conferendogli un tocco fortemente contemporaneo.

Leonard Paris sfila tra echi Seventies e note high-tech

Un tocco glam e suggestioni sporty si uniscono a riferimenti high-tech, in una sfilata iconica ed irriverente: la collezione autunno/inverno 2017-18 di Leonard Paris, che ha sfilato alla Paris Fashion Week, rielabora un’estetica Seventies in chiave contemporanea, mixando elementi floreali ad un mood sportswear. Un affascinante esperimento avanguardistico, che coniuga un tocco rétro, palpabile nei maxi dress svolazzanti, a riferimenti fortemente legati alla contemporaneità ed alla sperimentazione, a partire dalla scelta dei tessuti e dei colori. Christine Phung resta fedele alla propria missione, nel tentativo di conferire un’aura di modernità al brand, aprendo a stampe iconiche e riferimenti mannish, come nei cappotti, che si uniscono a note iperfemminili come nei maxi dress e nelle gonne plissettate. Non mancano capi dallo charme evergreen, come gli abiti a stampa floreale e i pigiami palazzo, altra citazione dello stile dei mitici anni Settanta. Blouson dal piglio sporty e dalle superfici iridescenti si uniscono a materiali che ricordano la plastica, mentre giacche in pelliccia vengono impreziosite da stampe originali. Non mancano note sartoriali nei vestiti, anch’essi decorati con stampe, in una palette cromatica che predilige il bianco, il nero, il blu e suggestive note laminate in argento siderale, a conferire un tocco di modernità e futurismo ad una collezione classica. Largo a sprazzi di porpora e borgogna, tra intarsi multicolori e prezioso jacquard in seta. Tra motivi raffinati che omaggiano allo stile glam-rock sfila un’eleganza discreta che, anziché perdersi in echi nostalgici, sceglie di restare fortemente legata allo stile contemporaneo.

Suggestioni gipsy e spirito playful da Esteban Cortazar

Per il decimo anniversario dal suo debutto alla Paris Fashion Week, Esteban Cortazar guarda indietro nell’album dei ricordi, rispolverando i classici che hanno reso iconico il suo stile ed adattandoli alle contemporaneità. In bilico tra passato e presente, sfilano sulla passerella silhouette nuove ed accattivanti, finemente decorate con istrionici patchwork e pattern iconici, in un mix & match ad alto tasso scenografico, che decora con charme capispalla scultorei. Il designer ricicla pezzi appartenenti all’archivio del brand, fedelmente ancorati al suo heritage anglo-francese, sebbene non manchino influenze esterne, a partire dalle sculture a forma di orsacchiotto firmate da Mike Kelley, che decorano i capi come stampa passepartout, senza contare lo spirito playful di Todd Oldham, suo mentore di infanzia. Sarà un autunno/inverno 2017-18 ricco di sfaccettature, in un inedito esperimento stilistico che coniuga suggestioni punk a silhouette gypsy: un look gitano che non lesina in audaci tocchi folk, quello sfoggiato dalla musa di Esteban Cortazar, un’affascinante quanto misteriosa viaggiatrice. Largo a pelle all over, accanto a satin e neoprene, in una moda che non lesina in tocchi high-tech e decorazioni in chiave 3D. Pantaloni ibridi in lana si uniscono a dettagli in pelliccia tra tartan all over e stampe raffiguranti gli orsacchiotti. Non mancano note sportswear nei bomber e nelle mini rivisitate in stampe patchwork e foulard, tra maglioni da indossare come dress declinati in nuance vitaminiche e motivi che decorano sprazzi di tulle simili a sculture. Gli stivali bicolore in broccato e pelliccia conferiscono vibrazioni eclettiche ed un mood psichedelico ad una delle collezioni più interessanti della fashion week.

Shiatzy Chen tra chinoiserie e rococò

Giustapposizioni iconiche e suggestioni rococò sfilano sulla passerella di Shiatzy Chen: sarà un autunno/inverno 2017-18 all’insegna di sontuose chinoiserie, sapientemente mixate a capi dalle silhouette sporty, in un esperimento di stile avanguardistico che piace e cattura l’occhio e la fantasia. Ricche decorazioni in stile cinese impreziosiscono capi basic dalle suggestioni sartoriali: Wang Chen Tsai-Hsia continua il suo percorso, restando fedele alla propria estetica, che unisce un tocco di Cina al glamour in chiave occidentale: largo a costruzioni handmade che si uniscono a capi dallo spirito sporty-chic. Un sincretismo culturale unisce in un ponte ideale Oriente ed Occidente: il Sol Levante trova nuova espressione artistica in motivi iconici che strizzano l’occhio al rococò, tra preziosi jacquard di seta e motivi iconici raffiguranti dragoni ed una simbologia allegorica di stampo orientale, che convive con assoluta nonchalance ai riferimenti urban fortemente legati alla contemporaneità. Suggestiva ed affascinante, la collezione si snoda in bilico tra passato e presente, sfoggiando grinta e stile timeless, in un connubio inedito ma efficace: largo a giacche in stile baseball decorate, tra tocchi di femminilità che trovano espressione nel pizzo bianco, tra fiocchi candidi. Rosso in leather all over decora dress da femme fatale contemporanea, da indossare con stivali. A dominare la palette cromatica tocchi gold e borgogna, tra parka in lurex e cocoon coat in seta finemente decorati con chinoiserie dal piglio rétro. Sfilano anche capi in verde bottiglia con stampe gold, perfetto riassunto tra le due culture.

I talenti della Gindi Tel Aviv Fashion Week

Si è da poco conclus