Archive for ottobre, 2017

Atsushi Nakashima Spring Summer 2018

Scomporre e ricomporre è il fil rouge della collezione Atsushi Nakashima Primavera Estate 2018.

Tagliare e ricucire, customizzare il capo e differenziarlo con chiusure lampo; trench coat, parka, giacche in denim, felpe, tute, un tetris di colori per la stagione del sole.

Giochi di geometrie, di costruzione, di accostamenti diversi per colori, tessuti, pattern, la Primavera Estate 2018 di Atsushi Nakashima mixa con coraggio, ma con estremo equilibrio.

Per i dettagli sabot con calzini alla caviglia, cinture morbide e orecchini dello stesso colore, o vere e proprie cerniere lampo.

E’ una donna androgina quella di Atsushi Nakashima, alternativa, illuminata dalle luci metalliche e silver per le notti più buie.

Guarda la collezione Atsushi Nakashima Spring Summer 2018:



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Siviglia reinterpreta il bomber

Siviglia rilegge uno dei topic trend di stagione tra i capi spalla. Lo stile d’ispirazione Anni ’80 e ’90 del bomber è rilanciato in chiave millennials: il giubbotto cult è in versione tessuto o in pelle bicolor e si presta a versatili abbinamenti per l’autunno e l’inverno. Siviglia sceglie di rielaborare all’insegna della sobrietà e dello stile il modello classico e corto. Conferma la tradizionale linea con maniche abbondanti, elastico in vita e ai polsi, e colletto con chiusura a cerniera dritta sul davanti.

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Mix & match di tessuti (come lana e cotone), effetto spigato o check, ton sur ton o in pelle liscia con colori a contrasto d’ispirazione “college”, il bomber Siviglia guarda al futuro per rilanciare attraverso dettagli e tessuti di qualità un capo storico, che ha attraversato le epoche con declinazioni diverse, tra lo sport e il casual. È riproposto in una multi-versione contemporanea che incontra i gusti dell’uomo Siviglia, sempre attento al bello, al particolare, all’accostamento à la page.

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Personalizza la tua borsa TOUS!

Per questa stagione FW2017 le borse mini fanno tendenza! Mossaic, Kaos Shock e Obrian, le dimensioni di tre dei modelli più iconici del marchio TOUS, sono state ridotte al minimo per lanciare la loro versione “mini”. Con un gioco di colori, volumi e texture, l’effetto visivo delle mini-bag è fresco e d’impatto, ideale per dare un tocco chic e di colore a qualsiasi look.

TOUS abbraccia la nuova tendenza della personalizzazione con una collezione di accessori perfetti per dare un tocco divertente a qualsiasi borsa. Charms in pelo sintetico, portachiavi modulari a forma di orsetto e la versione in miniatura dell’iconica Obrian, utilizzabile a mo’ di charm per aggiungere una nota divertente e personale a qualsiasi borsa.

IL BRAND

Fondata nel 1920, l’azienda iniziò ad avere successo sotto la guida di Rosa Oriol e Salvador Tous, i quali puntarono su un’idea di gioielli innovativi che prese le distanze dall’alta gioielleria tradizionale. Tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90, entrarono a far parte dell’azienda familiare le quattro figlie del matrimonio Tous: Rosa, Alba, Laura e Marta. TOUS è diventata un marchio di gioielli “lifestyle”, con le sue linee di borse, fragranze, orologi, occhiali e accessori, posizionandosi nel mercato del lusso accessibile.
Presente nei 5 continenti, con più di 500 negozi in città come Barcellona, Madrid, New York, Miami, Shanghai, Tokyo, Mosca, Città del Messico o Dubai, TOUS si consolida come un marchio globale. Il fatturato dell’azienda ammonta a 403 milioni di euro nel 2016, il che rappresenta una crescita del 9,4% rispetto all’anno precedente.

“La Vendemmia” da Jaeger LeCoultre in Montenapoleone

La capitale del design e della moda celebra, come ogni anno, l’autunno a suo modo, con spumeggiante energia: per l’ottava edizione, porte aperte nel quadrilatero per “La Vendemmia”, evento che vede coinvolti showroom e spazi del cuore milanese dello shopping. La manifestazione, è stata organizzata da MonteNapoleone District, presieduto da Guglielmo Miani, in collaborazione con il comitato Grandi Cru d’Italia.


Jaeger-LeCoultre e il Brut Premier di Louis Roederer

Jaeger-LeCoultre e il Brut Premier di Louis Roederer




Nella Boutique di Jaeger-LeCoultre, si è degustato un grande classico dall’anima contemporanea: punto di equilibrio tra giovinezza e maturità, tra seduzione e carattere, tra freschezza e vinosità, il Louis Roederer che è un vino di assemblaggio ampio e strutturato, elegante ed energico, incredibilmente vibrante. La sua trama strutturata, la sua ricchezza e persistenza sono decisamente vinose. Completo, complesso, moderno e possente al tempo stesso, rimane pur sempre un grande classico.

Brut Premier - Louis Roederer

Brut Premier – Louis Roederer




Una visita alla Manifattura Jaeger‑LeCoultre è sempre un viaggio.


Per l’occasione nella storica boutique di Jaeger-LeCoultre è stato presente un Mastro Orologiaio, che ha potuto mostrare la perfezione dei movimenti dei grandi classici della maison, un vero privilegio per i veri appassionati di alta orologeria.
Storie e incontri si succedono in una scoperta continua. Ogni laboratorio ha i suoi suoni, la sua atmosfera, la sua anima. La passione è ovunque, in ogni dettaglio, in ogni parola pronunciata.
Una matita, un foglio di carta bianco e soprattutto la filosofia Jaeger‑LeCoultre: ecco tutto ciò di cui i designer della maison hanno bisogno per disegnare i quadranti degli orologi destinati a entrare nella leggenda. Prima vengono gli schizzi. Il loro ruolo primario è quello di delineare le idee, rivelare una funzionalità o visualizzare un nuovo concetto. Sono gli interpreti del linguaggio delle forme della Manifattura. Sempre attenti ai gusti più attuali, ma con un occhio rivolto verso il futuro, rimangono fedeli alla tradizione. È proprio questa fusione di epoche, questa alchimia tra passato, presente e futuro, che caratterizza il design di un orologio Jaeger‑LeCoultre.


Jaeger-LeCoultre - Montenapoleone

Jaeger-LeCoultre – Montenapoleone




Jaeger-LeCoultre - Montenapoleone

Jaeger-LeCoultre – Montenapoleone




Così per le strade del Quadrilatero hanno apprezzato il connubio moda-vino milanesi e turisti, un pubblico di anno in anno crescente che vede gli stessi proprietari dei più importanti marchi italiani accogliere i propri clienti nelle rispettive boutique nonché la partecipazione di molti VIP tra cui Renzo Rosso, Martina Colombari e Billy Costacurta, Oliviero e Rocco Toscani, l’avvocato Cesare Rimini, Inge Feltrinelli, Natalia Aspesi, Maria Venier.


Jaeger-LeCoultre - Montenapoleone

Jaeger-LeCoultre – Montenapoleone




Jaeger-LeCoultre - Montenapoleone

Jaeger-LeCoultre – Montenapoleone




Si Ringrazia Erminia Cutrì, Boutique Manager JLC e Roberto Balsamo


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Gianluca Gallo: Lui, Lei e l’amore universale

Gianluca Gallo è un giovanissimo illustratore italiano, particolarmente apprezzato sui social come Facebook e Instagrm per i soggetti minimali che rappresenta. Il disegno, per lui, è un’attività vitale: non c’è giorno in cui non impugni la matita per delineare storie che vive in prima persona sulla sua pelle.

Come tra naufraghi sfiniti.

Attraverso poche linee e un foglio bianco, riesce a dare voce ad emozioni personali che partono dal profondo: si tratta, dunque, di un lavoro del tutto personale e catartico. Egli stesso ha dichiarato di non riuscire ad accettare lavori su commissione, in quanto dovrebbe raccontare qualcosa che non gli appartiene affatto.

E i tuoi capelli ghiacciati.

Tutto ha avuto inizio per pura passione: fin da bambino ha instaurato un feeling particolare con la matita. Crescendo, ha poi scoperto anche la passione per la musica, fin quando non ha sentito l’esigenza di riprendere a disegnare per dare un volto alle sue emozioni. E’ stato allora che ha compreso che il disegno non soltanto è un elemento essenziale della sua vita, ma anche la forma comunicativa più adeguata alla trasmissione di ciò che vive e prova.

Hai l'anima che è come un'isola su cui mi affondi.

I suoi disegni rappresentano spesso un Lui e una Lei senza volto, una scelta stilistica che consente agli osservatori di immedesimarsi facilmente in essi. Il tema principale è, dunque, l’Amore in tutte le sue sfaccettature: un sentimento universale capace di condurre gli uomini alla disperazione o alla salvezza, a seconda del contesto e della situazione descritta; l’Amore finisce per essere, senza ombra di dubbio, lo strumento che che consente all’uomo di dare un senso all’esistenza.

Io, tu e la luna.

In base a quello che desidera raccontare, i suoi disegni assumono dei connotati dolci o più decisi e violenti. I due soggetti appaiono quasi sempre in interazione tra di loro, immersi nell’Universo o fluttuanti, trasportati da un sentimento che li accomuna. L’Amore diviene così il superamento della solitudine e del vuoto, la contemplazione della bellezza offerta dal cielo in piena notte o semplicemente un pensiero continuo verso la persona desiderata.

E lasciami guardare se di tanti capelli, ci si può fidare.

Dal punto di vista stilistico, è un linguaggio che procede per sottrazione e che rifugge ininterrottamente dal superfluo della contemporaneità. Le sue illustrazioni sono metafore che coniugano semplicità e complessità, aprendosi a innumerevoli chiavi di lettura. Ciò che colpisce maggiormente è la delicatezza del tratto che racconta e sottolinea la fragilità degli esseri umani e delle loro emozioni.

Come equilibristi.

A fine anno, uscirà la sua prima raccolta di illustrazioni per BUR RIZZOLI. Non ci resta, dunque, che augurargli un buon proseguimento di lavoro e nuove emozioni da vivere in pieno e da trasporre poi elegantemente in disegno.

True Love Will Find You In The End.

http://gianlucagallo.tumblr.com/
https://www.facebook.com/gianlucagalloillustrazioni/
https://www.instagram.com/_gianlucagallo_/

Vivian Maier: l’incanto di una scoperta

Vivian Maier è nota soltanto da una decina di anni ed è attualmente una delle figure più affascinanti nell’ambito della fotografia, tanto da ispirare libri e documentari sulla sua vita. Oggigiorno, il fascino di quest’artista risiede sicuramente non soltanto nella sua opera, ma soprattutto nella sua vita non priva di difficoltà e nel ritrovamento quasi casuale della sua fotografia. Per tutto il corso della sua vita, accompagnò la passione per la fotografia derivata da un’amica della madre, all’attività da bambinaia per pagarsi da vivere.


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Ciò che affascina maggiormente della sua storia è la decisione di non rendere pubbliche le sue fotografie: molti dei suoi negativi restavano non sviluppati in vita. Sembra quasi che a lei bastasse il semplice atto del fotografare, senza la necessità di condividere il risultato dei suoi scatti. Allo stesso tempo, è evidente che non fosse interessata alle finalità commerciali dell’epoca.


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La scoperta della sua opera ha dell’assurdo: i suoi negativi sono stati scoperti nel 2007 dall’americano John Maloof. In occasione di una ricerca sulla città di Chicago, il ragazzo acquistò uno scatolone contenente gli oggetti più disparati, messo all’asta per 380 dollari e sottratto alla proprietaria in seguito alle sue gravi problematiche finanziarie. Tra i vari oggetti, ritrovò anche una cassa contenente dei negativi e dei rullini ancora non sviluppati.


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Le immagini di Vivian Maier sono il dipinto dell’America dei primi decenni del ‘900, il racconto di un popolo tramite sguardi, espressioni, luoghi e gestualità. Ciò che maggiormente colpisce osservando le sue fotografie è la spontaneità con cui cattura un’immagine o il suo ritratto allo specchio. E’ una fotografia non troppo ricercata, quasi casuale: è proprio questa spontaneità dell’atto fotografico ad impreziosire di fascino e mistero i soggetti ritratti. Negli occhi dei suoi autoritratti, è possibile scorgere una personalità ricca di luci ed ombre proprio come la sua fotografia.


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Nel 2009, Vivian Maier morì in seguito ad una caduta sul ghiaccio e al suo ricovero in ospedale. John Maloof, che pur voleva incontrare la donna del box che aveva acquistato per valorizzarne l’opera, non ebbe mai modo di conoscerla. Senza le sue ricerche, Vivian sarebbe rimasta impressa soltanto nella memoria dei bambini americani degli anni ’50 e ’60 che la conobbero nelle vesti da bambinaia.


1954, New York, NY

1954, New York, NY

Todd Hido: il fascino di strade, case e donne

Todd Hido è attualmente uno dei fotografi più noti ed apprezzati nel panorama artistico internazionale. Noto prevalentemente per fotografare case avvolte in contesti periferici foschi e oscuri, stupisce per lo stile personale che lo rende ben riconoscibile.


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Le sue immagini sono contraddistinte da atmosfere buie, dalla presenza di strade e case e dall’assenza della componente umana. Contrariamente a ciò che si può immaginare, è un tipo di fotografia che non ha nulla a che vedere con l’architettura; dalle finestre delle dimore nei quartieri americani spuntano spesso luci che segnalano un’implicita presenza umana.


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Il suo stile fotografico è pittorico e cinematografico tanto nei paesaggi notturni che nei suoi ritratti e nudi. In tutte le sue composizioni, è evidente una particolare attenzione verso l’atmosfera catturata: misteriosa e intima allo stesso tempo. Le donne ritratte, seppur nude, emanano sempre un grande fascino ed un’insolita eleganza di cui sembrano quasi esserne inconsapevoli; spesso, appaiono ritratte di sfuggita, di spalle o sdraiate in posizioni sensuali.


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Nei ritratti, Todd Hido pone tutta l’attenzione sullo sguardo e l’espressione del viso delle sue donne. Nella stanza, la luce circostante sembra abbracciarle dolcemente o in maniera più decisa, avvalorando la loro naturale bellezza.


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La fotografia di Todd Hido appare guidata dall’istinto e dalla solitudine: casualmente s’imbatte in una strada poca illuminata o si ritrova di fronte a situazioni ricche di fascino e mistero. E’ una fotografia descrittiva e narrativa contemporaneamente: un dettaglio come uno sguardo, un’insegna luminosa o un’auto parcheggiata è sufficiente per incuriosire l’osservatore e per indurlo a fantasticare. Le sue immagini sono il segno di un’indagine che va ben oltre le apparenze e che ricerca in maniera sottile e inusuale la storia di luoghi e persone


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http://www.toddhido.com/

Anteprima suprematista – collezione Spring Summer 2018

COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2018 DI ANTEPRIMA

Un ritorno “suprematista” quello di Anteprima, come la corrente che seguiva Kazimir Malevich, il pittore russo che la fondo’.

Era il 1913 quando dipinse “Quadrato nero su fondo bianco“, il primo totalmente astratto, una forma geometrica che si sovrappone ad un’altra forma geometrica, il contrasto del bianco e nero, così come lo vede Anteprima, alternato allo stesso modo sul corpo.

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La Primavera Estate 2018 Anteprima si arricchisce delle gradazioni cromatiche dei colori primari, nei tagli geometrici malevichiani, creando quell’illusione di profondità e al tempo stesso di purezza a cui il pittore aspirava.


Leggerezza e luce per i tessuti scelti, che creano movimento, ma pulizia: le silhouette sono morbide , le texture mischiate e i pannelli irregolari.

La stagione del sole 2018 di Anteprima è essenziale e confortevole.


Guarda qui la collezione Spring Summer 2018 Anteprima: 



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Guy Bourdin: moda, provocazione e crudeltà

Guy Bourdin è stato sicuramente uno dei fotografi di moda e pubblicità più influenti del ventesimo secolo. Seppur meno noto rispetto al collega Helmut Newton, il suo stile ha profondamente cambiato il linguaggio pubblicitario della moda, tanto da influenzare molti dei fotografi successivi.


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Nacque a Parigi il 2 dicembre 1928 al 7 di Rue Popincourt. Abbandonato dalla madre all’età di un anno, fu Madame Maurice Désiré Bourdin che se ne prese cura e lo allevò affettuosamente. Sviluppò una particolare passione per la fotografia durante il servizio militare, a Dakar. Quando ritornò a Parigi, conobbe il grande Man Ray che incise indubbiamente sul suo stile conferendogli un tono inusuale. Nel 1961 sposò Solange Marie Louise Gèze, che morì suicida nel 1971. Dal 1955 al 1987 le sue immagini furono pubblicate su Vogue Paris; fu proprio un editore della rivista a presentare Guy Bourdin allo stilista Charles Jourdan, per il quale realizzò le campagne pubblicitarie delle sue calzature dal 1967 al 1981.


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Il fotografo parigino, che rifiutò nel 1985 il Grand Prix National de la Photographie, desiderava che le sue opere venissero distrutte dopo la morte. Durante il corso della sua vita, invece, rifiutò spesso di organizzare mostre o pubblicare libri. Si mantenne sempre ben lontano dalle lusinghe dei suoi tempi e sembra che fosse molto frustrato per la notorietà che aveva acquisito nel settore fotografico. Non fu soltanto un fotografo, ma anche un bravo artista: si dedicò alla pittura fino alla fine.


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Guy Bourdin ha sviluppato nel corso degli anni uno stile provocatorio, caratterizzato da immagini dai toni forti e da accostamenti surreali, in grado di spiazzare ed inquietare profondamente l’osservatore. I corpi femminili appaiono spesso sdraiati disordinatamente o frammentati; gambe che passeggiano, mani che si ripetono, corpi alienati ed elementi allusivi conferiscono una generale freddezza emotiva all’intera immagine che sfocia quasi nella crudeltà. Tale visione femminile deriva quasi probabilmente dal trauma infantile legato all’abbandono da parte dalla madre: sia con le donne a intorno a lui che con le modelle dei suoi shooting, si atteggiava con modi di fare spietati. Le modelle che egli seleziona, inoltre, sono quasi sempre dalla chioma rossa, dalla pelle chiarissima e truccate in maniera esagerata come la madre.


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La personalità enigmatica e ambigua di Guy Bourdin si riflette perfettamente nell’atmosfera onirica delle sue immagini, a tratti disturbante. E’ stato il primo fotografo a frammentare fino all’estremità il corpo della donna e a costruire un linguaggio ricco di metafore sensuali . L’artista francese è stato in grado di assorbire l’influenza di Man Ray e dei surrealisti Magritte e Balthus, creando uno stile complesso, provocatorio, stupefacente e difficile da decifrare nel settore pubblicitario della moda.


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Sfilano i fiori nella collezione Moschino Spring Summer 2018

MOSCHINO SPRING SUMMER 2018

Sfilano i fiori, dei maestosi gigli bianchi, ninfee che galleggiano e la compattezza dei tulipani; non è un cartone animato, ma il visionario défilé di Moschino.
E’, oltre alle ballerine biker, la collezione Moschino Spring Summer 2018.

Immaginate l’immenso panorama colorato che la natura ci regala, quello dei fiori, della loro innata grazia, e la varietà delle specie, di infinite sfumature, dello slancio ereditario che li porta verso il cielo, a ergersi verso qualcosa di superiore.


Ci viene insegnato, per non sbagliare accostamenti di colore, a guardare alla natura, a prenderne esempio, perché la natura non sbaglia, i candidi bianchi dei gigli e gli accesi arancio dei pistilli, l’armonia dei toni e delle forme dei fiori, le striature venate che ricordano lo scorrere dei fiumi, ogni soggetto è un quadro dentro un quadro, un piccolo miracolo.  E l’anima rock del designer Jeremy Scott si addolcisce per questa Primavera Estate 2018 e ci regala un tripudio di nuances.



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Grande attesa per l’uscita in passerella di Anna Cleveland, che con la sua personalità cattura tutti, qui in versione ninfea, distribuiva petali agli spettatori, denudandosi di tanta bellezza. Un atto di generosità.

Le tinte delle ballerine Moschino sono caramellate, gommose, coreografie da étoile dal retrogusto rock.



Una danza femminile mixata sulle delicate musiche floreali e sulle note acute del rock, la donna Moschino sboccia come un fiore e poi spicca il volo come una danseuse; il paesaggio è il suo sipario di scena, il mutamento il fil rouge della sua esistenza.



I fiori sono gli accessori che indossa, esse stesse sono dei mazzi di rose rosse, dei cadeaux impacchettati e infiocchettati ed hanno il nome di Gigi Hadid e Bella Hadid. Chi non le vorrebbe ricevere?!




Guarda qui la collezione Moschino Spring Summer 2018:




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TRA LE CALLI VENEZIANE E I GIARDINI DI GIVERNY VIAGGIA LA DONNA ALBERTA FERRETTI F/W 2017/18

Andrea Tomas Prato: Ghirri ha svelato quello che c’era e nessuno vedeva

Andrea Tomas Prato vive a Tortona, in provincia di Alessandria. La scoperta della fotografia avviene, per lui, in maniera del tutto casuale. Da quel momento, sarà la sua passione più grande, trasformandosi in un vero e proprio “gioco artigianale“.

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Come nasce la sua passione per la fotografia? Ci racconta un aneddoto?

La passione per la fotografia nasce per caso, per aver accompagnato un collega ad un corso base di fotografia nel 2011. L’aneddoto, invece, è che fotografavo da anni per lavoro le scene del crimine con uno schema, una metodologia,  che avrei usato lo stesso strumento con tanta passione e senza metodo, in maniera opposta.

Cosa c’è di autobiografico nella sua fotografia?

Il fatto stesso che la realizzo io.

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I dettagli del corpo femminile sono i veri protagonisti di molte sue immagini. Cosa intende comunicare tramite essi?

Non credo che dietro una immagine ci debba essere per forza un messaggio. Al contrario, credo di non voler comunicare proprio nulla. E’ solo una ricerca di ciò che io considero bello esteticamente; in questo caso, ricerco ciò che più bello ci sia negli aspetti armonici del corpo femminile. Vorrei solo precisare che i veri protagonisti delle mie immagini sono le persone che fotografo nella loro unicità, e quindi nei loro ritratti.

Come si pone verso la modella, mentre fotografa?

In modo riconoscente, educato ma informale. Ci tengo molto al fatto che la persona ritratta capisca che di fronte ha qualcuno che può risultare molto meno interessante delle proprie fotografie, ammesso che lo siano.

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La presenza umana sembra essere molto significativa nelle sue immagini. E’ anche un modo per sottolineare l’unicità del momento?

Certo, ma il momento è unico anche quando fotografo in assenza di soggetto; d’altronde, ogni secondo della nostra vita è unico.

Che posizione occupa l’istinto nella sua fotografia?

Un’importanza fondamentale, unitamente alla necessità di mettersi dietro l’obiettivo.

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E la tecnica?

Direi, l’ultima posizione. Alcune foto, tra quelle che più amo, le ho scattate con macchine usa e getta che anche mio nipote di 5 anni sa usare. Il senso dell’inquadratura ce l’abbiamo tutti fin da bambini. Lo schermo televisivo, quello di un cinema o di un quadro ci ha inconsciamente educato. Il gusto, invece, è personale e per questo vengono fuori foto differenziate, che qualcuno si arroga il diritto di giudicare; ma è evidente che non esistono dati oggettivi in fotografia.

Cosa le piace cogliere nei paesaggi che fotografa?

Mi piace muovermi nei nostri amati colli, quelli Tortonesi, e omaggiarli catturandoli in un’immagine.

Hai affermato di apprezzare Luigi Ghirri. Quali sono gli aspetti delle sue immagini che apprezzi maggiormente?

Ghirri ha svelato quello che c’era e che nessuno vedeva, facendolo con tanta eleganza ed in silenzio. Ora tutti quanti vedono di più attraverso i suoi occhi. Ha educato davvero tutti, da quel momento in poi.

Se dovesse associare una parola alla sua fotografia, quale userebbe? Perchè?

Gioco artigianale”, perché la fotografia che preferisco è quella che mi permette di acquistare bobine di pellicole, fare rullini, scattare, sviluppare e stampare in una piccola camera oscura; tutto questo fatto per gioco.

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La fotografia di Andrea Tomas Prato è la dimostrazione di come non sia necessario essere professionisti per creare una “buona fotografia”. Nelle sue immagini, il buongusto si unisce alla semplicità, dando vita ad un momento unico e irripetibile . Il risultato finale di ogni sua ricerca è una fotografia d’impatto, intima ed armoniosa.

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Marco Michieletto: siamo quello che fotografiamo

Nel corso della sua vita, Marco Michieletto ha fatto della fotografia la sua più grande passione. Egli non si limita soltanto a ritrarre incantevoli donne, ma mira ad imprimere in immagini molto di più: gesti, sguardi, fascino e personalità.


Cos’è per lei la fotografia?


Per me, la fotografia è come se fosse un figlio: gioia, dolori, molti pensieri e una spinta motivazionale continua. Non riesco a restare un solo giorno senza studiare una foto, sfogliare un libro o discuterne con gli amici. E’ una buona abitudine che quotidianamente mi crea interesse e arricchisce lo spirito.


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Come si pone verso l’errore?


L’errore fa parte delle mie foto; nonostante io sia un perfezionista nel lavoro, nella fotografia amo la spontaneità. Dunque, se apprezzo l’espressione, il momento, la luce, non mi soffermo troppo a guardare la mano tagliata o la piega del pantalone messa male. Personalmente, ritengo che i dettagli che contano nella buona fotografia siano differenti da quelli che comunemente si è portati a criticare.


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Quanto conta per lei la tecnica?


Personalmente, la tecnica non conta nulla. Non ho mai usato un flash in vita mia, così come non uso pannelli e post-produco il minimo indispensabile; se posso, lo faccio fare ad altri. Per me la fotografia è altro: prendere una modella, farle dimenticare che ho una macchina fotografica in mano ed entrare in stretto contatto con la sua personalità. Per me, la fotografia è tutto quello che riesce a trasmettermi con il viso o con il corpo, nel modo più naturale possibile; si può trattare di un gesto, una movenza o un pensiero. E’ in base a questo ragionamento che arrivo ad affermare che la tecnica, per me, non conta. Avrei risposto diversamente se non mi avesse chiesto “per lei”.


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Cosa c’è di autobiografico nelle sue immagini?


Tutto quanto. Sono un forte sostenitore della frase “siamo quello che fotografiamo“. Guardando una foto, spesso mi diverto a capire la personalità e l’educazione del fotografo che l’ha prodotta. Ho ben chiara la mia, ma mi fermo qui.


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Le donne che lei fotografa sono estremamente sensuali, pur rimanendo eleganti. Qual è l’aspetto che vuole catturare maggiormente in una donna?


La semplicità. Oggi le donne sono come un prestigiatore: vivono su Instragram e tentano di incantarti con tutti i filtri a disposizione. Io voglio prendere il loro cappello e guardare cosa c’è nel doppio fondo.


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Ha sempre affermato di aver voluto separare la fotografia dal suo lavoro. E’ contento di questa scelta?


Assolutamente sì. Conosco molte persone che hanno mollato il loro lavoro per diventare fotografi. Hanno gli stessi problemi e gli stessi problemi che ho io nel mio, con la differenza che non fotografano più per divertirsi. Io fotografo per puro piacere, quando, con chi e come voglio; il fatto di non dover render conto a nessuno di ciò che si fotografa è una libertà impagabile.


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Le sue modelle ricordano molto le dive di un tempo. C’è qualcuna di loro a cui s’ispira?


Jane Birkin.


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Se dovesse associare una sola parola alla sua fotografia, quale sceglierebbe? Perchè?


Sarò banale e ripetitivo ma direi “semplicità”, poiché sono io attraverso i miei click.


C’è un fotografo che ammira particolarmente?


Indubbiamente, Jerry Schatzberg.


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Le è mai successo d’ispirarsi a un libro o ad un film mentre fotografa?


Credo che inconsciamente io lo faccia ogni volta. Sfoglio molti libri e divoro film come patatine; credo sia impossibile non essere influenzati da queste abitudini.


Osservando la fotografia di Marco Michieletto, è impossibile non notare la singolare eleganza delle sue donne che appaiono estremamente sensuali, grintose e semplici al tempo stesso. Le sue immagini si contraddistinguono, pertanto, per un linguaggio proprio, deciso e raffinato. Servendosi di esso, l’autore rappresenta il corpo femminile in maniera spontanea, senza troppi artefici e nel totale rispetto della personalità delle modelle.

Les Copains tra tradizione e folklore – Spring Summer 2018

Gitana e ancorata alle tradizioni, la donna Les Copains per la Primavera Estate 2018 sfoggia un’estetica folk contaminata dallo urban.

Bohémien nelle strade messicane, la donna Les Copains veste con semplicità abiti che rievocano la tradizione, nell’iperdecorativismo ricercato, nell’uso di accessori e di colori della terra mescolati ai più accesi quali i fucsia e i rossi.

Lo scenario è quello urbano ma intellettuale di Louis Barragan, famoso architetto messicano, che con l’uso di tinte molto intense e di geometrie nette, tagliate, ha lasciato traccia di numerose opere di ambientazione surreale.



La città come Barragan la immagina e la compone, si fa strada sul corpo della donna, che diviene un tutt’uno con l’ambiente. Il cielo è la maglia che indossa, i muri taglienti le gonne e le striature delle strade, gli stivali che le percorrono.



Scaramantiche, ça va sans dire,  portano al collo monili di nobili artigiani, pietre e metalli ed amuleti, scivolano poi le organze di seta, volteggiano le pieghe in chiffon, le bande bicolor vengono ricamate a punto croce, le tuniche in mussole seta-cotone ci ricordano la freschezza della stagione.


E’ una femminilità non banalizzata né idealizzata quella di Les Copains SS2018, ma attenta al dettaglio, con delicati tocchi di eccentricità personale, che si fanno spazio nella libertà delle scelte e in quella che gli abiti regalano.

Non teme l’uso degli orpelli muliebri né di quelli maschili, via libera quindi a fiocchi e cappelli, ma anche agli stivali da cow-boy. I contrasti diventano il nuovo linguaggio.



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Oriente ed arte arte antica dell’ikebana, l’equilibrio Byblos SS2018

Oriente, rigore, compostezza – le parole chiave della nuova collezione Primavera Estate 2018 Byblos.

Dall’arte antica dell’ikebana, la disposizione dei fiori recisi, un tempo offerti agli déi poi divenuta vera e propria vocazione artistica, trova terreno ispirativo il brand Byblos.

La forza della bellezza e la caducità del fiore strappato, la consapevolezza della donna samurai e l’arrendevolezza della geisha, il rigore e la passione, sono i contrasti i veri protagonisti della collezione Spring Summer 2018.


Un orient ride che incontra l’iperfemminilità japan e la comodità occidentale, antipodi che si sposano intrecciando stili e tessuti, trame e intrecci. Spalle in vista e fiocchi di seta, cinture che incastonano scollature e avvolgono il corpo segnando il punto vita; dolci i plissé e più vibranti i cromatismi degli abiti, tracce di colore grafico.

Morbidi gli abiti longuette, trasparenti, volumi vaporosi che lasciano libero il corpo, giacche di ispirazione militare, ampie e con maniche a cerchio.

Del Sol Levante ci sono gli equilibri: non potevano mancare i bianchi e neri, simmetrie, microgeometrie, cerchi e righe, delicati fiori impreziosiscono fianchi e spalle, i tocchi leggeri di verde ricordano quei gambi che si alzano dai vasi, ergendosi verso lo spazio.



Dai pantaloni diritti spuntano i divertenti inseriti in vinile sui fianchi, la palette colori è luminosa nei verdi tendenti al lime, caldi negli amaranto e fucsia, con rilassanti toni naturali che vanno dal cipria cosmetic al nude.



Guarda la collezione Byblos Spring Summer 2018:



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Dagli abissi marini, la donna Spring Summer 2018 di Alberto Zambelli

E’ dalla natura che emergono le donne Alberto Zambelli SS 2018, esattamente dai profondi abissi marini.

Un incontro tra i due elementi acqua e terra, fatto di forme e consistenze diverse, di materiali palpabili e impalpabili, una ricerca di masse e linee, un viaggio per mare, tra immersioni e respiri a pelo d’acqua.

La Primavera Estate 2018 di Alberro Zambelli si sveste di veli, di tessuti trasparenti e pregiati, sottili come la pelle di un pesce, invisibili come meduse, luminosi come pesci abissali.



I bianchi sale illuminano sufi-tuniques in popeline e gli abiti dai generosi drappeggi sul retro, i ricami dai fili dorati di conchiglie, regalano l’aria regale anche nelle notti più scure,  jacquard moire’ tramati ottoman e organze disegnano macro rouffle e balze oversize.

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Flessibili come delle spugne, gli abiti Alberto Zambelli incantano per la loro elegante leggerezza, i plissé avvolgono e dialogano con il corpo della donna, che si muove soave come una sirena.

Le fasce multiple scandiscono capi a scatola in crepe aurei accoppiati e laserati al vivo. Check aristocratici incontrano i pizzi deco’ in capispalla e tuniche minimali, ampissimi colli diventano carrè appoggiandosi sulla spalla in stampe damier.

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E’ un aprirsi e chiudersi, un abbracciare e ritrarsi, il movimento continuo delle spugne che si dissetano per poi pietrificarsi fuori dal loro habit, la collezione Alberto Zambelli Spring Summer 2018.
I colori: ematite, bianco aurea, bianco sale, carta da lucido, blu laguna, nude cosmetico, arancio tonico.


Guarda qui la collezione Alberto Zambelli Primavera Estate 2018:



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Qual è “L’altra metà della storia”?

Tony è un anziano signore, burbero, intollerante, impacciato con la figlia che decide di fare una inseminazione artificiale, divorziato ovviamente, si direbbe sociopatico con una tendenza a vivere nel passato. Un nostalgico.

Da quando ha raggiunto l’età della pensione, ha aperto, in un angolo di Londra, un piccolo negozio di fotocamere Leica usate, che vende e propone con la passione di chi quella passione gliel’ha trasmessa. E in genere in questi casi si tratta di donne. La sua ha il nome di Veronica, la ragazza con cui stava ai tempi dell’università, una misteriosa bionda, cinica, fredda, diretta, cruda, con la passione per la fotografia, per l’appunto.

Questa donna, che da adulta assume il volto di Charlotte Rampling nel film, dagli occhi segnati dal tempo, lo sguardo sempre severo e quell’allure enigmatica, sfingea, consegnerà a Tony una lettera relativa alle volontà testamentarie della madre, che avrebbe voluto lasciargli il diario personale di Adrian, il suo migliore amico.
Tony è quindi costretto a fare un rewind di ricordi, gli anni giovanili, l’amore mai consumato con Veronica, la madre di lei, bizzarra, a tratti infantile, seduttiva, l’amicizia con Adrian e quel traumatico momento in cui gli confesso’ di essersi innamorato della sua bella e impenetrabile Veronica.

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Cosa sia successo in quell’arco di tempo, nelle vite dei protagonisti, non ci è dato saperlo, ma dai ricordi di Tony scopriamo che il suo migliore amico si è suicidato, quel ragazzo introverso che definiva la storia come “qualcosa che è successo”, che parlava di suicidio di un ex compagno di scuola perchè aveva scoperto la sua lei incinta, quel giovane biondo dagli occhiali da secchione, dietro cui si celano problemi irrisolti, che ha deciso di suicidarsi tagliandosi i polsi, con una collezione di lamette ben affilate.

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Tony non leggerà mai quel diario, Veronica si rifiuterà di consegnarglielo. Nel frattempo la nascita del nipote lo addolcisce, la vicinanza dell’ex moglie lo consola e la scoperta di un figlio di Sarah, la madre di Veronica, quella madre malata, bambina, che lascia in eredità alla figlia un fratellastro con problemi di handicap, lo frastorna e lo copre di sensi di colpa. Da questi, difficile separasene. Il senso di colpa è come una colla a lunga tenuta, nemmeno le intemperie lo sciolgono via. E’ lì, dentro di te, e torna a farti visita, quando qualcuno di importante sparisce dalla tua vita, quando il destino decide di portartelo via o quando il vento decide che è arrivato il momento di riflettere e te lo riconsegna come una foglia secca d’autunno, svolazzante qua e là per le strade, per poi capitare proprio tra i tuoi piedi.

Tony capirà qual è per Veronica, il peso di quel fratellastro tanto somigliante ad Adrian.
No, non puoi capire” sarà la risposta severa.
Perchè il dolore, a differenza dell’amore, non è condivisibile. Purtroppo.

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L’ALTRA METÀ DELLA STORIA regia di RITESH BATRA

dal romanzo di Julian Barnes Il senso di una fine, pubblicato in Italia da Einaudi 

con JIM BROADBENT, CHARLOTTE RAMPLING, HARRIET WALTER, MICHELLE DOCKERYEMILY MORTIMER, MATTHEW GOODE

uscita  nelle sale il 12 ottobre 2017

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Piero Gemelli: la fotografia di moda racconta un mondo e modi in “apparizione”

Attualmente, Piero Gemelli è considerato uno dei fotografi italiani più importanti a livello internazionale. È noto come fotografo di moda grazie alle innumerevoli campagne e immagini pubblicitarie che ha curato per marchi prestigiosi come Coveri, Shiseido, Revlon, Gucci e Ferrè. L’esperienza a Parigi, New York a Londra è stata particolarmente incisiva per la definizione e il maturare di un linguaggio proprio.


Le sue fotografie trasmettono un senso di solennità ed equilibrio. Qual è o quali sono gli aspetti a cui presta più attenzione mentre fotografa?


Solennità ed equilibrio sono due “sentimenti” che vorrei davvero mi appartenessero. Li sento miei anche se li inseguo e cerco in ogni mia visione e in ogni soggetto che si offre o che scelgo davanti ai miei occhi, ai miei desideri.
La mia formazione è nell’Architettura anche se, appena agli inizi della professione, è stata messa in disparte per la Fotografia; quest’ultima si è offerta come strumento più agile, di grande soddisfazione, di scoperta e racconto di sé.
Io credo che l’attenzione che dai al lavoro che fai debba essere naturale, istintiva e non troppo controllata. L’unico controllo che è giusto e doveroso operare è quello relativo all’esecuzione tecnica di ciò che si produce. Se l’idea ha un valore è anche grazie alla tecnica, corretta e controllata, con cui è prodotto.


2012©PieroGemelli- no any other usage is allowed,image can not be reproduced or downloaded for any purposeÊ without prior written authorization by Piero Gemelli


Quando e come nasce la sua passione per la fotografia? Ce ne può parlare?


Ho iniziato a fotografare da ragazzino per ricordare viaggi, momenti di festa, genitori, per poi passare al liceo, a fotografare compagni di scuola e le prime fidanzatine. In quei ritratti ho introdotto l’emozione e il coinvolgimento emotivo. Oggigiorno, anche nel lavoro più strettamente professionale, cerco di mantenere sempre quello stesso coinvolgimento affinché l’atto fotografico possa essere occasione di conoscersi e raccontarsi.


Quali sono i fotografi che attualmente reputa fonte d’ispirazione?


L’ispirazione credo che nasca da una sintesi di tutto quanto è visto e vissuto, e fare nomi di possibili artisti come fonte di ispirazione non credo sia esaustivo; alla fine, tutto e tutti possono ispirare così come nessuno può risultare fonte d’ispirazione. Ogni lavoro, ogni fotografia, così come ogni prodotto artistico anche di non fotografi, lavorano nel tuo inconscio, ma è solo la tua personale coniugazione che dà a loro un valore nuovo; allo stesso modo, il mio stesso lavoro è stato sin dagli inizi occasione di emozioni e suggestioni per molti che, in un meraviglioso gioco di ping-pong, poi diventano essi stessi fonte d’ispirazione per me ed altri.


Che posizione occupa la creatività nei suoi lavori?


Senza di essa, nessun lavoro potrebbe essere definito creativo.


MONICA BELLUCCI "She and herself"

MONICA BELLUCCI vs MONICABELLUCCI




Che posizione occupano, invece, i dettagli nelle sue immagini?


L’opera, ossia il prodotto del proprio lavoro di creativo e di artista, contiene nient’altro che i dettagli che tra molti possibili sono stati selezionati ed enfatizzati per comporre il proprio personale racconto.


Come crede che sia possibile conciliare la libertà e la creatività con le richieste dei clienti?


Il valore del professionista dipende proprio dalla capacità di farlo; egli sa fare propria una commessa di lavoro e la sviluppa caratterizzandola con il proprio stile e la propria linguistica; diversamente, sarebbe solo un abile tecnico e un semplice, pur bravo, esecutore di creatività altrui. Infatti, non avrebbe alcun senso scegliere e pagare un professionista.


DG4 FOTO ARCHIVIO PIERO GEMELLI

ELISA SEDNAOUI




Il suo modo di concepire la fotografia è rimasto inalterato negli anni o ha subìto cambiamenti?


La fotografia, come ogni altra cosa della vita, è concepita in modo sempre dinamico perché la conoscenza, l’esperienza, le gioie, i dolori della vita fanno vedere e valutare ogni cosa in modo sempre diverso ed interessante. Tutto ciò è bello e difficile: coniugare chiarezza e coerenza di pensiero con nuove e diverse opinioni in un modo evolutivo e non condizionante.


Quanto hanno influito le sue esperienze all’estero nell’elaborazione di un linguaggio fotografico personale?


Voglio essere sincero: la mia fotografia, il mio linguaggio personale, la qualità del mio lavoro mi hanno offerto l’occasione di essere apprezzato all’estero, e quindi è forse più giusto dire quanto il mio lavoro e la credibilità professionale abbiano influito nel modo di vivere l'”estero”. Sicuramente molto.


FOTO ARCHIVIO PIERO GEMELLI


Dove si dirige l’attuale fotografia di moda?


La fotografia di moda, come tutta la fotografia non pedissequamente descrittiva, racconta un mondo e modi in “apparizione“. sa leggere i segnali del cambiamento, li cavalca e li comunica fino a diventare racconto di una realtà prossima, di nuovo gusto ed orientamento culturale. Così fa oggi e così farà sempre. L’unica vera evidente novità è che il digitale, gli smartphone, tablet vari hanno dato accesso alla fotografia a tutti, permettendole di divenire un nuovo linguaggio globale e senza eccessivi filtri; tutto ciò da una parte, comporta una valanga di immagini sovrapposte e spesso confuse e non sempre di alta qualità; dall’altra, ha dato però la possibilità di far emergere talenti, quando validi, e di offrire loro un modo migliore di farsi strada e conoscere. Personalmente, seguo i social come Facebook e Instagram poiché sono convinto della loro forza di aggregazione e informazione.


Quali sono i prossimi appuntamenti di questo 2017 che la vedranno protagonista?


Gli appuntamenti migliori sono spesso quelli al buio, dove la sorpresa si arricchisce dell’attesa. Il 23 ottobre, all’interno del programma “Archivi aperti“, ci sarà un evento organizzato da Rete Fotografia (http://www.retefotografia.it/) in occasione della settimana della fotografia a Milano, dal 23 al 29 ottobre.
Gli ultimi mesi di quest’anno saranno invece dedicati all’organizzazione e preparazione di eventi, mostre, interventi e talk che sono in calendario per il 2018. Per aggiornamenti su questi appuntamenti e non perdere le novità si può fare riferimento ai miei account sui social e ai comunicati stampa in rete.


MARIAGRAZIA CUCINOTTA 1995

MARIAGRAZIA CUCINOTTA 1995




La fotografia di Piero Gemelli si contraddistingue per una straordinaria eleganza: in ogni sua immagine è, infatti, evidente la ricerca di equilibrio e geometria dettata dai suoi studi in Architettura. I suoi ritratti sono solenni e intimi al tempo stesso. Egli è creativo ma rispetta la tecnica, e ciò gli dà vanto affermando la sua impronta personale nel mondo della fotografia di moda internazionale.


http://www.pierogemelli.com/
https://www.facebook.com/Piero-Gemelli-1287913677984528/
https://www.instagram.com/pierogemelli/

La donna metallica di Ricostru – collezione SS2018

La collezione Primavera Estate 2018 di Ricostru ha l’impronta futuristica di “Metropolis”, fredda, cerebrale, metallica.
Una collezione che è bisogno di allontanarsi dalla realtà, un viaggio lontano di un luogo inesplorato, che ha i colori argentei della Luna e del suo riflesso sull’acqua.

sx Ricostru SS18 – dx foto Eugenio Recuenco



La “seconda pelle“, questo il tema scelto dalla designer Rico, una ricerca che parte dai tessuti, quelli che si fondono con il corpo per formare un’unica texture. Protagonista la rete in metallo realizzata a mano, che ricorda la “cotta di maglia“, l’armatura formata da anelli in ferro e indossata anticamente dai combattenti per proteggere il corpo dai pugnali.

Gli abiti metallizzati effetto camouflage sono fluidi e morbidi, la maglieria high-tech è elastica e trasparente e mette in scena l’underwear, quando c’è.
La donna Ricostru è un umana in terra extra-terrestre, la figura glaciale delle immagini di Eugenio Recuenco, che si fonde con la natura circostante.

sx foto Eugenio Recuento – dx Ricostru SS18



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Monica Cordiviola: la fotografia è una cosa seria



La fotografia di Monica Cordiviola è una fotografia tutta al femminile. Le donne che ritrae sembrano tutte quante atipiche: dotate di straordinaria personalità e charme.


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I soggetti delle sue immagini sono prevalentemente donne. Qual è l’aspetto su cui si sofferma?


Molto probabilmente amo ritrarre donne perché mi rivedo o tento di farlo in ognuna di esse. Mi soffermo soprattutto sui loro punti di forza e sulle loro debolezze per trarne al meglio l’immagine che maggiormente le rappresenta. Adoro soprattutto i dettagli dei loro corpi.


Le donne fotografate da lei sembrano tutte quante dotate di forte personalità e contemporaneamente molto emotive. Quanto c’è di autobiografico?


Credo che ognuno di noi nasconda in sé forza e debolezza; la mia fotografia ancora oggi è completamente autobiografica. Infatti, rivedo sempre qualcosa di me stessa mentre fotografo.


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Micol Rochi



Le donne nelle sue immagini sono piene di sensualità e carica erotica. Come pone in relazione fotografia ed erotismo?


L’erotismo in fotografia è molto soggettivo: in un’epoca in cui il nudo è all’ordine del giorno, trovo molto più erotiche le donne che si coprono e nascondono il proprio corpo. Io sono in controtendenza, da sempre. Ho studiato molto sul tema del corpo femminile nel corso degli anni, a livello antropologico e di cultura; oggi ritengo che sia una delle forme più dirette nella comunicazione e la fotografia, il suo mezzo.


Come si pone quando ritrae i suoi soggettI?


Quando ritraggo i miei soggetti cerco di mettere, per quanto possibile, a proprio agio le persone; non sempre ci riesco. Nel lavoro, come nella vita, non sempre abbiamo le famose affinità elettive e quando non vi sono, il risultato finale parla per noi.


Come è nata la sua passione per la fotografia? Ci racconta un aneddoto?


La fotografia è entrata nella mia vita circa quindici anni fa e in maniera molto particolare. In realtà, da spettatrice, sono sempre stata circondata dal mondo della fotografia. Da bambina mi dilettavo con le Polaroid ovunque mi trovassi, poi per molto tempo ritagliavo immagini dai magazine degli anni 80 come Harper’s Bazaar e Vogue e le raccoglievo meticolosamente in quaderni che ancora conservo. A trent’anni avevo talmente tante riviste che sfruttavo i loro fogli per ricavarci comodini e mobili in casa. Poi, intorno ai trentacinque anni, comprai la mia prima reflex semi-professionale e da lì è iniziato il mio vero e proprio percorso fotografico.



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Martina Colombari



Dove si dirige la sua fotografia?


La mia fotografia si dirige verso la ricerca dell’essenza del ritratto, sempre contestualizzato ma molto più intimo. Inoltre, sto pensando di iniziare a ritrarre anche gli uomini con la stessa identica intensità.


Se dovesse utilizzare una parola, quale riterrebbe più appropriata per definire la sua fotografia?


Una parola sola? Carnale.


Molte sue immagini sono in bianco e nero. Come giustifica questa scelta?


La scelta di produrre prevalentemente in bianco e nero deriva dal fatto che adoro la vecchia pellicola. Nonostante oggigiorno è sempre più difficile utilizzare l’analogico, ma amo editare le mie immagini con quel sapore. A livello emotivo, mi trasmettono molto di più le immagini in bianco e nero.


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Dove si sta dirigendo la fotografia attuale?


La fotografia attuale non la guardo troppo. A parte alcune eccezioni ovviamente, per me oggi la fotografia è violentata e dissacrata. Molto probabilmente ciò accade perché sta andando di pari passo con la nostra società. Non vorrei sembrare “catastrofista” o colei che è legata alla vecchia scuola, tutt’altro, ma purtroppo vedo un ambiente inflazionato e deprezzato dal suo vero valore. Abusata. Io dico spesso che la fotografia è una cosa seria.


Ci sono dei fotografi da cui si è sentita particolarmente ispirata durante il suo percorso fotografico?


Certamente. Per anni, mi sono nutrita di immagini di Helmut Newton, Dorothea Lange e Steven Meisel.


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Il corpo è il vero protagonista delle immagini di Monica Cordiviola. Esso è inevitabilmente il punto di partenza per comunicare e la fotografia è il mezzo di cui si serve per farlo. Ne deriva una visione della donna che si distanzia da quella proposta attualmente dalla società; sensualità, carattere e grande personalità risultano i caratteri peculiari delle sue donne.


http://www.monicacordiviola.com/

El Dorado, l’Eden di Piccione.Piccione – primavera estate 2018

COLLEZIONE PICCIONE.PICCIONE PRIMAVERA ESTATE 2018


Dalla leggenda dorata di El Dorado, nasce la collezione Primavera Estate 2018 di Piccione.Piccione.
L’Eden di cui tutti sono alla ricerca disperata, calamita che attirò esploratori, avventurieri, banchieri che finanziarono migrazioni, El Dorado è la città più esoterica del mondo.
Oro e pietre preziose dovrebbero nascondersi in questo angolo terrestre, forse situato nella foresta amazzonica, chi lo sa, dove i bisogni materiali sono appagati e gli esseri umani godono di una pace condivisa.

I colori di questo Paradiso li ritroviamo sulle donne Piccione.Piccione, le fortunate ancelle che vivono il luogo misterioso, dalle stampe grafiche coloratissime, popolate di flora e fauna tropicali, dai ricami preziosi che disegnano fiori esotici imperlati di rugiada, dai fili di lurex e paillettes argentate che ricordano i giochi di luce sui corsi d’acqua. La natura selvaggia, con la sua forza, è l’elemento di questa collezione SS18, il rosso e il fucsia, l’arancio e l’argento, sono addolciti dalle contrapposizioni ai più delicati cipria e bianchi.

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Piccione.Piccione si lascia ispirare da una città immaginaria, costruita sui disegni dell’architetto e paesaggista brasiliano Roberto Burle Marx il quale, profondo conoscitore della natura, impiega con equilibrio colori, tagli lineari, volumi, ordinati paesaggi, luci ed ombre. Nasce così nella collezione la stampa “Amazzonia”, dall’energia sudamericana, su aeree georgette di seta.

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E da Maranhao, uno stato del Brasile che si affaccia sull’Oceano Atlantico, compaiono le sacerdotesse contemporanee, di bianco vestite, come la schiuma del mare, increspate come le onde, leggere nei cotoni e nelle organze ricamate ton sur ton, in pizzi femminili e graziosi.

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Candide come le sabbie più simili a un deserto che a un affaccio sul mare, le donne austere si mescolano alle ninfe del Rio delle Amazzoni, dove abiti laminati prendono luce dalle stratificazioni di tulle e paillettes, dall’effetto tridimensionale.

Il taffettà regala croccantezza, consistenza indispensabile non solo per i piatti gourmet, i tessuti sono strutturati, gli chiffon impalpabili rendono eteree le donne Piccione.Piccione e fili di lurex le donano preziosità.  La ricerca creativa del designer siciliano si fa strada, così come quella stilistica, simbolo di come, alle volte, l’ignoto, sia la via giusta.

Guarda la collezione Piccione.Piccione Primavera Estate 2018: 



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