Archive for novembre, 2017

Egon Schiele, il film sull’artista erotomane

Il film si apre con fiamme che bruciano oggetti, tra cui dei disegni. E’ questa l’immagine che riassume la personalità e la vita del massimo esponente dell’espressionismo austriaco, Egon Schiele, che nelle fiamme vide dissolversi tutti gli averi di famiglia, gettati dalle mani del padre malato di nervi.

Tratto dal romanzo Tod und Mädchen: Egon Schiele und die Frauen di Hilde Berger, il film “Egon Schiele” riprende i passi dell’artista, sotto la direzione alla regia di Dieter Berner, precedente marito della scrittrice. Quei pochi passi geniali di un ossesso del corpo femminile, che si spense a soli 28 anni, come altri sregolati maledetti dopo di lui.

Egon Schiele viene affidato allo zio all’età di 15 anni, dopo la morte per sifilide del padre Adolf, sarà il suo tutore ad accorgersi del talento innato nell’arte del disegno, sarà lui ad iscriverlo all’Accademia della Belle Arti di Vienna. Ma la vita ordinaria dell’istruzione sta stretta a Schiele, che preferisce seguire il suo particolare tratto e lo stile che per sempre ricorderemo come il più erotico e drammatico tra i pittori del xx secolo.

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“Donna distesa” 1917 Egon Schiele



Nei segni che formano i corpi di donne déshabillé, c’è tutta la tensione artistica di Schiele, c’è la rabbia di vivere in una società bigotta e censuratrice, c’è l’ossessione verso il mondo infinito della sessualità, quella che lui stesso cerca nella moltitudine, anche se la sua arte rimarrà fedele a due donne in particolare: la sorella Gerti e l’amante e modella Wally.

Il rapporto tra Gerti ed Egon è sempre stato letto come molto ambiguo, l’artista ritrae la sorella nuda e i loro giochi sono spesso troppo complici, intramezzati da scenate di gelosia da parte di entrambi. Sarà Gerti la donna devota che lo appoggerà e assisterà fino alla sua morte.

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una scena del film – Wally



Wally rappresenterà invece quella fase della vita dedicata alla passione: la donna dai capelli rossi immortalata nel famoso dipinto “La morte e la fanciulla“, la diciassettenne disinibita che amerà anche in sua assenza e che perderà la vita come crocerossina durante la guerra. Sarà la moglie Edith Harms a sostituirla, la donna che gli chiederà esclusività, obbligandolo a chiudere ogni tipo di rapporto con Wally. Sarà Edith la sua musa, il volto agonizzante che dipingerà nelle ultime ore della loro esistenza quando, incinta di sei mesi, perderà la vita a causa della febbre spagnola.

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“La morte e la fanciulla” Egon Schiele



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una scena del film



La vita di Egon Schiele è stata un susseguirsi di provocazioni, umiliazioni e limitazioni. I suoi dipinti destarono scandalo e si urlo’ alla “pornografia“, si vedrà così trascinato in tribunale nel 1912 con l’accusa di abuso su una minore, Tatiana, figlia di un militare. Schiele passerà un mese di segregazione in carcere, gli verranno confiscati centoventicinque disegni, rischierà una condanna a lunghi anni di prigione, ma al termine del processo le accuse più gravi cadranno. Il tormento e la cupidigia del pittore invece torneranno a galla, segnandolo per sempre; sarà il suo mentore e grande estimatore Gustav Klimt a ridargli vita, acquistando i suoi disegni, presentandolo ai maggiori collezionisti lungimiranti.

Ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale minaccerà fortemente la sua ricerca e libertà artistica, e tutto il dolore e il disagio si riverseranno in quelle opere, trecentoquaranta dipinti e duemilaottocento tra acquerelli e disegni, in quei tratti riconoscibili, tesi e nervosi che saranno la firma della sua cifra stilistica, consacrandolo a maggiore esperto dell’Espressionismo.

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Egon Schiele il film



Se il disegno per Schiele era tutta la sua vita, la vita stessa di Schiele era per le sue amanti la loro stessa vita.
Seduttore, affascinante, carismatico, Egon Schiele sapeva ottenere tutto ciò di cui aveva bisogno, anche di denaro, nei momenti più grigi della sua esistenza, il denaro che tanto odiava e per cui non è mai sceso a patti o compromessi.

L’unica realtà a cui faceva riferimento era la propria, quella che vedeva con i suoi occhi, quelli dipinti infinite volte negli autoritratti, nudi spesse volte, in strane posizioni, dove le combinazioni del corpo formavano quasi dei rami, delle intersezioni di carni, dei burattini in balìa degli eventi, della storia, la storia che lo stavo distruggendo.

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Eon Schiele il film



Ma chi è Egon Schiele l’uomo? Noi tutti conosciamo l’artista, e non l’animo umano e debole di chi ha subìto delle gravi perdite, di chi ha dovuto assistere alla follia del padre; non conosciamo l’abile seduttore, possiamo solo immaginarlo attraverso le sue opere. Sono loro che ci raccontano qualcosa del suo carattere, della sua indole perversa e maniacale, è il calco di quella matita, deciso, sicuro, che ci parla dell’uomo, delle sue riflessioni sulla morte e la decadenza; sono quelle pose sensuali che ci permettono di spiare attraverso una piccola fessura, sulla stanza della sua vita, le calze arrotolate e i capelli arruffati di quelle donne ritratte, sono gli sguardi ammiccanti di quelle fanciulle appena adolescenti.
L’accanito lettore di Freud, l’instancabile amante, l’erotomane, ce lo lasciano sognare i libri…



Il film Egon Schiele di Dieter Berner è stato presentato da Draka Distribuito di Corrado Azzollini, in collaborazione con Twelve Entertainment, presso le sale dello Spazio Oberdan 


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8 DONNE E UN MISTERO

Benedetta Falugi: una fotografia di “raccoglimento”

Benedetta Falugi è una fotografa toscana che ha fatto della fotografia il suo mestiere ormai da alcuni anni. La sua formazione avviene attraverso alcuni workshop e come autodidatta.


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Tra i suoi clienti spiccano nomi ben noti come: Visa (New York), Nokia (United Kingdom), i marchi di moda Mal Familie e Noodle Park (Italia). Da tre anni, inoltre, è entrata a far parte del collettivo di street photography “Inquadra”.


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La fotografia è, per lei, innanzitutto un’esigenza, un momento di “raccoglimento” e solitudine per indagare se stessa e la realtà circostante.


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Una passeggiata diviene, così, il pretesto per scrutare luoghi, persone e oggetti su cui la fotografa fantastica e nei quali prova ad immedesimarsi, imprimendone brillantemente la storia su pellicola.


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La sua fotografia è essenzialmente dettata dall’istinto, dove le emozioni scaturite dalle immagini s’incontrano con la voglia di esercitare incessantemente la capacità di osservazione. Lo sguardo di Benedetta sul mondo è quasi infantile, alla ricerca di colori e dettagli, in cui perdersi e ritrovarsi contemporaneamente.


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L’elemento ricorrente nelle sue foto è senza ombra di dubbio il mare, che le fa da compagna nei suoi momenti di solitudine e ricerca. La solitudine che traspare dal suo punto di vista non è mai sofferta, ma è anzi l’occasione di un momento creativo con il quale cullarsi serenamente.


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https://www.benedettafalugi.com

Albino Teodoro Spring Summer 2018

Albino Teodoro – Spring Summer 2018

“Delizia del disordine / desta nell’abito la giocosità / Un telo leggero gettato / con elegante distrazione / Un lembo di tessuto vagante, che qua e là / asservisce a pettorina / Un polsino noncurante, e lì vicino, / nastri che ricadano confusi / Un’onda vittoriosa, che attira l’attenzione/ alla gonnella tempestosa / Un laccetto trascurato, nel cui fiocco/ intravedo un garbo selvaggio / Mi ammagliano di più, che quando il tocco/ è troppo esatto, in ogni sua parte”.


E’ Robert Herrick (1591-1674), il poeta inglese che nel periodo della Restaurazione descrive l’imperfetta mise di una donna. E’ quel suo modo distratto che lo attrae, quelle stoffe indossate alla rinfusa, frettolosamente e senza il consenso dello specchio; è l’innato garbo selvaggio che lo attrae più della perfezione.

E in una collezione dove la donna si sente libera sotto le vesti, Albino Teodoro mescola sapientemente questi ingredienti, asimmetria ed eleganza. Ne nasce così uno strano equilibrio di silhouette dove la natura è musa ispiratrice.

La collezione Primavera Estate 2018 Albino Teodoro è un gioco di strutture, masse e volumi; la donna non indossa mai la taglia che l’avvolge, ma resta comoda coprendo l’identità delle proporzioni.
Astratti i disegni dei capi, spesso geometrici, ma dove si riconoscono paesaggi lunari e distese di marmi.



Oriente e Occidente si incontrano nella collezione Spring Summer 2018 di Albino Teodoro, troviamo i simboli cari al paese del Sol Levante: la carpa koi, che viene addomesticata per colorare e ravvivare i laghetti da giardino. Brillano con effetti tridimensionali sui tessuti materici, sono disegni in lurex dorati, così come dorate sono le paillettes che impreziosiscono i trench e le giacche, per un effetto naturale che ricorda il luccichìo delle pepite d’oro nelle acque scure.



Le tinte sono tutte derivate da pigmenti naturali: lapislazzuli, granato, beige, avorio e carbone con tocchi di rosa pallido oro e argento. I pezzi chiave della collezione sono il trench, la giacca blazer, la camicia, la tuta da lavoro, l’abito teatrale. I tessuti utilizzati:  jacquard dai motivi asiatici, douchesse rigate, grisaglie maschili, stuoie dark o con disegni lurex argento.
L’asimmetria, il volume così accentuato da sembrare quasi scolpito nella pietra riecheggia il peplo romano o le linee semplici e morbide dei costumi orientali.

Guarda la collezione Primavera Estate 2018 Albino Teodoro: 



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Intervista a Tiziano Russo: racconto una realtà inventata

Tiziano Russo è ben conosciuto nel panorama musicale per aver diretto i video di artisti italiani come: Mina, Dardust, Nino Frassica, Chiara. Recentemente, è stato ospite con Boosta e Violante Placido presso Milano Film Festival, dove ha reso omaggio al grande Antonioni con lo spettacolo “Attraverso il Deserto, il Deserto Rosso“. Tra gli ultimi lavori, spiccano quello per i Negramaro in “Fino All’Imbrunire” e Francesco Gabbani in “La mia versione dei ricordi”.


Da dove nasce la passione per la sua attività? C’è, in particolare, un aneddoto?


Esiste in realtà un momento particolare della mia vita che coincide con l’inizio del mio sguardo su questo mestiere: una collana di 120 VHS del Corriere della Sera, grandi opere cinematografiche da collezionare; le acquistai tutte. Credevo di avere tra le mani un tesoro da difendere, senza conoscere bene i registi e i film. Ma giorno dopo giorno iniziai a divorarli e a studiarli, specialmente Polanski e Kubrick.


Ci sono dei registi che sente più affini al suo modo di vedere il mondo?


Seguivo molto Polanski. Crescendo, ho cambiato i modelli da seguire: da Sorrentino a Refn, da Iñárritu a Roy Andersson, non Wes. Cambiano i registi, ma restano i film. Non seguo un regista da seguire, anche se aspetto l’uscita di un autore in particolare, ma preferisco seguire le opere, i temi e le idee.


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L’ultimo videoclip dei Negramaro s’ispira ad un film di di François Ozon, in cui il bambino dotato di ali diviene metafora dell’amore che fin dai primissimi momenti di vita è aspirazione alla libertà. Com’è, invece, il suo rapporto con la libertà creativa?


Il video è esattamente la mia personale espressione di libertà: libero dai canoni audiovisivi, di ispirarsi a un film in particolare, di cambiare stile. Con l’ultimo video dei Negramaro ho voluto proprio questo, mettermi in gioco e azzardare un nuovo stile registico da allegare a un brano musicale. Credo di aver indirizzato il mio percorso su una strada artistica e creativa nuova. E mi piace.


In che modo riesce a conciliare la libertà creativa con la commissione dei lavori?


Una domanda delicatissima. Dipende molto dagli artisti e da chi commissiona il lavoro. Sicuramente ti scelgono per lo stile, e averne uno è già un gran passo avanti e facilita il rapporto regista/artista. Cerco di ascoltare molto la volontà del discografico, ma so ben di dover difendere le mie idee e i miei gusti. Il punto d’incontro è sempre il risultato migliore, quasi come quello tra artista e volontà del pubblico.


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Qual è o quali sono gli aspetti a cui presta maggiormente attenzione nella produzione di un videoclip musicale?


Durante la produzione pretendo che i reparti si conoscano e comunichino tra di loro. La migliore riuscita passa attraverso la comunicazione e lo scambio. I reparti devono ascoltarsi e scegliere insieme al regista le direzione: non si arriva sul set con idee diverse, ma con una grande in comune. Presto molta attenzione affinché tutti lavorino in questi modi; non si è registi solo sul set. La mia attenzione particolare, e spero si noti, è sulla fotografia e la narrazione. Una è più legata alla creatività visiva, la seconda all’idea e all’emotività. Inevitabili.


C’è un suo videocip musicale al quale si sente emotivamente più legato?


No. O meglio, sono molto autocritico e credo che il meglio debba sempre arrivare. ma sicuramente, l’ultimo dei Negramaro è un video che ha un contorno importante e molto personale. Lo rivedo spesso, e questo la dice lunga.


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Realtà e finzione. Come s’incontrano nei suoi lavorI?


La realtà è finzione. Nella realtà tutti fingiamo, e per quanto mi riguardo, nei miei lavori è inevitabile questo connubio. Racconto una realtà finta, inventata: è un paradosso che difendo. Se la puoi sognare, puoi anche raccontarla. E il sogno vive nella nostra realtà.


Se dovesse associare una sola parola al suo linguaggio, quale sceglierebbe? Perchè?


Il mio è un linguaggio lunatico, esprime molto quello che sono. Essere lunatici nell’arte è una gran fortuna: il dono di essere liberi e giustificati.


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L’ultimo suo lavoro l’ha visto confrontarsi con Deserto Rosso del grande Antonioni. Che sensazioni le ha regalato quest’esperienza?


E’ stata una bolla spazio-temporale, di quelle che scoppiano e ti chiedi se l’hai vissuta e vista per davvero. Antonioni è un punto lontano e mi sembra di averlo conosciuto bene, come un grande amico, per pochi giorni. E l’ho conosciuto grazie a un suo film; è questo il nostro senso della vita: essere conosciuti per quello che facciamo. Io ho conosciuto Deserto Rosso e Antonioni. In questo lavoro, Boosta e Violante sono stati due importanti compagni di viaggio. Abbiamo realizzato qualcosa di unico: una nuova forma d’arte, con molti limiti ancora, ma potenziali margini di miglioramento. Ci stiamo lavorando.


Quali sono i prossimi progetti che la vedranno protagonista? Può anticiparci qualcosa?


Non si finisce mai di scrivere, ma bisogna essere bravi a chiudere una storia. Attualmente sto facendo proprio questo. Sono in scrittura e impegnato nella lavorazione di nuovi videoclip per artisti italiani.


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I video di Tiziano Russo si contraddistinguono per la delicatezza delle storie raccontate e l’eleganza delle immagini che si susseguono, dove la malinconia s’intreccia inesorabilmente con la gioia. Ne deriva, quindi, il ritratto della vita in tutta la sua complessità, fatta di volti, dettagli, luoghi, idee ed elementi simbolici. La creatività è l’elemento costante con cui il regista condisce la realtà e la quotidianità, contribuendo all’elaborazione di un linguaggio del tutto personale, che intriga ed incuriosisce.


http://www.tizianorusso.com/

Il fenomeno TOPTREND arriva in Italia

Il fashion brand TOPTREND finalmente anche in Italia

L’abito perfetto a costi accessibili esiste, e grazie a TOPTREND il sogno si è tramutato in realtà!
Il brand britannico TOPTREND sbarca in Italia con la nuova capsule collection, presentato con un cocktail party di benvenuto, l’evento ha destato curiosità tra i fashionisti della movida romana, 12 straordinari abiti che hanno sbalordito i presenti alla serata, celebrities incluse.

Daniele Morena insieme a Paola Caruso

Daniele Morena insieme a Paola Caruso


Premiato nella categoria “Moda e Accessori”, dedicato alla migliore “esperienza d’acquisto digitale” sul mercato europeo al NETWEB AWARD 2016, TOPTREND ha superato notevolmente le aspettative e fatto schizzare le vendite on line anche nel 2017.
Il valore del brand per un’azienda è tutto, se poi si parla di moda, nell’insieme, tutto assume un valore indefinito, generando fenomeni in forte crescita tra i giovani e i meno giovani, TOPTREND promette tutto questo e grazie a una costante analisi delle tendenze, al lavoro di designer qualificati e alla creatività, è possibile sempre trovare nell’e-shop l’outfit giusto, quello che magari non si riesce a trovare nei negozi.


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L’e-commerce è un settore in forte crescita, basta pensare che dal 2016 le vendite on line sono aumentate del 18%, ogni azienda deve essere in linea con le tendenze del momento e sono diversi i brand che si sono aggiudicati primati importanti, come ad esempio TOPTREND, un e-commerce di moda e beauty nato nei primi mesi del 2016 che ha già fatturato numeri importanti.
Il brand sta conquistando una fetta importante di mercato, offrendo ben presto la possibilità di nuovi posti di lavoro anche in Italia.

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Seguitissimo anche sui social come Instagram, il brand garantisce spedizioni celeri e fornisce un’interfaccia semplice, veloce e creativa; scopo del brand è di acquistare l’outfit dei propri sogni (magari indossato da personaggi famosi) a prezzi accessibili: “Riteniamo che lo shopping sia un diritto, non un lusso – afferma Daniele Morena, Brand Manager Europa TopTrend – quindi puntiamo a fornire le migliori tendenze a prezzi accessibili”.
Per essere delle vere It Girl basta poco grazie a TOPTREND!


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I paradisi esotici di Delfrance – Spring Summer 2018

Tropical Love –  Collezione Delfrance Primavera Estate 2018

Nasce dai paradisi esotici la donna Delfrance, che indossa i colori vitaminici sfumati di arancio, giallo, verde e fucsia.

E’ una Primavera Estate 2018 dove la leggerezza fa da padrona: rasi e sete, preziosi tulle inseriti come ricami, formano dei simil-petali, impreziosiscono le paillettes e i nastri tono su tono. I top con le ruches ricordano delle caramelle da scartare, i materiali vengono mixati con giochi di contrasto.

Sempre più scoperte le gambe, velate solo da calze a rete versione dark, o da sinuose forme nude di tulle che scoprono anche e seni; via libera a minigonne in pelle e shorts, e alle giacche/vestito, abbinate ad ankle boots silver o décolleté borchiati.



Provocanti gli abiti da sera, con scollature sulla schiena, balze e volant, ma sdrammatizzati attraverso l’uso di accessori come chocker o maxi collari dorati.

La collezione Spring Summer 2018 Delfrance racconta una donna audace, individualista, senza rinunciare alla sartorialità e all’unicità del capo.



DESIGNER PROFILE

Delfrance studia fashion design presso l’Istituto Marangoni di Milano prima di trasferirsi a Londra, dove ha l’opportunità di lavorare con Vivienne Westwood.
Pochi mesi dopo comincia a lavorare come assistente di Andreas Kronthaler, coniuge di Vivienne, con il quale si reca a Parigi.
Rientrato in Italia, nel 2005 consegue un master triennale presso l’Istituto Carlo Secoli.
Nel 2008, a seguito degli studi all’École de La Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, debutta con la sua prima collezione prêt-à-porter.

Sfoglia la collezione Delfrance Spring Summer 2018:




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Intervista a Michele Palazzo: dove comincia il suo mondo

Michele Palazzo è il fotografo originario di Ravenna che sarà protagonista a Milano, presso la galleria Still, a partire dal 29 novembre per la sua prima mostra personale. La mostra, intitolata “Dove comincia il mondo“, è curata da Denis Curti e Maria Vittoria Baravelli.

“Dove comincia il mondo” è il titolo della sua mostra personale. Dove comincia, invece, la sua passione per la fotografia?

Comincia molto presto, negli anni della mia adolescenza alle scuole medie. Ho frequentato una scuola media sperimentale annessa all’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, ed a differenza delle altre scuole medie tradizionali, avevamo molte più ore di materie artistiche tra le quali fotografia. Erano ovviamente gli anni della fotografia analogica e la magia di sviluppare le foto autonomamente in camera oscura mi ha completamente rapito. Da quel momento in poi, con periodi più o meno intensi, la fotografia non mi ha più abbandonato.

Come approccia con i passanti mentre fotografa? Chiede se può fotografare o, semplicemente, cattura l’immagine?

Mai. Se chiedo il permesso, interrompo la magia del momento. I miei sono tutti ritratti fatti candidamente.

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Dalle sue immagini vien fuori un mosaico di etnie e culture differenti, che si riflette anche nei colori. Qual è l’aspetto a cui presta maggior attenzione mentre fotografa?

Ci sono molte cose che catturano la mia attenzione: i volti, i vestiti, il background o la luce. E’ una cosa che faccio quotidianamente, è un esercizio di osservazione e di curiosità continua che non mi abbandona mai, nemmeno quando non ho una macchina fotografica con me.

Che posizione occupa la tecnica nella sua fotografia?

Credo che sia una cosa acquisita per il tipo di fotografia che faccio, anche se ovviamente ci sono sempre cose da apprendere. Non sono un fotografo da studio e, quindi, quella tecnica la conosco poco e posso essere sicuramente considerato un principiante; tuttavia, se mi dovesse servire o ancora meglio incuriosire, allora mi ci dedicherei in maniera ossessiva come faccio con tutte le cose che mi intrigano.

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Ci sono dei fotografi che hanno segnato particolarmente la sua visione della fotografia?

Probabilmente moltissimi, ma anche pittori, designers e architetti. Ho sempre avuto una grande curiosità visiva e una pessima memoria per i nomi, per cui le mie influenze sono le più svariate. Ho un background in architettura, un lavoro da designer nel mondo digitale, questa passione sfrenata per la fotografia e amo viaggiare: sarebbe riduttivo citare solo qualche fotografo. Poi ne scopro nuovi e vecchi ogni giorno, preferisco mantenere vivo questo senso di continua sorpresa e scoperta.

La sua visione del mondo si riflette nella sua fotografia, o la sua fotografia ha inciso nella sua visione del mondo?

Sicuramente la prima, anche se a volte riguardando le mie fotografie e a mente fresca, scopro un punto di vista inaspettato anche a me stesso. La mia macchina fotografica è un passe-partout per nuovi mondi e avventure: probabilmente senza questa mia passione quotidiana non avrei mai avuto accesso o scoperto metà delle cose che ora fanno parte di me.

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C’è una parte del mondo che desidera fotografare attualmente?

In senso geografico, l’Asia che non ho mai visitato e che conosco solo attraverso l’occhio di altri fotografi. Sono curioso di vedere cosa, invece, il mio occhio sia capace di catturare. Se invece non parliamo di luoghi geografici, allora vorrei fotografare i momenti persi e le persone mai viste.

C’è qualcosa, invece, che preferirebbe non fotografare?

Ci sono probabilmente dei generi a cui non mi avvicinerò mai per mia indole, ma non mi precludo nulla.

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Le capita spesso di emozionarsi rivedendo una sua fotografia?

Poche volte, credo di essere molto esigente con me stesso. Mi innamoro di alcune idee di fotografia che provo ad esplorare e molte volte, deluso dai risultati, preferisco continuare a inseguire quelle idee e ogni tanto raccogliere i frutti di quell’esplorazione.

Se dovesse associare una parola alla sua fotografia, quale userebbe? Perché?

Forse direi Pancia, perché la mia fotografia è un po’ viscerale, di pancia appunto.

La mostra di Michele Palazzo presenta New York in 20 scatti, città in cui il fotografo vive per esigenze lavorative a partire dal 2010. La New York ritratta da Palazzo è spesso evanescente: il fotografo imprime nelle sue immagini l’unicità e la magia di momenti irripetibili; ne deriva, pertanto, una visione del tutto personale della Grande Mela, dove culture ed esperienze di vita differenti si mescolano tra di loro e con l’esperienza del fotografo, sino a realizzare un mosaico piacevole da osservare ed estremamente affascinante.

www.streetfauna.com

Hiroshima Mon Amour: tra presente e passato

Hiroshima Mon Amour è uno dei primi film significativi della Nouvelle Vague, diretto nel 1959 da Alain Resnais. Grazie alla sceneggiatura della scrittrice francese Marguerite Duras, si è avvalso la candidatura all’Oscar come migliore sceneggiatura originale nel 1961.

Dem-3 Photo. Helene Jeanbrau © 1996 cine-tamaris.tif

Hiroshima è la città che fa da sfondo alla storia di due amanti , interpretati da Emmanuelle Riva e Eiji Okada: lei francese, lui giapponese. La donna è una pacifista che non ha vissuto in prima persona gli orrori della guerra, ma ne porta i segni indelebili nel cuore, quando a diciotto anni si innamora perdutamente di un soldato tedesco. Allo stesso modo, il giapponese e architetto si scontra coi ricordi della guerra a causa della famiglia distrutta a quei tempi, e ora non gli resta che impegnarsi attivamente nella ricostruzione della città.

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Dal punto di vista tecnico, il film si caratterizza per l’introduzione innovativa dei flashback con i quali i personaggi si muovono continuamente tra presente e passato. I ricordi della devastazione legata allo scoppio della bomba ad Hiroshima si alternano con quelli sentimentali della donna, che rimembra l’amore appassionante vissuto col soldato tedesco in Francia, la cui uccisione la portò quasi alla follia.

Nalla foto distribuita dall'ufficio stampa il 23 aprile 2014 Emmanuelle Riva in una foto di scena del film 'Hiroshima mon amour' di Alain Resnais. Il film simbolo della nouvelle vague torna in 70 sale italiane dal 28 aprile 2014 a poche settimane dalla scomparsa del regista Alain Resnais. ANSA/UFFICIO STAMPA +++NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+++

Alain Resnais, attraverso una sapiente alternanza di suoni e immagini, ha dato vita ad un vero capolavoro del cinema moderno; il tema del ricordo s’intreccia a quello dell’oblio: i due sono ormai felicemente sposati, e hanno poche ore per rincorrersi per i luoghi della città prima del ritorno di lei in Francia. E di quelle ore non rimarrà nient’altro che l’oblio, per l’ennesima volta. L’opera di Resnais ci insegna che se ricordare è un dovere, dimenticare il passato è una necessità per vivere.

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Giorni preziosi nel salotto del gioiello

Giorni preziosi nel salotto del gioiello

sabato 25 e domenica 26 novembre

Un weekend dedicato al gioiello di alto artigianato tra brindisi e assaggi gourmet

Dieci jewel designers intrecciano stili paralleli e contrari in una mostra mercato che dà vita a un evento poliedrico dove il tres d’union è dato dalla comune passione e dedizione verso l’arte del gioiello contemporaneo nei vari ambiti di ricerca, progettazione e realizzazione.

La capacità emozionale racchiusa in ogni creazione rappresenta la chiave di volta mediante la quale il jewel designer marchia con il suo mood la propria linea creativa.

Dai colori armoniosi e caldi specchio di una natura incontrastata di Sheila Cunha Ornaments alla precisione del dettaglio merito di una longeva tradizione familiare di Luigi Sala Gioielli. Con le opere orafe di Maria Luisa Palazzo si entra in un sogno fatto di giochi di luce e micro-sculture che si contrappone al rispetto delle forme di Limodoro. La creatività multiforme di Mikki Eger incontra il rigore disciplinare di Daniela Repetto. Le dimensioni contaminate delle opere di Frammenti Design si intrecciano con le nuove identità preziose e naturali plasmate da Antonella Ferrara. I gioielli d’affezione interpretati da STELLA G. si confrontano con la percezione del mondo del lusso in un’ottica ecosostenibile propria dei monili di minrl handcrafts.

Ciascun pezzo racconta una storia fatta di immagini, ricordi, musiche e colori.

È la personalizzazione di ogni gioiello a racchiuderne il suo più intimo segreto.

Antonella Ferrara – Preziosi d’arte
Novara
www.antonellaferrara.it

Dopo aver frequentato l’atelier di scultura orafa a Milano Antonella Ferrara crea gioielli nel suo laboratorio dove lavora e sperimenta sul monile in oro, argento e pietre naturali da ormai più di 30 anni. Realizza microsculture indossabili facendo ricorso al mondo delle gemme in modo originale. Elementi decorativi, figurativi, evocanti simbologie moderne e rimandi storici, costituiscono un segmento tematico della sua produzione, legata all’esperienza artistica delle mostre a tema in Italia ed all’Estero. I gioielli di Antonella Ferrara viaggiano in una dimensione di movimento estetico e funzionale: un gioco in cui collane, bracciali, orecchini, anelli e spille si scompongono assumendo nuove identità ispirandosi agli elementi naturali e alle antiche filosofie. L’artista crea storie e desideri incastonati nella luce delle pietre.

Daniela Repetto – Una disciplina preziosa
Pavia
www.danielarepetto.it

Daniela Repetto è un’artista del gioiello contemporaneo diplomata in pittura all’Accademia di Brera. Arnaldo Pomodoro è stato uno dei suoi maestri presso il Centro Trattamento Artistico dei Metalli (TAM) di Pietrarubbia dove si è specializzata in scultura. La jewel designer ha studiato oreficeria e appreso la tecnica degli smalti a fuoco. Nel 1997, su commissione della Diocesi di Pavia, progettò e realizzò, in collaborazione con Pupi Perati, la croce pettorale in oro e vetrofusione donata al pontefice Benedetto XVI in occasione della visita alla città. Daniela Rapetto ha tenuto vari laboratori curati dalla SOA e insegna Modellazione della cera presso la Scuola Orafa Ambrosiana di Milano dal 2007 e Smalti a fuoco agli Istituti Vicenza Formazione dal 2015. La costanza negli studi e l’attenta formazione sono la chiave di volta delle sue produzioni che prendono ispirazione anche dalle molteplici mostre alle quali l’artista ha partecipato dal 2013 viaggiando spinta dalla sua passione.

Frammenti Design – Dimensioni a contrasto
Milano
[email protected]

Emma Carrau Bueno nasce a Barcellona. Trasferitasi a Milano inizia una personale ricerca sulla contaminazione tra moda, arte e design, spinta dal desiderio di dar vita a una disciplina priva di confini dove fondere tutti questi elementi. La gioielleria risponderà alle sue esigenze e da essa prenderà vita “Frammenti”: una raccolta di “pensieri” che si rifanno alla memoria, al tempo e allo spazio. Il progetto nasce dall’osservazione delle forme che ci circondano: il pieno e il vuoto, il positivo e il negativo, la presenza e l’assenza, il ricordo e l’annullamento.

Limodoro – L’essenziale delle forme
Milano
www.agalma.it

Diplomata in grafica pura all’istituto Europeo di Design nel 1985 Limodoro ha poi frequentato due corsi per la lavorazione dei metalli presso l’associazione premateria. Lavora nel proprio laboratorio orafo e nel 2001 ha partecipato alla fondazione del Gruppo di Artisti Orafi Arteaddosso. Negli anni Limodoro ha raffinato la sua naturale passione per le attività manuali come la tecnica della fusione a cera persa, che la portano a trasformare l’idea in materia mantenendo sempre vivo il contatto con il mondo della gioielleria e della moda. I gioielli di Limodoro sono inusuali, privilegiano le forme geometriche mettendo in primo piano il gusto innato per il Nuovo e l’Essenziale, canoni portanti per la jewel designer. L’artista fa ricorso a un ventaglio di materiali per realizzare i propri monili andando a privilegiare anche quei non metalli che spesso sono ritenuti non degni di entrare nella cerchia ristretta dei metalli preziosi.

Luigi Sala Gioielli – Creatività e arte nel gioiello dal 1960
Milano
www.luigisalagioielli.com

L’attività di produzione di gioielli in metalli preziosi luigisalagioielli è stata fondata nel 1960 da Luigi Sala, che nel 1949 all’età di quattordici anni iniziò come apprendista di bottega. Luigi Sala ha appreso e poi tramandato ai figli le tecniche tradizionali di questa arte. Nel laboratorio ogni oggetto viene fatto a mano: da disegno a gioiello. Oggi i figli, Gabriele e Olivetta, portano avanti le tradizioni di famiglia nell’ambito della ricerca stilistica e della produzione artigianale di gioielli. Gabriele Sala è il designer e creativo, è lui che dopo aver progettato il gioiello si siede al banchetto dell’orafo e lo costruisce materialmente, forgiando il metallo. Olivetta Sala è gemmologa e sales manager. Dalla sua competenza ed esperienza nascono gli acquisti delle gemme, ​i contatti e i ​progetti unici per i clienti.


Maria Luisa Palazzo Gioielli – Gioielli da sogno

Rimini
www.marialuisapalazzo.it

L’Atelier Orafo M.L.P. Gioielli nasce a Rimini grazie all’abilità dell’orafa designer Maria Luisa Palazzo che dopo aver frequentato importanti scuole di oreficeria e laboratori orafi italiani, consegue la qualifica d’incisore. Maria Luisa Palazzo ama lavorare in maniera spontanea e intuitiva l’oro 18kt e l’argento 925 prediligendo le tecniche a cera persa e l’incisione. I suoi gioielli contemporanei raccontano storie nate da sogni, emozioni, ricordi, momenti vissuti che ama trasformare in creazioni esclusive; pezzi unici e raffinati, vere e proprie micro-sculture e giochi di luce.

Mikki Eger – Un’arte poliedrica
Milano
www.mikkyeger.com

Mikky Eger è un’artista poliedrica. Il suo percorso creativo e al contempo lavorativo ha inizio con una collezione di moda, seguita da design di calzature, creazione di scenografie per spot pubblicitari, manifattura di tappeti artistici, ideazione di merchandising e display design per Swatch e altri brand. Fino a scoprire la sua vocazione: l’oreficeria. Dal 2009 Mikky Eger segue la sua passione, realizzando collezioni all’interno del suo atelier in via Tortona 26. Affiancando questa attività all’insegnamento presso la Scuola Orafa Ambrosiana di Milano. Concepisce e realizza gioielli prendendo spunto dalle forme e dai movimenti della natura per realizzare pezzi inaspettati dall’impronta surrealista. Tutti i suoi gioielli sono oggetti di culto nati sotto il segno della più autentica istintività.

Minrl Handcrafts – Il mondo del lusso ecosostenibile
Milano
www.minrl.com

Il marchio Minrl Handcrafts è il risultato di un percorso personale che ha portato i due designer Paula Andrea Callejas Greiffenstein e Giovanni A. Viscomi, dal mondo della progettazione industriale a quello dell’arte orafa. Le loro creazioni sono espressione delle culture latinoamericana ed europea. I gioielli Minrl sono realizzati in oro e argento, privilegiando la lavorazione a mano senza però privarsi di alcune tecniche di fabbricazione digitale. L’attenzione alla sostenibilità e il rispetto verso l’ambiente rappresentano un’importante traccia delle loro origini. Paula Andrea Callejas Greiffenstein e Giovanni A. Viscomi sono garanti di un mondo del lusso capace di vivere in modo ecosostenibile.

Sheila Cunha – Raffinati francobolli di esperienze
Milano
instagram: @sheilacunhaornaments

Sheila Cunha è brasiliana, vive tra Italia e Svezia. La multietnia che la caratterizza influenza il suo stile, commistione di un design lineare e pulito tipico dell’ambiente nordico che incontra il gusto italiano abbracciando il suo vibrante temperamento brasiliano. Dalle note della sua terra d’origine Sheila Cunha trae ispirazione per la ricerca dei materiali da impiegare: grezzi e raffinati allo stesso tempo, evocativi per una terra di passioni dal carattere naturalistico. Dallo sguardo attento e abile designer, imprime con raffinatezza il suo stile in ogni pezzo, utilizzando bronzo, argento e oro, pietre dure e perle. Cerca ispirazioni soprattutto nelle forme della natura e nelle esperienze di viaggio per creare pezzi capaci sempre di emozionare. 

STELLA G – Gioielli d’affezione
Milano
www.stellag.it

STELLA G. è Stella Gnesutta, architetto-designer milanese che da sempre si dedica al design del gioiello producendo pezzi unici e piccole serie. Oltre alla linea di orecchini “Pedina” in argento e in oro – presentati al Fuorisalone 2016 – realizza a mano catene modulari in argento, collane asimmetriche e gioielli multy-way. Ama utilizzare perle naturali, pietre colorate ed elementi dell’artigianato tradizionale italiano come la filigrana sarda e le murrine, accostandoli a materiali considerati “poveri” come il legno o la plastica. Ne nascono monili insoliti e attraenti, da indossare in diversi modi a seconda del luogo, dell’occasione e del proprio sentire.

Model of the month – Honorata Wojtkwka

MODEL OF THE MONTH – HONORATA WOJTKWSKA

Photographer: Miriam De Nicolo’

Model: Honoraria Wojtkwska @ Pop Models

Make up artist: Elis Ferranti

Hair Stylist: Tavin Liu

Stylist: Adele Leung



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Cividini collezione Primavera Estate 2018

COLLEZIONE CIVIDINI PRIMAVERA ESTATE 2018

La vita scorre lenta, il paesaggio è deserto e sembra uscire da una favola incantata, la collezione Cividini Primavera Estate 2018 ha le note profumate del mare.

Abiti che scivolano semplici, tono su tono, morbidi sul corpo, dalle nuances delicate che ricordano la sabbia, la terra, i fiori esotici.

E dalla lontana Harbour Island, l’isola lunga tre miglia nell’arcipelago delle Bahamas, l’ispirazione per l’abito che porta lo stesso colore scenico della sua sabbia finissima: un incantevole rosa che, perdendosi tra il verde dell’acqua e l’azzurro del mare, ricorda gli amati toni pastello di Tiepolo.


Movimento e trasformismo nella collezione Cividini SS2018, che stupisce per la scelta di materiali  reali quali il pitone, marsupi unisex che avvolgono la vita, decorazioni e intarsi che creano un effetto 3D su top e camicie.



Le maglie vengono impreziosite dai volumi e dalle sovrapposizioni di capi, tessuti e stampe, come fossero collage.

L’outfit diventa un foglio bianco su cui disegnare i propri sogni, colmi solo di luoghi esotici e colori caldi.

I ricami vengono realizzati con mano moderna ma attenta alla tradizione; i petali di taffetta’ di poliestere sono tagliati al laser e applicati a mano, ulteriore interpretazione del decoro floreale.


Nella collezione SS2018 CIVIDINI, la camicia bianca è in pizzo. Fiori anche sulle shopper di maglia in punto Milano di cotone crepe, ma li troviamo anche in versione uomo. Dove? Sulle cravatte!


Sfoglia la collezione Primavere Estate 2018 Cividini:




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METROCITY SCEGLIE LA TOP MODEL ROSIE HUNTINGTON PER LA CAMPAGNA FW17-18

Tra le romantiche vie del suggestivo quartiere di Brera, rinomato per i suoi vicoli sospesi nel tempo e per le sue atmosfere mozzafiato, METROCITY, brand internazionale di moda e lifestyle nato a Firenze, ci porta alla scoperta della collezione invernale attraverso una scintillante campagna intitolata “Celebrity”.


Gli scatti vedono protagonista la modella e attrice Rosie Huntington-Whiteley, immortalata nel flagship store milanese del brand in Via Brera 23, mentre sprigiona tutto il suo splendore e incarna l’eredità italiana del marchio attraverso l’immaginario della vita super glamour di una celebrity internazionale e trendsetter. La musa indossa un completo deluxe dal gusto chic e al contempo audace: abito scollato in velluto blu con collo in pelliccia hot pink e tracolla, il tutto firmato Metrocity.


Metrocity_1


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La collezione Autunno/Inverno 1718 introduce accessori innovativi dal gusto contemporaneo, tra cui spicca in modo particolare l’elegante borsa indossata dalla testimonial, la tracolla MQ563, uno dei capi iconici del marchio nonché best-seller, rivisitato ogni anno con materiali di lusso e arricchito con dettagli come la fibbia metallica logata. La sua pelle finemente glitterata e il design funzionale trasmettono un’immagine eccezionale e sofisticata, adatta alle amanti di ogni tipo di stile (disponibile presso lo store in Via Brera 23 e sull’e-commerce http://www.metrocityworld.com/).

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Public Sinner – il primo servizio fotografico della serie “Libri da vedere”

PUBLIC SINNER – FASHION EDITORIAL


La nuova sfida della fotografia di moda è quella di creare immagini non solo visivamente accattivanti ma anche e soprattutto di stimolare il pubblico giovane ad approfondire le tematiche trattate.
È proprio questo lo scopo di “Read – Libri da vedere”, un’iniziativa realizzata da un team composto da giovani che si affacciano al mondo del lavoro nell’ambito della moda e dell’arte.

Il progetto, che prende spunto dalla precedente mostra di Edith De Michele “Hath it slept since – Un sogno di luci e ombre”, mette in relazione le arti visive e la letteratura tramite la produzione di fotografie e video, al fine di creare maggiore sinergia tra i diversi settori interessati. Si sviluppa così un contesto favorevole all’interazione tra i giovani artisti, che hanno in tal modo anche la possibilità di far emergere il proprio talento.

Ogni shooting sarà ispirato a un libro scelto dal team e verrà realizzato a Milano tra i mesi di Ottobre 2017 e Agosto 2018 con il duplice obiettivo di pubblicazione editoriale delle immagini e successivamente, in Ottobre 2018, l’esposizione in una mostra dedicata.

CREDITS

Foto Edith De Michele
Stylist Viviana Amato
Make Up – Hair stylist Veronica Terenghi
Assistenti fotografo Elena Collaro – Marco Mazzone
Assistente Stylist Manuela Piccinini
Modella Masha Dramaretska (Boom Agency)
Pittore Simone Galimberti

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Francesco Lettieri: tra nostalgia, romanticismo ed ironia

Francesco Lettieri è attualmente ben affermato come regista di molti videoclip musicali nel panorama della scena indipendente italiana.


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Nasce a Napoli nel 1985 , una città a cui è ancora estremamente legato. I suoi inizi risalgono al 2006, quando inizia a girare i primi cortometraggi. Nel 2011, “Le storie che invento non le so raccontare” si aggiudica il premio come “Miglior corto autoprodotto” in occasione del Napoli Film Festival.


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Tra i suoi videoclip più noti spiccano: “Cosa mi manchi a fare” ed “Oroscopo” di Calcutta, “Del tempo che passa la felicità” e “La fine dei vent’anni” di Motta, “Completamente” e “Sold Out” dei The Giornalisti .


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La sua carriera come regista di videoclip inizia con Giovanni Truppi : amico ed ex coinquilino. Da lì in poi, Francesco Lettieri è stato contattato sempre più spesso da manager ed etichette discografiche. Ha, inoltre, collaborato con artisti come: Emis Killa, Nada, Luminal, Giorgio Poi e Liberato.


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I suoi inizi nel campo del cortometraggio sono stati essenziali per dare un’ impronta narrativa ai suoi videoclip, dove è evidente l’esigenza di voler raccontare qualcosa. La realtà e la quotidianità sono restituite agli occhi degli osservatori attribuendo grande attenzione ai dettagli o facendo ricorso ad una prospettiva insolita .


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I suoi soggetti sono, spesso e volentieri, avvolti da un’atmosfera in bilico tra il romanticismo e la malinconia. L’osservatore si ritrova, così, facilmente attratto o incuriosito dalla presenza di un bambino paffuto o da una ragazza che ride e canticchia: scene quotidiane che si trasformano nel pretesto per raccontare una storia. Ciò che sorprende è l’assoluta versatilità del regista napoletano: Francesco Lettieri riesce a raccontare brillantemente le sue storie in chiave ironica, con occhi nostalgici o in maniera semplice e spontanea, senza fronzoli.


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http://www.francescolettieri.com/

Giuseppe Palmisano: la fotografia ha a che fare con l’inconscio

Giuseppe Palmisano è un giovane fotografo italiano. La sua è una fotografia che procede per sottrazione e in cui le donne ritratte risultano semplici, sensuali ed estremamente delicate.


Quando e come nasce la tua passione per la fotografia?


Ho iniziato a fotografare da ragazzino in maniera giocosa, ritraendomi da solo; facevo già teatro, l’artista di strada e mi dedicavo pertanto a video e foto. Acquistando poi una reflex nel 2009, ho iniziato a sperimentare in maniera più seria: il mezzo mi ha spinto verso la fotografia e poi, nello stesso tempo, la fotografia mi ha spinto lontano dal mezzo. Infatti, non mi è mai interessata particolarmente la tecnica.


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Come ti poni con i soggetti ritratti? Come interagisci?


Avviene tutto in maniera naturale, altrimenti si tratterebbe di una fotografia di moda. Io mi pongo come se fossi un regista: nel momento in cui fotografo, la modella è un’attrice e io il regista della situazione, come se si svolgesse uno spettacolo.


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Bellezza e fotografia. Come si incontrano nelle tue immagini?


Per me la fotografia non esiste. La bellezza è, invece, ciò che esiste: penso alla bellezza della donna nel contesto e non in quanto tale.


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Nelle tue immagini, la donna appare incessantemente incorniciata dal contesto circostante. Qual è l’aspetto a cui presti maggiore attenzione mentre fotografi?


Mi interessa che ogni cosa sia al suo posto: c’è sicuramente ordine nelle mie immagini. Per quanto riguarda le simmetrie, si può soltanto tentare di riprodurle poiché ci sarà sempre qualcosa di imperfetto.


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Le donne che ritrai sono sempre donne semplici, prive di tutto ciò che è superfluo. Qual è la funzione che attribuisci alla presenza femminile all’interno dell’immagine?


Non parlerei di funzione, altrimenti sarebbero soltanto degli oggetti. Semplicemente, mi piace la donna come soggetto da ritrarre, in quanto diverso da me: credo che sia più adeguata a trasmettere ciò che io vorrei.


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La tua è una fotografia “di ricerca”. Dove si dirige attualmente?


Non si può definire dove una ricerca si dirige: il senso della ricerca risiede esclusivamente in se stessa. So da dove vengo e non so assolutamente dove mi sto dirigendo.


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A quali fotografi ti sei ispirato per la tua ricerca?


Direi che mi sono ispirato a tutto ciò che ho visto e fatto, principalmente al teatro. Non conoscevo affatto la fotografia prima che iniziassi a fotografare. Ci sono alcuni fotografi che sicuramente mi hanno segnato, anche a livello inconscio, ma non sono stati affatto il mio punto d’inizio. Credo fermamente che la fotografia sia qualcosa di inconscio, contrariamente a chi ha l’esigenza di copiare altri fotografi pur di creare. Sicuramente mi hanno molto segnato le immagini di Guy Bourdin.


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Hai detto che l’arte è un modo di entrare in empatia col mondo. Puoi spiegarci meglio questa tua visione?


Per me, l’arte è un modo per conoscere gli altri e per entrarci in empatia. Non è il mezzo per farmi conoscere, bensì facendomi conoscere mi consente di avvicinarmi agli altri.


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Erotismo, Immaginazione e Fotografia. Qual è il loro punto d’incontro nelle tue immagini?


Sono tre momenti differenti. L’erotismo è un modo di vedere le cose. L’immaginazione è quella che ho quando voglio fotografare o quando guardo delle cose e le associo: può essere preventiva o estemporanea. L’immagine è invece il risultato del click.


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Ultima domanda. Se dovessi utilizzare una parola da associare alla tua fotografia, quale sceglieresti?


Utilizzerei “perchè” come parola. Tutto si basa sulla domanda, viviamo e facciamo senza farci delle domande.


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La fotografia di Giuseppe Palmisano si contraddistingue per un linguaggio del tutto personale: le sue modelle appaiono quasi sempre agiatamente sdraiate, accovacciate, con le gambe ben in vista, o in piedi contro un muro. Esse sembrano cercare un posto nell’ambiente circostante, così come l’autore potrebbe ricercarlo nel mondo attraverso il mezzo fotografico. E’ evidente la contaminazione con il teatro: l’immagine è il frutto di una specie di improvvisazione in cui la scenografia che ne deriva è di primaria importanza. Tutto ciò ha contribuito a fare di lui un vero e proprio fenomeno virale sui social, dove le sue immagini vengono recepite visivamente dai follower come intime e sincere.