Archive for dicembre, 2017

Intervista a Michele Palazzi: non amo guardare immagini di guerra e sofferenza

Michele Palazzi è il giovane e talentuoso fotografo di origini romane. Nel 2015 si aggiudica l’ambito World Press Photo nella categoria Daily Life, Stories grazie ad un interessante progetto a lungo termine sull’impatto della modernizzazione in Mongolia. Attualmente, vive a Roma ed è membro dell’agenzia Contrasto.

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Nel 2015 si è aggiudicato il premio World Press Photo, attraverso un progetto a lungo termine riguardante il processo di modernizzazione in Mongolia. Cosa ha rappresentato per lei questo progetto?

I miei viaggi in Mongolia mi hanno permesso di alimentare la mia curiosità verso un mondo e uno stile di vita (quello del nomadismo) che sta scomparendo per sempre e di misurarmi con delle realtà sociali e culturali distanti da me, ma grazie alle quali sono riuscito ad apprendere molto.

Come nasce la sua passione per la fotografia? Ricorda un aneddoto?

Questa passione è andata crescendo col passare del tempo, finite le superiori ho deciso di provare a capire se la fotografia potesse essere un mezzo espressivo a me consono; negli anni ho imparato a rispettarla e ad amarla, ricevendo altrettanto indietro.

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Ci sono dei fotografi che hanno inciso particolarmente sulla sua formazione?

Ovviamente moltissimi e sono anche cambiati nel tempo: Sally Mann è stata una delle prime fotografe che ho amato, e lo rimane anche oggi.

Cosa vorrebbe ancora fotografare?

Tutto quello che ancora non ho fotografato.

C’è qualcosa che, invece, preferirebbe non fotografare?

Non lo so. Sicuramente non amo guardare immagini di guerra e di sofferenza, poiché ho forti dubbi sull’impatto positivo che queste immagini possano avere sulla società.

Come si pone verso l’errore?

La mia prima reazione è sicuramente di frustrazione, ma successivamente cerco di fare tesoro dei miei errori e di imparare il più possibile da questi. Ultimamente mi è capitato di leggere l’ultimo libro di Erik Kessels “Che Sbaglio!” ed. Phaindon dove l’errore viene affrontato come una delle principali fasi creative di un autore: senza dubbio, questo saggio mi ha aiutato a rivalutare la concezione stessa dell’errore.



C’è un aspetto a cui presta maggior attenzione mentre fotografa?


Cerco sempre di trasporre mentre scatto le emozioni che mi suscita il soggetto fotografato, sia che esso sia una persona o un luogo.

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Come riesce a conciliare la libertà espressiva e la creatività con i lavori commissionati?

Cerco sempre di scindere le due cose, per i lavori commerciale cerco di soddisfare al meglio le necessità del committente, mentre per i miei progetti personali l’unico committente sono io.

Quanto hanno inciso le esperienze all’estero nella ricerca ed elaborazione di un linguaggio fotografico personale?

Non credo che le mie esperienze avute all’estero di per sé possano aver influito maggiormente di altre esperienze avute in Italia: più che il luogo, credo che siano formativi il tipo e l’importanza di un’esperienza.

Quali sono i prossimi progetti in cantiere?

Nell’ultimo anno ho lavorato in Portogallo al primo capitolo di “Finisterrae”, un progetto sulla crisi economica e sociale dell’Europa del sud. Al momento sto portando avanti il secondo capitolo in Italia: il progetto cerca di rappresentare la crisi sud-europea attraverso un linguaggio allegorico, guardando alla società contemporanea da un punto di vista soggettivo.

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Le immagini di Michele Palazzi sono dai toni decisi e trasportano inconsciamente l’osservatore nel pieno dell’atmosfera catturata dall’autore. Ne deriva pertanto un’atmosfera estremamente affascinante, capace di condurre in altri luoghi e in nuovi mondi.

http://www.michelepalazziphotographer.com/

Outfit capodanno 2018: i migliori look per festeggiare con stile

Outfit capodanno 2018: i migliori look per festeggiare con stile

Non esiste occasione migliore di capodanno, per poter sfoggiare un outfit brillante, elegante e alla moda. È per una questione di stile, ma anche per salutare l’anno che a breve rimpiazzerà quello vecchio, e per farlo nel migliore dei modi. Questo principio, poi, può essere applicato a qualsiasi occasione: dal capodanno in famiglia, fino ad arrivare al capodanno con gli amici e chiaramente a quello in coppia, magari durante un bel viaggio. La domanda rimane sempre la stessa: cosa mettersi per festeggiare capodanno? Fortunatamente online si possono trovare delle guide molto utili per individuare l’outfit ideale per la propria serata: su magazine come ad esempio quello di Zalando Privé si possono trovare tantissimi consigli preziosi su come vestirsi a capodanno, con tante idee per scoprire i migliori look per festeggiare l’anno nuovo. Adattare il proprio look alla location e alla compagnia della festa, infatti, è fondamentale, ed è per questo che con i consigli di oggi andremo a vedere i migliori look per un capodanno in famiglia, con gli amici, oppure con il proprio lui.

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Cosa indossare per un capodanno in famiglia?

Spesso si pensa che un capodanno in famiglia debba mettere in secondo piano l’eleganza: non è così, perché i vestiti invernali permettono di stare calde senza rinunciare all’eleganza, anche quando si passa questa serata a casa di parenti. Chiaramente non è mai il caso di esagerare, per evitare di stonare troppo con una serata comunque rilassata e intima. Per quanto riguarda il colore del vestito, con un bel nero elegante si va sul sicuro: e lo stesso può essere detto del rosso, tipicamente natalizio ma su toni brillanti. Poi, per tenere coperte le spalle, potreste optare per un pashima in seta. Altri consigli? Non rinunciate mai agli accessori luccicanti ma preziosi: le perle, gli orecchini e le collane. Infine, anche il tacco alto è consentito.

Cosa indossare per un capodanno con gli amici?

Tutto dipende da come sfrutterete il capodanno per divertirvi insieme ai vostri amici. Se avete scelto una scatenata serata in discoteca, dovrete puntare tutto sul brillante, ma anche sulla comodità: paillettes e lustrini sono la regola che non va mai violata. Vanno naturalmente bene i mini-dress, ma anche gli shorts combinati ad un abito argento. Cosa indossare, invece, per una serata di capodanno passata a casa con gli amici? In questo caso non si può rinunciare ad un classico maglione invernale decorato con fiocchi di neve o altre stampe in vero stile norvegese, per stare comodi, al caldo e portare un po’ di allegria.

Cosa indossare per un capodanno romantico?

Il capodanno romantico, per le coppie, è il top in assoluto e va vissuto con estrema eleganza e sensualità. Ad esempio, per una bella cena romantica al ristorante, un vestito in velluto è sempre una scelta di successo: potreste optare per la versione classica, dunque nera, oppure per una versione più brillante, con le paillettes. Per le donne che invece vorrebbero spingere al massimo sul fattore sensualità, l’opzione ideale è quella dei vestiti in pizzo, elegantissimi da sfoggiare per un capodanno in coppia. Meglio non calcare troppo sugli accessori e sui gioielli, che dovranno essere sobri. Infine, per dare un tocco tipicamente da capodanno, potreste pensare di aggiungere un accessorio rosso come un fiocco, un nastro per capelli o della lingerie.

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L’elegante lingerie di lusso ANNAGIULIA FIRENZE SS2018

Si può perfezionare la bellezza? Si può arrivare, con mezzi, a quell’ideale di bellezza, che è poi l’insieme di armonia, grazia, eleganza ed equilibrio?

Oggi il brand ANNAGIULIA FIRENZE ci racconta e ci mostra la fattibilità di questa bellezza, con la nuova collezione Spring Summer 2018.

Brand nato nel mondo della lingerie, oggi ANNAGIULIA FIRENZE, sempre coerente con la sua linea, esplora l’universo classico, quello del balletto, dove tutto appare “leggero”, ma il cui profilo nasconde forza e fatica.

sx ANNAGIULIA FIRENZE SS2018 – dx Degas “Ballerina in posa per il fotografo”


Sono donne etoile, indossano chiffon e creponne in pura seta, tutu’ outwear, plissetature e puro lino in stile bohémienne. Coltivano la propria femminilità con dedizione e non lasciano nulla al caso, nulla di scontato, ogni gesto, ogni dettaglio, così per il giorno come per la notte, avvolte in chemisier di pizzo o baby-doll ton sur ton. Bellissime sempre, e mai impreparate, come sottolineava Marilyn Monroe, che a letto portava solo due gocce di Chanel n.5



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sx una foto di Sally Man – dx ANNAGIULIA FIRENZE SS2018


Dolcezza in chiave moderna si riflette nella collezione Primavera Estate 2018 di ANNAGIULIA FIRENZE, nei tagli e silhouette linge-inspired, nei colori delicati che vanno dal bianco candido al rosa confetto, in quelli tenui pastello del giallo limone e del verde mela, fino ai più decisi rosso ciliegia e blu elettrico.

E’ una velata sensualità che le accarezza, appena accennata, inconsapevole, come quella che traspare dalle fotografie di Sally Mann.

La lingerie ANNAGIULIA FIRENZE copre senza nascondere, veste con eleganza anche la notte, e personalizza lo stile della donne che l’indossa.


sx ANNAGIULIA FIRENZE SS18 – dx una scena da “Il lago dei cigni”


Sfoglia la collezione Primavera Estate 2018 ANNAGIULIA FIRENZE:


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Borsalino: Dalle stelle al crac, così finisce un’eccellenza italiana

Tutto ha inizio nel 1857, ad Alessandria. E, sempre nella città piemontese, nel 2017 tutto ha pure una fine (almeno per ora). Centosessant’anni fa la Borsalino era due fratelli, Giuseppe e Lazzaro, che crearono un laboratorio di cappelli. Poi si trasformò in mito, soprattutto quando Humphrey Bogart ne indossò uno per la scena finale di Casablanca. Tempi ormani lontani, perché oggi, dopo travagliate vicende, per la prima volta nella storia dell’azienda è stata scritta una nuova parola: fallimento.


Johnny Deep

Johnny Deep




Dopo arrivarono altri testimonial come Alain Delon e Jean-Paul Belmondo, o come Federico Fellini, che si faceva fare un modello tutto suo, il “Fedora“, poi fortemente cercato pure da Robert Redford . Robert De Niro ne indossa uno in “Gli Intoccabili“, il presidente francese François Mitterand lo portava spesso, come pure, prima di lui, Winston Churchill, Gabriele D’Annunzio, Ernest Hemingway.


Robert Redford

Robert Redford




E’ l’ultima tappa di un lungo percorso, che tra l’inizio e la fine del ‘900 ha visto una piccola bottega di Alessandria trasformarsi nella più grande fabbrica della città e in uno dei primi veri campioni dell’export italiano, capace di toccare i 2 milioni di cappelli prodotti nel 1914 e di invadere i mercati stranieri, in particolare quello statunitense. Il Borsalino divenne un “must” per attori, politici e pure gangster. Era il cappello preferito di Al Capone.


Alain Delon

Alain Delon




La Borsalino tira avanti, fino a oggi, giorno in cui la nuova richiesta di concordato avanzata dalla Haeres Equita di Camperio viene respinta del tribunale e per l’impresa viene decretato il fallimento. Il businessman elvetico fa sapere che non mollerà: “Continuiamo nell’impegno volto a trovare soluzioni che preservino questo iconico brand e gli interessi di tutti gli stakeholders: i livelli occupazionali, i fornitori, i clienti, la città e le istituzioni di Alessandria” afferma Camperio, amministratore di Haeres Equita, in una nota in cui dice di sperare “di poter continuare a costruire un futuro per Borsalino”.


Borsalino

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Acquerelli di Lorenza Pasquali, le tempeste della vita

Era al Café Voltaire di Parigi, Paul Gauguin, quando comunico’ agli amici simbolisti della sua partenza per Tahiti. Lascio’ moglie e cinque figli e si dedico’ alla causa della sua vita: la pittura. La ricerca del suo stile:

Finiro’ là la mia esistenza. Credo che la mia arte non sia che un germoglio, e spero di poterla coltivare laggiù per me stesso allo stato primitivo e selvaggio. Per far questo mi occorre la calma: che me ne importa della gloria di fronte agli altri! Per questo mondo Gauguin sarà finito, non si vedrà più niente di lui.”

Inizio’ così il Gauguin più amato, quello che noi tutti conosciamo, quello che ci racconta delle donne giavanesi, dei colori sgargianti di civiltà indigene, il periodo della felicità vera dove, racconta:

Comincio a pensare con semplicità, a non avere più odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Godo tutte le gioie della vita libera, animale e umana. Sfuggo alla fatica, penetro nella natura: con la certezza di un domani uguale al presente, così libero, così bello, la pace discende in me; mi evolvo normalmente e non ho più vane preoccupazioni”.

E’ attraverso quella natura che il pittore conoscerà se stesso. La natura che, con occhi diversi, ci racconta l’acquerellista Lorenza Pasquali, dopo un trascorso nel settore della moda, dopo voli pindarici, è nelle tele che ritrae il suo immaginario creativo.

Lorenza Pasquali trasforma temi classici in composizioni dall’atmosfera onirica. Una fredda e bronzea statua si scalda con le passioni umane, prende vita come un Golem e i sentimenti intelligibili sul suo volto sono tormento e disperazione.


Il pensatore


Tutto diviene leggero quando sul foglio compaiono figure animali. E’ allora che Lorenza Pasquali si lascia andare alla purezza del tratto, che si fa più semplice, morbido e compatto ed è questo il luogo della tenerezza; i dettagli sullo sfondo divengono rarefatti, il protagonista è l’animale e il suo naturale modo di amare, di cui è sempre ricambiato.



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Pioggia e amore – acquerello



Ma la forza espressiva e la capacità tecnica della pittrice, hanno massima rivelazione nell’elemento acqua. La natura in questo caso assume un significato romantico, nel senso letterale del termine, il mondo reale è un mare in tempesta, è una barca in balìa delle onde, è la solitudine di un peschereccio in mezzo all’oceano, è l’insicurezza dell’essere umano, impotente.


L’elemento marino colma tutti gli spazi, la tela è cielo e mare in gradazioni di blu, verde acqua e turchese, la quotidianità rappresentata nei paesaggi milanesi lascia il posto al dominio romantico, ai guizzi dell’estati creativa, alla notevole estetica, alla perfetta scelta del colore che ne sottolinea l’emozione, l’inquietudine di un cielo nero o la nota di un blu notte dell’abisso più scuro, quello dell’incertezza.

L’attenzione va ai dettagli di queste ambientazioni, ai bianchi candidi e vivi delle onde che s’infrangono sulle barche, si spezzano in due come delle lame, si stagliano in mille pezzetti che sembran cristalli. Il valore della luce è fondamentale e racconta l’intimità sentimentale, vero contenuto emotivo del quadro.


Le cedre blue



Milano rimane protagonista dei paesaggi urbani, la quotidianità in un tram, la passeggiata in Galleria Vittorio Emanuele, il tramonto sui Navigli. Ma sempre, negli effetti di cromatismo soprattutto, il tema sembra essere quello della solitudine. Si è in mezzo ad una folla ma si è soli, si sale su un mezzo di trasporto pubblico, ma si è soli.


Una donna dagli stivali rossi attende la sua fermata in un giorno di pioggia, la figura è nell’ombra su un vecchio tram, non riusciamo a definirne i contorni, né quindi a ipotizzare la sua età, ha un cappello che le nasconde il volto, guarda fuori lo scorrere della quotidianità, del giorno che sta per giungere al termine.



Dentro il tram – Milano



Indirizzi:

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Sito Web www.lorenzapasquali.it 


MARTA VIOLA E “SANGUE BIANCO”: LA MALATTIA, LA FOTOGRAFIA E IL MIRACOLO DELLA VITA

Marta Viola nasce a San Benedetto del Tronto nel 1986. Espone in Italia e all’estero a partire dal 2013. I suoi progetti si concentrano, in particolar modo, sul rapporto tra uomo e ambiente. Collabora con le riviste D’Abruzzo-Edizioni Menabò e Mezzocielo con articoli e immagini. Co-fondatrice di un’agenzia creativa, lavora anche nel mondo della comunicazione.


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“Sangue Bianco” è il titolo del suo libro fotografico: una raccolta di immagini toccanti e la testimonianza di un periodo difficile in cui la giovane Marta Viola si è ritrovata coraggiosamente ad affrontare il mostro della leucemia.


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La malattia le ha procurato disturbi visivi, fluorescenze e sfocature. Marta ha pensato, dunque, di utilizzare la fotografia per catturare le immagini che la incuriosivano maggiormente per poi poter rivederle quando le sue condizioni sarebbero migliorate.


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Le immagini racchiuse nel libro risultano delicate e straordinariamente potenti dal punto di vista emotivo e visivo. Non sono semplicemente la testimonianza di un periodo difficile, ma sono la dimostrazione di come la fotografia possa essere uno strumento di forza e speranza.


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Attraverso duecento scatti, Marta ripercorre la sua malattia, dal primo ricovero a Napoli nel luglio del 2016, fino al trasferimento all’ospedale di Pescara e al significativo trapianto di midollo osseo. Col passare dei mesi, i capelli sono ricresciuti e la vita, per Marta, ha iniziato ad assumere un gusto del tutto nuovo. “Sangue Bianco”, attraverso la fotografia e la scrittura, è anche un messaggio di speranza per tutti coloro che si ritrovano ad affrontare un percorso difficile nella loro vita. Tutti possono contribuire alla pubblicazione del libro, aderendo alla campagna di crowdfunding sul portale on-line Ulule.


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https://www.martaviola.com/sangue-bianco

Il mare di Daniela Gregis – collezione primavera estate 2018

COLLEZIONE DANIELA GREGIS SPRING SUMMER 2018

E’ dal mare che emerge la donna Daniela Gregis, dalle profondità degli abissi ed emerge in superficie con tutte le sfumature del blu.

Ogni elemento marino compare nello styling della collezione, come colori su una tela bianca: sono le reti da pescatore ad ispirare, con la loro materia grezza, le sabbie cristalline, con i colori naturali e lucenti.


Daniela Gregis sceglie per la stagione Primavera Estate 2018 un grande classico: le righe.

Declinate in orizzontale, aiutando così ad allungare la figura, o in verticale, dalle forme maxi su gonne e cardigan; le righe non passano mai di moda.


Semplicità e comodità le keywords della collezione, accompagnata da maxi borse in paglia o a rete lavorate a mano, ballerine, Mary Jane ed espadrillas destra e sinistra rigorosamente di colori diversi, fasce e cappelli a falda larga. Qua e là ritornano capi con “pennellate di colore”, simbolo dell’indissolubile connubio che lega la moda di Daniela Gregis all’arte.


Scopri la collezione Primavera Estate 2018 di Daniela Gregis:


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D-EXTERIOR PRIMAVERA ESTATE 2018

16 R FIRENZE E L’ISPIRAZIONE JAPPO DI YAYOI KUSAMA

D-Exterior Primavera Estate 2018

COLLEZIONE D-EXTERIOR PRIMAVERA ESTATE 2018


Grafismi, dinamismo, digitalizzazione, la collezione Primavera Estate 2018 D-EXTERIOR si lascia ispirare dall’arte grafica.

Righe e strutture per le più algide, pois e voile per le romantiche, ruches e fantasie per le più creative, la collezione D-EXTERIOR veste ogni gusto della donna, abbraccia ogni espressione e ne valorizza il gusto estetico.




Essenziali nella scelta dei capi, il brand D-EXTERIOR punta alla qualità dei tessuti, leggeri e trasparenti con le sete e i veli, pregiati per le gonne e le camicie, impreziositi gli abiti con le stampe a fiori effetti 3D.



I dettagli sono metallizzati, così come gli accessori, i pizzi emergono dalle lavorazioni a maglia, come onde flessuose, i bomber sdrammatizzano l’iper femminilità classica dei capi, le asimmetrie sono protagoniste nei tagli e il mix and match ne accentua il contrasto.


La palette spazia dal phard e coloniali ai toni decisivamente freschi e gioiosi del geranio, smeraldo, peonia; incontrando il nero con l’oro e il blu con l’argento.


Guarda la collezione D-EXTERIOR Primavera Estate 2018:




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La grande sfida del Tattoo Artist Gabriele Pellerone

La donna è al centro del tatuaggio più grande del mondo realizzato da Gabriele Pellerone

Una carriera in continua ascesa quella di Gabriele Pellerone, il prodigioso Tattoo Artist italiano conosciuto nel mondo e considerato uno dei maggiori esponenti del tatuaggio realistico in Italia.
Specializzato nel tatuaggio ritrattistico e realistico, Gabriele Pellerone grazie alla sua tecnica professionale è in grado di trasformare parti di pelle in opere d’arte, ottenendo ampi consensi e successi a livello mondiale.
La caparbietà, la bravura, la professionalità e l’amore per l’arte l’hanno portato molto lontano e fatto di questo giovane artista un vero e proprio talento, testimone di un’evoluzione artistica in continuo movimento.
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L’ultimo riconoscimento celebrativo è stato conferito all’artista a Novembre 2017 direttamente dall’ICA (Institute of Contemporary Art britannico), per l’ottimo lavoro svolto nel 2017 nel mondo dell’arte contemporanea, costruendo un palcoscenico mediatico e d’attenzione a una forma d’arte mai considerata come tale a tutti gli effetti, il tatuaggio!
Inoltre Gabriele (di rientro da Nuova Dehli in India) ha appena partecipato a una delle convention internazionali più prestigiose, ed è stato inserito tra i selezionatissimi artisti del top team ufficiale di Cheyenne (azienda leader nel mondo del tatuaggio), un brand che è sinonimo di arte, prestigio, eccellenza e globalizzazione a livello mondiale, e che ogni tattoo artist sogna di farne parte.

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La voglia di esplorare nuove forme d’arte e creare una rivoluzione nel mondo del tatuaggio non si ferma qui, e così Gabriele nell’ottobre del 2017 ha intrapreso quello che è definito il “tatuaggio più grande del mondo” mai realizzato, un quadro su pelle di oltre 2mt che raffigurerà il soggetto tanto celebre e amato dall’artista, la Donna.

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L’artista ha iniziato lo sviluppo di quest’opera d’arte all’interno del suo studio a Reggio Calabria, e si concluderà a Dicembre 2017, l’opera muta di continuo per via di continui arricchimenti, modifiche subite grazie alle diverse influenze che Gabriele Pellerone conserva tra i suoi ricordi provenienti dai viaggi che ha fatto intorno al mondo.
Sono già diverse le gallerie artistiche internazionali che si stanno contendendo la prima esposizione in esclusiva mondiale, dagli USA alla Cina.
Gabriele Pellerone è la dimostrazione che i sogni si avverano, basta crederci sempre!

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16 R Firenze e l’ispirazione jappo di Yayoi Kusama

16 R FIRENZE COLLEZIONE SPRING SUMMER 2018 


Nelle sue collezione precedenti, oltre alle nobili caratteristiche della manodopera artigianale italiana, troviamo sempre una grande ricerca, artistica e di stile.

Spagnoleggiante talvolta, in questa Spring Summer 2018 il brand 16R Firenze di Romina Caponi si lascia ispirare dall’arte giapponese di Yayoi Kusama, dai suoi ossessivi pois di ogni dimensione, che nella collezione troviamo in forma di morbidi pompom sulle calzature.

sx 16 R Firenze – dx opera di Yayoi Kusama


La donna 16R Firenze viaggia attraverso l’elegante mondo del Sol Levante, a valigia leggera, perché predilige le linee fluide che non segnano il corpo e le tradizionali forme degli abiti antichi, legati in vita da una corda, un nastro in raso, una fusciacca.

Il suo capo must-have è il kimono, in chiave optical o tinta unita nei toni del bianco e del nero, ultra moderno il taglio, la comodità che nasce per la scelta dei tessuti è il punto di forza.

Con frange e accostamenti bicolor all’ultima moda, come il fucsia-rosso, la coerenza etica e stilistica 16R Firenze si fa strada in un mercato sempre più ampio, le donne chiedono novità e comfort, stile e personalità.



Altro pezzo cult della collezione Spring Summer 2018 di 16R Firenze è la culotte in maglia, da indossare street con maxi maglie a righe o underwear per le meno coraggiose.





Guarda qui la collezione Primavera Estate 2018 di 16R Firenze di Romina Caponi:


L’OROLOGIO SUPER FEMMINILE DI DANIEL WELLINGTON

DANIEL WELLINGTON: IL LANCIO WORLDWIDE DI CLASSIC PETITE 28 MM, L’OROLOGIO SUPER FEMMINILE, SUPER PETITE

Ultrasottile e decisamente minimale è un dettaglio di stile che si rivela in un quadrante di piccole dimensioni, ma di grande personalità.

Sempre più piccolo, sempre più desiderabile. Daniel Wellington punta ancora una volta sulla femminilità e lancia il Classic Petite 28 mm. Nasce così una nuova interpretazione della collezione di successo Classic Petite, che grazie a una combinazione eccezionale di stile e manifattura diventa un must-have per esprimere il proprio stile e sorprendere con accessori senza tempo, raffinati e glamour.

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Ultra sottile e minimalista, Classic Petite 28mm riduce le dimensioni del quadrante senza perdere le proporzioni delicate che richiamano ancora una volta un immaginario stilistico neo-vintage.
Proposto in silver e rose gold, il nuovo Classic Petite 28 mm rivela la seduttività femminile anche nel disegno perfettamente tondo e nei dettagli eleganti dei cinturini intercambiabili, da scegliere fra sette varianti in pelle, tre raffinati bracciali mesh e la proposta sporty-chic dell’iconico Nato nero. Ogni momento è un’esperienza di stile, ogni attimo è scandito dal fascino indiscusso dell’essenzialità.

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I prezzi:

Classic Petite 28 mm con cinturino in pelle
Modelli: Bondi/St Mawes/Sheffield/Durham/York/Bristol/Reading Cassa: rose gold/silver
Quadrante: black/white
Cinturino: marrone/nero/bianco
Prezzo: 119 euro

Classic Petite 28 mm con cinturino mesh Modelli: Melrose/Ashfield
Cassa: rose gold/silver
Quadrante: black/white
Cinturino: rose gold/silver/black Prezzo: 129 euro

Classic Petite 28 mm con cinturino Nato Modello: Cornwall
Cassa: rose gold/silver
Quadrante: black/white
Cinturino: Black Prezzo: 99 euro

Gli stivali più trendy della stagione

Ecco gli stivali più trendy dell’attuale stagione

Anche le tendenze in merito alla moda fanno parte del nostro patrimonio culturale: perché determinano chi siamo, e come ci rapportiamo con gli altri e con i loro giudizi estetici. Non a caso il settore fashion fa parte di ciò che è l’essere umano, nel suo intimo, in quanto anche e soprattutto fattore di comunicazione.

In tal senso, le calzature rappresentano un elemento fondante del look di una donna: ogni stagione, anche in questo argomento, porta con sé novità e tendenze sempre diverse. Gli stivali, che possono essere anche comprati online sugli store come YOOX, sono uno dei trend oggi più vivi. Ed ecco quali sono gli stivali più trendy dell’attuale stagione.

Quali sono i modelli di stivali più di tendenza?

Questo autunno-inverno 2017-2018 ha scelto un trend davvero affascinante e coinvolgente: si tratta degli stivali overknee, ovvero sopra il ginocchio. Sono amati da tutte le donne, anche per via del fatto che vengono sponsorizzati sia dagli influencer, che dalle star di tutto il mondo. Quali sono i modelli più in voga? I cuissardes dotati di tacco alto, preferibilmente in cuoio ed eleganti. Per quanto concerne i colori, c’è una vasta gamma di scelte: quelli classici marroni, insieme agli stivali overknee black e a tinte più accese come il rosso.


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Dai Seventies agli stivaletti floreali

Gli overknee boots non sono gli unici modelli ad essere di tendenza questo autunno-inverno: anche i Seventies e gli stivaletti bassi a tema floreale sono due ottime alternative. Per quanto riguarda i Seventies, si parla dei classici stivali che andavano di moda negli anni ’70, connotati dalla squadratura dei tacchi, dalle paillettes e da colori appariscenti come il diamante o l’argento. Poi ci sono anche gli stivaletti a tema floreale: obbligatoriamente alla caviglia, ideali per uno stile minimal. I modelli più fashion? Quelli con stampe o decori floreali su sfondo black.

Anche altri modelli di stivali

È ancora una volta la caviglia la protagonista degli stivali di tendenza in questa stagione: anche in questa circostanza, il taglio è classico e scamosciato, ma impreziosito dalla presenza delle frange. Questi stivaletti sono davvero versatili: essendo vintage ma non estremi, si adattano sia ai pantaloni a zampa, sia ai jeans comuni. Poi sono anche molto eleganti, e non a caso l’abbinamento perfetto li vede indossati in combinazione con un bel blazer. Infine, vale la pena concludere citando gli anfibi arricchiti con stringhe e con le perle, che possono essere di diverse dimensioni.

Intervista a Luca Bortolato: tra dialoghi silenziosi e liberi pensieri

L’incontro tra Luca Bortolato e la fotografia avviene in maniera del tutto spontanea. La fotografia è, per lui, il mezzo più adeguato per esprimere ciò che egli stesso è. E’ una fotografia intima, molto simile ad un diario personale. Le sue immagini sono la sintesi elegante di sensazioni e profonde riflessioni.


Come nasce la sua passione per la fotografia?


La fotografia è capitata per caso. Cercavo un modo per parlare, una lingua per dialogare con me stesso e per me stesso. È arrivata nel 2007 grazie una concomitanza di incontri fortuiti che segnarono i miei inizi. Le Immagini c’erano già da molto prima.


Ha più volte affermato che in fotografia, ogni immagine è un autoritratto. Come vive il rapporto con la sua identità?


Di amore e odio, di demoni e meraviglie. Un percorso tortuoso, dolce e amaro. Noi siamo esattamente le nostre foto: un concetto semplice, ma difficile da accogliere.
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Come si è evoluta la sua fotografia negli anni? Cosa desidererebbe, invece, fotografare?


Non si è evoluta, è soltanto variata perché ha fin da subito cambiato i miei pensieri. Tutto ciò che vorrei fotografare è, invece, semplicemente me stesso.


Molte sue immagini trattano il tema della solitudine in chiave ironica. Com’è il suo rapporto personale con essa?


L’ironia è solo nel mio modo d’essere. È sempre una sorta di malinconia, invece, quella che ritrovo nei miei percorsi e nei miei ascolti. La solitudine, se accolta, è una coperta che coccola, costruita su dialoghi silenziosi e liberi pensieri.


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Ci può parlare del progetto Mericans? Come nasce e quanto si reputa soddisfatto?


Questo lavoro si differenzia molto da tutta la mia produzione precedente: io, per primo, ne sono rimasto sorpreso. Viaggio e mi sposto molto, ma la macchina fotografica non è mai con me, semplicemente perché ho bisogno di vivere appieno quello che mi sta attorno. Il viaggio a New York è cominciato come un diario di ricordi, in un luogo in cui difficilmente sarei tornato, almeno non subito. Ho cominciato da qualcosa che già conoscevo bene: l’identità. I volti delle persone non mi hanno mai interessato, esse sono sempre state come uno specchio in cui affogare. New York è diventata, in quei giorni, un riflesso in cui guardarmi. Fin da subito mi è stato familiare ritrovare la solitudine e la malinconia, sensazioni tangibili e immediatamente riconoscibili in una città che in realtà vuole mostrare l’estremo opposto di sé. Sembra che in ogni istante essa possa offrire mille opportunità diverse per chi ci vive, per chi ci prova e per chi, come me, arriva da lontano sapendo di non fermarsi. Le persone erano lì, come a ripetere a se stesse che, alla fine, andrà tutto bene.


Il corpo femminile è spesso ritratto senza che si veda il volto. E’ un modo affinché chiunque si possa riflettere nelle sue immagini?


È un modo perché io possa riflettere con le mie immagini: tutto il mio percorso parla di me. Una costante ed estenuante ricerca delle mie molte sfaccettature, una sorta di esorcizzazione dei lati che amo e che allo stesso tempo non capisco.
È diventata così una “fotografia di accettazione”, un percorso del sé, un’auto-analisi attraverso gli altri. Le persone hanno sempre fatto da filtro, fra me e la realtà.


1_Luca-Bortolato


Quali sono i fotografi che ammira particolarmente?


Quelli che ancora non conosco.


Se dovesse associare la sua fotografia a un libro che lo ha colpito, quale nominerebbe? Perché?


“Corpi e Anime” di Maxence Van der Meersch, letto molti anni fa e ripreso di recente. Racconta di realtà sospese e di solitudini strazianti: un non tempo di personaggi accomunati dal dolore.


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C’è un progetto a cui si sente più affezionato?


Ci sono stati dei giri di boa durante il mio percorso che hanno modificato il mio approccio e il mio pensiero. C’è stato l’arrivo del colore iniziale, la consapevolezza identitaria della fotografia poi. Infine, nell’ultimo anno, si è aggiunta la consapevolezza di poter dialogare e mostrare ad altri i miei pensieri, costruendo nuove interazioni attraverso la didattica.


Quali sono i prossimi progetti o eventi fotografici in cantiere?


Ho messo nero su bianco tutto il mio percorso, l’ho sintetizzato in un laboratorio che mi sta regalando moltissime soddisfazioni. Accompagno chi vuole ascoltarmi, in una profonda riflessione su se stessi attraverso le immagini che producono. Un ottimo riscontro è stato l’essere accolto con molto entusiasmo in importanti musei e associazioni con cui continuerò a collaborare nel corso di tutto il prossimo anno, costruendo assieme percorsi didattici nei quali la fotografia consentirà di smascherarci attraverso le immagini. Un nuovo, ulteriore, giro di boa.


4_Luca-Bortolato


Lo sguardo di Luca Bortolato sul mondo non è mai intrusivo, anche quando i soggetti ritratti sono donne. La sua fotografia si serve spesso del corpo per “documentare” l’esistenza in tutta la sua immensa complessità. Quello che più colpisce delle sue immagini è senza ombra di dubbio l’atmosfera che avvolge in maniera quasi naturale le sue donne, fragili e forti al tempo stesso; ne deriva, pertanto, una fotografia intimista, delicata, suggestiva ed intellettualmente onesta.


http://www.lucabortolato.com/

Le mostre alla Reggia di Venarìa: da Boldini a Caravaggio, fino a Peter Lindbergh

Restituita alla magnificenza barocca cui fu ispirata alla metà del Seicento dal duca Carlo Emanuele II di Savoia, la Reggia di Venaria è un immenso complesso monumentale alle porte di Torino, tornato simbolo di modernità e cultura.

La Venaria Reale, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, si colloca al centro del circuito delle Residenze Reali del Piemonte ed è riconosciuta come un grande centro progettuale culturale permanente che offre opportunità di conoscenza, emozioni ed esperienze molteplici: dai concerti agli spettacoli, dalle esibizioni alle attività culturali che si propongono ogni giorno dell’anno.

Reggia di Venaria – Torino



I Giardini si presentano oggi come uno stretto connubio tra antico e moderno, un dialogo virtuoso tra insediamenti archeologici e opere contemporanee, il tutto incorniciato in una visione all’infinito: con le grotte seicentesche, i resti della Fontana dell’Ercole e del Tempio di Diana, la Peschiera, il Gran Parterre, le Allee, il Giardino a Fiori e delle Rose, l’attrazione del Fantacasino, il Potager Royal più grande d’Italia, non ha riscontri analoghi fra i giardini italiani per la magnificenza delle prospettive e la vastità del panorama naturale circondato dai boschi del Parco La Mandria e dalla catena montuosa delle Alpi.


I Giardini



LE MOSTRE

GIOVANNI BOLDINI 

Tra le mostre proposte presso la Reggia di Venaria troviamo una ricca esposizione del più grande pittore della Belle Époque: Giovanni Boldini.

La raccolta ospita oltre cento opere del maestro ferrarese e ci racconta il verbo vitale ed elegante del suo linguaggio pittorico, fatto di colli lunghissimi e braccia sottili, di donne dell’alta società agghindate di perle e fastosi gioielli, le ambienta in sale da ballo o in sontuosi palazzi. Sono ritratti carichi di vita e sensualità, personaggi straordinari da ammirare, che Boldini non esitava a rendere ancora più brillanti.


Boldini ci regala l’atmosfera che a noi è dato solo immaginare, siamo agli inizi del ‘900 e i salotti si colorano del vociare di donne dagli abiti fruscianti, dalle sete preziose che solo Boldini riesce a rappresentare con il pennello, ne possiamo godere la lucentezza e sentire il caratteristico strofinìo.

Non solo Giovanni Boldini è stato anticipatore della modernità novecentesca, ma a suo modo, un romanziere minuzioso. Ci riporta delle fotografie esatte di quello che fu la musica, il lusso, l’arte e la danza, nel ritmo sensuale del can can, nella rinascita sociale di quel periodo ineguagliabile, dove le donne, le più fortunate, si sono concesse ai suoi occhi leggeri, fatti di quella leggerezza del gusto sopraffino, di chi la moda la vive e la sente come fosse sua invenzione,.

Non c’è imitazione della realtà nella sua pittura, il tratto è deciso, scintillante, fugace come quelle donne che posano, le mise sono sfarzose, il dettaglio è così importante per Boldini che riconosciamo anche il tipo di pietra tra le dita affusolate come dei ramoscelli d’erba: sono rubini, smeraldi, zaffiri, dipinti con la stessa luce che ci rimanda una fotografia. Tutte le donne del tempo erano desiderose di avere un ritratto che possedesse quella magia, tutte volevano riconoscersi dietro un sguardo altero e sprezzante, ma con la femminilità e la sensualità che solo Giovanni Boldini poteva infondere loro.

La mostra proseguirà fino al  28 gennaio 2018


PETER LINDBERGH 

A Different Vision on Fashion Photography


7 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018


Una grandiosa panoramica sull’imponente opera di Peter Lindbergh con materiale esclusivo tra appunti personali, schizzi dei set fotografici, polaroid, provini, film, una retrospettiva che ci regala immagini senza tempo ed inedite.

Peter Lindbergh è il fotografo della verità, quello del less is more, colui che ha tolto ogni artificio, ogni trucco, per far risplendere la personalità. Dive, attrici, modelle, note e meno note, sono state fotografate senza make up, con camicie bianche che nulla hanno a che fare con la vanità, per raccontare realmente qualcosa della loro intimità.  Sono questi volti a raccontare la concezione di bellezza, invecchiamento, femminilità, temi cari al fotografo.

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Kate Moss



La mostra “A Different Vision on Fashion Photography” si svolge secondo un percorso tematico in nove sezioni che ripercorre l’evoluzione creativa di Lindbergh soffermandosi su temi, mondi immaginari e passioni nell’arco del tempo: Supermodel, Stilisti, Zeitgeist, Danza, Camera Oscura, L’ignoto, Il grande schermo, Icone.

La sezione “Supermodels” presenta le fotografie scattate da Lindbergh a modelle che erano ancora, all’epoca, giovani sconosciute, tra le quali Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista, Christy Turlington e Tatjana Patitz.

Lindbergh si dedica poi al progetto “Danza”, da sempre sua fonte di ispirazione e ritrae grandi ballerini e coreografi, da Sergei Diaghilev a Georges Balanchine fino ai contemporanei, come la ballerina e coreografa spagnola Blanca Li e il New York City Ballet. Nel 2001 ha ritratto Madonna con indosso creazioni di designer giapponesi per celebrare la grande coreografa americana Martha Graham.

Madonna



Lindbergh ridefinisce totalmente i canoni estetici, dice NO al fotoritocco, l’approccio è privo di imbellettamenti, più umanistico, più luce alla personalità che al personaggio, e le influenze cinematografiche tedesche si leggono in ogni scatto.

Libera in questo modo le donne dal dover essere belle a tutti i costi, svela i suoi set, che compaiono all’interno dello scatto con luci, attrezzature, pannelli; lo sfondo è quasi sempre il malinconico mare, l’immagine si concentra sul volto e le sue infinite espressioni.



CARAVAGGIO EXPERIENCE


Caravaggio Experience è il titolo dell’imponente video installazione presso la Reggia di Venaria.

Attraverso l’innovativo approccio espositivo delle esperienze immersive, si racconta l’opera del grande maestro della pittura: Michelangelo Merisi noto come il Caravaggio.

58 capolavori passano sui pannelli di grandi dimensioni, avvolti dalle suggestive musiche e da sintetiche didascalie. Si entra in una specie di terza dimensione, si entra dentro l’opera del pittore più cruento, violento e irrequieto di tutti i tempi.

Divertente introduzione, l’allestimento prima dell’accesso, di piccoli set con elementi d’arredo tipici dei quadri caravaggeschi, rimandi alle sue rappresentazioni pittoriche, scenografie barocche in cui poter entrare e diventarne così protagonista.

Caravaggio experience



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Lucio Vanotti Spring Summer 2018

Tra i designer che regalano forza e imponenza alla donna, un nome che spicca è senz’altro quello di Lucio Vanotti.

Una collezione, la spring summer 2018, che ricorda la donna samurai, la onna-bugeisha, poco conosciuta, ma molto potente.

E’ il corrispettivo femminile del guerriero, le donne onna-bugeisha impugnano spade e difendono la famiglia in assenza degli uomini.

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La brillantezza bronzea dei tessuti utilizzati, ricordano le antiche armature; le corde riportano al legame con la terra; la donna Lucio Vanotti porta in vita o al collo, sacche in pelle al posto delle troppo glamourous pochette da mano.

Nulla è vanitoso in lei, piuttosto troviamo del rigore e della compostezza tipici della cultura orientale. I volumi invece sono scomposti e sovrapposti, invertiti e scultorei. Lucio Vanotti esplora con libertà il movimento della libertà stessa, attraverso l’uso della materia: tela grezza, cotone, sete fluide e lascia legno e cuoio per le calzature, che si annodano alla caviglia tramite lacci alla maniera greco-romana.

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Le vite sono alte e segnate da cinture e corde, le gonne aperte e i pantaloni a fuso, le camicie lunghe da diventare abiti; oro e rame le tinte protagoniste, tocchi di ruggine, cuoio, ocra, verde acqua, e note di bianco e nero.

Sfoglia la collezione Lucio Vanotti Spring Summer 2018:



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