Archive for ottobre, 2018

Solennità regale e libertà metropolitana, il mix esplosivo di Cristiano Burani SS19

MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE CRISTIANO BURANI SPRING SUMMER 2019 


Indossava un abito lungo ed un velo bianco, candido come quello di una sposa, Maria Stuarda quando si presentò al patibolo. Quando le due dame l’aiutarono a spogliarsi, scoprì un sottoabito rosso cremisi, il colore della passione, scelto appositamente per morire, davanti ai protestanti, da regina cattolica.

Alla solennità di questa regina ho pensato quando ho visto sfilare l’abito di Cristiano Burani, della collezione Primavera Estate 2019.



Decantata per bellezza e portamento, il ricordo di Mary Stuart, regina di Scozia, regina consorte di Francia e regina d’Inghilterra, aleggia in passerella, l’andamento regale, il pallore della pelle, la durezza dei volti, la conformazione fisica di una regina che svettava il metro e ottanta di altezza.

Cristiano Brani porta in passerella una collezione “da ritratto”, dove i dettagli seicenteschi, come le gorgiere, vengono rese attuali e moderni, romantici e street.

Una reinterpretazione che mescola l’austerità del passato, le sue rigide leggi e morali, alla libertà dello street style contemporaneo.

I tessuti nobili come il tulle plumetis, il taffetas, il raso di seta, lo chiffon effetto fruisse’, vengono mixati a capi in denim trattato, a cappotti over con cappuccio arricchiti da macro zip in plastica.

Le camicie hanno maniche importanti e colli plissettati, ricordano i pregiati tessuti dei ritratti reali di famiglia. Sono le cornici del volti, dal make up neutro, quasi assente, dal capello raccolto che scopre i tratti, o lasciato cadere morbido sulle spalle, con onde naturali.



I volumi si allargano sulle spalle, grandi da portare il peso di un intero impero, le gambe sono in evidenza ma velate da bianchi collant, i ricami degli alti colletti crochet in poliuretano hanno un sapore retrò.

Total look nei colori tenui del lilla e nude dall’effetto tie-dye, su taffettà di seta o su lunghe t-shirt/abito in raso di seta, drappeggiate e chiuse da nodi asimmetrici.



Sfoglia la collezione Cristiano Burani Primavera Estate 2019:



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La Pittura di Carlo Carrà in mostra a Milano

La stagione delle grandi mostre d’autunno a Milano vede, di nuovo, come protagonisti, i grandi del Novecento: Picasso a Palazzo Reale, Modigliani e Klee al MUDEC, Magritte alla Fabbrica del Vapore e altri ancora.

Sempre nella cornice dello spazio espositivo di Piazza Duomo, un’altra mostra degna di nota è quella dedicata a Carlo Carrà, uno dei più grandi pittori del XX secolo italiano. Organizzata da Comune di Milano in collaborazione con Civita e curata dall’equipe Maria Cristina Bandera – Luca Carrà (nipote dell’artista, n.d.r.), la mostra presenta circa 130 opere, provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private del Mondo, dalla Pinacoteca di Brera alla GAM di Torino e al Museo Pushkin di Mosca, insieme, elemento peculiare dell’esposizione, a libri, riproduzioni di fotografie che ritraggono Carrà con la moglie Ines e con amici artisti, e cimeli, come i pennelli originali usati dal pittore. Dal 4 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019 è possibile percorrere, nelle sale di Palazzo Reale, un percorso all’interno della produzione pittorica e delle vita di uno dei massimi artisti del nostro Novecento.

La mostra, infatti, si articola come un percorso biografico, che parte dalle origini piemontesi del pittore, nato a Quargnento, vicino Alessandria, nel 1881 e dai suoi esordi pittorici divisionisti, realizzati durante i suoi primi anni a Milano e a Monza, dove iniziò la carriera come decoratore. Allora la sua Pittura era totalmente influenzata da Previati, dai Grubicy de Dragon e da Faruffini, ed è per questo motivo, proprio partendo dalle sue origini, che lo si può considerare come un vero erede della tradizione ottocentesca lombarda e piemontese, con uno stile che mescolava pennellate rapidissime, quasi spighe di grano impresse sulla tela, a una luce intensa e profonda, pari a quella delle Maternità di Previati. A questo substrato, Carrà aggiunse, durante i viaggi giovanili a Londra e a Parigi, suggestioni dalla Pittura tardoromantica e simbolista francese, ma anche dal vedutismo inglese di Constable e Turner.

Carlo Carrà, La Carrozzella, 1915, Rovereto, MART

Carlo Carrà, La Carrozzella, 1915, Rovereto, MART



La seconda fase della sua vita fu quella che lo consacrò alla Storia dell’Arte. Dopo un accenno liberty sulle tracce di Sartorio, come prova la meravigliosa Allegoria del Lavoro in mostra, Carrà scoprì il fascino del dinamismo e della voglia di rompere con lo schema accademico che, fino ad allora, aveva contraddistinto il suo stile. Sempre nella capitale artistica italiana dei primi del ‘900, Milano, Carrà mosse i primi passi verso il Futurismo. In città, nel 1908, conobbe Marinetti, Severini, Balla e Boccioni, che iniziò a frequentare e con i quali, in una notte successiva a una delle tempestose serate che li caratterizzava, scrisse di getto il Manifesto della Pittura Futurista, risalente all’aprile del 1910. Di questa fase, in mostra, sono prove i disegni, autentici schizzi di figure in rapido movimento e parole in libertà (notare il motto Zang Tumb Tumb tanto caro a Marinetti e a Palazzeschi!), ma anche quadri, come quello raffigurante un simbolo di dinamismo moderno e non “passatista”, come scrisse lo stesso Carrà nel Manifesto: un tram, antenato dei mitici 1928 che vediamo ancora oggi per le strade di Milano, che sferraglia producendo scintille e bagliori di luce che scompongono i piani su cui il mezzo si muove. In questo periodo, Carrà iniziò anche a interessarsi di Politica, facendosi affascinare, anche grazie alla relazione sessuale con una donna anarchica, dalle teorie di Bakunin. Uno dei suoi capolavori futuristi, non a caso, è la tela raffigurante I funerali dell’anarchico Galli, in cui movimento, ribellione e rabbia sociale sono tutt’uno. Durante i suoi sei anni di militanza futurista, Carrà, però, passò dall’anarchismo al nazionalismo interventista. Prima della Guerra, l’artista si cimentò anche con il collage, avvicinandosi agli esiti cubisti di Braque, pur mantenendo la struttura futurista, dal dinamismo impetuoso e magmatico.

Carlo Carrà, Composizione 1915, Mosca, Museo Pushkin

Carlo Carrà, Composizione 1915, Mosca, Museo Pushkin


Carlo Carrà, La Musa Metafisica, 1917, Milano, Pinacoteca di Brera

Carlo Carrà, La Musa Metafisica, 1917, Milano, Pinacoteca di Brera

Dopo la Grande Guerra, Carrà rimase folgorato dalla Metafisica di Giorgio De Chirico. Già durante gli anni del ’15-’18, il pittore, ricoverato a Ferrara, abbandonò l’attività politica interventista per dedicarsi nuovamente all’Arte. Nel 1917 conobbe De Chirico e Filippo De Pisis, dando vita alla cosiddetta Pittura Metafisica. Di questa fase, in mostra, spiccano Madre e figlio (1917) e La Musa metafisica, dello stesso anno. Se, nella prima, lo stile è ancora quello di De Chirico, tra arcaizzante e primitivo, con la seconda Carrà elabora uno stile tutto suo, reduce dell’esperienza futurista e memore del suo interventismo (come prova la mappa dell’Istria e della Venezia Giulia), ma anche già proiettata verso quell’alone di magia tipica di Morandi e di sospensione tra Mondi paralleli che sarà tipica del Surrealismo.

Carlo Carrà, Gentiluomo ubriaco, 1916

Carlo Carrà, Gentiluomo ubriaco, 1916



Come De Chirico, anche Carrà, poi, tornò alla figura, all’Ordine. Con gli anni ’20, l’artista iniziò a dipingere vedute, paesaggi e figure al bagno che riassumevano tutte le sue fonti artistiche. Per i colori, tornò a guardare al ‘300 fiorentino e senese, mentre per i ritratti umani prese a modello la statuaria antica romana ed ellenistica, riproposta in chiave meno ideale e più primigenia, con donne dai fianchi larghi e dai seni prosperosi e uomini muscolosi, quasi atletici. I suoi paesaggi degli anni ’20 risentirono anche dell’influsso dei Macchiaioli: non a caso, anche Carrà, come Fattori, dipinse sul litorale maremmano ritraendo cavalli sullo sfondo delle spiagge sul Tirreno. Dal suo ritiro montano di Varallo, in Val Sesia, Carrà dipinse varie vedute dei borghi valligiani, esposte in mostra, ispirandosi ancora alle prove inglesi di Turner, ma anche, nelle gamme cromatiche all’Impressionismo.

Carlo Carrà, Il Bersaglio, 1928, Collezione Privata

Carlo Carrà, Il Bersaglio, 1928, Collezione Privata



Carlo Carrà, Vele nel porto, 1923, Firenze, Fondazione di Studi sulla Storia dell'Arte Roberto Longhi

Carlo Carrà, Vele nel porto, 1923, Firenze, Fondazione di Studi sulla Storia dell’Arte Roberto Longhi


Carlo Carrà, Nuotatori, 1932, Rovereto, MART

Carlo Carrà, Nuotatori, 1932, Rovereto, MART


Carlo Carrà, Bacino di San Marco, 1932, Milano, Galleria d'Arte Moderna

Carlo Carrà, Bacino di San Marco, 1932, Milano, Galleria d’Arte Moderna



Con gli anni ’30 e l’affermazione del potere fascista, per Carrà, considerato “vero pittore italiano” al pari degli amici Sironi, Oppi, Funi e Casorati, pur non essendosi mai schierato ufficialmente con Mussolini, arrivarono anche grandi committenze pubbliche, come quella della decorazione ad affresco di alcune sale del Palazzo di Giustizia di Milano, progettato dall’architetto ufficiale del regime, Marcello Piacentini. L’artista dipinse, sulle pareti della Corte d’Appello, una scena storica e una sacra, con Giustiniano che libera lo schiavo e Il Giudizio universale. In mostra, è possibile vedere i cartoni preparatori per questi grandi e trionfali affreschi, che andavano ad affiancarsi ai mosaici celebrativi di Sironi all’interno di quello che fu il più significativo esempio di razionalismo fascista a Milano. Lo stile di Carrà, per questa prova, risentì nuovamente dell’influenza di Giotto e Simone Martini, anche se i cartoni svelano ben altro: studi anatomici approfonditi, torsioni dinamiche e sensualità femminile che fanno pensare più a Michelangelo e a Tiziano. In questi stessi anni, Carrà iniziò ad affrontare anche il mondo dello Sport, come prova la tela del 1932, che è una delle prime raffigurazioni, nella Storia dell’Arte, di una partita di calcio, molto probabilmente della fortissima Nazionale di allora, viste le maglie azzurre.

Carlo Carrà, Estate, 1930, Milano, Museo del Novecento

Carlo Carrà, Estate, 1930, Milano, Museo del Novecento



Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Carrà ottenne la cattedra di Pittura all’Accademia di Brera. L’ultima sezione della mostra è dedicata a questi ultimi vent’anni della sua vita, in cui riprese le lezioni del passato, pur mantenendosi sempre all’interno del recinto figurativo: di nuovo paesaggi e ritratti, tra cui spiccano le Bagnanti degli anni ’50, ancora influenzate da Renoir e da Degas, ma anche scene di vita quotidiana e Nature Morte. Proprio con una di queste, Carrà ci lasciò nel 1966: aveva appena finito di dipingerne una variante con chicchera quando morì nella sua casa milanese.

Carlo Carrà, Cinqualino, 1939, Firenze, Fondazione di Studi sulla Storia dell'Arte Roberto Longhi

Carlo Carrà, Cinqualino, 1939, Firenze, Fondazione di Studi sulla Storia dell’Arte Roberto Longhi



Concludono la mostra tre autoritratti dell’artista, eseguiti in tre diverse fasi della sua vita: spicca quello piccolissimo, custodito a Brera, in cui Carrà con la sua espressione meditabonda, ma burbera, sembra quasi salutarci.


Carlo Carrà
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, 20121 Milano
Orari: lunedì: 14.30 -19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 – 19.30, giovedì e sabato: 9.30 – 22.30
Biglietti: Open 16,00 €, Intero 14,00 €, Ridotto semplice 12,00 €
Info: tel. 199.15.11.21, web [email protected], www.mostracarlocarra.it

Anche Milano ha un lato nascosto: Perimetro ve lo svela

Nessuna città, per quanto grande o piccola possa essere, è totalmente esposta ai vostri occhi. Ci sarà sempre quel vicolo buio che non avete attraversato per paura, o quel sentiero solitario che finisce dentro un bosco, che non avete mai oltrepassato. Non tutte le vie percorse ogni giorno da migliaia di persone, sono le vostre vie, non tutti i lampioni della vostra città vi illuminano la strada; spesso ritrovate quella piazza in un film e allora correte a vederla e la riscoprite con occhi diversi, oppure venite a conoscenza di un ottimo ristorante attraverso il racconto di un amico.

Ogni città avrà sempre un angolo inesplorato, quel perimetro entro il quale tutto è a portata di mano, ma per cui occhi e orecchie necessitano di una speciale sensibilità.
Il progetto di Perimetro ha esattamente questo come obiettivo, svelarvi tutto l’ecosistema della città di Milano, una Milano che agli occhi del mondo è il centro della moda, ma che assorbe in sé le periferie dalle vite più dure, le notti più bizzarre, le geometriche e affascinanti architetture, quei palazzi che avete costeggiato mille volte ma di cui non ne avete colto la bellezza.


@ Sha Ribeiro



Delfino Sisto Legnani

@Delfino Sisto Legnani



Delfino Sisto Legnani_2

@Delfino Sisto Legnani



Perimetro è il community magazine di cultura per immagini e fotografia. I talenti fotografici della città meneghina si sono riuniti, ciascuno con le proprie diversità ma accomunati dall’amore per Milano, e l’hanno rappresentata con i loro occhi.

Ne esce uno spazio urbano, uno stile di vita, la percezione di una città nuova, una mappa colorata che ha un retro inesplorato, il disegno della forza milanese, in forte contrasto con le lacrime mass-mediatiche.


Alessandro Vullo_2

@ Alessandro Vullo



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@ Alessandro Vullo



Alessandro Furchino Capria, Alessandro Mitola, Alessandro Vullo, Angelo Cirrincione, Carlo Cozzoli, Delfino Sisto Legnani, Donald Gjoka, Hugo Weber, Lady Tarin e Sha Riberio sono solo alcuni dei collaboratori che hanno ritratto Milano per questo primo numero di novembre.

Perimetro ha un appuntamento fisso:

Ogni lunedì e giovedì  pubblica nuove gallery fotografiche e approfondimenti per immagini, creando vere e proprie indagini che spaziano dall’esplorazione dell’urbanistica alle storie di vita vera, dal centro alla periferia.

Con cadenza mensile, invece, un estratto del portale di 32 pagine chiamato Tasca viene stampato e venduto all’interno di un network di concept store mappati all’indirizzo http://perimetro.eu/tasca/
Le 12 uscite di Tasca andranno a comporre un vero e proprio libro da collezione, una ‘fotografia storica’ della Milano di oggi, un’analisi culturale e insieme un censimento, una documentazione per i posteri che Perimetro lascerà in eredità alle generazioni future.
www.perimetro.eu


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Bouquet di fiori esotici l’ispirazione ” libera” di Daizy Shely – collezione SS19

COLLEZIONE SPRING SUMMER 2019 DAIZY SHELY 


Sembrano arrivare da una festa caraibica le donne Daizy Shely, che per la collezione Spring Summer 2019 ha dichiarato di aver dato libero sfogo alla fantasia.

Solo la gioia di creare e di poter regalare alle donne che scelgono il brand, degli abiti che le facciano sentire belle e a proprio agio.

Sono i fiori le grandi ispirazioni della stilista israeliana, i fiori esotici dai colori vibranti, gli arancioni fluo, i rosa shocking, ma anche i lilla, il turchese e le preziose stampe nate dalla collaborazione con l’artista Umberto Chiodi. Dei bouquet floreali, inno alla femminilità, alla luce, alla bellezza.


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sx Daizy Shely SS19 – dx plumeria


Coloratissima la collezione Primavera Estate 2019 Daizy Shely, che prende dalla palette colori tutto l’entusiasmo delle feste dell’America tropicale.
E da quelle terre arriva la plumeria, una pianta della famiglia delle Apocinacee che produce dei deliziosi fiori profumati, con i petali distribuiti come girandole, in genere bianchi verso l’esterno per poi colorarsi di crema, rosa, giallo e rosso. Ma attenzione, le grosse bacche della pianta, dall’aspetto succulento, sono fortemente tossiche, l’altra faccia della medaglia di ogni donna.



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Sempre seguendo l’onda dell’ironia, la collezione Daizy Shely propone capi in gabardine e cotone, alcuni più strutturati quali lo jacquard multicolor dallo spirito anni ’70 e il gessato classico accompagnati a linee d’associazione maschile.

La maglieria ha tagli vertiginosi, giocata sia per il giorno che per la sera in simpatiche sovrapposizioni di tessuti e colori; la sera ci si scatena in balli di gruppo con capi in tulle, applicazioni di cristalli e perline e si lascia il segno con il dettaglio: la foglia plastica a forma di cuore dell’Anturium diventa collana/gioiello… Potreste sempre regalarlo a qualcuno…

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Sfoglia qui l’intera collezione Daizy Shely SS2019:



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Dal deserto del Namib arrivano le ispirazioni Giulia Colussi – gioielli nati dalle viscere della terra

Ha sfilato a Milano durante la settimana della moda, Unique Edition, la collezione di Roberto Musso (direttore artistico del brand) che ha scelto di impreziosire i suoi abiti con le creazioni di Giulia Colussi.

Giulia Colussi, designer di gioielli, ha creato dei pezzi unici per la collezione Primavera Estate 2019 Unique Edition, collane di cristalli levigati ispirate alle naturali forme ritrovate nei suoi lunghi viaggi.

Una capsule che arriva dalla natura incontaminata, dove cristalli naturali e druse danno vita a pezzi dal forte carattere e dalla personalità decisa.

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Dal deserto più antico del mondo, il Namib, arido da oltre 80 milioni di anni, nascono le pietre di Giulia Colussi. Da un’Africa che nasconde rocce risalenti a più di tre milioni di anni fa, panorami vastissimi e luminosi, da una terra che possiede una luce catturata per regalare brillantezza ai gioielli di Giulia Colussi.

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Sui tailleur Unique Edition cadono maxi collane, i bracciali in druse naturali si accostano ai colori tenui della collezione.
Gli anelli, rigorosamente in bronzo per riprodurre la durezza della natura, proteggono cristalli levigati come gocce o spade, ma nel pieno rispetto di quello che la natura ha creato, senza troppo snaturarne la forma.

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Giulia Colussi ha voluto entrare nelle viscere della Terra e tirarne fuori i veri tesori, si è lasciata ispirare dai panorami che non lasciano scampo, quelli che non si scordano mai, quelli per cui la “nostalgia” diventa “ossessione”. Ha portato con sé un pezzo di quel paradiso, dal lontano Sossusvlei, quell’area sabbiosa della Namibia dove i colori sono intensi per la composizione ferrosa della sabbia e a causa dell’ossidazione: il rosa e l’arancione che ritroviamo nelle creazioni della designer, che racconta:


Sono rimasta incantata dagli spazi enormi ed incontaminati del Sossusvlei, dal quel rosso acceso di cui si colorano le sue dune immense, ma anche i sassi e l’asprezza di certi paesaggi del Nord del Namib. E’ proprio lì che ho capito di voler riprodurre in qualche modo quell’emozione, quella gioia che si prova nel disvelare gemme custodite dalla terra, fuse con essa create grazie al tempo di sedimentazione nel suo ventre.

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NITO festeggia il suo ultimo gioiello: urban motard N4 ad EICMA 2018

Una serata di festeggiamenti, a conclusione del lavoro collettivo del team NITO, si è tenuta a Torino, città natale del brand (NUOVA INDUSTRIA TORINESE), con l’incoronazione del nuovo gioiello del motore: URBAN MOTARD N4.

I collaboratori di NITO e la sua famiglia, amici e giornalisti, si sono riuniti per testare i prodotti top di gamma NES5 e NES10, e celebrare l’operato di chi realizza dei veri e propri oggetti di design a due ruote, mezzi innovativi per muoversi rispettando l’ambiente e risparmiando denaro.

NITO è il brand italiano che rispecchia il design made in Italy, motori dalle forme compatte e dallo stile metropolitano, produce veicoli a emissioni zero e totalmente personalizzabili.

Il modello NES, vincitore quest’anno di tre fra i più importanti premi europei, ADI Design Index, German Design Award e bid_18 (Biennale Iberoamericana di Design), è  un oggetto di stile unico per design e personalizzazione fra gli scooter elettrici disponibili sul mercato; inoltre, in termini di prestazioni, il NES risulta tra i più brillanti fra i mezzi sotto ai 4 kW, ed è facilmente verificabile nell’affrontare qualsiasi salita.





NES è personalizzabile tra 72 combinazioni di colore, customizzando catena, sella e pedana. Quest’ultima, una vera chicca in legno marinato curvato, dalla texture naturale ed elegante, il dettaglio che fa la differenza.

Ma NITO non si ferma e, ambiziosa come i propri obiettivi, presenta ad EICMA 2018 (6-11 novembre), la 76° Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo di Milano, “urban motard N4“, una vera sfida a due ruote che coniuga design e prestazioni elevate.


Nell’N4 la mancanza del serbatoio è valorizzata dal telaio a vista a cui si unisce l’ampia sella sviluppata sui fianchi del veicolo, generando la forma di un fulmine che connota fortemente il concept. Con una velocità massima di 150 km/h, 11 kW di potenza e 150 km di autonomia è una motard pensata per andare ovunque, divertendosi.


La realizzazione del prototipo in scala 1:1 non sarebbe stata possibile senza la valida collaborazione di grandi marchi come Selle Italia, FG Racing, Jonich, Honpe, Danisi Engineering, Pirelli e Brembo.

NITO, con N4, è fra le poche aziende del settore 100% elettrico a posizionarsi sia sul mercato degli scooter che delle moto. L’arrivo del modello di produzione è previsto fra poco più di un anno, a inizio 2020.


César Mendoza, socio fondatore e CEO di NITO ha dichiarato: “Siamo certi che il binomio prestazioni elevate/design, possa far arrivare la mobilità elettrica a tutti. Lavoriamo da tre anni in questa direzione, con obiettivo quello di cambiare le abitudini di muoversi in città, nel pieno rispetto dell’ambiente, etica a cui crediamo, con prodotti dinamici, veloci e dal design accattivante, accontentando i gusti più disparati.”


Nito sarà presente all’evento EICMA 2018 presso il PADIGLIONE 11. Oltre a N4,  NITO espone il prodotto di serie dello scooter NES (presente anche sullo stand di Motociclismo e dI Honpe), due NES special edition, i monopattini a spinta ed elettrico N1 e N1e e il motociclo leggero pieghevole N3.

Qui il sito ufficiale: NITO – NUOVA INDUSTRIA TORINESE 

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Lo schermo dell’arte Film Festival XI edizione

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XI edizione
Firenze, Cinema La Compagnia
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Palazzo Medici Riccardi Palazzo Strozzi, Cango Cantieri Goldonetta
14 – 18 novembre 2018


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13 novembre inaugurazione mostra
European Identities. New Geographies in Artists’ Film and Video

14 novembre Opening Night

Peter Greenaway, Rä di Martino e Zapruder

Sarà Peter Greenaway ad aprire l’undicesima edizione dello Schermo dell’arte Film Festival, progetto internazionale dedicato alle molteplici interazioni tra cinema e arte, che si terrà a Firenze dal 13 al 18 novembre prossimo. Oltre cinquanta gli ospiti attesi tra artisti, registi, produttori e addetti ai lavori, tra cui gli artisti Dani Gal, Jumanna Manna, Ila Beka, Driant Zeneli, Barbara Visser, Gabrielle Brady, Diego Marcon, Jordi Colomer, la regista Lisa Immordino Vreeland, la curatrice Sarah Perks, il produttore Yorgos Tsourgiannis.
Per la Opening Night del 14 novembre il regista inglese, autore di celebri film quali I misteri del giardino di Compton House (1982), Il ventre dell’architetto (1987), Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (1989), Nightwatching (2007) presenterà la lecture The Open Air dedicata al progetto del suo prossimo film Walking to Paris, racconto del viaggio che, tra il 1903 e il 1904, il ventisettenne Costantin Brancusi intraprese a piedi dalla Romania, suo paese natale, per raggiungere Parigi, sua città d’elezione, che lo vedrà affermarsi come massima figura del rinnovamento dell’arte del Novecento.

100 Piper by Ra Di Martino

100 Piper by Ra Di Martino



Il programma della Opening Night prosegue con due anteprime di film di artisti italiani, una scelta da parte dello Schermo dell’arte che intende sottolineare la qualità della produzione di moving images di artisti del nostro paese: 100 Piper. Breve storia del Piper di Torino (1966-1969) in 100 frammenti di Rä di Martino dedicato al leggendario Piper Club di Torino, la cui vicenda è ricostruita attraverso la riattivazione di materiali di archivio e la raccolta di memorabilia unici – fotografie, diapositive, nastri audio e locandine – provenienti da testimoni diretti di quella esperienza; e Zeus Machine del collettivo Zapruder versione cinematografica di un progetto installativo a 12 canali dedicato alla figura di Ercole, l’eroe delle leggendarie fatiche. Nel film, costruito in capitoli, ogni “fatica” è un’impresa che celebra il mito in insolite ed attuali declinazioni. I personaggi infatti sono persone comuni che, accogliendo divertite e seriamente il nesso con Ercole, nella determinazione di voler andare fino in fondo, si fanno interpreti sinceri e autentici del richiamo eroico, in continua tensione tra la vetta dell’Olimpo e la sfera terrena.

Kusama Infinity by Heather Lenz © Harrie Verstappen

Kusama Infinity by Heather Lenz © Harrie Verstappen



Confermando la specificità della sua programmazione tra cinema e arte, il festival riunisce circa 25 film tra lungometraggi e corti, film d’artista e documentari. Tra quest’ultimi sono le anteprime italiane di Kusama- Infinity (2018) di Heather Lenz, dedicato alla novantenne artista giapponese Yayoi Kusama, una delle figure più celebri della scena contemporanea, che dal 1977 vive per sua scelta nell’ospedale psichiatrico Seiwa ma dipinge quasi quotidianamente nello suo studio a Shinjuku; The End of Fear (2017) di Barbara Visser che ricostruisce, a distanza di oltre vent’anni, la vicenda dello scempio subito nel 1986 dal celebre dipinto Who is Afraid of Red, Yellow and Blue III dell’astrattista americano Barnett Newman conservato allo Stedelijk Museum di Amsterdam; Love, Cecil di Lisa Immordino Vreeland, Stati Uniti (2017), che racconta la complessa personalità e il talento del designer e fotografo di moda Cecil Beaton, ritrattista ufficiale della Regina Elisabetta, attraverso rari materiali di archivio e brani tratti dai suoi diari.

Island of the Hungry Ghosts by Gabrielle Brady

Island of the Hungry Ghosts by Gabrielle Brady



Tra i film d’artista Lo schermo dell’arte è orgoglioso di presentare il toccante Island of the Hungry Ghosts (2018) dell’artista australiana Gabrielle Brady, il cui progetto è stato sviluppato nel 2015 nell’ambito di Feature Expanded, programma di formazione del festival. Vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il Best Documentary Feature Award del Tribeca Film Festival 2018 e recentemente il Feature Documentary Award dell’Adelaide Film Festival 2018, il film è stato nominato nella shortlist dei premi dell’Australian Academy of Cinema and Television Arts. Girato a Christmas Island nota per il fenomeno della migrazione di milioni di granchi dalla giungla al mare, narra l’esperienza di una giovane psicologa impegnata nel dare sostegno ai migranti che lì arrivano da tutto il Medio Oriente.

L’approccio delicato e la scoperta di una figura originale e fuori dagli schemi sono gli elementi del bel film Moryama-San (2017) di Ila Beka e Louise Lemoine dedicato a Yasuo Moriyama, eremita urbano di Tokyo appassionato di musica noise –la colonna sonora è di Otomo Yoshihide- che vive in modo del tutto personale gli spazi di una straodinaria casa a piccoli padiglioni disegnata dall’architetto Ryūe Nishizawa considerata un esempio dell’architettura giapponese contemporanea.

Blue by Apichatpong Weerasethakul

Blue by Apichatpong Weerasethakul



Tra i corti si segnalano tre film accomunati da atmosfere misteriose e sospese: nell’acclamato Monelle il giovane artista italiano Diego Marcon, finalista del MAXXI Bulgari Prize 2018, illumina il buio della sala cinematografica con spari di flash che rivelano inquietanti abitanti di uno spazio fortemente connotato da un’estetica razionalista, quello della celebre Casa del Fascio di Como dell’architetto Terragni; in Who Was the Last To Have Seen the Horyzon? del giovane artista Driant Zeneli, che nel 2017 ha partecipato al programma di formazione VISIO dello Schermo dell’arte e che rappresenterà l’Albania alla prossima Biennale di Venezia, quattro personaggi e un cane fluttuano in un ambiente alieno, oscuro e silenzioso; mentre in Blue, presentato in anteprima, il super premiato filmmaker e artista tailandese Apichatpong Weerasethakul condensa le atmosfere surreali tipiche del suo cinema in uno scenario che allude alla condizione tra sogno e veglia.

In programma inoltre la IV edizione di Feature Expanded. Art Film Strategies, progetto di formazione diretto da Sarah Perks e Leonardo Bigazzi e sostenuto da Creative Europe/MEDIA, che porterà a Firenze 12 artisti internazionali che desiderano realizzare il loro primo lungometraggio e che assegnerà quattro premi: Feature Expanded Distribution Award; Feature Expanded Development Award, Ottod’Ame Film Award, SUB- TI Award; la VII edizione di VISIO. European Programme on Artists’ Moving Images, curata da Leonardo Bigazzi, rivolto alle giovani generazioni di artisti che lavorano con video e cinema, che conferma il VISIO Young Talent Acquisition Prize della Seven Gravity Collection. La open call del progetto ha ricevuto 90 candidature provenienti da 32 paesi diversi; le installazioni video e i film dei 12 artisti selezionati per VISIO saranno protagonisti della mostra European Identities. New Geographies in Artists’ Film and Video che inaugurerà martedì 13 novembre alle Murate. Progetti Arte Contemporanea; la II edizione del progetto Moving Archive che propone film dell’archivio del festival in 9 biblioteche e istituzioni della Città metropolitana di Firenze.

Lo schermo dell’arte Film Festival – XI edizione diretto da Silvia Lucchesi
Firenze, Cinema La Compagnia e altri luoghi

14 -18 novembre 2018
inaugurazione 13 novembre
www.schermodellarte.org

Una tazza di tè nella campagna francese – Luisa Beccaria SS19

MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2019

Un grande designer può dire di aver lasciato il segno quando, chi decide di acquistare un suo abito, interpreta l’atmosfera che questo gli ispira, nella sua vita stessa.

Un abito in vichy ci ricorda le giornate in campagna all’aria aperta, un pin-nic primaverile, le giornate passate con la nonna a fare la pasta in casa. Un vestito dalle stampe a fiori invece ci porta in provence, nel sud della Francia, nelle distese lille di lavanda e nei borghi antichi dove regna il silenzio.

Ai lati Luisa Beccaria SS19, al centro Fernand Toussaint “Dreamy”



Ma quanti abiti realmente posseggono il dono di farci sognare, quanti hanno quella magia di trasportarci in un altro luogo e la capacità di ispirare? C’è chi, partendo da un abito, ha creato un vero e proprio stile di vita, il suo nome è Luisa Beccaria.


Luisa Beccaria, la stilista milanese che da’ il nome all’omonimo brand, rimane fedele a se stessa, romantica e femminile anche per la collezione Primavera Estate 2019.

Ruches, volants, tulle, tulle a volontà, nei colori di Delphin Enjolras e delle sue docili fanciulle, sempre illuminate dalla luce di una lampada, nei loro ambienti intimi, intente a leggere una lettera d’amore o a sognare ad occhi aperti.


sx Luisa Beccaria SS19 – dx Delphin Enjolras “Reading at lamp light”


The Enchanted Garden”, la Collezione Spring/Summer 2019 di Luisa Beccaria, un giardino incantato dove regnano i fiori, stampati sulle stoffe o ricamati sugli abiti, uno di quei giardini che Irving Ramsey ha dipinto con eleganza e grazia, dove una tavola semplice unisce la conversazione tra donne.

sx “Elegant ladies taking tea” Delphin Enjolras – dx Luisa Beccaria SS19


Leggerezza è la parola d’ordine, tessuti impalpabili, freschi come il vento delle sere in Provenza, autentici come ogni capo della maison che veste le donne più eleganti del cinema, da Nicole Kidman a Kate Winslet.

Sovrapposizioni, il cotone innestato dal pizzo, la garza, il lino, piccoli tocchi di broccato delicato; protagonista è il fil coupé, che come un acquerello dipinge e da’ sostanza a balze, corpetti e sensuali gonne. Ma la donna Luisa Beccaria è in continua evoluzione, gioca tra le tavole imbandite in un grembiule Vichy o in un vestito midi dal sapore folk, per poi risplendere la sera in un abito da cocktail organza fil coupé con fiori gialli, rossi e rosa.


Ai lati Luisa Beccaria SS19 – al centro Fernand Toussaint



Talvolta malinconiche come i soggetti di Fernand Touissaint, le atmosfere L.Beccaria hanno il sapore del passato e il fascino delle favole. Abiti come bouquet di fiori, merletti, trasparenze che si increspano in balze, sottogonne dalle mille nuance, sfumature pastello perfettamente equilibrate e muliebri.

A completare la collezione dalla perfetta palette cromatica, tiare, velette, cuffie in rafia metallizzata, e ai piedi sandali in satin legati alla caviglia e impreziositi da nodi e fiocchi tono su tono, perché i dettagli sono importanti e ci rendono uniche.

Guarda qui tutta la collezione Primavera Estate 2019 Luisa Beccaria:



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Bianca Balti nella nuova brand campaign Alessandro Angelozzi Couture scattata da Andrea Varani

LA TOP MODEL BIANCA BALTI E’ IL VOLTO DELLA NUOVA CAMPAGNA ALESSANDRO ANGELOZZI COUTURE SCATTATA DAL FOTOGRAFO ANDREA VARANI

Alessandro Angelozzi Couture è la bandiera italiana del wedding e del “saper fare“, questa strana arte in cui la nostra penisola eccelle.

Per la nuova campagna il brand sceglie ovviamente il centro della moda, la città in cui nulla è lasciato al caso, dove le boutique hanno vetrine scintillanti e dove ci si volta a guardare un pedone tanto è elegante: Milano. Milano città del dettaglio, Milano chic e pretenziosa, Milano che chiede ma offre il doppio; qui, nelle vie più importanti e nei prestigiosi palazzi, Alessandro Angelozzi Couture presenta la sua nuova collezione.

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Testimonial d’eccezione non poteva che essere Bianca Balti, altro simbolo della bella Italia, quella sana e vivace. Una scelta che ricade sull’immagine della top model dal volto fresco, giovane, una donna che si ricorda solo sorridente.

La donna Alessandro Angelozzi Couture è positiva e legata alla famiglia e alla tradizione, il vestito che indosserà il giorno più bello della sua vita sarà classico ma impreziosito dall’arte nobilissima del ricamo.

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It’s only love” è la nuova brand campaign scattata dal fotografo Andrea Varani. Una visione che rispecchia il passato del marchio, fotografie dai colori milanesi, la professionalità di una mano esperta, la serietà di chi è convinto che un abito possa veramente lasciare il segno. E Alessandro Angelozzi Couture ne è la prova!

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Gli abiti da sposa di Alessandro Angelozzi Couture sono disponibili nei migliori atelier e possono essere ordinati direttamente alla maison attraverso il sito www.alessandroangelozzicouture.it

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BAILISS PRESENTA LA SUA COLLEZIONE SS19 UNICA E PERSONIFICATA

L’atelier Bailiss presenta la sua collezione SS19 nell’ambito dell’evento “Something a la Mode”, durante la settimana più glamour dell’anno nella capitale della moda, Milano. Bailiss nasce a Mosca nel 2014 da Larisa e Alisa Baysarov.


Per Larissa e Alisa è poesia, usano solo ed esclusivamente tessuti naturali cuciti e ricamati a mano da “maestri sartori” con dettagli unici che esaltano le curve femminili, senza mai cadere nel volgare.


Il ricamo, difficile e prezioso, diventa così il biglietto da visita del marchio. I sarti dell’atelier utilizzano le tecniche tradizionali dalla cultura del Caucaso russo, realizzato all’uncinetto con l’aggiunta di paillettes, trombe, strass, perle e perline.


Il pregiato ricamo appare su tutte le creazioni dell’Atelier Bailiss, abiti da sera, da sposa e anche sugli abiti da giorno come vestiti, tute e cappotti.


Per la PE’19 Bailiss ha utilizzato i seguenti colori: blue, marrone e bianco per un look elegante e moderno. Mentre l’ombra raggiante del color lavanda, del fucsia e del rosso acceso appaiono nei pezzi più considerevoli della collezione.


Le fotografie sono di Anna Minaeva, capelli e trucco di Revolution hair Milano.


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“Courbet e la natura” la mostra a Palazzo Diamanti sull’opera di Gustave Courbet

Dopo quasi cinquant’anni dalla retrospettiva che Villa Medici gli dedico’, torna in Italia presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la mostra di Gustave Courbet, padre del realismo e uno dei più grandi pittori dell’Ottocento.

Courbet e la natura“, mostra organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, racconta l’importanza storico-artistica del pittore francese che ha dato voce a Madre Natura, ha dato carattere alle vallate della Loue, ha intriso di nostalgia i laghi della Svizzera, quelli dipinti durante il suo esilio.

Nessuno come Courbet ha saputo dare il soffio umano alla natura che ci circonda, così come l’uomo fece con il Golem; le sue opere diventano presto modello di riferimento per gli artisti che lo seguirono: Monet, Manet, Degas…

Esattamente 49 le opere provenienti dai principali musei europei ed americani, formano il percorso espositivo di quell’uomo sicuro delle sue capacità e dei suoi mezzi, così come ci viene detto dal suo primo “Autoritratto con cane nero” (1842) in cui un Courbet appena venticinquenne vestito come un vero dandy, si mostra accompagnato dal suo spaniel sullo sfondo della natia Franca Contea.

Autoritratto con cane nero" (1842)

“Autoritratto con cane nero” (1842)


E’ una ricerca profonda e ossessiva quella di Courbet, che della sua produzione lavora per i due terzi sulla natura.
Misteriose le grotte da cui scaturiscono sorgenti alle cavità carsiche, buio e luce, sono questi gli elementi che lo attraggono a quei luoghi come una calamita, spazi in cui si perde, in cui gode silenziosamente di quella solitudine che non gli faceva paura, i luoghi remoti e nascosti “delle valli del suo paese“.
Potenza e mistero erano qui rappresentati con un minuzioso tocco di spatola, che restituisse alla tela la materia di cui erano fatte quelle rocce, la spigolosità e la profondità di quelle grotte.

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La valle della Loue sotto un cielo tempestoso 1849


Anche se è vero il detto che recita “tutto il mondo è paese“, non è altrettanto vero che la luce sia uguale in tutti i luoghi del mondo.
Gustave Courbet ci riporta dai suoi diari, che sono le sue stesse tele, tutte le intensità di luce dei suoi viaggi. Limpidi i cieli di Liverpool e di Hartford, trasparenti le atmosfere e cheti i paesaggi.

Tra il 1865 e il 1869, l’artista soggiorna spesso in Normandia dove, oltre agli amici, incontra l’oceano, le sue violente tempeste, le architetture naturali, il mare che cambia sempre forma e colore, il mare meteoropatico, il mare adirato e poi placido. E’ in questi che luoghi che sperimenta una personale tecnica pittorica, in cui subentrano mezzi quali stracci, spatole, ma anche polpastrelli.
La tela diviene fotografia di quei mari, possiamo sentirne il suono, la risacca sulla battigia, l’infrangersi delle onde sugli scogli, lo scricchiolìo dei sassi bagnati dall’acqua.
Cézanne, che venerava il maestro diceva:

Le onde di Courbet sembrano arrivare dalla notte dei tempi“.


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Il mare in burrasca detto anche L’onda (Gustave Courbet, 1870)



Sempre lirici i dipinti del pittore francese, dalla rappresentazione di una quercia a quella di una “Giovane bagnante” (1866), la rivoluzione pittorica sta nella relazione tra l’essere umano e la natura, un legame talmente forte da rendere i due soggetti indissolubili, uniti per destino e inseparabili.
Quale profonda emozione legava il pittore alla natura? Che volesse esprimere forse il suo stato di grazia quando ne rimaneva immerso delle ore, durante la pittura o nelle sue lunghe passeggiate, solo o in compagnia di qualche amico con cui parlare? Che sia stato così buono da volerci regalare quei suoi momenti di gioia e di pace che sente l’uomo saggio, così vicini al pastore più che all’uomo del commercio? Che lui, come Tolstoy in “Anna Karenina” o Bertrand Russell in “La conquista della felicità” voglia dirci quanto la natura sia portatrice di pace e di energia positiva?
Riuscirci ci è riuscito, anche senza l’uso della parola, ci è arrivato con i colori, con la pastosità della materia, abbiamo vissuto con lui la nostalgia dell’esule sul lago Lemano in Svizzera, la parabola malinconica di quei profili montuosi, le vedute lacustri e i suoi riflessi sullo specchio d’acqua.

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Tramonto: la Spiaggia a Trouville, ca. 1866


Ma, testimonianza della sua grandezza pittorica, è la rappresentazione della caccia, il senso di impotenza dell’uomo di fronte alle leggi della natura. Tele in cui il cielo domina sulla terra, grandi formati che prima erano destinati alle scene storiche e bibliche, Courbet li dedica alla caccia. Con questo tema il pittore arriva sulla punta dell’iceberg, governa in grandezza, attinge da una tradizione pittorica che spazia dai maestri fiamminghi del Seicento ai contemporanei inglesi.
Dipinge ciò che conosce, apprendiamo infatti dalle sue numerose lettere, che amava trascorrere i mesi invernali della nativa Ornans andando a caccia sulle colline innevate o nei sottoboschi insieme agli amici d’infanzia.

All’amico Jules Castagnary scriveva ” Guarda l’ombra della neve, com’è azzurra!“.

Nello straordinario dipinto “Volpe nella neve” (1860), Courbet esprime con maestria gli effetti coloristici della luce e delle ombre sul candore della neve. Il manto scuro della volpe gli permette di raccontare il contrasto tra i due elementi (natura/animale), con un tocco felpato nella rappresentazione del manto, così reale da poterne sentire la morbidezza, soffice e folto, prende quasi tridimensionalità.


Courbet, Volpe nella neve

Courbet, Volpe nella neve 1860


Lo spettatore viene accompagnato nelle varie fasi dell’opera pittorica di un artista che ha lasciato un segno indelebile nell’arte dell’Ottocento fino a noi, le quasi 50 opere scelte sono la sintesi dell’amore che Courbet aveva per la natura e di come si sentisse debitore nei suoi confronti, dedicandogli tutta la sua vita in viaggi e osservazioni.

Courbet e la natura” è l’esposizione a Palazzo dei Diamanti di Ferrara e rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2019.

(in copertina “Les Demoiselles des bords de la Seine” Gustave Courbet 1856-1857)

 

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La terza edizione di Oxford Fashion Studio Show

Grandissimo successo per la terza edizione di Oxford Fashion Studio Show:
Il 22 settembre presso l’Hotel Principe di Savoia di Milano ha avuto luogo per il secondo anno consecutivo l’Oxford Fashion Studio Show, evento prorompente e stravagante della realtà londinese.

7 i designers indipendenti che hanno presentato la loro collezione SS19, offrendo agli spettatori un tour fra diverse colture, toccando ogni parte del mondo.

Oxford Fashion Studio dà la possibilità ad alcuni stilisti emergenti di mostrare le loro creazioni nelle grandi capitali della moda: Londra, Parigi, New York e Milano. Una ricerca che la realtà londinese presenta ogni anno, grazie alla quale tradizioni, colori e originalità emergono.

Due Fashion Show dove Tiffany Saunders e Carl Anglim, direttori di Oxford Fashion Studio, hanno presentato i diversi creativi che per l’occasione hanno creato delle capsules che al meglio potessero identificare il loro carattere e i loro obiettivi tramite materiali innovativi, modelli di alta sartoria, patterns che ricordano le diverse culture e danno valore e notorietà ai paesi lontani.

I 7 brand selezionati da Oxford Fashion Studio che hanno sfilato in occasione di Milano Moda Donna:

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Carra Hosiery



Carra Hosiery
La legwear collection di Christy Ariston, anima creativa di Carra Hosiery, è raffinata e vivace allo stesso tempo per dare un tocco di stravaganza ad ogni outfit.
Realizzata con materiali antibatterici, la collezione è eco friendly senza però far passare in secondo piano lo stile che resta moderno pur avendo dettagli vintage.
Twitter: @carrahosiery

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Fabrosanz Creations



Fabrosanz Creations
Direttamente dal Sudafrica arriva la collezione di Sandi Mazibuko, designer di Fabrosanz Creations, che grazie alla sua caparbia e unicità ha trovato un posto nel mondo delle fashion addicted sudafricane realizzando capi variopinti dalle fantasie astratte.

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Geoj Official



Geoj Official
La giovanissima neozelandese, Georgia Hensley Smith partecipa per la terza volta all’importante evento di Oxford Fashion Studio presentando una SS19 dai forti contrasti di geometrie aggressive e colori scuri con total look freschi e multicolor.
La giovane mente del marchio spinta dalla passione travolgente per la moda è arrivata a soli 16 anni tra i finalisti dei Hokonui Fashion Awards.
Instagram: @geojofficial

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Yurita Puji x Jeanny Wang



Yurita Puji x Jeanny Wang
Yurita Puji prende ispirazione dalle sue terre creando abiti dai tagli sartoriali impreziositi da dettagli metallici. Sono le donne di Aceh in Indonesia le abili sarte di questi abiti dai toni regali cuciti con materiali pregiati.
Instagram: @levicobutik

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EnnyEthnic



EnnyEthnic
EnnyEthnic pensa a tessuti leggeri e fantasie multicolor per le donne.
Donne che non vogliono passare inosservate e sfoggiano con sobrietà anche i capi più eccentrici realizzati direttamente in Virginia, USA.
Etnicità è la parola chiave del brand.

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Rwanda Clothing



Rwanda Clothing
Toni audaci quelli di Joselyne Umutoniwase, fondatrice di Rwanda Clothing.
Ed è proprio al Ruanda che si ispira la designer utilizzando trame africane, tessuti tradizionali e modelli strutturati.
Abiti da sfoggiare in tutte le occasioni.
Instagram: @rwandaclothing

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Adinda Moeda x Jeany Wang



Adinda Moeda x Jeany Wang
Adinda Moeda e Jeany Wang collaborano per la collezione SS19.
Tessuti di tradizione indonesiana e dai colori forti sono il caposaldo di questi abiti eleganti e ricercati impreziositi dalle creazione perlacee di Adinda Moeda.
Instagram: @levicobutik

Oxford Fashion Studio
Oxford Fashion Studio è un vero e proprio Think Tank del fashion indipendente, fondato nel 2009 e con sede a Londra. Da quasi 10 anni supporta e scopre i talenti emergenti più visionari del panorama della moda nel mondo e ne diffonde visioni e collezioni grazie all’organizzazione di eventi con visibilità internazionale.

GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM, la crema leggera e nutriente di Teaology

Se siete alla ricerca di una crema viso leggera, non troppo grassa ma ugualmente idratante, la GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM è la soluzione giusta!

Anche se con l’arrivo dell’inverno la pelle necessita di maggiori cure e di creme che contengano diversi princìpi, non è detto che queste debbano essere per forza corpose, grasse, oleose. Esistono soluzioni soft ma al contempo molto nutrienti, come la crema viso di TEAOLOGY, il brand che si dedica alla cosmesi traendo beneficio dalle piante del tè.

GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM è talmente vellutata che si fonde istantaneamente con il viso non appena la si spalma. Crea un sottile velo di idratazione a lunga durata, ottimo come base per il trucco perché non unge la pelle.


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E’ una crema energizzante e dissetante che contiene vitamina C e vitamina E, zenzero, acido ialuronico e infuso di tè nero.

L’infuso di tè nero nel dettaglio è uno stimolante e insieme antiossidante; le vitamine C ed E svolgono un’azione tonificante e rivitalizzante. L’estratto di zenzero rafforza il sistema di autodifesa cellulare, e infine l’acido ialuronico migliora la compattezza cutanea, l’elasticità e combatte l’invecchiamento.

La particolarità di GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM è la sua profumazione, delicata, floreale, primaverile, frizzante, che la rende unica e un rito piacevole in ogni momento della giornata. Se abbinata ai prodotti TEAOLOGY, come l’Imperial Tea Miracle Face Mask, assicura un effetto purificante permanente, mantenendo la pelle luminosa e rivitalizzata, senza quei segni rossastri causati dal vento e dal freddo o dall’uso di cosmetici non idonei al nostro tipo di pelle.


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Gucci P/E 2019: Alessandro Michele e la sua sperimentazione incantano Parigi

La settimana della moda parigina, che si è tenuta dal 24 settembre al 2 ottobre, ha fatto da chiusura all’appuntamento annuale delle sfilate primavera/estate 2019 che si sono susseguite rispettivamente a New York, Londra e Milano. Ad aprire la sfilata due designer italiani: Alessandro Michele per Gucci e Maria Grazia Chiuri per Dior.


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La collezione di Alessandro Michele è un mix esplosivo di colori, ispirata a Leo De Bernardinis e Perla Peragallo, entrambi emblema della sperimentazione nel settore del teatro romano. Presso lo storico Théatre Le Palace, la sfilata di Gucci è stata un vero e proprio tuffo nel passato, in particolare negli anni ’70.


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Stili maschili sono stati mescolati sapientemente con quelli femminili, per non parlare poi delle fantasie e dei tessuti. Non sono mancate le frange, le balze, le gonne lunghe, i colori sgargianti. Gli accessori sono stati il pezzo forte della sfilata: dall’immancabile mascherina ai cappelli dalla falda larga e alla simpaticissima borsa- Topolino.


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Jane Birkin, ospite e performer, ha inoltre emozionato il cuore degli spettatori con la sua meravigliosa voce. Tra gli ospiti: Jared Leto, Miriam Leone, Amanda Lear, Lou Doillon.


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Paris Fashion Week 2018: La rivoluzione femminile di Saint Laurent

SU UNA PASSERELLA SPECCHIATA D’ACQUA, ANTHONY VACCARELLO RENDE OMAGGIO AGLI ANNI D’ORO DI YVES SAINT LAURENT E ALLA RIVOLUZIONE FEMMINILE DI PALOMA PICASSO


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Lo scenario era da sogno, una passerella sull’acqua con 10 palme bianche a fare da contorno a un imponente Torre Eiffel con le sue scintillanti luci.
Quella che si respirava sulla passerella di Saint Laurent alla Paris Fashion Week 2018, era aria di libertà, di rivoluzione, di un ritorno al passato che volge lo sguardo al futuro.


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Anthony Vaccarello ha fatto rivivere sulle passerelle della Paris Fashion Week, una collezione P/E 2019 ispirata a un Yves degli anni ’60-’70-’80.
Sono epoche diverse, ma accomunate da icone senza tempo, anni in cui la fisicità della donna rivendicava la propria essenza, la rivoluzione sessuale, la libertà di vestirsi con le proprie idee senza aver paura di essere giudicate.
Una rivoluzione del corpo femminile e della couture classica che lasciò spazio a una nuova moralità e a nuove convenzioni.
Il lavoro di Vaccarello è stato quello di portare in passerella gli anni più importanti di Saint Laurent, reinventando i codici classici di un’alta moda che ha fatto storia.
Paloma Picasso in particolar modo, fu la donna che ispirò Yves negli anni ’70, egli fu colpito dal modo in cui Paloma riuscì a rivoluzionare il proprio guardaroba negli anni ’40, stravolgendolo completamente e facendolo suo.


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Novantacinque sono gli abiti della collezione Primavera/Estate 2019, indossati da modelle che calcavano uno specchio nero d’acqua di una piscina a sfioro, tra gli occhi estasiati dei presenti inebriati da un’aria in pieno mood “Marrakesh”.


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Grazie allo splendido lavoro realizzato, Anthony Vaccarello è riuscito a far rivivere l’essenza di Yves Saint Laurent e a far sognare gli irriducibili eterni innamorati della moda, quella vera!
Photo credit: web


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“Glitch” collezione Annakiki Primavera Estate 2019

Glitch” è la parola chiave della collezione Annakiki Primavera Estate 2019.
Glitch, quel momento di interruzione, improvviso, glitch, l’errore, qualcosa che salta, glitch come imperfezione.

Che il mondo della moda stia subendo un momento di stallo, lo si nota dalle vetrine e dalle affluenze sempre minori durante gli eventi del settore; la moda ha bisogno di novità, è in arrivo una rivoluzione, come quando il sinistro silenzio preannuncia una turbinosa tempesta.

Che questo “Glitch” voglia intendere la fase di mezzo, quel momento che ne preannuncia subito uno nuovo e duraturo?

Annakiki lo mette in scena sfilando in calendario alla fashion week milanese con una collezione che esalta l’errore.

Glitch sulle tute, sui completi in denim e sui marsupi tono su tono, righe di interferenza come elettrocardiogrammi.



La designer cinese Anna Jang sfila per la quarta stagione seguendo l’onda della nuova fotografia, una ricerca della scomposizione, una destrutturazione dell’immagine, una sovrapposizione apparentemente confusa di volumi e colori.

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I tessuti sono lucidi e liquidi come il pvc, cristallo e borchie vengono applicati a mano sul denim, sono linee interrotte, glitch luminosi per illuminare le notti più rumorose.

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Fondato nel 2012, il brand Annakiki sta al passo con i tempi, segue le vibrazioni della new generation, costruisce collezioni che ben rappresentano i gusti e che calzano a pennello nel contesto storico. Annakiki è moderna e glitch, molto glitch!

Sfoglia la collezione Annakiki Primavera Estate 2019:



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WhistleblowingPA: la piattaforma che tutela le segnalazioni nella PA

Transparency Italia e Centro Hermes, insieme per diffondere il Whistleblowing in tutti gli enti pubblici.

 

La legge sul Whistleblowing, introdotta dal Parlamento Italiano un anno fa, che prevede maggiori tutele per coloro che nell’interesse pubblico decidono di segnalare illeciti o irregolarità nell’ente in cui lavorano, ha portato l’obbligo per le PA di introdurre dei sistemi tecnologici in grado di garantire maggiore sicurezza nel processo di segnalazione e protezione dell’identità dei soggetti (dipendenti pubblici, collaboratori, consulenti e lavoratori delle imprese che forniscono beni o servizi all’ente) che decidono di segnalare.

 
Transparency International Italia, sezione italiana dell’organizzazione non governativa Transparency International, è il leader nel mondo nella lotta alla corruzione, mentre Centro Hermes, for Transparency and Digital Human Rights, è impegnato nella promozione di una maggiore consapevolezza e attenzione ai temi della trasparenza e dell’accountability delle istituzioni pubbliche. Insieme le due realtà hanno lanciato pochi giorni fa il progetto WhistleblowingPA, un’iniziativa in grado di rispondere alle esigenze di tutela dei segnalanti, favorendo la diffusione in tutti gli enti pubblici e le società controllate e partecipate di una idonea piattaforma informatica gratuita per ricevere e gestire le segnalazioni di corruzione.

 

Per maggiori informazioni www.whistleblowing.it

 

Secondo Giorgio Fraschini, esperto di whistleblowing di Transparency International Italia “In Italia abbiamo più di 22.000 enti pubblici, la maggior parte dei quali di piccole dimensioni che non necessariamente hanno le risorse umane ed economiche per attivare una piattaforma informatica in maniera autonoma. Per questo abbiamo deciso di mettere in campo l’esperienza maturata in questi oltre dieci anni di attività sul tema, per offrire a tutte le PA uno strumento facile da usare, e soprattutto a costo zero, in grado di tutelare al massimo l’identità del segnalante.

WhistleblowingPA offre un’importante opportunità per i responsabili anticorruzione che devono adempiere agli obblighi di legge, aiutando inoltre a diffondere sempre più tra i cittadini l’importanza di segnalare questi fatti che altrimenti rischiano di non venire mai alla luce. Le stesse PA ne beneficeranno nel breve e nel lungo periodo grazie ai i risparmi generati dalla scoperta degli illeciti”.

 

Fabio Pietrosanti, Presidente del Centro Hermes ha dichiarato “La piattaforma informatica si basa sul software libero e opensource Globaleaks che continuiamo a sviluppare ormai dal 2011 e che migliaia di enti e organizzazioni nazionali e internazionali utilizzano già per ricevere le segnalazioni, come l’Autorità Anticorruzione della Catalogna, Il Sole24ore, la Corte Penale Internazionale dell’Aia, Agenzia Giornalistica Italia oltre a centinaia di PA locali. Il vantaggio principale di questo software è la garanzia dell’anonimato tecnologico: non sarà possibile per nessuno risalire all’identità di chi segnala a meno che il whistleblower stesso non decida di rivelarlo”.

 

Secondo i dati pubblicati Giugno 2018 dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) nel terzo rapporto annuale sul whistleblowing, è possibile riscontrare la crescita costante di tale strumento, con una media mensile di segnalazioni ricevute dall’Autorità nell’anno corrente che sfiora il doppio rispetto al 2017.
I dati di ANAC evidenziano, inoltre, come fra le segnalazioni arrivate nel 2018 sono aumentate quelle da parte di dipendenti di imprese fornitrici, grazie agli effetti della nuova legge che allarga le tutele a nuovi soggetti.

Tutte le date e gli appuntamenti di “La Vendemmia”, MonteNapoleone District, 8-14 ottobre 2018

MONTENAPOLEONE DISTRICT RISERVA A MILANESI E TURISTI
IL MENU “LA VENDEMMIA”


Dall’8 al 14 ottobre in occasione della kermesse “La Vendemmia” 2018, ideata e promossa da MonteNapoleone District in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia, che unisce le eccellenze della moda e del vino si potranno scoprire alcuni dei migliori ristoranti e hotel 5 stelle lusso della città.

In occasione dell’evento “La Vendemmia”, ideato e promosso da MonteNapoleone District in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia con l’obiettivo di unire i grandi marchi del lusso internazionale e le più prestigiose cantine nazionali e internazionali, per tutta la settimana dall’8 al 14 ottobre milanesi e turisti avranno l’occasione di scoprire alcuni dei più rinomati ristoranti e hotel 5 stelle lusso della città.

Prenotando il menù “La Vendemmia” ad un prezzo speciale e con un calice di vino abbinato si potrà pranzare con trentacinque euro e cenare con sessanta nei ventotto ristoranti di Milano che aderiscono all’iniziativa. Esclusive wine experience saranno invece proposte dagli hotel 5 stelle lusso tramite speciali pacchetti Five Star Luxury Hotels “La Vendemmia” che danno diritto al VIP Pass per l’Opening Evening e per gli eventi correlati.

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“Seppur fruibile esclusivamente su invito, “La Vendemmia” vuole aprirsi alla città e al tempo stesso contribuire a promuovere Milano a livello internazionale” afferma Guglielmo Miani, Presidente di MonteNapoleone District, che rappresenta a oggi oltre centocinquanta Global Luxury Brands. “Il coinvolgimento dei migliori hotel e ristoranti della città ci consente di arricchire il programma con esperienze di degustazione di alto livello e di fornire una ‘reason why’ di incoming volta ad aumentare le presenze di una Milano sempre più a vocazione turistica”.

Sono oltre centodieci le boutique associate a MonteNapoleone District delle vie Montenapoleone, Verri, Sant’Andrea, Santo Spirito, Borgospesso, Gesù e Bagutta che partecipano alla nona edizione consentendo ai propri clienti di vivere un’esperienza unica. Nell’intento di rendere l’appuntamento sempre più coinvolgente e importante per la città, per la prima volta, sono coinvolte anche alcune boutique legate all’associazione “Amici di via della Spiga”.

Mercoledì 10 ottobre, dalle 18.30 alle 20, un nuovo appuntamento si inserisce nel calendario de “La Vendemmia”: la visita guidata del Museo Bagatti Valsecchi alla scoperta della dimora neorinascimentale nei suoi aspetti legati all’ospitalità, al cibo e al vino.

Giovedì 11 ottobre alle ore 18.15, l’appuntamento con l’asta benefica “Italian Masters” organizzata da MonteNapoleone District insieme al Comitato Grandi Cru d’Italia e battuta da Christie’s si terrà al Circolo Filologico Milanese in via Clerici 10. Quest’anno il ricavato dalla vendita di speciali bottiglie, per annata e formato, vintage e da collezione sarà interamente devoluto a CBDIN Onlus – Associazione Carlo Besta Dipartimento Infantile Neurologico di Milano per la ristrutturazione del giardino dell’Istituto Neurologico a uso dei bambini malati.

Venerdì 12 ottobre alle ore 19.30 sarà la volta del Wine Tasting nell’incantevole cornice di Palazzo Serbelloni. Un’esclusiva selezione di etichette del Comitato Grandi Cru d’Italia in degustazione per i veri intenditori.

Venerdì 12 e sabato 13 ottobre, i possessori dei VIP Pass potranno vivere la Shopping Experience sorseggiando un calice di vino, offerto dalla cantina partner, e godendo di servizi esclusivi quali il sales assistant dedicato e la consegna degli acquisti in hotel o presso la propria abitazione.

Sabato 13 e domenica 14, infine, il Winery Tour permetterà di prenotare la visita ad alcune suggestive cantine italiane.

“La Vendemmia” è sostenuta dalla partnership con l’Ente che organizza dall’8 ottobre al 25 novembre l’88° edizione della Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba che, oltre alla “caccia al tartufo” nel territorio di Langhe e Roero guidati dal trifolau, prevede un serie di interessanti appuntamenti.

MonteNapoleone District rappresenta gli oltre centocinquanta Global Luxury Brand presenti nelle vie Montenapoleone, Sant’Andrea, Verri, Santo Spirito, Gesù, Borgospesso e Bagutta, alfine di valorizzare le eccellenze di alcune tra le realtà più importanti al mondo. L’obiettivo è di organizzare, pianificare e attuare eventi di varia natura, culturali, benefici e commerciali, utili all’incremento e alla qualificazione del commercio e dei servizi, sia nell’interesse degli associati sia dei loro fruitori. Nel far conoscere le prestigiose vie del lusso, non solo come tempio dello shopping e del lifestyle, ma anche come luoghi in cui tradizione, storia, creatività e innovazione si fondono, ne accresce la qualità del servizio e dell’offerta per consolidare il primato del Quadrilatero e di Milano a livello internazionale. A tal fine MonteNapoleone District coordina le boutique e incoraggia la formazione di un autentico spirito di collaborazione fra tutti gli operatori commerciali e turistici delle vie e non solo, creando partnership con hotel 5 stelle lusso, ristoranti, tour operator e società di servizi. Collabora inoltre con le Istituzioni cittadine, regionali e nazionali e lavora a stretto contatto con i media italiani e stranieri. Sotto la presidenza, dal 2010, di Guglielmo Miani è stato impresso un nuovo impulso che ha accresciuto e consolidato l’immagine di Montenapoleone quale shopping center di eccellenza a cielo aperto unico al mondo.

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Le ispirazioni di Arthur Arbesser nella collezione SS19 – Milano fashion week

MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE SPRING SUMMER ARTHUR ARBESSER 2019

Stratificazioni, mix and match, le new entry dei tessuti eco, sono le fondamenta della collezione Spring Summer 2019 Arthur Arbesser. Da questo si diramano i temi della collezione, materializzazione dell’idea, geometria, struttura, ordine.

L’ispirazione è fondamentale per Arbesser, che ricerca nel mondo dell’arte la scintilla da portare su carta, per farsi abito. Dai lavori di Fausto Melotti, scultore italiano, Arthur Arbesser da’ vita a quello che è ordine e pulizia, ritmo e armonia. Come nello opere di Melotti dove vigono le regole matematiche e i ritmi musicali, così in alcuni capi di Arbesser vengono rappresentati gli stessi temi partendo da un ordine naturale, dalla scelta dei colori – principalmente del bianco e del nero -, a quello delle linee – la nettezza delle giacche, la morbidezza delle vestaglie.


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Sx Arthur Armesser SS19 – dx opera di Fausto Melotti



Se da un lato abbiamo la sperimentazione concettuale riguardante i grandi interrogativi dell’umanità, quelli tanto cari a Melotti, dall’altro Arbesser inserisce uno spazio in cui lavora sui colori, e più precisamente sulla tavolozza di Vally Wieselthier, scultrice e ceramista viennese, esponente dell’Art dèco.


sx Vally Wieselthier – dx Arthur Arbesser SS19


I volumi si fanno più ariosi, le proporzioni intatte, le forme classiche vengono scomposte e ricostruite, sugli abiti una tavolozza di colori come vasi di Pandora, le stratificazioni sono un gioco di contrasti.


sx Vally Wieselthier – dx Arthur Arbesser SS19


La luce arriva dai tessuti spalmati in oro e platino, bilanciata dall’introduzione di materiali naturali, come la juta stampata e sfrangiata, dal crêpe nei toni del rosa e dell’azzurro e dal jersey di lino stampato.


Sx Arthur Armesser SS19 – dx Vally Wieselthier



Gli orecchini, disegnati per la seconda stagione dalla designer Nathalie Jean, in maglia d’oro, ricordano le forme primordiali di Melotti, le calzature della collezione riconfermano la consolidata collaborazione con l’azienda toscana di Fabio Rusconi.


Sfoglia qui la collezione Primavera Estate 2019 Arthur Arbesser:




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VISIONARY POETIC DREAMY GLAMOUR

Punta di diamante del movimento psichedelico è Peter Max, l’artista del neo-espressionismo, grafico, scultore, pittore, disegnatore, video-maker.

Siamo negli anni ’60 quando i media iniziano a trasmettere immagini dalle fantasie visionarie, è il periodo dei “figli dei fiori”, la natura è sovrana, c’è voglia di amore e di libertà e di dar sfogo all’immaginazione.

Come Peter Max, le tinte di Vivetta sono forti, le figure fiabesche, vediamo nella collezione Primavera Estate 2019 un mondo incantato, fatto di cigni che primeggiano, farfalle, fiori e bocche che aleggiano.


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sx Vivetta SS19 – dx “Infinity Watchers” – 1970 Peter Max



E’ un viaggio onirico la collezione Vivetta SS2019,  che permette di vestire i propri sogni nel più eccentrico glamour, le tonalità sono accostate con estrema minuzia e con estrema armonia,  tratto tipico dell’artista Max.

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sx “Space landscape” Peter Max – dx Vivetta SS19


Ironica e con un piede nella trascorsa infanzia, Vivetta dipinge sugli abiti allegri arcobaleno, stelle e fiocchi rosa; le rose sono applicate su vestiti tono su tono, i cigni riposano su piccole tuniche in macramè a intarsio o su abiti lavorati ad uncinetto.

sx Vivetta SS19 – dx “Love” 1969 Peter Max


Vaporose le gonne pouf, tripudio di giardini in fiore, come gli abiti a palloncino leggeri e spumosi come meringhe.  Piccoli bouquet di ortensie fioriscono sui miniabiti drappeggiati in organza tecnica dall’effetto liquido e arricchiti da volants.


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sx Vivetta SS19 – dx “Sunrise” 2000 Peter Max


Luccicanti cristalli Swarovski illuminano le trasparenti mantelle in tulle degrade’; anche il denim si fa prezioso con ricami in perle e piume dai colori delicati del rosa pastello e dell’azzurro Tiepolo.

Vivetta Ponti, fondatrice e designer del brand, ama giocare, per lei moda è leggerezza, quella leggerezza non frivola, ma calda e avvolgente dell’infanzia, quella sicura e priva delle difficoltà degli adulti, priva della sensualità sfacciata, moda è rendere magico il nostro armadio per decidere se andare a caccia di farfalle o a raccogliere fiori nel bosco.

Sfoglia la collezione Vivetta Primavera Estate 2019:




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Il mondo utopico del “Burning Man” – Byblos collezione SS2019, Milano Fashion Week

“Reburn” Collezione Byblos Primavera Estate 2019

L’idea di un mondo in cui tutti condividiamo le stesse passioni, dove il denaro non esiste e si torna al primordio del baratto, dove la libertà è uno stile di vita, dove tutti possono esprimere la loro creatività senza vincoli né regole, ci affascina ammettiamolo. Altrettanto vero è che, anche il meno cinico di noi, sa, essere un’utopia, una realtà che può esistere solo in maniera passeggera, e difatti chi ha creato questo universo “al di fuori dal mondo”, c’è, o meglio c’era: si chiamava Larry Harvey, ed è mancato lo scorso aprile all’età di 70 anni a causa di un ictus.

Harvey era stato lasciato da una ragazza nel lontano ’86, quando con un amico aveva dato fuoco ad un fantoccio di legno, nella spiaggia di San Francisco, durante un solstizio d’estate. Nasce così il “Burning Man”, l’evento che ricade ogni anno nel deserto del Nevada, a Black Rock City, dove più di 60.000 persone si riuniscono attratte dalla possibilità di esprimersi liberamente in una location che nasce e muore con la loro presenza/assenza.

A questo concetto di “rinascita“, si ispira la collezione Spring Summer 2019 di Byblos, una celebrazione della personalità, della diversità, dell’individualità.

Colori dagli abbagli lunari nella collezione Byblos, con riflessi argentei e talvolta dorati, abiti camaleontici che si mescolano con le sabbie bianche di Black Rock, spesso destinate a forti tormente, che rendono il viaggio più spettacolare e avventuroso.

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Tute spaziali abbinate a maxi mascherine specchio, il tessuto tecno si fonde con i colori psichedelici che assume la città di notte, quando la festa inizia, il caldo cala e le menti possono dar libero sfogo alla fantasia.

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Utili i parka per le forti escursioni termiche (questo Bezos, il fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post non lo sa perché ha alloggiato in un camper deluxe, si immagina riscaldato, e non in tenda come molti altri) e poetiche le lunghe paillettes che ricordano le squame del pesce combattente, quel pesce dalle pinne fluttuanti e prepotentemente territoriale, che non tollera la presenza di altri della sua specie, se non di sesso femminile, il furgone!

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Particolarità della collezione, i lacci da scarpa con il puntalino imbevuto in smalto a tinte forti che virano ironicamente in frange hippie o che creano un gioco di stampe trompe l’oeil.
Frange su abiti, applicate sulle giacche in denim e in testa, tutto è movimento, sperimentazione, creazione, fino a quando l’uomo di legno brucerà e si tornerà alla vita di tutti i giorni, comprando il latte in dollari americani e non i cambio di una canna.

Sfoglia la collezione Byblos Spring Summer 2019:




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