Archive for febbraio, 2019

Calendario Pirelli 2019, Albert Watson e i sogni delle donne

Dreamer” è il titolo del nuovo calendario Pirelli firmato dal fotografo scozzese Albert Watson e presentato a Milano, presso HangarBicocca .


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Come è possibile intuire dal titolo, l’attenzione del fotografo si sofferma sui sogni di quattro donne alle prese con le proprie vite e i loro obiettivi: Gigi Hadid, Julia Garner, Laetitia Casta e Misty Copeland.
Ognuna di esse è ritratta in stile cinematografico, in linea con la grande passione di Watson per il cinema. Si tratta di quaranta scatti in formato 16:9, sensuali, affascinanti e stracolmi di femminilità.


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Laetitia Casta interpreta una pittrice che fa il lavoro da cameriera, vive in un appartamento insieme al compagno (il ballerino Sergei Polunin) ma sogna un futuro in grande, come una brava e famosa artista.


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Julia Garner interpreta, invece, una giovane fotografa appassionata di botanica. La modella Gigi Hadid è una donna ricca appena separata dal marito che soffre la solitudine e che trova nell’ amico e stilista Alexander Wang, che le restituisce fiducia nel futuro. Misty Danielle Copeland incarna più di tutte l’intento del calendario: quando a 13 anni si affaccia al mondo della danza classica, le dicono che il suo corpo non è adatto.


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Watson ci restituisce, così, una visione positiva delle donne di oggi e sprona a non abbandonare mai i propri sogni, nonostante gli ostacoli che quotidianamente incontriamo o con i quali ci scontriamo.


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Aline Oliveira e LSS PARIS – FW 19

La Maison Romana Aline Oliveira Couture in collaborazione con LSS PARIS, scoperta da Fashion Curator Veronica Sheynina, sbarca nella serata opening della Milano Fashion Week Event Savò dedicata ai Designers emergenti.


Il Brand. Per Aline Olivieira, stilista brasiliana naturalizzata romana, la moda è sempre stata un riferimento importante nella vita. Nata in una città nel Nordest del Brasile, da piccola Aline osservava, con ammirazione, le ricamatrici locali che facevano un lavoro scrupoloso, immaginando quei ricami applicati sugli abiti che lei stessa sognava di creare.


Aline Oliveira prendi spunti da un MoodBoard creato durante un suo viaggio in Messico e dal Castel Sant’Angelo di Roma. La sua collezione è dedicata alle donne determinate e di grande personalità, ispirata dai colori caldi e dal famoso vento Messicano, che lì è molto piacevole perché è gentile, ti accarezza, così come accarezza le numerose palme.


“Dedico questa collezione a donne che, come me, portano avanti le loro famiglie, le case, il lavoro, senza mai arrendersi, credo fermamente che le donne abbiano i superpoteri. Questa collezione è creata per migliorarli “.


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Photo by Saverio Chiappalone


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Photo by Saverio Chiappalone


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Photo by Saverio Chiappalone


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Photo by Saverio Chiappalone


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Photo by Saverio Chiappalone


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Photo by Saverio Chiappalone


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Pitti Uomo 95 – The Pitti Box

Le tendenze del Pitti Uomo 95, fiera internazionalmente conosciuta per le nuove tendenze del menswear e il lifestyle contemporaneo.


Un mondo che di edizione in edizione si evolve, per rappresentare i movimenti più attuali della moda attraverso progetti dallo stile unico.


Il nuovo formato si è caratterizzato da diverse scatole “The Pitti Box”, tutte pensate per accompagnare il visitatore durante la sua permanenza nella Fortezza.


In questa edizione vediamo un uomo elegante, moderno, molto sicuro di se stesso e allo stesso tempo sofisticato.


Vediamo ora alcune proposte di tendenze per gli accessori, abbigliamento e come non poteva mancare lo street style…


a.testoni ha reso omaggio ai 90 anni di storia del marchio. Una storia con profonde radici nell’eccellenza, un’identità unica che in a.testoni ha realizzato da sempre lo stile, l’eleganza, la creatività e la freschezza della moda italiana.


La capsule collection dedicata al novantesimo è ispirata ai simboli di Bologna con una stampa “toile de jouy” realizzata in vitello stampato color Lambrusco, quale omaggio alla storia del brand a.testoni che, negli anni ’60 ne fece il suo tratto distintivo.


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Ora un punto di riferimento come il classico italiano aggiornato, il marchio Zerose6anta Studio per la stagione FW19-20 attinge ai ricordi dell’eleganza inglese Ameless.


Un gioco di biliardo, la campagna toscana, l’innata eleganza di Ame spesi da soli, è un’ispirazione che ha sempre guidato la creatività del marchio, oltre al gusto per il gusto inglese, da sempre legato alla Toscana come un antico legame di reciproca ammirazione.


Zerose6anta Studio ci stupisce con la scelta più ampia possibile per la città e l’abbigliamento moderno che si adatta ad ogni occasione e si alterna tra classico e informale, sempre impeccabile, sempre prezioso, sempre adatto.


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The Pitti Box Street Style


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Photo by Alesandro Michelazzi


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Photo by Alesandro Michelazzi


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Photo by Alesandro Michelazzi


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Photo by Alesandro Michelazzi


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Il Dialogo intorno alla Cena in Emmaus alla Pinacoteca di Brera a Milano

Alla Pinacoteca di Brera di Milano ritornano i Dialoghi tra opere, ovvero i confronti tra tele di maestri diversi tanto cari al direttore James Bradburne.

Dal 5 al 24 febbraio, presso la Sala XXVIII della Pinacoteca, è possibile osservare, uno accanto all’altro, due versioni del medesimo soggetto, la Cena in Emmaus, eseguite rispettivamente da Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, e da Rembrandt Harmenszoon van Rijn, due tra i massimi maestri del Seicento europeo e dell’uso della luce nella Storia dell’Arte

Il confronto parte dal tema evangelico della Cena in Emmaus, in cui gli artisti raffigurarono sempre il dubbio, l’umanità e la caducità di Cristo, per calarla nel Mondo attuale, in cui si erigono muri, sorge la diffidenza nei confronti del “diverso”, dell’ “altro” e prolifera la xenofobia. La Cena in Emmaus è l’episodio che va in senso contrario a questa tendenza, ed è la miglior prova di quanto l’Arte vada oltre i muri e costituisca ponti di dialogo.

Le due cene sono straordinariamente umane, e si sviluppano intorno alle reazioni dei protagonisti, oltre a un attento studio della luce e del colore, con cui Caravaggio e Rembrandt fecero la Storia. L’iconografia, quella del Cristo pellegrino e straniero, fu sempre apprezzata e approfondita da vari maestri, da Tiziano a Veronese, Rubens e Caravaggio, specie in chiave simbolica di percorso verso la vita eterna, ma fu il maestro olandese a svilupparla in più versioni durante la sua carriera e a dimostrare l’umanità e la semplicità della figura di Gesù, seguendo l’essenzialità creativa tipica dell’Olanda calvinista del ‘600, ma anche le sue radici ebraiche legate alle figure, altrettanto umane, dei profeti biblici.

Il dipinto di Rembrandt è una piccola tela, oggi al Museo Jacquemart-André di Parigi, eseguita nel 1629, quando l’artista aveva 23 anni, a Leida, in pieno fervore calvinista. Per tale motivo, visto che le raffigurazioni di Cristo erano proibite, l’artista scelse di rappresentare profeti biblici, in omaggio alle sue origini, ma anche immagini dell’intimità di un Cristo “umano, troppo umano”, come avrebbe scritto due secoli dopo, Friedrich Nietzche. Quale migliore iconografia del Cristo viandante e pellegrino poteva adattarsi al momento? Ecco come è nato questo piccolo capolavoro della Pittura olandese del ‘600. Nel buio della stanza, molto simile a quello raffigurato da Caravaggio, Cristo si manifesta come presenza ombra, epifania, che si staglia contro un intenso chiaroscuro. Il bagliore improvviso di una luce nascosta (altra assonanza tra i due maestri) illumina la semplice e frugale stanza, creando un chiarore che, pian piano, ne svela la fonte: una candela dietro all’ombra di Cristo, che illumina il discepolo, colto nella sua reazione di stupore, ma anche una tavola semplice, frugale, povera, appena apparecchiata, e un retrobottega dove una donna pare intenta alle faccende domestiche. La silhouette ombrosa di Cristo e quella del discepolo formano una sorta di V che costituisce il centro tematico della scena, mentre Cristo compie il gesto eucaristico, di spezzare il pane volgendo gli occhi al cielo. Ciò che sprizza di umanità sono le reazioni fisiche dei partecipanti alla scena, sia quella del discepolo avvolto dalla luce della candela che sgrana gli occhi, che quella dell’uomo accovacciato all’ombra di Cristo in atteggiamento di adorazione della figura divina.

Rembrandt, Cena in Emmaus, 1627, Parigi, Museo Jacquemart-Andrè

Rembrandt, Cena in Emmaus, 1627, Parigi, Museo Jacquemart-Andrè



La tela di Caravaggio, di proprietà della Pinacoteca braidense, invece, è di struttura più classica e canonica, anche legata ai dettami cattolici post-tridentini che il maestro lombardo, pur nella sua indole ribelle a schemi, stili e regole, dovette seguire sempre. Venne eseguita nel 1606, molto probabilmente a Paliano, in Ciociaria, feudo dei Colonna, grandi committenti del Merisi. Caravaggio, quando dipinse la tela, stava vivendo un momento drammatico della sua vita, ovvero la fuga da Roma, dove aveva ucciso, durante una lite, Ranuccio Tomassoni. In Ciociaria, Caravaggio dipinse la Cena in Emmaus e una Maddalena in estasi, destinate a essere vendute per racimolare denaro al fine di raggiungere Napoli. Come Cristo era viandante e pellegrino, anche Caravaggio era fuggitivo, e questo nesso è alla base della creazione dell’opera. Il maestro si era già cimentato con questa iconografia, in una tela oggi a Londra, ma, rispetto alla versione, precedente, Caravaggio ne dà una versione più scarna, con una tavolozza cromatica più fredda e che evidenzia ripensamenti in fase di stesura. Il chiaroscuro è quello tipico di Caravaggio, che avrebbe fatto breccia in mezza Europa, con una fonte luminosa non più nascosta ma totalmente misteriosa che inonda la scena, in cui Cristo, geometricamente inteso come centro della composizione secondo i dettami tridentini, crea un semicerchio ideale su cui si dispongono i discepoli, colti in un momento non di stupore, ma di profonda meditazione e riflessione, visto che la raffigurazione si svolge nell’istante dell’addio di Cristo, del suo commiato e della rievocazione dell’Ultima Cena.

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1606, Milano, Pinacoteca di Brera

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1606, Milano, Pinacoteca di Brera



Ottavo dialogo. Attorno alla Cena in Emmaus. Caravaggio incontra Rembrandt
Pinacoteca di Brera, Via Brera 28, Milano
Orari: Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica 8.30-19.15
Biglietti: Intero € 12.00, Ridotto € 8.00, gratuito ogni prima domenica del mese 

Fifty shades of pink – fashion editorial

FIFTY SHADES OF PINK – FASHION EDITORIAL

Photographer & Stylist @Miriam De Nicolo’

Model @Chiara Veronese

Agency @Wonderwall Management Milan

Make up/ Hair @Antonia Deffenu

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camicia vichy Luisa Beccaria SS2019, orecchini bagno oro Natalia Criado



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sx completo pink nude New Look disponibile su Amazon, borsa secchiello Hibourama SS19, sneakers Aldo SS2019 – dx body/costume Scostumata Bikini, orecchini mela Natalia Criado, collana e anello oro e diamanti Wenyuanjewellery



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completo uncinetto con applicazioni fiori Vivetta Spring Summer 2019



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camicia e gonna in pizzo Luisa Beccaria, collana con ciondolo oro e anello oro e diamanti Wenyuanjewellery



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sx body trasparente Philippe Matignon , giacca New Look disponibile su Amazon, borsa Hibourama SS19 – dx camicia vichy bianca e rosa Luisa Beccaria SS19



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abito corpetto in denim e voile Annakiki SS19, orologio D1 Milano, sneakers Aldo SS19, marsupio multicolor Molly Braken



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sx abito Annakiki, marsupio Molly Bracken, orologio D1 Milano, dx jeans e top con applicazioni paillettes e perline Vivetta SS 2019, slipper in camoscio Linea Rosa



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top Vivetta SS2019, occhiali Annakiki SS19 – borsa Salar SS19



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sx jeans e top Vivetta SS2019, occhiali Annakiki, borsa Salar – dx total look Luisa Beccaria SS2019 e sandali con fiocchi vichy SS2019



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abito denim e voile Annakiki SS2019, marsupio iridescente Molly Bracken



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kimono raso rosa Genny SS19, giacca e pantalone organza verde acqua Cettina Bucca, sandali SS2019 Fabio Rusconi



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abito Annakiki denim e voile SS2019, marsupio Molly Bracken, orologio D1 Milano- dx total look Luisa Beccaria SS2019, collana oro con ciondolo Wenyuanjewellery


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top Eklet in tessuto plissè con lurex argento, collana con ciondolo oro e diamanti Wenyuanjewellery- dx kimono raso con ricami floreali Chitè lingerie – orecchini bagno oro Natalia Criado


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camicia in organza iridescente Eklet, orecchini Natalia Criado, collana oro Wenyuanjewellery

Helmut Newton e la tensione erotica dei corpi femminili

Helmut Neustädter, il vero cognome del corrispettivo inglese Newton, nasce a Berlino il 31 ottobre del 1920.


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All’età di solo otto anni, il fratello lo accompagna ad un quartiere a luci rosse dove lavora anche la nota Red Erna. La frequentazione di questi ambienti degradati segnerà profondamente la visione di Helmut e la sua passione fotografica.


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Gli inizi fotografici risalgono, in particolare, al 1961 quando si trasferisce a Parigi e ha la fortuna di collaborare per French Vogue. I suoi scatti faranno in breve il giro di tutto il mondo, affascinando per il loro grande potere provocatorio per l’epoca. Collaborerà, inoltre, con le riviste di moda più importanti di sempre.


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Fin da subito, dimostra un interesse per le donne: alte, slanciate, spesso sui tacchi alti, forti, sicure di sé e del proprio corpo. Il corpo femminile è catturato dal suo sguardo in pose provocatorie, ma al tempo stesso estremamente eleganti. Helmut è il primo fotografo a introdurre il nudo nel mondo della moda, non senza polemiche.


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Immediatamente, ci prese gusto a costruire intorno a sé l’immagine di colui che intende provocare. Lo spettatore diviene, pertanto, un voyeur involontario intento a spiare centimetri di pelle scoperta di modelle e donne note. A distanza di anni, Helmut resta uno dei fotografi più noti e interessanti, continuando a incantare e ad essere emulato.


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Nonostante ciò, egli resta unico nel suo genere: ogni singolo scatto continua incessantemente a coinvolgere, a raccontare e a sprigionare tensione erotica, anche in un mondo dove il nudo è a portata di mano e la capacità immaginativa scarseggia.


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La nuova campagna Marciano Los Angeles Primavera 2019

Marciano Los Angeles presenta la collezione e campagna promozionale per la primavera 2019
New York, NY – La campagna promozionale di Marciano Los Angeles per la primavera 2019 presenta la stella nascente Nadine Mirada, affiancata dalla modella Erin Cummins e dal modello Zac Taylor in una serie di immagini che porteranno l’osservatore a tuffarsi nell’intenso blu del mare.

Con la direzione artistica di Paul Marciano, cofondatore di GUESS?, Inc., e gli splendidi scatti del fotografo Derek Kettela, la campagna immortala i tre protagonisti in una serie di immagini che evocano l’intensa sensualità e lo spirito audace della collezione. Con le acque cristalline di Marina Del Rey a fare da sfondo, Erin Cummins, Nadine Mirada e Zac Taylor indossano i capi più in voga della stagione, messi in risalto dai colori vivaci della linea primaverile.

Sono fiero di presentare uno dei nuovi volti di GUESS e Marciano, la modella Nadine Mirada,” ha affermato Paul Marciano. “Dopo essere stata a lungo rifiutata dall’industria della moda per via delle sue curve generose, Nadine ha deciso di dare vita a un movimento di inclusione e sostegno verso tutti i corpi femminili. La sua storia è la prova che l’accettazione di sé è il primo passo per ottenere grandi soddisfazioni, ed è proprio questo il significato della nostra nuova campagna.

L’offerta femminile della stagione è dominata da maxi-abiti lunghi fino ai piedi e abiti da cocktail sopra il ginocchio, con stampe floreali ipersature in toni corallo che si fondono con l’intera gamma dei blu e gli azzurri. I miniabiti con paillette e dettagli di stampe animalier donano un tocco di lusso ai nuovi modelli, mentre i pantaloni palazzo in un bianco immacolato e raffinato aggiungono una proposta più sofisticata alla collezione. Per lui, l’offerta punta sulla semplicità e la raffinatezza di blazer e pantaloni eleganti, che si arricchiscono di un tocco di colore grazie alle camicie button-down dal taglio lineare e netto, perfette per completare ogni look.

ALINE OLIVEIRA- La Maison romana sfila alla Milan Fashion Week con la collezione FW’19

ALINE OLIVEIRA

La Maison romana sfila alla Milan Fashion Week con la collezione FW’19

La maison romana Aline Oliveira Couture, scoperta da Fashion Curator, Veronica Sheynina, sbarca a Milano il 18 Febbraio, per l’indimenticabile evento dell’Opening della Milan Fashion Week. L’evento si svolgerà in una location moderna e polifunzionale sita in via Pastrengo 14 a Milano.

Il Brand. Per Aline Olivieira, stilista brasiliana naturalizzata romana, la moda è sempre stata un riferimento importante nella vita. Nata in una città nel Nordest del Brasile, da piccola Aline osservava, con ammirazione, le ricamatrici locali che facevano un lavoro scrupoloso, immaginando quei ricami applicati sugli abiti che lei stessa sognava di creare.

Ho sempre amato il modo in cui i colori, le forme, i tessuti, potevano risaltare la personalità e lo stile individuale di una persona” – dice la stilista.

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La creatività, l’eleganza, la personalizzazione sono ora diventate le parole chiave della Maison Aline Oliveira, il brand che la stilista brasiliana ha fondato in Italia, realizzando così il suo sogno d’infanzia.

E’ in Italia che la mia passione per la moda si è esaltata, facendo nascere un mix tra le idee dell’indiscutibile eleganza del Made in Italy e la sensualità latino americana”, – racconta Aline.

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Le collezioni del brand Aline Oliveira sono realizzate tutte a mano in Italia. Oltre al ricamo e le applicazioni che rendono ogni capo unico ed esclusivo, la stilista presta tanta attenzione alla scelta dei tessuti, rigorosamente di alta qualità, avendo, come dice Aline, un debole per la seta “Credo che sia il tessuto nobile per eccellenza, un materiale intramontabile e chic. Farà sempre parte delle mie collezioni”.

Il brand è stato da subito apprezzato dalle donne più eleganti dei salotti romani. Aline Oliveira ha realizzato abiti per le giornaliste Silvia e Laura Squizzato che le conduttrici televisive hanno indossato in occasione degli eventi importanti della capitale.

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La Collezione. FW 19/20. Una donna decisa, forte, sicura di sé e sexy. Questa la donna di Aline Oliveira Couture per la stagione AI 19/20.

Dedico questa collezione alle donne che, come me, portano avanti la famiglia, la casa, il lavoro, senza mai arrendersi. – dice Aline. – Noi donne siamo incredibili. Credo fermamente che le donne posseggano dei super poteri. Questa collezione e’ stata creata per valorizzarli”.

Per la stagione AI 19/20 Aline Oliveira ha collaborato con il fashion designer franco brasiliano LSSPARIS. “Abbiamo due stili completamente diversi, – racconta Aline, – io sono più classica, bonton, lui – eccentrico, moderno. Ha portato quel pizzico di che ha reso la collezione chic, sexy – ma sempre elegante”.

About

www.alineoliveira-roma.com
Instagram @alineoliveiracouture

Intervista a Kourtney Roy: “Voglio vivere vite parallele attraverso il mio lavoro”

Kourtney Roy è una giovane fotografa di origini canadesi, nota soprattutto per gli autoritratti che la ritraggono in travestimenti e situazioni sempre differenti. Interpretando stereotipi, spesso e volentieri dal gusto retro, in realtà non fa altro che distruggerli. Nelle immagini della Roy, tutto diviene magicamente altro, in una compenetrazione di realtà e illusione, quotidianità e alienazione, esistenza e fotografia.


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Qual è la sua idea di Fotografia?


Non ho un’idea di Fotografia. Semplicemente esiste e non dipende dalla mia soggettiva visione di essa.


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Quando ha iniziato a fotografare?


Ho iniziato a praticare la fotografia mentre frequentavo gli studi d’arte, quando ho cambiato laurea da “general fine arts” a “media studies”. Fino ad allora avevo fatto qualcosa a livello amatoriale, ho iniziato a fotografare seriamente solo dopo un corso extra.


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Esiste una relazione tra la sua fotografia personale e il cinema?


Decisamente. Ho scoperto il cinema un po’ tardi. La gente spesso guardava i miei lavori e veniva a dirmi: “Quest’immagine mi ricorda questo film”, oppure “Mi ricorda l’universo cinematografico di questo regista”. Mi hanno incuriosita e ho iniziato, in questo modo, a guardare film.


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Quali sono i suoi registi preferiti?


E’ sempre una domanda difficile a cui rispondere. Ce ne sono così tanti e la lista continua a crescere incessantemente, così come si affievolisce e scorre. Werner Herzog, Andrea Arnold, Jane Campion, Jean Pierre Melville, Nicolas Winding Refn, Early Spielberg, Douglas Sirk, Debra Granik. Ci sono anche tantissimi film che sicuramente non rintrano nella categoria dei registi preferiti: Animal Kingdom di David Michôd, Donnie Darko di Richard Kelly , Blade Runner di Ridley Scott , Wisconsin Death Trip di James Marsh, Don’t Look Know di Nicolas Roeg. Insomma, è realmente complicato tracciare una mappa di influenze e ammirazioni.


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Come vive la sua relazione con l’Autoritratto?


L’Autoritratto mi permette di vivere nei mondi che io fotografo. Fotografarli non è sufficiente, io voglio assolutamente vivere vite parallele attraverso il mio lavoro.


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Cosa può dirci riguardo gli ultimi progetti o lavori?


Ora, per oltre un anno, sto lavorando su un progetto in Canada su un’autostrada che registra un numero eccessivo di donne che sono sparite o uccise su di essa. Trascorro il mio tempo guidando sull’autostrada, dormendo in vecchi hotel e incontrando gente.


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La sua fotografia è un’esplosione di colori. C’è un motivo?


Il mondo è a colori, ed è semplicemente stupendo, voglio mostrarlo nei miei lavori.


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L’Arte può essere una terapia?


La miglior terapia.


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http://www.kourtneyroy.com/