Archive for Settembre, 2019

L’opulenza sostenibile di Versace

L’opulenza sostenibile di Versace

Di Enrico Maria Albamonte

Incede imperiosa sulla lunga passerella rasoterra issata su vertiginosi tacchi a stiletto, sfidando le insidie della giungla metropolitana sulle note di un sound martellante e ipnotico, molto rock. La password della moda primavera-estate 2020 è giungla. La musa di Donatella Versace è sempre stata self conscious, assertiva e indipendente e oggi guarda con attenzione e preoccupazione alla questione cruciale della salvaguardia del pianeta. La foresta amazzonica, polmone globale, è in fiamme? Donatella Versace non ci sta. E con la sua collezione per la prossima stagione calda abbraccia la causa ecologica rieditando un abito che dopo 20 anni è ancora attualissimo: il jungle dress, sfoggiato da Jennifer Lopez nel 2000 in occasione dei Grammy Awards dove si presentò a braccetto di Puff Daddy per ritirare un premio ambito al suo talento canoro, consegnatole da David Duchovny. In quell’occasione, come racconta la bionda stilista della griffe della medusa, Google lanciò Google images, un autentico serbatoio iconografico volto a sopperire alla carenza di immagini del mitico abito, portato in passerella nel 2000 a Milano da già Amber Valletta che chiude la pedana di Versace con un lungo abito scollato in cady di seta nero con uno spacco vertiginoso, un modello di archivio di atelier rivisitato.

Jennifer Lopez

Jennifer Lopez in Versace



Il tropical glamorama di Versace è allestito sotto una cupola ricreata ad hoc in memoria del retaggio neoclassico della maison e fulcro dell’ariosa scenografia, ed esplode affrescando la lunga parete che scorre attorno alla passerella. Sensuale e sinuosa, la sirena di Versace è definita innanzitutto da una silhouette boyconscious a T, scultorea e conturbante, che acquista carattere grazie alle spalle imbottite (forgiate da Gianni Versace negli anni’70 dopo aver visto Star Wars) e dal busto triangolare per poi valorizzare seno, vita e fianchi enfatizzati da corsetti scollati a cuore e a quadrifoglio e dalle forme ad anfora.



La lussureggiante foresta tropicale ammalia in verde e blu ma anche, nella versione più lisergica e flamboyant, in fucsia e arancio, traducendosi in look eleganti e grintosi che riesumano il total look anni’80. Il gusto dei coordinati perfettamente abbinati si coglie nei completi in nappa dipinta a mano in nero e verde alga, come pure nei tailleur pantaloni in principe di Galles volutamente ‘sporcato’ dalla tecnica tie-die, nel denim fantasia jungle in cui le maxi bag e gli spolverini-trench in pvc trasparente, come pure le calze e i collant, assecondano il mood eco-glamour delle sgargianti fantasie del fashion show. Il colore prima di tutto, che è poi la poesia dell’anima. La blusa in seta laccata dalle spalle ad arco e dalle maniche importanti percorse da arricciature arancio, è abbinata alla gonna nera a matita longuette e si porta con gli occhiali a maschera (un’altra autocitazione anni’80 dell’archivio) in tinta sia con il parka in plastica laccata sia con l’elegante dress in jersey che scivola sul corpo. L’oro, epitome dell’opulenza medusa style, impera come un tocco di Mida in tutta la collezione: nei dettagli delle spille da balia e dei bottoni, sulle aste degli occhialoni scuri e coloratissimi, nelle catene delle borsette da sera, nei portasigarette in metal mesh che si portano come un collier, nei braccialetti che ornano le caviglie delle modelle. Oro a profusione anche nei bijoux ricchissimi dalle forme floreali anni’40 che non fanno rimpiangere l’alta gioielleria. Dopo la parata dei modelli in nero assolutamente vamp, dalla giacca in pelle doppiopetto all’abito con le spalle drappeggiate, dal minidress punteggiato da fiori di paillettes anch’esse nere alla princesse con lo scollo sagomato in crepe di seta, arriva la gran sera.



Era forse il cast più favoloso quello delle super top che sfilano in pedana da Versace: Iman Amman, Gigi Hadid, Irina Shayk, kaia Gerber, Kendall Jenner, Amber Valletta e le più strepitose modelle ebony che calcano le più prestigiose passerelle della moda. Femminilità senza compromessi e seduzione esplosiva negli abiti da gran sera, spesso longuette o mini: sono in maglia metallica stampata jungle, ricamata di fiori 3D in plexi e petali di pelle e cristalli con frange di pvc multicolori, oppure sono tempestati da un diluvio di paillettes. L’estetica eco-glam culmina nell’uscita finale dello show che è anche il fashion moment più cliccato e fotografato della fashion week di Milano: volteggia provocante orgogliosa dei suoi 50 anni Jennifer Lopez, attrice e cantante portoricana, avvolta nel jungle dress verde e blu e con la gonna che si solleva altezza inguine, aprendosi sul pube tempestato di cristalli, sulla falsariga della spettacolarizzazione della malia femminile della gonna plissé dell’abito sexy e immacolato di Marylin nel film ‘Quando la moglie è in vacanza’. La diva, che a 50 anni compiuti sfoggia un fisico flessuoso e invidiabile modellato dalla pole dance, è la protagonista del film ‘Hustlers’ che sta per uscire sui nostri schermi e racconta la storia di un gruppo di spogliarelliste che si improvvisano rapinatrici. Un nuovo capitolo arguto e ironico sull’empowerment femminile, vangelo di Donatella Versace che tuttora le donne più belle del mondo.



Laura Biagiotti e l’abito dell’anima

Laura Biagiotti e l’abito dell’anima

Di Enrico Maria Albamonte

Oggi le donne hanno bisogno di abiti che le rappresentino e le accompagnino con discrezione e complicità nella vita quotidiana senza rinunciare a romanticismo e femminilità: questa è una collezione timeless, senza età e senza tempo, come lo stile Biagiotti che, quando guarda al passato, è già proiettato nel futuro”.

Con queste parole e con la grinta leonina che da sempre la caratterizza, Lavinia Biagiotti Cigna ha espresso in maniera efficace lo spirito della collezione primavera-estate 2020, in continuità con lezione della madre Laura, fondatrice di una delle griffe più longeve del gotha dell’italian style, la stessa griffe con la quale ha varcato i confini del celeste impero nel 1988 in tempi non sospetti, precorrendo la strada imboccata in seguito da tanti altri marchi del lusso. L’incipit e la conclusione dello show, ambientato come sempre al Piccolo Teatro studio, è affidato al talento performativo della bellissima Anna Cleveland, che dalla iconica madre Pat, la super top anni’70 e’80 amatissima da tutti i più grandi creatori di moda della scena mondiale per la sua autoironia e per l’allure leggera e solare con la quale calcava le passerelle più prestigiose danzando, ha ereditato l’eleganza innata e la capacità di saper interpretare magistralmente e con grazia l’abito che porta.



Americana, ma cresciuta in Italia, Anna Cleveland, che è anche il nuovo volto della campagna pubblicitaria di Laura Biagiotti per l’autunno-inverno alle porte, ha sfilato per la prima volta a 6 anni sulla scalinata di Trinità dei Monti per il brand Biagiotti Doll pensato per vestire le più piccine. In pedana si dipana un racconto fatto di capi saggi e colti, che in una palette che alterna il bianco, cifra dello stile Biagiotti, al ciclamino, al deep blu e al giallo granturco, reinventano il settecento attraverso le garbate stampa floreali un po’ Marie Antoinette e con le bluse in tessuti croccanti che si arricchiscono di qualche balza qua e là per stemperare il nitore formale dei capi della griffe. Il cachemire estivo più immacolato è proposto in versione fishnet mentre il denim domina il daywear attraverso volumi generosi e pantaloni cinquetasche che non strizzano mai le forme. Per la sera un diluvio di lustrini sulle tute e gli abiti sognanti, mentre sulle note di dolci musiche in stile revival anni’80 compare lo stesso abito bambola in taffetas color panna che è diventato il passepartout delle donne contemporanee che amano stare comode ma anche sognare un po’. Nel parterre applaudono Carla Fracci, Natasha Stefanenko, Tiziana Rocca, Serena Rossi e non ultima, Laura Chiatti, avvolta in un tuxedo di pizzo dorato e musa del nuovo profumo della maison romana che si chiama appunto ‘forever’, perché lo chic è inossidabile e il profumo è un po’ l’abito dell’anima. ‘La moda passa ma lo stile resta’ diceva Coco Chanel che di eleganza se ne intendeva eccome. E in un momento in cui la moda si appella al buon senso spezzando una lancia affilata a favore della normalità e del buongusto, Laura Biagiotti che ha sempre disegnato una moda ‘umana’ per donne che non amano strafare, è sicuramente nel suo elemento.

Artemisia Domus, la Luxury Guest House nel cuore di Napoli

Napoli è per definizione la città dell’accoglienza, dove ogni luogo è casa, dove il rito del caffè non è solo degustazione ma condivisione, intimità e ascolto. Napoli è un po’ come quelle donne materne dai seni grandi, come quelle zie che ti tendono le mani per avvolgerti in un abbraccio caldo e profondo, quelle che ti lasciano un ricordo carico di profumi e di sensazioni fascianti. Checchè se ne dica, Napoli rimane nel cuore di tutti, perchè è ruffiana sì, perchè ti frega è vero, con quel suo piglio da scugnizzo, malandrino e peccatore, ma è sempre di cuore, magnanima e generosa. E Napoli è i suoi napoletani, che ti inondano di racconti e filastrocche, di friselle e di favulelle, quel popolo che apre le porte di casa anche a te sconosciuto, che ti mostra con orgoglio il frutto del suo umile lavoro, che mette le famiglia sopra ogni cosa, che sente la forza della radice, del luogo da cui viene e a cui sempre tornerà.

Della stessa pasta, una dimora unica nel suo genere, formata da uno staff tutto partenopeo, l’Artemisia Domus. Una struttura sita in uno storico palazzo di fine ‘700, Patrimonio Unesco, che sta tra Piazza del Gesù e Spaccanapoli, centro nevralgico da cui è possibile raggiungere a piedi tutte le destinazioni e le mete locali.

Artemisia Domus, degno di ogni palazzo nobiliare, porta con sé tutti i segreti della storia: si narra infatti che fosse un tempo adibito a casa di piacere. E a testimoniarlo sono i grandi specchi tondi e convessi di strada trovati all’entrata della porta principale, prima della ristrutturazione; con sé, i piccoli lavabo presenti dentro ogni stanza e qualche foglio sgualcito con tariffari, purtroppo andati persi e soppiantati invece da un certosino recupero delle preziosità del luogo, come il grande portone bianco oggi adibito a bancone reception, le geometriche lampade in rame arrugginito sulle pareti, le piastrelle in ceramica dei pavimenti oggi utilizzate come base al bancone bar e per i tavolini nella zona lounge.



Artemisia Domus è certo un palazzo carico di fascino, che accoglie gli ospiti in nove diverse suite ove possibile scegliere una spa privata in camera, come per l’ampia e luminosa “Nicea” le cui finestre affacciano su Castel Sant’Elmo e sulla splendida Certosa di San Martino. Gli alti soffitti sono sormontati da travi in legno a vista, il pavimento è in parquet, richiamato dai colori caldi dell’arredamento e dalla luce delle grandi lampade da terra. King size anche il letto matrimoniale con topper in memory, divano letto e una jacuzzi per quattro persone con cromoterapia, in cui tutti i toni del rosso sono variabili in base al vostro gusto. La suite è totalmente insonorizzata e dotata di ogni comfort: smart tv, cassaforte, frigobar e kit di cortesia da bagno.

Il nome della struttura omaggia la pittrice Artemisia Gentileschi, che nel 1630 visse una parentesi della sua vita proprio a Napoli, costituita in quel periodo da un eminente fervore culturale e intellettuale. All’entrata, una copia di “Autoritratto come allegoria della Pittura” datato 1638/39, ne ricorda il valore artistico e storico, ripreso poeticamente dal nome dato ad ogni stanza, donne che la Gentileschi rappresentò con la sua impronta creativa, fiera e femminista.



Artemisia Domus è la Luxury Guest House nel cuore di Napoli, dove poter vivere questa città di sconfinata bellezza, con comodità e benessere, perchè oltre alla spa e alla sauna privata, è possibile prenotare un massaggio personalizzato professionale in camera. Lo staff sarà sempre pronto a consigliarvi luoghi e mete in base ai vostri gusti ed esigenze, offre gite in barca alla scoperta delle isole più belle, escursioni in motoscafo privato verso la Costiera, noleggio biciclette e tour culturali nel centro città, dove poter fare una sosta per assaggiare lo sfizioso “O pere o ‘o musso”, una specie di trippa bollita servita fredda con sale e limone, piatto popolare da leccarsi i baffi; o degustare, per i più lussuriosi, le classiche sfogliatelle ripiene di crema pasticcera; il posto all’inferno è invece riservato ai cultori della “pizza a portafoglio”, da mangiare rigorosamente per strada e piegata in quattro in carta da forno, mentre si sceglie un mini presepe da potare a casa, piccolo miracolo dell’artigianalità napoletana. E ringraziamo Iddio che ha creato Napoli, che a Napoli si ride, mica si muore!

Artemisia Domus si trova in Via dei Carrozzieri 13, Napoli

artemisiadomus.com

(testo e foto @ Miriam De Nicolo’)

La archetipica semplificazione di Prada – SS2020

La archetipica semplificazione di Prada

Di Enrico Maria Albamonte

Come scriveva Paul Valéry ‘la semplicità è un’arte’. E di questa nuova ricercata semplicità, che poi se guardiamo con attenzione è tutto fuorché semplice, Miuccia Prada sembra essere una maestra indiscussa. Con la sua visione dadaista della moda e della società la stilista milanese, espressione di un’intellighenzia anticonformista e antiborghese, ha saputo catturare il senso della contemporaneità, rileggendola nel prisma di idee audaci e di combinazioni insolite, alla luce delle contaminazioni sempre più appariscenti e smart con le arti visive e con le altre arti applicate. Amante della sperimentazione e protettrice di artisti e cineasti, la stilista sensibile e poliedrica, affranca la preziosità da ogni sussiego lasciando parlare le sue creazioni che sembrano citare lo ‘chic senza fronzoli’ con cui Vogue nel 1929 descrisse l’avvento del modernismo. Le geometrie e i verticalismi netti e formalistici degli scatti di Edward Steichen (il primo fotografo di moda a sperimentare il colore) e lo spirito disinvolto e noncurante della sua musa, la modella Marion Morehouse, allergica ai cliché della moda, ebbene tutto questo sembra rivivere in una collezione molto riuscita che inneggia a un nuovo modernismo, come sempre consapevole e colto. Anche se, come tiene a precisare la signora della moda, questa collezione non intende essere né minimale né tantomeno citazionista.

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E’ venuto il momento di fare il punto” -ha spiegato la stilista pochi minuti prima della sfilata- “c’è troppo di tutto e si punta spesso a torto sul sensazionalismo e sul coté bling, in fondo è anche una questione etica che dobbiamo porci, ma questo non vuol dire smettere di inventare, perché c’è una via di mezzo fra lo strafare e il non fare nulla. E poi penso che la moda debba concentrarsi sulla personalità delle donne che sono poi le destinatarie finali di ciò che realizziamo. Il focus deve rimanere sull’individualità perché chi recepisce il nostro messaggio deve appropriarsi di ciò che facciamo in modo originale e ragionato”.

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L’impressione è quella di una riduzione all’essenza come antidoto al caos dilagante e ipertrofico che ci attanaglia, alla ricerca di un nuovo classico che si sottragga agli estetismi posticci e che bandisca gli eccessi di un compiacimento retrospettivo e anodino, in nome dello stile che nell’intento della fashion designer deve prevalere sulla volatilità della moda. Il flair che percorre la collezione, non a caso presentata quasi en plein air, con la luce del giorno che sembra inondare la scenografia della grande sala di via Lorenzini, è un nuovo naturalismo frutto di un elaborato processo di realizzazione artigianale. Un processo che affida il compito di definire una nuova accezione del lusso ‘quotidiano’ al carattere apparentemente rustico e naif di certi materiali e lavorazioni. Facciano alcuni esempi: la rafia intrecciata, le conchiglie utilizzate per divertenti collane, le borse shopping fatte di una ‘cage’ di perline di legno, o la nappa che per le gonne a portafoglio asimmetriche è stata tagliata a vivo, trattata come seta e cosparsa di piume stilizzate come in un’illustrazione di Erté (ma riprodotte con un ricamo certosino di microperline).

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Ogni dettaglio è studiato con meticolosità: dai cappelli di morbida pelle che simulano una cloche e sono chiusi da nastri, ai bavaglini di velluto sfumato che completano gli abiti lineari dalla silhouette geometrica, fino alla modulazione sartoriale dei completi animati da stampe foulard, dei soprabiti in punto stoffa caratterizzati da tessuti compatti jacquard a disegni stilizzati o monocromatici e in tinte squillanti come l’arancio e il verde petrolio.

Non mancano, per assemblare un guardaroba oculato ma sempre elegante, i tailleur da mattino dalle nuove calibrate proporzioni virati in antracite o fumo di Londra con la giacca dagli ampi revers sagomati; una mise perfetta per un consiglio di amministrazione come anche per un appuntamento galante. Le borse hanno forme tondeggianti e diventano secchielli oppure si tingono di un rosa acceso quasi pop, e un filo civettuolo, o sono perforate. I sandali sono in pelle intrecciata in turchese, bianco e nero, il tacco è abolito salvo poi a fare capolino (ma si tratta di una struttura decisamente più funzionale) come base solida su cui poggiare i mocassini in spazzolato fumé. E’ già un must il verde lime della tunica sharp longuette di velluto di cotone a coste.

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Sembrano un omaggio ai pepli di Antigone e Medea gli abiti in garza di seta tagliati a fazzoletto o a semicerchio, e ricamati di perline da assortire a scarpe flat ma appuntite o ai sandali laminati d’oro ornati da volute come nella saga di Giasone, mente gli occhiali sono decorati da riccioli neobarocchi. Per la sera tocchi d’oro e outfit in broccato.

Applaudono in prima fila Nicole Kidman avvolta in un abito dalla stampa astratta su fondo bianco, e Wes Anderson, il talentuoso regista visionario dalla vena surreale che ha inaugurato con un grande evento durante la fashion week di Milano Moda Donna la sua nuova mostra, resa possibile grazie al prezioso contributo dell’illustratrice Juman Malouf e intitolata ‘il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori’, un omaggio al collezionismo e alla curiosità che investiamo nella ricerca.

L’esposizione è aperta presso gli spazi della Fondazione Prada in Largo Isarco fino al 13 gennaio 2020, in un complesso museale evoluto e polifunzionale, un autentico tributo alla capitale della moda italiana oltre che centro propulsore di una nuova vitalità creativa da cui parte il rilancio del capoluogo lombardo a livello internazionale.

NOMINATION, IL NUOVO CORSO DEL BRACCIALE COMPOSABLE VALORIZZA LA REALE CONDIVISIONE E I LINK INTERGENERAZIONALI

NOMINATION, IL NUOVO CORSO DEL BRACCIALE COMPOSABLE VALORIZZA LA REALE CONDIVISIONE E I LINK INTERGENERAZIONALI

La società fiorentina leader mondiale nel mercato della gioielleria in acciaio e oro veicola un moderno messaggio tramite l’iconico bracciale componibile, grazie alle nuove maglie-link. A supporto del progetto un’importante campagna pubblicitaria firmata dallo studio newyorkese GB65 e incentrata sul nuovo corso del Composable. Al centro del racconto il messaggio “Uno a me, uno a te” in un monito contro l’individualismo.

Un invito a entrare in contatto con gli altri. A creare link intergenerazionali per relazioni vere, speciali e sincere. Ma anche un monito forte contro l’individualismo moderno, grazie a una generosa condivisione.

Nomination alza il volume del suo messaggio grazie al prodotto più iconico: il Composable, facendo allo stesso tempo vivere al suo gioiello universalmente più famoso un nuovo e affascinante corso. Ideato nel 1987 dall’azienda fiorentina nata dall’idea di Paolo Gensini e oggi leader mondiale nel mercato della gioielleria in acciaio e oro, è considerato universalmente come il primo bracciale componibile e modulare a essere stato inventato. Un connubio di materiali della migliore qualità, interamente Made in Italy, vincente fin da subito e oggi presente a livello worldwide grazie a una rete capillare di oltre cento negozi monomarca Nomination nelle capitali del fashion e cinquemila retailer indipendenti.

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La forza del bracciale Composable è proprio quella di essere stato precursore del concetto di link, centrale nell’era di Internet, prima della diffusione di massa della Rete. Grazie alle maglie interscambiabili, unite da un meccanismo a molla, che permettono infinite combinazioni di forme e colori, Composable è un gioiello adatto a uomini e donne di ogni età e status. Un messaggio potente che permette di esprimere la propria personalità, accostando lettere e simboli che parlano di sé, diventando così un cult intergenerazionale.
La nuova strategia di Nomination per il celebre bracciale si identifica così nel messaggio Uno a me, uno a te, in un continuo scambio di link che, oltre a essere piccoli gioielli della migliore tradizione orafa fiorentina, sono anche simboli, dediche, parole d’amore che celebrano i legami e arricchiscono di significati ogni creazione. Così, le maglie-link del nuovo corso rimandano al concetto di condivisione non virtuale, ma da toccare con mano, grazie a specifici messaggi legati all’amicizia, all’amore, agli affetti familiari, o ai ricordi preziosi.

Del resto, preziosa come un gioiello è la storia di Nomination. I valori portanti dell’azienda fiorentina incarnano l’eccellenza della qualità italiana, data da un rigoroso Made in Firenze, supportata da qualità artigianale, design, innovazione e ricerca e spinta da un modello manageriale innovativo, che integra le sinergie e i valori familiari.
Un importante cambio di passo nel posizionamento del Composable, unito a una capillare campagna promozionale, che l’azienda ha affidato allo studio newyorkese GB65, specializzato in luxury brand. Il direttore creativo Giovanni Bianco è anche il regista dei nuovi spot della Composable Collection di Nomination. Per l’azienda fiorentina ha realizzato un commercial per la TV che ha il ritmo e il trasporto di un moderno video-clip dal target giovane, con protagonista una ragazza e il mondo di relazioni che fanno parte della sua vita: gli amici, i genitori, i figli, la famiglia. Perché vivere è condividere.

Nomination uno a me uno a te

Tante sfaccettature come le oltre duemila oggi possibili con la collezione Composable. La base del bracciale, prezioso ma democratico, è sempre in acciaio, mentre le decorazioni spaziano dall’oro 18K, all’oro rosa 9K, all’argento 925. I temi di ogni singola maglia-link si adattano allo stile di chi li indossa. Da piccoli simboli alle iniziali del nome, fino a vivaci pietre semi- preziose, smalti colorati, cubic zirconia e diamanti naturali.

“Da tempo conosciamo e apprezziamo il lavoro creativo di Giovanni Bianco, che oltre ad avere un respiro internazionale parla alle stesse frequenze delle giovani generazioni, a cui è rivolto il nostro nuovo messaggio, oggetto di una capillare campagna promozionale. Un progetto così importante per un nuovo posizionamento del nostro prodotto ” iconico ” non poteva avere un partner migliore. L’incontro con Giovanni Bianco ha risposto a due grandi obiettivi dell’azienda; in primis trovare un linguaggio iconico ed originale che parlasse alle giovani generazioni che adesso definiamo “Generazione Nomination” e al contempo comunicare i nostri valori ed il nostro DNA, che hanno origine in questo prodotto cosi rivoluzionario nel mondo della gioielleria. Giovanni Bianco, grazie alla sua creatività e professionalità, da me sempre riconosciuta e ammirata, è riuscito in pieno nell’intento esaudendo questo importante “sogno” per me e la mia famiglia.” spiega Alessandro Gensini, direttore marketing e comunicazione di Nomination.

Luisa Beccaria SS2020, dal gioco del volano al “giardino con vista”

Luisa Beccaria Collezione Primavera / Estate 2020

Il modello di donna che presenta Luisa Beccaria è sempre fedele a se stesso, controcorrente rispetto alle mode (per fortuna direi), e con quell’aura regale che dona dolcezza e distanza dalla mediocrità.

E’ una collezione primaverile rigogliosa di fiori, di nature illuminate e di luoghi meravigliosi. L’ambito in cui si svolge la vita della donna Luisa Beccaria, passa dalla sala da tè destinata alle conversazioni tra signore, al giardino dove giocare al volano, come una Lady Marian nota in tutta Nottingham per la sua eleganza e la sua grazia. E proprio durante lo show svoltosi alla settimana della moda milanese, modelle e modelli si alternano il volano da una parte all’altra del campo, separato, al posto di una rete, da graziose tovaglie ricamate a mano, come quelle dei corredi della nonna che usavano essere regalati in attesa del fatidico matrimonio.


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durante lo show Luisa Beccaria ss20 alla settimana della moda milanese



Una collezione Primavera Estate 2020 che sfida le mode volgari aizzando il gusto, l’eleganza e la dolcezza. Abiti che si confanno a una signora, gonne plissettate che coprono il ginocchio, lunghi chemisier in pizzo traforato che sussurrano trasparenze, impalpabili veli carta da zucchero che coprono il corpo con la perfezione del velo che sfiora il Cristo di Giuseppe Sanmartino.

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sx scena dal film “Camera con vista” – dx abiti Luisa Beccaria SS20


Il paesaggio e la condizione circostante la donna Luisa Beccaria, diventa l’abito che indossa: lavande, margherite e primule sono stampa per i sandali, la natura fiorita esplode sugli abiti morbidi avvolti solo in vita per definirne la forma ed esaltare una femminilità romantica.


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sx abito Luisa Beccaria SS20 – dx Helena Bonham Carter nei panni di Lucy Honeychurch


Immacolati lini e cotoni, preziosi pizzi di sangallo disegnano corolle dalle silhouette ad A, eleganti broderie anglaise abbinate a slipper con cinturino per lunghi picnic in stile, come una giovane Lucy Honeychurch di “Camera con vista“.


Luisa Beccaria

sx scena dal film “Camera con vista” – dx abito Luisa Beccaria ss20



Guarda qui l’intera collezione Primavera Estate 2020 di Luisa Beccaria:



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Shenzhen Garment Industry Association Presenta Fashion Shenzhen

Shenzhen Garment Industry Association Presenta Fashion Shenzhen

Fashion Shenzhen, un evento sfilata durante Milano Moda Donna metterà in scena il meglio della creatività del distretto cinese di Shenzhen.

Situata vicino a Hong Kong, la regione di Shenzhen è la prima zona economica speciale della Cina. Dopo 40 anni di sviluppo, Shenzen si è trasformata da piccolo villaggio di pescatori in una moderna, prosperosa e vibrante città.
Nel 2018 il PIL di Shenzen ha raggiunto 310,5 miliardi di euro, con una crescita del 7,5%, mentre il PIL pro-capite ha superato i 24.000 euro e il volume totale di commercio estero ha raggiunto 384,6 miliardi di euro. E’ la regione economicamente più dinamica e tecnologicamente sviluppata della Cina. Nel 2008 la città di Shenzhen ha vinto il premio “Città del Design” insignito dall’UNESCO.
Shenzen è una delle città in cui l’industria del fashion è la più sviluppata in Cina. Assume la posizione di leader a livello nazionale per la ricerca, il design e lo sviluppo nel segmento della moda e si posiziona al primo posto tra le città di medie e grandi dimensioni in Cina per l’aggregato economico della sua industria legata alla moda.
Shenzhen ospita attualmente più di 2.000 realtà economiche nel settore della moda, oltre il 95% delle quali sono marchi propri in cui operano 300.000 dipendenti e oltre 20.000 designer. Nel 2018 Shenzen ha ottenuto un totale di vendite di 30,7 bilioni di euro e un totale di esportazioni di 8,6 bilioni di euro.
In particolare, il settore della moda femminile di Shenzhen sta acquisendo grande rilievo in Cina, con una quota di mercato superiore al 60% nei grandi centri commerciali situati nelle città di primo livello della nazione. E’ considerata la zona più dinamica da un punto di vista commerciale e tecnologico, con un’industria della moda tanto sviluppata da organizzare già dal 2015 una Fashion Week con oltre 200 brand e designer.
Dal 2015 Shenzen ha condotto una settimana della moda ogni anno. Posizionata su una “piattaforma internazionale che promuove design originale, commercializzazione e moda di massa”, la settimana della moda di Shenzen si integra con le principali risorse e sistemi delle settimane della moda internazionali e incorpora attivamente sistemi operativi internazionali di rilancio della moda di alto livello.
L’ultima Shenzen Fashion Week ha attirato un totale di oltre 200 brand e designer provenienti da una dozzina di paesi e regioni per partecipare ad 80 sfilate di moda, creando così una piattaforma per la comunicazione e lo scambio tra la moda cinese e quella globale.


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Shenzen ha inaugurato la China International Fashion Brand Fair-Shenzen, che si tiene ogni luglio., che è una delle più grandi ed influenti fiere di moda specializzate nella regione Asia- Pacifico.
Contando sullo sviluppo del settore moda, Shenzhen ha inaugurato la Cina International Fashion Brand Fair-Shenzhen (FashionSZshow), che si tiene ogni anno a luglio. Ad oggi sono state organizzate con successo 19 edizioni della fiera che verrà aggiornata con altri due appuntamenti a Marzo e Ottobre 2020. Si tratta di una delle più grandi e più influenti fiere di moda specializzata nella regione Asia-Pacifico.
Costituita nel 1988, la Shenzhen Garment Industry Association (SGIA) è un’organizzazione no-profit gestita dalle aziende che operano nel settore della moda, nell’industria tessile e nell’abbigliamento a Shenzhen. Comprende oltre 700 aziende, tra cui numerosi brand cinesi di medio e alto livello. L’Associazione funge da collegamento per incoraggiare attivamente le aziende ad innovarsi implementando strategie di branding e promuovendo la trasformazione e la formazione professionale. SGIA promuove inoltre le creazioni degli stilisti di Shenzhen durante le Fashion Week di Londra, New York e Milano, mostrando la grande potenzialità della Cina nei principali scenari internazionali della moda.
Proprio in questa direzione, per la presentazione delle collezioni SS20 di Milano Moda Donna, SGIA organizza un grande evento sfilata che racchiude il meglio della creatività del distretto: una presentazione di 20 giovani designers molto promettenti e una grande sfilata che vedrà due grandi protagonisti: il gruppo Yinger Fashion Group con i suoi 4 brand Insun, Psalter, Song of Song e Yinger e una seconda sfilata del brand Ellassay per raccontare e celebrare il meglio della creatività cinese.
Milano e Shenzhen hanno molto in comune: c’è un vastissimo margine di cooperazione tra queste due città, dato che i vantaggi e gli obiettivi a livello di mercato, ricerca, sviluppo, design e altri aspetti mostrano una forte affinità.


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La signora Shen Yongfang, Presidente di SGIA, ritiene che oltre a mettere in mostra le ultime creazioni di moda e design provenienti da Shenzhen, il viaggio a Milano servirà a rafforzare ulteriormente le risorse complementari di Shenzhen e del settore della moda di Milano.
Le due città collaboreranno per favorire lo sviluppo delle aziende di Shenzhen in Italia e in Europa nonché per incentivare la promozione commerciale delle società italiane in Cina.
L’Associazione SGIA ha ricevuto numerosi premi da autorità nazionali e internazionali come il “National Advanced Non-governmental Organization” e “Provincial Advanced Non-governmental Organization”. Si è inoltre aggiudicata il “China Fashion Brand Promotion Award” e altri premi prestigiosi, tra cui la prima posizione in “Shenzhen 5A–grade Social Organization” e “Shenzhen Top Ten Social Organizations with Outstanding Contributions Awards” a riprova del suo costante sforzo e contributo nella promozione della moda cinese a livello internazionale.


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Young Designers selezionati da SGIA

Ogni stilista presenta un look chiave più rappresentativo del suo stile e della sua creatività.
Rosew, Mascot, Guyan, Denghao, Zhijiansha, Fishing, Muse Marry, Odbo, Ellasay, Iro Paris, JPK, Laurel, VT, Yiner, Insun, PSalter, Song of Song, Obligato, XII Basket, Distin Kidny.
Gruppo Ellassay
Azienda fondata nel 1996, Shenzhen Ellassay Fashion Co., Ltd. è stata costantemente e progressivamente impegnata in attività di allocazione internazionale e integrazione delle risorse volte a espandere il suo “territorio” e a diventare un gruppo cinese di alta moda. Attualmente, il gruppo Ellassay possiede 6 marchi, tra cui il marchio cinese di alta moda Ellassay, il marchio tedesco di abbigliamento femminile di alta gamma Laurèl, il marchio americano di moda di lusso Ed Hardy, il marchio francese di lusso IRO Paris, il marchio americano Vivienne Tam e il marchio belga Jean Paul Knott. Dalla sua fondazione, il marchio Ellassay segue uno stile di design elegante e alla moda. Ellassay si rivolge a donne della classe media, che vivono nelle aree urbane, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, con un reddito elevato, senso della moda e buon gusto. Il brand è impegnato a creare un’immagine elegante che unisce l’essenza tradizionale e moderna per donne urbane sicure, indipendenti e intelligenti.


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Yinger Group


Dalla sua fondazione nel 1996, Yinger Fashion Group ha creato sei marchi – Yiner, Insun, Psalter, Son of Song of Song, Obbligato e XII Basket diventando così un’impresa ampia e diversificata che integra investimenti, R&D, creatività, marketing e servizi. Yinger Fashion Group conta oggi 14 filiali, oltre 1400 negozi a livello nazionale. Nel 1996, YINER ha presentato la sua prima linea femminile dedicata alla donna urbana marchiando il suo ingresso nel mercato. oggi. Nel 2004, Yinger ha lanciato il secondo marchio, INSUN, ispirato alla semplicità e “arte di vivere” raggiungendo un tale successo da aggiungere nel 2005 un terzo brand, PSALTER, con il suo British Academy style per donne di carattere e forte personalità.
Ma la crescita del gruppo non si fera, nel 2008, Yinger lancia un marchio di abbigliamento di lusso – SONG OF SONG che attinge bellezza e cultura dal meglio della belle époque rancese e compone un capitolo dedicato al lusso e all’eleganza senza tempo.
I quattro brand sfileranno durante l’evento Fashion from Shenzhen di Milano.
Il gruppo Yinger vanta anche un quinto brand OBBLIGATO, un vero inno alla gioia della gioventù e l’ultimo arrivato XII BASKET.

Cinecult: C’era una volta… a Hollywood di Quentin Tarantino

di Enrico Maria Albamonte

Arriva finalmente sugli schermi italiani, dopo il successo clamoroso riscosso al botteghino in America, l’attesissimo kolossal di Quentin Tarantino, l’ultima, imperdibile fatica del profeta della pulp generation nato a Knoxville nel Tennessee nel 1963 e definito da Peter Bogdanovich ‘il regista più influente della sua generazione’: ‘C’era una volta… a Hollywood’. E speriamo anche questa volta in qualche oscar (Tarantino ne ha già vinti due in passato), perché questo film li merita davvero!

Un’autentica gara di bravura fra due titani della mecca del cinema a stelle e strisce: Leonardo DiCaprio (premio oscar nel 2016 per ‘The revenant’) e Brad Pitt (che con la sua società Plan B Entertainment si è aggiudicato la dorata statuetta per ’12 anni schiavo’ di Steve Mc Queen). Da notare che il biondo divo americano, sex symbol inossidabile, ha definito ‘maturo e lirico’ questo epico film.

 

Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio and Brad Pitt on the set of ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD.

Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio and Brad Pitt on the set of ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD.

 

Qui DiCaprio è Rick Dalton, attore della vecchia guardia di Hollywood che dopo i successi di una serie TV western anni’50, cerca di rimanere a galla nonostante il contesto avverso e super competitivo e gli effimeri ingranaggi dell’ambiente del cinema. Brad Pitt interpreta Cliff Booth, controfigura storica di Rick e suo grande amico, mai visto così in forma, anche dal punto di vista fisico. Le sue fan ne vedranno delle belle. Insieme i due giganti del cinema, che recitano forse per la prima volta fianco a fianco, formano una vera e propria famiglia.

Sullo sfondo della storia che conta un cast stellare (uno per tutti Al Pacino in un ruolo molto efficace) si innesta la figura di Sharon Tate, la splendida e sventurata moglie di Roman Polansky, tratteggiata abilmente già nello script del film e ricostruita grazie anche al talento drammatico di Margot Robbie (se l’avete amata in ‘Tonya’ di Craig Gillespie, qui la venererete). La bella attrice australiana dai grandi occhi penetranti che è attualmente anche produttrice di film oltre a essere brand ambassador di Chanel, incarna l’anima euforica e spensierata di una Hollywood che sta per essere offuscata dalle menti scellerate degli adepti di sette deliranti.

 

Margot Robbie stars in ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD.

Margot Robbie stars in ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD.

 

Fu questa la degenerazione di quel movimento hippy che, come Tarantino ha ribadito in molte delle interviste rilasciate sul film, ha poi trainato la transizione verso la nuova Hollywood dopo il 1969 l’anno in cui il film è ambientato. La Hollywood per intenderci dei Peter Fonda e dei Michael Douglas, i ragazzi ‘spettinati’ destinati a scardinare il cliché dell’attore duro e macho, impersonato nel film quasi a volte con tratti parodistici da DiCaprio.

Questo che vedrete sul grande schermo è il film in assoluto più personale di Tarantino. Da cinefilo accanito qual è, Tarantino ci riporta indietro nella golden age del cinema americano con la sua straordinaria macchina del tempo per rivivere da vicino un anno decisivo nella storia della settima d’arte ma anche della cultura e del costume: il 1969 è l’anno di ‘Easy rider’, di ‘Hello dolly’, di ‘Un uomo da marciapiede’ e di cantanti di rottura come Marvin Gaye, i Doors, Diana Rosse molti altri. Geniale a questo proposito la colonna sonora del film che somma tutti i grandi amori del regista, cresciuto con la radio e il cinema nel quartiere Alhambra di Los Angeles.

 

Brad Pitt and Leonardo DiCaprio star in Columbia Pictures “Once Upon a Time in Hollywood"

Brad Pitt and Leonardo DiCaprio star in Columbia Pictures “Once Upon a Time in Hollywood”

 

Il tam tam mediatico che ha accompagnato l’uscita del film distribuito da Sony Pictures Italia e che fa parte di una trilogia comprendente ‘Django unchained’ e ‘Bastardi senza gloria’, prevede che questa sia la penultima fatica cinematografica-ma noi auspichiamo che non sia così-per il grande regista affermatosi nello star system mondiale grazie a film come ‘Le iene’ e a ‘Pulp Fiction’, il film manifesto degli anni’90 con il quale il cineasta ha conseguito la palma d’oro a Cannes.

Difficile da dimenticare quest’ultima pellicola che è un atto d’amore nei confronti di una Hollywood che non c’è più, narrata anche nel libro ‘Pictures of a revolution’ di Mark Harris. Tarantino si è imposto nell’olimpo hollywoodiano grazie a un film che ha fatto breccia nei cuori dei fan del cinema indipendente, dedicato ai palati più esigenti e oggi non più così di nicchia. Quello stesso movimento che ha iniziato a esistere a Hollywood proprio nel 1969, si direbbe dal film un’ottima annata.

Preceduto da un’attesa quasi messianica, il film più glamour dell’anno è stato concepito in 5 anni di appassionata gestazione, con una sceneggiatura trattata e gestita artisticamente alla stregua di un vero e proprio romanzo. Il titolo è un omaggio a Sergio Leone, inventore di un filone di grande successo, ma nel film si cita con una punta di nostalgia e grande ammirazione anche l’opera e la filmografia di Sergio Corbucci, regista di ‘Western spaghetti’, un genere che nel 1969 si affacciava ancora in sordina sulla scena mondiale. E siamo grati a Tarantino anche per questo tributo.

 

Leonardo DiCaprio stars in ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD.

Leonardo DiCaprio stars in ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD.

 

Oltretutto anche se gli effetti speciali ci sono, Tarantino ha deciso di rinunciare alla ripresa in digitale optando per il 35 mm. per dare magari una patina più preziosa e vintage al suo ultimo capolavoro. Interessante la scelta cromatica del film che si tinge di giallo, il colore del mistero (Tarantino è un grande fan di Dario Argento), e insieme il colore dell’era hippy (let the sunshine in è la canzone hippy per eccellenza) e della ‘golden hour’ di Los Angeles secondo il super fotografo Herb Ritts. Come giallo era l’abito di Dries Van Noten che Margot Robbie ha sfoggiato alla première a Roma del film, già presentato a Cannes.

A questo proposito vorremmo spendere qualche parola per elogiare la costumista Arianne Phillips che oltretutto ha anche un curriculum con il pedigree. La stylist, stilista e costumista amica di Alessandro Michele direttore creativo di Gucci, con il quale ha lavorato su un esclusivo progetto editoriale, ha collaborato con Madonna per i costumi e il guardaroba dei suoi ultimi 6 tour mondiali, ha curato i costumi dei due film di Tom Ford, e ha anche collaborato per alcuni progetti creativi con maison del calibro di Cartier, Valentino, Van Cleef & Arpels e altre. Un ulteriore fattore di successo per questo grande film.

ZHAO HUIZHOU, LA SIGNORA DELLA MODA E DELLA CULTURA

ZHAO HUIZHOU, LA SIGNORA DELLA MODA E DELLA CULTURA

Curatrice del Centennial Fashion Museum e fondatrice dell’HUI Foundation
Zhao Huizhou protegge e promuove il patrimonio culturale delle minoranze etniche, le tecniche artigiane e ancestrali della cultura cinese.


Un equilibrio perfetto tra tradizione e modernità, tra innovazione e qualità. Zhao Huizhou, stilista cinese con un master conseguito al Politecnico di Milano dove ha appreso lo charme della moda italiana, riesce alla perfezione a tenere insieme la bellezza classica orientale e l’eleganza senza tempo mixate con l’avanguardia della contemporaneità.
L’identità del brand prende spunto dalle straordinarie attitudini asiatiche ai ritagli che si mescolano con il rigore del design pulito e minimale, un mood che nasce dalla passione di Miss Zaho per l’arte e la contaminazione con la moda capace di unire più linguaggi. Un credo che ha portato a dare vita al CENTENNIAL FASHION MUSEUM. Con lo spirito delle arti e per la continua ripetizione innovativa del dna del marchio, Miss Zhao Huizhou è stata fortemente interessata a collezionare tutti i tipi di opere d’arte dal proprio paese e all’estero. La sua costante ricerca della moda, della cultura tradizionale e del valore artistico le ha dato un’idea unica per presentare al pubblico il processo di evoluzione della cultura e della moda immateriali e per creare un museo della cultura e della storia della moda.

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Grazie alla HUI FOUNDATION, il museo mette in mostra con successo i disegni di costumi d’epoca che vanno dalla dinastia Qing, al ricamo del patrimonio culturale immateriale delle minoranze etniche, al palcoscenico della Repubblica della Cina, all’istituzione della Repubblica popolare cinese, ai tempi di riforma e apertura, e infine all’era moderna. Ciò riflette perfettamente l’evoluzione storica della cultura della moda contemporanea cinese. Il museo si impegna a diffondere l’arte e la cultura cinese nel mondo, guidando i valori estetici delle persone e i concetti di design in Cina e per accrescere la consapevolezza pubblica del patrimonio culturale. L’idea di ereditare e innovare arte e cultura, dotando il valore estetico della moda moderna attraverso il design, si riflette direttamente nella collezione di moda Hui.

‘Hui è più di un semplice marchio, dal 2016 è anche una fondazione basata sulla protezione e promozione delle tecniche artigiane e ancestrali della cultura cinese e ha come obiettivo, attraverso l’arte e il design, quello di studiare progetti di benessere pubblico incentrati sulla riduzione della povertà e, in particolare, per migliorare la qualità della vita di donne e bambini’, afferma la designer.

La Fondazione Hui, incentiva donazioni e organizza dei tour culturali per gli studenti, accompagnandoli nell’interland di Guizhou, andando nei villaggi fuori dalle mete turistiche, per entrare in contatto con la gente del luogo e vivere una vera e propria esperienza culturale. L’obiettivo è quello di creare delle relazioni: tra gli studenti che si arricchiscono spiritualmente della cultura dei luoghi visitati e gli abitanti di questi villaggi. Grazie a questi aiuti le donne locali hanno la possibilità di continuare a lavorare per non disperdere lo straordinario patrimonio di artigianalità e manualità che le rende uniche.

La Vale di Radio Deejay scrive un libro “Le posizioni dell’amore”

E’ dai ringraziamenti, che in genere si leggono e compaiono alla fine, che potrebbe iniziare la storia di questo libro, è dai ringraziamenti che potremmo arrivare alla morale di questa folle storia, da quel “Grazie Filippo di Sant’Angelo in Vado, che per primo mi baciò nell’estate del 1992 anche se in realtà, mi rivelo’ subito dopo, voleva limonare con un’altra che però non c’è stata. Filippo è giusto che tu sappia che anche tu eri la mia seconda scelta.

E così, Valentina Ricci, voce del programma radiofonico seguitissimo dal pubblico italiano “Pinocchio”, insieme a La Pina e Diego, scrive un libro, “Le posizioni dell’amore”, il romanzo della sua vita, delle sue buffe cadute, quelle reali e quelle morali, delle sue avventure, quelle oniriche e quelle sessuali, un racconto da leggere tutto d’un fiato perché è come una lunga conversazione con l’amica del cuore, quella che si confida con te senza riserve e senza pudori. Ed è per questo che l’amiamo.

Valentina Ricci mette in piazza il suo diario di vita, le sue sfighe (ah ma che liberazione ammettere apertamente le proprie sventure), i suoi pensieri più segreti, le conversazioni più sconce con gli amici del cuore (soprannominati “Le schifose”), i silenzi della sua casetta di Milano, quando in via Sempione Valentina si trasferisce per fare l’editor freelance.

Travolgente e dannamente ironica, vi sembrerà di conoscere Valentina da una vita attraverso questo libro, vivrete con lei le sue sbronze, le sue serate attardandosi col bianco fresco sempre versato nel calice, i suoi spritz a tutte le ore, rimedi post sbornia, le chat di gruppo, le Tinderate, lo slang con gli amici che parlano di uomini come fossero degli agenti immobiliari:

Andrea etichettato come Completamente ristrutturato, piano alto, classe energetica A+++; attico triesposto con portineria e ascensore“, metafore che scommetto diventeranno virali per tutti quelli che passeranno in lettura “Le posizioni dell’amore”.

E poi vogliamo metterli i “quando ti sposi?” dei genitori? Valentina passa in rassegna tutti gli ostacoli che una donna sui trenta deve scavalcare quando è ancora single e i pasticci in amore non tardano ad arrivare. Fino a quando decide che “Sticazzi”, e che la vita vera è libertà, è seguire la propria natura, è pensare prima a se’ stessi che agli altri, che non è egoismo ma sano amor proprio, che i trucchetti non servono a niente nella coppia, che “essere unici” è più sexy di un push up per le tette.

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Un romanzo leggero, divertente, irriverente, che è un po’ la storia di tutte noi, le rivincite in amore, i due di picche, i pianti in solitaria, ma dove viene esaltata sempre, costantemente, l’importanza dell’amicizia. Gli amici sempre presenti al fianco di una Vale pasticciona, delusa o arrabbiata, quelli che ti portano la boccia di vino per festeggiare ma anche per dimenticare, quelli che si presentano in tuta a casa tua con vodka e patatine che in tv danno “l’Isola dei famosi”, quelli che sanno sempre come stai perché vivono i tuoi umori e perchè te lo chiedono, che non è mica scontato.
E allora Valentina è una donna fortunata, nonostante le lotte, nonostante la sventatezza, nonostante la ricerca incessante di “quello giusto” che la portasse all’altare, che pare anche averlo trovato ora il fidanzato e chissà, chissà quali sono ora le sue “posizioni dell’amore”…

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E’ morto Peter Lindbergh, il maestro dell’arte fotografica contemporaea

Ci ha lasciati il più grande maestro dell’arte fotografica contemporanea: Peter Lindbergh, 74 anni.

Capirne il vuoto, capirà solo chi comprende cos’è la fotografia, con pensiero intelligente, oltre la sagoma di una bella donna o una bella spiaggia, che quella è superficie, la vera comprensione è quella dell’uomo, dell’essere umano, quella che spingeva Lindbergh verso un’attrice, abituata a vestire i panni dell’attrice, quindi a recitare, a “fingere” in qualche modo, ecco la spinta di lasciarle invece vestire i suoi panni abituali, un jeans ed una t-shirt bianca, indumenti neutri che mettessero invece in risalto l’aspetto più importante: l’espressione. Ebbene, questa espressione, quella immortalata da Peter Lindbergh che ha firmato servizi di moda per i più autorevoli magazine del settore, aveva dei solchi, delle rughe, delle imperfezioni, perché Lindbergh voleva dire la verità, per scelta, per ribellione, per onestà intellettuale, come una Fallaci della fotografia.

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Uma Thurman



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Nicole Kidman



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Julienne Moore


E tutto quello che leggeremo, dai lunghi articoli ossequiosi agli ancor più lunghi post di addio sui social network scritti da account le cui mani e i cui occhi nulla sanno di fotografia, saranno righe di frasi reticenti, dozzinali, scontate e di una banalità imbarazzante, se non irritante, per lo più destinate alle belle donne che Lindbergh ha fotografato e bla bla bla. Quello che si deve ricordare è invece qualcosa di più grandioso, più maestoso di una bella donna che sa posare, è il fatto che Lindbergh abbia inventato un genere di fotografia, quello che molti dopo di lui hanno tentato di emulare, quello “dirty” che piace tanto, con quell’effetto granuloso della pellicola, quei mossi studiati, l’assenza di post produzione, Lindbergh ha messo nella “piazza della moda” la verità, quando fino ad allora andava il costruito, l’artefatto, la ricerca della perfezione, il finto, l’imbellettato, la menzogna, il sogno. Era tutto uno sfoggio di colori e di abiti sfarzosi, magnifici, pomposi, smaccati, per copertine patinate, nell’intento di raccontare la vita lussuosa delle celebrities che necessariamente, agli occhi del pubblico, dovevano galleggiare su quell’aura di sogno irraggiungibile. Prima che arrivasse il bianco e nero di Lindbergh. Bam! Solo bianco e nero, solo semplicità, solo una camicia bianca e dei capelli pettinati dal vento, ridotto il make up e ben evidenti nei e quella pelle lucida che i ritoccatori levano con un colpo di spugna. Lindbergh segna la svolta nei magazine di moda, le star si affidano a lui perchè abbraccia la loro immagine come un padre, con affetto e con lo sguardo di chi ti dice “sei bella al naturale”.

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Peter Lindbergh e Penelope Cruz



Jessica Chastain, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Rooney Mara, Helen Mirren, Julianne Moore, Lupita Nyong’o, Charlotte Rampling, Lea Seydoux, Uma Thurman, Alicia Vikander, Kate Winslet, Robin Wright, Zhang Ziyi, sono loro le 14 attrici di fama internazionale scelte da Peter Lindbergh per posare sul Calendario Pirelli 2017, che prima aveva accolto solo nudi. E’ lui a riordinare le idee e le regole optando su Premi Oscar e caratteristiche di personalità. Lindbergh sceglie la testa, senza distinzione di età, la più giovane di loro era la Vikander, 28 anni e la maggiore Helen Mirren, 71.

40 scatti per un Calendario che è già storia, una serie intitolata “Emotional“, perché la bellezza della donna sta nelle emozioni che prova e in quelle che suscita, e noi abbiamo la fortuna di vederle immortalate da un vero maestro del sentimento.

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Penelope Cruz


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Kate Winslet

Borgo Ramezzana Country House, hotel de charme tra le colline del Monferrato

La radice è medievale, ma questa affascinante struttura ha subìto diverse contaminazioni nel corso dei secoli: si tratta di Borgo Ramezzana Country House, sita nell’omonimo paese.

Un insieme architettonico fatto di finestre ad arco spezzato e segnapiani in cotto, una misteriosa torre cilindrica dalle merlature ghibelline attraversata da una scala a chiocciola, Borgo Ramezzana è una delle Grange della vicina Abbazia di Lucedio, trasformata oggi in un “hotel de charme“.

Un luogo incontaminato abbracciato dalle dolci colline del Monferrato, Borgo Ramezzana conserva le sue origini e la sua storia; intatti i soffitti a volta affrescati, le travi in legno, i pavimenti in cotto, i caminetti e le scale in pietra.



Distribuite tra la “Casa padronale” e la “Casa del fattore”, le camere della struttura sono ben distinte per atmosfera e arredo, dalle suite in perfetto stile inglese, eleganti e dai preziosi dettagli degli antichi mobili in legno pregiato, alle camere di ambientazione orientale, intime e raccolte, dai pavimenti in resina verde e oro, posato con tecnica goffrata, che ben si sposa con i mosaici alle pareti e alla lussuosa porta del bagno in vetro satinato.



Vero fiore all’occhiello di Borgo Ramezzana, la Suite 900, un’alcova situata al piano primo che affaccia sul giardino dei bossi e delle rose con fontana del Borgo, affiancato dalla piscina privata dell’hotel.

Protagonista della scena, una grande vasca ovale di marmo bianco rialzata dal pavimento a larghe liste di legno in rovere, adornata sul soffitto da un affresco originale recuperato di ghirlande nei toni pastello.

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King size il letto, un guardaroba scuro con guarnizioni in ottone dorato, e a riscaldare l’ambiente un caminetto su cui posa un cavallino grigio, souvenir di qualche viaggio.

Il ‘900 è raccontato anche nel disegno appeso a parete, ladies e gentlemen perfettamente habillée per una giornata di corsa ai cavalli, spettatori elegantissimi nei loro cappotti écru, dai cappellini infiocchettati e dagli ombrellini in stile orientale, in quella che sembra essere la campagna inglese.

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Intima e romantica anche la sala del “Ristorante La Torre“, che propone le eccellenze del territorio reinterpretate in chiave contemporanea, da abbinare ad una importante carta dei vini dietro consiglio del personale di sala, preparato e gentile.

Una clientela internazionale gode dei piaceri di Borgo Ramezzana, tra i giardini fioriti e le sale, intervallate da carretti di legno e tavolini e sedie in ferro battuto, per un aperitivo a bordo piscina o una chiacchierata in intimità.

Ideale per matrimoni, cerimonie ed eventi, Borgo Ramezzana mette a disposizione grandi spazi e servizi efficienti per soddisfare ogni esigenza; unica nel suo genere, la chiesetta di San Giorgio disponibile per eventi religiosi.

Borgo Ramezzana Country House si trova a Borgo Ramezzana 3, Strada Provinciale 7
13039 Trino in provincia di VERCELLI.

www.borgoramezzana.it

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(foto e testo @ Miriam De Nicolo’)


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SALVATORE FERRAGAMO PRESENTA LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DEDICATA AL NUOVO PROFUMO SIGNORINA RIBELLE

SALVATORE FERRAGAMO PRESENTA LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DEDICATA AL NUOVO PROFUMO SIGNORINA RIBELLE

L’esperienza olfattiva di Salvatore Ferragamo scopre la nuova fragranza femminile SIGNORINA RIBELLE, protagonista di un’esclusiva campagna pubblicitaria che celebra lo spirito ribelle delle donne contemporanee e la loro voglia di esprimere sempre se stesse scegliendo la libertà, la gioia e l’amicizia.

Ideata dal Direttore Creativo Paul Andrew, la nuova campagna globale traduce l’ispirazione Patchwork of Characters presentando tre bellissime amiche che trascorrono insieme una giornata di sole tra i piaceri tipici dell’Italian lifestyle e i momenti di allegria vissuti con un pizzico di follia.

Il regista e fotografo Gordon Von Steiner ritrae la modella americana Cara Taylor come interprete dell’ultima ‘Signorina’ creata da Salvatore Ferragamo: un’eroina del tempo presente, giovane e decisa, fiera ed elegante, indipendente e appassionata, che vive la sua vita al massimo valorizzando le proprie qualità, accettando i propri difetti e lasciando il segno ovunque si trovi.

Positiva e inclusiva, la musa di Salvatore Ferragamo non dimentica mai le sue amiche e compagne di vita – interpretate dalle modelle Soo Joo Park e Hiandra Martinez -, perché per lei sostenere le altre donne significa poter godere insieme della bellezza del mondo e incoraggiarsi a vicenda nell’espressione della propria individualità.

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Nelle nuove immagini e nel video, il carattere audace e ribelle della nuova ‘Signorina’ trasforma tutto ciò che è ordinario in qualcosa di extra-ordinario da affrontare con attitudine libera e spontanea. Ogni volta che entra in scena, gesti semplici come guidare una Vespa, sorseggiare un caffè o ballare su un prato diventano esperienze memorabili e ricche di significato da condividere felicemente con le sue amiche e i suoi follower.

In questa storia emozionante, ogni personaggio rappresenta una fragranza distintiva che arricchisce il raffinato viaggio sensoriale ispirato alle diverse personalità delle donne Salvatore Ferragamo. L’immagine finale del video porta in primo piano tre profumi speciali della collezione Signorina, che accanto al nuovo SIGNORINA RIBELLE includono SIGNORINA EAU DE PERFUME dal sapore romantico e SIGNORINA MISTERIOSA dal twist magnetico.

La nuova campagna pubblicitaria SIGNORINA RIBELLE sarà trasmessa da Settembre 2019 su tutti i canali media di Salvatore Ferragamo e sulle principali piattaforme social & digital a livello mondiale.