Archive for Novembre, 2019

ASA – Giornata Mondiale contro l’AIDS

1 dicembre 2019 – Giornata Mondiale contro l’AIDS
ASA, Associazione Solidarietà AIDS
Campagna U=U #zerovirale


In occasione del 1° dicembre 2019, Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, ASA Associazione Solidarietà AIDS e Arci Gay, in collaborazione con ALA Milano e ANLAIDS Lombardia, organizzano una serata speciale in 10 Corso Como Tazzoli, per pensare in modo diverso alle persone che vivono con HIV e ribadire l’impegno contro lo stigma e il pregiudizio che ancora oggi le colpisce.

Con il patrocinio dalla Regione Lombardia e del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America, Asa presenta la nuova campagna #zerovirale sul tema U=U: Undetectable = Untransmittable, per confermare che un virus non rilevabile, Undetectable, non è trasmissibile: Untransmittable.
La campagna video è stata ideata da Marco Gucciardi, Art Director, che ha coinvolto diverse agenzie internazionali di comunicazione. Insieme hanno sviluppato un progetto creativo per riaffermare che le persone sieropositive in cura non possono trasmettere il virus. Un’iniziativa che si rivolge in particolare ai giovani, spesso disinformati sulle modalità di trasmissione della malattia.

1 dicembre final

Marco Gucciardi: «Oggi vivere con l’HIV significa vivere una vita normale, come tutti. Soprattutto se si ha carica virale zero. Partendo da questo principio quest’anno ASA ha sviluppato un progetto di comunicazione con DLV BBDO, una della più importanti e premiate agenzie di comunicazione internazionali. Una campagna multi-soggetto che verrà diffusa sui social, con l’obiettivo di sensibilizzare il target più giovane, un messaggio che invita a superare la diffidenza verso le persone sieropositive ancora soggette a discriminazioni».

Andrew Quinn, videomaker e Computer Graphic Artist australiano, ha ideato un video interattivo dal titolo “IN QUILT”, per celebrare Le Coperte dei Nomi che ASA raccoglie dal 1989. La collezione italiana di AIDS Memorial Quilts o delle Coperte dei Nomi, considerata tra le più estese opere collettive al mondo, è stata digitalizzata grazie alle tecnologie di Google Arts & Culture.
Da giugno Le Coperte dei Nomi (THE QUILT), coperte disegnate e ricamate da amici o parenti di vittime dell’AIDS, affinché il loro ricordo non vada perduto, sono fruibili da tutti e in qualsiasi momento sul sito Google Arts & Culture.

Numerosi artisti e fashion designer hanno creato esclusivi artwork per una limited edition di t-shirt. A questo progetto speciale hanno contribuito l’illustratrice Lucia Emanuela Curzi, autrice dell’immagine invito, l’artista Mariano Franzetti, le fashion label Andrea Pompilio, Salar Milano, Salvatore Vignola e Huge Underground Business. Alcuni fashion designer hanno interpretato il tema con grafiche ironiche (l’artwork di Mariano Franzetti) o più informative come Huge Underground Business, mentre altri si sono concentrati su slogan forti (“Discrimination has no sense” per Salar Milano) o messaggi di speranza per regalare coraggio nel quotidiano, come quello di Salvatore Vignola con il suo “Andrà tutto bene”.

Tutte le t-shirt sono state realizzate da Manuel Ritz, che rinnova il suo impegno attivo contro l’AIDS. La serata, affidata all’abile conduzione di Fabio Marelli, speaker di Discoradio, ha due testimonial d’eccezione: Fabrizio Sclavi e il Dj Claudio De Tullio, protagonista di uno speciale DJ Set.

Conclude Massimo Cernuschi, Presidente di ASA: «Le persone in terapia efficace da almeno sei mesi non trasmettono il virus con i rapporti sessuali. Questa svolta epocale noi la sintetizziamo in U=U. Eppure in Italia i media e le istituzioni la ignorano. Con #zerovirale speriamo di dare una bella scossa».

Programma
Domenica 1° dicembre, dalle ore 18.30 alle ore 23.30
10 Corso Como Tazzoli, via Tazzoli 3.
Ore 18.30 Welcome Cocktail
Ore 19.00 Fabio Marelli, speaker di Discoradio, introduce i protagonisti e i progetti dell’evento.
Ore 19.30 Massimo Cernuschi, presidente di ASA, racconta la rivoluzione U=U
Ore 20.00 Marco Gucciardi presenta la campagna U=U #zerovirale – proiezione dei video
Ore 20.20 Lettura Nomi – Coperta dei Nomi
Ore 21.00 – 22.00 drink & dance con DJ Set di Claudio De Tullio + special music performance




ASA

L’ASA – Associazione Solidarietà Aids, iscritta al Registro Regionale Lombardo del volontariato, opera dal 1985 a favore delle persone con Hiv/Aids e sviluppa iniziative di informazione e prevenzione rispetto a tali patologie nella città di Milano e Provincia. ASA è stata la prima organizzazione italiana a istituire gruppi di auto-aiuto, counseling telefonico e diretto, formazione dei volontari, interventi nelle scuole e presenza in ambienti ad alto rischio di contagio come le discoteche e il carcere milanese di “San Vittore”. Le attività dell’Associazione sono in continua evoluzione con l’obiettivo di una presenza sempre più incisiva in tema di solidarietà, informazione e prevenzione.

Museo Villa Bernasconi, la casa museo in stile Liberty

Villa Bernasconi è un classico esempio di villa in stile Liberty sita a Cernobbio, una località sul Lago di Como. La casa fu dimora storica della famiglia Bernasconi; il capofamiglia, l’ingegnere Davide Bernasconi fondatore delle Tessiture Seriche, affido’ il progetto all’architetto Alfredo Campanini che realizzò un vero capolavoro liberty impreziosito in ogni dettaglio: elementi decorativi e architettonici rappresentanti bachi, fiori e farfalle, rimando evidente al mestiere del proprietario.
Da “casa alla moda” nel passato, la villa è destinata oggi a “casa museo”: inaugurato nel 2017, il Museo Villa Bernasconi offre un’esperienza multisensoriale attraverso un percorso innovativo e interattivo, un’esperienza guidata dalle #vocidivilla, consigli che arriveranno dalla villa stessa.




Il benvenuto arriverà prima di varcare la soglia, dal trotto di cavalli in lontananza; una volta nella struttura, la Sala della Musica ci accoglierà con una mostra eccezionale, “Marcello Dudovich – Fotografia tra arte e passione”, un’esposizione di preziosissime litografie del grande illustratore e cartellonista triestino, manifesti dei primi ‘900 testimonianza del nuovo linguaggio pubblicitario sul personaggio femminile. Nelle rappresentazioni di Dudovich le donne si fanno ammiccanti, disegnate di spalle, con fedi indossate nella “mano sbagliata”; la donna lancia messaggi ambigui e trasporta il pubblico seducendolo all’acquisto: dal marchio Campari al brand di moda “Mele & C.Napoli”, le sale di Villa Bernasconi si colorano dei Dudovich con armonia ed equilibrio.




Attraversare la casa sarà un gioco, ascoltate i suoni provenienti da ogni parte della casa, a partire dal trillo del telefono in stile ’30, che vi racconterà storie di cronaca locale ai tempi delle note tessiture; salendo l’elegante scalone principale nobilitato dai ferri battuti e adornato da vetrate colorate e da fregi fioriti, si accederà a quella che un tempo fu la camera da letto. Oggi la stanza accoglie sui muri numerose fotografie della famiglia Bernasconi e un grande telaio protagonista , creato dal giovane artigiano Matteo Salusso, dove i visitatori potranno tessere e contribuire così alla creazione di un tessuto infinito.



In una sala adiacente, un modernissimo tavolo interattivo “parlante” racconterà storie di famiglia, di amici, vecchi ricordi, ritratti dei componenti dei Bernasconi, un’operazione culturale innovativa e divertente che rende partecipe il visitatore e che lascia aperti “altri cassetti”, pronti ad accogliere oggetti e altre storie.




Il Museo Villa Bernasconi, simbolo dell’eredità di una grande imprenditore e simbolo delle Tessiture Bernasconi, riapre con uno spirito contemporaneo e coinvolgente; offre workshop e corsi e attività didattiche destinate a grandi e piccini. Tutte le info sul loro sito ufficiale:

Villa Bernasconi 
Largo Campanini 2, Cernobbio
+39 031 3347209
[email protected]

Le luxury bags di Paola Bonacina

Nato come accessorio maschile, in quanto utile a riporvi dentro del denaro e quindi legato alla figura del commerciante, la borsa ha subìto una serie infinita di evoluzioni che hanno reso questo accessorio, il re dell’outfit femminile.

Le prime borse ritrovate furono per di più in cuoio, pelli lavorate dalla più antica tradizione toscana del XII secolo. A forma di marsupi, zaini, cartellette, la borsa doveva assumere un ruolo più funzionale che estetico; è nel ‘500 che si diversifica per forma e materiale: vengono usati tessuti, broccati, velluti, arricchite da fiocchi, pizzi, merletti, ricami, nastrini, applicazioni muliebri e, fino ai giorni nostri, conosce mutamenti stilistici in base non solo alle mode, ma alla funzionalità di chi l’acquista.
Pensiamo solo alla Kelly bag di Hermès e alla sua forma squadrata e strutturata che permise alla Principessa Grace di nascondere ai fotografi la gravidanza. Oggi quell’oggetto di culto è esposto al Victoria and Albert Museum di Londra.



Per ogni donna, per ogni gusto, per ogni funzione, il brand di luxury bags Paola Bonacina, studia l’accessorio più adatto alla donna, seguendo le tendenze del momento con un denominatore comune che è l’eleganza.

Oggetti preziosi per manifattura e scelta dei materiali, le luxury bags Paola Bonacina sono totalmente made in Italy, prodotte da artigiani milanesi, centro nevralgico della moda nel mondo, i cui materiali variano dalle pelli pregiate lavorate, coccodrillo, inserti in visone.



Preziose nei dettagli, le borse Paola Bonacina presentano il logo del marchio sia sulle chiusure esterne, sia come firma nella fodera interna.
Ogni borsa ha personalità e stile proprio, che riflettono il carattere di chi la sceglie come compagna di segreti e di avventure; dal punto di vista simbolico infatti la borsa è un microcosmo privato, che nasconde e che attrae.

Paola Bonacina regala al prezioso elemento colore, come per le nuances pastello della collezione Primavera Estate 19, rosa confetto, giallo limone, lilla e verde menta; grinta per le bag in pitone dipinto, con catena gold o manico rigido; e un tocco di tradizione per i bauletti rigidi che ricordano i beauty case delle nonne, modernizzato dal dripping gold alla Pollock.



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LE BORSE DI PAOLA BONACINA, UNA COLLEZIONE DI SEGRETI E TANTA PASSIONE!

TPN COLLEZIONE SPRING SUMMER 2020

COLLEZIONE SPRING SUMMER 2020

La collezione TPN Spring Summer 2020 fa un viaggio intorno al mondo fermandosi nelle calde terre spagnole e nella tradizione greca. 


Sempre attento alle tendenze, TPN mixa con equilibrio capi ultra moderni a pezzi della tradizione culturale della moda spagnola. Gli abiti tradizionali con pom
pom flamenco si trasformano in romantici abiti dailywear; le maxi ruches delle gonne salgono fino alle spalle formando delle ampie ruote in voile bianco e nero; il pantalone a vita alta aumenta di volume dal ginocchio fino a scoprire la caviglia; frange come criniere selvagge sui pantaloni e sulle t-shirt over creano movimento, come gli strass sulle gonne longuette plissettate. 




TPN dalla Spagna vola fino in Grecia, durante un viaggio estivo, e veste la donna come una dea, con abito monospalla, rigorosamente bianco e nero, dalle fantasie con greche su collo e in vita a mo’ di cintura. Le geometrie simmetriche della Grecia tornano su camicie e pantaloni in cotone, netti su colli e polsini creando un sensuale gioco vedo/non vedo. 


Preziosi ed eleganti, i completi top e pantaloni in pizzo San Gallo, freschi e dallo stile bon ton, un richiamo delicato all’infanzia, ma con la grinta dei tagli e delle forme, tornano sulle maglie monospalla con coda.



Must have della collezione Spring Summer 2020 TPN i lurex, i laminati silver delle t- shirt aderenti con zip, i miniabiti paillettes fantasia, gli shorts in denim impreziositi da cristalli, e la stampa animalier bicolor.

“Portiamo la natura in città” – SALAR COLLEZIONE SPRING SUMMER 2020

“Portiamo la natura in città”.

Manca il tempo ma non la voglia, mancano gli spazi ma non il bisogno, così SALAR MILANO decide di regalare alla donna una collezione che la porti in contatto con la natura, disegnando accessori dalle forme moderne e dai colori freschi, la Spring Summer 2020.

Camaleontica la donna SALAR si muove nell’ambiente urbano con un tocco “nature”, va di corsa ma non rinuncia allo stile, cambiano le mode ma è sempre al passo con i tempi, ma soprattutto ama differenziarsi e lo fa con coscienza. Sposa infatti la filosofia eco-friendly introducendo materiali green come il sughero, riciclabile, impermeabile, elastico ed ignifugo. Lucidato e trattato sottovetro, il sughero si presenta in collezione in quattro diversi colori: bianco, naturale, giallo e marrone.

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Dalla natura fa capolino anche la rafia, chiamata per interpretare i marsupi, come per il modello Jacky Straw fornito di mini bag, porta cellulare e moschettone; gli intrecci della Vicky Braid fatti a mano, e la cilindrica Lollipop Straw dalla curiosa apertura laterale che ricorda tanto gli scrigni delle nonne.

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Super trendy le XIN XIN in pelle (i Baci Baci in lingua cinese), cocco o sughero, delle mini bag con catenina o moschettone, da indossare come mini marsupio alla cintura, nei divertenti colori del verde menta, arancio, fucsia, e le WINNY con manico grande, delle mezze lune dalla riconoscibile chiusura in metallo a forma di borchia, firma del marchio Salar.

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Stile inconfondibile, le SALAR bag diventano subito iconiche per forma ed armonia, riprese nei tessuti dalla linea di scarpe. Lo stivaletto Charlotte presenta la stessa rete usata per le buste portadocumenti interne alle borse, le finiture in denim e in sughero, sono le stesse utilizzate dalle bag new collection dal superlucido trattamento sottovetro.

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La donna SALAR cammina in città immergendosi con il suo stile urban metropolitano ma sempre legata al panorama green. Rafia ai piedi con le Chatty Straw, dai lacci trendy alla caviglia, nelle versioni black e natural. La forma delle scarpe è tonda ma su punta quadrata, i tacchi sono in plexigas a regalare un senso di pulizia e freschezza, di aria e di apertura, riprendendo il concetto “nature” della collezione. New entry il glitter e il denim sottovetro, materiali nuovi per le Sharleen dal tacco a palla in versione gold o silver; tacco a colonna per il sandalo Tottie, rimando al periodo architettonico ionico, dai motivi ricchi e decorativi, forma che permette una calzata comoda e che regala un tocco di autenticità a chi le indossa.

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MOMONI AL FIANCO DELLA ONLUS “MUMMY&DADDY” A SOSTEGNO DEI BAMBINI DELL’INDIA

MOMONI AL FIANCO DELLA ONLUS “MUMMY&DADDY” A SOSTEGNO DEI BAMBINI DELL’INDIA

Un progetto speciale per un Natale sotto il segno della solidarietà e dell’amore: la pochette di Momonì, che contiene al suo interno un disegno realizzato da un bambino indiano, aiuterà a rendere i loro sogni realtà
Milano, ottobre 2019. Il momento del Natale è sempre l’occasione perfetta per aiutare chi è meno fortunato e regalare la speranza di una vita migliore: anche un piccolo gesto può fare la differenza e dare un aiuto concreto. Un pensiero questo che da sempre ispira la filosofia del brand e si rinnova nel sostegno a “Mummy&Daddy”, Onlus che da oltre 20 anni si prende cura attivamente dei bisogni di oltre 20 mila ragazzi indiani.
Il cuore di questa attività è l’orfanotrofio di Andrhra Pradesh che, grazie ai fondi raccolti e all’aiuto concreto dei volontari, sta raggiungendo traguardi importanti in termini di possibilità di adozioni dentro e fuori il territorio indiano.
Momonì ha deciso di dare il suo contributo coinvolgendo le sue boutique monomarca in un doppio appuntamento.

Nelle giornate del 4 dicembre – nelle boutique di Milano, Firenze, Padova, Treviso e Bologna – e del 5 dicembre – nelle boutique di Roma, Vicenza e Verona – saranno in vendita le speciali pochette colorate personalizzate Momonì il cui intero ricavato verrà interamente devoluto a sostenere le attività dell’Associazione. La pochette è disponibile in 7 colori al prezzo di 25 euro e contiene al suo interno un disegno realizzato da un bambino indiano dell’orfanotrofio.

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Inoltre nelle boutique sarà disponibile il materiale informativo dedicato alle attività di “Mummy&Daddy” per scoprire non solo le procedure relative alle adozioni ma anche l’iter per prestare attività di volontariato con l’Associazione.





Mummy&Daddy Onlus è un’associazione che si dedica alla beneficenza e alla solidarietà sociale nei confronti dei minori e delle loro famiglie. La sua attività nasce e si sviluppa nel territorio indiano dove fornisce strutture attrezzate per accogliere i bambini e garantire loro assistenza e istruzione. Ogni giorno i volontari si impegnano a raccogliere i fondi necessari ad aiutare i bambini, senza discriminazioni di alcun genere ma mossi solo da un interesse benefico e solidale, con la speranza di poter diffondere il proprio aiuto in tutto il mondo.

Un libro racconta Miuccia Prada apostata dello stile

Un libro racconta Miuccia Prada apostata dello stile

Di Enrico Maria Albamonte

Miuccia Prada ovvero del paradosso élitario della moda concepito da un’artista pensante, libera e geniale. Se la si dovesse paragonare a un movimento artistico del Novecento, si potrebbe dire che la scaturigine della sua riflessione creativa si situa a metà strada fra modernismo e dadaismo. Modernista lo è senz’altro la ragazza ribelle figlia dell’alta borghesia milanese, perché come Coco Chanel che ha sempre ammirato insieme a Yves Saint Laurent, la fanciulla curiosa e brillante che da giovane militava nel Partito Comunista e frequentava la scuola del Piccolo Teatro, ha sempre puntato a tagliare i ponti con il passato e con l’antico, senza alimentare alcuna facile e retorica operazione nostalgia. E dadaista Miuccia Prada lo è veramente perché ha sempre giocato a decontestualizzare e ricontestualizzare capi, accessori e oggetti del quotidiano assegnando a essi una destinazione nuova, anticonvenzionale e imprevedibile che rompe gli schemi e crea nuove tendenze nel segno di una provocazione radical-chic sullo sfondo di una vibrante tensione fra funzionalità e nitore design. La sua prima sfilata di pret-à-porter femminile a Milano in via Melzi d’Eril risalente al 1988 viene frettolosamente definita ‘minimalista’. Il colore dominante, declinato in silhouette sottili e forma ad ‘A’, spesso abbinato al nero più claustrale, è il marrone che, per usare le parole della stilista, “è il colore meno commerciale che ci sia” e che da quel fatidico momento diventa una cifra stilistica della maison milanese.

a destra Spring/Summer 1996 Courtesy of Prada/Alfredo Albertone

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Spring/Summer 1996
Courtesy of Prada/Alfredo Albertone



357 a destra Spring/Summer 2007 © firstVIEW

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a destra Spring/Summer 2007 © firstVIEW



388 a destra Autumn/Winter 2008-2009 © firstVIEW

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Autumn/Winter 2008-2009 © firstVIEW



405 a destra Spring/Summer 2009 © firstVIEW

405
a destra Spring/Summer 2009 © firstVIEW



Ma anche se all’epoca l’impostazione della moda di Prada poggiava sull’idea della sottrazione, la stilista è allergica alle etichette perché è totalmente anarchica. Nel suo ineffabile sense of humour l’estetica di Prada per citare Maria Vittoria Carloni in ‘Prada-Dizionario della moda’, “rappresenta l’elaborazione colta e concettuale del disordine estetico della nostra epoca ma senza astrazione”. E il contributo fondamentale della maison all’evoluzione della moda e dello stile nella contemporaneità é mirabilmente illustrato nel pregiato volume “Prada le sfilate’ rilegato in tessuto azzurro e edito da Ippocampo che, attraverso i bei testi di Susanna Frankel e oltre 1300 immagini d’archivio ripercorre la parabola stilistica della creativa, considerata come una delle più influenti interpreti della moda odierna con accenti di dissonanza spesso appariscente anche nei look più dimessi e understated. I codici stilistici della maison associata a Elsa Schiaparelli sono assolutamente riconoscibili fin dai primi défilé: gonne a ruota midi a pieghe piatte e a lama di coltello, tweed sommato a chiffon, cashmere e angora, echi seventies, gli spolverini, le giacche a vento da sera, le calze spesse al polpaccio con le scarpe sexy, le borse a mezzaluna da bowling, il nylon di seta usato sia per l’abbigliamento che per gli zainetti iconici contrassegnati dal celebre ma discreto triangolino metallico rovesciato che funge da logo del brand, sandali anche in inverno, pellicce estive, un feeling mitteleuropeo, gli accostamenti cromatici inediti come il rosa e il marrone, il rosso carminio e il verde chartreuse.

420 in alto Spring/Summer 2010 © firstVIEW

420 in alto Spring/Summer 2010
© firstVIEW



490 a sinistra Spring/Summer 2014 © firstVIEW

490 a sinistra Spring/Summer 2014
© firstVIEW



556 a destra Spring/Summer 2017 © firstVIEW

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a destra Spring/Summer 2017 © firstVIEW



Miuccia Prada viene definita una stilista concettuale e intellettuale ma la creativa rifiuta questa classificazione: non è dogmatica né cerca il consenso al pari di Rei Kawakubo di Comme des Garçons e di Martin Margiela guru dell’estetica sovversiva degli avanguardisti belgi. Miuccia Prada segna profondamente l’estetica degli anni’90: la sua collezione primavera-estate 1996 viene definita ‘ugly chic’ e la sua identità si definisce attraverso le stridenti contraddizioni che ne consacrano la popolarità elevando il marchio allo stesso livello di Gucci, all’epoca disegnato da Tom Ford. Dissacrante e autoironica, Miuccia Prada fonde austerità e frivolezza, sartorialità e pauperismo radicale, borghesia e spirito ribelle, tradizione e iconoclastia.

cover Prada sfilate

La regina della moda non è la classica stilista che siede al tavolo da disegno producendo schizzi come molti suoi colleghi, preferisce verbalizzare le sue idee, il suo metodo stilistico è intuitivo e ‘impressionista’. Appassionata di musica, cinema, letteratura e poesia, la stilista è anche una colta mecenate e insieme al marito Patrizio Bertelli, cervello economico e manageriale dell’azienda italiana del lusso fondata nel 1913 a Milano da Mario, nonno della stilista e artigiano di bauli e accessori, crea nel 1993 la Fondazione Prada. La civetteria aristocratica e mai banale della donna che sceglie Prada si esplica nella sfilata anni’40 del 2000 e in quella super sexy versione nuova valchiria maliarda un po’ virago del 2002-03, nelle stampe anglofile alla William Morris del 2003-04, nell’algido animalier dell’inverno 2006, in quella immaginifica e visionaria della primavera-esatte 2008 ispirata a Hieronymus Bosch e all’Art Nouveau, nel macramé nero e nella lussuosa guipure dorata dell’inverno 2008, nelle stropicciature ad arte e nel tocco di Mida ellenizzante della primavera-esatte 2009 contraddistinta da zeppe vertiginose e torreggianti, lo spirito etno-chic e messicano della primavera-esatte 2011 che rifà il verso alla grazia piccante di Josephine Baker, l’omaggio a Fassbinder della collezione autunno-inverno 2014-15. Altra riscoperta della stilista è il lamé del 2002 associato a tessuti semplici come il cotone più croccante. Ciò che conta per uno stilista è avere una visione, un’idea in questo caso della femminilità, asciutta e sognante allo stesso tempo, e questa visione Miuccia Prada l’ha sempre avuta, con la sua ottica personale, dignitosa e intelligente. Un bon ton distopico , una prospettiva lungimirante sul futuro che sa antipare mirabilmente anticipare il zeitgeist.

Cinecult: Joker di Todd Phillips

Cinecult: Joker di Todd Phillips

Di Enrico Maria Albamonte

Una risata vi seppellirà. Dopo ‘IT’e ‘It2’ e il Joker di Tim Burton interpretato da Jack Nicholson in ‘Batman’, arriva sugli schermi italiani il nuovo attesissimo, irriverente, visionario capitolo dedicato a uno dei più grandi cattivi della DC comics che esplora il lato dark dell’umorismo e della comicità analizzando l’efferatezza metaforica del pagliaccio nella società postmoderna.

Leone d’oro alla mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 76, ‘Joker’ di Todd Phillips e distribuito da Warner Bros.Pictures viene da molti considerato il film dell’anno. Film complesso, inquietante e alquanto cupo, ma destinato a lasciare il segno nello spettatore, è un’opera di indubbio spessore e valore artistico incentrata su un’acuta e graffiante critica sociale dove la struggle class si intreccia inestricabilmente con la visione cruda e surreale del perfido Joker, antieroe beffardo e disadattato con gravi alterazioni psichiche che combatte quotidianamente contro la barbarie e l’inciviltà di una società in disfacimento che condanna l’individualità e la diversità.

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Joaquin Phoenix, candidato per tre volte all’Oscar, stavolta potrebbe vincerlo davvero con un’interpretazione straordinaria, magnetica e coinvolgente. L’attore dimostra di essersi calato magnificamente nel personaggio e di viverlo come se fosse un suo gemello. Nel film Phoenix è Arthur Fleck. Arthur indossa due maschere. Una se la dipinge per svolgere il suo lavoro come pagliaccio durante il giorno. L’altra non se la può mai togliere: è la maschera che mostra nell’inutile tentativo di sentirsi parte del mondo che lo circonda, che nasconde l’uomo incompreso che la vita sta ripetutamente abbattendo. Senza un padre, Arthur ha una madre fragile, Penny Fleck (la brava Frances Conroy) probabilmente la sua migliore amica, che lo ha soprannominato ‘Felice’, un appellativo che ha generato in Arthur un sorriso che nasconde una profonda angoscia interiore. Il tutto sullo sfondo una città brulicante e ostile, degna della New York anni’70 di Scorsese in ‘Taxi driver’. La Gotham City rappresentata nel film potrebbe essere una qualunque metropoli decadente di oggi: afflitta dal problema della mancanza di igiene e dello smaltimento dell’immondizia, attanagliata dalla piaga della disoccupazione, una città in ginocchio sull’orlo del baratro in cui divampa la rabbia sociale a causa della esponenziale proletarizzazione del ceto medio. Un tycoon candidato sindaco, Thomas Wayne (il padre di batman) che definisce ‘pagliacci’ i suoi concittadini meno fortunati fomentando un clima di tensione e l’odio e Joker, letteralmente il buffone, che diventa il simbolo della ribellione contro la tirannide del privilegio.

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Gli spunti di critica sociale disseminati nel film vengono sublimati dalla definizione del personaggio, con una grande ricchezza di introspezione psicologica laddove il disagio psichico del protagonista che ride e fa ridere ma non certo per allegria, si riverbera esteriorizzata nella sua struttura fisica quasi deforme, in perfetto stile Egon Schiele: la sua risata è il frutto di una patologia neuro-cerebrale che in presenza di un forte choc emotivo viene fuori irritando le persone adulte ma suscitando l’ilarità dei bambini. Bullizzato, pestato, emarginato da tutti per la sua innata stranezza, umiliato e offeso da un sistema spietato, cinico e plutocratico e cinico, Arthur Fleck saprà prendersi la sua rivincita in uno storytelling serrato e vibrante.

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Accanto a Phoenix giganteggia Robert De Niro, rutilante e pieno di verve, lui il vero comico amato dall’establishment, il conduttore televisivo Murray Franklin che in una scenografia che rifà il verso allo studio del celeberrimo ‘Johnny Carson Show’ mette in scena il dramma di una comicità dal risvolto patetico un po’ come in ‘re per una notte’. La costruzione del personaggio Joker è affidata non solo al talento recitativo di Phoenix (che peraltro a Toronto si è aggiudicato già il ‘tribute actor award’) ma anche all’abilità del costumista Mark Bridge che ha lavorato molto bene in passato con Phoenix in altri due film. Arthur punta più alla praticità che allo stile. Veste capi comodi, e si vede che li ha da molto tempo, inoltre ha un vago aspetto infantile, alternato a quello di una persona anziana. Il completo ruggine che costituisce nella sceneggiatura la ‘divisa’ di Joker è stato studiato con proporzioni vagamente anni settanta calibratissime, con un notevole accordo di colori rispetto al gilet (giallo) e alla camicia. Onore al merito alla truccatrice Nicki Lederman che ha realizzato esasperandolo il make-up di Joker utilizzando a piene mani il verde e il rosso della maschera del clown.

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Fanny Ardant, la grande dame del cinema francese

Fanny Ardant, la grande dame del cinema francese

Di Enrico Maria Albamonte

Elegante, sorridente, gentile, sensuale, magnetica. Ritratto dell’ultima grande diva del cinema francese, Fanny Ardant. Un’attrice di grande carisma che ha vissuto e vive la sua relazione con il cinema con intensità e passione e che a Roma, la mecca della settima arte per antonomasia, si è raccontata ai suoi estimatori in occasione della quattordicesima edizione della festa del cinema di Roma.

Non ho rimpianti, je ne regrette rien” dice sorridendo la magnifica attrice, 70 anni portati divinamente con grinta e stile, e una carriera folgorante come attrice icona del cinema francese e italiano, un percorso che oggi si evolve anche dietro la macchina da presa. L’attrice, che è stata legata sentimentalmente a François Truffaut, ha già diretto tre film come ‘Il divano di Stalin’ il cui protagonista nella parte del dittatore russo è Gerard Depardieu, un mito del cinema internazionale con il quale la Ardant ha condiviso il set di alcuni dei suoi più bei film come ‘La donna della porta accanto’ in cui rappresenta una appassionata e tragica liaison amorosa degna del grande maestro della Nouvelle Vague.

Depardieu è carnale e appassionato. Amo il glamour delle dive anni’40 e delle signore di Hitchcok, adoro Polansky che mi ha diretto a teatro in una pièce sulla Callas, il teatro è una grande scuola, mi ha dato libertà e indipendenza”.

ROME, ITALY - OCTOBER 20: Fanny Ardant attends the "La Belle Epoque" red carpet during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)

ROME, ITALY – OCTOBER 20: Fanny Ardant attends the “La Belle Epoque” red carpet during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)



A Roma la grande attrice che si divide fra cinema e teatro ha portato il suo ultimo film diretto da Nicolas Bedos ‘La Belle Epoque’ in cui affianca Daniel Auteuil in una squisita e istrionica commedia sulla nostalgia e l’amore, senza rimpianti e con ironico lirismo. Una bella storia che svela anche i retroscena e le trappole della recitazione e della dialettica suggestiva fra finzione e realtà proiettata in una prospettiva esistenziale, un dibattito sulla memoria e sull’identità che affascina, fa sorridere e commuove come solo i film francesi sanno fare. Con un linguaggio di rara poesia che incanta e seduce il film ritrae la diva nel ruolo della moglie di un disegnatore fumettista un po’ fané e depresso che improvvisamente riscopre il gusto della seduzione e del romanticismo e torna indietro nel passato per riconquistare la moglie che nel presente lo tradisce con un altro uomo.

ROME, ITALY - OCTOBER 20: Nicolas Bedos and Fanny Ardant attend the photocall of the movie "La belle Epoque" during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)

ROME, ITALY – OCTOBER 20: Nicolas Bedos and Fanny Ardant attend the photocall of the movie “La belle Epoque” during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)



Nell’epoca in cui tutto è vintage, Nicolas Bedos rappresenta una sensucht timeless e coinvolgente, autentica come la vita.

Scelgo i copioni con l’istinto e con la passione, non sono calcolatrice, sono generosa soprattutto con i registi delle opere prime, ogni nuovo cineasta può convertirsi in una grande avventura”.

Festa del Cinema di Roma 2019 - Red Carpet La belle epoque | foto Luca Dammicco / Fondazione Cinema per Roma

Festa del Cinema di Roma 2019 – Red Carpet La belle epoque | foto Luca Dammicco / Fondazione Cinema per Roma



Dialoghi briosi e tempestosi, ricchi di verve, bellissime ambientazioni Seventies ricostruite con classe, una sceneggiatura brillante e abilmente sviluppata con un ritmo sostenuto, fanno di questo un film da non perdere. Fanny Ardant, che ha interpretato il ruolo di Maria Callas in ‘Callas forever’ di Franco Zeffirelli e che ha recitato in due film di Ettore Scola ‘Speriamo che sia femmina’ e ‘La famiglia’ ha sempre ammirato profondamente il nostro cinema e i suoi protagonisti, intrecciando una tenera amicizia sul set con il ‘fragile umanista, galante, intelligente’ Vittorio Gassman, grande indimenticabile mattatore del cinema italiano. Così lo ha definito con trasporto Fanny Ardant, una diva per tutte le stagioni.