Archive for gennaio, 2020

Da Milano a Parigi lo style nouveau fra Artisti e Modelli

Vissi d’arte, dalla Tosca di Puccini allo zeitgeist del terzo millennio. Un mondo boho chic che gli uomini sanno rivivere, almeno nel limbo aulico della moda, in un’ottica virile ma morbida, nel nome di una mascolinità che non teme il suo coté femminile. Non a caso sulle passerelle per l’autunno-inverno 2020-21 proliferano i rimandi a una sensibilità artistica autentica, che dilaga fra i musicisti e i pittori, fra gli scrittori e gli architetti, corteggiati dai sarti, dagli stilisti e dai direttori creativi, assurti a nuove star del web. Sulle passerelle esplode una grande voglia di tenerezza che scorre come un fiume in piena alla ricerca di una nuova idea di virilità, fluida, accogliente, ibrida e sensuale. Si afferma da Parigi a Milano un certo senso degli uomini per i decori tipicamente femminili dal gusto squisito e aristocratico e si diffonde un desiderio di rivendicare una primigenia coquetterie come era in voga nel settecento fra i cortigiani di Luigi XV o fra i dandy inglesi dell’epoca vittoriana, prima e durante la ‘grande rinuncia’ teorizzata da Flugel.

Berluti backstage ph. benoit auguste

Berluti backstage ph. benoit auguste



Jil Sander

Jil Sander



Marceo Burlon County of Milan

Marceo Burlon County of Milan



DSquared2

DSquared2



ralph lauren purple label

ralph lauren purple label


Nell’epoca del metoo l’uomo rinasce dalle ceneri del paradigma di una obsoleta mascolinità patriarcale e si scopre più gentile, più duttile, per smorzare i toni nel nome dell’inclusione e della contaminazione multietnica. In omaggio alla rimonta del ‘New man’ torna il soft suit codificato negli anni’80 da Giorgio Armani e Gianni Versace, i dioscuri dell’eleganza maschile di ieri, oggi e domani. Superato lo streetwear puro e duro delle precedenti stagioni, oggi le proporzioni sono riviste e si fanno imprevedibili, i volumi diventano più generosi, i cappotti si alleggeriscono così come le giacche, sempre più destrutturate, morbide come vestaglie o come cardigan secondo la lezione di Giorgio Armani, spesso completate dai gilet che flirtano con il torace levigato da un allenamento mai prevaricatore per una muscolarità tutt’altro che contundente.

B+Plus

B+Plus



JW Anderson

JW Anderson



Viktor &Rolf Monsieur

Viktor &Rolf Monsieur



Marni by Francesco Risso

Marni by Francesco Risso



Collini Milano 1937

Collini Milano 1937



E’ il fascino discreto dell’ambiguità, quella che emana dal Buffalo Style di Ray Petri e che trapela dai disegni delle giacche che riproducono i nodi del legno citando le marezzature delle toghe cardinalizie oppure da una rosa di tessuto appuntata su un trench in faille di seta o riprodotta su un coat sartoriale, o ancora da un ricamo di seta o di cristalli che dai pantaloni sale su fino alle spalle come un rivolo prezioso. L’eleganza è una forma di educazione, è nei gesti e nella capacità di discernimento, è scienza e senso artistico della vita, una percezione sottile quasi inconscia, latente perché senza sforzo, fra Leonardo e Francis Bacon, fra Magritte e Bob Dylan. Il dialogo fra i sessi diventa fondamentale per plasmare una società aldilà delle angustie ideologiche di conio sovranista, finalmente aperta dove l’empowerment femminile non è più una minaccia ma semmai un terreno di confronto dialettico.

Prada

Prada



Dolce&Gabbana

Dolce&Gabbana



gucci by alessandro michele

gucci by alessandro michele



Loewe

Loewe


Cosa vogliono le donne? E gli uomini? Riscoprire la paternità e gli affetti familiari ma anche il contatto con la natura. Sulla scena dello stile si affaccia un glamour bucolico che da Dolce & Gabbana spazia fra furry knitwear in lana e seta e maestosi cappotti a vestaglia in principe di galles con endecasillabi in maglia per nuovi satrapi metropolitani, in un divertissement di intermittenze poetiche dalle ecloghe virgiliane fino ai pastori dannunziani, passando per il ‘cristianesimo campestre’ di Giovanni Pascoli.

Valentino

Valentino



tod's men

tod’s men



random identities by stefano pilati

random identities by stefano pilati



Brunello Cucinelli

Brunello Cucinelli



Serdar

Serdar


Ed è il fanciullino del poeta di ‘Aléxandros’ la materia delle fantasie un po’ idilliache e un po’ dark vagheggiate da Alessandro Michele che da Gucci, divenuto negli ultimi cinque anni il marchio feticcio della generazione gender fluid, si interroga sul nuovo orizzonte della mascolinità, allergica ai diktat fallocratici del macho pater familias, ludica e autoironica, capace di illuminarsi per un fiore, un componimento poetico o un bel quadro come nel film ‘Il cardellino’ tratto dall’omonimo, struggente romanzo di Donna Tartt. Il loden con lo sprone a chevron, il piumino dalla fantasia impressionista come anche il suit celeste stile ‘Piccolo lord’ con i pants alla zuava lasceranno il segno nella revisione del guardaroba maschile. Perché di classico surreale si tratta come sottolineato da Miuccia Prada che reinventa il cappotto attraverso un linguaggio cromatico scanzonato e vibrante dove il colore transita dagli abiti alle borse, ampie, voluminose, eloquentemente agender eppure molto virili, che spesso riprendono i pattern a quadri dei coat sottili, grafici, quasi piatti che piacerebbero forse al giovane Mattia Santori. Surrealismo, in omaggio a Fellini, di cui ricorre quest’anno il centenario, ma anche di Magritte, è la buzzword di Virgil Ablooh, il nuovo guru dell’eleganza maschile che professa una fede incrollabile nel cappotto e nello smart suit ricamato ravvivato da nuvole bianche campite su un fondo azzurro, come nell’ultima sfilata uomo di Louis Vuitton. Qui sprazzi di rosa ciclamino animano cappotti e borse, perché il rosa è ormai un colore asessuato, come abbiamo visto nel bel film con Elio Germano ‘L’uomo senza gravità’.

marco de vincenzo uomo

marco de vincenzo uomo



alexander mcqueen

alexander mcqueen



MSGM

MSGM



miaoran

miaoran


L’uomo che calca la pedana è un sognatore amante dell’avventura, un grande Gatsby come prevede il dress code sibaritico di Billionaire dedicato ai nuovi pavoni digitali o è un dandy blasonato d’altri tempi, un barone di Charlus redivivo formato 4.0 come nel poetico, sontuoso défilé di Dior Homme dove Kim Johnes reinventa la silhouette maschile attraverso virtuosismi d’atelier e lavorazioni da caveaux come quella della fitta broderie di cristalli che illuminano il cappotto ispirato a un modello d’archivio di Marc Bohan per Dior. L’istinto animale di questo ‘buon selvaggio’ affiora nei coat animalier di N.21 come nei montoni succinti di Ermenegildo Zegna che grazie al geniale Alessandro Sartori acquista una nuova dimensione estetica vincente dove la sensibilità ecologica diventa parte di una riflessione più ampia sulla virilità contemporanea. La vena jazz di Miles Davies si materializza fra gli arazzi in maglia jacquard di Missoni che compone una sinfonia policroma sempre equilibrata dove il colore diventa davvero una poesia dell’anima. E se Giorgio Armani rivisita i begli spolverini simili a pastrani indossati da Michael Paré in ‘Strade di fuoco’ nel 1984 e le giacche sensualmente languide portate da Richard Gere nel 1980 in ‘American gigolò’, Ralph Lauren ripercorre i 25 anni della sua linea maschile più sofisticata che il magnate della moda americana che vestì Robert Redford sul set de ‘Il grande Gatsby’ del 1973, dedica agli amanti di un tailoring che non delude mai, porto sicuro degli uomini dai 20 ai 70 anni, per una vera ‘ageless beauty’ e una regalità evergreen.

emporio armani

emporio armani



Fendi

Fendi



giorgio armani

giorgio armani



dior homme

dior homme



Ermenegildo Zegna

Ermenegildo Zegna

Altaroma I/20: la leggenda d’amore che ha ispirato Antonio Martino

Fascino rinascimentale giapponese e rivisitazioni contemporanee rivivono nella Leggenda di Tanabata di Antonio Martino.

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Quando guardi le creazioni di Antonio Martino, la prima sensazione è di sentirsi trasportati immediatamente in un Oriente leggendario, fatto di tradizione, amore, sofferenza e rinascita.
La collezione di Antonio Martino per l’autunno-inverno 2020/21, presentata sulle passerelle di Altaroma è frutto di uno studio dedito alla sperimentazione minuziosa di materiali e tessuti che potessero evocare l’essenza della leggendaria storia d’amore giapponese di Tanabata.

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La leggenda narra di due amanti costretti a separarsi per volere degli dei e sempre per mano degli stessi, ad amarsi solo il settimo giorno del settimo mese, una volta l’anno.
Gli abitanti del Sol Levante, legati a questa triste leggenda, rendono omaggio agli amanti il 7 Luglio nei luoghi di preghiera, realizzando origami sapientemente piegati come tessuti, sui quali sono impresse frasi o desideri romantici su lunghi lembi di stoffa, annodati a rami di bambù.

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La storia e la sperimentazione hanno portato Antonio Martino alla realizzazione di una collezione che abbraccia leggenda e modernità, fatta di Kimono finemente decorati dai volumi esagerati, dalla severità delle armature e da paraventi abbelliti, parte integrante del Rinascimento giapponese.
Urban Park volume 4 nasce dall’ispirazione e dall’amore di Antonio Martino per la leggenda di Tanabata, ed è una collezione che abbraccia atmosfere orientali, sperimentazioni materiche, ricerca e rivisitazioni contemporanee con accenti street style, capaci di reinventare la prêt-à-couture in una moda facile da indossare.

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Il fascino metropolitano si fonde al rigore dell’epoca, addolcito pero dai morbidi volumi della lana, dai giochi geometrici e leggeri del plissè e dalla durezza della pelle; capispalla che sfidano la forza di gravità, abiti, cappe, felpe e giubbotti, che sposano la sensualità della donna, avvolta al contempo da long dress che ne esaltano la femminilità.

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Una donna che merita di essere ammirata proprio come la leggenda del Sol Levante vuole.
“Penso che la moda abbia ancora la capacità di comunicare ed emozionare. Quando ho iniziato a disegnare il quarto capitolo di una linea che è ormai il mio tratto distintivo, mi sembrava naturale ricercare nella tradizione la modernità. E ho pensato al Giappone, luogo magico dove la contemporaneità abbraccia la storia. Il made in Italy ha bisogno di essere valorizzato e promosso all’estero attraverso un costante processo di internazionalizzazione. Ringrazio di cuore i miei genitori e la mia famiglia per aver creduto nel mio sogno”.
(Antonio Martino)


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copertina

Photo credits: Altaroma – Silvia Santori press office

La donna guerriero di Sabrina Persechino ad AltaRoma

Sabrina Persechino sfila ad AltaRoma con la collezione pret a couture privamera estate 2020. La passione per l’architettura ha condotto la stilista ad approfondire l’affascinante storia della città romana di Tellenae, citata da vari storici antichi ma mai effettivamente ritrovata.

 

“Mi sembra dunque che i Romani, mirando soprattutto alla semplicità, preferiscono assoggettarsi alla fatica di scavare fosse e di costruire opere, perché l’accampamento risulti sempre uguale, a tutti noto e semplice a costruirsi” Polibio, VI, 27-32

 

La ricerca architettonica degli spazi e delle suddivisioni negli accampamenti degli eserciti romani è stata riportata nelle creazioni della stilista tramite geometrie quadrangolari realizzate grazie a tecniche di taglio laser, richiamando così lo schema di costruzione romana, presentato sotto forma di “pizzi contemporanei”. Questo tipo di lavorazione viene ugualmente applicata per la realizzazione di maglie metalliche in acciaio e rame, portando in passerella un esercito di donne guerriere.

 

Sabrina Persechino, tramite queste allegorie stilistiche, presenta una donna tenace e fiera, capace di portare con eleganza e raffinatezza gli abiti adornati da fermagli per capelli e fibbie, richiamando le varie parti di un’armatura romana.

 

Sabrina Persechino 1

 

 Linee regolari e geometriche accompagnate da tinte unite e tessuti morbidi contrapposti alla rigidità delle composizioni metalliche applicate sugli abiti e tra le acconciature delle modelle sono state il fil rouge della sfilata.

 

Anche in questa collezione sono presenti tute e coprispalla, segno distintivo del brand. La palette, ispirata agli intonaci di un’antica Roma ormai sbiadita, spazia tra i toni bronzei senza gli immancabili bianchi e neri spesso usati tra gli outfit della stilista.

Il tutto accompagnato da una suggestiva performance musicale composta dal maestro Stefano Rossini e impreziosita dalla voce del mezzosoprano russo Anna Konovalova.

 

Sabrina Persechino 2

“The best of NABA” approda ad AltaRoma

La Nuova accademia di belle arti, fondata nel 1980 a Milano, è oramai un’istituzione nel mondo accademico dell’arte e del design. Nel corso dell’anno passato la NABA ha aperto una seconda sede nella capitale, partecipando per la prima volta alla settimana della moda organizzata da AltaRoma.


L’accademia ha presentato, sulla passerella presso l’ex caserma Guido Rena, undici tra i migliori studenti selezionati dal corso fashion. Ogni alunno ha avuto il compito di presentare cinque outfit uomo e cinque outfit donna, facendo sfilare un totale di cinquantacinque look.


Colomba Leddi, leader dell’area di fashion design dell’accademia afferma che:

“Altaroma, centro propulsore della Moda Italiana emergente, rappresenta un’importante
vetrina nazionale e internazionale per i nostri alunni. Un’opportunità di rilievo per far
incontrare i giovani designer dell’Accademia con i professionisti del sistema moda, un
legame che NABA promuove costantemente durante l’intero percorso formativo” .

Questa “vetrina” è stata, per le creazioni dei giovani fashion designer, un banco di prova importante attraverso il quale hanno potuto dimostrare la voglia e l’impegno di voler portare avanti un concetto del fashion che rispetti i canoni classici e che, al contempo, sia disposta a guardare oltre, portando innovazione e affrontando, talvolta, temi etici.


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La direttrice della sede romana della NABA Silvia Simoncelli ha aggiunto che:

“La partecipazione ad Altaroma è per NABA un’occasione di grande visibilità per mettere
in mostra la propria creatività che va ad alimentare il dialogo già avviato lo scorso giugno
con la premiazione dei nostri studenti durante l’Open Call “Vesti il Parco archeologico del
Colosseo” promossa da Altaroma e il Parco stesso”.


Questo nuovo incontro tra la kermesse di moda emergente e le eccellenze della Nuova accademia delle belle arti, ha portato sulla passerella oversized coat, trasparenze, copricapi voluminosi e molto altro, tutto accompagnato da proiezioni video realizzato dai vari studenti.


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Gli alumni NABA del Triennio in Fashion Design e del Biennio Specialistico in Fashion and
Textile Design che vedranno sfilare le loro collezioni sono:
Giacomo Baraldi, Manuel Capozzi, Alessandro Della Cella, Eva Fiorucci, Edoardo
Guttadauro, Xhuliano Malaj, Lorenzo Seghezzi, Jessica Selvi, Xin Lin, Ning Wan, Yixuan
Wang.


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Copyright foto © Amico Alessandro

Altaroma I/20: Il “Bestiario” romantico di Italo Marseglia

Zoomantic è il “Bestiario” romantico e colorato di Italo Marseglia, un mondo fatto di ricordi d’infanzia e atmosfere circensi.


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Quando entri nel mondo di Italo Marseglia è difficile uscirne, sa conquistarti come pochi riescono a fare, le sue collezioni sono pura magia, ogni creazione evoca la passione e la maestria per la moda, quella vera.
Questa volta Italo, nell’edizione Gennaio 2020 di Altaroma, ha trasportato tutti nel suo mondo fantastico, fatto di eco animali in low poly (creati dal designer Pellegrino Cucciniello), che evadono dai boschi per animare outfit dall’estro creativo, sensuale e colorato al tempo stesso.
Un “Bestiario” romantico che strizza l’occhio al riciclo etico e naturale, alla tradizione e all’artigianalità del Made in Italy.


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Uno dei punti di forza della nuova collezione è l’utilizzo del patchwork in una versione realizzata con stampa in sublimatica digitale su vari supporti, una tecnica Eco Green che permette la lavorazione di tessuti in alga 100% made in Italy, pizzo in fibra naturale fino ad arrivare al tulle plissettato in seguito.
Italo attraverso le sue creazioni riesce a dare nuova vita a quelli che inizialmente sono considerati scarti, ma che in seguito nascono a nuova vita divenendo preziosi.


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La collezione del designer è frutto di ricordi d’infanzia e giorni spensierati all’aperto, il tepore di quei momenti hanno ispirato Italo per abiti dai toni caldi e sbiaditi come vecchie foto ritrovate in un baule.
Non solo, la palette cromatica è stata arricchita da colori che vanno dal bianco al nero, alle sfumature di grigi, ma anche i rossi accesi e il rosa.
Il viaggio magico di Italo si allaccia anche al ricordo infantile di uno zoo romantico e visionario ispirato alla vita di due figure iconiche femminili, Claire Heliot e Olga Jeannet, due domatrici circensi del tardo ‘800 che si scontrano in un mondo maschilista in cui la donna non ha alcun valore nel mondo del circo.
Italo fa rivivere le sue eroine nelle gonne in ampio tulle come a ricordare i tutù, volumi infantili e colli arrotolati, immaginando il primo legame al mondo animale durante la tenera età.


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Gli animali rappresentano un feticcio per Italo che li riporta anche su outfit maschili dal sopraffino rigore sartoriale, per poi essere rivisitato in chiave femminile grazie a dettagli preziosi come polsini dalle piume di struzzo.
Ancora una volta, il designer ha rinnovato la collaborazione con la Maison di pizzi Sophie Hallette, fornendo preziosi materiali destinati al macero, che hanno permesso la realizzazione dell’esclusivo patchwork.
Quest’ultimo è divenuto protagonista anche nella parte maschile della collezione grazie alla collaborazione con Jackytex, realizzato in jersey con l’impiego di tirelle e tagli di prova destinati allo smaltimento, mentre gli animali cuciti sugli outfit provengono da raffinati tagli a laser, i ricami realizzati in perline di vetro riciclati e le stampe serigrafiche nate da una tecnica eco-green grazie a Stamperia Fiorentina.


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Le sofisticate sonorità indie-troniche di Lali Puna, Chromatics e Jung Jae, hanno affascinato gli ospiti e sono state il fiore all’occhiello della passerella, accompagnando le modelle e una splendida Fiona May insieme a cinque giovani atleti della Nazionale Italiana di Scherma, nel mondo fantastico e colorato del talentuoso Italo Marseglia.


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Photo Credits: Alessandro D’amico – [email protected]

Perimetro racconta Milano come non l’avete mai vista

Vi capita mai di essere convinti di conoscere qualcuno e in un attimo sentirvi estranei?
Qualcosa vi ha turbato, probabilmente le grandi aspettative che lasciano sempre spazio alle delusioni. Ma capita anche di sentirsi sorpresi, stretti nell’inevitabile pregiudizio che invece viene ribaltato e ci costringe a riflettere che le apparenze ingannano. Succede anche alle città. Le si vivono e si scoprono degli angoli ancora inesplorati, le si giudica e ci viene regalata una festa, le si snobba e si viene accolti con calore. Chissa’ quanti di noi hanno storie da raccontare… io credo moltissimi e qualcuno ha voluto farne un magazine: Perimetro!

Perimetro è un progetto fondato da Sebastiano Leddi che ha come obiettivo quello di raccontare Milano, una città ricca di eventi, di luoghi, di razze e culture, la città dove la moda nasce, dove la notte bolle e dove l’arte fiorisce. C’è chi la ama, c’è chi la odia, c’è chi non la guarda e la subisce come una condanna da scontare, ma il fermento di questi anni ci dice che c’è soprattutto chi vuole vederla vincitrice. Impetuosa e sfarzosa, la bella Milano vive un periodo di grande bellezza, così ci mostrano i numerosi collaboratori di Perimetro, tra i più grandi fotografi contemporanei e i raccontastorie.

La generosità di Milano sta nella varietà degli eventi, dei luoghi di culto, nella quantità dei musei da visitare, nella pluralità dei ristoranti dove poter viaggiare con un piatto; una Milano che si promuove, che ci rende libera la scelta di essere, chi negli eccessi, chi nella riservatezza.

Sono i reportage ad aprirci lo spioncino su Milano, i fotografi di Perimetro vi osservano anche se non li sentite, spiano le vostre vite, inneggiano i vostri amori segreti, come nelle immagini di Chiara Cappetta, milanese d’adozione, collezionista di attimi altrui che combatte l’insonnia con l’arte della fotografia, all’alba, con la luce che più la rappresenta.



Ma Milano, quando non dorme, è battagliera; lo vediamo nella serie di Gabriele Puglisi, che raccoglie immagini delle manifestazioni giovanili, la loro rabbia, il desiderio di rispetto, la volontà di far arrivare una voce, in coro, unita da un unico scopo: rivendicare i propri diritti. Reportage dove rivoluzione è uguale a cambiamento, crescita, evoluzione.



Lo spirito di Perimetro è nobile ed euforico, raccoglie seguaci come fosse una religione, forse perchè ne sentivamo il bisogno, perchè Milano è un po’ come tante altre città, è un ecosistema di persone che vogliono urlare lo scontento; o di ragazzi che vogliono mostrarvi i luoghi più insoliti della notte, come quel curioso di Robert Mapplethorpe; o di amanti di razze diverse che vi spingono all’amore e alla libertà del sentimento; o di solitari che la vivono nelle ore più insolite. A questi ultimi Marco Espertini ha dedicato le sue immagini in bianco e nero: la magnificenza di CityLife, progetto di riqualificazione del quartiere Portello, in contrapposizione alla desolazioni dell’essere umano, che appare come una piccola presenza passeggera.





Lo scrittore e giornalista Guido Piovene l’ha saputa sintetizzare molto bene:

Per capire Milano bisogna tuffarvisi dentro. Tuffarvisi, non guardarla come un’opera d’arte.

Debutta alla fashion week parigina l’esclusiva collaborazione Melissa / Viktor&Rolf

Debutta alla fashion week parigina l’esclusiva collaborazione Melissa / Viktor&Rolf


Continuando a creare importanti collaborazioni, Melissa unisce ora le forze con il brand di moda avant-garde Viktor & Rolf per creare una capsule di scarpe e accessori in plastica riciclabile che ha debuttato a Parigi il 22 gennaio durante la sfilata di Viktor & Rolf Haute Couture SS20.
Per questa linea, Viktor & Rolf ha reinventato le silhouette distintive di Melissa e ha donato loro un tocco ultra-femminile e materico.



L’offerta Melissa / Viktor & Rolf presenta ‘Possession’, la scarpa più iconica di Melissa, insieme ad una borsa a secchiello con trama di vimini intrecciato e tracolla in pizzo. Inoltre, il modello ‘Femme High’ è stato creato in nuovi delicati colori in esclusiva solo per lo show. La palette colori si compone di diverse tonalità dal blu tenue al rosa, oro, bianco e nero, ed è completata da finiture lucide e opache.

La capsule è realizzata in materiale vegano MELFEX, esclusiva delle creazioni Melissa e che si traduce in accessori e calzature chic e consapevoli.

I modelli Melissa / Viktor & Rolf che vanno da € 99,00 a € 149,00, sono stati presentati in esclusiva il 22 Gennaio durante la settimana della moda di Parigi con una selezione limitata di articoli disponibili sui siti e-commerce ufficiali: shopmelissa.it, shopmelissa.eu, shopmelissa.com, shopmelissa.uk, shopmelissa.com.br ed in selezionati punti vendita in tutto il mondo tra cui Farfetch, 10CorsoComo Milano e L’Espionne Paris.
Il lancio internazionale dell’intera collezione seguirà ad Aprile 2020.

GUESS?, Inc. annuncia il ritorno di Jennifer Lopez come volto di Guess & Marciano Worldwide

GUESS?, Inc. annuncia il ritorno di Jennifer Lopez come volto di Guess & Marciano Worldwide

L’Attrice, cantante, ballerina, imprenditrice e icona della moda è la protagonista della campagna pubblicitaria per la Primavera 2020 di GUESS & Marciano

Questa primavera 2020 GUESS?, Inc. è orgoglioso di dare nuovamente il benvenuto a Jennifer Lopez, attrice, cantante, ballerina, imprenditrice, filantropa e icona del fashion, come volto della campagna pubblicitaria per la primavera 2020 di GUESS & Marciano Worldwide.

La campagna è stata diretta da Paul Marciano e scattata attraverso l’obiettivo della fotografa Tatiana Gerusova a Santa Monica, in California. L’adv mostra una raccolta di immagini che mettono in risalto la bellezza della protagonista. La serie di foto sia a colori che in bianco e nero incarna il classico stile di vita di Hollywood con i capelli arruffati e le pose sicure giustapposte alle serene palme e alle spiagge della California sullo sfondo.

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Jennifer Lopez for Marciano Guess_4

“Sono entusiasta di dare nuovamente il benvenuto a Jennifer per una seconda campagna con GUESS e Marciano. Jennifer continua a superare i limiti nell’industria della musica, della moda e del cinema e rappresenta tutto cioè che una GUESS Girl è – sicura, sensuale e avventurosa. Questa campagna accende i riflettori sulla bellezza naturale di Jennifer e mostra esattamente perché è celebrata come una vera icona” – Paul Marciano

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“Ogni volta che faccio una collaborazione, penso sempre a un personaggio che posso interpretare ed essere e ci siamo molto divertiti a farlo con questa campagna.
Questa volta l’atmosfera è stata un mix tra una star del cinema italiano degli anni ’60, Madonna negli anni ’80 e Sophia Loren.

È molto divertente entrare nel personaggio e farlo accadere. I vestiti e l’ambientazione del servizio fotografico hanno funzionato davvero bene insieme per dar vita a questa campagna”. – Jennifer Lopez

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Giochi di trasparenze su tessuti e cromie naturali: Alexandra Tapu presenta la collezione SS 20

Giochi di trasparenze su tessuti e cromie naturali:
Alexandra Tapu presenta la collezione SS 20


Il legame primordiale con la natura raccontato nella nuova collezione Primavera/Estate SS20 di Alexandra Tapu. Creazioni che nascono dallo studio e da una ricerca minuziosa di ciò che ci avvicina inesorabilmente al mondo naturale e che trova in questa stagione la sua espressione massima.
La semplicità è l’essenza incontrastabile di una forza creatrice che si trasforma e che qui ben si adatta ad abiti e completi dalle linee classiche, pulite e gentili che accarezzano la figura senza costringerla, lasciandola libera di muoversi ed esprimersi. I tessuti naturali e leggeri utilizzati creano una sensazione di benessere al tatto che ricorda la piacevole sensazione di sdraiarsi in un campo fiorito: seta, lino e cotone sono i protagonisti indiscussi di questa collezione, una vera e propria carezza sulla pelle.


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Stagioni dolci e luminose, la primavera e l’estate sono simbolo di vita e vitalità: momenti dell’anno nei quali tutto fiorisce, le giornate si allungano e il sole ci accompagna e si riflette nel nostro modo di vivere e di vedere le cose, nelle nostre stesse emozioni, percezioni ed azioni. Tutto questo viene percepito, captato e ricreato nella nuova collezione firmata Alexandra Tapu con lo scopo ultimo di essere indossato e di regalare un ideale senso di puro relax a chi la indossa.

I giochi di colore, le trasparenze e le cromie ricordano questo incontro: look che conducono alla pace e alla tranquillità di tutti i sensi, passando attraverso la connessione con la Madre Terra. Bianco, beige, nero e grigio: tutto ricorda la natura e la naturalità, dalle testure ai materiali passando per le lunghezze che, leggiadre e ampie, ricordano l’invitante brezza d’aprile, connotando freschezza e dinamicità.
Un legame primordiale, quello con la natura, che attraverso questa collezione potrà essere onorato, rispettato e vissuto a pieno. Perché eleganza, semplicità e sicurezza in sé stessi sono elementi che non passano mai di moda ed è proprio la natura la prima a rispecchiarvisi.

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Maggiori informazioni:

ALEXANDRA TAPU nasce nel 2012 dalla grande passione della titolare, Alexandrina Tapu, per la moda, il design e l’architettura, con un occhio al minimalismo e al gusto per il funzionalismo sobrio. Il punto di partenza è sempre il comfort e la qualità, poi vengono i materiali che conducono alla forma e al colore. Il brand ALEXANDRA TAPU trae inspirazione da  ogni aspetto del quotidiano. I sinonimi della maison sono lusso low profile, eleganza understated e filosofia no logo. Per ALEXANDRA TAPU l’essenziale è il know-how, artigianalità del  Made in Italy, la tradizione, la tecnica e la creatività che distinguono le sue collezioni. ALEXANDRA TAPU non si inspira alle tendenze, ma pone al centro delle sue collezioni  la qualità artigianale e la precisione sartoriale.

“I bei tempi” di Federico Cina ad AltaRoma

“I bei tempi”, è questo il titolo della sfilata di Federico Cina, ultimo vincitore di Who is On Next.

L’invito a guastare con intensità la bellezza della vita e il soffermarsi ad osservare il fascino dell’attimo vissuto diventa il preludio della nuova collezione Fall/Winter 2020.

Originario di Sarsina, lo stilista trova nell’archivio fotografico del compaesano Vittorio Tonelli l’ispirazione per le creazioni che hanno sfilato in passerella.

La bellezza folcloristica, culturale e gastronomica diventano elemento di studio e di riflessione stilistica.

Recuperare i valori di una Romagna passata tramite fotografie d’epoca e i racconti di una realtà contadina del secondo dopoguerra.

Questo meticoloso lavoro di ricerca del “Maestro” sarsinate viene ripreso e raccontato in sfilata dal giovane, ma promettente, Federico Cina.


Il grande debutto nel mondo moda inizia, per il brand, nel gennaio 2019, con la sfilata “Romagna mia”, proseguendo a luglio con la collezione primavera estate 2020 “Mi Sono Innamorato Di Te”, portandolo alla vittoria del fashion talent presentato da Vogue Italia e AltaRoma.


Anche in quest’ultimo fashion show, la sensibilità nostalgica e il profondo romanticismo si riconfermano elementi chiave di una collezione che fa rivivere con grande tenerezza il ricordo di una tradizione non obliata.

“I bei tempi” possono rivivere in passerella ancora oggi grazie all’occhio attento di Federico Cina.

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Il valore e il costume romagnolo si incontra con una reinterpretazione del concetto classico di silhouette, creando un connubio fresco ed elegante. I toni pastello e colori shocking convivono e dialogano in un perfetto rapporto tra passato e futuro.


Trench, cappotti, tessuti a maglia larga e copricapi voluminosi, impreziositi dall’eleganti stampe Romagnole, sono il filo conduttore di una collezione che riporta il ricordo di un tempo che non vogliamo dimenticare.


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Things that matter: la nuova campagna SS20 di Parfois

Things that matter: la nuova campagna SS20 di Parfois

Questa è l’estate per abbandonare il superfluo e dare spazio a ciò che importa veramente. Massima attenzione ai dettagli e ai sensi.
Punto di partenza e fonte d’ispirazione per la campagna è l’isola di Gozo, a Malta, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. La campagna vede protagonista la modella Agnes Åkerlund, catturata dalla lente minimalista del fotografo giapponese Piczo, e delinea una riscoperta dei sensi e delle rivelazioni di un’estate.
Ecco il motto che accoglierà la prossima stagione: The matter of things and the things that matter.



La collezione

La natura è il tema di questa stagione: borse cestino che ricordano materiali come il bambù ed il legno, orecchini estivi dalle forme a conchiglia. Le borse a tracolla, i cui toni base richiamano l’argilla, sono decorate con ricami delicati, in un mix di stili e materiali differenti: dal cotone al camoscio, alla similpelle. Le borse oversize sono versatili e resistenti, con stampe colorate o a rete, sempre facili da portare.



Particolare risalto alle collane XXL, che giocano un ruolo importante nella collezione, e che Parfois propone come catenine dai dettagli che ricordano i fondali marini. Focus anche sulle calzature, che combinano comfort e stile, nei sandali bassi, così come nelle sneakers color pastello con suola rinforzata. I cappelli, ancora una volta, sono protagonisti della stagione.
I capi presentano linee strutturate ed allo stesso tempo essenziali – indumenti che appaiono semplici a prima vista e che vestono alla perfezione. La palette cromatica prende spunto dai colori presenti in natura. I pantaloni cargo, dal mood militare, larghi e con tasche laterali, si preannunciano già come uno dei must della prossima estate.
Toni terra e neutri caratterizzano gli outfit, in una combinazione originale di materiali e stili. Un abito verde di lino abbinato ad una giacca legata in vita e ad una borsa con tasche, rispecchia perfettamente il mood della stagione. I look in denim sono reminiscenze degli anni ’90, ma con un tocco di modernità, per donne che si vestono con personalità e che sono inequivocabilmente cool.



Crediti:
Modella: Agnes Åkerlund
Fotografia: Piczo
Makeup & Hair Artist: Mónica Marmo


AMERICAN VINTAGE A PITTI UOMO 97

AMERICAN VINTAGE A PITTI UOMO 97

IL BRAND FRANCESE RICONFERMA LA SUA PRESENZA A FIRENZE DOPO L’OPENING A TORINO

Sempre più forte il legame che unisce American Vintage all’Italia: la maison guidata da Michaël Azoulay, che nel corso degli ultimi anni ha aperto tre store monobrand sul territorio italiano, conferma ancora una volta la sua partecipazione a Pitti Uomo 97, a Firenze dal 7 al 10 gennaio.

Già presente a Roma, Firenze, Bologna e Verona, lo scorso settembre American Vintage ha inaugurato a Torino il suo quinto store in Italia. Un passaggio che si inserisce all’interno di una più ampia strategia di crescita e che vede nel Bel Paese un importante mercato di riferimento. In occasione della kermesse fiorentina il brand presenterà le sue collezioni divenute sinonimo di easywear comfy-chic a livello internazionale.

La maison francese ha selezionato infatti i migliori tessuti naturali per realizzare look che non solo sono belli da guardare ma che prima di tutto sono piacevoli da sentire sulla pelle e confortevoli da indossare. Il cotone Pima, la più bella varietà di cotone del mondo, si declina su capispalla morbidi dai colori caldi. Filati originari dall’Italia, resistenti e al contempo morbidi, donano comfort ai maglioni, ai cardigan abbottonati e ad altri look naturalmente cocoon. Etica e responsabile è inoltre la produzione dei look ultra-denim – realizzati garantendo il minor utilizzo di acqua possibile secondo standard internazionali – comodi ed eco-friendly!

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Il look maschile firmato dalla maison francese si riconferma per la vestibilità confortevole, leggermente over, per la palette ricca di cromie, dalle più neutre alle più accese, e naturalmente per l’utilizzo di materie prime di altissima qualità.

Nato in Francia nel 2005 dall’intuito di Michaël Azoulay, il brand di abbigliamento American Vintage rappresenta una case history di successo legata alla reinterpretazione in chiave creativa e metropolitana di un capo passepartout del guardaroba casual, la t-shirt, declinata in fibre naturali e assurta ben presto a sinonimo di semplicità, bellezza e vestibilità impeccabile. Questa label ha ormai assunto confini global. L’azienda è cresciuta a ritmi esponenziali negli ultimi 10 anni: il suo giro d’affari, partendo da 1.6 milioni di Euro del 2005 ha raggiunto 84 milioni nel 2016, di cui circa la metà generata dallo sviluppo della rete retail.

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Attualmente la piattaforma dei monomarca a insegna American Vintage annovera 85 boutique e 37 corner, di cui 53 negozi e 32 corner dedicati solo in Francia e all’estero una presenza fra gli altri in Belgio, Spagna, Israele e Hong Kong. D’altro lato il canale wholesale si basa su una rete capillare di punti vendita selezionati che in Francia ammontano a 450.

La nuova campagna Bally SS20

Bally SS20 Advertising Campaign

La collezione Primavera/Estate 2020 di Bally esplora la continua interazione tra moda e ambiente.
Qui la qualità incontra le linee pulite, creando un senso di comfort ed eleganza, mentre la palette cromatica, ispirata al mondo naturale, richiama l’alba e il tramonto con innovativi trattamenti dégradé.
Riferimenti inaspettati alla pop art e grafiche tratte dagli archivi vengono riproposti in una nuova veste, rendendo omaggio alla storia di Bally.
L’eccellenza artigianale si esprime attraverso la sapiente creazione di calzature, accessori e capispalla, che ribadiscono la maestria della maison nella lavorazione della pelle.
Nella campagna, la fotografa Zoë Ghertner immortala i modelli Conie Vallese e Clément Chabernaud nello scenario incontaminato delle Alpi svizzere, con lo styling di Francesca Burns.
Lo story-telling della Collezione P/E 2020 si arricchisce ulteriormente con gli scatti prodotto di Joaquin Laguinge e il video promozionale del regista Errol Rainey, sottolineando la supremazia dello stile senza tempo.

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Bally SS20



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Bally SS20



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Bally SS20



Photographer: Zoë Ghertner
Styling: Francesca Burns
Models: Conie Vallese and Clément Chabernaud

Geppi Cucciari in “Perfetta”

Da pochi mesi ci ha lasciati Mattia Torre, drammaturgo romano, famoso per molteplici produzioni teatrali e televisive. Ricordiamo con particolare affetto il grande successo di Boris.

Geppi Cucciari approda a teatro con “Perfetta”, un monologo scritto dallo sceneggiatore da poco scomparso. Lo spettacolo, oltre ad essere un’importante omaggio a questa triste perdita, vuole essere una dedica al complesso e affascinante mondo femminile.

“Alla  donna si chiede un doppio sforzo, quello di agire con un’energia maschile e poi ritrovare quella femminile per essere sé stessa e dare spazio alla sua natura”.

Un monologo che ripercorre il mese di vita di una donna, scadenzato dalle quattro fasi del ciclo femminile. La visione di una giornata tipo, vista dagli occhi di una moglie, mamma e impiegata costretta ad affrontare i piccoli drammi di una vita ordinaria, vissuti in maniera più o meno disordinata a causa dell’alternasi del ciclo.

Geppi Cucciari interpreta magistralmente il ruolo di una donna in preda a sentimenti drammatici e al contempo esilaranti, ripercorrendo i diversi stati d’animo vissuti tra lavoro, famiglia e rapporti umani. Affronta così il tabù del ciclo mestruale, argomento che trova impreparato gran parte del pubblico maschile.

Quattro giornate identiche, eppure diverse tra loro, vengono raccontate dalla bravura e dalla pungente ironia dell’attrice sarda. Critica sferrata verso il mondo maschile e sincera autoironia femminile sono gli elementi chiave di uno spettacolo che tra risate e momenti di riflessione, conducono lo spettatore lungo scenari comuni che tutti, in maniera diretta e non, viviamo.

Il titolo di quest’opera diventa, infine, l’accettazione di una realtà che affrontiamo in maniera personale, unica e spesso altalenante. La constatazione di non perfezione, ci conduce verso la consapevolezza di essere perfetti così come siamo.

 

Geppi Cucciari

TOURNEE

Gennaio 2020

dal 10 al 12 – Roma, Teatro Brancaccio

15 – Modena, Teatro Storci

16 – Faenza (RA), Teatro Masini

17 – Cascina (PI), La Città del Teatro

22 – Asti (AT), Teatro Alfieri

23 – Savigliano (CN), Teatro Milanollo

24 – Varese, Openjobmetis

27 – Napoli, Teatro Diana

Febbraio

dal 6 al 9 – Bari, Teatro Piccinni

12 – Barletta, Teatro Curci

13 – Brindisi, Nuovo Teatro Comunale Giuseppe Verdi

14 – Taranto, Teatro Orfeo

M.T.S.Z. omaggia “The Nanny”, la tata che tutti vorrebbero avere!

MTSZ SPRING SUMMER 2020


Nichilisti, profondamente anticonformisti, scettici per definizione e cinici, la generazione X ingloba tutti quei ragazzi degli anni ’90, anni della musica grunge e dell’esplosione di MTV.

E’ una cultura esposta e vulnerabile, tendenzialmente atea, tendenzialmente anarchica, in cui la moda ha avuto un ruolo fondamentale ed un cambio drastico, rimasto scolpito nella cultura fashion e che, periodicamente, torna a far parte delle tendenze.

Sono gli anni della leggendaria sit-com statunitense vincitrice del premio agli Emmy Awards come miglior design dei costumi: “The Nanny”.

Chi non ha amato la strampalata protagonista? Bizzarra per carattere e nello stile, “The Nanny” è rimasta nell’immaginario collettivo, che spingeva tutta la famiglia sul divano, ipnotizzati davanti alla tv a tifare per lei.

Eccentrica, chiacchierona, pasticciona ed eternamente alla ricerca dell’amore, The Nanny degli anni ’90 viene omaggiata da MTSZ con i mini abiti attillati in fucsia acceso, illuminati sul décolleté da una cascata di swarovski; in versione black con paillettes per la sera.

Attillati a smisuratamente corti, gli abiti MTSZ urlano al remake, perchè The Nanny manca, per simpatia e per quell’autenticità così vera ed onesta, che giocare ad essere lei sarà un vero divertimento.

Via libera alle stampe più insolite, ruches animalier ad adornare i colli, blazer-abito con maxi spallina e revers in raso colorato, collant dai colori vistosi e minigonne guaina che si alzano ad ogni ondeggiar di fianchi.

E’ una collezione young, fresca, ispirata al panorama “street” ma dai dettagli ultra femminili, come gli abiti con pietre con castone, strass, cristalli, passamaneria e dai sofisticati tessuti luminosi come il raso di seta lucido, i laminati, e le stampe glitterate su denim.

MSTZ propone un total look sia per uomo che per donna, che vede come capo-icona l’animalier stampa dalmata. Vedrete, diventerà il nuovo tormentone di stagione!

Teaology e i nuovi prodotti amici della pelle

TEAOLOGY E I NUOVI PRODOTTI AMICI DELLA PELLE

Eau de toilette Matcha Lemon

Fresco come il vento che porta le noti della primavera, l’Eau De Toilette Matcha Lemon è perfetto per chi ama le note agrumate e i profumi leggeri.
Il tè matcha giapponese si sposa con il limone italiano, oriente e occidente si fondono con equilibrio con sottofondi vegetali, sottotoni muschiati e accordi fioriti.

Eau De Toilette Matcha Lemon di Teaology è perfetta come acqua corpo che lascia una sensazione di freschezza per tutto il giorno, le note finali sono legnose e di muschio; consigliata anche come fragranza dopo una doccia pre-riposo, porterai nel tuo sonno una sensazione piacevole di pulito e freschezza.


Matcha Fresh Cream

Lista verde per la Matcha Fresh Cream, una crema-gel multiuso che ha il dono di assorbirsi rapidamente pur agendo in profondità, idratando sotto più livelli della pelle e preservando il film idrolipidico cutaneo fino a 72 ore.

La sua formula è fresca ed è adatta a tutti i tipi di pelle, contiene acido ialuronico che regala elasticità e morbidezza grazie alla sua capacità di trattenere acqua; estratto di tè verde con azione antiossidante e protezione dagli agenti esterni; estratto di açai che aumenta la luminosità e ha un’azione anti-aging, estratto di zenzero, stimolante della circolazione periferica, estratto di ribes nero, astringente e anti radicali liberi. Insomma un concentrato naturale rimpolpante e protettivo, ideale per chi vive in città e deve proteggere il viso dallo stress ambientale.

Consiglio: in estate, per aumentare la sua efficacia fresca e rimpolpante, mettere la crema in frigorifero qualche minuto prima dell’applicazione. Non potrete più farne a meno!

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@teaologyskincare 🍵 Matcha Fresh Cream 📸 @madamois 💚

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Matcha Fresh Cream



Black Matcha

Particolarmente adatto per le pelli impure, il Black Matcha è un gel micellare da usare come detergente viso per una pulizia profonda. Contiene Infuso di Te’ Matcha e Perle di Carbone Attivo, si utilizza per la rimuovere impurità e trucco sulla pelle umida, massaggiando delicatamente il viso e lasciando che le piccole perline di carbone si sciolgano assorbendo così il sebo in eccesso e uniformando l’incarnato. E’ molto delicato quindi si può utilizzare tutti i giorni, mattina e sera; per chi ama una pulizia più strong, il gel può essere utilizzato come maschera da lasciare in posa pochi minuti per poi risciacquare. Non secca la pelle.

Azione: purificante, esfoliante, antinquinamento.

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Black Matcha



Tea Glow

Un prodotto di cui avrete voglia di farne una scorta per anni, il prodotto must have per chi ancora non aveva trovato la soluzione alla riduzione dei punti neri: il Tea Glow! Una lozione con infuso di tè verde e acido salicilico che riduce le terribili imperfezioni dei pori dilatati, combatte il sebo in eccesso, esfolia con carattere.

Il betaidrossiacido (BHA) rimuove le cellule morte che rendono l’incarnato spento illuminando la pelle, il Tea Glow è formato da ingredienti naturali, il succo di aloe, la glicerina e la niacinamide riducono i rossori; si utilizza su un dischetto di cotone passandolo sul viso, quotidianamente, prima di andare a dormire o la mattina prima di una crema idratante. La costanza premia, ritroverete il vostro viso splendente anche dopo poche settimane di utilizzo.
Ricordate sempre di idratare accuratamente le pelli più sensibili.

Tea Glow



Black Rose Tea Hand and Nail Cream

Da tenere sempre in borsetta, questa crema mani dal profumo delicato contiene polifenoli antiossidanti, burro di karatè, estratto di rosa, infuso di tè nero, cheratina vegetale, foglie di camelia, che rendono la sua consistenza ricca e nutriente.
Idrata senza ungere, lascia la pelle morbida e setosa, la cheratina rinforza le unghie e, anche per le più pigre o per le business women sempre di corsa, la sua caratteristica super assorbente la rende adatta anche agli uomini, che non amano quella sensazione oleosa persistente.
Ottimo prodotto 2 in 1!

Black Rose Tea Hand and Nail Cream

Black Rose Tea Hand and Nail Cream






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(foto e testo @Miriam De Nicolo’)

PITTI 97: L’IMPERMEABILE E ZEROSETTANTA STUDIO RILANCIANO IL PROGETTO SOSTENIBILITA’

PITTI 97: L’IMPERMEABILE E ZEROSETTANTA STUDIO RILANCIANO IL PROGETTO SOSTENIBILITA’

L’attenzione per l’ambiente e per la sostenibilità è da sempre stato uno dei vanti della collezione ZEROSETTANTA STUDIO che utilizza da oltre dieci anni tessuti di lana ad impatto ambientale zero per la filiera di provenienza.
Quest’anno in particolare modo ZEROSETTANTA STUDIO eccelle nella ricerca creando come novità assoluta capi in ECO-DESIGN ovvero studiati per utilizzare solo materiali riciclati con un riciclo del 95%, quindi utilizzando solo un 5% di materiale nuovo, riciclabili al 100%.
Con questa innovazione che rivoluziona tutto il modello di produzione e che obbliga tutti i passaggi produttivi all’utilizzo di materiali consci, il cliente finale potrà riportare il capo usato in negozio con la consapevolezza di un impatto zero sull’ambiente.

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In occasione di Pitti, la famiglia Landi compie un altro passo versò la SOSTENIBILITA’:


Landi Confezioni di Empoli e Com.i.stra di Prato, due storiche aziende toscane unite sin dal 2009 non solo in nome della moda, ma anche di valori importanti come l’etica della sostenibilità. Due modelli speciali porteranno l’etichetta “Remo Key”: un marchio che caratterizza il materiale riciclato con un ciclo effettuato interamente in azienda. L’etichetta presenterà nel dettaglio informazioni reali e precise per far capire al consumatore finale il vero impatto del capo che hanno acquistato sull’ambiente.

Per ogni kg di tessuto riciclato abbiamo risparmiato: 836L di acqua, 86.01 CO2(KG) di carbonio, 149.08 KwH di energia elettrica.
Finalmente il tessuto rigenerato ha la sua filiera corta dallo straccio al capo finito, tutto passa fra le mani di due aziende storiche: a Prato da oltre mezzo secolo la Com.i.stra produce il cardato, rigenerando tessuti attraverso vari processi industriali con un ciclo interno completo; a Empoli Landi Confezioni dal 1948 produce outerwear da uomo e donna.

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Ungaro e l’arte della moda che ama le donne – Ungaro Uomo al Pitti 97

Ungaro e l’arte della moda che ama le donne

Di Enrico Maria Albamonte

Lo chiamavamo ‘monsieur dentelle’, il signore del pizzo. Con i suoi favolosi abiti fascianti dal gusto sottilmente rétro, zampillanti plissé e drappeggi da dea pagana e modellati direttamente sul corpo femminile, Emanuel Ungaro ha segnato un’epoca. Un’epoca dominata da una femminilità esuberante e ipervisiva, a tratti eccentrica ma molto parisienne, per donne uniche e autentiche che il couturier di origini italiane nato a Aix en Provence e scomparso il 21 dicembre 2019 all’età di 86 anni, si divertiva a plasmare come sinuose sculture.

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La sua musa fu Anouk Aimée, l’attrice francese per antonomasia protagonista di ‘Un homme, une femme’ di Claude Lelouche ma molto amata anche da Federico Fellini che la volle nel cast del suo capolavoro assoluto, ‘La dolce vita’. Nel corso della sua fulgida carriera il grande creatore vestì la splendida Sharon Stone per ‘La dea del successo’ e la bomba sexy Rebecca Romijn Stamos per il film di Brian De Palma ‘Femme fatale’. Praticamente tutte le più belle, ricche e famose del firmamento internazionale del cinema e del jet set sono state sue amiche, fan e clienti: Jacqueline Onassis, Lee Radzwill, Lynn Wiatt, Sigourney Weaver, Lauren Bacall, la duchessa di Windsor, Isabella Rossellini, Hélène de Rotschild, Carolina di Monaco, Isabelle Adjani, Fanny Ardant, Jacqueline Bisset, Marisa Berenson, Catherine Deneuve e moltissime altre.

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Il padre Cosimo, artigiano pugliese della moda, amava Rossini e aveva una voce da tenore ma era anche antifascista e così con la sua famiglia negli anni’30 fuggì dall’Italia governata dal duce. Il giovane Emanuel che ricevette in regalo la sua prima macchina da cucire Singer a soli 5 anni, enfant prodige già curioso e geniale, apprese l’amore per la musica fin dall’infanzia. Non a caso i suoi abiti più famosi, quelli per i quali il suo mito esplose negli spensierati anni’80 rivaleggiando con mostri sacri del calibro di Yves Saint Laurent, Dior, Givenchy e Chanel, sono una sinfonia di colori, di fantasie, di motivi decorativi, di fogge stravaganti in bilico fra barocco e impressionismo, fra classica e jazz, fra il vento del nord e il calore del sud. Pois e rouches, fiori e check, righe e fiocchi si combinavano nelle sue creazioni in un cocktail esplosivo che stupiva e spiazzava come in una conflagrazione di tinte flamboyants, proposte in accostamenti arditi mai visti prima. Determinato e stakanovista, creava i suoi abiti drappeggiando i tessuti sul corpo delle modelle sulle note di Wagner e Beethoven spesso fino a 12 ore e senza concedersi pause. I suoi plastici modelli da sirena hanno ammaliato e continuano ad ammaliare le donne di ogni generazione, perché per tutte Emanuel Ungaro è stato il poeta del tessuto, il couturier che amava le donne. Lo si poteva notare anche dal flacone del suo primo profumo lanciato nel 1983 e che si chiamava appunto ‘Diva’ mentre l’ultima essenza della maison è stata ‘Desnuda’, una celebrazione della più ubertosa sensualità femminile.

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Ungaro apparteneva a quel gruppo ristretto di couturier che, sbocciati negli anni’60 sono ormai scomparsi: Oscar De La Renta, Andrè Courrèges, Paco Rabanne, Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent, Hubert de Givenchy. Una scuola di stile che gravitava intorno al sommo sacerdote della haute couture Cristobàl Balenciaga. Colui che per intenderci, era considerato l’esempio del “buon couturier che deve essere architetto per il progetto, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l’armonia e filosofo per il concetto”. Nell’atelier del maestro di Getària Ungaro rimase sei anni, al termine dei quali decise di esordire con una sua griffe grazie alla complicità della sua compagna d’allora Sonja Knapp che per finanziare i suoi primi progetti vendette la sua Porsche. Era il 1965 ed era la prima volta che un couturier presentava in pedana dei formidabili minidress al posto degli ormai istituzionali abiti da gran sera, una svolta del gusto che per l’epoca fece scandalo. Non per niente WWD ebbe a dire: “Il nome di Ungaro è sulla bocca di tutti a Parigi. La stampa ha bisogno di una nuova attrazione ed Emanuel Ungaro è la risposta giusta”.

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Non molti sanno che fu un inesausto sperimentatore fin dai suoi primi passi nel mondo dorato dell’alta moda francese: nelle sue collezioni si potevano vedere futuristiche cappe di fettucce di organza, virtuosismi di pizzo e guipure finissime, prodigi di lavorazioni in pelle matelassé, linee geometriche e grafiche in omaggio alle nuove filiformi muse del fashion, da Twiggy a Jean Shrimpton, abiti di metallo sfavillanti come corazze in largo anticipo sui tempi (Paco Rabanne era ancora un illustre sconosciuto), stivali alti stile Barbarella e soprattutto collage di fantasie come un culture clash, a volte quattro nello stesso abito.

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Un’idea rivoluzionaria destinata a cambiare il corso della storia della moda. La sua magnifica ossessione infatti erano le stoffe: “amo affondare il naso nel tessuto. Lo accarezzo, lo annuso e lo ascolto. Un tessuto ci parla in mille modi”.

Nel 1971 Ungaro, confermandosi un precursore, siglò uno storico accordo di licenza con il gruppo GFT per produrre il suo ready-to wear: le sue orme furono seguite da Giorgio Armani e Valentino pochi anni dopo. E poi sono arrivate le poetiche maliarde degli anni’80: anni di opulenza e grandeur, fra champagne, sorrisi e mondana euforia, oggi solo un pallido ricordo di un’epoca in cui l’alta moda faceva sognare. Lo stilista, assurto alla ribalta della scena della couture mondiale con i suoi magniloquenti capolavori di seta, chiffon, mousseline e pizzo, amò Anouk Aimèe ma nel 1988 sposò Laura Bernabei dalla quale ebbe la figlia Cosima. Le sue creazioni iperboliche e flessuose sono state fotografate da Peter Knapp, Guy Bourdin, Deborah Turbeville, Arthur Elgort, Bill King, Patrick Demarchelier, Francesco Scavullo, Gilles Bensimon, Giovanni Gastel, Peter Lindbergh, Marco Glaviano e da molti altri demiurghi dell’obbiettivo. Nel 2004 l’addio alla moda preceduto da decisioni difficili, come quella di cedere la sua azienda al gruppo Salvatore Ferragamo nel 1996. Poi la maison di Avenue Montaigne passa ancora di mano e viene acquisita da Asim Abdullah e dall’italiana Aeffe, mentre Emanuel Ungaro continua a lavorare coadiuvato dal 1998 al 2004 da colui che sarà il suo delfino: Giambattista Valli.

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Dopo il ritiro dalla scena della couture, molti creativi si sono succeduti al timone dello stile della maison con esiti altalenanti: da Vincent Darré a Peter Dundas, da Esteban Cortazar a Lindsay Lohan (sì esatto proprio lei), Giles Deacon fino a Fausto Puglisi e Marco Colagrossi. Oggi il futuro della griffe parte dal menswear affidato alla direzione creativa dello stilista Philippe Paubert.

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Appuntamento al Pitti Uomo di gennaio 2020 per il debutto della prima collezione maschile nata sotto l’egida del nuovo corso di Emanuel Ungaro. Lo spettacolo continua. Perché come diceva Monsieur Ungaro “Un abito non si porta, lo si vive”.

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Al Pitti Uomo 97 sfilano le Nazioni Unite della Moda

Al Pitti Uomo 97 sfilano le Nazioni Unite della Moda

Di Enrico Maria Albamonte

Pitti uomo apre in bellezza. La novantasettesima edizione del salone fiorentino di menswear si preannuncia ricca di appuntamenti e di novità con un’impronta sempre più internazionale. Nella cornice della Fortezza da Basso allestita in un tripudio di bandiere secondo il nuovo tema della manifestazione sviluppato dal creativo Angelo Figus, come se Pitti fosse, per usare le parole di Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, “le Nazioni Unite della moda”, i più prestigiosi marchi di moda maschile esporranno le loro collezioni per l’autunno-inverno 2020-21.

I 75 anni di Brioni, la sfilata di Jil Sander, special guest di questa kermesse e il ritorno di fiamma di Stefano Pilati con una collezione che porta il nome random identities concepita per l’era digitale nel segno del cross gender, sono gli eventi clou della rassegna di moda maschile che animerà Firenze dal 7 al 10 gennaio.

Clark Gable fitting in Brioni

Clark Gable fitting in Brioni



La maratona dedicata alla definizione dei nuovi trend maschili prevede una girandola di appuntamenti e tanti momenti di mondanità che vedranno la partecipazione di una folla cosmopolita composta di 36.000 visitatori, il tutto su un’area espositiva di 60.000 metri quadrati per esplorare le novità di 1203 marchi, di cui 540 esteri, con 265 fra nomi nuovi e rientri in un percorso articolato in dodici sezioni. Per quanto riguarda il bel paese fra i ritorni spiccano Herno Laminar, Fornasetti, Canadian, Il Tabarro di Sandro Zara, Malo, Lab-Pal Zileri, Moma. Una delle novità più attese è la presentazione del brand Telfar, un marchio agender di New York fondato dallo stilista di origini liberiane Telfar Clemens in cui estetica, identità e funzionalità si fondono in un progetto unico. Un altro mega evento, curato quest’ultimo dallo storico della moda Olivier Saillard, è il 75esimo anniversario della maison Brioni, oggi controllata da Kering. Il primo brand italiano di moda maschile a sfilare sulla passerella della sala bianca di Palazzo Pitti nel 1952, celebra la sua gloriosa storia presentando la nuova collezione per il prossimo inverno sullo sfondo di una suggestiva retrospettiva del marchio attraverso una scenografica installazione. Al centro della manifestazione ci sarà la sfilata ‘Otherwise formal’ a cura della rivista Dust edita da Luigi Vitali con l’art direction di Luca Guarini. Un’occasione per riflettere sul mutamento del concetto di abbigliamento formale maschile: Pitti Uomo ha contribuito al superamento del concetto di classicità sartoriale, la sfilata ha luogo nel cavedio di fronte al padiglione centrale, negli spazi aperti della fortezza e si prefigge, attraverso una selezione di capi provenienti dagli stand della fiera, di rispondere alla domanda: “che cos’è il nuovo formale oggi?”.

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E non poteva mancare il focus sulla sostenibilità, tema sempre più cruciale in questa fase storica. Nasce così il progetto ‘Think green: from waste to new materials’ : lo spazio Lyceum diventa per la prima volta un ‘luogo delle idee’ per una riflessione costruttiva e positiva su una produzione consapevole e sull’eco-design. Lo spazio, ideato dall’architetto Andrea Caputo autore di progetti retail con una visione aperta sui nuovi materiali nati dal concetto dell’economia circolare e del riciclo sarà una sorta di isola intorno alla quale si svolgeranno talk, dialoghi, confronti, provocazioni a cura della designer Angela Rui. Ma che uomo sarà quello che si affaccia sulla scena del prossimo inverno? A giudicare dalle previsioni dei ricercatori di tendenze di Pitti immagine il classico punta sui piumini dalla stampa tartan, sul fascino della divisa evocata da alamari e dettagli marziali come anche da certe fogge legate ai guerrieri ninja e alle tute workwear, sui mix inediti di jersey e lana all’insegna di un neo-edonismo, sul mood da gentleman rilassato a base di principe di Galles e pied de poule. Per gli amanti del look più informale niente di meglio di una sferzata di energia rock, uno spirito ribelle declinato in un’alternanza di pelle, velluti e sete scanditi dalla preponderanza del nero totale per cappotti fascianti e perfecto dove la creatività dei duri con stile si esprime al meglio nelle stampe. Inflessioni nordiche conquistano la scena del casual dove il design più minimal incontra un’anima hi-tech che si traduce in giacche in graphene, in capi cerati per varcare gli oceani, mentre echi vintage ripropongono il gusto settanta-ottanta che si coglie anche nei riferimenti alle tute dei primi astronauti russi, rivissute fra ironia e nostalgia. Chi dice avanguardia sceglie i cappotti più sofisticata dall’anima sci-fi con interni ingegneristici. La libertà agender, altro filone di punta nella moda maschile, si estrinseca nelle scelte di stile delle nuove generazioni sempre più consapevoli che propendono per la massima libertà d’espressione nel dresscode. Il nylon ottenuto dal recupero di reti da pesca e il pet riciclato sono protagonisti della moda ecologica e sostenibile, sempre più alla ribalta del dibattito sull’estetica contemporanea. Parola d’ordine: colori squillanti come il verde brillante e il giallo fluo soprattutto per lo sportswear, sdoganato nel guardaroba più urbano. Il parka scende sotto il ginocchio o diventa corto e per la sera non mancano cravatte corte e giacche scintillanti. Fra gli appuntamenti del Pitti di questi giorni segnaliamo la mostra ‘Celebluation’ di Renato Balestra che apre alla Fondazione Zeffirelli, il debutto di Chiara Boni nel menswear con la presentazione della collezione Trailblazer nella boutique fiorentina della stilista, lo IED svelerà la nuova edizione del progetto Detox sviluppato con le scuole di moda della penisola in tandem con Greenpeace, mentre Carlo Pignatelli torna al Pitti Uomo con una capsule di capi ricercati ed esclusivi (25 outfit in totale) dedicati ai nuovi dandy digitali che optano per fantasie tridimensionali geometriche, floreali o animalier e per lana, seta e lurex lavorati con il jacquard e il taglio vivo.

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La Harrington Jacket di Baracuta, brand di WP Lavori in Corso, amata da James Dean, Frank Sinatra e Steve McQueen, sarà protagonista dello stand nel Padiglione delle Ghiaie dove saranno esposte le foto dell’agenzia Magnum che raccontano la storia del brand, mentre Blundstone festeggia 150 anni di storia con una speciale edizione del suo iconico stivale e Schneiders Salzburg presenta Eco-Montgomery, capo simbolo di una politica green che da sempre vede schierata in prima linea l’azienda salisburghese fondata nel 1946. Last but not least Lardini che propone sontuosi cappotti in Harris Tweed ispirati alla gran via siberiana, velluti broccati, trench termonastrati, cappotti in ‘carta tessuta’ e la sofisticata maglieria che riproduce il volto del lupo siberiano. Gabriele Pasini invece privilegia i cappotti, il tinto in capo declinato nella nuova versione del check rosso e nero e il gessato, una cifra dello stilista. Gallo reinterpreta il velluto con le sue calze variopinte realizzate in filato di ciniglia. Appuntamento a Firenze per la maratona di moda maschile più cool. Stay tuned.

FOTO STORY BARACUTA MAGNUM PAR41757_copyright_Dennis Stock_Magnum Photos__

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