Archive for Maggio, 2020

“Le amiche” di Michelangelo Antonioni

Lo sfondo è una Torino bene dei primi ’50, un gruppo di amiche impellicciate si scambia consigli su creme di bellezza e su luoghi di villeggiatura. Sono donne il cui unico pensiero è cosa indossare al primo appuntamento o scegliere se tornare col marito ricco e assente oppure vivere una vita sole, questo almeno apparentemente. 
Fino a quando una di loro tenta il suicidio. Il suo nome è Rosetta, una bella ragazza timida e discreta, che a differenza del gruppo ciarliero è più taciturna e più schiva. I motivi di questa sofferenza sfuggono alle ragazze, a sciogliere la matassa sarà Clelia, l’estranea del gruppo, la responsabile di un elegante atelier appena avviato.
Clelia stringe amicizia con loro e durante un viaggio di ritorno da una gita al mare, comprende che dietro la scelta di quella triste ragazza c’è un uomo: Rosetta infatti ammette di essere innamorata di Lorenzo, un uomo sposato di cui è l’amante. 

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Tra una sfilata di moda all’atelier e un flirting annoiato – “Tutti siamo stanchi ma non è una buona ragione per dirlo, si fa finta, si fa sempre finta” dirà Momina, la più cinica delle ragazze rivolgendosi allo sbadiglio del corteggiatore, – la storia clandestina dei due romantici amanti si consuma sotto gli occhi di una moglie che soffre, tradita dall’amica e dal marito, ma non si frappone alle loro scappatelle, e annuncerà la sua partenza per l’America per motivi di lavoro.
Alla notizia Lorenzo, il marito fedifrago, tornerà piagnucolando all’ovile con la coda tra le gambe e lasciando la povera Rosetta, ingenua, illusa e con le ferite di un tentato suicidio che stavolta porterà a termine. 


Tutta la combriccola a questo punto si sentirà sporcata dal senso di colpa, chi per non averla protetta, chi per averla lasciata, chi per averla spinta tra le braccia di un uomo impegnato. 

Ciascun personaggio femminile è perfettamente profilato: Rosetta è la romantica illusa che cede alle languide bugie di un artista fallito (Lorenzo) e bisognoso di attenzioni, un uomo geloso del successo della compagna (Nene) e che cerca in una donna sola, disponibile e con la giornata libera, le parole di incoraggiamento e le lodi che accrescono il suo narcisismo.
Momina è la più cinica, manca di empatia e non perde occasione per dimostrare al gruppo il suo senso di superiorità. Un’amica l’additerà in questo modo: “Tu hai sempre l’aria del genio in mezzo ai deficienti“.
Può darsi che sia la verità“.

Mariella è la più frivola e la più leggera, si annoia facilmente e per passare il tempo bacia i ragazzi di tutte. Anche la sua allegria non manca di ipocrisia: arrabbiata con Momina che la accusa di essere sciocca, sedurrà e provocherà l’uomo dell’amica, per poi pentirsene ed abbracciarla.




Quello di Michelangelo Antonioni è il ritratto di una borghesia anni ’50 con troppo tempo a disposizione, lascia alle uniche donne impegnate in un lavoro che le rendono indipendenti e libere dalle schiavitù dell’amore, l’ultima frase del film: “Non ho mai il tempo di pensare, e questa è una gran fortuna.”



“Le amiche”, Michelangelo Antonioni 1955

LUCE BEAUTY – La nuova linea bellezza di Alessia Marcuzzi


ALESSIA MARCUZZI

FINALMENTE DISPONIBILI I PRIMI PRODOTTI

LUCE BEAUTY

PER UNA NUOVA LUMINOSITÀ NEL SEGNO DEL CLEAN BEAUTY

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Al via l’esclusivo pre-sale della collezione Luce Beauty by Alessia Marcuzzi

disponibile per tutti gli iscritti alla newsletter di Lucebeauty.it

Da fine maggio, al via lo shop online!

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Sono oltre 50 mila gli iscritti alla newsletter di LUCE BEAUTY che già dalla mezzanotte di oggi hanno la possibilità di acquistare in anteprima per 48 ore i prodotti della collezione LUCE BEAUTY by Alessia Marcuzzi, la nuova linea skincare ideata dalla conduttrice, nata dalla voglia di creare prodotti per la cura e per la bellezza della nostra pelle, completamente naturali. 

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Per le sue creme, Alessia ha infatti voluto seguire il manifesto del clean beauty, ovvero la filosofia beauty che vuole rendere la cosmetica rispettosa della pelle e dell’ambiente, avvalendosi della collaborazione di un gruppo di esperti del settore che potessero guidarla nel percorso giusto ed ottenere  i risultati migliori per la cura della nostra pelle in modo sicuro.

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Ecco principi cardine fondamentali della sua linea: naturalezzamade in Italysicurezzarispetto e fiducia.

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I prodotti LUCE BEAUTY, infatti, sono certificati biologici e realizzati con ingredienti di origine naturale (oltre il 98%), provenienti dalla macchia mediterranea. Tutta la filiera è stata realizzata da eccellenze italiane, dall’ideazione del prodotto fino alle materie prime, e tutti i prodotti sono dermatologicamente testati, biologici e nickel tested. 

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Come da normative europee, inoltre, LUCE BEAUTY è cruelty free e tutti i suoi packaging sono realizzati con materie riciclabili, per avere il minor impatto possibile sul nostro pianeta.

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I primi 4 prodotti di Luce Beauty sono: Illuminating Serum, Lifting Cream, Eyelift Cream e Regenerating Night Oil. 

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Da fine maggio lo shop online di LUCE BEAUTY sarà aperto a tutti.

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IG @lucebyalessiamarcuzzi

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boohooMAN lancia una capsule collection con Disney

L’e-tailer britannico boohooMAN.com annuncia la prima capsule in collaborazione con Disney.

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boohooMAN ha lanciato un’esclusiva collezione streetwear dal sapore nostalgico ma dall’anima ribelle. Ispirate allo streetwear degli anni ’90, le silhouette semplici, combinate a grafiche fresche ed esuberanti, rendono la collezione un must have per ogni guardaroba.

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La linea vanta una palette di colori neutra, che spazia dai toni del rosso al nero, con un tocco di blu ad esaltarne il mood vivace, proponendo capi che uniscono tendenza e versatilità.

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Il CEO Samir Kamani afferma “La moda e i ricordi del passato hanno camminato a lungo mano nella mano e, in termini di creazione di un richiamo nostalgico, la Disney non ha rivali. Questa collezione significa per me l’incontro inaspettato tra lo stile street di boohooMAN e un personaggio iconico come Topolino, simbolo dell’infanzia di molte generazioni. La Disney è stata fonte d’ispirazione sia per la cultura pop che per la moda ed è qui che trova spazio la nascita di questa capsule.”

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La campagna, scattata su schermo verde, è un gioco di contrasti. L’uso della realtà virtuale di ultima generazione, che gioca su un’estetica animata per creare effetti visivi dinamici, incontra il mondo tradizionale e retrò Disney. Ispirate ai giochi per computer degli anni ’80 e alla musica hip hop, le animazioni completano la collezione con un twist inedito.

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La capsule sarà disponibile sul sito ufficiale boohooMAN.com a partire dal 7 maggio 2020.

IAA Muse Design Awards 2020, Platinum Winner, categoria orologi: vince il luxury & watch designer Danilo Petta

IAA Muse Design Awards 2020, Platinum Winner, categoria orologi: vince il luxury & watch designer Danilo Petta

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Lo stile del design italiano nell’alta orologeria svizzera torna a far parlare di sé. Il luxury & watch designer Danilo Petta vince, con l’orologio Astronomia Sky di Jacob&Co, il prestigioso IAA Muse Design Awards 2020 (Platinum Winner, categoria orologi). Il Muse Creative Awards, con sede a New York, è un importante concorso internazionale volto a premiare, a partire dal 2005, talenti di diverse discipline. Il suo obiettivo è quello di premiare l’idea e il design visionario di creativi provenienti da ogni parte del mondo grazie alla trasformazione del tradizionale linguaggio della pubblicità, del design e del marketing in espressioni originali e tecnicamente innovative. L’italiano Danilo Petta, già Senior Product Manager di alcune linee di Omega De Ville e Chief Watch Designer di Purnell, ha al suo attivo progetti come il Bulgari Serpenti Tubogas (2009), l’Astronomia Sky (2016) e l’Astronomia Solar di Jacob&Co (2017). Inoltre, come co-proprietario dello Studio Italo-Tedesco Mask Architects con Öznur Pınar Çer, Founder and Principal Designer, è il primo designer orologiero ad essere stato invitato alla prossima Biennale 2020 d’Architettura di Venezia con un progetto che trae ispirazione dal mondo delle lancette. Usando ‘’l’archetipo’’ di un buco nero, verrà data vita ad un concetto inedito di meccatronica auto-alimentata applicata ad elementi concentrici.

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Il progetto che ha portato “sul podio” il designer di origine sarde è l’Astronomia Sky di Jacob&Co, una creazione dal design futuristico e di straordinaria ingegneria micromeccanica che desidera elevare l’arte orologiaia al di sopra del tempo. La paternità di questo sistema micromeccanico è opera di un altro talento italiano, il Maestro Orologiaio Luca Soprana che ha dato vita al calibro a carica manuale JCAM11 (42 rubini, 21.600 alternanze/ora, riserva di carica di 60 ore). I due sono riusciti a dar vita, combinando il più alto livello dell’artigianalità orologiaia svizzera, della creatività Italiana e delle arti micro-decorative, ad un orologio che vuol essere la riproduzione visiva-poetica della volta celeste. Mai visto prima in orologeria, l’Astronomia Sky, che ha richiesto quasi 3 anni di sviluppo dal collaudato binomio Petta-Soprana, introduce un display siderale tridimensionale e un’architettura sviluppata verticalmente unica nel suo genere.

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L’allure cinetica di Bottega Veneta

L’allure cinetica di Bottega Veneta

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Daniel Lee è senza dubbio uno degli interpreti più stimolanti della scena fashion odierna. Per la collezione autunno-inverno 2020-21 presentata al Palazzo del Ghiaccio rivisitato da scenografie palladiane, il giovane designer (che per chi non lo sapesse è da circa due anni il nuovo direttore creativo del brand ed ha già vinto i British Fashion Awards) esprime una visione ancora più netta e inoppugnabile della sua estetica: il suo mantra di stagione è il dinamismo mutuato dalle coreografie di Pina Bausch. Le frange danzanti degli abiti e coat femminili, motivo conduttore di questa collezione, catturano in prima fila l’attenzione di un cineasta rigoroso ma romantico come Luca Guadagnino che, dopo la sfilata, ha dichiarato: “Mi piace, ha una visione precisa e la persegue con determinazione e caparbietà, ottimo lavoro”.

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Daniel Lee, nuovo golden boy del gruppo Kering, non ha mezzi termini, sa quello che vuole ed è straight to the point: qualche critico per definire il suo stile ha usato il pomposo termine ‘brutalismo’. Non sappiamo sinceramente se questa definizione possa attagliarsi alle sue proposte ma di sicuro la sua filosofia così nitida e senza fronzoli fa pensare a una rimonta di quel minimalismo anni’90 che ha segnato un intero decennio. I colori sono fluo, accesi, vividi, quasi accecanti: rosso carminio, giallo lime, verde fluo, viola ametista. Gli abiti a volte sembrano paracadute tanto sono drappeggiati e arricciati, altre volte si portano lunghi fino ai piedi seguendo verticalismi briosi. I suit evocano lo stile degli anni’90: Kaia Gerber spunta in pedana con un severo outfit da manager amburghese ma illuminato da colli verde kiwi che sarebbe piaciuto alla Sharon Stone di ‘Sliver’. Il casting maschile è spiazzante: ragazzi efebici, giovanissimi e assolutamente glabri ma con personalità, in linea con il rigore asburgico di certi cappotti a ricordare quasi Helmut Berger in ‘La caduta degli dei’ di Luchino Visconti ma senza indulgere troppo nel dandismo d’antan.

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Tutto è solenne ma anche no, pronto a sdrammatizzarsi. Frange anche sui lunghi cappotti di ecofur bicolori mentre le borse lievitano sui fianchi: ampie, capienti come bisacce, voluminose e ludiche, nota ironica e sferzante nei look austeri, ascetici, della sfilata che piacerebbero a un monaco stilita in odore di beatificazione. Si comprende subito che molti capi servono essenzialmente per enfatizzare gli accessori, forza trainante del marchio: ne è passato di tempo da quando la bellissima Lauren Hutton incontrava Richard Gere in ‘American gigolò’ portando la sua inseparabile borsa dalla texture intrecciata firmata Bottega Veneta. Un motivo decorativo che oggi rivive ingigantito in versione 3D, formula insolita a cui dovremo, volenti o nolenti, fare l’abitudine. Un frisson erotico trapela dalla camicia nera per lui ma molto agender completamente see-through secondo un effetto ragnatela disegnato dal crochet.

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I pantaloni sono per lo più dritti e a vita altissima e qualche giacca succinta assume un taglio volitivo ma civettuolo ‘à la Robespierre’ alternandosi a giacconi di pelo. Interessante questa operazione di restyling chirurgico e a tutto tondo ordita dall’enfant gaté di Bottega Veneta: il glamour asciutto delle sue collezioni è sprigionato perfino dalle campagne pubblicitarie di Tyrone Lebon dove le allusioni a una carnalità tutt’altro che algida risultano palesi, quasi occhieggiando a un mood fetish sulla falsariga di Helmut Newton. Perché come si dice: ‘sex sells’. La sensualità si stempera nel rigore, il vitalismo cromatico nel design più epurato: tutto è molto incisivo e pregnante, poche parole, lasciamo parlare i fatti. E allora via libera alle micro purse verde prato da portare con la tunica ampia da vestale discoglam 4.0 scintillante di cristalli all over, alla enorme borsa oversize da portare a spalla in nappa bianco ottico con macro intreccio, alle scarpe dalla punta quadrata (grande ritorno nineties) e ai tocchi di eleganza sporty ma anche un po’ gipsy come la borsa fluffy in pelle intrecciata tutta ondeggiante di frange, ai piedi stivali marziali o babbucce fluo. Una collezione coraggiosa e assertiva che sembra un drink galvanizzante ad alto tasso etilico: è inebriante per i sensi e la sorbisci tutta d’un fiato.

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Lo “spirito” femminile del panorama enologico italiano. La voce di Cristina Mercuri

Cristina Mercuri, Presidente di DEGUSTIBUSS, Accademia Italiana del Vino.Lo “spirito” femminile del panorama enologico italiano.

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C’è chi sogna per poi rimpiangere di non averci mai provato, per semplice convenienza o perché vinto/a dall’indole umana che spinge gli uomini a fortificarsi nella propria zona di comfort, e chi invece si accorge che“È noioso desiderare sempre e non soddisfarsi mai”, come scriveva Honoré de Balzac.
Parte da qui la storia di Cristina Mercuri, Presidente e Founder di DEGUSTIBUSS, Accademia Italiana per Sommelier e volto noto del panorama enogastronomico italiano ed internazionale.

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Cristina ha capito di essere nata per vivere, cosicché ha deciso di realizzare il sogno di una giovanissima che guardava un programma in tv, abbandonando definitivamente il comfort della vita da Tailleur.

Così nel 2017 ha co-fondato Degustibuss, Accademia del vino in forte crescita, con tante sedi in Italia e attività in tutto il Mondo.Studiare Giurisprudenza l’aveva appassionata. Ma sia la pratica forense che la professione vera e propria non le davano più soddisfazioni. Così Cristina Mercuri, classe 82, toscana ma milanese d’adozione, avvocato per studi americani e multinazionali fino al 2015, stanca di una routine e di un lavoro che non le appartenevano, decide di cambiare rotta e dedicarsi alla sua vera passione: diffondere una cultura vera e sana del vino.Oggi Cristina è una Wine Educator e consultant, in possesso del Diploma WSET, uno degli istituti di formazione sul vino più autorevoli al mondo. E nel 2017 arriva Degustibuss, accademia nazionale, che oggi ha sedi in tutta Italia e propone corsi sommelier, corsi degustazione vino e birra e corsi barman.

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«Da legale, non trovavo senso etico in quello che facevo, non portavo a casa nessuna soddisfazione, anche quando vincevo – afferma Cristina – se ci pensi,la tua giornata è il tuo lavoro: perchè ci passi dalle 8 alle 12 ore, se va bene. E perchè avrei dovuto passare la mia vita a fare cose di cui non m’importava assolutamente nulla? Non siamo alberi. Non sono piantata nel mio status quo, ho la splendida facoltà di muovermi e cambiare. Se siamo infelici dobbiamo rilanciare i dadi, essere svegli e lavorare sodo».
Cristina non ha alcun rimpianto per la scelta fatta, anzi ha molti progetti in cantiere. Spera di diventare un Master of Wine  e di poter entrare nell’Olimpo dei pochi (ad oggi solo 380 in tutto il mondo) MW in circolazione.


Conclude così Cristina: Per il futuro  vogliamo picchiare forte e non smettere mai di dare contenuti sempre più seri e scientifici ai docenti e ai discenti (tiene lei le lezioni per i livelli superiori di sommelier a Milano), per formare i professionisti del futuro secondo standard internazionali solidi, seri e di prestigio».


BREVE PROFILE DEGUSTIBUSS

La formazione di Degustibuss mira a rafforzare l’approccio critico al calice e insegna come gestire in maniera profittevole una cantina, come diventare Head Sommelier o Buyer, perché affronta i temi economici e di posizionamento commerciale molto seriamente.

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E poi la struttura logica che sta dietro la didattica è unica.

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Nel primo livello si studiano i Vitigni Internazionali e si analizza come i fattori di Terroir influiscono sulle differenze nel calice: alla fine del primo livello il corsista non solo è in grado di degustare, ma è anche in grado di riconoscere vitigno e origine geografica di un vino (panel internazionale, ovviamente).

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Nel secondo livello gli argomenti sono L’Europa, e come i fattori in vigna e cantina influiscono sulla qualità e lo stile di un vino. Partendo dal calice, quindi, il corsista sarà in grado di risalire ai fattori che lo hanno determinato, valutandone la qualità da un punto di vista oggettivo.

Nel terzo livello (il più bello a mio parere) si affrontano le restanti regioni del mondo e si fanno interessanti Lecture su Climate Change, concetti molto tecnici che riguardano turnover e profittabilità aziendale, posizionamento economico di un vino e giusto valore monetario. Oltre che un’ampia sessione sugli abbinamenti con il cibo. Il corsista che diventa Sommelier superando l’ultimo esame è in grado di affrontare una discussione su un vino a livello tecnico, responsabile e preparato.

IED lancia Render Farm, laboratori virtuali, agevolazioni finanziarie

L’Istituto Europeo di Design presenta un piano a favore dei suoi studenti per garantire che, in vista della chiusura dell’anno accademico, rimanga alto il livello di qualità dei percorsi di studio portati avanti nel secondo semestre, anche se da remoto. Le iniziative adottate da IED vanno ad integrare quanto attivato per la Smart School, agendo su due fronti: da una parte assicurare a tutti gli studenti di completare i rispettivi percorsi di studio senza ritardi e carenze, integrando anche quelle attività – tipiche di una scuola del fare – che richiedono accesso a laboratori e l’utilizzo di software e attrezzature proprie del corso; dall’altra mettere a disposizione delle famiglie colpite dalla crisi un piano di aiuti economici, volto a sostenere il percorso di studi dei propri figli, considerando tutte le situazioni di difficoltà che si sono venute a creare a causa dell’attuale contesto. 

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L’impegno principale di IED, soprattutto in questo particolare momento, è di continuare a garantire che tutti gli studenti abbiano le medesime opportunità e regole in un momento che ha contribuito a costruire divari, rispettando le differenze tra i corsi – dichiara Riccardo Balbo, Direttore Accademico IED. Tutti i nostri studenti saranno messi nelle condizioni di diplomarsi nei tempi stabiliti e con i requisiti formativi definiti. I servizi di job placement e career service non soltanto saranno garantiti come ogni anno, ma saranno al fianco dei nostri neo diplomati per raccontare ai loro futuri interlocutori il modo con cui questi giovani, con maturità e senso di responsabilità, hanno saputo adattarsi ad una situazione inaspettata e difficile“.

IED ha sviluppato un sistema integrato di servizi per permettere prima di tutto a diplomandi e masteristi di finalizzare i rispettivi progetti di tesi. Il sistema prevede un servizio di Render Farm che fornisce agli studenti la possibilità di affidare in esterno la parte finale di rendering, che richiederebbe una potenza di calcolo non disponibile da un dispositivo standard in uso da casa. Al servizio di Render Farm si aggiunge quello di laboratori virtuali, che permette di collegarsi da un qualsiasidevice personale ad una delle macchine presenti nei laboratori IED o nel cloud, sfruttandone così la potenza e tutto l’impianto di software disponibile, senza dover installare nulla sul proprio dispositivo.

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A questi due servizi si aggiunge poi la possibilità di poter prendere in prestito dalle sedi materiali e attrezzature specifici di corso, il poter accedere a servizi di lavorazioni in esterno, come ad esempio per il corso di design del gioiello, e avere la possibilità di accesso – in maniera contingentata secondo orari prestabiliti e turnazioni – ad alcuni laboratori delle sedi, come ad esempio la sala registrazioni per i corsi di sound design. Per seguire le disposizioni del Governo in materia di sicurezza sanitaria, le tesi saranno discusse da remoto. Inoltre, per garantire che tutti gli studenti si possano diplomare nei tempi stabiliti, la sessione estiva ordinaria si aprirà il 13 luglio allungandosi, con una pausa ad agosto, fino al 30 settembre.”Oggi sentiamo forte la necessità non solo di assicurare il completamento dell’anno accademico da remoto dei nostri diplomandi – dichiara Emanuele Soldini,Direttore IED Italia – ma anche di garantire ai ragazzi di primo e secondo anno il proseguimento dei loro percorsi, affinché nessuno debba trovarsi nella situazione di dover abbondare gli studi. Siamo consapevoli delle difficoltà che le famiglie potrebbero trovarsi a fronteggiare in questo delicato momento, per queste ragioni abbiamo previsto un programma di aiuti finanziari per sostenerle”.


Grazie alla collaborazione dell’Istituto Pro-family del gruppo bancario BPM si potrà accedere ad un finanziamento a tasso zero esteso da sei a dieci mesi, il cui onere finanziario costituito dagli interessi sarà totalmente a carico di IED. Sono previste per gli studenti riduzioni sulla retta di frequenza in caso di difficoltà economica familiare certificabile, dovuta all’emergenza COVID-19. Inoltre per tutti gli studenti è prevista un’agevolazione economica in caso di re-iscrizione entro il 30 giugno, valida anche in caso di sottoscrizione del finanziamento a tasso zero. Per gli studenti che si iscrivono al primo anno, sono previste invece agevolazioni sulle iscrizioni anticipate, come lo sconto Early Bird, il finanziamento a tasso zero e un bando di borse studio dedicato a studenti meritevoli, sempre a supporto delle famiglie più in difficoltà.

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 Oggi lo sguardo dell’Istituto Europeo di Design è già lungo sul mese di settembre, con l’obiettivo di poter riprendere l’anno accademico 2020/21 con una didattica in modalità FAD integrata ad attività in presenza dove possibile e nel pieno rispetto delle regole e della sicurezza personale, con l’estensione del servizio di Render Farm e di laboratori virtuali e quindi con un progetto allargato che guarda ad una ridefinizione degli spazi delle sedi e della loro modalità di impiego.

10 ragioni per cui i Peaky Blinders creano dipendenza

Ecco perchè i Peaky Blinders creano dipendenza 

1. Non c’è scena in cui non si beva whisky e non si fumino sigarette. Se non la sta già aspirando a piè polmoni, Tommy Shelby la prende dal pacchetto; se pensavate di essere dei salutisti con questa serie tv vi ricrederete perchè il rito della sigaretta diventa magnetico e il gesto ipnotico. E’ la sigaretta a caratterizzare il machismo del protagonista, insieme ad un bicchiere di whisky scozzese preso nel Garrison Pub, il locale della family dove si riuniscono nella saletta privata. Tommy nella serie si esprime in merito all’uso dei diversi distillati: 

Il rum è per il tempo libero e per fare sesso, non è vero? Ora whisky, ci sono gli affari!
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2. Se lo incontri, il tuo unico pensiero sarà farci sesso. Il personaggio di Thomas Shelby ha il fascino irresistibile del cattivo, calcolo e freddezza negli affari, cuore tenero con le donne. Con loro rivela il lato gentile, sensibile e romantico; le donne fiutano e cercano con tutte le loro armi di sedurlo o farci un giretto. Ma Tommy, di natura diffidente ed ermetica, perderà la testa per una sola di loro, Grace, che sposerà e a cui dedicherà una lettera molto toccante, una volta persa:

la vita è una sofferenza che va vissuta in silenzio, sporcando un vecchio foglio di inchiostro, lontano da sguardi indiscreti. Non possiamo mostrarci deboli. Non posso, non devo. Sei riuscita a frantumare i muri della mia fermezza, della mia determinazione e della mia forza. Per questo mi odio. Io mi odio Grace, ma ti ho sempre amata, questa è la più grande verità.”



3. I personaggi femminili sono fortissimi! Sono donne intelligenti, intraprendenti, sono loro a gestire gli umori dei loro compagni. Linda, la cattolica puritana moralista moglie di Arthur, lontana dalla vita scellerata del marito lo abbandonerà gettandolo nella disperazione. Michael, il figlio di Polly assetato di potere, troverà nella moglie americana Gina la perfetta socia capace di giocare con astuzia e sangue freddo. Zia Polly sarà il punto fermo della famiglia, avrà un lato materno che ai ragazzi Shelby manca, e il pugno maschile di chi detiene il potere e la gestione amministrativa della società.

4. Impossibile dimenticare uno solo dei personaggi della storia, chiunque entri in contatto con i Peaky Blinders acquisterà carattere e personalità, ogni leader delle band nemiche, ogni donna di passaggio che tenterà di prendere il posto dell’amata Grace. Bizzarro e ammaliante il ruolo della Gran Duchessa Tatiana Petrovna, ricca principessa russa vestita di diamanti e pietre preziose, che venderebbe la madre per soldi e per una vita libera scandita da orge e caviale. 

Sua è la frase rivolta a Tommy Shelby: “Ho messo 500 sterline in più per il sesso“.
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5. La violenza esplicitata si insinuerà sotto la vostra pelle come il sangue nelle vostre vene; i duelli di pistola si trasformano in momento artistico, il linguaggio sboccato entrerà così dentro il vostro lessico che sarà difficile rispondere a un messaggio senza iniziarlo con un “fottutissimo bastardo”. 



6. Alla fine della prima stagione il vostro unico pensiero sarà trovare un ippodromo e una bella somma di denaro da spendere scommettendo su un cavallo di nome “Grace”. 



7. Il cambio look diverrà uno stile di vita: via ogni jeans dall’armadio, farete spazio a doppiopetto in lana pettinata, cappotto lungo nero o grigio antracite, completi rigorosamente sartoriali in tweed, camicia con colletto club, gilet in lana da cui spunta un elegante orologio da taschino, fermacravatta e la mitica coppola dentro cui cucirete una lametta pronta per essere lanciata come arma. 
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8. Non vi avvicinerete più ad una chiesa. La moglie di Arthur, Linda, è un personaggio così fanaticamente religioso da farvi odiare ogni sorta di credente. La sua momentanea conversione alla vita scellerata degli Shelby sarà davvero poco credibile. Le notti brave a fumare, bere e tirare cocaina, non le leveranno di dosso quel velo puritano da cristiana cattolica esaltata. Difatti tornerà presto a pregare e invocare il nome di Dio, ma già lo avevamo immaginato.



9. Se il vostro lavoro non vi soddisfa, penserete alla carriera politica. Thomas Shelby nella quinta stagione è diventato un deputato laburista eletto con il voto popolare. Cercherà di “ripulirsi” e condurre una vita rispettabile. Ma non dimenticatevi che prima del partito, è passato per gli affari loschi!



10. Quando Thomas Shelby porterà la sigaretta alla bocca, vi sembrerà di rivivere una scena a rallentatore in stile “Holly e Benji”, di quelle che durano tre puntate. Sentirete friccicarvi lo stomaco perchè sapete che prima di fumarla passerà la sigaretta sulle labbra e la bagnerà con la punta della lingua, un modo per evitare che si secchi attaccandosi sulle labbra. Da dipendenza. 

Piccolo segreto (le sigarette sul set sono a base di erbe, Cillian Murphy ne ha fumate 3000 in tutto)


L’esotismo metropolitano di Riccardo Tisci per Burberry

L’esotismo metropolitano di Riccardo Tisci per Burberry

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Alla sua quarta prova come direttore creativo di Burberry, Riccardo Tisci inanella un altro formidabile successo fondendo la sua matrice multiculturale e prettamente indiana con la tradizione british di un marchio inossidabile. E il risultato è inebriante. Tisci si conferma, con la sfilata autunno-inverno 2020 del brand, uno degli interpreti di maggior talento della scena fashion globale e sicuramente uno dei pochissimi creativi al mondo (lui e JW Anderson in testa) in grado di giocare in modo credibile e assolutamente moderno con i codici di un marchio che è legato più di altri all’identità della Perfida Albione.

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In una location scenografica in cui giganteggia una lettera H cubitale e dove si sono un tempo esibiti i Primal Scream e i Chemical Brothers, Tisci manda in pedana un en plein scandito dalle note live di due colossali pianoforti a coda. Il check iconico della maison si coniuga, fino a diluirsi, con i motivi madras dei seducenti abiti drappeggiati come sari moderni palesemente ispirati all’India e alle sue suggestioni, puntando su un paese che è anche un mercato chiave oggi per l’Inghilterra della Brexit.

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Lo stilista dà il meglio di sé attraverso una carrellata di magnifici capispalla zippati e spesso cerati, di trench che occultano sorprese lievissime e soavi in chiffon tagliato a vivo quando non aderiscono al corpo in una vertigine di drappeggi, di montoni assolutamente imprevedibili perché spesso inside out e declinati anch’essi nel check maison, di dress accostati al corpo che fasciano la figura con una profusione di piegoline e arricciature di grande effetto.

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Tisci infonde nella sartorialità britannica di Burberry un flair dolcemente italiano e un’allure molto glamourous che lo definisce agli occhi di chi scrive come l’erede legittimo di Gianni Versace. E questo si coglie nei tagli assolutamente inconsueti, nelle linee flessuose ma svettanti, nell’uso di materiali piacevoli e innovativi dal sapore rustico ma classy, nell’impiego di colori tenui virati in una versione molto hot eppure portabile. Come quando una cappa a uovo circonda senza stringerla una giacca classica, come quando la maglia da rugby solcata da macro bande diventa un poncho, o quando il montgomery si veste di velluto o la robe da sera total black svela gentili maniche di chiffon plissettato.

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Le silhouette sono affusolate, i trench si ammorbidiscono senza enfasi sulle spalle e con tagli godet, il duffle coat per lui si tinge di rosa, le camicie si portano assemblate e giustapposte in una unica over shirt, la palette alterna lampi di rosso lacca al color cammello e al cappuccino per poi virare verso il verde acido e l’argento assoluto per la sera più siderale e scenografica in cui la maglia metallica flirta con decorazioni di micro borchie, piercing couture e fluttuanti frange di cristalli. Mai estremo ma visionario, Tisci declina la sua maestria, applaudita da Cate Blanchett, Mahmood, l’icona nineties Kristen McMenamy e la ‘pantera’ Naomi Campbell, anche negli accessori come la nuova borsa Olimpia, capiente e sbarazzina, la duffle bag in tessuto plaid, la purse metallica da nottambula tempestata di borchie, e la sneaker ibrida fra maschile e femminile come prevede la nuova fluidità al potere che però il talentuoso Tisci pare assecondare a modo suo. Chapeau!

Il soft tailoring di Brunello Cucinelli

Il soft tailoring di Brunello Cucinelli

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Diceva Kofi Annan, compianto segretario generale dell’Onu che “solo i ladri e i venditori ambulanti urlano”. E Brunello Cucinelli è di questa stessa scuola: invece di parlare sussurra, invece di gridare bisbiglia, parole di stile, pillole di eleganza. Un certo mondo lo segue come un vate dello stile, come un sapiens che vede aldilà e lui non li delude mai. Chi lo conosce sa che è una persona discreta, gioviale, affabile e brillante senza contare il suo innato magnetismo personale, che rispecchia quello che fa e che ama con coerenza, da sempre. Le sue collezioni riflettono il suo spirito illuminato da umanista colto e raffinato e il suo senso effortless per un’eleganza che non cambia perché un abito di qualità è per sempre. I cambiamenti nelle sue collezioni in verità ci sono ça va sans dire, ma sono impercettibili così come deve essere, perché oggi vince chi ha un’identità e sa sintetizzarla intorno a pochi capisaldi. Proprio come Brunello Cucinelli.

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Dal borgo di Solomeo nella ridente Umbria dai paesaggi incantati, le sue lavorazioni certosine, la sua maglieria soffice e all’avanguardia, i suoi filati ricchi ma sobri, gli abbinamenti insoliti e piacevolmente inconsueti da outsider della moda ammantano la silhouette di naturale morbidezza e di tinte pastose e neutrali come neutrale è lo stile che non passa mai di moda. Si può parlare di minimalismo a proposito delle sue creazioni? Forse sì ma non in un’accezione né letterale né restrittiva del termine e soprattutto non in una versione didascalica.

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Il manufatto italiano emerge in tutta la sua potente energia trasfiguratrice infondendo una verve decorativa all’insieme dei look: per la collezione autunno-inverno 2020-21 il creativo sviluppa il tema dell’androginia in modo gentile, senza calcare mai la mano. I materiali no season e le combinazioni dal gusto contemporaneo rendono versatile e fresco lo stile delle gonne. Fluide e impalpabili, in tulle, in nappa, laminate, a pieghe e a pannelli, le jupes rispondono a un crescente desiderio di una nuova femminilità.

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Delicate stampe floreali, effetti dégradé in tulle e in tela di lana, lavorazioni embossed, sono tutti interventi artigianali che ne accrescono il valore. Un understatement romantico conferisce carattere agli outfit dal timbro equestre, in omaggio a un dress code blasé e vagamente snobbish, assolutamente irresistibile. Il cuore della collezione è come sempre la maglieria, preziosa e blasonata come non mai. Effetti ramage, corteccia, feuillage sono tradotti in punti tridimensionali, irregolari, fatti all’uncinetto, intarsiati o ricamati. Anche tutti i punti della tradizione, trecce, maglie inglesi, coste e punti nordici si alleggeriscono grazie a lavorazione traforate e a rete per acquisire un’allure più delicata e femminile.

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La lavorazione più strepitosa è una maglia tridimensionale muschi e licheni ispirata al mondo organico mentre per alcuni, esclusivi pezzi in knitwear della capsule Opera che evoca il mondo naturale, sono occorse circa 20 ore di lavorazione manuale. E poi c’è la over shirt, nuova protagonista del guardaroba femminile: la camicia sconfina dal proprio ruolo e si impone come giubbotto, in alpaca imbottita o in pelle sopra abitini o maglie a collo alto; come cappotto, in montone, in double di lana o in cashmere; infine come outerwear, in tessuti moderni, anche imbottita con soffice piumino. Fondamentali le giacche, declinate in una ricca varietà di stili: con spalle importanti e belted waist, sagomate dal gusto equestre con punto vita segnato da pinces e impunture, e soprattutto in volume over per rivoluzionare audacemente lo styling, da indossare sopra leggerissimi abiti e con stivali da amazzone, ricordando Marie Antoinette e Sissi. La sobrietà del tailleur è mitigata dall’uso del colore o dai volumi loose dei pantaloni, oppure si rinnova attraverso gonne e tailored bermuda. Eleganza senza tempo e femminilità si uniscono per esprimere un nuovo soft power dressing e soddisfare, in un giusto equilibrio, le necessità della vita professionale e della vita privata. Quando la semplicità diventa arte.

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Il film noir di Valentino

Il film noir di Valentino

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Nero assoluto, tranchant, assiomatico e perverso come in una favola dark ambientata nelle metropoli nordiche, che sarebbe piaciuta alla Liliana Cavani di ‘Il portiere di notte’ o a Newton e ad Araki per le loro foto peccaminosamente bondage e sadochic. Il mondo enigmatico e sublime di Valentino si materializza sulle note di un quintetto d’archi live, nelle silhouette inquietanti e sofisticate modulate da Pierpaolo Piccioli che ha finalmente riscoperto il glamour del marchio declinandolo in modo squisitamente contemporaneo.

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La Parigi ambigua e rutilante del ‘Sept’ e delle ‘nuits fauves’ allo Hotel de Ville approda in passerella per dare forma e stoffa ai sogni erotici della maison, proposti in chiave no gender per un ‘dialogo senza barriere’. Le ‘belles dames sans merci’ del grande couturier che si definì negli anni’60 la ‘Rolls Royce dell’alta moda italiana’, prendono forma rinnovandosi attraverso abiti apparentemente austeri, in realtà molto voluttuosi e di vibrante sensualità: cristalli e canottiglie accendono di desiderio le robes lineari accompagnate da boot neo punk issati su solide basi, mentre i cappotti più assertivi sono ingentiliti da micro ricami ton sur ton, quasi impercettibili. Sugli abiti trionfano le grafiche stilizzate delle foto di Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin che hanno rivoluzionato la fotografia di moda negli anni’90 alimentando il loro immaginario con spunti cari alla moda come l’identità, la manipolazione corporea e la bellezza artificiale.

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La ‘sposa in nero’ di Truffaut si materializza in passerella negli abiti forgiati a sirena: a interpretarla stavolta ci sono le nuove ninfe miliardarie del fashion system, le più belle, le più venerate del web, Lara Stone, Irina Shayk e Natasha Poly affiancate dalla nuova top model curvy Jill Kortleve, già vista da Fendi. Come nel film ‘Miriam si sveglia a mezzanotte’ la nuova vamp di Valentino non offre fianco a critiche, sensuale e provocante anche se quasi ieratica nel lungo fourreau ‘rosso Valentino’ iridescente e dallo spacco abissale, indossato dalla bellissima Adut Akech.

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Lo stilista ha raccontato la sua sfilata coed, la prima di ready to wear sviluppata secondo questa formula, servendosi del linguaggio dell’inclusione, assurto a ‘koiné dialektos’ della moda, che il creativo ha trasposto anche in un’eloquente ibridazione fra i codici del guardaroba maschile e femminile, per un self restraint che profuma di couture e di sartorialità digitale. Come nei cappotti dalle linee giacomettiane che inneggiano a una pudibonda carnalità sintetizzata dai generosi scolli sagomati che diventano ancora più sensuali nei corpetti in pelle da virago chic.

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E la femminilità ‘insouciante’ del maestro di Voghera si palesa in quelle deliziose borse da atelier, doviziosamente decorate da fiocchi, frivole rouches, borchie e fiori leggiadri in omaggio a un nuovo esprit sofisticato e concettuale che piacerà alle figlie delle più assidue aficionados dell’ultimo imperatore della moda italiana. Interessanti i virtuosismi botanici 3d che sbocciano sulle mise in pelle rosa carne che connota le bluse impalpabili declinate come mini cappe remboursé, mentre la sera la maliarda dark solca la pedana candida con vaporosi ed eterei abiti di tulle e chiffon punteggiati di luminescenze floreali, mentre incedono in passerella magnetiche mises inondate di paillettes nere completate da lunghi guanti in tinta che evocano la seducente e pericolosa ‘Carmilla’ di Le Fanu e certi capolavori dell’estetica dell’Espressionismo tedesco.

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I bijoux importanti amplificano il messaggio di stilizzata fluidità che definisce questa suggestiva collezione. Piccioli coglie ancora una volta nel segno, come ha fatto nella straordinaria collezione di Haute Couture presentata a Gennaio, un altro en plein che non delude, convincendo sempre di più sul talento dello stilista romano di riuscire a proiettare nell’hic et nunc il mondo dorato e inaccessibile di una maison leggendaria e tuttora in stato di grazia, secondo un’ottica di disarmante e interessante modernità. 

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“Irréversible”, il film di Gaspar Noé sul piacere, piacere, piacere

Gaspar Noé è tendenzialmente monotematico, ma chi non lo è? Il piacere pare essere il suo unico interesse, raccontare il piacere più precisamente, e pure in “Irreversible” ha tentato di mostrarci un’ulteriore sfumatura di questo strano fantasma che rincorriamo o che rifuggiamo

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Prima dell’uscita del film nelle sale, tutti sapevamo perchè la pellicola avesse destato tanto scandalo: si parlava solo della scena dello stupro, quella interpretata da Monica Bellucci (non ci stupisce sapere che abbiano affidato a lei questa parte, che è perfetta per un’attrice muta). 

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Gaspar Noé è certamente un regista scomodo, affronta temi che per molti sono tabu, sono innominabili, sono brutali, sporchi, violenti, di quei temi che sia in gruppo che nell’intimità si fatica a parlarne, di quei temi per cui, chi non vuole essere giudicato, trova sempre la risposta pronta, che è quella politicamente corretta, che è quella per cui “la violenza è da aborrire, lo stupro è brutta cosa eccetera eccetera”. Ma quanti hanno davvero il coraggio di riflettere su temi così delicati? Quanti scendono nei loro pensieri più profondi e nei labirinti dei più imperscrutabili desideri?
Gaspar Noé pare essere una di queste persone. Oltre a lui, un altro grande regista accenno’ al tema del piacere trasferendolo su schermo con una penetrazione anale in “Ultimo tango a Parigi“, era Bernardo Bertolucci, ma quella è un’altra storia, anche se la violenza, lo abbiamo scoperto in là con gli anni, fu reale. Forse Bertolucci è andato anche oltre rappresentando il piacere come lui avrebbe voluto percepirlo; Gaspar Noé invece ci porta dentro la mente di un violento, di uno stupratore, un gay che odia le donne, ma bisogna fare un passo indietro per capire.

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Una coppia (Monica Bellucci e Vincent Cassel) discute durante una festa, lei lascia il party sola per tornarsene a casa, quando nel tragitto sorprende un uomo che sta minacciando una donna, una donna che riesce a scappare e cede la sfortuna alla bella Alex, vestita di una seconda pelle di raso color cipria, le spalle nude, i seni fieri, il culone italiano (così scherza simpaticamente Marcus, il suo fidanzato, all’inizio del film). Per 10 minuti la banalità di uno stupro, la Bellucci impacciata anche nell’interpretare una figura atterrita dallo spavento e dall’orrore, le mani che non si ribellano, gli occhi che non sanno dove guardare, ma il corpo la salva e fa da sé. Tutto comunque rende l’idea, e se a vedere la scena sarà uno stupratore, è molto probabile che godrà insieme al protagonista e in quel caso Gaspar Noé avrà centrato l’obiettivo. Perchè è un tema scomodo, è vero, ma anche lo stupro rientra nella categoria del piacere, un piacere perverso, a volte sognato, desiderato, taciuto, soffocato, messo in atto o meno, ma è sempre piacere. Così come la violenza ripresa nella prima parte del film, tra i continui movimenti sobbalzanti di camera che si alternano in un postribolo per gay, dove a fare rumore sono le fruste e i genitali che sbattono da dietro, e la violenza fisica di una rabbia cieca, quella del fidanzato (Vincent Cassel) e dell’ex di Alex insieme alla festa, che picchiano in maniera sanguinosa l’uomo sbagliato per vendicare la bella disgraziata. 

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E’ sempre di piacere che si permea il film, quando durante la festa Marcus (Vincent Cassel) si struscia ubriaco e fatto tra le ragazze della casa; è sempre il piacere che Noé sottolinea quando il protagonista tira su per il naso delle strisce di cocaina e quando le prime frasi, aperto il sipario, pronunciate da un uomo nudo dal lurido aspetto, sono la confessione di aver abusato della figlia; è il piacere che ci spiattella in faccia senza mezze misure quando, in un flashback, Marcus si risveglia nel letto con Alex e le confida che vorrebbe “metterglielo nel culo”. A rendere tutto ancora più fastidioso, per quelli che “non vogliono vedere” (perchè fa più male capire che far finta di nulla), c’è la scoperta che Alex fosse incinta, perchè no, se ci sono di mezzo i bambini proprio non si tollera il desiderio.
Ma perchè di piacere non si parla mai? Quale retaggio culturale vi impedisce di raccontare le vostre perversioni? Non è forse questa costrizione che imbavaglia a creare frustrazione e violenza? 
Perché il film, per chi non lo avesse capito, non ha niente a che vedere con la violenza sulle donne, piuttosto, col piacere degli uomini.

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“L’amante” di Claude Sautet


Con l’utilizzo dei flashback, Claude Sautet racconta la storia di Pierre, affermato professionista di mezza età che lavora nel campo edile. Ha una fidanzata bellissima che mira e rimira la mattina mentre lei, di spalle, traduce qualche volume. Il suo nome è Hélène, parla un’altra lingua e lo si intende perchè Pierre spesso la corregge, dandogli così l’illusione di poter detenere quella sottile supremazia che permette all’uomo di sentirsi uomo. Alle spalle di Pierre, invece, un divorzio, ed un figlio diciannovenne che vede appena, di cui sa poco: se ne accorge quando gioca con una delle sue invenzioni, piccoli computer che riproducono il canto degli uccelli, oggetti utili a uomini che non vogliono impegnarsi perchè, dice il figlio, non sporcano e i volatili non esistono se non nel suono fittizio.





In una melodrammatica conversazione tra i due fidanzati, di ritorno in auto da una cena con la famiglia di lei, Hélène mostra tutte le debolezze femminili, la paura di non essere amata, il timore che lui si sia stancato della relazione, la sensazione del distacco freddo e cinico dell’uomo, mentre Pierre ascolta quasi assente come se le parole fluttuassero sopra di lui; un monologo più che una conversazione, uno di quelli in cui l’uomo vorrebbe scappare e la donna vorrebbe semplicemente essere rassicurata. Credo di non aver mai visto alcun regista mettere su pellicola una scena di così sorprendente banalità, ma di così grande verità che rende giustizia al senso del film. 



E’ in quell’istante, in quel fiume di parole melense e autolesionistiche della donna, che Pierre pensa di lasciarla, si figura già l’addio, forte del sentimento paterno che riaffiora nei confronti del figlio a cui ha promesso una vacanza insieme. Un viaggio che toglierebbe il tempo da dedicare ad Hélène, quella partenza per Tunisi continuamente rimandata e la ragazza, risentita, inizia a struggersi e distruggere. La stessa notte del litigio Pierre, anziché dormire nel letto dell’amante, senza alcuna spiegazione, senza il minimo accenno di comprensione o di stizza o di rabbia o di seccatura, impassibile come un fantoccio spaventacorvi, parte per Rennes per affari; durante il tragitto scrive le parole d’addio che gli risuonavano in testa insieme alle immagini del figlio e della moglie Catherine ma, preso da quella paura di solitudine che da sempre lo accompagna, decide di non spedirla e la rimette in tasca. 




In un tragico incidente in cui l’auto si scontra con un grosso camion, Pierre perde la vita, la stessa che ripercorre tra un’ondata di luce che illumina la memoria e tutto l’amore della sua esperienza: le gite in barca con l’ex moglie ed il figlio, il primo incontro con l’amante, gli amici, tra il rimpianto delle cose non fatte e ormai perdute, in un flusso di coscienza continuo prima della fine. Pierre non potrà più dimostrare il suo affetto a quel figlio cresciuto senza il padre, non potrà più tornare dalla fidanzata per la sola paura di rimanere solo, non potrà più sorridere di una gioia sincera e vera dell’affetto di sua moglie, nel calore della quotidianità condivisa. Pierre rimane l’uomo che le donne hanno solo immaginato. 



Claude Sautet, con grande eleganza, lascia alla donna l’ultimo gesto, come in tutte le sue opere: dalla finestra dell’ospedale, Catherine osserva la corsa di una fidanzata disperata che ha appena appreso la notizia; prima che salga la scale, distrugge la lettera d’addio trovata nelle tasche della giacca, con un enorme slancio di umana bontà, di quell’amore materno e solidale che solo la donna possiede per natura. L’ex moglie, togliendole la sofferenza di una scoperta così terribile (la lettere d’addio, oltre alla morte di Pierre), regala alla donna la gioia del ricordo. 

L’amante (Les choses de la vie), Claude Sautet 1970

“Dress me”





“Dress me” è un lavoro di fotografia e video-art che ci ricorda quanto sia difficile essere adolescenti e sentirsi compresi.

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La pandemia, fra le altre cose, ci sta insegnando a stare soli. Qual’è la nostra sensazione? Questo tempo insieme a noi stessi ci sembra lungo o ci sembra breve? Fin da piccoli, vestirci di noi e delle nostre passioni è vitale, perché si riesca ad amare ogni attimo. 

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Questo lavoro ci racconta con semplicità che prenderci cura di noi stessi e rispettare chi abita nella nostra casa, o nel nostro pianeta, non crea mai giudizio o pregiudizio, ma armonia e dolcezza. 

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Foto Alessandro Amico
Art director Raimondo Rossi
Dress Stefano Montarone
Model Miriam
Opera Francesco Patanè







GUESS JEWELLERY CELEBRA LA FESTA DELLA MAMMA

Peony e Liquid, due collezioni che Guess Jewellery ha creato per celebrare le mamme.

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Autentico simbolo distintivo per il brand, la peonia adorna i gioielli della linea GUESS Peony, donando loro un lussuoso tocco di primavera.

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Insieme alla collezione Liquid, che mostra forme sinuose combinate con il logo GUESS in corsivo, sono i regali perfetti per la Festa della Mamma.

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Le due collezioni comprendono collane, bracciali, orecchini e anelli in acciaio placcato con logo inciso e applicazione cristalli Swarovski®.

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Peony e Liquid rappresentano il massimo della femminilità: un regalo speciale per una persona molto speciale.

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HUMILITY 1949 – una t-shirt bianca ci salverà!


Ode alla T-shirt bianca, che ci salva sempre

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Non sai cosa metterti? Nove volte su dieci, una maglietta bianca risolve l’enigma

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Se poi è resa speciale da una scritta poetica o da uno slogan ironico (non siamo forse, noi donne, tutto e tutto il contrario?) allora è davvero a prova di errore. 

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Tra le proposte di Humility 1949, due sono destinate a essere indossate a ripetizione a seconda dell’umore e della giornata. Per il resto, si abbinano a tutto: le infili sui jeans, sotto un blazer maschile, con panta-pajama di satin nero, gonne a ruota a strisce o a pois e shorts di pelle. 

Il lettering nero su fondo candido è elegante e sottile quando si tratta di incoraggiarti a realizzare i tuoi sogni e a non smettere mai di essere te stessa (“You can be whatever you want to be”, ovvero: puoi essere tutto quello che vuoi), bold e invadente quando mira a mettere in luce la tua graffiante sagacità (“C’est une belle journée pour me quitter”, ovvero: è una bella giornata per lasciarmi). 

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La forma non cambia: il cotone plasma modelli che scendono dritti, né fitted, né loose, praticamente perfetti su ogni silhouette. 

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Le maniche sono corte, ampie e mosse da un risvolto minimo. La scollatura è a girocollo, ma generosa quanto basta e femminile. 

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Insomma, sarà proprio grazie a una T-shirt bianca e senza fronzoli (ma unica e capace di raccontare un po’ di te) se d’ora in poi sarà impossibile dire: “non so cosa mettermi!”.

HOME FITNESS, ritrovare la linea a casa

HOME FITNESS

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Ritrovare la linea? Si può, anche a casa.

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Io resto a casa. E nel frattempo mi prendo cura di me. Come?
BioNike DEFENCE BODY, la linea completa di trattamenti corpo pensati per la pelle più
sensibile, è un alleato prezioso di queste giornate trascorse tra quattro mura: inizia subito
il tuo programma di remise en forme abbinando l’esercizio fisico mirato a un massaggio
rimodellante fai-da-te con i giusti prodotti snellenti!
Per effetti sinergici e risultati potenziati, affianca ai trattamenti corpo l’integratore
alimentare ReduxCELL della nuovissima linea Nutraceutical, che sfrutta l’azione
sinergica di una combinazione di estratti vegetali titolati per favorire il microcircolo e il
drenaggio dei liquidi corporei, contrastando gli inestetismi della cellulite.

BioNike
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BOOSTER SNELLENTE CORPO con 5 Massage Roller
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Combatte gli inestetismi della cellulite.
PELLE SENSIBILE E INTOLLERANTE
TUBO 200 ml – 34.50€
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Emulsione dalla texture leggera e di rapido assorbimento studiata per combattere gli inestetismi
della cellulite. Favorisce la compattezza cutanea, migliorando visibilmente l’aspetto “a buccia
d’arancia”. Formulata con l’esclusivo “AlgaForShape Complex” dall’intensa azione lipolitica, in
sinergia con l’applicatore massaggiante, contribuisce a ridurre i grassi stoccati contrastando la
formazione di nuovi accumuli adiposi. Senza caffeina.

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FANGO ALLE 3 ARGILLE
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Previene e attenua gli inestetismi della cellulite, tonifica e rimodella la silhouette
PELLE SENSIBILE E INTOLLERANTE
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Grazie alla speciale combinazione di 3 argille, aiuta a migliorare la microcircolazione cutanea, il
rinnovamento cellulare e favorisce l’elasticità della pelle del corpo. Arricchito con Liporedux,
complesso che svolge azione lipolitica “sciogli grassi” e tonificante del tessuto cutaneo.
Trattamento coadiuvante a risciacquo, da abbinare a trattamenti leave-on. Non contiene fonti di
iodio.

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È un dispositivo medico. Leggere attentamente le avvertenze e le istruzioni d’uso
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Dispositivo Medico topico ad azione freddo/caldo che stimola la microcircolazione capillare
favorendo il drenaggio dei liquidi e delle scorie nel tessuto sottocutaneo. Per questo motivo può
essere impiegato nel trattamento della cellulite (panniculopatia edemato fibrosclerotica) che
rappresenta uno stato di asfissia dei tessuti. Attraverso la vasomotilità dei capillari indotta dal
dispositivo medico, i distretti colpiti dalla cellulite vengono maggiormente ossigenati, con
miglioramento della sintomatologia locale. Senza fonti di iodio.

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Flacone da 30 compresse – 24.90€
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Integratore alimentare con CENTELLA ASIATICA che contrasta gli INESTETISMI DELLA
CELLULITE. Il Meliloto favorisce il drenaggio dei liquidi corporei e la Vite rossa aiuta la
FUNZIONALITA’ DEL MICROCIRCOLO. Il Coleus forskholii regola l’EQUILIBRIO DEL PESO
CORPOREO. La Vitamina C contribuisce alla normale formazione del collagene per la normale
funzione dei vasi sanguigni. Senza Glutine. Naturalmente privo di lattosio.

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I prodotti BioNike sono disponibili in farmacia e parafarmacia.

THAI SPA – Un’esperienza unica di relax ed evasione nella Terra del Sorriso

THAI SPA

Un’esperienza unica di relax ed evasione nella Terra del Sorriso

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La Thailandia è una Terra incantevole dalla storia millenaria. Nota in tutto il mondo per i paesaggi incontaminati, il sole alto, la cultura piena di fascino e i sorrisi contagiosi, custodisce pregiati segreti di bellezza: le ancestrali tecniche di massaggio, i profumi sensuali ed inebrianti e l’utilizzo degli ingredienti più puri, aiutano a ripristinare il naturale equilibrio di corpo e mente ed infondere una profonda e duratura sensazione di relax.

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Tesori d’Oriente porta questa esperienza di pura evasione direttamente a casa tua: il rituale THAI SPA, grazie alla sua fragranza misteriosa ed evocativa, invita a chiudere gli occhi e ad intraprendere un viaggio alla scoperta di questa Terra mistica, lasciandosi cullare dai suoi effetti rasserenanti e rinvigorenti: il profumo ipnotico e rilassante del Hibiscus si intreccia con l’aroma caldo e sensuale dell’Olio di Tamanu, avvolgendo corpo e mente in un profondo benessere.

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Gli ingredienti preziosi – L’ibisco è una pianta appartenente al gruppo delle malvacee, originaria della Thailandia. Il suo fiore è utilizzato sin dall’antichità per ottenere profumi e unguenti di bellezza; ricco di acido oleico e linoleico, gode di proprietà emollienti, nutrienti e tonificanti.

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Il Tamanu è un albero originario dell’Asia Tropicale. La spremitura a freddo dei suoi frutti regali produce un elisir di bellezza color verde brillante e dall’aroma intenso e avvolgente, chiamato “Olio degli Dei” per le sue molteplici virtù cosmetiche: ricco di acidi grassi e vitamine, svolge sulla pelle un’efficace azione rigenerante e lenitiva.

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La linea – Il rituale Thai Spa consta di tre referenze

BAGNO CREMA AROMATICO – Suggestiva crema detergente arricchita con Ibisco e Olio di Tamanu, deterge dolcemente la pelle avvolgendola in un profumo ipnotico. Il prodotto perfetto per trasformare un semplice bagno caldo in un’esperienza indimenticabile di evasione e puro relax. Prezzo consigliato: 4,29€

PROFUMO AROMATICO – Questa fragranza, misteriosa e suggestiva, è un invito ad intraprendere un viaggio. Un viaggio mistico nella Thailandia conosciuta in tutto il mondo per l’eccellenza delle sue SPA e dei suoi centri benessere, un viaggio fatto di bellezza e armonia, da vivere direttamente sulla pelle. Il profumo ipnotico del Hibiscus si intreccia con l’aroma caldo dell’Olio di Tamanu, avvolgendo corpo e mente in un profondo benessere. Prezzo consigliato: 4,99€

DOCCIA CREMA AROMATICO – Un aroma ipnotico e sensuale per dare inizio ad un rituale di benessere rilassante e avvolgente. Questo Doccia Crema, arricchito con Ibisco e Olio di Tamanu, deterge dolcemente la pelle lasciandola morbida e liscia come la seta. Prezzo consigliato: 2,15€

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La linea Thai Spa è disponibile presso la Grande Distribuzione e nei migliori negozi specializzati.

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Fin dalla sua nascita, la filosofia di Tesori d’Oriente si è basata sul concetto olistico di benessere derivante dall’equilibrio fisico e mentale: la cura del corpo diventa un momento di evasione dalla routine quotidiana per riscoprire una sensazione interiore di profondo piacere e relax. Oggi Tesori d’Oriente rappresenta una linea completa di rituali di bellezza, riconosciuta per la qualità dei suoi prodotti 100% italiani e per le fragranze uniche che lasciano un profumo inconfondibile, sensuale e avvolgente sulla pelle. Profumi esotici e texture preziose raccontano di mondi ricchi di fascino e dalla storia millenaria. Fragranze come echi di terre lontane, per il benessere del corpo e dell’anima. Ecco Tesori d’Oriente. Ecco il tuo prossimo viaggio.page2image824912page2image32006016page2image824016page2image32001600page2image32007936

La collezione naturale WYCON per appagare il desidero di sentirci belle e libere dopo il lungo periodo di lockdown

BACK TO THE ROOTS

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La prima collezione naturale WYCON per appagare il desidero di sentirci nuovamente belle e libere dopo il lungo periodo di lockdown

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Il 4 maggio è vicino, sarà il ritorno alla libertà, per quanto limitata, è pur sempre un briciolo di libertà che ci farà vedere un po’ di luce in fondo al tunnel. Per fare il nostro ingresso nella società e nel vivere quotidiano, dovremmo cominciare a prepararci ripensando al make-up ma anche alla skincare sotto la mascherina, imparando a proteggere la pelle e valorizzare gli occhi.

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WYCON, brand made in Italy invoca un ritorno alle origini con la collezione limited edition Back To The Roots che, con i suoi prodotti naturali e sostenibili, ci prepara al nuovo inizio con una linea di make-up ultra performante e dalla forte vocazione skincare.

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THE PURE PRIMER – PRIMER VISO

Prezzo € 18,90page1image17368496

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CARATTERISTICHE

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Formulato con acqua di fiori di arancio e pompelmo, dalle proprietà nutrienti, calmanti e rigeneranti, questo innovativo primer viso dal finish lumi-mat è arricchito con un esclusivo mix di estratto di marrubio e vitamina E per contrastare l’azione dei radicali liberi e proteggere la pelle dalle aggressioni dovute all’inquinamento atmosferico. La presenza di uno specifico attivo di origine naturale, inoltre, aiuta a limitare i danni da foto-invecchiamento cutaneo preservando l’elasticità della pelle e contribuendo a ridurre le rughe sottili, mentre gli esteri di jojoba, il burro di karité e l’olio di albicocca garantiscono una valida azione idratante ed emolliente.

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APPLICAZIONE

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Con l’aiuto dei polpastrelli o di un’apposita spugnetta, stendere due pump di THE PURE PRIMER sul viso in maniera uniforme e omogenea.

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IL SEGRETO DELLE MAKE UP ARTIST

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L’utilizzo di un ottimo primer consente di preparare al meglio la pelle per la routine make-up massimizzandone la resa e, soprattutto, la tenuta.

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THE REAL FOUNDATION – FONDOTINTA

Prezzo: €22,90

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THE TRUE LIGHT- ILLUMINANTE

Prezzo: €14,90

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THE GLOSSY CARE- TRATTAMENTO LABBRA

Prezzo: €14,90

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CARATTERISTICHE

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La texture ultra leggera e la straordinaria coprenza fanno di questo fondotinta fluido un prodotto essenziale per garantire all’incarnato uniformità e un finish mat luminoso e impeccabile. La sua formula realizzata esclusivamente con ingredienti di origine naturale è concepita per garantire livelli ottimali di idratazione grazie all’azione delle acque di rosa di Damasco e di pompelmo, mentre gli estratti di marrubio proteggono la pelle dalle aggressioni esterne e dai radicali liberi rendendo questo fondotinta particolarmente adatto anche alle pelli mature. Disponibile in 10 tonalità.

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APPLICAZIONE

Applicare con delicati movimenti circolari con una blender inumidita o con un pennello specifico per fondotinta

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IL SEGRETO DEI MAKE UP ARTIST

Per scegliere l’undertone più adatto a te applicane una piccola dose sulla pelle del polso o dell’avanbraccio e lascia asciugare. Data la coprenza di THE REAL FOUNDATION, l’applicazione di una piccola quantità è sufficiente per l’intero viso!page2image17416816

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CARATTERISTICHE

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Arricchito con un’elevata concentrazione di polveri naturali e micro perle minerali, questo illuminante dalla delicata texture fondente è il prodottoperfetto per conferire risalto e profondità al viso restituendo all’incarnato il suo naturale splendore. La sua formula, potenziata con vitamina E, offreun’efficace azione antiossidante per limitare i danni causati dai radicali liberi. Disponibile in 2 tonalità.

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APPLICAZIONE

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Utilizza un fan brush piuttosto ampio per ottenere un effetto ultra glowy e naturale al tempo stesso e illuminare zigomi, zona T, arcata sopraccigliare e arco di cupido.

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IL SEGRETO DEI MAKE UP ARTIST

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Per ottenere risultati ancor più straordinari, prova ad applicare un illuminante cremoso come base prima di procedere con THE TRUE LIGHT.page2image17419520

CARATTERISTICHE

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L’esclusivo mix di aloe vera, unito agli oli di plukenetia e macadamia, garantisce a questo trattamento labbra proprietà rigeneranti, idratanti ed emollienti per restituire idratazione e donare sollievo soprattutto alla pelle secca e irritata. L’olio di mirtillo e la vitamina E svolgono un’importanteazione antiossidante e anti-age, mentre l’estratto di germogli di senape conferisce definizione e volume al tuo sorriso.

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APPLICAZIONE

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Applica THE GLOSSY CARE alla sera o al mattino prima della tua routine make-up.

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IL SEGRETO DEI MAKE UP ARTIST

Eccellente come primer, THE GLOSSY CARE è anche un efficace trattamento per conferire alle labbra elasticità e volume reidratandole in profondità.page2image17367456

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THE GREEN VOLUME MASCARA

Prezzo: €12,90page3image17371408

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THE EYEPENCIL- MATITA OCCHI

Prezzo: €9,90

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CARATTERISTICHE

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THE GREEN VOLUME MASCARA è sinonimo di “nero che più nero non si può”! Grazie alla sua speciale formula cremosa e a un esclusivo scovolino in fibre naturali, definisce e volumizza le ciglia come nessun altro aveva mai fatto prima. L’olio di argan, noto anche come “oro liquido”, idrata, ammorbidisce e protegge le ciglia dai radicali liberi e dai raggi UV. L’estratto di bambù, ricco di minerali e vitamine, rinforza e nutre, mentre le cere naturali volumizzano e conferiscono cremosità alla texture.

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APPLICAZIONE

Applica eseguendo lenti movimenti a zig zag per consentire a THE GREEN VOLUME MASCARA di coprire tutto il fusto, dalla radice alla punta, per un effetto volumizzante senza precedenti.

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IL SEGRETO DEI MAKE UP ARTIST

L’utilizzo di un piegaciglia è vivamente consigliato prima dell’applicazione.

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CARATTERISTICHE

Una matita occhi dal tratto morbido e declinata in una tavolozza ideale per chi predilige un effetto drama senza troppi compromessi. Precisa e facile da sfumare, gode di una formulazione assolutamente naturale in cui il burro di karité e gli oli di jojoba e marula giocano un ruolo determinante per garantire alla delicata pelle delle palpebre idratazione ed tonicità. Lo speciale blend di cere di origine naturale conferisce una particolare cremosità alla texture. Disponibile in 5 tonalità.

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APPLICAZIONE

Utilizza la matita per conferire intensità allo sguardo, in particolare alla rima esterna ed interna.

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IL SEGRETO DEI MAKE UP ARTIST

Definisci il tuo look utilizzando l’esclusivo pennellino per sfumare il tratto e realizzare fantastici smokey-eyes.page3image17485888

AUGURI ALLA MAMMA DI TUTTI…MADRE NATURA

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La Natura è da sempre la nostra principale fonte di ispirazione. Fin dall’inizio della storia de L’Occitane, restiamo meravigliati, umili e riconoscenti di quello che Madre Natura ci può offrire. Ammiriamo la sua generosità, la difendiamo, lavoriamo per svelare i suoi incredibili aspetti.

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PROTEGGIAMO-LA

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Con l’avvicinarsi della Festa della Mamma, vogliamo mettere in risalto le nostre produttrici che incarnano e diffondono la nostra missione, prendendosi cura della Natura così come farebbero con i loro figli. Svegliandosi all’alba, lavorando alacremente e trasmettendo loro l’idea di armonia tra l’Uomo e la Natura.

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Ciò che ci insegnano è: difendere il nostro pianeta.

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In Corsica, Pascale Chérubin, produttrice d’immortelle, condivide la sua passione per la Natura con i suoi figli e ne ha preso il ritmo per scandire la loro cultura e la loro vita.

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I fiori di immortelle sono fiori che non appassiscono mai. Belli e duraturi, producono un olio essenziale che ha ispirato molti dei nostri trattamenti viso anti età.

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Da un lato vedo la Natura
come una Madre, perchè mi ha aiutato ad essere produtiva e realizzare progetti.
Dall’altra, la vedo come una figlia, perchè mi occupo di lei e cerco di comprenderne i bisogni.

—Pascale.

AMIAMO-LA

Le nostre produttrici ci svelano un mondo in cui viviamo in osmosi con la Natura. Ci ricordano il legame più importante di tutti: quello che ci lega l’uno all’altro. Un legame ancora più forte quando si parla di donne. Madri, figlie, sorelle, amiche, compagne. La Natura ha reso le donne più forti. Alcune compiono il loro cammino da sole, altre le abbiamo aiutate a divenire quello che sono oggi, altre ancora sono già l’esempio di ciò che noi vorremmo essere. Ma la fonte della loro forza infinita è il legame speciale che esiste tra di loro: di donna in donna, si tramandano segreti, si sostengono l’un l’altra per poter essere fiere e libere.

In Burkina Faso, Salimata trasmette il suo amore per il karité a sua figlia Mariétou: il processo di produzione del burro di karité è un segreto che viene trasmesso di madre in figlia. Grazie a questo amore, offriamo prodotti che garantiscono un compenso equo alle donne che lavorano per noi.

Con l’avvicinarsi della Festa della Mamma la Natura ci dà l’ispirazione per celebrare le donne della nostra vita. Ampliando la linea dell’Eau de Parfum Herbae par L’Occitane, abbiamo creato l’Eau de Toilette Herbae par L’Occitane, una nuova nota dal profumo delicato del trifoglio bianco.

Herbaé L’Eau par L’OCCITANE è un bouquet scintillante di fiori intrecciati con erbe selvatiche: le sfaccettature cristalline del fiore di trifoglio bianco si fondono con la freschezza degli estratti naturali di malva bianca e angelica.

L’OCCITANE S’IMPEGNA

Ci impegniamo a ridurre i rifiuti e a rendere i nostri flaconi il più ecologici possibile. L’imballaggio dell’Eau de Toilette Herbae par L’Occitane L’Eau è prodotto con carta proveniente dalle foreste gestite in modo sostenibile ed è conforme alle norme FSC, per essere facilmente riciclato.

Cofanetto Regalo Herbae par L’Occitane L’Eau €73

Il cofanetto contiene: una Eau de Toilette 50ml, un Gel Doccia 50ml, un Latte di bellezza 50ml.

Tutta la linea Herbaé par L’Occitane L’Eau è disponibile su it.loccitane.com

Shooting the mafia”, il docu-film su Letizia Battaglia

Oggi ha 85 anni, un caschetto rosso fiamma con una frangia liscia, gli occhi vispi e curiosi di una brillantezza adamantina, tendenti verso il basso, come nascondessero un velo lucido di tristezza. 
Letizia Battaglia è la fotoreporter italiana che ha raccontato meglio di chiunque altro la mafia palermitana attraverso le immagini. Immagini che non ti lasciano scampo, ti buttano al muro con violenza e ti attaccano quello stordimento che precede la luce; guardi le foto di Letizia Battaglia e piangendo capisci “questa è mafia”. 

Nasce il 5 marzo del ’35 ed è, come tante, destinata ad essere donna, donna palermitana, tutta pentoloni e bimbi e pannolini, padri ossessivi e morbosi che vedono nell’altro uomo lo spodestamento del potere di padre di famiglia, destinata ad un marito geloso che minaccia violenza se abbandona il tetto coniugale. La Battaglia, come chi porta in sé dei semi molto grandi, è destinata alla pazzia, che la costringe un anno in istituto psichiatrico, una reclusione che invece sarà la sua salvezza, la placenta di una forza creatrice che la porterà ad essere chi è ora, quella donna con in grembo la macchina fotografica a raccontare la verità. 

Nel documentario “Shooting the mafia” del 2019 diretto da Kim Longinotto, la grande fotografa si racconta con onestà intellettuale, con una dolcezza emotiva di chi ha imparato a conoscersi e accettarsi, di chi ha fatto quello che la sua natura le imponeva di fare; una donna che, una volta ottenuta la libertà, ha preso il volo. Via dalle costrizioni ignoranti, via dalle limitazioni aspre, via dalle forzature, ha trovato la strada, quel grande seme che implorava di germogliare dentro di sé è fiorito, e noi ringraziamo per averci regalato pagine di storia, fonti memorabili e indelebili che raccontano le gesta e la lotta di grandi eroi: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Giovanni Falcone @ Letizia Battaglia


Letizia Battaglia inizia la sua carriera per “L’Ora” di Palermo, quotidiano in cui il suo sesso è ancora il sesso debole. A forza troverà lo spazio dignitoso e meritato, quando sui luoghi del delitto, quelli che percorreva non senza paura per fotografare i fatti, urlerà contro poliziotti, carabinieri e colleghi che la spintonano e l’allontanano umiliandola, che anche lei è lì per una causa nobile e giusta, anche se è nata donna. 

Sarà spettatrice dei fatti più truci della storia, di una Italia corrotta e mangiata dallo schifo della mafia, soffrirà le ingiustizie che si trova costretta a fotografare, innocenti morti perchè testimoni di assassinii, presenti quando non avrebbero dovuto esserci, messi lì per sfortuna di vita; ragazzi sterminati con un colpo alla testa; madri disperate e senza forza che piangono la morte dei figli, portati via da un cancro che lo stato non riesce a debellare. Sono immagini che Letizia Battaglia ha scattato ma che sente con più struggimento e tristezza dentro i suoi ricordi, sono le foto che hanno fatto il giro del mondo sui giornali, ma che lei spesso non avrebbe voluto scattare, come segno di rispetto verso le famiglie dei defunti, come successe alla morte di Falcone e Borsellino: 

Ero sul luogo dove esplose la bomba, vedevo un’auto che era volata sopra un albero e i pezzi del corpo di Borsellino sparsi sulla strada. C’era la pancia lì di fronte a me e non ho fotografato, non ho potuto. Oggi mi pento e non voglio pensarci. Mi pento delle fotografie che non ho fatto. La gente non capiva che noi eravamo lì per amore, a immortalare il dolore ma per amore del nostro paese.” 

Ed è per amore del mio paese che decisi di entrare in politica. Ma una deputata guadagna molti soldi per accettare di avere le mani legate. Non potevo fare niente, avevo assistito a tutte quelle morti e non potevo fare niente.”

Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985 il Premio Eugene Smith, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. Nel 1999 riceve il Mother Johnson Achievement for Life. Ha esposto in Italia, Francia, Gran Bretagna, Brasile, America, Canada, Svizzera; la sua ultima mostra risale al 2019 ed è una monografica di tutta la sua carriera, esposta alla Casa dei Tre Oci di Venezia. 

Shooting the mafia” è il documentario di Kim Longinotto (2019) che ripercorre la sua vita di fotoreporter e gli amori che l’hanno accompagnata in questo doloroso/amorevole compito. 

1930, il secret bar più secret di Milano

Il suo simbolo è un cerchio imperfetto in Stile Art Nouveau, con quei decori floreali tipici dei primi ‘900; come accedervi rimane un segreto, almeno per voi che non ci siete ancora stati, ma a rivelarvelo toglierei il divertimento perchè il 1930, il secret bar più secret di Milano è davvero una chicca. 

Uno dei modi per tentare di spalancare la porta del proibizionismo è diventare assidui frequentatori del Mag Cafè, altro luogo della stessa famiglia, e meritarvi un invito dagli stessi proprietari. Come? Immaginiamo il cliente perfetto del 1930 come un gentleman che beve come un vero maschio; un dandy che accompagna la propria signora e l’inizia all’arte del bere; ma oggi i tempi sono cambiati e potrebbero ribaltarsi i ruoli; in quel caso il barman si complimenterà con voi! 
Potrete quindi iniziare a collezionare cocktail al Mag per poi ritrovarvi o semplicemente ubriachi, o i fortunati “uomini da bere” del 1930. 

L’impatto è deludente, una porticina vetrata vi svelerà una triste ex latteria, o potrebbe sembrare uno di quei bar arrabattati all’ultimo senza budget da investire; ma anche questo è il calcolo diabolico di chi ha voluto, con il 1930, creare un mondo al rovescio, un tempo che volge al passatouna clessidra che si ferma, perchè una seconda porta nascosta vi catapulterà nel caldo universo dei cocktail proibiti


Sono due i livelli del locale, il piano superiore sembra più affollato, luminoso e destinato a gruppi; quello inferiore è la ricetta perfetta per una serata intima in cui è piacevole conversare perchè tutti bisbiglieranno anziché sbraitare, sorseggeranno anziché trangugiare, flirteranno anziché pretendere. 

1930 è uno stille di vita, il cocktail è protagonista, lo si rispetta come un mito, lo si attende come una medicina, e tutto diventa un rito, tra un sorso di whiskey cocktail un tiro di Montecristo n.2, perchè anche questo è concesso.

Ogni angolo presenta un cimelio de les temps passés, vecchi registratori di cassa su antichi bauli di legno, candelabri in argento a 5 braccia, poltrone in blu velvet incorniciate da drappeggi porpora come una scena a teatro. I mattoni alle pareti riscaldano l’ambiente, su ogni oggetto poggiano foto vintage in bianco e nero, con una Marilyn Monroe ammiccante e infinite scatole di sigarette di ogni dimensione, portate lì da un contrabbandiere sul cui petto è finita una pallottola. 


Le uniche luci sono quelle delle candele, per fortuna, perfette per creare quell’atmosfera pittoresca e silenziosa che è d’obbligo in un locale che vuol essere chiamato “secret bar”. 

Una sedia a dondolo sta accanto alla porta d’ingresso del bagno, utile per chi deve fare il palo e fuggire dopo essersi caricato con uno Sazerac
Comodo per le ladies che vogliono poggiare giacche o cappotto, nel bagno trovate un manichino in ferro, delle foto d’antan del Naviglio Grande fine ‘800, dei poster in stile Art Déco e un simpatico tariffario della “Madama Gioia”, la donna ad ore che dovrebbe soddisfare desideri e svezzare giovani studenti a cui viene concesso un trattamento speciale con agevolazioni. Insomma non manca nulla per essere un perfetto Peaky Blinders

Prima di salutare con un arrivederci (perchè vorrete assolutamente tornarci) il 1930, scaldatevi l’ugola con un Tom & Jerry, vi verrà servito in un bicchiere di legno senza manici, ha i profumi di casa, del caffè latte prima della buona notte ma alcolico; in questo modo potrete almeno fingere di essere dei bravi ragazzi!