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Cosa cambierà nei contenuti di Facebook?

L’algoritmo di Facebook continua cambiare perché cambia il modo in cui le persone fruiscono dei contenuti e interagiscono.
In principio Edgerank “decideva” cosa far vedere alle persone, soprattutto in base ad un principio di rilevanza legato alle interazioni: assegnava cioè un peso specifico a commenti, like, condivisioni etc.

L’ultimo update dell’algoritmo di Facebook inserisce un nuovo elemento di valutazione oltre le interazioni: premia i contenuti su cui le persone spendono più tempo, e che – quindi – sono effettivamente più interessanti.
Altra variabile inserita sembrerebbe “la varietà delle fonti” a cui accedono le persone per consumare contenuti, e l’update all’algoritmo farà in modo che alle persone vengano proposti contenuti da diversi publisher, in modo da garantire una eterogeneità di contenuti editoriali e una diversificazione dell’offerta.


Predominante resta il criterio di profilazione degli utenti, e attraverso gusti e frequenza di lettura di contenuti che verranno sempre più mostrati agli utenti in funzione dell’interesse manifestato su quei contenuti.
Questa novità – che può apparire marginale – in realtà ha in sé alcuni significati profondi ed altrettante variazioni significative.
Le pagine dovranno sempre più produrre contenuti di qualità e dovranno farlo in modo trasparente, dovranno essere contenuti capaci di attrarre la lettura ma al contempo di “trattenere” il lettore.
Questo ad esempio mette in seria crisi le pratiche di titoli accattivanti capaci di generare clickbaiting, ovvero quella prassi fatta di “leggi qui” o “scopri cosa è successo” che in realtà generano indici di rimbalzo (bounce rate) particolarmente elevati, ovvero tempi di abbandono molto rapidi, spesso entro 10 secondi.


Ecco, in questi casi è probabile che anche a fronte di molti “accessi” e click, quel contenuto e quella fonte verranno fortemente penalizzati.
A giovare di questi cambiamenti saranno quei brand capaci di offrire contenuti davvero interessanti, su cui le persone si soffermano nella lettura, trascorrono del tempo (ad esempio perché ricchi di link, foto, gallery, video), quelli in grado di diversificare i contenuti offerti e quei siti che forniscono contenuti in linea con le aspettative del lettore.
Già da tempo Facebook sta lavorando per attrarre nel proprio newsfeed grandi testate editoriali, dal Times ad Huffington Post, capaci di generare attraverso contenuti propri e blogger grandi quantità di contenuti originali e in tutte le lingue.


L’offerta è stata precisa: pubblicare su Facebook direttamente (senza quindi passare necessariamente per la condivisione generando una navigazione “esterna” rispetto al socialnetwork) in cambio di una condivisione degli introiti delle pubblicità inbound.
E questo aggiornamento va esattamente in questa direzione, favorendo appunto publisher capaci di generare letture autentiche e trattenere all’interno un elevato tempo di navigazione.

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