cyberjihad

Il collegamento con la rete nigeriana

Ci siamo chiesti come tutta questa rete, oltre che per la propaganda, potesse essere usata per alcune attività specifiche: il finanziamento delle cellule all’estero e lo spostamento di denaro, e l’organizzazione logistica.
L’intuizione che ha dato una svolta a questa ricerca è stata il considerare la vicinanza tra ISIS e Bokoharam, il movimento jihadista-sunnita presentre nel nord della Nigeria, e da qui ho cercato i collegamenti tra attivisti digitali filo ISIS e l’universo esperienziale della rete finanziaria che ha originato (appunto) le cd. “truffe nigeriane”.
Esistono numerose varianti di questa truffa ma il principio è più o meno sempre lo stesso: uno sconosciuto non riesce a sbloccare un conto in banca di milioni di dollari (o un’eredità, o vuole esportare milioni all’estero etc); essendo lui un personaggio noto, avrebbe bisogno di un prestanome discreto che compia l’operazione al suo posto. Invita così alcuni utenti concedendo loro questa possibilità in cambio della promessa di ottenere una fetta del bottino. La truffa è chiamata anche 419scam (419 è l’articolo del codice penale nigeriano che punisce questo genere di truffa).
Quel modello di truffa – variamente declinata – è stata col tempo affinata e nella sua versione 2.0 può venire a vario titolo descritta come una sostanziale attività di phishing (un tipo di truffa effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso).


Se la truffa in sé può apparire semplice in termini di realizzazione, in realtà mantenere l’anonimato ed essere irrintracciabili, nonostante siano state prelevate somme di denaro attraverso sistemi elettronici tracciati (conti correnti online e carte di credito) è estremamente complesso. Semplificando il tutto, è necessario come minimo avere un certo numero di persone sempre online per rispondere alle mail e raccogliere i dati fraudolentemente ottenuti in tempo quasi reale, è necessario disporre di una conoscenza ampia dei sistemi di controllo e sicurezza delle transazioni elettroniche, è necessario spostare rapidamente il denaro compiendo acquisti non tracciabili e soprattutto avere una vasta rete di prestanome, spesso con più di una identità falsa ma “fatta bene”, ad esempio per ricevere merci a mezzo corriere o farsi riconoscere in MoneyGram o in un punto WesternUnion (per citare i più diffusi), dove di certo non ci sono poliziotti esperti di contraffazione di documenti ed identità.


Una rete di questo tipo, soprattutto se integrata con una rete di supporter ed attivisti “disponibili” a compiere azioni di supporto logistico, oltre che per vastità certamente in termini di rintracciabilità è estremamente difficile da abbattere, ed anche solo da mappare.
Un lavoro straordinario in tal senso lo dobbiamo al collettivo AA419 (artists against 419) che per anni si è occupato di monitorare, raccogliere, archiviare tutte le mail e le truffe nigeriane e indirizzi mail ed ip. La sua attività, iniziata nel 2003, era quella sostanzialmente di identificare i siti fasulli, segnalarli ai servizi di hosting e far oscurare il sito per evitare il protrarsi delle truffe.
Un’attività gratuita e spontanea che ha fatto chiudere oltre 9.000 siti tra il 2003 e il 2006.
Questo dato è importante per renderci conto di quanto vasta sia una rete che si stima abbia generato frodi per una media di 100 milioni di dollari all’anno. Ma è anche importante per comprendere quante risorse umane ed informatiche siano state messe in piedi per generare questo genere di attività criminale e quanto importante sia per chi fa ricerca il metabase messo in piedi da chi ha cercato di contrastare questo fenomeno in rete.

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