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Perché nessuno ha previsto la vittoria di Trump?

Il voto nell’era della decostruzione dei partiti politici come organizzazioni sociali non è più un atto razionale e collettivo (ed in questa accezione militante), ma una scelta emotiva e individuale, che tiene conto della propria condizione e risponde alle proprie esigenze.
Se la comunicazione verticale creava uno storytelling unico, in cui la rappresentazione della realtà era monoliticamente unidirezionale, le nuove forme di comunicazione orizzontale creano differenti narrazioni del tempo e delle condizioni sociali.
Non si attende cioè che la televisione o i giornali raccontino la realtà e presentino gli scenari: le persone si informano “per vie laterali” e collateralmente contribuiscono a raccontare la propria realtà.
Questo genera gruppi eterogenei socialmente, molto più difficili da individuare e quindi da considerare con i normali strumenti dei sondaggi e delle metriche politiche.
Al contempo questi gruppi – che possono esistere anche solo per il periodo di una elezione o di un avvenimento sociale – diventano “motore elettorale” capace di spostare opinione sulla base di un “movimento di pancia”, di uno slogan, di un fatto, che se questo sulla scena globale può apparire irrilevante o secondario.
Ecco che un episodio locale di cronaca, una parola “sbagliata” in un comizio, a seconda di come vengano giocati e usati dai candidati, finiscono con il spostare quelle poche migliaia di persone che, in un sistema elettorale come quello americano, determinano la vittoria dell’uno o dell’altro in un intero stato, senza alcuna proporzionalità.


Ancora una volta non ha pagato un certo atteggiamento elitario della classe dirigente di entrambi i partiti politici. Eppure sarebbe bastato seguire i social network per rendersi conto di cosa, ed anche del come, le persone parlavano e commentavano la politica.
Questa scarsa attenzione alle tecnologie non è nuova.
Nixon che sottovaluta la portata della televisione e non si fa truccare e appare sudato (e quindi teso) al pubblico è fatto noto. Meno noto è che la sua vittoria contro Kennedy era scontata secondo i sondaggisti, che però fecero il rilevamento solo telefonico, dimenticando che un’intera fascia di popolazione che votava per la prima volta non era così abbiente da avere un telefono in casa.
Se volessimo trasporre questo caso ad oggi, il telefono del 1960 sono i Facebook e i twitter del 2016.


BigData sfuggiti ai “grandi analisti star” che pure avrebbero dovuto supportare (sulla carta) i Dem.
E invece proprio in queste elezioni, tutti i protagonisti che con le loro analisi hanno fatto vincere Obama, non sono stati assunti dalla Clinton, che ha confuso “uso dei social” con “spendere più soldi in pubblicità web”, e come tutti sanno questo “non è la stessa cosa” che saperli usare.
Dippiù, oltre che generare spesso l’effetto contrario (perché le pubblicità si vedono, si sa che costano, generano visibilità ma poco attivismo, e molto spesso un eccesso di presenza adv genera l’effetto repulsivo opposto) in questo caso specifico il suo avversario aveva decisamente contezza non solo del sentiment generale e ambientale, ma sapeva anche come “parlare al suo popolo”.
E quando certi toni sono sembrati “eccessivamente eccessivi” lo stesso staff di Trump ne ha preso le distanze non potendo “impedire l’uso di twitter a un adulto maggiorenne” (testuale).


È tuttavia troppo semplicistico racchiudere tutto nel semplice assioma – seppure veritiero – per cui tutti gli analisti e sondaggisti ed editorialisti “non avevano capito niente”.
In realtà il quadro è molto più semplice ed al contempo rivoluzionario e complesso.
Quello che è saltato è il quadro complessivo dell’elettorato e degli insiemi in cui viene suddiviso per essere analizzato e compreso. Insiemi sociali, economici, etnico-razziali, culturali, cui si fa riferimento nelle indagini dei comportamenti elettorali quanto di consumo e di atteggiamento sociale che sono stati completamente stravolti: segno quest’ultimo che complessivamente l’America è un subcontinente molto più unito ed omogeneo di quanto non era dato immaginare, ma anche più trasversale e declinabile solo attraverso nuove categorie socio-economiche. 
Per altro in questo caso molto più semplici, figlie della crisi economica di dieci anni fa, e che proprio questa tornata elettorale ha mostrato con la massima chiarezza.

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