cyberjihad

Un giro di trasferimento di denaro irrintracciabile

Per verificare questi percorsi ho fatto in prima persona alcune prove, usando alcuni account che ho attivi nella rete jihadista e che uso per studiare questo fenomeno ormai da anni e che quindi hanno una “certa credibilità” in quell’ambiente.
In questa versione pubblica di questa parte di ricerca volutamente ometterò alcuni passaggi. Questa vuole essere un’inchiesta con l’obiettivo di descrivere e contribuire a spiegare un fenomeno ed un sistema (uno dei sistemi) di finanziamento e soprattutto di spostamento di denaro in modo molto difficilmente rintracciabile attraverso un’esperienza – in questo caso diretta e personale – e non vuole essere un vademecum per nessuno, né un invito “a fare altrettanto”.
Altra ragione delle omissioni è evitare che la divulgazione di certe informazioni, di contatti attivi, potesse in qualsiasi modo e forma minare il lavoro di indagine ed investigativo di chi è preposto a tale compito e per questo motivo il materiale integrale è stato messo a disposizione di soggetti istituzionalmente preposti ad indagini di sicurezza nazionale ed internazionale.
Proprio per questo ho evitato di riportare i contatti diretti, lo scambio di mail, gli account e i numeri di telefono – esattamente come gli stessi sono “oscurati” nelle immagini allegate.


Durante l’estate ho manifestato “come simpatizzante del califfato” momenti di forte disagio economico, che mi toglievano tempo ed attenzione dalla mia attività di attivista. Ovviamente chiedevo scusa per questo e ne ero fortemente rammaricato.
Attraverso alcuni “giri” tra contatti me ne è stato presentato uno in particolare che si è mostrato disponibile ad aiutarmi. Ovviamente incontri personali erano da escludersi per non mettere a repentaglio la rete inutilmente correndo il rischio di essere scoperti e collegati.
Dopo due giorni mi arriva sul cellulare un messaggio whatsapp.
Avevo ricevuto 999 dollari dalla California, e a mandarmi la notifica completa era stato un amico di quello che era “disponibile ad aiutarmi”, e il numero di telefono era di un cellulare pachistano.


Un giro di trasferimento di denaro irrintracciabile


Un giro di trasferimento di denaro irrintracciabile


Un giro di trasferimento di denaro irrintracciabile


Ovviamente dopo aver verificato che effettivamente la cifra fosse diponibile per il ritiro, ho fatto in modo di annullare la transazione, che era chiaramente proveniente da una carta di credito di una persona assolutamente ignara.
E tuttavia questo primo episodio pone il primo enorme problema di tracciabilità.
1. Come si può risalire da questa transazione ad un’azione legata al terrorismo?
2. Che legame può chiunque riscontrare la tra signora Christine della California, Michele in
Italia e il Califfato?
3. Se poi Michele usa una “identità contraffatta” anche nel caso di reato informatico, come e
quando mai lo rintracci?
L’unica traccia sarebbe in quel messaggio che il mittente ha – credo con adeguata certezza – cancellato o salvato in altro modo e che io – se davvero fossi una cellula o avessi compiuto un illecito – con adeguata certezza avrei anche io cancellato.


Essendo la mia una ricerca, mi sono detto più che grato dell’aiuto ricevuto e mi sono reso disponibile a “far arrivare” almeno parte di quella cifra (alta rispetto alle mie necessità) a qualche “simpatizzante”, offrendomi quindi come sponda.
La prima risposta è stata che non era necessario, che l’ISIS era grande e forte e che l’occidente opulento finanziava con la sua stupidità le loro azioni.
Due giorni dopo però il primo contatto mi manda alcuni riferimenti, chiedendomi se potevo girare anche solo pochi euro: due transazioni da 50 euro in Pakistan e due da 50 euro in Lituania, due con western union e due con money gram. Quattro nominativi differenti.

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