Il discorso di Valeria Bruni Tedeschi ai David di Donatello

Ha avuto luogo ieri la cerimonia di premiazione della 62ª edizione dei David di Donatello: una manifestazione coinvolgente, che, come di consueto ha visto premiata l’eccellenza del cinema d’autore italiano. Condotta da Alessandro Cattelan, la cerimonia si è svolta presso gli Studi De Paolis di Roma ed è trasmessa in diretta sui canali Sky Cinema, Sky Uno e TV8. A monopolizzare l’attenzione è stata Valeria Bruni Teseschi, vincitrice del premio come Migliore Attrice Protagonista per il film La Pazza Gioia di Paolo Virzì: molto toccante è stato il discorso con cui l’attrice italiana ha commentato la vittoria, tra lacrime di sincera commozione e risate spontanee. In un momento tanto importante per la sua carriera, l’attrice ricorda gli amici più cari, gli uomini che ha amato e che l’hanno amata, e infine i figli e le persone più importanti della sua vita.

Ha avuto solo 45 secondi a disposizione, Valeria Bruni Tedeschi, ma l’emozione palpabile non le ha giocato brutti scherzi: sono arrivate copiose tutte le lacrime a suggellare un momento unico, che segna un altro grande successo nella sua lunga carriera. Sorella della celebre top model ed ex Première Dame di Francia Carla Bruni, Valeria Bruni Tedeschi è nata a Torino il 16 novembre 1964: figlia dell’industriale Alberto Bruni Tedeschi e della pianista Marisa Borini, Valeria ha un altro fratello, Virgilio, scomparso prematuramente nel 2006 a causa di complicanze dovute al virus dell’HIV. Lasciata l’Italia per paura degli attentati terroristici delle Brigate Rosse, la famiglia di Valeria si trasferisce a Parigi quando la giovane ha appena 9 anni.

L’amore per il teatro scorre già nelle vene della ragazza, che frequenta l’Ecole des Amandiers di Nanterre: qui tra i suoi insegnanti spicca Patrice Chéreau, che la aiuterà a esordire nel mondo del cinema nel 1987 con Hôtel de France del quale era regista. Tante le pellicole interpretate da Valeria Bruni Tedeschi, e numerosi i riconoscimenti ottenuti: nel 1996 l’attrice vince il suo primo David di Donatello per il film La seconda volta, di Mimmo Calopresti. Nel 1998 arriva la seconda vittoria con La parola amore esiste, sempre per la regia di Calopresti. Ma è in Francia, sua patria d’adozione, che la carriera di Valeria Bruni Tedeschi vede la vera svolta, grazie a pellicole come Le persone normali non hanno niente di eccezionale, di Laurence Ferreira Barbosa, film per cui si aggiudica il premio César come miglior giovane promessa femminile e il premio come miglior interprete femminile al festival di Locarno. Valeria recita anche per François Ozon, nel film CinquePerDue-Frammenti di vita amorosam che la vale una candidatura agli European Film Awards 2004 come migliore attrice.

Nel 2003 l’esordio come regista con il film autobiografico È più facile per un cammello…(Il est plus facile pour un chameau…), con il quale ha vinto il Premio Louis-Delluc come migliore opera prima. Nel 2006 dirige ed interpreta la sua opera seconda, Attrici. Nel 2009 gira Baciami ancora, la cui interpretazione le vale una candidatura ai Nastri d’argento come miglior attrice non protagonista. Tra gli altri film che la vedono protagonista Il capitale umano di Paolo Virzì, che l’ha diretta anche in La Pazza Gioia, pellicola per la quale l’attrice si è aggiudicata il David di Donatello 2017. Durante il suo discorso l’interprete è stata raggiunta sul palco dalla compagna di set Micaela Ramazzotti: «Senza di lei, senza Donatella, Beatrice non potrebbe esistere», così Valeria Bruni Tedeschi ha commentato il suo personaggio nel film. Una pellicola struggente e delicata, quella di Virzì, che racconta il percorso di persone troppo fragili per affrontare la vita.

Valeria Bruni Tedeschi durante il suo discorso di ringraziamento alla premiazione dei David di Donatello

Valeria Bruni Tedeschi durante il suo discorso di ringraziamento alla premiazione dei David di Donatello



«Ringrazio Franco Basaglia», ha continuato poi l’attrice, «che cambiò radicalmente l’approccio della malattia mentale in Italia. Paolo Virzì, che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura. Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose ufficialmente la sua amicizia il primo giorno di asilo e mi dette un po’ della sua focaccia facendomi sentire magicamente non più sola». «Ringrazio poi i miei amici, le mie amiche senza i quali non potrei vivere. Il mio povero psicoanalista. Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese ma soprattutto Natalia Ginzburg, i cui libri mi illuminano e mi consolano». Come un flusso di coscienza, Valeria Bruni Tedeschi continua, ringraziando le figure che più l’hanno ispirata nel corso della sua lunga carriera: da Anna Magnani a Fabrizio De Andrè, dalla madre alla sorella alla zia, fino agli uomini. Non solo coloro con i quali ha vissuto delle storie d’amore, ma anche quelli che l’hanno rifiutata: «Ringrazio gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata, perché mi sento fatta di tutti loro, ed è a loro che mi racconto. Ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, ma nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Ecco. E grazie a voi. Scusate».

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