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L’ottava nota – se la prendi, sei destinato a perderla

Ci dimentichiamo troppo spesso di essere stati bambini, abbiamo rimosso le prime ingiustizie subìte, i rimproveri umilianti, le sofferenze riversate inconsapevolmente su di noi da parte dei nostri genitori. Ma chi bambino ancora lo è, sa di possedere quella sensibilità intelligente che percepisce ciò che invece gli adulti credono lui ignori, chi è ancora nell’età della fantasia assorbe come una spugna, la luce ma anche le scorie del mare aperto, la vita.

Stet ha 12 anni, una madre alcolizzata che accudisce tra la scuola, con gravi disagi e problemi comportamentali ovviamente, e la casa in condizioni precarie, svegliandola puntualmente al suo ritorno, preparandole un bagno caldo, porgendole pastiglie e svuotando prontamente tutte le bottiglie di alcolici che gli capitano a tiro. Stet fa da madre a sua madre, fino a quando questa muore in un incidente in auto e il ragazzo si ritrova in balìa della decisione del suo padre biologico, mai conosciuto prima.

Dietro consiglio di una insegnante, il padre, per nascondere il figlio alla sua famiglia, lo manda in un prestigioso istituto in quanto padrone di un grande talento vocale. Il carattere ribelle e istintivo del ragazzo troverà non poche antipatie nella scuola, soprattutto da parte dei compagni, ma questo si sa, è il prezzo del “diverso”, del nuovo arrivato, lo scenario identico a se stesso anche nei branchi adulti.

Il maestro Carvelle, l’anziano capo del coro delle voci bianche, dapprima scettico, si avvicina presto al ragazzo, infondendogli fiducia e amore per la musica, riconoscendosi in lui alla sua età; è il rapporto che si instaura tra queste due figure l’impronta più profonda del film, e dalle domande che Stet si pone quando, crescendo, la sua voce cambia: “Che senso hanno tutte queste lezioni, se poi alla fine perderò la mia voce?
Le lezioni stesse” sarà la risposta.
Qui insegnamo la vita, non a fare carriera” spiegherà il Maestro durante la conversazione con un altro docente.

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E’ un film che parla di disciplina, di ordine, regole e volontà. L’intento degli insegnanti non è quello di creare delle super star, ma uomini che in futuro si alzeranno la mattina presto per compiere i propri doveri, che svolgeranno con amore e con passione, nel rispetto degli altri e soprattutto per se stessi.

Molte critiche si indignano per la mancanza di azione, ma cosa volevano? Più litigi, più cattiveria tra i compagni? Più disordine e caos? Professori più severi nelle punizioni?
Hanno capito che non è necessario urlare per farsi ascoltare?

L’ottava nota, un film di Francois Girard – 2014

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