“A rainy day in New York” di Woody Allen, un filmetto in minigonna plissettata

Quando le aspettative sono alte, la delusione è dietro l’angolo. Perchè da Woody Allen ci si aspetta sempre il capolavoro ma, “A rainy day in New York” si rivela invece un filmetto leggero. Un’ambientazione romantica come romantica può immaginarla un adolescente amante dei film in bianco e nero, dei locali retrò, delle musiche di George Gershwin, una New York bagnata dalla pioggia e grigia come la malinconia.

Woody Allen scrive il film meno adulto della sua carriera, dove compaiono ragazzette in minigonne plissettate e scarpe da ginnastica, figure che sono comparse inutili alla trama, spente in confronto alla luce brillante del protagonista: Gatsby Welles, un nome, un programma, un ragazzetto tutt’ossa dall’intelligenza acuta, emotiva, di estrazione borghese cresciuto a pane e pianoforte, un romantico che rifiuta l’educazione colta dei genitori ma che ama la cultura, che conosce i locali più chic di Manhattan, da cui proviene, che gira per il Metropolitan Museum come fosse casa sua, che vince somme esorbitanti al poker e che cerca nelle reginette di bellezza della scuola, la musa da plasmare come un Golem.

A rainy day in New York

A rainy day in New York



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Timothéè Chalamet interpreta Gatsby



Selena Gomez e Timothéè Chalamet

Selena Gomez e Timothéè Chalamet



E invece la fidanzatina del momento che porta a New York per un week end romantico, una Elle Fanning fastidiosa come un gessetto che stride sulla lavagna, una ragazzetta ambiziosa che viene dalla provincia e che scrive sul giornale della scuola, si lascia trasportare dal personaggio colorato che deve intervistare, un regista depresso che trova, nella acerba e puerile bellezza della ragazza, un piccolo spiraglio di vita. Finita in un turbine di feste glamourous dove l’alcool scorre a fiumi quanto le donne di cattivo gusto, vestite di leopardo e troppo truccate, dove gli attori del momento sono playboy da quattro soldi, la figura antitetica a Gatsby si fa sempre più piccola.

Gatsby è il ragazzo alla ricerca dell’amore virtuoso, delle passioni più vere, delle emozioni più forti, dei baci più sentiti, come quello dato a Selena Gomez, altro personaggio femminile di secondo piano, piccola comparsa di sfondo che ruota intorno alla storia dove splende soltanto un Timothéè Chalamet, protagonista aperto al mondo, dalle fantasie romanzesche, una mente indipendente e curiosa, che si scoprirà intrappolata dalla banalità di una ragazzetta che corre appresso alle star della tv, colme solo di vizi e frivolezze.

Selena Gomez e Timothéè Chalamet

una scena dal film



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Selena Gomez e Timothéè Chalamet



La New York raccontata da Allen svela sempre un lato nuovo, una città ideale di perfezione estetica, una melopea della fotografia scenica diretta da Vittorio Storaro; frizzante nonostante tutto la sceneggiatura ricca di citazioni, frutto dell’alter ego di Allen, il giovane Gatsby dall’intelligenza luminosa e penetrante e dall’eloquenza straordinaria che racconta:
i salotti di mia madre, sempre pieni di insetti e di madeleine”, rimandi kafkiani e proustiani.

Rivelatrici alcune scene, come quella girata all’interno di un ristorante dove la giovane Ashleigh, fidanzata di Gatsby sedotta da un attore del momento, buffa, goffa e impacciata, gesticola nervosa mentre dietro di lei compare, come una metafora, un quadro con delle ninfe nude.

A rainy day in New York” manca della penetrazione psicologica e morale, manca della profonda conversazione, manca del perfetto intreccio tra i personaggi, ma a Woody Allen si perdona tutto.

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