Star Wars: Lord Fener, il Padre Oscuro

Ascesa e caduta del Male nella Trilogia Originaria di George Lucas. La conversione giovanile di Anakin Skywalker al Lato Oscuro viene meno innanzi alle suppliche del figlio, nuovo Cavaliere Jedi e salvatore della Galassia

Durante la sua prima comparsa, Darth Fener appare come l’antagonista per eccellenza. Ne ha tutti i connotati: un vestito nero, con una corazza a cui è attaccato un respiratore; un elmo che ricorda quelli dei samurai e dei toni minacciosi, prima nei confronti dell’equipaggio dell’astronave in cui le truppe imperiali si sono insediate, e poi quando incontra Leila Organa. Darth Fener vuole i piani della Morte Nera, la terribile arma che l’Impero utilizzerebbe per disintegrare un intero pianeta. E lui sa che Leila fa parte della cospirazione ribelle e che sa dove sono quei piani. Ma Leila si rifiuta di parlare, nega, e lui ordina alle sue truppe di portarla via. È questo l’inizio di Guerre Stellari, il primo tassello di quella che sarebbe diventata una delle saghe cinematografiche più famose in assoluto, Star Wars, opera colossale firmata da George Lucas. Il quale, con un certo spirito di protezione, avrebbe difeso il suo prodotto rifiutando l’Universo Espanso (ora sotto l’etichetta Star Wars Legends) e tutto ciò che da esso ne è stato derivato: libri, fumetti, videogiochi. Perché i sei film di Star Wars non sarebbero sufficienti per raccontare una storia che si propaga lungo diversi millenni.


Darth Fener è il vero, grande protagonista di Star Wars, insieme a suo figlio Luke: «Star Wars è la storia di Anakin e Luke Skywalker», ha detto George Lucas, «quando Luke salva la Galassia e redime suo padre, la storia è finita: qualunque cosa sia stata scritta dopo, non riguarda il cuore di Star Wars.» Una storia di ascesa, caduta e redenzione attraverso i figli (Luke e Leila), dovuta a un amore impossibile (quello per Padme Amidala, sviluppato però nella Nuova Trilogia) e al lento avvicinamento al cuore del male, il Lato Oscuro, per mano del Cancelliere Palpatine, diventato poi il Signore dei Sith, l’Imperatore Darth Sidious. Ma l’incipit di Guerre Stellari sembra portare da tutt’altra parte. Non a caso, dopo la fuga dei due droni, C1-P8 (o R2-D2) e C-3PO, verso il pianeta di Tatooine – dove incontreranno prima Obi-Wan Kenobi e poi Luke Skywalker –, Darth Fener non compare più, finché non lo ritroviamo in una riunione con i capi dell’esercito imperiale, in cui si dice che l’imperatore ha sciolto il consiglio definitivamente e che della vecchia Repubblica non è rimasto più niente. I sistemi locali sono tenuti in pugno dalla paura, la paura per la grande arma dell’Impero, la Morte Nera. Ma Darth Fener – o Lord Fener – crede che la Forza sia ancora più letale: «L’abilità di distruggere un pianeta è insignificante di fronte alla potenza della Forza», dice.


È necessario comunque scoprire l’ubicazione della base ribelle segreta. E per farlo bisogna interrogare Leila, prigioniera dell’Impero. Darth Fener cerca allora di convincerla a parlare utilizzando una sonda mentale. Ma di fronte al mutismo della principessa, le truppe imperiali decidono di fare rotta per Alderaan, il pianeta natale di Leila, minacciando di distruggerlo. Ad Alderaan si erano diretti anche Luke Skywalker e il vecchio Obi-Wan Kenobi, che avevano scoperto nel pianeta Tatooine il messaggio lasciato da Leila nel drone R2-D2 e si erano diretti lì per far apprendere a Luke la dottrina Jedi. Luke aveva deciso di seguire Obi-Wan anche dopo che questi gli aveva rivelato la tragica scomparsa di suo padre, Anakin Skywalker, uno Jedi esemplare ucciso proprio da Darth Fener. È inevitabile che le vicende parallele di Luke e di Darth Fener finiscano per intersecarsi, ma non prima dell’epico scontro tra Obi-Wan, l’ultimo Jedi, e il malvagio Sith. «Quando ti ho lasciato non ero che un discepolo», dice Darth Fener a Obi-Wan, che ha già pronta la mitica spada laser Jedi. «Ora sono io il maestro.» «Solo il maestro del Male» risponde Obi-Wan. Lo scontro si conclude a favore del Sith, ma Obi-Wan si è sacrificato soltanto per permettere a Luke e Leila di fuggire.


Il primo episodio – in ordine di apparizione nelle sale – apre solo qualche squarcio sul passato di Darth Fener. Quel tanto che basta per lasciar intendere un tradimento ai danni degli Jedi per sposare la causa dei Sith. Non si spiega come né perché. Ma tutto diventa più chiaro nel film successivo, L’impero colpisce ancora, in cui più di una volta Darth Fener si lascia tentare dal Bene, proprio come in passato si era lasciato tentare dal Male. È qui che facciamo conoscenza di un altro personaggio fondamentale, l’Imperatore Darth Sidious, l’unico da cui Darth Fener prende ordini. L’Imperatore ha percepito la presenza di un’interferenza nella Forza, provocata dalla crescita di Luke, che sta per essere addestrato dal Maestro Yoda. «Abbiamo un nuovo nemico» dice l’Imperatore. «Il giovane ribelle che ha distrutto la Morte Nera. E io sono assolutamente convinto che questo ragazzo è figlio di Anakin Skywalker.»


«Come è possibile?» domanda Darth Fener. Lui sa qualcosa che riguarda la nascita di Luke. Qualcosa che, in teoria, avrebbe dovuto impedirne la nascita. L’Imperatore prosegue: «Cerca dentro di te, Lord Fener. Cerca e saprai che è vero. Egli può distruggerci.» A questo punto Darth Fener diventa diplomatico, e così, invece di accettare l’ordine implicito dell’Imperatore e di uccidere Luke, risponde: «È solo un ragazzo. Obi-Wan non può più aiutarlo», per poi proporre all’Imperatore di convertire l’apprendista Jedi alla religione del Male. Darth Fener lo definisce «un potente alleato», l’Imperatore «una grande risorsa.» La prospettiva di incontrare Luke provoca in Darth Fener qualcosa, un nuovo stimolo, una nuova luce. È l’idea di diventare ancora più potente, di ritrovarselo come alleato, di non avere più alcun rivale. È chiaro che prima del momento più eclatante di tutta la Trilogia Originaria, la rivelazione dell’alter-ego di Darth Fener, tutto rimane in sospeso e le prospettive che anche Luke ceda alla seduzione del Lato Oscuro sono tutt’altro che da escludere. Ma soprattutto, c’è un’altra prospettiva che giunge nella mente di Darth Fener: non doversi più inchinare all’Imperatore ma essere il numero uno di tutta la Galassia.


È questa la proposta che fa a Luke: governare la Galassia in due, padre e figlio. E quando Luke si mostra incredulo, di fronte all’agnizione («Io sono tuo padre»), Darth Fener usa quasi le stesse parole dell’Imperatore: «Cerca dentro di te. Tu sai che è vero.» Cercare dentro se stessi vuol dire guardare nel proprio inconscio. Secondo le teorie freudiane, la personalità è frammentata in tre livelli, Es, Io e Super-Io e l’Es comprende l’istinto all’eros e al thanatos, l’amore e la morte. Applicando questa definizione in Star Wars, tutto è chiaro: l’amore impossibile per Padme aveva condotto Anakin Skywalker verso la perdizione, verso il Lato Oscuro, ovvero verso una predominanza dell’Es. Ma nel caso di Luke, non essendoci la seduzione di eros, non può esserci nemmeno thanatos. La conseguenza è la ribellione a quel padre oscuro (Darth Vader richiama infatti “dark father”) che Luke vorrebbe rinnegare. Eppure, nel Ritorno dello Jedi, dopo aver rivelato a Leila ciò che lo lega davvero a Darth Fener, Luke dice: «C’è del buono in lui.»


Altro richiamo: Yin e Yang, due opposti che non si possono separare. Tradotti alla lettera, “yin” è “il lato in ombra della collina” (Lato Oscuro, rappresentato dai Sith) e “yang” è “il lato soleggiato della collina” (Lato Chiaro, rappresentato dai Jedi). È per questo che, nonostante la vocazione al Male, in Darth Fener, nel padre oscuro, esiste ancora un po’ di buono, proprio come al momento della sua ascesa a signore dei Sith il Lato Oscuro, all’opposto, tendeva a emergere grazie alla rabbia, la violenza e la paura. Luke si consegna quindi a Darth Fener e per la prima volta lo chiama “padre”.


«Allora, hai accettato la verità?» gli chiede Darth Fener.
«Ho accettato la verità che tu una volta eri Anakin Skywalker, mio padre.»
«Quel nome non ha più alcun significato per me.»
«Quello è il nome del tuo vero Io, l’hai solo dimenticato. So che c’è del buono in te: l’Imperatore non è riuscito del tutto a privartene.»


Questi scambi di battute si ricollegano alle teorie freudiane succitate (l’Es che ha prevalso sull’Io) nonché al concetto di Yin e Yang. Ma quando l’Imperatore, che ha cercato invano di convincere Luke a convertirsi al Lato Oscuro, sta per uccidere il giovane Jedi, ecco che l’Io originario e il Lato Chiaro della Forza tornano a prevalere sull’Es: la vista del figlio e la sua distruzione sono una prospettiva che Darth Fener non può accettare, di qui la sua ribellione e il conseguente tirannicidio. L’alter-ego di Darth Fener è tornato a brillare e Anakin Skywalker è di nuovo vivo. E quando gli toglie la maschera che lo aveva trasformato da uomo in cyborg, Luke vorrebbe salvarlo, ma lui risponde soltanto: «Lo hai già fatto, Luke. Avevi ragione nei miei riguardi. Di’ a tua sorella che avevi ragione.» Spira dopo aver ritrovato il proprio Io, oltre che il figlio perduto, e queste saranno le sue ultime parole. Nella scena conclusiva del Ritorno dello Jedi, Luke dà fuoco alle spoglie di colui che un tempo era il padre oscuro e che, prima di morire, si è liberato: le fiamme avvolgono il corpo di Anakin Skywalker proprio come secondo l’usanza greca. Ma durante i festeggiamenti degli Ewok per la liberazione dall’Imperatore, Luke vede le tre anime che lo hanno aiutato a ristabilire l’equilibrio nella Forza: Obi-Wan Kenobi, che gli aveva dato la spada Jedi di suo padre; il Maestro Yoda, che lo aveva fatto diventare un cavaliere Jedi; e infine rivede il giovane Anakin Skywalker, suo padre, anche lui di nuovo in pace con la Forza ma soprattutto con il proprio vero Io.


FONTE: http://www.guerrestellari.net/athenaeum/pers_menututti_menuanakin_tenta.html

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