Esilio forzato

Da poco uscito nelle sale italiane, il nuovo film di Pablo Larrain, Il Club, racconta la storia di una piccola comunità religiosa alle prese con i rimorsi di coscienza e il senso di colpa, logiche conseguenze di un passato torbido ed oscuro.

Un incubo, un tarlo asfissiante che ti perseguita per tutta la vita, una macchia indelebile inestirpabile. Esistono tanti modi per definire le drammatiche conseguenze psicologiche derivanti dalla pedofilia e il film diretto da Pablo Larrain, Il Club, prova ad elaborare proprio tale concetto. Scopriamone i dettagli.
Sulle sponde della costa cilena vivono una suora e quattro preti. Quest’ultimi sono di fatto sconsacrati, in quanto autori di azioni deprecabili nei confronti di bambini, donne e uomini. Anche Sandokan, un infelice senza fissa dimora, è stato uno di quelli traditi dai preti di questa piccola comunità religiosa. Egli funge da accompagnatore agli spostamenti di padre Lazcano, prete pedofilo da poco arrivato in loco, nonché vero e proprio incubo dell’infanzia di Sandokan. Divorato dal senso di colpa per i peccati commessi in passato, padre Lazcano si suicida davanti alla sua vittima (Sandokan), avviando le indagini di padre Garcia, un gesuita psicologo deciso a gettar luce sulla morte appena avvenuta e ad interrompere nel minor tempo possibile il ritiro spirituale dei preti peccatori pentiti.
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Distribuito nelle sale cinematografiche italiane dalla Bolero Film a partire da giovedì 25 febbraio, Il Club è un film drammatico che descrive la spaccatura psicologica in seno alla costa cilena a La Boca. Si tratta di una frattura che scinde inesorabilmente vittime e carnefici, nella quale risiede la dimora del pentimento, uno dei numerosi luoghi che la Chiesa riserva ai preti e alle suore che si sono macchiati in passato di certi atti non proprio conformi con il loro credo. Una sorta di “prigione alternativa”.
All’interno de La Boca dell’inferno non manca nessuno all’appello: preti pedofili e ladri di bambini, nonché tutti coloro che hanno silenziosamente collaborato e fiancheggiato l’esercito e le gerarchie cattoliche durante la dittatura. Tutti irrompono sulle scene dirette da Pablo Larrain (di cui ricordiamo Fuga, Tony Manero, Post Mortem e No – I giorni dell’arcobaleno). Con questo suo ultimo prodotto, il regista cileno mette a confronto la storia del suo Paese con un gruppo di personaggi contraddistinti da un’aurea malvagia e narcisista.

 

Uno sguardo nel vuoto da parte di Sandokan, uno dei protagonisti del film

Uno sguardo nel vuoto da parte di Sandokan, uno dei protagonisti del film

In passato, i cinque preti in esilio a La Boca dell’inferno erano come un branco di lupi affamati, prodotti finali di un’esistenza fatta di avarizia e peccato. Ogni piccola ed innocente creatura si piegava al loro cospetto. Ma ora, la realtà che li circonda è ben diversa. Essi infatti si muovono grevi di fronte all’immensità dell’oceano circostante e dentro una fioca ed opaca luce che li avvolge ed inghiottisce inesorabilmente.
L’ombra delle tenebre che fagocita i cinque preti divorati dal rimorso interiore viene spezzata dall’arrivo di padre Garcia, che con la sua estetica e la sua giovinezza fa tornare a galla le crepe di un Paese incapace di trovare pace, serenità e riconciliazione.

 

Padre Garcia

Alcuni dei preti sconsacrati

Ben lungi dal voler rappresentare una verità storica assoluta ed incontrovertibile, Il Club, tuttavia, dà spazio ad un confronto piuttosto aspro, scomodo e spietato, prendendo come punto di partenza la certezza dell’impunità dei preti.
Padre Garcia sarà protagonista di un’autentica gincana tra omissioni, documenti mancanti e vuoti di memoria di vario tipo. Il suo intento è quello di smascherare le responsabilità etico-morali di una comunità religiosa che si dichiara pentita e pronta a voltare pagina.
In questa prospettiva giustizialista, Larrain (personificato da padre Garcia) cerca di andare oltre la semplice confessione dei peccati commessi da parte dei preti “criminosi”. La giusta punizione è dunque rappresentata da Sandokan, bambino abusato in passato e divenuto un adulto disturbato nel presente, un uomo in grado d’infliggere al suo aguzzino la stessa potenziale ferita subita durante l’infanzia. Sandokan può essere dunque definito come un fantasma del passato con cui fare i conti attualmente.
Infine, da un punto di vista tecnico, le inquadrature frontali e i primi piani che costringono i protagonisti a relazionarsi con la propria pena, costituiscono gli elementi più interessanti e i tratti distintivi de Il Club di Pablo Larrain, un regista che conferma il suo enorme potenziale.

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