J.J Abrams parla di Star Wars Il risveglio della forza e ci svela qualche segreto

J.J. Abrams ha concesso una intervista a Wired in cui ha svelato qualche segreto di Star Wars Il risveglio della forza

J.J. Abrams ha concesso una interessantissima intervista a Wired in cui parla di Star Wars Il risveglio della forza e finisce per svelarci qualche segreto sul nuovo film che sta facendo perdere il sonno a milioni di fan in giro per il mondo.


Wired: Come ti senti? Sembra ieri che venivi annunciato come regista di Episodio VII.


J.J. Abrams: Bene! Non è folle? Non vedo l’ora che le persone vedano il film. Stiamo cuocendo questa torta da molto tempo e ora è il momento di servirla.


Quanto de Il risveglio della forza è funzionale a richiamare le persone verso il franchise Star Wars e quanto all’idea di cominciare qualcosa di completamente nuovo? Come hai trovato un equilibrio tra queste due necessità?


Volevamo raccontare una storia che avesse al suo interno un inizio, una metà e una fine ma allo stesso tempo, come in Una nuova speranza, implicasse una storia precedente e suggerisse una storia futura. Quando uscì per la prima volta Star Wars era un film che permetteva, allo stesso tempo, agli spettatori di capire una nuova storia ma anche di immaginare ogni sorta di eccitante futuro. In quel primo film Luke non era per forza il figlio di Vader, non era per forza il fratello di Leia ma era tutto possibile. Il risveglio della forza ha questo incredibile vantaggio, la storia originale non è nota solo a pochi fan ma a un sacco di gente. Abbiamo potuto usare ciò che è successo nel passato in modo organico perché non avevamo la necessità di far ripartire nulla. Non abbiamo dovuto inventarci una storia delle origini che avesse un senso, c’é già. I nuovi personaggi, i veri protagonisti di Episodio VII, si trovano in situazioni nuove. In questo modo anche se non sai nulla di Star Wars riesci subito a capirli. Se sei un fan di Star Wars aggiungerai significato a quello che sta accadendo loro.


Hai scritto la sceneggiatura con Lawrence Kasdan che è stato co-sceneggiatore de L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Ha detto recentemente che le sue esperienze di vita e il periodo di tempo trascorso non lavorando a Star Wars lo hanno reso pronto a lavorare a questo film. Ci sono momenti della tua vita o del tuo lavoro da cui hai tratto ispirazione?


Lavorare con Larry è una delle migliori tra le incredibili esperienze che mi sono capitate lavorando a questo progetto. Tutti usiamo le nostre esperienze da un progetto all’altro ma in questo caso non ho guardato molto al mio passato. Più che altro ho usato le mie esperienze passate come ammonimenti, cose che non volevo fare di nuovo. Per esempio non volevo iniziare un film quando non “possedevo” completamente la sceneggiatura. Penso di averlo fatto un paio di volte nella mia carriera. Non voglio dire di non essere orgoglioso del mio lavoro ma mi ricordo di aver iniziato a girare Super 8 e Star Trek Into Darkness e sentire di non aver risolto dei nodi fondamentali dell’intreccio.


La collaborazione per me è stata una educazione in sceneggiatura, in sceneggiare con chiarezza, con efficienza e brevità saggia. E’ stato come fare un master esteso. Dato che è anche un regista sapeva cosa stavo attraversando nelle fasi preparatorie e di produzione e ha dato spazio alle mie necessità. Alcune volte queste necessità erano pratiche, altre volte erano necessità creative o sensazioni ma è sempre stato lì per aiutarmi in questo processo allo stesso modo in cui lo sarei stato io se lui fosse stato il regista. Abbiamo sempre cercato di mandare le cose avanti nel modo giusto, di fare questo film nel modo giusto. Non posso dire abbastanza di lui.


Così ho cercato di non dimenticare gli errori che ho fatto ma ho cercato di concentrarmi anche su quello che mi dà ispirazione nel cinema. Mi sono fatto domando come: “Come possiamo rendere questo film delizioso?” Questo è l’unico requisito che io e Larry ci siamo imposti l’un l’altro. Il film doveva essere delizioso. Non doveva essere didascalico, non doveva introdurre un certo numero di giochi per una azienda, non doveva cercare di piacere a nessuno in particolare ma doveva essere un film su cosa ci delizia.


Beh, si vede nei trailer. Mi ricordo di essermi svegliato il giorno dell’uscita del primo trailer con mia moglie che mi metteva il suo iPhone in faccia. Ho sentito la musica e mi sono svegliato di colpo, ho sentito l’eccitazione.


Questo è stupendo. Quello di cui sono eccitato è che il film dà le stesse sensazioni dei teasers e non che i film siano una cosa e i teasers un’altra.


Una cosa che so di te è che ami il mistero. Ami sorprendere il pubblico. Come ti sei sentito riguardo quei teasers, riguardo rivelare parti del film, parlarne e fare marketing piuttosto che lasciare che la storia si rivelasse secondo i tuoi termini?


Devo dare merito, francamente in modo sorprendente, alle persone incredibili alla Disney, specialmente a Alan Horn [ capo dei Walt Disney Studios] e a Bob Iger [CEO della Disney]. Bob è stato incredibilmente collaborativo e mi ha supportato durante tutto il processo. Quando si è trattato di marketing mi aspettavo la Disney volesse mettere fuori una sovrabbondanza di materiale ma sono stati incredibilmente riluttanti nel farlo. Vogliono che questa cosa sia una vera e propria esperienza per chi va a vedere il film e gli sono grato per questo.


C’è il lato positivo dello stare tranquilli, puoi proteggere il pubblico da spoiler o certi momenti che in un qualche modo rendono l’esperienza meno eccitante.In un altro senso puoi essere visto come timido o paranoico e questo non è mai stato il mio intento. Dato che Lucasfilm è sempre stata così coinvolta con i fan e così aperta riguardo quelli che sono i suoi progetti sarebbe stato strano non mostrare nulla fino al momento in cui il film sarebbe uscito. Ho spinto personalmente per avere il teaser un anno prima dell’uscita perché mi è sembrato che come fan di Star Wars se avessi visto anche la più piccola cosa sarei stato follemente curioso per un anno. Perché no? Così l’ho fatto.


Ma non voglio distruggere troppe illusioni. Stiamo camminando sul filo del rasoio, Se cadi da una parte non va bene perché mostri troppo se cadi dall’altra non va bene perché non mostriamo nulla e facciamo la figura degli stronzi arroganti.


Lo senti dentro? Qual’é l’equilibrio?


Devi solo chiederti ad ogni occasione, ogni convention, ogni opportunità, ogni promozione cosa sia giusto. Con questo film ci sono più articoli di merchandising rispetto a quanto sia abituato. Ci sono così tante cose e tutte sono un piccola finestra nella storia. Non riguarda solo che pezzo usi per un talk show ma anche cosa dice un personaggio giocattolo in una particolare line di action figures confrontato con quello che dice un altro giocattolo. Abbiamo voluto tenerci abbottonati in modo da preservare l’esperienza dello spettatore.


Puoi vedere come l’universo diventa così grande così in fretta: prima giochi e videogiochi poi Episodio VIII e IX con i registi Rian Johnson e Colin Trevorrow. So che VIII è un film di Rian ma sicuramente avrai aperto delle parentesi che dovranno essere chiuse in Episodio VII. Sai come verranno chiuse queste parentesi? Sono già state risolte queste questioni?


La sceneggiatura per VIII è scritta. Sono sicuro che ci saranno una infinità di riscritture come sempre ma quello che abbiamo fatto io e Larry è creare una serie di relazioni, domande e conflitti e sappiamo dove certe cose sono dirette. Abbiamo avuto incontri con Rian e Ram Bergman, il produttore di VIII. Loro guardavano le riprese giornaliere quando stavamo girando il film. Volevamo che fossero parte del processo in modo che la transizione verso il loro film fosse la più liscia possibile. Ho mostrato a Rian il primo montaggio del film perché sapevo che stava riscrivendo e cominciando la pre produzione. Come produttore esecutivo di VII ho la necessità che quel film sia molto buono. Conservare informazioni non serve a nessuno, tantomeno ai fan. Per questo siamo stati il più trasparenti possibili.


Rian ha chiesto una paio di cose qui e lì che gli servivano per la sua storia; è un grande regista e uno scrittore solido. La storia che ha raccontato ha preso da quello che abbiamo fatto io e Larry ed è proseguita nella direzione che ha pensato fosse migliore ma quella direzione è bene o male quella che avremmo preso noi. Hai ragione, comunque, questo sarà il suo film e lo farà nel modo in cui pensa di doverlo fare. Non chiede e non ha bisogno di farlo il mio aiuto o la mia supervisione.


Quando guardi alla trilogia originale ci sono certe scene che ti sono piaciute in particolar modo?


Sarebbe un chiacchierata meno lunga se parlassi delle scene che non mi sono piaciute in un modo particolare. Come fan di Star Wars guardo a quei film con rispetto e amore. Lavorare al risveglio della forza ha dovuto, però, farceli considerare in un modo leggermente diverso. Per esempio è facile amare la scena di Luke, sono tuo padre ma quando pensi a come dove e quando quella scena arriva penso che neppure Star Wars avrebbe potuto permettersela nel primo film, Episodio IV. Voglio dire: E’ stato un momento potentissimo, un classico istantaneo nella storia del cinema ma è stato possibile solamente perché stava alla spalle dei film che sono venuti prima. Ci sono voluti un paio di anni per permettere all’idea di Darth Vader di farsi largo, di farlo emergere come uno dei più grandi cattivi della storia del cinema. Il tempo ha aumentato le aspettative sullo scontro tra Vader e Luke. Se sono tuo padre fosse stato detto nel primo film non credo avrebbe avuto la stessa risonanza. Non so neppure se avrebbe funzionato.


Stiamo facendo il primo di una nuova trilogia e non capita molto spesso che tu possa lavorare su qualcosa che tu sai avere un continuum, dove sai che alla fine sei la settima parte di nove, almeno. E’ un modo molto interessante di approcciarsi alla storia, è grande! ti toglie responsabilità. E’ uno dei doni della trilogia originale. Quando guardi il film per la prima volta non sai esattamente cosa stia cercando di fare l’Impero. Sai che vogliono governare con la paura e sai che vogliono prendere il potere ma non cosci i loro piani. Non sai fino in fondo cosa sarà per Luke diventare uno Jedi, lasciamo perdere chi sia suo padre. Non sai bene cosa siano le guerre dei cloni. Tutte questi elementi sono solo abbozzati in Una nuova speranza. Nel 1977 tutte queste cose non erano chiare a nessuno e forse nemmeno a George Lucas.


Non posso dire abbastanza su quanto George sia stato in grado di creare con il primo film, lasciamo perdere quelli successivi. Lasciate perdere quando stupendi fossero da guardare, lasciate perdere la tecnologia, lasciate perdere la comicità, il cuore o il romanticismo, l’avventura, tutti i momenti che hanno fatto in modo lo amassimo. Pensate a quanto è riuscito a creare, a quante domande ha posto, quelle giuste, l’essere riuscito a creare un mondo che dà l’idea di andare ben al di là di quello che vediamo e sentiamo. Questa per me è la cosa più grande riguardo a Star Wars. Molto della creazione di questo film è stato creare elementi che vanno al di là di quello che si vede tanto quanto creare una storia che fosse soddisfacente di per sé. Non poteva solo essere un film in cui si facevano domande ma non si davano risposte.


Ma con un universo così grande devi pensare a dei limiti o no? Sicuramente hai beneficiato di un budget sano e dall’avere un mondo molto grande da inventare. Ci sono state particolari limitazioni che hai voluto mettere nel processo o nella storia, qualcosa che ti ha aiutato a concentrarti sui tuoi obiettivi?


Mi sento più felice quando ho dei limiti. Con Lost quando il direttore della ABC Lloyd Braun mi ha chiamato e mi ha chiesto di inventarmi uno show su delle persone che erano sopravvissute a un incidente aereo mi ricordo che ho pensato: “Bene, mi inventerò questo show” e l’ho fatto molto velocemente. Quello che era bello era che mi aveva dato un compito preciso così quando l’ho chiamato e gli ho raccontato la mia idea era molto più strana di quanto si aspettassero. Sono stati i limiti a fare da terra fertile per quell’idea strana. Lui pensava a una serie su dei sopravvissuti. La stranezza all’interno di dei limiti. Se non ci fossero stati limiti e mi avesse chiamato chiedendomi di inventarmi uno show strano avrei pensato: “Non so! Cosa vuole che faccia?”.


Star Wars è così senza limiti in termini di mondo, personaggi e conflitti. Quando abbiamo iniziato a lavorare al film Larry e io abbiamo iniziato a fare una lista delle cose che ci interessavano, le cose che avremmo voluto vedere, quelle che pensavamo fossero importanti. C’era un vero problema nel fare questo film: tutti i dettagli che fosse il design di un costume o la musica o la scenografia doveva essere accolta come parte di Star Wars. Stavamo ereditando Star Wars! Non è una cosa che puoi fare con leggerezza, bisogna davvero capire le scelte di design, ogni cosa è importante. Allo stesso tempo è solo Star Wars cioè qualcosa non sarebbe stato automaticamente interessante solo perché è nella galassia.


Per esempio quando eravamo sul set e stavamo girando una scena era sempre fantastico per me vedere Harrison Ford vestito da Han Solo oppure ecco arrivare un tizio, uno stormtrooper e lui assomiglia esattamente a uno stormtrooper. Ricordate la sensazione del cattivo che esce dalla sua navicella? O il suono di un TIE Fighter che passa vicino a te? Abbiamo visto tutti dei TIE Fighter passare a fianco a noi per 40 anni, cosa lo rende interessante? Il punto è: le scene non saranno buone solo perché certe cose o personaggi saranno presenti anche se di certo è una manna per gli occhi.


Abbiamo cercato di guardare a questa cosa da dentro. Cosa rende questa storia viva? Cosa la rende romantica o piacevole o sorprendente o struggente o istericamente divertente? Abbiamo semplicemente approcciato questa narrativa dal punto di vista che questa storia parla di un ragazzo e di una ragazza non lo abbiamo fatto con l’idea di poter fare tutto quello che volessimo.


Ho amato l’aneddoto comparso sul The New Yorker nel profilo di Joni Ive riguardo voi due che facevate una riunione sul design della strana spada laser di Kylo Ren. I piccoli dettagli come quello o il braccio rosso di C-3P0 o la parabola ora rettangolare del Falcon rendono noi fan pazzi nell’attesa di sapere cosa e successo a Jedi e Forza. Come hai lavorato con il team di design; come hai affrontato la creazione di questi design?


Tutto è iniziato all’inizio quando lavoravamo con Michael Arndt, il primo sceneggiatore. Mentre io e Michael stavamo collaborando ho invitato il designer di produzione Rick Carter nel processo. Esattamente come sarebbe impossibile separare la colonna sonora di John Williams da Star Wars era impossibile separare Ralph McQuarrie e il suo team di design dal progetto per quanto avevano fatto con Una nuova speranza. Il mio intuito mi diceva che prima Rick avesse fatto parte del team meglio sarebbe stato. E’ un incredibile sognatore, la sua mente esplora mondi meravigliosi e sogna cosa che nessuno riesce a immaginare. Molto velocemente divenne un incredibile vantaggio avere Rick avere a che fare con i designer e gli artisti, preparare i modelli a seconda delle nostre riunioni. Quasi da subito il design ha iniziato a fare parte delle idee su cui stavamo lavorando. Momenti come il braccio di C-3P0 arrivano dalla volontà di marcare il tempo.
Quasi come…


Siano emersi fatti sconosciuti


Esattamente. Sai il momento in cui ritrovi qualcuno dopo anni di lontananza? Vedi i lineamenti dei loro visi e pensi: Hanno vissuto 10 anni! O come quando vedi qualcuno che ha una cicatrice che non aveva, fisica o emotiva, la riconosci. Ti fa capire che non sono passati due minuti. Era importante che Han Solo fosse Han Solo ma non che recitasse come un trentenne. Quando hai 70 anni avrai una serie di esperienze diverse che deve risaltare in quello che sei. Harrison ha dovuto portare un livello di complessità che un Han di trent’anni non avrebbe avuto.


Poi c’erano cose come la parabola del radar del Falcon che era stata chiaramente strappata in Jedi, così ne serviva una nuova ma parte della decisione è stata presa da fan. C’era una parte di me che voleva sapere che questo era il Falcon di questo periodo. Ora so che quando vedo il Falcon con la parabola rettangolare siamo al momento dopo cui aveva cambiato proprietario. Ci ha aiutato a marcare il tempo.


Quindi: John Williams!


Oh mio dio! Prima di tutto dimenticate il suo talento e i suoi successi, come persona è quel tipo che volete conoscere più di qualsiasi altro. è l’anima più dolce che abbia mai incontrato. Lui è come un jazzista che è diventato il più grande compositore di sempre. Ti chiama letteralmente Baby! Tipo: “Hey Baby”. Mi chiama: “J.J. Baby”. Ho aspettato tutta la vita di incontrare qualcuno che mi chiamasse in questo modo!


Lavora con una matita, vai a casa sua e lo senti suonare note sul piano e mentre ascolti capisci che suono avrà la melodia una volta suonata da una orchestra. E’ una cosa indimenticabile e miracolosa da vedere Ha tutti i suoi pezzi rilegati in pelle e io gli ho detto: “Ti dispiace se…” e lui: “No, no, fai pure” così ho tirato fuori lo spartito dello Squalo ed ecco lì in matita baaa-bum, baaa-bum. Capisci che è quello che ha scritto, come se stessi passando del tempo con Mozart che per inciso ha fatto la colonna sonora dei tuoi film preferiti.


So che lo sanno tutti ma quando pensi a quello che ha scritto, è tanto importante quanto qualsiasi altro lavoro fatto con quei film. Quando si pensa a Superman, I predatori dell’arca perduta, lo Squalo e a Incontri ravvicinati del terzo tipo che è uscito lo stesso anno di Star Wars e ai film di Harry Potter. E’ davvero inumano. E’ incredibile che sia così stupefacente e così umile. E’ una cosa fantastica avere la possibilità di conoscerlo.


Gran parte di questo cast non era nemmeno nato nel 1977. Come trasmetti l’eredità di quello che Star Wars è stato per persone come me e te? O è un compito che tenti di evitare?


E’ veramente una cosa strana quando pensi di essere nato in un mondo dove semplicemente esiste. Nonostante siano nati terribilmente poco tempo fa questi ragazzi conoscono e capiscono Star Wars nello stesso modo in cui lo facciamo noi. Solo solo nati quando tutto era già successo al posto di vederlo succedere.


La chiave nel loro casting è stata trovare persone che sapessero fare tutto. Quando pensi a tutti quei personaggi con cui hanno a che fare, non solo in questo film ma sapendo che il loro lavoro continuerà. Questi individui dovevano essere dei degni portatori di questo fardello e dovevano essere in grado di continuare a raccontare la storia. Pensiamo ai film di Harry Potter, è incredibile che abbiano fatto il cast nel modo in cui lo hanno fatto e poi per quanti? 8 film? E’ stato un miracolo. Dovevano essere in grado di fare tutto e lo hanno fatto alla grande.


Sapevamo che non stavamo facendo il casting per un film solo ma almeno per tre. Quello per me è stata la sfida più grande. Quando abbiamo incontrato Daisy Ridley, quando abbiamo trovato John Boyega e poi Oscar Isaac e quando è salito a bordo Adam Driver ci siamo veramente eccitati. DAisy e John possono lavorare insieme ma cosa capita quando ci sarà Harrison? Quali saranno le sensazioni? Se non scoppia la scintilla è un disastro. Si BB-8 è un ottimo personaggio ma cosa succederà quando sarà in scena con C-3P0 o R2-D2? Sembrerà bizzarro? Sembrerà sbagliato? In qualche modo non è successo nulla di questo. Quando Anthony Daniel mi ha detto: “Oh mio dio! Amo BB-8!” mi sono detto “Tutto funzionerà” perché se lui è ok significa che sta funzionando.


C-3P0 approva.


O vedere la tenerezza tra Han e Rey o la tensione e la comicità tra Han e Finn. Era molto eccitante dire: “Queste scene funzionano!”. Abbiamo lavorato molto duro per fare i casting, per scrivere e per mettere tutto insieme ma non sei mai sicuro fino a quando non inizi a girare. Alla fine sei sul set, vedi e lo capisci. Come essere a un party dove hai invitato amici della vecchia scuola e di quella nuova e ti chiedi cosa possa succedere quando alla fine vanno d’accordo alla grande e il party è molto divertente! E’ stato un duro lavoro ma alla fine è andato tutto alla grande.


Quindi cosa ci sarà nel futuro? So che stavi pensando ad alcune idee innovative quando Kathy Kennedy ti ha chiamato per questo lavoro.


Mia mamma faceva questa cosa quando pranzavamo, diceva: “Quindi cosa volete per cena?” e io rispondevo “Mamma! Stiamo pranzando. Stiamo letteralmente iniziando a pranzare”. Sentivo il bisogno di finire prima il mio pranzo. Ora voglio solo portare questo film nel mondo.

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