L’appello civile di ‘Santa subito’ di Alessandro Piva


L’appello civile di ‘Santa subito’ di Alessandro Piva

Di Enrico Maria Albamonte


Dodici minuti di applausi e una standing ovation. Così è stato accolto il film ‘Santa subito’, distribuito da Seminal, dal pubblico romano che ha potuto vederlo in anteprima alla festa del cinema della capitale. Un film diretto dal bravissimo Alessandro Piva che ha vinto non a caso il premio BNL del pubblico e che sbarca nelle sale italiane solo il 9, 10, 11 dicembre. Chi scrive invita tutti, e soprattutto gli uomini, a non perdere questo accorato manifesto della bellezza e dell’immensa forza delle donne di oggi, vittime sempre più spesso di molestie e di persecuzioni che sfociano sovente in efferati delitti. Ogni 72 ore in Italia una donna perde la vita per mano di un uomo e ogni 15 minuti una donna subisce violenza sessuale. Un fenomeno che finalmente nel 2009 il legislatore ha deciso di disciplinare introducendo il reato di stalking. Un po’ tardi in realtà, considerando che molto si sarebbe potuto fare per salvare la sventurata Santa Scorese, una ragazza che nella notte del 15 marzo del 1991 a soli 23 anni venne colpita da tredici coltellate da parte di un persecutore, un ragazzo di 30 anni malato di mente e disoccupato che la madre si rifiutava di curare e che dopo l’assassinio di Santa, dopo soli 10 anni di detenzione in un ospedale psichiatrico, è stato rimesso in libertà. Il film ricostruisce in modo lucido ma poetico il percorso di Santa Scorese, nata nel 1968 a Bari da una bella e solida famiglia del Sud, papà Piero poliziotto e mamma Angela onesta casalinga, credente e cattolica. Cresciuta in un ambiente sereno e di sani principi, Santa sente fin da giovanissima un richiamo forte dentro di sé, quello della fede in Dio: una autentica vocazione che la guida fino a renderle chiaro il suo progetto spirituale, quello di diventare una missionaria. Santa ha tanti sogni, è affamata di vita e tiene un diario che custodisce gelosamente, e scrive lettere a Gesù, lettere piene di amore ma anche piene di consapevolezza e di maturità critica.

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Il film è diviso in due parti: nella prima tutto è bello e luminoso, le amiche di Santa e le missionarie la ricordano come una figura pura e angelica, quasi ieratica. Un modello di vita. Ma poi nella seconda parte improvvisamente irrompe il male: un individuo frustrato e malato comincia a pedinarla e a subissarla di messaggi minacciosi tentando perfino di aggredirla. Un crescendo di tensione e di segnali nefasti che avrebbero dovuto allarmare le istituzioni: Santa cerca più volte di bloccare questo maniaco con denunce reiterate ma all’epoca il sistema non era preparato a impedire queste situazioni. Perfino il padre poliziotto si sente inerme perché la legge non è dalla sua parte. Fino al tragico, ineluttabile epilogo che il regista evoca con un pathos mai stucchevole. Il film pone il quesito: femminicidio o martirio?

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Effettivamente Santa Scorese è destinata a essere beatificata per il suo sacrificio. Alessandro Piva regala un quadro suggestivo e pieno di luce volgendo uno sguardo introspettivo su una vicenda triste che fa riflettere: la storia di santa è ‘una cronaca di una morte annunciata’, i germi del delirio erano palesi ma nessuno ha bloccato il mostro. Il regista di ‘La capagira’, di ‘Milionari’ e ‘Mio cognato’ vincitore di un David di Donatello come miglior regista esordiente, fa centro con uno storytelling avvincente e appassionato e una fotografia magnifica che esalta la bellezza della Puglia sfondo di una straziante vicenda umana dove le vittime sono anche i familiari della ragazza uccisa, testimoni della ferocia e del delirio che oggi ritorna prepotente sulla scena italiana e non solo, mettendo a repentaglio l’incolumità di moltissime donne innocenti. Grazie al regista per questo bel film, vibrante e ottima prova registica davvero riuscito.

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