LUCIANO VINCENZONI: LA STORIA DEL CINEMA ITALIANO

Luciano Vincenzoni (1926-2013) è stato uno dei più grandi sceneggiatori italiani.


La sua genialità ha cambiato la storia del cinema italiano. Ha scritto capolavori come Il ferroviere, Sedotta e Abbandonata e Signore e Signori di Pietro Germi, un ritratto senza tempo della sua Treviso.


Ha scritto un film che ha fatto epoca La grande guerra di Mario Monicelli Monicelli.


Con Sergio Leone, pone le basi del western all’italiana e scrive Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, fino a Giù la testa.


Altri film memorabili sceneggiati da Vincenzoni: La cuccagna di Luciano Salce con Luigi Tenco, Il gobbo, La vita agra e Torino nera di Lizzani, il cult tarantiniano Da uomo a uomo di Petroni, Un tranquillo posto di campagna di Petri, Piedone lo sbirro di Steno.


La sua filmografia è lunghissima, ha scritto più di sessanta film.


Fu molto stimato a Hollywood, molto amico di Billy Wilder, Luciano Vincenzoni ha rappresentato la storia del cinema italiano.


Tutta la sua straordinaria vita dedicata al cinema è contenuta nella sua biografia Pane e Cinema edito da Gremase.


Questa intervista è stata realizzata poco prima che lui morisse.


LUCIANO VINCENZONI: LA STORIA DEL CINEMA ITALIANO.


Il primo racconto della sua vita?


Avevo quattro anni raccontavo una bugia che denotava una grande immaginazione. La domenica spesso andavo a pranzo dalla famiglia di un amichetto che si chiamava Luciano come me, i genitori del mio amico chiamarono mia madre e le dissero: “ Guardi che suo figlio è straordinario” .Mi chiesero come passavo la domenica ed io m’inventai una storia, dissi che la domenica con mio padre andavamo a cacciare i leoni in Africa . “Papà ha una porta di legno sulla testa e quando c‘incontra ,il leone balza con gli artigli sulla porta, gli artigli attraversano il legno ed io dietro con il martello ribatto e lo facciamo prigioniero “, un bambino che racconta una storia del genere da adulto finisce a fare cinema.


Lei è consapevole della sua genialità?


Io so di avere abbastanza immaginazione, ci sono dozzine di film che ho scritto in giro per il mondo che hanno preso premi e gratificato anche i miei colleghi. Per esempio Age & Scarpelli hanno lavorato a miei soggetti che sono stati sempre premiati o con il Leone d’Oro o con il Nastro d’argento o con la Palma d’oro. Il soggetto, il terreno sul quale si costruiva la casa era mio. Il soggetto è l’immaginazione pura, la sceneggiatura è invece un fatto di tecnica, immaginazione, ritmo.


Come nasce un soggetto?


Dietro un soggetto, una storia, ci deve sempre essere un’idea importante, pensi a Sedotta e Abbandonata che ho scritto per Germi dove c‘è tutta la questione dei matrimoni forzati, della verginità, o a Signori e Signore dove tutto ruota intorno all’ipocrisia della provincia veneta. Insomma dietro un buon film deve sempre esserci il problema.


Ho visto da poco per la prima volta il film La Cuccagna di Luciano Salce un film da lei scritto che ho trovato bellissimo…


Si era una bella idea fatta con pochi mezzi, prevedeva tutto ciò che è accaduto, è l‘unico Film che ho scritto per Salce che era bravo, il protagonista è Luigi Tenco che poi si è suicidato.


Ho rivisto ieri Signore e Signori di Germi che sembra un film eterno senza tempo ancora attuale. Com’è possibile?


Be’ dovrebbe essere cosi, il bel film e il bel racconto non invecchia mai . Questa cinematografia di oggi non vale niente perché i film passano di moda si fanno film solo per incassare e non importa il loro destino. Noi inventavamo storie che potessero restare nella storia del cinema. Due anni fa al festival di Venezia un critico americano scrisse un articolo dove diceva di aver visto Baaria di Tornatore, molto montato dalla critica italiana, e che l’aveva trovato un film volgare, brutto e meschino e che aveva visto il giorno prima in una visione privata La Grande Guerra di Monicelli e che l’ aveva trovato bellissimo, un capolavoro formidabile. Un articolo incredibile, un articolo che ho inviato a Monicelli, pochi mesi prima che morisse, era molto vecchio, gli fece un piacere immenso. La Grande Guerra è un capolavoro e quindi lo puoi vedere anche tra cinquant’anni .


Si può imparare a scrivere una buona sceneggiatura?


No, le scuole sono grandi truffe, l’immaginazione non s’ impara. La prima storia che ho venduto era Hanno rubato un tram, la sceneggiatura fu scritta da un mio collega, Ruggero Maccari, lì osservai piccole cose tecniche come per esempio la differenza tra un taglio netto e una dissolvenza. Pensi a Zavattini, Fellini, Flaiano, non sono mai andati a scuola era gente che aveva immaginazione…. Io sono ossessionato da ragazzini che mi cercano per imparare, credono che per fare gli scrittori bisogna studiare in realtà ci vuole una dote che non s’impara.


Cosa differenzia il modo di fare il cinema in America e il modo di fare cinema in Italia?


Il modo di fare cinema è legato alla cultura dei paesi, all’educazione del paese, gli italiani sono dei cialtroni e questo nel cinema si vede, sono cialtroni anche nel cinema. La mia stagione è stata fortunata perché c’erano dei veri bravi, ora ci sono solo le mezze calzette .


Cosa ti piacerebbe scrivere in questo momento?


Niente, perché è un mondo che non mi interessa più. Il cinema italiano è brutto perché cosa può scrivere chi è cresciuto con la televisione. La mia generazione ha vissuto la mancanza di libertà durante il fascismo, la paura e la fame della guerra, i sogni scatenati nel dopoguerra perché si tornava alla vita, sono emozioni fortissime che hanno fatto paradossalmente la fortuna di una generazione.


Maestro mi sta dicendo che quindi bisogna essere in qualche maniera affamati, sofferenti per fare della vera arte?


Certo, è sempre stato cosi, per tutti i grandi artisti è stato così. La sofferenza è una grande creatrice d’idee, le suonerà strano ma persino per scrivere cose comiche bisogna aver sofferto.


Ha detto una cosa molto bella


Non mi pare proprio eccezionale…


Perché lei è cosi duro, irascibile collerico?


Non sono duro, sono sintetico, mi piacciano le cose intelligenti e sintetiche, non mi piacciono le complicazioni. La vita è semplice ed è fatta di cose semplici detesto le complicazioni che sono invenzioni dei pessimisti. Comunque è vero, sono molto impaziente, probabilmente sono solo un malato di nervi, probabilmente ci sono delle pillole in una farmacia che mi calmerebbero…


Cos’è che la fa spazientire?


Mi fa spazientire la stupidità umana, quando la stupidità si esprime non la sopporto, non la sopporto nella lettura dei giornali, nell’ ascolto della radio, nella televisione, siamo sommersi dalla stupidita perché il novantanove percento dell’ umanità è stupida, tutto questo mi allontana dalla vita .


Ma c’è qualcosa a cui sta lavorando?


Il mio agente americano mi ha appena scritto che tre importanti compagnie americane sono interessate a un mio soggetto, Western Odyssey, che vorrebbero proporre a Tarantino.


Credo che sarebbe felice Tarantino di fare un film da un suo soggetto…


Tarantino è un ammiratore dei nostri western ma ha appena girato un western quindi non è detto che voglia farne un altro.


Io trovo molto bello il Django di Corbucci


Si ho scritto molti film per Corbucci anche un paio di western.


L’ultima sceneggiatura che ha scritto?


S’intitola Il selvaggio amico mio l’ho scritta con Sonego, che purtroppo è morto, sta qui e non se n’ è fatto niente, eravamo soci dovevamo produrre il film .


Perché non fa lei la regia di questo film che ha scritto?


No, ora non reggerei neanche un documentario e poi con il carattere che ho sarebbe difficile, non avrei pazienza con gli attori, con i loro capricci. Se per esempio un attore mi dicesse: ”scusi potrei cambiare questa battuta” io mi arrabbierei immediatamente, il regista deve essere paziente.


Da giovane era bellissimo sembra un attore.


Si volevano sempre farmi fare l’attore ma io preferivo scrivere.


Il libro più bello?


Viaggio al termine della notte di Ferdinad Céline, una sua pagina vale tutta la La Recherche di Marcel Proust.

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