Non essere cattivo se non vince l’Oscar sarà solo politica

Non essere Cattivo di Claudio Caligari è il più bel film italiano di quest’anno, perfetto e commovente, non rinunciando all’estetica, mira diritto al cuore

“A guardare troppo il mare ti vengono i pensieri”
(Cesare in Non essere cattivo )


Non essere cattivo, quante volte abbiamo sentito dire questa frase, un po’ per gioco un po’ per reale ammonimento detta ai bambini.
Non essere cattivo non è un film per bambini ma davvero, nel suo genere, è una favola bellissima che, sia pur nel degrado e nella trasgressione, fa emergere valori eterni come l’amicizia, il perdono e il riscatto attraverso l’amore.
Ambientato negli anni ottanta nella periferia di Ostia, Non essere cattivo è l’ultimo di quella che si può definire la trilogia di Claudio Caligari (Arona, 1948 – Roma, 2015) che comprende: Amore Tossico, L’odore della notte e Non essere cattivo.


Non essere cattivo se non vince l’Oscar sarà solo politica


Quest’ultimo in linea con la poetica dei precedenti è un film pasoliniano e neorealista ante litteram.
Crudele, forte, trasgressivo, vero fino in fondo, racconta la storia di due ragazzi di vita del sottoproletariato, Vittorio e Cesare che, per appartenenza sociale, dalla vita non hanno avuto niente, poverissimi hanno alle spalle storie disastrose.
Il titolo del film è scritto su un orsacchiotto che Cesare ruba in un bar e che regala alla sua nipotina malata che vive con la nonna perché ha perso i genitori per storie di droga ed Aids.
I due amici sono spericolati, vivono di spaccio, furti, rapine, bische illegali, si drogano, amano la cocaina anche “quella frizzantina che ha il suo perché”, dice Cesare. Ogni tanto tentano di avere un lavoro più o meno dignitoso andando a lavorare come muratori.


Vittorio si salva, si salva con il lavoro onesto e l’amore di un donna buona che lo ama davvero, Cesare no, si perderà con l’eroina, fino a morire per una brutta storia di ricatti e vendette.
Il finale è degno della migliore epica, Non essere cattivo è costruito drammaturgicamente in modo perfetto e nel finale c’è il riscatto, la redenzione dal male che simbolicamente è affidata agli occhi di un bambino innocente, il figlio di Cesare nato dopo la sua morte.
Un bambino che non sarà cattivo, questo sembra preconizzare, alludere, il finale struggente e meraviglioso di questo film.
Ma andiamo al regista, Claudio Caligari gira il film ormai dilaniato dal cancro, usa la morfina e muore appena finito il film, non potrà assistere al successo di Non essere cattivo, un film che nessun produttore voleva fare, un film sofferto e molto sostenuto dall’attore italiano Valerio Mastrandrea che, sebbene non ascoltato, scrive addirittura una lettera a Martin Scorsese per avere finanziamenti per girare il film.


Non essere cattivo se non vince l’Oscar sarà solo politica


Miopia dei produttori italiani? Sicuramente si.
La storia artistica e umana di Claudio Caligari è crudele come i suoi film, con l’ironia che lo contraddistingueva dichiarò che il cinema l’ha salvato dalla tentazione di entrare a far parte delle brigate rosse: “Non sono entrato nelle Brigate Rosse. Era così facile contattare Curcio o Franceschini…Credo mi abbia salvato il cinema. La cosa che anche allora pensavo era: fai la guerriglia in un paese col capitalismo avanzato, è chiaro che perdi.”
Affermazione che fa intendere come il suo cinema sia stato un modo per combattere il sistema , per portare il suo sguardo lì dove nessuno vuole guardare, nelle periferie nel degrado, tra i drogarti, tra i ragazzi di vita , quelli scomodi , quelli poveri, quelli che hanno solo la droga per sognare perché i sogni li hanno persi alzandosi la mattina in squallidi appartamenti costruiti da quella squallida politica che Non essere cattivo, in qualche modo, come nei film di Pasolini, chiama in causa.
Non essere cattivo è un film politico che nessuno voleva produrre, un film crudele e poetico, vero, ma che sa essere anche estetizzante, sublime nel modo di concepire lo spazio e la visione.
Quando Cesare, magistralmente interpretato da uno dei più grandi attori italiani Luca Marinelli, si mette il cappellino, con i suoi occhi celesti e le occhiaie, non si può non ricordare Alex di Arancia Meccanica, e , senza esagerare, direi che questo film ha per certi versi la forza estetizzante della violenza di questo appena evocato capolavoro di Stanley Kubrick.


Ci sono movimenti di macchina, carrellate, degne della migliore cinematografia.
Della storia forte e bellissima abbiamo già parlato, non ci resta che augurare a Non essere Cattivo, che è il miglior film italiano di quest’anno, di vincere un Oscar. Se non dovesse accadere, state pur certi, sarà solo per un fatto politico, ma questo Claudio Caligari, da lassù, lo sa bene e si farà un bella risata… Perché come dice Cesare nel film : “Mi sa che noi siamo marziani” e la sua donna risponde : “Però me sa che abbiamo sbajato pianeta”…


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