Qual’è la miglior nazione dove vivere in caso di apocalisse zombie?

Con l’uscita di Fear the Walking Dead una domanda sorge spontanea, dov’è meglio stare in caso di apocalisse zombie?

Un apocalisse zombie partirebbe con report di una strana epidemia influenzale, poi ci sarebbero rumors online di morti che ritornano in vita e presto i governi dovrebbero reagire. A seguire ci sarebbe il panico, le quarantene e il caos globale. Il mondo cambierebbe senza possibilità di tornare indietro.


Questi scenari sono diventati un classico, da World War Z a The Walking Dead, una delle serie più di successo nella storia recente della televisione. Proprio da una costola di The Walking Dead nasce Fear the Walking Dead, uno spinoff della AMC che sposta l’attenzione sul crollo della civilizzazione come la conosciamo. Mentre The Walking Dead si concentra sulle implicazioni morali delle conseguenze di un apocalisse zombie ed è ambientata negli Stati Uniti rurali Fear the Walking Dead è ambientata a Los Angeles e si concentra sul crollo della civilizzazione e segue il diffondersi dell’epidemia dall’inizio. Lo show si concentra sulla California ma come ci hanno insegnato le ultime pandemie, ad esempio l’aviaria o l’ebola, le conseguenze di queste epidemie sono globali.


In quale posto sarebbe meglio vivere in caso di una pandemia di questo tipo? Basterebbero leader decisi e senza scrupoli a salvare i cittadini da una epidemia di questa scala? I governi mondiali si unirebbero nel combattere l’epidemia?
Foreign Policy ha provato a chiedere lumi a una serie di ricercatori che hanno usato l’apocalisse zombie come esercizio intellettuale per studiare le implicazioni di una pandemia su vasta scala.


Robert Smith? (il punto di domanda fa effettivamente parte del cognome), un ricercatore di matematica e statistica dell’università di Ottawa dice che considerando che la malattia avanzi come una normale pandemia il risultato sarebbe che con il livello di interconnessione attuale del mondo avremmo una pandemia globale prima di aver capito con cosa abbiamo a che fare e l’economia si bloccherebbe per porre un freno al contagio.


Alcuni degli esempi da tenere in mente sono l’epidemia di spagnola dopo la prima guerra mondiale e la SARS, che in poche ore passò da Hong Kong a Toronto. Ebola, nonostante la non particolare contagiosità del virus e nonostante tutti i controlli riuscì a passare dall’Africa Occidentale all’Europa in pochi giorni. Con ogni probabilità nel caso di una epidemia zombie sarebbe solo una questione di giorni prima che l’epidemia diventi globale.


Secondo Smith? la scala di una epidemia zombie sarebbe catastrofica, distruggerebbe le vie di comunicazione e il commercio globale lasciando i governi con il problema di contenere l’infezione e tranquillizzare la popolazione. Il modo migliore per contenere il problema sarebbe una quarantena molto aggressiva, chiudendo nazioni o stati nel caso sia necessario, controllando l’informazione e intervenendo in modo drastico sulle libertà personali delle persone.
La popolazione non reagirebbe bene a una quarantena di tipo aggressivo e i governi sarebbero costretti a usare la forza sui propri cittadini.


La forza delle decisioni necessarie per gestire una crisi di questo tipo metterebbe in difficoltà le democrazie, data la maggior lunghezza del processo decisionale. Una situazione del genere darebbe un vantaggio sensibile a nazioni più autoritarie.
E’ da considerare anche che con un commercio globale fortemente colpito inizierebbero molto presto a mancare generi di prima necessità come cibo o medicine per cui gli zombie potrebbero diventare solo uno dei rischi alla vita dei sopravvissuti. Rivolte e violenze sarebbero all’ordine del giorno così come le morti per malattie che in condizioni normali sarebbero curabili o che non prenderemmo proprio, come nel caso di acqua contaminata con virus o batteri.


In queste condizioni quali sarebbero i posti migliori dove trovarsi o andare?
Nel libro World War Z di Max Brooks da cui è stato tratto il film con Brad Pitt una dei posti che ha meglio resistito all’epidemia è stata l’autarchica e relativamente isolata Cuba mentre un’altra isola come l’Islanda finisce per essere sommersa di zombie a causa della sua centralità nelle comunicazioni tra Europa e Asia. La capacità di resistere a una epidemia dipende molto dalla grandezza in termini di popolazione della nazione e dalla completezza delle infrastrutture.


Due studenti del dipartimento di Fisica della Cornell University hanno presentato un lavoro in cui hanno simulato lo sviluppo della pandemia zombie negli Stati Uniti. Secondo il loro modello basterebbero solo 28 giorni per una infezione completa della nazione. Le città popolate sarebbero le prime a cadere ma anche le aree scarsamente popolate tra le grandi città si troverebbero ad affrontare una dura prova dato che le orde di infetti finirebbero per incontrarsi proprio in questi punti. Negli Stati Uniti la zona nord della Pennsylvania sarebbe la più colpita con la zona di San Joaquin Valley appena dietro dato che sarebbe il punto in cui gli zombie di Los Angeles e San Francisco si scontrerebbero.


Basandoci su questo modello la zona del sud est asiatico o l’europa sarebbero spacciate, così come le grandi città emergenti come Il Cairo, Teheran e Lagos.
La Russia, invece, con una popolazione in costante calo e un territorio vastissimo sarebbe un ottimo posto dove trovarsi, più precisamente la Siberia e l’estremo oriente russo. Tuttavia anche questi posti, con il tempo, finirebbero per essere infettati.


Per ora possiamo vedere cosa ne pensano gli sceneggiatori di Fear the Walking Dead in onda su AMC.

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