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QUANT’E’ BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA, LA RECENSIONE DEL FILM DI PAOLO SORRENTINO

La giovinezza di Paolo Sorrentino è una bella opera cinematografica.

Qualche forzatura qua e là c’è di sicuro ed anche qualche ripetizione: nella Giovinezza lievita un monaco tibetano nella Grande bellezza una santa.

Tolto il piccolo dentino avvelenato, sarà anche per un po’ d’invidia di fronte a questo gran bel film, in sintesi La Giovinezza decreta, se ancora ve ne fosse bisogno, Paolo Sorrentino nell’olimpo dei grandi registi .

Lo stile ormai si va delineando e tra minimalismo e colpi di immaginazione sfrenata Sorrentino ci regala un film più che sulla giovinezza, sul tempo che passa e il suo rapporto con la creazione artistica. Un capolavoro? Tanto non oso.

Il cast di prim’ordine tutti grandi attori americani.


QUANT’E’ BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA, LA RECENSIONE DEL FILM DI PAOLO SORRENTINO


Il tema, a scanso di equivoci, è come la giovinezza s’intreccia con la vecchiaia e continua a vivere anche quando con la prostata non si riesce più a pisciare bene, o quando di lavorare e di scopare non va più come da giovani, perché la vecchiaia, dicono, toglie le forze.

Allora le forze, suggerisce Sorrentino, si possono andare a recuperarle in qualche SPA, meglio se di lusso e meglio se è quella dove Thomas Mann ha ambientato, il capolavoro, stavolta posso dirlo con certezza assoluta, La montagna incantata.

A ripensare la bellezza de La montagna incantata vengono i brividi, Sorrentino non è riuscito fino a quel punto, non è Visconti ma insomma Sorrentino si impegna davvero tanto nei virtuosismi letterari applicati al cinema.


QUANT’E’ BELLA GIOVINEZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA, LA RECENSIONE DEL FILM DI PAOLO SORRENTINO


Basti pensare alla citazione tratta da Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, che mette in apertura de La grande bellezza « Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato. »

Per quanto mi concerne, se dovessi individuare la sequenza madre sul tema della vecchiaia vs giovinezza, di certo l’apoteosi è stata toccata con il finale del capolavoro (anche qui non vi sono dubbi) Morte a Venezia di Luchino Visconti tratto dall’omonima opera di Thomas Mann.

In una classifica impossibile delle sequenze più belle della storia del cinema questa resta assoluta nella sua perfezione estetica e nella sua drammatica verità, di una bellezza sublime.

Rivederla è sempre un’emozione enorme.



In questo bel film di Sorrentino queste vette non si raggiungono ma non per questo lo disprezziamo.

In sintesi il film è un ritratto di un anziano compositore e direttore d’orchestra che non ha più voglia di fare niente e che si annoia mortalmente insieme ad un altro anziano regista che cerca di fare il suo ultimo film con una delle sue attrici feticcio ma che si suicida perché il peso del passato, sentendo di non avere più futuro, non lo sopporta.

L’anziano musicista compositore, invece, dopo aver rifiutato più volte di dirigere un’orchestra per la Regina, si concede , forse, un’ ultima esibizione.

I dialoghi sono davvero belli, concluderei con una citazione dal poeta Novalis, che Sorrentino mette in bocca ad uno dei suoi protagonisti, che mi è rimasta stampata nella mente :

Sto sempre andando a casa, sto sempre andando alla casa di mio padre.


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