“Solo chi cade può risorgere”, il poliziesco di John Cromwell

Vi capita mai di tornare in un negozio ad acquistare solo perchè la commessa è particolarmente simpatica? Vi capita mai di evitare un centro estetico super attrezzato con macchinari di ultima generazione, ma di evitarlo perchè le addette sono scorbutiche e fredde? Ecco, per i film avviene la stessa cosa, li si guarda fino alla fine, anche se la trama traballa, perchè gli attori sono fenomenali; oppure, al contrario, i protagonisti mancano di personalità ma i costumi, la fotografia e le conversazioni sono così brillanti che non puoi fare a meno di vederli. Insomma in entrambi i casi un oggetto giustifica la visione e “Dead Reckoning” (in italiano tradotto in “Solo chi cade può risorgere”) è tra questi, perchè quando sullo schermo hai Lisabeth Scott è davvero difficile stancarsene.



La storia è quella che è, un noir come tanti, un reduce di guerra che tenta di far luce alla scomparsa di un ex commilitone, piccoli salti nei bassifondi, apparizioni di volti loschi e gente immanicata in giochi d’intrighi e misteri e bugie. Night club dalla sordida reputazione, bicchieri colmi di whisky avvelenati e Royal Gin Fizz accompagnati da sigarette fino all’ultimo respiro; John Cromwell deve tutto ai suoi due protagonisti, che hanno regalato infinite sfumature di colore a questo bianco e nero del ’47.

Humphrey Bogart interpreta Rip Murdock, capitano paracadutista ed ex detective che indaga sulla scomparsa dell’amico: il carisma, la presenza scenica, il fascino dell’uomo cui nulla scalfisce e nulla può turbare, accompagnato dalle brevi frasi a due “Il pericolo più grande è la tua bocca”, riescono a rendere intenso anche il più banale dei corteggiamenti. 


Ma la vera regina è lei, Lisabeth Scott, la bionda di ghiaccio dagli occhi cerbiatto, la figura ambigua e ammaliatrice, la pungente vedova che può trasformarsi in un docile capretto impaurito, è lei a riempire la scena, lei con i suoi languidi gesti, lei che ha personalità anche sulla punta delle dita mentre tese raccolgono una sigaretta dall’accessorio d’argento e lentamente la portano alla bocca; lei che recita come se respirasse, lei, la Coral Chandler che riesce a catturare ogni uomo col suo profumo di gelsomino


Cora è quel genere di donna che piace tanto ad Hitchcock, di quelle che fanno male ma che vengono giustificate per i traumi subìti, la donna sirena che riesce a rendere vera la più perfida delle bugie. Le braccia avvolte da lunghi guanti neri, i capelli arrotolati da morbide onde che le incorniciano il viso, le sopracciglia perfettamente disegnate che si increspano quando le spire si fanno più strette intorno alla vittima; Lisabeth Scott non poteva essere più perfetta per interpretare l’immorale fanciulla ferita. Basta lei per questi 100 minuti. 

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