True Detective, Maybe Tomorrow toccherà a Ray Velcoro

I fan di Colin Farrell si possono tranquillizzare, Ray Velcoro è ancora vivo e True Detective può continuare

True Detective continua a avventurarsi nei più scuri meandri della personalità dei propri protagonisti e parte risolvendo subito il colpo di scena della scorsa puntata: Ray Velcoro è vivo e vegeto, il poliziotto, dopo un sogno che ha qualcosa di lynchiano si risveglia per scoprire di essere stato colpito da un proiettile di gomma “Come quelli che usano i poliziotti” e di essersi “pisciato addosso”.


Frank, nel frattempo, è così assorto nei suoi problemi da non essere in grado di godersi una fellatio gentilmente offerta dalla moglie come metodo di estrazione del seme per l’inseminazione artificiale. Questa è solo il primo dei problemi di Frank, disperatamente alla ricerca di soldi va a estorcerli da un socio, poi litiga con il potente emissario della mafia russa e con dei suoi ex scagnozzi che alzano la cresta. Frank è costretto a riaffermare la sua posizione di maschio alfa e strappa tutti i denti d’oro del malcapitato. Come se non bastasse l’amico di Frank, Stan, viene trovato morto.


Paul Woodrugh (Taylor Kitsch) sembra abbia, ormai, fatto coming out. Quando Paul si incontra con un ex compagno d’armi e lui, ubriaco, chiede se ha intenzione di continuare a fare quello che facevano quando erano in missione insieme lui reagisce in malo modo. Poco dopo si fa aiutare da un giro di gigolò gay nella ricerca di una prostituta che ha avuto a che fare con Caspere.


Una delle parti interessanti però è la visita a un set cinematografico nella città di Vinci che era stato ottenuto grazie ai buoni uffici di Caspere, il film ha un che di post apocalittico alla Mad Max e, secondo il fotografo di scena, è “about two tons of shit” ma la cosa più interessante è il regista, un uomo mezzo asiatico che tieni i capelli in uno strano crocchio, è un po’ viscido, arrogante, bevitore e, forse, amante delle prostitute. Il personaggio è un chiaro riferimento a Cary Fukunaga, il regista della prima stagione di True Detective che ora ha abbandonato la regia per passare a essere un produttore esecutivo dopo alcune voci che parlavano di un litigio tra lui e Nic Pizzolato.


Una immagine sta prendendo forma tra i rapporti con i pessimi padri e le crisi di coppia. Tutto sembra interconnesso come gli svincoli stradali che servono da cambio scena. Pieni di persone indaffarate e tutte con i loro loschi interessi e i loro oscuri segreti. Pian piano si inizia a scoprire che tutti sono in qualche modo connessi, anche i poliziotti incaricati di risolvere il caso sono una parte dell’ingranaggio, che lo sappiano o no.


L’oscurità in questo episodio sembra aver raggiunto tutti, il dottore chiede a Ray se vuole vivere e lui non riesce a rispondere, Semyon è in un vortice in cui tutto quello che può andare male va male, Paul, nonostante la volontà di essere un uomo a posto si trova perfettamente a suo agio nel club in mezzo ai ragazzi di vita. L’unica che sembra essere al di fuori da questo girone infernale sembra essere Ani ma forse questo è il suo compito. L’unico momento in cui sembra perdere il controllo è quando insegue l’uomo mascherato fino su di una autostrada e rischia di farsi investire, cosa la motiva così a fondo? Non resta che vedere un altro pezzo di questo quadro harboiled che Pizzolato ci ha confezionato.

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