UN GRANDE MATTEO GARRONE CHE RISCOPRE IL CINEMA DI GENERE ITALIANO

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone è un film semplicemente bellissimo, commovente per la sua straordinaria bellezza.

Non so a voi ma è proprio da tanto che qualcuno non mi racconta una fiaba!, quelle bellissime che conciliano il sonno dei bambini.

Matteo Garrone con maestria ed eleganza è riuscito a raccontare tre delle fiabe più belle della nostra grande tradizione letteraria La pulce , La vecchia scorticata, La cerva fatata.


UN GRANDE MATTEO GARRONE CHE RISCOPRE IL CINEMA DI GENERE ITALIANO


Il film di Garrone è un adattamento de Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille, una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana, scritte nel ‘600, in piena epoca barocca, da Giambattista Basile.

Un fantasy che riconnette il cinema italiano con la grande tradizione di quel cinema artigianale, di effetti speciali “fatti in casa” che diedero lustro al cinema di grandi registi come Mario Bava o Dario Argento.

Si dice che ai francesi non sia piaciuto ma, insomma, con tutto il rispetto per l’eccelsa cinematografia francese, quando mai sono stati bravi nel cinema di genere e nel fantasy?


UN GRANDE MATTEO GARRONE CHE RISCOPRE IL CINEMA DI GENERE ITALIANO


E’ stato coraggioso Matteo Garrone a cimentarsi con il genere fantasy, lui che si è fatto apprezzare per averci portato con sguardo realistico, ed anzi neorealistico, squarci di realtà come il malaffare e il degrado delle periferie con Gomorra o la vacuità della società dell’ immagine e dei suoi modelli con il bellissimo Reality.

Due film, questi ultimi, che lo inserivano a pieno titolo nella migliore tradizione del neorealismo italiano.

Sembrerebbe dunque che in Italia se vuoi fare il regista o sei neorealista o vagamente intimista.

Il filone “intimista d’autore” è quello più inflazionato dai registi italiani e i frutti certo non sono eccelsi se si esclude Moretti e qualche altro .

Matteo Garrone con Il racconto dei racconti stravolge ogni regola regalandoci un film originale, curato nei dettagli, ben scritto, visionario pretenzioso e calibrato.

La regia, certo impregnata dello stile dei film precedenti di Garrone, con quell’uso sfrontato di movimenti di macchina veloci e che seguono il personaggio molto da vicino, sa in questo film anche distanziarsi dalla scena e prendere il volo con grandi panoramiche e piani lunghi .

Ditene quel che vi pare, scomodate sempre il buon Fellini, ma Matteo Garrone ha fatto un grande film, poetico , dolce, visionario e che fa riflettere con eleganza su temi eterni come la maternità , la crudeltà del potere o il sogno dell’eterna giovinezza.


UN GRANDE MATTEO GARRONE CHE RISCOPRE IL CINEMA DI GENERE ITALIANO


Gli attori sono eccelsi, i costumi di Massimo Cantini Parrini perfetti, le musiche originali di Alexandre Desplat sottolineano con dolcezza il clima favolistico. La scenografia di Dimitri Capuani e Alessia Anfuso è perfetta.

Matteo Garrone dedica il film ai suoi figli e anche nelle intenzioni di Giambattista Basile Lo cunto de li cunti era rivolto ai piccirilli.

Una parte di critica ha accolto il film a Cannes freddamente perché occorre uno sguardo innocente per amare questo film; in questo Matteo Garrone ci ha sorpreso, e chi poteva sospettare tanta innocenza visionaria negli occhi di uno che ci ha raccontato la cruda realtà di Gomorra?

Dopo il bravissimo Sorrentino che ci ha regalato un Oscar, con Lo cunto de li cunti siamo sicuri che il cinema italiano ha un altro grande regista Matteo Garrone.


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