ALDO CAZZULLO, RITRATTO DI UN GIORNALISTA INNAMORATO DELL’ ITALIA E DEI SUOI FIGLI.

Aldo Cazzullo, classe 1966, è nato ad Alba. Il suo cognome, come ha lui stesso ammesso, è certo un po’ buffo… ciò però non gli ha impedito di imporsi come una delle firme più importanti del giornalismo italiano, perché, per fortuna, almeno nel giornalismo e nella scrittura, se non sai scrivere e dar forma al tuo pensiero conta ben poco il nome che porti.


Aldo Cazzullo di questo portentoso cognome può andar certo fiero!, perché, dal piccolo giornalino comunista di Alba sul quale poco più che adolescente cominciò a scrivere, il ragazzo ne ha fatta di strada: giornalista , editorialista del Corriere della Sera e scrittore, i suoi libri sono ormai sempre tra i primi in classifica.


Come scrittore predilige temi che riguardano la storia e l’identità d’Italia, sono da ricordare:

Viva l’Italia . Mondadori, 2010, La mia anima è ovunque tu sia. Mondadori, 2011, L’Italia s’è ridesta. Viaggio nel Paese che resiste e rinasce. Mondadori, 2012, Basta piangere! Storie di un’Italia che non si lamentava. Mondadori, 2013, La guerra dei nostri nonni. 1915-1918: Storie di uomini, donne, famiglie. Mondadori, 2014, Possa il mio sangue servire: Uomini e donne della Resistenza. Rizzoli, 2015.

Dal questionario Proust emerge il ritratto di un uomo molto colto, sincero e innamorato dei suoi figli.



ALDO CAZZULLO, RITRATTO DI UN GIORNALISTA INNAMORATO DELL’ ITALIA E DEI SUOI FIGLI.

Il tratto principale del tuo carattere.

La generosità.



La qualità che ammiri in un uomo.

L’intelligenza.


La qualità che ammiri in una donna.

L’intelligenza.


Quel che apprezzi di più nei tuoi amici.

La disponibilità, l’allegria, la sincerità.


ALDO CAZZULLO, RITRATTO DI UN GIORNALISTA INNAMORATO DELL’ ITALIA E DEI SUOI FIGLI.


Il tuo principale difetto.

Sono permaloso.



La tua occupazione preferita.

Viaggiare con i miei figli.

Il tuo sogno di felicità.

Amare ed essere amato con la stessa intensità.

Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia.

La totale perdita di autostima del nostro Paese.

Quel che vorresti essere.

Un punto di riferimento.


Il paese dove vorresti vivere.

L’Italia


Il colore che preferisci.

I colori di Kandinsky: bianco latte, blu, azzurro, rosso, arancio


Il fiore che ami.

La rosa.

L’uccello che preferisci.

Il passero.


I tuoi autori preferiti in prosa.

Goethe – “I dolori del giovane Werther” -, Fenoglio – “Una questione privata” -, Saramago – “Memoriale del convento”, Eco – “Il nome della rosa” -. Tra i giornalisti, Giorgio Bocca ed Enzo Bettiza: “Il provinciale” ed “Esilio” sono i più bei libri scritti da un italiano negli ultimi quarant’anni.


I tuoi poeti preferiti.

Dante, Quevedo, Kavafis, Ungaretti, Montale


I tuoi eroi nella finzione.

Edmond Dantes, Cyrano, Gavroche.


Le tue eroine preferite nella finzione.

Beatrice, Rossana, Cosette.


I tuoi compositori preferiti.

Bach, Rossini, Verdi, Morricone


I tuoi pittori preferiti.

Paolo Uccello, Pontormo, Tintoretto, Boccioni


I tuoi eroi nella vita reale.

Nella storia: Cristoforo Colombo, Giordano Bruno – tra i primi a sostenere che gli uomini nascono liberi e uguali, non a caso finito sul rogo -, Cavour, Garibaldi. Nel ‘900, Sabin che dona la sua scoperta all’umanità, Falcone, Borsellino. Tra coloro che ho conosciuto, Bill Gates, più che per Microsoft per il suo impegno per sradicare la malaria nel mondo, e Steven Spielberg, più che per i suoi film per il suo lavoro per salvare la memoria della Shoah.


Le tue eroine nella storia.

Colomba Antonietti, patriota del Risorgimento; Luisa Zeni, irredentista e spia della Grande Guerra; Cleonice Tomassetti, partigiana della Resistenza.


I tuoi nomi preferiti.

Francesco e Rossana


Quel che detesti più di tutto.

La cattiveria.


Quel che c’è di brutto in te.

La tendenza all’autocommiserazione.



I personaggi storici che disprezzi di più.

Hitler e in genere i teorici del razzismo e dell’eugenetica, da Gobineau a Madison Grant.

L’impresa militare che ammiri di più.

San Martino e il Piave.

La riforma che apprezzi di più.

Quanto studiai lo Statuto dei lavoratori lo trovai nobile. Anche se oggi incompatibile con la società post-fordista.


Il dono di natura che vorresti avere.

La bellezza.


Lo stato attuale del tuo animo.

Sereno.



Le colpe che t’ispirano maggiore indulgenza.

La gola.


Il tuo motto.

Mi piacciono quelli di De Gaulle – “L’avvenire dura a lungo” – e di Cosimo I di Toscana, tratto credo da Augusto: “Festina lente”, affrettati con lentezza.


Come vorresti morire.

Con le mani tra quelle dei miei figli.

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