ANTONIO PADELLARO, RITRATTO DI UN GIORNALISTA

Antonio Padellaro è una delle firme più importanti nell’attuale panorama del giornalismo italiano, stiamo però attenti a non dirglielo perché Padellaro appartiene a quella generazione di giornalisti puri, autentici, che non si danno arie e che vivono il loro mestiere in modo quasi conventuale, come una sorta di missione.

Nato a Roma nel 1946, proviene da una famiglia molto cattolica, istruito dai Gesuiti, la sua formazione giovanile permane nei suoi modi gentili, nel rigore e in quella dolce predisposizione all’ascolto dell’altro.


Ha pubblicato numerosi saggi che molto hanno contribuito a far luce su questioni spesso celate dalla stampa filogovernativa: Senza cuore. Diario cinico di una generazione al potere; Non aprite agli assassini. Il caso Fenaroli e i misteri italiani; Il libro nero della democrazia. Vivere sotto il governo Berlusconi; Io Gioco Pulito.

Entra nel mondo del giornalismo dalla porta principale inizia, infatti, con il Corriere della sera, passa all’Espresso e poi all’Unità, di cui diventa direttore nel 2005.

Nel 2009 partecipa alla fondazione del Fatto Quotidiano e ne assume la direzione fino al febbraio del 2015 per lasciare poi il testimone al suo vice Marco Travaglio .


Il suo colore preferito, fosse solo alla luce del suo excursus professionale!, non poteva che essere il rosso…

Il ritratto di Antonio Padellaro che emerge dal questionario Proust è quello di un uomo dolce e riflessivo.

Si definisce malinconico e amante delle attese; dichiara di avvertire di non possedere alcun talento ma occorre certo un qualche talento, o comunque una raffinatezza d’animo non comune, per aver compreso che pregustare un piacere, attenderlo, vivere l’istante sublime dell’attesa è talvolta più appagante di ciò che poi veramente accade…


Il tratto principale del tuo carattere?

L’allegria.


La qualità che ammiri in un uomo?

La lealtà.


La qualità che ammiri in una donna?

La leggerezza.

Quel che apprezzi di più nei tuoi amici?

Condividere le cose che ci piacciono.


Il tuo principale difetto?

La malinconia.


La tua occupazione preferita?

Leggere.


Il tuo sogno di felicità?

Te lo spiego così: salire le scale della donna che amo pregustando l’incontro o, per esempio, nel lavoro, pregustare lo scoop che scriverò.

Amo i momenti che precedono un momento bello, insomma l’attesa di un godimento…


Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?

Perdere l’amore delle persone che amo.



Quel che vorresti essere?

Vorrei essere più me stesso, spesso non lo sono.



Il paese dove vorresti vivere?

L’Italia, amo Roma.

Il colore che preferisci?

Il rosso.


Il fiore che ami?

La gardenia.

L’uccello che preferisci?

L’usignolo perché annuncia la primavera


I tuoi autori preferiti in prosa?

Truman Capote, Tom Wolfe, Norman Mailer.


I tuoi poeti preferiti?

Leopardi.

I tuoi eroi nella finzione?

I personaggi di Tarantino.

I tuoi compositori preferiti?

Čajkovskij, Shostakovich, i romantici russi .


I tuoi pittori preferiti?

Edward Hopper, Jackson Pollok.


I tuoi eroi nella vita reale?

Papa Francesco, in fondo sono stato “maleducato” dai gesuiti!


I tuoi nomi preferiti?

I nomi dei miei figli Matteo e Giacomo.


Quel che detesti più di tutto?

La ruffianeria.

Quel che c’è di brutto in te?

La mancanza di un grande talento.


I personaggi storici che apprezzi di più?

Cincinnato, è stato un grande uomo politico che ha saputo ritirarsi quando era il momento.

L’impresa militare che ammiri di più?

La battaglia di Austerlitz.


La riforma che apprezzi di più?

La Dichiarazione dei Diritti dell’uomo che è la base della democrazia moderna.

Il dono di natura che vorresti avere?

Saper suonare divinamente il piano.


Lo stato attuale del tuo animo?

Tranquillo, sono contento.


Le colpe che t’ispirano maggiore indulgenza?

Il tradimento in amore.


Il tuo motto?

Vivi e lascia vivere.


Come vorresti morire?

Addormentandomi in un pomeriggio di tarda estate all’imbrunire, ricordando ciò che mi ha reso felice.

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