Carlo-Rossella

CARLO ROSSELLA, RITRATTO DI UN UOMO INNAMORATO DEL DESERTO

Carlo Rossella, giornalista, è stato direttore del Tg5, di Panorama, della Stampa, del TG1 e, giusto per non farsi mancare nulla, è ora Presidente di Medusa.

Uomo raffinato ed elegante non è uno che si lascia avvicinare facilmente; lo rincorro da qualche mese per un’intervista e l’incontro fatalmente avviene, improvviso, lì dove era certo poterlo incontrare: alla presentazione, blindatissima – si partecipa solo se inseriti in un lista di invitati – del libro di Bruno Vespa e Candida Morvillo, La signora dei segreti, dedicato alle prodezze di tale Maria Angiolillo nata povera, ragazza madre, né più né meno che un’arrampicatrice sociale, che sposa il fondatore del quotidiano il Tempo il Senatore Renato Massimo Angiolillo.


La signora, salottiera e sfaccendata, tra una beneficenza e una seduta dal parrucchiere, si divertiva a fare cene eleganti invitando politici imprenditori e personaggi vari purché di elevato rango sociale.

Carlo Rossella insieme a tanti altri ha spesso frequentato il salotto della Angiolillo .

Rossella conosce il bel mondo e ha fatto dell’eleganza uno dei suoi tratti caratteristici. Nasce comunista ma si riconverte in fretta sulla via di Damasco, anzi, sulla via di Berlino, perché galeotta ne fu la caduta che farà comprendere a Rossella che la fede, qualsiasi, può non essere eterna…

Tuttavia un uomo intelligente non può non essere stato comunista ed è anche questo che contribuisce a creare il fascino di questo signore sempre elegantissimo, curato, magro e gentile.


Appena ti guarda, scrutandoti con il suo sguardo attento e diretto, intendi immediatamente che ti ha già collocato in una sua personale casella individuando a colpo d’occhio di che pasta sei, con altrettanta velocità risponde e conclude a qualsiasi affermazione.

Alla mia domanda: “Presidente Rossella, ma la signora Angiolillo aveva un cuoco francese perché il menu è tutto francese?”, lui risponde svelto e ironico: “ma che… era uno di Frascati, non si mangiava bene lì… troppo burro, troppi grassi.”


Dopo i doverosi saluti alle splendide signore dell’alta borghesia romana capitanate dalla loro leader Maddalena Letta, mi congèdo da Carlo Rossella che mi porge la mano intendendo, con la calibratura della stretta, che si… forse mi concederà l’intervista che gli ho chiesto perché evidentemente ho superato la selezione del suo sguardo tagliente.

Con questo non si vuol lasciare intendere che Carlo Rossella sia snob, ma pure lo snobismo, quando è l’approdo di un giovane comunista laureato in Ecomonia e Commercio che ha fatto parte di lotta continua, ha il suo innegabile fascino.

Al telefono Rossella è sbrigativo ma gentile, risponde senza esitazioni e velocemente a ogni domanda come se fosse nato per il questionario Proust.


Quando riattacco mi inebrio al pensiero che quest’uomo apparentemente votato al potere, con la sua aria inavvicinabile, le sue elegantissime giacche, sia attratto, come un eremita, dal deserto che immagina come luogo di felicità e insieme di morte .

Il deserto, il luogo non luogo per eccellenza, è simbolo assoluto di ciò che può sempre rinascere, dell’azzeramento e della riconquista, della solitudine senza scampo, insomma della verità ultima della vita.

E che un signore tanto potente, che non esce se le scarpe non sono rigorosamente abbinate all’abito e che non sbaglia mai il colore di una cravatta, possa apprezzare la devastante solitudine del deserto è una sorpresa che non ci aspetteremmo.


Il tratto principale del tuo carattere.

La calma.


La qualità che ammiri in un uomo.

La razionalità.



La qualità che ammiri in una donna.

La buona educazione.



Quel che apprezzi di più nei tuoi amici.

La schiettezza.



Il tuo principale difetto.

La pigrizia.


Il tuo sogno di felicità.

A bordo di una barca, non in crociera, nei mari del sud. Superare la linea d’ombra della vita, navigando nei mari del sud.


Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia.

La mia morte.



Quel che vorresti essere.

Ancora Bambino.



Il paese dove vorresti vivere.

Nel deserto del Negev in Israele.



Il colore che preferisci.

Il rosso.


Il fiore che ami.

Il narciso.


L’uccello che preferisci.

La tortora.


La tua occupazione preferita.

Fare il direttore di un resort extralusso nei mari dei Caraibi, come il protagonista di Casablanca, un’isola tra Cuba e la Giamaica, spassarmela la sera al ristorante con il pianista che suona, con belle donne, gente simpatica ed essere molto corteggiato.


I tuoi autori preferiti in prosa.

Joseph Conrad, Giorgio Bassani, Louis-Ferdinand Céline.



I tuoi poeti preferiti.

Giacomo Leopardi, Arthur Rimbaud, Konstantinos Petrou Kavafis.


I tuoi eroi nella finzione.

Re Artù, Il feroce saladino, Biancaneve.



I tuoi compositori preferiti.

Johann Sebastian Bach, Sergej Sergeevič Prokof’ev, George Gershwin.


I tuoi pittori preferiti.

Piero Della Francesca, Jean Renoir, Henri Matisse.


I tuoi nomi preferiti.

Francesco, Luigi, Antonio, il mio nome , i nomi classici.


Quel che detesti più di tutto.

La maleducazione.


Quel che c’è di brutto in te.

L’insofferenza.

I personaggi storici che apprezzi di più.

Giovanni Delle bande Nere capitan di Ventura, Cesare Augusto .


L’impresa militare che ammiri di più.

La seconda battaglia di El Alamein, lo scontro che vide fronteggiarsi le forze dell’Asse dell’Armata corazzata italo-tedesca comandate dal feldmaresciallo Erwin Rommel, e l’Ottava armata britannica del generale Bernard Law Montgomery.


La riforma che apprezzi di più.

La Controriforma cattolica.


Il dono di natura che vorresti avere.

Correre come un centometrista.


Lo stato attuale del tuo animo.

Pessimista.


Le colpe che t’ispirano maggiore indulgenza.

La violazione del sesto comandamento.


Il tuo motto.

Memento audere semper.



Come vorresti morire.

Un colpo apoplettico nel deserto del Sahara, cosi direbbero che sono scomparso come Ettore Majorana.

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