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Eva Robin’s si mette a nudo

C’era una volta una bellissima peccatrice che attirava l’attenzione dei media. Il suo nome è Eva Robin’s, si esibiva nelle ville dei politici, nei salotti colti degli artisti, invitata dagli “illuminati” e dai curiosi, e mostrava la sua verità sessuale: il pene. Il pene su un corpo di donna.

Sulle copertine, tra la sinuosità dei seni naturali (Eva inizia a prendere ormoni femminili all’età di 14 anni) e la sfacciataggine di un pene, si crea un personaggio. E mi sembra cosa molto superflua rispetto a quello che vedo oggi, qui, nella sua casa.

Siamo nel centro di Bologna, ultimo piano di un palazzo. Per le scale, pile di libri e oggetti d’arte. Entrando troviamo la Cina, l’Africa e la Francia tra gli scaffali e i mobili, un boudoir dalle tende chiuse e dalla luce soffusa, un ambiente che obbliga al silenzio.

Tutto sembra avvolto da mistero, le porcellane cinesi ricoperte da collane in turchese, le statue rivolte verso le finestre, gli angoli accesi dalle piccole luci natalizie, il bambin Gesù sotto una lampada giallastra – tanti ammennicoli che ricordano un luogo di preghiera. Eppure Eva Robin’s è atea.

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Il sorriso si posa sulle sue labbra come una falena stanca. Il personaggio è scomparso, o meglio, ogni tanto viene fuori timido con qualche smorfia, qualche battuta sarcastica; ma quel coraggio, forse a volte un poco incosciente, di una Eva ventenne, non c’è più.

Lontana dai proiettori, Eva Robin’s si dedica al teatro, che l’ha aiutata a scacciare i fantasmi. E’ bellissima, conserva il fisico di una ragazzina e una sensualità innata, le finte ciglia vibrano, la voce è calda, docile, in sottofondo c’è il Requiem di Mozart.



Chi è Eva Robin’s?

Una volta la definivo come un bambino che cerca di crescere, oggi dico una persona, non più un personaggio (come quando ho decollato negli anni ’80). Mi sono fortificata negli anni, tra successi ed insuccessi. Ma sono gli insuccessi che mi hanno fatto crescere.

Come convive con la dualità Eva – Roberto?

Non ho mai disprezzato la parte che ha generato Eva, anzi mi è indispensabile perchè il mio Io maschile è molto più obiettivo rispetto all’immagine fatale della Robin’s. E’ un bellissimo matrimonio.

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Quanta importanza ha avuto il teatro nella sua vita?

Il teatro è stata la mia formazione. Ho iniziato quasi per diletto con “La voce umana” di Jean Cocteau per la regia di Andrea Adriatico, ma il tempo mi ha permesso di capire che il teatro è stato la mia salvezza. E soprattutto permette, a differenza del cinema, di non focalizzare, evitando i primi piani, il tempo che passa.

Lei è stata la prima a sollevare il tema dell’ambiguità (o chiarezza) sessuale, oggi molto attuale. Com’è cambiato dagli anni 80?

Gli ’80 erano gli anni della spensieratezza ma sono passati, io vivo il presente e do importanza al futuro, trovandomi sempre a mio agio con il tempo in cui vivo. Gli ’80 sono stati l’ebbrezza del consumo…anche noi eravamo molto consumate!

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Le statistiche parlano di un aumento della prostituzione transessuale. Cosa porta gli uomini a desiderare un trans?

E’ una società fondata sul desiderio e non sul bisogno e allora il transessuale serve per sfuggire da una realtà quotidiana e inoltrarsi in un terreno da brivido. Si arriva al transessuale per il gusto e poi ci si nasconde per il disgusto.

Cosa la ferisce di più?

Veder soffrire una persona che amo.

Il complimento più bello che le hanno fatto?

Mi hai sorpreso.

Lei ha più volte dichiarato che ha avuto rapporti sia con uomini che con donne. Cosa l’affascina dell’uno e cosa dell’altro sesso?

Il rapporto con la femmina è più costruttivo rispetto a quello con i maschi, che è più distruttivo. I maschi pascolano liberi e sono pieni di desideri e di frustrazioni: si soffre di più con gli uomini, che sono fondamentalmente deboli. Con le donne il rapporto diventa educativo, istruttivo, perché apprendo ciò che a me manca del mondo femminile. E’ una scuola. Ma l’amore è sinonimo di dolore, per cui non mi auguro di innamorarmi alla mia età, sarei patetica.

Progetti futuri?

“Jackie e le altre” con i “Teatri di vita”, “Il Frigo” di Copi (il mio cavallo di battaglia), “L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi”, “Delirio di una TRANS populista” di Elfriede Jelinek.

Il personaggio più bello mai interpretato?

Direi Agrado in “Todo sobre mi madre”, che mi ha valso una nomination per l’Ubu.

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Crediti:

Foto e Post Produzione: Miriam De Nicolo’

Direttore alla fotografia: Marco Onofri

Styling: Alessia Caliendo

Make-up: Paolo Sfarra

Hair: Mattia Flora 

Location: studio fotografico Movieland, Bologna

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