Il pregiudizio

Analizzando la società e le sue dinamiche, si nota che i pregiudizi si verificano nel contatto tra gruppi o membri di gruppi differenti (ad esempio i pregiudizi razzisti ed etnici, non di rado legati alla questione degli atteggiamenti prevalenti nei confronti delle minoranze) o nello stesso gruppo sociale (quali i pregiudizi tra classi, categorie e generazioni). A questa seconda tipologia sono riconducibili i pregiudizi basati sul sesso.


«Nell’ambito dei rapporti fra i gruppi, il pregiudizio è un atteggiamento che predispone un individuo a pensare, percepire, sentire e agire in modi favorevoli od ostili verso un gruppo o verso i suoi singoli membri».



Il pregiudizio


È la definizione classica del pregiudizio, formulata da P. F. Secord – C. W. Backman nel volume Psicologia sociale, edito da il Mulino di Bologna nel 1971. In sostanza, i componenti di un determinato gruppo vengono interpretati globalmente come portatori di valori o disvalori diversi da quelli posseduti dagli altri. In questo processo, in maniera più o meno consapevole, si identificano alcune note distintive, che vengono enfatizzate e, spesso, considerate fuori dai reali contesti, al punto da assolutizzarle.


Queste note, poi, si caricano di un contenuto emotivo, ben al di là della loro reale portata: la paura, ad esempio, è una di quelle reazioni tipiche in presenza di caratteristiche ritenute di per sé pericolose, senza che si sia adeguatamente riflettuto in modo razionale né tanto meno che se ne sia fatta diretta esperienza.

Il pregiudizio, tuttavia, non è di per sé un atteggiamento negativo. Esso, anzi, può rivestirsi di un’atmosfera favorevole: ciò che lo definisce, dunque, non è la sfumatura negativa, ma l’assenza di una motivazione che lo giustifichi.

L’atteggiamento pregiudizievole, tuttavia, viene considerato soprattutto nelle sue valenze negative e di solito sfocia nella discriminazione: ad alcuni individui vengono negati certi privilegi o diritti di cui godono gli altri membri della società.


Alla base del comportamento pregiudiziale, si rileva una teoria dei valori. Non va dimenticato, infatti, che le situazioni concrete che danno origine a pregiudizi sono piuttosto rare, mentre ciò che è estremamente frequente è la continuità del pregiudizio stesso. Il pregiudizio, cioè, trova abbondante e facile alimento nel conformismo personale e sociale.

Nella nascita e nella durata di un pregiudizio un ruolo non secondario va riconosciuto alleader di un gruppo. Questi, infatti, per giungere al potere e per mantenerlo e consolidarlo non può non condividere i valori del suo ambiente; anzi, nei confronti di questi, si pone come un simbolo e una sintesi, quasi un’«icona» del suo tempo e della sua società.


Naturalmente le immagini, simboliche e reali, degli atteggiamenti discriminatori ritornano con un’enorme forza pedagogica nelle realtà istituzionali, quali la famiglia, la Chiesa e la scuola, come pure nei mass-media: arte, letteratura, stampa, radio, cinema e televisione contribuiscono enormemente al perpetuarsi di modelli e di espressioni pregiudiziali. In questo, l’influenza degli intellettuali è fuori dubbio.

In una tale descrizione del fenomeno del pregiudizio, non va tralasciata la funzione esercitata dagli individui. È, infatti, proprio nei singoli che il pregiudizio si manifesta più concretamente. La ricca varietà degli individui fa sì che essi evidenzino varie tipologie nella generazione e nella gestione dei pregiudizi: così, ad esempio, persone più abituate all’ordine e alla trasparenza manifestano atteggiamenti di fastidio e di discriminazione più frequenti in presenza di situazioni caotiche e fluttuanti di altri. Il pregiudizio, perciò, soddisfa anche dei bisogni espressi dai singoli, quali il bisogno di appartenenza e di sicurezza.

Profondamente incisiva appare la presenza o meno di una coscienza religiosa. Addirittura gli studiosi precedentemente citati hanno osservato che


«per quanto attiene ai processi psicologici individuali, la diversità di credenze è un fattore determinante del pregiudizio e della discriminazione più importante dell’appartenenza a un gruppo etnico o a una razza. In altri termini, un individuo è più propenso a disprezzare un altro individuo se egli crede che quest’ultimo abbia credenze diverse dalle sue».


E che dire delle ideologie? Rilevante è il loro contributo nella strutturazione di un pregiudizio: se, ad esempio, si ritiene che le persone di colore non siano “umani”, è chiaro che si negheranno loro alcuni diritti propri dell’uomo.

Il pregiudizio, inoltre, è una distorsione della percezione della realtà, come pure dell’apprendimento, della memoria e della riflessione. Esso ci rende da una parte chiusi alle novità, dall’altra suggestionabili di fronte alle esperienze, ci consolida nelle prevenzioni e negli errori, ci prospetta soluzioni stereotipate e spesso irrazionali, ci esonera dallo sforzo intellettuale ed etico e ci conferma negli automatismi.

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